disponibile - comprensorio alpino valle brembana

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Periodico di cultura venatoria e gestione faunistico - ambientale del Comprensorio Venatorio Alpino Valle Brembana - Poste Italiane S.p.A. Spedizione in A.P. - 70% - DCB Bergamo - codice ISSN 1723-5758
Dicembre 2004
Anno VIII - n° 23
IN
O
L
VA
LE
Periodico di cultura venatoria
e gestione faunistico ambientale
del Comprensorio Venatorio
Alpino
Valle Brembana
Direttore Responsabile
Piergiacomo Oberti
SOMMARIO
Editoriale
Attualita’
Osservazioni al Piano Territoriale di Coordinamento
del Parco Naturale Regionale delle Orobie Bergamasche
Coordinatori
Flavio Galizzi, Elena Traini
Lettere
Redazione
Luigi Capitanio
Flavio Galizzi
Elena Traini
Il Comitato di Gestione
Commissioni di lavoro
Grafica, impaginazione
Ferrari Grafiche
3
4
8
Ungulati
Tipica
Capanno
Lepre
Stanziale ripopolabile
9
10
11
12
12
Gestione e cultura venatoria
Hanno collaborato
Tiziano Ambrosi, Claudio Betta,
Felicino Camozzi, Luigi Capitanio,
Sergio Facchini, Gigi Foti,
Alessandra Gaffuri, Flavio Galizzi,
P. Lanfranchi, Giovanni Locatelli,
Gianfranco Milesi, Alberto Mora,
Piergiacomo Oberti, Luca
Pellicioli, Romano Pesenti, Luigi
Poleni,
Elena Traini, V. M. Tranquillo,
Diego Vassalli, Massimo Vitali
il Comitato di Gestione
INTERVISTA ALL’ASSESSORE PROVINCIALE LUIGI PISONI
Direzione e Redazione
Piazza Brembana (BG)
Piazzetta Alpini
Tel - Fax :034582565
www.comprensorioalpinovb.it
e-mail:[email protected]
IL BRUCH NON C’È PIÙ
Fotocomposizione e Stampa
Ferrari Grafiche - Clusone
Rubriche
Editore
Comprensorio Venatorio Alpino
Valle Brembana
Registrazione presso il Tribunale
di Bergamo, n°29 del 16/07/97
Rivista dei Soci
del Comprensorio Venatorio Alpino
Valle Brembana
La rivista si avvale della collaborazione di tutti
i Soci, con scritti e materiale grafico e foto grafico, senza impegni da parte della Redazione,
che si riserva di vagliare ed eventualmente modificare quanto pervenuto, e tratterrà il materiale nel proprio archivio. La riproduzione anche
parziale è vietata, salvo il consenso degli autori e del Comitato di Gestione.
In copertina: “Il riporto”
Foto di Elena Traini
IV di copertina: “Fagiano di monte”
2
La Redazione
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Gigi Foti
15
La Redazione
17
La Redazione
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Luca Pellicioli
20
Luigi Capitanio
21
Elena Traini
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Autori Vari
23
Alberto Mora
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CAPITALISMO E CAPITALISTI
INTERVISTA AL CONSIGLIERE REGIONALE
PIETRO MACCONI
QUEL TESORO DI UN GALLO FORCELLO
SERATA SULLA BIOLOGIA E GLI ASPETTI SANITARI
DEGLI UNGULATI SELVATICI DELLE OROBIE
CORSI PER ASPIRANTI CACCIATORI
INSERTO SPECIALE: INTERAZIONI SANITARIE
TRA OVINI E CAMOSCI NELLE ALPI ORIBIE
TROFEO SALADINI PILASTRI 2004
Appunti di biologia animale
Accorgimenti per insegnare a bambini e adulti a giocare con cani e gatti
Tiziano Ambrosi
32
Per saperne di più
La Rabbia
Giovanni Locatelli
35
Armi e balistica
Botta e risposta (Seconda parte)
Sergio Facchini
36
Letti per voi
Luigi Capitanio
43
Racconto
Apertura... e le cotorne del Ger
Romano Pesenti
44
Spigolature culinarie
Camoscio in salmì
46
Informazioni e scadenze
La Redazione
47
L’angolo della poesia
Preghiera del cacciatore di montagna
Claudio Betta
50
L
a scadenza del Consiglio Provinciale della scorsa
primavera è coincisa anche con la conclusione del
secondo mandato dei Comitati di Gestione dei
Comprensori Alpini, pertanto è imminente la nomina
dei nuovi componenti che saranno chiamati a reggere
le sorti del Comprensorio nei prossimi quattro anni.
Dopo circa dieci anni di partecipazione alla gestione
della caccia, per libera scelta, e nella convinzione di
essermi sempre costantemente impegnato per il bene
della caccia, non farò più parte del nuovo direttivo.
Una decisione presa serenamente nonostante le
manifestazioni di riconoscenza che provenivano dalla mia Associazione e dai tanti Amici
cacciatori che mi invitavano a proseguire questa esperienza. È gratificante sentire la fiducia delle persone con cui ho lavorato con passione, per cercare in ogni circostanza di migliorare la soddisfazione venatoria di noi tutti cacciatori di montagna, anche se il più delle volte
non è stato facile destreggiarsi in un contesto
che mutava rapidamente, e di solito non a nostro
favore. Ma con costanza e dove le norme lo consentivano, si è introdotto un modo di gestire molto
diverso del passato, che indubbiamente ha portato a
miglioramenti. Forse sarebbe limitativo fermarsi solo
ad analizzare dati statistici comparativi, che per altro
già vengono pubblicati sulla nostra rivista; ritengo
che, senza trionfalismi, confermano il buon operato
del Comitato nel gestire la Fauna Alpina.
Ritengo altrettanto meritevoli di considerazione tutte
le azioni e iniziative promosse dal Comprensorio per
riqualificare e rivalutare la nostra categoria verso il
mondo che ci circonda, per ottenere credibilità e
uscire da una posizione marginale, molto insidiosa
per il proseguimento dell’attività venatoria.
Il merito di tutto questo va riconosciuto a tutta
la squadra del Comitato che negli anni ha saputo tenersi unita, e ha saputo coinvolgere un
crescente numero di Soci a collaborare attivamente.
Ai nuovi gestori lasciamo un Comprensorio
sano e vitale, in cui si sono tracciate alcune
linee-guida con l’obbiettivo primario di conoscere e salvaguardare la selvaggina, evitando
fin dove possibile di propendere per soluzioni politiche anziché tecniche, perché questo
era l’impegno preso con i cacciatori brembani fin dalla nascita del Comprensorio.
Mi auguro pertanto che questo stile venga
mantenuto anche in futuro.
Attualmente si stanno materializzando alcune grosse
incognite che potrebbero condizionare pesantemente
il futuro della caccia in Zona Alpi: il Parco delle Orobie
Bergamasche di istituzione Regionale e le Zone S.I.C. (Siti
di Interesse Comunitario) di istituzione Europea. Queste,
se attuate con le modalità di cui siamo a conoscenza, porterebbero certamente ad una drastica riduzione sia del
territorio cacciabile che delle specie da prelevare, relegando il cacciatore a poco più di un semplice “passeggiatore” della montagna.
Sono certo che il nuovo Comitato avrà la volontà e le
capacità di affrontare questi scottanti problemi e trovare
un giusto equilibrio per soddisfare le legittime aspirazioni del cacciatore.
Alla Redazione e a tutti i Collaboratori
della nostra magnifica rivista un grazie con stima.
A tutti i Soci e simpatizzanti
un cordiale augurio di
Buone Feste.
Piergiacomo
Oberti
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Attualita’
OSSERVAZIONI AL
PIANO TERRITORIALE
DI COORDINAMENTO
DEL PARCO NATURALE
REGIONALE DELLE
OROBIE BERGAMASCHE
4
La legislazione vigente (Nazionale,
Regionale e Provinciale) detta precise norme per la salvaguardia della
Fauna selvatica.
In particolare il Piano Faunistico-Venatorio della Provincia di Bergamo
(approvato dal Consiglio provinciale con deliberazione n° 77 del
23.10.2000), ha individuato un territorio destinato alla conservazione
faunistica (istituendo definitivamente le Oasi di Protezione e altri
Istituti di conservazione) fino alla copertura del 20% del TASP nella Zona
Alpi (L.N. n° 157/1992, art. 10; L.R.
n° 26/1993, art. 24), nel quale è vietata l’attività venatoria.
Il Piano Territoriale di Coordinamento (P.T.C.) del Parco, propone l’estensione del Parco di 6.750 ettari
con l’obiettivo primario (v. pag. 70)
di applicare il divieto venatorio, in
quanto “...territorio (il Parco Naturale), i cui principali connotati
risultano quelli di un area da sottoporre a un divieto di tipo venatorio” e soprattutto mirato alle “...specie oggetto di caccia”
....”per un intervento stabile e
duraturo di conservazione”.
Con questi presupposti vengono minati i principi dettati comunque dalla Legge sulla conservazione della
Fauna selvatica tramite un’oculata
gestione venatoria (L.N. n°
157/1992; L.R. n° 26/1993; Piano Faunistico-Venatorio della Provincia di
Bergamo, 2000).
Non si capisce bene come sarà attuato il divieto di caccia in quanto:
le “Norme tecniche di attuazione –
Capo II – I regimi di tutela, art. 22,
B.1.” (v. pag. 156), prevedono: “E’
vietato l’esercizio venatorio nella zona definita Parco Naturale
dove sono consentiti esclusivamente abbattimenti sanitari e
selettivi...”
“...viene demandato all’Ente gestore del Parco (e ad un ipotetico
Piano di Settore Faunistico, se
adottato) che assume il coordinamento della gestione faunistica, impartisce direttive e prescrizioni vincolanti ed esprime
parere preventivo sui piani faunistico-venatori (v. pag. 162).
E’ risaputo che la salvaguardia della
fauna selvatica non avviene attraverso la chiusura dell’attività venatoria, ma attraverso una gestione integrata del territorio (attività agrosilvo-pastorali, turismo nelle più svariate forme, impianti sciistici, viabilità, infrastrutture, caccia, .....) e soprattutto con la sensibilizzazione,
l’approvazione e la partecipazione
attiva della popolazione e nel ri-
spetto delle tradizioni locali (anche
venatorie) A questo proposito la
componente venatoria non è mai
stata sentita (le “consultazioni” sono state riservate esclusivamente ai
Comuni – v. pag. 15).
Nel P.T.C. del Parco, per il Gallo cedrone, si legge quanto segue (v. pag.
78): “Nonostante la caccia a questo
tetraonide sia vietata da decenni e
non si registrino da anni azioni di
bracconaggio, la situazione...appare alquanto precaria....”. A dimostrazione che il problema della sopravvivenza di questa specie non è
legata al divieto venatorio.
Bocca M. (1986 e 1987) in Val d’Aosta
ed Ellison L.N. et al. (1984 e 1985) in
Francia, hanno rilevato che non vi
sono differenze significative per le
popolazioni di Fagiano di monte che
vivono in aree cacciate e in aree protette se non sulla densità di maschi. Questi autori inoltre sostengono che un corretto prelievo venatorio può essere
sopportato abbastanza bene
da popolazioni che vivono
in un habitat sufficiente a
garantire le proprie esigenze biologiche.
Questo aspetto è stato rilevato anche nell’indagine
scientifica sui Galliformi alpini della Val Brembana, con-
dotta dal dott. Ivano Artuso (responsabile scientifico della ricerca) e
dalla Università di Udine, Dipartimento di Scienze delle Produzioni
Animali (referente dott. Stefano Filacorda). Alcuni dati preliminari vengono riportati in allegato. Si evidenzia che, pur avendo dati variabili da parametro a parametro, da anno a anno, da specie a specie (Forcello, Coturnice), non si riscontrano
differenze “statisticamente significative” tra territorio cacciato e territorio protetto, se non alcuni parametri tendenzialmente più favorevoli nelle aree cacciate per entrambe
le specie. L’unica differenza statisticamente più favorevole per le aree
protette è sul numero totale di maschi di Forcello censiti in primavera.
I risultati confermano inoltre una tenuta dei riproduttori (censimenti primaverili) dal 1996 e un buon successo riproduttivo degli ultimi anni (censimenti estivi) e pertanto una generale tendenza della tenuta delle popolazioni di Forcello e di Coturnice.
Anche i dati degli abbattimenti dal
1995, confermano questa tendenza.
Per contro, in alcuni siti rilevati, le
densità non sono a livelli ottimali, in
quanto l’habitat non è più, estensivamente, idoneo.
A questo aspetto, meramente tecnico, si aggiunga anche quello della
sensibilizzazione e della crescita tecnico-culturale che il “Progetto Galliformi alpini della Val Brembana”
ha determinato nel cacciatore e nella gestione di queste specie. Si fa notare che la scelta, coraggiosa e lungimirante, di
effettuare e di finanziare il Progetto di ricerca, è stata esclusivamente del Comitato Tecnico di Gestione del Comprensorio della
Val Brembana.
Le seguenti
3 specie, Pernice bianca, Lepre alpina e
Stambecco, definite nel P.T.C.
del Parco (v.
pag. 70) “di rilevante interesse faunistico-venatorio e, come tali, meritevoli di interventi mirati di una tutela a lungo termine”, sono, in Val
Brembana, protette da tempo. Lo
Stambecco è protetto dalle normative nazionali e regionali; in Val
Brembana gli ultimi abbattimenti di
Lepre alpina sono avvenuti nel 1994
con 25 capi, mentre per la Pernice
bianca sono avvenuti nel 1991 con 4
capi; nonostante il divieto dell’attività venatoria, la situazione delle popolazioni di queste due ultime specie
pare non sia migliorata.
In altre province italiane (Bolzano e
Trento), dove vi è una spiccata e riconosciuta sensibilità alla protezione dell’ambiente e delle specie selvatiche, nei Parchi Naturali la caccia
non è vietata, ma tenuta sotto controllo. Per esempio nel “Parco Naturale Adamello Brenta” (Trentino) è
consentita la caccia al Fagiano di
monte nella presente stagione venatoria 2004 (v. in allegato: “Prescrizioni tecniche 2004/2005 per l’esercizio della caccia in Provincia di
Trento”, art. 2, comma 2.2).
In Alto Adige sono stati effettuati
abbattimenti di Stambecco (ai sensi
dell’art 4, comma 4, della Legge Provinciale sulla Caccia del 17.07.1987
n.14, modificata con Legge Provinciale del 28 novembre 1996, n. 23 e
con Legge provinciale dell’ 11 febbraio 2000, n. 4) nei Parchi naturali,
ed inoltre, dal 1997, abbattimenti di
Cervo all’interno del Parco Nazionale dello Stelvio.
In Svizzera, nelle aree protette, si attua il controllo venatorio del Cervo e
dello Stambecco. In Austria la pratica venatoria nei Parchi Nazionali è
consentita.
I “recuperi ambientali a fini faunistici” dovrebbero rappresentare uno
degli strumenti più coerenti di gestione faunistica, così come indicato
dall’Istituto Nazionale per la Fauna
Selvatica (Genghini M., 1994) ed effettuato ormai in molte località italiane e straniere. Il Comprensorio Venatorio della Valle Brembana, tramite gli orientamenti tecnici predisposti dal “Progetto Galliformi”, dal
1997 ha effettuato, in alcune loca5
lità, interventi di miglioramento ambientale volti soprattutto al recupero dei pascoli, delle loro strutture e
della loro viabilità d’accesso (sfalcio
e decespugliamento del pascolo, semina, canalizzazione acque sorgive,
vasche di raccolta, ripristino pozze e
sentieri, ristrutturazione casera e baite). Tutto questo è stato realizzato
mediante l’intervento finanziario del
Comprensorio, ma soprattutto grazie all’opera volontaria di molti cacciatori che hanno messo a disposizione tempo e lavoro. Se con il Parco
venisse chiusa la caccia, inevitabilmente verrebbe perso questo prezioso contributo volontario per la
salvaguardia dell’ambiente e della
fauna.
Con ciò non si vuole sottrarre l’attenzione alla situazione attuale delle specie più sensibili (come ad esempio i Galliformi alpini), che meritano sicuramente tutta l’attenzione e
un’oculata gestione globale di tipo
faunistico/venatorio, ambientale e
antropica.
La serena convivenza tra cacciatore e
fauna selvatica è possibile; lo dimostra in modo inconfutabile la crescita di tutte le popolazioni di Ungulati
presenti in Val Brembana, a partire
dal dopo guerra ad oggi. Questa tendenza si sta verificando in tutta Italia (Alpi e Appennini) anche dove la
pressione venatoria è molto elevata.
6
Viene condiviso e rappresenta la
sommatoria d’intenti auspicabile per
la salvaguardia delle specie, dell’habitat e delle tradizioni delle popolazioni locali, quanto indicato di seguito:
... “In sintesi la caccia va intesa come gestione del patrimonio faunistico, non può quindi configurarsi se
non come prelievo calcolato rispetto ad un patrimonio di entità nota.
Ciò conduce a disporre sul territorio
appropriati istituti, a realizzare accertamenti delle consistenze, ad attuare conseguenti piani di abbattimento, tendenti al raggiungimento
delle massime capacità faunistiche
ambientali, come previsto dalla Legge n° 157. Un’ottica questa, non staticamente protezionistica, ma positivamente conservazionistica,
...In tale visione si inserisce anche
l’opportunità di una sempre più qualificata preparazione del cacciatore,
oltre che per la gestione degli Ungulati, anche per la selvaggina tipica
alpina”...(Piano Faunistico-Venatorio della Provincia di Bergamo 2000
- v. pag. “c” della premessa);
...”Un errore non marginale è costituito dagli eccessi farisaici contro i
cacciatori, demonizzati a priori come forze sociali spregevoli, anche se
molta protezione della natura può
voler dire, in un paese equilibrato e
corretto, anche molta caccia, senza
che ciò significhi nè crudeltà, nè
estinzione delle specie da proteggere”...(da: “Il malessere dei Parchi” articolo di Eugenio Turri del 1996, citato dal PTC del Parco a pag. 8 e 9).
Nel piano Territoriale di Coordinamento non viene menzionata la possibilità di cacciare i migratori (sasselli, bottacci, cesene, beccacce, ecc)
specie appartenenti alla cultura e tradizione venatoria delle valli bergamasche, pertanto alla luce di quanto
suddetto, non si ha nessuna certezza
se e come si potrà esercitare l’attività venatoria, ma tutto viene demandato alle future decisioni di chi
gestirà il Parco.
Nell’ipotesi di istituzione del parco,
l’attività venatoria deve continuare
ad essere gestita con le attuali modalità perciò non si ravvisa alcuna
necessità di introdurre sul territorio
brembano ulteriori limitazioni, vincoli e/o divieti in aggiunta a quelli
già previsti dalle norme statali, regionali e provinciali in materia venatoria e protezione faunistica.
Si auspica che questo documento
rappresenti un valido strumento per
le Amministrazioni, qualora vengano chiamate a formulare osservazioni o proposte in merito alla stesura del Piano Territoriale di Coordinamento.
BIBLIOGRAFIA CITATA
- Bocca M., 1986 - Situazione delle popolazioni valdostane di Pernice bianca, Fagiano di monte e Coturnice
e problemi di gestione venatoria. In: Dessi Fulgheri e
T. Mingozzi (red.). Atti Seminario Biologia Galliformi.
Arcavacata, Cosenza 1985: pp. 51-62.
- Bocca M., 1987 – Studio sulle popolazioni valdostane
del Fagiano di monte Tetrao tetrix. Reg. Aut. Valle d’Aosta – Assessorato Agr. For. E Ambiente – Com. Reg della Val d’Aosta. Aosta: pp.78.
- Ellison L.N. et al., 1984 – Le Tetras lire (Lyrurus tetrix).
Dynamique des populations, chasseet biotope de reproduction dans les Alpes francaises. Office National
de la Chasse, Paris :pp. 80.
- Ellison L. N. , Magnani Y., 1985 – Elements de dynamique de popolatione du Tetras lire (Lyrurus tetrix)
dans les Alpes francaises. Gibier Faune Sauvage, 2 (4):
pp. 63 – 84.
-Genghini M., 1994 – I miglioramenti ambientali a fini
faunistici. Istituto Nazionale per la Fauna Selvatica. Documenti Tecnici n. 16.
Nota 811/2004 – Università degli Studi di Udine.
Stralcio – Progetto Galliformi Alpini 1997-2003.
Prescrizioni Tecniche 2004/2005 Provincia di Trento.
7
TROVANDOCI DI FRONTE AL PROBLEMA PARCO, E ALLE SUE POSSIBILI INTERFERENZE, ANCHE PESANTI, SULLA CACCIA, E NELLA NECESSITÀ DI OFFRIRE IL NOSTRO CONTRIBUTO ALLE
AMMINISTRAZIONI COMUNALI DELLA VALLE,
INTERPELLATE DAGLI ORGANISMI REGIONALI
“PIANO TERPARCO
REGIONALE DELLE OROBIE BERGAMASCHE”,
ABBIAMO INVIATO AI SINDACI QUESTA LETTERA,
CON ALLEGATE LE NOSTRE OSSERVAZIONI, CHE
RIPORTIAMO INTEGRALMENTE ALLA PAGINA SEGUENTE, DEDICATA ALL’ATTUALITA’
PER ESPRIMERE UN PARERE SUL
RITORIALE DI COORDINAMENTO DEL
Ai Sigg. Sindaci
Comuni del C.A.V.B.
loro sedi –
Al Presidente Piero Busi
Comunità Montana
Via Tondini n. 16
24014 PIAZZA BREMBANA
Prot. n. 346/OP/ar
Piazza Brembana, 07.10.2004.
Il Comprensorio Alpino Valle Brembana, è una struttura associativa istituita con Legge Regionale che persegue scopi di programmazione dell’esercizio venatorio e di gestione e
protezione della fauna Selvatica.
Le principali attività del Comprensorio sono improntate ad una corretta gestione della fauna selvatica,
tutela delle produzioni agricole, valorizzazione e ricomposizione di habitat idonei al mantenimento della
fauna selvatica, tutela dell’ambiente e del territorio di propria competenza (di circa 50.000 ettari).
Il Comprensorio Alpino è retto da
un Comitato Tecnico che è composto da 12 rappresentanti di varie associazioni Venatorie e protezionistiche, ed Enti Pubblici Provincia e Comunità Montana.
Nell’anno in corso il Comprensorio
Alpino Valle Brembana, registra
8
1.100 cacciatori iscritti che praticano le varie forme e specializzazioni
di caccia.
In questa ottica di ente Gestore della caccia programmata sul territorio,
e con l’esperienza acquisita in questi
anni di gestione dell’attività venatoria, il Comitato Tecnico del Comprensorio Alpino sottopone alla Vostra cortese attenzione alcune osservazioni e considerazioni relative
alla attività venatoria qualora venisse istituito il Parco delle Orobie.
Riteniamo anche importante informare che il Comprensorio Alpino per
una corretta tutela e gestione della
Tipica Fauna Alpina, in modo particolare quella autoctona, si avvale da
anni della qualificata collaborazione di eminenti studiosi come il Dott.
Stefano Filacorda biologo ricercatore dell’Università di Udine e del Prof.
Ivano Artuso studioso ricercatore e
responsabile del “Progetto Galliformi”, che consiste in una approfondita ricerca scientifica condotta sul
nostro territorio per valutare lo sviluppo, la consistenza e lo stato di salute della Coturnice, del Gallo Forcello e della Pernice Bianca.
E’ con spirito costruttivo e di collaborazione che sottoponiamo quindi alla Vostra attenzione queste osservazioni con l’auspicio che Vi facciate interpreti presso le opportune
sedi, delle nostre istanze volte al
mantenimento di una corretta attività venatoria all’interno del Parco
delle Orobie, nel rispetto di una tradizione secolare che si tramanda da
generazioni.
Rimaniamo a disposizione per fornire ogni eventuale ulteriore chiarimento e l’occasione ci è gradita per
inviare
Distinti saluti.
Il Presidente
Piergiacomo Oberti
Commissioni
La caccia sta per terminare, anche se
ancora non è possibile esprimere valutazioni generali sulla stagione venatoria, almeno per quanto riguarda la caccia al capriolo le prime impressioni sono già ben definite. Ed
è di questo che si scrive.
Il piano di prelievo, come da alcuni
anni a questa parte, viene concordato in sede di Commissione con gli
Agenti di Polizia Provinciale dopo
una valutazione dei censimenti, e
più in generale sulla tendenza di crescita o di diminuzione della consistenza di caprioli. Purtroppo da ormai due anni la popolazione di caprioli presente nel comprensorio mostra segni di sofferenza, riscontrabile in una costante contrazione numerica; in modo ancor più preoccupante questi campanelli d’allarme si
sono accentuati attraverso il ritrovamento di numerosi caprioli deceduti durante il fine inverno e gli inizi della primavera. Nonostante queste difficoltà il piano di prelievo discusso in Commissione aveva trovato l’approvazione di tutti i convenuti, Vigilanza compresa. La riunione per la stesura del piano di prelievo è stata anche l’occasione per
analizzare le cause dei numerosi ritrovamenti, decessi non sempre comprensibili visto che in alcuni casi le
condizioni fisiche non erano tanto
scadenti da giustificarne la morte.
Come riferito nel precedente numero della rivista, le cause maggiori di queste perdite erano state attribuite alle anomali precipitazioni
nevose di primavera, accentuate anche da un crescente randagismo soprattutto nelle vicinanze delle abitazioni. In quell’occasione si era tracciato pertanto un profilo della situazione reale che, per quanto
preoccupante, non si poteva certamente definire drammatica.
Oggi ci apprestiamo a completare il
quadro sulla valutazione qualitativa dei caprioli prelevati, un elemento conoscitivo in più, soprattutto in riferimento al peso dei capi
portati alla verifica che, come ogni
anno, è da noi considerato una specie di “cartina di tornasole”. Rispetto alle ultime quattro stagioni, dove
il valore ponderale dei caprioli aveva registrato un leggero ma costante incremento, quest’anno il peso
medio segna invece un’inversione
di tendenza abbastanza significativa, soprattutto nei soggetti giovani, che denunciano anche un aumento di infestazioni parassitarie
generalizzato. Ci auguriamo che
questa tendenza negativa sia solo
causata dal tardivo rinnovo vegetativo dovuto al prolungato inverno, e
non una generale scadenza qualitativa della popolazione. È noto comunque che l’alta capacità riproduttiva della specie solitamente rimpiazza in breve tempo le perdite subite, a patto però che la qualità dei
riproduttori sia elevata. Dal canto
nostro, come sempre, l’impegno di
analizzare a fondo la situazione per
decidere al meglio nelle scelte di
programma.
La scadenza del mandato che coinvolge la Commissione Ungulati non
consente, per ovvie ragioni, di programmare la stagione dei censimenti al capriolo in modo da pubblicare il calendario delle uscite già
in questa edizione del giornalino.
Siamo comunque fiduciosi che questa programmazione, vista la necessità di approfondire la conoscenza
della materia, sia una delle priorità
che i membri del prossimo direttivo
andranno a soddisfare. Invitiamo
pertanto tutti i cacciatori di ungulati a mantenere un frequente contatto con il responsabile del proprio
settore per il calendario dei censimenti primaverili.
A nome di tutta la Commissione Vi
auguro Buone Feste.
Luigi Capitanio
9
ABBATTIMENTI AVIFAUNA TIPICA ALPINA 2004
avifauna
tipica
alpina
La stagione 2004 di caccia all’Avifauna Tipica Alpina si è chiusa dopo
7 giornate, tre in più rispetto al
2003, dal 03 Ottobre al 24 Ottobre,
per il completamento dei piani di
prelievo che autorizzavano complessivamente 55 Forcelli e 30 Coturnici, quantità emersa dai censimenti che rispecchiano le indicazioni scientifiche laddove indicano che
un “Piano sostenibile” per le specie
di galliformi alpini non può eccedere il 15-20% delle consistenze tardo
estive.
Gli abbattimenti di Forcelli (55), distribuiti su 7 giornate, sono stati
esattamente pari al piano autorizzato, mentre per la Coturnice il prelievo dopo tre giornate si è fermato a 29, cioè un capo in meno rispetto al numero massimo consentito.
Da una prima analisi dei dati, emergono delle indicazioni positive relative al rapporto tra soggetti giovani
e adulti:
- per il forcello un abbattimento di
giovani pari al 76%
- per la coturnice dell’85%.
Dati perfettamente in linea con le
nostre aspettative.
Da evidenziare che la partecipazione
ai censimenti estivi è stata poco
“sentita”, infatti si è riscontrato un
notevole calo del numero di uscite
per cacciatore, specialmente in alcuni settori.
Più territorio si copre, più aumentano le probabilità di censire, e di conseguenza aumenta la possibilità di
poter chiedere un piano di prelievo
maggiore e allungare magari di
qualche giornata la caccia al forcello e coturnice; cerchiamo in futuro
di ricordarcelo.
Piergiacomo Oberti
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PIAZZA BREMBANA
gallo forcello
specie
Juv. Ad.
gallo forcello
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coturnice
gallo forcello
3
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1
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gallo forcello
gallo forcello
gallo forcello
Juv. Ad.
5
0
7
1
4
1
1
0
0
0
2
1
SERINA
gallo forcello
Juv. Ad.
2
0
coturnice
Juv. Ad.
1
1
3
0
1
0
coturnice
Juv. Ad.
7
1
4
2
1
0
coturnice
Juv. Ad.
specie
gallo forcello
coturnice
gallo forcello
coturnice
gallo forcello
coturnice
gallo forcello
gallo forcello
gallo forcello
gallo forcello
4
1
1
1
0
0
1
0
1
0
2
0
specie
gallo forcello
coturnice
gallo forcello
coturnice
gallo forcello
coturnice
gallo forcello
gallo forcello
gallo forcello
gallo forcello
TOTALI
gallo forcello
coturnice
Juv. Ad.
TOT. Juv.
Ad. TOT.
10 0
10
9
2
11
14 2
16
10 2
12
6
5
11
3
0
3
4
2
6
0
1
1
3
2
5
5
1
6
42 13 55
22 4
26
1
0
3
0
1
0
Ci stiamo avviando lentamente, ma
inesorabilmente, a conclusione di
una stagione venatoria che se per
certi aspetti è da ricordare, per altri
è meglio dimenticare in fretta, ma
che in ogni caso dovrebbe portarci
a riflettere in futuro sul reale impegno di taluni amici dei cacciatori e
anche di noi stessi, capaci come siamo di mugugnare al bar o nelle
piazze di paese, ma quando dobbiamo far sentire le nostre ragioni
affondiamo la testa nelle spalle e ci
vergogniamo di farci vedere in giro.
Vediamo comunque di analizzare
gradualmente questa annata venatoria, iniziata in sordina e all’insegna del bel tempo, con ancora nella
mente la scorsa stagione che ci aveva regalato un passo straordinario
di Tordi Bottacci e, che invece ci ha
lasciato con un po’ di amaro in bocca perché abbiamo assistito ad un
transito sulle nostre vallate piuttosto scarso sia di questa specie che
di merli.
Nel frattempo la meteorologia ci ha
messo lo zampino, perché la tanto
agognata acqua alla fine è arrivata e
praticamente ci ha dato un mese di
ottobre all’insegna del brutto tempo, anche se ci ha regalato un passo
sostenuto di Fringuelli e Peppole.
I Sasselli, che una volta ristabilitosi
il tempo si sperava risollevassero le
sorti di una stagione mediocre, per
la maggior parte dei migratoristi
hanno rappresentato solo una speranza, purtroppo rimasta tale a conferma del detto che “chi vive sperando muore …..”.
Per fortuna siamo tuttora interessati da uno straordinario passo di Viscarde, tale da essere paragonato a
quello dei Bottacci dello scorso anno,
ma a differenza di quest’ultimi, che
avevano coinvolto e divertito tutti i
schia di essere del tutto svuotato di
ogni suo significato, ma nonostante questo il nostro impegno non è
mai venuto meno, continuando
mensilmente a trovarci, quanto meno per scambiarci impressioni, e per
quanto è nelle nostre possibilità per
valutare eventuali prese di posizione
da adottare affinché si possa migliorare il modo di realizzare con
soddisfazione la nostra passione.
Avviandoci al termine del mandato,
colgo l’occasione per ringraziare tutti i componenti della nostra Commissione per l’impegno profuso nell’espletamento del ruolo per cui siamo stati chiamati, sperando magari
di poter continuare a collaborare anche in futuro. Credo a questo proposito di poter estendere a chiunque sia interessato l’invito a dare la
propria disponibilità per entrare a
far parte in futuro della Commissione stessa, dando così modo di arricchirla con nuove esperienze e contributi.
In occasione delle prossime Festività
Natalizie, non mi rimane che augurare a tutti i cacciatori e alle loro famiglie i più sinceri auguri perché
possano trascorrerle serenamente,
rallegrate magari da un bel piatto
di polenta e osèi.
Felicino Camozzi
E.Traini 4
capanno
cacciatori migratoristi, questo bellissimo turdide è appannaggio dei
più fortunati che hanno i loro appostamenti situati a quote più elevate rispetto alla maggior parte dei
capannisti, che però non mollano
sperando che magari la neve dia loro una mano facendole abbassare a
quote più basse.
Esaurito questo argomento, che
però rappresenta l’essenza del nostro essere cacciatori, vediamo perché sarebbe opportuno dimenticare questa stagione venatoria, la cui
dolente nota è rappresentata dalla
sconcertante farsa riguardante l’apertura e la chiusura dei roccoli, che
già a suo tempo la Regione Lombardia aveva autorizzato riducendone dapprima il numero portandoli dai 24 dello scorso anno ai 19
di quest’anno, senza contare, ed è
ancora più grave, la diminuzione dei
presicci catturabili nonostante la richiesta della Provincia di poterne
avere un più elevato numero da conferire ai capannisti.
Ora, se è scontato che da parte delle organizzazioni ambientaliste ci si
aspettino i soliti attacchi e i classici
bastoni tra le ruote, non è altrettanto scontato che, da parte degli
organi competenti del governo regionale, vi sia una superficialità tale
da consentire a chiunque di impugnare delle delibere regionali annullandone l’efficacia.
Se, come per le cacce in deroga si
fosse adottata una legge apposita,
ci saremmo sì aspettati i soliti attacchi e i classici bastoni tra le ruote,
senza successo, ma nessuno si aspettava che, da parte degli organi competenti, ci fosse una superficialità
tale da consentire a chiunque di impugnare delle delibere regionali annullandone l’efficacia.
Se si fosse adottata un legge apposita forse non avremmo assistito a
questo balletto indecoroso e irritante, per il quale purtroppo ancora
una volta chi ci ha rimesso siamo stati noi cacciatori capannisti.
È evidente che di fronte a questi fatti, anche il ruolo della nostra Commissione, come del resto di altre
componenti il mondo venatorio, ri-
11
lepre
Nell’approssimarsi della fine della
stagione venatoria è doveroso stilare un primo bilancio di quello che è
stata la stagione di ripopolamento
e quella venatoria.
Nell’ultima commissione, vari commissari hanno fatto notare lamentele da parte di molti cacciatori a
riguardo di una diminuzione di lepri
sul territorio del C.A. Le valutazioni
fatte dalla commissione hanno portato a individuare alcune cause che
possono aver causato questo calo:
1- La stagione invernale che si è protratta fino alla 1°decade di maggio
con abbondanti nevicate, così da
determinare il ritardo delle nascite
dei leprotti e la probabile perdita
della prima fase di riproduzione;
2- l’aumento constatato dai rilevamenti notturni in collaborazione con
la Polizia provinciale dei nocivi presenti sul territorio;
3- il minor numero di lepri lanciate
rispetto agli altri anni, considerato
l’alto costo di ogni capo acquistato
12
per il ripopolamento per la stagione 2003.
A fronte di questo, la Commissione,
valutati i preventivi presentati dalle
varie ditte ha proposto al C.T.G l’acquisto di n° 100 lepri dalla ditta
“Boggero Luigi” fornitrice di lepri
d’allevamento, considerato che la
stessa, negli anni precedenti ci ha
sempre fornito lepri di buona qualità
con un riscontro maggiore come presenza sul territorio.
La commissione lepre è ormai giunta alla scadenza del proprio mandato, per cui mi sento in dovere di ringraziare tutti i commissari per la collaborazione data in questo periodo
di lavoro, che spero abbia portato
soddisfazione a tutti i segugisti.
Un ringraziamento particolare ai
componenti del C.T.G per la disponibilità e l’attenzione dimostrata
nei nostri confronti e di tutti i segugisti.
Un augurio sincero di buon lavoro
ai componenti del C.T.G che verranno nominati prossimamente.
Siamo ormai vicini alle feste natalizie
quindi colgo l’occasione per augurare a tutti i cacciatori e alle loro
famiglie “Buone Feste”
Il 30 ottobre, con la distribuzione della
selvaggina ripopolabile, si è concluso
il piano di lanci di quest’anno.
Per la prima volta sono stai effettuati, speriamo con successo, due lanci
pronta caccia, come deciso dall’assemblea dei cacciatori che praticano
questa forma di caccia.
La commissione spera di aver interpretato nel migliore dei modi le attese dei cacciatori, anche se qualche
disguido potrà essersi creato (cose che
possono capitare), ma che sicuramente non è stato fatto in malafede;
purtroppo è molto difficile accontentare le esigenze di tutti.
Ad ogni modo siamo disponibili ad
accogliere suggerimenti e proposte
per il prossimo anno, per poter ulteriormente migliorare la gestione di
questo tipo di caccia.
Ringraziamo tutti quelli che a vario
titolo hanno collaborato e ci auguriamo di aver il loro impegno anche
per il futuro lavoro, che sicuramente
non mancherà. Un augurio a tutti.
Milesi Gianfranco
Luigi Poleni
stanziale
ripopolabile
INTERVISTA ALL’ASSESSORE
PROVINCIALE ALL’AGRICOLTURA,
CACCIA E PESCA LUIGI PISONI
AVVIANDOSI PER IL NOSTRO COMPRENSORIO,
E PER L’A SSESSORATO P ROVINCIALE ALLA
CACCIA, UN NUOVO MANDATO AMMINI STRATIVO , LA R EDAZIONE HA RITENUTO
IMPORTANTE REALIZZARE UN’INTERVISTA CON
L’ASSESSORE LUIGI PISONI, CHE NEI PROSSIMI
CINQUE ANNI SVOLGERÀ, O MEGLIO CONTINUERÀ A SVOLGERE , LE FUNZIONI DI
ASSESSORE ALLA CACCIA.
VE LA PROPONIAMO PER INTERO, RINGRAZIANDO L’A SSESSORE , A NOME DI TUTTI I
SOCI, PER LA SUA DISPONIBILITÀ.
D.: Le elezioni di primavera
hanno riconfermato la squadra
che governerà per i prossimi cinque anni la nostra Provincia, e Lei
è stato scelto di nuovo come
Assessore all’Agricoltura Caccia
e Pesca. Una riconferma che la
onora e di cui ci compiacciamo.
Non serve qui ribadire come i cacciatori si sono dimostrati “amici”
di questa Amministrazione, confermando una loro sostanziale
adesione ai progetti sviluppati
in questi ultimi anni e fiducia
negli indirizzi per il futuro. Pensa
di poter formulare delle linee
guida generali che caratterizzeranno il suo nuovo mandato?
R.: Naturalmente il programma di
ogni mandato amministrativo non
può essere la fotocopia di quello
precedente, anche perché il quadro
normativo e la situazione faunistica
sono in rapida evoluzione, pertanto è necessario un rapido e costante
aggiornamento delle linee guida.
Occorre innanzitutto proseguire nell’opera di sdoganamento dell’immagine del cacciatore affinché anche
dal punto di vista sociologico si possa
riscontrare una diversa percezione
del mondo venatorio da parte dell’opinione pubblica.
In concreto occorre approfondire le
sinergie dei CA e ATC con le istituzioni che si occupano di pianificazione del territorio, nonché con le
istituzioni che si occupano della
sanità del bestiame domestico e selvatico.
Nel precedente mandato erano
ancora in embrione istituti come i
parchi naturali, le Zone di Protezione
Speciale e i Siti di Interesse
Comunitario che nei prossimi anni
condizioneranno sempre più l’uso
del territorio a fini faunistico-venatori e richiederanno da parte dei dirigenti del mondo venatorio un
approccio molto più approfondito.
Invito questi ultimi a leggere la sfida
della gestione faunistico-venatoria
non solo sulla base delle disposizio-
ni legislative in materia di caccia, ma
anche, e soprattutto nei prossimi
anni, sulla base della normativa
riguardante le aree protette.
Ad ogni buon conto, anticipo sin
d’ora che l’avvio di questo mio
secondo mandato sarà occupato
anche dal rinnovo del Piano
Faunistico Venatorio Provinciale.
D.: Anche il nostro Comprensorio
Alpino è in attesa delle nomine
dei rappresentanti dei cacciatori
all’interno del Comitato di
gestione, che la nuova legge affida, da quest’anno, alle indicazioni delle Associazioni venatorie
provinciali più rappresentative.
Riteniamo che il ruolo della
Nick Edel
La Redazione
13
ge l’attività venatoria. Il lungo
percorso di crescita e le esperienze diverse maturate in questi
anni di gestione sembrerebbero
poter ipotizzare di permettere
una maggior responsabilità
diretta dei Comprensori stessi e
dei Comitati di gestione, in particolare riguardo ai regolamenti e alla gestione diretta di molte
competenze venatorie.
Come pensa di conciliare l’esigenza di un coordinamento pro-
Nick Edel
Provincia dovrà essere sempre
più importante ed incisivo, e Lei
si troverà ad essere il garante di
nuovi equilibri, più complessi e
delicati, anche nei confronti dei
cacciatori, che di fatto sono stati
esautorati del diritto di nominare direttamente i loro rappresentanti, in particolare di quelli
non rappresentati. Come pensa
di svolgere tale ruolo?
R.: Faccio innanzitutto rilevare che
le vigenti disposizioni regionali in
materia riconoscono la
rappresentatività nei
comprensori alpini non
solo delle associazioni
riconosciute a livello
nazionale, ma anche di
quelli associazioni minoritarie presenti in maniera organizzata sul territorio del Comprensorio
Alpino.
Il ruolo della Provincia
deve andare ben oltre
quello di garante degli
equilibri tra le diverse
associazioni venatorie,
ma deve garantire
soprattutto un prelievo
sostenibile della fauna
selvatica che, non dimentichiamolo mai, è patrimonio dell’intera collettività.
Ad ogni buon conto un comitato di
gestione affiatato e fortemente
responsabile dei propri compiti è il
miglior interlocutore anche per l’ente che rappresento, invito però attraverso questo giornale il mondo venatorio a non dissipare le proprie energie in contrasti e contenziosi tra
associazioni, che possono solo aprire spazi a quella parte della società
che si professa radicalmente contraria alla caccia.
D.: I Comprensori Alpini sono
Enti di Gestione che, per la specificità del patrimonio faunistico loro affidato, rivestono un’importanza straordinaria, sia per
la unicità della fauna tipica che
devono gestire, rara e preziosa,
sia per l’ambiente unico e dall’equilibrio delicato in cui si svol14
vinciale forte e condiviso nelle
sue linee essenziali, con l’esigenza, altrettanto legittima, di
lasciare un più ampio campo di
sperimentazione e di libertà di
azione ai Comitati di gestione?
R.: I compiti dei comitati di gestione sono quelli declinati nella vigente normativa regionale, inoltre il loro
status giuridico prevalentemente a
carattere privato non sembra lasciare spazi a potestà regolamentare in
materia di caccia, che rimangono
interamente di competenza della
Provincia.
Tuttavia al fine di allargare la raccolta di tutti i pareri e tutte le proposte necessarie ad una condivisa
formulazione dei regolamenti provinciali, ho voluto istituire la
Conferenza faunistico-venatoria,
tavolo di confronto diretto tra organi di gestione dei Comprensori
Alpini, degli Ambiti Territoriali di
Caccia dei dirigenti delle associazioni venatorie, cinofile, agricole e degli
uffici provinciali.
D.: La questione Parco pesa come
un macigno sulla testa dei cacciatori dei Comprensori alpini.
Alla disponibilità dimostrata a
suo tempo dai cacciatori, dietro
precise assicurazioni e garanzie,
si vengono a sovrapporre oggi
nuovi e pesanti vincoli conseguenti a disposizioni sovranazionali, a cui francamente nessuno aveva mai
accennato. Quale è il
grado di attenzione e il
livello di intervento che
la Provincia è in grado di
svolgere in difesa dei
cacciatori?
D.: Richiamo quanto già
risposto alla prima domanda. Trattandosi di un argomento al centro del mio
nuovo programma ritengo
che occorra favorire con
ogni mezzo nuovi tavoli di
confronto tra enti parco,
organi gestori di aree protette e mondo venatorio.
Che, ripeto, deve maggiormente approfondire attraverso i suoi rappresentanti le diverse normative che sottendono la pianificazione delle aree protette.
D.: Quale augurio vuole rivolgere ai nostri millecento Soci e ai
membri del nuovo Comitato di
Gestione che presto inizierà il
suo mandato?
R.: Il principale augurio è quello di
averli ancora come interlocutori
diretti per la gestione di un patrimonio faunistico di primissimo livello nell’arco alpino italiano, e contemporaneamente auguro loro di
conservare la compattezza necessaria per raccogliere le nuove sfide che
la cultura metropolitana, più di
prima, lancia al mondo rurale e alpino nel suo complesso.
Naturalmente non può mancare un
caloroso in bocca al lupo a tutti gli
amici lettori di “Caccia in Valle
Brembana”.
CAPITALISMO
E CAPITALISTI
Gigi Foti
Dove i due sostantivi non si riferiscono al capitale in quanto bene economico in generale ma al patrimonio dell’avifauna pregiata del nostro
Comprensorio e a quanti dei Soci sono coinvolti nella sua gestione. Quattro chiacchiere con il presidente della Commissione Avifauna, Atos Curti, e il presidente del Comprensorio,
Piergiacomo Oberti.
Capitalismo e capitalisti in funzione
del patrimonio dell’avifauna pregiata del Comprensorio.
Guardiamone la storia. Che è anche la
storia di 15 Soci della Commissione
Avifauna che, da sette anni, in silenzio hanno lavorato per gestire e ricostruire il patrimonio dal poco che
era restato fino al momento dell’inizio dell’avventura Comprensorio.
“Quando ci siamo insediati – dice
Atos Curti, presidente della Commissione stessa – abbiamo ereditato una
situazione a livello bassissimo, a rischio addirittura di non poter mai più
aprire la caccia alla tipica”. Il perché è
presto detto. Non c’erano dati sufficienti e sicuri e i pochi erano approssimativi. La prima scelta fatta dalla
Commissione fu quella di nominare
una sottocommissione di sette persone, rappresentanti ognuna il proprio settore, con l’obiettivo di gestire
quel poco vitale e quindi di iniziare
a ricostruire il patrimonio. Di qui a
individuare i mezzi con cui procedere, il passo fu breve. “Si dovettero individuare nuove tipologie di censimenti da effettuare su grande parte
del territorio e non come prima quando venivano svolti in limate zone
campione e quasi tutte ad alta vocazione” spiega ancora Curti.
Contemporaneamente fu attuata anche la fortunata (diciamo così…) combinazione dell’introduzione delle cacce di specializzazione che portò anche ad abbassare a circa 200 il numero degli abilitati alla tipica dai 500
che erano. Inoltre fu presa la scelta
coraggiosa, ma tecnica, di sospendere la caccia appunto per mancanza
di dati certi sullo stato di salute della
nostra avifauna. “Scelta che è stata
capita dopo…” sottolinea il presidente Piergiacomo Oberti, cacciatore
di tipica “ Ricordiamoci che, da quei
dati dei censimenti che allora erano
provinciali, ciascun cacciatore avrebbe avuto allora un quarto di capo…”
Così ecco, con l’anno successivo, la
scelta di un nuovo modello di gestione. “Abbiamo fatto come si dovrebbe fare con ogni patrimonio ben
gestito, dal più piccolo al più grande, e cioè prelevando soltanto i frutti dell’anno in corso – prosegue il presidente – Contemporaneamente abbiamo adottato censimenti allargati,
fino a coprire il 65% del territorio vocato. In più, per rendere consapevoli gli appassionati di queste cacce, li
abbiamo coinvolti tutti, costringendoli, nei censimenti. Una scelta tecnica obbligata per avvicinare culturalmente i cacciatori al selvatico e non
soltanto alla sua caccia”. Certamente
una scelta scomoda “…e molto contestata – riprende Oberti – ma di
fronte a un male balordo, ci vuole un
medico forte…Si poteva anche sbagliare, ma la cosa più semplice da capire era che bisognava accertare
quanto c’era in banca e di quanto
questo capitale poteva crescere per
prelevarne gli interessi. Nulla di nuovo, comunque. Il modo di distribuire
i cacciatori per i censimenti, quanto la
mentalità di prelievo degli interessi
sul capitale fauna, l’abbiamo preso
dalla caccia di selezione agli ungulati che avviene, in tutte le sue manifestazioni, per settori e verifiche degli abbattimenti”.
E, di pari passo con gli interventi sul
campo, è stato ingaggiato uno studioso del settore, Ivano Artuso, che
ha avuto l’incarico di elaborare tutti
15
i dati dei censimenti e da questo lavoro trarne utili indicazioni. Piano
piano, negli anni “…i piani di abbattimento sono andati crescendo – riprende Atos Curti – e oggi i 170 cacciatori di avifauna possono vantare
mezzo capo a testa da quel quarto
di pochi anni prima”. La proporzione potrebbe far sorridere ma, provate voi a far crescere galli, cotorne e
bianche sul territorio libero… Insomma si stava avviando di buon passo la ricostruzione di un pregiatissimo patrimonio naturale.
“Ovviamente lo studio intrapreso ci
ha fatti arrivare alla ricerca genetica
delle varie specie, alla conoscenza delle patologie parassitarie – prosegue
Curti – per poi pervenire ai diversi rimedi e all’istituzione del centro di verifica dei capi abbattuti. Prima di questa nostra rivoluzione l’importante
era mandare a caccia la gente: ma
non importava niente se quelle cotorne abbattute avevano i vermi…E
siamo persino arrivati a chiudere un
anno la caccia alle cotorne il primo
giorno perché i primi capi abbattuti
erano soltanto dei vecchi. Non c’erano giovani e quindi niente interessi
da prelevare!” Insomma, con l’attuazione del centro di verifica il cacciatore ha in mano il capo abbattuto e dice dove è stato abbattuto, sa
che cos’è, se presenta patologie e
inoltre permette alla ricerca genetica di capire gli spostamenti delle popolazioni all’interno del Comprensorio. Ma prima di tutto questo, il
cacciatore cosa faceva? Compilava
una semplice cartolina con indicazioni assai vaghe. Oggi siamo a un
buon livello scientifico.
Una Commissione che si impegna a
tutto campo per la gestione di una
fauna selvatica davvero preziosa per
tutti e sempre a rischio. “Una Commissione che non ha lavorato e non
lavora per la gloria – conclude Oberti – Questa forse è la sua vera pecca
poiché non ha fatto sapere a tutto
campo la bontà e i risultati del proprio lavoro, confermati dai dati in crescendo dei censimenti e dalle inevitabili discussioni anche con il Comitato Tecnico di Gestione, di norma
quando c’è un’unica unità d’intenti“.
16
INTERVISTA AL CONSIGLIERE
REGIONALE PIETRO MACCONI
La Redazione
IN OCCASIONE DELLA BATTUTA DI CACCIA AL
CAMOSCIO SUL MONTE VENTUROSA CON GLI
AMICI GIANNI, ANGELO E FAUSTO, SI È TENUTA UNA TAVOLA ROTONDA (NELLA BAITA DEL
FAUSTO, DAVANTI AD UN PIATTO DI PASTA
AL SUGO IMPROVVISATO DA ANGELO, CARNE
E BUON VINO,) CON ALCUNE DOMANDE DA
PARTE DEL CONSIGLIERE PROVINCIALE KIKO
BONZI AL CONS. REGIONALE PIETRO
MACCONI SUI SEGUENTI ARGOMENTI:
SPECIE IN DEROGA, ROCCOLI, DIVIETI CACCIA ZONE PROTEZIONE SPECIALE, SITI D’IMPORTANZA COMUNITARIA, PARCO!!
VE LA PROPONIAMO PER INTERO, RINGRAZIANDOLI PER L’IMPEGNO.
Rudy Dolci
D.: Quest’anno finalmente le
cacce in deroga si sono potute
effettuare senza intoppi giudiziari, non è stato così per i roccoli che sono stati chiusi per
disposizioni del TAR per ben due
volte nella stagione, con grave
danno per le cacce tradizionali.
Per quali ragioni?
R.: Le associazioni anticaccia non
potendosi sfogare, come al solito,
sulle deroghe che, dopo la delega
alle Regioni da parte dello Stato
avvenuta nel 2003, ora si possono
programmare con leggi non appellabili in giudizio, si sono fiondate
sull’unica possibilità rimasta: la
Delibera di Giunta che stabilisce la
quantità di richiami catturabili ed il
numero di roccoli che si possono utilizzare a tal fine.
Come al solito si sono trovati giudici
disposti ad accettare le loro tesi.
Le presunte ragioni addotte nel giudizio sono simili in tutti e due i casi;
in particolare nel secondo si è motivata la chiusura con la tesi che per le
Province di Bergamo e Brescia, non
avendo eseguito un inventario reale
dei richiami da sostituire, cioè cacciatore per cacciatore, casa per casa, ma
avendone stimato le necessità su basi
statistiche, quindi teoriche, le quantità di cattura richieste avrebbero
potuto essere sovrastimate, per cui si
dovevano sospendere le catture.
Il commento lo lascio a voi, ma di
fronte a simili ragionamenti vien
voglia di……..beh, è meglio lasciar
perdere.
Quello che emerge da simili situazioni è l’incapacità del giudice a comprendere che tali sentenze sono un
forte incentivo alla illegalità e alla
ribellione che erode la credibilità di
politica e giustizia.
D.: Ma perché non avete fatto,
anche per i roccoli, una legge
come per le deroghe?
R.: Ci sono diverse ragioni: la più
importante delle quali deriva dal fatto
che avendo l’Unione Europea abolito, a suo tempo, la caccia con le reti,
questo tipo di attività può essere
autorizzata solo in deroga e non deve
essere finalizzata direttamente all’attività venatoria.
Non essendo attività diretta di caccia,
non è competenza primaria della
Regione; ricade nelle competenze
statali perché si tratta di materia che
riguarda l’ambiente e la conserva-
Pietro Macconi sul monte Venturosa con gli amici Gianni, Fausto e Kiko
zione delle specie selvatiche, competenza che è rimasta in capo allo
Stato anche dopo la modifica del
Titolo V della Costituzione.
Abbiamo comunque pensato alla possibilità di legiferare in tal senso, ed è
già stato abbozzato, nei suoi contenuti essenziali, un progetto di legge,
ma rimangono da definire i limiti
delle competenze fra Stato e Regione.
Stiamo lavorando con il Ministro
all’Ambiente, On. Matteoli, per trovare un accordo che ci permetta di
approvare una legge specifica prima
della fine della legislatura.
D.: Ci auguriamo che ciò sia possibile. Cambiando argomento,
sui giornali provinciali si è tornati in questi giorni a parlare di
Parco: che cosa succede in
Regione al riguardo?
R.: Ad oggi la questione è in fase di
stallo, quindi non vi sono particolari novità ma, come ho avuto modo di
dire più volte, ribadisco, anche in
questa occasione, la mia intenzione
di non dare corso all’attivazione del
Parco almeno sino a quando non sia
stata modificata la legge quadro
sulle aree protette (l.r.86/83), che è
18
all’attenzione della commissione, e
non siano state introdotte variazioni che stabiliscano fondi certi per la
loro gestione e vengano in essa coinvolte le associazioni venatorie, a
garanzia della continuità di gestione
del territorio da parte dei cacciatori
che hanno dimostrato, in questo,
grande capacità, competenza e
senso di responsabilità.
Per meglio verificare l’andamento
legislativo della questione dei
Parchi, sono entrato, come rappresentante esclusivo del mio Gruppo,
nella VI Commissione consiliare
“Ambiente e Protezione Civile”.
Allo stato delle cose credo difficile
che, in questo scorcio di legislatura
ormai prossima alle elezioni regionali di Aprile, si possa concludere
questa partita ma, nel caso, sarò lì a
verificare che tutto si volga secondo le nostre attese.
Nel frattempo sto lavorando, di concerto con l’Assessore Beccalossi, per
far sì che cada anche l’ipotetica possibilità predisposta dall’allora
Ministro Ronchi, di proibire la caccia all’interno delle Zone di
Protezione Speciale e dei Siti
d’Interesse Comunitario.
Questa facoltà, che era stata riservata
allo Stato, deve essere cancellata.
Il Ministro Matteoli ha già preparato, anche su nostra sollecitazione, una
bozza di Decreto Legislativo per abrogare le disposizione dell’ex Ministro
Ronchi e delegare tutta la regolamentazione della materia alle
Regioni.
Benché non vi siano pericoli imminenti, l’abolizione del vecchio decreto e l’approvazione del nuovo con
delega alle Regioni, ci renderebbe
tutti più tranquilli.
D.: Molte le attese che, sulla base
dell’esperienza passata, troveranno sicuramente una soluzione
positiva. RingraziandoLa per il
suo impegno, Le auguriamo, da
parte nostra e dei nostri lettori,
Buon Natale e Buon Anno.
R.: Il mio impegno in questa direzione sarà totale. Ricambio gli
auguri con affetto riformulando i
miei complimenti al Vostro periodico che leggo sempre con interesse; è un’ottima occasione di
approfondimento e di svago.
Auguri a tutti!
QUEL TESORO
DI UN GALLO FORCELLO
Attenti a starnare questo straordinario uccello: oltre al piacere di una caccia particolare anche se faticosa,
vi riserva infatti la sorpresa di un pugno di pietre quasi preziose che nasconde nello stomaco.
E c’è chi ne fa addirittura dei gioielli
DALLE
INDICAZIONI DEL NOSTRO SOCIO
NANDO
GERVASONI, GIGI FOTI
FER-
HA PRESO
SPUNTO PER SCRIVERE UN ARTICOLO PER LA RI-
DIANA, GIÀ PUBBLICATO L’ANNO SCORPROPONIAMO QUESTA PARTE PER L’INTERESSE E LA CURIOSITÀ DELL’ARGOMENTO.
VISTA
SO.
(….) qualcuno, con le pietruzze che
trova nello stomaco dei galli forcelli, ci adorna addirittura orecchini,
anelli e spille per signore e sigorine.
Queste pietruzze translucide, a ben
guardarle, sembrano delle autentiche pietre dure dai più svariati colori tanto da apparire come granati,
diaspri, corniole, ametiste, tormaline
e via di dicendo. E alcune non sono
neppure tanto piccole, tanto che bene incastonate nell’oro o nell’argento fanno la loro bella figura. E’
noto che moltissimi volatili, anche
le comunissime galline, ingeriscano
granelli di pietra per aiutarsi nella
digestione ma non sapevamo che
questi granelli, in alcuni casi come
appunto nei forcelli, possano trasformarsi in così particolari pietre
dure. Lo stesso Giuliano P. Salvini
scriveva nel suo classico “Tetraonidi
e coturnici” (tipi di Olimpia, Firenze
1967) che, nello stomaco di un gallo
maschio dell’annata aveva trovato
pietruzze bianche per un totale di
14, 1 grammi. In quello di un gallo
adulto, sempre maschio, un bel solitario, le pietre erano addiritturasettanta, di colore bianco e marrone
mentre in un vecchio ucciso a novembre erano numerose selci bianche oltre a schegge di legno. Nel
ventriglio di una pernice bianca invece c’erano trenta grani di sabbia
di granito grossi come miglio per 6,2
grammi di peso. Le pietruzze che invece vediamo in queste immagini sono state trovate nello stomaco di
galli abbattuti sulle Alpi bergamasche e hanno la particolarità di essere multicolore e tutte di buona
grandezza. Tanto che finiranno per
ornare qualche piccolo gioiello venatorio…Esperto di queste cose è
Gotfried Hepsgartner, di Lutago,
in Valle Aurina, pieno Alto Adige,
imbalsamatore di professione. La sua
specialità o meglio la sua passione
sono proprio i galli. I tetraonidi in
particolare possiedono uno stomaco trituratore, il ventriglio insomma,
“…dalle pareti muscolose e molto
spesse – dice – capaci di triturare una
grande varietà di cibo grossolano
grazie anche alla presenza delle pietruzze che ingeriscono di volta in
volta”. Insomma, come una sorta di
betoniera, il ventriglio mescola e rimescola assieme al cibo queste pietruzze che vengono così pulite, molate fino a diventare lucide, pre-
ziose. “Ovviamente la colorazione
dipende dal tipo di minerale che
viene inghiottito – aggiunge Hepsgartner – e, comunque, in ogni
animale c’è almeno una trentina di
queste pietre del diametro di quattro, cinque millimetri fra le quali,
alcune quasi sempre molto belle.
Più grosse le trovo ovviamente nel
gallo cedrone che caccio in Austria,
Russia e da altre parti nel nord dell’Europa….” Le più belle quindi finiscono per abbellire orecchini e altri particolari gioielli. Allora, facciamo attenzione adesso quando abbiamo la buona sorte di mettere nel
carniere un gallo forcello: mentre lo
starnate, abbiate cura del ventriglio,
apritelo con un coltello affilato e portate alla luce quello che potrebbe apparire come un piccolo tesoro coloratissimo. E comunque uno dei tanti
tesori che la caccia offre a chi davvero sa godere di una giornata assieme
al proprio cane, fra i rododendri e
mirtilli, alla ricerca di un vecchio gallo solitario.
E. Traini
La Redazione
19
SERATA SULLA BIOLOGIA E GLI ASPETTI
SANITARI DEGLI UNGULATI SELVATICI
DELLE ALPI OROBIE
Luca Pellicioli
Le nostre montagne sono fatte di
sentieri da percorrere, di pareti da
scalare, di rifugi nei quali far riposare il nostro corpo e la nostra mente. Ma in montagna e sulle montagne vivono anche e soprattutto, animali selvatici da osservare, rispettare e riconoscere.
Con queste premesse la Commissione
Culturale del CAI di Bergamo, in collaborazione con l’assessorato agricoltura caccia e pesca della Provincia
di Bergamo, ha organizzato e ospitato nella serata del 18 Novembre un
incontro tematico dal titolo “Gli ungulati selvatici sulle Prealpi Orobie,
situazione attuale e dinamica delle
popolazioni”.
Adriano Nosari, neopresidente della
Sezione Provinciale del CAI ha introdotto la serata, sottolineando l’importanza di momenti di riflessione e
20
coinvolgimento trasversale tra i vari
Enti presenti sul territorio. Di seguito la serata è entrata nel vivo
con la presentazione e la discussione delle relazioni da parte dei relatori invitati.
Nell’ordine sono intervenuti Giacomo Moroni (Responsabile servizio
faunistico Provincia di Bergamo) che
ha presentato gli aspetti legati alla
consistenza, alla biologia e al riconoscimento delle diverse specie di
ungulati selvatici presenti sul territorio Orobico.
Di seguito è intervenuto il Dott. Luca Pellicioli (Veterinario, Dottorando Dipav, Università degli Studi di
Milano) che dopo un’introduzione
sui cambiamenti della montagna degli ultimi decenni, ha illustrato le
principali patologie degli ungulati
selvatici e le modalità di impostazione e svolgimento di un corretto
monitoraggio sanitario.
A concluso la serie degli interventi
previsti la Dott.ssa Alessandra Gaffuri (Veterinario Dirigente, Istituto
Zooprofilattico Sperimentale, Sezione di Bergamo) che ha illustrato
i più significativi risultati del lavoro
di monitoraggio sanitario, svolto sul
territorio della Provincia di Bergamo in questi ultimi anni. Un lavoro
certamente affascinante ed interessante con importanti risvolti
scientifici, dai quali nascono preziose indicazioni gestionali.
Una bella e piacevole serata dove
più realtà Istituzionali si sono unite sotto il comune denominatore
“montagna”. Ed è proprio questo
ciò di cui oggi ha bisogno la montagna, di trasversalità, di integrazione di competenze e professionalità diverse e di linee politiche comuni per istruire, far conoscere e
garantire un futuro al popolo della montagna.
CORSI PER
ASPIRANTI CACCIATORI
Luigi Capitanio
E dicono che le vocazioni venatorie
sono finite! Pare proprio non sia così.
È quanto si è portati a pensare sbirciando nella sala oratoriale di Olmo
al Brembo nelle serate di mercoledì.
Da non credere ai propri occhi;
quanti allievi!
Tutto quanto inizia con una chiacchierata sui problemi che affliggono la comunità dei cacciatori della
valle, almeno per quanto riguarda
l’aspetto numerico. La risposta è
sempre la stessa; sono in calo, anzi
no, “siamo in calo” visto che tutto
sommato la cosa riguarda proprio
noi. Questa diminuzione interessa e
preoccupa un po’ tutti quelli che in
qualche modo si occupano di caccia,
le associazioni venatorie ad esempio vedono nel fenomeno un grave
pericolo, infatti una contrazione
numerica continua può ridurre ulteriormente quel peso politico che
ancora ci rimane. In meno conteremo ancora meno. Altri ancora avvertono una mancanza di “ricambio”
nelle file dei cacciatori, pertanto, in
modo disfattistico (o realistico) si
sostiene che tra breve la caccia si
estinguerà da sola. A sostegno di queste lugubri prospettive si sono trovate tante motivazioni, per giustificare
questa mancanza di nuove domande; dall’offerta di divertimento che
le nuove generazioni hanno a disposizione, alla vigorosa campagna anticaccia messa in atto negli ultimi
trent’anni, e ancora, ai costi elevati
che un permesso di caccia comporta
e……. da tante altre piccole ragioni
che pare inutile ricordare.
Tutto questo però non ha convinto
Valter Egman, presidente della locale Sezione Cacciatori, il quale scuotendo la testa, in modo salomonico
ha sentenziato:
“Segont me i va mìa a fa la licèn-
sa perchè i è anche scòmocc, des
o ündes lessiù a Bèrghem al völ
dì òt o novsènto chilometri, e
magàre pasà gnac, te pàrela?”
Morale; proviamo ad organizzare un
corso per aspiranti cacciatori qui in
Alta Valle, magari qualcuno che fino
ad ora non trovava la voglia o il
tempo per recarsi in città a seguire i
corsi lo troviamo. È fatta, dopo un’adrenalinica consultazione con il maestro per tastarne la disponibilità,
un’altrettanto rapida indagine per
la possibilità di utilizzo della sala, ed
ecco organizzato il corso; è bravo il
nostro Valter, quando parte non lo
fermano di certo queste “piccole” difficoltà! Una decina di lezioni dovrebbero bastare dice, ma se non fosse
così sì replica! Questa sera, siamo alla
terza lezione e arrivo puntualmente
in ritardo, posso permettermi questi
ritardi, io la licenza ce l’ho.
Prima di entrare, sbirciando dalla
finestra ne ho contati più di trenta,
tutti compostamente seduti ad ascol-
tare un maestro d’eccezione, Paolo
Locatelli, che ha aderito con entusiasmo a questa iniziativa. Il Paolo,
cacciatore e accompagnatore nella
caccia agli ungulati nel nostro comprensorio, non è nuovo nella veste
di istruttore. Infatti da tanti anni
(nonostante la giovane età e un’intensa attività lavorativa) svolge mansioni di istruttore nei corsi di preparazione agli esami di abilitazione
venatoria, compito che tiene regolarmente in città. E pensare, mi confida Paolo al riguardo, che nella sede
di città gli iscritti al corso in questa
occasione sono solo sette. Che abbia
ragione il Valter? Forse, dico io;
intanto se questi superano gli esami
saranno trenta giovani in più, e se il
buon giorno si vede dal mattino……speriamo in bene.
Dal canto nostro, memori del detto
piötòst che negot, l’è mèi piötòst, la nostra parte di cacciatori, noi,
in queste occasioni, la vogliamo proprio fare fino in fondo.
Durante una lezione nella sala faunistica della Provincia
21
IL BRUCH
NON C’È PIÙ
Elena Traini
Perché non usiamo più il bruch, quel ramoscello che il cacciatore per eccellenza mette
come ultimo pasto in bocca all’ungulato
abbattuto? Siamo d’accordo che si tratti di
una tradizione importata nel pacchetto delle
tante usanze mitteleuropee e che, forse,
ben poco sentiamo… D’altra parte, quanti di
noi hanno gridato Viva Maria all’abbattimento di un cinghiale? Eppure questo è il
grido nostrano una volta che la bestia nera
stramazza al suolo. Tornando al bruch, sta di
fatto che una volta ci si presentava al Centro
di Verifica con l’orgoglio, non tanto per un
selvatico ucciso più o meno bello, quanto
per l’onore riservatogli con l’ostentazione
di un nobile rametto selvatico del posto,
nemmeno tagliato ma strappato a mano. E
quell’altro bruch nel cappello, sulla destra?
Non siamo in pochi ad aver notato che al
nostro Centro di Verifica arrivino sempre
meno gli ungulati con l’ultimo pasto. Ci
dispiace e speriamo che l’esasperazione tecnica con cui le cacce di specializzazione si
stanno evolvendo, non uccidano altre tradizioni non soltanto d’importazione.
Non soltanto agli ungulati l’ultimo pasto. Il valore di una lepre per il lepraiolo, di un gallo per
l’appassionato della tipica, ma anche della marmotta, dovrebbe far rallentare il tempo della
conquista dopo l’abbattimento con la cerimonia
dell’imposizione del bruch
INSERTO
SPECIALE
DICEMBRE
2004
Interazioni sanitarie
tra Ovini e Camosci
nelle Alpi Orobie (BG)
E. Traini 5
L. Pellicioli 1, A. Gaffuri 2, V.M. Tranquillo 3, P. Lanfranchi 4.
Medico Veterinario, Dottorando Dipartimento Patologia Animale, Igiene e Sanità Pubblica Veterinaria Università
degli Studi di Milano.
2
Medico Veterinario, IZSLER Sezione di Bergamo, referente dell’IZSLER per il Centro di Referenza Nazionale delle
Malattie degli Animali Selvatici.
3
Medico Veterinario OEVR Brescia.
4
Medico Veterinario, Dipartimento Patologia Animale, Igiene e Sanità Pubblica Veterinaria, Università di Milano
1
Note
L’intero articolo è stato pubblicato sulla sulla rivista bimestrale d’informazione scientifica “l’Osservatorio” Anno 7 N° 2 – Aprile 2004, pp.4-10.
23
INTRODUZIONE
Le problematiche sanitarie delle popolazioni di animali selvatici a vita libera, negli ultimi decenni hanno assunto
importanza prioritaria nell’ambito dei processi di gestione e conservazione del patrimonio faunistico.
In particolare la salute degli animali selvatici diviene aspetto fondamentale quando nella stessa area geografica si trovano a vivere specie diverse di animali recettivi per la stessa patologia e quindi con possibilità di interscambio di
agenti patogeni.
Nei contesti alpini questa situazione è piuttosto frequente con animali al pascolo in aree a elevata vocazione faunistica.
Se da un lato la presenza di animali al pascolo può comportare concreti rischi di trasmissione di agenti patogeni ad
animali selvatici, con possibili ripercussioni sulle dinamiche di popolazione, dall’altro la monticazione con mandrie di
bovini e greggi di ovini acquisisce un ruolo strategico nell’ambito della difesa e della conservazione degli ecosistemi
alpini, contribuendo al mantenimento dei pascoli con risvolti positivi in termini di stabilità del territorio, miglioramento
della qualità del pascolo e della biodiversità ambientale, a favore della fauna autoctona alpina in particolare galliformi e ungulati.
Si apre quindi il delicato e complesso capitolo delle interazioni sanitarie tra animali domestici e animali selvatici, problema spesso bidirezionale e sorgente di conflittualità tra le diverse parti sociali coinvolte.
In passato si è badato poco a questo problema, sia per l’esistenza di problemi sanitari molto pressanti, sia per il basso
numero di ungulati selvatici presenti sulle nostre montagne.
Oggi la situazione pare radicalmente cambiata: al notevole aumento della popolazione di ungulati selvatici (Pedrotti
et al., 2001) si è contrapposta la crisi della zootecnia di montagna sempre più legata ai contributi elargiti dalla
Comunità Europea.
La necessità di avere animali sani in alpeggio è duplice: da un lato garantisce un livello di benessere alla stessa popolazione che chiaramente si ripercuote su un’ottimizzazione delle produzioni, dall’altro è una condizione fondamentale per evitare la circolazione e la diffusione di agenti patogeni nell’ambiente alpino con i relativi rischi di intertrasmissione di patologie ad animali di specie differente e in alcuni casi, almeno potenzialmente anche all’uomo.
Gli isolamenti, di Brucella abortus nel camoscio, di Brucella melitensis da alcune colonie di stambecchi delle Alpi
(Ferroglio et al., 1998), avvenuti negli ultimi anni dimostrano l’attualità di queste tematiche.
Sulla base di queste considerazioni e alla luce dei casi di positività sierologia per Brucella abortus/melitensis riscontrate
sino al 1996 negli ovini dell’area di studio, si è ritenuto opportuno continuare il monitoraggio sieroepidemiologico
sui camosci iniziato nel 1997 e affiancare ad esso un monitoraggio sanitario sulle greggi di ovini monticanti relativi
all’area geografica del Comprensorio Venatorio Alpino Valle Brembana (BG).
MATERIALI E METODI
Area di Studio:
Lo studio è stato condotto nell’area geografica del Comprensorio Venatorio Alpino Valle Brembana. Il Comprensorio
è suddiviso in cinque settori di interesse faunistico-venatorio, i quali fanno riferimento ad un’area più ampia che s’identifica nel versante meridionale delle Alpi Orobie (46° Latitudine Nord, 10° Longitudine Est da Greenwich).
L’area studiata si presenta ricca di specie di notevole interesse faunistico venatorio. Tra i ruminanti selvatici sono presenti Camosci (Rupicapra rupicapra) Caprioli (Capreolus capreolus), Cervi (Cervus elaphus) e Stambecchi (Capra ibex),
quest’ultimi reintrodotti nel 1987.
Nel periodo estivo il territorio, dell’area di studio, si arricchisce della presenza di mandrie di bovini (2870 capi) e
greggi di ovini (9027 capi) al pascolo (Marengoni, 1997).
Raccolta dei Sieri:
Ovini: I sieri di ovino sono stati prelevati nel Settembre 2001, durante la demonticazione dei greggi, dai Veterinari
del Servizio Nazionale come previsto dal piano straordinario della Regione Lombardia per il controllo della Brucellosi
nei greggi vaganti.
In seguito, per ogni singolo gregge è stato effettuato un prelievo random su un numero di animali adeguato a stimare
la prevalenza con una precisione del 5% (I.C. 95%) ipotizzando una prevalenza attesa del 70% (ricavato da precedenti
indagini, Gaffuri et al., 2002).
Camoscio: I sieri di camoscio sono stati raccolti dai cacciatori subito dopo l’abbattimento del capo, nell’ambito di
una collaborazione tra il Comprensorio Alpino e la Sezione di Bergamo dell’IZSLER. Il periodo di raccolta dei sieri è relativo alla stagione venatoria 2001/2002.
24
Presso il Centro di raccolta è stata compilata una
scheda segnaletica del capo abbattuto dove sono
stati riportati il luogo di abbattimento, i dati biometrici e la classe d’età di ogni capo. Per quest’ultimo aspetto sono state individuate tre classi d’età: classe 1 capi di un anno, classe 2 capi di
due-tre anni e classe 3 capi dai quattro anni in
avanti.
Complessivamente sono pervenuti presso la
Sezione 210 sieri di camoscio su un totale di 270
capi abbattuti. La qualità dei sieri ottenuti è stata
valutata in base al grado di emolisi e globalmente
sono stati classificati di qualità discreta (siero parzialmente emolitico).
Sulla base delle precedenti indagini sanitarie
(Gaffuri et al., 2002) sono stati testati i sieri di
ovino e camoscio per le patologie riportate in
Tabella N°1.
Metodi Statistici:
I dati relativi alle caratteristiche individuali (variabili indipendenti: settore geografico, classi di età
e stato sanitario) e quelle relative alla positività
sierologica alle diverse patologie indagate, sono
stati inseriti in un foglio di calcolo di
Excel®(Microsoft), e l’analisi statistica è stata
effettuata con le procedure del software statistico STATA ver. 7 (Stata Corp. 2001) [STATA CORP.
2001. Stata Statistical Software: Release 7.0.
College Station, TX: Stata Corporation. ].
Per ogni patologia indagata si è proceduto ad
effettuare una stima puntuale e intervallare
(intervalli di confidenza al 95%) della prevalenza
grezza di soggetti sieropositivi, in accordo a
Thrusfield (Veterinary Epidemiology, 1997). Sulla
base delle informazioni disponibili si è proceduto quindi a stimare le sieroprevalenze specifiche
per le seguenti variabili indipendenti: settore
geografico, classi di età e sesso.
L’associazione tra sieropositività e le singole variabili indipendenti è stata misurata mediante il calcolo del Rapporto di Prevalenza (RP). La significatività statistica della stima di RP è stata valutata attraverso il test del c2 mentre líincertezza
della stima di RP Ë descritta dagli intervalli di
confidenza stimati con una probabilit‡ del 95%.
Georeferenzazione dati:
Le località di abbattimento dei camosci sieropositivi e l’area di pascolo dei greggi di ovini monticanti sono state georeferenziate attraverso l’utilizzo del software Arcview GIS 3.2. al fine di
migliorare l’inquadramento epidemiologico (Foto
N°1, -2, - 3).
25
Metodiche utilizzate:
Le metodiche utilizzate per lo svolgimento delle analisi sierologiche sono
sintetizzate in Tabella N°1.
PATOLOGIE TESTATE in OVINI
e CAMOSCI
METODICA
UTILIZZATA
STRUTTURA PRESSO LA QUALE E’
STATA ESEGUITA
BRUCELLOSI.
(Ovino e Camoscio)
SAR (Siero agglutinazione
rapida) FdC (Fissazione del
Complemento).
BERGAMO, Laboratorio di
Sierologia.
TOXOPLASMOSI.
(Ovino e Camoscio)
Siero-agglutinazione lenta al
lattice
VIRUS RESPIRATORIO
SINCIZIALE. (Ovino e Camoscio)
Elisa competizione
BRESCIA, Reparto di Virologia.
CHERATOCONGIUNTIVITE
INFETTIVA (Ovino e Camoscio)
Elisa indiretta.
BERGAMO, Laboratorio di
Diagnostica.
PARAINFLUENZA 3.
(Camoscio)
Inibizione
emoagglutinazione.
BRESCIA, Laboratorio di Virologia.
ROGNA SARCOPTICA.
(Camoscio)
Elisa indiretta.
Tabella N°1 Patologie testate in Ovini
e Camoscio con relativa metodica.
BERGAMO, Laboratorio di
Diagnostica.
UNIVERSITA’ TORINO,
Dipartimento Produzioni Animali,
Epidemiologia ed Ecologia.
RISULTATI
Relativamente ai greggi di Ovini monticanti esaminati all’interno dell’area di studio, non sono emerse sieropositività per Brucellosi mentre sono state riscontrate positività sierologiche rispetto a Toxoplasmosi, Virus Respiratorio
Sinciziale e Cheratocongiuntivite infettiva come sintetizzato in Tabella N°2.
Tabella N°2 Risultati analisi Greggi ovino.
N°
Capi
Gregge
analizzati
1
153
2
145
3
204
4
219
5
176
6
204
7
195
8
250
p: sieroprevalenza
%p
Brucellosi
0
0
0
0
0
0
0
0
%p
Toxoplasma
90
86
88
86
89
92.2
91.2
90
%p
VRS
92
82
94
85
78
91
89
88
%p
Cheratocongiuntivite
77
88
69
74
77
42.2
34.9
46.4
Relativamente al Camoscio, tutti i sieri sono risultati negativi per Brucellosi, Rogna Sarcoptica e Parainfluenza 3. Sono
state riscontrate positività sierologiche nei confronti di Toxoplasmosi, 12 casi; Virus Respiratorio Sinciziale, 67 casi;
Cheratocongiuntivite infettiva, 34 casi.
Tabella N°3 Risultati analisi camoscio.
Malattia
Sieri Analizzati Sieri Positivi
% p (IC 95%)
Brucellosi
185
0
0 (0.00 – 2.54)
Toxoplasmosi
200
12
6 (3.28 – 10.5)
VRS
160
67
41.8 (34.2 – 49.9)
Cheratocongiuntivite
200
34
17 (12.2 – 23.09)
Parainfluenza
176
0
0 (0.00 – 2.66)
Rogna Sarcoptica
138
0
0 (0.00 – 3.38)
p: sieroprevalenza
Le positività nel Camoscio, di cui tabella 3, sono riportate in tabella 4-5-6 in relazione alle singole variabili indipendenti:
settore geografico di appartenenza del capo abbattuto, classe d’età e sesso.
26
Tabella N° 4 Toxoplasmosi
*Infinito.
Variabile
indipendente
N° Camosci
Sieropositivi
N° Esaminati
Sieroprevalenza (%)
(IC 95%)
RP (IC 95%)
Settore geografico
1
2
3
4
5
2
2
2
6
0
32
36
52
33
27
6.2 (1.09-22.2)
5.5 (0.9-20.0)
3.8 (0.6-14.3)
18.8 (7.6-36.08)
0.0 (0.0-13.0)
Inf.*
Inf.*
Inf.*
Inf.*
1
Classe Età
1
2
3
1
3
8
63
44
73
1.5 (0.08-9.6)
6.8 (1.7-19.7)
10.9 (5.1-20.9)
1
4.29 (0.4-39.9)
6.9 (0.8-53.7)
Sesso
Femmina
Maschio
5
7
79
101
6.33 (2.3-14.7)
6.9 (3.07-14.2)
1
1.09 (0.3-3.33)
Tabella N° 5 Virus Respiratorio Sinciziale.
*Infinito.
** P < 0.05
Variabile
indipendente
N° Camosci
sieropositivi
N° Esaminati
Sieroprevalenza (%)
(IC 95%)
RP (IC 95%)
Settore geografico
1
2
3
4
5
0
16
25
14
12
28
30
40
24
21
0.0 (0.0-12.3)
53.3 (34.6-71.2)
62.5 (45.8-76.8)
58.3 (36.9-77.2)
57.1 (34.4-77.4)
1
Inf *
Inf *
Inf *
Inf *
Classe Età
1
2
3
15
18
33
46
38
58
32.6 (19.9-48.1)
47.3 (31.3-63.9)
56.9 (43.2-69.9)
Sesso
Femmina
Maschio
23
43
58
84
39.6 (27.7-53.3)
51.1 (40.1-62.1)
Tabella N° 6 Cheratocongiuntivite.
Variabile
indipendente
Settore geografico
1
2
3
4
5
Classe Età
1
2
3
Sesso
Femmina
Maschio
1
1.4 (0.8-2.4)
1.7 (1.08-2.7)**
1.29 (0.88-1.88)
1
*P < 0.05.
N° Camosci
Sieropositivi
N° Esaminati
Sieroprevalenza (%)
(IC 95%)
RP
(IC 95%)
5
8
13
2
6
32
36
52
33
27
15.6 (5.9-33.5)
22.2 (10.7-39.5)
25.0 (14.4-39.2)
6.06 (1.0-21.6)
22.2 (9.3-42.7)
2.6 (0.5-12.3)
3.6 (0.8-16.03)
4.1 (0.9-17.1) *
1
3.6 (0.8-16.7)
5
13
16
64
44
73
7.9 (2.9-18.2)
29.5 (17.2-45.3)
21.9 (13.4-33.4)
1
3.7 (1.4-9.6) *
2.7 (1.07-7.1) *
17
17
79
101
21.5 (13.3-32.4)
16.8 (10.3-25.8)
0.78 (0.42-1.43)
1
L’analisi statistica per cheratocongiuntivite, ha evidenziato rapporti di prevalenza più elevati nel settore geografico
3 e nella classe d’età 2.
27
DISCUSSIONE
Brucellosi: La negatività sierologica emersa in ovino e camoscio, conferma quanto emerso in indagini precedenti condotte nella stessa area di studio (Gaffuri et al., 2002) e depone a favore di un’esclusione della presenza di Brucella nella
popolazione di camosci e ovini transumanti.
In considerazione che in Provincia di Bergamo nell’ovino non sono state segnalate reazioni sierologiche positive per
Brucella abortus/melitensis dal 1996, il dato emerso conferma quanto avvenuto nelle scorse stagioni.
Nel camoscio le negatività emerse inducono a ipotizzare che attualmente la patologia non circola nel camoscio in quanto la malattia è assente nel domestico.
Nella specie selvatica, alla luce dello scarso campionamento rispetto al numero di animali presenti sul territorio, non
possiamo escludere a priori la presenza sul territorio di potenziali animali sieropositivi o, come segnalato nella realtà
Francese, casi clinici di Brucellosi nonostante la negatività dei test sierologici (Hars et al., 2003).
.
Toxoplasmosi: La sieroprevalenza emersa denuncia nell’ovino una situazione di elevata circolazione del protozoo,
che andrà ulteriormente approfondita anche in relazione alla possibilità dell’insorgenza di fenomeni abortivi nei
greggi di ovini e ai possibili rischi zoonosici derivanti dal consumo di carne cruda o di prodotti derivati che sarà auspicabile andare a indagare nelle prossime stagioni.
Rispetto al camoscio i 12 capi sieropositivi individuano la presenza di Toxoplasma anche in questa popolazione che generalmente frequenta habitat di media quota dove la presenza del gatto (unico ospite definitivo presente nell’area di
studio) non sempre è accertata ma ipotizzabile, è quindi probabile che occasionali frequentazioni delle stesse aree possono essere alla base di questa circolazione patogena nella specie camoscio
A favore di questa ipotesi depone il fatto che indagini parallele condotte nei caprioli della stessa area di studio hanno
evidenziato sieroprevalenze in soggetti abbattuti in vicinanza di centri abitati (Gaffuri et al., 2000).
La trasmissione orizzontale può quindi essere una via importante di trasmissione ma non è possibile escludere una trasmissione verticale come dimostrato in altra specie di ruminanti selvatici come la Renna (Rangifer tarandus), (Dubey
et al., 2002).
Se consideriamo che nel contesto Alpino sono state riscontrate positività sierologiche nello Stambecco (Tolari et al.,
Gennero et al., 1993), dove la trasmissione orizzontale pare improbabile alla luce dei differenti ambienti frequentati da gatto e stambecco, ciò depone ulteriormente a favore che la trasmissione verticale in ruminanti selvatici sia
possibile e si possa mantenere nel corso delle stagioni.
In relazione alla classe d’età, la sieroprevalenza e ai rapporti di prevalenza più alti si sono riscontrati nei soggetti
appartenenti alla classe 2 e 3, quindi in capi sub-adulti e adulti. Da questo punto di vista, alla luce delle ridotte sieropositività riscontrate il dato necessita di ulteriori approfondimenti.
Virus Respiratorio Sinciziale: I casi di sieropositività per VRS nel camoscio indicano un potenziale coinvolgimento
del virus nell’ambito delle sindromi respiratorie polifattoriali e dei casi di polmonite, riscontrati all’esame anatomopatologico, che hanno colpito i camosci dell’area di studio nella stagione 2001.
A conferma dell’importanza di indagare questa patologia è da considerazione che nella adiacente realtà di studio della
Provincia di Lecco il titolo anticorpale per VRS nel camoscio nel corso degli anni ha subito delle oscillazioni, ma il
picco anticorpale si è verificato in corrispondenza delle epidemie di polmonite (Citterio et al., 2003) a dimostrazione
della potenziale implicazione di questo agente patogeno nell’ambito delle sindromi respiratorie.
La diffusione del virus in funzione del settore venatorio evidenzia una sua assenza nel settore 1, mentre negli altri settori la sieroprevalenza a valori uniformi con un picco nel settore 3 che è l’area con la sieroprevalenza più elevata.
La classe d’età risulta associata alla positività sierologica, all’aumentare dell’età aumenta il numero dei capi coinvolti indice di una maggior sieropositività degli individui sub-adulti e adulti. Tra le potenziali cause, l’elevata presenza
di parassiti polmonari riscontrati durante l’esame necroscopico negli individui adulti, può aver contribuito a compromettere il quadro polmonare facilitando l’irruzione di altri agenti patogeni.
Nell’ovino è stata riscontrata un’elevata sieroprevalenza indice di una circolazione dell’agente patogeno nel domestico. L’isolamento del ceppo virale rappresenta un approfondimento indispensabile per chiarire meglio la dinamica
di questa patologia nell’ambito dell’interazioni sanitarie.
Cheratocongiuntivite infettiva: Nel camoscio è stata riscontrata una sieroprevalenza del 17% per Mycoplasma
conjunctivae. Questo dato è probabilmente dovuto al fatto che il prelievo venatorio 2001 del camoscio è stato avviato 6 mesi dopo la fine dell’epidemia di cheratocongiuntivite che ha interessato i camosci dell’area di studio nel periodo Settembre 2000-Marzo 2001.
I capi di classe d’età 2, sono gli animali maggiormente colpiti probabilmente perché al momento dell’insorgenza dell’epidemia, al contrario della classe 1, si sono trovati scoperti da un immunità materna, mentre i capi di classe tre
essendo individui adulti possono avere sviluppato nel corso degli anni una propria immunità.
Il settore faunistico 3 risulta quello maggiormente colpito, è ipotizzabile che una maggior densità di camosci unita ad
una maggior presenza di animali domestici al pascolo possa aver contribuito a determinare in quest’area dei fattori
predisponenti.
L’alta sieropositivatà emersa nell’ovino induce a confermare il ruolo sostenuto da questo ruminante domestico nel mantenimento di questa patologia (Giacometti et al., 2002) e la conseguente funzione che greggi vaganti possono svolgere nella potenziale trasmissione interspecifica del mycolpasma, in particolare nel camoscio.
Parainfluenza: Sulla base delle negatività sierologiche emerse nel camoscio, è ipotizzabile che il virus Parainfluenza
3 non sia direttamente coinvolto nel quadro patologico delle sindromi respiratorie polifattoriali che hanno colpito i
camosci dell’area di studio.
Rogna Sarcoptica: L’indagine sierologica condotta nel camoscio non ha evidenziato sieropositività. Considerando che
l’esecuzione di questa metodica permette di rilevare il rialzo anticorpale prima della comparsa della sintomatologia
clinica della patologia (Rambozzi, 2000), è auspicabile continuare l’indagine nelle prossime stagioni, al fine di monitorare costantemente e individuare precocemente eventuali insorgenze di epidemie, come avvenuto nel settore
Orientale delle Alpi.
CONCLUSIONI
La presente indagine conferma l’importanza dell’approccio sieroepidemiologico nell’ambito dello studio delle popolazioni di ovini e ungulati selvatici a vita libera.
Se il quadro emerso è rassicurante rispetto alla presenza di malattie soggette ai piani di Profilassi obbligatoria, vanno
sottolineate le sieropositività per malattie che, almeno potenzialmente, possono avere un grave impatto sia in termini
di dinamica delle popolazioni sia di interscambio tra animali domestici e selvatici.
Relativamente alle metodiche di laboratorio utilizzate nel selvatico, va osservato come attualmente la sola metodica validata per la specie camoscio è quella relativa alla cheratocongiuntivite infettiva. Per le altre patologie testate l’utilizzo di test che hanno una buona attendibilità in diverse specie, per quanto non validate in quella selvatica, rappresenta un limite dell’indagine sierologica negli animali selvatici.
I limiti del campionamento sul selvatico non permettono, in alcuni casi associazioni statisticamente significative, è comunque indicativo aver individuato nel settore faunistico-venatorio 3 l’area con sieroprevalenze più alte. Nelle prossime
stagioni sarà importante la ricerca di eventuali fattori di rischio che possono aver interferito sull’insorgenza di patologie a carico dei camosci del settore 3.
E’auspicabile inoltre il proseguimento delle indagini sieroepidemiologiche anche nei prossimi anni dirigendo la ricerca verso l’isolamento di agenti patogeni, la validazione di nuove metodiche e la valutazione dell’impatto sulla dinamica di popolazione delle patologie testate, anche attraverso l’utilizzo di sistemi informatici territoriali.
Questi aspetti sono un chiaro obiettivo da perseguire al fine di contribuire allo sviluppo di linee di gestione dello
spazio alpino in una logica di sviluppo sostenibile.
Si Ringrazia:
I Laboratori delle Sezioni e della Sede dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Lombardia e dell’Emilia Romagna
che hanno contribuito allo svolgimento delle analisi sierologiche.
Quaderni di Cultura Venatoria
Allegato al n°23 del dicembre 2004
del periodico CACCIA in Val Brembana
Periodico di cultura venatoria
e gestione faunistico ambientale
del Comprensorio Venatorio
Alpino
Valle Brembana
TROFEO SALADINI PILASTRI 2004
La due giorni bergamasca 10 e 11 settembre
La Redazione
I numeri dicono tutto: 4 batterie, 11
classificati di cui 6 con punto su cotorni. Questo il rapido riassunto della prova finale del Trofeo Saladini Pilastri 2004 vinto dal setter inglese Paco del piemontese Bartolomeo Cavaglià. Le prove sulle Orobie hanno
avuto il suo distinguo con un meeting sulla stato della cinofilia sportiva
in quota, tenutosi al ristorante albergo K2 del nostro socio Fulvio Berera, di Foppolo. Acceso il dibattito
durante il quale il giudice svizzero
Roberto Pedrazzetti ha posto l’accetto sulla necessità di cambiare il regolamento del Trofeo, tropo farraginoso e costoso. Fatto quest’ultimo
che impedisce l’accesso alla manifestazione da parte dei pù giovani e i
meno abbienti, senza per questo nulla togliere alla loro passione. Il Gruppo Cinofilo Bergamasco anche quest’anno ha messo in campo un’ottima organizzazione, grazie all’apporto dell’attivissimo consigliere Alberto Mora che, anche quest’anno, ha
CLASSIFICA DELLA PROVA SULLA PRESOLANA
Batteria A – Giuria: Testa, Bortot, Coti Zelati
1° ECC CAC- CACIT - Oleg della Chiave
setter maschio Conduttore Pedraglio
2° MB - Peck
setter maschio Conduttore Pollini
Batteria B – Giuria: Delfini, Moranti, Trivellato
1° ECC CAC RIS CACIT - Kevin
setter maschio Conduttore Pellamati
2° ECC RIS CAC - Dubi
setter maschio Conduttore Cossali
3° MB - Red
setter maschio Conduttore Pironio
CLASSIFICA DELLA PROVA A FOPPOLO
Batteria A – Giuria: Delfini, Malnati, Testa
1° ECC CAC RIS CACIT - Achim
setter maschio Conduttore Pedraglio
2° ECC - Oleg della chiave
setter maschio Conduttore Pedraglio
3° ECC - Martinsen
setter maschio Conduttore Bonzi
Batteria B – Giuria: Bortot, Coti Zelati, Moranti
1° ECC CAC CACIT - Bill
setter maschio Conduttore Usuelli
2° ECC - Varenne
setter maschio Conduttore Salvi
3° ECC - Rinaldo del pizzo Stella
setter maschio Conduttore Pensa
messo in palio una medaglia d’oro
alla memoria del padre. Durante il
meeting sono stati consegnati riconoscimenti ai promotori della prima
prova che si svolse 35 anni fa: Marzio Panattoni, Franco Locatelli, Franco Meratti, Alberto Mora, , e per il
costante impegno profuso al presidnete Gianni Simoni, Mario Beretta, ,
Orlando Invernizzi, renato Benzoni,
piergiamo Oberti, e Geremia Cattaneo. Il Gruppo Cinofilo ha voluto manifestare anche i ringraziamenti ai
Comprensori di Caccia nelle persone
dei presidenti: Remo Morzenti Pellegrini, Piergiacomo Oberti, Martino
Bianchi e i presidenti delle rispettive
commissioni tipica alpina: Ernesto delasa, Atos Curti e Giovanni Lubrini. Il
Trofeo del nostro Comprensorio, raffigurante un setter in ferma è stato
vinto da Giovanni Usuelli con il suo
setter Bill. Complimenti.
La premiazione a Foppolo
31
APPUNTI DI BIOLOGIA ANIMALE
Tiziano Ambrosi
Rubric
ACCORGIMENTI PER
INSEGNARE A BAMBINI
E ADULTI A GIOCARE
CON CANI E GATTI
32
Uno dei motivi per cui teniamo animali da compagnia è che possiamo
giocare con loro. Queste azioni dovrebbero essere fonte di grande
gioia ma spesso producono lesioni
all’animale o alla persona. Il gioco
violento incide negativamente peggiorando un problema comportamentale che si sta sviluppando. Alcuni accorgimenti per un gioco appropriato possono ridurre al minimo questi problemi, e possono anche portare le persone ad apprezzare alcune sfumature della comunicazione canina e felina. I cuccioli
e i gattini, come i bambini piccoli,
sono pieni di energie e possono passare rapidamente alla perdita del
controllo e allo sfinimento nelle fasi di gioco compiendo errori riguardo gli oggetti e l’intensità del gioco. A differenza dei bambini i cuccioli e i gattini non hanno mani con
pollici opponibili (caratteristica propria dei primati) ma hanno fauci e
denti che consentono loro di trasportare e maneggiare oggetti; quindi gran parte del gioco prevede l’uso della bocca. Inoltre il gioco viene
spesso interpretato come una lotta,
impennandosi e compiendo balzi
uno sull’altro, ed esteso alle persone.
La lotta, la monta, le impennate e i balzi
Tali comportamenti sono normali
nel cucciolo e nel gattino, permettono il contatto e il gioco tra gli animali e modellano i comportamenti
sociali dell’adulto e la comunicazione tra gli individui. Entro il secondo
mese di vita, sia i cuccioli che i gattini
iniziano a prestare maggior attenzione alle persone, utilizzando con
loro gli stessi comportamenti che utilizzano con altri animali. La tendenza degli animali è di giocare con gli
umani proprio come se fossero altri
cuccioli o gattini, e l’atteggiamento
delle persone è di imitare i comportamenti degli animali servendosi delle mani.
Quando cani e gatti sono piccoli e
leggeri i comportamenti di lotta sono privi di conseguenze, ma crescendo possono danneggiare un
bambino o, se cane di grossa taglia,
anche un adulto.
Cuccioli e gattini restano giovani fino alla maturità sociale che avviene
intorno al secondo anno di età quindi non ci si può aspettare che mostrino il giudizio e l’autocontrollo di
un animale più anziano, ed è anche
impossibile accertare, da un punto
di vista intellettivo, se un cane o un
gatto comprende quanto possano
essere delicati i neonati, i bimbi piccoli, gli anziani o i soggetti debilitati. Non ha alcun senso lasciar decidere unicamente agli animali quale
direzione deve prendere il gioco ed
è indispensabile una guida umana.
Afferrare, colpire con la zampa ed
episodi di monta esibiti da animali
giovani sono accettabili soltanto se
le persone coinvolte sono in grado
di interrompere sempre il comportamento dicendo un “no” o allontanandosi, indirizzare il comportamento ad un altro oggetto (un giocattolo) e correggere delicatamen-
ste nell’ignorare l’animale cessando
immediatamente l’azione e allontanandosi.
Presa con la bocca e morso
La presa con il morso e la bocca
sono lamentele comuni delle persone che hanno giocato inavvertitamente in modo troppo pesante
con il proprio cane o gatto; nessun
cucciolo o gattino dovrebbe essere
incoraggiato a prendere con la bocca . E’ semplice interrompere questo
comportamento sul nascere, ma
può essere molto difficile intervenire quando persiste da tempo. La
prima cosa che dovrebbero fare i
clienti quando il loro cucciolo o gattino li afferra con la bocca sarebbe
dire “no” e immobilizzarsi; se i proprietari sottraggono la mano all’animale, anche se lo scopo è di non
essere feriti, incoraggiano l’animale a proseguire il gioco. Dite “no”,
fermatevi, e delicatamente ritraete o spostate la parte del corpo colpita mentre trattenete il corpo dell’animale. Quindi offrite prontamente all’animale qualcosa che possa mordicchiare (un giocattolo imbottito o una pallina). Se l’animale
insiste producete un rumore fastidioso. Ricordate, l’unico motivo per
spaventare l’animale è interrompe33
E. Traini
te il comportamento. La correzione
appropriata per prese o balzi eccessivi consiste nel bloccare l’animale
cogliendolo di sorpresa e facendogli eseguire un “seduto e resta” per
ricevere una ricompensa. Le persone non dovrebbero riprendere gli
animali colpendoli sul muso o picchiandoli sul posteriore perché in
questo modo si ottiene che l’animale risponda attaccando ciò che l’ha
toccato e insegnerà che il gioco violento induce una risposta simile e
questo non è certamente il messaggio che si desidera inviare. Un metodo efficace per interrompere un
comportamento indesiderato consi-
re il comportamento in modo da insegnargliene uno più appropriato.
La maggior parte delle persone desidera che l’animale interrompa il
comportamento e ciò può essere ottenuto; comunque, è ugualmente
importante premiare la cessazione
del comportamento indesiderato.
I cuccioli ed i gattini necessitano di
attenzione e di energie. Se non riescono ad ottenere attenzione con
metodi positivi, si serviranno di
quelli ritenuti negativi dai proprietari, che sono responsabili del modellamento del comportamento
dell’animale; se l’unica interazione
che ricevono è negativa, impareranno a chiedere con insistenza e
intensificheranno i comportamenti negativi per ottenere sempre
maggiore risposta.
I proprietari spesso ritengono che
non devono correggere le pizzicate
dei cuccioli perché non causano alcuna conseguenza né ferimento,
ma ciò è scorretto perché il cane
crescerà e il suo morso potrà diventare pericoloso. Il momento per
imparare ad inibire tali comportamenti è quando il cane è giovane.
E’ molto più difficile far disimparare un comportamento che insegnarne uno appropriato fin dall’inizio.
34
TRATTARE E PREVENIRE
IL COMPORTAMENTO DI
RICHIESTA D’ATTENZIONE
Molti cani e gatti sono molto attaccati ai proprietari e spesso richiedono la loro attenzione. Il modo in
cui si esprimono può influenzare il
modo in cui le persone interagiscono con loro. Gli animali che ricevono
scarsa attenzione dai proprietari,
quelli che hanno una particolare esigenza di attenzione, o quelli che non
hanno probabilmente mai ricevuto
alcuna linea guida sul comportamento ritenuto accettabile possono
ricorrere a soluzioni estreme per ottenere attenzione. I cani possono saltare sui proprietari, dare piccoli colpi
con la testa o con il corpo, tirare loro
i vestiti, mordicchiarli o abbaiare contro di loro. I gatti possono graffiare le
persone, dare colpi di zampa, tirare
loro i vestiti o passeggiare avanti e
indietro sul corpo del proprietario
mentre sta dormendo. Talvolta gli
animali da compagnia diventano distruttivi o eliminano in luoghi inappropriati. Sia i gatti che i cani possono imparare a rubare gli oggetti o a
buttarli giù da zone proibite se questo consente loro di ottenere attenzione; molti gatti graffiano i mobili
perché sanno che qualcuno finirà per
rincorrerli. E’ importante che gli animali non imparino che un comportamento inesatto è il modo migliore
per soddisfare la loro necessità di attenzione.
L’ostacolo maggiore nel trattamento
di questo lieve ma fastidioso comportamento non è l’animale bensì la
nostra tendenza ad allungare automaticamente la mano e a toccare
ogni animale che ci sfiora. Siamo più
inclini a farlo quando siamo più indifesi: leggiamo il giornale, schiacciamo un sonnellino o guardiamo la
televisione. I cani ed i gatti lo sanno e
ne approfittano. Se il problema è serio al punto da infastidire le persone
devono essere attente se vogliono
correggerlo.
Innanzitutto si deve stabilire un programma regolare di interazione con
l’animale dedicandogli almeno 15 minuti due volte al giorno da impiegare in esercizi di obbedienza ,abilità,
attività fisica o gioco. Il gioco dà l’op-
portunità di consolidare il legame
animale-proprietario, che abbinato
ad una migliore comprensione delle
esigenze e dei comportamenti dell’animale, renderà le persone più pazienti e più recettive nei suoi confronti. Tutto ciò dovrebbe ridurre la
necessità dell’animale a sollecitare
l’attenzione attraverso comportamenti inappropriati o indesiderabili.
Ogni volta che la persona e l’animale non interagiscono durante le fasi
stabilite, si deve usare qualche meccanismo per rinforzare il comportamento positivo dell’animale e scoraggiare quello sgradito. Se il gatto o
il cane chiedono attenzione servendosi di uno dei comportamenti descritti precedentemente, la persona
dovrebbe ignorare l’animale. Se l’animale indietreggia o si siede ed attende che la persona gli dia retta, dovrebbe essere lodato ed accarezzato.
Se la persona desidera quindi interagire estensivamente con l’animale,
va bene; ma il punto è che dovrebbe
essere in grado di dire no senza essere infastidita. Se la persona è coerente alla fine l’animale imparerà.
Tratto da “La clinica comportamentale del cane e del gatto” di Karen L.
Overall
PER SAPERNE DI PIÙ
Giovanni Locatelli
LA RABBIA
Il virus della rabbia è uno dei
rhabdovirus che ha un ciclo enzootico in animali a sangue caldo e si trasmette da un animale all’altro tramite il morso.
La rabbia nell’uomo di solito è causata dal morso di un animale infetto. Può essere contratta anche con la
contaminazione di una ferita aperta,
o l’inalazione dle virus; sono stati
riportati casi di persone infettate
dopo aver soggiornato in caverne
infestate da pipistrelli. La trasmissione da uomo a uomo è stata documentata solo nel trapianto di cornea
da donatori morti per rabbia non diagnosticata.
L’ incidenza della rabbia nell’uomo è
in calo in tutto il mondo e parecchi
paesi sono indenni da rabbia. In Italia,
la Sardegna e la Sicilia sono zone
indenni per cui, a norma di legge,
qualsiasi cane o gatto che sbarca su
queste isole dovrebbe essere stato
vaccinato almeno un mese prima dal
veterinario e scortato da certificato
sanitario.
Negli Stati Uniti gli animali che risultano più infetti sono: moffette, procioni, pipistrelli e volpi, tra gli animali domestici, quelli più comunemente infettati sono i gatti, i cani e
il bestiame.
In Europa i principali vettori sono le
volpi. I pipistrelli vampiri, le manguste, gli sciacalli e i lupi sono la fonte
predominante di rabbia in tutto il
mondo, al contrario non è presente
nei roditori e nessun caso di rabbia
nell’uomo è stato causato dal morso
di un roditore.
La saliva degli animali infetti contiene il virus della rabbia che è attivo
per parecchi giorni prima delle manifestazioni cliniche della malattia,
cosicche’ i morsi da parte di animali
che sembrano normali
possono provocare la rabbia.
Dopo il morso da parte di un animale rabbioso, il virus, penetrato nell’
organismo, si moltiplica nelle fibrocellule muscolari e si diffonde nei
nervi periferici e al sistema nervoso
centrale.
Dopo un periodo di incubazione, che
dura in media dai 20 ai 60 giorni, la
rabbia nell’uomo si manifesta in tre
fasi.
LA FASE PRODROMICA: dura da 1 a
10 giorni ed è caratterizzata da apatia, malessere, anoressia,affaticamento,cefalea,febbre. A livello della
ferita possono riscontrarsi prurito,
dolore.
LA FASE ACUTA O FURIOSA: dura da
2 a 7 giorni ed è caratterizzata da
agitazione,ipereccitabilita’, attivita’
motoria marcata.Tipica della rabbia
è l’idrofobia (paura dei liquidi) che
deriva dal timore del dolore e dal
soffocamento prodotto dagli spasmi
muscolari faringei e laringei. La “bava
alla bocca” è causata da un’aumentata salivazione e dall’incapacità di
deglutire. L’ipersensibilità cutanea
può portare da evitare stimoli leggerissimi come il contatto dell’aria
sulla pelle (aerofobia). L’ iperattività
corticale si manifesta con aggressività contrassegnata dal picchiare, allucinazioni e disorientamento che perdura da 1 a 5 minuti a cui fanno
seguito periodi di perfetto orientamento e calma.
LA FASE PARALITICA: dura da 1 a 4
giorni ed è caratterizzata dalla paralisi muscolare progressiva e dal coma.
La morte sopravviene in media 12
giorni dopo l’inizio dei sintomi.
La prevenzione della rabbia si basa
sulla vaccinazione degli animali
domestici, ricordiamo che essa è
obbligatoria per cani e gatti in alcune regioni d’Italia a ridosso dei confini
di stato, o per gli animali domestici
che debbano attraversare la frontiera. Gli effetti collaterali dei vaccini
attualmente in commercio sono minimi per cui, fermo restando che in
alcune regioni d’Italia non si registrano casi di rabbia da 50-60 anni,
gli animali a rischio come ad esempio i cani da caccia dovrebbero essere regolarmente vaccinati.
L’ immunoprofilassi contro la rabbia nell’uomo può essere somministrata prima o dopo l’esposizione al
virus. La profilassi pre-esposizione è
indicata per i soggetti ad alto rischio
di esposizione alla rabbia, come i
veterinari, ammaestratori, personale
di laboratori di analisi,ecc.
Senza profilassi post-esposizione, il
rischio di sviluppare rabbia nell’uomo dopo un morso di animale è stato
stimato dal 15 al 40%; dopo la somministrazione del siero l’incidenza è
inferiore all’ 1%.
I cani o gatti, responsabili del morso,
dovrebbero essere tenuti in isolamento per 10 giorni; la profilassi antirabbica dovrebbe essere somministrata solo se l’animale sviluppa rabbia durante tale periodo.
La completa pulizia della ferita è una
parte essenziale della profilassi post
esposizione, la ferita dovrebbe essere lavata abbondantemente con
acqua e sapone, in modo da eliminare il tessuto necrotico.
Il sapone può inattivare il virus e un
lavaggio aggressivo della ferita si è
dimostrato capace di ridurre notevolmente l’incidenza della rabbia negli
animali da esperimento inoculati.
Bibliografia.
JAY H. STEIN. MEDICINA INTERNA
35
ARMI E BALISTICA
Sergio Facchini
B OTTAe...RISPOSTA ...
(seconda parte)
A proposito di cannocchiali lunghi,
quali scegliere?
I cannocchiali lunghi per l’osservazione a grande distanza degli ungulati, noti come “Spektive” nei paesi di lingua tedesca, sono indispensabili per la determinazione del sesso degli animali a distanze elevate,
mentre fino ai 300 metri permettono di analizzare i dettagli anatomici dei selvatici e l’eventuale trofeo.La
“vera” caccia di selezione risulta impossibile senza l’ausilio indispensabile di questi strumenti ottici di elevata potenza. La produzione odierna propone Spektive sia ad ingrandimento fisso (di norma 30x75,
32x75 o 30x80) che variabile (1545x60, 20-60x70 e molti altri). L’unico criterio di scelta deve essere sempre la qualità che risulta costantemente alta nei prodotti offerti da
quattro celeberrime Case e precisamente: Swarovski, Zeiss, Leica e Optolith. Più lunghi, più compatti,
estensibili, fissi, con visione rettilinea o angolare, con obiettivi enormi
o più tradizionali, rivestiti in gomma morbida o meno, con lenti trattate alla fluorite e non, di colore ver36
de opaco o argentati, più o meno
pesanti, ma a buon mercato mai! Per
uno Spektiv di fascia media sarà necessario un esborso pari almeno all’acquisto di un cannocchiale di puntamento ad ingrandimento fisso, ma
ne varrà sempre la pena. Le quattro
Case menzionate offrono una garanzia di 30 anni sui loro prodotti,
almeno nella maggioranza dei casi.
Altre Case concedono garanzie di
pari durata?
Cosa usare a caccia? Un 30x75 è sempre un valido compagno, ma oggi
sarebbe forse meglio propendere
per un variabile 20-60x70 con visione angolare e doppia regolazione
della messa a fuoco, la prima di base e la seconda di ricerca del dettaglio massimo ottenibile. Altre soluzioni possono rivelarsi altrettanto
valide, a patto di percorrere sempre
e comunque la “retta via” o se vogliamo la strada della qualità, l’unica da seguire in occasione di ogni
nostro acquisto.
E per quanto riguarda il binocolo?
II binocolo è l’inseparabile compagno del cacciatore di montagna. Oltre all’innegabile piacere di poter
osservare il paesaggio alpino, il binocolo ci permette di localizzare i
selvatici e di esaminarli sommariamente al di là dei 250 metri. Trattandosi di uno strumento ottico di
elevata tecnologia, servono ovviamente maestranze e materiali di
prim’ordine perché lo strumento
prodotto corrisponda agli elevati
standard di qualità, che solamente
le famose Case costruttrici tedesche
ed austriache sono in grado di offrire. Oggi i binocoli sono offerti in due
tipologie diverse: con prismi di Porro e con prismi a tetto. I primi un
tempo erano i più diffusi ed i migliori avevano il telaio in ottone; la
loro particolare forma di doppia sedia con gli schienali affiancati consentiva una presa molto ferma, mentre quelli con prismi a tetto, a forma di due tubi paralleli, hanno misure più contenute e peso inferiore.
Entrambi sono validi, anche se oggi
le produzioni di qualità privilegiano
i binocoli con prismi a tetto. Per condensare in poche parole tutti i vari
indici e fattori di luminosità, possiamo tranquillamente affermare che,
a parità di qualità delle lenti e di tec-
nica di assemblaggio, un binocolo è
tanto più luminoso quanto maggiori sono il diametro delle lenti dell’obiettivo e l’ingrandimento dell’immagine osservata. I diametri delle
lenti degli obiettivi spaziano mediamente da 30 a 63 mm e gli ingrandimenti da 6 a 20, una gamma
veramente immensa. L’esperienza
insegna che a caccia servono binocoli leggeri, robusti, luminosi e di
medio ingrandimento, dotati di
grande nitidezza. Ottime prestazioni forniscono i vari 7x42-7x50-8x508x56-10x50 nella incerta luce dell’alba e del tramonto, soprattutto
per la caccia al cervo, mentre per tutti gli altri ungulati che sono insidiati anche nella piena luce del giorno
si dimostrano validi l’8x30, l’8x40,
l’8x32, il 10x40 ed il 10x42. Nella caccia al camoscio il miglior compromesso è forse rappresentato dal
10x42, ma con un 8x30, un 8x32 od
un 8x40 l’immagine risulta più ferma e le osservazioni prolungate non
affaticano la vista. Cercate massimo
appagamento e prestazioni al top?
Fate allora un pensierino per un
20x60S proposto dalla Zeiss, l’unico
con uno stabilizzatore meccanico
dell’immagine che pesa 1660 grammi senza custodia e costa poco più
di 4000 Euro; un camoscio posto a
800 metri potrete osservarlo come
se fosse a 40 metri, non male,..! Se
sommiamo i pesi medi di un binocolo (800 grammi) e di uno Spektiv
30x75 (1200 grammi) otteniamo un
totale di 2000 grammi, che aggiunto ai pesi delle due custodie porterà
il tutto a circa 2300-2400 grammi,
otto etti in più dello Zeiss 20x60S, il
solo strumento ottico che racchiude
in se la duplice funzione di binocolo
e spektiv. La triade sacra dei binocoli è costituita da ZEISS, LEICA (ex
Leitz) e SWAROVSKI; OPTOLYTH e
KAHLES seguono il terzetto di testa,
incalzati da un folto gruppo di produttori minori. E’ un ipotetico ordine di arrivo da tenere a mente per
fare acquisti giudiziosi. In qualità di
ostinato assertore del concetto di
“qualità sempre e comunque” mi fa
piacere ricordare un fatto occorso
nei primi anni ‘90: nel braccio di ma-
re antistante il porto di Kiel, in Germania, fu recuperato un sommergibile affondato nel Mar Baltico alla
fine della Seconda Guerra Mondiale,
nel 1945. Tutto il materiale presente
nell’U-Boot fu esaminato accuratamente e, in una cassa, insieme ad altri strumenti, fu rinvenuto un grosso
binocolo da marina che si supponeva fosse stato completamente corroso da oltre 45 anni di permanenza
nell’acqua di mare, a diverse decine
di metri di profondità. Estrattolo dalla sua custodia e dopo averlo scosso alcune volte, colui che lo trovò
portò il binocolo agli occhi e, con
esterrefatta gioia, notò che nemmeno una goccia d’acqua era penetrata e che l’immagine era ancora
perfetta! Quasi mezzo secolo di immersione in acqua di mare! Un miracolo? La risposta è lapidaria: quel
binocolo era uno Zeiss.
Quali cure bisogna riservare agli strumenti ottici?
II cannocchiale di puntamento, lo
spektiv ed il binocolo sono strumenti
di precisione e come tali devono essere trattati, con la massima cura,
cercando di evitare assolutamente
graffi sulle lenti e ammaccature sul
corpo. La polvere che aderisce sul-
l’obiettivo e sull’oculare deve essere rimossa esclusivamente con l’aiuto di un soffietto con peli e le eventuali ditate o macchie di grasso con
pezzuole apposite intrise di una soluzione detergente. Se lo sporco persiste possiamo usare dell’acqua tiepida leggermente miscelata con del
sapone neutro:qualche scaglia basta; si procede in seguito con un’asciugatura perfetta con pezzuole di
cotone o di altro tessuto apposito,
ma anche con piccoli quadrati di pelle di daino, agendo sulle lenti con
la massima delicatezza. Anche se le
lenti moderne sono molto resistenti
ai graffi, grazie all’applicazione di
micro pellicole sintetiche, il fazzoletto non deve essere usato mai, in
quanto vi si annidano sempre grani
di polvere che possono rigare irrimediabilmente le lenti. Le ottiche
vanno conservate in un luogo fresco
ed asciutto e, in caso di forti sbalzi di
temperatura, bisogna togliere la
condensa asciugandole perfettamente, dopo qualche minuto di attesa. Infine, qualora si rendessero
necessarie riparazioni o messe a punto di qualsiasi genere, è saggio spedire l’ottica direttamente alla Casa
madre o a personale specializzato
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autorizzato da essa; i costi saranno
superiori, ma il ripristino funzionale
varrà di sicuro la spesa.
II telemetro è utile e vale la spesa?
II telemetro è utilissimo e ben ripaga
il denaro sborsato. Per conoscere
esattamente la distanza a cui si trova il bersaglio e, basandoci su questa
misura, determinare la caduta del
proiettile a quella determinata distanza è indispensabile. Dato che
spesso la stima della distanza si rivela molto difficile per una serie infinita di cause (foschia, uniformità
del colori del terreno, presenza di
avvallamenti, luminosità o meno della giornata etc), il telemetro ci viene in aiuto trasformando dubbi e
perplessità in certezza. Questo strumento, in auge da una decina d’anni, che calcola la distanza da un oggetto basandosi sul tempo di rifrazione, di un raggio laser, convertito
in misura lineare (metri o yarde), viene prodotto in tre tipologie differenti: telemetro classico, telemetro
incorporato ad un binocolo e telemetro incorporato in un cannocchiale di puntamento. L’unico del tre
tipi, di grande successo nelle vendite, è il telemetro classico, il più semplice. Si avvale di un’ottica monoculare di 6 o 7 ingrandimenti ed è facile da usare; di norma basta premere un tasto posto sul dorso per
veder apparire, dopo pochi secondi,
la distanza dell’oggetto puntato. È
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in grado di effettuare misurazioni
da 400 a 1200 metri, a seconda del
modello utilizzato, sia singole che
doppie,ossia su oggetti o animali poco distanti tra loro. Si tratta di strumenti affidabili, leggeri, di dimensioni contenute e sufficientemente
robusti che funzionano grazie ad
una pila di lunga durata: due tra le
Case più rinomate sono la tedesca
LEICA e l’americana BUSHNELL.
II binocolo-telemetro, rispetto al telemetro classico, è uno strumento
molto più complesso, pesante e costoso: il modello Geovid 7x42 BDA,
prodotto dalla Leica e dotato addirittura di una “bussola azimutale”,
pesa 1490 grammi e costa più di
4000 Euro! Quest’anno, 2004, la famosa casa americana LEUPOLD ha
messo in commercio un binocolo-telemetro a 7 ingrandimenti, molto
più compatto e leggero del modello
della Leica, e dal costo ragionevole.
Avrà successo? Gli anni futuri lo diranno. II terzo tipo di telemetro,
quello incorporato nel cannocchiale di puntamento SWAROVSKI 312x50, oggi fuori produzione, non
ebbe il successo sperato: era troppo
pesante, voluminoso e costoso. Come sempre, la commistione di diverse funzioni in un unico strumento ottico finora non ha dato mai
buoni risultati di vendita, indipendentemente dalla qualità del prodotto.
A caccia, oltre quale distanza è saggio non sparare?
Pur considerando l’elevata micidialità di molti calibri unita ad ottiche
variabili di puntamento di grande
potenza, il muro dei 250 metri deve
essere considerate il limite massimo
oltre il quale non è ragionevole sparare con sicurezza. L’abbattimento
pulito, senza ferimenti o inutili sofferenze del selvatico, è il primo dovere di ogni cacciatore. Le recenti
restrizioni approvate dalla Regione
Lombardia circa l’ingrandimento delle ottiche di puntamento (massimo
10x) e la lunghezza dei bossoli delle
munizioni (massimo 68 millimetri),
anche se molto discutibili, dovrebbero servire da deterrente per coloro che tentano sempre e comunque
tiri a distanze eccessive (300 metri
ed oltre) causando spesso assurdi ferimenti. “Fatta la legge, trovato l’inganno.” I calibri short-magnum, usciti da poco, paiono nati appositamente per ovviare alla limitazione
della lunghezza del bossolo. Dato
che tutti i recenti calibri Ultra-Magnum della Remington (7mmUM
Rem. e .300 UM Rem.), assieme al
glorioso .300 H&H Mag, al .300
Weatherby Mag, al 7 STW ed altri
ancora sono esclusi, forse, ma ne dubito fortemente, riguadagneranno
terreno nelle vendite il 6,5x68 ed il
7mm Super Express Vom Hofe, due
splendidi calibri un tempo molto
amati dai cacciatori delle zone alpine lombarde, oggi purtroppo in declino irreversibile.
Tornando al discorso “distanza di tiro” e alla sua valutazione, tutto risulterà più facile utilizzando un
buon telemetro che un cacciatore
giudizioso porterà sempre con sè.
Riguardo al capitolo “Sicurezza” nel
maneggio delle armi sul terreno di
caccia, cosa è indispensabile sottolineare?
L’arma lunga rigata, come qualunque arma a canna liscia, non è un
“bastone da passeggio” e deve essere maneggiata con estrema attenzione. La propria incolumità e
quella altrui dipendono esclusivamente dal nostro comportamento.
Un’arma chiusa deve essere consi-
che la canna non sia ostruita da terra, rametti, foglie, fango o neve, pena gravi incidenti (esplosione della
canna!).
Importantissimo: se la munizione fa
cilecca (percepiamo il “clic” del percussore, ma non avviene lo sparo),
dirigiamo immediatamente la canna verso una posizione sicura,verso
terra quindi, non in direzione di pietre o sassi. Attendiamo per almeno
trenta secondi o più. Solamente dopo questo lasso di tempo scarichiamo molto delicatamente l’arma: può
trattarsi di una munizione difettosa, la cui capsula di accensione (innesco) non ha incendiato correttamente la polvere. Questo fenomeno, definito “missfire” dagli americani, capita quasi sempre nelle situazioni meno opportune, in occasione magari di un tiro su un camoscio kapital o un cervo coronato, mai
al poligono.
Non bisogna lasciarsi prendere dal
nervosismo, ma agire con la massima accortezza e prudenza. Estratta
la munizione difettosa, toglieremo
l’otturatore ed osserveremo attentamente l’interno della canna: po-
trebbe capitare che la palla si incastri
nel primo tratto della canna ostruendola, dato che l’accensione irregolare della polvere ha fatto avanzare la palla solo di pochi centimetri; in
questo caso non c’è nulla da fare:
portiamo subito l’arma dal nostro
armaiolo di fiducia che provvederà a
togliere la palla incastrata nella canna. Ricordiamoci sempre che in questa sfavorevole evenienza la cosa più
importante da fare è osservare sempre l’interno della canna comportandoci di conseguenza. Inserendo
malauguratamente una seconda munizione in canna, ostruita dalla palla precedente, il risultato al momento dello sparo potrebbe essere
catastrofico: l’esplosione della canna con violentissimo arretramento
dell’otturatore, le cui conseguenze
possiamo facilmente immaginare!!!
Pertanto è necessaria sempre grande
prudenza, soprattutto su terreno gelato o fortemente innevato che ci
preclude la vista di ostacoli presenti
sotto il manto nevoso; in questi casi
è meglio tenere scarica l’arma, riponendo un paio di munizioni in tasca, lontane dall’eventuale scalda-
E. Traini - 2
derata sempre carica. Anche se abbiamo inserito il meccanismo di “sicurezza” o “safe”, azionando il cursore posto sull’impugnatura del calcio o laterale rispetto alla culatta,
non dobbiamo considerarci in una
botte di ferro. L’arma con la munizione in canna, qualunque sia il sistema di sicurezza e sottolineo con
convinzione assoluta qualunque sia,
può sempre sparare; basta un urto
violento; comportiamoci quindi di
conseguenza.
Camminando su terreno facile l’arma dovrà sempre essere “in sicura”
se usiamo un basculante; qualora
usassimo una carabina è molto più
saggio inserire le munizioni nel caricatore e armare poco prima di effettuare il tiro. Su terreno irto di
ostacoli il basculante deve essere scaricato ed il caricatore della carabina
inserito immediatamente prima dello sparo. Non si spara mai sui crinali, (dove andrà a finire la palla?) o
in luoghi dove presumiamo possano trovarsi persone (agricoltori,gitanti,raccoglitori di funghi etc.) o
animali domestici. Nel dubbio non
si spara mai. Assicuriamoci sempre
39
mani, pronte all’uso. La bretella di
trasporto del fucile va esaminata regolarmente assieme alle magliette
e alle loro viti di ritegno, cosi come
le sedi delle viti stesse. Un’arma che
cade dalla spalla può essere estremamente pericolosa, specialmente
percorrendo una mulattiera od un
sentiero tra le rocce; marciando in
fila indiana il primo, come tutti gli
altri che seguono, dovrà portare l’arma scarica ed aperta; camminando
da soli invece, si può procedere tenendo l’arma a tracolla sulla spalla
con la canna sempre rivolta in avanti, in posizione di “sicura”. L’arma
non è un giocattolo e si punta solamente sul selvatico al momento dello sparo, mai in qualsiasi altro frangente. Infine un’ultima raccomandazione; l’arma non si presta a nessuno, badiamo bene; rogne di svariata natura e magari grane a non
finire sono i frutti della nostra superficialità! In conclusione buon senso sempre e tanta attenzione, ovunque e con chicchessia.
Riguardo l’energia residua dei
proiettili alle varie distanze cosa possiamo notare?
L’energia di una palla, molto semplicemente, è la forza di impatto con
la quale colpisce il bersaglio, via via
decrescente con l’aumentare della
distanza e con la diminuzione progressiva della velocità del proiettile.
Conoscendo il peso della palla e la
sua velocità alle varie distanze è molto semplice calcolare l’energia in Kilogrammetri, basta applicare la formula B= ? MxV2, dove E è l’energia,
M è il peso della palla in kg. e V è la
velocità. Esempio: calcolare l’Energia di una palla di 10 grammi che
colpisce il bersaglio alla Velocità di
700 metri/secondo.
E= E= E= 2450 (Energia in Joule)
Ottenuta l’Energia in Joule (2450)
basta dividerla per 9,8 (Accelerazione di gravità) e otterremo 250 (Energia in Kilogrammetri).
Se conosciamo l’Energia (E) espressa in Piedi/Libbre (Feet/Pound=
FT/PD) indicata sulle confezioni di
munizioni americane, possiamo tra40
Distanze
Angolo di sito
25°
1OO yarde
91 metri
+0.46
200 yarde
182 metri
+1.87
300 yarde
274 metri
+4.53
400 yarde
365 metri
+8.76
30°
0.67
2.70
6.54
12.63
35°
0.92
3.68
8.89
17.18
40°
1.20
4.81
11.63
22.47
45°
1.52
6.09
14.73
28.44
50°
1.88
7.52
18.17
35.10
55°
2.27
9.10
21.99
42.47
60°
2.70
10.83
26.17
50.55
65°
3.17
12.71
30.73
59.34
70°
3.68
14.74
35.63
68.81
75°
4.23
16.92
40.91
79.00
Traiettoria con
azzer: 220 yd.
+6.35
+3.55
-13.46
-46.22
Variazioni in cm del punto di impatto con Angoli di Sito progressivi a distanze crescenti. Calibro .270 Winchester-palla 130 grani-V 932m/sec azzeramento s.l.m. distanza 220 Yarde (201 metri).
sformarla in Kilogrammetri moltiplicandola per 1,3567 e dividendo il
risultato ottenuto per 9,8.
Esempio; calcolare l’Energia in kilogrammetri di una palla 11,66 grammi (l80 grani) che colpisce il bersaglio alla Velocità di 750 metri/secondo (2460,75 piedi/secondo).
E= E= E= 3279 (Joule) E== 334 (E in
Kgm)
Ricordiamoci che orientativamente,
con un colpo ben piazzato in un’area vitale del selvatico posto a 200
metri, servono almeno 250 kgm per
il cervo, 180-200 kgm per il camoscio e 150 kgm per il capriolo, potenze già ottenibili dai calibri medi
per eccellenza (7x64-270Win-30-06).
E’ sempre bene evidenziare che, anche con calibri di grande potenza,
quali i Magnum compresi tra i 78mm, è indispensabile privilegiare
sempre la precisione del colpo piazzato, senza illudersi che i calibri
6,5mm. o inferiori possano risolvere ogni situazione di caccia, specie
con cervi e cinghiali. Inoltre, anzichè
dare peso alle energie alla bocca dell’arma delle varie munizioni, analiz-
ziamo con attenzione le rispettive
energie alle distanze comprese tra i
150 e i 250 metri, alle quali si effettuano almeno il 95% dei tiri. Oggi,
molti cacciatori si ritengono male
equipaggiati se non hanno tra le
mani almeno un 7mm Magnum che
a 300 metri sprigioni un’energia
prossima ai 300 kilogrammetri! Cosa
dire allora di un certo Dr. Marcel
Couturier che, dal 1924 al 1947, riuscì ad abbattere 500 camosci con la
seguente attrezzatura: Carabina
stutzen Mannlicher-Schonauer calibro 8x56 Mann.Schon., ottica fissa
Zeiss 4x, palla di 13 grammi “roundnose softpoint” con velocità alla
bocca di 660 m/sec. e a 200 metri di
490 m/sec. e rispettive energie di
289 e 159 kilogrammetri, calo di
traiettoria di 14 cm. a 200 metri e
di 34 cm a 250 metri con arma azzerata a 150 metri che, a 300 metri, piazzava i colpi 75 cm al di sotto del punto mirato...!!! 159 kgm e
14 cm. di calo di traiettoria a 200
metri! I sostenitori dei calibri Super,
Ultra ed Ultra Magnum dovrebbero
meditare a lungo…!
Cos’è l’”Angolo di sito” e quanto influisce sul tiro?
L’”Angolo di sito”, in termini molto
semplici, è l’angolazione che la canna dell’arma deve assumere per colpire un bersaglio posto in posizione
diversa dal piano orizzontale (0°). Si
misura in gradi, da 0° a 90° e determina la variazione del punto di impatto della palla sul bersaglio. Queste variazioni dipendono essenzialmente da: velocità, peso e coefficiente balistico (C.B.) del proiettile
ovvero a velocità, peso e C.B. maggiori corrispondono variazioni minori. La traiettoria della palla, infatti, si appiattisce progressivamente con l’aumentare dell’angolo di sito, sparando sia verso l’alto sia verso
il basso. Questo fenomeno, dovuto
alla forza di gravità, è più evidente
usando calibri “lenti” che utilizzando calibri “veloci”; la forza di gravità quindi agisce in misura più marcata sui proiettili lenti, dotati di scarso C.B, perché il loro tempo di tragitto dalla canna al bersaglio è nettamente superiore rispetto ai proiettili più veloci, con coefficienti di aerodinamicità elevati.
Soprattutto in alta montagna, cacciando il camoscio, si tende di solito a sparare “alto” a causa delle distanze elevate (oltre i 200 metri),
ignorando del tutto o quasi gli effetti sulla traiettoria della palla causati dall’”angolo di sito” e il lieve,
anche se non sottovalutabile, aumento di tensione del proiettile dovuto all’altitudine. In pratica, tirando sia verso l’alto che verso il basso,
bisogna tenersi basso ossia mirare
un punto via via inferiore rispetto
ad un tiro in piano. Per diradare le
nubi che avvolgono questo argomento ostico, può rivelarsi utile consultare la tabella che segue relativa
alle:(vedi tabella a lato)
Analizzando attentamente i dati indicati possiamo rilevare che fino alla distanza di 100 metri circa l’angolo di sito influisce poco sulle traiettorie della nostra palla da 130 grani
(innalza il punto colpito da un minimo di 0,46 ad un massimo di 4,23
cm (con angoli di tiro rispettivamente di 25° e 75°) valori che sommati ai+6.35 cm dell’alzo di traiet-
toria a 100 yarde per colpire nel segno a 220 yd. danno ben 10.58 cm.
Quindi per un tiro a 1OO yd. con angolo di sito di 75°, possibile sparando verso il basso, dovremmo mirare
un punto interno alla sagoma del selvatico di circa 11 cm. Si tratta comunque di un tiro al limite, quasi perpendicolare, da sconsigliare sempre.
Intorno ai 200 metri e con angolazioni di tiro comprese tra 35° e 60° le
variazioni di impatto sono comprese
tra 4-11 cm, mentre a 270 metri grossomodo, con angoli di sito sovrapponibili le variazioni saranno di 9-26
cm, molto accentuate quindi. Ovviamente questi valori di innalzamento
della traiettoria causati dall’angolo
di sito devono essere aggiunti all’innalzamento della traiettoria dovuta
all’altitudine (da 6 a 12 cm per tiri a
250 metri, ad un’altezza di 2500 metri s.l.m.) da questa somma si detrae
il calo di traiettoria alla medesima distanza (relativa all’azzeramento). Facciamo un esempio molto semplice: ti-
ro ad un camoscio posto a 275 metri
(distanza limite), angolo di sito 40°
(accentuato) verso l’alto, altitudine
2000 metri, arma cal. 270 Win.-palla
130 grani V° 932 m/sec. Dove puntare con l’ottica? Altitudine m.2000-distanza m.270, la palla di 130 gr. sale di
circa +8 cm e l’angolo di sito causa
un ulteriore innalzamento del proiettile di 11,63 cm; il totale ipotetico dell’innalzamento della palla è quindi
di 19,63 cm a cui va tolto il calo di
traiettoria relativo all’azzeramento
a 200 metri che a 274 metri è di
cm13,46. Avremo quindi +19,63-13,46
= +6,17 (innalzamento effettivo del
punto colpito a 275 m. con angolo di
sito di 40°). Di conseguenza, nonostante la distanza rimarchevole (275
metri), ma a causa dell’angolo di sito
(40°) dovremo mirare almeno 6 cm
ad. di sotto del gomito della zampa
anteriore del selvatico.
Tutti i dati sono logicamente orientativi in quanto i fattori che li determinano sono, come abbiamo ri-
cordato precedentemente, numerosi: peso, lunghezza e C.B. della palla,
polveri, inneschi, bossoli con tutto
ciò che ne deriva, oltre ad un numero di calibri impressionante. Le
combinazioni sono infinite ed ognuna di esse fornisce prestazioni differenti. Provare e riprovare è il segreto per conoscere a fondo la propria
arma e per trarne solamente vantaggi nell’uso pratico. Per non perdersi nei dedali dei numeri, che a
caccia si dimenticano spesso, basta
rammentarsi che quando si spara
con accentuate inclinazioni della carabina, oltre i 200 metri, è necessario
tenersi bassi col tiro e avere come
punto di riferimento l’area immediatamente dietro il gomito dell’ungulato, senza lasciarsi ingannare
dalla distanza, magari elevata, che
spesso induce a mirare alto nella sagoma del selvatico per compensare
un’ipotetica caduta della palla che
non avverrà. Tutto qui.
(Segue ultima parte)
LETTI PER VOI
Luigi Capitanio
In questo numero vogliamo segnalare un libro che sicuramente ha attirato l’attenzione di numerosi cacciatori capannisti.
Caccia e Tradizione - Come far cantare gli uccelli
da richiamo, di Vanni Ligasacchi.
L’Autore, in questo suo lavoro, scrive della sua passione per la caccia alla selvaggina di passo. Attraverso una
scrittura semplice e ben articolata svela i segreti per ottenere il massimo vigore canoro dagli uccelli utilizzati per
la caccia al capanno nel periodo più appropriato. Ligasacchi, scrive e riesce a trasmettere ai lettori il valore
delle proprie osservazioni sulla biologia degli uccelli di
passo. Inserisce in questa sua opera tabelle dedicate al
fotoperiodo artificiale, sperimentate con successo in anni di ricerca. Vanni Ligasacchi già noto ai cacciatori Bergamaschi per il suo impegno nelle battaglie contro l’istituzione del Parco delle Orobie, è nato a Presceglie in
provincia di Brescia nel 61, ottiene la sua prima licenza
di caccia a sedici anni. Diplomato come Perito Metalmeccanico, nel 93 si laurea in Sociologia con una brillante tesi sugli “Aspetti sociali e culturali della legislazione venatoria”. Nel 1988 è tra i fondatori di un movimento politico con dedizione ai problemi di carattere
ambientale e
di conservazione delle
attività venatorie.
Già
Consigliere
Provinciale
nel 90, si distingue per
le numerose
proposte di
modifica alle
leggi, soprattutto per la
riapertura
dei roccoli.
Ricopre infine la carica di
Consigliere
Regionale
della Lombardia. Membro
della Commissione
Agricoltura Caccia e Pesca, ha lavorato con grande impegno nella revisione delle Legge Regionale 26 del 93.
Questo libro di carattere manualistico e di facile consultazione, è uno strumento particolarmente utile per conseguire eccellenti risultati con le batterie di uccelli da richiamo, sia provenienti dall’allevamento che di cattura.
Edito dalla: Promodis Italia di Brescia, è reperibile nelle librerie, nelle armerie che trattano materie didattiche, o richiedendolo all’Editrice Promodis via Creta 56 BS.
La seconda segnalazione riguarda uno Studio sul Camoscio alpino sviluppato dal Centro di Ecologia
Alpina di Trento e diffuso attraverso un CD-rom. Le
informazioni contenute in questo lavoro sono raggruppate in quattro capitoli; Biologia ed ecologia della specie, le patologie e le problematiche sanitarie che
interessano il camoscio, la distribuzione le consistenze
e gli abbattimenti in provincia di Trento e alcuni modelli sulla dinamica delle popolazioni di camoscio in
presenza di diverse qualità di parassiti che normalmente la specie ospita.
La prima e la seconda parte, sviluppate in modo didattico, offrono all’utilizzatore un quadro di conoscenze
ben articolato e di facile consultazione.
Il terzo capitolo, riferito alle consistenze e ai prelievi venatori dal 1982 al 2000, è un esempio di successo nella
gestione del camoscio, modello applicabile anche in altri
comparti alpini con situazioni ambientali analoghe.
Il quarto capitolo, il più complesso, illustra alcuni modelli teorici di previsione sulle dinamiche di sviluppo
delle popolazioni di camoscio in presenza di parassiti. In questo ultimo capitolo, il CD-rom fornisce una
base scientifico-conoscitiva sugli effetti potenziali svolti da alcune specie parassite nelle dinamiche di crescita delle popolazioni. Le simulazioni modellistiche forniscono previsioni sul lungo periodo degli effetti dei
diversi sistemi di prelievo venatorio in considerazione
della presenza di specie parassite. Un lavoro veramente
importante per chiunque voglia approfondire le problematiche inerenti la gestione del camoscio.
Da richiedere direttamente al “Centro di Ecologia Alpina” Viote del Monte Bondone, Sardagna (Trento)
RACCONTO
Romano Pesenti
Apertura…
e le cotorne del Ger
Dir è fremente, rizza le orecchie,
fiuta l’aria con le nari dilatate, i
muscoli sono tesi e la testa alta.
-Buono Dir ! - mormoro a bassa voce.
Il cane pare acquietarsi, mi guarda
un attimo, interrogativo, e poi in
piedi scruta di nuovo verso il
monte. Il suo profilo caratteristico di
pointer si staglia a fatica nel buio
sullo sfondo del cielo, ove brillano
ancora le stelle. Amo il setter,ma
adoro questo cane. Regalo di un
cinofilo amico, scartato alle gare perché monorchide, si rivelò già da cucciolone un gran cane. Nato “imparato” e allenato per la caccia di
monte, potente di naso e resistenza, collegato e intelligente, ha capito subito che per far carniere in
montagna occorre essere in due e in
perfetta sintonia. Non sono serviti
fischietti, niente richiami a voce, solo
cenni di mano e tanta consapevole
amorosa intesa. Dio me lo conservi,
per lungo tempo, dalle insidie dei
monti.
Un timido principio di luce si rileva
ad oriente e pone un alone sul massiccio del Cancervo; sulla cima del
Venturosa vi è un accenno di pallido rosa, ma nel fondo della valle
domina ancora la notte.
L’impazienza di imbracciare la doppietta e l’ansia di precedere pericolosi antagonisti, mi ha indotto, complice un caro amico, a balzare su dal
giaciglio della baita ad un’ora veramente antelucana. Ma tutto è comprensibile; siamo in ottobre all’apertura della caccia in montagna.
Son salito di tardo pomeriggio su ai
44
pascoli della Sella, nella baita del
Prà del Tona, per anticipare l’apertura, dormire in solitudine, lontano
dalle cose del mondo e per essere
fresco e riposato all’indomani, quando quassù all’alba mi raggiungerà
l’amico Angelo.
Come di consuetudine, non ho dormito affatto. Mi sono girato e rigirato fra le pesanti coperte stese sul
pagliericcio, vestito e rannicchiato
come una talpa, maledicendo il
sonno tardivo, il peso del tempo, la
lunghezza delle ore e il ticchettio
dell’orologio. Le mie pupille, fisse
nel buio, hanno visionato cotorne in
gran numero: in brigata, isolate, e
velocissime in picchiata, ma non ho
sentito il rumore dei miei colpi, né
visto piumine svolazzanti…; solo evanescenti sagome di cotorne inseguite dal mio desiderio e da vaneggianti pensieri del dormiveglia. La
doppietta, pesante come un masso
di monte, non voleva salire alla spalla; avevo le braccia di marmo… A
intervalli mi sono assopito e risvegliato di soprassalto da un rumore
secco e metallico di voli che si perdevano nel nulla. Mi è parso di sentire vicino il respiro di qualcuno; ma
era Dir che, appallottolato sulla cenere ancora calda del camino, ”ronfava” tranquillo.
Un energico bussare alla porta del
baitello ha posto fine a queste tormentate visioni.
Un sorso veloce di caffelatte dal thermos, un biscotto, una sommaria toeletta nell’acqua del secchio, fucile
e zaino in spalla, gambe in moto, e
via verso il posto di attesa.
Dopo una buona camminata su un
sassoso sentiero, superata la baita
Pianchella e fiancheggiati i ruderi
della Colonia del Cornell del Cà, proseguo con l’amico verso il monte Ger.
Giunti nei pressi della risorgiva di
S.Carlo, io qui mi fermo. Angelo, con
la sua setter Timmy, prosegue verso
il culmine del monte, per avere da
lassù un nuovo punto di ascolto
verso il roccioso monte di Maesimo.
Ma il giorno ha avuto meno fretta
di noi. Il cielo è ancora stellato e
un’aria fina e pungente suscita nelle
mie ossa brividi di freddo, come altri
brividi fan tremare, questa volta per
l’attesa, Dir seduto al mio fianco.
Sul bordo del sentiero,seduto sulla
secca e magra erba ottobrina, aspetto i tanto attesi rumori e le voci della
natura in risveglio: il rugolare o il soffiar di un vecchio gallo sulla cima di
un rinsecchito ramo di larice o il cerleccare stridente di un gruppo di
coturnici fra i sassosi canaloni del
Ger, che è davanti a me.
Nell’aria vibra un messaggio misterioso, che sfiorando cime e prati, trasporta il profumo dei pascoli d’autunno giù per le vallate, e che fra
poco porterà, col chiarore dell’alba,
un fremito di nuova vita nei campi
e nei casolari dei monti brembani
di Taleggio e della lontana pianura
padana.
Qualche lume si accenderà timidamente, quasi pavido di turbare l’immobilità e i silenzi della notte; qualche altro cacciatore si metterà in
moto sui sentieri, e altri ancora,
come me, all’erta, sono già in ansiosa aspettativa.
È giorno di apertura. È passato un
lungo anno di attesa.
Corrono adesso i miei pensieri, leggeri, ma fissi, costanti e concentrati sotto quel cespuglio di ontani o in
quell’anfrattuosità dello scosceso
rivone, dove una brigata di cotorne
se ne sta raccolta immobile come un
mucchietto di penne inermi. Forse la
vecchia già rialza e ruota il capino,
scrutando il cielo con le stelle che
stanno sbiadendo e che perdono
splendore. Ancora un po’ di attesa,
poi dopo un canto sfrenato alla luce
che avanza, in volo lasceranno il rifugio notturno, per raggiungere le
consuete e sicure zone di pastura .
Dir si agita di nuovo, l’accarezzo e
sento che trema sempre di più. Passo
la mano sulla sua testa liscia di seta,
ma seppur avido di carezze, ora mi
sfugge e guarda lontano, fisso
davanti a lui, verso gli strapiombi del
Ger. Ha già qualche anno sulle spalle ed è consapevole del momento
che si avvicina; le mie stesse emozioni si agitano in lui.
Non so se accendere una sigaretta
per ingannare il lento passare dei
minuti, ma alla fine non oso, per non
turbare l’ambiente saturo di profumi e di palpabili attese.
Un pallido chiarore accende le
rocce…tendo l’orecchio…per meglio
percepire ..
Ecco il momento! Il mio cuore dà un
balzo… Giunge chiaro e sonante…ci..ciack..ci ciack cek.. cek. Il
richiamo echeggia nella valletta, a
meno di un centinaio di passi sotto e
di fronte a me. Trattengo Dir per il
guinzaglio, per il timore di una strappata, ma s’irrigidisce invece, allungando il collo e piegando la testa
verso il canto.
Tremante immobile, rialza le orecchie e guarda fisso verso il basso, poi
si gira, mi osserva, per capire le mie
intenzioni.
Mentre lo accarezzo . ..ci.. ciak.. cek..
ci.. ci..ciak… un richiamo risponde
più in alto… più forte e più prolungato… Che siano due voli? o il gruppo ha dormito diviso, per evitare insidie di nocivi? Dovrebbero essere una
ventina, un grosso volo; così mi
aveva preannunciato il Carletto
“Gatelèt”, che con le manze in
alpeggio al pascolo, le aveva involate in settembre, più sopra, sui prati di
Piazza Cavài. E l’amico artavaggino..
el cacia mai bàl…..
Questa volta Dir strattona, e al mio
impugnare di doppietta con la mano
sinistra, tira per cominciare l’accostamento.
Ma siamo ancora nel semibuio dell’alba e devo saper aspettare, sia
Angelo, che mi deve raggiungere,
sia l’involo delle cotorne verso il
basso, dove noi ben conosciamo i
luoghi di pastura.
Il canto risuona verso la cima, ancora più acuto e stridente; forse si sono
riunite in un solo gruppo.
All’improvviso un rumoroso e metallico …brrrrr… il frullo del volo… mi
segnala che le coturnici sono ”picchiate” verso il basso… come era da
prevedersi. Natura non facit saltus,
dicevano i saggi antichi…
Comincio a preparar mentalmente i
piani di attacco. -Bisogna scendere più
in basso, seguire il sentiero verso lo
Zucco e poi, a luce fatta, risalire i fianchi del canale del Ger, tenendo i cani
molto vicini – dico a me stesso.
Un fischio intervallato da brevi
modulazioni mi giunge dall’alto.
Riconosco il segnale di Angelo e
aspetto che mi raggiunga. Lo ragguaglio sui fatti e dopo avermi
anch’egli rassicurato della presenza
di un altro branco di cotorne, che ha
sentito cantare sotto i canaloni di
Maesimo, ci incamminiamo in discesa, fiduciosi, verso le note rimesse
alle pendici del Ger.
Finalmente il cielo, inondato dal nuovo chiarore,
assume tenuissime sfumature rosate. L’ultima stella sta languendo a occidente verso il Resegone e,
dal grigiore uniforme delle
cose di poc’anzi, emergono
il verde cupo dei boschi e il
giallo dell’erba ormai rinsecchita degli alti pascoli.
Sulle cime più alte il sole
in rimonta profila i contorni, e laggiù già biancheggiano le case dei lontani paesi della valle.
Dal versante opposto, verso
i piani dell’Alben, echeggia
una fucilata, seguita da altre
due, in serrata coppiola. Le
detonazioni, nel silenzio
solenne del giorno dell’apertura, risvegliano
gli echi, che si propagano nella dormiente
vallata.
Il sacro rito dei tempi
si sta rinnovando…
Una giornata di caccia in montagna
senza pioggia è già di per sé un
meraviglioso spettacolo della natura,ma la limpidezza ottobrina di quel
cielo, unita alle emozioni dell’attesa, è un dono della vita che noi cacciatori sappiamo apprezzare e godere con pienezza.
I cani, che ci seguono al guinzaglio,
trattenuti a stento, guaiscono e
sono pronti a incrociare il terreno,
consapevoli che giunti i primi
rombo di tuono.. è giunto il segnale dell’inizio.
Siamo pronti per il rito: carichiamo
i fucili, liberiamo i cani e incominciamo lentamente a salire, uno per
fianco.
Nel mio cuore canta la gioia di vivere e, anche se spesso la realtà fa crollare le illusioni più certe... nel cuore
del cacciatore vive rinnovata sempre la speranza.
In bocca al lupo !!
E il carniere? Ci fu, ma non è la cosa
più importante.
Val Taleggio,
ottobre 1973.
SPIGOLATURE CULINARIE
INFORMAZIONI E SCADENZE
Spezzatino di Camoscio,
una ricetta della Valle D’Aosta
Ingredienti
1kg e 200 grammi di polpa
1 scatola di pelati da mezzo chilo
2 cipolle
2 fette di pancetta
2 carote
sedano
5 foglie di alloro
10 bacche di ginepro
noce moscata
burro
vino rosso secco
1 cucchiaio di farina bianca
sale
burro
Procedimento
Tagliare la carne a piccoli pezzi e mettere in fusione almeno per una notte
con sedano, carote e cipolla tutto tagliato a fettine sottili, il ginepro, l’alloro, la noce moscata gratuggiata, coprire con il vino.
Al mattino soffriggere nel burro la cipolla e la pancetta tagliata a striscioline, lasciar dorare, salare, aggiungere il camoscio sgocciolato, i pelati sminuzzati, lasciare insaporire per un quarto d’ora e poi travasare nella pentola di cottura il vino con le spezie e le verdure.
Far cuocere per circa due ore.
In un altro recipiente da cottura far sciogliere un pezzetto di burro con un
cucchiaio di farina bianca lavorata senza grumi in un po’ di acqua.
Passare al setaccio il sugo di prima cottura, unire la farina a crema, aggiungere di nuovo la carne e cuocere il tutto ancora per un’oretta adagio, adagio, adagio…Buon lavoro, è un’ottima ricetta, parola nostra!
INFORMAZIONI E SCADENZE
GRUPPO ACCOMPAGNATORI
PROGETTO PROTEZIONE CERVO
Come già preannunciato sul numero 21 di questa rivista (aprile
2004), il gruppo accompagnatori si
è attivato nell’ambito del cosiddetto “progetto protezione cervo” al fine di attrezzare il rettilineo della provinciale Lenna-Foppolo in località “Piani di Scalvino”,
di catarifrangenti antiselvaggina
SWAREFLEX. I catarifrangenti SWARAFLEX producono una luce rossa
tramite i fari delle autovetture di
passaggio, che induce la selvaggina
ad arrestarsi o a fuggire in direzione opposta alla strada.
Il progetto ha trovato subito l’appoggio della Provincia. Interessato il responsabile del servizio faunistico ambientale Giacomo Moroni circa le azioni burocratiche da
intraprendere, si è avuta una rapi-
da collaborazione e l’ufficio provinciale strade si è subito attivato
per il posizionamento su tutto il
rettilineo di “Scalvino” di paracarri segnavia, peraltro mancanti.
Martedì 16 novembre gli addetti
provinciali hanno iniziato il posizionamento dei paracarri segnavia
su entrambi i lati del rettilineo, ultimando i lavori giovedì 18. Sabato
20 alcuni accompagnatori si sono
dati appuntamento sul posto ed
hanno proceduto al lavoro di fissaggio dei catarifrangenti SWARAFLEX sui paracarri segnavia.
Poichè tale iniziativa è sperimentale,
si sono attrezzate per il momento
solo due zone stradali, che in base
alle informazioni in nostro possesso sono le più interessate dall’attraversamento notturno dei cervi.
Il catarifrangente antiselvaggina SWAREFLEX
Vista l’efficacia del sistema SWARAFLEX, dimostrata in altre località dell’arco alpino, il gruppo accompagnatori si attiverà prossimamente per organizzare un sistema di monitoraggio di zone
stradali interessate da attraversamenti frequenti di selvaggina (cervi-caprioli-camosci). Verrà distribuita ai responsabili di settore una
scheda di rilevamento da distribuire ai cacciatori su cui segnalare
data, località e numero degli attraversamenti segnalati. Grazie a
tale monitoraggio si proseguirà il
lavoro di posizionamento dei catarifrangenti sul restante territorio interessato da tale problema.
Tutto questo per una attenta protezione e salvaguardia del nostro
patrimonio faunistico.
Alcuni Accompagnatori alle prese con la posa dei catarifrangenti antiselvaggina
Massimo Vitali
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Gruppo Conduttori Cani da Traccia
È quasi trascorsa un’altra stagione di
caccia, mancano infatti solo una
quindicina di giorni alla chiusura della caccia agli ungulati, e per quanto
ci riguarda comincia il tempo dei bilanci, delle analisi.
La nostra “Stazione di Servizio” sembra reggere bene alle aspettative dei
cacciatori di selezione. Puntualmente come ogni anno siamo a disposizione dei cacciatori che sfortunatamente colpiscono malamente il loro
selvatico. Non solo, siamo anche a
disposizione di quanti segnalano incidenti stradali dove sono coinvolti
caprioli o cervi che si allontanano fe-
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riti. Il nostro impegno in campo venatorio non termina con il recupero
della preda, cerchiamo con ogni mezzo di convincere il cacciatore ad effettuare accuratamente la taratura
della propria arma ad ogni inizio di
stagione, siamo presenti durante lo
svolgimento dei corsi di preparazione agli esami per sensibilizzare i candidati verso il problema dei ferimenti
e dei recuperi, con serate didattiche
dedicate al riconoscimento e alla valutazione delle ferite sul terreno di
caccia, alla formazione di nuovi conduttori con corsi specifici, alla promozione di prove per cani da traccia, e attraverso diverse iniziative di
istruzione, non solo intese come dovere verso la società nel suo insieme,
ma anche come dovere morale nei
confronti delle inutili sofferenze verso la selvaggina. In questo fortunatamente troviamo sostenitori e consensi anche oltre la sfera del mondo
venatorio.
Va tutto bene dunque? Non sempre.
Dobbiamo qualche volta segnalare
la presenza di alcuni “infiltrati abusivi” che, in barba ad ogni regolamento e ad ogni criterio sensato,
continua imperterrito ad utilizzare
il proprio cane nella ricerca di capi
feriti, sempre con la complicità di cacciatori senza scrupoli, spesso e volentieri senza risultati positivi. Risultato? Aumento del numero di camosci, caprioli, cinghiali e cervi che
diventano pasto per volpi, diminuzione del numero delle chiamate, diminuzione del numero dei recuperi.
Dobbiamo certamente fare di più
verso l’educazione dei cacciatori, già
dalla loro formazione, nei corsi e negli esami, nell’applicare i regolamenti
esistenti ben strutturati nella forma e
nella sostanza ma spesso ignorati. La
nostra Provincia è ormai prossima al
prelievo di 1200 ungulati, ci si aspetta (purtroppo) che una percentuale
di questi non rimanga “fulminata”
sullo sparo. Quanti di questi capi poi
vengono denunciati come ferimento? Noi della “Stazione di Recupero”
siamo fortemente impegnati in questo, ma certamente senza l’aiuto di
tutti, in particolare degli accompagnatori, i risultati non potranno mai
essere “ottimi”. Pensiamoci.
Diego Vassalli
UNA PIACEVOLE INIZIATIVA DEL COMITATO
Il nostro Comprensorio Alpino ha pensato, anche per lasciare un piccolo
ricordo del lavoro fatto in questi anni, di realizzare il logo del Comprensorio a ricamo, da poter cucire sulla giacca, sulla camicia o sul pile,
e portare come segno di appartenenza alla nostra Associazione.
Considerato che molti avevano desiderato avere questo piccolo segno
di identità, orgogliosi del lavoro che svolgono nel corso dell’anno in favore del nostro territorio e della fauna, è stata inviata una lettera a tutte
le sezioni comunali del Comprensorio perché i Presidenti si facciano carico
della consegna omaggio del distintivo a tutti i soci residenti.
Per i soci non residenti, che è difficile raggiungere direttamente, il Comitato ha
disposto che possano ritirarlo direttamente presso la Sede, a Piazza Brembana.
Un gesto gradito, un piccolo distintivo che siamo certi tutti apprezzeranno.
La Redazione
IL NUOVO CENTRO DI VERIFICA UNGULATI A MOIO DE’ CALVI
Dal giorno 22 agosto scorso è operante il nuovo “Centro di verifica ungulati” a Moio de’ Calvi, in locali che ci sono stati messi a disposizione dalla locale Amministrazione Comunale, che si vuole ringraziare ancora una volta per la
disponibilità dimostrata nei confronti dei cacciatori di selezione.
Le raccomandazioni a suo tempo impartite circa il comportamento da tenere nelle fasi di verifica dei capi abbattuti
sta avendo i suoi frutti. Tutti i capi vengono marcati con apposito punzone, la quantità di reperti biologici consegnati ha raggiunto buoni livelli, anche se ancora qualcuno dimentica il prelievo di sangue in provetta.
Il Centro è stato inoltre attrezzato di cartina topografica dove viene registrata la località di abbattimento del capo di
cui è stato consegnato un reperto biologico; tale impegno richiesto è di notevole importanza per i ricercatori che ci
assistono nel monitoraggio di eventuali malattie infettive dei ruminanti selvatici.
Al Centro è costantemente presente un medico veterinario dell’IZLER o dell’Università di Milano, per le operazioni di
monitoraggio e controllo sanitario oggetto di studio.
Massimo Vitali
Responsabile del Centro Verifica Ungulati
Buone Feste
dalla
INVITO ALLA MOSTRA
DI NICK EDEL
Nick Edel continua
la tradizione di fine anno
presentando disegni
e acquarelli del 2004,
acqueforti e litografie
dall’anno 1989 ai recenti
lavori del 2004.
Periodo: dall’11 novembre al 24 dicembre 2004
Via Botero, 23 - Torino
Orario: tutti i giorni feriali
dalle 10 alle 12,30
e dalle 15,30 alle 19
Informazioni.
tel. 011/535093
[email protected]
www.nickedel.it
L’ANGOLO DELLA POESIA
PREGHIERA DEL CACCIATORE DI MONTAGNA
O Signore che hai creato
queste mie amate montagne,
questo mondo di foreste e di vette,
di torrenti e rivi argentati,
di laghi che specchiano il cielo,
poche cose voglio chiedere
alla Tua bontà infinita.
Toglimi se vuoi
gli agi della vita,
l’amicizia degli uomini,
ma lasciami quella del mio cane,
e fa che possa ancora
per i giorni che mi concederai
correre nei boschi battuti dai venti
alla ricerca del cervo e del capriolo,
ed arrampicarmi sulle cime
ad incontrare il camoscio,
e farmi sentire ancora
il canto d’amore del forcello.
E bearmi delle albe e dei tramonti
che indorano le vette.
Concedi a Sant’Uberto
di starmi vicino
custode e protettore
per evitarmi le insidie
che incontro sulla montagna
e per accompagnarmi
quel giorno che Tu vorrai
alla Tua presenza
col mio fardello di colpe
ma col cuore gonfio di gioia
e di riconoscenza
per avermi lasciato vivere
la mia vita da cacciatore.
Claudio Betta
(Il Forcello)
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COMPRENSORIO VENATOTRIO ALPINO VALLE BREMBANA
Piergiacomo Oberti - Presidente
Gianbattista Gozzi - Vicepresidente
Lino Ceruti - Rappresentante Provincia
Valentino Paleni - Rappresentante Comunità Montana
Angelo Bonzi - Rappresentante CPA/ANLC
Giovanni Berera - Rappresentante FIdC
Teofano Boffelli - Rappresentante ANUU
Pierfranco Milesi - Rappresentante Ass. Cinofila - SIPS
Roberto Regazzoni - Rappresentante C.A.I.
Gianfranco Scanzi - Rappresentante C.A.I.
Antonio Locatelli - Rappresentante Coldiretti
Sperandio Colombo - Rappresentante Coldiretti
COMMISSIONI
Avifauna tipica alpina - Ungulati
Lepre - Capanno
Stanziale ripopolabile - Territorio Ambiente
E. Traini 9
SEDE
Piazza Brembana (BG) - Piazzetta Alpini - tel./fax 034582565
e-mail comprensorio: [email protected]
e-mail redazione: [email protected]
Segretaria: Alba Rossi
Orari di apertura: Merc. – Giov. – Ven.: 9/12.30 - 14/17.30 - Sabato: 9/12.30
***************************************************************
Assessorato Provincia
Via San Giorgio - tel. 035387700
Assessore Sett. Caccia e Pesca - Dott. Luigi Pisoni
Ufficio Tecnico Caccia e Pesca
Dirigente - Franco Casari
Collaboratori - Giacomo Moroni - Alberto Testa
Servizio di Vigilanza Provinciale
Responsabile - Gian Battista Albani Rocchetti
Collaboratori - Bruno Boffelli, Cristiano Baroni, Gerardo Cattaneo.
SERVIZI DI PUBBLICA UTILITÀ
Pronto Soccorso Sanitario- Ospedale Civile S. Giovanni B.: Tel. 034527111
Centro antiveleni - Ospedali Riuniti di Bergamo: Tel. 035 269469 (Tel. 118)
Soccorso Alpino CAI - Elisoccorso: Clusone, Tel. 034623123
Pronto Soccorso Veterinario - BG - Via Corridoni 91: Tel. 035362919
Corpo Polizia Provinciale: numero verde 800350035
Emergenza Sanitaria: Tel. 118
Vigili del fuoco: Tel. 115
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