Diario dell`uomo con la camicia a righe
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Diario dell`uomo con la camicia a righe
Michael Beatrice DIARIO DELL'UOMO CON LA CAMICIA A RIGHE I libri di MichaelBeatrice.net www.michaelbeatrice.net 2013 Michael Beatrice. Opera rilasciata sotto Creative Commons. Questo ebook è rilasciato sotto licenza Creative Commons "Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 2.5 Italia" (CC BY-NC-ND 2.5 IT). L'ebook può essere liberamente distribuito, copiato, riprodotto, trasferito a patto di attribuirne la paternità all'autore. Questa opera non può essere utilizzata per fini commerciali, alterata, trasformata o usata per crearne un'altra. Nota Bene: Ogni volta che usi o distribuisci quest'opera, devi farlo secondo i termini di questa licenza, che va comunicata con chiarezza. L'autore Michael Beatrice nasce a Pistoia nel 1987. Fin dall'infanzia sviluppa una passione per la scrittura e già a nove anni inizia a creare storie per proprio diletto, ma è solo nel 2011 che decide di mettersi veramente alla prova, partecipando ad alcuni concorsi e facendo leggere i propri lavori ad un pubblico reale. Nel 2012 vince il primo premio nella sezione narrativa del concorso Creativart3 col racconto "Il Decalogo", a breve scaricabile gratuitamente dal sito www.michaelbeatrice.net. E proprio dall'esperienza del sito nasce questo ebook: una raccolta di pensieri, riflessioni personali e poesie ospitati nel blog negli ultimi due anni e mezzo. Buona lettura! Poesie e componimenti Scatola Preconfezionata Facile parlare Ora che la nebbia è scesa sulla nostra alba Facile comandare Quando non sei tu a doverti immergere nel fango Inutile rimpiangere Il latte era versato già prima che lo facessi cadere Inutile gridare Nessuno ha orecchie per sentire la tua voce Un malcelato sberleffo Siamo formiche intrappolate in un barattolo. Ci mangiamo l'un l'altro per sopravvivere. Prigionieri. Oh, ma quanto amiamo le sbarre della nostra gabbia. Il giocattolo si è rotto. Non basterà un po' di nastro adesivo per ripararlo. L'uomo dietro allo specchio mi guarda e mi deride. Imita le mie azioni come un sadico cabarettista. Oh quanto amo le sbarre della mia gabbia. La musica continua in sottofondo. Dov'è che l'ho già sentita? E' l'eterna nenia, il malcelato sberleffo, l'inutile Domanda. La trottola che gira. Le mangerei le sbarre della mia gabbia. La danza continua, un po' più veloce. Ogni giro impercettibilmente più rapido. Sei pronto a ballare? L'uomo dietro lo specchio balla la sua danza di morte. Incompleto. Le mangerei queste cazzo di sbarre. Senza titolo e senza pretese Freddo Gelido e vuoto Un regalo senza fronzoli Un pacco incartato con carta straccia. Forme note senza sostanza Un dono da gettar via Inutile. Passano bianche e inutilizzate scorrendo sempre più veloci le più importanti pagine della nostra vita. I giorni da ricordare sono ormai finiti Inesorabili arrivano i giorni dei rimpianti. Carne liquida Di null'altro che amore e odio sono composte le nostre anime, punti cardinali opposti che guidano le nostre scelte etiche, le nostre passioni più primordiali, il nostro fato. Di sola carne, viscere e sangue sono fatti i nostri corpi, lussureggianti templi della perdizione, prigione terrena dei nostri istinti più elevati e strumenti di piacere carnale al tempo stesso. E non c'è elevazione maggiore della fusione: svilupperò nuove articolazioni, tentacoli sinuosi che si insinueranno in te avvolgendoti in una stretta indissolubile. E lascerò che la tua carne penetri la mia e che i nostri corpi non abbiano più un confine. Come carne liquida le nostre pelli si fonderanno l'una all'altra ed allora saremo una cosa sola, non più umana, ma divina, amorale, immortale... ...perfetta! Nuovi organi meccanici E fa male oh, quanto fa male saperti stretta tra le braccia sue. E mi uccide (lo specchio sorride) vedere la distanza crescer tra noi due. E mi manchi, i miei occhi son stanchi, stanchi di cercare senza mai trovare. E la sento l'apatia da dentro si ciba del mio cuore senza ringraziare. Nuovi organi meccanici sostituiranno i vecchi, sarò una macchina efficientissima. Vasi linfatici e carne putrescente evacuerò con gioia massima. E sarò sangue sulle tue mani, Incubi tra le lenzuola. Sarò la soglia tra i tuoi pensieri e la follia che avanza ancora. Sarò il ricordo che ti ossessiona, corpo che danza per il collo appeso, il riflesso della tua miseria, la mia vendetta dietro ad un sorriso. Wendigo Il tuo sorriso a trentadue denti nasconde verità che fanno male: una maschera rassicurante per un mostro dall'insaziabile ingordigia. E si, noi intuiamo la tua vera identità, ma preferiamo ignorare gli allarmi dei nostri sensi, piuttosto che accettarne le oscure implicazioni. E vermi falliformi scorrono sotto le tue gengive. E vene nere iniettano i tuoi occhi demoniaci. E non c'è niente di vero nelle tue parole. E con entusiasmo accettiamo la morte, offrendoti la nostra anima per un pugno di mosche. Dove spargo il sangue per la firma? Sappiamo che vuoi annullarci, ma ti prego, fallo con parole cortesi. ------------------------------------------------Un flusso di parole senza capo ne coda. Una marea di concetti astratti. Un disonorevole codice d'onore. Non sei niente. Un pupazzo spaventato in una discarica. Non sei niente. Renditene conto ed accetta la tua fine. Love the bomb Sono il futuro. Sono la civiltà. Sono la rinascita dopo la morte. Abbraccia il cambiamento: credi in me. Credi in un radioso e lucente avvenire. Accoglimi nel tuo cuore ed io sarò la tua salvezza. Spargo fede e democrazia con piombo e fuoco. La tempesta necessaria per l'arrivo di un Nuovo Giorno. Ama me. Ama il tuo Dio. Ama la Bomba. Diario 13 luglio 2010 E' un flusso infinito di emozioni, quello che scorre dentro di noi ad ogni ora di ogni giorno che ci è dato di vivere. I nostri corpi sono solo involucri, viscere in fermento, mosse da forze che non comprendono appieno. Ed è così che da un momento all'altro ti ritrovi dal pensare che la vita è uno schifo, ad apprezzarne ogni minuto. E con la stessa rapidità con la quale ti ha invaso, la positività ti abbandonerà di nuovo, a volte senza un motivo apparente. La sensazione peggiore che si possa avere, svegliandosi al mattino, è quella di sentirsi intrappolati in una prigione senza barriere, senza vedere una vera via d'uscita. E' come trovarsi al centro di una costruzione di mattoncini con un unico punto debole: tu sai dove colpire, sai quale pezzo eliminare per far crollare tutto attorno a te ed essere finalmente libero, ma semplicemente quel pezzo è troppo lontano: è fuori dalla tua portata. Come fa la gente ad accettare il proprio destino, nonostante sia completamente diverso da quello che avrebbero voluto o sognato? Non tutti possono aver trovato ciò di cui avevano bisogno, per quanto diverso dai propri obiettivi... e allora di cos'è che si tratta? E' forse la fede? L'idea che qualcuno abbia già deciso tutto per noi e che facciamo parte di un disegno più grande ed inaccessibile è così rassicurante? E se quel qualcuno, quel creatore che ci ha generato a sua immagine e somiglianza, non fosse altro che un omino verde che si è divertito a fondere il suo DNA con quello di una scimmia? E se il mondo non fosse altro che un enorme laboratorio e noi tutti delle piccole formichine industriose e piene di domande senza risposta? Perchè ci ostiniamo a guardare il cielo, a capire l'universo e le sue leggi, a sfidare la natura e a giocare a fare Dio quando non siamo nemmeno capaci di comprendere noi stessi? Perchè non accettiamo semplicemente la vita per quello che è: una sequenza di momenti belli e brutti, di emozioni, di persone, di esistenze che si intrecciano. Perchè cerchiamo sempre di vederci qualcosa di più? Non possiamo fare a meno di porci domande, ma le risposte non ci piacciono. Non c'è peggior sordo di chi non vuol sentire. 16 luglio 2010 Invidio le persone che sanno quello che vogliono, che non hanno mai avuto un'incertezza e che conoscono fin dalla nascita il proprio obiettivo. Sembrano procedere su una linea retta, una prefabbricata strada di plastica, alienati dal resto del mondo. Mi sconvolge pensare che c'è chi non ha mai avuto un dubbio sulla propria esistenza: perchè sei al mondo? Sei stato voluto o sei solo un incidente di percorso? Perchè il genere umano esiste? Perchè esistono il mondo, l'universo, il bene ed il male? Ci sono domande per le quali a mio avviso non esiste una risposta chiara e certa, ma che alcuni riescono a risolvere, vedendo un disegno, una finalità: affidandosi alla fede. Ma allora perchè mi sembra tutto così casuale? Sono io ad essere limitato? O sono loro? E' solo la paura dell'incertezza e la voglia di una qualsiasi risposta a spingerli o ci può essere dell'altro? Può la natura, nella sua poetica perfezione, essere frutto del caso? Può esserlo la calda sensazione di un abbraccio? L'armonicità del corpo di una donna? La matrioska delle nostre emozioni? E dove trovano posto in tutto questo la morte, il dolore, la violenza e l'ingiustizia? Il libero arbitrio è un dono o una maledizione? E in un caso o nell'altro, chi è stato a concederceli? Il male avanza; un dipinto di inestimabile bellezza, rovinato da una macchia d'olio che lentamente si spande. Siamo marionette nelle mani di un invisibile manovratore, pedine sullo scacco di un gioco sconosciuto. Qualcuno ci sta guidando, giocando perversamente con la nostra futile esistenza. Vuoi chiamarlo caso? Vuoi chiamarlo Dio? Un nome vale l'altro, non è questo che cambia la sostanza. Tutto cambia, affinchè rimanga sempre uguale. E la floridità dei nostri campi si tramuterà in deserto. E la nostra vita finirà con l'esplosione di una stella. Chissà chi la guarderà, desiderando una miglior vita per il futuro...chissà da dove... Quante civiltà abbiamo visto terminare, cancellate da un poetico bagliore nel cielo? Ora mi sembra che la vita sia una canzone incisa su un vecchio vinile. Una volta che è finita riparte da capo, sempre la stessa, ma resa diversa dal tempo, dalla consunzione. E mentre ogni cosa muta, non cambiano i tuoi occhi. La tua perfezione del tutto umana fa perdere di importanza tutto il resto. Che i giganti giochino il loro gioco, noi faremo il nostro. 19 luglio 2010 Ho visto la felicità. L'ho vissuta per un attimo. Ma era solo un sogno e al mattino era tutto svanito. I modi di dire sono stronzate, perché chi semina merda raccoglie oro e chi ce la mette tutta per dare il meglio di se, finisce sempre a prenderlo in quel posto. Giorni e notti di inutili litigi, di vite battute all'asta per una lista di ottime dipendenze. Cos'è la salute davanti ad una slot machine? Cos'è la felicità, paragonata ad una sigaretta? Qualcuno di voi, la fuori, si batte per i propri sogni, vive perseguendo un obiettivo. Ma quale obiettivo può avere una persona, quando persino chi lo ha generato lo rinnega? E all'improvviso mi accorgo che non sono altro che un concentrato di rabbia. Rabbia repressa, accumulata negli anni, da quando non ero altro che uno schizzo, un essere monocellulare. E nonostante tutto adoro la vita. Mi ci attacco come un orso ad un barattolo di miele. Perché continuo stupidamente ad essere ottimista e a dirmi che d'ora in avanti le cose non potranno che andar meglio. Perché so che solo un male così grande potrà aiutarmi ad apprezzare quello che il futuro ha in serbo per me. Ma anche non ci fosse niente di meglio, avrò la certezza che la fuori qualcuno se la sta godendo questa vita. E se anche per un istante, per una frazione di secondo, avessi contribuito a migliorare quella vita, con una parola di comprensione, una battuta, un silenzioso scambio di sguardi, allora saprei che non tutto è andato perduto. Qualcosa si è salvato. 26 luglio 2010 Lettera al signor Nessuno Caro signor Nessuno, ti scrivo una lettera perché so che non la leggerai. Non sarà un'opera d'arte, non verrà ricordata nel tempo: è solo uno sfogo di una notte di fine luglio e non vuole essere niente di più. Caro signor Nessuno, Tu non hai un nome, perché darti un nome significherebbe darti una umanità che non mi hai mai dimostrato. Sei uno strano essere dalle molteplici facce, un topo impaurito, un viscido verme, un inaffidabile scorpione. Se ti scrivo, caro signor Nessuno, ho un motivo ben preciso: ho un racconto da narrarti; il racconto di ciò che rimarrà di te, quando l'impassibile e fredda Morte verrà a trovarti. Il mondo non si ricorderà di te, signor Nessuno, ma potrebbe essere altrimenti? Cosa hai fatto di buono nella vita? Non hai mai capito ciò che conta realmente: non sono i soldi, caro signor Nessuno, non è la Fortuna, non le macchine, non la notorietà. Quello che conta è lasciare un segno, una memoria, qualcosa per la quale valga la pena essere ricordati. Ma tutto ciò che il mondo ricorderà di te è racchiusa in me, perché io sono l'eredità, il testamento, il giudice di una vita intera. La tua. Ed è questo il momento del giudizio. E' questo il momento in cui ti racconto ciò che mi hai lasciato. Rimpianti. Non c'è niente di peggio del rimpianto, del rimorso, della consapevolezza che le cose sarebbero potute andare diversamente, se solo lo avessimo voluto. Ma non hai veramente mai voluto niente dalla vita, signor Rimorso? Piangersi addosso non porta mai a niente, ma è questo ciò che hai sempre fatto. Sperare che le cose accadano senza fare niente perché si realizzano non ti ha portato molto lontano. Ma potevi realmente aspettarti dell'altro dalla vita? E quello che ti rimane, quello che mi rimane, è un grande, incontrollabile odio represso. Non vorrei odiare, non vorrei odiarti, ma l'odio è l'unica cosa che mi hai lasciato. L'odio e il rimpianto sono le tue uniche eredità, una ricetta perfetta, un sublime cocktail di infinita disperazione per te e le persone che ti circondano. Non è questo ciò che voglio e non è questo ciò che farò della mia vita. Ed è per questo che ti dico addio, signor Nessuno: mi allontano da te perché allontanarmi è l'unico modo di diventare realmente qualcuno. Ma potrei realmente liberarmi dall'odio e dalla disumanità con le quali mi hai infettato, se continuassi a tenere dentro un tale peso, a rinfacciarti della miseria che mi circonda? Non sarei forse un ipocrita? Non mi abbasserei al tuo livello? Solo adesso prendo coscienza di quale sia la chiave di volta, la prima delle mille porte da aprire per allontanarmi per sempre da te: la porta del perdono. Mi sarai indifferente, caro signor Nessuno, ma sarai dispensato dai tuoi peccati. Non perché tu te lo sia meritato, ma perché me lo merito io. Mi merito di essere una persona migliore di te. E la via, chiara come mai prima d'ora, è quella di non abbandonare un signor Nessuno: prima di lasciare per sempre le tue aride terre, dovrò avere la forza di mutarti in un signor Qualcuno. 3 novembre 2010 Vi viene mai voglia di dire basta? Basta alle vuote rassicurazioni dei politici, ai problemi in famiglia e a lavoro, alle catene di Sant'Antonio, ai "Mi Piace" su Facebook e ai RT di Twitter, al Grande Bordello, ai talk show in stile "minuto dell'odio" di orwelliana memoria? Si fa un gran parlare, vomitiamo parole su parole, senza però ricordare che le parole non sono niente senza un significante ed un significato. Viviamo nell'era della comunicazione, o almeno è questo che si dice. Eppure i governi rivoltano i nostri diritti come calzini, distruggono vite e famiglie nei paesi poveri in nome del progresso e noi non ne sappiamo nulla, infarciti come siamo di informazioni inutili e fuori contesto. Viviamo la nostra vita in una gabbia dorata, fregandocene di ciò che accade attorno a noi, gelosi di ciò che abbiamo e al quale non vogliamo rinunciare. Siamo come piccoli gattini domestici, rinchiusi in enormi case: abbiamo tutto ciò di cui crediamo di avere bisogno e non desideriamo altro che una tazza di croccantini sempre piena e una cassetta dove cagare indisturbati. 29 maggio 2011 Ed eccoti lì, ora che tutta la merda è finita, puoi ancora guardarti allo specchio? Ora che hai tradito i tuoi compagni e quelli che chiamavi amici, chi ti difenderà dai lupi alle porte? Sei una volpe che si traveste da coniglio, perduta in un gioco di ipocrisia, in un labirinto dal quale nemmeno tu riesci più a districarti. Ed eccoti lì, ora che il disegno è compiuto, dimmi, ne è valsa davvero la pena? Ora che non hai spalle amiche su cui piangere, cercherai nei soldi il calore di un tenero abbraccio? Ora che i lupi sono giunti al tuo cospetto, non ti sembra di riconoscere i loro volti? Ed eccoti lì, ora fuggi impaurita e piangi. Cerchi aiuto a chi non te lo darà. Hai sputtanato tutto ciò che avevi, per un misero atto di vanità. Ormai i lupi si abbattono su di te. Ormai i lupi dilaniano le tue carni. Dimmi, chiederai il mio aiuto? Se mi cerchi, sono qui, in prima fila. Mi sto godendo lo spettacolo. 20 luglio 2012 Storia d'un ciuffo d'erba Un ciuffo d'erba sparuto, vigoroso nella sua fragilità, sopravviveva nel campo ormai sterile: il suo verde vivo, imperlato da un'esplosione di gocce di rugiada, contrastava con la desolazione che lo circondava. Erano appena dieci fili, simili ad una ciocca ribelle e arruffata, all'intreccio di una tela appena iniziata a tessere o di un sudario finito e disfatto, in attesa del ritorno del proprio amato. Di quando in quando una macchina passava, smuovendo l'aria stantia e il ciuffo d'erba si piegava per un attimo in un cortese inchino. Mi ritrovai a domandarmi cosa fosse un filo d'erba: un essere vivente? Una cosa? Può, a suo modo, pensare? Può provare emozioni? Chissà come dev'essere rendersi conto di essere i soli rimasti della propria specie: essere consci della propria caducità e dell'inevitabile incombere del proprio destino fatale. Sarebbe giunto, inaspettato ed improvviso, nella forma di un gatto giocherellone? Una scarpa indifferente? Una spietata macchina falciatrice? E nonostante tutto resistere, fieri ed eretti contro le intemperie e senza un lamento andare incontro al proprio fato, accettandolo incondizionatamente. Mi alzai diretto al capanno, deciso a riprendere in mano gli attrezzi del lavoro. Il campo sarebbe fiorito di nuovo: non avevo più dubbi. Strano pensare come quei dieci deboli fili mi avessero ritemprato l'animo. 7 agosto 2012 Pensieri sconnessi sul disastro che incombe e sugli scarafaggi che fanno ciao Ci sono notti in cui i rumori della natura ti portano risposte inattese. Niente conta davvero: non sei che un punto in un disegno caotico che tende al disastro. Che tu vada a lavoro, che decida di buttarti sotto un treno o da un grattacielo, non ha importanza. La vita andrà avanti comunque: le civiltà si estingueranno, l'evoluzione proseguirà indefessa nel suo tortuoso viaggio di imperfetto miglioramento e gli scarafaggi saranno sempre lì a ridere di noi, ricordando il giorno in cui il figlio dell'uomo si ribellò a lui, annientandolo. Il frinio delle cicale fuori dalla finestra ti ricorda che la vita non è un insieme di numeri, non è un grafico in inarrestabile discesa. La vita è natura, è aria, acqua e terra, è carne e sesso, è odore e sapore, tatto e udito. Puoi vivere senza uno schermo che ti dica come essere, come vivere, cosa pensare e cosa possedere per essere felice, ma non puoi vivere senza ossigeno con cui riempire i polmoni. E allora ti chiedi il perché di quelle ansie, di quei problemi che ti hanno divorato l'anima. Perché sono lì? Perché lasci che ti posseggano? Perché non lasci semplicemente che volino via come aquiloni senza un proprietario che li tenga legati a se? Forse perché siamo tanto dipendenti da ciò che ci affligge, quanto lo sono le nostre afflizioni da noi: in un grigio pomeriggio ventoso, l'aquilone senza un bambino non è che una forma di carta legata ad un filo. Per il bambino senza un aquilone, la giornata di vento non è che una fottuta giornata di vento. Ma in fin dei conti, c'è sempre la Playstation! 8 agosto 2012 Comunicazioni telepatiche Il televisore acceso su un canale qualunque (ormai non fa più una gran differenza) trasmette le immagini di un gruppo di ragazze falsamente interrotte in un reality che di reale ha solo il nome. L'apparecchio emana una luce bluastra nel salotto buio. Guardi il tuo gatto nella penombra che gioca con una palla di plastica: si nasconde, le tende un agguato, la rincorre e salta spaventato se prende improvvisamente una direzione inaspettata. Ti ritrovi a chiederti quanto quel batuffolo di peli sia conscio del mondo che lo circonda: quanto si renda conto dei rapporti di causa e conseguenza, del tempo che passa, della morte che incombe. Ti chiedi se abbia a qualche livello un concetto di vita. Torni a volgere la tua precaria attenzione allo schermo: cambi canale senza nutrire una vera speranza di trovare qualcosa di meglio. Poi avverti una sensazione di calda peluria che si struscia ai tuoi piedi. Il gatto ti osserva con uno sguardo inumano, ma comunque denso, emozionale: la vostra è una comunicazione telepatica. E il concetto di vita può andare allegramente a farsi fottere. 9 agosto 2012 Il grande segreto Ci sono giorni in cui tutto sembra andare storto: la tua vita prosegue incontrollata nella direzione sbagliata come un'imbarcazione mal ormeggiata da un marinaio inesperto, che se ne va trasportata via dalla corrente, scomparendo oltre l'orizzonte. Ti senti inutile, incompleto, incompreso. Qual è il tuo spazio nel mondo? Quale scusa troverai domani per continuare a respirare? Per mascherare la tua angoscia con un sorriso posticcio? Tutto intorno a te sembra avere senso. Tutti sembrano in pace con se stessi. Qual è il loro segreto? Com'è che ogni essere umano sembra avere una vita più desiderabile della tua? Qual è il tuo spazio nel mondo? Che sia questa la risposta a tutte le tue domande? Scoprire quale ingranaggio siamo all'interno del meccanismo è la ricetta per la felicità eterna? O forse, al contrario, è la consapevolezza di avere una parte non al pari con le nostre aspettative ad essere la causa della nostra infelicità? Il segreto potrebbe allora essere l'accettazione del proprio ruolo, qualunque esso sia? E ammesso tutto ciò, come conciliare tutto questo con la propria visione del mondo? Chi è il pittore di questo Grande Disegno? C'è veramente qualcuno a tirare le fila? Domande poste da millenni, ma mai veramente banali. Tutto è nato dal caso. Questa è la risposta dell'uomo moderno. Accetto tale risposta, ma ci sono notti in cui l'idea di un destino preconfezionato mi assilla. Ci sono notti in cui l'idea di un destino preconfezionato mi uccide. 21 agosto 2012 Fine dei sogni Una mail pubblicitaria mi chiede dove credo di essere tra venti anni. Non lo so, rispondo tra me e me. Non so nemmeno dove sarò domani... Non ho idea di cosa ne sarà di me, della mia vita. Non so se avrò ancora un lavoro, se otterrò infine i soldi che mi sono duramente guadagnato. Non c'è niente di sicuro, niente di scontato. Nessuno splendido futuro da intervallo pubblicitario in tv. Pagheremo un canone per l'aria che respiriamo. Renderemo grazie per gli aumenti dell'IVA e ci daremo fuoco davanti agli altari di una casta politica indifferente e menefreghista. Non ho idea di dove sarò domani. Avrò i soldi per pagarmi un altro giorno di vita su questa fottuta Terra? Non ci sono più favole. Non c'è speranza. Ci avete portato via anche il più piccolo dei sogni. 21 agosto 2012 La forma nascosta Sono giornate vuote, quelle che vivo ultimamente. Il tempo che non passa veloce quanto vorrei, il Sole che trasforma il mio vuoto cubicolo in un forno crematorio, la testa albergata da mille pensieri. Tornano paure mai realmente andate via, si palesano sensazioni finora ignorate. Il caldo fa brutti scherzi: non sai se quello che pensi è un parto della tua mente o un vaneggiamento che svanirà col primo freddo. Conta fino a tre, mi dico. Non pensare! Non parlare! Torna indietro! mi dico. Torna chi eri fino a pochi giorni fa. Ma non è possibile. La vita è una continua evoluzione. No, mi correggo: non un'evoluzione, ma sicuramente un cambiamento, e poco importa che sia migliorativo o peggiorativo. Ogni giorno che passa siamo qualcosa di diverso. Ogni ora, ogni minuto il tempo scolpisce il simulacro della nostra anima, cambiandolo impercettibilmente ad ogni passaggio. E finisci per fissare allo specchio qualcuno che non riconosci, qualcuno che non eri, che non sei o che più probabilmente non accetti di essere diventato. Mi guardo indietro e mi chiedo se mi identificherei col me stesso di un anno fa. Cinque, dieci anni fa. Il tempo mi ha cambiato. Il tempo cambia tutti noi, forse più in fretta di quanto siamo in grado di accettare. Come un falegname che intaglia accuratamente un tronco, o uno scultore che intacca la pietra, mettendone in evidenza sfaccettature inedite e portandone alla luce caratteristiche inattese, ma proprie del materiale in nuce, così il tempo ricava inedite versioni di noi, divertendosi a raffinarci sempre di più, levigando la vera natura del nostro essere. Un pensiero finale Caro lettore, se sei arrivato a queste ultime pagine, significa che probabilmente ti sei sorbito tutte le lagne soporifere che le hanno precedute. Ti ringrazio pertanto per la pazienza. Questo piccolo libello, oltre ad essere una sfacciata eiaculazione autocelebrativa, vuole essere una netta linea di demarcazione: col 2012 è finita una parte molto importante della mia vita e ho ritenuto importante guardarmi indietro un'ultima volta prima di decidere cosa fare nel prossimo futuro. Rileggendo i vari deliri coi quali ho riempito il blog in questi anni ho notato una certa costanza negli argomenti trattati che non credevo di aver avuto. Non so se si intraveda un'evoluzione o se siano sempre i soliti tre concetti triti e ritiri, a te il giudizio, ma posso assicurarti che ne ho abbastanza di quel benedetto tizio dietro allo specchio che ho scoperto essere praticamente onnipresente (molti dei post in cui compare li ho dovuti tagliare, giocoforza). Non so se in futuro ci saranno altre raccolte del genere, ma di sicuro ci saranno altri ebook. Il primo di questi sarà "Il Decalogo", il racconto che lo scorso anno ha vinto il primo premio al concorso CreativArt3, che sarà disponibile sul sito www.michaelbeatrice.net probabilmente già da Febbraio. Se hai apprezzato l'iniziativa, se vuoi inviarmi i tuoi pensieri, le critiche o vuoi semplicemente insultarmi per averti fatto perdere delle preziose ore di vita, ti invito a farlo all'indirizzo mail [email protected]. Alla prossima. Indice Copertina Inizio Titolo Creative Commons L'autore Poesie e componimenti Scatola Preconfezionata Un malcelato sberleffo Senza titolo e senza pretese Carne liquida Nuovi organi meccanici Wendigo Love the bomb Diario 13/07/2010 16/07/2010 19/07/2010 26/07/2010 - Lettera al signor Nessuno 03/11/2010 29/05/2011 20/07/2012 - Storia d'un ciuffo d'erba 07/08/2012 - Pensieri sconnessi sul disastro che incombe e sugli scarafaggi che fanno ciao 08/08/2012 - Comunicazioni telepatiche 09/08/2012 - Il grande segreto 21/08/2012 - Fine dei sogni 21/08/2012 - La forma nascosta Un pensiero finale