RASSEGNA STAMPA
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RASSEGNA STAMPA 24 marzo 2016 24/03/2016 Pag. 10 diffusione:158404 tiratura:211708 A rischio un business da 700 miliardi Il Dipartimento di Stato Usa: avvertimento sui viaggi in Europa, operatori Ue in allarme LO SCENARIO Iorio:i consumatori cercano sicurezza, ora privilegiate le mete secondarie Solimeno: turbolenzaa breve per il trasporto aereo Laura Cavestri MILANO «Viaggiare in Europaè pericoloso. Siate cauti ed evitate i luoghi affollati». Il Dipartimento di Stato Usa ha lanciato ieri un travel alert ai propri concittadini sui viaggi in Europa per possibili nuovi attentati, dopo la strage di Bruxelles rivendicata dall'Isis,e il turismo europeo entra in fibrillazione. Una "torta", quella turistica, da oltre 700 miliardi di euro nella Ue, grazie all'elevata mobilità dei cittadini europei, ma anche dei cinesi e proprio degli statunitensi, di cui gli operatori italiani ben conoscono il "peso".I viaggiatoria stelle e strisce sono big spender mondiali e, con uno scontrino medio da 930 euro, secondi solo ai cinesi. Nel 2015 secondo l'Istat in Italia sono arrivati oltre 4,7 milioni di viaggiatori statunitensi, per una spesa di 4,3 miliardi: arrivi cresciuti del +4,2%, presenze, del +2,5 per cento. L'Italia, nel 2015 è stato il Paese Ue con il più alto numero di pernottamenti di cittadini extra-Ue: il 17,5% di tutti quelli registrati in Europa.E di questi oltre il 20% era targato Usa. Ma se l'Associazione veneziana albergatori (che riunisce 350 hotel a Venezia e in terraferma) fa sapere di essere assai preoccupata per le cancellazioni dei clienti oltreoceano (gli americani sono la prima nazionalità per numero di presenze a Venezia, rappresentano circa il 20% delle presenze e costituiscono il 30% del fatturato per gli hotel a 4 e 5 stelle), invita alla calma Bernabò Bocca, presidente di Federalberghi: «Non dobbiamo farci prendere dal panico - spiega Bocca - . Il Dipartimento Usa ha emesso un alert che è un avviso e non un warning (cheè uno sconsiglio ed è molto più pesante)». «Credo- ha aggiunto Renzo Iorio, presidente di Federturismo Confindustria- che sia un'inevitabile reazione a caldo. Queste tensioni, da un Paese all'altro, fanno parte del panorama del turismo e dobbiamo un po' abituarci. Anche dopo i fatti di Parigi, abbiamo osservato prima un rallentamento e poi una specie di livellamentoa favore di mete più secondarie e meno potenzialmente nel mirino. A Natale hanno sofferto le capitali europee, sino a un -5%, comprese Romae Milano, ma ne hanno tratto beneficio città come Napoli, Torinoe Bologna. In Italia ci attendiamo comunque un calo complessivo del 4-5% di presenze quest'anno ma perchè il 2015 è stato "gonfiato" dall'effetto Expo. Anche in Europa c'è da aspettarsi un minore afflusso in occasione di eventi sportivi, manifestazioni di grande richiamo e un "travaso" verso mete europee più periferiche. Non un'interruzione». Ancora nessuna cancellazione secondo Astoi Confindustria Viaggi, che associa oltre il 90% dei tour operator. «Abbiamo fatto dei monitoraggi nelle ultime 48 ore - ha detto il vicepresidente Pier Ezhaya - e non c'è crollo. Continuano a soffrire le destinazioni già note, come Egitto, Tunisia e Turchia». «Anche dopo il Bataclan - ha aggiunto Umberto Solimeno, presidente di Ibar, (l'associazione delle compagnie aeree) - si è assistito a un rallentamento delle prenotazioni su Parigi sino a un -25% nei primi 60 giorni. Chi viaggia poco, magari rinuncia del tutto. Chi aveva già un biglietto in mano parte lo stesso, come chi lo fa per lavoro». Anche il fronte degli incentive travel (eventi e viaggi per motivare managere forza vendite, diffusi tra le grandi aziende) non si lamenta. «Meno Egitto e più Italia. Meno Turchia e più Maldives - spiega Alessandro Rosso (titolare dell'omonimo Gruppo) -. Si dribbla cambiando rotta. Ma, per ora, la rinuncia nonè contemplata». LA PAROLA CHIAVE Incoming 7 Il turismo incoming è il turismo in entrata, cioè i viaggi effettuati all'interno di un Paese dai non residenti. Ad esempio, il flusso degli stranieri che vengono in vacanza o in viaggio di lavoro in Italia. Per contro, si definisce turismo outgoing il turismo in uscita, i viaggiatori italiani che vanno in vacanza all'estero. FEDERTURISMO CONFINDUSTRIA - Rassegna Stampa 24/03/2016 8 La proprietà intellettuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato Attacco al cuore dell'Europa ALLARME VIAGGI L'impatto sull'Italia Da Venezia a Roma si teme una raffica di cancellazioni da parte di viaggiatori top spender 24/03/2016 Pag. 13 La Citta di Salerno diffusione:9000 Il Dipartimento di stato Usa: «Non andate ora in Europa» Il Dipartimento di stato Usa: «Non andate ora in Europa» ROMA Arriva la prima pesante mazzata anche al mondo del turismo, che negli ultimi mesi è stato colpito da una serie impressionante di eventi drammatici. Il Dipartimento di stato americano ha infatti emesso un «travel alert», con cui avvisa i cittadini americani sui potenziali rischi legati ai viaggi verso e attraverso l'Europa. E vanno inevitabilmente un pò in ansia gli operatori italiani, che ben conoscono il valore del colosso dei viaggiatori a stelle e strisce big spender mondiali secondi solo ai cinesi con 112 miliardi di spesa l'anno: nel 2015 secondo dati Bankitalia in Italia sono arrivati oltre 3.7 milioni di viaggiatori per una spesa di 4.3 miliardi e quasi 30 milioni di pernottamenti. Ma se l'Associazione Veneziana Albergatori (che riunisce 350 hotel a Venezia e in terraferma) fa sapere di essere assai preoccupata per le cancellazioni dei clienti oltreoceano, invita alla calma Bernabò Bocca, presidente di Federalberghi: «Non dobbiamo farci prendere prendere dal panico - dice - e permettere ai terroristi di raggiungere il loro vero scopo e cioè bloccare gli spostamenti e i viaggi e far crollare l'economia. Innanzitutto il Dipartimento Usa ha emesso un alert che è un avviso e non un warning (che è uno sconsiglio ed è molto più pesante). L'Italia non è obiettivo sensibile più di altri e noi abbiamo fiducia nelle azioni che stanno facendo governo, intelligence e forze dell'ordine». «Credo - spiega Renzo Iorio, presidente di Federturismo Confindustria - che sia un'inevitabile reazione a caldo, in queste situazioni è chiaro che, al di là delle mete ci sia una perplessità sul viaggiare stesso. Ancora nessuna cancellazione secondo Astoi Confindustria Viaggi, che associa oltre il 90% dei tour operator. «Abbiamo fatto dei monitoraggi sia ieri che oggi - dice il vicepresidente Pier Ezhaya - e confermiamo che non c'è nessun crollo. Continuano a soffrire le destinazioni che già soffrivano». FEDERTURISMO CONFINDUSTRIA - Rassegna Stampa 24/03/2016 18 La proprietà intellettuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato Il Dipartimento di stato Usa: «Non andate ora in Europa» 24/03/2016 Pag. 8 diffusione:5274 tiratura:6617 Il Dipartimento di stato Usa: «Non andate ora in Europa» Il Dipartimento di stato Usa: «Non andate ora in Europa» ROMA Arriva la prima pesante mazzata anche al mondo del turismo, che negli ultimi mesi è stato colpito da una serie impressionante di eventi drammatici. Il Dipartimento di stato americano ha infatti emesso un «travel alert», con cui avvisa i cittadini americani sui potenziali rischi legati ai viaggi verso e attraverso l'Europa. E vanno inevitabilmente un pò in ansia gli operatori italiani, che ben conoscono il valore del colosso dei viaggiatori a stelle e strisce big spender mondiali secondi solo ai cinesi con 112 miliardi di spesa l'anno: nel 2015 secondo dati Bankitalia in Italia sono arrivati oltre 3.7 milioni di viaggiatori per una spesa di 4.3 miliardi e quasi 30 milioni di pernottamenti. Ma se l'Associazione Veneziana Albergatori (che riunisce 350 hotel a Venezia e in terraferma) fa sapere di essere assai preoccupata per le cancellazioni dei clienti oltreoceano, invita alla calma Bernabò Bocca, presidente di Federalberghi: «Non dobbiamo farci prendere prendere dal panico - dice - e permettere ai terroristi di raggiungere il loro vero scopo e cioè bloccare gli spostamenti e i viaggi e far crollare l'economia. Innanzitutto il Dipartimento Usa ha emesso un alert che è un avviso e non un warning (che è uno sconsiglio ed è molto più pesante). L'Italia non è obiettivo sensibile più di altri e noi abbiamo fiducia nelle azioni che stanno facendo governo, intelligence e forze dell'ordine». «Credo - spiega Renzo Iorio, presidente di Federturismo Confindustria - che sia un'inevitabile reazione a caldo, in queste situazioni è chiaro che, al di là delle mete ci sia una perplessità sul viaggiare stesso. Ancora nessuna cancellazione secondo Astoi Confindustria Viaggi, che associa oltre il 90% dei tour operator. «Abbiamo fatto dei monitoraggi sia ieri che oggi - dice il vicepresidente Pier Ezhaya - e confermiamo che non c'è nessun crollo. Continuano a soffrire le destinazioni che già soffrivano». FEDERTURISMO CONFINDUSTRIA - Rassegna Stampa 24/03/2016 12 La proprietà intellettuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato Il Dipartimento di stato Usa: «Non andate ora in Europa» 23/03/2016 Pag. 8 N.8 - 23 marzo 2016 L'Agenzia di Viaggi diffusione:14500 Enit-Mice Italia, prove di regia Prove tecniche di regia per il turismo congressuale. Si è svolta la prima riunione operativa del tavolo tecnico Enit-Mice Italia sul tema del coordinamento nel comparto che vanta un Pil di 15 miliardi di euro. Hanno partecipato rappresentanti di Regioni, Convention Bureau Italia, Federcongressi&eventi, Confturismo, Federturismo e Assoturismo. Il programma da sviluppare insieme prevede la partecipazione alla 13ª edizione dell'Imex di Francoforte (19-21 aprile, all'Imex di Las Vegas (18-20 ottobre) e all'EIBTM di Barcellona (29 novembre-1 dicembre). FEDERTURISMO CONFINDUSTRIA - Rassegna Stampa 24/03/2016 27 La proprietà intellettuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato CONGRESSUALE 24/03/2016 Pag. 45 diffusione:332893 tiratura:417702 «Franceschini blocchi la riforma dei Beni culturali» Paolo Fallai L a protesta è dura: la riforma dei Beni culturali «sta smantellando il sistema delle tutele», e l'appello a Dario Franceschini è accorato: «Si fermi, perché è del patrimonio italiano che stiamo parlando». Seguono firme illustri, da Antonio Paolucci, ex ministro e direttore dei Musei Vaticani, a Maria Vittoria Marini Clarelli che ha diretto per anni la Galleria nazionale d'arte moderna, a Pietro Guzzo, «storico» Soprintendente di Pompei. Sono tra i molti che hanno aderito alla due giorni romana convocata da Assotecnici, Associazione Bianchi Bandinelli e Comitato per la Bellezza, proprio per sentire il parere di archeologi, storici dell'arte, architetti, docenti universitari. Sotto accusa la separazione tra tutela e valorizzazione, fra soprintendenze e musei «che sta provocando un autentico caos nella gestione quotidiana dei Beni culturali». E la legge Madia che inquadra le Soprintendenze nelle Prefetture. «Così comanderà la politica», ha sintetizzato Antonio Paolucci, ricordando la sua esperienza di Soprintendente fiorentino e i rapporti del premier Matteo Renzi con quegli uffici: «La sua antipatia nei confronti delle soprintendenze viene dagli anni in cui era sindaco. Lui pensava di fare lo scoop mondiale trovando Leonardo sotto gli affreschi del Vasari nel Salone dei '500, gli esperti lo hanno fermato». Il loro obiettivo, secondo Paolucci, è arrivare «a un'autorità unica, più facilmente controllabile dal potere politico. L'avesse fatta Berlusconi una proposta del genere avremmo visto le piazze invase dai girotondo e i musei bloccati dagli scioperi». La tutela, cioè le Soprintendenze, diventano una sorta di «bad company» dei beni culturali secondo Paolo Liverani, docente di Archeologia a Firenze. Le Soprintendenze archeologiche - le prime a sorgere in Italia vengono unificate a quelle storico-artistiche e a quelle paesaggistiche. Taranto, capitale della Magna Grecia, perde una Soprintendenza esistente dal 1907 e gli archeologi vengono «affogati» in Soprintendenze unificate a Brindisi, a Lecce, a Foggia. Maria Vittoria Marini Clarelli si è chiesta: «Dove finiscono e a chi le loro biblioteche, i loro archivi, i loro laboratori?». Come potrà sopravvivere Roma, smembrata, e che faticosamente aveva trovato un equilibrio grazie ai ricavi dei biglietti del Colosseo? Uno spazio non secondario nella discussione l'ha avuto il tema paesaggistico: «Nel triennio 2010-2012, in piena crisi edilizia, sono stati ricoperti altri 72 mila ettari, un'area pari alla somma dei Comuni di Milano, Firenze, Bologna, Napoli e Palermo». E nelle città solo a Napoli è stato cementificato il 62,1 per cento del territorio comunale. «Se entreranno in vigore tutti i decreti attuativi della legge Madia saremo alla devastazione dello Stato» ha detto l'urbanista Paolo Berdini. Se lo spirito dei provvedimenti contestati è «valorizzare, cioè cavare soldi, dai beni culturali, a cominciare dai musei», la cultura in Italia - ha ricordato Vittorio Emiliani - resta la Cenerentola. Gli stanziamenti ci collocano al 23° posto in Europa, dopo Cipro e Malta e prima della Romania. L'obiettivo dell'assise romana è proseguire la pressione sul ministero «creando una rete in grado di mostrare che alcune posizioni della riforma sono ideologiche». Prossimo appuntamento il 7 maggio, con un corteo a Roma, dalla Bocca della Verità all'Arco di Costantino. «È emergenza cultura, Franceschini ci ascolti». © RIPRODUZIONE RISERVATA Foto: Antonio Paolucci Foto: Pietro Guzzo SCENARIO INDUSTRIA TURISTICA - Rassegna Stampa 24/03/2016 29 La proprietà intellettuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato La protesta 24/03/2016 Pag. 20 «Il turismo ha salvato Torino dall'addio di Fiat» N.SUN. Il turismo è il settore emergente dell'economia del Piemonte e di Torino in particolare. È questa l'opinione di Maria Luisa Coppa, presidente di Confcommercio regionale e vice presidente nazionale. «Nel 2000 i visitatori erano 900mila. Oggi sei milioni. Il New York Times ha inserito Torino fra le città assolutamente da visitare». La crisi della grande industria è stata superata grazie al turismo: com'è successo? «L'industria ha un ruolo importante come sempre. In occasione delle Olimpiadi Invernali del 2006 la città ha saputo ripensare la propria identità e dotarsi di infrastrutture come la Metropolitana e il Passante Ferroviario. Sono state riqualificate vecchie aree industriali. Sono interventi che hanno permesso di superare la "monocultura Fiat". Un contributo importante è arrivato dalle istituzioni e dai privati. Il sindaco Fassino ha tracciato una linea di sviluppo che si è dimostrata efficace». Il motore dello sviluppo? «Non c'è un solo elemento. Parlerei di un fenomeno complessivo. A Torino e in Piemonte la cultura, i suoi musei sono gli ingredienti principali del rinnovamento. Non dobbiamo dimenticare le eccellenze enogastronomiche e i vini. Allargando lo sguardo al Piemonte ricordiamo i luoghi storici come le colline delle Langhe, recentemente inserite nei siti dell'Unesco, ai laghi con la loro tradizione di accoglienza e al mondo della montagna apprezzata da sportivi e amanti della natura sia d'inverno che d'estate». Tornando a Torino? «Uno dei fattori di sviluppo è rappresentato dalla rete museale. Il Nuovo Museo Egizio, il secondo al mondo dopo quello del Cairo grazie alla recente opera di valorizzazione è in grado di attrarre più di un milione di visitatori l'anno». Il Museo Egizio è la nuova Fiat di Torino? «L'economia basata soltanto sulla Fiat e sul polo manifatturiero appartiene al passato. Torino è stata la prima capitale politica d'Italia, poi la capitale dell'auto adesso sta diventando la capitale della cultura e dell' innovazione. Un primato che testimonia la capacità di trasformarsi e affrontare le nuove sfide. Una volta gli alberghi erano pieni dal lunedì al venerdì. Ora lo sono anche nel fine settimana grazie all'attrazione che esercitano le Regge Sabaude e in particolare Venaria». La monocultura industriale come freno allo sviluppo? «L'industria è stata sicuramente un fonte di grande ricchezza ma forse per alcuni settori anche di "chiusura". La grande fabbrica dominava la città e, attraverso l'indotto l'intera regione. Sono state perse occasioni importanti perché il territorio non riusciva a vedere nuove vocazioni. Adesso si "vedono" cose diverse: Torino si è aperta allo sviluppo del polo universitario che ruota attorno al Politecnico, alla ricerca, agli eventi, ai grandi concerti. Oggi la sfida riguarda la valorizzazione dei nostri beni culturali e artistici per allargare l'offerta turistica. Le città d'arte sono Venezia, Firenze e Roma. Lo sforzo è stato quello di aggiungere Torino che a Natale è stata la città italiana più visitata». Foto: Maria Luisa Coppa, presidente di Confcommercio Piemonte e vice presidente dell'associazione nazionale SCENARIO INDUSTRIA TURISTICA - Rassegna Stampa 24/03/2016 66 La proprietà intellettuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato Intervista a Maria Luisa Coppa 24/03/2016 Pag. 39 diffusione:237405 tiratura:336211 "Il nuovo stile di vacanza tra lusso e prezzi bassi" DAL NOSTRO CORRISPONDENTE ENRICO FRANCESCHINI «Io lavoro al bar di un albergo a ore, porto su il caffè a chi fa l'amore», cantava Gino Paoli negli anni Sessanta. Ma se il protagonista della sua canzone salisse oggi in camera, invece del caffè porterebbe una cena di cinque portate. E davanti a sé, anziché una coppia di amanti, potrebbe trovare quattro businessmen o mezza dozzina di amiche. «L'albergo a ore di una volta, lo squallido motel o la pensioncina a due stelle che serviva soltanto a uno scopo, non esiste più», dice Lorenzo Sciotti, manager londinese di Dayuse.com, il sito che si occupa di riempire gli hotel nelle ore diurne. Cosa l'ha sostituito? «Moderni hotel a quattro o cinque stelle, le cui strutture vengono usate da gruppi di amici o amiche per andare nella spa per un compleanno, un addio al celibato o al nubilato, una festa di laurea, da uomini d'affari di passaggio per condurre trattative, da persone che hanno bisogno di rilassarsi prima di prendere un treno o un aereo per un'altra destinazione». Eppure la Bbc l'ha ribattezzato il sito delle scappatelle, non ci vanno anche le coppie clandestine? «Ci vanno anche le coppie, clandestine o meno, ma non chiediamo a nessuno cosa fa nella stanza (per prenotare sul sito non è necessaria la carta di credito, basta il numero del telefonino - il che contribuisce alla privacy, ndr ). Comunque è cambiato il concetto di fondo: non più l'albergo a ore o l'albergo diurno, bensì la "Daycation", fusione di day e vacation ossia la vacanza diurna, in splendidi hotel, con ristoranti, piscina, sauna da sogno, a un prezzo del 50-70 per cento inferiore rispetto a un pernottamento». Come è nata questa iniziativa? «L'hanno lanciata a Parigi nel 2012 un paio di soci con quattro soldi e altrettanti alberghi, oggi Dayuse ha una rete di 4mila alberghi in 14 paesi, inclusa l'Italia, il nostro secondo mercato con 600 hotel, e punta a raddoppiare entro fine 2016 grazie a un investimento di 15 milioni di euro». Lei come ci è arrivato? «Laurea in Giurisprudenza a Roma, poi un corso di management in Francia, un paio di impieghi nel settore alberghiero e mi sono imbattuto in Dayuse, facendo rapidamente carriera». Perché riempire le camere d'albergo di giorno? «Perché di giorno al 70 per cento sono vuote, pur avendo lo stesso uno staff al completo. Noi aiutiamo a riempire le camere e tenere occupato lo staff anche nelle ore diurne. Il pubblico di riferimento sono i viaggiatori in transito, la comunità degli affari, chi ha bisogno di una pausa di relax o l'esigenza di un incontro di lavoro. Naturalmente gli alberghi offrono anche le sale riunioni per incontri di questo tipo, ma hanno un prezzo più elevato, mentre un meeting fra due-tre persone si può fare in una stanza con spesa minore. E poi ci sono quelli che vogliono spassarsela con gli amici, magari prenotando un paio di stanze, passando un giorno diverso dal solito alla spa, senza avere né il tempo né i soldi per prolungare un'esperienza simile anche di notte». Foto: Lorenzo Sciotti SCENARIO INDUSTRIA TURISTICA - Rassegna Stampa 24/03/2016 35 La proprietà intellettuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato L'INTERVISTA / IL MANAGER DI DEYUSE.COM/R2 24/03/2016 Pag. 39 diffusione:237405 tiratura:336211 Dai meeting alle spa così rinasce l'albergo a ore Sempre più startup permettono di prenotare camere negli hotel senza il bisogno di pernottare IRENE MARIA SCALISE La seconda vita degli alberghi ad ore. Non più solo rifugi clandestini, destinati a coppie furtive in fuga dalla noia, ma postazioni multitasking. L'idea di un hotel che soddisfi le esigenze di chi in albergo ci vuole lavorare, rilassarsi nella spa, riposarsi prima di un meeting o portare i bambini a fare un tuffo in piscina, ma non ha bisogno di dormire, è all'origine della rinascita degli hotel diurni. Belli e (economicamente) possibili. Ci sono DayBreakHotels, DayUseHotels e HotelsByDay. E persino la casa a ore Presso. DayBreakHotels è una startup che permette di prenotare circa 1600 alberghi in Italia ma anche Inghilterra, Francia, Spagna, Cile e Argentina, a un prezzo ridotto sino al 70% rispetto alla tariffa di una notte. DayBreak è nato dalla fantasia di quattro giovani stanchi di affrontare trasferte scomode. «Ho sempre viaggiato perché ero un avvocato con la valigia in mano - spiega Simon Botto, Ceo di Day BreakHotels - e notavo che spesso non usufruivo dei servizi di hotel bellissimi. Così ho deciso di studiare le cifre del mercato alberghiero». Ecco i risultati: l'occupazione media delle camere è del 65%, due miliardi e mezzo di stanze non sono usate nel mondo e, solo in Europa, ci sono 40 miliardi di euro di ricavi mancati per stanze inutilizzate. Arriva così l'idea che mancava. «Abbiamo pensato di rivoluzionare il concetto di hotel trasformandolo da semplice dormitorio in qualcosa di diverso. Il punto chiave del business sono le camere che noi "sblocchiamo" e permettono di portare all'hotel clienti nuovi». Anche DayUse propone l'affitto giornaliero, ad un prezzo ridotto del 30 o del 70%, in hotel di pregio. Ci sono strutture a Roma, Milano, Firenze, Napoli, Torino e Genova. Gli hotel sono selezionati seguendo criteri precisi: il luogo, la qualità dei servizi, il design e l'atmosfera. Per David Lebéè, fondatore di DayUse, «l'Italia rappresenta il 10% delle prenotazioni e sono 10mila le visite giornaliere al sito che arrivano da qui». Ed è sbarcato da poco in Europa l'americano HotelsByDay, che permette di prenotarsi tramite app. Il fondatore Yannis Moati non ha dubbi sulla bontà del business: «Il segmento diurno è previsto per 19 miliardi del mercato globale. Solo negli Stati Uniti, il 23% delle camere a 4 e 5 stelle sono vuoti e l'11% sono disponibili per le prenotazioni diurne». Non è un albergo, ma è una casa ad ore, Presso di Milano. I tre soci hanno trasformato 350 metri in uno spazio modulare che si può affittare per frazioni di giornata per studiare, lavorare, cucinare, invitare gli amici e dipingere: l'affitto dello spazio è relativamente economico, ma ogni servizio si paga a parte. La differenza tra questi siti di prenotazioni e le agenzie come Expedia o Booking è che i viaggiatori diurni non contattano direttamente gli alberghi. Aggiunge Botto: «I nostri clienti prenotano solo tramite noi e per gli albergatori sono soldi extra che arrivano senza fatica. Abbiamo fatto degli studi sui migliori hotel e i ricavi per le camere diurne potenziano il profitto netto dal 10 al 20%». Chi usa gli alberghi alla luce del sole? Ci sono i clienti business che vogliono uffici temporanei e per 90 euro riescono a prenotare una stanza dalle 9 alle 17. Funziona perché i travel manager hanno bisogno di tagliare i costi di trasferta. Ma c'è anche chi nella città ci vive e una camera, con accesso alla piscina o alla spa, lo vede come uno svago per le famiglie che non hanno voglia di trascinare tutti al mare spendendo ben più di 70 euro in una giornata. I PUNTI I PORTALI ONLINE Tra i più diffusi ci sono DayBreakHotels (1600 alberghi 4 e 5 stelle in 600 città italiane), DayUseHotels (offre stanze ridotte dal 30 al 70%) e HotelsByDay, sito americano che funziona grazie ad una app COME FUNZIONA Il tempo medio di soggiorno diurno è di 6/8 ore (check-out fino alle 23). Per l'uso giornaliero il prezzo per i clienti si riduce fino al 70%: con circa 50 euro si può prenotare una stanza in un 4 stelle SPRECHI E RICAVI Nel mondo ci sono 2 miliardi e mezzo di camere non utilizzate Solo in Europa i mancati ricavi arrivano a 40 miliardi di euro all'anno. Per gli hotel i ricavi delle camere diurne aumentano il profitto netto dal 10 al 20% SCENARIO INDUSTRIA TURISTICA - Rassegna Stampa 24/03/2016 34 La proprietà intellettuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato Non più solo rifugi clandestini per amanti ma luoghi dove rilassarsi o fare riunioni di lavoro/R2 24/03/2016 Pag. 22 N.13 - 30 marzo 2016 diffusione:188898 tiratura:268175 Al Qatar 13 hotel di lusso in Italia Il San Domenico di Taormina è l'ultimo gioiello finito alle società del piccolo emirato. Che in dieci anni hanno comprato alberghi a Milano, Venezia, Firenze, Roma. (Alessandra Gerli) Mentre Marriott crea con Starwood la più grande compagnia alberghiera del mondo, il Qatar si conferma tra i più attivi acquirenti di hotel di lusso. In particolare in Italia. L'ultima preda è l'albergo più bello della Sicilia, il San Domenico di Taormina. Ricavato in un monastero quattrocentesco, l'hotel sta per essere comprato dalla Constellation, società di real estate, con sede in Lussemburgo, dell'ex primo ministro del Qatar Hamad bin Jassim Al Thani: 52,5 milioni di euro il prezzo offerto. Negli ultimi dieci anni, il fondo sovrano del Qatar e le sue sussidiarie, ma anche le società di alcune delle famiglie più in vista del piccolo emirato arabo, sono partiti alla conquista degli alberghi più famosi del mondo. Oggi ne possiedono una sessantina, un carnet che comprende il Savoy, il Claridge's, il Park Lane di Londra, Le Grand, il Peninsula di Parigi. E il Manhattan at Times Square di New York, il Raffles di Singapore, gli Intercontinental di Cannes, Amsterdam, Francoforte, Madrid. Dallo scorso dicembre, inoltre, il fondo sovrano Qatar investment authority è socio, con il 10,5 per cento, del primo gruppo alberghiero d'Europa, il francese Accor. La prima grande operazione alberghiera internazionale del fondo è avvenuta nel nostro Paese, con l'acquisizione dell' Excelsior Gallia di Milano nel novembre 2006. Dieci anni e quasi 2 miliardi di euro spesi dopo, battono bandiera del Qatar 13 hotel a cinque stelle italiani. La Qatar Holding, uno dei bracci operativi del fondo sovrano, si è presa i quattro gioielli della Costa Smeralda ( Pitrizza, Romazzino, Cala di Volpe e Cervo) e il più economico Grand Hotel Baglioni di Firenze. Un'altra costola statale, la Katara Hospitality, che possiede una trentina di «iconic hotels» nel mondo, ha fatto suo l' Excelsior di Roma e ha curato il recente raddoppio del Gallia di Milano. Prima del San Domenico, alla Constellation sono andati il St.Regis di Roma e il Four Season Palazzo della Gherardesca di Firenze, capolavoro dell'architettura rinascimentale per cui ha speso 150 milioni di euro. La Artic dello sceicco Faisal bin Qassim Al Thani, lontano parente dell'emiro del Qatar che possiede 18 alberghi nel mondo, ha comprato dalla Boscolo l' Aleph di Roma. La Nozul della famiglia Jaidah, si è aggiudicata il Gritti Palace di Venezia. Dopo la maison Valentino, il fondo Mayhoola ha voluto anche l'hotel Regina Baglioni di Roma. «Ben vengano gli sceicchi del Qatar» dice il senatore Bernabò Bocca, presidente della Federalberghi: «Hanno grande fiducia nel nostro Paese e non stanno comprando a sconto». Ci guadagnano? «La loro ottica non è a breve, puntano a una rivalutazione nel medio lungo periodo». Il problema? «Sono interessati solo a poche mete, Roma, Firenze, Venezia, Milano. A gestire i loro alberghi, inoltre, chiamano i grandi gruppi internazionali. Competere con questi giganti è dura». Elaborazione grafica di Stefano Carrara Excelsior di Roma Hotel Gallia di Milano Grand Hotel Baglioni di Firenze Hotel San Domenico di Taormina SCENARIO INDUSTRIA TURISTICA - Rassegna Stampa 24/03/2016 47 La proprietà intellettuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato SCENARI _ECONOMIA 24/03/2016 Pag. 24 CASA 24 PLUS diffusione:158404 tiratura:211708 Il Plaza di New York va all'asta P. De. Andrà all'asta il prossimo 26 aprile l'hotel Plaza di New York, il mitico albergo di lusso di Manhattan aperto nel 1907. In un pacchetto che comprende tre hotel, insieme al Plaza il Dream Downtown vero gioiello del portafoglio secondo alcuni esperti - situato sempre a New York e l'hotel Grosvenor House a Londra. Dopo il fallimento della società indiana Sahara India Pariwar (il cui presidente è finito in prigione nel 2014 per avere frodato gli investitori), i fratelli David e Simon Reuben - che vivono a Montecarlo - hanno pagato 800 milioni di dollari per il debito delle tre proprietà acquistato da Bank of Cina. E così oggi parte dell'hotel, ristoranti e spazi retail vanno all'asta. Il Plaza era stato venduto a suo tempo a Sahara Group dalla joint venture formata da Elad Properties, società israeliana del segmento real estate di proprietà del businessman Yitzhak Tshuvaan, e Kingdom Holdings, veicolo di investimenti del principe Alwaleed bin Talal. All'epoca delle vendita la struttura era già stata suddivisa in tre parti. Una parte è composta da appartamenti di lusso che si affacciano sul parco e che sono stati concepiti con la gestione di un albergo, una parte è stata organizzata in 150 stanze da usare fino a un periodo massimo di 30 giorni, una sorta di mini suite, che sono state vendute a proprietari privati e, infine, l'ultima parte è composta da 282 camere che costituiscono oggi l'hotel in vendita. A chi potrebbero interessare gli hotel del pacchetto? Sicuramente a gruppi internazionali, vista la concorrenza che si sta scatenando nel settore dell'ospitalità. Una dimostrazione è la lotta per accaparrarsi Starwood tra il colosso Marriott, che sembrava ormai aver conquistato il rivale, e la cordata cinese capitanata dalla società Anbang che ha rilanciato nei giorni scorsi. I cinesi a New York sono già presenti al Waldorf Astoria, acquistato sempre da Anbang Insurance Group (il venditore era Hilton) per 1,95 miliardi di dollari nel 2014. Una vendita che ha fatto cambiare anche le abitudini dei presidenti americani: il Waldorf era considerato un hotel sicuro e facilmente controllabile visto che occupa un intero isolato, collegato direttamente al treno, ma oggi dato che la proprietà è cinese i presidenti non ci vanno più. Così ha fatto Obama nella sua ultima visita a New York. Quale sarà il prezzo per mettere le mani sul Plaza? Alcuni operatori locali avanzano l'ipotesi che si possa arrivare a 3,5 milioni di dollari a stanza come prezzo finale d'asta, visto che le stanze al Baccarat (difronte al Moma sono state vendute a 2 milioni l'una). Nel complesso la cifra potrebbe così sfiorare il miliardo di dollari. «Ma il gioiello potrebbe essere proprio l'hotel Dream Downtown, nella zona più cool di Manhattan - dice GuidoPompilj che con la sua Vivaldi reale state da anni si occupa di immobiliare a New York -. L'hotel si trova, infatti, a un isolato dalla High Line, è un parco lineare di New York realizzato su una sezione in disuso della ferrovia sopraelevata chiamata West Side Line, non lontano dal Chelsea market, dietro alla sede di Google». E a cinque minuti dal quel Meatpacking district che a New York è diventata la zona più interessante nell'ultimo decennio per riqualificazioni e sviluppi immobiliari. L'hotel quattro stelle ha 315 camere di dimensioni variabile, tra cui 12 suite, e dispone anche di una piscina circondata da 70 lettini ispirati alla Costa Azzurra e due cabanas private nelle quali poter fare massaggi e trattamenti Spa. Foto: MARKA Foto: New York. La facciata dell'hotel Plaza che andrà all'asta insieme al Dream Downtown SCENARIO TURISMO E TOUR OPERATORS - Rassegna Stampa 24/03/2016 84 La proprietà intellettuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato stati uniti Edizione del: 24/03/16 Estratto da pag.: 20 Foglio: 1/1 Peso: 54% Servizi di Media Monitoring Il presente documento è ad uso esclusivo del committente. 106-141-080 Sezione: ASSOCIAZIONI CONFINDUSTRIA Dir. Resp.: Giorgio Mulè Tiratura: 191.420 Diffusione: 270.965 Lettori: 2.468.000 Edizione del: 24/03/16 Estratto da pag.: 19 Foglio: 1/1 Peso: 11% Servizi di Media Monitoring Il presente documento è ad uso esclusivo del committente. 104-115-080 Sezione: RELAZIONI INDUSTRIALI Dir. Resp.: Roberto Napoletano Tiratura: 376.775 Diffusione: 195.317 Lettori: 907.000 Edizione del: 24/03/16 Estratto da pag.: 51 Foglio: 1/1 Peso: 15% Servizi di Media Monitoring Il presente documento è ad uso esclusivo del committente. 104-115-080 Sezione: RELAZIONI INDUSTRIALI Dir. 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