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Storia del cinema 2013-14 Gli invisibili 8 gennaio - 12 febbraio 2014 Catherine Deneuve ne Les Parapluies de Cherbourg, di Jacques Demy (Francia, 1964) il mercoledì alle ore 21.00 ingresso libero riservato ai soci Feedback video-biblioteca “Vigor”, via Previati 18, Ferrara In parallelo con l'inverno che avanza, procede il percorso di Storia del Cinema dell'Associazione Feedback. Come inaugurato nella stagione scorsa, dopo un autunno dedicato all'approfondimento dei maestri, si prosegue con un ciclo di incontri sul cinema meno visibile; ci addentriamo così ne Gli invisibili. 6 appuntamenti a cadenza settimanale dedicati alla scoperta di artisti e cinematografie poco esplorate (anche attraverso numerose e rare testimonianze visive e sonore). Per questa occasione, saremo lieti di ospitare quattro esperti esterni. __________________ Feedback Associazione di Promozione Sociale www.feedbackvideo.it - [email protected] Cell. 339.3181766 Ecco nel dettaglio il calendario degli appuntamenti: mercoledì 8 gennaio / Sound Design: un'arte invisibile, a cura di Fabrizio Festa Molto spesso, come spettatori cinematografici, ci soffermiamo sulle immagini e sulla scelta dell'inquadratura, e a recepire i suoni come un elemento scontato, inciso passivamente accanto al colore e alla luce. Il primo incontro de Gli Invisibili ci svelerà come dietro un semplice sibilo di vento o ad un cigolio metallico si nasconda un'arte invisibile, quella del sound design. mercoledì 15 gennaio / Breve storia dell'animazione sperimentale giapponese, a cura di Luca Della Casa Un fantastico viaggio nelle sperimentazioni visive giapponesi, dagli esordi del cinema ad oggi, attraverso maestri dell'animazione come Osamu Tezuka, autore di Astro Boy ma anche fine regista di opere come "Quadri di un'esposizione" e "Jumping", fino ad arrivare ai moderni autori Koji Yamamura ("Atama-yama") e Kunio Kato ("La maison en petits cubes"). mercoledì 22 gennaio / I naufragi esistenziali di Béla Tarr, a cura di Daniele Pizzimenti "Tarr è un autentico negromante dell'immagine: fiero ereditiero della malinconia tarkovskiana e dello humor kaurismakiano ci racconta sempre più spesso storie di un mondo sconvolto, di un passato inenarrabile per vergogna, di un'umanità irrimediabilmente decaduta [...]" (cit. da Karneva Imanuel) Béla Tarr, regista ungherese. Esordisce a ventidue anni con il lungometraggio Nido familiare (1977), opera che, attraverso l’uso di una camera a spalla vicina ai personaggi e in continuo, apparentemente disarticolato movimento, scandaglia i meccanismi che ne regolano i difficili rapporti umani e sociali. I successivi L’outsider (1981) e Rapporti prefabbricati (1982) portano avanti la stessa idea di cinema, eletto a strumento in grado di osservare, attraverso una messa in scena realistica e una tecnica recitativa e registica aperta all’improvvisazione, la crisi comunicativa e affettiva di un’umanità afflitta da un’insanabile solitudine. Dopo un Macbeth televisivo (1982) costituito da due inquadrature (una di 5, l’altra di 67 minuti), realizza Almanacco d’autunno (1984), opera che, pur nella continuità di un discorso incentrato sulla ricognizione dei sentimenti umani, segna un profondo cambiamento nel suo cinema. __________________ Feedback Associazione di Promozione Sociale www.feedbackvideo.it - [email protected] Cell. 339.3181766 La mdp qui scorre lentamente su lunghi e labirintici carrelli che definiscono luoghi abitati non più solo dai personaggi, ma dallo stesso spettatore che l’inquadratura fa muovere attraverso lo spazio filmico. Con Perdizione (1987) esaspera il suo stile: carrelli lentissimi, lunghi piani-sequenza. Tra il 1991 e il 1994 gira Satantango, tratto da un racconto di L. Krasznahorkai, un film di 450 minuti in cui la dimensione temporale è dilatata al punto da ottenere un effetto di sospensione. Parabola messianica ambientata in una piovosa e ostile pianura ungherese, Satantango è una riflessione sul tempo, la storia, l’uomo e il cinema, che trova il suo compimento nello schermo nero dei fotogrammi finali. Da quest’immagine estrema nasce un film composto da lunghissimi piani-sequenza, Le armonie di Werckmeister (1996-2000), in cui T. prosegue la sua indagine filosofica sul destino dell’umanità. fonte Garzantina del Cinema a cura di Gianni Canova mercoledì 29 gennaio / Geoffrey Jones: l'estasi del montaggio, a cura di Massimo Alì Mohammad Geoffrey Jones, regista e montatore britannico, specializzato nel documentario industriale. La sua carriera inizia negli anni '60, quando inizia a lavorare per conto della British Transport Films, realizzando tre cortometraggi sulle ferrovie inglesi. Praticamente sconosciuto al di fuori del Regno Unito, Geoffrey Jones rappresenta uno dei più grande innovatori del montaggio moderno, trasformando il filmato industriale in una poesia di sperimentazione visiva e sonora senza precedenti. mercoledì 5 febbraio / Jacques Demy: ciné qui chante, a cura di Giampiero Raganelli Jacques Demy, regista francese. Dopo aver frequentato l'Accademia di belle arti, compie i primi passi come aiuto-regista di documentari, girando contemporaneamente alcuni cortometraggi a soggetto. Passa al lungometraggio scrivendo, sceneggiando e dirigendo Lola, donna di vita (1960), storia di una «chanteuse» di cabaret, con figlio a carico, che passa da un amore all'altro restando tuttavia in attesa del suo uomo emigrato in America, il quale alla fine si presenta alla guida di una gigantesca Cadillac decappottabile: un film intriso di tenerezza e di pungenti notazioni psicologiche, che evita le trappole del melodramma con un tocco di sottile ironia. Demy mostra, al tempo stesso, la sua prossimità e la sua distanza dalle atmosfere e dai modi della Nouvelle vague, da un lato rifiutando la cosiddetta sceneggiatura «di ferro», dall'altro lasciando trasparire una passione non puramente filologica per il grande cinema americano. I successivi La lussuria (episodio di I sette peccati capitali, 1961) e La grande peccatrice (1962), appaiono lavori di passaggio __________________ Feedback Associazione di Promozione Sociale www.feedbackvideo.it - [email protected] Cell. 339.3181766 verso il suo film più famoso, Les parapluies de Cherbourg (1964), che costituisce il trampolino di lancio di C. Deneuve: Demy mette in campo un ardito tentativo di costruzione di un musical svincolato dai modi hollywoodiani (i protagonisti cantano sempre, ma non ballano mai), riuscendo felicemente a realizzare un'opera venata di malinconia e insieme intrisa di fantasia e di sogno, che vince la Palma d'oro a Cannes. Ritenta poi l'operazione con Josephine (1966), sempre con la Deneuve, espressamente pensato come un omaggio al musical hollywoodiano, che però appare un'opera di livello inferiore alla precedente. Zoppicante si mostra anche L'amante perduta (1969), girato negli Stati Uniti, al contrario di La favolosa storia di Pelle d'Asino (1970), tratto da una favola di C. Perrault, un'altra commedia musicale, del tutto originale nella sua stravaganza. Sempre nel genere fiabesco, Demy gira in seguito un singolare Il pifferaio di Hamelin (1971), mentre appare meno interessante Lady Oscar (1978), ambientato durante la Rivoluzione francese. Deludente anche Une chambre en ville (1982), che ritenta i modi del musical in chiave di realismo sociale. fonte Garzantina del Cinema a cura di Gianni Canova mercoledì 12 febbraio / Alain Cavalier: cinema sull'invisibile, a cura di Cecilia Ermini Alain Cavalier, regista francese. Diplomato in cinema a Parigi, è assistente di L. Malle ed E. Molinaro prima di firmare il suo primo lungometraggio, Gli amanti dell’isola, nel 1961. Nel 1964 dirige A. Delon in Il ribelle di Algeri, film ambientato all’epoca della guerra d’Algeria, e nel 1968 ricorre all’efficace coppia M. Piccoli-C. Deneuve per La chamade, dramma dei sentimenti tratto da un romanzo di F. Sagan. Regista originale, poco prolifico e dalla messa in scena elegante, torna a segnalarsi nel 1986 con Thérèse, laica rievocazione della vita di santa Teresa di Lisieux, mentre più di recente si dedica a riflessioni a metà tra finzione e documentario (La rencontre, 1996; Vies, 2000) sul ruolo e il linguaggio delle immagini. Nel 2002, con René, filma in diretta la storia di un uomo di 155 chili che accetta di fare della «perdita di peso» il soggetto (e la scommessa) di un film. fonte Garzantina del Cinema a cura di Gianni Canova I DOCENTI Fabrizio Festa, compositore, direttore d’orchestra, music designer, tastierista, le sue opere sono eseguite in tutto il mondo e si è esibito nei maggiori teatri e festival. Molto attivo anche nell'ambito della divulgazione e della ricerca, è di recente pubblicazione il suo saggio “Musica. Suoni, segnali, emozioni” (Editrice Compositori, Bologna, 2009). Docente di Conservatorio, insegna tra l’altro Composizione Musicale Elettroacustica presso il Conservatorio di Matera e Composizione Musicale Applicata alle Immagini presso Biennio di Specializzazione in Musica Applicata al Conservatorio di Ferrara, biennio del __________________ Feedback Associazione di Promozione Sociale www.feedbackvideo.it - [email protected] Cell. 339.3181766 quale è coordinatore. È membro dell’Associazione Nazionale dei Critici Musicali. È direttore artistico del Concorso Internazionale di Composizione “2 Agosto”. Luca Della Casa, nato nel 1976 a Bologna, si è laureato in Storia del Cinema presso il dipartimento di Lettere e Filosofia dell’Università di Bologna, con una tesi sull’opera dell’autore giapponese Osamu Tezuka tra cinema, animazione e fumetto. Nel 1998 è tra i fondatori del Future Film Festival, manifestazione culturale dedicata all’animazione e agli effetti speciali nel cinema che si svolge da 15 anni a Bologna, dove è selezionatore di anteprime e organizzatore di retrospettive cinematografiche. È consulente su cinema, animazione e fumetto per festival internazionali. Ha collaborato alla retrospettiva Manga Impact per il Festival Internazionale del Film di Locarno 2009 e al Festival letterario Collisioni – Vite Parallele 2010. Docente di storia del cinema d’animazione e di storia del fumetto presso l’Accademia di Belle Arti di Bologna, lo IED di Roma e la Scuola di cinema d’animazione e fumetto Nemo NT di Firenze, ha scritto per riviste di cinema e fumetto come «Voci Off», «AsiaExpress» e «JapanAnimation». È tra gli autori della piccola guida al cinema d’animazione Abracamovie, il cinema d’animazione in biblioteca (2006), del libro Satoshi Kon: Il cinema attraverso lo specchio (2009) e del volume Manga Impact (2010). Daniele Pizzimenti, nato a Ferrara nel 1978, si laurea al DAMS di Bologna con una tesi sul film Ladri di biciclette e sulla storia del cinema italiano, attualmente è iscritto alla facoltà di filosofia presso l’Università di Ferrara. Ha lavorato per due anni al Centro Audiovisivi-Videoteca Vigor e collabora dal 2011 con l’Associazione Feedback. Massimo Alì Mohammad, nato a Napoli nel 1983, sceglie nel 2009 Ferrara come città adottiva e collabora da più di due anni con l’associazione Feedback nell’organizzazione di progetti documentaristici e cinematografici, lezioni di cinema e cineforum. Il suo cortometraggio La Nonna è stato selezionato in 8 festival internazionali, vincendo la menzione speciale della giuria al 26° Torino Film Festival e il premio come miglior cortometraggio al Valdarno Cinema FEDIC 2009. Nel 2012 consegue la laurea magistrale in lingue e letterature straniere, indirizzo letterario, con tesi in storia del cinema su Jan Švankmajer. Con l'associazione Feedback ha realizzato i documentari L'occulto della terra (menzione speciale al festival DOCunder30 2012) Das ist Walter, Mignon e Voci dalla Val Montone. Giampiero Raganelli, giornalista, critico cinematografico e teatrale, specializzato in cinema orientale. Collabora con alcune riviste e numerose testate online specializzate («Carte di cinema», «Uzak.it», «Filmidee», «Rapporto confidenziale», «Asia Express», «Spaziofilm», «Positifcinema», «Teatro Teatro»). Inoltre organizza rassegne per numerose associazioni culturali. Tra i coautori dei volumi «Il film in cui nuoto è una febbre», monografia sui registi emergenti a livello internazionale, e «The Monster Show», guida la cinema mostruoso per ragazzi, edito dalla Cineteca di Bologna. (FilmIdee www.filmidee.it, Uzak www.uzak.it). Cecilia Ermini, nata in Veneto nel 1983, è cresciuta alla corte di Franco Piavoli e adesso vive in Lombardia, dopo essersi laureata a Roma con una tesi sulla creazione dello spazio cinematografico nel cinema di Ken Russell. Scrive per varie testate, tra cui «Il Manifesto», e seleziona film per il Festival MIX di Milano. (Festival MIX http://www.festivalmixmilano.com, Il Manifesto http://www.ilmanifesto.it/). __________________ Feedback Associazione di Promozione Sociale www.feedbackvideo.it - [email protected] Cell. 339.3181766