dinanzi al morire - Gender Studies PhD
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dinanzi al morire - Gender Studies PhD
DINANZI AL MORIRE: PERCORSI INTERDISCIPLINARI DALLA RICERCA ALL’INTERVENTO PALLIATIVO a cura di: di DORA CAPOZZA e INES TESTONI PADOVA UNIVERSITY PRESS 1 Dinanzi al morire. Percorsi interdisciplinari dalla ricerca all’intervento palliativo. Atti del Convegno Padova, 6-7-8 settembre 2012 a cura di Dora Capozza, Ines Testoni ISBN 978-88-97385-34-9 In copertina: Freedom di Zenos Frudaskis, Read Zenos, Statement about his vision for this work, GSK World Headquarters, 16th and Vine Streets, Philadelphia, PA. 2012 Padova University Press Università degli Studi di Padova via 8 Febbraio 2, Padova www.padovauniversitypress.it 2 PARTE TERZA Dimensioni di cura tra ospedali e hospice CAPITOLO 3.1 Cure palliative e trattamenti psicologici per pazienti oncologici e al confine della vita (pp. 255-264) Caterina Arcidiacono * * Università Federico II – Napoli Abstract Il contributo affronta, anzitutto, il tema delle potenzialità e limiti del trattamento psicologico per pazienti oncologici e in condizione di terminalità. A tal fine si sono presi in rassegna alcuni articoli che valutano l‟efficacia dell‟intervento psicologico individuale e di gruppo in relazione alla qualità della vita, all‟autoefficacia, alla sintomatologia e alle prospettive di vita. In secondo luogo ci si è focalizzati sul tema dell‟intervento psicologico in relazione alla gestione del dolore. In conclusione, si sono evidenziate alcune caratteristiche del percorso di vita nell‟approssimarsi della sua fine, sottolineando potenzialità e finalità di un possibile intervento di consulenza psicologica finalizzato al sostegno emotivo esistenziale e relazionale. “Sto morendo ma non potrei essere più impegnato a vivere” (James Hillman, 2011) Psicologo e trattamento oncologico Il cancro rappresenta sempre, per il paziente e per la sua famiglia ma anche per i terapeuti, una prova esistenziale. Si tratta di una sfida che riguarda tutti gli aspetti della vita: il rapporto con il corpo, il significato dato alla sofferenza, alla malattia, alla morte, così come le relazioni familiari, sociali, professionali. Il trattamento del paziente oncologico ha l‟obiettivo di migliorare la Qualità della Vita e di limitare il rischio di conseguenze psicopatologiche tali da condizionare la vita futura del malato; all'interno della psicologia della salute la malattia oncologica diviene un‟area elettiva per il dialogo tra medicina e psicologia: l‟idea di cura rimanda sia all'affrontare la malattia sia al prendersi cura della persona entro la sua rete di relazioni cruciali (Saita, 2009). 3 Il contributo discute, pertanto, il possibile ruolo dello psicologo nei protocolli di trattamento in particolare nel supporto alla radio e alla chemioterapia con pazienti oncologici. Le tecniche supportive oltre a migliorare il senso di autoefficacia del paziente, possono anche aiutare a recuperare il rapporto con una realtà che spesso appare incontrollabile e dominata dalle leggi della malattia. Il tema è sempre più frequente nella letteratura; da circa 20 anni vi sono evidenze di donne con carcinoma al seno che, partecipando a gruppi di supporto, mostrano rispetto ad analogo gruppo di controllo, migliori capacità adattive e più elevato livello dell‟umore (Spiegel, Bloom, & Yalom, 1981). Incontri di counseling strutturato hanno effetti positivi rispetto alla depressione e allo stress; interventi sul comportamento e ipnosi si mostrano efficaci rispetto sintomi specifici quali ansia, dolore, e vomito (Trijsburg, van Knippenberg, & Rijpma, 1992). Il ricorso ad interventi psicologici è suggerito anche per ridurre lo stress emozionale, migliorare le capacità di coping e accrescere l‟adattamento (Andersen, 1992). In una ricerca giapponese, la riduzione del benessere fisico risulta correlata al senso di autoefficacia, pertanto quando le condizioni fisiche peggiorano, vengono consigliati interventi psicologici rivolti specificamente alla promozione dell‟autoefficacia (Hirai, Suzuki, Tsuneto, Ikenaga,Hosaka & Kashiwagi, 2002). Un ulteriore meta-studio evidenzia la correlazione tra interventi psicologici e qualità della vita e, dall‟analisi dei risultati, propone, in particolare, terapia del comportamento per migliorare la qualità emozionale della vita di pazienti oncologici in stato terminale (Uitterhoeve, Vernooy, Litjens, Potting, Bensing, De Mulder & van Achterberg, 2004). Sembra tuttavia, difficile individuare indicazioni univoche (Fawzy, 1999); ciò che emerge è un parere concordante circa la possibilità e necessità di intervento psicologico con pazienti oncologici, tanto più se in stati di funzionamento fisico ridotto. Va tuttavia rilevato che in una ricerca di Goodwin et al. (2001) si evidenzia che un intervento psicologico a carattere supportivo riduce il dolore e migliora la sintomatologia fisica, ma rispetto ad un gruppo di controllo non prolunga la sopravvivenza. Così Smedslund e Ringdal (2004) affermano che è prematuro parlare di effetti dell‟intervento psicologico sulla durata della sopravvivenza, anche se da alcuni studi sembra esserci un tempo di vita più lungo in pazienti in terapia individuale. Il dibattito in letteratura sembra vivace. Il sostegno sociale rappresenta un elemento costitutivo del trattamento del paziente oncologico e rientra nelle responsabilità di ciascuna figura terapeutica: del medico di medicina generale, del medico oncologo, dell'infermiere, dello psichiatra e dello psicologo, dell'équipe curante nel suo complesso. Non sembrano tuttavia evidenti le modalità con cui le diverse professionalità interagiscono e come i diversi interventi psicologici individuali e di gruppo vengono realizzati. Non sembrano risultare ricerche sul ruolo dello psicologo nella formazione del personale sanitario e nella organizzazione del trattamento. Solo di recente sembrano evidenziarsi protocolli sanitari che includono la consulenza psicologica nel trattamento del paziente oncologico, ma risultano poco diffusi. E qui va a mio parere rilevata la collusione del modello clinico- psicologico con la centralità che la medicina attribuisce al ruolo medico. Fintanto la psicologia clinica pensa che il trattamento psicologico ha valore solo se il paziente spontaneamente si rivolge al professionista, non si attribuirà valore all‟inserimento della consulenza psicologica nei protocolli di routine. A mio parere questo è un punto di estremo interesse per riconoscere valore alle diverse forme in cui avviene l‟intervento psicologico. In altri ambiti, l‟esperienza con l‟invio regolamentato e l‟intervento psicologico su richiesta di autorità giudiziarie ha evidenziato le potenzialità dell‟intervento psicologico all‟interno di un percorso in cui l‟utente in prima istanza non aderisce spontaneamente alla richiesta (Arcidiacono, & Ferrari Bravo, 2009). 4 L‟intervento clinico multifocale per coppie con il cancro intende per esempio, fornire un protocollo di trattamento e descrivere una serie di strategie e tecniche per aiutare i partner a migliorare le loro capacità di assunzione delle richieste dettate dal cancro. L‟intervento è conosciuto come CanCOPE ed è stato empiricamente convalidato attraverso uno studio clinico randomizzato con un campione di novantaquattro coppie alle prese con tumori femminili (Scott, Costa,& Margola, 2010). È anche probabile che l‟intervento sia utile a migliorare il modo in cui gli uomini si regolano nell‟affrontare il cancro e il partner. Esistono infatti, differenze di genere nell‟affrontare i problemi legati alla salute. Per esempio paragonate alle donne, gli uomini sono meno propensi a cercare un sostegno emotivo e ottengono meno benefici da questo tipo di strategia di coping e sono anche meno propensi a farsi coinvolgere in interventi di psico-oncologia rispetto alle donne. Così i medici devono essere consapevoli che alcune tecniche potrebbero aver bisogno di essere adattate per creare interesse, o aiutare, gli uomini ad affrontare il cancro (Scott et al., 2010). Con le patologie altamente invalidanti bisognerebbe essere maggiormente in grado di mostrare l‟efficacia di protocolli in cui la consulenza psicologica è inserita nella routine degli esami diagnostici e clinici. A tale fine andrebbero sviluppate ricerche finalizzate, capaci di trasformare in dati evidence based le osservazioni e riflessioni maturate nelle esperienze pilota; bisognerebbe fare tesoro delle acquisizioni maturate proprio nelle circostanze di difetto e mancanza in cui si è assistito ad un incistamento relazionale della sofferenza fisica; in quei casi in cui si è pensato che un intervento psicologico avrebbe potuto migliorare il clima familiare e/o impedito l‟allontanamento fisico o emotivo di congiunti. La presenza psicologica risulta, infatti, una presenza per ora formalmente invocata, ma di fatto assente, anche se cominciano ad esistere ricerche e strumenti di documentazione accessibili al personale sanitario e in formazione (Cianfarini, 2011; Morasso, 2005; De Santi et al., 2008). Si apre così, immediatamente il dibattito sulle modalità dell‟intervento, le finalità e la formazione del terapeuta e della organizzazione del circuito della cura. Il tema è complesso è merita apposito approfondimento. All‟Ospedale Cardarelli di Napoli abbiamo iniziato con l‟indagare le aspettative e bisogni emotivi e assistenziali dei pazienti con patologie oncologiche del colon, che afferiscono alla struttura nelle varie fasi della malattia (accoglienza, follow up, degenza e terapia) e trattate con diversi trattamenti e in altra sede ne proponiamo la discussione (Arcidiacono, De Luca, Biglietto Carteni, in preparazione). Ciò che sembra al momento evidente è che la proposta di consulenza e supporto psicologico deve essere in grado di accogliere la domanda del paziente oncologico in trattamento sia in relazione ai vissuti connessi alla malattia nella specifica fase di vita, sia in relazione al contesto familiare e agli adempimenti lavorativi ed non per ultimo in relazione all‟offerta sanitaria della struttura. Il paziente oncologico esprime infatti l‟urgente impotenza nei confronti di un corpo invaso dalla malattia; urgenza che invade l‟interlocutore-altro, poichè forte è il bisogno di dare un senso a questo male definito “oscuro”, che il più delle volte si muove silente (asintomatico) e fa paura anche a chi è attorno al malato. Lo psicologo nel supporto al dolore Il Decreto Ministeriale 28 settembre 1999, istitutivo del Programma nazionale per la realizzazione di strutture residenziali per le cure palliative, rappresenta, nel nostro paese, il primo provvedimento legislativo organico volto a fornire una risposta al problema dell‟assistenza ai malati terminali. Il Programma prevede che vengano realizzate, in ciascuna Regione o Provincia autonoma, in coerenza con gli obiettivi prefissati dal Piano sanitario nazionale, una o più strutture, facilmente accessibili, 5 dedicate all‟assistenza palliativa e di supporto, prioritariamente per i pazienti affetti da patologia neoplastica terminale. Scopo principale dell‟approccio identificato dalle cure palliative è restituire dignità al morire mediante uno sforzo interdisciplinare di miglioramento della qualità della vita del malato terminale e della sua famiglia. Per il raggiungimento di questo obiettivo il Programma non prevede soltanto che siano edificate delle strutture dedicate esclusivamente alle cure palliative (hospice), quanto piuttosto nel vedere costituita una rete integrata di assistenza, realizzata attraverso il lavoro di équipe multidisciplinari specializzate e strutturate prioritariamente sull‟assistenza domiciliare al malato e alla sua famiglia. Solo quando tale forma di assistenza non sia effettivamente praticabile viene previsto il ricovero in appositi luoghi di cura, gli hospice, a bassa tecnologia ma ad altissimo livello di prestazioni assistenziali. Questa la linea assistenziale tracciata a livello legislativo, ma quanti psicologi sono implicati nella iniziative? In Campania, nessuno. Come comunità scientifica e professionale dovremmo incentivare ricerche che mostrino la pertinenza e validità della nostra figura professionale. Confrontarsi con il dolore e l‟impotenza delle proprie risorse non è facile. Scrive la psicoterapeuta Anna Salvo, nel descrivere il confronto con la malattia oncologia attraverso quattro storie di vita: “La sofferenza appare sempre più come una dimensione da esiliare, da rinnegare, da spingere appunto in un fuori scena… Forse la postmodernità nasce e si alimenta nel segno di una fortissima contraddizione: da una parte, propone una dimensione della soggettività sempre più scavata e scandagliata verso profondità quasi abissali. Dall‟altra, sembra aver difficoltà ad accogliere, a dar corpo visibile e voce a quei segmenti dell‟esistenza dove vengono vissuti l‟opacità, la perdita, la vulnerabilità o il senso di sconfitta” (2012, pp.169-70). In questa contraddizione apparentemente superata nella spettacolarizzazione mediatica della sofferenza e dei grandi lutti, si apre a mio parere uno spazio tutto speciale per la psicologia. Esso consiste nel creare le condizioni per potersi avvicinare al dolore e viverlo senza paura; favorire équipe di supporto domiciliare e la creazioni di istituzioni sanitarie dove il dolore possa far parte della malattia. Rendere parlabile la sofferenza si contrappone alla dimensione igienico-sanitaria che ne rimuove la presenza e i suoi effetti invasivi. Saper parlare del dolore e della morte con bambini e malati richiede di essere in contatto con la vita, vedere l‟altro nella sua umanità. Ma, anche, essere in contatto con se stessi. In questo senso la funzione dell‟intervento psicologico è, a mio parere anzitutto nella formazione continua del personale, nel superamento del burn out istituzionale, nella capacità di accogliere paure e dolori che le procedure sanitarie neutralizzano. Le parole di Anna Salvo denunciano con violenza che “il sipario (la rimozione, in termini più tecnici) calato per nascondere il paesaggio desolato del patimento è alla fine, un inganno che va smascherato. Un trucco che genera sentimenti diversi, fra i quali anche l‟irritazione. Poiché continuare a tacere sul comandamento che vorrebbe costrette all‟esilio parti consistenti della nostra esperienza significa farsi complici di un‟operazione psichica e sociale tanto insistente quanto fallace.” (2012, p. 171). Il problema si evidenzia altresì nella vita delle famiglie dove il confronto con il dolore di un congiunto o l‟impossibilità di accettare l‟evenienza della sua perdita possono generare comportamenti di evitamento, di normalità forzata e di falsa naturalezza. L‟evitamento del dolore e il timore dei suoi effetti devastanti ci rendono forzatamente normali, nel mantenimento di standard relazionali non adeguati alle circostanze, ma esperiti proprio nell‟intento di negare quanto sta avvenendo in noi e fuori di noi. “To cope with”, far fronte alla sofferenza sembra, talvolta, un compito impensabile. Tuttavia continuando con Salvo possiamo dire “A me sembra che la 6 sofferenza possa produrre movimento e crescita nelle nostre vite. Se saremo capaci di non tirarci indietro e di non avere paura di scoprire nuove cose di noi e dei nostri affetti ” (2012, p. 6). Il senso della vita e la presenza degli psicologi L‟esperienza di accompagnamento alla morte in centri di lunga degenza, con pazienti affetti da patologie invasive, senza speranza di vita, realizzata nel ruolo di amica e familiare ha sviluppato la consapevolezza dell‟urgenza di definizione del possibile ruolo dello psicologo nei percorsi terapeutici con pazienti a prognosi infausta. Il ruolo dello psicologo nel campo della palliazione e del lutto è enfatizzato dalla letteratura e previsto nelle piante organiche degli hospice. Allo stesso tempo, sono indicate forme di sostegno psicocognitivo al paziente e ai familiari; è auspicabile la promozione di resilienza quando le risorse di vita cominciano a scarseggiare e la morte è una realtà prossima. La presenza effettiva di psicologi di ruolo in hospice e strutture di lunga degenza per pazienti cronici è carente. Ciò richiede uscire dalla „lamentazione impotente‟. La domanda deve essere: quanto la nostra professione ha esplicitato le proprie potenzialità e competenze per il lavoro in queste strutture? Quanto i nostri ordini professionali hanno investito in diffusione e costruzione di conoscenze sulle potenzialità della professione in termini di benessere per la vita del malato e dei suoi cari? Raccolta di narrazioni, ricerche qualitative ed evidence based, valutazioni e follow up degli interventi proposti sono tutti strumenti che possono esplicitare ed esemplificare gli interventi dello psicologo al confine della vita. Ormai come è noto, nella ricerca epidemiologica l‟aspettativa di vita nei paesi occidentali si è allungata, ma malattie degenerative e croniche permettono di continuare la vita pur nell‟impossibilità di mantenere l‟esistenza qundo lucidità mentale, attività volitiva, libertà di movimento e azione sono ridotte. Cosa resta? Per alcuni la disperazione e l‟attesa impotente della fine, per altri la lucida determinazione di mantenere l‟esistenza e i legami. Infatti, quando al dolore si unisce la percezione della difficoltà e l‟impossibilità a continuare l‟esistenza nonché segnali dell‟approssimarsi della sua fine si accrescono, la morte comincia ad essere una realtà con cui fare i conti. Il senso d‟impotenza e lo sgomento rischiano d‟invadere ogni dimensione fisica e psichica gettando il morente e i familiari nello sconforto. La SLA (Sclerosi laterale amiotrofica) chiede di confrontarsi con la piena lucidità della mente in un corpo completamente impossibilitato ad esprimersi; il coma prolungato mantiene una vita a livelli primordiali, eludendo la memoria e le funzioni cognitive cosicché si è in presenza di un corpo vivo in un individuo apparentemente morto; le patologie oncologiche consumano le energie vitali trasformando pochi passi in un lungo e faticoso viaggio… E cosi via le specificità relazionali delle nuove patologie chiedono più elevata formazione e conoscenze per garantire il benessere e la dignità dei malati, dei familiari e del personale. Lo psicoanalista junghiano James Hillman, ormai consumato dalla malattia, nell‟ultima intervista a Silvia Ronchey, esprime la propria volontà e determinazione nel rimanere pensante a costo della accresciuta sofferenza. Come riporta Ronchey “Restare pensante era la sua scommessa, la sua sfida. Per questo aveva ridotto al minimo la morfina, a prezzo di un‟atroce sofferenza sopportata con quella che gli antichi stoici chiamavano apatheia: un apparente distacco dalla paura e dal dolore che traduceva in realtà un calarsi più profondo in quelle emozioni. L'unica cosa che contava era analizzare istante dopo istante se stesso, e quindi la morte, come atto, oltre che nella sua essenza. Se Steve Jobs, morendo, ha lasciato detto ʻstay hungry, stay foolishʼ, l'ultimo insegnamento di James 7 Hillman può riassumersi così: ʻResta pensanteʼ fino all'ultima soglia dell‟essere. Il tempo qui sembra fermo, le lancette puntate sull'essenza ultima. ʻOh, sì. Morire è l'essenza della vitaʼ.” Non si tratta tuttavia di una mistica della morte, bensì il determinarsi di una vita svuotata dagli impegni e dai vincoli. Allo stesso tempo nel rarefarsi degli obblighi si solidifica un nucleo di essenzialità dell‟esistenza e dei legami che porta all‟intensificazione del vivere. Se questa è l‟esperienza di Hillman, molto spesso invece la disperazione e l‟incomunicabilità pervadono lo spazio interno e quello relazionale; allo stesso tempo per alcuni è difficile reggere il confronto con una dimensione di vita altamente profonda ed essenziale, cosicché in prossimità della morte anche familiari e amici sono spinti ad allontanarsi. In anni più recenti, i trattamenti psicologici di pazienti cronici, lungodegenti e terminali sono stati ritenuti efficaci, ma la loro realizzazione è, come già evidenziato precedentemente, ancora del tutto rara anche se la psicoterapia è consigliata per la depressione degli stati finali ed è ritenuta una misura urgente per cure palliative, terapie oncologiche e contesti di hospice. (King, Heisel, & Lyness, 2005). Anche qui, si richiede tuttavia una formazione specifica capace di esprimere il sapere psicologico in ambito istituzionale in relazione alla organizzazione delle procedure di vita, alla formazione del personale e alla gestione dei familiari. Si richiede, infatti, la capacità di costruire un setting di vita, laddove la morte, si pone come limite prossimo ed ineludibile. Ricollocamento e riconciliazione nella prospettiva della fine La tradizione popolare da sempre attribuisce importanza all‟essere presenti negli ultimi istanti di vita di un caro congiunto, alla necessità di salutarlo, di accompagnarlo nel trapasso. Meno frequente la descrizione delle cure al limite della morte. In questi casi spesso, si tratta di una presenza silenziosa, con molti non detti che rimangono inespressi. Talvolta invece, proprio perché le dimensioni si essenzializzano, è l' occasione per incontrarsi. Rancori e conflitti vengono superati nel vedere la vulnerabilità e il bisogno dell‟altro; è l‟occasione di una seppur breve rinnovata relazione. In coppie distanti ho visto la malattia diventare la strada per l‟incontro; Ho ascoltato figli “arrabbiati” di genitori separati parlare della lunga malattia di un genitore scomparso affermando “devo dire una follia, ma è stato un periodo molto bello”. Allo stesso tempo vi sono figli feriti e coniugi amareggiati per l‟impossibilità di ogni comunicazione, per avere vissuto vicende superiori alla propria capacità di farsi carico del dolore; vi sono anche altri, invece, capaci di fare tesoro dei pochi momenti di vivibilità delle circostanze, nonché trarre nutrimento affettivo dai rari tempi di coscienza e lucidità mentale del malato/a. Quando il corpo ci abbandona e le funzioni fisiologiche si rallentano, il contatto con l‟altro diventa essenzialmente corporeo. I riti sociali della bellezza inodore vengono infranti. L‟immaginario igienico del corpo “da esibire” scompare. All‟età di 82 anni davanti allo specchio, mia madre, consumata da un tumore al polmone si doleva nel non ritrovare la sua immagine: “Ero bella, - esclamava, facendomi parte del suo dolore - in questa faccia raggrinzita non sono io!” La mia fatica amorevole era nel “prepararla”, renderla visibile a figli e nipoti riducendone i segni di decadimento, l‟impossibilità dei movimenti e dell‟alimentazione autonoma. Nel prestarle il mio corpo, cercavo di accrescere la sua autoefficacia. Quanta fatica… Un amore che si esprimeva nei tanti piccolo gesti della cura. Talvolta inoltre, odori, briciole e macchie della biancheria diventano il nemico da cancellare per mantenere la dignità della presenza; spesso è difficile sfuggire ad ineludibili inestetismi, pratiche 8 mortificanti, miasmi persistenti. Un universo di contatti e comunicazioni che passa silenziosamente attraverso la corporeità. Una ricchezza di contatto che solo a posteriori ci rende meno dura la mancanza. Nella malattia e nell‟approssimarsi del confine, le nostre percezioni possono trovare nuove prospettive. Il tempo assume nuove scansioni. La durata della giornata si estende all‟infinito. I lunghi silenzi, l‟impossibilità della lettura, la faticosità persino della televisione e delle visite creano spazi riempiti da poche parole essenziali, sguardi, carezze e contatti anche solo di mani. È un contesto quasi sacrale nel quale le parole più intime possono trovare voce. I legami possono trovare nuove prospettive. Il passato e il presente possono riconciliarsi. Il futuro può aprire nuove strade. Diversi autori affrontano il ruolo di legami e identificazioni inconsce nella scelta dei percorsi di vita, dei legami affettivi e nel senso e valore da noi attribuito alla nostra persona. Kaës (2010) parla nel suo recente volume delle alleanze inconsce dei legami che, nostro malgrado, ci uniscono alla nostra storia familiare e relazionale. È un tema che investe la sfera profonda, le narrazioni che ognuno costruisce dei suoi legami e della propria storia. Cigoli (2006), in particolare, inscrive le identità soggettive nella storia e nel corpo familiare. Hellinger (2008) enfatizza l‟importanza per l‟individuo di essere in grado di collocarsi nella genealogia familiare con i propri desideri e aspettative. Con le costellazioni familiari, focalizza l‟importanza di assumere nella vita il proprio posto, cioè di non farsi portatore del “destino” di qualcuno che ci ha preceduto; di vivere la nostra vita e non la fedeltà alla volontà di chi ci ha amato o voluto proteggere. Nell‟avvicinarsi della morte, il non detto, le emozioni negate possono trovare espressione. In questi scenari così vulnerabili ed importanti lo psicologo può svolgere la funzione di accompagnamento delle relazioni familiari; favorire misure che mantengano il rispetto delle volontà dei malati e la considerazione delle energie e delle risorse richieste ai familiari. Per dirla con una metafora di origine cristiana, può assumere la dimensione dell‟angelo della buona morte: si tratta del compito che la religione cristiana attribuisce a San Michele, l‟angelo che ha la funzione di stare vicino al credente nei momenti del trapasso. In una chiave laica che rivisita la tradizione, cogliendone il senso e attualizzandolo alle esigenze dell‟uomo contemporaneo, significa farsi garante del rispetto della persona malata e di chi la accudisce e supportarne le relazioni familiari e amicali. Tuttavia, si tratta di una competenza a cui formare il professionista individuando le forme in cui essa può essere espressa. Sicuramente non si tratta di psicoterapia nel senso tradizionale, ne di incontri di gruppo, (il malato fisicamente provato, non è nelle condizioni di incontri di gruppo e i familiari sono in una condizione di tempi forzati) quanto piuttosto, di un accompagnamento del percorso sanitario attraverso l‟inserimento nel protocollo medico della consulenza psicologica finalizzata a monitorare e implementare la qualità del tempo, delle azioni, dei legami e le condizioni del rispetto reciproco. Nel registro della malattia anche le gioie e il benessere si coniugano in un nuovo repertorio nel quale bisogna saper entrare. Esistono linguaggi comunicativi da apprendere. A partire dalla finalità empowerizzante che la psicologia di comunità definisce quale base dell‟intervento clinico e sociale, il presente contributo ha voluto portare alla discussione alcune urgenze nella presa in carico di pazienti e contesti al confine della vita, aprendo una prospettiva che vada al di là del superamento del dolore; sia tesa piuttosto al supporto, finalizzato al mantenimento del senso dell‟esistenza, e della capacità di conciliazione con il proprio passato per il malato e per i suoi cari. 9 Bibliografia Andersen, B.L. (1992). Psychological interventions for cancer patients to enhance the quality of life. Journal of Consulting and Clinical Psychology, 60 (4), 552-568. Arcidiacono, C. & Ferrari Bravo G. (2009). Legami resistenti. Milano: Franco Angeli. Cianfarini, M. (2011). Malattia oncologica nella famiglia dinamismi psicologici e aree di intervento. Roma: Carocci. Cigoli,V. (2006). L'albero della discendenza. Clinica dei corpi familiari. Milano: Franco Angeli. 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Sezione Degenze UOC Oncologia ed Ematologia Oncologica - ASL 13 Mirano (VE) Baggione Giovanna Psicologa, Psicoterapeuta - AOU Policlinico, Catania Bagnasacco Paolo Dirigente Medico I livello e Responsabile sanitario - Fondazione Edo e Elvo Tempia per la Lotta contro i Tumori, Biella Balestrieri Raffaella Cattedra di Psicologia Medica e Servizio di Psicologia Clinica, Dipartimento di Scienze per la Salute, Università degli Studi di Milano Barbato Fiorenza Psicologa, Psiconcologa, Psicoterapeuta sistemico relazionale; Specializzata in cure palliative - ULSS 13 Sezione di Psicologia Oncologica, Noale (VE) Barbieri Gian Luca Professore - Dipartimento di Psicologia, Università degli Studi di Parma Barello Serena Facoltà di Psicologia, Università Cattolica del Sacro Cuore, Milano Baroncini Patrizia Psicologa, Psicoterapeuta, Counselor in Psico-Oncologia - SIPO Veneto Bartolozzi Francesca Psicologa, Psicoterapeuta - Centro di Counseling Oncologico Regione Toscana Basso Umberto Oncologia Medica 1 - IOV, Padova Bastita Roberta Psiconcologa - Hospice “il Gelso”, Alessandria Battista Barbara Dipartimento di Scienze Biomediche, Università degli Studi di Chieti-Pescara “G. d‟Annunzio” Benedetto Loredana Dipartimento di Scienze Pedagogiche e Psicologiche, Università di degli Studi di Messina Benedetto Rossana Psicologa - La compagnia delle stelle (Associazione ONLUS) Biancucci Federica Psicologa, Psiconcologa - Centro di Counseling Oncologico Regione Toscana Bobbo Natascia FISSPA, Università degli Studi di Padova Bombieri Rosi USO Psicologia Clinica - Ospedale Borgo Trento AOUI, Verona Bonini Silvia Psicologa - Centro di Counseling Oncologico Regione Toscana Bormolini Guidalberto Sacerdote - Diocesi di Arezzo Boscolo Giorgia Medico - Dept. of Medical Sciences, Oncology and Hemato Oncology Unit, Mirano Hospital, Mirano (VE) Bovero Andrea SCDU Psicologia Clinica e Oncologica, AOU “San Giovanni Battista”, Torino - Università degli Studi di Torino Bravi Elena USO Psicologia Clinica - Ospedale Borgo Trento AOUI, Verona Brighetti Gianni Dipartimento di Psicologia, Università degli Studi di Bologna Brunori Carlo Alberto U.O. Hospice di Fossombrone (PU), Area vasta 1, ASUR Marche Caboaro Luzzatto Paola Ph.D. registred art therapist (UK & USA) Caccamo Floriana FISPPA, Università degli Studi di Padova Calvo Vincenzo FISSPA, Università degli Studi di Padova Capovilla Elena Psicologa, Psicoterapeuta; Responsabile UOS - IOV, Padova 11 Capozza Dora Professore - FISSPA, Università degli Studi di Padova; Co-direttrice a Ines Testoni del congresso “Dinanzi al morire. Percorsi interdisciplinari dalla ricerca all‟intervento palliativo” Carlucci Maria Concetta Psicologa - IOV, Padova Cavanna Luigi Oncologo Medico - AUSL Piacenza Chattat R Professore - Università degli Studi di Bologna Chiarion Sileni Vanna Responsabile IOV, Padova Cimitan Alberta De Leo Fund Onlus - Padova Cini Roberta Psicologa, Psicoterapeuta, Arteterapeuta - Unità Cure Palliative e Hospice S.Felice a Ema ASL 10, Firenze Civilotti Cristina Psicologa - Università degli Studi di Torino Colasio Andrea Assessore alla cultura - Comune di Padova Colavitto Maria Teresa Scuola SPC Casa di Cura “Villa Camaldoli”, Napoli Colombo Francesca Dipartimento FISPPA, Università degli Studi di Padova Conforti Fabio U.O. Hospice “La torre sul colle” di Spoleto (PG), ASL 3 Umbria Conte Pierfranco Oncologo - Dipartimento Universitario di Oncologia ed Ematologia, AOU Policlinico, Modena Cuccu Stefania Scuola di dottorato in Scienze Umane e Sociali - Università degli Studi di Torino Curi Umberto Professore - FISSPA, Università degli Studi di Padova Cussino Martina Psicologa - Università degli Studi di Torino Cuzzola Valentina La compagnia delle stelle (Associazione ONLUS) Dal Corso Laura Professore - FISPPA, Università degli Studi di Padova D'Amico Gabriella Responsabile medico - Hospice “Il Gelso”, Alessandria De Leo Diego Professor - Australian Institute for Suicide Research and Prevention, Griffith University, Brisbane, Australia De Martis Giovanni Presidente Associazione di Studi Storici Olokaustos, Venezia Di Fini Giulia Università degli Studi di Torino Di Lucia Sposito Daniela FISPPA, Università degli Studi di Padova Di Luzio Federico FISPPA, Università degli Studi di Padova Di Nardo Maria Dipartimento di Scienze Biomediche, Università degli Studi di Chieti-Pescara “G. d‟Annunzio” Endrizzi Cristina Medico Chirurgo Omeopata - Hospice “il Gelso”, Alessandria Esposito Claudia Psicologa - Dipartimento di Pediatria, Centro di Riferimento Regionale di Ematologia ed Oncologia Pediatrica, AOU Policlinico di Catania Falgares Giorgio Dipartimento di Psicologia, Università degli Studi di Palermo Färber Sirtoli Sonia FAMIPAR - Faculdade Missioneira do Paraná (Brasil) Favara Scacco Cinzia Dirigente sanitario - Dipartimento di Pediatria, Centro di Riferimento Regionale di Ematologia ed Oncologia Pediatrica, AOU Policlinico di Catania Favretto Ivana Laureanda magistrale - Università degli Studi di Padova Feltrin Alessandra Coordinamento Regionale per i Trapianti del Veneto, AO - Padova Fogliardi Alfredo U.O. Hospice di Fossombrone (PU), ASUR Marche Foschino Barbaro Maria Grazia Servizio di Psicologia, AOU Policlinico “Giovanni XXIII” - Bari Fulcheri Mario Professore - Dipartimento di Scienze Biomediche, Università degli Studi di Chieti-Pescara “G. d‟Annunzio” 12 Furno Valentina Psicologa, Psicoterapeuta - Fondazione Edo e Elvo Tempia per la Lotta contro i Tumori, Biella Garofalo Antonella Dirigente Medico Psichiatra e Psicoterapeuta Ospedaliero - Pisa Gelati Maria Angela Ricerca e sviluppo della tanatologia - Parma Ghi Maria Grazia Medico Oncologo - Dirigente Medico Primo Livello Azienda ULSS 12 (VE) Gobber Gino Presidente SICP Veneto - Servizio Cure Palliative Hospice ASL 2, Feltre (BL) Grimaldi Ferdinando Psicoterapeuta - Servizio di A.D.I. Palliativa ASP Messina – Consorzio Cooperative Sociali SISIFO Gualtieri Rita Responsabile Servizio di Psicologia Clinica DSM - AUSL Lecce 2 Ingrassia Massimo Dipartimento di Scienze Pedagogiche e Psicologiche, Università di degli Studi di Messina Italia Simona Psiconcologa - Dipartimento di Pediatria, Centro di Riferimento Regionale di Ematologia ed Oncologia Pediatrica, AOU Policlinico di Catania Izzicuppo Fabio U.O. Hospice di Fossombrone (PU), Area vasta 1, ASUR Marche Kleinbub Johann Roland FISPPA, Università degli Studi di Padova La Gioia Liana Psicologa - Specializzanda “Associazione di Psicologia Cognitiva - Roma” Lenzo Vittorio Dipartimento di Scienze Pedagogiche e Psicologiche, Università degli Studi di Messina Leombruni Paolo SCDU Psicologia Clinica e Oncologica, AOU “San Giovanni Battista”, Torino Università degli Studi di Torino Leone Giovanna Professore - Dipartimento di Comunicazione e Ricerca Sociale (CORIS), Università degli Studi di Roma "La Sapienza" Livi Cinzia U.O. Terapia Antalgica e Cure Palliative, Ospedale “Infermi” AUSL di Rimini, Programma di Psicologia Lo Mauro Valentina Dipartimento di Psicologia, Università degli Studi di Palermo Locati Ilaria FISPPA, Università degli Studi di Padova Maeran Roberta Professore - FISPPA, Università degli Studi di Padova Mania Adriana FISPPA, Università degli Studi di Padova Marcanti Maddalena USO Psicologia Clinica - Ospedale Borgo Trento AOUI, Verona Marinelli Sara FISPPA - Università degli Studi di Padova Mariot Giorgio UOS Terapia del Dolore ASL 5 - Valdagno Marogna Cristina Professore - FISPPA, Università degli Studi di Padova Marzi Annamaria Responsabile Hospice “Casa Madonna dell‟Uliveto” (Montericco di Albinea, Reggio Emilia) Masala Barbara Infermiera - Presidio Ospedaliero “Armando Businco” ASL 8, Cagliari Messina Irene FISPPA, Università degli Studi di Padova Messina Roberta FISPPA, Università degli Studi di Padova Micheletto Giuseppe Responsabile UO Cure Palliative - ASL 13 Mirano (VE) Micheli Giuseppe Professore - FISPPA, Università degli Studi di Padova Milanesio Mauro Medico di Medicina Generale - ASL CN2, Alba-Bra Militello Aangela Dirigente Sanitario - Dipartimento di Pediatria, Centro di Riferimento Regionale di Ematologia ed Oncologia Pediatrica, AOU Policlinico di Catania Mincapelli Paola Fondazione Edo e Elvo Tempia per la Lotta contro i Tumori - Biella Mulè Marica Dipartimento di Psicologia, Università degli Studi di Parma Musso Marco Psicologo, Psiconcologo - Hospice “Il Gelso” ASL, Alessandria 13 Nardi Luigi U.O. Terapia del dolore P.O. di Macerata (MC), Area Vasta 3, ASUR Marche Nonnis Marcello Professore - Dipartimento di Sanità pubblica, medicina clinica e molecolare, Università degli Studi di Cagliari Palmieri Arianna FISPPA, Università degli Studi di Padova Pannuti Franco Fondazione ANT Italia, Bologna Papagna Sonia Psicologa - Specializzanda “Associazione di Psicologia Cognitiva - Roma” Pappagallo Giovanni Luigi Responsabile Dipartimento di Scienze Mediche, U.O.C. di Oncologia e Ematologia Oncologica, Azienda Sanitaria ULSS 13 - Mirano (VE) Pasquin Elena UO Cure Primarie Nucleo Cure Palliative ULSS 3- Bassano del Grappa (VI) Pedretti Carmen UO Hospice di Chiaravalle (AN), Area vasta 2, ASUR Marche Pepe Damiano UO Hospice-Cure palliative ARNAS Civico di Palermo Pianigiani Luca Infermiere e Psicologo - Centro di Counseling Oncologico Regione Toscana Pietrantoni Luca Facoltà di Psicologia, Università degli Studi di Bologna Postuvan Vita Slovene Center for Suicide Research, Andrej Marušič Institute - University of Primorska, Koper, Slovenia Prati Gabriele Facoltà di Psicologia, Università degli Studi di Bologna Prudente Gioacchino Dipartimento di Onco-Ematologia, Struttura Complessa di Oncologia Medica in Day Hospital - Foggia Quattropani Maria C. Dipartimento di Scienze Pedagogiche e Psicologiche, Università degli Studi di Messina Ratkowska Katarzyna De Leo Fund Onlus - Padova Rollo Dolores Dipartimento di Psicologia, Università degli studi di Parma Romano Stefania Counselor e diplomanda arte terapeuta Ronconi Lucia Centro Interdipartimentale Di Servizi - Università degli Studi di Padova Rosetti Francesco Oncologo - UOC di Oncologia ed Ematologia Oncologica ULSS 13, Mirano (VE) Rossello Rosalba Servizio di ADI Palliativa ASP Messina - Consorzio Cooperative Sociali SISIFO Rossi Carlo Riccardo Oncologo - IOV, Università degli Studi di Padova Russo Maria Maffia Programma di Psicologia - AUSL di Rimini Ruvolo Giuseppe Dipartimento di Psicologia, Università degli Studi di Palermo Salmoski Dekel Robert Fondazione ANT Italia, Bologna Sambin Marco Professore - FISSPA, Università degli Studi di Padova Scalone Sabrina Psicologa - Dipartimento di Pediatria, Centro di Riferimento Regionale di Ematologia ed Oncologia Pediatrica, AOU Policlinico di Catania Scanu Patrizia Psicologa clinica e Gestalt counselor Scolari Isabella USO Psicologia Clinica - Ospedale Borgo Trento AOUI, Verona Scremin Marica FISPPA, Università degli Studi di Padova Serpentini Samantha Psicoterapeuta; psico-oncologa - Nucleo Cure Palliative ULSS 3, Bassano del Grappa (VI) Serranò Paola Responsabile Unità Cure Palliative Hospice “Via delle Stelle” - ASP Reggio Calabria Shams Malihe Psicoterapeuta; Dirigente IOV, Padova Silva Rosa Rita UO Hospice di Fabriano (AN), Area vasta 2, ASUR Marche Sorce Maria FISPPA, Università degli Studi di Padova 14 Sorgi Karola Dipartimento di Scienze Biomediche, Università degli Studi di Chieti-Pescara “G. d‟Annunzio” Spano Ivano Professore - FISSPA, Università degli Studi di Padova Spinelli Angela Psicologa - Specializzanda “Associazione di Psicologia Cognitiva, Lecce” Tarchin Gedun Ven. Lama Geshe Fondatore e Guida Spirituale dell‟Istituto Lamrim di Roma Testoni Ines Professore - FISSPA, Università degli Studi di Padova; Co-direttrice a Dora Capozza del congresso “Dinanzi al morire. Percorsi interdisciplinari dalla ricerca all‟intervento palliativo” Torta Riccardo SCDU Psicologia Clinica e Oncologica, AOU “San Giovanni Battista”, Torino - Università degli Studi di Torino Trabucco Gaetano USO Psicologia Clinica - Ospedale Borgo Trento AOUI, Verona Trentin Leonardo Responsabile SSD Terapia del Dolore e Cure Palliative - IOV, Padova Varani Silvia Fondazione ANT Italia, Bologna Veglia Fabio Professore - Università degli Studi di Torino Vegni Elena Cattedra di Psicologia Medica e Servizio di Psicologia Clinica, Dipartimento di Scienze per la Salute, Università degli Studi di Milano Vergatti Leonarda Valentina Pscicologa - Scuola SPC c/o Casa di Cura “Villa Camaldoli”, Napoli Vianello Renzo Professore - DPSS, Università degli Studi di Padova Vignali Alberto Programma di Psicologia - AUSL di Rimini Visintin Emilio FISSPA, Università degli studi di Padova Viziello in Fava Graziella Professore - FISSPA, Università degli Studi di Padova Zaccherini Michela Psicologa - Unità Cure Palliative e Hospice S. Felice a Ema ASL 10, Firenze Zagonel Vittorina Direttore UOC Oncologia Medica 1 - IOV, Padova Zavagli Veronica Dipartimento di Psicologia, Università di Bologna Ziberna Janina Slovene Center for Suicide Research - Andrej Marušič Institute, University of Primorska, Koper, Slovenia 15