diario di un congresso
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diario di un congresso
Il nuovo numero telefonico è il seguente: 040/2528006 La sede legale di Via Blaserna 3, 34074 Monfalcone (GO), i dati fiscali, il numero di fax e gli indirizzi e-mail restano invariati. da prenotare e saldare direttamente a Semiste S.a.s. Per questo nuovo progetto stiamo selezionando persone motivate e disposte a spostarsi, con una buona conoscenza della lingua inglese e con una conoscenza approfondita del Metodo, che abbiano quindi frequentato i corsi Studi di Riflessologia Applicata 1-2-3, Massaggio Linfodrenante Strutturale, Studio dei Rapporti Segmentari del Corpo, Completamento del Sistema Articolare e l’intero Percorso Caratteriale. Per informazioni e dettagli contattateci al numero: +39 3311889078. Grande curiosità ha fatto sorgere l’annuncio di questo nuovo corso tenuto da Lucia. E si ripete, come sempre è stato nel passato, quella consuetudine di iscriversi …”al buio”, non perché non se ne sia parlato, ma perché i dettagli li conosceremo solo alla fine del terzo giorno del corso. Sapete quante volte Lucia mi ha fatto scrivere pagine e pagine di annotazioni, per poi non consultarne nemmeno una? Lei è così, e si adatta camaleonticamente alla platea ed al momento. Poi la materia viene svolta sempre integralmente, ma le sfumature, le improvvisazioni e le parentesi abbondano. E sicuramente, oltre naturalmente al suo “sapere”, sono queste le caratteristiche di lei che affascinano e la rendono sempre nuova, anche con lo stesso corso svolto una settimana dopo. Questa Officina cosa ci promette? Sicuramente di rendere più preciso il nostro lavoro, di migliorarlo, di avere meno dubbi nell’analisi e nell’impiego delle manualità, di offrire una professionalità alla quale difficilmente si possa rinunciare. Ma tutto ciò voi lo sapete già. Testimonianza ne sono le numerose presenze che avete già fissato. E Lucia ha tutta l’intenzione di premiare questa fiducia, sicuramente guadagnata da lei, ma anche ampiamente riconosciuta da tutti voi. PACCHETTO A: solo congresso 03 MARZO 2013 costo 165,00 € (iva inclusa) PER CHI PRENOTA E SALDA ENTRO IL 31.12.2012 PACCHETTO B: congresso + pranzo del 03.03 QUOTA SPECIALE 150,00 € (iva inclusa) costo 193,00 € (iva inclusa) PER CHI PRENOTA E SALDA ENTRO IL 31.12.2012 QUOTA SPECIALE 178,00 € (iva inclusa) per il pranzo è previsto buffet con posti a sedere comprensivo di antipasto, primo caldo, verdure e insalate, dolci, acqua minerale e caffè. |02 per i pernottamenti 03 MARZO 2013 contattare la nostra agenzia di riferimento 5 STARS TRAVEL di Trieste di Mitja Rustia ai seguenti recapiti: tel. 040 3402975 / 040 3225190 ˮ email: [email protected] fax: 040 300477 LA SEGRETERIA informa Care amiche e amici, ben ritrovati dopo la pausa estiva!!! Veniamo subito ad alcune novità in merito alle date dei nostri corsi. Per motivi organizzativi alcune date pubblicate sul calendario 2012/2013 sono state modificate: il corso Studi di Riflessologia Applicata 1 di Venezia è stato posticipato a fine novembre e si svolgerà dal 24 al 26 novembre 2012. Di conseguenza Studi di Riflessologia Applicata 2 di Venezia è stato posticipato a febbraio e si terrà dal 02 al 04 febbraio 2013. mentre Studi di Riflessologia Applicata 3 di Venezia è stato posticipato a marzo e si terrà dal 23 al 25 marzo 2013. Il percorso strutturale del Laboratorio di Valutazione Comparata e delle Tecniche di Intervento 1-2-3-4-5 che sarebbe dovuto partire a settembre è stato posticipato a gennaio nelle stesse date in cui erano programmate Tecniche 3-4-5 e precisamente: 26-28.01.2013 16-18.03.2013 04-06.05.2013 Laboratorio di valutazione comparata Tecniche di intervento sui meccanismi 1 Tecniche di intervento sui meccanismi 2 A Firenze è stata aggiunta una data per il corso Massaggio Viscerale Avanzato che si terrà dal 01 al 03 dicembre 2012. Abbiamo aggiunto anche due corsi a Savona, che si svolgeranno come abitualmente presso l’albergo Mare Hotel: 03-05.11.2012 Studi di Riflessologia Applicata 3 16-18.02.2013 Massaggio Linfodrenante Strutturale Come di consueto tutte le notizie e gli aggiornamenti si trovano sul nostro sito www.metodoluciatorricianci.it nella sezione flash news, oppure nel calendario corsi. La Segreteria è a Vostra disposizione dal lunedì al venerdì con orario continuato dalle 9.00 alle 17.00. Arrivederci a presto! La Segreteria Semiste DIARIO DI UN racconta CONGRESSO ESSERE SINGLE E NON AVER AVUTO FIGLI Milena Yvonne Claudio l’officina di Lucia Stazione di Prosecco 36/a 34010 Sgonico (TS) BUON CONGRESSO | 02 convenzioni per il congresso comunicazione Dal 01/09/2012 la sede operativa della SEMISTE S.a.s. si è trasferita insieme ad Alius S.r.l. in provincia di Trieste al seguente indirizzo: Proviamo ad andare oltre... anno III° - settembre 2012 - N° 3 34010 Sgonico (Ts) Noi tocchiamo la vita con i sensi credendo che il nostro campo percettivo sia il limite dell’umano, non permettendo al nostro essere di lasciarsi trasportare dal suono delle sensazioni e dalla magia dell’intuito... Semiste S.a.s. sede legale: Via Blaserna 3 34074 Monfalcone (Go) p.iva 01105650319 unità locale: Stazione di Prosecco 36/a tel.+39 040 252 800 6 Fax. +39 0481 190 200 1 [email protected] www.metodoluciatorricianci.it Per anni ci siamo domandati se e come potesse essere possibile inserire il nostro metodo di lavoro in un ambiente dove il tempo e il soggetto sono vittime della spersonalizzazione e della fretta. A questa domanda non ci è stato possibile rispondere fino ad oggi, momento in cui abbiamo avuto l’opportunità di sperimentare e sperimentarci in una nuovo dimensione: quella delle Spa. In una splendida cornice come quella del Lago di Garda vi presentiamo la prima Spa in Italia che integra il MLTC con il mondo dei centri benessere. Dopo mesi di lavoro del nostro staff e di quello della Spa 111 dell’Hotel Lido Palace, vi presentiamo “L’Anima”, il cui nome stesso è omaggio al cuore dell’esperienza proposta: l’individualità. “L’Anima” stravolge la comune idea di percorso benessere. Qui la persona è considerata in quanto tale, quindi unica; uniche saranno quindi anche le modalità per rigenerarsi e riacquisire equilibrio. I clienti, infatti, non scelgono i percorsi a priori, ma vengono opportunamente indirizzati dall’operatore, il quale per la prima volta in una Spa ha il preciso compito di valutare i bisogni primari del soggetto in questione. Inserire il Metodo in una Spa significa trasformarlo in un percorso capace di enfatizzare ogni singolo passaggio: i tempi dedicati a ciascuna fase si dilatano e sospendono l’individuo dalla quotidianità, immergendolo in un contesto fisico e sensoriale diverso. Il passaggio nelle zone umide della Spa aggiunge benefici anche estetici immediati e un’azione più profonda degli oli essenziali. I cinque percorsi, Leggero Spazio, Fresco Calore, Aurea Vita, Libero Respiro e Pura Trasparenza, sono strutturati per incontrare le precise esigenze del momento del singolo individuo, seguito e attentamente valutato dall’operatore. In tutti i percorsi le valutazioni sono di tipo strutturale, riflessologico ed emotivo. In conclusione, “L’Anima” sviluppa un percorso aromacologico mirato, personalizzato, e con il preciso intento di riequilibrare gli stati psico-emotivi alterati. Tutto questo lo trovate presso: l’Hotel Lido Palace, in Viale Carducci 10 a Riva del Garda. Noi viviamo attraverso la tangibilità delle cose e degli eventi, mentre l’intero universo di vibrazioni danza attorno a noi rappresentando lo scenario che crediamo essere la realtà’. Non è possibile protocollare in assoluto motivazioni e situazioni che inducono un individuo a scegliere o subire la solitudine, poiché infinite variabili rendono ogni singolo caso unico e a se stante; ma cercheremo comunque di evidenziare ciò che sembra accomunare e al tempo stesso differenziare tale posizione. Innanzitutto consideriamo “Le paure”. Gli uomini sono allarmati dai numerosi conflitti presenti nelle famiglie e nelle coppie che li circondano, per la gestione di una eventuale famiglia, perché temono da una parte una scarsità di cure e attenzioni e dall’altra una obbligatorietà, per la notevole frequenza dei tradimenti. Le donne invece sono allarmate per gli impegni eccessivi, poichè la consapevolezza che probabilmente si accolleranno il triplice ruolo di donna moglie, donna casalinga, donna operaia o impiegata le spaventa; per la paura dell’infedeltà che fa temere la sofferenza affettiva; per il timore di aver studiato per niente poiché il matrimonio potrebbe essere un ostacolo nel mondo del lavoro; per i dubbi sulla propria capacità di diventare un giorno una buona mamma, deludendo così le proprie aspettative e quelle del proprio partner. I single per scelta, alla cui tipologia potrebbero appartenere tutti quegli uomini e quelle donne che hanno difficoltà ad instaurare un legame duraturo o, come spesso si dice “serio”, perché vivono con timore, se non con vero terrore, la possibilità di perdere la propria indipendenza, che sentono quindi un legame importante come una potenziale gabbia. I single per necessità, che sono costituiti da uomini e donne che non hanno scelto liberamente questa condizione ma che, per motivi vari, vi sono o si sentono costretti. Le motivazioni possono essere molteplici: malattie che hanno una notevole influenza sulla sessualità, come l’impotenza, la frigidità, l’eiaculazione precoce ecc.; problematiche psicologiche di un certo rilievo come le gravi caratteropatie, le nevrosi notevolmente invalidanti e le psicosi; malattie organiche o traumatiche d’un certo rilievo come la cecità, la sordità, il ritardo mentale, le condizioni di grave paresi o spasticità; la presenza d’un corpo o un viso molto sgraziato; la presenza di particolari e gravi handicap di tipo sociale, dovuti a rilevanti procedimenti penali, tossicodipendenza, alcoolismo o condotte morali particolarmente deplorevoli; difficili o precarie situazioni economiche. Come l’estrema povertà o la mancanza di lavoro stabile. I single per comodità nascono, soprattutto, da una condizione giovanile apparentemente invidiabile. Vivere nella casa dei genitori fino a tarda età significa avere ogni giorno, gratuitamente, pasti sempre pronti e caldi. Vivere nella casa dei genitori significa non pagare affitti, mutui nè bollette. I single infantili, chiamati anche “single da sindrome di Peter Pan”. Anche questa è una categoria sempre più numerosa. Si tratta soprattutto di maschi, ma anche di donne, che non sono stati aiutati a sviluppare nella vita la necessaria grinta e il desiderio di autonomia a causa di un’educazione troppo dolce, tenera e permissiva. Un’educazione detta “alla Nutella”. I single spaventati, gruppo costituito da giovani notevolmente spaventati e scoraggiati dall’attuale realtà nella quale sono inseriti o che osservano attorno a loro. Per questi giovani i messaggi che arrivano dall’ambiente sociale che li circonda sono notevolmente allarmanti per quanto riguarda il matrimonio e la costruzione d’una nuova realtà familiare. I single “di ritorno” sono tutti quegli uomini e donne che avevano contratto un matrimonio o una stabile convivenza ma che per motivi vari si sono separati andando ad incrementare il numero delle persone sole. I single traumatizzati. Questo gruppo è composto da soggetti che hanno avuto una vita affettivo– relazionale spesso molto coinvolgente, che li ha portati a rapporti amorosi ricchi d’intimità, sessualità e disponibilità all’altro ma che, per vari eventi come l’infedeltà, il progressivo estraniamento dell’altro, un’accesa conflittualità, sono stati costretti a rompere un legame importante. Questo dolore ed il trauma subìto rendono queste persone affettivamente frigide e quindi momentaneamente incapaci di qualunque ulteriore coinvolgimento emotivo. Diversi sono i motivi che inducono una donna a volere o no dei figli: dall’adempiere allo scopo evolutivo, all’avere qualcuno da amare incondizionatamente, dal naturale desiderio di completamento dell’amore che trasforma una coppia in famiglia, al tentativo di salvare un rapporto, dal soddisfare una condizione sociale, all’assecondare il volere altrui. C’è chi ha provato, ma la Natura ha deciso di no; c’è chi per i propri vissuti non vuole riproporre la stessa realtà; c’è chi non riscontra l’esistenza di basi solide, sia per la paura di non esserne all’altezza, sia nel ritenere il concepimento un atto egoistico, visto il mondo in cui viviamo; c’è chi ha il coraggio di riconoscere apertamente di non amare i bambini; c’è chi ha semplicemente paura del parto: per tutto ciò si decide, a malincuore, consapevolmente, di rinunciare a quest’esperienza. Qualunque sia la motivazione adotta, va rilevato che tutto ciò nasconde una sofferenza che non deve essere rendicontata e soprattutto va rispettata. Non bisogna considerarla una donna “ non intera”, perché una donna può essere “madre simbolica” di molte cose: di un lavoro, che partorisce con tutta la sua passionalità, forza, creatività, vivendolo e beneficiando tutte le persone che ne vengono in contatto con quello stesso accudimento che dedicherebbe ad una creatura. Può innamorarsene a tal punto da dedicargli tutta la vita con la stessa devozione, impegno e sofferenza, anche se forse la matrice era la ricerca della realizzazione di se stessa. Per un uomo, generalmente, il non essere padre non ha la medesima intensità che per una donna. Il nostro cordone ombelicale non è mai attaccato ad un figlio, ed il coinvolgimento emotivo del movimento di un bimbo nell’addome, è di certo un’esperienza che ci è preclusa. Mentre la maternità è un’esperienza diretta, la paternità, almeno nelle prime fasi della vita, non può che essere una conoscenza mediata dalla propria compagna. Ed è fondamentalmente l’innamoramento per la propria partner che ci rende compartecipe dell’apice della sua gioia, un po’ come se vivessimo di luce riflessa. L’uomo difficilmente posporrà la propria carriera ad un figlio, poiché sarà proprio la carriera a garantire al figlio stesso un tenore di vita agiato e quanto ha garantito alla propria compagna come futuro della loro vita. Quindi, da un punto di vista sociale, essere un po’ meno presente in famiglia troverà una giustificazione e sarà considerato quasi un diritto. Difficilmente un uomo posporrà la propria vita sessuale all’esistenza di un figlio, ma spinto dalla molla testosteronica forse sarà più temerario della compagna nel proporre l’attività sessuale anche a rischio di inopportune casuali interferenze di un bimbo che si sveglia o che capita “sconvenientemente” nella stanza dei genitori. L’ESSERE DONNA NEL CAMPO DEL LAVORO L’ESSERE DONNA NEL CAMPO DEL LAVORO è Maria Antonietta Palumbo u n’aNon llieva, né un’operatrice del nostro campo. Ma ha compreso talmente a fondo il Metodo, attraverso i seminari che ha frequentato e gli incontri diretti con Lucia, che ci ha proposto le sue considerazioni sul rapporto donna/mondo del lavoro. Maria Antonietta Palumbo si presenta così: “Premetto che il mio mestiere è scrivere e non parlare e quindi mi perdonerete per la scarsa propensione che ho a stare su di un pulpito. Quando Lucia mi ha chiesto di portare la mia esperienza di donna manager nel contesto del tema di questo congresso non ho potuto, né saputo dirle di no. Sono una giornalista e mi occupo di comunicazione. La mia esperienza professionale è da oltre 40 anni nel campo della pubblica amministrazione e quindi della politica e di conseguenza della stampa. Se potessi usare un termine semplicistico ma efficace direi che “aiuto il politico a comunicare”, con tutti i mezzi che oggi abbiamo a disposizione. Un tempo, all’inizio della mia carriera, erano solo la parola e la scrittura, oggi sono tutti i mezzi mediatici da cui siamo sommersi e dei quali tutti ormai siamo diventati utilizzatori e fruitori. Ho fatto la CAPO DI GABINETTO per dieci diversi sindaci, di tutti i colori politici, per chiarire, ho fatto la responsabile dei rapporti con il PARLAMENTO E I PARLAMENTARI per un VICE MINISTRO. Quindi il tema su cui mi soffermerò è LA DONNA IN CARRIERA, con tutte le difficoltà di esserlo o volerlo fare, in un ambiente quasi completamente maschile, in un ambiente che sa riconoscere solo agli uomini determinati ruoli di vertice e alle donne altri ruoli, non di vertice, nel migliore dei casi di supporto ai vertici. (...) Benché abbia ricoperto molto presto nella mia vita ruoli apicali, in realtà il mio ruolo, che è anche il vero abito che mi sento addosso, è sempre stato quello del numero due, il numero due a fianco ad un sindaco, di vari sindaci, il numero due a fianco ad un vice ministro, il numero due a fianco di un uomo. Essere il numero due, probabilmente è una delle cose che, ancora quando ero un feto, faceva parte di quelle x e y di cui si è parlato ieri. Ma c’è numero due e numero due. Dipende da come lo fai, dipende da quale ruolo svolgi ed anche da come ti si consente di farlo, e qui subentra la società, con i suoi canoni, con i suoi condizionamenti, con i suoi dettami. (…) E mi pare di capire che fra di voi ci sia un gran numero di donne CON IL CERVELLO DA UOMO ED IL CORPO DA DONNA. O sbaglio? Credetemi è una costante frequentissima, oggi, non solo nel vostro mondo, ma un po’ ovunque. E vi garantisco che nel mondo professionale della politica, della pubblica amministrazione, della comunicazione, le donne ai vertici, sono donne sì, ma col cervello da uomini. Ed aggiungo una chicca, una cosa che mi fa sorridere: donne che molto spesso devono anche esserlo nelle sembianze. Come a carnevale, noi donne cosiddette manager, anche per ottenere il rispetto e la considerazione che riteniamo di meritare, ci travestiamo, ci vestiamo da uomo, ci mettiamo il tailleur, abbiamo sempre la giacca, il cosiddetto abbigliamento professionale (nel nostro gergo). Perché purtroppo una donna che si presenta in un ambiente di lavoro prevalentemente maschile, con una esagerata minigonna o con un abbigliamento un po’ fru fru, provocante o provocatorio, rischia il fraintendimento, ma soprattutto non le si aprono le strade per una seria carriera di vertice. O perlomeno da qualche parte arriva, ma senza il dovuto rispetto di sé stessa. (…) Vorrei chiudere ricordando un dato che è stato fornito di recente dai media: un’indagine Istat recentissima ha detto che le donne lavorano 75 minuti al giorno in più degli uomini. Io vorrei aggiungere che questo è il tempo stimato in quello che materialmente fanno: ma il loro cervello? Quante ore, quanto tempo in più lavora? (…) Sono una donna che ha sacrificato e sta sacrificando molto del suo essere donna, perché ahimè nel mio DNA, in quei cromosomi che si creavano quando mia madre mi ha concepito e mio padre mi ha voluto, fin dal primo istante, c’era un grande desiderio di un figlio maschio! Ed io con la mia vita, con le mie scelte professionali e private, mi porto sempre dentro questo fardello che chi mi ha amato veramente, cioè i miei genitori, mi hanno dato.” STORIE DISCONTRI SCONTRI E INCONTRI STORIE DI E INCONTRI Nella prima storia è rappresentato un menage Riccardo quotidiano in cui lui torna a casa dal lavoro, lei lo aggredisce subito con la lavatrice che non funziona; lui gioca qualche minuto con le bambine. Quando vanno a letto, lei lo redarguisce dicendogli che torna sempre tardi e che non hanno tempo per parlare. Lui pensa che con tutte le spese che ci sono non saprebbe fare meglio, ma tace. Lei incalza lamentandosi della vita che fa. Lui non ribatte ma pensa ancora alla poca attenzione da parte di lei nei suoi confronti. E lei decide di andarsene con le figlie. Lui vorrebbe fermarla, man non lo fa. Dopo del tempo lui si rende conto che sta male, ma non sa con chi parlarne. E non ha trovato una donna. Nella seconda storia si comunica con i bigliettini sul frigo. E a tavola la conversazione è piuttosto banale, ma il figlio è comunque escluso. Lui si lamenta per il fatto di non essere considerato ed interpellato; d’altra parte è contento di non dover dire quello che pensa dei genitori. La sera si ritira rifugiandosi nel computer. Lo spazio dell’isolamento e del silenzio è l’unico in cui non ha paura di essere e pensare. Però si augura di uscire dall’isolamento prima o poi. Un incontro casuale con il dentista, che è l’uomo lasciato della precedente storia, gli fa scoprire che ci può essere un interesse per lui, anche se questo, ovviamente, suscita critiche. Nella terza storia in un primo momento sembrano tutti felici: lei saluta, chiama il bambino a salutare il papà, che risponde con ottimismo. Invece è preoccupato perché il lavoro va male. Ma tace per non impensierire nessuno. Lei se ne rende conto, ma lui cerca di rassicurarla. Lei va dalla riflessologa, che è la donna della prima storia, mentre lui si ubriaca al bar ripromettendosi di cambiare lavoro. Nella quarta storia muore il papà della ragazzo della seconda storia. Il ragazzo, ormai cresciuto, vive con la mamma e, imprenditore, decide di aiutare un uomo che è dedito al bere, quello della terza storia. Sapientemente e con maestria Riccardo interpreta come nella vita le vicende si intrecciano, che noi lo si voglia o no. E conclude con una riflessione. “Osserviamo eventi ed ascoltiamo storie, come se fossero sempre fuori da noi, fuori dalle nostre famiglie. Ma ne siamo sicuri? Ognuno di noi, in questa sala, né uomo né donna, ma essere umano, porta con sé la sensazione privata e quindi intoccabile dei propri incontri. Senza perdere tempo cercando di interpretare dall’esterno le percezioni emotive degli altri, concediamoci alle persone a noi care, a noi vicine, tentando di dar voce, almeno ad alcuni dei loro profondi silenzi. Quel silenzio che l’essere umano sceglie per tutelare le sensazioni private … né maschili né femminili … private!” CONFRONTO TRA GENERAZIONI CONFRONTO TRA GENERAZIONI La vita trascorre, in coppia o da soli, con figli o Chiara senza figli, con un lavoro gratificante o con un lavoro “giusto per vivere”. Ma alla fine ci si augura tutti di invecchiare, pur sapendo che si va incontro a qualche disturbo considerato dell’età (ma è proprio vero?). Alcune di queste persone assumono un ruolo che altre non coprono: sono i nonni. Alcuni sono pieni di rimpianti, spesso scocciati dal chiacchierio dei nipoti; altri invece sono pieni di ricordi, che profondono a piene mani ai giovani. Ce ne parla Chiara. “E’ da un incontro con passate e dolcissime memorie che nasce in me il desiderio di parlarvi dell’inestimabile valore dei nonni. Presenti, assenti, vicini o lontani, collaborativi, critici, alleati, polemici, rispettosi o invadenti. Insomma ognuno conosce quelli che gli sono toccati in sorte, fanno parte in un modo o nell’altro della vita di ogni famiglia. Pensate per un attimo ai vostri nonni. (...) Il mio nipotino, la mia patatina, coccolino, ciccino, per me sarai sempre la mia piccolina anche a 30 anni. Oppure come la mia nonnina che nonostante i mie chili di troppo mi diceva : Ma va là, mangia che con lo sviluppo poi ti scarnisci! Peccato che lo avevo superato ormai da un po’. Nonni e nipoti si possono compensare sotto molteplici aspetti. I nipoti offrono l’ingenuità, la grazia, la freschezza, lo slancio vitale, il desiderio di giocare e di esplorare, la voglia di parlare. A loro volta i nonni offrono l’affetto, la pazienza, la calma, la loro esperienza di vita, il bisogno e la capacità di essere ancora utili per qualcuno e per qualcosa. I bambini rappresentano la continuità nel tempo, vanno incontro al mondo con meraviglia e tranquillità perché privi di giudizio, per questo forse accettano i nonni per come sono; con le rughe, il passo più lento, la vista affaticata; le piccole manie non sono per loro un ostacolo. Da che cosa sono legati nonni e nipoti? Da un nemico comune!!!! Mamma e papà. Proprio così nonni e nipoti formano una vera e propria associazione a delinquere. Figli stressati dall’irruenza delle aspettative dei genitori, dalla loro determinazione a voler imporre un’idea, una scuola, un modello di vita. Per il loro bene naturalmente. Nonni che si sentono rimproverare dai loro figli a torto o a ragione, parole non dette, incoraggiamenti mancati, entusiasmi bloccati sul nascere, imposizioni, prediche, scarsa sincerità e molto altro ancora. A questo punto tutto l’amore represso lo riversano sui figli dei loro figli per voler forse recuperare agli errori fatti. Diventano individui a disposizione, non più proprietari, rinunciano a educare e sono disposti a dare tutto quello che non danno i genitori. Ascoltano i racconti delle Winx, concerti “rap”, osservano le nuove mode e anche se un po’ turbati sorridono con un gesto di approvazione perché in fondo la gioventù è bella, anche con il cavallo dei pantaloni alle ginocchia e le mutande in vista, o scalze con le ballerine a meno 10. Si fanno sedurre mettendo mano al portafoglio per poter soddisfare il loro nipote e riempiono le tasche anche senza richiesta perché non si sa mai. Ci prendono per la gola con i profumi del cuore, chi di noi non ricorda la pietanza preferita preparata con felicità dalla nonna per vedere ancora apprezzate antiche ricette. Ci portano nella magia del passato quando seduti sulle loro ginocchia ci raccontano le storie e quando siamo più grandi sanno consolarci quando non ci sentiamo capiti o rispettati. Sono un porto sicuro dove si può trovare riparo nel viaggio della vita. I nonni che se gli dici ti voglio bene si commuovono. I giovani che le emozioni non le fanno vedere perché se piangi sei una checca o una femminuccia pallosa. I nonni che di rispetto ne hanno sempre, anche con i nipoti, e non si arrabbiano mai se li chiamiamo vecchi perché in fondo quel che importa è essere cercati. Richiudendo le pagine di questo racconto vorrei dire grazie : per essere stati prima di tutto alleati, per le carezze e i sorrisi, per avermi ricordato l’amore con un abbraccio senza fine. RELAZIONE LUCIA E ESPEDITO RELAZIONE DIDI LUCIA E ESPEDITO Concludono questo congresso Lucia, stremata dal silenzio al quale si è adeguata per lasciare la parola a tutti i relatori, ed Espedito, che ha accettato di buon grado di seguirla in questa esposizione. Come un treno in piena corsa, interrotta solo dagli interventi di Espedito che ne ha seguito indubbiamente lo stile, Lucia è stata irrefrenabile sino alla conclusione, inchiodando tutti, come è solita fare, con una dialettica travolgente. Ne indichiamo alcuni momenti salienti. Lucia “… anche perché io sono vecchia! Ed ho sempre detestato sentirmi dire “anziana”! è una parola che non sopporto! Perché o si è giovanili (cioè, anziani) o si è vecchi per età senza vergogna. Ma cosa contano gli anni se non sono pieni di vita? E a volte anche 48 anni sono tanto pieni di vita da dire che sono 50! Occorrono le rughe per dimostrarlo? No, ora più nessuno è vecchio! Le rughe: o la deficienza le trattiene increspate sulla corteccia cerebrale o ce ne sono tante che formano una ragnatela. E quando si fanno i percorsi affettivi, giusto è un affetto per l’effetto delle rughe! Ma ci abbiamo messo il cuore per un tessuto che non diventasse pietra, ma dimostrasse i viottoli della nostra vita. La libertà! Oggi. Nonno. Nonna. Liberi. Da impegni. In quanto le anche non possono più ballare, i piedi sono stanchi e non possono più correre. Le orecchie... si è consumata l’energia della paura. Certo! E qualche volta l’udito diminuisce perché ci sono troppe stronzate dentro e non basta il cerume per attutire il rumore. Occhi stanchi. Cataratte. E d’altra parte quando una macchina ha il motore che ha fatto tanti giri, si fa la revisione. Che è la cataratta… a una certa età loro scrivono “cataratta”. Ti è di diritto. A 70 anni. All’Amplifon. Alla dentiera. Ai capelli... ai diritti che per arrivare ad essere vecchi, abbiamo incluso i doveri. La menopausa esiste perché si finisce un mondo per scoprirne uno meraviglioso dentro. Sempre che il timo abbia lavorato bene. Ci ritrovi gli amici, i parenti... perché li hai goduti, frequentati... e dove va? Metabolicamente tutto quello che incontriamo nella vita, dove va? Nell’intestino tenue! Energeticamente possiamo già andare in menopausa a 42 anni... energeticamente! 42 perché 4+2=6… e 6 significa basta, fine! Energeticamente. Perché è finita l’energia. Gli ovociti sono roba secca, avanzata. Non usata volentieri. Parliamo delle scalmane! Mi avete chiesto “Lucia, orgasmo maschile e femminile sono uguali?” No! aspettate la menopausa e avrete quello maschile. Se mi dice due parole… gli faccio trovare anche la cena pronta! Due parole nell’orecchio... me l’ha chiesta... Quando manca l’energia nell’uomo è dopo averlo fatto! Se non ce l’ha per farlo, l’ha già fatto! non vi fidate! “Sono stanco, sono senza energia”… Ma l’uomo non crede all’energia e quando non può farlo non ha energia! Da dove arriva questa parola? Immaginate quanta economia crea il sesso femminile! Pannolini, pannolotti... e poi, il burro cacao! Ma se non ci fosse il burro cacao... una volta si chiamava “richiamo sessuale”, ora è burro cacao (cioè, secchezza). Poi c’è la ginecologa ecc. Poi, la scontentezza ti fa cambiare tutta la casa, il colore dei capelli, ti dà il brillante al dito. Se non ci fosse la donna che fa girare i soldi… Allora, chiedo “Dottore (rivolgendosi a Espedito), secondo il suo parere di medico, cosa comporta la menopausa e prolungare la menopausa?” . “Io sono in difficoltà... sono nel corpo di un uomo. E penso sempre alla stessa cosa. Quando l’uomo torna a casa e non ha fame, o è malato o ha già mangiato. Non c’è storia. È fisiologico. (…) Il timo... come Lucia faccia a sapere questo in anticipo, per me è un mistero! Il timo diventa fibrotico, cioè non funziona più. L’ultima scoperta è che il timo smetta la sua produzione quando in circolo ci sono gli ormoni sessuali. E smetta perché ha assolto la sua funzione primaria. Negli adulti castrati, il timo ingrossa fino a diventare massa anomala e comprime lo sterno. La menopausa è un elemento fisiologico da vivere come tale. Viene medicalizzata per un business che ci guadagna. Il dosaggio ormonale... a cosa serve? Se sei in menopausa, gli ormoni non ci sono. Alle donne che ritardavano mestruazioni non arrivava l’osteoporosi, smessa la pillola tornavano allo stesso livello delle altre donne che non prendevano gli ormoni. Sulle caldane... non sono aumenti di calore. L’aumento di temperatura è ripristinare un momento di alterazione. Per chi non è stata riscaldata, nel momento che voleva. In menopausa, gli ovociti non funzionano più solo perché l’ovulo smette di funzionare. Se una donna vuole rimanere donna, deve aumentare di volume.” “Ma alla donna in menopausa viene consigliata una corretta alimentazione e praticare dello sport.” “Non entra in contrasto con quello che hai detto. L’osteoporosi non crea dolori, è una perdita di calcio da parte delle ossa. Che dipende dall’ormone paratiroideo che non ha niente a che fare con il calcio dell’osso. Gli estrogeni creano questo meccanismo. Se hai una menopausa normale, non hai l’osteoporosi e ti consigliano calcio e sole. Io ho portato lastre di donne pugliesi che hanno l’osteoporosi ma non hanno mai fratture. Riuscire con dignità ad accettare un passaggio, il tempo che si muove. Il problema è che vecchiaia e anzianità vengono fatte vivere al negativo. (...) L’andropausa. Perché Claudio voleva sapere come regolarsi d’ora in poi, l’andropausa a differenza della menopausa non è un evento che ha un inizio. È un nome inventato per dare una definizione del lento progressivo decadimento della funzione sessuale dell’uomo. L’andropausa non è niente di conclamato o conclamabile. Gli uomini perdono questo potere. E da lì cominciano i problemi: è la “sindrome delle ultime cartucce”. La differenza di sostanza fra menopausa e andropausa è questa: l’uomo sempre dice vuoi ma non sempre puoi, la donna dice non vuoi ma sempre puoi!” Espedito Lucia Espedito “Dove è scritto che la donna in menopausa Lucia rallenta l’attività sessuale? Quando uomo e donna per età… c’è uno scambio di ruoli: noi donne aspettiamo, stiamo a casa e diventiamo donne; lui entra e cerca le ciabatte e noi cerchiamo i tacchi per andarcene fuori. Non ci siamo mai incontrati.” “L’unico problema che gli uomini hanno in andropausa è l’incremento costante del colesterolo. Il colesterolo è l’unica sostanza che non viene degradata, non ha via di sintesi, ma solo di eliminazione. L’unico momento di eliminazione del colesterolo è attraverso l’uso degli ormoni sessuali. La sana vita sessuale. Se non c’è, aumenta il colesterolo. Che è alla base delle malattie che affliggono l’uomo. Il colesterolo si inserisce nei vasi sanguigni, se non ho vasi che lavorano, il colesterolo non usato si deposita e crea problemi. Le statine sarebbero dei farmaci per ridurre il colesterolo nel sangue. Riducendo il colesterolo si blocca tutto. Dal colesterolo deriva tutto: ormoni sessuali, cortisone e cortisolo (eliminando aumenta la non tolleranza al dolore). (...) Eliminare il colesterolo è dannoso. L’andropausa porta il tumore prostatico. (...) Se non ho una sana attività sessuale, tutto questo ristagna lì. Il PSA non serve a nulla.” “Per questo occorre un sano rapporto sessuale. Due persone che raggiungono anche l’età… andropausa o menopausa, ma c’è un sano rapporto sessuale. C’è l’intesa dell’esperienza. Un’intesa che non può essere occasionale perché arriva da 20 anni di vita insieme. Allora ci si amalgama, ci si comprende, ci si abbandona e se si fallisce una sera ci si dà un bacio e si pensa “che bei ricordi” e non c’è il dramma. Quello è amore. Quando ho detto che l’amore quando c’è stato anche quando non c’è continua nel cuore per quella persona... ne manca la forma, ma non l’energia. Quella assorbita, nessuno ce la porta via. Sono i ricordi, le scaramucce. I ricordi nutrono i polmoni che sono protettori del cuore, e anche al solo pensiero il cuore può battere! Andropausa. Menopausa. Cultura. Credo che anche la nostra sessualità non ha fine, non cambia sfumature o maniera... né cambia il modo. E credo che non avendo più con l’età un partner, ma sapendo che dentro c’è… quanto meglio invecchiamo perché c’è stato un uomo dentro di noi! E quanto invecchia l’uomo che è stato dentro una donna. È energia. Non finisce. È un’illusione dimenticare. Se uno dimentica è perché non ha mai amato. Chi ha amato non potrà mai dimenticare quella persona. Che sia maschile. Che sia femminile. Ricordi… averli per una menopausa e anche da viverla da soli. Perché siamo ricchi dentro. La ricchezza che è l’amore che 30 anni insieme di lotta hanno suggellato. Contesto l’uomo che si mette il profumo. Lui emana profumo di energia e quello eccita la donna. E l’uomo ha anche i baffi. Ma cosa significano? Frenano l’odorato. La donna sente l’odore di bruciato… legno, ciocco, fuoco, vita... sente l’odore di bruciato e si apre. L’uomo mette i baffi per darsi importanza. La donna mette la frangia per coprire la tristezza. Poi, le collane per la solitudine. Lui ha la sciarpa per la cervicale e lei ha mal di gola: lui ha una tensione nel retto, lei sputa i rospi. La donna, il profumo lo mette dietro le orecchie, così l’uomo lo sente… ma la sera preferisce il pesce crudo... Io sono in menopausa da tanti anni, vi sembro in menopausa? Vuol dire che i ricordi lubrificano ancora. E la sana attività sessuale fatta con il pensiero! Seduta... significa che il sedere serve per alzarsi in piedi ed andare avanti. Il cuore per vivere di ricordi che formano l’energia. E la lingua attraverso i ricordi si apre verso l’esterno e si diventa LUCIA. Però, bisogna parlare, informare, insegnare, fare. Con una mano che deve lavorare perché al centro della mano c’è l’energia del cuore.” Espedito Lucia Diversi sono i motivi che inducono una donna a volere o no dei figli: dall’adempiere allo scopo evolutivo, all’avere qualcuno da amare incondizionatamente, dal naturale desiderio di completamento dell’amore che trasforma una coppia in famiglia, al tentativo di salvare un rapporto, dal soddisfare una condizione sociale, all’assecondare il volere altrui. C’è chi ha provato, ma la Natura ha deciso di no; c’è chi per i propri vissuti non vuole riproporre la stessa realtà; c’è chi non riscontra l’esistenza di basi solide, sia per la paura di non esserne all’altezza, sia nel ritenere il concepimento un atto egoistico, visto il mondo in cui viviamo; c’è chi ha il coraggio di riconoscere apertamente di non amare i bambini; c’è chi ha semplicemente paura del parto: per tutto ciò si decide, a malincuore, consapevolmente, di rinunciare a quest’esperienza. Qualunque sia la motivazione adotta, va rilevato che tutto ciò nasconde una sofferenza che non deve essere rendicontata e soprattutto va rispettata. Non bisogna considerarla una donna “ non intera”, perché una donna può essere “madre simbolica” di molte cose: di un lavoro, che partorisce con tutta la sua passionalità, forza, creatività, vivendolo e beneficiando tutte le persone che ne vengono in contatto con quello stesso accudimento che dedicherebbe ad una creatura. Può innamorarsene a tal punto da dedicargli tutta la vita con la stessa devozione, impegno e sofferenza, anche se forse la matrice era la ricerca della realizzazione di se stessa. Per un uomo, generalmente, il non essere padre non ha la medesima intensità che per una donna. Il nostro cordone ombelicale non è mai attaccato ad un figlio, ed il coinvolgimento emotivo del movimento di un bimbo nell’addome, è di certo un’esperienza che ci è preclusa. Mentre la maternità è un’esperienza diretta, la paternità, almeno nelle prime fasi della vita, non può che essere una conoscenza mediata dalla propria compagna. Ed è fondamentalmente l’innamoramento per la propria partner che ci rende compartecipe dell’apice della sua gioia, un po’ come se vivessimo di luce riflessa. L’uomo difficilmente posporrà la propria carriera ad un figlio, poiché sarà proprio la carriera a garantire al figlio stesso un tenore di vita agiato e quanto ha garantito alla propria compagna come futuro della loro vita. Quindi, da un punto di vista sociale, essere un po’ meno presente in famiglia troverà una giustificazione e sarà considerato quasi un diritto. Difficilmente un uomo posporrà la propria vita sessuale all’esistenza di un figlio, ma spinto dalla molla testosteronica forse sarà più temerario della compagna nel proporre l’attività sessuale anche a rischio di inopportune casuali interferenze di un bimbo che si sveglia o che capita “sconvenientemente” nella stanza dei genitori. L’ESSERE DONNA NEL CAMPO DEL LAVORO L’ESSERE DONNA NEL CAMPO DEL LAVORO è Maria Antonietta Palumbo u n’aNon llieva, né un’operatrice del nostro campo. Ma ha compreso talmente a fondo il Metodo, attraverso i seminari che ha frequentato e gli incontri diretti con Lucia, che ci ha proposto le sue considerazioni sul rapporto donna/mondo del lavoro. Maria Antonietta Palumbo si presenta così: “Premetto che il mio mestiere è scrivere e non parlare e quindi mi perdonerete per la scarsa propensione che ho a stare su di un pulpito. Quando Lucia mi ha chiesto di portare la mia esperienza di donna manager nel contesto del tema di questo congresso non ho potuto, né saputo dirle di no. Sono una giornalista e mi occupo di comunicazione. La mia esperienza professionale è da oltre 40 anni nel campo della pubblica amministrazione e quindi della politica e di conseguenza della stampa. Se potessi usare un termine semplicistico ma efficace direi che “aiuto il politico a comunicare”, con tutti i mezzi che oggi abbiamo a disposizione. Un tempo, all’inizio della mia carriera, erano solo la parola e la scrittura, oggi sono tutti i mezzi mediatici da cui siamo sommersi e dei quali tutti ormai siamo diventati utilizzatori e fruitori. Ho fatto la CAPO DI GABINETTO per dieci diversi sindaci, di tutti i colori politici, per chiarire, ho fatto la responsabile dei rapporti con il PARLAMENTO E I PARLAMENTARI per un VICE MINISTRO. Quindi il tema su cui mi soffermerò è LA DONNA IN CARRIERA, con tutte le difficoltà di esserlo o volerlo fare, in un ambiente quasi completamente maschile, in un ambiente che sa riconoscere solo agli uomini determinati ruoli di vertice e alle donne altri ruoli, non di vertice, nel migliore dei casi di supporto ai vertici. (...) Benché abbia ricoperto molto presto nella mia vita ruoli apicali, in realtà il mio ruolo, che è anche il vero abito che mi sento addosso, è sempre stato quello del numero due, il numero due a fianco ad un sindaco, di vari sindaci, il numero due a fianco ad un vice ministro, il numero due a fianco di un uomo. Essere il numero due, probabilmente è una delle cose che, ancora quando ero un feto, faceva parte di quelle x e y di cui si è parlato ieri. Ma c’è numero due e numero due. Dipende da come lo fai, dipende da quale ruolo svolgi ed anche da come ti si consente di farlo, e qui subentra la società, con i suoi canoni, con i suoi condizionamenti, con i suoi dettami. (…) E mi pare di capire che fra di voi ci sia un gran numero di donne CON IL CERVELLO DA UOMO ED IL CORPO DA DONNA. O sbaglio? Credetemi è una costante frequentissima, oggi, non solo nel vostro mondo, ma un po’ ovunque. E vi garantisco che nel mondo professionale della politica, della pubblica amministrazione, della comunicazione, le donne ai vertici, sono donne sì, ma col cervello da uomini. Ed aggiungo una chicca, una cosa che mi fa sorridere: donne che molto spesso devono anche esserlo nelle sembianze. Come a carnevale, noi donne cosiddette manager, anche per ottenere il rispetto e la considerazione che riteniamo di meritare, ci travestiamo, ci vestiamo da uomo, ci mettiamo il tailleur, abbiamo sempre la giacca, il cosiddetto abbigliamento professionale (nel nostro gergo). Perché purtroppo una donna che si presenta in un ambiente di lavoro prevalentemente maschile, con una esagerata minigonna o con un abbigliamento un po’ fru fru, provocante o provocatorio, rischia il fraintendimento, ma soprattutto non le si aprono le strade per una seria carriera di vertice. O perlomeno da qualche parte arriva, ma senza il dovuto rispetto di sé stessa. (…) Vorrei chiudere ricordando un dato che è stato fornito di recente dai media: un’indagine Istat recentissima ha detto che le donne lavorano 75 minuti al giorno in più degli uomini. Io vorrei aggiungere che questo è il tempo stimato in quello che materialmente fanno: ma il loro cervello? Quante ore, quanto tempo in più lavora? (…) Sono una donna che ha sacrificato e sta sacrificando molto del suo essere donna, perché ahimè nel mio DNA, in quei cromosomi che si creavano quando mia madre mi ha concepito e mio padre mi ha voluto, fin dal primo istante, c’era un grande desiderio di un figlio maschio! Ed io con la mia vita, con le mie scelte professionali e private, mi porto sempre dentro questo fardello che chi mi ha amato veramente, cioè i miei genitori, mi hanno dato.” STORIE DISCONTRI SCONTRI E INCONTRI STORIE DI E INCONTRI Nella prima storia è rappresentato un menage Riccardo quotidiano in cui lui torna a casa dal lavoro, lei lo aggredisce subito con la lavatrice che non funziona; lui gioca qualche minuto con le bambine. Quando vanno a letto, lei lo redarguisce dicendogli che torna sempre tardi e che non hanno tempo per parlare. Lui pensa che con tutte le spese che ci sono non saprebbe fare meglio, ma tace. Lei incalza lamentandosi della vita che fa. Lui non ribatte ma pensa ancora alla poca attenzione da parte di lei nei suoi confronti. E lei decide di andarsene con le figlie. Lui vorrebbe fermarla, man non lo fa. Dopo del tempo lui si rende conto che sta male, ma non sa con chi parlarne. E non ha trovato una donna. Nella seconda storia si comunica con i bigliettini sul frigo. E a tavola la conversazione è piuttosto banale, ma il figlio è comunque escluso. Lui si lamenta per il fatto di non essere considerato ed interpellato; d’altra parte è contento di non dover dire quello che pensa dei genitori. La sera si ritira rifugiandosi nel computer. Lo spazio dell’isolamento e del silenzio è l’unico in cui non ha paura di essere e pensare. Però si augura di uscire dall’isolamento prima o poi. Un incontro casuale con il dentista, che è l’uomo lasciato della precedente storia, gli fa scoprire che ci può essere un interesse per lui, anche se questo, ovviamente, suscita critiche. Nella terza storia in un primo momento sembrano tutti felici: lei saluta, chiama il bambino a salutare il papà, che risponde con ottimismo. Invece è preoccupato perché il lavoro va male. Ma tace per non impensierire nessuno. Lei se ne rende conto, ma lui cerca di rassicurarla. Lei va dalla riflessologa, che è la donna della prima storia, mentre lui si ubriaca al bar ripromettendosi di cambiare lavoro. Nella quarta storia muore il papà della ragazzo della seconda storia. Il ragazzo, ormai cresciuto, vive con la mamma e, imprenditore, decide di aiutare un uomo che è dedito al bere, quello della terza storia. Sapientemente e con maestria Riccardo interpreta come nella vita le vicende si intrecciano, che noi lo si voglia o no. E conclude con una riflessione. “Osserviamo eventi ed ascoltiamo storie, come se fossero sempre fuori da noi, fuori dalle nostre famiglie. Ma ne siamo sicuri? Ognuno di noi, in questa sala, né uomo né donna, ma essere umano, porta con sé la sensazione privata e quindi intoccabile dei propri incontri. Senza perdere tempo cercando di interpretare dall’esterno le percezioni emotive degli altri, concediamoci alle persone a noi care, a noi vicine, tentando di dar voce, almeno ad alcuni dei loro profondi silenzi. Quel silenzio che l’essere umano sceglie per tutelare le sensazioni private … né maschili né femminili … private!” CONFRONTO TRA GENERAZIONI CONFRONTO TRA GENERAZIONI La vita trascorre, in coppia o da soli, con figli o Chiara senza figli, con un lavoro gratificante o con un lavoro “giusto per vivere”. Ma alla fine ci si augura tutti di invecchiare, pur sapendo che si va incontro a qualche disturbo considerato dell’età (ma è proprio vero?). Alcune di queste persone assumono un ruolo che altre non coprono: sono i nonni. Alcuni sono pieni di rimpianti, spesso scocciati dal chiacchierio dei nipoti; altri invece sono pieni di ricordi, che profondono a piene mani ai giovani. Ce ne parla Chiara. “E’ da un incontro con passate e dolcissime memorie che nasce in me il desiderio di parlarvi dell’inestimabile valore dei nonni. Presenti, assenti, vicini o lontani, collaborativi, critici, alleati, polemici, rispettosi o invadenti. Insomma ognuno conosce quelli che gli sono toccati in sorte, fanno parte in un modo o nell’altro della vita di ogni famiglia. Pensate per un attimo ai vostri nonni. (...) Il mio nipotino, la mia patatina, coccolino, ciccino, per me sarai sempre la mia piccolina anche a 30 anni. Oppure come la mia nonnina che nonostante i mie chili di troppo mi diceva : Ma va là, mangia che con lo sviluppo poi ti scarnisci! Peccato che lo avevo superato ormai da un po’. Nonni e nipoti si possono compensare sotto molteplici aspetti. I nipoti offrono l’ingenuità, la grazia, la freschezza, lo slancio vitale, il desiderio di giocare e di esplorare, la voglia di parlare. A loro volta i nonni offrono l’affetto, la pazienza, la calma, la loro esperienza di vita, il bisogno e la capacità di essere ancora utili per qualcuno e per qualcosa. I bambini rappresentano la continuità nel tempo, vanno incontro al mondo con meraviglia e tranquillità perché privi di giudizio, per questo forse accettano i nonni per come sono; con le rughe, il passo più lento, la vista affaticata; le piccole manie non sono per loro un ostacolo. Da che cosa sono legati nonni e nipoti? Da un nemico comune!!!! Mamma e papà. Proprio così nonni e nipoti formano una vera e propria associazione a delinquere. Figli stressati dall’irruenza delle aspettative dei genitori, dalla loro determinazione a voler imporre un’idea, una scuola, un modello di vita. Per il loro bene naturalmente. Nonni che si sentono rimproverare dai loro figli a torto o a ragione, parole non dette, incoraggiamenti mancati, entusiasmi bloccati sul nascere, imposizioni, prediche, scarsa sincerità e molto altro ancora. A questo punto tutto l’amore represso lo riversano sui figli dei loro figli per voler forse recuperare agli errori fatti. Diventano individui a disposizione, non più proprietari, rinunciano a educare e sono disposti a dare tutto quello che non danno i genitori. Ascoltano i racconti delle Winx, concerti “rap”, osservano le nuove mode e anche se un po’ turbati sorridono con un gesto di approvazione perché in fondo la gioventù è bella, anche con il cavallo dei pantaloni alle ginocchia e le mutande in vista, o scalze con le ballerine a meno 10. Si fanno sedurre mettendo mano al portafoglio per poter soddisfare il loro nipote e riempiono le tasche anche senza richiesta perché non si sa mai. Ci prendono per la gola con i profumi del cuore, chi di noi non ricorda la pietanza preferita preparata con felicità dalla nonna per vedere ancora apprezzate antiche ricette. Ci portano nella magia del passato quando seduti sulle loro ginocchia ci raccontano le storie e quando siamo più grandi sanno consolarci quando non ci sentiamo capiti o rispettati. Sono un porto sicuro dove si può trovare riparo nel viaggio della vita. I nonni che se gli dici ti voglio bene si commuovono. I giovani che le emozioni non le fanno vedere perché se piangi sei una checca o una femminuccia pallosa. I nonni che di rispetto ne hanno sempre, anche con i nipoti, e non si arrabbiano mai se li chiamiamo vecchi perché in fondo quel che importa è essere cercati. Richiudendo le pagine di questo racconto vorrei dire grazie : per essere stati prima di tutto alleati, per le carezze e i sorrisi, per avermi ricordato l’amore con un abbraccio senza fine. RELAZIONE LUCIA E ESPEDITO RELAZIONE DIDI LUCIA E ESPEDITO Concludono questo congresso Lucia, stremata dal silenzio al quale si è adeguata per lasciare la parola a tutti i relatori, ed Espedito, che ha accettato di buon grado di seguirla in questa esposizione. Come un treno in piena corsa, interrotta solo dagli interventi di Espedito che ne ha seguito indubbiamente lo stile, Lucia è stata irrefrenabile sino alla conclusione, inchiodando tutti, come è solita fare, con una dialettica travolgente. Ne indichiamo alcuni momenti salienti. Lucia “… anche perché io sono vecchia! Ed ho sempre detestato sentirmi dire “anziana”! è una parola che non sopporto! Perché o si è giovanili (cioè, anziani) o si è vecchi per età senza vergogna. Ma cosa contano gli anni se non sono pieni di vita? E a volte anche 48 anni sono tanto pieni di vita da dire che sono 50! Occorrono le rughe per dimostrarlo? No, ora più nessuno è vecchio! Le rughe: o la deficienza le trattiene increspate sulla corteccia cerebrale o ce ne sono tante che formano una ragnatela. E quando si fanno i percorsi affettivi, giusto è un affetto per l’effetto delle rughe! Ma ci abbiamo messo il cuore per un tessuto che non diventasse pietra, ma dimostrasse i viottoli della nostra vita. La libertà! Oggi. Nonno. Nonna. Liberi. Da impegni. In quanto le anche non possono più ballare, i piedi sono stanchi e non possono più correre. Le orecchie... si è consumata l’energia della paura. Certo! E qualche volta l’udito diminuisce perché ci sono troppe stronzate dentro e non basta il cerume per attutire il rumore. Occhi stanchi. Cataratte. E d’altra parte quando una macchina ha il motore che ha fatto tanti giri, si fa la revisione. Che è la cataratta… a una certa età loro scrivono “cataratta”. Ti è di diritto. A 70 anni. All’Amplifon. Alla dentiera. Ai capelli... ai diritti che per arrivare ad essere vecchi, abbiamo incluso i doveri. La menopausa esiste perché si finisce un mondo per scoprirne uno meraviglioso dentro. Sempre che il timo abbia lavorato bene. Ci ritrovi gli amici, i parenti... perché li hai goduti, frequentati... e dove va? Metabolicamente tutto quello che incontriamo nella vita, dove va? Nell’intestino tenue! Energeticamente possiamo già andare in menopausa a 42 anni... energeticamente! 42 perché 4+2=6… e 6 significa basta, fine! Energeticamente. Perché è finita l’energia. Gli ovociti sono roba secca, avanzata. Non usata volentieri. Parliamo delle scalmane! Mi avete chiesto “Lucia, orgasmo maschile e femminile sono uguali?” No! aspettate la menopausa e avrete quello maschile. Se mi dice due parole… gli faccio trovare anche la cena pronta! Due parole nell’orecchio... me l’ha chiesta... Quando manca l’energia nell’uomo è dopo averlo fatto! Se non ce l’ha per farlo, l’ha già fatto! non vi fidate! “Sono stanco, sono senza energia”… Ma l’uomo non crede all’energia e quando non può farlo non ha energia! Da dove arriva questa parola? Immaginate quanta economia crea il sesso femminile! Pannolini, pannolotti... e poi, il burro cacao! Ma se non ci fosse il burro cacao... una volta si chiamava “richiamo sessuale”, ora è burro cacao (cioè, secchezza). Poi c’è la ginecologa ecc. Poi, la scontentezza ti fa cambiare tutta la casa, il colore dei capelli, ti dà il brillante al dito. Se non ci fosse la donna che fa girare i soldi… Allora, chiedo “Dottore (rivolgendosi a Espedito), secondo il suo parere di medico, cosa comporta la menopausa e prolungare la menopausa?” . “Io sono in difficoltà... sono nel corpo di un uomo. E penso sempre alla stessa cosa. Quando l’uomo torna a casa e non ha fame, o è malato o ha già mangiato. Non c’è storia. È fisiologico. (…) Il timo... come Lucia faccia a sapere questo in anticipo, per me è un mistero! Il timo diventa fibrotico, cioè non funziona più. L’ultima scoperta è che il timo smetta la sua produzione quando in circolo ci sono gli ormoni sessuali. E smetta perché ha assolto la sua funzione primaria. Negli adulti castrati, il timo ingrossa fino a diventare massa anomala e comprime lo sterno. La menopausa è un elemento fisiologico da vivere come tale. Viene medicalizzata per un business che ci guadagna. Il dosaggio ormonale... a cosa serve? Se sei in menopausa, gli ormoni non ci sono. Alle donne che ritardavano mestruazioni non arrivava l’osteoporosi, smessa la pillola tornavano allo stesso livello delle altre donne che non prendevano gli ormoni. Sulle caldane... non sono aumenti di calore. L’aumento di temperatura è ripristinare un momento di alterazione. Per chi non è stata riscaldata, nel momento che voleva. In menopausa, gli ovociti non funzionano più solo perché l’ovulo smette di funzionare. Se una donna vuole rimanere donna, deve aumentare di volume.” “Ma alla donna in menopausa viene consigliata una corretta alimentazione e praticare dello sport.” “Non entra in contrasto con quello che hai detto. L’osteoporosi non crea dolori, è una perdita di calcio da parte delle ossa. Che dipende dall’ormone paratiroideo che non ha niente a che fare con il calcio dell’osso. Gli estrogeni creano questo meccanismo. Se hai una menopausa normale, non hai l’osteoporosi e ti consigliano calcio e sole. Io ho portato lastre di donne pugliesi che hanno l’osteoporosi ma non hanno mai fratture. Riuscire con dignità ad accettare un passaggio, il tempo che si muove. Il problema è che vecchiaia e anzianità vengono fatte vivere al negativo. (...) L’andropausa. Perché Claudio voleva sapere come regolarsi d’ora in poi, l’andropausa a differenza della menopausa non è un evento che ha un inizio. È un nome inventato per dare una definizione del lento progressivo decadimento della funzione sessuale dell’uomo. L’andropausa non è niente di conclamato o conclamabile. Gli uomini perdono questo potere. E da lì cominciano i problemi: è la “sindrome delle ultime cartucce”. La differenza di sostanza fra menopausa e andropausa è questa: l’uomo sempre dice vuoi ma non sempre puoi, la donna dice non vuoi ma sempre puoi!” Espedito Lucia Espedito “Dove è scritto che la donna in menopausa Lucia rallenta l’attività sessuale? Quando uomo e donna per età… c’è uno scambio di ruoli: noi donne aspettiamo, stiamo a casa e diventiamo donne; lui entra e cerca le ciabatte e noi cerchiamo i tacchi per andarcene fuori. Non ci siamo mai incontrati.” “L’unico problema che gli uomini hanno in andropausa è l’incremento costante del colesterolo. Il colesterolo è l’unica sostanza che non viene degradata, non ha via di sintesi, ma solo di eliminazione. L’unico momento di eliminazione del colesterolo è attraverso l’uso degli ormoni sessuali. La sana vita sessuale. Se non c’è, aumenta il colesterolo. Che è alla base delle malattie che affliggono l’uomo. Il colesterolo si inserisce nei vasi sanguigni, se non ho vasi che lavorano, il colesterolo non usato si deposita e crea problemi. Le statine sarebbero dei farmaci per ridurre il colesterolo nel sangue. Riducendo il colesterolo si blocca tutto. Dal colesterolo deriva tutto: ormoni sessuali, cortisone e cortisolo (eliminando aumenta la non tolleranza al dolore). (...) Eliminare il colesterolo è dannoso. L’andropausa porta il tumore prostatico. (...) Se non ho una sana attività sessuale, tutto questo ristagna lì. Il PSA non serve a nulla.” “Per questo occorre un sano rapporto sessuale. Due persone che raggiungono anche l’età… andropausa o menopausa, ma c’è un sano rapporto sessuale. C’è l’intesa dell’esperienza. Un’intesa che non può essere occasionale perché arriva da 20 anni di vita insieme. Allora ci si amalgama, ci si comprende, ci si abbandona e se si fallisce una sera ci si dà un bacio e si pensa “che bei ricordi” e non c’è il dramma. Quello è amore. Quando ho detto che l’amore quando c’è stato anche quando non c’è continua nel cuore per quella persona... ne manca la forma, ma non l’energia. Quella assorbita, nessuno ce la porta via. Sono i ricordi, le scaramucce. I ricordi nutrono i polmoni che sono protettori del cuore, e anche al solo pensiero il cuore può battere! Andropausa. Menopausa. Cultura. Credo che anche la nostra sessualità non ha fine, non cambia sfumature o maniera... né cambia il modo. E credo che non avendo più con l’età un partner, ma sapendo che dentro c’è… quanto meglio invecchiamo perché c’è stato un uomo dentro di noi! E quanto invecchia l’uomo che è stato dentro una donna. È energia. Non finisce. È un’illusione dimenticare. Se uno dimentica è perché non ha mai amato. Chi ha amato non potrà mai dimenticare quella persona. Che sia maschile. Che sia femminile. Ricordi… averli per una menopausa e anche da viverla da soli. Perché siamo ricchi dentro. La ricchezza che è l’amore che 30 anni insieme di lotta hanno suggellato. Contesto l’uomo che si mette il profumo. Lui emana profumo di energia e quello eccita la donna. E l’uomo ha anche i baffi. Ma cosa significano? Frenano l’odorato. La donna sente l’odore di bruciato… legno, ciocco, fuoco, vita... sente l’odore di bruciato e si apre. L’uomo mette i baffi per darsi importanza. La donna mette la frangia per coprire la tristezza. Poi, le collane per la solitudine. Lui ha la sciarpa per la cervicale e lei ha mal di gola: lui ha una tensione nel retto, lei sputa i rospi. La donna, il profumo lo mette dietro le orecchie, così l’uomo lo sente… ma la sera preferisce il pesce crudo... Io sono in menopausa da tanti anni, vi sembro in menopausa? Vuol dire che i ricordi lubrificano ancora. E la sana attività sessuale fatta con il pensiero! Seduta... significa che il sedere serve per alzarsi in piedi ed andare avanti. Il cuore per vivere di ricordi che formano l’energia. E la lingua attraverso i ricordi si apre verso l’esterno e si diventa LUCIA. Però, bisogna parlare, informare, insegnare, fare. Con una mano che deve lavorare perché al centro della mano c’è l’energia del cuore.” Espedito Lucia Diversi sono i motivi che inducono una donna a volere o no dei figli: dall’adempiere allo scopo evolutivo, all’avere qualcuno da amare incondizionatamente, dal naturale desiderio di completamento dell’amore che trasforma una coppia in famiglia, al tentativo di salvare un rapporto, dal soddisfare una condizione sociale, all’assecondare il volere altrui. C’è chi ha provato, ma la Natura ha deciso di no; c’è chi per i propri vissuti non vuole riproporre la stessa realtà; c’è chi non riscontra l’esistenza di basi solide, sia per la paura di non esserne all’altezza, sia nel ritenere il concepimento un atto egoistico, visto il mondo in cui viviamo; c’è chi ha il coraggio di riconoscere apertamente di non amare i bambini; c’è chi ha semplicemente paura del parto: per tutto ciò si decide, a malincuore, consapevolmente, di rinunciare a quest’esperienza. Qualunque sia la motivazione adotta, va rilevato che tutto ciò nasconde una sofferenza che non deve essere rendicontata e soprattutto va rispettata. Non bisogna considerarla una donna “ non intera”, perché una donna può essere “madre simbolica” di molte cose: di un lavoro, che partorisce con tutta la sua passionalità, forza, creatività, vivendolo e beneficiando tutte le persone che ne vengono in contatto con quello stesso accudimento che dedicherebbe ad una creatura. Può innamorarsene a tal punto da dedicargli tutta la vita con la stessa devozione, impegno e sofferenza, anche se forse la matrice era la ricerca della realizzazione di se stessa. Per un uomo, generalmente, il non essere padre non ha la medesima intensità che per una donna. Il nostro cordone ombelicale non è mai attaccato ad un figlio, ed il coinvolgimento emotivo del movimento di un bimbo nell’addome, è di certo un’esperienza che ci è preclusa. Mentre la maternità è un’esperienza diretta, la paternità, almeno nelle prime fasi della vita, non può che essere una conoscenza mediata dalla propria compagna. Ed è fondamentalmente l’innamoramento per la propria partner che ci rende compartecipe dell’apice della sua gioia, un po’ come se vivessimo di luce riflessa. L’uomo difficilmente posporrà la propria carriera ad un figlio, poiché sarà proprio la carriera a garantire al figlio stesso un tenore di vita agiato e quanto ha garantito alla propria compagna come futuro della loro vita. Quindi, da un punto di vista sociale, essere un po’ meno presente in famiglia troverà una giustificazione e sarà considerato quasi un diritto. Difficilmente un uomo posporrà la propria vita sessuale all’esistenza di un figlio, ma spinto dalla molla testosteronica forse sarà più temerario della compagna nel proporre l’attività sessuale anche a rischio di inopportune casuali interferenze di un bimbo che si sveglia o che capita “sconvenientemente” nella stanza dei genitori. L’ESSERE DONNA NEL CAMPO DEL LAVORO L’ESSERE DONNA NEL CAMPO DEL LAVORO è Maria Antonietta Palumbo u n’aNon llieva, né un’operatrice del nostro campo. Ma ha compreso talmente a fondo il Metodo, attraverso i seminari che ha frequentato e gli incontri diretti con Lucia, che ci ha proposto le sue considerazioni sul rapporto donna/mondo del lavoro. Maria Antonietta Palumbo si presenta così: “Premetto che il mio mestiere è scrivere e non parlare e quindi mi perdonerete per la scarsa propensione che ho a stare su di un pulpito. Quando Lucia mi ha chiesto di portare la mia esperienza di donna manager nel contesto del tema di questo congresso non ho potuto, né saputo dirle di no. Sono una giornalista e mi occupo di comunicazione. La mia esperienza professionale è da oltre 40 anni nel campo della pubblica amministrazione e quindi della politica e di conseguenza della stampa. Se potessi usare un termine semplicistico ma efficace direi che “aiuto il politico a comunicare”, con tutti i mezzi che oggi abbiamo a disposizione. Un tempo, all’inizio della mia carriera, erano solo la parola e la scrittura, oggi sono tutti i mezzi mediatici da cui siamo sommersi e dei quali tutti ormai siamo diventati utilizzatori e fruitori. Ho fatto la CAPO DI GABINETTO per dieci diversi sindaci, di tutti i colori politici, per chiarire, ho fatto la responsabile dei rapporti con il PARLAMENTO E I PARLAMENTARI per un VICE MINISTRO. Quindi il tema su cui mi soffermerò è LA DONNA IN CARRIERA, con tutte le difficoltà di esserlo o volerlo fare, in un ambiente quasi completamente maschile, in un ambiente che sa riconoscere solo agli uomini determinati ruoli di vertice e alle donne altri ruoli, non di vertice, nel migliore dei casi di supporto ai vertici. (...) Benché abbia ricoperto molto presto nella mia vita ruoli apicali, in realtà il mio ruolo, che è anche il vero abito che mi sento addosso, è sempre stato quello del numero due, il numero due a fianco ad un sindaco, di vari sindaci, il numero due a fianco ad un vice ministro, il numero due a fianco di un uomo. Essere il numero due, probabilmente è una delle cose che, ancora quando ero un feto, faceva parte di quelle x e y di cui si è parlato ieri. Ma c’è numero due e numero due. Dipende da come lo fai, dipende da quale ruolo svolgi ed anche da come ti si consente di farlo, e qui subentra la società, con i suoi canoni, con i suoi condizionamenti, con i suoi dettami. (…) E mi pare di capire che fra di voi ci sia un gran numero di donne CON IL CERVELLO DA UOMO ED IL CORPO DA DONNA. O sbaglio? Credetemi è una costante frequentissima, oggi, non solo nel vostro mondo, ma un po’ ovunque. E vi garantisco che nel mondo professionale della politica, della pubblica amministrazione, della comunicazione, le donne ai vertici, sono donne sì, ma col cervello da uomini. Ed aggiungo una chicca, una cosa che mi fa sorridere: donne che molto spesso devono anche esserlo nelle sembianze. Come a carnevale, noi donne cosiddette manager, anche per ottenere il rispetto e la considerazione che riteniamo di meritare, ci travestiamo, ci vestiamo da uomo, ci mettiamo il tailleur, abbiamo sempre la giacca, il cosiddetto abbigliamento professionale (nel nostro gergo). Perché purtroppo una donna che si presenta in un ambiente di lavoro prevalentemente maschile, con una esagerata minigonna o con un abbigliamento un po’ fru fru, provocante o provocatorio, rischia il fraintendimento, ma soprattutto non le si aprono le strade per una seria carriera di vertice. O perlomeno da qualche parte arriva, ma senza il dovuto rispetto di sé stessa. (…) Vorrei chiudere ricordando un dato che è stato fornito di recente dai media: un’indagine Istat recentissima ha detto che le donne lavorano 75 minuti al giorno in più degli uomini. Io vorrei aggiungere che questo è il tempo stimato in quello che materialmente fanno: ma il loro cervello? Quante ore, quanto tempo in più lavora? (…) Sono una donna che ha sacrificato e sta sacrificando molto del suo essere donna, perché ahimè nel mio DNA, in quei cromosomi che si creavano quando mia madre mi ha concepito e mio padre mi ha voluto, fin dal primo istante, c’era un grande desiderio di un figlio maschio! Ed io con la mia vita, con le mie scelte professionali e private, mi porto sempre dentro questo fardello che chi mi ha amato veramente, cioè i miei genitori, mi hanno dato.” STORIE DISCONTRI SCONTRI E INCONTRI STORIE DI E INCONTRI Nella prima storia è rappresentato un menage Riccardo quotidiano in cui lui torna a casa dal lavoro, lei lo aggredisce subito con la lavatrice che non funziona; lui gioca qualche minuto con le bambine. Quando vanno a letto, lei lo redarguisce dicendogli che torna sempre tardi e che non hanno tempo per parlare. Lui pensa che con tutte le spese che ci sono non saprebbe fare meglio, ma tace. Lei incalza lamentandosi della vita che fa. Lui non ribatte ma pensa ancora alla poca attenzione da parte di lei nei suoi confronti. E lei decide di andarsene con le figlie. Lui vorrebbe fermarla, man non lo fa. Dopo del tempo lui si rende conto che sta male, ma non sa con chi parlarne. E non ha trovato una donna. Nella seconda storia si comunica con i bigliettini sul frigo. E a tavola la conversazione è piuttosto banale, ma il figlio è comunque escluso. Lui si lamenta per il fatto di non essere considerato ed interpellato; d’altra parte è contento di non dover dire quello che pensa dei genitori. La sera si ritira rifugiandosi nel computer. Lo spazio dell’isolamento e del silenzio è l’unico in cui non ha paura di essere e pensare. Però si augura di uscire dall’isolamento prima o poi. Un incontro casuale con il dentista, che è l’uomo lasciato della precedente storia, gli fa scoprire che ci può essere un interesse per lui, anche se questo, ovviamente, suscita critiche. Nella terza storia in un primo momento sembrano tutti felici: lei saluta, chiama il bambino a salutare il papà, che risponde con ottimismo. Invece è preoccupato perché il lavoro va male. Ma tace per non impensierire nessuno. Lei se ne rende conto, ma lui cerca di rassicurarla. Lei va dalla riflessologa, che è la donna della prima storia, mentre lui si ubriaca al bar ripromettendosi di cambiare lavoro. Nella quarta storia muore il papà della ragazzo della seconda storia. Il ragazzo, ormai cresciuto, vive con la mamma e, imprenditore, decide di aiutare un uomo che è dedito al bere, quello della terza storia. Sapientemente e con maestria Riccardo interpreta come nella vita le vicende si intrecciano, che noi lo si voglia o no. E conclude con una riflessione. “Osserviamo eventi ed ascoltiamo storie, come se fossero sempre fuori da noi, fuori dalle nostre famiglie. Ma ne siamo sicuri? Ognuno di noi, in questa sala, né uomo né donna, ma essere umano, porta con sé la sensazione privata e quindi intoccabile dei propri incontri. Senza perdere tempo cercando di interpretare dall’esterno le percezioni emotive degli altri, concediamoci alle persone a noi care, a noi vicine, tentando di dar voce, almeno ad alcuni dei loro profondi silenzi. Quel silenzio che l’essere umano sceglie per tutelare le sensazioni private … né maschili né femminili … private!” CONFRONTO TRA GENERAZIONI CONFRONTO TRA GENERAZIONI La vita trascorre, in coppia o da soli, con figli o Chiara senza figli, con un lavoro gratificante o con un lavoro “giusto per vivere”. Ma alla fine ci si augura tutti di invecchiare, pur sapendo che si va incontro a qualche disturbo considerato dell’età (ma è proprio vero?). Alcune di queste persone assumono un ruolo che altre non coprono: sono i nonni. Alcuni sono pieni di rimpianti, spesso scocciati dal chiacchierio dei nipoti; altri invece sono pieni di ricordi, che profondono a piene mani ai giovani. Ce ne parla Chiara. “E’ da un incontro con passate e dolcissime memorie che nasce in me il desiderio di parlarvi dell’inestimabile valore dei nonni. Presenti, assenti, vicini o lontani, collaborativi, critici, alleati, polemici, rispettosi o invadenti. Insomma ognuno conosce quelli che gli sono toccati in sorte, fanno parte in un modo o nell’altro della vita di ogni famiglia. Pensate per un attimo ai vostri nonni. (...) Il mio nipotino, la mia patatina, coccolino, ciccino, per me sarai sempre la mia piccolina anche a 30 anni. Oppure come la mia nonnina che nonostante i mie chili di troppo mi diceva : Ma va là, mangia che con lo sviluppo poi ti scarnisci! Peccato che lo avevo superato ormai da un po’. Nonni e nipoti si possono compensare sotto molteplici aspetti. I nipoti offrono l’ingenuità, la grazia, la freschezza, lo slancio vitale, il desiderio di giocare e di esplorare, la voglia di parlare. A loro volta i nonni offrono l’affetto, la pazienza, la calma, la loro esperienza di vita, il bisogno e la capacità di essere ancora utili per qualcuno e per qualcosa. I bambini rappresentano la continuità nel tempo, vanno incontro al mondo con meraviglia e tranquillità perché privi di giudizio, per questo forse accettano i nonni per come sono; con le rughe, il passo più lento, la vista affaticata; le piccole manie non sono per loro un ostacolo. Da che cosa sono legati nonni e nipoti? Da un nemico comune!!!! Mamma e papà. Proprio così nonni e nipoti formano una vera e propria associazione a delinquere. Figli stressati dall’irruenza delle aspettative dei genitori, dalla loro determinazione a voler imporre un’idea, una scuola, un modello di vita. Per il loro bene naturalmente. Nonni che si sentono rimproverare dai loro figli a torto o a ragione, parole non dette, incoraggiamenti mancati, entusiasmi bloccati sul nascere, imposizioni, prediche, scarsa sincerità e molto altro ancora. A questo punto tutto l’amore represso lo riversano sui figli dei loro figli per voler forse recuperare agli errori fatti. Diventano individui a disposizione, non più proprietari, rinunciano a educare e sono disposti a dare tutto quello che non danno i genitori. Ascoltano i racconti delle Winx, concerti “rap”, osservano le nuove mode e anche se un po’ turbati sorridono con un gesto di approvazione perché in fondo la gioventù è bella, anche con il cavallo dei pantaloni alle ginocchia e le mutande in vista, o scalze con le ballerine a meno 10. Si fanno sedurre mettendo mano al portafoglio per poter soddisfare il loro nipote e riempiono le tasche anche senza richiesta perché non si sa mai. Ci prendono per la gola con i profumi del cuore, chi di noi non ricorda la pietanza preferita preparata con felicità dalla nonna per vedere ancora apprezzate antiche ricette. Ci portano nella magia del passato quando seduti sulle loro ginocchia ci raccontano le storie e quando siamo più grandi sanno consolarci quando non ci sentiamo capiti o rispettati. Sono un porto sicuro dove si può trovare riparo nel viaggio della vita. I nonni che se gli dici ti voglio bene si commuovono. I giovani che le emozioni non le fanno vedere perché se piangi sei una checca o una femminuccia pallosa. I nonni che di rispetto ne hanno sempre, anche con i nipoti, e non si arrabbiano mai se li chiamiamo vecchi perché in fondo quel che importa è essere cercati. Richiudendo le pagine di questo racconto vorrei dire grazie : per essere stati prima di tutto alleati, per le carezze e i sorrisi, per avermi ricordato l’amore con un abbraccio senza fine. RELAZIONE LUCIA E ESPEDITO RELAZIONE DIDI LUCIA E ESPEDITO Concludono questo congresso Lucia, stremata dal silenzio al quale si è adeguata per lasciare la parola a tutti i relatori, ed Espedito, che ha accettato di buon grado di seguirla in questa esposizione. Come un treno in piena corsa, interrotta solo dagli interventi di Espedito che ne ha seguito indubbiamente lo stile, Lucia è stata irrefrenabile sino alla conclusione, inchiodando tutti, come è solita fare, con una dialettica travolgente. Ne indichiamo alcuni momenti salienti. Lucia “… anche perché io sono vecchia! Ed ho sempre detestato sentirmi dire “anziana”! è una parola che non sopporto! Perché o si è giovanili (cioè, anziani) o si è vecchi per età senza vergogna. Ma cosa contano gli anni se non sono pieni di vita? E a volte anche 48 anni sono tanto pieni di vita da dire che sono 50! Occorrono le rughe per dimostrarlo? No, ora più nessuno è vecchio! Le rughe: o la deficienza le trattiene increspate sulla corteccia cerebrale o ce ne sono tante che formano una ragnatela. E quando si fanno i percorsi affettivi, giusto è un affetto per l’effetto delle rughe! Ma ci abbiamo messo il cuore per un tessuto che non diventasse pietra, ma dimostrasse i viottoli della nostra vita. La libertà! Oggi. Nonno. Nonna. Liberi. Da impegni. In quanto le anche non possono più ballare, i piedi sono stanchi e non possono più correre. Le orecchie... si è consumata l’energia della paura. Certo! E qualche volta l’udito diminuisce perché ci sono troppe stronzate dentro e non basta il cerume per attutire il rumore. Occhi stanchi. Cataratte. E d’altra parte quando una macchina ha il motore che ha fatto tanti giri, si fa la revisione. Che è la cataratta… a una certa età loro scrivono “cataratta”. Ti è di diritto. A 70 anni. All’Amplifon. Alla dentiera. Ai capelli... ai diritti che per arrivare ad essere vecchi, abbiamo incluso i doveri. La menopausa esiste perché si finisce un mondo per scoprirne uno meraviglioso dentro. Sempre che il timo abbia lavorato bene. Ci ritrovi gli amici, i parenti... perché li hai goduti, frequentati... e dove va? Metabolicamente tutto quello che incontriamo nella vita, dove va? Nell’intestino tenue! Energeticamente possiamo già andare in menopausa a 42 anni... energeticamente! 42 perché 4+2=6… e 6 significa basta, fine! Energeticamente. Perché è finita l’energia. Gli ovociti sono roba secca, avanzata. Non usata volentieri. Parliamo delle scalmane! Mi avete chiesto “Lucia, orgasmo maschile e femminile sono uguali?” No! aspettate la menopausa e avrete quello maschile. Se mi dice due parole… gli faccio trovare anche la cena pronta! Due parole nell’orecchio... me l’ha chiesta... Quando manca l’energia nell’uomo è dopo averlo fatto! Se non ce l’ha per farlo, l’ha già fatto! non vi fidate! “Sono stanco, sono senza energia”… Ma l’uomo non crede all’energia e quando non può farlo non ha energia! Da dove arriva questa parola? Immaginate quanta economia crea il sesso femminile! Pannolini, pannolotti... e poi, il burro cacao! Ma se non ci fosse il burro cacao... una volta si chiamava “richiamo sessuale”, ora è burro cacao (cioè, secchezza). Poi c’è la ginecologa ecc. Poi, la scontentezza ti fa cambiare tutta la casa, il colore dei capelli, ti dà il brillante al dito. Se non ci fosse la donna che fa girare i soldi… Allora, chiedo “Dottore (rivolgendosi a Espedito), secondo il suo parere di medico, cosa comporta la menopausa e prolungare la menopausa?” . “Io sono in difficoltà... sono nel corpo di un uomo. E penso sempre alla stessa cosa. Quando l’uomo torna a casa e non ha fame, o è malato o ha già mangiato. Non c’è storia. È fisiologico. (…) Il timo... come Lucia faccia a sapere questo in anticipo, per me è un mistero! Il timo diventa fibrotico, cioè non funziona più. L’ultima scoperta è che il timo smetta la sua produzione quando in circolo ci sono gli ormoni sessuali. E smetta perché ha assolto la sua funzione primaria. Negli adulti castrati, il timo ingrossa fino a diventare massa anomala e comprime lo sterno. La menopausa è un elemento fisiologico da vivere come tale. Viene medicalizzata per un business che ci guadagna. Il dosaggio ormonale... a cosa serve? Se sei in menopausa, gli ormoni non ci sono. Alle donne che ritardavano mestruazioni non arrivava l’osteoporosi, smessa la pillola tornavano allo stesso livello delle altre donne che non prendevano gli ormoni. Sulle caldane... non sono aumenti di calore. L’aumento di temperatura è ripristinare un momento di alterazione. Per chi non è stata riscaldata, nel momento che voleva. In menopausa, gli ovociti non funzionano più solo perché l’ovulo smette di funzionare. Se una donna vuole rimanere donna, deve aumentare di volume.” “Ma alla donna in menopausa viene consigliata una corretta alimentazione e praticare dello sport.” “Non entra in contrasto con quello che hai detto. L’osteoporosi non crea dolori, è una perdita di calcio da parte delle ossa. Che dipende dall’ormone paratiroideo che non ha niente a che fare con il calcio dell’osso. Gli estrogeni creano questo meccanismo. Se hai una menopausa normale, non hai l’osteoporosi e ti consigliano calcio e sole. Io ho portato lastre di donne pugliesi che hanno l’osteoporosi ma non hanno mai fratture. Riuscire con dignità ad accettare un passaggio, il tempo che si muove. Il problema è che vecchiaia e anzianità vengono fatte vivere al negativo. (...) L’andropausa. Perché Claudio voleva sapere come regolarsi d’ora in poi, l’andropausa a differenza della menopausa non è un evento che ha un inizio. È un nome inventato per dare una definizione del lento progressivo decadimento della funzione sessuale dell’uomo. L’andropausa non è niente di conclamato o conclamabile. Gli uomini perdono questo potere. E da lì cominciano i problemi: è la “sindrome delle ultime cartucce”. La differenza di sostanza fra menopausa e andropausa è questa: l’uomo sempre dice vuoi ma non sempre puoi, la donna dice non vuoi ma sempre puoi!” Espedito Lucia Espedito “Dove è scritto che la donna in menopausa Lucia rallenta l’attività sessuale? Quando uomo e donna per età… c’è uno scambio di ruoli: noi donne aspettiamo, stiamo a casa e diventiamo donne; lui entra e cerca le ciabatte e noi cerchiamo i tacchi per andarcene fuori. Non ci siamo mai incontrati.” “L’unico problema che gli uomini hanno in andropausa è l’incremento costante del colesterolo. Il colesterolo è l’unica sostanza che non viene degradata, non ha via di sintesi, ma solo di eliminazione. L’unico momento di eliminazione del colesterolo è attraverso l’uso degli ormoni sessuali. La sana vita sessuale. Se non c’è, aumenta il colesterolo. Che è alla base delle malattie che affliggono l’uomo. Il colesterolo si inserisce nei vasi sanguigni, se non ho vasi che lavorano, il colesterolo non usato si deposita e crea problemi. Le statine sarebbero dei farmaci per ridurre il colesterolo nel sangue. Riducendo il colesterolo si blocca tutto. Dal colesterolo deriva tutto: ormoni sessuali, cortisone e cortisolo (eliminando aumenta la non tolleranza al dolore). (...) Eliminare il colesterolo è dannoso. L’andropausa porta il tumore prostatico. (...) Se non ho una sana attività sessuale, tutto questo ristagna lì. Il PSA non serve a nulla.” “Per questo occorre un sano rapporto sessuale. Due persone che raggiungono anche l’età… andropausa o menopausa, ma c’è un sano rapporto sessuale. C’è l’intesa dell’esperienza. Un’intesa che non può essere occasionale perché arriva da 20 anni di vita insieme. Allora ci si amalgama, ci si comprende, ci si abbandona e se si fallisce una sera ci si dà un bacio e si pensa “che bei ricordi” e non c’è il dramma. Quello è amore. Quando ho detto che l’amore quando c’è stato anche quando non c’è continua nel cuore per quella persona... ne manca la forma, ma non l’energia. Quella assorbita, nessuno ce la porta via. Sono i ricordi, le scaramucce. I ricordi nutrono i polmoni che sono protettori del cuore, e anche al solo pensiero il cuore può battere! Andropausa. Menopausa. Cultura. Credo che anche la nostra sessualità non ha fine, non cambia sfumature o maniera... né cambia il modo. E credo che non avendo più con l’età un partner, ma sapendo che dentro c’è… quanto meglio invecchiamo perché c’è stato un uomo dentro di noi! E quanto invecchia l’uomo che è stato dentro una donna. È energia. Non finisce. È un’illusione dimenticare. Se uno dimentica è perché non ha mai amato. Chi ha amato non potrà mai dimenticare quella persona. Che sia maschile. Che sia femminile. Ricordi… averli per una menopausa e anche da viverla da soli. Perché siamo ricchi dentro. La ricchezza che è l’amore che 30 anni insieme di lotta hanno suggellato. Contesto l’uomo che si mette il profumo. Lui emana profumo di energia e quello eccita la donna. E l’uomo ha anche i baffi. Ma cosa significano? Frenano l’odorato. La donna sente l’odore di bruciato… legno, ciocco, fuoco, vita... sente l’odore di bruciato e si apre. L’uomo mette i baffi per darsi importanza. La donna mette la frangia per coprire la tristezza. Poi, le collane per la solitudine. Lui ha la sciarpa per la cervicale e lei ha mal di gola: lui ha una tensione nel retto, lei sputa i rospi. La donna, il profumo lo mette dietro le orecchie, così l’uomo lo sente… ma la sera preferisce il pesce crudo... Io sono in menopausa da tanti anni, vi sembro in menopausa? Vuol dire che i ricordi lubrificano ancora. E la sana attività sessuale fatta con il pensiero! Seduta... significa che il sedere serve per alzarsi in piedi ed andare avanti. Il cuore per vivere di ricordi che formano l’energia. E la lingua attraverso i ricordi si apre verso l’esterno e si diventa LUCIA. Però, bisogna parlare, informare, insegnare, fare. Con una mano che deve lavorare perché al centro della mano c’è l’energia del cuore.” Espedito Lucia Il nuovo numero telefonico è il seguente: 040/2528006 La sede legale di Via Blaserna 3, 34074 Monfalcone (GO), i dati fiscali, il numero di fax e gli indirizzi e-mail restano invariati. da prenotare e saldare direttamente a Semiste S.a.s. Per questo nuovo progetto stiamo selezionando persone motivate e disposte a spostarsi, con una buona conoscenza della lingua inglese e con una conoscenza approfondita del Metodo, che abbiano quindi frequentato i corsi Studi di Riflessologia Applicata 1-2-3, Massaggio Linfodrenante Strutturale, Studio dei Rapporti Segmentari del Corpo, Completamento del Sistema Articolare e l’intero Percorso Caratteriale. Per informazioni e dettagli contattateci al numero: +39 3311889078. Grande curiosità ha fatto sorgere l’annuncio di questo nuovo corso tenuto da Lucia. E si ripete, come sempre è stato nel passato, quella consuetudine di iscriversi …”al buio”, non perché non se ne sia parlato, ma perché i dettagli li conosceremo solo alla fine del terzo giorno del corso. Sapete quante volte Lucia mi ha fatto scrivere pagine e pagine di annotazioni, per poi non consultarne nemmeno una? Lei è così, e si adatta camaleonticamente alla platea ed al momento. Poi la materia viene svolta sempre integralmente, ma le sfumature, le improvvisazioni e le parentesi abbondano. E sicuramente, oltre naturalmente al suo “sapere”, sono queste le caratteristiche di lei che affascinano e la rendono sempre nuova, anche con lo stesso corso svolto una settimana dopo. Questa Officina cosa ci promette? Sicuramente di rendere più preciso il nostro lavoro, di migliorarlo, di avere meno dubbi nell’analisi e nell’impiego delle manualità, di offrire una professionalità alla quale difficilmente si possa rinunciare. Ma tutto ciò voi lo sapete già. Testimonianza ne sono le numerose presenze che avete già fissato. E Lucia ha tutta l’intenzione di premiare questa fiducia, sicuramente guadagnata da lei, ma anche ampiamente riconosciuta da tutti voi. PACCHETTO A: solo congresso 03 MARZO 2013 costo 165,00 € (iva inclusa) PER CHI PRENOTA E SALDA ENTRO IL 31.12.2012 PACCHETTO B: congresso + pranzo del 03.03 QUOTA SPECIALE 150,00 € (iva inclusa) costo 193,00 € (iva inclusa) PER CHI PRENOTA E SALDA ENTRO IL 31.12.2012 QUOTA SPECIALE 178,00 € (iva inclusa) per il pranzo è previsto buffet con posti a sedere comprensivo di antipasto, primo caldo, verdure e insalate, dolci, acqua minerale e caffè. |02 per i pernottamenti 03 MARZO 2013 contattare la nostra agenzia di riferimento 5 STARS TRAVEL di Trieste di Mitja Rustia ai seguenti recapiti: tel. 040 3402975 / 040 3225190 ˮ email: [email protected] fax: 040 300477 LA SEGRETERIA informa Care amiche e amici, ben ritrovati dopo la pausa estiva!!! Veniamo subito ad alcune novità in merito alle date dei nostri corsi. Per motivi organizzativi alcune date pubblicate sul calendario 2012/2013 sono state modificate: il corso Studi di Riflessologia Applicata 1 di Venezia è stato posticipato a fine novembre e si svolgerà dal 24 al 26 novembre 2012. Di conseguenza Studi di Riflessologia Applicata 2 di Venezia è stato posticipato a febbraio e si terrà dal 02 al 04 febbraio 2013. mentre Studi di Riflessologia Applicata 3 di Venezia è stato posticipato a marzo e si terrà dal 23 al 25 marzo 2013. Il percorso strutturale del Laboratorio di Valutazione Comparata e delle Tecniche di Intervento 1-2-3-4-5 che sarebbe dovuto partire a settembre è stato posticipato a gennaio nelle stesse date in cui erano programmate Tecniche 3-4-5 e precisamente: 26-28.01.2013 16-18.03.2013 04-06.05.2013 Laboratorio di valutazione comparata Tecniche di intervento sui meccanismi 1 Tecniche di intervento sui meccanismi 2 A Firenze è stata aggiunta una data per il corso Massaggio Viscerale Avanzato che si terrà dal 01 al 03 dicembre 2012. Abbiamo aggiunto anche due corsi a Savona, che si svolgeranno come abitualmente presso l’albergo Mare Hotel: 03-05.11.2012 Studi di Riflessologia Applicata 3 16-18.02.2013 Massaggio Linfodrenante Strutturale Come di consueto tutte le notizie e gli aggiornamenti si trovano sul nostro sito www.metodoluciatorricianci.it nella sezione flash news, oppure nel calendario corsi. La Segreteria è a Vostra disposizione dal lunedì al venerdì con orario continuato dalle 9.00 alle 17.00. Arrivederci a presto! La Segreteria Semiste DIARIO DI UN racconta CONGRESSO ESSERE SINGLE E NON AVER AVUTO FIGLI Milena Yvonne Claudio l’officina di Lucia Stazione di Prosecco 36/a 34010 Sgonico (TS) BUON CONGRESSO | 02 convenzioni per il congresso comunicazione Dal 01/09/2012 la sede operativa della SEMISTE S.a.s. si è trasferita insieme ad Alius S.r.l. in provincia di Trieste al seguente indirizzo: Proviamo ad andare oltre... anno III° - settembre 2012 - N° 3 34010 Sgonico (Ts) Noi tocchiamo la vita con i sensi credendo che il nostro campo percettivo sia il limite dell’umano, non permettendo al nostro essere di lasciarsi trasportare dal suono delle sensazioni e dalla magia dell’intuito... Semiste S.a.s. sede legale: Via Blaserna 3 34074 Monfalcone (Go) p.iva 01105650319 unità locale: Stazione di Prosecco 36/a tel.+39 040 252 800 6 Fax. +39 0481 190 200 1 [email protected] www.metodoluciatorricianci.it Per anni ci siamo domandati se e come potesse essere possibile inserire il nostro metodo di lavoro in un ambiente dove il tempo e il soggetto sono vittime della spersonalizzazione e della fretta. A questa domanda non ci è stato possibile rispondere fino ad oggi, momento in cui abbiamo avuto l’opportunità di sperimentare e sperimentarci in una nuovo dimensione: quella delle Spa. In una splendida cornice come quella del Lago di Garda vi presentiamo la prima Spa in Italia che integra il MLTC con il mondo dei centri benessere. Dopo mesi di lavoro del nostro staff e di quello della Spa 111 dell’Hotel Lido Palace, vi presentiamo “L’Anima”, il cui nome stesso è omaggio al cuore dell’esperienza proposta: l’individualità. “L’Anima” stravolge la comune idea di percorso benessere. Qui la persona è considerata in quanto tale, quindi unica; uniche saranno quindi anche le modalità per rigenerarsi e riacquisire equilibrio. I clienti, infatti, non scelgono i percorsi a priori, ma vengono opportunamente indirizzati dall’operatore, il quale per la prima volta in una Spa ha il preciso compito di valutare i bisogni primari del soggetto in questione. Inserire il Metodo in una Spa significa trasformarlo in un percorso capace di enfatizzare ogni singolo passaggio: i tempi dedicati a ciascuna fase si dilatano e sospendono l’individuo dalla quotidianità, immergendolo in un contesto fisico e sensoriale diverso. Il passaggio nelle zone umide della Spa aggiunge benefici anche estetici immediati e un’azione più profonda degli oli essenziali. I cinque percorsi, Leggero Spazio, Fresco Calore, Aurea Vita, Libero Respiro e Pura Trasparenza, sono strutturati per incontrare le precise esigenze del momento del singolo individuo, seguito e attentamente valutato dall’operatore. In tutti i percorsi le valutazioni sono di tipo strutturale, riflessologico ed emotivo. In conclusione, “L’Anima” sviluppa un percorso aromacologico mirato, personalizzato, e con il preciso intento di riequilibrare gli stati psico-emotivi alterati. Tutto questo lo trovate presso: l’Hotel Lido Palace, in Viale Carducci 10 a Riva del Garda. Noi viviamo attraverso la tangibilità delle cose e degli eventi, mentre l’intero universo di vibrazioni danza attorno a noi rappresentando lo scenario che crediamo essere la realtà’. Non è possibile protocollare in assoluto motivazioni e situazioni che inducono un individuo a scegliere o subire la solitudine, poiché infinite variabili rendono ogni singolo caso unico e a se stante; ma cercheremo comunque di evidenziare ciò che sembra accomunare e al tempo stesso differenziare tale posizione. Innanzitutto consideriamo “Le paure”. Gli uomini sono allarmati dai numerosi conflitti presenti nelle famiglie e nelle coppie che li circondano, per la gestione di una eventuale famiglia, perché temono da una parte una scarsità di cure e attenzioni e dall’altra una obbligatorietà, per la notevole frequenza dei tradimenti. Le donne invece sono allarmate per gli impegni eccessivi, poichè la consapevolezza che probabilmente si accolleranno il triplice ruolo di donna moglie, donna casalinga, donna operaia o impiegata le spaventa; per la paura dell’infedeltà che fa temere la sofferenza affettiva; per il timore di aver studiato per niente poiché il matrimonio potrebbe essere un ostacolo nel mondo del lavoro; per i dubbi sulla propria capacità di diventare un giorno una buona mamma, deludendo così le proprie aspettative e quelle del proprio partner. I single per scelta, alla cui tipologia potrebbero appartenere tutti quegli uomini e quelle donne che hanno difficoltà ad instaurare un legame duraturo o, come spesso si dice “serio”, perché vivono con timore, se non con vero terrore, la possibilità di perdere la propria indipendenza, che sentono quindi un legame importante come una potenziale gabbia. I single per necessità, che sono costituiti da uomini e donne che non hanno scelto liberamente questa condizione ma che, per motivi vari, vi sono o si sentono costretti. Le motivazioni possono essere molteplici: malattie che hanno una notevole influenza sulla sessualità, come l’impotenza, la frigidità, l’eiaculazione precoce ecc.; problematiche psicologiche di un certo rilievo come le gravi caratteropatie, le nevrosi notevolmente invalidanti e le psicosi; malattie organiche o traumatiche d’un certo rilievo come la cecità, la sordità, il ritardo mentale, le condizioni di grave paresi o spasticità; la presenza d’un corpo o un viso molto sgraziato; la presenza di particolari e gravi handicap di tipo sociale, dovuti a rilevanti procedimenti penali, tossicodipendenza, alcoolismo o condotte morali particolarmente deplorevoli; difficili o precarie situazioni economiche. Come l’estrema povertà o la mancanza di lavoro stabile. I single per comodità nascono, soprattutto, da una condizione giovanile apparentemente invidiabile. Vivere nella casa dei genitori fino a tarda età significa avere ogni giorno, gratuitamente, pasti sempre pronti e caldi. Vivere nella casa dei genitori significa non pagare affitti, mutui nè bollette. I single infantili, chiamati anche “single da sindrome di Peter Pan”. Anche questa è una categoria sempre più numerosa. Si tratta soprattutto di maschi, ma anche di donne, che non sono stati aiutati a sviluppare nella vita la necessaria grinta e il desiderio di autonomia a causa di un’educazione troppo dolce, tenera e permissiva. Un’educazione detta “alla Nutella”. I single spaventati, gruppo costituito da giovani notevolmente spaventati e scoraggiati dall’attuale realtà nella quale sono inseriti o che osservano attorno a loro. Per questi giovani i messaggi che arrivano dall’ambiente sociale che li circonda sono notevolmente allarmanti per quanto riguarda il matrimonio e la costruzione d’una nuova realtà familiare. I single “di ritorno” sono tutti quegli uomini e donne che avevano contratto un matrimonio o una stabile convivenza ma che per motivi vari si sono separati andando ad incrementare il numero delle persone sole. I single traumatizzati. Questo gruppo è composto da soggetti che hanno avuto una vita affettivo– relazionale spesso molto coinvolgente, che li ha portati a rapporti amorosi ricchi d’intimità, sessualità e disponibilità all’altro ma che, per vari eventi come l’infedeltà, il progressivo estraniamento dell’altro, un’accesa conflittualità, sono stati costretti a rompere un legame importante. Questo dolore ed il trauma subìto rendono queste persone affettivamente frigide e quindi momentaneamente incapaci di qualunque ulteriore coinvolgimento emotivo. Il nuovo numero telefonico è il seguente: 040/2528006 La sede legale di Via Blaserna 3, 34074 Monfalcone (GO), i dati fiscali, il numero di fax e gli indirizzi e-mail restano invariati. da prenotare e saldare direttamente a Semiste S.a.s. Per questo nuovo progetto stiamo selezionando persone motivate e disposte a spostarsi, con una buona conoscenza della lingua inglese e con una conoscenza approfondita del Metodo, che abbiano quindi frequentato i corsi Studi di Riflessologia Applicata 1-2-3, Massaggio Linfodrenante Strutturale, Studio dei Rapporti Segmentari del Corpo, Completamento del Sistema Articolare e l’intero Percorso Caratteriale. Per informazioni e dettagli contattateci al numero: +39 3311889078. Grande curiosità ha fatto sorgere l’annuncio di questo nuovo corso tenuto da Lucia. E si ripete, come sempre è stato nel passato, quella consuetudine di iscriversi …”al buio”, non perché non se ne sia parlato, ma perché i dettagli li conosceremo solo alla fine del terzo giorno del corso. Sapete quante volte Lucia mi ha fatto scrivere pagine e pagine di annotazioni, per poi non consultarne nemmeno una? Lei è così, e si adatta camaleonticamente alla platea ed al momento. Poi la materia viene svolta sempre integralmente, ma le sfumature, le improvvisazioni e le parentesi abbondano. E sicuramente, oltre naturalmente al suo “sapere”, sono queste le caratteristiche di lei che affascinano e la rendono sempre nuova, anche con lo stesso corso svolto una settimana dopo. Questa Officina cosa ci promette? Sicuramente di rendere più preciso il nostro lavoro, di migliorarlo, di avere meno dubbi nell’analisi e nell’impiego delle manualità, di offrire una professionalità alla quale difficilmente si possa rinunciare. Ma tutto ciò voi lo sapete già. Testimonianza ne sono le numerose presenze che avete già fissato. E Lucia ha tutta l’intenzione di premiare questa fiducia, sicuramente guadagnata da lei, ma anche ampiamente riconosciuta da tutti voi. PACCHETTO A: solo congresso 03 MARZO 2013 costo 165,00 € (iva inclusa) PER CHI PRENOTA E SALDA ENTRO IL 31.12.2012 PACCHETTO B: congresso + pranzo del 03.03 QUOTA SPECIALE 150,00 € (iva inclusa) costo 193,00 € (iva inclusa) PER CHI PRENOTA E SALDA ENTRO IL 31.12.2012 QUOTA SPECIALE 178,00 € (iva inclusa) per il pranzo è previsto buffet con posti a sedere comprensivo di antipasto, primo caldo, verdure e insalate, dolci, acqua minerale e caffè. |02 per i pernottamenti 03 MARZO 2013 contattare la nostra agenzia di riferimento 5 STARS TRAVEL di Trieste di Mitja Rustia ai seguenti recapiti: tel. 040 3402975 / 040 3225190 ˮ email: [email protected] fax: 040 300477 LA SEGRETERIA informa Care amiche e amici, ben ritrovati dopo la pausa estiva!!! Veniamo subito ad alcune novità in merito alle date dei nostri corsi. Per motivi organizzativi alcune date pubblicate sul calendario 2012/2013 sono state modificate: il corso Studi di Riflessologia Applicata 1 di Venezia è stato posticipato a fine novembre e si svolgerà dal 24 al 26 novembre 2012. Di conseguenza Studi di Riflessologia Applicata 2 di Venezia è stato posticipato a febbraio e si terrà dal 02 al 04 febbraio 2013. mentre Studi di Riflessologia Applicata 3 di Venezia è stato posticipato a marzo e si terrà dal 23 al 25 marzo 2013. Il percorso strutturale del Laboratorio di Valutazione Comparata e delle Tecniche di Intervento 1-2-3-4-5 che sarebbe dovuto partire a settembre è stato posticipato a gennaio nelle stesse date in cui erano programmate Tecniche 3-4-5 e precisamente: 26-28.01.2013 16-18.03.2013 04-06.05.2013 Laboratorio di valutazione comparata Tecniche di intervento sui meccanismi 1 Tecniche di intervento sui meccanismi 2 A Firenze è stata aggiunta una data per il corso Massaggio Viscerale Avanzato che si terrà dal 01 al 03 dicembre 2012. Abbiamo aggiunto anche due corsi a Savona, che si svolgeranno come abitualmente presso l’albergo Mare Hotel: 03-05.11.2012 Studi di Riflessologia Applicata 3 16-18.02.2013 Massaggio Linfodrenante Strutturale Come di consueto tutte le notizie e gli aggiornamenti si trovano sul nostro sito www.metodoluciatorricianci.it nella sezione flash news, oppure nel calendario corsi. La Segreteria è a Vostra disposizione dal lunedì al venerdì con orario continuato dalle 9.00 alle 17.00. Arrivederci a presto! La Segreteria Semiste DIARIO DI UN racconta CONGRESSO ESSERE SINGLE E NON AVER AVUTO FIGLI Milena Yvonne Claudio l’officina di Lucia Stazione di Prosecco 36/a 34010 Sgonico (TS) BUON CONGRESSO | 02 convenzioni per il congresso comunicazione Dal 01/09/2012 la sede operativa della SEMISTE S.a.s. si è trasferita insieme ad Alius S.r.l. in provincia di Trieste al seguente indirizzo: Proviamo ad andare oltre... anno III° - settembre 2012 - N° 3 34010 Sgonico (Ts) Noi tocchiamo la vita con i sensi credendo che il nostro campo percettivo sia il limite dell’umano, non permettendo al nostro essere di lasciarsi trasportare dal suono delle sensazioni e dalla magia dell’intuito... Semiste S.a.s. sede legale: Via Blaserna 3 34074 Monfalcone (Go) p.iva 01105650319 unità locale: Stazione di Prosecco 36/a tel.+39 040 252 800 6 Fax. +39 0481 190 200 1 [email protected] www.metodoluciatorricianci.it Per anni ci siamo domandati se e come potesse essere possibile inserire il nostro metodo di lavoro in un ambiente dove il tempo e il soggetto sono vittime della spersonalizzazione e della fretta. A questa domanda non ci è stato possibile rispondere fino ad oggi, momento in cui abbiamo avuto l’opportunità di sperimentare e sperimentarci in una nuovo dimensione: quella delle Spa. In una splendida cornice come quella del Lago di Garda vi presentiamo la prima Spa in Italia che integra il MLTC con il mondo dei centri benessere. Dopo mesi di lavoro del nostro staff e di quello della Spa 111 dell’Hotel Lido Palace, vi presentiamo “L’Anima”, il cui nome stesso è omaggio al cuore dell’esperienza proposta: l’individualità. “L’Anima” stravolge la comune idea di percorso benessere. Qui la persona è considerata in quanto tale, quindi unica; uniche saranno quindi anche le modalità per rigenerarsi e riacquisire equilibrio. I clienti, infatti, non scelgono i percorsi a priori, ma vengono opportunamente indirizzati dall’operatore, il quale per la prima volta in una Spa ha il preciso compito di valutare i bisogni primari del soggetto in questione. Inserire il Metodo in una Spa significa trasformarlo in un percorso capace di enfatizzare ogni singolo passaggio: i tempi dedicati a ciascuna fase si dilatano e sospendono l’individuo dalla quotidianità, immergendolo in un contesto fisico e sensoriale diverso. Il passaggio nelle zone umide della Spa aggiunge benefici anche estetici immediati e un’azione più profonda degli oli essenziali. I cinque percorsi, Leggero Spazio, Fresco Calore, Aurea Vita, Libero Respiro e Pura Trasparenza, sono strutturati per incontrare le precise esigenze del momento del singolo individuo, seguito e attentamente valutato dall’operatore. In tutti i percorsi le valutazioni sono di tipo strutturale, riflessologico ed emotivo. In conclusione, “L’Anima” sviluppa un percorso aromacologico mirato, personalizzato, e con il preciso intento di riequilibrare gli stati psico-emotivi alterati. Tutto questo lo trovate presso: l’Hotel Lido Palace, in Viale Carducci 10 a Riva del Garda. Noi viviamo attraverso la tangibilità delle cose e degli eventi, mentre l’intero universo di vibrazioni danza attorno a noi rappresentando lo scenario che crediamo essere la realtà’. Non è possibile protocollare in assoluto motivazioni e situazioni che inducono un individuo a scegliere o subire la solitudine, poiché infinite variabili rendono ogni singolo caso unico e a se stante; ma cercheremo comunque di evidenziare ciò che sembra accomunare e al tempo stesso differenziare tale posizione. Innanzitutto consideriamo “Le paure”. Gli uomini sono allarmati dai numerosi conflitti presenti nelle famiglie e nelle coppie che li circondano, per la gestione di una eventuale famiglia, perché temono da una parte una scarsità di cure e attenzioni e dall’altra una obbligatorietà, per la notevole frequenza dei tradimenti. Le donne invece sono allarmate per gli impegni eccessivi, poichè la consapevolezza che probabilmente si accolleranno il triplice ruolo di donna moglie, donna casalinga, donna operaia o impiegata le spaventa; per la paura dell’infedeltà che fa temere la sofferenza affettiva; per il timore di aver studiato per niente poiché il matrimonio potrebbe essere un ostacolo nel mondo del lavoro; per i dubbi sulla propria capacità di diventare un giorno una buona mamma, deludendo così le proprie aspettative e quelle del proprio partner. I single per scelta, alla cui tipologia potrebbero appartenere tutti quegli uomini e quelle donne che hanno difficoltà ad instaurare un legame duraturo o, come spesso si dice “serio”, perché vivono con timore, se non con vero terrore, la possibilità di perdere la propria indipendenza, che sentono quindi un legame importante come una potenziale gabbia. I single per necessità, che sono costituiti da uomini e donne che non hanno scelto liberamente questa condizione ma che, per motivi vari, vi sono o si sentono costretti. Le motivazioni possono essere molteplici: malattie che hanno una notevole influenza sulla sessualità, come l’impotenza, la frigidità, l’eiaculazione precoce ecc.; problematiche psicologiche di un certo rilievo come le gravi caratteropatie, le nevrosi notevolmente invalidanti e le psicosi; malattie organiche o traumatiche d’un certo rilievo come la cecità, la sordità, il ritardo mentale, le condizioni di grave paresi o spasticità; la presenza d’un corpo o un viso molto sgraziato; la presenza di particolari e gravi handicap di tipo sociale, dovuti a rilevanti procedimenti penali, tossicodipendenza, alcoolismo o condotte morali particolarmente deplorevoli; difficili o precarie situazioni economiche. Come l’estrema povertà o la mancanza di lavoro stabile. I single per comodità nascono, soprattutto, da una condizione giovanile apparentemente invidiabile. Vivere nella casa dei genitori fino a tarda età significa avere ogni giorno, gratuitamente, pasti sempre pronti e caldi. Vivere nella casa dei genitori significa non pagare affitti, mutui nè bollette. I single infantili, chiamati anche “single da sindrome di Peter Pan”. Anche questa è una categoria sempre più numerosa. Si tratta soprattutto di maschi, ma anche di donne, che non sono stati aiutati a sviluppare nella vita la necessaria grinta e il desiderio di autonomia a causa di un’educazione troppo dolce, tenera e permissiva. Un’educazione detta “alla Nutella”. I single spaventati, gruppo costituito da giovani notevolmente spaventati e scoraggiati dall’attuale realtà nella quale sono inseriti o che osservano attorno a loro. Per questi giovani i messaggi che arrivano dall’ambiente sociale che li circonda sono notevolmente allarmanti per quanto riguarda il matrimonio e la costruzione d’una nuova realtà familiare. I single “di ritorno” sono tutti quegli uomini e donne che avevano contratto un matrimonio o una stabile convivenza ma che per motivi vari si sono separati andando ad incrementare il numero delle persone sole. I single traumatizzati. Questo gruppo è composto da soggetti che hanno avuto una vita affettivo– relazionale spesso molto coinvolgente, che li ha portati a rapporti amorosi ricchi d’intimità, sessualità e disponibilità all’altro ma che, per vari eventi come l’infedeltà, il progressivo estraniamento dell’altro, un’accesa conflittualità, sono stati costretti a rompere un legame importante. Questo dolore ed il trauma subìto rendono queste persone affettivamente frigide e quindi momentaneamente incapaci di qualunque ulteriore coinvolgimento emotivo.