Rudolf Anich - Fondazione culturale responsabilità etica
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Rudolf Anich - Fondazione culturale responsabilità etica
RESOCONTO DELL’ INDAGINE SOCIOLOGICA: SVILUPPO DI NUOVE METODOLOGIE DI RICERCA PER DARE VOCE AI BISOGNI, AI VALORI ED ALLE IDEE DEI BAMBINI. STUDIO SUL CAMPO CON I BAMBINI DI STRADA DI KAMPALA/UGANDA. RUDOLF ANICH Questa ricerca è stata svolta nell’ambito di una tesi di laurea in Scienze Politiche v.o., Facoltà di Scienze Politiche “Cesare Alfieri”, Università degli Studi di Firenze. Relatore: Prof.ssa Jennifer GREENLEAVES Correlatore: Prof. Mario BIGGERI MAGGIO 2006 RINGRAZIAMENTI In primo luogo vorrei ringraziare calorosamente tutti i bambini incontrati e conosciuti nelle strade di Kampala e nelle diverse ONG, i bambini rinchiusi a Naguru Remand Home e Kampiringisa, ed i bambini delle scuole che ho coinvolto nella ricerca. La loro spontanea e genuina partecipazione hanno trasformato questo studio in un’importante e bella esperienza di ricerca ed in un valido canale di comunicazione tra bambini ed adulti. Immensa gratitudine va ai miei collaboratori di ricerca in loco, i quali hanno permesso la buona riuscita dello studio sul campo, primo fra tutti il mio amico Mwanga Lameck, gli studenti universitari Semakula Henry e Beatrice Oling, e gli assistenti sociali Opolot Roberts e Alutia Moses. La loro sincera collaborazione ed il loro incessante impegno e professionalità hanno permesso l’utilizzazione di tutti i diversi strumenti di ricerca che mi ero proposto con le diverse categorie di bambini. Altrettanto riconoscente sono per il supporto professionale offerto dal gruppo di ricerca Children della Human Development and Capability Association (HDCA), sul quale mi sono potuto ininterrottamente appoggiare durante tutto il lavoro svolto per la tesi di ricerca. La loro prolungata disponibilità e benevolenza assieme alle ripetute indicazioni di tipo metodologico da parte dello Statistico dott. Stefano Mariani e dell’Antropologo dott. Renato Libanora sono state essenziali per inquadrare correttamente le molteplici attività di studio. Un ringraziamento particolarmente sentito va al coordinatore del gruppo Children e mio correlatore, dott. Mario Biggeri, il quale mi ha seguito con cura, aiutato e stimolato per tutto l’arco del lavoro di ricerca, vivendo assieme a me gli alti e bassi dell’andamento dello studio. 1 Fondamentale per la realizzazione di questo studio era inoltre la collaborazione da parte delle diverse ONG locali. Esse hanno partecipato e/o supportato questo studio, mostrando interesse verso un progetto di ricerca che si prefiggeva in prima linea di dare espressione ai pensieri dei bambini. Particolarmente importante è stato il sostegno offerto dall’ONG Tigers Club Project e dai giovani baabas Mark e Magezi. Tutto il lavoro di ricerca è stato infine reso possibile solamente grazie alla borsa di studio intitolata a Pia Paradossi, volontaria “decana” come amava definirsi, dell’associazione Mani Tese e della cooperativa riciclaggio e solidarietà. Queste organizzazioni si sono mostrate particolarmente interessate per il bene di questi bambini di strada, proseguendo nella loro tradizionale ottica di aiutare i soggetti più vulnerabili della nostra società con il desiderio di portare maggiore giustizia e solidarietà. Grazie di cuore a tutti. 2 INDICE DEI CONTENUTI Ringraziamenti .....................................................................................................1 Indice dei Contenuti .............................................................................................3 Lista delle Tabelle ................................................................................................4 Lista delle Figure..................................................................................................5 INTRODUZIONE ............................................................................................... 7 METODOLOGIA....................................................................................... 11 Premessa........................................................................................................... 11 Background........................................................................................................ 11 Problem Statement e approccio teorico ............................................................. 15 Definizioni e categorie utilizzate nella ricerca ..................................................... 18 Obiettivi della Ricerca ........................................................................................ 20 Domande di Ricerca .......................................................................................... 21 Metodologia di Ricerca....................................................................................... 22 Approccio partecipativo e disegno di ricerca.............................................. 22 Area di Studio............................................................................................ 25 Selezione dei bambini ............................................................................... 27 Gruppo di Ricerca ..................................................................................... 34 Principi Etici............................................................................................... 36 Raccolta Dati............................................................................................. 37 Strumenti di Ricerca .................................................................................. 41 Limiti del Caso di Studio..................................................................................... 47 Problemi incontrati durante la ricerca ................................................................. 55 ANALISI ED INTERPRETAZIONE DEI RISULTATI................................. 59 Introduzione ....................................................................................................... 59 Analisi preliminare.............................................................................................. 60 Bisogni primari materiali ed affettivi.................................................................... 68 Utilizzo del territorio/risorse e mobilità................................................................ 79 Percezione della strada...................................................................................... 94 Identità, rispetto e dignità ................................................................................. 101 Children’s Capabilities...................................................................................... 108 Difficoltà incontrate con gli strumenti di ricerca................................................. 114 CONCLUSIONI ...................................................................................... 117 BIBLIOGRAFIA ...................................................................................... 120 APPENDICI ............................................................................................ 126 3 LISTA DELLE TABELLE Tabella Descrizione Pagina 1 Domande di ricerca 21 2 Organizzazione del lavoro sul campo 40 3 Descrizione dello strumento Children’s Drawings 43 4 Descrizione dello strumento Children’s Maps 45 5 Descrizione dello strumento Children’s Life Histories 46 6 Descrizione dello strumento Children’s Photos 48 7 Descrizione della indagine statistica 53 8 Distribuzione dei data pieces raccolti per strumento di ricerca 60 9 Capabilities identificate dai bambini per gruppo (valori percentuali) 109 10 Percentuali achieved functionings dei bambini per gruppo 111 11 Tre principali capabilities indicati dai bambini per gruppo (valori percentuali) 112 4 LISTA DELLE FIGURE Figura Descrizione Pagina 1 Cornice concettuale dello studio 18 2 Time-line della ricerca 39 3 Percentuale di bambini per categoria di analisi 62 4 Suddivisione per sesso dei bambini nei gruppi (valori percentuali) 63 5 Distribuzione percentuale dei bambini per fascia di età 63 6 7 8 Distribuzione percentuale dei bambini ugandesi per regione di origine Distribuzione percentuale dei bambini per fasce d’età in relazione al loro arrivo in strada Lingua utilizzata per la somministrazione dei questionari (valori percentuali) 64 66 67 9 Distribuzione percentuale dei motivi che portano i bambini verso la vita in strada con distinzione tra gruppi 69 10 Distribuzione percentuale dei motivi che portano i bambini verso la vita in strada con distinzione per fasce di età 71 11 Distribuzione percentuali della convivenza tra gruppi 72 12 Suddivisione affetto/supporto emozionale nei gruppi (valori percentuali) 74 5 13 Distribuzione percentuale tra gruppi delle attività svolte in strada 79 14 Distribuzione percentuale delle attività svolte in strada con distinzione per fasce d’età 82 15 Cambiamento ambiente abituale di vita nei gruppi (valori percentuali) 85 16 Motivazioni date per cambiare ambiente di vita (valori percentuali) 86 17 Distribuzione percentuale tra tipo di attività lavorativa 87 18 Distribuzione percentuale dei bambini per fasce d’età ed inizio primo lavoro 89 19 Giudizio su sicurezza/pericolosità ambiente di vita tra gruppi (valori percentuali) 95 20 Distribuzione percentuale dei piaceri trovati in strada per gruppo 96 21 Distribuzione percentuale dei dispiaceri trovati in strada per gruppo 97 22 Distribuzione percentuale dei modi per evitare che un bambino finisca in strada con distinzione per gruppo 100 23 Distribuzione percentuale del livello di istruzione tra gruppi 102 24 Distribuzione percentuale di abbandono della scuola tra gruppi 103 25 Distribuzione percentuale di coloro che dichiarano di pregare 104 26 Distribuzione percentuale di credenza religiosa tra gruppi 105 27 Considerazione dell’opinione del bambino per gruppo (valori percentuali) 106 6 INTRODUZIONE Al centro di questa indagine sociale sono le parole e le immagini dei bambini di strada di Kampala: perché? L’attualità e la gravità della loro situazione diventano molto chiare se si guarda brevemente a quanto è avvenuto il 12 dicembre scorso: 7 BODIES RECOVERED FROM NAKIVUBO CHANNEL Police yesterday recovered seven bodies from the Nakivubo Channel in Kampala. The bodies were found in culvert tunnels near the New Taxi Park. Police said the deceased died of suffocation from highly carbonated smoke from burnt tyres. They were identified as Moses of Namungona, Andana from West Nile, Kigongo from Mbarara, Rajab Monie from Mbale, Faisal from Busabala, Babu and Nyaru both from Masaka. The deceased had reportedly entered the tunnel as a way of escaping after robbing travellers. Enraged residents and passers-by used burning tyres to try and smoke out the deceased, but they refused and eventually suffocated and died from there.1 KAMPALA: SEI BAMBINI DI STRADA MORTI IN UN ROGO Dati alle fiamme e lasciati morire in mezzo alla strada: è stata la sorte di sei bambini di strada di Kampala, capitale dell’Uganda, i cui cadaveri sono stati rinvenuti in queste ore dalla polizia. Gli agenti sono stati avvisati dai piccoli amici delle vittime, che hanno condotto la polizia sul luogo della tragedia, una delle grandi condutture che sboccano su un canale nel centro della città, dove i ragazzi erano soliti trascorrere la notte. Secondo la ricostruzione effettuata dal comandante regionale di polizia, Extra Benson Nyeko, ignoti hanno appiccato il fuoco ai ripari sotto i quali dormivano i giovani, per poi darsi alla fuga indisturbati; le vittime avrebbero cercato di scappare, ma le alte fiamme glielo avrebbero impedito. Erano piccoli ‘emigranti’: due di essi provenivano da Masaka, nel sud, uno dalla località meridionale di Mbarara e un altro dalla regione settentrionale del West Nile, mentre degli ultimi due è ignota la provenienza.2 Il quotidiano locale The Daily Monitor e l’agenzia di stampa missionaria Misna presentano uno stesso evento in modo differente. Il giornale filo-governativo New Vision non ritiene che l’accaduto sia abbastanza importante da essere menzionato in prima pagina. 1 Zurah Nakabugo, 7 bodies recovered from Nakivubo Channel, Daily Monitor, 13 dicembre 2005. www.misna.org, lm, Kampala: sei bambini di strada morti in un rogo, 12 dicembre 2005, ore 22.51. 2 7 “Children are our future; what happens to children from the very earliest years affects their development and the development of our society and our world.” “I bambini sono il nostro futuro; quel che accade ai bambini fin dai primissimi anni incide sul loro sviluppo e sullo sviluppo della nostra società e del nostro mondo.”3 Sembrano essere sufficienti queste poche parole di Julius Nyerere per comprendere l’importanza della problematica dei bambini di strada. Sono passati più di 15 anni, da quando il Governo ugandese ha ratificato nell’agosto 1990 la Convenzione delle Nazioni Unite sui Diritti del Bambino. In Uganda questo obbligo giuridico internazionale a favore della promozione e della protezione dei diritti del bambino è ignorato per i bambini di strada, tanto che ci si potrebbe chiedere se un bambino di strada è meno bambino di altri. Ma chi sono i bambini di strada? E come vedono la loro realtà? Dopo un’esperienza di volontariato nel centro per bambini di strada C.A.L.M. (Children and Life Mission) collocato a Kira-Mulawa nei pressi di Kampala, è nato in me il desiderio di dedicarmi maggiormente a questa problematica. Le ricerche sulle caratteristiche e dimensioni di questo fenomeno urbano sono insufficienti, come lo sono pure il coinvolgimento e la partecipazione dei diretti interessati. I bambini di strada sembrano essere estranei alle politiche sociali di rimedio ed agli studi scientifici sulle loro condizioni di vita. La maggioranza degli interventi politici sembra basarsi su assunzioni, piuttosto che su rilevazioni empiriche. Le reali priorità di questi bambini emarginati dalla società sono spesso differenti da quelle presunte dai ricercatori professionali e dai politici. Essi non sembrano aver avuto l’opportunità di esprimere liberamente la loro realtà, in modo da generare delle proposte politiche di rimedio maggiormente credibili ed efficaci di quelli attualmente adottate. 3 Julius Nyerere, Building on people's strengths: Early childhood in Africa, The Hague, Bernhard Van Leer Foundation, 1994, mia traduzione. 8 La Convention on the Rights of the Child (CRC) delle Nazioni Unite dichiara nell’articolo 12, paragrafo 1: “States parties shall assure to the child who is capable of forming his or her own views the right to express those views freely in all matters affecting the child, the views of the child being given due weight in accordance with the age and maturity of the child.” Da qui si evince che le opinioni dei bambini devono essere progressivamente prese in considerazione, in quanto essi, con il tempo, sviluppano la capacità di esprimersi in modo autonomo. Noi tutti abbiamo il dovere di ascoltare i loro pensieri. Questa ricerca vuole dimostrare che i bambini di strada sono in grado di esprimere la propria condizione ed i propri interessi, riflettendo sui loro valori, le loro idee ed i loro bisogni. Lo studio si prefigge di applicare varie metodologie di ricerca partecipativa (Participatory Rural Appraisal - PRA), in modo da contribuire a definire una metodologia adatta ad indagare problematiche riguardanti gruppi sociali particolarmente vulnerabili. L’approccio PRA - legato alla figura di Robert Chambers - si propone come obiettivo essenziale dello sviluppo il coinvolgimento creativo dell’uomo, e di conseguenza non considera la riduzione della povertà, le basic needs oppure il cambiamento strutturale, come traguardi immediati da raggiungere. Esso si focalizza invece sul come le persone possano generare le proprie realtà e sul come possano riflettere su di esse per poter apportare dei cambiamenti. Attraverso la partecipazione dei diretti interessati, si attiva un processo di auto-riflessione che comporta un empowerment dei partecipanti, aumentando le loro capacità di determinare il loro futuro. Il fine ultimo è di generare una progressive action-reflection rhythm, ossia una ritmica tra riflessione ed azione che si promuove a vicenda in modo autonomo. In questo senso, lo studio si configurava come una ricerca di tipo descrittivo che utilizza in primo luogo strumenti qualitativi. Il fulcro dello studio sono le metodologie adoperate nella ricerca e più precisamente il come arrivare ai pensieri dei bambini di strada, piuttosto che i singoli output ottenuti. La metodologia di ricerca deve permettere 9 ai bambini di strada di esprimersi in modi differenti: per questo motivo sono stati utilizzati sia metodi verbali (il questionario, le interviste ed i focus group discussions), che strumenti visuali (i disegni, le mappe e le fotografie). Quest’ultimi si sono mostrati come valide alternative, soprattutto con i bambini più piccoli. Al metodo partecipativo è stato affiancato, nel questionario, l’approccio delle capabilities introdotto da Amartya Sen. In particolare, si è cercato di utilizzare lo spazio informativo delle capabilities - intese come capacità ed opportunità - per analizzare il benessere dei bambini di strada. Per conseguire una genuina ed efficace partecipazione nello studio bisogna che sia garantita la piena comprensione da parte dei bambini. La formazione di un gruppo di ricercatori locali ha permesso ai bambini di esprimersi nella loro madrelingua, consentendo in questo modo una corretta interpretazione dei loro pensieri. Infine bisogna ricordare come durante tutto il periodo di studio è stato mantenuto un codice etico, dal momento che i bambini sono soggetti più vulnerabili degli adulti. Inoltre i ricercatori hanno garantito che lo studio non fosse in alcun modo pericoloso o dannoso per i bambini che vi partecipavano. Ogni partecipazione alla ricerca è avvenuta su base volontaria. La prima parte di questo resoconto descriverà dettagliatamente la metodologia utilizzata, il problem statement, gli obiettivi della ricerca, i principali quesiti dello studio sul campo, gli strumenti di ricerca adoperati, i limiti del caso di studio, i problemi incontrati durante questa indagine sociologica. Nella parte seconda saranno presentati, analizzati ed interpretati i risultati ottenuti suddividendo il lavoro in quattro blocchi argomentativi: i bisogni primari materiali ed affettivi, l’utilizzo del territorio/risorse e la mobilità, la percezione della strada, l’identità, il rispetto e la dignità. Infine, una sezione apposita sarà dedicata all’analisi delle children’s capabilities, ossia le opportunità più importanti identificate dai bambini. Nelle conclusioni saranno infine riassunti sinteticamente i risultati ritenuti maggiormente significativi, traendone gli esiti finali ed alcune preziose raccomandazioni su come trattare la problematica dei bambini di strada in futuro. 10 METODOLOGIA PREMESSA “Se mi vuoi conoscere, allora devi conoscere la mia storia, perché è la mia storia a dire chi sono io. E se io voglio conoscere me stesso, capire il senso della mia vita, allora anch’io devo arrivare a comprendere la mia stessa storia”4 Condividendo in pieno questa affermazione, ho utilizzato una metodologia di ricerca centrata sui concetti di partecipazione, di empowerment e di autoriflessione, esperita assieme ai bambini di strada della città di Kampala, Uganda. BACKGROUND Nel 1963 Thomas S. Kuhn pubblica La struttura delle rivoluzioni scientifiche dove sostiene che la comunità scientifica si costituisce attraverso l’accettazione di teorie, che Kuhn definisce paradigmi. Con tale termine egli indica le conquiste scientifiche universalmente riconosciute, le quali, per un certo periodo, forniscono un modello di problemi e soluzioni accettabili a coloro che praticano un certo campo di ricerche. Come una comunità religiosa si riconosce dai dogmi specifici in cui crede, come un partito politico aggrega i suoi membri attorno a valori e finalità specifiche, così è una teoria paradigmatica quella che istituisce una comunità scientifica, la quale in forza e all’interno degli assunti paradigmatici, praticherà quella che Kuhn identifica come la scienza normale. La scienza normale è uno strenuo e devoto tentativo di forzare la natura entro le caselle concettuali fornite dall’educazione formale. La scienza normale è cumulativa e lo scienziato normale non cerca la novità. Tuttavia, secondo Kuhn, elementi innovativi dovranno necessariamente apparire. Con l’aumento del contenuto informativo si espone la teoria scientifica al rischio della smentita. Si creano delle 44 “If you want to know me, then you must know my story, for my story defines who I am. And if I want to know myself, to gain insight into the meaning of my life, then I, too, must come to know my own story.”, Dan McAdams, The Stories We Live By, 1993, pag. 11, traduzione mia. 11 anomalie che portano alla crisi del paradigma. Con questa crisi inizia la scienza straordinaria, vale a dire i dogmi vengono messi in dubbio e di conseguenza si allentano le regole che governano la ricerca normale. Colui che abbraccia un nuovo paradigma fin dall’inizio, lo fa spesso a dispetto delle prove fornite dalla soluzione dei problemi. Egli deve aver fiducia che il nuovo paradigma riuscirà in futuro a trovare la soluzione ai problemi che il vecchio paradigma non è riuscito a risolvere.5 Kuhn va oltre Paul K. Feyerabend, che nel suo libro provocatorio Contro il metodo, aveva parlato di anarchismo epistemologico. Egli è persuaso che l’anarchismo, pur non essendo forse la filosofia politica più attraente, è senza dubbio un’eccellente medicina per l’epistemologia e per la filosofia delle scienze. L’idea di un metodo che contenga principi fermi, immutabili e assolutamente vincolanti come guida nell’attività scientifica si imbatte in difficoltà considerevoli quando viene messa a confronto con i risultati della ricerca storica. Troviamo infatti che non c’è una singola norma, per quanto sia plausibile e per quanto saldamente radicata nell’epistemologia, che non sia stata violata in qualche circostanza. Al contrario, vediamo che tali violazioni sono necessarie per il progresso scientifico. Come valido esempio storico a supporto della sua metodologia anarchica, Feyerabend cita la rivoluzione copernicana. Diverse prese di coscienza si verificarono solamente perché alcuni pensatori o decisero di non lasciarsi vincolare da certe norme metodologiche ritenute ovvie, oppure perché involontariamente le violarono. Secondo Feyerabend, la libertà d’azione nella ricerca non è soltanto un fatto della storia della scienza, ma è assolutamente necessaria per la crescita del sapere. Per quanto fondamentale una norma possa essere per la scienza, ci sono sempre circostanze nelle quali è opportuno non solo ignorare la norma, ma adottarne il suo opposto. L’unico principio che possa essere difeso in tutte le circostanze e in tutte le fasi dello sviluppo umano, è l’idea che qualsiasi cosa può andare bene.6 Queste riflessioni epistemologiche sembrano aver avuto un’influenza non trascurabile per l’elaborazione di metodologie alternative di ricerca e di progettazione nei paesi in via di sviluppo. Durante la metà degli anni ‘70, 5 Thomas S. Kuhn, La struttura delle rivoluzioni scientifiche, Einaudi, Torino, 1999. Paul K. Feyerabend, Contro il metodo: abbozzo per una teoria anarchica della conoscenza, Feltrinelli, Milano, 1984. 6 12 l’apparente fallimento delle diverse politiche di modernizzazione ha dato luogo ad una nuova enfasi riguardo all’importanza dei basic needs ed al poverty-focused aid, ossia l’aiuto per la riduzione della povertà. I costosi sforzi di promozione dell’industrializzazione hanno lasciato i gruppi più poveri senza cibo, senza alloggio e senza educazione. Emergeva progressivamente il bisogno di mobilitare questi gruppi di persone trascurate e sottoprivilegiate, per garantire loro il rispetto dei diritti fondamentali dell’uomo e l’accesso alle risorse e servizi del proprio paese. Aumentava la critica nei confronti della teoria di modernizzazione e dell’effetto trickling down, ovvero la convinzione condivisa dalla maggioranza degli economisti secondo la quale ogni persona appartenente alla comunità riceverà necessariamente un beneficio dall’introduzione di nuove risorse e servizi.7 Si rinforzava invece il convincimento della necessità di assicurare che le risorse appena generate andassero a beneficio di chi ne aveva maggiormente bisogno. Si comincia dunque ad indagare con maggiore precisione le condizioni di vita e di produzione di specifiche fasce della popolazione, identificate come target groups oppure beneficiaries degli interventi della cooperazione internazionale. L’obiettivo generale è di includere quelle persone che sono state escluse dal processo di sviluppo. Del resto limiti dell’approccio top-down a finanziamento statale erano sempre più evidenti: si venne a creare un crescente interesse per le organizzazioni di sviluppo private e professionali, e per il settore di volontariato delle agenzie di sviluppo. Durante gli anni ’80, dunque, si realizza un graduale spostamento verso modelli di sviluppo alternativi, i quali ruotano attorno ai concetti di partecipation ed empowerment, valorizzando i saperi e le pratiche locali. Si prefigge di ottenere metodologie di sviluppo che promuovono la soluzione di problematiche attraverso gli sforzi, le conoscenze e le tecniche locali. La nozione di empowerment riprende le idee del pedagogo brasiliano Paulo Freire, il quale poneva l’accento sul bisogno di stimolare e sostenere le abilità delle persone per fare loro comprendere, interrogare e superare le ragioni strutturali della povertà attraverso l’educazione, l’organizzazione e l’azione. John Friedmann sviluppa una teoria della povertà che non la identifica solamente come assenza di risorse materiali, ma come forma di disempowerment sociale, politico e 7 Gardner e Lewis, Anthropology, development and the post-modern challenge, Pluto Press, London, 1996. 13 psicologico che deve essere fronteggiato. L’idea di partecipazione attacca direttamente i paradigmi di sviluppo precedentemente dominanti, suggerendo che un miglioramento delle condizioni di vita dovrebbe essere generato attraverso politiche locali bottom-up al posto di quelle top-down imposte dallo Stato o dal mercato. Solamente quando i presupposti beneficiari degli interventi di aiuto saranno coinvolti nella pianificazione, implementazione e valutazione dei progetti, potranno essere considerati veramente interessati al successo del progetto. La partecipazione si presenta, quindi, come un irrinunciabile prerequisito per la sostenibilità delle politiche di sviluppo.8 Parallelamente si venne a creare, nell’ambito delle metodologie di ricerca sociale, una progressiva disillusione e disagio nei confronti degli studi quantitativi che enfatizzavano l’uso tradizionale del questionario. Quest’ultimo era allora lo strumento predominante delle survey e tendeva a percepire gli individui esclusivamente come informatori, piuttosto che come i veri attori dello sviluppo. Questa “oggettivizzazione” delle tecniche di rilevazione dei dati, in definitiva, escludeva i beneficiari dei progetti anche dal processo stesso di ricerca e di produzione di conoscenza, finalizzata alle strategie specifiche di intervento. Il tentativo di trovare un approccio che potesse garantire la piena partecipazione delle persone ha portato alla nascita del cosiddetto Rapid Rural Appraisal (RRA), sviluppatosi successivamente in Participatory Rural Appraisal (PRA). Attraverso l’uso di strumenti di ricerca alternativi, come per esempio le mappe, i disegni e le storie di vita, si offriva la possibilità di partecipare significativamente anche a persone illetterate e meno abituate a pensarsi in termini di progetti di sviluppo, descrivendo ed analizzando le loro condizioni di vita ed elaborando delle proposte di miglioramento della loro situazione. Gli approcci partecipativi creavano uno spazio comunicativo e operativo per le politiche di aiuto, in definitiva uno spazio democratico, per settori tradizionalmente marginalizzati della popolazione.9 8 9 Ibidem. Somesh Kumar, Methods for Community Participation, Vistaar Publications, New Delhi, 2002. 14 PROBLEM STATEMENT E APPROCCIO TEORICO Problem Statement In Uganda, i diversi gruppi di persone vulnerabili della società sono di solito estranei alle politiche sociali che li riguardano. Molto spesso inoltre gli studi scientifici sulle loro condizioni di vita e relative problematiche sociali, coinvolgono queste persone solo in misura estremamente limitata. La maggioranza degli interventi politici sembra basarsi su assunzioni e politiche topdown, piuttosto che su rilevazioni empiriche ed analisi/interventi bottom-up legati ai soggetti stessi e alle comunità.10 Le realtà e le priorità delle persone povere e marginalizzate, sono spesso differenti da quelle presunte dai politici locali o dai funzionari delle agenzie internazionali della cooperazione. Prevale la prospettiva etic degli outsiders, piuttosto che quella emic di chi vive determinate condizioni sociali giorno per giorno. I diretti interessati non sembrano essere stati empowered ed incoraggiati ad analizzare le loro condizioni di vita ed identificare i propri bisogni prioritari. Non sembrano aver avuto la possibilità di esprimere liberamente la loro realtà, in modo da generare proprie proposte politiche maggiormente credibili ed efficaci di quelle generalmente adottate. Queste osservazioni valgono particolarmente per i bambini di strada. Le indagini conoscitive circa le caratteristiche e le dimensioni di questo moderno fenomeno urbano, sono insufficienti come lo sono pure il coinvolgimento e la partecipazione dei diretti interessati. Le ricerche finora svolte hanno utilizzato come fonte d’informazione primaria soprattutto i cosiddetti key informants, ossia informatori chiave, in genere persone adulte, quali ad esempio gli assistenti sociali, i guardiani notturni, gli agenti di polizia, le autorità locali, genitori e membri delle varie comunità, per citarne alcuni. Gli studi presentati nelle tesi universitarie consultate in loco si sono rivolti più direttamente ai bambini di strada, ma hanno utilizzato quasi esclusivamente strumenti quantitativi (interviste semi-strutturate, questionario) su un campione estremamente limitato, privo di particolare valore scientifico-statistico. Inoltre, per quanto a mia conoscenza, solamente due studenti 10 Nell’ultimo decennio sono emerse in misura sempre maggiore le organizzazioni delle comunità di base (Community Based Organisation - CBOs), che hanno cercato di auto-organizzarsi per risolvere e promuovere tramite networks le problematiche che li riguardano. 15 universitari sembrano aver ritenuto opportuno intervistare anche i cosiddetti rehabilited street children.11 La Convention on the Rights of the Child (CRC) delle Nazioni Unite dichiara nell’articolo 12, paragrafo 1: “States parties shall assure to the child who is capable of forming his or her own views the right to express those views freely in all matters affecting the child, the views of the child being given due weight in accordance with the age and maturity of the child.” I bambini godono quindi del diritto che le loro opinioni siano progressivamente prese in considerazione sulla base dell’assunzione che, in accordo con le diverse fasi del loro sviluppo, essi maturano la capacità di esprimersi in modo autonomo. Non esiste però alcun limite d’età all’esercizio del diritto di partecipare, stanti i limiti dei processi evolutivi e cognitivi dell’infanzia e dell’adolescenza. Questo diritto è da attribuirsi ad ogni bambino che ha un suo punto di vista su una questione che lo riguarda direttamente. Infatti, esistono tanti aspetti che bambini molto piccoli sono capaci di comprendere, e verso i quali possono contribuire con le loro valide opinioni.12 Noi tutti abbiamo il dovere di ascoltare i loro pensieri e le loro prospettive. L’articolo 13, paragrafo 1, prevede inoltre: “The child shall have the freedom of expression; this rights shall include freedom of seek, receive and impart information and ideas of all kinds, regardless of frontiers, either orally, in writing or in print, in the form of art, or trough any other media of the child’s choice.” 11 Vedi appendice per dettagliate informazioni sui campioni utilizzati negli studi delle tesi universitarie consultate. 12 Gerison Lansdown, Promoting Children’s Participation in Democratic Decision-Making, UNICEF Innocenti Research Centre, Florence, 2001. 16 Queste disposizioni internazionali ci dovrebbero incentivare a trovare ed utilizzare dei metodi di partecipazione e comunicazione che aiutino i bambini ad esprimere le loro idee e le loro opinioni in modo libero e consapevole. Bisogna comunque ricordare come questi due articoli del CRC siano stati oggetto di ampie critiche. In molti contesti culturali ai bambini non è permesso di esprimersi liberamente. Strutture societarie basate sull’autorità dell’età e sull’esperienza non riconoscono ai bambini questo diritto. Chi è più anziano ha il potere. Chi ha vissuto più tempo ha da insegnare agli altri. Il ruolo dei bambini è limitato ad obbedire agli ordini di qualcuno più anziano di loro. Al contrario, sembra chiaro che fino a quando i bambini di strada non avranno la possibilità di far sentire e comprendere i loro valori, le loro idee ed i loro bisogni, persisterà un’inadeguatezza nel fornire l’aiuto materiale, sociale ed emozionale di cui essi hanno bisogno per crescere in modo sano e dinamico. E’ invece necessario puntare su interventi di qualità, che rispondano alle esigenze dei bambini e che riducano lo spreco di risorse che avviene quando una questione non viene affrontata nel modo giusto. E’ compito del ricercatore applicato offrire risposte operative, suggerendo le strategie possibili per migliorare l’impatto e l’efficienza degli interventi che riguardano i minori. Il contributo principale di questo studio vorrebbe proprio essere quello di affinare la metodologia partecipativa di ricerca per migliorare gli interventi e per valutarne la bontà degli stessi, utilizzando un approccio che pone l’individuo, anche minore di età ma non di diritti, e il suo benessere come obiettivicentrali dello sviluppo.13 Approccio teorico Il diagramma riportato nella pagina seguente illustra la cornice concettuale degli ingredienti chiave sui quali è basato questo studio. Da un lato abbiamo la variabile indipendente, ovvero le lacune delle informazioni attuali riguardo alla problematica dei bambini di strada; dall’altro si colloca il nostro caso di studio che si prefigge sia di fornire risultati alternativi utili per una migliore 13 Sen Amartya, Development as Freedom, Oxford University Press, Oxford, 1999. 17 formulazione di politiche di sostegno, sia per far riflettere i bambini di strada sulla loro realtà in modo da rinforzare le loro capacità a determinare il loro futuro. Fig. 1: Cornice concettuale dello studio CASO DI STUDIO • Capability approach • Metodi qualitativi PRA INFORMAZIONI INSUFFICIENTI per Policy Makers PARTECIPAZIONE Dati PRA CAPABILITIES Metodi di ANALISI STANDARD AUTORIFLESSIONE INSUCCESSO POLITICHE Interventi di rimedio basati soprattutto su assunzioni Proposte INTERVENTI APPROPRIATI EMPOWERMENT Street Children Alla base di questo approccio al problema, ci sono le seguenti ipotesi/assunzioni: • i bambini di strada hanno la capacità di esprimersi autonomamente; • i bambini di strada possono esprimere i loro valori, le loro idee e i loro bisogni meglio di chiunque altro. DEFINIZIONI E CATEGORIE UTILIZZATE NELLA RICERCA Innanzitutto, bisogna dire che non esiste una definizione di “bambino di strada” che si possa considerare totalmente esaustiva e tanto meno definitiva. Il termine stesso è spesso ritenuto inappropriato perché offensivo e discriminante. Questa ricerca si riferirà con il termine child ad ogni persona che non abbia ancora 18 compiuto 18 anni di età, secondo quanto affermato dal la Convention on the Rights of the Child delle Nazioni Unite (art.1). In generale, questo studio si rivolgerà agli street-involved children, termine che descrive l’ampio spettro delle diverse relazioni instaurate dai bambini nello spazio fisico, socio-economico e culturale rappresentato dalla strada. In particolare ci si chiederà come la situazione concreta nella quale un bambino si ritrova, possa incidere sulle sue opinioni, sui suoi valori e i suoi bisogni. Rilevando una carenza di studi a questo riguardo, si procederà tentando di mettere a confronto i seguenti due gruppi di bambini di strada: • Children of the street Sono i cosiddetti bambini di strada “a tempo pieno”: la strada è la loro casa e principale risorsa per sopravvivere. Questi bambini passano la maggior parte del loro tempo chiedendo elemosina, svolgendo piccoli lavoretti occasionali oppure rubando, in modo da ottenere qualche soldo per poter sopravvivere, giorno per giorno. • Rehabilitated street children Sono bambini di strada accolti ed inseriti in uno dei centri di riabilitazione promossi dalle diverse Organizzazioni Non Governative (ONG) e organizzazioni religiose, dove questi bambini ricevono alloggio, vitto, assistenza sanitaria ed altri servizi. A questi due gruppi principali sono state aggiunte altre due categorie di bambini ai fini comparativi per alcuni strumenti di ricerca utilizzati. In particolare, per la somministrazione del questionario è stato aggiunto un gruppo di controllo o control group composto ai bambini che non hanno mai vissuto in strada, intervistati nelle scuole pubbliche. Mentre per gli strumenti qualitativi hanno partecipato anche i cosiddetti captured street children, ossia quei bambini che si ritrovano rinchiusi nella Naguru Children’s Remand Home oppure nella prigione giovanile di Kampiringisa. E’ importante comunque ribadire la difficoltà nel definire ed identificare i bambini di strada, dovuto alla complessità ed all’articolazione del fenomeno stesso. 19 OBIETTIVI DELLA RICERCA Obiettivo generale della ricerca L’obiettivo generale della ricerca è stato sia quello di applicare ed affinare varie metodologie di ricerca partecipativa (Participatory Rural Appraisal - PRA), sia l’approccio delle capabilities, in modo da contribuire a definire una metodologia adeguata all’indagine di problematiche riguardanti gruppi sociali particolarmente vulnerabili. Obiettivo generale della tesi L’obiettivo generale della tesi è di dimostrare che i bambini di strada sono in grado di esprimere la propria condizione ed i propri interessi, riflettendo sui loro valori, le loro idee ed i loro bisogni. Trattandosi primariamente di una ricerca di tipo descrittivo, che ha utilizzato in primo luogo strumenti qualitativi, il fulcro del caso di studio saranno proprio le metodologie utilizzate nella ricerca e, più precisamente, il come arrivare ai pensieri e alle voci dei bambini di strada. Attraverso la partecipazione dei diretti interessati, si intendeva attivare un processo di auto-riflessione ed empowerment dei bambini coinvolti nelle sessioni di indagine. Obiettivi specifici • Comprendere i valori, le idee, le priorità ed i bisogni comuni e differenti delle diverse categorie di bambini di strada. • Identificare, le dimensioni del benessere dei bambini attraverso le capabilities stabilite dai bambini stessi. • Comprendere come i bambini di strada percepiscono e risolvono i loro bisogni. • Capire le principali ragioni che li spingono a vivere in strada e cosa determina il loro spostamento da un luogo ad un altro. • Identificare le principali caratteristiche dei bambini di strada a Kampala. 20 DOMANDE DI RICERCA Domanda di ricerca Quali sono le attività giornaliere dei bambini di strada? Quali sono i vantaggi e gli svantaggi per un bambino a vivere in strada? Quali sono le motivazioni per migrare/cambiar e l’abituale ambiente di vita in strada? Quali sono le caratteristiche tipiche di un bambino di strada a Kampala? Domanda precisa/dettagliata Gruppo di studio Cosa fate/come passate • Children of the il tempo in strada? street • Rehabilitated street children • Captured street children • Control group Cosa sono le cose • Children of the belle/non belle della street strada? • Rehabilitated Quali sono le ragioni street children per rimanere/non • Captured rimanere in strada? street children • Control group Cambi spesso il tuo • Children of the abituale ambiente di street vita in strada? Perché? • Rehabilitated Dove vai? street children • Captured street children • Control group Dove sei nato? • Children of the Come sei cresciuto? street Perché sei finito sulla • Rehabilitated strada? ... street children • Captured street children • Control group Metodi utilizzati • Drawings • Focus Group Discussions • Questionario • Secondary data • Drawings • Focus Group Discussions • Questionario • Secondary data • Maps • Focus Group Discussions • Questionario • Secondary data • Life Histories • Drawings • Photos • Questionario • Unstructured Observation Quali sono le capabilities più importanti per un bambino? Quali sono le opportunità più importanti che un bambino dovrebbe avere durante la sua vita? Quanto importante è ciascuna opportunità? • Children of the street • Rehabilitated street children • Control group • Questionario Quali interventi/politic he sono necessari per garantire queste capabilities? Come si possono realizzare queste capabilities? Quali miglioramenti proponi? Cosa dovrebbe fare il governo ugandese? • Children of the street • Rehabilitated street children • Control group • Questionario Tab. 1: Schema delle principali domande di ricerca 21 METODOLOGIA DI RICERCA14 Questa sezione descrive la metodologia adoperata per svolgere lo studio sul campo che, come abbiamo detto, utilizza sia metodi qualitativi che quantitativi. Dopo una breve presentazione dell’approccio partecipativo e l’esposizione del disegno di ricerca complessivo, seguirà una breve descrizione dell’area di studio. In fine verranno spiegati i metodi utilizzati per la selezione dei bambini che hanno partecipato allo studio e che variano secondo i diversi metodi utilizzati, siano essi qualitativi e quantitativi. Verrà, infatti, descritta la composizione del gruppo di ricerca, elencati i fondamentali principi etici adottati, ed illustrate le diverse fasi per la realizzazione della ricerca. A conclusione si proporrà la descrizione dettagliata dei differenti strumenti di ricerca, nella quale sono indicati rispettivamente l’obiettivo, il metodo, i bambini partecipanti, il tempo, il luogo ed il materiale utilizzato. Approccio partecipativo e disegno di ricerca Dopo la nascita del Participatory Rural Appraisal (PRA), si è sviluppato un panorama variegatissimo di approcci partecipativi nell’ambito della ricerca sociale e della progettazione per lo sviluppo. Delle cinque fonti principali del PRA identificate da Chambers agli inizi degli anni ’80 (1997), la Participatory Action Research (PAR) risulta essere l’approccio rilevante per questo studio.15 La premessa base della PRA è la convinzione che le persone povere e marginalizzate sono capaci ad analizzare le proprie realtà, e di conseguenza devono essere messe nelle condizioni di essere incoraggiate a farlo. La PRA si focalizza su come le persone possono generare le proprie realtà e su come possono riflettere su di esse per poter apportare dei cambiamenti. Le persone locali devono essere empowered, 14 Fondamentale è stato il sostegno del gruppo tematico Children della Human Development and Capability Association (HDCA). Con loro è stata progettata una metodologia di ricerca incentrata attorno alla piena partecipazione ed auto-riflessione dei bambini. Desidero ringraziare in particolare Mario Biggeri, Renato Libanora, Stefano Mariani e Leonardo Menchini in quanto insieme abbiamo adattato il questionario da loro utilizzato in precedenti ricerche (Biggeri et al. 2006) e al quale abbiamo aggiunto una intera sezione riguardante i bambini di strada. 15 Robert Chambers, Whose Reality Counts? Putting the Last First, Intermediate Technology Publications, London, 1997. 22 mentre i ricercatori esterni al loro mondo devono fungere da convenors (convocatori), facilitators (facilitatori) e catalysts (catalizzatori).16 L’approccio PRA ha come obiettivo principale dello sviluppo il coinvolgimento creativo dell’uomo, e di conseguenza non considera la riduzione della povertà, le basic needs oppure il cambiamento strutturale, come traguardi immediati da raggiungere. Le diverse attività sono promosse da outsiders educati, liberi da legami economici e politici, i quali incoraggiano gruppi di persone a discutere assieme le ragioni della loro povertà, promovendo la popolazione locale della propria investigazione sociale. Il fine è di generare una progressive actionreflection rhythm, ossia una ritmica, o dialettica, tra riflessione ed azione che si promuove a vicenda in modo autonomo. Reti di gruppo tendono a comunicare e collegarsi tra loro e di conseguenza essi possono stimolare la formazione di un nuovo gruppo, eliminando la dipendenza dagli iniziali stimoli esterni.17 La partecipazione della popolazione locale può manifestarsi in diverse forme ed avere i significati più svariati, andando dalla partecipazione passiva fino alla piena auto-mobilitazione. Diversi critici18 ritengono questo termine logorato e virtualmente senza significato. In molte occasioni sembra essere divenuta una parola d’ordine abusata per imporre alle comunità idee e strategie che successivamente sono attribuite a loro. Un coinvolgimento in qualche fase dei progetti può procurare una legittimazione a decisioni che erano state prese in precedenza dagli outsiders. Anche quando la popolazione locale sembra avere una notevole influenza, fornendo conoscenza ed informazioni che possono in seguito portare alla formulazione di politiche e progetti di sviluppo, rare sono in effetti le occasioni in cui sono loro a prendere le decisioni chiave. Per questi motivi ritengo opportuno indicare le forme di partecipazione utilizzata durante lo studio: participation in information giving, ossia quando delle persone rispondono alle domande poste da ricercatori tramite la somministrazione di questionari o simili approcci quantitativi; participation by consultation, vale a dire singoli individui sono 16 Somesh Kumar, Methods for Community Participation, Vistaar Publications, New Delhi, 2002. Gardner e Lewis, Anthropology, development and the post-modern challenge, Pluto Press, London, 1996. 18 Vedi p.e. Tommasoli Massimo, Lo sviluppo partecipativo. Analisi sociale e logiche di pianificazione, Roma, 2001. 17 23 consultati ed altre persone esterne possono ascoltare le loro idee; ed infine l’interactive participation, quando le persone partecipano in analisi di gruppo, formulano e sviluppano possibili attività. La partecipazione è vista come un diritto, non solo come mezzo per ottenere un determinato fine.19 A mio parere questo aspetto assume un’importanza di assoluto rilievo. Infatti l’interesse principale del ricercatore consisteva nel sensibilizzare e far riflettere i bambini di strada sul loro modo di vita. Concependo la partecipazione come fine della ricerca, essa è diventata molto più creativa e dinamica, incoraggiando i bambini a partecipare significativamente allo sviluppo del loro destino. La ricerca non si prefiggeva nessun rigido obiettivo da realizzare, nessuna ipotesi strettamente scientifica da verificare, ma conteneva solamente il desiderio di migliorare le abilità dei bambini di strada a partecipare ed ascoltare quanto avevano da dire. Per questi motivi, sono stati utilizzati, oltre ad un questionario (pensato in questo caso non solo come strumento dal quale ricavare informazioni, ma come un processo di riflessione) ed alla tradizionale osservazione non strutturata, diversi strumenti di ricerca di tipo qualitativo, dando particolare risalto al coinvolgimento creativo ed emotivo dei bambini: raccontare, disegnare, fotografare, in definitiva, immaginare. Nello stesso momento, gli strumenti di tipo qualitativo hanno svolto l’importante funzione di sensibilizzare e far riflettere alcuni bambini prima della somministrazione del questionario. In questo senso si può dunque affermare che lo studio enfatizzava una forma di partecipazione bottom-up, nella quale i bambini avevano ampio controllo sullo svolgimento dello studio, mentre i ricercatori fungevano semplicemente da facilitators. Le attitudini comportamentali degli investigatori erano di vitale importanza per lo svolgimento corretto delle sessioni di indagine. I principi fondamentali seguiti erano i quattro identificati da Chambers (1997): handing over the stick, ossia il facilitator esterno inizia un’attività, ma passa in seguito il controllo alle persone locali; egli si siede ed osserva, intervenendo solamente quando risulta necessario. Self-critical awarenees, vale a dire continuo e critico esame del proprio comportamento da parte del ricercatore per vedere, correggere ed imparare dagli errori. Use your best judgement, quando un ricercatore facilita 19 Ibidem. 24 le diverse attività, ossia rispettare ed agire secondo le condizioni, bisogni e circostanze locali; questo principio richiede di innovare e improvvisare continuamente. From stealing to sharing, ovvero dividere e discutere le idee, opinioni ed informazioni ai diversi livelli della ricerca (tra persone locali e ricercatori esterni, tra i ricercatori e le varie organizzazioni coinvolte), in opposizione a quanto di solito fanno metodi di ricerca che usano come strumento esclusivamente il questionario.20 Di conseguenza, la ricerca era per natura molto flessibile e si adattava continuamente alle diverse esigenze, inquadrando il tutto come un innovativo progetto comune di bambini che vivono attualmente nelle strade di Kampala, di bambini di strada riabilitati in ONG e organizzazioni religiose, di bambini rinchiusi a NRH oppure Kampiringisa, di bambini che vanno a scuola e non hanno mai conosciuto la vita in strada, di due social workers locali e di tre studenti universitari (di cui due baganda ed uno mzungu21). Area di Studio L’area di studio di questa ricerca è la città di Kampala, attuale capitale dell’Uganda. Il paese si colloca nell’Africa dell’Est, e confina con il Sudan, il Kenya, la Tanzania, il Burundi, il Ruanda e la Repubblica Democratica del Congo. Kampala si trova nella parte centro-meridionale del paese, all’interno del regno dei Baganda. La moderna metropoli non si colloca nel cuore del paese soltanto in termini geografici, ma riguardo alla concentrazione delle funzioni di tipo amministrativo, economico e commerciale è ormai il vero fulcro delle politiche nazionali. La città di Kampala è densamente popolata, con ampie attività economiche e commerciali sia nel settore formale che informale; in prima linea sono presenti l’industria media-piccola per la produzione di beni basilari d’uso quotidiano, per la fornitura di semi-lavorati metallici e per la lavorazione di legname, l’industria siderurgica pesante per la produzione di macchinari, il 20 Robert Chambers, Whose Reality Counts? Putting the Last First, Intermediate Technology Publications, London, 1997. 21 Un muganda (pl. baganda) è un abitante del regno Buganda; con il termine mzungu vengono in genere indicate le persone di carnagione bianca. 25 trasporto urbano e nazionale, un discreto turismo, il settore delle comunicazioni, tutta l’amministrazione governativa, le sedi delle diverse ONG ed organizzazione internazionali, per citarne alcuni. Molto famoso è il mercato di Owino, il quale rappresenta il punto di smercio per la maggioranza dei contadini delle aree rurali nei distretti circostanti. Attività commerciali piuttosto agitate e caotiche hanno luogo anche nelle diverse stazioni per il trasporto pubblico, ossia l’Old Taxi Park, il New Taxi Park ed il Bus Park. Demograficamente parlando, secondo il National Census 2002 ci sono 1,2 milioni di persone che vivono in un’area che compre all’incirca 190 km². Bisogna però notare come suddetto censimento rileva solamente l’ammontare della popolazione presente di sera e durante la notte. La day population, ossia le persone che vanno tutti i giorni a lavorare in città ma non vi risiedono, è ritenuta essere molto più alta. Essendo la capitale ed il centro urbano più popolato del paese, un numero crescente di persone vi si rifugia, sperando nelle opportunità lavorative offerte dalla molteplicità delle attività economiche e commerciali ivi presenti. Le vaste aree che circondano il centro urbano di Kampala accolgono un variegato conglomerato di individui appartenenti a culture e gruppi etnici diversi. Durante l’ultimo decennio si sono progressivamente sviluppati diversi quartieri slum, aumentando notevolmente il numero dei senzatetto e delle persone che vivono in povertà assoluta, le quali per sopravvivere partecipano ad un insieme variegato di attività definite come informali. La città di Kampala è inoltre particolarmente famosa per l’alto numero dei bambini di strada; essi si concentrano principalmente nel quartiere di Kisenyi, caratterizzato da una densità altissima (nel 2000 uguale a 328 persone per km²) ed un tasso di crescita molto elevato (nel 2000 uguale a 3,32%). Alla problematica dei bambini di strada sono di solito attribuiti i mali tipici delle aree slum come per esempio la criminalità, la prostituzione, l’alta percentuale di infezioni HIV/Aids, il consumo ed il commercio illegale di droghe. Nonostante si sia diffusa tra la società un’attitudine negativa nei confronti delle condizioni di vita nella città di Kampala, non sembra aver comportato una riduzione delle persone che vi si rifugiano nella speranza di migliorare la propria esistenza. 26 Selezione dei bambini che hanno partecipato in modo attivo alla ricerca In letteratura esistono molte tecniche di selezione dei soggetti, dunque, l’utilizzazione di una tecnica è legata al tipo di analisi qualitativa o quantitativa e, all’interno di ciascuna di queste, dell’obiettivo che si vuole ottenere con lo strumento. Ad esempio nel caso di un’indagine quantitativa mediante questionario è necessario decidere il livello di rappresentatività del campione selezionato. Questa sezione spiega come sono stati selezionati i bambini che hanno partecipato allo studio, descrivendo prima le diverse tecniche adottate ed infine come esse sono state applicate in relazione alle singole categorie di bambini. Il campionamento per l’analisi quantitativa, ovvero l’indagine mediante questionario, è stato senza dubbio la parte più complessa nell’impostazione della ricerca. Come già detto, tre sono le categorie di bambini interessate dalla ricerca: i bambini della strada, i bambini riabilitati e i bambini facenti parte del gruppo di controllo. Viste le diverse categorie ed abitudini, si è deciso di usare un sample design per ciascun gruppo (dunque tre campioni distinti). Le scarse informazioni quantitative disponibili riguardo all’estensione della problematica dei bambini di strada ed alle organizzazioni direttamente attive a loro favore, ci hanno indotto ad adottare un multi-stage design22. La raccolta dati era suddivisa in due stadi diversi: nella prima fase dovevano essere identificate le principali organizzazioni che reintegravano bambini di strada in un centro, e le aree23 dove incontrare gli attuali bambini di strada. Nella seconda fase i bambini intervistati (di strada, riabilitati e del control group) sono stati selezionati ove possibile attraverso estrazione casuale, ove non possibile attraverso un’individuazione casuale ed in 22 Selezionando i bambini in più stadi, si riduce i costi (soprattutto in termini di tempo) e si ottiene ugualmente un quadro rappresentativo attendibile. Per queste ragioni, il multi-stage è di solito utilizzato nel settore informale ed altre problematiche invisibili alle statistiche ufficiali. 23 Conviene domandare a dei privileged observers di identificare le aree che devono essere prese in esame. La probabilità dell’area/cluster selection è connessa alla probabilità degli esperti di identificare correttamente le specifiche aree di studio (Fabbris, 1990). Per questo motivo abbiamo raccolto l’informazione necessaria attraverso diversi metodi: a) analisi di ricerche precedenti sui bambini di strada, b) consultazione di articoli di giornale attinenti c) indicazioni di assistenti sociali e ricercatori locali che lavorano con i bambini di strada, d) istituzioni pubbliche e private diverse (autorità governative, ONG estere e locali, chiese locali e missionari, …). 27 ultima istanza attraverso la tecnica di snowball. La dimensione del campione24 utilizzato per il questionario era stato definito a priori (almeno 50 bambini per ciascuno categoria). • Random Sampling Questo procedimento assegna ad ogni membro della popolazione di studio un’uguale probabilità di essere incluso nel campione. Per il control group ed i rehabilitated streetchildren la selezione è avvenuta attraverso un’estrazione casuale, mentre i children of the street sono stati scelti casualmente da parte del gruppo di ricerca oppure dei baabas. • Snowball Sampling Questo metodo utilizza uno strumento con un partecipante, dopodiché gli domanda se può introdurre o indicare un’altra persona che soddisfi determinati criteri e che abbia interesse e voglia di partecipare. Lo stesso procedimento viene fatto con la persona seguente e si continua in questo modo fino a quando il campione è saturo. Questa tecnica è stata usata nella selezione di alcuni children of the street (da notare che nel nostro caso il primo bambino è stato individuato in modo casuale) poiché sembrava essere un mezzo valido per creare un qualche rapporto di fiducia. Questo tipo d’impostazione a due stadi ha permesso di raccogliere informazioni per l’analisi quantitativa, ma è stato altrettanto utile per la selezione dei bambini che hanno partecipato attivamente ai metodi qualitativi utilizzati. Il numero di bambini partecipanti agli strumenti qualitativi è stato deciso ad hoc secondo la volontà dei bambini e la disponibilità del gruppo di ricerca. 24 Il campione è sufficientemente ampio per ottenere dati attendibili ed adoperabili per elaborazioni statistiche. Non era possibili basare la dimensione del campione su informazioni oggettive, infatti a priori non avevamo sufficiente informazioni affidabili per utilizzare un intervallo di confidenza con margine di errore. Il risultato di questo metodo di campionamento dei children of the street e rehabilitated street children può comunque essere considerato una buona rappresentazione statistica della rispettiva popolazione a Kampala. 28 Per la selezione dei bambini che hanno partecipato agli strumenti qualitativi, ovvero children’s drawings, maps, life histories e photos, sono stati inoltre utilizzati i seguenti metodi: • Opportunistic Selection Questa tecnica prevede di proporre alle persone incontrate durante lo studio di partecipare alla ricerca. Essa è stata utilizzata per i children of the street conosciuti in strada oppure per i rehabilited street children delle diverse organizzazioni che si sono presentati per primi al gruppo di ricerca. • Purposive Selection Questo metodo identifica determinati soggetti che si sono ritenuti avere particolari caratteristiche, oppure in grado di poter fornire determinate informazioni. Sono stati selezionati in questo modo i bambini che hanno partecipato ai children’s photos ed ai children’s life histories. • Quota Selection Con esso si intende la selezione di un determinato numero di persone, ovvero una certa quota, che condividono determinate caratteristiche, come p.e. età, sesso. Questa tecnica è stata adottata per ottenere una partecipazione equilibrata tra i bambini appartenenti a sesso e fascia d’età differente. Come spiegato nel paragrafo 2.2, la complessità e l’articolazione del fenomeno dei bambini di strada non permettono di formulare una definizione che si possa considerare esaustiva. Il termine bambino di strada deve essere usato nella piena consapevolezza che la vita di questi bambini non permette generalizzazioni, che ogni bambino è unico e ha la propria storia. Particolarmente difficili da individuare sono i cosiddetti part-time street children, ossia i bambini i quali durante il giorno lavorano, giocano e vagabondano in strada, ma la sera tornano a casa per dormire. Essi non sono stati presi in considerazione in questo studio, ma viste le lacune riguardo alle informazioni sulla loro realtà, si consiglia vivamente di svolgere ulteriori ricerche su di loro. I metodi di selezione descritti prima sono 29 invece stati adottati, secondo lo strumento di ricerca preso in considerazione, applicandoli alle seguenti quattro categorie di bambini: CHILDREN OF THE STREET Questo termine si riferisce ai cosiddetti full-time street children, ossia i bambini di strada a tempo pieno per i quali la strada rappresenta la loro casa e principale risorsa per sopravvivere. Questi bambini passano la maggior parte del loro tempo chiedendo elemosina, svolgendo piccoli lavoretti e rubando in modo da sopravvivere giorno per giorno. Dato il ristretto tempo a disposizione era molto importante trovare un tramite per poterci avvicinare a questo tipo di bambini:persone che conoscono e comprendono la vita sulla strada, che sanno come i bambini di strada si muovono e che godino della loro fiducia. Le persone ideali a svolgere questa funzione sono state identificate all’interno delle diverse ONG, i cosiddetti baabas. Un baaba è un former street child, ovvero un ex bambino di strada pienamente riabilitato ed ormai maggiorenne, il quale si è mostrato particolarmente responsabile e consapevole dei pericoli della vita in strada. I baabas lavorano per conto delle diverse ONG ed hanno come compito principale l’individuazione e la sensibilizzazione dei bambini di strada. I baabas che hanno partecipato in questo studio, portandoci ed introducendoci a bambini di strada loro conosciuti, erano Mark dell’ONG Friends of Children Association (FOCA), Magezi dell’ONG Tigers Club ed Opolot dell’ONG Uganda Children Centre (UCC). FOCA e Tigers Club sono state scelte ad hoc perché rispondevano alle caratteristiche stabilite a priori e individuate con gli osservatori privilegiati; sono infatti le ONG che hanno una notevole esperienza con i bambini di strada e sono conosciute per il lavoro che svolgono da tanti anni; l’UCC invece è un’ONG appena nata, ma si è mostrata un affidabile partner durante tutta la ricerca. Secondo quanto rilevato nel primo stadio della ricerca, ovvero l’analisi delle informazioni disponibili, siamo arrivati alla conclusione che i bambini di strada a Kampala tendono a vivere e dormire in alcune specifiche aree della città. In ogni modo bisogna sottolineare come l’indicazione dei luoghi nei quali sono stati incontrati i bambini non sembra essere di primaria importanza. I bambini di strada tendono a frequentare quotidianamente una varietà di posti differenti. Il 30 luogo dove possono essere trovati, dipende in prima linea dall’orario: la notte/mattina dormono a Kisenyi, di giorno girano per raccogliere scrap, ovvero rifiuti soprattutto di tipo metallico, oppure chiedono elemosina a Kampala Road, a pranzo vanno al mercato di Owino, e via dicendo. La maggioranza degli strumenti di ricerca sono stati utilizzati negli orari mattutini nella zona di Mengo-Kisenyi. Un aspetto rilevante era la presenza di tanti bambini di strada di etnia karamojong, sopraggiunti in città durante il periodo di studio. Espressione di un fenomeno temporaneo e stagionale dovuto alla prolungata siccità e razzie di bestiame, si tratta normalmente di giovanissime madri con i loro bambini ancora in tenera età, le quali vanno in strada a chiedere l’elemosina. Non stanno in strada per molto tempo, poiché sono regolarmente rastrellati dalle autorità e scaricati a Kampiringisa per poi essere riportati in Karamoja (regione del nord est del paese). Raccogliere le loro idee ed opinioni in strada non era semplice e dunque è stato deciso di andare a fare alcune interviste a Kampiringisa (si è ritenuto opportuno intervistare un numero di bambini in proporzione al loro “peso statistico” stimato sul totale dei bambini di strada a Kampala). In questo modo si è evitato di intervistare i bambini karamojong direttamente in strada in quanto non solo non erano facilmente accessibili, ma si rischiavano problemi e polemiche inutili con le autorità e la polizia locale. REHABILITATED STREET CHILDREN Con questa definizione ci riferiamo ai bambini di strada che sono stati inseriti in uno dei centri di accoglienza promossi dalle ONG, organizzazioni religiose ed altre istituzioni simili, dove ricevono alloggio, cibo ed assistenza sanitaria. Nella prima fase dello studio si doveva creare una lista completa ed attendibile di tutte le ONG, organizzazioni religiose ed altre istituzioni operative in favore dei bambini di strada nella città di Kampala. Purtroppo l’elaborazione di una tale lista sì è rivelata un’operazione molto più difficile di quanto ci si potesse aspettare. Le diverse istituzioni ed organizzazioni consultate non erano in grado di fornire un quadro integrale di chi lavorava con i bambini di strada. Nelle istituzioni governative e comunali competenti a riguardo sono state rilevate gravi lacune ed una scarsa collaborazione. Il coordinamento è apparso pressoché inesistente. 31 Sono soprattutto le ONG locali ed internazionali, assieme alle organizzazioni religiose, a prendersi a cuore questa problematica sin dagli inizi del fenomeno dei bambini di strada. Il governo e le agenzie locali tendono ad ignorare il fenomeno, a sminuirlo e ad ordinare periodici rastrellamenti. Il Commissioner for Youth and Street Children (all’interno del MGLSD), il National Children Council (NCC), il Kampala City Council (KCC) e la Central Police Station (CPS) usano delle liste parziali che in parte sono diverse tra loro e mancano di alcune importanti organizzazioni. La mancata collaborazione è da osservare anche tra le diverse ONG ed organizzazioni religiose che lavorano con questi bambini. Atteggiamenti presuntuosi, sentimenti d’invidia, rivalità interne e concorrenza reciproca sembrano rendere impossibile uno sforzo comune per contrastare la problematica dei bambini di strada; lo stesso Inter NGO Forum for Street Children sembra avere efficacia limitata, rappresentando pur sempre un irrinunciabile luogo d’incontro per discutere e comunicare. Un'altra difficoltà per elaborare una lista completa, era il variegato panorama delle ONG presenti in Uganda (oltre 3.000). Molte organizzazioni che svolgono attività di tipo umanitario e sociale si concentrano su molteplici problematiche della società, lavorando solo indirettamente con i bambini di strada, come lo sono per esempio le ONG che si impegnano attivamente contro l’abuso e lo sfruttamento di bambini, quelle che aiutano i rifugiati e gli orfani, le ONG che combattono l’Aids/HIV e promuovono la salute di giovani, quelle contro la violenza domestica, e via dicendo. L’aiuto ed il sostegno ai bambini di strada sono in genere solamente uno dei tanti obiettivi che le ONG si prefiggono di raggiungere. Inoltre esistono tante ONG molto piccole oppure molto recenti e quindi poco conosciute (se non al National NGO Board, il quale però non ha fornito alcune informazioni), mentre altre hanno smesso di operare in mancanza di risorse finanziarie. Per queste difficoltà abbiamo deciso di un fare un confronto tra le diverse liste parziali ottenute nelle prime settimane di ricerca (nelle liste di MGLSD, Viva Network, Feed the Children, Goal Uganda, ecc. il numero delle organizzazioni variava tra 20 e 30), basarci su quelle organizzazioni che presentano le seguenti caratteristiche: alloggio regolare, sufficiente esperienza sul campo, educationalsponsorship, formazione professionale, buona reputazione (Mariani et al., 2005). 32 In questo modo è stata elaborata una lista di 12 ONG (vedi appendice) le quali hanno tutte partecipato alla ricerca. CAPTURED CHILDREN Un terzo gruppo di bambini è rappresentato dai captured street children, ossia quei bambini che si ritrovano “temporaneamente” rinchiusi nella Naguru Children’s Remand Home oppure nella prigione minorile di Kampiringisa. I risultati ottenuti da questi bambini dovevano integrare quanto rilevato dalle due principali categorie. Purtroppo non era possibile usare tutti gli strumenti di ricerca con questi bambini, sia perché sottostavano a restrizioni di movimento (in relazione a children’s photos), sia per la scarsa disponibilità di tempo del gruppo di ricerca (questionario). CONTROL GROUP L’introduzione di questa categoria ha permesso una maggiore attendibilità dei risultati ottenuti con la somministrazione del questionario. Anche se questo gruppo di bambini è stato usato solamente nell’indagine tramite il questionario, ha tuttavia permesso di operare comparazioni significative e di approfondire cosa i bambini pensano dei loro coetanei che vivono in strada. Rientrano infatti nel control group i bambini che non hanno mai vissuto in strada. A questo proposito sono state scelte quattro primary schools ed una secondary school, dalle quali sono stati selezionati casualmente dei bambini che non hanno mai vissuto in strada. Nella scelta di queste scuole si è cercato di trovare un equilibrio tra i diversi quartieri di Kampala in relazione alla presenza di bambini di strada. Per questo gruppo, il questionario è stato leggermente adattato: le domande Q9b, Q10a e Q10b non sono state fatte; le domande Q11, Q12 e Q14 sono state riformulate, chiedendo a riguardo le loro opinioni sui bambini di strada. 33 Gruppo di Ricerca Se nell’impostazione della ricerca mi sono avvalso del contributo chiave del gruppo di studio dell’Università di Firenze (vedi nota 11 e sezione 3.7.6), in Uganda ho coordinato un gruppo di ricerca composto da varie persone, grazie alle quali ho superato molte delle difficoltà dovute alla mia limitata padronanza della lingua locale. Infatti, per ottenere una corretta ed efficace partecipazione nello studio da parte dei bambini bisognava garantire la piena comprensione degli obiettivi dei singoli strumenti di ricerca. Era quindi vitale che tutti gli strumenti fossero spiegati, preparati ed applicati assieme ai bambini usando non solo la lingua inglese, ma soprattutto la rispettiva madrelingua dei bambini che hanno partecipato. L’uso della madrelingua ha dato la possibilità ai bambini di articolarsi in modo coerente ai loro pensieri ed alle loro idee (tanti non conoscevano la lingua inglese), rendendo la partecipazione più spontanea e genuina. A maggior ragione per i children of the street, ho identificato quattro collaboratori locali, selezionati durante la fase preliminare di introduzione e discussione tra le varie ONG che lavorano con i bambini di strada nella città di Kampala. Nel selezionare questi collaboratori sono stati presi in considerazione diversi criteri: l’interesse mostrato a svolgere questa ricerca, la padronanza delle lingue locali, le ricerche sociali svolte precedentemente, la conoscenza del fenomeno dei bambini di strada, la disponibilità di tempo. Sono stati scelti i seguenti collaboratori: • Lameck Muwanga Social worker Children and Life Mission (CALM) Lingue: luganda, lutoro, luyankole, lunyoro. • Henry Semakula Junior Researcher Makerere University Lingue: luganda, lutoro, luyankole, luyoro. • Opolot Roberts Social worker Uganda Children Centre (UCC) Lingue: luganda, ateso, karamojong. • Alutia Moses Social worker Cornerstone Development Lingue: luganda, ateso, karamojong. 34 I collaboratori selezionati sono stati preparati e formati adeguatamente in modo da assicurare una corretta applicazione degli strumenti di ricerca. Particolare attenzione è stata data al questionario, poiché le traduzioni delle domande nelle lingue locali possono facilmente dar luogo a delle interpretazioni difformi e quindi portare alla raccolta d’informazioni differenti. Il coinvolgimento di ricercatori locali ha inoltre ridotto notevolmente il cosiddetto power imbalance, ovvero il disequilibrio di potere, tra ricercatori e partecipanti della ricerca. Conoscendo bene la problematica dei bambini di strada, i collaboratori erano molto sensibili al modo di percezione e di comportamento dei bambini. Una buona conoscenza del linguaggio usato in strada e la giovane età dei collaboratori hanno contribuito ulteriormente ad instaurare un rapporto di fiducia con i bambini. Molto importante per la buona riuscita dello studio era la piena e costante collaborazione tra gli assistenti di ricerca. Il coordinatore organizzava il plan of action, ovvero le date ed i luoghi di ricerca, ed elaborava assieme ai collaboratori gli obiettivi delle singole giornate di ricerca. Era compito del gruppo di ricerca assicurare il raggiungimento dei traguardi; era il gruppo che decideva come fronteggiare problemi non previsti. All’interno del gruppo ognuno aveva le stesse responsabilità e gli stessi doveri di tutti gli altri; per ogni decisione circa l’andamento dello studio si cercava l’unanimità. Nel programmare il proseguimento della ricerca il coordinatore chiedeva ripetutamente le opinioni, i giudizi e le proposte di miglioramento dei collaboratori. Il plan of action richiedeva notevole flessibilità, adattandosi in continuazione alle circostanze ed alle necessità locali. Dato che il gruppo di ricerca non era eccessivamente numeroso (coordinatore e quattro collaboratori), si dall’inizio si è creata una stretta collaborazione ed una buona coordinazione tra i membri del gruppo. Soprattutto in occasione della somministrazione del questionario, il gruppo si muoveva assieme e si poteva aiutare e vegliare a vicenda. Questa situazione facilitava notevolmente i feedbacks e contribuiva alla buona riuscita della ricerca. 35 Principi Etici Mantenere un codice etico durante lo svolgimento della ricerca era essenziale dal momento che i bambini sono soggetti particolarmente vulnerabili. I ricercatori dovevano garantire che lo studio non fosse in alcun modo pericoloso o dannoso per i bambini che vi partecipavano. Per di più la partecipazione doveva essere sempre e ovunque volontaria. Durante tutta la ricerca il gruppo di ricercatori hanno rispettato le seguenti regole etiche basilari25: • Ogni partecipazione deve essere volontaria • Proteggere i partecipanti da pericoli e danneggiamento • Assicurare la sicurezza dei ricercatori • Rispettare tradizioni e costumi culturali • Minimizzare il power imbalance • Evitare di creare aspettative irrealistiche • Rispettare la privacy dei partecipanti • Garantire la riservatezza e l’anonimità dei partecipanti Particolare attenzione è stata data all’adozione dello strumento children’s photos, il quale veniva svolto in modo autonomo dai bambini senza alcuna possibilità di vigilanza. In segno di amicizia e per ringraziare i bambini per la loro partecipazione (soprattutto per l’affaticante somministrazione del questionario), sono stati donati di solito dei piccoli regali (penna, quaderno, giocattolo, ecc.) oppure è stato offerto di pranzare insieme o andare a mangiare i dolci o il sugarcane, ovvero le canne da zucchero. Questi piccoli pensieri non sono stati annunciati prima di svolgere i rispettivi strumenti di ricerca per non influire sulla volontà dei bambini a partecipare. Bambini che chiedevano soldi per la loro partecipazione non sono stati presi in considerazione dal gruppo di ricerca. 25 RWG-CL, Handbook for Action-oriented Research on the Worst Forms of Child Labour Including Trafficking in Children, Regional Working Group on Child Labour, Bangkok, 2003. 36 Raccolta Dati L’organizzazione del lavoro sul campo è stato suddiviso a grandi linee in cinque fasi diverse. In relazione al feedback ricevuto durante lo studio, il piano di ricerca è stato adeguato portando temporaneamente alla sovrapposizione di alcune fasi. Vediamo ora come si caratterizzano le rispettive fasi: • La prima fase era di preparazione per tutto il seguente lavoro di ricerca sul campo. In un primo momento, essa comprendeva un periodo di studio a Firenze assieme alla Human Development and Capability Association (HDCA), finalizzato all’analisi della letteratura sommaria sulla problematica dei bambini di strada, alla preparazione degli strumenti di ricerca ed alla formulazione su come sviluppare la ricerca26. In secondo luogo era prevista la raccolta e l’analisi della letteratura esistente in loco concernente la problematica dei bambini di strada (tesi universitarie, pubblicazioni delle ONG, documenti governativi, e via dicendo). Per una buona riuscita della ricerca era essenziale esaminare e valutare l’informazione disponibile in modo da progettare correttamente il lavoro sul campo. Questo lavoro è stato condotto principalmente all’Università di Makerere, nelle varie ONG che lavorano con i bambini di strada e nel Ministry of Gender, Labour and Social Development (MGLSD) Contemporaneamente sono stati intrapresi i primi contatti con le principali organizzazioni (ONG, CBO’s, organizzazioni religiose) ed istituzioni governative (Naguru Remand Home, MGLSD, CPS, Kampiringisa Rehabilitation Centre, KCC, National Children Council) che si occupano con i bambini di strada di Kampala. Quest’attività è stata anche svolta per ottenere maggiori informazioni sul modo di operare e sulle caratteristiche delle diverse organizzazioni, per poter identificare quelle rilevanti per la ricerca. • La seconda fase riguardava la selezione dei collaboratori in modo da formare il gruppo di ricerca per il lavoro sul campo (vedi capitolo 3.7.4). I collaboratori sono stati formati ed addestrati sugli strumenti ed obiettivi dello studio e sui principi etici da adottare durante la ricerca. Ex-ante il gruppo di ricerca era consapevole 26 E’ in questa fase che abbiamo inserito all’interno di un questionario già somministrato in altre occasioni la sezione dei bambini di strada. Il questionario è stato testato (pilot survey) dal gruppo di ricerca in Uganda, intervistando sei bambini prima dell’indagine vera e propria. 37 delle possibili difficoltà di una ricerca partecipativa con bambini, e per questo motivo ha seguito le indicazioni su come svolgere child oriented research (Boyden 1997, ILO-UNICEF 2000, Lewis and Lindsay 2000, RWG-CL 2002, Laws and Mann 2004). • La terza fase prevedeva l’inizio del lavoro sul campo in senso stretto, creando un primo contatto con i bambini che volevano partecipare allo studio. Il gruppo di ricerca aveva il compito di “rompere il ghiaccio”, di presentare se stesso e di conoscere meglio i bambini delle diverse categorie. A questo proposito il gruppo ha optato di utilizzare gli strumenti children’s drawings (disegni) e children’s maps (mappe). Essi hanno dato luogo ad una massiccia partecipazione spontanea ed hanno permesso di creare facilmente un rapporto di fiducia con i bambini. Questa fase prevedeva anche il pilot survey, ovvero la verifica del questionario elaborato per questo studio. Per collaudare il questionario, basato su una precedente ricerca (Biggeri et al. 2005) ma adattato ai bambini di strada, sono stati intervistati sei bambini. Importanti feedbacks sono stati inseriti per arrivare al questionario definitivo. • Nella quarta fase si aggiungevano gli altri due strumenti di ricerca qualitativa, ossia children’s photos (foto) e children’s life histories (storie di vita), e veniva svolto il ad-hoc survey con 158 bambini. Il precedente utilizzo degli altri due strumenti qualitativi, ossia i disegni e le mappe, si è mostrato molto vantaggioso: essi aiutavano a far riflettere ed a sensibilizzare i bambini sulle loro condizioni di vita in strada, preparandoli in un certo senso alla somministrazione del questionario. Per di più, fornivano al gruppo di ricerca delle indicazioni su quale bambino poteva essere particolarmente adatto per gli altri due strumenti qualitativi, ossia le foto e le storie di vita. In questa fase venivano utilizzati contemporaneamente tutti gli strumenti di ricerca, secondo le condizioni ed esigenze locali, fino a completare una soddisfacente raccolta dati sul campo. • La quinta ed ultima fase comprendeva le traduzioni (dalle lingue locali all’inglese) delle interpretazioni fatte sui disegni e sulle mappe, la trascrizione e traduzione (dalle lingue locali all’inglese) delle storie di vita, l’inserimento dei dati raccolti tramite i questionari e la preparazione di un data-base per l’elaborazione dei dati. Alla fine di ogni giornata di ricerca il materiale ed i dati 38 raccolti erano già stati brevemente analizzati e discussi dal gruppo di collaboratori, in modo da risolvere eventuali dubbi. Fig. 2: Time-line della ricerca 2004 2005 2006 Preparazione Ricerca Pilot Quest Primo incontro gruppo HDCA Lavoro sul campo Raccolta dati Elaborazione dati Workshop preparativo gruppo di ricerca Analisi dati Stesura rapporto ricerca Editing ricerca Finalizzazione tesi di laurea Presentazione risultati provvisori ricerca Conferenza HDCA Parigi Presentazione risultati finali ricerca Conferenza HDCA Groeningen La figura 3.7.1 illustra il cosiddetto time-line della ricerca, il quale riassume e colloca nel tempo le principali fasi e tappe di tutto il lavoro svolto nell’ambito di questa indagine sociologica. La seguente tabella si concentra invece in modo più dettagliato sul lavoro svolto sul campo durante i sei mesi di studio in loco. 39 Tab. 2: Organizzazione del lavoro sul campo (gennaio 2005 - giugno 2005) FASE PERIODO ATTIVITA’ RISULTATI Preparazione Gennaio Febbraio Organizzazione Febbraio Raccolta Dati Marzo •Sensibilizzazione riguardo al fenomeno dei bambini di strada •Comprensione delle politiche ed interventi attuati •Identificazione delle lacune esistenti nella letteratura attuale •Selezione dei collaboratori di ricerca •Creazione di una lista completa di ONG e scelta in base ai criteri stabiliti di quelle da usare nella ricerca •Disegni con interpretazione su - Attività che svolgono in strada - Le cose belle e brutte di vivere in strada Raccolta Dati Marzo Raccolta Dati Marzo Aprile Raccolta Dati Marzo Aprile Raccolta Dati Marzo Aprile Sistemazione Dati Maggio Giugno •Analisi della letteratura esistente sulla problematica dei bambini di strada (tesi dell’Università di Makerere, articoli di giornale di due quotidiani locali principali New Vision e The Monitor, pubblicazioni e ricerche da parte di organizzazioni, documenti governativi, e via dicendo) •Contatti con le principali organizzazioni (ONG, CBO’s, ecc.) ed istituzioni governative (MGLSD, NCC, CPS, ecc.) che si occupano di bambini di strada a Kampala. •Children’s Drawings con: - Children of the street - Rehabilitated street children - Captured children Kampiringisa •Children’s Maps con: - Children of the street - Rehabilitated street children - Captured children Kampiringisa •Children’s Life Histories con: - Children of the street - Rehabilitated street children - Captured children Naguru Remand Home e Kampiringisa •Children’s Photos con: - Children of the street - Rehabilitated street children •Children’s Capabilities con: - Children of the street - Rehabilitated street children - Control group •Traduzioni delle interpretazioni fatte sui disegni e sulle mappe •Trascrizione e traduzione delle storie di vita •Inserimento dei dati questionari in apposita maschera 1 •Mappe e Focus Group Discussion sui posti che i bambini usano frequentare vivendo sulla strada •Interviste audio fatte dai bambini sulle loro storie di vita •Documentazione fotografica delle condizioni di vita in strada fatte dai bambini •Capabilities dei bambini di strada stabilite da loro •Informazioni quantitative sulla loro vita in strada, educazione ed attività lavorative •Interpretazioni disegni/mappe in inglese •Storie di vita in inglese •Data-base pronto per l’elaborazione dei dati Strumenti di Ricerca In questo capitolo saranno presentati tutti gli strumenti di ricerca utilizzati assieme ai bambini. Saranno descritte le modalità d’applicazione di ciascuno strumento, schematizzando infine l’obiettivo prefisso, il metodo utilizzato, il campione selezionato, il tempo impiegato, il luogo scelto ed il materiale richiesto per i rispettivi strumenti. Prima di usare ciascun strumento di ricerca, il gruppo di collaboratori si introduceva ai bambini e spiegava loro l’idea generale di questa ricerca. Era molto importante essere pazienti e creare un rapporto di fiducia, nonostante non ci fosse molto tempo a disposizione. Il ruolo giocato dagli intermediari, ovvero dai baabas era di conseguenza fondamentale. In seguito veniva descritto lo strumento che si desiderava utilizzare con loro, spiegando il suo obiettivo ed il suo significato. Per garantire la piena e corretta comprensione, veniva di solito richiesto ad uno dei bambini di rispiegare il tutto ai suoi amici. Si chiedeva ai bambini se avevano qualche dubbio o incertezza, oppure se volevano usare lo strumento in modo differente. Lo strumento veniva quindi modificato secondo il feedback dei bambini, le circostanze socio-culturali e le condizioni climatiche. Molto importante era inoltre la scelta del luogo assieme ai bambini, nel quale svolgere i singoli strumenti: esso doveva essere silenzioso per non essere disturbati ed interrotti, e possibilmente all’aperto per evitare che un bambino si sentisse soffocato. L’introduzione, la preparazione, l’organizzazione e l’applicazione degli strumenti veniva fatta sia in lingua inglese, sia nella rispettiva madrelingua dei bambini. La metodologia di ricerca doveva permettere ai bambini di strada di esprimere i loro punti di vista, le esperienze vissute e le percezioni sulle loro condizioni di vita. Bisognava quindi trovare ed utilizzare dei metodi che aiutavano i bambini ad esprimersi in vari modi differenti. Metodi verbali (come interviste e discussioni) spesso non funzionano bene con i bambini piccoli. Per questo motivo sono state usate anche metodi visuali (come i disegni e le mappe), i quali rappresentavano delle valide alternative. 41 • CHILDREN’S DRAWINGS Un disegno permette ad un bambino di riflettere su una tematica senza dover rispondere individualmente ad una domanda riferitogli direttamente. Si riduce quindi notevolmente il contatto visivo tra il ricercatore adulto ed il bambino, che può aiutare a diminuire l’autorità e la centralità della figura del ricercatore, e creare una situazione più libera e rilassata. In genere i bambini si rallegrano a disegnare, però bisogna assolutamente chiedere loro delle spiegazioni su cosa abbiano raffigurato. Le interpretazioni fornite dagli adulti sono di solito sbagliate o mancano di dettagli che risultano importanti per un bambino. I disegni dei bambini necessitano quindi di un’interpretazione sia individuale sia culturale. I ricercatori devono rispettare cosa disegnano i bambini di età differente e hanno bisogno di comprendere il modo locale di percepire e disegnare. I disegni dei bambini possono essere fonti valide di informazione. Essi sono particolarmente utili quando un bambino non può o non vuole esprimersi oralmente o in parole scritte, e sembrano ideali per toccare temi particolarmente sensibili. Nel nostro studio, abbiamo deciso di dare ai bambini due tematiche molto aperte e generali che potevano descrivere nel loro disegno. Ogni bambino poteva scegliere (oppure fare entrambi) uno dei seguenti temi: • Come passi il tempo in strada? Che cosa fai vivendo in strada? Con questo tema si volevano determinare le diverse attività svolte da un bambino di strada sia di lavoro, come anche nel tempo libero, e via dicendo. Questo tema si collega direttamente con lo strumento Children’s Maps ed in parte si sovrappone, poiché anche in questi disegni vengono indirettamente forniti informazioni sui luoghi dove i bambini svolgono le loro attività. • Quali sono le cose belle e quali sono quelle brutte vivendo in strada? Cosa ti piace e cosa non ti piace vivendo in strada? Con questo tema invece si provava ad identificare i vantaggi e gli svantaggi che la vita in strada poteva fornire ai bambini rispetto alle loro condizioni di vita 42 precedente (maltrattamento a casa, provenienza da una regione di crisi o conflitto, e via dicendo). I bambini potevano dividere il foglio a metà per disegnare su una parte le cose belle e sull’altra le cose brutte, oppure usare due fogli separati. Dopo circa un’ora e mezza, venivano raccolti tutti i disegni e si chiedeva ai bambini chi di loro voleva spiegare agli altri bambini il suo disegno. Due collaboratori locali facevano da facilitator per rendere l’interpretazione fluida, mentre il coordinatore annotava il comportamento e l’atteggiamento degli altri bambini durante la discussione dei disegni. Infine, il gruppo di ricercatori ringraziava i bambini per la partecipazione e chiedeva loro se gentilmente poteva tenere alcuni dei loro disegni Tab. 3: Descrizione dello strumento Children’s Drawings Fine Metodi Selezione Numero Data Pieces Tempo Luogo Materiale Capire come i bambini passano il loro tempo in strada. Elencare e comprendere i vantaggi e gli svantaggi della vita in strada. Disegnare a tema. Interpretazione dei disegni. Random e Opportunistic Selection: SelezioneTotale: 15 - 20 bambini per ciascun tema di disegno. 150 - 200 • 40 Children of the street Children’s (Ucc nr.24, Karamojong nr.16) Drawings • 29 Rehabilitated street children Totale: 83 (Kin nr.15, Kayda nr.14) • 14 Captured children (Kampiringisa nr.14) 1 ½ ora per disegnare, ½ ora per interpretazioni. • Ucc, Kampiringisa (Children of the street) • Kin, Kayda (Rehabilitated street children) • Kampiringisa (Captured children) Fogli bianchi, matite, colori. • CHILDREN’S MAPS L’obiettivo di questo strumento era di elaborare delle cosiddette mobility maps, ovvero delle mappe sulla mobilità dei bambini di strada a Kampala. Queste mappe ci aiutano ad indagare sui comportamenti di movimento di singoli bambini oppure di intere bande di strada. Non si voleva però ottenere delle cartine geografiche particolarmente dettagliate, che comprendessero precise informazioni sulle distanze, sul modo di trasporto, sulla frequenza della visitazione, e via dicendo. 43 Lo strumento si focalizzava soprattutto sui luoghi e sulle ragioni per le quali i bambini vi si recano. Attraverso una comparazione tra le mappe create dai due principali gruppi di bambini, ossia children of the street e rehabilitated street children, si aveva la possibilità di osservare delle analogie oppure dei mutamenti avvenuti per chi vive attualmente in strada. Risaltando il dialogo ed il compromesso, i ricercatori hanno deciso di incoraggiare la formazione di gruppi di lavoro, ognuno dei quali doveva elaborare la propria mobility map. I bambini che volevano partecipare sono stati, di solito, divisi in tre gruppi diversi, mettendo insieme i bambini appartenenti alla stessa fascia d’età per far sentire meglio la propria voce. Ciascun gruppo aveva circa un’ora di tempo per discutere ed elaborare la propria mappa, dopodiché dovevano nominare un capogruppo che presentava ed interpretava la mappa agli altri bambini. Inizialmente sono stati usati materiali di natura (foglie, sassi, rami, ecc.), prestando attenzione a non usare generi alimentari (fagioli, riso, ecc.), non volendo mancare di rispetto nei confronti di chi non sempre ha da mangiare tutti i giorni. Per il limitato tempo a disposizione, il gruppo ha poi preferito usare la carta ed i colori, poiché facilitava la comparazione tra le diverse mappe. L’elaborazione delle mappe è avvenuta in genere sul suolo o comunque per terra, in modo che tutti i partecipanti potessero muovere attorno alla mappa e aggiungere delle modifiche fino ad arrivare ad una mappa finale che accontentasse tutti i partecipanti. Infine, a seconda del tempo rimasto, veniva svolta una Focus Group Discussion assieme a tutti i bambini, usando le mappe come visuali stimoli, e si creava un’unica grande mappa oppure si decideva quale delle mappe dei diversi gruppi era stata elaborata meglio. Anche in questo caso, due collaboratori locali facevano da facilitators per rendere la discussione fluida, mentre il coordinatore annotava il comportamento e l’atteggiamento degli altri bambini. Infine, il gruppo di ricercatori ringraziava i bambini per la partecipazione e chiedeva loro se gentilmente poteva tenere alcune delle loro mobility maps. 44 Tab. 4: Descrizione dello strumento Children’s Maps Fine Metodi Selezione Numero Data Pieces Tempo Luogo Materiale Identificare i luoghi frequentati dai bambini di strada e capire le ragioni perché vi si dirigono. Ottenere indicazioni su mobilità ed attività giornaliere dei bambini di strada. Elaborazione in gruppo di mobility maps. Interpretazione e FGD con mappe/cartine utilizzate come visuali stimuli Random e Opportunistic Selection: Selezione Totale: Formazione di 3 gruppi da 5 - 10 bambini 75 - 150 mettendo assieme i bambini appartenenti alla stessa fascia d’età. • 9 Children of the street Children’s Maps (Ucc nr.6, Karamojong nr.3) Totale: 20 • 6 Rehabilitated street children (Kin nr.3, Kayda nr.3) • 5 Captured children (Kampiringisa nr.5) 1 ora per disegnare, ½ ora per interpretazioni, ½ per FGD. • Ucc, Kampiringisa (Children of the street) • Kin, Kayda (Rehabilitated street children) • Kampiringisa (Captured children) Sassi, bastoni, sabbia, foglie d’albero, cartellone di carta, fogli bianchi, bigliettini di carta, matite, colori. • CHILDREN’S LIFE HISTORIES Le interviste sono il metodo di ricerca sociale più conosciuto, ma questo non significa che sono il metodo migliore da utilizzare, particolarmente con i bambini. Di solito i risultati sono limitati, soprattutto per la mancata abilità dell’intervistatore a porre le domande giuste, ma anche per la difficoltà ad analizzare correttamente le riposte ottenute. Nell’ambito di questa ricerca, le storie di vita sono state raccolte attraverso interviste semi-strutturate che si appoggiavano su una generica scaletta tematica, ovvero su una sequenza di particolari argomenti, senza imporre domande rigide e chiuse. I bambini dovevano avere la possibilità di raccontarci la loro storia senza essere interrotti in continuazione. Per ottenere una buona intervista bisogna fare in modo che l’intervistato sia rilassato e naturale durante la conversazione. Per questo motivo, il gruppo di ricerca ha deciso di mettere i bambini stessi nel ruolo dell’intervistatore. Si 45 spiegava ai bambini che l’obiettivo era di ottenere delle storie di vita e quindi era preferibile mantenere una certa cronologia durante l’intervista, passando per le diverse fasi della vita di un bambino di strada (luogo d’origine e famiglia, esperienza nella scuola, strada e lavoretti, arresto e prigione, assistenza organizzazioni, e via dicendo). In seguito era stato dato ai bambini un registratore ed un microfono, e si chiedeva loro di intervistarsi a vicenda usando le proprie domande. Dopodiché venivano di solito lasciati da soli, ricordandoli che avevano a disposizione circa mezz’ora. Questa forma di interviste era anche vantaggiosa per il fatto che i bambini tra loro possono toccare anche argomenti particolarmente delicati, mentre un ricercatore adulto estraneo difficilmente otterrebbe informazioni utili a riguardo. La scelta del luogo era particolarmente importante, poiché oltre a dover essere sicuro per fare l’intervista senza distrazioni ed interruzioni, doveva anche essere molto silenzioso per garantire una buona qualità dell’audio. Conoscendo alcuni bambini dall’applicazione degli altri strumenti di ricerca, il gruppo di collaboratori ha adottato per le interviste in parte anche un purposive selection, chiedendo di partecipare ad alcuni bambini ritenuti particolarmente adatti. Ogni intervista veniva riascoltata dal gruppo di collaboratori assieme ai bambini, per vedere se fossero stati toccati gli argomenti principali ed eventualmente aggiungere qualcosa. Il gruppo ringraziava i bambini per la loro partecipazione, garantendoli la riservatezza e l’anonimità dell’intervista. Tab. 5: Descrizione strumento Children’s Life Histories Ottenere dei racconti sulle diverse esperienze vissute dai bambini di strada. Ascoltare e capire il tipo di domande ed il linguaggio utilizzato dai bambini. Metodi Interviste audio semi-strutturate Selezione Purposive e Opportunistic Selection: Selezione Un intervistatore ed un intervistato per ogni Totale: 54 intervista. Numero • 8 Children of the street Children’s Data (Karamojong nr.3, Ucc nr.2, Tigers nr.1, Life Histories Pieces Street Random nr.2) Totale: 27 • 12 Rehabilitated street children (Kin nr.1, Uydel nr.2, Kayda nr.3, Ryda nr.2, Tigers nr.1, Cornerstone nr.3) Fine 46 • 7 Captured children (Naguru Remand Home nr. 4, Kampiringisa nr.3) Tempo Non più di ½ ora per ciascun’intervista. Luogo • Kampiringisa, Ucc, Tigers, Street (Children of the street) • Kin, Uydel, Kayda, Ryda, Tigers, Cornerstone (Rehabilitated street children) • Naguru Remand Home, Kampiringisa (Captured children) Materiale Registratore, microfono, cassetta audio. • CHILDREN’S PHOTOS Lo strumento fotografico si adatta molto bene a documentare ed illustrare particolari problematiche di sviluppo. L’approccio partecipativo coinvolge i diretti interessati e permette di solito di ottenere delle fotografie di situazioni precluse e in luoghi non accessibili ad outsiders. Le immagini catturate dai bambini possono quindi offrire valide prospettive del loro modo di percepire la realtà. Attraverso l’interpretazione delle foto, esse non si configurano come semplice illustrazione di una relazione, ma diventano una preziosa fonte d’informazione. Le fotografie diventano un eccellente mezzo per comunicare ed accrescere la consapevolezza circa le loro condizioni di vita. Esse riescono a raggiungere un pubblico più vasto, coinvolgendo anche coloro che non leggerebbero un resoconto scritto. Nell’ambito di questa ricerca, lo strumento fotografico aveva l’obiettivo di creare un photo-essay il quale illustrasse gli aspetti più significativi della vita in strada dei bambini. I bambini potevano fotografare a discrezione qualunque situazione che sembrava loro importante e rappresentativa della loro realtà. Diverse ONG sono state invitate a partecipare ad un primo incontro di preparazione tenutosi all’ONG Tigers Club, il cui scopo era molteplice: • Breve corso di fotografia per insegnare l’uso delle macchine fotografiche e prevenire gli errori da principiante. • Spiegazione dei principi etici e delle precauzioni da seguire per garantire la tutela dei partecipanti. • Discussione ed organizzazione del progetto photo-reportage (determinazione aree di studio, restituzione macchine fotografiche, FGD, premiazione, ecc.) • Selezione dei partecipanti e consegna delle macchine fotografiche 47 Per scegliere i partecipanti adatti, il gruppo di ricerca si è appoggiato alle ONG coinvolte, adottando un purposive selection: i bambini sono stati selezionati su base delle indicazioni fornite dalle rispettive ONG e del giudizio del gruppo di ricerca sui bambini conosciuti meglio durante l’applicazione degli altri strumenti di studio. Per motivi di sicurezza, il gruppo di ricerca ha deciso unilateralmente che i bambini dovevano lavorare in coppia con una macchina fotografica. In questo modo essi si potevano proteggere a vicenda da pericoli incombenti (soprattutto durante lo scatto, chi fotografa non si accorge cosa succede attorno a lui). Una volta che i bambini hanno determinato gli accoppiamenti e le rispettive aree di studio, sono state consegnate loro le macchine fotografiche.27 I bambini avevano due settimane di tempo per finire la pellicola e restituire la macchina fotografica. Dopo lo sviluppo e stampa delle foto sono state pre-selezionate da parte del gruppo di ricerca oltre cento foto, ritenute di essere riuscite meglio. E’ stato organizzato un secondo incontro all’ONG Tigers Club per osservare, ammirare e commentare le foto assieme a tutti i bambini. Ogni accoppiata di fotografi poteva partecipare con due/tre delle proprie foto alla competizione finale,che comprendeva 32 fotografie. E’ seguita la votazione e la premiazione delle tre foto migliori. Infine il gruppo di ricerca ha distribuito tutte le foto ai bambini e li ringraziato per la loro partecipazione. Tab. 3.6: Descrizione dello strumento Children’s Photos Fine Metodi Selezione Numero Data Pieces Realizzazione di un foto-reportage che illustri diversi aspetti della vita in strada, elaborato dai e sui bambini di strada di Kampala. Osservare, discutere e capire la scelta dei motivi fotografici. Creare un senso di responsabilità nei bambini, dando loro completa libertà su che cosa e dove fotografare. Documentazione fotografica Purposive Selection: Selezione 2 bambini per ciascuna delle 20 macchine Totale: 40 fotografiche • 94 Children of the street Children’s (Foca nr.37, Tigers nr.37, Ucc nr.20) Photos • 11 Rehabilitated street children (Kin nr. 11) Totale: 105 27 Un ringraziamento particolare va a Fotrans s.a.s, Foto Vicari, Nordfoto s.r.l. e Foto Flash che hanno donato le macchine fotografiche monouso utilizzate in questo studio. 48 Tempo Luogo Materiale Scelta dei bambini adatti entro un mese. Incontro di preparazione 3 ore. Tempo per fotografare non più di un 2 settimane. FGD e premiazione finale 3 ore. Incontri nel Tigers Club House Fotografie nelle strade di Kampala 20 macchine fotografiche monouso, sviluppo e stampa foto, premi. • INDAGINE STATISTICA MEDIANTE QUESTIONARIO ED APPROCCIO DELLE CAPABILITIES Se è vero che un’indagine statistica è uno strumento quantitativo, il questionario utilizzato da un lato ha permesso la raccolta dei dati e di informazioni preziose sulle tre categorie di bambini, dall’altro ha cercato di raccogliere le idee dei bambini riguardo alle opportunità che ciascun bambino dovrebbe avere nella sua vita. La sezione sulle capabilities è stata pensata proprio per generare un processo di riflessione sulle dimensioni del benessere che li riguardano. A questo proposito, ho adoperato il questionario elaborato dal gruppo tematico “Children” della Human Development and Capability Association (HDCA) e lo abbiamo integrato con una specifica parte relativa al contesto dei bambini di strada. Merita a questo proposito una breve parentesi sull’approccio delle capabilities e sulle sue potenzialità nel capire il benessere degli individui e dei bambini in particolare (Biggeri et al., 2004). Capability Approach Il capability approach, sviluppato da parte di Amartya Sen, è un approccio alternativo per lo sviluppo umano e pone in evidenza la partecipazione, il benessere e la libertà come obiettivi centrali dello sviluppo, cercando di combinare etica ed economia. Le capabilities sono i potential functionings delle persone. I functionings sono beings and doings, ovvero quello che una persona è e fa. La differenza tra functioning e capability è simile alla differenza tra achievement (acquisizione) e freedom to achieve something (libertà di acquisire qualcosa), oppure la differenza tra risultato ed opportunità. Tutte le capabilities insieme corrispondono alla libertà generale a vivere una vita che una persona ha 49 ragione di valorizzare.28 La qualità della vita umana non dovrebbe essere misurata in ricchezza, ma in termini di libertà e solidarietà, soprattutto nei confronti dei membri più deboli della nostra società. Lo sviluppo umano è considerato come un’estensione delle capabilities, ovvero delle libertà positive; gli esseri umani sono il fine dell’attività economica piuttosto che il loro mezzo.29 Infatti, nonostante le risorse e beni materiali sono importanti per generare i functionings (nel senso di achievements) e le capabilities (nel senso di freedom to achieve), essi sono solamente i mezzi e gli strumenti. L’abilità a convertire le risorse ed i beni in capabilities e functionings dipende da tre tipi di fattori di conversione. I fattori interni come le caratteristiche personali (sesso, intelligenza, condizioni fisiche, capacità pratiche, ecc.) convertono le caratteristiche delle risorse o beni in functionings individuali. La conversione è anche legata a due fattori esterni: le caratteristiche sociali (politiche pubbliche, istituzioni, legislazione, tradizioni, norme sociali, pratiche discriminanti, ruolo dei sessi, gerarchie societarie, relazioni di potere, beni pubblici, ecc.) e le caratteristiche ambientali (infrastrutture, clima, ecc.).30 Secondo Nussbaum e Robeyns, il modo appropriato per rendere operativo il human capability approach è la definizione di una lista delle capabilities principali. La selezione di una tale lista è un passo fondamentale per sviluppare il capability approach da mero pensiero filosofico in una teoria applicata.31 Assieme ad altri studiosi, essi sono convinti che le ricerche future sul benessere del bambino devono essere basate su una lista di capabilities per bambini, partendo dalla definizione ed elaborazione di indicatori per comprendere l’infanzia ed arrivare a riconoscere le implicazioni politiche. Come già detto, per il questionario di questo studio e la relativa codifica, è stata utilizzata la lista delle capabilities 28 “The difference between a functioning and a capability is similar to the difference between an achievement and the freedom to achieve something, or between an outcome and an opportunity. All capabilities together correspond to the overall freedom to lead the life that a person has reason to value“, tratto da Robeyns Ingrid, Sen’s capability approach and gender inequality: selecting relevant capabilities, in ‘Feminists Economics’, Vol. 9, 2003, p. 63, mia traduzione. 29 Sen Amartya, Development as Freedom, Oxford University Press, 1999. 30 Robeyns Ingrid, The Capability Approach: An Interdisciplinary Introduction, Unpublished, 2003. 31 Ibidem. 50 proposta da Biggeri, Libanora, Mariani e Menchini (2005)32. Questo gruppo di ricercatori - che fanno parte insieme ad altri del gruppo tematico “Children” della HDCA - ha sede nel Dipartimento di Scienze Economiche dell’Università degli Studi di Firenze, ed è composto da economisti, antropologi, demografi e statistici; questo gruppo focalizza il suo lavoro di studio sulla povertà e sul benessere di bambini. L’obiettivo principale di questo gruppo è di rendere operativo il capability approach, utilizzando un bottom-up approach, ovvero un approccio induttivo e partecipativo dal basso, in modo da far identificare le capabilities ai bambini e comprendere la natura delle ragioni che privano i bambini di godere di tali capabilities. Il loro contributo principale è di affinare le metodologie per migliorare gli interventi a favore del benessere dei bambini, e per valutarne la bontà degli stessi. Questionario – Capability Section 33 Un questionario è di solito un’intervista rigidamente strutturata, che adotta un modello standard elaborato per raccogliere la stessa tipologia d’informazione da tutte le persone intervistate. Per questo motivo tende a raccogliere factual information, ovvero informazioni su fatti e numeri. Il questionario utilizzato nell’ambito di questa ricerca, contiene invece anche un aspetto qualitativo, ovvero la parte sulle capabilities. In tutto, il questionario è stato suddiviso in quattro parti, che trattano rispettivamente della vita in strada (street section), dell’istruzione (education section), delle attività lavorative (work section) ed infine della capabilities34. Mentre le prime tre sezioni indagano soprattutto su informazioni e caratteristiche quantitative, nella parte delle capabilities il bambino comincia un processo di riflessione ed astrazione che dovrebbe permettergli di estrapolarsi dalle proprie esperienze di vita. La prima domanda è aperta e risulta essenziale quando al bambino viene domandato di indicare le opportunità più importanti di 32 Si tratta di una lista provvisoria ottenuta nella ricerca svolta sulle Children’s Capabilities in occasione del primo Children’s World Congress on Child Labour (CWCCL), tenutosi a Firenze in maggio 2004. 33 Questa sezione è basata su Mariani, Libanora, Anich e Biggeri (2005). 34 Il questionario originario utilizzato dal gruppo tematico Children della Human development and Capabilty Association (HDCA) è stato leggermente modificato per essere maggiormente adeguato per lo studio con i bambini di strada. In totale sono state insertite 28 quesiti principali, suddivise in 70 domande dettagliate. 51 cui deve godere un bambino nella sua vita.35 In questo momento dell’intervista il bambino non conosce né il concetto di capability, né la lista teorica di children’s capabilities che viene utilizzata per codificare le risposte.36 Questa domanda permette al ricercatore di identificare quali capabilities sono considerate da un bambino senza condizionamenti o suggerimenti. Se il bambino menziona una capability presente nella lista, essa viene marcata (nei casi in cui l'interpretazione è difficile, l’intervistatore la aggiunge come nuova capability); se invece identifica una nuova capability, allora essa viene inserita alla fine della lista (ed integrata nelle seguenti domande riguardanti le capabilties). In questo modo il bambino può interagire e partecipare direttamente alla formulazione del questionario.37 Nella seconda domanda il bambino si deve concentrare sulla propria esperienza (achieved functionings), confrontandosi anche con le capabilities che non aveva identificato nella domanda precedente. Con la terza domanda si stimola un nuovo processo di astrazione (come in quella iniziale), concettualizzando la rilevanza delle singole capabilites per i bambini intesi come gruppo. La sequenza di questo 35 “What are the most important opportunities a child should have during his/her life?”; una nota per l’intervistatore spiega che sono permesse le risposte multiple, non devono essere lette le capabilities codificate e le nuove capabilites identificate devono essere aggiunte alla fine della lista. 36 1. Life and physical health: being able to be physically healthy and enjoy a life of normal length. 2. Love and care: being able to love and be loved by those who care for us and being able to be protected. 3. Mental well-being: being able to be mentally healthy. 4. Bodily integrity and safety: being able to be protected from violence of any sort. 5. Social relations: being able to enjoy social networks and to give and receive social support. 6. Participation: being able to participate in public and social life and to have a fair share of influence and being able to receive objective information. 7. Education: being able to be educated. 8. Freedom from economic and non-economic exploitation: being able to be protected from economic and non-economic exploitation. 9. Shelter and environment: being able to be sheltered and to live in a safe and pleasant environment. 10. Leisure activities: being able to engage in leisure activities. 11. Respect: being able to be respected and treated with dignity. 12. Religion and identity: being able to choose to live or not according to a religion and identity. 13. Time-autonomy: being able to exercise autonomy in allocating one’s time and undertake projects. 14. Mobility: being able to be mobile. Nell’elaborazione di tale lista, il gruppo tematico Children della Human Development and Capability Association (HDCA) ha deciso di convalidare la rilevanza di una capability se sono soddisfatte le seguenti due condizioni: a) almeno un bambino la identifica in modo spontaneo; b) essa viene considerata importante o molto importante dalla maggioranza dei bambini. 37 Biggeri M., Libanora R., Mariani S. e Meschini L., Children Conceptualizing their Capabilities: Results of the Survey during the first Children’s World Congress on Child Labour(CWCCL), Journal of Human Development, vol.7, n.1, marzo 2005. 52 processo di riflessione dovrebbe permettere ai bambini di staccarsi, almeno parzialmente, dalle proprie esperienze di vita. L’ultima domanda sulle capabilities era stata concepita per selezionare e valutare le capabilities più importanti. Senza fornire un ordine completo di tutte le capabilities discusse, abbiamo chiesto ai bambini di indicare le tre capabilities più rilevanti.38 Per il questionario è stata introdotta una ulteriore categoria di bambini, ovvero coloro che non hanno mai vissuto in strada. Questi bambini sono stati intervistati nelle scuole pubbliche di Kampala e rappresentano il cosiddetto control group. La categoria dei captured children non è stata presa in considerazione per questo strumento di ricerca.39 Tab. 3.7: Descrizione della indagine statistica Fine Metodi Campione Numero Data Pieces40 Ottenere Children’s Capabilities stabilite dai bambini stessi. Proposte di politiche da parte dei bambini. Analisi generica della situazione dei bambini di strada a Kampala e comparazione tra le tre categorie di bambini. Differenze e convergenze. Intervista strutturata/questionario Random e Snowball Sampling: Sampling 6 bambini piloting e 158 questionario finale Totale: 164 • 53 Children of the street Questionario • 55 Rehabilitated street children Children’s Capabilities • 50 Control group Totale: 158 38 “Among the aspects we discussed, could you tell me which are the three most important opportunities a child should have during his/ her life?”. 39 Per la non sempre facile determinazione del gruppo d’appartenenza di ciascun bambino, sono stati presi in considerazione le domande Q3, Q4, Q5 e Q6. Queste domande forniscono informazioni su come i bambini soddisfano i loro basic needs materiali, ossia il dormire, il mangiare, le cure igieniche/sanitarie ed i bisogni emozionali. Ritenendo il posto per dormire come la caratteristica forse più distintiva dei bambini di strada, alla domanda Q3 è stata data particolare importanza. A seconda se un bambino ha risposto di dormire in strada (1), in un centro/istituto/ONG (3) oppure a casa della sua famiglia (2), esso è stato classificato rispettivamente come child of the street (S), rehabilitated child (N) oppure control group (C). I bambini appartenenti al control group non hanno mai vissuto in strada, risultando altrimenti come rehabilitated child. In conseguenza alle risposte date alle domande Q4, Q5 e Q6 sono stati identificati alcuni bambini che sono stati classificati in una categoria diversa da quella dovuta secondo la risposta data alla Q3. Questi bambini sono stati chiamati border children e comprendono quelli che vivono in boarding schools, quelli che solamente grazie all’aiuto continuo di un’ONG rimangono a dormire a casa della propria famiglia, quelli che tornano a casa solamente per dormire soddisfacendo tutti gli altri bisogni in strada e quelli che dormono a casa di amici, ma dipendono dall’aiuto di un’ONG oppure da cosa può offrire la strada. 40 Per informazioni dettagliate riguardo la somministrazione dei questionari vedi appendice. 53 Tempo Luogo Materiale 36 minuti di media per ogni questionario. Totale circa 95 ore (158 questionari) • Giardino/parco pubblico, strada ed ONG (Children of the street) • ONG ed organizzazioni (Rehabilitated street children) • Scuole pubbliche (Control group) Modulo questionario LIMITI DEL CASO DI STUDIO La scarsa informazione quantitativa disponibile e la complessa articolazione del fenomeno dei bambini di strada hanno reso molto difficile arrivare a dei risultati e a delle conclusioni che fossero rappresentative per tutti i bambini che vivono nelle strade di Kampala. Lo stesso concetto participation è molto problematico: l’eterogeneità locale tende ad essere sminuita con termini vaghi e generici, raggruppando i partecipanti in categorie che non rispecchiano esattamente la realtà. In questo modo possono rimanere inosservate rilevanti caratteristiche di età, di sesso, di classe sociale, per citarne alcuni, che portano ad idee ed interesse locali sostanzialmente diverse. Una partecipazione effettiva richiede quindi di identificare gli interessi contrastanti nell’ambito di ricerca, in modo da mettere in luce gruppi vulnerabili all’interno delle singole comunità fino a quel punto ignorate. In questo studio, l’adozione di un multi-stage design nell’indagine ha permesso di procedere nello studio quasi sempre con un random sampling per la somministrazione del questionario. Questo procedimento ha reso possibile di formulare delle conclusioni che possono essere ritenute valide per tutta la popolazione di studio. Si tratta di generalizzazioni relative, nate dal confronto tra le diverse categorie di bambini e modificabili nel tempo e nello spazio di riferimento.Assieme agli strumenti qualitativi, sono stati utilizzati, oltre alla selezione casuale dei bambini, anche tecniche non-probabilistiche, ovvero l’opportunistic, la purposive e la quota selection. La difficoltà di incontrare regolarmente i bambini di strada non ha permesso di indagare e discutere in dettaglio le informazioni raccolte in quanto solo qualche volta si è potuto fare più incontri con lo stesso bambino. Le diverse Focus Group Discussion programmate avrebbero dovuto valorizzare ulteriormente i dati 54 ottenuti. Una valida occasione di dialogo ed auto-riflessione con i bambini sembra non essere stata colta fino in fondo. Essendo stata la mia prima ricerca sul campo, collocandosi peraltro in un contesto non proprio familiare, non potevo vantare una preparazione altamente professionale e di conseguenza sono stati commessi alcuni errori ed imprecisioni. La stretta collaborazione nel gruppo di ricerca ha sicuramente aiutato ad impostare e a migliorare la qualità di una ricerca, che ha richiesto spesso degli adattamenti e dei cambiamenti di programma. Per la somministrazione del questionario è stato di grande aiuto la costante comunicazione con il gruppo tematico “Children” della Human Development and Capability Association (HDCA). L’inesperienza dello studente poteva rappresentare un forte limite nella ricerca, ma è stato colmato grazie all’appoggio e la partecipazione di persone con maggiore competenza in materia. PROBLEMI INCONTRATI DURANTE LA RICERCA BARRIERA LINGUISTICA E CULTURALE Data l’assenza di un’educazione scolastica, molti dei bambini che hanno partecipato alla ricerca avevano una limitata o nessuna conoscenza della lingua inglese. Anche per questo motivo, come già detto, sono stati assunti quattro collaboratori di madrelingua. E’ stato utilizzato soprattutto il luganda, visto che quasi tutti i bambini di strada a Kampala parlano o quantomeno capiscono tale lingua, anche se non sono di origini baganda. Bisogna comunque rilevare che il luganda parlato da questi bambini tra loro era molto diverso dal luganda standard usato dalla gente e dai mezzi di comunicazione. I bambini tendevano a parlare il luyaye, il linguaggio di chi vive in strada, negli slum e nei sobborghi della città di Kampala. Di conseguenza le risposte date dai bambini non erano sempre chiare e lasciavano ampio margine d’interpretazione. Questi ostacoli di tipo linguistici possono aver provocato leggere distorsioni nelle traduzioni dall’inglese, ed hanno comportato un notevole impegno in termini di tempo. Difficoltà di tipo linguistico e soprattutto culturale sono state incontrate con i bambini di strada di origine karamojong. Dei quattro ricercatori locali, solo uno 55 parlava fluidamente la lingua karamojong. Un altro dei miei collaboratori, ad esempio, ha provato senza grande successo a comunicare in lingua ateso (abbastanza simile ed appartenente alla stessa comunità linguistica). Rimanendo sempre sui bambini di strada di origine karamojong, mi sembra interessante riportare alcuni aspetti culturali. Gli effetti dell’isolamento culturale di questa tribù semi-nomade del Nordest si sono mostrati soprattutto con lo strumento life histories. Prima di utilizzare il registratore e il microfono, i bambini avevano bisogno di familiarizzare con questi oggetti. Solamente dopo qualche dimostrazione fatta da parte dei ricercatori, mettevano da parte la loro diffidenza e cominciavano a partecipare. In generale, è stata osservata una particolare diffidenza e timore di questi bambini nei confronti dei ricercatori e una notevole riservatezza, solidarietà ed attaccamento al loro gruppo etnico. Non è stato un caso la scelta di intervistarli nel centro di detenzione per minori. OSTILITA’ E TIMORE Abituati a vivere in strada, tanti bambini diventano sospettosi nei confronti di persone esterne che si avvicinano a loro, diventando a volte ostili ed in un certo senso anche pericolosi. Se non comprendono bene l’intento dei ricercatori possono mostrarsi poco inclini alla collaborazione. Anche in questo caso, l’accesso ai children of the street che fanno uso regolare di droghe, si è verificato più difficile. Durante la ricerca sono spesso stati toccati spesso degli argomenti molto personali e delicati, sui quali non tutti i bambini si sono mostrati volonterosi a rivelare informazioni. Timorosi di possibili ripercussioni su di loro, si rifiutavano di parlare delle loro esperienze personali. L’aiuto e l’intermediazione delle diverse ONG era molto utile per superare queste difficoltà. Con i baabas e gli uncles delle ONG erano più disponibili e cooperativi, avendo con loro già instaurato un rapporto di reciproca collaborazione e fiducia. Bisogna inoltre notare che in genere tendevano a collaborare maggiormente con il coordinatore di ricerca di carnagione bianca che non con i suoi collaboratori, forse nella speranza di ottenere qualcosa di importante in cambio. 56 SCARSA CONCENTRAZIONE La maggioranza dei bambini di strada si distrae facilmente e non riesce a concentrarsi a lungo tempo, soprattutto il gruppo dei children of the street e coloro che fanno regolarmente uso di droghe. Alcune volte gli strumenti di ricerca sono stati interrotti o abbandonati, poiché i bambini davano l’impressione di non essere più “presenti” oppure di non trovare più alcuna soddisfazione o interesse a continuare. Ciò ha dato luogo a frequenti interruzioni ed ha rallentato l’andamento della ricerca. CAMBIAMENTI CLIMATICI Le frequenti piogge nei mesi marzo ed aprile hanno rallentato l’andamento della ricerca, poiché ha reso molto più difficile rintracciare i bambini di strada e trovare un luogo adatto per svolgere i diversi strumenti di ricerca. Una flessibile ed immediata riorganizzazione del programma di ricerca è stata la ricetta per risolvere questi problemi. CARENTE COLLABORAZIONE Le maggiori difficoltà incontrate durante questa ricerca erano forse di tipo burocratico ed organizzativo. Pressoché tutte le istituzioni governative (MGLSD, National Council for Children, KCC, Central Police Station, National NGO Board, ecc.) non erano in grado (oppure non volevano) di aiutare il gruppo di ricerca nella raccolta di informazioni utili ed attuali sulla problematica dei bambini di strada a Kampala. Provenendo dall’estero, mi sono inoltre imbattuto in ostacoli burocratici in vista di ottenere un’ autorizzazione dall’Uganda National Council of Science and Technology (UNCST) per svolgere la ricerca. Le stesse ONG che lavorano in materia, dopo un iniziale benvenuto e promesse di sostegno, hanno mostrato in seguito poco interesse e pressoché nessuna volontà a collaborare. Trattandosi “solamente” di una ricerca per una tesi di laurea che non presenta nessuna possibilità di guadagno, sembrerebbe essere venuto meno ogni stimolo di partecipazione. Per formare un adeguato e convincente gruppo di ricerca e per organizzare e modificare continuamente l’action plan dello studio, era necessario uno sforzo notevole. Fortunatamente,sono state individuate alcune 57 persone ed ONG generose, che hanno compreso l’importanza ed il significato di questo studio e hanno contribuito, con il loro impegno, alla buona riuscita del lavoro di ricerca. 58 ANALISI ED INTERPRETAZIONE DEI RISULTATI INTRODUZIONE L’analisi è un processo sistematico e logico utilizzato per esaminare i dati raccolti in modo da accrescere la conoscenza. Il fine è di trovare e di spiegare le caratteristiche e le tendenze osservate nei dati, ma anche di identificare e di interpretare le differenze, contraddizioni ed eccezioni. L’analisi dei dati raccolti ha compreso quattro fasi diverse: l’inserimento e l’organizzazione dei dati, lo studio dei risultati ottenuti da ciascuno strumento di ricerca, l’analisi dei risultati secondo le diverse categorie di bambini, ed infine l’interpretazione e la triangolazione o triangulation41 dei dati. In questo capitolo sono presentati i risultati ottenuti attraverso un’analisi dei dati raccolti durante lo studio sul campo, mediante gli strumenti descritti nel capitolo precedente. Vista la grande quantità di dati raccolti e di informazioni ottenute attraverso i vari strumenti si è scelto di riportare i risultati principali o ritenuti più interessanti ai fini di una maggiore comprensione del fenomeno. Al termine della tesi è stato predisposto un CD in cui è stato inserito materiale aggiuntivo raccolto per ulteriori approfondimenti, nel caso il lettore sia interessato e per riportare tutti i dati ed elaborati (mappe, disegni, foto, ecc…) raccolti. Dopo una descrizione generale del campione utilizzato nell’indagine statistica, in questo capitolo sono descritti ed interpretati i risultati derivati dai singoli strumenti di ricerca utilizzando quattro blocchi argomentativi: i) i bisogni primari materiali ed affettivi; ii) i comportamenti di adattamento, ovvero l’utilizzo del territorio/risorse e la mobilità; iii) la percezione della strada; e iv) il senso d’identità, il rispetto e la dignità dei bambini. In seguito, una parte specifica sarà dedicata all’analisi della sezione delle capabilities identificate dai bambini di 41 La triangulation prevede l’utilizzo di una combinazione di metodi di ricerca e fonti di informazioni differenti per esaminare una tematica da diversi punti di vista. La triangulation è un valido mezzo per valutare e per giudicare correttamente i dati raccolti ed accrescere l’attendibilità dei risultati di ricerca. 59 strada. Al termine del capitolo è riportata una breve sezione sui limiti degli strumenti emersi durante la ricerca. ANALISI PRELIMINARE Per presentare un quadro completo di tutti i dati raccolti durante lo studio è stata predisposta la seguente tabella riassuntiva; essa ci mostra la distribuzione dei data pieces in relazione alle tre categorie di bambini e ai diversi strumenti di ricerca adottati e la grande quantità di informazioni ed elaborati raccolti. Tab. 8: Distribuzione dei data pieces raccolti per strumento di ricerca DATA PIECES PER CATEGORIA DI BAMBINI STRUMENTO DI RICERCA TOTALE DATA PIECES Children of the street Rehabilitated street children Captured children Control Group Disegni 40 29 14 - 83 Mappe 9 6 5 - 20 Storie di vita 8 12 7 - 27 Foto 94 11 - - 105 Questionari 53 55 - 50 158 L’elaborazione di tale catalogo era indispensabile, a mio avviso, per procedere correttamente alla codifica o coding42 ed alla organizzazione o indexing43 dei dati raccolti. Successivamente sono stati riportati ed analizzati i risultati più rilevanti ed i problemi incontrati durante l’utilizzo dei singoli strumenti. Come detto prima, un’analisi dettagliata e completa di tutti i dati raccolti per ogni singolo strumento (soprattutto qualitativi) avrebbe appesantito notevolmente l’esposizione e richiesto un tempo di lettura notevole. Ho dunque ritenuto 42 La codifica è una procedura che trasforma l’informazione grezza in dei formati standardizzati, raggruppando i dati in modo da poterli analizzare più facilmente: per codificare dati quantitativi bisogna convertire le risposte in valori numerici; i dati di tipo qualitativo esigono invece l’identificazione di nozioni, concetti oppure tematiche espresse ripetutamente. 43 Con indexing va inteso il processo di organizzazione e di raggruppamento dei dati in determinate categorie o classi, contraddistinte da determinate caratteristiche. 60 opportuno concentrarmi soprattutto sull’analisi dei risultati in relazione alle diverse categorie di bambini coinvolti nello studio. Per questo motivo sono stati messi a confronto i risultati ottenuti nei diversi strumenti di studio in relazione alle differenti categorie, provando ad identificare possibili connessioni o incoerenze, caratteristiche e tendenze; comparando i risultati con le informazioni trovate nelle precedenti ricerche sui bambini di strada a Kampala e riportate nel secondo capitolo come secondary data consultata e, ovviamente, anche con le iniziali ipotesi della ricerca. Le principali conclusioni e le indicazioni di per migliorare le politiche sociali dirette ai bambini di strada sono riportate anche nel capitolo conclusivo. Per la presentazione dei risultati, ho utilizzato come struttura di partenza le informazioni raccolte con l’indagine statistica e dunque le risposte ottenute con il questionario, segnalando in ciascuno dei blocchi argomentativi le frequenze ed i legami più rilevanti. Con i dati raccolti nell’indagine è stato possibile inquadrare gli argomenti e riportare le differenze o le similitudini tra i tre gruppi. Questi risultati vengono quindi integrati dalle osservazioni conseguite grazie all’utilizzo dei strumenti qualitativi ed illustrati da alcuni disegni, mappe, fotografie e (citazioni) delle storie di vita, realizzati dai bambini arricchendo e completando, così, le informazioni raccolte con il questionario. I risultati sono stati esaminati criticamente, puntando il dito su eventuali lacune dell’informazione ottenuta, sull’accuratezza e correttezza delle interpretazioni, su limiti del metodo utilizzato per raccogliere i dati; in breve sull’attendibilità dei risultati. E’ necessario a questo punto della tesi ricordare che l’obiettivo principale di questa ricerca non sono solo i singoli output ottenuti, ma il metodo utilizzato per arrivare a tali informazioni, ovvero l’applicazione delle metodologie di ricerca partecipativa (PRA) e l’utilizzazione dello spazio informativo delle capabilities, nella speranza di contribuire a definire una metodologia adatta ad indagare problematiche riguardanti gruppi sociali particolarmente vulnerabili. Questo porta ad un valore intrinseco nella ricerca che è appunto quello di stabilire un processo di auto-riflessione, il quale ha dentro di sé la potenzialità di creare un empowerment dei partecipanti, aumentando le loro capacità a determinare il loro 61 futuro. Le aspettative iniziali, da questo punto di vista, erano molto alte nella speranza di ottenere dati e informazioni utili all’analisi e alle politiche sociali, dirette a ridurre il fenomeno dei bambini di strada. Tale rilevazione darebbe conferma al valore ed alla funzionalità delle metodologie di ricerca partecipativa (PRA) e dell’approccio delle capabilities, anche quando sono utilizzati assieme ai bambini. Per di più, offrirebbe delle valide informazioni aggiuntive per la programmazione ed implementazione di politiche. I risultati presentati nei grafici e nelle figure delle parti seguenti, si basano sul campione intervistato durante l’indagine statistica e dunque utilizzato per la somministrazione del questionario. Per avere una corretta e integrale comprensione del loro significato, è opportuno dare prima uno sguardo alla composizione ed alle caratteristiche dei bambini intervistati. In primo luogo, bisogna ricordare che per garantire una ragionevole comparazione dei risultati ottenuti da ciascun gruppo di bambini era necessario garantire un numero ampio di soggetti per ciascuno dei tre gruppi, fissato a priori in 50. In totale hanno partecipato all’indagine statistica 158 bambini suddivisi equamente tra i gruppi (vedi tabella precedente). Fig. 3: Percentuale di bambini per categoria di analisi Control Group 32% 34% Rehabilitate d Children Street Children 34% 62 Una partecipazione equilibrata di maschi e femmine è stata adottata per il gruppo di controllo, vale a dire tra quei bambini che non hanno mai vissuto in strada, mentre per i bambini di strada (attuali e riabilitati) prevalgono i maschi, rispecchiando grosso modo la distribuzione reale che si trova in strada e nelle diverse organizzazioni. E’ interessante notare che la percentuale è simile per queste due categorie. Fig. 4: Suddivisione per sesso dei bambini nei gruppi (valori percentuali) 100% 80% 69% 60% femmine 40% 31% maschi 20% 0% Control Group Rehabilitated Children Street Children Totale Gruppo Sotto l’aspetto dell’età dei bambini non ci sono differenze di rilievo tra i tre gruppi. Prendendo il totale dei 158 bambini intervistati, il grafico seguente ci fa vedere come la fascia tra i 12 e 14 anni sia quella predominante. Fig. 5: Distribuzione percentuale dei bambini per fascia di età 3% 16% 8 - 11 anni 37% 12 - 14 anni 15 - 18 anni oltre 18 anni 44% 63 Per quanto riguarda la provenienza geografica dei 158 bambini, bisogna innanzitutto rilevare che si tratta quasi esclusivamente di bambini ugandesi (93%). Le altre nazionalità straniere presenti sono il Ruanda, il Sudan, la RDC e la Tanzania; un risultato che può essere ricondotto alle conflittualità che hanno avuto o hanno tuttora luogo all’interno dei primi tre paesi. Se invece andiamo ad analizzare il luogo d’origine di tutti i bambini partecipanti di nazionalità ugandese, si può costatare come provengano soprattutto dall’area centrale del paese (59,2%).44 Questo dato ha particolare rilevanza se considerato in relazione ai soli bambini che hanno vissuto in strada, ovvero i children of the street e rehabilitated street children: a conferma di quanto osservato in precedenti studi, anche in questa ricerca la grande maggioranza di loro arriva dalla regione centrale, in prima linea dal distretto di Kampala (12,6%) oppure dai distretti confinanti o vicini, ovvero Masaka, Mukono e Wakiso. Fig. 6: Distribuzione percentuale dei bambini ugandesi per regione di origine 12% 8% centro est 21% nord 59% ovest Il gruppo etnico predominante tra tutti i 158 bambini è conseguentemente quello dei Muganda (50,3%), seguito dai Munyankole (8,4%) e dai Musoga (5,2%). Bisogna però sottolineare la numerosa presenza di bambini appartenenti al gruppo etnico dei Karamojong, osservati nelle strade di Kampala durante il periodo della ricerca. Essi appartenevano quasi esclusivamente al clan karamojong dei Bokora, 44 Si noti che per definizione locale non esiste una regione meridionale in Uganda, essendo composto il sud del paese quasi esclusivamente dalle acque del Lago di Vittoria. 64 provenienti dall’area di Matany, città situata nell’Ovest del distretto del Karamoja. Negli ultimi anni, i Bokora hanno subito pesantemente i raid di bestiame degli Jie, clan karamojong insediato più a nord, i quali confinando con il Sudan hanno maggiori possibilità di ottenere rifornimenti di armamenti. Oltre alla perdita di gran parte del loro bestiame, i Bokora si trovano a fronteggiare l’ennesimo prolungato periodo di siccità che in tempi recenti colpisce periodicamente tutta la regione del Karamoja. La loro presenza in strada dovrebbe quindi essere considerata in relazione alla loro attuale situazione di precarietà, una valutazione che è confermata dal fatto che essi non sono stati accennati in nessuna delle tesi universitarie consultate. Guardando l’età dei bambini, si rileva invece come quelli più giovani facciano eccezione a quanto osservato precedentemente: appena 8% di tutti i bambini provenienti dalla regione centrale hanno meno di dodici anni, molto più alte, invece,le percentuali dei bambini giovanissimi provenienti dalle altre parti del paese. Questa percentuale scende addirittura a 4,9% se si prendono in considerazionesolamente i children of the street ed i rehabilitated street children: questo dato potrebbe indicare come tanti di questi bambini siano legati a famiglie di migranti che si dirigono a Kampala, di solito molto poveri e vulnerabili. Sempre in riferimento alla loro origine, è stato chiesto ai bambini se provengono da un ambiente rurale oppure urbano. La grande maggioranza proviene da un ambito di tipo rurale (circa il 76%). Questo risultato darebbe conferma a quanto osservato sopra, ovvero che tanti bambini sono legati alle migrazioni delle famiglie dovute all’insicurezza o guerra civile, alle carestie o semplicemente alla ricerca di un reddito più elevato o a maggiori opportunità che rappresentano le grandi città. La predominanza rurale incrementa ulteriormente, se si guarda ai bambini provenienti dall’Est del paese, dei quali solo un modesto 6,5% arriva da un ambiente urbano. Per quanto riguarda le tre categorie di bambini, è da rilevare uno scarto tra il gruppo di controllo e gli attuali bambini di strada: mentre dei primi un bel 28% arriva da un contesto urbano, dei secondi lo è solamente il 19%. Questo dato sembrerebbe indicare una certa correlazione tra i bambini che vivono in campagna e le probabilità di venire a vivere in strada. 65 Concentrandoci ora sui bambini che hanno vissuto in strada (rehabilitated street children e children of the street), sembra molto utile analizzare alcune loro caratteristiche peculiari. Guardando per esempio all’età dei bambini quando arrivano in strada, si può desumere che il fenomeno dei bambini di strada sia soprattutto una problematica di tipo adolescenziale: più del 40% giunge in strada tra gli 8 ed 11 anni; un altro 35,2% tra 12 e 14 anni. Fig. 7: Distribuzione percentuale dei bambini per fasce d’età in relazione al loro arrivo in strada 41% Da nascita - 7 anni 8 - 11 anni 12% 1% 12 - 14 anni 15 - 18 anni 11% Nessuna risposta 35% Paragonando questi dati tra i maschi e le femmine, si rileva come le ragazze arrivino in strada leggermente più tardi, oltre un quinto dopo aver compiuto i 15 anni. Anche per quanto riguarda il tempo trascorso in strada troviamo una differenza non irrilevante tra i maschi e le femmine: mentre i primi normalmente rimangono in strada per oltre un anno (79,7%), quasi due terzi delle ragazze la abbandonano entro 12 mesi e solamente l’8,3% vi rimane per oltre tre anni. Paragonando questi due gruppi di bambini è stato osservato che solamente il 16,4% dei bambini riabilitati ha vissuto più di tre anni in strada, mentre dei bambini attualmente in strada un terzo abbondante (37,7%) vi vive già oltre tale periodo. Questo dato ci potrebbe far desumere, che le diverse organizzazioni hanno maggiori difficoltà a reintegrare un bambino che ha vissuto in strada per un periodo prolungato. Il modo di vivere in strada sembra incidere notevolmente sullo sviluppo caratteriale di un adolescente: abituandosi a godere di una libertà illimitata, a non dover rendere conto a nessuno, spesso non riescono più a 66 sopportare le regole con le quali devono confrontarsi al momento della reintegrazione nella loro casa famigliare oppure in un ONG/centro. Il successo delle ONG a reintegrare soprattutto bambini che hanno vissuto in strada per meno di tre mesi (29,1% di tutti i bambini riabilitati), sembrerebbe dare conferma a tale sensazione. Il lavoro svolto dalle diverse organizzazioni sembrerebbe meritevole se si considera la qualità e la completezza della reintegrazione di un bambino di strada. Di tutti i bambini di strada e quelli riabilitati, solamente il 6,5% ha affermato di essere ritornato in strada una seconda volta e solamente un bambino per ben due volte. Se guardiamo le loro risposte riguardo alla ragione che li ha spinti ad andare in strada, spicca il maltrattamento in famiglia. Questo risultato contraddice però in parte quanto osservato direttamente durante il periodo di studio sul campo: in più occasioni sono stati visti alcuni bambini girovagare per strada, i quali erano stati precedentemente conosciuti in un’ONG, a NRH oppure Kampiringisa. Infine, pare abbastanza ovvio che i cosiddetti backcomers abbiano vissuto in strada per un periodo abbastanza lungo. Chi ritorna in strada più volte sembra essere molto più difficile da reintegrare. Infatti, tutti i backcomers hanno vissuto in strada come minimo un anno e quasi la metà oltre i tre anni. Prima di passare al capitolo seguente, vorrei ricordare che per somministrare il questionario è stato necessario utilizzare quattro lingue differenti (a volte combinandole tra loro), in modo da garantire la piena comprensione e da facilitare i bambini ad esprimersi. Fig. 8: Lingua utilizzata per la somministrazione dei questionari (valori percentuali) Luganda 26% Inglese Karamojong 70% Ateso 3% 1% 67 Quasi tutti i bambini di strada attuali e riabilitati sapevano parlare il luganda. Anche chi apparteneva ad un gruppo etnico e linguistico diverso, aveva imparato il luganda (ed il luyaye) vivendo a Kampala per un determinato periodo. Unica eccezione sono stati i bambini karamojong arrivati da poco a Kampala, con i quali si ha comunicato in lingua karamojong e parzialmente in ateso. Dopo questa panoramica sul lavoro svolto e una prima analisi dei dati raccolti, si entra nel cuore dell’analisi partendo dai bisogni primari materiali ed affettivi. BISOGNI PRIMARI MATERIALI ED AFFETTIVI L’identificazione e l’analisi dei bisogni primari materiali ed affettivi sono un irrinunciabile prerequisito per comprendere, da un lato quali necessità dei bambini non vengono soddisfatte all’interno delle loro famiglie e li spinge ad andare a vivere in strada, dall’altro lato per capire quali dei loro bisogni essi non riescono (o solo difficilmente) a soddisfare in strada. Solo attraverso un accurato esame delle loro esigenze potranno essere desunte delle corrette conclusioni ed in un secondo momento formulate delle valide proposte di rimedio. In questo senso un buon aiuto è dato anche dalla sezione 4.7 sull’identificazione delle capabilities. Prima di tutto è importante esaminare le ragioni per le quali i bambini sono finiti in strada. Osservando le loro indicazioni si può vedere molto bene quanto sia complessa l’origine di questa problematica.45 45 Domanda semi-multipla: ogni bambino poteva indicare due ragioni diverse. Si noti che per il Control Group la domanda è stata riformulata, chiedendo la loro opinione sulle cause per le quali tanti bambini vivevano in strada. 68 Fig. 9: Distribuzione percentuale dei motivi che portano i bambini verso la vita in strada con distinzione tra gruppi 100% 80% 60% Control Group Gruppo 40% Rehabilitate d Children 20% Street Children Nessuna risposta Altro Nato in strada Guerra/conflitto Orfano HIV/Aids Orfano Abbandono Sfruttamento Maltrattamento Mancanza di cure Rottura famiglia Urbanizzazione Povertà 0% Ragione strada Per tutti e tre i gruppi, la ragione principale sembra essere il maltrattamento subito dai bambini nella loro casa famigliare, il quale spesso degenera in vera e propria violenza domestica. In senso stretto, questo risultato non coincide con quanto rilevato da Kasagga (1998) e gli altri studi esaminati, ma darebbe invece conferma se il maltrattamento fosse interpretato come conseguenza della povertà diffusa e delle strutture famigliari instabili. Risulta interessante come l’epidemia HIV/Aids venga identificata quasi esclusivamente dal gruppo di controllo, un dato che potrebbe far pensare ad una persistente e diffusa ignoranza sull’argomento e alla conseguente stigmatizzazione che del problema viene fatto. Sono invece solamente i bambini che vivono attualmente in strada (children of the street) o vi hanno vissuto in passato (rehabilitated street children), a menzionare una guerra oppure un conflitto interno come la causa essenziale per essere finiti in strada. Questa peculiarità sembra essere confermata dalle armi e dalle sparatorie, dai raid nei villaggi e sui mezzi pubblici di trasporto, rappresentati in molti dei loro disegni. In modo simile, anche l’abbandono da parte dei propri genitori e la rottura della struttura famigliare viene in gran parte tralasciata dal gruppo di controllo. 69 Disegno di Lokiru, 12 anni, bambina di strada. Analizzando le ragioni identificate dai children of the street e dai rehabilitated children sono state rilevate delle differenze nelle risposte date dai maschi rispetto a quelle delle femmine. Mentre i primi pongono l’accento sul maltrattamento (58,3%), abbandono (23,8%) e la mancanza di amore ed affetto (19%), le ragazze attribuiscono la colpa principale alla povertà (45,8%) e solo dopo seguono il maltrattamento (33,3%) e la crescente urbanizzazione (20,8%). Se le risposte dei tre gruppi sono invece esaminate nell’ottica della provenienza rurale oppure urbana, si può osservare una diversa valutazione della povertà come causa incisiva: quasi un terzo (29,8%) di coloro che provengono da un ambiente rurale la menziona, mentre solamente il 4,6% dei bambini di origine urbana fa altrettanto. Sistemando le risposte di tutti i bambini per fasce d’età, si può vedere come il maltrattamento e l’abbandono siano stati indicati in misura maggiore dai bambini dai 12 anni in su, mentre dal lato opposto sono i più piccoli a percepire la povertà in famiglia come fattore chiave per averli indotto a rifugiarsi in strada. 70 Fig. 10: Distribuzione percentuale dei motivi che portano i bambini verso la vita in strada con distinzione per fasce di età 70% 60% 50% 40% 8-11 anni 30% 12-14 anni 15-18 anni 20% 10% Nessuna risposta Altro Nato in strada Guerra/conflitto Orfano HIV/Aids Orfano Abbandono Sfruttamento Maltrattamento Mancanza di cure Rottura famiglia Urbanizzazione Povertà 0% Ragione strada In particolare con i bambini di strada, le elevate percentuali di maltrattamento domestico farebbero pensare ad una rottura completa con le loro famiglie. Infatti, chiedendo loro con quali persone convivono da quando vivono in strada, il distacco in termini di relazioni famigliari e di parentela diventa chiaro. Il seguente grafico (figura 4.9) mostra quanto sia importante il ruolo dell’amicizia sia per i bambini che vivono ancora in strada, sia per quelli riabilitati in un’ONG/centro. Sono però quasi esclusivamente i bambini di strada ad inquadrare il gruppo dei loro amici come street gang (banda di strada): si potrebbe dedurre che una prolungata presenza in strada comporti inevitabilmente di associarsi ad un determinato gruppo di strada. 71 Fig. 11: Distribuzione percentuali della convivenza tra gruppi 100% 98,2% 80% 72% 70% Control Group 60% Rehabilitated Children 35,8% 40% Street Children 20% Nessuna risposta Altro ONG/centro Banda di strada Amici Da solo Altri parenti Sorella/e Fratello/i Matrigna Patrigno Madre Padre 0% Con chi vivi? Analizzando in dettaglio questi dati è stato osservato come anche all’interno del gruppo di controllo poco più della metà (57.8%) dei bambini vive con entrambi i suoi genitori naturali, evidenziando come per diversi motivi una struttura famigliare stabile nella società ugandese non sia per nulla garantita. Il 90% del gruppo di controllo vive invece con almeno un suo genitore naturale, mentre il rimanente 10% si rifugia da altri parenti in genere con fratelli e sorelle; quest’ultimo risultato dimostra come il ruolo della famiglia allargata africana non si sia completamente esaurito. […] R Vengo da Masaka. D Cosa ti ha fatto andare via da Masaka? R Sono venuto con mia madre. D Tua madre? Allora dov’è che ti ha abbandonato? R Stavamo insieme. D Ah, stavate assieme! Allora quando siete arrivati in città che cosa avete fatto? R Mia madre si è risposata con un altro uomo il quale dopo ha cominciato a maltrattarmi. D Maltrattarti?! Allora hai deciso di andartene in strada? R No. Egli ha cominciato a maltrattarmi ogniqualvolta mia madre era assente. Solo dopo il suo ritorno le potevo dire tutto. Mia madre decise di riportarmi in paese da mio padre, ma anche in questo caso la mia madrina (stepmother) cominciò a maltrattarmi in modo simile a mio patrigno e mi diceva di tornare 72 da mia madre e stare con lei. Allora sono tornato in città per vedere mia madre, ma lei non c’era più. Non avevo più nessuno con cui stare. Tratto dalla storia di vita di un bambino di strada, 10 anni. “Genitori di strada con i loro bambini ed altri bambini di strada che dormono e si rilassano in Entebbe Road.” Foto di Faisal, 14 anni, bambino di strada. Domandando ai bambini dove vadano oppure a chi si rivolgano per soddisfare i loro bisogni di tipo affettivo (p.e. per scherzare, per raccontare un segreto, per chiedere un consiglio oppure quando si sentono solo e tristi) è stato sottolineato ulteriormente il ruolo di rilievo giocato dalla strada. 73 Fig. 12: Suddivisione affetto/supporto emozionale nei gruppi (valori percentuali) 100% Affetto 80% Famiglia 60% ONG Strada 40% 20% Altro 14% 13,2% 5,5% 0% Control Group Rehabilitated Children Street Children Gruppo Sia per i bambini che non hanno mai vissuto in strada che per quelli riabilitati in un’ONG/centro, il supporto affettivo fornito dai loro amici, che vivono in aree slum oppure direttamente in strada, rimane un fattore di notevole importanza. Prendendo in considerazione tutti coloro che hanno affermato di soddisfare i loro bisogni affettivi in strada, quasi un quarto (23%) vive con i propri genitori o parenti naturali; questo è un possibile segno del mancato affetto offerto all’interno del focolare domestico. Inoltre si può osservare come parte degli attuali bambini di strada apprezzi l’appoggio loro offerto dalle diverse organizzazioni impegnate ad aiutarli. Un risultato che potrebbe anche essere interpretato in modo negativo, confermando come l’aiuto ed il sostegno fornito ai bambini da parte di molte organizzazioni fungano anche da impulso per venire a vivere in strada. E’ stato altresì notato come una prolungata permanenza in strada sia correlata positivamente alla soddisfazione dei propri bisogni. Le amicizie e la solidarietà di gruppo mostrate tra i bambini di strada non sembrano essere scontate. La compattezza di gruppo identificata da diversi studi come coping mechanism caratterizzante dei bambini di strada, richiede di essere 74 esaminata più attentamente. Alcuni bambini hanno raccontato nelle loro storie di vita e tramite i loro disegni come una vera coesione si crei solamente nei momenti nei quali i bambini si trovano di fronte ad un pericolo comune, ovvero le razzie da parte della polizia o delle Local Defence Units (LDU). Nella quotidianità invece, una collaborazione sincera sembrerebbe esistere solamente tra i bambini della stessa fascia d’età. Appare essere molto comune e diffusa tra i bambini di strada una forma di nonnismo, ossia lo sfruttamento di chi è appena arrivato in strada e di quelli più giovani, come conferma la seguente testimonianza: […] D Come sono le condizioni in strada? R In strada, i ragazzi più grandi usavano picchiarci, dandoci bevande che non erano potabili, mandandoci a rubare e se uno si rifiutava ti potevano anche tagliare la mano. Per mangiare si va alla discarica comunale, ma se ti beccano ti possono picchiare severamente (ridendo). […] La vita in strada è molto cattiva, infatti può anche capitare che muori e nessuno se ne accorge. […] D Come sei riuscito ad ottenere dei soldi? R Soldi? L’unico modo è derubare le persone oppure andare a raccogliere i rifiuti (scrap), ma la gente ti può picchiare ed avrai paura a ritornare per raccogliere i rifiuti in quei luoghi. […] Ma devi comunque continuare a raccogliere i rifiuti, perché se non lo fai non avrai alcuni soldi e quando ragazzi di strada più grandi te li chiedono e non glieli puoi dare, rischi di essere picchiato da loro. Questi bayaye sono così pericolosi, vanno perfino in giro con coltelli. Se non gli dai almeno un saw (100 scellini = 5 cent), devi essere consapevole di non essere al sicuro con loro. D Se gli dici che non hai soldi, però sei vestito perbene con scarpe, vestiti e berretto. Non pensi che te li possono rubare? R Ti picchiano e ti possono anche rubare i vestiti lasciandoti completamente nudo. Continuano a domandarti soldi fino a quando gli porti qualcosa come 500 o 100 scellini per perdonarti. Ma la prossima volta che li incontri devi fare la stessa cosa di nuovo. D Questi ragazzi più grandi, dopo vivere con loro in strada per un periodo così lungo, non diventano tuoi amici? R Possono diventare i tuoi amici solamente se rispetti le loro leggi ed ordini. Ti possono mandare a rubare per portare loro dei soldi. Allora diventi amico, ma se rifiuti non potrai diventare mai un loro amico. Tratto dalla storia di vita di Kibuule, 13 anni, bambino di strada riabilitato. 75 Passando invece ai bisogni di tipo materiale i dati raccolti hanno in parte ribadito quanto osservato dalle tesi consultate, ovvero che le sfide principali riguardano il dormire ed il mangiare. A soffrire maggiormente della mancanza di un posto sicuro per passare la notte sono in primo luogo i bambini più piccoli e quelli appena arrivati in strada, non abituati alle ardue condizioni climatiche. Alcuni bambini invece ci hanno raccontato che erano già abituati a dormire all’aperto in passato, dal momento che la casa dei loro genitori era troppo piccola per accogliere tutti i membri della famiglia. “ …dormo in una sacca di zucchero, però non voglio mai dormire a lungo poiché ho paura che il KCC mi arresti. Di solito sono pronto a scappare.” Disegno di Kakumba, 12 anni, bambino di strada. Per quanto riguarda l’alimentazione, le informazioni ottenute sono parzialmente contrastanti tra loro: se una parte dei bambini si lamenta per le difficoltà a procurarsi quotidianamente una quantità di cibo soddisfacente, altri bambini confessano come il loro vitto sia migliorato da quando sono venuti a vivere in strada. Nella regione centrale e in quella occidentale del paese, il clima favorevole ed il terreno fecondo permettono ai contadini fino a tre raccolti annui, garantendo alla maggioranza della popolazione rurale una quantità di cibo sufficiente. Le lamentazioni dei bambini sembrano piuttosto derivare dalla monotonia dell’alimentazione, ovvero posho e fagioli tutti i giorni, una costante fin dalla nascita. A causa delle limitate possibilità economiche e degli alimenti qualitativamente scarsi forniti da parte del WFP, l’alimentazione offerta dalla maggioranza delle ONG/centri non si presenta molto migliore, spingendo parecchi bambini a ritornare in strada. Vivendo in strada, i bambini hanno la possibilità di 76 guadagnare i propri soldi e comprare in seguito il cibo da loro desiderato. Molto amato e punto di ritrovo per tanti bambini di strada è il Fido Dido, dove possono essere degustati gelati ed altri dolci. Da quanto ci hanno raccontato i bambini, in un giorno fortunato essi possono raggiungere attraverso piccoli lavoretti oppure chiedendo l’elemosina fino a quattro/cinque mila scellini (= 2 euro). In giornate meno fortunate devono chiedere aiuto ai loro amici in strada oppure sono costretti a cercare avanzi di cibo nei bidoni dell’immondizia. Nelle pattumiere possono trovare una discreta varietà di vivande, ma come spiega il seguente articolo di giornale spesso i bambini non sono i soli ad andarci per cercare dei resti. Quotidiano New Vision, 15 gennaio 2002: articolo sulla contrapposizione tra i bambini di strada ed il Marabou Stork, uccello che si nutre dei rifiuti trovati nei bidoni e nelle discariche comunali. 77 “Un ragazzo molto affamato che cerca qualcosa da mangiare alla discarica comunale di Nakasero.” Foto di Goloba, 15 anni, bambino di strada. Infine, sembra doveroso fare un accenno all’importanza attribuita al vestiario da parte dei bambini che vivono attualmente in strada. Soprattutto quando sono state discusse le capabilities, ovvero le opportunità che dovrebbero essere garantite ad ogni bambino, essi hanno sottolineato più volte il loro bisogno di vestiti e soprattutto di scarpe. Sembra però che i bambini di strada più giovani preferiscano affidare i loro vestiti, specie se nuovi, ad una persona di loro fiducia per portarli solamente in giorni particolari, a causa della paura che qualcuno li possa rubare loro. Sempre in riferimento al vestiario, bisogna rilevare come nelle stesse organizzazioni governative, vale a dire NHR e Kampiringisa, non sia per nulla scontato, che ai bambini vengano offerte scarpe e vestiti quando vi arrivano. 78 UTILIZZO TERRITORIO-RISORSE E MOBILITA’ Questa parte cercherà di spiegare ed illustrare i diversi comportamenti di adattamento utilizzati dai bambini, ovvero la loro mobilità e l’utilizzo del territorio e delle risorse, attraverso i quali tentano di fronteggiare le molte difficoltà poste dalla vita in strada. In primo luogo si era interessati ad identificare e comprendere le attività che i bambini svolgono in modo più o meno regolare.46 Fig. 13: Distribuzione percentuale tra gruppi delle attività svolte in strada 100% 84,9% Control Group 80% 70,0% Rehabilitated Children 60,0% 60% Street Children 40% 20% Altro Guardare film Cercare cibo Prostituzione Mangiare avanzi-resti Consumare droghe Borseggiare Rubare Vagabondare Giocare Fare nuove amicizie Cercare lavoro Imparare nuove Piccoli lavoretti Chiedere elemosina 0% Attività in strada I risultati ottenuti mostrano una preoccupante divergenza tra alcune risposte date dai bambini di strada ed il gruppo di controllo. “Chiedere elemosina“ (82%), “rubare” (70%) e “borseggiare” (46%) sono le risposte principali date dal gruppo di controllo, mentre presentano percentuali molto più basse con i bambini di 46 Domanda multipla. Per il Control Group, la domanda è stata riformulata, chiedendo la loro opinione sulle attività svolte dai bambini di strada. 79 strada (rispettivamente 37,7%, 22,6% e 11,3%). Queste differenze potrebbero indicare l’ignoranza ed il disprezzo della comunità civile nei confronti dei bambini di strada, oppure essere interpretate come forme di auto-protezione da parte di alcuni di essi, riluttanti ad ammettere il loro coinvolgimento in attività illegali davanti al gruppo di ricerca, come osservato nello studio di Mutongole (1996). […] D Puoi abbandonare la strada ed andare a lavorare con qualcuno senza derubarlo? R Se incontro qualcuno che mi vuole aiutare con un lavoro, mi dovrebbe offrire abbastanza soldi, almeno quanto riesco ad ottenere in strada. Vivendo in strada posso procurarmi sufficienti soldi per campare. D Secondo me, sei un ladro a tutti gli effetti. Te ne intendi, eh! Allora, se questa persona ti da un lavoro, sei sicuro di non rubare le cose in casa sua? R Come ti ho appena detto, se mi da tutto quello che voglio, tutto quello che ottengo in strada, non ruberò le sue cose. D Beh allora, quanto credi di debba dare tale persona? R E’ difficile da dire poiché in strada alcune volte ottengo 2000 scellini (=1 euro), altre volte 100.000 scellini (=50 euro). Magari se mi dà 10.000 (=5 euro) tutti i giorni posso sopravvivere bene. D Questo significa che se ti offrono un lavoro dove guadagni tutti i giorni 3.000 scellini, non lo accetti? R Un lavoro che mi fruisce 3.000 scellini al giorno… no, non lo posso fare. Ragazzo mio, io mi sono rifiutato di lavorare molto tempo fa. Faccio solo affari che mi portano grandi guadagni (ettah). D Ciò vuol dire che se ti offrono un lavoro, non vuoi assumertene la responsabilità? R No, a meno che non mi procuri almeno 5.000 scellini al giorno, ma quelli di 3.000 oppure 4.000… non posso sprecare il mio tempo, dal momento che in strada in un giorno posso anche ottenere 100.000 scellini. Mi rimane vantaggioso rimanere in strada. D In strada, quando ottieni tutti questi soldi, per quali belle cose gli utilizzi? R Ragazzo mio, io sono un uomo di musica. Quando ottengo dei soldi, vado direttamente in un club per cantare e ballare. Chiamo alcune ragazze e le invito a bere qualcosa. Quando ritorno nel mio ghetto, compro un po’ di marijuana e mi metto a fumare assieme ai miei amici (chalis). Tratto dalla storia di vita di un bambino di strada rinchiuso a NRH, 16 anni. 80 Una situazione inversa troviamo invece per quanto riguarda la risposta “piccoli lavoretti”, menzionata da un modesto 22% da parte del gruppo di controllo rispetto al 84,9% dei bambini di strada. Bisogna inoltre rilevare come siano soprattutto le bambine femmine a chiedere l’elemosina: il fatto che oltre il 90% delle ragazze la menziona come risposta (rispetto al 42,9% dei bambini maschi), sembra indicare come le ragazze abbiano maggiore successo in questa attività. Infine bisogna segnalare come la “prostituzione” e “mangiare avanzi-resti” siano state nominate esclusivamente dal gruppo di controllo. Foto di Bashir, 12 anni, bambino di strada. Il gruppo dei bambini riabilitati presenta invece le percentuali più alte per quanto riguarda il fare nuove amicizie ed il giocare, due attività che non possono più svolgere così liberamente da quando vivono all’interno di un ONG/centro e sembrano quindi in retrospettiva particolarmente valide. 81 Se invece analizziamo le risposte date dai bambini di strada e dai bambini riabilitati sotto l’aspetto della loro età, si può osservare come chiedere elemosina e giocare sia soprattutto una prerogativa dei bambini più piccoli e diventa progressivamente meno importante con l’aumentare dell’età; in contrapposizione cresce la rilevanza dell’impegno lavorativo. Attività illegali come borseggiare, rubare e l’abuso di droghe cominciano soprattutto dai 12 anni ed aumentano gradualmente. Fig. 14: Distribuzione percentuale delle attività svolte in strada con distinzione per fasce d’età 100% 87,0% 83,3% Età 80% 8-11 anni 12-14 anni 60% 15-18 anni 40% 20% Altro Guardare film Cercare cibo Consumare droghe Borseggiare Rubare Vagabondare Giocare Fare nuove amicizie Imparare nuove capacità Cercare lavoro Piccoli lavoretti Chiedere elemosina 0% Attività in strada . Disegno di Ssempala, 11 anni, bambino di strada riabilitato. 82 Tendenze analoghe sono state osservate analizzando le risposte dal punto di vista del tempo vissuto in strada, rilevando ulteriormente come l’abuso di droghe sia un fattore maggiormente presente tra i bambini più grandi. “Bambino di strada che fuma bhang in Nabugabo Road.” Foto di Okiri, 16 anni, bambino di strada. […] D In strada, questi ragazzi consumano marijuana o cos’altro? R Tutti fumano marijuana, non c’è né uno che non ne fa uso. D E tu? Hai lasciato la strada prima di cominciare a fumare la marijuana? R Ho abbandonato la strada dopo aver incominciato. […] Anch’io dopo aver imparato ad utilizzarla, ho cominciato ad insegnare il suo uso ai bambini appena arrivati in strada. D E adesso? Fumi ancora oppure hai smesso? R Recentmente ho smesso (wapoyesa). […] D Vuoi dire che hai solamente fumato la marijuana e non hai mai preso il mafuta (carburante aereo)? R Va bene, ho consumato anche carburante aereo ma solamente molto poco (yalayala). D Il carburante non ti ha mai causato malumori? Ho sentito che un bambino è morto vicino al fiume dopo aver sniffato mafuta. 83 R Il carburante aereo ti disorganizza il cervello. Per esempio, quando cammini in strada ed un veicolo ti viene incontro e ti sta per investire, ti può sembrare ancora molto distante da te. Tratto dalla storia di vita di un bambino di strada rinchiuso a Kampiringisa, 15 anni. Come per le attività illegali, anche per quanto riguardo il consumo di droghe, alcuni bambini sembrano aver mostrato una certa riservatezza: esso è stato illustrato molte volte nei disegni, mentre appare in pochissime foto. Dai racconti dei bambini emerge però come le droghe aiutino notevolmente a superare il problema della fame. Alcune droghe bloccano prolungatamente l’appetito, mentre altre esaltano il sapore del cibo e permettono di mangiare gli avanzi trovati nell’immondizia senza scrupoli. Attraverso lo strumento di ricerca maps i bambini hanno provato ad inquadrare e riassumere in forma illustrativa le attività da loro identificate. I lavori in gruppo hanno dimostrato quanto sia complesso questo fenomeno e come ogni bambino abbia sviluppato metodi e comportamenti individuali per affrontare la vita in strada. A seconda dell’età e del sesso, delle attività svolte e del periodo vissuto in strada, un bambino frequenta luoghi diversi. I diversi workshop hanno dato esito ad ampie discussioni e notevoli difficoltà prima che ogni gruppo riuscisse ad elaborare una mappa nella quale tutti i partecipanti si potessero riconoscere. Sembrerebbe che i bambini appena arrivati in strada (come p.e. i karamojong), quelli più piccoli ed in maggioranza femmine, tendono a chiedere elemosina ed a concentrarsi durante il giorno nell’area centrale della città, ovvero lungo Kampala e Entebbe Road e attorno al centro commerciale Shoprite, frequentato dalla classe benestante della società. Coloro invece che vivono da più tempo in strada ed in maggioranza maschi, si insediano a Mengo-Kisenyi e cominciano qualche attività lavorativa, in prima linea a raccogliere scrap. Quest’ultima osservazione coincide con quanto rilevato dallo studio di Kasagga (1998). 84 Mappa di mobilità a Kampala Elaborata da gruppo di bambini di strada, tra 8 -12 anni. Quanto sia difficile vivere a lungo in strada, lo dimostrano le risposte date alla domanda riguardo al cambiamento dell’abituale ambiente di vita. Fig. 15: Cambiamento ambiente abituale di vita nei gruppi (valori percentuali) 100% Cambi spesso il tuo abituale ambiente di vita? 80% 58,5% 60% No Si 40% Nessuna risposta 20% 0% Control Group Rehabilitated Children Gruppo 85 Street Children Indagando sulle ragioni che costringono o spingono i bambini di strada a cambiare il loro abituale ambiente di vita, spiccano in prima linea i problemi ed i disturbi incontrati con la polizia (39%), seguiti dal pericolo costante delle bande di strada (22%) e dalle condizioni climatiche sfavorevoli (11%), ovvero la pioggia ed il freddo. Bisogna però sottolineare l’importanza attribuita dai bambini di strada alla possibilità di ottenere più soldi. Fig. 16: Motivazioni date per cambiare ambiente di vita (valori percentuali) 4% Motivo per cambiare luogo di vita 11% 2% 7% Mancanza di cibo Disturbi della polizia 6% Bande di strada Ottenere più soldi 39% 9% Seguendo amici Trovare genitori e parenti Condizioni del tempo 22% Problemi con comunità Questi dati sembrano essere confermate dalle risposte date alla domanda sugli aspetti che i bambini non amano della vita in strada. In relazione al tempo vissuto in strada, si può notare una notevole differenza tra chi vi sta o vi è stato per meno di tre mesi e chi invece vi è stato oltre tre anni: dei primi solamente il 18,2% afferma di cambiare l’abituale ambiente di vita rispetto al 55% dei secondi. Questo scarto potrebbe indicare una maggiore pressione da parte delle autorità (soprattutto della polizia) nei confronti dei ragazzi comunemente noti come street children. Come abbiamo visto sopra, il 84,9% dei bambini di strada afferma di svolgere quotidianamente dei piccoli lavoretti. Proviamo quindi ad analizzare in dettaglio le caratteristiche e condizioni lavorative delle occupazioni che li coinvolgono. Per cominciare i bambini ci hanno spiegato e descritto le attività lavorative comunemente intraprese in strada. Oltre la metà di loro (52,6%) ha svolto più di una delle seguenti attività, spesso molte contemporaneamente. 86 Fig. 17: Distribuzione percentuale tra tipo di attività lavorativa 4% 7% 4% 4% 3% 3% 1% 7% 18% 8% 9% 12% 11% 9% Tipo di lavoro raccogliere "scrap" venditore ambulante pulire/lavare trasportare bagagli e merci raccogliere l'immondizia lavori manuali (costruzioni, siderurgia) trasportare l'acqua altri lavori portare l'immondizia alla discarica domestica/o pascolare animali/agricoltura lavoro nei ristoranti prostituzione chiedere elemosina L’attività che caratterizza specificamente i bambini di strada a tempo pieno è sicuramente quella di raccogliere lo scrap, ovvero rifiuti soprattutto di tipo metallico trovati per strada. Questi rifiuti sono poi pesati e venduti ad intermediari che sciolgono tutto il materiale accumulato e lo rivendono a chi lavora nel settore manifatturiero siderurgico (vale a dire pentole, porte e cancelli, componenti per biciclette, etc.). “Bambini di strada sniffano del carburante aereo al negozio dove vanno a vendere lo scrap raccolto in giornata.” Foto di Hamsa, 16 anni, bambino di strada. 87 In modo simile a quanto rilevato da parte di Mutongole (1996) e di Kasirye (1992), esistono determinate attività svolte quasi esclusivamente dai maschi oppure dalle femmine. Significativo come tutti i maschi abbiano affermato di raccogliere o aver raccolto lo scrap, nemmeno una delle ragazze ha menzionato tale attività. Anche per quanto riguarda il trasporto di bagagli e merci esiste un notevole disequilibrio. Le ragazze di strada sono invece particolarmente richieste a lavorare come domestiche e donne di servizio, in attività di pulizia e lavaggio e nella prostituzione. “Prima cerco scrap a Kisenyi, poi lo vendo a Job e vado col ricavato ad Owino per comprarmi da mangiare.” Disegno di Odongo, 13 anni, bambino di strada. “Bambini di strada lavorano (fondono metallo) da qualche parte a Kisenyi.” Foto di Sango, 14 anni, bambino di strada. 88 Rispetto alla tipologia di lavori rilevati negli studi consultati, è stata osservata una maggiore rilevanza attribuita alla raccolta e conseguente vendita dello scrap, ovvero di oggetti di metallo buttati, della carta usata, di sacchetti di plastica vecchi, bottiglie vuote e via dicendo, rispetto alle altre attività lavorative. Ciò potrebbe derivare dal fatto che alcuni degli altri studi si sono concentrati più sui bambini di strada part-time (di conseguenza sembrerebbe configurare la raccolta dello scrap come una caratteristica tipica per i bambini di strada a tempo pieno), oppure potrebbe indicare una maggiore richiesta di materiale riciclabile da parte dell’economia informale locale. Un aspetto fondamentale legato al tipo di attività svolte dai bambini di strada è sicuramente la loro età, in quanto incide sulle loro capacità psico-fisiche a adempire determinati compiti. Il grafico seguente ci fa veder molto bene come l’età minima prevista dalla legislazione nazionale (14 anni)47, non venga rispettata per nulla, cominciando quasi tutti i bambini a lavorare tra gli 8 ed i 14 anni (82%). Fig. 18: Distribuzione percentuale dei bambini per fasce d’età ed inizio primo lavoro 12% 6% Età primo lavoro 34% Prima di 8 anni 8 - 11 anni 12 - 14 anni 48% 15 - 18 anni Anche in questo caso si rileva una differenza non irrilevante tra i maschi e le femmine. Mentre oltre un quarto delle ragazze (26,3%) comincia a lavorare solamente dopo aver compiuto i 15 anni, lo stesso vale solo per il 7,9% dei ragazzi. Questo scarto è in ogni modo da ricollegare al fatto che le ragazze sembrano arrivare più tardi in strada, come osservato prima. 47 Nel 1999, l’Uganda ratifica la Convention ILO nr.138 che fissa l’età minima lavorativa a 14 anni (precedentemente era stabilita a 12 anni). 89 L’età con la quale un bambino inizia a lavorare sembrerebbe anche avere delle ripercussioni sulla durata della sua permanenza in strada. E’ stato osservato che di tutti i bambini che hanno cominciato a lavorare prima di aver compiuto gli 8 anni, la metà è rimasta in strada da uno a tre anni, gli altri oltre tre anni. “Questo è il luogo (Owino Market) dove i bambini di strada si comprano del cibo dopo aver venduto lo scrap raccolto.” Foto di Agaba e Kangane, 12 e 14 anni, bambini di strada. Mentre il motivo per il quale i bambini di strada cominciano a lavorare pare abbastanza ovvio (oltre il 90% “per sopravvivere”), sembra invece interessante vedere chi ve li abbia convinti oppure costretti: solamente 38,7% prende la decisione in modo autonomo, mentre il 46,4% invece indica gli amici di strada. Non bisogna dimenticare l’influenza giocata dalla comunità e dai proprietari di negozi o ristoranti (assieme 4,8%), che hanno ben presente le precarie condizioni di vita dei bambini di strada e la conveniente forza lavoro che essi rappresentano. Anche per quei bambini che hanno affermato di avere deciso da soli di cominciare a lavorare, una qualche influenza esteriore sembrerebbe innegabile. Le ragazze sembrano prendere la decisione in modo meno autonomo (soli 28% rispetto ai 40,6% dei maschi) e subire meno l’influenza degli amici (32% rispetto ai 49% dei maschi), maggiore è il ruolo giocato dalla comunità (8%) e l’incidenza di 90 famigliari (madre, fratelli e sorelle assieme 24%). Per entrambi i sessi invece è stato rilevato che per chi rimane solamente tre mesi in strada, la decisione è raramente presa in modo autonomo (solo 6,3%) e con maggiore influenza della comunità (18,8%). Quest’ultimo dato potrebbe indicare come una forte convinzione a lavorare e guadagnare i propri soldi sia decisiva per rimanere in strada. Per di più, è stato osservato che più tempo un bambino vive in strada, più sembra decidere in modo autonomo se cominciare a lavorare. Per quel che riguarda la durata di un lavoro è molto difficile presentare dei risultati precisi, richiedendo ogni tipo di attività lavorativa delle esigenze diverse. Significativo sembra essere il fatto che il 7,1% abbandona una determinata attività dopo solamente un giorno o meno. Data la necessità dei bambini di strada a guadagnare qualche soldo per soddisfare i propri bisogni, questo dato sembrerebbe essere un’indicazione di un trattamento lavorativo poco rispettoso (in certi casi anche sfruttamento) nei confronti dei bambini di strada, piuttosto che un’insufficiente volontà o capacità di svolgere il lavoro. Normalmente un determinato lavoro è intrapreso dai due/tre mesi fino a due anni (oltre il 60%). Sembrerebbe però che alcuni maschi continuano con le stesse attività anche per molti anni, mentre quasi tutte le ragazze smettono dopo qualche mese. Questa differenza potrebbe essere ricondotta al differente peso di lavoro richiesto alle femmine, derivante dalla diversa tipologia delle attività lavorative svolte. Infatti, quasi un terzo (29%) delle ragazze ha risposto di lavorare più di 12 ore al giorno (contro i soli 6,7% dei maschi). Prendendo in considerazione entrambi i sessi, impressiona che il 43,3% lavora tutti i giorni e solamente il 38,3% lavora meno di 8 ore al giorno. Tanti dei bambini intervistati non erano in grado di indicare esattamente le ore lavorative, sottolineando però, nella necessità di sopravvivere la loro disponibilità ad ogni impiego. Le condizioni lavorative sono un altro aspetto di vitale importanza. I bambini di strada trovano lavoro soprattutto nel settore informale, rimanendo completamente esposti allo sfruttamento del loro datore di lavoro. Dalle risposte relative alle condizioni lavorative sembrerebbe che gli attuali bambini di strada siano trattati meglio rispetto a come lo erano stati a loro tempo i bambini riabilitati. Questa differenza potrebbe però anche essere il risultato di un cambiamento nella 91 percezione delle condizioni lavorative, dopo essere stati reintegrati in un’organizzazione. Lo sfruttamento (33,9%), l’abuso (10,1%) ed il maltrattamento (8,3%) mantengono comunque percentuali non irrilevanti. A subire un tale trattamento lavorativo sono soprattutto le femmine, le quali presentano percentuali (rispettivamente 60%, 36% e 32%) ben più alte rispetto ai maschi. Il 39,9% dei bambini afferma invece di essere stato trattato bene. Il maltrattamento è stato indicato dai bambini come il principale motivo per aver abbandonato il lavoro, seguono i problemi e disturbi incontrati con le autorità, ovvero la polizia e il KCC (Kampala City Council), il venir meno della volontà a lavorare o del bisogno di lavorare, ed i problemi di salute. I bambini riabilitati ha abbandonato il lavoro in seguito all’integrazione in un ONG/centro, poiché il vitto e l’alloggio era garantito dall’organizzazione e hanno ricominciato a frequentare la scuola. La maggioranza degli attuali bambini di strada svolgeva qualche piccolo lavoretto durante il periodo della ricerca. Nell’analisi delle fotografie scattate dai bambini, impressiona l’attenzione che essi hanno attribuito da un lato alle loro attività lavorative, dall’altro all’importanza dell’acqua. Per quanto riguarda il primo punto, sembrerebbe che i bambini abbiano voluto dimostrare la loro disponibilità a lavorare, piuttosto di dare l’immagine di girovagare per strada e chiedere l’elemosina. L’acqua invece sembra svolgere il ruolo cruciale per chi vive in strada, in quanto soddisfa una molteplicità di funzioni irrinunciabili. “…con la tanica vado a prendere l’acqua alla pompa.” Disegno di Nakut, 6 anni, bambina di strada. 92 “Bambini di strada lavano alla fonte.” Foto di Shafi, 15 anni, bambino di strada. L’acqua presa dai piccoli rigagnoli che scorrono per la città di Kampala, viene utilizzata per sedare la seta e cucinare, ma anche per lavare se stessi ed i vestiti oppure per pulire le scarpe ed altro. Disegno di Akiram, 10 anni, bambino di strada. 93 Per queste ragioni sembrerebbe che la maggioranza dei bambini di strada preferisca trattenersi vicino ai corsi d’acqua, un’osservazione che conferma quanto rilevato dagli studi Kisubi (1990) e Nekesa (1994). “Un bambino di strada fa il bagno sotto il ponte Nakivuubo.” Foto di Rubega, 16 anni, bambino di strada. PERCEZIONE DELLA STRADA In questo capitolo si tenterà di spiegare ed illustrare il modo nel quale i bambini percepiscono la loro vita in strada, ovvero si tratta di capire se si sentono sicuri nell’ambiente che li circonda, di mostrare quali sono gli aspetti piacevoli della vita in strada e quali sono quelli meno gradevoli. Come possiamo vedere bene nella seguente tabella, la percezione riguardo la sicurezza dell’ambiente cambia significativamente tra chi dorme per strada a cielo aperto e chi invece passa la notte sotto un tetto. 94 Fig. 19: Giudizio su sicurezza/pericolosità ambiente di vita tra gruppi (valori percentuali) 100% Control Group 80% Rehabilitated Children Street Children 60% 50% 40% 28,8% 20% 0% Molto sicuro Abbastanza sicuro Abbastanza pericoloso Molto pericoloso Non so sicurezza/pericolosità ambiente di vita Abbastanza rilevante appare il dato degli attuali bambini di strada che considerano la strada un ambiente molto pericoloso, l’80% ha tra i 15 e 18 anni. Benché i bambini più giovani sembrano soffrire maggiormente in strada, seguendo questi dati si ha invece l’impressione che i giovanissimi non si rendano perfettamente conto di tutti i possibili pericoli esistenti in strada. Potrebbe anche significare che aumentando il grado di coinvolgimento e di ruoli di potere, effettivamente il rischio di esporsi a vendette e violenze aumenti. In questo senso i bambini più piccoli valutano, correttamente, che nonostante la strada sia un ambiente potenzialmente pericoloso per loro vi siano ancora margini di relativa sicurezza. I grandi, assumendo il controllo del territorio e dei ragazzi più giovani, si rendono meglio conto delle implicazioni violente della strada. Molto interessanti erano le discussioni con i bambini riguardo gli aspetti piacevoli della strada, ovvero i vantaggi che una vita in strada può presentare. La seguente tabella (4.18) indica le risposte date dai bambini secondo le tre differenti categorie. 95 Fig. 20: Distribuzione percentuale dei piaceri trovati in strada per gruppo 50% Control Group Rehabilitated Children Street Children 40% 30% 20% 15,1% 9,4% 10% Nessuna risposta Non mi piace Altro Consumare droghe Ballare in discotecha Guardare film Rubare o borseggiare per Fare nuove amicizie, stare con Libertà Avere (sufficientemente) Avere i propri soldi Piccoli lavoretti per ottenere soldi Chiedere elemosina per 0% Nessun maltrattamento da 1,9% Piaceri della strada Se da un lato sono in tanti a non considerare per nulla piacevole la vita in strada, dall’altro lato si può vedere molto bene come il fascino del denaro, la possibilità di ottenere i propri soldi e di vivere in modo indipendente abbia una notevole attrazione sui bambini. Oltre al denaro, anche la possibilità di andare al cinema per guardare dei film e di ballare musica occidentale nelle discoteche indica quanto la modernizzazione influisca sulle attività tradizionali nelle comunità rurali ugandesi, quali il danzare e le rappresentazioni teatrali. Per tanti bambini, la strada sembra inoltre rappresentare una sorta di svincolo da una situazione famigliare opprimente. L’importanza attribuita alla cessazione dei maltrattamenti di tipo domestico ed all’incondizionata libertà trovata in strada, sembra essere un altro fattore di cruciale importanza. Infine, sembrerebbe che gli attuali bambini di strada neghino di compiacersi ad accaparrarsi soldi borseggiando e derubando le persone, soprattutto per autodifesa. Molto più sinceri al riguardo sembrano essere i bambini riabilitati. 96 Disegno di Muzei, 10 anni, bambino di strada. Per quanto riguarda i molti aspetti negativi che presenta la vita in strada, possiamo trovare delle differenze maggiori tra i gruppi. Fig. 21: Distribuzione percentuale dei dispiaceri trovati in strada per gruppo 80% Control Group Rehabilitated Children 60% Street Children 60% 53,8% 40% Dispiaceri della strada 97 Nessuna risposta Altro Mancanza di cibo e Nessuna educazione 18,9% Stupri e gravidanze Incidenti stradali Maltrattamenti e disturbi da Malattie e mancanza di Nessun tetto sopra la Combattimenti, maltrattamenti Arresto e prigione 0% Disturbi e maltrattamenti 15,4% Abuso di droghe 20% Mentre il gruppo di controllo enfatizza la mancanza di cibo e di vestiario, i bambini riabilitati in un’organizzazione sembrano apprezzare moltissimo l’alloggio sicuro di cui ora possono usufruire. Gli attuali bambini di strada lamentano soprattutto i diversi maltrattamenti e disturbi subiti sia dalle autorità sia dai loro coetanei di strada più grandi e delle bande di strada, e le conseguenze per la salute derivanti dell’abuso di droghe. La pericolosità dell’intenso traffico stradale è invece percepita quasi esclusivamente dal gruppo di controllo. “In strada ero molto sola, ...silenziosa come un orfano. Nessuno si occupava di me. ” Disegno di Masitula, 16 anni, bambina di strada riabilitata. 98 I bambini hanno in maggioranza preferito disegnare immagini spiacevoli della vita in strada, piuttosto che gli aspetti gradevoli. Da ciò si potrebbe desumere che, al contrario di quanto affermato sugli aspetti positivi della vita di strada, prevale una valutazione negativa sulle opportunità che essa può offrire. Disegno di Omuse,13 anni, bambino di strada. Su come la problematica dei bambini di strada possa essere prevenuta tutti i bambini sembrano essere abbastanza d’accordo tra loro, come mostra il seguente grafico (fig. 4.20). 99 Fig. 22: Distribuzione percentuale dei modi per evitare che un bambino finisca in strada con distinzione per gruppo 100% 90,9% 90% Control Group 80% Rehabilitated Children Street Children 70% 60% 45,5% 50% 40% 30% 20% 10% Nessuna risposta Altro Rispettare i diritti dei bambini Non rubare Dare ai bambini quello che vogliono Procurare cibo e vestiario Provvedere all'alloggio Badare alle cure mediche Garantire l'educazione Amore e cura da parte dei genitori Non maltrattare bambini Disciplina/obbedire 0% Prevenire la strada Per la maggior parte di loro, avere la possibilità di frequentare la scuola appare il modo migliore, assieme ad una maggiore cura ed affetto da parte dei genitori (accompagnato dalla cessazione dei maltrattamenti in famiglia) per evitare che i bambini cedano alla tentazione di scappare in strada. Questi ultimi due punti stanno a cuore soprattutto ai bambini riabilitati, i quali sembrano aver ritrovato nelle diverse organizzazioni una sensazione di protezione che era venuto meno nella loro famiglia. “…alcune volte i ragazzi più grandi che di solito ci tormentano, si mettono a litigare tra loro.” Disegno di Wasswa, 12 anni, bambino di strada. 100 L’analisi incrociata dei dati raccolti rileva inoltre come i bambini di origine rurale abbiano in misura notevolmente maggiore affermato di non trovare alcun piacere a vivere in strada (36,9%). Questo dato può essere interpretato nel senso della maggiore difficoltà di un bambino che si ritrova completamente estraneo ad un contesto di tipo urbano mai conosciuto prima, trovando di conseguenza maggiori difficoltà ad adattarsi efficacemente. Chiedere elemosina sembra invece piacere soprattutto ai bambini giovani ed alle femmine, un dato che conferma quanto rilevato riguardo alle attività svolte dai bambini di strada. Sembrerebbe inoltre che con il prolungarsi del periodo vissuto in strada, l’alimentazione ed il vestiario diventino un problema minore rispetto ai crescenti problemi e maltrattamenti incontrati con le autorità. Il disagio della mancanza di alloggio, della pioggia e condizioni climatiche dure è invece percepito soprattutto dai bambini appena arrivati in strada. IDENTITA’, RISPETTO E DIGNITA’ Prima di concentrarci sulle capabilities identificate dai bambini, andiamo ad esaminare alcuni aspetti riguardanti l’identità, il rispetto e la dignità dei bambini. Più esattamente proveremo ad analizzare le loro esperienze scolastiche, il loro rapporto con la religione e la considerazione che essi ricevono dalle persone con cui hanno vissuto e da quelle con le quali convivono ora. Nel seguente grafico si può osservare come gli attuali bambini di strada siano gli unici a non aver mai goduto di alcuna educazione (11,3%), un dato significativo che ci mostra come il programma UPE sembra non funzionare per coloro che forse ne avrebbero maggiormente bisogno. L’analfabetismo riguarda soprattutto le ragazze di etnia karamojong, mostrando come i legami socioculturali persistano ad influire sul tipo di istruzione che i giovani ricevono. Tale conclusione viene confermata dal fatto che tutti coloro che non hanno mai goduto di alcuna educazione provengono da un ambiente rurale. Per quanto riguarda la Primary School (ovvero scuola elementare e media) i tassi di abbandono dei bambini di strada si aggirano alla P4 (ovvero alla quarta di sette classi). Frequentare la scuola 101 superiore sembra essere possibile solamente per coloro che sono integrati in un’organizzazione dotata di sufficienti fondi oppure per quelli che hanno una stabile struttura famigliare alle spalle che in uno sforzo comune riesce a garantire ogni trimestre il pagamento delle tasse scolastiche. Fig. 23: Distribuzione percentuale del livello di istruzione tra gruppi 100% Control Group 80% Rehabilitated Children Street Children 60% 40% 20% 11,3% 0% Nessuna educazione Asilo Primary school Secondary school Secondary school (O-level) (A-level) Scuola Inoltre, se non meraviglia più di tanto che solamente tre degli attuali bambini di strada intervistati frequentano la scuola nel periodo della ricerca, sembra abbastanza curioso il fatto che per quasi la metà (43,6%) dei bambini riabilitati in un ONG/centro valga lo stesso. Questa situazione può essere la conseguenza della politica di un’organizzazione tesa ad aspettare e valutare in un primo momento la volontà e le probabilità di recuperare un determinato bambino di strada, oppure essa può derivare semplicemente dalla mancanza di fondi sufficienti per garantire un’educazione formale a tutti i bambini accolti. Quanto sia difficile garantire l’educazione alla propria prole lo dimostrano le percentuali sull’abbandono della scuola. Si vede bene come anche i bambini del gruppo di controllo hanno in passato smesso di frequentare la scuola. Questo ci potrebbe far capire come l’istruzione primaria non sia scontata per la maggioranza della popolazione ugandese. 102 Fig. 24: Distribuzione percentuale di abbandono della scuola tra gruppi 100% Control Group 80% 60% Rehabilitated Children 40% 22% Street Children 20% 0% No Si Abbandono scuola Sulle ragioni che hanno portato ad abbandonare la scuola, i gruppi sono praticamente unanimi: quasi sempre è il fattore economico, ovvero la mancanza di soldi, la causa esclusiva per smettere di andare a scuola. Più interessante invece era vedere se ci fossero altre persone, al di fuori del sistema scolastico formale, ad insegnare a questi bambini. All’incirca la metà del gruppo di controllo e dei bambini riabilitati si giova di questo beneficio, nel caso dei primi soprattutto grazie all’impegno dei genitori e fratelli o sorelle, i secondi invece attraverso gli assistenti sociali dell’ONG oppure esponenti religiosi/missionari. Gli attuali bambini di strada raramente hanno ricevuto un insegnamento diverso da quello formale. 103 Sotto l’aspetto religioso esistono delle marcate differenze tra il gruppo di controllo ed i bambini riabilitati da una parte, e gli attuali bambini di strada dall’altra: rispetto ai primi due gruppi, molti degli attuali bambini di strada dichiarano di non pregare mai, ossia di non aderire esplicitamente ad alcuna confessione religiosa. Fig. 25: Distribuzione percentuale di coloro che dichiarano di pregare 100% 80% C o n tr o l G ro u p 60% R e h a b ilit a te d C h ild r e n 40% S tr e e t C h ild r e n 3 5 ,8 % 20% 0% No Si P re g a re Tra i bambini di strada che invece seguono un credo religioso, si rileva un’influenza considerevole dei cosiddetti born again, ossia dei partecipanti ai riti carismatici, profetici e taumaturgici della galassia delle chiese pentecostali particolarmente attive nel continente africano. Da quanto osservato in questa ricerca, sembrerebbe però che queste comunità di credenti, in virtù del loro impegno a livello sociale, coinvolgano soprattutto i bambini più giovani. 104 Fig. 26: Distribuzione percentuale di credenza religiosa tra gruppi 70% 60% 51,4% Control Group Rehabilitated Children Street Children 50% 40% 30% 20% 10% 0% Chiesa Cattolica Chiesa Protestante (Church of Uganda) Moschea Musulmana Centro Pentecostale (Born Again) Nessuna risposta Religione A contraddire la limitata importanza della religione per i bambini di strada rilevata dal questionario, sono le frequenti rappresentazioni delle chiese nei disegni dei bambini. Sembrerebbe però che ciò derivi soprattutto dalla funzione sociale che le istituzioni religiose svolgono a favore dei bambini di strada, piuttosto che da una genuina credenza spirituale. Infatti, tanti bambini hanno raccontato come loro vadano in chiesa solamente per i benefici materiali offerti alla fine della messa, in prima linea un piatto caldo e le cure mediche. “Amo la chiesa perché posso dormire nella sua ombra. Lì nessuno mi da noia, lì posso stare tranquillo.” Disegno di Kivumbi, 16 anni, bambino di strada. 105 Nella parte metodologica si è accennato l’articolo 12 della Convenzione delle Nazioni Unite sui Diritti del Bambino, il quale prevede per ogni bambino, capace di farsi una propria opinione, il diritto di esprimersi liberamente su questioni che lo riguardano, ed impone di prendere in considerazione i pareri di un bambino in accordo all’età e la maturità del bambino stesso. A questo proposito, interessava sapere fino a che punto i bambini, che hanno partecipato alla nostra ricerca, vedevano considerate (sia in passato come adesso) dagli altri le loro opinioni in questioni che li riguardavano personalmente. Fig. 27: Considerazione dell’opinione del bambino per gruppo (valori percentuali) 100% Control Group 98% Rehabilitated Children 70,9% 80% Street Children 60% 40% 15,1% Casa ONG Strada Per nulla Non abbastanza Si Per nulla Non abbastanza Si Per nulla Non abbastanza 0% Si 20% Nessuna risposta considerazione opinione oggi Questo grafico ci indica molto bene come sono distribuite in modo diverso le risposte dei bambini appartenenti a gruppi differenti: il gruppo di controllo ed i bambini riabilitati sono piuttosto soddisfatti di quanto venga presa in considerazione la loro opinione in decisioni che li riguardano, rispettivamente nella casa famigliare e nell’ONG/centro. Gli bambini di strada sono invece molto divisi riguardo alla considerazione che i loro punti di vista ricevono in strada; in molto non hanno risposto a questa domanda. Le risposte date dai bambini di strada sembravano però essere in stretta relazione con l’età dei bambini e il periodo vissuto in strada: più grandi sono i bambini oppure maggiore era il tempo vissuto in strada, in misura crescente i bambini si sentivano considerati in strada. Esattamente il contrario è stato osservato nei giudizi sulla considerazione dei 106 bambini nella loro casa famigliare: più grandi diventavano, meno erano chieste e rispettate le loro opinioni. Per quanto riguarda i giudizi dati riguardo al coinvolgimento nelle ONG/centri, l’opinione dei bambini riabilitati e quelli attualmente in strada è profondamente diversa: per il 60% di quest’ultimi la loro opinione non veniva considerata abbastanza ed hanno quindi hanno preferito ritornare in strada dopo una breve esperienza nell’organizzazione; oltre due terzi dei bambini riabilitai si sentono invece pienamente ascoltati. Ricordi ancora più negativi hanno gli attuali bambini di strada riguardo alla loro casa famigliare, quasi la metà di loro non soddisfatti abbastanza ed un terzo che non considerava rispettato la propria opinione per nulla. I bambini riabilitati dal canto loro considerano a posteriori con maggiore severità il modo di essere stati considerati in strada. Mettendo a confronto la situazione attuale con quella passata, sembrerebbe che i bambini riabilitati siano decisamente più contenti della loro nuova situazione, percependo una maggiore considerazione delle loro idee ed opinioni. Per i bambini di strada la situazione è rimasta pressoché uguale, però bisogna a questo proposito rilevare come tantissimi bambini di strada non si sono espressi sul quanto veniva considerata la loro opinione in passato (addirittura il 37,7%). 107 CHILDREN’S CAPABILITIES 48 Se un questionario rappresenta da sempre lo strumento quantitativo per eccellenza, bisogna subito evidenziare che la sezione delle capabilities ne presenta una piacevole anomalia. Essa si configura come un aspetto qualitativo, all’interno di uno strumento di per se generalmente rigido ed eccessivamente asciutto rispetto alla ricchezza delle interazioni con i bambini. In questo capitolo riportiamo i risultati della parte centrale del questionario, ovvero le achieved functionings e le capabilities per le tre categorie di bambini. Ci interessa capire quali sono le opportunità e le possibilità delle quali questi bambini effettivamente godono nella loro vita quotidiana. Cercheremo di comprendere, in altre parole, le aspirazioni e le privazioni dei bambini nello spazio informativo delle capabilities. Come spiegato precedentemente (vedi capitolo 3.7.7), in questa parte dell’indagine statistica il bambino comincia un processo di riflessione ed astrazione che dovrebbe permettergli di estrapolarsi dalle proprie esperienze di vita. La prima domanda è aperta: al bambino viene domandato di indicare le opportunità più importanti di cui deve godere un bambino nella sua vita. A questo punto dell’intervista il bambino non conosce né il concetto di capability, né la lista teorica di children’s capabilities che viene utilizzata per codificare le risposte. Questa domanda permette al ricercatore di identificare quali capabilities sono considerate importanti senza condizionare il minore intervistato. Inoltre, se il bambino menziona una capability presente nella lista, essa viene marcata (nei casi in cui l'interpretazione è difficile, l’intervistatore la aggiunge come nuova capability); se invece identifica una nuova capability, allora essa viene inserita alla fine della lista (ed integrata nelle seguenti domande riguardanti le capabilties). In questo modo il bambino può interagire e partecipare direttamente 48 I risultati di questa sezione sono stati riportati in forma preliminare in Mariani S., Libanora R. Anich R. and Biggeri M., (2005) “A methodology for understanding capabilities and for individuating social policies: an application to street children in Kampala”, paper presented Fifth International Conference on the Capability Approach, 11-14 September 2005, UNESCO, Paris, France. Saranno presentati in forma definitiva e approfondita alla conferenza annuale della HDCA settembre 2006 in Olanda. 108 nella formulazione di questa parte del questionario.49 I risultati di questa prima domanda diventano centrali nell’individuazione delle capabilities più rilevanti e sono solo in parte sorprendenti50 se analizzate per le tre categorie di bambini. Tutte le capabilities identificate da almeno un bambino, sono riportate nella seguente tabella. Tab. 9: Capabilities identificate dai bambini per gruppo (valori %) Children of the street CAPABILITIES identificate Rehabilitated Control group street children 1) Life and physical health 83,0 87,3 78,0 2) Love and care 81,1 81,8 82,0 3) Mental well-being 30,2 14,5 10,0 4) Bodily integrity and safety 15,1 12,7 22,0 5) Social relations 26,4 14,5 28,0 6) Participation / information 15,1 10,9 14,0 7) Education 79,2 94,5 94,0 8) Freedom from economic and non-economic exploitation 20,8 10,9 18,0 9) Shelter and safe environment 34,0 30,9 30,0 10) Leisure activities 28,3 29,1 48,0 11) Respect 11,3 3,6 6,0 12) Religion and identity 3,8 5,5 24,0 13) Time autonomy and undertake projects 9,4 3,6 12,0 14) Mobility 11,3 10,9 8,0 Gli intervistatori inizialmente hanno aggiunto in coda alla lista i alcune capabilities indicate dai bambini;tuttavia, in seguito ad un’analisi dettagliata, tutte le risposte sono confluite in una delle categorie codificate precedentemente.51 Per 49 Biggeri M., Libanora R., Mariani S. e Menchini L., Children Conceptualizing their Capabilities: Results of the Survey during the first Children’s World Congress on Child Labour(CWCCL), Journal of Human Development, vol.7, n.1, marzo 2006. 50 Infatti, i bambini di strada, benché in parte emarginati dal contesto in cui vivono, hanno avuto in passato un’esperienza familiare e tutti i giorni hanno la possibilità di avvicinarsi alla vita dei loro coetanei. Diversa potrebbe essere la percezione per i bambini che sono relegati a lavorare in modo permanente nel settore dell’economia informale (p.e. in fabbrica), e che quindi hanno pochi contatti con l’esterno. 51 Come lista di capabilities codificate è stata utilizzata quella ottenuta nella precedente ricerca sulle children’s capabilities in occasione del primo Children’s World Congress on Child Labour(CWCCL). Vedi Biggeri M., Libanora R., Mariani S. e Menchini L., Children Conceptualizing their Capabilities: Results of the Survey during the first Children’s World Congress on Child Labour(CWCCL), Journal of Human Development, vol.7, n.1, marzo 2006. 109 esempio, un numero non irrilevante di bambini (soprattutto children of the street e rehabilitated street children) hanno sottolineato l’importanza del vestiario, un bisogno che solo successivamente è stato assorbito nella categoria life and physical health. I risultati mostrano come tutti e tre i gruppi di bambini hanno identificato le stesse categorie di capabilities, lasciando desumere che, nonostante esperienze di vita e problematiche socio-economiche diverse dei bambini, essi sembrano avere lo stesso punto di vista riguardo alle opportunità principali delle quali un bambino dovrebbe godere (soprattutto education, life and physical health e love and care). Comparando le risposte dei tre gruppi, si rileva che i bambini di strada attribuiscono un’importanza leggermente minore all’istruzione rispetto agli altri due gruppi (rispettivamente 94,5% e 94%), mantenendo comunque una percentuale molto alta (79,2%). Questa differenza potrebbe derivare da un modo di vita pragmatico che fa preferire ai bambini di strada opportunità di piacere e guadagno immediato, quando invece l’istruzione scolastica comporta, piuttosto, benefici a lungo termine. Inoltre, i bambini di strada menzionano in misura maggiore il rispetto (11,3%), un’opportunità sentita particolarmente in seguito al rigetto della società nei loro confronti. Il gruppo di controllo presenta invece una percentuale più alta delle leisure activities (48%), un dato che farebbe pensare che la frequentazione della scuola uniteai lavori domestici lasci poco tempo per attività ludiche. In misura simile, il gruppo di controllo attribuisce maggiore importanza all’opportunità di avere una propria religion and idenity. Nella seconda domanda il bambino si deve concentrare sulla propria esperienza (achieved functionings), confrontandosi anche con le capabilities che non aveva identificato nella domanda precedente. 110 Tab. 10: Percentuali achieved functionings dai bambini per gruppo ACHIEVED FUNCTIONINGS Children of the street Rehabilitated street children Not at all Sufficient Insufficient Fully Not at all Insufficient Sufficient Fully 1) Life and physical health 2a) loved and cared by your parents 66,7 33,3 13,7 84,8 15,2 2b) loved and cared by your brothers 2c) loved and cared by your tutors 2d) loved and cared by your friends 60,4 Control Group Not at all Insufficient Sufficient Fully 86,3 16,1 83,9 68,1 31,9 14,3 85,7 39,6 46,7 53,3 5,6 94,4 78,8 21,2 15,2 84,8 9,3 90,7 24,5 75,5 7,8 92,2 7,1 92,9 3) Mental well-being 50,0 50,0 16,0 84,0 12,5 87,5 4) Bodily integrity and safety 58,0 42,0 11,8 88,2 21,4 78,6 5) Social relations 58,0 42,0 54,0 46,0 16,1 83,9 6) Participation / information 70,6 29,4 29,4 70,6 7,1 92,9 7) Education 86,0 14,0 32,0 68,0 12,5 87,5 8) Freedom from econ. and non-econ. exploitation 9) Shelter and safe environment 65,3 34,7 10,2 89,8 9,3 90,7 88,2 11,8 3,9 96,1 12,5 87,5 10) Leisure activities 26,0 74,0 13,7 86,3 21,4 78,6 11) Respect 70,6 29,4 8,0 92,0 28,6 71,4 12) Religion and identity 56,9 43,1 15,7 84,3 12,5 87,5 13) Time autonomy 15,7 84,3 25,5 74,5 50,0 50,0 14) Mobility 41,2 58,8 60,8 39,2 55,4 44,6 In questo caso esistono delle differenze più marcate tra le tre categorie dei bambini. Il livello degli achieved functionings dipende in prima linea dalle esperienze vissute da questi bambini. Come ci si poteva aspettare, il gruppo dei bambini di strada, manca di opportunità essenziali per una sana crescita psicofisica, privazioni irrinunciabili che richiedono urgenti politiche di rimedio. Essi presentano però percentuali simili ai bambini degli altri gruppi per quel che riguarda love and care by friends (75,5%) e leisure activities (74,4%). Per di più, la vita in strada permette loro di godere, in misura maggiore rispetto agli altri bambini, di due opportunità caratterizzanti per il loro stile di vita: time autonomy (84,3%) e mobility (58,8%). I rehabilitated street children invece, sembrano usufruire in modo soddisfacente di quasi tutte le opportunità, un dato che sembrerebbe dimostrare la bontà del lavoro svolto dalle diverse ONG. Naturalmente ci sono dimensioni che nessuna organizzazione può soddisfare, come per esempio love and care dei genitori. I bambini di strada riabilitati 111 rammaricano però la limitata opportunità di social relation e mobility, opportunità venute meno una volta integrati in una struttura fissa e costretti a vivere secondo regole diverse. Infine, anche il gruppo di controllo, che presenta delle achieved functionings superiori agli altri gruppi in tutte le dimensioni, rimpiange la limitata possibilità di muoversi liberamente (per il 55,4% risulta insoddisfacente o assente), seguita dalla modesta time autonomy. Con la terza domanda si stimola un nuovo processo di astrazione (come la domanda iniziale), identificando l’importanza delle singole capabilites per i bambini intesi come gruppo. In questo modo essa conferma e legittima tutte le capabilities identificate dai bambini, essendo state considerate tutte “importanti” o “molto importanti” dalla maggioranza dei bambini, indipendentemente dalla categoria. Questo dato sottolinea che i children of the street condividono gli stessi valori dei rehabilitated street children e del gruppo di controllo. L’ultima domanda era stata concepita per selezionare e valutare le capabilities più importanti. Senza fornire un ordine completo di tutte le capabilities discusse, abbiamo chiesto ai bambini di indicare le tre più rilevanti. La tabella 4.4 mostra come quelle più menzionate siano state education, life and physical health e love and care. Tab. 11: Tre principali capabilities indicati dai bambini per gruppo (val. %) Children of the street Rehabilitated street children Control Group 1) Life and physical health 45,5 60,8 69,9 2) Love and care 51,7 34,2 57,5 3) Mental well-being 8,3 0,0 4,1 4) Bodily integrity and safety 4,1 1,9 4,1 5) Social relations 4,1 0,0 0,0 6) Participation / information 12,4 9,5 2,1 7) Education 68,3 89,2 84,2 8) Freedom from economic and non-economic exploitation 10,3 0,0 2,1 9) Shelter and safe environment 37,2 53,2 39,0 10) Leisure activities 12,4 11,4 10,3 11) Respect 10,3 11,4 2,1 12) Religion and identity 8,3 11,4 4,1 13) Time autonomy and undertake projects 6,2 5,7 8,2 14) Mobility 12,4 7,6 6,2 le tre CAPABILITIES più importanti 112 Comparando le risposte tra i tre gruppi dei bambini, si può osservare nuovamente come l’istruzione sia indicata in misura minore da parte dei children of the street rispetto agli altri bambini. Se però si paragona il peso da dato dai bambini di strada all’istruzione nella prima domanda, si può rilevare come adesso risulti la capability più menzionata mentre prima era solamente la terza scelta. Il processo di riflessione ed astrazione stimolato dalle precedenti domande, influisce anche nella percezione del gruppo di controllo: precedentemente aveva valorizzato molto le attività ludiche, scartate ora dalla capability d shelter and safe environment. In modo simile anche i rehabilitated street children attribuiscono meno importanza a love and care (forse perché delusi nella loro speranza a riguardo), mentre aumenta anche per loro l’importanza dell’alloggio di un ambiente di vita sicuro. L’insufficienza di importanti capabilities, (come l’educazione, la vita e la salute…) durante l’infanzia e l’adolescenza, riduce, a chi ne soffre, la possibilità di benessere anche in futuro (povertà intesa come privazione delle capabilities) e comporta ulteriori gravi implicazioni per la società nel suo insieme. Ai bambini è stato chiesto di esprimersi sugli aspetti maggiormente significativi della loro infanzia ed adolescenza, e di identificare le opportunità ritenute più importanti per loro. I risultati confermano che bambini, indipendentemente dalle loro esperienze e condizioni di vita, sono capaci di concettualizzare le children’s capabilities più rilevanti, ed in particolare di valorizzarne l’importanza o meno. Alcune di queste dimensioni vengono spesso ignorate o non percepite come rilevanti, mentre risultano centrali per i bambini. In considerazione di interventi sociali di rimedio, è fondamentale comprendere come il benessere dei bambini si presenti in modo multi-dimensionale. Bambini di strada soffrono di determinate mancanze di achieved functionings, connesse in modo chiaro con privazioni di certe capabilities nel momento in cui questi bambini valorizzano quelle dimensioni come “importante” o “molto importante”. Esistono varie dimensioni nelle quali il Governo ugandese, le ONG ed altre organizzazioni possono operare per ridurre il livello di privazione e migliorare il benessere dei bambini. I bambini che erano coinvolti in questo esercizio partecipativo ne indicano alcune. 113 Se le ONG, come rilevato nei risultati, sono capaci a migliorare tante delle dimensioni del benessere dei bambini, un ulteriore spazio dovrebbe essere coperto dagli interventi del Governo ugandese, il quale è l’attore mancante nelle politiche di sostegno a favore dei bambini di strada. L’istruzione gratuita e di qualità è una delle principali risposte alla problematica dei bambini di strada. La disponibilità di alloggio e la creazione di un ambiente solidale sembra essere un altro aspetto rilevante, così come l’amore e l’affetto da parte di tutori potrebbero parzialmente sostituire quello mancante dei genitori. La partecipazione, il rispetto e la protezione da sfruttamento sono altrettanto alla base di un futuro migliore dei bambini di strada di Kampala. DIFFICOLTA’ INCONTRATE CON GLI STRUMENTI DI RICERCA Nell’applicare i diversi strumenti di studio si sono verificati alcuni inconvenienti e problemi; i più significativi saranno spiegato brevemente in questo paragrafo conclusivo. Il questionario in generale non sembra essere un metodo particolarmente adatto per indagare la realtà di bambini che vivono in circostanze difficili. Molti bambini non sembravano voler raccontare tutti i dettagli su di loro (p.e. ammettevano raramente di svolgere delle attività illecite), poiché si sentivano piuttosto intimiditi, sia dall’intervistatore adulto, sia dall’atmosfera formale dell’intervista. La lunghezza del questionario ha reso la somministrazione abbastanza noiosa ed è andata ai limiti della capacità di concentrazione dei bambini. Per di più, i questionari non permettevano molta flessibilità e davano poco spazio per stabilire un rapporto di fiducia tra intervistatore e partecipanti. E’ stato osservato che il tipo di risposte ricevute dipendeva tantissimo da chi e dal modo nel quale sono state fatte le domande.52 Hanno contribuito in questo senso le traduzioni delle domande 52 Malgrado un’adeguata preparazione e formazione dei collaboratori è stato commesso un grave errore nel somministrare la domanda Q13. Questa domanda purtroppo non è stata fatta in modo uniforme da tutto il gruppo di ricerca: tre collaboratori hanno posto il quesito in modo corretto, ottenendo come risposte gli aspetti negativi della strada (p.e. droghe, malattie, ecc.) intesi come ragioni valide per abbandonarla; due collaboratori hanno invece posto la domanda in modo preventivo ottenendo delle risposte che indicano fattori che evitano a un bambino di finire in strada (p.e. amore e cura dei genitori, essere mandati a scuola, ecc.). Nell’elaborazione dei dati lo 114 del questionario nelle varie lingue locali, comportando il pericolo di interpretazioni difformi e distorte.53 Malgrado il piloting iniziale con relativo feedback ed adattamento del questionario, la formulazione linguistica delle domande e gli schemi delle risposte codificate utilizzati nel questionario non si sono sempre dimostrati adeguate, richiedendo in seguito un ulteriore sforzo di ricodifica per poter elaborare i dati raccolti. Per quanto riguardo i children’s drawings è da rilevare come non tutti i bambini hanno disegnato quello che era richiesto. Questo fatto non presenta un problema, ma ci può invece indicare altre importanti informazioni. Bisogna capire il perché i bambini disegnavano qualcosa di diverso e perché proprio quello che hanno disegnato. Avendo di solito uno spazio limitato a disposizione, non si è riusciti ad evitare che alcuni bambini copiassero tra loro. Abbastanza curioso era l’evidenza che alla conclusione di questo strumento erano spariti di solito molti colori e matite (soprattutto a Kampiringisa); il gruppo di ricerca ha considerato questa scomparsa misteriosa come un piccolo regalo per la loro partecipazione. Il children’s maps inizialmente era configurato in modo esteso, richiedendo troppo tempo, necessario per la formazione dei gruppi, l’identificazione di un luogo adatto per lavorare (molto difficile in un contesto urbano), la discussione di gruppo, la ricerca di materiale naturale da usare, la creazione e la presentazione delle mappe, la focus group discussion e l’elaborazione della mappa finale. E’ stato inoltre osservato come alcuni bambini non si sono integrati bene nel loro gruppo e di conseguenza sembravano annoiarsi.. In seguito, il gruppo ha deciso di integrare questo strumento con i children’s drawings, fornendo direttamente carta e colori e lasciando lavorare individualmente coloro che non riuscivano ad inserirsi bene nel loro gruppo. Quest’adattamento ha comportato un notevole guadagno in termini di tempo ed ha evitato le interferenze provenienti da fuori, non essendo più costretti a lavorare all’aperto. studente ha dovuto spezzare la domanda Q13 in due quesiti separati con differente grandezza del campione. 53 La parola tutor nella capabiltiy section è stata interpretata male. Questa nozione ha un significato diverso nella lingua inglese rispetto a quello in italiano. Essa si riferisce soprattutto alla figura dell’insegnante e non a quella del tutore, il quale sarebbe piuttosto il guardian. I risultati ottenuti sono comunque utili, perché indicano come i bambini si rapportano con una figura di riferimento esterna, sottolineando inoltre come l’insegnante in un contesto africano svolge un ruolo predominante nell’educazione di un bambino. 115 Le interviste svolte nell’ambito delle children’s life histories hanno molto divertito i bambini (a parte qualche timore iniziale verso il microfono ed il registratore da parte dei karamojong). I risultati ai fini della ricerca però sono stati abbastanza deludenti: malgrado la spiegazione degli obiettivi di questo strumento di ricerca (forse insufficiente), tante interviste fatte dai bambini spesso mancano di importanti periodi di vita dei bambini oppure duravano solamente pochi minuti. Per questi motivi si è preferito rinunciare ad una successiva indagine circa i motivi delle domande fatte dai bambini intervistatori e le sensazioni avute dal bambino intervistato durante l’intervista. Per quanto riguarda lo strumento children’s photos lo studente e rimasto più volte frustrato dal disinteresse e dalla mancanza di collaborazione delle ONG. Al primo incontro di preparazione sono state invitate una decina di organizzazioni, accordando assieme data e luogo adatto per ritrovarsi. Malgrado gli avvisi del coordinatore e le conferme da parte delle diverse ONG, hanno partecipato solamente quattro ONG (tre rappresentati da baabas e children of the street e solo una con bambini ospitati nel proprio centro, ovvero rehabilitated street children). Il secondo incontro, organizzato per la consegna delle foto ai bambini, la discussione sui motivi fotografici e la premiazione delle foto migliori, è stato rimandato più volte (sia perché alcune macchine fotografiche non erano state ancora restituite, sia per la scelta di un orario inadatto per i bambini di strada). Infine, l’ONG con rehabilitated street children non ha preso parte al secondo incontro; il foto-reportage è quindi stato discusso e completato esclusivamente da attuali bambini di strada. Alcune macchine fotografiche sono state vendute o rubate, ma nell’insieme sono state scattate tante bellissime foto che documentano molto bene quali sono le priorità dei bambini vivendo in strada. il tempo a disposizione per svolgere una focus group discussion sulla scelta dei vari motivi fotografici da parte dei bambini era abbastanza limitato. 116 CONCLUSIONI Questa parte conclusiva proverà a sintetizzare brevemente gli aspetti più interessanti emersi durante lo studio sul campo, indicando il contributo principale di questo lavoro di ricerca sociologica. Saranno infine accennati alcuni principiguida che dovrebbero essere centrali per ogni politica sociale a favore dei bambini di strada. In primo luogo bisogna sottolineare come riguardo all’applicazione delle diverse metodologie di ricerca partecipativa (Participatory Rural Research - PRA) e l’approccio delle capabilities, la stragrande maggioranza dei bambini abbia partecipato in modo spontaneo e genuino. La possibilità di dare voce ed immagine ai loro pensieri disegnando a colori, intervistandosi reciprocamente con microfono e scattando delle fotografie, ha creato particolare entusiasmo. L’utilizzo delle metodologie partecipative si è mostrato come metodo ideale per stimolare i bambini a riflettere sulla loro vita. In questo modo si è generato un processo di auto-riflessione che ha implicato indirettamente un empowerment dei partecipanti, aumentando le proprie capacità a determinare il loro futuro. Il questionario invece, se da un lato è stato percepito da alcuni bambini un poco noioso ed affaticante, dall’altro lato ha introdotto nella parte delle capabilities un processo di astrazione molto valido per comprendere quali siano i bisogni realmente sentiti dai bambini. La comparazione tra le diverse categorie dei bambini, basata su una bilanciata e ponderata distribuzione del campione adoperato, ha rilevato importanti differenze e sembra poter fungere da punto di partenza per l’elaborazione di politiche di rimedio maggiormente efficaci e rappresentative per la popolazione oggetto di studio. Passando ad analizzare in concreto i risultati ottenuti, bisogna subito porre l’accento su alcune importanti differenze osservate tra le diverse categorie di bambini (soprattutto tra il gruppo di controllo ed i children of the street): le discordanze osservate riguardo alle attività svolte in strada ed alle ragioni per le 117 quali i bambini vivono in strada, fanno pensare come persistano una notevole ignoranza e discriminazione nei confronti dei bambini di strada. Anche gli altri strumenti hanno dimostrato l’esistenza di un atteggiamento stigmatizzante da parte della società civile, il quale non aiuta né la reintegrazione sociale di questi bambini, né la realizzazione di un’atmosfera socievolmente distesa. Una maggiore sensibilizzazione ed un progressivo coinvolgimento della comunità locale sembrano essere il sine qua non per garantire il successo di qualsiasi intervento di rimedio. Prendendo in esame le condizioni lavorative dei bambini di strada, si rileva quanto loro siano esposti allo sfruttamento della società. Per proteggere i bambini da questo tipo di abuso sembrerebbe utile che i loro datori di lavoro fossero introdotti alle diverse ONG di supporto ai bambini di strada, in modo che possano essere responsabilizzate in caso di mancato pagamento del salario, di un peso lavorativo eccessivo, di maltrattamenti sul posto di lavoro, e via dicendo. Altrettanto interessante sembra essere la percezione della strada offerta dai children of the street: se una parte dei bambini non gradisce la strada, gli altri sono molto divisi nelle loro opinioni riguardo alla sua pericolosità ed ai suoi aspetti gradevoli oppure spiacevoli. Sembra che parecchi bambini si appoggino volentieri sugli aiuti forniti direttamente in strada da diverse organizzazioni (distribuzione di cibo e vestiti, cure mediche gratuite, ecc.), ma preferiscano rimanere a vivere in strada e non essere riportati alla loro famiglia di origine oppure essere integrati in un’organizzazione. Di qua la frequente critica nei confronti dell’aiuto fornito in strada da diverse organizzazioni di fungere da pull factor, ovvero di attirare un numero di bambini sempre maggiore in strada. La parte delle capabilities ha mostrato come i bambini siano perfettamente in grado di individuare in modo autonomo quali siano i loro bisogni primari, confermando inoltre che determinate opportunità sono sentite comunemente da tutti i bambini. Impressiona soprattutto la loro volontà di studiare e l’importanza attribuita all’educazione. Oltre ai singoli output ottenuti, sembra doveroso porre l’accento sul pregio essenziale ricavato sotto l’aspetto metodologico nei mesi di studio sul campo: la ricerca sembra aver dimostrato non solo che i bambini di strada di Kampala abbiano sicuramente le capacità di esprimersi autonomamente, ma oltretutto che 118 non esista nessuno che possa comunicare meglio i loro valori, le loro idee ed i loro bisogni. Inoltre da questa analisi, benché specifica al caso dei bambini di strada di Kampala, è possibile trarre alcune valide indicazioni per sviluppare ulteriormente i metodi di studio da utilizzare con i minori, e soprattutto su come combinare i risultati quantitativi e qualitativi. Per quanto riguarda le indicazioni per gli interventi di politica sociale, bisogna in primo luogo “invitare” il Governo ugandese a riconoscere la vastità di questa problematica e di impegnarsi a creare, per questi bambini, un canale di comunicazione per potersi esprimere e collaborare assieme al fine di risolvere la loro situazione. Una soluzione realistica della problematica dei bambini di strada sembra non poter prescindere da un sano funzionamento della struttura famigliare. In questo senso sorprende come varie organizzazioni non si focalizzino sulle radici del problema stesso. Spesso un bambino è reintegrato nella propria comunità senza aver considerato e rimosso il motivo che lo ha spinto precedentemente a rifugiarsi in strada. Una soluzione a lungo termine richiede invece il cosiddetto integrated approach, ossia focalizzare ed isolare ogni singolo elemento della problematica e intervenire specificamente su di esso. Presentandosi la povertà e il maltrattamento domestico come le cause principali, bisognerebbe quindi focalizzarsi non solo sui bambini, ma anche sulle famiglie e sulle comunità dalle quali provengono. In questa direzione si muove anche il community based approach, ovvero interventi che tentano di coinvolgere le comunità locali nella riabilitazione dei bambini. L’idea essenziale è di far capire alla gente le loro possibilità di curare ed occuparsi dei propri bambini. E’ soprattutto all’interno della famiglia che i bambini imparano la propria cultura ed il modo di socializzare con l’ambiente, aspetti fondamentali per la loro crescita ed il loro benessere. In ultima analisi, sembra quindi chiaro che solamente attraverso una costruttiva ed onesta collaborazione tra lo Stato, le diverse organizzazioni, le comunità locali ed ogni singolo nucleo famigliare sia possibile fare qualche passo in avanti nel tentativo di arrestare questo crescente fenomeno urbano. 119 BIBLIOGRAFIA METODOLOGIA • Biggeri M., Libanora R., Mariani S. and Menchini L. Children Conceptualizing Their Capabilities: Results of the Survey During the First Children's World Congress on Child Labour, Journal of Human Development, vol. 7, n. 1, marzo 2006. • Biggeri M., Mariani S. and Anich R. (forthcoming), Understanding capabilities deprivation of street children in Kampala and an evaluation of the impact of NGOs’ action through a participatory approach”, mimeo. • Biggeri M., Capability Approach and Child Well-being, Studi e discussioni, n° 141, Dipartimento di Scienze Economiche, Università degli Studi di Firenze, Firenze, 2004. • Chambers Robert, Whose Reality Counts? 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Bambini di strada: - storie di vita - foto - questionari Rubaga Division P.O. Box 7737 Mengo Hill, Kisenyi Kampala Simon 078-434540 Vincent 077-689233 041-342220 Drop in center, resettlement, ricreazione, educationalsponsorship, formazione professionale, counselling. [email protected] www.tigersclub.org Bambini di strada: - storie di vita - foto - questionari Rubaga Division P.O. Box 5433 Balintuma Road, Namkulabye Kampala Namara 077-554679 James 077-365171 041-236156 [email protected] Uganda Children Centre (UCC) Drop in center, educationsponsorship, istruzione informale, formazione professionale. Bambini di strada: - disegni - mappe - storie di vita - foto - questionari 130 Makindye Division P.O. Box 24127 Kirundu Kampala Fred 078-372683 Opolot 078-499978 041-268979 [email protected] Kids in Need (KIN) Alloggio, drop in center, resettlement, ricreazione, educational-sponsorship, formazione professionale, supporto spirituale. Cornerstone Development Ltd. Alloggio, drop in center, resettlement, educationalsponsorship, formazione professionale, ricreazione, counselling. Katwe Youth Development Association (KAYDA) Alloggio, drop in center, educational-sponsorship, istruzione informale, resettlement, ricreazione, formazione professionale. An Open Door Family of Africa Alloggio, education-sponsorship, istruzione informale, supporto spirituale. Alloggio, ricreazione, educational-sponsorship, istruzione informale, supporto spirituale. Bambini riabilitati: - disegni - mappe - storie di vita - foto - questionari Bambini riabilitati: - storie di vita - questionari Bambini riabilitati: - disegni - mappe - storie di vita - questionari Bambini riabilitati: - questionari Bambini riabilitati: - questionari 131 Rubaga Division P.O. Box 22799 Musajja Lumbwa Road Kampala Central Division P.O. Box 9242 Acacia Avenue Road Kampala Makindye Division P.O. Box 10741 Katwe Kampala Rubaga Division P.O. Box 33961 Bulange - Mengo Kampala Nakawa Division P.O. Box 12544 Luzira - Biina Kampala Steven O77-648983 041-271009 [email protected] Simon 077-502227 041-251911 [email protected] [email protected] Faisal 077-567663 041-231310 [email protected] Bethen 077-352570 041-272187 [email protected] www.anopendoor.org Felice 078-664732 - Uganda Youth Development Link (UYDEL) Alloggio, resettlement, ricreazione, educationalsponsorship, formazione professionale, counselling. Dwelling Places Alloggio, resettelment, ricreazione, educationalsponsorship, counselling, supporto spirituale. Children and Life Mission (CALM) Alloggio, ricreazione, education-sponsorship, istruzione informale, supporto spirituale. Rubaga Youth Development Association (RYDA) Alloggio, resettelment, ricreazione, educationalsponsorship, istruzione informale, formazione professionale, counselling. GOAL Uganda Bambini riabilitati: - storie di vita - questionari Kawempe Division P.O. Box 12659 Sir Appolo Kaggwa Road Kampala Bambini riabilitati: - questionari Rubaga Division P.O Box 15232 Mutundwe Kampala Bambini riabilitati: - questionari Bambini riabilitati: - storie di vita - questionari Sostegno tecnico e finanziario ad organizzazioni locali; promozione dei diritti del bambino; iniziative a favore di infetti HIV/Aids e disabili; networking; interventi di emergenza. 132 Rogers 077-470190 041-530353 [email protected] Rita 041-272549 077-455471 [email protected] www.dwellingplaces.org P.O.Box 2050 Kira-Mulawa Kampala Joseph 077-692171 - P.O. Box 21167 Buloba Kampala Goeffrey 077-415631 041-271129 P.O. Box 33140 Muyenga Kampala [email protected] Monica 041-266742 077-700413 [email protected] [email protected] www.goal.ie Save the Children UK Uganda Child Rights NGO Network (UCRNN) Social Protection Department: Promozione del benessere e dei diritti del bambino; sostegno tecnico e finanziario ad organizzazioni locali; ricerche, documentazione e distribuzione informazione. P.O. Box 1124 Kira Road Kampala Rete di organizzazioni attive per benessere dei bambini; monitoraggio implementazione dei diritti del bambino; coordinamento iniziative collettive e capacity building. P.O. Box 10293 Tagore Crescent, Kamwokya Kampala 133 Lisa 041-258815 077-527534 [email protected] www.savethechildren.org/uk Immacolate 041-543548 071-915100 [email protected] www.ucrnn.org ISTITUZIONI PUBBLICHE PARTECIPANTI E DI SOSTEGNO ISTITUZIONE Naguru Children’s Remand Home (NRH) Kampiringisa National Rehabilitation Centre (KNRC) Ministry of Gender, Labour and Social Development (MGLSD) National Council for Children (NCC) Kampala City Council (KCC) DESCRIZIONE Prigione giovanile per children in conflict with the law Centro nazionale di riabilitazione per street children PARTECIPAZIONE ALLA RICERCA Captured Children: - disegni - storie di vita Captured Children: - disegni - mappe - storie di vita Department for Youth and Children Street Children Desk Segretariato dell’Uganda National Program of Action for Children (UNPAC) KCC - Central Division Probation and Social Welfare Office (PSWO) 134 SCUOLE PUBBLICHE PARTECIPANTI SCUOLA PARTECIPAZIONE QUARTIERE ED INDIRIZZO Nakivubo Primary School Bambini gruppo di controllo: - questionari Central Division P.O. Box 2328 Nakivubo - Kampala Eaglets Primary School Bambini gruppo di controllo: - questionari Central Division P.O. Box 2613 Musajja Lumbwa Road - Kampala Railway Children Primary School Bambini gruppo di controllo: - questionari Makindye Division P.O. Box 2281 Katwe - Kampala St. Francis Primary School Bambini gruppo di controllo: - questionari Kawempe Division P.O. Box 16636 Bwaise III - Kampala City Hill College Mutundwe Bambini gruppo di controllo: - questionari Rubaga Division P.O. Box 9317 Mutudwe – Kampala 135