DON GIOVANNI CAPACE

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DON GIOVANNI CAPACE
DON GIOVANNI CAPACE
Oggi per me è cosa particolarmente gradita ricordare Don
Giovanni Capace, curato di Alpette, in questa occasione in
cui intitoliamo il polo astronomico con il suo nome. Questa
nostra amministrazione è attenta a ricordare le persone che
hanno amato questo nostro territorio e, come Don Capace,
hanno dedicato, con passione la loro vita alla gente di
montagna. Pensiamo sia giusto rendere merito alle persone
di valore, perché non vengano dimenticate. L'esempio
positivo è ciò che conta e deve essere sempre proposto.
Molti dei presenti come me, che ero il suo medico, hanno
ancora vivo il ricordo di Don Capace. Un uomo forse d'altri
tempi. Tenace nelle convinzioni, volitivo, dal sorriso aperto
e cordiale. Un amico per tanti che si rivolgevano a lui per
trovare un aiuto concreto ma anche solo il conforto di una
parola risoluta, di un'indicazione sicura. Don Capace
nacque nella frazione Spineto di Castellamonte nel 1917.
Fu ordinato sacerdote ad Ivrea nel 1940. Subito venne
nominato viceparroco a Sparone ed un anno dopo iniziò la
sua missione a Locana, nella frazione Fornolosa. Già
all'inizio mostrò vitalità e capacità di agire, partecipando
attivamente alla vita politica del luogo. Affiancò al
ministero religioso l'impegno sociale contribuendo
all'arrivo dell'acqua potabile e dell'energia elettrica nel suo
paese. Fu protagonista della lotta partigiana e della
Resistenza, mettendo a repentaglio la propria vita per
salvarne tante altre. Cappellano della Sesta Divisione di
Giustizia e Libertà ricevette nelle proprie mani la resa delle
Camicie Nere della Valle dell'Orco. Fu presidente del primo
Comitato di Liberazione dell'Alta Valle dell'Orco. Nel 1965
così lo descrive il dr Corrado Aimone, l'allora sindaco di
Locana, in una lettera redatta in occasione del suo
venticinquesimo di sacerdozio: "appassionato nel contatto
continuo con i singoli parrocchiani, .. presente in tutte le
case ad assistere i morenti, a sostenere gli infermi... molti
problemi vengono da lui presentati nell'interesse della sua
popolazione e tante necessità vengono soddisfatte proprio
grazie alla sua partecipazione diretta ed attiva". Un uomo
positivo, pratico, vitale, dunque aggiungo io, che cullò un
sogno mai realizzato: collegare con un traforo la Valle
dell'Orco con la Val d'Isere, l'Italia con la Francia.
Un'opera che avrebbe rotto l'atavico isolamento della nostra
valle portando sicuramente vantaggi ai suoi abitanti. Fu una
sua vecchia idea, maturata già nel dopoguerra ma sospesa
dopo la morte del senatore Anselmi. Egli la riprese quando
nel 1965 ricordò a Prariond in Val d'Isere la tragedia della
Galisia, i 36 soldati e partigiani che lui stesso a Fornolosa
benedì mentre stavano risalendo la valle per andare a
morire. Il traforo doveva essere fatto per permettere di
avvicinare genti appartenenti a nazioni diverse ma molto
simili, che parlavano lo stesso patois, un atto di fratellanza
e di unione per il bene comune. Purtroppo la cosa non andò
in porto. Malinconicamente rimase solamente un grosso
dossier che testimoniò il grande entusiasmo di un tenace
prete di montagna. Lo stesso entusiasmo accompagnato da
grande versatilità Don Capace lo riversò
nell'organizzazione di altri grandi eventi come il primo
convegno nazionale degli spazzacamini a Massino Visconti
nel 1969 e il primo convegno internazionale degli
spazzacamini che ebbe luogo a Locana nel maggio del
1970. Anche queste sono dimostrazioni del grande amore di
Don Capace per la gente della sua valle, le sue tradizioni, il
suo lavoro, testimonianze del suo impegno civile e
religioso. Dopo trent'anni di apostolato a Fornolosa Don
Capace il 27 giugno 1971 prende solennemente servizio
nella parrocchia di Alpette. E qui si esplicherà totalmente
l'attività astronomica di Don Capace. Tra i suoi tanti
interessi egli coltivò fin dall'adolescenza la passione per
l'osservazione e lo studio degli astri, trasmessagli da un
professore laico quand'era studente presso i Camilliani a
Castelvecchio di Oneglia. Aveva acquistato nel 1970 un
potente telescopio professionale newtoniano di 30 cm di
diametro e una focale di m. 1,80 e l'aveva posto sul terrazzo
della casa parrocchiale. Dopo che fu arrivato ad Alpette
autorità ed amici lo convinsero a costruire sulla casa
parrocchiale un vero osservatorio con la cupola girevole.
Nel novembre 1972 ebbe luogo l'inaugurazione trasmessa
dalla TV. Da allora l'osservatorio divenne meta di migliaia
di appassionati, soprattutto studenti, provenienti da tutto il
Piemonte ma soprattutto da Torino e dal Canavese. Don
Capace veniva chiamato a tenere conferenze, era invitato a
parlare di astronomia in trasmissioni di radio e tv locali,
teneva corsi per gli studenti delle scuole canavesane. Nel
1974 sostituì il suo telescopio con un altro più potente del
diametro di 40 cm. Le visite continuarono regolari fino al
1980 quando Don Capace cominciò ad avere problemi di
salute. Nel 1982 l'attività dell'osservatorio si fermò.
Mancarono i fondi per la manutenzione ma mancò
soprattutto l'interesse dei giovani del paese. Don Capace
avrebbe voluto che qualcuno in paese continuasse la sua
opera di divulgazione scientifica e per ciò tenne anche dei
corsi. Ma purtroppo non trovò in loco nessun collaboratore.
Tuttavia l'amministrazione comunale allora guidata da
Marino Ceretto Castigliano nel 1985 riuscì ad ottenere
fondi dalla Provincia di Torino e dalla Regione Piemonte.
Venne costruito un nuovo e più grande osservatorio sopra
l'ultimo piano del palazzo comunale, dov'è ancor oggi.
Nell'agosto 1988 avvenne il trasferimento del telescopio. La
gestione scientifica venne affidata alla scuola di astronomia
Zagar, allora presieduta dal professor Tullio Regge. Fra le
illustri personalità che lo visitarono: il Prof Fracastoro e il
prof. Paolo Maffei, direttore dell'Osservatorio di Perugia e
scopritore di due galassie. Dal nuovo osservatorio nel
febbraio 1990 le tre reti televisive nazionali trasmisero
l'eclisse totale di luna. Don Capace morì il 3 aprile 1992.
Questo breve ricordo di Don Capace non sarebbe completo
se non segnalassi anche altre attività che portò a termine in
questo paese. Oltre a numerose opere di restauro della
chiesa parrocchiale con il posizionamento di nuove
campane e un orologio programmato elettronicamente, il
completamento del restauro della cappella di San Giacomo
nel 1973 e l'inaugurazione nel 1978 della nuova Cappella
del Nero. Nel 1974 contribuì ad organizzare una grandiosa
Festa del Piemont che ebbe luogo nel bicentenario del
Comune di Alpette. Molti ricorderanno il cinema all'aperto
nel cortile dell'oratorio. Nel 1978 per i giovani fece
costruire un salone nella casa parrocchiale. E poi, voglio
ricordarlo come ulteriore suo merito, nel 1985 benedì
l'ordinazione sacerdotale dell'attuale nostro parroco Don
Sergio Noascone, figlio della sua collaboratrice domestica,
la cara Pierina. La solenne cerimonia venne officiata dal
Vescovo Monsignor Bettazzi in Piazza Goglio. Fece
ricerche nell'archivio parrocchiale per indagare la storia
della Comunità alpettese e costituì un archivio fotografico
di piloni e cappelle votive del paese. Mi scuso
anticipatamente se ho dimenticato qualche altra sua opera
notevole. Tra le onorificenze che ottenne ricordo la
Medaglia d'Oro per la Fedeltà Montanara nel 1977 e la
Medaglia d'Oro del Comune di Torino per il suo contributo
alla divulgazione dell'astronomia. Un uomo, don Capace,
dotato di grande vitalità e di capacità di ascolto e di azione.
Forte e sereno, sostenuto dalla fede, riusciva ad infondere
sicurezza nel suo prossimo. Stupiscono i suoi vasti interessi
culturali, tra cui l'astronomia forse costituì la sua passione
principale. Ma quello che vorrei rimarcare e che dovrebbe
far riflettere oggi noi tutti che viviamo nell'era della
globalizzazione della cultura è il suo attaccamento al
territorio, alla gente e alla cultura della montagna. Sia a
Fornolosa che ad Alpette cercò di far crescere le comunità
come padre spirituale e come amico. Ad Alpette ha lasciato
un osservatorio astronomico che è il vanto del paese. A
proposito del nuovo osservatorio astronomico vi leggo
infine alcune righe che egli scrisse nell'opuscolo che nel
1990 venne stampato in occasione del suo 50° di
ordinazione sacerdotale: "Il mio augurio è che il nuovo
Osservatorio, dotato delle più moderne innovazioni per il
funzionamento automatico della cupola, sia nato sotto una
buona stella ed abbia un avvenire sempre più radioso per la
divulgazione fra il popolo, ma in particolare fra gli studenti,
dei misteriosi infiniti segreti del cielo, guida più alta alla
conoscenza di Colui dal quale ogni cosa prende vita".
Anche noi naturalmente ci associamo a questo augurio e
mentre, doverosamente gli dedichiamo questo osservatorio
gli rivolgiamo un grandissimo "Grazie"!