Dispensa generale per la selezione di ispettore di
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Dispensa generale per la selezione di ispettore di
S.p.A. AUTOVIE VENETE Selezione per ispettore di cantiere jr. Giugno 2012 pag. 1 1 NORME TECNICHE DELLA SEGNALETICA STRADALE (vedi dispensa allegata) ........................................................................................................................ 2 2 IL CALCESTRUZZO ........................................................................................... 2 Introduzione .............................................................................................................. 2 2.1 Composizione del cls ................................................................................... 3 2.1.1 Il Cemento ................................................................................................ 4 2.1.2 Gli aggregati ............................................................................................. 6 2.1.3 L’acqua..................................................................................................... 7 2.2 Resistenza caratteristica del calcestruzzo .................................................... 8 2.3 Fattori che influenzano la resistenza del calcestruzzo ................................. 9 2.3.1 Quantità di cemento ................................................................................. 9 2.3.2 Gli inerti ................................................................................................... 9 2.3.3 Il rapporto acqua/cemento ...................................................................... 10 2.3.4 Le condizioni ambientali ........................................................................ 10 2.4 Classi di esposizione e durabilita’ .............................................................. 13 2.5 Acciai da cemento armato .......................................................................... 15 2.6 Principali prove sul calcestruzzo................................................................ 15 2.6.1 Compressione ......................................................................................... 15 2.6.2 Prova non distruttiva su calcestruzzo ..................................................... 15 2.6.3 Flessione................................................................................................. 15 2.6.4 Trazione indiretta, comunemente detta " Brasiliana " ........................... 16 2.6.5 Prelievo di campioni di calcestruzzo indurito ........................................ 16 2.6.6 Controlli sclerometrici su calcestruzzo in opera .................................... 16 2.6.7 Prelievo di campioni di calcestruzzo fresco in cantiere ......................... 16 2.6.8 Prova “Milano” ..................................................................................... 16 2.6.9 Misura della consistenza di un calcestruzzo (Slump-Test) .................... 16 2.6.10 Bleeding ............................................................................................. 16 2.6.11 Determinazione dei ritiro idraulico .................................................... 17 2.6.12 Pull – out ............................................................................................ 17 3 ALTO RENDIMENTO ....................................................................................... 18 3.1 Indagini stratigrafiche: Ground Penetrating Radar (G.P.R.) ...................... 18 3.2 Determinazione della portanza: Falling Weight Deflectometer (F.W.D.) . 19 3.3 Rilevazione della regolarità della pavimentazione: A.P.L. e C.L.P. .......... 20 3.3.1 Longitudinal Profile Analyser (A.P.L.) ................................................. 21 3.3.2 Class 1 Laser Profilometer (C.L.P.) ....................................................... 22 3.4 S.C.R.I.M.TEX .......................................................................................... 23 3.4.1 Caratteristiche dello SCRIM .................................................................. 23 3.4.2 Il Macrotexture Laser ............................................................................. 24 3.5 Visibilità della segnaletica orizzontale: Ecodyn ........................................ 24 4 NUOVE NORME TECNICHE PER LE COSTRUZIONI (D.M. Infrastrutture 14/01/2008 Circolare 02.02.2009 n°617/C.S.LL.PP.) ............................................... 26 5 SICUREZZA (D.Lgs 81/08) ............................................................................... 26 6 NORME GENERALI DI SICUREZZA PER L’ESECUZIONE DI LAVORI IN AUTOSTRADA (vedere dispensa allegata) .............................................................. 26 7 D.P.R. 207/2010 - TITOLI VIII e IX .................................................................. 26 S.p.A. AUTOVIE VENETE Selezione per ispettore di cantiere jr. Giugno 2012 pag. 2 1 NORME TECNICHE DELLA SEGNALETICA STRADALE (vedi dispensa allegata) 2 IL CALCESTRUZZO Introduzione Il notevole pregio riconosciuto al calcestruzzo dai suoi primi utilizzatori era la possibilità di ottenere rocce artificiali di qualsivoglia forma. Nella tecnica edilizia romana fu inventato e adoperato per la prima volta il cementizio, ossia una miscela di malta (calce mescolata con sabbia o pozzolana) e coementa, ossia sassi o schegge di pietra. Invece, durante il Medioevo, venne progressivamente dimenticata la tecnologia del calcestruzzo in favore di più semplici metodologie costruttive, sostituendo il legante cemento con grassello di calce. Solamente con l'avvento dell'età moderna fu possibile reintrodurre la tecnologia del cemento. Nel 1796 J. Parker (ri)scoprì che una determinata miscela di pietra triturata e cotta in forno è capace di far presa sott'acqua. Nel 1824 J. Aspdin scoprì che una determinata miscela aveva caratteristiche di resistenza del tutto simili alla pietra dell'isola di Portland (da cui il nome cemento Portland). Nel 1844 J.C. Johnson mise in evidenza l'importanza della Klinkerizzazione a 800-900 °C. Nel 1860 M Chatelier stabilì la composizione chimica del cemento consentendo così la produzione industrializzata del calcestruzzo. La notevole diffusione del calcestruzzo si è però avuta con l'avvento del cemento armato. Il composto infatti ha ottima resistenza a compressione ma scadente resistenza a trazione e questo ne ha limitato l'uso per millenni. Alla metà dell'800 si incominciò ad annegare barre di acciaio in una matrice di calcestruzzo, ottenendosi uno dei primi esempi di materiali compositi, composti nei quali due differenti materiali partecipano insieme per contribuire in modi diversi a resistere alle varie sollecitazioni. L'acciaio conferisce al composto quella resistenza alla trazione ed alla flessione, di cui è carente il calcestruzzo. Negli ultimi decenni la tecnologia del calcestruzzo si è notevolmente evoluta in seguito all'introduzione di aggiunte e additivi accessori, che vanno a modificare comportamento e prestazioni delle miscele; tale approccio è tipico della produzione industrializzata del calcestruzzo da parte di operatori e società specializzati nella sola produzione e consegna di tale materiale, che in tale modo solo in occasioni particolari o ambiti ristretti viene ancora confezionato nel cantiere. Un'ulteriore decisa evoluzione nell'utilizzo del materiale si ha nel passaggio da un criterio quantitativo della caratterizzazione delle miscele (sostanzialmente il contenuto di cemento) ad un criterio prestazionale basato su prove di rottura del materiale ottenuto e su una qualifica preliminare degli impasti. Ovviamente tale approccio va visto nell'ottica di una produzione industrializzata basata su impianti industriali, in genere esterni al singolo cantiere, e su una adeguata struttura tecnologica e gestionale. S.p.A. AUTOVIE VENETE Selezione per ispettore di cantiere jr. Giugno 2012 pag. 3 Il parametro cardine della resistenza del calcestruzzo è il rapporto acqua/cemento, ovvero a parità di contenuto di cemento risulta maggiormente resistente una miscela con un minore contenuto di acqua. Il contenuto teorico ottimale di acqua ai fini della resistenza sarebbe quello stechiometrico, pari a 0,28, che consiste nella sola acqua necessaria all'idratazione del legante. Nella realtà tale contenuto di acqua non consente di idratare tutta la massa di cemento perché, trattandosi di un rapporto stechiometrico (e quindi un rapporto 1:1 tra particelle d'acqua e di cemento), non è possibile garantire il contatto di ogni granello di cemento con ogni particella d'acqua. Un rapporto a/c così ridotto conduce pertanto a miscele talmente asciutte da avere l'aspetto di un terreno appena umido e quindi impossibili da lavorare. Si opera perciò con rapporti acqua/cemento più alti e tipicamente tra lo 0,45 e 0,65. Nel suddetto intervallo di valori, al diminuire del rapporto a/c si ha un aumento della durabilità dei manufatti, a discapito però della lavorabilità in fase di posa in opera. Per tale ragione, nelle miscele reali, operando con valori di a/c inferiori a 0,55-0,60 si ricorre all'uso di additivi chimici finalizzati ad indurre una maggiore fluidità della miscela a parità di contenuto di acqua. L'acqua citata nel rapporto acqua/cemento è l'acqua globalmente disponibile per l'idratazione, quindi può contribuire anche acqua libera contenuta negli aggregati bagnati o umidi. La quantità d'acqua contenuta nell'impasto influisce anche sulla maturazione del conglomerato cementizio: un rapporto molto elevato, superiore a 0,60 può indurre un'evaporazione intensa nella fase di presa del legante, generando delle micro lesioni all'interno del manufatto che ne possono pregiudicare il comportamento futuro. Appositi additivi servono anche ad impedire che ciò avvenga. Nei manuali, in particolare quelli più datati, per la confezione di un metro cubo di calcestruzzo si trova indicata una miscela composta all'incirca da 0.4 m³ di sabbia, 0.8 m³ di inerti grossi (ghiaia o pietrisco), dai 200 ai 400 kg di cemento a seconda delle caratteristiche meccaniche richieste e acqua nella misura del 40-50% in peso del cemento. Altro dato fondamentale per determinare le caratteristiche del moderno calcestruzzo è la qualità del cemento: vi sono diversi tipi di cemento per diverse esigenze, sostanzialmente classificati in base alla resistenza caratteristica del legante. Tale valore, espresso in Kg/cmq (o, nel S.I., in kN/mq), per il cemento convenzionale va dal valore 325 al valore 525. Maggiore è questo valore, maggiore sarà la resistenza del calcestruzzo (dosando saggiamente inerti e acqua), e maggiore sarà il costo complessivo dell'opera. Oggi si classifica la qualità del calcestruzzo non in base alla resistenza del solo legante ma a quella dell'intero agglomerato di legante, inerti e acqua solidificati. Una delle caratteristiche più importanti del calcestruzzo è la resistenza caratteristica (Rck), definita come quel particolare valore della resistenza a compressione al di sotto del quale ci si può atten-dere di trovare al massimo il 5% dell’insieme di tutti i valori delle resistenze di prelievo. 2.1 Composizione del cls Il calcestruzzo è un materiale lapideo artificiale composto con aggregati di diverse dimensioni (inerti) uniti da un legante idraulico (il cemento) la cui attivazione avviene grazie alle reazioni chimiche con l’acqua. Pertanto i componenti essenziali del cls sono: S.p.A. AUTOVIE VENETE Selezione per ispettore di cantiere jr. • • • Giugno 2012 pag. 4 Il cemento Gli aggregati (o inerti) L’acqua 2.1.1 Il Cemento Esistono diversi tipi di cemento, differenti per la composizione, per le proprietà di resistenza e durevolezza e quindi per la destinazione d'uso. Dal punto di vista chimico si tratta in generale di una miscela di silicati e alluminati di calcio, ottenuti dalla cottura di calcare, argilla e sabbia. Il materiale ottenuto, finemente macinato, una volta miscelato con acqua si idrata e solidifica progressivamente. Poiché la composizione chimica dei cementi è complessa, vengono usate terminologie specifiche per definirne le composizioni. I cementi utilizzati per confezionare il conglomerato cementizio normale, armato e precompresso, devono essere conformi alla norma EN 197-1. I cementi comuni conformi alla EN 197-1 sono suddivisi in 5 tipi principali: I => cemento Portland II => cemento Portland composito III => cemento d'altoforno IV => cemento pozzolanico V => cemento composito Il cemento Portland Il cemento portland è il tipo di cemento più utilizzato, ed è usato come legante nella preparazione del calcestruzzo. Fu inventato nel 1824 in Inghilterra dal muratore Joseph Aspdin e deve il nome alla somiglianza nell'aspetto con la roccia di Portland, un'isola nella contea di Dorset (Inghilterra). La fabbricazione del cemento Portland avviene in tre fasi: preparazione della miscela grezza dalle materie prime, produzione del clinker, preparazione del cemento. Le materie prime per la produzione del Portland sono minerali contenenti: ossido di calcio CaO (44%), ossido di silicio SiO2 (14,5%), ossido di alluminio Al2O3 (3,5%), ossido di ferro Fe2O3 (3%) e ossido di magnesio (1,6%). L'estrazione avviene in cave poste in prossimità della fabbrica, che in genere hanno già la composizione desiderata, mentre in alcuni casi è necessario aggiungere argilla o calcare, oppure minerale di ferro, bauxite o altri materiali residui di fonderia. Schema di forno KilnLa miscela viene riscaldata in un forno speciale costituito da un enorme cilindro (chiamato Kiln) disposto orizzontalmente con leggera inclinazione e ruotante lentamente. La temperatura cresce lungo il cilindro fino a circa 1480° centigradi; la temperatura è determinata in modo che i minerali si aggreghino ma non fondano e vetrifichino. Nella sezione a temperatura minore il carbonato di calcio (calcare) si scinde in ossido di calcio e biossido di carbonio (CO2). Nella zona ad alta temperatura l'ossido di S.p.A. AUTOVIE VENETE Selezione per ispettore di cantiere jr. Giugno 2012 pag. 5 calcio reagisce con i silicati a formare silicati di calcio (Ca2Si e Ca3Si). Si forma anche una piccola quantità di Alluminato di tricalcio (Ca3Al) e Alluminoferrite tetracalcica (Ca4AlFe). Il materiale risultante è complessivamente denominato clinker. Il clinker può essere conservato per anni prima di produrre il cemento, a condizione di evitare il contatto con l'acqua. cementi Portland speciali sono cementi che si ottengono allo stesso modo del Portland, ma che hanno caratteristiche differenti da questo a causa della diversa composizione percentuale dei componenti. Cementi Portland speciali Portland ferrico Il Portland ferrico è caratterizzato da un modulo dei fondenti pari a 0.64. Ciò significa che questo cemento è molto ricco di ferro. Si ottiene infatti introducendo ceneri di pirite o minerali di ferro in polvere. Questo tipo di composizione comporta dunque, oltre ad una maggior presenza di Fe2O3, una minor presenza di 3CaOAl2O3 la cui idratazione è quella che sviluppa più calore. È per questo motivo che i cementi ferrici sono particolarmente adatti per gettate in climi caldi. I cementi ferrici migliori sono quelli a basso modulo calcareo, essi contengono infatti una minor quantità di 3CaOSiO2, la cui idratazione produce la maggior quantità di calce libera (Ca(OH)2). Poiché la calce libera è il componente maggiormente attaccabile dalle acque aggressive, questi cementi, contenendone una minor quantità, sono più resistenti all'azione della acque aggressive. Cementi bianchi Contrariamente ai cementi ferrici, i cementi bianchi hanno un modulo dei fondenti molto alto, pari a 10. Essi conterranno dunque una percentuale bassissima di Fe2O3. Il colore bianco è dovuto appunto alla carenza di ferro che conferisce un colore grigiastro al Portland normale ed un grigio più scuro al cemento ferrico. Ma poiché Fe2O3 è il componente che permette la fusione nella fase di cottura, la sua azione fondente sarà ripristinata aggiungendo fondenti quali la fluorite (CaF2) e la criolite (Na3AlF6). Il cemento pozzolanico La Pozzolana è una fine cenere vulcanica estratta tradizionalmente a Pozzuoli, vicino a Napoli, sulle falde del Vesuvio, ma anche in diverse altre regioni vulcaniche. Già Vitruvio descriveva quattro tipi di pozzolana: nera, bianca, grigia e rossa. Miscelata con la calce (in rapporto due a uno) si comporta come il cemento pozzolanico e permette di preparare una buona malta, in grado di fare presa anche sott'acqua. Questa proprietà consente un impiego innovativo nella realizzazione di strutture in calcestruzzo, come avevano già ben compreso i Romani: l'antico porto di Cosa fu realizzato in pozzolana miscelata con calce appena prima dell'uso e gettata sotto l'acqua, probabilmente utilizzando un lungo tubo per depositarla sul fondo senza disperderla nell'acqua di mare. I tre moli sono ancora oggi visibili, con la parte subacquea ancora in buone condizioni dopo 2100 anni. La pozzolana è una pietra a S.p.A. AUTOVIE VENETE Selezione per ispettore di cantiere jr. Giugno 2012 pag. 6 natura acida, molto reattiva poiché molto porosa ed ottenibile a basso costo. Un cemento pozzolanico contiene all'incirca: 55-70% di clinker Portland 30-45% di pozzolana 2-4% di gesso Poiché la pozzolana reagisce con la calce (Ca(OH)2), si avrà una minor quantità di quest'ultima. Ma proprio perché la calce è il componente che viene attaccato dalle acque aggressive, il cemento pozzolanico sarà più resistente all'azione di queste. Inolre, siccome 3CaOAl2O3 è presente soltanto nella componente costituita dai clinker Portland, la gettata del cemento pozzolanico svilupperà un minor calore di reazione. Questo cemento è dunque utilizzabile in climi particolarmente caldi o per gettate di grandi dimensioni. Cemento siderurgico La pozzolana è stata in molti casi rimpiazzata da cenere di carbone proveniente dalle centrali termoelettriche, scorie di fonderia o residui ottenuti scaldando il quarzo. Questi componenti che prendono il nome di loppa vengono introdotti dal 35 fino all'80%. La percentuale di loppa può essere molto elevanta in quanto, essendo originata a partire da silicati, è un materiale potenzialmente idraulico. Essa deve però essere attivata in abiente alcalino, dunque in presenza di ioni OH-. È per questo motivo che deve essere presente almeno un 20% di cemento Portland normale. Per gli stessi motivi del cemento pozzolanico, anche il cemento siderurgico è maggiormente resistente alle acque aggressive e sviluppa minor calore durante la gettata. Un'altra caratteristica di questo materiale è la sua elevata basicità naturale, che lo rende particolarmente resistente alla corrosione atmosferica operata dai solfati. Cemento a presa rapida Il cemento a presa rapida, anche detto cemento romano, ha la caratteristica di rapprendere in pochi minuti dalla miscelazione con acqua. Si produce in modo simile al cemento Portland, ma con temperature di cottura inferiori. È indicato per piccoli lavori di fissaggio e riparazione, mentre non è adatto per opere maggiori, in quanto non si avrebbe il tempo per effettuare una buona gettata 2.1.2 Gli aggregati Gli inerti formano lo scheletro solido del calcestruzzo e ne costituiscono la percentuale prevalente in peso e volume: la loro qualità è determinante per la buona riuscita del calcestruzzo. Gli inerti devono riempire al massimo i vuoti dell’impasto, onde rendere minimo il volume occupato dal cemento. A questo scopo si usano inerti di diverso diametro: • Inerti a grana grossa (ghiaia o pietrisco) • Inerti a grana fine (sabbia) Per ottenere un buon calcestruzzo occorre che la miscela di inerti abbia una corretta granulometria, ottenuta mescolando in proporzioni opportune inerti di tipo diverso. S.p.A. AUTOVIE VENETE Selezione per ispettore di cantiere jr. Giugno 2012 pag. 7 Granulometria Il controllo della granulometria si fa tracciando la curva granulometrica della miscela, che si ottiene riportando in un diagramma, in funzione del diametro, la percentuale in peso degli inerti passanti in crivelli con fori di diametro crescente. Un criterio valido per giudicare la qualità della curva consiste nel verificare che essa sia contenuta all’interno di una zona (fuso di Fuller). Di seguito è riportato un diagramma di esempio con in ascissa le dimensioni dell’inerte e in ordinata la percentuale del passante, le curve in blu rappresentano il fuso e la curva in rosso la composizione da ottenere. Caratteristiche degli inerti L’influenza degli inerti sulla qualità dell’impasto è ovviamente legata anche alle loro qualità intrinseche: gli inerti grossi non devono essere costituiti da rocce tenere di bassa resistenza, mentre le sabbie dovrebbero essere di tipo siliceo piuttosto che calcareo. Inoltre gli inerti devono essere ben “puliti”, cioè privi di argilla e materie organiche che, interponendosi, possono ostacolare l’aderenza tra il cemento e l’inerte. 2.1.3 L’acqua L’acqua, combinandosi con il cemento nel fenomeno dell’idratazione, dà luogo alla “presa” che trasforma l’impasto in una massa solida. Tuttavia l’acqua deve svolgere anche la funzione di lubrificante nell’impasto, rendendolo sufficientemente fluido da essere lavorabile. S.p.A. AUTOVIE VENETE Selezione per ispettore di cantiere jr. Giugno 2012 pag. 8 Per questo motivo l’acqua impiegata nell’impasto deve essere in quantità superiore a quella strettamente necessaria per l’idratazione del cemento. Peraltro si deve tenere presente che all’aumentare dell’eccesso di acqua peggiorano sensibilmente le caratteristiche meccaniche del calcestruzzo. L’acqua da usare nell’impasto deve essere il più possibile pura, quando è possibile si consiglia quindi l’uso di acqua potabile. In particolare devono essere evitate acque contenenti percentuali elevate di solfati e le acque contenenti rifiuti di origine organica o chimica. La presenza di impurità infatti interferisce con la presa, provocando una riduzione della resistenza del conglomerato. Composizione media di un m3 di cls 2.2 Resistenza caratteristica del calcestruzzo Per il progetto delle opere in conglomerato cementizio armato,il calcestruzzo viene identificato mediante la resistenza convenzionale caratteristica a compressione misurata su provini cubici (lato 150 mm), Rck, definita come quel particolare valore della resistenza a compressione al di sotto del quale ci si può attendere di trovare al massimo il 5% della popolazione di tutti i valori delle resistenze di prelievo. La simbologia utilizzata per esprimere la classe di resistenza caratteristica del calcestruzzo in accordo alla EN 206 ed UNI 11104 è C x/y dove x ed y rappresentano rispettivamente il valore della resistenza a compressione su cilindri (diametro, d=150 mm e altezza, h= 300 mm), fck, e quello ottenuto su provini cubici, Rck, in N/mm2. La Tabella 1 riporta le classi di resistenza caratteristica previste per il calcestruzzo dalle due normative sopramenzionate unitamente al tipo di struttura cui sono destinate (opere in conglomerato cementizio non armato, a bassa S.p.A. AUTOVIE VENETE Selezione per ispettore di cantiere jr. Giugno 2012 pag. 9 percentuale di armatura1, armato e precompresso) e alla classificazione del conglomerato in accordo al Capitolo 5 delle Norme Tecniche per le Costruzioni. Come si può notare, il valore della resistenza meccanica a compressione misurata sui provini cilindrici con rapporto altezza/diametro pari a 2 risulta minore di quello che lo stesso calcestruzzo possiede se nelle prove di schiacciamento vengono utilizzati provini cubici. Rispetto ai provini cubici, quindi, quelli cilindrici forniscono, per un dato calcestruzzo, valori della resistenza meccanica a compressione più bassi. In linea di massima, si ammette che la resistenza a compressione su cilindri (fc) risulta all’incirca l’80% (l’83% in accordo alle Norme Tecniche sulle Costruzioni) di quella determinata impiegando provini cubici (Rc): fc = 0.83 Rc. Tabella 1. Classi di resistenza caratteristica previste dalla EN 206, UNI 11104 e dalle Norme Tecniche per le Costruzioni. 2.3 Fattori che influenzano la resistenza del calcestruzzo • • • • Quantità di cemento Composizione degli inerti Rapporto acqua/cemento Condizioni ambientali durante la maturazione 2.3.1 Quantità di cemento La resistenza del calcestruzzo aumenta quasi proporzionalmente al quantitativo di cemento impiegato; tuttavia dosi eccessive (> 500 kg/m3) sono inutili o addirittura dannose. 2.3.2 Gli inerti Gli inerti devono essere di forma idonea, di buona qualità, puliti e dosati accuratamente. S.p.A. AUTOVIE VENETE Selezione per ispettore di cantiere jr. Giugno 2012 pag. 10 2.3.3 Il rapporto acqua/cemento Per la presa sono necessari circa 30 litri di acqua per ogni quintale di cemento, ma per rendere il cls lavorabile questa quantità deve aumentare (circa il doppio). Tuttavia all’aumentare del rapporto a/c le prestazioni del cls peggiorano drasticamente. L’aggiunta di fluidificanti consente l’impiego di valori più bassi del rapporto a/c. 2.3.4 Le condizioni ambientali La velocità della presa del cemento aumenta rapidamente con la temperatura. Il caldo secco e l’insolazione diretta sono dannosi, perché producono l’evaporazione dell’acqua superficiale. Il getto in estate deve essere tenuto coperto e bagnato. Il freddo rallenta la presa. Se l’acqua gela, la formazione del ghiaccio interrompe il processo e la dilatazione rompe i legami già formati. La stagionatura I processi chimici della presa del cemento si protraggono per un lungo periodo di tempo (anni); le prestazioni meccaniche variano di conseguenza. La curva di crescita delle caratteristiche meccaniche del CLS aumenta velocemente nei primi 28 gg di maturazione raggiungendo l’80% della resistenza finale, successivamente la velocità di maturazione si riduce notevolmente sino al raggiungimento della completa maturazione. Le condizioni di umidità durante la stagionatura influenzano la resistenza finale del cls. Una volta messo a riposo nella cassaforma, il calcestruzzo ha bisogno di maturare per un certo periodo. È questo il periodo in cui l'acqua reagisce con il cemento generando il fenomeno dell'idratazione, che trasforma i granelli di cemento in cristalli che, interagendo tra loro, induriscono il manufatto. Durante la maturazione il calcestruzzo, essendo costituito da leganti idraulici, ha bisogno di rimanere il più possibile in ambiente umido (U.R.% > 95%), per garantire il processo di idratazione. Per questo motivo, per ottenere il massimo sviluppo di resistenza è necessario ritardare il più possibile l'operazione di rimozione dei casseri (scasseratura), a meno che si utilizzino tecniche di stagionatura differenti come la bagnatura delle superfici del calcestruzzo indurito, l'utilizzo di agenti di anti evaporanti piuttosto che l'utilizzo di tessuti imbibiti che garantiscono la saturazione delle superfici esposte all'aria. Durante la maturazione è bene non accelerare l'evaporazione dell'acqua, perché si possono manifestare lesioni, tipiche da ritiro igrometrico. Il clima, in questa fase, è di fondamentale importanza: l'aria secca può accelerare l'evaporazione e quindi il ritiro. Anche la temperatura dell'aria è importante: temperature troppo elevate (superiori ai 30-35°C) possono generare eccessiva evaporazione, mentre temperature troppo basse (inferiori allo 0°) possono produrre nella struttura dannosissimi cristalli di ghiaccio, S.p.A. AUTOVIE VENETE Selezione per ispettore di cantiere jr. Giugno 2012 pag. 11 che abbattono la resistenza finale del manufatto. Gli additivi nel conglomerato sono scelti anche in base al clima durante il quale dovrà avvenire la maturazione del calcestruzzo, onde evitare i predetti problemi. Si deve oltretutto fare attenzione allo spessore del manufatto: se l'elemento strutturale che stiamo gettando ha il lato minore molto grande (superiore a 70-80cm) possono verificarsi delle lesioni (più importanti di quelle da ritiro) dovute all'eccessivo calore di idratazione sviluppato nel cuore della struttura; infatti il processo di idratazione, che avviene nelle prime ore del getto, provoca un innalzamento della temperatura del calcestruzzo. Lavorabilità La lavorabilità è una proprietà importante del cls, in quanto essa consente di ottenere getti compatti, privi di cavità e di difetti. Per misurare la lavorabilità si utilizza il cono di Abrams. Il cono di Abrams è uno stampo a forma di tronco di cono che serve a determinare la consistenza del calcestruzzo fresco. Solitamente è costruito in lamiera di acciaio zincato o inossidabile piuttosto spessa; è dotato di due manici per la sformatura e, nella parte inferiore, di due alette che servono a mantenerlo fermo nel corso del riempimento. La prova che viene eseguita utilizzando il cono di Abrams prende il nome di slump test ed è una valutazione della deformazione che un impasto subisce per effetto del proprio peso, quando viene privato del recipiente che lo sostiene. Il recipiente troncoconico viene riempito con tre strati successivi, costipando ogni strato con 25 colpi dati con un pestello (lunghezza 2'=61 cm, diametro 2/3"=1,6 cm. punta arrotondata). Si livella la superficie e si estrae il cono con molta delicatezza. Il calcestruzzo comincia così ad abbassarsi. Dalla misura dell'abbassamento relativo si deduce la consistenza dell'impasto: - asciutta (0-5 cm); - plastica (5-10 cm); - fluida (>10 cm). L'abbassamento può avvenire in diversi modi: l'unico accettabile è lo slump vero, cioè un abbassamento regolare dell'impasto. Gli altri (slump di taglio, collasso) sono indice di qualche irregolarità nel confezionamento del calcestruzzo. Lo slump test non si effettua per il calcestruzzo autolivellante, per il quale si effettua il test del Jring. In base al risultato dello slump test, si individuano 5 classi di consistenza: S1 (umida, minima lavorabilità); S2 (plastica); S3 (semifluida) S4 (fluida); S5 (superfluida, massima lavorabilità). La consistenza è una caratteristica che viene indicata in progetto: generalmente per getti verticali (pilastri e plinti) è possibile utilizzare malte di classe S3-S4, mentre per getti orizzontali o molto armati può essere necessaria la classe S5. Là dove siano necessari impasti ancora più fluidi, si utilizza il calcestruzzo autolivellante. Calcestruzzi di categorie S1 o S2 possono essere usati solo per getti di grandi dimensioni (pavimentazioni stradali, dighe...) e con accurati trattamenti di vibrazione dell'impasto. La lavorabilità è influenzata da molti fattori, tra i quali i principali sono: • rapporto acqua/cemento; S.p.A. AUTOVIE VENETE Selezione per ispettore di cantiere jr. • • • Giugno 2012 pag. 12 dimensioni degli aggregati e curva granulometrica; contenuto di cemento; presenza di additivi. Per il progetto delle opere in conglomerato cementizio armato,il calcestruzzo viene identificato mediante la resistenza convenzionale caratteristica a compressione misurata su provini cubici (lato 150 mm), Rck, definita come quel particolare valore della resistenza a compressione al di sotto del quale ci si può attendere di trovare al massimo il 5% della popolazione di tutti i valori delle resistenze di prelievo. La simbologia utilizzata per esprimere la classe di resistenza caratteristica del calcestruzzo in accordo alla EN 206 ed UNI 11104 è C x/y dove x ed y rappresentano rispettivamente il valore della resistenza a compressione su cilindri (diametro, d=150 mm e altezza, h= 300 mm), fck, e quello ottenuto su provini cubici, Rck, in N/mm2. La Tabella 1 riporta le classi di resistenza caratteristica previste per il calcestruzzo dalle due normative sopramenzionate unitamente al tipo di struttura cui sono destinate (opere in conglomerato cementizio non armato, a bassa percentuale di armatura1, armato e precompresso) e alla classificazione del conglomerato in accordo al Capitolo 5 delle Norme Tecniche per le Costruzioni. Giugno 2012 S.p.A. AUTOVIE VENETE Selezione per ispettore di cantiere jr. pag. 13 2.4 Classi di esposizione e durabilita’ “La durabilità del calcestruzzo è la capacità di durare nel tempo, resistendo alle azioni aggressive dell’ambiente, agli attacchi chimici, all’abrasione o ad ogni altro processo di degrado che coinvolga oltre alla pasta cementizia anche le eventuali armature metalliche.” Classi di esposizione per calcestruzzo strutturale, in funzione delle condizioni ambientali secondo norma UNI 11104:2004 e UNI EN 206-1:2006. Classe Classe esposizione esposizione norma norma UNI UNI 11104 9858 UNI EN 206 –1 Max Descrizione dell’ambiente Esempio a/c Minima Contenuto Classe di minimo in resistenza aria (%) 1 Assenza di rischio di corrosione o attacco 1 X0 Per calcestruzzo privo di armatura o inserti metallici: tutte le esposizioni eccetto dove c’è gelo/disgelo, o attacco chimico. Calcestruzzi con armatura o inserti metallici:in ambiente molto asciutto. Interno di edifici con umidità relativa molto bassa. Calcestruzzo non armato all’interno di edifici. Calcestruzzo non armato immerso in suolo non aggressivo o in acqua non aggressiva. Calcestruzzo non armato soggetto a cicli di bagnato asciutto ma non soggetto ad abrasione, gelo o attacco chimico. - C 12/15 2 Corrosione indotta da carbonatazione Nota - Le condizioni di umidità si riferiscono a quelle presenti nel copriferro o nel ricoprimento di inserti metallici, ma in molti casi su può considerare che tali condizioni riflettano quelle dell’ambiente circostante.In questi casi la classificazione dell’ambiente circostante può essere adeguata.Questo può non essere il caso se c’è una barriera fra il calcestruzzo e il suo ambiente. XC1 Asciutto o permanentemente bagnato. 2a XC2 Bagnato, raramente asciutto. 5a XC3 Umidità moderata. 4 a 5 b XC4 Ciclicamente asciutto e bagnato. 2a Interni di edifici con umidità relativa bassa. Calcestruzzo armato ordinario o precompresso con le superfici all’interno di strutture con eccezione delle parti esposte a condensa, o immerse i acqua. 0,60 C 25/30 Parti di strutture di contenimento liquidi,fondazioni. Calcestruzzo armato ordinario o precompresso prevalentemente immerso in acqua o terreno non aggressivo. 0,60 C 25/30 0,55 C 28/35 0,50 C 32/40 Calcestruzzo armato ordinario o precompresso in esterni con superfici esterne riparate dalla pioggia, o in interni con umidità da moderata ad alta. Calcestruzzo armato ordinario o precompresso in esterni con superfici soggette a alternanze di asciutto ed umido. Calcestruzzi a vista in ambienti urbani. Superfici a contatto con l’acqua non comprese nella classe XC2. 3 Corrosione indotta da cloruri esclusi quelli provenenti dall’acqua di mare 5a XD1 4 a 5 b XD2 Umidità moderata. Bagnato, raramente asciutto. Calcestruzzo armato ordinario o precompresso in superfici o parti di ponti e viadotti esposti a spruzzi d’acqua contenenti cloruri. Calcestruzzo armato ordinario o precompresso in elementi strutturali totalmente immersi in acqua anche industriale contenete cloruri (Piscine). 0,55 C 28/35 0,50 C 32/40 Giugno 2012 S.p.A. AUTOVIE VENETE Selezione per ispettore di cantiere jr. 5c Classe esposizione norma UNI 9858 XD3 Classe esposizione norma UNI 11104 UNI EN 206 –1 pag. 14 0,45 C 35/45 Massimo rapporto a/c Minima Classe di resistenza 0,50 C 32/40 0,45 C 35/45 0,45 C 35/45 Calcestruzzo armato ordinario o precompresso, di elementi strutturali direttamente soggetti agli agenti disgelanti o agli spruzzi contenenti agenti disgelanti. Calcestruzzo armato ordinario o precompresso, elementi con una superficie immersa in acqua contenente cloruri e l’altra esposta all’aria. Parti di ponti, pavimentazioni e parcheggi per auto. Ciclicamente bagnato e asciutto. Descrizione dell’ambiente Esempio Contenuto minimo in aria (%) 4 Corrosione indotta da cloruri presenti nell’acqua di mare 4 a 5 b XS1 XS2 XS3 Esposto alla salsedine marina ma non direttamente in contatto con l’acqua di mare . Calcestruzzo armato ordinario o precompresso con elementi strutturali sulle coste o in prossimità. Calcestruzzo armato ordinario o precompresso di strutture marine completamente immersi in acqua. Permanentemente sommerso. Zone esposte agli spruzzi o alle marea. Calcestruzzo armato ordinario o precompresso con elementi strutturali esposti alla battigia o alle zone soggette agli spruzzi ed onde del mare. 5 Attacco dei cicli di gelo/disgelo con o senza disgelanti * Superfici verticali di calcestruzzo come facciate e colonne esposte alla pioggia ed al gelo. Superfici non verticali e non soggette alla completa saturazione ma esposte al gelo, alla pioggia o all’acqua. 0,50 C 32/40 2b XF1 Moderata saturazione d’acqua,in assenza di agente disgelante. 3 XF2 Moderata saturazione d’acqua, in presenza di agente disgelante. Elementi come parti di ponti che in altro modo sarebbero classificati come XF1 ma che sono esposti direttamente o indirettamente agli agenti disgelanti. 0,50 C 25/30 3,0 XF3 Elevata saturazione d’acqua, in assenza di agente disgelante Superfici orizzontali in edifici dove l’acqua può accumularsi e che possono essere soggetti ai fenomeni di gelo, elementi soggetti a frequenti bagnature ed esposti al gelo. 0,50 C 25/30 3,0 Superfici orizzontali quali strade o pavimentazioni esposte al gelo ed ai sali disgelanti in modo diretto o indiretto, elementi esposti al gelo e soggetti a frequenti bagnature in presenza di agenti disgelanti o di acqua di mare. 0,45 C 28/35 3,0 2b 3 XF4 Elevata saturazione d’acqua, con presenza di agente antigelo oppure acqua di mare. XA1 Ambiente chimicamente debolmente aggressivo secondo il prospetto 2 della UNI EN 206-1 Contenitori di fanghi e vasche di decantazione. Contenitori e vasche per acque reflue. 0,55 C 28/35 XA2 Ambiente chimicamente moderatamente aggressivo secondo il prospetto 2 della UNI EN 206-1 Elementi strutturali o pareti a contatto di terreni aggressivi. 0,50 C 32/40 6 Attacco chimico** 5a 4a 5b 5c Elementi strutturali o pareti a contatto di acque industriali fortemente aggressive. Contenitori di foraggi, mangimi e liquame provenienti 0,45 C 35/45 XA3 dall’allevamento animale. Torri di raffreddamento di fumi di gas di scarico industriali. *) Il grado di saturazione della seconda colonna riflette la relativa frequenza con cui si verifica il gelo in condizioni di saturazione: moderato: occasionalmente gelato in condizione di saturazione; elevato: alta frequenza di gelo in condizioni di saturazione. **) Da parte di acque del terreno e acque fluenti Ambiente chimicamente fortemente aggressivo secondo il prospetto 2 della UNI EN 206-1 . Giugno 2012 S.p.A. AUTOVIE VENETE Selezione per ispettore di cantiere jr. pag. 15 2.5 Acciai da cemento armato Gli acciai da c.a. vengono prodotti in barre trafilate di diametro compreso tra i 6 ed i 30 mm (26 mm per Feb44). Gli acciai sono classificati sulla base della tensione di snervamento. Gli acciai delle prime due classi sono prodotti in barre tonde e lisce, quelli delle altre due in barre sagomate. TIPO ftk Fe B 22 k fyk Fe B 32 k Fe B 38 k Fe B 44 k 2.6 Principali prove calcestruzzo f yk [N/mm2] 215 315 375 430 f tk [N/mm2] 335 490 450 540 sul 2.6.1 Compressione Scopo: determinazione della resistenza alla compressione offerta da provini cubici o cilindrici di calcestruzzo. In base a ciò è possibile mediante i controlli di accettazione prescritti dalle norme vigenti (tipo A o tipo B), verificare che la resistenza caratteristica (Rck) del conglomerato in esame sia pari al valore indicato dal progettista. 2.6.2 Prova non distruttiva su calcestruzzo (per la determinazione del modulo di elasticità secante a compressione.) Scopo: determinazione delle caratteristiche elastiche di un provino di calcestruzzo prismatico o cilindrico in un campo prefissato di sollecitazioni. Generalmente tali sollecitazioni corrispondono a quelle alle quali è sottoposto il conglomerato in opera. Inoltre mediante tale prova è possibile controllare le eventuali variazioni delle caratteristiche elastiche di un conglomerato a diverse stagionature o a causa di particolari attacchi ambientali (gelo e disgelo aggressione chimica ecc.). 2.6.3 Flessione Scopo: determinazione della resistenza a trazione per flessione offerta da provini prismatici di calcestruzzo. È inoltre possibile la successiva determinazione della resistenza alla compressione e/o alla trazione indiretta del conglomerato in esame impiegando i monconi rotti per flessione. S.p.A. AUTOVIE VENETE Selezione per ispettore di cantiere jr. Giugno 2012 pag. 16 2.6.4 Trazione indiretta, comunemente detta " Brasiliana " Scopo: determinazione della resistenza alla trazione offerta da provini cubici o cilindrici di calcestruzzo. 2.6.5 Prelievo di campioni di calcestruzzo indurito Scopo: estrazione da strutture in calcestruzzo armato e non di campioni rappresentativi del relativo conglomerato, sui quali sia possibile eseguire, previa preparazione dei provini, prove di compressione. 2.6.6 Controlli sclerometrici su calcestruzzo in opera Scopo: valutazione della probabile resistenza alla compressione del calcestruzzo in opera mediante la determinazione della relativa durezza d’urto fornita dalle battute sclerometriche. È un tipo di controllo estremamente rapido ed agile che permette, senza danneggiamenti, l'esame di numerose strutture in breve tempo. I limiti, insiti nel metodo stesso, sono parzialmente superabili mediante opportune " tarature" eseguibili con i tradizionali controlli distruttivi (carotaggi e relative prove di compressione). 2.6.7 Prelievo di campioni di calcestruzzo fresco in cantiere Scopo: costituzione di campioni rappresentativi di calcestruzzo in esame onde poter effettuare quei controlli sul materiale fresco e/o indurito, ritenuti indispensabili per la qualificazione del conglomerato (resa volumetrica, dosaggio dell'acqua e del cemento, consistenza. resistenza alla compressione, ecc.). 2.6.8 Prova “Milano” (Controllo della resa volumetrica di un calcestruzzo) Scopo: determinazione sperimentale della massa volumica del calcestruzzo fresco. In base a ciò, conoscendo la granulometria degli aggregati impiegati, è possibile eseguire il controllo in cantiere del dosaggio dell'acqua e del cemento per il calcestruzzo in esame. Inoltre tale determinazione è assolutamente necessaria per l'aggiustamento della ricetta di impasto formulata teoricamente. 2.6.9 Misura della consistenza di un calcestruzzo (Slump-Test) Scopo: determinazione della consistenza di un calcestruzzo con il metodo del cono di Abrams in cantiere oppure in laboratorio. La conoscenza di tale parametro è di fondamentale importanza per la definizione della lavorabilità di un calcestruzzo. Inoltre, mediante lo slump-test, è possibile confrontare agilmente gli effetti fluidificanti di eventuali additivi chimici a parità di rapporto acqua-cemento. 2.6.10 Bleeding (Determinazione della quantità di acqua d'impasto essudata) Scopo: misura dell'essudamento, cioè dell'affioramento di acqua sulla superficie del calcestruzzo. In particolare tale fenomeno, se rilevante, può provocare una diminuzione dell'aderenza acciaio-calcestruzzo a causa di un accumulo di acqua libera sotto le barre d'armatura. S.p.A. AUTOVIE VENETE Selezione per ispettore di cantiere jr. Giugno 2012 pag. 17 2.6.11 Determinazione dei ritiro idraulico Scopo: determinazione del ritiro assiale di provini di calcestruzzo mantenuti in ambiente termoumidostatico. a scadenze prefissate. Tale misura permette di stabilire, tra l'altro, l'influenza sul ritiro idraulico di un calcestruzzo, dell'impiego di diversi tipi e/o dosaggi di cemento e dell'impiego di opportuni additivi. 2.6.12 Pull – out Scopo: misurare l’aderenza delle barre di acciaio con il calcestruzzo. Consiste nell’estrarre dal cls inserti metallici inseriti sia all’atto della misura (perni a espansione) sial al momento della realizzazione dei getti, e nel correlare lo sforzo per l’estrazione con la resistenza del materiale mediante opportuna taratura. S.p.A. AUTOVIE VENETE Selezione per ispettore di cantiere jr. Giugno 2012 pag. 18 3 ALTO RENDIMENTO la manutenzione stradale è spesso condotta in maniera disordinata, sulla base di osservazioni empiriche come il solo esame visivo della pavimentazione degradata. Una nuova disciplina, la "terotecnologia stradale" (ossia la scienza della manutenzione programmata), consente invece di pianificare coscientemente gli interventi manutentivi; essa si basa sulla valutazione delle condizioni della pavimentazione, quali la "portanza", la "regolarità", la "scivolosità" (aspetto fondamentale per la sicurezza), mediante l'utilizzo di sistemi ad alto rendimento, capaci di rilevare queste grandezze in modo oggettivo con estrema rapidità e precisione. L'insieme dei dati accertati viene poi elaborato mediante specifici programmi di analisi sia tecnica che economica, in grado di fornire la migliore soluzione di intervento manutentorio per ripristinare le necessarie caratteristiche strutturali e funzionali della pavimentazione, nonché la quantificazione costi-benefici di ogni singola operazione, tenendo conto dell'entità dei finanziamenti disponibili. 3.1 Indagini stratigrafiche: Ground Penetrating Radar (G.P.R.) La progettazione della manutenzione stradale e della conservazione dei manufatti e delle opere d'arte comporta la conoscenza di una considerevole mole di informazioni non sempre acquisibili con metodi d'indagine non distruttivi. La tecnologia radar, di origine militare, è in grado di offrire nuove e più ampie possibilità per la valutazione di tutti i parametri necessari per una corretta progettazione. Il GPR, Ground Penetrating Radar, è un sistema non distruttivo ad alto rendimento che trova applicazione in diversi settori: negli studi geologico-strutturali per l'analisi e la ricerca in continuo di vuoti e di umidità, delaminazioni dei ferri d'armatura e distacchi di parti strutturali di Figura 3.1 - Veicolo dotato di apparecchiatura opere d'arte, manufatti e gallerie; nella ricerca di G.P.R. sottoservizi; nello studio stratigrafico delle pavimentazioni stradali. Il principio base della tecnica radar si basa sull'emissione di onde elettromagnetiche da parte di una o più antenne sulla superficie da analizzare. Quando gli impulsi inviati incontrano una discontinuità elettrica; che può essere causata da un cambiamento di composizione tra uno strato e l'altro del materiale indagato, dalla presenza di umidità, vuoti d'aria, delaminazioni, ecc., parte dell'energia è riflessa verso la sorgente, parte è assorbita dai materiali e parte prosegue in profondità. L'intensità delle onde riflesse è una funzione della differenza delle costanti dielettriche tra uno strato e l'altro e dello spessore degli strati stessi. Sfruttando questo principio è quindi possibile individuare spessori e caratteristiche dei materiali presenti nel suolo. Le onde riflesse sono captate da un'antenna ricevente, in grado di inviare cinquanta tracce dei rilievi ogni secondo all'unità elettronica di controllo. Queste tracce Giugno 2012 S.p.A. AUTOVIE VENETE Selezione per ispettore di cantiere jr. pag. 19 vengono quindi elaborate da un software di processo, il quale è in grado di rappresentare in tempo reale, su video a colori ad alta risoluzione, i dati relativi alla misurazione in forma grafica, facilitandone l'interpretazione. Il GPR è composto essenzialmente da due parti: − Il data system − L'unità radar Il Data System consiste in un PC con digitalizzatore, odometro, video display ad alta risoluzione e masterizzatore per il back up dei dati. L'unità Radar è composta da una o più antenne trasmittenti-riceventi con lunghezza d'onda variabile (da 100 GHz a 3MHz), da un'unità di controllo (Controller) e da un erogatore di potenza. L'antenna emittente contiene un trasmettitore e un campionatore connessi con l'antenna ricevente. Da un'indagine eseguita con il GPR si possono ottenere dati riguardanti essenzialmente: profili stratigrafici, spessori degli strati, valori delle costanti dielettriche, umidità presente, vuoti (posizione e dimensione), distacchi, delaminazione dell'armatura (superiore ed inferiore). 3.2 Determinazione della portanza: Falling Weight Deflectometer (F.W.D.) Il Falling Weight Deflectometer (che d'ora in poi chiameremo per comodità FWD) consente la rapida acquisizione dei dati concernenti la valutazione delle condizioni strutturali della pavimentazione. In particolare, conoscendo gli spessori degli strati, è in grado di determinare le caratteristiche elastiche dei materiali, a partire dalla risposta della pavimentazione in termini di deflessione. Il picco di forza (F), esercitato sulla pavimentazione, attraverso una massa cadente collocata su una piattaforma connessa con il piattobase per mezzo di una serie di molle, è: F = M ⋅g⋅h ⋅k M h dove M= massa del peso cadente; PESO IN CADUTA h = altezza di caduta; k = costante della molla. K GEOFONO H1 E1 BACINO DI DEFLESSIONE H2 H3 H1 spessore totale dello strato in conglom erato bitum inoso H2 spessore totale dello strato di fondazione (m isto granulare o m isto cem entato) H3 sottofondo Figura 3.2 – Schematizzazione dell’F.W.D. E2 E3 S.p.A. AUTOVIE VENETE Selezione per ispettore di cantiere jr. Figura 3.4 – Rappresentazione del bacino di deflessione Giugno 2012 pag. 20 Figura 3.3 – Apparecchiatura in posizione. L'FWD è un sistema di rilevamento comprensivo del deflettometro e dei sistemi di registrazione ed elaborazione dati. La parte principale è costituita da un rimorchio (del peso di 850 kg max), che trasporta una massa variabile dai 50 ai 300 kg. Esso viene trainato da un'autovettura, contenente le apparecchiature di alimentazione e di registrazione. Posizionato sul punto di prova, lascia cadere, da un'altezza variante dai 2 ai 40 cm, una massa battente che produce una sollecitazione, la cui visualizzazione sul diagramma, in un piano forza-tempo, risulta molto simile ad una semisinusoide. La piastra di carico normalmente impiegata è del diametro di 30 cm ed è rivestita in gomma per distribuire l'impulso in maniera uniforme. Il picco della forza esercitata, che rappresenta gli attuali carichi per ruota dei veicoli commerciali più diffusi, può variare dai 700 ai 10.700 kg. Inoltre la serie di molle, che collegano la piattaforma al piattobase, è stata calibrata in modo da produrre un impulso della durata di 28 ms, equivalente a circa 34 hz, un tempo che corrisponde alla durata dell'impulso prodotto dal traffico pesante alla velocità di circa 70km/h. La valutazione del bacino di deflessione, ossia dell'abbassamento della pavimentazione, viene registrato in 7 punti, con la risoluzione di 1 micron, mediante una serie di geofoni posti alla distanza di 0, 300, 600, 900, 1200, 1500 e 1800 mm dal centro della piastra di carico. Noti gli spessori degli strati, sarà possibile determinare, partendo dai dati raccolti mediante l’F.W.D, i moduli della pavimentazione, schematizzata come un multistrato utilizzando il "Metodo degli Spessori Equivalenti" e la teoria per il multistrato elastico di Boussinesque-Odemark. Le elaborazioni forniranno, per quanto concerne la portanza, le condizioni della pavimentazione ed inoltre la sua vita utile residua, in relazione all'intensità del traffico prevista per quell’arteria. Sarà quindi possibile progettare, se necessario, lo spessore di rinforzo a fatica da apporre alla pavimentazione per raggiungere la vita utile prevista. 3.3 Rilevazione della regolarità della pavimentazione: A.P.L. e C.L.P. Il comfort di guida, il costo di manutenzione di un veicolo e la vita di una pavimentazione sono strettamente correlati con la regolarità delle condizioni superficiali e strutturali della pavimentazione stessa. Giugno 2012 S.p.A. AUTOVIE VENETE Selezione per ispettore di cantiere jr. pag. 21 Una strada con profili irregolari causa un aumento della pressione esercitata dal pneumatico (e quindi del carico dinamico) sulla pavimentazione, che provoca un più rapido deterioramento della struttura stradale. La conoscenza della geometria del profilo longitudinale della pavimentazione, ovvero dell'entità delle sue variazioni verticali, è quindi di fondamentale importanza, non solo per ciò che concerne il comfort di marcia ma anche perché la irregolarità del profilo rappresenta uno dei fattori principali del deterioramento delle pavimentazioni. Per l’analisi di questi aspetti si possono utilizzare due diversi tipi di macchine ad alto rendimento: il Longitudinal Profile Analyser (A.P.L.) oppure il Class 1 Laser Profilometer (C.L.P.). La regolarità di una pavimentazione può essere espressa mediante il parametro I.R.I. (International Roughness Index). L'I.R.I. è un nuovo indice standardizzato che racchiude l'informazione necessaria a definire la regolarità di una superficie stradale, il cui calcolo è basato su modello matematico che rappresenta la simulazione, mediante opportune equazioni, della risposta di una ruota singola di una automobile soggetta al profilo longitudinale rilevato 3.3.1 Longitudinal Profile Analyser (A.P.L.) L'apparecchiatura, messa a punto dal Laboratorio Centrale Francese di "Ponts et Chaussées", è stata progettata per il rilievo a velocità continua del profilo longitudinale di superfici aeroportuali/stradali, pavimentate e non, e nelle più diverse condizioni ambientali. L'APL effettua il rilievo su due linee di misura coincidenti, nel caso di una strada, con la "wheel-path destra e sinistra" per ognuna delle quali registra le irregolarità e le 1 4 3 7 2 8 6 5 Figura 3.6 - Apparecchiatura A.P.L. Figura 3.5 - Schema della ruota di misura ampiezze degli avvallamenti, scomponendo il profilo reale in onde corte, medie e lunghe. Il sistema, secondo le specifiche redatte dalla World Bank, rientra nella Classe 1, ovvero tra gli strumenti che garantiscono la maggior accuratezza nella misura dei dati profilometrici. Ogni carrello è composto da un telaio (1) che appoggia su un braccio porta ruota (2) per mezzo di una molla (3) e di un ammortizzatore (4): il tutto permette di assicurare durante il rilievo un contatto permanente della ruota (5) sulla pavimentazione. Un pendolo inerziale a bassa frequenza (6) permette di misurare, in ogni istante, l'angolo tra il braccio porta-ruota ed il riferimento orizzontale fornito dal pendolo stesso che, a sua volta, è bilanciato da una molla (7) e da un ammortizzatore magnetico (8). Il software di elaborazione dei dati APL consente di ottenere gli indici di regolarità più diffusamente impiegati S.p.A. AUTOVIE VENETE Selezione per ispettore di cantiere jr. Giugno 2012 pag. 22 per quantificare il grado di comfort che la strada può offrire all'utente, quali: l'Indice di Regolarità Internazionale IRI, il Coefficiente di Planarità C.P., il CAPL25, il "Present Servicibility Index "(PSI), etc. 3.3.2 Class 1 Laser Profilometer (C.L.P.) Il C.L.P. (Class 1 Laser Profilometer) è lo strumento di misura della regolarità stradale, tecnologicamente più avanzato. Si tratta di un'apparecchiatura progettata per operare in continuo ad alta velocità, determinando, attraverso i suoi 11 sensori laser, il profilo longitudinale e trasversale della strada, compreso il valore di I.R.I. in tempo reale, la profondità delle ormaie e le irregolarità su onde corte e medie. Il posizionamento dei dati può essere fatto geometricamente rispetto ad una data progressiva stradale o georeferenziando i dati con l'ausilio della strumentazione GPS. L'apparecchiatura comprende: − n. 11 sensori Laser in grado di misurare la pendenza trasversale su una larghezza di circa 3 metri. Uno di questi sensori è dedicato al rilievo, lungo la traccia della ruota, del profilo longitudinale (I.R.I.), con una frequenza di campionamento di 5 mm; − n. 3 accelerometri e n. 2 giroscopi di Figura 3.7 – Autovettura dotata di apparecchio C.L.P. altissima precisione per la correzione del profilo longitudinale rilevato dai sensori laser, − n. 1 computer ad elevata capacità di memorizzazione e visualizzazione (mediante un monitor) dei dati in tempo reale; − software completo per l'elaborazione dei dati per la determinazione dei profili trasversali, ormaie, profili longitudinali dell'indice I.R.I., irregolarità per onde corte (1-3,3 m.) e medie (3,3-13 m.). La precisione del sistema è notevole ed è superiore a quanto specificato dalla Banca Dati Mondiale per la Classe 1, a cui appartiene il C.L.P.: Class l+ Specifiche Banca Profilometer Dati Mondiale »Class1« Intervallo di 5 mm max 250 mm misura dei dati 0.1 mm 0.5 mm Precisione 0.5 % (1) 2 % (2) Risposta in frequenza (1) a lunghezze d'onda da 0.05 m. a 100 m. (2) a lunghezze d'onda da 0.5 m. a 20 m. S.p.A. AUTOVIE VENETE Selezione per ispettore di cantiere jr. Giugno 2012 pag. 23 3.4 S.C.R.I.M.TEX (Quantificazione dell’aderenza e misura della macrorugosità superficiale) Lo SCRIMTEX è un macchinario in grado di valutare il Coefficiente di Attrito Trasversale (CAT) e la macrorugosità (valori MPD) delle pavimentazioni, fornendo così una misura delle caratteristiche di sicurezza della strada. Si compone di due strumenti indipendenti: lo S.C.R.I.M. (Sideway Force Coefficient Routine Investigation Machine) per la valutazione dell’aderenza e il Macrotexture Laser per il rilevamento della macrotessitura. 3.4.1 Caratteristiche dello SCRIM Il complesso di misura è formato da una ruota sterzata caricata con una massa sospesa di 200 kg; ne sono montate due su di un autocarro dotato di una cisterna d'acqua della capacità di 4200 litri e di un dispositivo atto ad innaffiare la superficie stradale. Le ruote di misura sono poste su entrambi i lati dell'autocarro in modo da effettuare la misura sulla parte della pavimentazione più sollecitata dal traffico e sono orientate con un angolo di 20° rispetto alla direzione di avanzamento del veicolo in modo da Figura 3.8 - Autobotte su cui sono montati l'apparecchiatura generare una sollecitazione laterale SCRIM e il Macrotexture Laser ortogonale al piano di misura. Il rapporto tra questa forza e la sollecitazione verticale tra la ruota sterzata e la pavimentazione fornisce la misura della resistenza allo slittamento. Un sistema idraulico permette di sollevare ed abbassare la ruota di misura mediante delle guide verticali indipendentemente dai movimenti del veicolo, inoltre consente di aprire e chiudere il getto d'acqua che Massa sospesa Guide di umidifica la pavimentazione davanti alla verticali ruota stessa. Un complesso molla-ammortizzatore consente alla ruota di Peso 200 kgf rimanere a costante contatto del terreno Ammortizzatore quando è in posizione di misura. Durante la rilevazione, la velocità media del veicolo si aggira attorno ai 60 km/h, con una irrorazione di acqua pari a 0.65 litri/sec. I dati così ottenuti vengono acquisiti per Punto di articolazione Ruota di misura mezzo di un sistema di registrazione posto nella cabina di guida dell'automezzo che si compone di un'unità logica, di una Figura 3.9 - Schema dell'apparecchiatura SCRIM. stampante e di un registratore magnetico. Un sistema di calibrazione automatica garantisce la taratura delle apparecchiature e del sistema di misura. S.p.A. AUTOVIE VENETE Selezione per ispettore di cantiere jr. Giugno 2012 pag. 24 3.4.2 Il Macrotexture Laser Per macrotessitura si intende, secondo la definizione della norma IS0 13473, la deviazione della superficie della pavimentazione da una superficie piana di riferimento con dimensioni definite, all'interno di un valore compreso tra 0.5 mm e 50 mm della superficie analizzata (corrispondente alla lunghezza d'onda della composizione della struttura con una banda a tre ottave inclusa tra 0.5 mm e 50 mm della lunghezza d'onda centrale)." La misura della "macrotessitura" si basa sulla determinazione della Profondità Media del Profilo MPD (Mean Profile Depth), definita come la profondità media del profilo lungo una linea base più lunga di 100 mm. Il laser utilizzato è un laser della SELCOM a 64 kHz. Il laser è posizionato a 180 mm dal suolo, con un intervallo di misura di 60 mm. La misura principale è una triangolazione ottica. A causa della limitazione posta dal posizionamento rispetto alla superficie da misurare e dall'intervallo di misura, la posizione verticale (altezza dalla pavimentazione) è controllata da un veloce servo avvolgente che incrementa l'intervallo delle misure ad approssimativamente 200 mm. Durante l'acquisizione il sistema raccoglie valori del livello del profilo ogni 0,1 mm e li registra con un intervallo minimo di 0,2 mm. In tal modo come minimo due misure vengono mediate per immagazzinare un valore della coordinata Z del livello del profilo. I valori vengono salvati in forma binaria e successivamente elaborati per determinare il valore MPD su sezioni medie di 10 m. Tale valore può essere espresso anche in termini di altezza in sabbia (Hs). 3.5 Visibilità della segnaletica orizzontale: Ecodyn La segnaletica orizzontale, per vocazione, costituisce un aiuto per l'automobilista ad adeguare il suo comportamento e la sua guida al contesto stradale, in condizioni ottimali di sicurezza. Per rivestire pienamente questo ruolo, la segnaletica deve essere perfettamente visibile in tutte le circostanze. L'ecodyn, sviluppato dal Laboratoire Central des Ponts et Chaussées, è un'apparecchiatura ad alto rendimento per il monitora ggio della segnaletica orizzontale che può operare in presenza di traffico per determinare, in un'unica passata, la visibilità diurna e notturna della segnaletica orizzontale, controllando, ogni 40 centimetri, la sua qualità. Una sorgente di luce bianca, il cui flusso è costantemente misurato e modulato a 865 Hz, crea, usando un dispositivo ottico, un'area luminosa di forma ellittica sulla segnaletica e sulla pavimentazione Figura 3.10 - Vettura dotata di apparecchiatura Ecodyn S.p.A. AUTOVIE VENETE Selezione per ispettore di cantiere jr. Giugno 2012 pag. 25 circostante ad una distanza di 6 metri e sotto un angolo d'illuminazione di 1,24° rispetto all'orizzontale. La luce retroriflessa proveniente dalla segnaletica viene messa a fuoco in un detector dotato di 14 fotodiodi per mezzo di un secondo dispositivo ottico formante un angolo di divergenza di 1,05° rispetto al precedente. Un sistema elettronico con 14 canali amplifica e filtra i segnali rilevati separando i segnali retroriflessi da quelli relativi all'ambiente circostante. Questa geometria di misura (conforme alla norma UNI EN 1434) simula la visibilità della segnaletica da una distanza di 30 m. Un microcomputer installato a bordo del mezzo processa e archivia i dati nel disco rigido in tempo reale. Esso è dotato di uno schermo che mostra, in base alla distanza percorsa, le seguenti informazioni normalmente mediate in sezioni di 100 m: − Coefficiente di luminanza retroriflessa, RL della segnaletica in mcd/m2 * lx; − Contrasto diurno, CD della segnaletica in relazione alla pavimentazione; − Contrasto notturno, CN della segnaletica in relazione alla pavimentazione; − Grafico delle variazioni del coefficiente di retroriflessione. La velocità di lavoro dell’Ecodyn va da 0 a 110 km/h, consentendo l’acquisizione dei dati senza intralciare in alcun modo la circolazione veicolare. S.p.A. AUTOVIE VENETE Selezione per ispettore di cantiere jr. Giugno 2012 pag. 26 4 NUOVE NORME TECNICHE PER LE COSTRUZIONI (D.M. Infrastrutture 14/01/2008 Circolare 02.02.2009 n°617/C.S.LL.PP.) Dal capitolo 11 – Materiali e prodotti per uso strutturale – paragrafi: 11.1; 11.2.1 – 11.2.2 – 11.2.3 – 11.2.4 – 11.2.5 – 11.2.6; 11.3.1 – 11.3.2 – 11.3.4 Si intendono compresi anche i sottopunti dei paragrafi elencati. 5 SICUREZZA (D.Lgs 81/08) Solamente TITOLI da I a IV. 6 NORME GENERALI DI SICUREZZA PER L’ESECUZIONE DI LAVORI IN AUTOSTRADA (vedere dispensa allegata) 7 D.P.R. 207/2010 - TITOLI VIII e IX