Don Romano Frigo
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Don Romano Frigo Lunedì 28 Luglio 2008 20:37 - Ultimo aggiornamento Venerdì 07 Maggio 2010 23:19 Tratto da "IL GIORNALE DI VICENZA" Giovedì 24 Luglio 2008 speciali Pagina 56 PERSONAGGI. Romano Frigo di Canove, 43 anni, parroco a Cervarese S. Croce "Ora et pedala" Quando la fede è a due ruote di Antonio Gregolin Pedalando e meditando, passando dalla bicicletta al pulpito della chiesa. Non si tratta della brillante trovata di uno di quei preti ipermoderni che fanno notizia e poi passano. Qui, la vocazione e passione ciclistica di don Romano Frigo, 43 anni originario di Canove, oggi parroco di Cervarese S. Croce (Pd) nel vicariato di Montegalda è un fatto naturale tra i suoi parrocchiani. Così don Romano una volta smessi i panni canonici, camicia scura e clerigman, quando sale sulla sua bici diventa un colorato ciclista a tutti gli effetti. Tuta, caschetto e un piccolissimo crocefisso legato sul tubolare della sua "compagna" a due ruote. Capita di vederlo uscire alle otto del mattino dalla porta della chiesa, trasformandosi di lì a poco in un ciclista provetto. La passione per la bici il giovane prete di montagna, oggi prestato alla pianura, l'ha scoperta solo dieci anni fa dopo essere stato nominato parroco del piccolo paese padovano. Proprio a Cervarese don Romano dice di avere avuto la sua seconda conversione: quella per la bicicletta. La prima e più importante, fu a 24 anni nel paese adottivo di Canove dov'era giunto da Milano ancora in fasce: «Sono cresciuto tra le montagne con uno spirito da "lupo", e nonostante facessi una normale vita da ragioniere - racconta don Romano - un giorno una bibliografia su don Bosco ha cambiato i miei orizzonti. Oggi, per colpa di quel santo uomo, eccomi a fare il prete!». Un percorso di vita e ritrovata passione sportiva che l'ha portato a scrivere il suo primo libro da prete-ciclista, con un titolo significativo "Ora et pedala". Pagine scritte, e vissute, standosene in sella di una due ruote, macinando centinaia di chilometri in tutta Europa in compagnia di decine di ragazzi che attraverso lo sport fisico hanno così sperimentato una ricerca spirituale, che don Romano riassume con "pregare e pedalare". «La passione ciclistica - spiega - è filosofia di vita come una forma di spiritualità che ti porta dalla fatica della salita, alla soddisfazione della vetta conquistata a pedali. Ciò che vedi, senti, impari per strada è qualcosa di utile per un prete che poi si trova ad attualizzare il Vangelo in 1/3 Don Romano Frigo Lunedì 28 Luglio 2008 20:37 - Ultimo aggiornamento Venerdì 07 Maggio 2010 23:19 chiesa. Lo pensava anche Giovanni Paolo II, il papa con cui sono cresciuto e ho maturato quello che nessuno avrebbe mai immaginato per me: diventare un sacerdote. Da buon montanaro, per don Romano l'uso della bicicletta era vincolato all'allenamento di preparazione per lo scii di fondo: «Andavo in bicicletta più per necessità che passione». Da allora, ne ha fatta di strada, tanto che oggi nella sua canonica ci sono immagini sacre affiancate alle biciclette: «Una decina in tutto. Cinque mie - mostra il parroco - due sono di mamma Paola, 79 anni ben portati, e tre le lascio di scorta per chi mi vuole accompagnare nelle uscite settimanali». In un angolo si notano anche i rulli per l'allenamento invernale. In garage invece ha parcheggiato un tandem «per tutte le evenienze». Che la bici sia uno sport contagioso, lo si capisce in questo periodo estivo, quando al mattino presto è quasi sempre accompagnato da giovani parrocchiani: «Se per andare in paradiso servono le ali, come mi dicevano i suoi vecchi maestri di catechismo, oggi spiego ai miei ragazzi che in mancanza d'altro potrebbero servire anche due ruote». L'ironia non gli manca e mitiga i tratti di quel carattere risoluto da "lupo di montagna": «Quando condividi con altri lo sforzo, l'impegno e la voglia di raggiungere una meta, tutto diventa più facile. In quei momenti capisci come chi ti sta affianco ti sostenga anche e solo con la sua presenza. Ti guardi in faccia e s enza parlare, giusto perché hai il fiatone, capisci ciò che ti vuol dire. Tutto diventa empatia e questo è un principio di base per creare lo spirito giusto che ti porta a costruire un rapporto quotidiano con la tua gente. Anche quando magari pedali con scioltezza e facilità, i discorsi diventano mezzi di evangelizzazione e conoscenza». La strada diventa maestra: «In fondo Cristo stesso fu uno straordinario sportivo. Ha percorso centinaia di chilometri in appena tre anni per portare la lieta novella, incontrando nel suo cammino quegli uomini per cui è venuto. Diciamo - sorride don Romano - che seguendo le sue tracce, io con le due ruote mi sono solo adattato ai tempi moderni, ma non troppo». "Ora et pedala" è il diario di viaggio in cui il parroco racconta con semplicità le vicende straordinarie, nate dalla quotidianità dei suoi lunghi viaggi-pellegrinaggio, che don Romano raccontati da cronista e parroco: «Sapeste però quanta fatica mi sono costate quelle pagine sul piano fisico! Il libro l'ho scritto prima col sudore e poi con la penna » si legge nel libro di colui che ormai hanno battezzato come "don pedali". Capitoli che sono tappe su e giù per l'Europa: «Da quando nel 2001 ho avviato la stagione dei viaggi parrocchiali - dice don Romano - la cosa incr edibile è stata quella di vedere età ed esperienze diverse, fondersi insieme, tanto da diventare un motto che abbiamo voluto sulle nostre magliette «Quello che per voi è fatica, per noi è esperienza». «L'ispirazione del libro è tutta lì - dice il parroco - in quei dieci anni di storia e pastorale divisi tra canonica, strada e chiesa». Si legge nel libro: «Capita per il ruolo che rivestiamo, di essere elevati e trattati in maniera ossequiosa, rispetto alla gente comune. Questa è una tentazione quotidiana cui io ho risposto con la fatica condivisa. Per strada si diventa davvero uguali agli altri. Così quando ci si ferma per un ristoro o si cerca un riparo, la "tribù" che pedala diventa un corpo solo in grado di abbattere ogni differenza, età, ruolo o difficoltà. È il principio stesso che noi predichiamo dal pulpito quando parliamo di unità pastorale. La vita è un viaggio fianco a fianco, e poco importa essere a piedi o in bicicletta». «Quando mi chiedono un esempio. prosegue - riporto quello dei miei tredicenni che vanno spalla a spalla con Remigio che di anni ne ha settantotto». Il primo memorabile viaggio lungo 1100 chilometri, lo compì nell'agosto del 2001 in Polonia con destinazione Auschwitz. «Allora creammo simbol icamente un "treno" su due ruote. Una bici 2/3 Don Romano Frigo Lunedì 28 Luglio 2008 20:37 - Ultimo aggiornamento Venerdì 07 Maggio 2010 23:19 dietro l'altra pregando in silenzio mentre percorrevamo tratti della ferrovia degli ebrei che conduceva al campo di sterminio». Nel 2002 prima di conquistare Berlino, fummo bloccati dal diluvio che provocò l'inondazione di Praga. «Qui - si legge nel libro - avvenne un fatto curioso; cercavamo un rifugio d'emergenza per la notte e l'unico tetto che ci venne offerto fu quello di un bordello di uno sperduto villaggio ceco, dove poco prima eravamo stati rifiutati da un ambiente aristocratico. Capimmo più tardi dove eravamo finiti, solo che la necessità non lasciava scelta. Ricordo ancora gli sguardi dei clienti e quelli di noi tutti. Fu qui che rimembrai a tutti le parole di Gesù: prostitute e pubblicani vi passeranno davanti nel regno dei cieli». Nel 2003 - anno del caldo record - decisero di percorrere 1000 km in bici fino ad Avila (Spagna), città natale di S. Teresa: «L'anno seguente il 2004, arrivammo dopo 850 chilometri in Normandia per i luoghi dello sbarco americano, fino a Lisieux dov'è sepolta S.Teresa». Nel 2005 la chiamata alla Giornata Mondiale della Gioventù, spinge il gruppo a percorrere 1250 chilometri fino in a Colonia in Germania, per incontrare il Papa. Nel 2006 il ritorno in Polonia sulle tracce di papa Wojtyla appena scomparso. Qui però l'avventura ebbe un epilogo che sfiorò la tragedia: 10 giovani ciclisti vennero travolti da un auto impazzita, obbligando al ricovero sei ragazzi ponendo così fine al viaggio. «È un miracolo - racconta il prete - se non abbiamo avuto dei morti». Passata la paura, eccoli nuovamente in sella nel 2007 con destinazione Berlino: «È l'ultima esperienza raccontata nel libro - scrive don Romano - anche se già stiamo oliando la catena per il prossimo viaggio estivo». «Andremo a Torino con un gruppo di tredicenni, sulle tracce di don Bosco». Ma il grande salto don Romano lo compirà il 4 agosto prossimo, quando partendo dal santuario vicentino di Monte Berico lui vorrà raggiungere dopo 20 giorni e 2500 chilometri di strada il santuario di Fatima in Portogallo. Una vera e propria avventura attraverso tre nazioni e sotto il solleone, accompagnato da un gruppetto di fidati amici ciclisti: «In fondo -conclude - quando la bicicletta chiama è come la voce di Dio, bisogna rispondere! » . Impossibile non augurargli buona fortuna. 3/3