Diapositiva 1 - Dipartimento di Economia, Statistica e Finanza

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Diapositiva 1 - Dipartimento di Economia, Statistica e Finanza
Capitolo 6
La disoccupazione
1
Il percorso
La disoccupazione
| Tasso
di disoccupazione naturale (§ 6.1)
| CAUSE della disoccupazione:
Disoccupazione frizionale (§ 6.2)
| Disoccupazione strutturale (§ 6.3)
|
salario minimo
| sindacati e contrattazione collettiva
| il salario di efficienza
|
|
|
I connotati della disoccupazione (§ 6.4)
Tendenze nel tempo (Usa, Europa, Italia)
2
Tasso naturale di disoccupazione
In questo capitolo viene studiata la disoccupazione
presente nel sistema economico anche nel lungo
periodo.
Definizione: Il tasso naturale di disoccupazione
è il tasso di disoccupazione medio attorno a
cui l’economia fluttua
Il tasso di disoccupazione corrente può essere
superiore o inferiore a quello naturale.
È superiore a quello naturale durante periodi di
recessione economica e inferiore durante i periodi di
espansione (boom).
3
La disoccupazione
Tasso naturale e tasso corrente
11
Percentuale della forza lavoro
10
9
8
7
6
5
4
3
2
1955
1960
1965
1970
Tasso di disoccupazione
1975
1980
1985
1990
1995
2000
Tasso naturale di disoccupazione
4
Il tasso naturale di disoccupazione
Ogni giorno ci sono lavoratori che vengono
licenziati o che volontariamente lasciano il
posto di lavoro, e ci sono disoccupati che
trovano una nuova occupazione.
Questo perpetuo flusso e reflusso determina la
quota della forza lavoro che è disoccupata.
Svilupperemo un modello della dinamica della
forza lavoro che possa spiegare il tasso
naturale di disoccupazione.
5
Il tasso naturale di disoccupazione
Notazione
L: Forza lavoro totale (L = O + D)
D: Stock di disoccupati in ogni istante di tempo
O: Stock di occupati in ogni istante di tempo
tasso di disoccupazione: D/L
s: Tasso di separazione Percentuale di occupati
che perde il lavoro in un dato periodo di tempo
o: Tasso di ottenimento Percentuale di
disoccupati che trova lavoro in un dato periodo di
tempo
6
Il tasso naturale di disoccupazione
Notazione
Per stabilire cosa determina il tasso di
disoccupazione, ipotizziamo che la forza
lavoro sia fissa e concentriamoci sulla
transizione dei singoli individui che
compongono la forza lavoro dalla situazione
di occupazione a quella di disoccupazione e
viceversa.
Questa dinamica è sintetizzata graficamente nella
figura 6.2
7
Il tasso naturale di disoccupazione
Perdita del lavoro e nuovi occupati
sxO
Separazione dal lavoro
O: occupati
D: disoccupati
Ottenimento del lavoro
oxD
8
Il tasso naturale di disoccupazione
Perdita del lavoro e nuovi occupati
In ogni istante di tempo ci sono:
sxO
nuovi disoccupati
oxD
nuovi occupati
Quando il numero di nuovi occupati è uguale al
numero di nuovi disoccupati il tasso di
disoccupazione non cambia:
o
x
D=s
x
O
Questa equazione definisce l’equilibrio di stato
stazionario in cui la disoccupazione non cambia.
9
Il tasso naturale di disoccupazione
Perdita del lavoro e nuovi occupati
La condizione di stato stazionario permette di identificare il
tasso di disoccupazione naturale.
Poiché O = (L – D) cioè il numero degli occupati è uguale
alla differenza tra il numero dei partecipanti alla forza
lavoro e quello dei disoccupati, allora:
s x O = s x (L – D) = s x L – s x D
In stato stazionario (o x D = s x O) :
oxD=sxL–sxD
quindi:
(o + s) D = s x L
Calcoliamo il tasso di disoccupazione naturale: D/L
D/L =s/ (o + s)
10
Il tasso naturale di disoccupazione
Perdita del lavoro e nuovi occupati
Tasso di disoccupazione: D/L =s/ (o + s)
Questa equazione dimostra che il tasso di
disoccupazione di stato stazionario (cioè quella a
cui l’economia tende nel lungo periodo) dipende
dal tasso di separazione s e dal tasso di
ottenimento o
Quanto più elevato è
s, tanto più elevato è D/L ;
quanto più elevato è
o, tanto più basso è D/L
11
Esempio
Calcolo del tasso di disoccupazione naturale
Se ogni mese:
|
L’1% dei lavoratori impiegati perde il proprio
lavoro
s = 0,01
|
Il 20% dei disoccupati trova un nuovo lavoro
o = 0,20
Allora il tasso naturale di disoccupazione è dato da:
0,01
D
s
=
=
= 0,0476 ⇒ 4,7%
L s + o 0,01+ 0,20
12
Il tasso di disoccupazione naturale
Politiche economiche
Politiche economiche.
Il tasso di disoccupazione naturale cala se:
| o aumenta
| s diminuisce
È necessario studiare le cause di o e s
Attuare politiche che permettano di cambiare
questi tassi.
Questo modello non riesce a dare risposta
a una domanda fondamentale: perché
c’è disoccupazione?
13
Cause della disoccupazione
La ricerca del lavoro e la rigidità dei salari
Esamineremo due delle cause della
disoccupazione:
|
la ricerca del lavoro (disoccupazione
frizionale)
|
la rigidità salariale (disoccupazione
strutturale)
14
La disoccupazione frizionale
La ricerca del lavoro
Se il processo di ottenimento di lavoro fosse
istantaneo (ovvero se o = 1), allora il
periodo di disoccupazione sarebbe quasi
nullo e il tasso naturale vicino a zero.
L’economia ha disoccupazione anche se la
domanda di lavoro sarebbe sufficiente a
occupare tutti i lavoratori.
La disoccupazione dovuta al tempo necessario
per trovare un lavoro è detta:
disoccupazione frizionale
15
La disoccupazione frizionale
La ricerca del lavoro
Per trovare un lavoro occorre tempo perché:
| I posti di lavoro non sono tutti uguali e anche i
lavoratori sono diversi tra loro (abilità,
educazione, ecc.).
| Reperire informazioni sui posti di lavoro e sui
lavoratori richiede tempo ed è costoso.
| I posti di lavoro e i lavoratori sono distribuiti sul
territorio e la mobilità geografica richiede tempo
ed è costosa.
16
La disoccupazione frizionale
La ricerca del lavoro
| L’innovazione tecnologica cambia in
continuazione la domanda di lavoro (richiede
nuove competenze).
| Cambiamenti settoriali: (agricoltura – industria
– servizi). La domanda di lavoro cambia.
| Spostamenti di attività produttive tra diverse
regioni.
La variazione nella composizione della domanda di
lavoro tra settori o aree diverse si chiama
spostamento intersettoriale
17
Occupazione e settori
Composizione settoriale dell'occupazione in Italia (in migliaia)
1991
Unità di lavoro totali
Agricoltura, silvicoltura e pesca
Industria in senso stretto
Costruzioni
Commercio. Alberghi e ristoranti, trasporti e
comunicazioni
Intermediazione monetaria e finanziaria; attività
immobiliari ed imprenditoriali
Altre attività di servizi
Totale
Fonte: ISTAT
%
2000
%
2006
%
1,995 8
5,613 24
1,612 7
1,492 6
5,086 22
1,611 7
1,319 5
4,993 20
1,902 8
6,229 26
6,231 27
6,632 27
2,284 10
5,933 25
23,665 100
2,907 12
6,087 26
23,412 100
3,459 14
6,421 26
24,726 100
18
Disoccupazione frizionale
Politiche economiche
Il governo può rendere più facile l’incontro tra
lavoratori e imprese:
o
Uffici pubblici di collocamento: forniscono
informazioni sui nuovi lavori e favoriscono l’incontro tra
lavoratori e imprese.
Il governo può attivarsi per riqualificare i lavoratori con
competenze obsolete:
o
Programmi di formazione professionale: aiutano i
lavoratori delle industrie in declino ad acquisire la
professionalità richiesta nei settori emergenti.
19
Disoccupazione frizionale
Politiche economiche: i sussidi di disoccupazione
Definizione: Il governo paga al disoccupato parte
del suo precedente salario (per un periodo di
tempo limitato) dopo la perdita del lavoro.
Effetti: La disoccupazione frizionale aumenta
all’aumentare del periodo di sussidio.
Il tasso di occupazione si riduce perché il sussidio
riduce l’urgenza di trovare lavoro.
Vantaggi: I lavoratori possono cercare un lavoro
più adatto alle loro esigenze e preferenze.
20
Disoccupazione strutturale
Rigidità dei salari
La seconda ragione per cui esiste disoccupazione è
la rigidità dei salari, ovvero l’incapacità dei salari
di aggiustarsi istantaneamente, facendo sì che
offerta e domanda di lavoro si eguaglino
Se W/P è al di sopra del livello di equilibrio tra D e
O, la quantità di lavoro offerta è > di quella
domandata e le imprese razionano i posti di
lavoro disponibili: si riduce il tasso di
ottenimento di lavoro e, quindi, la
disoccupazione aumenta.
La figura 6.3 spiega perché la rigidità dei salari
provoca disoccupazione
21
La disoccupazione strutturale
Rigidità e inefficienze del mercato del lavoro
Consideriamo il grafico di equilibrio sul mercato del lavoro
PML
Salario
Se non esistono rigidità il salario
reale si aggiusta fino a eguagliare
domanda e offerta
L’offerta di lavoro è costante e
pari a tutto il lavoro disponibile
nell’economia
W/P
LD = PML
LO = L
L
22
La disoccupazione strutturale
Rigidità e inefficienze del mercato del lavoro
Se il salario non è libero di aggiustarsi liberamente (per esempio, esiste
un salario minimo) non tutto il lavoro viene impiegato: l’offerta è
superiore alla domanda
Nell’equilibrio di mercato esiste
quindi disoccupazione
strutturale
PML
Salario
(W/P)min
W/P
LD = PML
Quantità di lavoratori
occupati
LO = L
L
Quantità di lavoratori disposti a
lavorare
23
La disoccupazione strutturale
Le cause principali
QUINDI, vi è disoccupazione strutturale
quando il salario reale corrente è più alto
di quello di equilibrio per cui l’offerta di
lavoro è superiore alla domanda
Perché le imprese non riducono i salari?
| Leggi sul salario minimo
| Sindacati e contrattazione collettiva
| I salari di efficienza
24
La disoccupazione strutturale
1. Leggi sul salario minimo
Definizione: salario minimo legale che le
imprese devono corrispondere ai
lavoratori
|
|
Il salario minimo è inferiore al salario medio e
non si applica alla maggioranza dei lavoratori
(ovvero è inferiore al salario di equilibrio).
Quindi non può essere causa del tasso di
disoccupazione naturale in quanto non si applica
alla maggioranza dei lavoratori.
25
La disoccupazione strutturale
Leggi sul salario minimo
Tuttavia è spesso superiore al salario di
equilibrio di:
| lavoratori a bassa qualifica
| lavoratori giovani con poca esperienza
(per cui parte della remunerazione avviene sotto
forma di formazione professionale)
Un aumento del 10% del salario minimo riduce
l’occupazione giovanile dell’1-3%.
26
La disoccupazione strutturale
Leggi sul salario minimo
Altre critiche:
Strumento non mirato: spesso utilizzato da
giovani di classe media in part-time
Strumenti alternativi:
Credito d’imposta concesso in modo mirato a
famiglie a basso reddito
E’ una somma che alle famiglie povere sarebbe consentito
detrarre dalle imposte dovute
ATTENZIONE: tra gli economisti c’è grande
disaccordo sull’effetto del salario minimo sulla
disoccupazione . Si consideri Analisi di un caso:
Un’interpretazione revisionata del salario minimo
27
La disoccupazione strutturale
2. Sindacati e contrattazione collettiva
Perché i sindacati possono cercare di ottenere
salari superiori a quelli di equilibrio?
| I sindacati rappresentano (e massimizzano
l’utilità) degli occupati (insider).
| I disoccupati preferirebbero salari inferiori
che garantiscano la piena occupazione
(outsider)
Conflitto tra i due gruppi di lavoratori: gli
effetti del processo di contrattazione sui salari e
sull’occupazione dipendono dall’influenza di ciascun
gruppo
28
La disoccupazione strutturale
Sindacati e contrattazione collettiva
Negli Stati Uniti la contrattazione salariale
avviene a livello di impresa o di singolo
impianto produttivo.
In Italia i contratti di lavoro sottoscritti dai
sindacati sono efficaci anche per i non
iscritti.
29
La disoccupazione strutturale
Sindacati e contrattazione collettiva
30
La disoccupazione strutturale
3. Teoria dei salari di efficienza
È possibile che le imprese decidano
volontariamente di pagare salari
superiori a quelli di equilibrio?
Sì, se salari elevati aumentano la
produttività e permettono di aumentare i
profitti.
L’influenza dei salari sulla produttività potrebbe spiegare il
fatto che le imprese non riescono a tagliare le
retribuzioni anche in presenza di un eccesso di domanda
di lavoro. La riduzione dei salari, secondo questa teoria,
avrebbe l’effetto di ridurre la produttività dei lavoratori e,
quindi, il profitto dell’impresa.
31
La disoccupazione strutturale
Teoria dei salari di efficienza
Rapporto tra salari e produttività è spiegato
da diverse teorie:
|
|
|
|
|
Paesi in via di sviluppo:migliore retribuzione
migliora lo stato di salute e di nutrizione e
quindi la produttività
Riducono il “turnover” e i costi di formazione
di nuovo personale
Attirano i lavoratori migliori (selezione
avversa)
Aumentano l’impegno sul lavoro e riducono
l’assenteismo.
Riducono i conflitti sindacali e gli scioperi.
32
La disoccupazione strutturale
Teoria dei salari di efficienza
Conclusione:
dato che a salari più elevati corrisponde una
maggiore efficienza dell’impresa, questa può
trovare conveniente mantenere i salari al di
sopra del livello per cui domanda e offerta si
equilibrano.
A un salario superiore al livello di equilibrio
corrisponde un tasso di ottenimento di lavoro
più basso e una più alta disoccupazione
strutturale
33
I connotati della disoccupazione
| La
durata
| La disoccupazione in differenti gruppi
demografici
| Partecipazione e disoccupazione
| Indicatori del mercato del lavoro
| Tendenze della disoccupazione
34
I connotati della disoccupazione
La durata
La durata della disoccupazione permette di capire
se si tratta di disoccupazione frizionale o
strutturale
Disoccupazione:
di breve periodo → frizionale
di lungo periodo → strutturale
Comprendere le cause della disoccupazione
è cruciale per disegnare le politiche per
combatterla.
35
I connotati della disoccupazione
La durata
Esempio: Durata e disoccupazione
| 10 lavoratori sono disoccupati
|
|
|
8 per un mese e 2 per 12 mesi
Totale mesi disoccupazione: 32
Il 75% dei mesi, 24 su 32, è a carico dei 2 disoccupati di
lunga data
L’interpretazione del fenomeno cambia se si prende
in considerazione la durata o il numero di mesi
complessivi di disoccupazione:
i disoccupati a lungo termine sono la minoranza
(2 su 8), però la maggiore quantità di
disoccupazione si riferisce alla disoccupazione a
lungo termine (24 mesi su 32)
36
I connotati della disoccupazione
La durata
Implicazioni di politica economica
La politica economica deve concentrarsi sulla
disoccupazione a lungo termine, perché è quella
a cui si riferisce la maggiore quantità di
disoccupazione.
In questo caso, però, gli interventi devono essere
mirati, poiché i disoccupati a lungo termine sono
una esigua minoranza
37
I connotati della disoccupazione
Principali differenze per gruppi demografici
Il tasso di disoccupazione varia tra i diversi gruppi di
popolazione (in Italia, dati al 2006)
Le differenze fondamentali:
|
Il
Il
|
Il
Il
|
Il
Il
Uomini vs Donne
tasso di disoccupazione femminile: 8,8
tasso di disoccupazione maschile: 5,4
Adolescenti vs Adulti
tasso di disoccupazione : 6,8
tasso di disoccupazione giovanile : 21,6
Centro Nord vs Mezzogiorno
tasso di disoccupazione Centro Nord: 4,4
tasso di disoccupazione Mezzogiorno: 12,2
Fonte:ISTAT, Rilevazione sulle forse lavoro
38
I connotati della disoccupazione
Partecipazione e disoccupazione
Finora abbiamo ipotizzato che la forza
lavoro sia fissa e cioè che non vi sia E e
U dalla forza lavoro!
In questo modo l’unica ragione della
disoccupazione è la separazione dal lavoro e
l’unica ragione di uscita dalla disoccupazione è
l’ottenimento di un posto di lavoro
Nella realtà le variazioni della forza lavoro
rivestono grande importanza
39
I connotati della disoccupazione
Partecipazione e disoccupazione
Le variazioni della forza lavoro rivestono
grande importanza:
circa i 1/3 dei disoccupati sono nuovi entrati nella
Forza Lavoro (giovani in cerca di prima
occupazione, chi ha già lavorato ma aveva
temporaneamente abbandonato la forza lavoro)
non tutta la disoccupazione finisce con
l’ottenimento di un posto di lavoro (la metà dei
disoccupati escono dal mercato del lavoro)
Questo rende più difficile interpretare le
statistiche relative alla disoccupazione
40
I connotati della disoccupazione
Partecipazione e disoccupazione
Alcuni individui che si definiscono disoccupati, in
realtà non cercano attivamente un lavoro e
dovrebbero essere considerati non partecipanti
alla forza lavoro
Altri vorrebbero un lavoro ma, dopo molte
ricerche infruttuose, ha smesso di cercarlo.
Questi lavoratori scoraggiati non sono inclusi tra
i partecipanti alla forza lavoro e non sono perciò
inclusi nelle statistiche sulla disoccupazione
Poiché è difficile distinguere un disoccupato da un
individuo che non partecipa alla forza di lavoro
perché scoraggiato, esistono altre misure delle
forza lavoro
41
Altri indicatori del mercato del lavoro
Occupati
a
In cerca di occupazione
b
Forza Lavoro
c=a+b
In età lavorativa ma non nella forza lavoro
d
Popolazione in età lavorativa (Attivi)
e=c+d
Popolazione non in età da lavoro (non attivi)
f
Popolazione totale
g=e+f
Fuori dalla forza lavoro
h=d+f
Tasso di disoccupazione
In cerca di
occupazione/Forza
Lavoro
b/c
Tasso di attività (partecipazione)
Forza lavoro/Pop.
in età di lavoro
c/e
Tasso di occupazione
Occupati/Pop in
età di lavoro
a/e
42
Le tendenze della disoccupazione
STATI UNITI
EUROPA
ITALIA
43
Andamento del tasso naturale di disoccupazione
Stati Uniti
Il tasso di disoccupazione
negli Stati Uniti
Tasso di disoccupazione
18
16
14
12
10
8
6
4
2
0
1955
1960
1965
1970
1975
1980
1985
1990
1995
2000
44
Tendenze della disoccupazione nel tempo (USA)
Cause
Il comportamento del tasso naturale di
disoccupazione (USA)
|
|
Aumentato dal 1950 ai primi anni 1980 poi è
diminuito:
Possibili spiegazioni:
o cambiamento della composizione
demografica della forza lavoro (babyboom)
o spostamenti intersettoriali
o rallentamento della produttività
45
Tendenze della disoccupazione nel tempo (USA)
1. Caratteri
demografici
Il baby-boom del dopoguerra – negli anni
1950 – ha creato un aumento dei
lavoratori negli anni 1970 che è
rallentato negli anni 1990.
Questo effetto tuttavia non spiega
l’andamento della disoccupazione
46
Tendenze della disoccupazione nel tempo (USA)
2. Spostamenti
intersettoriali
Gli shock petroliferi possono avere indotto
una riallocazione da settori basati sul
petrolio ad altri.
In effetti la caduta della disoccupazione
negli anni 1990 coincide con bassi prezzi
del petrolio.
47
Tendenze della disoccupazione nel tempo (USA)
3. Il
rallentamento della produttività
Se i salari sono vischiosi la disoccupazione
cala quando la produttività del lavoro
cresce.
Negli anni 1970 la produttività è cresciuta
meno che nei decenni precedenti e questo
può aver portato a disoccupazione.
Negli anni 1990 la produttività è cresciuta
maggiormente (information technology).
... Ma in Europa?
48
Andamento del tasso naturale di disoccupazione
Europa
49
Andamento del tasso naturale di disoccupazione
Europa
Il tasso di disoccupazione medio in Europa
è aumentato in modo permanente a
partire dagli anni 1970 mentre negli Stati
Uniti è prima aumentato e poi diminuito.
Quali possono essere le cause di queste
differenze?
50
Andamento del tasso naturale di disoccupazione
Europa
IPOTESI 1. Eurosclerosi (Rigidità del mercato del
lavoro) + progresso tecnologico
Anche se è difficile stabilirlo con esattezza due
fenomeni possono (congiuntamente) spiegare il
fenomeno:
1. La regolamentazione del mercato del lavoro e
gli ammortizzatori sociali (sussidio di
disoccupazione)
2. La riduzione della domanda di lavoratori a
bassa qualifica.
51
Andamento del tasso naturale di disoccupazione
Europa
Il progresso tecnologico ha portato a un aumento
della domanda relativa di lavoratori ad alta
qualifica.
Negli Stati Uniti i salari dei lavoratori a bassa
qualifica sono calati relativamente a quelli ad
alta qualifica.
Questo ha portato anche a un aumento della
disuguaglianza nella distribuzione dei redditi.
52
Andamento del tasso naturale di disoccupazione
Europa
Gli ammortizzatori sociali in Europa hanno
impedito ai salari dei lavoratori a bassa
qualifica di calare eccessivamente.
Inoltre molti lavoratori non qualificati hanno
preferiti sussidi e cassa integrazione a salari
bassi.
Il risultato:
• Minore disuguaglianza
• Maggiore disoccupazione
53
Andamento del tasso naturale di disoccupazione
Europa
IPOTESI 2 - ISTERESI
Intuizione: il tasso naturale di disoccupazione
dipende dal tasso di disoccupazione effettiva.
Al crescere del tasso effettivo cresce il tasso
strutturale che l’economia è in grado di tollerare
Il lungo periodo di disoccupazione degli anni ’70
(crisi petrolifera) e anni ’80 (politiche monetarie
restrittive) ha innalzato il tasso naturale.
Il tasso di disoccupazione non è tornato ai livelli
precedenti gli anni 1970.
Perché?
54
Andamento del tasso naturale di disoccupazione
Europa
Come il tasso di disoccupazione effettiva
influenza il tasso naturale?
1. Lunghi periodi di disoccupazione elevata possono
indurre i governi al aumentare i sussidi di
disoccupazione al fine di ridurre i costi sociali della
disoccupazione (+ sussidi, + disoccupazione)
2. Periodo di disoccupazione elevata fa comparire i
disoccupati di lunga durata, i quali tendono a perdere
capacità e abitudine al lavoro. Ciò implica che:
•
•
•
la loro probabilità di essere riassunti è bassa
quindi, essi sono irrilevanti ai fini della determinazione del salario
(insider contano di più)
I salari e i prezzi restano invariati invece di diminuire
55
Andamento del tasso naturale di disoccupazione
Europa
Misure di politica economica:
A differenza dell’ipotesi 1, che prevede misure di
riforme nell’organizzazione del mercato del
lavoro, il tasso di disoccupazione naturale può
diminuire se:
• disoccupati possono essere reinseriti e in quanto tempo
• si riduce la presenza di lavoratori scoraggiati
• si recuperano le abilità lavorative con programmi di
formazione lavoro
56
Approfondimento
Tassi di disoccupazione nei paesi OCSE
Tasso di disoccupazione (tabella 14 pag. 234), tasso di
occupazione, partecipazione e forza lavoro (tabella 20
pag. 240)
OECD: Economic Outlook, No 82, dicembre 2007
http://www.OECD.org
(disponibile tramite sistema bibliotecario di Ateneo)
57
Il mercato del lavoro in Italia
Totale
OECD
Italia
Tasso partecipazione
71,9
63,2
Tasso occupazione
67,7
58,9
Tasso disoccupazione
6,1
6,8
Fonte: Economic Outlook,
dicembre 2007 (dati al 2006)
58
Il mercato del lavoro in Italia
Centro
Nord
Mezzogiorno Totale
Tasso partecipazione
68,1
52,4
62,5
femmine
58,5
36,6
50,7
maschi
77,7
68,4
74,4
Tasso occupazione
65,4
46,5
58,7
femmine
55,3
31,1
46,6
maschi
75,3
62,2
70,7
Tasso disoccupazione
4,0
11,0
6,1
femmine
5,4
14,9
7,9
maschi
3,0
8,9
4,9
Fonte: Banca d’Italia,
Relazione del Governatore
Tavola 9.1 (dati al 2007)
59
Mercato del lavoro in Italia
|
|
|
|
|
Nel 2007 è proseguita la crescita dell’occupazione,
anche se a ritmi inferiori a quelli elevati dell’anno
precedente.
Essa è stata sostenuta dall’espansione della
produzione e favorita dalla perdurante moderazione
salariale.
Il tasso di disoccupazione è ancora sceso,
riportandosi sui livelli dei primi anni ottanta.
La crescita del numero degli occupati è stata in larga
parte alimentata dalla componente straniera; è
ulteriormente aumentata l’incidenza degli occupati a
termine e a tempo parziale.
I già elevati divari nei tassi di occupazione tra il
Mezzogiorno e il Centro Nord si sono AMPLIATI
Fonte: Banca d’Italia, Relazione del Governatore 2008
60
Mercato del lavoro in Italia: l’occupazione
Il tasso di occupazione della popolazione di età compresa
tra i 15 e i 64 anni è aumentato di tre decimi, al 58,7
per cento (tav. 9.1). L’incremento si è concentrato nella
classe di età 55-64 anni.
Come nell’anno precedente, l’occupazione femminile è
aumentata più di quella maschile (rispettivamente, 1,3 e
0,8 per cento), ma il divario resta ampio: 46,6 e 70,7.
Anche nel 2007 gli stranieri regolarmente residenti in
Italia hanno rappresentato una quota consistente della
maggiore occupazione (154.000 persone, pari a oltre il
65 %).
Fonte: Banca d’Italia, Relazione del Governatore 2008
61
Mercato del lavoro in Italia: l’occupazione
Nel 2007 l’aumento dell’occupazione alle dipendenze ha
riguardato per quattro quinti posizioni lavorative a
tempo indeterminato (1,4 per cento, 206.000
persone).
L’occupazione temporanea è cresciuta a un ritmo più
sostenuto (2,1 per cento, 47.000 persone),
raggiungendo il 13,2 per cento del totale
dell’occupazione dipendente.
Nel 2007 oltre il 90 per cento degli occupati a tempo
determinato dichiarava di svolgere un lavoro a termine
perché non aveva trovato un impiego permanente
(erano l’80 per cento nel 2004).
Il numero di occupati dipendenti a tempo parziale è
cresciuto del 5,8 per cento, portandosi al 14,1 per cento
dell’occupazione alle dipendenze.
Fonte: Banca d’Italia, Relazione del Governatore 2008
62
Mercato del lavoro in Italia: l’occupazione
Poco diffuso tra gli uomini (4,4 per cento), il part-time
interessava nel 2007 il 27,2 per cento delle donne
occupate, circa cinque punti percentuali in più rispetto a
dieci anni fa.
Sebbene questa modalità di impiego risponda all’esigenza
di conciliare lavoro retribuito e lavoro domestico, che in
Italia rimane in larga parte a carico della popolazione
femminile, una quota significativa delle lavoratrici
dichiara di svolgere un’attività a orario ridotto perché
nell’impossibilità di trovarne una a tempo pieno (37,0
per cento nel 2007, contro 59,7 per cento degli uomini).
Fonte: Banca d’Italia, Relazione del Governatore 2008
63
Mercato del lavoro in Italia: la disoccupazione
Il tasso di disoccupazione ha continuato la sua discesa, dal
6,8 al 6,1 per cento, livello ormai simile a quello dei
primi anni ottanta.
La riduzione ha interessato entrambi i sessi e tutte le
fasce di età: il tasso di disoccupazione femminile è
sceso al 7,9 per cento, quello maschile al 4,9 per cento.
Al Centro Nord il tasso di disoccupazione è ormai su livelli
molto contenuti nel confronto europeo; rimane invece
elevato nel Mezzogiorno, dove parte della riduzione
osservata negli ultimi anni potrebbe dipendere da
fenomeni di scoraggiamento nella ricerca di un impiego.
Fonte: Banca d’Italia, Relazione del Governatore 2008
64
Mercato del lavoro in Italia: la disoccupazione
La riduzione del tasso di disoccupazione è stata facilitata
dal modesto aumento dell’offerta di lavoro, pari ad
appena lo 0,3 per cento (66.000 persone).
La popolazione residente in età da lavoro (tra 15 e 64
anni) è aumentata dello 0,6 per cento, anche nel 2007
interamente per la crescita della componente
straniera (11,6 per cento).
Il tasso di attività della popolazione in età da lavoro è
diminuito di due decimi al 62,5 per cento, soprattutto
per il calo nel Mezzogiorno e tra i giovani in età
compresa tra i 15 e i 24 anni.
Fonte: Banca d’Italia, Relazione del Governatore 2008
65
Mercato del lavoro in Italia: qualità dell’istruzione
La produttività del lavoro è aumentata a ritmi molto
modesti, limitando la crescita dell’economia e delle
retribuzioni unitarie.
Le ultime informazioni disponibili sulla qualità della
formazione scolastica, uno dei fattori che nel lungo
periodo influenzano l’efficienza produttiva, confermano il
ritardo del Paese.
I test condotti dall’OCSE nel 2006 nell’ambito dell’indagine PISA
(Programme for International Student Assessment) segnalano che il
livello di apprendimento degli studenti italiani delle scuole
secondarie rimane basso nel confronto internazionale.
L’indagine ha rilevato le competenze dei quindicenni nella lettura e
comprensione dei testi, in matematica e in scienze. Come nelle
passate edizioni, i punteggi mediamente raggiunti dai ragazzi italiani
sono sensibilmente inferiori a quelli medi dei paesi OCSE.
Fonte: Banca d’Italia, Relazione del Governatore 2008
66
Mercato del lavoro in Italia: qualità dell’istruzione
Non raggiungono il livello minimo di competenze giudicato necessario
in una società avanzata il 50,9 per cento dei ragazzi nella lettura e
nella comprensione dei testi, il 32,8 per cento in matematica e il
25,3 per cento in scienze (42,8, 21,3 e del 23,2 per cento,
rispettivamente, nella media dell’OCSE).
I divari territoriali negli apprendimenti scolastici appaiono molto elevati.
La distanza media tra il Nord e il Mezzogiorno equivale alle
competenze che si possono acquisire con quasi due anni di
istruzione.
Nelle regioni meridionali la quota degli studenti con preparazione
inferiore ai livelli minimi è pari a circa due terzi nella comprensione
dei testi, a poco meno di uno su due in matematica e a quasi
quattro su dieci in scienze.
Fonte: Banca d’Italia, Relazione del Governatore 2008
67
Mercato del lavoro in Italia: qualità dell’istruzione
Una notevole parte del capitale umano formatosi nelle
Università non è impiegato nei processi produttivi.
Nel 2006 circa il 30% dei laureati tra i 25-34 anni non era
occupato, una quota doppia rispetto a quella media della
UE.
Il tasso di non occupazione dei laureati varia tra i diversi
gruppi disciplinari: solo il 15% laureati di ingegneria;
45% area umanistico - letterarie.
Fonte: Banca d’Italia, Relazione del Governatore 2007
68
Mercato del lavoro in Italia: distribuzione delle
retribuzioni
Secondo l’indagine sui bilanci delle famiglie della Banca
d’Italia, nel biennio 2005-06, nonostante il lento
andamento delle retribuzioni unitarie, il complesso dei
redditi familiari netti è cresciuto a un tasso annuo del
2,1 per cento in termini reali, sospinto dalla crescita
dell’occupazione.
Il livello di disuguaglianza nei redditi familiari, quasi
invariato rispetto al 2004, si mantiene elevato nel
confronto internazionale; esso riflette anche i notevoli
divari di reddito tra le famiglie del Mezzogiorno e del
Centro Nord.
Fonte: Banca d’Italia, Relazione del Governatore 2008
69
Mercato del lavoro in Italia: focus su divari territoriali
Secondo l’indagine sulle forze di lavoro dell’Istat, nel 2007
l’occupazione nel Mezzogiorno è rimasta sostanzialmente stabile
sui livelli dell’anno precedente, a fronte di una sostenuta espansione
al Centro Nord (1,4 per cento).
Mentre al Centro Nord il tasso di occupazione della popolazione in età
compresa tra i 15 e i 64 anni è salito di quattro decimi di punto, al
65,4 per cento, nel Mezzogiorno è sceso di un decimo, al 46,5 per
cento.
L’andamento dello scorso anno si inscrive in una tendenza di più lungo
periodo: tra il 1996 e il 2007 l’occupazione è aumentata del 18,5 per
cento al Centro Nord (2,5 milioni di persone), favorita anche da
consistenti flussi migratori, e solo dell’8,2 per cento nel Mezzogiorno
(0,5 milioni).
Fonte: Banca d’Italia, Relazione del Governatore 2008
70
Mercato del lavoro in Italia: focus su divari territoriali
Nello stesso periodo il tasso di occupazione della
popolazione in età da lavoro nelle regioni meridionali è
cresciuto di appena tre punti, a fronte di un aumento di
oltre otto punti nel resto del Paese.
Il divario territoriale si è ampliato in particolare per la
popolazione femminile: nel 2007 il tasso di
occupazione registrava un valore del 31,1 per cento nel
Mezzogiorno, contro il 55,3 per cento al Centro Nord (il
divario era pari a 17,1 punti percentuali nel 1995).
Fonte: Banca d’Italia, Relazione del Governatore 2008
71
Mercato del lavoro in Italia: focus su divari territoriali
Oltre che per il minore tasso di occupazione, il
Mezzogiorno si caratterizza per l’incidenza inferiore
dell’occupazione nel settore privato. Maggiore è il
peso dell’occupazione a termine; più diffuso il lavoro
irregolare.
In base all’indagine sulle forze di lavoro dell’Istat, i settori della Pubblica
amministrazione e quelli dell’istruzione e della sanità, che rientrano in larga
parte nella sfera pubblica, includono il 25 per cento circa degli occupati nel
Mezzogiorno contro il 18 per cento al Centro Nord. In rapporto al totale
della popolazione residente, gli occupati nel settore pubblico sono pari a
circa l’8 per cento sia al Centro Nord sia nel Mezzogiorno. Tra i dipendenti,
la quota del lavoro a termine è del 17,7 per cento nel Mezzogiorno, contro
l’11,5 per cento al Centro Nord. Per quanto riguarda l’incidenza del lavoro
irregolare,
l’Istat stima che nel Mezzogiorno esso costituisca il 19,6 per cento dell’input di
lavoro complessivo contro il 9,3 al Centro Nord, con livelli particolarmente
elevati nelle costruzioni, nell’agricoltura e nei servizi privati.
Fonte: Banca d’Italia, Relazione del Governatore 2008
72
Mercato del lavoro in Italia: focus su divari territoriali
Dopo essersi ampliato nella seconda metà degli anni novanta, il
differenziale tra i tassi di disoccupazione delle due aree è tornato
a scendere nel corso di questo decennio, grazie anche ai
consistenti flussi migratori dal Mezzogiorno verso le regioni centrali
e settentrionali.
Nel 1999 le due aree presentavano un differenziale di quasi 13 punti
percentuali (18,8 nel Mezzogiorno e 5,9 al Centro Nord).
Nel 2007 il tasso di disoccupazione nel Mezzogiorno è sceso all’11,0 per
cento, 1,2 punti in meno rispetto al 2006, mentre nel resto del Paese si è
attestato al 4,0 per cento (-0,4 punti).
Parte della riduzione del tasso di disoccupazione osservata nel
Mezzogiorno dipende però da fenomeni di scoraggiamento.
Includendo nelle persone in cerca di lavoro anche chi, pur non avendo
effettuato un’azione di ricerca nel mese precedente, si dice
disponibile a lavorare immediatamente, nel 2007 il tasso di
disoccupazione nel Mezzogiorno risulterebbe più elevato di 9,7
punti percentuali; aumenterebbe solo di poco nelle altre aree del
Paese.
Fonte: Banca d’Italia, Relazione del Governatore 2008
73
Mercato del lavoro in Italia
Banca d’Italia, Relazione Annuale sul 2007 , 31 maggio 2008
Capitolo 8. Il mercato del lavoro
http://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/relann/rel07/rel07it
ISTAT
“I diversi mercati del lavoro”, Sintesi Rapporto Annuale 2006 p.XX-XXII
http://www.istat.it/dati/catalogo/20070523_00/
L’Italia in cifre 2007- Approfondimenti su Lavoro
http://www.istat.it/dati/catalogo/20070517_00/09lavoro.pdf
OECD
Economic Outlook, No 82, dicembre 2007
http://www.OECD.org
(disponibile tramite sistema bibliotecario di Ateneo)
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In sintesi
Il tasso naturale di disoccupazione:
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La media di lungo periodo o il tasso di
disoccupazione di stato stazionario
Dipende dai tassi di separazione e ottenimento
del lavoro
Disoccupazione frizionale
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Dovuta al tempo necessario a lavoratori e
imprese per “incontrarsi”.
Può crescere con i sussidi di disoccupazione.
Disoccupazione strutturale
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Risulta dalla rigidità dei salari: il salario reale è
superiore a quello di equilibrio.
Cause: salari minimi, sindacalizzazione e salari di
efficienza.
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In sintesi
I connotati della disoccupazione
Il comportamento del tasso naturale di disoccupazione (USA)
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Aumentato dal 1950 ai primi anni 1980 poi è diminuito:
Possibili spiegazioni
Disoccupazione europea
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È aumentata sostanzialmente a partire dagli anni 1980.
Due sono le ipotesi:
1. Eurosclerosi (esistenza di protezioni sociali) e cambiamenti
tecnologici che riducono la domanda di lavoro non qualificato
2 Isteresi
Disoccupazione in Italia
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Confronti con paesi OECD.
Confronti tra Centro Nord e Mezzogiorno
Fotografia del mercato del lavoro in Italia nel 2007.
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