Dispense_di_Economia_Agraria_2013 (1)

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Dispense_di_Economia_Agraria_2013 (1)
Capitolo 20
IL BILANCIO ECONOMICO DELL’AZIENDA AGRARIA
20.1.
Introduzione
La descrizione del costo di produzione a livello aziendale presentata nel capitolo precedente costituisce il quadro di riferimento analitico su cui si costruisce lo strumento del
bilancio economico dell’azienda agraria.
In questo capitolo il bilancio economico verrà innanzitutto descritto nelle diverse
configurazioni che può assumere a seconda della natura dell’imprenditore che lo utilizza
per le sue decisioni. Ciò permetterà di comprendere più in profondità il significato economico del profitto come indicatore di raggiungimento degli obiettivi imprenditoriali
(cfr. il capitolo 18). Il capitolo verrà completato dalla descrizione dei principali aspetti
pratici connessi alla stima del bilancio economico di una azienda agraria.
20.2.
Le diverse configurazioni del bilancio economico dell’azienda agraria
20.2.1. La determinazione del Prodotto Netto Aziendale
Il bilancio economico dell’azienda agraria è riferito ad un ciclo annuo di produzione:
l’obiettivo è determinare la nuova ricchezza mediamente prodotto e distribuita
dall’azienda nel corso di una annata agraria. Da questo punto di vista la sua struttura è
in un certo senso analoga a quella del conto economico di un bilancio contabile, anche
se le differenze, come illustrato nel paragrafo 17.4, sono molte.
Come in tutti i bilanci è necessario innanzitutto quantificare l’attivo del bilancio, costituito dalla produzione vendibile (P). Si intende come vendibile la parte di produzione
disponibile per una eventuale commercializzazione, una volta che dal valore della produzione totale ottenuta nell’esercizio, sia stato detratto il valore della produzione normalmente reimpiegata nell’azienda stessa come fattore produttivo. I reimpieghi, infatti,
rappresentano sia una parte del valore della produzione che una parte del costo di produzione: per questo, se il bilancio viene effettuato nell’azienda nel suo complesso, possono essere trascurati1.
L’attivo è costituito dal valore della produzione vendibile, non necessariamente della
produzione venduta o fatturato. Il valore dei prodotti autoconsumati, o di quelli distribuiti come integrazioni salariali, deve in ogni caso essere considerato nell’analisi, dal
momento che nel primo caso costituisce una componente di reddito dell’imprenditore,
mentre nel secondo concorre a coprire una parte dei costi di produzione (salari).
Ai fini della applicazione pratica del modello del bilancio economico il costo economico dell’azienda agraria può essere suddiviso in sei componenti fondamentali classificate per natura (cfr. capitolo 19):
1
Ovviamente devono essere trascurati anche sul lato dei costi. Diverso sarebbe il caso di un bilancio
finalizzato ad analizzare la redditività di un solo processo produttivo aziendale: nel caso delle produzioni
foraggere, ad esempio, il valore dei foraggi reimpiegati (trascurato in un bilancio aziendale) dovrebbe essere considerato all’attivo del bilancio delle colture foraggere ed al passivo del bilancio delle attività di
allevamento.
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Parte III - Economia dell’azienda agraria
(1)
C = Sv + Q + Imp + Sa + I + Bf
dove: Sv sono le spese varie;
Q sono le quote;
Imp sono le imposte;
Sa sono i salari;
I sono gli interessi sul capitale di esercizio;
Bf è il beneficio fondiario.
E’ utile suddividere le sei componenti del costo economico di produzione
dell’azienda agraria in due categorie fondamentali: le reintegrazioni e le remunerazioni.
Nella capitolo 19 l’analisi economica del costo di produzione a partire da una rappresentazione analitica del processo produttivo aziendale, ha mostrato come le prime tre
componenti del costo di produzione (Spese Varie, Quote e Imposte) siano riferite al costo per i capitali (circolanti o a fecondità semplice e fissi o a fecondità ripetuta) che devono essere consumati per realizzare il processo produttivo. Sono infatti voci di costo
riferite ad input (beni e servizi acquistati, servizi produttivi dei capitali fissi aziendali)
che entrano nel processo produttivo ma non escono da esso, rimanendo incorporati nel
prodotto finale. Qualsiasi processo produttivo consuma input, in misura maggiore o minore, nella creazione di un prodotto che ci si attende acquisisca un valore superiore. Il
termine reintegrazioni, qui utilizzato, rimanda ad una assunzione fondamentale sottintesa nella valutazione economica dei risultati aziendali secondo il modello del bilancio: il
fatto che gli indicatori di raggiungimento dei risultati imprenditoriali (cfr. paragrafo
18.3) debbano essere valutati a parità di struttura aziendale. In altri termini, per determinare il sovrappiù effettivamente prodotto con il processo produttivo è necessario prima reintegrare tutte le risorse utilizzate, mettendo (idealmente) l’azienda in grado di ripetere nel successivo periodo lo stesso processo produttivo. Volendo riprendere la terminologia della dispensa n.8, nella stima del bilancio economico tutta l’azienda di produzione è vista come un input che entra nel processo produttivo all’inizio dell’anno e ne
esce alla fine con potenzialità produttive immutate.
La sottrazione dei costi per le reintegrazioni dalla produzione vendibile permette di
calcolare il prodotto netto aziendale (PNA).
(2)
PNA = P – Sv – Q – Imp
L’equazione (2) rappresenta il Prodotto Netto dal lato della produzione come un sovrappiù: come una nuova ricchezza prodotta dall’azienda e che può essere distribuita tra
i diversi soggetti aziendali sotto forma di remunerazioni. Come è già stato messo in evidenza nella dispensa 6 (paragrafo 4) si tratta di una valutazione preventiva, riferita ad
una potenzialità media della combinazione aziendale, così come è stata configurata dalle scelte dell’imprenditore.
Combinando le equazioni (1) e (2) con l’equazione (1) del capitolo 18 è anche possibile scrivere:
(3)
PNA = Sa + I + Bf + "
dove: ! è il profitto o tornaconto.
L’equazione (3) mostra la natura del PNA dal lato della distribuzione come un
l’insieme dei redditi che, a livello aziendale, vengono distribuiti ai fattori della produzione (primari, come terra e lavoro, o prodotti, come i capitali) più il profitto che spetta
all’imprenditore per la realizzazione dell’idea imprenditoriale intorno alla quale
l’azienda è nata e si è strutturata.
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Cap. 20 - Il bilancio economico dell’azienda agraria
20.2.2. Tipo di impresa e configurazione del bilancio del reddito netto
Il profitto è il residuo che in teoria spetta all’imprenditore puro, una figura ipotetica
che apporta al processo produttivo la sola idea imprenditoriale che trasforma un insieme
di risorse e fattori della produzione in una vera e propria azienda di produzione. Ma gli
imprenditori reali normalmente conferiscono all’azienda, in tutto o in parte, uno o più di
uno dei fattori della produzione ai quali spetta una remunerazione. Di fatto, come abbiamo visto nella, l’imprenditore reale valuta in prima battuta i risultati delle sue decisioni considerando il Reddito Netto, calcolato sottraendo dalla produzione vendibili tutte le componenti del costo di produzione che si manifestano esplicitamente, dando luogo a transazioni sul mercato (Cfr. capitolo18, paragrafo 3):
(4)
RN = Pv – Ce
dove: RN è il reddito netto dell’imprenditore reale;
Ce è la componente esplicita del costo di produzione.
Pur seguendo lo schema di riferimento generale descritto, la struttura e il contenuto
del bilancio economico dell’azienda agraria possono variare a seconda del tipo di impresa che gestisce l’azienda oggetto di analisi.
Considerando che le reintegrazioni sono sempre una componente esplicita del costo
di produzione, e tenendo presenti le equazioni (2) e (4) possiamo scrivere:
(5)
RN = PNA – Rt
dove: Rt sono le remunerazioni che spettano a soggetti terzi.
La composizione di Rt cambia al variare della figura imprenditoriale. Nel caso di un
imprenditore agricolo coltivatore diretto, che opera esclusivamente su fondo di proprietà
con manodopera sua e dei membri della sua famiglia, il valore di Rt sarà pari a 0: il prodotto netto aziendale nella sua interezza corrisponderà al reddito netto
dell’imprenditore. Un caso molto diverso sarebbe rappresentato da un imprenditore che
si avvale esclusivamente di lavoro salariato, coltivando un fondo ottenuto in affitto. In
questo caso per quantificare il reddito netto sarebbe necessario sottrarre al PNA i costi
espliciti per i salari e per il canone di affitto del capitale fondiario. Nella figura 20.1
viene posta a confronto composizione dei costi espliciti e del reddito netto per quattro
diverse tipologie di imprenditore reale
Tipologie di
imprenditori reali
Coltivatore
Proprietario del fondo
Affittuario
Capitalista
Proprietario del fondo
Affittuario
Costi espliciti
Componenti del
reddito netto
Bf
Sa, I, Bf ± !
Sa, I, ± !
Sa
Sa, Bf
I, Bf ± !
I±!
Figura 20.1 - Determinazione del reddito netto per diverse
tipologie di imprenditori reali
Ovviamente, oltre alle quattro situazioni presentate nella realtà esistono altre situazioni intermedie: come esposto nel capitolo 13 le imprese coltivatrici spesso si avvalgono anche di lavoro salariato; sempre più spesso le imprese che operano su fondo di proprietà si avvalgono dell’affitto di terreni per ampliare la dimensione della loro azienda;
infine le stesse imprese costituite da persone fisiche che potremmo definire “capitali323
Parte III - Economia dell’azienda agraria
ste”, nel senso che si avvalgono di solo lavoro salariato manuale, apportano in azienda
comunque almeno una parte del lavoro intellettuale (direzione, amministrazione) il cui
salario, coerentemente, dovrebbe essere incluso tra le componenti del reddito netto.
20.2.3. La natura del Profitto
Un’ultima osservazione può essere fatta con riferimento all’ultima componente del
reddito netto, quella del profitto. Nella tabella è preceduta dal simbolo ± ad indicare che
il suo segno non può essere determinato a priori. Il profitto, in senso economico, è un
residuo che può essere quantificato solo per differenza, sottraendo al Reddito Netto determinato in base all’equazione (5) una stima del costo implicito dei fattori conferiti
dall’imprenditore. Un suo valore positivo indica semplicemente che la combinazione
aziendale è in grado di remunerare i fattori della produzione (reperiti sul mercato o conferiti dall’imprenditore) secondo i criteri adottati nell’analisi e di mettere a disposizione
un ulteriore valore per remunerare la capacità imprenditoriale. Tuttavia il significato
economico del profitto cambia con in criteri di valutazione adottati nella quantificazione dei costi impliciti. Nei capitoli 18 e 19 il riferimento per la valutazione dei costi impliciti è stato fatto in genere riferimento al mercato (costo opportunità). Il profitto così
determinato è una indicazione di efficienza nell’uso di risorse economiche scarse. Tuttavia, come già accennato in precedenza, altri criteri di valutazione potrebbero essere
adottati, come ad esempio quello del reddito soddisfacente (capitolo 18, paragrafo 3).
Un esempio che può servire a chiarire il punto è quello delle imprese che si pongono
anche obiettivi di natura sociale. In questo caso la quantificazione dei costi impliciti potrebbe essere diversa da quella che deriverebbe dal criterio del costo opportunità di mercato: ad esempio la componente di rendita del beneficio fondiario potrebbe essere non
considerata se l’obiettivo dell’impresa è una redistribuzione dei profitti a scopi sociali;
oppure la remunerazione implicita del lavoro potrebbe essere valutata inferiore al prezzo di mercato quando l’azienda agraria effettui servizi di assistenza a persone con handicap fisici o mentali, perchè l’attività aziendale, essendo effettuata dall’imprenditore
con motivazioni che non sono esclusivamente economiche, ottiene altre forme di “remunerazione” in senso ampio (altruismo). In queste situazioni la presenza di un profitto
positivo indica un efficienza dell'azienda nella creazione di ricchezza attraverso la realizzazione di un'attività di produzione compatibile con una serie di obiettivi sociali2.
20.3.
La stima delle componenti del bilancio economico: aspetti pratici
20.3.1. La Produzione Vendibile
La stima del valore della produzione ai fini della compilazione di un bilancio economico è finalizzata a valutare l’effetto delle scelte dell’imprenditore sui risultati aziendali, escludendo le conseguenze di fattori che sono al di fuori del suo controllo. Questi ultimi in agricoltura sono molteplici, a partire dall’impatto dei fattori naturali che, in una
attività basata su processi biologici e che si svolge in larga parte all’aperto, può essere
anche estremamente rilevante. L’imprevedibilità delle produzioni connessa ai fattori naturali e la ridotta dimensione economica delle aziende agrarie, inoltre, si traducono an2
La presenza di obiettivi diversi da quelli di efficienza nella conduzione imprenditoriale può influenzare in realtà sia distribuzione del prodotto netto aziendale che la sua creazione, incidendo anche
sull’entità delle reintegrazioni: per approfondimenti (Rocchi, 2004).
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Cap. 20 - Il bilancio economico dell’azienda agraria
che in elevati rischi connessi all’andamento dei mercati, soprattutto per quanto riguarda
la commercializzazione dei prodotti. La valutazione dei rischi è un problema che deve
essere affrontato a livello dell’impresa, tenendo in considerazione anche gli aspetti del
finanziamento. Nel caso di un bilancio aziendale, viceversa, i risultati devono essere
quantificati dopo essere stati depurati, nei limiti del possibile, dall’effetto di fattori che
non sono sotto il controllo dell’imprenditore. Per questo la valutazione della produzione
vendibile ai fini del bilancio economico viene effettuata sulla base di produzioni riferite
a rese medie, considerando una dimensione media e conguagliata dei processi produttivi, che tenga conto sia del normale avvicendamento delle colture, sia dell’eventuale presenza di processi produttivi pluriennali non perfettamente assestati sia, nel caso di allevamenti, di una composizione media della stalla.
In presenza di rilevazioni tecnico-economiche riferite a esercizi precedenti si può effettuare una media su tre – cinque anni, eventualmente escludendo dal calcolo le annate
particolarmente “anomale” (sia in senso positivo che negativo). Altrimenti è necessario
fare riferimento a rese medie dei processi produttivi osservabili nella zona, in attività
aziendali con analoghe caratteristiche (dimensioni economiche e tecniche di produzione).
Le quantità di prodotti così stimate devono essere valutate applicando opportuni
prezzi. La scelta dei prezzi è un punto particolarmente delicato nell’analisi, e deve essere effettuata seguendo criteri prudenziali motivati dalla natura preventiva del bilancio
economico. Innanzitutto la produzione deve essere espressa in termini reali: ciò significa che il prezzo che si prevede che i prodotti otterranno nel medio periodo dovrà essere
depurato dall’inflazione. Per quanto riguarda la quantificazione dei prezzi stessi, normalmente la valutazione si riferisce in prima battuta ad una ipotesi di staticità dei prezzi, applicando i prezzi medi correnti. Tuttavia è opportuno verificare se alcune correzioni possano essere apportate. Innanzitutto sulla base della conoscenza diretta che
l’imprenditore ha del “contesto” nel quale opera, potrebbe essere possibile considerare
particolari vantaggi o svantaggi che si prevede possano operare sia sui mercati a monte
che sui mercati a valle dell’azienda (rapporti preferenziali con clienti e fornitori, situazioni critiche specifiche). In secondo luogo è possibile operare “correzioni” prudenziali
dei prezzi tenendo conto delle previsioni relative all’andamento dei mercati già disponibili: anche se la singola azienda agraria raramente avrà le risorse per effettuare in proprio tali previsioni, esistono molte fonti di informazione. Nel caso dell’agricoltura che,
come è noto, è un settore sostenuto dalla politica economica, molte previsioni prodotte
da istituzioni di natura pubblica come l’Istituto Nazionale di Economia Agraria (INEA)
o l’Istituto di Studi sui Mercati Agricoli (ISMEA) sono ottenibili gratuitamente.
20.3.2. Le reintegrazioni
Le spese varie includono in primo luogo i costi sostenuti per il consumo di materie
prime: nel caso della azienda agraria sementi e piantine, fertilizzanti, antiparassitari,
mangimi e altri fattori della produzione a logorio totale (come ad esempio film plastici
per la pacciamatura). Anche il consumo di acqua per l’irrigazione rientra tra le spese varie. Devono essere inclusi inoltre i consumi per la meccanizzazione (carburanti e lubrificanti, consumi di energia elettrica). Anche i servizi acquistati da terzi nella realizzazione del processo produttivo, come ad esempio particolari lavorazioni del terreno effettuate da imprese contoterziste o l’assistenza veterinaria nel caso degli allevamenti, sono
compresi tra le spese varie; così come servizi acquistati per funzioni aziendali di natura
generale (spese telefoniche, per internet e postali, servizi di natura amministrativa svolti
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Parte III - Economia dell’azienda agraria
da soggetti terzi). Queste componenti del costo, similmente a quanto specificato per la
determinazione della produzione lorda vendibile, devono essere quantificati nella consistenza media prevedibile data la combinazione aziendale che viene ipotizzata
nell’analisi: nel caso dei materiali e dei servizi che vengono acquistati in base a listini
che prevedono prezzi unitari è opportuno, dove è possibile, determinare un consumo
medio in quantità (sulla base di rilevazioni extracontabili di natura tecnica dove è possibili o ricostruendo mediante intervista la tecnica di produzione adottata in azienda) da
moltiplicare per un prezzo medio di acquisizione. Anche la scelta del prezzo deve seguire i criteri esposti per la valutazione della produzione (prezzi attuali corretti in base a
conoscenze “locali” dell’imprenditore e ad eventuali previsioni disponibili).
Il secondo gruppo di costi classificati tra le reintegrazioni è quello relativo alle quote
annuali di costo generate dai fattori a logorio parziale. Anche le quote rappresentano di
fatto una componente dei consumi intermedi (cfr. la figura 20.2 più avanti), cioè dei beni e servizi che devono essere “incorporati” nel prodotto finale. Per quanto essi non siano costi che generino un flusso monetario annuale, e debbano di conseguenza essere
calcolati, non sono tuttavia costi impliciti. L’acquisto dei fattori a logorio parziale, infatti, avviene mediante una transazione di mercato che mette in relazione l’azienda con
l’esterno, esattamente come nel caso dell’acquisto delle materie prime.
Nell’azienda agraria il calcolo delle quote riguarda i miglioramenti fondiari (fabbricati, piantagioni, sistemazioni e viabilità aziendale, impianti fissi di irrigazione etc.), il
parco macchine (trattrici e operatrici) e la “quota di rimonta” del bestiame in allevamento. Il costo di questi fattori deve essere quantificato in base ad un criterio di costanza del
capitale aziendale3. Questo significa che la redditività dell’azienda può essere valutata
solo in relazione ad una determinata struttura aziendale. Le risorse investite in azienda
sotto forma di capitali fissi tecnicamente differenziati, utilizzati per i servizi produttivi
che possono generare, sono una condizione necessaria per la produzione del reddito: la
mancata valutazione del costo per il loro mantenimento porterebbe di conseguenza ad
una sopravvalutazione del reddito.
Le quote per i capitali fissi comprendono tre componenti: i costi di reintegrazione in
senso stretto, i costi di manutenzione e i costi di assicurazione. La reintegrazione rappresenta il costo causato dalla progressiva perdita di valore del capitale fisso dovuta a
logorio fisico e ad obsolescenza tecnica. La sua entità deve essere calcolata ipotizzando
l’accantonamento delle quote con l’obiettivo di rendere disponibile una somma adeguata a sostenere il rimpiazzo del capitale alla fine della sua vita economica. Il costo per la
reintegrazione, di conseguenza, deve essere calcolato come una quota del valore a nuovo del capitale, al netto dell’eventuale valore di cui si possa ipotizzare il recupero tramite la vendita del bene capitale che viene rimpiazzato. Esso corrisponde al prezzo corrente di acquisto di un capitale in grado di svolgere gli stessi servizi produttivi o costo di
ricostruzione nel caso dei miglioramenti fondiari. Il riferimento al costo storico del
mezzo produttivo che potrebbe essere reperito in una contabilità aziendale, oltre a non
rispondere a criteri di prudenza nella valutazione della redditività aziendale, potrebbe
non avere alcun senso economico. Si pensi ad esempio al caso della valutazione delle
quote di reintegrazione di un fabbricato rurale tutt’ora utilizzato ma che è stato costruito
diversi decenni prima: in primo luogo il valore registrato nello stato patrimoniale farebbe riferimento a d un sistema dei prezzi e ad un potere di acquisto della moneta completamente differente; in secondo luogo l’eventuale rimpiazzo del fabbricato verrebbe rea3
L'ipotesi di capitale costante è coerente con la definizione di reddito proposta da Hicks (1946: 171181). Cfr. anche quanto detto nel paragrafo 1 sul significato del termine reintegrazioni.
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Cap. 20 - Il bilancio economico dell’azienda agraria
lizzato con tecnologie di progettazione e costruzione completamente differenti a causa
del progresso tecnico nel frattempo realizzatosi.
Il valore della quota di reintegrazione dipende inoltre dalla durata della vita economica del mezzo tecnico a logorio parziale e dal costo opportunità del capitale, secondo
la seguente formula:
Qr = (Vn ! Vr )
r
(1 + r ) n ! 1
dove: Vn è il valore a nuovo del mezzo che deve essere reintegrato;
Vr è il suo eventuale valore di recupero alla fine della vita economica;
r è il saggio che esprime il costo opportunità del capitale;
n è il numero di anni di vita economica del mezzo.
Oltre alla reintegrazione le quote comprendono i costi annuali per la manutenzione e
per l’assicurazione. La manutenzione include i costi per conservare il fattore a logorio
parziale efficiente ai fini dell’utilizzazione al quale è destinato per tutti gli anni di vita
utile ipotizzati nel calcolo della reintegrazione. Di conseguenza il valore della quota di
manutenzione e quello della quota di reintegrazione sono interdipendenti tra loro, dal
momento che una sottostima dei costi di manutenzione dovrebbe essere compensata con
una diminuzione del numero di anni di vita economica ipotizzati nel calcolo di Qr e, di
conseguenza, con un incremento del valore di quest’ultima. Nel caso del bestiame in allevamento i costi di manutenzione non devono essere calcolati, dal momento che essi
corrispondono alle spese di allevamento (alimentazione, servizi veterinari), le cui diverse voci sono incluse tra le spese varie. L’assicurazione riguarda invece il costo che è necessario sostenere per la copertura del rischio di un rimpiazzo del fattore a logorio parziale anticipato rispetto alla durata ipotizzata.
A scopi pratici, soprattutto quando la rilevazione aziendale non possa fare affidamento su un sistema di rilevazione e scritture contabili, ma si basi su un indagine diretta
presso l’imprenditore, spesso si procede a quantificare il totale delle quote (reintegrazione, manutenzione e assicurazione) come rapporto tra il valore a nuovo dei capitali
fissi da reintegrare e la loro vita economica
Q = Qr + Qm + Qa =
Vn ! Va
n
Le reintegrazioni sono completate dai costi medi annui per imposte e altri tributi. Si
tratta in ultima analisi di costi analoghi a quelli per l’acquisto di servizi. In questo caso
si tratta di acquisti di servizi che la pubblica amministrazione o altri soggetti istituzionali svolgono a favore della collettività e che concorrono comunque a rendere possibile lo
svolgimento delle attività economiche. Dal momento che il bilancio è un’analisi economica svolta a livello di unità di produzione devono essere incluse nella stima del costo di produzione solo le imposte che gravano sull’azienda in quanto tale, indipendentemente dall’imprenditore che la gestisce. Per l’azienda agraria attualmente si considerano le imposte reali che colpiscono la proprietà fondiaria (IMU), le imposte specificamente gravanti sulle attività produttive (IRAP) e altri eventuali oneri specifici come ad
esempio i contributi consortili per opere collettive di bonifica e irrigazione.
20.3.3. Le remunerazioni
Come è stato chiarito in precedenza le remunerazioni costituiscono componenti del
costo di produzione che possono essere sia esplicite che implicite, a seconda se i fattori
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Parte III - Economia dell’azienda agraria
siano apportati al processo produttivo da soggetti terzi o siano conferiti direttamente
all’azienda dall’imprenditore. Le remunerazioni esplicite, nel caso delle aziende di produzione agraria, riguardano di solito il capitale fondiario e il lavoro.
Nel caso del capitale fondiario utilizzato in affitto si considera direttamente il canone
di affitto lordo che vien pagato, eventualmente corretto per tenere presente eventuali fattori di aggiornamento del canone già concordato o prevedibile all’approssimarsi delle
scadenze contrattuali. La legislazione introdotta nel 1982 sui contratti di affitto dei fondi
rustici prevedeva un canone fissato per legge e vincoli molto severi alla durata minima
del contratto, con l’obiettivo di difendere l’imprenditore affittuario, che effettivamente
svolge la funzione economica della produzione, rispetto al proprietario che, nel caso di
un contratto di affitto, è in sostanza il fruitore di una rendita. Ciò ha portato ad una notevole viscosità nel mercato degli affitti, rendendo questa forma di accesso alla terra
molto spesso impraticabile. Nei decenni successivi, il progressivo aggiornamento della
normativa, realizzato per rendere più efficiente il mercato della terra, ha introdotto la
possibilità della stipula di contratti di affitto in deroga, nei quali il canone può essere
concordato dalle parti con l’assistenza delle associazioni di categoria. La durata dei contratti di affitto della terra oggi varia nella gran parte dei casi dai due ai cinque anni4.
La quantificazione dei salari dovrà fondarsi ancora una volta su una quantificazione
del fabbisogno medio di ore di lavoro salariato, tenuto conto dell’ordinamento produttivo, del livello di meccanizzazione aziendale e delle disponibilità di lavoro famigliare.
Eventuali picchi di assorbimento di manodopera che fossero stati registrati per la raccolta di annate particolarmente favorevoli dal punto di vista meteorologico, oppure per la
realizzazione in economia di investimenti aziendali (come la realizzazione di un nuovo
vigneto) che rappresentano operazioni di gestione aziendale straordinaria, non dovranno
essere considerati. Il fabbisogno medio verrà successivamente valutato al salario orario
contrattuale tenuto conto del tipo di contratto (a tempo determinato o indeterminato),
del livello di qualificazione e dell’anzianità media del personale. Il Contratto Collettivo
Nazionale per i lavoratori del settore agricolo prevede 7 livelli di qualificazione divisi in
tre aree con un salario contrattuale orario per gli operai assunti a tempo a tempo indeterminato che oscilla da 6,87" (operaio comune, 6° livello) a 8,94" (Specializzato Super, 1° livello). Al salario contrattuale si aggiungono gli scatti di anzianità e il trattamento di fine rapporto (TFR), una componente una tantum pari a circa una mensilità
aggiuntiva ogni anno che si configura come un debito dell’azienda verso il dipendente
da restituire al momento della risoluzione del contratto (licenziamento o dimissioni).
Una componente aggiuntiva del costo del lavoro è costituito dai contributi previdenziali
a carico del datore di lavoro che incrementa il salario mediamente del 20%5. Il salario
dei lavoratori dipendenti a tempo determinato (operai avventizi), comprende oltre al salario orario e ai contributi un terzo elemento che sostituisce le ferie e il TFR. Tra i costi
espliciti della manodopera impiegata sono anche i contributi previdenziali obbligatori
che il coltivatore diretto è tenuti a versare all’INPS in relazione al lavoro manuale apportato da lui e dai membri della sua famiglia.
Nel caso della valutazione delle remunerazioni implicite, cioè quelle dei fattori con4
L’Istituto Nazionale di Economia Agraria rileva correntemente il valore dei contratti di affitto dei
diversi tipi di terreno e di fondo rustico nell’ambito dell’Indagine sul Mercato Fondiario, mettendo a disposizione
i
valori
medi
per
provincia
e
zona
altimetrica
all’indirizzo
web
http://www.inea.it/prog/bdfond/it/index.php?action=50.
5
L’onere a carico del datore di lavoro varia a seconda della zona: mentre nelle zone non agevolate i
contributi superano il 35% del salario contrattuale, nei comuni svantaggiati la percentuale scende
all’11,37% e nelle aree montane all’8,88%.
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Cap. 20 - Il bilancio economico dell’azienda agraria
feriti all’azienda dall’imprenditore, il criterio guida fondamentale è quello del costo opportunità (Cfr. capitoli 18 e 19). Nel caso del beneficio fondiario6, in zone nelle quali la
concessione l’affitto della terra è diffuso, con un mercato ben sviluppato, è possibile attribuire alla terra di proprietà un reddito pari al canone di affitto che potrebbe mediamente essere ottenuto, al netto degli oneri che il proprietario deve sostenere (quote di
ammortamento relative ai miglioramenti, imposte sui redditi fondiari, eventuali oneri
amministrativi). In alternativa si può considerare il rendimento che si potrebbe ottenere
da investimenti alternativi. Nel caso della proprietà fondiaria, che costituisce un investimento in genere di lunga durata e di bassa rischiosità, si fa riferimento a investimenti
in titoli obbligazionari a con scadenza a medio-lungo termine: il loro tasso di rendimento, al netto delle imposte verrà moltiplicato per un capitale pari al valore di mercato7
corrente del fondo. Un analogo procedimento si effettua per calcolare gli interessi sul
capitale di esercizio, che di norma è sempre conferito dall’imprenditore reale: ovviamente, trattandosi di una forma di investimento più rischiosa, l’analisi di forme di investimento alternative porterà all’applicazione di tassi di rendimento più elevati. Nel caso
del calcolo degli interessi il saggio che esprime il costo opportunità del capitale per
l’imprenditore dovrà essere applicato al valore attuale del capitale di esercizio: gli interessi infatti rappresentano per l’imprenditore il reddito alternativo che potrebbero ottenere qualora decidessero di “smobilizzare” il capitale di esercizio e, vendendolo, decidesse di impiegare l’importo ricavato in altre attività produttive o investimenti di natura
finanziaria. L’applicazione del criterio del costo opportunità, di conseguenza, comporta
una diversa valutazione dei capitali tecnici fissi rispetto a quella effettuata per il calcolo
delle quote (per le quali si valutavano i capitali fissi con il loro valore “a nuovo”).
Per quanto riguarda il costo opportunità del lavoro prestato dall’imprenditore e dalla
sua famiglia la valutazione seguirà un percorso analogo a quello già indicato per il lavoro salariato: ad un fabbisogno medio annuo di ore di lavoro famigliare verrà applicato
un salario unitario medio. Tuttavia il salario unitario dovrà riflettere le reali opportunità
di lavoro che, nella concreta situazione nella quale si colloca l’azienda oggetto di analisi, sono a disposizione dell’imprenditore. In aree rurali fortemente specializzate
nell’attività agricola, il riferimento potrà essere senz’altro al salario contrattuale agricolo. In aree, viceversa, dove l’agricoltura convive con altre attività produttive, come di
fatto tipicamente avviene in molte regioni italiane, si dovrà considerare la retribuzione
mediamente ottenibile con l’impiego extra-aziendale, sia esso agricolo o no. La retribuzione media contrattuale dei dipendenti delle aziende agricole, del resto, non si discosta
ormai da quella di altri settori produttivi in misura significativa. Tuttavia in zone nelle
quali l’economia locale offre molteplici opportunità e presenta uno sviluppo vivace, la
redditività del lavoro prestato fuori azienda potrebbe essere valutato ad un saggio di salario superiore (gratifiche, premi di produttività). Viceversa, in presenza di un’economia
locale poco dinamica, e con scarse opportunità di impiego alternative all’azienda di
proprietà potrebbe essere ragionevole ipotizzare un costo opportunità del lavoro
dell’imprenditore inferiore a quello della media dei salariati del settore agricolo.
6
Il termine beneficio, tradizionalmente usato al posto di interesse, richiama il fatto che, nel caso della
remunerazione del capitale fondiario, si tratta almeno in parte di una rendita (un reddito cioè che si genera indipendentemente dall’azione imprenditoriale), almeno per la componente terra, intesa come risorsa
naturale scarsa in senso assoluto.
7
Il valore da considerato è quello che si otterrebbe al momento della valutazione vendendo il fondo di
proprietà a cancello aperto, cioè senza il capitale di scorta.
329
Parte III - Economia dell’azienda agraria
20.4.
Una classificazione economica delle componenti del costo di produzione
Nella figura 1 si riepilogano le diverse componenti del costo economico di produzione classificandole in base a quattro diversi criteri, che sono via via stati presentati in
questa e in altre dispense. In primo luogo i costi possono essere classificati rispetto al
loro legame con il il livello di attivazione del processo produttivo in costi variabili e costi fissi: mentre l’entità dei primi dipende dalla quantità prodotta, i secondi devono essere comunque sostenuti nel breve periodo, che la produzione venga realizzata o meno.
Un secondo criterio classifica i costi rispetto alla corrispondenza con un flusso monetario effettivo, distinguendo tra costi monetari e costi calcolati. Un ulteriore criterio riguarda la specificità della destinazione dei costi all’interno della combinazione aziendale, distinguendo tra costi specifici, costi comuni e costi generali, cioè riferiti rispettivamente ad un solo processo produttivo, a più processi produttivi o al complesso
dell’attività aziendale. Infine i costi possono essere classificati rispetto alla loro corrispondenza con una transazione di mercato reale: in questo caso si distingue tra costi
espliciti e costi impliciti.
Tutte le sei componenti del costo di produzione possono essere classificate in base ai
quattro criteri: la lettura per riga della tabella nella figura 2 dà una descrizione dettagliata della natura economica di ciascuna di esse.
Componenti del costo di
produzione
Spese Varie
- consumo input variabili
- servizi alla produzione
Quote
- reintegrazione
- manutenzione
- assicurazione
Imposte sulla produzione
Salari
Interessi
Beneficio fondiario
rispetto al livello
di attivazione del
processo
Criteri di classificazione
rispetto alla
rispetto alla
corrispondenza
specificità della
ad un flusso
destinazione
rispetto alla
corrispondenza
con una
variabile
variabile
monetario
monetario
specifico
specifico/generale
esplicito
esplicito
fisso
variabile/fisso
fisso
fisso
variabile/ fisso
fisso
fisso
calcolato
monetario
monetario
monetario
monet./calcolato
calcolato
monet./calcolato
comune
comune
specifico/comune
generale
specifico/comune
comune/generale
specifico/comune
esplicito
esplicito
esplicito
esplicito
esplicito/ implicito
implicito
esplicito/ implicito
Figura 20.2 - Classificazione delle componenti del costo di produzione
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