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DIARIO DI BORDO Percorso Atelier Scuola dell’Infanzia “Le Margherite” via Losanna, n.16 di Rimini – tel: 0541\372042 Giovedì 8 Gennaio 2009 h. 10.30 Nel salone abbiamo preparato un tavolinetto e una sedia con un punto luce e un sottofondo musicale. Sul tavolinetto ho messo un prato verde (asciugamano), un albero di cartapesta, un bambolotto di lana ed una sagoma del bambolotto. Le tre aule; mista, medi e grandi si sono accomodati per terra per ascoltare la narrativa di “Daniele e il suo corpo”. Ho iniziato presentando la narrativa in oggetto e il suo contenuto. Attraverso il bambolotto abbiamo nominato le parti che lo compongono facendo riferimento alla similitudine con il nostro corpo. Iniziamo tutti insieme con la ginnastica dell’ascolto (una serie di movimenti che rilassano il corpo e la mente per ascoltare meglio). La narrativa è stata emozionante. I bambini hanno seguito in silenzio ed hanno partecipato alle domande a loro rivolte. L’atmosfera creata dal buio completo e dal solo punto luce è stata essenziale per la buona riuscita del progetto narrazione. Alla fine della narrativa i bambini hanno partecipato attivamente ad una serie di interrogativi riferiti al nostro corpo: Useremo gli arti non solo per correre o dare spinte, ma per fare cose diverse ed utili. Useremo la testa per controllare il corpo. Cosa abbiamo dentro al corpo: (rispondono i bambini) “le ossa, il sangue, la carne, il cuore, il petto, i polmoni, i muscoli”. Le capacità di ognuno nel controllare i movimenti del corpo. Gruppo dei bambini grandi: (quattro gruppi di 7 bambini: tot.28 *due dell’aula celeste+)1 Percorsi diversificati per età dei bambini inserire corpo umano Prima verifica del progetto psicomotorio: 1° Corpo come protezione. Visione del p.p. di “Come siamo fatti” per i bambini di 5/6 anni. La nostra pelle è elastica, cresce con noi e ci permette di sentire delle sensazioni e provare emozioni. 1 Si prosegue con l’uso del fiato con il gioco di chi lo trattiene più a lungo… L’aria entra dalla bocca, scende nell’esofago ed arriva ai polmoni che si gonfiano quando inspiriamo e si sgonfiano quando espiriamo, come un palloncino. Viaggio del respiro dentro di noi tramite le diapositive del p.p. e il racconto verbale. Collegandomi al racconto di “Daniele e il suo corpo” (fatto ieri mattina nel salone), abbiamo fatto due esperimenti: come stancare il corpo e come rilassarlo. Stanchiamolo con dei salti (senza scarpe) sul tappetone fino a quando non ce la fa più. Ora che il cuore batte forte (sperimentato tramite la mano sul petto e l’ascolto), che il fiato va veloce per la fatica (sperimentato in seduta stante perché ansimavano) “non sentivo le ossa” “il mio cuore batte forte, prima no” “adesso ho caldo” “il mio cuore non batte forte, ma piano”. “che non batte più il cuore” “non sento niente” “batte forte” “il corpo batte” “che sono stanco” I bambini vengono invitati a sdraiarsi sul tappeto per riposarsi. Una base musicale di sottofondo li accompagna mentalmente. Mi trasformo in una fatina che passa da ognuno di loro e li tocca delicatamente sulla testa, sul busto , sulle gambe. Poi gli sollevo leggermente le braccia, le gambe, i piedi, la schiena. Ripeto più volte questi passaggi per rilassarli. Loro sono inermi, senza forze, sono io che li muovo. Dopo questo gioco rilassante chiedo loro quello che hanno sentito/provato mentre li muovevo: “sentivo il solletico” “non lo so” “era bello” “era tutto bello” “quando mi toccavi le braccia mi piaceva” “sentivo i brividi nella schiena” Gioco della mongolfiera: i bambini in cerchio, le braccia in avanti con le mani una sull’altra, si comincia a gonfiare prendendo il fiato e le mani e le braccia gradualmente si alzano e si allargano fino a raggiungere un ampio cerchio. Gioco della ruota della bicicletta: In cerchio, in piedi sul tappeto ispirando l’aria il corpo sta in piedi, espirando l’aria il corpo si affloscia sul tappeto. Creiamo dei buchi con il corpo: Un bambino si propone flettendo un braccio sul fianco ed il gioco prende vita. Gli altri bambini inventano dei buchi allargando le gambe, unendo le braccia e tenendole larghe, facendo il ponte con la schiena oppure con la pancia con gli arti che appoggiano sul tappeto. Proviamo a creare dei buchi grandi per poterci passare o saltare o entrare 2 dentro, come possiamo fare? Due bambine si uniscono e insieme, tenendosi mani nelle mani spingono il fondoschiena all’indietro allargano le gambe e creano tre buchi grandi dove gli altri ci passano dentro uno alla volta. Gruppo dei bambini medi: (due gruppi da 6, due da 7 bambini: tot. 26) Con il gruppo dei medi il percorso si diversifica. Si parte sempre dalla storia di “Daniele”, gancio fondamentale per la riuscita del percorso psicomotorio e si procede con stancare e rilassare il proprio corpo, prima saltando e poi riposandosi sdraiati e con gli occhi chiusi. Una musica di sottofondo accompagna una fatina che passa e li tocca, li accarezza, li solleva, li massaggia nelle varie parti del corpo: testa, arti superiori ed arti inferiori, pancia, viso, schiena. Raggiunto il rilassamento corporeo i bambini acquistano fiducia e si lasciano condurre senza problemi. Alcuni rilasciano il tono muscolare, altri accompagnano i movimenti con un po’ di tensione ma comunque con fiducia nei miei confronti. Gioco della mongolfiera: i bambini in cerchio, le braccia in avanti con le mani una sull’altra, si comincia a gonfiare prendendo il fiato e le mani e le braccia gradualmente si alzano e si allargano fino a raggiungere un ampio cerchio. Creiamo dei buchi con il corpo: usando la fantasia i bambini creano dei buchi con il corpo allargando le gambe, unendo le braccia per fare un cerchio. Gruppo dei bambini piccoli (due gruppi da 6, due da 7 bambini: tot. 26) Con il gruppo dei piccoli il percorso si diversifica: Parlando di “Daniele” i bambini ricordano come correva senza stancarsi e come il suo corpo voleva rilassarsi. Dopo aver tolto le scarpe, sul tappetone i bambini saltano fino a stancarsi. Anche per loro il fiato si fa veloce e lo fanno presente: “Ho il cuore che mi batte forte” “Sono senza fiato” Si procede al percorso di rilassamento. Ho massaggiato loro la testa, il busto e la schiena. Quando erano abbastanza rilassati gli ho mosso gli arti verso l’alto, il basso, in modo rotatorio. In alcuni ho avvertito il completo abbandonamento corporeo, in altri la tensione degli arti. Posso concludere che la maggioranza ha raggiunto un buon grado di fiducia nei miei confronti lasciandosi toccare e muovere secondo la mia volontà, rilassandosi completamente. Gonfiamo i palloncini: Per la respirazione siamo riusciti a gonfiare i palloncini e la mongolfiera (con il gioco del far finta), in cerchio, portando le mani alla bocca, gonfiamo dei palloncini colorati (addirittura ne hanno detto il colore) fino a farli esplodere con un botto. 3 Sempre in cerchio sul tappeto, si prosegue con il racconto del “Io sono un topolino”, libro tattile per sentire le differenze con le mani e con il viso. IN AULA ALLE MAESTRE HANNO DETTO: AULA DEI GRANDI Marlin “non sentivo più le ossa” Alice “ho sentito che non riuscivo a sentire più niente quando ero sdraiata” Federico “ho sentito tremare un po’ le ossa…così”segue: “ci ha fatto fare i buchi… ho provato a fare i buchi con il corpo. Mi sono sentito benissimo”. Letizia: “che alla fine ci metteva a testa in giù…tutta molla…tutto mi è piaciuto di più”. Luca: “mi ricordo che ci dovevamo sdraiare sul tappeto a occhi chiusi. Ci muoveva con le mani…mi venivano i brividi…mi è piaciuto”. Nicolò:”mi facevi una specie di solletico…mi è piaciuto molto…la più bella in realtà…è quella che mi ha mosso i piedi”. Mattia: “mi è piaciuta di più la musica…anche che mi muoveva”. Kevin: “mi ricordo che mi copriva le mani…ci ha fatto saltare molto molto…”. Emanuele. “ci ha fatto vedere cosa c’è fuori il nostro corpo e cosa ci sta dentro…poi mi ha fatto muovere le mani…mi è piaciuto”. Alice F. “la Margot ci faceva i massaggi…mi sono divertita tanto perché ci ha fatto saltare tanto tanto tanto”. Sara D. “dovevamo stare sdraiati liberi così che ce le muoveva lei la mani”. Franci: ”la Margot ci ha fatto fare i massaggi..mi è piaciuto di più quando ci ha fatto i massaggi”. Alice O: “ho saltato così tanto che andavamo giù e poi dopo in su in fretta”. “ci hai mosso il corpo, la testa, le mani, le braccia, le gambe, la schiena” Caterina: “ mi è piaciuto muovere le mani…così. E’ stato bello”. Prudenz: “mi ero fatta un taglio al dito…l’ho immaginato” Alessandro: “non ho sentito i muscoli” IN AULA ALLE MAESTRE HANNO DETTO: AULA DEI MEDI Zaineb: “è stato bellissimo (i suoi occhi brillavano di entusiasmo)”. Emma: (inizialmente non voleva partecipare) è rientrata in sezione urlando: “l’ho fatto anch’io”. Lucrezia: “ci ha massaggiato il corpo”. Giorgia: “abbiamo chiuso gli occhi…mi è piaciuto moltissimo…mi è piaciuto di più il solletico in testa e i grattini sulla schiena”. Alex: “mi è piaciuto il solletico sulla schiena”. Filippo F.: “mi è piaciuto quando mi toccava con le mani…mi grattava la schiena”. Nicolò: “mi è piaciuto saltellare con la Margot”. IN AULA ALLE MAESTRE HANNO DETTO: AULA DEI PICCOLI “abbiamo saltato come Daniele…io mi sono stancata però poi mi sono stesa e abbiamo chiuso gli occhi e la Margot ci ha fatto il solletico. Nella testa, nella schiena, nelle gambe, nella faccia…” “mi sono sentita bene come una farfalla rosa che vola…” “eravamo stesi sul tappeto con la luce spenta…” “abbiamo rotolato” “abbiamo fatto il ponte” “la Margot ci ha raccontato la storia di un topolino con la coda lunghissima tutta rosa che incontra la sua mamma…” 4 “a me non è piaciuto, avevo paura, il cuore saltava,dopo non mi faceva più vivere…” “noi vogliamo tornare ancora con la Margot” Seconda verifica del progetto psicomotorio: 2°Corpo come movimento continuo Gruppo dei bambini grandi: (quattro gruppi di 7 bambini: tot.28 *due dell’aula celeste+) Gruppo dei bambini medi: (due gruppi da 6, due da 7 bambini: tot. 26) Nel salone, senza scarpe sul tappetone spiego hai bambini quello che facciamo durante il nostro incontro. Quando hanno capito si sdraiano sul tappeto ad occhi chiusi. Mentre la musica di sottofondo rilassa i bambini nomino le parti del corpo che andranno a muovere interpretando una danza del corpo molto lentamente: cominciano dalle braccia che diventano leggere e volteggiano nell’aria formando degli ampi cerchi, le dita disegnano nell’aria un cielo con stelle e luna, le montagne con un fiume che scende fino al mare, sul mare galleggia una barca e loro dondolano il corpo come se fossero dentro alla barca e si rilassano cullati dalle onde del mare. Poi le braccia diventano pesanti e si appoggiano sul tappeto, non riescono più a muoversi. Adesso le gambe diventano leggere, si sollevano e fanno una danza muovendosi liberamente nell’aria. Le gambe sono lunghe come quelle dei fenicotteri e le sollevano alternando il movimento. Poi anche le gambe diventano pesanti e non si muovono più. Ora la testa diventa leggera e esegue una danza muovendosi a destra e a sinistra, si solleva e si appoggia nuovamente, ruota leggermente. Anche la testa diventa pesante e si ferma. Adesso è la pancia che esegue una danza muovendosi verso l’alto e poi verso il basso aiutandola con la respirazione. Quando tutto il corpo ha partecipato alla danza in posizione supina, i bambini vengono invitati ad alzarsi e continuano la danza lenta al rallentatore abbassandosi, sollevandosi sulle punte dei piedi, girando sul tappeto. Sembra una danza cinese. Al termine della danza ci sediamo in cerchio e raccogliamo le emozioni che emergono dall’esperienza fatta. La partecipazione è stata creativa e tutti hanno fantasticato usando il corpo in movimento e allo stato inerme, e poi gradualmente usando gli arti, il busto, la respirazione e la fantasia motoria: “il corpo…prima la balena…io ho sentito la balena…quando ho sentito il rumore della balena ho sentito che era vera e mi sono spaventata” “io pensavo che la balena fosse sotto della barca, ho avuto paura” “ho pensato che la balena mi avesse mangiato e invece non era vero” “mi tremava la gola” “invece a me sembra che mi rimbombava” 5 Gioco delle coccole: in cerchio, in piedi sul tappeto, a turno un bambino/a entra nel cerchio e mantiene gli occhi chiusi. Gli amici intorno, uno alla volta fa le coccole al bambino/a al centro nel modo che più preferisce: facendo una carezza, dando un abbraccio, dando un bacio sulla guancia. E’ stato in assoluto il gioco che è piaciuto di più. LUCA. “mi è piaciuto molto quando facevamo il gioco del suono della voce…quando facevo il gioco delle coccole mi venivano i brividi…” FRANCESCA: “mi era piaciuto quando mi hanno dato i bacini nel gioco delle coccole…” SARA: “di più, di più, il gioco delle coccole” ALICE: “mi piaceva molto quando ho dato un bacio sulla guancia a Luca che lui non vuole mai i baci, non gli piace proprio…” KEVIN: “mi è piaciuto che era bellissimo, che mi coccolavi tu e anche gli altri, mi facevi il solletico…” SARA: “mi piaceva che batteva il cuore e faceva la voce …aaaaaa” GIORGIA E VERONICA: “mi è piaciuto fare la danza del corpo…” ALEX E EMMA: “a me le coccole…” ALESSANDRO e CHIARA: “mi piaceva Veronica che mi dava i bacini sulla guancia…” Gioco del suono vocale: seduti in cerchio sul tappeto, manteniamo dritto il busto. Ispirando l’aria riempiamo i polmoni e poi quando la espiriamo emettiamo un suono con la voce. Prima proviamo con la voce bassa tutti insieme e poi uno alla volta. Proviamo ora ad emettere un suono più alto tutti insieme e poi uno alla volta. Le corde vocali vibrando con l’aria emettono il suono della nostra voce. Adesso tutti insieme emettiamo il suono delle nostre voci cominciando con la voce bassa e gradualmente aumentiamo fino ad emettere il suono più alto. Durante questo esperimento mettiamo le mani sul petto fino ad avvertire la vibrazione che provoca la voce con l’aria attraverso le corde vocali. I bambini partecipano volentieri a questo gioco dove esteriorizzano le loro timidezze, le loro paure, le insicurezze. Gruppo dei bambini piccoli (quattro gruppi da 6 bambini: tot. 24 – i due bambini grandi partecipano ai gruppi dell’aula dei grandi) Anche per i piccoli il percorso della danza del corpo viene svolto ma in tempi più brevi rispetto agli altri per non farli stancare. Al ritmo della musica racconto la storia di quando eravamo nella pancia della mamma e tutti insieme la drammatizziamo. Ci rannicchiamo con il corpo per evocare la pancia della mamma, usciamo ma non riusciamo a stare dritti ma solo in posizione prona muoviamo gambe e braccia. Poi cominciamo a stare seduti, inizia la fase del gattonamento, seguono i primi passi barcollando, finalmente raggiungiamo la posizione eretta e possiamo camminare veloci. Questo gioco della nascita ha evocato ai bambini qualche ricordo di quando erano piccoli (alcuni ricordi suggeriti dai genitori): 6 “Dormivo nel lettino” “bevevo il latte nel biberon” “avevo il pannolone” “ciucciavo il ciucciotto” “anche adesso bevo il latte nel biberon” “sentivo come un’ape” Il gioco delle coccole: In cerchio facciamo le coccole al bimbo/a che sta nel mezzo tenendo gli occhi chiusi. A turno lo fanno tutti: “le carezze mi piacevano tanto” Le sensazioni che hanno provato dal tocco degli amici sono state accettate volentieri ed è stato, anche per loro, il gioco che è piaciuto di più: Gioco del suono vocale: Anche se con qualche difficoltà, i bambini si sono divertiti a sentire il suono della loro voce. Gioco dell’orchestra: Al posto di veri strumenti musicali usiamo le parti del corpo per produrre un suono. Abbiamo fatto suonare le mani, le mani sulle gambe, sul petto, sul viso, sulle braccia, tra di loro. Questo gioco è stato più interessante ed ha incuriosito di più del suono della voce: “che bello che suona tutto” “i piedi fanno più rumore” “strisciano le mani e nell’orecchio fa rumore” Terza verifica del progetto psicomotorio: 3° Corpo come emozioni e sensazioni Gruppo dei bambini medi: (due gruppi da 6, due da 7 bambini: tot. 26) Questo nuovo percorso prevede un racconto che parla di un pescatore che esce in mare per pescare: Il sottofondo musicale prevede il suono delle onde del mare. I bambini fanno i pesci che nuotano liberi nell’acqua (il tappeto), si incontrano e giocano insieme, non fanno caso alla barca che arriva e cadono nella rete che il pescatore cala in mare (un lenzuolo li copre e li trascina a bordo). Sulla barca i pesci cercano l’acqua scuotendo il corpo affannosamente fino a non respirare più e perire (immobilità). Il pescatore rema fino alla riva e li trasporta a casa sua (li trascino spostandoli sul tappeto) dove li lava (con le mani passo sul loro corpo dalla testa ai piedi come l’acqua che scivola via), li asciuga (con le mani premo leggermente sul loro corpo dalla testa ai piedi), li congela mettendoli nel congelatore: (appoggio delicatamente sul viso, sulle mani, la borsa del ghiaccio e il loro corpo si irrigidisce come un sasso. Controllo se sono in grado di produrre una tensione muscolare nel 7 tronco e negli arti). Arriva la signora Bianchina che li vuole comprare per preparare una cena a base di pesce per gli ospiti che arrivano in serata a casa sua. Mentre li trasporta nel sacchetto di plastica, l’aria e il calore dell’aria li scongelano (sempre sul viso e sulle mani ora gli appoggio delicatamente un materiale caldo all’interno di un involucro plastificato, che trattiene il calore: lo scaldamani). I pesci bambini ora rilassano il corpo allentando la tensione muscolare. La signora Bianchina li appoggia sul tavolo e li impana con la farina (con le mani li spolvero su tutto il corpo), poi li mette nella padella, aggiunge aglio, prezzemolo, olio, accende il fuoco e li frigge (i pesci friggono muovendo il corpo come se saltellasse). Quando sono ormai cotti assumono strane forme dovute alla croccantezza dell’impanatura. La padella viene portata a tavola dove gli ospiti li tagliano a pezzetti e li gustano (faccio gli apprezzamenti per quanto sono buoni). Il racconto è stato molto apprezzato dai bambini di tutte e tre le sezioni: “il pesce è morto perché l’aveva messo nella barca” “ho sentito che metti la farina vicino la schiena e dal davanti e tagliavi i pesci” “lo ha lavato” “poi asciugato” “nel freezer con il ghiaccio” “è freddo nel corpo” “il viso ha sentito freddo e il corpo duro” “il pesce si è riscaldato con il caldo nella pelle e nel corpo” “il ghiaccio mi ricordo” “il ghiaccio caldo” “gelato gelato, stretto…questo è il ghiaccio stretto” “è diventato morbido” IN AULA ALLE MAESTRE HANNO DETTO: AULA DEI MEDI ALESSANDRO: “mi è piaciuto quando mi mangiava per finta la maestra nuova. C’era il ghiaccio e l’acqua calda che la maestra mi ha messo nella faccia…mi ha messo pure nella barca”. LUCREZIA: “quando mi mangiava la Margot, quando mi cucinava”. CHIARA: “mi è piaciuto quando mi metteva nella barca”. NICOLO’: “mi è piaciuta la rete, perché aveva acchiappato tutti i pesci e li ha messi nella sua barca”. SOPHIA: “mi è piaciuto quando mi ha tagliato con la sua mano…il ghiaccio caldo mi scongelava e quel ghiaccio mi congelava”. KARIM: “giocavamo a pesci congelati e poi mi cucinava e poi mi mangiava”. Gruppo dei bambini grandi: (quattro gruppi di 7 bambini: tot.28 *due dell’aula celeste+) “quando m i hai messo l’acqua calda ho sentito il caldo, ho nuotavo e ho conosciuto dei nuovi amici, ci hai messo nella padella e saltellavo” “ho sentito il freddo nella guancia quando mi…freddavo…era il corpo duro” “quando ho sentito il caldo che mi faceva mollo” “quando ci hai messi nella padella..friggeva il corpo…saltava” “mi piaceva che mi hai fatto nuotare…muoveva le mani…le pinne e la coda” “nella barca eravamo…il corpo si muoveva…non voleva essere pescato…cercava di buttarsi in acqua…è morto” 8 “però lo squalo bianco può mordere la rete?” “congelato con il ghiaccio sulla guancia” “poi scongelato” “se ci lasciavi così…dopo si metteva ancora nel freezer” “scottava quella calda ?” “un giorno ho pattinato sul ghiaccio” Gruppo dei bambini piccoli (quattro gruppi da 6 bambini: tot. 24 – i due bambini grandi partecipano ai gruppi dell’aula dei grandi) “io sono diventato stretto” “io duro come una pietra” “era duro quel ghiaccio” “non mi ricordo…ho perso le parole…” “adesso tu fai e noi ti peschiamo” “nella padella faceva…aaaaaaa…dopo tremava” “la signora ci ha mangiato” “ci ha tagliato” Quarta verifica del progetto psicomotorio: 4° Corpo come trasformazione Nel quarto percorso si è cercato di stimolare i bambini, attraverso un racconto (Il brutto cappello) inerente alla tematica, ad affrontare una realtà diversa da quella che conoscono attraverso la capacità rappresentativa di interpretare un'altra persona attraverso i gesti, la voce, la postura che loro identificano in essa. Per aiutarli a calarsi nelle parti sono stati messi a loro disposizione svariati tipi di cappelli (da ciclista, da sportivo, da Cappuccetto Rosso, da gnomo, da strega buona o cattiva, da nonna, da contadinella, da Cow Boy, da nonno ecc...), guanti, occhiali. La scelta personale di ognuno di loro nell'indossarli, gli permette di agire e di comunicare attraverso l'identificazione che loro ritengono veritiera o più opportuna. Il gioco potrebbe assomigliare a quello dei travestimenti, ma, a differenza di questo, agisce sul comportamento delle persone. I bambini dedicano al personaggio da interpretare una riflessione maggiore in quanto organizzano il pensiero a seconda delle caratteristiche che devono cogliere: voce, andatura, discorso o frasi che fanno capire di quale personaggio si tratta. I bambini grandi dell'aula gialla (5) più i due dell'aula celeste (2) hanno ascoltato la storia e ne hanno dedotto che, chi indossa il cappello, dice e fa cose che altri non pensano o non dicono o di cui si vergognano. I bambini si sono messi in gioco ed hanno rappresentato a livello corporeo i vari personaggi che un determinato cappello poteva far pensare. Il gioco è stato divertente anche per la bambina che non ha voluto provare, ma, si vedeva chiaramente che si divertiva a guardare gli altri. Cosa dicono i bambini dopo la lettura della storia “Il brutto cappello”: “si vergognava con quel cappello” 9 “ma poi gli piaceva perchè lo ha aiutato” “il cappello era la mamma” “ora gli piace perchè è diventato un portafortuna” “dal cappello ha capito che sua mamma lo viene a salvare” “un simbolo di felicità” “così la mamma non si dispiace più” Gioco del “Trova il Personaggio”: Il cappello Azzurro con un fiore chi potrebbe indossarlo?: “è della nonna...la nonna di Cappuccetto Rosso” , faccio vedere ai bambini come potrebbe essere la postura della nonna, la voce e quello che potrebbe dire per far capire a tutti come si comporta. Cappello con la punta e il faldone largo e nero? “la strega...” (Federico prova a mettersi in gioco)...ha camminato come una strega un po' ingobbata con la voce stridula e prova a spaventarci. Cappello color cammello da uomo? Samuele lo indossa e dice di essere un uomo che va a cavallo, e va da qualcuno dei b. seduti sul tappeto: “cosa devo dire?...è cattivo il Cow Boy? Ora assume una faccia cattiva: “sono il Cow Boy, sono venuto da voi a mazzarvi”. Cerca di imitare una postura da cavallerizzo. Lorenzo prende il cappello rosso e dice di essere Cappuccetto rosso, dopo averlo indossato si mette a saltellare intorno ai bambini come se fosse una femminuccia: “ vado dalla nonna e gli porto il cestino” dice con voce mielosa. Alessandro indossa il casco da ciclista e cerca di trovare (con il corpo) la postura adatta per salire in bici...è imbarazzato e dice:”ho caldo...giro con la bicicletta sul lungomare quando fa caldo...sono da solo...” Alice: mette il cappello nero e dice di essere una strega cattiva. Inizia a camminare come una vamp: “ciao sono la strega Alice e faccio le magie per farci diventare buoni...bibidibobidibù. Marlin indossa un cappellino di paglia...ha avuto bisogno di un suggerimento...: “sono una contadinella e abito in campagna” con le mani solleva lateralmente la gonnella e dondolandosi cammina intorno agli amici. “Con il cappello nero faccio Batman che lancia quelle cose che non so come si chiamano...to, così, si muove lento con le mani in tasca a volte si a volte no perchè quando c'è un criminale va veloce e poi uccide i cattivi. Luca: “sono una strega (cappello nero con capelli) però la strega, la maga vanno sui tetti, così sta, su un piede e in avanti seduta sulla scopa (usa il corpo per farci capire come la strega assume la posizione sulla scopa), la voce della strega però non mi viene...ora si...hahaha sono una strega...salvo le persone quando sono in pericolo e le uccido se sono cattive oppure dei piccoli taglietti nella pelle per fargli meno male oppure leggere nel pensiero degli altri” Con i piccoli si ascolta la storia di Cappuccetto Rosso con il CD audio e con il supporto delle immagini del libro i bambini partecipano attivamente. Dopo il racconto i bambini rappresentano la storia mettendosi i cappelli in testa per identificare il personaggio che scelgono: “Cappuccetto e del lupo e della nonna, delle voci sei, sei voci…ciao nonnina…” 10 “haaaaaa, il lupo sono io , senti come lo so fare bene…” “la nonnina (con tono arrabbiato)..” “io sono il cacciatore, perché sparo bene…” La mamma:“la nonna è ammalata…il cestino con i biscotti il vino e marmellata…non fermarti nel bosco…” Lupo: “dove vai bella bambina?” Cappuccetto“Nel bosco a portare le cose da mangiare” Lupo:“dove abita la nonna?” Cappuccetto:“in una casetta” Lupo:“toc toc…facciamo dove arriva prima…tu cacciatore arrivi dopo…però corre il cacciatore…” Nonna:”chi è?...” Lupo:“sono il lupo…no, non lo devo dire…entro…apro il chiavistello…guarda li c’è la margherita della nonna…la raccolgo…mangio la nonna, ham” Cappuccetto:“toc toc sono Cappuccetto Rosso, apri il chiavistello,…gli occhi grandi, che mani lunghe, che orecchie grandi che hai, che bocca grande gnamm…” Narratore:“intanto te vai a cercare il cacciatore, vai a girare intorno al bosco a cercare il lupo…” Narratore“il cacciatore gli spara con il fucile, no prendi il coltello io gli taglio la pancia, anche io ho il coltello…” Narratore:“esce Cappuccetto e la nonna che vanno a prendere i sassi al fiume…dentro la pancia…chiudi con l’ago e il filo…scscsc…” Lupo:“che pancia pesante, che male alla pancia, vado a bere al fiume…” Narratore:“gira intorno al bosco lupo…” Lupo:“che male che male…alla pancia…bum casco nel fiume…” Narratore:“io gli tiro una freccia… scium” Mamma:“sono arrabbiata che non devi parlare col lupo…” Cappuccetto:“non lo faccio più mammina…” Narratore:“lo cuciniamo al forno e poi lo mangiamo e così domani lo mangiamo…ci metto un po’ di olio così si unge e poi un pò di pepe così pizzica…sci sci sci…” Federico (narratore) fa tutti i personaggi, è divertente e riesce a far fare agli altri quello che dice lui. Suggerisce tutti i passaggi e ne aggiunge altri che più gli piacciono. Non solo chiama il cacciatore a rapporto ma lui con l’arco e le frecce come un indiano mira il lupo e schiocca la freccia. Con i bambini medi il procedimento è stato il medesimo dei grandi ma più lento. Il racconto: “il brutto cappello” è stato ascoltato con più attenzione poiché discutono meno tra di loro. Non sono riusciti a impersonare un ipotetico personaggio individualmente ma hanno avuto bisogno del gruppo e dal cappello rosso hanno imbastito la storia di Cappuccetto rosso. IN AULA ALLE MAESTRE HANNO DETTO: AULA DEI MEDI Zaineb: “mi è piaciuta la nonna e la mamma di Cappuccetto Rosso…io ho fatto la mamma per lavare i piatti…” Chiara: “io ho scelto Cappuccetto Rosso e la Margot ha scelto il cappotto, io ho 11 scelto il personaggio…prima ho fatto un personaggio, poi l’altro.” Sara: “ ho preso un cappello che sopra non c’è niente e intorno c’era una striscia azzurra…non ho fatto niente, ho solo detto le parole hai bambini che dovevano fare Cappuccetto Rosso…” Numa: “ho fatto il lupo e il cacciatore…andavo dentro la casa della nonna a tagliare il lupo…mi è piaciuto fare il cacciatore perché mi piaceva aspettare di più e giravo sul tappeto…” Veronica: “ho fatto la nonna e Cappuccetto…mi è piaciuto più Cappuccetto perché la Chiara aveva fatto la mamma che mi aveva detto le cose che dovevo fare…non dovevo andare nel bosco perché c’era il lupo, ma ha fatto la voce un po’ piccola. Ci ha fatto mettere pure dei cappelli magici…ma solo se entravano in tutta la testa facevano la magia…” Quinta verifica del progetto psicomotorio: 5° Corpo come creazione Età 3/4/5 anni Iniziamo da una narrativa “Sempre amici”, che parla di alcuni animali che si aiutano tra di loro nonostante alcune vicende poco rassicuranti. Per facilitare la memoria vengono consegnate delle carte che raffigurano i personaggi della narrativa. Ogni bambino sceglie il personaggio. La drammatizzazione comincia con l'intervento fisico dei bambini che imitano i personaggi attraverso le proprie caratteristiche: strisciando (il serpente), camminando a quattro “zampe”; chi veloce e agile (leoncino e leoncina), chi lento e pesante (ippopotamo e elefante), chi a quattro “zampe” ma all'occorrenza anche a due (l'orso). Si cerca di esprimere la felicità, la paura, emozione per l'aiuto, il calore, l'affetto, il ricongiungimento, il perdono, l'amicizia. I bambini dei tre anni sono interessati alla storia che è accompagnata anche dal suono del temporale di cui necessita. Ascoltano volentieri e, grazie alle carte, riescono a “vedere” l'animale che di cui si parla e che drammatizzano. I nomi dei personaggi sono in pochi a memorizzarli (Serte, Onci, Cina, Pota, Fante) però li chiamano per il personaggio che rappresenta (serpente, leoncino, leoncina, ippopotamo, elefante). L'unico che ricordano è Orso poiché il nome è anche rappresentativo dell'animale. Dopo la drammatizzazione gli vengono consegnati gli animali di lana imbottiti che loro hanno imitato. Ognuno riconosce il proprio animale e lo prende in consegna. Serve a rinforzare ciò che hanno vissuto con il corpo. Con il tatto conoscono il materiale e la morbidezza, oltre alle caratteristiche fisiche del personaggio e ripercorrono la storia insieme a loro. SEMPRE AMICI In una foresta fitta fitta viveva un serpente che si chiamava Serte buono buono che quando parlava fischiava. Si divertiva con i suoi amici a fare capriole sull’erba, a saltare i rami degli alberi, a strisciare sull’acqua, e a giocare a nascondino (si nascondeva sempre dentro un tronco di un albero)…………. I bambini dei quattro anni e cinque sono molto attenti alla narrativa e come si volge. Anche essi sono supportati dalle carte per memorizzare meglio il personaggio che hanno scelto. La 12 drammatizzazione varia tra discorsi (bambini estroversi) e silenzi (bambini introversi o timidi). L'aiuto dell'adulto è fondamentale ad unire gli snodi più rilevanti. “un giorno quando eravamo andati a cantare nel giardino avevo visto un vermiciottolo enorme marrone...un lombrico” “voglio dire una cosa...abbiamo visto un uccello grande grande...piccolo piccolino abbiamo entrato chittarono (schizzano) le giacche le giacche le giacche le giacche...” (Caterina) “con gli occhi chiusi ho visto il buio e poi il serpente, leoncino, e la mattina quando si era svegliato tutti e due e la leoncina che aveva perdonato” “il serpente” “ho visto solo il buio” “ho visto il buio e qualcosa che usciva fuori dall'erba” “quando c'era il temporale ho visto tutto, il buio il serpente e il eloncino che erano legati” “il signore che ha parlato così l'ha asciugato... l'orso, l'ho visto che l'asciuga e poi finito: “ andiamo a casa mia a asciugarsi, dormire...”(Caterina). “Ho paura del temporale” “la pioggia non mi fa paura come al serpente” “mi è piaciuta la storia quando l'orso è venuto a slegarmi” “l'orso ci ha portato a casa sua ad asciugarci a lavarci...ci ha aiutato”. Sesto percorso del progetto psicomotorio: 6° Corpo in relazione con l'altro Questo percorso si sviluppa attraverso l’esperienza di giochi a coppie e di gruppo: Per consolidare gli schemi motori/strisciare, gattonare viene proposto il: gioco dei palloncini: i bambini soffiano al palloncino che hanno davanti, man mano che il palloncino si allontana strisciano o gattonano sul p avimento e avanzano fino ad avvicinarsi ancora al palloncino, vince chi per primo arriva ad un punto di arrivo prestabilito. Per sviluppare le capacità di ricevere ed elaborare le informazioni provenienti dagli organi di senso e la capacità di relazionare si propone il gioco delle calamite: I bambini a coppie stanno vicini uno di fronte all'altro con le mani dietro la schiena. Con l’addome trattengono il palloncino. La comunicazione è importante per capire quali spostamenti devono compiere per non far cadere il palloncino, soprattutto bisogna affidarsi al compagno/a e rendersi conto che se il palloncino cade non è colpa ne dell’uno ne dell’altro. Un altro gioco è: il gioco del soffio costituito da alcuni fazzoletti appesi ad una fune e ad una altezza tale da consentire ai bambini di soffiare contro. Al via i concorrenti si portano ad una cinquantina di centimetri dal fazzoletto scelto e soffiano contro; se il fazzoletto si muove si compie un passo all’indietro e così via fino a quando il fazzoletto non si sposta più. E’ importante fare buon uso della respirazione per poter trattenere più fiato possibile specialmente quando la 13 distanza è maggiore. Per sviluppare l'equilibrio statico e dinamico si prepara un percorso: il fiume colorato in salone che prevede l'uso di materiale strutturato: ruote, cerchi, costruzioni, trampoli. Il percorso viene svolto dai bambini di tutte le sezioni, il gioco del soffio dai grandi e dai medi. I piccoli ancora respirano con il fiato corto e le regole sono troppo impegnative per loro. Il gioco della calamita e dei palloncini viene svolto dai tutti con la variante del palloncino tenuto con la fronte per i grandi e del gioco della pallavolo (di qua e di là dalla fune che funge da rete) ancora per tutti. In questo gioco bisogna concentrarsi sulla forza che si mette nelle braccia: se si lancia forte il palloncino questo tende a sfuggire in più direzioni, se lo si tocca leggermente e moderatamente segue di più il tracciato che si vuole eseguire. In tutti i giochi i bambini hanno partecipato con gioia e divertimento, hanno ripetuto più volte sia il percorso (con i grandi ho inserito la variante tempo con la clessidra) che il gioco della calamita e quello della pallavolo. Il gioco del soffio si è rivelato faticoso per molti per cui è bastato svolgerlo solo una volta. Il percorso che viene proposto si avvale di quattro snodi: Si inizia il percorso attraversando il fiume dei colori: rosso o giallo o blu. L’adulto o il bambino sceglie il colore da seguire saltellandoci sopra fino alla fine del fiume (tappeto delle costruzioni), segue il saltello all’interno del cerchio dello stesso colore e lo passa attraverso il corpo (dal basso verso l’alto), si passa ai trampoli (qualche passo da soli o con il supporto dell’adulto) e si arriva alle ruote che vengono fatte rotolare oltre la fune. Passando sotto la fune si riprendono e, tenendole fra le mani, ripercorrono il fiume i cerchi e le riportano al loro posto iniziale. Fine del percorso. 14 “siamo giocato così con la pallavolo” “se stavo attenta non cadevo nel colore del fiume…” “io ho inciampato…ho ricominciato ancora…” “nel fiume si salta nel colore che dice la maestra…” “…però delle volte lo diciamo da soli…” “mi è piaciuto quello del soffio…che fatica…” “se soffi più forte si vince…io ho soffiato forte” “la rete che mi tirava, ero nel blu, mi piaceva fare quello…soffiare” “il gioco delle calamite mi piaceva…con la pancia…che ridere” “siamo attaccati con il palloncino…ma se cade…mi veniva da ridere…” “il cuore mi batteva…se cadeva il palloncino” Settimo percorso del progetto psicomotorio: 7° Corpo in coordinazione dei movimenti Questo percorso viene svolto in salone con materiali codificati e di fortuna. Si cerca di sviluppare e consolidare le abilità legate al movimento del corpo nello spazio. Il percorso che viene proposto si avvale di quattro snodi: Gioco del bersaglio Centra il buco Componi una melodia Funi colorate Gioco del bersaglio: si posiziona il bersaglio gonfiabile ad altezza del viso dei bambini. In terra sono disposti quattro cerchi: rosso, giallo, verde, blu (dal più lontano al più vicino al bersaglio). Ogni bambino ha la possibilità di tirare tre volte partendo dal cerchio più lontano: Ogni volta che il bersaglio non viene colpito e le palline cadono a terra il bambino si avvicina nel cerchio seguente e così via finchè le palline o la pallina rimangono attaccate al bersaglio. In base al colore del cerchio a terra si passa allo snodo successivo e si prosegue seguendo il percorso obbligato dal colore. Centra il buco: vengono disposti , appesi alla fune, quattro cerchi dello stesso colore di quelli sul pavimento. A circa 50/100 cm di distanza (a terra) vengono sistemati dei cubi prima e dopo ogni cerchio con la corrispondenza colorata. In un contenitore ci sono altrettante palle di gommapiuma sempre corrispondenti al colore. Ogni bambino dovrà lanciare la palla sia da un verso che dall'altro, ripetendo se necessario. Si passa allo snodo successivo. Componi una melodia: all'estremità di ogni cerchio appeso sono stati disposti dei campanelli che i bambini suonano con un battente (anch'esso all'interno del contenitore delle palle) per avvisare la conclusione del secondo passaggio. Tappetone: si prosegue distendendosi all'estremità del tappeto, rotolando con il corpo si arriva all'altra estremità. Fine del terzo snodo. 15 Componi con le funi: nel quarto ed ultimo snodo si sceglie una fune dellostesso colore del percorso svolto, si forma un cerchio sul pavimento e ci si colloca all'interno. Si rimane in attesa dei prossimi concorrenti del gioco. Al termine, i partecipanti si contano all'interno dei cerchi con la fune, per stabilire chi sono i bambini che hanno svolto il percorsi dalla distanza maggiore (in base al colore). Il percorso ha tempi un po' lunghi, sia per la spiegazione legata alla dimostrazione, sia per l'intervento dei bambini che risulta lento dato la complessità del gioco diviso in quattro parti. Bisogna raggiungere un buon grado di comprensione legato al colore che determina la percorrenza di uno dei quattro percorsi, dello svolgimento di ogni snodo e della conclusione che comporta il calcolo dei vincitori in base ai percorsi colorati svolti. Ho potuto constatare che, nonostante l'attesa, i bambini non hanno perso l'interesse a partecipare, complice lo stimolo per la riuscita di portare a termine il percorso. “ il più bello di tutti è stato il tiro al bersaglio…lo facciamo ancora?” “a me è piaciuto tutto…” “quando torni lo facciamo ancora???” “quando si lancia la palla nei cerchi è un po’ difficilino…però ce lo fatta…” “è bello il bersaglio…” “quando ero seduta dentro il colore giallo (fune gialla in cerchio per terra) o capito che vincevo…” “ma come fai a fare tutte queste cose??? (riferito a me)” “quello delle campanelline quelle del bersaglio anche che sono rimasto da quel verde…anche che sul gioco che…come si chiama quello li…tutto mi è piaciuto” “nel bersaglio abbiamo vinto tutti i verdi…” “ho tirato delle palline nel bersaglio…” “no…tutto…tutto…tutto” “avevo forza nel braccio quando tiravo…si sentiva così (fa vedere con il braccio la rotazione)” 16 “mi è piaciuto il gioco delle campanelline, del bersaglio, delle palle, del percorso blu, e anche quando rotolavamo” “io tiravo le palline…nel…nel bersaglio, nel cerchio…ho usato tre palline” Ottavo percorso del progetto psicomotorio: 8° Corpo come autocontrollo Il percorso viene svolto con tutti i bambini ma con alcune varianti riferite all’età dei 3/4/5 anni. Ai bambini piccoli viene spiegato verbalmente e fisicamente il percorso da svolgere. Il gioco viene svolto a coppie. Non è importante chi finisce per primo ma capire le consegne date. Si inizia ognuno nel suo percorso con il secchiello in una mano, si raggiunge il contenitore pieno dove viene presa una palla alla volta che viene messa all’interno del secchiello, trasportata dall’altra parte del percorso e deposta nel contenitore vuoto. Sempre così fino alla fine delle palline. Ora si ritorna indietro riportando sempre una alla volta le palline nel contenitore iniziale. Chi tiene la palla in mano fuori dal secchiello viene penalizzato tornando indietro. Viene scandito il tempo da uno strumento musicale (guru) fatto suonare a turno dai bambini che assistono con un bastoncino strofinato avanti e indietro su tutta la sua lunghezza. Quando il gruppo dei bambini ha partecipato viene fatta una gara sempre a coppie: chi trasporta per primo tutte le palline da una parte all’altra del percorso in meno tempo vince. Grande è stata la partecipazione di tutti. Con i bambini medi il percorso si svolge allo stesso modo con la variante del come camminare: come se ci fosse l’acqua o il fuoco o la sabbia o controvento o gli spini. Ulteriore variante 17 l’inserimento verbale della moviola: nel momento in cui viene nominata la parola i bambini in gioco camminano all’indietro. Il gioco è stato coinvolgente e ripetuto più volte. Con i bambini grandi il percorso è stato uguale ma con un’altra variante: quando viene nominata la parola moviola si cammina all’indietro e si riprende la stessa palla depositata per ultima nel contenitore. In questo modo viene messa in atto una strategia mnemonica utile al fine di ricordare i colori messi in sequenza delle palle trasportate. E’stato interessante osservare i bambini durante lo svolgimento della gara a coppie. L’unica regola è che le palline vengono messe all’interno del secchiello una alla volta per essere trasportate. Alcuni bambini , per fare più in fretta, la tengono in mano ma vengono penalizzati ritornando indietro e rifare il percorso. Così hanno trovato strategie diverse per fare più in fretta senza perdere tempo nel mettere e togliere la palla dal secchiello: inseriscono la mano nel secchiello e senza appoggiare la palla all’interno la tengono in mano stretta nel pugno già pronta per essere depositata nel contenitore. Alcuni sono ligi al dovere, mettono e tolgono in maniera semplicistica la palla dal secchiello pur notando che rimangono indietro rispetto al compagno/a nel percorso parallelo. Essendo le palle di materiale plastico e gommapiuma, rimbalzano se gettate nel contenitore. Per evitare la fuoriuscita e quindi perdere tempo nel recuperarle, hanno attuato strategie diverse ma efficaci: vengono inserite con la mano o rovesciando il secchiello tenendolo appoggiato alla base del contenitore per evitare il rimbalzo. Grande richiesta dei bambini nel ripetere il gioco più volte e con grande divertimento. “mi piaceva il gioco della moviola perché si camminava all’indietro” “quello chi è piaciuto da correre con le palline…” “correre con le palle…è stato bello” “con il secchiello…mettere la palla…poi si vince…” “si vince quando uno ha finito le palle” “è un gioco veloce…” “quello che mettere le palline nel secchiello sopra alla testa…” Nono percorso del progetto psicomotorio: 9° Corpo in rappresentazione All’interno dello spazio Atelier, delimitato dal tessuto non tessuto in un angolo del salone, ci sediamo in cerchio, senza le scarpe, sul tappeto. Propongo un libro di barzellette ed uno di filastrocche dai quali estrarre quella che più piace tramite una elezione democratica: alzata di mano. I bambini dei medi e dei piccoli hanno, la maggioranza, scelto una filastrocca (ogni gruppo ne impara una diversa), i grandi hanno optato sempre per le barzellette. La semplicità delle stesse ci aiuta a memorizzarle senza problemi. 18 Il passaggio successivo consiste nell’assegnare, separatamente, le piccole frasi ad ogni bambino, dal titolo, l’inizio, il contenuto, la fine. Si sceglie uno strumento a piacere e si esplora musicalmente. Seduti in cerchio, si comincia da chi è seduto sulla mia destra o sinistra con il titolo, seguono a cascata tutti i bambini ognuno con la sua frase. Chi riesce può accompagnarsi suonando lo strumento che tiene tra le mani. Dopo qualche giro di prova viene data la consegna di cantare la stessa frase. Intonano, chi più chi meno, fino a completarla. Quando hanno capito il meccanismo viene registrata e successivamente ascoltata alla radio. Con alcuni gruppi si video registra e, al termine, si guardano in televisione. Alla vista degli strumenti i bambini dei quattro anni commentano così. “Io conosco l’ok, la canzone” “a casa ho il pianoforte e la chitarra, è di mio papà” “io ho la chitarra che suona mio fratello” “conosco la musica perché vado a scuola di violino” “io ho il flauto che soffi dentro e fischia…” “no è il fischietto che fischia…” “io invece ho la chitarra ma finta” “il mio flauto è molto lungo..” “il mio è tutto blu…” Dialoghi mentre sperimentano gli strumenti “mi fanno male alle dita…” “io volevo questo e dopo tocca a me…dopo te e dopo me” “così suona meglio il suono (batte un bastoncino sul Guru)” “mi ricordo la storia…lo sai che so quella dello squalo bianco…un giorno la famiglia andava al mare…in un mare lontano da questo…un bambino e una bambina andavano dentro l’acqua nuotando e dopo hanno incontrato lo squalo bianco e dopo sono morti e poi è arrivato il delfino e li ha salvati e li ha portati sulla spiaggia…” “lo sai che una volta sono andato dentro il mare vicino a casa mia però non c’erano gli squali…c’era l’acqua, c’era il mare e poi la sabbia e un secchiello…che arriva un delfino…saltava e veniva a prendere i pesci…e dopo era piccolo quel delfino e lo mettevamo in acqua e mio papà non voleva mangiarlo perché era piccolo…” Filastrocche Quattro vecchie sul sofà, una che fila, una che taglia, una che fa cappelli di sabbia, una che fa coltelli d’argento per tagliare la testa al vento. Ambarabacicciccoccò tre civette sul comò che facevano l’amore con la figlia del dottore, il dottore si ammalò ambarabacicciccoccò. C’era un gatto tutto rosa che cercava la sua sposa…la sua sposa non c’è più ora il gatto è tutto blu. 19 Noi andiamo…dove ci dite, noi mangiamo… ciò che ci date, noi guardiamo… ciò che ci dite, noi leggiamo… ciò che ci date. Filastrocca lenta lenta, il mio bimbo si addormenta, si addormenta piano piano con un sogno stretto in mano. Pioggia pioggia vai via… non bagnare casa mia… ora te ne devi andare perché io vorrei giocare. Pimpirulin piangeva… voleva mezza mela…la mamma non l’aveva Pimpirulin piangeva. A mezzanotte in punto…passava un aeroplano… e sotto c’era scritto… Pimpirulin sta zitto. Barzellette Dal dottore: una giovane donna va dal dottore per farsi visitare e porta con se il suo bambino, il dottore gli ascolta il cuore e il bambino gli urla…lascia stare la mia colazione! Un bambino: un bambino sull’autobus ha tirato su il naso, una vecchia signora gli dice al bambino: “non hai mica un fazzoletto? Il bambino gli risponde… “si che ce l’ho ma non lo presto a chi non conosco!” Due bambini: due bambini stanno parlando tra loro… “penso di partire per Rimini… quanto mi costa?” “Niente…” “Come niente??” “Pensare di partire non costa niente…” Nell’aula: la maestra dice una cosa alla bambina… “dimmi una parola con la L” La bambina risponde…”ieri” “Come… ieri non comincia con la L” “Come no…ma ieri non era Lunedì” In una scuola: ci sono due bambini che stanno parlando tra di loro, uno dice : “hai dei fratellini” “No” “Hai delle sorelle” “No” “Ma allora con chi litighi?” IL progetto Atelier è volto al termine. Per approfondire ulteriormente i percorsi fin qui sviluppati, viene redatta una classifica dei giochi che hanno ottenuto maggior gradimento tra i bambini di tutte le sezioni. Gli ultimi incontri vengono svolti a grande gruppo in giardino giocando insieme al gioco del percorso con palline e secchiello, che è stato maggiormente votato per un ulteriore coinvolgimento collettivo, il gioco 20 del ruba bandiera associato ai colori al posto dei numeri, il gioco del lancio delle pigne al canestro e il lancio delle pigne all'interno di un contenitore di cartone. I bambini grandi dell'aula gialla, durante il gioco del percorso, hanno ricordato le poche regole che il gioco richiedeva e lo hanno svolto divertendosi tutti insieme. Il gioco del ruba bandiera è stato spiegato e “giocato” dalle insegnanti per far capire al meglio la dinamica che viene richiesta per svolgerlo. Per aiutare la comprensione sono stati introdotti i colori ed eliminati i numeri per chiamare i concorrenti. Questo gioco ha ottenuto un coinvolgimento emotivo e competitivo talmente forte che mi viene richiesto ogni volta che arrivo a scuola. Con i bambini piccoli dell'aula celeste ed i medi dell'aula rossa il gioco proposto in giardino a grande gruppo è stato quello del lancio di pigne a canestro. Inizialmente i bambini raccolgono nello spazio esterno le pigne cadute dagli alberi e le inseriscono in una cassetta di plastica che viene posta ad una distanza utile per lo svolgimento del gioco. A turno i bambini lanciano le pigne cercando di fare canestro spingendo con forza verso l'alto, facendo leva sulle potenzialità dell'arto. Per avere una ulteriore verifica di coordinamento della postura, viene messo uno scatolone a terra nel quale devono fare canestro. Il movimento del braccio ed il controllo della forza impiegata cambia. PROGETTO SULLA MEMORIA I GENITORI RICORDANO I MOMENTI SIGNIFICATIVI DELLA LORO VITA NEI QUALI SI SONO SENTITI “GRANDI” Il Progetto sulla memoria è stato verbalmente motivato ai genitori in un incontro assembleare svoltosi nel mese di Febbraio 2009. I ricordi scritti relativi alla loro crescita psico-fisica in età infantile vengono inseriti nel contenitore (scatola viola). Successivamente posti in visione sull’albero all’entrata della scuola. A turno vengono letti (i più semplici e significativi) ai bambini delle tre aule riuniti nel salone, dopo aver spiegato la loro provenienza. Le testimonianze sono piaciute ai bambini i quali hanno espresso verbalmente i momenti in cui si sono sentiti “grandi” anche loro: 21 “mi sento grande quando mi vesto da solo…” “quando mi cadono i denti…” “quando compio 5 anni…” “quando vado senza rotelle…” “quando mi faccio la doccia da sola…” “quando sono brava….” “quando la mamma mi ama…” “quando la mia mamma urla…” “quando mi lavo i denti da sola…” “quando ci mettiamo da solo le scarpe…” “quando ho imparato a camminare…” “quando mia mamma mi dice bravo…” “perché le maestre mi danno i baci…” “io mi sveglio da sola…” “quando aiuto la mamma…” “ho imparato a fare le capriole da sola…” “quando abbiamo fatto la gita a scuola…” “io ho imparato ad andare con i roller…” “quando i miei genitori mi fanno vedere la televisione…” Direzione Servizi Educativi Via Ducale n.7 47900 Rimini Atelierista Margot Poggiali Ufficio Atelier tel. 0541/704181—704768 e-mail: [email protected] 22