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0 4 Le donne nel mondo del vino 1 8 Il vino lo sceglie lei 1 4 3 8 Vino, donne e poesia: che terra la Romagna! L’azdòra: donna e madonna Il naso è femmina Periodico semestrale - Organo Ufficiale del Consorzio Vini di Romagna - spedizione in a.p. 70% - DCI Ra - tassa riscossa. Taxe percue - economy/c. In caso di mancato recapito restituire al mittente che si impegna a pagare la relativa tariffa. ROMAGNADOCAGmarzo 23-04-2007 14:28 Pagina 1 VINI E SAPORI WINES AND FLAVOURS 2 8 0 0 Marzo 7/9 NUMERO ROMAGNADOCAGmarzo 23-04-2007 14:28 Pagina 2 Marzo NUMERO 7/9 0 0 3 0 Donne di Romagna DOC > Paolo Reggi VINI E SAPORI WINES AND FLAVOURS Consorzio Vini di Romagna C.so Garibaldi 2 - 48018 Faenza (RA) ITALIA Tel. +39 0546 28455 - Fax +39 0546 665063 [email protected] www.consorziovinidiromagna.it 4 0 Le donne nel mondo del vino > Barbara Amati 0 1 Le donne romagnole del vino > David Navacchia ROMAGNA DOC n.9 MARZO 2007 4 1 Direttore responsabile Paolo Reggi Il naso è femmina Coordinamento di redazione Beppe Sangiorgi 1 > Giordano Zinzani donne Le di Romagna DOC 8 Il vino lo sceglie lei Redazione Gian Carlo Mondini, David Navacchia, Franco Piazza, Paolo Reggi, Roberto Ronchi, Beppe Sangiorgi, Giordano Zinzani Hanno collaborato Barbara Amati, Riccardo Isola, Elio Pezzi > Riccardo Isola 2 2 Albana: vino da donne? > Beppe Sangiorgi 4 2 Progetto grafico e impaginazione Pubblicahouse Faenza Le case del vino sono in mano alle donne > Roberto Ronchi Fotografie Archivio ETVR, Archivio STAI, Archivio Terre di Faenza, Jan Guerrini, Danilo Tozzi, Raccolta M. Bocchini 2 Traduzioni Elena Scheda 8 L’azdòra: donna e madonna > Beppe Sangiorgi 2 3 Donne e vino nella tradizione romagnola > a cura della redazione Stampa Faenza Industrie Grafiche ROMAGNA DOC Organo ufficiale del Consorzio Vini di Romagna Comitato di presidenza: Paolo Reggi (presidente) David Navacchia Roberto Ronchi Franco Piazza Giordano Zinzani Iscrizione al tribunale di Ravenna Registro Stampa n. 721 del 17.01.1983 4 3 Gradisca e le altre > a cura della redazione 8 3 Vino, donne e poesia: che terra la Romagna! > Elio Pezzi 0 4 Salviamo le sfogline > Beppe Sangiorgi Desidero abbonarmi a Romagna DOC e ricevere la rivista (2 numeri all’anno) all’indirizzo indicato al costo di Euro 15,00 comprensive di spese di spedizione. Siamo al secondo numero del nostro giornale nella sua nuova veste grafica e come per il numero precedente abbiamo scelto un elemento che sia il filo conduttore per tutti gli articoli in esso contenuti. Il filo del precedente numero è stato il Passatore, una figura che, pur se qualche volta discussa, è ormai stata eletta a simbolo della Romagna; in questo numero sarà una figura molto idealizzata dai poeti, ma molto molto concreta per i romagnoli: la Donna. Le Donne infatti in Romagna hanno sempre avuto un peso straordinario, una volta come azdòre, regine del focolare e cardine della famiglia, oggi imprenditrici che spesso hanno sostituito l’uomo - l’azdòr - anche nella conduzione dell’azienda agricola. Molti sono i casi, anche molto vicini al nostro Consorzio, di donne che dirigono aziende vitivinicole, o che rivestono un ruolo fondamentale anche nelle nostre Enoteche, senza trascurare l’apporto di professionalità anche delle dipendenti dell’ente stesso. Oggi sempre più spesso vediamo e sentiamo Donne parlare di vino e anche con grande preparazione e sicuramente spesse volte con più sensibilità dei maschi. Sempre maggiore è il numero delle Donne che frequentano con successo i corsi di sommelier: molte volte per curiosità, spesso per passione e in diversi casi per arrivare poi ad esercitare la professione. Insomma le donne sono diventate così importanti che non potevamo non dedicare loro un numero del nostro giornale. Ma siamo sicuri che in fondo in fondo non siano state loro anche in passato a comandare anche senza apparire? Cognome ___________________________ Nome _____________________________ Età _________ Via ____________________________________________________________ Cap ______________ _ Città ________________________________________________________________ Prov. __________ Tel. ____________________ E.mail ______________________ Professione ____________________ Effettuerò il pagamento di Euro 15,00 (comprese spese di spedizione) sul conto corrente postale: c/c 14352488 intestato a Ente Tutela Vini di Romagna. Questo modulo, debitamente compilato, deve essere inviato a: Consorzio Vini di Romagna Via Garibaldi, 2 - 48018 Faenza (Ra) Italy oppure trasmesso via fax al numero +39 0546 665063 Consento che i miei dati personali vengano trattati ai fin i esclusivi di questo abbonamento e di eventuali informazioni su altre iniziative della rivista Romagna DOC, nel rispetto della normativa 675/96 del 31/12/96. > Paolo Reggi, presidente del Consorzio Vini di Romagna ROMAGNA DOC . VINI E SAPORI WINES AND FLAVOURS 3 0 ROMAGNADOCAGmarzo 23-04-2007 14:28 Pagina 4 Le donne nel mondo del vino > Barbara Amati Quando si buttano a capofitto in un nuovo impegno -che sia un lavoro, uno sport, un amore- le donne vi dedicano tutte se stesse, con quella passione e quella dedizione senza confini che le contraddistingue. E, spesso, si ammantano di un’autorevolezza che le pone un po’ su un piedistallo sul quale vengono da un lato ammirate e, dall’altro, temute. Be’, sappiamo che le donne romagnole sono un po’ così, temute e rispettate e amate, per quel loro modo di muoversi e lavorare tra l’amichevole e il severo. È così anche per tutte quelle signore impegnate nell’universo vino, che siano produttrici, ristoratrici, enotecare, sommelier, ma anche agronome, enologhe o responsabili delle pubbliche relazioni, che si vanno facendo largo in maniera incisiva in un settore come quello vinicolo di impronta storicamente maschile. E il coinvolgimento di signore e signorine nel comparto del vino nella sua totalità, dal vigneto alla comunicazione, è sempre più importante. Si dice che dietro il successo di un uomo ci sia sempre una donna. Ecco, in Romagna è tanto più vero quanto più le donne sanno ritagliarsi un ruolo non da comprimario, ma da protagonista. Nel mondo del lavoro è vero che, per riuscire, le donne debbano faticare tanto di più: essere professionali, coscienziose, non sempre è sufficiente. Occorre una marcia in più, quella che dimostrano di avere ogni giorno confrontandosi e riuscendo al meglio in quello che fanno. sa ROMAGNA DOC . VINI E SAPORI WINES AND FLAVOURS 5 0 23-04-2007 14:28 Pagina 6 > Graziella Pezzi ROMAGNADOCAGmarzo Lo sa bene Graziella Pezzi che dell’azdora romagnola incarna l’immaginario. Titolare della Fattoria Paradiso, prosegue il lavoro del padre Mario seguendo anche l’esempio della madre, sempre in prima fila ad accogliere e spiegare, a far marciare casa e azienda. Da 15 anni è anche la presidente della sezione Romagna dell’Associazione nazionale Donne del vino nata nel 1988 per dare voce all’universo femminile in questo settore. Guardata con sorrisini di sufficienza da padri, mariti e figli, l’Associazione si è invece presto distinta per l’attivismo, la vivacità, la concretezza che le donne hanno insite nel Dna. Oggi, che annovera ben 700 socie ed è capitanata con piglio militaresco dalla franciacortina Pia Berlucchi, può contare su un’incisività che viene dal peso che il business vinicolo in rosa ha sul mercato: 1.265 milioni di euro, riconducibili alle imprenditrici del vino, che firmano tutte insieme 243 milioni di bottiglie, ai quali va ad aggiungersi il giro d’affari di ristoratrici ed enotecarie che fanno salire il fatturato a 1.350 milioni di euro. Ma se dietro il successo di un uomo c’è sempre una donna, dietro il successo di una donna cosa c’è? “Tenacia, sensibilità, entusiasmo, intuito, charme, uniti ad una grande professionalità -sorride Graziella Pezzi- C’è un valore aggiunto che è dato dal vedere il prodotto vino nella sua interezza, unendo razionalità e sentimento. Molte di coloro che fino a pochi anni fa lavoravano dietro le quinte oggi hanno voluto e potuto mettere a frutto le proprie capacità imprenditoriali e sono spesso all’estero, presentano e vendono i loro prodotti, fanno business e portano a casa fatturato. Spesso devono continuare a dimostrare il loro valore, ma devo dire che in Romagna, regione sicuramente maschilista, oggi si lavora in maniera paritaria: talvolta si sente ancora qualche battuta ironica, ma in fondo gli uomini ci apprezzano e ci stimano”. In Romagna l’Associazione non è riuscita, però, a coinvolgere molte imprenditrici: “Poche ma buone -scherza Graziella Pezzi- Siamo solo una ventina e le ristoratrici sono le più numerose. Un maggior impegno e una maggiore preparazione si affiancano ad una particolare attenzione ai dettagli da un lato e, dall’altro, alla ricerca costante ed oculata delle materie prime e ad una gestione degli acquisti più accurata che rende sempre più gratificante l’offerta enogastronomia declinata al femminile. ROMAGNA DOC . VINI E SAPORI WINES AND FLAVOURS 7 0 ROMAGNADOCAGmarzo 23-04-2007 14:28 Pagina 8 Inoltre, alle ristoratrici si deve un grande lavoro nell’educazione al vino, al corretto abbinamento con i piatti, alla crescita della ristorazione sotto ogni punto di vista, anche quello estetico. Perché le donne portano il loro senso del bello in tutto ciò che fanno: nel rendere più accogliente un ristorante o nel piantare le rose nei vigneti, nel creare packaging ed etichette più attraenti che comunichino la salubrità del prodotto. Portiamo una maggiore attenzione a questo aspetto perché viviamo in azienda, talvolta anche a contatto con prodotti chimici e pesticidi e questo alza il nostro livello di sensibilità perché ci teniamo ad avere, per noi e i nostri figli, acqua e aria sani. La salubrità dell’ambiente e la conservazione del bello sono due concetti che vanno di pari passo e che contribuiscono a rendere più affascinante il territorio: noi siamo sensibili a quello che il territorio ci offre e che possiamo potenziare, con centri sportivi, centri benessere, agriturismi, musei, conservando Le donne nel mondo del vino le testimonianze del passato. In particolare, in Romagna l’ospitalità è sacra, è il regno dell’accoglienza: qui si è abituati ad aprire la porta con il sorriso, ad essere ospitali con tutti, ad essere sempre disponibili e a non tradire mai la stanchezza, che però c’è. Una professionalità che ci è stata prima riconosciuta da chi veniva da fuori ma che ora anche i nostri uomini ci riconoscono, talvolta ‘rubandoci’ le nostre idee più indovinate e riuscite”. Per l’Associazione da 13 anni Graziella Pezzi organizza incontri che hanno dato visibilità alle Donne del vino riunendo accanto a loro istituzioni e autorità: “In questi anni abbiamo organizzato convegni, degustazioni, serate di educazione alimentare, di educazione al bere corretto e di abbinamento vini-piatti indirizzati ai ragazzi e alle signore, raccontando e promuovendo la cultura del vino di qualità, intesa anche come educazione al consumo”. Da non dimenticare, infatti, che oggi c’è sempre di più, da parte dell’universo femminile, il desiderio di saper scegliere un prodotto di qualità, il piacere di degustare in modo consapevole, di conoscere le caratteristiche dei vini per accompagnarli correttamente ai cibi”. www.consorziovinidiromagna.it ROMAGNA DOC . VINI E SAPORI WINES AND FLAVOURS 9 0 ROMAGNADOCAGmarzo 23-04-2007 14:28 Pagina 10 Trenta-produttrici-trenta. Crediamo davvero siano poche le zone viticole italiane che possono vantare una così alta percentuale di “gentil sesso” fra le proprie fila. Qui da noi, in Romagna, dove, abbiamo visto, l’azdòra era la vera regina della casa, retta a mo’ di piccola impresa, era giocoforza facile aspettarsi che, anche nel settore vitivinicolo, le “quote rosa” non avessero mai rappresentato un problema. Ed è proprio così. Per quanto quella del vignaiolo sia ancora un’attività prettamente agricola, e quindi anche faticosa, sono sempre di più le signore, o signorine, che per scelta precisa, o tradizione di famiglia, decidono di “vivere” il modo del vino come professione, e farla convivere, spesso, con la gestione quotidiana della famiglia. Perché azdòre erano ed…azdòre rimangono! Per farci un’idea più precisa della realtà femminile nel mondo del vino romagnolo, abbiamo voluto incontrare le due “rappresentanti” per eccellenza delle donne del vino romagnolo, Morena Trerè e Elena Poletti, uniche signore a far parte del Consiglio di Amministrazione del Consorzio Vini di Romagna. Siete nel modo del vino “per scelta”, oppure no? Elena Poletti (E.P.): Nel vino ci sono "nata", tutto quello che lo crea ha creato anche me. La campagna, il rapporto con le persone, la verità e schiettezza delle cose. Per cui sì, l'ho voluto io. Morena Trerè (M.T.): Il mio inizio e' stato casuale e la scelta assolutamente libera e personale dettata solo dalla passione che mi e' venuta quando ho iniziato a collaborare nell’azienda di famiglia. Che ruolo svolgete in azienda? E.P.: Ho fatto tanta "gavetta", la cosa che mi ha insegnato di più. Col tempo mi sono occupata un pò di tutto, dalla produzione al marketing. Al momento sono responsabile per l'export ma poi si vedrà... M.T.: Nella mia azienda mi occupo sia del settore tecnico in collaborazione con l'enologo e del settore finanziario e amministrativo. Nelle foto sopra e sotto le donne delle aziende e cantine aderenti al Consorzio Vini di Romagna: Anna e Chiara Ballarati (Az. Villa Bagnolo) Raffaella Burioli e Patrizia Pedrelli (Az. S. Lorenzo in Scanno) Cristina Cassetta (Tenuta Ca’ Lunga) Dina Cimatti Verna (Az. Verna) Elena Donati e Claudia Donegaglia (Cantine Intesa) Elisabetta Fabbri (Az. Rocca Le Caminate) Beatrice Faedi e Claudia Fuschetto (Az. Colonna Spalletti) Ilaria Ferrucci (Az. Ferrucci) Novella Garofoli (Az. Colombina) Cristina Geminiani (Az. Zerbina) Sandra Isoldi (Az. Campo del Sole) Franca e Valentina Marabini (Fattoria Camerone) Hiarusca Martellato (Terremerse) Oretta Ronchi e Federica Margotti (Cantina Ronchi Mario) Graziella Pezzi (Fattoria Paradiso) Elena e Diana Poletti (Casa Vinicola Poletti) Renata e Valeria Rossi (Az. Giovanna Missiroli) Lidia Serra (Tenuta La Viola) Daniela Zolli (Podere Morini) le donne romagnole del vino > David Navacchia ROMAGNA DOC . VINI E SAPORI WINES AND FLAVOURS 1 1 ROMAGNADOCAGmarzo 23-04-2007 14:28 Pagina 12 Il vino romagnolo tra carte e bollini le donne romagnole del vino Secondo voi, la presenza "femminile" in azienda rappresenta un valore aggiunto per l'immagine e la gestione aziendale, oppure è perfettamente intercambialie con quella maschile ? E.P.: La gestione femminile è assolutamente unica. Come per gli uomini c'è chi vale e chi no, ma sono fermamente convinta che se una donna vale...impossibile competerle! M.T.: La presenza femminile nel settore enologico è intercambiabile con quella maschile dal punto di vista professionale e aggiunge sensibilità e fantasia a un settore che un tempo era un lavoro esclusivamente maschile. Non solo in Romagna, ma più in generale, in Italia, e all'estero, le "produttrici" sono veramente numerose. Secondo voi c'è qualcosa nel vostro lavoro che colpisce particolarmente la sensibilità femminile? E.P.: Il vino, essendo un corpo vivente emana sensazioni. Una donna ha molte più possibilità di un uomo di percepirle e trasmetterle. Ma un’azienda vinicola ha molti più aspetti, soprattutto dal punto di vista manageriale. Bisogna avere chiari degli obiettivi e sfruttare bene le risorse che abbiamo per raggiungerli. Il fatto che tante donne siano presenti nel mondo del vino non mi stupisce, anzi, non siamo mai troppe! M.T.: mi ha sempre colpito ed è sempre una nuova emozione la nascita del vino che ogni anno si rinnova e che la donna sente sicuramente quasi come una sorta di maternità rinnovata. Questo lavoro ancora dopo tanti anni mi piace perché non è sempre uguale come non sono sempre uguali le annate dei vini: non c'e' pericolo di annoiarsi! Elena Poletti, impegnata in azienda dal 1997, si è occupata prima della gestione logistica e della organizzazione produttiva, poi, da circa 2 anni, è il responsabile per le vendite estero e degli approvigionamenti materie prime. Diplomata all'Istituto Tecnico Agrario Scarabelli nell'anno 94/95 è da poco iscritta corso di Viticoltura ed Enologia dell'Università di Bologna. Ha tre figli di 8, 6 e 2 anni, che non le fanno mai dimenticare quanto sia tutto importante dopo la sua famigliia. > Da sin. Valeria Biondi, Lia Ciamei e Rossella Tozzi Anche loro sono donne del vino romagnolo, visto però dalla parte amministrativa e burocratica. Sono le tre impiegate del Consorzio Vini di Romagna: Rossella Tozzi, al Consorzio da un anno, segue il piano dei controlli, mentre Valeria Biondi, in 30 anni di lavoro, si è occupata dei marchi consortili e dei certificati di analisi, collaborando nel lavoro di segreteria con Lia Ciamei, entrata all’Ente Tutela Vini di Romagna nel 1970 e pertanto queste ultime sono testimoni delle grandi trasformazioni del mondo vinicolo romagnolo. “Qui – ricordano Lia e Valeria – abbiamo visto passare due e, in qualche caso, anche Morena Trerè ha iniziato a collaborare nel 1973 con il padre Valeriano nell’azienda di famiglia che produceva vini all’ingrosso. Spinta dalla passione e grazie al perfezionamento tecnico acquisito presso la Scuola di Viticoltore e Cantiniere di Persolino ha poi assunto la direzione dell’azienda puntando sulla qualità ampliando la tipologia dei vitigni; introducendo nuove tecniche in vigna ed in cantina e presentandosi al mercato con le proprie etichette. E’ sposata ed ha un figlio che seguendo la tradizione familiare, cura la commercializzazione, l’immagine e il marketing dell’azienda. Dal 2006, Morena Trerè è presidente della Strada del Sangiovese delle Colline di Faenza. tre generazioni di viticoltori e cantinieri romagnoli. Venivano a ritirare i marchi prima i padri e poi i figli che ne hanno preso il posto. Oltre al cambio generazionale abbiamo visto anche l’ingresso delle donne nel mondo del vino romagnolo che fino a trent’anni fa era appannaggio esclusivo degli uomini, come dimostra la presenza di una sola donna imprenditrice tra le circa 70 aziende socie nel 1968. Poi, via via la presenza femminile si è allargata, soprattutto nell’ultimo decennio, fino a costituire oggi una importante componente del Consorzio”. ROMAGNADOCAGmarzo 23-04-2007 14:28 Pagina 14 naso Il è femmina > Giordano Zinzani Negli ultimi anni stiamo assistendo a numerosi cambiamenti nel vasto e variegato panorama dei vini. Uno di questi riguarda le donne ed il loro rapporto con questa bevanda. L’evoluzione di questo aspetto riguarda in particolare il loro progressivo avvicinamento alla cultura del vino. Fenomeno che si potrebbe definire inevitabile poiché è risaputo che la sensibilità che è intrinseca nella donne le aiuta a cogliere le sfumature dei profumi, i colori e gli aromi. Queste affermazioni potrebbero risultare come una sviolinata verso il gentil sesso, ma non è così. Fatti e prove dimostrano quanto il legame tra donna e vino sia forte. Uno studio pubblicato su Nature Neuroscience, condotto da un gruppo di ricercatori del Monell Chemical Senses Center di Filadelfia (Stati Uniti), afferma che le donne possono allenare il loro naso a riconoscere alcuni odori, e questa aumentata sensibilità conferisce loro vantaggi specifici "come un'accresciuta abilità a trovare il compagno, a riconoscere la prole, a individuare il cibo e ad evitare l'esposizione a sostanze tossiche". Ed è proprio questa capacità di discernere gli odori che ha fatto primeggiare la categoria delle donne alla 70° Mostra dei Vini del Trentino nel così detto “gioco degli aromi”. Su migliaia di risposte date, le donne sono state capaci di indovinare ben il 6,75% di standard olfattivi in più rispetto agli uomini. Insomma, non c’è niente da fare: le donne sono decisamente le più brave a riconoscere gli aromi: la statistica ce lo dice con un livello di confidenza che addirittura supera il 99%. ROMAGNA DOC . VINI E SAPORI WINES AND FLAVOURS 5 1 ROMAGNADOCAGmarzo 23-04-2007 14:28 Pagina 16 Una spiegazione è data dalla tendenza delle donne ad usare di più l’emisfero destro, la parte del nostro cervello maggiormente emotiva e collegata all’elaborazione degli stimoli olfattivi e riescono ad interagire meglio con il linguaggio. Il risultato rivela che mentre molti maschi tendono a trovare nelle immagini dei punti di riferimento (caratteristica peculiare degli uomini) le femmine raggiungono più rapidamente il verdetto senza commettere grossi errori. Tutto questo non può fare che piacere a chi guarda le statistiche di consumo. Generalmente l’età d’ingresso al consumo di vino per le donne è attorno ai 20 anni. Tendono a preferire i vini fruttati, gli spumanti e più in generale tutte le tipologie di vini bianchi e quando chiedono un prodotto rosso lo desiderano strutturato, elegante e con un ampio bouquet. Sempre più vedono il vino come uno strumento di socializzazione ed il loro potere di decidere cosa bere va aumentando. Quindi non c’è da meravigliarsi se, uscendo a cena con una donna, il vino lo sceglierà lei. ROMAGNADOCAGmarzo 23-04-2007 14:29 Pagina 18 il vino lo sceglie lei > A lato e nella pagina a fianco l’enoteca Enò di Lugo Le donne preferiscono i vini rossi > Riccardo Isola Quando Bacco e Venere s’incontrano. Quello del rapporto tra donne e vino si dimostra essere un sodalizio consolidato e stabile. E non solo per la forte spinta emancipatrice del mondo femminile che ha accompagnato la società nella sua evoluzione recente. Ad attestarlo ci sono numerosi riscontri statistici e di testimonianza diretta da parte di gestori delle enoteche e ristoranti. Secondo alcuni risultati ottenuti da un sondaggio commissionato dal sito internet www.winenews.it, appare chiaro il fatto di come il mondo femminile sia sempre più attento al consumo di un buon bicchiere di vino. Sia bevuto in compagnia sia gustato nell’intimità delle proprie mura domestiche. Un fatto importante e significativo per tutta l’industria vitivinicola italiana che interessa direttamente anche l’Emilia - Romagna. Se è vero che i consumi domestici di vino si attestano a circa 8,5 milioni di ettolitri e quelli in enoteca producono fatturati da 300 milioni di euro l’anno, è altrettanto vero che un ruolo strategico in queste performance sia tenuto proprio dall’universo femminile. Sempre seguendo alcune statistiche nazionali emerge chiaramente come, il più delle volte, in enoteca o al ristorante, il vino lo scelga e lei. Una scelta ragionata e competente. Nel 60% dei casi, infatti, la scelta della bottiglia o del calice viene fatta dalla donna, nel 40% dall'accompagnatore. Il ricorso al sommelier aumenta se le donne sono da sole in enoteca. Le amiche chiedono consiglio nel 65% dei casi, nel 35% sanno già cosa vogliono o lo scelgono da sole dalla lista. Ed in Romagna? La donna che peso detiene nel consumo di vino? Quali, e soprattutto, chi decide cosa bere? ROMAGNA DOC . VINI E SAPORI WINES AND FLAVOURS 9 1 23-04-2007 14:29 Pagina 20 Per quasi tutti gli operatori intervistati “il consumo di vino al femminile è in costante aumento”, con una predilizione di poco superiore per i rossi (50%) sui bianchi (40%). Il rimanente 10% è rivolto verso le bollicine o ai cosiddetti vini da meditazione. Secondo tutti gli intervistati “le donne acquistano e bevono vino soprattutto per piacere ed in abbinamento con i cibi.” Prediligono i vini morbidi, sensuali e suadenti con grande presenza e aromaticità. Dimostrando una forte propensione all’apprendimento delle tecniche di degustazione (non a caso sono le protagoniste del boom dei corsi di degustazione). Per Pierluigi Papi, dell’enoteca Enò di Lugo “il consumo femminile è in sensibile aumento. Di solito chiedono vini rossi, extraregionali, e frequentano in modo crescente i corsi di degustazione che organizziamo.” adriatica, Arrivando precisamente sulla a costa Ravenna nell’enoteca di Roberta Neri, emerge chiara l’importanza del consumo di vino in rosa. “Da noi quasi il 50% della clientela è femminile. Di solito acquistano vini da abbinare con i cibi e lo fanno con idee chiare. Sul versante della tendenza all’acquisto vanno forte i rossi. Per quanto riguarda la produzione emiliano romagnola cresce lentamente la propensione all’acquisto del Sangiovese, meno per quanto riguarda i bianchi.” Salendo lungo l’Appennino Tosco Romagnolo il trend non cambia. Per lo chef Stefano Balzoni dell’enoteca-ristorante Toddy di Linaro (Imola) “la tendenza al consumo di vino da parte delle donne è leggermente sbilanciato verso i rossi: toscani, siciliani, pugliesi e, per quanto riguarda la Romagna, Sangiovese, a scapito del consumo del bianco”. Infine, tra i motivi di questa impennata del consumo femminile, sembra esserci anche quello legato alla conoscenza diffusa che un bicchiere di vino rappresenti un’ottima arma per perdere peso. Una consapevolezza scientificamente provata della capacità del vino di regolare naturalmente il metabolismo di oli e grassi. «CA’ DE VEN» snc 0108011252 ROMAGNADOCAGmarzo RAVENNA Via C. Ricci, 24 Tel. e Fax 0544.30163 ROMAGNADOCAGmarzo 23-04-2007 14:29 Pagina 22 Albana ? vino da donne > Beppe Sangiorgi Se, in passato, un pescatore riminese saliva sulla barca con una bottiglia di Albana per accompagnare il pesce che si sarebbe mangiato a bordo, veniva deriso ed invitato, anzi obbligato, a cambiarlo con una bottiglia di Sangiovese, perché l’Albana era considerato un “vino da donne”. Ciò in dipendenza di un radicato atteggiamento mentale dei romagnoli che valutavano la virilità di un uomo per quanta carne mangiava e quanto vino rosso beveva nella prospettiva di immagazzinare energie ai fini del lavoro e della riproduzione. Certo è che per quel suo colore chiaro dorato l’Albana di Romagna rimanda alla leggerezza e alla gentilezza, come rilevava Vincenzo Tanara in un trattato del 1674: “L’Albana pare che tenga per il primo luogo in far Vino delicato”. Vuoi per caso, vuoi per affinità, ma la storia bimillenaria di questo vino – prodotto solo in Romagna nelle tipologie secco, amabile, dolce e passito con marchio Docg – si intreccia spesso con quella delle donne. Cominciando dalla leggenda sull’origine del toponimo Bertinoro. Si narra che la principessa ravennate Galla Placidia sostasse con il suo seguito sul colle di Bertinoro, i cui abitanti le offrirono in una ciotola di terracotta il biondo vino del posto, l’Albana. Galla Placidia fu deliziata da quel vino ed alzando la ciotola esclamò “Non così umilmente ti si dovrebbe bere, bensì berti in oro”, da cui il toponimo. A proposito di Bertinoro si ricorda che Giosué Carducci, quando era ospite della contessa Silvia Pasolini-Zanelli nella sua villa di Lizzano di Cesena, si faceva spesso portare in carrozza nella piazzetta di Bertinoro dove, senza scendere, amava centellinare con grandissimo piacere un bicchiere l’Albana che gli porgeva la solerte contessa. Un assaggio che lo deliziava e gratificava a tal punto che lui, anticlericale, magnificò in versi la vicina chiesa di Polenta. Sembra che l’Albana abbia il pregio di colpire poeti e letterati. Come Marino Moretti secondo il quale, quando scende nel bicchiere, “brilla più bella dell’oro e più fluida di una matassa di luce” e alla quale ha dedicato la poesia Albana in tazza d’oro che sembra quasi una risposta all’invocazione di Galla Placidia e che esalta il sottile e delicato connubio tra l’Albana e la presenza femminile nell’atmosfera di una Romagna insolitamente silenziosa, malinconica e sognante: > La Piazza di Bertinoro in un’opera del pittore Severino Campi “O locandiera, intenta ad un lavoro d’uncinetto, vi chiedo per piacere di dare all’ultimo ospite da bere la vostra Albana nella tazza d’oro! Dolce l’Albana, fresca la locanda, e cortese e devota la padrona. E c’è di là un odor d’erba limona, e c’è di qua il sentor della lavanda. E ci sono i gerani e la cedrina nel testo verde, e i mobiletti frusti e Garibaldi e il Passatore e Giusti alle pareti …e c’è la signorina.” ROMAGNA DOC . VINI E SAPORI WINES AND FLAVOURS 3 2 ROMAGNADOCAGmarzo 23-04-2007 14:29 Pagina 24 Intervista alle azdòre della Ca’ de Ven e della Ca’ de Bè LE CASE DEL VINO SONO IN MANO ALLE DONNE > Roberto Ronchi Bere e mangiare bene in Romagna non è certo cosa rara. Ma la conduzione tutta al femminile di due tra le più importanti enoteche romagnole, di proprietà del Consorzio Vini di Romagna, ha reso questi luoghi ancora più caratteristici. Vediamo perché scoprendo la personalità di Rita Mazzillo della Cà de Ven di Ravenna e Dea Burioli della Cà de Bè di Bertinoro. Da quanti anni gestite le vostre Enoteche? Rita - Sono alla Cà de Ven da 8 anni ma faccio questo lavoro da 48, di cui 23 di gestione diretta Dea - Dal 1971, quando è stata inaugurata. Inizialmente assieme ai miei genitori poi con le mie sorelle ed attualmente ho coinvolto mio figlio che è sommelier. Cosa vuole dire avere quotidianamente la responsabilità di condurre un ristorante? Rita - Significa avere serietà e professionalità con un impegno fisico non indifferente; ci vogliono inoltre idee chiare Dea - Amore per il lavoro, dedizione quasi totale per il cliente. Amo il contatto con le altre persone ed in una attività come questa non può che essere così. Quanto serve la professionalità nel successo del locale? Rita - E’ fondamentale al 99,99%. Ci vuole intuito, tanta buona volontà ma soprattutto non si può improvvisare Dea - La professionalità incide, ma forse conta ancora di più la disponibilità nei confronti del cliente. Io ho appreso questo mestiere negli anni ed ho quindi imparato a proporre ed a propormi. Che tipo di clientela frequenta le vostre Enoteche? Rita - La clientela della Cà de Ven è molto eterogenea sia per tipo che per età! Ci sono persone mature, molto mature ma anche tanti giovani. Non mancano gli stranieri. Siamo un vero punto di riferimento, una casa per tutti con tanta familiarità. Dea - Un po’ di tutti i tipi. Alla Cà de Be’ possono venire tutti, qui chiunque si trova a proprio agio. Non amiamo comunque la clientela troppo chiassosa. > Dall’alto in basso: Rita Mazzillo della Ca’ de Ven di Ravenna e Dea Burioli della Ca’ de Bè di Bertinoro ROMAGNA DOC . VINI E SAPORI WINES AND FLAVOURS 5 2 ROMAGNADOCAGmarzo 23-04-2007 14:29 Pagina 26 Le case del vino sono in mano alle donne dalle Aziende Cosa direste per convincermi a venire a cena? Rita - Facciamo un’importante scelta della materia prima andando alla ricerca di prodotti del territorio, poi la nostra struttura è un vero e proprio monumento che vale la pena di vedere Dea - E’ un locale bellissimo e accogliente. Per quanto riguarda la tavola, poche cose ma molto buone, fatte in casa come se le facessi per me. Un sorriso l’ingrediente che non manca mai. Gestione al femminile, pensate sia un vantaggio? Rita - Da un lato sì perché la donna è abituata alle responsabilità, la donna è mamma; dall’altro la sminuisce perché non ha tempo per essere donna al di fuori del locale. Dea - Si, è sempre stato un vantaggio. La fortuna del locale è stata essere gestito in prevalenza da donne….senza nulla togliere! Ci sono problemi nel rapportarsi con personale maschile? Rita - Assolutamente no, ho un ottimo rapporto con tutti, anche nel dopo lavoro Dea - No, col rispetto che offro sono sempre rispettata. Avete mai cacciato dal locale qualcuno a calci? Rita - E’ capitato con qualche persona maleducata che mi offendeva, l’ho fatto senza tanti problemi! Dea - Non a calci, ma una volta ho sollevato una sedia….. Cosa dicono di voi i clienti e perché? Rita – Penso che i clienti abituali mi apprezzino anche per il buon rapporto di amicizia e confidenza che riesco ad instaurare Dea - Diciamo che …..riconoscono il mio carattere affabile e semplice. A volte anche con qualche apprezzamento, ma sempre in modo simpatico. Per concludere…. Rita - Concludendo…. non mi ha chiesto se sono soddisfatta! Tornerei da capo ogni giorno, e non mi stanco mai! Dea - Per come mi sento vorrei poter dire che continuerò a gestire la Ca’ de Bè per sempre! So che non sarà possibile, ma anche quando non sarò più coinvolta in prima persona mi preoccuperò che tutto proceda nel migliore dei modi. Ho avuto parecchie soddisfazioni, come quando il maestro Riccardo Muti, abituale frequentatore della Cà de Bè alla vigilia della prima alla Scala di Milano una volta disse pubblicamente che venire qui e la mia presenza gli davano un senso di sicurezza e protezione. CAVIRO . I romagnoli Brumale. Qualità e tradizione Vivaci e profumati. I vitigni romagnoli della linea di vini Doc Brumale, nata nel 2003 dall’esperienza enologica dell’azienda Caviro, manifestano tutto il carattere e la giovialità caratteristici di questa terra. Il Sangiovese, il Trebbiano e il SangioveseMerlot si presentano come vini moderni e contraddistinti da un alto standard di qualità, rivestiti da un’etichetta affidata all’estro pittorico di un altro grande esponente del genio cretivo romagnolo, come il pittore Tonino Gottarelli. Vini che vantano un ottimo rapporto qualità-prezzo e che per questo hanno conquistato l’apprezzamente dei consumatori, che vi hanno riconosciuto la cura e l’esperienza che contraddistinguono tutti i prodotti Caviro. ROMAGNA DOC . VINI E SAPORI WINES AND FLAVOURS 7 2 ROMAGNADOCAGmarzo 23-04-2007 14:29 Pagina 28 donna e madonna L’azdòra > Beppe Sangiorgi Uno degli aspetti della ristorazione romagnola che colpiscono il turista è la prevalente presenza femminile addetta al servizio di sala. A differenza, ad esempio di Roma, dove invece i camerieri sono in maggioranza uomini. Questo è il frutto di un antico costume romagnolo che vedeva gli uomini sedersi a tavola ed attendere che l’azdòra, cioè la reggitrice della casa, preparasse il piatto della minestra, tagliasse le fette del pane e che desse la sua parte a ciascuno. E se la famiglia era numerosa era tale l’impegno che l’azdòra non si sedeva a tavola, mangiava qualcosa in fretta seduta su una sedia in un angolo, senza perdere di vista i commensali per poter prontamente intervenire se qualcosa mancava. Un ruolo apparentemente negletto, in realtà visto e vissuto con dignità ed anche un poco di orgoglio dall’azdòra, a tal punto da mettere a tavola e servire anche le figlie e le nuore. Un ruolo importante perché era lei che, come il trinciante medievale, decideva, sia quotidianamente che nei giorni di festa quando c’erano ospiti, la quantità e la qualità della minestra e soprattutto della carne destinata ad ogni commensale in rapporto al rango o al ruolo all’interno della famiglia contadina. Che nella scala gerarchica vedeva in cima l'azdòr il reggitore, vero e proprio padre padrone che governava nei campi e nella stalla, ma non in casa, dove tutto dipendeva dall'azdòra. ROMAGNA DOC . VINI E SAPORI WINES AND FLAVOURS 9 2 ROMAGNADOCAGmarzo 23-04-2007 14:29 Pagina 30 E’ la donna che tiene in piedi la casa. (Proverbio romagnolo) Donna e casa contadina erano legate da un filo solidissimo. La vera reggitrice, in genere la moglie dell'azdòr o, se questo era celibe o vedovo, la donna di casa di maggior esperienza, sortiva di casa solo per andare al mercato, far visita ai parenti o recarsi in chiesa per le funzioni religiose. Sovrintendeva a tutti i lavori domestici, alla Da lei dipendeva l'andamento della casa e custodia degli animali da cortile, alla vendita l'armonia familiare e sotto la sua autorità e durante il mercato dei prodotti quali pollame, direzione si muovevano tutte le altre donne della uova, formaggi col cui ricavato provvedeva casa: le sorelle, le figlie ed una o più nuore. Una a piccoli acquisti per soddisfare le necessità di queste ultime, in genere la moglie del domestiche: olio, sale, fiammiferi, qualche primogenito, veniva avviata all'apprendistato, stoviglia, fazzoletti e così via. costellato di umiliazioni e di lavoro, che l'avrebbe poi condotta a sua volta a diventare reggitrice L’azdòra della casa. Si cominciava al momento dell'arrivo della sposa alla casa del marito. La suocera azdòra le si faceva incontro con un mestolo simbolo delle faccende domestiche - che le metteva in mano insieme alle parole: "Vò a sarì dòna e madòna", cioè voi sarete donna e madonna della casa, cioè la reggitrice. La giornata delle donne nella casa colonica si dipanava sotto la guida della reggitrice tra fare la sfoglia, cucinare, fare il bucato, sorvegliare ed alimentare gli animali da cortile, portare al pascolo pecore e maiali, lavorare al telaio, tenere pulita la casa ed accudire i bambini. Ed in occasione dei lavori più importanti e pesanti come la mietitura, la falciatura del fieno, la semina e la vendemmia le donne dovevano aiutare gli uomini nei campi, ma non l’azdòra che restava a casa seguendo il detto popolare che sentenziava: “Quando l’azdòra va in campagna è più ciò che perde che ciò che guadagna”. L'azdóra reggeva insomma le sorti della casa contadina e non è un caso che fossero affidati proprio a lei i rituali che, nel passaggio da un podere all'altro, accompagnavano l'uscita dalla vecchia casa colonica e l'entrata nella nuova. Era lei che, in ultimo, staccava la catena del camino, punto focale e simbolo della casa e reggendola in mano saliva sul carro che l’avrebbe portata nella nuova abitazione dove, come primo gesto, attaccava la catena sotto al camino prendendo così possesso della casa. ROMAGNADOCAGmarzo 23-04-2007 14:29 Pagina 32 Il binomio della felicità Donne e vino nella tradizione romagnola > a cura della redazione Più intrigante, anche se meno diretto, il legame tra donne e vino per San Martino, l’11 novembre, ultimo giorno del capodanno celtico che durava dal primo novembre all’11 e che ha scandito i tempi del lavoro e della vita delle campagne romagnole. Come il trasloco da un podere all’altro secondo un’usanza rispettata fino a quando è stata in vita la mezzadria. San Martino rappresentava una scadenza e un momento di passaggio che veniva celebrato con abbondanti libagioni come ricorda la cultura popolare riversata nei proverbi: “Per San Martino/ apri la botte ed assaggia il vino”, oppure Par Sân Martên/ u s’imbariêga i grénd e i pznên (Per San Martino/ si ubriacano i grandi e i piccoli). Col vino si celebrava l’inizio della nuova annata agraria richiamando, attraverso il calore e l’allegria che sa dare, il ritorno della buona stagione. E nello stesso momento si svolgevano i riti volti a cancellare gli influssi negativi della stagione passata e a propiziare quella che doveva iniziare. Ad esempio organizzando la caccia rituale ai “becchi”, cioè ai mariti cornuti, praticata fino a 40 o 50 anni fa da parte di gruppi di giovani che impersonavano i morti e gli spiriti incaricati di purificare la comunità dedicandosi alla “caccia”, cioè alla denuncia pubblica, dei trasgressori delle regole sociali e morali della comunità. Come appunto i mariti traditi dalle mogli, colpevoli, in una società fortemente maschilista, di non avere esercitato con la dovuta autorità il loro ruolo di maschio dominante, permettendo alle mogli di turbare la morale e l’armonia dei rapporti sociali della comunità. Nella notte tra il 10 e l’11 novembre un drappello di adulti e di ragazzi, armati di corni, coperchi e campanacci, percorreva i vicoli male illuminati dei borghi, preceduti da un alfiere che inalberava una zucca intagliata a mo’ di teschio con i buchi illuminati da una candela accesa all’interno. Con la circospezione dei congiurati, a volte anche a viso scoperto, si acquattavano sotto le finestre dei cornuti, o ritenuti tali, e ad un tratto in un gran schiamazzo urlavano “Fura i bech!, fura i bech!” (Fuori i becchi, fuori i becchi), dandosi poi ad una precipitosa fuga. dalle Aziende TRE MONTI Via Lola, 3 - 40026 Imola BO - tel. +39 0542 657116 tremonti@tremonti - www.tremonti.it Sia la società colta che quella popolare hanno sempre affiancato donne e vino in un’aura di buon vivere e di piacere. La saggezza popolare romagnola, sempre concreta nella sua visione del mondo, individuava le tre cose buone della vita in Pân d’un dè, ven d’un ân e ‘na burdela ‘d zdot ân (Pane di un giorno, vino di un anno e una ragazza di diciotto anni). C’era chi si accontentava optando per Pân ‘d grân, ven ‘d tarbiân, fugh ‘d querza e ona bela dona s’ l’è ânch guerza (Pane di grano, vino Trebbiano, fuoco di quercia ed una bella donna anche se è guercia). Ad una certa età però il binomio donna-vino si scioglieva e si salvava solo il secondo, come affermava ancora il proverbio: Quand che la berba la tira a e’ stupén, lassa la dona e beda a e’ ven (Quando la barba tira allo stoppino, cioè s’imbianca, lascia la donna e bada al vino). Nasce il Thea Bianco Erano già qualche vendemmia, che in azienda si coltivava il progetto di affiancare al Thea Rosso un bianco "importante": se la vendemmia 2002 non era proprio "l'ideale" per fare questo tentativo, il 2003 sembrava l'anno giusto... Ma si sa, quando c'è in gioco un fattore emotivo forte come, per noi, è il ricordo della mamma, si diventa incontentabili... L'annata 2004, invece, ci ha donato delle uve bianche fantastiche, e non potevamo tirarci indietro. Vittorio Navacchia ha messo a punto un assemblaggio delle migliori uve aziendali, senza l'aiuto del legno, ha "partorito" il nostro bianco del cuore. Duemilacinquecento bottiglie in commercio dallo scorso mese di giugno. Le guide 2007 per Tre Monti Anche quest’anno “Duemilavini”, guida ufficiale AIS, ha assegnato ad un nostro vino il massimo riconoscimento, riservato ai migliori 300 vini italiani. Con questo risultato, la nostra azienda si è aggiudicata, prima ed unica in Emilia Romagna, il “Taste Vin”, segno distintivo riservato alle aziende che abbiano ottenuto per almeno 10 volte i 5 grappoli. Il risultato è stato completato da altri due vini con 4 grappoli (Ciardo 2005 e Albana Passito 2004) e da ben 5 con 3 grappoli ( Salcerella, Sangiovese Riserva, Thea Bianco, Sangiovese Superiore, Trebbiano Vigna del Rio). Ottima anche la recensione della guida ai vini d'Italia edita da Slow Food - Gambero Rosso Due i nostri vini che sono arrivati alla finale “nazionale” per i tre bicchieri: Il Thea Rosso 2004, ed il Sangiovese Riserva 2003. Altri tre i vini con i due bicchieri: Ciardo 05, Salcerella 05 e Albana Passito 05. Citiamo “ Il Sangiovese Riserva 2003 è sottile e profondo insieme, tutto giocato sull’equilibrio, piacevole e autentico, un’espressione esatta del territorio che apre uno stile tutto nuovo per la Romagna”. L’almanacco del Berebene 2007, che è specializzato sui vini sotto gli 8 euro, ha premiato i nostri Trebbiano di Romagna Vigna del Rio 2005 e l’Albana di Romagna DOCG Vigna della Rocca 2005 con l’OSCAR QUALITA’ PREZZO nelle rispettive tipologie. Ancor più importante: L’Albana è stato giudicato come MIGLIOR VINO DELL’EMILIA ROMAGNA PER IL RAPPORTO QUALITA’ PREZZO. > Costume tradizionale delle contadine romagnole ROMAGNA DOC . VINI E SAPORI WINES AND FLAVOURS 3 3 ROMAGNADOCAGmarzo 23-04-2007 14:29 Pagina 34 Gradisca e le altre > a cura della redazione Qual è nell’immaginario collettivo la figura della donna romagnola consolidatasi nel tempo? Robusta, abituata alla fatica, decisa nel carattere ed abbondante nelle forme. Non lo dicono anziani che non > Federico Fellini sul set si sono mai allontanati dal loro paese e che si portano dietro il ricordo di una vita di miseria e di fame per cui tutto ciò che si desiderava e non si poteva avere doveva essere abbondante: sulla tavola come a letto. Lo sostengono invece intellettuali la cui vita ha spaziato nel mondo, come Federico Fellini ed Enzo Biagi. Quest’ultimo, a proposito delle donne romagnole, non molto tempo fa affermava: “Per molti versi le trovo simili alle donne russe, forse però le romagnole sono più belle. Ci sono affinità terriere di una abitudine a lavorare nei campi e in casa fin da bambine. La figura dell’azdòra è difficile da dimenticare: forse da nessuna altra parte è toccato per tanto tempo un compito così ingrato. Perché su di lei gravava tutto il peso della casa e della famiglia. Lavorava nei campi, preparava il cibo, filava e tesseva la canapa e la lana, per le lenzuola e gli abiti di rigatino, tirava su i tanti figli e serviva ubbidiente i vecchi: solo un paio di orecchini d’oro erano il riconoscimento della sua importanza e spesso la seppellivano col vestito del matrimonio, conservato nel cassone odoroso di lavanda”. ROMAGNA DOC . VINI E SAPORI WINES AND FLAVOURS 5 3 ROMAGNADOCAGmarzo 23-04-2007 14:29 Pagina 36 Anche per Federico Fellini la donna romagnola è forte, grande e soprattutto abbondante. Riflessa prima nelle forme di Anita Ekberg de La dolce Vita e Boccaccio ’70 e in quelle di Sandra Milo di Giulietta degli spiriti e delle “donnone” di Roma e poi rivelata apertamente nella Gradisca, nella tabaccaia e nelle contadine di Amarcord . Un > La Sangiovesa nell’interpretazione artistica di F. Montelli affresco della Romagna nel quale il regista riminese va all’origine della sua visione delle donne là dove Bobo, il giovane protagonista, ricorda don Balosa che sta benedicendo gli animali in occasione della festa di Sant’Antonio Abate. C’è una gran ressa di cavalli, polli, conigli, pecore, cani e gatti portati a benedire davanti alla chiesa. Bobo e compagni spiano le contadine che, finita la benedizione, rimontano in bicicletta e, come si legge nella sceneggiatura scritta insieme a Tonino Guerra, “osservano eccitati e con gli occhi sgranati questo fuoco di artificio di culi che scoppiano tutt’attorno”. “Saraghina, Anitona, Gradisca – ha rivelato Fellini - sono parenti strette delle contadine che portavano a benedire gli animali per la festa di Sant’Antonio nella chiesa dei Paolotti a Rimini. Io e i miei compagni aspettavamo di vedere questa esplosione di mongolfiere, questi sederoni oscillanti che soffocavano i sellini aguzzi delle biciclette. la Sangiovesa Quelle donnone rappresentavano l’affascinante condizionamento della proibizione, la femminilità animalesca, immensa, inafferrabile e nello stesso tempo nutritizia, così come la vede un adolescente affamato di vita e di sesso, un adolescente italiano bloccato e impedito da Chiesa e famiglia. Un adolescente che, cercando la donna, immagina e desidera “una gran quantità di donna”. Come un povero che pensando al denaro farnetichi non di decine di migliaia, ma di miliardi di lire. Quella stagione, infanzia e adolescenza, non finisce mai e la portiamo sempre con noi finché viviamo”. E quando più tardi disegnò la Sangiovesa, nome che femminilizza il più famoso vino romagnolo e che in qualche modo rimanda alla donna romagnola, la raffigurò con le grandi forme abbandonate su una poltrona. > A fianco schizzo delle contadine in bicicletta per il film Amarcord dalle Aziende FERRUCCI Via Casolana 305/2 - 48014 Castelbolognese RA - tel. +39 0546 651068 - www.stefanoferrucci.com Ricorrendo in quell’anno il cinquantenario dell’Azienda, si pensò di celebrarlo con un nuovo e particolare vino. Forti anche dell’esperienza dell’Albana Passito, prodotta fin dal 1950, si decise di puntare su di un Sangiovese prodotto con uve sottoposte ad un leggero appassimento. Nel 1982 uscì la prima bottiglia di un vino che avrebbe fatto la storia e la fama dell’Azienda. Il DOMUS CAIA. Da allora si è sempre guardato con occhio decisamente severo ai risultati ottenuti in cantina di quello che si stava imponendo come il nostro vino bandiera. Questo ha portato nell’arco di venti anni da un lato alla mancata uscita di quattro annate e dall’altro ad un livello qualitativo standard molto elevato che ha portato ad ottenere un crescendo di riconoscimenti e conquiste di nuovi mercati al punto da costringerci ad effettuare drastiche assegnazioni per potere accontentare se pure in minima parte le richieste che arrivano ormai da anni da tutto il mondo. Ultimo riconoscimento in ordine di tempo è l’assegnazione dopo il DOMUS CAIA 1999 anche al DOMUS CAIA 2000 dei 5 grappoli dell’eccellenza da parte della Guida DUEMILAVINI dell’Associazione Italiana Sommeliers. Uscito dai confini nazionali dopo aver ricevuto la medaglia d’argento a Vinalia 1987 di Valencia Spagna oggi il DOMUS CAIA lo si può trovare, non senza qualche difficoltà , in Giappone, Francia, Svizzera, Belgio, Germania, Danimarca, USA, oltre che naturalmente in Italia e siamo al punto che la maggior parte della produzione viene prenotata anche un anno prima della uscita. Decisamente un ottimo risultato che ci riempie di soddisfazione ma che ci stimola a ricercare continuamente una qualità se possibile sempre più elevata. ROMAGNA DOC . VINI E SAPORI WINES AND FLAVOURS 7 3 23-04-2007 14:29 Pagina 38 Vino donne e poesia > Elio Pezzi : > Piatto in ceramica con motivo a penna di pavone ROMAGNADOCAGmarzo che terra la Romagna! “Bionda Regina, è Albana”. Alla risposta del suo ignoto interlocutore, inebriata dalla dolcezza di quel vino, la figlia di Teodosio il Grande, la regina errante, esclamò: “Non così umilmente ti si dovrebbe bere, ma ‘berti in oro’ per rendere omaggio alla tua soavità”. Sì, fu Galla Placidia, gran donna romagnola nata a Costantinopoli e vissuta a Ravenna dal 416 al 450, a dare del vino un’immagine poetica. Quel “berti in oro” è davvero straordinario. E Bertinoro ebbe il suo nome dal matrimonio dell’oro con l’albana, almeno a dar retta al prete scrittore Francesco Fuschini, venuto a mancare pochi mesi fa. È questo, ci pare, il giusto incipit per scoprire un altro aspetto della Romagna, il suo essere non solo una terra di vini, ma di donne e poesia, quasi un destino, come ricordava in una lettera del dicembre 1865 all’amico Angelo Catelani, il compositore lughese Gioacchino Rossini: “Mangiare e amare, cantare e digerire: questi in verità i quattro atti di questa opera buffa che si chiama vita, e che svanisce come la schiuma di una bottiglia di champagne. Chi la lascia fuggire senza averne goduto, è un pazzo”. E i romagnoli non lo sono, perché amano il vino, le donne e la poesia che da loro (e fuor da loro) nasce e vive. Onore al merito! Come fece nel 1928 Gaetano Ballardini, fondatore, poi direttore del Museo Internazionale delle Ceramiche di Faenza, quando in una teca del Mic pose una maiolica, una “coppa d’amore”, una coppa da vino, dono di Aurelio Minghetti, che fu ispirata ad una donna bellissima della “Città delle ceramiche”, quella Cassandra Pavoni, detta la Pavona, da cui, secondo tradizione, prese il nome uno stile ceramico manfredo, l’ornato “a penna di pavone”, che dal XV secolo ai nostri giorni, spicca nelle botteghe dei maiolicari faentini. Di donne che amano vino e poesia è piena la Romagna, così pure di poeti, perché, affermava George Byron, essa è “vino e donne, riso e allegria”. Bene lo sapeva la bellissima contessa ravennate Teresa Gamba, maritata Guiccioli, a cui il poeta inglese si legò rischiando la vita, anche per la condivisa passione rivoluzionaria e la cultura, al punto da farla diventare la più affidabile critica delle sue poesie. La bellezza ispirò anche Dino Campana, poeta maledetto di Marradi, capoluogo della Romagna toscana che ospitò il suo ubriacante amore con la scrittrice Sibilla Aleramo. Cantava Charles Baudelaire: “Bisogna essere sempre ubriachi. È tutto qui: è l’unica cosa. Per non sentire l’orribile fardello del Tempo che rende livide le vostre spalle e vi fa chinare verso terra, bisogna ubriacarsi senza tregua. Ma di cosa? Di vino, di poesia o di virtù, a vostra scelta. Ma ubriacatevi.” Di donne in poesia, magari col vino sullo sfondo, ne hanno scritto molti romagnoli: Vincenzo Monti, Giovanni Pascoli, Tonino Guerra, Raffaello Baldini… soprattutto Olindo Guerrini. Più noto come Lorenzo Stecchetti, il poeta romagnolo ancor oggi più amato, è un cantore inimitabile di donne, vino e amicizia. Solo dalla sua penna allegramente plebea poteva uscire: “A sintemia lighedi al pall di znocc/ E andemia adesi da la gran stracona,/ Cvirt da la porbia e cun e’ sol in t’i’ occ./ Mo quand a fossom a la Camarlona/ E a sintessom i virs di premm ranocc/ A rugiè: «Forza, da la Zabariona!» (Sentivamo la rotule legate/ e andavamo piano per la grande stanchezza,/ coperti di polvere e col sole negli occhi./ Ma quando fummo alla Camerlona/ e sentimmo i canti delle prime rane/ io gridai: "Forza, all’osteria della Zabariona!"). Da lei, prototipo delle ostesse e delle donne del popolo, Stecchetti apprese che il tempo perde il suo limite, perché sono il vino e la sua nobiltà a farla da padrone, ad aiutare gli uomini a scoprire la poesia della vita, al punto di dire col Don Giovanni di Mozart: “Viva le femmine, viva il buon vino, sostegno e gloria d'umanità!”. Prosit! ROMAGNA DOC . VINI E SAPORI WINES AND FLAVOURS 9 3 ROMAGNADOCAGmarzo 23-04-2007 14:29 Pagina 40 “Fare la sfoglia – scrive Corrado Contoli nella Guida alla veritiera cucina romagnola – non è affare da poco. Anzitutto l’impasto (e’ spassèl) deve risultare omogeneo, sodo, alquanto elastico, il che richiede lungo e vigoroso rimenare; indi la spianatura, cioè l’assottigliamento a forza di matterello (e’ s- ciadùr), che esige mano robusta e sperimentata, occhio vigile, senso della misura: poiché la sfoglia deve essere tirata più o meno sottile a seconda del tipo di minestra che con essa si vuol preparare”. E poi c’è un altro requisito codificato dalla saggezza popolare con il proverbio che afferma: “Per fare una bella sfoglia/ l’azdòra deve muovere bene il sedere”. A dire il vero oggi ci sono anche uomini che sanno tirare la sfoglia senza “troppe mosse”, ma è tutta un’altra cosa perché nel fare la sfoglia c’è qualcosa di sensuale, come sosteneva Gianni Quondamatteo nel suo Dizionario Romagnolo: “Vedere, naturalmente dal di dietro, una bella donna, dai bei fianchi, che Salviamo le sfogline fa la sfoglia, è sempre uno spettacolo edificante che riconcilia con la vita”. Ma oggi bisogna essere “politicamente corretti” ed allora si deve parlare di sfoglina e di sfoglino come si rileva dalla proposta di legge presentata da una ventina di parlamentari emiliano romagnoli per la “Valorizzazione e la promozione della sfoglia emiliano romagnola e del mestiere di sfoglina o sfoglino”. Una proposta volta a tutelare e promuovere la sfoglia fatta a mano quale prodotto gastronomico di > Beppe Sangiorgi eccellenza che sommando gusto, originalità e tradizione costituisce un importante richiamo turistico. Ed inoltre viene proposto > Sfoglina e sfoglino di istituire la figura professionale della sfoglina e sfoglino al fine di dare certezza ad un’antichissima professione sempre sottovalutata perché ritenuta di carattere domestico e quindi data per scontata come Nella Romagna di un tempo, fare la sfoglia - tirè la spòja - era il metro molti dei mestieri femminili di un tempo. con il quale il marito e la suocera misuravano le qualità della giovane sposa, tanto era la considerazione nella quale veniva tenuta la minestra fatta in casa. Lasagne al forno, tagliatelle (ma è più giusto chiamarle lasagne asciutte), garganelli, cappelletti, tortelli, pappardelle, stricchetti, maltagliati, quadrettini sono i punti cardine sui quali (insieme ai passatelli e tardura) è stata costruita la cucina romagnola; a differenza dell’Emilia dove pure la sfoglia occupa un posto importante ma la cui cucina è stata costruita sulla carne. Tant'è che in Romagna la minestra era detta la "biada dell'uomo"; cioè era il mangiare fondamentale e, ancor oggi, molti romagnoli se non mangiano la minestra è come non abbiano pranzato o cenato. E per minestra, asciutta o in brodo, si intende quella fatta a mano impastando farina di grano tenero, acqua (poca) e uova, perché i romagnoli non hanno mai dimostrato grande entusiasmo per la minestra “compra”, cioè la pasta di fabbrica perché non c’è macchina dalle Aziende INTESA Intesa Faenza . www.cantineintesa.it Nel cuore della Romagna, dove la tradizione vanta anche una gloriosa eredità enogastronomica, l’arte vinicola è coltivata con orgoglio e passione. La stessa passione con cui le Cantine Intesa curano il proprio progetto di alta qualità, frutto di un lavoro sapiente e complesso e di una terra generosa. Vigneti rinnovati, rigidi disciplinari di produzione, finalizzati all’ottenimento di uve di grande consistenza e ricchezza, raccolte differenziate sono la premessa indispensabile di questo importante progetto, nato per valorizzare le proprie produzioni, i propri vigneti e il proprio territorio. Nella suggestiva cantina di Modigliana, frutto di anni di lavoro, di studio, e di esperienza accresciuta, si producono i vini Poderi delle Rose, Provit e i “cru” I Calanchi. Poderi delle Rose rappresenta la piena espressione del territorio e delle produzioni di Romagna, soprattutto Sangiovese (nella versione doc e doc superiore) ma anche bianchi come Trebbiano di Romagna e Albana di Romagna docg (Secco e Dolce), oltre al Dionjsos (vino frizzante chardonnay in purezza) e al Novello. Ma il vero fiore all’occhiello di Cantine Intesa sono senza dubbio I Calanchi, le migliori selezioni aziendali. Qui si concentrano i maggiori sforzi di ricerca e si esprime la volontà aziendale di lavorare sui 2 vitigni autoctoni storici del territorio, il Sangiovese e l’Albana. Così, e solo nelle migliori annate, vengono prodotti Zanarina (il cru aziendale più importante, un Sangiovese Superiore Riserva, ottenuto da uve Sangiovese in purezza) e Spighea, un’ Albana di Romagna Docg Secco, con il quale sin dalla prima annata prodotta, il 2003, si sono raggiunti risultati di grande interesse. Sempre della linea I Calanchi, fanno parte i rossi Sangiovese Superiore (maturato in barrique), Numi (Cabernet Sauvignon), e Fossovecchio (da uve Longanesi); e i bianchi Acereta (chardonnay in purezza vinificato in barrique), e Loveria, una particolare e limitata selezione di Albana di Romagna Docg Passito. che possa sostituire il tagliere, il matterello e le mani delle sfogline. > L’azdòra la fa i caplet (xilografia di Umberto Zimelli) ROMAGNA DOC . VINI E SAPORI WINES AND FLAVOURS 1 4 ROMAGNADOCAGmarzo 23-04-2007 VINI E SAPORI WINES AND FLAVOURS 14:29 March Pagina 42 NUMBER 7/9 0 0 Women of Romagna DOC > Paolo Reggi president of the Consortium of the Wines of Romagna 3 This is the second issue of our magazine in its new graphics format and as in the previous issue, we have chosen a theme which runs through all the articles. The theme of the previous issue was the Passatore, a figure which has become the symbol of Romagna, albeit sometimes a controversial one. This issue deals with a figure which has been very much idealised by poets, but one which is very real for the people of Romagna: the woman. Indeed the women in Romagna have always had an enormous importance, at one time as the azdòra, the queen of the home and cornerstone of the family, and today as entrepreneurs who have often taken the place of the man – the azdòr – even in the running of the commercial farm. There are many cases of women who run winegrowing companies - some of whom are members of our Consortium - or who play a fundamental role in our enotecas, without forgetting the professionalism of the female staff employed by the association itself. Today we see and hear an increasing number of women talking about wine, women who are very knowledgeable, and who often have a much greater sensibility than men. An ever-greater number of women are attending sommelier training courses; often out of curiosity, sometimes because of a love of wine, and sometimes with the aim of making a career out of it. In short, women have become so important that we felt compelled to dedicate an issue of our magazine to them. But are we really sure that they weren’t the ones in control in the past, without being noticed? 0 Women in the world of wine > Barbara Amati When they throw themselves wholeheartedly into a new enterprise – whether in terms of work, sport, or love – women give all of themselves, with that boundless passion and dedication which sets them apart. And often they parade an authoritativeness which tends to put them on a pedestal, making them the object of admiration on one hand, and fear on the other. We know that the women from Romagna are a little like this feared, respected and loved for their way of moving and working, a mixture of friendliness and severity. The same goes for all women working in the universe of wine, whether as producers, sommeliers, restaurant or enoteca owners, agronomists, oenologists or public relations managers, who are enjoying success in a sector such as the wine industry which has always been dominated by men. And the involvement of women in the wine sector in all its aspects, from the vineyard to communication, is becoming increasingly important. It is said that behind every man's success there is always a woman. And in Romagna it is even more the case that women are more adept at creating leading rather than supporting roles. In the world of work it is true that women must work much harder in order to succeed: it is not always sufficient to be professional and conscientious. They need to offer something more, something they demonstrate every day, working in the industry and being successful at what they do. Someone who knows this very well is Graziella Pezzi, embodying the image of the Romagna azdora. Owner of Fattoria Paradiso, she carries on the work of her father Mario, as well as following her mother’s example, always present to welcome and explain, and running the home and the company. For the last fifteen years she has also been president of the Romagna section of the national association Women of Wine, set up in 1988 to give a voice to the female universe in this sector. In spite of the condescending smiles from fathers, husbands and sons, the Association soon distinguished itself for its activism, vivaciousness and concreteness that its female members seem to have in their DNA. With over 700 members and led with military rigour by Pia Berlucchi, who hails from the Franciacorta area, the association today boasts an incisiveness which stems from the importance that the wine business led by women has for the market: 1,265 million Euros ascribable to the female wine entrepreneurs, who together produce 4 0 243 million bottles. Not to mention the volume of business from female restaurant and enoteca owners, who push this figure to 1,350 million Euros. But if there is always a woman behind the success of a man, what lies behind the success of a woman? “Tenacity, sensitivity, enthusiasm, intuition and charm, combined with great professionalism,” smiles Graziella Pezzi. “There is an added value which comes from seeing the wine product in its entirety, a combination of rationality and sentiment. Many of those who worked behind the scenes up until a few years ago are now realising their dream of putting their own entrepreneurial skills into practice. They are often abroad, presenting and selling their products, doing business and bringing home the profits. Often they must continue to demonstrate their value, but I must say that now in Romagna, a region which tends to be quite chauvinist, men and women work on equal terms: we still get one or two jokes, but deep down the men appreciate and respect us.” In Romagna, however, the Association has not managed to recruit many women: “Very few members, but very good ones! - jokes Graziella Pezzi. There are only about twenty of us – the female restaurant owners are the most numerous. Greater commitment and training combine with a particular attention to detail on one hand, on the other a shrewd and constant quest for raw materials and a more careful management of purchases which makes the range of enogastronomic products from female producers evermore exciting. Credit must also go to female restaurant owners for their hard work in wine education, educating consumers in the right wine to accompany different dishes and the growth of the restaurant sector from every point of view, including aesthetic. Because women bring their sense of beauty to everything they do: from making a restaurant more welcoming or planting roses in the vineyards, to creating more attractive packaging and labels which communicate the wholesomeness of the product. We pay greater attention to this aspect because we live in the company, sometimes coming into contact with chemicals and pesticides and this raises our level of sensitivity because it is important for us to have clean air and water for ourselves and for our children. The healthiness of the environment and the conservation of that which is beautiful are two concepts which go hand in hand and which contribute to increasing the charm of the area: we are very aware of what the land offers, and we can develop this with sports centres, health spas, farm holiday facilities and museums to conserve the traces of the past. In Romagna in particular, hospitality is sacred, it is the kingdom of the warm welcome! Here we are used to opening the door with a smile, to being hospitable to everyone, to being helpful at all times, and if we’re tired we never show it. A professionalism which has been recognised by those from outside first of all, and which is now being recognised by our own men, who sometimes ‘steal’ our most successful and inspired ideas.” For 13 years now, Graziella Pezzi has been organising meetings for the Association which have brought visibility to the women of wine, bringing together institutions and authorities to work alongside them: “Over these past years we have organised conventions, wine-tasting sessions, evenings for women and young people dedicated to food education, the correct way to drink wine and how to choose the best wine to accompany various dishes, presenting and promoting the culture of quality wine, also from a consumer point of view.” In fact there is an increasing desire on the part of women today to be able to choose a quality product, to know about the wines they are tasting, and to become familiar with the characteristics of various wines in order to be able to choose the correct wine to accompany different foods”. The Romagna’s Women of Wine > David Navacchia Thirty wine producers. We truly believe there are few Italian wine-growing areas which can boast such a high percentage of members of the “gentle sex” in its ranks. Here in Romagna, where – as we have seen – the azdòra was the true queen of the household, a kind of small business in a way, it is logical to assume that women would also be well represented in the winegrowing sector. And this is exactly the case. Although the job of the vine dresser is mainly 0 1 agricultural, and therefore also physically demanding, the number of women of a variety of ages, who – whether by choice or by family tradition – decide to “live” the world of wine as a profession, often juggling the job with family commitments on a day-to-day basis, is on the increase. Because azdòre they were… and azdòre they will continue to be! To get a better idea of the reality of women in the winegrowing sector in Romagna, we wanted to meet its two “representatives” par excellence, Morena Trerè and Elena Poletti, the only women on the board of directors of the consortium for the protection of Romagna wines (Consorzio Tutela Vini di Romagna). Did you enter the wine industry by choice? Elena Poletti (E.P.): I was "born" into winegrowing business, so everything that creates it has created me too. The countryside, relationships with people, truth and sincerity. So yes, it was my choice. Morena Trerè (M.T.): I began purely by chance, an absolutely free and personal choice dictated only by the passion I discovered for the job when I began working in the family business. What is your role in the business? E.P.: I spent a long time working my way up, the thing that taught me the most. I’ve done a bit of everything in my time, from production to marketing. At the moment I’m in charge of export, then we’ll see what happens... M.T.: In my company I take care of the technical area together with the enologist, and the financial and administrative areas. Do you think the "female" presence in a company represents an added value in terms of management and image, or is it perfectly interchangeable with that of men? E.P.: Management by women is something absolutely unique. Just as for men, there as those who are good at what they do, and those who are not, but I am firmly convinced that if a woman is good at what she does, it’s impossible to compete with her! M.T.: The presence of women in the enological sector is interchangeable with that of men from a professional point of view, however it adds sensitivity and imagination to a sector which was once exclusively male. Not just in Romagna, but in Italy generally, and abroad, there are many female wine producers. Do you think there is something in your line of work which particularly appeals to the female sensibility? E.P.: Wine is a living body, and as such it emanates certain sensations. A woman has a much greater likelihood than a man of perceiving and transmitting these sensations. But there are many more aspects to a winegrowing company, especially from a managerial point of view. You need to have clear objectives and do a good job of exploiting the resources we have to reach these objectives. The fact that there are so many women working in the wine sector doesn’t surprise me; on the contrary, there can never be enough of us! M.T.: I’ve always been struck by the “birth” of a new wine, renewing itself every year, a process which always brings new emotions and which must almost feel like a kind of new “maternity” to women. I still love this job after all these years because it’s never the same, just as the wine harvests are never the same from one year to the next: there’s never any risk of getting bored! Box Elena Poletti has worked in a winegrowing company since 1997, first of all in logistics management and organisation of production. She has been in charge of foreign sales and raw material supply for around two years. Having graduated from the Scarabelli agricultural technical institute in 1994/95, she has just begun her studies on the Viticulture and Enology course run by the University of Bologna. She has three children aged 8, 6 and 2, who never let her forget how important her family are! Morena Trerè began working with her father Valeriano in the family business in 1973, producing wine for wholesale. Driven by passion and thanks to the technical skills acquired at the school of viticulture and tavern keeping in Persolino, she took over at the helm of the company, putting the emphasis on quality and increasing the number of species of vine; introducing new techniques in the vineyard and the cellar, and approaching the market with the company’s own labels. She is married and has a son who has followed in his family’s footsteps, taking care of the company’s commercialization, image and marketing. Morena Trerè has been president of the Sangiovese “wine route” in the hills of Faenza (La Strada del Sangiovese delle Colline di Faenza). The administrative side They too are women working in Romagna’s wine industry, but this time on the administrative and bureaucratic side. All three work for the Wines of Romagna Consortium (Consorzio Vini di Romagna): Rossella Tozzi, who has been at the consortium for a year, oversees the programme of checks. Originally from Faenza, Valeria Biondi has worked with the consortium logo and certificates of analysis in a career spanning 30 years. She shares the job of secretary with Lia Ciamei, also from Faenza, who began working at the agency for the protection of the wines of Romagna (Ente Tutela Vini di Romagna) in 1970. Both have seen great changes in the world of wine-growing in Romagna. “Here – remember Lia and Valeria - we have seen two, and in some cases even three generations of Romagna winegrowers and enoteca owners. The fathers would come to pick up the logo to apply to their wines, followed by their sons who took their place. As well as the generation change, we have also seen the entry of women into the world of wine in Romagna, a world which was the exclusive domain of men until thirty years ago. In 1968, for example, there was only one woman entrepreneur in the seventy or so businesses forming part of the Consortium. Then the number of women slowly began to increase, especially in the last decade, and today they are an important part of the Consortium.” The nose is female > Giordano Zinzani Over the last few years we have seen numerous changes in the vast and varied panorama that is the world of wine, one of which regards women and their relationship with this drink. An evolution which has seen an increasing interest by women in the culture of wine. A phenomenon which we could define as inevitable, since it is well-known that women’s innate sensitivity helps them to perceive the nuances of the perfumes, colours and aromas of wine. Statements such as these might be interpreted as an attempt at flattery towards the gentle sex, but this is not the case. Facts and tests demonstrate that the bond between women and wine is a strong one. According to a study published in Nature Neuroscience, conducted by a group of researchers from the Monell Chemical Senses Center in Philadelphia in the United States, women can train their nose to recognise certain smells, and this increased sensitivity gives them specific advantages "such as an increased ability to find their partner, recognise their children, identify foods and avoid exposure to toxic substances." And it is this very ability to identify smells which saw the triumph of the women’s category at the 70th Trento Wine Exhibition (Mostra dei Vini del Trentino) in the so-called “game of aromas”. Out of thousands of replies given, the women were able to identify 6.75% more olfactory standards than the men. In other words, there’s nothing for it: women are definitely better at recognising smells, a fact which is statistically proven with a level of confidence of over 99%. One explanation is women’s tendency to make greater use of the right hemisphere, the part of our brain which is more emotional and connected to olfactory stimuli, and the fact that they manage to express themselves better. The result reveals that while many men tend to find points of reference in images (a characteristic typical of men), women arrive at the verdict more rapidly without making any serious mistakes. All of this cannot help but please those interested in the statistics with regard to consumption. Generally women begin drinking wine at around 20 years of age. They tend to prefer fruity and sparkling wines and generally all types of white wine, and when they ask for a red wine, they want it structured and elegant with a full bouquet. More and more they are seeing wine as a way to socialise and their power to decide what is drink is increasing. So don’t be surprised if you go out to dinner with a woman, and she is the one who chooses the wine. 4 1 Wine, the woman’s choice > Riccardo Isola When Bacchus and Venus meet. The relationship between women and wine has shown itself to be a consolidated and stable friendship. And not just because of the strong emancipatory push from the female universe which has accompanied society in its recent evolution. Attesting to this phenomenon are numerous pieces of statistical evidence, backed up by managers of enotecas and restaurants everywhere. According to the results of a survey commissioned by the Internet site www.winenews.it, it seems clear that quality wine is becoming an increasingly popular choice among women, whether drunk out with friends or at home. An important and significant fact for the whole Italian winegrowing industry, and one which directly involves the region of Emilia Romagna. 8 1 ROMAGNA DOC . VINI E SAPORI WINES AND FLAVOURS 3 4 ROMAGNADOCAGmarzo 23-04-2007 If it is true that the consumption of wine at home counts for approximately 8.5 million hectolitres, along with the 300 million Euros per year in enotecas, it follows that women play a strategic role in this scenario. And from yet more national statistics, a clear picture is emerging showing that more often than not it is the woman who chooses the wine in an enoteca or restaurant. A well-reasoned and competent choice. In 60% of cases, in fact, the choice of bottle or glass of wine is made by the woman, and in 40% of cases by her companion. The wine waiter is more often asked for advice if a group is allfemale. Groups of female friends ask for advice in 65% of cases, in 35% of cases they already know what they want or they choose it themselves from the wine list. And in Romagna? What importance does consumption by women have for the wine industry? Who decides what to drink, and which wines? For almost all of those working in the sector who were interviewed, “the consumption of wine by women is constantly increasing”, with a slightly greater preference for red wines (50%) over whites (40%). The remaining 10% prefer sparkling wines or the so-called “meditation wines” or dessert wines. According to those interviewed, “women purchase and drink wine mostly for pleasure and as an accompaniment to food.” They prefer soft, sensual and appealing wines with great presence and aroma, and show a great propensity for learning wine tasting techniques (it is no accident that women are the protagonists of the boom in wine tasting courses). For Pierluigi Papi of the enoteca Enò in Lugo, “consumption of wine by women is increasing considerably. Normally they ask for red wines from other regions, and growing numbers of women are attending the wine-tasting courses we offer.” In Roberta Neri’s enoteca in Ravenna on the Adriatic coast, the scale of wine consumption by women emerges clearly. “Here almost 50% of our clients are female. Normally they order wine with food and do so with very clear ideas. Red wines are very popular, and as regards wines from Emilia Romagna, Sangiovese is slowly becoming more popular, white wines less so.” Climbing along the Tosco-Romagna Apennines, the trend does not change. For chef Stefano Balzoni of the enoteca-restaurant Toddy in Linaro (Imola), “with regard to the consumption of wine by women, the trend is slightly in favour of red wines Tuscany, Sicily and Puglia, while Sangiovese is the most popular of the wines from Romagna, to the detriment of the consumption of white wines.” Finally the reasons for this upswing in consumption by women would seem to include the widely-known fact that a glass of wine represents an excellent aid to weight-loss, namely the scientifically proven ability of wine to act as a natural regulator of oils and fats. Albana: a woman’s wine? > Beppe Sangiorgi In the past, if a Riminese fisherman got on the boat with a bottle of Albana to accompany the fish that would be eaten on board, he would have been derided and asked - or rather obliged – to change it for a bottle of Sangiovese, because Albana was considered a “woman’s wine”. This was due to a deeply entrenched mentality of the people of Romagna, who judged a man’s virility on how much meat he ate and how much red wine he drank to store energy for work and reproduction. It is certainly thanks to its pale golden colour that the Albana di Romagna brings to mind the qualities of lightness and kindness, as noted by Vincenzo Tanara in a passage from 1674: “It would seem that the Albana wishes first and foremost to be a delicate Wine”. Perhaps it is by chance, or perhaps by affinity, but the story of this wine (produced only in Romagna in dry, sweet and dessert varieties with the DOCG mark), spanning two thousand years, often intertwines with that of women, beginning with the legend surrounding the origins of the toponym Bertinoro. The story goes that the Ravenna princess Galla Placidia made a stop with her retinue on the hill of Bertinoro, whose inhabitants offered her the local white wine, the Albana, in a terracotta bowl. Galla Placidia was delighted with the wine, and raising the bowl exclaimed “You should not be drunk so humbly, but in gold.” Reading her original words in Italian, we immediately see the origin of the toponym: “Non così umilmente ti si dovrebbe bere, bensì berti in oro”. Remaining on the topic of Bertinoro, when Giosué Carducci was a guest of the countess Silvia Pasolini-Zanelli in her villa at Lizzano di Cesena, he would often ask to be driven to the square in Bertinoro where, without getting out of the carriage, he loved to sip a glass of the Albana, handed to him by the diligent countess. A taste which delighted and gladdened him so much that he, despite his anticlerical stance, glorified the nearby church of Polenta in verse. It seems that the Albana has the merit of capturing the imagination of poets and scholars. Like Marino Moretti, according to whom, 2 2 14:29 Pagina 44 when the Albana descends into the glass, it “shines more beautifully than gold and is more fluid than a pool of light”. He also dedicated to it the poem Albana in tazza d’oro which seems almost a reply to the cry of Galla Placidia, exalting the subtle and delicate marriage between the Albana and the female presence in the atmosphere of a Romagna caught up in its dreams, unusually silent and melancholic: “O innkeeper, busy with your/ crochet, I ask you kindly/ to give your last guest a drink/ your Albana in a golden cup!// The Albana is sweet, the inn is cool,/ and the hostess courteous and kind./ There is the perfume of lemon grass,/ here the scent of lavender.// and there are the geraniums and the sweet-scented verbena/ in the green vase, and the shabby furniture/ and Garibaldi and the Passatore and Giusti/ on the walls…and there is the young lady.” What do your customers say about you and why? Rita – I think my regular customers appreciate me for the good relationships of friendship and trust that I establish with them. Dea – Let’s say they recognise my reliable and straightforward character. Being a woman, you get the usual remarks, but always in the nicest possible way! To finish up…. Rita – To finish up…. you never asked me if I’m happy! I’d do it all over again every day, and I never get tired! Dea – The way I feel now, I’d like to be able to say that I’ll continue to manage Ca’ de Bè for ever. I know it won’t be possible, but even when I’m not so involved in person, I’ll be worrying about whether everything is running in the best possible way. The job has given me a lot of satisfaction, such as when Riccardo Muti, a regular customer of Cà de Bè on the eve of the opening night at the Scala in Milan, said in public that coming here and my presence gives him a sense of security and protection. The wine production companies in women’s hands > Roberto Ronchi 4 2 Eating and drinking well in Romagna is certainly not unusual. But the all-female management of two of Romagna's most important enotecas, owned by the consortium for the protection of Romagna’s wines (Consorzio Tutela Vini di Romagna), has made them even more characteristic. Let us see why as we meet Rita Mazzillo of Cà de Ven in Ravenna and Dea Burioli of Cà de Bè in Bertinoro. How long have you been running your Enoteca? Rita – I’ve been at the Cà de Ven for 8 years, but I’ve been doing this work for 48 years, 23 of those in direct management. Dea – Ever since its opening in 1971. I began working with my parents, then with my sisters. At the moment I’m working with my son, who is a wine waiter. What are the most important qualities needed to run a restaurant day-to-day? Rita – You need to be reliable and professional, and have a good deal of stamina. You also need to have clear ideas. Dea – A passion for the work, and almost total dedication towards the customer. I love working with the public, and that’s an essential part of a job such as this. How important is professionalism to the success of the restaurant? Rita – I would say 99.99% essential. You need intuition and a lot of willingness but most importantly of all you can’t improvise. Dea – Professionalism is certainly important, but perhaps what’s more important is a willingness to meet the needs of the customer. I’ve learned this trade over the years, and part of that has been how to deal effectively with customers on a personal and professional level. What kind of customers visit your Enoteca? Rita – The Cà de Ven attracts a great variety of customers, of all ages! We have many older customers, but many young people too. There are also many foreigners. We have become a point of reference, a house for everyone with a very informal atmosphere. Dea – We get all kinds of customers. Anyone can come to the Cà de Be’, everyone feels at home here. Saying that, we don’t really like it when customers get too noisy. What would you say to convince me to come to dinner? Rita – We choose our ingredients carefully, seeking out local produce. And the restaurant is a wonderful building which is well worth seeing. Dea – The restaurant is beautiful and welcoming. As far as the food is concerned, our menu is limited but of excellent quality, in a home-cooked style as if I were cooking for myself. And everything comes with a smile! Do you think management by women is an advantage? Rita – On one hand yes, because woman are used to responsibility, women are mothers too. On the other it diminishes her, because she has no time to be a woman outside the restaurant. Dea - Yes, it’s always been an advantage. Without wanting to take away from anyone else, the good fortune of this enoteca is that it has mainly been run by women! Do you have any problems relating to your male staff? Rita – Absolutely not, I have a great relationship with everyone, even outside work Dea - No, I treat everyone with respect and I’ve always been respected in return. Have you ever had to throw anyone out? Rita – It has happened with the occasional rude customer who insulted me, I had no problem doing it! Dea – I’ve never thrown someone out as such, but I did pick up a chair once….. The azdòra: woman and madonna > Beppe Sangiorgi One of the aspects of the restaurant trade in Romagna which strikes visitors is the large number of women serving in the restaurants. A very different picture from that in Rome, for example, where waiting staff are predominantly male. This predominantly female presence comes from an ancient Romagna custom where the men would sit at the table and wait for the azdòra, the woman in charge of running the house, to prepare the soup or pasta, slice the bread and give everyone their share. And if the family was large, the azdòra would be so busy that she would not sit at the table, but would eat something quickly, sat on a chair in a corner, all the while keeping an eye on those at the table so that she could quickly bring anything that was required. An apparently neglected role, but in reality one viewed and carried out with dignity and even a little pride by the azdòra, so much as that she would also seat and serve her daughters and daughters-in-law. And it was an important role because, like the medieval carver, it was the azdòra who would decide - both on a daily basis and during festivities when there were guests - the quantity and quality of the soup or pasta dishes to be served, and most importantly, the meat for each guest, based on their rank or role within the peasant family. At the top of the hierarchy was the azdòr, a veritable father and master who ruled in the fields and the stables, but not in the home, where everything depended on the azdòra. The woman and the peasant home were closely linked. The true azdòra was generally the wife of the azdòr, or if he was widowed or a bachelor, the role would fall to the woman in the home with the most experience, and she would only leave the house to go to the market, to visit relatives or to go to church. She was in charge of all the housework, from looking after the farmyard animals, to selling products such as poultry, eggs and cheese at the market, the proceeds from which would be used to buy small items for the home such as oil, salt, matches, perhaps some crockery, handkerchiefs and so on. Domestic harmony and the running of the home depended on her, and all the other women of the home – sisters, daughters and one or more daughters-in-law – would act under her authority and management. One of the daughters-in-law, normally the wife of the first born son, would become an apprentice, and would be loaded with work and humbling tasks, leading in turn to her becoming the woman in charge of the home. This would begin on the bride’s arrival at her husband’s home. Her mother-in-law, the azdòra, would meet her with a ladle – symbol of household chores – which would be put in her hand to the words: "Vo a sarì dòna e madòna", meaning you will be the woman and madonna of the home, the . A typical day of the women in a farmhouse proceeded under the guidance of the , including making pasta dough, cooking, doing the laundry, looking after and feeding the farmyard animals, taking the sheep and pigs to pasture, embroidery, keeping the house clean and looking after the children. In other words, the destiny of the farmhouse was in her hands, and it was certainly no accident that the rituals accompanying the move out of an old farmhouse and into the new in the passage from one farm to another were entrusted to her. And it was she who would detach the chain from the fireplace - the focal point and symbol of the home - and holding it in her hand she would climb aboard the wagon taking them to their new home, where her first gesture would be to attach the chain under the fireplace, thus taking possession of the house. 8 2 Women and wine in the traditions of Romagna Both cultured and popular society have always placed women and wine side by side in an aura of pleasure and good living. The popular wisdom in Romagna, always concrete in its vision of the world, identifies the three good things of life in Pân d’un dè, ven d’un ân e ‘na burdela‘d zdot ân (“Day-old bread, one-year-old wine and an eighteen-year-old girl”). Then there were those who would settle for Pân‘d grân, ven ‘d tarbiân, fugh ‘d querza e ona bela dona s’ l’è ânch guerza (“Wheat bread, Trebbiano wine, an oak fire and a beautiful woman, even if she is cross-eyed”). At a certain age, however, the dual concept of woman and wine disappears, leaving just the wine, as affirmed by another proverb: Quand che la berba la tira a e’ stupén, lassa la dona e beda a e’ ven (“When you grow old and grey, forget the women and concentrate on the wine”). More intriguing, although less direct, was the link between women and wine for Saint Martin’s Day, the 11th of November, the last day of the Celtic New Year, which ran from the 1st to the 11th of November and which marked the times of work and life of the Romagna countryside. Such as the move from one farm to another, in keeping with a custom which continued to be respected as long as the system of share cropping remained in existence. Saint Martin’s Day represented the end of a period and a moment of passage which was celebrated with abundant libations, as various proverbs from popular culture attest: “For Saint Martin’s Day/ open the barrel and taste the wine”, or Par Sân Martên/ u s’imbariêga i grénd e i pznên (“For Saint Martin’s Day/ both young and old get drunk”). The start of the new agricultural harvest would be celebrated with wine, celebrating the return of the good weather through the warmth and happiness generated by wine. And at the same time all the rites to cancel the negative influences of the past season and propitiate the one to come would be performed. One example was the ritual hunt for the “becchi”, the cuckolded husbands, a rite practised until forty or fifty years ago by groups of young people who would impersonate the dead and the spirits entrusted with the task of purifying the community, dedicating themselves to the “hunt”, the public denunciation of those who break the social and moral rules of the community. Like the husbands betrayed by their wives, guilty in a strongly masculinist society of not having exercised their role of the dominant male with the proper authority and thus of having allowed their wives to disturb the morals and harmony of the social relationships of the community. In the night between the 10th and the 11th of November, a group of adults and young boys, armed with horns, saucepan lids and cowbells, would walk through the poorly lit streets of the hamlets behind their leader who would carry a Halloween-style pumpkin cut to resemble a skull, lit from the inside by a candle. With the caution of those plotting a conspiracy, or sometimes with their faces uncovered, they would crouch under the windows of the betrayed husbands, or those considered to be so, and all of sudden, with a great uproar, they would shout “Fura i bech! fura i bech!” (“Betrayed husbands come out!”), before taking to their heels. 2 3 Gradisca and the others What is the collective image of the figure of the woman from Romagna which has become consolidated over time? Robust, used to hard work, with a strong character and generously shaped. This is not the opinion of elderly people who have never strayed far from their home town, who have led a life of hunger and misery meaning that everything that was desired but couldn't be had needed to be abundant, both at the table and in bed. Instead it is a point of view upheld by intellectuals who have travelled all over the world, such as Federico Fellini and Enzo Biagi. On the subject of the women from Romagna, it was not so long ago that the latter stated: “In many ways I find them similar to Russian women, although perhaps the women from Romagna are more beautiful. They have an affinity with the land which comes from the custom of working in the fields and in the home ever since childhood. The figure of the azdora is difficult to forget: perhaps nowhere else did such a thankless task exist for so long. Because she carried all the weight of running the household and looking after the family. She worked in the fields, prepared the food, spun and wove the hemp and wool for sheets and garments, raised her many children and obediently served the old people. A pair of gold earrings was the only recognition of her importance, and she was 4 3 ROMAGNA DOC . VINI E SAPORI WINES AND FLAVOURS 5 4 ROMAGNADOCAGmarzo 23-04-2007 often buried in her wedding dress, which had been kept in the chest smelling of lavender.” For Federico Fellini too, the woman from Romagna is strong, buxom and curvaceous, reflected first in the shape of Anita Ekberg in La Dolce Vita and Boccaccio ’70, Sandra Milo in Juliet of the Spirits, and the “big women” of Roma, before being openly displayed in the hairdresser Gradisca, the tobacconist and the peasants of Amarcord. A portrait of the Romagna in which the director from Rimini goes back to the roots of his vision of women, where Bobo, the young protagonist, remembers don Balosa who is blessing the animals during the celebrations for St. Anthony’s Day. There is a huge crowd of horses, chickens, rabbits, sheep, dogs and cats which have been brought in front of the church to be blessed, and Bobo and his friends spy on the peasant women who climb back on their bicycles when the blessing is over. According to the screenplay written together with Tonino Guerra, they “observe this firework display of bottoms exploding all around with excitement and wide eyes.” “Saraghina, Anitona, Gradisca – Fellini revealed – are close relatives of the peasant women who took their animals to be blessed on St. Anthony's Day in the Paolotti church in Rimini. My companions and I would wait to see this explosion of hot air balloons, these big swaying bottoms which suffocated the narrow saddles of their bicycles. Those big women represented the fascinating conditioning of prohibition, the animal femininity, immense and elusive, yet nourishing at the same time, as seen by an adolescent hungry for life and for for sex, an Italian teenager inhibited and hindered by his family and the Church. An adolescent who, seeking a woman, imagines and desires “a large quantity of woman’. Like a poor man fantasising about money, who dreams not of thousands, but billions of lire. That time of life, childhood and adolescence, never ends and we carry it with us as long as we live.” And when I later drew the Sangiovesa, the name which femininised the most famous Romagna wine and which is somehow reminiscent of the women from Romagna, I drew her with voluptuous curves, relaxing on an armchair. Wine, women and poetry: the wonderful land of Romagna! > Elio Pezzi 8 “Fair Queen, it is Albana”. In reply to her unknown interlocutor, inebriated by the sweetness of that wine, the daughter of Teodosio the Great, the errant queen, exclaimed: “You should not be drunk so humbly, but in gold (to pay homage to your sweetness.” Yes, it was Galla Placidia, the great woman of Romagna, born in Constantinople and who lived in Ravenna from 416 to 450, who gave the wine a poetic image. That “berti in oro” is truly extraordinary. And Bertinoro took its name from the marriage of gold with the Albana, at least according to the writer and priest Francesco Fuschini, who died a few months ago. And this, it would seem to us, is the right incipit for exploring another side of Romagna as a land not only of wine, but of women and poetry, almost a destiny, as the composer from Lugo, Gioacchino Rossini, wrote in a letter to his friend Angelo Catelani in December 1865: “Eating and loving, singing and digesting: these are the real four acts of this comical opera called life, which disappears like the froth from a bottle of champagne. He who lets it slip away without sampling its delights is a madman.” And the people of Romagna are not crazy, because they love women and the poetry which lives and is born from them and outside of them. Honour to its merit! As did Gaetano Ballardini, the founder and later director of the International Ceramics Museum in Faenza in 1928, when in a display case at the museum he put a majolica, a “cup of love”, a wine goblet gifted by Aurelio Minghetti, who was inspired by a beautiful woman of the “city of ceramics”, Cassandra Pavoni, nicknamed “la Pavona”, who – as legend would have it – inspired the ornate Manfredi “peacock feather” style of ceramics, which has appeared in the majolica workshops of Faenza ever since the fifteenth century. Romagna is full of women who love wine and poetry, and full of poets too, because as George Byron affirmed, it is “wine and women, laughter and happiness.” A fact well-known by the beautiful Ravenna countess, Teresa Gamba (married name Guiccioli), with whom the English poet struck up a friendship, risking his life (partly because of their shared culture and revolutionary passion), to the extent that she became the most reliable critic of his poetry. Beauty also inspired Dino Campana, the poète maudit of Marradi, the capital of Tuscan Romagna, backdrop to his inebriating love affair 3 14:29 Pagina 46 with the writer Sibilla Aleramo. Charles Baudelaire sang: “One should always be drunk. That’s all that matters: it's the only thing. So as not to feel Time’s terrible burden that breaks your back and bends you to the earth, you have to be continuously drunk. But on what? On wine, poetry or virtue, as you wish. But be drunk.” Many from Romagna have written about women in poetry, often against a background of wine: Vincenzo Monti, Giovanni Pascoli, Tonino Guerra, Raffaello Baldini… and especially Olindo Guerrini. Better known as Lorenzo Stecchetti, still today Romagna’s best-loved poet, he is an inimitable bard of women, wine and friendship. Only his cheerfully coarse pen could produce the following: “A sintemia lighedi al pall di znocc/ E andemia adesi da la gran stracona,/ Cvirt da la porbia e cun e’ sol in t’i’ occ./ Mo quand a fossom a la Camarlona/ E a sintessom i virs di premm ranocc/ A rugiè: «Forza, da la Zabariona!» (We felt our legs heavy/ walking slowly in our exhaustion,/ covered in dust and with the sun in our eyes./ But when we were at the Camerlona/ and heard the song of the first frogs/ I shouted: "Come on, to the osteria of Zabariona!"). It was from her, the original hostess and woman of the people that Stecchetti learned how time loses its boundaries, because it is wine and its nobility which play lord and master, to help men discover the poetry of life, even saying it in the words of Don Giovanni by Mozart: “Long live women, good wine, the support and glory of humankind!”. Prosit! Saving the pasta maker > Beppe Sangiorgi At one time in Romagna, making pasta dough - tirè la spòja – was the standard used by the husband and mother-in-law to measure the qualities of the young wife, such was the importance placed on the pasta made in the home. Lasagne, tagliatelle, garganelli, cappelletti, tortelli, pappardelle, stricchetti, maltagliati and quadrettini are the foundations on which (together with passatelli and tardura) the cuisine of Romagna has been built, as opposed to the cuisine of Emilia, which – despite the importance of pasta – has been built around meat. So much so that in Romagna, pasta was called the "biada dell'uomo", meaning the essential part of a meal, and indeed even today it still holds true for many people from Romagna that if they do not eat a pasta course they feel like they have not eaten at all. And pasta, served either in a sauce or in broth, is the kind made by hand using soft wheat flour, egg and a little water; the people of Romagna have never shown any great interest in ready-made pasta, because there is no machine which can take the place of the pastry board, the rolling pin and the hands which create the pasta. “Making pasta dough – writes Corrado Contoli in his Guide to Real Romagna Cookery (Guida alla veritiera cucina romagnola) – is no mean feat. First of all, the dough (e’ spassèl) must be smooth, firm and fairly elastic, a task which requires a long and vigorous kneading; then comes the spianatura, the rolling out with the rolling pin (e’ s-ciadùr), requiring a strong and expert hand, a watchful eye and a sense of proportion: because the dough must be rolled out to different thicknesses depending on the type of pasta to be prepared.” And then there is another requisite dictated by popular wisdom, illustrated by the proverb which states: “Per fare una bella sfoglia/ l’azdòra deve muovere bene il sedere.” (which, translated literally, means “To make a good pasta dough/the azdòra must vigorously sway her hips”). To tell the truth, there are also many men who can roll out pasta dough without putting much effort into it, but it is something else entirely, because there is something sensual about making pasta, as claimed by Gianni Quondamatteo in his Dizionario Romagnolo: “Seeing a beautiful woman with curvaceous hips making pasta, naturally from behind, is always an uplifting sight, one which makes you feel on top of the world.” But today we have to be “politically correct” and so we have to speak in terms of the “pasta maker”, as demonstrated by the bill presented by around twenty members of parliament from Emilia Romagna for the “Promotion of the pasta of Emilia Romagna and the trade of the pasta maker.” A bill which aims to protect and promote hand made pasta as a gastronomic product of excellence, one which combines taste, originality and tradition and as such constitutes an important tourist attraction. The proposals include establishing the professional figure of the pasta maker to give a degree of security to an ancient profession, one which is always undervalued because it is considered to be domestic work and therefore taken for granted like many of the jobs traditionally carried out by women at one time.. 0 4 ROMAGNADOCAGmarzo 23-04-2007 14:29 Pagina 48