Der deutsche Staat gibt den muttersprachlichen Unterricht für

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Der deutsche Staat gibt den muttersprachlichen Unterricht für
Lo stato tedesco abbandona
l’insegnamento in lingua madre ai figli
dei lavoratori migranti:
Violazione del diritto europeo?
Der deutsche Staat gibt den
muttersprachlichen Unterricht für
Migrantenkinder auf:
Verstoß gegen europäisches Recht?
Lo stato tedesco abbandona
l’insegnamento in lingua madre
ai figli dei lavoratori migranti:
Violazione del diritto europeo?
Convegno sulla direttiva CEE n. 486/77
e su possibili azioni per ripristinare l’insegnamento
della lingua italiana nelle scuole tedesche
Der deutsche Staat gibt
den muttersprachlichen Unterricht
für Migrantenkinder auf:
Verstoß gegen europäisches Recht?
Tagung über die Richtlinie 77/486/EWG
und über mögliche Maßnahmen, den Italienischunterricht
in deutsche Schulen wieder einzuführen
Tagung | Convegno – 06.12.2008
Frankfurt am Main | Hotel Holiday Inn – City-South, Conference Centre
Convegno sulla Direttiva CEE n. 486/77
Indice
1. Saluto
del Presidente del Comites di Francoforte sul Meno
e coordinatore Intercomites Germania,
Cav. Stefano Lobello
2. Saluto
del Console Generale d’Italia
Ministro Bernardo Carloni
3. Introduzione
Dr. Rosa Maria Liquori Pace
Presidente Commissione Scuola e Cultura
Vicepresidente del Comites di Francoforte
4. Relazione
La Rilevanza della Direttiva 77/486 CEE per l’insegnamento
della madrelingua in Germania
Ass. jur. Richard Wiedemann, Universität Freiburg
5. Intervento
di Annegrit Kleinschnieder
Ministero per l’educazione, la scienza, la gioventù e
la cultura della Renania-Palatinato
Portavoce della Conferenza dei Ministri della Cultura (KMK)
sull’insegnamento in madrelingua
6. Intervento
dell’On. Franco Narducci
Vicepresidente della commissione „Affari Esteri e Comunitari“
7. Intervento
del Presidente del Comites di Hannover,
Dr. Giuseppe Scigliano
8. Intervento
di Dr. Rosa Anna Ferdigg
Ispettrice Scolastica della Provincia di Bolzano,
ex direttrice didattica dell’Ufficio scuola del
Consolato Generale Italiano di Stoccarda
9. Interventi del pubblico e risposte dalla platea
(Moderazione Avv. Rodolfo Dolce)
10. Contributo del Comites in merito alla consultazione del
Libro Verde migrazione e mobilità
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Tagung über die Richtlinie 77/486/EWG
Inhalt
1. Grußwort
des Präsidenten des Comites. Frankfurt am Main
und Koordinator des Intercomites Deutschland,
Cav. Stefano Lobello
2. Grußwort
des Generalkonsuls der Republik Italien
Ministro Bernardo Carloni
3. Einführung
Dr. Rosa Maria Liquori Pace
Vizepräsidentin Com.It.Es und
Vorsitzende der Kommission Schule und Kultur
4. Vortrag
Die Bedeutung der Richtlinie 77/486/EWG
für den muttersprachlichen Unterricht in Deutschland
Ass. jur. Richard Wiedemann, Universität Freiburg
5. Beitrag
Annegrit Kleinschnieder
Ministerium für Bildung, Wissenschaft, Jugend und Kultur
des Landes Rheinland-Pfalz,
Sprecherin der Kultusministerkonferenz
zu dem Thema der Tagung
6. Beitrag
On. Franco Narducci
Abgeordneter des italienischen Parlaments, stellvertretender Vorsitzender
des parlamentarischen Ausschusses „Außen- und EU-Politik”
7. Beitrag
Dr. Giuseppe Scigliano
Präsident des Com.It.Es Hannover
8. Beitrag
Dr. Rosa Anna Ferdigg
Schulinspektorin der autonomen Provinz Bozen, Ehemalige Leiterin
des Schulamtes des italienischen Generalkonsulates Stuttgart
9. Fragen des Publikums und Diskussion
(Moderation Dr. Rodolfo Dolce)
10. Beitrag des Comites zur Konsultation zum
Grünbuch Mobilität
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Convegno sulla Direttiva CEE n. 486/77
1. Saluto del Presidente del Comites
di Francoforte sul Meno e
coordinatore Intercomites Germania,
Cav. Stefano Lobello
Cari partecipanti,
innumerevoli sono oramai i convegni che si sono
tenuti in Germania sul rendimento dei bambini
italiani nelle scuole tedesche, sulla necessità
dell’insegnamento in madre lingua e non da
ultimo sul ruolo positivo della cultura d’origine.
Noi oggi NON ne faremo un altro. Diamo per scontato che l’insegnamento della
lingua italiana è senz’altro dovuto ai bambini italiani.
Le domande che ci hanno spinto ad organizzare questo convegno sono invece: Cosa
possiamo fare per garantire l’insegnamento della lingua italiana in Germania? Quali
sono i mezzi a disposizione della collettività, rappresentata sia dal Consolato sia dal
Com.It.Es, per imporre alle autorità tedesche l’Italiano a scuola? Che valore ha la
Direttiva firmata dagli stati membri del 1977, dunque anche dall’Italia e dalla Germania,
che impegna la Germania a promuovere l’insegnamento della lingua madre ai figli dei
lavoratori migranti? Cosa possiamo ricavare in pratica da questa Direttiva? Che diritti
ci garantisce?
La nostra mentalità italiana, ancora molta orientata allo stato centralista, ha inoltre
difficoltà a seguire le sfumature regionali tedesche; nel campo della scuola qui vige
il vero federalismo, ogni Land, sia l’Assia, sia la Renania-Palatinato, sia la Bassa
Sassonia, sia il Baden-Württenburg, hanno sistemi profondamente diversi e con tali
diversità è stata applicata in passato la Direttiva. Sono dunque particolarmente
contento di poter salutare alcuni rappresentanti dei diversi Länder della Repubblica
Federale Tedesca che interverranno, raccontando le loro esperienze.
Un particolare ringraziamento al Console Generale, che fin dall’inizio ha supportato
l’iniziativa, al nostro Presidente della Commissione scuola, Prof.ssa Rosa Maria Liquori
Pace e infine anche all’Avv. Dolce, che ha contribuito in modo determinante alla
preparazione del convegno.
Sperando di ottenere oggi da questo convegno delle risposte decisive auguro a tutti un
Buon Lavoro
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Tagung über die Richtlinie 77/486/EWG
1. Grußwort des Präsidenten des Com. It. Es. Frankfurt am Main
und Koordinator des Intercomites Deutschland,
Cav. Stefano Lobello
Liebe Teilnehmer,
die Tagungen, die sich mit dem Erfolg der italienischen Kinder in Deutschland beschäftigt haben, insbesondere zum Erfordernis des muttersprachlichen Unterrichts und auch
des positiven Einflusses der Ursprungskultur Herkunftskultur, lassen sich nicht mehr
zählen. Wir werden heute KEINE weitere Tagung dieser Art veranstalten. Wir gehen
einfach davon aus, dass der muttersprachliche Unterricht den italienischen Kindern
einfach zusteht.
Die Fragen, die uns zur Organisation dieser Tagung bewegt haben, sind folgende: Was
können wir unternehmen, damit der Unterricht der italienischen Sprache in Deutschland gewährleistet wird? Welche Mittel haben wir, die italienische Gemeinschaft, die
sowohl vom Konsulat wie auch vom Comites vertreten wird, zur Verfügung, damit wir
gegenüber den deutschen Behörden den Italienischunterricht in der Schule durchsetzen können? Welchen Wert hat die Richtlinie, die von den Mitgliedsstaaten 1977 unterzeichnet wurde, also auch von Italien und Deutschland, die den deutschen Staat verpflichtet, den muttersprachlichen Unterricht der Migrantenkinder zu fördern? Welchen Nutzen können wir in der Praxis aus dieser Richtlinie ziehen? Welche Rechte
gewährleistet sie?
Unsere italienische Mentalität, die noch sehr am Zentralstaat orientiert ist, hat darüber
hinaus Schwierigkeiten, die einzelnen regionalen Unterschiede nachzuvollziehen; auf der
Ebene der Schule gilt hier ein echter Föderalismus, jedes Bundesland, sowohl Hessen als
auch Rheinland-Pfalz, sowohl Niedersachsen wie auch Baden-Württemberg, haben
grundlegend verschiedene Systeme, und mit dieser Verschiedenheit ist die Richtlinie
in der Vergangenheit auch angewandt worden. Ich bin daher besonders glücklich, dass
ich einige Vertreter verschiedener Länder der Bundesrepublik heute begrüßen kann,
die uns von ihren Erfahrungen berichten können.
Mein besonderer Dank geht an den Generalkonsul, der von Anfang an diese Initiative
unterstützt hat, an den Präsidenten unseres Schulausschusses, Frau Professor Rosa Rosa
Maria Liguori Pace, und schließlich auch an Herrn Rechtsanwalt Dolce, der maßgeblich
zur Vorbereitung dieser Tagung beigetragen hat. In der Hoffnung, aus dieser Tagung heute
entscheidende Antworten zu erhalten, wünsche ich der Tagung ein
gutes Gelingen!
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Convegno sulla Direttiva CEE n. 486/77
2. Saluto del Console Generale d’Italia a Francoforte sul Meno
Ministro Bernardo Carloni
Sono particolarmente lieto di salutare in sala la Dottoressa Kleinschnieder, portavoce
della Conferenza dei Ministri della cultura della Repubblica Federale di Germania.
Perché il discorso dell’insegnamento dell’italiano che affrontiamo oggi riguardo
all’applicazione della Direttiva europea del 1977, è un discorso che dobbiamo fare
insieme alle autorità del paese che ci ospita. Ed sono particolarmente lieto di avere
oggi la presenza della signora Kleinschnieder
La cultura, anzi la lingua è per tutte le nazioni l’elemento, un po’ la sintesi di una
cultura, che identifica una comunità, che la unisce e che ne forma appunto l’elemento
unificatore. E’ per tanto importante che un’esperienza come quella degli Italiani oggi
qui in Germania, insomma, l’esperienza di immigrazione, la comunità italiana, in
questo caso parliamo della nostra, riesca a mantenere la propria identità culturale
attraverso quindi la conoscenza della propria lingua.
Lo Stato italiano ne è consapevole, fin da quando fu varata la Direttiva di cui oggi
parliamo. Ha invitato i paesi membri a favorire il mantenimento della lingua madre
dei cittadini di altri paesi, membri e residenti su proprio suolo. Questa è una delle
ricchezze dell’Europa, di essere un insieme di popoli, un insieme di culture,
contrariamente ad altre esperienze di federalismo, di costruzione, perché quello
Europeo è un processo ancora in fieri
Il processo dell’unificazione dell (mancava nel testo italiano)’Europa, da un punto di
vista economico, è abbastanza avanzato. Si pensi allo spazio economico unico e alla
moneta unica. Ma sotto l’aspetto politico e anche sotto l’aspetto culturale c’è parecchia
strada da fare. Però nel fare questa strada è importante ricordarsi che le diversità di
lingue rappresentano un patrimonio, una ricchezza che è auspicabile si possano
conservare. La diversità, il multilinguismo, rappresentano infatti nella convivenza fra
i reggenti, in questo senso lo spirito.
L’Italia ha in Germania diversi progetti di scuole bilingue, anche qui a Francoforte, che
tracciano un po’ una strada di quello che potrebbe essere: la forma di insegnamento
in un futuro.
Attraverso questi progetti bilingue si ricerca non solo di insegnare l’italiano in una
scuola tedesca, ma di elaborare un percorso scolastico, un curriculum scolastico che
sia realmente bilingue, che sia una sintesi di esperienze didattiche e di culture diverse,
per aiutare a preparare questi ragazzi alla convivenza con culture diverse anche come
prospettiva nel lavoro.
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Tagung über die Richtlinie 77/486/EWG
2. Grußwort des Generalkonsuls
der Republik Italien
Ministro Bernardo Carloni
Es ist mir eine große Freude, Frau Dr. Kleinschnieder heute begrüßen zu dürfen, Sprecherin der Kultusministerkonferenz der Bundesrepublik Deutschland. Es ist wichtig, das heutige Thema „Unterricht der italienischen Sprache“, das die Anwendung der europäischen Richtlinie 1977 betrifft,
gemeinsam mit den Vertretern der deutschen
Regierung zu behandeln.
Die Sprache ist für alle Länder das Element, das die eigene Kultur charakterisiert, die Identität eines Volkes, das was es verbindet. Es ist daher wichtig, dass die zahlreichen Italiener in Deutschland, die eine wichtige Einwanderungserfahrung mit sich bringen, weiterhin Verbindungselemente, besonders die Sprache beibehalten, die Ihnen ermöglichen, ihre kulturelle Identität zu bewahren.
Dies ist in Italien und Europa seit der Verabschiedung der Richtlinie über muttersprachlichen Unterricht bewusst geworden. Diese fordert die Länder der EU auf, die
Muttersprache der Bürger der anderen Mitgliedsstaaten zu bewahren. Die Multikulturalität ist das Reichtum Europas, ein Prozess des Zusammenwachsens von verschiedenen Völkern und Kulturen, der sich unterscheidet von der Vereinigung anderer Gebiete, in welcher sich eine Sprache und eine Kultur durchsetzt.
Der Prozess der Vereinigung Europas ist unter dem wirtschaftlichen Aspekt ziemlich
fortgeschritten. Man denke an den einheitlichen Wirtschaftsraum und an die einheitliche Währung. Allerdings ist der Weg im politischen und kulturellen Bereich noch lang.
In dieser langwierigen Entwicklung ist es wichtig, die sprachlichen Unterschiede zu
berücksichtigen und als kulturelles Vermögen, als kulturelles Reichtum zu bewahren
Das Zusammenleben von unterschiedlichen Kulturen und der daraus entstehende Multilingualismus stellen eine gegenseitige Bereicherung für Völker unterschiedlicher Herkunft in einem ständigen Austausch von Traditionen, Lebenserfahrungen und historischem Kulturvermögen dar.
Im Einklang mit dieser multikulturellen Philosophie hat Italien verschiedene bilinguale Projekte an deutschen Schulen, u. a. auch hier in Frankfurt eingeleitet, die ein mögliches Muster für den zukünftigen Unterricht darstellen.
Diese bilingualen Projekte bezwecken nicht nur den Unterricht der italienischen Sprache an deutschen Schulen, sondern auch die Erarbeitung einer bilingualen schulischen
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Convegno sulla Direttiva CEE n. 486/77
L’insegnamento dell’italiano è stato per il Governo, per il nostro Governo, sempre una
delle priorità. Voi sapete che in molti paesi europei, e anche in Germania, l’interpretazione
della Direttiva europea in alcuni Länder è stata tale di assumere che, come è stato fatto
in Assia e in Renania-Palatinato, essi hanno assunto in proprio la gestione di corsi di
cultura; in altri Länder, come in Baden-Württemberg invece la partecipazione della
autorità tedesca è stata sotto forma di finanziamento, di contributo. E pertanto, in
quelle situazioni, lo Stato italiano si è fatto carico di questi corsi di lingua e cultura per
assicurare ai propri cittadini all’estero la conoscenza della loro lingua madre e permettere
quindi la trasmissione ai giovani figli di quelli che hanno lasciato l’Italia per il lavoro,
della loro lingua e cultura italiana.
Il dibattito che affronteremo oggi, che affronterete, è un dibattito su quello che
dovrebbe, che potrebbe essere l’intervento delle autorità del paese che ci ospita. Ed è
importante, credo, discutere insieme, quale futuro poter dare all’insegnamento della lingua
italiana anche alla luce di quella che è la situazione italiana. Il Governo italiano, noi, sia
per una serie di contingenze di crisi monetaria, finanziaria internazionale, sia per
l’esigenza di contenere la spesa pubblica, con la quale si confronta è confrontato oggi
il nostro paese ha delle prospettive di intervento per l’insegnamento della lingua e
cultura italiana all’estero, cioè in Germania, in questo caso, meno cospicue, cioè i
contributi saranno meno consistenti di quelli che sono stati in passato e credo che
questo debba anche stimolare la nostra collettività a prendere coscienza della propria
responsabilità anche in questo senso.
L’insegnamento dell’italiano, della lingua, è anche responsabilità dei genitori, delle
famiglie, ed è importante che la nostra comunità prenda coscienza di essere comunità,
di avere qui una cultura, una lingua che la caratterizza, che è il proprio patrimonio, che
va mantenuto, trasmesso ai giovani, per potere poi condividerlo con la società che ci
ospita. E questa consapevolezza che bisogna assumere è forse la sfida maggiore che
abbiamo davanti nel futuro.
Bisognerà che la nostra comunità prenda anche coscienza di esistere, di poter svolgere
un ruolo attivo nella società che la ospita, sia anche sul piano politico, noi italiani come
cittadini di un paese civile siamo anche elettori comunali qui in Germania, esattamente
come i tedeschi e anche al livello del Kreis. Questa partecipazione alla vita politica e quindi
alla vita in generale della società che ci ospita è un invento essenziale e importante per
lo sviluppo futuro della stessa presenza e vita della nostra collettività, ed è anche
importante che i nostri italiani ne prendano sempre più consapevolezza e coscienza. Io
credo che questa sia un po’ la vera sfida che abbiamo davanti, la Comunità italiana,
l’insegnamento dell’italiano, prendere consapevolezza di questa importanza, di quello
che possiamo fare come comunità in un paese della Unione Europea.
Grazie.
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Tagung über die Richtlinie 77/486/EWG
Laufbahn, als Ergebnis von verschiedenen didaktischen Erfahrungen und Kulturen,
wobei die Schüler auf das Zusammenleben mit verschiedenen Kulturen und auf das
Berufsleben vorbereitet werden sollen.
Zurück zu der EU-Richtlinie ist bezüglich des muttersprachlichen Unterrichts zu unterstreichen, dass der Unterricht der italienischen Sprache schon immer eine Priorität für
die italienische Regierung darstellte. In vielen europäischen Ländern und auch in
Deutschland – je nach Bundesland - wurde diese Richtlinie unterschiedlich interpretiert:
in einigen Bundesländern wie in Hessen und Rheinland Pfalz wurde die gesamte Organisation des muttersprachlichen Unterrichts von der hiesigen Verwaltung übernommen, andere Bundesländer wie beispielsweise Baden-Würtemberg beteiligen sich in
Form einer Finanzierung. In diesem Zusammenhang hat der italienische Staat die Einrichtung des muttersprachlichen Unterrichtes übernommen um die italienischen Bürger im Ausland mit ihrem Herkunftsland zu verbinden und ihre Identität gegenüber
der Gesellschaft in der sie leben zu stärkern .
Gegenstand dieses Treffens ist ein möglicher Beitrag der deutschen Seite. Es ist wichtig, über die Zukunft des Unterrichts der italienischen Sprache auch angesichts der
Situation in Italien gemeinsam zu reden. Die italienische Regierung, sowohl aufgrund
der weltweiten Wirtschaftskrise, als auch um die öffentlichen Ausgaben einzuschränken, hat die Fördermittel für den Unterricht der italienischen Sprache und Kultur im Ausland gekürzt, so dass diese Projekte über weniger Mittel verfügen werden.
Dies soll den italienischen Bürger ihre Verantwortung im schulischen Werdegang Ihrer
Kinder bewusst machen.
Der Unterricht der italienischen Sprache hängt auch von den Eltern, den Familien ab.
Es ist wichtig, dass die Italiener sich über ihre Identität, ihre Kultur und ihre Sprache
bewusst werden und, dass die letztere das Vermögen ist, das sie charakterisiert, die
erhalten werden soll und an die italienischen Kinder in Deutschland weitergegeben
werden soll. Sie sollen ihre Sprache weiterhin beherrschen und sie mit ihren deutschen
Kameraden teilen. Dieses Bewusstsein ist vielleicht die größte Herausforderung, die wir
in der Zukunft haben werden.
Wichtig ist ebenfalls, dass die Italiener in Deutschland ihre aktive Rolle in der Politik wahrnehmen. Als Bürger eines Mitgliedsstaats wählen die Italiener auf kommunaler und
Kreisebene. Diese Anteilnahme am politischen Leben ist eine wichtige Tatsache für ihre
zukünftige Entwicklung. Die italienischen Staatsbürger im Ausland über ihre Identität
und für die Bedeutung des Unterrichts der italienischen Sprache zu sensibilisieren ist eine
weitere wichtige Herausforderung.
Danke
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Convegno sulla Direttiva CEE n. 486/77
3. Introduzione della
Dr. Rosa Maria Liguori Pace
Presidente Commissione
Scuola e Cultura
Vicepresidente del Comites
di Francoforte
„Quale ruolo può avere la Direttiva comunitaria
468 /77 nel sostenere gli stati membri nell’offerta
formativa per i bambini con esperienza migratoria, se si considera il suo passato e se si tiene
conto del cambiamento dei flussi migratori dal
momento della sua approvazione?
Deve la Direttiva restare nella formulazione attuale, deve essere adeguata o eliminata?
Ci sono disposizioni alternative per sostenere gli stati membri nel superare questi
problemi?“
Questa é la domanda che si pone in un recente documento (Grünbuch) la Commissione
Europea per la formazione e la cultura proponendo agli stati membri una consultazione
aperta a tutte le istituzioni interessate a livello nazionale e regionale.
Questa domanda è per noi la ragione del convegno in cui ci troviamo oggi a riflettere
e discutere. Contiamo di arrivare ad una risposta, ad un’idea chiara secondo la quale
agire e da proporre alla Commissione Europea entro il termine fissato del 31 dicembre
prossimo. La possibilità di impegnare la Commissione Europea a difendere il diritto dei
bambini migranti- e nel nostro caso dei bambini italiani - è la via da tentare ancora
e subito, perché non si cristallizzi, senza possibilità di ripensamento e revisione, la
situazione che in questi ultimi anni si è venuta a creare.
Ci troviamo ora in un momento più favorevole rispetto al 1977: il varo della
Costituzione Europea ci sottrae dalla posizione di emigranti e ci pone in quella di
cittadini europei residenti in una regione diversa da quella d’origine, è questo il
momento di cambiare visione dei problemi e delle soluzioni, non rivolgendoci più ai
governi nazionali, ma in prima istanza all’autorità europea competente , perché si
impegni a promuovere l’identità europea basata sulla diversità culturale e linguistica
e a favorire la mobilità delle nuove generazioni attraverso l’armonizzazione dei sistemi
scolastici e delle offerte formative nelle diverse regioni dell’Unione Europea.
Una soluzione in questi termini potrebbe essere preziosa anche per una politica di
integrazione in Italia, dove si stanno ripetendo errori che abbiamo superato in
Germania già 30 anni fa (vedi le classi di inserimento per i bambini immigrati).
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Tagung über die Richtlinie 77/486/EWG
3. Einführung von Dr. Rosa Maria Liguori Pace
Vizepräsidentin Com.It.Es und
Vorsitzende der Kommission Schule und Kultur
Welche Rolle kann die Richtlinie 486/77/EWG bei der Unterstützung der Mitgliedsstaaten in diesem Bereich spielen, wenn man ihre Vorgeschichte berücksichtigt und
die seit Erlass veränderten?
Migrationsströme vor Augen hat? Sollte die Richtlinie in ihrer derzeitigen Fassung beibehalten, sollte sie angepasst oder aufgehoben werden? Gibt es alternative Ansätze, um
die Mitgliedsstaaten bei der Bewältigung dieser Probleme zu unterstützen?
Dies ist die Frage, die sich die Kommission der Europäische Gemeinschaft für Bildung
und Kultur in einem aktuellen Dokument (Grünbuch) stellt. Gleichzeitig bietet sie den
Mitgliedsstaaten eine Konsultation an, die allen interessierten Institutionen auf nationaler und regionaler Ebene in den Mitgliedsstaaten offen steht.
Diese Frage ist für uns der Anlass für die Tagung, zu der wir uns heute eingefunden haben,
um zu reflektieren und zu diskutieren. Wir rechnen damit, zu einer Antwort zu gelangen, zu einer klaren Idee, nach deren Maßgabe man handeln kann und die der Europäischen Kommission bis zum festgesetzten Zeitpunkt, dem 31. Dezember dieses Jahres, als
Vorschlag präsentiert werden kann. Die Möglichkeit, die Europäische Kommission in
Anspruch zu nehmen, wenn es um die Verteidigung der Rechte der Kinder mit Migrationshintergrund – und in unserem Fall um italienische Kinder – geht, ist der Weg, der
noch ausprobiert werden muss, und zwar möglichst schnell, damit sich nicht die aktuelle Entwicklung, wie wir sie in den letzten Jahren beobachten müssen, festschreibt
und es für ein Umdenken zu spät sein wird.
Wir befinden uns heute in einer günstigeren Zeit als 1977: Der Beschluss der Europäischen Kommission bringt uns weg von der Position der Emigranten hin zu jener der
europäischen Bürger, die in einer anderen Region als ihrer Herkunftsregion leben. Es ist
die Zeit, den Blickwinkel hinsichtlich der Probleme und Lösungen zu ändern, indem wir
uns nicht mehr an die nationalen Regierungen wenden, sondern in erster Linie an die
zuständige europäische Behörde, damit sie sich damit befasst, die europäische Identität
zu fördern, die auf der Verschiedenheit der Kulturen und Sprachen begründet ist, und
die Mobilität der neuen Generationen durch eine Harmonisierung der Schulsysteme
und der Bildungsangebote in den verschiedenen Regionen der Europäischen Union
unterstützt.
Eine Harmonisierung in diesem Sinne könnte auch für eine Integrationspolitik in Italien wertvoll sein, wo Fehler wiederholt werden, die man in Deutschland schon vor 30 Jahren hinter sich gelassen hat. (Man denke an die Eingliederungsklassen für Kinder mit
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Convegno sulla Direttiva CEE n. 486/77
La Commissione Europea dovrà agire in maniera più incisiva con strumenti legislativi
simili a quelli che permettono una politica europea in campi importanti, ma non più
importanti della formazione, come la pesca o l’agricoltura e così via. Purtroppo siamo
ancora nella situazione che lascia, non solo ai singoli stati nazionali, ma anche alle
singole regioni, decisioni che riguardano temi di interesse a livello europeo, come la
promozione delle lingue e culture diverse e della mobilità nel mondo globalizzato
del lavoro.
Qui nella nostra regione consolare ci troviamo di fronte alla progressiva rinuncia
all’impegno nella promozione della lingua e cultura materna da parte dei governi
regionali, che pure, negli anni 80 e 90, avevano applicato e attuato il dettato della
Direttiva Comunitaria in modo esemplare.
Come l’Assia, che fu il modello per le altre regioni della Repubblica Federale e ora
sorprende e delude nella sua decisa azione di smantellamento di quanto era stato
messo in atto nei decenni precedenti. Ormai l’offerta di lingua e cultura materna è
affidata a pochi insegnanti che, raggiunta l’età della pensione, non saranno più
sostituiti da nuovi assunti.
La nostra protesta non riguarda la chiusura dei corsi pomeridiani, non inseriti nel
curriculum scolastico e non integrati nella vita della scuola, riguarda invece il silenzio
e il disinteresse per la promozione della lingua e cultura di origine, la mancanza di
discussione su modelli più rispondenti alla realtà attuale dei ragazzi che qui vivono
e qui hanno le loro prospettive di vita, p.e. il modello delle scuole bilingue che sono
in grado di superare i problemi, cosa che finora nessun progetto di sostegno scolastico
è stato in grado di fare.
Perché questo comportamento di indifferenza rispetto al diritto alla propria lingua e
cultura dei bambini con esperienza migratoria? Se si chiede il perché, la risposta più
diretta e franca è: „Es ist nicht in unserem Interesse!“ E con questo si delega la
responsabilità- violando il dettato della Direttiva Comunitaria- agli stati di provenienza
che accettano supinamente la decisione assumendosene le conseguenze.
Tra l’altro non si capisce come non sia negli interessi di un paese come la Germania
la formazione linguistico-culturale dei suoi cittadini, quando è stato più volte
sottolineato e dimostrato, sia dalla prassi che dalla ricerca scientifica, quale valore essa
abbia nello sviluppo della personalità, nella possibilità di raggiungere una positiva
integrazione, quando, per di più, secondo gli accordi di Barcellona, i giovani migranti
dovranno conoscere perfettamente tre lingue, una delle quali sarà la lingua materna.
È strano: la rinuncia ad ogni forma di promozione della lingua madre si verifica
proprio mentre nella comunità emigrata si fa sempre più evidente un crescente
interesse, sia da parte degli alunni sia da quella dei genitori, per questa offerta: gli
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Tagung über die Richtlinie 77/486/EWG
Migrationshintergrund.) Die Europäische Kommission wird solche legislativen Instrumente
schärfer einsetzen müssen, die jenen ähnlich sind, die eine europäische Politik in wichtigen Bereichen – aber nicht wichtigeren als die Bildung, wie zum Beispiel der Fischfang,
die Landwirtschaft usw. – ermöglichen.
Leider befinden wir uns noch immer in einer Situation, die nicht nur den einzelnen
Staaten, sondern auch den einzelnen Regionen Entscheidungen überlässt, welche Themen von gesamteuropäischem Interesse betreffen, wie beispielsweise die Förderung
der unterschiedlichen Sprachen und Kulturen und die Mobilität in der globalisierten
Arbeitswelt. Hier, im regionalen Zuständigkeitsbereich unseres Konsulates, stehen wir
einem fortschreitenden Verzicht auf einen Einsatz hinsichtlich einer Förderung der
Herkunftssprache und -kultur seitens der regionalen Regierungen gegenüber, auch
wenn sie in den achtziger und neunziger Jahren die Vorschrift der europäischen Richtlinie exemplarisch umgesetzt hatten. So wie das Land Hessen, das Vorbild für andere
Regionen der Bundesrepublik war und jetzt mit einem deutlichen Rückzug von dem, was
in den vergangenen Jahrzehnten in die Tat umgesetzt wurde, überrascht und enttäuscht. Heute ist das Angebot hinsichtlich der Herkunftssprache und -kultur einigen
wenigen Lehrern anvertraut, die, wenn sie das Pensionsalter erreicht haben, nicht von
neuen Angestellten ersetzt werden.
Unser Protest betrifft nicht die Abschaffung der Nachmittagskurse, die nicht in den
Lehrplan aufgenommen und in das schulische Leben integriert sind, sondern vielmehr
das Schweigen und das Desinteresse hinsichtlich der Förderung der Herkunftssprache
und -kultur, das Fehlen einer Diskussion über Modelle, die der aktuellen Realität der Kinder, die hier leben und hier ihre Lebensperspektiven haben, besser entsprechen, zum Beispiel das Modell der zweisprachigen Schulen, die jene Probleme zu überwinden in der
Lage sind, die bislang kein Projekt „nur“ schulischer Unterstützung lösen konnte.
Warum diese Gleichgültigkeit hinsichtlich des Rechts der Kinder mit Migrationshintergrund auf die eigene Sprache und Kultur? Wenn man nach dem Grund fragt, ist die klare
und deutliche Antwort: „Es ist nicht in unserem Interesse!“ Und damit delegiert man –
unter Verletzung der Vorschriften der europäischen Richtlinie – die Verantwortung an
die Herkunftsstaaten, die die Entscheidung bedingungslos akzeptieren und die Konsequenzen übernehmen.
Unter anderem ist es nicht zu verstehen, wie die sprachlich-kulturelle Bildung der Bürger nicht im Interesse eines Staates wie Deutschland sein kann, nachdem sowohl die Praxis als auch die Forschung verdeutlicht und bewiesen haben, welchen Wert diese für die
Entwicklung der Persönlichkeit haben kann, mit der Möglichkeit, eine positive Integration zu erreichen; wenn außerdem, gemäß der Vereinbarungen von Barcelona, junge
Migranten drei Sprachen perfekt beherrschen müssen – eine davon sollte die Muttersprache sein.
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Convegno sulla Direttiva CEE n. 486/77
insegnanti italiani ancora attivi confermano questo fenomeno, i ragazzi migranti
della terza e quarta generazione dimostrano una lealtà rispetto alle tradizioni e alla
lingua d’origine molto più intensa e profonda che nel passato. Un fenomeno già noto
alla ricerca scientifica (vedi Ingrid Gogolin nel suo ultimo studio, commissionato dal
Governo Federale, sulla integrazione dei bambini migranti). Del resto per averne una
prova evidente basta considerare quanto succede nel periodo di iscrizione alle prime
classi delle scuole bilingue, quando decine e decine di genitori di ogni stato socioculturale concorrono e si battono per ottenere uno dei 12 posti disponibili per i
bambini italiani nelle primi classi.
Anche le persone più semplici intuiscono, pur senza aver letto studi scientifici, quale
ruolo determinante nella formazione e nello sviluppo della personalità del bambino
gioca la conoscenza della propria lingua e della propria cultura. Sono convinta che
nessuno ignori più queste realtà.
I problemi che riscontriamo nell’operato delle istituzioni regionali preposte risiedono,
a mio giudizio, in una continua dicotomia e conflitto tra l’aspetto teorico, ossia la
consapevolezza del ruolo determinante nei bambini migranti del mantenimento della
propria lingua e cultura e l’aspetto pratico, ossia l’organizzazione e il finanziamento
di modelli educativi adeguati. Avrei molti esempi da portare, ma, per non superare il
tempo a disposizione, ne citerò uno:
nel 2007 la Germania sottoscrisse, anche se con un certo ritardo rispetto ad altri
Paesi europei e non, la Convenzione Unesco sulle differenze culturali, nella quale
Convenzione è dichiarato che i diritti culturali sono parte integrante dei diritti umani,
universalmente validi e indivisibili. Nello stesso periodo alcuni governi regionali,
compreso quello dell’Assia, città e paesi decretarono la proibizione ai bambini migranti
di parlare in lingua madre nel cortile della scuola durante le pause.Da questa poca
chiarezza di intenti derivano i problemi di cui siamo qui a discutere.
Per nostra fortuna una particolare sensibilità e un profondo interesse politico per
questi temi si è sviluppato anche in seno alle istituzioni europee, dove è attivo ora un
Commissario per il plurilinguismo, Leonart Orban, persona impegnata e competente,
al quale anche si potrebbe far ricorso nella speranza che su questi temi determinanti
per la formazione del cittadino europeo non solo si disserti, ma finalmente si decida.
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Tagung über die Richtlinie 77/486/EWG
Es ist seltsam: Der Verzicht auf jede Form der Förderung der Muttersprache tritt gerade dann ein, wenn sich in der Gemeinschaft der Emigranten sowohl von Seiten der
Schüler als auch von Seiten der Eltern ein wachsendes Interesse für einen solchen
Unterricht zeigt. Die noch aktiven Italienischlehrer bestätigen, dass die Migrantenkinder der 3. und 4. Generation mehr als in der Vergangenheit eine Loyalität zu Herkunftstraditionen und -sprache zeigen, ein in der wissenschaftlichen Forschung bereits
bekanntes Phänomen (siehe Ingrid Gogolin in ihrer letzten Studie über die Integration
von Migrantenkindern, die von der Bundesregierung in Auftrag gegeben wurde). Außerdem reicht es für einen deutlichen Beweis aus, in Betracht zu ziehen, was im Zeitraum
der Einschreibungen für die ersten Klassen zweisprachiger Schulen passiert, wenn zig
Eltern mit unterschiedlichem soziokulturellen Status darum kämpfen, einen der 12 freien Plätze in den ersten Klassen für italienische Kinder zu bekommen.
Auch „einfachere“ Leute begreifen intuitiv, auch ohne wissenschaftliche Studien gelesen zu haben, welche entscheidende Rolle in der Bildung und in der Persönlichkeitsentwicklung des Kindes die Kenntnis der eigenen Sprache und Kultur einnimmt. Ich
bin davon überzeugt, dass niemand mehr diese Realitäten ignorieren wird.
Die Probleme, denen wir hinsichtlich der Handlungen der übergeordneten regionalen
Institutionen gegenüberstehen, bestehen meiner Meinung nach in einem andauernden Widerspruch und Konflikt zwischen dem theoretischen Aspekt, genauer gesagt
dem Bewusstsein bezüglich der entscheidenden Rolle, die der Erhalt der eigenen Sprache und Kultur für die Migrantenkinder spielt, und dem praktischen Aspekt, also der Organisation und Finanzierung geeigneter Bildungsmodelle. Ich hätte viele Beispiele, aber um
den Zeitrahmen nicht zu überschreiten, werde ich mich auf eines beschränken:
2007 unterzeichnete Deutschland, wenn auch mit einer gewissen Verspätung im Vergleich zu den anderen europäischen Staaten, die UNESCO-Konvention über die kulturellen Unterschiede. In dieser Konvention wird erklärt, dass die kulturellen Rechte fester Bestandteil der Menschenrechte sind, allgemein gültig und unteilbar. In demselben
Zeitraum sprachen einige regionale Regierungen – einschließlich der hessischen –, Städte und Länder das Verbot für Migrantenkinder aus, auf Schulhöfen während der Pausen ihre Muttersprache zu sprechen. Aus dieser Unklarheit der Zielsetzungen ergeben
sich die Probleme, derentwegen wir uns zu dieser Diskussion zusammengefunden haben.
Zu unserem Glück hat sich eine spezielle Sensibilität und ein tief gehendes politisches
Interesse für diese Themen auch bei den europäischen Institutionen entwickelt, wo
derzeit ein EU Kommissar für Mehrsprachigkeit ,Leonard Orban, eine engagierte und kompetente Person, aktiv ist. An ihn könnte man sich auch wenden, in der Hoffnung, dass
über diese entscheidenden Themen für die Bildung des europäischen Bürgers nicht nur
verhandelt, sondern endlich entschieden wird.
15
Convegno sulla Direttiva CEE n. 486/77
4. Relazione
Ass. jur. Andreas Wiedemann
Università di Friburgo
La rilevanza della direttiva 77/486/CEE per l’insegnamento della
madrelingua in Germania*
Da quando nel novembre del 2008 l’eurodeputato Cem Özdemir (Verdi) ha proposto
l’insegnamento del turco nelle scuole tedesche, la questione dell’insegnamento della
lingua madre ha suscitato grande interesse nel dibattito politico tedesco. Nonostante
ciò, nel dibattito non si è tenuto conto della direttiva 77/486/CEE „relativa alla
formazione scolastica dei figli dei lavoratori migranti“ del 25 luglio 1977.
Le conseguenze di questa direttiva per l’insegnamento della madrelingua saranno
esaminate in seguito con i relativi obblighi, costituendo il fulcro del nostro discorso.
In un primo passo offriremo una visione generale della direttiva e del contesto in
cui è stata varata (I) per poi esaminare: la forza vincolante della direttiva (II), lo status
dell’attuazione (III) e la rivendicabilità degli obblighi (IV). Per concludere sarà opportuno
offrire un panorama dettagliato sulla politica del diritto della questione (V).
I)
La normativa della direttiva nel contesto della sua emanazione
1) Il contesto dell’emanazione della direttiva
Per inquadrare correttamente la direttiva, è necessario ricordarsi com’era la percezione
prevalente del fenomeno migratorio in Europa negli anni Settanta. L’idea generale era
che i migranti (nella direttiva „lavoratori migranti“) arrivassero da un paese membro della
CEE in un altro paese membro con i loro figli in età scolastica, vi lavorassero e restassero
per un determinato periodo e in seguito tornassero con i loro figli ancora in età scolastica
nel loro paese di provenienza. Questo ragionamento trova espressione nei „considerando“
della direttiva 77/486/CEE: tali „considerando“ sono le ragioni che il legislatore europeo
cita per l’emanazione di una direttiva, precedendola in una sorta di preambolo. In
questo caso, da un lato i „considerando“ richiamano all’integrazione nel paese ospitante1,
dall’altro si parla della facilitazione del reinserimento nello Stato d’origine2.
2) I regolamenti della direttiva in sintesi
Questi motivi si esprimono nel contenuto della direttiva. In primo luogo, nell’articolo 1
della direttiva è definito il campo di applicazione. Il campo di applicazione indica coloro
ai quali la direttiva si riferisce ossia, in questo caso, ai figli di cittadini di un paese
membro delle CEE che lavorano in un altro paese membro. Per quanto riguarda
l’insegnamento dell’italiano è decisivo che uno dei genitori dei bambini in questione sia
italiano e lavori qui in Germania. Non è rilevante che i figli abbiano la cittadinanza
tedesca, bensì risulta decisivo che un genitore sia „lavoratore migrante“, quindi cittadino
italiano e che lavori in Germania. La direttiva non è quindi riferita a figli di emigranti
16
* Traduzione dal tedesco G. Lo Nostro/A. Wiedemann
1
Direttiva 77/486/CEE, secondo considerando.
2
Direttiva 77/486/CEE, terzo considerando.
Tagung über die Richtlinie 77/486/EWG
4. Vortrag
Ass. jur. Richard Wiedemann
Universität Freiburg
Die Bedeutung der Richtlinie 77/486/EWG für den
muttersprachlichen Unterricht in Deutschland
Spätestens seit dem Vorstoß des grünen Europaabgeordnete Cem Özdemir, der sich im
November 2008 für Türkischunterricht stark gemacht hatte, ist das Thema muttersprachlicher Unterricht auch in der allgemeinen politischen Diskussion in Deutschland
angekommen. Keine Beachtung fand in dieser Debatte jedoch die Richtlinie 77/486/EWG
„über die schulische Betreuung der Kinder von Wanderarbeitnehmern“ vom 25. Juli
1977, deren Bedeutung für den muttersprachlichen Unterricht in Deutschland im Folgenden nachgespürt werden soll.
Ein Schwerpunkt soll auf der Frage liegen, welche Verpflichtungen sich aus der Richtlinie im Hinblick auf den muttersprachlichen Unterricht ergeben. Zunächst erfolgt ein
Überblick über die Richtlinie und ein Einblick in ihren Kontext (I), bevor auf die Verbindlichkeit der Richtlinie (II), den Stand der Umsetzung (III) und die Einklagbarkeit
der Verpflichtungen (IV) einzugehen sein wird. Abschließend erscheint ein rechtspolitischer Ausblick (V) angebracht.
I)
Die Regelungen der Richtlinie im Kontext ihrer Entstehung
1) Der Entstehungskontext der Richtlinie
Um die Richtlinie in den richtigen Kontext einzuordnen, ist es erforderlich, sich an das
Verständnis von Migration zurückerinnern, das Mitte der Siebziger Jahre des 20. Jahrhunderts in Europa vorherrschend war. Prägend war damals die Idee, dass Migranten aus
einem Mitgliedsstaat der Europäischen Gemeinschaft, im Sprachgebrauch der Richtlinie „die Wanderarbeiter“, mit ihren Kindern im schulpflichtigen Alter in einem anderen
Mitgliedsstaat ankommen, dort eine Weile arbeiten und bleiben, anschließend aber mit
ihren immer noch schulpflichtigen Kindern in ihren Herkunftsstaat zurückkehren. Ausdruck findet dieses Verständnis in den Erwägungsgründen der Richtlinie 77/486/EWG
(im Folgenden schlicht als „die Richtlinie“ bezeichnet). Die Erwägungsgründe einer
Richtlinie sind die Motive, die der europäische Gesetzgeber für den Erlass der Richtlinie nennt und in einer Art Vorspann, einer Präambel, der Richtlinie voranstellt. Einerseits geht es in den Erwägungsgründen um die Eingliederung in den Aufnahmestaat1,
also die Eingliederung in Deutschland, zum anderen ist die Rede von der Wiedereingliederung bei der Rückkehr, die gefördert werden soll2.
2) Die Regelungen der Richtlinie im Überblick
Diese Motive spiegeln sich im Inhalt der Richtlinie wieder. Zunächst ist in Artikel 1 der
Richtlinie ihr Anwendungsbereich bestimmt. Der Anwendungsbereich gibt Auskunft,
für wen die Richtlinie gilt. Die Richtlinie betrifft Kinder von Angehörigen eines Mit1
2
Richtlinie 77/486/EWG, zweiter Erwägungsgrund.
Richtlinie 77/486/EWG, dritter Erwägungsgrund.
17
Convegno sulla Direttiva CEE n. 486/77
italiani, i cui genitori abbiano acquisito la cittadinanza tedesca. Per giunta, la direttiva
non vale per gli extracomunitari, come per esempio lavoratori turchi in Germania.
L’articolo 2 racchiude disposizioni per l’insegnamento „introduttivo“, ovvero
l’insegnamento della lingua del paese ospitante che dovrebbe permettere ai bambini
di seguire l’insegnamento scolastico normale.
La norma decisiva per quanto riguarda l’insegnamento della lingua madre è l’articolo
3 della direttiva. L’articolo 3 cita: „Gli Stati membri prendono, conformemente alle loro
situazioni nazionali ed ai loro ordinamenti giuridici e in cooperazione con gli Stati
d’origine, le misure appropriate al fine di promuovere, coordinandolo con
l’insegnamento normale, un insegnamento della madrelingua e della cultura del paese
d’origine a favore delle persone di cui all’articolo 1.“
II) Il carattere vincolante della direttiva
Si pone quindi il quesito del significato di detta norma della direttiva per l’insegnamento
della madrelingua e se questa rappresenta un atto giuridico vincolante.
1) La natura giuridica delle direttive della CEE: art. 249 TCE
Per quanto riguarda l’obbligo di attuazione della direttiva 77/486/CEE è importante
stabilire innanzitutto il carattere vincolante delle direttive della CEE in generale.
Deposizioni a tale riguardo si trovano in art. 249 del Trattato che istituisce la Comunità
Europea. Di conseguenza, atti giuridici della CE si dividono da un lato in atti giuridici
non vincolanti, ovvero raccomandazioni e pareri3, dall’altro in atti giuridici vincolanti,
ovvero decisioni4, regolamenti5 e direttive6.
La particolarità della direttiva consiste nel fatto di essere vincolante per quanto
riguarda l’obbiettivo da proseguire, mentre lascia agli Stati membri la scelta delle
forme e dei mezzi ritenuti idonei per la realizzazione del medesimo.
Come risultato provvisorio possiamo registrare che: le direttive, e quindi anche la
direttiva 77/486/CEE, sono atti giuridici vincolanti che impongono agli Stati membri
un obbiettivo da raggiungere (in questo caso: la promozione dell’insegnamento della
madrelingua). La direttiva è dunque vincolante per la Repubblica Federale Tedesca.
2) Obbligo di attuazione dei Länder7
La Repubblica Federale è obbligata ad attuare la direttiva, ovvero deve emanare atti
giuridici nazionali, leggi e regolamenti per attuare gli obbiettivi prescritti. Nella
relazione tra la Repubblica Federale e la CE, la Repubblica Federale ha l’obbligo di
attuazione in quanto è membro della CE.
Da ciò sembra nascere un problema: l’insegnamento della madrelingua fa parte della
politica dell’istruzione, settore che secondo l’ordinamento federale della Germania spetta
Art. 249 comma 5 TCE.
Art. 249 comma 4 TCE.
Art. 249 comma 2 TCE.
6
Art. 249 comma 3 TCE.
7
I Länder sono gli Stati federati della Germania;dal punto di vista territoriale, questi potrebbero essere
paragonati alle regioni italiane, soprattutto a seguito della riforma del titolo V della Costituzione.
3
4
5
18
Tagung über die Richtlinie 77/486/EWG
gliedsstaates der EU, die in einem anderen Mitgliedsstaat arbeiten. Im Hinblick auf den
Italienischunterricht ist für die Anwendbarkeit entscheidend, dass ein Elternteil der
betroffenen Kinder Italiener ist und hier in Deutschland arbeitet. Irrelevant ist es, wenn
die Kinder die deutsche Staatsbürgerschaft haben. Ausschlaggebend ist, dass ein Elternteil „Wanderarbeitnehmer“ ist, also italienischer Staatsbürger ist und hier in Deutschland arbeitet. Die Richtlinie gilt damit nicht für Kinder von italienischen Emigranten, bei
denen die arbeitende Elterngeneration die deutsche Staatsbürgerschaft angenommen
hat. Die Richtlinie gilt auch nicht für Ausländer, die aus Staaten kommen, die nicht
der EG angehören. Die Richtlinie gilt also beispielsweise nicht für türkische Arbeitnehmer in Deutschland.
Artikel 2 enthält Bestimmungen zum Einführungsunterricht, also jenem Unterricht in
der Sprache des Gastlandes, der ermöglichen soll, dass die Kinder dort dem normalen
Schulunterricht folgen.
Die entscheidende Norm für das Thema des muttersprachlichen Unterrichts ist Artikel
3 der Richtlinie. Artikel 3 lautet: „Die Mitgliedsstaaten treffen nach Maßgabe ihrer
innerstaatlichen Verhältnisse und ihrer Rechtssysteme in Zusammenarbeit mit den Herkunftsstaaten geeignete Maßnahmen, um unter Koordinierung mit dem Regelunterricht
die Unterweisung der in Artikel 1 genannten Kinder in der Muttersprache und der heimatlichen Landeskunde zu fördern.“
II) Die Verbindlichkeit der Richtlinie
Es stellt sich somit die Frage, welche Bedeutung dieser Bestimmung der Richtlinie für
die Frage nach dem muttersprachlichen Unterricht in Deutschland zukommt, welche Verbindlichkeit von dieser Richtlinie ausgeht.
1) Die Rechtsnatur von Richtlinien der EG: Art. 249 EGV
Für die Frage nach der Verbindlichkeit der Richtlinie 77/486/EWG kommt es zunächst
darauf an, welche Verbindlichkeit Richtlinien der EG im Allgemeinen haben. Aussagen
hierzu finden sich in Art. 249 des Vertrags zur Gründung der Europäischen Gemeinschaft.
Rechtsakte der EG unterteilen sich demnach in unverbindliche Rechtsakte, Empfehlungen und Stellungnahmen3, einerseits und Entscheidungen4, Verordnungen5 und
Richtlinien6 als verbindliche Rechtsakte andererseits.
Die Besonderheit der Richtlinie besteht dabei darin, dass sie eine Verbindlichkeit hinsichtlich eines zu erreichenden Ziels vorgibt, dass sie aber den Mitgliedsstaaten die
Wahl hinsichtlich der Formen und Mittel überlässt, mit denen die Mitgliedsstaaten dieses Ziel erreichen können.
Als Zwischenergebnis bleibt damit festzuhalten: Richtlinien, und damit auch die Richtlinie 77/486/EWG, sind verbindliche Rechtsakte, die den Mitgliedsstaaten ein Ziel, im konkreten Fall die Förderung des muttersprachlichen Unterrichts, vorgeben, das sie erreichen müssen. Die Richtlinie ist damit für die Bundesrepublik Deutschland verbindlich.
Art. 249 Abs. 5 EGV.
Art. 249 Abs. 4 EGV.
Art. 249 Abs. 2 EGV.
6
Art. 249 Abs. 3 EGV.
3
4
5
19
Convegno sulla Direttiva CEE n. 486/77
ai Länder. La ripartizione delle competenze, di cui agli artt. 30, 70 ss. della Costituzione
Tedesca, non conferisce un titolo di competenza per la formazione scolastica alla Repubblica
federale. Ma d’altronde il fatto che la Repubblica Federale, secondo il diritto nazionale
tedesco, non sia competente nella materia, non intacca l’obbligo di attuazione che la
Repubblica Federale ha nei confronti della CE. Apparentemente si tratta di un dilemma:
verso l’esterno lo Stato Federale è costretto ad agire, ma all’interno non gli è consentito!
La soluzione a questo dilemma apparente sta nell’obbligo di attuazione delle direttive
da parte dei Länder, per quanto la materia in questione faccia parte delle loro competenze
assegnate a livello nazionale. Nelle scienze giuridiche, in giurisprudenza e nella prassi
giuridica questo è un fatto indiscusso. La dottrina si è divisa soltanto nel spiegare
l’origine di quest’obbligo. Mentre alcuni ipotizzavano un obbligo di matrice comunitaria,
molti altri giustamente, hanno invece dimostrato che tale obbligo è una funzione del
principio costituzionale di leale cooperazione tra Repubblica federale e Länder8.
In conclusione possiamo registrare che la direttiva è vincolante e che i singoli Länder
sono obbligati ad attuarla. Non è rilevante invece che il singolo Land non ritenga
opportuno questo obbligo per motivi di politica d’istruzione o di integrazione. Questo
potrebbe essere il motivo per chiedere una revisione o una abrogazione della direttiva
a livello di politica del diritto9. Tuttavia un’opinione politica non toglie l’obbligo di
attuazione. La direttiva è diritto in vigore e perciò vincolante – anche per i Länder.
III) Lo stato dell’attuazione della direttiva in Germania
Nella consapevolezza di quest’obbligo la conferenza dei Ministri della Pubblica
Istruzione dei Länder già nel 1979 si è dichiarata in linea di massima per l’insegnamento
della lingua madre10. In alcuni Länder l’attuazione della direttiva è stata eseguita
tramite leggi e regolamenti, in altri soltanto tramite decreti e circolari amministrative11.
Per esempio nel Land dell’Assia la norma sull’insegnamento della lingua madre è stata
introdotta nel § 3 dell’Regolamento Regionale sulla distribuzione delle ore di
insegnamento per le materie scolastiche12.
Per quanto riguarda l’attuazione dei contenuti della direttiva, ci sono due modelli: il
primo prevede l’insegnamento statale della lingua madre, dove insegnanti statali
impartiscono lezioni in madrelingua nell’ambito dell’insegnamento regolare. Questo
modello è stato adottato per esempio nel Land della Renania-Palatinato e nel Land
dell’Assia, ma anche in quest’ultimo risulta un modello „in via d’estinzione“. Il secondo
modello invece, vuole che i Consolati degli altri paesi membri organizzino un
insegnamento pomeridiano aggiuntivo, spesso in aule messe a disposizione dalle
scuole. In alcuni casi questo modello consolare riceve un sostegno finanziario da
C. Classen, in: v. Mangoldt/Klein/Starck, Kommentar zum Grundgesetz, 5. ed., München 2005, Art. 23 Rn. 57; C. Haslach,
Die Umsetzung von EG-Richtlinien durch die Länder, Frankfurt a.M. 2001, pag. 57 ss.
9
V. sub V).
10
Par. 7 della risoluzione „Unterricht für Kinder ausländischer Arbeitnehmer“ della conferenza dei ministri della Pubblica
Istruzione (Kultusministerkonferenz), pubblicato in B. Palt/L. Reuter/A. Witte,
Schulbildung für Migrantenkinder und Kinder autochthoner Minderheiten in der Bundesrepublik Deutschland:
Eine Synopse schulrechtlicher Bestimmungen, Hamburg 1998, pag. 95.
11
Sulla situazione nel 1998: B. Palt/L. Reuter/A. Witte, pag. 95 ff.
12
Hessische Verordnung über die Stundentafeln für die Primarstufe und die Sekundarstufe I vom
20
20. Dezember 2006, modificato con regolamento del 20 giugno 2008.
8
Tagung über die Richtlinie 77/486/EWG
2) Umsetzungspflicht der Bundesländer
Die Bundesrepublik ist verpflichtet, die Richtlinie umzusetzen, d.h. sie muss nationales
Recht schaffen, und deutsche Rechtsakte, Gesetze oder Verordnungen, erlassen, um
die vorgegebenen Ziele zu erreichen. Im Außenverhältnis, im Verhältnis der Bundesrepublik zur EG, ist die Bundesrepublik verpflichtet, denn sie ist Mitglied der EG.
Es scheint nun ein Problem aufzutauchen: Muttersprachlicher Unterricht gehört zum
Bereich der Bildungspolitik, die aber nach der föderalen Ordnung der Bundesrepublik
Ländersache ist. In der Kompetenzordnung der Art. 30, 70 ff. GG findet sich kein Kompetenztitel des Bundes für den Bereich der schulischen Bildung. Aber andererseits ändert
die Tatsache, dass der Bund nach innerstaatlichem Recht nicht zuständig ist, nichts an
der Verpflichtung der Bundesrepublik in ihrem Verhältnis zur EG, die Richtlinie umzusetzen. Ein scheinbares Dilemma. Nach außen hin ist der Bund verpflichtet, zu handeln, im Inneren kann und darf er aber nicht!
Die Lösung für dieses scheinbare Dilemma besteht in einer Pflicht der Bundesländer
zur Richtlinienumsetzung, soweit die betreffende Materie innerstaatlich in ihren Zuständigkeitsbereich fällt. Dies ist in der Rechtswissenschaft, der Rechtssprechung, und auch
der Rechtspraxis unbestritten anerkannt. Umstritten war lediglich, wie diese Verpflichtung zu begründen sei, ob aus dem Gemeinschaftsrecht oder richtigerweise aus
dem verfassungsrechtlichen Grundsatz der Bundestreue7.
Festzuhalten bleibt, dass die Richtlinie verbindlich ist und die einzelnen Bundesländer
verpflichtet sind, die Richtlinie umzusetzen. Irrelevant ist hingegen, dass man diese
Verpflichtung aus bildungs- oder integrationspolitischen Gründen nicht für opportun
halten mag. Dies mag Anlass sein, auf rechtspolitischer Ebene eine Revision oder Aufhebung der Richtlinie zu fordern8. Eine politische Ansicht nimmt der Verpflichtung
jedoch nicht ihre Verbindlichkeit. Die Richtlinie ist geltendes Recht und damit verbindlich - auch für die deutschen Bundesländer.
III) Der Stand der Umsetzung der Richtlinie in Deutschland
Im Bewusstsein dieser Verpflichtung hatte sich die Kultusministerkonferenz bereits
1979 in einer Vereinbarung grundsätzlich zum muttersprachlichen Unterricht bekannt9.
In manchen Bundesländern ist die Umsetzung der Richtlinie durch Gesetze und Verordnungen erfolgt, in anderen nur durch Erlasse und Verwaltungsvorschriften10. In Hessen beispielsweise ist die Norm, nach der der muttersprachliche Unterricht erteilt wird,
mittlerweile § 3 der Stundentafelverordnung11.
Was die Art der inhaltlichen Umsetzung angeht, gibt es zwei Modelle: zum einen staatlichen Unterricht in der Muttersprache, bei dem staatliche Lehrkräfte im Rahmen des
7
C. Classen, in: v. Mangoldt/Klein/Starck (Hrsg.), Kommentar zum Grundgesetz, 5. Aufl., München 2005, Art. 23 Rn.
57; ausführlich C. Haslach, Die Umsetzung von EG-Richtlinien durch die Länder, Frankfurt a.M. 2001, S. 57 ff. m.w.N.
8
Siehe hierzu den rechtspolitischen Ausblick unter V).
9
Punkt 7 des Beschlusses „Unterricht für Kinder ausländischer Arbeitnehmer“, Beschluß der Kultusministerkonferenz
vom 8. April 1976 in der Fassung vom 26. Oktober 1979, KMK-Beschlußsammlung Nr. 899.1, abgedruckt in
B. Palt/L. Reuter/A. Witte, Schulbildung für Migrantenkinder und Kinder autochthoner Minderheiten in der
Bundesrepublik Deutschland: Eine Synopse schulrechtlicher Bestimmungen, Hamburg 1998, S. 95.
10
Einen Überblick zum Stand von 1998 bieten B. Palt/L. Reuter/A. Witte (Fn. 9), S. 95 ff.
11
Hessische Verordnung über die Stundentafeln für die Primarstufe und die Sekundarstufe I vom 20. Dezember 2006,
geändert durch Verordnung vom 20. Juni 2008.
21
Convegno sulla Direttiva CEE n. 486/77
parte dei Länder e l’insegnamento è anche soggetto alla sorveglianza da parte
dell’autorità scolastica competente. Complessivamente si evince che i Länder aspirano
generalmente ad una gestione dell’insegnamento delle madrelingue da parte dei
consolati o almeno ad un finanziamento misto13.
Sono due le perplessità che fanno dubitare della correttezza di questa forma di
attuazione: A livello formale occorre chiedersi se gli atti giuridici che hanno attuato
questo modello siano sufficienti. Da questo punto di vista vi è da constatare che
un’attuazione che si avvale soltanto di disposizioni amministrative interne non è
sufficiente in quanto i cittadini non possono prendere atto dei loro diritti in misura
adeguata14.
Più importante delle questioni di ordine formale è invece che vi sia garantita anche
nella prospettiva concettuale una corretta attuazione degli obblighi contenuti nella
direttiva. Per quanto riguarda il modello d’insegnamento statale non ci sono dubbi,
giacché anche i genitori ed insegnanti coinvolti lo ritengono esemplare. Per ciò che
concerne invece il modello consolare, parte della dottrina giuridica ritiene in modo
sommario che il modello in questione costituisca una violazione della direttiva stessa15.
Se questa critica sia giustificata o meno, dipende dagli obblighi effettivi che si lascino
evincere dall’articolo 3 della direttiva. Perciò bisogna tenere presente il carattere
giuridico delle direttive della CE in generale; queste prescrivono gli obiettivi in modo
vincolante, ma sono gli Stati membri che decidono sulle forme ed i mezzi per
l’attuazione di questi.
L’obiettivo della direttiva 77/486/CEE è la promozione dell’insegnamento della lingua
madre e lo studio della cultura del paese d’origine. Nella direttiva stessa però si
manifesta che gli Stati membri hanno possibilità di scelta per quanto riguarda i mezzi
per il raggiungimento dell’obiettivo.
Nel testo dell’articolo 3 ci sono alcuni espressioni restrittive: da un lato si parla di
„misure appropriate“, termine aperto che lascia spazio a interpretazioni divergenti16.
Inoltre il testo cita che l’insegnamento viene impartito „conformemente alle loro
situazioni nazionali“. Da queste espressioni si deduce spesso una limitazione a ciò
che è fattibile, a seconda delle disponibilità di personale adatto e le possibilità
organizzative da parte dell’autorità scolastica competente. Questo punto viene discusso
particolarmente per quanto riguarda l’insegnamento della lingua madre per lingue rare.
Alcuni sostengono che la scarsa diffusione di una lingua sia un motivo di esclusione17,
ma ciò non riguarda l’insegnamento dell’italiano, dal momento che non può essere
definito una lingua rara in Germania.
Infine la direttiva dà l’obbligo di „promuovere“. Confrontando gli artt. 2 e 3, la
direttiva stessa fornisce un indizio sugli sforzi richiesti da uno Stato membro. In
Rapporto „Zuwanderung“, risoluzione della Kultusministerkonferenz del 24 maggio 2002, aggiornato il 16 novembre 2006.
14
C. Haslach (nota 8), pag. 210; R. Streinz, Europarecht, 6. ed., Heidelberg 2003, pag. 391.
15
C. Haslach (nota 8), pag. 213 s.
16
COM (88) 787 def.
17
22
C. Haslach (nota 8) , pag. 209 s.
13
Tagung über die Richtlinie 77/486/EWG
regulären Unterrichts auch Unterricht in der Muttersprache erteilen. Diesem Modell folgen beispielsweise Rheinland-Pfalz und Hessen, dort jedoch als „Auslaufmodell“. Das
andere Modell sieht vor, dass Konsulate der anderen Mitgliedsstaaten nachmittags zusätzlichen muttersprachlichen Unterricht organisieren, meist in von Schulen zur Verfügung
gestellten Klassenzimmern. Unterschiedlich ist dabei, ob eine finanzielle Förderung durch
die Länder stattfindet und ob dieser Unterricht der Schulaufsicht unterfällt. Insgesamt ist
festzustellen, dass die Länder allgemein eine Übernahme des muttersprachlichen Unterrichts durch die Konsulate oder zumindest eine Mischfinanzierung anstreben12.
Ob diese Form des muttersprachlichen Unterrichts eine korrekte und ausreichende
Umsetzung darstellt, lässt sich unter zwei Aspekten in Frage stellen: Auf formaler Ebene
stellt sich die Frage, ob die Rechtsakte, mit denen umgesetzt wird, ausreichend sind. Hier
ist festzustellen, dass eine Umsetzung, die nur durch interne Verwaltungsvorschriften
erfolgt, nicht ausreichend ist, weil die Bürger nicht in ausreichendem Maß von ihren Rechten Kenntnis nehmen können13.
Wesentlicher wichtiger als dieser formale Gesichtpunkt ist jedoch, ob den Verpflichtungen aus der Richtlinie in inhaltlicher Hinsicht ausreichend Rechnung getragen wird. Im
Hinblick auf den staatlichen Unterricht dürften hieran keine Zweifel bestehen. Auch die
betroffenen Eltern und Lehrer selbst halten diese Form für vorbildlich. Anders ist dies beim
Konsularmodell. Teile der rechtswissenschaftlichen Literatur nehmen ganz pauschal an,
der Konsularunterricht stelle einen elementaren Verstoß gegen die Richtlinie dar14. Ob diese
Kritik berechtigt ist, hängt entscheidend davon ab, welche Verpflichtungen genau aus Artikel 3 der Richtlinie herauszulesen sind. Zu vergegenwärtigen ist dabei der Rechtscharakter
der Richtlinien der EG im Allgemeinen. Richtlinien geben Ziele verbindlich vor, die Mitgliedsstaaten entscheiden über Formen und Mittel der Realisierung dieser Ziele.
Ziel der Richtlinie 77/486/EWG ist die Förderung der Unterweisung in Muttersprache
und Landeskunde. Aus der Richtlinie selbst wird aber deutlich, dass die Mitgliedsstaaten
Wahlmöglichkeiten hinsichtlich der Mittel zur Zielerreichung haben. Es finden sich im
Wortlaut des Art. 3 der Richtlinie verschiedene einschränkende Formulierungen. Zum
einen ist die Rede von „geeignete[n] Maßnahmen“. Ein Begriff, der verschiedenen Interpretationen offen steht und Spielraum zu unterschiedlichen Auslegungen gibt15. Weiterhin
ist die Rede, der Unterricht werde „nach Maßgabe […der] innerstaatlichen Verhältnisse“
erteilt. Daraus wird oft auf eine Beschränkung auf das Mögliche, auf einen Vorbehalt der
personellen und organisatorischen Möglichkeiten des Schulträgers, geschlossen. Diskutiert wird dies insbesondere im Hinblick auf muttersprachlichen Unterricht in seltenen
Sprachen. Zum Teil wird argumentiert, die Seltenheit einer Sprache würde gerade ein Ausschlusskriterium darstellen16. Den Italienischunterricht betrifft diese Diskussion jedoch nicht,
Italienisch kann in Deutschland nicht als seltene Sprache bezeichnet werden.
Bericht „Zuwanderung“, Beschluss der Kultusministerkonferenz vom 24.05.2002 i.d.F. vom 16.11.2006
C. Haslach (Fn. 7), S. 210. R. Streinz, Europarecht, 6. Aufl., Heidelberg 2003, Rn. 391.
C. Haslach (Fn. 7), S. 213 f.
15
So auch KOM (88) 787 endg., S. 8.
16
C. Haslach (Fn. 7), S. 209 f.
12
13
14
23
Convegno sulla Direttiva CEE n. 486/77
articolo 2 viene sottolineato che gli Stati membri prendono misure per fornire un
insegnamento di introduzione. Si tratta di un’affermazione all’indicativo. Articolo 3
invece è stato formulato in modo diverso: è stata adottata la dicitura „al fine di
promuovere.“ Il testo inglese è ancora più chiaro: lì in articolo si parla di „ensure“ „assicurare“, in articolo 3 invece la dicitura cita „promuovere“. Si può dedurre che
„promuovere“ richieda meno impegno di „assicurare“. D’altronde „promuovere“ non
è identico con una totale mancanza d’impegno nel momento in cui una norma
giuridica non può essere interpretata in modo tale da renderla nulla.
La Corte di Giustizia della Comunità Europea non si è ancora pronunciata in merito
sulla direttiva in questione18. Ma dai rapporti della Commissione si possono trarre
alcune conclusioni. La Commissione ha sviluppato alcuni criteri per decidere se si
tratta di una violazione della direttiva. Tali esigenze sono da rispettare anche in
applicazione del modello consolare. La Commissione mette al centro del suo
ragionamento la necessità di coordinazione con l’insegnamento generale, essendo
quindi dell’avviso che la direttiva è violata qualora mancasse il coordinamento,
soprattutto quando l’insegnamento della madrelingua si svolgesse del tutto al di
fuori della responsabilità del’amministrazione scolastica.
Di dubbio carattere sono quindi soluzioni come quella del Baden-Wurttemberg dove
l’insegnamento della madrelingua non è qualificata come lezione scolastica – con
gli effetti assicurativi che ne seguono. Inoltre dovrebbe essere contrario alla direttiva
un sistema senza alcun tipo di coordinamento con l’insegnamento normale. E infine
la direttiva pare essere violata nel caso in cui i genitori dovessero assumersi l’onere
dei costi dell’insegnamento della madrelingua.
Il coordinamento con il normale insegnamento è quindi il fattore decisivo per la
conformità con la direttiva. La Commissione richiede espressamente e ripetutamente
un’integrazione dell’insegnamento della madrelingua nell’agenda scolastica e l’accesso
libero alle aule delle scuole pubbliche.
Un argomento a favore della conformità del modello consolare nei termini descritti,
risulta essere anche l’espressione „in collaborazione con gli Stati di provenienza“. La
Commissione gradisce chiaramente gli accordi bilaterali e constata che questa
cooperazione dovrebbe anche includere aspetti finanziari19. Di conseguenza non è
lecita far ricadere la copertura completa dei costi sui paesi di provenienza.
É quindi da tenere presente che resta qualche dubbio se tutti i Länder avessero adempito
completamente agli obblighi della direttiva. Di fronte alle possibilità in via di principio
dell’applicazione del modello consolare, sarà decisivo l’elaborazione concreta in ciascuno
caso per verificare se l’attuazione è sufficiente. In particolare dipenderà da un adeguato
tasso di coordinamento ed integrazione con il normale andamento scolastico. Sarà
altrettanto determinante che i Länder abbiano anche un certo grado di impegno
18
24
H. Cullen, From migrants to citizens? European community policy on intercultural education,
International and comparative law quarterly 45 (1996), S. 109, 111.
19
Libro verde COM (2008) 423 def.; già COM (88) 787 def.
Tagung über die Richtlinie 77/486/EWG
Schließlich betrifft die Richtlinie eine Verpflichtung „zu fördern“. Einen gewissen Hinweis, wie viel an Anstrengungen von einem Mitgliedsstaat, vom Gastland, verlangt
wird, vermag die Richtlinie selbst zu geben, indem man Artikel 2 und Artikel 3 der
Richtlinie einander gegenüberstellt. In Artikel 2 ist die Rede davon, dass die Mitgliedsstaaten Maßnahmen treffen, damit Einführungsunterricht geboten wird. Eine Formulierung im Indikativ. In Artikel 3 wurde hingegen die Formulierung „zu fördern“ gewählt.
Deutlicher noch ist die englische Sprachfassung. Dort ist in Artikel 2 die Rede von
„ensure“ – „sicherstellen“, in Artikel 3 wird „promote“ – „fördern“ formuliert. Daraus lässt
sich folgern, dass „fördern“ weniger Engagement verlangt als „sicherstellen“. Andererseits kann „fördern“ nicht mit gar keinem Engagement identisch sein, denn die Vorschrift
darf nicht so interpretiert werden, dass sie völlig leer läuft.
Seitens des Europäischen Gerichtshofs liegt bislang keine Entscheidung zum Inhalt der
Richtlinie vor17. Gewisse Schlüsse lassen sich jedoch aus mehreren Berichten der Kommission entnehmen. Die Kommission hat einige Kriterien dafür entwickelt, wann von einer
Verletzung der Anforderungen der Richtlinie auszugehen ist. Diese Anforderungen sind
auch beim Konsularmodell zu beachten. Dabei stellt die Kommission insbesondere auf
das Merkmal „unter Koordinierung mit dem Regelunterricht“ ab. Die Kommission geht
demnach davon aus, dass die die Richtlinie verletzt ist, wenn es an dieser Koordinierung
mangelt, insbesondere wenn muttersprachlicher Unterricht absolut außerschulisch,
außerhalb jeglicher Verantwortung der Schulbehörden erfolgt18. Fragwürdig erscheinen
daher Regelungen wie die in Baden-Württemberg, wo der muttersprachliche Unterricht nicht als schulische Veranstaltung qualifiziert wird19 - mit den entsprechenden
Folgen im Versicherungsrecht. Weiterhin dürfte es richtlinienwidrig sein, wenn keine Koordination mit dem sonstigen ordentlichen Unterricht vorliegt. Und schließlich dürfte
die Richtlinie verletzt sein, wenn die Kosten für den muttersprachlichen Unterricht auf
die Eltern überwälzt werden20.
Entscheidend für die Richtlinienkonformität ist daher die Koordinierung mit dem ordentlichen Unterricht. Die Kommission fordert daher ausdrücklich und wiederholt21, eine
Integration des muttersprachlichen Unterrichts in den Stundenplan und die Gewährung
freien Zugangs zur Nutzung von öffentlichen Schulgebäuden für den muttersprachlichen Unterricht sicherzustellen.
Dafür, dass das Konsulatsmodell unter den oben genannten Bedingungen von der Grundidee her mit den Anforderungen der Richtlinie konform ist, spricht schließlich auch der
Passus „in Zusammenarbeit mit den Herkunftsstaaten“. Die Kommission würdigt bilaterale Abkommen ausdrücklich positiv und stellt fest, dass diese Kooperation auch
finanzielle Aspekte umfassen sollte22. Im Gegenschluss ist zu folgern, dass eine völlige
Überwälzung der finanziellen Lasten auf die Herkunftsstaaten nicht zulässig ist.
H. Cullen, From migrants to citizens? European community policy on intercultural education,
International and comparative law quarterly 45 (1996), S. 109, 111.
KOM (88) 787 endg., S. 7.
19
VGH Mannheim, NVwZ-RR 2008, S. 179, 180.
20
KOM (88) 787 endg., S. 127.
21
KOM (88) 787 endg., S. 127; KOM (94) 80 endg., Rn. 50.
22
Grünbuch KOM (2008) 423 endg.; so auch schon KOM (88) 787 endg., S. 126.
17
18
25
Convegno sulla Direttiva CEE n. 486/77
finanziario dal momento che il destinatario della direttiva, ovvero colui il quale ha
l’obbligo della promozione dell’insegnamento della madrelingua, è il paese ospitante.
IV) Rivendicabilità degli obblighi
1) Principio: nessun ricorso individuale davanti ai tribunali comunitari
Dove rimangono incertezze sulla conformità della situazione giuridica, si pone invece
la domanda sulla rivendicabilità degli obblighi comunitari. Di principio, gli individui
non hanno possibilità di rivendicare l’attuazione di una direttiva con ricorsi
giurisdizionali. La Commissione Europea invece ha la possibilità di aprire un
procedimento d’infrazione per violazione del diritto comunitario previsto dall’articolo
226 TCE. Infatti, negli anni 80 la Commissione ha minacciato di avviare azioni giudiziari20
contro gli Stati membri, ma dopo neanche un decennio la Commissione ha fatto
capire di preferire un approccio cooperativo21. Quindi non c’è da aspettarsi che la
Commissione ricorrerà ad una procedura d’infrazione nei confronti della Germania per
contrastare il modo in cui la direttiva è stata attuata . Nell’articolo 227 TCE il diritto
Europeo prevede che anche gli Stati membri possono avviare una procedura d’infrazione
nei confronti di altri Stati membri. L’Italia potrebbe quindi citare la Germania davanti
alla Corte Europea. Ma ciò sembra ancora più improbabile – anche perché non è del
tutto chiaro quanto l’Italia stessa adempie i propri obblighi della direttiva.
Quindi per gli individui non esistono possibilità di rivendicare davanti alla Corte di
Giustizia della Comunità Europea, con ricorsi individuali, una violazione del diritto
comunitario che consiste nell’attuazione insufficiente di una direttiva. Agli individui
rimane soltanto la possibilità di chiedere alla Commissione di avviare un’azione
giuridica da parte sua22.
2) Applicabilità diretta di direttive: protezione giuridica davanti a tribunali tedeschi?
Davanti a tribunali tedeschi esiste in via di principio soltanto la possibilità di rivendicare
quei diritti derivanti dalla direttiva europea che sono stati recepiti in atti giuridici
tedeschi, ma non di rivendicare immediatamente la direttiva.
Il diritto comunitario riconosce un’eccezione di questo principio, sotto la forma
dell’applicabilità diretta di una direttiva23. Si tratta di un’eccezione del principio
secondo il quale le direttive necessitano di un atto di attuazione per creare un effetto
giuridico all’interno di uno Stato; di conseguenza, in applicazione di quest’eccezione,
anche i singoli soggetti giuridici potrebbero invocare la direttiva direttamente davanti
ai tribunali tedeschi. La condizione per un’applicabilità diretta è una formulazione
sufficientemente precisa della direttiva che permette di desumere i diritti della stessa
senza lasciare al legislatore nazionale alcun margine di discrezionalità nell’elaborazione
della normativa nazionale d’attuazione.
20
COM (88) 787 def.; H. Cullen (nota 18), pag. 122.
COM (94) 80 endg, par. 53; H. Cullen (nota 18), pag. 124.
22
W. Cremer, in: Callies/Ruffert, EUV EGV, Das Verfassungsrecht der Europäischen Union,
3. ed., München 2007, Art. 226.
23
M. Ruffert, in: Callies/Ruffert , EUV EGV, Das Verfassungsrecht der Europäischen Union,
3. ed., München 2007, Art. 249 par. 73 ff.
21
26
Tagung über die Richtlinie 77/486/EWG
Festzuhalten bleibt somit, dass gewisse Zweifel, ob alle Länder durch ihre Umsetzung den
Verpflichtungen aus der Richtlinie vollständig nachgekommen sind, bestehen bleiben.
Angesichts der grundsätzlichen Offenheit der Richtlinie für das Konsulatsmodell wird
es im Hinblick auf die Frage, ob dieses Modell eine ausreichende Umsetzung darstellt,
auf dessen konkrete Ausgestaltung ankommen, insbesondere darauf, ob eine ausreichende
Koordination und Integration in den Regelunterricht sichergestellt ist. Ebenso ausschlaggebend ist, ob die Länder ein gewisses Maß an finanziellem Engagement eingehen, denn Adressat der Richtlinie, mithin Adressat der Verpflichtung zur Förderung des
muttersprachlichen Unterrichts, ist das Gastland.
IV) Einklagbarkeit der Verpflichtungen
1) Grundsatz: kein Individualrechtschutz vor Gemeinschaftsgerichten
Wo Zweifel bestehen, ob die Rechtslage völlig gemeinschaftskonform ist, stellt sich die
Frage nach der Durchsetzbarkeit und Einklagbarkeit der gemeinschaftsrechtlichen Verpflichtungen. Als Grundsatz ist zunächst festzuhalten, dass Individuen keine Möglichkeit haben, die Umsetzung von Richtlinien einzuklagen. Hierzu berufen ist zunächst
die Europäische Kommission, sie kann ein Vertragsverletzungsverfahren gem. Art. 226
EGV eröffnen. Tatsächlich drohte die Kommission den Mitgliedsstaaten in den 1980er
Jahren die Einleitung eines Verfahrens an23, aber bereits knappe zehn Jahre später gab
die Kommission zu Erkennen, dass sie einen kooperativen Ansatz bevorzuge24. Es ist
damit nicht zu erwarten, dass die Kommission wegen der Art der Umsetzung der Richtlinie ein Vertragsverletzungsverfahren gegen Deutschland einleiten wird. Daneben sieht
das Europarecht in Art. 227 EGV vor, dass auch Mitgliedsstaaten ein Vertragsverletzungsverfahren gegen einen anderen Mitgliedsstaat anstrengen können. Konkret könnte Italien also Deutschland vor dem Europäischen Gerichtshof verklagen. Dies erscheint
jedoch noch unwahrscheinlicher - nicht zuletzt deshalb, weil auch unklar ist, wie weit
Italien selbst den eigenen Verpflichtungen aus der Richtlinie nachkommt.
Damit besteht für Individuen keine Möglichkeit, vor dem EuGH eine Verletzung des
Gemeinschaftsrechts durch eine unzureichende Richtlinienumsetzung klageweise geltend zu machen. Den Individuen bleibt nur die Möglichkeit, bei der Kommission anzuregen, dass diese ein Verfahren einleiten möge25.
2) Unmittelbare Anwendbarkeit von Richtlinien: Rechtschutz vor deutschen Gerichten?
Vor deutschen Gerichten besteht grundsätzlich nur die Möglichkeit, die Rechte, die
sich aus den deutschen Umsetzungsakten ergeben, einzuklagen, nicht jedoch die Richtlinie unmittelbar. Eine Ausnahme von diesem Grundsatz kennt das Gemeinschaftsrecht
in Form der unmittelbaren Anwendbarkeit einer Richtlinie26, einer Ausnahme vom
Grundsatz, dass Richtlinien eines Umsetzungsaktes bedürfen, um innerstaatlich Rechts-
KOM (88) 787 endg., S. 127; H. Cullen (Fn. 17), S. 122.
KOM (94) 80 endg, Rn. 53; H. Cullen (Fn. 17), S. 124.
Hierzu W. Cremer, in: Callies/Ruffert (Hrsg.), EUV EGV,
Das Verfassungsrecht der Europäischen Union, 3. Aufl., München 2007, Art. 226;
für die Beschwerden der Bürger hat die Kommission ein Formblatt entwickelt ABl. 1989 Nr. C 26/6.
26
Vgl. hierzu umfangreich m.w.N. M. Ruffert, in: Callies/Ruffert (Hrsg.), EUV EGV, Das Verfassungsrecht
der Europäischen Union, 3. Aufl., München 2007, Art. 249 Rn. 73 ff.
23
24
25
27
Convegno sulla Direttiva CEE n. 486/77
Ciononostante, tale ipotesi perde di valore dinanzi alla direttiva 77/486/CEE, quando
l’articolo 3 della stessa asserisce a chiare lettere di „promuovere“ tramite „le misure
appropriate“ „conformemente alle loro situazioni nazionali“; Queste formulazioni
servono appunto a dare un margine di elaborazione agli Stati membri. La dottrina
giuridica24 e la Commissione Europea25 sono pienamente d’accordo sul fatto che
l’articolo 3 non sia direttamente applicabile, mentre per quanto riguarda articolo 2,
essendo tale dispositivo formulato diversamente, vi sono alcune opinioni divergenti26.
Perciò l’obbligo di promozione dell’insegnamento della lingua madre non è direttamente
azionabile davanti ai tribunali tedeschi. Questo risultato non cambia però il fatto
che la direttiva sia diritto vincolante, e che i Länder abbiano l’obbligo di attuarlo.
Ove i regolamenti tedeschi riguardanti l’insegnamento della madrelingua sono
interpretabili, consiste l’obbligo di un’interpretazione conforme alla direttiva
comunitaria.
V) Prospettive e politica del diritto
Parlando della direttiva 77/486/CEE, oltre all’esposizione della situazione giuridica
vigente è opportuna una prospettiva futura sulla politica del diritto, e non soltanto
a partire dai recenti dibattiti politici in Germania. Innanzitutto si riscontra una
tendenza generale di cambiamento di indirizzo, rigettando la politica degli stranieri
in favore di una più estesa politica di integrazione.
1) La discussione sul futuro della direttiva a livello comunitario
A livello comunitario da un lato è da constatare il tentativo di cambiare la
giustificazione del regolamento. Anziché riferirsi all’idea di un ritorno al paese d’origine
espressa nei considerando della direttiva, adesso si parla della protezione dell’identità
culturale, della facilitazione dell’acquisizione della lingua e di un multilinguismo
come scopo generale della politica linguistica europea27.
Più importante per il futuro dovrebbe essere il dibattito sul libro verde „Migrazione
e mobilità: le sfide e le opportunità per i sistemi d'istruzione europei“28. I Libri verdi
sono documenti di discussione della Commissione per incentivare la discussione
pubblica e scientifica. La Commissione fa notare da un lato, che la direttiva non
contribuisce all’integrazione e alla formazione di bambini appartenenti agli Stati che
non fanno parte della CE e dall’altro pone anche il quesito su come può essere fatta
una collaborazione bilaterale efficace nell’“Europa dei 27“.
Nello stesso momento però rimanda a certi problemi nell’attuazione della direttiva29.
D’altronde la Commissione sottolinea anche il valore di una coscienza culturale; considera
il plurilinguismo come un bonus per lo sviluppo professionale dei bambini e fa anche
riferimento alla facilitazione per il rientro in patria, benché in misura ridotta. Nel suo
U. Wölker/A. Grill, in: von der Groeben/Schwarze, Kommentar zum Vertrag über die Europäische Union und zur Gründung
der Europäischen Gemeinschaft, 6. ed, Baden-Baden 2003, Art. 39 EGV, Rn. 109; H. Cullen (nota 18), pag. 128; V. Gazerro, I
sistemi scolastici nella CEE di fronte agli obiettivi della dir%ettiva, Affari sociali internazionali 1982, pag.. 98, 106.
25
COM (88) 787 def.
26
H. Cullen (nota 18), pag.128; COM (88) 787 def..
27
COM (94) 80 def., par. 7, 12; H. Cullen (nota 18), pag.126.
28
Libro verde, Migrazione e mobilità: le sfide e le opportunità per i sistemi d'istruzione europei, COM (2008) 423 def.
29
28
Libro verde Migrazione e mobilità, COM (2008) 423 def., par. 9, 39 s.
24
Tagung über die Richtlinie 77/486/EWG
wirkungen zu erzeugen, so dass einzelne Rechtssubjekte sich vor deutschen Gerichten
auch unmittelbar auf die Richtlinie berufen könnten. Voraussetzung der unmittelbaren
Anwendbarkeit einer Richtlinie ist jedoch eine hinreichend genaue Formulierung der
Richtlinie, die es erlaubt, aus der Richtlinie Rechte abzuleiten, ohne dass im Hinblick auf
die Ausgestaltung dieser Rechte Spielraum für den nationalen Gesetzgeber bleibt. Dies
ist im Hinblick auf die Richtlinie 77/486/EWG zu verneinen, ist im Wortlaut von Art. 3
der Richtlinie doch die Rede von vom „Fördern“ durch „geeigneten Maßnahmen“ „nach
Maßgabe der innerstaatlichen Verhältnisse“. Diese Formulierungen dienen gerade dazu,
den Mitgliedsstaaten Spielraum einzuräumen. Übereinstimmend gehen die rechtswissenschaftliche Literatur27 und die Europäische Kommission28 daher davon aus, dass Artikel 3 der Richtlinie nicht unmittelbar anwendbar ist, während dies beim unterschiedlich formulierten Art. 2 der Richtlinie mitunter anders gesehen wurde29. Damit kann
die in Art. 3 der Richtlinie enthaltene Verpflichtung zur Förderung des muttersprachlichen Unterrichts auch nicht unmittelbar vor deutschen Gerichten eingeklagt werden.
Dieses Ergebnis ändert jedoch nichts daran, dass die Richtlinie verbindliches Recht ist
und die Länder zur Umsetzung verpflichtet sind. Soweit die deutschen Vorschriften
zum muttersprachlichen Unterricht auslegungsfähig sind, besteht eine Pflicht zur richtlinienkonformen Auslegung.
V) Rechtspolitischer Ausblick
Jenseits einer Darstellung der geltenden Rechtslage ist beim Thema der Richtlinie
77/486/EWG jedoch ein rechtspolitischer Ausblick angebracht - und zwar nicht erst
seit der jüngsten politischen Debatte. Festzustellen ist zunächst eine allgemeine Tendenz
zur Veränderung der rechtspolitischen Perspektive weg von der Ausländerpolitik hin
zu einer umfassenden Integrationspolitik.
1) Die Diskussion um die Zukunft der Richtlinie auf Gemeinschaftsebene
Auf Gemeinschaftsebene ist zum einen festzustellen, dass versucht wird, die Rechtfertigung der Vorschrift auszutauschen. Statt sich im Hinblick auf Artikel 3 der Richtlinie
auf den Gedanken der Rückkehrerleichterung zu beziehen, ist nun die Rede vom Schutz
kultureller Identität, von der Erleichterung des Sprachenerwerbs und vom Multilingualismus als allgemeinem Ziel der europäischen Sprachenpolitik30.
Wichtiger noch für die Zukunft dürfte jedoch die Debatte um das Grünbuch „Migration und
Mobilität – Chancen und Herausforderungen für die EU, Bildungssysteme“31 sein. Grünbücher
sind Diskussionspapiere der Kommission, um die öffentliche und wissenschaftliche Diskussion in Gang zu setzen. Die Kommission verweist in ihrem Grünbuch einerseits darauf,
dass die Richtlinie keinen Beitrag zur Integration und Bildung von Kindern aus Staaten, die
U. Wölker/A. Grill, in: von der Groeben/Schwarze (Hrsg.), Kommentar zum Vertrag über die Europäische Union und zur
Gründung der Europäischen Gemeinschaft, 6. Aufl., Baden-Baden 2003, Art. 39 EGV, Rn. 109; H. Cullen (Fn. 17), S. 128; V.
Gazerro, I sistemi scolastici nella CEE di fronte agli obiettivi della direttiva, Affari sociali internazionali 1982, S. 98, 106.
28
KOM (88) 787 endg., S. 126.
29
H. Cullen (Fn. 17), S. 128; KOM (88) 787 endg., S. 125.
30
KOM (94) 80 endg., Rn. 7, 12; H. Cullen (Fn. 17), S. 126.
31
Grünbuch „Migration & Mobilität: Chancen und Herausforderungen für die EU-Bildungssysteme“,
29
KOM (2008) 423 endg.
27
Convegno sulla Direttiva CEE n. 486/77
insieme, il libro verde della Commissione, conferma che l’insegnamento della madrelingua
nel senso dell’articolo 3 è un concetto formativo consolidato30.
Le consultazioni per il libro verde danno la possibilità a tutti gli interessati – sia attori
statali sia rappresentanti della società civile – di prendere posizione e di suggerire
proposte sul futuro della direttiva. La Commissione ha posto la domanda sul futuro
della direttiva in maniera molto aperta, mettendo in discussione se la direttiva stessa
è da mantenere, da modificare o da abrogare . In particolare chiede se gli strumenti
giuridici siano i mezzi più adeguati per perseguire questi obiettivi formativi, e se la
direttiva porta un plus-valore.
La dicitura plus-valore, spesso usata in seno alle istituzioni europee, dimostra che la
Commissione mette in dubbio il futuro dell’esistenza della direttiva in quanto tale.
La Commissione chiede se la promozione di modalità volontarie quali il contatto con
il paese nativo tramite i media e/o internet o gli scambi scolastici, non siano misure
più adatte per il perseguimento di questi obiettivi formativi . I dubbi scaturiti dalla
discussione nei confronti dell’efficacia dello strumento giuridico della direttiva
vincolante si aggiungono quindi ad una certa simpatia per gli strumenti più soft
illustrati in precedenza. Una dichiarazione inequivocabile della Commissione a favore
del mantenimento della direttiva finora non si è riscontrata.
Più fautori della direttiva invece sembrano esserci nel Parlamento Europeo, come
dimostra la sua risoluzione del 2005 che esige un diritto di insegnamento della
madrelingua, finanziato dallo Stato e integrato nel normale andamento scolastico34.
Il prossimo passo a livello europeo sarà un libro bianco che conterrà un riassunto
delle proposte ufficiali basato sul libro verde e costituirà da parte sua un punto di
partenza per iniziative per la stesura di nuove direttive.
2) La discussione sul futuro della direttiva in Germania
In Germania, nella discussione la direttiva trova riscontro molto raramente35 e a volte
viene omessa del tutto36. Le volte in cui si cita viene contestata37 o proposta la sua
abrogazione. La posizione del Ministro dell’istruzione del Baden-Wurttemberg è
rappresentativa per chi mette in dubbio la direttiva: lui la ritiene „non al passo con
i tempi“38. Simile risulta essere una raccomandazione del Consiglio Federale39, la quale
esprime lo stesso avviso parlando delle realtà ormai decisamente cambiate e
dell’attuazione frammentaria della direttiva (per altro sono gli stessi Länder
rappresentati in esso ad essere responsabile per la mancante attuazione della direttiva).
Libro verde Migrazione e mobilità, COM (2008) 423 def., par. 29, 41.
31
Libro verde Migrazione e mobilità, COM (2008) 423 def., par. 42.
32
Libro verde Migrazione e mobilità, COM (2008) 423 def., par. 41.
33
Integrazione delle comunità di immigrati in Europa, Risoluzione del Parlamento europeo
sull'integrazione degli immigrati in Europa grazie alle scuole e a un insegnamento plurilingue,
PE 2004/2267(INI).
34
V. anche le interrogazioni dei eurodeputati Lambrias e Wieland, E-2542/97 e E-0205/98.
35
L. Reuter, Schulrecht für Schüler nichtdeutscher Erstsprache, ZAR 2001, pag. 111, 112, 114.
36
Interrogazione della deputata della dieta dell’Assia Irmer LT-HE Drs. 16/8373; interrogazione Irmer,
Schork, Klein LT-HE Drs. 16/7485.
37
LT-BW Drs. 13/4277, pag. 5.
30
30
Tagung über die Richtlinie 77/486/EWG
nicht der EG angehören, leiste; ebenso stelle sie sich die Frage, wie eine effektive bilaterale Zusammenarbeit im „Europa der 27“ aussehen kann. Gleichzeitig verweist sie auf Probleme bei der Umsetzung der Richtlinie32. Andererseits betont die Kommission aber den Wert
kulturellen Bewusstseins; sie wertet Mehrsprachigkeit als Plus auf dem beruflichen Weg der
Kinder und nimmt - freilich nur in untergeordnetem Maße - auf die Rückkehrerleichterung
Bezug. Insgesamt hält die Kommission in ihrem Grünbuch fest, dass muttersprachlicher Unterricht im Sinne des Artikels 3 ein fundiertes Bildungskonzept darstelle33.
Die Konsultationen zum Grünbuch geben allen Interessierten, staatlichen Akteuren wie
Vertretern der Zivilgesellschaft, die Möglichkeit, Stellung zu nehmen und Vorschläge zur
Zukunft der Richtlinie zu machen. Die Kommission hat die Frage nach der Zukunft der
Richtlinie sehr offen formuliert, indem sie zur Diskussion stellt, ob die Richtlinie in ihrer
derzeitigen Fassung beibehalten, angepasst oder aufgehoben werden sollte34. Im Einzelnen
fragt sie, ob Rechtsinstrumente das richtige Mittel zur Verfolgung dieser bildungspolitischen Ziele sind, ob von der Richtlinie überhaupt ein Mehrwert ausgeht. Die in den
europäischen Institutionen beliebte Rede vom Mehrwert zeigt deutlich, dass die Kommission hinterfragt, ob die Richtlinie überhaupt noch Sinn hat.
So stellt die Kommission zur Debatte, ob die Förderung freiwilliger Vorkehrungen, wie
zum Beispiel Medien- oder Internetkontakt mit dem Herkunftsland oder Schulpartnerschaften bessere Wege zur Verfolgung dieser Zielsetzungen sind35. Die unübersehbaren Zweifel der Kommission gegenüber dem Rechtsinstrument der verbindlichen
Richtlinie gehen offensichtlich einher mit einer gewissen Sympathie für die genannten
„weicheren“ Instrumente. Ein eindeutiges Bekenntnis der Kommission zum Fortbestand
der Richtlinie in dieser Form ist demgegenüber nicht erkennbar.
Mehr Befürworter scheint die Richtlinie im Europäischen Parlament zu haben, wie dessen Entschließung von 200536 zeigt, die ein Recht auf staatlich finanzierte und in den
Regelunterricht integrierte Unterweisung in der Muttersprache einfordert37.
Nächster Schritt wird auf der europäischen Ebene ein Weißbuch sein, das eine Zusammenfassung auf dem Grünbuch basierender offizieller Vorschläge beinhalten und seinerseits Ausgangspunkt für Richtlinieninitiativen sein wird.
2) Die Diskussion um die Zukunft der Richtlinie in Deutschland
In Deutschland wird die Richtlinie in der Diskussion kaum38 oder gar nicht beachtet39.
Sofern sie überhaupt erwähnt wird, wird sie „kritisch hinterfragt“40 und ihre Existenzberechtigung häufig völlig in Frage gestellt. Für die am Sinn der Richtlinie Zweifelnden
Grünbuch „Migration & Mobilität“ KOM (2008) 423 endg. Rn. 9, 39, 40.
Grünbuch „Migration & Mobilität“ KOM (2008) 423 endg. Rn. 29, 41.
Grünbuch „Migration & Mobilität“ KOM (2008) 423 endg. Rn. 42.
35
Grünbuch „Migration & Mobilität“ KOM (2008) 423 endg. Rn. 41.
36
Integration von Einwanderern durch mehrsprachigen Unterricht, Entschließung des Europäischen Parlaments zur Integration
von Einwanderern durch mehrsprachige Schulen und Unterricht in mehreren Sprachen, EP 2004/2267(INI).
37
In die gleiche Richtung gehen auch die schriftlichen Anfragen der MdEP Lambrias und Wieland, E-2542/97 und E-0205/98.
38
So beispielsweise bei L. Reuter, Schulrecht für Schüler nichtdeutscher Erstsprache, ZAR 2001, S. 111, 112, 114.
39
So in der Anfrage der Abgeordneten Irmer an das hessische Kultusministerium LT-HE Drs. 16/8373;
Anfrage der Abgeordneten Irmer, Schork, Klein LT-HE Drs. 16/7485.
40
31
LT-BW Drs. 13/4277, S. 5.
32
33
34
Convegno sulla Direttiva CEE n. 486/77
Il Consiglio Federale sottolinea inoltre il problema della non-applicabilità della direttiva
nei confronti di bambini extracomunitari e conclude ritenendola non più necessaria
e richiedendo l’abrogazione della direttiva 77/486/CEE sull’assistenza scolastica dei figli
di lavoratori migranti.
Come conclusione disillusoria possiamo ricordare che l’UE conferma l’obbiettivo
dell’insegnamento della madrelingua, ma mette in dubbio che lo strumento della
direttiva con l’obbligo di attuazione da parte dei Stati membri sia il mezzo giusto
per il raggiungimento dell’obbiettivo. Si può notare una certa preferenza per strumenti
meno incisivi dal punto di vista del diritto nazionale.
Nella discussione giuridica e politica tedesca la direttiva alle volte non viene
menzionata; e quando viene menzionata è spesso criticata o ne viene chiesta
l’abrogazione.
VI) In sunto
Riassumendo, la direttiva 77/486/CEE costituisce un atto giuridico vincolante per la
Repubblica Federale, definendo la promozione dell’insegnamento della madrelingua
per i figli di lavoratori migranti come obbiettivo da proseguire da parte degli Stati
membri. All’interno della Repubblica Federale Tedesca i singoli Länder tedeschi sono
responsabili e hanno l’obbligo di attuarla.
Una forma di attuazione della direttiva, che si avvale degli schemi consolari, non è
esclusa in via di principio, ma la sua liceità dipende dalle modalità concrete.
Un’attuazione in linea con la direttiva richiede che non si svolga completamente al
di fuori della responsabilità delle autorità scolastiche, bensì sia garantito un sufficiente
tasso di coordinamento e integrazione con l’insegnamento ordinario. Inoltre, i costi
per l’insegnamento della madrelingua non devono essere coperti dai genitori.
La direttiva non conferisce però ai genitori o agli alunni un diritto soggettivo
direttamente azionabile e rivendicabile, né davanti a tribunali tedeschi né davanti a
tribunali comunitari; tuttavia ciò non annulla che la legislazione regionale e i ministeri
dell’istruzione sono vincolati dalla direttiva; le autorità scolastiche e i tribunali devono
interpretare il diritto scolastico in conformità con la direttiva.
Sul livello comunitario l’obiettivo dell’insegnamento della madrelingua è condiviso,
mentre lo strumento della direttiva vincolante viene messo in dubbio e vengono
favoriti strumenti meno invasivi. In Germania la direttiva è contestata e il Consiglio
federale ha adottato una raccomandazione proponendo di abrogarla a livello europeo.
Dal punto di vista del diritto comunitario, il momento decisivo per il futuro
dell’insegnamento della madrelingua sarà rappresentato dai risultati delle consultazioni
sul libro verde „Migrazione e mobilità: le sfide e le opportunità per i sistemi d'istruzione
europei“ che si sono conclusi il 31 dicembre 2008. Sarà in base a tali esiti che la
Commissione deciderà se mantenere o meno la direttiva.
32
39
38
LT-BW Drs. 14/828, pag. 34.
Il Bundesrat è la Camera alta, ossia una sorta di Senato federale della Repubblica Federale Tedesca.
Tagung über die Richtlinie 77/486/EWG
mag der Kultusminister von Baden-Württemberg stellvertretend sein, der die Richtlinie
für „nicht mehr ganz zeitgemäß“41 hält. In die gleiche Richtung geht eine Empfehlung
des Bundesrates, der zunächst ganz pauschal auf veränderte Realitäten sowie die bruchstückhafte Umsetzung hinweist, für die die Länder, die im Bundesrat vertreten sind,
im Übrigen selbst verantwortlich zeichnen. Ferner stellt der Bundesrat die mangelnde
Anwendbarkeit der Richtlinie auf Kinder aus Drittstaaten heraus und folgert: „…der
Bundesrat [sieht] für die Richtlinie keine Notwendigkeit mehr. […] Der Bundesrat empfiehlt vor diesem Hintergrund die Aufhebung der Richtlinie 77/486/EWG über die schulische Betreuung der Kinder von Wanderarbeitnehmern“42.
Als ernüchterndes Zwischenergebnis bleibt: Die EU bekennt sich zwar zum Ziel des muttersprachlichen Unterrichts, ob allerdings das Instrument der Richtlinie mit einer Verpflichtung der Mitgliedsstaaten das richtige Mittel zur Erreichung dieses Ziels ist, wird in Zweifel
gezogen. Es scheint vielmehr eine gewisse Präferenz zu Gunsten „weicherer“ Instrumente
zu dominieren. In Deutschland wird die Richtlinie in der Diskussion zum Teil gar nicht
beachtet; wo sie erwähnt wird, wird sie kritisch erwähnt und ihre Abschaffung gefordert.
VI) Resümee
Zusammenfassend bleibt festzuhalten, dass die Richtlinie 77/486/EWG ein verbindlicher Rechtsakt ist, der der Bundesrepublik das von ihr zu verwirklichende Ziel der Förderung muttersprachlichen Unterrichts für Kinder von Wanderarbeitnehmern vorgibt.
Innerstaatlich sind die Bundesländer zuständig und verpflichtet, diese Ziele realisieren.
Ob Konsulatsmodelle eine ausreichende Umsetzung der Richtlinie sind, hängt von deren
konkreter Ausgestaltung ab. Eine richtlinienkonforme Umsetzung verlangt, dass muttersprachlicher Unterricht nicht außerhalb jeglicher Verantwortung der Schulbehörden erfolgt und dass er in Koordination mit dem sonstigen ordentlichen Unterricht
erteilt wird. Die Kosten für den muttersprachlichen Unterricht dürfen nicht auf die
Eltern abgewälzt werden. Die Richtlinie enthält jedoch kein unmittelbar einklagbares
Recht des Einzelnen, weder auf Gemeinschaftsebene noch vor deutschen Gerichten.
Dies ändert jedoch nichts daran, dass in einem Rechtsstaat Landesgesetzgebung und Kultusministerien an die Richtlinie gebunden sind und Schulbehörden und Gerichte einfaches Schulrecht richtlinienkonform auszulegen haben.
In rechtspolitischer Perspektive findet das Ziel des muttersprachlichen Unterrichts auf EUEbene zwar Akzeptanz, das Instrument der verbindlichen Richtlinie wird jedoch zugunsten weicherer Instrumentarien in Frage gestellt. In Deutschland wird die Richtlinie kritisch gesehen und ihre Abschaffung auf europäischer Ebene gefordert. Entscheidend
für die Zukunft der Richtlinie und damit der gemeinschaftsrechtlichen Verpflichtung
zur Förderung des muttersprachlichen Unterrichts werden die Ergebnisse der bis 31.
Dezember 2008 laufenden Konsultationen zum Grünbuchs sein, sie werden den Ausschlag geben, ob die Kommission sich für den Erhalt der Richtlinie aussprechen wird.
41
42
LT-BW Drs. 14/828, S. 34.
Beschluss des Bundesrates zum Grünbuch „Migration & Mobilität“ vom 7.11.2008, BR-Drs. 505/08(B), Rn. 14 f.
33
Convegno sulla Direttiva CEE n. 486/77
5. Intervento
Annegrit Kleinschnieder
Ministero per l’educazione, la scienza, la gioventù e la cultura
della Renania-Palatinato, Portavoce della Conferenza dei Ministri
della Cultura (KMK) sull’insegnamento in madrelingua
Ringrazio veramente per l´invito, al quale ho aderito molto volentieri. Avrei voluto
incontrare qui un numero più elevato di rappresentanti dei Länder tedeschi, ma
purtroppo la situazione è questa.
So che per gli italiani è abbastanza difficile pronunciare il mio nome, ma a volte riesce.
Io lavoro da 16 anni a Magonza, al Ministero per la Cultura, dove sono competente per
tutto ciò che abbia a che fare con migrazione in senso lato. Allo stesso tempo, come
anche indicato dal sig. Dolce, sono Presidente di un gruppo di lavoro a livello federativo,
la Conferenza dei Ministri della Cultura, nella quale si incontrano tutte le colleghe ed
i colleghi competenti per la migrazione, provenienti da tutti i 16 Länder tedeschi.
Per ricollegarmi a quanto esposto dal sig. Wiedemann, peraltro in una forma bella ed
estremamente chiara, desidero relazionarvi che sia il Bundesrat che la Conferenza
dei Ministri della Cultura si sono in effetti espressi nel senso che la Direttiva di cui si
parla, non è più adeguata ai tempi odierni, ma ciò non inteso nel senso di porre in
discussione le lingue materni, ma per il fatto che noi abbiamo in tutti i paesi europei
una migrazione molto più globale. In particolare in Germania abbiamo ad esempio un
elevato gruppo di alunne e alunni turchi e, quale caratteristica tedesca, in seguito alla
riunificazione della Germania abbiamo più bambini provenienti dall´area di lingua russa
e polacca piuttosto che da altri paesi europei.
Ciò significa che abbiamo una popolazione di alunne e alunni con base migratoria che
è molto cambiata, e su ciò dovrebbe anche orientarsi una eventuale nuova Direttiva
o altro accordo della CE. La Conferenza dei Ministri della Cultura, tramite il suo
Presidente dell´anno scorso, Prof. Zöllner di Berlino, ha concluso con tutte le associazioni
migratorie un accordo, con il quale viene rafforzata la lingua madre, o la sua
importanza. Inoltre il Bundesrat, come già fatto presente dal sig. Wiedemann, non ha
messo in discussione la questione della lingua materna, intesa come ricchezza, ricchezza
culturale. Ciò significa, nonostante le differenti prassi in uso nei diversi Länder, che
non viene posto in discussione il fine ultimo della stessa, perlomeno a livello centrale,
cioè da parte della Conferenza dei Ministri della Cultura e del Bundesrat.
Negli ultimi anni la discussione si è svolta in modo difficile a livello scientifico, in quanto
uno o due studiosi in Germania hanno cercato di dimostrare che la lingua madre è da
considerare un ostacolo per l´apprendimento della seconda lingua. In merito a ciò cito
in particolare il Prof. Esser, che poi ha spinto alcuni Länder, per motivi politici, non
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Tagung über die Richtlinie 77/486/EWG
5. Beitrag
Annegrit Kleinschnieder
Ministerium für Bildung, Wissenschaft, Jugend und Kultur
des Landes Rheinland-Pfalz, Sprecherin der Kultusministerkonferenz
zu dem Thema der Tagung
Ich bedanke mich ganz herzlich für die Einladung und bin gerne gekommen; ich hätte
gerne noch mehr Vertreter der Bundesländer gesehen, aber so ist es halt.
Ich weiß, mein Name ist für italienische Zungen schwer auszusprechen, aber manchmal
gelingt es ja auch. Ich arbeite seit 16 Jahren in Mainz im Bildungsministerium, und bin
dort für alles zuständig, was mit Migration im weitesten Sinne zu tun hat. Gleichzeitig – Herr Dolce hat es erwähnt – bin ich Vorsitzende einer Arbeitsgruppe auf Bundesebene, der Kultusministerkonferenz, in der sich alle für die Migration zuständigen Kolleginnen und Kollegen versammeln, aus allen 16 Bundesländern.
Um an das anzuknüpfen, was Herr Wiedemann vorgetragen hat, in so schöner und
wunderbar klarer Form, möchte ich Ihnen berichten, dass der Bundesrat und auch die
Kultusministerkonferenz sich in der Tat so geäußert haben, dass die Richtlinie, von der
die Rede ist, nicht mehr in die heutige Zeit passt; aber nicht, um die Muttersprachen in
Frage zu stellen, sondern weil wir eine sehr viel globalisiertere Migration haben, in
allen europäischen Ländern. So haben wir insbesondere in Deutschland die sehr große
Gruppe der türkischen Schülerinnen und Schüler und – ein deutsches Spezifikum –
nach der Wiedervereinigung Deutschlands haben wir mehr Kinder aus dem russisch- und
polnischsprachigen Raum als aus den anderen europäischen Ländern.
Das bedeutet, wir haben eine sehr veränderte Population von Schülerinnen und Schülern
mit Migrationshintergrund, und darauf sollte doch auch eine eventuell neue Richtlinie
oder eine andere Vereinbarung der EU eingehen. Die Kultusministerkonferenz mit ihrem
Präsidenten des letzten Jahres, Prof. Zöllner in Berlin, hat mit allen Migrantenverbänden
eine Vereinbarung geschlossen, in der auch die Muttersprache oder die Wichtigkeit der
Muttersprache bekräftigt wird. Das ist das eine. Und auch der Bundesrat – Herr Wiedemann hat es bereits erwähnt – hat die Muttersprachenfrage als Reichtum, als kulturellen Reichtum, nicht in Frage gestellt. Das bedeutet, trotz der unterschiedlichen Praktiken in den einzelnen Bundesländern, dass das Ziel nicht in Frage gestellt wird, zumindest
auf Bundesebene, auf der Ebene der Kultusministerkonferenz und des Bundesrates.
Schwierig war in den letzten Jahren die Diskussion auf der Ebene der Wissenschaft, weil ein,
zwei Wissenschaftler in Deutschland nachzuweisen versucht haben, dass die Muttersprache ein
Hemmnis für den Erwerb der Zweitsprache sei. Ich nenne hier insbesondere Prof. Esser, der dann
wiederum einige Länder aus politischen Gründen motiviert hat, den Muttersprachenunterricht
nicht ganz in Frage zu stellen, aber zumindest in seiner Bedeutung zurückzufahren.
35
Convegno sulla Direttiva CEE n. 486/77
tanto a mettere del tutto in discussione l´insegnamento della lingua materna, ma
perlomeno a ridurne il suo significato.
D´altra parte esistono anche studi, ai quali aderiamo anche noi della Renania Palatinato,
i quali dimostrano proprio che la lingua madre, una sua buona asssimilazione, è
presupposto per poter ben apprendere una seconda lingua, in questo caso il tedesco.
Questa contesa scientifica non è risolta. Però il Ministero per la Cultura e la Ricerca
ha almeno autorizzato nel frattempo dei progetti di ricerca che devono chiarire
proprio questo alla luce della situazione tedesca. Tutte le indagini presenti si riferiscono
o agli USA o ad altri paesi europei, il che significa che finora non era possibile chiarire
a livello di ricerca la specificità della situazione tedesca, in particolare riferita agli
immigrati di origine tedesca di lingua russa o polacca.
Desidero aggiungere che noi, nella Renania Palatinato, e su ciò esiste una risoluzione
parlamentare, non mettiamo in discussione l´insegnamento della lingua materna
quale obbligo dello Stato. In merito a ciò ci fondiamo su tre motivi:
uno dei motivi deriva dal fatto che la nostra legge scolastica prevede il nostro obbligo ad
una completa formazione della personalità. Con la conseguenza che non ci è possibile
naturalmente ignorare una parte della personalità di bambini che crescono in una biculturalità.
Il secondo motivo è che l´Europa si è obbligata al plurilinguismo, e quindi, cosa ci può
essere di meglio che introdurre la propria lingua madre nel canone del plurilinguismo.
E da ultimo, noi vogliamo incorporare l´insegnamento della lingua materna anche
nel quadro europeo della certificazione, in modo che alunne e alunni di lingua o
origine italiana possano ottenere, unitamente alla loro pagella, nella quale sia
documentato l´insegnamento della lingua madre, un certificato che possa essere
d´aiuto per l´inserimento nel mondo del lavoro. Per tale motivo abbiamo iniziato a
preparare un programma quadro per l´insegnamento della lingua materna con la
partecipazione anche di colleghe e colleghi italiani; il lavoro è iniziato, ma ancora non
completato. E diversamente da quanto previsto dalla Direttiva, da noi possono
naturalmente partecipare all´insegnamento della lingua materna italiana anche tutti
i bambini i cui genitori, anche tutti e due, hanno acquistato la cittadinanza. Non ha
quindi più importanza la nazionalità del bambino, ma la sua origine culturale.
Desidero pertanto in questo contesto esprimere un chiaro consenso alla rilevanza
dell´insegnamento della lingua madre, che è da considerare incontestata nella Renania
Palatinato, perlomeno in questo governo, e sono felice che non ci siano, e non ci
saranno, dubbi in merito.
Vi ringrazio.
36
Tagung über die Richtlinie 77/486/EWG
Andererseits gibt es aber auch wissenschaftliche Untersuchungen, und denen schließen
wir uns in Rheinland-Pfalz an, die geradezu nachweisen, dass die Muttersprache, die gute
Beherrschung der Muttersprache, eine Voraussetzung ist, um eine Zweitsprache, in diesem Falle Deutsch, vernünftig lernen zu können. Dieser Wissenschaftsstreit ist nicht
gelöst. Aber immerhin hat das Bundesministerium für Bildung und Forschung mittlerweile Forschungsvorhaben genehmigt, die genau dieses für die deutschen Verhältnisse klären sollen. Alle vorliegenden Untersuchungen beziehen sich entweder auf die
USA oder auf andere europäische Länder, das heißt, die spezifisch deutschen Verhältnisse, insbesondere in Punkto der Aussiedler, die ja russisch- oder polnischsprachig sind,
können bisher noch nicht forschungsmäßig geklärt werden.
Ich möchte aber hinzufügen, dass wir in Rheinland-Pfalz – und es gibt darüber einen
Beschluss des Parlamentes – den Muttersprachenunterricht in staatlicher Verantwortung nicht in Frage stellen. Wir haben dafür drei Motive:
Unser Schulgesetz sagt, dass wir zu einer ganzheitlichen Persönlichkeitsbildung verpflichtet sind. Nun können wir selbstverständlich nicht von bikulturell aufwachsenden
Kindern eine Seite ihrer Persönlichkeit ignorieren. Das ist der eine Grund.
Der zweite Grund ist, dass Europa sich zur Mehrsprachigkeit verpflichtet hat, und was
kann es Besseres geben, als die eigene Muttersprache in den Kanon der Mehrsprachigkeit einzubringen.
Und zum Dritten: Wir zielen an, den muttersprachlichen Unterricht auch in den europäischen Referenzrahmen der Zertifizierung einzugliedern, so dass unsere italienischsprachigen oder italienischstämmigen Schülerinnen und Schüler zusätzlich zu ihrem Zeugnis, auf dem der Muttersprachenunterricht dokumentiert ist, ein Zertifikat erwerben können, das ihnen hilft, besser in die Berufswelt hineinzukommen. Aus diesem Grunde
haben wir begonnen, einen Rahmenplan für den Muttersprachenunterricht unter Beteiligung auch italienischer Kolleginnen und Kollegen zu erstellen; die Arbeit hat begonnen, ist aber noch nicht vollendet. Und anders, als es die Richtlinie vorsieht, dürfen
selbstverständlich bei uns auch alle Kinder am italienischen Muttersprachenunterricht
teilnehmen, deren Eltern eingebürgert sind, und zwar beide. Die Nationalität des Kindes spielt gar keine Rolle, sondern ausschließlich seine kulturelle Herkunft.
Ich möchte hier also ganz eindeutig eine Zustimmung zur Relevanz des Muttersprachenunterrichtes abgeben. Die ist in Rheinland-Pfalz unstrittig, zumindest bei dieser Landesregierung, und ich freue mich darüber, dass es keinen Zweifel daran gibt und geben wird.
Ich danke Ihnen.
37
Convegno sulla Direttiva CEE n. 486/77
6. Intervento
On. Franco Narducci
Deputato alla Camera, Vicepresidente della Commissione
„Affari Esteri e Comunitari“
Desidero anzitutto ringraziare gli organizzatori per questo momento d’incontro e di
riflessione molto importante. E li ringrazio anche per avermi invitato. Saluto chi mi
ha preceduto, la Dottoressa Kleinschnieder, e ringrazio anche l’avvocato Wiedemann
per l’esposizione che ha fatto sulla Direttiva, che veramente costituisce una base
importante non soltanto per i lavori odierni ma anche per i seguiti che vorremo dare
ai problemi sollevati. Rinuncio quindi a tutto quello che pensavo di dire sulla Direttiva
486 del 1977 perché i suoi contenuti e le sue criticità sono stati illustrati con molta
chiarezza e competenza.
Sul piano politico vorrei dire che è stata una Direttiva importante, che ha trovato poi
successivo eco in altri atti del Parlamento europeo, del Consiglio e non soltanto nel
libro verde. Basti pensare, per esempio, che nel rapporto del 3 dicembre 1992, a 15
anni dall’entrata in vigore della Direttiva, il Parlamento europeo invitava di nuovo con
forza il Consiglio e gli Stati membri alla piena applicazione della Direttiva. Oppure
l’importanza delle lingue della comunità più volte ribadita dall’Unione Europea,
soprattutto in relazione all’articolo 126 dell’accordo di Maastricht. Io credo che vi siano
dei motivi validi per cui l’Europa fin dal 1977 ha puntato su questa Direttiva che, come
spesso accade per gli atti europei, è stata in parte disattesa. Si sa che c’è l’Europa, però
molte cose prodotte e dette non trovano piena applicazione da parte degli Stati membri.
La Signora Kleinschnieder ha citato poco fa lo studio sulle interferenze che
l’apprendimento della lingua materna produrrebbe in relazione alla lingua del paese
di accoglienza. A dire il vero è da anni che gli studiosi si dividono su questo problema
alimentando un dualismo pro e contro. Occorre sottolineare per correttezza che
numerosi studi provano il contrario, cioè che la conoscenza e l’apprendimento della
lingua materna del bambino sia una condizione essenziale anche per lo studio della
lingua del paese di accoglienza e quindi per una integrazione scolastica e sociale dei
giovani giunti in Germania per ricongiungimento familiare o dei bambini stranieri
nati in questo paese. Tanto che l’Unione Europea ha fatto proprio di questi studi
l’emblema motivante per emanare poi le direttive e i pareri espressi più volte in
alcuni rapporti. Perché si riconosce l’importanza dell’identità culturale e linguistica
del bambino o del giovane - nonché l’accettazione di tale identità - come condizione
essenziale per potersi meglio integrare da un punto di vista sociale e professionale
nel paese in cui cresce.
Si tratta dunque di un dibattito che naviga su basi largamente scientifiche, che però
non può negare alcune condizioni di diritto e le norme che gli Stati membri dell’Unione
38
Tagung über die Richtlinie 77/486/EWG
6. Beitrag
On. Franco Narducci
Abgeordneter des italienischen Parlaments, stellvertretender Vorsitzender des parlamentarischen Ausschusses „Außen- und EU-Politik“
Ich möchte in erster Linie den Organisatoren für diese Möglichkeit der Begegnungen und
wichtigen Denkanstöße danken. Und ich danke ihnen auch, dass sie mich eingeladen
haben. Ich begrüße meine Vorrednerin, Frau Doktor Kleinschnieder, und ich danke auch
dem Anwalt Herrn Wiedemann für seine Ausführungen über die Richtlinie, die wirklich
eine wichtige Grundlage nicht nur für die gegenwärtigen, sondern auch für alle noch
folgenden Arbeiten bildet, die wir im Hinblick auf die Probleme, die sich herauskristallisiert haben, aufwenden möchten. Ich verzichte auf nähere Ausführungen über die
Richtlinie 486 von 1977, denn ihr Inhalt und ihre Kritikpunkte sind bereits mit großer
Klarheit und Kompetenz erläutert worden.
Zum politischen Hintergrund möchte ich anmerken, dass es sich um eine wichtige
Richtlinie handelte, die in der Folgezeit auch in anderen Handlungen des Europäischen Parlaments, des Rates der Europäischen Union und im Grünbuch ein Echo gefunden hat. Es reicht schon, beispielsweise daran zu denken, dass das Europäische Parlament in seinem Bericht vom 3. Dezember 1992, 15 Jahre nach Inkrafttreten der Richtlinie, den Rat der Europäischen Union und die Mitgliedsstaaten neuerlich und nachdrücklich zur vollständigen Umsetzung der Richtlinie aufgefordert hat. Ein weiteres Beispiel ist, dass die Wichtigkeit der Gemeinschaftssprachen wiederholt von der
Europäischen Union betont wird, vor allem in Verbindung mit Artikel 126 des Vertrags von Maastricht. Ich glaube, dass es gute Gründe dafür gibt, dass die Europäische
Union seit 1977 auf diese Richtlinie hinweist, die, wie das so oft bei den Handlungen
der EU vorkommt, teilweise nicht umgesetzt wird. Man weiß natürlich, dass es Europa gibt, aber vieles, was hervorgebracht oder gesagt wurde, wird von den Mitgliedsstaaten nicht vollständig umgesetzt.
Frau Kleinschnieder hat zuvor die Studie über die Auswirkungen des Erlernens der Muttersprache auf die Sprache des Aufnahmelandes erwähnt. In Wahrheit teilen sich bei diesem Problem die Meinungen der Wissenschaftler schon seit Jahren, so dass ein Dualismus „Für“ und „Wider“ entstanden ist. Man muss korrekterweise betonen, dass zahlreiche
Wissenschaftler das Gegenteil beweisen, das heißt, dass die Kenntnis und der Erwerb der
Muttersprache für das Kind auch grundlegende Voraussetzungen für das Erlernen der
Sprache des Aufnahmelandes sind, und somit auch für eine schulische und soziale Integration der jungen Leute, die aus Gründen der Familienzusammenführung nach Deutschland gekommen sind, oder der ausländischen Kinder, die in diesem Land geboren wurden. Die EU hat deshalb genau diese Studien zur Motivationsgrundlage für die Erlassung
der Richtlinien und für die in mehreren Berichten ausgedrückten Ansichten gemacht,
damit die Wichtigkeit der kulturellen und sprachlichen Identität des Kindes oder Jugend-
39
Convegno sulla Direttiva CEE n. 486/77
Europea si sono dati. Per quanto riguarda l’Italia vorrei ricordare in breve che 6 anni
prima che fosse emanata la Direttiva comunitaria 486 del 1977 si era data uno
strumento legislativo per la promozione della lingua e della cultura italiana nel mondo
e soprattutto per l’insegnamento della lingua italiana ai ragazzi in età scolare; s’intendeva
con ciò assicurare la conoscenza della lingua italiana ai figli dei nostri emigrati in
vista di un rientro nel paese di origine. Come avete intuito, sto parlando della famosa
legge 153 del 1971, una legge che ha rappresentato un cardine delle nostre politiche
scolastiche, salvo che il progetto iniziale si sarebbe rivelato errato nel giro di qualche
decennio, poiché le famiglie italiane non rientrano più in Italia.
E’ evidente che la legge 153 ha bisogno di essere rivista e riformata complessivamente,
ma nonostante i tentativi che sono stati esperiti anche a livello di Ministri della
pubblica istruzione – ne voglio ricordarne uno soltanto, il Ministro Valitutti – non è
stato possibile fare passi avanti. Non vorrei tuttavia soffermarmi ulteriormente su
questo aspetto. Oggi l’Italia non è più un paese di emigrazione: nel giro di un decennio
è divenuta essa stessa paese d’immigrazione. Ciò che ora preoccupa del flusso migratorio
dal nostro paese è la cosiddetta „fuga dei cervelli“, i nostri giovani talenti, formatisi
nelle università italiane, che vanno via. All’Agenzia europea dei brevetti di Monaco
lavorano circa 400 ricercatori italiani e in svariati centri di ricerca europei lavorano
molti nostri concittadini. Occorre trovare il sistema per riportare questi cervelli in
Italia dopo l’esperienza maturata all’estero, perché altrimenti non potremo frenare
l’impoverimento del nostro paese.
L’immigrazione pone l’Italia di fronte a problemi nuovi che chiedono risposte dalle
Istituzioni; si tratta in fondo degli stessi problemi che i nostri connazionali hanno
vissuto e stanno vivendo in Germania, in Svizzera e in altri Paesi in cui il processo
d’integrazione stenta ad avanzare. Siamo diventati un paese di immigrazione e, come
sempre accade, le prime tensioni emergono a livello scolastico. Vorrei ricordare
l’articolo di Gian Antonio Stella pubblicato alcuni giorni fa sulla prima pagina del
Corriere della Sera proprio sulla vicenda dei 30 bambini clandestini in Svizzera negli
anni ’70 in risposto ai duri attacchi della Lega Nord. A me pare chiaro che un paese
serio, civile e di grandi tradizioni culturali come il nostro non può dimenticare quella
che è stata la sua storia.
Lo dico perché l’avvocato mi ha tirato per il bavero, come dice un proverbio italiano,
sulla situazione che viviamo da noi. Però attenzione: non c’è solo la Lega Nord e non
c’è solo chi vuole le classi differenziali come chiede la mozione della destra votata in
Parlamento in un clima di fortissima contestazione. Ci sono infatti alcune Regioni
italiane che stanno facendo un lavoro enorme - ho qui dei documenti che posso
darvi - proprio per evitare che si creino le stesse situazioni scolastiche conflittuali che
hanno vissuto i figli dei nostri emigrati e si generino conflitti tra bambini italiani e
figli di immigrati.
40
Tagung über die Richtlinie 77/486/EWG
lichen – gar nicht zu sprechen von der Akzeptanz dieser Identität – als grundlegende
Voraussetzung anerkannt wird, um sich in sozialer und beruflicher Hinsicht besser in das
Land integrieren zu können, in dem man aufwächst.
Es handelt sich also um eine Debatte auf einem größtenteils wissenschaftlichen Gebiet,
die aber auch rechtliche Voraussetzungen und die Normen der EU-Mitgliedsstaaten
nicht ausblenden kann. Was das Land Italien betrifft, möchte ich kurz in Erinnerung rufen,
dass 6 Jahre vor der Erlassung der EU-Richtlinie 486 von 1977 ein Gesetzgebungsinstrument ins Leben gerufen wurde, um die italienische Sprache und Kultur in der Welt
zu fördern, und ganz besonders den Unterricht in italienischer Sprache für schulpflichtige Kinder; man beabsichtigte damit, die italienischen Sprachkenntnisse der Kinder unserer Emigranten im Hinblick auf eine spätere Rückkehr ins Herkunftsland sicherzustellen. Wie Sie sich denken können, spreche ich vom berühmten Gesetz 153 aus
dem Jahr 1971, ein Gesetz, das den Dreh- und Angelpunkt unserer Schulpolitik bildet,
auch wenn sich der Grundgedanke im Laufe mehrerer Jahrzehnte als Irrtum herausgestellt hat, da italienische Familien nicht mehr nach Italien zurückkehren.
Es ist offensichtlich, dass das Gesetz 153 im Ganzen revidiert und reformiert werden
muss, aber trotz der Versuche, die auch auf der Ebene der Minister für öffentliche
Bildung in dieser Hinsicht unternommen wurden – ich möchte hier nur an einen erinnern, Minister Valitutti –, war es nicht möglich, voranzukommen. Ich möchte mich
aber dennoch nicht ausschließlich mit diesem Aspekt aufhalten. Heute ist Italien nicht
mehr ein Auswanderungsland: Im Laufe eines Jahrzehnts ist es selbst ein Einwanderungsland geworden. Das, was uns heutzutage bei den Migrationsströmen unseres
Landes Sorgen bereitet, ist die so genannte „fuga dei cervelli“ – die Auswanderung
unserer jungen Talente, die an den italienischen Universitäten ausgebildet wurden.
Im Europäischen Patentamt in München arbeiten ungefähr 400 italienische Forscher,
und in verschiedenen europäischen Forschungszentren arbeiten viele unserer Landsleute. Man muss ein System finden, um diese „cervelli“ nach ihrer Auslandserfahrung
wieder nach Italien zurückzuholen, denn anders können wir die Verarmung unseres Landes nicht aufhalten.
Die Immigration stellt Italien vor neue Probleme, welche Antworten von den Institutionen
benötigen; es handelt sich im Grunde um dieselben Probleme, die unsere Landsleute in
Deutschland, der Schweiz und anderen Ländern, in denen der Integrationsprozess unter
Mühen vorangeht, erfahren haben und immer noch erfahren. Wir sind ein Immigrationsland geworden, und die ersten Spannungen zeigen sich – wie immer – in den Schulen. Ich möchte an den Artikel erinnern, den Gian Antonio Stella vor einigen Tagen auf
der ersten Seite des „Corriere della Sera“ veröffentlicht hat. Es ging um die in der
Schweiz versteckten 30 Kinder in den 70er Jahren, als Antwort auf die harten Angriffe der Lega Nord. Für mich scheint es klar, dass ein zivilisiertes Land mit großen kulturellen Traditionen, wie das unsere, seine Geschichte nicht vergessen darf.
41
Convegno sulla Direttiva CEE n. 486/77
Il Magazin del Corriere della Sera di alcune settimane fa recava in copertina una foto
con una quindicina di bambini di una classe elementare di Torino, tra i quali non
c’era nemmeno un italiano. Una foto con soli bambini stranieri, a Torino, intitolata „tanti
piccoli Obama“. Rispetto all’immigrazione si fanno spesso errori che si pagano, per
esempio sotto il profilo delle politiche abitative che concentrano gli immigrati negli
stessi quartieri.
La Signora Kleinschnieder l’ha accennato, viviamo tutti nel mondo della globalizzazione,
una condizione che ci porta ad essere interdipendenti. Non possiamo combattere da
soli le sfide del nostro secolo; la Germania e l’Italia non possono combattere da sole
l’emergenza alimentare o i mutamenti climatici. Nessuno può combattere da solo il
terrorismo. Ciò ci fa comprendere, tornando sul terreno dei processi scolastici, come
sia assolutamente necessario cooperare; assegnando certamente priorità alla lingua
del posto, mi pare indiscutibile, perché senza le conoscenze linguistiche si rallenta il
processo d’integrazione con le inevitabili ricadute negative sull’inserimento sociale e
professionale. Ma detta priorità non può far dimenticare che c’è una lingua madre e
un’identità culturale che sono importanti per il bambino. Lo riconosce, tra l’altro,
anche la Convenzione universale sui diritti dei bambini quando afferma che l’istruzione
deve avvenire nel rispetto della loro identità e della loro lingua materna. Convenzione
che la Germania, come l’Italia, ha sottoscritto.
Allora, io credo che ci debba essere un metodo, che bisogna lavorare per migliorare
il sistema affinché la lingua materna non venga penalizzata. Si devono applicare le
direttive perché esse sono emanate per essere applicate, sapendo che i mutamenti
impongono un loro aggiornamento quando ve ne è bisogno.
Io concordo con quanto è stato detto al riguardo e ho preso atto con piacere che in
Germania vi sono forze politiche tedesche che si battono a favore dell’insegnamento
della lingua materna in linea con la Direttiva CEE. Si tratta evidentemente di posizioni
politiche e non giuridiche, ma sappiamo tutti che la politica è la precondizione per
giungere alla norma. Tali posizioni dicono che la Direttiva 486 del 1977 ha fatto il suo
tempo, che deve essere rivista, adeguata e adattata alla nuova realtà sociale e culturale
che stiamo vivendo, senza però penalizzare l’insegnamento della lingua materna.
Allora, come fare? Beh, intanto cominciamo col sottolineare che la conoscenza di
più lingue è un arricchimento. È un arricchimento per la Germania e un arricchimento
per l’Italia, proprio perché viviamo in un’epoca globale. Lo studio Pisa, tra l’altro,
valuta come punteggio di merito la conoscenza di due o più lingue. Quindi qualcuno
si rende evidentemente conto dell’importanza che hanno le lingue nel mondo moderno.
Sull’importanza della certificazione, la cui importanza è stata sollevata e che io
condivido, sottolineo che essa è irrinunciabile proprio perché oggi la conoscenza
delle lingue, di quella propria e di quella del paese di accoglienza, o di più lingue, è
un fondamentale elemento di valutazione positiva per gli sviluppi futuri nel mondo
42
Tagung über die Richtlinie 77/486/EWG
Das sage ich, weil mich der Anwalt auf die Situation hingewiesen hat, die bei uns
besteht. Aber Vorsicht: Es gibt nicht nur die Lega Nord, und es gibt nicht nur solche, die
getrennte Schulklassen wollen, wie der von den Rechten unter größtem Protest im Parlament eingebrachte Antrag fordert. Es gibt jedenfalls einige italienische Regionen, die
enorm daran arbeiten – ich habe hier Dokumente, die ich Ihnen geben kann –, um zu
verhindern, dass dieselben schulischen Konfliktsituationen entstehen, die die Kinder
unserer Auswanderer durchleben mussten, und dass sich Konflikte zwischen italienischen
und Einwandererkindern entwickeln.
Das Magazin des „Corriere della Sera“ brachte vor einigen Wochen auf dem Titelblatt
ein Foto, auf dem ungefähr fünfzig Kinder einer Turiner Grundschulklasse zu sehen
waren, kein einziges darunter italienisch. Ein Foto ausschließlich mit Ausländerkindern,
in Turin, mit dem Titel „So viele kleine Obamas“. Im Hinblick auf die Einwanderung
werden oft Fehler gemacht, die später bezahlt werden müssen, zum Beispiel unter dem
Gesichtspunkt der Wohnpolitik, die die Einwanderer in bestimmten Vierteln konzentriert.
Frau Kleinschnieder hat es schon angesprochen, dass wir alle in einer Welt der Globalisation leben, ein Zustand, der uns alle voneinander abhängig macht. Wir können uns
den Herausforderungen unseres Jahrhunderts nicht alleine stellen; Deutschland und
Italien können nicht jeweils alleine die Nahrungsmittelnotstände oder den Klimawandel bekämpfen. Niemand kann alleine den Terrorismus bekämpfen. Dadurch begreifen
wir, um wieder auf das Gebiet der schulischen Prozesse zurückzukehren, dass es absolut notwendig ist, zu kooperieren; dabei muss die Sprache des Aufenthaltsortes sicherlich Priorität haben, das steht meiner Meinung nach außer Diskussion, denn ohne diese
Sprachkenntnisse verlangsamt sich der Integrationsprozess, mit unvermeidlichen, negativen Rückschritten hinsichtlich der sozialen und beruflichen Eingliederung. Aber durch
diese Prioritätssetzung darf nicht vergessen werden, dass es eine Muttersprache und eine
kulturelle Identität gibt, die für das Kind wichtig sind. Dies erkennt, unter anderem,
auch die UN-Kinderrechtskonvention an, wenn sie bekräftigt, dass der Unterricht unter
Beachtung der Identität und der Muttersprache stattfinden soll. Diese Konvention
haben sowohl Deutschland als auch Italien unterschrieben.
Nun, ich denke, dass es eine Methode geben müsste, die man zur Verbesserung des
Systems ausarbeiten sollte, um die Muttersprache nicht länger zu vernachlässigen. Die
Richtlinien müssen angewendet werden, denn sie wurden erlassen, um ausgeführt zu
werden, im Wissen, dass auf Grund von Veränderungen gegebenenfalls auch ihre Aktualisierung erforderlich ist.
Ich stimme mit allem, was diesbezüglich gesagt wurde, überein, und nehme mit Freude zur Kenntnis, dass es in Deutschland politische Kräfte gibt, die für den muttersprachlichen Unterricht in Übereinstimmung mit der Richtlinie der EWG (Europäische
Wirtschaftsgemeinschaft) kämpfen. Es handelt sich offensichtlich um politische und
43
Convegno sulla Direttiva CEE n. 486/77
professionale; da questo punto di vista l’Italia ha fatto molto, le università hanno
fatto molto. Voi sapete che abbiamo alcuni modelli di certificazione della conoscenza
della lingua italiana riconducibili alle Università che fanno parte del consorzio ALTE,
per cui abbiamo il modello di certificazione dell’università di Siena, di Perugia,
dell’Università di Roma Tre, e infine il modello PLIDIA della Dante Alighieri. Come
noto siamo un paese fantasioso e votato al pluralismo per cui non possiamo avere
soltanto un modello. Per fortuna, però, gli standard della certificazione sono molto
simili.
Allora io credo che le rappresentanze qui presenti - abbiamo il presidente e il
vicepresidente del Com.It.Es e molte autorevoli persone che rappresentano a vario
livello la comunità italiana di Francoforte e dell’Assia – possano fare molto. Ho voluto
cogliere questo momento, quest’opportunità che mi avete dato oggi per incontrarvi,
per poter esprimere il mio pensiero e per dire che la nostra lingua è un legame
fondamentale con la nostra identità e con la nostra cultura.
L’integrazione è un cammino complesso ed è stato così in Svizzera, in Francia, in
Belgio e in latri Paesi. E se l’America non avesse facilitato l’integrazione di milioni di
cittadini, anche se nel loro caso è più semplice rispetto all’Unione Europea poiché
hanno una sola lingua, non avremo avuto Barack Obama al quale tutti stiamo affidando
le nostre speranze per uscire da questo momento molto difficile, duro, che stiamo
attraversando e che a ben vedere dovrà ancora produrre gli effetti negativi sulla
nostra vita, soprattutto per il drammatico calo dell’occupazione che potrebbe
comportare.
Ho letto molti documenti riguardanti l’integrazione degli immigrati in Germania e, tra
l’altro, mi piace molto l’idea del vertice per l’integrazione creato dalla Signora Merkel
a livello nazionale. L’integrazione è un processo fondamentale, ma deve partire sempre
da un identità certa, e la nostra, nel nostro caso, è quella italiana. Vorrei sottolineare
anche gli ottimi rapporti che intercorrono tra Italia e Germania, lo dico come
vicepresidente della commissione affari esteri, e quindi l’importanza della valorizzazione
della nostra comunità in questo paese in cui, secondo un recente studio dell’Università
di Mannheim, il lavoro autonomo svolto dai nostri concittadini che hanno messo su
un’impresa produce un fatturato di 15 miliardi di Euro l’anno in larga parte nel settore
della ristorazione. È un aspetto importante: significa che in Germania abbiamo trovato
anche le condizioni per realizzare un’attività imprenditoriale, una propensione che fa
parte della nostra tradizione, della nostra storia. Concludo veramente dicendo che
occorre un’azione forte mettendo insieme tutte le persone e le istituzioni che si sono
occupati di questa materia, per sviluppare a livello comunitario un’azione politica
incisiva affinché sia garantito, in un quadro nuovo adeguato alla società in cui viviamo
oggi che non è più quella del 1977, l’insegnamento delle lingue materne. Credo che
da questo punto di vista paesi come la Germania abbiano soltanto da guadagnarci,
44
Tagung über die Richtlinie 77/486/EWG
nicht um juristische Positionen, aber wir wissen alle, dass die Politik die Voraussetzung
ist, um ein Gesetz zu verwirklichen. Solche Positionen sagen, dass die Richtlinie 486 von
1977 nicht mehr aktuell ist, dass sie revidiert, angeglichen und an die neue soziale
und kulturelle Identität, in der wir leben, angepasst werden muss, ohne aber den muttersprachlichen Unterricht zu missachten. Was soll man also unternehmen? Gut, fürs
Erste beginnen wir damit, hervorzuheben, dass die Kenntnis mehrerer Sprachen eine
Bereicherung ist. Sie ist eine Bereicherung für Deutschland und eine Bereicherung für
Italien, gerade weil wir in einer globalisierten Zeit leben. Die PISA-Studie wertet, unter
anderem, die Kenntnis zweier oder mehrerer Sprachen als Pluspunkt. Daher ist es also
für jedermann offensichtlich, welche Bedeutung die Sprachen in der modernen Welt
haben.
Was die Zertifizierung betrifft, deren Bedeutung bereits erwähnt wurde, und die ich auch
teile, möchte ich unterstreichen, dass diese unabdingbar ist, gerade weil heutzutage die
Kenntnis von Sprachen, der eigenen und der des Aufnahmelandes, oder sogar von
zusätzlichen Sprachen, ein grundlegendes Element der positiven Bewertung für die
zukünftigen Entwicklungen in der Berufswelt ist; in dieser Hinsicht hat Italien viel
gemacht, die Universitäten haben viel gemacht. Sie wissen, dass wir einige Modelle für
die Zertifizierung der italienischen Sprachkenntnisse haben. Diese kommen von den
Universitäten, die Teil des Konsortiums ALTE sind, für das wir das Zertifizierungsmodell
der Universitäten von Siena, von Perugia, von Roma Tre haben, und schließlich das
Modell PLIDIA der Università per Stranieri Dante Alighieri di Reggio Calabria (Universität für Ausländer Dante Alighieri in Kalabrien). Wie jeder weiß, sind wir ein fantasievolles und dem Pluralismus zugewandtes Land, weshalb wir nicht nur ein Modell haben
können. Zum Glück sind jedoch die Standards der Zertifizierungen sehr ähnlich.
Ich glaube also, dass die hier anwesenden Vertreter – wir haben den Präsidenten und
den Vizepräsidenten des Com.It.Es und viele einflussreiche Persönlichkeiten hier, die
auf verschiedenen Ebenen die italienische Gemeinschaft in Frankfurt und in Hessen
repräsentieren – viel bewirken können. Ich wollte diese Gelegenheit, diese Möglichkeit, die Sie mir heute gegeben haben, nützen, um Sie zu treffen und meine Ideen zu
übermitteln, und um zu sagen, dass unsere Sprache ein grundlegendes Verbindungsglied
mit unserer Identität und unserer Kultur ist.
Die Integration ist ein komplexer Vorgang, und so war es in der Schweiz, in Frankreich,
in Belgien und in anderen Ländern. Und wenn Amerika nicht die Integration von Millionen Einwohnern erleichtert hätte – auch wenn es in diesem Falle im Vergleich zur
Europäischen Union leichter war, weil sie eine einzige Sprache haben – hätten wir jetzt
nicht Barrack Obama, auf den wir alle unsere Hoffnungen legen, aus dieser sehr schweren und harten Zeit herauszukommen, die wir durchmachen, und die in naher Zukunft
auch negative Effekte auf unser Leben haben wird, vor allem hinsichtlich der dramatischen Arbeitslosigkeit, die sie mit sich bringen könnte.
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Convegno sulla Direttiva CEE n. 486/77
così come avrà da guadagnarci l’Italia creando le condizioni giuste affinché i figli
degli immigrati nel nostro paese possano avere gli stessi diritti, le stesse condizioni che
noi rivendichiamo oggi in Germania.
Concludo ringraziandoVi veramente; sapete che mi sono sempre occupato di questi
problemi per cui sono a Vostra completa disposizione.
Grazie.
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Tagung über die Richtlinie 77/486/EWG
Ich habe viele Dokumente über die Integration der Einwanderer in Deutschland gelesen,
und unter anderem gefällt mir die Idee des Integrationsgipfels sehr gut, die Frau Merkel
auf nationaler Ebene ausgearbeitet hat. Die Integration ist ein grundlegender Prozess,
muss aber immer von einer bestimmten Identität ausgehen, und die unsere ist die italienische. Ich möchte auch, das sage ich in meiner Eigenschaft als stellvertretender Vorsitzender des parlamentarischen Ausschusses „Außen- und EU-Politik“, die sehr guten
Beziehungen zwischen Italien und Deutschland hervorheben, und in diesem Zusammenhang auch die Wichtigkeit der Anerkennung unserer Gemeinschaft in diesem Land, in
dem, gemäß einer kürzlich durchgeführten Studie der Universität Mannheim, die selbstständige Arbeit unserer Landsleute, die ein Unternehmen gegründet haben, einen Umsatz
von jährlich 15 Milliarden Euro erwirtschaftet, zu einem großen Teil im gastgewerblichen Sektor. Es ist ein wichtiger Aspekt: Das bedeutet, dass wir in Deutschland auch die
Voraussetzungen gefunden haben, um einer unternehmerischen Tätigkeit nachzugehen,
einer Begabung, die Teil unserer Tradition, unserer Geschichte, ist. Ich schließe nun mit den
Worten, dass man viel unternehmen muss und alle Personen und Institutionen, die sich
mit diesem Thema befassen, zusammenbringen sollte, um auf Gemeinschaftsebene politisch wirksam zu handeln, damit – in einem neuen Rahmen, der zur heutigen Gesellschaft passt, und nicht mehr zu jener von 1977 – der muttersprachliche Unterricht garantiert ist. Ich glaube, dass in dieser Hinsicht Länder wie Deutschland, nur gewinnen können, sowie auch Italien nur gewinnen kann indem die richtigen Voraussetzungen geschaffen werden, damit die Kinder der Einwanderer in unserem Land die gleichen Rechte, die
gleichen Voraussetzungen haben, die wir heute in Deutschland fordern.
Ich bedanke mich zum Schluss herzlich bei Ihnen; Sie wissen, dass ich mich immer mit
diesen Problemen befasst habe, und ich stehe Ihnen diesbezüglich auch gerne zur Verfügung.
Danke.
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Convegno sulla Direttiva CEE n. 486/77
7. Intervento
Dr. Giuseppe Scigliano
Presidente del Com.It.Es. di Hannover
Gentili Signore e Signori,
Nel porgere a Voi tutti un caro saluto, colgo l’occasione per ringraziare il Cav. Stefano
Lobello ed il Comites di Francoforte che mi hanno dato l’opportunità di essere presente
a questo convegno che oltre ad essere un momento di analisi della Direttiva 486/77
vuole essere anche un momento di riflessione. Dopo aver sentito i miei predecessori
che hanno analizzato sotto tutti i punti di vista ed esaurientemente la questione, non
mi rimane altro che congratularmi con loro per la loro esposizione chiara e precisa
e prendere atto della drammaticità del momento.
Entro il 31 dicembre gli Stati membri dell’Unione Europea devono dare un parere
sulle sorti della Direttiva e mi pare di capire che pochi hanno interesse a mantenerla
in vita visto che quasi tutti la rispettano poco.
Io faccio l’insegnante da ormai 25 anni alle dipendenze della Bassa Sassonia e vedo
tutti i giorni i bambini direttamente interessati dalla Direttiva. Questi oltre ad avere
la voglia, hanno anche il sacrosanto diritto di apprendere la loro lingua materna. Qui
voglio esprimere le mie preoccupazioni come uomo di base, tralasciando le teorie e
le analisi politiche già esaurientemente espresse da chi mi ha preceduto.
Se dovessero abrogare la Direttiva 486/77 corriamo il rischio che le nostre nuove
generazioni vengano assimilate e non integrate. Tanto per citare un esempio, noi
potremmo correre il rischio degli italo - albanesi presenti nel sud Italia. È da più di
cinque secoli che si sono insediati in Calabria, portando in terra d'esilio tutta la loro
Patria. In Calabria hanno costituito ben 32 comunità. La loro lingua è stata tramandata
oralmente ed oggi è uno dei tanti dialetti Calabresi che poco ha a che fare con
l’attuale albanese parlato in Albania.
Essendo delle comunità hanno avuto la possibilità almeno di praticare e tramandare
oralmente ai posteri gli usi, i costumi, i canti epici, il folclore, le tradizioni, il rito
bizantino - greco e tanto altro ancora. Oggi non è possibile costituire delle comunità
in Europa - si sta cercando ovunque di evitare la creazione di ghetti - e cosa potremmo
tramandare ai nostri posteri che saranno tutti di monolingue tedesca?
Se passa la linea di annullare la Direttiva, così come si vocifera, dovrò dire ai miei alunni
che con molta probabilità spariranno anche i corsi di lingua materna. Mi sento tanto
un personaggio di un racconto di Kafka. Da un lato si teorizzano i vantaggi bel
bilinguismo e dall’altro si fa di tutto per ostacolarne la diffusione.
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Tagung über die Richtlinie 77/486/EWG
7. Beitrag
Dr. Giuseppe Scigliano
Präsident des Com.It.Es Hannover
Sehr geehrte Damen und Herren,
ich begrüße Sie alle sehr herzlich und möchte bei dieser Gelegenheit Herrn Cavaliere Stefano Lobello und dem Com.It.Es Frankfurt dafür danken, dass sie mir die Teilnahme an dieser Tagung ermöglicht haben. Sie ist nicht nur eine Gelegenheit, die Richtlinie 486/77 zu
analysieren, sondern soll auch zum Nachdenken anregen. Nachdem ich meine Vorredner
gehört habe, die diese Frage aus allen Blickwinkeln und ausführlich analysiert haben,
bleibt mir nun nichts anderes mehr, als sie zu ihren klaren und präzisen Ausführungen zu
beglückwünschen und die Dramatik dieses Augenblicks zur Kenntnis zu nehmen.
Spätestens zum 31. Dezember müssen die Mitgliedsstaaten der Europäischen Union
eine Stellungnahme über das Schicksal der Richtlinie abgeben, und es scheint mir, dass
nur wenige von ihnen ein Interesse daran haben, sie am Leben zu erhalten, nachdem sich
fast alle offensichtlich wenig daran halten. Ich bin seit nun 25 Jahren beim Land Niedersachsen angestellter Lehrer, und ich sehe jeden Tag Kinder, die unmittelbar von der
Richtlinie betroffen sind. Diese haben außer dem Willen, ihre Muttersprache zu lernen, auch das unantastbare Recht dazu. Ich möchte hier die Theorien und politischen
Analysen, die schon ausführlich von meinen Vorrednern erörtert wurden, beiseite lassen und meiner Sorge als einfacher Mensch Ausdruck verleihen.
Falls die Richtlinie 486/77 außer Kraft gesetzt werden sollte, laufen wir Gefahr, dass unsere nachfolgenden Generationen assimiliert und nicht integriert werden. Uns könnte, um ein
Beispiel zu nennen, das gleiche Schicksal drohen wie den italienischen Albanern in Süditalien. Diese sind seit mehr als fünf Jahrhunderten in Kalabrien angesiedelt und brachten ihre
Heimat ins Exil mit. In Kalabrien haben sie gut 32 Gemeinden gegründet. Ihre Sprache,
die sie mündlich weitergegeben haben, ist heute einer der vielen kalabresischen Dialekte
und hat nur noch wenig mit dem heutigen Albanisch, wie man es in Albanien spricht, zu
tun. In ihren Gemeinden hatten sie wenigstens die Möglichkeit, ihre Sitten und Bräuche,
die epischen Gesänge, die Folklore, die Traditionen, die griechisch-byzantinischen Riten
und noch vieles mehr auszuüben und an die nachfolgenden Generationen zu überliefern.
Heute ist es nicht möglich, in Europa Gemeinden zu gründen – man versucht in jedem
Fall, die Bildung von Ghettos zu vermeiden –, und was könnten wir dann an unsere Nachkommen überliefern, die alle einsprachig deutsch aufgewachsen sind?
Wenn es so weit kommen sollte, dass die Richtlinie außer Kraft gesetzt wird, wie bereits
zu hören ist, werde ich meinen Schülern sagen müssen, dass es dann mit großer Wahrscheinlichkeit auch die Kurse in ihrer Muttersprache nicht mehr geben wird. Ich fühle
mich wie eine Figur in einer Erzählung von Kafka. Auf der einen Seite werden Theorien über die Vorteile der Zweisprachigkeit aufgestellt, auf der anderen Seite tut man alles,
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Convegno sulla Direttiva CEE n. 486/77
Questo mi sembra assurdo anche perché ho rappresentato e rappresento gli italiani,
su delega dell’intercomites, al forum dell’integrazione chiamato in vita dalla Cancelliera
Angela Merkel. La stessa Cancelliera ha sempre parlato molto positivamente della
lingua materna e l’ha sempre difesa. Anche nelle varie commissioni di lavoro è stato
sempre messo in evidenza la sua importanza per la crescita del bambino ed è stata
sempre considerata come un valore aggiunto.
Il motto dello stesso piano d’integrazione è sempre stato: „nessuno vuole che gli
stranieri dimenticano le proprie radici per diventare tedeschi“. Integrazione significa
avere le stesse opportunità per partecipare alla divisione della ricchezza del territorio
pur mantenendo le proprie radici culturali e linguistiche.
Se la Germania dovesse esprimere un parere contrario al mantenimento della
Direttiva, allora perdo la fiducia in tutto il Piano per l’integrazione che a questo punto
sarebbe solo un alibi per tenere buoni gli stranieri. Sarà mio compito prendere
contatto con il Ministero della Ministra Dr. Maria Bhömer per avere le dovute
garanzie affinché la Germania sia coerente con gli accordi che le Regioni, i Comuni
e lo Stato hanno tra di loro sottoscritto. Questi prevedono l’impegno al mantenimento
della lingua materna.
Cari Onorevoli, A me non interessa chi si accolla i costi che derivano dall’insegnamento.
Noi dobbiamo lottare tutti insieme perché è giusto che in Europa ci siano diversità di
lingua e di culture ed è giusto anche che chi si sposta abbia la possibilità di continuare
ad imparare la propria lingua. Per concludere mi preme far notare quanto accade
nella Bassa Sassonia dove la Direttiva viene applicata solo sulla carta e non nella
sostanza perché di fatto l’offerta viene limitata solo fino in quarta classe a condizione
che almeno ci siano 20 bambini che ne facciano richiesta. A partire dalla quinta
classe, è possibile continuare solo in forma di Wahlpflicht. Ma dove esiste una scuola
con una classe che abbia scelto la lingua italiana come tale? Con questo stratagemma
hanno sgominato quasi tutti i corsi di lingua materna a partire dalla quinta classe e
la maggior parte degli insegnanti, non licenziabili perché hanno acquisito dei diritti,
sono riciclati per l’insegnamento di altre discipline. In questo caso il Ministero
competente ha avuto la possibilità di tappare alcuni buchi nelle scuole con personale
assunto con contratti che non sono gli stessi degli insegnanti tedeschi.
Da parte mia mi auguro che la Direttiva 486/77 non solo rimanga in vigore ma che
possa essere modificata in meglio e che contempli in futuro anche le lingue degli
extra comunitari.
Grazie!
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Tagung über die Richtlinie 77/486/EWG
um ihrer Verbreitung Steine in den Weg zu legen. Das scheint mir absurd, auch weil ich
die Italiener repräsentiert habe und sie auch jetzt als Bevollmächtigter von Intercomites beim Integrationsforum, das von der Bundeskanzlerin Angela Merkel ins Leben gerufen wurde, repräsentiere. Die Kanzlerin hat sich immer sehr positiv über die Muttersprache geäußert und sie stets verteidigt. Auch in den verschiedenen Arbeitsausschüssen wurde die Wichtigkeit der Muttersprache für die Entwicklung des Kindes immer
hervorgehoben und als zusätzliche Qualifikation gesehen.
Das Motto dieses Integrationsplans war immer: „Niemand möchte, dass die Ausländer,
um Deutsche zu werden, ihre eigenen Wurzeln vergessen“. Integration bedeutet, die Möglichkeit zur Teilnahme am Reichtum des Landes zu haben und gleichzeitig die eigenen
kulturellen und sprachlichen Wurzeln beizubehalten. Wenn Deutschland zum Ausdruck
bringen sollte, dass es die Beibehaltung der Richtlinie ablehnt, dann verliere ich wirklich das Vertrauen in den ganzen Integrationsplan, der dann nur noch ein Alibi wäre, um
sich mit den Ausländern gut zu stellen. Es wird meine Aufgabe sein, mit dem Ministerium der Ministerin Dr. Maria Böhmer Kontakt aufzunehmen, um die nötigen Garantien zu erhalten, damit Deutschland konsequent bei den Übereinkünften bleibt, die die
Länder, die Kommunen und der Staat untereinander unterzeichnet haben. Diese sehen
ein Engagement zum Erhalt der Muttersprache vor.
Liebe Abgeordneten, mich interessiert nicht, wer sich die mit dem Unterricht verbundenen
Kosten aufbürden wird. Wir müssen alle miteinander kämpfen, denn es soll so sein, dass es
in Europa eine Vielfalt von Sprachen und Kulturen gibt, und auch, dass jemand nach einem
Ortswechsel weiterhin die Möglichkeit hat, weiterhin seine Muttersprache zu lernen.
Zum Abschluss liegt mir am Herzen, die Vorgänge in Niedersachsen bekannt zu machen.
Dort wird die Richtlinie nämlich nur auf dem Papier und nicht grundsätzlich angewendet, denn faktisch ist dort das Angebot auf die Schulstufen bis zur vierten Klasse
beschränkt, und auch nur unter der Voraussetzung, dass es wenigstens 20 Kindern gibt,
die für dieses Angebot Interesse bekunden. Von der fünften Klasse an kann nur noch in
der Form eines Wahlpflichtfaches weitergemacht werden. Aber wo gibt es eine Schule mit einer Klasse, die Italienisch als solches Fach wählt? Mit diesem Trick wurden fast
alle muttersprachlichen Kurse ab der fünften Klasse abgeschafft, und der Großteil der
Lehrer, die durch den Erwerb gewisser Rechte unkündbar sind, wird für den Unterricht
in anderen Fächern eingesetzt. In diesem Fall hatte das zuständige Ministerium die
Möglichkeit, einige Löcher in den Schulen mit Lehrern zu stopfen, die zu anderen Bedingungen als ihre deutschen Kollegen eingestellt wurden.
Von meiner Seite erhoffe ich mir, dass die Richtlinie 486/77 nicht nur in Kraft bleibt, sondern dass sie auch verbessert werden kann und in Zukunft auch die Sprachen der NichtEU-Länder berücksichtigt.
Danke!
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Convegno sulla Direttiva CEE n. 486/77
8. Intervento
Dr. Rosa Anna Ferdigg
Ispettrice Scolastica della Provincia di Bolzano, ex direttrice didattica
dell’Ufficio scuola del Consolato Generale Italiano di Stoccarda
Grazie, io vorrei salutare cordialmente tutti i presenti e ringraziare gli organizzatori
di questo interessantissimo convegno di avermi invitato.
Credo che per un buon equilibrio delle lingue continuerò il lingua tedesca, per
distrbuire l’aggravio per la traduttrice in maniera più uniforme. Sappiamo com’è la
questione dei centri linguistici nel cervello.
Stimati ospiti presenti e organizzatori del convegno, adesso sono un po’ in difficoltà,
perché tutto quello che avrei voluto dire, è già stato detto e non avrebbe senso
ripetere tutto. Il mio ruolo qui è piuttosto quello di una portatrice di esperienza, sia
dalla prospettiva professionale che privata.
Lavoro e mi muovo fin dalla mia infanzia in un contesto plurilingue, privatamente e
professionalmente, e questa è per me anche la molla motivazionale che mi conduce
ad occuparmi di questa tematica in maniera molto intensa. Attualmente lavoro a
Bolzano, che è notoriamente una delle regioni plurilingue dell’Italia. Abbiamo anche,
credo, una lunga esperienza nella discussione sulla tematica della convivenza in caso
di provenienza da ambienti linguisitici e culturali diversi.
Come portatrice di esperienza getterò un breve sguardo sulla mia esperienza di alcuni
anni fa nel Baden-Württemberg. Il Baden-Württemberg era, e penso lo sia ancora, uno
dei Länder che applicava la Direttiva europea in maniera minimalista, nel senso che
il Land si limitava a mettere a disposizione dei contributi economici mentre tutta la
realizzazione, organizzazione e anche la maggior parte del finanziamento per la
lingua italiana per i ragazzi italiani migranti venivano svolte dalla parte italiana.
Verso la metà degli anni ’90 diventò possibile, non solo nel Baden-Württemberg, ma
parallelamente anche in altri Länder della Repubblica Federale, avviare iniziative che
andavano in un’altra direzione. In Baden-Württemberg questi erano, in corrispondenza
alle limitazioni del contesto, prima di tutto piccoli progetti, piccoli passi.
Non li descriverò in maniera esaustiva, perché andrebbe oltre il quadro di questo convegno;
vorrei solo citare brevemente l’esperienza che abbiamo fatto con l’inserimento delle AG,
di cosiddetti gruppi di lavoro sotto forma di laboratori, nelle scuole tedesche. Abbiamo
cercato di integrare l’offerta della madrelingua italiana nella struttura organizzativa e
pedagogico-didattica della scuola tedesca. A suo tempo abbiamo anche potuto constatare
con soddisfazione che da parte tedesca c’era disponibilità alla cooperazione ed al dialogo,
e il successo di questa iniziativa ha dimostrato che questa era la giusta via da seguire.
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Tagung über die Richtlinie 77/486/EWG
8. Beitrag
Dr. Rosa Anna Ferdigg
Schulinspektorin der autonomen Provinz Bozen, Ehemalige Leiterin
des Schulamtes des italienischen Generalkonsulates Stuttgart
Herzlichen Dank, ich möchte alle Anwesenden herzlich begrüßen und mich bei den
Veranstaltern für die Einladung zu dieser sehr interessanten Tagung bedanken.
Ich denke, dass ich jetzt für einen guten Ausgleich der Sprachen auf Deutsch weiter sprechen werde, damit auch die Übersetzerin gleichmäßig belastet wird. Wir wissen ja, wie
das mit den Sprachzentren im Gehirn ist.
Sehr geehrte anwesende Gäste und Organisatoren der Veranstaltung, ich bin jetzt etwas
in Schwierigkeiten, weil alles, was ich eigentlich hätte sagen wollen, schon gesagt worden ist, und es würde sicher wenig Sinn machen, dass ich das wiederhole. Meine Rolle
hier ist eher die einer Erfahrungsträgerin, von beruflicher Perspektive her, aber auch von
privater Perspektive her.
Ich arbeite und bewege mich seit meiner Geburt in einem mehrsprachigen Kontext,
privat und beruflich, und das ist auch der Motor, meine Motivation, um mich mit diesen Themen sehr intensiv auseinanderzusetzen. Zurzeit arbeite ich in Bozen, das ja
bekannt ist als eine der mehrsprachigen Regionen Italiens. Und wir haben auch, denke
ich, sehr sehr lange und vertiefte Auseinandersetzungen mit dem Thema, wie man miteinander lebt, wenn man aus einer unterschiedlichen, kulturell-sprachlichen Umgebung kommt.
Ich werde ganz kurz als Erfahrungsträgerin auf meine Erfahrung im Land Baden-Württemberg zurückschauen, die jetzt schon einige Jahre zurückliegt. Baden-Württemberg
war ja und, ich glaube, ist immer noch, eines der Länder, das – sagen wir – im minimalistischen Sinne die europäische Richtlinie umgesetzt hat, im Sinne, dass das Land sich
darauf beschränkt hat, finanzielle Mittel zur Verfügung zu Stellen, und die gesamte
Abwicklung, Organisation, und der große Anteil der Finanzierung für den muttersprachlichen Unterricht für italienische Migrantenkinder von der italienischen Seite
übernommen wurden. Mitte der neunziger Jahre war es dann möglich, nicht nur in
Baden-Württemberg, sondern parallel dazu auch in anderen Ländern der Bundesrepublik, Initiativen zu starten, die in eine andere Richtung gegangen sind. In Baden-Württemberg waren das natürlich, gemessen an den Rahmenbedingungen, die vorgeherrscht
haben, zuerst einmal kleine Projekte, kleine Schritte.
Ich werde sie jetzt nicht ausführlich darstellen, weil das hier den Rahmen sprengen
würde; es sei nur kurz auf die Erfahrungen hingewiesen, die wir mit der Einführung von
AGs, von Arbeitsgemeinschaften, in den deutschen Schulen gemacht haben. Wir haben
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Convegno sulla Direttiva CEE n. 486/77
Abbiamo istituito una sezione bilingue presso una scuola elementare che tuttora
esiste e il cui approccio prosegue anche nella scuola secondaria, analogamente alle
esperienze che esistono in questo Land, e qui penso non Vi debba raccontare niente,
perché Voi avete più esperienza.
Abbiamo anche cercato di inserire le competenze linguistiche dei bambini e dei ragazzi
italiani in modo formale nel diploma della Hauptschule, nella quale tuttora i ragazzi
italiani sono fortemente rappresentati. Qui abbiamo riscontrato una grande disponibilità
alla cooperazione, erano piccoli passi.
Queste iniziative avevano in comune che bambini e ragazzi di diverse madrelingue o
lingue di origine lavoravano e apprendevano insieme.
I laboratori (AG) erano aperte anche ad alunni della scuola di inserimento; perciò
comprendevano sia ragazzi di lingua italiana o di origine italiana e ragazzi di altre
lingue. Anche nella scuola bilingue le classi erano composte da alunne ed alunni di
lingua italiana e di lingua tedesca. Questo era il nostro pensiero conduttore, e vedo
che questa idea è radicata molto bene anche qui, cioè di sostenere modelli integrativi
ed insieme anche un processo di integrazione sociale. Arrivando a Francoforte nel
2008 e vedendo Voi così impegnati e così competenti ho la sensazione che la situazione
culturale, o meglio i cambiamenti socioculturali vengano presi in seria considerazione.
Vorrei riprendere una citazione che uno dei relatori ha proposto questa mattina:
L’affermazione: „Non è nel nostro interesse organizzare o sostenere molto fortemente
l’insegnamento della lingua madre.“ mi ha colpito. E ho pensato che forse potrebbe
essere proprio qui la chiave, nel cercare interessi comuni, piuttosto che opporre gli
interessi degli uni a quelli degli altri. Io credo che proprio in questi approcci plurilingui,
progetti pilota, modelli, che crescono in tutta la Repubblica Federale, si possa trovare
anche la motivazione portante per una buona integrazione.
Non esiste solo un interesse della collettività italiana, è anche nell’interesse della
collettività tedesca, dei politici tedeschi responsabili per il settore formativo, per non
estenderlo ad altri gruppi, di garantire congiuntamente una buona qualità educativa.
La sig.ra Kleinschnieder ha detto una cosa molto significativa: ha detto, ci vogliamo
prendere carico dell’intera personalità dei bambini e dei ragazzi che frequentano le
nostre scuole, e pertanto bisogna anche curare e sviluppare la parte di identitá
linguistico-culturale che li caratterizza. Io penso che il concetto di identità vada
rivisto congiuntamente per comprendere questo concetto come un entità dinamica.
L’identità dei Vostri figli, dei Vostri discendenti probabilmente non sarà più la stessa
di quella che avete portato con Voi, di quella che ha portato con sè l’ultima generazione.
È un’identità in divenire, è l’identità dei cittadini europei, e non Vi è nemmeno il
bisogno di decidersi per l’uno o per l’altro, ma semplicemente di accettare ciò che è
presente.
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Tagung über die Richtlinie 77/486/EWG
versucht, das Angebot des muttersprachlichen Unterrichtes in die Struktur, in die organisatorische Struktur, aber auch in die pädagogisch-didaktische Struktur der deutschen
Schulen zu integrieren. Wir haben damals auch mit Genugtuung festgestellt, dass es von
deutscher Seite Kooperationsbereitschaft und Dialogbereitschaft gegeben hat, und der
Erfolg dieser Initiativen hat eigentlich bestätigt, dass es der richtige Weg war.
Wir haben einen bilingualen Flügel an einer Grundschule aufgebaut, der weiterhin
besteht, und der auch in seinen Ansätzen in den weiterführenden Schulen fortgeführt
wird, analog zu den Erfahrungen, die hier im Land bestehen, und da brauche ich Ihnen
nichts zu erzählen, da sind Sie erfahrener. Wir haben auch versucht, die Kompetenzen,
die sprachlichen Kompetenzen der italienischen Kinder und Jugendlichen beim Abschluss
der Hauptschule, in der ja immer noch ein Großteil der italienischen Kinder und Jugendlichen vertreten ist, im Rahmen der Hauptschulabschlussprüfung formal zu bescheinigen.
Da haben wir sehr große Kooperationsbereitschaft gefunden, es waren kleine Schritte.
Gemeinsam war diesen Initiativen, dass Kinder und Jugendliche aus unterschiedlichen Muttersprachen oder Herkunftssprachen zusammen gearbeitet und gelernt haben.
Die AGs waren auch für die Kinder der Schule, wo sie eingegliedert waren, offen, also
es waren italienische Kinder oder italienischstämmige Kinder und Kinder anderer Sprachen in der gleichen AG. Ebenso war es in der bilingualen Schule so, dass wir italienische und deutsche Schülerinnen und Schüler in einer Klasse zusammengefasst haben,–
das war so unser Leitgedanke, und ich merke, dass dieser Leitgedanke auch hier sehr gut
verankert ist – dieser Leitgedanke war, integrative Modelle zu fördern und zu unterstützen
und damit auch einen gesellschaftlichen Integrationsprozess. Und wenn ich so jetzt im
Jahre 2008 hier nach Frankfurt komme und Sie so erlebe in Ihrem Engagement und in
Ihrer hohen Kompetenz, dann stelle fest, dass die gesellschaftliche und die kulturelle Situation oder die gesellschaftlich-kulturellen Veränderungen auch ernsthaft wahrgenommen werden.
Ich möchte einen Satz aufgreifen, der von einem der Referenten heute Vormittag zitiert
wurde: Die Aussage, „Es ist nicht in unserem Interesse, den muttersprachlichen Unterricht zu organisieren oder sehr stark zu fördern.“ hat mich betroffen gemacht, und da
habe ich nachgedacht, ja, könnte vielleicht ein Ansatz der sein, dass man nach gemeinsamen Interessen sucht, und dass diese Dichotomie aufgelöst wird, nach der die Interessen des einen gegen die Interessen des anderen ausgespielt werden müssen. Vielleicht liegt der Lösungsansatz darin. Ist das vielleicht der Schlüssel? Ich glaube, dass gerade in diesen bilingualen, mehrsprachigen Ansätzen, Pilotprojekten, Modellen, die in der
ganzen Bundesrepublik florieren, auch die tragende Motivation für eine gute Integration zu finden ist.
Es gibt nicht nur ein Interesse der italienischen Gemeinschaft, sondern es ist auch im
Interesse der deutschen Gemeinschaft, der deutschen Bildungspolitiker, um es vorerst
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Convegno sulla Direttiva CEE n. 486/77
L’indicazione del trattato di Lisbona sulla conoscenza di almeno due lingue comunitarie
oltre alla propria lingua madre suona incoraggiante. Penso che questo sia un terreno
proficuo per iniziare, e per quanto riguarda l’argomento della lingua madre vorrei fare
una domanda un po’ provocatoria: quale madrelingua? Abbiamo sentito citare molti
studi scientifici. Ci sono anche approcci scientifici che mettono in discussione il mito
della madrelingua unica. È possibile avere anche due o più lingue madri. E penso che
la nuova identità, quella in evoluzione o quella già esistente dei giovani europei sarà
un po’ diversa.
Vorrei concludere, perché vorrei naturalmente lasciare abbastanza spazio alla
discussione, e vorrei concludere con un pensiero: formazione nell’interesse di tutti, la
formazione plurilingue, perché – come è stato sottolineato anche da tutti i relatori
precedenti – ciò rappresenta un arricchimento per tutti. Plurilinguismo come parte
di una formazione di qualità, di una formazione che garantisca ai nostri bambini e
ragazzi una vita di successo e possibilmente anche soddisfacente. E chiudo con una
nota citazione di J.F. Kennedy: C’è solo una cosa che non ci possiamo permettere:
l’assenza di formazione.
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Tagung über die Richtlinie 77/486/EWG
nicht ausweiten zu wollen auch auf andere Gruppen, gemeinsam eine hohe Bildungsqualität zu garantieren. Frau Kleinschnieder hat etwas ganz Beeindruckendes gesagt, sie
hat gesagt, wir wollen uns der gesamten Persönlichkeit der Kinder und der Jugendlichen,
die in unseren Schulen sind, annehmen, und daher muss man auch den Anteil an sprachlich-kultureller Identität, der sie auszeichnet, pflegen und weiterentwickeln. Und da
ist der Begriff Identität, denke ich, gemeinsam noch einmal wahrzunehmen, und Identität als einen dynamischen Begriff zu verstehen. Die Identität, die Ihre Kinder, Ihre
Nachfahren haben, ist wahrscheinlich nicht mehr die gleiche, die Sie mitgebracht haben,
die die letzte Generation mitgebracht hat. Es ist eine Identität im Wandel, es ist die
Identität der europäischen Bürger, und es besteht gar nicht die Notwendigkeit, sich
für ein Entweder-Oder zu entscheiden – sondern einfach zuzulassen, was da ist.
Sehr ermutigend klingt wohl im Lissabonner Vertrag diese Forderung nach der Kenntnis von mindestens zwei Gemeinschaftssprachen neben der eigenen Muttersprache.
Ich denke, das ist ein guter Boden, um anzusetzen, und zum Thema Muttersprache
möchte ich jetzt auch noch ein bisschen provokativ eine Frage stellen, ja welche Muttersprache? Es sind hier viele wissenschaftliche Untersuchungen genannt worden. Es gibt
auch wissenschaftliche Ansätze, die den Mythos der einzigen Muttersprache in Frage stellen. Man kann auch zwei oder mehrere Muttersprachen haben. Und die neue Identität,
ich denke, die sich entwickelnde oder bereits bestehende Identität der jungen Menschen in Europa wird etwas anders sein.
Ich möchte abschließen, weil ich jetzt der Diskussion natürlich auch den Raum lassen
möchte, mit einem Gedanken: Bildung im Interesse aller, mehrsprachige Bildung, weil
das – wie von den Vorrednern bereits mehrmals unterstrichen worden ist – eine Bereicherung für alle ist. Mehrsprachigkeit als Teil einer guten Bildung, einer Bildung, die unseren Kindern und Jugendlichen ein erfolgreiches und hoffentlich zufriedenstellendes
Leben garantiert. Und ich schließe mit einem bekannten Zitat von J. F. Kennedy: Es
gibt nur eine Sache, die wir uns nicht leisten können, und das ist: keine Bildung.
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Convegno sulla Direttiva CEE n. 486/77
9. Interventi del Pubblico e Discussione
Moderazione: Avv. Rodolfo Dolce
Katica Stanimirov: Il mio nome è Katica Stanimirov, sono qui in rappresentanza del
sindacato „Erziehung und Wissenschaft“, per il gruppo di persone migranti, formazione
interculturale in Assia. La mia domanda, che viene rivolta a tutti i partecipanti alla
discussione è come si può mantenere la lingua madre nel globale sistema formativo
della CE. Come pensate di impegnarVi in merito? Come abbiamo ascoltato nella bella
relazione del sig. Wiedemann, noi abbiamo solo poco tempo per adoperarci riguardo
al libro verde. Proprio per questo la domanda si rivolge a tutti i partecipanti: come
pensate di poter organizzare qualcosa in così poco tempo, per potersi impegnare
ancora nel libro verde in modo tale che la lingua materna venga naturalmente
mantenuta in tutta la CE? E se ciò non è possibile all´interno dell´organizzazione che
oggi rappresentate, Vi impegnerete personalmente a proposito?
Ciulla: Allora, un buon giorno a tutti, io vengo da Lubecca. Pensavo che fossi l’unico
italiano che venissi dal nord. Mi chiamo Ciulla. Penso che da noi nello SchleswigHolstein le cose sono molto più complicate che nella Bassa Sassonia, cioè noi non
riusciamo, nello Schleswig-Holstein, a trovare scuole, oppure diciamo quattro
bambini per far frequentare un corso. Non li troviamo perché lo Schleswig-Holstein
ha poca affluenza di italiani. Al momento abbiamo un altro problema, cioè il
Mecklenburg-Vorpommern, da quando si sono aperte le frontiere, anche lì abitano
italiani, però i bambini, diciamo sono in minoranza, per cui anche loro hanno questa
problematica.
La mia domanda è la seguente: Come mai non riusciamo a trovare un punto d’incontro
a far sì che tutti gli insegnanti che non abbiamo nello Schleswig-Holstein, gli insegnanti
che sono in giro, di poterli confluire in una scuola affinché questi bambini che noi
abbiamo possano imparare la lingua madre oppure la lingua che potrà magari servire
un giorno? I corsi d’italiano che vengono organizzati da scuola e cultura nel nord
della Germania vengono offerti al momento in cui in una classe ci sono dei bambini
italiani e non italiani che vogliono imparare l’italiano, con l’unica soluzione che questi
ragazzi devono pagare qualcosa affinché i corsi possano andare avanti. La mia
domanda: è così anche nelle altre regioni della Germania oppure solamente nello
Schleswig-Holstein? Grazie.
Dolce: Scusate, devo dire una cosa. Vorremo pubblicare gli atti del convegno, e chi farà
un intervento verrà poi anche pubblicato negli atti. Se non lo volete, ditelo prima, così...
fate lo stesso la domanda, però non pubblicheremo il vostro nome.
Talarico: Una domanda all’Onorevole Narducci, ma prima di fare una domanda chiedo
il permesso se posso brevemente fare una riflessione – perché sono insegnante –
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Tagung über die Richtlinie 77/486/EWG
9. Fragen des Publikums und Diskussion
Moderation: Dr. Rodolfo Dolce
Katica Stanimirov: Mein Name ist Katica Stanimirov, ich bin hier für die Gewerkschaft Erziehung und Wissenschaft, für die Personengruppe Migrantinnen und Migranten – interkulturelle Bildung in Hessen. Und meine Frage richtet sich jetzt an alle Diskussionsteilnehmer,
wie kann man die Muttersprache eigentlich aufrechterhalten in dem globalen Bildungssystem der EU? Wie können Sie sich vorstellen, sich einzusetzen? Wir haben vorher in
dem schönen Referat von Herrn Wiedemann gehört, dass wir im Grünbuch nur noch
ganz wenig Zeit haben, um uns dafür einzusetzen. Und meine Frage richtet sich deswegen an alle Teilnehmer, wie können Sie sich das vorstellen, was sie in so kurzer Zeit noch
organisieren können, um sich noch im Grünbuch zu engagieren, dass die Muttersprache
in der ganzen EU natürlich erhalten wird? Und wenn es nicht in der Organisation möglich ist, die Sie heute vertreten, werden Sie sich persönlich dafür einsetzen?
Ciulla: Ja, guten Tag, ich komme aus Lübeck. Ich dachte, dass ich der einzige Italiener
bin, der aus dem Norden kommt. Mein Name ist Ciulla. Ich nehme an, dass bei uns in
Schleswig-Holstein die Dinge viel komplizierter sind als in Niedersachsen, das heißt,
wir in Schleswig-Holstein schaffen es nicht, Schulen, oder besser gesagt vier Kinder, zu
finden, um einen Kurs abhalten zu können. Wir finden sie nicht, weil in Schleswig-Holstein die Zuwanderung von Italienern nur gering ist. Derzeit haben wir ein weiteres
Problem, nämlich in Mecklenburg-Vorpommern: seit der Wende wohnen auch dort Italiener, aber die Kinder sind sozusagen in der Minderheit, deswegen gibt es auch dort diese
Problematik. Meine Frage ist die folgende: Warum können wir keinen gemeinsamen
Nenner finden, um es zu ermöglichen, dass alle jene Lehrer, die wir in Schleswig-Holstein nicht haben… dass man die Lehrer, die es gibt, auf eine Schule konzentriert, damit
diese Kinder, die wir haben, ihre Muttersprache lernen können bzw. die Sprache, die ihnen
möglicherweise eines Tages nützlich sein wird? Die von „Scuola e cultura“ in Norddeutschland organisierten Italienischkurse werden angeboten, wenn in einer Klasse
Kinder sind, die entweder Italiener sind oder Italienisch lernen möchten, mit der einzigen Lösung, dass diese Kinder etwas bezahlen müssen, damit die Kurse weitergeführt
werden können. Meine Frage lautet: Ist das auch in anderen Gebieten Deutschlands so
oder nur in Schleswig-Holstein? Danke.
Dolce: Entschuldigung, ich muss etwas mitteilen. Wir möchten von dieser Tagung ein
Gesprächsprotokoll veröffentlichen, und wer sich hier zu Wort meldet, wird dann auch
im Protokoll veröffentlicht. Wenn Sie das nicht möchten, sagen Sie dies bitte vorher,
dann… also Sie können dann trotzdem eine Frage stellen, aber wir werden Ihren Namen
nicht veröffentlichen.
Talarico: Eine Frage an den Abgeordneten Narducci, aber bevor ich diese stelle, erlauben Sie mir bitte eine kurze Überlegung – ich bin nämlich Lehrer – über meine Erfah-
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Convegno sulla Direttiva CEE n. 486/77
sulla mia esperienza di insegnante nei corsi. Mi chiamo Talarico, sono di origine
calabrese, dal 1970 fino al 2007 insegnante di lingua materna nei corsi organizzati
dalla regione Assia. L’insegnamento della lingua materna – questa mia riflessione è
anche dovuta alla mia esperienza – ha svolto un ruolo molto importante perché,
primo punto: ha permesso a molti nostri ragazzi che sono rientrati in Italia di reinserirsi,
e reintegrarsi nell’ambiente scolastico, nell’ambiente sociale, nell’ambiente familiare
della zona di provenienza. Ha permesso a molti nostri ragazzi di integrarsi nelle scuole
tedesche, i percorsi di studi, e grazie anche al voto d’italiano, molti nostri ragazzi
hanno trovato un posto di lavoro. Poi, secondo me, anche solo in base dalla mia
esperienza, l’insegnamento dell’italiano ha svolto un ruolo importante perché ha
allargato ai nostri ragazzi un orizzonte culturale. Ha sviluppato in loro anche una
coscienza, un’identità europea.
Comune, l’intonazione della nuova normativa che ha definito appunto la fine
dell’insegnamento, non assumendo più insegnanti stranieri, non sostituendo più gli
insegnanti che sono andati in pensione – il caso mio – eliminando il valore del voto
della lingua. Il valore del voto della lingua qui è stato decisivo nelle conferenze
scolastiche, che ha permesso all’insegnante di classe, all’insegnante di lingua materna,
di alzare il dito, prendere la parola, partecipare, e molte volte grazie anche al buon
voto della lingua italiana i ragazzi hanno avuto la possibilità di migliorare
un’insufficienza in un’altra lingua, di accedere la classe superiore, e il voto di
madrelingua è stato anche uno dei stimoli a frequentare un altro corso, ad allargare
le proprie conoscenze. Adesso, quando tutto ciò è chiaro, eliminando questo stimolo,
questi corsi stanno sparendo, i colleghi – mi dispiace dirlo – ma i poveri colleghi che
sono ancora in servizio devono lottare continuamente anche per salvare il posto di
lavoro, perché se non c’è un numero sufficiente vengono trasferiti, trasferiti significa
100 chilometri, 200 chilometri, 300 chilometri. E questo non è giusto.
Quindi la conoscenza della lingua materna è importante per i nostri figli, sia per un
futuro rientro ma anche per loro, per trovare un lavoro qui sul posto, perché qui ci
sono molte banche che chiedono, chiedono la lingua italiana. E infatti molti degli
alunni lavorano qui in una banca, molti degli alunni sono inseriti nel mondo del
lavoro grazie anche alla conoscenza della lingua italiana. Molti degli alunni, ex
alunni, sono diventati delle persone importanti anche in Italia, perché si sono
trasferiti in Italia e hanno portato anche l’esperienza tedesca. Quindi noi dobbiamo
guardare verso l’Europa, l’Europa significa anche totale conoscenza anche della
lingua materna, non solo assimilazione. L’Europa è come un treno con tanti vagoni,,
noi siamo nel vagone tedesco, però ci vuole sempre una porta aperta verso il vagone
italiano. Devono essere i nostri figli a decidere domani dove vogliono sistemarsi, e
noi, i genitori dobbiamo dare questa possibilità. Perciò chiedo all’Onorevole, che cosa
ha intenzione di fare il nostro governo per permettere ai nostri figli a studiare,
imparare la lingua italiana? Questo è tutto. Grazie.
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Tagung über die Richtlinie 77/486/EWG
rung als Lehrer in den Kursen. Ich heiße Talarico, komme aus Kalabrien und war von 1970
bis 2007 Lehrer in den vom Land Hessen organisierten Kursen für muttersprachlichen
Unterricht. Der Unterricht der Muttersprache – diese Überlegung hat auch etwas mit
meiner Erfahrung zu tun – hat eine wichtige Rolle gespielt, denn erstens hat er vielen
von unseren Schülern ermöglicht, sich bei Ihrer Rückkehr nach Italien wiedereinzugliedern, sich wieder in das schulische, soziale und familiäre Umfeld des Herkunftsgebiets zu integrieren. Er hat es vielen von unseren Schülern ermöglicht, sich in die
deutschen Schulen mit ihren Lehrplänen zu integrieren, und auch dank der Note im Fach
Italienisch haben viele von unseren Kindern einen Arbeitsplatz gefunden. Außerdem –
meiner Meinung nach, und auch wieder nur aus meiner Erfahrung gesprochen – hat der
Italienischunterricht eine wichtige Rolle gespielt, weil er unseren Kindern einen kulturellen Horizont eröffnet hat. Er hat in ihnen ein europäisches Bewusstsein, eine europäische Identität entwickelt. Wie auch immer, die Auslegung der neuen Regelung bedeutet das Ende dieses Unterrichts, da keine ausländischen Lehrer mehr eingestellt werden,
pensionierte Lehrer – mein Fall – nicht mehr ersetzt werden und so der Wert der Note
im Sprachunterricht beseitigt wird. Der Wert dieser Note war hier entscheidend in den
Schulkonferenzen; er hat dem Klassenlehrer, dem Lehrer der Muttersprache, ermöglicht,
die Hand zu heben, das Wort zu ergreifen, teilzunehmen; und viele Male – auch dank
der guten Italienischnote – hatten die Kinder die Möglichkeit, einen Mangel in einer anderen Sprache damit auszugleichen, in die nächst höhere Klasse aufzusteigen. Die Note in
der Muttersprache war auch einer der Anreize, um einen anderen Kurs zu besuchen, die
eigenen Kenntnisse zu erweitern. Jetzt, wo all das klar ist, wenn man diesen Anreiz
wegnimmt, werden diese Kurse verschwinden; die Kollegen – es tut mir Leid, dies zu sagen
– die armen Kollegen, die noch immer im Dienst sind, müssen fortwährend kämpfen, auch
zur Sicherung des Arbeitsplatzes, denn wenn es keine ausreichende Anzahl mehr gibt,
werden sie versetzt. Versetzt bedeutet 100 km, 200 km, 300 km.
Und das ist nicht gerecht. Denn die Kenntnis der Muttersprache ist für unsere Kinder
wichtig, sowohl für eine eventuelle zukünftige Rückkehr, aber auch für sie selbst, um
eine Arbeit hier zu finden, denn es gibt hier viele Banken, die italienische Sprachkenntnisse verlangen. Und in der Tat arbeiten viele der Schüler hier in einer Bank, viele
der Schüler sind auch dank ihrer Italienischkenntnisse in die Arbeitswelt eingegliedert.
Viele der Schüler, der ehemaligen Schüler, sind auch in Italien wichtige Persönlichkeiten geworden, denn sie sind nach Italien gezogen und haben auch die Erfahrungen
aus Deutschland mitgebracht. Deshalb müssen wir unseren Blick auf Europa richten; Europa bedeutet auch die perfekte Kenntnis auch der Muttersprache, nicht nur Assimilation. Europa ist wie ein Zug mit vielen Waggons, wir sind im deutschen Waggon, aber wir
brauchen immer eine offene Tür zum italienischen Waggon. Es müssen unsere Kinder
sein, die entscheiden, wo sie sich niederlassen wollen; und wir, die Eltern, müssen ihnen
diese Möglichkeit geben. Deshalb frage ich den Abgeordneten, was beabsichtigt unsere Regierung zu tun, um es unseren Kindern zu ermöglichen, die italienische Sprache zu
lernen? Das ist alles. Danke.
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Convegno sulla Direttiva CEE n. 486/77
Baranelli: Allora, io mi chiamo Baranelli, vengo da Groß Gerau, presedio il circolo di
famiglie, membro del Com.It.Es, impegnato nella SPD a Groß Gerau. In passato io ero
del parere che la lingua madre era fondamentale, ho fatto raccolta di film ecc. Ma
mi chiedo, la lingua madre, inserita come abbiamo noi il modello nella testa è ancora
attuale nel mondo che cammina oggi? Serve la lingua madre veramente come
supporto culturale, serve come supporto culturale per la formazione dell’identità di
un ragazzo?
Queste sono le prime due domande. Poi, secondo, io entro nei forum dei giovani
italiani qua in Germania, nessuno di questi ragazzi parla l’italiano, allora i dialoghi tutti
in tedesco, a parte qualche frase. Basta entrarci, sono figli di seconda, terza generazione,
di quarta generazione. Quindi, non lo so, c’è da rivedere qualche cosa o non c’è da
rivedere qualche cosa, oppure facciamo la fine? Qualcuno ha parlato degli albanesi
in Italia, se noi vogliamo parlare a quel livello là. In Germania se vogliamo inserire un
certo livello dobbiamo conoscere il tedesco al primo posto. E prima del tedesco
bisogna conoscere l’inglese. 16% dei posti di lavoro nel Rhein-Main sono nell’ambiente
della ricerca. Io ho la fortuna di lavorarci dentro. Lì non si parla né italiano né
spagnolo, e il tedesco si parla così così. La si parla l’inglese. I documenti tutti in
inglese.
Adesso con le delegazioni della Cina, del Giappone, della Corea, si parla l’inglese, la
si parla solo, esclusivamente in inglese. Le conferenze sono tutte in inglese, le
domande sono in inglese. Mi chiedo allora, se la lingua madre serve per il nostro
supporto culturale ma non nella forma che abbiamo avuto fino ad adesso – ok. Cioè,
l’evoluzione, cosa portiamo avanti nel terzo millennio? Per me è la direzione, bisogna
guardare cosa succede per i prossimi quindic’anni, vent’anni? L’identità oggi dei
ragazzi italiani è la stessa di quelli venuti vent’anni fa? La famiglia italiana di oggi,
le nostre giovane famiglie di seconda, terza e quarta generazione, è la stessa famiglia
di quando siamo arrivati noi in Germania trenta, quarant’anni fa? I ragazzi italiani
sono tutti insieme con le ragazze tedesche o con le ragazze spagnole, con le coppie
turche. È la stessa identità culturale, se la lingua madre è qualche tipo di lingua
madre, è italiana, è turca, è inglese, è francese, qual’è? Cioè io vorrei guardare oltre.
Grazie.
Tiziana Lida: Mi chiamo Tiziana Lida e sono membro di Bilis l’associazione promotrice
delle scuole bilingue, ma anche in altre associazioni, come il centro sardo. Sono
abbastanza attiva anche nel settore scolastico, a base volontaria come madre, ma
anche come tipica rappresentante degli immigrati della seconda generazione. Trovo
interessante quello che dice Baranelli, ma io penso che questa sia un’altra discussione,
l’inglese. Qui parliamo di tutta un’altra cosa. Penso che l’inglese sia sempre visto
come importante nel settore commerciale, nel successo nel lavoro, ma qui per la
madrelingua è tutt’altra discussione. Qui parliamo dell’identità culturale, se ci manca
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Tagung über die Richtlinie 77/486/EWG
Baranelli: Ja, ich heiße Baranelli, ich komme aus Groß Gerau, bin Vorsitzender des „Circolo di famiglie“, Mitglied des Com.It.Es und engagiere mich bei der SPD in Groß Gerau.
In der Vergangenheit war ich der Meinung, dass die Muttersprache etwas Grundlegendes ist, habe Filme gesammelt usw. Aber ich frage mich, ob die Muttersprache mit
dem Modell, das wir im Kopf haben, in der heutigen Welt noch aktuell ist? Braucht
man die Muttersprache wirklich als kulturellen Unterbau, brauchen wir sie als kulturellen
Unterbau für die Identitätsbildung eines Kindes? Das sind die ersten beiden Fragen.
Dann, als nächstes: Ich gehe in Foren von jungen Italienern hier in Deutschland; von diesen Jugendlichen spricht keiner Italienisch, die Dialoge sind also auf Deutsch, einige
wenige Sätze ausgenommen. Es reicht, dort einmal hineinzuschauen, es sind Kinder
der zweiten, dritten Generation, der vierten Generation. Deshalb, ich weiß es nicht,
sollte man da etwas überdenken, oder gibt es da nichts zu überdenken, und machen wir
damit Schluss? Jemand hat die Albaner in Italien erwähnt, ob wir auf diesem Niveau sprechen wollen. Wenn wir in Deutschland ein gewisses Niveau haben möchten, müssen wir
in erster Linie Deutsch beherrschen. Und noch vor der deutschen Sprache sollte man Englisch können. Im Rhein-Main-Gebiet entfallen 16 Prozent der Arbeitsplätze auf das
Gebiet der Forschung. Ich habe das Glück, dort zu arbeiten. Dort spricht man weder Italienisch noch Spanisch, und Deutsch spricht man so mittelmäßig. Dort spricht man
Englisch. Die Schriftstücke sind auf Englisch verfasst. Mit den Delegationen aus China,
aus Japan, aus Korea wird Englisch gesprochen, man spricht dort ausschließlich Englisch.
Die Konferenzen werden alle auf Englisch geführt, die Fragen werden auf Englisch
gestellt. Ich frage mich also, ob die Muttersprache für unseren kulturellen Unterbau erforderlich ist, aber nicht in der Form, die wir bis jetzt hatten – ja. Also, die Evolution, was
können wir im dritten Jahrtausend voranbringen? Für mich ist es die Richtung; man muss
schauen, was in den nächsten fünfzehn, zwanzig Jahren passiert. Ist die Identität der Kinder von heute die gleiche wie die Identität derer, die vor zwanzig Jahren hierher gekommen sind? Ist die italienische Familie von heute – unsere jungen Familien der zweiten,
dritten oder vierten Generation – ist sie die gleiche Familie wie zu der Zeit, als wir vor
dreißig, vierzig Jahren in Deutschland angekommen sind? Die italienischen Jungen sind
alle mit deutschen Mädchen oder spanischen Mädchen zusammen, mit türkischen Pärchen. Ist es dieselbe kulturelle Identität, wenn die Muttersprache irgendeine Art von Muttersprache ist, wenn sie Italienisch ist, Türkisch, Englisch, Französisch ist – welche ist sie?
Also, ich möchte da etwas weiter blicken. Danke.
Tiziana Lida: Ich heiße Tiziana Lida und bin Mitglied von Bilis, dem Verein zur Förderung
zweisprachiger Schulen, aber auch von anderen Gesellschaften wie dem Centro Sardo. Ich
bin sehr aktiv im schulischen Bereich, als Mutter auf freiwilliger Basis, aber auch als typische Vertreterin der Einwanderer der zweiten Generation. Ich finde es interessant, was Baranelli sagt, aber ich denke, dass das mit der englischen Sprache ein anderes Thema ist.
Hier sprechen wir über etwas ganz anderes. Ich denke, dass die englische Sprache für
den Wirtschaftsbereich immer als sehr wichtig erachtet wird, für den beruflichen Erfolg;
aber hier haben wir eine ganz andere Diskussion über die Muttersprache. Hier sprechen
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Convegno sulla Direttiva CEE n. 486/77
questa, io non so se Lei ha avuto le stesse esperienze, se sa cosa significa parlare la
madrelingua. Ci sono degli studi scientifici molto interessanti, ma si può parlare di una
cosa del genere solo se si sa; sapere cosa significa l’esperienza di crescere bilingue. Io
ho avuto questa esperienza, parlo anche l’inglese, ma solo per mia scelta di parlare
inglese. Ma non c’entra niente con la madrelingua. Si deve sviluppare prima quello che
si ha. Io lo chiamo sempre „sacchetto“, i bambini hanno un sacchetto che è pieno di
quelle cose che gli hanno dato e nutrito i genitori, e infine si deve sviluppare quello,
ma contemporaneamente con altre cose. Chi deve prendere decisioni deve sapere
cosa significa entrare nelle famiglie e cosa significa sviluppare la lingua. E’ importante
farlo contemporaneamente.
Ci sono degli studi molto interessanti che dimostrano che c’è una differenza se un
bambino viene in Germania, io parlo della prima generazione, se viene a sei anni, un
bambino, o se viene a dieci anni, e ha sviluppato già la propria madrelingua. E’ una
differenza molto grande. Questo è solo un esempio, se un insegnante o i politici che
prendono certe decisioni non conoscono queste esperienze, non hanno questo sapere,
è molto difficile prendere delle decisioni. Comunque volevo solo dire che questo è tutta
un’altra discussione. L’inglese o come negli Stati Uniti lo spagnolo come seconda
lingua si sta sviluppando abbastanza bene, ma è tutto dal punto di vista commerciale
e il successo di vendita, a fare degli affari. Questo è tutta un’altra discussione. E io trovo
molto importante di separare queste discussioni. Qui parliamo della madrelingua, e
questo si deve anche rispettare. Va bene, grazie.
Konstantinus Kostasiatridis: Il mio nome è Konstantinus Kostasiatridis; credo di
essere qui l´unico greco. Sono contento di essere qui e, quale ex insegnante in Assia,
ora in pensione, ricordo che qui l´insegnamento della lingua materna era una parte
molto importante nell´educazione del bambino. Ed è un peccato che non ci sia più e
mi domando: quando è pensabile che l´insegnamento della lingua materna possa
diventare nuovamente parte del sistema scolastico in Assia? Dunque è questa la mia
domanda. Peccato, ma come insegnante mi ricordo che noi, insegnanti stranieri nel
sistema scolastico tedesco, avevamo la possibilità di stare insieme, non solo noi
insegnanti, ma anche i nostri bambini, italiani, greci, tedeschi, turchi, bambini di
diverse nazioni. Avevamo la possibilità di partecipare a diverse manifestazioni, di
organizzarle. Ritengo molto importante aver partecipato a questa riunione e di aver
potuto esprimere questi pensieri. Grazie.
Sabina Bianchetti: Sarò breve. Buongiorno, Sabina Bianchetti, sono anch’io insegnante,
voglio soltanto fare una breve precisazione, penso che non sia stata fatto abbastanza
il punto su questo, perché lo vedo purtroppo ogni giorno. E lo dico sempre ai genitori
da anni ormai, ma con poco riscontro, e cioè prima di avere dei risultati concreti
bisogna sensibilizzare i genitori. Se il genitore mi viene a scuola, mi porta il bambino
e gli parla in dialetto in tedesco. E lo lascia un libro per un ora, un’ora e mezza. Lo
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Tagung über die Richtlinie 77/486/EWG
wir über die kulturelle Identität, ob uns diese fehlt. Ich weiß nicht, ob Sie die gleichen Erfahrungen gemacht haben, was es heißt, die Muttersprache zu sprechen. Es gibt sehr interessante wissenschaftliche Studien, aber man kann nur über so etwas sprechen, wenn man
es auch kennt; ich kann diese Erfahrung vorweisen, was es bedeutet, mit zwei Sprachen
aufzuwachsen. Ich habe diese Erfahrung gemacht, ich spreche auch Englisch, aber nur, weil
es meine Wahl ist, Englisch zu sprechen. Aber das hat nichts mit der Muttersprache zu tun.
Man muss zuerst das weiterentwickeln, was man schon hat. Ich nenne das immer „sacchetto“, „Päckchen“; die Kinder haben ein „Päckchen“, das voll ist mit den Dingen, die ihnen
die Eltern mitgegeben haben, und letzten Endes muss man dies weiterentwickeln, aber
gleichzeitig mit anderen Dingen. Wer Entscheidungen treffen soll, muss wissen, was es
bedeutet, in die Familien hineinzugehen, und was es bedeutet, die Sprache weiterzuentwickeln. Es ist wichtig, das gleichzeitig zu machen. Und es gibt sehr interessante Studien
darüber, dass es einen Unterschied gibt, ob ein Kind – ich spreche von der ersten Generation – mit sechs Jahren kommt, oder ob es mit zehn Jahren kommt und schon die eigene Muttersprache entwickelt hat. Das ist ein sehr großer Unterschied. Dies ist nur ein
Beispiel; wenn ein Lehrer oder die Politiker, die bestimmte Entscheidungen treffen, diese
Erfahrungen nicht kennen, dieses Wissen, dann ist es sehr schwer, Entscheidungen zu
treffen. Wie auch immer, ich wollte nur sagen, dass das ein ganz anderes Thema ist. Englisch oder, wie in den Vereinigten Staaten, Spanisch als Zweitsprache entwickeln sich sehr
gut, aber es geht dabei nur um den wirtschaftlichen Gesichtspunkt, um den Verkaufserfolg von Produkten und um Geschäfte. Das ist alles ein anderes Thema. Und ich finde es
sehr wichtig, diese Themen zu trennen. Hier sprechen wir von der Muttersprache, und
das muss man auch respektieren. Gut, danke.
Konstantinus Kostasiatridis: Mein Name ist Konstantinus Kostasiatridis, ich glaube,
dass ich der einzige Grieche hier bin. Ich bin sehr froh, dass ich heute hier bin, und als
ehemaliger Lehrer in Hessen – ich bin jetzt Rentner – meine ich, dass der muttersprachliche Unterricht ein sehr wichtiger Teil der Erziehung des Kindes hier war. Und schade, dass es nicht mehr da ist, und ich frage mich, wann ist es möglich, dass der Unterricht noch mal als Teil des Schulsystems hier in Hessen sein kann? Also, das ist meine Frage.
Schade, aber als Lehrer erinnere ich mich, dass wir ausländischen Lehrerinnen und Lehrer im deutschen Schulsystem die Möglichkeit hatten, zusammen zu sein, nicht nur wir
als Lehrer, sondern auch unsere Kinder, italienische, griechische, deutsche, türkische
Kinder von verschiedenen Nationen. Wir hatten die Möglichkeit, an mehreren Veranstaltungen teilzunehmen und sie zu organisieren. Und ich finde das sehr wichtig, dass
ich heute an dieser Veranstaltung teilgenommen habe, und diesen Gedanken Ausdruck
verleihen zu können. Dankeschön.
Sabina Bianchetti: Ich werde es kurz machen: Sabina Bianchetti, ich bin auch Lehrerin. Ich möchte nur eine kurze Präzisierung abgeben, ich denke, dass dies noch nicht ausreichend aufgezeigt wurde, denn ich sehe es leider jeden Tag. Und ich sage es den
Eltern jetzt schon seit Jahren, aber mit wenig Resonanz, und zwar: Bevor man konkre-
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Convegno sulla Direttiva CEE n. 486/77
prende poi via per riportare. „Mach schnell!“, „Pack ein!“, „Wir gehen jetzt!“. Dico
sempre a lui, ma che me lo porti a fare? Perché me lo porti, a che pro? Il bambino un
giorno dirà: io sono qui a fare che cosa? Chi è questa signora? A che serve che io sia
qui? Quindi per me… io dico sempre a loro: siete voi i primi insegnanti, i primi maestri.
Se non parte da voi, io posso fare ben poco, che ci sia un’ora, che ci sia tre ore. Quindi
io penso che è anche un problema di fondo se questo... almeno per i nostri genitori
italiani. Non so per quanto riguarda i genitori turchi e altri, penso che... però io non
mi ricordo di aver mai sentito un genitore turco parlare in tedesco dialetto a un
bambino non mi è mai capitato. Perché loro hanno ovviamente un altro valore della
madrelingua. E lo si riscontra anche nei bambini. Che poi tra loro parlano tedesco,
adesso è un'altra cosa è anche giusto così se vogliamo. Quindi penso che sia un fattore
anche che riguardi i genitori. Se non parte da loro, prima, terza, quinta generazione.
Penso che se non risolva, non si trovi anche veramente il bando della matassa. Questo
è tutto, grazie.
Risposte dalla platea
Wiedemann: Inizio a rispondere alla domanda del Dottor Scigliano sul valore della
Direttiva. Come ho già detto, la Direttiva non dà un diritto azionabile e rivendicabile,
questo è certo. Dà solo – come diciamo noi giuristi – un obbligo obiettivo. Ma un
obbligo obiettivo è comunque meglio di niente. È almeno, in un certo senso lato, un
argomento politico. Perché quando si tratta con le autorità tedesche comunque si può
invocare la Direttiva, si parla dal punto di vista di quello che sta nel diritto. Le autorità
tedesche devono giustificarsi e spiegare perché i loro modelli siano adeguati alla
Direttiva. Se non ci fosse la Direttiva, l’onere di giustificarsi, sarebbe inverso. Gli
italiani dovrebbero giustificarsi di più perché vogliono l’insegnamento; così almeno
possono dire, che la Direttiva prevede l’insegnamento; autorità tedesca, perché non
adempiano agli obblighi? Questa sarebbe la mia risposta al Dottor Scigliano.
Poi vorrei dire brevemente qualcosa sulle parole della Dottoressa Liguori Pace, per
quanto riguarda la Kultusministerkonferenz. Al mio avviso è un organo di coordinazione,
anche un luogo di compromesso tra i diversi Länder con le loro diverse politiche, ma
sicuramente non è un organo di legislazione o un organo di decisione.
E alla fine mi siano permessi due annotazioni personali: da prima, quando io vado in
ristoranti italiani molto spesso mi capita che ritrovo degli errori ortografici, e mi fa
molto pena vedere questi errori ortografici. Da persona sensibile - non volendo fare il
tedesco quadrato, non dico niente. Comunque, se io vedo l’insalata caprese con due S,
„l’insalata capresse“, mi fa un po’ pena. Poi una seconda annotazione: personalmente
ho fatto l’Erasmus, ho studiato un anno a Genova. A Genova ho conosciuto delle persone
che facevano la cosiddetta Scuola Germanica, che è una scuola che lo stato tedesco
66
Tagung über die Richtlinie 77/486/EWG
te Resultate erhält, muss man die Eltern sensibilisieren. Wenn ein Elternteil zu mir in die
Schule kommt, bringt er mir das Kind und spricht mit ihm in deutschem Dialekt. Und
er lässt ihm ein Buch für eine oder anderthalb Stunden da. Dann holt er sein Kind wieder ab. „Mach schnell!“, „Pack ein!“, „Wir gehen jetzt!“. Ich sage dann immer, warum bringen Sie mir das Kind? Wozu, zu welchem Zweck? Das Kind wird eines Tages sagen:
Warum bin ich überhaupt hier? Wer ist diese Frau? Was hat das für einen Sinn, dass ich
hier bin? Deshalb sage ich ihnen immer: Ihr seid die ersten Lehrer. Wenn es nicht von
Euch ausgeht, kann ich nur wenig tun, ob das Kind jetzt eine Stunde hier ist oder drei.
Deshalb denke ich, dass es auch ein grundlegendes Problem ist, auch für unsere italienischen Eltern. Ich weiß nicht, wie das bei den türkischen und anderen Eltern ist, aber
ich kann mich nicht erinnern, dass ich jemals türkische Eltern gehört habe, die mit dem
Kind in deutschem Dialekt gesprochen haben. Das ist mir noch nie untergekommen. Denn
sie messen der Muttersprache offensichtlich einen anderen Wert bei. Und das macht sich
auch bei den Kindern bemerkbar. Sie sprechen dann untereinander deutsch; das ist
jetzt ein anderes Thema, und es ist auch richtig so, wenn wir wollen. Deshalb denke ich,
dass das ein Faktor ist, der auch die Eltern betrifft. Wenn es nicht von ihnen ausgeht,
die erste, dritte, fünfte Generation. Ich denke, wenn man das nicht löst, findet man
auch keinen Weg, die Sache am richtigen Ende anzugehen. Das ist alles. Danke.
Antworten der Referenten
Wiedemann: Zuerst möchte ich auf die Frage von Dott. Scigliano nach dem Wert der
Richtlinie antworten. Wie ich bereits in meinem Vortrag ausgeführt habe, beinhaltet die
Richtlinie kein einklagbares subjektives Recht - soviel ist sicher. Es handelt sich - wie wir
Juristen sagen - nur um objektives Recht. Aber eine objektivrechtliche Verpflichtung der
Länder ist jedenfalls besser als nichts. Es handelt sich in einem gewissen weiten Sinne
auch um ein politisches Argument. Denn im Kontakt mit den deutschen Schulbehörden
können sich die Migranten so jedenfalls auf die Richtlinie berufen, sie sprechen aus
der Position desjenigen, der im Recht steht. Die deutschen Behörden müssen sich rechtfertigen und erklären, weshalb ihre Modelle den Anforderungen der Richtlinie gerecht
werden. Wenn es keine Richtlinie gäbe, wäre die Beweislast umgekehrt. Die Italiener müssten sich rechtfertigen, weshalb sie den muttersprachlichen Unterricht wünschen. So können sie sich wenigstens darauf berufen, dass die Richtlinie den muttersprachlichen
Unterricht vorsieht und den deutschen Behörden die Frage stellen, weshalb sie ihren Verpflichtungen nicht nachkommen. Soviel zur Frage von Dott. Scigliano.
Anschließend möchte ich auf die Ausführungen von Frau Dott.ssa Liguori Pace zur Kultusministerkonferenz eingehen. Meiner Ansicht nach ist die Kultusministerkonferenz ein
Koordininationsgremium und ein Ort, an dem Kompromisse zwischen den verschiedenen Bundesländern mit ihrer je eigenen Schulpolitik erzielt werden; sicherlich ist die KMK
aber kein Gesetzgebungsorgan und kein Organ, in dem unmittelbar entschieden wird.
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Convegno sulla Direttiva CEE n. 486/77
mantiene là a Genova. Genova, essenzialmente, la Scuola Germanica è la scuola dell’elite
della città.
E ultimamente, quanto valore può avere la conoscenza dell’italiano nel mondo della
globalizzazione? Secondo me il valore può proprio stare nel fatto che una persona che
è perfettamente bilingue, in italiano e tedesco, può svolgere un ruolo di cerniera nei
rapporti economici perché capisce sia la mentalità tedesca sia quella italiana. E poi sa
proprio fare gli affari proprio anche con l’Italia, che è un paese industriale con cui la
Germania mantiene importanti rapporti economici.
Annegrit Kleinschnieder: Sì, per quanto riguarda la situazione in Schleswig-Holstein,
Mecklenburg-Vorpommern e anche Bassa Sassonia, posso solamente dire: naturalmente
è un problema, se la popolazione italiana non è addensata in un territorio ristretto.
Ma che gli italiani debbano pagare per un corso di italiano di lingua materna è per
me, innanzitutto una cosa nuova, ed inoltre, come riportato dal sig. Wiedemann, non
conforme alla Direttiva.
Dico quindi chiaramente che ciò non può esistere. In merito al tema se „abbiamo
bisogno ancora della lingua materna come sinora“, desidero considerare un altro
aspetto rispetto a quelli già menzionati. E cioè una riflessione che prende le mosse dalla
psicologia e dalla teoria dell´apprendimento.. L´apprendimento, in particolare da
parte dei bambini, non è possibile senza una buona base, una buona base di fiducia
nel rapporto, nel rapporto personale. Ed è per questo che, tra le altre molte cose che
abbiamo citato, la lingua materna è irrinunciabile. Tanto per esemplificare il concetto,
non conosco madri di altri paesi, che vivono da noi, e che pregano con il loro figlio
in tedesco, che cantano in tedesco, o che consolano in tedesco il proprio figlio quando
è triste, e questo prosegue anche in tutto l´apprendimento scolastico. Se i rapporti non
funzionano, non funziona nemmeno l´apprendimento, e i rapporti sono molto
condizionati dalla lingua. Possiamo quindi inserire anche questo aspetto nel votum
per l´insegnamento in lingua materna.
In merito al comportamento contraddittorio della sig.ra Wolf, quando era Presidentessa
della KMK: non è un miracolo che il rapporto migratorio 2006 contenga un votum
veramente importante per l´insegnamento in lingua materna, ho scritto questa relazione
con colleghe e colleghi nel nostro gruppo di lavoro. Ciò significa che là si trovano gli
esperti con rilevanza pedagogica e culturale. Io posso solo dire che mi prodigherò
intensivamente, come sto facendo da 16 anni, per mantenere e proseguire
l´insegnamento della lingua materna sia all´interno della Conferenza dei Ministri della
Cultura, che nel mio Land. Per la Renania Palatinato il problema non si pone. Grazie.
Dott. Giuseppe Scigliano: Rispondo brevemente a proposito del pagamento dei corsi
di lingua materna di cui si parlava.
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Tagung über die Richtlinie 77/486/EWG
Schließlich seien mir zwei persönliche Bemerkungen erlaubt. Wenn ich ein italienisches
Restaurant in Deutschland besuche, entdecke ich häufig orthographische Fehler in der Speisekarte. Mich schmerzt es sehr, diese Rechtschreibfehler zu entdecken. Um nicht als besserwisserischer Deutscher zu gelten, sage ich nichts. Aber wenn ich die insalata caprese
mit zwei „s“ als „insalata capresse“ entdecke, tut mir das etwas leid. Eine zweite Bemerkung: Ich habe im Rahmen des Erasmusprogramms ein Jahr an der Universität Genua
studiert. Dort habe ich viele Personen kennengelernt, die in dieser Stadt die sogenannte
„Deutsche Schule“ besucht haben, eine Schule, die der deutsche Staat dort in Genua
betreibt. Dort in Genua ist die Deutsche Schule die Schule der Eliten dieser Stadt.
Und zum Schluss zur Frage, wie viel Wert die Beherrschung der italienischen Sprache
in einer globalisierten Welt haben kann. Meiner Meinung nach, kann der Wert darin liegen, dass jemand, der Italienisch und Deutsch perfekt spricht, also vollkommen zweisprachig ist, in den Wirtschaftsbeziehungen die Rolle eines Verbindungsgliedes spielen
kann, weil er sowohl die deutsche wie die italienische Mentalität versteht. Er kann
Geschäfte machen, gerade auch mit Italien, das eine Industrienation ist, mit der Deutschland wichtige wirtschaftliche Beziehungen hat.
Annegret Kleinschnieder: Ja, zu den Verhältnissen in Schleswig-Holstein, Mecklenburg-Vorpommern und auch Niedersachsen kann ich nur sagen: Natürlich ist es ein Problem, wenn
die italienische Population weit verstreut ist. Aber dass Eltern für einen Italienischkurs der
Muttersprache bezahlen müssen, ist mir a) neu und b) ist es, wie Herr Wiedemann ausgeführt hat, auch nicht richtlinienkonform, ich sage daher eindeutig: Das kann so nicht sein.
Zu dem Thema „Brauchen wir die Muttersprache noch wie bisher?“ möchte ich noch einen
Aspekt neben denen, die schon alle genannt wurden, einbringen. Und zwar eine Überlegung
aus der Lernpsychologie und der Lerntheorie. Lernen, insbesondere von Kindern, ist nicht
möglich ohne eine gute Basis, einer guten Vertrauensbasis in der Beziehung, von personaler
Beziehung. Und deshalb ist unter anderem, also unter den vielen anderen Dingen, die wir
ja alle schon genannt haben, die Muttersprache unverzichtbar. Ich kenne keine Mutter
eines anderen Landes, die bei uns lebt, die mit ihrem Kind auf Deutsch betet, auf Deutsch
singt oder es tröstet, wenn es traurig ist, um das nur ganz einfach zu erklären, und das setzt
sich fort in allem schulischen Lernen. Wenn die Beziehungsebene nicht stimmt, kann Lernen nicht gelingen, und die Beziehungsebene ist ganz intensiv geprägt von Sprache. Also
diesen Aspekt können wir auch einbringen in das Votum für den muttersprachlichen Unterricht. Zu der Gegensätzlichkeit des Handelns von Frau Wolf, als sie Präsidentin der KMK war:
Es ist kein Wunder, dass im Zuwanderungsbericht 2006 ein wirklich dickes Votum für den
Muttersprachenunterricht enthalten ist, denn diesen Zuwanderungsbericht habe ich mit meinen Kolleginnen und Kollegen in unserer Arbeitsgruppe geschrieben. Das heißt, fachpädagogisch und bildungsrelevant sitzen dort die Fachleute.Ich kann nur sagen, ich werde
mich weiterhin intensiv, so wie ich das in den letzten 16 Jahren getan habe, sowohl auf der
Ebene der Kultusministerkonferenz, auf der Fachebene, als auch in meinem Bundesland für
den Erhalt und die Weiterführung des Muttersprachenunterrichts einsetzen. Das ist keine
Frage für Rheinland-Pfalz. Danke.
69
Convegno sulla Direttiva CEE n. 486/77
Quando lo Stato si ritira da uno dei suoi compiti principali, il più delle volte entrano
in ballo i privati. In Germania come altrove la situazione è stata creata dallo Stato
italiano perché voleva evitare di utilizzare personale di ruolo che sarebbe costato
tantissimo. Sono stati creati così i COASSCIT che con il tempo sono diventati quasi
tutti Enti Gestori. Non so se Lei li conosce! Io molti anni fa ero Presidente del
COASSCIT di Hannover e posso portare la mia esperienza personale. In Bassa Sassonia
i fondi non venivano e non vengono spesi per la lingua materna perché questa era
di competenza della Regione. C’erano però corsi di sostegno e di recupero. Fino a
quando questi erano gratuiti, i ragazzi frequentavano irregolarmente i corsi. Per far
crescere l’interesse, ricordo che venne deciso di far pagare una piccola quota. Ripeto
una piccola quota e non i costi del corso. Oltretutto faccio notare che lo Stato non
finanziava e non finanzia tuttora l’intervento ma dava e dà solo un contributo.
Quindi mi preme far notare che i corsi sono privati e che gli enti Gestori devono
avere anche una parte di capitale per poter fare richiesta e quindi accedere ai
contributi previsti dalla legge.
On. Franco Narducci: La Signora Kleinschnieder ha espresso molto bene cosa vuol
dire il legame con la lingua materna. Questo lo dico al collega connazionale Baranelli.
Io credo che ognuno nel codice genetico, nel proprio DNA, ha un legame con la
propria identità. Evidentemente oggi noi dobbiamo fare di tutto perché si parli di
identità culturale, non di identità nazionalista, che per tanti anni in nome dell’identità
ha insanguinato tantissime nazioni. Allora è certo però che molti studi dicono che da
un punto di valoriale l’identità linguistica è fondamentale. Ora andare oltre, ma vede,
andare oltre ci pensa il tempo, le generazioni che passano. Così è stato per gli italiani
in Argentina, però è straordinario che oggi in Argentina dopo un secolo, quasi un
secolo e mezzo, ci sia ancora tanta gente che vuole imparare la lingua italiana. Noi
abbiamo soltanto nei corsi di lingua e cultura italiana nel mondo oltre 65.000
frequentanti. Per il 2009 la Francia investirà qualcosa come 700 milioni di Euro, 600
se ricordo bene come Alliance français per la promozione della lingua francese nel
mondo. La Germania con il Goethe-Institut credo che investirà qualcosa come 380
milioni di Euro. La piccola Olanda investa qualcosa come 40 millioni di Euro. Purtroppo
la grande Italia, che fa parte del G8, investirà la metà di quello che ha investito nel
2008. L’investimento viene effettuato dai così detti enti gestori, perché noi abbiamo
questa realtà molto complessa.
Noi abbiamo appunto, la lingua materna come in Germania insegnata attraverso la
Direttiva, abbiamo i corsi consolari che il Dottor Wiedemann ha anche illustrato, cioè
l’intervento diretto dallo Stato italiano anche in Germania, in Svizzera praticamente
paga tutto lo Stato italiano, e ci sono 16.000 ragazzi in età scolare che frequentano
i corsi. La Svizzera è un paese piccolo, non è grande come la Germania. E abbiamo
insomma 65.000 persone che frequentano questi corsi con il sistema insegnanti cioè
gestiti direttamente dal ministero di affari esteri attraverso la direzione generale per
70
Tagung über die Richtlinie 77/486/EWG
Dr. Giuseppe Scigliano: Ich antworte kurz bezüglich der Finanzierung der muttersprachlichen Kurse, von denen gesprochen wurde.
Wenn sich der Staat von einer seiner Hauptaufgaben zurückzieht, kommen in den meisten Fällen Private ins Spiel. In Deutschland, wie auch anderswo, ist der italienische Staat
für diese Situation verantwortlich. Er wollte den Einsatz von beamtetem Personal vermeiden,
da dies mit sehr hohen Kosten verbunden gewesen wäre. Deshalb wurden die COASSCIT
gegründet, die mit der Zeit fast alle ausführende Körperschaften (enti gestori) wurden. Ich
weiß nicht, ob Sie sie kennen! Ich war vor vielen Jahren Vorsitzender des COASSCIT von
Hannover und kann meine persönliche Erfahrung hier einbringen. In Niedersachsen kamen
die Geldmittel nicht, und es kommen keine Ausgaben für die Muttersprache, denn diese
lagen im Zuständigkeitsbereich des Landes. Es gab aber Nachhilfe- und Förderkurse.
Solange diese gratis waren, haben die Kinder sie unregelmäßig besucht. Um das Interesse daran zu erhöhen, erinnere ich mich, dass beschlossen wurde, einen kleinen Beitrag dafür
einzufordern. Ich wiederhole, einen kleinen Beitrag, und nicht die Kosten des Kurses.
Außerdem weise ich darauf hin, dass der Staat diese Kurse nicht finanziert hat und nach
wie vor nicht finanziert, sondern nur einen Anteil beisteuert. Deshalb liegt mir am Herzen, darauf hinzuweisen, dass die Kurse privat sind und die ausführenden Körperschaften
(enti gestori) auch selbst einen Teil des Kapitals haben müssen, um die vom Gesetz vorgesehenen Zuschüsse anzufordern und dann auch erhalten zu können.
On. Franco Narducci: Frau Kleinschnieder hat die Bedeutung der Muttersprache als Bindeglied sehr gut erklärt. Das sage ich meinem Landsmann Baranelli. Ich glaube, dass jeder
von uns in seinem genetischen Code, in seiner eigenen DNA, eine Verbindung mit der
eigenen Identität hat. Und es ist klar, dass wir heutzutage alles dafür tun müssen, damit
von kultureller Identität gesprochen wird und nicht von nationaler Identität, in deren
Namen es so viele Jahre blutige Kriege gab. Aber viele Studien belegen zweifelsfrei, dass
die sprachliche Identität als etwas Grundlegendes zu werten ist. Darüber hinaus zu gehen,
dafür wird der Lauf der Zeit sorgen, die künftigen Generationen. So war es auch bei den
Italienern in Argentinien, aber es ist außergewöhnlich, dass es heutzutage, nach einem Jahrhundert, ja beinahe anderthalb Jahrhunderten, noch immer so viele Leute gibt, die die italienische Sprache erlernen wollen. Wir haben allein in den Kursen für italienische Sprache und Kultur auf der ganzen Welt über 65.000 Teilnehmer. Für 2009 wird Frankreich um
die 700 Millionen Euro investieren, 600 – wenn ich mich recht erinnere – als Alliance
français für die Verbreitung der französischen Sprache in der Welt. Bei Deutschland mit
dem Goethe-Institut sind es, glaube ich, etwa 380 Millionen Euro. Die kleinen Niederlande investieren ungefähr 40 Millionen Euro. Leider wird das große Land Italien, das
Mitglied der G8 ist, nur die Hälfte des Betrages investieren, den es 2008 investiert hat. Die
Investition erfolgt über die sogenannten ausführenden Körperschaften (enti gestori)
(Übersetzung?), denn wir haben eine sehr komplexe Realität.
Wir haben gemäß der Richtlinie den muttersprachlichen Unterricht in Deutschland, wir
haben die Kurse des Konsulats, wie Herr Wiedemann schon erläutert hat; das heißt, die
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Convegno sulla Direttiva CEE n. 486/77
la promozione culturale, e enti gestori – enti gestori che esistevano prima del 1993
quando allora il ministro Andrea Atta decapitò il contingente degli insegnanti di
ruolo all’estero, quasi la metà, e fu, per dare la risposta, per non perdere la possibilità
dell’insegnamento della lingua italiana, si passò praticamente ad affidare ad enti
gestori con minori costi una parte dei corsi.
Ora, quindi guardare oltre ci pensano le generazioni che vengono, una dopo l’altra,
che questo legame si affievolisce, ma rimane sempre una di questo orgoglio
dell’identità culturale. È la prima volta che ho l’opportunità di parlare con Voi,
consentite mi per esempio di ricordare che negli Stati Uniti d’America, dove siamo
alle seste, alle settime generazioni, sono nati dei gruppi spontanei che si dicono
orgogliosi delle proprie radici italiane e che promuovono corsi di lingua italiana
autofinanziati per riappropriarsi di una parte della propria identità culturale. Questo
giustamente, come diceva la Dottoressa Kleinschnieder, non sta né nei codici della
politica né nelle leggi, sta nella nostra anima, sta nel nostro codice genetico,
probabilmente. Allora, però io vorrei anche sottolineare che l’italiano come lingua
ha un valore. La nostra offerta è la quarta al mondo. L’inglese, giustamente, come
ci faceva notare la signora, non è un concorrente, perché noi non possiamo concorrere
né con l’inglese né con altre lingue. Guardi cosa sta facendo la Spagna. L’istituto
Cervantes ha un budget di 60 milioni di Euro. Perché oggi – anche questo va detto
– le lingue è il patrimonio culturale del paese che le possiede. Accompagnano il
sistema economico. Lo accompagnano in questo mondo che è diventato così globale,
in cui praticamente tutto diventa interdipendente. E il fatto che in questo mondo
globale ci sia ancora un valore forte della lingua, della cultura probabilmente ci
salva cercando di mantenere ancora un carattere, un’identità. Allora, io credo che da
questo punto di vista occorrerebbe molto più professionalità, se ci sono spesso
lamentele – e ci sono state soprattutto in Germania sulla qualità, sulla capacità di
gestire questi processi.
Penso spesso, come sempre accade, che si esagera un poco, perché sicuramente ci
sono delle situazioni che non sono completamente soddisfacenti. Ma per dire delle cose
reali, la finanziaria 2009 del governo italiano, del ministro Tremonti, è una finanziaria,
come diceva Churchill, lacrime e sangue, e noi come comunità italiana all’estero
abbiamo dei tagli pesantissimi compreso quello del dimezzamento dei fonti per i
corsi di lingua e cultura italiana è proprio una taglia secco del 50%. La cosa drammatica
che noi abbiamo cercato di spiegare in tutte le salse, sapete che ci sono state proteste,
e non politiche o partitiche. Donne con i propri figli, famiglie che sono andate a
protestare davanti ai consolati in Svizzera, hanno occupato il consolato di Basilea,
hanno accolto il governo al grido di „vergogna vergogna“ perché soprattutto in un
paese che confine con l’Italia, che ha l’italiano come lingua nazionale, questo
arretramento dello Stato italiano viene vissuto veramente con molta molta sofferenza,
con molto dolore.
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Tagung über die Richtlinie 77/486/EWG
Intervention des italienischen Staates auch in Deutschland. In der Schweiz zahlt praktisch alles der italienische Staat, und es gibt dort 16.000 schulpflichtige Kinder, die die
Kurse besuchen. Die Schweiz ist ein kleines Land, es ist nicht so groß wie Deutschland.
Und wir haben insgesamt 65.000 Personen, die diese Kurse mit dem sistema insegnanti
(Lehrersystem), also direkt vom Ministerium für auswärtige Angelegenheiten über die Direzione Generale per la Promozione Culturale (Generaldirektion für die Förderung der Kultur) betreiben, und ausführende Körperschaften – ausführende Körperschaften, die vor
1993 bestanden, als der Minister Andrea Atta das Kontingent der beamteten Lehrer im
Ausland radikal fast auf die Hälfte kürzte um nicht die Möglichkeit des Italienischunterrichts zu verlieren, man praktisch dazu überging, den ausführenden Körperschaften
einen Teil der Kurse anzuvertrauen, weil damit weniger Kosten verbunden sind.
Jetzt, um in die Zukunft zu blicken, werden die kommenden Generationen, eine nach der
anderen, dafür sorgen, dass sich diese Verbindung abschwächt, aber es wird immer einer
der Aspekte der kulturellen Identität bleiben, auf den man stolz ist. Es ist das erste Mal, dass
ich die Gelegenheit habe, mit Ihnen zu sprechen. Erlauben Sie mir, beispielsweise an die Vereinigten Staaten von Amerika zu erinnern, wo wir in der sechsten, siebten Generation
sind; es entstanden dort spontan Gruppen, die sagen, dass sie stolz auf ihre italienischen
Wurzeln sind, und die eigenfinanzierte Italienischkurse fördern, um sich einen Teil ihrer kulturellen Identität zu bewahren. Dies, wie Frau Dr. Kleinschnieder schon sagte, steht weder
in den Regeln der Politik geschrieben, noch in den Gesetzen, es ist in unserer Seele, in
unserem genetischen Code – wahrscheinlich. Ich möchte aber auch unterstreichen, dass das
Italienische als Sprache einen Wert hat. Wir stehen an vierter Stelle der Weltsprachen. Die
englische Sprache ist, worauf Frau Dr. Kleinschnieder hingewiesen hat, natürlich keine
Konkurrenz, denn wir können weder mit dem Englischen noch mit anderen Sprachen konkurrieren. Sehen Sie, was Spanien macht: Das Istituto Cervantes hat ein Budget von 60 Millionen Euro. Denn heutzutage – auch das muss gesagt werden – sind die Sprachen das
Kulturerbe des Landes, in dem sie gesprochen werden. Sie begleiten das Wirtschaftssystem. Sie begleiten es in dieser Welt, die so global geworden ist, in der praktisch alles von
etwas anderem abhängig wird. Die Tatsache, dass in dieser globalen Welt die Sprache und
Kultur noch einen großen Wert haben, schützt uns wahrscheinlich, indem wir versuchen,
noch einen Charakter, eine Identität zu bewahren. Also, ich glaube, dass aus diesem Blickwinkel eine viel größere Professionalität nötig wäre, wenn hier so oft, vor allem in Deutschland, über die Qualität, über die Fähigkeit geklagt wird, solche Prozesse zu leiten.
Oft denke ich, dass man – wie es immer passiert – ein bisschen übertreibt, denn sicherlich
gibt es Situationen, die nicht völlig zufriedenstellend sind. Aber um die realen Dinge anzusprechen, das Haushaltsgesetz 2009 der italienischen Regierung, des Ministers Tremonti, ist
ein Haushaltsgesetz – wie Churchill sagte – mit Tränen und Blut, und wir, als die Gemeinschaft der Italiener im Ausland, haben große Teile davon zu tragen, darunter jenen der
Halbierung der Mittel für die Kurse der italienischen Sprache und Kultur, es ist wirklich ein
Einschnitt von 50%. Dramatisch ist daran, dass wir es auf jede erdenkliche Weise zu erklären
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Convegno sulla Direttiva CEE n. 486/77
E allora, cosa bisogna fare? È certo che il contributo delle famiglie ai corsi di lingua
e cultura italiana per quelli che vogliono, perché poi viviamo in democrazia, mandare
i propri figli e mantenere questo legame diventa probabilmente fondamentale
soprattutto tenendo conto che la manovra economica di questo governo non è una
manovra annuale, è una manovra triennale. E quindi dobbiamo aspettarci dei
contraccolpi anche nel 2010, 2011. In nessun caso però io vorrei dire che l’italiano,
come ha scritto qualche giornale tedesco, che... o qualche politico tedesco ha
affermato, per esempio il sindaco di Rastatt, che l’italiano viene insegnato per
comunicare con i propri parenti quando si va in Italia. L’italiano ha una forte valenza
nel mondo dell’economia, nel mondo della globalizzazione. Altrimenti non avremo
un’offerta come quarto paese al mondo, come offerta di apprendimento della lingua
italiana. Siamo un paese che fa parte del G8, siamo un paese che ha un sistema
industriale, che in questo momento vive grandi difficoltà a causa del debito pubblico
che viene da molto lontano e che ci costa 75 miliardi di Euro di interessi all’anno.È
però un paese che ha dei grandi marchi, che ha un suo mondo tecnologico, basti
pensare che anche nel campo dell’aeronautica spaziale, è vero che noi non abbiamo
un’industria aeronautica, però noi forniamo all’industria aeronautica moltissimi
componenti di grande valore dal punto di vista elettronico, oppure per esempio di
sistemi di comando e anche spesso le fusoliere degli aerei vengono fatti da ditte
italiane. Quindi questo vuol dire, in questo mondo in cui oggi viviamo, e che i nostri
figli vivranno in futuro, cosa significa l’insegnamento e l’apprendimento della nostra
lingua al di là di ogni legame affettivo. Concludo ricordando, come è già stato fatto,
che ci sono molti studenti che oggi, compreso mia figlia che ha fatto Erasmus a
Pisa, che vanno, scelgono, contornano a scegliere l’Italia per poter fare la propria
esperienza Erasmus. Grazie
Dott.ssa Rosa Anna Ferdigg: Io ho qualche pensiero conclusivo. La società europea,
visto il tasso di natalità, visto forse anche la forte crisi economica che sta travolgendo
il mondo, ha sempre più bisogno di cittadini competenti, competenti in tanti campi,
e uno di questi campi come abbiamo, penso, sentito a sufficienza, è anche quello
delle competenze linguistiche, cioè sapere più di una, di due, forse anche più di tre
lingue. Questo sarà la forza. Permettete mi un’immagine: un albero per crescere forte
e sano ha bisogno di buone radici. Ma queste radici prendono il loro nutrimento solo
ed esclusivamente dal terreno in cui sono affondate, in cui è caduto il seme. E questo
albero, se mi permettete questo paragone con l’identità dei cittadini europei di oggi
e di domani, crescerà forte e sano. Questo humus in cui cresce glielo possiamo dare
solo noi che siamo responsabili nei vari ambiti, nel privato e nel pubblico. Ma poi
questo albero crescerà e i suoi rami si moltiplicheranno in tantissime direzioni, dove
c’è spazio per molti altri ambiti, per cui mi vorrei ricollegare a chi precedentemente
l’ha sottolineato, non c’è bisogno di far concorrere la conoscenza di una lingua con
l’altra.
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Tagung über die Richtlinie 77/486/EWG
versucht haben, Sie wissen, dass es Proteste gab, und die waren nicht politisch oder von einer
Partei. Frauen mit ihren Kindern, Familien, die zum Protestieren vor die Konsulate in der
Schweiz gekommen sind, haben das Konsulat in Basel besetzt, sie haben die Regierung
mit „Schande, Schande“- Rufen empfangen, denn vor allem in einem Land, das an Italien
grenzt, das Italienisch als Staatssprache hat, wird dieser Rückzug des italienischen Staates
wirklich mit sehr, sehr großem Leid erlebt, mit viel Schmerz. Und was soll man nun tun?
Es ist klar, dass der Beitrag der Familien zu den Kursen für italienische Sprache und Kultur für jene – denn wir leben in einer Demokratie –, die ihre eigenen Kinder schicken und
dieses Bindeglied erhalten wollen, wahrscheinlich zu etwas Grundlegendem wird, vor allem,
wenn man sich vor Augen führt, dass die wirtschaftliche Maßnahme dieser Regierung
nicht eine für ein Jahr, sondern für drei Jahre ist. Und deshalb müssen wir uns auch 2010,
2011 auf einen Rückschlag gefasst machen. Auf keinen Fall möchte ich aber sagen, dass
die Italienische Sprache, wie es ein deutscher Journalist geschrieben hat oder irgendein deutscher Politiker hat bekräftigt, zum Beispiel der Bürgermeister von Rastatt, unterrichtet
wird, um mit den eigenen Verwandten kommunizieren zu können, wenn man nach Italien fährt. Das italienische hat einen hohen Wert in der Wirtschaftswelt, in der Welt der
Globalisierung. Ansonsten wäre unser Land nicht weltweit an 4. Stelle, was das Erlernen der
italienischen Sprache betrifft. Wir sind ein Land, das Teil der G8 ist, wir sind ein Land, das
ein industrielles System hat, das im Moment große Schwierigkeiten wegen der öffentlichen
Verschuldung durchmacht, die von weit her kommt und uns 75 Milliarden Euro Zinsen
jährlich kostet. Es ist aber ein Land, das große Marken hat, seine technologische Welt; man
denke nur an das Gebiet der Raumfahrt, es ist wahr, dass wir keine Raumfahrtindustrie haben,
aber wir liefern der Raumfahrtindustrie sehr viele elektronisch hochwertige Komponenten,
oder zum Beispiel Schaltsysteme, und oft auch die Flugzeugrümpfe werden von italienischen Firmen hergestellt. Das heißt also: Was bedeuten in dieser Welt, in der wir heute leben,
und in der unsere Kinder in der Zukunft leben, der Unterricht und das Erlernen unserer Sprache jenseits irgendeiner emotionalen Bindung? Abschließend möchte ich, wie das bereits
getan wurde, in Erinnerung rufen, dass es viele Schüler gibt – meine Tochter eingeschlossen, die Erasmus in Pisa gemacht hat –, die nach Italien gehen, Italien als Land wählen, um
ihre eigene Erasmus-Erfahrung zu machen. Danke.
Dr. Rosa Anna Ferdigg: Ich habe einige abschließenden Gedanken. Die europäische
Gesellschaft, auch angesichts der Dynamik der Geburtenrate, vielleicht auch angesichts
der starken Krise, die die ganze Welt erschüttert, braucht immer mehr Bürgerinnen
und Bürger mit hohen Kompetenzen in vielen Bereichen, und einer dieser Bereiche ist,
das denke ich haben wir heute zur Genüge gehört, der der sprachlichen Kompetenz. Das
bedeutet mehr als eine, als zwei oder auch mehr als drei Sprachen zu kennen. Das wird
eine der Stärken sein. Erlauben Sie mir ein Bild: Um gesund zu wachsen braucht ein Baum
gute Wurzeln. Diese Wurzeln ziehen ihre Nahrung einzig und allein aus dem Boden, in
dem sie verankert sind, auf den der Samen gefallen ist. Und wenn Sie mir das Gleichnis mit der Identität der europäischen Bürger von heute und morgen erlauben, wird die-
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Convegno sulla Direttiva CEE n. 486/77
Ci sarà spazio per la conoscenza di due, tre, quattro lingue, dell’inglese, dello spagnolo,
probabilmente del cinese o dell’arabo in futuro. Vicino, ma l’humus di fondo, come
diceva la signora prima, anche il pacchetto, il sacchetto che ha ogni bambino, sarà
quello che ha vissuto, sarà quello che lo lega anche emozionalmente, emotivamente
al suo passato, al suo vissuto, quello suo e dei suoi genitori e dei nonni. In questa ottica
credo che si può, che bisogna dialogare su come promuovere l’obiettivo del
plurilinguismo, e in questo preciso contesto parliamo della fortificazione della lingua
e della cultura italiana. E per quanto riguarda il quadro normativo, io non sono una
giurista, ma penso che se parliamo di „weiche Maßnahmen“, „misure soffici“, che
basano su una certa „Freiwilligkeit“, cioè una certa volontarietà, allora penso che
questo approccio apra spazi creativi per scegliere nuovi modelli, per percorrere nuove
strade, e possa essere molto produttivo. Ma penso anche che queste misure soffici
abbiano bisogno di essere collocate in un quadro più ampio, più forte e più rigido, e
soprattutto vincolante.
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Tagung über die Richtlinie 77/486/EWG
ser Baum stark und gesund wachsen. Den Humus für sein Wachstum können nur wir ihm
liefern, wir die verantwortlich sind für verschiedene Bereiche, privat wie öffentlich.
Danach wird dieser Baum weiter wachsen und er wird immer mehr Äste in viele verschiedene Richtungen strecken, wo es Platz gibt für weitere Bereiche; ich möchte daher
dort anknüpfen, wo es jemand bereits hervorgehoben hat: es ist gar nicht notwendig
die Kenntnis einer Sprache gegen die andere in Konkurrenz zu sehen. Es wird Raum
geben für die Kenntnis von zwei, drei, vier Sprachen, des Englischen, des Spanischen, in
Zukunft wahrscheinlich auch des Chinesischen oder Arabischen. Jedoch das Grundhumus, wie es eine Teilnehmerin vorhin gesagt hat, das Startkapital eines jeden Kindes, wird
das sein, was es erlebt hat, das was es auch emotional an seine Vergangenheit und an
seine Erlebnisse bindet, das seiner Eltern und Großeltern. Aus dieser Perspektive glaube ich, dass man darüber in Dialog treten kann und muss, wie wir das Ziel der Mehrsprachigkeit fördern wollen, und in diesem aktuellen Kontext geht es um die italienische Sprache und Kultur. Was den normativen Rahmen anbelangt - ich bin keine Juristin - so glaube ich, dass wenn wir über „weiche Maßnahmen“ sprechen, die auf einer gewissen Freiwilligkeit beruhen, dann eröffnet dieser Ansatz Kreativitätsräume um neue Modelle zu
wählen, um neue Wege zu gehen, und ich glaube, dass es sehr fruchtbringend sein
kann. Ich glaube aber auch, dass diese weichen Maßnahmen in einen breiter abgesteckten Rahmen eingebettet sein sollten, der stärker strukturiert ist und vor allem der
verbindlichen Charakter hat.
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Convegno sulla Direttiva CEE n. 486/77
10. Presa di posizione del Comites per il Libro Verde Migrazione
e mobilità:
Gentile Signora Cassio,
Le scrivo nella mia qualità di Presidente del Com.It.Es (Comitato degli Italiani all’,Eestero
, Legge 5.7.90, Nr.172, 530/86 2 30/85) di Francoforte sul Meno. Il Com.It.Es di
Francoforte sul Meno desidera partecipare alla consultazione per il Libro Verde
mobilità. Il Com.It.Es è un organismo dello Stato italiano, viene istituito presso i
Consolati italiani all´estero ed è una rappresentanza votata dei cittadini italiani che
risiedono nella circoscrizione consolare.
Il 6.12.2008 abbiamo organizzato a Francoforte un convegno sul tema „ Lo Stato
tedesco abbandona l´insegnamento in lingua madre ai figli dei lavoratori migranti:
violazione del diritto europeo?“,che ha condotto ad interessanti risultati.
(….).
Dai diversi contributi e dalla discussione potevano venir accertate le seguenti
conclusioni, che possono venir riassunte nella nostra presa di posizione:
1. Noi siamo contrari all´abolizione della Direttiva, nella misura in cui non venga
garantito che la Direttiva venga sostituita da un altro atto giuridico che garantisca
l´insegnamento in lingua madre ai figli di prima, seconda e terza generazione di
migranti nelle scuole pubbliche del paese ospitante.
2. Lingua e cultura di origine dei discendenti dei migranti sono un contributo importante
per la cultura del paese ospitante e sono un incentivo per l´Unione Europea.
3. L´insegnamento in lingua madre deve venir inserito quale materia obbligatoria nei
programmi di insegnamento. I Länder devono assumere e occupare degli insegnanti
adeguati. Solo così può venir rispettato lo spirito della Direttiva e l´obbligo educativo
dello Stato.
PregadoLa di confermarmi la ricezione della presente, invio con l´occasione
cordiali saluti
Com.It.Es Frankfurt am Main
Il Presidente, Cav. Stefano Lobello
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Tagung über die Richtlinie 77/486/EWG
10. Stellungnahme des Comites zum Grünbuch Migration
und Mobilität
Sehr geehrte Frau Cassio,
in meiner Eigenschaft als Präsident des Com.It.Es (Comitato degli Italiani all’,Eestero ,
Legge 5.7.90, Nr.172, 530/86 2 30/85) in Frankfurt am Main schreibe ich Ihnen. Der
Com.It.Es Frankfurt am Main möchte sich an der Konsultation zum Grünbuch Mobilität
beteiligen. Der Com.It.Es ist eine Einrichtung des italienischen Staates; er wird bei den
italienischen Konsulaten im Ausland gebildet und ist eine gewählte Vertretung der italienischen Staatsbürger, die im Konsularbezirk wohnhaft sind.
Wir haben am 6.12.2008 in Frankfurt eine Tagung zum Thema „ Der deutsche Staat
gibt den muttersprachlichen Unterricht für Migrantenkinder auf: Verstoß gegen europäisches Recht?“ veranstaltet, die zu interessanten Ergebnissen geführt hat
(….).
Aus den verschiedenen Beiträgen und aus der Diskussion konnten folgende Feststellungen
getroffen werden, die unsere Stellungnahme beinhalten:
1. Wir sind gegen die Abschaffung der Richtlinie, soweit nicht gewährleistet ist, dass die
Richtlinie durch einen anderen Rechtsakt ersetzt wird, der den muttersprachlichen
Unterricht für die Kinder der ersten, zweiten und dritten Migrantengeneration in den
öffentlichen Schulen des Gastgeberlandes gewährleistet.
2. Heimatsprache und –kultur der Abkömmlinge der Migranten sind ein bedeutender Beitrag für die Kultur des Gastgeberlandes und fördern die Europäische Union.
3. Der muttersprachliche Unterricht ist als Pflichtfach in den Lehrplänen aufzunehmen. Die Länder haben geeignete Lehrer einzustellen und zu beschäftigen. Nur so kann
dem Geist der Richtlinie und dem Erziehungsauftrag des Staates Rechnung getragen werden.
Ich wäre Ihnen für eine Eingangsbestätigung dankbar und verbleibe
Mit freundlichen Grüßen
Com.It.Es Frankfurt am Main
Der Präsident, Cav. Stefano Lobello
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Relatori | Referenten
Ass. jur. Richard Wiedemann, Annegrit Kleinschnieder,
Dr. Giuseppe Scigliano, On. Franco Narducci, Dr. Rosa Anna Ferdigg
Coordinatore progetto | Projektkoordination
Avv. Rodolfo Dolce
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COM.IT.ES
Francoforte sul Meno
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