diario di un congresso

Transcript

diario di un congresso
Il nuovo numero telefonico è il
seguente:
040/2528006
La sede legale di Via Blaserna
3, 34074 Monfalcone (GO), i
dati fiscali, il numero di fax
e gli indirizzi e-mail restano
invariati.
da prenotare e saldare direttamente a Semiste S.a.s.
Per questo nuovo progetto stiamo
selezionando persone motivate e
disposte a spostarsi, con una buona
conoscenza della lingua inglese e con
una conoscenza approfondita del Metodo,
che abbiano quindi frequentato i corsi
Studi di Riflessologia Applicata 1-2-3,
Massaggio Linfodrenante Strutturale,
Studio dei Rapporti Segmentari del Corpo,
Completamento del Sistema Articolare e
l’intero Percorso Caratteriale.
Per informazioni e dettagli contattateci
al numero: +39 3311889078.
Grande curiosità ha fatto sorgere l’annuncio di questo
nuovo corso tenuto da Lucia. E si ripete, come sempre è stato nel passato, quella consuetudine di iscriversi …”al buio”, non perché non se ne sia parlato, ma
perché i dettagli li conosceremo solo alla fine del terzo giorno del corso. Sapete quante volte Lucia mi ha
fatto scrivere pagine e pagine di annotazioni, per poi
non consultarne nemmeno una? Lei è così, e si adatta
camaleonticamente alla platea ed al momento. Poi la
materia viene svolta sempre integralmente, ma le sfumature, le improvvisazioni e le parentesi abbondano. E
sicuramente, oltre naturalmente al suo “sapere”, sono
queste le caratteristiche di lei che affascinano e la rendono sempre nuova, anche con lo stesso corso svolto
una settimana dopo.
Questa Officina cosa ci promette? Sicuramente di
rendere più preciso il nostro lavoro, di migliorarlo,
di avere meno dubbi nell’analisi e nell’impiego delle
manualità, di offrire una professionalità alla quale difficilmente si possa rinunciare. Ma tutto ciò voi lo sapete
già. Testimonianza ne sono le numerose presenze che
avete già fissato. E Lucia ha tutta l’intenzione di premiare questa fiducia, sicuramente guadagnata da lei, ma
anche ampiamente riconosciuta da tutti voi.
PACCHETTO A: solo congresso
03 MARZO 2013
costo 165,00 € (iva inclusa)
PER CHI PRENOTA E SALDA ENTRO IL 31.12.2012
PACCHETTO B: congresso + pranzo del 03.03
QUOTA SPECIALE 150,00 € (iva inclusa)
costo 193,00 € (iva inclusa)
PER CHI PRENOTA E SALDA ENTRO IL 31.12.2012
QUOTA SPECIALE 178,00 € (iva inclusa)
per il pranzo è previsto buffet con posti a sedere comprensivo di antipasto, primo caldo, verdure e insalate, dolci, acqua minerale e caffè.
|02
per i pernottamenti
03 MARZO 2013
contattare la nostra agenzia di riferimento 5 STARS TRAVEL di Trieste
di Mitja Rustia ai seguenti recapiti:
tel. 040 3402975 / 040 3225190
ˮ
email: [email protected]
fax: 040 300477
LA SEGRETERIA informa
Care amiche e amici,
ben ritrovati dopo la pausa estiva!!! Veniamo subito ad alcune
novità in merito alle date dei nostri corsi.
Per motivi organizzativi alcune date pubblicate sul calendario
2012/2013 sono state modificate:
il corso Studi di Riflessologia Applicata 1 di Venezia è stato
posticipato a fine novembre e si svolgerà
dal 24 al 26 novembre 2012.
Di conseguenza Studi di Riflessologia Applicata 2 di Venezia
è stato posticipato a febbraio e si terrà
dal 02 al 04 febbraio 2013.
mentre Studi di Riflessologia Applicata 3 di Venezia è stato
posticipato a marzo e si terrà
dal 23 al 25 marzo 2013.
Il percorso strutturale del Laboratorio di Valutazione
Comparata e delle Tecniche di Intervento 1-2-3-4-5 che
sarebbe dovuto partire a settembre è stato posticipato a gennaio
nelle stesse date in cui erano programmate Tecniche 3-4-5 e
precisamente:
26-28.01.2013
16-18.03.2013
04-06.05.2013
Laboratorio di valutazione comparata
Tecniche di intervento sui meccanismi 1
Tecniche di intervento sui meccanismi 2
A Firenze è stata aggiunta una data per il corso Massaggio
Viscerale Avanzato che si terrà
dal 01 al 03 dicembre 2012.
Abbiamo aggiunto anche due corsi a Savona, che si
svolgeranno come abitualmente presso l’albergo Mare Hotel:
03-05.11.2012
Studi di Riflessologia Applicata 3
16-18.02.2013
Massaggio Linfodrenante Strutturale
Come di consueto tutte le notizie e gli aggiornamenti si
trovano sul nostro sito
www.metodoluciatorricianci.it
nella sezione flash news, oppure nel calendario corsi.
La Segreteria è a Vostra disposizione dal lunedì al venerdì con
orario continuato dalle 9.00 alle 17.00.
Arrivederci a presto!
La Segreteria Semiste
DIARIO DI UN
racconta
CONGRESSO
ESSERE SINGLE E NON AVER AVUTO FIGLI
Milena Yvonne Claudio
l’officina di Lucia
Stazione di Prosecco 36/a
34010 Sgonico (TS)
BUON CONGRESSO
| 02
convenzioni per il congresso
comunicazione
Dal 01/09/2012 la sede
operativa della SEMISTE S.a.s.
si è trasferita insieme ad Alius
S.r.l. in provincia di Trieste al
seguente indirizzo:
Proviamo ad andare oltre...
anno III° - settembre 2012 - N° 3
34010 Sgonico (Ts)
Noi tocchiamo la vita con i sensi credendo che il nostro campo percettivo sia il limite dell’umano,
non permettendo al nostro essere di lasciarsi trasportare dal suono delle sensazioni
e dalla magia dell’intuito...
Semiste S.a.s. sede legale: Via Blaserna 3 34074 Monfalcone (Go) p.iva 01105650319 unità locale: Stazione di Prosecco 36/a
tel.+39 040 252 800 6 Fax. +39 0481 190 200 1 [email protected] www.metodoluciatorricianci.it
Per anni ci siamo domandati se e come potesse essere possibile inserire il nostro metodo di lavoro in un
ambiente dove il tempo e il soggetto sono vittime della spersonalizzazione e della fretta. A questa domanda
non ci è stato possibile rispondere fino ad oggi, momento in cui abbiamo avuto l’opportunità di sperimentare e
sperimentarci in una nuovo dimensione: quella delle Spa.
In una splendida cornice come quella del Lago di Garda vi presentiamo la prima Spa in Italia che integra il MLTC
con il mondo dei centri benessere. Dopo mesi di lavoro del nostro staff e di quello della Spa 111 dell’Hotel Lido
Palace, vi presentiamo “L’Anima”, il cui nome stesso è omaggio al cuore dell’esperienza proposta: l’individualità.
“L’Anima” stravolge la comune idea di percorso benessere. Qui la persona è considerata in quanto tale, quindi
unica; uniche saranno quindi anche le modalità per rigenerarsi e riacquisire equilibrio.
I clienti, infatti, non scelgono i percorsi a priori, ma vengono opportunamente indirizzati dall’operatore, il
quale per la prima volta in una Spa ha il preciso compito di valutare i bisogni primari del soggetto in questione.
Inserire il Metodo in una Spa significa trasformarlo in un percorso capace di enfatizzare ogni singolo passaggio:
i tempi dedicati a ciascuna fase si dilatano e sospendono l’individuo dalla quotidianità, immergendolo in un
contesto fisico e sensoriale diverso. Il passaggio nelle zone umide della Spa aggiunge benefici anche estetici
immediati e un’azione più profonda degli oli essenziali.
I cinque percorsi, Leggero Spazio, Fresco Calore, Aurea Vita, Libero Respiro e Pura Trasparenza, sono
strutturati per incontrare le precise esigenze del momento del singolo individuo, seguito e attentamente
valutato dall’operatore. In tutti i percorsi le valutazioni sono di tipo strutturale, riflessologico ed emotivo.
In conclusione, “L’Anima” sviluppa un percorso aromacologico mirato, personalizzato, e con il preciso intento
di riequilibrare gli stati psico-emotivi alterati.
Tutto questo lo trovate presso: l’Hotel Lido Palace, in Viale Carducci 10 a Riva del Garda.
Noi viviamo attraverso la tangibilità delle cose e degli eventi,
mentre l’intero universo di vibrazioni danza attorno a noi
rappresentando lo scenario che crediamo essere la realtà’.
Non è possibile protocollare in assoluto
motivazioni e situazioni che inducono un
individuo a scegliere o subire la solitudine, poiché
infinite variabili rendono ogni singolo caso unico e a se
stante; ma cercheremo comunque di evidenziare ciò che
sembra accomunare e al tempo stesso differenziare tale
posizione. Innanzitutto consideriamo “Le paure”.
Gli uomini sono allarmati dai numerosi conflitti
presenti nelle famiglie e nelle coppie che li circondano,
per la gestione di una eventuale famiglia, perché temono
da una parte una scarsità di cure e attenzioni e dall’altra
una obbligatorietà, per la notevole frequenza dei
tradimenti.
Le donne invece sono allarmate per gli impegni
eccessivi, poichè la consapevolezza che probabilmente
si accolleranno il triplice ruolo di donna moglie, donna
casalinga, donna operaia o impiegata le spaventa;
per la paura dell’infedeltà che fa temere la sofferenza
affettiva; per il timore di aver studiato per niente poiché
il matrimonio potrebbe essere un ostacolo nel mondo
del lavoro; per i dubbi sulla propria capacità di diventare
un giorno una buona mamma, deludendo così le proprie
aspettative e quelle del proprio partner.
I single per scelta, alla cui tipologia potrebbero
appartenere tutti quegli uomini e quelle donne che
hanno difficoltà ad instaurare un legame duraturo o,
come spesso si dice “serio”, perché vivono con timore, se
non con vero terrore, la possibilità di perdere la propria
indipendenza, che sentono quindi un legame importante
come una potenziale gabbia.
I single per necessità, che sono costituiti da
uomini e donne che non hanno scelto liberamente
questa condizione ma che, per motivi vari, vi sono o
si sentono costretti. Le motivazioni possono essere
molteplici: malattie che hanno una notevole influenza
sulla sessualità, come l’impotenza, la frigidità,
l’eiaculazione precoce ecc.; problematiche psicologiche
di un certo rilievo come le gravi caratteropatie, le
nevrosi notevolmente invalidanti e le psicosi; malattie
organiche o traumatiche d’un certo rilievo come la
cecità, la sordità, il ritardo mentale, le condizioni di
grave paresi o spasticità; la presenza d’un corpo o un
viso molto sgraziato; la presenza di particolari e gravi
handicap di tipo sociale, dovuti a rilevanti procedimenti
penali, tossicodipendenza, alcoolismo o condotte
morali particolarmente deplorevoli; difficili o precarie
situazioni economiche. Come l’estrema povertà o la
mancanza di lavoro stabile.
I single per comodità nascono, soprattutto, da una
condizione giovanile apparentemente invidiabile. Vivere
nella casa dei genitori fino a tarda età significa avere ogni
giorno, gratuitamente, pasti sempre pronti e caldi. Vivere
nella casa dei genitori significa non pagare affitti, mutui
nè bollette.
I single infantili, chiamati anche “single da
sindrome di Peter Pan”. Anche questa è una categoria
sempre più numerosa. Si tratta soprattutto di maschi, ma
anche di donne, che non sono stati aiutati a sviluppare
nella vita la necessaria grinta e il desiderio di autonomia a
causa di un’educazione troppo dolce, tenera e permissiva.
Un’educazione detta “alla Nutella”.
I single spaventati, gruppo costituito da giovani
notevolmente spaventati e scoraggiati dall’attuale realtà
nella quale sono inseriti o che osservano attorno a loro.
Per questi giovani i messaggi che arrivano dall’ambiente
sociale che li circonda sono notevolmente allarmanti per
quanto riguarda il matrimonio e la costruzione d’una
nuova realtà familiare.
I single “di ritorno” sono tutti quegli uomini e
donne che avevano contratto un matrimonio o una
stabile convivenza ma che per motivi vari si sono separati
andando ad incrementare il numero delle persone sole.
I single traumatizzati. Questo gruppo è composto
da soggetti che hanno avuto una vita affettivo–
relazionale spesso molto coinvolgente, che li ha
portati a rapporti amorosi ricchi d’intimità, sessualità
e disponibilità all’altro ma che, per vari eventi come
l’infedeltà, il progressivo estraniamento dell’altro,
un’accesa conflittualità, sono stati costretti a rompere
un legame importante. Questo dolore ed il trauma subìto
rendono queste persone affettivamente frigide e quindi
momentaneamente incapaci di qualunque ulteriore
coinvolgimento emotivo.
Diversi sono i motivi che inducono una donna a volere o no
dei figli: dall’adempiere allo scopo evolutivo, all’avere qualcuno
da amare incondizionatamente, dal naturale desiderio di
completamento dell’amore che trasforma una coppia in famiglia,
al tentativo di salvare un rapporto, dal soddisfare una condizione
sociale, all’assecondare il volere altrui.
C’è chi ha provato, ma la Natura ha deciso di no; c’è chi per i propri
vissuti non vuole riproporre la stessa realtà; c’è chi non riscontra
l’esistenza di basi solide, sia per la paura di non esserne all’altezza,
sia nel ritenere il concepimento un atto egoistico, visto il mondo
in cui viviamo; c’è chi ha il coraggio di riconoscere apertamente di
non amare i bambini; c’è chi ha semplicemente paura del parto: per
tutto ciò si decide, a malincuore, consapevolmente, di rinunciare
a quest’esperienza. Qualunque sia la motivazione adotta, va
rilevato che tutto ciò nasconde una sofferenza che non deve essere
rendicontata e soprattutto va rispettata. Non bisogna considerarla
una donna “ non intera”, perché una donna può essere “madre
simbolica” di molte cose: di un lavoro, che partorisce con tutta la
sua passionalità, forza, creatività, vivendolo e beneficiando tutte le
persone che ne vengono in contatto con quello stesso accudimento
che dedicherebbe ad una creatura. Può innamorarsene a tal punto
da dedicargli tutta la vita con la stessa devozione, impegno e
sofferenza, anche se forse la matrice era la ricerca della realizzazione
di se stessa.
Per un uomo, generalmente, il non essere padre non ha
la medesima intensità che per una donna. Il nostro cordone
ombelicale non è mai attaccato ad un figlio, ed il coinvolgimento
emotivo del movimento di un bimbo nell’addome, è di certo
un’esperienza che ci è preclusa. Mentre la maternità è un’esperienza
diretta, la paternità, almeno nelle prime fasi della vita, non può
che essere una conoscenza mediata dalla propria compagna. Ed è
fondamentalmente l’innamoramento per la propria partner che
ci rende compartecipe dell’apice della sua gioia, un po’ come se
vivessimo di luce riflessa.
L’uomo difficilmente posporrà la propria carriera ad un figlio,
poiché sarà proprio la carriera a garantire al figlio stesso un tenore
di vita agiato e quanto ha garantito alla propria compagna come
futuro della loro vita. Quindi, da un punto di vista sociale, essere
un po’ meno presente in famiglia troverà una giustificazione e sarà
considerato quasi un diritto.
Difficilmente un uomo posporrà la propria vita sessuale
all’esistenza di un figlio, ma spinto dalla molla testosteronica forse
sarà più temerario della compagna nel proporre l’attività sessuale
anche a rischio di inopportune casuali interferenze di un bimbo
che si sveglia o che capita “sconvenientemente” nella stanza dei
genitori.
L’ESSERE
DONNA
NEL
CAMPO
DEL LAVORO
L’ESSERE DONNA
NEL
CAMPO
DEL LAVORO
è
Maria Antonietta Palumbo u n’aNon
llieva,
né un’operatrice del nostro campo. Ma ha compreso talmente a
fondo il Metodo, attraverso i seminari che ha frequentato e gli
incontri diretti con Lucia, che ci ha proposto le sue considerazioni
sul rapporto donna/mondo del lavoro. Maria Antonietta Palumbo
si presenta così:
“Premetto che il mio mestiere è scrivere e non parlare e quindi
mi perdonerete per la scarsa propensione che ho a stare su di un
pulpito. Quando Lucia mi ha chiesto di portare la mia esperienza di
donna manager nel contesto del tema di questo congresso non ho
potuto, né saputo dirle di no.
Sono una giornalista e mi occupo di comunicazione. La
mia esperienza professionale è da oltre 40 anni nel campo della
pubblica amministrazione e quindi della politica e di conseguenza
della stampa. Se potessi usare un termine semplicistico ma efficace
direi che “aiuto il politico a comunicare”, con tutti i mezzi che oggi
abbiamo a disposizione. Un tempo, all’inizio della mia carriera,
erano solo la parola e la scrittura, oggi sono tutti i mezzi mediatici
da cui siamo sommersi e dei quali tutti ormai siamo diventati
utilizzatori e fruitori.
Ho fatto la CAPO DI GABINETTO per dieci diversi sindaci,
di tutti i colori politici, per chiarire, ho fatto la responsabile dei
rapporti con il PARLAMENTO E I PARLAMENTARI per un VICE
MINISTRO.
Quindi il tema su cui mi soffermerò è LA DONNA IN CARRIERA,
con tutte le difficoltà di esserlo o volerlo fare, in un ambiente quasi
completamente maschile, in un ambiente che sa riconoscere solo
agli uomini determinati ruoli di vertice e alle donne altri ruoli, non
di vertice, nel migliore dei casi di supporto ai vertici. (...) Benché
abbia ricoperto molto presto nella mia vita ruoli apicali, in realtà
il mio ruolo, che è anche il vero abito che mi sento addosso, è
sempre stato quello del numero due, il numero due a fianco ad un
sindaco, di vari sindaci, il numero due a fianco ad un vice ministro,
il numero due a fianco di un uomo.
Essere il numero due, probabilmente è una delle cose che, ancora
quando ero un feto, faceva parte di quelle x e y di cui si è parlato ieri.
Ma c’è numero due e numero due. Dipende da come lo fai, dipende
da quale ruolo svolgi ed anche da come ti si consente di farlo, e qui
subentra la società, con i suoi canoni, con i suoi condizionamenti,
con i suoi dettami. (…)
E mi pare di capire che fra di voi ci sia un gran numero di donne
CON IL CERVELLO DA UOMO ED IL CORPO DA DONNA. O
sbaglio? Credetemi è una costante frequentissima, oggi, non solo nel
vostro mondo, ma un po’ ovunque. E vi garantisco che nel mondo
professionale della politica, della pubblica amministrazione, della
comunicazione, le donne ai vertici, sono donne sì, ma col cervello
da uomini.
Ed aggiungo una chicca, una cosa che mi fa sorridere: donne
che molto spesso devono anche esserlo nelle sembianze. Come
a carnevale, noi donne cosiddette manager, anche per ottenere
il rispetto e la considerazione che riteniamo di meritare, ci
travestiamo, ci vestiamo da uomo, ci mettiamo il tailleur, abbiamo
sempre la giacca, il cosiddetto abbigliamento professionale (nel
nostro gergo). Perché purtroppo una donna che si presenta in un
ambiente di lavoro prevalentemente maschile, con una esagerata
minigonna o con un abbigliamento un po’ fru fru, provocante o
provocatorio, rischia il fraintendimento, ma soprattutto non le si
aprono le strade per una seria carriera di vertice. O perlomeno da
qualche parte arriva, ma senza il dovuto rispetto di sé stessa. (…)
Vorrei chiudere ricordando un dato che è stato fornito di recente
dai media: un’indagine Istat recentissima ha detto che le donne
lavorano 75 minuti al giorno in più degli uomini. Io vorrei aggiungere
che questo è il tempo stimato in quello che materialmente fanno:
ma il loro cervello? Quante ore, quanto tempo in più lavora?
(…) Sono una donna che ha sacrificato e sta sacrificando molto
del suo essere donna, perché ahimè nel mio DNA, in quei cromosomi
che si creavano quando mia madre mi ha concepito e mio padre mi
ha voluto, fin dal primo istante, c’era un grande desiderio di un
figlio maschio! Ed io con la mia vita, con le mie scelte professionali
e private, mi porto sempre dentro questo fardello che chi mi ha
amato veramente, cioè i miei genitori, mi hanno dato.”
STORIE
DISCONTRI
SCONTRI
E INCONTRI
STORIE DI
E INCONTRI
Nella prima storia è rappresentato un menage
Riccardo quotidiano
in cui lui torna a casa dal lavoro, lei
lo aggredisce subito con la lavatrice che non funziona; lui gioca
qualche minuto con le bambine. Quando vanno a letto, lei lo
redarguisce dicendogli che torna sempre tardi e che non hanno
tempo per parlare. Lui pensa che con tutte le spese che ci sono non
saprebbe fare meglio, ma tace. Lei incalza lamentandosi della vita
che fa. Lui non ribatte ma pensa ancora alla poca attenzione da
parte di lei nei suoi confronti. E lei decide di andarsene con le figlie.
Lui vorrebbe fermarla, man non lo fa. Dopo del tempo lui si rende
conto che sta male, ma non sa con chi parlarne. E non ha trovato
una donna.
Nella seconda storia si comunica con i bigliettini sul frigo. E a
tavola la conversazione è piuttosto banale, ma il figlio è comunque
escluso. Lui si lamenta per il fatto di non essere considerato ed
interpellato; d’altra parte è contento di non dover dire quello che
pensa dei genitori. La sera si ritira rifugiandosi nel computer. Lo
spazio dell’isolamento e del silenzio è l’unico in cui non ha paura
di essere e pensare. Però si augura di uscire dall’isolamento prima o
poi. Un incontro casuale con il dentista, che è l’uomo lasciato della
precedente storia, gli fa scoprire che ci può essere un interesse per
lui, anche se questo, ovviamente, suscita critiche.
Nella terza storia in un primo momento sembrano tutti felici:
lei saluta, chiama il bambino a salutare il papà, che risponde con
ottimismo. Invece è preoccupato perché il lavoro va male. Ma tace
per non impensierire nessuno. Lei se ne rende conto, ma lui cerca
di rassicurarla. Lei va dalla riflessologa, che è la donna della prima
storia, mentre lui si ubriaca al bar ripromettendosi di cambiare
lavoro.
Nella quarta storia muore il papà della ragazzo della seconda
storia. Il ragazzo, ormai cresciuto, vive con la mamma e,
imprenditore, decide di aiutare un uomo che è dedito al bere, quello
della terza storia.
Sapientemente e con maestria Riccardo interpreta come nella
vita le vicende si intrecciano, che noi lo si voglia o no. E conclude
con una riflessione.
“Osserviamo eventi ed ascoltiamo storie, come se fossero
sempre fuori da noi, fuori dalle nostre famiglie. Ma ne siamo
sicuri? Ognuno di noi, in questa sala, né uomo né donna, ma essere
umano, porta con sé la sensazione privata e quindi intoccabile
dei propri incontri. Senza perdere tempo cercando di interpretare
dall’esterno le percezioni emotive degli altri, concediamoci alle
persone a noi care, a noi vicine, tentando di dar voce, almeno ad
alcuni dei loro profondi silenzi. Quel silenzio che l’essere umano
sceglie per tutelare le sensazioni private … né maschili né femminili
… private!”
CONFRONTO
TRA
GENERAZIONI
CONFRONTO TRA
GENERAZIONI
La vita trascorre, in coppia o da soli, con figli o
Chiara senza
figli, con un lavoro gratificante o con un lavoro
“giusto per vivere”. Ma alla fine ci si augura tutti di invecchiare,
pur sapendo che si va incontro a qualche disturbo considerato
dell’età (ma è proprio vero?). Alcune di queste persone assumono
un ruolo che altre non coprono: sono i nonni. Alcuni sono pieni di
rimpianti, spesso scocciati dal chiacchierio dei nipoti; altri invece
sono pieni di ricordi, che profondono a piene mani ai giovani. Ce
ne parla Chiara.
“E’ da un incontro con passate e dolcissime memorie che nasce
in me il desiderio di parlarvi dell’inestimabile valore dei nonni.
Presenti, assenti, vicini o lontani, collaborativi, critici, alleati,
polemici, rispettosi o invadenti. Insomma ognuno conosce quelli
che gli sono toccati in sorte, fanno parte in un modo o nell’altro
della vita di ogni famiglia. Pensate per un attimo ai vostri nonni.
(...)
Il mio nipotino, la mia patatina, coccolino, ciccino, per me
sarai sempre la mia piccolina anche a 30 anni. Oppure come la mia
nonnina che nonostante i mie chili di troppo mi diceva : Ma va là,
mangia che con lo sviluppo poi ti scarnisci! Peccato che lo avevo
superato ormai da un po’. Nonni e nipoti si possono compensare
sotto molteplici aspetti. I nipoti offrono l’ingenuità, la grazia, la
freschezza, lo slancio vitale, il desiderio di giocare e di esplorare, la
voglia di parlare. A loro volta i nonni offrono l’affetto, la pazienza,
la calma, la loro esperienza di vita, il bisogno e la capacità di essere
ancora utili per qualcuno e per qualcosa.
I bambini rappresentano la continuità nel tempo, vanno
incontro al mondo con meraviglia e tranquillità perché privi di
giudizio, per questo forse accettano i nonni per come sono; con le
rughe, il passo più lento, la vista affaticata; le piccole manie non
sono per loro un ostacolo.
Da che cosa sono legati nonni e nipoti? Da un nemico comune!!!!
Mamma e papà. Proprio così nonni e nipoti formano una vera
e propria associazione a delinquere. Figli stressati dall’irruenza
delle aspettative dei genitori, dalla loro determinazione a voler
imporre un’idea, una scuola, un modello di vita. Per il loro bene
naturalmente.
Nonni che si sentono rimproverare dai loro figli a torto o a
ragione, parole non dette, incoraggiamenti mancati, entusiasmi
bloccati sul nascere, imposizioni, prediche, scarsa sincerità e
molto altro ancora. A questo punto tutto l’amore represso lo
riversano sui figli dei loro figli per voler forse recuperare agli errori
fatti. Diventano individui a disposizione, non più proprietari,
rinunciano a educare e sono disposti a dare tutto quello che non
danno i genitori. Ascoltano i racconti delle Winx, concerti “rap”,
osservano le nuove mode e anche se un po’ turbati sorridono con
un gesto di approvazione perché in fondo la gioventù è bella, anche
con il cavallo dei pantaloni alle ginocchia e le mutande in vista, o
scalze con le ballerine a meno 10. Si fanno sedurre mettendo mano
al portafoglio per poter soddisfare il loro nipote e riempiono le
tasche anche senza richiesta perché non si sa mai. Ci prendono per
la gola con i profumi del cuore, chi di noi non ricorda la pietanza
preferita preparata con felicità dalla nonna per vedere ancora
apprezzate antiche ricette. Ci portano nella magia del passato
quando seduti sulle loro ginocchia ci raccontano le storie e quando
siamo più grandi sanno consolarci quando non ci sentiamo capiti
o rispettati. Sono un porto sicuro dove si può trovare riparo nel
viaggio della vita.
I nonni che se gli dici ti voglio bene si commuovono. I giovani
che le emozioni non le fanno vedere perché se piangi sei una checca
o una femminuccia pallosa.
I nonni che di rispetto ne hanno sempre, anche con i nipoti, e
non si arrabbiano mai se li chiamiamo vecchi perché in fondo quel
che importa è essere cercati.
Richiudendo le pagine di questo racconto vorrei dire grazie :
per essere stati prima di tutto alleati,
per le carezze e i sorrisi,
per avermi ricordato l’amore con un abbraccio senza fine.
RELAZIONE
LUCIA
E ESPEDITO
RELAZIONE DIDI
LUCIA
E ESPEDITO
Concludono questo congresso Lucia, stremata dal silenzio al
quale si è adeguata per lasciare la parola a tutti i relatori, ed Espedito,
che ha accettato di buon grado di seguirla in questa esposizione.
Come un treno in piena corsa, interrotta solo dagli interventi di
Espedito che ne ha seguito indubbiamente lo stile, Lucia è stata
irrefrenabile sino alla conclusione, inchiodando tutti, come è
solita fare, con una dialettica travolgente. Ne indichiamo alcuni
momenti salienti.
Lucia
“… anche perché io sono vecchia! Ed ho sempre
detestato sentirmi dire “anziana”! è una parola che
non sopporto! Perché o si è giovanili (cioè, anziani) o si è vecchi
per età senza vergogna. Ma cosa contano gli anni se non sono pieni
di vita? E a volte anche 48 anni sono tanto pieni di vita da dire che
sono 50! Occorrono le rughe per dimostrarlo? No, ora più nessuno
è vecchio! Le rughe: o la deficienza le trattiene increspate sulla
corteccia cerebrale o ce ne sono tante che formano una ragnatela. E
quando si fanno i percorsi affettivi, giusto è un affetto per l’effetto
delle rughe! Ma ci abbiamo messo il cuore per un tessuto che non
diventasse pietra, ma dimostrasse i viottoli della nostra vita.
La libertà! Oggi. Nonno. Nonna. Liberi. Da impegni. In quanto
le anche non possono più ballare, i piedi sono stanchi e non
possono più correre. Le orecchie... si è consumata l’energia della
paura. Certo! E qualche volta l’udito diminuisce perché ci sono
troppe stronzate dentro e non basta il cerume per attutire il rumore.
Occhi stanchi. Cataratte. E d’altra parte quando una macchina ha il
motore che ha fatto tanti giri, si fa la revisione. Che è la cataratta…
a una certa età loro scrivono “cataratta”. Ti è di diritto. A 70 anni.
All’Amplifon. Alla dentiera. Ai capelli... ai diritti che per arrivare ad
essere vecchi, abbiamo incluso i doveri.
La menopausa esiste perché si finisce un mondo per scoprirne
uno meraviglioso dentro. Sempre che il timo abbia lavorato bene.
Ci ritrovi gli amici, i parenti... perché li hai goduti, frequentati...
e dove va? Metabolicamente tutto quello che incontriamo nella
vita, dove va? Nell’intestino tenue! Energeticamente possiamo
già andare in menopausa a 42 anni... energeticamente! 42
perché 4+2=6… e 6 significa basta, fine! Energeticamente.
Perché è finita l’energia. Gli ovociti sono roba secca, avanzata.
Non usata volentieri.
Parliamo delle scalmane! Mi avete chiesto “Lucia, orgasmo
maschile e femminile sono uguali?” No! aspettate la menopausa
e avrete quello maschile. Se mi dice due parole… gli faccio
trovare anche la cena pronta! Due parole nell’orecchio... me
l’ha chiesta... Quando manca l’energia nell’uomo è dopo averlo
fatto! Se non ce l’ha per farlo, l’ha già fatto! non vi fidate! “Sono
stanco, sono senza energia”… Ma l’uomo non crede all’energia
e quando non può farlo non ha energia! Da dove arriva questa
parola? Immaginate quanta economia crea il sesso femminile!
Pannolini, pannolotti... e poi, il burro cacao! Ma se non ci fosse
il burro cacao... una volta si chiamava “richiamo sessuale”, ora è
burro cacao (cioè, secchezza). Poi c’è la ginecologa ecc.
Poi, la scontentezza ti fa cambiare tutta la casa, il colore dei
capelli, ti dà il brillante al dito. Se non ci fosse la donna che fa
girare i soldi…
Allora, chiedo “Dottore (rivolgendosi a Espedito), secondo il
suo parere di medico, cosa comporta la menopausa e prolungare
la menopausa?” .
“Io sono in difficoltà... sono nel corpo di
un uomo. E penso sempre alla stessa cosa.
Quando l’uomo torna a casa e non ha fame, o è malato o ha già
mangiato. Non c’è storia. È fisiologico. (…) Il timo... come Lucia
faccia a sapere questo in anticipo, per me è un mistero! Il timo
diventa fibrotico, cioè non funziona più. L’ultima scoperta è
che il timo smetta la sua produzione quando in circolo ci sono
gli ormoni sessuali. E smetta perché ha assolto la sua funzione
primaria. Negli adulti castrati, il timo ingrossa fino a diventare
massa anomala e comprime lo sterno. La menopausa è un
elemento fisiologico da vivere come tale. Viene medicalizzata
per un business che ci guadagna. Il dosaggio ormonale... a cosa
serve? Se sei in menopausa, gli ormoni non ci sono. Alle donne
che ritardavano mestruazioni non arrivava l’osteoporosi, smessa
la pillola tornavano allo stesso livello delle altre donne che non
prendevano gli ormoni. Sulle caldane... non sono aumenti di
calore. L’aumento di temperatura è ripristinare un momento
di alterazione. Per chi non è stata riscaldata, nel momento
che voleva. In menopausa, gli ovociti non funzionano più
solo perché l’ovulo smette di funzionare. Se una donna vuole
rimanere donna, deve aumentare di volume.”
“Ma alla donna in menopausa viene consigliata
una corretta alimentazione e praticare dello
sport.”
“Non entra in contrasto con quello che hai detto.
L’osteoporosi non crea dolori, è una perdita di calcio da parte
delle ossa. Che dipende dall’ormone paratiroideo che non ha
niente a che fare con il calcio dell’osso. Gli estrogeni creano
questo meccanismo. Se hai una menopausa normale, non hai
l’osteoporosi e ti consigliano calcio e sole. Io ho portato lastre
di donne pugliesi che hanno l’osteoporosi ma non hanno mai
fratture.
Riuscire con dignità ad accettare un passaggio, il tempo che
si muove. Il problema è che vecchiaia e anzianità vengono fatte
vivere al negativo. (...) L’andropausa. Perché Claudio voleva
sapere come regolarsi d’ora in poi, l’andropausa a differenza
della menopausa non è un evento che ha un inizio. È un
nome inventato per dare una definizione del lento progressivo
decadimento della funzione sessuale dell’uomo. L’andropausa
non è niente di conclamato o conclamabile. Gli uomini perdono
questo potere. E da lì cominciano i problemi: è la “sindrome
delle ultime cartucce”. La differenza di sostanza fra menopausa
e andropausa è questa: l’uomo sempre dice vuoi ma non sempre
puoi, la donna dice non vuoi ma sempre puoi!”
Espedito
Lucia
Espedito
“Dove è scritto che la donna in menopausa
Lucia rallenta
l’attività sessuale? Quando uomo e donna
per età… c’è uno scambio di ruoli: noi donne aspettiamo,
stiamo a casa e diventiamo donne; lui entra e cerca le ciabatte
e noi cerchiamo i tacchi per andarcene fuori. Non ci siamo mai
incontrati.”
“L’unico problema che gli uomini hanno
in andropausa è l’incremento costante del
colesterolo. Il colesterolo è l’unica sostanza che non viene
degradata, non ha via di sintesi, ma solo di eliminazione. L’unico
momento di eliminazione del colesterolo è attraverso l’uso degli
ormoni sessuali. La sana vita sessuale. Se non c’è, aumenta il
colesterolo. Che è alla base delle malattie che affliggono l’uomo.
Il colesterolo si inserisce nei vasi sanguigni, se non ho vasi che
lavorano, il colesterolo non usato si deposita e crea problemi.
Le statine sarebbero dei farmaci per ridurre il colesterolo nel
sangue. Riducendo il colesterolo si blocca tutto. Dal colesterolo
deriva tutto: ormoni sessuali, cortisone e cortisolo (eliminando
aumenta la non tolleranza al dolore). (...) Eliminare il colesterolo
è dannoso. L’andropausa porta il tumore prostatico. (...) Se non
ho una sana attività sessuale, tutto questo ristagna lì. Il PSA non
serve a nulla.”
“Per questo occorre un sano rapporto sessuale.
Due persone che raggiungono anche l’età…
andropausa o menopausa, ma c’è un sano rapporto sessuale.
C’è l’intesa dell’esperienza. Un’intesa che non può essere
occasionale perché arriva da 20 anni di vita insieme. Allora ci
si amalgama, ci si comprende, ci si abbandona e se si fallisce
una sera ci si dà un bacio e si pensa “che bei ricordi” e non
c’è il dramma. Quello è amore. Quando ho detto che l’amore
quando c’è stato anche quando non c’è continua nel cuore per
quella persona... ne manca la forma, ma non l’energia. Quella
assorbita, nessuno ce la porta via. Sono i ricordi, le scaramucce. I
ricordi nutrono i polmoni che sono protettori del cuore, e anche
al solo pensiero il cuore può battere!
Andropausa. Menopausa. Cultura. Credo che anche
la nostra sessualità non ha fine, non cambia sfumature o
maniera... né cambia il modo. E credo che non avendo più con
l’età un partner, ma sapendo che dentro c’è… quanto meglio
invecchiamo perché c’è stato un uomo dentro di noi! E quanto
invecchia l’uomo che è stato dentro una donna. È energia. Non
finisce. È un’illusione dimenticare. Se uno dimentica è perché
non ha mai amato. Chi ha amato non potrà mai dimenticare
quella persona. Che sia maschile. Che sia femminile. Ricordi…
averli per una menopausa e anche da viverla da soli. Perché
siamo ricchi dentro. La ricchezza che è l’amore che 30 anni
insieme di lotta hanno suggellato.
Contesto l’uomo che si mette il profumo. Lui emana
profumo di energia e quello eccita la donna. E l’uomo ha anche
i baffi. Ma cosa significano? Frenano l’odorato. La donna sente
l’odore di bruciato… legno, ciocco, fuoco, vita... sente l’odore di
bruciato e si apre.
L’uomo mette i baffi per darsi importanza. La donna mette la
frangia per coprire la tristezza. Poi, le collane per la solitudine.
Lui ha la sciarpa per la cervicale e lei ha mal di gola: lui ha
una tensione nel retto, lei sputa i rospi.
La donna, il profumo lo mette dietro le orecchie, così l’uomo
lo sente… ma la sera preferisce il pesce crudo...
Io sono in menopausa da tanti anni, vi sembro in
menopausa? Vuol dire che i ricordi lubrificano ancora. E la sana
attività sessuale fatta con il pensiero!
Seduta... significa che il sedere serve per alzarsi in piedi
ed andare avanti. Il cuore per vivere di ricordi che formano
l’energia. E la lingua attraverso i ricordi si apre verso l’esterno e
si diventa LUCIA. Però, bisogna parlare, informare, insegnare,
fare. Con una mano che deve lavorare perché al centro della
mano c’è l’energia del cuore.”
Espedito
Lucia
Diversi sono i motivi che inducono una donna a volere o no
dei figli: dall’adempiere allo scopo evolutivo, all’avere qualcuno
da amare incondizionatamente, dal naturale desiderio di
completamento dell’amore che trasforma una coppia in famiglia,
al tentativo di salvare un rapporto, dal soddisfare una condizione
sociale, all’assecondare il volere altrui.
C’è chi ha provato, ma la Natura ha deciso di no; c’è chi per i propri
vissuti non vuole riproporre la stessa realtà; c’è chi non riscontra
l’esistenza di basi solide, sia per la paura di non esserne all’altezza,
sia nel ritenere il concepimento un atto egoistico, visto il mondo
in cui viviamo; c’è chi ha il coraggio di riconoscere apertamente di
non amare i bambini; c’è chi ha semplicemente paura del parto: per
tutto ciò si decide, a malincuore, consapevolmente, di rinunciare
a quest’esperienza. Qualunque sia la motivazione adotta, va
rilevato che tutto ciò nasconde una sofferenza che non deve essere
rendicontata e soprattutto va rispettata. Non bisogna considerarla
una donna “ non intera”, perché una donna può essere “madre
simbolica” di molte cose: di un lavoro, che partorisce con tutta la
sua passionalità, forza, creatività, vivendolo e beneficiando tutte le
persone che ne vengono in contatto con quello stesso accudimento
che dedicherebbe ad una creatura. Può innamorarsene a tal punto
da dedicargli tutta la vita con la stessa devozione, impegno e
sofferenza, anche se forse la matrice era la ricerca della realizzazione
di se stessa.
Per un uomo, generalmente, il non essere padre non ha
la medesima intensità che per una donna. Il nostro cordone
ombelicale non è mai attaccato ad un figlio, ed il coinvolgimento
emotivo del movimento di un bimbo nell’addome, è di certo
un’esperienza che ci è preclusa. Mentre la maternità è un’esperienza
diretta, la paternità, almeno nelle prime fasi della vita, non può
che essere una conoscenza mediata dalla propria compagna. Ed è
fondamentalmente l’innamoramento per la propria partner che
ci rende compartecipe dell’apice della sua gioia, un po’ come se
vivessimo di luce riflessa.
L’uomo difficilmente posporrà la propria carriera ad un figlio,
poiché sarà proprio la carriera a garantire al figlio stesso un tenore
di vita agiato e quanto ha garantito alla propria compagna come
futuro della loro vita. Quindi, da un punto di vista sociale, essere
un po’ meno presente in famiglia troverà una giustificazione e sarà
considerato quasi un diritto.
Difficilmente un uomo posporrà la propria vita sessuale
all’esistenza di un figlio, ma spinto dalla molla testosteronica forse
sarà più temerario della compagna nel proporre l’attività sessuale
anche a rischio di inopportune casuali interferenze di un bimbo
che si sveglia o che capita “sconvenientemente” nella stanza dei
genitori.
L’ESSERE
DONNA
NEL
CAMPO
DEL LAVORO
L’ESSERE DONNA
NEL
CAMPO
DEL LAVORO
è
Maria Antonietta Palumbo u n’aNon
llieva,
né un’operatrice del nostro campo. Ma ha compreso talmente a
fondo il Metodo, attraverso i seminari che ha frequentato e gli
incontri diretti con Lucia, che ci ha proposto le sue considerazioni
sul rapporto donna/mondo del lavoro. Maria Antonietta Palumbo
si presenta così:
“Premetto che il mio mestiere è scrivere e non parlare e quindi
mi perdonerete per la scarsa propensione che ho a stare su di un
pulpito. Quando Lucia mi ha chiesto di portare la mia esperienza di
donna manager nel contesto del tema di questo congresso non ho
potuto, né saputo dirle di no.
Sono una giornalista e mi occupo di comunicazione. La
mia esperienza professionale è da oltre 40 anni nel campo della
pubblica amministrazione e quindi della politica e di conseguenza
della stampa. Se potessi usare un termine semplicistico ma efficace
direi che “aiuto il politico a comunicare”, con tutti i mezzi che oggi
abbiamo a disposizione. Un tempo, all’inizio della mia carriera,
erano solo la parola e la scrittura, oggi sono tutti i mezzi mediatici
da cui siamo sommersi e dei quali tutti ormai siamo diventati
utilizzatori e fruitori.
Ho fatto la CAPO DI GABINETTO per dieci diversi sindaci,
di tutti i colori politici, per chiarire, ho fatto la responsabile dei
rapporti con il PARLAMENTO E I PARLAMENTARI per un VICE
MINISTRO.
Quindi il tema su cui mi soffermerò è LA DONNA IN CARRIERA,
con tutte le difficoltà di esserlo o volerlo fare, in un ambiente quasi
completamente maschile, in un ambiente che sa riconoscere solo
agli uomini determinati ruoli di vertice e alle donne altri ruoli, non
di vertice, nel migliore dei casi di supporto ai vertici. (...) Benché
abbia ricoperto molto presto nella mia vita ruoli apicali, in realtà
il mio ruolo, che è anche il vero abito che mi sento addosso, è
sempre stato quello del numero due, il numero due a fianco ad un
sindaco, di vari sindaci, il numero due a fianco ad un vice ministro,
il numero due a fianco di un uomo.
Essere il numero due, probabilmente è una delle cose che, ancora
quando ero un feto, faceva parte di quelle x e y di cui si è parlato ieri.
Ma c’è numero due e numero due. Dipende da come lo fai, dipende
da quale ruolo svolgi ed anche da come ti si consente di farlo, e qui
subentra la società, con i suoi canoni, con i suoi condizionamenti,
con i suoi dettami. (…)
E mi pare di capire che fra di voi ci sia un gran numero di donne
CON IL CERVELLO DA UOMO ED IL CORPO DA DONNA. O
sbaglio? Credetemi è una costante frequentissima, oggi, non solo nel
vostro mondo, ma un po’ ovunque. E vi garantisco che nel mondo
professionale della politica, della pubblica amministrazione, della
comunicazione, le donne ai vertici, sono donne sì, ma col cervello
da uomini.
Ed aggiungo una chicca, una cosa che mi fa sorridere: donne
che molto spesso devono anche esserlo nelle sembianze. Come
a carnevale, noi donne cosiddette manager, anche per ottenere
il rispetto e la considerazione che riteniamo di meritare, ci
travestiamo, ci vestiamo da uomo, ci mettiamo il tailleur, abbiamo
sempre la giacca, il cosiddetto abbigliamento professionale (nel
nostro gergo). Perché purtroppo una donna che si presenta in un
ambiente di lavoro prevalentemente maschile, con una esagerata
minigonna o con un abbigliamento un po’ fru fru, provocante o
provocatorio, rischia il fraintendimento, ma soprattutto non le si
aprono le strade per una seria carriera di vertice. O perlomeno da
qualche parte arriva, ma senza il dovuto rispetto di sé stessa. (…)
Vorrei chiudere ricordando un dato che è stato fornito di recente
dai media: un’indagine Istat recentissima ha detto che le donne
lavorano 75 minuti al giorno in più degli uomini. Io vorrei aggiungere
che questo è il tempo stimato in quello che materialmente fanno:
ma il loro cervello? Quante ore, quanto tempo in più lavora?
(…) Sono una donna che ha sacrificato e sta sacrificando molto
del suo essere donna, perché ahimè nel mio DNA, in quei cromosomi
che si creavano quando mia madre mi ha concepito e mio padre mi
ha voluto, fin dal primo istante, c’era un grande desiderio di un
figlio maschio! Ed io con la mia vita, con le mie scelte professionali
e private, mi porto sempre dentro questo fardello che chi mi ha
amato veramente, cioè i miei genitori, mi hanno dato.”
STORIE
DISCONTRI
SCONTRI
E INCONTRI
STORIE DI
E INCONTRI
Nella prima storia è rappresentato un menage
Riccardo quotidiano
in cui lui torna a casa dal lavoro, lei
lo aggredisce subito con la lavatrice che non funziona; lui gioca
qualche minuto con le bambine. Quando vanno a letto, lei lo
redarguisce dicendogli che torna sempre tardi e che non hanno
tempo per parlare. Lui pensa che con tutte le spese che ci sono non
saprebbe fare meglio, ma tace. Lei incalza lamentandosi della vita
che fa. Lui non ribatte ma pensa ancora alla poca attenzione da
parte di lei nei suoi confronti. E lei decide di andarsene con le figlie.
Lui vorrebbe fermarla, man non lo fa. Dopo del tempo lui si rende
conto che sta male, ma non sa con chi parlarne. E non ha trovato
una donna.
Nella seconda storia si comunica con i bigliettini sul frigo. E a
tavola la conversazione è piuttosto banale, ma il figlio è comunque
escluso. Lui si lamenta per il fatto di non essere considerato ed
interpellato; d’altra parte è contento di non dover dire quello che
pensa dei genitori. La sera si ritira rifugiandosi nel computer. Lo
spazio dell’isolamento e del silenzio è l’unico in cui non ha paura
di essere e pensare. Però si augura di uscire dall’isolamento prima o
poi. Un incontro casuale con il dentista, che è l’uomo lasciato della
precedente storia, gli fa scoprire che ci può essere un interesse per
lui, anche se questo, ovviamente, suscita critiche.
Nella terza storia in un primo momento sembrano tutti felici:
lei saluta, chiama il bambino a salutare il papà, che risponde con
ottimismo. Invece è preoccupato perché il lavoro va male. Ma tace
per non impensierire nessuno. Lei se ne rende conto, ma lui cerca
di rassicurarla. Lei va dalla riflessologa, che è la donna della prima
storia, mentre lui si ubriaca al bar ripromettendosi di cambiare
lavoro.
Nella quarta storia muore il papà della ragazzo della seconda
storia. Il ragazzo, ormai cresciuto, vive con la mamma e,
imprenditore, decide di aiutare un uomo che è dedito al bere, quello
della terza storia.
Sapientemente e con maestria Riccardo interpreta come nella
vita le vicende si intrecciano, che noi lo si voglia o no. E conclude
con una riflessione.
“Osserviamo eventi ed ascoltiamo storie, come se fossero
sempre fuori da noi, fuori dalle nostre famiglie. Ma ne siamo
sicuri? Ognuno di noi, in questa sala, né uomo né donna, ma essere
umano, porta con sé la sensazione privata e quindi intoccabile
dei propri incontri. Senza perdere tempo cercando di interpretare
dall’esterno le percezioni emotive degli altri, concediamoci alle
persone a noi care, a noi vicine, tentando di dar voce, almeno ad
alcuni dei loro profondi silenzi. Quel silenzio che l’essere umano
sceglie per tutelare le sensazioni private … né maschili né femminili
… private!”
CONFRONTO
TRA
GENERAZIONI
CONFRONTO TRA
GENERAZIONI
La vita trascorre, in coppia o da soli, con figli o
Chiara senza
figli, con un lavoro gratificante o con un lavoro
“giusto per vivere”. Ma alla fine ci si augura tutti di invecchiare,
pur sapendo che si va incontro a qualche disturbo considerato
dell’età (ma è proprio vero?). Alcune di queste persone assumono
un ruolo che altre non coprono: sono i nonni. Alcuni sono pieni di
rimpianti, spesso scocciati dal chiacchierio dei nipoti; altri invece
sono pieni di ricordi, che profondono a piene mani ai giovani. Ce
ne parla Chiara.
“E’ da un incontro con passate e dolcissime memorie che nasce
in me il desiderio di parlarvi dell’inestimabile valore dei nonni.
Presenti, assenti, vicini o lontani, collaborativi, critici, alleati,
polemici, rispettosi o invadenti. Insomma ognuno conosce quelli
che gli sono toccati in sorte, fanno parte in un modo o nell’altro
della vita di ogni famiglia. Pensate per un attimo ai vostri nonni.
(...)
Il mio nipotino, la mia patatina, coccolino, ciccino, per me
sarai sempre la mia piccolina anche a 30 anni. Oppure come la mia
nonnina che nonostante i mie chili di troppo mi diceva : Ma va là,
mangia che con lo sviluppo poi ti scarnisci! Peccato che lo avevo
superato ormai da un po’. Nonni e nipoti si possono compensare
sotto molteplici aspetti. I nipoti offrono l’ingenuità, la grazia, la
freschezza, lo slancio vitale, il desiderio di giocare e di esplorare, la
voglia di parlare. A loro volta i nonni offrono l’affetto, la pazienza,
la calma, la loro esperienza di vita, il bisogno e la capacità di essere
ancora utili per qualcuno e per qualcosa.
I bambini rappresentano la continuità nel tempo, vanno
incontro al mondo con meraviglia e tranquillità perché privi di
giudizio, per questo forse accettano i nonni per come sono; con le
rughe, il passo più lento, la vista affaticata; le piccole manie non
sono per loro un ostacolo.
Da che cosa sono legati nonni e nipoti? Da un nemico comune!!!!
Mamma e papà. Proprio così nonni e nipoti formano una vera
e propria associazione a delinquere. Figli stressati dall’irruenza
delle aspettative dei genitori, dalla loro determinazione a voler
imporre un’idea, una scuola, un modello di vita. Per il loro bene
naturalmente.
Nonni che si sentono rimproverare dai loro figli a torto o a
ragione, parole non dette, incoraggiamenti mancati, entusiasmi
bloccati sul nascere, imposizioni, prediche, scarsa sincerità e
molto altro ancora. A questo punto tutto l’amore represso lo
riversano sui figli dei loro figli per voler forse recuperare agli errori
fatti. Diventano individui a disposizione, non più proprietari,
rinunciano a educare e sono disposti a dare tutto quello che non
danno i genitori. Ascoltano i racconti delle Winx, concerti “rap”,
osservano le nuove mode e anche se un po’ turbati sorridono con
un gesto di approvazione perché in fondo la gioventù è bella, anche
con il cavallo dei pantaloni alle ginocchia e le mutande in vista, o
scalze con le ballerine a meno 10. Si fanno sedurre mettendo mano
al portafoglio per poter soddisfare il loro nipote e riempiono le
tasche anche senza richiesta perché non si sa mai. Ci prendono per
la gola con i profumi del cuore, chi di noi non ricorda la pietanza
preferita preparata con felicità dalla nonna per vedere ancora
apprezzate antiche ricette. Ci portano nella magia del passato
quando seduti sulle loro ginocchia ci raccontano le storie e quando
siamo più grandi sanno consolarci quando non ci sentiamo capiti
o rispettati. Sono un porto sicuro dove si può trovare riparo nel
viaggio della vita.
I nonni che se gli dici ti voglio bene si commuovono. I giovani
che le emozioni non le fanno vedere perché se piangi sei una checca
o una femminuccia pallosa.
I nonni che di rispetto ne hanno sempre, anche con i nipoti, e
non si arrabbiano mai se li chiamiamo vecchi perché in fondo quel
che importa è essere cercati.
Richiudendo le pagine di questo racconto vorrei dire grazie :
per essere stati prima di tutto alleati,
per le carezze e i sorrisi,
per avermi ricordato l’amore con un abbraccio senza fine.
RELAZIONE
LUCIA
E ESPEDITO
RELAZIONE DIDI
LUCIA
E ESPEDITO
Concludono questo congresso Lucia, stremata dal silenzio al
quale si è adeguata per lasciare la parola a tutti i relatori, ed Espedito,
che ha accettato di buon grado di seguirla in questa esposizione.
Come un treno in piena corsa, interrotta solo dagli interventi di
Espedito che ne ha seguito indubbiamente lo stile, Lucia è stata
irrefrenabile sino alla conclusione, inchiodando tutti, come è
solita fare, con una dialettica travolgente. Ne indichiamo alcuni
momenti salienti.
Lucia
“… anche perché io sono vecchia! Ed ho sempre
detestato sentirmi dire “anziana”! è una parola che
non sopporto! Perché o si è giovanili (cioè, anziani) o si è vecchi
per età senza vergogna. Ma cosa contano gli anni se non sono pieni
di vita? E a volte anche 48 anni sono tanto pieni di vita da dire che
sono 50! Occorrono le rughe per dimostrarlo? No, ora più nessuno
è vecchio! Le rughe: o la deficienza le trattiene increspate sulla
corteccia cerebrale o ce ne sono tante che formano una ragnatela. E
quando si fanno i percorsi affettivi, giusto è un affetto per l’effetto
delle rughe! Ma ci abbiamo messo il cuore per un tessuto che non
diventasse pietra, ma dimostrasse i viottoli della nostra vita.
La libertà! Oggi. Nonno. Nonna. Liberi. Da impegni. In quanto
le anche non possono più ballare, i piedi sono stanchi e non
possono più correre. Le orecchie... si è consumata l’energia della
paura. Certo! E qualche volta l’udito diminuisce perché ci sono
troppe stronzate dentro e non basta il cerume per attutire il rumore.
Occhi stanchi. Cataratte. E d’altra parte quando una macchina ha il
motore che ha fatto tanti giri, si fa la revisione. Che è la cataratta…
a una certa età loro scrivono “cataratta”. Ti è di diritto. A 70 anni.
All’Amplifon. Alla dentiera. Ai capelli... ai diritti che per arrivare ad
essere vecchi, abbiamo incluso i doveri.
La menopausa esiste perché si finisce un mondo per scoprirne
uno meraviglioso dentro. Sempre che il timo abbia lavorato bene.
Ci ritrovi gli amici, i parenti... perché li hai goduti, frequentati...
e dove va? Metabolicamente tutto quello che incontriamo nella
vita, dove va? Nell’intestino tenue! Energeticamente possiamo
già andare in menopausa a 42 anni... energeticamente! 42
perché 4+2=6… e 6 significa basta, fine! Energeticamente.
Perché è finita l’energia. Gli ovociti sono roba secca, avanzata.
Non usata volentieri.
Parliamo delle scalmane! Mi avete chiesto “Lucia, orgasmo
maschile e femminile sono uguali?” No! aspettate la menopausa
e avrete quello maschile. Se mi dice due parole… gli faccio
trovare anche la cena pronta! Due parole nell’orecchio... me
l’ha chiesta... Quando manca l’energia nell’uomo è dopo averlo
fatto! Se non ce l’ha per farlo, l’ha già fatto! non vi fidate! “Sono
stanco, sono senza energia”… Ma l’uomo non crede all’energia
e quando non può farlo non ha energia! Da dove arriva questa
parola? Immaginate quanta economia crea il sesso femminile!
Pannolini, pannolotti... e poi, il burro cacao! Ma se non ci fosse
il burro cacao... una volta si chiamava “richiamo sessuale”, ora è
burro cacao (cioè, secchezza). Poi c’è la ginecologa ecc.
Poi, la scontentezza ti fa cambiare tutta la casa, il colore dei
capelli, ti dà il brillante al dito. Se non ci fosse la donna che fa
girare i soldi…
Allora, chiedo “Dottore (rivolgendosi a Espedito), secondo il
suo parere di medico, cosa comporta la menopausa e prolungare
la menopausa?” .
“Io sono in difficoltà... sono nel corpo di
un uomo. E penso sempre alla stessa cosa.
Quando l’uomo torna a casa e non ha fame, o è malato o ha già
mangiato. Non c’è storia. È fisiologico. (…) Il timo... come Lucia
faccia a sapere questo in anticipo, per me è un mistero! Il timo
diventa fibrotico, cioè non funziona più. L’ultima scoperta è
che il timo smetta la sua produzione quando in circolo ci sono
gli ormoni sessuali. E smetta perché ha assolto la sua funzione
primaria. Negli adulti castrati, il timo ingrossa fino a diventare
massa anomala e comprime lo sterno. La menopausa è un
elemento fisiologico da vivere come tale. Viene medicalizzata
per un business che ci guadagna. Il dosaggio ormonale... a cosa
serve? Se sei in menopausa, gli ormoni non ci sono. Alle donne
che ritardavano mestruazioni non arrivava l’osteoporosi, smessa
la pillola tornavano allo stesso livello delle altre donne che non
prendevano gli ormoni. Sulle caldane... non sono aumenti di
calore. L’aumento di temperatura è ripristinare un momento
di alterazione. Per chi non è stata riscaldata, nel momento
che voleva. In menopausa, gli ovociti non funzionano più
solo perché l’ovulo smette di funzionare. Se una donna vuole
rimanere donna, deve aumentare di volume.”
“Ma alla donna in menopausa viene consigliata
una corretta alimentazione e praticare dello
sport.”
“Non entra in contrasto con quello che hai detto.
L’osteoporosi non crea dolori, è una perdita di calcio da parte
delle ossa. Che dipende dall’ormone paratiroideo che non ha
niente a che fare con il calcio dell’osso. Gli estrogeni creano
questo meccanismo. Se hai una menopausa normale, non hai
l’osteoporosi e ti consigliano calcio e sole. Io ho portato lastre
di donne pugliesi che hanno l’osteoporosi ma non hanno mai
fratture.
Riuscire con dignità ad accettare un passaggio, il tempo che
si muove. Il problema è che vecchiaia e anzianità vengono fatte
vivere al negativo. (...) L’andropausa. Perché Claudio voleva
sapere come regolarsi d’ora in poi, l’andropausa a differenza
della menopausa non è un evento che ha un inizio. È un
nome inventato per dare una definizione del lento progressivo
decadimento della funzione sessuale dell’uomo. L’andropausa
non è niente di conclamato o conclamabile. Gli uomini perdono
questo potere. E da lì cominciano i problemi: è la “sindrome
delle ultime cartucce”. La differenza di sostanza fra menopausa
e andropausa è questa: l’uomo sempre dice vuoi ma non sempre
puoi, la donna dice non vuoi ma sempre puoi!”
Espedito
Lucia
Espedito
“Dove è scritto che la donna in menopausa
Lucia rallenta
l’attività sessuale? Quando uomo e donna
per età… c’è uno scambio di ruoli: noi donne aspettiamo,
stiamo a casa e diventiamo donne; lui entra e cerca le ciabatte
e noi cerchiamo i tacchi per andarcene fuori. Non ci siamo mai
incontrati.”
“L’unico problema che gli uomini hanno
in andropausa è l’incremento costante del
colesterolo. Il colesterolo è l’unica sostanza che non viene
degradata, non ha via di sintesi, ma solo di eliminazione. L’unico
momento di eliminazione del colesterolo è attraverso l’uso degli
ormoni sessuali. La sana vita sessuale. Se non c’è, aumenta il
colesterolo. Che è alla base delle malattie che affliggono l’uomo.
Il colesterolo si inserisce nei vasi sanguigni, se non ho vasi che
lavorano, il colesterolo non usato si deposita e crea problemi.
Le statine sarebbero dei farmaci per ridurre il colesterolo nel
sangue. Riducendo il colesterolo si blocca tutto. Dal colesterolo
deriva tutto: ormoni sessuali, cortisone e cortisolo (eliminando
aumenta la non tolleranza al dolore). (...) Eliminare il colesterolo
è dannoso. L’andropausa porta il tumore prostatico. (...) Se non
ho una sana attività sessuale, tutto questo ristagna lì. Il PSA non
serve a nulla.”
“Per questo occorre un sano rapporto sessuale.
Due persone che raggiungono anche l’età…
andropausa o menopausa, ma c’è un sano rapporto sessuale.
C’è l’intesa dell’esperienza. Un’intesa che non può essere
occasionale perché arriva da 20 anni di vita insieme. Allora ci
si amalgama, ci si comprende, ci si abbandona e se si fallisce
una sera ci si dà un bacio e si pensa “che bei ricordi” e non
c’è il dramma. Quello è amore. Quando ho detto che l’amore
quando c’è stato anche quando non c’è continua nel cuore per
quella persona... ne manca la forma, ma non l’energia. Quella
assorbita, nessuno ce la porta via. Sono i ricordi, le scaramucce. I
ricordi nutrono i polmoni che sono protettori del cuore, e anche
al solo pensiero il cuore può battere!
Andropausa. Menopausa. Cultura. Credo che anche
la nostra sessualità non ha fine, non cambia sfumature o
maniera... né cambia il modo. E credo che non avendo più con
l’età un partner, ma sapendo che dentro c’è… quanto meglio
invecchiamo perché c’è stato un uomo dentro di noi! E quanto
invecchia l’uomo che è stato dentro una donna. È energia. Non
finisce. È un’illusione dimenticare. Se uno dimentica è perché
non ha mai amato. Chi ha amato non potrà mai dimenticare
quella persona. Che sia maschile. Che sia femminile. Ricordi…
averli per una menopausa e anche da viverla da soli. Perché
siamo ricchi dentro. La ricchezza che è l’amore che 30 anni
insieme di lotta hanno suggellato.
Contesto l’uomo che si mette il profumo. Lui emana
profumo di energia e quello eccita la donna. E l’uomo ha anche
i baffi. Ma cosa significano? Frenano l’odorato. La donna sente
l’odore di bruciato… legno, ciocco, fuoco, vita... sente l’odore di
bruciato e si apre.
L’uomo mette i baffi per darsi importanza. La donna mette la
frangia per coprire la tristezza. Poi, le collane per la solitudine.
Lui ha la sciarpa per la cervicale e lei ha mal di gola: lui ha
una tensione nel retto, lei sputa i rospi.
La donna, il profumo lo mette dietro le orecchie, così l’uomo
lo sente… ma la sera preferisce il pesce crudo...
Io sono in menopausa da tanti anni, vi sembro in
menopausa? Vuol dire che i ricordi lubrificano ancora. E la sana
attività sessuale fatta con il pensiero!
Seduta... significa che il sedere serve per alzarsi in piedi
ed andare avanti. Il cuore per vivere di ricordi che formano
l’energia. E la lingua attraverso i ricordi si apre verso l’esterno e
si diventa LUCIA. Però, bisogna parlare, informare, insegnare,
fare. Con una mano che deve lavorare perché al centro della
mano c’è l’energia del cuore.”
Espedito
Lucia
Diversi sono i motivi che inducono una donna a volere o no
dei figli: dall’adempiere allo scopo evolutivo, all’avere qualcuno
da amare incondizionatamente, dal naturale desiderio di
completamento dell’amore che trasforma una coppia in famiglia,
al tentativo di salvare un rapporto, dal soddisfare una condizione
sociale, all’assecondare il volere altrui.
C’è chi ha provato, ma la Natura ha deciso di no; c’è chi per i propri
vissuti non vuole riproporre la stessa realtà; c’è chi non riscontra
l’esistenza di basi solide, sia per la paura di non esserne all’altezza,
sia nel ritenere il concepimento un atto egoistico, visto il mondo
in cui viviamo; c’è chi ha il coraggio di riconoscere apertamente di
non amare i bambini; c’è chi ha semplicemente paura del parto: per
tutto ciò si decide, a malincuore, consapevolmente, di rinunciare
a quest’esperienza. Qualunque sia la motivazione adotta, va
rilevato che tutto ciò nasconde una sofferenza che non deve essere
rendicontata e soprattutto va rispettata. Non bisogna considerarla
una donna “ non intera”, perché una donna può essere “madre
simbolica” di molte cose: di un lavoro, che partorisce con tutta la
sua passionalità, forza, creatività, vivendolo e beneficiando tutte le
persone che ne vengono in contatto con quello stesso accudimento
che dedicherebbe ad una creatura. Può innamorarsene a tal punto
da dedicargli tutta la vita con la stessa devozione, impegno e
sofferenza, anche se forse la matrice era la ricerca della realizzazione
di se stessa.
Per un uomo, generalmente, il non essere padre non ha
la medesima intensità che per una donna. Il nostro cordone
ombelicale non è mai attaccato ad un figlio, ed il coinvolgimento
emotivo del movimento di un bimbo nell’addome, è di certo
un’esperienza che ci è preclusa. Mentre la maternità è un’esperienza
diretta, la paternità, almeno nelle prime fasi della vita, non può
che essere una conoscenza mediata dalla propria compagna. Ed è
fondamentalmente l’innamoramento per la propria partner che
ci rende compartecipe dell’apice della sua gioia, un po’ come se
vivessimo di luce riflessa.
L’uomo difficilmente posporrà la propria carriera ad un figlio,
poiché sarà proprio la carriera a garantire al figlio stesso un tenore
di vita agiato e quanto ha garantito alla propria compagna come
futuro della loro vita. Quindi, da un punto di vista sociale, essere
un po’ meno presente in famiglia troverà una giustificazione e sarà
considerato quasi un diritto.
Difficilmente un uomo posporrà la propria vita sessuale
all’esistenza di un figlio, ma spinto dalla molla testosteronica forse
sarà più temerario della compagna nel proporre l’attività sessuale
anche a rischio di inopportune casuali interferenze di un bimbo
che si sveglia o che capita “sconvenientemente” nella stanza dei
genitori.
L’ESSERE
DONNA
NEL
CAMPO
DEL LAVORO
L’ESSERE DONNA
NEL
CAMPO
DEL LAVORO
è
Maria Antonietta Palumbo u n’aNon
llieva,
né un’operatrice del nostro campo. Ma ha compreso talmente a
fondo il Metodo, attraverso i seminari che ha frequentato e gli
incontri diretti con Lucia, che ci ha proposto le sue considerazioni
sul rapporto donna/mondo del lavoro. Maria Antonietta Palumbo
si presenta così:
“Premetto che il mio mestiere è scrivere e non parlare e quindi
mi perdonerete per la scarsa propensione che ho a stare su di un
pulpito. Quando Lucia mi ha chiesto di portare la mia esperienza di
donna manager nel contesto del tema di questo congresso non ho
potuto, né saputo dirle di no.
Sono una giornalista e mi occupo di comunicazione. La
mia esperienza professionale è da oltre 40 anni nel campo della
pubblica amministrazione e quindi della politica e di conseguenza
della stampa. Se potessi usare un termine semplicistico ma efficace
direi che “aiuto il politico a comunicare”, con tutti i mezzi che oggi
abbiamo a disposizione. Un tempo, all’inizio della mia carriera,
erano solo la parola e la scrittura, oggi sono tutti i mezzi mediatici
da cui siamo sommersi e dei quali tutti ormai siamo diventati
utilizzatori e fruitori.
Ho fatto la CAPO DI GABINETTO per dieci diversi sindaci,
di tutti i colori politici, per chiarire, ho fatto la responsabile dei
rapporti con il PARLAMENTO E I PARLAMENTARI per un VICE
MINISTRO.
Quindi il tema su cui mi soffermerò è LA DONNA IN CARRIERA,
con tutte le difficoltà di esserlo o volerlo fare, in un ambiente quasi
completamente maschile, in un ambiente che sa riconoscere solo
agli uomini determinati ruoli di vertice e alle donne altri ruoli, non
di vertice, nel migliore dei casi di supporto ai vertici. (...) Benché
abbia ricoperto molto presto nella mia vita ruoli apicali, in realtà
il mio ruolo, che è anche il vero abito che mi sento addosso, è
sempre stato quello del numero due, il numero due a fianco ad un
sindaco, di vari sindaci, il numero due a fianco ad un vice ministro,
il numero due a fianco di un uomo.
Essere il numero due, probabilmente è una delle cose che, ancora
quando ero un feto, faceva parte di quelle x e y di cui si è parlato ieri.
Ma c’è numero due e numero due. Dipende da come lo fai, dipende
da quale ruolo svolgi ed anche da come ti si consente di farlo, e qui
subentra la società, con i suoi canoni, con i suoi condizionamenti,
con i suoi dettami. (…)
E mi pare di capire che fra di voi ci sia un gran numero di donne
CON IL CERVELLO DA UOMO ED IL CORPO DA DONNA. O
sbaglio? Credetemi è una costante frequentissima, oggi, non solo nel
vostro mondo, ma un po’ ovunque. E vi garantisco che nel mondo
professionale della politica, della pubblica amministrazione, della
comunicazione, le donne ai vertici, sono donne sì, ma col cervello
da uomini.
Ed aggiungo una chicca, una cosa che mi fa sorridere: donne
che molto spesso devono anche esserlo nelle sembianze. Come
a carnevale, noi donne cosiddette manager, anche per ottenere
il rispetto e la considerazione che riteniamo di meritare, ci
travestiamo, ci vestiamo da uomo, ci mettiamo il tailleur, abbiamo
sempre la giacca, il cosiddetto abbigliamento professionale (nel
nostro gergo). Perché purtroppo una donna che si presenta in un
ambiente di lavoro prevalentemente maschile, con una esagerata
minigonna o con un abbigliamento un po’ fru fru, provocante o
provocatorio, rischia il fraintendimento, ma soprattutto non le si
aprono le strade per una seria carriera di vertice. O perlomeno da
qualche parte arriva, ma senza il dovuto rispetto di sé stessa. (…)
Vorrei chiudere ricordando un dato che è stato fornito di recente
dai media: un’indagine Istat recentissima ha detto che le donne
lavorano 75 minuti al giorno in più degli uomini. Io vorrei aggiungere
che questo è il tempo stimato in quello che materialmente fanno:
ma il loro cervello? Quante ore, quanto tempo in più lavora?
(…) Sono una donna che ha sacrificato e sta sacrificando molto
del suo essere donna, perché ahimè nel mio DNA, in quei cromosomi
che si creavano quando mia madre mi ha concepito e mio padre mi
ha voluto, fin dal primo istante, c’era un grande desiderio di un
figlio maschio! Ed io con la mia vita, con le mie scelte professionali
e private, mi porto sempre dentro questo fardello che chi mi ha
amato veramente, cioè i miei genitori, mi hanno dato.”
STORIE
DISCONTRI
SCONTRI
E INCONTRI
STORIE DI
E INCONTRI
Nella prima storia è rappresentato un menage
Riccardo quotidiano
in cui lui torna a casa dal lavoro, lei
lo aggredisce subito con la lavatrice che non funziona; lui gioca
qualche minuto con le bambine. Quando vanno a letto, lei lo
redarguisce dicendogli che torna sempre tardi e che non hanno
tempo per parlare. Lui pensa che con tutte le spese che ci sono non
saprebbe fare meglio, ma tace. Lei incalza lamentandosi della vita
che fa. Lui non ribatte ma pensa ancora alla poca attenzione da
parte di lei nei suoi confronti. E lei decide di andarsene con le figlie.
Lui vorrebbe fermarla, man non lo fa. Dopo del tempo lui si rende
conto che sta male, ma non sa con chi parlarne. E non ha trovato
una donna.
Nella seconda storia si comunica con i bigliettini sul frigo. E a
tavola la conversazione è piuttosto banale, ma il figlio è comunque
escluso. Lui si lamenta per il fatto di non essere considerato ed
interpellato; d’altra parte è contento di non dover dire quello che
pensa dei genitori. La sera si ritira rifugiandosi nel computer. Lo
spazio dell’isolamento e del silenzio è l’unico in cui non ha paura
di essere e pensare. Però si augura di uscire dall’isolamento prima o
poi. Un incontro casuale con il dentista, che è l’uomo lasciato della
precedente storia, gli fa scoprire che ci può essere un interesse per
lui, anche se questo, ovviamente, suscita critiche.
Nella terza storia in un primo momento sembrano tutti felici:
lei saluta, chiama il bambino a salutare il papà, che risponde con
ottimismo. Invece è preoccupato perché il lavoro va male. Ma tace
per non impensierire nessuno. Lei se ne rende conto, ma lui cerca
di rassicurarla. Lei va dalla riflessologa, che è la donna della prima
storia, mentre lui si ubriaca al bar ripromettendosi di cambiare
lavoro.
Nella quarta storia muore il papà della ragazzo della seconda
storia. Il ragazzo, ormai cresciuto, vive con la mamma e,
imprenditore, decide di aiutare un uomo che è dedito al bere, quello
della terza storia.
Sapientemente e con maestria Riccardo interpreta come nella
vita le vicende si intrecciano, che noi lo si voglia o no. E conclude
con una riflessione.
“Osserviamo eventi ed ascoltiamo storie, come se fossero
sempre fuori da noi, fuori dalle nostre famiglie. Ma ne siamo
sicuri? Ognuno di noi, in questa sala, né uomo né donna, ma essere
umano, porta con sé la sensazione privata e quindi intoccabile
dei propri incontri. Senza perdere tempo cercando di interpretare
dall’esterno le percezioni emotive degli altri, concediamoci alle
persone a noi care, a noi vicine, tentando di dar voce, almeno ad
alcuni dei loro profondi silenzi. Quel silenzio che l’essere umano
sceglie per tutelare le sensazioni private … né maschili né femminili
… private!”
CONFRONTO
TRA
GENERAZIONI
CONFRONTO TRA
GENERAZIONI
La vita trascorre, in coppia o da soli, con figli o
Chiara senza
figli, con un lavoro gratificante o con un lavoro
“giusto per vivere”. Ma alla fine ci si augura tutti di invecchiare,
pur sapendo che si va incontro a qualche disturbo considerato
dell’età (ma è proprio vero?). Alcune di queste persone assumono
un ruolo che altre non coprono: sono i nonni. Alcuni sono pieni di
rimpianti, spesso scocciati dal chiacchierio dei nipoti; altri invece
sono pieni di ricordi, che profondono a piene mani ai giovani. Ce
ne parla Chiara.
“E’ da un incontro con passate e dolcissime memorie che nasce
in me il desiderio di parlarvi dell’inestimabile valore dei nonni.
Presenti, assenti, vicini o lontani, collaborativi, critici, alleati,
polemici, rispettosi o invadenti. Insomma ognuno conosce quelli
che gli sono toccati in sorte, fanno parte in un modo o nell’altro
della vita di ogni famiglia. Pensate per un attimo ai vostri nonni.
(...)
Il mio nipotino, la mia patatina, coccolino, ciccino, per me
sarai sempre la mia piccolina anche a 30 anni. Oppure come la mia
nonnina che nonostante i mie chili di troppo mi diceva : Ma va là,
mangia che con lo sviluppo poi ti scarnisci! Peccato che lo avevo
superato ormai da un po’. Nonni e nipoti si possono compensare
sotto molteplici aspetti. I nipoti offrono l’ingenuità, la grazia, la
freschezza, lo slancio vitale, il desiderio di giocare e di esplorare, la
voglia di parlare. A loro volta i nonni offrono l’affetto, la pazienza,
la calma, la loro esperienza di vita, il bisogno e la capacità di essere
ancora utili per qualcuno e per qualcosa.
I bambini rappresentano la continuità nel tempo, vanno
incontro al mondo con meraviglia e tranquillità perché privi di
giudizio, per questo forse accettano i nonni per come sono; con le
rughe, il passo più lento, la vista affaticata; le piccole manie non
sono per loro un ostacolo.
Da che cosa sono legati nonni e nipoti? Da un nemico comune!!!!
Mamma e papà. Proprio così nonni e nipoti formano una vera
e propria associazione a delinquere. Figli stressati dall’irruenza
delle aspettative dei genitori, dalla loro determinazione a voler
imporre un’idea, una scuola, un modello di vita. Per il loro bene
naturalmente.
Nonni che si sentono rimproverare dai loro figli a torto o a
ragione, parole non dette, incoraggiamenti mancati, entusiasmi
bloccati sul nascere, imposizioni, prediche, scarsa sincerità e
molto altro ancora. A questo punto tutto l’amore represso lo
riversano sui figli dei loro figli per voler forse recuperare agli errori
fatti. Diventano individui a disposizione, non più proprietari,
rinunciano a educare e sono disposti a dare tutto quello che non
danno i genitori. Ascoltano i racconti delle Winx, concerti “rap”,
osservano le nuove mode e anche se un po’ turbati sorridono con
un gesto di approvazione perché in fondo la gioventù è bella, anche
con il cavallo dei pantaloni alle ginocchia e le mutande in vista, o
scalze con le ballerine a meno 10. Si fanno sedurre mettendo mano
al portafoglio per poter soddisfare il loro nipote e riempiono le
tasche anche senza richiesta perché non si sa mai. Ci prendono per
la gola con i profumi del cuore, chi di noi non ricorda la pietanza
preferita preparata con felicità dalla nonna per vedere ancora
apprezzate antiche ricette. Ci portano nella magia del passato
quando seduti sulle loro ginocchia ci raccontano le storie e quando
siamo più grandi sanno consolarci quando non ci sentiamo capiti
o rispettati. Sono un porto sicuro dove si può trovare riparo nel
viaggio della vita.
I nonni che se gli dici ti voglio bene si commuovono. I giovani
che le emozioni non le fanno vedere perché se piangi sei una checca
o una femminuccia pallosa.
I nonni che di rispetto ne hanno sempre, anche con i nipoti, e
non si arrabbiano mai se li chiamiamo vecchi perché in fondo quel
che importa è essere cercati.
Richiudendo le pagine di questo racconto vorrei dire grazie :
per essere stati prima di tutto alleati,
per le carezze e i sorrisi,
per avermi ricordato l’amore con un abbraccio senza fine.
RELAZIONE
LUCIA
E ESPEDITO
RELAZIONE DIDI
LUCIA
E ESPEDITO
Concludono questo congresso Lucia, stremata dal silenzio al
quale si è adeguata per lasciare la parola a tutti i relatori, ed Espedito,
che ha accettato di buon grado di seguirla in questa esposizione.
Come un treno in piena corsa, interrotta solo dagli interventi di
Espedito che ne ha seguito indubbiamente lo stile, Lucia è stata
irrefrenabile sino alla conclusione, inchiodando tutti, come è
solita fare, con una dialettica travolgente. Ne indichiamo alcuni
momenti salienti.
Lucia
“… anche perché io sono vecchia! Ed ho sempre
detestato sentirmi dire “anziana”! è una parola che
non sopporto! Perché o si è giovanili (cioè, anziani) o si è vecchi
per età senza vergogna. Ma cosa contano gli anni se non sono pieni
di vita? E a volte anche 48 anni sono tanto pieni di vita da dire che
sono 50! Occorrono le rughe per dimostrarlo? No, ora più nessuno
è vecchio! Le rughe: o la deficienza le trattiene increspate sulla
corteccia cerebrale o ce ne sono tante che formano una ragnatela. E
quando si fanno i percorsi affettivi, giusto è un affetto per l’effetto
delle rughe! Ma ci abbiamo messo il cuore per un tessuto che non
diventasse pietra, ma dimostrasse i viottoli della nostra vita.
La libertà! Oggi. Nonno. Nonna. Liberi. Da impegni. In quanto
le anche non possono più ballare, i piedi sono stanchi e non
possono più correre. Le orecchie... si è consumata l’energia della
paura. Certo! E qualche volta l’udito diminuisce perché ci sono
troppe stronzate dentro e non basta il cerume per attutire il rumore.
Occhi stanchi. Cataratte. E d’altra parte quando una macchina ha il
motore che ha fatto tanti giri, si fa la revisione. Che è la cataratta…
a una certa età loro scrivono “cataratta”. Ti è di diritto. A 70 anni.
All’Amplifon. Alla dentiera. Ai capelli... ai diritti che per arrivare ad
essere vecchi, abbiamo incluso i doveri.
La menopausa esiste perché si finisce un mondo per scoprirne
uno meraviglioso dentro. Sempre che il timo abbia lavorato bene.
Ci ritrovi gli amici, i parenti... perché li hai goduti, frequentati...
e dove va? Metabolicamente tutto quello che incontriamo nella
vita, dove va? Nell’intestino tenue! Energeticamente possiamo
già andare in menopausa a 42 anni... energeticamente! 42
perché 4+2=6… e 6 significa basta, fine! Energeticamente.
Perché è finita l’energia. Gli ovociti sono roba secca, avanzata.
Non usata volentieri.
Parliamo delle scalmane! Mi avete chiesto “Lucia, orgasmo
maschile e femminile sono uguali?” No! aspettate la menopausa
e avrete quello maschile. Se mi dice due parole… gli faccio
trovare anche la cena pronta! Due parole nell’orecchio... me
l’ha chiesta... Quando manca l’energia nell’uomo è dopo averlo
fatto! Se non ce l’ha per farlo, l’ha già fatto! non vi fidate! “Sono
stanco, sono senza energia”… Ma l’uomo non crede all’energia
e quando non può farlo non ha energia! Da dove arriva questa
parola? Immaginate quanta economia crea il sesso femminile!
Pannolini, pannolotti... e poi, il burro cacao! Ma se non ci fosse
il burro cacao... una volta si chiamava “richiamo sessuale”, ora è
burro cacao (cioè, secchezza). Poi c’è la ginecologa ecc.
Poi, la scontentezza ti fa cambiare tutta la casa, il colore dei
capelli, ti dà il brillante al dito. Se non ci fosse la donna che fa
girare i soldi…
Allora, chiedo “Dottore (rivolgendosi a Espedito), secondo il
suo parere di medico, cosa comporta la menopausa e prolungare
la menopausa?” .
“Io sono in difficoltà... sono nel corpo di
un uomo. E penso sempre alla stessa cosa.
Quando l’uomo torna a casa e non ha fame, o è malato o ha già
mangiato. Non c’è storia. È fisiologico. (…) Il timo... come Lucia
faccia a sapere questo in anticipo, per me è un mistero! Il timo
diventa fibrotico, cioè non funziona più. L’ultima scoperta è
che il timo smetta la sua produzione quando in circolo ci sono
gli ormoni sessuali. E smetta perché ha assolto la sua funzione
primaria. Negli adulti castrati, il timo ingrossa fino a diventare
massa anomala e comprime lo sterno. La menopausa è un
elemento fisiologico da vivere come tale. Viene medicalizzata
per un business che ci guadagna. Il dosaggio ormonale... a cosa
serve? Se sei in menopausa, gli ormoni non ci sono. Alle donne
che ritardavano mestruazioni non arrivava l’osteoporosi, smessa
la pillola tornavano allo stesso livello delle altre donne che non
prendevano gli ormoni. Sulle caldane... non sono aumenti di
calore. L’aumento di temperatura è ripristinare un momento
di alterazione. Per chi non è stata riscaldata, nel momento
che voleva. In menopausa, gli ovociti non funzionano più
solo perché l’ovulo smette di funzionare. Se una donna vuole
rimanere donna, deve aumentare di volume.”
“Ma alla donna in menopausa viene consigliata
una corretta alimentazione e praticare dello
sport.”
“Non entra in contrasto con quello che hai detto.
L’osteoporosi non crea dolori, è una perdita di calcio da parte
delle ossa. Che dipende dall’ormone paratiroideo che non ha
niente a che fare con il calcio dell’osso. Gli estrogeni creano
questo meccanismo. Se hai una menopausa normale, non hai
l’osteoporosi e ti consigliano calcio e sole. Io ho portato lastre
di donne pugliesi che hanno l’osteoporosi ma non hanno mai
fratture.
Riuscire con dignità ad accettare un passaggio, il tempo che
si muove. Il problema è che vecchiaia e anzianità vengono fatte
vivere al negativo. (...) L’andropausa. Perché Claudio voleva
sapere come regolarsi d’ora in poi, l’andropausa a differenza
della menopausa non è un evento che ha un inizio. È un
nome inventato per dare una definizione del lento progressivo
decadimento della funzione sessuale dell’uomo. L’andropausa
non è niente di conclamato o conclamabile. Gli uomini perdono
questo potere. E da lì cominciano i problemi: è la “sindrome
delle ultime cartucce”. La differenza di sostanza fra menopausa
e andropausa è questa: l’uomo sempre dice vuoi ma non sempre
puoi, la donna dice non vuoi ma sempre puoi!”
Espedito
Lucia
Espedito
“Dove è scritto che la donna in menopausa
Lucia rallenta
l’attività sessuale? Quando uomo e donna
per età… c’è uno scambio di ruoli: noi donne aspettiamo,
stiamo a casa e diventiamo donne; lui entra e cerca le ciabatte
e noi cerchiamo i tacchi per andarcene fuori. Non ci siamo mai
incontrati.”
“L’unico problema che gli uomini hanno
in andropausa è l’incremento costante del
colesterolo. Il colesterolo è l’unica sostanza che non viene
degradata, non ha via di sintesi, ma solo di eliminazione. L’unico
momento di eliminazione del colesterolo è attraverso l’uso degli
ormoni sessuali. La sana vita sessuale. Se non c’è, aumenta il
colesterolo. Che è alla base delle malattie che affliggono l’uomo.
Il colesterolo si inserisce nei vasi sanguigni, se non ho vasi che
lavorano, il colesterolo non usato si deposita e crea problemi.
Le statine sarebbero dei farmaci per ridurre il colesterolo nel
sangue. Riducendo il colesterolo si blocca tutto. Dal colesterolo
deriva tutto: ormoni sessuali, cortisone e cortisolo (eliminando
aumenta la non tolleranza al dolore). (...) Eliminare il colesterolo
è dannoso. L’andropausa porta il tumore prostatico. (...) Se non
ho una sana attività sessuale, tutto questo ristagna lì. Il PSA non
serve a nulla.”
“Per questo occorre un sano rapporto sessuale.
Due persone che raggiungono anche l’età…
andropausa o menopausa, ma c’è un sano rapporto sessuale.
C’è l’intesa dell’esperienza. Un’intesa che non può essere
occasionale perché arriva da 20 anni di vita insieme. Allora ci
si amalgama, ci si comprende, ci si abbandona e se si fallisce
una sera ci si dà un bacio e si pensa “che bei ricordi” e non
c’è il dramma. Quello è amore. Quando ho detto che l’amore
quando c’è stato anche quando non c’è continua nel cuore per
quella persona... ne manca la forma, ma non l’energia. Quella
assorbita, nessuno ce la porta via. Sono i ricordi, le scaramucce. I
ricordi nutrono i polmoni che sono protettori del cuore, e anche
al solo pensiero il cuore può battere!
Andropausa. Menopausa. Cultura. Credo che anche
la nostra sessualità non ha fine, non cambia sfumature o
maniera... né cambia il modo. E credo che non avendo più con
l’età un partner, ma sapendo che dentro c’è… quanto meglio
invecchiamo perché c’è stato un uomo dentro di noi! E quanto
invecchia l’uomo che è stato dentro una donna. È energia. Non
finisce. È un’illusione dimenticare. Se uno dimentica è perché
non ha mai amato. Chi ha amato non potrà mai dimenticare
quella persona. Che sia maschile. Che sia femminile. Ricordi…
averli per una menopausa e anche da viverla da soli. Perché
siamo ricchi dentro. La ricchezza che è l’amore che 30 anni
insieme di lotta hanno suggellato.
Contesto l’uomo che si mette il profumo. Lui emana
profumo di energia e quello eccita la donna. E l’uomo ha anche
i baffi. Ma cosa significano? Frenano l’odorato. La donna sente
l’odore di bruciato… legno, ciocco, fuoco, vita... sente l’odore di
bruciato e si apre.
L’uomo mette i baffi per darsi importanza. La donna mette la
frangia per coprire la tristezza. Poi, le collane per la solitudine.
Lui ha la sciarpa per la cervicale e lei ha mal di gola: lui ha
una tensione nel retto, lei sputa i rospi.
La donna, il profumo lo mette dietro le orecchie, così l’uomo
lo sente… ma la sera preferisce il pesce crudo...
Io sono in menopausa da tanti anni, vi sembro in
menopausa? Vuol dire che i ricordi lubrificano ancora. E la sana
attività sessuale fatta con il pensiero!
Seduta... significa che il sedere serve per alzarsi in piedi
ed andare avanti. Il cuore per vivere di ricordi che formano
l’energia. E la lingua attraverso i ricordi si apre verso l’esterno e
si diventa LUCIA. Però, bisogna parlare, informare, insegnare,
fare. Con una mano che deve lavorare perché al centro della
mano c’è l’energia del cuore.”
Espedito
Lucia
Il nuovo numero telefonico è il
seguente:
040/2528006
La sede legale di Via Blaserna
3, 34074 Monfalcone (GO), i
dati fiscali, il numero di fax
e gli indirizzi e-mail restano
invariati.
da prenotare e saldare direttamente a Semiste S.a.s.
Per questo nuovo progetto stiamo
selezionando persone motivate e
disposte a spostarsi, con una buona
conoscenza della lingua inglese e con
una conoscenza approfondita del Metodo,
che abbiano quindi frequentato i corsi
Studi di Riflessologia Applicata 1-2-3,
Massaggio Linfodrenante Strutturale,
Studio dei Rapporti Segmentari del Corpo,
Completamento del Sistema Articolare e
l’intero Percorso Caratteriale.
Per informazioni e dettagli contattateci
al numero: +39 3311889078.
Grande curiosità ha fatto sorgere l’annuncio di questo
nuovo corso tenuto da Lucia. E si ripete, come sempre è stato nel passato, quella consuetudine di iscriversi …”al buio”, non perché non se ne sia parlato, ma
perché i dettagli li conosceremo solo alla fine del terzo giorno del corso. Sapete quante volte Lucia mi ha
fatto scrivere pagine e pagine di annotazioni, per poi
non consultarne nemmeno una? Lei è così, e si adatta
camaleonticamente alla platea ed al momento. Poi la
materia viene svolta sempre integralmente, ma le sfumature, le improvvisazioni e le parentesi abbondano. E
sicuramente, oltre naturalmente al suo “sapere”, sono
queste le caratteristiche di lei che affascinano e la rendono sempre nuova, anche con lo stesso corso svolto
una settimana dopo.
Questa Officina cosa ci promette? Sicuramente di
rendere più preciso il nostro lavoro, di migliorarlo,
di avere meno dubbi nell’analisi e nell’impiego delle
manualità, di offrire una professionalità alla quale difficilmente si possa rinunciare. Ma tutto ciò voi lo sapete
già. Testimonianza ne sono le numerose presenze che
avete già fissato. E Lucia ha tutta l’intenzione di premiare questa fiducia, sicuramente guadagnata da lei, ma
anche ampiamente riconosciuta da tutti voi.
PACCHETTO A: solo congresso
03 MARZO 2013
costo 165,00 € (iva inclusa)
PER CHI PRENOTA E SALDA ENTRO IL 31.12.2012
PACCHETTO B: congresso + pranzo del 03.03
QUOTA SPECIALE 150,00 € (iva inclusa)
costo 193,00 € (iva inclusa)
PER CHI PRENOTA E SALDA ENTRO IL 31.12.2012
QUOTA SPECIALE 178,00 € (iva inclusa)
per il pranzo è previsto buffet con posti a sedere comprensivo di antipasto, primo caldo, verdure e insalate, dolci, acqua minerale e caffè.
|02
per i pernottamenti
03 MARZO 2013
contattare la nostra agenzia di riferimento 5 STARS TRAVEL di Trieste
di Mitja Rustia ai seguenti recapiti:
tel. 040 3402975 / 040 3225190
ˮ
email: [email protected]
fax: 040 300477
LA SEGRETERIA informa
Care amiche e amici,
ben ritrovati dopo la pausa estiva!!! Veniamo subito ad alcune
novità in merito alle date dei nostri corsi.
Per motivi organizzativi alcune date pubblicate sul calendario
2012/2013 sono state modificate:
il corso Studi di Riflessologia Applicata 1 di Venezia è stato
posticipato a fine novembre e si svolgerà
dal 24 al 26 novembre 2012.
Di conseguenza Studi di Riflessologia Applicata 2 di Venezia
è stato posticipato a febbraio e si terrà
dal 02 al 04 febbraio 2013.
mentre Studi di Riflessologia Applicata 3 di Venezia è stato
posticipato a marzo e si terrà
dal 23 al 25 marzo 2013.
Il percorso strutturale del Laboratorio di Valutazione
Comparata e delle Tecniche di Intervento 1-2-3-4-5 che
sarebbe dovuto partire a settembre è stato posticipato a gennaio
nelle stesse date in cui erano programmate Tecniche 3-4-5 e
precisamente:
26-28.01.2013
16-18.03.2013
04-06.05.2013
Laboratorio di valutazione comparata
Tecniche di intervento sui meccanismi 1
Tecniche di intervento sui meccanismi 2
A Firenze è stata aggiunta una data per il corso Massaggio
Viscerale Avanzato che si terrà
dal 01 al 03 dicembre 2012.
Abbiamo aggiunto anche due corsi a Savona, che si
svolgeranno come abitualmente presso l’albergo Mare Hotel:
03-05.11.2012
Studi di Riflessologia Applicata 3
16-18.02.2013
Massaggio Linfodrenante Strutturale
Come di consueto tutte le notizie e gli aggiornamenti si
trovano sul nostro sito
www.metodoluciatorricianci.it
nella sezione flash news, oppure nel calendario corsi.
La Segreteria è a Vostra disposizione dal lunedì al venerdì con
orario continuato dalle 9.00 alle 17.00.
Arrivederci a presto!
La Segreteria Semiste
DIARIO DI UN
racconta
CONGRESSO
ESSERE SINGLE E NON AVER AVUTO FIGLI
Milena Yvonne Claudio
l’officina di Lucia
Stazione di Prosecco 36/a
34010 Sgonico (TS)
BUON CONGRESSO
| 02
convenzioni per il congresso
comunicazione
Dal 01/09/2012 la sede
operativa della SEMISTE S.a.s.
si è trasferita insieme ad Alius
S.r.l. in provincia di Trieste al
seguente indirizzo:
Proviamo ad andare oltre...
anno III° - settembre 2012 - N° 3
34010 Sgonico (Ts)
Noi tocchiamo la vita con i sensi credendo che il nostro campo percettivo sia il limite dell’umano,
non permettendo al nostro essere di lasciarsi trasportare dal suono delle sensazioni
e dalla magia dell’intuito...
Semiste S.a.s. sede legale: Via Blaserna 3 34074 Monfalcone (Go) p.iva 01105650319 unità locale: Stazione di Prosecco 36/a
tel.+39 040 252 800 6 Fax. +39 0481 190 200 1 [email protected] www.metodoluciatorricianci.it
Per anni ci siamo domandati se e come potesse essere possibile inserire il nostro metodo di lavoro in un
ambiente dove il tempo e il soggetto sono vittime della spersonalizzazione e della fretta. A questa domanda
non ci è stato possibile rispondere fino ad oggi, momento in cui abbiamo avuto l’opportunità di sperimentare e
sperimentarci in una nuovo dimensione: quella delle Spa.
In una splendida cornice come quella del Lago di Garda vi presentiamo la prima Spa in Italia che integra il MLTC
con il mondo dei centri benessere. Dopo mesi di lavoro del nostro staff e di quello della Spa 111 dell’Hotel Lido
Palace, vi presentiamo “L’Anima”, il cui nome stesso è omaggio al cuore dell’esperienza proposta: l’individualità.
“L’Anima” stravolge la comune idea di percorso benessere. Qui la persona è considerata in quanto tale, quindi
unica; uniche saranno quindi anche le modalità per rigenerarsi e riacquisire equilibrio.
I clienti, infatti, non scelgono i percorsi a priori, ma vengono opportunamente indirizzati dall’operatore, il
quale per la prima volta in una Spa ha il preciso compito di valutare i bisogni primari del soggetto in questione.
Inserire il Metodo in una Spa significa trasformarlo in un percorso capace di enfatizzare ogni singolo passaggio:
i tempi dedicati a ciascuna fase si dilatano e sospendono l’individuo dalla quotidianità, immergendolo in un
contesto fisico e sensoriale diverso. Il passaggio nelle zone umide della Spa aggiunge benefici anche estetici
immediati e un’azione più profonda degli oli essenziali.
I cinque percorsi, Leggero Spazio, Fresco Calore, Aurea Vita, Libero Respiro e Pura Trasparenza, sono
strutturati per incontrare le precise esigenze del momento del singolo individuo, seguito e attentamente
valutato dall’operatore. In tutti i percorsi le valutazioni sono di tipo strutturale, riflessologico ed emotivo.
In conclusione, “L’Anima” sviluppa un percorso aromacologico mirato, personalizzato, e con il preciso intento
di riequilibrare gli stati psico-emotivi alterati.
Tutto questo lo trovate presso: l’Hotel Lido Palace, in Viale Carducci 10 a Riva del Garda.
Noi viviamo attraverso la tangibilità delle cose e degli eventi,
mentre l’intero universo di vibrazioni danza attorno a noi
rappresentando lo scenario che crediamo essere la realtà’.
Non è possibile protocollare in assoluto
motivazioni e situazioni che inducono un
individuo a scegliere o subire la solitudine, poiché
infinite variabili rendono ogni singolo caso unico e a se
stante; ma cercheremo comunque di evidenziare ciò che
sembra accomunare e al tempo stesso differenziare tale
posizione. Innanzitutto consideriamo “Le paure”.
Gli uomini sono allarmati dai numerosi conflitti
presenti nelle famiglie e nelle coppie che li circondano,
per la gestione di una eventuale famiglia, perché temono
da una parte una scarsità di cure e attenzioni e dall’altra
una obbligatorietà, per la notevole frequenza dei
tradimenti.
Le donne invece sono allarmate per gli impegni
eccessivi, poichè la consapevolezza che probabilmente
si accolleranno il triplice ruolo di donna moglie, donna
casalinga, donna operaia o impiegata le spaventa;
per la paura dell’infedeltà che fa temere la sofferenza
affettiva; per il timore di aver studiato per niente poiché
il matrimonio potrebbe essere un ostacolo nel mondo
del lavoro; per i dubbi sulla propria capacità di diventare
un giorno una buona mamma, deludendo così le proprie
aspettative e quelle del proprio partner.
I single per scelta, alla cui tipologia potrebbero
appartenere tutti quegli uomini e quelle donne che
hanno difficoltà ad instaurare un legame duraturo o,
come spesso si dice “serio”, perché vivono con timore, se
non con vero terrore, la possibilità di perdere la propria
indipendenza, che sentono quindi un legame importante
come una potenziale gabbia.
I single per necessità, che sono costituiti da
uomini e donne che non hanno scelto liberamente
questa condizione ma che, per motivi vari, vi sono o
si sentono costretti. Le motivazioni possono essere
molteplici: malattie che hanno una notevole influenza
sulla sessualità, come l’impotenza, la frigidità,
l’eiaculazione precoce ecc.; problematiche psicologiche
di un certo rilievo come le gravi caratteropatie, le
nevrosi notevolmente invalidanti e le psicosi; malattie
organiche o traumatiche d’un certo rilievo come la
cecità, la sordità, il ritardo mentale, le condizioni di
grave paresi o spasticità; la presenza d’un corpo o un
viso molto sgraziato; la presenza di particolari e gravi
handicap di tipo sociale, dovuti a rilevanti procedimenti
penali, tossicodipendenza, alcoolismo o condotte
morali particolarmente deplorevoli; difficili o precarie
situazioni economiche. Come l’estrema povertà o la
mancanza di lavoro stabile.
I single per comodità nascono, soprattutto, da una
condizione giovanile apparentemente invidiabile. Vivere
nella casa dei genitori fino a tarda età significa avere ogni
giorno, gratuitamente, pasti sempre pronti e caldi. Vivere
nella casa dei genitori significa non pagare affitti, mutui
nè bollette.
I single infantili, chiamati anche “single da
sindrome di Peter Pan”. Anche questa è una categoria
sempre più numerosa. Si tratta soprattutto di maschi, ma
anche di donne, che non sono stati aiutati a sviluppare
nella vita la necessaria grinta e il desiderio di autonomia a
causa di un’educazione troppo dolce, tenera e permissiva.
Un’educazione detta “alla Nutella”.
I single spaventati, gruppo costituito da giovani
notevolmente spaventati e scoraggiati dall’attuale realtà
nella quale sono inseriti o che osservano attorno a loro.
Per questi giovani i messaggi che arrivano dall’ambiente
sociale che li circonda sono notevolmente allarmanti per
quanto riguarda il matrimonio e la costruzione d’una
nuova realtà familiare.
I single “di ritorno” sono tutti quegli uomini e
donne che avevano contratto un matrimonio o una
stabile convivenza ma che per motivi vari si sono separati
andando ad incrementare il numero delle persone sole.
I single traumatizzati. Questo gruppo è composto
da soggetti che hanno avuto una vita affettivo–
relazionale spesso molto coinvolgente, che li ha
portati a rapporti amorosi ricchi d’intimità, sessualità
e disponibilità all’altro ma che, per vari eventi come
l’infedeltà, il progressivo estraniamento dell’altro,
un’accesa conflittualità, sono stati costretti a rompere
un legame importante. Questo dolore ed il trauma subìto
rendono queste persone affettivamente frigide e quindi
momentaneamente incapaci di qualunque ulteriore
coinvolgimento emotivo.
Il nuovo numero telefonico è il
seguente:
040/2528006
La sede legale di Via Blaserna
3, 34074 Monfalcone (GO), i
dati fiscali, il numero di fax
e gli indirizzi e-mail restano
invariati.
da prenotare e saldare direttamente a Semiste S.a.s.
Per questo nuovo progetto stiamo
selezionando persone motivate e
disposte a spostarsi, con una buona
conoscenza della lingua inglese e con
una conoscenza approfondita del Metodo,
che abbiano quindi frequentato i corsi
Studi di Riflessologia Applicata 1-2-3,
Massaggio Linfodrenante Strutturale,
Studio dei Rapporti Segmentari del Corpo,
Completamento del Sistema Articolare e
l’intero Percorso Caratteriale.
Per informazioni e dettagli contattateci
al numero: +39 3311889078.
Grande curiosità ha fatto sorgere l’annuncio di questo
nuovo corso tenuto da Lucia. E si ripete, come sempre è stato nel passato, quella consuetudine di iscriversi …”al buio”, non perché non se ne sia parlato, ma
perché i dettagli li conosceremo solo alla fine del terzo giorno del corso. Sapete quante volte Lucia mi ha
fatto scrivere pagine e pagine di annotazioni, per poi
non consultarne nemmeno una? Lei è così, e si adatta
camaleonticamente alla platea ed al momento. Poi la
materia viene svolta sempre integralmente, ma le sfumature, le improvvisazioni e le parentesi abbondano. E
sicuramente, oltre naturalmente al suo “sapere”, sono
queste le caratteristiche di lei che affascinano e la rendono sempre nuova, anche con lo stesso corso svolto
una settimana dopo.
Questa Officina cosa ci promette? Sicuramente di
rendere più preciso il nostro lavoro, di migliorarlo,
di avere meno dubbi nell’analisi e nell’impiego delle
manualità, di offrire una professionalità alla quale difficilmente si possa rinunciare. Ma tutto ciò voi lo sapete
già. Testimonianza ne sono le numerose presenze che
avete già fissato. E Lucia ha tutta l’intenzione di premiare questa fiducia, sicuramente guadagnata da lei, ma
anche ampiamente riconosciuta da tutti voi.
PACCHETTO A: solo congresso
03 MARZO 2013
costo 165,00 € (iva inclusa)
PER CHI PRENOTA E SALDA ENTRO IL 31.12.2012
PACCHETTO B: congresso + pranzo del 03.03
QUOTA SPECIALE 150,00 € (iva inclusa)
costo 193,00 € (iva inclusa)
PER CHI PRENOTA E SALDA ENTRO IL 31.12.2012
QUOTA SPECIALE 178,00 € (iva inclusa)
per il pranzo è previsto buffet con posti a sedere comprensivo di antipasto, primo caldo, verdure e insalate, dolci, acqua minerale e caffè.
|02
per i pernottamenti
03 MARZO 2013
contattare la nostra agenzia di riferimento 5 STARS TRAVEL di Trieste
di Mitja Rustia ai seguenti recapiti:
tel. 040 3402975 / 040 3225190
ˮ
email: [email protected]
fax: 040 300477
LA SEGRETERIA informa
Care amiche e amici,
ben ritrovati dopo la pausa estiva!!! Veniamo subito ad alcune
novità in merito alle date dei nostri corsi.
Per motivi organizzativi alcune date pubblicate sul calendario
2012/2013 sono state modificate:
il corso Studi di Riflessologia Applicata 1 di Venezia è stato
posticipato a fine novembre e si svolgerà
dal 24 al 26 novembre 2012.
Di conseguenza Studi di Riflessologia Applicata 2 di Venezia
è stato posticipato a febbraio e si terrà
dal 02 al 04 febbraio 2013.
mentre Studi di Riflessologia Applicata 3 di Venezia è stato
posticipato a marzo e si terrà
dal 23 al 25 marzo 2013.
Il percorso strutturale del Laboratorio di Valutazione
Comparata e delle Tecniche di Intervento 1-2-3-4-5 che
sarebbe dovuto partire a settembre è stato posticipato a gennaio
nelle stesse date in cui erano programmate Tecniche 3-4-5 e
precisamente:
26-28.01.2013
16-18.03.2013
04-06.05.2013
Laboratorio di valutazione comparata
Tecniche di intervento sui meccanismi 1
Tecniche di intervento sui meccanismi 2
A Firenze è stata aggiunta una data per il corso Massaggio
Viscerale Avanzato che si terrà
dal 01 al 03 dicembre 2012.
Abbiamo aggiunto anche due corsi a Savona, che si
svolgeranno come abitualmente presso l’albergo Mare Hotel:
03-05.11.2012
Studi di Riflessologia Applicata 3
16-18.02.2013
Massaggio Linfodrenante Strutturale
Come di consueto tutte le notizie e gli aggiornamenti si
trovano sul nostro sito
www.metodoluciatorricianci.it
nella sezione flash news, oppure nel calendario corsi.
La Segreteria è a Vostra disposizione dal lunedì al venerdì con
orario continuato dalle 9.00 alle 17.00.
Arrivederci a presto!
La Segreteria Semiste
DIARIO DI UN
racconta
CONGRESSO
ESSERE SINGLE E NON AVER AVUTO FIGLI
Milena Yvonne Claudio
l’officina di Lucia
Stazione di Prosecco 36/a
34010 Sgonico (TS)
BUON CONGRESSO
| 02
convenzioni per il congresso
comunicazione
Dal 01/09/2012 la sede
operativa della SEMISTE S.a.s.
si è trasferita insieme ad Alius
S.r.l. in provincia di Trieste al
seguente indirizzo:
Proviamo ad andare oltre...
anno III° - settembre 2012 - N° 3
34010 Sgonico (Ts)
Noi tocchiamo la vita con i sensi credendo che il nostro campo percettivo sia il limite dell’umano,
non permettendo al nostro essere di lasciarsi trasportare dal suono delle sensazioni
e dalla magia dell’intuito...
Semiste S.a.s. sede legale: Via Blaserna 3 34074 Monfalcone (Go) p.iva 01105650319 unità locale: Stazione di Prosecco 36/a
tel.+39 040 252 800 6 Fax. +39 0481 190 200 1 [email protected] www.metodoluciatorricianci.it
Per anni ci siamo domandati se e come potesse essere possibile inserire il nostro metodo di lavoro in un
ambiente dove il tempo e il soggetto sono vittime della spersonalizzazione e della fretta. A questa domanda
non ci è stato possibile rispondere fino ad oggi, momento in cui abbiamo avuto l’opportunità di sperimentare e
sperimentarci in una nuovo dimensione: quella delle Spa.
In una splendida cornice come quella del Lago di Garda vi presentiamo la prima Spa in Italia che integra il MLTC
con il mondo dei centri benessere. Dopo mesi di lavoro del nostro staff e di quello della Spa 111 dell’Hotel Lido
Palace, vi presentiamo “L’Anima”, il cui nome stesso è omaggio al cuore dell’esperienza proposta: l’individualità.
“L’Anima” stravolge la comune idea di percorso benessere. Qui la persona è considerata in quanto tale, quindi
unica; uniche saranno quindi anche le modalità per rigenerarsi e riacquisire equilibrio.
I clienti, infatti, non scelgono i percorsi a priori, ma vengono opportunamente indirizzati dall’operatore, il
quale per la prima volta in una Spa ha il preciso compito di valutare i bisogni primari del soggetto in questione.
Inserire il Metodo in una Spa significa trasformarlo in un percorso capace di enfatizzare ogni singolo passaggio:
i tempi dedicati a ciascuna fase si dilatano e sospendono l’individuo dalla quotidianità, immergendolo in un
contesto fisico e sensoriale diverso. Il passaggio nelle zone umide della Spa aggiunge benefici anche estetici
immediati e un’azione più profonda degli oli essenziali.
I cinque percorsi, Leggero Spazio, Fresco Calore, Aurea Vita, Libero Respiro e Pura Trasparenza, sono
strutturati per incontrare le precise esigenze del momento del singolo individuo, seguito e attentamente
valutato dall’operatore. In tutti i percorsi le valutazioni sono di tipo strutturale, riflessologico ed emotivo.
In conclusione, “L’Anima” sviluppa un percorso aromacologico mirato, personalizzato, e con il preciso intento
di riequilibrare gli stati psico-emotivi alterati.
Tutto questo lo trovate presso: l’Hotel Lido Palace, in Viale Carducci 10 a Riva del Garda.
Noi viviamo attraverso la tangibilità delle cose e degli eventi,
mentre l’intero universo di vibrazioni danza attorno a noi
rappresentando lo scenario che crediamo essere la realtà’.
Non è possibile protocollare in assoluto
motivazioni e situazioni che inducono un
individuo a scegliere o subire la solitudine, poiché
infinite variabili rendono ogni singolo caso unico e a se
stante; ma cercheremo comunque di evidenziare ciò che
sembra accomunare e al tempo stesso differenziare tale
posizione. Innanzitutto consideriamo “Le paure”.
Gli uomini sono allarmati dai numerosi conflitti
presenti nelle famiglie e nelle coppie che li circondano,
per la gestione di una eventuale famiglia, perché temono
da una parte una scarsità di cure e attenzioni e dall’altra
una obbligatorietà, per la notevole frequenza dei
tradimenti.
Le donne invece sono allarmate per gli impegni
eccessivi, poichè la consapevolezza che probabilmente
si accolleranno il triplice ruolo di donna moglie, donna
casalinga, donna operaia o impiegata le spaventa;
per la paura dell’infedeltà che fa temere la sofferenza
affettiva; per il timore di aver studiato per niente poiché
il matrimonio potrebbe essere un ostacolo nel mondo
del lavoro; per i dubbi sulla propria capacità di diventare
un giorno una buona mamma, deludendo così le proprie
aspettative e quelle del proprio partner.
I single per scelta, alla cui tipologia potrebbero
appartenere tutti quegli uomini e quelle donne che
hanno difficoltà ad instaurare un legame duraturo o,
come spesso si dice “serio”, perché vivono con timore, se
non con vero terrore, la possibilità di perdere la propria
indipendenza, che sentono quindi un legame importante
come una potenziale gabbia.
I single per necessità, che sono costituiti da
uomini e donne che non hanno scelto liberamente
questa condizione ma che, per motivi vari, vi sono o
si sentono costretti. Le motivazioni possono essere
molteplici: malattie che hanno una notevole influenza
sulla sessualità, come l’impotenza, la frigidità,
l’eiaculazione precoce ecc.; problematiche psicologiche
di un certo rilievo come le gravi caratteropatie, le
nevrosi notevolmente invalidanti e le psicosi; malattie
organiche o traumatiche d’un certo rilievo come la
cecità, la sordità, il ritardo mentale, le condizioni di
grave paresi o spasticità; la presenza d’un corpo o un
viso molto sgraziato; la presenza di particolari e gravi
handicap di tipo sociale, dovuti a rilevanti procedimenti
penali, tossicodipendenza, alcoolismo o condotte
morali particolarmente deplorevoli; difficili o precarie
situazioni economiche. Come l’estrema povertà o la
mancanza di lavoro stabile.
I single per comodità nascono, soprattutto, da una
condizione giovanile apparentemente invidiabile. Vivere
nella casa dei genitori fino a tarda età significa avere ogni
giorno, gratuitamente, pasti sempre pronti e caldi. Vivere
nella casa dei genitori significa non pagare affitti, mutui
nè bollette.
I single infantili, chiamati anche “single da
sindrome di Peter Pan”. Anche questa è una categoria
sempre più numerosa. Si tratta soprattutto di maschi, ma
anche di donne, che non sono stati aiutati a sviluppare
nella vita la necessaria grinta e il desiderio di autonomia a
causa di un’educazione troppo dolce, tenera e permissiva.
Un’educazione detta “alla Nutella”.
I single spaventati, gruppo costituito da giovani
notevolmente spaventati e scoraggiati dall’attuale realtà
nella quale sono inseriti o che osservano attorno a loro.
Per questi giovani i messaggi che arrivano dall’ambiente
sociale che li circonda sono notevolmente allarmanti per
quanto riguarda il matrimonio e la costruzione d’una
nuova realtà familiare.
I single “di ritorno” sono tutti quegli uomini e
donne che avevano contratto un matrimonio o una
stabile convivenza ma che per motivi vari si sono separati
andando ad incrementare il numero delle persone sole.
I single traumatizzati. Questo gruppo è composto
da soggetti che hanno avuto una vita affettivo–
relazionale spesso molto coinvolgente, che li ha
portati a rapporti amorosi ricchi d’intimità, sessualità
e disponibilità all’altro ma che, per vari eventi come
l’infedeltà, il progressivo estraniamento dell’altro,
un’accesa conflittualità, sono stati costretti a rompere
un legame importante. Questo dolore ed il trauma subìto
rendono queste persone affettivamente frigide e quindi
momentaneamente incapaci di qualunque ulteriore
coinvolgimento emotivo.