DIDATTICAMENTE APPRILE2011.pub

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DIDATTICAMENTE APPRILE2011.pub
EDGAR DEGAS, AL CAFFÈ-CONCERTO ‘LES AMBASSADEURS’,
IL MENSILE DELLA DIDATTICA
EDITO DAL GRUPPO DI LAVORO
FIGURA STRUMENTALE DIDATTICA
Nell’ambito dei festeggiamenti
dell’Unità d’Italia, docenti ed
allievi dell’IPSSAR di Nocera
Inferiore hanno organizzato intensi momenti didattico—
culturali.
A via Scarano, la giornata—
evento del 17 marzo 2011 è iniziata con l’Inno di Mameli con cui
gli allievi hanno accolto il Ds che
ha dato inizio ai festeggiamenti
con un caloroso discorso augurale.
A far da cornice alla straordinaria giornata è stato lo sventolìo
del nostro caro Tricolore e l’allegria coinvolgente dei nostri allievi. Ad allietare il palato di tutti,
un ricco buffet composto da pizza
e pizzette tricolore poste in vassoi finemente decorati da numerose bandierine.
Per bagnare il tutto non sono
mancate le frizzanti e profumate
note di sapore che ha potuto sentire chi ha sorseggiato i coloratissimi cocktails tricolore preparati
per l’occasione.
Poteva mancare la torta augurale?
Gli allievi di V F hanno, per l’occasione, realizzato e offerto la torta Mazzini, la cui ricetta originale (contenuta
in una lettera che lo stesso Mazzini
scrisse alla madre) è emersa nel corso di numerose ricerche effettuate
nell’ambito del percorso di
“Cittadinanza e Costituzione”, svolto
durante l’anno sotto la guida della
docente di storia, prof.ssa Liliana
Rubino.
Gli allievi hanno curato la presentazione della Torta Mazzini, dal delicato gusto di mandorle, con un depliant di accompagnamento, distribuito ai numerosi ospiti presenti.
Quanto è stato preparato per la giornata - evento del 17 marzo è stato
solo di preludio all’inaugurazione del
“Caffè letterario” nella saletta del bar
didattico di via Scarano.
Il “Caffè letterario” è un progetto che
illustreremo ampiamente in questo
numero speciale di aprile interamente dedicato ad esso e ai suoi risvolti
pedagogico—didattici.
L’organizzazione del “Caffè letterario” ha, in una prima fase,
visto gli allievi dello staff di gestione del bar di via Scarano
procedere all’allestimento della sala - caffè , riprendendo le
eleganti scenografie dei Caffè letterari del Settecento; gli allievi hanno abbigliato i tavolini con tovaglie finemente ricamate, tali da revocare gradite atmosfere nelle quali si immergevano intellettuali ed artisti per argomentare su temi di politica, letteratura, arte, filosofia.
L’iniziativa del “Caffè letterario” nasce da un’idea
del prof. Antonio Campitiello e degli allievi dello
staff di gestione del bar di via Scarano (Califano
Marco, responsabile generale, Palumbo Santina
Soriente Jessica, Annunziata Luigi, Bifolco Giovanni). L’idea si è subito concretizzata, andando
a coinvolgere tutti gli allievi delle classi quinte
della scuola.
Il “Caffè letterario” si pone l’obiettivo di far comprendere che il bar non è solo un luogo di consumo, ma soprattutto di incontro e scambio culturale, come storicamente è documentato. Da quel
lontano 1672, data in cui nasceva a Parigi il primo Caffè letterario per mano di Francesco Procopio dei Coltelli, palermitano di nascita, è stato
un fiorire di questi Caffè in tutta Europa, ed anche in Italia. Oggi alcuni di questi Caffè non ci
sono più, ma rimangono dei capisaldi che tengono viva questa tradizione anche in molte città
italiane.
Ritrovarsi in un Caffè letterario o in un bar a
sorseggiare un caffè o una bevanda qualsiasi è
forse uno degli usi, tramandatoci dai nostri avi,
più radicati nelle nostre abitudini. Ritrovarsi
intorno ad un tavolo per parlare di sport, di politica, di musica è uno dei momenti più rilassanti
che la vita frenetica di oggi ci concede. Tuttavia
non tutti pensano che attorno a quei tavolini,
spesso, nei secoli scorsi si son seduti poeti, scrittori, pittori, politici, che hanno scritto pagine di
storia e di letteratura con inchiostro indelebile.
Per un operatore del settore Bar che cosa può
rappresentare il “Caffè letterario?
Per questa ricostruzione storica del Caffè, gli allievi hanno
consultato una ricca documentazione, frutto di un lungo lavoro di ricerca attraverso fonti come testi scolastici, riviste,
Internet che hanno portato, inoltre, alla realizzazione di lavori di cartellonistica e di giornalismo.
Prima dell’apertura del Caffè letterario di via Scarano , gli
allievi dello staff di gestione del bar hanno redatto un calendario che avrebbe regolato gli incontri, di tutte le classi quinte e dei relativi docenti di Italiano e Storia, al Caffè fino al 20
aprile. Ciascuna classe quinta, sotto la guida del proprio docente, prima di “incontrarsi”al Caffè letterario si è preparata
con una studio puntuale di carattere storico, letterario e professionale.
E’ stata, il Caffè, l’occasione per sperimentare una nuova
didattica, che potremmo definire “illuminata”, centrata non
più sulla lezione frontale, ma sullo scambio interpersonale di
saperi, opinioni, idee.
Gli incontri che le quinte di via Scarano hanno effettuato al
Caffè sono stati allietati, nel finale, dalle fresche e colorate
bevande a base di frutta offerte dallo Staff “bar service” che si
è contraddistinto per la sua spiccata professionalità. Fino ad
oggi il livello di apprezzamento di quanti vi hanno partecipato è stato tale da far registrare chiaramente indici molto alti
di successo, specie sul piano didattico. Qui, al bar didattico di
Via Scarano, che fa parte del progetto “gestiamo un’azienda”,
“i nostri giovani allievi” sono cresciuti in professionalità e
cultura, affinando le proprie capacità di relazioni interpersonali.
Questa proficua esperienza didattica è stata possibile grazie
alla fiducia riposta dal DS nel corpo docente che ha fattivamente collaborato (prof. Antonio Campitiello, prof.ssa Chiara
Regnoli V A, Luciana Falzone V D, Liliana Galasso V E, Liliana Rubino V F), negli allievi dello Staff “Bar service” e negli
allievi di tutte le quinte di via Scarano.
In occasione dei 150 anni dell’Unità d’Italia, l’IPSSAR
“Domenico Rea” di Nocera Inferiore ha inaugurato,
presso il bar all’interno dell’Istituto, il Caffè letterario.
Noi allievi di V D siamo stati protagonisti e, al tempo stesso, ospiti del Caffè letterario, accompagnati
dalla nostra docente di lettere, prof.ssa Luciana Falzone che, nel corso dell’incontro ci ha dato modo di
parlare del Risorgimento, ponendo a noi dei quesiti e
stimolando considerazioni.
Il Caffè letterario ha suscitato in noi, ragazzi prossimi alla maturità, un forte interesse, sperando che
non sia stata soltanto una occasione unica, ma che
possa essere un’esperienza ripetibile in futuro in modo da poter discutere di altri argomenti che integrino
il nostro bagaglio culturale e lessicale.
Gli allievi di V D
Il giorno 30 marzo 2011, presso il Bar didattico del nostro Istituto,
noi studenti di V F abbiamo effettuato un incontro al Caffè letterario. Nell’organizzazione, nello studio, nelle ricerche che hanno preceduto questa esperienza siamo stati guidati dalla nostra prof.ssa
di Italiano e Storia, Liliana Rubino.
Il tema che abbiamo scelto, come oggetto di discussione al Caffè
letterario, è stato quello dell’ emigrazione, poiché di fronte alla
scottante attualità di dover accogliere tanti immigrati, ci siamo
posti una domanda: “Quando nel corso di questi 150 anni di Unità
d’Italia gli emigranti siamo stati noi, come siamo stati accolti dai
paesi nei quali ci dirigevamo?”.
Così abbiamo voluto commemorare l’Unità d’Italia studiando non
solo i fatti e i protagonisti del Risorgimento, ma abbiamo voluto
dare una risposta a quest’interrogativo. Ci siamo preparati, abbiamo effettuato molte ricerche sul tema dalle quali sono emerse interessanti notizie storiche, letterarie e di costume sul fenomeno dell’emigrazione italiana.
Giunti, poi, al Caffè letterario, ciascuno di noi, anche se l’emozione
ci faceva battere forte il cuore, ha fatto un suo preciso intervento
sull’argomento, apportando il proprio personale contributo di conoscenze, notizie, pensieri, opinioni proprio come i grandi intellettuali di una volta. Ed è stato lì, in quell’incontro, che ci siamo sentiti protagonisti e...perdonate l’ardire, un po’ intellettuali anche noi!
Non sappiamo se per noi studenti di V F ci sarà la possibilità, per
ragioni di tempo, di ripetere l’esperienza, ma siamo sicuri di aver
tracciato, insieme ai ragazzi di tutte le altre quinte e allo staff “Bar
Il giorno 29 marzo 2011, a noi allievi di V E è stata data service”, una strada che altri studenti potranno ripetere in futuro!
la possibilità di partecipare al “Caffè letterario”, presso
il bar didattico di via Scarano. Siamo stati accompaGli allievi di VF
gnati dalla nostra prof.ssa di Italiano e Storia,
Quest’anno, nel periodo dal 20 marzo al 20 Aprile, il Bar service di
Galasso Liliana e lì abbiamo discusso del 150°
via Scarano, si è trasformato in Caffè letterario. Le classi quinte si
compleanno dell’Unità del Nostro Paese.
sono avvicendate, vivendo emozioni uniche sia a livello culturale che
Abbiamo letto vari articoli di giornale e ognuno umano. La classe V A ha avuto tale possibilità il giorno 23 marzo.
di noi ha espresso un’opinione al riguardo. Il
La nostra prof.ssa di Italiano e Storia, Regnoli Chiara, ci ha illustrato
nostro incontro al Caffè si è concluso con un
il fine del Caffè letterario e poi, sulla scorta di quanto studiato lo
pensiero di amore verso l’Italia da parte di noi
scorso anno, non è stato difficile immedesimarsi nel clima culturale
tutti.
dell’epoca.
Questa, dell’incontro al Caffè, è stata per noi
Le discussioni avvenivano così sull’onda delle emozioni. Abbiamo
un’esperienza molto importante e soprattutto
interessante dal punto di vista culturale. Speria- letto, in occasione del 150° anniversario dell’Unità d’Italia, documenti
mo di ripeterla prima che il Caffè letterario chiu- relativi al nostro tricolore, al nostro inno; sembrava quasi di rivivere le sensazioni di sofferenze e gioia dei tanti garibaldini che hanno
da per riposo estivo.
dato la vita per la nostra Patria.
Gli allievi della classe V E
Personalmente, dopo brevi attimi di esitazione, mi sono sentito importante; sentivo di far parte di un mondo alto, il mondo della cultura, il mondo degli intellettuali. Che cosa grande, che cosa speciale!!
Sensazioni uniche che mi auguro abbiano provato tutti quelli che,
come me, hanno partecipato al Caffè letterario.
Marco Califano e Alfonso Liguori
Classe V A TSR
La prima grande spedizione di
caffè si ebbe a Venezia nel 1624,
seguita da molte altre città portuali come Londra, Amsterdam o
Marsiglia che ben presto divennero tra i più importanti centri di
questo commercio. Il primo autentico Caffè fu fondato a Marsiglia nel 1659 e da lì la moda si
diffuse in tutta la Francia, arrivando fino a Parigi.
I Caffè volevano distinguersi dalle
chiassose locande e osterie ereditate
dal Medioevo, frequentate dalle classi
popolari: si desiderava realizzare un
ambiente sobrio, tranquillo dove poter conversare e studiare con serenità. I Caffè non solo come luoghi in cui
era possibile assaggiare i prodotti
provenienti dai possedimenti coloniali dei Paesi europei (come il caffè,
appunto, ma anche il tè o la cioccolata), ma soprattutto luogo simbolo
tra i più forti della vivacità culturale del Settecento.
Che cosa si dicevano i grandi pedagogisti del Settecento nei famosi
Caffè?
Il ‘700 pedagogico
si caratterizza per
l’opera di grandi
riformatori dei sistemi scolastici e
per la riflessione di
grandi teorici dell’educazione.
John Locke (16321704) delinea, nella sua opera “Pensieri
sull’educazione” (1693), il nuovo modello formativo della classe dirigente, sulla
base di una concezione pedagogica in cui
l’educatore deve avere una profonda conoscenza dell’allievo e del suo carattere,
ma anche dei processi psichici su cui impostare il rapporto reciproco e organizzare la didattica.
Jean-Jacques
Rousseau (17121778) è convinto
che la natura umana sia benigna. Nel
suo “Emilio o del’educazione”(1762)
vuole il bambino
educato in campagna e a contatto
con un uomo solo. Alla base di questa
dottrina dell’educazione c’è il tentativo di
realizzare un progetto morale e politico.
Nel bambino deve essere riscoperto e
conservato l’“uomo naturale”, che va assecondato nel suo sviluppo nel rispetto
di ciò che c’è già.
Immanuel Kant (1724-1804) afferma: “non bisogna insegnare pensieri ma insegnare a
pensare, non portare l’allievo ma guidarlo”. Kant indica
nell’educazione un’esigenza primaria dell’uomo, il quale diviene
ciò che l’educatore lo fa divenire.
La concezione kantiana della natura si discosta dall’ottimismo di Rousseau e individua
nella dimensione naturale originaria dell’uomo un’animalità istintuale che deve essere disciplinata dall’esterno. La disciplina ha il compito di impedire il sopravvento degli istinti; l’istruzione svolge il compito di insegnare a pensare; la formazione pratica provvede allo
sviluppo dell’accortezza e della moralità.
Il XVIII secolo rappresenta per la cultura europea un
secolo di rivoluzioni, in cui si porta a compimento il
processo di laicizzazione dello Stato e della cultura che caratterizza l'età moderna.
Ciò che nei due secoli precedenti permaneva come un
fermento sotterraneo, nel Settecento viene impetuosamente e violentemente alla luce, reclamando a piena
voce, in nome della Natura, dell'esperienza e della Ragione, il mutamento globale dello spirito dell'uomo e
delle istituzioni in cui esso vive.
Laicità e fiducia nella Ragione e nel Progresso, Spirito
critico e tolleranza, Cosmopolitismo e richiamo alla
Natura, sono alcune delle idee che caratterizzano il
nuovo tipo di intellettuale, investito di una vera e propria missione educativa nei confronti dell'umanità che
deve finalmente ricevere e sviluppare i "lumi" necessari
per uscire da un periodo di barbarie.
In un secolo caratterizzato dalla fiducia nelle capacità
razionali dell'uomo, l'educazione diviene uno degli aspetti fondamentali del progetto sociale.
Viene a delinearsi una pedagogia laica e razionale
che cerca di avvicinarsi ad una visione sempre più
"scientifica" ed "oggettiva" dell'uomo.
Sapevate che il caffè, bevanda forte
e scura a tutt’oggi tra le più consumate e amate, ebbe un’enorme diffusione nel XVIII secolo?
In gran parte ciò fu dovuto al calo
dei prezzi: gli Europei, Francesi e
Olandesi soprattutto, ne introdussero la coltivazione nelle colonie americane, e il costo, di conseguenza,
scese notevolmente.
All’epoca, i più erano convinti che il
caffè sviluppasse il ragionamento e
le idee, in parte in ragione delle sue
naturali proprietà, in parte per la
particolarità dei luoghi in cui si era
soliti consumarlo; i “caffè” di allora
erano infatti essenzialmente dei
punti di ritrovo in cui intellettuali e
uomini di ingegno si riunivano per
discutere, più o meno amabilmente,
più o meno accesamente, di cultura,
attualità e politica, senza remore e
timori.
Molte le testimonianze in tal senso,
soprattutto da parte dei pensatori
francesi, assidui frequentatori dei
“caffè”; l’illuminista Denis Diderot
affermava che, a Parigi, il suo luogo
preferito era il Café de la Régence, dove si recava quotidianamente
per sorseggiare una tazza della fumante bevanda mentre lavorava alla
sua Enciclopédie, invece il filosofo
Jean-Jacques Rousseau, nonostante le dichiarate difficoltà economiche, vi si recava a giorni alterni
per fare conoscenza con altri letterati e uomini di pensiero.
Vista la situazione, è perfettamente
normale e comprensibile che le autorità non vedessero di buon occhio
questi locali, considerati un rifugio
per sovversivi, che, pertanto, erano
costantemente sorvegliati dalle forze
dell’ordine.
Basti pensare che una parte della
Rivoluzione Francese si fece all’interno dell’elegante caffè Procope (esistente tutt’ora e visitabile) di
Parigi, dove amavano riunirsi Marat, Danton e Robespierre per
gettarvi le basi di quella nuova società che sarebbe sorta di lì a poco.