Untitled - Botteghe del Centro
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Untitled - Botteghe del Centro
CREMONA I dati contenuti in questa guida sono stati accuratamente controllati prima di andare in stampa. Tuttavia, essendo suscettibili di variazioni. L’editore non può assumersi la responsabilità per i danni o gli inconvenienti da chiunque subiti in conseguenza di informazione qui riportate. Editore: ASCOM SERVIZI Srl ASCOM - CONFCOMMERCIO CREMONA Palazzo Vidoni - Via Manzoni, 2 - 26100 Cremona tel 0372 567611 - fax 0372 567630 www.ascomcremona.it - [email protected] Presidente: Claudio Pugnoli Vice Presidenti: Sergio Vacchelli (vicario) - Roberto Ghezzi Presidente Botteghe del Centro di Cremona: Paolo Mantovani Ha collaborato alla realizzazione del volume: FORMAT GRAFICA&COMUNICAZIONE - Cremona per il coordinamento dei lavori e il progetto grafico Cremona è una città bellissima, da scoprire e da vivere, capace di affascinare il turista svelandosi poco alla volta, con garbo ed eleganza. E’ un vero e proprio scrigno di gioielli d’arte e cultura. Qui le vie e le piazze sono cariche di fascino e di storia. E la nostra gente è pronta a farvi incontrare le sue tradizioni, a condividere una identità di saperi (come quella della liuteria) così importante da essere candidata a diventare “patrimonio immateriale dell’umanità” voluto dal’Unesco. Caratteristiche che la rendono preziosa, lontanissima dai circuiti del turismo di massa. Ma proprio per questo capace di trasmettere emozioni uniche. Nella sua struttura, poi, Cremona ha saputo mantenere lo splendore urbano del Medioevo. Sul quale, con misura, si leggono le testimonianze del Rinascimento e si arriva fino all’età moderna. La città ha conosciuto, attraverso i secoli uno sviluppo ordinato, dove l’evoluzione economica e sociale hanno rispettato la fisionomia del centro. Già sfogliando questa guida è possibile averne una testimonianza concreta. Abbiamo voluto offrire uno strumento agile che aiutasse il turista a vivere la città, a scoprirne le bellezze artistiche e dei monumenti e a coglierne il fascino. Ma ci Cremona is a beautiful city, to discover and experience, able to captivate people revealing little by little, with grace and elegance. It 'a real casket full of art and culture’s jewels. Charm and history fill streets and square. Cremona’s citizen are ready to share its own traditions and an identity of knowledge (violin making) so important to be nominated to become "intangible heritage of humanity" by Unesco; all this quality made Cremona precious and placed it far from mass tourism and for this reasons able to give you unique emotions. Cremona has been able to keep its medieval urban splendor, where it’s possible to find testimony of the Renaissance up to the modern-age. City lived a quiet development through the centuries, where economic and social evolution respected the downtown’s physiognomy. It’s possible to find a concrete witness in the real first part of this guide. We wanted to offer an easy tool to help tourists to live the city, discover the art beauties, the beautiful monuments and to get involved by its charm. Guide apart many others reasons tourists will find to discover Cremona. Among all Museum of the Violin, an exclusive violin expo with no comparisons in the world. Cremona is really the city of violin making (about of we dedicated an entire CREMONA sono tante altre buone ragioni per scoprire la città oltre a quelle racchiuse in questa guida. A partire dal Museo del Violino, una realtà espositiva unica al mondo, che verrà inaugurato tra qualche mese. Cremona è davvero la città della Liuteria (alla quale abbiamo dedicato un intero capitolo di questa guida). Non solo perché qui sono nati Amati, Stradivari e Guarneri ma anche perché all’ombra del Torrazzo arrivano giovani carichi di speranze che imparano l’arte di questi grandi maestri e cercano di rinnovarne l’eredità culturale. I loro laboratori punteggiano, caratterizzandolo, il centro. Ce ne sono oltre centotrenta. Si alternano a botteghe, negozi e attività commerciali ugualmente carichi di storia dove, ogni giorno, grazie alla passione dei commercianti si rinnova il legame con la comunità e ciascuno può avere una testimonianza concreta del carattere generoso ed ospitale della nostra gente. Anche per questo nella guida, accanto ai monumenti, abbiamo voluto elencare tutti i servizi che le nostre imprese sono pronti ad offrire. Sono certo che ciascuno dei nostri associati vi accoglierà con una gentilezza qualità che supera la cortesia per immediata disposizione d’animo nei confronti degli altri - difficile da dimenticare. Benvenuti! chapter on this guide ). And the reason isn’t only because here were born Amati, Stradivari and Guarneri, but also because many young students from each part of the world continue to come under the Torrazzo to learn the art of these great masters and try to renew their cultural heritage. One hundred thirty lute-maker labs characterize downtown alternated with workshops, shops and businesses also full of history where, every day, thanking the passion of traders is renewed the connection with the community and each-one can have a concrete proof of the generous and hospitable character of our citizens; also for this reason in this guide, beyond monuments, we wanted to shows you all the services that our retailers are prepared to offer. I am sure that each of our members will welcome you with kindness - quality most high then courtesy for the ready disposition on tourists regards hard to forget. Welcome! Paolo Mantovani Presidente Associazione Le Botteghe del Centro Piazza del Comune Common’s Square Il centro storico di Cremona raggiunge il suo culmine artistico e monumentale nella piazza del Comune sulla quale si affacciano quelli che sono considerati tra i più importanti e meglio conservati edifici medievali in Italia. Da un lato il Duomo, il Torrazzo e il Battistero, dall’altro la Loggia dei Militi e il Palazzo del Comune: insieme esprimono la doppia funzione di centro religioso e di centro civile della città, in costante equilibrio così come la stessa disposizione degli edifici che circondano la piazza e l’alternanza tra i toni rossi dei mattoni e i bianchi dei marmi. Come nel passato la piazza ha mantenuto la sua funzione di luogo di incontro. It is the artistic and monumental core of the historic centre including some of the most important and bestpreserved Italian medieval buildings. On one side of the square are the Cathedral, the Torrazzo and the Baptistery while on the other the Palazzo del Comune (Town Building) and the Loggia dei Militi. Seen as a whole, these buildings reflected the double function of the city as both religious and civil centre: a relation of constant balance, like the arrangement of the edifices in the square and the alternation between red brickwork and white marble of their façades. The square has maintained today the meeting place function it had in the past. La Cattedrale Cathedral La Cattedrale, dedicata all’Assunta, fu fondata nel 1107 su un’area urbanizzata fin dall’epoca romana. Proprio perché considerato l’edificio più rappresentativo della città, simbolo stesso dell’identità cremonese, essa conserva nelle strutture e nell’apparato decorativo i segni di molteplici interventi succedutisi attraverso i secoli. Fondata in forme romaniche e ricostruita con un progressivo avvicinamento al gotico dopo il rovinoso terremoto del 1117, presenta tre grandiose facciate. La principale prospetta sulla piazza ed è frutto di successivi interventi che ne modificarono l’originaria impostazione; le primitive linee architettoniche sono ancora ravvisabili nel grande portale romanico a sguancio, detto Porta regia, articolato in una complessa sequenza di colonnine, torri e tortiglioni, presenti anche negli archivolti decorati da fregi. Lo impreziosiscono elementi scultorei di scuola wiligelmica (inizi del sec. XII), che costituiscono parte della decorazione della facciata prima del The Cathedral, dedicated to Our Lady of the Assumption, was founded in 1107 on an area which has been built upon since Roman times. It is considered to be the most representative building of Cremona and symbol of the city itself, as its architecture and decorations still retain traces of several restorations made throughout the centuries. Originally built in Romanesque style and reconstructed in forms progressively moving towards the Gothic after the severe earthquake in 1117, it has three magnificent façades. The main façade overlooks the square and is the result of a series of modifications which altered its original appearance; its early architectural features can still be seen in the large Romanesque splayed portal, called Porta regia, structured in an elaborate series of small columns, toruses and spiral columns which can also be seen in the archivolts decorated with friezes. The portal is embellished by sculptures in the style of the Wiligelmo school (beginning of the 12th century) which were part of the decorations of the main 7 • itinerari d’Arte terremoto del 1117. Ai lati del portale sono posti i quattro Profeti (Geremia e Isaia a sinistra, Daniele ed Ezechiele a destra) che reggono cartigli, le cui scritte annunciano la Salvazione e invitano a seguire Cristo. Allo stesso scultore sono attribuiti anche i Simboli degli Evangelisti posti alla base delle ghiere della lunetta (Toro e Leone) e alla sommità del portale (Angelo e Aquila). Da notare sono anche le due mensole dell’architrave del portale e le due cariatidi poste ai lati dello stesso. Nel corso del Duecento la Cattedrale fu sottoposta a notevoli lavori di ristrutturazione, operati in due fasi successive, che ne modificarono il primitivo aspetto. A questo periodo risale il protiro retto da leoni stilofori (Giambono da Bissone, 1285) che inquadra la Porta regia. Esso accoglie una ricca decorazione scultorea di cui fanno parte le tre grandi statue poste nell’edicola soprastante, la Madonna col Bambino al centro, Sant’Omobono patrono della città a destra e Sant’Imerio compatrono a sinistra (Marco Romano, sec. XIV). Al di sotto corre il grande fregio antelamico dei Mesi (sec. XIII) in cui sono raffigurati i lavori dei campi, scanditi secondo il ritmo cronologico dei mesi simboleggiati mediante i rispettivi segni zodiacali; la sua presenza sulla facciata della Cattedrale ricorda la prospettiva salvifica propria della cultura medioevale, che dava un senso al lavoro dell’uomo ed allo scorrere del tempo. Il fregio è interrotto al centro dalla lastra raffigurante Sicardo, il vescovo che resse la diocesi dal 1185 al 1215 operandosi per riportare la pace fra le opposte fazioni che laceravano la città in lotte sanguinose. Allo stesso secolo risale anche l’apertura, ai lati del protiro, delle loggette ornate di testine, i cosiddetti impietriti, il rivestimento marmoreo della facciata e l’allargamento del rosone (Giacomo Porrata, 1274) ornato da una serie •8 façade before the earthquake in 1117. Four statues of the Prophets flank the portal on both sides (Jeremiah and Isaiah on the left, Daniel and Ezechiel on the right); each one holds a written scroll announcing Salvation and exhorting the observer to follow Christ. The sculptor of the Prophets is also considered to be author of the Symbols of the Evangelists placed at the base of the lunette (Ox and Lion) and in the upper part of the portal (Angel and Eagle). Also worthy of note are the two corbels of the architrave and the two caryatids flanking the portal. During the 13th century the Cathedral was largely reconstructed; the renovation, carried out in two stages, changed the original appearance of the building. The porch sustained by two columnbearing lions (Giambono da Bissone, 1285) framing the Porta Regia dates back to this time. It is richly decorated with sculptures, among them the three tall statues placed in the small loggia above: the Madonna with Child at the centre, Saint Omobono the patron of Cremona on the right and Saint Imerio the co-patron on the left (Marco Romano, 14th century). Below the statues is the Frieze of Months, sculpted by a master of the Antelami school (13th century), portraying a sequence of agricultural activities corresponding to the passing of months, each month symbolized by a sign of the Zodiac; its presence on the Cathedral façade evokes the prospect of redemption typical of medieval culture, which gave meaning to both human labour and the passing of time. The frieze is interrupted centrally by a slab representing Sicardo, bishop of the local diocese from 1185 to 1215, who made every effort to end the hard struggle between the city’s opposing factions. The small loggias adorned with head protome set by the sides of the porch – the so-called Impietriti – the marble facing of the main façade and the enlarging of the rose window concentrica di cornici che presentano rosette, tralci di vite, figurine di animali, greche. Nel 1491, per opera di Maffiolo da Carrara, la facciata venne sopraelevata con l’attico frontonato e la torretta di gusto bramantesco. Vi campeggia lo stemma di Gregorio XIV (Nicolò Sfondrati) papa di origine cremonese eletto al soglio pontificio nel 1591. Alla fase rinascimentale appartiene anche l’elegante portico di ispirazione bramantesca, la cosiddetta Bertazzola, che raccorda la Cattedrale con il Torrazzo; fu costruita in diverse fasi tra il 1497 ed il 1550 da Lorenzo Trotti, il quale nel 1512-19 eresse anche la loggia sovrastante la Bertazzola verso il Torrazzo. Nel 1738 la balconata superiore fu ornata con dieci statue di Giorgio e Antonio Ferretti raffiguranti Angeli e Santi. Sotto il portico sono collocati interessanti frammenti scultorei ed alcuni sarcofagi fra i quali si segnalano il raffinato Sarcofago di Andrea Ala opera di Gaspare Pedone (1513) ed il Sarcofago di Folchino Schizzi di Bonino da Campione (1357). Segue la cosiddetta Porta del paradiso, realizzata da Lorenzo Trotti nel 1514, che dà accesso al cortiletto del Torrazzo, dove è conservata una statua raffigurante l’eroe cittadino Giovanni Baldesio (fine XIII secolo). Da qui si può iniziare la salita della torre (502 gradini), dalla quale si domina un ampio panorama, che nelle giornate limpide spazia dalle Alpi alle prime propaggini degli Appennini. Il Torrazzo Il Torrazzo, con i suoi 110,96 metri di altezza, è al tempo stesso testimone di elevata perizia tecnica delle maestranze medioevali e simbolo della città che domina con la sua presenza, mostrandosi al viaggiatore già a diversi chilometri di distanza. Il fusto in laterizio, innalzato durante la (Giacomo Porrata, 1274) decorated with a series of concentric frames displaying rosettes, grapevines, small animal figures and Greek frets also date back to the 13th century. In 1491 an attic storey and a small tower in the Bramante style designed by Maffiolo da Carrara were added to the façade . The attic storey displays at its centre the heraldic bearings of Nicolò Sfondrati, native of Cremona, who became Pope Gregorio XIV in 1591. The elegant portico in the Bramante style, the so-called Bertazzola, connecting the Cathedral with the Torrazzo, was also added during the Renaissance period; the portico was built at various times between 1497 and 1550 by Lorenzo Trotti, who in 1512-19 also built the loggia above the Bertazzola next to the Torrazzo. In 1738 the upper balcony was adorned with ten statues of Angels and Saints by Giorgio and Antonio Ferretti. Some interesting fragments of sculptures are positioned under the portico, as well as tombs such as the fine Sarcophagus of Andrea Ala by Gaspare Pedone (1513) and the Sarcophagus of Folchino Schizzi by Bonino da Campione (1357). Walking on under the portico we reach the so-called Gate of Paradise, made in 1514 by Lorenzo Trotti, entrance to the small courtyard of the Torrazzo, which displays the statue of the city hero Giovanni Baldesio (end of 13th century). From here it is possible to climb the tower (502 steps) from the top of which there is a sweeping view, which ranges, on a clear day, from the Alps to the near Appennines. Torrazzo The Torrazzo, 110.96 metres high, is both an example of the great skill of medieval masons and a symbol of the city itself, which can be seen from kilometres away. The brick tower base ending with a high crenellation, erected in the first half of the 13th 9 • itinerari d’Arte prima metà del XIII secolo e concluso da un’alta merlatura, sviluppa in dimensioni eccezionali la tipologia del campanile nel momento di evoluzione dal romanico al gotico; domina anche qui la fitta tessitura del mattone, scandita verticalmente da lesene angolari e da cordonature centrali poco aggettanti, orizzontalmente dal motivo decorativo ad archetti e dalle aperture che, salendo, si fanno sempre più complesse ed ariose. Di gusto squisitamente gotico è invece la doppia ghirlanda a base ottangolare (1284-1305) che ingentilisce con la sua elegante struttura il poderoso impianto della torre. Sul lato rivolto verso la piazza campeggia il grande quadrante dell’orologio astronomico, il cui meccanismo, costruito nel 1583 da Giovanni Francesco e Giovanni Battista Divizioli e tuttora funzionante, è visibile all’interno della torre. Segna le ore, i giorni, i mesi, le fasi lunari, le eclissi di sole e di luna e le congiunzioni zodiacali. Il quadrante, più volte ridipinto perché esposto agli agenti atmosferici, si presenta ora nella forma realizzata da Mario Busini nel 1974. Bertazzola La Bertazzola è un porticato rinascimentale che collega la facciata della Cattedrale al Torrazzo. L’etimologia del nome è oscura, gli studiosi più accreditati la fanno derivare da Berta de Zoli, moglie del leggendario Giovanni Baldesio (vd. sopra). Si tratta di un’opera di Lorenzo Trotti anche se le dieci sculture di santi e angioletti in pietra bianca che la decorano sono settecentesche. Le facciate Lasciata la piazza del Comune, si piega in largo Boccaccino costeggiando il fianco settentrionale della Cattedrale, dove è possibile cogliere la potente articolazione delle murature, alleggerite solo nella parte alta da • 10 century, is an exceptionally large-size typical bell tower whose forms exemplify the development from the Romanesque into the Gothic style; the thick brickwork pattern dominates here as well and is marked vertically by angular pilasters and slightly protruding central cordon decorations, and horizontally by decorative arches and openings which become more and more elaborate and extensive as they rise. The octagonal-based double spire (12841305) which elegantly lightens the massive brick structure is, on the other hand, of typical Gothic taste. On the side of the tower overlooking the square stands the large astronomic clock, the mechanism of which - built in 1583 by Giovanni Francesco and Giovanni Battista Divizioli and still working to date - can be seen inside the tower. The clock indicates hours, days, months, moon phases, sun eclipses, moon eclipses and Zodiac alignments. The quadrant has been re-painted several times due to deterioration caused by atmospheric agents; its present-day pictorial decoration was created in 1974 by Mario Busini. Bertazzola The Bertazzola is a Renaissance portico connecting the Cathedral façade with the Torrazzo. The origin of the name is uncertain; according to some of the most authoritative historians, the name derives from Berta de Zoli, the wife of the legendary Giovanni Baldesio. It was made by Lorenzo Trotti although both the ten white marble statues of saints and angels and the decorations date back to the 18th century. Façade Leaving Piazza del Comune and taking the street named Largo Boccaccino that runs along the itinerari d’Arte un’agile galleria. Qui si innalza la facciata del transetto settentrionale della Cattedrale che, insieme alla corrispondente facciata del transetto meridionale, è quanto di meglio si è conservato in città in fatto di architettura gotica e di uso sapiente del cotto, utilizzato per le strutture e per le decorazioni, in quanto non presenta quella stratificazione di stili che ha modificato la primitiva impronta architettonica della facciata principale. Il transetto settentrionale fu innalzato dagli architetti Giacomo Camperio e Bartolino Bragherio e terminato nel 1288 con una facciata monocuspidata che rispecchia i canoni dell’architettura gotica lombarda. Particolarmente pronunciati sono infatti gli elementi di scansione verticale come i contrafforti centrali e angolari che tripartiscono la fronte; il verticalismo è ripreso dalle torrette che si rifanno elegantemente all’identico motivo della facciata principale. La massa muraria è poi svuotata dalle aperture ogivali delle monofore, delle bifore e della quadrifora centrale, nonché dagli oculi e dalla galleria rampante della cuspide. Ornano la facciata il protiro retto da leoni stilofori e, in due nicchie dei contrafforti laterali, le statue duecentesche dell’Angelo annunciante e dell’Annunciata. Da notare è l’architrave del portale, ornato dal rilievo di Cristo con gli apostoli sul lato esterno e con un tralcio vegetale nell’estradosso (inizi sec. XII). Fu realizzato dallo stesso artista autore dei Profeti della Porta regia come architrave del portale maggiore e fu qui reimpiegato, mutilo delle parti terminali, dopo il terremoto del 1117. Proseguendo si raggiungono le absidi della Cattedrale, che appartengono alla costruzione precedente il terremoto e che furono rimaneggiate da maestranze campionesi alla fine del Duecento con l’aggiunta della galleria • 12 northern side of the Cathedral, it is possible to see the imposing structure of the Cathedral wall, the upper part of which is rendered lighter by a slim gallery. Upon the gallery rises the front of the North transept; this and the façade of the South transept are the best-preserved examples in Cremona of Gothic architecture and of the skilful use of terracotta for both building structures and decorations, as they do not show that stratification of different styles which altered the original architectural design of the main façade. The construction of the North transept was started by architects Giacomo Camperio and Bartolino Bagherio and finished in 1288 with the erection of a one-cusp façade typical of Lombard Gothic architecture. Vertical elements are in fact quite prominent, such as the two central and angular buttresses dividing the front into three parts; verticalism is again predominant in the small towers elegantly repeating the same motif of the main façade. The strong walls are lightened by the ogival openings of one and twomullioned windows and the central four-light window, by eyeholes and by the sloping arcade running along the cusp. The façade is adorned by a porch surmounted on two column-bearing lions and by the 13th-century statues of the Announcing Angel and the Annunciata (Our Lady of the Annunciation) each one lodged in a niche of the side buttresses. Worthy of note is the portal architrave, decorated externally with the relief of Christ with the Apostles and a foliage branch on the extrados (beginning of the 12th century). This foliage branch was made by the same author of the Prophets set in the Porta Regia and, before being partially re-used here after the earthquake in 1117, di coronamento e del rivestimento a lastre marmoree. Le sormontano due torrette in laterizio. Salendo alcuni gradini siarriva in piazza S. Antonio Maria Zaccaria, dove prospetta il neoclassico palazzo Vescovile e la facciata del transetto meridionale della Cattedrale. Terminata nel 1342 da Franceschino e Canino Toselli, essa riprende lo stesso schema costruttivo di quella settentrionale ma con soluzioni decorative più ricche, tipiche del gotico maturo. A sinistra del transetto si estende l’area recintata detta del Cimitero dei Canonici, dalla quale si accede ad un locale sotterraneo, dove è conservato il cosiddetto “mosaico del Camposanto”, già appartenente alla pavimentazione della chiesa di S. Ambrogio preesistente all’attuale Cattedrale ed ora non più visibile. Risale all’incirca al secondo quarto del XII secolo e presenta figurazioni allegoriche (la lotta fra Crudelitas e Impietas, fra Fides e Discordia, il Centauro) e tondi con animali. Il Battistero Usciti dalla Cattedrale, si torna nella piazza del Comune, dove sorge il Battistero. Ideale complemento della Cattedrale, esso venne eretto in forme romaniche a partire dal 1117. Complesse vicende storico-politiche si intrecciano alla sua costruzione, iniziata proprio nell’anno in cui la città, dopo un lungo periodo di alleanza con l’imperatore Federico Barbarossa, capovolse la propria posizione entrando nella Lega Lombarda ed avvicinandosi al papa. La sua costruzione sembrò allora assumere il valore di un pegno di fedeltà verso il pontefice. Architettonicamente l’edificio, che ha pianta ottagonale, conserva ben leggibili le forme romaniche. L’esterno originally employed as architrave of the main portal. Veering towards the left we reach the apses of the Cathedral constructed before the earthquake and remodelled at the end of the 13th century by masters from Campione who added the crowning gallery and the marble-slab facing. The apses are surmounted by two small brickwork towers. There are a few steps up to Piazza S. Antonio Maria Zaccaria onto which overlook both the Bishop’s Palace and the façade of the Cathedral South transept. The southern façade, finished in 1342 by Franceschino and Canino Toselli, has the same architectural pattern as the northern front while its richer decorations are typical of the mature Gothic style. On the left side of the transept is the gated area known as the Cimitero dei Canonici from which it is possible to access an underground room where the so-called “mosaico del Camposanto” is kept. The mosaic was originally located in the pre-existing church of S. Ambrogio erected prior to the Cathedral on the same site. It dates back to the second quarter of the 12th century and shows allegorical images (the struggle between Crudelitas and Impietas, Fides and Discordia, and the Centaur) as well as tondos depicting animals. Baptistery Back outside in Piazza del Comune, we proceed to the Baptistery. It was erected from 1117 in Romanesque style as a perfectly complementary building to the Cathedral. A complex historical and political background is connected with its construction which started in the same year when, after a long lasting alliance with emperor Federico Barbarossa, the city reversed its policy by joining the Lombard League and moving closer 13 • presenta in sei degli otto lati l’originario paramento in laterizio, una spessa cortina muraria alleggerita da monofore e bifore scandita verticalmente da cordonature e contrafforti speronati agli angoli. In alto il perimetro del Battistero è concluso da una galleria ad archetti e da una fascia ad oculi, frutto di un intervento di sistemazione cinquecentesco, al quale appartiene anche la costruzione del protiro davanti all’ingresso ed il rivestimento marmoreo di due degli otto lati. All’interno si apre la maestosa ma severa spazialità romanica: ogni parete è scandita secondo un ritmo ternario, strutturale e simbolico insieme; lo sovrasta la grande cupola autoportante a otto spicchi, priva di articolazioni e con la sola apertura della lanterna centrale. La struttura, solo apparentemente semplice, come pure l’accurato trattamento del paramento in cotto articolato in nitide superfici, testimonia l’alto livello raggiunto dalle maestranze che vi lavoravano. Al centro campeggia la grande cisterna per l’acqua battesimale costruita in un unico blocco di marmo rosso di Verona da Lorenzo Trotti nel 1520. Alle pareti si innalzano altari con grandi ancone barocche: da notare la statua lignea dell’Addolorata di Giacomo Bertesi (1697 circa), incorniciata da un’esuberante cornice a fogliami dorati dello stesso scultore, il grande Crocifisso ligneo del Trecento, all’altare centrale, e le statue settecentesche di San Filippo Neri e San Giovanni Battista attribuite insieme alla cantoria a Giuseppe Chiari (inizio XVIII secolo). Il Battistero ospita il Museo delle pietre romaniche che raccoglie frammenti della decorazione medievale della Cattedrale, fra i quali si segnalano: un’acquasantiera ricavata da un capitello romanico del XII secolo ornato con Sirene bicaudate, due telamoni del XII secolo detti to the papal party. Thus the construction of the Baptistery was regarded at the time as a kind of pledge of loyalty towards the Pope. The building has an octagonal plant and still preserves its original Romanesque architecture. Externally, six out of eight sides retain the original brick wall surface – a massive structure lightened by one and twomullioned windows and marked vertically on every corner by sharp angled buttresses. The upper part ends with an arcaded gallery and a fascia of eyeholes both dating back to the 16th century; the porch and the marble facing of two sides were also added at the time. The interior is characterized by the magnificent though severe Romanesque spatial conception: each wall shows a ternary alternation, both structural and symbolic and is surmounted by a large self-supporting cupola with eight segments and a central lantern as sole opening. The apparent simplicity of both this structure and the accurate treatment of the welldefined terracotta wall surface reveal the extreme skill of the masons and artisans. At the centre stands the grand baptismal font built out of a single block of Verona red marble by Lorenzo Trotti in 1520. The altars by the walls exhibit imposing Baroque altarpieces: worthy of note is the Addolorata (Our Lady of Sorrows, dated around 1697) set within an elaborate gilded foliage frame by the same sculptor, the large 14th-century wooden Crucifix at the central altar and the 18th-century statues of St. Filippo Neri and St. John the Baptist attributed, like the choir, to Giuseppe Chiari (early 18th century). The Baptistery houses the Museum of Romanesque stones which exhibits fragments of the Cathedral Medieval decorations, such as a stoop made from a 12th-century Romanesque capital decorated with Two-tailed 15 • itinerari d’Arte Baldesio e Berta (Giovanni Baldesio è il leggendario eroe cittadino che nel XI secolo liberò la città da un pesante tributo imposto dall’imperatore Enrico, la palla d’oro che compare nello stemma della città, mentre Berta è la nobile fanciulla che ricevette in sposa), il calco della pietra di fondazione della Cattedrale (l’originale si trova nella Sagrestia dei Canonici), le due protomi leonine un tempo poste sui battenti della porta, che sono rari esempi di bronzi romanici, la duecentesca statua bronzea dell’Arcangelo Gabriele che era posta sulla cima del Battistero, le cui ali snodate si potevano muovere sotto la spinta del vento. Palazzo Comunale Di fronte alla Cattedrale, secondo una soluzione urbanistica non molto diffusa nel Medioevo, si innalza il Palazzo Comunale, sede da sette secoli dell’amministrazione civile della città. Il corpo prospettante la piazza fu eretto nel 1206 e presentava originariamente una fronte armoniosamente giocata su tre fasce orizzontali: il portico gotico, le trifore romaniche al piano superiore e la gronda ad archetti conclusa dalla merlatura. Al piano superiore si apriva un’unica grande sala detta della “Ragione” dove si riuniva il Consiglio generale della città. Nel 1245 il palazzo venne notevolmente ampliato, con la costruzione di tre corpi di fabbrica delimitanti il cortile e incorporando la Torre civica probabilmente già esistente. Nel corso del Quattrocento, a seguito del graduale degrado del palazzo e delle mutate esigenze amministrative, ebbe inizio una serie di lavori di ristrutturazione, che interessarono a più riprese le strutture, fino alla fine del secolo successivo. Nella prima metà dell’Ottocento, quando il clima romantico e l’interesse per il • 16 mermaids, two 12th-century telamons known as Baldesio and Berta (Giovanni Baldesio being the legendary local hero who in the 11th century freed the city from paying a heavy tax– the golden ball represented in the city’s coat of arms – levied by Emperor Henry, and Berta the noble lady whom he was given as his bride), a cast of the Cathedral foundation stone (the original is kept in the Sagrestia dei Canonici), two lion protome, rare examples of Romanesque bronze once used as door knockers, and the 13th-century bronze statue of St. Gabriel the Archangel which was once placed on top of the Baptistery and whose articulated wings could move in the wind. Town Hall According to an urban plan not so common during the Middle Ages, opposite the Cathedral rises the Palazzo Comunale (Town Building), seat of the town government for seven centuries. The main body overlooking the square was erected in 1206 and originally had a harmonious front divided into three horizontal parts: a Gothic portal, three-mullioned windows at the upper floor and an arcaded eave ending with a crenellation. In the interior, a single wide hall called Sala della Ragione, where the general Council of the city used to meet, occupied the upper floor. In 1245 the building was considerably expanded with the construction of three wings around the courtyard and the incorporation of the Civic Tower which probably already existed at the time. During the 15th century, due to the gradual decay of the building as well as changes in the administration system, restoration works were started and carried out at various times until the end of the following century. In the first part of medioevo investirono anche l’architettura, l’architetto Luigi Voghera fu incaricato di restaurare il palazzo (1838) rendendo più funzionale l’edificio e migliorandone l’ornato. La facciata acquisì allora l’aspetto attuale, con le grandi finestre ornate da cornici in cotto di gusto neorinascimentale e la doppia fascia, in marmo ed in cotto, che scandisce la facciata in orizzontale. In questa occasione il cortile venne aperto verso la piazza con una serie di archi a tutto sesto che sostituirono l’unico portone originario di accesso al cortile su questo lato del palazzo. L’edificio del Palazzo Comunale si estende anche lungo via Gonfalonieri, che si consiglia di percorrere per osservare le tracce dei numerosi interventi subiti dal palazzo nel corso dei secoli, fino a raggiungere l’angolo con via Lombardini, dove sorge la medioevale Torre pretoria (seconda metà del XIII secolo). La facciata che prospetta su questa via, come quella rivolta verso piazza Stradivari, è il risultato della ricostruzione di quest’ala del palazzo, effettuata nel 1872-75 su progetto dell’ingegner Camillo dalla Noce che scelse, seguendo il gusto revivalistico del tempo, di adottare uno stile che richiamasse quello della parte duecentesca. Si prosegue per via Baldesio, all’angolo della quale si apre una delle porte che già in origine consentiva di entrare nel palazzo, e la si percorre verso piazza del Comune, osservando l’antica Torre civica (seconda metà del XII secolo) inglobata nella costruzione del palazzo. Per visitare l’interno del palazzo occorre raggiungere lo scalone d’onore. Vi si arriva percorrendo i portici che girano attorno al cortile centrale, sotto i quali sono conservate tracce di decorazioni pittoriche di varia epoca. Sotto i portici: verso la piazza si the 19th century, when also architecture was influenced by Romanticism and the interest for the Middle Ages, architect Luigi Voghera was commissioned to restore the Palazzo by improving its functionality and decorations (1838). Thus the façade was given its current appearance, with its large windows decorated with terracotta cornices of Neo-Renaissance taste and the horizontal double band in marble and terracotta. At the time the courtyard was opened toward the square with a portico of ogival arches replacing the original portal which was previously the only access to the courtyard from this side of the building. The Palazzo Comunale extends on via Gonfalonieri; it is recommended to walk along this street and see the traces of changes made to this building during the centuries, and then to proceed to the street corner with via Lombardini, where the medieval Torre Pretoria rises (second half of the 13th century). Like the façade looking onto piazza Stradivari, the one overlooking this street is the result of a re-construction of the whole palace wing made in 1872-75 upon a design by engineer Camillo dalla Noce, who chose for both façades a style matching the 13thcentury part of the building, which met the revival taste of the time. Walking on along via Baldesio towards piazza del Comune, at the street corner we reach one of the original entrance doors and further on we can see the old Civic Tower (second half of the 12 century) later incorporated into the building. The access to the interior is through the grand staircase at the end of the courtyard. It can be reached walking along the porticos surrounding the central courtyard, which still show fragmentary pictorial decorations dating back to various times: under the portico next to Piazza del th 17 • itinerari d’Arte possono vedere dipinti frammentari del XIII secolo relativi a episodi di storia cittadina, mentre l’Angelo annunciante, la Giustizia e l’Annunciata collocati entro lunette sono resti della decorazione effettuata all’inizio del Cinquecento. Sulle volte del portico orientale e settentrionale è invece ancora conservata parte della decorazione tardo-quattrocentesca: qui le nervature delle vele sono sottolineate da tralci di foglie e fiori stilizzati, mentre stemmi della città e imprese sforzesche compaiono al centro di ogni vela entro ghirlande con nastri svolazzanti. Al piano nobile dell’edificio è possibile visitare l’ala di rappresentanza, che è stata più volte modificata e ristrutturata per adeguarsi ai mutamenti della vita amministrativa e politica. La visita inizia dal vasto Salone dei Decurioni, dove si possono ammirare diciotto dipinti del cremonese Bartolomeo Bersani che narrano con vivacità la Vita di Sant’Omobono, patrono di Cremona. Furono eseguiti in due momenti distinti: il primo gruppo, caratterizzato da una elaborazione formale più accurata e più complessa, racconta in dieci scene la vita del santo e fu eseguito nel 1604 per la sede del Consorzio di S. Omobono, il secondo gruppo, composto da otto pezzi, illustra i miracoli più famosi avvenuti grazie all’intercessione del santo fù eseguito nel 1614 per ornare un arco trionfale costruito in occasione di una grande processione con le reliquie del santo. Il portale che conduce alla zona moderna degli uffici fu realizzato nel 1575 da Francesco Dattaro, utilizzando i marmi che ornavano i finestroni della facciata quattrocentesca del palazzo, e presenta nel sottarco le imprese araldiche degli Sforza, fra le quali compaiono i simboli prediletti di Ludovico il Moro: la scopetta e la testa • 18 Comune are fragments of 13th-century paintings representing episodes from the city history while within some of the lunettes are traces of the early 16th-century decoration (The Announcing Angel, Justice and Our Lady of the Annunciation). The vaults of the eastern and northern portico still partially retain the late 15thcentury decoration: here the vault ribs are emphasized by stylised foliage and flower branches, while the centre of each vault shell is painted with of various cities coat of arms and Sforza heraldic emblems within wreaths and swirling ribbons. At the piano nobile (main floor), it is possible to visit the reception rooms which were transformed and restored more than once due to the various changes in the political and administrative system. The visit can start from the spacious Salone dei Decurioni, where it is possible to admire eighteen paintings by the Cremonese painter Bartolomeo Bersani lively narrating the Life of St. Omobono, patron of Cremona. The paintings were executed at two different times: the first group, characterized by a more accurate and complex stylistic elaboration, represents the saint’s life in ten scenes and was made in 1604 for the edifice housing the “Consorzio di S. Omobono” while the second group, made of eight paintings, illustrates the most famous miracles which took place thanks to his intercession and was executed in 1614 as decoration of a triumphal arch built for a large procession with the relics of the saint. The portal leading to the offices in the modern wing was built in 1575 by Francesco Dattaro with marble elements, which previously decorate the 15th-century large windows of the façade; heraldic emblems of the Sforza family such as the whisk and the moor’s head, favourite symbols of Ludovico il Moro, itinerari d’Arte di moro. Si retrocede quindi nell’attiguo Salone degli Alabardieri: qui, nello sguancio del finestrone che si apre sul pianerottolo d’arrivo dello scalone d’onore, si può vedere un brano della decorazione quattrocentesca del palazzo, ossia un fregio racchiudente stemmi di Cremona alternati alle armi di Erasmo Trivulzio, finanziatore dei lavori condotti nel palazzo nel 149798. Sulla parete che fronteggia lo scalone si conservano alcuni affreschi risalenti alla fine del XIII secolo, raffiguranti San Cristoforo, una Madonna con Bambino e santi, e una Crocifissione fra i santi Omobono e Imerio. Attraverso il portale ornato da eleganti elementi scultorei, fra cui la statua della Giustizia e della Temperanza, forse provenienti dalla decorazione quattrocentesca della facciata e qui collocati da Francesco Dattaro nel 1575, si entra nel Salone dei Quadri, o Sala del Consiglio comunale. Qui è conservato un gruppo di dipinti, provenienti da antiche chiese cittadine oggi soppresse, che sono testimonianza della scuola pittorica cremonese. Si segnalano in particolare, sulle due pareti principali, a destra la vasta e macchinosa Raccolta della manna del bresciano Grazio Cossali (1587) e a sinistra, degna di particolare interesse, la Moltiplicazione dei pani e dei pesci di Luigi Miradori detto il Genovesino (1647) che, nel solco della grande lezione naturalistica del Caravaggio, arriva a tradurre l’episodio religioso in scena di vita quotidiana, vera cronaca seicentesca. Dello stesso autore è anche, sulla parete principale destra, la realistica Ultima Cena. Alla parete di fondo, la porta che conduce nella Sala della Consulta è ornata col calco in gesso del monumentale portale di Palazzo Stanga-Rossi di San Secondo (databile alla fine del XVI secolo), eseguito prima che l’opera originale venisse venduta nel 1875 al Museo • 20 are painted on the arch soffit. We then go back to the adjoining Salone degli Alabardieri: here, in the splayed opening of the large window looking onto the of the grand staircase landing, it is possible to see a fragment of the 15th-century decoration – a frieze containing coat of arms of Cremona alternating with those of Erasmo Trivulzio, sponsor of the restoration works in 1497-98. The wall opposite the grand staircase retains a few frescoes dating back to the end of the 13th century representing St. Cristoforo, a Madonna with Child and Saints and a Crucifixion between Sts Omobono and Imerio. Through a portal adorned with elegant sculptures, such as the statues of Justice and of Temperance that were presumably taken from the façade’s 15th-century decoration and moved here in 1575 by Francesco Dattaro, we enter the Salone dei Quadri, or Town Council Hall. Here are kept some paintings, previously belonging to old local churches now suppressed, that exemplify the Cremonese painting school. In particular, it is worth mentioning the Harvest of the Manna, an interesting, complex wide painting by the Brescian artist Grazio Cossali (1587) on the right wall and, on the left, the Multiplication of Bread by Luigi Miradori called the Genovesino (1647) who, following the great example of Caravaggio’s naturalism, was able to render the religious scene as a dailylife picture, a genuine 17th-century chronicle. The same author also painted a realistic Last Supper on the main wall on the right. On the rear wall, the door leading to the Sala della Consulta is adorned with the plaster cast of a monumental portal originally built for the Palazzo Stanga-Rossi of S. Secondo (datable around the end of the 16th century) and sold to the Louvre Museum in 1875. This door leads to the Sala della del Louvre. Attraverso questa porta si entra nella Sala della Consulta: il soffitto a stucchi è decorato con otto medaglioni, raffiguranti le Virtù del Buon Governo, opera del cremonese Antonio Rizzi, eseguiti nel 1928-29 insieme ai quattro grandi pannelli al di sopra dei finestroni della sala, aventi per soggetto le Glorie di Cremona. Nella stessa sala si trovano anche la tela con il Giudizio di Salomone del milanese Agostino Santagostino (1671) e la bella Allegoria cinquecentesca attribuita al pittore bavarese Christoph Schwartz. Contigua al salone si trova la Sala della Giunta, dove si ammira il prezioso camino marmoreo, ornato da raffinatissimi rilievi, realizzato da Gaspare Pedone per Palazzo Raimondi nel 1502 e qui trasportato nel 1750. Attraversando la Sala Azzurra e la Sala Rossa, così chiamate dal colore della decorazione del soffitto a volta, frutto del riadattamento ottocentesco del palazzo, ed arredate con mobili del XVIII-XIX secolo, si ritorna nel Salone dei Quadri, dal quale si accede alla ex cappella, oggi Sala dei Violini, dove sono conservati i capolavori della liuteria cremonese antica, con celebri strumenti, fra gli altri, di Andrea e di Nicolò Amati, di Antonio Stradivari e di Giuseppe Guarneri del Gesù. Consulta, where the stuccoed ceiling is decorated with eight medallions representing the Virtues of Good Government by the Cremonese Antonio Rizzi who painted them in 1928-29 as the four large panels depicting the Glories of Cremona placed above the full-length windows. A canvass with the Judgment of Salomon by the Milanese Agostino Santagostino (1671) and the fine 16th-century Allegory attributed to the Bavarian painter Christoph Schwartz are also displayed in this hall. The next room is the Sala della Giunta, where it is possible to admire the precious marble fireplace adorned with exquisite reliefs made in 1502 by Gaspare Pedone for Palazzo Raimondi and moved here in 1750. We then cross the Blue Hall and the Red Hall – named after the color of their vaulted ceiling decoration dating back to the 19th-century reworking of the palace - and go back to the Salone dei Quadri; from here it is possible to access the former chapel, currently known as Sala dei Violini, where the masterpieces of the traditional Cremonese violin-making school are kept, included some renowned instruments made by Andrea and Nicolò Amati, Antonio Stradivari and Giuseppe Guarneri del Gesù. Loggia dei Militi Loggia dei Militi Usciti dal Palazzo Comunale, si passa ad osservare la Loggia dei Militi che gli sorge accanto e che è il migliore esempio di architettura gotica civile che la città abbia conservato. Qui lo slancio verticale proprio delle architetture gotiche è accentuato dall’uso dell’arco ogivale, sia nel portico che nelle trifore, e dal coronamento a merli. In facciata è murata la pietra di fondazione, che reca, oltre alla data 1292, il gonfalone del Comune affiancato dai leoni che We leave the Palazzo Comunale and move to the adjoining Loggia dei Militi, the best example of Gothic civil architecture preserved in Cremona. Here the vertical movement typical of Gothic construction is emphasized by the use of ogival arches for both the portico and the three-mullioned windows as well as by the merlons at the top. The façade incorporates the foundation stone showing the date 1292 and the Commune gonfalon flanked by four lions, symbols of the 21 • itinerari d’Arte simboleggiano i quattro quartieri in cui era allora divisa la città. All’interno sono ospitati uffici comunali. four quarters into which the city was divided at the time. The interior houses town administration offices. Museo civico “Ala Ponzone” Civic Museum “Ala Ponzone” Nel cinquecentesco palazzo Affaitati ha sede la Pinacoteca del Museo civico “Ala Ponzone”. Costituitasi nel corso dei secoli a partire dal Cinquecento, principalmente con le raccolte della famiglia Ponzone, legata ad uso pubblico con il testamento del marchese Giuseppe Sigismondo Ala Ponzone nel 1842, ed ampliata con le opere provenienti da alcune chiese cremonesi soppresse, la raccolta di dipinti e sculture assomma oggi a più di duemila pezzi, solo in parte esposti. La sezione dedicata al Medioevo e al Quattrocento, con sculture, affreschi strappati, tavolette da soffitto e una ampia selezione della produzione legata alle opere dei Bembo, è allestita nella prima sala. La Galleria della pittura cremonese del Cinquecento offre una completa antologia degli artisti che documentano il passaggio dalla tradizione quattrocentesca alla maniera moderna (Boccaccino, Pedro Fernandez, Aleni e Galeazzo Campi) e l’affermarsi del nuovo gusto rinascimentale attraverso le opere di Camillo Boccaccino, di Gian Francesco Bembo e dei Campi, anticipatori della sensibilità naturalistica che approderà a Caravaggio, qui illustrato dal celebre San Francesco in meditazione. La Sala San Domenico ospita una serie di opere provenienti dalla demolita chiesa dei frati predicatori e mostra gli apporti milanesi nella cultura locale del Seicento (Cerano, Nuvolone, Procaccini). Le sale successive sono dedicate: alla natura morta cremonese dove è esposto, tra l’altro, il celebre dipinto di Giuseppe Arcimboldi L’ortolano (pag. 21), ai ritratti di casa Ponzone e alle Housed in the 16th-century Palazzo Affaitati, the Art Gallery of the Civic Museum “Ala Ponzone” was gathered from the 16th century onwards and has its core in the art collection of the Ponzone family, donated to the Museum by marquis Giuseppe Sigismondo Ala Ponzone in 1842. The Art Gallery was later expanded with the works coming from suppressed Cremonese churches. The collection of paintings and sculptures currently consists of over 2,000 artifacts, only some of which are on public display. The first section is dedicated to Medieval and 15th century art, with sculptures, detached frescoes, ceiling panels and a large selection of works by the Bembo family. The Gallery of 16th century Cremonese art offers a complete anthology of artists documenting the transition from 15th-century pictorial tradition to the modern style (Boccaccino, Pedro Fernandez, Aleni and Galeazzo Campi) as well as the success of the new Renaissance art through the works of Camillo Boccaccino, Gian Francesco Bembo and the Campi; their artistic sensitivity pre-dates that of Caravaggio, whose famous painting S. Francis in Meditation is also on display here. The San Domenico Hall exhibits works coming from the demolished blackfriar church and reveals the true extent of the Milan contribution to the local culture in the 17th century (Cerano, Nuvolone, Procaccini). The next rooms are dedicated to Cremonese still life, including the well-known painting L’Ortolano (pag. 21) by Giuseppe Arcimboldi, the • 22 itinerari d’Arte testimonianze della pittura dei sec. XVII (Genovesino), XVIII e XIX con l’affermazione del neoclassicismo (Diotti) e del romanticismo (Carnovali detto il “Piccio”). Le ultime due sale accolgono una selezione di arti applicate (porcellane orientali, ceramiche e maioliche lombarde ed europee, avori, smalti). Il secondo piano ospita la sezione dedicata all’iconografia di Cremona, con opere legate alla storia della città e alla sua rappresentazione pittorica. Le altre sale del piano offrono una panoramica della pittura lombarda e cremonese del secondo Ottocento (Gorra, Colombi, Borde) e del Novecento (Vittori, Rizzi). Al terzo piano c’è il Gabinetto dei Disegni e delle Stampe: qui ha sede la collezione grafica delle Raccolte museali, che raccoglie circa duemila disegni e quattromila stampe. Il Gabinetto possiede uno spazio espositivo e alcune stanze per la consultazione. Dalla collezione di disegni emerge il gruppo dei fogli cremonesi del Cinquecento; mentre il nucleo più interessante della raccolta di stampe è rappresentato dai circa duecento esemplari risalenti ai sec. XV-XVI. Museo Stradivariano (Una accurata descrizione si trova nell’itinerario dedicato alla liuteria) Collezione civica “Gli Archi di Palazzo Comunale” In una sala del Palazzo Comunale è collocata la collezione di strumenti ad arco fra le più importanti che si conoscano. Traccia a storia di quella che è stata la più grande scuola liutaria di ogni tempo, nata e sviluppatasi a Cremona dalla prima metà del XVI secolo alla prima metà del XVIII secolo. Sono esposti: • 24 Ponzone family portraits, 17th century painting (Genovesino), Neo-classical (Diotti) and Romantic art (Piccio) of the 18th and 19th centuries. The last two rooms feature selections of applied arts including antique oriental porcelain, Lombard and European ceramics and pottery, ivory and enamel objects. On the second floor is the section dedicated to Cremona’s iconography, with works providing a pictorial representation of the history of the city.The next rooms offer visitors an overview of Lombard and Cremonese painting in the late 19th century (Gorra, Colombi, Borde) and early 20th century (Vittori, Rizzi). At the third floor is the Cabinet of Drawings and Prints Collection consisting of about 2,000 drawings and 4,000 prints. The Cabinet has an exhibition area and reading rooms for consulting material from the archives. Of particular interest are the group of 16th century Cremonese drawings and the collection of about 200 prints dating back to the 15th and 16th century. Stradivarian Museum (You can find a deep description in the violin making section) Civic Collection “String of Town Hall” The Municipal Building houses one of the main Strings Collection in the world. These instruments outline the history of the greatest violin making school ever known, born and developed in Cremona from the first half of the Sixteenth Century to the first half of the Eighteenth Century • Violin: “Carlo IX di Francia”, Andrea Amati, 1566 • Viola: “La Stauffer”, Antonio and Gerolamo Amati, 1615 • Violino Carlo IX di Francia costruito da Andrea Amati nel 1566 • Viola Stauffer, costruita da Antonio e Gerolamo Amati nel 1615 • Violino Hammerle, costruito da Nicolò Amati nel 1658 • Violino Clisbee, costruito da Antonio Stradivari nel 1669 • Violino costruito da Francesco Ruggeri nel 1675 • Violino Quarestani, costruito da Giuseppe Guarneri figlio di Andrea nel 1689 • Violoncello ex Cristiani, costruito da Antonio Stradivari nel 1700 • Violino Il Cremonese 1715, costruito da Antonio Stradivari nel 1715 • Violino Vesuvius, costruito da Antonio Stradivari nel 1727 • Violino Stauffer, costruito da Giuseppe Guarneri, detto del Gesù, nel 1734 • Violino Stauffer, costruito da Enrico Ceruti nel 1868 • Violino costruito da Simone Fernando Sacconi nel 1941 Museo Archeologico di S. Lorenzo Il 31 maggio 2009 è stato aperto al pubblico il nuovo Museo Archeologico nella chiesa basilicale di S. Lorenzo e nella annessa quattrocentesca cappella Meli. Costituisce lo sviluppo della vecchia Sezione Archeologica del Museo Civico, chiusa alla fine del secolo passato per consentire il restauro di alcune tipologie di materiali - in particolare i mosaici - e completa l’esposizione, tuttora in Palazzo Affaitati, delle collezioni di formazione “storica” non territoriale, a partire dal lascito del Marchese Ala Ponzone. La chiesa di S. Lorenzo, sconsacrata alla fine del XVIII secolo, apparteneva al monastero benedettino, poi passato agli Olivetani. A pianta basilicale con tre navate, risale alla fine del XII inizi del XIII secolo e • Violin:”L’Hammerle”, Nicolò Amati, 1658 • Violin: “Il Clisbee”, Antonio Stradivari, 1669 • Violin: Francesco Ruggeri, 1675 • Violin: “Il Quarestani”, Giuseppe Guarneri (figlio di Andrea), 1689 • Cello: “ex Cristiani”, Antonio Stradivari, 1700 • Violin:”Il Cremonese 1715”, Antonio Stradivari,1715 • Violin:”Il Vesuvius”, Antonio Stradivari, 1727 • Violin: “Lo Stauffer”, Giuseppe Guarneri (detto del Gesù), 1734 • Violin:”Lo Stauffer”, Enrico Ceruti, 1868 • Violin: Simone Fernando Sacconi, 1941 S. Lorenzo’s Archaeological Museum The new Archaeological Museum, housed in the Church of S. Lorenzo and the annexed 15th-century Meli Chapel, was opened on 31th May 2009. The Museum developed from the previously existing Archaeological Section of the Civic Museum, closed at the end of the 1990s due to restoration works on some of its exhibits, particularly the mosaics. It is completed by the “historical” nonterritorial collections, including the donation of marquis Ala Ponzone, that are still exhibited in Palazzo Affaitati. The Church of S. Lorenzo, deconsecrated at the end of the 18th century, was annexed to the Benedictine monastery and later handed over to the Olivetan order. With a basilican plan and three naves, the church dates back between the late 12th century and early 13th century, and retains many features commonly found in Romanesque architecture, namely the wide internal space and the apsidal arches with their typical decorative brackets. Since 1962, on-site archaeological 25 • presenta i caratteri peculiari dell’architettura romanica, quali l’ampia articolazione degli spazi e la tipica decorazione a beccatelli dei fornici absidali. Gli scavi effettuati a partire dal 1962 hanno consentito di portare alla luce i resti di una chiesa precedente, identificabile con quella menzionata da una pergamena del 990, di un edificio cimiteriale paleocristiano e di una necropoli romana del I secolo a.C., ubicata in corrispondenza del primo tratto suburbano, in direzione est, dell’antica via Postumia. La destinazione a sede museale del complesso monumentale, essa stessa sito archeologico, ne ha favorito il completo recupero, sia dal punto di vista strutturale sia dell’apparato decorativo, per quanto ancora conservato. Attualmente, al suo interno è ospitato quello che può essere ritenuto il cuore delle raccolte archeologiche di Cremona: attraverso i reperti rinvenuti a partire dall’Ottocento fino al recentissimo scavo di piazza Marconi. Viene restituita l’immagine della città fondata dai Romani nel 218 a.C., la prima a nord del Po. Cremona, florida fino all’anno 69 d.C., anno della sua devastazione a seguito delle vicende di guerra intestina che portarono al trono imperiale Vespasiano, fu poi ricostruita e partecipò al rinnovamento edilizio e monumentale che interessò gran parte dell’Italia settentrionale nel III secolo d.C. Di queste vicende sono testimonianza i circa cinquecento oggetti esposti secondo un percorso tematico articolato in tre sezioni: lo spazio pubblico, ove spiccano i resti monumentali dell’edificio, forse da identificarsi col teatro, sito in corrispondenza dell’attuale via Cesare Battisti; lo spazio privato, testimoniato dalle ricche “domus del Labirinto” e di piazza Marconi; infine le necropoli, excavations gradually unearthed the remains of an earlier church identifiable from information contained in a parchment dating back to 990 AD – as well as an early Christian funerary building and a Roman necropolis dating back to the 1st century BC, located eastwards in the first suburban tract of the ancient via Postumia. Serving as museum site, the very location of this monumental complex facilitated the restoration process from both a structural and decorative point of view. The interior currently houses what can be considered as the core of Cremona’s archaeological collections: the 19th century finds and the more recent excavation in piazza Marconi, which give us a picture of what the city looked like at the time when it was the first Roman settlement to be founded north of the river Po in 218 BC. Cremona grew into a prosperous city up to 69 AD when it was devastated by the intestine war which eventually led to Vespasian’s elevation to the imperial throne. The city, with its buildings and monuments, was reconstructed according to the new architectural style which spread over much of Northern Italy during the 3rd century AD. This period is testified by the about 500 objects which are exhibited in the Museum through a thematic itinerary divided into three sections. The first section illustrates the public space, dominated by the remains of a monumental building, perhaps a theatre located in the area of the current via Cesare Battisti. The second section illustrates the private space, testified by the rich “domus of the Labyrinth” and the domus found in piazza Marconi. Finally, the third section is dedicated to the necropolis, with remains of monuments and funerary objects. 27 • itinerari d’Arte con parti di monumenti e corredi funerari. Accanto alle acquisizioni più recenti, il nuovo allestimento museale permette una migliore fruizione di materiali già presenti nella vecchia sezione archeologica: tra questi, spiccano tra gli altri la statua in terracotta da via Plasio e il complesso dei mosaici dalla domus trovata in via Cadolini negli anni ‘50. I due frammenti, rispettivamente di testa e busto, riferibili a una divinità o a una figura eroica, rinvenuti nel 1974 reimpiegati in una muratura medievale nell’area della domus romana tra le vie Capra e Plasio, dovevano far parte della decorazione frontonale di uno dei più antichi edifici templari di Cremona, di cui resta purtroppo ignota l’ubicazione; particolarmente interessante è la proposta di collocarne la realizzazione nei primi decenni del II secolo a.C., poco dopo la fondazione (218 a.C.) della colonia. L’attuale allestimento, che si giova della corretta individuazione dell’attacco tra le due parti, consente di risolvere i dubbi interpratativi sulla funzione della scultura - parte di un frontone o statua di culto a tutto tondo - in favore della prima ipotesi. Molto noti sono anche i mosaici della “casa del Labirinto”, portati alla luce nel corso degli scavi per la “centrale dei telefoni”, nell’area della chiesa demolita di S. Giovanni Nuovo. Il complesso, costituito dai pavimenti di quattro ambienti, realizzati con tecniche diverse, di una casa di livello signorile della fine del I secolo a.C. inizi del I d.C., si trova al centro dello spazio espositivo. Gli elementi dell’allestimento aiutano a comprendere l’articolazione interna della casa romana, mentre i frammenti di affreschi da piazza Marconi mostrano la raffinatezza raggiunta, in queste residenze d’élite, nelle decorazioni parietali. Altro elemento di particolare • 28 In addition to recent acquisitions, the new museum setting allows a better fruition of the exhibits coming from the previous Archaeological Section of the Civic Museum: among these, the most interesting are the mosaics of the domus found in via Cadolini in the 1950s and the terracotta statue found in via Plasio in 1974. The two fragments of the head and bust of this statue, probably representing a divinity or heroic figure, were re-used in a medieval wall built in the area of the Roman domus, between via Capra and via Plasio. They were supposedly parts of the front decoration of one of the most ancient temples in Cremona, the original location of which, unfortunately, is still unknown. A particularly interesting dating has been suggested for these fragments: the 2nd century BC, shortly after the foundation of the settlement (218 BC). The current arrangement of the two fragments, now correctly joined together, helped clear up the doubts about the function of the sculpture – a part of the front decoration of a building or an object of worship – in favour of the first hypothesis. The well-known mosaics of the “house of the Labyrinth” were retrieved during the excavation for the telephone exchange building in the area of the demolished church of S. Giovanni Nuovo. The mosaics - made with various techniques and originally located in four different areas of an aristocratic house dating back between the late 1st century BC and early 1st century AD – are placed at the centre of the exhibition area. The museum setting helps provide an idea of the internal structure of a Roman house while the fresco fragments found in piazza Marconi show the high level of refinement reached by the wall decorations of these noble residences. interesse è la ricostruzione della nicchia centrale del ninfeo (fontana monumentale) che decorava uno dei giardini della casa di piazza Marconi (denominata, appunto, “del Ninfeo”). Il ninfeo costituisce un lussuoso arredo, molto di moda nelle case della popolazione più abbiente nel periodo compreso tra il I secolo a.C. e il I secolo d.C., costituito da un fondale architettonico di grande effetto scenografico che, spesso, costituiva l’alloggiamento di statue. Il ninfeo è decorato da un rivestimento a mosaico molto variegato, con motivi geometrici e vegetali che evocano l’atmosfera del giardino e il tema dell’acqua, realizzati con tessere in pietra e blu egizio, con conchiglie e con frammenti di vetro colorato. Al centro della nicchia è stata collocata la statuetta di Artemide cacciatrice, anch’essa dallo scavo di piazza Marconi. Nelle navate laterali le vetrine accolgono oggetti relativi ai diversi aspetti della vita quotidiana, dalla religiosità al gioco, alla preparazione e al consumo del cibo, alla cura del corpo, all’ostentazione del lusso nelle suppellettili e negli arredi. La sezione sulle necropoli, allestita nella cappella Meli, si avvale invece di materiali di vecchi ritrovamenti: le zone cimiteriali della città romana, infatti, corrispondono a zone quali i “borghi” di Porta Ognissanti e di S. Ambrogio (secondo la definizione dei vecchi inventari del Museo), interessati da interventi edilizi nei decenni tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo. Di particolare importanza, oltre ai resti di letti in osso lavorato, utilizzati per il corteo funebre e ritrovati proprio nella necropoli di San Lorenzo, la lastra con ritratti della famiglia degli Arruntii, parte di un monumento funerario della prima metà del I secolo d.C. Another exhibit of particular interest is the reconstruction of the central niche of the ninfeo (monumental fountain) which once decorated the gardens of the house found in piazza Marconi (called the house “of the ninfeo”). The ninfeo is a luxury garden element that was fashionable in the houses of wealthier families between the 1st century BC and the 1st century AD. It was made of an architectural background of great scenic effect, often adorned with statues. The ninfeo of piazza Marconi is decorated with a mosaic representing geometric and vegetal motifs that evoke the garden atmosphere and the theme of water; the mosaic is made with stone and Egyptian blue tesserae, shells and fragments of coloured glass. At the centre of the niche is the statue of Artemis the Huntress also found during the excavations in piazza Marconi. In the side aisle of the church are located showcases containing objects of everyday use connected with a variety of functions: religious worship, play, cooking and eating, body care, luxury objects and furnishings. The necropolis section, located in the Meli Chapel, exhibits materials found in earlier times. In fact, the Roman cemetery areas corresponded to the “suburbs” of Porta Ognissanti and S. Ambrogio (according to the definitions contained in the old museum inventories) which were largely reconstructed between the late 19th century and early 20th century. Of particular importance are the remains of worked bone beds used for funeral processions – found in the necropolis of S. Lorenzo – as well as the slab with portraits of the Arruntii family, part of a funerary monument dating back to the early 1st century AD. 29 • itinerari d’Arte Museo civico di Storia Naturale Civic Museum of Natural History Il nucleo originario della sezione scientifica, come per altre sezioni del Sistema Museale della Città di Cremona, è costituito dal lascito di Giuseppe Sigismondo Ala Ponzone (1761-1842), che fu ancor prima che collesionista un naturalista e preparatore. Proprio per questo la collezione è di grande pregio. A questo primo nucleo si sono aggiunte, in tempi successivi, altre donazioni prevalentemente da naturalisti locali. Le raccolte scientifiche hanno seguito le vicissitudini del Museo civico “Ala Ponzone” fino agli anni ‘50, momento in cui si decise di trasportarle nella sede di Palazzo dell’Arte dove veniva inaugurato, in concomitanza con la Settimana dei Musei il 30 ottobre 1958, il “rinnovato” Museo civico di Storia Naturale di Cremona. Infine nel giugno del 1995, il trasferimento nella sede presso il Parco del Vecchio Passeggio. Dall’inizio del 2012 è tornato nelle sale di Palazzo Affaittati, già sede della Pinacoteca e dello Stradivariano. Il percorso proposto è articolato in sezioni, il cui filo conduttore è rappresentato dalla trasformazione delle funzioni, da collezione naturalistica “a profitto degli studiosi di questa città”, a istituzione che oggi si occupa della conoscenza e della conservazione del proprio territorio, maturata nel corso del tempo dal museo. Il percorso inizia quindi con la sezione storica (costituita prevalentemente dal nucleo originario Ala Ponzone), prosegue con un passaggio sistematico attraverso le singole discipline (mineralogia, petrografia, paleontologia e zoologia, con sezione botanica nel parco), per arrivare alla lettura del nostro territorio. L’ambiente naturale ed in particolare quello urbano permettono di Like other sections of Cremona’s City Museum Network, the original group of exhibits of the scientific section is represented by the Ala Ponzone donation. This is an aspect of particular interest and value since Giuseppe Sigismondo Ala Ponzone (1761 – 1842), beside being a collector, was a naturalist and preparer in the first place. Eventually, the Museum was enriched by other smaller collections, mainly donated by local naturalists. The scientific collections were included in the Civic Museum of Cremona until the 1950s when they were moved in Palazzo dell’Arte on the occasion of the opening, on 30th October 1958, of the “renovated” Civic Museum of Natural History. Then, in 1995 the Museum was moved in the current location in the “Parco del Vecchio Passeggio”. The visit itinerary is divided into various sections developing a common theme: the change of function of the Museum from naturalistic collection “for the benefit of local scholars” to institution which currently focuses on the knowledge and preservation of its territory. The itinerary begins with the history section (mainly represented by the Ala Ponzone donation) and continues with sections illustrating each discipline (mineralogy, petrography, paleontology, zoology, and a botanic section in the park) so that the visitors may be provided a key to understanding the local territory. Through the knowledge of the natural and, in particular, the urban environment, two issues of great topical interest can be applied to the local situation: an innovative representation of the “city upside down” and, at the end of the itinerary, a reflection on biodiversity preservation. Two rooms of the Museum also exhibit the furniture of • 30 introdurre due temi di grande attualità applicati alla situazione locale: una innovativa rappresentazione della “città sotto sopra” e, a chiudere il percorso, una riflessione sulla conservazione della biodiversità. Presso il museo sono inoltre allestite due sale nelle quali vengono presentati gli arredi di tre antiche farmacie storiche. Due provengono dalla città di Cremona: la Farmacia Comunale n° 7, prima situata in via Robolotti e successivamente trasferita in via Manzoni, e la Farmacia Comunale n° 6 che sorgeva in via XX Settembre prima di trasferirsi in piazza IV Novembre. Vi è poi la settecentesca Farmacia “Erba” di Soncino, donata dal dottor Tito Erba. three ancient Cremonese pharmacies. Two of them were located in the city of Cremona: the Municipal Pharmacy no. 7, first located in via Robolotti and later moved in via Manzoni, and the Municipal Pharmacy no. 6, originally in via XX Settembre and later moved in piazza IV Novembre. The last one is the “Farmacia Erba” of Soncino, a 18th century pharmacy that, thanks to doctor Tito Erba, enriched the first group of historical pharmacies of the city. After a series of changes of property, the furniture, dating back to the 18th century, was purchased by doctor Enrico Erba; his family continued to run the pharmacy until 1995. 31 • itinerari d’Arte Viaggio alla scoperta della grande liuteria Art of violin making La piazza è la stessa: il Palazzo Comunale, la Cattedrale, il Torrazzo alla cui sommità riluce la sfera dorata, il Battistero e la Loggia dei Militi. Così come l’ammiriamo oggi appariva agli occhi di Andrea Amati, primo fra i liutai cremonesi nel Cinquecento, e ad Antonio Stradivari quasi duecento anni più tardi. Il Torrazzo svetta come allora sulla piazza, punto di riferimento per chi giungeva o si avvicinava alla città proveniente da sud o da nord. Ed è qui vicino, nelle sale di Palazzo Comunale, sede della municipalità, che è possibile ammirare i violini, le viole e i violoncelli costruiti dagli artefici cremonesi nel corso di due secoli di grande produzione liutaria. Proprio dalle mura medioevali del più importante edificio cittadino inizia il nostro percorso alla scoperta dei luoghi della liuteria. The square has remained the same: the Palazzo Comunale, the Cathedral, the Torrazzo, on top of which shines the gold sphere the Baptistery and the Loggia dei Militi. This is how the place appeared in the 16th century to Andrea Amati, the first Cremonese violin maker, and to Antonio Stradivari about one hundred years later - exactly as we see it today. The Torrazzo still towers over the square as in those times, a reference point for those who reached the city from North or South. And very close from here, in the halls of the Palazzo Comunale, seat of the Municipality, we can admire the violins, violas and cellos made by Cremonese masters during two centuries of great violin making tradition. It is exactly from the medieval walls of the most important town building that our discovery of the sites related to Cremonese violin making begins. Gli Archi di Palazzo Comunale Visitando la Collezione civica “Gli Archi di Palazzo Comunale” ripercorriamo le vicende di questa straordinaria tradizione cittadina intrecciando la storia degli strumenti con la grande storia dell’Europa: dal Rinascimento fino a giungere alla fine del Settecento, ai tempi quindi, della rivoluzione illuminista. L’ampio e maestoso scalone di Palazzo Comunale ci conduce nella sala dove sono esposti strumenti preziosissimi. La salita è lenta, lo scalone monumentale e ripido impone un passo prudente e sicuro, un incedere che dobbiamo pensare solenne. Prima di intraprendere la salita soffermiamoci a guardare la statua di Antonio Stradivari recentemente • 32 String of Town Hall The visit to the collection “Gli archi di Palazzo Comunale” (The Strings of Palazzo Comunale) allows us to retrace the main events of this extraordinary tradition by entwining the history of musical instruments with important European historical events: from the Renaissance to the end of the 18th century, the time of the Enlightenment revolution. The ample and majestic staircase of the Palazzo Comunale leads us to the hall were these most precious instruments are exhibited. We need to ascend slowly as the steep monumental staircase requires a careful and steady pace we may think of as solemn. Before starting the climb, itinerari d’Arte collocata nel cortile Federico II del Palazzo Comunale e realizzata dallo scultore cremonese Gianfranco Paulli. La visione degli strumenti farà pensare al lavoro di esperti maestri artigiani a cui va riconosciuto il merito di avere realizzato opere che, per la loro straordinaria capacità di vibrare e fare musica, sono ancora oggi oggetto di desiderio dei più affermati solisti. Sollecitato dalla visione degli strumenti, il pensiero andrà anche alla grande storia: saremo trascinati nelle gesta d’Europa, riporteremo alla luce vicende tristi e felici. Insomma, strumenti musicali che portano i segni della storia della musica e nel contempo del destino del nostro continente. L’ingresso attraverso la piccola porta apre la nostra vista alla sala degli strumenti; numerose vetrine ci attendono, in ognuna è custodito un documento storico: diversi violini, una viola e un violoncello. Iniziamo dalle origini: risaliamo a quell’Andrea Amati capostipite della prima famiglia di liutai cremonesi. Non richiederà molto tempo raggiungere la vetrina in cui è esposto il violino, chiamato il Carlo IX, costruito alla metà del XVI secolo circa. Massima attenzione. Stiamo guardando uno dei primi strumenti con tutte le caratteristiche strutturali del violino. Il violino di Andrea Amati, si può ben dire, è testimonianza del punto di arrivo di un’evoluzione che nel campo degli strumenti ad arco si è protratta per buona parte del XVI secolo. Esso rappresenta, quindi, l’approdo finale di una lunga e faticosa ricerca. Andrea definisce e trasmette alla storia lo strumento violino: così come lui l’ha concepito è consegnato alle generazioni future. Ma all’occhio attento del visitatore non sfuggiranno alcuni dettagli riconoscibili sullo strumento. E se la scoperta non è immediata si consiglia di soffermarsi e aguzzare la vista. Dopo un • 34 we can linger over the statue of Antonio Stradivari sculpted by the Cremonese Gianfranco Paulli and recently placed in the courtyard Federico II of the Palazzo Comunale. The collection will recall the work of skillful master craftsmen who made for making instruments which, thanks to their amazing capability to vibrate and create music, are sought after by the most famous soloists still today; when we see these works, we will also think of History: we will bring back to life the past milestones of Europe and call back to mind the triumphant and sorrowful events in the history of our continent. In a word, these instruments carry the traces of the history of music as well as of the destiny of our continent. A small entrance door reveals the exhibition room. Several glass cases, each one containing a historical object, await us: a few violins, one viola and a cello. We go back to the origins to Andrea Amati, forefather of the first family of Cremonese violin makers. We will quickly reach the case enclosing his violin, known as Carlo IX, built around the mid 16th century. We need to examine it closely. This is one of the first instruments with all the structural elements of a violin. The violin by Andrea Amati can legitimately be considered as the achievement of an evolution in the construction of stringed instruments which went on for most of the 16th century. It thus represents the completion of a long and hardworking period of research. Andrea therefore defines and passes down to history “the violin”: the instrument is passed on to future generations exactly as he conceived it. But the attentive visitor will not fail to notice some details on the instrument, and if the detection is not immediate we suggest to linger and take a closer look. After a deeper examination, a few traces of decorations on the rear approfondito esame non potranno passare inosservate alcune tracce di decorazioni presenti nella parte posteriore della cassa armonica quella che più propriamente viene chiamata fondo - e sul dorso della testa, quella raffinata voluta dove le corde vengono accordate attraverso il lavoro di quattro piroli. Ma c’è di più: guardando lo strumento di profilo si possono scorgere delle lettere dorate; l’invito è a cercare quella lettera K sormontata da una corona visibile nel fianco: si trova in quella fascia corrispondente alla rientranza centrale che tanto ricorda i fianchi di un corpo femminile. Sono le tracce degli stemmi della corte di Francia a quell’epoca retta dal giovane sovrano francese figlio di Caterina de’ Medici. Ma altri indizi ci svelano l’identità del committente: Pietate et Iustitia era il suo motto. Ecco che sulle fasce dello strumento distinguiamo alcune lettere, le sole sopravvissute al tempo e all’uso dello strumento: sono i resti di quella massima latina. Sul fondo, oltre allo stemma con le armi di Carlo IX collocato al centro, si intravedono tracce di figure femminili, allegorie della pietà e della giustizia. Il Carlo IX nasce come componente di un’intera orchestra di strumenti ad arco ordinati dalla corte di Francia dopo la metà del Cinquecento. Altri strumenti sono conservati presso l’Ashmolean Museum di Oxford, a Carlisle in Scozia ed infine al National Musical Museum di Vermillion Sud Dakota negli Stati Uniti. Seguendo l’ordine cronologico, a cui ci siamo affidati in questa visita ai capolavori della liuteria cremonese, ci spostiamo davanti alla vetrina in cui è conservata la viola contralto Stauffer del 1615, lo strumento cremonese più antico di questa taglia, per poi passare al violino Hammerle (1658). Questi strumenti delineano un quadro dell’evoluzione compiutasi part of the sound board – technically called the back plate - and of the peg box, the refined volute where the strings are tuned by means of four pegs, will surely be noticed. Furthermore, it is possible to make out some gilded letters by observing the instrument sideways: we suggest to look for a letter K surmounted by a crown which is visible on the rib of the middle section known as the waist, because of its resemblance to the waist of a female body. These are the traces of the coat of arms of France, which at that time was ruled by the young son of Caterina de’ Medici. Other clues reveal the identity of the commissioner: Pietate et Iustitia was his motto. On the bouts of the instrument we can see some letters, the few of them which have survived time and use: the remains of this Latin adage. On the back plate, in addition to Charles IX’s coat of arms placed at the centre, it is still possible to see a few traces of female figures allegories of piety and justice. The Charles IX was one of the elements of a complete stringed instrument orchestra commissioned by the court of France in the second half of the 16th century. Other instruments are stored in the Ashmolean Museum of Oxford as well as in Carlisle, Scotland, and in the National Musical Museum of Vermillio, South Dakota, US.A. Our visit to the masterpieces of Cremonese violin making continues in chronological order and leads us to the case where the Stauffer alto viola made in 1615 is preserved, the oldest Cremonese instrument built in this size, and then to the Hammerle of 1658 violin. These instruments illustrate the evolution of the Amati family’s work. The viola bears an original label with the names of both Antonio and Girolamo, though in 1615, the year of its construction, only 35 • all’interno della famiglia Amati. La viola porta un’etichetta originale con la ragion cantante di Antonio e Gerolamo benché l’anno di costruzione, il 1615, veda attivo solo il Gerolamo Amati. Infatti Antonio morì nel 1607. Con il passare del tempo gli strumenti perdono quegli aspetti impropriamente definiti arcaici, che si riscontrano nel lavoro di Andrea pensiamo soprattutto ai fori di risonanza - per giungere alle linee e alle dimensioni caratteristiche del violino moderno. Questi tre strumenti ci introducono alla liuteria cremonese attraverso gli artefici della famiglia Amati, la prima illustre dinastia di artigiani. Come detto, Nicolò Amati segnerà tutta la liuteria a lui contemporanea ma non indifferente sarà la sua influenza anche sulla produzione di strumenti cremonesi nei decenni successivi. Per comprendere il ruolo decisivo di Nicolò basta evocare la figura di Andrea Guarneri (1666-1740), capostipite della famiglia, che si formò nella sua bottega, così come menzionare i liutai della casata dei Ruggeri e buon ultimo Antonio Stradivari. Se del più grande liutaio cremonese di sempre non è documentata la presenza nella bottega di Nicolò, come d’altronde accade anche per Andrea Guarneri, è però evidente quanto i suoi lavori giovanili risentano di quella lezione: un esempio su tutti, il violino Clisbee del 1669, considerato espressione del periodo amatisé di Antonio. Non dobbiamo dimenticare che nella bottega di Nicolò si formarono anche altri liutai che, una volta abbandonata la città del Torrazzo, inizieranno una fiorente attività in altri importanti centri del nord del paese. In questi anni la città di Cremona vanta la presenza di ben quattro famiglie di illustri liutai: gli Amati che, dopo la morte di Nicolò nel 1684, sono presenti nella persona di suo figlio Girolamo was active: Antonio had in fact died in 1607. The Amati instruments progressively lost the features of Andrea’s work that are improperly defined archaic – the soundholes, above all – and acquired the lines and dimensions which characterize a modern violin. These three instruments introduce us to Cremonese violin making through the work of the Amati family, the first eminent lineage of craftsmen. Nicolò Amati would influence violin making in his times but his instruments would be also highly influential on local manufacturing during the following decades. In order to understand the crucial role of Nicolò we must refer to the figure of Andrea Guarneri (16661740), the first craftsman of his family, who was an apprentice in Nicolò’s workshop, and also to the violin makers of the Ruggeri lineage and, of course, Antonio Stradivari. Although the presence of the greatest Cremonese luthier in Nicolò’s workshop is not attested – and this is also the case for Andrea Guarneri – his earliest instruments were clearly marked by that model: a significant example is the Cleesbe violin made in 1669 which is considered to be an expression of the amatisé stage of Antonio’s production. We also need to mention that some other violin makers who took their apprenticeship in Nicolò’s workshop left the city to begin their prosperous activity in other important centres in Northern Italy. In those years, Cremona could boast the presence of four families of celebrated violin makers: the Amati, who after the death of Nicolò in 1684 were represented by his son Girolamo who inherited, with limited success, his father’s activity; then the Guarneri, the Ruggeri and finally the first of the Stradivari which was later to overshadow all the other masters, Antonio. This period is represented in the collection with some important 37 • itinerari d’Arte Gerolamo, che ereditò con scarsa fortuna l’attività paterna, i Guarneri, i Ruggeri ed infine il primo degli Stradivari destinato ad oscurare tutti gli altri, Antonio. Di questo periodo la collezione presenta alcune testimonianze significative nello strumento del 1689 di Giuseppe Guarneri (1666-1740), figlio di Andrea, e nel violino, in prestito temporaneo, di Francesco Ruggeri. Quest’ultimo, detto il Per e costruito nel 1675, esibisce una chiara influenza della lezione di Nicolò. Un classico esempio dei primi lavori di Antonio Stradivari, in cui è possibile ravvisare il modello di Andrea Amati, è rappresentato dal Clisbee del 1669, costruito pochi anni dopo l’Hammerle. Lo strumento, donato alla città di Cremona dai coniugi Evelyn e Herbert Axelrod, costituisce insieme al violino di Francesco Ruggeri del 1675, al violino Quarestani opera di Giuseppe Guarneri, detto filius Andreae, e all’Hammerle un quartetto di violini che consideriamo altamente rappresentativi di un grande fervore della liuteria cremonese. Come abbiamo visto siamo nella seconda metà del XVII secolo quando Cremona vedeva attive sul suolo cittadino ben quattro famiglie di liutai. Del Clisbee abbiamo detto, ora passiamo al violino Quarestani: questo strumento, del 1689 e acquisito dalla città nel 2003, presenta purtroppo fori armonici che, essendo stati allargati in epoca passata, non esibiscono più il tratto peculiare del lavoro di Giuseppe Guarneri ben evidente, invece, nell’intaglio del riccio. È giunto ora il momento di concentrarci su tre straordinarie opere di Antonio Stradivari che presenteremo in quest’ordine: il violoncello Cristiani oggi Stauffer, i violini Cremonese 1715 e Vesuvius. Se il Seicento è così ben rappresentato, con almeno uno strumento uscito dalle botteghe delle celebri famiglie presenti in città, non • 38 exemplars: an instrument made in 1689 by Giuseppe Guarneri (16661740), son of Andrea, and a violin built by Francesco Ruggeri, currently on temporary loan. The latter, known as “the Per” and dating back to 1675, clearly shows the influence of Nicolò. The Clisbee of 1699 is a typical example of an early work by Antonio Stradivari in which it is possible to recognize Andrea Amati’s model. This instrument was built a few years after the Hammerle and donated by Evelyn and Herbert Axelrod to the city of Cremona. Together with the violin made in 1675 by Francesco Ruggeri, the Quarestani by Giuseppe Guarneri called “filius Andreae”, as well as the Hammerle, the Clisbee is included in a group of four violins which are considered highly representative of a great period of fervor for Cremonese violin making: as we have seen, we are in the second half of the 17th century, when Cremona counted as many as four families of violin makers. Next we reach the Quarestani; unfortunately, the original soundholes of this violin, dating back to 1689 and acquired by the Municipality in 2003, were later enlarged and thus the instrument no longer shows a distinguishing feature of Giuseppe Guarneri’s work, which on the contrary is clearly visible in the scroll’s carving work. It is now time to concentrate on three impressive works by Antonio Stradivari, in the following order: the Cristiani cello, currently known as the Stauffer, then the Cremonese 1715 violin and finally the Vesuvius. If the 17th century is well-represented by at least one instrument built in the workshop of each renowned local family of violin makers, the same cannot be said for the production of the following century: the scene would radically change as in the 1700s the artistic path of the Amati and Ruggeri families will come to an end. Thus the first part of this century si può dire lo stesso del secolo successivo: la situazione cambierà radicalmente perché, ricordiamolo fin da subito, il Settecento vedrà la fine della parabola artistica delle famiglie Amati e Ruggeri. Così la prima metà del secolo sarà dominata in modo inequivocabile dalle figure di Antonio Stradivari e di Guarneri del Gesù (1698-1744), figlio di Giuseppe, senza naturalmente dimenticare Carlo Bergonzi (1686-1747). In pochi anni, a partire dal 1737, anno della scomparsa di Antonio Stradivari, tutti i grandi artefici della tradizione liutaria cremonese usciranno di scena e dopo di loro nessuno in città sarà capace di dare continuità e futuro all’arte di fare strumenti. Il Settecento si apre con un grande capolavoro: il violoncello ex Cristiani oggi Stauffer costruito da Antonio Stradivari nel 1700. E’ entrato a far parte della collezione “Gli Archi di Palazzo Comunale” nel 2005, acquistato dalla Fondazione Walter Stauffer. La peculiarità di questo strumento risiede nelle dimensioni poiché, come hanno notato gli studiosi, il Cristiani è più piccolo rispetto ai violoncelli realizzati in precedenza. Questa diversità si deve al tentativo, messo in atto da Stradivari, di renderlo più agevole per l’esecutore. Sempre di Antonio Stradivari è lo straordinario violino, il Cremonese 1715, vero e proprio emblema della città che si presenta agli occhi del visitatore in condizioni davvero eccezionali. E’ stato acquisito dalla città di Cremona nel 1961, quando era conosciuto con il nome di un grande violinista tedesco, Joseph Joachim, che lo aveva avuto in dono in occasione del suo giubileo. La visita al Museo Stradivariano consentirà di vedere la forma in legno di noce con la quale venne costruito. Procedendo ci imbattiamo in un altro capolavoro del liutaio per antonomasia: il Vesuvius, realizzato nel would definitely be dominated by the figures of Antonio Stradivari and Guarneri del Gesù (1698-1744), son of Giuseppe, and of course by Carlo Bergonzi (1686-1747). From 1737, in just a few years, the great masters who established the Cremonese violin making tradition would leave the scene and after them, no other maker would succeed in giving continuity and future prospects to the art of instrument making in the city. At the very beginning of the 18th century, a great instrument was built: the ex Cristiani cello, currently named Stauffer, made by Stradivari in the year 1700. Since 2005, when it was purchased by the Walter Stauffer Foundation, it has been included in the collection “Gli archi di Palazzo Comunale”. The distinctive feature of this instrument lies in its dimension: the Cristiani is in fact smaller than Stradivari’s earlier works, as music historians have pointed out. This is due to the master’s attempt to build an instrument which would be easier to handle for the performer. Our journey among 18th-century instruments continues with another work by Antonio Stradivari: the extraordinary Cremonese 1715 violin, a symbol of the city itself appearing to the observer in excellent conditions of preservation. It was acquired by the city of Cremona in 1961 and at that time it was named after Joseph Joachim, a great German violinist, who had been donated with the instrument on the occasion of the Jubilee celebration. A visit to the Stradivari Museum will provide the opportunity to see the walnut wood mould which was used by the great Cremonese violin maker to build this outstanding instrument. We proceed and find another masterpiece of the violin maker par excellence: the Vesuvius, made in 1727 during the period of full maturity of the master’s activity. In 2005 the 39 • itinerari d’Arte 1727, nel periodo in cui l’attività di Stradivari ha raggiunto la piena maturità. Questo strumento ritorna nel 2005 nel luogo in cui è stato costruito per volontà del violinista e compositore Remo Lauricella. Da allora è esposto nella collezione. Dopo Antonio Stradivari possiamo ammirare un violino dell’altro grande artefice della liuteria cremonese del Settecento: Guarneri del Gesù. Lo strumento, datato 1734 e conosciuto oggi come Stauffer, proprio perché fu acquistato nel 1980 dalla Fondazione intitolata al mecenate svizzero Walter Stauffer che oggi risulta proprietaria di ben quattro strumenti esposti: oltre al violino di Guarneri del Gesù, la viola Amati del 1615, il violoncello ex Cristiani del 1700 ed infine il violino di Enrico Ceruti (1808-83) che incontreremo fra poco. L’ultimo liutaio della famiglia Guarneri, di cui si conoscono non più di centocinquanta strumenti, rappresenta certamente l’altro grande protagonista cremonese; apprezzato dai migliori solisti di tutti i tempi deve la sua fortuna anche a Niccolò Paganini che suonò per lungo tempo un suo violino, lascianolo poi in dono alla città di Genova e che il celebre musicista amava chiamare “il mio violino cannone”. Il nostro incontro con i liutai cremonesi si chiude con il violino di Enrico Ceruti del 1868. Sono dunque trascorsi più di cento anni dall’opera di Guarneri del Gesù. Oltre un secolo che ha visto lavorare in città senza grosse fortune prima i figli di Carlo Bergonzi, poi Enrico Rota, Giovanni Battista Storioni e la famiglia Ceruti. Il violino di Enrico Ceruti, acquistato nel 2003 dalla Fondazione Walter Stauffer, costituisce un importante documento della liuteria cremonese sul finire del XIX secolo in ragione delle sue eccezionali condizioni. Conclude la collezione il violino di Simone Fernando Sacconi (1895- • 40 instrument was brought back to the place of its construction upon the request of the violinist and composer Remo Lauricella; it has been exhibited in this collection since then. After this Stradivari we can admire a work by the other great master of 18thcentury Cremonese violin making, Guarneri del Gesù. This instrument, dated 1734 and known as the Stauffer, was in fact purchased in 1980 by the Walter Stauffer Foundation which at present owns four of the instruments here displayed: in addition to the violin by Guarneri del Gesù, the viola by Amati dated 1615, the ex Cristiani cello dated 1700 and finally the violin made by Enrico Ceruti (1808-1883) which we will shortly see. The last violin maker of the Guarneri family, of whom we know no more than 150 instruments, is undoubtedly the other protagonist of the Cremonese scene: appreciated by great soloists of all times, much of its celebrity is owned to Niccolò Paganini who played one of violins for many years and then donated it to the city of Genoa. The famous performer used to refer to this instrument affectionately as “il mio violino cannone”. Our exploration of Cremonese violin makers ends with the violin made by Enrico Ceruti in 1868: more than a hundred years had passed since the time of Guarneri, a period during which the sons of Carlo Bergonzi first, and later Enrico Rota, Giovanni Battista Storioni and the Ceruti family worked in Cremona with scant success. The instrument made by Enrico, purchased in 2003 by the Walter Stauffer Foundation, is an important document of violin making in Cremona in the late 19th century due to its exceptional preservation conditions. We have reached the last instrument to be presented: the violin made by Simone Fernando Sacconi (1895-1973), a faithful reproduction of the inlaid violin Hellier built in 1679 by 1973), copia fedele dello strumento intarsiato Hellier del 1679 di Antonio Stradivari. All’interno della collezione si è voluto rendere omaggio all’autore: grande restauratore che nel corso del Novecento si è distinto nello studio degli strumenti di Stradivari lasciando in eredità a tutti noi quel testo intitolato I segreti di Stradivari, ancora oggi fonte insostituibile per studiosi e liutai. Collocare il violiono Sacconi tra i giganti della liuteria cremonese è un modo per esprimere un riconoscimento allo studioso ma anche ad uno dei promotori della rinascita dell’arte di Stradivari. Attraverso la vecchia città Terminata la visita alla collezione degli strumenti ad arco ed usciti da Palazzo Comunale ci si ritrova di fronte alla bianca facciata della Cattedrale e alla sua sinistra il Torrazzo. Assaliti dal dubbio e indecisi se intraprendere l’ascesa sulla torre che domina la città o continuare il nostro viaggio nella tradizione liutaria cremonese noi, naturalmente, non abbiamo alcun ripensamento e proseguiamo con decisione. Ma prima è opportuna una breve sosta presso la sede dello IAT (Informazione Accoglienza Turistica) collocata sotto i portici di Palazzo Comunale; qui, oltre ad ottenere tutte le informazioni utili per trascorrere un piacevole soggiorno e scoprire le opportunità che la città e il suo territorio offrono, è possibile ammirare le scaffalature e gli arredi di quella che tempo fa era una farmacia al servizio dei cremonesi. A sinistra del Torrazzo imbocchiamo via Solferino: percorrendola rimarrete colpiti dalle numerose vetrine di negozi storici che offrono con grande generosità le migliori specialità cremonesi. Nel 1536 la nostra via Solferino era conosciuta con il nome di contrada de le Becharie per la presenza di numerose beccherie o Antonio Stradivari. The presence of this work in this collection of historical Cremonese instruments is a homage to his author - a great restorer who during the last century distinguished himself in researching the work of Stradivari and left his book The secrets of Stradivari which still today is a unique source for anyone seeking a thorough knowledge of the Antonio Stradivari technique. Placing his instrument side by side with the great protagonists of the history of violin making is a way of recognizing his value as researcher but also as a pioneer of the renaissance of Cremonese violin making. Walking throught the old city Our visit to the collection of stringed instruments has come to an end; outside Palazzo Comunale we find again the white façade of the Cathedral, and the Torrazzo on its left. Undecided for a moment whether we should start our climb of the tall tower which dominates the city, or continue our journey of the local violin making tradition, with no second thought we proceed toward the sites where the great masters lived. Before resuming our visit, it is worth stopping for a while at the IAT centre (Tourist Reception and Information) located under the portico of the Palazzo Comunale; here we will find useful information for an enjoyable stay and discover all the attractions offered by the city and its territory, but we will also have the chance to admire the shelves and furniture of the old chemist’s shop which formerly existed on the premises. At the left of the Torrazzo we take via Solferino and marvel at the windows of historical shops which offer a profusion of the best Cremonese food specialties. In 1536 via Solferino was known with the name of contrada de le Becharie due to 41 • itinerari d’Arte macellerie oltre che di svariate drapperie; è proprio in questa via che Paolo Stradivari, figlio di Antonio, svolse attività commerciali associato al mercante Lorenzo Berzio anche grazie al patrimonio del padre. Dal 1560 il nome muta in Becharie vecchie: così veniva chiamata dai liutai cremonesi, da Andrea Amati a Carlo Bergonzi, che la percorrevano per giungere nella piazza Maggiore, l’attuale piazza del Comune, e recarsi in Cattedrale per partecipare ai riti religiosi o assistere alle grandi feste che si tenevano sulla piazza. Il nome fu conservato fino al 1908 quando si decise di sostituirlo con l’attuale. La via ha conservato l’originaria identità commerciale anche se nel corso dei secoli le beccherie hanno lasciato spazio ad altre attività tanto che nel 1865 il Maisen così la descriveva: «la più animata e mercantile via della città; quivi negozi in bello ordine disposti, non cedendo al lusso delle città capitali rispondono a tutte le esigenze e comodità della vita». Qui troviamo uno dei negozi storici della città, sicuramente il più antico della strada: Sperlari, dove dolci, vini e liquori di qualità soddisfano i palati più fini. Un negozio che merita una visita anche solo per ammirare gli splendidi arredi ottocenteschi. Uscendo da via Solferino, che preferiamo chiamare, in ricordo dei nostri liutai, via Becharie vecchie, ci ritroviamo in piazza Roma dove la città è profondamente cambiata: gli occhi dei nostri artigiani non hanno certamente visto i giardini pubblici che abbelliscono l’attuale piazza e nemmeno la Galleria XXV Aprile sulla sinistra. A quell’epoca, infatti, al posto dei giardini sorgeva il complesso di S. Domenico costituito dalla basilica e dal convento. La chiesa costruita nei primi anni del XIV secolo, da frati predicatori, era per dimensioni una seconda cattedrale e la sua torre quadrata si innalzava per ben • 42 the presence of several “beccherie” butcher’s shops -as well as various draper’s shops; and it was in this street that Paolo Stradivari, son of Antonio, had carried out his commercial activities together with the merchant Lorenzo Berzio and partially thanks to his father’s patrimony. In 1560 the street name changed into Becharie vecchie; this is how it was called by the Cremonese violin makers, from the time of Andrea Amati to that of Carlo Bergonzi who used to walk along this street to reach Piazza Maggiore, the present-day Piazza del Comune, and attend masses in the Cathedral or watch the festivities that were held in the square. The street maintained this name until 1908 when it was replaced with its current one. It has preserved its original commercial identity even though during the centuries the butcher’s shops were replaced by other commercial activities; in 1865 it was even described by Maisen «the liveliest and most mercantile street of the city; here the shops are neatly arranged and do not yield to the luxury of the capitals but nonetheless they meet all requirements and necessities of life». Here we find one of the historical shops of the city, undoubtedly the most ancient shop on this road: Sperlari, whose sweets, wines and spirits can satisfy even the most demanding connoisseur, a shop which is worth a visit even if it is only to admire its beautiful 19th-century furniture. At the end of via Solferino, which we might want to call via Becharie vecchie in remembrance of its violin makers, we find Piazza Roma, a place which has radically changed since their times: these craftsmen definitely did not see the public garden which embellishes the square nowadays neither the Galleria XXV Aprile, which is clearly visible on the left. At that time, in fact, the complex of S. Domenico including a basilica and an annexed convent rose in the itinerari d’Arte sessanta metri. Il complesso fu demolito negli anni 1868-69 dopo la trasformazione del convento in caserma. Per avere un’idea dell’antico splendore del complesso domenicano vi consigliamo, durante la visita al Museo Civico, di soffermarvi in sala San Domenico dove è conservato un consistente gruppo di dipinti provenienti dall’omonima chiesa: una vera antologia della pittura cremonese con capolavori di: Giuseppe e Panfilo Nuvolone, Bernardino, Giulio ed Antonio Campi, Tommaso Aleni, Camillo Boccaccino. Ma questa storia è raccontata nella sezione della guida dedicata al Museo Civico. Torniamo quindi al nostro tragitto sulle orme dei celebri liutai. Il quartiere dei liutai Lasciando via Solferino, scusate via Becharie vecchie, al tempo dei nostri ci saremmo trovati di fronte un panorama ben diverso: lo sguardo avrebbe incontrato l’imponente abside della basilica di S. Domenico. Allo stesso modo, svoltando a sinistra in direzione dell’attuale Galleria XXV Aprile e percorrendo il breve tratto dell’odierna piazza Roma e dell’allora contrada di S. Domenico, saremmo giunti nella piazza antistante la facciata della basilica. Ecco che ci troviamo esattamente nel piazzolo di S. Domenico: le spalle rivolte alla basilica e di fronte a noi la Galleria XXV Aprile. Ma per respirare l’atmosfera di allora dobbiamo rimettere a posto le cose. Di fronte alla basilica non sorgeva la galleria, bensì l’isola di liutai: quartiere dove hanno abitato e lavorato per oltre due secoli generazioni di liutai: da Andrea Amati e la sua famiglia a Carlo Bergonzi, passando per Antonio Stradivari, la famiglia Guarneri e probabilmente i Ruggeri. Proprio di fronte all’ingresso della chiesa di S. Domenico, fino al 1880, • 44 place of the public garden. The church, built in the early 14th century by friar preachers, was a second cathedral due to its dimensions and had a square-based tower of as much as 60 metres in height. The complex was demolished in 1868-69 after the convent had been converted into barracks. If you visit the Civic Museum, we suggest taking a look around the room dedicated to the church of S. Domenico where a substantial group of paintings once located in this church are kept, so as to get an idea of its past beauty. This room houses a true anthology of Cremonese painting including works by artists such as Giuseppe and Panfilo Nuvolone, Bernardino, Giulio and Antonio Campi, Tommaso Aleni, Camillo Boccaccino. But this is a subject that will be covered in the chapter dedicated to the museums. We therefore go back to our path following the traces of famous violin makers. The old violin-maker’s quarter If we were in those times, after leaving via Solferino - that is, via Becharie vecchie - we would find ourselves in a completely different setting: we would be gazing at the massive apse of the basilica of S. Domenico. Similarly, taking a left turn towards the present-day Galleria XXV Aprile and bordering the current Piazza Roma, the former quarter of S. Domenico, we would have reached the square opening in front of the church’s façade. Imagine we are exactly in this square, with the basilica behind us and in front, the area where the Galleria XXV Aprile now stands. In order to plunge back into the atmosphere of those times, we need to think that, in the place of the current Galleria built in the 1930s, the “isle of violin makers” was, the area where generations of Cremonese sorgeva la seconda casa di Stradivari, anno in cui venne demolita per far spazio ad un edificio a tre piani; in seguito, nel 1935, anche quest’ultimo fu abbattuto con tutto l’isolato per costruire la galleria. Una targa, situata a destra dell’ingresso principale e al di sopra del cartello di color arancione dei taxi, richiama la nostra attenzione: su questa superficie marmorea si legge: «Qui sorgeva la casa/ dove/ Antonio Stradivari/ recando a mirabile perfezione il liuto/ legava alla sua Cremona/ nome imperituro di artefice sommo». Allontanandoci momentaneamente dalla galleria, ci dirigiamo verso il giardino dove in un’aiuola si trova la copia della Pietra tombale di Antonio Stradivari il cui l’originale è conservato presso il Museo Civico. Questa venne messa in salvo durante la demolizione di S. Domenico. È nella Cappella della Beata Vergine del Rosario che Stradivari venne sepolto ed accanto a lui vennero poi inumati i figli, fra i quali i liutai Francesco e Omobono, e la seconda moglie Antonia Maria Zambelli. A questo punto, giunti di fronte alla pietra tombale di Antonio Stradivari, volgendo lo sguardo a sinistra, siamo attirati da una statua di un uomo elegante scolpito in posizione eretta: è il monumento che la città ha dedicato a futura memoria ad Amilcare Ponchielli. Dopo aver soddisfatto queste curiosità imbocchiamo la galleria e, mantenendo il lato di destra, ci troviamo a calpestare quell’area dove un tempo avremmo potuto sorprendere al lavoro i grandi liutai cremonesi: siamo nell’isola dei liutai. Qui sorgevano la bottega e la casa di Antonio Stradivari, qui morì la prima moglie di Antonio il 25 maggio del 1698, Francesca Ferraboschi. In questa abitazione visse anche con la seconda moglie, Antonia Maria Zambelli, sposata nel 1699. violin makers lived and worked for over two centuries, from Andrea Amati and his family to Antonio Stradivari, the Guarneri family and probably the Ruggeri, as well as Carlo Bergonzi. Right in front of the church’s entrance was the second house of Stradivari, until in 1880 it was demolished and replaced by a three-storey building. Later on, in 1935, this building was also knocked down as well as the whole surrounding block of buildings, and the Galleria was built in its place. A plaque set on the right side of the main entrance of the Galleria, above an orange “taxi” sign, draws our attention. On this marble surface is the following inscription: «Qui sorgeva la casa/ dove/ Antonio Stradivari/ recando a mirabile perfezione il liuto/ legava alla sua Cremona/ nome imperituro di artefice sommo» (Here was the house/where/Antonio Stradivari/crafting the lute to marvellous perfection/tied to his Cremona/the imperishable name of a great artisan). We walk away from the Galleria for a while and move to the public garden where, on a flower bed, we find a copy of Antonio Stradivari’s tombstone, the original of which is stored in the Civic Museum. The tombstone was salvaged during the demolition of the church of S. Domenico. Stradivari was buried in the Chapel of the Blessed Virgin of the Rosary as well as his sons, among which the violin makers Francesco and Omobono and his second wife Antonia Maria Zambelli. As we reach Antonio Stradivari’s tombstone, we take a look at our left and notice the statue of an elegant man: it is a monument dedicated by the city in memory of Amilcare Ponchielli. We then enter the Galleria and walk along its right side. Here, back in time, we might have caught a glimpse of the great Cremonese violin makers at work, as we are in the “isle of violin makers”, the reference point 45 • itinerari d’Arte Curiosamente tra queste mura, dopo la sua morte, abitò uno degli ultimi grandi artigiani cremonesi: Carlo Bergonzi che vi rimase fino alla morte nel 1746. Proseguendo la camminata sotto la galleria e giunti sull’angolo per poi percorrere via Guarneri del Gesù, ci troviamo più o meno nel punto dove, dal 1539 circa, operò la famiglia Amati a partire da Andrea. Dietro la casa Amati doveva sorgere l’abitazione con bottega dei Guarneri: in posizione più interna, comunicava attraverso un piccolo cortile con l’edificio in cui risiedevano gli Amati. I Guarneri, com’è noto, erano un’altra illustre famiglia di liutai cremonesi, la cui attività è documentata a partire dalla metà del Seicento con Andrea, il primo della genealogia. Per circa un secolo rimasero sulla scena della liuteria cittadina: sarà con la morte di Guarneri del Gesù che si esaurirà la loro fama. Dal quadro appena delineato è facile immaginare quanto assidui dovessero essere i contatti tra le famiglie di liutai e quanto frequenti fossero le occasioni di incontro; si stabilirono così non solo fecondi rapporti professionali ma anche stretti legami personali. È sufficiente ricordare che Andrea Guarneri, dopo essere stato familio presso Nicolò Amati da cui peraltro ha appreso l’arte di fare strumenti, il giorno in cui decide di costruirsi una famiglia non ha nessun dubbio: andrà ad abitare con la moglie a pochi metri dalla bottega e dall’abitazione dove aveva vissuto e si era formato. Oppure si può portare l’esempio dello stesso Nicolò: nel 1658 fu padrino al battesimo del figlio del liutaio Francesco Ruggeri, Giacinto, destinato a seguire le orme paterne. Una vita, quella dei nostri, che scorre in uno spazio molto ristretto: tra l’isola, la cattedrale e le parrocchie dei SS. Faustino e Giovita o di S. Matteo; molti figli da sfamare e strumenti costruiti con grande maestria conosciuti nelle corti, dalla • 46 and core of that art which made the name of Cremona known all over the world. Firstly, the workshop and house of Antonio Stradivari, where his first wife, Francesca Ferraboschi, died on May 25th, 1698. Antonio lived in this house also with his second wife, Antonia Maria Zambelli, whom he married in 1699. Curiously, one of the last great Cremonese craftsmen, Carlo Bergonzi, later came to live in this same building until his death in 1746. We proceed along the Galleria and, at the street corner with via Guarneri del Gesù, we find ourselves more or less on the site where, from 1539 about, the violin makers of the Amati family began their activity, Andrea being the first. Behind the house of the Amati, the workshop and house of the Guarneri would rise: it was located deeper inside the area and was joined to the building where the Amati lived by a small courtyard. As we know, the Guarneri were another illustrious family of Cremonese violin makers. Their activity is attested from the mid 17th century starting with Andrea; for about one century they would remain on the local violin making scene and, after the death of Guarneri del Gesù, their celebrity would come to an end. As a consequence of their proximity, it is easy to imagine that the families of violin makers had regular contacts and several chances to meet. Fruitful professional relations thus established between them as well as close personal ties. For example, when Andrea Guarneri, after having been a familio of Nicolò Amati - from whom he had learned the art of instrument making – decided to start his own family, he had no doubt whatsoever. He chose to live with his wife just a few steps away from the workshop and house where he had lived and apprenticed. We can mention Nicolò himself as another case in point. In 1658 he was Godfather to Giacinto Ruggeri, son of the violin maker nobiltà e dai musicisti di tutto il vecchio continente. In questa limitata porzione di città in cui le loro strade non potevano che incrociarsi, i grandi liutai intrecciano rapporti che sembrano proseguire anche dopo la morte: basta ricordare che, per quanto ci è dato conoscere, oltre a Stradivari nella basilica di S. Domenico trovarono l’eterno riposo anche Andrea Amati nel 1577 e Andrea Guarneri nel 1698. Ma torniamo alla nostra passeggiata. All’angolo della galleria, dove vi abbiamo lasciati poco fa, grazie ad un mosaico in marmo collocato sulla parete a sinistra di un piccolo slargo, si può osservare la pianta dell’antica isola e quella della nuova galleria ad essa sovrapposta. Sbuchiamo quindi in via Guarneri del Gesù, a quel tempo contrada dei Coltellinari perché qui erano concentrate le botteghe artigiane dei fabbricanti di coltelli; contrada dei Coltellaj era chiamata ancora nel 1871, ma qualche anno dopo, nel 1873, la strada venne intitolata alla famiglia Guarneri. Si giunge all’attuale denominazione il 28 dicembre del 1960 quando, con delibera del Consiglio Comunale, la strada viene dedicata a colui che è considerato il maggiore artefice della famiglia, per l’appunto Giuseppe Guarneri del Gesù. Giunti in fondo alla breve contrada dei Coltellinari dove i nostri liutai sulla destra avrebbero incontrato la chiesa e la parrocchia di S. Faustino e S. Giovita noi troviamo invece una moderna farmacia e, svoltando a destra, imbocchiamo corso Campi, l’antica contrada Magistra, oggi dedicata alla celebre famiglia di pittori cremonesi. Risalendo il corso, mantenendo la destra, arriviamo all’inizio di via Palestro, strada antichissima di non molto posteriore alla fondazione della città. Denominata strada S. Vincenzo nel XV secolo per la presenza dell’omonima chiesa viene, a partire Francesco and bound to follow in his father’s footsteps. These violin makers led their lives within a very restricted area; the “isle”, the cathedral and the parishes of S. Faustino and Giovita or S. Matteo. Many children to feed and instruments to make with extreme skill, which were widely known in the milieu of courts and nobility as well as by musicians of the old continent. In this small part of the city in which their paths were bound to meet, the great violin makers established ties which seemed to last after their deaths. It suffices to remember that, as far as it is known, in addition to Stradivari, also Andrea Amati in 1577 and Andrea Guarneri in 1698 were buried in the basilica of S. Domenico. We can now resume our walk. At the corner of the Galleria where we stood before, we can see the plan of both the old isle and the present-day Galleria represented in a marble mosaic placed on a wall at the left hand side of a small widening of the road. We then come out in Via Guarneri del Gesù, which at that time was called contrada dei coltellinari since the workshops of artisan knifemakers were all concentrated here; as late as 1871, the street was still called contrada dei coltellaj, but a few years later, in 1873, it was entitled to the Guarneri family. The street was given its current name on December 28th, 1960, when the town council dedicated it to Giuseppe Guarneri del Gesù as he is considered the most renowned master of this family. At the end of the short contrada dei coltellinari, where once the violin makers would have reached the church and parish of S. Faustino and S. Giovita, we find instead a modern pharmacy and, veering on the right, we take corso Campi, the old contrada Magistra which today is dedicated to the well-known family of Cremonese painters. Walking along corso Campi on its right side, we reach via Palestro, 47 • itinerari d’Arte dalla seconda metà del XVI secolo, ribattezzata nella sua ultima parte contrada dei signori Visconti. Ne percorriamo un breve tratto fino ad incontrare sulla destra via Ugolani Dati dove, all’interno del Museo civico “Ala Ponzone”, ha sede il Museo Stradivariano. Il Museo Stradivariano Via Ugolani Dati è una delle vie più nobili della città come si può notare dagli eleganti palazzi che incontriamo lungo il cammino che ci conduce al museo e dalla presenza delle trottatoie al centro della via. Proprio all’interno di uno di questi lussuosi edifici è ospitato il Museo Civico: si tratta del palazzo dei nobili Affaitati poi delle famiglia Magio Dati e Ugolani Dati. La splendida costruzione fu poi Ospedale Fatebenefratelli e poi Ugolani Dati, unito in seguito all’Ospedale Maggiore prima di diventare nel 1925 sede del museo cittadino e della Biblioteca Statale. È dal 2001 che il Museo Stradivariano è collocato nell’attuale sede, in Palazzo Affaitati: il nome del palazzo si deve alla famiglia committente, gli Affaitati appunto, facoltosi banchieri e mercanti, che lo fecero costruire nel 1561. Il materiale esposto è il risultato di numerose donazioni che nel corso dei decenni si sono susseguite. Ripercorriamole. Nel 1893 l’anno che vide la Giunta Municipale nella persona dell’Assessore Alfonso Mandelli accettò la donazione di Giovanni Battista Cerani costituita da attrezzi, modelli e forme per la costruzione di strumenti musicali ad arco tra cui alcuni appartenuti ad Antonio Stradivari. Due anni dopo, nel 1895, la raccolta si arricchisce, per volontà del cavalier Mandelli, di quattro morsetti provenienti dalla bottega di Stradivari. Ma l’acquisizione più significativa risale al 1930. Il materiale di cui il Museo entra in possesso in quella data • 48 a very ancient street built shortly after the city’s foundation. Named “strada S. Vincenzo” in the 15th century due to the presence of a church with the same name, from the second half of the 16th century the final stretch of this street was known as contrada dei signori Visconti. We walk along the first part of via Palestro until we shortly reach, on the right, via Ugolani Dati and the “Ala Ponzone” Civic Museum, which houses the Stradivari Museum. Stradivarian Museum Via Ugolani Dati is one of the streets in Cremona with the most aristocratic appearance, as it is shown by the elegant palaces we find on our walk to the museum and by the presence of trotting tracks in the middle of the road. It is one of these luxury palaces that houses the Civic Museum: the palace once belonging to the noble family of the Affaitati and later to the Magio Dati and Ugolani Dati families. This beautiful palace once was the Fatebenefratelli Hospital and then Ugolani Dati Hospital; it was later joined to the Ospedale Maggiore, before being destined, in 1925, as seat of the city museum and of the local State Library. Since 2001, the Museo Stradivariano has been housed in Palazzo Affaitati; the palace was named after the family of wealthy bankers and merchants who commissioned its construction in 1561. The artifacts exhibited here come from several donations made to the museum at different times, which we will now retrace. In 1893 councillor Alfonso Mandelli, on behalf of the town of Cremona, accepted the donation by Giovanni Battista Cerani of tools, patterns and moulds used for the construction of bowed instruments, including some artifacts which had belonged to Antonio Stradivari. Two years later, in 1895, the first donation was enhanced with four closing itinerari d’Arte proviene dalla collezione di Ignazio Alessandro Cozio, conte di Salabue, che utilizzò l’eredità di famiglia per acquistare tutto ciò che era rimasto del laboratorio di Stradivari: forme in legno, modelli in carta, attrezzi e strumenti vari, di cui Stradivari si servì un tempo,. Dall’ultima erede del conte la rara collezione passò al liutaio bolognese Giuseppe Fiorini che, nel 1930, la donò al Museo di Cremona. Accediamo al palazzo dal portone settecentesco e ci dirigiamo verso lo scalone, sulla sinistra, per raggiungere l’ingresso del Museo Civico. Soffermiamoci prima a guardare il busto di Antonio Stradivari collocato nel cortile del palazzo, opera in marmo realizzata dall’artista cremonese Pietro Foglia. Nella sala che ci accoglie potremo acquistare il biglietto d’entrata che consente di visitare le diverse sezioni di cui si compone il museo: Pinacoteca, Museo Stradivariano e una piccola sala del Museo Archeologico. Noi, appassionati di liuteria, privilegeremo il Museo Stradivariano ma, durante il tragitto che ci porta là dove è conservato un vero tesoro, ci soffermeremo qua e là attirati da alcune opere in cui musica, strumenti e violini sono messi al centro del dipinto. Il biglietto ce l’abbiamo, non ci resta che addentrarci nella Sala delle Colonne da dove sulla destra accediamo alla Sala del Cinquecento per poi entrare nella già ricordata Sala San Domenico: qui trovano posto i dipinti su cui tante volte si sono posati gli occhi di Stradivari quando si recava in chiesa per assistere alla messa: percorretela fino in fondo e alla destra del celeberrimo Scherzo di ortaggi, meglio conosciuto come l’Ortolano, di Giuseppe Arcimboldi, vi segnaliamo la Natura morta con strumenti musicali di Bartolomeo Bettera. Per raggiungere la nostra meta attraversiamo la Sala del Seicento dove vi consigliamo una seconda tappa: vi troverete di fronte ancora strumenti muti e taciturni, • 50 clamps once belonging to the Stradivari workshop, thanks to the contribution of cavalier Mandelli. However, the most significant acquisition dates back to 1930. On that date, the Museum acquired material coming from the collection of Ignazio Alessandro Cozio, count of Salabue, who made use of his family inheritance to purchase all the remaining items from the Stradivari workshop. Wooden moulds, paper patterns and various tools and instruments used by Stradivari became the property of Salabue. From the last heiress of the count, the rare collection passed to the violin maker Giuseppe Fiorini from Bologna who donated it to the Museum of Cremona in 1930. What once belonged to the great violin maker therefore came back to the city where he was born. We enter the palace from the grand 18th-century portal and head towards the main staircase at our left which leads to the entrance of the Civic Museum. Before we proceed, we can linger over the bust of Antonio Stradivari placed in the palace’s courtyard, a work made in marble by the Cremonese artist Pietro Foglia. In the entrance hall we can buy a ticket which allows the visit to the various sections of the museum: the art gallery, the Museo Stradivariano and the small room of the Archaeologic Museum. As enthusiasts of violin making, we will of course focus on the Stradivari Museum but, on our way to the rooms where a real treasure is preserved, our attention will be attracted by some paintings which represent music, instruments and violins in the foreground. Provided with our tickets, we just have to enter the Sala delle Colonne and from this proceed at our right into the 16th-century Hall and further into the already mentioned Hall of San Domenico. Here we find the paintings which Stradivari frequented again and again whenever he attended mass. We venuti alla luce grazie ad un sapiente e raffinato gioco di colori, linee, luci ed ombre. Se l’udito è impossibile da soddisfare sfruttate le potenzialità della vista. Non perdetevi il Concerto di Tommaso Pombioli e la Natura morta con strumenti di Antonio Gianlisi il Giovane. Passiamo alla sala intitolata “Dal Tardo Seicento al Neoclassicismo” e sulla destra, lasciandovi guidare dalle indicazioni, procedete fino alla Sala Cremona dove grazie al supporto iconografico offerto dalla Veduta della chiesa di S. Domenico di Omobono Longhi potrete finalmente avere un’idea di quel complesso domenicano e di quella chiesa, che abbiamo tentato di evocare. Riprendiamo il nostro cammino, il punto d’arrivo è vicino: al termine di questa sala inizia il Museo Stradivariano. Ad accoglierci non poteva esserci che lui, Antonio Stradivari. Una precisazione è d’obbligo: a quell’incisione, situata dietro l’imponente contrabbasso e che ritrae il grande liutaio, non prestate fede: è pura invenzione. Di ritratti non c’è notizia, dunque non c’è ragione di cancellare l’immagine che vi siete costruiti e che da anni gira nella vostra testa. Dopo tanti dipinti, quadri e tele ecco che nella prima sala del museo potrete ammirare un manico di chitarra costruito da Stradivari nel 1615 e la viola Medicea realizzata da Antonio e Gerolamo Amati. La seconda sala raccoglie gli strumenti giunti a Cremona per iniziativa Friends of Stradivari; il progetto promosso dalla Fondazione Stradivari e inaugurato nel 2009, è nato con l’intento di mettere in contatto e di formare una rete internazionale tra quanti posseggono, custodiscono e utilizzano strumenti della liuteria classica cremonese. Su questa linea la Fondazione Stradivari, in collaborazione con il Museo Stradivariano, ha dato avvio ad un progetto di ospitalità a Cremona di questi capolavori. walk on until the end of the hall and in the next room, at the right side of the famous portrait with vegetable the green groler by Giuseppe Arcimboldi, is the still life with musical instruments by Bartolomeo Bettera, which is worth a mention. We now cross the Hall of the 17th century and before we reach our destination, we suggest pausing again. You will find yourself in front of still and soundless instruments created with skillful, refined effects of colours, lines, lights and shadows. As the scene is silent, you can therefore concentrate on the power of sight. We suggest you do not miss the Concert painted by Tommaso Pombioli or the still life with instruments by Antonio Gianlisi il Giovane. We then move to the hall entitled “From the late 17th century to Neo-classicism” and follow the signposts until we reach the Sala Cremona where, thanks to the visual depth of the view of the church of S. Domenico by Domenico Longhi, the visitor will eventually get a view of the Dominican complex and church, second only to the cathedral, which we have tried to evoke through words. We resume our visit and near our destination: at the end of this hall begins the Museo Stradivariano. It is of course Antonio Stradivari we see first at the entrance. We need to say that the engraving which portrays the great violin maker, placed behind an imposing double-bass, is of pure invention. As a matter of fact, no paintings of him still exist, so if you have created your own image of the master in your mind, there is no reason why you should discard it. After having seen many paintings, panels and canvasses, in the first room of this section you will admire a guitar neck built by Stradivari in 1615 and the viola Medicea made by Antonio and Gerolamo Amati. The second room exhibits instruments brought to Cremona thanks to the Friends of Stradivari project; promoted 51 • itinerari d’Arte L’intenzione è di esporre e rendere fruibili strumenti che, diversamente, resterebbero invisibili al pubblico di esperti e studiosi. Tra i primi ad accogliere la proposta, la famiglia Lam, possessori degli strumenti ospitati in questa sala. Nella stessa, sulla parete di sinistra, troverete una seconda versione del grande liutaio, questa volta intento a controllare il contenuto di un’ampolla e circondato dai suoi attrezzi da lavoro. Alessandro Rinaldi, con questo quadro, ci introduce nella bottega e ci permette di spiare Stradivari al lavoro. Passiamo alla terza sala dove sono conservati preziosi materiali e cimeli: attrezzi da lavoro, forme in legno, modelli in carta e svariati strumenti trovano collocazione nelle bacheche che occupano l’intera stanza. Già lo abbiamo accennato ma preferiamo ricordarvelo: qui è esposta la forma utilizzata da Stradivari per realizzare l’eccellente Cremonese 1715. Procediamo in direzione delle sale successive dove sono esposti numerosi strumenti realizzati dai principali esponenti del Novecento italiano: nella quarta sono rappresentati Giuseppe Ornati, Giuseppe Del Lungo, Mario Capicchioni e Fernando Galimberti mentre nella seguente vi segnaliamo la presenza di strumenti costruiti da Nicola Bergonzi e Giuseppe Vecchi. Infine nell’ultima stanza troverete esemplari di Faffaele Fiorini, Gaetano Sgarabotto e Giovanni Battista Ceruti. Se gli strumenti ospitati all’interno del Museo sono terminati, non è così per il nostro itinerario stradivariano: davanti a voi si schiude l’aula didattica, una sala in cui sperimentare sul campo e improvvisarvi liutai. Un percorso vi permetterà di seguire passo a passo le successive fasi che caratterizzano la costruzione del violino e tenere tra le mani gli attrezzi del mestiere. Usciti dal Museo e tornando sui nostri passi troviamo, quasi di fronte a via Ugolani Dati, via Goito: un brevissimo tratto di • 52 by the Stradivari Foundation and started in 2009, this project aims at putting in contact those who own, preserve and use instruments from the Cremonese classical tradition of instrument making, so as to create an international network. The Stradivari Foundation, in collaboration with the Museo Stradivariano, has thus started a project for housing instruments of the Cremonese school here, with the aim of displaying instruments which otherwise would not be accessible to experts and scholars. The Lam family, owner of the instruments housed in this room, was one of the first members who joined in this project. On the left wall of this room, you will find another image of the great luthier, represented while he is busy in checking the content of a cruet, surrounded by his work tools. Through this painting, Alessandro Rinaldi brings us to the workshop of Stradivari where we can watch him working. We move to the third room were precious materials and artifacts are stored: tools, wooden moulds, paper patterns and several instruments are displayed in long showcases which occupy the whole room. As we have already mentioned, the mould used by Stradivari for the construction of the outstanding Cremonese 1715 is kept in this collection. We continue our visit into the following rooms where several instruments built by the major 20thcentury Italian makers are exhibited. In the fourth room are works by Ornati Giuseppe, Del Lungo Giuseppe, Capicchioni Mario and Fernando Galimberti while the following one houses instruments made by Nicola Bergonzi and Vecchi Giuseppe. Finally, the last room stores instruments by Fiorini, Sgarabotto and Ceruti Giovanni Battista. We have completed our visit of the instrument collection of the museum, but our Stradivari itinerary continues: we find ourselves in the didactic room, where it is possible to strada che ci porta in corso Garibaldi; svoltate a destra all’uscita della via e avanzate di pochi metri, quanto basta per raggiungere il numero civico 57: ecco quella che fu la Casa nuziale di Antonio Stradivari. Qui Antonio visse con la prima moglie Francesca Ferraboschi fino al 3 giugno 1680, come risulta dagli archivi notarili della città, giorno dell’acquisto dell’abitazione situata nell’isola dei liutai. Si trasferì in questa casa il 4 luglio 1667, giorno che lo vide congiungersi in matrimonio con Francesca Ferraboschi, nella parrocchia di S. Agata che si trova poco oltre, di fronte al Palazzo Cittanova. Una targa visibile sulla facciata dell’edificio così recita: «In questa casa abitò/dal 1667 al 1680/il liutaio/Antonio Stradivari/con la prima moglie/Francesca Ferraboschi». Chiedendo al titolare del negozio che si trova a piano terra potrete visitare il cortile interno e alzando gli occhi al cielo vedere il seccadour. La prossima tappa che ci attende è la Scuola Internazionale di Liuteria, prestigiosa istituzione voluta e fondata nel 1938 da Roberto Farinacci. È a partire dalla seconda metà degli anni ’70 che la scuola ha conosciuto uno straordinario successo formando nuove generazioni di liutai arrivati a Cremona da tutto il mondo. Incamminiamoci. Arriviamo a Palazzo Pallavicino Ariguzzi percorrendo via dei Rustici: ritornando in direzione del Museo la troviamo proprio di fronte a via Goito; a questo punto, attraversando corso Garibaldi, prendiamo a sinistra per via Grandi e proseguiamo fino ad incrociare sulla destra via Colletta, l’ultimo edificio che vedete sulla destra è Palazzo Pallavicino-Ariguzzi, sede della Scuola di liuteria. Prima di entrare se date uno sguardo alla facciata vi accorgerete delle diverse stratificazioni che il recente restauro ha portato alla luce. Fra i vari strati di intonaco appaiono directly experience for a while the craft of violin making, following a path which guides step by step to the various stages of the construction of a violin, during which it will be possible to use the tools of this trade. We leave the museum and walk back until, almost in front of via Ugolani Dati, we take via Goito, a short street which leads us to corso Garibaldi; at the end of the street, we turn right and after a few steps we reach the house at no. 57, the first nuptial house of Antonio Stradivari. Here he lived with his first wife, Francesca Ferraboschi, until June 3rd, 1680, the day when the house was purchased, as attested in the town’s Notarial Archives. Antonio moved here on July 4th, 1667, when he married Francesca Ferraboschi in the nearby parish of S. Agata, a little further along the same street and opposite Palazzo Cittanova. A plaque set on the façade’s wall bears the following inscription: “In questa casa abitò/dal 1667 al 1680/il liutaio/Antonio Stradivari/con la prima moglie/Francesca Ferraboschi”. Upon request to the owner of the shop housed at the ground floor of this building, you may visit the internal courtyard, and looking up you will have a chance to see the seccadour. (in Cremonese dialect, a covered terrace used for drying linen or fruits, where Stradivari was said to have hung his newly varnished instruments to dry) Our next port of call is the Scuola Internazionale di Liuteria (International School of Violin Making), a prestigious school founded in 1938 by Roberto Farinacci. From the second half of the 1970s, this institution became extremely popular and provided training for new generations of violin makers from all over the world. We thus resume our walk and head for Palazzo Pallavicino Ariguzzi. Walking back on corso Garibaldi in the direction of the museum, we take via dei Rustici 53 • itinerari d’Arte alcune lettere dell’iscrizione Opera Balilla, infatti, l’edificio durante il ventennio fu sede dell’istituzione che il regime fascista volle per la formazione dei giovani italiani. Questo edificio ospita anche la Fondazione Antonio Stradivari – La Triennale, istituzione fondamentale per la liuteria cremonese: nasce all’inizio del 2008 dalla trasformazione dell’Ente Triennale Internazionale degli Strumenti ad Arco, come testimonia la sua denominazione. Nella sede della Fondazione potrete visitare la Collezione Permanente di Liuteria Contemporanea Internazionale che comprende una trentina di strumenti. Qui sono custoditi i vincitori di medaglia d’oro delle varie edizioni del Concorso Internazionale. Alla Fondazione Stradivari si deve l’organizzazione delle Grandi Mostre di Liuteria Storica in cui vengono esposti i capolavori della liuteria classica cremonese provenienti da tutto il mondo. Sempre per iniziativa della Fondazione, da qualche anno, la città di Cremona ospita la manifestazione “Liuteria in Festival” che si svolge all’inizio di ottobre nel corso della quale si tengono mostre, concerti, incontri legati al mondo della liuteria. Lasciando Palazzo Pallavicino-Ariguzzi sempre da via Colletta scendiamo nella vicinissima via Ruggero Manna e voltando a destra per un brevissimo tratto e risalendo per via Oscasali ci ritroviamo nella piazzetta dedicata al Santo patrono della città: S. Omobono. Da qui torniamo sui nostri passi e percorriamo la via intitolata al musicista Ruggero Manna, maestro di Cappella della Cattedrale dal 1835 nonché direttore del teatro Concordia, oggi Teatro A. Ponchielli. Visto che l’abbiamo nominato non ci resta che raggiungerlo: lo troviamo al termine della via una volta sbucati in corso Vittorio Emanuele II. Il nostro viaggio sta giungendo al termine, ancora pochi passi e • 54 directly opposite via Goito, then take a left turn in via Grandi and proceed until we find via Colletta on our right. The last building on the right hand side of this street is Palazzo Pallavicino Ariguzzi, which houses the violin making school. If you take a look at the façade, you will notice various stratifications which were exposed by a recent restoration. Within the layers of plaster are some letters of the former plaque of the “Opera Balilla”. During the fascist era, this building was in fact seat of this institution established by the regime for the education of the Italian youth. This edifice also houses the Fondazione Antonio Stradivari – La Triennale, a fundamental institution for Cremonese violin making, which was established at the beginning of 2008 with the transformation of the Ente Triennale Internazionale degli Strumenti ad Arco (International “Triennale” Violin making Competition). Here it is possible to visit the Permanent Collection of International Contemporary Stringed Instruments including about 30 works which won a gold medal in the past editions of the international contest. The Stradivari Foundation regularly organizes ‘Great Exhibitions of Historic Violin Making’ during which masterpieces of classical Cremonese violin making coming from all over the world are displayed; furthermore, in the past few years the Foundation has promoted an event called “Liuteria in Festival” which takes place in autumn and involves the whole city of Cremona with exhibitions, concerts and meetings about violin making. We leave Palazzo Pallavicino Ariguzzi and, at the end of via Colletta, we reach the nearby via Ruggero Manna, once called “stradone Sant’Omobono”, turn right and shortly after walk up via Oscasali where we find the small square dedicated to the patron saint of the city, Sant’Omobono. arriveremo ai piedi del grande liutaio. Servitevi della torre, che scorgete in lontananza, come bussola per ritornare in direzione della Cattedrale. Se l’orientamento non vi ha traditi dovreste trovarvi in una piazza, provate a guardare di fronte a voi: se riconoscete la statua di Stradivari il più grande liutaio di sempre, siete là dove volevamo condurvi. Ed è qui che abbiamo fissato l’approdo del nostro percorso alla scoperta dei protagonisti e dei luoghi della liuteria cremonese. We then walk back and proceed along the street bearing the name of the musician Ruggero Manna, maestro di cappella of the Cathedral from 1835 as well as director of the teatro Concordia, the present-day Teatro A. Ponchielli. It just takes a few minutes to reach this theatre - we will find it at the end of the street in corso Vittorio Emanuele. Our journey is coming to an end: in a few steps we will be again in front of the great violin maker. You may look at the tower as a guide to find your way back to the Cathedral. If your sense of bearing does not let you down and you find yourselves again in a square, take a look around. If you recognize the statue of the greatest luthier of all times, you are exactly where we wanted you to return. And here is the final destination of this journey which made us discover the protagonists and sites of Cremonese violin making. 55 • Dove parcheggiare in centro città City parking lo Shopping a Cremona Abbigliamento Clothes shop Acquamarina Corso Vittorio Emanuele II, 22 tel. 0372/463612 [email protected] abbigliamento donna, maglieria woman clothes MARCHE COMMERCIALI/BRANDS Musetti, Camiceria del Re, Kalt Orea, Roberto Naldi, Le Fate, Renato Balestra, Mery Pant GIORNO DI CHIUSURA/CLOSED DAY lunedì mattina/monday morning Adam’s Corso Campi, 71 tel./fax 0372/37371 abbigliamento intimo uomo underwear for man MARCHE COMMERCIALI/BRANDS Julipet, Dolce & Gabbana, D&G, Bikkembergs, Arcte, Missoni, Oscalito, Ferrucci, Adam’s, La Perla GIORNO DI CHIUSURA/CLOSED DAY lunedì mattina/monday morning Boutique Francesca Chic Corso Campi, 51 tel. 0372/22148 [email protected] abbigliamento donna woman clothes MARCHE COMMERCIALI/BRANDS Brunello Cucinelli, Ermanno Scervino, Missoni, Etro, GIORNO DI 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GIORNO DI CHIUSURA/CLOSED DAY sabato pomeriggio e festivi sabato pom e festivi/saturday afternoon and holidays Microtel Corso Pietro Vacchelli 77/81 tel. 0372/457797 fax 0372/22202 www.microtelsrl.com specialistica in informatica e telefonia MARCHE COMMERCIALI/BRANDS Tre, Vodafone, Wind, Infostrada e Fastweb GIORNO DI CHIUSURA/CLOSED DAY lunedì mattina/monday morning Network Via Minuti 7 tel. 0372/32590 fax 0372/464290 [email protected] www.networkweb.it vendita hardware, software, assistenza tecnica/computer store Quick Foto Zoom Il Timo Via Palestro 3 tel. 0372/39101 [email protected] twww.quickfoto.it laboratorio studio fotografico professionale, stampe, fototessete immediate, sviluppo e stampa negativi rapido, vendita apparecchi fotografici e accessori photo shop Via Monteverdi 6 tel./fax 0372/411316 erboristeria, profumeria naturale e articoli da regali MARCHE COMMERCIALI/BRANDS Canon, Leika, Nikon, Lomo, Olympus, Panasonic, Kodak, Pentax, Manfrotto, Sigma, Tamron Telco Piazza 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Venini, GIORNO DI CHIUSURA/CLOSED DAY lunedì mattina/monday morning Orologeria Riga Via Mercatello 56 tel./fax0372/29202 [email protected] gioielleria, orologeria jeweller’s and watchmaker’s shop MARCHE COMMERCIALI/BRANDS Camille Fournet, Calvin Klein, Giorgio Visconti, Guess, L.A.Cano, Nautica, Rado, Rebecca, Robotti, Tissot GIORNO DI CHIUSURA/CLOSED DAY lunedì/monday Librerie/Bookshop Libreria Specializzata Anselmi MARCHE COMMERCIALI/BRANDS Via Capitano del Popolo 10 tel. 0372/28695 [email protected] www.paginegialle.it/anselmirino libreria/bookshop GIORNO DI CHIUSURA/CLOSED DAY Simone, Maggioli, Sole 24 Ore, Giuffrè, Cedam, Tribuna Breil, Bliss, T.s.c., Vetta, Concessionario ufficiale HipHop lunedì mattina/monday morning MARCHE COMMERCIALI/BRANDS GIORNO DI CHIUSURA/CLOSED DAY sabato pom./saturday afternoon 71 • Cremonabooks Largo Boccaccino 12/14 tel. 0372/31743 fax 0372/537269 [email protected] www.cremonabooks.com specializzata in cultura locale e liuteria, gadgets su Cremona 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Via Antica Porta Tintoria tel. 0372/25520 profumeria, bigiotteria perfurmer MARCHE COMMERCIALI/BRANDS Annick Goutal, Reminescenza, Profumi del Forte, Esteban GIORNO DI CHIUSURA/CLOSED DAY lunedì mattina/monday morning 73 • lo Shopping a Cremona Profumi e Balocchi Abitat Vicolo Pertusio 15 tel. 0372/29735 [email protected] profumeria, articoli regalo, giocattoli perfurmer, gift shop-toys Corso Garibaldi 217 tel./fax 0372/461930 [email protected] www.abitat-cremona.it agenzia immobiliare/real estate GIORNO DI CHIUSURA/CLOSED DAY lunedì mattina/monday morningg Centro Sanitari Correttivi Prodotti Tipici Typical products Corso Garibaldi 154 Via Monteverdi 2 tel. 0372/23657 Latteria Salumeria del Corso Corso lunedì mattina/monday morning Garibaldi 108 tel. 0372/36161 alimentari Cà de Stefani GIORNO DI CHIUSURA/CLOSED DAY lunedì pom./monday afternoon Negozio Sperlari Via Solferino 25 tel. 0372/22346 fax 0372/33644 [email protected] www.sperlari1836.com dolci e prodotti tipici GIORNO DI CHIUSURA/CLOSED DAY lunedì pom./monday afternoon Altri settori Other shops Arredamenti Vaccari Via Manzoni 23 tel. 0372/29677 [email protected] www.avaccari.it arredamento/furniture store MARCHE COMMERCIALI/BRANDS Lema, Boffi, Axil, Snaidero, Roda, Flexform, Dedon, Glas, Birex, BPA, Catellani&Smith, Kasthall, Bonaldo • 74 GIORNO DI CHIUSURA/CLOSED DAY Confetteria Margherita Corso Matteotti 6 tel. 0372/20470 creazioni bomboniere per ogni evento felice fin dal 1928 GIORNO DI CHIUSURA/CLOSED DAY lunedì mattina/monday morning Il Nuovo Borgo Corso Mazzini 46 tel. 0372/463786 fax 0372/557056 www.borgoimmobiliare.it agenzia immobiliare/real estate Lucky Pets Via Guarneri del Gesù 16 tel. 0372/414825 negozio di classe per animali esigenti pet’s shop MARCHE COMMERCIALI/BRANDS Frontline Combo, Eukanuba, Almo Nature, Royal Canin, Hello Kitty, Trixie IV, San Bernard, Quattrozampe, I Love My Dog, Hillís For Pets Only GIORNO DI CHIUSURA/CLOSED DAY lunedì mattina/monday morning Negozio Il Chiostro Tabaccheria Rimondi Corso Mazzini 60 tel. 0372/803732 [email protected] prodotti monastici monastery shop Corso Cavour 1 tel. 0372/410217 tabaccheria, generi di monopolio, valori bollati, souvenir tobacco shop GIORNO DI CHIUSURA/CLOSED DAY lunedì mattina/monday morning Tabaccheria Angi Corso Matteotti 52 tel. 0372/27712 tabaccheria, rivendita generi di monopolio/tobacco shop 75 • lo Shopping a Cremona Ristoranti Restaurants Osteria Pane e Salame La Sosta Via Platina 32 tel. 3395274410 [email protected] Via Sicardo 9 tel. 0372/456656 [email protected] www.osterialasosta.it Taverna La Botte Via Porta Marzia 5/a tel. 0372/29640 [email protected] www.tavernalabotte.com Osteria del Melograno Via Aporti 23 tel. 0372/31863 [email protected] www.osteriadelmelograno.it Al Quarto P.zza Libertà 26 tel. 0372/080953 Osteria Bissone Via Pecorari 3 tel. 0372/23953 [email protected] Le Scuderie Via Plasio 21 tel. 0372/21408 [email protected] Il 21 W.A.Y. Piazza Stradivari 20/21 tel. 0372/34988 [email protected] • 76 Ristorante Centrale Vicolo Pertusio 4 tel. 0372/28701 Il Settecento Piazza Gallina 1 tel. 0372/36175 [email protected] Locanda Torriani Via Janello Torriani tel. 0372/30017 [email protected] Il Pomodoro Corso Mazzini 66 tel. 0372/462224 [email protected] Q.In Via XI Febbraio 66 tel. 0372/30121 [email protected] Ristorante Pechino Piazza della Pace 18 tel. 0372/20706 Beef & Cheese Via Alfeno Varo 3 0372/34562 www.beefandcheese.it La Lucciola Via al Porto 16 tel. 372/412952 Trattoria La Piccola Pizzerie Via Dante 80 tel. 0372/38233 [email protected] Vesuvio Osteria Cittadella Via Bissolati 38 tel. 0372/750584 El Sorbir Via Dante 145 tel. 0372/37857 [email protected] Palio dell’Oca Via Platina 64 tel. 0372/20930 [email protected] Trattoria Cerri Piazza Giovanni XXIII 3 tel. 0372/22796 [email protected] Piazza Libertà10 tel. 0372 434858 La Bersagliera P.zza Risorgimento 17 tel. 0372/21397 [email protected] www.bersagliera.it Pizzeria Cremonese Piazza Roma 39 tel. 0372/20636 [email protected] Pizzanet Piazza della Pace 19 tel. 0372/24155 [email protected] 77 • EMERGENZE E UTILITA’ EMERGENCY AND USEFUL NUMBERS A.C.I. Cremona tel. 0372 41911 AIPO - Agenzia interregionale per il fiume Po tel. 0372 592011 Autostrade Centro Padane Punto Blu tel. 0372 473291 Carabinieri tel. 112 Emergenza Sanitaria tel. 118 Comune Cremona tel. 0372 4071 Ospedale maggiore tel. 0372 405111 Polizia - Soccorso Pubblico tel. 113 Polizia Municipale tel. 0372 407427 Porto Turistico e Fluviale Provincia di Cremona - Servizio Porto e Navigazione tel. 0372 406611 Soccorso Stradale tel. 116 Trenitalia Informa tel. 892021 www.trenitalia.it Vigili del Fuoco tel. 115 GUIDE TURISTICHE TOURIST GUIDES LUCIA TORNAGHI (italiano-inglese) Via Dante, 160 - Cremona cell. 333 7522844 [email protected] TAXI E NOLEGGI TAXI AND RENTALS A.C.I. - Via Massarotti, 23 Noleggio auto - tel. 0372 38621 ARCAR spa - Via Eridano, 11 Noleggio auto - tel. 0372 28329 [email protected] AVIS Autonoleggio - Via Dante, 205 Noleggio auto - tel. 0372 24767 HERTZ Autonoleggio Cremona Via Mantova, 95 - Noleggio auto tel. 0372 454513 - fax 0372 432052 CICLI MATA - Via Eridano, 4/a Noleggio city/mountain bike/bici da corsa tel./fax 0372 457162 [email protected] CICLI PRIORI - Via Milano, 2 Noleggio city/mountain bike tel./fax 0372 22700 [email protected] INBICI (servizio di bike-sharing) Spazio Comune - tel. 0372 407291 www.comune.cremona.it SPACCABICI - Via del Sale, 46 Noleggio city/mountain bike tel. 0372 431966 - fax 0372 449035 [email protected] PIAZZA ROMA - Taxi tel. 0372 21300 RADIO TAXI CREMONA tel. 0372 801444 STAZIONE FF.SS. (fino alle 24) Taxi - tel. 0372 26740 COLLEGAMENTI STRADALI E FERROVIARI TRAIN AND HIGHWAY LINKS da Milano in treno servizi diretti via Codogno In auto (km 85) Via Crema - S.S. Paullese da Chiasso in treno via Como-Milano in auto (km 158) Autostrade A9, A1, A21 Como-Milano-Piacenza dal Brennero in treno via Bolzano-Verona-Brescia in auto (km 320) autostrade A22, A4, A21 Bolzano-Verona-Brescia da Genova in treno Via Voghera-Piacenza In auto (km 187) Autostrade A7, A21 Genova-Voghera-Piacenza da Roma in treno via Firenze-Bologna-Fidenza in auto (km 532) Autostrade A1, A21 Roma-Firenze-Bologna-Fiorenzuola da Venezia in treno via Padova-Verona-Brescia in auto (km 215) Autostrade A4, A21 Venezia-Brescia-Cremona AEROPORTI AIRPORTS Aeroporto “Forlanini” Milano-Linate (km 92) Aeroporto “Malpensa 2000” Varese (km 152) Aeroporto “Orio al Serio Bergamo (km 95) Aeroporto “Giuseppe Verdi” Parma (km 50) Aeroporto “Catullo” – Villafranca Verona (km 110) ASCOM - CONFCOMMERCIO CREMONA Palazzo Vidoni - Via Manzoni, 2 - 26100 Cremona tel 0372 567611 - fax 0372 567630 www.ascomcremona.it - [email protected]