dicono di me - Graziella Menozzi Gemignani
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dicono di me - Graziella Menozzi Gemignani
1 Segnalazioni e commenti critici Graduare le tonalità che fanno corpo di un oggetto, tonalità che a loro volta diventano materia è il metodo con cui Graziella Gemignani Menozzi ricostruisce le sue composizioni. A questa logica del suo fare si sovrappone la partecipazione affettuosa verso le cose che la circondano, ancor più sollecitata dalle emozioni che i vari raccordi cromatici suscitano: una sedia, un trumeau, una lampada diventano colore, rivissuti ed accostati per comporre il gioco della pittura. Guardando i suoi interni non si può non pensare all’opera pittorica di Mario Cavaglieri, che riuscì in modo straordinario a bloccare in un intarsio di cromie salotti, tende, tappeti degli anni ’20, ’30 fascinosi per le loro ridondanze decorative; la figura umana è imprigionata entro quelle tarsie, così da creare un “unicum” nella storia della pittura italiana del ‘900. Cavaglieri è stato sostegno nel procedere di Graziella, consapevole che i riferimenti culturali sono la vera scuola, la sostanza ed il punto di partenza della creatività stessa e della propria personalità. E’ in quest’area che il suo temperamento si esprime, sia nella resa oggettiva sia come pulsione espressiva e percettiva: il buffet marrone e oro su fondo bianco, gli arnesi della bottega del falegname, ogni cosa diventa motivazione pittorica che cerca equilibri e rapporti che costruiscono il quadro. Il senso del colore non manca mai nel suo fare, la materia ricca le consente una resa immediata e convincente che la farà certamente proseguire, sempre rinnovata dall’entusiasmo che la distingue.” Graziella Menozzi constructs her compositions by graduating the tones that give an object form, tones that themselves become material” .Mario Chianese 17 giugno 2000 2 Romantica, indotta dal magistero di Mario Chianese a motivazioni propriamente pittoriche (che sono strutturali dell’ artista genovese impegnata in una visione sensale ed emotiva espressa oltre che dall’accoglimento interiore anche dalla padronanza dei mezzi stilistici) Graziella Menozzi giunge alla seconda personale. Di fatto espone al Centro d’Arte di Villa Gropallo e i suoi quadri laddove appaiono più semplici spogliatoi di sovrastrutture per così dire letterarie hanno immagini di trasparente frontalità Se Chianese della Menozzi i riferimenti culturali assunti come sostanza conoscitiva fa a proposito di certi interni della pittrice il nome di Cavaglieri il raccordo a mio parere è per lo più con l’intimismo Nabis, alla Vuillard (le scene che fanno gli arredi protagonisti, le superfici piatte, la ricerca cromatica tonale, ecc.). Non casualmente rispetto alla precedente personale sono evidenti sia la perseguita necessità di rigore al di là di ogni schema precostituito come il desiderio di dare alla superficie dipinta evocativamente una atmosfera. E a proposito si indica qui per i toni sottilmente tonali in minore il piccolo notturno che sospende in una piazza la temperie sensibile. Her paintings, where they appear like mere dressing rooms of literary superstructures, have images of transparent frontality; the connection, in my opinion, is with the intimacy of the Nabis, such as Vuillard (the scenes that make the furnishings protagonists, the flat surfaces, the chromatic tonality, etc...) Germano Beringheli La Repubblica 11 giugno 2000. “Villa Croce: immagine” L’arte come scoperta del quotidiano. Incontro scontro tra parola e Cesare Viel “Il Secolo XIX “ - 4 maggio 2003 3 “….Graziella Menozzi è nata a Genova…Si è laureata in Pedagogia, ha insegnato materie letterarie, si è occupata di ricerche psicologiche pressi l’Istituto di Psicologia dell’età evolutiva dell’Università di Genova, ha frequentato l’Accademia Ligustica di Belle Arti. La Mostra allestita a “Villa Gropallo” è introdotta a catalogo dal pittore Mario Chianese, che è stato docente della cattedra di pittura alla Ligustica e maestro della stessa Menozzi. La rassegna costituisce il più attuale percorso espressivo dell’artista e compendia il lavoro svolto dal 1998 ad oggi. La connotazione del fare della Menozzi è all’insegna di una figurazione di spontaneo naturalismo rappresentativo, di un realismo formale supportato dalla perentorietà del segno-colore in cui si innervano pathos emozionale, pulsione psichiatrica, suggestione del ricordo. Le immagini esiti della fantasia e della qualità iconografica della pittrice esulano dai condizionamenti e dalla ossequienza al mercato e alle mode, e realizzano la precipua volontà della Menozzi a trascrivere sulla tela con tutte le sue potenzialità espressive il suo mondo di sentimenti, affetti, la registrazione affettuosa e trepidante, nonché struggente del suo io interiore, in rapporto alla realtà quotidiana, ai valori che sostentano le ragioni esistenziali dell’essere. Le composizioni elaborate della pittrice mirano a raccontare, con sapida, spesso, umettosa materia pittorica, con i colori della mente, dagli intriganti ed allusivi, simbolici accordi tonali, i luoghi della sua sicurezza psico-fisica. La casa, lo studio, ambientazioni di interni legati ai più pregnanti mementi del passato o più definitorie del suo presente. Stanze domestiche con pregevoli arredi (come il calore di un trumeau d’epoca, di sedie in stile), la ricostruzione dell’habitat di antiche botteghe artigiane, raccolte di libri, di bottiglie, nature silenti (mai definibili morte), oggetti d’uso casalingo. Sono questi i soggetti amati dalla Menozzi.”” Giannina Scorza “Corriere Mercantile” 14 giugno 2003 4 “Realismo nella pittura di Menozzi” “La pittrice Graziella Gemignani Menozzi, ha inaugurato in questi giorni il suo nuovo studio ubicato in Vico del Fieno. Una rassegna delle sue opere resterà visibile al pubblico in permanenza presso il Centro d’Arte e cultura, sito in Via Lomellini. Graziella Gemignani Menozzi è nata a Genova, è laureata in Pedagogia, ha insegnato Materie Letterarie e frequentato l’Accademia Ligustica di Belle Arti. Il lessico icastico dell’artista è ascrivibile ai canoni di una figurazione che compendia realismo e metafisica: l’osservazione fedele e curioso del mondo fenomenico, della natura e della realtà quotidiana trasfigura in “racconto” poetico del veduto, del ricordato, in termini di incantamento e di evocazione. La visionarietà che connota le scelte tematiche, i filoni rappresentativi che stigmatizzano il suo fare, riguardano scorci abitativi di interni, oggetti di uso domestico “messi in posa”, composizioni di “nature silenti” L’artista esegue dipinti ad olio su temi dagli specifici formati (ovali, tonde mezzelune): immagini di eleganti e raffinata elaborazione sceneggiativi, nitore grafico, pacatezza di effetti tonali, che esaltano la contemplazione meditativa dell’attimo di vita fuggente, esternano la sottile malinconia di un passato rimpianto.” Giannina Scorza “Corriere Mercantile” 2 febbraio 2003 …“Il modo di fare pittura per Graziella Menozzi è certamente costruito con molta attenzione alla sostanza cromatica affidata ad una corposità della materia pittorica che conferisce al suo lavoro una connotazione di “vero” di cui si vestono i soggetti trattati. C’è un’adesione alle cose che non è descrizione, ma quasi un prisma dove la pasta del colore diviene soggetto essa stessa. Atmosfere forti che ritrovano in angoli consueti per la sua osservazione delle cose che mai è distratta ma anzi costantemente presente nel lavoro di Graziella Menozzi, nel suo fare pittura. Mi pare che il dato comune di questa mostra sia il rigore quasi passionale che entrambi le pittrici mettono in campo con la stessa volontà di fare, pur con le positive differenze di espressione che per ciascuna rappresenta una strada che hanno imboccato con gioia ma senza compiacimenti.” Raimondo Sirotti 11 giugno 2003 5 “Graziella Menozzi, è nata a Genova, dove ha conseguito la laurea in Pedagogia ad indirizzo psicologico. Da sempre coltiva la sua inclinazione per l’arte concentrando i suoi studi su pittura, disegno ed incisione: attualmente è laureanda presso l’Accademia di Belle Arti di Genova. Ha partecipato ad esposizioni collettive in varie città italiane, ed è dal 1998 che con cadenza annuale presenta delle personali in territorio ligure. Fine ArtS Cove ha il piacere di presentare le sue nature morte che mostrano un percorso “narrativo” capace di rendere l’osservatore partecipe dell’istante creativo e libero di ascoltare le emozioni suscitate. Quest’artista, la cui famiglia è di origine toscana, ha dedicato a Firenze alcuni appunti pittorici raccolti negli angoli caratteristici, geometri cromatiche delle luci sui palazzi della città”. Annabella Capecchi “Exibart.books” 23 giugno 2005 Il nuovo spazio culturale di Palazzo Fossi Mellini ospita…le opere di Graziella Gemignani Menozzi, artista genovese, ma di origine toscana che a Firenze ha dedicato alcuni appunti pittorici raccolti in alcuni punti caratteristici, cogliendo luci e geometrie cromatici sui palazzi della città. In galleria una quarantina di opere, tra cui numerose nature morte…. Gloria Chiarini “La Nazione” 10 giugno 2005. 6 “Satura apre oggi la stagione artistica 2007” “Il viaggio che mi accingo a fare con lei e con la sua pittura è spaziale. Lo spazio che crea per far vivere gli oggetti da lei scelti, oggetti fermi, nuclearmente fermi e nello stesso tempo vivi, compatti; presenze virtualmente accettate dalla creatrice di immagini e dal fruitore…troni, seggiole Luigi XVI, librerie, tavoli, pianoforte a coda che dialogano nel silenzio spaziale, creato e colorato…” The space that she creates to give life to the objects that she chooses, still objects, deathly still, but at the same time alive, compact; whise virtual presence is accepted by both the creator of the images and the viewer Aurelio Caminati “Corriere Mercantile” 20 gennaio 2007 “Una bella storia” “…..In mostra il lavoro appositamente realizzato per questa esposizione. Si tratta di grandi acrilici su tela che testimoniano l’impegno e la professionalità dell’artista genovese. In catalogo Aurelio Caminati ne elogia le qualità con un bellissimo ricordo….” Valentina Perasso “Secolo XIX” – 20 gennaio 2007 7 “Bella, quanto era bella Graziella Gemignani Menozzi. L’ho immortalata in un quadro commissionato dal marito dal titolo “il vaso di Pandora”. Il ricordo è troppo bello per non citarlo. L’amico Umberto Piombino, con mille raccomandazioni di rispetto per un tale evento, sollecitò l’incontro. Così conobbi l’artista Graziella. Innamorata dell’arte e principalmente della pittura a tal punto che timidamente si immerse nella nuova avventura con entusiasmo e con purezza immacolata. Spaziò con disinvoltura nel territorio della creatività e nello spazio immaginato così che voltandomi all’improvviso colpì il mio sguardo un’incisione rossa, intrigante, carica di emotività trasmittente come un video; ho capito la forza e la presenza della donna potentemente emotiva che vibra con il colore, di calore umano e di amore per tutto ciò che prende in esame. Il viaggio che mi accingo a fare con Lei e con la sua pittura è spaziale. Lo spazio che crea per far vivere gli oggetti da Lei scelti, oggetti fermi, nuclearmente fermi e nello stesso tempo vivi, compatti; presenze virtualmente accettate dalla creatrice di immagini e dal fruitore. Questi oggetti hanno peso specifico e peso morale. Troni, seggiole Luigi XVI, librerie, tavoli, pianoforti a coda che dialogano nel silenzio spaziale, creato e colorato, misteriosamente stagliati in un dialogo duro, determinato dal taglio trasversale delle code. L’uomo entra, furtivamente si siede al pianoforte ma non lo domina; è dominato dal taglio affilato delle code del pianoforte, dalle lampade e dalla seggiola nera decorata e presente con ornamenti neri, che concedono all’uomo di potersi per un attimo esibire. Ma poi torna la presenza forte e violentemente dura degli oggetti, del piano a coda, del quadro rosso, delle lampade, della prospettiva del pavimento e del misterioso oggetto rosso posato sul pianoforte. Da modella per “Il vaso di Pandora” a creatrice di spazi immaginati.” Aurelio Caminati 7 febbraio 2007 8 Not since Vincent van Gogh has a painting of a chair been wrought with as much emotion as in Graziella Menozzi’s work. Using psychological studies, she paints the chairs to represent the people they may receive, with all their feelings, problems, and passions. Like people, there are many different types of chairs. Some are regal and intricately designed, while others are functional yet simple. Menozzi’s captures the character of each chair not just through its unique design, but also in her placement of the subject matter on the canvas and her subtle manipulation of the chair’s form. Consequently, the artist determines whether the chair has a feeling of dominance or submissiveness, practicality or fancifulness. She renders a chair’s back, for example, as expressive as a person’s shoulders; some are proud, others are mournful. Brilliant colors give a pop-art feel to Graziella Menozzi’s work. Orange is paired with red, blue with green, for eyecatching appeal. Her conceptual rendering of an everyday object modernizes formal, academic still-life. Joyce Asper: Art Magazine, New York, november 2008 Graziella Menozzi approaches the every day object with a whimsical eye and a skillful hand in her vibrant and vivid paintings. Bridging backgrounds in psychology and art history, she takes on the still life object with a studied approach. Menozzi's palette and technique are deeply reflective of the artists she cites among her influences, but the stylistic basis of her work reaches far more broadly. Her figures recall the masters of the Florentine Renaissance and her color choices touch on the Impressionists. In some cases her subjects reflect an attention to English Pop Art, while still other works take on an abstracted quality with tones reminiscent of Rothko. Fusing a myriad of inspirations into vibrant experiments on canvas, Menozzi breathes new life into everyday objects in every work. K.Biedenbach ARTisSpectrum Magazine, New York, december 2008 9 L’Arte che sogna nella sua dimora La pittura di Graziella Menozzi Gemignani è una pittura che sogna nella sua dimora. In particolar modo quando dipinge gli interni con salotti borghesi finemente rappresentati. Le raffinate nature morte, i pupazzi, gli oggetti, i pianoforti ed in particolare le sedie. Le radici di questa pittura vanno ricercate negli studi che Graziella Menozzi, genovese, ha compiuto, prima all’Istituto di Psicologia, poi alla Facoltà di Pedagogia ad indirizzo Psicologico. Sono seguiti anni di insegnamento di materie letterarie nelle scuole statali, affiancati da un grande amore per la pittura tradizionale. Da oltre un decennio, avendo conseguito anche la laurea in Pittura all’Accademia Ligustica di Belle Arti di Genova, si dedica a tempo pieno alla ricerca artistica. Dal 2006/2007 la Menozzi ha fatto sì che le sue tele, precedentemente trattate a cromatismi tonali, si caricassero nei contorni di energia elettrica. Sottili linee di pittura lucente delimitano ed elettrizzano le sedie, le figure ed i confini dei paesaggi, caricando il tutto di energia spirituale. Assieme agli oggetti compaiono spesso le ombre, a volte colorate a volte no. Queste mettono in evidenza un certo dialogo fra gli eterni dualismi: il bianco ed il nero, il positivo e il negativo, lo Ying e lo Yang, la luce e l’ombra. Attraverso questo dualismo Graziella Menozzi fa convivere la pittura tonale con la pittura di superficie, di matrice psichedelic-pop. La pittura tonale, fatta di complementari, risalta la pittura elettrica e viceversa. Per mezzo di questo dialogo si evidenzia una convivenza di segni e simboli tra loro diversi. In alcuni casi l’artista ha modificato il tradizionale supporto della tela con lastre radiografiche, con broccati, fogli d’oro o di argento, ecc. e questo dialogo, anziché raffreddarsi, si è rafforzato fluttuando nelle stanze della pittura di dechirichiana memoria. Grazie ai suoi continui viaggi al di là dell’oceano, alla tradizionale cultura italiana si è affiancata una certa cultura americana, in particolar modo cinematografica. Da qualche tempo all’equilibrio estetico si è affiancato, come già detto, un flash elettrico dovuto all’indagine psicologica fatta di interrogativi e di ricerca. Particularly when she paints interiors with finely depicted bourgeois living rooms, Graziella Menozzi brings together tonal painting with superficial painting, the Psychedelic-pop matrix. Leonardo Santoli Bologna, 18 settembre 2008. 10 Dalla Mostra “Psychochairs”, Comune di Recco; luglio 2009. “Separati in Casa” (dissociazione affettiva) 11 …Vi è stato spesso “un rapporto intenso, proficuo e mai interrotto fra il vassoio e l’arte visiva…..una sorta di attrazione fatale fra il mondo dei vassoi e quello dell’arte” “ il vassoio è lo strumento che stabilisce il rapporto tra cibo e corpo, l’anello di congiunzione tra materia e sensorialità, tra azione ed emozione. E’ una sfida che questi 50 artisti contemporanei hanno raccolto e affrontato volentieri per creare una collezione di opere d’arte adagiate su una coppia di vassoi per vivande, intrecciando il rapporto tra arte e cibo. Tra gli artisti in mostra Karin Andersen…Giovanna Basile…Giacomo Cavina…Bruno Donzelli…Raimondo Galeano…Marco Lodola…Nanni Menetti…Graziella Menozzi…Cocetto Pozzati…Leonardo Santoli…Ketty Tagliatti…, ecc. Marco Dallari Palazzo Tozzoni, Imola. novembre 2009 Casa di Vetro Milano dicembre 2009, Arte e rubinetti….da tenere, eliminare oppure leggere le storie che questi due elementi insieme possono raccontare. La prima cosa che mi è venuta in mente quando mi hanno parlato del progetto di una serie di dipinti con tema unico “Il rubinetto” è stata l’immagine di un vecchio rubinetto sgocciolante nella notte, forse influenzata dal racconto “una goccia” di Dino Buzzati mi ha incuriosito cosa si sarebbero inventati gli artisti, le storie che anche un semplice oggetto come il rubinetto può evocare. Ilaria Siboni per una ideazione e realizzazione di Franco Pallotta e Leonardo Santoli. Tra gli artisti Giacomo Cavina…Raimondo Galeano…Graziella Menozzi..…Roberto Merani…Gianni Pedullà…Antonio Pugliese…Leonardo Santoli…ecc. Bologna gennaio 2009 12 Garibaldi Psychochair …questa piccola opera fa parte di un gruppo di quadri nei quali, utilizzando immagini di troni e sedie diverse, si è voluto costruire un’immagine psicologica e simbolica del personaggio evocato. Qui l’eroe è raffigurato, citando un ritratto di Lega, in piedi, a rappresentare azione e determinazione, e su di una poltrona-trono inserita in un ambiente principesco, a indicare forza, carisma e ricchezza di pensiero… Genova, Palazzo Ducale Fondazione per la Cultura La nuit des Musées al Museo del Risorgimento. 15 maggio 2010 …tela di un’artista contemporanea, che affronta temi simbolici rielaborando i suoi studi psicologici… Raffaella Ponte 15 maggio 2010 13 “La sedia dell’Attore” La personale della Menozzi . Al Museo Biblioteca dell’Attore, questo pomeriggio alle 17,30 si inaugura la Mostra di Graziella Menozzi “La sedia dell’attore”, curata da Alessandra Gagliano Candela.Quest’ultima sarà presente insieme a Raimondo Sirotti, Leonardo Santoli ed Eugenio Pallestrini. Il tema delle sedie vuote, per la pittrice diventa metafora dell’esistenza. I suoi soggetti sono poltroncine antiche, i caregotti della tradizione ligure, le sedie di design trasparenti. Ogni oggetto apre una visuale sul mondo. Sola o in compagnia, su fondo verde o rosso, a volte ripresa in un ambiente che si indovina familiare, attrae verso di sé, suggerisce una storia che lei sola potrebbe raccontare. Può essere una storia di teatro, Pirandello Duerenmatt, una suggestione di Baudelaire, Bukowsky, Joyce, oppure una vicenda quotidiana nella quale l’attore può essere chiunque. I dipinti si impongono per una gamma cromatica decisa, colori accesi al limite della realtà, dai tratti decisi. Alessandra Gagliano Candela Corriere Mercantile, 14 Aprile 2010 14 Leggere il mondo attraverso le diverse forme e posizioni della sedia (vuota). Da diversi anni Graziella Menozzi affronta quasi con testardaggine questo tema che mette in luce il nostro rapporto quotidiano con gli oggetti. Il mutare degli stessi appartiene al nostro modo di viverli, di affidare loro il nostro giornaliero trascorrere della vita, che in Marcel Proust ero “il compito di percepire la realtà con estrema fedeltà sia al mutamento della stessa, sia al continuo tramutarsi dell’io che la rispecchia”. La metamorfosi si deve, quindi, al nostro mutevole approccio con le cose che, senza dubbio, cambiano forma e diventano significati di un pensiero legato all’esistenza. Uno specchio, insomma. In questa mostra Graziella Menozzi volge il suo costruire sedie significanti verso il teatro. Non vi è però invasione di campo verso la scenografia, ma l’evidente obiettivo di proporre una chiave di lettura di testi, personaggi, autori che si possa esplorare fra queste sedie così uguali e, nello stesso tempo, così diverse. Uguali perché appartengono ad un’unica visione simbolica del mondo, diverse perché ognuna subisce e nello stesso tempo esalta una metamorfosi formale cha Graziella Menozzi conduce con grande coerenza e creatività. To read the world through the different forms and positions of the (empty) chair. For several year Graziella Menozzi has, almost stubbornly, confronted this theme that brings to light our daily relationship with objects. Raimondo Sirotti Genova aprile 2010 15 Una sedia, molte vite In un notissimo quadro di Vincent van Gogh è rappresentata la stanza dell’artista. E’ una stanza claustrofobica, nella quale gli oggetti sembrano dominare lo spazio: oltre al letto, ci sono due sedie, semplici come l’ambiente che le ospita, colorato dei colori del sud, ma paiono dotate di vita propria. Come le sedie di Graziella Menozzi Gemignani, che con la loro solitaria presenza diventano metafora dell’esistenza. Dalle poltroncine antiche, i “caregotti” della tradizione ligure, alle essenziali e trasparenti sedie di design, ogni sedia apre una visuale inusitata sul mondo. Sola o in compagnia, su fondo verde o rosso, a volte ripresa in un ambiente che si indovina familiare, attrae verso di sé, suggerisce una storia che lei sola potrebbe raccontare. Può essere una storia di teatro, Pirandello o Dǚrrenmatt, una suggestione da Baudelaire, Bukovski, Joyce, oppure una vicenda quotidiana nella quale l’attore può essere chiunque. E’ una vera galleria quella che l’artista propone, con una gamma cromatica decisa, dai colori accesi al limite della realtà, dai tratti essenziali, nella quale molte esperienze artistiche sono state rivissute in una cifra personale, che offre emozioni sempre nuove. E’ uno sguardo che imprigiona l’attimo, uno scatto preciso, nitido, che cattura e conduce alla soglia del reale, maturo e sottile, ma sempre ricco di emozione. Come in un caleidoscopio, rivive un intero paesaggio interiore. Like the chairs of Graziella Menozzi Gemignani, which with their solitary presence become metaphors for existence. Alessandra Gagliano Candela Genova aprile 2010 16 ….Nella storia, come nel presente, la maschera ha sempre rappresentato un espediente con il quale si cela la propria identità per assumerne temporaneamente una nuova che permetta di alienarsi dalle convenzioni spaziotemporali e proiettarsi all’interno di un mondo rituale o di semplice alterazione delle consuetudini e convenienze sociali…. Laura Villani dal catalogo “Mascarade” Recco, luglio 2010 …..La maschera è presente nel corpo di ogni civiltà umana….Poi arriva Freud e divide l’Io, il SuperIo e l’ES. La maschera perde il connotato negativo e torna al centro del dibattito intellettuale come simbolo della ricerca di una nuova identità. …. Ma dopotutto la maschera più “opportuna” sembra essere quella che indossiamo quotidianamente…. Bruno Bandini dal catalogo “Mascarade” Recco, luglio 2010 17 Negli anni la pittura di Graziella si è andata sempre più ripulendo e raffreddando, anche concettualmente. Nell’esigenza di dare al suo lavoro un senso che andasse al di là di una mera rappresentazione realista, la sua formazione psicologica le è venuta in soccorso evocando la sedia. Sedia è sinonimo di sede, e, nel passato, era intesa come centro delle funzioni psichiche, delle percezioni sensoriali, delle passioni. Boccaccio si riferisce in tal senso alla “suprema sedia dell’anima” e Leonardo afferma che “il senso comune è la sedia dell’anima”. Sedia, dunque, come metafora (per Aristotele la metafora consiste “nel dare a una cosa un nome che appartiene ad un’altra cosa”). La rappresentazione della sedia è dunque un espediente metaforico per ritrarre il personaggio non come appare fisicamente ma come trasversalmente è visto nella sua essenza. Ognuno di noi a casa, nello studio, nell’ufficio, ha una sua sedia che, per ragioni talora misteriose finisce con l’essere un prolungamento della sua personalità, si identifica in qualche modo con lui (o lei). Inoltre la sedia è simbolo del ruolo, del grado, del potere (la sedia curule, quella gestatoria, il seggio parlamentare; e così la poltrona, che non è altro che una sedia imbottita e più confortevole, testimonianza di raggiunta autorevolezza e potenza: la poltrona di amministratore, la poltrona ministeriale, ecc. ecc.) Pittura metaforica, dunque, ma con un’attenzione alla sottile componente metafisica che da De Chirico in poi ha influenzato molta arte italiana. Come non pensare che i “mobili nella valle” di De Chirico non siano in realtà dei personaggi? E che dire delle figure di Savinio che sembrano fondersi con sedie e poltrone? Le gambe di “poltrobabbo” sono le gambe della sedia, e così è con “poltromamma”. Nella Nuova Enciclopedia Savinio scrive: “una poltrona rievocherà i suoi ricordi di infanzia e ci rivelerà i suoi rapporti tra uomini e mobili.” Graziella non segue però le suggestioni, più oniriche che metafisiche, di Savinio, e si assume tutti i rischi di una operazione via via sempre più fredda e rarefatta (il suo modello è David Hockney) la quale, in un crescendo imprevedibile (o forse prevedibile?) giunge ad evocare il momento fatale: la sedia, ormai anonima, è rovesciata, e il cappio penzolante ci racconta del dramma che si è consumato. Acta est fabula. The representation of the chair then is a metaphorical expedient to portray the character not as he or she appears physically, but how he/she can be viewed in his/her essence Giorgio Teglio Aprile 2011 18 Insediamenti, metamorfosi e fantasie di mare Storie di mare legate all’immagine mutevole della “sedia” sono quelle che Graziella Menozzi propone nelle opere di questa mostra, un percorso d’invenzione che rimanda alle magie figurali della luce attraverso la seduzione di fonti letterarie di cui si avvale l’immaginazione pittorica. La “sedia” è l’icona prediletta che l’artista esplora sul filo della memoria, è l’archetipo concettuale che accompagna, protegge e trasfigura un viaggio sospeso tra i riferimenti della natura e le trame del pensiero. Le implicazioni dell’esistenza sono indicate nel reciproco accordo delle scene immaginative, spazi psicologici in rapporto con gli altri, soglie del desiderio restituite con quella sottile ironia che trasforma gli oggetti quotidiani in visioni dalle molteplici diramazioni. Le “sedie” sono in prevalenza vuote, immagini di solitudine reale, tramiti di vita vissuta e di sogni che portano altrove, morfologie sempre diverse cariche d’umanità in cui l’artista evoca il sentire collettivo, il dialogo immaginario tra corpi e anime dislocate negli itinerari del mondo. La metamorfosi figurale avviene senza esaltare una rappresentazione a senso unico, infatti Menozzi nutre il desiderio conoscitivo della complessità, ama svelare i magnetismi tra forme vicine e atmosfere lontane, armonizzando le diverse citazioni figurali nella materia del colore. I titoli didascalici hanno funzione ambivalente, dilatano la lettura attraverso il carattere allusivo delle figure che -per quanto riconoscibili e racchiuse in precisi tragitti – rivelano qualcosa di inafferrabile, il loro misterioso insediarsi nello spazio. Se la metafora oggettuale della “sedia” è luogo di intrecci mentali, essa è anche immagine che l’artista sente il bisogno di modificare attraverso consistenze cromatiche in continua variazione. In tal modo, le differenze percettive della forma (simbolismi alla “Nabis”, sospensioni metafisiche, allusioni alla pop inglese, nonchè tracce di magici realismi) si sommano nella coesione che a loro conferisce la sintesi interiore della pittura. In questo processo figurale Menozzi è sollecitata a rompere i canoni consueti per seguire nuove emozioni immaginative, congiunzioni inaspettate, significati apparentemente indecifrabili, in realtà necessari per accedere alla comprensione delle situazioni messe in scena. Di fronte alla persistenza della “sedia” non è forse neppure il caso di interrogarsi intorno all’origine di questo simulacro dominante, è più godibile seguire lo spaesamento delle sue diverse morfologie che l’artista elabora con metodo. esplorando le tonalità e le essenze della luce. Il ciclo “Sedie a-mare” lascia affiorare tracce preservate dal passato e restituite al presente in forma di racconto, il percorso è un susseguirsi di composizioni inseparabili dai tempi di esecuzione del dipingere, dagli esercizi di riflessione sulla tensione eloquente delle forme, modi conoscitivi che tuttavia non escludono i tempi meditativi del silenzio. Non solo visione lirica e interiore dunque, ma anche letteraria e teatrale, pittura che si realizza di volta in volta nel controllo delle forze in campo: contrappunti tra linee e figure, orditi astratti e umori concreti, ritmi in bilico tra le pulsazioni dell’inconscio e i rispecchiamenti del pensiero. stralunati, il mare e le sue avventure imprevedibili, il mare e le descrizioni di grandi scrittori che si sono avvicinati alla sua visione incidibile rimanendo folgorati dalle profondità inesplorate. 19 Lo sguardo di Menozzi segue associazioni percettive libere di transitare da un territorio all’altro, non c’è una successione precisa di luoghi, ogni opera fa parte di un percorso che può iniziare da un punto qualsiasi, infatti spazio e tempo non hanno connessione logica, il prima e il dopo sono ovunque si voglia situarli, senza mai rischiare di perdere il senso totale del discorso. Il mare è una luce che aleggia sulla curva dell’orizzonte, è una visione spirituale che alleggerisce i quotidiani affanni, è un cerchio abbagliante che rischiara gli stati di malinconia, un riverbero sottile che fa vibrare le tenebre della ragione, una sonorità che scuote l’immobilità dello spazio. A dominare l’equilibrio di alcune apparizioni è la scelta del cerchio iscritto nel quadrato, luce d’azzurro sul nero assoluto, oppure nero sovrapposto al nero con lievi gradazioni d’intensità. Due sedie rosse gravitano nel vortice di frammenti ondeggianti in controluce, abisso dello sguardo che lotta contro la sparizione delle cose, movimento liberatorio che sprofonda in se stesso per rigenerarsi attraverso un percorso ancora possibile. In altri casi, sedie variopinte galleggiano nell’infinito dilatarsi del paesaggio, appena sospinte dal vento, prendono spazio e diventano leggere, apparizioni trasparenti e luminose, hanno qualcosa di evanescente, somigliano a reperti smarriti in cerca di un nuovo destino. Questi segni d'identità collettiva hanno un’incidenza percettiva variabile, per esempio la struttura delle sedie passa dal rigore razionalista all’esuberanza barocca, le gradazioni compositive oscillano dalle linee pure agli intrighi decorativi, la pelle del colore presenta stesure piatte oppure consistenze pastose Le scelte esecutive (olio, acrilico, tecniche miste) sono funzionali all’equilibrio dei ritmi spaziali, alle calibrate scansioni dei piani, allo spirito geometrico che supera i vincoli figurali, orientamenti del pensiero costruttivo che imprime diverse inquadrature ai soggetti della pittura. Ci sono reticoli lineari in cui la sedia è osservata in un gioco di ombre ambivalenti, con effetti trasversali tra ciò che si vede e ciò che s'immagina di vedere, direzioni che spingono il lettore verso l’orizzonte dilatato e astratto, dove la vastità del mare è una soglia senza riferimenti. Talvolta, l’immagine della sedia si ritrae quasi in se stessa, racchiusa nell’intimità del proprio perimetro, quasi a respingere ogni complicità con il reale, in questo caso la forma è icona rarefatta in un’atmosfera irreale. Nel corso del racconto entrano in scena indicazioni visive di segno opposto, sedie d’epoca nel loro splendore formale oppure sedie anonime e abbandonate a se stesse, 20 esempi di valori estetici che riproducono differenti storie del vissuto, modelli culturali tra loro conflittuali. Al di là di queste riflessioni sulle antinomie sociali, la pittura ha altri argomenti da mostrare, soprattutto la gioia del colore come esperienza legata al tempo delle favole, memoria incancellabile dell’infanzia, sensorialità cangiante della luce che si diffonde stupefatta tra le linee. D’altro lato, giocata sul piano dell’inverosimile è la simbiosi tra la sedia e i pesci, un innesto di natura e artificio che genera figure surreali, atmosfere oniriche, situazioni stravaganti e bizzarre, basate sull’ibridazione di forme che coinvolgono non solo i sensi del corpo ma anche i bagliori della mente. Le invenzioni non si fermano qui, Menozzi si diverte con altre fantasie, attira il lettore ponendo in primo piano sul magniloquente piedistallo-sedia la grande elica di un’imbarcazione sospesa sul fondale dell’immaginazione. Dopo lo scherzo, ecco la serietà di altre permutazioni: lo spazio-tempo della navigazione, la fila di sedie degli emigranti, l’immagine desolata della "carrega", il cappio agghiacciante dell’impiccagione, la sensazione inquietante delle ombre-pistole di Al Capone. Queste soluzioni compositive funzionano come paradossi concettuali in cui Graziella Menozzi – al di là dei contenuti di denuncia - coglie le possibilità combinatorie delle forme, il rapporto tra le citazioni del reale e i suoi scatti d’invenzione, questione decisiva per il suo modo coerente di fantasticare senza staccare mai lo sguardo dalle cose di tutti i giorni. The chair is the preferred icon that the artist explores on the thread of memory, it is the conceptual archetype that accompanies, protects and transforms a voyage suspended between the references of nature and the plots of thought. Claudio Cerritelli Aprile 2011 21