Distrutta una palina turistica l`assessore Maselli furioso
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Distrutta una palina turistica l`assessore Maselli furioso
BARI CITTÀ I V Giovedì 6 ottobre 2016 ENNESIMO ATTO DI VANDALISMO Si è verificato in via Venezia, nella Città vecchia Sfogo amaro dopo aver dato mandato di sostituire il pezzo rotto con uno nuovo «LA COLPA È DEI 50-60ENNI» «In città sono rimaste solo tre voci: quella del sindaco, sotto scorta per aver affrontato il malaffare, quella dei vastasi e quella flebile della Chiesa» Distrutta una palina turistica l’assessore Maselli furioso «Ma dov’è finita la Bari per bene? Noi politici lasciati soli dalla società civile» LIA MINTRONE TURISMO VANDALIZZATO La palina rotta in via Venezia. In alto a destra l’assessore Silvio Maselli l «Ho dormito poco e male l’altra notte, ma dove sta questa Bari per bene? Possibile che non si faccia sentire? E gli intellettuali della Primavera pugliese che fine hanno fatto? Ci hanno lasciati soli». A parlare è Silvio Maselli, assessore alla Cultura e al turismo del Comune all’indomani dell’ennesimo atto di vandalismo registrato a Bari ai danni della palina informativa per turisti, nuova di zecca, sistemata su via Venezia. Maselli ha dato mandato di sostituirla con una nuova. Ma quanto durerà? Assessore Maselli, più che una Bari per bene assistiamo ad una Bari che se ne frega, piena di inciviltà, dai sacchetti dell’immondizia lanciati nei pressi dei cassonetti in orari vietati a deiezione canine mai rimosse, a cicche di sigarette per terra, doppie file mai debellate, paline divelte. Siamo barbari in coma irreversibile ? «Da bambino andai a Colonia con i miei genitori. Gettai una carta per terra. Alle mie spalle sentii le grida, in tedesco, di una signora che mi chiedeva di raccogliere la carta. Pur essendo un bambino ben educato, non fu mia madre a sgridarmi ma la tedesca. Da mia madre presi uno schiaffo, dopo. Da allora non ho mai più gettato una carta per terra». Che cosa vuole dire? «Che qui manca completamente la forza di una Bari per bene, c’è ma non parla, ha paura della Bari per male. Dov’è finita la voce degli intellettuali, quella che mi manca e che non sento più?» Dove sono finiti quegli intellettuali? «Si sono completamente ritirati dopo la Primavera pugliese, chi ha fatto carriera chi politica, ma hanno smesso di incidere nel dibattito cittadino, di produrre idee. Le voci rimaste in città sono tre, quella dei vastasi, del sindaco Decaro, l’uomo che va sotto scorta per aver affrontato il malaffare, e quella della Chiesa che è flebile, sottile e che agisce principalmente in due centrali della città, la Cattedrale e il Redentore. Ma i corpi intermedi della società dove stanno?» A chi si riferisce? «Ai partiti, ai movimenti, ai sindacati, alle associazioni. Si sono tutti iperprofessionalizzati lasciando tutte le agenzie formative come la scuola, il conservatorio e le attività teatrali in totale disarmo». Contro quale generazione punta l’indice? «Quella dei cinquantennisessantenni. Sono stati incapaci di trasmettere ai propri figli un’idea di civiltà. Quella attuale è una società senza padri, hanno avuto paura di intervenire nel momento educativo. E parlo di gente normale, non del malavitoso. Le doppie file della mattina davanti ai bar di corso Vittorio Emanuele sono della borghesia menefreghista di questa città». O, forse, gli intellettuali hanno pensato a fare carriera servendosi di questa città epr poi abbandonarla? «Non lo so, ci sono voci autorevoli che sono rimaste, lucide e rimaste tali, ma è mancata la spinta collettiva all’azione durante i governi di centrosinistra, proprio lì dove sarebbe dovuta essere forte la spinta di civilizzazione, anche pedagogica, come insegnava il vecchio Pci. Gli intellettuali hanno pensato che il fatto di aver preso il potere emendasse se stessi dal compito di continuare ad essere guida di una società. Quando la Primavera pugliese si è fatta governo, improvvisante si è taciuta. Oggi la giunta Decaro è sola, non ha alleati sociali. Abbiamo il miglior sindaco degli ultimi 50 anni ma non ha attorno a sé corpi sociali in grado di sostenere le sue battaglie». Perché? «Perché le persone per bene hanno letteralmente paura di parlare, la Bari per bene ha paura mentre gli intellettuali si costruiscono le loro carriere accademiche. A Bari, quello che fece con me la signora di Colonia, non lo fa nessuno perché si ha paura. I professori che a scuola riprendono i ragazzi, rischiano perché i genitori non sono disposti a tollerare il principio di autorità. Questo, in sociologia, si chiama anomia, cioè l’assenza di regole, e produce società decadenti». Insomma, Bari per bene è stato solo uno slogan? «È stato lo slogan di un assessore della giunta. Ma io vorrei che anche i giornali contribuissero a far nascere un nuovo movimento civico e ci aiutassero a far capire ai cittadini le conseguenze di questo sfacelo». Le sembra che Bari vecchia, ripresa un tempo per i capelli, stia tornando indietro quando era terra di nessuno o, peggio, della mala? «Ho la percezione abbastanza netta che il sistema criminale della città sia alla ricerca di nuovi equilibri e, poiché la scuola ha difficoltà a fare da filtro, i ragazzini stanno tornando per strada. E quando i ragazzini tornano per strada non è mai buon segno, sono prede dei clan. Lancio un appello anche all’opposizione». Quale? «Che sia vera e intelligente e non solo interessata ai 7 minuti sotto i riflettori. La voce istituzionale deve essere compatta, FISCHIETTI ARRABBIATI INCONTRO A PALAZZO DI CITTÀ CON UNA DELEGAZIONE l Sul tavolo vecchi e nuovi problemi. Dalle eterne incompiute su mezzi e divise sino all’attivazione di servizi aggiuntivi. «Che agli occhi dei cittadini, tra multe sui rifiuti, sui bus, street control e telelaser ci hanno trasformato in esattori». Non da meno la gestione dei turni «spesso programmati tardivamente e senza congruo preavviso». Protesta la Polizia municipale di Bari nell’atavico braccio di ferro con il Comune. Ieri mattina una delegazione ha tenuto un sit-in di protesta davanti a Palazzo di Città con lo sventolio di bandiere di Cgil, Cisl, Uil e Csa. E con unico obiettivo: migliorare le condizioni lavorative dei vigili urbani. «Perché non è possibile fare solo sanzioni a raffica. Accanto alla repressione occorre soprattutto la prevenzione che il Comune ha l’obbligo di programmare» spiega Davide De Gregorio della Uil-Fpl. «Non siamo tenuti a salire sui bus per fare le multe. L’Amtab provveda a farle con i suoi verificatori e il sindaco dia un indirizzo politico chiaro» aggiunge Pino De Laurentis della Cisl, mentre la Cgil con Michele Favia punta il dito contro «la mancata calendarizzazione dei turni che costringe un vigile a dover stravolgere ogni volta i propri impegni personali e familiari». «Capita spesso che un turno della domenica venga comunicato al lavoratore il venerdì sera o addirittura il sabato mattina. Non è ammissibile» aggiunge Nino Zonno del Csa. Insomma, tante le ragioni per proclamare lo stato di agitazione che ha convinto l’amministrazione comunale a convocare qualche ora dopo un tavolo di concertazione Protesta dei vigili urbani su servizi aggiuntivi e turni E il comandante riduce il tempo di esposizione allo smog alla presenza del direttore generale del Co- chieste dell’Arpa che monitora la qualità mune, Davide Pellegrino, e del coman- dell’aria». Per i mezzi saranno a breve messe in dante della Polizia municipale Nicola Marzulli, tornato a dicembre scorso ai vertici esercizio 25 nuove auto, mentre per le divise del Comando a distanza di quasi 12 anni. Il tavolo sarà riaggiornato tra un mese. «I turni sono stati programmati solo sino al 31 ottobre perché dal 1° novembre entreranno in servizio anche i 30 neoassunti e quindi dovrò procedere con le rotazioni. Per la programmazione dei servizi invece siamo coperti sino al gennaio del 2017» spiega Marzulli, preannunciando una novità in risposta alle richieste dei sindacati: non più stazio- LA PROTESTA Si è svolta in abiti civili [foto Luca Turi] namento di 6 ore agli incroci stradali, ma di 3, per ridurre l’espo- autunnali-invernali si procederà ad un acsizione allo smog. I sindacati infatti chie- cordo-quadro triennale al fine di avere scordono da tempo la dotazione di mascherine te sempre disponibili. Il sindaco Decaro per protettive «ma queste – spiega ancora Mar- tamponare le emergenze ha anche disposto zulli – possono arrivare solo su precise ri- un prelievo economico dal fondo di riserva. Le divise estive invece, e sembrerà quasi un paradosso, sono arrivate solo qualche giorno fa a causa dei rallentamenti dettati dal nuovo bando rifatto all’indomani delle nuove disposizioni nazionali dell’Anac, l’Autorità nazionale dell’anticorruzione. Sull’Amtab Marzulli conferma di voler restare alla guida – è infatti anche presidente dell’azienda di trasporto urbano – «per dare continuità all’incarico di risanamento ricevuto dal sindaco Decaro». «Certo – aggiunge - questo ruolo mi sottrae del tempo, anche solo per incontrare in sindacati della polizia municipale, lo ammetto, ma anche il trasporto pubblico locale è un bene di questa città. Le multe sui bus? I vigili devono supportare i verificatori perché hanno la qualifica di polizia giudiziaria». Di «confronto proficuo» parla il direttore generale del Comune, Davide Pellegrino: «Nonostante Bari abbia un organico ridotto, con 530 vigili rispetto agli 850 previsti, i nostri agenti garantiscono una quantità impressionante di servizi e soprattutto di eventi, aumentati nell’ultimo periodo in maniera esponenziale. Non a caso stiamo programmando la cosiddetta “turnazione atipica” per avere a disposizione, con piccoli incentivi, più personale nelle giornate festive». Ma la tregua non convince alcune forze politiche. «Sono solo tavoli di facciata, il sindaco dia più risorse ai vigili e nomini un assessore con la delega alla Polizia municipale» osserva il consigliere comunale Michele Picaro (Area Popolare-Ncd). [fra. petr.] almeno la politica sia unita su queste battaglie visto che mancano gli intellettuali». Invoca un loro ritorno? «Assolutamente, e dove sono finiti i partiti? Che cosa propongono? La soggettività politica non la vedo più, è tutto una macchina elettorale, non si produce più società. Aldo Moro diceva che l’ossatura dello Stato sono i partiti, i corpi intermedi, le associazioni. Se vengono meno è finita, la società non esiste di per sé, va costruita». Crocieristi scippati, turisti borseggiati in spiaggia, monumenti imbrattati, paline divelte, sparatorie, fornacelle rimosse da poliziotti in antisommossa e il problema certamente si riproporrà a maggio prossimo. Se non siamo Caracas, il rischio di assomigliarle c’è. Lo disse anche l’illuminatoGianfranco Dioguardi. Troppo forte il paragone? «Bari è una città sospesa da anni tra l’essere l’estremo lembo del Maghreb o l’ultimo avamposto d’Europa. Dentro questo pendolo ci muoviamo da decenni. È arrivato il tempo di decidere cosa vogliamo essere. Decaro vuole che siamo Europa e io condivido. Guardiamo a levante ma dobbiamo essere europei, modernizzare la città, essere fermi davanti a qualsiasi alterazione delle regole. Ma per fare questo non bastano i vigili urbani, deve venire fuori il coraggio dei baresi per bene». Lei cita spesso Moro, e uno più di sinistra vista anche la sua provenienza politica? «Penso che la Puglia sia la migliore regione del Mezzogiorno perché ha avuto due grandi statisti, Moro e Di Vittorio, non a caso due leader di due grandi partiti di massa. Ai loro tempi le sezioni di partito erano piene di persone che lì imparavano tutto. Pasolini parlava del Pci come di un Paese nel Paese. Manca quella politica mossa da un afflato pre-politico che è etico, oggi la politica serve solo per fare carriera». Liberarsi da alcuni stereotipi della baresità, vedi birra, focaccia, crudo di mare cristallizzati anche in campagne elettorali. Forse bisognerebbe trovare per i baresi altri simboli identificativi? «Tanto lo penso che ho fatto una gara sul brand Bari. È il nuovo che caccia il vecchio, noi ce la stiamo mettendo tutta per dare dei valori e dei contenuti a questa città. Certo è che non si possono denunciare le sgagliozze delle signore abusive il lunedì e poi andarsele a mangiare il mercoledì». Un grido di dolore senza speranza? «Ho grande fiducia nella generazione successiva alla mia, spero nell’effetto Ryanair. La mia è stata quella dell’interrail, la loro quella dei voli low cost, la possibilità di conoscere con pochi spiccioli il resto del mondo scoprendo altri modi di vivere le città».