DIECI STRATEGIE ADATTATIVE PER LA COMPATIBILITA`

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DIECI STRATEGIE ADATTATIVE PER LA COMPATIBILITA`
LA FAMIGLIA TRA FESTA E LAVORO
Francesco Belletti, Direttore CISF (Centro Internazionale Studi Famiglia)
Rocca di Papa, 29 Aprile 2007
1.
Famiglia e lavoro: una relazione controversa
Negli ultimi anni si sono verificate radicali trasformazioni in ambito sia familiare1 che lavorativo2,
in un costante interagire di grande dinamicità e instabilità per entrambi i contesti.
Una prima, banale ma evidente osservazione sul rapporto tra famiglia e lavoro richiama alla
inevitabile competizione tra uso del tempo per il lavoro e uso del tempo per la famiglia; questo non
significa che i valori siano contrapposti, ma che esiste la necessità di una equilibrata
combinazione tra queste due sfere dell’esistenza di una persona e della famiglia. Da un certo punto
di vista si potrebbe anche sottolineare che non si tratta solo di contrapporre “tempo in casa - tempo
fuori casa”; anche una casalinga, che dedica tutto il suo tempo a tenere la casa in ordine, anziché a
relazionarsi con figli e coniuge, sceglie un mix di “tempo lavoro - tempo famiglia” che potrebbe
essere discutibile, e spesso squilibrato nell’uno o nell’altro versante, come eccesso di “cura della
casa”, oppure come “trascuratezza” di un necessario “ordine”. Non marginale, in questo specifico
aspetto, il tema del “lavoro retribuito dentro la famiglia per la famiglia”, vale a dire la scelta di
avvalersi di una collaborazione familiare retribuita (risorse economiche necessarie, delega a questa
figura di specifiche funzioni, ecc.) e il tipo di rapporto che si instaura con questa nuova presenza
dentro la famiglia (regolarità del rapporto di lavoro, equità della remunerazione, rispetto della
dignità del prestatore d’opera, ecc.).
In secondo luogo queste due sfere non sono totalmente impermeabili, ma devono (e di fatto
possono, nella normalità) trovare spazi di comunicazione, di interazione, nella vita della persona e
1
Non è possibile approfondire l’analisi di questi indicatori strutturali, né tantomeno evidenziarne le differenze
territoriali, che pure segnano in modo molto rilevante il nostro Paese, né sottolineare le peculiarità del contesto italiano
nel confronto con altre nazioni europee. Si rimanda, a tale scopo, in primo luogo al Nono Rapporto Cisf sulla famiglia
in Italia (Edizioni San Paolo, 2005), tutto dedicato alla relazione tra famiglia e lavoro, all’Allegato statistico del
“Decimo Rapporto Cisf sulla famiglia in Italia” (Ed. San Paolo, 2007), al contributo di P. Di Nicola, “La stratificazione
sociale delle famiglie di fronte alle politiche sociali”, nel “Sesto Rapporto” (Ed. San Paolo, 1999), e a: F. Belletti,
“Famiglie in situazione difficile o irregolare. Da una ridefinizione in termini sociologici alla individuazione delle linee
evolutive”, in AA.VV., “Matrimoni in difficoltà: quale accoglienza e cura pastorale?”, Ed. Cantagalli, Siena, 2000, pp.
113-141.
2
Sono ormai consolidati dall’analisi economica alcuni punti fondamentali del “cambiamento del lavoro” nel contesto
italiano:
 si è interrotto quel circolo virtuoso che aveva in genere legato occupazione e sviluppo;
 si assiste al diffondersi di forme e modalità molto differenziate di lavoro;
 i percorsi lavorativi individuali sono sempre più caratterizzata da cambiamento rapido, bisogno di
aggiornamento professionale permanente, di flessibilità nelle abilità/competenze professionali, di disponibilità a
frequenti cambiamenti di contesto e condizioni lavorative;
 aumenta il pericolo della disoccupazione, che colpisce anche più componenti all’interno della famiglia.
Il lavoro femminile (per molti versi intrecciato con la vita familiare in modo più rilevante di quanto non sia quello
maschile) è poi quello che risente di più di queste trasformazioni, che tendono sempre più a rispondere alla logica di
mercato e aziendale.
Anche per quel che riguarda la dimensione sociale del lavoro, le innovazioni tecnologiche e organizzative oggi in via di
sviluppo, pur potenzialmente molto utili per una “flessibilità a misura di famiglia”, propongono anche alcune sfide di
non facile soluzione alle imprese, alle persone e alle famiglie, quali (ad esempio nel caso del telelavoro) il rischio
dell’isolamento e della solitudine, o la possibile significativa ridefinizione/invasione degli spazi abitativi e relazionali
familiari, sempre nel caso del lavoro svolto nella propria abitazione (oltre alle più generali problematiche di “tutela” dei
diritti dei lavoratori).
della famiglia; così, per esempio, il valore del lavoro può e deve essere sperimentato in famiglia,
come un valore educativo forte, se chi svolge una attività lavorativa riesce a inserirne la “valenza
buona” anche “dentro” la famiglia, testimoniando l’importanza di valori quali la responsabilità, la
conoscenza, l’impegno, la fedeltà, il rispetto delle regole e delle norme imposte dal contesto
lavorativo e dall’oggetto su cui si lavora, ecc. Così un bambino, anche piccolo, può amare il lavoro
del padre o della madre, anche se li porta via da lui, purché al rientro i genitori siano in grado di
comunicargli il bello del lavoro, oltre che la fatica e la necessità che lo segnano, e il ruolo che
l’attività lavorativa svolge nella crescita individuale, della famiglia e della società tutta.
Non è del resto corretto nemmeno il legame tra “lavoro come spazio non familiare” e “famiglia
come spazio del non lavoro”, sia perché il lavoro cosiddetto esterno è valore della vita, che non può
non entrare nel “lessico familiare”, nel vivo della vita familiare, sia soprattutto perché la vita stessa
della famiglia si costruisce grazie al “lavoro familiare” svolto dai propri membri per la vita stessa
della famiglia (dal lavoro di cura al lavoro casalingo, fino alla gestione della famiglia come soggetto
di consumi, guadagni e risparmi), che costituisce una ricchezza mai contabilizzata nei dati sul
reddito nazionale, ma che è risorsa primaria essenziale nella vita quotidiana delle persone, capace di
qualificare, nel bene e nel male, la vita della famiglia e della società.
Altro elemento importante, nel riflettere sul rapporto tra famiglia e lavoro, è la constatazione che le
scelte economiche delle persone non sono elaborate su base individualistica, ma vengono
decisivamente determinate o addirittura condizionate (nel bene e nel male) dal contesto familiare
entro cui esse vengono prese. Così, per esempio, le scelte professionali e lavorative delle persone
sono valutate e contrattate dentro la famiglia, come nel caso dell’ingresso ritardato nel mondo del
lavoro dei giovani, non solo per assenza di opportunità, ma anche per l’attesa del posto giusto,
oppure nella scelta, tra marito e moglie, del grado di impegno lavorativo di ciascuno, a fronte dei
carichi familiari (cura dei figli, della casa, di parenti in difficoltà, ecc.). Analogamente, le scelte di
consumo sono fortemente condizionate dal contesto familiare (vacanze da single o con tre figli
piccoli, generi alimentari, casa, auto, ecc.). In altre parole l’individuo, sia come lavoratore, sia come
consumatore, si relaziona al mercato (al sistema economico, al lavoro, al consumo) attraverso un
”filtro familiare”, in cui entrano in gioco i valori delle persone e della famiglia, le risorse individuali
e familiari, i progetti sul futuro e i vincoli del presente, e ogni altro elemento che segna la vita di
ogni nucleo familiare.
Sempre in continuità con il punto precedente, non si può non ricordare che esiste una relazione
diretta tra qualità delle relazioni e dei meccanismi decisionali della famiglia, scelte
occupazionali dei singoli e benessere individuale e familiare. La scelta di lavorare da parte di
entrambi i coniugi (o da parte di uno solo dei due) può essere positiva se emerge da un percorso
condiviso, da una riflessione comune, ma può diventare fattore di frattura e rottura relazionale, se
emerge da scelte individualistiche, o da conflitti non ricomposti. E’ questo uno dei luoghi in cui
sono più direttamente implicate le scelte valoriali della famiglia, condivise e non; dare priorità al
guadagno, al benessere economico, oppure alla qualità relazionale o alla capacità solidaristica e di
apertura della famiglia modifica radicalmente le dinamiche familiari, le scelte lavorative, la qualità
complessiva della vita familiare.
2. Il tempo: “risorsa scarsa” o opportunità?
Nella vita familiare il tempo è risorsa decisiva, è opportunità forte per costruire relazioni, legami,
significati. Il tempo familiare è, in questa prospettiva, più della somma dei tempi individuali, ma
diventa il luogo (“momento” privilegiato) in cui le persone allacciano e costruiscono quelle
relazioni primarie che definiscono l’identità stessa di ciascuno, proprio attraverso la condivisione
dell’istante, delle circostanze, degli spazi e dei luoghi della vita familiare (in primo luogo lo spazio
domestico, che proprio per questo deve essere adeguato alle esigenze familiari). Il tempo familiare è
inoltre caratterizzato da una sua dinamicità intrinseca, legata ai tempi evolutivi delle persone e della
famiglia stessa (fasi del ciclo di vita individuale e familiare), che può evitare quell’appiattimento sul
presente che spesso segna in negativo il contesto attuale; in altre parole, nella famiglia è molto più
evidente che le persone vivono “dentro” il tempo, dentro una storia, che da un lato ci arricchisce di
un passato, da cui proveniamo, dall’altro ci offre un futuro di cambiamento, un compito di
evoluzione, di crescita, una speranza nel domani.
Tuttavia, nonostante questa indubbia valenza positiva del tempo, nella vita quotidiana la scelta di
dedicare il proprio “tempo disponibile” all’attività lavorativa o al lavoro familiare pone spesso le
persone - e più frequentemente le donne - di fronte a dilemmi difficili, a scelte complesse, a
valutazioni non semplici (Se lavoro chi cura il mio figlio piccolo? come? cosa posso aspettarmi
dall’asilo, dai nonni, da una baby sitter a pagamento?), in cui “essere in casa” oppure “essere fuori
casa” fa la differenza. Le risposte a questi dilemmi sono in genere a carico delle singole famiglie, e
il contesto esterno porge pochissime soluzioni, scaricando una domanda di flessibilità sulle persone,
senza offrire soluzioni; è peraltro possibile individuare già oggi, nella società contemporanea, sia
pure non in modo generalizzato, percorsi innovativi, di esplorazione di nuove combinazioni, in cui
anche i ruoli di genere si mettono in discussione e riscoprono un nuovo interagire e una nuova
decisionalità e corresponsabilità tra uomini e donne nel ripartire compiti e responsabilità interne ed
esterne alla famiglia (cfr. Box 1, sulle strategie adattative di successo per le famiglie “a doppia
carriera”, in cui cioè entrambi i genitori lavorano)3.
La distinzione tra tempi familiari ed extrafamiliari (o sociali) non è evidentemente sufficiente per
spiegare ed interpretare il “time budget” delle persone nelle loro famiglie:
 all’interno dei “tempi familiari” infatti, occorre distinguere tra i tempi delle relazioni e i tempi
della cura, e in questa seconda tipologia differenziare tra cura delle cose (pulizia della casa,
pratiche burocratiche, ecc.) e cura delle persone (assistenza a figli piccoli, a genitori non
autosufficienti, a membri con handicap,…);
 tra i tempi sociali occorre invece segnalare la distinzione tra tempi del lavoro e tempi della
socialità, che riguardano anche lo spazio di un possibile impegno sociale, politico, di servizio
pubblico, di volontariato, ecc.:
 resta poi da ricordare, come “terza categoria”, quella del “tempo per sé”, cioè di quello spazio
(fisico, ma anche temporale, e comunque di significato), in cui una persona cerca e riconosce la
propria personale identità, che non è necessariamente in contrapposizione con il tempo delle
relazioni o con gli altri, ma che deve essere insieme “difesa” da ipotesi di totale fusionalità
relazionale.
3. La festa, tempo del dono
In questa distinzione di tempi, occorre fermarsi a riflettere sul tempo della festa. Molto spesso il
tempo della festa è assimilato al “tempo libero” (l’ISTAT, nelle sue indagini, attua appunto questo
tipo di assimilazione). Questo processo “corrompe” però il significato stesso della festa. Se si
considera la festa come “tempo vuoto”, si sottopone il tempo della festa alla stessa logica
economica di produzione-consumo del tempo del lavoro, La festa deve (dovrebbe) invece essere
considerata come il “tempo della libertà”, il “tempo del dono”. Otium, che nella nostra lingua ha
3
La riflessione sul doppio o triplo ruolo femminile (tra casa e lavoro, tra cura e attività professionali…) è tuttora
centrale nel riflettere sul rapporto tra famiglia e lavoro; tuttavia meriterebbe maggiore attenzione una possibile
riformulazione del ruolo maschile, per un “ritorno a casa” dell’uomo (nei termini di una maggiore presenza in ambito
familiare) che le nuove generazioni in qualche caso già sperimentano, e che potrebbe restituire “qualità di vita” alle
famiglie (e ai maschi in primo luogo).
un’accezione negativa, indica proprio il tempo dedicato alla gratuità, al contrario del negotium: era
questo uno dei termini utilizzati in antichità per definite il tempo della festa.
“Viviamo il tempo dell’individualismo e della frammentazione sociale, l’economicismo pervade
tutte le dimensioni dell’umano; si prediligono le relazioni leggere e sciolte, da gettare via ogni
momento. Le case, luoghi della festa per antonomasia, da campi di gioco di amore e di amicizia si
trasformano in luoghi di schermaglie territoriali; la luoghi di condivisioni in centri di riposo
multifunzionali. I valori della gratuità e del dono, e la costruzione di legami duraturi vengono
espulsi dalla vita personale, impoverendo drammaticamente le relazioni di comunità e la
dimensione della festa che è un ri-trovarsi per ri-creare, nella ferialità, la vita come cammino da
compiere in compagnia e solidarietà con coloro che c vivono accanto4”.
Un tempo dunque non vuoto, non dedicato allo spiritualismo (tempo vuoto), ma alla spiritualità
incarnata (tempo pieno), alla spiritualità dell’Eucaristia. Riscoprire dunque il valore della domenica
come tempo particolare e svincolato rispetto alle solite logiche, come il tempo “primordiale” che dà
senso e significato a tutto il resto: la domenica, infatti, per i cristiani è il PRIMO giorno, non
l’ultimo come è, per esempio, lo shabbat per gli ebrei.
La domenica è dunque il giorno nel quale riscoprire uno stile di vita alternativo alla logica
dominante del consumismo e al tempo della festa come tempo del centro commerciale: non vuol
dire allora che i supermercati devono stare chiusi la domenica, ma che ci si può astenere dalle spese,
come forma di “disobbedienza civile”.
Più specificamente, la festa diventa, riguardo al lavoro, l’unico baluardo rimasto contro
l’asservimento al lavoro, contro lo sfruttamento e contro l’invasione del tempo del lavoro in ogni
ambito personale e familiare.
D particolare interesse appare poi la distinzione recentemente proposta nel convegno ecclesiale di
Verona, su “la festa come tempo per me e tempo per altri e per altro, della festa di nuovo, come
diritto e come dovere, della festa come svago, ossia come divagazione e vacanza, e come momento
di raccoglimento, di concentrazione”5.
Occorre quindi “ripresentare la domenica in tutta la sua ricchezza, Giorno del Signore, della sua
Pasqua per la salvezza del mondo…; giorno della Chiesa, esperienza viva di comunione condivisa
tra tutti i suoi membri… giorno dell’uomo, in cui la dimensione della festa svela il senso del tempo
e apre al mondo della speranza”6.
Anche in questo ambito, quindi, le famiglie cristiane possono testimoniare che “i cristiani sono
coloro che sanno vivere la festa, che la sanno vivere davvero, e che sono capaci di rapportarsi al
creato, di contemplarlo e di goderlo come se esso tutto fosse una festa e un’occasione di festa. I
cristiani, in altre parole, sono coloro che vivono festosamente la festa. Questo è ciò che possiamo
sperimentare, questo è ciò che possiamo comunicare”7.
4
E. Patriarca, lavori preparatori per il quarto convegno ecclesiale nazionale di Verona, 2007, “Introduzione al secondo
ambito” (lavoro e festa), pro manuscripto.
5
A. Fabris, “Introduzione all’ambito Lavoro e festa”, intervento nel quarto convegno ecclesiale nazionale di Verona,
16-20 ottobre (corsivi dell’autore); si rimanda al testo per una più puntuale descrizione di queste parole.
6
Conferenza Episcopale Italiana, Il volto missionario delle parrocchie in un mondo che cambia, nota pastorale del 30
maggio 2004, n. 8.
7
A. Fabris, “Introduzione all’ambito Lavoro e festa”, intervento nel quarto convegno ecclesiale nazionale di Verona,
16-20 ottobre (corsivi dell’autore).
BOX
DIECI STRATEGIE ADATTATIVE PER LA COMPATIBILITA’
FAMIGLIA – LAVORO NELLE FAMIGLIE A DOPPIA CARRIERA
1) ATTRIBUIRE VALORE ALLA FAMIGLIA
a) dare tempi e “riti” che esplicitino il valore famiglia (pizza al venerdì, racconti ai figli prima di dormire…)
b) anteporre la vita familiare alle scelte lavorative
2)
a)
b)
c)
RICERCARE UNA PARTNERSHIP REALE TRA MARITO E MOGLIE
ricercare una “ragionevole” equità nei carichi di lavoro e di cura
decidere insieme, in modo “democratico”
rispetto, stima, apprezzamento reciproci
3) RIUSCIRE A RICAVARE SIGNIFICATO DAL LAVORO
vivere il lavoro con significato e gusto (scegliere il lavoro “giusto”)
4) DARE GIUSTI LIMITI AL LAVORO
a) limitare l’impegno professionale (anche “contrattando” con i datori di lavoro)
b) separare nettamente lavoro e casa
5) ESSERE CONCENTRATI E PRODUTTIVI SUL LAVORO
la garanzia della produttività/efficienza come condizione di “credito” sul lavoro
6) DARE PRIORITA’ AL TEMPO LIBERO/DIVERTIMENTO IN FAMIGLIA
a) darsi tempi specifici per il tempo libero, con attività “libere”
b) valorizzare ironia e senso dell’umorismo
7) ESSERE FIERI DI LAVORARE ENTRAMBI
non farsi intrappolare dal senso di colpa, ma credere nel “possibile equilibrio” (di coppia)
tra lavoro, cura della casa, tempo libero, cura dei figli…
8)
a)
b)
c)
d)
SCEGLIERE STILI DI VITA SEMPLICI
imitare attività che “tolgono tempo alla famiglia”, come TV, attività extracurriculari…
controllare le spese per non essere “ossessionati” da uno stile di vita/di spese eccessivo
avere aspettative alte ma realistiche (casa pulita ma non…, televisore buono ma non…, macchina bella ma non…)
organizzare consapevolmente l’uso del tempo come famiglia (vestiti per la settimana per i figli…)
9)
a)
b)
c)
d)
CONTROLLARE DIRETTAMENTE E SIGNIFICATIVAMENTE IL CORSO DELLA VITA
non lasciarsi condizionare/guidare dalle circostanze, ma governarle
avere una chiara (e condivisa) scala di priorità (è il successo professionale il metro?)
decidere insieme, attraverso processi interattivi (vedi punto 2), verificando così ricorrentemente le priorità
conservare una chiara idea di “dove si vuole andare” (progetto complessivo di vita e di famiglia)
10)
a)
b)
c)
d)
ATTRIBUIRE VALORE AL TEMPO
dare il giusto valore al tempo (dato che lavori, metti a frutto il tempo che ti resta…)
difendere, “proteggere” il tempo disponibile
avere strategie condivise di coppia per gestire il tempo (es. pulizie nel week-end o in altri momenti…)
“carpe diem” (valorizzare, vivere con attenzione il presente)
(Traduzione e sintesi da: AA.VV., Ten Adaptive Strategies for Family and Work Balance: Advice from Successful
Families, Journal of Marital and Family Therapy, October 2001, pp. 445 – 458).