RASSEGNA STAMPA

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RASSEGNA STAMPA
RASSEGNA STAMPA
24 marzo 2016
24/03/2016
Pag. 10
diffusione:158404
tiratura:211708
A rischio un business da 700 miliardi
Il Dipartimento di Stato Usa: avvertimento sui viaggi in Europa, operatori Ue in allarme LO SCENARIO
Iorio:i consumatori cercano sicurezza, ora privilegiate le mete secondarie Solimeno: turbolenzaa breve per
il trasporto aereo
Laura Cavestri
MILANO «Viaggiare in Europaè pericoloso. Siate cauti ed evitate i luoghi affollati». Il Dipartimento di Stato
Usa ha lanciato ieri un travel alert ai propri concittadini sui viaggi in Europa per possibili nuovi attentati,
dopo la strage di Bruxelles rivendicata dall'Isis,e il turismo europeo entra in fibrillazione. Una "torta", quella
turistica, da oltre 700 miliardi di euro nella Ue, grazie all'elevata mobilità dei cittadini europei, ma anche dei
cinesi e proprio degli statunitensi, di cui gli operatori italiani ben conoscono il "peso".I viaggiatoria stelle e
strisce sono big spender mondiali e, con uno scontrino medio da 930 euro, secondi solo ai cinesi. Nel 2015
secondo l'Istat in Italia sono arrivati oltre 4,7 milioni di viaggiatori statunitensi, per una spesa di 4,3 miliardi:
arrivi cresciuti del +4,2%, presenze, del +2,5 per cento. L'Italia, nel 2015 è stato il Paese Ue con il più alto
numero di pernottamenti di cittadini extra-Ue: il 17,5% di tutti quelli registrati in Europa.E di questi oltre il
20% era targato Usa. Ma se l'Associazione veneziana albergatori (che riunisce 350 hotel a Venezia e in
terraferma) fa sapere di essere assai preoccupata per le cancellazioni dei clienti oltreoceano (gli americani
sono la prima nazionalità per numero di presenze a Venezia, rappresentano circa il 20% delle presenze e
costituiscono il 30% del fatturato per gli hotel a 4 e 5 stelle), invita alla calma Bernabò Bocca, presidente di
Federalberghi: «Non dobbiamo farci prendere dal panico - spiega Bocca - . Il Dipartimento Usa ha emesso
un alert che è un avviso e non un warning (cheè uno sconsiglio ed è molto più pesante)». «Credo- ha
aggiunto Renzo Iorio, presidente di Federturismo Confindustria- che sia un'inevitabile reazione a caldo.
Queste tensioni, da un Paese all'altro, fanno parte del panorama del turismo e dobbiamo un po' abituarci.
Anche dopo i fatti di Parigi, abbiamo osservato prima un rallentamento e poi una specie di livellamentoa
favore di mete più secondarie e meno potenzialmente nel mirino. A Natale hanno sofferto le capitali
europee, sino a un -5%, comprese Romae Milano, ma ne hanno tratto beneficio città come Napoli, Torinoe
Bologna. In Italia ci attendiamo comunque un calo complessivo del 4-5% di presenze quest'anno ma perchè
il 2015 è stato "gonfiato" dall'effetto Expo. Anche in Europa c'è da aspettarsi un minore afflusso in
occasione di eventi sportivi, manifestazioni di grande richiamo e un "travaso" verso mete europee più
periferiche. Non un'interruzione». Ancora nessuna cancellazione secondo Astoi Confindustria Viaggi, che
associa oltre il 90% dei tour operator. «Abbiamo fatto dei monitoraggi nelle ultime 48 ore - ha detto il
vicepresidente Pier Ezhaya - e non c'è crollo. Continuano a soffrire le destinazioni già note, come Egitto,
Tunisia e Turchia». «Anche dopo il Bataclan - ha aggiunto Umberto Solimeno, presidente di Ibar,
(l'associazione delle compagnie aeree) - si è assistito a un rallentamento delle prenotazioni su Parigi sino a
un -25% nei primi 60 giorni. Chi viaggia poco, magari rinuncia del tutto. Chi aveva già un biglietto in mano
parte lo stesso, come chi lo fa per lavoro». Anche il fronte degli incentive travel (eventi e viaggi per motivare
managere forza vendite, diffusi tra le grandi aziende) non si lamenta. «Meno Egitto e più Italia. Meno
Turchia e più Maldives - spiega Alessandro Rosso (titolare dell'omonimo Gruppo) -. Si dribbla cambiando
rotta. Ma, per ora, la rinuncia nonè contemplata».
LA PAROLA CHIAVE
Incoming 7 Il turismo incoming è il turismo in entrata, cioè i viaggi effettuati all'interno di un Paese dai non
residenti. Ad esempio, il flusso degli stranieri che vengono in vacanza o in viaggio di lavoro in Italia. Per
contro, si definisce turismo outgoing il turismo in uscita, i viaggiatori italiani che vanno in vacanza all'estero.
FEDERTURISMO CONFINDUSTRIA - Rassegna Stampa 24/03/2016
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Attacco al cuore dell'Europa ALLARME VIAGGI L'impatto sull'Italia Da Venezia a Roma si teme una raffica
di cancellazioni da parte di viaggiatori top spender
24/03/2016
Pag. 13
La Citta di Salerno
diffusione:9000
Il Dipartimento di stato Usa: «Non andate ora in Europa»
Il Dipartimento
di stato Usa:
«Non andate
ora in Europa»
ROMA Arriva la prima pesante mazzata anche al mondo del turismo, che negli ultimi mesi è stato colpito
da una serie impressionante di eventi drammatici. Il Dipartimento di stato americano ha infatti emesso un
«travel alert», con cui avvisa i cittadini americani sui potenziali rischi legati ai viaggi verso e attraverso
l'Europa. E vanno inevitabilmente un pò in ansia gli operatori italiani, che ben conoscono il valore del
colosso dei viaggiatori a stelle e strisce big spender mondiali secondi solo ai cinesi con 112 miliardi di
spesa l'anno: nel 2015 secondo dati Bankitalia in Italia sono arrivati oltre 3.7 milioni di viaggiatori per una
spesa di 4.3 miliardi e quasi 30 milioni di pernottamenti. Ma se l'Associazione Veneziana Albergatori (che
riunisce 350 hotel a Venezia e in terraferma) fa sapere di essere assai preoccupata per le cancellazioni dei
clienti oltreoceano, invita alla calma Bernabò Bocca, presidente di Federalberghi: «Non dobbiamo farci
prendere prendere dal panico - dice - e permettere ai terroristi di raggiungere il loro vero scopo e cioè
bloccare gli spostamenti e i viaggi e far crollare l'economia. Innanzitutto il Dipartimento Usa ha emesso un
alert che è un avviso e non un warning (che è uno sconsiglio ed è molto più pesante). L'Italia non è
obiettivo sensibile più di altri e noi abbiamo fiducia nelle azioni che stanno facendo governo, intelligence e
forze dell'ordine». «Credo - spiega Renzo Iorio, presidente di Federturismo Confindustria - che sia
un'inevitabile reazione a caldo, in queste situazioni è chiaro che, al di là delle mete ci sia una perplessità
sul viaggiare stesso. Ancora nessuna cancellazione secondo Astoi Confindustria Viaggi, che associa oltre il
90% dei tour operator. «Abbiamo fatto dei monitoraggi sia ieri che oggi - dice il vicepresidente Pier Ezhaya
- e confermiamo che non c'è nessun crollo. Continuano a soffrire le destinazioni che già soffrivano».
FEDERTURISMO CONFINDUSTRIA - Rassegna Stampa 24/03/2016
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Il Dipartimento di stato Usa: «Non andate ora in Europa»
24/03/2016
Pag. 8
diffusione:5274
tiratura:6617
Il Dipartimento di stato Usa: «Non andate ora in Europa»
Il Dipartimento
di stato Usa:
«Non andate
ora in Europa»
ROMA Arriva la prima pesante mazzata anche al mondo del turismo, che negli ultimi mesi è stato colpito
da una serie impressionante di eventi drammatici. Il Dipartimento di stato americano ha infatti emesso un
«travel alert», con cui avvisa i cittadini americani sui potenziali rischi legati ai viaggi verso e attraverso
l'Europa. E vanno inevitabilmente un pò in ansia gli operatori italiani, che ben conoscono il valore del
colosso dei viaggiatori a stelle e strisce big spender mondiali secondi solo ai cinesi con 112 miliardi di
spesa l'anno: nel 2015 secondo dati Bankitalia in Italia sono arrivati oltre 3.7 milioni di viaggiatori per una
spesa di 4.3 miliardi e quasi 30 milioni di pernottamenti. Ma se l'Associazione Veneziana Albergatori (che
riunisce 350 hotel a Venezia e in terraferma) fa sapere di essere assai preoccupata per le cancellazioni dei
clienti oltreoceano, invita alla calma Bernabò Bocca, presidente di Federalberghi: «Non dobbiamo farci
prendere prendere dal panico - dice - e permettere ai terroristi di raggiungere il loro vero scopo e cioè
bloccare gli spostamenti e i viaggi e far crollare l'economia. Innanzitutto il Dipartimento Usa ha emesso un
alert che è un avviso e non un warning (che è uno sconsiglio ed è molto più pesante). L'Italia non è
obiettivo sensibile più di altri e noi abbiamo fiducia nelle azioni che stanno facendo governo, intelligence e
forze dell'ordine». «Credo - spiega Renzo Iorio, presidente di Federturismo Confindustria - che sia
un'inevitabile reazione a caldo, in queste situazioni è chiaro che, al di là delle mete ci sia una perplessità
sul viaggiare stesso. Ancora nessuna cancellazione secondo Astoi Confindustria Viaggi, che associa oltre il
90% dei tour operator. «Abbiamo fatto dei monitoraggi sia ieri che oggi - dice il vicepresidente Pier Ezhaya
- e confermiamo che non c'è nessun crollo. Continuano a soffrire le destinazioni che già soffrivano».
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Il Dipartimento di stato Usa: «Non andate ora in Europa»
23/03/2016
Pag. 8 N.8 - 23 marzo 2016
L'Agenzia di Viaggi
diffusione:14500
Enit-Mice Italia, prove di regia
Prove tecniche di regia per il turismo congressuale. Si è svolta la prima riunione operativa del tavolo tecnico
Enit-Mice Italia sul tema del coordinamento nel comparto che vanta un Pil di 15 miliardi di euro. Hanno
partecipato rappresentanti di Regioni, Convention Bureau Italia, Federcongressi&eventi, Confturismo,
Federturismo e Assoturismo. Il programma da sviluppare insieme prevede la partecipazione alla 13ª
edizione dell'Imex di Francoforte (19-21 aprile, all'Imex di Las Vegas (18-20 ottobre) e all'EIBTM di
Barcellona (29 novembre-1 dicembre).
FEDERTURISMO CONFINDUSTRIA - Rassegna Stampa 24/03/2016
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CONGRESSUALE
24/03/2016
Pag. 45
diffusione:332893
tiratura:417702
«Franceschini blocchi la riforma dei Beni culturali»
Paolo Fallai
L a protesta è dura: la riforma dei Beni culturali «sta smantellando il sistema delle tutele», e l'appello a
Dario Franceschini è accorato: «Si fermi, perché è del patrimonio italiano che stiamo parlando». Seguono
firme illustri, da Antonio Paolucci, ex ministro e direttore dei Musei Vaticani, a Maria Vittoria Marini Clarelli
che ha diretto per anni la Galleria nazionale d'arte moderna, a Pietro Guzzo, «storico» Soprintendente di
Pompei. Sono tra i molti che hanno aderito alla due giorni romana convocata da Assotecnici, Associazione
Bianchi Bandinelli e Comitato per la Bellezza, proprio per sentire il parere di archeologi, storici dell'arte,
architetti, docenti universitari.
Sotto accusa la separazione tra tutela e valorizzazione, fra soprintendenze e musei «che sta provocando
un autentico caos nella gestione quotidiana dei Beni culturali». E la legge Madia che inquadra le
Soprintendenze nelle Prefetture. «Così comanderà la politica», ha sintetizzato Antonio Paolucci, ricordando
la sua esperienza di Soprintendente fiorentino e i rapporti del premier Matteo Renzi con quegli uffici: «La
sua antipatia nei confronti delle soprintendenze viene dagli anni in cui era sindaco. Lui pensava di fare lo
scoop mondiale trovando Leonardo sotto gli affreschi del Vasari nel Salone dei '500, gli esperti lo hanno
fermato». Il loro obiettivo, secondo Paolucci, è arrivare «a un'autorità unica, più facilmente controllabile dal
potere politico. L'avesse fatta Berlusconi una proposta del genere avremmo visto le piazze invase dai
girotondo e i musei bloccati dagli scioperi».
La tutela, cioè le Soprintendenze, diventano una sorta di «bad company» dei beni culturali secondo Paolo
Liverani, docente di Archeologia a Firenze. Le Soprintendenze archeologiche - le prime a sorgere in Italia vengono unificate a quelle storico-artistiche e a quelle paesaggistiche. Taranto, capitale della Magna
Grecia, perde una Soprintendenza esistente dal 1907 e gli archeologi vengono «affogati» in
Soprintendenze unificate a Brindisi, a Lecce, a Foggia. Maria Vittoria Marini Clarelli si è chiesta: «Dove
finiscono e a chi le loro biblioteche, i loro archivi, i loro laboratori?». Come potrà sopravvivere Roma,
smembrata, e che faticosamente aveva trovato un equilibrio grazie ai ricavi dei biglietti del Colosseo?
Uno spazio non secondario nella discussione l'ha avuto il tema paesaggistico: «Nel triennio 2010-2012, in
piena crisi edilizia, sono stati ricoperti altri 72 mila ettari, un'area pari alla somma dei Comuni di Milano,
Firenze, Bologna, Napoli e Palermo». E nelle città solo a Napoli è stato cementificato il 62,1 per cento del
territorio comunale. «Se entreranno in vigore tutti i decreti attuativi della legge Madia saremo alla
devastazione dello Stato» ha detto l'urbanista Paolo Berdini.
Se lo spirito dei provvedimenti contestati è «valorizzare, cioè cavare soldi, dai beni culturali, a cominciare
dai musei», la cultura in Italia - ha ricordato Vittorio Emiliani - resta la Cenerentola. Gli stanziamenti ci
collocano al 23° posto in Europa, dopo Cipro e Malta e prima della Romania. L'obiettivo dell'assise romana
è proseguire la pressione sul ministero «creando una rete in grado di mostrare che alcune posizioni della
riforma sono ideologiche». Prossimo appuntamento il 7 maggio, con un corteo a Roma, dalla Bocca della
Verità all'Arco di Costantino. «È emergenza cultura, Franceschini ci ascolti».
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Foto: Antonio Paolucci
Foto: Pietro Guzzo
SCENARIO INDUSTRIA TURISTICA - Rassegna Stampa 24/03/2016
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La protesta
24/03/2016
Pag. 20
«Il turismo ha salvato Torino dall'addio di Fiat»
N.SUN.
Il turismo è il settore emergente dell'economia del Piemonte e di Torino in particolare. È questa l'opinione di
Maria Luisa Coppa, presidente di Confcommercio regionale e vice presidente nazionale. «Nel 2000 i
visitatori erano 900mila. Oggi sei milioni. Il New York Times ha inserito Torino fra le città assolutamente da
visitare». La crisi della grande industria è stata superata grazie al turismo: com'è successo? «L'industria ha
un ruolo importante come sempre. In occasione delle Olimpiadi Invernali del 2006 la città ha saputo
ripensare la propria identità e dotarsi di infrastrutture come la Metropolitana e il Passante Ferroviario. Sono
state riqualificate vecchie aree industriali. Sono interventi che hanno permesso di superare la "monocultura
Fiat". Un contributo importante è arrivato dalle istituzioni e dai privati. Il sindaco Fassino ha tracciato una
linea di sviluppo che si è dimostrata efficace». Il motore dello sviluppo? «Non c'è un solo elemento. Parlerei
di un fenomeno complessivo. A Torino e in Piemonte la cultura, i suoi musei sono gli ingredienti principali
del rinnovamento. Non dobbiamo dimenticare le eccellenze enogastronomiche e i vini. Allargando lo
sguardo al Piemonte ricordiamo i luoghi storici come le colline delle Langhe, recentemente inserite nei siti
dell'Unesco, ai laghi con la loro tradizione di accoglienza e al mondo della montagna apprezzata da sportivi
e amanti della natura sia d'inverno che d'estate». Tornando a Torino? «Uno dei fattori di sviluppo è
rappresentato dalla rete museale. Il Nuovo Museo Egizio, il secondo al mondo dopo quello del Cairo grazie
alla recente opera di valorizzazione è in grado di attrarre più di un milione di visitatori l'anno». Il Museo
Egizio è la nuova Fiat di Torino? «L'economia basata soltanto sulla Fiat e sul polo manifatturiero appartiene
al passato. Torino è stata la prima capitale politica d'Italia, poi la capitale dell'auto adesso sta diventando la
capitale della cultura e dell' innovazione. Un primato che testimonia la capacità di trasformarsi e affrontare
le nuove sfide. Una volta gli alberghi erano pieni dal lunedì al venerdì. Ora lo sono anche nel fine settimana
grazie all'attrazione che esercitano le Regge Sabaude e in particolare Venaria». La monocultura industriale
come freno allo sviluppo? «L'industria è stata sicuramente un fonte di grande ricchezza ma forse per alcuni
settori anche di "chiusura". La grande fabbrica dominava la città e, attraverso l'indotto l'intera regione. Sono
state perse occasioni importanti perché il territorio non riusciva a vedere nuove vocazioni. Adesso si
"vedono" cose diverse: Torino si è aperta allo sviluppo del polo universitario che ruota attorno al
Politecnico, alla ricerca, agli eventi, ai grandi concerti. Oggi la sfida riguarda la valorizzazione dei nostri
beni culturali e artistici per allargare l'offerta turistica. Le città d'arte sono Venezia, Firenze e Roma. Lo
sforzo è stato quello di aggiungere Torino che a Natale è stata la città italiana più visitata».
Foto: Maria Luisa Coppa, presidente di Confcommercio Piemonte e vice presidente dell'associazione
nazionale
SCENARIO INDUSTRIA TURISTICA - Rassegna Stampa 24/03/2016
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Intervista a Maria Luisa Coppa
24/03/2016
Pag. 39
diffusione:237405
tiratura:336211
"Il nuovo stile di vacanza tra lusso e prezzi bassi"
DAL NOSTRO CORRISPONDENTE ENRICO FRANCESCHINI
«Io lavoro al bar di un albergo a ore, porto su il caffè a chi fa l'amore», cantava Gino Paoli negli anni
Sessanta. Ma se il protagonista della sua canzone salisse oggi in camera, invece del caffè porterebbe una
cena di cinque portate. E davanti a sé, anziché una coppia di amanti, potrebbe trovare quattro
businessmen o mezza dozzina di amiche.
«L'albergo a ore di una volta, lo squallido motel o la pensioncina a due stelle che serviva soltanto a uno
scopo, non esiste più», dice Lorenzo Sciotti, manager londinese di Dayuse.com, il sito che si occupa di
riempire gli hotel nelle ore diurne. Cosa l'ha sostituito? «Moderni hotel a quattro o cinque stelle, le cui
strutture vengono usate da gruppi di amici o amiche per andare nella spa per un compleanno, un addio al
celibato o al nubilato, una festa di laurea, da uomini d'affari di passaggio per condurre trattative, da persone
che hanno bisogno di rilassarsi prima di prendere un treno o un aereo per un'altra destinazione».
Eppure la Bbc l'ha ribattezzato il sito delle scappatelle, non ci vanno anche le coppie clandestine? «Ci
vanno anche le coppie, clandestine o meno, ma non chiediamo a nessuno cosa fa nella stanza (per
prenotare sul sito non è necessaria la carta di credito, basta il numero del telefonino - il che contribuisce
alla privacy, ndr ). Comunque è cambiato il concetto di fondo: non più l'albergo a ore o l'albergo diurno,
bensì la "Daycation", fusione di day e vacation ossia la vacanza diurna, in splendidi hotel, con ristoranti,
piscina, sauna da sogno, a un prezzo del 50-70 per cento inferiore rispetto a un pernottamento».
Come è nata questa iniziativa? «L'hanno lanciata a Parigi nel 2012 un paio di soci con quattro soldi e
altrettanti alberghi, oggi Dayuse ha una rete di 4mila alberghi in 14 paesi, inclusa l'Italia, il nostro secondo
mercato con 600 hotel, e punta a raddoppiare entro fine 2016 grazie a un investimento di 15 milioni di
euro».
Lei come ci è arrivato? «Laurea in Giurisprudenza a Roma, poi un corso di management in Francia, un
paio di impieghi nel settore alberghiero e mi sono imbattuto in Dayuse, facendo rapidamente carriera».
Perché riempire le camere d'albergo di giorno? «Perché di giorno al 70 per cento sono vuote, pur avendo lo
stesso uno staff al completo. Noi aiutiamo a riempire le camere e tenere occupato lo staff anche nelle ore
diurne. Il pubblico di riferimento sono i viaggiatori in transito, la comunità degli affari, chi ha bisogno di una
pausa di relax o l'esigenza di un incontro di lavoro. Naturalmente gli alberghi offrono anche le sale riunioni
per incontri di questo tipo, ma hanno un prezzo più elevato, mentre un meeting fra due-tre persone si può
fare in una stanza con spesa minore. E poi ci sono quelli che vogliono spassarsela con gli amici, magari
prenotando un paio di stanze, passando un giorno diverso dal solito alla spa, senza avere né il tempo né i
soldi per prolungare un'esperienza simile anche di notte».
Foto: Lorenzo Sciotti
SCENARIO INDUSTRIA TURISTICA - Rassegna Stampa 24/03/2016
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L'INTERVISTA / IL MANAGER DI DEYUSE.COM/R2
24/03/2016
Pag. 39
diffusione:237405
tiratura:336211
Dai meeting alle spa così rinasce l'albergo a ore
Sempre più startup permettono di prenotare camere negli hotel senza il bisogno di pernottare
IRENE MARIA SCALISE
La seconda vita degli alberghi ad ore. Non più solo rifugi clandestini, destinati a coppie furtive in fuga dalla
noia, ma postazioni multitasking. L'idea di un hotel che soddisfi le esigenze di chi in albergo ci vuole
lavorare, rilassarsi nella spa, riposarsi prima di un meeting o portare i bambini a fare un tuffo in piscina, ma
non ha bisogno di dormire, è all'origine della rinascita degli hotel diurni. Belli e (economicamente) possibili.
Ci sono DayBreakHotels, DayUseHotels e HotelsByDay. E persino la casa a ore Presso. DayBreakHotels
è una startup che permette di prenotare circa 1600 alberghi in Italia ma anche Inghilterra, Francia, Spagna,
Cile e Argentina, a un prezzo ridotto sino al 70% rispetto alla tariffa di una notte. DayBreak è nato dalla
fantasia di quattro giovani stanchi di affrontare trasferte scomode. «Ho sempre viaggiato perché ero un
avvocato con la valigia in mano - spiega Simon Botto, Ceo di Day BreakHotels - e notavo che spesso non
usufruivo dei servizi di hotel bellissimi. Così ho deciso di studiare le cifre del mercato alberghiero». Ecco i
risultati: l'occupazione media delle camere è del 65%, due miliardi e mezzo di stanze non sono usate nel
mondo e, solo in Europa, ci sono 40 miliardi di euro di ricavi mancati per stanze inutilizzate. Arriva così
l'idea che mancava. «Abbiamo pensato di rivoluzionare il concetto di hotel trasformandolo da semplice
dormitorio in qualcosa di diverso. Il punto chiave del business sono le camere che noi "sblocchiamo" e
permettono di portare all'hotel clienti nuovi».
Anche DayUse propone l'affitto giornaliero, ad un prezzo ridotto del 30 o del 70%, in hotel di pregio. Ci
sono strutture a Roma, Milano, Firenze, Napoli, Torino e Genova. Gli hotel sono selezionati seguendo
criteri precisi: il luogo, la qualità dei servizi, il design e l'atmosfera. Per David Lebéè, fondatore di DayUse,
«l'Italia rappresenta il 10% delle prenotazioni e sono 10mila le visite giornaliere al sito che arrivano da qui».
Ed è sbarcato da poco in Europa l'americano HotelsByDay, che permette di prenotarsi tramite app. Il
fondatore Yannis Moati non ha dubbi sulla bontà del business: «Il segmento diurno è previsto per 19
miliardi del mercato globale. Solo negli Stati Uniti, il 23% delle camere a 4 e 5 stelle sono vuoti e l'11%
sono disponibili per le prenotazioni diurne». Non è un albergo, ma è una casa ad ore, Presso di Milano. I tre
soci hanno trasformato 350 metri in uno spazio modulare che si può affittare per frazioni di giornata per
studiare, lavorare, cucinare, invitare gli amici e dipingere: l'affitto dello spazio è relativamente economico,
ma ogni servizio si paga a parte.
La differenza tra questi siti di prenotazioni e le agenzie come Expedia o Booking è che i viaggiatori diurni
non contattano direttamente gli alberghi. Aggiunge Botto: «I nostri clienti prenotano solo tramite noi e per gli
albergatori sono soldi extra che arrivano senza fatica. Abbiamo fatto degli studi sui migliori hotel e i ricavi
per le camere diurne potenziano il profitto netto dal 10 al 20%». Chi usa gli alberghi alla luce del sole? Ci
sono i clienti business che vogliono uffici temporanei e per 90 euro riescono a prenotare una stanza dalle 9
alle 17. Funziona perché i travel manager hanno bisogno di tagliare i costi di trasferta. Ma c'è anche chi
nella città ci vive e una camera, con accesso alla piscina o alla spa, lo vede come uno svago per le famiglie
che non hanno voglia di trascinare tutti al mare spendendo ben più di 70 euro in una giornata.
I PUNTI I PORTALI ONLINE Tra i più diffusi ci sono DayBreakHotels (1600 alberghi 4 e 5 stelle in 600 città
italiane), DayUseHotels (offre stanze ridotte dal 30 al 70%) e HotelsByDay, sito americano che funziona
grazie ad una app COME FUNZIONA Il tempo medio di soggiorno diurno è di 6/8 ore (check-out fino alle
23). Per l'uso giornaliero il prezzo per i clienti si riduce fino al 70%: con circa 50 euro si può prenotare una
stanza in un 4 stelle SPRECHI E RICAVI Nel mondo ci sono 2 miliardi e mezzo di camere non utilizzate
Solo in Europa i mancati ricavi arrivano a 40 miliardi di euro all'anno. Per gli hotel i ricavi delle camere
diurne aumentano il profitto netto dal 10 al 20%
SCENARIO INDUSTRIA TURISTICA - Rassegna Stampa 24/03/2016
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Non più solo rifugi clandestini per amanti ma luoghi dove rilassarsi o fare riunioni di lavoro/R2
24/03/2016
Pag. 22 N.13 - 30 marzo 2016
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tiratura:268175
Al Qatar 13 hotel di lusso in Italia
Il San Domenico di Taormina è l'ultimo gioiello finito alle società del piccolo emirato. Che in dieci anni
hanno comprato alberghi a Milano, Venezia, Firenze, Roma.
(Alessandra Gerli)
Mentre Marriott crea con Starwood la più grande compagnia alberghiera del mondo, il Qatar si conferma tra
i più attivi acquirenti di hotel di lusso. In particolare in Italia. L'ultima preda è l'albergo più bello della Sicilia,
il San Domenico di Taormina. Ricavato in un monastero quattrocentesco, l'hotel sta per essere comprato
dalla Constellation, società di real estate, con sede in Lussemburgo, dell'ex primo ministro del Qatar
Hamad bin Jassim Al Thani: 52,5 milioni di euro il prezzo offerto. Negli ultimi dieci anni, il fondo sovrano del
Qatar e le sue sussidiarie, ma anche le società di alcune delle famiglie più in vista del piccolo emirato
arabo, sono partiti alla conquista degli alberghi più famosi del mondo. Oggi ne possiedono una sessantina,
un carnet che comprende il Savoy, il Claridge's, il Park Lane di Londra, Le Grand, il Peninsula di Parigi. E il
Manhattan at Times Square di New York, il Raffles di Singapore, gli Intercontinental di Cannes,
Amsterdam, Francoforte, Madrid. Dallo scorso dicembre, inoltre, il fondo sovrano Qatar investment
authority è socio, con il 10,5 per cento, del primo gruppo alberghiero d'Europa, il francese Accor. La prima
grande operazione alberghiera internazionale del fondo è avvenuta nel nostro Paese, con l'acquisizione
dell' Excelsior Gallia di Milano nel novembre 2006. Dieci anni e quasi 2 miliardi di euro spesi dopo, battono
bandiera del Qatar 13 hotel a cinque stelle italiani. La Qatar Holding, uno dei bracci operativi del fondo
sovrano, si è presa i quattro gioielli della Costa Smeralda ( Pitrizza, Romazzino, Cala di Volpe e Cervo) e il
più economico Grand Hotel Baglioni di Firenze. Un'altra costola statale, la Katara Hospitality, che possiede
una trentina di «iconic hotels» nel mondo, ha fatto suo l' Excelsior di Roma e ha curato il recente raddoppio
del Gallia di Milano. Prima del San Domenico, alla Constellation sono andati il St.Regis di Roma e il Four
Season Palazzo della Gherardesca di Firenze, capolavoro dell'architettura rinascimentale per cui ha speso
150 milioni di euro. La Artic dello sceicco Faisal bin Qassim Al Thani, lontano parente dell'emiro del Qatar
che possiede 18 alberghi nel mondo, ha comprato dalla Boscolo l' Aleph di Roma. La Nozul della famiglia
Jaidah, si è aggiudicata il Gritti Palace di Venezia. Dopo la maison Valentino, il fondo Mayhoola ha voluto
anche l'hotel Regina Baglioni di Roma. «Ben vengano gli sceicchi del Qatar» dice il senatore Bernabò
Bocca, presidente della Federalberghi: «Hanno grande fiducia nel nostro Paese e non stanno comprando a
sconto». Ci guadagnano? «La loro ottica non è a breve, puntano a una rivalutazione nel medio lungo
periodo». Il problema? «Sono interessati solo a poche mete, Roma, Firenze, Venezia, Milano. A gestire i
loro alberghi, inoltre, chiamano i grandi gruppi internazionali. Competere con questi giganti è dura».
Elaborazione grafica di Stefano Carrara Excelsior di Roma Hotel Gallia di Milano Grand Hotel Baglioni di
Firenze Hotel San Domenico di Taormina
SCENARIO INDUSTRIA TURISTICA - Rassegna Stampa 24/03/2016
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SCENARI _ECONOMIA
24/03/2016
Pag. 24
CASA 24 PLUS
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Il Plaza di New York va all'asta
P. De.
Andrà all'asta il prossimo 26 aprile l'hotel Plaza di New York, il mitico albergo di lusso di Manhattan aperto
nel 1907. In un pacchetto che comprende tre hotel, insieme al Plaza il Dream Downtown vero gioiello del
portafoglio secondo alcuni esperti - situato sempre a New York e l'hotel Grosvenor House a Londra. Dopo il
fallimento della società indiana Sahara India Pariwar (il cui presidente è finito in prigione nel 2014 per avere
frodato gli investitori), i fratelli David e Simon Reuben - che vivono a Montecarlo - hanno pagato 800 milioni
di dollari per il debito delle tre proprietà acquistato da Bank of Cina. E così oggi parte dell'hotel, ristoranti e
spazi retail vanno all'asta. Il Plaza era stato venduto a suo tempo a Sahara Group dalla joint venture
formata da Elad Properties, società israeliana del segmento real estate di proprietà del businessman
Yitzhak Tshuvaan, e Kingdom Holdings, veicolo di investimenti del principe Alwaleed bin Talal. All'epoca
delle vendita la struttura era già stata suddivisa in tre parti. Una parte è composta da appartamenti di lusso
che si affacciano sul parco e che sono stati concepiti con la gestione di un albergo, una parte è stata
organizzata in 150 stanze da usare fino a un periodo massimo di 30 giorni, una sorta di mini suite, che sono
state vendute a proprietari privati e, infine, l'ultima parte è composta da 282 camere che costituiscono oggi
l'hotel in vendita. A chi potrebbero interessare gli hotel del pacchetto? Sicuramente a gruppi internazionali,
vista la concorrenza che si sta scatenando nel settore dell'ospitalità. Una dimostrazione è la lotta per
accaparrarsi Starwood tra il colosso Marriott, che sembrava ormai aver conquistato il rivale, e la cordata
cinese capitanata dalla società Anbang che ha rilanciato nei giorni scorsi. I cinesi a New York sono già
presenti al Waldorf Astoria, acquistato sempre da Anbang Insurance Group (il venditore era Hilton) per 1,95
miliardi di dollari nel 2014. Una vendita che ha fatto cambiare anche le abitudini dei presidenti americani: il
Waldorf era considerato un hotel sicuro e facilmente controllabile visto che occupa un intero isolato,
collegato direttamente al treno, ma oggi dato che la proprietà è cinese i presidenti non ci vanno più. Così ha
fatto Obama nella sua ultima visita a New York. Quale sarà il prezzo per mettere le mani sul Plaza? Alcuni
operatori locali avanzano l'ipotesi che si possa arrivare a 3,5 milioni di dollari a stanza come prezzo finale
d'asta, visto che le stanze al Baccarat (difronte al Moma sono state vendute a 2 milioni l'una). Nel
complesso la cifra potrebbe così sfiorare il miliardo di dollari. «Ma il gioiello potrebbe essere proprio l'hotel
Dream Downtown, nella zona più cool di Manhattan - dice GuidoPompilj che con la sua Vivaldi reale state
da anni si occupa di immobiliare a New York -. L'hotel si trova, infatti, a un isolato dalla High Line, è un
parco lineare di New York realizzato su una sezione in disuso della ferrovia sopraelevata chiamata West
Side Line, non lontano dal Chelsea market, dietro alla sede di Google». E a cinque minuti dal quel
Meatpacking district che a New York è diventata la zona più interessante nell'ultimo decennio per
riqualificazioni e sviluppi immobiliari. L'hotel quattro stelle ha 315 camere di dimensioni variabile, tra cui 12
suite, e dispone anche di una piscina circondata da 70 lettini ispirati alla Costa Azzurra e due cabanas
private nelle quali poter fare massaggi e trattamenti Spa.
Foto: MARKA
Foto: New York. La facciata dell'hotel Plaza che andrà all'asta insieme al Dream Downtown
SCENARIO TURISMO E TOUR OPERATORS - Rassegna Stampa 24/03/2016
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