Diario dell`uomo con la camicia a righe

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Diario dell`uomo con la camicia a righe
Michael Beatrice
DIARIO
DELL'UOMO
CON LA CAMICIA A
RIGHE
I libri di MichaelBeatrice.net
www.michaelbeatrice.net
2013 Michael Beatrice.
Opera rilasciata
sotto Creative Commons.
Questo ebook è rilasciato sotto licenza Creative
Commons "Attribuzione - Non commerciale - Non
opere derivate 2.5 Italia" (CC BY-NC-ND 2.5 IT).
L'ebook può essere liberamente distribuito,
copiato, riprodotto, trasferito a patto di attribuirne
la paternità all'autore.
Questa opera non può essere utilizzata per fini
commerciali, alterata, trasformata o usata per
crearne un'altra.
Nota Bene: Ogni volta che usi o distribuisci
quest'opera, devi farlo secondo i termini di
questa licenza, che va comunicata con chiarezza.
L'autore
Michael Beatrice nasce a
Pistoia nel 1987. Fin
dall'infanzia sviluppa una
passione per la scrittura e già
a nove anni inizia a creare
storie per proprio diletto, ma
è solo nel 2011 che decide di
mettersi veramente alla
prova, partecipando ad alcuni concorsi e facendo
leggere i propri lavori ad un pubblico reale.
Nel 2012 vince il primo premio nella sezione
narrativa del concorso Creativart3 col racconto "Il
Decalogo", a breve scaricabile gratuitamente dal
sito www.michaelbeatrice.net.
E proprio dall'esperienza del sito nasce questo
ebook: una raccolta di pensieri, riflessioni
personali e poesie ospitati nel blog negli ultimi
due anni e mezzo.
Buona lettura!
Poesie e componimenti
Scatola Preconfezionata
Facile parlare
Ora che la nebbia è scesa sulla nostra alba
Facile comandare
Quando non sei tu a doverti immergere nel fango
Inutile rimpiangere
Il latte era versato già prima che lo facessi cadere
Inutile gridare
Nessuno ha orecchie per sentire la tua voce
Un malcelato sberleffo
Siamo formiche intrappolate in un barattolo. Ci
mangiamo l'un l'altro per sopravvivere.
Prigionieri. Oh, ma quanto amiamo le sbarre della
nostra gabbia.
Il giocattolo si è rotto. Non basterà un po' di nastro
adesivo per ripararlo.
L'uomo dietro allo specchio mi guarda e mi
deride.
Imita le mie azioni come un sadico cabarettista.
Oh quanto amo le sbarre della mia gabbia.
La musica continua in sottofondo. Dov'è che l'ho
già sentita?
E' l'eterna nenia, il malcelato sberleffo, l'inutile
Domanda.
La trottola che gira.
Le mangerei le sbarre della mia gabbia.
La danza continua, un po' più veloce.
Ogni giro impercettibilmente più rapido.
Sei pronto a ballare?
L'uomo dietro lo specchio balla la sua danza di
morte.
Incompleto.
Le mangerei queste cazzo di sbarre.
Senza titolo e senza pretese
Freddo
Gelido e vuoto
Un regalo senza fronzoli
Un pacco incartato con carta straccia.
Forme note senza sostanza
Un dono da gettar via
Inutile.
Passano
bianche e inutilizzate
scorrendo sempre più veloci
le più importanti pagine della nostra vita.
I giorni da ricordare sono ormai finiti
Inesorabili arrivano i giorni
dei rimpianti.
Carne liquida
Di null'altro che amore e odio sono composte le
nostre anime, punti cardinali opposti che guidano
le nostre scelte etiche, le nostre passioni più
primordiali, il nostro fato.
Di sola carne, viscere e sangue sono fatti i nostri
corpi, lussureggianti templi della perdizione,
prigione terrena dei nostri istinti più elevati e
strumenti di piacere carnale al tempo stesso.
E non c'è elevazione maggiore della fusione:
svilupperò nuove articolazioni, tentacoli sinuosi
che si insinueranno in te avvolgendoti in una stretta
indissolubile.
E lascerò che la tua carne penetri la mia e che i
nostri corpi non abbiano più un confine.
Come carne liquida le nostre pelli si fonderanno
l'una all'altra ed allora saremo una cosa sola, non
più umana, ma divina, amorale, immortale...
...perfetta!
Nuovi organi meccanici
E fa male
oh, quanto fa male
saperti stretta tra le braccia sue.
E mi uccide
(lo specchio sorride)
vedere la distanza crescer tra noi due.
E mi manchi,
i miei occhi son stanchi,
stanchi di cercare senza mai trovare.
E la sento
l'apatia da dentro
si ciba del mio cuore senza ringraziare.
Nuovi organi meccanici
sostituiranno i vecchi,
sarò una macchina efficientissima.
Vasi linfatici
e carne putrescente
evacuerò con gioia massima.
E sarò sangue sulle tue mani,
Incubi tra le lenzuola.
Sarò la soglia tra i tuoi pensieri
e la follia che avanza ancora.
Sarò il ricordo che ti ossessiona,
corpo che danza per il collo appeso,
il riflesso della tua miseria,
la mia vendetta dietro ad un sorriso.
Wendigo
Il tuo sorriso a trentadue denti nasconde verità che
fanno male: una maschera rassicurante per un
mostro dall'insaziabile ingordigia. E si, noi
intuiamo la tua vera identità, ma preferiamo
ignorare gli allarmi dei nostri sensi, piuttosto che
accettarne le oscure implicazioni.
E vermi falliformi scorrono sotto le tue gengive. E
vene nere iniettano i tuoi occhi demoniaci.
E non c'è niente di vero nelle tue parole. E con
entusiasmo accettiamo la morte, offrendoti la
nostra anima per un pugno di mosche.
Dove spargo il sangue per la firma?
Sappiamo che vuoi annullarci, ma ti prego, fallo
con parole cortesi.
------------------------------------------------Un flusso di parole senza capo ne coda. Una marea
di concetti astratti. Un disonorevole codice
d'onore.
Non sei niente. Un pupazzo spaventato in una
discarica.
Non sei niente. Renditene conto ed accetta la tua
fine.
Love the bomb
Sono il futuro. Sono la civiltà.
Sono la rinascita dopo la morte.
Abbraccia il cambiamento: credi in me.
Credi in un radioso e lucente avvenire.
Accoglimi nel tuo cuore ed io sarò la tua salvezza.
Spargo fede e democrazia con piombo e fuoco.
La tempesta necessaria per l'arrivo di un Nuovo
Giorno.
Ama me.
Ama il tuo Dio.
Ama la Bomba.
Diario
13 luglio 2010
E' un flusso infinito di emozioni, quello che scorre
dentro di noi ad ogni ora di ogni giorno che ci è
dato di vivere. I nostri corpi sono solo involucri,
viscere in fermento, mosse da forze che non
comprendono appieno. Ed è così che da un
momento all'altro ti ritrovi dal pensare che la vita
è uno schifo, ad apprezzarne ogni minuto. E con la
stessa rapidità con la quale ti ha invaso, la
positività ti abbandonerà di nuovo, a volte senza
un motivo apparente.
La sensazione peggiore che si possa avere,
svegliandosi al mattino, è quella di sentirsi
intrappolati in una prigione senza barriere, senza
vedere una vera via d'uscita.
E' come trovarsi al centro di una costruzione di
mattoncini con un unico punto debole: tu sai dove
colpire, sai quale pezzo eliminare per far crollare
tutto attorno a te ed essere finalmente libero, ma
semplicemente quel pezzo è troppo lontano: è fuori
dalla tua portata.
Come fa la gente ad accettare il proprio destino,
nonostante sia completamente diverso da quello
che avrebbero voluto o sognato? Non tutti possono
aver trovato ciò di cui avevano bisogno, per
quanto diverso dai propri obiettivi... e allora di
cos'è che si tratta? E' forse la fede?
L'idea che qualcuno abbia già deciso tutto per noi
e che facciamo parte di un disegno più grande ed
inaccessibile è così rassicurante?
E se quel qualcuno, quel creatore che ci ha
generato a sua immagine e somiglianza, non fosse
altro che un omino verde che si è divertito a
fondere il suo DNA con quello di una scimmia?
E se il mondo non fosse altro che un enorme
laboratorio e noi tutti delle piccole formichine
industriose e piene di domande senza risposta?
Perchè ci ostiniamo a guardare il cielo, a capire
l'universo e le sue leggi, a sfidare la natura e a
giocare a fare Dio quando non siamo nemmeno
capaci di comprendere noi stessi?
Perchè non accettiamo semplicemente la vita per
quello che è: una sequenza di momenti belli e
brutti, di emozioni, di persone, di esistenze che si
intrecciano.
Perchè cerchiamo sempre di vederci qualcosa di
più?
Non possiamo fare a meno di porci domande, ma
le risposte non ci piacciono.
Non c'è peggior sordo di chi non vuol sentire.
16 luglio 2010
Invidio le persone che sanno quello che vogliono,
che non hanno mai avuto un'incertezza e che
conoscono fin dalla nascita il proprio obiettivo.
Sembrano procedere su una linea retta, una
prefabbricata strada di plastica, alienati dal resto
del mondo.
Mi sconvolge pensare che c'è chi non ha mai avuto
un dubbio sulla propria esistenza: perchè sei al
mondo? Sei stato voluto o sei solo un incidente di
percorso? Perchè il genere umano esiste? Perchè
esistono il mondo, l'universo, il bene ed il male?
Ci sono domande per le quali a mio avviso non
esiste una risposta chiara e certa, ma che alcuni
riescono a risolvere, vedendo un disegno, una
finalità: affidandosi alla fede.
Ma allora perchè mi sembra tutto così casuale?
Sono io ad essere limitato? O sono loro?
E' solo la paura dell'incertezza e la voglia di una
qualsiasi risposta a spingerli o ci può essere
dell'altro?
Può la natura, nella sua poetica perfezione, essere
frutto del caso?
Può esserlo la calda sensazione di un abbraccio?
L'armonicità del corpo di una donna? La matrioska
delle nostre emozioni?
E dove trovano posto in tutto questo la morte, il
dolore, la violenza e l'ingiustizia?
Il libero arbitrio è un dono o una maledizione? E
in un caso o nell'altro, chi è stato a concederceli?
Il male avanza; un dipinto di inestimabile bellezza,
rovinato da una macchia d'olio che lentamente si
spande.
Siamo marionette nelle mani di un invisibile
manovratore, pedine sullo scacco di un gioco
sconosciuto.
Qualcuno ci sta guidando, giocando perversamente
con la nostra futile esistenza.
Vuoi chiamarlo caso? Vuoi chiamarlo Dio? Un
nome vale l'altro, non è questo che cambia la
sostanza.
Tutto cambia, affinchè rimanga sempre uguale. E
la floridità dei nostri campi si tramuterà in
deserto. E la nostra vita finirà con l'esplosione di
una stella.
Chissà chi la guarderà, desiderando una miglior
vita per il futuro...chissà da dove...
Quante civiltà abbiamo visto terminare, cancellate
da un poetico bagliore nel cielo?
Ora mi sembra che la vita sia una canzone incisa
su un vecchio vinile. Una volta che è finita riparte
da capo, sempre la stessa, ma resa diversa dal
tempo, dalla consunzione.
E mentre ogni cosa muta, non cambiano i tuoi
occhi. La tua perfezione del tutto umana fa perdere
di importanza tutto il resto.
Che i giganti giochino il loro gioco, noi faremo il
nostro.
19 luglio 2010
Ho visto la felicità. L'ho vissuta per un attimo. Ma
era solo un sogno e al mattino era tutto svanito.
I modi di dire sono stronzate, perché chi semina
merda raccoglie oro e chi ce la mette tutta per dare
il meglio di se, finisce sempre a prenderlo in quel
posto.
Giorni e notti di inutili litigi, di vite battute all'asta
per una lista di ottime dipendenze.
Cos'è la salute davanti ad una slot machine? Cos'è
la felicità, paragonata ad una sigaretta?
Qualcuno di voi, la fuori, si batte per i propri
sogni, vive perseguendo un obiettivo.
Ma quale obiettivo può avere una persona, quando
persino chi lo ha generato lo rinnega?
E all'improvviso mi accorgo che non sono altro
che un concentrato di rabbia.
Rabbia repressa, accumulata negli anni, da quando
non ero altro che uno schizzo, un essere
monocellulare.
E nonostante tutto adoro la vita. Mi ci attacco
come un orso ad un barattolo di miele.
Perché continuo stupidamente ad essere ottimista e
a dirmi che d'ora in avanti le cose non potranno
che andar meglio. Perché so che solo un male così
grande potrà aiutarmi ad apprezzare quello che il
futuro ha in serbo per me.
Ma anche non ci fosse niente di meglio, avrò la
certezza che la fuori qualcuno se la sta godendo
questa vita.
E se anche per un istante, per una frazione di
secondo, avessi contribuito a migliorare quella
vita, con una parola di comprensione, una battuta,
un silenzioso scambio di sguardi, allora saprei che
non tutto è andato perduto.
Qualcosa si è salvato.
26 luglio 2010
Lettera al signor Nessuno
Caro signor Nessuno,
ti scrivo una lettera perché so che non la leggerai.
Non sarà un'opera d'arte, non verrà ricordata nel
tempo: è solo uno sfogo di una notte di fine luglio
e non vuole essere niente di più.
Caro signor Nessuno,
Tu non hai un nome, perché darti un nome
significherebbe darti una umanità che non mi hai
mai dimostrato.
Sei uno strano essere dalle molteplici facce, un
topo impaurito, un viscido verme, un inaffidabile
scorpione.
Se ti scrivo, caro signor Nessuno, ho un motivo
ben preciso: ho un racconto da narrarti; il racconto
di ciò che rimarrà di te, quando l'impassibile e
fredda Morte verrà a trovarti.
Il mondo non si ricorderà di te, signor Nessuno,
ma potrebbe essere altrimenti?
Cosa hai fatto di buono nella vita? Non hai mai
capito ciò che conta realmente: non sono i soldi,
caro signor Nessuno, non è la Fortuna, non le
macchine, non la notorietà.
Quello che conta è lasciare un segno, una
memoria, qualcosa per la quale valga la pena
essere ricordati.
Ma tutto ciò che il mondo ricorderà di te è
racchiusa in me, perché io sono l'eredità, il
testamento, il giudice di una vita intera. La tua.
Ed è questo il momento del giudizio. E' questo il
momento in cui ti racconto ciò che mi hai lasciato.
Rimpianti. Non c'è niente di peggio del rimpianto,
del rimorso, della consapevolezza che le cose
sarebbero potute andare diversamente, se solo lo
avessimo voluto. Ma non hai veramente mai voluto
niente dalla vita, signor Rimorso? Piangersi
addosso non porta mai a niente, ma è questo ciò
che hai sempre fatto. Sperare che le cose accadano
senza fare niente perché si realizzano non ti ha
portato molto lontano. Ma potevi realmente
aspettarti dell'altro dalla vita?
E quello che ti rimane, quello che mi rimane, è un
grande, incontrollabile odio represso. Non vorrei
odiare, non vorrei odiarti, ma l'odio è l'unica cosa
che mi hai lasciato.
L'odio e il rimpianto sono le tue uniche eredità,
una ricetta perfetta, un sublime cocktail di infinita
disperazione per te e le persone che ti circondano.
Non è questo ciò che voglio e non è questo ciò che
farò della mia vita.
Ed è per questo che ti dico addio, signor Nessuno:
mi allontano da te perché allontanarmi è l'unico
modo di diventare realmente qualcuno.
Ma potrei realmente liberarmi dall'odio e dalla
disumanità con le quali mi hai infettato, se
continuassi a tenere dentro un tale peso, a
rinfacciarti della miseria che mi circonda?
Non sarei forse un ipocrita? Non mi abbasserei al
tuo livello?
Solo adesso prendo coscienza di quale sia la
chiave di volta, la prima delle mille porte da
aprire per allontanarmi per sempre da te: la porta
del perdono.
Mi sarai indifferente, caro signor Nessuno, ma
sarai dispensato dai tuoi peccati. Non perché tu te
lo sia meritato, ma perché me lo merito io. Mi
merito di essere una persona migliore di te.
E la via, chiara come mai prima d'ora, è quella di
non abbandonare un signor Nessuno: prima di
lasciare per sempre le tue aride terre, dovrò avere
la forza di mutarti in un signor Qualcuno.
3 novembre 2010
Vi viene mai voglia di dire basta? Basta alle vuote
rassicurazioni dei politici, ai problemi in famiglia
e a lavoro, alle catene di Sant'Antonio, ai "Mi
Piace" su Facebook e ai RT di Twitter, al Grande
Bordello, ai talk show in stile "minuto dell'odio"
di orwelliana memoria?
Si fa un gran parlare, vomitiamo parole su parole,
senza però ricordare che le parole non sono niente
senza un significante ed un significato. Viviamo
nell'era della comunicazione, o almeno è questo
che si dice.
Eppure i governi rivoltano i nostri diritti come
calzini, distruggono vite e famiglie nei paesi
poveri in nome del progresso e noi non ne
sappiamo nulla, infarciti come siamo di
informazioni inutili e fuori contesto.
Viviamo la nostra vita in una gabbia dorata,
fregandocene di ciò che accade attorno a noi,
gelosi di ciò che abbiamo e al quale non vogliamo
rinunciare.
Siamo come piccoli gattini domestici, rinchiusi in
enormi case: abbiamo tutto ciò di cui crediamo di
avere bisogno e non desideriamo altro che una
tazza di croccantini sempre piena e una cassetta
dove cagare indisturbati.
29 maggio 2011
Ed eccoti lì, ora che tutta la merda è finita, puoi
ancora guardarti allo specchio? Ora che hai tradito
i tuoi compagni e quelli che chiamavi amici, chi ti
difenderà dai lupi alle porte? Sei una volpe che si
traveste da coniglio, perduta in un gioco di
ipocrisia, in un labirinto dal quale nemmeno tu
riesci più a districarti.
Ed eccoti lì, ora che il disegno è compiuto, dimmi,
ne è valsa davvero la pena? Ora che non hai spalle
amiche su cui piangere, cercherai nei soldi il
calore di un tenero abbraccio? Ora che i lupi sono
giunti al tuo cospetto, non ti sembra di riconoscere
i loro volti?
Ed eccoti lì, ora fuggi impaurita e piangi. Cerchi
aiuto a chi non te lo darà. Hai sputtanato tutto ciò
che avevi, per un misero atto di vanità. Ormai i
lupi si abbattono su di te. Ormai i lupi dilaniano le
tue carni. Dimmi, chiederai il mio aiuto?
Se mi cerchi, sono qui, in prima fila. Mi sto
godendo lo spettacolo.
20 luglio 2012
Storia d'un ciuffo d'erba
Un ciuffo d'erba sparuto, vigoroso nella sua
fragilità, sopravviveva nel campo ormai sterile: il
suo verde vivo, imperlato da un'esplosione di
gocce di rugiada, contrastava con la desolazione
che lo circondava.
Erano appena dieci fili, simili ad una ciocca
ribelle e arruffata, all'intreccio di una tela appena
iniziata a tessere o di un sudario finito e disfatto,
in attesa del ritorno del proprio amato.
Di quando in quando una macchina passava,
smuovendo l'aria stantia e il ciuffo d'erba si
piegava per un attimo in un cortese inchino.
Mi ritrovai a domandarmi cosa fosse un filo
d'erba: un essere vivente? Una cosa? Può, a suo
modo, pensare? Può provare emozioni?
Chissà come dev'essere rendersi conto di essere i
soli rimasti della propria specie: essere consci
della propria caducità e dell'inevitabile incombere
del proprio destino fatale. Sarebbe giunto,
inaspettato ed improvviso, nella forma di un gatto
giocherellone? Una scarpa indifferente? Una
spietata macchina falciatrice?
E nonostante tutto resistere, fieri ed eretti contro le
intemperie e senza un lamento andare incontro al
proprio fato, accettandolo incondizionatamente.
Mi alzai diretto al capanno, deciso a riprendere in
mano gli attrezzi del lavoro. Il campo sarebbe
fiorito di nuovo: non avevo più dubbi.
Strano pensare come quei dieci deboli fili mi
avessero ritemprato l'animo.
7 agosto 2012
Pensieri sconnessi sul disastro che incombe e
sugli scarafaggi che fanno ciao
Ci sono notti in cui i rumori della natura ti portano
risposte inattese. Niente conta davvero: non sei
che un punto in un disegno caotico che tende al
disastro. Che tu vada a lavoro, che decida di
buttarti sotto un treno o da un grattacielo, non ha
importanza. La vita andrà avanti comunque: le
civiltà si estingueranno, l'evoluzione proseguirà
indefessa nel suo tortuoso viaggio di imperfetto
miglioramento e gli scarafaggi saranno sempre lì a
ridere di noi, ricordando il giorno in cui il figlio
dell'uomo si ribellò a lui, annientandolo.
Il frinio delle cicale fuori dalla finestra ti ricorda
che la vita non è un insieme di numeri, non è un
grafico in inarrestabile discesa. La vita è natura, è
aria, acqua e terra, è carne e sesso, è odore e
sapore, tatto e udito. Puoi vivere senza uno
schermo che ti dica come essere, come vivere,
cosa pensare e cosa possedere per essere felice,
ma non puoi vivere senza ossigeno con cui
riempire i polmoni. E allora ti chiedi il perché di
quelle ansie, di quei problemi che ti hanno
divorato l'anima. Perché sono lì? Perché lasci che
ti posseggano? Perché non lasci semplicemente
che volino via come aquiloni senza un proprietario
che li tenga legati a se?
Forse perché siamo tanto dipendenti da ciò che ci
affligge, quanto lo sono le nostre afflizioni da noi:
in un grigio pomeriggio ventoso, l'aquilone senza
un bambino non è che una forma di carta legata ad
un filo. Per il bambino senza un aquilone, la
giornata di vento non è che una fottuta giornata di
vento.
Ma in fin dei conti, c'è sempre la Playstation!
8 agosto 2012
Comunicazioni telepatiche
Il televisore acceso su un canale qualunque (ormai
non fa più una gran differenza) trasmette le
immagini di un gruppo di ragazze falsamente
interrotte in un reality che di reale ha solo il nome.
L'apparecchio emana una luce bluastra nel salotto
buio. Guardi il tuo gatto nella penombra che gioca
con una palla di plastica: si nasconde, le tende un
agguato, la rincorre e salta spaventato se prende
improvvisamente una direzione inaspettata. Ti
ritrovi a chiederti quanto quel batuffolo di peli sia
conscio del mondo che lo circonda: quanto si
renda conto dei rapporti di causa e conseguenza,
del tempo che passa, della morte che incombe. Ti
chiedi se abbia a qualche livello un concetto di
vita. Torni a volgere la tua precaria attenzione allo
schermo: cambi canale senza nutrire una vera
speranza di trovare qualcosa di meglio. Poi
avverti una sensazione di calda peluria che si
struscia ai tuoi piedi. Il gatto ti osserva con uno
sguardo inumano, ma comunque denso,
emozionale: la vostra è una comunicazione
telepatica. E il concetto di vita può andare
allegramente a farsi fottere.
9 agosto 2012
Il grande segreto
Ci sono giorni in cui tutto sembra andare storto: la
tua vita prosegue incontrollata nella direzione
sbagliata come un'imbarcazione mal ormeggiata da
un marinaio inesperto, che se ne va trasportata via
dalla corrente, scomparendo oltre l'orizzonte. Ti
senti inutile, incompleto, incompreso. Qual è il tuo
spazio nel mondo? Quale scusa troverai domani
per continuare a respirare? Per mascherare la tua
angoscia con un sorriso posticcio?
Tutto intorno a te sembra avere senso. Tutti
sembrano in pace con se stessi. Qual è il loro
segreto? Com'è che ogni essere umano sembra
avere una vita più desiderabile della tua?
Qual è il tuo spazio nel mondo? Che sia questa la
risposta a tutte le tue domande? Scoprire quale
ingranaggio siamo all'interno del meccanismo è la
ricetta per la felicità eterna? O forse, al contrario,
è la consapevolezza di avere una parte non al pari
con le nostre aspettative ad essere la causa della
nostra infelicità? Il segreto potrebbe allora essere
l'accettazione del proprio ruolo, qualunque esso
sia?
E ammesso tutto ciò, come conciliare tutto questo
con la propria visione del mondo? Chi è il pittore
di questo Grande Disegno? C'è veramente
qualcuno a tirare le fila?
Domande poste da millenni, ma mai veramente
banali. Tutto è nato dal caso. Questa è la risposta
dell'uomo moderno. Accetto tale risposta, ma ci
sono notti in cui l'idea di un destino
preconfezionato mi assilla.
Ci sono notti in cui l'idea di un destino
preconfezionato mi uccide.
21 agosto 2012
Fine dei sogni
Una mail pubblicitaria mi chiede dove credo di
essere tra venti anni.
Non lo so, rispondo tra me e me. Non so nemmeno
dove sarò domani...
Non ho idea di cosa ne sarà di me, della mia vita.
Non so se avrò ancora un lavoro, se otterrò infine i
soldi che mi sono duramente guadagnato. Non c'è
niente di sicuro, niente di scontato. Nessuno
splendido futuro da intervallo pubblicitario in tv.
Pagheremo un canone per l'aria che respiriamo.
Renderemo grazie per gli aumenti dell'IVA e ci
daremo fuoco davanti agli altari di una casta
politica indifferente e menefreghista.
Non ho idea di dove sarò domani. Avrò i soldi per
pagarmi un altro giorno di vita su questa fottuta
Terra?
Non ci sono più favole. Non c'è speranza. Ci avete
portato via anche il più piccolo dei sogni.
21 agosto 2012
La forma nascosta
Sono giornate vuote, quelle che vivo ultimamente.
Il tempo che non passa veloce quanto vorrei, il
Sole che trasforma il mio vuoto cubicolo in un
forno crematorio, la testa albergata da mille
pensieri.
Tornano paure mai realmente andate via, si
palesano sensazioni finora ignorate. Il caldo fa
brutti scherzi: non sai se quello che pensi è un
parto della tua mente o un vaneggiamento che
svanirà col primo freddo.
Conta fino a tre, mi dico. Non pensare! Non
parlare! Torna indietro! mi dico. Torna chi eri fino
a pochi giorni fa.
Ma non è possibile. La vita è una continua
evoluzione. No, mi correggo: non un'evoluzione,
ma sicuramente un cambiamento, e poco importa
che sia migliorativo o peggiorativo.
Ogni giorno che passa siamo qualcosa di diverso.
Ogni ora, ogni minuto il tempo scolpisce il
simulacro della nostra anima, cambiandolo
impercettibilmente ad ogni passaggio.
E finisci per fissare allo specchio qualcuno che
non riconosci, qualcuno che non eri, che non sei o
che più probabilmente non accetti di essere
diventato.
Mi guardo indietro e mi chiedo se mi
identificherei col me stesso di un anno fa. Cinque,
dieci anni fa.
Il tempo mi ha cambiato. Il tempo cambia tutti noi,
forse più in fretta di quanto siamo in grado di
accettare.
Come un falegname che intaglia accuratamente un
tronco, o uno scultore che intacca la pietra,
mettendone in evidenza sfaccettature inedite e
portandone alla luce caratteristiche inattese, ma
proprie del materiale in nuce, così il tempo ricava
inedite versioni di noi, divertendosi a raffinarci
sempre di più, levigando la vera natura del nostro
essere.
Un pensiero finale
Caro lettore,
se sei arrivato a queste ultime pagine, significa che
probabilmente ti sei sorbito tutte le lagne
soporifere che le hanno precedute. Ti ringrazio
pertanto per la pazienza.
Questo piccolo libello, oltre ad essere una
sfacciata eiaculazione autocelebrativa, vuole
essere una netta linea di demarcazione: col 2012 è
finita una parte molto importante della mia vita e
ho ritenuto importante guardarmi indietro un'ultima
volta prima di decidere cosa fare nel prossimo
futuro.
Rileggendo i vari deliri coi quali ho riempito il
blog in questi anni ho notato una certa costanza
negli argomenti trattati che non credevo di aver
avuto. Non so se si intraveda un'evoluzione o se
siano sempre i soliti tre concetti triti e ritiri, a te il
giudizio, ma posso assicurarti che ne ho
abbastanza di quel benedetto tizio dietro allo
specchio che ho scoperto essere praticamente
onnipresente (molti dei post in cui compare li ho
dovuti tagliare, giocoforza).
Non so se in futuro ci saranno altre raccolte del
genere, ma di sicuro ci saranno altri ebook. Il
primo di questi sarà "Il Decalogo", il racconto che
lo scorso anno ha vinto il primo premio al
concorso CreativArt3, che sarà disponibile sul
sito www.michaelbeatrice.net probabilmente già
da Febbraio.
Se hai apprezzato l'iniziativa, se vuoi inviarmi i
tuoi pensieri, le critiche o vuoi semplicemente
insultarmi per averti fatto perdere delle preziose
ore di vita, ti invito a farlo all'indirizzo mail
[email protected].
Alla prossima.
Indice
Copertina
Inizio
Titolo
Creative Commons
L'autore
Poesie e componimenti
Scatola Preconfezionata
Un malcelato sberleffo
Senza titolo e senza pretese
Carne liquida
Nuovi organi meccanici
Wendigo
Love the bomb
Diario
13/07/2010
16/07/2010
19/07/2010
26/07/2010 - Lettera al signor Nessuno
03/11/2010
29/05/2011
20/07/2012 - Storia d'un ciuffo d'erba
07/08/2012 - Pensieri sconnessi sul disastro
che incombe e sugli scarafaggi che fanno ciao
08/08/2012 - Comunicazioni telepatiche
09/08/2012 - Il grande segreto
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