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DOSSIER LESIONI CISTICHE MASCELLARI introduzione L’aumento sempre crescente delle conoscenze nel campo della bioingegneria e delle biotecnologie, ha condotto, negli ultimi anni, allo sviluppo di dispositivi e di tecniche innovative che hanno modificato il panorama della medicina classica e in particolare, della chirurgia tradizionale. In tale contesto, il piezosurgery o chirurgia piezoelettrica, rappresenta un’acclarata opzione chirurgica, atta a eseguire interventi di osteotomia e osteoplastica, in totale sicurezza, soprattutto, in prossimità di fasci vascolo-nervosi o di altre strutture nobili del distretto maxillo-facciale, garantendo altresì il superamento dei limiti di precisione dei tradizionali strumenti a motore. Tali limiti, vengono agevolmente superati dalla chirurgia ossea piezoelettrica, mediante l’utilizzo di uno speciale apparecchio chirurgico ultrasonico, a modulazione variabile che prevede l’impiego di micro vibrazioni di punte che lavorano a frequenza ultrasonica (1). Le vibrazioni così prodotte, vengono amplificate e trasferite sull’inserto di un manipolo che, applicato con lieve pressione sul tessuto osseo, determina, in presenza di irrigazione con soluzione fisiologica, il fenomeno della cavitazione, un particolare fenomeno fisico che gli ultrasuoni generano sulle particelle gassose del liquido d’irrigazione, con la conseguente azione meccanica di taglio esclusiva, sui tessuti mineralizzati (2). Ed è proprio in virtù della cavitazione, che si genera una successiva onda d’urto che supporta l’azione di taglio degli ultrasuoni e inoltre, evento cardine per il clinico, rende il campo operatorio sempre ben visibile, poiché tende ad allontanare dalla zona di taglio sia il sangue intraoperatorio, sia i frustoli ossei, derivanti dall’azione osteotomica e/o osteoplastica (3,4,5). Uno studio in vitro, ha evidenziato come il taglio piezoelettrico, risulti rispettoso dell’anatomia microscopica ossea, lasciando pres- Piezosurgery e micromotore: studio comparativo in vivo Sabrina Pappalardo Dipartimento di Specialità Medico-Chirurgiche. Insegnamenti CLOSPD: "Chirurgia Maxillo-Facciale"; "Terepia Odontostomatologica Integrata e Malattie Odontostomatologiche"; Università degli Studi di Catania. Azienda Ospedaliero – Universitaria – P.O. "G. Rodolico" Catania. "Chirurgia Orale": Prof.ssa Sabrina Pappalardo. n Lo stato deLL’arte: negli ultimi anni abbiamo assistito a uno sviluppo crescente di dispositivi e tecniche innovative nel trattamento delle lesioni cistiche mascellari n Lo studio: abbiamo realizzato una revisione della letteratura sugli aspetti fisici, biologici, istologici e clinici della chirurgia piezoelettrica con l’obiettivo di porre a confronto, in uno studio comparativo, un gruppo di pazienti trattati con il piezosurgery e un gruppo di pazienti trattati con metodologia tradizionale, mediante micromotore chirugico. n scoPo deLL’indagine: il fine di questo studio comparativo tra le due metodiche è valutare, in pazienti che presentano lesioni cistiche mandibolari posteriori, la contrazione delle sequele operatorie. soché intatta la struttura trabecolare dell’osso midollare e non comprimendo le cellule ossee della corticale. In sintesi, l’uso degli ultrasuoni, comporterebbe durante la fase chirurgica, una contenzione del sanguinamento e nel post operatorio, una contrazione dell’edema, delle complicanze neurologiche e delle lacerazioni della membrana sinusale (6), alla luce del taglio selettivo (7,8). Fin dal 1975, con Horton et al., fu acclarato che il piezosurgery, determinava osteotomie più conservative, poiché, da questi studi, si evinse che la guarigione dell'osso, dopo un Anno V - n°4 - ottobre 2011 9 DentalClinics PERIODICO DI ODONTOIATRIA GENERALE Punto chiave Già nel 1975 era evidente che il piezosurgery garantiva osteotomie più conservative. Punto chiave Grazie ai numerosi vantaggi la metodica ha avuto una rapida diffusione in molti settori della chirurgia. 10 Anno V - n°4 - ottobre 2011 intervento di osteotomia eseguita con uno strumento a ultrasuoni, risultava migliore, della guarigione ottenuta dopo l'utilizzo delle frese da osso che quindi si erano dimostrate più traumatiche nei confronti dell’osso stesso (9,10). Ciò perché, le frese da osso producono un’azione di taglio, sfruttando la forza di rotazione: questo “torque” produce l’azione di taglio soltanto se viene esercitata un’elevata pressione sul manipolo. Questo fa si che, nel dovuto passaggio fra la corticale e la midollare, la forza necessaria per sfruttare il “torque”, risulta improvvisamente eccessiva nel passaggio alla spongiosa. In questa situazione infatti, la notevole pressione, produrrebbe un’istantanea perdita del controllo dello strumento chirurgico che potrebbe essere pericolosa, in contiguità con strutture anatomiche delicate, quali fasci vascolari o tessuto nervoso. Inoltre gli strumenti a motore tradizionali, nel produrre l’azione di taglio, genererebbero macrovibrazioni che, a loro volta, ridurrebbero la sicurezza chirurgica (11). Da questi presupposti emerge il vantaggio nella scelta del taglio piezoelettrico che è invece il risultato di micro vibrazioni lineari di natura ultrasonica, dell’ampiezza di “soli 20-60 µm” e non oltre, in senso longitudinale che consentono il controllo del campo chirurgico in ogni situazione anatomica (12). Grazie a tutti questi vantaggi, la strumentazione piezoelettrica ha subito un rapido e intenso successo in molte branche chirurgiche, nello specifico in chirurgia orale, dove viene egregiamente impiegata nei campi della chirurgia implantare e parodontale (13). Il piezosurgery, grazie alla minima invasività, trova confacente indicazione, anche nella chirurgia dei denti inclusi (14). La chirurgia orale e maxillo-facciale in particolare, hanno tratto particolari vantaggi dall’utilizzo della metodica piezoelettrica, basando l’efficacia terapeutica su criteri biologici sempre più definiti. L’istologia è conditio sine qua non per comprendere i criteri biologici, su cui si basa la chirurgia piezoelettrica. aspetti istologici I meccanismi di guarigione del tessuto osseo sottoposto a taglio piezoelettrico si discostano decisamente da quelli tipici del taglio tradizionale, eseguito con frese chirurgiche montate su micromotore; sembrerebbe infatti che il taglio piezoelettrico, sfruttando le micro vibrazioni, promuoverebbe una guarigione ossea più pronta, legata prevalentemente a una condizione estremamente favorevole che ridurrebbe o annullerebbe lo stato infiammatorio tipico dell’osso osteotomizzato con tecniche tradizionali. La mancanza di una spiccata infiammazione, anticiperebbe i processi di rigenerazione ossea che verrebbero altrimenti contrastati dalla presenza di uno stato flogogeno di base (15) che si tradurrebbe in possibile aumento delle sequele post-operatorie. Diversi studi biomolecolari, hanno evidenziato la presenza di differenze sostanziali, in merito ai processi di guarigione che succedono a interventi di osteotomia eseguiti con tecnica piezoelettrica e tradizionale; a distanza di soli sette giorni, infatti, con il taglio eseguito sfruttando le micro vibrazioni si evidenzierebbe una comparsa di tessuto osseo neoformato. Altri studi, hanno dimostrato altresì che tale rapida guarigione sarebbe legata, alla presenza di un taglio chirurgico che da un punto di vista morfologico, presenterebbe superfici porose, estremamente pulite e senza detriti, con la possibilità di comparsa di un immediato link di fibrina (16). Altro aspetto fondamentale, sarebbe rappresentato dalla presenza a livello delle superfici di taglio, di osteociti nucleati che sottolinerebbe, la possibilità di ottenere un’osteotomia, con minima produzione di calore. DOSSIER LESIONI CISTICHE MASCELLARI Ulteriori studi eseguiti a livello biomolecolare hanno dimostrato inoltre che il picco dei fattori di crescita e in particolare delle proteine biomorfogenetiche (4-7), risulterebbe elevatissimo, già a distanza di un’ora dall’atto chirurgico; per tale motivo dopo una settimana dall’intervento, sarebbe possibile evidenziare, sorprendentemente, la presenza di tessuto osseo neoformato, condizione impossibile da realizzare con le tradizionali tecniche di chirurgia ossea (17). Studi istologici effettuati sui campioni di osso osteotomizzato con tecnica piezoelettrica, avrebbero altresì evidenziato l’assenza di modificazioni a livello cellulare (9). A tale riguardo, recenti analisi istomorfologiche su materiale osseo umano autologo in vitro, prelevato tramite chirurgia piezoelettrica, evidenzierebbero l’assenza di effetti dannosi sulla vitalità e differenziazione cellulare del taglio piezoelettrico; inoltre, tali parametri non sarebbero influenzati dall’età del paziente o dalla sede del prelievo osseo (18). Analisi morfometriche, eseguite sui campioni ossei umani, prelevati tramite il piezosurgery e lasciati in un terreno di coltura, senza fattori di crescita osteogenici, avrebbero messo in evidenza un significativo aumento in volume di tessuto osseo neoformato di tali campioni, rispetto a quelli prelevati con le apparecchiature tradizionali. Studi istologici effettuati su osso di cane, avrebbero evidenziato a livello della superficie di taglio: n macroscopicamente: una perfetta integrità, regolarità e assenza di pigmentazioni; n microscopicamente: l’assenza di lesioni e la presenza di osteociti vitali. Tali risultati, si spiegherebbero con il particolare taglio micrometrico dell’osso, dovuto alle caratteristiche dell’inserto, il quale lavora sull’osso usando una vibrazione meccanica tra i 60 e 100 micron, a una frequenza di 29,000 Hz (19). Anche altri studi, indicherebbero la validità della chirurgia piezoelettrica nel trattamento del tessuto osseo mineralizzato (20). Infatti, lo studio di Vercellotti confermerebbe, a livello istologico, l’assenza di fenomeni avversi dovuti alla chirurgia piezoelettrica, in ragione dell’assenza di danni neurologici e ciò, confermerebbe che il piezosurgery, non è lesivo nei confronti dei tesssuti e delle formazioni molli. Per questo motivo, troverebbe consona applicazione anche nel trattamento chirurgico delle cisti odontogene dei mascellari che costituiscono un intervento routinario per il medico odontoiatra e deve essere eseguito in sicurezza, evitando la frattura della parete cistica (14). Esperimenti condotti su animali confermerebbero come l’utilizzo di frequenze ultrasoniche di 20 kHz, possa indurre una trombosi intravascolare, possibile causa di edemi post-operatori; altri lavori dimostrerebbero come il rischio di trombosi, derivato dall’utilizzo di frequenze ultrasoniche, sarebbe più basso a una frequenza di 25 kHz. Le frequenze ultrasoniche da poter utilizzare in totale sicurezza, evitando trombosi ed edemi, sarebbero comprese in un range tra 25 e 29 kHz (21, 22). Punto chiave In diversi studi emerge che il piezosurgery non lede i tessuti e le formazioni molli. La chirurgia piezoelettrica nel trattamento delle cisti dei mascellari La chirurgia piezoelettrica trova coerente applicazione, anche nel trattamento delle lesioni cistiche dei mascellari; gli ultrasuoni prodotti dai moderni bisturi piezoelettrici, presentano una frequenza variabile fra i 24 e i 32 kHz, che permette all’inserto montato di vibrare dalle 24000 alle 32000 volte nell’arco di un secondo. Proprio questa finestra di frequenza rende possibile il taglio del tessuti duri lasciando intatti vasi e nervi: taglio selettivo (3). La potenza degli ultrasuoni influisce invece, sull’ampiezza del movimento della punta, Anno V - n°4 - ottobre 2011 11 DentalClinics PERIODICO DI ODONTOIATRIA GENERALE Punto chiave La metodica piezoelettrica è il trattamento d’elezione per l’enucleazione di lesioni cistiche odontogene e non. Punto chiave La chirurgia tradizionale non consente di accedere alla breccia ossea se non in modo traumatico e impreciso. 12 Anno V - n°4 - ottobre 2011 che può oscillare dai 60 ai 200 μm, permettendo così un taglio micrometrico (23). L’uso degli ultrasuoni comporta durante la fase chirurgica un minor sanguinamento e, nel post operatorio, minor edema, minor numero di complicanze neurologiche, minor numero di lacerazioni della membrana sinusale, tutto ciò con un ridotto aumento dei tempi operatori (24,25). Tutte queste caratteristiche fanno della metodica piezoelettrica il trattamento d’elezione per ciò concerne il trattamento di enucleazione di lesioni cistiche odontogene e non, che spesso insorgono in aree del cavo orale, limitrofe a strutture nobili, quali vasi arteriosi, venosi e strutture nervose. Le caratteristiche di taglio, l’estrema maneggevolezza del manipolo, la possibilità di disegnare linee di osteotomia senza vibrazioni, il ridotto incremento termico durante l’azione di taglio e la perfetta visibilità intraoperatoria, hanno reso estremamente utile l'utilizzo del piezosurgery, nel trattamento sicuro delle neoformazioni cistiche dei mascellari. Il manipolo piezoelettrico può essere infatti usato manegevolmente per eseguire l'ostectomia di accesso alla lesione cistica; in alcuni casi la corticale ossea che sovrasta e circonda la neoformazione cistica, presenta uno spessore di parecchi millimetri, in altri numerosi casi tale corticale è abbastanza esigua; risulta di fondamentale importanza dunque sfruttare le microvibrazioni prodotte dai dispositivi piezoelettrici per ottenere un taglio preciso e in sicurezza, senza la possibilità di ledere la parete cistica e causare la diffusione del suo contenuto. Durante l’azione di taglio sono assolutamente assenti le vibrazioni e gli sbandamenti caratteristici delle frese chirurgiche tradizionali montate su micromotore; ciò garantisce quindi un’azione di taglio assolutamente accurata e precisa intorno alla neoformazione cistica, preservando così la maggior quota di tessuto osseo possibile (25). Le punte per manipolo piezoelettrico possono essere infatti utilizzate con estrema sicurezza anche in concomitanza a strutture importanti quali la membrana sinusale o i rami nervosi; la loro frequenza di vibrazione, tra i 24 ed i 32 kHz, non permette infatti a tali inserti di poter agire sui tessuti molli in quanto a tale frequenza la punta ultrasonica entra in risonanza solamente con il tessuto osseo. Sfruttando tale prerogativa il chirurgo potrà procedere con la creazione di un'ostectomia di accesso in vicinanza della lesione cistica stessa, senza il pericolo di lederne la parete durante l’exeresi, provocandone quindi la frammentazione (23). Una volta raggiunta la neoformazione cistica, attraverso l'utilizzo di particolari inserti arrotondati, di derivazione dagli inserti per la chirurgia del seno mascellare, è possibile procedere allo scollamento della parete cistica con estrema precisione e atraumaticità; in tal modo nella maggior parte dei casi, il chirurgo riuscirà a mantenere integra la lesione che potrà essere dunque enucleata con maggiore facilità, scongiurando così il rischio di frammentazione della lesione che aumenterebbe di gran lunga, la possibile comparsa di lesioni recidivanti (26). La chirurgia tradizionale, mediante l'utilizzo di frese chirurgiche montate su micromotore, consente di accedere alla breccia ossea in modo più traumatico e impreciso; con tale metodica risulta spesso impossibile evitare tagli e dissezioni preliminari che potrebbero inficiare i risultati dell'analisi istologica (27). Per questi motivi e per tutti gli aspetti conservativi caratteristici del trattamento piezoelettrico è stato condotto uno studio comparativo fra pazienti trattati con la chirurgia piezoelettrica e pazienti trattati con la metodica tradizionale a micromotore, allo scopo di valutare l’eventuale incremento o decremento delle sequele post-operatorie tra i due metodi. DOSSIER LESIONI CISTICHE MASCELLARI Materiali e metodi In questo studio sono stati selezionati dieci pazienti, di cui quattro di sesso femminile e sei di sesso maschile, di età media compresa fra i 26,45 e i 4,2 anni che presentavano lesioni cistiche odontogene mandibolari dei settori posteriori di notevoli dimensioni. criteri di inclusione Sono stati inclusi nello studio, soltanto pazienti che presentavano, al dental scan, lesioni cistiche di dimensioni, comprese fra 18 e 35 mm di diametro mesio/distale e fra 18 e 30 mm di altezza apico/coronale. Ciascun intervento non doveva differire di più di 5 minuti, in eccesso o in difetto, dalla durata di 40 minuti. Tutti i pazienti presentavano la parete ossea vestibolare ancora intatta e richiedevano dunque un’ostectomia d’accesso a carico della stessa. criteri di esclusione Sono stati esclusi dallo studio i pazienti che, al momento dell’intervento, presentavano patologie sistemiche, allergie farmacologiche, controindicazioni alla chirurgia orale, controindicazioni alla somministrazione di corticosteroidi, pazienti che di recente avevano assunto antinfiammatori, fumatori e pazienti in terapia, attuale o pregressa, con bifosfonati. Tutti i pazienti, sono stati informati sulla natura dello studio e il consenso informato è stato redatto e firmato prima dell’intervento. Il trattamento dei pazienti è stato randomizzato, distribuendo i soggetti in due gruppi: n Pazienti in cui l’ostectomia d'accesso della parete vestibolare è stata effettuata con micromotore chirurgico (Gruppo MM), cinque pazienti; n Pazienti in cui è stata applicata la tecnologia piezoelettrica (Gruppo Piezo) per la vestibolectomia d’accesso, cinque pazienti. indagini strumentali Sono state eseguite Ortopantomografie e Dentascan, pre e post-operatorie, allo scopo di valutare l’area chirurgica della lesione, in particolare: le dimensioni, i rapporti con le strutture nervose limitrofe e l’eventuale riassorbimento preo-peratorio delle corticali ossee, con particolare riferimento alla corticale vestibolare, dati i criteri d’inclusione. Management farmacologico Punto chiave In fase preoperatoria immediata è stata somministrata una terapia antibiotica a base di amoxicillina + acido clavulanico nelle dosi di 1 g e la stessa è stata poi, proseguita in fase post-operatoria, nelle dosi di 1g/die ogni 12 ore per 3/4 giorni. Nei pazienti con dichiarata allergia alle penicilline, è stata somministrata azitromicina, 500 mg/die per tre giorni. È stata inoltre suggerita una dieta semiliquida fredda, nel post-operatorio immediato. Nello studio sono stati coinvolti dieci pazienti con lesioni cistiche odontogene mandibolari dei settori posteriori di notevoli dimensioni. Procedura chirurgica Tutti gli interventi di cistectomia, date le dimensioni della lesione, sono stati effettuati in narcosi e dallo stesso operatore, nella stessa sala operatoria e in simili condizioni. È stata eseguita anche un’anestesia a base di mepivacaina cloridrato e adrenalina 1:50.000, al fine di ottenere un’azione vasocostrittrice sui tessuti dell’area chirurgica da trattare. I pazienti, sono stati trattati presso l’Azienda Anno V - n°4 - ottobre 2011 13 DentalClinics PERIODICO DI ODONTOIATRIA GENERALE Figura 1 OPT pre-peratoria. Figura 2 Dental scan pre-operatorio. Figura 4 Exeresi della parete cistica dal tassello osseo vestibolare mediante Piezosurgery. Figura 3 Incisione lineare. Punto chiave Prima di ogni intervento sono state eseguite ortopantomografie e dental scan. 14 Anno V - n°4 - ottobre 2011 Ospedaliero-Universitaria-Policlinico Vittorio Emanuele, P.O. “Gaspare Rodolico” di Catania. In tutti i casi, prima dell’intervento sono state eseguite ortopantomografie e dental scan (Figure 1 e 2). Quindi, è stata eseguita un’incisione lineare, qualche millimetro apicalmente alla linea muco-gengivale (Figura 3), nel rispetto del parodonto, estendendosi in direzione mesio-distale, in caso necessitasse una maggiore divaricazione del lembo, evitando così delle incisioni di scarico che avrebbero compromesso l’estetica e la vascolarizzazione dei tessuti molli. Quando necessario, è stata eseguita l’avulsione dei denti non trattabili, coinvolti nella lesione. Quindi, l’osteotomia d’accesso della parete Figura 5 Cisti integra dopo vestibolectomia. ossea vestibolare e l’exeresi della parete cistica dal tassello osseo vestibolare e dalla cavità neoformata, sono stati eseguiti, col piezosurgery (Figura 4) nel gruppo test, garantendo così anche l’integrità della parete cistica (Figura 5) e nel gruppo controllo, invece, la vestibolectomia d’accesso è stata eseguita con il tradizionale manipolo micromotore chirurgico e lo scollamento della parete cistica è stato effettuato mediante uno scollatore smusso. DOSSIER LESIONI CISTICHE MASCELLARI Figura 6 Isolamento del nervo mentoniero mediante una fettuccina. Figura 7 Cisti escissa. Successivamente, quando si è reso necessario, è stato eseguito, mediante una fettuccina apposita, l’isolamento del nervo mentoniero (Figura 6) e/o mandibolare al fine di mantenerne l’integrità anatomica e funzionale. Indi, dopo aver operato la completa escissione della lesione (Figura 7), in tutti e due i gruppi si è proceduto a un accurato curettaggio della cavità residua e al ribaltamento del lembo e sua sutura con vicryl riassorbibile (Figura 8) La procedura, è stata poi completata dall’invio della lesione escissa all’istologo, previa immersione in formalina tamponata al 10%, per ottenere le opportune determinazioni diagnostiche che hanno confermato trattarsi di cisti mandibolare radicolare in alcuni casi, follicolari in altri. Infine, è stata eseguita un OPT a anno dall’intervento (Figura 9) e un dental scan (Figura 10) con pari follow-up che hanno mostrato la sodddisfacente rigenerazione ossea con guarigione della cavità residua. Figura 9 OPT ad un anno. Figura 10 Dental scan ad un anno. Figura 8 Sutura. Punto chiave Ortopantomografia e dental scan dopo un anno dall’intervento mostrano una soddisfacente rigenerazione ossea e guarigione della cavità residua. Anno V - n°4 - ottobre 2011 15 DentalClinics PERIODICO DI ODONTOIATRIA GENERALE Punto chiave Sono state prese in considerazione le seguenti variabili: edema, riduzione della massima apertura e dolore. Misurazioni Le misurazioni dei pazienti sono state effettuate in fase pre e post-operatoria (dal 2° e al 7° giorno) da un singolo operatore. Per la comparazione delle due tecnologie, sono stati presi in considerazione: n l’edema (ottenuto dalla somma delle distanze trago-pogonion, trago-commessura labiale, gonion commessura palpebrale); n la riduzione della massima apertura (ottenuta con la differenza della distanza interincisale a massima apertura, misurata in fase pre e post-operatoria); n il dolore, per la cui valutazione (in una scala analogica-VAS), è stato chiesto al paziente di assegnare, ogni giorno per i sette giorni successivi all’intervento, un valore fra 0 e 10, a seconda della propria percezione algica; a tale scopo è stata utilizzata una scala VAS (scala analogico visiva) appositamente disegnata, dove a 0 corrispondeva una condizione di assenza di dolore e a 10 la massima sensazione dolorosa immaginabile. Grafico 1 Grafico giorno - media distanza micromotore ODS. risultati 16 I dati ottenuti per lo studio dell'andamento delle variabili edema, dolore e distanza interincisale in massima apertura sono stati ottenuti seguendo i pazienti facenti parte della sperimentazione, per i sette giorni successivi all'intervento chirurgico di cistectomia. Per ciò che concerne la valutazione dell’edema facciale, si evince che i pazienti sottoposti a intervento di enucleazione cistica mediante piezosurgery, hanno sviluppato un edema minore, rispetto al gruppo MM, sin dal secondo giorno; tale raccolta edematosa, andrebbe inoltre, incontro a un riassorbimento più veloce, nei casi trattati con tecnologia piezoelettrica, (Grafici 1, 2). Anno V - n°4 - ottobre 2011 Grafico 2 Grafico giorno - media distanza Piezo. Per ciò che concerne la valutazione della distanza interincisiva in massima apertura, i valori esprimono differenze significative, a favore del piezosurgery, se correlati alla variazione media percentuale della massima apertura al primo giorno e ancor di più, al settimo giorno dall’intervento chirurgico, (Grafici 3, 4). DOSSIER LESIONI CISTICHE MASCELLARI Grafico 3 Grafico giorno - distanza interincisiva in massima apertura micromotore. Grafico 5 Giorno dolore micromotore ODS. Punto chiave La percezione del dolore è risultata molto più bassa in coloro che sono stati trattati con piezosurgery. Grafico 4 Grafico giorno - distanza interincisiva in massima apertura Piezo. Grafico 6 Giorno dolore piezo. Infine, la percezione del dolore da parte dei pazienti trattati con piezosurgery è risultata molto più bassa, rispetto al gruppo MM, già dal primo giorno con scomparsa quasi completa di sintomatologia algica, già al terzo giorno dopo l'intervento chirurgico, (Grafici 5,6). discussione e conclusioni In questo studio comparativo è stata descritta l’applicazione del piezosurgery a confronto con i tradizionali strumenti a micromotore. L’obiettivo di questo lavoro era quello di dimostrare i vantaggi della chirurgia piezoeAnno V - n°4 - ottobre 2011 17 DentalClinics PERIODICO DI ODONTOIATRIA GENERALE Punto chiave L’edema diminuisce già a partire dal secondo giorno usando la chirurgia piezoelettrica. 18 Anno V - n°4 - ottobre 2011 lettrica nel trattamento chirurgico delle cisti dei mascellari, in termini di risparmio, di costi biologici, di minore morbosità nei confronti del paziente e di ottima risoluzione degli interventi eseguiti con metodica piezoelettrica. Grazie all’utilizzo di quest’ultima, tutte le variabili analizzate: edema, sintomatologia algica percepita dal paziente e distanza interincisiva, hanno presentato una contrazione dei picchi patologici, nei casi trattati con piezosurgery, rispetto al gruppo controllo trattato con micromotore. Per quanto attiene alla percezione del dolore che nel presente studio, già al primo giorno ha subito un sorprendente decremento nel gruppo test, rispetto al gruppo controllo, tale meccanismo riparativo, sarebbe da ascriversi, alla promozione di una guarigione più pronta, nei pazienti trattati con metodica piezosurgery, poiché le microvibrazioni di questo, ridurrebbero o annullerebbero lo stato infiammatorio tipico dell’osso osteotomizzato con tecniche tradizionali (15). Anche, l’edema diminuisce in tempi precoci, già al secondo giorno di valutazione e anzi, presenta un riassorbimento più rapido nel gruppo test, segno questo, di una buona guarigione post-chirurgica che è la condizione essenziale per la riparazione e soprattutto per la rigenarazione dei tessuti (13). Sfruttando le microvibrazioni e la capacità di taglio selettiva della punta ultrasonica è possibile ottenere linee osteotomiche precise e conservative e la contrazione di lesioni iatrogene, nei confronti di strutture nobili e dei tessuti molli limitrofi (17). Il vantaggio più pregnante che la tecnologia piezoelettrica offre consiste nella possibilità di lavorare con grande efficienza, precisione e sicurezza, sui tessuti mineralizzati, senza ledere i tessuti molli accidentalmente toccati, evitando altresì un aumento eccessivo di temperatura sulle superfici di taglio (28). Inoltre, con l’ausilio del piezosurgery è pos- sibile mantenere integra la parete della lesione cistica, durante la sua exeresi, in tal modo l'operatore è in grado di enucleare la lesione per intero e, se necessario, isolarla dai nervi coinvolti senza correre il rischio di frammentarla, come spesso si osserva con gli strumenti a motore (29), conditio sine qua non per l’istologo che potrà successivamente sviluppare un referto istologico veritiero. La chirurgia piezoelettrica risulta vantaggiosa in tutti i campi della chirurgia ossea odontoiatrica e non; in particolare nella chirurgia delle lesioni cistiche odontogene, l'utilizzo degli inserti piezoelettrici, consente di disegnare linee osteotomiche molto precise e regolari e peculiarmente, consente di non lacerare la parete della lesione da enucleare; tale conseguenza risulterebbe facilmente verificabile, se si procedesse con le tecniche tradizionali osteotomiche che prevedono l'utilizzo di un micromotore chirurgico e frese rotanti (30,9). Questo studio dimostrerebbe altresì che anche dal punto di vista del guadagno biologico, il paziente andrebbe incontro a un post-operatorio meno morboso in termini di edema, sintomatologia algica e massima apertura, se la lesione cistica fosse stata precedentemente enucleata con tecnica piezoelettrica (31). La tecnologia ultrasonica consentirebbe inoltre di risparmiare una maggiore quantità di tessuto osseo, condizione auspicabile in particolar modo nei casi di grosse lesioni cistiche, le quali crescendo a discapito del tessuto osseo provocano spesso un importante assottigliamento delle pareti ossee mandibolari (32,33). Infine, la possibilità di lavorare con una maggiore visibilità grazie allo scarso sanguinamento prodotto dal piezosurgery consente all'operatore di definire con precisione i margini di estensione della lesione e di isolare, quando necessario, le strutture nobili dall'area chirurgica d’interesse (20,22). Concludendo, è possibile affermare, nei DOSSIER LESIONI CISTICHE MASCELLARI limiti della ricerca, che la metodica piezoelettrica rappresenta una valida alternativa alla chirurgia tradizionale e che, in accordo con i risultati del nostro studio, in molti casi, è preferibile alle frese chirurgiche montate su micromotore che genererebbero macrovibrazioni che ridurrebbero la sicurezza chirurgica (11); infatti il piezosurgery, grazie alle microvibrazioni lineari, consentirebbe il controllo del campo chirurgico in tutte le situazioni anatomiche (12). Quindi, esso ridurebbe la formazione di edema in fase postoperatoria, in molti casi del trisma, con una significativa differenza già al primo e al settimo giorno, come si evince dal presente studio e fattore importante, in presenza di lesioni cistiche odontogene dei settori posteriori della mandibola, allevierebbe la sintomatologia algica in tempi più brevi rispetto alle metodiche chirurgiche tradizionali. Da ciò si evince che i risultati dei vantaggi clinici rappresentati nel nostro studio, rispecchiano l’Evidence Base Medicine e possono essere di ausilio al chirurgo orale, nella sua pratica clinica quotidiana. Bibliografia 1. Piezosurgery: an ultrasound device for cutting bone and its use and limitations in maxillofacial surgery. Georg Eggers*, Johannes Klein, Julia Blank, Stefan Hassfeld Department of Oral and Cranio-Maxillofacial Surgery, Heidelberg University Hospital, Im Neuenheimer Feld 400, 69120 Heidelberg, Germany. 2. Intraoral piezosurgery: preliminary results of a new technique. Stubinger S, Kuttenberg J, Filippi A, Sader R, Zeilhofer HF. Oral Maxillofac Surg. 2005 Sep; 63(9): 1283-7. 3. Technological characteristics and clinical indications of piezoelectric bone surgery.Vercellotti T. Minerva Stomatol. 2004 May;53(5):207-14. 4. Piezosurgery: basics and possibilities.Schlee M, Steigmann M, Bratu E, Garg AK. Implant Dent. 2006 Dec;15(4):334-40. 5. 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