Rivista COISP SP numero 03 anno 2009
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Rivista COISP SP numero 03 anno 2009
POSTE ITALIANE S.p.A. - Spedizione in A.P. - D.L. 353/2003 (Conv. in L. 27/2/2004 n. 46) art. 1 Comma 1 DCB Milano - Euro 2,58 ORGANO UFFICIALE NAZIONALE DEL Co.I.S.P. Giornata della M Memoria emoria SPECIALE CONTRATTO NITTO PALMA CHIARIAMO COME STANNO LE COSE FORZE DELL’ORDINE: PUNTO D’ECCELLENZA ELLENZA DEL EL NOS NOSTRO T PAESE ANNO II° - NUMERO 3 APRILE 2009 L’EDITORIALE SICUREZZA E POLIZIA TERREMOTO ISTITUZIONALE di Franco MACCARI* N ell’affrontare il dibattito politico sulle ronde, il Governo ha costantemente dichiarato la propria caparbia volontà di rendere operativo il controllo del territorio affidandolo a volontari, a dispetto del parere contrario, motivato e competente, di chi fa questo mestiere e viene rappresentato, in larga parte, dai Sindacati di Polizia. Le continue denuncie in merito alla drammatica carenza di risorse per le Forze dell’Ordine, sono a tutt’oggi irrisolte. Mancano mezzi, uomini, innovazione tecnologica e modelli operativi al passo con i tempi, mentre nel contempo si assiste ad un progressivo e, a causa dello sfruttamento intensivo a cui viene sottoposto, rapido invecchiamento e depauperamento del “patrimonio” umano e logistico ad oggi ancora esistente ed attivo. Questi modelli di “sicurezza fai da te”, caldeggiati dal Governo, non solo collidono con le più o meno astratte teorie giuridiche, ma anche con il più fondamentale senso del decoro. Ricordiamo al proposito qualche bell’esempio sul territorio, tra cui spicca, senza dubbio, quello delle ronde denominate “SS”, che hanno esordito a Massa Carrara, attirando l’attenzione internazionale a causa della quantomeno infelice scelta del nome, che rievoca passati ed evidenti pruriti nostalgici. Menzioniamo poi ancora l’episodio accaduto recentemente a Rieti, dove un gruppo di volontari ha segnalato ed inseguito un’auto della locale Squadra Mobile in servizio, ritenuta, evidentemente, sospetta. Giova inoltre ricordare gli allarmi già lanciati da diverse associazioni e parti politiche, relativamente al lampante pericolo, soprattutto nel sud Italia, di infiltrazioni mafiose all interno di tali meccanismi di sicurezza “fai da te”. Un fiume di inutili proclami hanno accompagnato l’iter parlamentare del “pacchetto sicurezza”, conclusosi, come sappiamo, con lo stralcio del provvedimento sulle ronde ed un confronto interno alla maggioranza, la cui sussistenza stessa è stata posta in pericolo, a causa della furibonda reazione di una parte di essa. E’ triste constatare come certa “politica” continua a spacciare come soluzione pratica ed efficace, la partecipazione dei cittadini, invogliando a legittimare una sorta di inizio di giustizia fai da te, invece di sopperire alle evidenti e drammatiche carenze organiche ed economiche di cui sono vittime le Forze dell’Ordine. E’ del tutto evidente, che nessuno dei problemi che affliggono “l’apparato sicurezza” italiano, potrà trovare soluzione, né sollievo, nelle ronde che, anzi, ne aggraverebbero la già fragile tenuta, soprattutto perché i “volontari” andrebbero controllati ed accompagnati, come già avvenuto con le pattuglie dei militari, dispiegate in alcune città italiane. I cittadini possono chiamare il 113 senza il bisogno di indossare casacche, (che costano), frequentare corsi, (che costano), armarsi di telefonino, (che costa pure quello). Chi sta pagando e pagherà per tutto questo, non sono solo tutti gli italiani, nelle grandi città come nei piccoli centri, ma le prime a pagare saranno piuttosto proprio le Forze dell’Ordine, alle quali sono stati sottratti fondi per 3 miliardi di euro, in barba alla tanto sbandierata campagna elettorale basata sulla sicurezza. Ciononostante, temiamo che le ragioni partitiche finiranno per avere il sopravvento sulla razionalità degli argomenti, che pure hanno portato il Governo a doversi arrendere all evidenza dei fatti, ma non sono riusciti a dissuaderlo ed a fare tramontare definitivamente questi scellerati propositi. Siamo ben consapevoli oggi, considerato il tragico bilancio conseguente al terremoto in Abruzzo, che le risorse complessive dello Stato andranno ovviamente reindirizzate, per poter ricostruire paesi, opere pubbliche, case, tessuto economico e nessuno si vuole sottrarre ai sacrifici che ci saranno richiesti, come per altro abbiamo già dimostrato nei paesi e nelle città abruzzesi martoriate e rase al suolo. Le Forze dell’Ordine hanno continuato infatti, anche a scapito delle proprie famiglie e dei lutti personali, a lavorare incessantemente per garantire per quanto possibile un punto di riferimento ai concittadini. Questo è il significato del “senso del dovere”, della “abnegazione al servizio”, dello “sprezzo del pericolo”, termini spesso abusati in queste occasioni, senza poi essere sostenute ed accompagnate da fatti concreti a sostegno di chi indossa una divisa. In Abruzzo la ricostruzione, prima o poi, dovrà iniziare. Allora, solo allora, vedremo quanto gli impegni e le promesse gridate diventeranno realtà. Purtroppo, neanche nel caso dell’apparato sicurezza, ci possiamo permettere il “lusso” di attendere la ricostruzione del pilastro fondamentale delle attribuzioni dello Stato, una volta che esso venga annientato, perché nessuno sarà in grado di ricostruire le fondamenta solide e democratiche, dettate dalla nostra Costituzione, una volta che queste risultino intaccate nel profondo, in nome di una mera convenienza politica, che ci porterà a perdere altro terreno nei confronti delle piccole e grandi criminalità che avvelenano l Italia, condannandola ad un futuro senza speranza. Ma, come si dice, la speranza è l ultima a morire *Segretario Generale del Coisp 3 ORGANIGRAMMA Co.I.S.P. COORDINAMENTO PER L’INDIPENDENZA SINDACALE DELLE FORZE DI POLIZIA SEGRETERIA NAZIONALE: Via Farini, 62 - 00185 Roma Tel. (06) 48903734/73 - Fax (06) 48903735 www.coisp.it e-mail: [email protected] SEGRETERIE REGIONALI E PROVINCIALI Co.I.S.P. REGIONE SEGRETERIA SEGRETARIO GENERALE REGIONALE/PROVINCIALE REGIONALE/PROVINCIALE SEGRETERIA REGIONALE PROVINCIALE DI AOSTA CLAUDIO LETIZIA, C/O QUESTURA DI TORINO. CHRISTIAN MEI, C/O SEZIONE POLIZIA STRADALE. SEGRETERIA REGIONALE PROVINCIALE DI ALESSANDRIA PROVINCIALE DI ASTI PROVINCIALE DI BIELLA PROVINCIALE DI CUNEO PROVINCIALE DI NOVARA PROVINCIALE DI TORINO PROVINCIALE DI VERBANIA PROVINCIALE DI VERCELLI CLAUDIO LETIZIA, C/O QUESTURA DI TORINO. ROSSO CARLO, C/O CENTRO RACCOLTA INTERREGIONALE VECA. RAIMONDO MELI, C/O QUESTURA. VIRGILIO FERA, C/O SEZIONE POLIZIA STRADALE DI BIELLA. GUZZO DANIELE, C/O QUESTURA. VITTORIO MASALA, C/O QUESTURA. GIUSEPPE CAMPISI, C/O LA I ZONA POLIZIA DI FRONTIERA. VINCENZO MARCELLO, C/O QUESTURA. BARTOLOMEO PIRAS, C/O QUESTURA. LOMBARDIA SEGRETERIA REGIONALE PROVINCIALE DI BERGAMO PROVINCIALE DI BRESCIA PROVINCIALE DI COMO PROVINCIALE DI CREMONA PROVINCIALE DI LECCO PROVINCIALE DI LODI PROVINCIALE DI MILANO PROVINCIALE DI PAVIA PROVINCIALE DI SONDRIO PROVINCIALE DI VARESE PROVINCIALE DI MANTOVA ROCCO DISOGRA, C/O QUESTURA DI BRESCIA. ANTONELLO PERSONENI, C/O QUESTURA. VALENTINO TOSONI, C/O QUESTURA. LUIGI MARTINO, C/O QUESTURA. FULVIO BERTOLASO, C/O QUESTURA. ALESSANDRO CAMEROTA, C/O QUESTURA. GIUSEPPE PACETTA, C/O QUESTURA. www.coisplodi.com CARMINE ABAGNALE, C/O QUESTURA. VINCENZO FERROTTO, C/O QUESTURA. VALERIO SOSIO, C/O SETTORE POLIZIA DI FRONTIERA DI TIRANO (SO). ALBERTO PIDALÀ, C/O SEZIONE POLIZIA STRADALE. www.coispvarese.it MAURIZIO TESSAROLO, C/O SEZIONE POLIZIA FERROVIARIA. LIGURIA SEGRETERIA REGIONALE PROVINCIALE DI GENOVA PROVINCIALE DI LA SPEZIA PROVINCIALE DI IMPERIA PROVINCIALE DI SAVONA SALVATORE FINOCCHIARO, C/O QUESTURA DI SAVONA. MATTEO BIANCHI, C/O QUESTURA. www.coisp-genova.it ROSARIO IZZO, C/O SEZIONE POLIZIA STRADALE. FRANCESCO PAOLO SEVERINO, C/O COMM.TO DI P.S. SANREMO (IM). GIUSEPPE LA CORTE, C/O SEZIONE POLIZIA STRADALE. VALLE D’AOSTA PIEMONTE SICUREZZA E POLIZIA REGIONE SEGRETERIA SEGRETARIO GENERALE REGIONALE/PROVINCIALE REGIONALE/PROVINCIALE TRENT. ALTO ADIGE SEGRETERIA REGIONALE PROVINCIALE DI BOLZANO PROVINCIALE DI TRENTO GIOVANNI CASTELLI, C/O QUESTURA DI TRENTO. PATRIZIA FURLAN, C/O QUESTURA. SERGIO PAOLI, C/O QUESTURA. VENETO SEGRETERIA REGIONALE PROVINCIALE DI BELLUNO PROVINCIALE DI PADOVA PROVINCIALE DI ROVIGO PROVINCIALE DI TREVISO PROVINCIALE DI VENEZIA PROVINCIALE DI VERONA PROVINCIALE DI VICENZA LUCA PRIOLI, C/O QUESTURA DI VICENZA. UGO GRANDO, C/O QUESTURA. PAOLO CELIO, C/O QUESTURA. STEFANO TAMIAZZO, C/O REPARTO MOBILE PADOVA. www.coisppadova.eu BERARDINO CORDONE, C/O QUESTURA. www.coisp-treviso.it FRANCESCO LIPARI C/O COMMISSARIATO DI P.S. MARGHERA (VE). www.coisp-venezia.it MASSIMO PERAZZOLI, C/O COMPARTIMENTO POLIZIA FERROVIARIA. FRANCESCO CARDILLO, C/O QUESTURA. FRIULI VEN. GIULIA SEGRETARIA REGIONALE PROVINCIALE DI TRIESTE PROVINCIALE DI PORDENONE PROVINCIALE DI UDINE PROVINCIALE DI GORIZIA MAURIZIO IANNARELLI, C/O QUESTURA DI TRIESTE. ENRICO MOSCATO, C/O IV ZONA POLIZIA DI FRONTIERA. MAURIZIO GIUST, C/O SEZIONE POLIZIA STRADALE PORDENONE. GENNARO FERRARO, C/O QUESTURA. LORENZO FURLAN, C/O POSTO POLFER DI MONFALCONE (GORIZIA). EMILIA ROMAGNA SEGRETERIA REGIONALE PROVINCIALE DI BOLOGNA PROVINCIALE DI FERRARA PROVINCIALE DI FORLÌ PROVINCIALE DI PIACENZA PROVINCIALE DI PARMA PROVINCIALE DI RAVENNA PROVINCIALE DI REGGIO EMILIA RICCARDO MATTIOLI, C/O COMMISSARIATO DI PS S. VIOLA (BO). OSCAR REGNAUD CARCAS, C/O QUESTURA. FABIO TOSCANO, C/O QUESTURA. ERICA BORDIGNON, C/O SOTTOSEZIONE POLIZIA STRADALE A/14. PAOLA DI DOMENICO, C/O QUESTURA. CLAUDIO GRAVANTE, C/O QUESTURA. FABIO BALDINI, C/O QUESTURA. FABIO BOSCHI, C/O QUESTURA. TOSCANA SEGRETERIA REGIONALE PROVINCIALE DI FIRENZE PROVINCIALE DI AREZZO PROVINCIALE DI GROSSETO PROVINCIALE DI LIVORNO PROVINCIALE DI MASSA CARRARA PROVINCIALE DI LUCCA PROVINCIALE DI PISA PROVINCIALE DI PISTOIA PROVINCIALE DI PRATO GAETANO BARRELLA, C/O SOTTOSEZIONE POLIZIA STRADALE ROSIGNANO SOLVAY (LI). CARMINE DI GERONIMO, C/O IL VIII REPARTO VOLO DI FIRENZE. DIEGO PILIA, C/O SEZIONE POLIZIA STRADALE. GIANDOMENICO TORELLA, C/O QUESTURA. ANGELA BONA, C/O QUESTURA. ROBERTO FRUZZETTI, C/O QUESTURA. www.coispmassa.altervista.it ALESSANDRO RUSSO, C/O COMMISSARIATO DI P.S. VIAREGGIO (LU). SIMONE CARNASCIALI, C/O QUESTURA. GUIDO RIPA, C/O COMMISSARIATO DI P.S. MONTECATINI (PT). www.coispistoia.webnode.com ANGELO CAIAZZO, C/O QUESTURA. MARCHE SEGRETERIA REGIONALE PROVINCIALE DI ANCONA PROVINCIALE DI MACERATA PROVINCIALE DI PESARO-URBINO PASQUALE FILOMENA, C/O QUESTURA DI PESARO. GIANLUCA PAOLETTI, C/O QUESTURA. ANTONIO GRECO, C/O COMMISSARIATO DI P.S. DI CIVITANOVA MARCHE (MC). PASQUALE FILOMENA, C/O QUESTURA. SEGRETERIA REGIONALE PROVINCIALE DI LATINA PROVINCIALE DI FROSINONE PROVINCIALE DI RIETI PROVINCIALE DI ROMA PROVINCIALE DI VITERBO MARIO VATTONE, C/O ISTITUTO PER ISPETTORI DI NETTUNO (RM). PIERLUIGI DE PAOLIS, C/O QUESTURA. ITALO ACCIAIOLI, C/O SOTTOSEZIONE POLIZIA STRADALE CASSINO (FR). DOMENICO PORCINO, C/O QUESTURA. FULVIO DE ANGELIS, C/O SERV. OPER. CENTR. DI SANITÀ - MIN. DELL’INT. www.coisp.lazio.com SALVATORE LANZANO, C/O QUESTURA. SEGRETERIA REGIONALE PROVINCIALE DE L’AQUILA PROVINCIALE DI CHIETI PROVINCIALE DI PESCARA PROVINCIALE DI TERAMO ALESSANDRO ROSITO, C/O SCUOLA CONTROLLO DEL TERRITORIO DI PESCARA . SANTINO LICALZI, C/O QUESTURA.www.coispaq.blogspot.com MICHELE LEOMBRUNO, C/O COMMISSARIATO DI P.S. DI VASTO (CH). GIOVANNI CATITTI, C/O SOTTOSEZ. POLIZIA FERROVIARIA DI PESCARA. www.coisppescara.org GIUSEPPE DE VINCENTIIS, C/O QUESTURA. LAZIO ABRUZZO IL CASO ORGANIGRAMMA REGIONE SEGRETERIA SEGRETARIO GENERALE REGIONALE/PROVINCIALE REGIONALE/PROVINCIALE SEGRETERIA REGIONALE PROVINCIALE DI CAMPOBASSO PROVINCIALE DI ISERNIA ANTONIA MIGLIOZZI, C/O QUESTURA DI CAMPOBASSO. GIUSEPPE MICHELE GRIECO, C/O IL COMM.TO DI TERMOLI (CB). SALVATORE MICONE, C/O QUESTURA. SEGRETERIA REGIONALE PROVINCIALE DI AVELLINO PROVINCIALE DI BENEVENTO PROVINCIALE DI CASERTA PROVINCIALE DI NAPOLI PROVINCIALE DI SALERNO ANGELO NARDELLA, C/O QUESTURA DI NAPOLI. LUIGI GHERARDO DE PRIZIO, C/O QUESTURA. UMBERTO DE FELICE, C/O QUESTURA. CLAUDIO TREMATERRA, C/O COMM.TO P.S. DI MADDALONI (CE). GIULIO CATUOGNO, C/O SEZIONE POLIZIA STRADALE. RAFFAELE PERROTTA, C/O SEZIONE POLIZIA STRADALE. PUGLIA SEGRETERIA REGIONALE PROVINCIALE DI BARI PROVINCIALE DI BRINDISI PROVINCIALE DI FOGGIA PROVINCIALE DI LECCE PROVINCIALE DI TARANTO ALDO DI CAMPI, C/O QUESTURA DI BARI. MIMMO LA VECCHIA, C/O QUESTURA. LORENZO PENNETTA, C/O UFFICIO POLIZIA DI FRONTIERA BRINDISI. ALBERTO CACCAVO, C/O COMMISSARIATO DI P.S DI LUCERA (FG). CARLO GIANNINI, C/O COMMISSARIATO P.S. DI GALATINA (LE). NICOLA FRANCO, C/O QUESTURA. BASILICATA SEGRETERIA REGIONALE PROVINCIALE DI MATERA PROVINCIALE DI POTENZA MARIO SALUZZI, C/O COMMISSARIATO DI MELFI (PZ). ANGELO RAFFAELE SCASCIAMACCHIA, C/O SEZIONE POLIZIA STRADALE. GIUSEPPE GORGA, C/O SEZIONE POLIZIA STRADALE. SEGRETERIA REGIONALE PROVINCIALE DI CATANZARO PROVINCIALE DI COSENZA PROVINCIALE DI CROTONE PROVINCIALE DI REGGIO CALABRIA PROVINCIALE DI VIBO VALENTIA CORTESE LEONARDO, C/O POLIZIA FERROVIARIA LAMEZIA TERME (CZ). SINOPOLI LUIGI, C/O QUESTURA. GIULIO CESARE FERRARO, C/O COMMISSARIATO DI PAOLA (CS). LUPO MASSIMO, C/O QUESTURA. GIORGIO DE LUCA, C/O QUESTURA. www.coisp-reggiocalabria.it ROCCO D’AGOSTINO, C/O QUESTURA. SEGRETERIA REGIONALE PROVINCIALE DI AGRIGENTO PROVINCIALE DI CALTANISSETTA PROVINCIALE DI CATANIA PROVINCIALE DI ENNA PROVINCIALE DI MESSINA PROVINCIALE DI PALERMO PROVINCIALE DI RAGUSA PROVINCIALE DI SIRACUSA PROVINCIALE DI TRAPANI NATALE SCUDERI, C/O QUESTURA DI CATANIA. VINCENZO CIULLA, C/O QUESTURA. MICHELE FARACI, C/O QUESTURA. GIUSEPPE SOTTILE, C/O POLIZIA POSTALE E DELLE COMUNICAZIONI CATANIA. GIUSEPPE MILANO, C/O QUESTURA. FRANCO ARCORACI, C/O COMMISSARIATO DI PS MILAZZO (ME). CARMELO FIUMEFREDDO, C/O QUESTURA. SALVATORE DI FALCO, C/O COMMISSARIATO COMISO (RG). GIOVANNI DI BARTOLO, C/O COMMISSARIATO P.S. LENTINI (SR). GIOVANNI CARONIA, C/O QUESTURA. SEGRETERIA REGIONALE PROVINCIALE DI CAGLIARI PROVINCIALE DI NUORO PROVINCIALE DI ORISTANO PROVINCIALE DI SASSARI GILBERTO PISU, C/O AUTOCENTRO POLIZIA CAGLIARI. GIUSEPPE PILICHI, C/O SEZIONE POLIZIA STRADALE. www.coispcagliari.it ANTONIO CAPURSO, C/O SEZIONE POLIZIA STRADALE. DONATO MUSCENTE, C/O QUESTURA. ANTONIO POLO, C/O LA SEZIONE POLIZIA POSTALE DI SASSARI. MOLISE CAMPANIA CALABRIA SICILIA SARDEGNA 6 SICUREZZA E POLIZIA SICUREZZA E POLIZIA 7 SOMMARIO IL CASO 3/2009 APRILE 03 L’EDITORIALE Terremoto istituzionale DI FRANCO MACCARI 24 11 Aprile 2006: Una data consegnata alla storia DI 12 INTERVISTA: GUALTIERI GIULIA ZAMPINA MEMORIA & IMPEGNO Un fiume di anime pulite contro ogni mafia DI OLGA IEMBO 27 INSERTO: SPECIALE CONTRATTO CHIARIAMO COME STANNO LE COSE 22 INTERVISTA Forze dell’ordine, punto d’eccellenza del nostro Paese DI GIULIA ZAMPINA Contratto Normativo e Coda contrattuale 2006/2007 La rivista viene inviata gratuitamente ai quadri sindacali del CO.I.S.P., alle Questure, Prefetture, Ministeri e Scuole di Polizia. Manoscritti, fotografie, disegni anche se non pubblicati, non si restituiscono. La redazione si riserva di apportare tagli e modifiche secondo le necessità di impaginazione e tipografiche. 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ACAB il libro inchiesta sul mondo della Polizia DI POSTE ITALIANE S.p.A. - Spedizione in A.P. - D.L. 353/2003 (Conv. in L. 27/2/2004 n. 46) art. 1 Comma 1 DCB Milano - Euro 2,58 DI MOBBING e POLIZIA DI STATO GIOVANNI BATTISTA PROSPERINI GIULIA ZAMPINA 58 44 CONVEGNO GIURISPRUDENZA La riforma della Giustizia... Forse!! Missione sicurezza, i racconti delle donne in divisa DELL’AVVOCATO ELOISA GALLUPPI Giornata della Memoria SPECIALE CONTRATTO NITTO PALMA CHIARIAMO COME STANNO LE COSE FORZE DELL’ORDINE: PUNTO UNTO D’EC D’ECCELLENZA ECCELLE ELLENZ ENZZA DELL NOST NOSTRO PA NOSTR PAESE AESE ANNO II° - NUMERO 3 APRILE 2009 SICUREZZA & POLIZIA Organo Ufficiale Nazionale Co.I.S.P. 60 48 PREVENZIONE COISP E ROTARY Per la sicurezza stradale L’Estate del ‘77 DI La lotta del Rotary contro la Poliomielite DI SINDACALISMO AUTONOMO IN POLIZIA CARMINE FIORITI 62 ROCCO DISOGRA SPEAKER’S CORNER Di tutto un po’ DI CARMINE FIORITI 500 RONDE Nessun giustizialismo da strada, solo una proficua collaborazione DI 64 DIFESA PERSONALE Stage di difesa personale professionale GIULIA ZAMPINA Editore MAIN FORCE S.R.L. Via Po, 162 - 00198 Roma Tel. 06.85.53.130 - Fax 06.85.83.17.62 www.nsd.it Direttore Politico Franco MACCARI Condirettore Politico Domenico PIANESE Direttore Responsabile Antonio CAPRIA Direttore Editoriale Enrico CATALANO Responsabile Ufficio Sviluppo Organizzativo del Co.I.S.P. Riccardo MATTIOLI Organo Ufficiale Nazionale del Co.I.S.P. Via Farini, 62 – 00186 Roma Tel. +39. 0648903773 – 48903734 Fax: +39 06.48903735 3357262435 – 3357262863 [email protected] - www.coisp.it Direzione Amministrativa e Pubblicità Main Force S.r.l. Via Po, 162 – 00198 Roma. 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Il Sindacato Indipendente di Polizia testimonia la sua vicinanza vera e non formale a chi ha sofferto e ancora sconta il dolore inferto per mano della criminalità, testimonia il suo impegno diuturno, totale, per la 10 Il Segretario del Sindacato Indipendente, Maccari: “Un’emozione forte. In questi momenti si sente che ce la possiamo fare” sicurezza e per la legalità. Il segretario Generale del Coisp, Franco Maccari, è fra coloro che scandiscono al microfono, uno ad uno, i 900 nomi dei caduti di una guerra sanguinolenta alla “Giornata della Memoria e dell’Impegno in ricordo delle vittime delle mafie”. Quando scende dal palco Maccari ha dipinta in volto la grande emozione: “I veri protagonisti - dice - sono state le migliaia di persone che gremivano la piazza. Ho provato un’indescrivibile sensazione, davvero forte, davanti a tutta quella gente. In momenti come questo sento che possiamo davvero vincere la nostra battaglia per la legalità”. “Faremo sempre tutto SICUREZZA E POLIZIA Sul palco di Libera, il 21 marzo, uno dopo l’altro hanno preso il microfono i familiari delle vittime di ogni mafia “Arrabbiamoci! E il dolore di tutti diventi impegno” mafia ciò che è nelle nostre possibilità, e anche di più, per servire i cittadini”, aggiunge. E’ormai primo pomeriggio, e la manifestazione è appena a metà del suo svolgimento, perché nelle ore successive concerti e convegni consentiranno di trascorrere ancora del tempo insieme, per riflettere. La straordinaria esperienza del 21 marzo a Napoli, è iniziata con l’inno di Mameli, l’inno d’Italia, un’Italia che non vuole arrendersi all’ingiustizia e alla prevaricazione. Lo hanno cantano i familiari delle vittime della criminalità organizzata, in testa ad un corteo che ha allagato il lungomare napoletano: provenivano La memoria ha volti, rimpianti, età e umori diversi, ma un sentimento unico, che dice per tutti Sandra Ruotolo: “Arrabbiamoci”. Nella quattordicesima Giornata della memoria delle vittime delle mafie, celebrata da Libera a Napoli il 21 marzo, però, una bellissima ragazza con un cappotto bianco, che 11 anni fa perse sua madre in un agguato di camorra, di fronte a 150 mila persone ha ritrovato un po’ di orgoglio per la sua città. “Benvenuti. Napoli, finalmente, grazie a Libera, grazie a don Ciotti, ti dico grazie!”, ha detto, prima di scoppiare a piangere, dopo un discorso forte, tirato fuori tutto d’un fiato direttamente dallo stomaco. “E’ assurdo che una madre non torni a casa”. Sandra, figlia di Silvia, uccisa 11 anni fa in un agguato a Napoli per errore dalla camorra, parla dal palco di Libera. “Sono la figlia di Silvia Ruotolo, aveva 39 anni, quando nel 1997 è stata uccisa in un quartiere di questa città”, ha raccontato. “Tanta violenza ci ha travolto, senza alcuna logica, e senza alcuna spiegazione”, ha detto urlando soltanto l’ultima parola. “Mafia, camorra, ‘ndrangheta, non cambia nulla...”, ha continuato nella sua denuncia. E sottolineando quanto sia doloroso per i parenti delle vittime ricordarli, ha aggiunto: “Sarebbe più doloroso non farlo, non ricordarli, non raccontarveli, non arrabbiarci. La rabbia è incancellabile, non si può eliminare, ma si può trasformare in qualcosa di positivo, nel nostro impegno, nel nostro essere qui oggi. Ciò che noi abbiamo vissuto non deve colpire più nessuno”. “La mia città - ha continuato - ha aperto le porte a questo evento, eè emozionante”. La marcia della memoria è un modo per esprimere “il diritto alla vita, a vivere in una società civile, degna di essere chiamata tale: è assurdo che una madre non possa tornare a casa, è assurdo essere chiamati a essere eroi, a resistere a pressioni, a minacce, alle estorsioni”. “Arrabbiamoci per il modo ingiusto in cui a persone oneste e coraggiose è stato negato il diritto di vivere. La memoria è un impegno: non è stupido, nè inutile impegnarsi in questo - ha concluso -, abbiamo il diritto di credere e il dovere di pretendere che possano cambiare le cose”. Il dolore, il dolore di tutti, ha scandito, diventi “impegno”. “Non è stupido - parola, questa, gridata – impegnarsi”. Poco più in là si incontra Paolo Siani, ancora turbato da “Fortapasc”, il film sul fratello Giancarlo, giornalista del Mattino, ucciso nel 1985 dalla camorra: “La gente quando finisce il film, non si alza in piedi. E’ incredibile. Restano impietriti”. “Questa folla oggi é eccezionale - ha aggiunto - ridà bellezza alla nostra città. La manifestazione deve essere un monito per tutti”. Ma le storie “racchiuse” a piazza del Plebiscito sono tante. Basta scorrere le fotografie esposte in prima fila, e già evidenti ore prima, quando è partito il corteo. Salvatore Vecchio racconta di aver atteso 18 anni perchè la Procura di Catania riaprisse le indagini sulla morte di suo padre: “L’inchiesta fu superficiale, e venne archiviato tutto. Solo l’anno scorso il caso è stato riaperto. Mio padre morì perchè aveva tentato di opporsi al pagamento del pizzo, imposto dal clan mafioso dei Santapaola”. “Oggi ho perso mio figlio da 15 anni dice mestamente Teresa Lo Chiatto, arrivata a Napoli dalla Calabria - si innamorò della ragazza sbagliata. Almeno così è stato detto per spiegarci la sua morte”. E non ci sono soltanto familiari di vittime italiane: Ilya Politkovskaja ha la possibilità di ritornare sull’assassinio della giornalista russa, avvenuto nel 2006, oggi a Napoli. “Che manifestazione straordinaria - dice alla gente accalcata in piazza - una cosa del genere non sarebbe possibile nella mia Russia. Mia madre è stata uccisa perchè dava fastidio alla mafia. Io so chi l’ha ammazzata. Ma mancano ancora i mandanti”. 11 MEMORIA & IMPEGNO da trenta Paesi del mondo e da tutte le regioni italiane. Ed i cinici di turno, che in queste occasioni parlano di parate e di vuote passerelle, avrebbero dovuto essere presenti per sentire, non con le orecchie, ma con la pelle ed il cuore. “Migliaia e migliaia di persone sono qui oggi per un abbraccio alla città – ha detto don Ciotti, presidente nazionale dell’associazione Libera che ha promosso la tre giorni dedicata all’antimafia -, è un segno di attenzione a chi si impegna tutti i giorni contro la criminalità organizzata. Oggi siamo qui per ripetere che occorrono meno parole e più fatti”. A Napoli sono arrivate 1500 persone dal Piemonte, mille dalla Sicilia, a bordo di due navi, 300 dalla Toscana, 800 autobus di studenti delle scuole di tutto il Paese, negli alberghi partenopei sono stati ospitati la notte precedente 480 familiari delle vittime, gli stessi che hanno aperto il corteo, esponendo le fotografie dei loro cari scomparsi. Poi, piano piano, tutti si sono raccolti in piazza del Plebiscito. In un’atmosfera fatta di contrasti, colori degli abiti, delle bandiere e degli striscioni sotto un cielo d’acciaio, volti sorridenti e rivolti verso il cielo di migliaia di giovani, e rughe rese più profonde dalla sofferenza per chi ha visto il sangue del proprio sangue versato sull’asfalto. Voci argentine di ragazzi, ed un silenzio innaturale ed incredibilmente concentrato quando gli altoparlanti diffondevano nell’aria quei nomi, quelle identità, quelle vite spezzate di chi oggi rappresenta per tutti un monito: “Perché non succeda più”. “Ricordiamo a voce alta – ha detto don Ciotti – che quei nomi non ci ab- Alla manifestazione del 21 marzo, sul palco di Libera, anche Luigi de Magistris: “E’ una bellissima giornata, un motivo di speranza in più per andare avanti”. E si associa a don Ciotti: “Grazie a chi lavora per la nostra sicurezza” “Garantire risorse alle Forze dell’ordine è un dovere” di Olga IEMBO “E’ un dovere di tutti volere e fare in modo che le Forze dell’Ordine siano nelle migliori condizioni per svolgere il proprio compito”. Don Ciotti, dal palco innalzato dall’associazione Libera in piazza Plebiscito a Napoli per la manifestazione antimafia del 21 marzo ha appena ringraziato pubblicamente le Forze dell’ordine per il lavoro duro e onesto che fanno per garantire sicurezza e legalità e, a pochi metri di distanza, Luigi de Magistris commenta così quelle parole che ancora echeggiano nell’aria amplificate dagli altoparlanti. Poi approfondisce e aggiunge: “Ritengo che uno degli impegni prioritari che dovrà contraddistinguere l’attività politica dei prossimi anni sarà proprio quello di mettere Forze 12 dell’ordine e Magistratura nelle condizioni di operare con la maggiore efficienza e rapidità possibile nei confronti della criminalità. Non servono proclami, ma adeguate risorse economiche – che spesso vengono destinate ad alimentare catene di sperpero di denaro pubblico -, mezzi e nuovo personale. In particolare, la Magistratura e le Forze dell’ordine – nella rigorosa cornice di attuazione della Carta costituzionale – devono essere aiutate ad esercitare l’azione di prevenzione e repressione delle varie forme di illegalità in condizioni di serenità massima”. Tra le migliaia di persone giunte a Napoli per la XIV Giornata della Memoria delle vittime della mafia c’è anche lui, de Magistris, il magistrato che da pochi giorni ha messo via la toga per dedicare il proprio impegno civile alle istituzioni concorrendo bandoneranno mai, come un richiamo alle nostre coscienze. Dobbiamo essere corresponsabili, perché non possiamo chiedere alle istituzioni di fare la loro parte se noi non facciamo la nostra. Noi tutti non possiamo girarci dall’altra parte”. Quello di don Ciotti è stato l’ultimo di una serie di interventi, forti, coinvolgenti, commoventi, che hanno scatenato l’indignazione ma anche la per rappresentare l’Italia in Europa. Nella città dove è nato sfila in corteo con una fiumana di gente, poi, sul palco dove stanno familiari delle vittime di ogni mafia e rappresentanti istituzionali e della società civile, stretti attorno a don Ciotti, de Magistris lo trovi là, in fondo, ad assorbire ogni parola detta al microfono, ad osservare la piazza del Plebiscito, sterminata eppure gremita. Dottore de Magistris, oggi è qui, perché… “Perché oggi è un giorno importante. Non è solo un fatto simbolico, ma è una manifestazione concreta di tante persone, soprattutto di giovani e giovanissimi come dimostrazione della volontà di contrasto alla criminalità organizzata, mafiosa, intesa in tutte le sue manifestazioni ed articolazioni. C’è una partecipazione straordinaria, è una bellissima giornata, un motivo di speranza in più per andare avanti”. Lei è stato sempre impegnato in difesa della legalità, come magistrato ed ora come rappresentante della società civile che vuole dare il proprio contributo in Europa. In molte sua attività si è occupato di fenomeni di illegalità connessi ad ambienti istituzionali, c’è un legame tra questo ed il SICUREZZA E POLIZIA voglia di riscatto. Hanno preso la parola tanti parenti delle vittime dell’illegalità, hanno portato le proprie testimonianze, superando il pudore generato dall’indicibile sofferenza, per dare un contributo alla crescita collettiva. Poi è stata la volta di don Ciotti. Ha parlato a lungo, ha toccato i tanti aspetti di una realtà degenerata in cui “le persone sono private della loro libertà per via della violenza. Ma – ha aggiunto – i diritti non possono restare tali solo sulla carta, c’è bisogno di carne, di vita, di diritti reali”. Il presidente di Libera ha rivolto precisi messaggi, partendo dal bisogno e dalla sete di giustizia vera. Ha ringraziato le Forze dell’ordine e la Magistratura, etichettando con la parola “mascalzoni” chi dei loro rappresentanti “non fa il proprio dovere come dovrebbe” e ricor- dando, non a caso, che il Bel Paese si trova al 156° posto su 181 nazioni per la “lentezza della giustizia”. Ai familiari delle vittime ha ricordato: “Avete in comune l’esperienza del dolore, siete voi i primi testimoni di generosità personale e di disponibilità civile. Un esempio per tutti”. Poi ha ammonito la piazza ed il Paese intero a pensare di più ed in maniera più tema della manifestazione… “Non è slegato. Quando si parla di criminalità organizzata si fa riferimento alla criminalità mafiosa di tipo tradizionale, ma c’è anche la criminalità organizzata cosiddetta dei ‘colletti bianchi’ che spesso non è assolutamente disgiunta dalla criminalità mafiosa più tradizionale. Quindi quando si fanno queste manifestazioni, è chiaro che sono intese contro ‘ogni’ forma di criminalità”. La lotta alla criminalità di tipo tradizionale richiede un’attività diversa ed in qual- che maniera meno ‘osteggiata’ rispetto alla lotta alla criminalità dei colletti bianchi? “No. Sono entrambe molto difficili. Ci vuole in entrambi i casi un impegno dello Stato molto forte. Diciamo che nel secondo caso, purtroppo, capita che ci sia un’attività di ostacolo che proviene anche da pezzi delle istituzioni. Questo è certamente un problema enorme. Ma lo Stato si deve impegnare affinché scompaiano e vengano debellate tutte le forme di criminalità, anche quelle che minano dall’interno le istituzioni repubblicane”. Ha visto le migliaia di cittadini presenti qui oggi. Ciascuno di loro cosa deve fare secondo lei per garantire e difendere la legalità? “Secondo me la cosa importante è testimoniare ogni giorno un modello di vita legato alla legalità, alla giustizia, alla trasparenza e all’onestà. Ognuno nel suo piccolo può fare tantissimo, con gesti quotidiani, gesti di amore come una manifestazione come questa, testimonianza di legalità”. Ed anche respingere con tutte le proprie forze ciò che vedono come ‘opaco’ nel proprio Stato? “Non c’è dubbio. Non si può semplicisticamente parlare di Stato da una parte e antistato dall’altra. C’è una parte più consistente dello Stato che rispetta fino in fondo le leggi e la Costituzione repubblicana, e c’è anche una parte infedele che crea un danno enorme alla società ed alle istituzioni stesse”. Torniamo alla criminalità organizzata più tradizionale. Da tempo si dice che la ‘ndrangheta è l’organizzazione mafiosa più pericolosa, è così? “La ‘ndrangheta in questo momento storico, ma già da alcuni anni, è l’organizzazione mafiosa più potente, non solo per la capacità militare molto rilevante, ma anche per la disponibilità di somme di denaro straordinarie, derivante in particolare dal traffico internazionale di droga e dall’inquinamento del settore degli appalti. E poi la ‘ndrangheta ha una straordinaria capacità di mimetizzarsi e inserirsi sia nell’economia, condizionando anche il Pil nazionale, nonché inquinando le istituzioni democratiche di questo Paese. I legami di sangue che contraddistinguono nella maggior parte dei casi i clan di ‘ndrangheta, inoltre, fanno sì che nel contrasto a questa organizzazione non si possa contare sullo strumento fondamentale delle collaborazioni”. 13 MEMORIA & IMPEGNO Tanti i rappresentanti istituzionali presenti alla giornata del Ricordo e dell’Impegno. Tra loro il procuratore nazionale antimafia: “L’importanza di ricordare. Siamo qui per conto di questi morti” Capitali delle criminalità, allarme di Grasso Il capo della Procura di Torino, Caselli: “Le mafie sono una rapina del futuro, è importante che i giovani lo capiscano” responsabile ai giovani: “I giovani non sono il nostro futuro come dice qualcuno, sono il nostro presente. E noi abbiamo il dovere di garantirgli un percorso che vada dalla spiegazione all’impegno, dall’apprendimento all’assunzione di responsabilità” ha detto, svelando così il significato profondo dell’iniziativa. “Impariamo noi stessi, ed insegnamo loro a vivere da cittadini secondo la nostra Costituzione. La Costituzione italiana è il nostro testo fondamentale, e nessuno la deve toccare. Così come nessuno deve confondere la giustizia con la legalità. Troppi usano il concetto di legalità in modo strumentale, come bandiera da sventolare, ma poi strizzano l’occhio all’illegalità. E’ ora di dire ‘no’ alla ‘legalità sostenibile’ – ha raccomandato con grande severità -, fatta di mediazioni continue tra lecito ed illecito”. Un passaggio fondamentale don Ciotti lo ha dedicato alle banche che, ha detto, “devono cancellare le ipoteche dai beni confiscati alla criminalità organizzata. Il prete ha ribadito l’importanza del ruolo di una agenzia per la confisca dei beni, idea tramontata “che avrebbe reso invece più efficace la confisca, e meno burocratiche e più agibili le procedure”. “Abbiamo il 36% dei beni confiscati sotto ipoteca bancaria - ha continuato - i Comuni non sono in grado di riscuotere, le associazioni tanto meno, e questi beni rischiano di andare all’asta. Chi se li riprende poi?”. Il rischio, ha spiegato, è che ricadano nelle mani della criminalità organizzata. 14 “L’importanza di questa giornata è data dal numero di presenze, dai ragazzi che vengono da tutta Italia e che testimoniano l’esistenza di un Paese che magari non si conosce fino in fondo”. Lo ha affermato Pietro Grasso, procuratore nazionale antimafia, intervenuto alla quattordicesima Giornata in memoria delle vittime di ogni mafia promossa dall’associazione Libera. Da Napoli, giorno 21 marzo, Grasso ha lanciato un allarme sui capitali derivanti dai proventi della criminalità. “In un Paese che vuole legalità, rispetto dei diritti, lavoro e comprensione, voglia di andare avanti - ha detto - è un grande risultato quello di ricordare le vittime perchè sarebbe peggio dimenticarle. Oggi siamo qui proprio in nome e per conto di questi morti. Dobbiamo essere sempre attenti perchè in questo momento di crisi i capitali liquidi di coloro che hanno i contanti provenienti dalla criminalità diventano più potenti e forti”. Secondo Grasso “questi capitali sono in grado di occupare gli spazi delle istituzioni e dell’economia. Questo è il momento in cui bisogna vedere quale è l’origine del denaro senza chiudere gli occhi”. “Ognuno deve impegnarsi per dire no alla mafia che è corruzione, favoritismo, un sistema che si infiltra e che - ha concluso - costituisce una zavorra per lo sviluppo e la crescita della società. Ognuno deve impegnarsi per dire no alla mafia, no a chi ti propone qualcosa che non sia legale”. Di “mafie sono una rapina del futuro” ha parlato il procuratore di Torino, Giancarlo Caselli, che ha aggiunto: “è importante che i giovani lo capiscano”. “Le mafie - ha proseguito Caselli - vanno combattute ogni giorno, la manifestazione di oggi è uno dei cento passi da compiere e centomila persone sono un passo enorme”. Secondo Caselli la mafia rappresenta un problema nazionale e di democrazia, perchè non si tratta soltanto di criminalità ma anche di complicità, coperture e persone che si scambiano favori”. “Bisogna intervenire - ha concluso Caselli - con continuità anche in questo senso”. “Un buon magistrato deve saper giudicare a prescindere dal consenso popolare - ha detto Caselli - se ci sono le prove deve saper condannare anche se l’opinione pubblica non è d’accordo”. Caselli ha poi criticato l’idea della separazione delle carriere in magistratura. “Dove c’è separazione - ha detto il magistrato - il giudice è costretto ad essere subalterno al potere politico”. Il procuratore ha infine sottolineato che a volte “la politica tende a screditare i magistrati e talvolta ad ostacolarli, come nel caso di Falcone e Borsellino quando cominciarono ad indagare sui rapporti fra mafia, amministrazione e affari”. “Sono 15 anni che si parla di riforma della giustizia - ha detto ma i veri problemi ancora irrisolti sono la lentezza dei processi e l’inefficienza”. Era veramente tanti altri i rappresentanti istituzionali intervenuti a Napoli alla manifestazione organizzata da Libera. Fra loro c’era anche il direttore della Dia (Direzione Investigativa Antimafia), generale Antonio Girone, che ha sfilato nel corteo accanto ai familiari delle vittime. Era presente inoltre anche Marco Minniti, responsabile sicurezza del Pd. “E’ una giornata molto importante per Napoli, il Mezzogiorno e l’Italia – ha commentato Minniti -: una straordinaria manifestazione di popolo rimette in campo il movimento contro le mafie”. “Questo movimento - ha aggiunto - costituisce un grande strumento per il contrasto alla criminalità organizzata. La partita la si può vincere con il contrasto e la prevenzione da parte dello Stato. La grande alleanza di popolo può fare la differenza”. “La manifestazione di oggi - ha concluso Minniti - è un segnale di speranza per l’intera Italia ed è significativo che venga proprio da Napoli”. SICUREZZA E POLIZIA “Su 1091 aziende confiscate ai mafiosi solo 64 sono sopravvissute - ha concluso - dobbiamo chiederci perchè, evidentemente c’è qualcosa che non funziona”. In un crescendo di vibrante coinvolgimento, alla fine don Ciotti ha liberato il suo appello dirompente: “Alla mafia, al crimine dico: fermatevi, ma che vita è la vostra? Ne vale la pena? Avete il carcere che vi aspetta, la clandestinità, tanti, troppi morti. Se avete beni – ha aggiunto - ve li confischeremo tutti, e vi porteremo via tutto quello che avete”. “Fermatevi - ha gridato – vi prego fermatevi. Alla fine cosa vi resta? Come giustificate il male che fate agli altri? Fermatevi a riflettere. La vostra à una condanna a vita, non può essere questa la vita. Non basta pentirsi ogni tanto, bisogna convertirsi, cambiare dentro”. Poi si è congedato con il pensiero stupendo scritto da una giovanissima testi- La sorella del magistrato ucciso nel ’92 in occasione della manifestazione di Libera: “I giovani la mia consolazione”. E loro: “La risposta alla crisi non è la mafia, e lo vogliamo dire con forza” “Istituzioni lontane”, la rabbia di Rita Borsellino “Mafie più pericolose, più inserite nei gangli del potere, quindi è peggio di 17 anni fa. Servono più risorse e più mezzi” Rita Borsellino ha definito i giovani che giorno 21 marzo hanno marciato a Napoli, per la manifestazione antimafia di Libera, come la “sua consolazione”, ma ha denunciato la distanza delle istituzioni: “Sono molto arrabbiata e meno ottimista di 17 anni fa, quando morì mio fratello. Oggi le istituzioni sono più lontane”. Nella città partenopea, per la quattordicesima Giornata della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime delle mafie, la sorella del magistrato che perse la vita nel 1992 in una strage mafiosa, ha detto a chiare lettere: “La reazione forte nelle istituzioni, 17 anni fa, mi aveva portato a credere che la soluzione fosse più vicina. Ma dopo 17 anni la soluzione ancora non c’è. Le istituzioni sono più lontane, ripeto, e questa al- talena di impegno e disimpegno permette alle mafie di avere il tempo di riorganizzarsi”. Secondo Rita Borsellino, “tutti i governi hanno fatto poco. Servono più risorse e più mezzi”. “Le mafie – ha osservato - sono cambiate, sono più pericolose, sono più inserite nei gangli del potere, quindi è peggio di 17 anni fa. Servono istituzioni più vicine, servono più mezzi e più risorse”. “Però c’è tutto questo - aggiunge rivolgendosi alla folla e sollecitando i giovani a coltivare l’indignazione - i ragazzi sono carichi, sono arrabbiati, e questa rabbia è uno strumento prezioso. La scuola sta svolgendo un compito straordinario. Quello che vediamo qui oggi 17 anni fa non c’era”. E, quasi a conferma delle parole della Borsellino, la Rete degli studenti presente mone di giustizia in un compito d’esame, pesante come un macigno ma liberatorio allo stesso tempo, che ha invaso il cuore dilagando nella coscienza per tracciare come un solco indelebile l’indicazione di una vita che non può essere sottratta all’impegno per il bene comune: “Forse un mondo onesto non esisterà mai, ma chi ci impedisce di sognare? Forse, se ognuno di noi prova a cambiare, ce la faremo. Ce la faremo insieme”. all’iniziativa di Napoli ha fatto sentire forte la propria voce, affermando tra l’altro che: “La manifestazione in memoria delle vittime di mafia organizzata da Libera “quest’anno assume un significato ancora più forte, perchè è necessario dire con forza che la mafia non può trovare spazio per rafforzarsi a causa della crisi che stiamo attraversando”. “L’aumento della disoccupazione nel Mezzogiorno, il venir meno di occasioni di lavoro legale, l’ulteriore indebolirsi di economie locali già al collasso – si legge in una nota degli studenti - creano condizioni per il rafforzamento dei sistemi mafiosi, in quanto è insufficiente l’azione che il nostro governo sta mettendo in campo contro la crisi. La risposta alla crisi non è la mafia, e lo vogliamo dire con forza nella giornata di oggi. Lo diciamo pensando sopratutto alle centinai di studenti che al Sud non sono tali, perchè costretti a lavorare fin dai 14-15 anni in nero o nella criminalità organizzata. Sono quasi un milione e mezzo i minori poveri al sud secondo l’Istat, e la crisi aumenta questa cifra già spaventosa. Chiediamo per questo – ha detto infine la Rete degli studenti - investimenti straordinari nel diritto allo studio e nella lotta alla dispersione scolastica, per non lasciare il nostro futuro alla mafia”. 15 MEMORIA & IMPEGNO I ragazzi di Locri sfilano con in testa la figlia del giudice Antonino Scopelliti L’urlo di dolore della Calabria contro tutte le mafie di Giulia ZAMPINA U n abbraccio alla Calabria. Un abbraccio affidato nelle mani di Donatella, la mamma di Gianluca Congiusta, il giovane ucciso dalla ‘ndranghea a sidereo, che al termine della manifestazione tenutasi a Napoli e organizzata dall’associazione Libera, diventa “postino” di un messaggio di riscatto e conversione per gli uomini di ‘ndrangheta. Glielo affida lui, il parroco della rivoluzione delle coscienze. L’urlo contro i boss di don Luigi Ciotti è l’urlo di Napoli che in occasione della giornata della memoria viene battezzata capitale dell’antimafia. “Alla mafia, alla camorra, alla ‘ndrangheta, al crimine dico: fermatevi, ma che vita è la vostra? Ne vale la pena? Vi aspettano carcere, clandestinità, tanti morti. Se avete beni ve li confischeremo tutti, e vi porteremo tutto via quello che avete. Fermatevi, alla fine cosa vi resta? Come giustificate il male che fate agli altri? La vostra è una condanna a vita, non può essere questa la vita. Non basta pentirsi ogni tanto, bisogna convertirsi”. Piazza Plebiscito è ammutolita. Il presidente di Libera irrompe 16 Sul palco i genitori di Gianluca Congiusta, il giovane assassinato a Siderno. La famiglia chiede la certezza della pena sul palco. Fa freddo, ma il sole sorride alla speranza di migliaia di gente. Ci sono i ragazzi di Locri a circondare don Ciotti, a sostenere la sua battaglia. La delegazione di ‘’Ammazzateci Tutti’’ è guidata da Rosanna Scopelliti, unica figlia del giudice Antonino Scopelliti, sostituto Procuratore generale di Cassazione, ucciso in Calabria nell’agosto del 1991. ‘’Contro le mafie serve una forte presa di coscienza - dice il leader del movimento Aldo Pecora - soprattutto per i politici. Le varie commissioni parlamentari antimafia, in questi anni, hanno prodot- to relazioni su relazioni, ma le leggi contro la mafia sono state poche e troppo leggere. Con alcune buone modifiche si potrebbero colpire, in modo pesante, le organizzazioni criminali’’. Poi Pecora si rivolge a don Ciotti e dice: “Eventi come SICUREZZA E POLIZIA Roberto Saviano pronuncia i nomi delle vittime calabresi e la moglie di Francesco Fortugno lascia commossa la piazza questi non servono se sono solo momenti di riflessione e lutto. Bisognerebbe sostituire il dolore con una rabbia positiva, per spronare le persone a indignarsi sempre”. Francesco Fortugno, Gianluca Congiusta, Antonino Scopelliti, Salvatore Aversa, Lucia Precenzano. Riecheggiano in un’affollata piazza Plebiscito di Napoli i nomi delle vittime che la Calabria ha sacrificato alla mafia. «Morti davanti alle quali - ha detto Don Luigi Ciotti dal palco - sarebbe meglio tacere per non urtare troppo il dolore delle loro famiglie». Nel primo giorno di primavera l’associazione Libera ha deciso di commemorare le vittime di tutte le mafie, di quelle che la criminalità organizzata uc- Il famoso autore di Gomorra ha concluso la lettura dei 900 nomi delle vittime della criminalità, con un pensiero a “quelli che non conosciamo ancora” Ed a sorpresa arriva anche Saviano “Mafie più pericolose, più inserite nei gangli del potere, quindi è peggio di 17 anni fa. Servono più risorse e più mezzi” La sua presenza è stata tenuta riservata fino all’ultimo momento, ma quando Roberto Saviano è salito accanto a don Luigi Ciotti alla manifestazione di Libera, sabato scorso, per la quattordicesima Giornata della memoria delle vittime delle mafie per chiudere la manifestazione, davanti al palco di piazza del Plebiscito fotografi e cameraman si sono accalcati. A Saviano, autore del libro “Gomorra” che ha avuto un enorme successo, e per il quale il grande impegno “anticamorra” è valso una scorta che lo tuteli da possibili agguati, sono state riservate le battute finali della manifestazione, poiché è stato lui a leggere gli ultimi nomi del lunghissimo elenco delle vittime della criminalità organizzata, alzando peraltro la voce nel citare quelli dei sei immigrati ghanesi uccisi nella strage di Castelvolturno lo scorso 18 settembre. Tra gli applausi, infine, lo scrittore, che mancava da lungo tempo dalla sua città, ha voluto destinare un pensiero “anche a tutti quelli che non conosciamo ancora”, prima di dileguarsi proprio come era arrivato, quasi senza che nessuno se ne accorgesse. Descrivendo l’immagine spettacolare dei 150.000 in piazza, in un’intervista di Dario del Porto pubblicata da “La Repubblica”, Saviano ha commentato la giornata dicendo: “Deve servire per far capire a tutti che le mafie non sono un problema ma il problema. E questo ancor di più oggi, in un momento nel quale la crisi economica ci ricorda che non aver combattuto l’economia mafiosa l’ha resa ancor più forte e pronta a ipotecare anche il nostro futuro”. 17 MEMORIA & IMPEGNO I pensieri di magistrati, giornalisti, scrittori in un opuscolo di Libera curato da Giuseppe Fiorenza e Don Tonino Palmese La legalità in uno slogan cidono in maniera strutturata, scientifica. Senza preoccuparsi del vuoto che lasciano nelle famiglie. Un vuoto che Mario Congiusta, papà di Gianluca, sta tentando di colmare con una ricerca continua di giustizia. Tira vento a Napoli, pur essendo il primo giorno di primavera e Mario Congiusta cerca di ripararsi con una sciarpa al collo, ma il freddo che sente nel cuore cerca di sconfiggerlo con un paio di guanti bianchi sui quali c’è scritto “Certezza della pena”. Perchè è questo che la famiglia Congiusta chiede, certezza della pena: «Cosa dovrei fare io quando rivedrò gli assassini di mio figlio passeggiare per Siderno e continuare a chiedere il pizzo? La verità - continua il papà di Giancluca - è che le forze dell’ordine in alcune parti della nostra terra sono davvero poche e quando comunque fanno il loro lavoro, arriva la decisione di un giudice che vanifica tutto, mette in libertà chi 18 dovrebbe marcire dietro le sbarre». Sguardo fermo e voce pacata, Mario Congiusta non alza la voce quando dice queste cose, ma il suo è un urlo che arriva diritto al cuore. E che ‘ndragheta non sia un fatto solo calabrese appare chiaro appena sul palco sale una rappresentante dell’associazione Libera in Piemonte che in maniera fiera racconta: «Noi ora occupiamo un immobile sequestrato alla famiglia Belfiore, riconosciuta come famiglia mandante dell’omicidio Caccia». La vedova del vicepresidente della giunta regionale della Calabria, Maria Grazia Laganà, invece, prende parte alla manifestazione lontana dai riflettori perché costretta ad abbandonare in anticipo piazza Plebiscito. Va via, per impegni istituzionali, prima che il nome di Fortugno venga pronunciato da Saviano. La presenza dello scrittore è rimasta riservata fino a pochi Anche lo scrittore Andrea Camilleri ha dato una definizione della parola legalità per il quattordicesimo giorno della Memoria delle vittime delle mafie: “Libero adeguarsi alle leggi che regolano la vita degli uomini, per trarne tutti più vantaggio”. E’ uno dei passaggi tratti da un opuscolo di Libera, curato da Giuseppe Fiorenza e Don Tonino Palmese. Lo slogan della marcia del 21 marzo, a Napoli, si ritrova nel titolo: “L’etica libera la bellezza”. “Appunti, pensieri, riflessioni” di magistrati, giornalisti, scrittori. “Si insinua la bellezza - scrivono i due curatori, prefigurando la marcia di Napoli - e noi pensiamo al 21 marzo in Campania, che ci fa tremare le vene e i polsi”. Le scarpe da 250 euro di un giovane ammazzato dalla camorra, a Napoli, nella faida di Secondigliano, sono il ricordo personale da cui parte Raffaele Cantone, magistrato sotto scorta: “Che serviva cercare di arrestare persone, sgominare clan, sequestrare beni - scrive riferendo di un moto di sconforto che lo prese mentre indagava sull’ennesimo agguato - se i modelli culturali di questi ragazzi erano quelli dell’effimera ultima moda, per ottenere la quale si era disposti ad ammazzare e a farsi ammazzare? Basta mattanze per scarpe e vestiti, mentre c’è tutto un mondo che questi ragazzini li utilizza per comprare panfili e yacht o per gestire imprese, voti e potere”. “La cosiddetta società civile, scossa dalle stragi, è stata vicina ai magistrati per molti anni, ha fatto il tifo per i giudici scrive invece il giornalista dell’Ansa Lirio Abbate, insistendo sulla necessità di un impegno collettivo - Non è bello fare il tifo per i giudici, perchè farlo significa trasformarsi in spettatori e rimettere alla magistratura una delega, l’ennesima a raddrizzare le tante storture del nostro tempo”. Contro “l’anestesia delle coscienze” Giancarlo Caselli: “Occorre irrobustire al nostra capacità di presenza nel mondo contemporaneo. Dobbiamo educarci alla radicalità della presenza”. La democrazia corre il rischio di arretrare, spiega, “bisogna sapersi sporcare le mani”. “Non ho fede nell’alto dei cieli, ma piccole fedi in terra. Una di queste insiste che nessun sangue versato è stato e va sprecato”, aggiunge Erri De Luca. “Non era più la stessa terra - sogna infine Luigi Lo Cascio, indimenticabile interprete de ‘I Cento Passi’ -. Prima era ruvida infeconda, terra maligna, incatenata e scarna. Adesso ritornava libera terra e arca di bellezza”. SICUREZZA E POLIZIA Il 21 marzo a Napoli l’incontro tra il Coisp ed i familiari di Luigi Tommasino, Consigliere Comunale ammazzato il 2 febbraio dalla camorra. Maccari: “Un dovere essere qui con voi” Uniti nel sacrificio, schierati per la legalità E mozione, forza, condivisione, commozione, indignazione, solidarietà. E’ stato una miscellanea di sentimenti veri, profondi e travolgenti l’incontro del 21 marzo scorso tra il Coisp (il Sindacato indipendente di Polizia), ed i familiari di Luigi Tommasino, consigliere comunale di Castellammare di Stabia, barbaramente assassinato dalla camorra il 4 febbraio scorso sotto gli occhi del figlio minorenne. Nell’ambito della “Giornata della Memoria e dell’Impegno in ricordo delle vittime delle mafie”, organizzata sabato 21 marzo a Napoli dall’associazione Libera, alle 11, nella sala Intramoenia del Caffè Letterario Bellini, storico luogo d’incontro della cultura partenopea, il Segretario Generale del Coisp Franco Maccari, insieme al segretario Generale Agg.to Domenico Pianese ed al Segretario Nazionale Elio Pacilio ha incontrato i familiari del consigliere Tommasino. L’incontro, organizzato dai Dirigenti del Coisp della Segreteria Provinciale di Napoli e Regionale della Campania, ha visto la commossa partecipazione di Raffaele, figlioletto di Tommasino, ed inoltre del fratello e della sorella di Luigi. Tra l’evidente commozione generale Franco Maccari ha voluto testimoniare le profonde motivazioni che hanno portato il Sindacato Indipendente a volere questo momento d’incontro. “Un gesto dovuto – ha detto il leader del Coisp -, non solo per onorare la memoria di chi ha pagato con la vita il prezzo della coerenza e della correttezza, ma necessario anche per far sentire la vicinanza degli appartenenti alla Polizia di Stato ad una famiglia che è stata colpita cosi duramente dal cancro della camorra ma che, nonostante ciò, sta dimostrando ogni giorno di continuare a credere nella cultura della legalità”. Una 19 MEMORIA & IMPEGNO Ringraziamenti a Don Luigi Ciotti vicinanza sentita, evidentemente, poiché più tardi le parole del fratello Giovanni rivolte ai Dirigenti del Sindacato sono state di fervido compiacimento e ringraziamento per la grande professionalità non disgiunta dall’umanità dimostrata nel momento della tragedia, ed ancora oggi nel prosieguo delle indagini. “Tutte qualità – ha detto Tommasino - che diventano ancora più apprezzabili in considerazione della scarsità dei strumenti messi a disposizione della Polizia di Stato per combattere una battaglia, quella con la camorra, che lascia ancora molti, troppi morti sulla strada”. Durante l’incontro, il Segretario Generale del Coisp ha consegnato la tessera di Socio Onorario del Sindacato al figlio di Luigi Tommasino, ed alcuni gadget che gli possano ricordare la vicinanza del Coisp; a tutta la famiglia, inoltre, è stata consegnata una scultura in ceramica raku simbolo della indelebile me A Don Luigi Ciotti Presidente di Libera Gentilissimo Don Luigi Ciotti, Desidero ringraziarLa nuovamente per l’invito alla “Giornata della Memoria: e dell’impegno in ricordo delle vittime delle mafie”, tenutasi a Napoli. Non Le nascondo di aver vissuto una giornata densa di emozioni anche per aver incontrato, poco prima di salire sul palco assieme agli altri relatori, la famiglia di Luigi Tommasino, Consigliere Comunale ammazzato dalla camorra a Castellammare di Stabia il 4 febbraio 2009. Lei sa che nel mestiere di poliziotto spesso ci troviamo confrontati con la parte più dura della realtà, con la morte dispensata da criminali senza pietà. Ogni uomo reagisce a modo proprio innanzi ai crimini, ma chi indossa una divisa, spesso, non può permettersi null’altro che “andare avanti”, a volte anche senza la speranza di riuscire a vedere i buoni frutti del proprio lavoro. Tra i 900 nomi letti dal palco, molti erano rappresentanti delle Forze dell’Ordine. Non tutti. Molti erano magistrati, giornalisti, amministratori locali, sacerdoti. Ma non tutti erano Rappresentanti dello Stato e delle Istituzioni, c’erano anche molti, troppi, cittadini. Coloro che hanno combattuto, conoscevano ed hanno accettato i rischi, sapevano anche quanto fosse necessaria la loro opera, affinché altri avessero il coraggio di alzare gli occhi, di non accettare lo stato delle cose imposto dalle mafie. Il COISP, che rappresento, è convinto della necessità di ricordare tutte le vittime della criminalità e del dovere, e promuove, sino dal 1993, in collaborazione con il Comune di Venezia, una giornata dedicata proprio alle vittime ed ai loro familiari. Come potrà constatare sul sito http://www.perricordare.org/ appositamente dedicato a tale manifestazione, abbiamo sempre coinvolto giovani e giovanissimi in percorsi educativi che, anche attraverso le testimonianze dirette dei protagonisti delle vicende e dei loro familiari, fossero focalizzati sulla cultura della legalità e della libertà. La nostra partecipazione alla giornata di ieri a Napoli, non è stata quindi solamente un momento di forti emozioni, bensì una tappa in un percorso che parte da lontano e che, fin da ora, La invitiamo a condividere con noi, il prossimo autunno, rappresentando l’Associazione Libera al “Memory Day …Per Ricordare!” che si terrà a Mestre (Ve). Ancora grazie per la forza che la “Giornata della Memoria: e dell’impegno in ricordo delle vittime delle mafie” ci ha saputo dare. Su questa difficile strada per liberarci dalle mafie, che parte dalla Memoria, non eravamo, non siamo e non saremo mai soli. Il Segretario Generale del Coisp Franco Maccari 20 SICUREZZA E POLIZIA Ringraziamenti Ai quadri sindacali partecipanti alla “Giornata della Memoria: e dell’impegno in ricordo delle vittime delle mafie” Napoli il 21 Marzo 2009 Carissimi, Desidero ringraziarVi nuovamente per la Vostra partecipazione alla “Giornata della Memoria: e dell’impegno in ricordo delle vittime delle mafie”, tenutasi a Napoli il 21 Marzo 2009. Non Vi nascondo di aver vissuto una giornata densa di emozioni, a cominciare con l’incontro con la famiglia di Luigi Tommasino e per terminare con la nostra riunione, su tematiche sindacali, locali e nazionali. Noi siamo tutto questo. Capaci di partecipare, unici rappresentanti sindacali delle Forze dell’Ordine, alla manifestazione organizzata da Don Ciotti e di essere presenti, pur con tutte le difficoltà del quotidiano, in ogni ufficio, a rappresentare i colleghi, sempre con la bandiera e l’ideale di Indipendenza. Ma il Coisp ha deciso di porsi traguardi più ambiziosi della semplice “tessera”: per far questo c’è bisogno di organizzazione ed è essenziale sfruttare al meglio le peculiarità di ognuno, per l’interesse comune di tutti. Da ogni dialogo, dibattito e persino da una netta divergenza di opinioni, si ricavano le giuste indicazioni su come procedere, per poter crescere nella cultura sindacale, nella rappresentatività numerica e nel nostro ruolo da protagonisti nella società. Non abbiamo, né mai avremo, paura delle difficoltà che questi traguardi, così ambiziosi, implicano. Non abbiamo, né avremo, paura, perché siamo capaci di proseguire la nostra attività anche a dispetto del cinismo imperante, dell’arroganza e dell’ignoranza, che a volte ci circondano, come poliziotti e come sindacalisti. Noi dobbiamo continuare ad essere di esempio per tutti, per coloro che ci guardano, magari ancora oggi da lontano, e per coloro che ci vorrebbero vedere scomparire, assieme alla nostra Indipendenza. Siamo scomodi. E siamo orgogliosi del nostro lavoro. Siamo il Coisp, anche grazie a Voi ed al Vostro costante impegno continueremo ad esserlo. Il Segretario Generale del Coisp Franco Maccari 21 INTERVISTA Carenza di denunce e sentenze “demagogicamente buoniste” i punti deboli della giustizia. Forze dell’ordine, punto d’eccellenza del nostro Paese di Giulia ZAMPINA “I dati sui reati nelle città continuano a diminuire rispetto agli anni precedenti e questo non può che farci piacere e dare ragione del lavoro costante condotto dalle forze dell’ordine. Le ultime operazioni di polizia, tra cui l’arresto dei boss Strangio e Romeo, sono il significato vero che in Italia il lavoro di intelligence e investigativo è condotto in maniera eccellente”. Non ha dubbi Nitto Palma, sottosegretario al ministero dell’interno, le forze di polizia italiane sono le migliori nel panorama internazionale. “Non lo dico per piageria – dice Palma – sono i 22 numeri e i fatti che parlano”. Nitto Francesco Palma romano di nascita arriva dalla magistratura. Ex sostituto della Procura di Roma, ha intrapreso l’attività politica con l’adesione a Forza Italia Ma la sua “origine” di magistrato, non gli impedisce di valutare obiettivamente l’andamento della giustizia in Italia. Senza nessuna polemica con la magistratura, ma lei non crede che troppo spesso il lavoro delle forze dell’ordine, rischia di essere vanificato da decisioni dei giudici forse “inopportune”? “Io non credo che ci sia bisogno di scendere in polemica. I dati sono sotto gli SICUREZZA E POLIZIA Sarà per questo che tanti pensano che riunirsi in associazioni di volontari, li possa legittimare a dare vita alle cosidette ronde? “Chi ha studiato diritto sa che su ogni libro di giurisprudenza veniva specificato che il diritto regola i rapporti tra i cittadini, ciò significa che a nessuno è concesso farsi giustizia da sé, in nessun modo. E’ chiaro che il potere di denuncia resta in capo a qualunque cittadino sia testimone di un reato, sia che ne sia testimone in maniera singola, sia in forma associata”. occhi di tutti. E’ chiaro che il lavoro della magistratura è un’azione di garanzia e controllo delle attività investigative. Il vero problema appartiene alla fisiologia del rapporto tra polizia e magistratura, ecco perchè io credo che la magistratura tutta debba fare una seria riflessione al proprio interno. I giudici dovrebbero ricordare che le sentenze sono pronunciate in nome del Popolo Italiano, troppo spesso però si ha la sensazione che il sentire del singolo magistrato sia troppo lontano dal sentire comune, e questo si tramuta in decisioni alcune volte intrise di una demagogia buonista che provoca una reazione purtroppo contraria a quella sperata, diminuendo il senso di giustizia nei cittadini”. L’analisi del sottosegretario Nitto Palma sulle attività investigative, di intelligence e della magistratura italiana Le denunce, altro punto debole nel lavoro degli investigatori, che troppo spesso si trovano davanti a muri di omertà o a ritrattazioni che magari vanificano mesi di lavoro “Purtroppo questa è una verità, ancor più amara in alcune zone del nostro Paese dove, al senso di impotenza della giustizia si unisce anche la paura di denunciare per le ritorsioni che questo potrebbe avere sulla propria vita. Non dobbiamo d’altro canto dimenticare che il 90% delle denunce è contro ignoti.Ecco dunque che diventa fondamentale l’azione deterrente da parte del Governo nei confronti di ogni tipo di reato, dalla lotta alle grandi lobby criminali, al contrasto a tutte quelle forme di microcriminalità. E in questo, malgrado le tante voci contrarie arrivate da più parti, io credo che l’impiego dell’esercito nelle città, sia servito”. Lei crede che in Italia esista un’emergenza sicurezza? “Io non credo che ci sia una vera e propria emergenza. Credo che ci siano dei focolai di criminalità che sicuramente vanno spenti alla radice. Ma, ripeto, secondo me le forze di polizia italiane sono un punto di eccellenza di questo Paese e questo, per quanto possibile, deve essere una sicurezza per tutti noi”. 23 INTERVISTA GUALTIERI MESI di SACRIFICi, e sentimenti di EMOZIONE E INCREDULITA’; tutto ciò che hanno vissuto gli uomini della Mobile di Palermo sulle tracce del boss 11 APRILE 2006 una data consegnata alla storia Giuseppe Gualtieri oggi questore di Trapani, racconta i momenti salienti della cattura di Bernardo Provenzano di Giulia ZAMPINA L ei e i suoi uomini siete balzati agli onori della cronaca per l’arresto di Bernardo Provenzano. Fino ad allora il vostro lavoro era stato silenzioso e certosino. Ora ci può raccontare qualche dettaglio di quell’operazione? “In realtà, l’arresto di Bernardo Provenzano è stato l’epilogo di un lungo e duro lavoro, durato oltre dieci anni, svolto da un gruppo di professionisti seri e qualificati. La mitica Sezione Catturandi, infatti, aveva anche prima del mio arrivo a Palermo, quale capo della Squadra Mobile, sviluppato un abile lavoro di individuazione di tutti coloro che, a qualunque titolo, facevano parte del “sistema Provenzano”, ponendo in essere una serie di operazioni fina- 24 SICUREZZA E POLIZIA lizzate alla progressiva eliminazione di quelle persone che, con la loro opera, avevano consentito al latitante di sfuggire per ben 43 anni alla cattura. Questo gruppo di tenaci poliziotti era sostenuto ed affiancato da un qualificato pool di magistrati che ne ha valorizzato l’opera anche sotto gli aspetti associativi, consentendo di portare a compimento ponderosi procedimenti penali, tutti conclusi con la condanna degli imputati. A ciò si aggiunga che contestualmente era stato creato il “Gruppo Duomo”, estrapolato dalla Catturandi e formato da elementi scelti con cura, coordinati da Cortese e direttamente facenti capo al dirigente della Mobile, cioè a me, a cui confluivano i dati emersi dalle indagini sulla consorteria di Provenzano e quelli raccolti con le indagini sulla sua cattura. Tale sistema ha consentito una naturale circolarità delle informazioni, prima spesso patrimonio di gruppi separati di investigatori, con il duplice risultato di non disperdere dati utili per delineare il contesto associativo e nello stesso far confluire verso il “Gruppo Duomo” solo gli elementi utili per addivenire alla cattura del latitante. Quali sono stati i momenti più difficili, quante volte avete sentito di essere vicino alla cattura di Provenzano e poi non è andata come speravate? I dettagli della fase finale dell’operazione sono ben noti alle cronache e sono partiti da una felice intuizioni nata osservando i familiari di Provenzano. Quando parlo di “osservazione” intendo tutta una serie di attività tecniche di polizia, appostamenti, pedinamenti, video intercettazioni, ambientali e così via. Come è noto è stata seguita la strada percorsa, con Dalla Calabria alla Sicilia, sempre sulle tracce della mafia Giuseppe Gualtieri è catanzarese di nascita, oggi è questore a Trapani, ma il suo nome è balzato agli onori della cronaca per essere riuscito a catturare Bernardo Provenzano, il boss della mafia più pericoloso degli ultimi trent’anni nel momento in cui era Capo della Squadra Mobile di Palermo Nei suoi trascorsi professionali ha ricoperto delicati incarichi in ogni settore dell’amministrazione della Pubblica Sicurezza. Dal settembre 1983 al dicembre 1986 ha prestato servizio presso la Scuola allievi agenti di Vibo Valentia, quale dirigente dell’Ufficio Studi, Ricerche e Documentazione. Dal 20 dicembre 1986 al 15 novembre 1989 ha prestato servizio quale dirigente del Nucleo Prevenzione Crimine Calabria, reparto speciale della Direzione Centrale Polizia Criminale, nonché quale vice dirigente del Centro Interprovinciale Criminalpol di Reggio Calabria. Dal 15 novembre 1989 al 15 marzo 1993 ha diretto la Squadra Mo- bile di Reggio Calabria in Gioia Tauro. Dal 15 marzo 1993 al 1° febbraio 1996 è stato distaccato presso la presidenza del Consiglio dei Ministri in Roma. Dal 1° febbraio 1996 al 1° agosto 2000 ha diretto la Squadra Mobile di Vibo Valentia. Dal 1° agosto 2000 è stato dirigente del Commissariato di P.S. di Siderno. Dal 14 marzo 2005 al 9 maggio 2006 ha ricoperto l’incarico di dirigente della Squadra Mobile di Palermo. Sedi ed incarichi che nel tempo lo hanno visto impegnato sempre in prima linea. Anche in questa provincia, come dimostrato ampiamente dalle numerose operazioni antimafia già condotte dalla Squadra Mobile, proseguirà il suo impegno, collaborato dai “poliziotti di Trapani e della Provincia”, nell’auspicio di giungere alla cattura del pericoloso latitante Matteo Messina Denaro, senza però trascurare tutte quelle specifiche attività che connotano la Polizia di Stato. g.z. 25 INTERVISTA GUALTIERI cambio sistematico di corrieri, da pacchi inviati ad una masseria sita in contrada Montagna dei Cavalli di Corleone e depositati davanti ad un casolare dal quale per mesi non è stato mai visto uscire alcuno nonostante il pastore titolare della masseria si soffermasse a parlare ad una porta apparentemente chiusa. Che ci fosse qualcuno veniva confermato dall’arrivo di un piccolo televisore e dal fatto che il padrone della masseria si era affrettato a montare una antenna sopra il casolare di interesse. Come è facile capire, i viaggi dei pacchi si susseguivano e la tensione aumentava: intervenire o non, e se, intanto, il latitante cambiava nascondiglio? …., insomma qualunque decisione presentava i suoi rischi. Ad un certo punto, dopo l’ennesima riunione notturna, si è deciso che la viaggio successivo avremmo operato. La sorte ha premiato la nostra determinazione poiché la mattina dell’11 aprile 2006, in coincidenza dell’arrivo del solito pacco per la prima volta è stato visto il braccio di un uomo fuoriuscire dal vano della porta del casolare: pochi minuti e l’irruzione aveva termine con l’epilogo che tutti sappiamo. 26 L’emozione provata è stata grande e l’incredulità la faceva da padrona. Io domandavo a Cortese, da sempre a caccia di Binnu, se eravamo sicuri che fosse lui. In realtà assomigliava ad un fratello che noi sapevamo essere altrove, aveva tutte le cicatrici che erano a nostra conoscenza ed anche l’identikit diffuso qualche tempo prima gli era molto somigliante, ma tutto questo non bastava. Poi finalmente, con il suo sorriso sarcastico sulla bocca, ha fatto capire che era Provenzano e ripeteva :”Non sapete quello che avete fatto!” e, successivamente, in Ufficio, firmava il verbale di sequestro con il suo nome. Come avete metabolizzato il fatto di aver consegnato alla giustizia l’uomo più pericoloso degli ultimi trent’anni? In questi momenti non si ha la percezione di quello che si è fatto, solo una grande gioia. Lo spessore dell’uomo e dell’operazione si è avuta con lo studio dei “pizzini” dai quali emergeva tutto il quadro delle attività di cosa nostra, perfettamente combacianti con le indagini a cura della Sezione Criminalità Organizzata. Lei ora dirige la questura di Trapani, quali sono i problemi quotidiani con i quali si scontra? Fare il Questore è cosa diversa che fare l’investigatore. Certo, l’impulso alle indagini resta sempre il mio pallino, specie in un territorio come quello di Trapani dove mafia ed impresa spesso coincidono ma l’attività gestionale è più ampia e vede un costante impegno sia nell’organizzazione interna che nel garantire alla società l’ordine e la sicurezza pubblica. Come Lei dice in realtà le due problematiche si incontrano, infatti senza adeguate risorse umane ed economiche non si può garantire la sicurezza, oggi divenuto bene primario dell’individuo. I tagli al bilancio sono un dato di fatto che da Dirigente dello Stato posso solo registrare ed accettare. È però mio compito far funzionare al meglio le risorse in mio possesso, stabilendo delle priorità ed ottimizzando gli interventi. Il decreto sicurezza ancora in embrione, legittima di fatto le associazioni di cittadini che si muovono sul territorio per denunciare reati laddove non c’è la presenza degli uomini di pubblica sicurezza. Lei cosa ne pensa? Tra le priorità vi è naturalmente il controllo del territorio che non può essere lasciato in mano ai privati cittadini, ma deve rientrare in un sistema della sicurezza che veda al centro le due autorità provinciali quella politica, il Prefetto, e quella tecnica, il Questore, solo essi titolati a restringere la sfera di libertà dei consociati sempre in funzione di un interesse comune. È grande, quindi, il pericolo che una contrazione così forte delle risorse possa lasciare troppo spazio ad una gestione privatistica della sicurezza che renderebbe la nostra società simile a quella dei vecchi films western, sindaci sceriffo e gruppi di cittadini che si organizzano per catturare ed impiccare ladri di cavalli e rapinatori. Confido, tuttavia, nell’attenzione del nostro Ministro sulla questione che, in una società a due velocità come la nostra, è molto sentita nelle regioni del Nord e, quindi, va valutata e regolamentata, come pare si stia facendo, nel senso sopra da me auspicato. Certo, se le ronde dovessero avere dei costi per lo Stato sarebbe più ortodosso convogliare le risorse verso le forze di Polizia. SPECIALE CONTRATTO CHIARIAMO COME STANNO LE COSE Contratto normativo e Coda contrattuale 2006/07 SOMMARIO 1 2 3 4 5 6 Premessa Indennità pensionabile Assegno di funzione Ticket restaurant Indennità sommozzatori Asili nido I II II III IV IV 7 8 9 10 11 Contratto Parte Normativa V Orario di lavoro VI Tutela delle lavoratrici madri VI Norme di garanzia VII Dichiarazioni di impegno del Governo VIII 12 Stato giuridico del personale la circolare del Capo della Polizia X SPECIALE CONTRATTO 1. Premessa Riteniamo opportuno fare chiarezza sugli aumenti economici conseguenti alla sottoscrizione della coda contrattuale relativa al biennio 2006/2007, avvenuta lo scorso 18 marzo. Dopo aver già smentito insieme a tutte le OO.SS. del cartello, le vergognose dichiarazioni rese alla stampa da alcuni componenti del Governo (160 euro di aumento), spalleggiati da qualche pseudo-sindacato che non ha saputo negarsi ai propri padroni politici nemmeno questa volta, riteniamo doveroso fare chiarezza sugli aumenti che percepiranno i poliziotti a seguito della firma appena apposta con la parte pubblica. Iniziamo con qualche premessa: 1. Il contratto di lavoro 2006-2009 dei poliziotti si definisce in due parti. L’aspetto normativo che vale per il quadriennio e l’aspetto economico che è suddiviso in due bienni (2006/2007 – 2008/2009). 2. Ad oggi sono stati sottoscritti il contratto parte normativa 2006/2009 ed il contratto parte economica per il biennio 2006/2007. 3. Il tavolo per la contrattazione relativa alla parte economica 2008/2009 deve ancora essere aperto (probabilmente lo sarà a breve). Ad oggi le risorse stanziate dal governo Berlusconi per tale contratto economico 2008/2009 ammontano a 586 milioni di euro, mentre il governo Prodi stanziò per il nostro biennio economico 2006/2007 la somma di 990 milioni di euro. Ed ancora altre indispensabili premesse: a) La contrattazione parte normativa si definisce solitamente in una solo periodo. Per il quadriennio 2006/2009, invece, ci sono state due fasi (la prima definitasi il I 31/07/2007 e la seconda conclusasi con la firma del 18 marzo scorso e di cui diremo successivamente). b) La contrattazione parte economica di ogni singolo biennio (2006/2007 e 2008/2009) si definisce sempre in due fasi. Con la prima vengono distribuite le risorse assegnate per il recupero inflattivo + eventuali altre aggiuntive (ed è quella, relativamente al biennio 2006/2007, conclusasi il 31/07/2007 e che ha portato a 124 euro di aumento medio quasi tutte spalmate, grazie al Co.I.S.P. ed al cartello, sul parametro stipendiale); con la seconda, la c.d. coda contrattuale, vengono distribuite le ulteriori risorse assegnate anche per coprire un tasso di inflazione più alto rispetto a quello precedentemente calcolato (la differenza tra l’inflazione programmata e quella reale). Il contratto siglato lo scorso 18 marzo 2009 è relativo alla coda contrattuale del contratto parte economica biennio 2006/2007. Esponenti del centro-destra si sono vantati di aver distribuito ai poliziotti 160,00 euro di aumenti ma si tratta di una falsità, perché questa coda contrattuale porterà in media nelle tasche dei poliziotti poco più di 30,00 euro. Infatti, dei 160,00 euro di cui il governo Berlusconi ingiustamente si vanta , 124,00 erano già stati assegnati con la firma del 31/07/2007, ed i poliziotti infatti già li percepiscono dal 1° febbraio 2007, mentre i restanti 30,00 euro, sono frutto di stanziamenti decisi dal governo Prodi: somme che l’attuale compagine governativa non ha minimamente inteso aumentare, nonostante i continui proclami ed i paroloni spesi a favore dei poliziotti e del personale del Comparto Sicurezza e Difesa, fin dalla campagna elettorale. Gli incrementi economici della coda contrattuale ovvero Gli incrementi definiti con la coda contrattuale sono i seguenti: SICUREZZA E POLIZIA 2. Indennità pensionabile 3. Assegno di funzione: • Gli incrementi previsti, con decorrenza 1° ottobre 2007, dall’art. 4 del D.P.R. 11 settembre 2007, n. 170, sono anticipati al 1° febbraio 2007. Si tratta di una media di 9,83 euro mensili moltiplicati per i mesi da febbraio a settembre 2007, che il personale percepirà sotto forma di arretrati. • Incremento dell’ora di straordinario di circa 1,50 euro in media – decorrenza 1 dicembre 2008: QUALIFICA PARAMETRO Ruolo dei Direttivi Vice Questore Aggiunto 150,00 Commissario Capo 144,50 Commissario 139,00 Vice Commissario 133,25 Ruolo degli Ispettori Ispettore Sup. SUPS sostituto commissario 139,00 Ispettore Sup. SUPS + 8 anni qualifica 135,50 Ispettore Superiore SUPS 133,00 Ispettore Capo 128,00 Ispettore 124,00 Vice Ispettore 120,75 Ruolo dei Sovrintendenti Sovrintendente Capo + 8 anni qualifica 122,50 Sovrintendente Capo 120,25 Sovrintendente 116,25 Vice Sovrintendente 112,25 Ruolo degli Agenti ed Assistenti Assistente Capo + 8 anni qualifica 113,50 Assistente Capo 111,50 Assistente 108,00 Agente Scelto 104,50 Agente 101,25 • Anticipo della 2a fascia da 29 a 27 anni di servizio, con un incremento per gli agenti/assistenti/assistenti capo di 781 euro annui lordi – decorrenza 1 dicembre 2008; Istituzione di una terza fascia di assegno di funzione al compimento dei 32 anni di servizio che si sostanzia con un incremento economico del 15% circa rispetto all’assegno di funzione percepito al compimento dei 27 anni – decorrenza 1 dicembre 2008. FERIALE NOTTURNO O FESTIVO NOTTURNO FESTIVO 15,18 14,63 14,07 13,49 17,17 16,53 15,90 15,25 19,81 19,08 18,35 17,59 14,07 13,71 13,46 12,96 12,55 12,23 15,90 15,51 15,22 14,65 14,18 13,82 18,35 17,89 17,56 16,90 16,37 15,94 12,40 12,17 11,77 11,36 14,02 13,76 13,30 12,85 16,17 15,87 15,35 14,82 11,49 11,29 10,93 10,57 10,25 12,98 12,76 12,36 11,96 11,59 14,99 14,72 14,26 13,80 13,37 QUALIFICA Ruolo dei Direttivi Vice Questore Aggiunto Commissario Capo Commissario Vice Commissario Ruolo degli Ispettori Ispettore Sup. SUPS sostituto comm. Ispettore Superiore SUPS Ispettore Capo Ispettore Vice Ispettore Ruolo dei Sovrintendenti Sovrintendente Capo Sovrintendente Vice Sovrintendente Ruolo degli Agenti ed Assistenti Assistente Capo Assistente Agente Scelto Agente 17 ANNI DI SERVIZIO 27 ANNI DI SERVIZIO 32 ANNI DI SERVIZIO € 3.122,70 € 2.770,90 € 2.153,00 € 2.153,00 € 5.144,10 € 5.144,10 € 3.231,70 € 3.231,70 € 5.915,67 € 5.915,67 € 3.716,51 € 3.716,51 € 1.829,40 € 1.829,40 € 1.829,40 € 1.829,40 € 1.829,40 € 3.070,50 € 3.070,50 € 3.070,50 € 3.070,50 € 3.070,50 € 3.531,03 € 3.531,03 € 3.531,03 € 3.531,03 € 3.531,03 € 1.800,20 € 1.800,20 € 1.800,20 € 3.018,20 € 3.018,20 € 3.018,20 € 3.470,98 € 3.470,98 € 3.470,98 € 1.448,40 € 1.448,40 € 1.448,40 € 1.448,40 € 2.949,83 € 2.949,83 € 2.949,83 € 2.949,83 € 3.392,30 € 3.392,30 € 3.392,30 € 3.392,30 II SPECIALE CONTRATTO 4. Ticket restaurant • • • rideterminati a 7,00 euro con un incremento rispetto a quelli precedenti di 2,35 euro – a decorrere dal 31 dicembre 2008 e a valere dal 1° gennaio 2009; Rideterminazione dell’indennità oraria di missione a 8,00 euro che si sostanzia in un incremento di 2,00 euro – decorrenza 1° gennaio 2009; Rideterminazione dell’indennità di compensazione prevista per l’impiego del personale in servizio nella giornata prevista per il riposo settimanale o festivo infrasettimanale a 8,00 euro che si sostanzia in un incremento di 3 euro – decorrenza 1° gennaio 2009; Riconoscimento anche per il personale del Nucleo operativo di sicurezza NOCS della indennità d’impiego già prevista per i GIS e per i GICO – decorrenza 1° gennaio 2009. La medesima indennità è corrisposta al personale non in possesso della qualifica di operatore NOCS, addetto ai compiti di supporto e sanitari, limitatamente ai giorni di effettiva partecipazione ad operazioni ed esercitazioni: QUALIFICA Ruolo dei Direttivi Vice Questore Aggiunto + 25 anni Vice Questore Aggiunto Commissario Capo Commissario Vice Commissario Ruolo degli Ispettori Ispettore Superiore SUPS + 29 anni Ispettore Superiore SUPS + 25 anni Ispettore Superiore SUPS Ispettore Capo + 25 anni Ispettore Capo Ispettore + 15 anni Ispettore + 10 anni Ispettore Vice Ispettore III € 725,11 € 669,33 € 599,60 € 539,19 € 297,49 € 618,19 € 599,60 € 539,19 € 539,19 € 502,00 € 464,81 € 427,63 € 325,37 € 278,89 QUALIFICA Ruolo dei Sovrintendenti Sovrintendente Capo + 25 anni Sovrintendente Capo Sovrintendente + 18 anni Sovrintendente + 15 anni Sovrintendente Vice Sovrintendente Ruolo degli Agenti ed Assistenti Assistente Capo + 29 anni Assistente Capo + 25 anni Assistente Capo + 17 anni Assistente Capo Assistente Agente Scelto Agente € 539,19 € 502,00 € 464,81 € 427,63 € 325,37 € 288,00 € 502,00 € 464,81 € 427,63 € 413,68 € 325,37 € 278,89 € 216,00 SICUREZZA E POLIZIA 5. Indennità per i sommozzatori 6. Asili Nido • • Sono stati destinati 533.695,00 di euro per il rimborso delle spese sostenute dal personale per gli asili nido. Il raddoppio delle indennità per i sommozzatori che come noto erano ferme al 1975 – decorrenza 1 gennaio 2009; • Profondità massima raggiunta durante l’immersione (in metri) Indennità in euro per ogni ora di immersione non in saturazione usando apparecchiature a: Aria 1,24 1,64 2,06 3,08 5,16 6,18 - 0 – 12 13 – 25 26 – 40 41 – 55 56 – 80 81 – 110 111 – 150 151 – 200 oltre 200 Miscele sintetiche 1,64 2,48 3,50 4,54 6,18 7,22 8,26 9,30 10,32 Indennità di impiego operativo per attività di aeronavigazione – Incremento, per la sola qualifica dei sovrintendenti o qualifiche equiparate con anzianità inferiore a 15 anni, ed ai fini di porre fini ad esistenti sperequazioni, di 5 euro mensili – decorrenza 1° gennaio 2009; Aumento dell’indennità di bilinguismo con variazioni a seconda della fascia e degli attestati di conoscenza – decorrenza 1 gennaio 2009: • • • Ossigeno 2,48 3,50 - Indennità in euro per ogni ora di immersione in saturazione 0,60 0,82 1,02 1,24 1,44 1,64 2,06 2,58 3,10 Questi sono gli incremento economici della coda contrattuale. E adesso dovremmo aprire il tavolo contrattuale per il bienno economico 2008/2009 ...con appena 586 milioni di euro (una vera miseria) che questa coalizione di centrodestra ha stanziato per tutto il personale del Comparto Sicurezza e Difesa. Risorse che, se non verranno rideterminate in ragione della specificità del nostro lavoro (purtroppo questo Governo non ha sinora dimostrato alcuna attenzione verso i poliziotL’indennità speciale di seconda lingua, corrisposta al personale in servizio nellaprovincia ti…) consentiranno null’altro di Bolzano o in uffici collocati a Trento e aventi competenza regionale, che mirabolanti aumenti di 60 euro mensili lordi. è incrementata nelle seguenti ed è quindi rideterminata nelle misure mensili lorde seguenti misure mensili lorde: anche se qualcuno di sicuro racconterà ancora una ATTESTATO DI CONOSCENZA DELLA LINGUA ATTESTATO DI CONOSCENZA DELLA LINGUA volta qualche favola ai TG Attestato A € 17,20 Attestato A € 227,91 ed ai giornali, come appunto quella di averci aumentato Attestato B € 14,34 Attestato B € 189,94 lo stipendio di 160,00, diAttestato C € 11,49 Attestato C € 151,97 menticando che le bugie … Attestato D € 10,32 Attestato D € 136,85 L’indennità speciale di seconda lingua, corrisposta al personale in servizio presso uffici o enti ubicati nella regione autonoma a statuto speciale della Valle d’Aosta, è incrementata nelle seguenti misure mensili lorde ed è quindi rideterminata nelle seguenti misure mensili lorde: Prima fascia Seconda fascia Terza fascia Quarta fascia INDENNITÀ SPECIALE DI SECONDA LINGUA € 17,20 € 14,34 € 11,49 € 10,32 Prima fascia Seconda fascia Terza fascia Quarta fascia € 227,91 € 189,94 € 151,97 € 136,85 IV SPECIALE CONTRATTO 7. Contratto parte normativa 2006/2009 (… di seguito sono riportate le parti delle norme vigenti che sono state modificate. Tali modifiche sono evidenziate in grassetto …) La firma apposta il 18 marzo 2008 ha portato anche miglioramenti normativi fortemente voluti dal Co.I.S.P. e dalle altre OO.SS. del “cartello”. • Indennità di missione Rimborso pasti: – Al personale in trasferta che dichiari di non aver potuto consumare i pasti per ragioni di servizio o per mancanza di strutture che consentano la consumazione dei pasti pur avendone il diritto ai sensi della vigente normativa, compete nell’ambito degli ordinari stanziamenti di bilancio un rimborso pari al 100 per cento del limite vigente, ferma restando la misura del 40 per cento della diaria di trasferta. – Il rimborso è corrisposto nella misura di un pasto dopo otto ore e di due pasti dopo dodici ore, nel limite massimo complessivo di due pasti ogni 24 ore di servizio in missione, a prescindere dagli orari destinati tinati alla consumazione degli stessi. – Per missioni superiori a 24 ore, nel giorno o in cui si conclude la missione, si ha diritto al rimborso del pasto solo dietro presentazione della va documentazione a conrelativa e che siano state effettuate dizione no 5 ore di servizio fuori sede almeno ché quest’ultimo pasto ricada e purché negli orari destinati alla consumaziollo stesso. ne dello Località di abituale dimora: La localitàà di abituale dimora o altra località re considerata la sede di parpuò essere tenza e di rientro dalla missione, esto dal personale e più ove richiesto nte per l’Amministraconveniente e la sede di missione zione. Ove on la località di abicoincida con ora del dipendentuale dimora sonale compete te, al personale o documentail rimborso pese relative to delle spese ai pasti consumati, nonché laa diaria di missione qualora sia richiesto, per esigenizio, di iniziare ze di servizio, ne dalla sede di la missione servizio. Anticipo, indennità e rimborsi: L’Amministrazione strazione è tenuta ad an- V ticipare al personale inviato in missione una somma pari all’intero importo delle spese di viaggio e pernottamento, nel limite del costo medio della categoria consentita, nonché l’85 per cento delle presumibili spese di vitto. L’Amministrazione trimestralmente consegna, a richiesta, al personale interessato un prospetto riepilogativo delle somme retribuite o da retribuire relative ai singoli servizi di missione svolti. Attività transfrontaliere: L’indennità di missione è corrisposta per tutte le attività istituzionali di controllo del territorio transfrontaliero degli Stati confinanti lungo l’arco alpino o per i compiti che vengono espletati oltre detto confine come ordinarie attività di servizio, derivanti da forme di cooperazione transfrontaliera individuate dagli accordi internazionali vigenti. Visti di arrivo e partenza: I visti di arrivo e di partenza del personale inviato in missione sono attestati con dichiarazione dell’interessato sul certificato di viaggio. Viaggio e pernottamento: Al personale comandato in missione fuori dalla sede di servizio, che utilizzi il mezzo aereo o altro mezzo non di proprietà dell’amministrazione senza la prevista autorizzazione, è rimborsata una somma nel limite del costo del biglietto ferroviario. Al personale autorizzato i rimborsi vengono effettuati secondo le disposizioni vigenti in materia. Al personale inviato in missione compete il rimborso del biglietto di 1^ classe, relativo al trasporto ferroviario o marittimo, nonché il rimborso rimbor del vagone letto a comparto singolo o della cabina, in alternativa al pernottamento fuori sede. In caso di pernottamento compete il rimborso delle spese dell’albergo dell’a fino alla prima categoria con esclusione di quelle di lusso. Al personale che pernotta presso alberghi non convenzionati sono rimborsate le spese di pernottamento in misura pari alla tariffa media degli alberghi ubica nella stessa sede. convenzionati ubicati Qualora nella sede di missione non esistano alberghi convenzionati l’Amministrazione l’Am rimborsa la spesa sp effettivamente sostenut sostenuta. Citaz Citazione a comparire: Al pers personale chiamato a comparire, quale indagato o comparir imputato per fatti inerenti al imputat servizio, dinanzi ad organi servizio della Magistratura ordinaria, militare mi o contabile ovvero a presentarsi davanti a consig consigli o commissioni di disciplina o di inchiesta, compete il trattamento tra economico di missione previsto dalla legge sulle missioni e successive modificazioni, solo alla conclusione del procedimento ed esclusivamente nel SICUREZZA E POLIZIA • Lavoro straordinario Le ore di lavoro straordinario eventualmente non retribuite o non recuperate a titolo di riposo compensativo entro il 31 dicembre dell’anno successivo a quello in cui sono state effettuate sono comunque retribuite nell’ambito delle risorse disponibili, limitatamente alla quota spettante, entro l’anno successivo. 9. Tutela delle lavoratrici madri • • caso di proscioglimento o di assoluzione definitiva. Le spese di viaggio sostenute possono essere rimborsate, di volta in volta, a richiesta, salvo ripetizione qualora il procedimento stesso si concluda con sentenza definitiva di condanna a titolo doloso o anche per colpa grave nel giudizio per responsabilità amministrativo-contabile. Le disposizioni del presente comma si applicano anche al personale chiamato a comparire, quale indagato o imputato per fatti inerenti al servizio, dinanzi ad organi della Magistratura di Paesi stranieri. Trattamento economico di trasferimento Il personale trasferito d’ufficio ai sensi dell’articolo 1, comma 3, della legge 29 marzo 2001, n. 86, che non fruisce nella nuova sede di alloggio di servizio e abbia scelto il rimborso del canone mensile per l’alloggio privato può, al termine del primo anno di percezione di tale trattamento, optare per l’indennità mensile pari a trenta diarie di missione in misura ridotta del 30% per i successivi dodici mesi. Tale opzione può essere esercitata una sola volta. 8. Orario di lavoro Al completamento dell’orario di lavoro di 36 ore settimanali concorrono le assenze riconosciute ai sensi delle vigenti disposizioni, ivi compresi le assenze per malattia, i congedi ordinario e straordinario, i riposi compensativi ed i recuperi per il servizio prestato nel giorno destinato al riposo settimanale o nel festivo infrasettimanale. • Esonero, a domanda, sino al compimento del terzo anno di età del figlio, per la madre dal turno notturno o da turni continuativi articolati sulle 24 ore, o per le situazioni monoparentali da turni continuativi articolati sulle 24 ore. Esonero, a domanda, dal turno notturno per le situazioni monoparentali, ivi compreso il genitore unico affidatario, sino al compimento del dodicesimo anno di età del figlio convivente. Possibilità per le lavoratrici madri e per i lavoratori padri vincitori di concorso interno, con figli fino al dodicesimo anno di età, di frequentare il corso di formazione presso la scuola più vicina al luogo di residenza, tra quelle in cui il corso stesso si svolge. Terapie salvavita In caso di patologie gravi che richiedano terapie salvavita ed altre ad esse assimilabili secondo le indicazioni dell’Ufficio medico legale dell’Azienda sanitaria competente per territorio, sono esclusi dal computo dei giorni di congedo straordinario o di aspettativa per infermità i relativi giorni di ricovero ospedaliero o di day-hospital ed i giorni di assenza dovuti alle citate terapie, debitamente certificati dalla competente Azienda sanitaria locale o struttura convenzionata o da equivalente struttura sanitaria. I giorni di assenza sono a tutti gli effetti equiparati al servizio prestato nell’Amministrazione e sono retribuiti, con esclusione delle indennità e dei compensi per il lavoro straordinario e di quelli collegati all’effettivo svolgimento delle prestazioni. Diritto allo studio Per la preparazione all’esame per il conseguimento del diploma della scuola secondaria di secondo grado, nonché agli esami universitari o post-universitari, nell’ambito delle 150 ore per il diritto allo studio di cui all’articolo 78 del decreto del Presidente della Repubblica 28 ottobre 1985, n. 782, possono essere attribuite e conteggiate le quattro giornate lavorative immediatamente precedenti agli esami sostenuti in ragione di sei ore per ogni giorno; in caso di sovrapposizione di esami, al dipendente possono essere attribuite e conteggiate 4 giornate lavorative per ciascun esame. Il personale, in tali giornate, non può comunque essere impiegato in servizio. Non si applicano i commi 1 e 2 dell’articolo 20 del decreto del Presidente della Repubblica 16 marzo 1999, n. 254 nel caso di iscrizione a corsi per il conseguimento del diploma di scuola secondaria di secondo grado, a corsi universitari o post-universitari fuori dalla sede di servizio e laddove nella sede di appartenenza siano attivati analoghi corsi. In tal caso i giorni eventualmente necessari per il raggiungimento di tali località ed il rientro in sede sono conteggiati nelle 150 ore medesime. VI SPECIALE CONTRATTO • • Assegno funzionale A decorrere dal 31 dicembre 2008 e a valere dall’anno 2009, ai fini dell’applicazione dei benefici dell’assegno funzionale, per il compimento delle prescritte anzianità è valutato il servizio di leva prestato nel Corpo nazionale dei vigili del fuoco. Forme di partecipazione Le Commissioni istituite ai sensi dell’articolo 26 del decreto del Presidente della Repubblica 31 luglio 1995, n. 395 e successive modificazioni sono costituite, con cadenza biennale, con rappresentanti sindacali designati in maniera proporzionale dalle organizzazioni sindacali rappresentative individuate dal decreto del Ministro per la funzione pubblica e firmatarie del quadriennio normativo, in numero comunque non superiore a dieci. Le medesime Commissioni possono, altresì, essere costituite anche in forma paritetica; in tale ipotesi sono chiamati a far parte delle predette Commissioni un rappresentante per ciascuna delle organizzazioni sindacali come sopra individuate e la manifestazione di volontà espressa da ciascun rappresentante sindacale è considerata in ragione del grado di rappresentatività dell’organizzazione sindacale di appartenenza. Le modalità di costituzione delle predette Commissioni sono demandate ad apposito accordo a livello di singola Amministrazione. In sede di Accordo Nazionale Quadro saranno definite le modalità per la costituzione di una Commissione consultiva, competente a formulare proposte e pareri non vincolanti in merito agli indirizzi generali del Fondo di assistenza, alla quale partecipano cinque rappresentanti designati in maniera proporzionale dalle organizzazioni sindacali. Articolo 28 comma 2 del decreto del Presidente della Repubblica 18 giugno 2002, n. 164: “…. i responsabili degli uffici centrali e periferici si incontrano, con cadenza semestrale, con le rispettive strutture periferiche delle organizzazioni sindacali firmatarie dell’accordo recepito con il presente decreto, anche su richiesta delle stesse, per un confronto - senza alcuna natura negoziale - sulle modalità di attuazione dei criteri concernenti la programmazione di turni di lavoro straordinario, il riposo compensativo, i turni di reperibilità ed il cambio turno”. VII 10. Norme di Garanzia • Articolo 29 del decreto del Presidente della Repubblica 18 giugno 2002, n. 164 Comma 2: “Qualora in sede di applicazione delle materie regolate dal presente decreto e dall’accordo quadro di amministrazione siano rilevate, in sede centrale o periferica, violazioni delle procedure del sistema delle relazioni sindacali di cui all’articolo 23 o insorgano conflitti fra le amministrazioni e le Organizzazioni sindacali nazionali sulla loro corretta applicazione, può essere formulata, da ciascuna delle parti alla commissione paritetica di cui al comma 3, richiesta scritta di esame della questione controversa con la specifica e puntuale indicazione dei fatti e degli elementi di diritto sui quali la stessa si basa. Nei trenta giorni successivi alla richiesta, la predetta commissione procede ad un esame della questione controversa, predisponendo un parere vincolante nel merito a far data dal giorno in cui è stata formulata la richiesta, al quale le parti si conformano, che successivamente è inviato all’ufficio nel quale la controversia stessa è insorta. Di tale parere è data conoscenza a tutte le sedi centrali e periferiche dell’amministrazione che provvederanno immediatamente ad adeguarsi al contenuto dello stesso.”. Comma 3: “Presso ciascuna delle amministrazioni interessate, è istituita, entro tre mesi dalla data di entrata in vigore del presente decreto, per i fini di cui al comma 2, una Commissione, dotata di autonomo regolamento che ne disciplina la funzionalità e l’organizzazione, presieduta da un rappresentante dell’Amministrazione e composta in pari numero da rappresentanti dell’Amministrazione e da un rappresentante per ognuna delle organizzazioni sindacali firmatarie dell’ipotesi di accordo recepita dal presente decreto.”. Tutela legale Agli ufficiali o agenti di pubblica sicurezza o di polizia giudiziaria indagati o imputati per fatti inerenti al servizio, che intendono avvalersi di un libero professionista di fiducia, può essere anticipata, a richiesta dell’interessato, la somma di € 2.500,00 per le spese legali, salvo rivalsa se al termine del procedimento viene accertata la responsabilità del dipendente a titolo di dolo. L’importo può essere anticipato anche al personale convenuto in giudizi per responsabilità civile ed amministrativa, salvo rivalsa ai sensi delle medesime norme. Sono ammesse al rimborso, nell’ambito degli ordinari stanziamenti di bilancio, le spese di difesa relative a procedimento penale concluso con la remissione di querela. SICUREZZA E POLIZIA 11. Dichiarazione di impegno del Governo In sede di sottoscrizione dell’accordo contrattuale relativo alla parte normativa 2006/2009 ed alla coda contrattuale parte economica 2006/2007, il Governo, a seguito di forti richieste del Co.I.S.P. e delle OO.SS. del “cartello”, si è impegnato a porre in essere, a breve, talune iniziative attinenti questioni particolarmente sentite dal personale delle Forze di Polizia, ed a risolvere talune annose problematiche. Chiaramente, e non per sfiducia, sarà cura del Co.I.S.P. incalzare il centro-destra sul mantenimento degli “impegni” assunti e sottoscritti. Ecco le principali dichiarazioni di impegno del Governo: • Tassa sulla malattia Il Governo, vista anche la decisione assunta in sede negoziale di destinare una quota delle risorse ai fini di un intervento normativo volto a risolvere compiutamente la questione della c.d. “tassa sulla malattia”, si è impegnato, attraverso la presentazione di un emendamento, a fare in modo che il personale delle Forze di Polizia e Forze Armate sia escluso dall’applicazione dell’art. 71 del decreto Brunetta convertito con legge 133/2008. • Tutela della maternità – Assegnazione prolungata Il Governo si è impegnato ad adottare le iniziative occorrenti per dirimere le controversie applicative dell’art. 42 bis del D.Lgs. 151/2001 nei confronti del personale delle Forze di Polizia e Forze Armate. • Tutela legale Il Governo si è impegnato a promuovere una modifica normativa affinchè il rimborso delle spese di difesa sostenute nei procedimenti penali sia previsto anche in caso di pronuncia che dichiari l’intervenuta prescrizione, purchè non sia stata precedentemente emessa sentenza di condanna per gli stessi fatti. • Disparità di trattamento pattugliemiste esercitopolizia Il Governo si è impegnato ad individuare le iniziative necessarie ad assicurare uniformità di trattamento economico tra il personale delle Forze di polizia e le Forze armate impiegato, in concorso, nei servizi di vigilanza e controllo del territorio. • Regolamento di disciplina e di servizio Il Governo si è impegnato a promuovere un’iniziativa finalizzata alla revisione del regolamento di disciplina e del regolamento di servizio del personale della Polizia di Stato. • Politiche alloggiative Il Governo si è impegnato a promuovere idonee iniziative, anche legislative, al fine di consentire alle cooperative edilizie composte da appartenenti alle Forze di • • Polizia e alle Forze Armate di ottenere l’assegnazione gratuita di terreni nonché di immobili dismessi o in via di dismissione da parte del Ministero della difesa e/o del demanio. • Alloggi di servizio Il Governo si è impegnato ad assumere le iniziative necessarie per la predisposizione di un piano pluriennale per la realizzazione e l’assegnazione di alloggi di servizio per il personale del Comparto Sicurezza – Difesa. • Testimonianze personale in quiescenza Il Governo si è impegnato a promuovere una idonea iniziativa legislativa finalizzata ad assicurare il rimborso delle spese sostenute dal personale in quiescenza chiamato a testimoniare innanzi all’Autorità giudiziaria per fatti accertati durante lo svolgimento del servizio. Riordino delle carriere Il Governo si è impegnato a proporre un’iniziativa legislativa per il riordino delle carriere del personale delle Forze di Polizia e delle Forze Armate, in base agli stanziamenti previsti ed alle eventuali ulteriori risorse a tal fine assegnate. Abbattimento tempi biblici per il riconoscimento cause di servizio Il Governo si è impegnato ad individuare iniziative per ridurre i tempi di attesa del giudizio per il riconoscimento della dipendenza da causa di servizio per il personale collocato in aspettativa per infermità. VIII SPECIALE CONTRATTO • • • • • • IX Indennità accessorie Il Governo si è impegnato ad individuare le iniziative necessarie per la revisione delle indennità accessorie, previste da disposizioni legislative, al fine di ricondurre le risorse finanziarie rispettivamente stanziate nell’ambito contrattuale. Lavoro straordinario Il Governo si è impegnato ad adottare opportune iniziative e idonee misure al fine di adeguare le risorse da destinare al compenso per lavoro straordinario del personale delle Forze di Polizia e delle Forze Armate. Trattamento economico accessorio Il Governo si è impegnato a semplificare, flessibilizzare e razionalizzare le indennità disciplinate dalla legge 78/1983, nonché ad assicurare, in materia di trattamento economico accessorio una maggiore trasparenza e omogeneità nell’ambito del Comparto Sicurezza e Difesa. Previdenza complementare Il Governo si è impegnato ad accelerare la realizzazione della previdenza complementare per il Comparto, individuando, a tal fine, soluzioni idonee e compatibili con la specificità del lavoro del personale delle Forze di Polizia ed Armate, dirette ad assicurare il giusto grado di tutela previdenziale. Valorizzazione dirigenziale Il Governo si è impegnato a valutare la possibilità di pervenire ad una graduale valorizzazione dirigenziale dei trattamenti economici dei funzionari del ruolo dei commissari e qualifiche o gradi corrispondenti della polizia di stato, delle altre Forze di Polizia e della forze Armate. Decesso in costanza di rapporto Il Governo si è impegnato a valutare la possibilità di inserire nel prossimo provvedimento di contrattazione/ concertazione la corresponsione una tantum di una indennità agli eredi legittimi del personale deceduto in costanza di rapporto. SICUREZZA E POLIZIA 12.Stato giuridico del Personale la circolare del Capo Durante i lavori contrattuali è emersa la necessità di porre fine ad alcune difformità applicative di norme e direttive riguardanti il personale della Polizia di Stato. Il Capo della Polizia ha pertanto emanato la seguente circolare: Indirizzi omessi X SPECIALE CONTRATTO XI SICUREZZA E POLIZIA XII SPECIALE CONTRATTO XIII SICUREZZA E POLIZIA XIV IL SINDACALE LIBRO SICUREZZA E POLIZIA ACAB il libro inchiesta sul mondo della polizia di Giulia ZAMPINA “I l servizio al Cpt temporaneo di Ponte Galera lo conosceva a memoria. Era come andare a marchiare il bestiame. Ti presentavi tutto bardato, mollavi qualche sganassone e ti ricavi sui mezzi una bella saccocciata di clandestini. Quella mattina il gregge aveva deciso di ribellarsi. Un gruppo di prostitute aveva deciso di non fare più né un passo avanti né uno indietro. Poi era successo quello che non doveva succedere . Una delle donne si era aggrappata alla gamba. Era scoppiata a piangere, lo aveva implorato di salvarla dal paese in cui era nata e in cui avrebbe trovato la morte se fosse tornata. Uno dei vecchi del reparto lo aveva fulminato: Drago, spiegaci che fai. Sei nero peggio di me e ti metti a fare il Che Guevara? Forza finiamo questa storia e andiamocene”. Drago, insieme allo Sciatto e a Michelangelo Fournier sono i protagonisti del libro di Carlo Bonini, giornalista di Repubblica, dal titolo Acab, acronimo di All Cops are bastards. Ma Michelangelo, Drago e lo Sciatto non sono tre protagonisti qualsiasi di un romanzo qualsiasi, sono “tre celerini bastardi” che si scoprono disillusi al termine di una parabola di violenza, “perchè - come ha scritto Giancarlo de Cataldo - l’odio non ha spiegazioni, ha un solo modo di manifestarsi, il contagio” Acab è più di un libro d’inchiesta: i nomi, le persone coinvolte, i fatti sono tutti veri, spesso notissimi (dal G8 di Genova all’omicidio Raciti) documentati con la consueta meticolosità del cronista. Come nasce l’idea di un libro come Acab? «Nasce dalla volontà di fare una sintesi del lavoro di cronista, ma da un punto di vista diverso. Non più quello del racconto dei fatti di violenza che negli ultimi anni hanno insanguinato l’Italia, ma quello dei protagonisti di quei fatti. I poliziotti, l’altra faccia della medaglia, gli uomini che fanno della strada il loro ufficio e che sulla strada imparano quanto a volte sia sottile la differenza tra il bene e il male». Cosa è Acab nella sua testa? «Acab è una provocazione. Forse pari a Bonini, giornalista de “la Repubblica”, riporta in 190 pagine la storia vera di tre poliziotti ripercorrendo 7 anni di violenze perpetrate nel nostro Paese quella che molti anni fa aveva già provato a fare Pasolini» Qualcuno le ha detto che Acab potrebbe essere considerato un libro “politicamente non corretto”? «Le storie dei tre poliziotti raccontate in Acab sono storie vere e riconosco che in effetti nessuno di loro ha detto cose, per così dire, politicamente corrette. Ma a me interessava raggiungere un risultato che credo sia visibile. Scrivere un libro onesto, sincero. E di certo nessuno di loro ha finto nel raccontare se stesso». Lo Sciatto era entrato in polizia a 25 anni, per caso. Ci era rimasto per scelta. E adesso a 34 anni era convinto che la sua vita iniziasse e finisse lì. E’ questa la descrizione di uno dei tre protagonisti del libro, ma per quanti, secondo lei, il sogno di bambino era diventare poliziotto? «I poliziotti sono figli del nostro tempo. Si sono trovati da quella parte della barricata. Lo Sciatto così come Drago, che a un certo punto, rivolto a dei ragazzini dice “Io sono nato a San Saba, a otto anni mi hanno portato a Ostia. Dei pischelli della mia comitiva siamo rimasti in due. Pensi che vada bene così? Io ho scelto di fare la guardia e sono ancora quì”. Molti di loro non sognavano di diventare poliziotti, ma una volta dentro vengono pervasi da un senso di appartenenza. E’ questo il motivo per il quale, Drago e lo Sciatto si definiscono sempre celerini, anche se nel linguaggio comune il reparto è diventato quello della mobile». Acab racconta sette anni di violenze italiane, dal pestaggio della scuola Diaz durante il G8 di Genova fino agli scontri dinanzi alla discarica di Pianura. Sette anni di scontri tra poliziotti e ultras, accomunati da un odio profondo, da una rabbia che dalla borghesia si è diffusa agli strati popolari, che li conduce a una concezione dell’esistenza regolata dalla legge del più forte. Ha trovato difficoltà nel far fare una sorta di outing ai tre protagonisti? «Assolutamente no. Sono stati collaborativi e soprattutto non hanno nascosto nulla, non hanno finto, hanno raccontato ogni cosa in ogni minimo particolare anche quando il particolare era emotivamente più forte del fatto». Carlo Bonini, nel corso della genesi del libro entra perfino nelle chat della polizia, trascrivendone per intero i contenuti. Come hanno già scritto tante recensioni, il libro di Bonini è un viaggio nel Paese dell’odio. Un viaggio che inizia con la descrizione adrenalinica, letterariamente magistrale per la velocità del racconto e la secchezza dei dialoghi, di un inseguimento automobilistico tra Ultras della Roma e del Napoli sull’Autosole del settembre2007. Poi il nastro torna indietro nel tempo ai fatti di Genova. Prosegue quindi, col racconto di presidio al Cpt. Fino alla descrizione allucinata di una Roma piena di rabbia e assetata di vendetta, dopo lo stupro e l’uccisione di Francesca Reggiani per mano del rom Nicolae Mailat, con i poliziotti e i teppisti accomunati dall’ideologia del «padroni a casa nostra». Un episodio che torna tristemente di attualità visti i recenti fatti di cronaca che hanno avuto per protagonisti cittadini rumeni. Le 190 pagine del libro non si distaccano mai dalla realtà, ne raccontano un aspetto sconosciuto, quello che non trova posto sulle pagine dei quotidiani, quello più vero che riporta alla radice della iolenza urbana. Ecco quindi che trovano spazio anche i fuochi di Pianura, che hanno per protagonisti le stesse Teste matte che infestano la domenica il San Paolo, troppo spesso braccio armato di una borghesia tutt’altro che illuminata. E finire davanti a una tavola imbandita con mozzarella di Mondragone e bottiglie di Fiano. Segno che ogni cambiamento è impossibile: l’Italia è un paese a forma di stivale. Stivale di celerino. 43 IL CASO CONVEGNO SINDACALE Si è tenuta a Catanzaro l’iniziativa organizzata dal Coisp sul tema “Polizia, la Sicurezza è anche Donna. Contributi e analisi di una storia italiana” Missione sicurezza, i racconti delle donne in divisa Maccari: “Ciò che fa la differenza sono solo intelligenza, cultura, preparazione. Ma la vera scarsità di presenze femminili si registra nel sindacato” I l Coisp ha ben chiaro il valore del contributo fornito dalle donne, come in tutti i settori della società civile, anche in quello della sicurezza. Una certezza da cui ha preso le mosse, sabato 7 marzo a Catanzaro, l’iniziativa dedicata appunto a “Polizia, la Sicurezza è anche Donna. Contributi e analisi di una storia italiana”, realizzata nella scia del fulgido esempio di Emanuela Loi, poliziotto esemplare stroncata dall’odio e dalla violenza nel pieno della vita e della carriera. Proprio da qui è partito Franco Maccari, Segretario Generale del Sindacato 44 indipendente di Polizia, nel presentare l’iniziativa: “Avere un’ottica moderna, aperta, reale, e concreta impone, di riconoscere il valore dello straordinario contributo proveniente dalla professionalità femminile. Ciò è importante, una volta di più, fra gli operatori delle Forze dell’ordine, dove il prezioso contributo delle colleghe donne ha assicurato risultati più profondi e più completi. Ecco perché, da sindacato al passo con i tempi, vogliamo realizzare un momento di riflessione e di confronto su chi, in questi anni, ci ha saputo fornire inarrivabili modelli di competenza e di dedizione al SICUREZZA E POLIZIA servizio, fino al più alto sacrificio. Proprio come ha fatto Emanuela”. Così il leader del Coisp ha spiegato, il giorno prima dell’appuntamento a Catanzaro, il senso dell’iniziativa, che è stata dedicata simbolicamente ad Emanuela Loi, Agente della scorta del Giudice Borsellino, deceduta il 19 luglio del 1992 nella strage di via D’Amelio a Palermo. L’incontro è stato un momento lontano dagli echi di un femminismo sterile e autodiscriminatorio, ma piuttosto un’importante occasione di riflessione, basata proprio sulle differenze tra uomini e donne. Un’analisi proprio di ciò che le donne hanno di diverso, il contributo straordinario che garantiscono con le loro doti di caparbietà, di forza di volontà, di capacità organizzative e di conciliazione, con l’inesauribile grinta che possiedono quando vogliono raggiungere un obiettivo. E questo, anche quando si parla di un settore strategico e delicato come quello della sicurezza, in cui tanto le donne hanno da offrire. Non a caso i contributi offerti dalle rappresentanti illustri dell’universo femminile intervenute hanno confermato quanto ciascuna di loro, in concreto, con le proprie fatiche quotidiane, abbia raggiunto risultati ragguardevoli, fornendo un prezioso contributo alla collettività. L’incontro, moderato dalla giornalista Olga Iembo, è stato introdotto dall’Assessore alle Pari opportunità del Comune di Catanzaro, Tommasina Lucchetti, che ha vestito i panni della padrona di casa considerato che l’evento si è tenuto al municipio di Catanzaro, e con il patrocinio proprio del Comune, nonché dell’ufficio della Consigliera di Parità della Regione Calabria. E’ stata proprio l’assessore, con una relazione dettagliata e ricca, a “L’incontro è stato impreziosito dalla presenza dell’agente Elsa Caputo, 24enne campionessa nazionale di tiro a segno con la carabina delle Fiamme oro, atleta di punta della nazionale italiana per le prossime Olimpiadi del 2012) ripercorrere l’iter storico dell’emancipazione femminile nelle forze di polizia, non mancando di evidenziare le difficoltà che, ieri come oggi, costellano il cammino delle donne nel mondo del lavoro. Ma “parlare di donne in Polizia significa parlare di sicurezza”, ha voluto sottolineare la Lucchetti, esprimendo un concetto colmato di contenuti concreti dagli interventi successivi, di tante donne della Polizia di Stato che, raccontando la propria vita in divisa, hanno fatto comprendere come gli ideali e la propensione per il compito difficile e delicato dei tutori dell’ordine accomunino gli uomini e le donne che servono lo Stato garantendo la sicurezza. Sotto lo sguardo attento di una platea assai coinvolta, in cui figuravano rappresentanze civili ed istituzionali, hanno voluto rivolgere il proprio sentito saluto anzitutto Giuseppe Bugnano, responsabile politico dell’ufficio stampa del Coisp 45 CONVEGNO ed organizzatore dell’incontro, che ha rivolto il proprio pensiero commosso ad Emanuela Loi; e poi il Questore di Catanzaro, Arturo De Felice, che nel suo efficace intervento ha dimostrato di cogliere immediatamente il senso dell’iniziativa. “Non c’è bisogno di attendere l’8 marzo per ricordare il valore delle donne” ha detto il Questore, facendo comprendere 46 che chi lavora fianco a fianco con loro ne conosce e dunque ne riconosce inevitabilmente il valore, al di là di ogni luogo comune. Un intervento di saluto hanno svolto anche Giovanni Merante, assessore al Bilancio della Provincia di Catanzaro che si è detto convinto “che le donne portino sempre e ovunque sensibilità e sagacia nei rapporti interpersonali”; e Nuccia Carrozza, vice presidente della commissione regionale di Parità, che non ha potuto esimersi dal dire a chiare lettere quanto ancora molte donne si sentano discriminate, cosa che le penalizza comunque. Poi, in un clima scevro da toni propriamente convegnistici, ma caratterizzato da grande autenticità, una dopo l’altra quattro donne della Polizia di Stato hanno catturato l’attenzione di tutti i presenti. E, se “i freddi numeri” parlano di circa 14.000 donne in Polizia nel nostro Paese, e sebbene indichino che le opportunità di progressione in carriera siano meno fruibili da parte del gentil sesso che da parte degli uomini, la viva voce delle ospiti di Catanzaro ha descritto quella caparbietà che, legata alla volontà di dimostrare che la donna non si nasconde dietro le proprie fragilità, resta la guida per tutte, assieme all’insopprimibile istinto di servire il proprio Paese. Berenice Brutto, dirigente della Polizia di Stato in quiescenza, ha mirabilmente reso l’idea di cosa abbia significato “aprire le danze” delle donne in Polizia, dopo l’apertura del Corpo, nel 1959, combattendo con limitazioni e disparità di ogni tipo, da quelle economiche a quelle professionali in senso stretto. Ma poi, giorno dopo giorno, come le donne capaci e grintose siano riuscite, tra mille difficoltà, ad emergere, conquistandosi la propria posizione, sorrette sempre dall’enorme gratificazione che dà un lavoro che consente di aiutare la gente. Assolutamente cristallino il contributo di Caterina La Vecchia, operatrice della Polizia di Stato in servizio alla Questura di Catanzaro, che ha saputo rendere con semplicità ed efficacia il volto umano della donna poliziotto. Già mamma una prima volta, e in attesa di un secondo figlio, nel solco di un concetto di polizia di prossimità inteso in ma- SICUREZZA E POLIZIA La storia di Emanuela Loi, una ragazza come tante, un modello come poche Fedele a un sogno e un ideale a costo della vita Era una ragazza, una donna come tante Emanuela. Ma a lei, che ha incarnato l’ideale del poliziotto fedele e coraggioso, il Coisp ha voluto dedicare l’incontro che si è tenuto a Catanzaro, il 7 marzo, per discutere di “Polizia, la Sicurezza è anche Donna. Contributi e analisi di una storia italiana”. A Emanuela, un modello straordinario per le nuove generazioni, una conferma commovente per ogni collega più anziano, l’ispirazione per chiunque decida di indossare una divisa, ma anche per ogni singolo ragazzo o ragazza che voglia riflettere su cosa significhi in concreto avere senso civico, dignità, volontà. Emanuela nasce a Sestu, paese a pochi chilometri da Cagliari, in Sardegna. Dopo il diploma potrebbe andare a insegnare, ma decide di entrare in Polizia, è il suo desiderio, il suo sogno. E’ brava Emanuela, è portata, ha grinta da vendere. Mandata in servizio a Palermo dice “se ho scelto di fare la poliziotta non posso più tirarmi indietro. So benissimo che fare l’agente di polizia in questa città è più difficile che nelle altre, ma a me piace”. Quando frequenta il corso di addestramento per la protezione di obiettivi a rischio lo termina a pieni voti. Infatti è la prima donna ad essere destinata ad un incarico del genere e viene assegnata alla scorta del giudice Paolo Borsellino. E’ il 1992, Emanuela ha 24 anni, un fidanzato che sta per sposare, mamma, padre, una sorella e un fratello. Ma il 23 maggio di quell’anno è già stato segnato da una delle più drammatiche e cruente stragi che il paese ricordi, quella di Capaci, in cui restano uccisi il giudice Giovanni Falcone, sua moglie Francesca Morvillo, e gli agenti Rocco Di Cillo, Vito Schifani, e Antonio Montanaro. Il clima è dei peggiori, si teme, si aspetta che accada ancora qualcosa di terribile. Paolo Borsellino lo sa, la sua scorta pure. Ecco perché si può dire che quando, quel 19 luglio 1992, Emanuela si alza e va a svolgere il suo dovere, con il più convinto spirito di servizio, e con uno straordinario coraggio, si reca consapevolmente incontro alla morte. Quando il tritolo fa saltare in aria via D’Amelio, spazzando via le vite del giudice Paolo Borsellino e degli altri agenti della sua scorta (Agostino Catalano, Walter Eddie Cosina, Vincenzo Li Muli, Claudio Traina), anche Emanuela muore. E’ la prima agente donna della Polizia di Stato a venire uccisa in servizio. Quel giorno la Polizia di Stato subisce le perdite più pesanti dal 1945. niera “bidirezionale”, ha rappresentato le particolarità di un lavoro che non si fa con l’orologio in mano, e che non finisce quando si stacca per andare a casa, ringraziando il sindacato pere quanto fatto nel corso degli anni per le donne, e ricordando quanto ancora c’è da fare, soprattutto per chi ha figli. Alla dolcezza di chi l’ha preceduta ha fatto da contraltare, poco dopo, la forza, la decisione, il guizzo di Caterina Naso, dirigente della Polizia di Stato che ha raccontato di come il suo posto se lo sia dovuto sudare, qualche volta mettendo da parte con se stessa e con gli altri le naturali esigenze proprie della donna. Infine, a chiudere come un prezioso sigillo il cerchio di esperienze così diverse, ma con così tanto in comune, l’immagine fresca di chi ha incarnato, per tutti i presenti, la speranza riposta nei giovani, che raccolgano il testimone dell’esperienza di chi li ha preceduti, per migliorare sempre di più la storia di tutti. Quando ha preso la parola l’agente Elsa Caputo, 24enne atleta delle Fiamme oro campionessa nazionale di tiro a segno con la carabina, l’entusiasmo dei presenti è divenuto palpabile. “Questa giornata mi ha aperto scenari nuovi” ha detto tra gli applausi l’atleta di punta della nazionale italiana per le prossime Olimpiadi del 2012, “io sono in Polizia da poco tempo – ha affermato con candore e onestà -, e posso solo ringraziare per la possibilità che ho di fare per lavoro quello che è il mio sogno, ma so che perseguirò con fedeltà, convinzione e grinta gli ideali dello sport e della Polizia”. Le conclusioni sono state affidate a Franco Maccari, segretario generale del Coisp, che tra il serio e il faceto ha voluto definitivamente sgombrare il campo da ogni strisciante pensiero di vittimismo: “Non ci sono limitazioni di sorta – ha detto -, e le donne non possono e non devono da sole mettersi in condizioni di inferiorità, ma qualcuna, onestamente, tende a farlo. Senza contare quelle che pensano di dover ‘fare gli uomini’ e diventano mascoline. Vi prego, invece, non perdete la vostra femminilità che, pian piano, aveva ingentilito anche noi”, ha aggiunto di fronte ad ospiti che, nella loro bellezza ed eleganza, sono la prova vivente di come una donna possa comportarsi in modo marziale e rispettare le regole della divisa che indossa, senza perdere le prerogative proprie dell’essere femminile. “Alla fine – ha affermato Maccari – le sole cose che contano e che fanno la differenza sono quelle in cui tutti credono, intelligenza, cultura, preparazione, niente altro. Per il resto ciò che ‘fa male’ a chi deve garantire la sicurezza, come i tagli ai mezzi destinati al comparto, fa male indistintamente a uomini e donne della Polizia”. Per concludere, però, il leader del Sindacato una provocazione l’ha lanciata eccome: se nei precedenti interventi ci si era soffermati sulle “quote rosa” nelle Questure italiane, ravvisando una presenza assai scarsa in quelle locali (visto che Catanzaro e Crotone hanno solo il 10 per cento di presenze femminili), Maccari ha tagliato corto sul punto, ricordando che “volere è potere”, e introducendo piuttosto la questione della presenza, quella sì, realmente scarsa di donne in un altro settore, quello del sindacato! 47 PREVENZIONE COISP E ROTARY Per la sicurezza stradale di Rocco DISOGRA* D i fronte al drammatico problema della sicurezza stradale il Sindacato Indipendente di Polizia Coisp ed il Rotary Club Dalmine Centenario hanno deciso di mettere in campo le professionalità dei soci per trovare soluzioni che possano quantomeno mettere un freno ad una tragedia che in Italia circa seimila l’anno. Invece delle raccomandazioni o della sterile analisi del problema si è deciso di andare oltre e di affrontare la questione nel suo complesso: tecnico, fiscale e legislativo. Il progetto è stato promosso da un giornalista, Mino Carrara; dal nostro Segretario Nazionale Rocco Disogra presidente e fondatore del Rotary club Dalmine Centenario e da un formatore titolare di una azienda di business coaching Roberto Lodovici. Mino Carrara, che per ragioni professionali da anni segue il problema e dispone di una ricca banca dati, ha fornito gli strumenti per una lettura scientifica del problema sicurezza stradale. Rocco Disogra ha consentito una lettura del problema sotto l’aspetto dei controlli, del tipo di infrazioni e della repressione operata dalla Polizia Stradale. L’aspetto formativo infine ha visto in campo la professionalità di Roberto Lodovici. Come campo di intervento, infatti, sono state scelte le scuole puntando sulla fantasia dei ragazzi da mettere al servizio della sicurezza stradale. Grazie alla collaborazione dei dirigenti d’istituto e del corpo insegnante di cinque scuole di Bergamo e provincia sono stati coinvolti circa 1.000 ragazzi dell’ultimo anno e 48 neopatentati che, tramite la tecnica del “brainstorming” sono stati stimolati a confrontarsi in modo critico sul problema, prendendone così coscienza, e ad escogitare soluzione tecniche. I risultati, opportunamente vagliati da una commissione tecnica costituita da poliziotti, rotariani e professionisti del settore, sono stati presentati nel corso dei convegni che sono stati organizzati a Treviglio, Pavia, Villongo (Bg), a Zanica (Bg) con il patrocinio della Provincia di Bergamo e della Regione Lombardia. Le proposte scaturite sono di triplice natura: tecnica (innovazioni per i veicoli e per la rete stradale), legislativa (normative di inasprimento pene o istituzione di pene accessorie in caso di recidiva o di guida in stato di ebbrezza o sotto l’effetto di sostanze stupefacenti) e fiscale (agevolazioni per chi sceglie di dotare la propria vettura di apparati che diano maggior sicurezza). SICUREZZA SICUREZZA EE POLIZIA POLIZIA La lotta del Rotary contro la Poliomielite D all’intuizione di un rotariano lombardo alla generosità di Bill Gates Dall’inizio del programma Polioplus ad oggi sono stati vaccinati più di due miliardi di bambini nel mondo. L’obiettivo è l’eradicazione totale della malattia Liberare il mondo dalla minaccia della polio! Era il 1985 quando il Rotary International lanciò questa sfida nei confronti di una temibile malattia che in molte nazioni del mondo, le più povere, continua a mietere vittime tra i bambini. Nasceva così il Programma PolioPlus, una delle più ambiziose imprese umanitarie che sia mai stata attuata dal settore privato. Da allora ad oggi l’impegno dei rotariani non è mai venuto meno, grazie a gigantesche raccolte fondi e alla generosità di migliaia di soci che in prima persona si sono recati nelle zone più povere del mondo a vaccinare più di due miliardi di bambini. E’ merito di Albert Sabin, all’epoca, aver insistito affinché si effettuassero vaccinazioni di massa contro la polio, le sole in grado di interrompere la circolazione uomo- ambiente- uomo. Fu però un rotariano, industriale lombardo, ma di origine istriana, Ser- gio Mulitsch di Palmenberg, socio del Rotary Club di Treviglio e Pianura Bergamasca, intuirne l’alto valore umanitario tanto che, con coraggioso spirito imprenditoriale e generosità rotariana si adoperò per studiare la fattibilità e la gestione del progetto. Fu così che il Rotary Club di Treviglio e della Pianura Bergamasca diventò il primo a livello mondiale ad essere operativo e offrire il primo supporto organizzativo al Rotary International. Fu poi un susseguirsi di raccolte fondi per acquistare dosi di vaccino. Le Prime- più di 2 milioni di dosi- furono inviate nelle Filippine e anche in India, colpite da una gravissima epidemia di polio. In seguito il Rotary venne ricono- sciuto ufficialmente dall’Organizzazione Mondiale della Sanità come organizzazione non governativa operante nel campo della salute a livello internazionale. Da allora in poi gli sforzi dei Rotary e dei suoi partners tra i quali figurano, oltre all’OMS, l’UNICEF, i Centri Statunitensi di controllo e prevenzione delle malattie, sono riusciti a ridurre del 99% i casi di polio che si verificano ogni anno. Nell’imponente sfida lanciata dal Rotary entra anche la Fondazione Bill & Melinda Gates che ha versato una prima sovvenzione di 100 milioni di dollari alla Fondazione Rotary e poi altri 225 milioni. A sua volta il Rotary si è impegnato a raccogliere la stessa somma. Intanto il dipartimento di sviluppo della Gran Bretagna ha offerto circa 150 milioni di dollari e il governo Tedesco sta donando altri 130 milioni di dollari. Nonostante questo gigantesco sforzo la polio resiste ancora in quattro nazioni, Afganistan, Pakistan, India e Nigeria ma, grazie anche a questi imponenti, ulteriori contributi, si è vicini a concretizzare la promessa del Rotary International fatta nel 1985 ad ogni bambino: liberare il mondo dalla minaccia della polio! *Segretario Nazionale del Coisp 49 RONDE Maroni spiega quale sarà la funzione delle associazioni di cittadini che presidieranno le città così come previsto dal decreto Nessun giustizialismo da strada, solo una proficua collaborazione 50 SICUREZZA E POLIZIA NON CHIAMATECI RONDE Il padre fondatore dei Cityangels, Mario Furlan, d’accordo con i sindacati di polizia “Sono d’accordo con i sindacati di polizia anche noi non amiamo le ronde e i giustizieri”. E’ la dichiarazione che non ti aspetti, stando alle polemiche degli ultimi mesi, ma è proprio quello che dice Mario Furlan, padre inventore e presidente dei City angels, il modello di associazione di cittadini volontari che presidiano il territorio a cui si è ispirato il ministro Roberto Maroni quando nel suo decreto ha legittimato l’attività di queste persone. “La nostra attività è un’attività d’emergenza, di aiuto ai cittadini. Giriamo di notte perché tutti i nostri volontari lavorano, quindi la sera è l’unico momento che hanno per mettere a disposizione del tempo a favore degli altri”. “In tutti questi anni – dice Furlan-noi abbiamo avuto ottimi rapporti con le forze di polizia nelle città nelle quali siamo maggiormente presenti, Milano su tutte. Noi non usciamo la sera per cercare i brutti e cattivi e fare pulizia, noi usciamo per aiutare gli altri, è normale che se c’è una persona anziana o una donna che gira- di Giulia ZAMPINA L e hanno chiamate ronde, li hanno definiti giustizieri. Ma in realtà quello che prevede il decreto Maroni è la possibilità dei sindaci di avvalersi dell’aiuto di associazioni di cittadini che riunendosi volontariamente presidino il territorio in termini di presenza, non per sostituirsi alle forze di polizia ma per coadiuvarle nella denuncia dei reati, da no da sole in città, la nostra presenza le aiuta a sentirsi più tranquille. Così come è altrettanto normale che se siamo spettatori di un reato, possiamo se mai intervenire come deterrenti per bloccare il fatto, ma ci rivolgiamo immediatamente alla forza pubblica e non lasciamo il luogo dove la cosa si sta svolgendo finchè non arriva la polizia”. “Per diventare City angels, e questo il ministro Maroni lo sa bene, ecco perché si è ispirato al nostro modello, bisogna frequentare assiduamente un corso di 10 settimane e da questi corsi, con una ventina di partecipanti, al massimo vengon fuori 2 o 3 Cityangels non di più. Puntiamo sulal qualità e non sulla quantità. E credo – conclude Furlan- da ciò che ho capito incontrando Maroni, che anche il ministro punti alla professionalizzazione dei volontari, proprio per evitare che tutto questo diventi un boomerang. Una cosa che non vogliamo, perché vogliamo collaborare con le istituzioni e non sostituirci a loro”. Giulia Zampina quelli più piccoli a quelli più grandi. Le ronde di volontari previste dal decreto «non saranno armate, ma dotate solo di telefonini e ricetrasmittenti con cui avvertire le forze dell’ordine» ha spiegato il ministro dell’Interno Roberto Maroni. «Su quanto, come e dove utilizzare le ronde - ha detto Maroni- decideranno i sindaci». «Il modello che abbiamo pensato per gestire le ronde è simile a quello dei City Angels, che a Milano, ma anche in altre città, funziona da 15 anni e che si occupano di iniziative di prima 51 RONDE “Misure urgenti in materia di sicurezza pubblica e di contrastoalla violenza sessuale, nonchéin tema di atti persecutori”. Intervento dell’Onorevole Guido Melis,Componente della II Commissione Giustizia Non fidandomi della mia memoria di storico delle istituzioni (il mestiere che facevo prima di essere eletto) ho fatto in questi giorni una piccola ricerca sulla storia della polizia italiana. Non esistono precedenti apprezzabili che possano seriamente essere evocati a proposito delle ronde di cittadini previste da questo decreto. Il passaggio dall’Ancien Régime allo Stato costituzionale, in coincidenza con l’unificazione d’Italia, ha comportato anche nel nostro paese come altrove la scomparsa o la totale emarginazione del sistema delle polizie private, dei corpi separati legati alla struttura della società per ceti, imponendo ovunque il monopolio della funzione della pubblica sicurezza e del mantenimento dell’ordine pubblico sotto l’egida di corpi dello Stato (o per delega degli enti minori), appositamente selezionati secondo precisi criteri, professionalmente addestrati in rapporto alle funzioni da svolgere. Questo del resto è avvenuto nell’Ottocento in tutta l’Europa liberale e borghese. C’è un’unica eccezione – se così la vogliamo considerare – ed è il provvedimento che nel 1923 istituì la Milizia volontari sicurezza nazionale, provvedimento con il quale il fascismo mise ordine nello squadrismo armato di partito, per la verità anche per fini interni legati al ruolo di leadership di Mussolini rispetto ai ras che di quelle squadre erano in genere i riferimenti e che minacciavano appunto il monopolio mussoliniano. La Milizia fu però statalizzata, equiparata alle polizie e assoggettata a controlli rigorosi, in pratica “normalizzata”. Certo, si trattò di una polizia di partito, inserita nell’ambito di un processo di degenerazione costituzionale che sarebbe culminato nella perfetta fusione tra il partito fascista e lo Stato: in questi termini, se di precedente possiamo parlare, l’episodio costituisce un precedente più che allarmante (e lo dico all’indomani delle scandalose dichiarazioni del presidente del Consiglio sulla auspicata riduzione delle Camere a mera funzione fittizia, con diritto di voto limitato ai capigruppo). Per altro, debbo aggiungere, distaccandomi dal registro storico, che in questi anni mi 52 è capitato, per ragioni professionali, di lavorare a stretto contatto con le scuole di formazione della pubblica amministrazione, prima alla scuola superiore della p.a., poi come docente esterno e membro di commissioni di concorso nella scuola dell’amministrazione dell’interno (la scuola dei prefetti, del cui comitato direttivo ho avuto anche l’onore di fare parte per diversi anni), poi, più raramente, anche alla scuola superiore di polizia. Ebbene, ho appreso in quelle circostanze, che il tema dell’ordine pubblico, specialmente in presenza di una forte emergenza legata all’immigrazione, rappresenta terreno per professionisti appositamente preparati, e non per dilettanti allo sbaraglio. Non stiamo parlando – è bene che ce lo leviamo dalla testa – di far passeggiare per le strade delle nostre città, nel cuore della notte, comitive di volenterosi desiderosi di far due passi prima di andarsene a dormire. E neppure – come vorreste farci credere – di organismi associativi dediti all’assistenza degli emarginati e al sostegno dei cittadini in stato di bisogno. Stiamo parlando di vere e proprie squadre, reclutate, pare di capire, in base a domande volontarie, coordinate da forze politiche (e già si parla di ronde della Lega, di ronde di Alleanza nazionale e chissà di quali altre formazioni partitizzate: è di oggi la notizia che la ronda promossa da Storace a Roma è entrata in conflitto con i custodi del parco della Caffarella, dove pretendeva di effettuare un pattugliamento notturno), cui affidare il delicato compito di tutelare i cittadini e di vigilare sulla loro incolumità. Presumo non solo mostrandosi, ma fermando i sospetti, forse chiedendo loro i documenti, certamente intervenendo anche fisicamente (e sia pure disarmate) in casi di emergenza. Squadre dotate di apparecchi per parlarsi a distanza, coordinate (si spera con le forze di polizia regolari), ma comunque dotate di una certa autonomia di azione e di reazione. Presumo anche capitanate da qualcuno. Con membri non retribuiti, ma già si parla di eventuali finanziamenti esterni e sponsor. Io mi immagino, signor presidente, se fossi un cittadino straniero, magari anche regolarmente immigrato in Italia. E se per qualunque caso mi imbattessi di notte in una di queste ronde. Se non conoscessi bene la lingua italiana. Se fossi abbigliato in modo da risultare agli occhi della ronda come un irregolare. Se vi fosse verificato nei pressi qualche reato o comunque esistesse la presunzione di un reato, a me estranei ma addossabili alla mia responsabilità in base a un procedimento logico grossolano secondo il quale gli stranieri, specie se marginali, sono per questo solo fatto potenziali delinquenti. Io immagino l’incontro tra me e questa ronda, composta di persone che (magari in buona fede) si arrogano il ruolo di tutori supplenti dell’ordine pubblico, naturalmente un ordine pubblico inteso secondo i propri parametri culturali e, diciamolo pure, i propri pregiudizi. Pregiudizi oggi purtroppo molto diffusi in Italia. Immagino una tale situazione e rabbrividisco. La verità è che andare in giro di notte a rassicurare la gente non è compito da dilettanti allo sbaraglio. Richiede allenamento prima di tutto mentale, capacità di discernimento, equilibrio, senso di responsabilità, addestramento nel distinguere tra caso e caso. Richiede in una parola, come accade in tutto il mondo civile per questo tipo di funzioni connesse all’ordine pubblico, professionalità e autocontrollo. Andiamo incontro in Italia, come in tutto il mondo occidentale, a grandi trasformazioni sociali, di costume, culturali. E’ una pia illusione l’idea infantile che i grandi flussi migratori possano essere arrestati da barriere nazionalitarie e identitarie. Il Duemila, specie quando la grande crisi che ci sovrasta avrà dispiegato tutti i suoi effetti, sarà il secolo del rimescolamento dei popoli e delle etnie. Le politiche della sicurezza pubblica ne saranno inevitabilmente profondamente investite, già lo sono sin d’ora, visibilmente. Voi lanciate questa idea-manifesto delle ronde mentre tagliate i fondi per la polizia di Stato, riducete le volanti in giro per le città, fate mancare addirittura la benzina per muoverle, riducete ovunque la forza pubblica su strada, bloccate i concorsi di accesso. Pensate in questo modo di corrispondere alle pulsioni di una parte del vostro elettorato, ma non accrescerete in niente la sicurezza delle nostre città, anzi probabilmente creerete i SICUREZZA E POLIZIA Prot. 239/09 S.N. Roma, 16 marzo 2009 s All’On.le Guido Meli Egregio On.le Melis, “Misure issione giustizia, sulle hé in m m co la so es pr , to uale, nonc l Suo interven sto alla violenza sess ra nt ho ricevuto copia de co di e a lic bb sicurezza pu arzo. urgenti in materia di ed ri” dello scorso 12 M to mpiuto sulle ragioni cu rse nalisi che Lei ha co tema di atti pe iell’a ns ne pe re di ce ea os lin on ce ric ica Non Le nascondo di lia, una chiara ed eff bblica Sicurezza in Ita che non possono ricordare il passato Pu lla de he ric sto ni origi “Coloro frase di Santayana: ro, che mi ricorda la erlo”. uazioet oblemi e per ogni sit sono condannati a rip gliono avere una soluzione per tutti i pr a” arroganz . ll’umiltà della “non de tù I politici che non vo vir la , nei a m , iti a risolvere, al meglio o di avere dei lim pp ne, dimostrano non la bacchetta magica, dovrebbe servire ilu sv o un pediscono La politica non ha le incognite che im , ne zio tu sti Co . lla ni lia imis da resse dei cittadini ita nere questo sviluplimiti imposti in pr le, nel supremo inte te ua ot r eg pe ico ie ar om im on pr ec i sociale ed lle condizion de rte pa te en m rta La Sicurezza fa ce oneroso. ne ed alla razionaliz inunciabile, anche se alla modernizzazio gioni partendo da ne po, ma è un bene irr po op si n no to ca e ra Certamente il sinda anzi ne sostiene da tempo necessità o a sprechi. Non servon m e , e se nz or re ris ca lle te de en am rian zazione pa id ot ris e qu m e co fatta da chi viv nsulenti per capire evitare gli un’analisi tecnica, ste da esperti e co ed po e m nt co na ne io gi nz da fu in r commissioni di bbe un compute ro, a volte bastere miare milioni di eu rtacei… l coni ca l tema Sicurezza e ne monnipresenti registr strumento per ogni dialogo aperto su Co a all to terven r pubblicare il Suo in formazione del te Mi consideri quindi po di re, ce pia Le in ciò può far rgano nazionale di tempo Le chiedo, se esta risposta, sull’o qu hé nc no ia, tiz us missione Gi cordiali saluti. Polizia”. e per porgerLe i più ion as cc l’o Co.I.S.P. “Sicurezza e lgo co , ro adito riscont In attesa di un Suo gr del Coisp Il Segretario Generale Franco Maccari presupposti ti per ulteriori lt i i ttensioni i i e iincidenti id ti di ogni sorta. Non è un caso che i sindacati della polizia, i cocer dei carabinieri, le rappresentanze della guardia di finanza, il mondo degli esperti, alcuni autorevoli prefetti, la magistratura vi invitino a ritirare queste norme, giudicandole inutili e dannose. Voglio associarmi a queste autorevoli voci. In questo pessimo decreto avete inzeppato, secondo il vostro stile di legislatori autoritario, norme di differente natura e finalità, appropriandovi della legge di elaborazione parlamentare sullo stalking (alla quale anche noi abbiamo partecipato qui alla Camera, e che rivendichiamo con orgoglio come anche nostra) perché faccia da scudo a queste nuove cattive norme. Sono facile profeta se dico che l’applicazione delle ronde ne rivelerà subito l’inutilità e la pericolosità. In tanti anni di vita democratica, pure in presenza della guerra fredda e di conflitti anche acuti tra le forze politiche, nessuno, dico nessuno, aveva mai pensato a niente di simile. Che voi oggi lo abbiate pensato e abbiate presentato questo provvedimento è il segno di un degrado politico e costituzionale che non può non preoccupare chiunque in Italia creda ancora nella democrazia. assistenza it e di controllo t ll del d l territorio t it i per prevenire reati» ha continuato Maroni. Sottolineando poi che queste «associazioni di volontari avranno delle regole ben distinte che saranno emanate in un prossimo decreto, che conterrà precisi requisiti». Riguardo invece alla formazione degli elenchi di chi aderirà a queste associazioni, aggiunge Maroni, «il modello sarà quello delle associazioni anti-racket». Tant’è che il ministro degli interni pare sia pronto a disconoscere il valore delle ronde cosìdette padane, qualora queste non rispondano ai requisiti richiesti dal decreto. I sindacati di polizia in questi mesi so saliti sugli scudi per difendere la losono ro professionalità contro la decisione del Go Governo. E questo si è verificato soprattutto perché in alcune città la situazione tu se sembra essere sfuggita di mano proprio ai sindaci, per cui, il controllo su strada dei cittadini riuniti in associazioni è dide ventata la scusa occasionale per il sorgeve re di focolai di disordini e impegnare comunque le forze di polizia nel “controllo m dei presunti controllori”. E’ innegabile de che il fenomeno va sicuramente gestito ch e normato evitando di ingenerare false convinzioni in chi, in nome di una legittico ma richiesta di legalità, pensa di potersi m far giustizia da sé. Così come è altrettanto fa innegabile il fatto che comunque le forze in di polizia vadano potenziate nel loro organico e nei loro mezzi affinché la loro ga presenza sul territorio, oltre che numeripr camente importante, possa essere efficaca ce. Alla denuncia dei cittadini, in forma ce singola e organizzata, deve tempestivasin mente seguire l’intervento delle forze di m polizia che a loro volta devono essere nelle condizioni di garantire la loro presenza capillare, devono continuare a essere considerato l’unico punto di riferimento istituzionale del cittadino che cerca legalità. La questione “associazioni di volontari – gestione dell’ordine pubblico”, cammina come sempre sul filo del buon senso e del rispetto delle regole e delle professionalità specifiche di ognuno. E sul trasmettere correttamente queste fondamentali distinzioni che si gioca il futuro della civile convivenza nella società. 53 MOBBING MOBBING e POLIZIA DI STATO di Giovanni Battista PROSPERINI N oi italiani siamo un popolo tendenzialmente esterofilo, sempre più spesso (forse troppo) propensi a adottare termini stranieri per indicare, cercando talvolta di semplificare, dei concetti che rappresenterebbero significati ben più complessi. A volte ciò avviene anche perché non é ben chiara la reale comprensione del significato del termine in lingua straniera. Sicuramente questo é avvenuto anche con la parola mobbing, utilizzata per riassumere ed individuare il fenomeno di vittimizzazione nei luoghi di lavoro che, intenzionalmente o meno, finisce per distruggere lo status, l’identità, la professionalità e l’autostima delle vittime. L’espressione mobbing, in realtà, traduce sinteticamente una serie articolata e complessa di comportamenti che vengono adottati nel luogo di lavoro e che, altrimenti, trovano difficilmente una definizione unica. Questo comporta anche aspetti negativi, in quanto essendo divenuto il mobbing un termine d’uso comune, a prescindere dal fatto che vi siano veramente quelle situazioni oggettive e soggettive tali da configurarlo nel vero senso giuridico e medico-psicologico, abbiamo una situazione nella quale fa sempre tendenza utilizzare questo termine, quando si discute di tensioni, problemi o situazioni di stress in ambito lavorativo. Per (ri)percorrere l’evoluzione del problema mobbing (annoiando forse un po’) bisogna in primis accennare che, storicamente, il termine originario nasce da un’espressione latina, mobile vulgus, con la quale era indicato il muoversi all’attacco della “plebaglia”. Nella realtà attuale la “plebaglia” sono coloro che aggrediscono -mobbers- la vittima -mobbizzato-. 54 Tornando a tempi più recenti, la scienza che studia i comportamenti degli animali, l’etologia, usa il verbo to mob per indicare un’aggressione sistematica posta in essere contro un singolo (soggetto debole o diverso) isolato dal gruppo/branco, allo scopo di escluderlo forzatamente dalla comunità. Il famoso etologo Lorenz utilizzò il termine mobbing per descrivere il “comportamento con il quale un gruppo di animali di piccole dimensioni, generalmente uccelli, attacca un singolo animale di dimensioni più grandi”. Nello studio dei comportamenti d’aggregazione sociale nel mondo del lavoro, Leyman, analogamente, identifico il mobbing in un “tipo di scontro conflittuale, che la vittima ha subito, con un processo sistematico di cui porterà il segno, che comprende la violazione dei suoi diritti civili. Nel caso che il processo osservato si protragga per anni, esso può comportare, a causa dei danni psicologici causati dalla esperienza traumatizzante del precedente posto di lavoro, che la vittima venga esclusa dal mercato del lavoro” (mi scuso fin d’ora SICUREZZA E POLIZIA eventuali imprecisioni di traduzione). Il sociologo, poi, in uno studio più avanzato sul problema stabilì che si può parlare di mobbing in ambito lavorativo solo in quei casi in cui si sia vittima di almeno una tra le azioni precedentemente indicate, almeno per una volta alla settimana e per un periodo minimo di sei mesi. Lo studio del fenomeno del mobbing é stato sviluppato in Svezia (ora in questo paese il mobbing é fattispecie penalmente configurabile) nel corso degli anni ottanta da un gruppo di psicologi del lavoro. Nell’anno 1996 i nove stati membri del Consiglio d’Europa, firmarono a Strasburgo la nuova versione della Carta sociale europea. L’art. 26 di detta carta statuiva il diritto alla dignità al lavoro. Sulla base di questo nuovo diritto, il 20 settembre 20001, il Parlamento europeo approvò la risoluzione “Mobbing sul posto del lavoro” che, tra le altre cose, imponeva la presentazione di un Libro verde recante un’analisi approfondita della situazione relativa al mobbing in Italia. Nel nostro sistema é alle norme interne o alla giurisprudenza che bisogna guardare per capire cosa sia e quando vi sia mobbing. Attualmente non vi é una normativa nazionale di riferimento (numerosi però sono i progetti-disegni di legge in attesa al Parlamento) quindi, per capire cosa sia il mobbing, bisogna (ri)cercarlo nelle diverse fonti di diritto. Ad esempio il CCNL degli EELL all’art. 8 comma 1 ed il CCNL della Sanità, all’art. 5 comma 1 (tra le prime fonti a codificare il concetto) contengono una definizione del fenomeno: “ …il fenomeno di mobbing inteso come forma di violenza morale o psichica in occasione di lavoro, attuata dal datore di lavoro o da altri dipendenti, nei confronti di un lavoratore. Esso é caratterizzato da una serie di atti, atteggiamenti o comportamenti, diversi e ripetuti nel tempo in modo sistematico e abituale, aventi connotazioni aggressive, denigratorie e vessatorie tali da comportare un degrado delle condizioni di lavoro e idonei a compromettere la salute o la professionalità o la dignità del lavoratore stesso nell’ambito dell’ufficio di appartenenza, o addirittura, tali da escluderlo dal contesto lavorativo di riferimento”. Altro esempio é legge regionale del Friuli Venezia Giulia n. 07/2005, che dopo un lungo contenzioso con il governo, é stata recentemente dichiarata, dalla Suprema Corte, legittima costituzionalmente (prima normativa a carattere regionale sul fenomeno che può vantarsi di aver superato il giudizio della Corte Costituzionale) e finalizzata ad una serie d’interventi regionali per la formazione, la prevenzio- ne e tutela dei lavoratori dalle molestie morali e psicofisiche nell’ambiente del lavoro, proprio con questi termini all’art. 1, comma 2, definisce il mobbing come: ”… fenomeno delle molestie morali e psicofisiche nell’ambiente del lavoro, denominato fattispecie di mobbing…”. Ma ora, entrando nello specifico del pubblico impiego, e parlando di Polizia di Stato, per analogia di comparto ministeri, la configurazione più corretta del fenomeno é quella scolpita dal “Codice di condotta antimobbing del personale dell’amministrazione civile del ministero dell’interno da adottare nella lotta contro le violenze morali, fisiche e la persecuzione, psicologica, a tutela della dignità degli uomini e delle donne nell’ambiente di lavoro in conformità dei principi contenuti nella risoluzione del parlamento europeo del 20 settembre 2001 ”, del 2003 (reperibile in forma integrale sul sito www.ministerointerno.it) il quale, in conformità (e su obblighi) dei principi stabiliti dall’U.e., dopo una premessa sul fenomeno, (quindi con un implicito riconoscimento) all’art. 2 sancisce: “Per mobbing si intendono atti e comportamenti discriminatori o vessatori protratti nel tempo, posti in essere nei confronti di lavoratori e lavoratrici da parte dei datori di lavoro o da soggetti posti in posizione sopraordinata ovvero da altri colleghi, che caratterizzino come una vera e propria forma di persecuzione psicologica o di violenza morale ”, proseguendo con un’esaustiva indicazione di detti comportamenti: “calunnie o diffamazioni sistematiche; pressioni o molestie psicologiche; maltrattamenti verbali ed offese personali; minacce od atteggiamenti miranti ad intimorire ingiustamente od avvilire anche in forma velata ed indiretta; critiche immotivate ed atteggiamenti ostili; delegittimazione dell’immagine, anche di fronte a colleghi ed a soggetti estranei all’amministrazione; esclusione od immotivata marginalizzazione dell’attività lavorativa ovvero svuotamento di mansioni; attribuzione di compiti esorbitanti od eccessivi, e comunque idonei a provocare, 55 MOBBING seri disagi in relazione alle condizioni psicologiche del lavoratore; attribuzione di compiti dequalificanti in relazione al profilo posseduto; impedimento sistematico ed immotivato all’accesso di informazioni inerenti l’ordinaria attività di lavoro; marginalizzazione del lavoratore rispetto ad iniziative formative, di riqualificazione e di aggiornamento professionale; esercizio esasperato ed eccessivo di forme di controllo del lavoratore, idonee a produrre danni o seri disagi; atti vessatori correlati alla sfera privata del lavoratore, consistenti in discriminazioni sessuali, di razza di lingua e di religione”. Quindi, al momento, é forzatamente questa la definizione del fenomeno con la quale ci si deve confrontare quando si parla di mobbing nella Polizia di Stato. Lo stesso Codice all’art. 4 prevede precisi obblighi informativi a carico dell’amministrazione e, successivamente all’art. 5, nelle more di un intervento legislativo del Parlamento, la figura di riferimento (in caso di una ricerca di tutela interna) del Consigliere di fiducia (figura di nuova istituzione). Infine, per una soluzione di diritto é soprattutto la giurisprudenza a interessarsi al problema, posto che al momento, come già indicato, non vi é ancora una definizione legislativa, nonostante le richieste di risarcimento di danni da mobbing siano quasi sistematicamente invocate davanti ai tribunali della Repubblica. I giudici attualmente accolgono due orientamenti: a volte identificano il mobbing come un ipotesi di comportamento autonomo, riassumendo quindi l’intera situazione in un’unica fattispecie comportamentale, a volte, invece, negano questa interpretazione, con la conseguenza che i comportamenti vessatori possano essere repressi solo con gli strumenti già esistenti nel sistema legislativo (ad esempio ingiurie, minacce, molestie ecc…). Sul punto, già qualche anno fa, il tribunale di Milano ha lucidamente osservato (sentenza 20 maggio 2000) che “il 56 fatto che il mobbing sia stato oggetto di attenzioni sociologiche e anche televisive non lo rende insensibile alle regole che vigono in campo giuridico allorquando ad esso si vogliono collegare conseguenze giuridiche in termini di risarcimento del danno. In questa prospettiva, occorre che chi invoca tale fatto come produttivo di danni ne provi l’esistenza e ne dimostri la lesività”. In atri termini per parlare di mobbing, si dovrà comunque verificare l’esistenza di situazioni reali e oggettive, che dovranno essere descritte precisamente dal lavoratore. La giurisprudenza ha elaborato progressivamente alcuni elementi tipici del fenomeno. Uno dei più fondamentali é quello della ripetitività, intensità, frequenza e durata nel tempo d’azioni volte a procurare un danno al lavoratore. Infatti elemento essenziale per definire come esistente un comportamento di mobbing é che la vessazione psicologica sia attuata in modo sistematico, ripetuto per un apprezzabile periodo temporale, così da far assumere significativa oggettività a questi atti, e permettendo di distinguerli dall’indeterminatezza dei rapporti interpersonali e in particolare dal conflitto puro e semplice sul luogo di lavoro. Per questa giurisprudenza, quindi, solo la sistemarticità e ripetitività del comportamento illecito rilevano al fine di “dare una certa oggettività al rapporto tra comportamento illecito e malattia o disagio psichico”. In questa definizione, quindi, non rientrano i conflitti temporanei sul luogo del lavoro (nello stesso senso Sent. Cass. N. 4774/2006). E’ inoltre stato chiarito che il mobbing s’identifica in comportamenti (ostili) che possono verificarsi in due direzioni: in senso verticale, ove siano posti in essere dal datore di lavoro o superiore gerarchico, in senso orizzontale, ove siano posti in essere dai colleghi di lavoro. Ma, infine, quali sono le norme con le quali ci si deve confrontare in caso di mobbing? La giurisprudenza, in attesa dei provvedimenti legislativi all’esame del parlamento, da un lato richiama l’art. 2087 del SICUREZZA E POLIZIA c.c. che obbliga l’imprenditore (o datore di lavoro) ad adottare tutte le misure che sono necessarie a tutelare l’integrità fisica e la personalità morale (e qui entra in gioco il mobbing) del prestatore di lavoro, dall’altro i principi di cui agli articoli 2 e 3 della Costituzione, con particolare riguardo alla salvaguardia, sul luogo di lavoro, della dignità e dei diritti fondamentali del lavoratore. Sul punto si è espressa proprio la Cassazione (Sent. n. 12445/2006) sottolineando che il datore di lavoro si libera della responsabilità da inadempimento contrattuale nel confronto del lavoratore mobbizzato solo provando di aver adottato ogni misura idonea ad evitare l’evento dannoso con comportamenti specifici suggeriti da conoscenze sperimentali e tecniche di frequente adozione. In altre sentenze é invece richiamato l’art. 2103 del c.c., che mira a tutelare il diritto del lavoratore allo svolgimento delle mansioni per le quali é stato assunto e quindi la professionalità acquisita. Altre norme di riferimento (quindi contestabili) sono quelle previste dal D.lgs 626/94 e successive modifiche ed integrazioni (sicurezza sul lavoro) che impongono pregnanti doveri in capo al datore del lavoro (sia pubblico che privato). Tuttavia quali che siano le norme richiamate dal lavoratore per fondare le proprie richieste risarcitorie, una tendenza uniforme dei tribunali di merito, confermata altresì dalla sezione lavoro della Corte di cassazione e ora anche dalle sezioni unite (Sent. Sez. U. 6672/2006) si può riscontrare nella richiesta da parte dei giudici che il lavoratore dimostri una vessazione psicologica attuata in modo sistematico, ripetuto e per un apprezzabile periodo temporale. Non basta, secondo questo orientamento, né un mero allontanamento personale e un conseguente atteggiamento di freddezza intercorrente fra il lavoratore ed il suo superiore, né una generica e diffusa ostilità che proviene dall’ambiente di lavoro, per giungere a un risarcimento del danno. A ciò bisogna aggiungere che La Corte di Cassazione in una recente sentenza ha anche considerato l’infortunio da mobbing, un vero e proprio infortunio sul lavoro (Sent. 12445/2006), nonché si deve necessariamente segnalare l’importante, quanto recentissima, pronuncia (Corte di Cassazione, sezione lavoro, sent. 22858, 9 settembre 2008), con la quale si è ritenuto responsabile dei danni da mobbing (ai sensi dell’art. 2049 c.c.) il datore di lavoro (superiore) che non era intervenuto per impedire le attività persecutorie verso un dipendente. Ma concludendo necessita precisare che il fenomeno mobbing vive di una continua evoluzione propria, una recente sentenza del Tar Lazio, contrariamente alle tendenze di riconoscimento del fenomeno, ha annullato una “coraggiosa” circolare Inail (circolare del 17 dicembre 2003) la quale riconosceva ufficialmente al mobbing natura di malattia professionale compresa nelle tabelle di menomazione e indicava puntualmente le caratteristiche (circoscrivendolo) del fenomeno. Inoltre studiosi del problema asserirebbero che il mobbing, in quanto tale, é inesistente. Per queste tesi il problema sarebbe invece il mobizzato, il quale, persona debole nel contesto sociale in cui vive e lavora, si vedrebbe riflesse addosso le proprie insoddisfazioni, insuccessi, frustrazioni e problematiche comuni a tutte le persone che hanno rapporti sociali e di lavoro. M.R. Seligman (fondatore della scuola di psicologia positiva), tra l’altro, sostiene che una persona cresciuta nel pessimismo ha forti tendenze alla depressione cronica (dai suoi studi grave malattia del nuovo secolo) e questa, che naturalmente sfocia nel vittimismo, di conseguenza alimenta quello che poi può essere percepito come mobbing (tesi che però restano minoritarie). In Italia, una ricerca effettuata dall’istituto superiore per la prevenzione e la sicurezza sul lavoro (anno 2000), riferisce che il 71% delle denunce per mobbing riguarderebbero il pubblico impiego. L’81% dei mobbizzati sarebbero quadri-impiegati. I settori risultati maggiormente a rischio sono quelli in ambito sanitario o strutturalmente organizzati con una forte gerarchia interna, come nelle forze armate o nella Polizia di Stato, amministrazione statale, quest’ultima, nella quale il problema comincia a sentirsi in maniera preoccupante. La gran parte dei procedimenti disciplinari interni, infatti, risulta frutto di problematici comportamenti interpersonali tra i dipendenti, mancanza d’adeguata leaderschip o comunicazione e frutto di tensioni dovute alle difficili condizioni del particolare lavoro in un contesto sociale in continua evoluzione (inquietante è stato l’articolo: anonimo, quotidiano Libero “Lo sfogo di un poliziotto…”, 8 febbraio 2007). Nonostante ciò e che lo studio ed applicazione di tutto quello che porta ad una buona gestione delle human resources sia oramai considerato materia fondamentale in ogni struttura organizzata e che lo stesso Ministero dell’Interno abbia promulgato un codice antimobbing per il personale del comparto civile, l’Amministrazione della pubblica sicurezza, struttura nella quale si prevede in un prossimo futuro un esponenziale aumento della conflittualità interna a tutti i livelli (dovuta ad una rigidità del sistema polizia che, sfortunatamente, mal si adatta alle realtà sociali), fattore che alimenterà sicuramente il fenomeno mobbing, al momento, sembra che non si stia prendendo alcuna iniziativa concreta. 57 GIURISPRUDENZA La Riforma della Giustizia... FORSE!!! Avvocato Eloisa GALLUPPI* T utti gli aspetti del vivere sociale, quel minimo di regole e buona educazione, che fino a qualche tempo fa erano dati per scontati, sono come scomparsi, dileguati, direi dissolti sino a far perdere la memoria di sé nelle generazioni presenti e future. Forse con un salto mentale azzardato ma, pochi giorni fa, mi sono soffermata a riflettere su alcuni aspetti del vivere sociale per poi spingermi a svolgere alcune considerazioni in ordine alle apparizioni televisive ed alle dichiarazioni giornalistiche dei nostri Parlamentari. Essendosi progressivamente assotigliate le differenze sociali e culturali, gli Onorevoli che siedono in Parlamento vengono considerati rappresentanti non solo del Popolo italiano ma vieppù di ciascuno di noi e del nostro modo di vivere e pensare. Pare, alle volte, che il Parlamento, nel- 58 la sua funzione più alta quella dell’essere Legislatore, non sia più in grado di considerare con ordine, distanza ed obiettività quanto accade in Italia ed agire conseguentemente secondo un progetto, una regola, di “quell che dice” l un minimo d h si d ovvero di buon senso. Intendiamoci, la mia non è affatto una critica contingente ai rappresentanti delle Istituzioni, è piuttosto una spiacevole sensazione di vedere leggi sempre meno organiche, decreti legge sull’onda del pezzo giornalistico, regole processuali e procedimentali improvvisamente criticate perchè invise all’opinione pubblica, reati nuovi su problematiche vecchie... Forse alcuni esempi chiariranno meglio il concetto: la legge sull’immigrazione è giunta con anni di ritardo sulla realtà dei flussi migratori per poi essere stravolta più volte nella ratio che la sottende e nelle norme processuali che la dovrebbero applicare senza risolvere davvero i problemi che dall’immigrazione derivano, senza contenere i reati, senza dare effettiva protezione ed accoglienza a chi ne ha diritto ma il Legislatore si avventa sulla legge, o meglio sulla problematica, presente da decenni solamente nel momento in cui gli effetti della mancanza di organicità, di progetto, di senso sono oramai diventati devastanti. Stessa cosa per gli omicidi colposi causati da incidenti stradali o dalle così dette “morti bianche” sul lavoro, la norma è stata più volte rimaneggiata, rivista corretta, resa avulsa dal contesto nel quale era primariamente inserita ma solo quando vere e proprie stragi si SICUREZZA E POLIZIA compivano sulle nostre strade, sull’onda dei pezzi giornalistici che devono fare sensazione, sulla necessità ed urgenza, sensazion alle volte persino indotta, di fornire risposte alla gente comune e più ancora ai parenti delle parti direttamente coinvolte si ce cerca di fornire una risposta per lo più ina inasprendo le pene (solo di quel determina determinato reato) oppure trovando una soluzione nel “mettere mano al portafogli” dei re rei, soluzione che, se in un primo mome momento è sembrata portatrice di risultati, ssi è rivelata poco dopo assolutamente in inutile. ulti Da ultimo, poco comprendo lo stupore indignato di fronte alla concessione degli arresti dom domiciliari a coloro i quali sono indagati per violenza carnale; francamente, resto basit basita davanti a Parlamentari che si strappano le vesti in televisione quando, lo ribadisc ribadisco, loro funzione principale è quella di llegiferare... conseguentemente h nella ll concedibilità o meno degli aranche resti domiciliari, che hanno presupposti ben diversi dal tipo di reato commesso. C’è qualcuno, a parte le Forze dell’Ordine costantemente impegnate al contrasto tutto dell’illegalità, che si è più occupato dell’emergenza scippi? rapine in villa? infanticidi? (ben inteso dopo che il caso Cogne ha visto spegnersi i riflettori su di sé, forse che nessuna madre ha più toccato il proprio figlio?forse che non si è pensato a ritirare benefici cautelari o carcerari?) Di fatto sono trent’anni che si auspica in una vera riforma della Giustizia, del codice sostanziale di diritto penale e di quello processuale, senza che nessuna delle compagini Parlamentari sino ad ora succedutasi abbia trovato tempo, forza, coraggio per dare effettiva attuazione al progetto. Il cittadino comune parla di “certezza della pena”, forse anche lui stanco come molti, di veder realizzata modifica dopo modifica una pletora di leggi, balzelli, riforme che spesso creano contrasti applicativi, che producono “scandalo” anche tra le stesse fila dei parlamentari che le hanno emanate. Chi, indiscutibilmente più autorevole di me come il dottor Nordio, aveva progettato una riforma organica studiando tutte le incongruenze, i retaggi desueti, i garantismi inutili perchè solamente formali ma in realtà privi di benefici sostanziali, le cause prime della estrema lentezza dei procedimenti nel nostro Paese, aveva sottolineato l’importanza fondamentale di arrivare a disciplinare pochi reati con le pene comprese nei massimi edittali già presenti nel nostro codice che, se prontamente applicate, sarebbero già sufficientemente severe, e con regole processuali improntate alla velocizzazione del procedimento mantenendo le garanzie fondamentali ed inviolabili senza arrivare a costituire richieste puramente dilatorie della conclusione dello stesso processo. Spiace rilevare come, tralasciando la percentuale risibile di avvocati e giudici poco inclini a svolgere correttamente il proprio mestiere, vi sia sempre più la sensazione di inutilità della Legge e del processo, dell’assenza della Giustizia, dell’assurdità kafkiana di certe situazioni che ci vengono riportate dalle cronache giornaliere od, ancora di più, dalla quotidiana frequentazione con le Aule di Giustizia. Nonostante tutte le difficoltà emerse, sono sinceramente convinta che si arriverà al superamento delle singolarità politiche onde far emergere la miglior soluzione possibile, nell’ambito di una riforma davvero organica che possa resistere non tanto e non solo alle insidie del tempo ed alle modifiche sociali che si riverberano sempre in ambito penalistico, quanto piuttosto alla tentazione mediatica ed all’emotività del momento. * [email protected] - cell. 335.8378007 59 SINDACALISMO AUTONOMO IN POLIZIA LA VERA STORIA - V PARTE L’ESTATE DEL ’77 di Carmine FIORITI A rrivò l’estate del ‘77 e, mentre i fautori del sindacato politicizzato si abbronzavano sotto il sole con federale, gli autonomi sacrificaro no persino le ferie per cercare di darsi una parvenza organizzativa migliore. De Biasi e Molinari organizzavano archivi, richieste di indirizzi; Rossi e Mendola 60 studia vano le strategie d’autunno, men tre Bianchini e Fioriti elaboravano volantini flash che invadevano uffici e reparti di polizia. E l’estate del COMITATO PER IL SINDACATO AUTONOMO DI POLIZIA iniziò pro prio il 27 giugno allorquando pres so il Teatro Nuovo di Milano si ten ne un importante convegno-dibattito sul sindacato di polizia. Moderatore Guido Mendola, intervenne ro non pochi parlamentari tra i quali Belluscio, De Carolìs, Maz zotta. La relazione clou fu tenuta dalla guardia De Biasi che ripropose i temi e le spinte del Comitato autonomo per il sindacato di Polizia. Tra l’altro, la guardia di Como ebbe a dire: «Occorre ristabilire quel clima di fiducia e di prestigio verso la polizia; occorre che il poliziotto non sia più considerato un nemico del popolo, un provocatore o un agente della SICUREZZA E POLIZIA La Guardia di P.S. Giorgio De Biasi bieca reazione antioperaia. Solo lo a ano, tali condizioni la vostra Milano, Itaamici, come tante altre città d’Itauel lia, potrà ritornare ad essere quel ile luogo di serena convivenza civile lla e potrà essere debellata quella lti paura che costringe, oggi, molti ma di voi a rincasare quanto prima possibile». Terminato il convegno, i eparte cipanti guidati dai responsabili delle provincee dell’Italia setten trionale sii rinchiusero in viale Majnoo per fare il punto sulla situazione in vista degli appuntamenti autunnali. IL 24 agosto, sul «Settimanale», Maurizio Blondet tracciò un qua dro della situazione sindacale in Polizia mettendo in risalto i suc cessi del Comitato per il sindacato autonomo e le difficoltà che comin ciavano ad incontrare i confederali. «Questi fantasmi sono vivi!» il titolo del servizio che era una chia ra risposta all’infamante articolo di «Nuova Polizia». L’estate fu tutta spesa all’organizzazione del Movimento e sul finire della stagione un episodio destò l’attenzione del Comitato. Nel settembre il recluso nazista Kappler fuggì dall’Ospedale Celio di Roma, ove era ricoverato, in modo assai rocambolesco che ancor oggi ha lasciato aperti dubbi e perplessità. Contemporaneamente alla fuga si scatenò una bagarre contro i Carabinieri che avevano il compito di custodirlo. Il Comitato, in data 12 settembre, prese ufficialmente posizione in favore dei Carabinieri, specie dopo che a Napoli una Associazione costituitasi tra i familiari dei nappisti detenuti, prendendo spunto dalla fuga di Kap-pler, si spinse esageratamente a lanciare accuaccu se senza limiti agli uomini dell’Arma definendo il Generale Della Chiesa un famigerato guardiano dei campi di sterminio. Nel comunicato il Comitato, oltre ad esprimere la più incondizionata solidarietà ai dipendenti dell’Arma dei Carabinieri, invitava questi ultimi “a ben vigilare” per tenersi lontani dalle trappole di coloro che avevano tutto l’interesse a speculare sulle situazioni delle forze dell’ordine, cosi’ come era avvenuto per il corpo delle guardie di p.s. *Vice Presidente Co.I.S.P. SPEAKER’S CORNER Di tutto un pò > a cura di Carmine FIORITI* LA CODA (contrattuale) E’ di questi giorni al firma del nuovo contratto delle forze di Polizia. Il Ministro Maroni ha trionfalmente annunciato che per il 2009 sono stati stanziati “ingenti somme per le forze dell’ordine”. Vedendo lo statino paga che, essendo on line, mi dà anche quello che percepirò fra qualche mese, i conti non mi tornano. Allora cerco di accertare il motivo di questo disordine contabile. E ciò facendo rischio di brutto un altro colpo in prossimità delle coronariche perché non di contratto si tratta quello firmato dai sindacati giorni or sono, ma di una coda. Si’ quello che è stato firmato è una coda contrattuale del contratto 2006-2007. Ricapitoliamo: oggi percepisco una indennità di vacanza contrattuale di Euro 16,22 e la continuerò a percepire perché il contratto nuovo deve essere ancora fatto. Cioè deve essere fatto il contratto 2008-2009, quando già stiamo a metà 2009!!! Quello di oggi è un appendice al contratto vecchio che tratta di mis- 62 sioni e di indennità varie. Comunque sia stiamo ancora trattando l’A.N.Q. che non è una sigla dei nuovi servizi segreti, ma nientepocodimenoche il nuovo “Accordo nazionale Quadro” che, tra l’altro, contiene, o dovrebbe contenere, la non applicabilità agli uomini delle Forze di Polizia della decurtazione di tutte le indennità, eccetto lo stipendio, nei primi dieci giorni di malattia. Speriamo perché se ciò non fosse parecchi colleghi dovranno ricorrere a mutui per pagare quello che oggi non viene detratto. Oltre all’A.N.Q. c’è in ballo il nuovo contratto. Quindi, forse, Maroni non ha torto. Messo tutto nel calderone dovrebbe arrivare una bella cifra per tutti. Dovrebbe, perché adesso andiamo a fare i conti con la realtà di tutti i giorni. E’ vero che è aumentata la retribuzione straordinaria, ma è anche vero che sicuramente, nei prossimi giorni, verrà fatta una circolare che diminuirà le ore disponibili per lo straordinario. E’ vero che è aumentata l’indennità di missione, ma è pur vero che lo stanziamento dei fondi per questa indennità è minore rispetto all’anno scorso tanto è vero che moltissime Questure hanno già consumato l’intero plafond. E tutto questo mentre si è proceduto alla riduzione del 20% dei servizi di pulizia, evidentemente sotto la spinta del motto “Meno Puliti,più efficienti!”, mentre Enel e similari continuano a richiedere il pagamento delle utenze, da tempo non pagate, mentre moltissime autovetture di servizio sono state fermate perché non possono essere riparate in mancanza dei necessari fondi, mentre non è possibile neppure acquistare il minimo di cancelleria per un minimo di funzionalità degli uffici. E cosi’ via dicendo per tante, tantissime altre lacune, tutte ammantate sotto la dizione “stante l’attuale situazione di ristrettezza economica….” SICUREZZA E POLIZIA Alla fine della fiera, come dice Maccari, abbiamo firmato la coda contrattuale, ma i soldi che ci sono appartengono al precedente Governo. Quindi i soldi di cui parla Maroni devono ancora venire…..speriamo!! Al di là di tutto questo, in un momento in cui c’è gente che rischia di non lavorare e di rimanere disoccupato, le rivendicazioni nostre sembrano assumere carattere strumentale. Ma cosi’ non è in modo assoluto. E’, infatti, necessario che soprattutto le Forze di polizia in questo momento di crisi vengano messe in condizioni di serenità per meglio agire in ossequio ai principi di imparzialità e di efficienza. E’ risaputo e provato, infatti, che nei periodi di maggiore crisi aumentano reati, deflagrano conflitti, si diffonde l’insicurezza e la rabbia; si diventa maggiormente portati al farsi giustizia da sé etc. etc. Occorre, quindi, avere le forze dell’ordine in condizioni tali da poter intervenire con intelligenza e sapienza in qualsiasi circostanza, cercando di evitare l’aggravarsi di situazioni che, purtroppo, incidono sulla vivibilità e tranquillità delle famiglie. E’ in questi periodi che si armano i conflitti sociali ed è di questi periodi che rinascono i gruppi rivoluzionari ed è in queste condizioni che nasce il sindacato dei poliziotti; quello a cui non si puo’ dire di no. Ieri le Brigate Rosse, oggi qualche altra sigla, ma con identiche finalità. Ed allora, per carità, non si faccia l’errore di ieri, allorquando la triste lista dei nostri caduti determinò sempre aggiustamenti stipendiali che percepimmo sempre con il groppo in gola perché frutto del sacrificio di un nostro collega. Oggi siamo in tempo a fare in modo di avere una polizia all’altezza della reale situziaone ed in grado di troncare sul nascere qualsiasi tentativo di rinascita dei gruppi armati, eversivi, sovversivi e rivoluzionari. Basta poco, quel poco che è già stato individuato dalla piattaforma di questo sindacato, congiunto a quanto già da tempo promesso: il fatidico, irrinunciabile riordino delle carriere per far sì che non accada quello di cui pi pentirsi amaramente. Lo Stato non può permettersi di avere una polizia svogliata, delusa dalle tan- te promesse non realizzate, in difficoltà per il mantenimento delle proprie famiglie. Lo Stato deve pensare a mantenersi le forze dell’ordine al massimo della loro efficienza e funzionalità e deve, pertanto, porre i suoi dipendenti in condizioni di vivere degnamente e serenamente per poter cosi’ adempiere ai doveri del proprio stato in qualsiasi circostanza. Memori della storia passata, pur in condizioni di crisi palpabile, è necessario che venga riconosciuta alle forze di polizia quella specificità che significa funzione e professione al di sopra della media, senza lesinare su quanto responsabilmente i sindacati di polizia propongono, dopo averlo già adeguato alla situazione esistente. Non riconoscere alle forze di polizia quel quid pluris che porta in equilibrio la situazione con tutto il pubblico impiego, potrebbe essere sinonimo di un disastro annunciato, cosi’ come lo fu, a suo tempo, il rapporto del Prefetto Mazza. Oggi la polizia non sta vivendo bene. Ed il periodo è uno dei piu’ difficili. Riconosciamogli quel ruolo specifico e peculiare per le sorti del Paese e sicuramente si riuscirà a gestire qualsiasi situazione di maggiore crisi e di maggiore tensione. Non ci si può permettere di scherzare oggi sulle giuste rivendicazioni dei poliziotti. Confrontiamoci e soprattutto alziamo il livello della discussione contrattuale, anche su temi molto piu’sentiti che forse volutamente si cercano di tenere lontani dai tavoli contrattuali, affinchè non contrattiamo le quisquilie, ma il futuro nostro e quello del Paese. Mantenere i temi della discussione su un profilo bassissimo del centesimo relativo ad una determinata indennità potrà anche esser soddisfacente per qualche organizzazione sindacale, ma non lo è per la nostra che ha talento e necessità di riportare la discussione ad un livello talmente alto da investire tutto l’apparato delle forze di polizia e quindi i necessari riordini; una nuova visione di coordinamento; una equa e funzionale distribuzione degli uomini sul territorio; una vicinanza alle realtà delle polizie europee; un parallelismo stipendiale con i colleghi dei paesi europei affini al nostro; una revisione degli attuali criteri di dipendenza delle polizie dai diversi Ministeri; una nuova e piu’ qualificata controparte contrattuale e, infine, un nuovo ruolo del Questore come unica, riconosciuta autorità di pubblica sicurezza nella provincia, attesa la riduzione, imposta dalla legge ma non ancora realizzata e non si conosce il perché, delle Prefetture e dei suoi Prefetti. *Vice Presidente Co.I.S.P. 63 DIFESA PERSONALE Tecniche di controllo, di immobilizzazione, di ammanettamento, di protezione dell’arma individuale, di perquisizione personale e di accompagnamento per gli operatori delle Forze di Polizia. Stage di difesa personale professionale N on capita ogni giorno di vedere un’ottantina di appartenenti alle Forze di Polizia in tuta, sopra i tappetini ginnici, una domenica mattina, liberi dal servizio, impegnati a mettere in pratica quei rudimenti datati di difesa personale e rispolverati nell’occasione grazie a valenti tecnici federali di arti marziali, appartenenti ovviamente alle Forze di Polizia. E’ successo a San Vito al Tagliamento, comune sito in provincia di Pordenone, l’8 marzo scorso, grazie alla Segreteria Regionale del Friuli Venezia Giulia del Co.I.S.P., unitamente a quella provinciale di Pordenone, all’Associazione Sovritalia So.Vi.Co. (Associazione nazionale Sovrintendenti vincitori di concorso delle cinque Forze di Polizia) e alla società sportiva Judo Club San Vito, sodalizio che festeggia il trentennale di attività. Svoltosi presso il Palazzetto dello Sport di San Vito al Tagliamento (PN) a cura della Segreteria Regionale del Friuli Venezia Giulia del Co.I.S.P., unitamente a quella provinciale di Pordenone, all’Associazione Sovritalia So.Vi.Co. e alla società sportiva Judo Club San Vito Poliziotti, carabinieri, finanzieri, poliziotti penitenziari, guardie forestali e poliziotti locali del Friuli Venezia Giulia e del Veneto sono accorsi con entusiasmo a questo stage di difesa personale professionale, che si è avvalso del patrocinio della Provincia di Pordenone e del Comune di San Vito al Tagliamento. Manifestazione apprezzata anche perchè - onestà intellettuale, ma soprattutto realistica constatazione alla mano – troppo poco tempo è riservato all’ag- 64 giornamento sulle tecniche di difesa personale e quel poco che viene fatto lo si deve per lo più alla passione degli istruttori, amanti delle arti marziali in primis, attenti alle problematiche connesse con l’indossare una divisa nella società di oggi anche perché essi stessi operatori della sicurezza. SICUREZZA E POLIZIA Apprezzato lo stage di difesa personale e professionale Svoltosi a San Vito a Tagliamento (PN) Ha riscosso molto interesse ed è stato apprezzato dall’ottantina di partecipanti lo stage di difesa personale professionale riservato agli appartenenti alla Polizia di Stato, Carabinieri, Guardia di Finanza, Polizia Penitenziaria, Corpo Forestale dello Stato e Polizia Locale, svoltosi stamane nel nuovo palazzetto dello sport di San Vito al Tagliamento (Pn). Organizzato dalla Segreteria Regionale del Friuli-Venezia Giulia del sindacato di Polizia Coordinamento per l’Indipendenza Sindacale delle Forze di Polizia (Co.I.S.P.) e dalla Segreteria Provinciale di Pordenone del Co.I.S.P., dalla società sportiva Judo Club San Vito e dall’associazione Sovritalia So.Vi.Co. (Associazione nazionale Sovrintendenti vincitori di concorso delle cinque Forze di Polizia), lo stage, che si è avvalso del patrocinio della Provincia di Pordenone e del Comune di San Vito al Tagliamento, è stato tenuto da insegnanti che sono tecnici federali di arti marziali e appartenenti alle Forze di Polizia. Oltre ai partecipanti, che hanno ricevuto un attestato al termine della manifestazione, hanno presenziato all’evento il Sostituto Procuratore della Repubblica presso il Tribunale ordinario di Pordenone, dottor Federico Facchin, che ha svolto una breve ma importante introduzione sull’uso legittimo delle armi nell’ordinamento italiano; l’Assessore provinciale alla sicurezza di Pordenone Eligio Grizzo; il presidente dello Judo Club San Vito, Giancarlo Genova, sodalizio che festeggia il trentennale di attività; il Segretario Generale Regionale del Friuli Venezia Giulia del Co.I.S.P., Maurizio Iannarelli, il Segretario Generale Provinciale di Pordenone del Co.I.S.P., Maurizio Giust, e il componente l’Ufficio Studi del Co.I.S.P. e componente il Direttivo nazionale di Sovritalia, Massimiliano Favaretto. L’apprezzata manifestazione ha avuto anche un risvolto benefico atteso che alcuni profitti dovuti a contributi di sponsor saranno devoluti alla scuola dell’infanzia “ G.P. e F. Morassutti” di San Vito al Tagliamento mediante la consegna al presidente della Fondazione “Falcon-Vial-Fabrici-Morassutti”, dottor Giovanni Del Frè. Dopo il significativo e importante convegno sulla sicurezza stradale svoltosi lo scorso 27 settembre 2008, lo stage odierno è stato una preziosa occasione per elevare le conoscenze professionali attinenti le tecniche di disarmo, di immobilizzazione, di ammanettamento, di protezione dell’arma individuale, di perquisizione personale e di accompagnamento. Di certo l’evento testimonia un sicuro interesse del Co.I.S.P. per quest’area, di certo originato da una gradita rispondenza di vari componenti sociali del territorio (a tal proposito si sta lavorando nelle sedi opportune affinché a San Vito sia istituito un Commissariato di Pubblica Sicurezza). LA SEGRETERIA REGIONALE Al di là di regolamenti e accordi sindacali, le importanti giornate da dedicare all’aggiornamento e all’addestramento professionale non sempre sono vissute con piena soddisfazione dagli operatori. Di certo sarebbe necessario (lo si sta già facendo nelle sedi opportune) rimodulare gli argomenti e il modo di proporli; sta di fatto che il singolo operatore dovrebbe vivere queste giornate come un momento di arricchimento professionale e personale. Non sempre accade, però, ma non per questo il programma deve subire rallentamenti o tentennamenti. Tornando allo stage dell’8 marzo scorso (pura coincidenza giornata dedicata alle donne e le partecipanti sono state omaggiate con una tradizionale mimosa), non è stato facile allestire un evento del genere, ma si è sentita la necessità di lanciare degli segnali in tal senso. E la risposta è stata estremamente positiva stando al numero dei partecipanti e alle loro impressioni. 65 DIFESA PERSONALE La società civile di San Vito al Tagliamento ha accolto con favore l’evento e alcuni sponsors sono stati particolarmente sensibili prima che generosi. Un segnale tangibile della vi- 66 cinanza dei privati nella fattispecie al pool degli organizzatori, in generale a una particolare visione della quotidianità in cui le Forze di Polizia ricoprono comunque un ruolo istituzionalmente delicato e apprezzato almeno da queste parti. Significativo a tal proposito è stato il fatto che alcuni profitti dovuti ai contributi degli sponsors sono stati raccolti e saranno a breve devoluti a favore della scuola dell’infanzia “G.P. e F. Morassutti” di San Vito al Tagliamento. Rara - nel Friuli Venezia Giulia e in tutta Italia - e preziosa occasione per elevare le conoscenze professionali attinenti le tecniche di disarmo, immobilizzazione, ammanettamento, perquisizione personale e accompagnamento, la parte pratica dello stage è stata preceduta da un’agile e precisa introduzione sull’uso legittimo delle armi nell’ordinamento italiano tenuta dal dottor Federico Facchin, Sostituto Procuratore della Repubblica presso il Tribunale ordinario di Pordenone. Attestati ai partecipanti e medaglie agli insegnanti al termine della mattinata Sanvitese, conclusasi con altrettanta soddisfazione a tavola. Con l’auspicio che iniziative del genere non restino isolate.