Definizioni di arte - Dipartimento di Psicologia

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Definizioni di arte - Dipartimento di Psicologia
Arte
di Francesco Morante
"Per sfuggire al mondo non c'è niente di più sicuro dell'arte e niente è meglio dell'arte per tenersi in
contatto con il mondo."
Johann Wolfgang Goethe
Cosa è l’arte
Il significato della parola «arte» non è definibile in maniera univoca ed assoluta. La sua definizione
è variata nel passaggio da un periodo storico ad un altro, e da una cultura ad un’altra. Tuttavia, pur
nelle diverse connotazioni finora date al concetto di «arte», scegliamo alcune caratteristiche che
possiamo ritenere costanti:
«arte» è il prodotto della creazione umana;
non tutta la produzione umana è «artistica», ma solo quella che ha una qualità superiore.
Per capire le due affermazioni precedenti, consideriamo la realtà. Essa è formata da cose prodotte
dalla natura (rocce, acqua, alberi, ecc.), che definiamo «naturali», e cose prodotte dall’uomo (case,
telefoni, automobili, ecc.), che definiamo «artificiali». Quindi tutto ciò che l’uomo produce rientra
in una categoria distinta. In questa grande categoria dell’«artificiale» rientra anche quella parte della
produzione umana che definiamo «arte». Ma l’arte non si definisce perché produce quadri e non
automobili, ma perché produce qualcosa di migliore rispetto alla media. Un quadro può essere
un’opera d’arte (ma può anche non esserlo) così come anche un’automobile può essere un’opera
d’arte. In ogni settore dell’attività umana vi è un top di eccellenza i cui prodotti rappresentano, in
quel settore, delle opere d’arte.
Facciamo un altro esempio: costruire tavoli non è un’attività con finalità propriamente artistiche,
tuttavia anche in questa attività l’uomo può dare il meglio di sé, scegliendo materiali migliori,
progettando una forma diversa, eseguendo con maggior cura la realizzazione del manufatto. Ciò che
verrà fuori sarà un tavolo migliore degli altri, e che non è improbabile possa anche finire in un
museo.
Per recuperare il significato che tradizionalmente attribuiamo alla parola «arte», dobbiamo
effettuare un’altra considerazione. Tra le attività umane ve ne sono alcune con finalità
spiccatamente utilitaristiche (le attività industriali in genere), altre con finalità spiccatamente
espressive (letteratura, teatro, cinema, pittura, danza, ecc.). Queste ultime possono avere finalità
diversissime (poetiche, ludiche, propagandistiche, conoscitive, ecc.) ma hanno tutte in comune un
tratto saliente: operano sui mezzi di comunicazione, ovvero sui linguaggi che permettono la
comunicazione tra gli esseri umani.
Quando si parla di linguaggi si entra in un territorio di enorme complessità, tuttavia è intuitivo e per
nulla complesso comprendere come la comunicazione possa utilizzare linguaggi tra loro molto
diversi. Alcuni linguaggi utilizzano le parole, altre i suoni, altre le immagini, altre le forme, altre i
gesti e i movimenti. I linguaggi di sole parole generano la letteratura e la poesia. I linguaggi di soli
suoni generano la musica. I linguaggi di sola gestualità generano le arti mimiche. I linguaggi di
gestualità e di musica generano la danza. E così via. I linguaggi che utilizzano le forme e le
immagini generano quelle arti che noi definiamo «visive».
In realtà quando si usa la parola «arte», nella maggioranza dei casi si intende quella «visiva», anche
se non viene specificato. Tuttavia questa è una semplificazione che può generare qualche errore,
facendo ritenere che è artistica solo quell’attività che produce quadri o sculture, ma ciò, per quanto
finora detto, non è assolutamente vero.
Concludendo quando abbiamo detto, possiamo trarre alcune semplici considerazioni. Un albero non
può essere un’opera d’arte: non è stato fatto dall’uomo e quindi non rientra nell’insieme delle cose
artificiali (alcuni studenti mi hanno chiesto se un bonsai può essere considerato un’opera d’arte: in
questo caso sì).
Un quadro non è un’opera d’arte: lo è solo un quadro fatto bene.
Ma come si fa a capire, o decidere, quando un quadro, o una scultura, è un’opera d’arte? Questo è il
grande problema che rende affascinante lo studio della storia dell’arte. Non esiste una risposta
univoca o un metodo infallibile per stabilire cosa è «arte». In questo problema rientrano capacità di
giudizio e di valutazione molto variabili da individuo ad individuo e da epoca ad epoca. Diciamo, in
senso generico, che la valutazione di ciò che è «arte» deriva sempre da una operazione di tipo
storico-critica. Non esistono leggi che stabiliscono che Picasso può essere considerato un’artista ma
non può essere considerato tale il mio dirimpettaio che pure si diverte a dipingere tele. È solo la
storia e la critica che ci danno gli strumenti (o le motivazioni) per decidere quale pittore può essere
considerato un artista e quale no.
Realtà e rappresentazione
Le funzioni che l’arte può svolgere sono molteplici. Tuttavia è, a mio parere, inconfutabile che
l’arte sia nata con la funzione di rappresentare la realtà. Poi l’arte è divenuta un linguaggio per
comunicare con gli altri, ma inizialmente essa servì a conoscere la realtà attraverso la
rappresentazione.
In pratica l’Artista compie due processi fondamentali:
1) percepisce la realtà;
2) la interpreta facendosene un’idea.
A questo punto nasce la rappresentazione.
Essa può essere anche solo una immagine mentale, ma nel caso che a noi interessa questa
rappresentazione diviene o un’immagine concreta o un oggetto.
A prescindere dal campo artistico, qualsiasi rappresentazione è sempre una conoscenza della realtà.
E la conoscenza è sempre una rappresentazione.
A questo punto vale la pena capire come si suddividono le rappresentazioni. Esse sono di due tipi
fondamentali: le rappresentazioni analogiche e le rappresentazioni logiche. Le prime nascono da un
rapporto di analogia con la realtà (imitano le forme che percepiamo guardando), le seconde si
affidano al logos (alla parola quale simbolo che descrive la nostra idea della realtà).
Facciamo un semplice esempio: la fotografia di una sedia è una rappresentazione analogica, la
parola «sedia» è anch’essa una rappresentazione, ma di tipo logico. In pratica se la rappresentazione
è principalmente rappresentazione degli elementi percettivi (ciò che si vede) diciamo che essa è
analogica. Se invece la rappresentazione tiene più conto della nostra idea o concettualizzazione
della realtà (ciò che pensiamo) essa diviene di tipo logico. Le rappresentazioni logiche ricorrono in
genere a simboli o segni di tipo linguistico (parole) o matematico (numeri e formule). Le
rappresentazioni analogiche usano quasi esclusivamente le immagini.
Ma l’immagine non sempre è analogica: può anch’essa essere di tipo logico. Ma prima di
proseguire bisogna introdurre un altro concetto: quello di naturalismo. Definiamo una
rappresentazione naturalistica quando essa è uguale alla percezione. Viceversa una rappresentazione
è antinaturalistica quando è diversa dalla percezione. Facciamo un esempio. Un ritratto eseguito da
Raffaello è un’immagine naturalistica; la scomposizione cubista di un volto come realizzata da
Picasso è una rappresentazione antinaturalistica.
In pratica anche nella costruzione dell’immagine si può dare prevalenza o agli elementi della
percezione o a quelli dell’interpretazione. Nel primo caso diciamo che l’immagine è di tipo
naturalistico, e quindi l’arte che la produce si muove in un sistema ottico. Nel secondo caso diciamo
che l’immagine è di tipo antinaturalistico, e quindi l’arte che la produce si muove in un sistema
concettuale.
Tutta la storia dell’arte si è mossa in questi due ambiti fondamentali: il sistema ottico e il sistema
concettuale, producendo opere che sono variamente collocabili tra rappresentazioni naturalistiche e
rappresentazioni antinaturalistiche.
Che cosa è l'arte?
L’arte è un mistero.
Introduzione all’estetica di Benedetto Croce
Navigando, oggi, entro il problema dell’arte in Benedetto Croce, il cui contenuto risulta, più che in
nessun altro autore precedente e coevo, arricchito di tutti i contributi dei diversi campi del sapere,
rispondere alla domanda “cos’è l’arte” non dovrebbe risultare arduo, malgrado le molte incertezze
ancora esistenti, e le non poche affermazioni incerte, errate e anche contraddittorie del passato da
lui non del tutto eliminate, che come cespugli e sterpaglie, invadono questo meraviglioso campo
dell’attività teoretica pura dello spirito.
Per rispondere a questa domanda, infatti, si sono interrogati quasi tutti i filosofi, scritte enormi
quantità di pagine, pubblicati libri, che profonde tracce del loro pensiero hanno lasciato,
riconosciute in parte valide, altre discutubili, altre ancora definitivamente superate od errate; e
ancora dubbi attendono di mettere a dura prova la mente prima di eliminare completamente tutte le
incertezze del campo estetico.
L’intelligenza, oggi almeno, dopo tanto peregrinare intorno alla problematica dell’estetica, avrebbe
diritto di riconoscersi universalmente valida nel fare anzitutto la distinzione fra tutte le attività di se
medesima: estetica, filosofia, economia ed etica, e poi rivendicare il valore autonomo dell’arte, e il
ruolo che essa svolge nella vita e per la vita dello spirito, come ha sostenuto correttamente il Croce.
Croce ha risposto a questa domanda cominciando, come lui stesso ha sostenuto, a togliere
preliminarmente tutto ciò che è estraneo all’arte. Io pur giustificando e apprezzando il pensiero del
filosofo, che mi permetto e mi vanto di conoscere in modo particolareggiato, comincio
diversamente dall’analisi del termine stesso di “cosa è arte”.
L’arte intanto non è “una cosa”. Dico questo perché spesso vien formulata all’artista da chiunque la
domanda: cosa fai? Oppure cosa dipingi? Non è una produzione d’uso e consumo materiale come
una sedia, un tavolo, il pane, la pasta, la casa, la piscina, la macchina, l’aereo e ogni altra cosa che
serve a soddisfare un bisogno esistenziale. L’arte è una speciale attività teoretica pura dello spirito,
che precede e presuppone tutte le altre. E’ immagine o fantasma, indistinzione di realtà e irrealtà,
spontaneità intuitiva di sentimento, formato di linee colori e forme, di cui si ha una percezione
soltanto interiore, si avverte la gravidanza senza sapere come e l’avvicinarsi del parto senza
l’intervento della volontà. La volontà è infatti un atto della mente che riflette, la rappresentazione di
un’immagine invece è spontaneità, che non può essere controllata dall’attività intellettuale. Ma
bisogna subito precisare che la percezione intuitiva di un’immagine artistica non solo è distinta da
quella esteriore, ma è anche una percezione complessa, distinta da quella semplice. Per quanto
riguarda la prima, la percezione interiore non ha l’oggetto fuori di sé, come si può avere quella di
un albero, un cavallo ecc, ma dentro: io mentre sono seduto, per fare un esempio, percepisco me
stesso nell’atto di correre o di nuotare. Per quanto riguarda invece la percezione complessa essa si
distingue da quella comune, perché non manca di nulla per essere tale, essa cioè contiene tutte le
possibili percezioni semplici, che tutti gli individui particolari possono avere di un tramonto o di un
raggio di sole, che illumina una pianta, ecc; invece quella complessa le contiene tutte quante e le
supera. In questo caso questa percezione esemplare ha valore veramente artistico, perché tutti gli
individui vi si riconoscono. Può avvenire che nella percezione intuitiva, ossia interiore vi siano o
non vi siano esercizi intellettuali, od anche percezioni di fatti esteriori; essi però, in quanto
contenuti nella intuizione pura, hanno perso la loro indipendenza, il loro ruolo specifico e sono
diventati semplici elementi della intuizione, che è il primo atto conoscitivo, anche detto primo
grado della conoscenza teoretica pura dello spirito, ossia conoscenza in formazione, ancora nella
forma schematica, detta appunto percezione intuitiva, non ancora conoscenza oggettiva.
Sono pure estranee all’intuizione interiore lo spazio ed il tempo scientificamente intesi. Può
avvenire anche che l’intuizione abbia il solo spazio od il solo tempo. Questo non modifica
assolutamente il valore dell’intuizione. Si può intuire l’immagine della fanciullezza di una donna
che non lo è più o del cerchio di luna sproporzionatamente grande, quasi a distanza molto
ravvicinata. Ma l’una è l’altra immagine sono soltanto reali nella nostra fantasia. All’artista con la
libertà d’immaginazione tutto è possibile, perché l’intuizione artistica non ha padroni a cui ubbidire
per esprimere quello che sente.
L’intuizione pura non deve neppure confondersi con la sensazione. La sensazione è passività. Essa
nasce dal rapporto che i nostri sensi hanno con gli oggetti quando vengono a contatto con essi.
Perciò la sensazione è tutta materiale, in quanto non si avrebbe senza la presenza delle cose.
L’intuizione è invece attività spirituale in quanto ha in sé la sua stessa origine: “causa sui”. Lo
spirito umano non possiede la materia, ma la forma. La materia è fuori di noi: lo spirito o la forma è
invece dentro di noi ed agisce per afferrare l’esteriorità. La forma è costante, non muta, la materia
diviene continuamente. La forma nella sua astrattezza conserva l’immagine costante delle cose; la
materia pur essendo concreta, muta la sua realtà: si trasforma, perisce.
L’intuizione non è neppure associazione di immagini, ma è unità di immagini: l’unità avviene
aprioristicamente, senza cioè l’intervento della volontà; l’associazione è invece attività empirica,
voluta dal soggetto. Nell’azione volontaria associativa il soggetto raggiunge il fine che cerca;
nell’intuizione il soggetto la percepisce ma non partecipa alla sua formazione, che è assolutamente
irresponsabile, inconsapevole nell’atto del suo nascere e svilupparsi nella mente: il suo risultato è
irriflesso, cioè assolutamente a-priori. La volontà è un atto di riflessione; l ’intuizione ed
espressione fantastica è spontaneità.
Riflettere infatti vuol dire intervenire con la volontà, che non è più spontaneità, ma azione volta a
cambiare intenzionalmente qualcosa. Ciò che si fa con la volontà, richiede sforzo, impiego
maggiore di tempo, si avverte la fatica e il risultato finale raggiunto si dimentica presto. Ciò che si
fa spontaneamente, invece, si fa con piacere, non si avverte il tempo che passa, si apprende subito e
il risultato non si dimentica mai.
“Quando l’artista dipinge, fa seguire alla mano la voce del sentimento spontaneo, che intuisce
dentro di sé, tutto colore, linee e forma, già unità espressiva chiara e definita in tutti i particolari,
con ritmo e intonazioni adeguati”.
Dire intuizione od espressione non v’è differenza, perché si identificano. L’espressione o
rappresentazione e comunicazione non variano assolutamente il fatto intuitivo, ossia l’immagine
che è tutta sentimento. L’immagine dentro coincide perfettamente con se stessa fuori, cioè veicolata
attraverso i mezzi o strumenti fuori dello spirito, per essere comunicata agli altri e conservata nel
tempo della scienza che ne garantisce la storia della documentazione.
“Eppure c’è un modo molto semplice per distinguere l’intuizione da ciò che le è estraneo.
L’intuizione è l’espressione, é tutto ciò che si intuisce e si esprime nello stesso tempo: non si può
intuire senza subitamente esprimere con parole, con suoni, con colori ciò che si intuisce. Se ciò
infatti non avviene, l’intuizione che si crede di avere non è più intuizione, ma semplice sensazione.
“L’intuizione, quando si possiede veramente, non si può fare a meno di esprimerla”.
Un artista rappresenta le cose non come sono, al modo della macchina fotografica, ma come le
sente dentro di sé: belle, brutte, significative, lodevoli, riprovevoli, che sono tutti concetti degli altri,
ma estranei all’artista nel momento in cui dipinge.
Le qualità che l’artista deve possedere, e che gli altri non devono trascurare di cercare, vedere in lui,
per considerarlo tale, sono la chiarezza, limpidezza e precisione della espressione, senza il superfluo
e senza manchevolezza, il ritmo e l’intonazione appropriati delle sue immagini. Questi sono gli
elementi necessari di ogni rappresentazione artistica. Tutti questi elementi, necessari e
indispensabili, fanno essere e giudicare un artista genio, perché al posto di esprimersi coi modi
tradizionali e adeguati al gusto comune, si serve di un linguaggio del tutto personale e originale.
L’arte è evocazione delle gioie, ma soprattutto delle sofferenze interiori in forma lirica, coi colori,
linee e forme. Questo chiaramente vuol dire che l’arte non è volta all’esterno per alcun altro
interesse sia filosofico, economico e/o morale ed etico, ma è il riflesso dell’interiorità spirituale.
Non è filosofico perché non è ripiegamento logico, volto a discernere il falso dal vero,
l’immaginario da ciò che è invece reale, concreto e visibile oggettivamente a tutti. Tutto questo
mondo interiore, può essere sentito emotivamente e percepito solo da una mente, dal soggetto stesso
che lo nutre dentro, e può essere solo comunicato agli altri con l’uso dei colori, che sono strumenti a
servizio dell’arte.
In questo senso l’artista non è dipendente, ma libero di qualsiasi opposizione concreta e spirituale,
intellettuale e morale. L’artista stesso è libertà come facoltà di cominciare da sé, senza cause
precedenti.
Se la volontà, ossia il volere a tutti i costi, trasformasse la libertà in necessità, pervadesse l’arte, il
mondo sarebbe una mostruosità incomprensibile, un cumulo di macerie, una smorfia senza senso e
significato. La vita di tutte le cose e soprattutto degli uomini sarebbe il teatro basato sulla certezza
della necessità.
L’artista, in virtù delle sue capacità di avere rappresentazioni non concrete, mediante le quali pensa
e riflette, ha in più di tutti gli altri, un orizzonte ampio che comprende le cose assenti del passato,
del presente e dell’avvenire; in questo modo possiede una maggiore sfera di influenze di scelta dei
motivi, di quanto non abbiano tutti gli altri uomini: l’immagine, che è tutta sentimento, è anzi il
sentimento stesso, anima e rende più bello tutto l’universo. Quest’ultimo, nella sua totalità,
perfezione e armonia infinita, resterebbe muto, senza l’artista che lo fa parlare.
Ma i colori, le linee, la forma in sé considerati allo stesso modo in cui si studiano le cose esterne,
sono arte? Non sono arte, è la risposta. L’arte è intuizione lirica, e l’intuizione, contrariamente a
tutto il mondo delle cose fenomeniche, è spirituale. L’artista intuisce dentro di sé un’immagine che
precede ogni fenomeno fisico. Ma perché, ci si potrebbe interrogare, l’arte non è un fenomeno
fisico?
Un fatto fisico, si risponde, è soggetto al divenire nello spazio e nel tempo, cambia, muta; mentre
l’immagine di un oggetto, essendo assolutamente spirituale non diviene, rimane sempre se stessa,
quindi è libera. Ma non tutti i critici e filosofi sono d’accordo, perché si fermano solo all’esteriorità
dell’arte. Secondo il loro modo di vedere, di pensare, solo le linee, colori, luci, tonalità, ombre,
chiaroscuro, sfumato ed altro sono elementi artistici. Ma essi si sbagliano, si rivelano superficiali,
perché pensano erroneamente che tutta l’arte si esaurisca nell’aspetto esterno. Secondo costoro cioè
l’arte nella pittura si rivela nei colori, nelle linee ecc; nella poesia, nelle parole e nel ritmo; nella
scultura, nel contorno; nella musica, nei toni.
Secondo Croce, e non erra, costoro guardano e ascoltano l’arte coi sensi invece di farlo con il
sentimento.
Tutto ciò che riguarda i mezzi e strumenti di cui l’artista si serve per comunicare appartiene alla
tecnica. Il contenuto, invece è tutto sentimento. Sentimento o emozione, ossia stato d’animo che
l’artista prova davanti all’immagine o fantasma che percepisce dentro di sé. Tutto questo riguarda
l’interno; mentre il modo e i mezzi per rappresentarlo riguarda l’esterno. L’interno equivale
all’intuizione di una corsa di cavalli, di un albero solo intuiti ecc; l’esterno invece quella corsa di
cavalli, quell’albero rappresentati con i mezzi artistici: i colori se si tratta di pittura; le parole, se si
tratta di poesia; dei suoni, se si fa musica.
Ma quanto vale la conoscenza della tecnica? Questa conoscenza che è necessaria per veicolare
perfettamente fuori della mente l’immagine che sta dentro, se non vi fosse, non vi sarebbe
nemmeno rappresentazione artistica e tanto meno documentazione dell’immagine che si vive
dentro. La nascita dell’immagine e la maturazione di essa è possibile senza la tecnica, ma non è
possibile rappresentarla senza la tecnica. La tecnica quindi è indispensabile per la comunicazione.
Essa è un fatto intellettuale a servizio dell’atto intuitivo. E’ importante perciò conoscere i colori e il
modo di formare le sfumature, le ombre e le linee; il marmo e l’uso dello scalpello; le note della
musica e lo strumento musicale, ma sempre per saper cogliere coi mezzi adeguati l’immagine che si
è formata in tutti i particolari già aprioristicamente. Ma la sola conoscenza della tecnica e dei mezzi
non è sufficiente per la creazione di un’immagine. L’attività creativa dell’immagine è un dono
esclusivo della natura, e quindi non si può insegnare né trasmettere; la tecnica, ausiliaria
dell’immagine, invece può essere insegnata ed appresa. Non è la scuola che fa l’artista, ma artista si
nasce, e il vero artista, il genio fa scuola. Il pittore, se è artista e non meccanico esecutore di linee,
colori e forma, espertissimo compositore in superficie, deve essere guidato dal sentimento, che è
prioritariamente l’essenza dell’arte. Perciò anche il buon critico deve rifare non il processo tecnico
dell’artista, ma il suo corso spirituale, quello cioè creativo. Tanto meno i critici devono servirsi dei
motivi biografici, ossia personali dell’artista, perché essi conducano a interpretazioni estranee
all’arte. Precedentemente si è fatta la distinzione tra l’intuizione pura, come primo momento
dell’attività teoretica dello spirito universale e la conoscenza oggettiva, che è invece il secondo
momento dell’attività dello spirito. Questo è vero, e voler dimostrare il contrario è sbagliato. La
conoscenza intellettuale studia e determina la relazione fra le cose ed implica la riflessione.
L’attività intuitiva è invece conoscenza di immagine schematica, conoscenza in nuce, ossia in
formazione, che precede ogni conoscenza filosofica o scientifica, che può stare da sola, perché è
libera attività, spontaneità. Mentre la conoscenza filosofica dipende dall’intuizione, ed ha il compito
di riflettere per distinguere il vero dal falso, sulla base dei contenuti che gli vengono offerti
dall’intuizione. La filosofia non è quindi libera quanto l’intuizione perché dipende dalla riflessione,
e la riflessione esige enunciati logici.
Si è parlato avanti della distinzione fra aspetto interno ed esterno dell’arte. Vi è dualismo, scissione
o soltanto distinzione? Se affermassimo, come i filosofi positivisti e loro consimili, che l’arte è solo
l’esterno, su quali fondamenta si dovrebbe edificare la storia dell’arte? Sicuramente dovremmo
avere una storia della tecnica, delle linee, dei colori e anche dei supporti. Ma, per fortuna, ciò non
avviene, altrimenti per arte si sarebbe inteso il bene d’uso e consumo. Per portare un esempio
validissimo, io credo in tutti i tempi avvenire, e come l’Imbriani stesso sostiene correttamente, non
vale la perfezione, la precisione, la nitidezza dei colori se l’oggetto rappresentato non esprime uno
stato d’animo, il sentimento dell’artista in cui si riconoscono dentro anche tutti gli altri osservatori,
che così fa essere l’arte universale. Si devono pertanto disprezzare i commercianti e tanti altri che
come loro si soffermano ad ammirare le belle forme esteriori, invece che l’interiore. Così avviene
quando si ammira il corpo ben formato di una donna e non si va a valutare il suo mondo interiore, il
grado culturale, il sentimento, la formazione e lo sviluppo integrale della personalità. Anche Ugo
Foscolo sostiene che non è artista chi ha solo conoscenza delle regole, ma è artista chi ha la
passione, ossia vive dentro di sé i sentimenti travolgenti, paragonabili alla malattia febbricitante. I
colti da tavolino possono solo parlare di arte, ma non fare arte. L’arte è una forza assoluta interiore
che non avvisa l’artista ma lo assale con una forza dirompente e inarrestabile, fino al parto finale di
essa. Lo stesso Croce, che io ammiro, ebbe a dire: “l’arte non si misura quantitativamente attraverso
l’aspetto tecnico. La grande opera d’arte è nella sua essenza e può essere rappresentata in
pochissimi versi”.
Ma anche l’aspetto fisico, che consiste nei colori, nelle parole, nei suoni nel marmo ed altro, come
si è detto prima, distinto dal contenuto puramente formale, cioè spirituale, che è la sostanza
prioritaria ed essenziale dell’arte, non può essere trascurato. Se ciò non fosse vero, non avremmo la
documentata testimonianza di tutte le opere del mondo dell’arte di tutti i tempi, fino ad oggi, e cosi
in avvenire. Questo aspetto fisico dell’arte può essere visto da qualsiasi spettatore, se si distrae
dall’effetto che subisce, dall’influenza che l’opera d’arte esercita sul suo stato d’animo, se si mette a
guardare la quantità dei colori, a misurare la dimensione e il peso della scultura. Tutto questo che si
osserva fuori dal coinvolgimento lirico, è materia. Senza la materia vano sarebbe ogni tentativo
dell’artista di rappresentare l’emozione, il messaggio lirico che vive dentro. Così potremmo dire che
la tecnica pur non essendo arte è indispensabile, perché propedeutica dell’arte. Si ha così, per
mezzo della tecnica, la rappresentazione in parole della poesia, della tragedia, commedia, romanzo
ecc; in colore, linee e forma in pittura; in note, i componimenti musicali ecc, ecc.
Un altro aspetto che non deve confondersi con il concetto di bello in arte è il piacere. Se fosse il
piacere, arte sarebbe tutto ciò che rende piacevole l’organo dei sensi: vista, udito, gola, tatto. Il
valore dell’arte si misurerebbe coi sensi. La sensazione diverrebbe il più alto grado della facoltà
spirituale dell’uomo, analoga a quella di tutti gli animali. Ciò è sbagliato, perché l’uomo è l’essere
più perfetto e più nobile delle creature di tutto l’universo appunto, perché dotato di sentimento e di
comunicazione intuitiva, intellettuale e razionale.
L’arte non deve neppure confondersi con il diletto, perché se fosse tale tutto quanto si fa per gioco
sarebbe arte: giocare a pallone, a carte, a nascondiglio, a bocce ,ecc.
Non è neppure esercizio materiale per scaricare la carica tensiva; non è risonanza degli istinti
sessuali. Non è nemmeno pedagogia, perché avrebbe anche in questo caso un fine; l’arte invece è
assolutamente irriflessione. Non è bellezza pura, perché anche il brutto, se rappresentato non
intenzionalmente è bellezza. Non è diletto , perché l’artista si esprime con il peso della sofferenza.
Considerati gli aspetti della non arte, ossia considerati gli aspetti pratici, fisici, edonistici e logici
come non arte,e arte solo come intuizione, immagine e sentimento contemplato, sorge un altro
problema: qual è il valore dell’arte, dell’immagine artistica? Quale ufficio, ci si domanda, può avere
nello spirito dell’uomo un mondo di pure immagini? Che cosa c’è, ha detto lo stesso B. Croce, di
più vano del sognare ad occhi aperti? Sarà mai un oziare ad occhi aperti l’attività dell’artista? In
verità l’artista nel momento in cui opera, nel momento in cui si libera da altre passionalità dello
spirito per legarsi alla passionalità dell’arte, non sogna ad occhi aperti, ma compie, senza volerlo,
un ufficio morale, cioè si purifica da ogni interesse mondano, e dunque l’opera dell’artista guida la
gente, la società a condurre bene la loro vita, che è l’aspetto assolutamente bello, come l’arte, di
tutta l’esistenza.
Ma che cosa dà vita all’immagine? Il sentimento, si risponde. Il sentimento è lo stato di volizione o
di posizione assolutamente spirituale, che l’individuo assume, molto più complesso nel caso
dell’artista, davanti ad un fatto. Per posizione si intende lo stato d’animo che respinge o accetta, che
gode o soffre, ecc. Esso non domina l’intuizione ma ne fa parte, l’accompagna nell’espressione.
Quando si dice messaggio lirico o lirismo, si intende dire del sentimento. Senza il sentimento
l’opera é sorda e muta.
Assodato che l’arte è pura intuizione, assolutamente spirituale, che nasce spontaneamente nella
mente dell’artista, unica sorgente inesauribile di fantasia, conviene subito fare ancora la distinzione
fra fantasia e fantasticare disordinato. L’immaginazione è la fonte mistica, la sorgente di un mondo
di atti mistici: nell’ immaginazione la mente è passiva. Nella rielaborazione delle immagini la
mente è invece attiva. Ora se questa elaborazione è un atto involontario, una sintesi a priori, allora il
risultato è una complessa immagine come unità indivisibile di più immagini particolari. Se invece
l’elaborazione è a posteriori, il risultato è associazioni di più immagini che non hanno un valore
assolutamente artistico: riproduzione, ricreazione ecc. Ma allora che cosa dà unità all’immagine? Il
sentimento è la risposta. Non quindi la sensazione, l’intelletto, la ragione, né alcun altro elemento.
E’ il sentimento che dà coerenza e unità all’intuizione. Pertanto, quando ci troviamo di fronte ad
un’opera d’arte, ciò che ammiriamo è la perfetta forma fantastica dello stato d’animo dell’artista: è
tutto questo che determina l’intuizione lirica, ossia lo stato d’animo che l’artista vive e sente
interiormente prima, durante e dopo l’espressione dell’immagine. Non lo stato d’animo dell’uomo,
che vive con agitazione le passioni quotidiane, ma dell’uomo artista che rappresenta
spontaneamente in arte le immagini tutte ricche di sentimento. Queste opere hanno un assoluto
valore artistico.
A volte succede che le opere di certi autori, siano, dal punto di vista tecnico, più eccellenti dei veri
poeti; ma gli autori restano sempre degli intelligenti scrittori, poeti, pittori, scultori, ecc, non artisti.
Queste opere mancano cioè d’arte, che ha una sola caratteristica, intuizione lirica libera e
assolutamente pura, cioè natura a-priori.
Questa intuizione lirica è l’unità indivisibile di sentimento o anche pensiero e colore, detta anche
forma. Il colore senza il sentimento è muto e vuoto; il sentimento senza colore è cieco. Solo
l’immagine del colore sarebbe una rappresentazione artificiosa che può essere fatta anche da una
macchina fotografica o da una stampatrice perfettissima, ma senza emozione lirica; una emozione o
pensiero o sentimento senza l’immagine non sarebbe comunicabile senza il colore, le linee o la
forma. E dunque l’arte deve essere sentimento puro, che non vuol dire passione, da cui anzi va
distinto, e immagine. La passione è l’agitazione immediata interiore che l’individuo vive davanti ad
un fenomeno fisico che gli viene incontro, che lo coinvolge direttamente o indirettamente, di cui si
prende cura o sollecitudine, un fatto d’amore che arreca gioia o dolore, la cui espressione è uno
sfogo a caldo, non è arte. Il sentimento puro è si espressione di una stato d’animo, ma non voluto
dall’artista , spontaneo, come qualcosa che si ricorda, perché vista a distanza, che ha perso tutto il
carico della tensione fisica.
Dopo aver distinto l’arte da tutto quanto non lo è, viene da dirci quale deve essere il giusto punto di
vista del critico d’arte, per comprendere ed esprimere correttamente un giudizio sull’opera d’arte
Ciò avverrà se egli seguirà gli stessi principi, che l’artista possiede spontaneamente per natura,
come comandamenti del vangelo, in ogni sua rappresentazione artistica.
Che cosa è l’arte? Di fronte a questa domanda, viene in mente la situazione descritta da
sant’Agostino nel libro XI della Confessioni a proposito della domanda “che cosa è il tempo?”: se
non me lo domandano lo so, se me lo domandano non lo so. Si sente la necessità di definire il
significato del termine, anche se nel contempo si avverte una difficoltà definitoria. Infatti,
circoscrivere il significato dell’arte escluderebbe, forse, novità e sperimentazioni, oppure
mantenerlo fluido e suscettibile di infinite interpretazioni ne annullerebbe, forse, l’identità.
Nella teoria dell’arte convivono atteggiamenti diversi: tentare di definire e analizzare fino
all’esaurimento di ogni punto interrogativo; oppure rinunciare ad una definizione di fronte al
proliferare delle domande; o ancora identificare l’arte solo con un suo aspetto: una particolare
disciplina, una particolare corrente, una particolare epoca storica.
La questione è difficile, e per essere affrontata richiede chiarimenti prioritari. Cercheremo solo di
tracciare un percorso possibile, soprattutto delineandone i compiti. Innanzitutto, cosa vuol dire
definire? Definire significa spiegare “che cosa è”, dunque implica la conoscenza, seppure non
esaustiva, di ciò che si definisce; inoltre definire non significa costringere una realtà dentro una
parola, ma viceversa cercare un discorso che sappia dire la stessa realtà. Dunque, non bisogna avere
paura delle definizioni, come se fossero delle prigioni. Inoltre, le definizioni possono essere di tanti
tipi, secondo lo scopo e il tipo di conoscenza che si vuole o si può conseguire. Si può definire il
“nome” oppure la “cosa”. Nel primo caso siamo di fronte a una definizione nominale, che può a sua
volta consistere nell’etimologia, nella spiegazione dell’uso comune del termine, oppure nella
specificazione di usi particolari, relativi a un contesto o a una persona. Nel secondo caso, siamo di
fronte a una definizione “reale”, che può consistere nell’esplicitazione della cause e dei principi,
oppure nella determinazione di genere e differenza specifica, o ancora può sfumare in una
descrizione.
La tradizione classica (Aristotele, Tommaso d’Aquino, solo per fare alcuni nomi) ci offre una
definizione reale di ars, secondo genere e differenza: ars est recta ratio factibilium, ovvero l’arte è la
corretta ragione delle cose da fare. Dunque il genere è la “recta ratio”, e la specie viene differenziata
dal riferimento ai “factibilia”, alle cose da fare, da produrre. L’arte viene così posta tra le virtù
dianoetiche, cioè tra le perfezioni dell’anima razionale; inoltre è strettamente connessa con la
conoscenza e con la fabbricazione di oggetti; potremmo esemplificare che arte è un “saper fare”. Si
tratta di una definizione ampia, che tiene insieme tutte le modalità di “saper fare”: dal costruire
tavoli allo scrivere poesie, dal dipingere al cucinare, purché siano fatti bene, con recta ratio.
Entro questo concetto così vasto, facilmente si pone una distinzione tra le arti connotate
principalmente da bellezza e le arti connotate principalmente da utilità. Si tratta di una distinzione
non escludente, nel senso che anche un tavolo, che è utile, può essere bello ed anche un
monumento, che è bello, può essere utile, tuttavia l’opera d’arte bella è arte perché è bella, mentre
l’opera di arte utile è arte perché è utile. Entro le arti belle, notiamo una grandissima varietà di
operazioni e funzioni, che delineano i vari ambiti delle discipline artistiche. Proprio a questo livello
si pone la problematicità di una definizione comune. Mi sembra che il modo migliore di procedere
per contribuire alla definizione dell’arte sia cercare, adesso, una definizione delle diverse discipline
artistiche. Una tradizione che risale a Plinio, ripresa anche da Leonardo, dice che la prima disciplina
artistica è la pittura, da cui sono seguite poi la scultura e via via tutte le altre. Sappiamo che nel
Rinascimento si è riflettuto molto sul “paragone delle arti”, e cioè sulla valorizzazione degli aspetti
comuni e soprattutto di quelli diversi, al fine di capire quale fosse la regina delle arti. Ciò ha
contribuito a una valorizzazione degli aspetti specifici delle singole discipline, con una forte
consapevolezza dei percorsi tecnici, cui sono stati dedicati molti trattati e manuali, come per
esempio il già citato Libro di pittura di Leonardo. Mi sembra che questa strada sia molto proficua,
perché proprio partendo dalla pratica della pittura, della scultura, dell’architettura … si arriva a
definire cosa siano ciascuna. Ed è anche importante che tale riflessione sia provenuta e provenga
dai medesimi artisti, cosa che evita il senso di scollamento tra le arti e la teoria delle arti, così
frequente nella contemporaneità.
Entro il percorso di ricerca di una definizione universale di arte, acquista un valore molto
significativo la ricerca dei principi e delle regole che definiscono le singole discipline artistiche.
Ciascuna ha un proprio specifico compito, mezzi e metodologie proprie, tradizioni e maestri,
paradigmi e principi. Mi sembra un campo molto fecondo, che non nega sviluppi e progressi, ma
nel contempo consente di identificare una disciplina e anche di coltivarla. Fornisce inoltre la
strumentazione teorica per riconoscere la disciplina stessa, per affermare, per esempio, che Monet è
pittore così come Giotto, ma anche per negare che gli allestimenti e le performances siano pittura.
Infatti, le innovazioni che accadono in una disciplina possono far crescere notevolmente la
disciplina stessa, ma ci sono delle innovazioni che, anche se spesso nascono dentro di essa, però ne
ricadono fuori, e non ne fanno più parte. Così, per esempio, la pop art e gli allestimenti non
rientrano nella disciplina della pittura, perché ne esorbitano i mezzi, i fini, la tradizione, l’ambito, e
vanno a definire una disciplina diversa, nuova, con proprie finalità e modalità di esecuzione: non si
tratta del superamento della pittura ma forse della nascita di una nuova disciplina artistica. La
distinzione che si pone tra le arti tradizionali, pittura, scultura, architettura, poesia, musica … si
pone anche nei confronti di quelle nuove, quali la fotografia, il cinema, etc. Per esempio, i
fondamenti della pittura sono diversi da quelli dell’architettura, e anche se possono avere anche
parti in comune, hanno scopi e regole diverse.
Dunque la definizione dell’arte deve essere tale da poter comprendere tutte le singole arti, ciascuna
delle quali ha i propri principi e fondamenti che la distinguono dalle altre e la definiscono nella
propria identità.
-----------* Rodolfo Papa è storico dell’arte, docente di storia delle teorie estetiche presso la Facoltà di
Filosofia della Pontificia Università Urbaniana, Roma; presidente della Accademia Urbana delle
Arti. Pittore, membro ordinario della Pontificia Insigne Accademia di Belle Arti e Lettere dei
Virtuosi al Pantheon. Autore di cicli pittorici di arte sacra in diverse basiliche e cattedrali. Si
interessa di questioni iconologiche relative all’arte rinascimentale e barocca, su cui ha scritto
monografie e saggi; specialista di Leonardo e Caravaggio, collabora con numerose riviste; tiene dal
2000 una rubrica settimanale di storia dell’arte cristiana alla Radio Vaticana.