Rudolf Anich - Fondazione culturale responsabilità etica

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Rudolf Anich - Fondazione culturale responsabilità etica
RESOCONTO DELL’ INDAGINE SOCIOLOGICA:
SVILUPPO DI NUOVE METODOLOGIE DI RICERCA
PER DARE VOCE AI BISOGNI, AI VALORI
ED ALLE IDEE DEI BAMBINI.
STUDIO SUL CAMPO CON I BAMBINI DI STRADA DI
KAMPALA/UGANDA.
RUDOLF ANICH
Questa ricerca è stata svolta nell’ambito di una tesi di laurea in
Scienze Politiche v.o., Facoltà di Scienze Politiche “Cesare Alfieri”,
Università degli Studi di Firenze.
Relatore: Prof.ssa Jennifer GREENLEAVES
Correlatore: Prof. Mario BIGGERI
MAGGIO 2006
RINGRAZIAMENTI
In primo luogo vorrei ringraziare calorosamente tutti i bambini incontrati e
conosciuti nelle strade di Kampala e nelle diverse ONG, i bambini rinchiusi a
Naguru Remand Home e Kampiringisa, ed i bambini delle scuole che ho
coinvolto nella ricerca. La loro spontanea e genuina partecipazione hanno
trasformato questo studio in un’importante e bella esperienza di ricerca ed in un
valido canale di comunicazione tra bambini ed adulti.
Immensa gratitudine va ai miei collaboratori di ricerca in loco, i quali hanno
permesso la buona riuscita dello studio sul campo, primo fra tutti il mio amico
Mwanga Lameck, gli studenti universitari Semakula Henry e Beatrice Oling, e gli
assistenti sociali Opolot Roberts e Alutia Moses. La loro sincera collaborazione ed
il loro incessante impegno e professionalità hanno permesso l’utilizzazione di tutti
i diversi strumenti di ricerca che mi ero proposto con le diverse categorie di
bambini.
Altrettanto riconoscente sono per il supporto professionale offerto dal gruppo di
ricerca Children della Human Development and Capability Association (HDCA),
sul quale mi sono potuto ininterrottamente appoggiare durante tutto il lavoro
svolto per la tesi di ricerca. La loro prolungata disponibilità e benevolenza
assieme alle ripetute indicazioni di tipo metodologico da parte dello Statistico
dott. Stefano Mariani e dell’Antropologo dott. Renato Libanora sono state
essenziali per inquadrare correttamente le molteplici attività di studio. Un
ringraziamento particolarmente sentito va al coordinatore del gruppo Children e
mio correlatore, dott. Mario Biggeri, il quale mi ha seguito con cura, aiutato e
stimolato per tutto l’arco del lavoro di ricerca, vivendo assieme a me gli alti e
bassi dell’andamento dello studio.
1
Fondamentale per la realizzazione di questo studio era inoltre la collaborazione da
parte delle diverse ONG locali. Esse hanno partecipato e/o supportato questo
studio, mostrando interesse verso un progetto di ricerca che si prefiggeva in prima
linea di dare espressione ai pensieri dei bambini. Particolarmente importante è
stato il sostegno offerto dall’ONG Tigers Club Project e dai giovani baabas Mark
e Magezi.
Tutto il lavoro di ricerca è stato infine reso possibile solamente grazie alla borsa di
studio intitolata a Pia Paradossi, volontaria “decana” come amava definirsi,
dell’associazione Mani Tese e della cooperativa riciclaggio e solidarietà. Queste
organizzazioni si sono mostrate particolarmente interessate per il bene di questi
bambini di strada, proseguendo nella loro tradizionale ottica di aiutare i soggetti
più vulnerabili della nostra società con il desiderio di portare maggiore giustizia e
solidarietà.
Grazie di cuore a tutti.
2
INDICE DEI CONTENUTI
Ringraziamenti .....................................................................................................1
Indice dei Contenuti .............................................................................................3
Lista delle Tabelle ................................................................................................4
Lista delle Figure..................................................................................................5
INTRODUZIONE ............................................................................................... 7
METODOLOGIA....................................................................................... 11
Premessa........................................................................................................... 11
Background........................................................................................................ 11
Problem Statement e approccio teorico ............................................................. 15
Definizioni e categorie utilizzate nella ricerca ..................................................... 18
Obiettivi della Ricerca ........................................................................................ 20
Domande di Ricerca .......................................................................................... 21
Metodologia di Ricerca....................................................................................... 22
Approccio partecipativo e disegno di ricerca.............................................. 22
Area di Studio............................................................................................ 25
Selezione dei bambini ............................................................................... 27
Gruppo di Ricerca ..................................................................................... 34
Principi Etici............................................................................................... 36
Raccolta Dati............................................................................................. 37
Strumenti di Ricerca .................................................................................. 41
Limiti del Caso di Studio..................................................................................... 47
Problemi incontrati durante la ricerca ................................................................. 55
ANALISI ED INTERPRETAZIONE DEI RISULTATI................................. 59
Introduzione ....................................................................................................... 59
Analisi preliminare.............................................................................................. 60
Bisogni primari materiali ed affettivi.................................................................... 68
Utilizzo del territorio/risorse e mobilità................................................................ 79
Percezione della strada...................................................................................... 94
Identità, rispetto e dignità ................................................................................. 101
Children’s Capabilities...................................................................................... 108
Difficoltà incontrate con gli strumenti di ricerca................................................. 114
CONCLUSIONI ...................................................................................... 117
BIBLIOGRAFIA ...................................................................................... 120
APPENDICI ............................................................................................ 126
3
LISTA DELLE TABELLE
Tabella
Descrizione
Pagina
1
Domande di ricerca
21
2
Organizzazione del lavoro sul campo
40
3
Descrizione dello strumento Children’s Drawings
43
4
Descrizione dello strumento Children’s Maps
45
5
Descrizione dello strumento Children’s Life
Histories
46
6
Descrizione dello strumento Children’s Photos
48
7
Descrizione della indagine statistica
53
8
Distribuzione dei data pieces raccolti per strumento
di ricerca
60
9
Capabilities identificate dai bambini per gruppo
(valori percentuali)
109
10
Percentuali achieved functionings dei bambini per
gruppo
111
11
Tre principali capabilities indicati dai bambini per
gruppo (valori percentuali)
112
4
LISTA DELLE FIGURE
Figura
Descrizione
Pagina
1
Cornice concettuale dello studio
18
2
Time-line della ricerca
39
3
Percentuale di bambini per categoria di analisi
62
4
Suddivisione per sesso dei bambini nei gruppi (valori
percentuali)
63
5
Distribuzione percentuale dei bambini per fascia di
età
63
6
7
8
Distribuzione percentuale dei bambini ugandesi per
regione di origine
Distribuzione percentuale dei bambini per fasce d’età
in relazione al loro arrivo in strada
Lingua utilizzata per la somministrazione dei
questionari (valori percentuali)
64
66
67
9
Distribuzione percentuale dei motivi che portano i
bambini verso la vita in strada con distinzione tra
gruppi
69
10
Distribuzione percentuale dei motivi che portano i
bambini verso la vita in strada con distinzione per
fasce di età
71
11
Distribuzione percentuali della convivenza tra gruppi
72
12
Suddivisione affetto/supporto emozionale nei gruppi
(valori percentuali)
74
5
13
Distribuzione percentuale tra gruppi delle attività
svolte in strada
79
14
Distribuzione percentuale delle attività svolte in
strada con distinzione per fasce d’età
82
15
Cambiamento ambiente abituale di vita nei gruppi
(valori percentuali)
85
16
Motivazioni date per cambiare ambiente di vita
(valori percentuali)
86
17
Distribuzione percentuale tra tipo di attività
lavorativa
87
18
Distribuzione percentuale dei bambini per fasce d’età
ed inizio primo lavoro
89
19
Giudizio su sicurezza/pericolosità ambiente di vita
tra gruppi (valori percentuali)
95
20
Distribuzione percentuale dei piaceri trovati in strada
per gruppo
96
21
Distribuzione percentuale dei dispiaceri trovati in
strada per gruppo
97
22
Distribuzione percentuale dei modi per evitare che un
bambino finisca in strada con distinzione per gruppo
100
23
Distribuzione percentuale del livello di istruzione tra
gruppi
102
24
Distribuzione percentuale di abbandono della scuola
tra gruppi
103
25
Distribuzione percentuale di coloro che dichiarano di
pregare
104
26
Distribuzione percentuale di credenza religiosa tra
gruppi
105
27
Considerazione dell’opinione del bambino per
gruppo (valori percentuali)
106
6
INTRODUZIONE
Al centro di questa indagine sociale sono le parole e le immagini dei bambini di
strada di Kampala: perché? L’attualità e la gravità della loro situazione diventano
molto chiare se si guarda brevemente a quanto è avvenuto il 12 dicembre scorso:
7 BODIES RECOVERED FROM NAKIVUBO CHANNEL
Police yesterday recovered seven bodies from the Nakivubo
Channel in Kampala. The bodies were found in culvert tunnels near
the New Taxi Park. Police said the deceased died of suffocation
from highly carbonated smoke from burnt tyres. They were identified
as Moses of Namungona, Andana from West Nile, Kigongo from
Mbarara, Rajab Monie from Mbale, Faisal from Busabala, Babu and
Nyaru both from Masaka. The deceased had reportedly entered the
tunnel as a way of escaping after robbing travellers. Enraged
residents and passers-by used burning tyres to try and smoke out
the deceased, but they refused and eventually suffocated and died
from there.1
KAMPALA: SEI BAMBINI DI STRADA MORTI IN UN ROGO
Dati alle fiamme e lasciati morire in mezzo alla strada: è stata la
sorte di sei bambini di strada di Kampala, capitale dell’Uganda, i cui
cadaveri sono stati rinvenuti in queste ore dalla polizia. Gli agenti
sono stati avvisati dai piccoli amici delle vittime, che hanno condotto
la polizia sul luogo della tragedia, una delle grandi condutture che
sboccano su un canale nel centro della città, dove i ragazzi erano
soliti trascorrere la notte. Secondo la ricostruzione effettuata dal
comandante regionale di polizia, Extra Benson Nyeko, ignoti hanno
appiccato il fuoco ai ripari sotto i quali dormivano i giovani, per poi
darsi alla fuga indisturbati; le vittime avrebbero cercato di scappare,
ma le alte fiamme glielo avrebbero impedito. Erano piccoli
‘emigranti’: due di essi provenivano da Masaka, nel sud, uno dalla
località meridionale di Mbarara e un altro dalla regione
settentrionale del West Nile, mentre degli ultimi due è ignota la
provenienza.2
Il quotidiano locale The Daily Monitor e l’agenzia di stampa missionaria Misna
presentano uno stesso evento in modo differente. Il giornale filo-governativo New
Vision non ritiene che l’accaduto sia abbastanza importante da essere menzionato
in prima pagina.
1
Zurah Nakabugo, 7 bodies recovered from Nakivubo Channel, Daily Monitor, 13 dicembre 2005.
www.misna.org, lm, Kampala: sei bambini di strada morti in un rogo, 12 dicembre 2005, ore
22.51.
2
7
“Children are our future; what happens to children from the
very earliest years affects their development and the
development of our society and our world.”
“I bambini sono il nostro futuro; quel che accade ai bambini
fin dai primissimi anni incide sul loro sviluppo e sullo
sviluppo della nostra società e del nostro mondo.”3
Sembrano essere sufficienti queste poche parole di Julius Nyerere per
comprendere l’importanza della problematica dei bambini di strada. Sono passati
più di 15 anni, da quando il Governo ugandese ha ratificato nell’agosto 1990 la
Convenzione delle Nazioni Unite sui Diritti del Bambino. In Uganda questo
obbligo giuridico internazionale a favore della promozione e della protezione dei
diritti del bambino è ignorato per i bambini di strada, tanto che ci si potrebbe
chiedere se un bambino di strada è meno bambino di altri. Ma chi sono i bambini
di strada? E come vedono la loro realtà?
Dopo un’esperienza di volontariato nel centro per bambini di strada C.A.L.M.
(Children and Life Mission) collocato a Kira-Mulawa nei pressi di Kampala, è
nato in me il desiderio di dedicarmi maggiormente a questa problematica.
Le ricerche sulle caratteristiche e dimensioni di questo fenomeno urbano sono
insufficienti, come lo sono pure il coinvolgimento e la partecipazione dei diretti
interessati. I bambini di strada sembrano essere estranei alle politiche sociali di
rimedio ed agli studi scientifici sulle loro condizioni di vita. La maggioranza degli
interventi politici sembra basarsi su assunzioni, piuttosto che su rilevazioni
empiriche. Le reali priorità di questi bambini emarginati dalla società sono spesso
differenti da quelle presunte dai ricercatori professionali e dai politici. Essi non
sembrano aver avuto l’opportunità di esprimere liberamente la loro realtà, in
modo da generare delle proposte politiche di rimedio maggiormente credibili ed
efficaci di quelli attualmente adottate.
3
Julius Nyerere, Building on people's strengths: Early childhood in Africa, The Hague, Bernhard
Van Leer Foundation, 1994, mia traduzione.
8
La Convention on the Rights of the Child (CRC) delle Nazioni Unite dichiara
nell’articolo 12, paragrafo 1:
“States parties shall assure to the child who is capable of forming his or
her own views the right to express those views freely in all matters
affecting the child, the views of the child being given due weight in
accordance with the age and maturity of the child.”
Da qui si evince che le opinioni dei bambini devono essere progressivamente
prese in considerazione, in quanto essi, con il tempo, sviluppano la capacità di
esprimersi in modo autonomo. Noi tutti abbiamo il dovere di ascoltare i loro
pensieri.
Questa ricerca vuole dimostrare che i bambini di strada sono in grado di esprimere
la propria condizione ed i propri interessi, riflettendo sui loro valori, le loro idee
ed i loro bisogni. Lo studio si prefigge di applicare varie metodologie di ricerca
partecipativa (Participatory Rural Appraisal - PRA), in modo da contribuire a
definire una metodologia adatta ad indagare problematiche riguardanti gruppi
sociali particolarmente vulnerabili. L’approccio PRA - legato alla figura di Robert
Chambers - si propone come obiettivo essenziale dello sviluppo il coinvolgimento
creativo dell’uomo, e di conseguenza non considera la riduzione della povertà, le
basic needs oppure il cambiamento strutturale, come traguardi immediati da
raggiungere. Esso si focalizza invece sul come le persone possano generare le
proprie realtà e sul come possano riflettere su di esse per poter apportare dei
cambiamenti. Attraverso la partecipazione dei diretti interessati, si attiva un
processo di auto-riflessione che comporta un empowerment dei partecipanti,
aumentando le loro capacità di determinare il loro futuro. Il fine ultimo è di
generare una progressive action-reflection rhythm, ossia una ritmica tra riflessione
ed azione che si promuove a vicenda in modo autonomo. In questo senso, lo
studio si configurava come una ricerca di tipo descrittivo che utilizza in primo
luogo strumenti qualitativi. Il fulcro dello studio sono le metodologie adoperate
nella ricerca e più precisamente il come arrivare ai pensieri dei bambini di strada,
piuttosto che i singoli output ottenuti. La metodologia di ricerca deve permettere
9
ai bambini di strada di esprimersi in modi differenti: per questo motivo sono stati
utilizzati sia metodi verbali (il questionario, le interviste ed i focus group
discussions), che strumenti visuali (i disegni, le mappe e le fotografie).
Quest’ultimi si sono mostrati come valide alternative, soprattutto con i bambini
più piccoli. Al metodo partecipativo è stato affiancato, nel questionario,
l’approccio delle capabilities introdotto da Amartya Sen. In particolare, si è
cercato di utilizzare lo spazio informativo delle capabilities - intese come capacità
ed opportunità - per analizzare il benessere dei bambini di strada.
Per conseguire una genuina ed efficace partecipazione nello studio bisogna che sia
garantita la piena comprensione da parte dei bambini. La formazione di un gruppo
di ricercatori locali ha permesso ai bambini di esprimersi nella loro madrelingua,
consentendo in questo modo una corretta interpretazione dei loro pensieri. Infine
bisogna ricordare come durante tutto il periodo di studio è stato mantenuto un
codice etico, dal momento che i bambini sono soggetti più vulnerabili degli adulti.
Inoltre i ricercatori hanno garantito che lo studio non fosse in alcun modo
pericoloso o dannoso per i bambini che vi partecipavano. Ogni partecipazione alla
ricerca è avvenuta su base volontaria.
La prima parte di questo resoconto descriverà dettagliatamente la metodologia
utilizzata, il problem statement, gli obiettivi della ricerca, i principali quesiti dello
studio sul campo, gli strumenti di ricerca adoperati, i limiti del caso di studio, i
problemi incontrati durante questa indagine sociologica.
Nella parte seconda saranno presentati, analizzati ed interpretati i risultati ottenuti
suddividendo il lavoro in quattro blocchi argomentativi: i bisogni primari
materiali ed affettivi, l’utilizzo del territorio/risorse e la mobilità, la percezione
della strada, l’identità, il rispetto e la dignità. Infine, una sezione apposita sarà
dedicata all’analisi delle children’s capabilities, ossia le opportunità più
importanti identificate dai bambini.
Nelle conclusioni saranno infine riassunti sinteticamente i risultati ritenuti
maggiormente significativi, traendone gli esiti finali ed alcune preziose
raccomandazioni su come trattare la problematica dei bambini di strada in futuro.
10
METODOLOGIA
PREMESSA
“Se mi vuoi conoscere, allora devi conoscere la mia storia, perché è la mia storia
a dire chi sono io. E se io voglio conoscere me stesso, capire il senso della mia
vita, allora anch’io devo arrivare a comprendere la mia stessa storia”4
Condividendo in pieno questa affermazione, ho utilizzato una metodologia di
ricerca centrata sui concetti di partecipazione, di empowerment e di autoriflessione, esperita assieme ai bambini di strada della città di Kampala, Uganda.
BACKGROUND
Nel 1963 Thomas S. Kuhn pubblica La struttura delle rivoluzioni scientifiche
dove sostiene che la comunità scientifica si costituisce attraverso l’accettazione di
teorie, che Kuhn definisce paradigmi. Con tale termine egli indica le conquiste
scientifiche universalmente riconosciute, le quali, per un certo periodo, forniscono
un modello di problemi e soluzioni accettabili a coloro che praticano un certo
campo di ricerche. Come una comunità religiosa si riconosce dai dogmi specifici
in cui crede, come un partito politico aggrega i suoi membri attorno a valori e
finalità specifiche, così è una teoria paradigmatica quella che istituisce una
comunità scientifica, la quale in forza e all’interno degli assunti paradigmatici,
praticherà quella che Kuhn identifica come la scienza normale.
La scienza
normale è uno strenuo e devoto tentativo di forzare la natura entro le caselle
concettuali fornite dall’educazione formale. La scienza normale è cumulativa e lo
scienziato normale non cerca la novità. Tuttavia, secondo Kuhn, elementi
innovativi dovranno necessariamente apparire. Con l’aumento del contenuto
informativo si espone la teoria scientifica al rischio della smentita. Si creano delle
44
“If you want to know me, then you must know my story, for my story defines who I am. And if
I want to know myself, to gain insight into the meaning of my life, then I, too, must come to know
my own story.”, Dan McAdams, The Stories We Live By, 1993, pag. 11, traduzione mia.
11
anomalie che portano alla crisi del paradigma. Con questa crisi inizia la scienza
straordinaria, vale a dire i dogmi vengono messi in dubbio e di conseguenza si
allentano le regole che governano la ricerca normale. Colui che abbraccia un
nuovo paradigma fin dall’inizio, lo fa spesso a dispetto delle prove fornite dalla
soluzione dei problemi. Egli deve aver fiducia che il nuovo paradigma riuscirà in
futuro a trovare la soluzione ai problemi che il vecchio paradigma non è riuscito a
risolvere.5 Kuhn va oltre Paul K. Feyerabend, che nel suo libro provocatorio
Contro il metodo, aveva parlato di anarchismo epistemologico. Egli è persuaso
che l’anarchismo, pur non essendo forse la filosofia politica più attraente, è senza
dubbio un’eccellente medicina per l’epistemologia e per la filosofia delle scienze.
L’idea di un metodo che contenga principi fermi, immutabili e assolutamente
vincolanti come guida nell’attività scientifica si imbatte in difficoltà considerevoli
quando viene messa a confronto con i risultati della ricerca storica. Troviamo
infatti che non c’è una singola norma, per quanto sia plausibile e per quanto
saldamente radicata nell’epistemologia, che non sia stata violata in qualche
circostanza. Al contrario, vediamo che tali violazioni sono necessarie per il
progresso scientifico. Come valido esempio storico a supporto della sua
metodologia anarchica, Feyerabend cita la rivoluzione copernicana. Diverse prese
di coscienza si verificarono solamente perché alcuni pensatori o decisero di non
lasciarsi vincolare da certe norme metodologiche ritenute ovvie, oppure perché
involontariamente le violarono. Secondo Feyerabend, la libertà d’azione nella
ricerca non è soltanto un fatto della storia della scienza, ma è assolutamente
necessaria per la crescita del sapere. Per quanto fondamentale una norma possa
essere per la scienza, ci sono sempre circostanze nelle quali è opportuno non solo
ignorare la norma, ma adottarne il suo opposto. L’unico principio che possa essere
difeso in tutte le circostanze e in tutte le fasi dello sviluppo umano, è l’idea che
qualsiasi cosa può andare bene.6
Queste riflessioni epistemologiche sembrano aver avuto un’influenza non
trascurabile per l’elaborazione di metodologie alternative di ricerca e di
progettazione nei paesi in via di sviluppo. Durante la metà degli anni ‘70,
5
Thomas S. Kuhn, La struttura delle rivoluzioni scientifiche, Einaudi, Torino, 1999.
Paul K. Feyerabend, Contro il metodo: abbozzo per una teoria anarchica della conoscenza,
Feltrinelli, Milano, 1984.
6
12
l’apparente fallimento delle diverse politiche di modernizzazione ha dato luogo ad
una nuova enfasi riguardo all’importanza dei basic needs ed al poverty-focused
aid, ossia l’aiuto per la riduzione della povertà. I costosi sforzi di promozione
dell’industrializzazione hanno lasciato i gruppi più poveri senza cibo, senza
alloggio e senza educazione. Emergeva progressivamente il bisogno di mobilitare
questi gruppi di persone trascurate e sottoprivilegiate, per garantire loro il rispetto
dei diritti fondamentali dell’uomo e l’accesso alle risorse e servizi del proprio
paese. Aumentava la critica nei confronti della teoria di modernizzazione e
dell’effetto trickling down, ovvero la convinzione condivisa dalla maggioranza
degli economisti secondo la quale ogni persona appartenente alla comunità
riceverà necessariamente un beneficio dall’introduzione di nuove risorse e
servizi.7 Si rinforzava invece il convincimento della necessità di assicurare che le
risorse appena generate andassero a beneficio di chi ne aveva maggiormente
bisogno. Si comincia dunque ad indagare con maggiore precisione le condizioni di
vita e di produzione di specifiche fasce della popolazione, identificate come target
groups oppure beneficiaries degli interventi della cooperazione internazionale.
L’obiettivo generale è di includere quelle persone che sono state escluse dal
processo di sviluppo. Del resto limiti dell’approccio top-down a finanziamento
statale erano sempre più evidenti: si venne a creare un crescente interesse per le
organizzazioni di sviluppo private e professionali, e per il settore di volontariato
delle agenzie di sviluppo. Durante gli anni ’80, dunque, si realizza un graduale
spostamento verso modelli di sviluppo alternativi, i quali ruotano attorno ai
concetti di partecipation ed empowerment, valorizzando i saperi e le pratiche
locali. Si prefigge di ottenere metodologie di sviluppo che promuovono la
soluzione di problematiche attraverso gli sforzi, le conoscenze e le tecniche locali.
La nozione di empowerment riprende le idee del pedagogo brasiliano Paulo Freire,
il quale poneva l’accento sul bisogno di stimolare e sostenere le abilità delle
persone per fare loro comprendere, interrogare e superare le ragioni strutturali
della povertà attraverso l’educazione, l’organizzazione e l’azione. John Friedmann
sviluppa una teoria della povertà che non la identifica solamente come assenza di
risorse materiali, ma come forma di disempowerment sociale, politico e
7
Gardner e Lewis, Anthropology, development and the post-modern challenge, Pluto Press,
London, 1996.
13
psicologico che deve essere fronteggiato. L’idea di partecipazione attacca
direttamente i paradigmi di sviluppo precedentemente dominanti, suggerendo che
un miglioramento delle condizioni di vita dovrebbe essere generato attraverso
politiche locali bottom-up al posto di quelle top-down imposte dallo Stato o dal
mercato. Solamente quando i presupposti beneficiari degli interventi di aiuto
saranno coinvolti nella pianificazione, implementazione e valutazione dei progetti,
potranno essere considerati veramente interessati al successo del progetto. La
partecipazione si presenta, quindi, come un irrinunciabile prerequisito per la
sostenibilità delle politiche di sviluppo.8 Parallelamente si venne a creare,
nell’ambito delle metodologie di ricerca sociale, una progressiva disillusione e
disagio nei confronti degli studi quantitativi che enfatizzavano l’uso tradizionale
del questionario. Quest’ultimo era allora lo strumento predominante delle survey e
tendeva a percepire gli individui esclusivamente come informatori, piuttosto che
come i veri attori dello sviluppo. Questa “oggettivizzazione” delle tecniche di
rilevazione dei dati, in definitiva, escludeva i beneficiari dei progetti anche dal
processo stesso di ricerca e di produzione di conoscenza, finalizzata alle strategie
specifiche di intervento. Il tentativo di trovare un approccio che potesse garantire
la piena partecipazione delle persone ha portato alla nascita del cosiddetto Rapid
Rural Appraisal (RRA), sviluppatosi successivamente in Participatory Rural
Appraisal (PRA). Attraverso l’uso di strumenti di ricerca alternativi, come per
esempio le mappe, i disegni e le storie di vita, si offriva la possibilità di
partecipare significativamente anche a persone illetterate e meno abituate a
pensarsi in termini di progetti di sviluppo, descrivendo ed analizzando le loro
condizioni di vita ed elaborando delle proposte di miglioramento della loro
situazione. Gli approcci partecipativi creavano uno spazio comunicativo e
operativo per le politiche di aiuto, in definitiva uno spazio democratico, per settori
tradizionalmente marginalizzati della popolazione.9
8
9
Ibidem.
Somesh Kumar, Methods for Community Participation, Vistaar Publications, New Delhi, 2002.
14
PROBLEM STATEMENT E APPROCCIO TEORICO
Problem Statement
In Uganda, i diversi gruppi di persone vulnerabili della società sono di solito
estranei alle politiche sociali che li riguardano. Molto spesso inoltre gli studi
scientifici sulle loro condizioni di vita e relative problematiche sociali,
coinvolgono queste persone solo in misura estremamente limitata. La
maggioranza degli interventi politici sembra basarsi su assunzioni e politiche topdown, piuttosto che su rilevazioni empiriche ed analisi/interventi bottom-up legati
ai soggetti stessi e alle comunità.10 Le realtà e le priorità delle persone povere e
marginalizzate, sono spesso differenti da quelle presunte dai politici locali o dai
funzionari delle agenzie internazionali della cooperazione. Prevale la prospettiva
etic degli outsiders, piuttosto che quella emic di chi vive determinate condizioni
sociali giorno per giorno. I diretti interessati non sembrano essere stati empowered
ed incoraggiati ad analizzare le loro condizioni di vita ed identificare i propri
bisogni prioritari. Non sembrano aver avuto la possibilità di esprimere
liberamente la loro realtà, in modo da generare proprie proposte politiche
maggiormente credibili ed efficaci di quelle generalmente adottate.
Queste osservazioni valgono particolarmente per i bambini di strada. Le indagini
conoscitive circa le caratteristiche e le dimensioni di questo moderno fenomeno
urbano, sono insufficienti come lo sono pure il coinvolgimento e la partecipazione
dei diretti interessati. Le ricerche finora svolte hanno utilizzato come fonte
d’informazione primaria soprattutto i cosiddetti key informants, ossia informatori
chiave, in genere persone adulte, quali ad esempio gli assistenti sociali, i guardiani
notturni, gli agenti di polizia, le autorità locali, genitori e membri delle varie
comunità, per citarne alcuni. Gli studi presentati nelle tesi universitarie consultate
in loco si sono rivolti più direttamente ai bambini di strada, ma hanno utilizzato
quasi
esclusivamente
strumenti
quantitativi
(interviste
semi-strutturate,
questionario) su un campione estremamente limitato, privo di particolare valore
scientifico-statistico. Inoltre, per quanto a mia conoscenza, solamente due studenti
10
Nell’ultimo decennio sono emerse in misura sempre maggiore le organizzazioni delle comunità
di base (Community Based Organisation - CBOs), che hanno cercato di auto-organizzarsi per
risolvere e promuovere tramite networks le problematiche che li riguardano.
15
universitari sembrano aver ritenuto opportuno intervistare anche i cosiddetti
rehabilited street children.11
La Convention on the Rights of the Child (CRC) delle Nazioni Unite dichiara
nell’articolo 12, paragrafo 1:
“States parties shall assure to the child who is capable of
forming his or her own views the right to express those views
freely in all matters affecting the child, the views of the child
being given due weight in accordance with the age and maturity
of the child.”
I bambini godono quindi del diritto che le loro opinioni siano progressivamente
prese in considerazione sulla base dell’assunzione che, in accordo con le diverse
fasi del loro sviluppo, essi maturano la capacità di esprimersi in modo autonomo.
Non esiste però alcun limite d’età all’esercizio del diritto di partecipare, stanti i
limiti dei processi evolutivi e cognitivi dell’infanzia e dell’adolescenza. Questo
diritto è da attribuirsi ad ogni bambino che ha un suo punto di vista su una
questione che lo riguarda direttamente. Infatti, esistono tanti aspetti che bambini
molto piccoli sono capaci di comprendere, e verso i quali possono contribuire con
le loro valide opinioni.12 Noi tutti abbiamo il dovere di ascoltare i loro pensieri e
le loro prospettive. L’articolo 13, paragrafo 1, prevede inoltre:
“The child shall have the freedom of expression; this rights shall
include freedom of seek, receive and impart information and
ideas of all kinds, regardless of frontiers, either orally, in writing
or in print, in the form of art, or trough any other media of the
child’s choice.”
11
Vedi appendice per dettagliate informazioni sui campioni utilizzati negli studi delle tesi
universitarie consultate.
12
Gerison Lansdown, Promoting Children’s Participation in Democratic Decision-Making,
UNICEF Innocenti Research Centre, Florence, 2001.
16
Queste disposizioni internazionali ci dovrebbero incentivare a trovare ed utilizzare
dei metodi di partecipazione e comunicazione che aiutino i bambini ad esprimere
le loro idee e le loro opinioni in modo libero e consapevole. Bisogna comunque
ricordare come questi due articoli del CRC siano stati oggetto di ampie critiche. In
molti contesti culturali ai bambini non è permesso di esprimersi liberamente.
Strutture societarie basate sull’autorità dell’età e sull’esperienza non riconoscono
ai bambini questo diritto. Chi è più anziano ha il potere. Chi ha vissuto più tempo
ha da insegnare agli altri. Il ruolo dei bambini è limitato ad obbedire agli ordini di
qualcuno più anziano di loro.
Al contrario, sembra chiaro che fino a quando i bambini di strada non avranno la
possibilità di far sentire e comprendere i loro valori, le loro idee ed i loro bisogni,
persisterà un’inadeguatezza nel fornire l’aiuto materiale, sociale ed emozionale di
cui essi hanno bisogno per crescere in modo sano e dinamico. E’ invece
necessario puntare su interventi di qualità, che rispondano alle esigenze dei
bambini e che riducano lo spreco di risorse che avviene quando una questione non
viene affrontata nel modo giusto. E’ compito del ricercatore applicato offrire
risposte operative, suggerendo le strategie possibili per migliorare l’impatto e
l’efficienza degli interventi che riguardano i minori. Il contributo principale di
questo studio vorrebbe proprio essere quello di affinare la metodologia
partecipativa di ricerca per migliorare gli interventi e per valutarne la bontà degli
stessi, utilizzando un approccio che pone l’individuo, anche minore di età ma non
di diritti, e il suo benessere come obiettivicentrali dello sviluppo.13
Approccio teorico
Il diagramma riportato nella pagina seguente illustra la cornice concettuale degli
ingredienti chiave sui quali è basato questo studio. Da un lato abbiamo la variabile
indipendente, ovvero le lacune delle informazioni attuali riguardo alla
problematica dei bambini di strada; dall’altro si colloca il nostro caso di studio
che si prefigge sia di fornire risultati alternativi utili per una migliore
13
Sen Amartya, Development as Freedom, Oxford University Press, Oxford, 1999.
17
formulazione di politiche di sostegno, sia per far riflettere i bambini di strada sulla
loro realtà in modo da rinforzare le loro capacità a determinare il loro futuro.
Fig. 1: Cornice concettuale dello studio
CASO DI STUDIO
• Capability approach
• Metodi qualitativi PRA
INFORMAZIONI
INSUFFICIENTI
per Policy Makers
PARTECIPAZIONE
Dati PRA
CAPABILITIES
Metodi di
ANALISI
STANDARD
AUTORIFLESSIONE
INSUCCESSO
POLITICHE
Interventi di rimedio basati
soprattutto su assunzioni
Proposte
INTERVENTI APPROPRIATI
EMPOWERMENT
Street Children
Alla base di questo approccio al problema, ci sono le seguenti ipotesi/assunzioni:
• i bambini di strada hanno la capacità di esprimersi autonomamente;
• i bambini di strada possono esprimere i loro valori, le loro idee e i loro bisogni
meglio di chiunque altro.
DEFINIZIONI E CATEGORIE UTILIZZATE NELLA RICERCA
Innanzitutto, bisogna dire che non esiste una definizione di “bambino di strada”
che si possa considerare totalmente esaustiva e tanto meno definitiva. Il termine
stesso è spesso ritenuto inappropriato perché offensivo e discriminante. Questa
ricerca si riferirà con il termine child ad ogni persona che non abbia ancora
18
compiuto 18 anni di età, secondo quanto affermato dal la Convention on the
Rights of the Child delle Nazioni Unite (art.1). In generale, questo studio si
rivolgerà agli street-involved children, termine che descrive l’ampio spettro delle
diverse relazioni instaurate dai bambini nello spazio fisico, socio-economico e
culturale rappresentato dalla strada. In particolare ci si chiederà come la situazione
concreta nella quale un bambino si ritrova, possa incidere sulle sue opinioni, sui
suoi valori e i suoi bisogni. Rilevando una carenza di studi a questo riguardo, si
procederà tentando di mettere a confronto i seguenti due gruppi di bambini di
strada:
• Children of the street
Sono i cosiddetti bambini di strada “a tempo pieno”: la strada è la loro casa e
principale risorsa per sopravvivere. Questi bambini passano la maggior parte del
loro tempo chiedendo elemosina, svolgendo piccoli lavoretti occasionali oppure
rubando, in modo da ottenere qualche soldo per poter sopravvivere, giorno per
giorno.
• Rehabilitated street children
Sono bambini di strada accolti ed inseriti in uno dei centri di riabilitazione
promossi dalle diverse Organizzazioni Non Governative (ONG) e organizzazioni
religiose, dove questi bambini ricevono alloggio, vitto, assistenza sanitaria ed altri
servizi.
A questi due gruppi principali sono state aggiunte altre due categorie di bambini
ai fini comparativi per alcuni strumenti di ricerca utilizzati. In particolare, per la
somministrazione del questionario è stato aggiunto un gruppo di controllo o
control group composto ai bambini che non hanno mai vissuto in strada,
intervistati nelle scuole pubbliche. Mentre per gli strumenti qualitativi hanno
partecipato anche i cosiddetti captured street children, ossia quei bambini che si
ritrovano rinchiusi nella Naguru Children’s Remand Home oppure nella prigione
giovanile di Kampiringisa. E’ importante comunque ribadire la difficoltà nel
definire ed identificare i bambini di strada, dovuto alla complessità ed
all’articolazione del fenomeno stesso.
19
OBIETTIVI DELLA RICERCA
Obiettivo generale della ricerca
L’obiettivo generale della ricerca è stato sia quello di applicare ed affinare varie
metodologie di ricerca partecipativa (Participatory Rural Appraisal - PRA), sia
l’approccio delle capabilities, in modo da contribuire a definire una metodologia
adeguata all’indagine di problematiche riguardanti gruppi sociali particolarmente
vulnerabili.
Obiettivo generale della tesi
L’obiettivo generale della tesi è di dimostrare che i bambini di strada sono in
grado di esprimere la propria condizione ed i propri interessi, riflettendo sui loro
valori, le loro idee ed i loro bisogni.
Trattandosi primariamente di una ricerca di tipo descrittivo, che ha utilizzato in
primo luogo strumenti qualitativi, il fulcro del caso di studio saranno proprio le
metodologie utilizzate nella ricerca e, più precisamente, il come arrivare ai
pensieri e alle voci dei bambini di strada. Attraverso la partecipazione dei diretti
interessati, si intendeva attivare un processo di auto-riflessione ed empowerment
dei bambini coinvolti nelle sessioni di indagine.
Obiettivi specifici
• Comprendere i valori, le idee, le priorità ed i bisogni comuni e differenti delle
diverse categorie di bambini di strada.
• Identificare, le dimensioni del benessere dei bambini attraverso le capabilities
stabilite dai bambini stessi.
• Comprendere come i bambini di strada percepiscono e risolvono i loro bisogni.
• Capire le principali ragioni che li spingono a vivere in strada e cosa determina il
loro spostamento da un luogo ad un altro.
• Identificare le principali caratteristiche dei bambini di strada a Kampala.
20
DOMANDE DI RICERCA
Domanda di
ricerca
Quali sono le
attività
giornaliere dei
bambini di
strada?
Quali sono i
vantaggi e gli
svantaggi per un
bambino a vivere
in strada?
Quali sono le
motivazioni per
migrare/cambiar
e l’abituale
ambiente di vita
in strada?
Quali sono le
caratteristiche
tipiche di un
bambino di
strada
a Kampala?
Domanda
precisa/dettagliata
Gruppo di studio
Cosa fate/come passate • Children of the
il tempo in strada?
street
• Rehabilitated
street children
• Captured
street children
• Control group
Cosa sono le cose
• Children of the
belle/non belle della
street
strada?
• Rehabilitated
Quali sono le ragioni
street children
per rimanere/non
• Captured
rimanere in strada?
street children
• Control group
Cambi spesso il tuo
• Children of the
abituale ambiente di
street
vita in strada? Perché? • Rehabilitated
Dove vai?
street children
• Captured
street children
• Control group
Dove sei nato?
• Children of the
Come sei cresciuto?
street
Perché sei finito sulla
• Rehabilitated
strada? ...
street children
• Captured
street children
• Control group
Metodi utilizzati
• Drawings
• Focus Group
Discussions
• Questionario
• Secondary data
• Drawings
• Focus Group
Discussions
• Questionario
• Secondary data
• Maps
• Focus Group
Discussions
• Questionario
• Secondary data
• Life Histories
• Drawings
• Photos
• Questionario
• Unstructured
Observation
Quali sono le
capabilities più
importanti per un
bambino?
Quali sono le
opportunità più
importanti che un
bambino dovrebbe
avere durante la
sua vita?
Quanto importante è
ciascuna opportunità?
• Children of the
street
• Rehabilitated
street children
• Control group
• Questionario
Quali
interventi/politic
he sono necessari
per garantire
queste
capabilities?
Come si possono
realizzare queste
capabilities? Quali
miglioramenti proponi?
Cosa dovrebbe fare il
governo ugandese?
• Children of the
street
• Rehabilitated
street children
• Control group
• Questionario
Tab. 1: Schema delle principali domande di ricerca
21
METODOLOGIA DI RICERCA14
Questa sezione descrive la metodologia adoperata per svolgere lo studio sul
campo che, come abbiamo detto, utilizza sia metodi qualitativi che quantitativi.
Dopo una breve presentazione dell’approccio partecipativo e l’esposizione del
disegno di ricerca complessivo, seguirà una breve descrizione dell’area di studio.
In fine verranno spiegati i metodi utilizzati per la selezione dei bambini che hanno
partecipato allo studio e che variano secondo i diversi metodi utilizzati, siano essi
qualitativi e quantitativi. Verrà, infatti, descritta la composizione del gruppo di
ricerca, elencati i fondamentali principi etici adottati, ed illustrate le diverse fasi
per la realizzazione della ricerca. A conclusione si proporrà la descrizione
dettagliata dei differenti strumenti di ricerca, nella quale sono indicati
rispettivamente l’obiettivo, il metodo, i bambini partecipanti, il tempo, il luogo ed
il materiale utilizzato.
Approccio partecipativo e disegno di ricerca
Dopo la nascita del Participatory Rural Appraisal (PRA), si è sviluppato un
panorama variegatissimo di approcci partecipativi nell’ambito della ricerca sociale
e della progettazione per lo sviluppo. Delle cinque fonti principali del PRA
identificate da Chambers agli inizi degli anni ’80 (1997), la Participatory Action
Research (PAR) risulta essere l’approccio rilevante per questo studio.15 La
premessa base della PRA è la convinzione che le persone povere e marginalizzate
sono capaci ad analizzare le proprie realtà, e di conseguenza devono essere messe
nelle condizioni di essere incoraggiate a farlo. La PRA si focalizza su come le
persone possono generare le proprie realtà e su come possono riflettere su di esse
per poter apportare dei cambiamenti. Le persone locali devono essere empowered,
14
Fondamentale è stato il sostegno del gruppo tematico Children della Human Development and
Capability Association (HDCA). Con loro è stata progettata una metodologia di ricerca incentrata
attorno alla piena partecipazione ed auto-riflessione dei bambini. Desidero ringraziare in
particolare Mario Biggeri, Renato Libanora, Stefano Mariani e Leonardo Menchini in quanto
insieme abbiamo adattato il questionario da loro utilizzato in precedenti ricerche (Biggeri et al.
2006) e al quale abbiamo aggiunto una intera sezione riguardante i bambini di strada.
15
Robert Chambers, Whose Reality Counts? Putting the Last First, Intermediate Technology
Publications, London, 1997.
22
mentre i ricercatori esterni al loro mondo devono fungere da convenors
(convocatori), facilitators (facilitatori) e catalysts (catalizzatori).16 L’approccio
PRA ha come obiettivo principale dello sviluppo il coinvolgimento creativo
dell’uomo, e di conseguenza non considera la riduzione della povertà, le basic
needs oppure il cambiamento strutturale, come traguardi immediati da
raggiungere. Le diverse attività sono promosse da outsiders educati, liberi da
legami economici e politici, i quali incoraggiano gruppi di persone a discutere
assieme le ragioni della loro povertà, promovendo la popolazione locale della
propria investigazione sociale. Il fine è di generare una progressive actionreflection rhythm, ossia una ritmica, o dialettica, tra riflessione ed azione che si
promuove a vicenda in modo autonomo. Reti di gruppo tendono a comunicare e
collegarsi tra loro e di conseguenza essi possono stimolare la formazione di un
nuovo gruppo, eliminando la dipendenza dagli iniziali stimoli esterni.17 La
partecipazione della popolazione locale può manifestarsi in diverse forme ed
avere i significati più svariati, andando dalla partecipazione passiva fino alla piena
auto-mobilitazione.
Diversi critici18 ritengono questo termine logorato e virtualmente senza
significato. In molte occasioni sembra essere divenuta una parola d’ordine abusata
per imporre alle comunità idee e strategie che successivamente sono attribuite a
loro. Un coinvolgimento in qualche fase dei progetti può procurare una
legittimazione a decisioni che erano state prese in precedenza dagli outsiders.
Anche quando la popolazione locale sembra avere una notevole influenza,
fornendo conoscenza ed informazioni che possono in seguito portare alla
formulazione di politiche e progetti di sviluppo, rare sono in effetti le occasioni in
cui sono loro a prendere le decisioni chiave. Per questi motivi ritengo opportuno
indicare le forme di partecipazione utilizzata durante lo studio: participation in
information giving, ossia quando delle persone rispondono alle domande poste da
ricercatori tramite la somministrazione di questionari o simili approcci
quantitativi; participation by consultation, vale a dire singoli individui sono
16
Somesh Kumar, Methods for Community Participation, Vistaar Publications, New Delhi, 2002.
Gardner e Lewis, Anthropology, development and the post-modern challenge, Pluto Press,
London, 1996.
18
Vedi p.e. Tommasoli Massimo, Lo sviluppo partecipativo. Analisi sociale e logiche di
pianificazione, Roma, 2001.
17
23
consultati ed altre persone esterne possono ascoltare le loro idee; ed infine
l’interactive participation, quando le persone partecipano in analisi di gruppo,
formulano e sviluppano possibili attività.
La partecipazione è vista come un diritto, non solo come mezzo per ottenere un
determinato fine.19 A mio parere questo aspetto assume un’importanza di assoluto
rilievo. Infatti l’interesse principale del ricercatore consisteva nel sensibilizzare e
far riflettere i bambini di strada sul loro modo di vita. Concependo la
partecipazione come fine della ricerca, essa è diventata molto più creativa e
dinamica, incoraggiando i bambini a partecipare significativamente allo sviluppo
del loro destino. La ricerca non si prefiggeva nessun rigido obiettivo da realizzare,
nessuna ipotesi strettamente scientifica da verificare, ma conteneva solamente il
desiderio di migliorare le abilità dei bambini di strada a partecipare ed ascoltare
quanto avevano da dire. Per questi motivi, sono stati utilizzati, oltre ad un
questionario (pensato in questo caso non solo come strumento dal quale ricavare
informazioni, ma come un processo di riflessione) ed alla tradizionale
osservazione non strutturata, diversi strumenti di ricerca di tipo qualitativo, dando
particolare risalto al coinvolgimento creativo ed emotivo dei bambini: raccontare,
disegnare, fotografare, in definitiva, immaginare. Nello stesso momento, gli
strumenti di tipo qualitativo hanno svolto l’importante funzione di sensibilizzare e
far riflettere alcuni bambini prima della somministrazione del questionario.
In questo senso si può dunque affermare che lo studio enfatizzava una forma di
partecipazione bottom-up, nella quale i bambini avevano ampio controllo sullo
svolgimento dello studio, mentre i ricercatori fungevano semplicemente da
facilitators. Le attitudini comportamentali degli investigatori erano di vitale
importanza per lo svolgimento corretto delle sessioni di indagine. I principi
fondamentali seguiti erano i quattro identificati da Chambers (1997): handing
over the stick, ossia il facilitator esterno inizia un’attività, ma passa in seguito il
controllo alle persone locali; egli si siede ed osserva, intervenendo solamente
quando risulta necessario. Self-critical awarenees, vale a dire continuo e critico
esame del proprio comportamento da parte del ricercatore per vedere, correggere
ed imparare dagli errori. Use your best judgement, quando un ricercatore facilita
19
Ibidem.
24
le diverse attività, ossia rispettare ed agire secondo le condizioni, bisogni e
circostanze locali; questo principio richiede di innovare e improvvisare
continuamente. From stealing to sharing, ovvero dividere e discutere le idee,
opinioni ed informazioni ai diversi livelli della ricerca (tra persone locali e
ricercatori esterni, tra i ricercatori e le varie organizzazioni coinvolte), in
opposizione a quanto di solito fanno metodi di ricerca che usano come strumento
esclusivamente il questionario.20
Di conseguenza, la ricerca era per natura molto flessibile e si adattava
continuamente alle diverse esigenze, inquadrando il tutto come un innovativo
progetto comune di bambini che vivono attualmente nelle strade di Kampala, di
bambini di strada riabilitati in ONG e organizzazioni religiose, di bambini
rinchiusi a NRH oppure Kampiringisa, di bambini che vanno a scuola e non hanno
mai conosciuto la vita in strada, di due social workers locali e di tre studenti
universitari (di cui due baganda ed uno mzungu21).
Area di Studio
L’area di studio di questa ricerca è la città di Kampala, attuale capitale
dell’Uganda. Il paese si colloca nell’Africa dell’Est, e confina con il Sudan, il
Kenya, la Tanzania, il Burundi, il Ruanda e la Repubblica Democratica del
Congo. Kampala si trova nella parte centro-meridionale del paese, all’interno del
regno dei Baganda. La moderna metropoli non si colloca nel cuore del paese
soltanto in termini geografici, ma riguardo alla concentrazione delle funzioni di
tipo amministrativo, economico e commerciale è ormai il vero fulcro delle
politiche nazionali. La città di Kampala è densamente popolata, con ampie attività
economiche e commerciali sia nel settore formale che informale; in prima linea
sono presenti l’industria media-piccola per la produzione di beni basilari d’uso
quotidiano, per la fornitura di semi-lavorati metallici e per la lavorazione di
legname, l’industria siderurgica pesante per la produzione di macchinari, il
20
Robert Chambers, Whose Reality Counts? Putting the Last First, Intermediate Technology
Publications, London, 1997.
21
Un muganda (pl. baganda) è un abitante del regno Buganda; con il termine mzungu vengono in
genere indicate le persone di carnagione bianca.
25
trasporto urbano e nazionale, un discreto turismo, il settore delle comunicazioni,
tutta l’amministrazione governativa, le sedi delle diverse ONG ed organizzazione
internazionali, per citarne alcuni. Molto famoso è il mercato di Owino, il quale
rappresenta il punto di smercio per la maggioranza dei contadini delle aree rurali
nei distretti circostanti. Attività commerciali piuttosto agitate e caotiche hanno
luogo anche nelle diverse stazioni per il trasporto pubblico, ossia l’Old Taxi Park,
il New Taxi Park ed il Bus Park. Demograficamente parlando, secondo il National
Census 2002 ci sono 1,2 milioni di persone che vivono in un’area che compre
all’incirca 190 km². Bisogna però notare come suddetto censimento rileva
solamente l’ammontare della popolazione presente di sera e durante la notte. La
day population, ossia le persone che vanno tutti i giorni a lavorare in città ma non
vi risiedono, è ritenuta essere molto più alta.
Essendo la capitale ed il centro urbano più popolato del paese, un numero
crescente di persone vi si rifugia, sperando nelle opportunità lavorative offerte
dalla molteplicità delle attività economiche e commerciali ivi presenti. Le vaste
aree che circondano il centro urbano di Kampala accolgono un variegato
conglomerato di individui appartenenti a culture e gruppi etnici diversi. Durante
l’ultimo decennio si sono progressivamente sviluppati diversi quartieri slum,
aumentando notevolmente il numero dei senzatetto e delle persone che vivono in
povertà assoluta, le quali per sopravvivere partecipano ad un insieme variegato di
attività definite come informali. La città di Kampala è inoltre particolarmente
famosa per l’alto numero dei bambini di strada; essi si concentrano
principalmente nel quartiere di Kisenyi, caratterizzato da una densità altissima
(nel 2000 uguale a 328 persone per km²) ed un tasso di crescita molto elevato (nel
2000 uguale a 3,32%). Alla problematica dei bambini di strada sono di solito
attribuiti i mali tipici delle aree slum come per esempio la criminalità, la
prostituzione, l’alta percentuale di infezioni HIV/Aids, il consumo ed il
commercio illegale di droghe. Nonostante si sia diffusa tra la società un’attitudine
negativa nei confronti delle condizioni di vita nella città di Kampala, non sembra
aver comportato una riduzione delle persone che vi si rifugiano nella speranza di
migliorare la propria esistenza.
26
Selezione dei bambini che hanno partecipato in modo attivo alla ricerca
In letteratura esistono molte tecniche di selezione dei soggetti, dunque,
l’utilizzazione di una tecnica è legata al tipo di analisi qualitativa o quantitativa e,
all’interno di ciascuna di queste, dell’obiettivo che si vuole ottenere con lo
strumento. Ad esempio nel caso di un’indagine quantitativa mediante questionario
è necessario decidere il livello di rappresentatività del campione selezionato.
Questa sezione spiega come sono stati selezionati i bambini che hanno partecipato
allo studio, descrivendo prima le diverse tecniche adottate ed infine come esse
sono state applicate in relazione alle singole categorie di bambini.
Il campionamento per l’analisi quantitativa, ovvero l’indagine mediante
questionario, è stato senza dubbio la parte più complessa nell’impostazione della
ricerca. Come già detto, tre sono le categorie di bambini interessate dalla ricerca: i
bambini della strada, i bambini riabilitati e i bambini facenti parte del gruppo di
controllo. Viste le diverse categorie ed abitudini, si è deciso di usare un sample
design per ciascun gruppo (dunque tre campioni distinti). Le scarse informazioni
quantitative disponibili riguardo all’estensione della problematica dei bambini di
strada ed alle organizzazioni direttamente attive a loro favore, ci hanno indotto ad
adottare un multi-stage design22. La raccolta dati era suddivisa in due stadi
diversi: nella prima fase dovevano essere identificate le principali organizzazioni
che reintegravano bambini di strada in un centro, e le aree23 dove incontrare gli
attuali bambini di strada. Nella seconda fase i bambini intervistati (di strada,
riabilitati e del control group) sono stati selezionati ove possibile attraverso
estrazione casuale, ove non possibile attraverso un’individuazione casuale ed in
22
Selezionando i bambini in più stadi, si riduce i costi (soprattutto in termini di tempo) e si ottiene
ugualmente un quadro rappresentativo attendibile. Per queste ragioni, il multi-stage è di solito
utilizzato nel settore informale ed altre problematiche invisibili alle statistiche ufficiali.
23
Conviene domandare a dei privileged observers di identificare le aree che devono essere prese in
esame. La probabilità dell’area/cluster selection è connessa alla probabilità degli esperti di
identificare correttamente le specifiche aree di studio (Fabbris, 1990). Per questo motivo abbiamo
raccolto l’informazione necessaria attraverso diversi metodi: a) analisi di ricerche precedenti sui
bambini di strada, b) consultazione di articoli di giornale attinenti c) indicazioni di assistenti
sociali e ricercatori locali che lavorano con i bambini di strada, d) istituzioni pubbliche e private
diverse (autorità governative, ONG estere e locali, chiese locali e missionari, …).
27
ultima istanza attraverso la tecnica di snowball. La dimensione del campione24
utilizzato per il questionario era stato definito a priori (almeno 50 bambini per
ciascuno categoria).
• Random Sampling
Questo procedimento assegna ad ogni membro della popolazione di studio
un’uguale probabilità di essere incluso nel campione. Per il control group ed i
rehabilitated streetchildren la selezione è avvenuta attraverso un’estrazione
casuale, mentre i children of the street sono stati scelti casualmente da parte del
gruppo di ricerca oppure dei baabas.
• Snowball Sampling
Questo metodo utilizza uno strumento con un partecipante, dopodiché gli
domanda se può introdurre o indicare un’altra persona che soddisfi determinati
criteri e che abbia interesse e voglia di partecipare. Lo stesso procedimento viene
fatto con la persona seguente e si continua in questo modo fino a quando il
campione è saturo. Questa tecnica è stata usata nella selezione di alcuni children
of the street (da notare che nel nostro caso il primo bambino è stato individuato in
modo casuale) poiché sembrava essere un mezzo valido per creare un qualche
rapporto di fiducia.
Questo tipo d’impostazione a due stadi ha permesso di raccogliere informazioni
per l’analisi quantitativa, ma è stato altrettanto utile per la selezione dei bambini
che hanno partecipato attivamente ai metodi qualitativi utilizzati. Il numero di
bambini partecipanti agli strumenti qualitativi è stato deciso ad hoc secondo la
volontà dei bambini e la disponibilità del gruppo di ricerca.
24
Il campione è sufficientemente ampio per ottenere dati attendibili ed adoperabili per
elaborazioni statistiche. Non era possibili basare la dimensione del campione su informazioni
oggettive, infatti a priori non avevamo sufficiente informazioni affidabili per utilizzare un
intervallo di confidenza con margine di errore. Il risultato di questo metodo di campionamento dei
children of the street e rehabilitated street children può comunque essere considerato una buona
rappresentazione statistica della rispettiva popolazione a Kampala.
28
Per la selezione dei bambini che hanno partecipato agli strumenti qualitativi,
ovvero children’s drawings, maps, life histories e photos, sono stati inoltre
utilizzati i seguenti metodi:
• Opportunistic Selection
Questa tecnica prevede di proporre alle persone incontrate durante lo studio di
partecipare alla ricerca. Essa è stata utilizzata per i children of the street
conosciuti in strada oppure per i rehabilited street children delle diverse
organizzazioni che si sono presentati per primi al gruppo di ricerca.
• Purposive Selection
Questo metodo identifica determinati soggetti che si sono ritenuti avere particolari
caratteristiche, oppure in grado di poter fornire determinate informazioni. Sono
stati selezionati in questo modo i bambini che hanno partecipato ai children’s
photos ed ai children’s life histories.
• Quota Selection
Con esso si intende la selezione di un determinato numero di persone, ovvero una
certa quota, che condividono determinate caratteristiche, come p.e. età, sesso.
Questa tecnica è stata adottata per ottenere una partecipazione equilibrata tra i
bambini appartenenti a sesso e fascia d’età differente.
Come spiegato nel paragrafo 2.2, la complessità e l’articolazione del fenomeno
dei bambini di strada non permettono di formulare una definizione che si possa
considerare esaustiva. Il termine bambino di strada deve essere usato nella piena
consapevolezza che la vita di questi bambini non permette generalizzazioni, che
ogni bambino è unico e ha la propria storia. Particolarmente difficili da
individuare sono i cosiddetti part-time street children, ossia i bambini i quali
durante il giorno lavorano, giocano e vagabondano in strada, ma la sera tornano a
casa per dormire. Essi non sono stati presi in considerazione in questo studio, ma
viste le lacune riguardo alle informazioni sulla loro realtà, si consiglia vivamente
di svolgere ulteriori ricerche su di loro. I metodi di selezione descritti prima sono
29
invece stati adottati, secondo lo strumento di ricerca preso in considerazione,
applicandoli alle seguenti quattro categorie di bambini:
CHILDREN OF THE STREET
Questo termine si riferisce ai cosiddetti full-time street children, ossia i bambini di
strada a tempo pieno per i quali la strada rappresenta la loro casa e principale
risorsa per sopravvivere. Questi bambini passano la maggior parte del loro tempo
chiedendo elemosina, svolgendo piccoli lavoretti e rubando in modo da
sopravvivere giorno per giorno. Dato il ristretto tempo a disposizione era molto
importante trovare un tramite per poterci avvicinare a questo tipo di
bambini:persone che conoscono e comprendono la vita sulla strada, che sanno
come i bambini di strada si muovono e che godino della loro fiducia. Le persone
ideali a svolgere questa funzione sono state identificate all’interno delle diverse
ONG, i cosiddetti baabas. Un baaba è un former street child, ovvero un ex
bambino di strada pienamente riabilitato ed ormai maggiorenne, il quale si è
mostrato particolarmente responsabile e consapevole dei pericoli della vita in
strada. I baabas lavorano per conto delle diverse ONG ed hanno come compito
principale l’individuazione e la sensibilizzazione dei bambini di strada. I baabas
che hanno partecipato in questo studio, portandoci ed introducendoci a bambini di
strada loro conosciuti, erano Mark dell’ONG Friends of Children Association
(FOCA), Magezi dell’ONG Tigers Club ed Opolot dell’ONG Uganda Children
Centre (UCC). FOCA e Tigers Club sono state scelte ad hoc perché rispondevano
alle caratteristiche stabilite a priori e individuate con gli osservatori privilegiati;
sono infatti le ONG che hanno una notevole esperienza con i bambini di strada e
sono conosciute per il lavoro che svolgono da tanti anni; l’UCC invece è un’ONG
appena nata, ma si è mostrata un affidabile partner durante tutta la ricerca.
Secondo quanto rilevato nel primo stadio della ricerca, ovvero l’analisi delle
informazioni disponibili, siamo arrivati alla conclusione che i bambini di strada a
Kampala tendono a vivere e dormire in alcune specifiche aree della città.
In ogni modo bisogna sottolineare come l’indicazione dei luoghi nei quali sono
stati incontrati i bambini non sembra essere di primaria importanza. I bambini di
strada tendono a frequentare quotidianamente una varietà di posti differenti. Il
30
luogo dove possono essere trovati, dipende in prima linea dall’orario: la
notte/mattina dormono a Kisenyi, di giorno girano per raccogliere scrap, ovvero
rifiuti soprattutto di tipo metallico, oppure chiedono elemosina a Kampala Road, a
pranzo vanno al mercato di Owino, e via dicendo. La maggioranza degli strumenti
di ricerca sono stati utilizzati negli orari mattutini nella zona di Mengo-Kisenyi.
Un aspetto rilevante era la presenza di tanti bambini di strada di etnia karamojong,
sopraggiunti in città durante il periodo di studio. Espressione di un fenomeno
temporaneo e stagionale dovuto alla prolungata siccità e razzie di bestiame, si
tratta normalmente di giovanissime madri con i loro bambini ancora in tenera età,
le quali vanno in strada a chiedere l’elemosina. Non stanno in strada per molto
tempo, poiché sono regolarmente rastrellati dalle autorità e scaricati a
Kampiringisa per poi essere riportati in Karamoja (regione del nord est del paese).
Raccogliere le loro idee ed opinioni in strada non era semplice e dunque è stato
deciso di andare a fare alcune interviste a Kampiringisa (si è ritenuto opportuno
intervistare un numero di bambini in proporzione al loro “peso statistico” stimato
sul totale dei bambini di strada a Kampala). In questo modo si è evitato di
intervistare i bambini karamojong direttamente in strada in quanto non solo non
erano facilmente accessibili, ma si rischiavano problemi e polemiche inutili con le
autorità e la polizia locale.
REHABILITATED STREET CHILDREN
Con questa definizione ci riferiamo ai bambini di strada che sono stati inseriti in
uno dei centri di accoglienza promossi dalle ONG, organizzazioni religiose ed
altre istituzioni simili, dove ricevono alloggio, cibo ed assistenza sanitaria. Nella
prima fase dello studio si doveva creare una lista completa ed attendibile di tutte
le ONG, organizzazioni religiose ed altre istituzioni operative in favore dei
bambini di strada nella città di Kampala. Purtroppo l’elaborazione di una tale lista
sì è rivelata un’operazione molto più difficile di quanto ci si potesse aspettare. Le
diverse istituzioni ed organizzazioni consultate non erano in grado di fornire un
quadro integrale di chi lavorava con i bambini di strada. Nelle istituzioni
governative e comunali competenti a riguardo sono state rilevate gravi lacune ed
una scarsa collaborazione. Il coordinamento è apparso pressoché inesistente.
31
Sono soprattutto le ONG locali ed internazionali, assieme alle organizzazioni
religiose, a prendersi a cuore questa problematica sin dagli inizi del fenomeno dei
bambini di strada. Il governo e le agenzie locali tendono ad ignorare il fenomeno,
a sminuirlo e ad ordinare periodici rastrellamenti. Il Commissioner for Youth and
Street Children (all’interno del MGLSD), il National Children Council (NCC), il
Kampala City Council (KCC) e la Central Police Station (CPS) usano delle liste
parziali che in parte sono diverse tra loro e mancano di alcune importanti
organizzazioni. La mancata collaborazione è da osservare anche tra le diverse
ONG ed organizzazioni religiose che lavorano con questi bambini. Atteggiamenti
presuntuosi, sentimenti d’invidia, rivalità interne e concorrenza reciproca
sembrano rendere impossibile uno sforzo comune per contrastare la problematica
dei bambini di strada; lo stesso Inter NGO Forum for Street Children sembra
avere efficacia limitata, rappresentando pur sempre un irrinunciabile luogo
d’incontro per discutere e comunicare. Un'altra difficoltà per elaborare una lista
completa, era il variegato panorama delle ONG presenti in Uganda (oltre 3.000).
Molte organizzazioni che svolgono attività di tipo umanitario e sociale si
concentrano su molteplici problematiche della società, lavorando solo
indirettamente con i bambini di strada, come lo sono per esempio le ONG che si
impegnano attivamente contro l’abuso e lo sfruttamento di bambini, quelle che
aiutano i rifugiati e gli orfani, le ONG che combattono l’Aids/HIV e promuovono
la salute di giovani, quelle contro la violenza domestica, e via dicendo. L’aiuto ed
il sostegno ai bambini di strada sono in genere solamente uno dei tanti obiettivi
che le ONG si prefiggono di raggiungere. Inoltre esistono tante ONG molto
piccole oppure molto recenti e quindi poco conosciute (se non al National NGO
Board, il quale però non ha fornito alcune informazioni), mentre altre hanno
smesso di operare in mancanza di risorse finanziarie.
Per queste difficoltà abbiamo deciso di un fare un confronto tra le diverse liste
parziali ottenute nelle prime settimane di ricerca (nelle liste di MGLSD, Viva
Network, Feed the Children, Goal Uganda, ecc. il numero delle organizzazioni
variava tra 20 e 30), basarci su quelle organizzazioni che presentano le seguenti
caratteristiche: alloggio regolare, sufficiente esperienza sul campo, educationalsponsorship, formazione professionale, buona reputazione (Mariani et al., 2005).
32
In questo modo è stata elaborata una lista di 12 ONG (vedi appendice) le quali
hanno tutte partecipato alla ricerca.
CAPTURED CHILDREN
Un terzo gruppo di bambini è rappresentato dai captured street children, ossia
quei bambini che si ritrovano “temporaneamente” rinchiusi nella Naguru
Children’s Remand Home oppure nella prigione minorile di Kampiringisa. I
risultati ottenuti da questi bambini dovevano integrare quanto rilevato dalle due
principali categorie. Purtroppo non era possibile usare tutti gli strumenti di ricerca
con questi bambini, sia perché sottostavano a restrizioni di movimento (in
relazione a children’s photos), sia per la scarsa disponibilità di tempo del gruppo
di ricerca (questionario).
CONTROL GROUP
L’introduzione di questa categoria ha permesso una maggiore attendibilità dei
risultati ottenuti con la somministrazione del questionario. Anche se questo
gruppo di bambini è stato usato solamente nell’indagine tramite il questionario, ha
tuttavia permesso di operare comparazioni significative e di approfondire cosa i
bambini pensano dei loro coetanei che vivono in strada. Rientrano infatti nel
control group i bambini che non hanno mai vissuto in strada. A questo proposito
sono state scelte quattro primary schools ed una secondary school, dalle quali
sono stati selezionati casualmente dei bambini che non hanno mai vissuto in
strada. Nella scelta di queste scuole si è cercato di trovare un equilibrio tra i
diversi quartieri di Kampala in relazione alla presenza di bambini di strada. Per
questo gruppo, il questionario è stato leggermente adattato: le domande Q9b,
Q10a e Q10b non sono state fatte; le domande Q11, Q12 e Q14 sono state
riformulate, chiedendo a riguardo le loro opinioni sui bambini di strada.
33
Gruppo di Ricerca
Se nell’impostazione della ricerca mi sono avvalso del contributo chiave del
gruppo di studio dell’Università di Firenze (vedi nota 11 e sezione 3.7.6), in
Uganda ho coordinato un gruppo di ricerca composto da varie persone, grazie alle
quali ho superato molte delle difficoltà dovute alla mia limitata padronanza della
lingua locale. Infatti, per ottenere una corretta ed efficace partecipazione nello
studio da parte dei bambini bisognava garantire la piena comprensione degli
obiettivi dei singoli strumenti di ricerca. Era quindi vitale che tutti gli strumenti
fossero spiegati, preparati ed applicati assieme ai bambini usando non solo la
lingua inglese, ma soprattutto la rispettiva madrelingua dei bambini che hanno
partecipato. L’uso della madrelingua ha dato la possibilità ai bambini di articolarsi
in modo coerente ai loro pensieri ed alle loro idee (tanti non conoscevano la
lingua inglese), rendendo la partecipazione più spontanea e genuina. A maggior
ragione per i children of the street, ho identificato quattro collaboratori locali,
selezionati durante la fase preliminare di introduzione e discussione tra le varie
ONG che lavorano con i bambini di strada nella città di Kampala. Nel selezionare
questi collaboratori sono stati presi in considerazione diversi criteri: l’interesse
mostrato a svolgere questa ricerca, la padronanza delle lingue locali, le ricerche
sociali svolte precedentemente, la conoscenza del fenomeno dei bambini di strada,
la disponibilità di tempo. Sono stati scelti i seguenti collaboratori:
• Lameck Muwanga
Social worker Children and Life Mission (CALM)
Lingue: luganda, lutoro, luyankole, lunyoro.
• Henry Semakula
Junior Researcher Makerere University
Lingue: luganda, lutoro, luyankole, luyoro.
• Opolot Roberts
Social worker Uganda Children Centre (UCC)
Lingue: luganda, ateso, karamojong.
• Alutia Moses
Social worker Cornerstone Development
Lingue: luganda, ateso, karamojong.
34
I collaboratori selezionati sono stati preparati e formati adeguatamente in modo da
assicurare una corretta applicazione degli strumenti di ricerca. Particolare
attenzione è stata data al questionario, poiché le traduzioni delle domande nelle
lingue locali possono facilmente dar luogo a delle interpretazioni difformi e
quindi portare alla raccolta d’informazioni differenti.
Il coinvolgimento di ricercatori locali ha inoltre ridotto notevolmente il cosiddetto
power imbalance, ovvero il disequilibrio di potere, tra ricercatori e partecipanti
della ricerca. Conoscendo bene la problematica dei bambini di strada, i
collaboratori erano molto sensibili al modo di percezione e di comportamento dei
bambini. Una buona conoscenza del linguaggio usato in strada e la giovane età dei
collaboratori hanno contribuito ulteriormente ad instaurare un rapporto di fiducia
con i bambini.
Molto importante per la buona riuscita dello studio era la piena e costante
collaborazione tra gli assistenti di ricerca. Il coordinatore organizzava il plan of
action, ovvero le date ed i luoghi di ricerca, ed elaborava assieme ai collaboratori
gli obiettivi delle singole giornate di ricerca. Era compito del gruppo di ricerca
assicurare il raggiungimento dei traguardi; era il gruppo che decideva come
fronteggiare problemi non previsti. All’interno del gruppo ognuno aveva le stesse
responsabilità e gli stessi doveri di tutti gli altri; per ogni decisione circa
l’andamento dello studio si cercava l’unanimità. Nel programmare il
proseguimento della ricerca il coordinatore chiedeva ripetutamente le opinioni, i
giudizi e le proposte di miglioramento dei collaboratori. Il plan of action
richiedeva notevole flessibilità, adattandosi in continuazione alle circostanze ed
alle necessità locali. Dato che il gruppo di ricerca non era eccessivamente
numeroso (coordinatore e quattro collaboratori), si dall’inizio si è creata una
stretta collaborazione ed una buona coordinazione tra i membri del gruppo.
Soprattutto in occasione della somministrazione del questionario, il gruppo si
muoveva assieme e si poteva aiutare e vegliare a vicenda. Questa situazione
facilitava notevolmente i feedbacks e contribuiva alla buona riuscita della ricerca.
35
Principi Etici
Mantenere un codice etico durante lo svolgimento della ricerca era essenziale dal
momento che i bambini sono soggetti particolarmente vulnerabili. I ricercatori
dovevano garantire che lo studio non fosse in alcun modo pericoloso o dannoso
per i bambini che vi partecipavano. Per di più la partecipazione doveva essere
sempre e ovunque volontaria. Durante tutta la ricerca il gruppo di ricercatori
hanno rispettato le seguenti regole etiche basilari25:
• Ogni partecipazione deve essere volontaria
• Proteggere i partecipanti da pericoli e danneggiamento
• Assicurare la sicurezza dei ricercatori
• Rispettare tradizioni e costumi culturali
• Minimizzare il power imbalance
• Evitare di creare aspettative irrealistiche
• Rispettare la privacy dei partecipanti
• Garantire la riservatezza e l’anonimità dei partecipanti
Particolare attenzione è stata data all’adozione dello strumento children’s photos,
il quale veniva svolto in modo autonomo dai bambini senza alcuna possibilità di
vigilanza.
In segno di amicizia e per ringraziare i bambini per la loro partecipazione
(soprattutto per l’affaticante somministrazione del questionario), sono stati donati
di solito dei piccoli regali (penna, quaderno, giocattolo, ecc.) oppure è stato
offerto di pranzare insieme o andare a mangiare i dolci o il sugarcane, ovvero le
canne da zucchero. Questi piccoli pensieri non sono stati annunciati prima di
svolgere i rispettivi strumenti di ricerca per non influire sulla volontà dei bambini
a partecipare. Bambini che chiedevano soldi per la loro partecipazione non sono
stati presi in considerazione dal gruppo di ricerca.
25
RWG-CL, Handbook for Action-oriented Research on the Worst Forms of Child Labour
Including Trafficking in Children, Regional Working Group on Child Labour, Bangkok, 2003.
36
Raccolta Dati
L’organizzazione del lavoro sul campo è stato suddiviso a grandi linee in cinque
fasi diverse. In relazione al feedback ricevuto durante lo studio, il piano di ricerca
è stato adeguato portando temporaneamente alla sovrapposizione di alcune fasi.
Vediamo ora come si caratterizzano le rispettive fasi:
• La prima fase era di preparazione per tutto il seguente lavoro di ricerca sul
campo. In un primo momento, essa comprendeva un periodo di studio a Firenze
assieme alla Human Development and Capability Association (HDCA),
finalizzato all’analisi della letteratura sommaria sulla problematica dei bambini di
strada, alla preparazione degli strumenti di ricerca ed alla formulazione su come
sviluppare la ricerca26. In secondo luogo era prevista la raccolta e l’analisi della
letteratura esistente in loco concernente la problematica dei bambini di strada (tesi
universitarie, pubblicazioni delle ONG, documenti governativi, e via dicendo).
Per una buona riuscita della ricerca era essenziale esaminare e valutare
l’informazione disponibile in modo da progettare correttamente il lavoro sul
campo. Questo lavoro è stato condotto principalmente all’Università di Makerere,
nelle varie ONG che lavorano con i bambini di strada e nel Ministry of Gender,
Labour and Social Development (MGLSD) Contemporaneamente sono stati
intrapresi i primi contatti con le principali organizzazioni (ONG, CBO’s,
organizzazioni religiose) ed istituzioni governative (Naguru Remand Home,
MGLSD, CPS, Kampiringisa Rehabilitation Centre, KCC, National Children
Council) che si occupano con i bambini di strada di Kampala. Quest’attività è
stata anche svolta per ottenere maggiori informazioni sul modo di operare e sulle
caratteristiche delle diverse organizzazioni, per poter identificare quelle rilevanti
per la ricerca.
• La seconda fase riguardava la selezione dei collaboratori in modo da formare il
gruppo di ricerca per il lavoro sul campo (vedi capitolo 3.7.4). I collaboratori sono
stati formati ed addestrati sugli strumenti ed obiettivi dello studio e sui principi
etici da adottare durante la ricerca. Ex-ante il gruppo di ricerca era consapevole
26
E’ in questa fase che abbiamo inserito all’interno di un questionario già somministrato in altre
occasioni la sezione dei bambini di strada. Il questionario è stato testato (pilot survey) dal gruppo
di ricerca in Uganda, intervistando sei bambini prima dell’indagine vera e propria.
37
delle possibili difficoltà di una ricerca partecipativa con bambini, e per questo
motivo ha seguito le indicazioni su come svolgere child oriented research
(Boyden 1997, ILO-UNICEF 2000, Lewis and Lindsay 2000, RWG-CL 2002,
Laws and Mann 2004).
• La terza fase prevedeva l’inizio del lavoro sul campo in senso stretto, creando un
primo contatto con i bambini che volevano partecipare allo studio. Il gruppo di
ricerca aveva il compito di “rompere il ghiaccio”, di presentare se stesso e di
conoscere meglio i bambini delle diverse categorie. A questo proposito il gruppo
ha optato di utilizzare gli strumenti children’s drawings (disegni) e children’s
maps (mappe). Essi hanno dato luogo ad una massiccia partecipazione spontanea
ed hanno permesso di creare facilmente un rapporto di fiducia con i bambini.
Questa fase prevedeva anche il pilot survey, ovvero la verifica del questionario
elaborato per questo studio. Per collaudare il questionario, basato su una
precedente ricerca (Biggeri et al. 2005) ma adattato ai bambini di strada, sono stati
intervistati sei bambini. Importanti feedbacks sono stati inseriti per arrivare al
questionario definitivo.
• Nella quarta fase si aggiungevano gli altri due strumenti di ricerca qualitativa,
ossia children’s photos (foto) e children’s life histories (storie di vita), e veniva
svolto il ad-hoc survey con 158 bambini. Il precedente utilizzo degli altri due
strumenti qualitativi, ossia i disegni e le mappe, si è mostrato molto vantaggioso:
essi aiutavano a far riflettere ed a sensibilizzare i bambini sulle loro condizioni di
vita in strada, preparandoli in un certo senso alla somministrazione del
questionario. Per di più, fornivano al gruppo di ricerca delle indicazioni su quale
bambino poteva essere particolarmente adatto per gli altri due strumenti
qualitativi, ossia le foto e le storie di vita. In questa fase venivano utilizzati
contemporaneamente tutti gli strumenti di ricerca, secondo le condizioni ed
esigenze locali, fino a completare una soddisfacente raccolta dati sul campo.
• La quinta ed ultima fase comprendeva le traduzioni (dalle lingue locali
all’inglese) delle interpretazioni fatte sui disegni e sulle mappe, la trascrizione e
traduzione (dalle lingue locali all’inglese) delle storie di vita, l’inserimento dei
dati raccolti tramite i questionari e la preparazione di un data-base per
l’elaborazione dei dati. Alla fine di ogni giornata di ricerca il materiale ed i dati
38
raccolti erano già stati brevemente analizzati e discussi dal gruppo di
collaboratori, in modo da risolvere eventuali dubbi.
Fig. 2: Time-line della ricerca
2004
2005
2006
Preparazione
Ricerca
Pilot
Quest
Primo incontro
gruppo HDCA
Lavoro sul
campo
Raccolta dati
Elaborazione dati
Workshop preparativo
gruppo di ricerca
Analisi dati
Stesura rapporto ricerca
Editing ricerca
Finalizzazione
tesi di laurea
Presentazione risultati provvisori ricerca
Conferenza HDCA Parigi
Presentazione risultati finali ricerca
Conferenza HDCA Groeningen
La figura 3.7.1 illustra il cosiddetto time-line della ricerca, il quale riassume e
colloca nel tempo le principali fasi e tappe di tutto il lavoro svolto nell’ambito di
questa indagine sociologica. La seguente tabella si concentra invece in modo più
dettagliato sul lavoro svolto sul campo durante i sei mesi di studio in loco.
39
Tab. 2: Organizzazione del lavoro sul campo (gennaio 2005 - giugno 2005)
FASE
PERIODO
ATTIVITA’
RISULTATI
Preparazione
Gennaio
Febbraio
Organizzazione
Febbraio
Raccolta
Dati
Marzo
•Sensibilizzazione riguardo al fenomeno dei bambini di
strada
•Comprensione delle politiche ed interventi attuati
•Identificazione delle lacune esistenti nella letteratura
attuale
•Selezione dei collaboratori di ricerca
•Creazione di una lista completa di ONG e scelta in base ai
criteri stabiliti di quelle da usare nella ricerca
•Disegni con interpretazione su
- Attività che svolgono in strada
- Le cose belle e brutte di vivere in strada
Raccolta
Dati
Marzo
Raccolta
Dati
Marzo
Aprile
Raccolta
Dati
Marzo
Aprile
Raccolta
Dati
Marzo
Aprile
Sistemazione Dati
Maggio
Giugno
•Analisi della letteratura esistente sulla problematica dei bambini
di strada (tesi dell’Università di Makerere, articoli di giornale di
due quotidiani locali principali New Vision e The Monitor,
pubblicazioni e ricerche da parte di organizzazioni, documenti
governativi, e via dicendo)
•Contatti con le principali organizzazioni (ONG, CBO’s, ecc.) ed
istituzioni governative (MGLSD, NCC, CPS, ecc.) che si occupano
di bambini di strada a Kampala.
•Children’s Drawings con:
- Children of the street
- Rehabilitated street children
- Captured children Kampiringisa
•Children’s Maps con:
- Children of the street
- Rehabilitated street children
- Captured children Kampiringisa
•Children’s Life Histories con:
- Children of the street
- Rehabilitated street children
- Captured children Naguru Remand Home e Kampiringisa
•Children’s Photos con:
- Children of the street
- Rehabilitated street children
•Children’s Capabilities con:
- Children of the street
- Rehabilitated street children
- Control group
•Traduzioni delle interpretazioni fatte sui disegni e sulle mappe
•Trascrizione e traduzione delle storie di vita
•Inserimento dei dati questionari in apposita maschera
1
•Mappe e Focus Group Discussion sui posti che i bambini usano
frequentare vivendo sulla strada
•Interviste audio fatte dai bambini sulle loro storie di vita
•Documentazione fotografica delle condizioni di vita in strada
fatte dai bambini
•Capabilities dei bambini di strada stabilite da loro
•Informazioni quantitative sulla loro vita in strada, educazione
ed attività lavorative
•Interpretazioni disegni/mappe in inglese
•Storie di vita in inglese
•Data-base pronto per l’elaborazione dei dati
Strumenti di Ricerca
In questo capitolo saranno presentati tutti gli strumenti di ricerca utilizzati assieme
ai bambini. Saranno descritte le modalità d’applicazione di ciascuno strumento,
schematizzando infine l’obiettivo prefisso, il metodo utilizzato, il campione
selezionato, il tempo impiegato, il luogo scelto ed il materiale richiesto per i
rispettivi strumenti.
Prima di usare ciascun strumento di ricerca, il gruppo di collaboratori si
introduceva ai bambini e spiegava loro l’idea generale di questa ricerca. Era molto
importante essere pazienti e creare un rapporto di fiducia, nonostante non ci fosse
molto tempo a disposizione. Il ruolo giocato dagli intermediari, ovvero dai baabas
era di conseguenza fondamentale. In seguito veniva descritto lo strumento che si
desiderava utilizzare con loro, spiegando il suo obiettivo ed il suo significato. Per
garantire la piena e corretta comprensione, veniva di solito richiesto ad uno dei
bambini di rispiegare il tutto ai suoi amici. Si chiedeva ai bambini se avevano
qualche dubbio o incertezza, oppure se volevano usare lo strumento in modo
differente. Lo strumento veniva quindi modificato secondo il feedback dei
bambini, le circostanze socio-culturali e le condizioni climatiche. Molto
importante era inoltre la scelta del luogo assieme ai bambini, nel quale svolgere i
singoli strumenti: esso doveva essere silenzioso per non essere disturbati ed
interrotti, e possibilmente all’aperto per evitare che un bambino si sentisse
soffocato. L’introduzione, la preparazione, l’organizzazione e l’applicazione degli
strumenti veniva fatta sia in lingua inglese, sia nella rispettiva madrelingua dei
bambini.
La metodologia di ricerca doveva permettere ai bambini di strada di esprimere i
loro punti di vista, le esperienze vissute e le percezioni sulle loro condizioni di
vita. Bisognava quindi trovare ed utilizzare dei metodi che aiutavano i bambini ad
esprimersi in vari modi differenti. Metodi verbali (come interviste e discussioni)
spesso non funzionano bene con i bambini piccoli. Per questo motivo sono state
usate anche metodi visuali (come i disegni e le mappe), i quali rappresentavano
delle valide alternative.
41
• CHILDREN’S DRAWINGS
Un disegno permette ad un bambino di riflettere su una tematica senza dover
rispondere individualmente ad una domanda riferitogli direttamente. Si riduce
quindi notevolmente il contatto visivo tra il ricercatore adulto ed il bambino, che
può aiutare a diminuire l’autorità e la centralità della figura del ricercatore, e
creare una situazione più libera e rilassata. In genere i bambini si rallegrano a
disegnare, però bisogna assolutamente chiedere loro delle spiegazioni su cosa
abbiano raffigurato. Le interpretazioni fornite dagli adulti sono di solito sbagliate
o mancano di dettagli che risultano importanti per un bambino. I disegni dei
bambini necessitano quindi di un’interpretazione sia individuale sia culturale. I
ricercatori devono rispettare cosa disegnano i bambini di età differente e hanno
bisogno di comprendere il modo locale di percepire e disegnare. I disegni dei
bambini possono essere fonti valide di informazione. Essi sono particolarmente
utili quando un bambino non può o non vuole esprimersi oralmente o in parole
scritte, e sembrano ideali per toccare temi particolarmente sensibili.
Nel nostro studio, abbiamo deciso di dare ai bambini due tematiche molto aperte e
generali che potevano descrivere nel loro disegno. Ogni bambino poteva scegliere
(oppure fare entrambi) uno dei seguenti temi:
• Come passi il tempo in strada? Che cosa fai vivendo in strada?
Con questo tema si volevano determinare le diverse attività svolte da un bambino
di strada sia di lavoro, come anche nel tempo libero, e via dicendo. Questo tema si
collega direttamente con lo strumento Children’s Maps ed in parte si sovrappone,
poiché anche in questi disegni vengono indirettamente forniti informazioni sui
luoghi dove i bambini svolgono le loro attività.
• Quali sono le cose belle e quali sono quelle brutte vivendo in strada? Cosa ti
piace e cosa non ti piace vivendo in strada?
Con questo tema invece si provava ad identificare i vantaggi e gli svantaggi che la
vita in strada poteva fornire ai bambini rispetto alle loro condizioni di vita
42
precedente (maltrattamento a casa, provenienza da una regione di crisi o conflitto,
e via dicendo). I bambini potevano dividere il foglio a metà per disegnare su una
parte le cose belle e sull’altra le cose brutte, oppure usare due fogli separati.
Dopo circa un’ora e mezza, venivano raccolti tutti i disegni e si chiedeva ai
bambini chi di loro voleva spiegare agli altri bambini il suo disegno. Due
collaboratori locali facevano da facilitator per rendere l’interpretazione fluida,
mentre il coordinatore annotava il comportamento e l’atteggiamento degli altri
bambini durante la discussione dei disegni. Infine, il gruppo di ricercatori
ringraziava i bambini per la partecipazione e chiedeva loro se gentilmente poteva
tenere alcuni dei loro disegni
Tab. 3: Descrizione dello strumento Children’s Drawings
Fine
Metodi
Selezione
Numero
Data
Pieces
Tempo
Luogo
Materiale
Capire come i bambini passano il loro tempo in strada.
Elencare e comprendere i vantaggi e gli svantaggi della vita in strada.
Disegnare a tema.
Interpretazione dei disegni.
Random e Opportunistic Selection:
SelezioneTotale:
15 - 20 bambini per ciascun tema di disegno.
150 - 200
• 40 Children of the street
Children’s
(Ucc nr.24, Karamojong nr.16)
Drawings
• 29 Rehabilitated street children
Totale: 83
(Kin nr.15, Kayda nr.14)
• 14 Captured children (Kampiringisa nr.14)
1 ½ ora per disegnare, ½ ora per interpretazioni.
• Ucc, Kampiringisa (Children of the street)
• Kin, Kayda (Rehabilitated street children)
• Kampiringisa (Captured children)
Fogli bianchi, matite, colori.
• CHILDREN’S MAPS
L’obiettivo di questo strumento era di elaborare delle cosiddette mobility maps,
ovvero delle mappe sulla mobilità dei bambini di strada a Kampala. Queste mappe
ci aiutano ad indagare sui comportamenti di movimento di singoli bambini oppure
di intere bande di strada. Non si voleva però ottenere delle cartine geografiche
particolarmente dettagliate, che comprendessero precise informazioni sulle
distanze, sul modo di trasporto, sulla frequenza della visitazione, e via dicendo.
43
Lo strumento si focalizzava soprattutto sui luoghi e sulle ragioni per le quali i
bambini vi si recano. Attraverso una comparazione tra le mappe create dai due
principali gruppi di bambini, ossia children of the street e rehabilitated street
children, si aveva la possibilità di osservare delle analogie oppure dei mutamenti
avvenuti per chi vive attualmente in strada. Risaltando
il dialogo ed il
compromesso, i ricercatori hanno deciso di incoraggiare la formazione di gruppi
di lavoro, ognuno dei quali doveva elaborare la propria mobility map. I bambini
che volevano partecipare sono stati, di solito, divisi in tre gruppi diversi, mettendo
insieme i bambini appartenenti alla stessa fascia d’età per far sentire meglio la
propria voce. Ciascun gruppo aveva circa un’ora di tempo per discutere ed
elaborare la propria mappa, dopodiché dovevano nominare un capogruppo che
presentava ed interpretava la mappa agli altri bambini. Inizialmente sono stati
usati materiali di natura (foglie, sassi, rami, ecc.), prestando attenzione a non usare
generi alimentari (fagioli, riso, ecc.), non volendo mancare di rispetto nei
confronti di chi non sempre ha da mangiare tutti i giorni. Per il limitato tempo a
disposizione, il gruppo ha poi preferito usare la carta ed i colori, poiché facilitava
la comparazione tra le diverse mappe. L’elaborazione delle mappe è avvenuta in
genere sul suolo o comunque per terra, in modo che tutti i partecipanti potessero
muovere attorno alla mappa e aggiungere delle modifiche fino ad arrivare ad una
mappa finale che accontentasse tutti i partecipanti. Infine, a seconda del tempo
rimasto, veniva svolta una Focus Group Discussion assieme a tutti i bambini,
usando le mappe come visuali stimoli, e si creava un’unica grande mappa oppure
si decideva quale delle mappe dei diversi gruppi era stata elaborata meglio. Anche
in questo caso, due collaboratori locali facevano da facilitators per rendere la
discussione fluida, mentre il coordinatore annotava il comportamento e
l’atteggiamento degli altri bambini. Infine, il gruppo di ricercatori ringraziava i
bambini per la partecipazione e chiedeva loro se gentilmente poteva tenere alcune
delle loro mobility maps.
44
Tab. 4: Descrizione dello strumento Children’s Maps
Fine
Metodi
Selezione
Numero
Data
Pieces
Tempo
Luogo
Materiale
Identificare i luoghi frequentati dai bambini di strada e capire le
ragioni perché vi si dirigono.
Ottenere indicazioni su mobilità ed attività giornaliere dei bambini di
strada.
Elaborazione in gruppo di mobility maps.
Interpretazione e FGD con mappe/cartine utilizzate come visuali
stimuli
Random e Opportunistic Selection:
Selezione Totale:
Formazione di 3 gruppi da 5 - 10 bambini
75 - 150
mettendo assieme i bambini appartenenti alla
stessa fascia d’età.
• 9 Children of the street
Children’s Maps
(Ucc nr.6, Karamojong nr.3)
Totale: 20
• 6 Rehabilitated street children
(Kin nr.3, Kayda nr.3)
• 5 Captured children (Kampiringisa nr.5)
1 ora per disegnare, ½ ora per interpretazioni, ½ per FGD.
• Ucc, Kampiringisa (Children of the street)
• Kin, Kayda (Rehabilitated street children)
• Kampiringisa (Captured children)
Sassi, bastoni, sabbia, foglie d’albero, cartellone di carta, fogli
bianchi, bigliettini di carta, matite, colori.
• CHILDREN’S LIFE HISTORIES
Le interviste sono il metodo di ricerca sociale più conosciuto, ma questo non
significa che sono il metodo migliore da utilizzare, particolarmente con i bambini.
Di solito i risultati sono limitati, soprattutto per la mancata abilità
dell’intervistatore a porre le domande giuste, ma anche per la difficoltà ad
analizzare correttamente le riposte ottenute. Nell’ambito di questa ricerca, le storie
di vita sono state raccolte attraverso interviste semi-strutturate che si
appoggiavano su una generica scaletta tematica, ovvero su una sequenza di
particolari argomenti, senza imporre domande rigide e chiuse. I bambini dovevano
avere la possibilità di raccontarci la loro storia senza essere interrotti in
continuazione.
Per ottenere una buona intervista bisogna fare in modo che l’intervistato sia
rilassato e naturale durante la conversazione. Per questo motivo, il gruppo di
ricerca ha deciso di mettere i bambini stessi nel ruolo dell’intervistatore. Si
45
spiegava ai bambini che l’obiettivo era di ottenere delle storie di vita e quindi era
preferibile mantenere una certa cronologia durante l’intervista, passando per le
diverse fasi della vita di un bambino di strada (luogo d’origine e famiglia,
esperienza nella scuola, strada e lavoretti, arresto e prigione, assistenza
organizzazioni, e via dicendo). In seguito era stato dato ai bambini un registratore
ed un microfono, e si chiedeva loro di intervistarsi a vicenda usando le proprie
domande. Dopodiché venivano di solito lasciati da soli, ricordandoli che avevano
a disposizione circa mezz’ora.
Questa forma di interviste era anche vantaggiosa per il fatto che i bambini tra loro
possono toccare anche argomenti particolarmente delicati, mentre un ricercatore
adulto estraneo difficilmente otterrebbe informazioni utili a riguardo. La scelta del
luogo era particolarmente importante, poiché oltre a dover essere sicuro per fare
l’intervista senza distrazioni ed interruzioni, doveva anche essere molto silenzioso
per garantire una buona qualità dell’audio. Conoscendo alcuni bambini
dall’applicazione degli altri strumenti di ricerca, il gruppo di collaboratori ha
adottato per le interviste in parte anche un purposive selection, chiedendo di
partecipare ad alcuni bambini ritenuti particolarmente adatti.
Ogni intervista veniva riascoltata dal gruppo di collaboratori assieme ai bambini,
per vedere se fossero stati toccati gli argomenti principali ed eventualmente
aggiungere qualcosa. Il gruppo ringraziava i bambini per la loro partecipazione,
garantendoli la riservatezza e l’anonimità dell’intervista.
Tab. 5: Descrizione strumento Children’s Life Histories
Ottenere dei racconti sulle diverse esperienze vissute dai bambini di
strada.
Ascoltare e capire il tipo di domande ed il linguaggio utilizzato dai
bambini.
Metodi
Interviste audio semi-strutturate
Selezione Purposive e Opportunistic Selection:
Selezione
Un intervistatore ed un intervistato per ogni
Totale: 54
intervista.
Numero
• 8 Children of the street
Children’s
Data
(Karamojong nr.3, Ucc nr.2, Tigers nr.1,
Life Histories
Pieces
Street Random nr.2)
Totale: 27
• 12 Rehabilitated street children
(Kin nr.1, Uydel nr.2, Kayda nr.3, Ryda nr.2,
Tigers nr.1, Cornerstone nr.3)
Fine
46
• 7 Captured children
(Naguru Remand Home nr. 4, Kampiringisa nr.3)
Tempo
Non più di ½ ora per ciascun’intervista.
Luogo
• Kampiringisa, Ucc, Tigers, Street (Children of the street)
• Kin, Uydel, Kayda, Ryda, Tigers, Cornerstone
(Rehabilitated street children)
• Naguru Remand Home, Kampiringisa (Captured children)
Materiale Registratore, microfono, cassetta audio.
• CHILDREN’S PHOTOS
Lo strumento fotografico si adatta molto bene a documentare ed illustrare
particolari problematiche di sviluppo. L’approccio partecipativo coinvolge i diretti
interessati e permette di solito di ottenere delle fotografie di situazioni precluse e
in luoghi non accessibili ad outsiders. Le immagini catturate dai bambini possono
quindi offrire valide prospettive del loro modo di percepire la realtà. Attraverso
l’interpretazione delle foto, esse non si configurano come semplice illustrazione di
una relazione, ma diventano una preziosa fonte d’informazione. Le fotografie
diventano un eccellente mezzo per comunicare ed accrescere la consapevolezza
circa le loro condizioni di vita. Esse riescono a raggiungere un pubblico più vasto,
coinvolgendo anche coloro che non leggerebbero un resoconto scritto.
Nell’ambito di questa ricerca, lo strumento fotografico aveva l’obiettivo di creare
un photo-essay il quale illustrasse gli aspetti più significativi della vita in strada
dei bambini. I bambini potevano fotografare a discrezione qualunque situazione
che sembrava loro importante e rappresentativa della loro realtà. Diverse ONG
sono state invitate a partecipare ad un primo incontro di preparazione tenutosi
all’ONG Tigers Club, il cui scopo era molteplice:
•
Breve corso di fotografia per insegnare l’uso delle macchine fotografiche e
prevenire gli errori da principiante.
•
Spiegazione dei principi etici e delle precauzioni da seguire per garantire la
tutela dei partecipanti.
•
Discussione ed organizzazione del progetto photo-reportage (determinazione
aree di studio, restituzione macchine fotografiche, FGD, premiazione, ecc.)
•
Selezione dei partecipanti e consegna delle macchine fotografiche
47
Per scegliere i partecipanti adatti, il gruppo di ricerca si è appoggiato alle ONG
coinvolte, adottando un purposive selection: i bambini sono stati selezionati su
base delle indicazioni fornite dalle rispettive ONG e del giudizio del gruppo di
ricerca sui bambini conosciuti meglio durante l’applicazione degli altri strumenti
di studio. Per motivi di sicurezza, il gruppo di ricerca ha deciso unilateralmente
che i bambini dovevano lavorare in coppia con una macchina fotografica. In
questo modo essi si potevano proteggere a vicenda da pericoli incombenti
(soprattutto durante lo scatto, chi fotografa non si accorge cosa succede attorno a
lui). Una volta che i bambini hanno determinato gli accoppiamenti e le rispettive
aree di studio, sono state consegnate loro le macchine fotografiche.27 I bambini
avevano due settimane di tempo per finire la pellicola e restituire la macchina
fotografica.
Dopo lo sviluppo e stampa delle foto sono state pre-selezionate da parte del
gruppo di ricerca oltre cento foto, ritenute di essere riuscite meglio. E’ stato
organizzato un secondo incontro all’ONG Tigers Club per osservare, ammirare e
commentare le foto assieme a tutti i bambini. Ogni accoppiata di fotografi poteva
partecipare con due/tre delle proprie foto alla competizione finale,che
comprendeva 32 fotografie. E’ seguita la votazione e la premiazione delle tre foto
migliori. Infine il gruppo di ricerca ha distribuito tutte le foto ai bambini e li
ringraziato per la loro partecipazione.
Tab. 3.6: Descrizione dello strumento Children’s Photos
Fine
Metodi
Selezione
Numero
Data
Pieces
Realizzazione di un foto-reportage che illustri diversi aspetti della
vita in strada, elaborato dai e sui bambini di strada di Kampala.
Osservare, discutere e capire la scelta dei motivi fotografici.
Creare un senso di responsabilità nei bambini, dando loro completa
libertà su che cosa e dove fotografare.
Documentazione fotografica
Purposive Selection:
Selezione
2 bambini per ciascuna delle 20 macchine Totale: 40
fotografiche
• 94 Children of the street
Children’s
(Foca nr.37, Tigers nr.37, Ucc nr.20)
Photos
• 11 Rehabilitated street children (Kin nr. 11)
Totale: 105
27
Un ringraziamento particolare va a Fotrans s.a.s, Foto Vicari, Nordfoto s.r.l. e Foto Flash che
hanno donato le macchine fotografiche monouso utilizzate in questo studio.
48
Tempo
Luogo
Materiale
Scelta dei bambini adatti entro un mese.
Incontro di preparazione 3 ore.
Tempo per fotografare non più di un 2 settimane.
FGD e premiazione finale 3 ore.
Incontri nel Tigers Club House
Fotografie nelle strade di Kampala
20 macchine fotografiche monouso, sviluppo e stampa foto, premi.
• INDAGINE STATISTICA MEDIANTE QUESTIONARIO
ED APPROCCIO DELLE CAPABILITIES
Se è vero che un’indagine statistica è uno strumento quantitativo, il questionario
utilizzato da un lato ha permesso la raccolta dei dati e di informazioni preziose
sulle tre categorie di bambini, dall’altro ha cercato di raccogliere le idee dei
bambini riguardo alle opportunità che ciascun bambino dovrebbe avere nella sua
vita. La sezione sulle capabilities è stata pensata proprio per generare un processo
di riflessione sulle dimensioni del benessere che li riguardano. A questo proposito,
ho adoperato il questionario elaborato dal gruppo tematico “Children” della
Human Development and Capability Association (HDCA) e lo abbiamo integrato
con una specifica parte relativa al contesto dei bambini di strada. Merita a questo
proposito una breve parentesi sull’approccio delle capabilities e sulle sue
potenzialità nel capire il benessere degli individui e dei bambini in particolare
(Biggeri et al., 2004).
Capability Approach
Il capability approach, sviluppato da parte di Amartya Sen, è un approccio
alternativo per lo sviluppo umano e pone in evidenza la partecipazione, il
benessere e la libertà come obiettivi centrali dello sviluppo, cercando di
combinare etica ed economia. Le capabilities sono i potential functionings delle
persone. I functionings sono beings and doings, ovvero quello che una persona è e
fa. La differenza tra functioning e capability è simile alla differenza tra
achievement (acquisizione) e freedom to achieve something (libertà di acquisire
qualcosa), oppure la differenza tra risultato ed opportunità. Tutte le capabilities
insieme corrispondono alla libertà generale a vivere una vita che una persona ha
49
ragione di valorizzare.28 La qualità della vita umana non dovrebbe essere misurata
in ricchezza, ma in termini di libertà e solidarietà, soprattutto nei confronti dei
membri più deboli della nostra società.
Lo sviluppo umano è considerato come un’estensione delle capabilities, ovvero
delle libertà positive; gli esseri umani sono il fine dell’attività economica piuttosto
che il loro mezzo.29 Infatti, nonostante le risorse e beni materiali sono importanti
per generare i functionings (nel senso di achievements) e le capabilities (nel senso
di freedom to achieve), essi sono solamente i mezzi e gli strumenti. L’abilità a
convertire le risorse ed i beni in capabilities e functionings dipende da tre tipi di
fattori di conversione. I fattori interni come le caratteristiche personali (sesso,
intelligenza,
condizioni
fisiche,
capacità
pratiche,
ecc.)
convertono
le
caratteristiche delle risorse o beni in functionings individuali. La conversione è
anche legata a due fattori esterni: le caratteristiche sociali (politiche pubbliche,
istituzioni, legislazione, tradizioni, norme sociali, pratiche discriminanti, ruolo dei
sessi, gerarchie societarie, relazioni di potere, beni pubblici, ecc.) e le
caratteristiche ambientali (infrastrutture, clima, ecc.).30
Secondo Nussbaum e Robeyns, il modo appropriato per rendere operativo il
human capability approach è la definizione di una lista delle capabilities
principali. La selezione di una tale lista è un passo fondamentale per sviluppare il
capability approach da mero pensiero filosofico in una teoria applicata.31 Assieme
ad altri studiosi, essi sono convinti che le ricerche future sul benessere del
bambino devono essere basate su una lista di capabilities per bambini, partendo
dalla definizione ed elaborazione di indicatori per comprendere l’infanzia ed
arrivare a riconoscere le implicazioni politiche. Come già detto, per il questionario
di questo studio e la relativa codifica, è stata utilizzata la lista delle capabilities
28
“The difference between a functioning and a capability is similar to the difference between an
achievement and the freedom to achieve something, or between an outcome and an opportunity.
All capabilities together correspond to the overall freedom to lead the life that a person has reason
to value“, tratto da Robeyns Ingrid, Sen’s capability approach and gender inequality: selecting
relevant capabilities, in ‘Feminists Economics’, Vol. 9, 2003, p. 63, mia traduzione.
29
Sen Amartya, Development as Freedom, Oxford University Press, 1999.
30
Robeyns Ingrid, The Capability Approach: An Interdisciplinary Introduction, Unpublished,
2003.
31
Ibidem.
50
proposta da Biggeri, Libanora, Mariani e Menchini (2005)32. Questo gruppo di
ricercatori - che fanno parte insieme ad altri del gruppo tematico “Children” della
HDCA - ha sede nel Dipartimento di Scienze Economiche dell’Università degli
Studi di Firenze, ed è composto da economisti, antropologi, demografi e statistici;
questo gruppo focalizza il suo lavoro di studio sulla povertà e sul benessere di
bambini. L’obiettivo principale di questo gruppo è di rendere operativo il
capability approach, utilizzando un bottom-up approach, ovvero un approccio
induttivo e partecipativo dal basso, in modo da far identificare le capabilities ai
bambini e comprendere la natura delle ragioni che privano i bambini di godere di
tali capabilities. Il loro contributo principale è di affinare le metodologie per
migliorare gli interventi a favore del benessere dei bambini, e per valutarne la
bontà degli stessi.
Questionario – Capability Section 33
Un questionario è di solito un’intervista rigidamente strutturata, che adotta un
modello standard elaborato per raccogliere la stessa tipologia d’informazione da
tutte le persone intervistate. Per questo motivo tende a raccogliere factual
information, ovvero informazioni su fatti e numeri. Il questionario utilizzato
nell’ambito di questa ricerca, contiene invece anche un aspetto qualitativo, ovvero
la parte sulle capabilities. In tutto, il questionario è stato suddiviso in quattro parti,
che trattano rispettivamente della vita in strada (street section), dell’istruzione
(education section), delle attività lavorative (work section) ed infine della
capabilities34. Mentre le prime tre sezioni indagano soprattutto su informazioni e
caratteristiche quantitative, nella parte delle capabilities il bambino comincia un
processo di riflessione ed astrazione che dovrebbe permettergli di estrapolarsi
dalle proprie esperienze di vita. La prima domanda è aperta e risulta essenziale
quando al bambino viene domandato di indicare le opportunità più importanti di
32
Si tratta di una lista provvisoria ottenuta nella ricerca svolta sulle Children’s Capabilities in
occasione del primo Children’s World Congress on Child Labour (CWCCL), tenutosi a Firenze in
maggio 2004.
33
Questa sezione è basata su Mariani, Libanora, Anich e Biggeri (2005).
34
Il questionario originario utilizzato dal gruppo tematico Children della Human development and
Capabilty Association (HDCA) è stato leggermente modificato per essere maggiormente adeguato
per lo studio con i bambini di strada. In totale sono state insertite 28 quesiti principali, suddivise in
70 domande dettagliate.
51
cui deve godere un bambino nella sua vita.35 In questo momento dell’intervista il
bambino non conosce né il concetto di capability, né la lista teorica di children’s
capabilities che viene utilizzata per codificare le risposte.36 Questa domanda
permette al ricercatore di identificare quali capabilities sono considerate da un
bambino senza condizionamenti o suggerimenti. Se il bambino menziona una
capability presente nella lista, essa viene marcata (nei casi in cui l'interpretazione
è difficile, l’intervistatore la aggiunge come nuova capability); se invece identifica
una nuova capability, allora essa viene inserita alla fine della lista (ed integrata
nelle seguenti domande riguardanti le capabilties). In questo modo il bambino può
interagire e partecipare direttamente alla formulazione del questionario.37 Nella
seconda domanda il bambino si deve concentrare sulla propria esperienza
(achieved functionings), confrontandosi anche con le capabilities che non aveva
identificato nella domanda precedente. Con la terza domanda si stimola un nuovo
processo di astrazione (come in quella iniziale), concettualizzando la rilevanza
delle singole capabilites per i bambini intesi come gruppo. La sequenza di questo
35
“What are the most important opportunities a child should have during his/her life?”; una nota
per l’intervistatore spiega che sono permesse le risposte multiple, non devono essere lette le
capabilities codificate e le nuove capabilites identificate devono essere aggiunte alla fine della
lista.
36
1. Life and physical health: being able to be physically healthy and enjoy a life of normal length.
2. Love and care: being able to love and be loved by those who care for us and being able to be
protected.
3. Mental well-being: being able to be mentally healthy.
4. Bodily integrity and safety: being able to be protected from violence of any sort.
5. Social relations: being able to enjoy social networks and to give and receive social support.
6. Participation: being able to participate in public and social life and to have a fair share of
influence and being able to receive objective information.
7. Education: being able to be educated.
8. Freedom from economic and non-economic exploitation: being able to be protected from
economic and non-economic exploitation.
9. Shelter and environment: being able to be sheltered and to live in a safe and pleasant
environment.
10. Leisure activities: being able to engage in leisure activities.
11. Respect: being able to be respected and treated with dignity.
12. Religion and identity: being able to choose to live or not according to a religion and identity.
13. Time-autonomy: being able to exercise autonomy in allocating one’s time and undertake
projects.
14. Mobility: being able to be mobile.
Nell’elaborazione di tale lista, il gruppo tematico Children della Human Development and
Capability Association (HDCA) ha deciso di convalidare la rilevanza di una capability se sono
soddisfatte le seguenti due condizioni: a) almeno un bambino la identifica in modo spontaneo; b)
essa viene considerata importante o molto importante dalla maggioranza dei bambini.
37
Biggeri M., Libanora R., Mariani S. e Meschini L., Children Conceptualizing their Capabilities:
Results of the Survey during the first Children’s World Congress on Child Labour(CWCCL),
Journal of Human Development, vol.7, n.1, marzo 2005.
52
processo di riflessione dovrebbe permettere ai bambini di staccarsi, almeno
parzialmente, dalle proprie esperienze di vita. L’ultima domanda sulle capabilities
era stata concepita per selezionare e valutare le capabilities più importanti. Senza
fornire un ordine completo di tutte le capabilities discusse, abbiamo chiesto ai
bambini di indicare le tre capabilities più rilevanti.38
Per il questionario è stata introdotta una ulteriore categoria di bambini, ovvero
coloro che non hanno mai vissuto in strada. Questi bambini sono stati intervistati
nelle scuole pubbliche di Kampala e rappresentano il cosiddetto control group. La
categoria dei captured children non è stata presa in considerazione per questo
strumento di ricerca.39
Tab. 3.7: Descrizione della indagine statistica
Fine
Metodi
Campione
Numero
Data
Pieces40
Ottenere Children’s Capabilities stabilite dai bambini stessi.
Proposte di politiche da parte dei bambini.
Analisi generica della situazione dei bambini di strada a Kampala e
comparazione tra le tre categorie di bambini. Differenze e
convergenze.
Intervista strutturata/questionario
Random e Snowball Sampling:
Sampling
6 bambini piloting e 158 questionario finale
Totale: 164
• 53 Children of the street
Questionario
• 55 Rehabilitated street children
Children’s Capabilities
• 50 Control group
Totale: 158
38
“Among the aspects we discussed, could you tell me which are the three most important
opportunities a child should have during his/ her life?”.
39
Per la non sempre facile determinazione del gruppo d’appartenenza di ciascun bambino, sono
stati presi in considerazione le domande Q3, Q4, Q5 e Q6. Queste domande forniscono
informazioni su come i bambini soddisfano i loro basic needs materiali, ossia il dormire, il
mangiare, le cure igieniche/sanitarie ed i bisogni emozionali. Ritenendo il posto per dormire come
la caratteristica forse più distintiva dei bambini di strada, alla domanda Q3 è stata data particolare
importanza. A seconda se un bambino ha risposto di dormire in strada (1), in un
centro/istituto/ONG (3) oppure a casa della sua famiglia (2), esso è stato classificato
rispettivamente come child of the street (S), rehabilitated child (N) oppure control group (C). I
bambini appartenenti al control group non hanno mai vissuto in strada, risultando altrimenti come
rehabilitated child. In conseguenza alle risposte date alle domande Q4, Q5 e Q6 sono stati
identificati alcuni bambini che sono stati classificati in una categoria diversa da quella dovuta
secondo la risposta data alla Q3. Questi bambini sono stati chiamati border children e
comprendono quelli che vivono in boarding schools, quelli che solamente grazie all’aiuto continuo
di un’ONG rimangono a dormire a casa della propria famiglia, quelli che tornano a casa solamente
per dormire soddisfacendo tutti gli altri bisogni in strada e quelli che dormono a casa di amici, ma
dipendono dall’aiuto di un’ONG oppure da cosa può offrire la strada.
40
Per informazioni dettagliate riguardo la somministrazione dei questionari vedi appendice.
53
Tempo
Luogo
Materiale
36 minuti di media per ogni questionario.
Totale circa 95 ore (158 questionari)
• Giardino/parco pubblico, strada ed ONG (Children of the street)
• ONG ed organizzazioni (Rehabilitated street children)
• Scuole pubbliche (Control group)
Modulo questionario
LIMITI DEL CASO DI STUDIO
La scarsa informazione quantitativa disponibile e la complessa articolazione del
fenomeno dei bambini di strada hanno reso molto difficile arrivare a dei risultati e
a delle conclusioni che fossero rappresentative per tutti i bambini che vivono nelle
strade di Kampala. Lo stesso concetto participation è molto problematico:
l’eterogeneità locale tende ad essere sminuita con termini vaghi e generici,
raggruppando i partecipanti in categorie che non rispecchiano esattamente la
realtà. In questo modo possono rimanere inosservate rilevanti caratteristiche di
età, di sesso, di classe sociale, per citarne alcuni, che portano ad idee ed interesse
locali sostanzialmente diverse. Una partecipazione effettiva richiede quindi di
identificare gli interessi contrastanti nell’ambito di ricerca, in modo da mettere in
luce gruppi vulnerabili all’interno delle singole comunità fino a quel punto
ignorate. In questo studio, l’adozione di un multi-stage design nell’indagine ha
permesso di procedere nello studio quasi sempre con un random sampling per la
somministrazione del questionario. Questo procedimento ha reso possibile di
formulare delle conclusioni che possono essere ritenute valide per tutta la
popolazione di studio. Si tratta di generalizzazioni relative, nate dal confronto tra
le diverse categorie di bambini e modificabili nel tempo e nello spazio di
riferimento.Assieme
agli strumenti qualitativi, sono stati utilizzati, oltre alla
selezione casuale dei bambini, anche tecniche non-probabilistiche, ovvero
l’opportunistic, la purposive e la quota selection.
La difficoltà di incontrare regolarmente i bambini di strada non ha permesso di
indagare e discutere in dettaglio le informazioni raccolte in quanto solo qualche
volta si è potuto fare più incontri con lo stesso bambino. Le diverse Focus Group
Discussion programmate avrebbero dovuto valorizzare ulteriormente i dati
54
ottenuti. Una valida occasione di dialogo ed auto-riflessione con i bambini sembra
non essere stata colta fino in fondo.
Essendo stata la mia prima ricerca sul campo, collocandosi peraltro in un contesto
non proprio familiare, non potevo vantare una preparazione altamente
professionale e di conseguenza sono stati commessi alcuni errori ed imprecisioni.
La stretta collaborazione nel gruppo di ricerca ha sicuramente aiutato ad impostare
e a migliorare la qualità di una ricerca, che ha richiesto spesso degli adattamenti e
dei cambiamenti di programma. Per la somministrazione del questionario è stato
di grande aiuto la costante comunicazione con il gruppo tematico “Children” della
Human Development and Capability Association (HDCA). L’inesperienza dello
studente poteva rappresentare un forte limite nella ricerca, ma è stato colmato
grazie all’appoggio e la partecipazione di persone con maggiore competenza in
materia.
PROBLEMI INCONTRATI DURANTE LA RICERCA
BARRIERA LINGUISTICA E CULTURALE
Data l’assenza di un’educazione scolastica, molti dei bambini che hanno
partecipato alla ricerca avevano una limitata o nessuna conoscenza della lingua
inglese. Anche per questo motivo, come già detto, sono stati assunti quattro
collaboratori di madrelingua. E’ stato utilizzato soprattutto il luganda, visto che
quasi tutti i bambini di strada a Kampala parlano o quantomeno capiscono tale
lingua, anche se non sono di origini baganda. Bisogna comunque rilevare che il
luganda parlato da questi bambini tra loro era molto diverso dal luganda standard
usato dalla gente e dai mezzi di comunicazione. I bambini tendevano a parlare il
luyaye, il linguaggio di chi vive in strada, negli slum e nei sobborghi della città di
Kampala. Di conseguenza le risposte date dai bambini non erano sempre chiare e
lasciavano ampio margine d’interpretazione. Questi ostacoli di tipo linguistici
possono aver provocato leggere distorsioni nelle traduzioni dall’inglese, ed hanno
comportato un notevole impegno in termini di tempo.
Difficoltà di tipo linguistico e soprattutto culturale sono state incontrate con i
bambini di strada di origine karamojong. Dei quattro ricercatori locali, solo uno
55
parlava fluidamente la lingua karamojong. Un altro dei miei collaboratori, ad
esempio, ha provato senza grande successo a comunicare in lingua ateso
(abbastanza simile ed appartenente alla stessa comunità linguistica). Rimanendo
sempre sui bambini di strada di origine karamojong, mi sembra interessante
riportare alcuni aspetti culturali. Gli effetti dell’isolamento culturale di questa
tribù semi-nomade del Nordest si sono mostrati soprattutto con lo strumento life
histories. Prima di utilizzare il registratore e il microfono, i bambini avevano
bisogno di familiarizzare con questi oggetti. Solamente dopo qualche
dimostrazione fatta da parte dei ricercatori, mettevano da parte la loro diffidenza e
cominciavano a partecipare. In generale, è stata osservata una particolare
diffidenza e timore di questi bambini nei confronti dei ricercatori e una notevole
riservatezza, solidarietà ed attaccamento al loro gruppo etnico. Non è stato un
caso la scelta di intervistarli nel centro di detenzione per minori.
OSTILITA’ E TIMORE
Abituati a vivere in strada, tanti bambini diventano sospettosi nei confronti di
persone esterne che si avvicinano a loro, diventando a volte ostili ed in un certo
senso anche pericolosi. Se non comprendono bene l’intento dei ricercatori
possono mostrarsi poco inclini alla collaborazione. Anche in questo caso,
l’accesso ai children of the street che fanno uso regolare di droghe, si è verificato
più difficile. Durante la ricerca sono spesso stati toccati spesso degli argomenti
molto personali e delicati, sui quali non tutti i bambini si sono mostrati volonterosi
a rivelare informazioni. Timorosi di possibili ripercussioni su di loro, si
rifiutavano di parlare delle loro esperienze personali. L’aiuto e l’intermediazione
delle diverse ONG era molto utile per superare queste difficoltà. Con i baabas e
gli uncles delle ONG erano più disponibili e cooperativi, avendo con loro già
instaurato un rapporto di reciproca collaborazione e fiducia. Bisogna inoltre notare
che in genere tendevano a collaborare maggiormente con il coordinatore di ricerca
di carnagione bianca che non con i suoi collaboratori, forse nella speranza di
ottenere qualcosa di importante in cambio.
56
SCARSA CONCENTRAZIONE
La maggioranza dei bambini di strada si distrae facilmente e non riesce a
concentrarsi a lungo tempo, soprattutto il gruppo dei children of the street e coloro
che fanno regolarmente uso di droghe. Alcune volte gli strumenti di ricerca sono
stati interrotti o abbandonati, poiché i bambini davano l’impressione di non essere
più “presenti” oppure di non trovare più alcuna soddisfazione o interesse a
continuare. Ciò ha dato luogo a frequenti interruzioni ed ha rallentato l’andamento
della ricerca.
CAMBIAMENTI CLIMATICI
Le frequenti piogge nei mesi marzo ed aprile hanno rallentato l’andamento della
ricerca, poiché ha reso molto più difficile rintracciare i bambini di strada e trovare
un luogo adatto per svolgere i diversi strumenti di ricerca. Una flessibile ed
immediata riorganizzazione del programma di ricerca è stata la ricetta per
risolvere questi problemi.
CARENTE COLLABORAZIONE
Le maggiori difficoltà incontrate durante questa ricerca erano forse di tipo
burocratico ed organizzativo. Pressoché tutte le istituzioni governative (MGLSD,
National Council for Children, KCC, Central Police Station, National NGO
Board, ecc.) non erano in grado (oppure non volevano) di aiutare il gruppo di
ricerca nella raccolta di informazioni utili ed attuali sulla problematica dei
bambini di strada a Kampala. Provenendo dall’estero, mi sono inoltre imbattuto in
ostacoli burocratici in vista di ottenere un’ autorizzazione dall’Uganda National
Council of Science and Technology (UNCST) per svolgere la ricerca.
Le stesse ONG che lavorano in materia, dopo un iniziale benvenuto e promesse di
sostegno, hanno mostrato in seguito poco interesse e pressoché nessuna volontà a
collaborare. Trattandosi “solamente” di una ricerca per una tesi di laurea che non
presenta nessuna possibilità di guadagno, sembrerebbe essere venuto meno ogni
stimolo di partecipazione. Per formare un adeguato e convincente gruppo di
ricerca e per organizzare e modificare continuamente l’action plan dello studio,
era necessario uno sforzo notevole. Fortunatamente,sono state individuate alcune
57
persone ed ONG generose, che hanno compreso l’importanza ed il significato di
questo studio e hanno contribuito, con il loro impegno, alla buona riuscita del
lavoro di ricerca.
58
ANALISI ED INTERPRETAZIONE DEI RISULTATI
INTRODUZIONE
L’analisi è un processo sistematico e logico utilizzato per esaminare i dati raccolti
in modo da accrescere la conoscenza. Il fine è di trovare e di spiegare le
caratteristiche e le tendenze osservate nei dati, ma anche di identificare e di
interpretare le differenze, contraddizioni ed eccezioni.
L’analisi dei dati raccolti ha compreso quattro fasi diverse: l’inserimento e
l’organizzazione dei dati, lo studio dei risultati ottenuti da ciascuno strumento di
ricerca, l’analisi dei risultati secondo le diverse categorie di bambini, ed infine
l’interpretazione e la triangolazione o triangulation41 dei dati. In questo capitolo
sono presentati i risultati ottenuti attraverso un’analisi dei dati raccolti durante lo
studio sul campo, mediante gli strumenti descritti nel capitolo precedente.
Vista la grande quantità di dati raccolti e di informazioni ottenute attraverso i vari
strumenti si è scelto di riportare i risultati principali o ritenuti più interessanti ai
fini di una maggiore comprensione del fenomeno. Al termine della tesi è stato
predisposto un CD in cui è stato inserito materiale aggiuntivo raccolto per ulteriori
approfondimenti, nel caso il lettore sia interessato e per riportare tutti i dati ed
elaborati (mappe, disegni, foto, ecc…) raccolti.
Dopo una descrizione generale del campione utilizzato nell’indagine statistica, in
questo capitolo sono descritti ed interpretati i risultati derivati dai singoli
strumenti di ricerca utilizzando quattro blocchi argomentativi: i) i bisogni primari
materiali ed affettivi; ii) i comportamenti di adattamento, ovvero l’utilizzo del
territorio/risorse e la mobilità; iii) la percezione della strada; e iv) il senso
d’identità, il rispetto e la dignità dei bambini. In seguito, una parte specifica sarà
dedicata all’analisi della sezione delle capabilities identificate dai bambini di
41
La triangulation prevede l’utilizzo di una combinazione di metodi di ricerca e fonti di
informazioni differenti per esaminare una tematica da diversi punti di vista. La triangulation è un
valido mezzo per valutare e per giudicare correttamente i dati raccolti ed accrescere l’attendibilità
dei risultati di ricerca.
59
strada. Al termine del capitolo è riportata una breve sezione sui limiti degli
strumenti emersi durante la ricerca.
ANALISI PRELIMINARE
Per presentare un quadro completo di tutti i dati raccolti durante lo studio è stata
predisposta la seguente tabella riassuntiva; essa ci mostra la distribuzione dei data
pieces in relazione alle tre categorie di bambini e ai diversi strumenti di ricerca
adottati e la grande quantità di informazioni ed elaborati raccolti.
Tab. 8: Distribuzione dei data pieces raccolti per strumento di ricerca
DATA PIECES PER CATEGORIA DI BAMBINI
STRUMENTO
DI RICERCA
TOTALE
DATA
PIECES
Children of
the street
Rehabilitated
street children
Captured
children
Control
Group
Disegni
40
29
14
-
83
Mappe
9
6
5
-
20
Storie di vita
8
12
7
-
27
Foto
94
11
-
-
105
Questionari
53
55
-
50
158
L’elaborazione di tale catalogo era indispensabile, a mio avviso, per procedere
correttamente alla codifica o coding42 ed alla organizzazione o indexing43 dei dati
raccolti. Successivamente sono stati riportati ed analizzati i risultati più rilevanti
ed i problemi incontrati durante l’utilizzo dei singoli strumenti.
Come detto prima, un’analisi dettagliata e completa di tutti i dati raccolti per ogni
singolo strumento (soprattutto qualitativi) avrebbe appesantito notevolmente
l’esposizione e richiesto un tempo di lettura notevole. Ho dunque ritenuto
42
La codifica è una procedura che trasforma l’informazione grezza in dei formati standardizzati,
raggruppando i dati in modo da poterli analizzare più facilmente: per codificare dati quantitativi
bisogna convertire le risposte in valori numerici; i dati di tipo qualitativo esigono invece
l’identificazione di nozioni, concetti oppure tematiche espresse ripetutamente.
43
Con indexing va inteso il processo di organizzazione e di raggruppamento dei dati in
determinate categorie o classi, contraddistinte da determinate caratteristiche.
60
opportuno concentrarmi soprattutto sull’analisi dei risultati in relazione alle
diverse categorie di bambini coinvolti nello studio. Per questo motivo sono stati
messi a confronto i risultati ottenuti nei diversi strumenti di studio in relazione
alle differenti categorie, provando ad identificare possibili connessioni o
incoerenze, caratteristiche e tendenze; comparando i risultati con le informazioni
trovate nelle precedenti ricerche sui bambini di strada a Kampala e riportate nel
secondo capitolo come secondary data consultata e, ovviamente, anche con le
iniziali ipotesi della ricerca. Le principali conclusioni e le indicazioni di per
migliorare le politiche sociali dirette ai bambini di strada sono riportate anche nel
capitolo conclusivo.
Per la presentazione dei risultati, ho utilizzato come struttura di partenza le
informazioni raccolte con l’indagine statistica e dunque le risposte ottenute con il
questionario, segnalando in ciascuno dei blocchi argomentativi le frequenze ed i
legami più rilevanti. Con i dati raccolti nell’indagine è stato possibile inquadrare
gli argomenti e riportare le differenze o le similitudini tra i tre gruppi. Questi
risultati vengono quindi integrati dalle osservazioni conseguite grazie all’utilizzo
dei strumenti qualitativi ed illustrati da alcuni disegni, mappe, fotografie e
(citazioni) delle storie di vita, realizzati dai bambini arricchendo e completando,
così, le informazioni raccolte con il questionario. I risultati sono stati esaminati
criticamente, puntando il dito su eventuali lacune dell’informazione ottenuta,
sull’accuratezza e correttezza delle interpretazioni, su limiti del metodo utilizzato
per raccogliere i dati; in breve sull’attendibilità dei risultati.
E’ necessario a questo punto della tesi ricordare che l’obiettivo principale di
questa ricerca non sono solo i singoli output ottenuti, ma il metodo utilizzato per
arrivare a tali informazioni, ovvero l’applicazione delle metodologie di ricerca
partecipativa (PRA) e l’utilizzazione dello spazio informativo delle capabilities,
nella speranza di contribuire a definire una metodologia adatta ad indagare
problematiche riguardanti gruppi sociali particolarmente vulnerabili. Questo porta
ad un valore intrinseco nella ricerca che è appunto quello di stabilire un processo
di auto-riflessione, il quale ha dentro di sé la potenzialità di creare un
empowerment dei partecipanti, aumentando le loro capacità a determinare il loro
61
futuro. Le aspettative iniziali, da questo punto di vista, erano molto alte nella
speranza di ottenere dati e informazioni utili all’analisi e alle politiche sociali,
dirette a ridurre il fenomeno dei bambini di strada. Tale rilevazione darebbe
conferma al valore ed alla funzionalità delle metodologie di ricerca partecipativa
(PRA) e dell’approccio delle capabilities, anche quando sono utilizzati assieme ai
bambini. Per di più, offrirebbe delle valide informazioni aggiuntive per la
programmazione ed implementazione di politiche.
I risultati presentati nei grafici e nelle figure delle parti seguenti, si basano sul
campione intervistato durante l’indagine statistica e dunque utilizzato per la
somministrazione del questionario. Per avere una corretta e integrale
comprensione del loro significato, è opportuno dare prima uno sguardo alla
composizione ed alle caratteristiche dei bambini intervistati.
In primo luogo, bisogna ricordare che per garantire una ragionevole comparazione
dei risultati ottenuti da ciascun gruppo di bambini era necessario garantire un
numero ampio di soggetti per ciascuno dei tre gruppi, fissato a priori in 50. In
totale hanno partecipato all’indagine statistica 158 bambini suddivisi equamente
tra i gruppi (vedi tabella precedente).
Fig. 3: Percentuale di bambini per categoria di analisi
Control
Group
32%
34%
Rehabilitate
d Children
Street
Children
34%
62
Una partecipazione equilibrata di maschi e femmine è stata adottata per il gruppo
di controllo, vale a dire tra quei bambini che non hanno mai vissuto in strada,
mentre per i bambini di strada (attuali e riabilitati) prevalgono i maschi,
rispecchiando grosso modo la distribuzione reale che si trova in strada e nelle
diverse organizzazioni. E’ interessante notare che la percentuale è simile per
queste due categorie.
Fig. 4: Suddivisione per sesso dei bambini nei gruppi (valori percentuali)
100%
80%
69%
60%
femmine
40%
31%
maschi
20%
0%
Control Group
Rehabilitated
Children
Street Children
Totale
Gruppo
Sotto l’aspetto dell’età dei bambini non ci sono differenze di rilievo tra i tre
gruppi. Prendendo il totale dei 158 bambini intervistati, il grafico seguente ci fa
vedere come la fascia tra i 12 e 14 anni sia quella predominante.
Fig. 5: Distribuzione percentuale dei bambini per fascia di età
3%
16%
8 - 11 anni
37%
12 - 14 anni
15 - 18 anni
oltre 18 anni
44%
63
Per quanto riguarda la provenienza geografica dei 158 bambini, bisogna
innanzitutto rilevare che si tratta quasi esclusivamente di bambini ugandesi (93%).
Le altre nazionalità straniere presenti sono il Ruanda, il Sudan, la RDC e la
Tanzania; un risultato che può essere ricondotto alle conflittualità che hanno avuto
o hanno tuttora luogo all’interno dei primi tre paesi.
Se invece andiamo ad analizzare il luogo d’origine di tutti i bambini partecipanti
di nazionalità ugandese, si può costatare come provengano soprattutto dall’area
centrale del paese (59,2%).44 Questo dato ha particolare rilevanza se considerato
in relazione ai soli bambini che hanno vissuto in strada, ovvero i children of the
street e rehabilitated street children: a conferma di quanto osservato in precedenti
studi, anche in questa ricerca la grande maggioranza di loro arriva dalla regione
centrale, in prima linea dal distretto di Kampala (12,6%) oppure dai distretti
confinanti o vicini, ovvero Masaka, Mukono e Wakiso.
Fig. 6: Distribuzione percentuale dei bambini ugandesi per regione di
origine
12%
8%
centro
est
21%
nord
59%
ovest
Il gruppo etnico predominante tra tutti i 158 bambini è conseguentemente quello
dei Muganda (50,3%), seguito dai Munyankole (8,4%) e dai Musoga (5,2%).
Bisogna però sottolineare la numerosa presenza di bambini appartenenti al gruppo
etnico dei Karamojong, osservati nelle strade di Kampala durante il periodo della
ricerca. Essi appartenevano quasi esclusivamente al clan karamojong dei Bokora,
44
Si noti che per definizione locale non esiste una regione meridionale in Uganda, essendo
composto il sud del paese quasi esclusivamente dalle acque del Lago di Vittoria.
64
provenienti dall’area di Matany, città situata nell’Ovest del distretto del Karamoja.
Negli ultimi anni, i Bokora hanno subito pesantemente i raid di bestiame degli Jie,
clan karamojong insediato più a nord, i quali confinando con il Sudan hanno
maggiori possibilità di ottenere rifornimenti di armamenti. Oltre alla perdita di
gran parte del loro bestiame, i Bokora si trovano a fronteggiare l’ennesimo
prolungato periodo di siccità che in tempi recenti colpisce periodicamente tutta la
regione del Karamoja. La loro presenza in strada dovrebbe quindi essere
considerata in relazione alla loro attuale situazione di precarietà, una valutazione
che è confermata dal fatto che essi non sono stati accennati in nessuna delle tesi
universitarie consultate.
Guardando l’età dei bambini, si rileva invece come quelli più giovani facciano
eccezione a quanto osservato precedentemente: appena 8% di tutti i bambini
provenienti dalla regione centrale hanno meno di dodici anni, molto più alte,
invece,le percentuali dei bambini giovanissimi provenienti dalle altre parti del
paese. Questa percentuale scende addirittura a 4,9% se si prendono in
considerazionesolamente i children of the street ed i rehabilitated street children:
questo dato potrebbe indicare come tanti di questi bambini siano legati a famiglie
di migranti che si dirigono a Kampala, di solito molto poveri e vulnerabili.
Sempre in riferimento alla loro origine, è stato chiesto ai bambini se provengono
da un ambiente rurale oppure urbano. La grande maggioranza proviene da un
ambito di tipo rurale (circa il 76%). Questo risultato darebbe conferma a quanto
osservato sopra, ovvero che tanti bambini sono legati alle migrazioni delle
famiglie dovute all’insicurezza o guerra civile, alle carestie o semplicemente alla
ricerca di un reddito più elevato o a maggiori opportunità che rappresentano le
grandi città. La predominanza rurale incrementa ulteriormente, se si guarda ai
bambini provenienti dall’Est del paese, dei quali solo un modesto 6,5% arriva da
un ambiente urbano. Per quanto riguarda le tre categorie di bambini, è da rilevare
uno scarto tra il gruppo di controllo e gli attuali bambini di strada: mentre dei
primi un bel 28% arriva da un contesto urbano, dei secondi lo è solamente il 19%.
Questo dato sembrerebbe indicare una certa correlazione tra i bambini che vivono
in campagna e le probabilità di venire a vivere in strada.
65
Concentrandoci ora sui bambini che hanno vissuto in strada (rehabilitated street
children e children of the street), sembra molto utile analizzare alcune loro
caratteristiche peculiari. Guardando per esempio all’età dei bambini quando
arrivano in strada, si può desumere che il fenomeno dei bambini di strada sia
soprattutto una problematica di tipo adolescenziale: più del 40% giunge in strada
tra gli 8 ed 11 anni; un altro 35,2% tra 12 e 14 anni.
Fig. 7: Distribuzione percentuale dei bambini per fasce d’età in relazione al
loro arrivo in strada
41%
Da nascita - 7 anni
8 - 11 anni
12%
1%
12 - 14 anni
15 - 18 anni
11%
Nessuna risposta
35%
Paragonando questi dati tra i maschi e le femmine, si rileva come le ragazze
arrivino in strada leggermente più tardi, oltre un quinto dopo aver compiuto i 15
anni.
Anche per quanto riguarda il tempo trascorso in strada troviamo una differenza
non irrilevante tra i maschi e le femmine: mentre i primi normalmente rimangono
in strada per oltre un anno (79,7%), quasi due terzi delle ragazze la abbandonano
entro 12 mesi e solamente l’8,3% vi rimane per oltre tre anni.
Paragonando questi due gruppi di bambini è stato osservato che solamente il
16,4% dei bambini riabilitati ha vissuto più di tre anni in strada, mentre dei
bambini attualmente in strada un terzo abbondante (37,7%) vi vive già oltre tale
periodo. Questo dato ci potrebbe far desumere, che le diverse organizzazioni
hanno maggiori difficoltà a reintegrare un bambino che ha vissuto in strada per un
periodo prolungato. Il modo di vivere in strada sembra incidere notevolmente
sullo sviluppo caratteriale di un adolescente: abituandosi a godere di una libertà
illimitata, a non dover rendere conto a nessuno, spesso non riescono più a
66
sopportare le regole con le quali devono confrontarsi al momento della
reintegrazione nella loro casa famigliare oppure in un ONG/centro. Il successo
delle ONG a reintegrare soprattutto bambini che hanno vissuto in strada per meno
di tre mesi (29,1% di tutti i bambini riabilitati), sembrerebbe dare conferma a tale
sensazione.
Il lavoro svolto dalle diverse organizzazioni sembrerebbe meritevole se si
considera la qualità e la completezza della reintegrazione di un bambino di strada.
Di tutti i bambini di strada e quelli riabilitati, solamente il 6,5% ha affermato di
essere ritornato in strada una seconda volta e solamente un bambino per ben due
volte. Se guardiamo le loro risposte riguardo alla ragione che li ha spinti ad andare
in strada, spicca il maltrattamento in famiglia. Questo risultato contraddice però in
parte quanto osservato direttamente durante il periodo di studio sul campo: in più
occasioni sono stati visti alcuni bambini girovagare per strada, i quali erano stati
precedentemente conosciuti in un’ONG, a NRH oppure Kampiringisa. Infine, pare
abbastanza ovvio che i cosiddetti backcomers abbiano vissuto in strada per un
periodo abbastanza lungo. Chi ritorna in strada più volte sembra essere molto più
difficile da reintegrare. Infatti, tutti i backcomers hanno vissuto in strada come
minimo un anno e quasi la metà oltre i tre anni.
Prima di passare al capitolo seguente, vorrei ricordare che per somministrare il
questionario è stato necessario utilizzare quattro lingue differenti (a volte
combinandole tra loro), in modo da garantire la piena comprensione e da facilitare
i bambini ad esprimersi.
Fig. 8: Lingua utilizzata per la somministrazione dei questionari
(valori percentuali)
Luganda
26%
Inglese
Karamojong
70%
Ateso
3%
1%
67
Quasi tutti i bambini di strada attuali e riabilitati sapevano parlare il luganda.
Anche chi apparteneva ad un gruppo etnico e linguistico diverso, aveva imparato
il luganda (ed il luyaye) vivendo a Kampala per un determinato periodo. Unica
eccezione sono stati i bambini karamojong arrivati da poco a Kampala, con i quali
si ha comunicato in lingua karamojong e parzialmente in ateso.
Dopo questa panoramica sul lavoro svolto e una prima analisi dei dati raccolti, si
entra nel cuore dell’analisi partendo dai bisogni primari materiali ed affettivi.
BISOGNI PRIMARI MATERIALI ED AFFETTIVI
L’identificazione e l’analisi dei bisogni primari materiali ed affettivi sono un
irrinunciabile prerequisito per comprendere, da un lato quali necessità dei bambini
non vengono soddisfatte all’interno delle loro famiglie e li spinge ad andare a
vivere in strada, dall’altro lato per capire quali dei loro bisogni essi non riescono
(o solo difficilmente) a soddisfare in strada. Solo attraverso un accurato esame
delle loro esigenze potranno essere desunte delle corrette conclusioni ed in un
secondo momento formulate delle valide proposte di rimedio. In questo senso un
buon aiuto è dato anche dalla sezione 4.7 sull’identificazione delle capabilities.
Prima di tutto è importante esaminare le ragioni per le quali i bambini sono finiti
in strada. Osservando le loro indicazioni si può vedere molto bene quanto sia
complessa l’origine di questa problematica.45
45
Domanda semi-multipla: ogni bambino poteva indicare due ragioni diverse. Si noti che per il
Control Group la domanda è stata riformulata, chiedendo la loro opinione sulle cause per le quali
tanti bambini vivevano in strada.
68
Fig. 9: Distribuzione percentuale dei motivi che portano i bambini verso la
vita in strada con distinzione tra gruppi
100%
80%
60%
Control
Group
Gruppo
40%
Rehabilitate
d Children
20%
Street
Children
Nessuna
risposta
Altro
Nato in strada
Guerra/conflitto
Orfano
HIV/Aids
Orfano
Abbandono
Sfruttamento
Maltrattamento
Mancanza di
cure
Rottura
famiglia
Urbanizzazione
Povertà
0%
Ragione strada
Per tutti e tre i gruppi, la ragione principale sembra essere il maltrattamento subito
dai bambini nella loro casa famigliare, il quale spesso degenera in vera e propria
violenza domestica. In senso stretto, questo risultato non coincide con quanto
rilevato da Kasagga (1998) e gli altri studi esaminati, ma darebbe invece conferma
se il maltrattamento fosse interpretato come conseguenza della povertà diffusa e
delle strutture famigliari instabili. Risulta interessante come l’epidemia HIV/Aids
venga identificata quasi esclusivamente dal gruppo di controllo, un dato che
potrebbe far pensare ad una persistente e diffusa ignoranza sull’argomento e alla
conseguente stigmatizzazione che del problema viene fatto. Sono invece
solamente i bambini che vivono attualmente in strada (children of the street) o vi
hanno vissuto in passato (rehabilitated street children), a menzionare una guerra
oppure un conflitto interno come la causa essenziale per essere finiti in strada.
Questa peculiarità sembra essere confermata dalle armi e dalle sparatorie, dai raid
nei villaggi e sui mezzi pubblici di trasporto, rappresentati in molti dei loro
disegni. In modo simile, anche l’abbandono da parte dei propri genitori e la
rottura della struttura famigliare viene in gran parte tralasciata dal gruppo di
controllo.
69
Disegno di Lokiru, 12 anni, bambina di strada.
Analizzando le ragioni identificate dai children of the street e dai rehabilitated
children sono state rilevate delle differenze nelle risposte date dai maschi rispetto
a quelle delle femmine. Mentre i primi pongono l’accento sul maltrattamento
(58,3%), abbandono (23,8%) e la mancanza di amore ed affetto (19%), le ragazze
attribuiscono la colpa principale alla povertà (45,8%) e solo dopo seguono il
maltrattamento (33,3%) e la crescente urbanizzazione (20,8%).
Se le risposte dei tre gruppi sono invece esaminate nell’ottica della provenienza
rurale oppure urbana, si può osservare una diversa valutazione della povertà come
causa incisiva: quasi un terzo (29,8%) di coloro che provengono da un ambiente
rurale la menziona, mentre solamente il 4,6% dei bambini di origine urbana fa
altrettanto.
Sistemando le risposte di tutti i bambini per fasce d’età, si può vedere come il
maltrattamento e l’abbandono siano stati indicati in misura maggiore dai bambini
dai 12 anni in su, mentre dal lato opposto sono i più piccoli a percepire la povertà
in famiglia come fattore chiave per averli indotto a rifugiarsi in strada.
70
Fig. 10: Distribuzione percentuale dei motivi che portano i bambini verso la
vita in strada con distinzione per fasce di età
70%
60%
50%
40%
8-11 anni
30%
12-14 anni
15-18 anni
20%
10%
Nessuna
risposta
Altro
Nato in strada
Guerra/conflitto
Orfano
HIV/Aids
Orfano
Abbandono
Sfruttamento
Maltrattamento
Mancanza di
cure
Rottura
famiglia
Urbanizzazione
Povertà
0%
Ragione strada
In particolare con i bambini di strada, le elevate percentuali di maltrattamento
domestico farebbero pensare ad una rottura completa con le loro famiglie. Infatti,
chiedendo loro con quali persone convivono da quando vivono in strada, il
distacco in termini di relazioni famigliari e di parentela diventa chiaro.
Il seguente grafico (figura 4.9) mostra quanto sia importante il ruolo dell’amicizia
sia per i bambini che vivono ancora in strada, sia per quelli riabilitati in
un’ONG/centro. Sono però quasi esclusivamente i bambini di strada ad inquadrare
il gruppo dei loro amici come street gang (banda di strada): si potrebbe dedurre
che una prolungata presenza in strada comporti inevitabilmente di associarsi ad un
determinato gruppo di strada.
71
Fig. 11: Distribuzione percentuali della convivenza tra gruppi
100%
98,2%
80%
72% 70%
Control
Group
60%
Rehabilitated
Children
35,8%
40%
Street
Children
20%
Nessuna
risposta
Altro
ONG/centro
Banda di
strada
Amici
Da solo
Altri parenti
Sorella/e
Fratello/i
Matrigna
Patrigno
Madre
Padre
0%
Con chi vivi?
Analizzando in dettaglio questi dati è stato osservato come anche all’interno del
gruppo di controllo poco più della metà (57.8%) dei bambini vive con entrambi i
suoi genitori naturali, evidenziando come per diversi motivi una struttura
famigliare stabile nella società ugandese non sia per nulla garantita. Il 90% del
gruppo di controllo vive invece con almeno un suo genitore naturale, mentre il
rimanente 10% si rifugia da altri parenti in genere con fratelli e sorelle;
quest’ultimo risultato dimostra come il ruolo della famiglia allargata africana non
si sia completamente esaurito.
[…] R Vengo da Masaka.
D Cosa ti ha fatto andare via da Masaka?
R Sono venuto con mia madre.
D Tua madre? Allora dov’è che ti ha abbandonato?
R Stavamo insieme.
D Ah, stavate assieme! Allora quando siete arrivati in città che
cosa avete fatto?
R Mia madre si è risposata con un altro uomo il quale dopo ha
cominciato a maltrattarmi.
D Maltrattarti?! Allora hai deciso di andartene in strada?
R No. Egli ha cominciato a maltrattarmi ogniqualvolta mia madre
era assente. Solo dopo il suo ritorno le potevo dire tutto. Mia
madre decise di riportarmi in paese da mio padre, ma anche in
questo caso la mia madrina (stepmother) cominciò a
maltrattarmi in modo simile a mio patrigno e mi diceva di tornare
72
da mia madre e stare con lei. Allora sono tornato in città per
vedere mia madre, ma lei non c’era più. Non avevo più nessuno
con cui stare.
Tratto dalla storia di vita di un bambino di strada, 10 anni.
“Genitori di strada con i loro bambini ed altri bambini di strada che
dormono e si rilassano in Entebbe Road.”
Foto di Faisal, 14 anni, bambino di strada.
Domandando ai bambini dove vadano oppure a chi si rivolgano per soddisfare i
loro bisogni di tipo affettivo (p.e. per scherzare, per raccontare un segreto, per
chiedere un consiglio oppure quando si sentono solo e tristi) è stato sottolineato
ulteriormente il ruolo di rilievo giocato dalla strada.
73
Fig. 12: Suddivisione affetto/supporto emozionale nei gruppi (valori
percentuali)
100%
Affetto
80%
Famiglia
60%
ONG
Strada
40%
20%
Altro
14%
13,2%
5,5%
0%
Control Group
Rehabilitated Children
Street Children
Gruppo
Sia per i bambini che non hanno mai vissuto in strada che per quelli riabilitati in
un’ONG/centro, il supporto affettivo fornito dai loro amici, che vivono in aree
slum oppure direttamente in strada, rimane un fattore di notevole importanza.
Prendendo in considerazione tutti coloro che hanno affermato di soddisfare i loro
bisogni affettivi in strada, quasi un quarto (23%) vive con i propri genitori o
parenti naturali; questo è un possibile segno del mancato affetto offerto all’interno
del focolare domestico.
Inoltre si può osservare come parte degli attuali bambini di strada apprezzi
l’appoggio loro offerto dalle diverse organizzazioni impegnate ad aiutarli. Un
risultato che potrebbe anche essere interpretato in modo negativo, confermando
come l’aiuto ed il sostegno fornito ai bambini da parte di molte organizzazioni
fungano anche da impulso per venire a vivere in strada. E’ stato altresì notato
come una prolungata permanenza in strada sia correlata positivamente alla
soddisfazione dei propri bisogni.
Le amicizie e la solidarietà di gruppo mostrate tra i bambini di strada non
sembrano essere scontate. La compattezza di gruppo identificata da diversi studi
come coping mechanism caratterizzante dei bambini di strada, richiede di essere
74
esaminata più attentamente. Alcuni bambini hanno raccontato nelle loro storie di
vita e tramite i loro disegni come una vera coesione si crei solamente nei momenti
nei quali i bambini si trovano di fronte ad un pericolo comune, ovvero le razzie da
parte della polizia o delle Local Defence Units (LDU). Nella quotidianità invece,
una collaborazione sincera sembrerebbe esistere solamente tra i bambini della
stessa fascia d’età. Appare essere molto comune e diffusa tra i bambini di strada
una forma di nonnismo, ossia lo sfruttamento di chi è appena arrivato in strada e
di quelli più giovani, come conferma la seguente testimonianza:
[…] D Come sono le condizioni in strada?
R In strada, i ragazzi più grandi usavano picchiarci, dandoci
bevande che non erano potabili, mandandoci a rubare e se uno
si rifiutava ti potevano anche tagliare la mano. Per mangiare si
va alla discarica comunale, ma se ti beccano ti possono
picchiare severamente (ridendo). […] La vita in strada è molto
cattiva, infatti può anche capitare che muori e nessuno se ne
accorge.
[…] D Come sei riuscito ad ottenere dei soldi?
R Soldi? L’unico modo è derubare le persone oppure andare a
raccogliere i rifiuti (scrap), ma la gente ti può picchiare ed avrai
paura a ritornare per raccogliere i rifiuti in quei luoghi. […] Ma
devi comunque continuare a raccogliere i rifiuti, perché se non lo
fai non avrai alcuni soldi e quando ragazzi di strada più grandi te
li chiedono e non glieli puoi dare, rischi di essere picchiato da
loro. Questi bayaye sono così pericolosi, vanno perfino in giro
con coltelli. Se non gli dai almeno un saw (100 scellini = 5 cent),
devi essere consapevole di non essere al sicuro con loro.
D Se gli dici che non hai soldi, però sei vestito perbene con
scarpe, vestiti e berretto. Non pensi che te li possono rubare?
R Ti picchiano e ti possono anche rubare i vestiti lasciandoti
completamente nudo. Continuano a domandarti soldi fino a
quando gli porti qualcosa come 500 o 100 scellini per perdonarti.
Ma la prossima volta che li incontri devi fare la stessa cosa di
nuovo.
D Questi ragazzi più grandi, dopo vivere con loro in strada per
un periodo così lungo, non diventano tuoi amici?
R Possono diventare i tuoi amici solamente se rispetti le loro
leggi ed ordini. Ti possono mandare a rubare per portare loro dei
soldi. Allora diventi amico, ma se rifiuti non potrai diventare mai
un loro amico.
Tratto dalla storia di vita di Kibuule, 13 anni, bambino di strada
riabilitato.
75
Passando invece ai bisogni di tipo materiale i dati raccolti hanno in parte ribadito
quanto osservato dalle tesi consultate, ovvero che le sfide principali riguardano il
dormire ed il mangiare. A soffrire maggiormente della mancanza di un posto
sicuro per passare la notte sono in primo luogo i bambini più piccoli e quelli
appena arrivati in strada, non abituati alle ardue condizioni climatiche. Alcuni
bambini invece ci hanno raccontato che erano già abituati a dormire all’aperto in
passato, dal momento che la casa dei loro genitori era troppo piccola per
accogliere tutti i membri della famiglia.
“ …dormo in una sacca
di zucchero, però non
voglio mai dormire a
lungo poiché ho paura
che il KCC mi arresti. Di
solito sono pronto a
scappare.”
Disegno di Kakumba,
12 anni, bambino di strada.
Per quanto riguarda l’alimentazione, le informazioni ottenute sono parzialmente
contrastanti tra loro: se una parte dei bambini si lamenta per le difficoltà a
procurarsi quotidianamente una quantità di cibo soddisfacente, altri bambini
confessano come il loro vitto sia migliorato da quando sono venuti a vivere in
strada. Nella regione centrale e in quella occidentale del paese, il clima favorevole
ed il terreno fecondo permettono ai contadini fino a tre raccolti annui, garantendo
alla maggioranza della popolazione rurale una quantità di cibo sufficiente. Le
lamentazioni dei bambini sembrano piuttosto derivare dalla monotonia
dell’alimentazione, ovvero posho e fagioli tutti i giorni, una costante fin dalla
nascita. A causa delle limitate possibilità economiche e degli alimenti
qualitativamente scarsi forniti da parte del WFP, l’alimentazione offerta dalla
maggioranza delle ONG/centri non si presenta molto migliore, spingendo parecchi
bambini a ritornare in strada. Vivendo in strada, i bambini hanno la possibilità di
76
guadagnare i propri soldi e comprare in seguito il cibo da loro desiderato. Molto
amato e punto di ritrovo per tanti bambini di strada è il Fido Dido, dove possono
essere degustati gelati ed altri dolci. Da quanto ci hanno raccontato i bambini, in
un giorno fortunato essi possono raggiungere attraverso piccoli lavoretti oppure
chiedendo l’elemosina fino a quattro/cinque mila scellini (= 2 euro). In giornate
meno fortunate devono chiedere aiuto ai loro amici in strada oppure sono costretti
a cercare avanzi di cibo nei bidoni dell’immondizia. Nelle pattumiere possono
trovare una discreta varietà di vivande, ma come spiega il seguente articolo di
giornale spesso i bambini non sono i soli ad andarci per cercare dei resti.
Quotidiano New Vision, 15 gennaio 2002: articolo sulla contrapposizione tra i bambini di
strada ed il Marabou Stork, uccello che si nutre dei rifiuti trovati nei bidoni e nelle
discariche comunali.
77
“Un ragazzo molto
affamato che cerca
qualcosa da
mangiare alla
discarica
comunale di
Nakasero.”
Foto di Goloba,
15 anni, bambino di
strada.
Infine, sembra doveroso fare un accenno all’importanza attribuita al vestiario da
parte dei bambini che vivono attualmente in strada. Soprattutto quando sono state
discusse le capabilities, ovvero le opportunità che dovrebbero essere garantite ad
ogni bambino, essi hanno sottolineato più volte il loro bisogno di vestiti e
soprattutto di scarpe. Sembra però che i bambini di strada più giovani preferiscano
affidare i loro vestiti, specie se nuovi, ad una persona di loro fiducia per portarli
solamente in giorni particolari, a causa della paura che qualcuno li possa rubare
loro. Sempre in riferimento al vestiario, bisogna rilevare come nelle stesse
organizzazioni governative, vale a dire NHR e Kampiringisa, non sia per nulla
scontato, che ai bambini vengano offerte scarpe e vestiti quando vi arrivano.
78
UTILIZZO TERRITORIO-RISORSE E MOBILITA’
Questa parte cercherà di spiegare ed illustrare i diversi comportamenti di
adattamento utilizzati dai bambini, ovvero la loro mobilità e l’utilizzo del
territorio e delle risorse, attraverso i quali tentano di fronteggiare le molte
difficoltà poste dalla vita in strada.
In primo luogo si era interessati ad identificare e comprendere le attività che i
bambini svolgono in modo più o meno regolare.46
Fig. 13: Distribuzione percentuale tra gruppi delle attività svolte
in strada
100%
84,9%
Control
Group
80%
70,0%
Rehabilitated
Children
60,0%
60%
Street
Children
40%
20%
Altro
Guardare film
Cercare cibo
Prostituzione
Mangiare
avanzi-resti
Consumare
droghe
Borseggiare
Rubare
Vagabondare
Giocare
Fare nuove
amicizie
Cercare
lavoro
Imparare
nuove
Piccoli
lavoretti
Chiedere
elemosina
0%
Attività in strada
I risultati ottenuti mostrano una preoccupante divergenza tra alcune risposte date
dai bambini di strada ed il gruppo di controllo. “Chiedere elemosina“ (82%),
“rubare” (70%) e “borseggiare” (46%) sono le risposte principali date dal gruppo
di controllo, mentre presentano percentuali molto più basse con i bambini di
46
Domanda multipla. Per il Control Group, la domanda è stata riformulata, chiedendo la loro
opinione sulle attività svolte dai bambini di strada.
79
strada (rispettivamente 37,7%, 22,6% e 11,3%). Queste differenze potrebbero
indicare l’ignoranza ed il disprezzo della comunità civile nei confronti dei
bambini di strada, oppure essere interpretate come forme di auto-protezione da
parte di alcuni di essi, riluttanti ad ammettere il loro coinvolgimento in attività
illegali davanti al gruppo di ricerca, come osservato nello studio di Mutongole
(1996).
[…] D Puoi abbandonare la strada ed andare a lavorare con
qualcuno senza derubarlo?
R Se incontro qualcuno che mi vuole aiutare con un lavoro, mi
dovrebbe offrire abbastanza soldi, almeno quanto riesco ad
ottenere in strada. Vivendo in strada posso procurarmi sufficienti
soldi per campare.
D Secondo me, sei un ladro a tutti gli effetti. Te ne intendi, eh!
Allora, se questa persona ti da un lavoro, sei sicuro di non
rubare le cose in casa sua?
R Come ti ho appena detto, se mi da tutto quello che voglio,
tutto quello che ottengo in strada, non ruberò le sue cose.
D Beh allora, quanto credi di debba dare tale persona?
R E’ difficile da dire poiché in strada alcune volte ottengo 2000
scellini (=1 euro), altre volte 100.000 scellini (=50 euro). Magari
se mi dà 10.000 (=5 euro) tutti i giorni posso sopravvivere bene.
D Questo significa che se ti offrono un lavoro dove guadagni tutti
i giorni 3.000 scellini, non lo accetti?
R Un lavoro che mi fruisce 3.000 scellini al giorno… no, non lo
posso fare. Ragazzo mio, io mi sono rifiutato di lavorare molto
tempo fa. Faccio solo affari che mi portano grandi guadagni
(ettah).
D Ciò vuol dire che se ti offrono un lavoro, non vuoi
assumertene la responsabilità?
R No, a meno che non mi procuri almeno 5.000 scellini al
giorno, ma quelli di 3.000 oppure 4.000… non posso sprecare il
mio tempo, dal momento che in strada in un giorno posso anche
ottenere 100.000 scellini. Mi rimane vantaggioso rimanere in
strada.
D In strada, quando ottieni tutti questi soldi, per quali belle cose
gli utilizzi?
R Ragazzo mio, io sono un uomo di musica. Quando ottengo dei
soldi, vado direttamente in un club per cantare e ballare. Chiamo
alcune ragazze e le invito a bere qualcosa. Quando ritorno nel
mio ghetto, compro un po’ di marijuana e mi metto a fumare
assieme ai miei amici (chalis).
Tratto dalla storia di vita di un bambino di strada rinchiuso a NRH,
16 anni.
80
Una situazione inversa troviamo invece per quanto riguarda la risposta “piccoli
lavoretti”, menzionata da un modesto 22% da parte del gruppo di controllo
rispetto al 84,9% dei bambini di strada.
Bisogna inoltre rilevare come siano soprattutto le bambine femmine a chiedere
l’elemosina: il fatto che oltre il 90% delle ragazze la menziona come risposta
(rispetto al 42,9% dei bambini maschi), sembra indicare come le ragazze abbiano
maggiore successo in questa attività. Infine bisogna segnalare come la
“prostituzione” e “mangiare avanzi-resti” siano state nominate esclusivamente dal
gruppo di controllo.
Foto di Bashir,
12 anni,
bambino di strada.
Il gruppo dei bambini riabilitati presenta invece le percentuali più alte per quanto
riguarda il fare nuove amicizie ed il giocare, due attività che non possono più
svolgere così liberamente da quando vivono all’interno di un ONG/centro e
sembrano quindi in retrospettiva particolarmente valide.
81
Se invece analizziamo le risposte date dai bambini di strada e dai bambini
riabilitati sotto l’aspetto della loro età, si può osservare come chiedere elemosina e
giocare sia soprattutto una prerogativa dei bambini più piccoli e diventa
progressivamente meno importante con l’aumentare dell’età; in contrapposizione
cresce la rilevanza dell’impegno lavorativo. Attività illegali come borseggiare,
rubare e l’abuso di droghe cominciano soprattutto dai 12 anni ed aumentano
gradualmente.
Fig. 14: Distribuzione percentuale delle attività svolte in strada
con distinzione per fasce d’età
100%
87,0%
83,3%
Età
80%
8-11 anni
12-14 anni
60%
15-18 anni
40%
20%
Altro
Guardare
film
Cercare cibo
Consumare
droghe
Borseggiare
Rubare
Vagabondare
Giocare
Fare nuove
amicizie
Imparare
nuove
capacità
Cercare
lavoro
Piccoli
lavoretti
Chiedere
elemosina
0%
Attività in strada
.
Disegno di
Ssempala,
11 anni,
bambino di strada
riabilitato.
82
Tendenze analoghe sono state osservate analizzando le risposte dal punto di vista
del tempo vissuto in strada, rilevando ulteriormente come l’abuso di droghe sia un
fattore maggiormente presente tra i bambini più grandi.
“Bambino di strada che fuma bhang in Nabugabo Road.”
Foto di Okiri, 16 anni, bambino di strada.
[…] D In strada, questi ragazzi consumano marijuana o
cos’altro?
R Tutti fumano marijuana, non c’è né uno che non ne fa uso.
D E tu? Hai lasciato la strada prima di cominciare a fumare la
marijuana?
R Ho abbandonato la strada dopo aver incominciato. […]
Anch’io dopo aver imparato ad utilizzarla, ho cominciato ad
insegnare il suo uso ai bambini appena arrivati in strada.
D E adesso? Fumi ancora oppure hai smesso?
R Recentmente ho smesso (wapoyesa).
[…] D Vuoi dire che hai solamente fumato la marijuana e non hai
mai preso il mafuta (carburante aereo)?
R Va bene, ho consumato anche carburante aereo ma
solamente molto poco (yalayala).
D Il carburante non ti ha mai causato malumori? Ho sentito che
un bambino è morto vicino al fiume dopo aver sniffato mafuta.
83
R Il carburante aereo ti disorganizza il cervello. Per esempio,
quando cammini in strada ed un veicolo ti viene incontro e ti sta
per investire, ti può sembrare ancora molto distante da te.
Tratto dalla storia di vita di un bambino di strada rinchiuso a
Kampiringisa, 15 anni.
Come per le attività illegali, anche per quanto riguardo il consumo di droghe,
alcuni bambini sembrano aver mostrato una certa riservatezza: esso è stato
illustrato molte volte nei disegni, mentre appare in pochissime foto. Dai racconti
dei bambini emerge però come le droghe aiutino notevolmente a superare il
problema della fame. Alcune droghe bloccano prolungatamente l’appetito, mentre
altre esaltano il sapore del cibo e permettono di mangiare gli avanzi trovati
nell’immondizia senza scrupoli.
Attraverso lo strumento di ricerca maps i bambini hanno provato ad inquadrare e
riassumere in forma illustrativa le attività da loro identificate. I lavori in gruppo
hanno dimostrato quanto sia complesso questo fenomeno e come ogni bambino
abbia sviluppato metodi e comportamenti individuali per affrontare la vita in
strada. A seconda dell’età e del sesso, delle attività svolte e del periodo vissuto in
strada, un bambino frequenta luoghi diversi. I diversi workshop hanno dato esito
ad ampie discussioni e notevoli difficoltà prima che ogni gruppo riuscisse ad
elaborare una mappa nella quale tutti i partecipanti si potessero riconoscere.
Sembrerebbe che i bambini appena arrivati in strada (come p.e. i karamojong),
quelli più piccoli ed in maggioranza femmine, tendono a chiedere elemosina ed a
concentrarsi durante il giorno nell’area centrale della città, ovvero lungo Kampala
e Entebbe Road e attorno al centro commerciale Shoprite, frequentato dalla classe
benestante della società. Coloro invece che vivono da più tempo in strada ed in
maggioranza maschi, si insediano a Mengo-Kisenyi e cominciano qualche attività
lavorativa, in prima linea a raccogliere scrap. Quest’ultima osservazione coincide
con quanto rilevato dallo studio di Kasagga (1998).
84
Mappa di mobilità a Kampala
Elaborata da gruppo di bambini di strada, tra 8 -12 anni.
Quanto sia difficile vivere a lungo in strada, lo dimostrano le risposte date alla
domanda riguardo al cambiamento dell’abituale ambiente di vita.
Fig. 15: Cambiamento ambiente abituale di vita nei gruppi
(valori percentuali)
100%
Cambi spesso
il tuo abituale
ambiente di vita?
80%
58,5%
60%
No
Si
40%
Nessuna
risposta
20%
0%
Control Group
Rehabilitated Children
Gruppo
85
Street Children
Indagando sulle ragioni che costringono o spingono i bambini di strada a cambiare
il loro abituale ambiente di vita, spiccano in prima linea i problemi ed i disturbi
incontrati con la polizia (39%), seguiti dal pericolo costante delle bande di strada
(22%) e dalle condizioni climatiche sfavorevoli (11%), ovvero la pioggia ed il
freddo. Bisogna però sottolineare l’importanza attribuita dai bambini di strada alla
possibilità di ottenere più soldi.
Fig. 16: Motivazioni date per cambiare ambiente di vita
(valori percentuali)
4%
Motivo per cambiare luogo di vita
11%
2%
7%
Mancanza di cibo
Disturbi della polizia
6%
Bande di strada
Ottenere più soldi
39%
9%
Seguendo amici
Trovare genitori e parenti
Condizioni del tempo
22%
Problemi con comunità
Questi dati sembrano essere confermate dalle risposte date alla domanda sugli
aspetti che i bambini non amano della vita in strada.
In relazione al tempo vissuto in strada, si può notare una notevole differenza tra
chi vi sta o vi è stato per meno di tre mesi e chi invece vi è stato oltre tre anni: dei
primi solamente il 18,2% afferma di cambiare l’abituale ambiente di vita rispetto
al 55% dei secondi. Questo scarto potrebbe indicare una maggiore pressione da
parte delle autorità (soprattutto della polizia) nei confronti dei ragazzi
comunemente noti come street children.
Come abbiamo visto sopra, il 84,9% dei bambini di strada afferma di svolgere
quotidianamente dei piccoli lavoretti. Proviamo quindi ad analizzare in dettaglio
le caratteristiche e condizioni lavorative delle occupazioni che li coinvolgono.
Per cominciare i bambini ci hanno spiegato e descritto le attività lavorative
comunemente intraprese in strada. Oltre la metà di loro (52,6%) ha svolto più di
una delle seguenti attività, spesso molte contemporaneamente.
86
Fig. 17: Distribuzione percentuale tra tipo di attività lavorativa
4%
7%
4%
4% 3%
3%
1%
7%
18%
8%
9%
12%
11%
9%
Tipo di lavoro
raccogliere "scrap"
venditore ambulante
pulire/lavare
trasportare bagagli e merci
raccogliere l'immondizia
lavori manuali (costruzioni, siderurgia)
trasportare l'acqua
altri lavori
portare l'immondizia alla discarica
domestica/o
pascolare animali/agricoltura
lavoro nei ristoranti
prostituzione
chiedere elemosina
L’attività che caratterizza specificamente i bambini di strada a tempo pieno è
sicuramente quella di raccogliere lo scrap, ovvero rifiuti soprattutto di tipo
metallico trovati per strada. Questi rifiuti sono poi pesati e venduti ad intermediari
che sciolgono tutto il materiale accumulato e lo rivendono a chi lavora nel settore
manifatturiero siderurgico (vale a dire pentole, porte e cancelli, componenti per
biciclette, etc.).
“Bambini di strada sniffano del carburante aereo al negozio dove vanno a
vendere lo scrap raccolto in giornata.”
Foto di Hamsa, 16 anni, bambino di strada.
87
In modo simile a quanto rilevato da parte di Mutongole (1996) e di Kasirye
(1992), esistono determinate attività svolte quasi esclusivamente dai maschi
oppure dalle femmine. Significativo come tutti i maschi abbiano affermato di
raccogliere o aver raccolto lo scrap, nemmeno una delle ragazze ha menzionato
tale attività. Anche per quanto riguarda il trasporto di bagagli e merci esiste un
notevole disequilibrio. Le ragazze di strada sono invece particolarmente richieste
a lavorare come domestiche e donne di servizio, in attività di pulizia e lavaggio e
nella prostituzione.
“Prima cerco scrap a
Kisenyi, poi lo vendo a
Job e vado col ricavato
ad Owino per comprarmi
da mangiare.”
Disegno di Odongo,
13 anni, bambino di strada.
“Bambini di strada lavorano (fondono metallo) da qualche parte a Kisenyi.”
Foto di Sango, 14 anni, bambino di strada.
88
Rispetto alla tipologia di lavori rilevati negli studi consultati, è stata osservata una
maggiore rilevanza attribuita alla raccolta e conseguente vendita dello scrap,
ovvero di oggetti di metallo buttati, della carta usata, di sacchetti di plastica
vecchi, bottiglie vuote e via dicendo, rispetto alle altre attività lavorative. Ciò
potrebbe derivare dal fatto che alcuni degli altri studi si sono concentrati più sui
bambini di strada part-time (di conseguenza sembrerebbe configurare la raccolta
dello scrap come una caratteristica tipica per i bambini di strada a tempo pieno),
oppure potrebbe indicare una maggiore richiesta di materiale riciclabile da parte
dell’economia informale locale.
Un aspetto fondamentale legato al tipo di attività svolte dai bambini di strada è
sicuramente la loro età, in quanto incide sulle loro capacità psico-fisiche a
adempire determinati compiti. Il grafico seguente ci fa veder molto bene come
l’età minima prevista dalla legislazione nazionale (14 anni)47, non venga rispettata
per nulla, cominciando quasi tutti i bambini a lavorare tra gli 8 ed i 14 anni (82%).
Fig. 18: Distribuzione percentuale dei bambini per fasce d’età ed inizio
primo lavoro
12%
6%
Età primo lavoro
34%
Prima di 8 anni
8 - 11 anni
12 - 14 anni
48%
15 - 18 anni
Anche in questo caso si rileva una differenza non irrilevante tra i maschi e le
femmine. Mentre oltre un quarto delle ragazze (26,3%) comincia a lavorare
solamente dopo aver compiuto i 15 anni, lo stesso vale solo per il 7,9% dei
ragazzi. Questo scarto è in ogni modo da ricollegare al fatto che le ragazze
sembrano arrivare più tardi in strada, come osservato prima.
47
Nel 1999, l’Uganda ratifica la Convention ILO nr.138 che fissa l’età minima lavorativa a 14 anni
(precedentemente era stabilita a 12 anni).
89
L’età con la quale un bambino inizia a lavorare sembrerebbe anche avere delle
ripercussioni sulla durata della sua permanenza in strada. E’ stato osservato che di
tutti i bambini che hanno cominciato a lavorare prima di aver compiuto gli 8 anni,
la metà è rimasta in strada da uno a tre anni, gli altri oltre tre anni.
“Questo è il luogo (Owino Market) dove i bambini di strada si comprano del
cibo dopo aver venduto lo scrap raccolto.”
Foto di Agaba e Kangane, 12 e 14 anni, bambini di strada.
Mentre il motivo per il quale i bambini di strada cominciano a lavorare pare
abbastanza ovvio (oltre il 90% “per sopravvivere”), sembra invece interessante
vedere chi ve li abbia convinti oppure costretti: solamente 38,7% prende la
decisione in modo autonomo, mentre il 46,4% invece indica gli amici di strada.
Non bisogna dimenticare l’influenza giocata dalla comunità e dai proprietari di
negozi o ristoranti (assieme 4,8%), che hanno ben presente le precarie condizioni
di vita dei bambini di strada e la conveniente forza lavoro che essi rappresentano.
Anche per quei bambini che hanno affermato di avere deciso da soli di cominciare
a lavorare, una qualche influenza esteriore sembrerebbe innegabile. Le ragazze
sembrano prendere la decisione in modo meno autonomo (soli 28% rispetto ai
40,6% dei maschi) e subire meno l’influenza degli amici (32% rispetto ai 49% dei
maschi), maggiore è il ruolo giocato dalla comunità (8%) e l’incidenza di
90
famigliari (madre, fratelli e sorelle assieme 24%). Per entrambi i sessi invece è
stato rilevato che per chi rimane solamente tre mesi in strada, la decisione è
raramente presa in modo autonomo (solo 6,3%) e con maggiore influenza della
comunità (18,8%). Quest’ultimo dato potrebbe indicare come una forte
convinzione a lavorare e guadagnare i propri soldi sia decisiva per rimanere in
strada. Per di più, è stato osservato che più tempo un bambino vive in strada, più
sembra decidere in modo autonomo se cominciare a lavorare.
Per quel che riguarda la durata di un lavoro è molto difficile presentare dei
risultati precisi, richiedendo ogni tipo di attività lavorativa delle esigenze diverse.
Significativo sembra essere il fatto che il 7,1% abbandona una determinata attività
dopo solamente un giorno o meno. Data la necessità dei bambini di strada a
guadagnare qualche soldo per soddisfare i propri bisogni, questo dato
sembrerebbe essere un’indicazione di un trattamento lavorativo poco rispettoso
(in certi casi anche sfruttamento) nei confronti dei bambini di strada, piuttosto che
un’insufficiente volontà o capacità di svolgere il lavoro. Normalmente un
determinato lavoro è intrapreso dai due/tre mesi fino a due anni (oltre il 60%).
Sembrerebbe però che alcuni maschi continuano con le stesse attività anche per
molti anni, mentre quasi tutte le ragazze smettono dopo qualche mese. Questa
differenza potrebbe essere ricondotta al differente peso di lavoro richiesto alle
femmine, derivante dalla diversa tipologia delle attività lavorative svolte. Infatti,
quasi un terzo (29%) delle ragazze ha risposto di lavorare più di 12 ore al giorno
(contro i soli 6,7% dei maschi). Prendendo in considerazione entrambi i sessi,
impressiona che il 43,3% lavora tutti i giorni e solamente il 38,3% lavora meno di
8 ore al giorno. Tanti dei bambini intervistati non erano in grado di indicare
esattamente le ore lavorative, sottolineando però, nella necessità di sopravvivere
la loro disponibilità ad ogni impiego.
Le condizioni lavorative sono un altro aspetto di vitale importanza. I bambini di
strada trovano lavoro soprattutto nel settore informale, rimanendo completamente
esposti allo sfruttamento del loro datore di lavoro. Dalle risposte relative alle
condizioni lavorative sembrerebbe che gli attuali bambini di strada siano trattati
meglio rispetto a come lo erano stati a loro tempo i bambini riabilitati. Questa
differenza potrebbe però anche essere il risultato di un cambiamento nella
91
percezione delle condizioni lavorative, dopo essere stati reintegrati in
un’organizzazione. Lo sfruttamento (33,9%), l’abuso (10,1%) ed il maltrattamento
(8,3%) mantengono comunque percentuali non irrilevanti. A subire un tale
trattamento lavorativo sono soprattutto le femmine, le quali presentano percentuali
(rispettivamente 60%, 36% e 32%) ben più alte rispetto ai maschi. Il 39,9% dei
bambini afferma invece di essere stato trattato bene. Il maltrattamento è stato
indicato dai bambini come il principale motivo per aver abbandonato il lavoro,
seguono i problemi e disturbi incontrati con le autorità, ovvero la polizia e il KCC
(Kampala City Council), il venir meno della volontà a lavorare o del bisogno di
lavorare, ed i problemi di salute. I bambini riabilitati ha abbandonato il lavoro in
seguito all’integrazione in un ONG/centro, poiché il vitto e l’alloggio era garantito
dall’organizzazione e hanno ricominciato a frequentare la scuola. La maggioranza
degli attuali bambini di strada svolgeva qualche piccolo lavoretto durante il
periodo della ricerca.
Nell’analisi delle fotografie scattate dai bambini, impressiona l’attenzione che essi
hanno attribuito da un lato alle loro attività lavorative, dall’altro all’importanza
dell’acqua. Per quanto riguarda il primo punto, sembrerebbe che i bambini
abbiano voluto dimostrare la loro disponibilità a lavorare, piuttosto di dare
l’immagine di girovagare per strada e chiedere l’elemosina. L’acqua invece
sembra svolgere il ruolo cruciale per chi vive in strada, in quanto soddisfa una
molteplicità di funzioni irrinunciabili.
“…con la tanica vado a
prendere l’acqua alla pompa.”
Disegno di Nakut,
6 anni, bambina di strada.
92
“Bambini di strada lavano alla fonte.”
Foto di Shafi, 15 anni, bambino di strada.
L’acqua presa dai piccoli rigagnoli che scorrono per la città di Kampala, viene
utilizzata per sedare la seta e cucinare, ma anche per lavare se stessi ed i vestiti
oppure per pulire le scarpe ed altro.
Disegno di Akiram,
10 anni,
bambino di strada.
93
Per queste ragioni sembrerebbe che la maggioranza dei bambini di strada
preferisca trattenersi vicino ai corsi d’acqua, un’osservazione che conferma
quanto rilevato dagli studi Kisubi (1990) e Nekesa (1994).
“Un bambino di strada fa il bagno sotto il ponte Nakivuubo.”
Foto di Rubega, 16 anni, bambino di strada.
PERCEZIONE DELLA STRADA
In questo capitolo si tenterà di spiegare ed illustrare il modo nel quale i bambini
percepiscono la loro vita in strada, ovvero si tratta di capire se si sentono sicuri
nell’ambiente che li circonda, di mostrare quali sono gli aspetti piacevoli della
vita in strada e quali sono quelli meno gradevoli.
Come possiamo vedere bene nella seguente tabella, la percezione riguardo la
sicurezza dell’ambiente cambia significativamente tra chi dorme per strada a cielo
aperto e chi invece passa la notte sotto un tetto.
94
Fig. 19: Giudizio su sicurezza/pericolosità ambiente di vita tra gruppi
(valori percentuali)
100%
Control
Group
80%
Rehabilitated
Children
Street
Children
60%
50%
40%
28,8%
20%
0%
Molto sicuro
Abbastanza
sicuro
Abbastanza
pericoloso
Molto pericoloso
Non so
sicurezza/pericolosità ambiente di vita
Abbastanza rilevante appare il dato degli attuali bambini di strada che considerano
la strada un ambiente molto pericoloso, l’80% ha tra i 15 e 18 anni. Benché i
bambini più giovani sembrano soffrire maggiormente in strada, seguendo questi
dati si ha invece l’impressione che i giovanissimi non si rendano perfettamente
conto di tutti i possibili pericoli esistenti in strada. Potrebbe anche significare che
aumentando il grado di coinvolgimento e di ruoli di potere, effettivamente il
rischio di esporsi a vendette e violenze aumenti. In questo senso i bambini più
piccoli valutano, correttamente, che nonostante la strada sia un ambiente
potenzialmente pericoloso per loro vi siano ancora margini di relativa sicurezza. I
grandi, assumendo il controllo del territorio e dei ragazzi più giovani, si rendono
meglio conto delle implicazioni violente della strada.
Molto interessanti erano le discussioni con i bambini riguardo gli aspetti piacevoli
della strada, ovvero i vantaggi che una vita in strada può presentare. La seguente
tabella (4.18) indica le risposte date dai bambini secondo le tre differenti
categorie.
95
Fig. 20: Distribuzione percentuale dei piaceri trovati in strada
per gruppo
50%
Control Group
Rehabilitated Children
Street Children
40%
30%
20%
15,1%
9,4%
10%
Nessuna risposta
Non mi piace
Altro
Consumare
droghe
Ballare in
discotecha
Guardare film
Rubare o
borseggiare per
Fare nuove
amicizie, stare con
Libertà
Avere
(sufficientemente)
Avere i propri soldi
Piccoli lavoretti per
ottenere soldi
Chiedere
elemosina per
0%
Nessun
maltrattamento da
1,9%
Piaceri della strada
Se da un lato sono in tanti a non considerare per nulla piacevole la vita in strada,
dall’altro lato si può vedere molto bene come il fascino del denaro, la possibilità
di ottenere i propri soldi e di vivere in modo indipendente abbia una notevole
attrazione sui bambini. Oltre al denaro, anche la possibilità di andare al cinema
per guardare dei film e di ballare musica occidentale nelle discoteche indica
quanto la modernizzazione influisca sulle attività tradizionali nelle comunità rurali
ugandesi, quali il danzare e le rappresentazioni teatrali.
Per tanti bambini, la strada sembra inoltre rappresentare una sorta di svincolo da
una situazione famigliare opprimente. L’importanza attribuita alla cessazione dei
maltrattamenti di tipo domestico ed all’incondizionata libertà trovata in strada,
sembra essere un altro fattore di cruciale importanza.
Infine, sembrerebbe che gli attuali bambini di strada neghino di compiacersi ad
accaparrarsi soldi borseggiando e derubando le persone, soprattutto per
autodifesa. Molto più sinceri al riguardo sembrano essere i bambini riabilitati.
96
Disegno di Muzei,
10 anni,
bambino di strada.
Per quanto riguarda i molti aspetti negativi che presenta la vita in strada, possiamo
trovare delle differenze maggiori tra i gruppi.
Fig. 21: Distribuzione percentuale dei dispiaceri trovati in strada per gruppo
80%
Control Group
Rehabilitated Children
60%
Street Children
60%
53,8%
40%
Dispiaceri della strada
97
Nessuna
risposta
Altro
Mancanza di
cibo e
Nessuna
educazione
18,9%
Stupri e
gravidanze
Incidenti
stradali
Maltrattamenti
e disturbi da
Malattie e
mancanza di
Nessun tetto
sopra la
Combattimenti,
maltrattamenti
Arresto e
prigione
0%
Disturbi e
maltrattamenti
15,4%
Abuso di
droghe
20%
Mentre il gruppo di controllo enfatizza la mancanza di cibo e di vestiario, i
bambini riabilitati in un’organizzazione sembrano apprezzare moltissimo
l’alloggio sicuro di cui ora possono usufruire. Gli attuali bambini di strada
lamentano soprattutto i diversi maltrattamenti e disturbi subiti sia dalle autorità sia
dai loro coetanei di strada più grandi e delle bande di strada, e le conseguenze per
la salute derivanti dell’abuso di droghe. La pericolosità dell’intenso traffico
stradale è invece percepita quasi esclusivamente dal gruppo di controllo.
“In strada ero molto sola, ...silenziosa come un orfano.
Nessuno si occupava di me. ”
Disegno di Masitula, 16 anni, bambina di strada riabilitata.
98
I bambini hanno in maggioranza preferito disegnare immagini spiacevoli della
vita in strada, piuttosto che gli aspetti gradevoli. Da ciò si potrebbe desumere che,
al contrario di quanto affermato sugli aspetti positivi della vita di strada, prevale
una valutazione negativa sulle opportunità che essa può offrire.
Disegno di Omuse,13 anni, bambino di strada.
Su come la problematica dei bambini di strada possa essere prevenuta tutti i
bambini sembrano essere abbastanza d’accordo tra loro, come mostra il seguente
grafico (fig. 4.20).
99
Fig. 22: Distribuzione percentuale dei modi per evitare che un
bambino finisca in strada con distinzione per gruppo
100%
90,9%
90%
Control Group
80%
Rehabilitated Children
Street Children
70%
60%
45,5%
50%
40%
30%
20%
10%
Nessuna risposta
Altro
Rispettare i diritti
dei bambini
Non rubare
Dare ai bambini
quello che
vogliono
Procurare cibo e
vestiario
Provvedere
all'alloggio
Badare alle cure
mediche
Garantire
l'educazione
Amore e cura da
parte dei genitori
Non maltrattare
bambini
Disciplina/obbedire
0%
Prevenire la strada
Per la maggior parte di loro, avere la possibilità di frequentare la scuola appare il
modo migliore, assieme ad una maggiore cura ed affetto da parte dei genitori
(accompagnato dalla cessazione dei maltrattamenti in famiglia) per evitare che i
bambini cedano alla tentazione di scappare in strada. Questi ultimi due punti
stanno a cuore soprattutto ai bambini riabilitati, i quali sembrano aver ritrovato
nelle diverse organizzazioni una sensazione di protezione che era venuto meno
nella loro famiglia.
“…alcune volte i ragazzi più
grandi che di solito ci
tormentano, si mettono a
litigare tra loro.”
Disegno di Wasswa,
12 anni, bambino di strada.
100
L’analisi incrociata dei dati raccolti rileva inoltre come i bambini di origine rurale
abbiano in misura notevolmente maggiore affermato di non trovare alcun piacere
a vivere in strada (36,9%). Questo dato può essere interpretato nel senso della
maggiore difficoltà di un bambino che si ritrova completamente estraneo ad un
contesto di tipo urbano mai conosciuto prima, trovando di conseguenza maggiori
difficoltà ad adattarsi efficacemente. Chiedere elemosina sembra invece piacere
soprattutto ai bambini giovani ed alle femmine, un dato che conferma quanto
rilevato riguardo alle attività svolte dai bambini di strada.
Sembrerebbe inoltre che con il prolungarsi del periodo vissuto in strada,
l’alimentazione ed il vestiario diventino un problema minore rispetto ai crescenti
problemi e maltrattamenti incontrati con le autorità. Il disagio della mancanza di
alloggio, della pioggia e condizioni climatiche dure è invece percepito soprattutto
dai bambini appena arrivati in strada.
IDENTITA’, RISPETTO E DIGNITA’
Prima di concentrarci sulle capabilities identificate dai bambini, andiamo ad
esaminare alcuni aspetti riguardanti l’identità, il rispetto e la dignità dei bambini.
Più esattamente proveremo ad analizzare le loro esperienze scolastiche, il loro
rapporto con la religione e la considerazione che essi ricevono dalle persone con
cui hanno vissuto e da quelle con le quali convivono ora.
Nel seguente grafico si può osservare come gli attuali bambini di strada siano gli
unici a non aver mai goduto di alcuna educazione (11,3%), un dato significativo
che ci mostra come il programma UPE sembra non funzionare per coloro che
forse ne avrebbero maggiormente bisogno. L’analfabetismo riguarda soprattutto le
ragazze di etnia karamojong, mostrando come i legami socioculturali persistano
ad influire sul tipo di istruzione che i giovani ricevono. Tale conclusione viene
confermata dal fatto che tutti coloro che non hanno mai goduto di alcuna
educazione provengono da un ambiente rurale. Per quanto riguarda la Primary
School (ovvero scuola elementare e media) i tassi di abbandono dei bambini di
strada si aggirano alla P4 (ovvero alla quarta di sette classi). Frequentare la scuola
101
superiore sembra essere possibile solamente per coloro che sono integrati in
un’organizzazione dotata di sufficienti fondi oppure per quelli che hanno una
stabile struttura famigliare alle spalle che in uno sforzo comune riesce a garantire
ogni trimestre il pagamento delle tasse scolastiche.
Fig. 23: Distribuzione percentuale del livello di istruzione tra gruppi
100%
Control
Group
80%
Rehabilitated
Children
Street
Children
60%
40%
20%
11,3%
0%
Nessuna
educazione
Asilo
Primary school
Secondary school Secondary school
(O-level)
(A-level)
Scuola
Inoltre, se non meraviglia più di tanto che solamente tre degli attuali bambini di
strada intervistati frequentano la scuola nel periodo della ricerca, sembra
abbastanza curioso il fatto che per quasi la metà (43,6%) dei bambini riabilitati in
un ONG/centro valga lo stesso. Questa situazione può essere la conseguenza della
politica di un’organizzazione tesa ad aspettare e valutare in un primo momento la
volontà e le probabilità di recuperare un determinato bambino di strada, oppure
essa può derivare semplicemente dalla mancanza di fondi sufficienti per garantire
un’educazione formale a tutti i bambini accolti.
Quanto sia difficile garantire l’educazione alla propria prole lo dimostrano le
percentuali sull’abbandono della scuola. Si vede bene come anche i bambini del
gruppo di controllo hanno in passato smesso di frequentare la scuola. Questo ci
potrebbe far capire come l’istruzione primaria non sia scontata per la maggioranza
della popolazione ugandese.
102
Fig. 24: Distribuzione percentuale di abbandono della scuola
tra gruppi
100%
Control
Group
80%
60%
Rehabilitated
Children
40%
22%
Street
Children
20%
0%
No
Si
Abbandono scuola
Sulle ragioni che hanno portato ad abbandonare la scuola, i gruppi sono
praticamente unanimi: quasi sempre è il fattore economico, ovvero la mancanza di
soldi, la causa esclusiva per smettere di andare a scuola. Più interessante invece
era vedere se ci fossero altre persone, al di fuori del sistema scolastico formale, ad
insegnare a questi bambini. All’incirca la metà del gruppo di controllo e dei
bambini riabilitati si giova di questo beneficio, nel caso dei primi soprattutto
grazie all’impegno dei genitori e fratelli o sorelle, i secondi invece attraverso gli
assistenti sociali dell’ONG oppure esponenti religiosi/missionari. Gli attuali
bambini di strada raramente hanno ricevuto un insegnamento diverso da quello
formale.
103
Sotto l’aspetto religioso esistono delle marcate differenze tra il gruppo di
controllo ed i bambini riabilitati da una parte, e gli attuali bambini di strada
dall’altra: rispetto ai primi due gruppi, molti degli attuali bambini di strada
dichiarano di non pregare mai, ossia di non aderire esplicitamente ad alcuna
confessione religiosa.
Fig. 25: Distribuzione percentuale di coloro che dichiarano di pregare
100%
80%
C o n tr o l
G ro u p
60%
R e h a b ilit a te
d C h ild r e n
40%
S tr e e t
C h ild r e n
3 5 ,8 %
20%
0%
No
Si
P re g a re
Tra i bambini di strada che invece seguono un credo religioso, si rileva
un’influenza considerevole dei cosiddetti born again, ossia dei partecipanti ai riti
carismatici, profetici e taumaturgici della galassia delle chiese pentecostali
particolarmente attive nel continente africano. Da quanto osservato in questa
ricerca, sembrerebbe però che queste comunità di credenti, in virtù del loro
impegno a livello sociale, coinvolgano soprattutto i bambini più giovani.
104
Fig. 26: Distribuzione percentuale di credenza religiosa tra gruppi
70%
60%
51,4%
Control
Group
Rehabilitated
Children
Street
Children
50%
40%
30%
20%
10%
0%
Chiesa Cattolica
Chiesa
Protestante
(Church of
Uganda)
Moschea
Musulmana
Centro
Pentecostale
(Born Again)
Nessuna
risposta
Religione
A contraddire la limitata importanza della religione per i bambini di strada rilevata
dal questionario, sono le frequenti rappresentazioni delle chiese nei disegni dei
bambini. Sembrerebbe però che ciò derivi soprattutto dalla funzione sociale che le
istituzioni religiose svolgono a favore dei bambini di strada, piuttosto che da una
genuina credenza spirituale. Infatti, tanti bambini hanno raccontato come loro
vadano in chiesa solamente per i benefici materiali offerti alla fine della messa, in
prima linea un piatto caldo e le cure mediche.
“Amo la chiesa
perché posso
dormire nella sua
ombra.
Lì nessuno mi da
noia,
lì posso stare
tranquillo.”
Disegno di Kivumbi,
16 anni, bambino di
strada.
105
Nella parte metodologica si è accennato l’articolo 12 della Convenzione delle
Nazioni Unite sui Diritti del Bambino, il quale prevede per ogni bambino, capace
di farsi una propria opinione, il diritto di esprimersi liberamente su questioni che
lo riguardano, ed impone di prendere in considerazione i pareri di un bambino in
accordo all’età e la maturità del bambino stesso. A questo proposito, interessava
sapere fino a che punto i bambini, che hanno partecipato alla nostra ricerca,
vedevano considerate (sia in passato come adesso) dagli altri le loro opinioni in
questioni che li riguardavano personalmente.
Fig. 27: Considerazione dell’opinione del bambino per gruppo
(valori percentuali)
100%
Control Group
98%
Rehabilitated Children
70,9%
80%
Street Children
60%
40%
15,1%
Casa
ONG
Strada
Per nulla
Non
abbastanza
Si
Per nulla
Non
abbastanza
Si
Per nulla
Non
abbastanza
0%
Si
20%
Nessuna
risposta
considerazione opinione oggi
Questo grafico ci indica molto bene come sono distribuite in modo diverso le
risposte dei bambini appartenenti a gruppi differenti: il gruppo di controllo ed i
bambini riabilitati sono piuttosto soddisfatti di quanto venga presa in
considerazione la loro opinione in decisioni che li riguardano, rispettivamente
nella casa famigliare e nell’ONG/centro. Gli bambini di strada sono invece molto
divisi riguardo alla considerazione che i loro punti di vista ricevono in strada; in
molto non hanno risposto a questa domanda. Le risposte date dai bambini di
strada sembravano però essere in stretta relazione con l’età dei bambini e il
periodo vissuto in strada: più grandi sono i bambini oppure maggiore era il tempo
vissuto in strada, in misura crescente i bambini si sentivano considerati in strada.
Esattamente il contrario è stato osservato nei giudizi sulla considerazione dei
106
bambini nella loro casa famigliare: più grandi diventavano, meno erano chieste e
rispettate le loro opinioni. Per quanto riguarda i giudizi dati riguardo al
coinvolgimento nelle ONG/centri, l’opinione dei bambini riabilitati e quelli
attualmente in strada è profondamente diversa: per il 60% di quest’ultimi la loro
opinione non veniva considerata abbastanza ed hanno quindi hanno preferito
ritornare in strada dopo una breve esperienza nell’organizzazione; oltre due terzi
dei bambini riabilitai si sentono invece pienamente ascoltati. Ricordi ancora più
negativi hanno gli attuali bambini di strada riguardo alla loro casa famigliare,
quasi la metà di loro non soddisfatti abbastanza ed un terzo che non considerava
rispettato la propria opinione per nulla. I bambini riabilitati dal canto loro
considerano a posteriori con maggiore severità il modo di essere stati considerati
in strada.
Mettendo a confronto la situazione attuale con quella passata, sembrerebbe che i
bambini riabilitati siano decisamente più contenti della loro nuova situazione,
percependo una maggiore considerazione delle loro idee ed opinioni. Per i
bambini di strada la situazione è rimasta pressoché uguale, però bisogna a questo
proposito rilevare come tantissimi bambini di strada non si sono espressi sul
quanto veniva considerata la loro opinione in passato (addirittura il 37,7%).
107
CHILDREN’S CAPABILITIES 48
Se un questionario rappresenta da sempre lo strumento quantitativo per
eccellenza, bisogna subito evidenziare che la sezione delle capabilities ne presenta
una piacevole anomalia. Essa si configura come un aspetto qualitativo, all’interno
di uno strumento di per se generalmente rigido ed eccessivamente asciutto rispetto
alla ricchezza delle interazioni con i bambini.
In questo capitolo riportiamo i risultati della parte centrale del questionario,
ovvero le achieved functionings e le capabilities per le tre categorie di bambini. Ci
interessa capire quali sono le opportunità e le possibilità delle quali questi bambini
effettivamente godono nella loro vita quotidiana. Cercheremo di comprendere, in
altre parole, le aspirazioni e le privazioni dei bambini nello spazio informativo
delle capabilities. Come spiegato precedentemente (vedi capitolo 3.7.7), in questa
parte dell’indagine statistica il bambino comincia un processo di riflessione ed
astrazione che dovrebbe permettergli di estrapolarsi dalle proprie esperienze di
vita.
La prima domanda è aperta: al bambino viene domandato di indicare le
opportunità più importanti di cui deve godere un bambino nella sua vita. A questo
punto dell’intervista il bambino non conosce né il concetto di capability, né la
lista teorica di children’s capabilities che viene utilizzata per codificare le
risposte. Questa domanda permette al ricercatore di identificare quali capabilities
sono considerate importanti senza condizionare il minore intervistato. Inoltre, se il
bambino menziona una capability presente nella lista, essa viene marcata (nei casi
in cui l'interpretazione è difficile, l’intervistatore la aggiunge come nuova
capability); se invece identifica una nuova capability, allora essa viene inserita
alla fine della lista (ed integrata nelle seguenti domande riguardanti le
capabilties). In questo modo il bambino può interagire e partecipare direttamente
48
I risultati di questa sezione sono stati riportati in forma preliminare in Mariani S., Libanora R.
Anich R. and Biggeri M., (2005) “A methodology for understanding capabilities and for
individuating social policies: an application to street children in Kampala”, paper presented Fifth
International Conference on the Capability Approach, 11-14 September 2005, UNESCO, Paris,
France. Saranno presentati in forma definitiva e approfondita alla conferenza annuale della HDCA
settembre 2006 in Olanda.
108
nella formulazione di questa parte del questionario.49 I risultati di questa prima
domanda diventano centrali nell’individuazione delle capabilities più rilevanti e
sono solo in parte sorprendenti50 se analizzate per le tre categorie di bambini.
Tutte le capabilities identificate da almeno un bambino, sono riportate nella
seguente tabella.
Tab. 9: Capabilities identificate dai bambini per gruppo (valori %)
Children of
the street
CAPABILITIES identificate
Rehabilitated
Control group
street children
1) Life and physical health
83,0
87,3
78,0
2) Love and care
81,1
81,8
82,0
3) Mental well-being
30,2
14,5
10,0
4) Bodily integrity and safety
15,1
12,7
22,0
5) Social relations
26,4
14,5
28,0
6) Participation / information
15,1
10,9
14,0
7) Education
79,2
94,5
94,0
8) Freedom from economic and non-economic exploitation
20,8
10,9
18,0
9) Shelter and safe environment
34,0
30,9
30,0
10) Leisure activities
28,3
29,1
48,0
11) Respect
11,3
3,6
6,0
12) Religion and identity
3,8
5,5
24,0
13) Time autonomy and undertake projects
9,4
3,6
12,0
14) Mobility
11,3
10,9
8,0
Gli intervistatori inizialmente hanno aggiunto in coda alla lista i alcune
capabilities indicate dai bambini;tuttavia, in seguito ad un’analisi dettagliata, tutte
le risposte sono confluite in una delle categorie codificate precedentemente.51 Per
49
Biggeri M., Libanora R., Mariani S. e Menchini L., Children Conceptualizing their Capabilities:
Results of the Survey during the first Children’s World Congress on Child Labour(CWCCL),
Journal of Human Development, vol.7, n.1, marzo 2006.
50
Infatti, i bambini di strada, benché in parte emarginati dal contesto in cui vivono, hanno avuto in
passato un’esperienza familiare e tutti i giorni hanno la possibilità di avvicinarsi alla vita dei loro
coetanei. Diversa potrebbe essere la percezione per i bambini che sono relegati a lavorare in modo
permanente nel settore dell’economia informale (p.e. in fabbrica), e che quindi hanno pochi
contatti con l’esterno.
51
Come lista di capabilities codificate è stata utilizzata quella ottenuta nella precedente ricerca
sulle children’s capabilities in occasione del primo Children’s World Congress on Child
Labour(CWCCL). Vedi Biggeri M., Libanora R., Mariani S. e Menchini L., Children
Conceptualizing their Capabilities: Results of the Survey during the first Children’s World
Congress on Child Labour(CWCCL), Journal of Human Development, vol.7, n.1, marzo 2006.
109
esempio, un numero non irrilevante di bambini (soprattutto children of the street e
rehabilitated street children) hanno sottolineato l’importanza del vestiario, un
bisogno che solo successivamente è stato assorbito nella categoria life and
physical health.
I risultati mostrano come tutti e tre i gruppi di bambini hanno identificato le stesse
categorie di capabilities, lasciando desumere che, nonostante esperienze di vita e
problematiche socio-economiche diverse dei bambini, essi sembrano avere lo
stesso punto di vista riguardo alle opportunità principali delle quali un bambino
dovrebbe godere (soprattutto education, life and physical health e love and care).
Comparando le risposte dei tre gruppi, si rileva che i bambini di strada
attribuiscono un’importanza leggermente minore all’istruzione rispetto agli altri
due gruppi (rispettivamente 94,5% e 94%), mantenendo comunque una
percentuale molto alta (79,2%). Questa differenza potrebbe derivare da un modo
di vita pragmatico che fa preferire ai bambini di strada opportunità di piacere e
guadagno immediato, quando invece l’istruzione scolastica comporta, piuttosto,
benefici a lungo termine. Inoltre, i bambini di strada menzionano in misura
maggiore il rispetto (11,3%), un’opportunità sentita particolarmente in seguito al
rigetto della società nei loro confronti. Il gruppo di controllo presenta invece una
percentuale più alta delle leisure activities (48%), un dato che farebbe pensare che
la frequentazione della scuola uniteai lavori domestici lasci poco tempo per
attività ludiche. In misura simile, il gruppo di controllo attribuisce maggiore
importanza all’opportunità di avere una propria religion and idenity.
Nella seconda domanda il bambino si deve concentrare sulla propria esperienza
(achieved functionings), confrontandosi anche con le capabilities che non aveva
identificato nella domanda precedente.
110
Tab. 10: Percentuali achieved functionings dai bambini per gruppo
ACHIEVED
FUNCTIONINGS
Children of the street
Rehabilitated
street children
Not at all
Sufficient
Insufficient
Fully
Not at all
Insufficient
Sufficient
Fully
1) Life and physical health
2a) loved and cared
by your parents
66,7
33,3
13,7
84,8
15,2
2b) loved and cared
by your brothers
2c) loved and cared
by your tutors
2d) loved and cared
by your friends
60,4
Control Group
Not at all
Insufficient
Sufficient
Fully
86,3
16,1
83,9
68,1
31,9
14,3
85,7
39,6
46,7
53,3
5,6
94,4
78,8
21,2
15,2
84,8
9,3
90,7
24,5
75,5
7,8
92,2
7,1
92,9
3) Mental well-being
50,0
50,0
16,0
84,0
12,5
87,5
4) Bodily integrity and safety
58,0
42,0
11,8
88,2
21,4
78,6
5) Social relations
58,0
42,0
54,0
46,0
16,1
83,9
6) Participation / information
70,6
29,4
29,4
70,6
7,1
92,9
7) Education
86,0
14,0
32,0
68,0
12,5
87,5
8) Freedom from econ. and
non-econ. exploitation
9) Shelter and safe
environment
65,3
34,7
10,2
89,8
9,3
90,7
88,2
11,8
3,9
96,1
12,5
87,5
10) Leisure activities
26,0
74,0
13,7
86,3
21,4
78,6
11) Respect
70,6
29,4
8,0
92,0
28,6
71,4
12) Religion and identity
56,9
43,1
15,7
84,3
12,5
87,5
13) Time autonomy
15,7
84,3
25,5
74,5
50,0
50,0
14) Mobility
41,2
58,8
60,8
39,2
55,4
44,6
In questo caso esistono delle differenze più marcate tra le tre categorie dei
bambini. Il livello degli achieved functionings dipende in prima linea dalle
esperienze vissute da questi bambini. Come ci si poteva aspettare, il gruppo dei
bambini di strada, manca di opportunità essenziali per una sana crescita psicofisica, privazioni irrinunciabili che richiedono urgenti politiche di rimedio. Essi
presentano però percentuali simili ai bambini degli altri gruppi per quel che
riguarda love and care by friends (75,5%) e leisure activities (74,4%). Per di più,
la vita in strada permette loro di godere, in misura maggiore rispetto agli altri
bambini, di due opportunità caratterizzanti per il loro stile di vita: time autonomy
(84,3%) e mobility (58,8%). I rehabilitated street children invece, sembrano
usufruire in modo soddisfacente di quasi tutte le opportunità, un dato che
sembrerebbe dimostrare la bontà del lavoro svolto dalle diverse ONG.
Naturalmente ci sono dimensioni che nessuna organizzazione può soddisfare,
come per esempio love and care dei genitori. I bambini di strada riabilitati
111
rammaricano però la limitata opportunità di social relation e mobility, opportunità
venute meno una volta integrati in una struttura fissa e costretti a vivere secondo
regole diverse. Infine, anche il gruppo di controllo, che presenta delle achieved
functionings superiori agli altri gruppi in tutte le dimensioni, rimpiange la limitata
possibilità di muoversi liberamente (per il 55,4% risulta insoddisfacente o
assente), seguita dalla modesta time autonomy.
Con la terza domanda si stimola un nuovo processo di astrazione (come la
domanda iniziale), identificando l’importanza delle singole capabilites per i
bambini intesi come gruppo. In questo modo essa conferma e legittima tutte le
capabilities identificate dai bambini, essendo state considerate tutte “importanti” o
“molto importanti” dalla maggioranza dei bambini, indipendentemente dalla
categoria. Questo dato sottolinea che i children of the street condividono gli stessi
valori dei rehabilitated street children e del gruppo di controllo.
L’ultima domanda era stata concepita per selezionare e valutare le capabilities più
importanti. Senza fornire un ordine completo di tutte le capabilities discusse,
abbiamo chiesto ai bambini di indicare le tre più rilevanti. La tabella 4.4 mostra
come quelle più menzionate siano state education, life and physical health e love
and care.
Tab. 11: Tre principali capabilities indicati dai bambini per gruppo (val. %)
Children of the
street
Rehabilitated
street children
Control Group
1) Life and physical health
45,5
60,8
69,9
2) Love and care
51,7
34,2
57,5
3) Mental well-being
8,3
0,0
4,1
4) Bodily integrity and safety
4,1
1,9
4,1
5) Social relations
4,1
0,0
0,0
6) Participation / information
12,4
9,5
2,1
7) Education
68,3
89,2
84,2
8) Freedom from economic and non-economic exploitation
10,3
0,0
2,1
9) Shelter and safe environment
37,2
53,2
39,0
10) Leisure activities
12,4
11,4
10,3
11) Respect
10,3
11,4
2,1
12) Religion and identity
8,3
11,4
4,1
13) Time autonomy and undertake projects
6,2
5,7
8,2
14) Mobility
12,4
7,6
6,2
le tre CAPABILITIES più importanti
112
Comparando le risposte tra i tre gruppi dei bambini, si può osservare nuovamente
come l’istruzione sia indicata in misura minore da parte dei children of the street
rispetto agli altri bambini. Se però si paragona il peso da dato dai bambini di
strada all’istruzione nella prima domanda, si può rilevare come adesso risulti la
capability più menzionata mentre prima era solamente la terza scelta. Il processo
di riflessione ed astrazione stimolato dalle precedenti domande, influisce anche
nella percezione del gruppo di controllo: precedentemente aveva valorizzato
molto le attività ludiche, scartate ora dalla capability d shelter and safe
environment. In modo simile anche i rehabilitated street children attribuiscono
meno importanza a love and care (forse perché delusi nella loro speranza a
riguardo), mentre aumenta anche per loro l’importanza dell’alloggio di un
ambiente di vita sicuro.
L’insufficienza di importanti capabilities, (come l’educazione, la vita e la
salute…) durante l’infanzia e l’adolescenza, riduce, a chi ne soffre, la possibilità
di benessere anche in futuro (povertà intesa come privazione delle capabilities)
e comporta ulteriori gravi implicazioni per la società nel suo insieme. Ai bambini
è stato chiesto di esprimersi sugli aspetti maggiormente significativi della loro
infanzia ed adolescenza, e di identificare le opportunità ritenute più importanti per
loro. I risultati confermano che bambini, indipendentemente dalle loro esperienze
e condizioni di vita, sono capaci di concettualizzare le children’s capabilities più
rilevanti, ed in particolare di valorizzarne l’importanza o meno. Alcune di queste
dimensioni vengono spesso ignorate o non percepite come rilevanti, mentre
risultano centrali per i bambini. In considerazione di interventi sociali di rimedio,
è fondamentale comprendere come il benessere dei bambini si presenti in modo
multi-dimensionale. Bambini di strada soffrono di determinate mancanze di
achieved functionings, connesse in modo chiaro con privazioni di certe
capabilities nel momento in cui questi bambini valorizzano quelle dimensioni
come “importante” o “molto importante”. Esistono varie dimensioni nelle quali il
Governo ugandese, le ONG ed altre organizzazioni possono operare per ridurre il
livello di privazione e migliorare il benessere dei bambini. I bambini che erano
coinvolti in questo esercizio partecipativo ne indicano alcune.
113
Se le ONG, come rilevato nei risultati, sono capaci a migliorare tante delle
dimensioni del benessere dei bambini, un ulteriore spazio dovrebbe essere coperto
dagli interventi del Governo ugandese, il quale è l’attore mancante nelle politiche
di sostegno a favore dei bambini di strada. L’istruzione gratuita e di qualità è una
delle principali risposte alla problematica dei bambini di strada. La disponibilità di
alloggio e la creazione di un ambiente solidale sembra essere un altro aspetto
rilevante, così come l’amore e l’affetto da parte di tutori potrebbero parzialmente
sostituire quello mancante dei genitori. La partecipazione, il rispetto e la
protezione da sfruttamento sono altrettanto alla base di un futuro migliore dei
bambini di strada di Kampala.
DIFFICOLTA’ INCONTRATE CON GLI STRUMENTI DI RICERCA
Nell’applicare i diversi strumenti di studio si sono verificati alcuni inconvenienti e
problemi; i più significativi saranno spiegato brevemente in questo paragrafo
conclusivo.
Il questionario in generale non sembra essere un metodo particolarmente adatto
per indagare la realtà di bambini che vivono in circostanze difficili. Molti bambini
non sembravano voler raccontare tutti i dettagli su di loro (p.e. ammettevano
raramente di svolgere delle attività illecite), poiché si sentivano piuttosto
intimiditi, sia dall’intervistatore adulto, sia dall’atmosfera formale dell’intervista.
La lunghezza del questionario ha reso la somministrazione abbastanza noiosa ed è
andata ai limiti della capacità di concentrazione dei bambini. Per di più, i
questionari non permettevano molta flessibilità e davano poco spazio per stabilire
un rapporto di fiducia tra intervistatore e partecipanti. E’ stato osservato che il tipo
di risposte ricevute dipendeva tantissimo da chi e dal modo nel quale sono state
fatte le domande.52 Hanno contribuito in questo senso le traduzioni delle domande
52
Malgrado un’adeguata preparazione e formazione dei collaboratori è stato commesso un grave
errore nel somministrare la domanda Q13. Questa domanda purtroppo non è stata fatta in modo
uniforme da tutto il gruppo di ricerca: tre collaboratori hanno posto il quesito in modo corretto,
ottenendo come risposte gli aspetti negativi della strada (p.e. droghe, malattie, ecc.) intesi come
ragioni valide per abbandonarla; due collaboratori hanno invece posto la domanda in modo
preventivo ottenendo delle risposte che indicano fattori che evitano a un bambino di finire in strada
(p.e. amore e cura dei genitori, essere mandati a scuola, ecc.). Nell’elaborazione dei dati lo
114
del questionario nelle varie lingue locali, comportando il pericolo di
interpretazioni difformi e distorte.53 Malgrado il piloting iniziale con relativo
feedback ed adattamento del questionario, la formulazione linguistica delle
domande e gli schemi delle risposte codificate utilizzati nel questionario non si
sono sempre dimostrati adeguate, richiedendo in seguito un ulteriore sforzo di
ricodifica per poter elaborare i dati raccolti.
Per quanto riguardo i children’s drawings è da rilevare come non tutti i bambini
hanno disegnato quello che era richiesto. Questo fatto non presenta un problema,
ma ci può invece indicare altre importanti informazioni. Bisogna capire il perché i
bambini disegnavano qualcosa di diverso e perché proprio quello che hanno
disegnato. Avendo di solito uno spazio limitato a disposizione, non si è riusciti ad
evitare che alcuni bambini copiassero tra loro. Abbastanza curioso era l’evidenza
che alla conclusione di questo strumento erano spariti di solito molti colori e
matite (soprattutto a Kampiringisa); il gruppo di ricerca ha considerato questa
scomparsa misteriosa come un piccolo regalo per la loro partecipazione.
Il children’s maps inizialmente era configurato in modo esteso, richiedendo
troppo tempo, necessario per la formazione dei gruppi, l’identificazione di un
luogo adatto per lavorare (molto difficile in un contesto urbano), la discussione di
gruppo, la ricerca di materiale naturale da usare, la creazione e la presentazione
delle mappe, la focus group discussion e l’elaborazione della mappa finale. E’
stato inoltre osservato come alcuni bambini non si sono integrati bene nel loro
gruppo e di conseguenza sembravano annoiarsi.. In seguito, il gruppo ha deciso di
integrare questo strumento con i children’s drawings, fornendo direttamente carta
e colori e lasciando lavorare individualmente coloro che non riuscivano ad
inserirsi bene nel loro gruppo. Quest’adattamento ha comportato un notevole
guadagno in termini di tempo ed ha evitato le interferenze provenienti da fuori,
non essendo più costretti a lavorare all’aperto.
studente ha dovuto spezzare la domanda Q13 in due quesiti separati con differente grandezza del
campione.
53
La parola tutor nella capabiltiy section è stata interpretata male. Questa nozione ha un
significato diverso nella lingua inglese rispetto a quello in italiano. Essa si riferisce soprattutto alla
figura dell’insegnante e non a quella del tutore, il quale sarebbe piuttosto il guardian. I risultati
ottenuti sono comunque utili, perché indicano come i bambini si rapportano con una figura di
riferimento esterna, sottolineando inoltre come l’insegnante in un contesto africano svolge un
ruolo predominante nell’educazione di un bambino.
115
Le interviste svolte nell’ambito delle children’s life histories hanno molto
divertito i bambini (a parte qualche timore iniziale verso il microfono ed il
registratore da parte dei karamojong). I risultati ai fini della ricerca però sono stati
abbastanza deludenti: malgrado la spiegazione degli obiettivi di questo strumento
di ricerca (forse insufficiente), tante interviste fatte dai bambini spesso mancano
di importanti periodi di vita dei bambini oppure duravano solamente pochi minuti.
Per questi motivi si è preferito rinunciare ad una successiva indagine circa i
motivi delle domande fatte dai bambini intervistatori e le sensazioni avute dal
bambino intervistato durante l’intervista.
Per quanto riguarda lo strumento children’s photos lo studente e rimasto più volte
frustrato dal disinteresse e dalla mancanza di collaborazione delle ONG. Al primo
incontro di preparazione sono state invitate una decina di organizzazioni,
accordando assieme data e luogo adatto per ritrovarsi. Malgrado gli avvisi del
coordinatore e le conferme da parte delle diverse ONG, hanno partecipato
solamente quattro ONG (tre rappresentati da baabas e children of the street e solo
una con bambini ospitati nel proprio centro, ovvero rehabilitated street children).
Il secondo incontro, organizzato per la consegna delle foto ai bambini, la
discussione sui motivi fotografici e la premiazione delle foto migliori, è stato
rimandato più volte (sia perché alcune macchine fotografiche non erano state
ancora restituite, sia per la scelta di un orario inadatto per i bambini di strada).
Infine, l’ONG con rehabilitated street children non ha preso parte al secondo
incontro; il foto-reportage è quindi stato discusso e completato esclusivamente da
attuali bambini di strada. Alcune macchine fotografiche sono state vendute o
rubate, ma nell’insieme sono state scattate tante bellissime foto che documentano
molto bene quali sono le priorità dei bambini vivendo in strada. il tempo a
disposizione per svolgere una focus group discussion sulla scelta dei vari motivi
fotografici da parte dei bambini era abbastanza limitato.
116
CONCLUSIONI
Questa parte conclusiva proverà a sintetizzare brevemente gli aspetti più
interessanti emersi durante lo studio sul campo, indicando il contributo principale
di questo lavoro di ricerca sociologica. Saranno infine accennati alcuni principiguida che dovrebbero essere centrali per ogni politica sociale a favore dei bambini
di strada.
In primo luogo bisogna sottolineare come riguardo all’applicazione delle diverse
metodologie di ricerca partecipativa (Participatory Rural Research - PRA) e
l’approccio delle capabilities, la stragrande maggioranza dei bambini abbia
partecipato in modo spontaneo e genuino. La possibilità di dare voce ed immagine
ai loro pensieri disegnando a colori, intervistandosi reciprocamente con microfono
e scattando delle fotografie, ha creato particolare entusiasmo. L’utilizzo delle
metodologie partecipative si è mostrato come metodo ideale per stimolare i
bambini a riflettere sulla loro vita. In questo modo si è generato un processo di
auto-riflessione che ha implicato indirettamente un empowerment dei partecipanti,
aumentando le proprie capacità a determinare il loro futuro. Il questionario invece,
se da un lato è stato percepito da alcuni bambini un poco noioso ed affaticante,
dall’altro lato ha introdotto nella parte delle capabilities un processo di astrazione
molto valido per comprendere quali siano i bisogni realmente sentiti dai bambini.
La comparazione tra le diverse categorie dei bambini, basata su una bilanciata e
ponderata distribuzione del campione adoperato, ha rilevato importanti differenze
e sembra poter fungere da punto di partenza per l’elaborazione di politiche di
rimedio maggiormente efficaci e rappresentative per la popolazione oggetto di
studio.
Passando ad analizzare in concreto i risultati ottenuti, bisogna subito porre
l’accento su alcune importanti differenze osservate tra le diverse categorie di
bambini (soprattutto tra il gruppo di controllo ed i children of the street): le
discordanze osservate riguardo alle attività svolte in strada ed alle ragioni per le
117
quali i bambini vivono in strada, fanno pensare come persistano una notevole
ignoranza e discriminazione nei confronti dei bambini di strada. Anche gli altri
strumenti hanno dimostrato l’esistenza di un atteggiamento stigmatizzante da
parte della società civile, il quale non aiuta né la reintegrazione sociale di questi
bambini, né la realizzazione di un’atmosfera socievolmente distesa. Una maggiore
sensibilizzazione ed un progressivo coinvolgimento della comunità locale
sembrano essere il sine qua non per garantire il successo di qualsiasi intervento di
rimedio. Prendendo in esame le condizioni lavorative dei bambini di strada, si
rileva quanto loro siano esposti allo sfruttamento della società. Per proteggere i
bambini da questo tipo di abuso sembrerebbe utile che i loro datori di lavoro
fossero introdotti alle diverse ONG di supporto ai bambini di strada, in modo che
possano essere responsabilizzate in caso di mancato pagamento del salario, di un
peso lavorativo eccessivo, di maltrattamenti sul posto di lavoro, e via dicendo.
Altrettanto interessante sembra essere la percezione della strada offerta dai
children of the street: se una parte dei bambini non gradisce la strada, gli altri sono
molto divisi nelle loro opinioni riguardo alla sua pericolosità ed ai suoi aspetti
gradevoli oppure spiacevoli. Sembra che parecchi bambini si appoggino volentieri
sugli aiuti forniti direttamente in strada da diverse organizzazioni (distribuzione di
cibo e vestiti, cure mediche gratuite, ecc.), ma preferiscano rimanere a vivere in
strada e non essere riportati alla loro famiglia di origine oppure essere integrati in
un’organizzazione. Di qua la frequente critica nei confronti dell’aiuto fornito in
strada da diverse organizzazioni di fungere da pull factor, ovvero di attirare un
numero di bambini sempre maggiore in strada. La parte delle capabilities ha
mostrato come i bambini siano perfettamente in grado di individuare in modo
autonomo quali siano i loro bisogni primari, confermando inoltre che determinate
opportunità sono sentite comunemente da tutti i bambini. Impressiona soprattutto
la loro volontà di studiare e l’importanza attribuita all’educazione.
Oltre ai singoli output ottenuti, sembra doveroso porre l’accento sul pregio
essenziale ricavato sotto l’aspetto metodologico nei mesi di studio sul campo: la
ricerca sembra aver dimostrato non solo che i bambini di strada di Kampala
abbiano sicuramente le capacità di esprimersi autonomamente, ma oltretutto che
118
non esista nessuno che possa comunicare meglio i loro valori, le loro idee ed i loro
bisogni. Inoltre da questa analisi, benché specifica al caso dei bambini di strada di
Kampala, è possibile trarre alcune valide indicazioni per sviluppare ulteriormente
i metodi di studio da utilizzare con i minori, e soprattutto su come combinare i
risultati quantitativi e qualitativi.
Per quanto riguarda le indicazioni per gli interventi di politica sociale, bisogna in
primo luogo “invitare” il Governo ugandese a riconoscere la vastità di questa
problematica e di impegnarsi a creare, per questi bambini, un canale di
comunicazione per potersi esprimere e collaborare assieme al fine di risolvere la
loro situazione. Una soluzione realistica della problematica dei bambini di strada
sembra non poter prescindere da un sano funzionamento della struttura famigliare.
In questo senso sorprende come varie organizzazioni non si focalizzino sulle
radici del problema stesso. Spesso un bambino è reintegrato nella propria
comunità senza aver considerato e rimosso il motivo che lo ha spinto
precedentemente a rifugiarsi in strada. Una soluzione a lungo termine richiede
invece il cosiddetto integrated approach, ossia focalizzare ed isolare ogni singolo
elemento della problematica e intervenire specificamente su di esso. Presentandosi
la povertà e il maltrattamento domestico come le cause principali, bisognerebbe
quindi focalizzarsi non solo sui bambini, ma anche sulle famiglie e sulle comunità
dalle quali provengono. In questa direzione si muove anche il community based
approach, ovvero interventi che tentano di coinvolgere le comunità locali nella
riabilitazione dei bambini. L’idea essenziale è di far capire alla gente le loro
possibilità di curare ed occuparsi dei propri bambini. E’ soprattutto all’interno
della famiglia che i bambini imparano la propria cultura ed il modo di socializzare
con l’ambiente, aspetti fondamentali per la loro crescita ed il loro benessere. In
ultima analisi, sembra quindi chiaro che solamente attraverso una costruttiva ed
onesta collaborazione tra lo Stato, le diverse organizzazioni, le comunità locali ed
ogni singolo nucleo famigliare sia possibile fare qualche passo in avanti nel
tentativo di arrestare questo crescente fenomeno urbano.
119
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ngo partecipante
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www.crin.org network ngo
www.dwellingplaces.org ngo partecipante
www.finance.go.ug ministero sviluppo economico
www.goal.ie ngo di supporto
www.humanrightswatch.org info diritti umani
www.hurinet.or.ug network diritti umani
www.misna.org agenzia di stampa missionaria
www.monitor.co.ug quotidiano locale
www.news.bbc.co.uk periodico focus on africa
www.newvision.co.ug quotidiano locale
www.nigrizia.it periodico padri comboniani
www.pangaea.org/street_children/kids.htm info bambini di strada
www.straight-talk.or.ug forum giovani
www.streetchildren.org.uk info bambini di strada
www.streetkids.org info bambini di strada
www.tigersclub.org ngo partecipante
www.ubos.org statistiche nazionali censimento 2002
www.ucrnn.org network ngo
www.udn.or.ug network ngo
www.un.org nazioni unite
www.unicef.org united nations children’s fund
www.unodc.org united nations office on drugs and crime
www.wikipedia.org enciclopedia
www.africasia.com/newafrican/
www.anopendoor.org
125
APPENDICE I - CARTINE DEMOGRAFICHE
Tav. 1: Percentuale della popolazione urbana per distretto
Fonte: New Macmillan Social Studies Atlas for Uganda, third edition, 1998.
126
Tav. 2: Crescita storica della città di Kampala
Fonte: New Macmillan Social Studies Atlas for Uganda, third edition, 1998.
127
Tav. 3: Densità della popolazione Kampala District
Fonte: Kampala City Council (KCC), 2004.
128
Tav. 4: Densità della popolazione Central Division - Kampala District
Fonte: Kampala City Council (KCC), 2004.
129
APPENDICE II – ORGANIZZAZIONI PARTECIPANTI E DI SOSTEGNO
ORGANIZZAZIONE
Tiger’s Club
Project
Friends of Children
Association
(FOCA)
ATTIVITA’ PRINCIPALE CON
BAMBINI DI STRADA
PARTECIPAZIONE
ALLA RICERCA
QUARTIERE
ED INDIRIZZO
CONTATTO
Alloggio d’emergenza, Drop in
center, educational-sponsorship,
istruzione informale,
resettlement, ricreazione,
formazione professionale.
Bambini di strada:
- storie di vita
- foto
- questionari
Rubaga Division
P.O. Box 7737
Mengo Hill, Kisenyi
Kampala
Simon
078-434540
Vincent
077-689233
041-342220
Drop in center, resettlement,
ricreazione, educationalsponsorship, formazione
professionale, counselling.
[email protected]
www.tigersclub.org
Bambini di strada:
- storie di vita
- foto
- questionari
Rubaga Division
P.O. Box 5433
Balintuma Road, Namkulabye
Kampala
Namara
077-554679
James
077-365171
041-236156
[email protected]
Uganda
Children Centre
(UCC)
Drop in center, educationsponsorship, istruzione
informale, formazione
professionale.
Bambini di strada:
- disegni
- mappe
- storie di vita
- foto
- questionari
130
Makindye Division
P.O. Box 24127
Kirundu
Kampala
Fred
078-372683
Opolot
078-499978
041-268979
[email protected]
Kids in Need (KIN)
Alloggio, drop in center,
resettlement, ricreazione,
educational-sponsorship,
formazione professionale,
supporto spirituale.
Cornerstone
Development Ltd.
Alloggio, drop in center,
resettlement, educationalsponsorship, formazione
professionale, ricreazione,
counselling.
Katwe Youth
Development
Association
(KAYDA)
Alloggio, drop in center,
educational-sponsorship,
istruzione informale,
resettlement, ricreazione,
formazione professionale.
An Open Door
Family of Africa
Alloggio,
education-sponsorship,
istruzione informale,
supporto spirituale.
Alloggio, ricreazione,
educational-sponsorship,
istruzione informale, supporto
spirituale.
Bambini riabilitati:
- disegni
- mappe
- storie di vita
- foto
- questionari
Bambini riabilitati:
- storie di vita
- questionari
Bambini riabilitati:
- disegni
- mappe
- storie di vita
- questionari
Bambini riabilitati:
- questionari
Bambini riabilitati:
- questionari
131
Rubaga Division
P.O. Box 22799
Musajja Lumbwa Road
Kampala
Central Division
P.O. Box 9242
Acacia Avenue Road
Kampala
Makindye Division
P.O. Box 10741
Katwe
Kampala
Rubaga Division
P.O. Box 33961
Bulange - Mengo
Kampala
Nakawa Division
P.O. Box 12544
Luzira - Biina
Kampala
Steven
O77-648983
041-271009
[email protected]
Simon
077-502227
041-251911
[email protected]
[email protected]
Faisal
077-567663
041-231310
[email protected]
Bethen
077-352570
041-272187
[email protected]
www.anopendoor.org
Felice
078-664732
-
Uganda Youth
Development Link
(UYDEL)
Alloggio, resettlement,
ricreazione, educationalsponsorship, formazione
professionale, counselling.
Dwelling Places
Alloggio, resettelment,
ricreazione, educationalsponsorship, counselling,
supporto spirituale.
Children and
Life Mission
(CALM)
Alloggio, ricreazione,
education-sponsorship, istruzione
informale, supporto spirituale.
Rubaga
Youth Development
Association
(RYDA)
Alloggio, resettelment,
ricreazione, educationalsponsorship, istruzione
informale, formazione
professionale, counselling.
GOAL Uganda
Bambini riabilitati:
- storie di vita
- questionari
Kawempe Division
P.O. Box 12659
Sir Appolo Kaggwa Road
Kampala
Bambini riabilitati:
- questionari
Rubaga Division
P.O Box 15232
Mutundwe
Kampala
Bambini riabilitati:
- questionari
Bambini riabilitati:
- storie di vita
- questionari
Sostegno tecnico e finanziario ad organizzazioni locali;
promozione dei diritti del bambino;
iniziative a favore di infetti HIV/Aids e disabili;
networking; interventi di emergenza.
132
Rogers
077-470190
041-530353
[email protected]
Rita
041-272549
077-455471
[email protected]
www.dwellingplaces.org
P.O.Box 2050
Kira-Mulawa
Kampala
Joseph
077-692171
-
P.O. Box 21167
Buloba
Kampala
Goeffrey
077-415631
041-271129
P.O. Box 33140
Muyenga
Kampala
[email protected]
Monica
041-266742
077-700413
[email protected]
[email protected]
www.goal.ie
Save the Children
UK
Uganda Child Rights
NGO Network
(UCRNN)
Social Protection Department:
Promozione del benessere e dei diritti del bambino;
sostegno tecnico e finanziario ad organizzazioni locali;
ricerche, documentazione e distribuzione informazione.
P.O. Box 1124
Kira Road
Kampala
Rete di organizzazioni attive per benessere dei bambini;
monitoraggio implementazione dei diritti del bambino;
coordinamento iniziative collettive e capacity building.
P.O. Box 10293
Tagore Crescent, Kamwokya
Kampala
133
Lisa
041-258815
077-527534
[email protected]
www.savethechildren.org/uk
Immacolate
041-543548
071-915100
[email protected]
www.ucrnn.org
ISTITUZIONI PUBBLICHE PARTECIPANTI E DI SOSTEGNO
ISTITUZIONE
Naguru Children’s Remand Home
(NRH)
Kampiringisa National
Rehabilitation Centre
(KNRC)
Ministry of Gender, Labour
and Social Development
(MGLSD)
National Council for Children
(NCC)
Kampala City Council
(KCC)
DESCRIZIONE
Prigione giovanile per
children in conflict with the law
Centro nazionale di riabilitazione
per street children
PARTECIPAZIONE
ALLA RICERCA
Captured Children:
- disegni
- storie di vita
Captured Children:
- disegni
- mappe
- storie di vita
Department for Youth and Children
Street Children Desk
Segretariato dell’Uganda National Program of Action for Children (UNPAC)
KCC - Central Division
Probation and Social Welfare Office (PSWO)
134
SCUOLE PUBBLICHE PARTECIPANTI
SCUOLA
PARTECIPAZIONE
QUARTIERE ED INDIRIZZO
Nakivubo Primary School
Bambini gruppo di controllo:
- questionari
Central Division
P.O. Box 2328
Nakivubo - Kampala
Eaglets Primary School
Bambini gruppo di controllo:
- questionari
Central Division
P.O. Box 2613
Musajja Lumbwa Road - Kampala
Railway Children Primary School
Bambini gruppo di controllo:
- questionari
Makindye Division
P.O. Box 2281
Katwe - Kampala
St. Francis Primary School
Bambini gruppo di controllo:
- questionari
Kawempe Division
P.O. Box 16636
Bwaise III - Kampala
City Hill College Mutundwe
Bambini gruppo di controllo:
- questionari
Rubaga Division
P.O. Box 9317
Mutudwe – Kampala
135