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TERZI MOLARI INCLUSI Trattamento delle inclusioni dentarie Le inclusioni dentarie possono essere accompagnate da sintomi e segni patologici a carico dell’elemento stesso o degli elementi contigui; i più comuni segni clinici sono le pericoroniti, le lesioni endo-parodontali, le carie, i riassorbimenti radicolari e le cisti. Il trattamento d’elezione di questi quadri clinici è l’estrazione dell’elemento incluso e il trattamento conservativo o non degli elementi contigui. In passato era molto diffusa la pratica di estrarre a scopo preventivo anche i denti del giudizio asintomatici e senza quadri patologici in atto. L’alta percentuale di inclusi asintomatici che rimangono tali nel tempo e le possibili lesioni permanenti residuate dall’estrazione hanno modificato questa tendenza. Attualmente, seguendo l’antica ma sempre valida regola primum non nocere, indicazioni all’estrazione sono rappresentate dalla presenza di sintomi e quadri patologici attivi oppure da motivazioni di carattere non patologico quali trattamenti ortodontici o protesici.(3) Le indicazioni per il trattamento estrattivo sono riportate in tabella 1.(4) La causa più comune che richiede il trattamento estrattivo è la pericoronite a carico dell’elemento; i denti che più frequentemente presentano questa complicanza sono quelli in posizione verticale o distoinclinati e in inclusione parziale osteomucosa (5,6). Elementi mesioinclinati e orizzontali invece sono spesso associati a lesioni cariose, lesioni parodontali e riassorbimenti radicolari del secondo molare (7). Valutazione preoperatoria dell’intervento chirurgico Uno dei requisiti principali per un clinico che esegue interventi di chirurgia orale è saper prevenire e saper gestire le complicanze che Valutazione preoperatoria e complicanze estrattive Giulio Nicola Rampinelli DDS, Vincent Rossi DDS, Andrea Nicali DDS, Giovanni Lodi DDS PhD, Andrea Sardella MD, Antonio Carrassi MD Unità di Patologia Orale, Medicina Orale e Odontoiatria Geriatrica, Università degli Studi di Milano I LA PROBLEMATICA: l’estrazione dei terzi molari mandibolari inclusi risulta essere l’intervento più frequentemente eseguito in Chirurgia Orale(1). Data la localizzazione sfavorevole e la vicinanza degli elementi dentari a strutture anatomiche importanti, l’intervento estrattivo può risultare molto difficoltoso per l’operatore ed esporre il paziente al danno temporaneo o permanente di queste strutture. L’INTERVENTO: nell’affrontare questo intervento chirurgico sono indispensabili un’attenta valutazione preoperatoria e una corretta pianificazione mediante l’ausilio di esami radiografici (ortopantomografia e tomografia computerizzata) al fine di ridurre il rischio di complicanze intra- e postoperatorie.(2) L’OBIETTIVO DELLO STUDIO: fornire le conoscenze di base per eseguire una corretta valutazione preoperatoria e descrivere le più comuni complicanze relative all’intervento. si possono presentare. A tal fine, l’estrazione di un terzo molare mandibolare deve essere preceduta da una corretta pianificazione dell’intervento che comprenda (1): I anamnesi del paziente I esame obiettivo del cavo orale (valutazione di lesioni mucose, cariose, parodontali; presenza di segni di infiammazione/infezione; capacità di apertura della bocca; volume e trofismo dei muscoli della bocca; compliance del paziente) I esami radiografici (endorali, ortopantomografia e tomografia computerizzata) I eventuale utilizzo di farmaci orali (antibiotici, antinfiammatori, antisettici orali) Anno III - n°3 - settembre 2009 19 DentalClinics PERIODICO DI ODONTOIATRIA GENERALE I PUNTO CHIAVE In questo articolo si esaminano i fattori che aiutano a ridurre il rischio di complicanze. 20 Anno III - n°3 - settembre 2009 corretta diagnosi, indicazioni terapeutiche all’estrazione I valutazione del grado di difficoltà operatoria e del rischio di complicanze I progettazione dell’intervento chirurgico (lembo, osteotomia, odontotomia) I acquisizione del consenso informato Nei seguenti paragrafi saranno presi in esame alcuni fattori che possono ridurre il rischio di complicanze, quali la valutazione della difficoltà operatoria e del rischio di complicanze, l’utilità della tomografia computerizzata e l’uso di antibiotici e antisettici orali. INDICAZIONI ALL’ESTRAZIONE DEI TERZI MOLARI INCLUSI I pericoroniti I lesioni endo-parodontali I carie del secondo e del terzo molare I riassorbimento radicolare patologico I alterazioni del tragitto eruttivo del secondo molare dolori neurogeni I presenza di cisti o tumori I interferenze occlusali (ipereruzione, mancanza dell’antagonista)* I trattamenti conservativi e protesici del secondo molare* I spazio insufficiente in arcata* I motivazioni ortodontiche* Classificazione delle inclusioni dei terzi molari mandibolari Per valutare il tipo di inclusione di un terzo molare mandibolare è importante conoscere la profondità e l’orientamento spaziale dell’elemento rispetto alla mandibola e agli altri denti. L’inclusione può essere esclusivamente di tipo osseo, quando l’elemento è interamente circondato da tessuto osseo, o di tipo osteomucoso, quando parte dell’elemento non è circondata da osso ma solo da gengiva. È importante anche valutare la posizione tridimensionale del dente rispetto all’osso mandibolare e rispetto agli altri denti. In letteratura sono state proposte classificazioni sulla base di valutazioni radiologiche allo scopo di stimare in modo approssimativo la difficoltà dell’inter-vento.(8) Le prime classificazioni proposte, tuttora le più utilizzate, sono quella di Winter del 1926 e quella di Pell e Gregory del 1933. Winter propose una classificazione basata sull’inclinazione dell’asse maggiore del terzo molare, rispetto all’asse maggiore del secondo molare in posizione normoversa (figure 1 e 2).(9) Il terzo molare può essere inclinato: I in senso mesiale (segue la direzione indicata dall’asse M nella figura 1) I verticale o normoinclinato (asse V, figura 1) I in senso distale (asse D, figura 1) I in senso orizzontale (asse H, figura 1) I in senso invertito (asse I, figure 1 e 2d) *cause non patologiche Tabella I I in senso labiale (asse LA, figura 2a) I in senso linguale (asse LI, figura 2b e 2c). Pell e Gregory proposero altre due classificazioni basate sulla posizione radiografica del dente rispetto al margine anteriore del ramo mandibolare (livelli I,II e III) e alla corona del secondo molare (classi A, B e C) (figura 3):(9) I Classe I: tutta la corona dell’ottavo si trova anteriormente al margine anteriore della branca montante; I Classe II: circa la metà della corona dell’ottavo è sovrapposta al ramo della mandibola; I Classe III: la corona è completamente sovrapposta al ramo della mandibola. I Livello A: il piano occlusale dell’ottavo e si trovano all’incirca allo stesso livello di quello del settimo; I Livello B: il piano occlusale dell’ottavo si trova compreso tra il piano occlusale e la linea amelo-cementizia del settimo; I Livello C: il piano occlusale dell’ottavo si trova sotto la linea amelocementizia del settimo. Difficoltà dell’estrazione La difficoltà dell’estrazione di un terzo molare mandibolare è legata a molteplici fattori: TERZI MOLARI INCLUSI a d Figura 1 Classificazione di Winter 1926 I anatomici, come la posizione del dente o la capacità del paziente ad aprire la bocca; I anamnestici, come patologie debilitanti o farmaci assunti dal paziente; I clinici, come l’esperienza dell’operatore nel saper eseguire l’intervento e gestire eventuali complicanze intraoperatorie. Secondo lo studio di Sedaghafar (10), la difficoltà dell’intervento estrattivo, valutata da un gruppo chirurghi orali con diversi livelli di esperienza, aumenta in presenza di elementi inclusi anatomicamente profondi, con una morfologia sfavorevole (presenza di corona dentale ampia e radici lunghe o di forma anomala), la necessità di eseguire ostectomia e odontotomia e la scarsa esperienza dell’operatore. Le variabili demografiche e il sesso del paziente invece non sembrano influire sulla difficoltà dell’estrazione.(10,11) Numerosi studi in letteratura si sono posti l’obiettivo di sviluppare un modello matematico che definisse la difficoltà di estrarre gli ottavi secondo la loro anatomia rispetto all’osso mandibolare. McGregor ha proposto un metodo per calcolare un punteggio numerico di difficoltà, basato sulla classificazione proposta da Winter nel 1926 e su quelle proposte da Pell e Gregory nel 1933. In tale b c Figura 2 Classificazione di Winter 1926 Figura 3 Classificazione di Pell e Gregory 1933. metodo si assegna un valore numerico a seconda dell’inclinazione e della posizione dell’elemento, il punteggio aumenta negli stadi più svantaggiosi (da mesioinclinato a distoinclinato secondo Winter; dal livello A al livello C e dalla classe I alla classe III secondo Pell e Gregory); la somma, compresa in Anno III - n°3 - settembre 2009 21 DentalClinics PERIODICO DI ODONTOIATRIA GENERALE PUNTO CHIAVE Diverse indagini hanno dimostrato che dopo i 25 anni aumenta il rischio di complicanze postoperatorie. un range da 3 a 10, è definita Composite Difficulty Score (CDS) e rappresenta il grado di difficoltà dell’estrazione.(11) I valori sono indicati nella tabella II.(11) Se per esempio, la panoramica ci indica un terzo molare con asse distoinclinato rispetto a quello del secondo molare (score=4), la cui corona si trova completamente davanti al margine anteriore della branca montante (classe I, score=1) e il cui piano occlusale si trova compreso tra il piano occlusale e la linea amelocementizia del settimo (livello B, score 2) il CDS sarà pari a 7 (4+1+2); si presuppone quindi che la posizione anatomica del dente preveda un’estrazione di media difficoltà. Oggi questo modello è considerato utile nella valutazione della difficoltà “anatomica” dell’estrazione, ma incompleto, perché tralascia importanti fattori sia clinici che anamnestici. Rischio di complicanze estrattive e valutazione preventiva Numerosi studi si sono posti l’obiettivo di identificare i soggetti e le caratteristiche anatomiche degli elementi dentari da estrarre che più frequentemente vanno incontro a complicanze intra- e postoperatorie. Radiografia Panoramica e Tomografia Computerizzata COMPOSITE DIFFICULTY SCORE Parametri Stadio Score mesioinclinato orizzontale normoinclinato distoinclinato 1 2 3 4 I Profondità rispetto alla corona del settimo = O (Pell e Gregory) livello A livello B livello C 1 2 3 I Rapporto con ramo mandibolare = R (Pell e Gregory) classe I classe II classe III 1 2 3 I Rapporto asse ottavo/ asse settimo = W (Winter) I Composite mandibular position score = W+O+R range, 3-10 Metodo di McGregor: la colonna a destra mostra i punti assegnati a ogni stadio delle classificazioni di Winter e Pell e Gregory11 Tabella II 22 Anno III - n°3 - settembre 2009 La letteratura è concorde nell’affermare che il rischio di complicanze postoperatorie aumenti in pazienti con più di 25 anni mentre soggetti di sesso femminile hanno un maggiore rischio di incorrere in osteiti alveolari, dolore e nausea postoperatoria. (12,13,14) È stato osservato come gli elementi distoinclinati e orizzontali nonché in inclusione parziale siano associati a un maggior rischio di complicanze di carattere infettivo. Una posizione più profonda del dente, nelle classi IC e IIC di Pell e Gregory, con radici e corona vicine al canale alveolare inferiore associata a un maggiore rischio di lesioni a carico del nervo alveolare inferiore. (13) Secondo lo studio di Chuang, condotto su 4004 pazienti sottoposti all’estrazione di 8748 denti del giudizio superiori e inferiori, il rischio di complicanze aumenta statisticamente in pazienti tra i 26 e i 35 anni di età e nelle categorie ASA più alte; la fascia d’età a minor rischio è rappresentata dai soggetti con meno di 25 anni. Sempre nello stesso studio si è assistito a un maggior rischio di complicanze nell’estrazione di elementi in inclusione totale e in presenza di lesioni parodontali. La radiografia panoramica rappresenta l’esame d’elezione per poter procedere all’estrazione dei terzi molari mandibolari. È un esame radiologico che ha alta specificità (9698%, pochi falsi negativi) e bassa sensibilità (24-38%, tanti falsi positivi) nel riconoscere il contatto diretto tra elemento dentario incluso e canale alveolare inferiore (figura 4). Questo significa che è un esame molto utile per scongiurare il rischio di lesione nei pazienti con ottavi “sicuri”, cioè con un buon margine tra dente e nervo, mentre difficilmente discrimina la quantità rischio quando nervo e dente sono vicini. Questo “dilemma clinico” è risolvibile solamente con l’ausilio della Tomografia Computerizzata. TERZI MOLARI INCLUSI alle radici dell’ottavo, in circa 1/3 si trova lingualmente mentre solo nel 5% il canale alveolare è in contatto diretto con gli apici radicolari. (16) Complicanze nell’estrazione dei terzi molari mandibolari Figura 4 Ortopantomografia, dettaglio di 38, stante gli stretti rapporti morfologici del 38 con il canale mandibolare è indicata l’esecuzione di una TC. Nei casi in cui la corona o le radici del terzo molare mandibolare appaiano in stretta vicinanza o sovrapposti al canale alveolare inferiore è quindi corretto richiedere al paziente la TC del mascellare inferiore per individuare la posizione ed escludere il contatto diretto delle suddette strutture anatomiche. Le lesioni al nervo alveolare inferiore infatti, seppur rare (incidenza tra 0.57% e 5.3% delle estrazioni), possono rappresentare un problema significativo se si considera l’altissima diffusione di questo intervento. (10,15) I segni osservabili nella radiografia panoramica che devono indurre a richiedere la TC sono riportati nella tabella seguente (tabella III).(2) Susarla (2) ha esaminato gli ottavi mandibolari inclusi di un gruppo di 23 pazienti dapprima solamente con la radiografia panoramica e, successivamente, osservando anche la TC. Se dalla panoramica l’80,4% dei casi mostrava almeno uno dei cinque segni di rischio sopracitati, dalla valutazione con la TC la quota scendeva al 32,6%. Nei casi in cui anche la TC confermi il contatto diretto è consigliabile privilegiare tecniche chirurgiche che permettano un’estrazione più delicata (osteotomia, odontotomia, separazione delle radici). Secondo la letteratura in circa 2/3 dei casi il canale mandibolare si trova vestibolarmente La complicanza viene definita in ambito medico come “evento negativo, non pianificato, che tende ad aggravare uno stato di malattia o un processo di guarigione oltre il livello previsto in condizioni di normalità”. (8) Nell’estrazione di terzi molari mandibolari inclusi, possono insorgere due categorie di complicanze: I intraoperatorie, tutte le lesioni a carico delle diverse strutture anatomiche e dei tessuti, sia molli che duri, che avvengono durante l’intervento aumentandone la difficoltà; I postoperatorie, che incorrono a distanza di diverse ore/giorni dall’intervento e che quindi possono risultare di difficile gestione in quanto possono avvenire in assenza del medico e lontano da strutture protette. (16) Secondo la letteratura internazionale la frequenza complessiva di insorgenza di complicanze nelle estrazioni dei terzi molari inferiori varia tra 6,9% e 19%, con netta predominanza di quelle postoperatorie rispetto a quelle intraoperatorie (16,3% contro 3,9%) (13,14). La complicanza intraoperatoria più comune PUNTO CHIAVE Nell’estrazione dei terzi molari ci sono due tipi di complicanze: intraoperatorie e postoperatorie SEGNI RADIOLOGICI DI POSSIBILE CONTATTO TRA ELEMENTO INCLUSO E CANALE ALVEOLARE INFERIORE I Riassorbimento delle radici I Interruzione della corticale del canale alveolare inferiore I Deviazione/dislocamento del canale alveolare inferiore I Radici curve/uncinate in stretto contatto col canale alveolare inferiore Tabella III Anno III - n°3 - settembre 2009 23 DentalClinics PERIODICO DI ODONTOIATRIA GENERALE COMPLICANZE NELL’ESTRAZIONE DEI TERZI MOLARI MANDIBOLARI Intraoperatorie Postoperatorie I Lesioni neurologiche I Deiscenza del lembo I Emorragia rilevante I Emorragia tardiva I Lacerazione dei tessuti molli I Fratture ossee I Infezioni postoperatorie I Lussazione dell’articolazione temporo-mandibolare I Lesioni a elementi dentari contigui I Complicanze sistemiche I Esiti di lesioni neurologiche I Trisma I Edema I Ematomi ed ecchimosi Tabella IV è rappresentata dall’emorragia rilevante che può compromettere il successo dell’intervento. Tra le complicanze postoperatorie la più frequente è l’alveolite che ne rappresenta circa il 50% dei casi. (2,13) Le lesioni neurologiche e le fratture mandibolari sono le complicanze più rare ma anche le più gravi in quanto possono esitare in danni permanenti. (2,13,15) In tabella IV sono riportate le più comuni complicanze operatorie. PUNTO CHIAVE La maggior parte delle complicanze ai tessuti nervosi riguarda i tronchi sensitivi del trigemino. 24 Anno III - n°3 - settembre 2009 Lesioni neurologiche Le lesioni a carico dei tessuti nervosi possono interessare tronchi sia sensitivi che motori. Negli interventi di chirurgia orale, la maggior parte di queste complicanze interessa i tronchi sensitivi del nervo trigemino, e in particolar modo, il nervo alveolare inferiore e il nervo linguale. (8,16) Le cause che generalmente comportano lesioni a tali strutture sono di tipo: I meccanico, come la compressione durante manovre di lussazione degli elementi o la trazione esercitata sul nervo in caso di tenaci aderenze tra nervo stesso e radici dell’elemento, I iatrogeno, come l’uso incongruo di strumenti taglienti o rotanti utilizzati durante le fasi di osteotomia e odontotomia che possono determinare lacerazioni o surriscaldamento delle fibre nervose. La prima classificazione che descrisse le lesioni a queste strutture fu proposta da Seddon nel 1943, poi aggiornata da Sanderland nel1951; essa si basa sull’anatomia dei tessuti nervosi e individua tre tipi di lesioni con gradi di gravità crescenti: I neuroprassia - interruzione solo funzionale e temporanea della conduzione nervosa, legata a compressione o stiramento di un tronco nervoso durante l’intervento o all’edema postoperatorio perineurale. L’integrità degli assoni e delle guaine di rivestimento del nervo è conservata. I assonotmesi - interruzione anatomica degli assoni con conservazione delle guaine di rivestimento del nervo. Il moncone nervoso distale (a valle della sezione) va incontro a degenerazione, mentre il moncone prossimale degenera fino al primo nodo di Ranvier. La ripresa funzionale può avvenire se la rigenerazione avviene completamente, ma può richiedere diversi mesi. I neurotmesi - completa interruzione sia degli assoni che delle guaine di rivestimento del nervo; la degenerazione segue gli schemi precedentemente esposti, mentre la rigenerazione, essendo priva della guida fornita dalle guaine di rivestimento, può avvenire in modo disordinato con formazione del cosiddetto “neuroma di amputazione”. I sintomi che si associano a queste lesioni sono alterazioni o perdite della sensibilità a carico dell’area innervata dal nervo danneggiato e si suddividono in (16): I parestesia: alterazione della sensibilità; I disestesia: alterazione della sensibilità associata a bruciore/dolore; I anestesia: assenza di sensibilità; I iperestesia: accentuata sensibilità. Secondo Donoff (17), in caso di neuroaprassia e assonotmesi è più frequente l’insorgenza di parestesia mentre in caso di neurotmesi sono più frequenti anestesia e disestesia. La neuroprassia non richiede alcun trattamento perché la ripresa funzionale avviene spontaneamente. Farmaci antinfiammatori e inibitori dell’edema possono aiutare il recupero solo nel caso in cui la componente infiammatoria- TERZI MOLARI INCLUSI edematosa sia la causa della lesione. Anche l’assonotmesi non richiede abitualmente trattamento. Come precedentemente detto, la ripresa deve avvenire entro dodici mesi perché oltre questo periodo le probabilità di guarigione si riducono notevolmente. La neurotmesi richiede un intervento ricostruttivo di microchirurgia spesso associato a un innesto nervoso autologo per ricreare la continuità del nervo. a oggi l’efficacia del trattamento chirurgico non è ancora certa e l’intervento può esitare anche in un peggioramento della sintomatologia. Questi interventi trovano pertanto indicazione nei casi di disestesia intensa o di anestesia, ma non nei casi di parestesia.(8) Alcuni Autori (18) hanno proposto farmaci a base di vitamina B e trattamenti con biostimolatori (laser a bassa potenza) per favorire la rigenerazione dei tessuti nervosi. I risultati di questi studi non hanno fornito conclusioni supportate dall’evidenza scientifica. L’assenza di un trattamento ritenuto unanimemente efficace pone l’accento sull’importanza di prevenire queste lesioni. Essa comprende una corretta valutazione preoperatoria, una perfetta conoscenza dell’anatomia locale e la protezione di tali strutture durante l’intervento. Per monitorare la variazione di intensità della sensibilità si possono utilizzare tre test clinici: I test puntorio mediante la punta di uno specillo; I test tattile con la punta di un pennellino; I test propriocettivo di discriminazione di due punti stimolati simultaneamente; mentre per monitorare l’area interessata dal danno sensorio può risultare utile segnare con una matita dermografica la zona alterata ed eseguire fotografie cliniche (figure 5 e 6). Lesioni al nervo alveolare inferiore La letteratura riporta una frequenza di lesioni del nervo alveolare inferiore e del nervo linguale che si attesta tra lo 0,4 e il 17%, delle quali l’1-3,6% risultano permanenti. (2,10,12,17,18) Per permanenti si intendono quelle lesioni che non mostrano una ripresa funzionale a distanza di 12 mesi; sembra infatti che la possibilità di ripresa sia molto alta nei primi 3 mesi, circa il 50% dei casi di guarigione, per poi scendere gradualmente fino a dodici mesi. Oltre questo periodo la ripresa risulta poco probabile. (16,17,18) La sintomatologia associata a queste lesioni sembra essere nella maggior parte dei casi la parestesia del nervo, mentre molto meno frequenti sono anestesia, disestesia e iperestesia. (18) Queste lesioni sono considerate le più gravi in quanto possono causare un alto stress nel paziente nonché sequele medicolegali di non facile gestione. I fattori che aumentano il rischio di questa complicanza sono la scarsa esperienza dell’operatore, l’età avanzata del paziente, un alto grado di trauma tissutale prodotto e di PUNTO CHIAVE Le lesioni al nervo alveolare inferiore comportano di solito parestesia del nervo stesso. Figura 5 e 6 Mappatura delle aree di sensibilità alterata. Anno III - n°3 - settembre 2009 25 DentalClinics PERIODICO DI ODONTOIATRIA GENERALE edema postoperatorio e la stretta vicinanza del nervo alle radici dell’incluso (figura 7). (10,18) Come già esplicato nel paragrafo 2.4, l’utilizzo di una radiografia panoramica e della TC è di grande aiuto per prevenire questa complicanza. PUNTO CHIAVE Alveoliti e osteiti sono le infezioni postestrattive più comuni. Lesioni al nervo linguale La letteratura riporta una frequenza di queste lesioni tra lo 0.5 e il 2,8%. (18) Queral-Godoy e Valmaseda-Castellon (18) hanno osservato lesioni al nervo linguale nello 0,5% delle estrazioni dei terzi molari inferiori, tutte in seguito a osteotomia (100%) e molte in seguito a odontomia (80%), che risultano essere i principali fattori di rischio per questa complicanza. Il rischio tuttavia risulta essere inferiore rispetto alle lesioni al nervo alveolare inferiore e si è sensibilmente abbassato quando è stata abbandonata la tecnica con accesso linguale per quella ad accesso buccale (tecnica di Leonard). Anche per queste lesioni la sintomatologia più comune è la parestesia mentre sembra che il recupero sensoriale sia leggermente peggiore rispetto alle lesioni al nervo alveolare inferiore per l’assenza del canale alveolare inferiore che fungerebbe da “guida” per la formazione di cellule nervose. (17) Infezioni postestrattive Le infezioni postoperatorie possono coinvolgere sia tessuti molli che i tessuti duri del cavo orale. Le prime sono solitamente causate dal traumatismo operatorio sulla mucosa orale, da suture non idonee a favorire una corretta guarigione dei tessuti o dal mancato rispetto delle istruzioni postoperatorie da parte del paziente. Le infezioni a carico dei tessuti duri coinvolgono il tessuto osseo e sono rappresentate dalle alveoliti e dalle osteiti. (8) Alveoliti Le alveoliti e le osteiti si manifestano clinicamente da 2 a 10 giorni dopo l’intervento con 26 Anno III - n°3 - settembre 2009 Figura 7 Nervo alveolare inferiore. una sintomatologia variabile che comprende febbre, tumefazione dolente delle zone coinvolte, forti dolori di tipo trafittivo e linfoadenopatia. (8) Questa complicanza post-estrattiva si presenta nel 3-4% delle estrazioni dentarie e nel 20-30% delle estrazioni di terzi molari mandibolari inclusi. (19) Sono causate da fattori sia di tipo locale che sistemico; tra i fattori locali riconosciamo la precoce lisi del coagulo dovuta alla produzione di enzimi batterici o a traumatismi, specialmente nelle ore successive all’intervento; in particolare sciacquare continuamente la bocca, assumere cibi duri o bevande bollenti, pulire energicamente con strumenti incongrui. (19) Tra le cause sistemiche vanno considerate le malattie metaboliche che influiscono non solo sulla guarigione, rendendola più difficile, ma anche sulla capacità di difesa dell’organismo esponendolo a un maggior rischio di infezione; Alcuni studi riportano un rischio aumentato fino al 53% di andare incontro a questa complicanza per le pazienti che assumono contraccettivi orali. (20) La somministrazione di antibiotici e antisettici orali pre e/o postoperatoria riduce la possibilità di comparsa di questa complicanza che richiede comunque un immediato TERZI MOLARI INCLUSI rientro chirurgico tramite la deiscenza residua e un profondo currettaggio della cavità alveolare in associazione a una terapia antibiotica a largo spettro, preferibilmente per via intramuscolare. possono estendersi al collo e al torace (aspetto “a mantellina”), vengono trattati con applicazione di ghiaccio nelle prime 24 ore e impacchi caldi dopo le 24 ore per promuovere la soffusione emorragica. Osteiti Sono processi infettivi che si propagano dal sito chirurgico alle strutture ossee adiacenti e pur essendo abbastanza rare rivestono una notevole importanza dal punto di vista medico, poiché determinano un decadimento delle condizioni generali del paziente. Anche le osteiti richiedono un massiccio trattamento farmacologico, associato, nei casi più gravi, a un secondario interveto chirurgico di bonifica del sito infetto mediante currettaggio dell’alveolo. (8) Emorragia rilevante Trisma È la contrazione spastica dei muscoli masseteri e può essere dovuto all’edema postoperatorio, a infezioni a carico delle fibre muscolari (miosite), a lacerazioni delle stesse dovuta al contatto con gli strumenti rotanti oppure all’eccessivo prolungarsi dell’intervento, che costringe il paziente a rimanere a lungo a bocca aperta. (8) Secondo Grossi e Maiorana (15) il rischio di trisma aumenta per le donne, per pazienti con più di 23 anni e nei casi inclusione totale. L’eventuale comparsa di trisma deve essere rapidamente trattata con una terapia antibiotica associata all’uso di farmaci miorilassanti. Edema ed ematomi L’edema e gli ematomi sono dovuti all’accumulo di liquidi, sia di tipo essudativo che ematico, nei tessuti adiacenti alla zona dell’estrazione come le ragioni molari e i tessuti perimandibolari (figura 8). Il trattamento dell’edema si basa sull’applicazione di ghiaccio nella prime 24 ore e sulla somministrazione di farmaci antibiotici e antinfiammatori. Gli ematomi, che talvolta Le presenza di sanguinamento durante un qualsiasi intervento chirurgico è per definizione inevitabile. L’entità del sanguinamento dipende da molteplici fattori, quali l’estensione dell’accesso chirurgico, il traumatismo dei tessuti, la presenza di vasocostrittori nell’anestetico nonché le condizioni di salute generale del paziente (patologie ematologiche o farmaci assunti). In condizioni normali, durante interventi di chirurgia orale il sanguinamento è abbastanza contenuto ed è raro che vengano coinvolti vasi che possano provocare una considerevole perdita ematica; pertanto il rischio collegato a una ipovolemia è remoto. L’emorragia consistente e incontrollata, tuttavia, è una complicanza temibile in quanto può ostacolare e compromettere l’intervento chirurgico limitando la visibilità del campo operatorio, creando stress psicologico al paziente e all’operatore e predisponendo a ematomi postoperatori. (16) Le emorragie possono essere immediate o tardive. Le prime compaiono nei casi di traumi a strutture vascolari importanti o a discrasie a carico dei meccanismi che sono alla base della formazione del coagulo; le seconde invece compaiono alcune ore dopo l’intervento e sono dovute a traumi, infezioni, alterazione dei meccanismi di stabilizzazione del coagulo, al cedimento delle suture o al mancato rispetto da parte del paziente delle istruzioni postchirurgiche. (8) Per evitare l’emorragia intraoperatoria è fondamentale un’attenta anamnesi nella quale devono essere indagate coagulopatie congenite o acquisite, quali per esempio quelle conseguenti a acquisizione di farmaci antiaggreganti piastrinici, insufficienze epatorenali gravi, malattie metaboliche. In questi casi è PUNTO CHIAVE Nei tessuti adiacenti all’estrazione sono frequenti edemi ed ematomi dovuti ad accumulo di liquidi di tipo essudativo ed ematico. Anno III - n°3 - settembre 2009 27 DentalClinics PERIODICO DI ODONTOIATRIA GENERALE PUNTO CHIAVE La scarsa qualità o quantità ossea è di solito all’origine delle fratture ossee. indicato consultare un ematologo o inviare il paziente in “strutture protette”. Durante le fasi cliniche è importante usare tecniche poco traumatiche, evitare incisioni in zone”a rischio” e scollamenti dei lembi sovraperiostali, proteggere i vasi durante le manovre eseguite con strumenti rotanti e usare tecniche e materiali emostatici (anestesia, suture, compressione, diatermocoagulazione, garze di cellulosa ossidata e rigenerata, spugne di fibrina, cera da osso, acido tranexamico, legatura del vaso). Fornire al paziente le istruzioni postoperatorie è importante nei casi cui l’emorragia compaia tardivamente, perché il paziente deve essere istruito a comprimere i tessuti nella zona interessata, quindi a contattare immediatamente lo specialista che provvedere ad applicare o rafforzare i presidi terapeutici sopra descritti. (8) Lacerazione dei tessuti molli È una complicanza che in genere non comporta grandi difficoltà di gestione. Viene causata solitamente da un uso incongruo di strumenti chirurgici, come pinze, leve e strumenti rotanti, da una mancata protezione dei tessuti molli e da uno scorretto disegno o un’eccessiva divaricazione del lembo. Proteggere i tessuti, allestire lembi sufficientemente ampi e usare forze controllate scongiurano l’insorgenza di questa complicanza. In presenza di una lacerazione, bisogna evitare che essa si estenda, se necessario, ampliando l’accesso chirurgico. Alla fine della procedura chirurgica, la lacerazione deve essere suturata, evitando però un numero eccessivo di punti di sutura e ogni tensione su tessuti già sofferenti per evitare retrazioni tissutali indesiderate. Gli strumenti rotanti possono provocare non solo lacerazioni, ma anche ustioni causate dal surriscaldamento del manipolo stesso o dall’attrito del gambo delle frese. L’unico trattamento consiste nell’applicazione di un gel a base di clorexidina due/tre volte al giorno, per evitare sovrainfezioni. (8, 16) 28 Anno III - n°3 - settembre 2009 Figura 8 Ematoma post-chirurgico. Fratture ossee La frattura accidentale di strutture ossee possono essere totali o parziali e coinvolgere il processo alveolare o l’intero osso mandibolare. Le cause di questa complicanza sono solitamente la presenza di una scarsa qualità o quantità ossea dovute a lesioni traumatiche o patologiche (cisti, neoplasie, osteoporosi) o l’utilizzo di forze operatorie eccessive. Un’attenta anamnesi, la valutazione radiografica della presenza di radici lunghe, curve, divergenti o anchilosate e accorgimenti operatori quali tecniche che richiedano l’uso di forze minori (osteotomia e odontotomia) mettono solitamente al riparo da questa complicanza. Fratture delle corticali alveolari Questa complicanza interessa con maggior frequenza gli elementi dell’arcata superiore per la presenza di osso meno denso nell’osso mascellare. Nell’estrazione di ottavi inferiori è una complicanza piuttosto rara; se avviene è indicato lasciare in situ il frammento solo se è ancora connesso al periostio e attendere la guarigione mediante la formazione del callo osseo; in caso contrario è necessaria la sua rimozione. Frattura dell’osso mandibolare È una complicanza molto rara ma anche molto grave che si accompagna solitamente TERZI MOLARI INCLUSI a molari inferiori particolarmente indaginosi (inclusione profonda, anchilosi, presenza di cisti), pazienti in età avanzata e presenza di qualità ossea molto scarsa (lesioni infiammatorie/infettive, osteoporosi, neoplasie). Krimmel riporta una frequenza di questa complicanza pari allo 0,65% delle estrazioni di terzi molari mandibolari, con un’età media dei pazienti coinvolti di 45 anni e la totalità degli elementi estratti in inclusione totale, classi B e C di Pell e Gregory. Il trattamento di una frattura dell’osso mandibolare esula abitualmente dalle competenze del chirurgo orale; nel caso insorga questa complicanza è indicato accompagnare il paziente in un centro specializzato (traumatologia e maxillo-faciale) ove verrà effettuato l’intervento di emergenza necessario a escludere un aggravamento delle condizioni di salute generali. (8,21) Lesioni a elementi dentari contigui Sono solitamente danni iatrogeni causati dallo scorretto uso degli strumenti e delle forze applicate a essi che determinano lesioni a carico della corona e delle radici degli elementi contigui e antagonisti compromettendone la vitalità e a volte la permanenza dell’elemento stesso in arcata.(8) Danni da strumentario chirurgico Traumi e danni iatrogeni possono essere causati anche da strumenti di bassa qualità, utilizzati un numero eccessivo di volte e quindi sottoposti a molti cicli di sterilizzazione, che possono andare facilmente incontro a rottura con possibili conseguenze sia di tipo infettivo che tossico (2), come frese che hanno perso il potere di taglio originale e possono provocare il surriscaldamento eccessivo dei tessuti. Lussazione dell’articolazione temporo-mandibolare È una complicanza che insorge più frequentemente in pazienti che soffrono di patologie a carico dell’articolazione temporo-mandibolare ed è causata da un’eccessiva apertura della bocca e dall’ applicazione di forze eccessive durante l’avulsione di terzi molari inferiori L’anamnesi di patologie articolari, la valutazione clinica, manovre operatorie controllate (forze non eccessive, bite-block, interventi brevi) solitamente sono sufficienti a prevenire questa complicanza. In caso di blocco articolare è preferibile ridurre la lussazione subito per evitare uno spasmo muscolare reattivo che renderebbe la manovra molto più difficoltosa; il movimento richiesto è di pressione in regione molare dapprima verso il basso e quindi all’indietro per riportare la superficie articolare del condilo nei corretti rapporti con l’eminenza articolare dell’osso temporale. È consigliabile dire al paziente di evitare eccessive escursioni mandibolari, se necessario l’uso di antidolorifici nonché il controllo da uno specialista per l’evoluzione della patologia articolare. (16) PUNTO CHIAVE Un uso scorretto degli strumenti e delle forze applicate può causare lesioni della corona e delle radici degli elementi contigui e antagonisti. Complicanze sistemiche Sono molto rare e sono rappresentate da quelle complicanze che interferiscono con le condizioni di salute generale del paziente, mettendone a volte a rischio la vita; possono essere dovute a patologie preesistenti (es. endocarditi) non adeguatamente trattate o situazioni del tutto improvvise (shock anafilattico, infarto del miocardio). (8) Prevenzione di complicanze postoperatorie infettive: antibiotici e antisettici orali PUNTO CHIAVE Le complicanze sistemiche sono molto rare anche se possono essere molto gravi. La letteratura non si è espressa in maniera univoca riguardo l’utilizzo di antibiotici orali nella prevenzione delle complicanze postoperatorie di carattere infettivo. La prescrizione sistematica di questi farmaci è sconsiAnno III - n°3 - settembre 2009 29 DentalClinics PERIODICO DI ODONTOIATRIA GENERALE PUNTO CHIAVE La prescrizione sistematica di antibiotici è sconsigliata per il rischio di resistenze crociate. PUNTO CHIAVE Tra gli antisettici orali si segnala che la clorexidina previene le alveoliti postestrattive. 30 Anno III - n°3 - settembre 2009 gliata per il rischio d’insorgenza nei pazienti di resistenze crociate, effetti sistemici indesiderati, ipersensibilità ed epatossicità. Un’adeguata copertura antibiotica, tuttavia, è indicata nei casi di infezioni ascessuali, in pazienti in età avanzata, con anamnesi positiva a malattie che rallentano la guarigione delle ferite (es. diabete, HIV), in estrazioni indaginose, in quanto riduce l’insorgenza di complicanze postchirurgiche di carattere infettivo (15). Grossi e Maiorana (15) hanno osservato come una profilassi antibiotica, 2 gr di amoxicillina+acido clavulanico un’ora prima dell’intervento, sia risultata statisticamente efficace nel ridurre il dolore postoperatorio. Nello studio di Arteagoitia (18) condotto su pazienti che hanno subito l’avulsione di terzi molari mandibolari inclusi, coloro che hanno assunto antibiotico nei giorni successivi all’estrazione (amoxicillina 500 mg+acido clavulanico 250 mg 3 volte al giorno per 4 giorni dall’estrazione) sono andati incontro a complicanze postestrattive in percentuale significativamente inferiore (1,9%) rispetto a coloro che hanno assunto placebo (12,9%). (15) In relazione all’utilizzo di antisettici orali, la letteratura riconosce all’uso di clorexidina un ruolo di prevenzione nell’insorgenza di alveoliti post-estrattive. In letteratura si riportano valori che vanno dal 44,2 all’80,2% di riduzione del rischio di alveoliti per i pazienti che eseguono sciacqui con clorexidina nei giorni che precedono e seguono l’estrazione. (22,23,24) Larsen ha osservato una riduzione del 50% del rischio di alveoliti postestrattive (sciacqui di 30 secondi con clorexidina con 15 ml/2 volte al giorno 7 giorni prima e 7 giorni dopo) in estrazioni di terzi molari inclusi. (22) Hita-Iglesias ha confrontato l’efficacia della somministrazione di clorexidina in gel (biofilm di clorexidina allo 0,2%, 2 volte al giorno per i sette giorni successivi) e in collutorio (sciacqui di clorexidina allo 0,12%, 2 volte al giorno per i sette giorni successivi) nella prevenzione di alveoliti postestrattive. I risultati mostrano un rischio diminuito per i pazienti che hanno applicato il gel sulla ferita (7,5%) rispetto a coloro che hanno eseguito gli sciacqui (25%), probabilmente dovuto a una permanenza più lunga del farmaco nella zona postestrattiva. Conclusioni Le complicanze intra- e postoperatorie sono eventi spesso imprevedibili durante l’estrazione di terzi molari mandibolari inclusi, che devono essere affrontati con la massima preparazione e coscienza da parte del clinico. Per i meno esperti nel campo della Chirurgia Orale è buona regola farsi affiancare da operatori esperti e affrontare interventi più complessi e indaginosi solo se si è in grado di gestirne le complicanze. 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Sede: XXII GIORNATE MILANESI DI IMPLANTOLOGIA E IMPLANTOTECNICA Grand Hotel Brun Via Caldera 21, Milano I° CONGRESSO DI VIDEOCHIRURGIA Evento rivolto a Odontoiatri – Igienisti – Assistenti in fase di accreditamento ECM Segreteria organizzativa: Segreteria Nazionale COI-AIOG – Tel. 02/201488 Per consultare il programma visita il sito www.cenacolo.org 13-14 novembre 2009 Sezione Milanese Antonio Achilli – Luciano Artese – Antonio Carrassi – Aurelio Cazzaniga Lorella Chiavistelli – Maria D’Andrea – Federica Demarosi Lucia Di Giovanni – Danilo Di Stefano – Roberto Farina – Annarita Ferreri Anna Rosa Ganda – Enrico Gherlone – Giulio C. Leghissa – Carlo Maiorana Andrea Melle – Marco Miceli – Vittoria Perrotti – Adriano Piattelli Elisabetta Maria Polizzi – Antonio Scala – Annalisa Sibille – Sandro Siervo Massimo Simion – Sergio Spinato – Giacomo Urbani – Simone Villa Raffaele Vinci – Amedeo Zirilli COI-AIOG aderente