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Le donne nel mondo del vino
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Il vino lo sceglie lei
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Vino, donne e poesia: che terra la Romagna!
L’azdòra: donna e madonna
Il naso è femmina
Periodico semestrale - Organo Ufficiale del Consorzio Vini di Romagna - spedizione in a.p. 70% - DCI Ra - tassa riscossa. Taxe percue - economy/c. In caso di mancato recapito restituire al mittente che si impegna a pagare la relativa tariffa.
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VINI E SAPORI WINES AND FLAVOURS
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Marzo
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Donne di Romagna DOC
> Paolo Reggi
VINI E SAPORI WINES AND FLAVOURS
Consorzio Vini di Romagna
C.so Garibaldi 2 - 48018 Faenza (RA) ITALIA
Tel. +39 0546 28455 - Fax +39 0546 665063
[email protected]
www.consorziovinidiromagna.it
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Le donne nel mondo del vino
> Barbara Amati
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Le donne romagnole del vino
> David Navacchia
ROMAGNA DOC n.9
MARZO 2007
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Direttore responsabile
Paolo Reggi
Il naso è femmina
Coordinamento di redazione
Beppe Sangiorgi
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> Giordano Zinzani
donne
Le
di Romagna DOC
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Il vino lo sceglie lei
Redazione
Gian Carlo Mondini, David Navacchia,
Franco Piazza, Paolo Reggi,
Roberto Ronchi, Beppe Sangiorgi,
Giordano Zinzani
Hanno collaborato
Barbara Amati, Riccardo Isola, Elio Pezzi
> Riccardo Isola
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Albana: vino da donne?
> Beppe Sangiorgi
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Progetto grafico e impaginazione
Pubblicahouse Faenza
Le case del vino sono in mano alle donne
> Roberto Ronchi
Fotografie
Archivio ETVR, Archivio STAI,
Archivio Terre di Faenza,
Jan Guerrini, Danilo Tozzi,
Raccolta M. Bocchini
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Traduzioni
Elena Scheda
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L’azdòra: donna e madonna
> Beppe Sangiorgi
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Donne e vino nella tradizione romagnola
> a cura della redazione
Stampa
Faenza Industrie Grafiche
ROMAGNA DOC
Organo ufficiale del Consorzio Vini di Romagna
Comitato di presidenza:
Paolo Reggi (presidente)
David Navacchia
Roberto Ronchi
Franco Piazza
Giordano Zinzani
Iscrizione al tribunale di Ravenna Registro Stampa n. 721 del 17.01.1983
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Gradisca e le altre
> a cura della redazione
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Vino, donne e poesia: che terra la Romagna!
> Elio Pezzi
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Salviamo le sfogline
> Beppe Sangiorgi
Desidero abbonarmi a Romagna DOC e ricevere la rivista (2 numeri all’anno) all’indirizzo indicato
al costo di Euro 15,00 comprensive di spese di spedizione.
Siamo al secondo numero del nostro
giornale nella sua nuova veste grafica e
come per il numero precedente abbiamo
scelto un elemento che sia il filo
conduttore per tutti gli articoli in esso
contenuti. Il filo del precedente numero è
stato il Passatore, una figura che, pur se
qualche volta discussa, è ormai stata eletta
a simbolo della Romagna; in questo
numero sarà una figura molto idealizzata
dai poeti, ma molto molto concreta per i
romagnoli: la Donna. Le Donne infatti in
Romagna hanno sempre avuto un peso
straordinario, una volta come azdòre,
regine del focolare e cardine della
famiglia, oggi imprenditrici che spesso
hanno sostituito l’uomo - l’azdòr - anche
nella conduzione dell’azienda agricola.
Molti sono i casi, anche molto vicini al
nostro Consorzio, di donne che dirigono
aziende vitivinicole, o che rivestono un
ruolo fondamentale anche nelle nostre
Enoteche, senza trascurare l’apporto di
professionalità anche delle dipendenti
dell’ente stesso. Oggi sempre più spesso
vediamo e sentiamo Donne parlare di vino
e anche con grande preparazione e
sicuramente spesse volte con più
sensibilità dei maschi. Sempre maggiore è
il numero delle Donne che frequentano
con successo i corsi di sommelier: molte
volte per curiosità, spesso per passione e
in diversi casi per arrivare poi ad
esercitare la professione. Insomma le
donne sono diventate così importanti che
non potevamo non dedicare loro un
numero del nostro giornale.
Ma siamo sicuri che in fondo in fondo non
siano state loro anche in passato a
comandare anche senza apparire? Cognome ___________________________ Nome _____________________________ Età _________
Via ____________________________________________________________ Cap ______________ _
Città ________________________________________________________________ Prov. __________
Tel. ____________________ E.mail ______________________ Professione ____________________
Effettuerò il pagamento di Euro 15,00 (comprese spese di spedizione) sul conto corrente postale:
c/c 14352488 intestato a Ente Tutela Vini di Romagna.
Questo modulo, debitamente compilato, deve essere inviato a:
Consorzio Vini di Romagna
Via Garibaldi, 2 - 48018 Faenza (Ra) Italy oppure trasmesso via fax al numero +39 0546 665063
Consento che i miei dati personali vengano trattati ai fin i esclusivi di questo abbonamento e di eventuali informazioni su altre iniziative
della rivista Romagna DOC, nel rispetto della normativa 675/96 del 31/12/96.
> Paolo Reggi, presidente del Consorzio Vini di Romagna
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Le donne
nel mondo
del vino
> Barbara Amati
Quando si buttano a capofitto in un nuovo impegno -che sia un
lavoro, uno sport, un amore- le donne vi dedicano tutte se stesse, con
quella passione e quella dedizione senza confini che le
contraddistingue. E, spesso, si ammantano di un’autorevolezza che
le pone un po’ su un piedistallo sul quale vengono da un lato
ammirate e, dall’altro, temute. Be’, sappiamo che le donne romagnole
sono un po’ così, temute e rispettate e amate, per quel loro modo di
muoversi e lavorare tra l’amichevole e il severo. È così anche per
tutte quelle signore impegnate nell’universo vino, che siano
produttrici, ristoratrici, enotecare, sommelier, ma anche agronome,
enologhe o responsabili delle pubbliche relazioni, che si vanno
facendo largo in maniera incisiva in un settore come quello vinicolo di
impronta storicamente maschile. E il coinvolgimento di signore e
signorine nel comparto del vino nella sua totalità, dal vigneto alla
comunicazione, è sempre più importante.
Si dice che dietro il successo di un uomo ci sia sempre una donna.
Ecco, in Romagna è tanto più vero quanto più le donne sanno
ritagliarsi un ruolo non da comprimario, ma da protagonista. Nel
mondo del lavoro è vero che, per riuscire, le donne debbano
faticare tanto di più: essere professionali, coscienziose, non
sempre è sufficiente. Occorre una marcia in più, quella che
dimostrano di avere ogni giorno confrontandosi e riuscendo al
meglio in quello che fanno. sa
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> Graziella Pezzi
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Lo sa bene Graziella Pezzi che
dell’azdora
romagnola
incarna
l’immaginario. Titolare della Fattoria
Paradiso, prosegue il lavoro del padre
Mario seguendo anche l’esempio della
madre, sempre in prima fila ad accogliere e
spiegare, a far marciare casa e azienda. Da 15 anni è anche la
presidente della sezione Romagna dell’Associazione nazionale Donne
del vino nata nel 1988 per dare voce all’universo femminile in questo
settore. Guardata con sorrisini di sufficienza da padri, mariti e figli,
l’Associazione si è invece presto distinta per l’attivismo, la vivacità, la
concretezza che le donne hanno insite nel Dna. Oggi, che annovera
ben 700 socie ed è capitanata con piglio militaresco dalla franciacortina
Pia Berlucchi, può contare su un’incisività che viene dal peso che il
business vinicolo in rosa ha sul mercato: 1.265 milioni di euro,
riconducibili alle imprenditrici del vino, che firmano tutte insieme 243
milioni di bottiglie, ai quali va ad aggiungersi il giro d’affari di ristoratrici
ed enotecarie che fanno salire il fatturato a 1.350 milioni di euro.
Ma se dietro il successo di un uomo c’è sempre una donna, dietro il
successo di una donna cosa c’è? “Tenacia, sensibilità, entusiasmo,
intuito, charme, uniti ad una grande professionalità -sorride Graziella
Pezzi- C’è un valore aggiunto che è dato dal vedere il prodotto vino nella
sua interezza, unendo razionalità e sentimento. Molte di coloro che fino
a pochi anni fa lavoravano dietro le quinte oggi hanno voluto e potuto
mettere a frutto le proprie capacità imprenditoriali e sono spesso
all’estero, presentano e vendono i loro prodotti, fanno business e
portano a casa fatturato. Spesso devono continuare a dimostrare il loro
valore, ma devo dire che in Romagna, regione sicuramente maschilista,
oggi si lavora in maniera paritaria: talvolta si sente ancora qualche
battuta ironica, ma in fondo gli uomini ci apprezzano e ci stimano”.
In Romagna l’Associazione non è riuscita, però, a coinvolgere molte
imprenditrici: “Poche ma buone -scherza Graziella Pezzi- Siamo solo
una ventina e le ristoratrici sono le più numerose. Un maggior impegno
e una maggiore preparazione si affiancano ad una particolare
attenzione ai dettagli da un lato e, dall’altro, alla ricerca costante ed
oculata delle materie prime e ad una gestione degli acquisti più
accurata che rende sempre più gratificante l’offerta enogastronomia
declinata al femminile. ROMAGNA DOC . VINI E SAPORI WINES AND FLAVOURS
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Inoltre, alle ristoratrici si deve un grande lavoro nell’educazione al
vino, al corretto abbinamento con i piatti, alla crescita della
ristorazione sotto ogni punto di vista, anche quello estetico. Perché
le donne portano il loro senso del bello in tutto ciò che fanno: nel
rendere più accogliente un ristorante o nel piantare le rose nei
vigneti, nel creare packaging ed etichette più attraenti che
comunichino la salubrità del prodotto. Portiamo una maggiore
attenzione a questo aspetto perché viviamo in azienda, talvolta
anche a contatto con prodotti chimici e pesticidi e questo alza il
nostro livello di sensibilità perché ci teniamo ad avere, per noi e i
nostri figli, acqua e aria
sani. La salubrità dell’ambiente e la
conservazione del bello sono due concetti che vanno di pari passo e
che contribuiscono a rendere più affascinante il territorio: noi siamo
sensibili a quello che il territorio ci offre e che possiamo potenziare,
con centri sportivi, centri benessere, agriturismi, musei, conservando
Le donne
nel mondo
del vino
le testimonianze del passato. In particolare, in Romagna l’ospitalità
è sacra, è il regno dell’accoglienza: qui si è abituati ad aprire la porta
con il sorriso, ad essere ospitali con tutti, ad essere sempre
disponibili e a non tradire mai la stanchezza, che però c’è. Una
professionalità che ci è stata prima riconosciuta da chi veniva da
fuori ma che ora anche i nostri uomini ci riconoscono, talvolta
‘rubandoci’ le nostre idee più indovinate e riuscite”.
Per l’Associazione da 13 anni Graziella Pezzi organizza incontri che
hanno dato visibilità alle Donne del vino riunendo accanto a loro
istituzioni e autorità: “In questi anni abbiamo organizzato convegni,
degustazioni, serate di educazione alimentare, di educazione al bere
corretto e di abbinamento vini-piatti indirizzati ai ragazzi e alle
signore, raccontando e promuovendo la cultura del vino di qualità,
intesa anche come educazione al consumo”. Da non dimenticare,
infatti, che oggi c’è sempre di più, da parte dell’universo femminile, il
desiderio di saper scegliere un prodotto di qualità, il piacere di
degustare in modo consapevole, di conoscere le caratteristiche dei
vini per accompagnarli correttamente ai cibi”. www.consorziovinidiromagna.it
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Trenta-produttrici-trenta. Crediamo davvero siano poche le zone
viticole italiane che possono vantare una così alta percentuale di
“gentil sesso” fra le proprie fila.
Qui da noi, in Romagna, dove, abbiamo visto, l’azdòra era la vera
regina della casa, retta a mo’ di piccola impresa, era giocoforza
facile aspettarsi che, anche nel settore vitivinicolo, le “quote rosa”
non avessero mai rappresentato un problema. Ed è proprio così.
Per quanto quella del vignaiolo sia ancora un’attività prettamente
agricola, e quindi anche faticosa, sono sempre di più le signore, o
signorine, che per scelta precisa, o tradizione di famiglia, decidono
di “vivere” il modo del vino come professione, e farla convivere,
spesso, con la gestione quotidiana della famiglia. Perché azdòre
erano ed…azdòre rimangono!
Per farci un’idea più precisa della realtà femminile nel mondo del
vino romagnolo, abbiamo voluto incontrare le due “rappresentanti”
per eccellenza delle donne del vino romagnolo, Morena Trerè e
Elena Poletti, uniche signore a far parte del Consiglio di
Amministrazione del Consorzio Vini di Romagna.
Siete nel modo del vino “per scelta”, oppure no?
Elena Poletti (E.P.): Nel vino ci sono "nata", tutto quello che lo crea ha
creato anche me. La campagna, il rapporto con le persone, la verità e
schiettezza delle cose.
Per cui sì, l'ho voluto io.
Morena Trerè (M.T.): Il mio inizio e' stato casuale e la scelta
assolutamente libera e personale dettata solo dalla passione che mi e'
venuta quando ho iniziato a collaborare nell’azienda di famiglia.
Che ruolo svolgete in azienda?
E.P.: Ho fatto tanta "gavetta", la cosa che mi ha insegnato di più. Col
tempo mi sono occupata un pò di tutto, dalla produzione al marketing.
Al momento sono responsabile per l'export ma poi si vedrà...
M.T.: Nella mia azienda mi occupo sia del settore tecnico in
collaborazione con l'enologo e del settore finanziario e amministrativo. Nelle foto sopra e sotto le donne delle aziende
e cantine aderenti al Consorzio Vini di Romagna:
Anna e Chiara Ballarati (Az. Villa Bagnolo)
Raffaella Burioli e Patrizia Pedrelli
(Az. S. Lorenzo in Scanno)
Cristina Cassetta (Tenuta Ca’ Lunga)
Dina Cimatti Verna (Az. Verna)
Elena Donati e Claudia Donegaglia (Cantine Intesa)
Elisabetta Fabbri (Az. Rocca Le Caminate)
Beatrice Faedi e Claudia Fuschetto
(Az. Colonna Spalletti)
Ilaria Ferrucci (Az. Ferrucci)
Novella Garofoli (Az. Colombina)
Cristina Geminiani (Az. Zerbina)
Sandra Isoldi (Az. Campo del Sole)
Franca e Valentina Marabini (Fattoria Camerone)
Hiarusca Martellato (Terremerse)
Oretta Ronchi e Federica Margotti
(Cantina Ronchi Mario)
Graziella Pezzi (Fattoria Paradiso)
Elena e Diana Poletti (Casa Vinicola Poletti)
Renata e Valeria Rossi (Az. Giovanna Missiroli)
Lidia Serra (Tenuta La Viola)
Daniela Zolli (Podere Morini)
le donne
romagnole
del vino
> David Navacchia
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Il vino
romagnolo
tra carte
e bollini
le donne
romagnole
del vino
Secondo voi, la presenza "femminile" in azienda rappresenta un
valore aggiunto per l'immagine e la gestione aziendale, oppure
è perfettamente intercambialie con quella maschile ?
E.P.: La gestione femminile è assolutamente unica. Come per gli
uomini c'è chi vale e chi no, ma sono fermamente convinta che se
una donna vale...impossibile competerle!
M.T.: La presenza femminile nel settore enologico è intercambiabile
con quella maschile dal punto di vista professionale e aggiunge
sensibilità e fantasia a un settore che un tempo era un lavoro
esclusivamente maschile.
Non solo in Romagna, ma più in generale, in Italia, e all'estero,
le "produttrici" sono veramente numerose. Secondo voi c'è
qualcosa nel vostro lavoro che colpisce particolarmente la
sensibilità femminile?
E.P.: Il vino, essendo un corpo vivente emana sensazioni. Una donna
ha molte più possibilità di un uomo di percepirle e trasmetterle. Ma
un’azienda vinicola ha molti più aspetti, soprattutto dal punto di
vista manageriale. Bisogna avere chiari degli obiettivi e sfruttare
bene le risorse che abbiamo per raggiungerli. Il fatto che tante
donne siano presenti nel mondo del vino non mi stupisce, anzi, non
siamo mai troppe!
M.T.: mi ha sempre colpito ed è sempre una nuova emozione la
nascita del vino che ogni anno si rinnova e che la donna sente
sicuramente quasi come una sorta di maternità rinnovata. Questo
lavoro ancora dopo tanti anni mi piace perché non è sempre uguale
come non sono sempre uguali le annate dei vini: non c'e' pericolo di
annoiarsi! Elena Poletti, impegnata in azienda dal
1997, si è occupata prima della gestione
logistica e della organizzazione produttiva,
poi, da circa 2 anni, è il responsabile per le
vendite estero e degli approvigionamenti
materie prime. Diplomata all'Istituto Tecnico
Agrario Scarabelli nell'anno 94/95 è da poco
iscritta corso di Viticoltura ed Enologia
dell'Università di Bologna.
Ha tre figli di 8, 6 e 2 anni, che non le fanno
mai dimenticare quanto sia tutto importante
dopo la sua famigliia.
> Da sin. Valeria Biondi, Lia Ciamei e Rossella Tozzi
Anche loro sono donne del vino romagnolo,
visto però dalla parte amministrativa e
burocratica. Sono le tre impiegate del
Consorzio Vini di Romagna: Rossella Tozzi,
al Consorzio da un anno, segue il piano dei
controlli, mentre Valeria Biondi, in 30 anni di
lavoro, si è occupata dei marchi consortili e
dei certificati di analisi, collaborando nel
lavoro di segreteria con Lia Ciamei, entrata
all’Ente Tutela Vini di Romagna nel 1970 e
pertanto queste ultime sono testimoni delle
grandi trasformazioni del mondo vinicolo
romagnolo.
“Qui – ricordano Lia e Valeria – abbiamo
visto passare due e, in qualche caso, anche
Morena Trerè ha iniziato a collaborare
nel 1973 con il padre Valeriano
nell’azienda di famiglia che produceva vini
all’ingrosso. Spinta dalla passione e grazie
al perfezionamento tecnico acquisito
presso la Scuola di Viticoltore e Cantiniere
di Persolino ha poi assunto la direzione
dell’azienda puntando sulla qualità
ampliando la tipologia dei vitigni;
introducendo nuove tecniche in vigna
ed in cantina e presentandosi al mercato
con le proprie etichette. E’ sposata ed
ha un figlio che seguendo la tradizione
familiare, cura la commercializzazione,
l’immagine e il marketing dell’azienda.
Dal 2006, Morena Trerè è presidente
della Strada del Sangiovese delle Colline
di Faenza.
tre generazioni di viticoltori e cantinieri
romagnoli. Venivano a ritirare i marchi prima
i padri e poi i figli che ne hanno preso il
posto. Oltre al cambio generazionale
abbiamo visto anche l’ingresso delle donne
nel mondo del vino romagnolo che fino a
trent’anni fa era appannaggio esclusivo degli
uomini, come dimostra la presenza di una
sola donna imprenditrice tra le circa 70
aziende socie nel 1968. Poi, via via la
presenza femminile si è allargata, soprattutto
nell’ultimo decennio, fino a costituire oggi
una importante componente del Consorzio”.
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naso
Il
è femmina
> Giordano Zinzani
Negli ultimi anni stiamo assistendo a numerosi cambiamenti nel
vasto e variegato panorama dei vini. Uno di questi riguarda le
donne ed il loro rapporto con questa bevanda. L’evoluzione di
questo aspetto riguarda in particolare il loro progressivo
avvicinamento alla cultura del vino. Fenomeno che si potrebbe
definire inevitabile poiché è risaputo che la sensibilità che è
intrinseca nella donne le aiuta a cogliere le sfumature dei profumi,
i colori e gli aromi. Queste affermazioni potrebbero risultare come
una sviolinata verso il gentil sesso, ma non è così. Fatti e prove
dimostrano quanto il legame tra donna e vino sia forte.
Uno studio pubblicato su Nature Neuroscience, condotto da un
gruppo di ricercatori del Monell Chemical Senses Center di
Filadelfia (Stati Uniti), afferma che le donne possono allenare il loro
naso a riconoscere alcuni odori, e questa aumentata sensibilità
conferisce loro vantaggi specifici "come un'accresciuta abilità a
trovare il compagno, a riconoscere la prole, a individuare il cibo e ad
evitare l'esposizione a sostanze tossiche". Ed è proprio questa
capacità di discernere gli odori che ha fatto primeggiare la categoria
delle donne alla 70° Mostra dei Vini del Trentino nel così detto
“gioco degli aromi”. Su migliaia di risposte date, le donne sono state
capaci di indovinare ben il 6,75% di standard olfattivi in più
rispetto agli uomini. Insomma, non c’è niente da fare: le donne sono
decisamente le più brave a riconoscere gli aromi: la statistica ce lo
dice con un livello di confidenza che addirittura supera il 99%. ROMAGNA DOC . VINI E SAPORI WINES AND FLAVOURS
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Una spiegazione è data dalla tendenza delle
donne ad usare di più l’emisfero destro, la
parte del nostro cervello maggiormente
emotiva e collegata all’elaborazione degli
stimoli olfattivi e riescono ad interagire
meglio con il linguaggio. Il risultato rivela
che mentre molti maschi tendono a trovare
nelle immagini dei punti di riferimento
(caratteristica peculiare degli uomini) le
femmine raggiungono più rapidamente il
verdetto senza commettere grossi errori.
Tutto questo non può fare che piacere a chi
guarda le statistiche di consumo.
Generalmente l’età d’ingresso al consumo
di vino per le donne è attorno ai 20 anni.
Tendono a preferire i vini fruttati, gli
spumanti e più in generale tutte le tipologie
di vini bianchi e quando chiedono un
prodotto rosso lo desiderano strutturato,
elegante e con un ampio bouquet. Sempre
più vedono il vino come uno strumento di
socializzazione ed il loro potere di decidere
cosa bere va aumentando. Quindi non c’è
da meravigliarsi se, uscendo a cena con una
donna, il vino lo sceglierà lei. ROMAGNADOCAGmarzo
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il
vino
lo
sceglie
lei
> A lato e nella pagina a fianco l’enoteca Enò di Lugo
Le donne
preferiscono
i vini rossi
> Riccardo Isola
Quando Bacco e Venere s’incontrano. Quello del rapporto tra donne e vino si dimostra essere un
sodalizio consolidato e stabile. E non solo per la forte spinta emancipatrice del mondo femminile
che ha accompagnato la società nella sua evoluzione recente. Ad attestarlo ci sono numerosi
riscontri statistici e di testimonianza diretta da parte di gestori delle enoteche e ristoranti.
Secondo alcuni risultati ottenuti da un sondaggio commissionato dal sito internet
www.winenews.it, appare chiaro il fatto di come il mondo femminile sia sempre più attento al
consumo di un buon bicchiere di vino. Sia bevuto in compagnia sia gustato nell’intimità delle
proprie mura domestiche. Un fatto importante e significativo per tutta l’industria vitivinicola
italiana che interessa direttamente anche l’Emilia - Romagna.
Se è vero che i consumi domestici di vino si attestano a circa 8,5 milioni di ettolitri e quelli in
enoteca producono fatturati da 300 milioni di euro l’anno, è altrettanto vero che un ruolo
strategico in queste performance sia tenuto proprio dall’universo femminile.
Sempre seguendo alcune statistiche nazionali emerge chiaramente come, il più delle volte, in
enoteca o al ristorante, il vino lo scelga e lei. Una scelta ragionata e competente. Nel 60% dei casi,
infatti, la scelta della bottiglia o del calice viene fatta dalla donna, nel 40% dall'accompagnatore. Il
ricorso al sommelier aumenta se le donne sono da sole in enoteca. Le amiche chiedono consiglio
nel 65% dei casi, nel 35% sanno già cosa vogliono o lo scelgono da sole dalla lista.
Ed in Romagna? La donna che peso detiene nel consumo di vino? Quali, e soprattutto, chi
decide cosa bere? ROMAGNA DOC . VINI E SAPORI WINES AND FLAVOURS
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Per quasi tutti gli operatori intervistati “il
consumo di vino al femminile è in costante
aumento”, con una predilizione di poco
superiore per i rossi (50%) sui bianchi (40%).
Il rimanente 10% è rivolto verso le bollicine o
ai cosiddetti vini da meditazione. Secondo
tutti gli intervistati “le donne acquistano e
bevono vino soprattutto per piacere ed in
abbinamento con i cibi.” Prediligono i vini
morbidi, sensuali e suadenti con grande
presenza e aromaticità. Dimostrando una
forte propensione all’apprendimento delle
tecniche di degustazione (non a caso sono le
protagoniste
del
boom
dei
corsi
di
degustazione).
Per Pierluigi Papi, dell’enoteca Enò di Lugo
“il consumo femminile è in sensibile
aumento. Di solito chiedono vini rossi,
extraregionali, e frequentano in modo
crescente i corsi di degustazione che
organizziamo.”
adriatica,
Arrivando
precisamente
sulla
a
costa
Ravenna
nell’enoteca di Roberta Neri, emerge chiara
l’importanza del consumo di vino in rosa. “Da
noi quasi il 50% della clientela è femminile.
Di solito acquistano vini da abbinare con i cibi
e lo fanno con idee chiare. Sul versante della
tendenza all’acquisto vanno forte i rossi. Per
quanto riguarda la produzione emiliano
romagnola cresce lentamente la propensione
all’acquisto del Sangiovese, meno per quanto
riguarda
i
bianchi.”
Salendo
lungo
l’Appennino Tosco Romagnolo il trend non
cambia. Per lo chef Stefano Balzoni
dell’enoteca-ristorante
Toddy di Linaro
(Imola) “la tendenza al consumo di vino da
parte delle donne è leggermente sbilanciato
verso i rossi: toscani, siciliani, pugliesi e, per
quanto riguarda la Romagna, Sangiovese, a
scapito del consumo del bianco”.
Infine, tra i motivi di questa impennata del
consumo femminile, sembra esserci anche
quello legato alla conoscenza diffusa che un
bicchiere di vino rappresenti un’ottima arma
per perdere peso. Una consapevolezza
scientificamente provata della capacità del
vino di regolare naturalmente il metabolismo
di oli e grassi. «CA’ DE VEN» snc
0108011252
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RAVENNA Via C. Ricci, 24
Tel. e Fax 0544.30163
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Albana
?
vino da donne
> Beppe Sangiorgi
Se, in passato, un pescatore riminese saliva sulla barca con
una bottiglia di Albana per accompagnare il pesce che si
sarebbe mangiato a bordo, veniva deriso ed invitato, anzi
obbligato, a cambiarlo con una bottiglia di Sangiovese,
perché l’Albana era considerato un “vino da donne”. Ciò in
dipendenza di un radicato atteggiamento mentale dei
romagnoli che valutavano la virilità di un uomo per quanta
carne mangiava e quanto vino rosso beveva nella prospettiva
di immagazzinare energie ai fini del lavoro e della
riproduzione.
Certo è che per quel suo colore chiaro dorato l’Albana di
Romagna rimanda alla leggerezza e alla gentilezza, come
rilevava Vincenzo Tanara in un trattato del 1674: “L’Albana pare che tenga per il primo
luogo in far Vino delicato”. Vuoi per caso, vuoi per affinità, ma la storia bimillenaria di
questo vino – prodotto solo in Romagna nelle tipologie secco, amabile, dolce e passito con
marchio Docg – si intreccia spesso con quella delle donne. Cominciando dalla leggenda
sull’origine del toponimo Bertinoro. Si narra che la principessa ravennate Galla Placidia
sostasse con il suo seguito sul colle di Bertinoro, i cui abitanti le offrirono in una ciotola di
terracotta il biondo vino del posto, l’Albana. Galla Placidia fu deliziata da quel vino ed
alzando la ciotola esclamò “Non così umilmente ti si dovrebbe bere, bensì berti in oro”, da
cui il toponimo.
A proposito di Bertinoro si ricorda che Giosué Carducci, quando era ospite della contessa
Silvia Pasolini-Zanelli nella sua villa di Lizzano di Cesena, si faceva spesso portare in
carrozza nella piazzetta di Bertinoro dove, senza scendere, amava centellinare con
grandissimo piacere un bicchiere l’Albana che gli porgeva la solerte contessa. Un assaggio
che lo deliziava e gratificava a tal punto che lui, anticlericale, magnificò in versi la vicina
chiesa di Polenta. Sembra che l’Albana abbia il pregio di colpire poeti e letterati.
Come Marino Moretti secondo il quale, quando scende nel
bicchiere, “brilla più bella dell’oro e più fluida di una matassa di
luce” e alla quale ha dedicato la poesia Albana in tazza d’oro che
sembra quasi una risposta all’invocazione di Galla Placidia e che
esalta il sottile e delicato connubio tra l’Albana e la presenza
femminile nell’atmosfera di una Romagna insolitamente
silenziosa, malinconica e sognante:
> La Piazza di Bertinoro in un’opera del pittore Severino Campi
“O locandiera, intenta ad un lavoro
d’uncinetto, vi chiedo per piacere
di dare all’ultimo ospite da bere
la vostra Albana nella tazza d’oro!
Dolce l’Albana, fresca la locanda,
e cortese e devota la padrona.
E c’è di là un odor d’erba limona,
e c’è di qua il sentor della lavanda.
E ci sono i gerani e la cedrina
nel testo verde, e i mobiletti frusti
e Garibaldi e il Passatore e Giusti
alle pareti …e c’è la signorina.”
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Intervista alle azdòre
della Ca’ de Ven
e della Ca’ de Bè
LE CASE
DEL VINO
SONO IN MANO
ALLE DONNE
> Roberto Ronchi
Bere e mangiare bene in Romagna non è certo cosa rara. Ma la
conduzione tutta al femminile di due tra le più importanti
enoteche romagnole, di proprietà del Consorzio Vini di Romagna,
ha reso questi luoghi ancora più caratteristici. Vediamo perché
scoprendo la personalità di Rita Mazzillo della Cà de Ven di
Ravenna e Dea Burioli della Cà de Bè di Bertinoro.
Da quanti anni gestite le vostre Enoteche?
Rita - Sono alla Cà de Ven da 8 anni ma faccio questo lavoro da 48,
di cui 23 di gestione diretta
Dea - Dal 1971, quando è stata inaugurata. Inizialmente assieme ai
miei genitori poi con le mie sorelle ed attualmente ho coinvolto mio
figlio che è sommelier.
Cosa vuole dire avere quotidianamente la responsabilità di
condurre un ristorante?
Rita - Significa avere serietà e professionalità con un impegno
fisico non indifferente; ci vogliono inoltre idee chiare
Dea - Amore per il lavoro, dedizione quasi totale per il cliente. Amo
il contatto con le altre persone ed in una attività come questa non
può che essere così.
Quanto serve la professionalità nel successo del locale?
Rita - E’ fondamentale al 99,99%. Ci vuole intuito, tanta buona
volontà ma soprattutto non si può improvvisare
Dea - La professionalità incide, ma forse conta ancora di più la
disponibilità nei confronti del cliente. Io ho appreso questo mestiere
negli anni ed ho quindi imparato a proporre ed a propormi.
Che tipo di clientela frequenta le vostre Enoteche?
Rita - La clientela della Cà de Ven è molto eterogenea sia per tipo
che per età! Ci sono persone mature, molto mature ma anche tanti
giovani. Non mancano gli stranieri. Siamo un vero punto di
riferimento, una casa per tutti con tanta familiarità.
Dea - Un po’ di tutti i tipi. Alla Cà de Be’ possono venire tutti, qui
chiunque si trova a proprio agio. Non amiamo comunque la
clientela troppo chiassosa. > Dall’alto in basso:
Rita Mazzillo della Ca’ de Ven di Ravenna
e Dea Burioli della Ca’ de Bè di Bertinoro
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Le case
del vino
sono
in mano
alle donne
dalle Aziende
Cosa direste per convincermi a venire a cena?
Rita - Facciamo un’importante scelta della materia prima andando
alla ricerca di prodotti del territorio, poi la nostra struttura è un
vero e proprio monumento che vale la pena di vedere
Dea - E’ un locale bellissimo e accogliente. Per quanto riguarda la
tavola, poche cose ma molto buone, fatte in casa come se le facessi
per me. Un sorriso l’ingrediente che non manca mai.
Gestione al femminile, pensate sia un vantaggio?
Rita - Da un lato sì perché la donna è abituata alle responsabilità,
la donna è mamma; dall’altro la sminuisce perché non ha tempo
per essere donna al di fuori del locale.
Dea - Si, è sempre stato un vantaggio. La fortuna del locale è stata
essere gestito in prevalenza da donne….senza nulla togliere!
Ci sono problemi nel rapportarsi con personale maschile?
Rita - Assolutamente no, ho un ottimo rapporto con tutti, anche nel
dopo lavoro
Dea - No, col rispetto che offro sono sempre rispettata.
Avete mai cacciato dal locale qualcuno a calci?
Rita - E’ capitato con qualche persona maleducata che mi
offendeva, l’ho fatto senza tanti problemi!
Dea - Non a calci, ma una volta ho sollevato una sedia…..
Cosa dicono di voi i clienti e perché?
Rita – Penso che i clienti abituali mi apprezzino anche per il buon
rapporto di amicizia e confidenza che riesco ad instaurare
Dea - Diciamo che …..riconoscono il mio carattere affabile e
semplice. A volte anche con qualche apprezzamento, ma sempre in
modo simpatico.
Per concludere….
Rita - Concludendo…. non mi ha chiesto se sono soddisfatta!
Tornerei da capo ogni giorno, e non mi stanco mai!
Dea - Per come mi sento vorrei poter dire che continuerò a gestire
la Ca’ de Bè per sempre! So che non sarà possibile, ma anche
quando non sarò più coinvolta in prima persona mi preoccuperò
che tutto proceda nel migliore dei modi.
Ho avuto parecchie soddisfazioni, come quando il maestro Riccardo
Muti, abituale frequentatore della Cà de Bè alla vigilia della prima
alla Scala di Milano una volta disse pubblicamente che venire qui e
la mia presenza gli davano un senso di sicurezza e protezione. CAVIRO . I romagnoli Brumale. Qualità e tradizione
Vivaci e profumati. I vitigni romagnoli della linea di vini Doc
Brumale, nata nel 2003 dall’esperienza enologica dell’azienda
Caviro, manifestano tutto il carattere e la giovialità caratteristici
di questa terra. Il Sangiovese, il Trebbiano e il SangioveseMerlot si presentano come vini moderni e contraddistinti da un
alto standard di qualità, rivestiti da un’etichetta affidata all’estro
pittorico di un altro grande esponente del genio cretivo
romagnolo, come il pittore Tonino Gottarelli. Vini che vantano un
ottimo rapporto qualità-prezzo e che per questo hanno
conquistato l’apprezzamente dei consumatori, che vi hanno
riconosciuto la cura e l’esperienza che contraddistinguono tutti i
prodotti Caviro.
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donna e madonna
L’azdòra
> Beppe Sangiorgi
Uno degli aspetti della ristorazione romagnola che colpiscono il
turista è la prevalente presenza femminile addetta al servizio di sala.
A differenza, ad esempio di Roma, dove invece i camerieri sono in
maggioranza uomini.
Questo è il frutto di un antico costume romagnolo che vedeva gli
uomini sedersi a tavola ed attendere che l’azdòra, cioè la reggitrice
della casa, preparasse il piatto della minestra, tagliasse le fette del
pane e che desse la sua parte a ciascuno. E se la famiglia era
numerosa era tale l’impegno che l’azdòra non si sedeva a tavola,
mangiava qualcosa in fretta seduta su una sedia in un angolo, senza
perdere di vista i commensali per poter prontamente intervenire se
qualcosa mancava. Un ruolo apparentemente negletto, in realtà
visto e vissuto con dignità ed anche un poco di orgoglio dall’azdòra,
a tal punto da mettere a tavola e servire anche le figlie e le nuore.
Un ruolo importante perché era lei che, come il trinciante medievale,
decideva, sia quotidianamente che nei giorni di festa quando c’erano
ospiti, la quantità e la qualità della minestra e soprattutto della carne
destinata ad ogni commensale in rapporto al rango o al ruolo
all’interno della famiglia contadina. Che nella scala gerarchica
vedeva in cima l'azdòr il reggitore, vero e proprio padre padrone che
governava nei campi e nella stalla, ma non in casa, dove tutto
dipendeva dall'azdòra. ROMAGNA DOC . VINI E SAPORI WINES AND FLAVOURS
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E’ la donna che tiene
in piedi la casa.
(Proverbio romagnolo)
Donna e casa contadina erano legate da un
filo solidissimo. La vera reggitrice, in genere
la moglie dell'azdòr o, se questo era celibe o
vedovo, la donna di casa di maggior
esperienza, sortiva di casa solo per andare
al mercato, far visita ai parenti o recarsi in
chiesa
per
le
funzioni
religiose.
Sovrintendeva a tutti i lavori domestici, alla
Da lei dipendeva l'andamento della casa e
custodia degli animali da cortile, alla vendita
l'armonia familiare e sotto la sua autorità e
durante il mercato dei prodotti quali pollame,
direzione si muovevano tutte le altre donne della
uova, formaggi col cui ricavato provvedeva
casa: le sorelle, le figlie ed una o più nuore. Una
a piccoli acquisti per soddisfare le necessità
di queste ultime, in genere la moglie del
domestiche: olio, sale, fiammiferi, qualche
primogenito, veniva avviata all'apprendistato,
stoviglia, fazzoletti e così via. costellato di umiliazioni e di lavoro, che l'avrebbe
poi condotta a sua volta a diventare reggitrice
L’azdòra
della casa. Si cominciava al momento dell'arrivo
della sposa alla casa del marito. La suocera
azdòra le si faceva incontro con un mestolo simbolo delle faccende domestiche - che le
metteva in mano insieme alle parole: "Vò a sarì
dòna e madòna", cioè voi sarete donna e
madonna della casa, cioè la reggitrice.
La giornata delle donne nella casa colonica si
dipanava sotto la guida della reggitrice tra fare la
sfoglia, cucinare, fare il bucato, sorvegliare ed
alimentare gli animali da cortile, portare al pascolo
pecore e maiali, lavorare al telaio, tenere pulita la
casa ed accudire i bambini. Ed in occasione dei
lavori più importanti e pesanti come la mietitura, la
falciatura del fieno, la semina e la vendemmia le
donne dovevano aiutare gli uomini nei campi, ma
non l’azdòra che restava a casa seguendo il detto
popolare che sentenziava: “Quando l’azdòra va in
campagna è più ciò che perde che ciò che
guadagna”. L'azdóra reggeva insomma le sorti
della casa contadina e non è un caso che fossero
affidati proprio a lei i rituali che, nel passaggio da
un podere all'altro, accompagnavano l'uscita dalla
vecchia casa colonica e l'entrata nella nuova. Era
lei che, in ultimo, staccava la catena del camino,
punto focale e simbolo della casa e reggendola in
mano saliva sul carro che l’avrebbe portata nella
nuova abitazione dove, come primo gesto,
attaccava la catena sotto al camino prendendo
così possesso della casa. ROMAGNADOCAGmarzo
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Il binomio
della felicità
Donne e vino
nella
tradizione
romagnola
> a cura della redazione
Più intrigante, anche se meno diretto, il legame tra donne e vino per
San Martino, l’11 novembre, ultimo giorno del capodanno celtico che
durava dal primo novembre all’11 e che ha scandito i tempi del
lavoro e della vita delle campagne romagnole. Come il trasloco da un
podere all’altro secondo un’usanza rispettata fino a quando è stata in
vita la mezzadria. San Martino rappresentava una scadenza e un
momento di passaggio che veniva celebrato con abbondanti
libagioni come ricorda la cultura popolare riversata nei proverbi: “Per
San Martino/ apri la botte ed assaggia il vino”, oppure Par Sân
Martên/ u s’imbariêga i grénd e i pznên (Per San Martino/ si
ubriacano i grandi e i piccoli). Col vino si celebrava l’inizio della
nuova annata agraria richiamando, attraverso il calore e l’allegria che
sa dare, il ritorno della buona stagione. E nello stesso momento si
svolgevano i riti volti a cancellare gli influssi negativi della stagione
passata e a propiziare quella che doveva iniziare.
Ad esempio organizzando la caccia rituale ai “becchi”, cioè ai mariti
cornuti, praticata fino a 40 o 50 anni fa da parte di gruppi di giovani
che impersonavano i morti e gli spiriti incaricati di purificare la
comunità dedicandosi alla “caccia”, cioè alla denuncia pubblica, dei
trasgressori delle regole sociali e morali della comunità. Come
appunto i mariti traditi dalle mogli, colpevoli, in una società
fortemente maschilista, di non avere esercitato con la dovuta
autorità il loro ruolo di maschio dominante, permettendo alle mogli
di turbare la morale e l’armonia dei rapporti sociali della comunità.
Nella notte tra il 10 e l’11 novembre un drappello di adulti e di
ragazzi, armati di corni, coperchi e campanacci, percorreva i vicoli
male illuminati dei borghi, preceduti da un alfiere che inalberava
una zucca intagliata a mo’ di teschio con i buchi illuminati da una
candela accesa all’interno. Con la circospezione dei congiurati, a
volte anche a viso scoperto, si acquattavano sotto le finestre dei
cornuti, o ritenuti tali, e ad un tratto in un gran schiamazzo urlavano
“Fura i bech!, fura i bech!” (Fuori i becchi, fuori i becchi), dandosi poi
ad una precipitosa fuga. dalle Aziende
TRE MONTI
Via Lola, 3 - 40026 Imola BO - tel. +39 0542 657116 tremonti@tremonti - www.tremonti.it
Sia la società colta che quella popolare hanno
sempre affiancato donne e vino in un’aura di
buon vivere e di piacere. La saggezza
popolare romagnola, sempre concreta nella
sua visione del mondo, individuava le tre
cose buone della vita in Pân d’un dè, ven d’un
ân e ‘na burdela ‘d zdot ân (Pane di un giorno,
vino di un anno e una ragazza di diciotto
anni). C’era chi si accontentava optando per
Pân ‘d grân, ven ‘d tarbiân, fugh ‘d querza e
ona bela dona s’ l’è ânch guerza (Pane di
grano, vino Trebbiano, fuoco di quercia ed
una bella donna anche se è guercia). Ad una
certa età però il binomio donna-vino si
scioglieva e si salvava solo il secondo, come
affermava ancora il proverbio: Quand che la
berba la tira a e’ stupén, lassa la dona e beda
a e’ ven (Quando la barba tira allo stoppino,
cioè s’imbianca, lascia la donna e bada al
vino). Nasce il Thea Bianco
Erano già qualche vendemmia, che in azienda si coltivava il progetto di affiancare
al Thea Rosso un bianco "importante": se la vendemmia 2002 non era proprio
"l'ideale" per fare questo tentativo, il 2003 sembrava l'anno giusto... Ma si sa,
quando c'è in gioco un fattore emotivo forte come, per noi, è il ricordo della mamma,
si diventa incontentabili...
L'annata 2004, invece, ci ha donato delle uve bianche fantastiche, e non potevamo
tirarci indietro. Vittorio Navacchia ha messo a punto un assemblaggio delle migliori uve
aziendali, senza l'aiuto del legno, ha "partorito" il nostro bianco del cuore.
Duemilacinquecento bottiglie in commercio dallo scorso mese di giugno.
Le guide 2007 per Tre Monti
Anche quest’anno “Duemilavini”, guida ufficiale AIS, ha assegnato ad un nostro vino
il massimo riconoscimento, riservato ai migliori 300 vini italiani.
Con questo risultato, la nostra azienda si è aggiudicata, prima ed unica in Emilia
Romagna, il “Taste Vin”, segno distintivo riservato alle aziende che abbiano ottenuto
per almeno 10 volte i 5 grappoli. Il risultato è stato completato da altri due vini con 4
grappoli (Ciardo 2005 e Albana Passito 2004) e da ben 5 con 3 grappoli ( Salcerella,
Sangiovese Riserva, Thea Bianco, Sangiovese Superiore, Trebbiano Vigna del Rio).
Ottima anche la recensione della guida ai vini d'Italia edita da Slow Food - Gambero
Rosso Due i nostri vini che sono arrivati alla finale “nazionale” per i tre bicchieri: Il Thea
Rosso 2004, ed il Sangiovese Riserva 2003. Altri tre i vini con i due bicchieri: Ciardo
05, Salcerella 05 e Albana Passito 05. Citiamo “ Il Sangiovese Riserva 2003 è sottile
e profondo insieme, tutto giocato sull’equilibrio, piacevole e autentico, un’espressione
esatta del territorio che apre uno stile tutto nuovo per la Romagna”.
L’almanacco del Berebene 2007, che è specializzato sui vini sotto gli 8 euro, ha
premiato i nostri Trebbiano di Romagna Vigna del Rio 2005 e l’Albana di Romagna
DOCG Vigna della Rocca 2005 con l’OSCAR QUALITA’ PREZZO nelle rispettive
tipologie. Ancor più importante: L’Albana è stato giudicato come MIGLIOR VINO
DELL’EMILIA ROMAGNA PER IL RAPPORTO QUALITA’ PREZZO.
> Costume tradizionale delle contadine romagnole
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Gradisca
e le altre
> a cura della redazione
Qual è nell’immaginario collettivo la figura della donna romagnola
consolidatasi nel tempo? Robusta, abituata alla fatica, decisa nel
carattere ed abbondante nelle forme. Non lo dicono anziani che non
> Federico Fellini sul set
si sono mai allontanati dal loro paese e che si portano dietro il ricordo
di una vita di miseria e di fame per cui tutto ciò che si desiderava e
non si poteva avere doveva essere abbondante: sulla tavola come a
letto. Lo sostengono invece intellettuali la cui vita ha spaziato nel
mondo, come Federico Fellini ed Enzo Biagi.
Quest’ultimo, a proposito delle donne romagnole, non molto tempo fa
affermava: “Per molti versi le trovo simili alle donne russe, forse però
le romagnole sono più belle. Ci sono affinità terriere di una abitudine
a lavorare nei campi e in casa fin da bambine. La figura dell’azdòra è
difficile da dimenticare: forse da nessuna altra parte è toccato per
tanto tempo un compito così ingrato. Perché su di lei gravava tutto il
peso della casa e della famiglia. Lavorava nei campi, preparava il
cibo, filava e tesseva la canapa e la lana, per le lenzuola e gli abiti di
rigatino, tirava su i tanti figli e serviva ubbidiente i vecchi: solo un paio
di orecchini d’oro erano il riconoscimento della sua importanza e
spesso la seppellivano col vestito del matrimonio, conservato nel
cassone odoroso di lavanda”. ROMAGNA DOC . VINI E SAPORI WINES AND FLAVOURS
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Anche per Federico Fellini la donna romagnola è
forte, grande e soprattutto abbondante. Riflessa
prima nelle forme di Anita Ekberg de La dolce Vita
e Boccaccio ’70 e in quelle di Sandra Milo di
Giulietta degli spiriti e delle “donnone” di Roma e
poi rivelata apertamente nella Gradisca, nella
tabaccaia e nelle contadine di
Amarcord . Un
> La Sangiovesa nell’interpretazione artistica di F. Montelli
affresco della Romagna nel quale il regista
riminese va all’origine della sua visione delle
donne là dove Bobo, il giovane protagonista,
ricorda don Balosa che sta benedicendo gli animali
in occasione della festa di Sant’Antonio Abate. C’è
una gran ressa di cavalli, polli, conigli, pecore, cani
e gatti portati a benedire davanti alla chiesa. Bobo
e compagni spiano le contadine che, finita la
benedizione, rimontano in bicicletta e, come si
legge nella sceneggiatura scritta insieme a Tonino
Guerra, “osservano eccitati e con gli occhi sgranati
questo fuoco di artificio di culi che scoppiano
tutt’attorno”. “Saraghina, Anitona, Gradisca – ha
rivelato Fellini - sono parenti strette delle contadine
che portavano a benedire gli animali per la festa di
Sant’Antonio nella chiesa dei Paolotti a Rimini. Io e
i miei compagni aspettavamo di vedere questa
esplosione di mongolfiere, questi sederoni oscillanti
che soffocavano i sellini aguzzi delle biciclette. la Sangiovesa
Quelle donnone rappresentavano l’affascinante condizionamento della
proibizione, la femminilità animalesca, immensa, inafferrabile e nello stesso
tempo nutritizia, così come la vede un adolescente affamato di vita e di
sesso, un adolescente italiano bloccato e impedito da Chiesa e famiglia. Un
adolescente che, cercando la donna, immagina e desidera “una gran
quantità di donna”. Come un povero che pensando al denaro farnetichi non
di decine di migliaia, ma di miliardi di lire. Quella stagione, infanzia e
adolescenza, non finisce mai e la portiamo sempre con noi finché viviamo”.
E quando più tardi disegnò la Sangiovesa, nome che femminilizza il più
famoso vino romagnolo e che in qualche modo rimanda alla donna
romagnola, la raffigurò con le grandi forme abbandonate su una poltrona. > A fianco schizzo delle contadine in bicicletta per il film Amarcord
dalle Aziende
FERRUCCI
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Ricorrendo in quell’anno il cinquantenario dell’Azienda, si pensò di
celebrarlo con un nuovo e particolare vino. Forti anche dell’esperienza
dell’Albana Passito, prodotta fin dal 1950, si decise di puntare su di un
Sangiovese prodotto con uve sottoposte ad un leggero appassimento.
Nel 1982 uscì la prima bottiglia di un vino che avrebbe fatto la storia e la
fama dell’Azienda. Il DOMUS CAIA.
Da allora si è sempre guardato con occhio decisamente severo ai risultati
ottenuti in cantina di quello che si stava imponendo come il nostro vino
bandiera. Questo ha portato nell’arco di venti anni da un lato alla mancata
uscita di quattro annate e dall’altro ad un livello qualitativo standard molto
elevato che ha portato ad ottenere un crescendo di riconoscimenti e
conquiste di nuovi mercati al punto da costringerci ad effettuare drastiche
assegnazioni per potere accontentare se pure in minima parte le richieste
che arrivano ormai da anni da tutto il mondo. Ultimo riconoscimento in
ordine di tempo è l’assegnazione dopo il DOMUS CAIA 1999 anche al
DOMUS CAIA 2000 dei 5 grappoli dell’eccellenza da parte della Guida
DUEMILAVINI dell’Associazione Italiana Sommeliers. Uscito dai confini
nazionali dopo aver ricevuto la medaglia d’argento a Vinalia 1987 di
Valencia Spagna oggi il DOMUS CAIA lo si può trovare, non senza
qualche difficoltà , in Giappone, Francia, Svizzera, Belgio, Germania,
Danimarca, USA, oltre che naturalmente in Italia e siamo al punto che la
maggior parte della produzione viene prenotata anche un anno prima
della uscita. Decisamente un ottimo risultato che ci riempie di
soddisfazione ma che ci stimola a ricercare continuamente una qualità
se possibile sempre più elevata.
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Vino
donne e
poesia
> Elio Pezzi
:
> Piatto in ceramica con motivo a penna di pavone
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che terra
la Romagna!
“Bionda Regina, è
Albana”. Alla risposta
del suo ignoto interlocutore, inebriata dalla
dolcezza di quel vino,
la figlia di Teodosio il
Grande, la regina errante, esclamò: “Non così
umilmente ti si dovrebbe
bere, ma ‘berti in oro’ per rendere omaggio
alla tua soavità”. Sì, fu Galla Placidia, gran
donna romagnola nata a Costantinopoli e
vissuta a Ravenna dal 416 al 450, a dare del
vino un’immagine poetica. Quel “berti in
oro” è davvero straordinario. E Bertinoro
ebbe il suo nome dal matrimonio dell’oro
con l’albana, almeno a dar retta al prete
scrittore Francesco Fuschini, venuto a
mancare pochi mesi fa.
È questo, ci pare, il giusto incipit per
scoprire un altro aspetto della Romagna, il
suo essere non solo una terra di vini, ma di
donne e poesia, quasi un destino, come
ricordava in una lettera del dicembre 1865
all’amico Angelo Catelani, il compositore
lughese Gioacchino Rossini: “Mangiare e
amare, cantare e digerire: questi in verità i
quattro atti di questa opera buffa che si
chiama vita, e che svanisce come la schiuma
di una bottiglia di champagne. Chi la lascia
fuggire senza averne goduto, è un pazzo”. E
i romagnoli non lo sono, perché amano il
vino, le donne e la poesia che da loro (e fuor
da loro) nasce e vive. Onore al merito! Come
fece nel 1928 Gaetano Ballardini, fondatore,
poi direttore del Museo Internazionale delle
Ceramiche di Faenza, quando in una teca
del Mic pose una maiolica, una “coppa
d’amore”, una coppa da vino, dono di
Aurelio Minghetti, che fu ispirata ad una
donna bellissima della “Città delle
ceramiche”, quella Cassandra Pavoni, detta
la Pavona, da cui, secondo tradizione, prese
il nome uno stile ceramico manfredo,
l’ornato “a penna di pavone”, che dal XV
secolo ai nostri giorni, spicca nelle botteghe
dei maiolicari faentini.
Di donne che amano vino e poesia è piena
la Romagna, così pure di poeti, perché,
affermava George Byron, essa è “vino e
donne, riso e allegria”. Bene lo sapeva la
bellissima contessa ravennate Teresa
Gamba, maritata Guiccioli, a cui il poeta
inglese si legò rischiando la vita, anche per
la condivisa passione rivoluzionaria e la
cultura, al punto da farla diventare la più
affidabile critica delle sue poesie. La
bellezza ispirò anche Dino Campana,
poeta maledetto di Marradi, capoluogo
della Romagna toscana che ospitò il suo
ubriacante amore con la scrittrice Sibilla
Aleramo. Cantava Charles Baudelaire:
“Bisogna essere sempre ubriachi. È tutto
qui: è l’unica cosa. Per non sentire
l’orribile fardello del Tempo che rende
livide le vostre spalle e vi fa chinare verso
terra, bisogna ubriacarsi senza tregua. Ma
di cosa? Di vino, di poesia o di virtù, a
vostra scelta. Ma ubriacatevi.”
Di donne in poesia, magari col vino sullo
sfondo, ne hanno scritto molti romagnoli:
Vincenzo Monti, Giovanni Pascoli, Tonino
Guerra, Raffaello Baldini… soprattutto
Olindo Guerrini. Più noto come Lorenzo
Stecchetti, il poeta romagnolo ancor oggi
più amato, è un cantore inimitabile di
donne, vino e amicizia. Solo dalla sua
penna allegramente plebea poteva uscire:
“A sintemia lighedi al pall di znocc/ E
andemia adesi da la gran stracona,/ Cvirt
da la porbia e cun e’ sol in t’i’ occ./ Mo
quand a fossom a la Camarlona/ E a
sintessom i virs di premm ranocc/ A rugiè:
«Forza, da la Zabariona!» (Sentivamo la
rotule legate/ e andavamo piano per la
grande stanchezza,/ coperti di polvere e
col sole negli occhi./ Ma quando fummo
alla Camerlona/ e sentimmo i canti delle
prime rane/ io gridai: "Forza, all’osteria
della Zabariona!"). Da lei, prototipo delle
ostesse e delle donne del popolo,
Stecchetti apprese che il tempo perde il
suo limite, perché sono il vino e la sua
nobiltà a farla da padrone, ad aiutare gli
uomini a scoprire la poesia della vita, al
punto di dire col Don Giovanni di Mozart:
“Viva le femmine, viva il buon vino,
sostegno e gloria d'umanità!”. Prosit! ROMAGNA DOC . VINI E SAPORI WINES AND FLAVOURS
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“Fare la sfoglia – scrive Corrado Contoli
nella Guida alla veritiera cucina romagnola
– non è affare da poco. Anzitutto l’impasto
(e’ spassèl) deve risultare omogeneo, sodo,
alquanto elastico, il che richiede lungo e
vigoroso rimenare; indi la spianatura, cioè
l’assottigliamento a forza di matterello (e’ s-
ciadùr), che esige mano robusta e
sperimentata, occhio vigile, senso della
misura: poiché la sfoglia deve essere tirata
più o meno sottile a seconda del tipo di
minestra che con essa si vuol preparare”.
E poi c’è un altro requisito codificato dalla
saggezza popolare con il proverbio che
afferma: “Per fare una bella sfoglia/ l’azdòra
deve muovere bene il sedere”. A dire il vero
oggi ci sono anche uomini che sanno tirare
la sfoglia senza “troppe mosse”, ma è tutta
un’altra cosa perché nel fare la sfoglia c’è
qualcosa di sensuale, come
sosteneva
Gianni Quondamatteo nel suo Dizionario
Romagnolo: “Vedere, naturalmente dal di
dietro, una bella donna, dai bei fianchi, che
Salviamo
le sfogline
fa la sfoglia, è sempre uno spettacolo
edificante che riconcilia con la vita”.
Ma oggi bisogna essere “politicamente
corretti” ed allora si deve parlare di sfoglina
e di sfoglino come si rileva dalla proposta di
legge presentata da una ventina di
parlamentari emiliano romagnoli per la
“Valorizzazione e la promozione della
sfoglia emiliano romagnola e del mestiere di
sfoglina o sfoglino”. Una proposta volta a
tutelare e promuovere la sfoglia fatta a
mano quale prodotto gastronomico di
> Beppe Sangiorgi
eccellenza che sommando gusto, originalità
e tradizione costituisce un importante
richiamo turistico. Ed inoltre viene proposto
> Sfoglina e sfoglino
di istituire la figura professionale della
sfoglina e sfoglino al fine di dare certezza
ad un’antichissima professione sempre
sottovalutata perché ritenuta di carattere
domestico e quindi data per scontata come
Nella Romagna di un tempo, fare la sfoglia - tirè la spòja - era il metro
molti dei mestieri femminili di un tempo. con il quale il marito e la suocera misuravano le qualità della giovane
sposa, tanto era la considerazione nella quale veniva tenuta la
minestra fatta in casa. Lasagne al forno, tagliatelle (ma è più giusto
chiamarle
lasagne
asciutte),
garganelli,
cappelletti,
tortelli,
pappardelle, stricchetti, maltagliati, quadrettini sono i punti cardine sui
quali (insieme ai passatelli e tardura) è stata costruita la cucina
romagnola; a differenza dell’Emilia dove pure la sfoglia occupa un
posto importante ma la cui cucina è stata costruita sulla carne. Tant'è
che in Romagna la minestra era detta la "biada dell'uomo"; cioè era il
mangiare fondamentale e, ancor oggi, molti romagnoli se non
mangiano la minestra è come non abbiano pranzato o cenato. E per
minestra, asciutta o in brodo, si intende quella fatta a mano
impastando farina di grano tenero, acqua (poca) e uova, perché i
romagnoli non hanno mai dimostrato grande entusiasmo per la
minestra “compra”, cioè la pasta di fabbrica perché non c’è macchina
dalle Aziende
INTESA
Intesa Faenza . www.cantineintesa.it
Nel cuore della Romagna, dove la tradizione vanta anche una gloriosa eredità
enogastronomica, l’arte vinicola è coltivata con orgoglio e passione. La stessa
passione con cui le Cantine Intesa curano il proprio progetto di alta qualità, frutto
di un lavoro sapiente e complesso e di una terra generosa. Vigneti rinnovati,
rigidi disciplinari di produzione, finalizzati all’ottenimento di uve di grande
consistenza e ricchezza, raccolte differenziate sono la premessa indispensabile
di questo importante progetto, nato per valorizzare le proprie produzioni, i propri
vigneti e il proprio territorio. Nella suggestiva cantina di Modigliana, frutto di anni
di lavoro, di studio, e di esperienza accresciuta, si producono i vini Poderi delle
Rose, Provit e i “cru” I Calanchi. Poderi delle Rose rappresenta la piena
espressione del territorio e delle produzioni di Romagna, soprattutto Sangiovese
(nella versione doc e doc superiore) ma anche bianchi come Trebbiano di
Romagna e Albana di Romagna docg (Secco e Dolce), oltre al Dionjsos (vino
frizzante chardonnay in purezza) e al Novello. Ma il vero fiore all’occhiello di
Cantine Intesa sono senza dubbio I Calanchi, le migliori selezioni aziendali.
Qui si concentrano i maggiori sforzi di ricerca e si esprime la volontà aziendale
di lavorare sui 2 vitigni autoctoni storici del territorio, il Sangiovese e l’Albana.
Così, e solo nelle migliori annate, vengono prodotti Zanarina (il cru aziendale
più importante, un Sangiovese Superiore Riserva, ottenuto da uve
Sangiovese in purezza) e Spighea, un’ Albana di Romagna Docg Secco, con
il quale sin dalla prima annata prodotta, il 2003, si sono raggiunti risultati di
grande interesse. Sempre della linea I Calanchi, fanno parte i rossi
Sangiovese Superiore (maturato in barrique), Numi (Cabernet Sauvignon), e
Fossovecchio (da uve Longanesi); e i bianchi Acereta (chardonnay in purezza
vinificato in barrique), e Loveria, una particolare e limitata selezione di Albana
di Romagna Docg Passito.
che possa sostituire il tagliere, il matterello e le mani delle sfogline. > L’azdòra la fa i caplet (xilografia di Umberto Zimelli)
ROMAGNA DOC . VINI E SAPORI WINES AND FLAVOURS
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ROMAGNADOCAGmarzo
23-04-2007
VINI E SAPORI WINES AND FLAVOURS
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March
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NUMBER
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Women of Romagna DOC
> Paolo Reggi
president of the Consortium of the Wines of Romagna
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This is the second issue of our magazine in its new
graphics format and as in the previous issue, we
have chosen a theme which runs through all the
articles. The theme of the previous issue was the
Passatore, a figure which has become the symbol
of Romagna, albeit sometimes a controversial one. This issue
deals with a figure which has been very much idealised by poets,
but one which is very real for the people of Romagna: the woman.
Indeed the women in Romagna have always had an enormous
importance, at one time as the azdòra, the queen of the home and
cornerstone of the family, and today as entrepreneurs who have
often taken the place of the man – the azdòr – even in the running
of the commercial farm.
There are many cases of women who run winegrowing companies
- some of whom are members of our Consortium - or who play a
fundamental role in our enotecas, without forgetting the
professionalism of the female staff employed by the association
itself. Today we see and hear an increasing number of women
talking about wine, women who are very knowledgeable, and who
often have a much greater sensibility than men. An ever-greater
number of women are attending sommelier training courses; often
out of curiosity, sometimes because of a love of wine, and
sometimes with the aim of making a career out of it. In short,
women have become so important that we felt compelled to
dedicate an issue of our magazine to them.
But are we really sure that they weren’t the ones in control in the
past, without being noticed?
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Women in the world of wine
> Barbara Amati
When they throw themselves wholeheartedly into a
new enterprise – whether in terms of work, sport, or
love – women give all of themselves, with that
boundless passion and dedication which sets them
apart. And often they parade an authoritativeness
which tends to put them on a pedestal, making
them the object of admiration on one hand, and fear on the other.
We know that the women from Romagna are a little like this feared, respected and loved for their way of moving and working, a
mixture of friendliness and severity. The same goes for all women
working in the universe of wine, whether as producers, sommeliers,
restaurant or enoteca owners, agronomists, oenologists or public
relations managers, who are enjoying success in a sector such as
the wine industry which has always been dominated by men. And
the involvement of women in the wine sector in all its aspects, from
the vineyard to communication, is becoming increasingly important.
It is said that behind every man's success there is always a woman.
And in Romagna it is even more the case that women are more
adept at creating leading rather than supporting roles. In the world
of work it is true that women must work much harder in order to
succeed: it is not always sufficient to be professional and
conscientious. They need to offer something more, something they
demonstrate every day, working in the industry and being
successful at what they do.
Someone who knows this very well is Graziella Pezzi, embodying
the image of the Romagna azdora. Owner of Fattoria Paradiso, she
carries on the work of her father Mario, as well as following her
mother’s example, always present to welcome and explain, and
running the home and the company. For the last fifteen years she
has also been president of the Romagna section of the national
association Women of Wine, set up in 1988 to give a voice to the
female universe in this sector. In spite of the condescending smiles
from fathers, husbands and sons, the Association soon
distinguished itself for its activism, vivaciousness and concreteness
that its female members seem to have in their DNA. With over 700
members and led with military rigour by Pia Berlucchi, who hails
from the Franciacorta area, the association today boasts an
incisiveness which stems from the importance that the wine
business led by women has for the market: 1,265 million Euros
ascribable to the female wine entrepreneurs, who together produce
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243 million bottles. Not to mention the volume of business from
female restaurant and enoteca owners, who push this figure to
1,350 million Euros.
But if there is always a woman behind the success of a man, what
lies behind the success of a woman? “Tenacity, sensitivity,
enthusiasm, intuition and charm, combined with great
professionalism,” smiles Graziella Pezzi. “There is an added value
which comes from seeing the wine product in its entirety, a
combination of rationality and sentiment. Many of those who
worked behind the scenes up until a few years ago are now
realising their dream of putting their own entrepreneurial skills into
practice. They are often abroad, presenting and selling their
products, doing business and bringing home the profits. Often they
must continue to demonstrate their value, but I must say that now
in Romagna, a region which tends to be quite chauvinist, men and
women work on equal terms: we still get one or two jokes, but deep
down the men appreciate and respect us.”
In Romagna, however, the Association has not managed to recruit
many women: “Very few members, but very good ones! - jokes
Graziella Pezzi. There are only about twenty of us – the female
restaurant owners are the most numerous. Greater commitment
and training combine with a particular attention to detail on one
hand, on the other a shrewd and constant quest for raw materials
and a more careful management of purchases which makes the
range of enogastronomic products from female producers evermore exciting. Credit must also go to female restaurant owners for
their hard work in wine education, educating consumers in the right
wine to accompany different dishes and the growth of the
restaurant sector from every point of view, including aesthetic.
Because women bring their sense of beauty to everything they do:
from making a restaurant more welcoming or planting roses in the
vineyards, to creating more attractive packaging and labels which
communicate the wholesomeness of the product. We pay greater
attention to this aspect because we live in the company, sometimes
coming into contact with chemicals and pesticides and this raises
our level of sensitivity because it is important for us to have clean
air and water for ourselves and for our children. The healthiness of
the environment and the conservation of that which is beautiful are
two concepts which go hand in hand and which contribute to
increasing the charm of the area: we are very aware of what the
land offers, and we can develop this with sports centres, health
spas, farm holiday facilities and museums to conserve the traces of
the past. In Romagna in particular, hospitality is sacred, it is the
kingdom of the warm welcome! Here we are used to opening the
door with a smile, to being hospitable to everyone, to being helpful
at all times, and if we’re tired we never show it. A professionalism
which has been recognised by those from outside first of all, and
which is now being recognised by our own men, who sometimes
‘steal’ our most successful and inspired ideas.”
For 13 years now, Graziella Pezzi has been organising meetings
for the Association which have brought visibility to the women of
wine, bringing together institutions and authorities to work
alongside them: “Over these past years we have organised
conventions, wine-tasting sessions, evenings for women and
young people dedicated to food education, the correct way to drink
wine and how to choose the best wine to accompany various
dishes, presenting and promoting the culture of quality wine, also
from a consumer point of view.” In fact there is an increasing desire
on the part of women today to be able to choose a quality product,
to know about the wines they are tasting, and to become familiar
with the characteristics of various wines in order to be able to
choose the correct wine to accompany different foods”.
The Romagna’s Women of Wine
> David Navacchia
Thirty wine producers. We truly believe there are
few Italian wine-growing areas which can boast
such a high percentage of members of the “gentle
sex” in its ranks.
Here in Romagna, where – as we have seen – the
azdòra was the true queen of the household, a kind
of small business in a way, it is logical to assume that women would
also be well represented in the winegrowing sector. And this is
exactly the case. Although the job of the vine dresser is mainly
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agricultural, and therefore also physically demanding, the number
of women of a variety of ages, who – whether by choice or by family
tradition – decide to “live” the world of wine as a profession, often
juggling the job with family commitments on a day-to-day basis, is
on the increase. Because azdòre they were… and azdòre they will
continue to be!
To get a better idea of the reality of women in the winegrowing
sector in Romagna, we wanted to meet its two “representatives”
par excellence, Morena Trerè and Elena Poletti, the only women on
the board of directors of the consortium for the protection of
Romagna wines (Consorzio Tutela Vini di Romagna).
Did you enter the wine industry by choice?
Elena Poletti (E.P.): I was "born" into winegrowing business, so
everything that creates it has created me too. The countryside,
relationships with people, truth and sincerity.
So yes, it was my choice.
Morena Trerè (M.T.): I began purely by chance, an absolutely free
and personal choice dictated only by the passion I discovered for
the job when I began working in the family business.
What is your role in the business?
E.P.: I spent a long time working my way up, the thing that taught
me the most. I’ve done a bit of everything in my time, from
production to marketing. At the moment I’m in charge of export,
then we’ll see what happens...
M.T.: In my company I take care of the technical area together with
the enologist, and the financial and administrative areas.
Do you think the "female" presence in a company represents an
added value in terms of management and image, or is it perfectly
interchangeable with that of men?
E.P.: Management by women is something absolutely unique. Just
as for men, there as those who are good at what they do, and those
who are not, but I am firmly convinced that if a woman is good at
what she does, it’s impossible to compete with her!
M.T.: The presence of women in the enological sector is
interchangeable with that of men from a professional point of view,
however it adds sensitivity and imagination to a sector which was
once exclusively male.
Not just in Romagna, but in Italy generally, and abroad, there are
many female wine producers. Do you think there is something in your
line of work which particularly appeals to the female sensibility?
E.P.: Wine is a living body, and as such it emanates certain
sensations. A woman has a much greater likelihood than a man of
perceiving and transmitting these sensations. But there are many
more aspects to a winegrowing company, especially from a
managerial point of view. You need to have clear objectives and do
a good job of exploiting the resources we have to reach these
objectives. The fact that there are so many women working in the
wine sector doesn’t surprise me; on the contrary, there can never
be enough of us!
M.T.: I’ve always been struck by the “birth” of a new wine, renewing
itself every year, a process which always brings new emotions and
which must almost feel like a kind of new “maternity” to women. I
still love this job after all these years because it’s never the same,
just as the wine harvests are never the same from one year to the
next: there’s never any risk of getting bored!
Box
Elena Poletti has worked in a winegrowing company since 1997,
first of all in logistics management and organisation of production.
She has been in charge of foreign sales and raw material supply for
around two years. Having graduated from the Scarabelli
agricultural technical institute in 1994/95, she has just begun her
studies on the Viticulture and Enology course run by the University
of Bologna.
She has three children aged 8, 6 and 2, who never let her forget
how important her family are!
Morena Trerè began working with her father Valeriano in the family
business in 1973, producing wine for wholesale. Driven by passion
and thanks to the technical skills acquired at the school of
viticulture and tavern keeping in Persolino, she took over at the
helm of the company, putting the emphasis on quality and
increasing the number of species of vine; introducing new
techniques in the vineyard and the cellar, and approaching the
market with the company’s own labels. She is married and has a
son who has followed in his family’s footsteps, taking care of the
company’s commercialization, image and marketing.
Morena Trerè has been president of the Sangiovese “wine route” in
the hills of Faenza (La Strada del Sangiovese delle Colline di
Faenza).
The administrative side
They too are women working in Romagna’s wine industry, but this
time on the administrative and bureaucratic side. All three work for
the Wines of Romagna Consortium (Consorzio Vini di Romagna):
Rossella Tozzi, who has been at the consortium for a year,
oversees the programme of checks. Originally from Faenza,
Valeria Biondi has worked with the consortium logo and certificates
of analysis in a career spanning 30 years. She shares the job of
secretary with Lia Ciamei, also from Faenza, who began working at
the agency for the protection of the wines of Romagna (Ente Tutela
Vini di Romagna) in 1970. Both have seen great changes in the
world of wine-growing in Romagna.
“Here – remember Lia and Valeria - we have seen two, and in some
cases even three generations of Romagna winegrowers and
enoteca owners. The fathers would come to pick up the logo to
apply to their wines, followed by their sons who took their place. As
well as the generation change, we have also seen the entry of
women into the world of wine in Romagna, a world which was the
exclusive domain of men until thirty years ago. In 1968, for
example, there was only one woman entrepreneur in the seventy
or so businesses forming part of the Consortium. Then the number
of women slowly began to increase, especially in the last decade,
and today they are an important part of the Consortium.”
The nose is female
> Giordano Zinzani
Over the last few years we have seen numerous
changes in the vast and varied panorama that is the
world of wine, one of which regards women and
their relationship with this drink. An evolution which
has seen an increasing interest by women in the
culture of wine. A phenomenon which we could
define as inevitable, since it is well-known that women’s innate
sensitivity helps them to perceive the nuances of the perfumes,
colours and aromas of wine. Statements such as these might be
interpreted as an attempt at flattery towards the gentle sex, but this
is not the case. Facts and tests demonstrate that the bond between
women and wine is a strong one.
According to a study published in Nature Neuroscience, conducted
by a group of researchers from the Monell Chemical Senses Center
in Philadelphia in the United States, women can train their nose to
recognise certain smells, and this increased sensitivity gives them
specific advantages "such as an increased ability to find their
partner, recognise their children, identify foods and avoid exposure
to toxic substances." And it is this very ability to identify smells
which saw the triumph of the women’s category at the 70th Trento
Wine Exhibition (Mostra dei Vini del Trentino) in the so-called
“game of aromas”. Out of thousands of replies given, the women
were able to identify 6.75% more olfactory standards than the men.
In other words, there’s nothing for it: women are definitely better at
recognising smells, a fact which is statistically proven with a level
of confidence of over 99%. One explanation is women’s tendency
to make greater use of the right hemisphere, the part of our brain
which is more emotional and connected to olfactory stimuli, and the
fact that they manage to express themselves better. The result
reveals that while many men tend to find points of reference in
images (a characteristic typical of men), women arrive at the verdict
more rapidly without making any serious mistakes.
All of this cannot help but please those interested in the statistics
with regard to consumption. Generally women begin drinking wine
at around 20 years of age. They tend to prefer fruity and sparkling
wines and generally all types of white wine, and when they ask for
a red wine, they want it structured and elegant with a full bouquet.
More and more they are seeing wine as a way to socialise and their
power to decide what is drink is increasing. So don’t be surprised if
you go out to dinner with a woman, and she is the one who
chooses the wine.
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Wine, the woman’s choice
> Riccardo Isola
When Bacchus and Venus meet. The relationship
between women and wine has shown itself to be a
consolidated and stable friendship. And not just
because of the strong emancipatory push from the
female universe which has accompanied society in
its recent evolution. Attesting to this phenomenon
are numerous pieces of statistical evidence,
backed up by managers of enotecas and restaurants everywhere.
According to the results of a survey commissioned by the Internet
site www.winenews.it, it seems clear that quality wine is becoming
an increasingly popular choice among women, whether drunk out
with friends or at home. An important and significant fact for the
whole Italian winegrowing industry, and one which directly involves
the region of Emilia Romagna.
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ROMAGNADOCAGmarzo
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If it is true that the consumption of wine at home counts for
approximately 8.5 million hectolitres, along with the 300 million
Euros per year in enotecas, it follows that women play a strategic
role in this scenario.
And from yet more national statistics, a clear picture is emerging
showing that more often than not it is the woman who chooses the
wine in an enoteca or restaurant. A well-reasoned and competent
choice. In 60% of cases, in fact, the choice of bottle or glass of wine
is made by the woman, and in 40% of cases by her companion.
The wine waiter is more often asked for advice if a group is allfemale. Groups of female friends ask for advice in 65% of cases, in
35% of cases they already know what they want or they choose it
themselves from the wine list.
And in Romagna? What importance does consumption by women
have for the wine industry? Who decides what to drink, and which
wines? For almost all of those working in the sector who were
interviewed, “the consumption of wine by women is constantly
increasing”, with a slightly greater preference for red wines (50%)
over whites (40%). The remaining 10% prefer sparkling wines or
the so-called “meditation wines” or dessert wines. According to
those interviewed, “women purchase and drink wine mostly for
pleasure and as an accompaniment to food.” They prefer soft,
sensual and appealing wines with great presence and aroma, and
show a great propensity for learning wine tasting techniques (it is
no accident that women are the protagonists of the boom in wine
tasting courses).
For Pierluigi Papi of the enoteca Enò in Lugo, “consumption of wine
by women is increasing considerably. Normally they ask for red
wines from other regions, and growing numbers of women are
attending the wine-tasting courses we offer.” In Roberta Neri’s
enoteca in Ravenna on the Adriatic coast, the scale of wine
consumption by women emerges clearly. “Here almost 50% of our
clients are female. Normally they order wine with food and do so
with very clear ideas. Red wines are very popular, and as regards
wines from Emilia Romagna, Sangiovese is slowly becoming more
popular, white wines less so.” Climbing along the Tosco-Romagna
Apennines, the trend does not change. For chef Stefano Balzoni of
the enoteca-restaurant Toddy in Linaro (Imola), “with regard to the
consumption of wine by women, the trend is slightly in favour of red
wines Tuscany, Sicily and Puglia, while Sangiovese is the most
popular of the wines from Romagna, to the detriment of the
consumption of white wines.”
Finally the reasons for this upswing in consumption by women
would seem to include the widely-known fact that a glass of wine
represents an excellent aid to weight-loss, namely the scientifically
proven ability of wine to act as a natural regulator of oils and fats.
Albana: a woman’s wine?
> Beppe Sangiorgi
In the past, if a Riminese fisherman got on the boat
with a bottle of Albana to accompany the fish that
would be eaten on board, he would have been
derided and asked - or rather obliged – to change it
for a bottle of Sangiovese, because Albana was
considered a “woman’s wine”. This was due to a
deeply entrenched mentality of the people of Romagna, who
judged a man’s virility on how much meat he ate and how much red
wine he drank to store energy for work and reproduction.
It is certainly thanks to its pale golden colour that the Albana di
Romagna brings to mind the qualities of lightness and kindness, as
noted by Vincenzo Tanara in a passage from 1674: “It would seem
that the Albana wishes first and foremost to be a delicate Wine”.
Perhaps it is by chance, or perhaps by affinity, but the story of this
wine (produced only in Romagna in dry, sweet and dessert
varieties with the DOCG mark), spanning two thousand years,
often intertwines with that of women, beginning with the legend
surrounding the origins of the toponym Bertinoro. The story goes
that the Ravenna princess Galla Placidia made a stop with her
retinue on the hill of Bertinoro, whose inhabitants offered her the
local white wine, the Albana, in a terracotta bowl. Galla Placidia
was delighted with the wine, and raising the bowl exclaimed “You
should not be drunk so humbly, but in gold.” Reading her original
words in Italian, we immediately see the origin of the toponym:
“Non così umilmente ti si dovrebbe bere, bensì berti in oro”.
Remaining on the topic of Bertinoro, when Giosué Carducci was a
guest of the countess Silvia Pasolini-Zanelli in her villa at Lizzano
di Cesena, he would often ask to be driven to the square in
Bertinoro where, without getting out of the carriage, he loved to sip
a glass of the Albana, handed to him by the diligent countess. A
taste which delighted and gladdened him so much that he, despite
his anticlerical stance, glorified the nearby church of Polenta in
verse.
It seems that the Albana has the merit of capturing the imagination
of poets and scholars. Like Marino Moretti, according to whom,
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when the Albana descends into the glass, it “shines more
beautifully than gold and is more fluid than a pool of light”. He also
dedicated to it the poem Albana in tazza d’oro which seems almost
a reply to the cry of Galla Placidia, exalting the subtle and delicate
marriage between the Albana and the female presence in the
atmosphere of a Romagna caught up in its dreams, unusually silent
and melancholic:
“O innkeeper, busy with your/ crochet, I ask you kindly/ to give your
last guest a drink/ your Albana in a golden cup!// The Albana is
sweet, the inn is cool,/ and the hostess courteous and kind./ There
is the perfume of lemon grass,/ here the scent of lavender.// and
there are the geraniums and the sweet-scented verbena/ in the
green vase, and the shabby furniture/ and Garibaldi and the
Passatore and Giusti/ on the walls…and there is the young lady.”
What do your customers say about you and why?
Rita – I think my regular customers appreciate me for the good
relationships of friendship and trust that I establish with them.
Dea – Let’s say they recognise my reliable and straightforward
character. Being a woman, you get the usual remarks, but always
in the nicest possible way!
To finish up….
Rita – To finish up…. you never asked me if I’m happy! I’d do it all
over again every day, and I never get tired!
Dea – The way I feel now, I’d like to be able to say that I’ll continue
to manage Ca’ de Bè for ever. I know it won’t be possible, but even
when I’m not so involved in person, I’ll be worrying about whether
everything is running in the best possible way.
The job has given me a lot of satisfaction, such as when Riccardo
Muti, a regular customer of Cà de Bè on the eve of the opening
night at the Scala in Milan, said in public that coming here and my
presence gives him a sense of security and protection.
The wine production companies
in women’s hands
> Roberto Ronchi
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Eating and drinking well in Romagna is certainly not
unusual. But the all-female management of two of
Romagna's most important enotecas, owned by the
consortium for the protection of Romagna’s wines
(Consorzio Tutela Vini di Romagna), has made them even more
characteristic. Let us see why as we meet Rita Mazzillo of Cà de
Ven in Ravenna and Dea Burioli of Cà de Bè in Bertinoro.
How long have you been running your Enoteca?
Rita – I’ve been at the Cà de Ven for 8 years, but I’ve been doing
this work for 48 years, 23 of those in direct management.
Dea – Ever since its opening in 1971. I began working with my
parents, then with my sisters. At the moment I’m working with my
son, who is a wine waiter.
What are the most important qualities needed to run a restaurant
day-to-day?
Rita – You need to be reliable and professional, and have a good
deal of stamina. You also need to have clear ideas.
Dea – A passion for the work, and almost total dedication towards
the customer. I love working with the public, and that’s an essential
part of a job such as this.
How important is professionalism to the success of the restaurant?
Rita – I would say 99.99% essential. You need intuition and a lot of
willingness but most importantly of all you can’t improvise.
Dea – Professionalism is certainly important, but perhaps what’s
more important is a willingness to meet the needs of the customer.
I’ve learned this trade over the years, and part of that has been how
to deal effectively with customers on a personal and professional
level.
What kind of customers visit your Enoteca?
Rita – The Cà de Ven attracts a great variety of customers, of all
ages! We have many older customers, but many young people too.
There are also many foreigners. We have become a point of
reference, a house for everyone with a very informal atmosphere.
Dea – We get all kinds of customers. Anyone can come to the Cà
de Be’, everyone feels at home here. Saying that, we don’t really
like it when customers get too noisy.
What would you say to convince me to come to dinner?
Rita – We choose our ingredients carefully, seeking out local
produce. And the restaurant is a wonderful building which is well
worth seeing.
Dea – The restaurant is beautiful and welcoming. As far as the food
is concerned, our menu is limited but of excellent quality, in a
home-cooked style as if I were cooking for myself. And everything
comes with a smile!
Do you think management by women is an advantage?
Rita – On one hand yes, because woman are used to responsibility,
women are mothers too. On the other it diminishes her, because
she has no time to be a woman outside the restaurant.
Dea - Yes, it’s always been an advantage. Without wanting to take
away from anyone else, the good fortune of this enoteca is that it
has mainly been run by women!
Do you have any problems relating to your male staff?
Rita – Absolutely not, I have a great relationship with everyone,
even outside work
Dea - No, I treat everyone with respect and I’ve always been
respected in return.
Have you ever had to throw anyone out?
Rita – It has happened with the occasional rude customer who
insulted me, I had no problem doing it!
Dea – I’ve never thrown someone out as such, but I did pick up a
chair once…..
The azdòra: woman and madonna
> Beppe Sangiorgi
One of the aspects of the restaurant trade in
Romagna which strikes visitors is the large number
of women serving in the restaurants. A very
different picture from that in Rome, for example,
where waiting staff are predominantly male.
This predominantly female presence comes from an ancient
Romagna custom where the men would sit at the table and wait for
the azdòra, the woman in charge of running the house, to prepare
the soup or pasta, slice the bread and give everyone their share.
And if the family was large, the azdòra would be so busy that she
would not sit at the table, but would eat something quickly, sat on a
chair in a corner, all the while keeping an eye on those at the table
so that she could quickly bring anything that was required. An
apparently neglected role, but in reality one viewed and carried out
with dignity and even a little pride by the azdòra, so much as that
she would also seat and serve her daughters and daughters-in-law.
And it was an important role because, like the medieval carver, it
was the azdòra who would decide - both on a daily basis and
during festivities when there were guests - the quantity and quality
of the soup or pasta dishes to be served, and most importantly, the
meat for each guest, based on their rank or role within the peasant
family. At the top of the hierarchy was the azdòr, a veritable father
and master who ruled in the fields and the stables, but not in the
home, where everything depended on the azdòra.
The woman and the peasant home were closely linked. The true
azdòra was generally the wife of the azdòr, or if he was widowed
or a bachelor, the role would fall to the woman in the home with
the most experience, and she would only leave the house to go to
the market, to visit relatives or to go to church. She was in charge
of all the housework, from looking after the farmyard animals, to
selling products such as poultry, eggs and cheese at the market,
the proceeds from which would be used to buy small items for the
home such as oil, salt, matches, perhaps some crockery,
handkerchiefs and so on.
Domestic harmony and the running of the home depended on her,
and all the other women of the home – sisters, daughters and one
or more daughters-in-law – would act under her authority and
management. One of the daughters-in-law, normally the wife of
the first born son, would become an apprentice, and would be
loaded with work and humbling tasks, leading in turn to her
becoming the woman in charge of the home. This would begin on
the bride’s arrival at her husband’s home. Her mother-in-law, the
azdòra, would meet her with a ladle – symbol of household chores
– which would be put in her hand to the words: "Vo a sarì dòna e
madòna", meaning you will be the woman and madonna of the
home, the .
A typical day of the women in a farmhouse proceeded under the
guidance of the , including making pasta dough, cooking, doing
the laundry, looking after and feeding the farmyard animals, taking
the sheep and pigs to pasture, embroidery, keeping the house
clean and looking after the children. In other words, the destiny of
the farmhouse was in her hands, and it was certainly no accident
that the rituals accompanying the move out of an old farmhouse
and into the new in the passage from one farm to another were
entrusted to her. And it was she who would detach the chain from
the fireplace - the focal point and symbol of the home - and holding
it in her hand she would climb aboard the wagon taking them to
their new home, where her first gesture would be to attach the
chain under the fireplace, thus taking possession of the house.
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Women and wine in the traditions
of Romagna
Both cultured and popular society have always
placed women and wine side by side in an aura of
pleasure and good living. The popular wisdom in
Romagna, always concrete in its vision of the world,
identifies the three good things of life in Pân d’un dè,
ven d’un ân e ‘na burdela‘d zdot ân (“Day-old bread, one-year-old
wine and an eighteen-year-old girl”). Then there were those who
would settle for Pân‘d grân, ven ‘d tarbiân, fugh ‘d querza e ona bela
dona s’ l’è ânch guerza (“Wheat bread, Trebbiano wine, an oak fire
and a beautiful woman, even if she is cross-eyed”). At a certain age,
however, the dual concept of woman and wine disappears, leaving
just the wine, as affirmed by another proverb: Quand che la berba la
tira a e’ stupén, lassa la dona e beda a e’ ven (“When you grow old
and grey, forget the women and concentrate on the wine”).
More intriguing, although less direct, was the link between women
and wine for Saint Martin’s Day, the 11th of November, the last day
of the Celtic New Year, which ran from the 1st to the 11th of
November and which marked the times of work and life of the
Romagna countryside. Such as the move from one farm to another,
in keeping with a custom which continued to be respected as long as
the system of share cropping remained in existence. Saint Martin’s
Day represented the end of a period and a moment of passage which
was celebrated with abundant libations, as various proverbs from
popular culture attest: “For Saint Martin’s Day/ open the barrel and
taste the wine”, or Par Sân Martên/ u s’imbariêga i grénd e i pznên
(“For Saint Martin’s Day/ both young and old get drunk”). The start of
the new agricultural harvest would be celebrated with wine,
celebrating the return of the good weather through the warmth and
happiness generated by wine. And at the same time all the rites to
cancel the negative influences of the past season and propitiate the
one to come would be performed.
One example was the ritual hunt for the “becchi”, the cuckolded
husbands, a rite practised until forty or fifty years ago by groups of
young people who would impersonate the dead and the spirits
entrusted with the task of purifying the community, dedicating
themselves to the “hunt”, the public denunciation of those who break
the social and moral rules of the community. Like the husbands
betrayed by their wives, guilty in a strongly masculinist society of not
having exercised their role of the dominant male with the proper
authority and thus of having allowed their wives to disturb the morals
and harmony of the social relationships of the community. In the night
between the 10th and the 11th of November, a group of adults and
young boys, armed with horns, saucepan lids and cowbells, would
walk through the poorly lit streets of the hamlets behind their leader
who would carry a Halloween-style pumpkin cut to resemble a skull,
lit from the inside by a candle. With the caution of those plotting a
conspiracy, or sometimes with their faces uncovered, they would
crouch under the windows of the betrayed husbands, or those
considered to be so, and all of sudden, with a great uproar, they
would shout “Fura i bech! fura i bech!” (“Betrayed husbands come
out!”), before taking to their heels.
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Gradisca and the others
What is the collective image of the figure of the
woman from Romagna which has become
consolidated over time? Robust, used to hard
work, with a strong character and generously
shaped. This is not the opinion of elderly people
who have never strayed far from their home town,
who have led a life of hunger and misery meaning that everything
that was desired but couldn't be had needed to be abundant, both
at the table and in bed. Instead it is a point of view upheld by
intellectuals who have travelled all over the world, such as Federico
Fellini and Enzo Biagi.
On the subject of the women from Romagna, it was not so long
ago that the latter stated: “In many ways I find them similar to
Russian women, although perhaps the women from Romagna are
more beautiful. They have an affinity with the land which comes
from the custom of working in the fields and in the home ever since
childhood. The figure of the azdora is difficult to forget: perhaps
nowhere else did such a thankless task exist for so long. Because
she carried all the weight of running the household and looking
after the family. She worked in the fields, prepared the food, spun
and wove the hemp and wool for sheets and garments, raised her
many children and obediently served the old people. A pair of gold
earrings was the only recognition of her importance, and she was
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ROMAGNA DOC . VINI E SAPORI WINES AND FLAVOURS
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ROMAGNADOCAGmarzo
23-04-2007
often buried in her wedding dress, which had been kept in the chest
smelling of lavender.”
For Federico Fellini too, the woman from Romagna is strong,
buxom and curvaceous, reflected first in the shape of Anita Ekberg
in La Dolce Vita and Boccaccio ’70, Sandra Milo in Juliet of the
Spirits, and the “big women” of Roma, before being openly
displayed in the hairdresser Gradisca, the tobacconist and the
peasants of Amarcord. A portrait of the Romagna in which the
director from Rimini goes back to the roots of his vision of women,
where Bobo, the young protagonist, remembers don Balosa who is
blessing the animals during the celebrations for St. Anthony’s Day.
There is a huge crowd of horses, chickens, rabbits, sheep, dogs
and cats which have been brought in front of the church to be
blessed, and Bobo and his friends spy on the peasant women who
climb back on their bicycles when the blessing is over. According to
the screenplay written together with Tonino Guerra, they “observe
this firework display of bottoms exploding all around with
excitement and wide eyes.” “Saraghina, Anitona, Gradisca – Fellini
revealed – are close relatives of the peasant women who took their
animals to be blessed on St. Anthony's Day in the Paolotti church
in Rimini. My companions and I would wait to see this explosion of
hot air balloons, these big swaying bottoms which suffocated the
narrow saddles of their bicycles. Those big women represented the
fascinating conditioning of prohibition, the animal femininity,
immense and elusive, yet nourishing at the same time, as seen by
an adolescent hungry for life and for for sex, an Italian teenager
inhibited and hindered by his family and the Church. An adolescent
who, seeking a woman, imagines and desires “a large quantity of
woman’. Like a poor man fantasising about money, who dreams not
of thousands, but billions of lire. That time of life, childhood and
adolescence, never ends and we carry it with us as long as we
live.”
And when I later drew the Sangiovesa, the name which femininised
the most famous Romagna wine and which is somehow
reminiscent of the women from Romagna, I drew her with
voluptuous curves, relaxing on an armchair.
Wine, women and poetry:
the wonderful land of Romagna!
> Elio Pezzi
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“Fair Queen, it is Albana”. In reply to her unknown
interlocutor, inebriated by the sweetness of that
wine, the daughter of Teodosio the Great, the errant
queen, exclaimed: “You should not be drunk so
humbly, but in gold (to pay homage to your sweetness.” Yes, it was
Galla Placidia, the great woman of Romagna, born in
Constantinople and who lived in Ravenna from 416 to 450, who
gave the wine a poetic image. That “berti in oro” is truly
extraordinary. And Bertinoro took its name from the marriage of
gold with the Albana, at least according to the writer and priest
Francesco Fuschini, who died a few months ago.
And this, it would seem to us, is the right incipit for exploring
another side of Romagna as a land not only of wine, but of women
and poetry, almost a destiny, as the composer from Lugo,
Gioacchino Rossini, wrote in a letter to his friend Angelo Catelani in
December 1865: “Eating and loving, singing and digesting: these
are the real four acts of this comical opera called life, which
disappears like the froth from a bottle of champagne. He who lets
it slip away without sampling its delights is a madman.” And the
people of Romagna are not crazy, because they love women and
the poetry which lives and is born from them and outside of them.
Honour to its merit! As did Gaetano Ballardini, the founder and later
director of the International Ceramics Museum in Faenza in 1928,
when in a display case at the museum he put a majolica, a “cup of
love”, a wine goblet gifted by Aurelio Minghetti, who was inspired
by a beautiful woman of the “city of ceramics”, Cassandra Pavoni,
nicknamed “la Pavona”, who – as legend would have it – inspired
the ornate Manfredi “peacock feather” style of ceramics, which has
appeared in the majolica workshops of Faenza ever since the
fifteenth century.
Romagna is full of women who love wine and poetry, and full of
poets too, because as George Byron affirmed, it is “wine and
women, laughter and happiness.” A fact well-known by the beautiful
Ravenna countess, Teresa Gamba (married name Guiccioli), with
whom the English poet struck up a friendship, risking his life (partly
because of their shared culture and revolutionary passion), to the
extent that she became the most reliable critic of his poetry. Beauty
also inspired Dino Campana, the poète maudit of Marradi, the
capital of Tuscan Romagna, backdrop to his inebriating love affair
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with the writer Sibilla Aleramo. Charles Baudelaire sang: “One
should always be drunk. That’s all that matters: it's the only thing.
So as not to feel Time’s terrible burden that breaks your back and
bends you to the earth, you have to be continuously drunk. But on
what? On wine, poetry or virtue, as you wish. But be drunk.”
Many from Romagna have written about women in poetry, often
against a background of wine: Vincenzo Monti, Giovanni Pascoli,
Tonino Guerra, Raffaello Baldini… and especially Olindo Guerrini.
Better known as Lorenzo Stecchetti, still today Romagna’s best-loved
poet, he is an inimitable bard of women, wine and friendship. Only his
cheerfully coarse pen could produce the following: “A sintemia lighedi
al pall di znocc/ E andemia adesi da la gran stracona,/ Cvirt da la
porbia e cun e’ sol in t’i’ occ./ Mo quand a fossom a la Camarlona/ E
a sintessom i virs di premm ranocc/ A rugiè: «Forza, da la Zabariona!»
(We felt our legs heavy/ walking slowly in our exhaustion,/ covered in
dust and with the sun in our eyes./ But when we were at the
Camerlona/ and heard the song of the first frogs/ I shouted: "Come
on, to the osteria of Zabariona!"). It was from her, the original hostess
and woman of the people that Stecchetti learned how time loses its
boundaries, because it is wine and its nobility which play lord and
master, to help men discover the poetry of life, even saying it in the
words of Don Giovanni by Mozart: “Long live women, good wine, the
support and glory of humankind!”. Prosit!
Saving the pasta maker
> Beppe Sangiorgi
At one time in Romagna, making pasta dough - tirè
la spòja – was the standard used by the husband
and mother-in-law to measure the qualities of the
young wife, such was the importance placed on the
pasta made in the home. Lasagne, tagliatelle,
garganelli, cappelletti, tortelli, pappardelle, stricchetti, maltagliati
and quadrettini are the foundations on which (together with
passatelli and tardura) the cuisine of Romagna has been built, as
opposed to the cuisine of Emilia, which – despite the importance
of pasta – has been built around meat. So much so that in
Romagna, pasta was called the "biada dell'uomo", meaning the
essential part of a meal, and indeed even today it still holds true
for many people from Romagna that if they do not eat a pasta
course they feel like they have not eaten at all.
And pasta, served either in a sauce or in broth, is the kind made
by hand using soft wheat flour, egg and a little water; the people
of Romagna have never shown any great interest in ready-made
pasta, because there is no machine which can take the place of
the pastry board, the rolling pin and the hands which create the
pasta. “Making pasta dough – writes Corrado Contoli in his Guide
to Real Romagna Cookery (Guida alla veritiera cucina romagnola)
– is no mean feat. First of all, the dough (e’ spassèl) must be
smooth, firm and fairly elastic, a task which requires a long and
vigorous kneading; then comes the spianatura, the rolling out with
the rolling pin (e’ s-ciadùr), requiring a strong and expert hand, a
watchful eye and a sense of proportion: because the dough must
be rolled out to different thicknesses depending on the type of
pasta to be prepared.”
And then there is another requisite dictated by popular wisdom,
illustrated by the proverb which states: “Per fare una bella sfoglia/
l’azdòra deve muovere bene il sedere.” (which, translated literally,
means “To make a good pasta dough/the azdòra must vigorously
sway her hips”). To tell the truth, there are also many men who
can roll out pasta dough without putting much effort into it, but it is
something else entirely, because there is something sensual about
making pasta, as claimed by Gianni Quondamatteo in his
Dizionario Romagnolo: “Seeing a beautiful woman with
curvaceous hips making pasta, naturally from behind, is always an
uplifting sight, one which makes you feel on top of the world.”
But today we have to be “politically correct” and so we have to
speak in terms of the “pasta maker”, as demonstrated by the bill
presented by around twenty members of parliament from Emilia
Romagna for the “Promotion of the pasta of Emilia Romagna and
the trade of the pasta maker.”
A bill which aims to protect and promote hand made pasta as a
gastronomic product of excellence, one which combines taste,
originality and tradition and as such constitutes an important
tourist attraction. The proposals include establishing the
professional figure of the pasta maker to give a degree of security
to an ancient profession, one which is always undervalued
because it is considered to be domestic work and therefore taken
for granted like many of the jobs traditionally carried out by women
at one time..
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