Doll house con vecchietta realizzata in stoffa e con abitino a maglia
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Doll house con vecchietta realizzata in stoffa e con abitino a maglia
Doll house con vecchietta realizzata in stoffa e con abitino a maglia. (1996) Tutto iniziò da un'idea improvvisa, di quelle che appena apri gli occhi la mattina ti appaiono davanti come già realizzate. Non so come fu, ma semplicemente, mi venne in mente di provare a realizzare qualcosa con le mie mani, sentivo infatti, in quel periodo, la necessità di avere uno spazio per me, un "qualcosa" in cui avrei potuto esprimermi realizzarmi. - Con te tue mani? - rise mia madre, che sapeva benissimo che non ero capace neanche di attaccare un bottone! Nonostante la sfiducia familiare, decisi di provare ugualmente, da buon segno zodiacale "Leone". La cocciutaggine, unita ad una buona dose di pazienza e a qualche sera che facevo le "ore piccole", circondata da gomitoli, fascicoli, libri, riviste, e vari lavori iniziati, mi permisero di cominciare la strada che avevo sognato di percorrere. Un giorno capitò un'occasione d'apparenza banale ma che dette una svolta alla mia vita. Si ricevette un invito in un Hotel di Viareggio dove ci avrebbero presentato una enciclopedia. L'abilità dell'interlecutore telefonico che parlò con me, doveva essere encomiabile, poichè di solito trovo sempre delle scuse e non vado mai a promozioni di nessun tipo. Mio marito era un pò diffidente e a ripensarci oggi, credo anche un pò terrorizzato, ma vedendo il mio vulcanico entusiasmo si lasciò trascinare al fatidico incontro. Acquistammo una enciclopedia, pensando a mia figlia Sara, e ci dettero in omaggio una macchina da cucire di buona marca. Uscendo dall'Albergo, non so come fu, ma capii che qualcosa sarebbe accaduto dal momento in cui avrei potuto mettere le mani in quella macchina da cucire... Il fato, non contento, un giorno girovagando in un mercatino d'antiquariato di Lucca, mi fece scoprire tra tanti libri, uno particolare, dedicato al cucito creativo e ai bambini, proponeva anche una bambola di pezza, dolcissima, dalle lunghe trecce bionde, proprio come quelle di mia figlia Sara. - Me la fai mamma? - mi chiese la Sara saltando felice. L'idea mi allettava, come ho già scritto, e nei giorni successivi incominciai il lavoro. Quando la bambola fu finita la consegnai con gioia a mia figlia, e successivamente rimasi stupita nel notare che questo "giocattolo fatto a mano", a differenza degli altri, non l'annoiava e anzi era diventato il preferito. Fu come scoprire un lato nascosto che era in me, un mondo di fantasia, che forse da tempo aspettava di venire fuori. Mi sentii che avevo trovato il mezzo per esprimere ciò che la fantasia mi suggeriva, e la cosa mi entusiasmava, forse anche troppo poichè la sera prima di addormentarmi sognavo ad occhi aperti cosa avrei potuto realizzare, costruire, diventare. Un pomeriggio, nel parchetto giochi in cui portavo i bambini, mentre con impegno contavo le maglie per realizzare un maglione per mia figlia Sara, mia cognata che era accanto a me, mi disse: - Anche a me piace fare questi lavori, perchè non ci organizziamo per vendere ciò che realizziamo? - Vendere? - dissi io presa alla sprovvista. Ne seguii una lunga conversazione...e da questa lunga conversazione nei giorni seguenti, pensando e ripensando a quel bellissimo "castello in aria" che io e mia cognata avevamo costruito con la fantasia, decisi. Decisi di trasformare questo sogno in una realtà. Insieme a mia cognata ci si mise seriamente al lavoro. D'apprima non pensavo proprio alle bambole come protagoniste. Realizzavo molti tipi di lavori utilizzando varie tecniche: uncinetto, maglia, oggetti cuciti e poi ricamati a punto croce, bambole stile "punto croce", pupazzi di vario tipo, oggettini in pasta al sale, e persino vetrinette tridimensionali (Doll House). Ma fra tutte queste cose, si decise di incominciare dalle scarpine in lana e in cotone per bebè, che realizzavamo entrambe sia a maglia che a uncinetto. Erano così carine! Sistemammo tutte le nostre scarpine in una scatola espositrice (tipo quelle dei corredi da biancheria) ed un pomeriggio, cariche di allegria e di figlioli (2 miei e 1 sua), ci si recò in centro a Viareggio. L'idea era quella di mostrare le nostre scarpine ai negozianti. Ma, nonostante le nostre ottime previsioni, i negozianti non trovarono interessante la nostra proposta e generalmente ci mettevano cordialmente alla porta. Potevamo, dopo tanto lavoro, abbandonare lì il nostro "castello in aria"? Insistentemente e prepotentemente, si tentò ancora, girando molto, finchè sul tardi (quasi all'ora di chiusura dei negozi), ben 3 negozianti si mostrarono interessati alle nostre scarpine. Il primo, le acquistò direttamente, e il secondo e il terzo ci proposero un "conto vendita". Non vi posso descrivere la gioia che si provò. L'entusiasmo era alle stelle: le nostre creazioni esposte nei negozi! Passammo il resto della serata a fare nuovi progetti e a sognare insieme. Nei giorni successivi, "ribollivamo" dalla curiosità di sapere se le nostre scarpine piacevano, e se magari fossero state anche vendute. Non resistendo a cotanta curiosità, si tornò in centro, per sbirciare nelle vetrine dei negozi che avevano preso le nostre scarpine in "conto vendita". Si rimase deluse. Il primo, scorgendoci, ci chiamò dentro il negozio e ci rese tutto consegnandoci però della lana (era un negozio di filati) con la quale ci disse che se avremmo realizzato altre scarpine le avrebbe acquistate. Il secondo (quello che le aveva acquistate) non le aveva ancora vendute e dunque siamo sparite alla chetichella. Il terzo, che le aveva prese in "conto vendita" non le aveva vendute. Si tornò a casa (affatto silenziose per tutto il tragitto), e si fece il punto della situazione. Decidemmo di allargare il nostro "campionario" e incominciammo subito a metterci all'opera. Lavoravamo il pomeriggio a casa di mia madre, che veniva coinvolta nella "produzione", e continuavamo a casa nei ritagli di tempo e la sera dopo cena, quando i bambini erano a letto. Ci consultavamo spesso telefonicamente ed il nostro era diventato un rapporto di amicizia che è raro trovare. Ci legava la passione, l'entusiasmo, i sogni, e giorno dopo giorno eravamo praticamente sempre insieme. Nacque così il nostro "Corredino neonato" che comprendeva: Coprifasce, scarpine, bavaglini, copertine.