Documento sulle esperienze di pianificazione strategica del capitolo
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QuickTime™ e un decompressore TIFF (Non compresso) sono necessari per visualizzare quest'immagine. Documento sulle esperienze di pianificazione strategica del capitolo Territorio del 40° Rapporto Sociale del Censis. Le esperienze di pianificazione strategica in Italia Verso nuove pratiche di governo del territorio Le numerose riflessioni teoriche degli ultimi dieci anni sul tema della pianificazione strategica, principalmente rivolte all’osservazione delle esperienze europee ed americane, stanno lasciando il posto nel nostro Paese ad una diffusa sperimentazione, che assume rilevanza quantitativa sempre maggiore. Si assiste oggi ad un vero e proprio processo di contaminazione che, partito dalle città del Nord e del Centro sta interessando in special modo, nell’anno che volge al termine, le città del Sud Italia, incoraggiate dalla possibilità di accedere ai fondi regionali stanziati dalla Delibera Cipe n. 20/04. Tale provvedimento stabilisce infatti, nel periodo 2004/2007, una riserva per le aree urbane destinata alle città del Mezzogiorno, di cui una quota pari al 10% riguarda proprio la redazione dei piani strategici. La crescente diffusione dell’approccio strategico nelle pratiche di governo del territorio è dovuta essenzialmente alla crisi dei modelli tradizionali di pianificazione ed alla necessità di dotarsi di strumenti flessibili ed innovativi, adatti ad affrontare situazioni complesse, come ad esempio quelle che interessano le aree metropolitane, attraverso azioni più incisive ed efficaci. In questi contesti il successo delle scelte amministrative è maggiormente legato all’interconnessione tra gli attori istituzionali e alla possibilità di individuare e risolvere problematiche con elevate interdipendenze. Non essendo formalizzato in Italia dal punto di vista normativo, il piano strategico si configura in sostanza come un atto volontario degli attori del governo locale. Non è codificato in maniera prescrittiva nella struttura, nei contenuti e nelle modalità di costruzione e di gestione, ed è quindi soggetto QuickTime™ e un decompressore TIFF (Non compresso) sono necessari per visualizzare quest'immagine. ad un ampio margine di variabilità in relazione al singolo contesto di riferimento. Dall’osservazione delle esperienze in atto è possibile tuttavia trarre alcuni fattori ricorrenti: - la scelta di partire dalle specificità locali, mettendole in rete per posizionarsi adeguatamente nell’offerta territoriale; - la spinta ad individuare nuove opportunità di sviluppo economico e sociale attraendo attività ad elevato valore aggiunto; - la necessità di raggiungere soglie dimensionali rilevanti (la cosiddetta massa critica) in un’ottica di competitività. Scopo primario di tale strumento è dunque quello di sostenere i processi di sviluppo sociale e di rilancio e riconversione dell’economica locale attraverso l’ampliamento di reti di collaborazione tra gli stakeholders, la promozione di forme di partenariato pubblico-privato, il coinvolgimento e la responsabilizzazione della cittadinanza. Il piano strategico trova un riferimento nel modello, adottato nel settore aziendale per migliorare il rendimento dell’impresa, che a partire dall’analisi dei punti di forza e di debolezza concentra le risorse su alcuni obiettivi prioritari opportunamente selezionati. Alla stessa stregua le realtà urbane, inserite in uno scenario di crescente competizione tra città, attraverso il piano strategico intendono creare le condizioni per nuove opportunità di crescita operando una chiara selezione di obiettivi e di priorità, assicurando allo stesso tempo il consenso sulle scelte da parte di una gamma di attori il più possibile allargata. Sebbene il quadro delle esperienze italiane di pianificazione strategica (tav. 1) risulti vasto ed eterogeneo, è possibile scandire in tre momenti, il percorso di appropriazione di tali processi da parte dei governi locali: - la fase di sperimentazione pionieristica: in cui si annoverano le prime esperienze italiane di città che, spinte dalla recessione economica e dalla ristrutturazione del sistema produttivo, si trovano costrette a ripensare le loro prospettive di crescita. Si tratta soprattutto di città ex industriali come Torino (la prima realtà italiana a misurarsi con la sfida di un piano QuickTime™ e un decompressore TIFF (Non compresso) sono necessari per visualizzare quest'immagine. strategico, e che oggi si trova ad intraprenderne la seconda edizione) ma anche La Spezia, Piacenza, Firenze. - la fase della diffusione nel Centro-Nord: in cui si collocano una vasta gamma di esperienze, da Trento a Perugia, da Verona a Jesi, che sulla base di quanto appreso dalle pratiche in corso, hanno introdotto perfezionamenti ed innovazioni nel metodo, nonché specializzazione delle tecniche di marketing e di pubblicizzazione. Attraverso queste iniziative la leadership locale, soprattutto in contesti come quelli delle città di media dimensione, mira ad accrescere interesse e visibilità a livello nazionale. - la fase della recente diffusione al Sud: ovvero l’attualità del fenomeno, caratterizzata dal proliferare di iniziative di pianificazione strategica nelle città del Sud (con particolare diffusione in Calabria, Sicilia e Sardegna), allo scopo di rafforzare la progettualità urbana intercettando risorse aggiuntive a quelle provenienti dalle casse comunali, in vista della nuova tornata dei fondi strutturali 2007-2013. Le soluzioni ricercate dalla pianificazione strategica sono rivolte tendenzialmente alla crescita del benessere sociale ed economico, al miglioramento della qualità urbana ed ambientale, ma anche alla riorganizzazione in chiave competitiva delle infrastrutture e dei servizi: poli logistici, aeroporti, reti del trasporto metropolitano, ma anche luoghi per il commercio e l’intrattenimento. Le città coinvolte Non sono solo le città alle prese con una crisi strutturale a sentire la necessità di dotarsi di tale strumento, ma anche le realtà più dinamiche e competitive. I casi più avanzati sono quelli di Torino e Firenze, anche grazie alla creazione di organizzazioni (Torino internazionale e Firenze 2010) volte alla promozione, al coordinamento dei progetti e al monitoraggio dei risultati. Trento e La Spezia, come la stessa Torino, sono alle prese con il secondo piano strategico, a dimostrazione della natura processuale e reversibile nel tempo dello strumento (tav. 3). QuickTime™ e un decompressore TIFF (Non compresso) sono necessari per visualizzare quest'immagine. Presupposto fondamentale per il piano strategico è la definizione di una vision, che si configura come un disegno dello sviluppo futuro della città, il cui orizzonte temporale è fissato in genere tra 5 e 15 anni. Il soggetto promotore dell’iniziativa è in genere l’amministrazione comunale, in alcuni casi nella persona stessa del sindaco, che attraverso la sottoscrizione di un accordo formale con istituzioni locali e rappresentanti di associazioni di categoria, mira ad accrescere l’attenzione ed il consenso da parte dell’opinione pubblica. Trattandosi di un atto volontario, non formalizzato dal punto di vista normativo, le esperienze anche sul piano metodologico sono connotate da un certo margine di variabilità in relazione al singolo contesto di riferimento. Tuttavia si può sostenere che in generale il processo tende a seguire un iter ormai abbastanza consolidato, che schematicamente è scandito dalle seguenti fasi: - una prima fase esplorativa di ricostruzione del quadro di riferimento e di individuazione dei temi rilevanti (l’agenda strategica). Viene effettuata con una serie di indagini sul territorio attraverso ricerche, interviste a soggetti che dispongono di osservatori privilegiati, incontri con gli abitanti presso strutture di riferimento per la società civile. Dopo un primo screening viene effettuata una mappatura delle problematiche e delle vocazioni della città, anche attraverso strumenti quali l’analisi Swot (Strengths, Weaknesses, Opportunities and Threats); - una seconda fase, che a partire dai temi selezionati vede un coinvolgimento strutturato delle forze attive della città (rappresentanti di istituzioni locali, attori economici, enti e associazioni della società civile) in appositi tavoli di lavoro tematici allo scopo di favorire il riconoscimento di obiettivi comuni e creare nuove reti di cooperazione. Il principale prodotto dei dibattiti ai tavoli è la figurazione di scenari, l’individuazione e lo sviluppo delle idee progettuali; - una fase di redazione finale del documento di piano e l’implementazione delle strategie. Fissate le linee d’azione, il processo di piano prosegue con l’attivazione dei progetti e dei programmi, aggiornando e revisionando le scelte, curando il coordinamento degli interventi e mantenendo alto il coinvolgimento dei partner pubblici e privati. QuickTime™ e un decompressore TIFF (Non compresso) sono necessari per visualizzare quest'immagine. Il piano strategico è anche uno strumento di promozione territoriale: è solitamente l’amministrazione comunale a prendersi carico della pubblicizzazione e della diffusione degli atti del piano, servendosi di agenzie di comunicazione specializzate in marketing urbano. Anche in questo caso si trae dalle scienze economiche il metodo di lavoro, assimilando le problematiche della città a quelle di un’impresa. Il soggetto istituzionale vende il prodotto città in un quadro di competizione nazionale e internazionale, incentrata sull’attrattività e l’offerta di servizi. Gli strumenti utilizzati per il marketing urbano, nell’ambito della pianificazione strategica, sono molteplici: per prima cosa viene adottato uno slogan allo scopo di rafforzare il messaggio propagandistico e chiarificare la meta. Le assemblee pubbliche sono, di solito, il primo atto della fase di lancio (outing): è in genere il sindaco a presiedere quest’importante occasione di promozione dell’iniziativa. L’evento diviene anche l’occasione sia per la distribuzione di materiale illustrativo che per l’esposizione di pannelli e plastici di progetto. La divulgazione del piano viene effettuata attraverso manifesti, volantini e tabelloni elettronici posizionati nei punti nodali della città, mentre la cartellonistica di cantiere comunica l’appartenenza di un intervento alle azioni del piano. Periodici e giornali locali diffondono informazioni concernenti le decisioni politiche e gli appuntamenti istituzionali; siti o pagine internet, dedicati al processo, rendono accessibile attraverso la rete documenti, rapporti e resoconti di riunioni. Molti piani prevedono la costituzione di strutture dedicate, una sorta di punti-informazione che pubblicizzano gli atti e gli interventi strategici. Alcune città, come Pesaro e Venezia, individuano negli Urban Center strutture per la formazione, la documentazione e la ricerca sui temi del dibattito urbano- il luogo per la promozione degli atti del piano strategico. L’attività di comunicazione non si conclude con l’outing, ma prosegue per tutta la durata del processo con costanti verifiche e revisioni. Sempre in un’ottica di messa in rete di informazioni e di scambio di pareri in merito ai temi della pianificazione strategica, nasce nel gennaio 2004 la Rete delle Città Strategiche (Recs). L’associazione, che annovera tra le città fondatrici Firenze, La Spezia, Verona, Torino ed altre città pioniere, si occupa di coordinare esperienze e metodologie, di stabilire occasioni di QuickTime™ e un decompressore TIFF (Non compresso) sono necessari per visualizzare quest'immagine. incontro e di dibattito pubblico che, anche su impulso della Commissione Europea, mirano a promuovere l’attuazione delle politiche comunitarie sul territorio attraverso i governi locali. Criticità La condivisione delle scelte rappresenta l’elemento fondamentale per lo sviluppo della vision strategica. Data la natura partecipativa del processo decisionale ed il coinvolgimento di interessi non sempre condivisi da un così eterogeneo pubblico di soggetti, è importante garantire, da parte dell’amministrazione proponente, una sorta di consenso preventivo su alcune scelte fondamentali. Quest’ultimo aspetto costituisce la dimensione politica del piano strategico, che propone la costruzione di un’alleanza intorno ad alcune linee di azione e ad un conseguente programma operativo. Esiste tuttavia il rischio di legittimazione di interessi partigiani, o al di fuori delle logiche del Piano stesso. L’individuazione degli assi strategici rappresenta la fase più delicata del processo decisionale, e non può compiersi senza un’efficace comunicazione tra i vari assessorati all’interno dell’amministrazione locale. Spetta a questi ultimi, che svolgono prevalentemente un ruolo di regia, favorire, in un secondo momento, le condizioni per una equilibrata sinergia con i rappresenti della società civile. Come c’è da attendersi, le difficoltà comuni nella redazione di molti piani si riscontrano poi nella fase di costruzione delle strategie, in cui occorre allontanare tanto il rischio di ovvietà nella scelta delle azioni quanto quello di appiattimento della specificità locale. E’ inoltre indispensabile valutare criticamente gli effetti delle scelte operate e garantire il continuo monitoraggio dei risultati. L’obiettivo di una efficace cooperazione trova talvolta difficoltà anche a livello territoriale e di area vasta: mentre molti piani nascono già in un’ottica intercomunale di governo del territorio (ne sono un esempio i casi della provincia di Treviso e dell’area varesina), altri contesti riscontrano un’assenza di coordinamento istituzionale tra comuni limitrofi e conseguentemente la difficoltà a perseguire la dimensione concertativa del processo. QuickTime™ e un decompressore TIFF (Non compresso) sono necessari per visualizzare quest'immagine. Se da un lato il piano strategico è uno strumento aggregatore di risorse, funzioni e vocazioni territoriali, dall’altro nel coinvolgere conurbazioni o aree vaste si manifesta il rischio di prevaricazione da parte del comune proponente, che è spesso quello più forte dal punto di vista economico o demografico. Si evidenzia dunque la necessità di tutelare i profili amministrativi, che devono mantenere le loro specificità e autonomie di scelta. In quest’ottica, l’istituzione provinciale, come ente intermedio, può assumere un ruolo di mediatore e di garante della concertazione tra le diverse istituzioni operanti sul territorio. Un altro fattore di criticità è rappresentato dalla possibile non corrispondenza tra il ciclo della politica, necessariamente scandito, e quello assai più lungo e meno definito del piano strategico. Quest’ultimo aspetto pone l’attenzione su eventuali problemi di coerenza e di continuità nell’implementazione delle azioni nel caso in cui, alla conclusione del mandato dell’amministrazione promotrice del piano, gli assi di sviluppo strategici non incontrino il consenso del rinnovato governo locale. Sembra opportuno a questo punto chiedersi quale sia il reale valore aggiunto della corrente stagione di pianificazione strategica. Il processo di diffusione, ed in un certo senso di omogeneizzazione delle esperienze può non costituire, da solo, un fattore di innovazione. Seppure ad una prima analisi si riscontrino segnali di maggiore sensibilità sui temi dello sviluppo locale e della partecipazione allargata, il passaggio da poche esperienze pilota alle circa 70 attualmente censite, pone evidentemente l’esigenza di qualche riflessione (tav. 4). Se si guarda ad esempio al ruolo del Comune, è evidente come l’esperienza di un piano strategico imponga l’accrescersi delle competenze istituzionali dei governi locali, dalla già complessa manutenzione e gestione di servizi per la città, alla capacità manageriale necessaria alla selezione ed alla sperimentazione di politiche sociali ed economiche mirate. Un altro aspetto innovativo è senza dubbio il coinvolgimento nel processo degli attori locali e della società civile, che può tuttavia costituire un fattore di criticità per due motivi: in primo luogo per il rischio che tale cooperazione possa rivelarsi nei fatti sterile o marginale, in secondo luogo, al contrario, che la partecipazione dal basso possa sovrapporsi eccessivamente alle competenze dell’amministrazione, ossia al ruolo dei QuickTime™ e un decompressore TIFF (Non compresso) sono necessari per visualizzare quest'immagine. consigli comunali. A tal proposito, occorre dunque evitare che i consiglieri delle aree interessate dal piano strategico possano sentirsi scavalcati, nel processo decisionale, nel loro ruolo di rappresentanti della società civile. In altre parole, risulta fondamentale coinvolgere formalmente e sostanzialmente le assemblee elettive, e non ridurre la loro partecipazione ad una semplice adesione finale, o alla ratifica del piano stesso. Tutti gli aspetti fin qui citati non prescindono tuttavia dalla portata comunque innovativa di questo strumento che, pur non esente da aspetti ancora perfezionabili nella pratica comune, costituisce ad oggi una novità rispetto agli ordinari percorsi di governo delle città. QuickTime™ e un decompressore TIFF (Non compresso) sono necessari per visualizzare quest'immagine. Tav. 3 - Le principali esperienze di pianificazione strategica in Italia Città Torino 1° Piano strategico Torino 2° Piano strategico Titolo del Piano Metodo Attori del processo di Piano Torino Internazionale Piano strategico Una volta determinata la visione per il futuro, il Piano è stato attuato attraverso 6 linee Giunta comunale di Torino e consulenti tecnici. per la promozione della città strategiche, 20 obiettivi e 84 azioni. Associazione Torino Internazionale (120 soci). Anno di avvio e stato di attuazione 1998 Concluso Torino Internazionale Secondo piano Il piano presenta 4 commissioni tematiche (Territorio metropolitano, Potenziale culturale, Qualità Giunta comunale di Torino e consulenti tecnici. 2005 strategico dell'area metropolitana di sociale, Sviluppo economico) insieme al gruppo trasversale sul tema della conoscenza. Le 4 Associazione Torino Internazionale: 120 soci che comprendono enti pubblici, istituzioni, In avvio commissioni individuano 12 direzioni di intervento e 54 obiettivi. Torino organizzazioni private, centri culturali, aziende, sindacati. Asti 2010 – La città costruiamola insieme Cuneo Il piano individua 4 assi strategici. Per ogni asse è costituito un Tavolo di Lavoro. Ciascun Tavolo Cuneo 2020 - Il piano strategico della Giunta comunale di Cuneo e consulenti tecnici. Partecipano al processo anche esponenti del 2003 individua un macro-obiettivo (la "meta" al 2020) e discute le azioni. L’attuazione delle azioni città e del suo territorio mondo imprenditoriale, delle associazioni di categoria e sindacali, della cultura e del sociale. In corso comporta l’individuazione di progetti e di iniziative puntuali. Vercelli del futuro, Il piano individua 4 criteri strategici e 8 ambiti di trasformazione. Dopo la creazione del Giunta comunale di Asti, ATC, Gruppo costruttori dell’unione industriale, cooperative, associazioni 2005 documento di programma e la sua pubblicizzazione, si avviano i progetti prioritari e si crea un dell’artigianato, Asp, CR Asti. In corso organismo di gestione. Asti Vercelli 2020 – Piano strategico Dopo la prima fase di diagnosi, il piano individua una visione di scenario al futuro a cui segue Giunta comunale di Vercelli e consulenti tecnici. l’individuazione della meta, delle azioni e dei progetti. Oltre 50 soggetti pubblici e privati, associazioni di categoria e fondazioni. Piano strategico della città di Genova La Spezia Il piano prevede 4 forum tematici: il welfare municipale, il capitale umano, lo sviluppo e Il primo piano strategico. Verso la nuova l’ambiente. Dai fori scaturiscono 7 commissioni che gestiscono il processo decisionale attraverso città 10 assi strategici. La Spezia 2° Piano strategico Provincia di Milano In corso Sono state individuate 7 grandi aree tematiche afferenti all’attività dell’amministrazione Amministrazione comunale e coordinamento tecnico-scientifico. Il processo è ampiamente 2002 genovese. 4 sono gli assi strategici, per ognuno dei quali si prevede una serie di progetti. Oltre partecipato dalla società civile e dalle associazioni locali di categoria. In corso 60 sono i progetti attivati dopo il 2003. Genova 1° Piano strategico 2003 Giunta comunale di La Spezia e consulenti tecnici. Sono stati organizzati dei Forum tematici 1999 permanenti per coinvolgere gli attori pubblici e privati, istituzionali e non, di tutta la provincia. Concluso Giunta comunale di La Spezia, Provincia di La Spezia e consulenti tecnici. 66 rappresentanti di 2003 La nuova città è già nata. Facciamola Il piano individua 4 obiettivi strategici che corrispondono a 4 vision da cui scaturiscono 7 linee amministrazioni pubbliche, associazioni di categoria e fondazioni: complessivamente 350 persone crescere insieme strategiche di riferimento. 8 commissioni di lavoro individuano i progetti portanti. In corso tra esponenti delle istituzioni e cittadini. La città di città – Un progetto strategico per la regione urbana milanese Il piano si articola in 3 fasi: la fase preliminare che definisce la lettura della regione urbana milanese, la prima fase finalizzata alla condivisione dell’impianto del progetto da parte dei Comuni, degli altri attori e allo sviluppo delle idee progettuali; la seconda fase, che prevede lo studio di fattibilità sui cantieri progettuali. Oltre all’Assessorato al Progetto speciale per il piano strategico dell'area metropolitana, i componenti della giunta provinciale ed i consulenti tecnici, si è costituita la Consulta dei sindaci della Provincia di Milano. Partecipano enti pubblici, rappresentanti dell'imprenditorialità, del mondo sindacale, della società civile. 2005 In corso QuickTime™ e un decompressore TIFF (Non compresso) sono necessari per visualizzare quest'immagine. (segue tav. 3) Nord Milano Milano Rhodense Dalmine-Zingonia (Bergamo) Varese Trento 1° Piano strategico Il Piano Strategico è articolato in quattro gruppi di strategie, ciascuna strategia contiene Il futuro del Nord Milano - da hinterland l’illustrazione delle ragioni che la sostengono, gli obiettivi che intende industriale a nuova centralità perseguire. Dalle strategie discendono 35 azioni, con indicati gli attori coinvolti o da coinvolgere, metropolitana la fattibilità e la rilevanza dentro il disegno complessivo del Piano. Piano strategico del Nord Ovest Milano Da Agenda a Piano strategico- Piano strategico dell’Area Dalmine-Zingonia Piano strategico dell’area accessibilità e attrattività Il promotore è l’ASNM, Agenzia Sviluppo nord Milano. Attori del processo sono Sindaci, Assessori, Consiglieri comunali e provinciali, dirigenti e funzionari 1999 delle Amministrazioni coinvolte, oltre ai componenti del Forum per lo Sviluppo del Nord Milano, ai In corso rappresentanti di associazioni, ai soggetti sociali ed economici. Il piano prevede 5 fasi: analisi territoriale, elaborazione delle strategie di sviluppo dell'area e Giunte comunali dei Comuni del Rhodense, Provincia di Milano, Camera di commercio di Milano e definizione del processo di piano, costruzione del “Bando per lo sviluppo del Rhodense”, consulenti esterni. Partecipano al processo anche municipalità, enti pubblici e società partecipate, pubblicazione del bando, gestione del bando e monitoraggio dei progetti. imprese private, associazioni sportive, culturali e religiose. 2005 Dopo la diagnosi, attraverso l’Agenda Strategica, sono stati definiti progetti e azioni di interesse Consulta dei Sindaci degli 8 comuni coinvolti (Boltiere, Ciserano, Dalmine, Levate, Osio Sopra, comune tra gli enti locali dell’area. E’ stato costruito un Piano Strategico d’Area, grazie anche Osio Sotto, Verdello, Verdellino), consulenti tecnici, enti, istituzioni e associazioni locali. all’istituzione di un Tavolo Politico Permanente di regia e di 2 tavoli tecnici. 2001 In avvio In corso Associazione Varese Europea e consulenti tecnici 1999 varesina, Lo studio di fattibilità individua 4 principali tematiche in base alle quali si individuano gli obiettivi L’Associazione conta 73 soci, di cui: 34 enti territoriali, 2 parti sociali, 17 enti e istituzioni, 10 strategici e gli ambiti di intervento operativi e gestionali. Concluso associazioni, 10 adesioni esterne. Sindaco e Giunta comunale di Trento, 168 rappresentanze di categoria. Nel 2005 è stato avviata la 2000 Il Piano si articola in tre momenti: diagnosi, progettazione, operatività. 4 gli assi strategici, per seconda edizione del piano che, approfondendo la metodologia già applicata in Trento 2010, ognuno dei quali si definiscono gli obiettivi e le rispettive misure (azioni). In corso proietta la città al 2020. Trento 2010 Idee 2015. Pensare la città- Piano di La costruzione del Piano si sviluppa su 4 aree tematiche dalle quali si sono individuati gli sviluppo strategico della città di Bolzano obiettivi, suggeriti dalle 25 idee guida mediante il confronto con la cittadinanza. Venezia Venezia città lavoro, culture Belluno Piano strategico territoriale di Belluno 4 sono gli assi tematici su cui si struttura il piano (comunità, ambiente, competitività e mobilità) Ufficio di piano strategico, assessorati dell’amministrazione comunale, rappresentanti di 2006 per i quali si individuano a cascata obiettivi e progetti. associazioni di categoria, del mondo economico e culturale locale, sindacati. In avvio Treviso Piano strategico Provincia di Treviso Il piano presenta un modello con 3 componenti, 6 assi strategici, a cui seguono obiettivi e azioni. Verona Idee al centro della città. strategico della città di Verona Gorizia Gorizia 2010 qualità, In corso Il piano si articola in condizioni strutturali e linee strategiche e prevede il conseguimento degli Ufficio di pianificazione strategica – Comune di Venezia. 2004 obiettivi specifici attraverso lo sviluppo di strategie e l’attuazione di politiche che si declinano in Sono stati coinvolti, oltre alle 8 commissioni tematiche, tra partecipazione diretta e contatti, 700 In corso una molteplicità di azioni. attori del sistema locale. Piano Sono individuate 4 aree strategiche per ognuna delle quali è stato attivato un Tavolo di lavoro, utile alla definizione di assi strategici, azioni e linee progettuali (progetti bandiera). CTS della Provincia di Treviso, Consulta dei Sindaci dei Comuni della Marca, enti, istituzioni e 2004 associazioni locali. In corso Il piano prende avvio con la costituzione della Consulta dei Sindaci dell’area metropolitana veronese. Il processo di piano coinvolge attori locali pubblici e privati, che partecipano ai Tavoli di lavoro. 2003 In corso Dopo una prima fase di diagnosi, il piano individua i punti di forza della città sui quali sviluppare Giunta comunale di Gorizia e Provincia di Gorizia, Camera di Commercio, ATER e attori privati azioni strategiche. locali. Il piano è diviso in 5 fasi: la presa di coscienza, l'assunzione di una metodologia partecipata e condivisa, la partecipazione di rappresentanti di interessi pubblici e privati in gruppi di lavoro, la Sei campanili, ventisei piazze, un’utopia stesura del testo del piano, la presentazione pubblica. realizzabile 1909-2009 Comuni Copparesi (Ferrara) metropolitana- Giunta comunale di Bolzano e consulenti tecnici, rappresentanti di istituzioni, economia, ambiente, sociale, trasporti ed infrastrutture. 2004 Bolzano Comitato interistituzionale permanente costituito dall'Associazione dei sei Comuni Copparesi, oltre 2002 40 tra soggetti pubblici, soggetti privati, associazioni di categoria e fondazioni. In corso QuickTime™ e un decompressore TIFF (Non compresso) sono necessari per visualizzare quest'immagine. (segue tav. 3) Piacenza La vision del piano è declinata in assi strategici che esplicitano obiettivi e linee d’azione. Alle I promotori sono Comune di Piacenza, Provincia, Camera di Commercio. Partecipano al processo 2000 Piacenza 2020 – Piano strategico per priorità sono associati indicatori che consentano di stabilire gli obiettivi e di valutare l’efficacia dei 8 gruppi di lavoro a tema composti in totale da 90 soggetti rappresentanti di enti, istituzioni e Piacenza In corso progetti del Piano. associazioni cittadine, oltre 32 rappresentanti della Provincia. Firenze Firenze 2010 Prato Prato Agenda: uno strumento inclusivo per lo sviluppo di Prato Il processo di Piano prevede una fase di ascolto e di ricognizione (4 Tavoli di lavoro presieduti Giunta comunale e consulenti tecnici. All’assessorato allo sviluppo economico è stata affidata la dagli assessori competenti e consulenti tecnici), a cui segue la definizione di obiettivi generali e redazione del Documento di piano. Partecipano al processo i rappresentanti di istituzioni ed ambiti di intervento. associazioni locali. Perugia Piano Perugia Europa 2003 –2013 Il piano individua 7 linee strategiche e le corrispondenti azioni. Tra le 100 azioni individuate, le più rilevanti sono definite “progetti - bandiera” ed afferiscono a varie tematiche puntuali o complessive. Giunta comunale di Perugia, 8 soggetti pubblici, 2 soggetti privati, 21 associazioni di categoria e 2002 fondazioni. In corso Terni Piano Strategico 2006-2015 Il Piano si struttura attorno a 4 assi, ognuno dei quali comprende i relativi sotto-assi, programmi e progetti. Giunta comunale di Terni e consulenti tecnici. Attori del processo sono rappresentanti di aziende, 2004 associazioni di categoria, rappresentanti della società civile. In corso Pesaro 2015. Pesaro futuro con vista. Piano Lo schema metodologico è costituito da 3 fasi (meta, azioni, progetti): definizione della meta, Giunta comunale di Pesaro e Coordinamento scientifico (Urban Center). Enti, soggetti economici, 2001 strategico città della qualità costituzione di 6 aree tematiche per ognuna delle quali si individuano azioni e progetti. culturali, sociali della città (Gruppi di lavoro) In corso Jesi Jesi - Piano strategico Individuate le visioni di futuro della città e del territorio, si scelgono ambiti tematici e territoriali di Giunta comunale di Jesi e consulenti tecnici esterni. Partecipano esponenti delle associazioni 2003 intervento.Il piano determina 9 proposte strategiche, articolate in base a obiettivi, azioni e locali, delle categorie economiche e professionali, dei soggetti istituzionali, due scuole elementari e In corso due medie. soggetti attivabili. Sono poi determinati 4 progetti strategici. Roma Roma Prossima Il processo prevede una fase preliminare di ascolto e consultazione per la costruzione di una strategia di posizionamento della città (fase di diagnosi, analisi punti di forza/debolezza). Vengono così definiti 9 assi strategici. L’amministrazione comunale di Roma ha avviato formalmente il processo, discutendone attraverso 2000 dibattiti pubblici con gli attori economici e sociali della città. Il supporto scientifico agli studi in corso preliminari è stato fornito da un gruppo di lavoro coordinato da una società del Comune. Pescara Piano Strategico di Pescara Dopo una fase preliminare di diagnosi, ne segue una intermedia di mobilitazione delle forze attive della città (Tavoli di lavoro). Una terza fase organizza i risultati ottenuti (assi strategici) attraverso l’individuazione di un programma di azione. Giunta comunale di Pescara e consulenti tecnici esterni. Partecipano al processo, attraverso la 2006 costituzione dei Tavoli di lavoro, rappresentanti di enti, associazioni, fondazioni culturali e soggetti In avvio del sociale. Teramo Teramo 2020. Piano Strategico Il Piano è organizzato secondo 4 aree tematiche per le quali vengono definite le linee guida, che Giunta comunale di Teramo, Comitato scientifico. Partecipano ai tavoli di lavoro rappresentanze di 2005 declinano nei rispettivi obiettivi, misure e progetti. cittadini, associazioni, imprese (Gruppi di lavoro). In corso Campobasso Piano strategico Campobasso Il Piano individua 4 assi strategici tra loro strettamente collegati. Per ogni asse si individuano gli obiettivi specifici, le idee-progetto e gli interventi concreti per la città. per la città di Ufficio di Piano Strategico, Comitato di coordinamento, Comitato Scientifico. Associazione per il 2000 Piano Strategico dell’area metropolitana fiorentina (26 soci) ed oltre 170 soggetti istituzionali e In corso forze sociali. 2004 In corso Il Piano prevede 5 fasi: avvio del processo e diagnosi, consultazione e ascolto, discussione e Giunta comunale di Campobasso e consulenti tecnici. Partecipano al processo le varie componenti 2006 partecipazione, definizione degli impegni per l’implementazione del piano che ogni attore della società civile: i cittadini, i sindacati, le associazioni culturali, ambientali, di volontariato, di In avvio assume, attuazione, gestione-sostegno e monitoraggio agli interventi promozione sociale, le università, gli enti, le imprese, le banche. QuickTime™ e un decompressore TIFF (Non compresso) sono necessari per visualizzare quest'immagine. (segue tav. 3) Napoli Per una Napoli competente, ben connessa e creativa Partendo dalla matrice delle 3C (competenza, connessione e creatività), il piano propone un Giunta comunale di Napoli e consulenti tecnici. confronto tra i vari soggetti coinvolti su tematiche inerenti le tre condizioni, al fine di individuare le Nella fase attuale è stata stilata una lista dei possibili soggetti pubblici e privati da coinvolgere. linee strategiche. 2005 Caserta Piano strategico città di Caserta Definiti gli obiettivi di sviluppo del territorio (poli di sviluppo); si individua un sistema di infrastrutture funzionale agli obiettivi programmati, sono poi fissati dei progetti puntuali, coerenti e sinergici agli obiettivi definiti (progetti specifici). Giunta comunale di Caserta 2001 29 soggetti di cui 7 pubblici. In corso 2006 Bari in evoluzione. Bari Barletta In avvio 1° Piano strategico metropolitano della città di Bari L’attività dei Gruppi di lavoro, divisi in settori strategici, costituisce la fase preliminare di diagnosi e di studio. Vengono quindi definiti gli obiettivi e le azioni strategiche per la città e l’area metropolitana. Sindaco di Bari, Presidente della provincia di Bari, Sindaci dei comuni di Bitonto e Gioia del Colle, CTS. Componenti della Cabina di regia, cittadini, associazioni di categoria, imprese. Barletta Città Arcobaleno. Un Piano per lo sviluppo della città Il Piano si orienta su 5 assi tematici. Si sviluppano 8 linee strategiche, per ognuna delle quali si stabiliscono i rispettivi obiettivi, le azioni pilota ed altre azioni. Amministrazione comunale ed Ufficio di Piano Strategico (Sede comunale), consulenti tecnico- 2002 scientifici, oltre ai rappresentanti di associazioni di categoria. In corso Lecce 2005/2015 In avvio Ufficio di programmazione strategica e Amministrazione comunale di Lecce. Rappresentanti delle 2005 associazioni di categoria e della società civile. In corso Lecce Il piano individua la visione, 4 assi strategici e gli obiettivi da perseguire, vocazionalità ed Un ponte verso lo sviluppo economico- opportunità locali, nonché modalità per promuovere reti di alleanze e di complementarità con altre città. sociale e culturale Potenza Piano strategico area metropolitana di Potenza Giunta comunale di Potenza e consulenti tecnici. Il piano prevede la discussione delle tematiche dell’area metropolitana attraverso l’attivazione dei La partecipazione al processo di piano è aperta ad oltre tavoli di lavoro, che porteranno alla definizione delle linee strategiche. 60 rappresentanti di istituzioni cittadine. Palermo Piano strategico per Palermo capitale Nella fase di avvio del Piano la città viene articolata in 12 ATI (Aree di Trasformazione Integrata). Amministrazione comunale di Palermo, Comitato scientifico e Gruppo di coordinamento tecnico. 2003 Partendo dall’analisi degli scenari locali, si individuano 6 obiettivi generali, dai quali scaturiranno i L’Urban Center agisce come struttura operativa del Sindaco e della cabina di regia del Piano. In corso progetti strategici. Agrigento Governare il cambiamento. Agrigento nel 2016 2006 In avvio Con l’attivazione di 4 tavoli di confronto e riflessione, si definiscono obiettivi, linee di azione strategica e il parco progetti. Giunta comunale e Comitato di coordinamento. 2006 Rappresentanti di enti, istituzioni ed associazioni di categoria. In avvio Giunta comunale di Caltanissetta e consulenti tecnici. Caltanissetta Strategie per un futuro migliore Il piano prevede 3 fasi: incontri tematici e focus group; definizione della vision e redazione del Documento Intermedio di Piano; elaborazione del Progetto Definitivo contenente il Piano di Azione. Termini Imerese Le idee di tutti per un nuovo progetto della città Dopo l’analisi del contesto e l’attività di auditing, si definiscono le visioni della città e le linee Giunta comunale di Termini Imerese e CTS. strategiche di sviluppo. Nell’ambito di ogni visione si individuano progetti, azioni e soggetti Oltre 50 tra soggetti pubblici, soggetti privati, associazioni di categoria e fondazioni attuatori. 2005 Cagliari Cagliari capitale nel Mediterraneo 5 sono le fasi operative: costituzione del Forum degli attori locali; individuazione degli scenari; definizione della visione strategica; individuazione degli obiettivi, azioni e progetti; elaborazione del documento finale. Giunta comunale di Cagliari e consulenti tecnici esterni. 2005 Nella fase attuale è stata stilata una lista dei possibili soggetti pubblici e privati da coinvolgere. In corso Alghero 2020 Partendo da un orientamento strategico di fondo, dopo la ricognizione dei punti di forza e debolezza del contesto, si definiscono obiettivi operativi a medio e lungo termine,azioni e progetti concreti Giunta comunale, CTS. Alghero La definizione degli assi di sviluppo strategico viene effettuata a partire dalla diagnosi dello stato attuale della città (Tavoli tematici di lavoro). Segue la definizione di azioni e progetti strategici. Giunta comunale di Carbonia, Ufficio di Piano e consulenti tecnico-scintifici. La partecipazione al processo da parte degli attori locali è garantita dai Forum di ascolto e dibattito. (Palermo) Carbonia e Piano strategico comunale di Carbonia, Territorio del Sulcis Piano Intercomunale per il Sulcis Olbia Olbia città d’Europa Nuoro Nuoro 2020 Piano strategico Fonte: elaborazione Censis su fonti varie, 2006 2006 Attualmente si prevede il coinvolgimento di soggetti rappresentanti di 22 enti fra sindacati, In avvio associazioni, società e altre figure attive nel comune. Enti ed associazioni di categoria e rappresentanti della società civile. E’ in fase di stesura un Documento preliminare di analisi del contesto, seguirà la fase di ascolto Amministrazione comunale di Olbia e consulenti tecnici. degli attori locali e la definizione degli assi strategici. Associazioni di categoria, Forum civico. Il percorso di piano prevede la discussione delle linee di sviluppo strategico dell’intero sistema territoriale nuorese attraverso 6 Tavoli tematici, per poi giungere alla definizione delle azioni e dei progetti. Consulta dei Sindaci degli 11 Comuni del STN, enti ed associazioni di categoria. Gli attori locali e la società civile partecipano al processo attraverso i Forum di ascolto, organizzati in ciascun comune coinvolto. In corso 2005 In corso 2006 In avvio 2006 In avvio QuickTime™ e un decompressore TIFF (Non compresso) sono necessari per visualizzare quest'immagine. Tav. 4 – I numeri dei piani strategici in Italia al 2006 Le tipologie 73 sono i piani strategici(1) attivati al 2006, di cui: - 6 interessano intere province; - 12 riguardano grandi aree metropolitane; - 11 sono relative ad aggregazioni di comuni con popolazione complessiva superiore a 100.000 abitanti; - 8 interessano aggregazioni di comuni con popolazione complessiva inferiore a 100.000 abitanti; - 11 coinvolgono singoli comuni con popolazione superiore a 100.000 abitanti; - 25 coinvolgono singoli comuni con popolazione inferiore a 100.000 abitanti. Le dinamiche Il primo piano strategico è stato avviato nel 1998. Negli anni tra il 1999 e il 2004 sono stati avviati 26 piani; negli ultimi 2 anni sono stati avviati 46 piani (21 nel 2005 e 25 nel 2006). Ad oggi sono stati conclusi 3 piani, 38 sono in corso e 32 sono in fase di avvio. I promotori 113 sono gli enti locali (Amministrazioni comunali e provinciali) che hanno promosso un piano strategico. Gli enti coinvolti 853 sono gli enti coinvolti nella pianificazione strategica, di cui 788 comunali. La popolazione 18,8 milioni di cittadini(2) sono coinvolti in un piano strategico (circa il 32% della popolazione italiana). Il territorio I piani strategici interessano una superficie territoriale complessiva pari a circa 35.000 Kmq (circa l’11,5% della Superficie territoriale nazionale). (1) comprende i tre piani reiterati una seconda volta (2) stima effettuata conteggiando una sola volta la popolazione coinvolta contemporaneamente in più esperienze Fonte: elaborazione Censis su dati vari, 2006