MONACO la storia della F1

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MONACO la storia della F1
MAGAZINE PER GLI ITALIANI NEL MONDO
N° 147 • Maggio 2014 • 10€
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Anna Falchi
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MONACO
la storia
della F1
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Anno XVIII • n°3 • www.iliomasprone.com • Sped. in Abb. Post. 45% comma 20/b art. 2 Legge 662/96 • Filiale Poste Imperia
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La Fortezza di “Le Castella” Isola di Capo Rizzuto (Crotone)
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Espatrio di italiani all’estero
meta preferita la Gran Bretagna
di Ilio MASPRONE
La storia della F1
a Monte-Carlo
di Silvana RIVELLA
Musei Ferrari
Antonio Ghini racconta...
di Marichele BRUSA
Sinfonia Italiana:
pronti al via
di Silvia BERLINGUER
som
sommario
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Martina veste abiti
della stilista italiana Giovanna Nicolai
di Cristina GRIFONI
E da Mosca un italiano DOC:
lo Chef Luigi Ferraro
di Marisol BERTERO
Terzani, il Tiziano
“dietro le quinte”
di Silvia BERLINGUER
Vini Casolari
Avvolti dal nettare
di Marichele BRUSA
maire
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editoriale
Espatrio di italiani
meta preferita la Gran Bretagna
ROMA. A causa della grave crisi economica, si fa sempre più
preoccupante il fenomeno dell’espatrio da parte degli italiani.
Il nostro è per antonomasia il Bel Paese; ma è una dote, essere
bellissimo e basta, che evidentemente non basta a chi desidera
legittimamente di far fortuna e sceglie purtroppo di andarsene. L’A.I.R.E. (Anagrafe Italiani Residenti all’Estero), dove le
iscrizioni assumono i contorni di una vera e propria “invasione” per l’espatrio di italiani che se ne vanno - ad esempio - in
Gran Bretagna, fornisce dati ufficiali, ma gli espatri sono certamente di più perché non tutti hanno interesse ad iscriversi,
almeno all’inizio.
Nel 2013 la Gran Bretagna è stato di fatto il Paese che ha
detenuto il record, con ben 12.904 espatri ufficiali e un incremento rispetto al 2012 del 71,5%. Per entrare nel dettaglio,
nel 2013 l’emigrazione ufficiale italiana ha registrato verso
l’estero un vero “boom” con 94.126 persone (+19,2 % confronto al 2012). Il Regno Unito poi registra un risultato straordinario nella fascia d’età tra i 20 e i 40 anni, 8487 lo scorso
anno, con un incremento altissimo, l’81% rispetto al 2012. Si
espatria sempre più dal Centro-Nord Italia, mentre a livello di provenienza regionale, resta primatista la Lombardia,
con 16.418 espatri (8+24,7% confronto al 2012), seguita dal
Veneto (8743 emigrati). La vera sorpresa è però la Regione
Lazio che, in un solo anno, sale di due posizioni scalzando la
Sicilia dal terzo posto: sono infatti 8211 gli emigranti laziali,
con un incremento del 37,9%.
Nella “top-ten” regionale degli espatri 2013 troviamo perciò
al quarto posto la Sicilia (7818), seguita dal quinto del posto del Piemonte (7267); al sesto troviamo l’Emilia-Romagna
(6682), al settimo la Regione Campania (6249), all’ottavo la
Toscana (5159), al nono la Calabria (4716) e al decimo la Regione Puglia con 4665 espatri. L’Europa resta il “porto sicuro”
dei nostri emigranti: nel 2013 si sono trasferiti nei Paesi del
Vecchio Continente 60.066 italiani, il 63,81% sul totale degli
espatriati. Come detto all’inizio dell’articolo, la Gran Bretagna
è al primo posto, tallonata dalla Germania (11.731 emigranti
nel 2013), dalla Svizzera (10.300) e dall’Argentina (7496). Nel
2013 gli uomini hanno costituito il 56% degli espatriati e le
donne il 44%.
Nel suo piccolo, il Principato di Monaco ha incrementato la
presenza di italiani di un 10% rispetto al 2012, ma il numero è
in continua ascesa. Questo non solo grazie alla sua prossimità
con il nostro il Paese, ma grazie al fatto che Monaco è in grado
di dare le maggiori garanzie di stabilità politica e di sicurezza
personale. Il che non è certo poco.
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di Ilio MASPRONE
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all’estero
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Il Magazine Il Foglio Italiano presenta il
XIV PREMIO
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1° 2000: Monica BELLUCCI (Artista Internazionale)
Fernanda CASIRAGHI (Imprenditoria)
Andrè Rolfo FONTANA (Comunicazione)
2° 2001: Katia RICCIARELLI (Artista Internazionale)
Emilio FEDE (Comunicazione)
FIORUCCI (Imprenditoria)
3° 2002: Camilla Di BORBONE (Costume & Società)
Mike BONGIORNO (Carriera)
Ezio GREGGIO (Artista Internazionale)
4° 2003: Maria Franca FERRERO (Sociale)
Paolo LIMITI (Carriera)
Roberto BETTEGA (Sport)
5° 2004: Max BIAGGI (Sport)
Ornella MUTI (Artista Internazionale)
Sergio PININFARINA (Imprenditoria)
6° 2005: Salvatore ADAMO (Artista Internazionale)
Giulio ANDREOTTI (Politica)
Roberto BOLLE (Danza&Cultura)
Evelina CHRISTILLIN (Management)
Gualtiero MARCHESI (Carriera)
Enzo ZANOTTI (Imprenditoria)
7° 2006: Lorena BIANCHETTI (Costume & Società)
Marcello LIPPI (Sport)
Pierfrancesco VAGO (Management)
Umberto VERONESI (Ricerca Scientifica)
Francesco ZERBI (Imprenditoria)
8° 2007: FRECCE TRICOLORI (Istituzionale)
Caterina MURINO (Artista Internazionale)
Alberto HAZAN (Imprenditoria)
9° 2008: Amedeo MINGHI (Artista Internazionale)
Patrizia MIRIGLIANI (Costume & Società)
Claudio MARZOCCO (Imprenditoria)
10° 2009: E. Filiberto di SAVOIA (Personaggio dell'Anno)
Sabrina BRAZZO (Danza & Cultura)
Franco ZEFFIRELLI (Cultura)
Peppino DI CAPRI (Carriera)
Valentina VEZZALI (Sport)
11° 2010: L. PERICOLI e N. PIETRANGELI (Carriera)
Enrico DE WAN (Imprenditoria)
Melissa e John MARTINOTTI (Imprenditoria)
Banca EDMOND DE ROTHSCHILD (Fedeltà)
12° 2012: Remo GIRONE (Artista Internazionale)
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N. CAISSOTTI di CHIUSANO (Pres. Italiani di Monaco)
Ugo NESPOLO (Artista Internazionale)
G. Piero MANZETTI e M. Rosa CECCON (Imprenditoria)
PRINCIPATO DI MONACO
FORMULA 1
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LA STORIA
della
1
FORMULA
a MONTE-CARLO
di Silvana RIVELLA
[email protected]
MONACO. Dalle Olimpiadi greche in poi, sappiamo che gareggiare in velocità è insito nell’animo umano. Gli atleti si contendevano l’alloro nello Stadion di Archaia Olympia, le bighe si
sfidavano mortalmente nelle arene dell’Impero romano, a Siena
il famoso Palio risale al Medioevo, e in Inghilterra le corse di
cavalli erano in voga fin dal 1400, grazie anche al buon allevamento di purosangue.
Le famiglie reali europee, infatti, mostravano grande interesse
per le dispute tra cavalieri e cavalli; per esempio in Italia documenti dei Savoia risalenti al 1781 fanno riferimento alle scuderie della Regia Mandria di Chivasso, che sarà poi trasferita alla
Reggia Reale, mentre in Inghilterra fu istituito nella stessa epoca il Jockey Club, con compiti di promozione del settore galoppo, che ebbe un suo notevole sviluppo anche in Costa Azzurra e
a Monte Carlo, quando queste località divennero meta preferita
della nobiltà anglosassone. La scomparsa di cavalli e carrozze
dalle strade, che lasciò il passo alle automobili, fa parte del progresso umano: dopo la Rivoluzione francese, all’inizio del XIX
secolo arrivò infatti la rivoluzione industriale, con la gigantesca
forza sviluppata dalle macchine a vapore.
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PRINCIPATO DI MONACO
FORMULA 1
L’indimenticabile Ayrton Senna
Pare che sia stato l’inventore James Watt
che, nel misurare il lavoro fino ad allora
eseguito da un cavallo per azionare una
pompa, chiamò quella nuova, straordinaria forza “cavallo vapore” (o HP, da horse
= cavallo e power = potenza) anche se il
lavoro del nobile animale non c’entrava
più nulla. Possiamo quindi immaginare
come la stessa leggenda sia stata ripresa
quando si trattò di denominare la potenza delle automobili “cavalli motore” .
Oggi come oggi i CV fanno parte integrante della storia della Formula 1, dove
variano tra i tra i 725 e i 745, dopo aver
toccato punte di 1000, e contano molto. Cavalli-motore, cilindri, turbo sono i
termini delle nostre quattroruote, quelle
che usiamo per andare a lavorare, per
viaggiare, per portare i bambini a scuola…allora è bene sapere che la Formula
1 è stata ed è la “palestra tecnologica”
delle nostre auto, con soluzioni sempre
più altamente tecnologiche. Nei primi
anni ‘90, ad esempio, le scuderie iniziarono a introdurre aiuti elettronici ai
piloti, e il loro uso si sparse con estrema rapidità. Le sospensioni attive (anticipate dalla Lotus nel 1987), i cambi
semi-automatici (Ferrari nel 1989), e il
controllo di trazione (Williams nel 1991)
divennero tecnologie comuni sia in pista
che in strada. La storia della F1 affonda
le sue radici nelle prime gare automobilistiche disputate tra il 1878 e il 1905,
prima quelle da città a città, considerate
in seguito antesignane del Rally, come
quello celebre di Monaco che fu voluto
nel 1911 dal Principe Alberto I, e quelle di durata, anticipatrici della moderna
Endurance. Dal 1906 le gare iniziarono
ad assumere lo status di Gran Premi e
al principio degli anni venti fu proposta
una loro prima seria regolamentazione,
denominata Formula Grand Prix e adottata principalmente in Europa. La prima
edizione del Gran Prix di Monaco, non
ancora regolamentato come Campionato
Mondiale, si disputò il 14 aprile 1929
sotto l’impulso di Antony Noghes, fondatore dello Automobile Club de Monaco
(ACM). E’ interessante sapere che la prima corsa “cittadina” valida per un Campionato Mondiale si disputò in Italia, e
precisamente a Torino il 1º settembre
del 1946: si tratta del Gran Premio di
Torino, disputato sul Circuito del Valentino, il cui nome è preso dal Parco del
Valentino dove le vetture correvano sui
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viali adiacenti al Borgo Medioevale, e fu
vinta da Achille Varzi alla guida di una
Alfa Romeo 158, detta Alfetta. Altri circuiti cittadini si trovavano in Inghilterra, in Francia e in Belgio. Per quel che
riguarda il tracciato del Principato di
Monaco, la prima edizione valida per il
Campionato Mondiale è datata 21 maggio del 1950, mentre in Italia va ricordato in particolare il circuito cittadino di
Ospedaletti, che ospitò dal 1948 al 1951
il Gran Premio di Sanremo per vetture
di Formula 1 e in seguito per altri tipi
di vetture, e che fu l’ultimo dei circuiti stradali cittadini italiani a chiudere i
battenti, nel 1972. Dai 3,18 km iniziali,
la lunghezza del tracciato monegasco è
stato portato nel tempo a 3,340 km, che
i piloti devono percorrere per un totale
di 260,530 km. Montecarlo è il circuito
più breve del mondiale e quello con velocità più basse, a causa della tortuosità
e della scarsa larghezza del percorso.
Immaginate che un componente molto
sollecitato è il cambio, azionato in gara
oltre quattromila volte! Il Gran Premio
di Monaco annovera anche la curva più
lenta del mondiale di Formula 1, quella
leggendaria a forma di ferro di cavallo
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PRINCIPATO DI MONACO
FORMULA 1
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della Vecchia Stazione, affrontata
a circa 55 km/h. Grazie a due curve, la più lenta e la più veloce del
Campionato, il Gp di Monte Carlo
può vantare anche questa eccezionale peculiarità, in quanto i piloti
affrontano la prima staccata importante al termine del rettifilo dei
box, percorso ad oltre 250 km/h.
L’approccio a questa prima curva,
la Sainte Devote, disegnata da un
cordolo removibile che consente
ai piloti una migliore traiettoria di
entrata, può risultare determinante
per il risultato finale, in quanto chi
l’ha superata per primo, sovente si
è poi aggiudicato il Gran Premio.
Oltre all’annuale Gran Premio di
Monaco di Formula 1, sul circuito
cittadino di Monte Carlo si svolgono
gare di contorno come la Formula
3, la Formula 3000 ed ora la GP2
Series. Durante il Campionato del
mondo di Formula 1, le prime due
sessioni di prove libere si svolgono di giovedì invece che di venerdì
ed è l’unico gran premio cittadino
nel quale, durante il week-end di
gara, fra una sessione e l’altra, le
strade vengono immediatamente riaperte alla circolazione. Il circuito
è una sorta di collegamento tra la
Formula 1 attuale e le gare di una
volta, con diverse deroghe previste
nel regolamento della Formula 1 a
suo favore. In un calendario che ha
progressivamente visto l’ingresso di
autodromi ultramoderni e sicurissimi, come il circuito di Manama in
Bahrain e quello di Sepang in Malaysia, Monaco riporta alla mente i
vecchi Gran Premi, dove il rischio
e l’abilità dei piloti erano in primissimo piano. Le sei vittorie di Ayrton Senna e le cinque di Michael
Schumacher e Graham Hill, sono
testimoni di questo. Al compianto
pilota brasiliano, ribattezzato per i
suoi successi nel Principato “Il Re
di Monte Carlo”, appartiene anche
il record di cinque Pole Position e
di otto podi. Gli aneddoti che caratterizzano la storia di questo Gran
Premio, che è il più celebre tracciato cittadino della Formula1 e
fra i più prestigiosi al mondo, sono
tantissimi. Uno riguarda il compianto Gilles Villenueve, che con la sua
Ferrari 126 Ck nel 1981 fu il primo pilota dell’era turbo a vincere
sul circuito di Montecarlo, con un
motore brusco e considerato inadatto ai tracciati cittadini. La morte del giovane canadese avvenuta a
causa di un grave incidente durante
le prove del Gran Premio del Belgio a Zolder appena un anno dopo,
costituì però un impressionante colpo per la Ferrari e contribuì anche
a propendere all’eliminazione delle
vetture ad effetto suolo. In quanto a Niki Lauda, altro grandissimo
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campione Ferrari, nel 1976 il secondo titolo successivo sembrava
inevitabile; purtroppo il campione
subì un grave incidente al Bergwerk
durante il secondo giro dell’ultimo
Gran Premio di Germania l al vecchio Nürburgring, riportando gravi
ustioni. Gli erano state impartite le
estreme unzioni, ma incredibilmente si riprese e guidò la Ferrari sei
settimane più tardi nel Gran Premio
d’Italia, perdendo il campionato per
un solo punto su James Hunt nella
gara finale, disputata in condizioni
impossibili sotto una pioggia battente al Fuji nella prima edizione del
Gran Premio del Giappone quando,
dopo aver percorso appena un giro
lasciò la sua vettura parcheggiata
nei box, dichiarando che il rischio
era troppo grande e rifiutandosi
di gareggiare in quelle condizioni
estreme e urtandosi con la Ferrari.
Passato alla Brabham e poi alla Mc
Laren, superò il suo compagno di
squadra Alain Prost nella corsa al
titolo nella stagione 1984 soltanto
per mezzo punto di scarto, il minore distacco dal secondo classificato
registrato della storia. Da segnalare
che la classifica fu, secondo alcuni,
falsata dopo l’interruzione per pioggia del Gran Premio di Monaco,
che provocò l’assegnazione di metà
punteggio. Prost vinse quella corsa, dove il debuttante Ayrton Senna
PRINCIPATO DI MONACO
FORMULA 1
destò grande impressione con la modesta Toleman, piazzandosi secondo. Era il
principio di una rivalità tra i due piloti,
che continuò per quasi un decennio con
lotte serrate. Nella storia del Gran Premio di Monte Carlo, come non pensare al
grande Schumacher, cui auguriamo una
pronta ripresa dopo il grave incidente
sciistico dello scorso inverno?
Nel 1994 Michael, con la Benetton Ford
B194, fu il primo pilota ad abbattere la
media dei 150 orari in questa pista, dove
l’impegnativa ma agile “Chicane delle
Piscine”, variante allargata e velocizzata
nel 1994, viene percorsa a circa 190 orari, mentre nell’ampio curvone veloce
all’interno del tunnel si superano i 280
orari. Sempre lui, nell’edizione del 1997,
a causa di cangianti condizioni meteo
che ne rallentarono il ritmo complessivo,
vinse con la Ferrari F310B allo scoccare
delle due ore, termine entro il quale una
gara di F1 deve per regolamento finire,
mentre l’anno prima ad imporsi a sorpresa fu il francese Olivier Panis su Ligier,
per un successo tutto francese in una
gara con sole sei vetture arrivate al traguardo. Negli anni della sua lunga storia,
questo circuito ha scritto molte pagine
memorabili, ma purtroppo anche alcune
estremamente drammatiche. Il primo
spettacolare incidente avvenne nel 1955,
quando Ascari e la sua Lancia, dopo aver
mancato una chicane, si schiantarono
contro il molo. Ascari venne sbalzato
fuori dalla vettura e cadde in acqua, vivo
e apparentemente senza danni, ma appena quattro giorni dopo rimase ucciso a
Monza mentre effettuava alcuni test su
una vettura Ferrari sport affidatagli
dall’amico Eugenio Castellotti. Quella
disgrazia fece sì che la Lancia, già alle
prese con gravi problemi finanziari, si ritirasse definitivamente dalla categoria
cedendo motori, vetture, informazioni e
tecnologia alla Ferrari, che aveva fatto il
suo esordio in F1 proprio a Monaco, nel
1950. Con il progettista Vittorio Jano,
dalla stagione 1960 Enzo Ferrari adottò
lo schema a motore anteriore, affermando che “i cavalli stanno davanti al carro,
non dietro” , ottenendo i primi notissimi,
grandi risultati anche grazie a straordinari piloti come, fin dal 1962, il giovane
romagnolo Bandini; ritenuto una delle
migliori speranze dell’automobilismo
italiano., questi disputò il Gran Premio
20
IL CIRCUITO DI MONTE-CARLO
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PRINCIPATO DI MONACO
FORMULA 1
di Monaco il 3 giugno, cogliendo subito
un terzo posto dietro a Bruce McLaren e
Phil Hill. Purtroppo, nel 1967 e proprio
a Monte Carlo, il povero Bandini perse la
vita. Partito in seconda posizione al fianco di Jack Brabham, al via riuscì a prendere il comando. Intanto, però, l’australiano aveva avuto un cedimento al motore
e aveva inondato d’olio la pista, su cui al
passaggio successivo scivolò l’ignaro
Bandini, che perse due posizioni. L’italiano cominciò quindi una lunga e spossante rimonta, con un divario che crebbe
fino a 20 secondi. Poi, all’82º giro si consumò la tragedia: Bandini giunse alla
chicane del porto a velocità nettamente
superiore a quella di solito tenuta dai piloti in quel punto e la sua Ferrari, dopo
aver colpito una bitta di ormeggio delle
navi, decollò e ricadde pesantemente a
terra, capovolgendosi e prendendo fuoco,
a causa delle balle di fieno poste a bordo
pista. I soccorsi non intervennero tempestivamente, anche perché si pensava che
il pilota fosse stato sbalzato fuori dalla
vettura e fosse finito in acqua, com’era
successo ad Alberto Ascari nel 1955. Solamente quando l’incendio fu domato e
l’auto fu raddrizzata, tre minuti e mezzo
dopo l’impatto, si scoprì la terribile realtà: il pilota, ormai privo di sensi, era ancora all’interno della Ferrari. Bandini
venne trasportato al nosocomio di Monte
Carlo in condizioni critiche, con una pro-
fonda ferita alla milza e ustioni su oltre il
60% del corpo. Purtroppo ogni tentativo
dei medici di salvargli la vita risultò vano
e Lorenzo Bandini si spense, dopo settanta ore di agonia, il 10 maggio 1967.
Le indagini, aperte subito dopo l’incidente, fecero chiarezza sulle cause.
Senz’altro la prima fu la stanchezza di
Bandini, la cui vettura fu trovata in quinta marcia, anziché in terza come avrebbe
dovuto essere nel punto dell’incidente,
ma un insieme di altri fattori avevano
contribuito a rendere più drammatica
una vicenda che forse avrebbe potuto
concludersi meno tragicamente e perciò
pesanti accuse furono a quel tempo lanciate contro la sicurezza dell’autodromo
monegasco. In quel tempo ormai lontano,
c’erano sul tracciato lamiere metalliche
e bitte per l’ormeggio, e per attutire gli
impatti venivano usate delle balle di fieno, che alimenrarono le fiamme. In più i
soccorritori non indossavano tute antincendio e i primi estintori a loro disposizione erano di scarsa capacità: in tal
modo essi non si erano potuti avvicinare
La F12berlinetta,
capostipite
della nuova
generazione
delle vetture V12
del Cavallino
Rampante, è la
Ferrari stradale
più potente
e prestazionale
di sempre.
22
a distanza sufficiente per domare il rogo
tempestivamente. La morte di Bandini,
amatissimo dagli appassionati di Formula 1 del tempo e specialmente dagli italiani tifosi della Ferrari, come sempre
accorsi in gran numero a Monte Carlo,
lasciò un grande vuoto nel mondo automobilistico, che istituì il “Trofeo Lorenzo
Bandini”, assegnato ogni anno al miglior
pilota emergente della F1, ad eccezione
del 1997, trentennale della morte di
Bandini, quando il trofeo fu assegnato a
Luca Cordero di Montezemolo, e del
2003, quando a riceverlo fu Michael
Schumacher. Proprio questo eccelso pilota, nel 2012 ha elogiato la sicurezza del
circuito di Monaco, ritenendo assolutamente soddisfacenti le migliorate vie di
fuga create dopo il brutto incidente occorso a Sergio Perez nel 2011. “E’ sempre bello scendere in pista per i primi
giri a Monaco e tornare nell’atmosfera di
questo luogo speciale, in cui la sicurezza
è stata ulteriormente aumentata e dove
gli organizzatori sono sempre pronti a lavorare per rendere le cose sempre mi-
23
PRINCIPATO DI MONACO
FORMULA 1
gliori ogni anno.” dichiarò il campione,
paladino della rinata GPDA, l’associazione portavoce delle richieste dei piloti
relativamente agli standard di sicurezza.
Purtroppo, negli anni 80 e fino agli anni
90, c’era un “aria di invincibilità” in
Formula 1, una credenza che le vetture
fossero intrinsecamente sicure e i piloti
non sarebbero più deceduti . Al Gran
Premio di San Marino che si svolse ad
Imola nell’aprile del 1994, questa “presunzione” crollò bruscamente e drammaticamente, dapprima con le gravi ferite occorse a Rubens Barrichello durante
le prove libere del venerdì, poi con la
morte di Roland Ratzenberger nelle prove ufficiali del sabato e infine con quella
di Ayrton Senna la domenica. Sempre a
Imola, uno scontro alla partenza causò
feriti tra gli spettatori e una ruota persa
da Michele Alboreto ferì 4 meccanici.
Poi, durante la disputa del Gran Premio
di Monte Carlo nel maggio dello stesso
anno, Karl Wendlinger restò in stato di
coma per due settimane dopo uno scontro. Il conto dei decessi e i feriti gravi
rappresentarono una scossa terribile per
tutti. Non solo due piloti rimasero uccisi
durante un singolo week-end di gara, ma
FF come
Ferrari Four,
la rivoluzionaria
12 cilindri.
Come le quattro
ruote motrici
che la spingono.
Come le quattro
comode poltrone
che accolgono
pilota e passeggeri.
24
uno di loro era il tre volte campione del
mondo. Sembrava di essere tornati improvvisamente negli anni ’70, dove in
una stagione di 12 gare, morivano in media due piloti e altri tre o quattro rimanevano gravemente feriti. La FIA reagì rapidamente e con grandissima severità
con cambiamenti importanti da far rispettare per il resto dell’annata e in quelle seguenti, rappresentando l’inizio della
spinta da parte sua per aumentare la sicurezza in Formula 1. Grandi nomi, sia
di piloti che di scuderie e di firme, hanno
gareggiato a Monte Carlo: Varzi, Fangio,
Giuseppe (Pinin) Farina (poi divenuto
famoso con il marchio e il cognome Pininfarina), Moss, Hill, Stewart, Lauda,
Villeneuve, Prost, Senna, Schumacher,
Trulli, Alonso, Webber e molti altri; e
scuderie come le Bugatti e le Alfa Romeo; le Mercedes-Benz e le Maserati; le
Cooper e le BRM; le Ferrari e le Mac Laren; Benetton e Red Bull. A proposito di
velocità, è interessante annotare che fu a
metà degli anni 50, con l’ingresso in pista della Mercedes-Benz, dalle tecniche
molto avanzate, che Manuel Fangio partì
dalla pole position nel Gran Premio di
Francia con un primo giro percorso a una
velocità di oltre 200 km/h - fu la prima
volta nella storia della Formula 1 - prima
di vincere la corsa. A cercare di limitare
il dominio assoluto di Mercedes-Benz
erano allora la Ferrari e la Lancia. E’ anche interessante sapere che prima della
seconda guerra mondiale, la Formula
Grand Prix aveva un sistema di punteggio che era basato sulle penalità acquisite - chi ne otteneva di meno vinceva il
titolo - e non sul sistema di punteggio
attuale e che cinque edizioni del Campionato Europeo per piloti, tra cui Monte
Carlo, furono dominate da piloti e vetture
tedesche dal 1935 al 1939, bloccate dallo scoppio del conflitto. Com’è noto, la
seconda guerra mondiale interruppe
ogni tipo di gara, comprese le Olimpiadi;
per quanto riguarda la F1, subito dopo la
guerra, nel 1946, furono create dalla
Commissione Sportiva Internazionale
(CSI) la FIA, antecedente della FISA, e
l’antesignana delle Formula 1, la Formula A, come la classe più alta di corse automobilistiche per monoposto scoperte
dell’automobilismo mondiale, formalizzata in campionato mondiale di automobilismo nel 1947. Il nome della Formula
venne cambiato nel 1948 con quello at-
25
tuale contestualmente alla nascita della
Formula 2. Nel 1949, con la scelta di
sette Gran Premi validi per l’assegnazione del trofeo, tra cui il Monte Carlo del
1950, nascono il titolo piloti e la coppa
costruttori, poi convertita in campionato
nel 1982. Oltre ai campionati mondiali,
si disputarono anche due campionati nazionali per vetture simili o uguali alla
Formula 1. Il primo, denominato “Tasmanian Formula”, si disputò nel Sudafrica e anche in Australia dal 1960 al
1975. Il secondo, denominato anche
“Formula Aurora”, ebbe una durata più
breve e si disputò in Inghilterra per due
anni, dal 1978 al 1980, e infine nel 1982.
A partire dal 1984, tutte le gare per vetture di Formula 1 sono valide per il titolo mondiale. Il totale dei Gran Premi
per vetture di Formula 1 regolarmente
disputati - validi e non - oggi supera abbondantemente il numero di 1000 competizioni, tra cui brilla questo 72° Gran
Premio di Monte Carlo, davvero unico
e affascinante, che da sempre si svolge
sotto gli occhi attenti degli esponenti di
casa Grimaldi, le loro Altezze Serenissime i principi di Monaco.
Silvana RIVELLA
Cerimonia 2014
www.carlopignatelli.com
ITALIANI NEL MONDO
MUSEI FERRARI
I MUSEI
FERRARI,
Antonio Ghini racconta...
28
La linea guida della Ferrari
è la Consistency;
due Musei: le differenze
tra Maranello e Modena
di Marichele BRUSA
[email protected]
Fotoservizio Davide SPANO
Abiti di Maria Grazia SEVERI
Antonio Ghini di fronte alla sede dell’Azienda Ferrari.
MODENA. “Gestire i due Musei della Ferrari è una grande responsabilità
perché il marchio Ferrari é stato riconosciuto come uno dei brand più forti
al mondo. Forte inteso come significato
più ampio nei contenuti: un marchio
che lavora le due sfere diverse: destro
e sinistro, nella mente dell’uomo. Ecco
perché i Musei Ferrari sono una visione alternativa al concetto di Museo che
mette il visitatore al centro di un’emozione. Come recita la scritta all’ingresso
della nostra struttura Storica di Maranello “Vivi il sogno”, incita il visitatore ad
avere una visione attiva e partecipata del
Museo. Lo spinge ad entrare nella realtà
Ferrari che, proprio perché non è accessibile a tutti, si presta ad essere raccontata come esperienza: vivi il passato, ma
anche vivi il presente e perfino... guida tu stesso una Formula 1. Invece il
Museo di Modena è dedicato ad Enzo
Ferrari che, tra l’altro ha un’architettu-
ra straordinaria, realizzata dallo studio
inglese “Future Sistem” ed è abbinato
a quella che é stata la casa privata
di Enzo Ferrari che nacque nel 1898.
Qui si può notare un’architettura contemporanea, legata non solo alla vecchia
casa, ma anche alla vecchia officina.
Dove il padre di Enzo Ferrari lavorava
per le Ferrovie dello Stato. Nella vecchia officina abbiamo allestito invece
i Motori Ferrari. Che per lui erano, e
sono, il cuore dell’automobile. Il Museo
era stato aperto da una Fondazione “con
capitale pubblico” fino al 2012/13. Poi
è stato chiesto alla Ferrari di prenderlo
in gestione; dopodiché abbiamo subito riscontrato una sensibile crescita di
visitatori. Il Museo ha il vantaggio di
essere collegato a Maranello anche con
una navetta. La sinergia dunque è unica e molto interessante.”
A quest’approfondita introduzione di
Antonio Ghini, direttore generale dei
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ITALIANI NEL MONDO
MUSEI FERRARI
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due Musei Ferrari, noi aggiungiamo la
nostra prima domanda: è importante, ingegnere, per i Musei Ferrari vivere nella
Terra di Motori?
“Sicuramente è importantissimo essere in una terra in cui ci sono delle eccellenze produttive e una vocazione motoristica unica in Italia.
Come nelle migliori orchestre, occorrerebbe però che ci fosse un Direttore sempre! A guidare il tutto.
Sappiamo di essere il primo violino,
e questo ci onora, ma un’orchestra
ha bisogno di una regia costante capace di tenere insieme i molteplici
componenti. E’ un progetto che
merita un grandissimo successo.”
Arte e motori dunque, è questa la
Ferrari?
“Ne è testimonianza il fatto che la
Ferrari sia stata invitata dal Museum of Modern Art di New York,
dalla Neue Nationalgalerie di Berlino e, nel 2002, dal Contemporary
Art Museum di Tokyo, ad esporre le
proprie auto come se fossero straordinarie opere d’arte. Enzo Ferrari aveva colto immediatamente quali fossero le strategie da seguire per
trasformare quella piccola “Casa
Corse” in un marchio di successo,
strategie che abbracciano i campi
dello sviluppo del prodotto e della
comunicazione”.
Dunque è la Consistency che ha caratterizzato il successo mondiale e storico
del Cavallino Rampante ?
“La coerenza (consistency) quasi
maniacale che ha reso possibile il
consolidarsi del nome Ferrari perché accompagnato da un’immagine
precisa del prodotto e della filosofia storica aziendale. Attraverso sessant’anni di storia la casa di
Maranello non ha mai abbandonato e mai abbandonerà, secondo le
affermazioni dell’attuale dirigenza,
le scelte strategiche di partenza che
furono proprie del fondatore”.
Allora esiste un Formula Rossa strategica?
“Si esiste una formula strategica
che rese una piccola “Casa Corse”
in un marchio di successo mondiale e gliele sintetizzo in cinque
punti”.
1° La costante presenza nelle corse sostenuta da un grande impegno che ha fatto sì che anche nei momenti più difficili
ci sia sempre stata una monoposto rossa
al via nelle gare del circuito mondiale.
La Ferrari non esisterebbe senza le corse
essendo l’unico costruttore di automobili
che abbia preso parte a tutte le edizioni
del Campionato del Mondo Conduttori
(comunemente definito di Formula1) a
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ITALIANI NEL MONDO
MUSEI FERRARI
partire dalla sua creazione, nel 1950.
Per molti anni è stato l’unico team a realizzare per intero le sue monoposto: telaio, motore, cambio, sospensioni. A tutto
il 2003 la Ferrari ha conquistato 13 titoli
mondiali Piloti e 13 Costruttori e detiene
i record di vittorie (167) e di pole position (166). In Formula1 hanno guidato
ufficialmente per la Ferrari 68 piloti.
2° La proposta di automobili tecnicamente eccezionali, irraggiungibili che si
attestano nel settore di mercato più alto e
selezionato, attraverso l’offerta di esemplari sempre unici, a tiratura limitata,
elitari. La realizzazione di auto dallo stile unico sia dal punto di vista tecnologico che estetico eleva il mezzo meccanico
ad oggetto di culto, simbolo di una serie
di valori materiali altamente suggestivi.
3° I modelli prodotti sono sempre stati a
due porte e mai di piccola cilindrata; uno
dei punti di forza del marchio è l’unilateralità dell’offerta che non si contamina
con prodotti destinati ad altri settori di
mercato più economici.
4° L’impegno incessante nei settori della
ricerca tecnologica avanzata, legati alla
necessità di eccellere nelle competizioni
sportive e sistematicamente trasferiti nella produzione di serie. La Ferrari fin dalla
sua nascita ha introdotto almeno un’innovazione tecnica all’anno, spaziando nei
settori più differenziati: dall’aerodinamica, alla metallurgia, alla fluidodinamica,
all’elettronica, fino alla telaistica e alla
sicurezza attiva e passiva.
5° La chiarezza ed identificabilità del
marchio, il cavallino nero su fondo gial-
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lo, e del colore rosso che non è mai cambiato anche quando l’introduzione degli
sponsor in Formula1 ha stravolto la logica dell’assegnazione dei colori nazionali
alle auto che partecipavano al campionato mondiale”.
Esaudiente finale che dimostra, se mai
c’è ne fosse bisogno, quanto gli uomini
e le donne Ferrari, sono attaccati e affascinati da quel cavallino rosso, simbolo
straordinario di efficienza, e moderna
cultura che il mondo davvero ci invidia.
Che un solo uomo abbia avuto la capacità di creare tutto ciò, resta quasi incomprensibile. Però è accaduto e l’Italia e
il mondo intero che ruota attorno a qual
meraviglioso brand gliene sarà sempre
grato.
Marichele BRUSA
Abiti di
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italian technology
ITALIANI NEL MONDO
SINFONIA ITALIANA
pronti al via
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In basso a sinistra,
Katia Ricciarelli
direttore artistico
del progetto
“Sinfonia Italiana”.
A destra,
lo scrittore
Antonio Caprarica,
Testimonial
d’eccezione.
di Silvia BERLINGUER
[email protected]
Biografie raccolte da Romano LUPI
MILANO. Il repertorio Italiano è senza dubbio tra i più meritevoli e ricchi al
mondo, a partire dalla musica Barocca
del ‘500 fino ai giorni nostri, ma qual è la
Musica Made in Italy che si ascolta oggi
nel mondo? E’ più conosciuta quella lirica, quella classica, o il Pop contemporaneo rappresentato da Eros Ramazzotti,
Laura Pausini e Zucchero? Oppure i brani più apprezzati sono quelli interpretati
da Andrea Bocelli? Ci sono la musica
classica partenopea, la melodica degli
anni ‘50 e quella dei fatidici anni ‘60 e
‘70 che grazie ai cantautori ha rivoluzionato lo stile musicale italiano e poi il
genere folk come l’Orchestra di Renzo
Arbore, che propone canzoni popolari
di genere napoletano, meno impegnativo
musicalmente e più facile da “vendere”
all’estero, per non parlare delle canzoni
tradizionali tratte dai vecchi Festival di
Sanremo, che riscuotono un grande successo soprattutto in Russia.
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Insomma, fino alla nascita del nostro
progetto, che amalgama in uno stesso
spettacolo la musica classica, lirica e
pop con l’intento di proporla soprattutto
all’estero, non era per niente cosa facile
presentare la musica Made in Italy nella
sua interezza e autenticità. Ecco perché,
per far ciò nel migliore dei modi, è stato approfondito nel corso dell’anno e nei
minimi particolari il progetto Sinfonia
Italiana, fino al decollo che avverrà sabato 24 maggio in Piemonte, nel Teatro
Sociale di Biella. In quella pregevole
struttura diretta da Enrico Bernardi avrà
luogo l’anteprima dello spettacolo “crossover” chiamato, a ragion veduta, Sinfonia Italiana. Si tratta, infatti, di un’importante sinfonia progettuale che contempla
21 brani tra musica lirica, classica e
pop, atti a rappresentare la storia della
vera musica italiana, partendo dal compositore barocco Domenico Scarlatti per
giungere all’attualissimo maestro Nicola
ITALIANI NEL MONDO
SINFONIA ITALIANA
Prima Mondiale
REGGIA di CASERTA
Venerdì 8 Agosto
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ITALIANI NEL MONDO
SINFONIA ITALIANA
Piovani, premio Oscar per le musiche
del film “La vita è bella”, interpretato
da Roberto Benigni. Il progetto Sinfonia
Italiana ha rivisitato tutte le partiture
senza tuttavia sconvolgerne l’originalità,
mettendo in scena artisti con la A maiuscola, quali il Direttore d’Orchestra Stefano Salvatori e Max Volpini, coreografo
e regista, entrambi collaboratori fissi del
Teatro alla Scala di Milano. Ma in questo
viaggio-crossover sonoro primeggiano
innanzitutto quattro musicisti internazionali: una violinista tra le più stimate al
mondo, la bellissima Natasha Korsakova,
pronipote del grande compositore russo
Nikolaj Andreevič Rimskij-Korsakov;
l’affascinante italo - egiziana Nair, raffinata cantautrice Pop diplomata in pianoforte; il romantico e virtuoso pianista
classico, ma adesso anche crossover, il
cubano Marcos Madrigal, e infine il tenore di grande intensità Romolo Tisano, di
Roma; quattro Solisti di fama mondiale
che sono stati appositamente scelti, oltre
che per il loro talento, anche per la loro
presenza scenica, grazia e bellezza. Un
sestetto davvero interessante, al quale si
unisce una new-entry, il percussionista
napoletano Gianluca Mirra, che avrà il
compito di aggiungere un po’ di “colore”
alle melodie classiche. A dare un tocco
di leggerezza allo spettacolo, inoltre, vedremo due ballerini classici italiani che
si sono formati presso il Teatro Bolshoi
di Mosca grazie ad una borsa di studio:
sono Lucia Colosio e Giulio Galimberti,
appena ventenni, anche loro molto belli
e molto bravi.
Lo spettacolo è arricchito dall’Orchestra
Sinfonica piemontese “LiberArtisti”,
composta da 52 professori, e da un coro
di 40 voci che concluderanno il programma con il celebre “Va pensiero”,
tratto dall’opera Nabucco di Giuseppe
Verdi. In sostanza, si comincia con un
classico del ‘600 per concludere con la
più pura tradizione italiana, quella verdiana, passando attraverso stili musicali
diversi. Tutti i brani sono stati scelti con
grande cura e attenzione dalla Commissione Tecnica che fa capo alla Direttrice
Artistica, il soprano e attrice Katia Ricciarelli; con lei il maestro Fio Zanotti,
l’ineguagliabile musicologo di Rai Uno
Vincenzo Mollica, l’esperto in comunicazione Fausto Taverniti e il produttore,
editore e giornalista Ilio Masprone. Last
but not least, il progetto Sinfonia Italiana
si avvale di un Testimonial d’eccezione,
lo scrittore Antonio Caprarica, che ne è
stato l’inconsapevole ispiratore.
Il gran debutto ufficiale di Sinfonia Italiana è previsto per venerdì 8 agosto negli splendidi giardini della Reggia di Caserta. Questa meravigliosa struttura che
unisce storia, cultura, tradizioni e classe,
sarà dunque la degna cornice della Prima Mondiale dello spettacolo Sinfonia
Italiana, come lo è stata di molti prestigiosi eventi, tra i quali, importantissimo,
il banchetto di Stato offerto vent’anni fa,
il 9 luglio del 1994, dal Presidente Scalfaro ai 7 potenti della terra in occasione
del vertice italiano del G7. Oggi ci piace
ricordare che, in quell’occasione, l’allora
Presidente degli Stati Uniti Bill Clinton
non seppe trattenere la sua ammirazione,
esclamando: “…wonderful, wonderful!”
Silvia BERLINGUER
NATASHA
KORSAKOVA
Natasha Korsakova è giovane, ma è già
una grande violinista conosciuta in ambito internazionale. Nata in una famiglia
di musicisti a Mosca, ha cominciato a
suonare il violino all’età di cinque anni;
il suo primo maestro è stato il nonno Boris
Korsakov, padre di Andrej Korsakov. Sua
madre è la pianista Yolanta Miroshnikova. Dopo la morte di Andrej, “Naty” ha
continuato gli studi musicali con il Maestro Ulf Klausenitzer a Norimberga e poi
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con Saschko Gawriloff a Colonia. Natasha
parla ben cinque lingue, è spesso definita
una ragazza di immenso talento e innato
carisma. Vincitrice di numerosi premi,
è sempre una delle artiste più ricercate
dai direttori d’orchestra quando si tratta
di metter su la squadra per realizzare un
concerto importante. Al suo attivo, registra esibizioni in tutto il mondo, dalla
Wigmore Hall di Londra, passando per
la Santory Hall di Tokyo, fino alla Grand
Hall di Mosca. Naty Korsakova ha suonato accompagnata da numerose orchestre internazionali, come la Sinfonica “G.
Verdi” di Milano, la Regina Royal Symphony, la Filarmonica di Mainz e la Cape
Cod Symphony. Ha inoltre coollaborato
con personaggi musicali celebri del calibro di Alain Lomard, Steven Byess, Leif
Bjaland e David Wiley. Natasha, con la
sua brillantezza, è riuscita ad impressionare anche dei mostri sacri come Daniel
Scnyder e Robert Vinson che, ricordiamo,
sono due tra i più bravi e famosi compositori viventi che le hanno scritto e dedicato
concerti per violino “Mozart in China” e
“Concerto in F tributo a G. Gershwin”.
Molti sono i riconoscimenti prestigiosi
ottenuti: è stata la prima musicista a ricevere il premio “Musa Russa”; nel 1998
ITALIANI NEL MONDO
SINFONIA ITALIANA
fu premiata come “Artista dell’Anno” in
Cile; nel 2004 ha preso parte con il Concerto Tchaikovsky alle celebrazioni per i
15 anni dalla caduta del muro di Berlino.
Dal 2008 invece, Natasha sta stringendo i
suoi rapporti con l’Italia, anche per merito
del legame sentimentale, ed ha già vinto
il premio “Sirmione Catullo” diventando
artista dell’anno, proprio nel Bel Paese.
Ha suonato al Quirinale, in presenza del
Presidente Giorgio Napolitano e nel 2011
si è esibita nella Sala Nervi in Vaticano
al cospetto del Papa Emerito Benedetto
XVI.
NAIR
L’artista assume il nome d’arte egizio
dalla madre; lei è un’ artista speciale, unica per personalità, scelte di vita,
per l’anomalo e suggestivo percorso
professionale-artistico e per il mondo
musicale che ha creato. Appartenente ad
una famiglia di notai ed avvocati, dopo
la laurea in giurisprudenza e la pratica
notarile, abbandona la carriera per dedicarsi alla musica. E’ pianista, interprete con grande vocalità (quattro ottave
di estensione!), compositrice ed autrice,
performer: un’artista italiana a valenza
internazionale. Lo ha dimostrato attraverso la pubblicazione dei suoi album e
le esibizioni in vari teatri d’Europa con
orchestre sinfoniche dirette anche da
Salvatore Accardo. Ha cantato in recitals
natalizi in cattedrali con voce narrante di
Arnoldo Foà. Il suo primo album “Sunrise” è pubblicato in Giappone e in altri
territori asiatici ed è entrato nelle classifiche ufficiali di vendita. In Italia l’album
è stato lanciato da una cult-song: “Shine
on now-You are a star”, che per tre anni
ha sonorizzato un importante spot pubblicitario.
Un tour con Franco Battiato e prestigiosi duetti con Lucio Dalla, Claudio Baglioni, Ron, in occasione di importanti
eventi nazionali alla Valle dei Templi
di Agrigento, a Musicultura Festival, ad
O’Scià a Lampedusa. Numerosi concerti con orchestre sinfoniche e da solista
voce-pianoforte in teatri e luoghi artistici
ed archeologici patrimonio Unesco, molti passaggi su Rai e Mediaset e special
guest in prestigiosi eventi. NAIR ha
pubblicato nel 2011 il suo secondo album “Ithaca”: 12 brani di cui ha scritto
testi e musiche, suonato le parti di pianoforte, con la produzione di Fio Zanotti
e presentato da tutti i TG. Poi firma ed
interpreta la title-track “Like Dominoes”
del nuovo film di Paula Van Der Oest
“The dominio effect”, una coproduzione
anglo-olandese-americana. Il film girato in 4 continenti, dipinge lo scenario
apocalittico di un’economia mondiale
che si blocca determinando un “effetto
domino” sulle popolazioni. NAIR è stata
ospite in galà internazionali a Pechino e
Shangai; a Los Angeles dove è stata invitata al “Carousel of Hope Ball 2010”
tenutosi al Beverly Hilton Hotel in presenza di stars mondiali del cinema e della musica: Tom Hanks, Jennifer Lopez,
Quincy Jones, Jane Fonda, Stevie Wonder, Rod Stewart, Raquel Welch. Ha cantato per capi di Stato: in Brasile alla presenza del Presidente Lula, in Giordania
per la famiglia reale, a Montecitorio in
un evento benefico precedendo Andrea
Bocelli. E poi diverse volte in Vaticano
per i pontefici Giovanni Paolo II e Be-
42
nedetto XVI. A Nair è stato assegnato il
Premio Monte Carlo quale “Rivelazione
Artistica Internazionale”, riconoscimento alla Professionalità degli Italiani nel
Mondo. Nel 2012 ha ricevuto il Premio
Lunezia, menzione speciale per l’eccellenza del valore musical-letterario
dell’album “Ithaca”. La presentazione
dei due album di Nair è stata scritta da
importanti giornalisti di Billboard-USA:
Jim Bessman ha scritto dell’ opera prima
“Sunrise”, Mark Worden del secondo lavoro “Ithaca”.Attualmente sta lavorando
tra Londra ed Amsterdam alla composizione dei brani del terzo album in pubblicazione per quest’anno.www.nair.it
- www.alabianca.it; www.alabianca.com
Tour Mondiale 2014-15
zi classici, lirici e pop scelti tra i più celebri autori della M
le crossover di pez
a
usica Italia
c
i
s
u
m
o
i
na
Viagg
NATASHA KORSAKOVA (violino) - NAIR (voce e piano)
ROMOLO TISANO (tenore) - MARCOS MADRIGAL (pianoforte)
con
Lucia Colosio e Giulio Galimberti (danzatori)
Orchestra Sinfonica del XXI Secolo
Direttore d’Orchestra
STEFANO SALVATORI
Regia e Coreografie
MAX VOLPINI
Consulenza Artistica
KATIA RICCIARELLI
Testimonial
ANTONIO CAPRARICA
Produzione: Associazione No Profit Cultura & Comunicazione - Sanremo - Italy - Presidente Ilio Masprone - Contact: [email protected]
ANTEPRIMA MONDIALE
Città di Biella
Regione Piemonte
Orchestra Sinfonica e Coro LiberArtisti
Teatro Sociale
(Piazza Martiri Libertà 2)
Sabato 24 Maggio (ore 21)
www.teatrodode.it
44
ROMOLO
TISANO
Ha intrapreso lo studio del canto nel
2005. Vincitore nel 2007 della seconda
edizione della Selezione Internazionale
Lirica Sperimentale Provincia di Foggia e del Concorso Internazionale della
Romanza da Camera di Conegliano Veneto, Romolo Tisano ha debuttato nello
stesso anno al Teatro Rendano di Cosenza con il ruolo di Pong (Turandot), ruolo
che successivamente ha interpretato al
Teatro Magnani di Fidenza e al Teatro
Comunale di Carpi. In seguito è stato Alfredo (La Traviata) al Teatro “Savoia” di
Campobasso dove ha cantato nello Stabat Mater e nella Petite Messe Solennelle di G. Rossini.
Nel 2008 è stato il Duca di Mantova nel
Rigoletto al Teatro Civico di La Spezia
e in un tour in centro America nei Teatri: ”Nazionale” di Città del Guatemala,
”Presidente” di San Salvador, ”Rubén
Dacìo” di Managua, ”Anayansi” di Panamà City, ”Melico Salazar” di San
José. Altri Teatri e Sale da concerto
tra cui: “La Fenice” di Venezia, ”Animosi” di Carrara, “Filodrammatici” di
Cremona,”Verdi” di Salerno, ”Rinascimento” di Zagabria, Festival Internazionale ”I Concerti d’Altamarca”, ”Sangiorgi” di Catania, Comunale “F. Cilea“ di
Reggio Calabria, ”Giordano” di Foggia,
Teatro “Palladium” di Roma, Filarmo-
nica Slovena di Lubiana, Festival Internazionale di Musica Contemporanea “Le
forme del suono” di Latina, Anteprima
Opera dell’Arena di Verona, “Carcano” di Milano, ”Reid Concert Hall” di
Edimburgo, St. Petersburg Philharmonic Hall, Festival Internazionale “NotoMusica”, Montecatini Opera Festival,
Teatro del Giglio di Lucca, Teatro dal
Verme di Milano, Sava Centar Hall di
Belgrado. Ha cantato il ruolo di Rinuccio in Gianni Schicchi alla Filarmonica
Lituana di Vilnius. Ha interpretato Rodolfo (La Bohème) al Festival “Pergine
Spettacolo Aperto”, Il Duca di Mantova
al “MusicaRivaFestival” e Ismaele (Nabucco) al Teatro “Masini” di Faenza. Nel
Dicembre 2009 a Parma, ha ottenuto il
2° premio al IV Concorso Lirico Internazionale “R.Pelizzoni” e si è esibito al
Teatro dell’Opera del Casinò di Sanremo
nella manifestizione musicale RADIORAI “Capodanno dei fiori”.
E’ stato il Duca di Mantova al Teatro
Traiano di Civitavecchia ed al Festival
“Cento Città in Musica” 2010. Al 35°
Cantiere Internazionale d’Arte di Montepulciano 2010 (Teatro Poliziano) ha
interpretato Edoardo di Sanval nell’opera verdiana “Un Giorno di Regno”, e
nel 2011 è ritornato con la produzione
di “Ariadne auf Naxos” di R. Strauss. Al
Festival Estivo 2010 “Il Giglio è Lirica”
- Isola del Giglio - interpreta Camillo de
Rossillon (La Vedova Allegra), nel 2011
è ritornato con il Duca di Mantova. Nel
2011 all’Accademia Filarmonica Romana, solista del Saint Nicolas di B. Britten
al Teatro Olimpico di Roma. Nel 2012,
ancora Camillo de Rossillon al Regio di
Parma, al Ponchielli di Cremona, al Fraschini di Pavia, al Donizetti di Bergamo,
allo Storchi di Modena, al Chiabrera di
Savona, al Quirino di Roma, al Rendano
di Cosenza.
Per i festeggiamenti del 150° anniversario dell’Unità d’Italia si è esibito al Grande di Brescia ed ha cantato nel concerto
per la beatificazione di Papa Giovanni
Paolo II all’Auditorium della Conciliazione di Roma. Nel 2011 è stato Alfredo
(La Traviata), al Teatro Traiano di Civitavecchia, poi nella IX sinfonia di Beethoven in occasione del 50° anniversario
della fondazione dell’Università Cattolica di Roma e si è esibito in una serie
di concerti in Argentina a Buenos Aires.
Nel 2012 canta il Requiem di Mozart
con l’Orchestra Sinfonica di Sanremo e,
tra l’altro, è stato Mario Cavaradossi in
Tosca al Festival di San Benedetto del
Tronto. Nel 2013 ottiene uno straordinario successo alla “Concert Hall” di
Toyota in Giappone; ha cantato ancora
nella IX sinfonia di Beethoven al Teatro
del Giglio di Lucca ed è il Duca di Man-
45
tova nel Rigoletto al Teatro Municipale
di Caracas, a Roma canta Alfredo in La
Traviata. Nel 2014 i suoi impegni lo portano in Corea a Seoul, poi in Giappone
a Toyota con il ruolo di Alfredo in una
produzione de La Traviata, canterà nella
Messa di Requiem di Donizetti a Bergamo e nello Stabat Mater di Rossini al 51°
Festival di Musica Religiosa di Popayan
in Colombia.
MARCOS
MADRIGAL
È nato a L’Avana dove si è laureato all’Instituto Superior De Arte nel 2007 con Teresita Junco. Madrigal, astro nascente del
pianoforte a livello mondiale, da sempre
si esibisce nelle principali sale da concerto a Cuba, ma ha calcato anche palcoscenici più importanti e di livello internazionale, in Paesi come l’Italia, Francia,
Spagna, Germania, Inghilterra, Svizzera
e l’Austria, nonché nelle principali capitali dell’America Latina tra queste Città
del Messico, San José, Caracas, Buenos
Aires, Bogotà. Madrigal ha debuttato con
l’orchestra alla giovane età di 15 anni ed
in seguito si è sempre esibito come solista
con tutte le orchestre sinfoniche cubane e
con gran parte delle orchestre sinfoniche
dell’America Latina e d’Europa.
La sua breve ma brillante carriera è
già costellata da numerosi riconoscimenti internazionali: nel 2003 vince il
primo premio nella seconda edizione
del Concorso Internazionale “Ignacio
Cervantes”. Nell’agosto del 2006 è stato premiato nella seconda edizione del
concorso internazionale di pianoforte Ciudad Panama; Nell’ottobre dello
stesso anno ha vinto il primo premio e
il premio speciale per l’interpretazione
della musica costaricana nella categoria
avanzata del IV Concurso Internacional
de Piano “Maria Clara Cullel”, in Costa
Rica; nel giugno del 2008 porta a casa
il Primo Premio Europeo di Esecuzione
Pianistica nella terza edizione del Concorso Internazionale di Pianoforte “Città
di Avezzano”; nel 2011 riceve il Premio
del pubblico nella serie di concerti “Les
Jeudis du Piano” a Ginevra, in Svizzera;
nel 2012 il Premio Internazionale Medaglia d’oro “Maison des Artistes”, conferitogli nell’Aula Magna dell’Università
“La Sapienza” di Roma e nell’aprile del
2013 vince la 50a edizione del prestigioso Concorso Internazionale “Premio
Jaén” in Spagna. Insieme al prestigioso
gruppo di musica antica “Ars Longa” ha
effettuato una serie di tournée ed ha inciso diversi CD per la casa discografica
francese K617. Alla fine del 2004, sempre con il gruppo “Ars Longa”, ha preso
ITALIANI NEL MONDO
SINFONIA ITALIANA
parte ad una serie di concerti organizzati
dal Maestro Claudio Abbado, esibendosi come solista. Con la casa discografica COLIBRI ha registrato diversi CD,
quali: Homo Ludens, con il Maestro Leo
Brouwer, Concierto a cuatro manos, con
Teresita Junco, Non Divisi, monografia
del compositore Roberto Valera, con
la Camerata Romeu, El Caballero y su
destino, con Jose Maria Vitier e più recentemente l’integrale delle opere per
pianoforte ed orchestra di José Maria
Vitier, accompagnato dalla Orquesta
Sinfónica Nacional di Cuba. Tra le più
importanti collaborazioni intraprese
spicca di sicuro quella col Maestro Nicola Piovani. In Italia si è perfezionato
presso l’Accademia Internazionale di
Pianoforte “Lago di Como”, diretta da
William Grant Naborè e Martha Argerich. Qui ha avuto l’occasione di studiare con Dimitri Bashkirov, Fou Ts’ong,
John Perry, Andreas Staier e Malcolm
Bilson, seguito in particolare dal Maestro William Grant Naboré, sotto la cui
guida studia inoltre presso l’Università
di Musica del Conservatorio di Lugano
in Svizzera in qualità di “TheoLieven
Scholar”. Fra i suoi più recenti successi
ricordiamo il Festival International de
Musique de Dinard, il prestigioso Teatro
Colón di Buenos Aires, dove si è esibito
accompagnato dall’Orchestra Filarmonica della città, ed il suo debutto presso
la Steinway Hall di Londra, in un concerto organizzato dal Keyboard Trust.
MAX
VOLPINI
Massimiliano Romano, studiò danza
classica con il Maestro Giuseppe Urbani. Dopo una lunga e brillante carriera
come ballerino, dal 1995 Max Volpini ha iniziato l’attività di coreografo.
46
Con un gruppo di artisti scaligeri ha
dato vita ai “Blue Bumble Bees”, per
i quali creò numerose coreografie, tra
le quali “Buster”, dedicato al comico
Buster Keaton;“Drakula”, sul mito del
vampiro; “Cartoons”. Per la compagnia
Euroballetto di Roma ha creato “Peter
Pan”(1998) e “Balordi” (1999). E’ stato uno dei quattro coreografi scelti per
l’International Choreography Showcase
2000 in Virginia dove ha realizzato una
coreografia per il Virginia Ballet. Per
lo spettacolo di fine anno della Scuola di Ballo della Scala, nel 2000, creò
“Sinfonia in quattro colori”; mentre nel
2001 inizia la preziosa quanto stimolante collaborazione con il ballerino di
fama internazionale Roberto Bolle per
il quale creò un assolo per il “Premio
Barocco 2001” ed una coreografia per
“Notte di duelli e di magia”: entrambe
furono trasmesse su RAI 1.
Tra le sue altre creazioni in collaborazione col ballerino scaligero, da ricordare una coreografia per Bolle e Greta
Hodgkinson in occasione di una sfilataevento per Ferragamo, tenutasi a Shanghai nel 2008, ed il balletto “Antonio e
Cleopatra” con Bolle, Myrna Kamara e
Andrea Volpintesta andato in scena a
Roma. Ha inoltre realizzato molte coreografie per i danzatori scaligeri, tra
questi “Lettera ritrovata” (2000),“Bolero” (2002),“File not found” (2005),
“Ludwig Dances”(2006), “Darkness
is about to pass” (2006),“Aria (2008).
Nel 2010, la sua carriera ha avuto un
balzo in avanti, facendolo conoscere al
più vasto pubblico della musica commerciale italiana: si è infatti occupato
della coreografia per il videoclip della
canzone “Ricomincio da qui”, di Malika Ayane e danzata da Sabrina Brazzo,
prima ballerina del Teatro alla Scala.
La stessa coreografia è stata presentata live sul palco dell’Ariston, per il 60°
Festival di Sanremo. Nell’aprile 2011
debuttò “My name is Nobody”, balletto
a serata intera commissionato e prodotto dalla 26° Biennale di Musica di Zagabria, con le musiche originali di Frano Durovic. Nel 2012 è stato regista e
coreografo dello spettacolo “Il mantello
di pelle di drago”, ancora con la partecipazione di Sabrina Brazzo. Nell’estate
2013 debutta con “Prototype”, un assolo creato nuovamente per Roberto Bolle
con l’apporto multimediale di Xchanges
Vfx e le musiche originali di Piero Salvatori, presentato nell’ambito del tour
“Roberto Bolle and Friends from American Ballet Theatre”. Volpini è uno dei
fondatori del portale www.balletto.net,
divenuto un importante riferimento per
tutta la danza italiana ed anche quella
straniera.
Corso Imperatrice, 80
I-18038 Sanremo (IM)
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ITALIANI NEL MONDO
SINFONIA ITALIANA
STEFANO
SALVATORI
Nato a Roma, si è diplomato col massimo dei voti e la lode in pianoforte
presso il Conservatorio “F. Morlacchi”
di Perugia, in Composizione e Direzione d’Orchestra presso il Conservatorio “G.Verdi” di Milano con i Maestri
Fabio Vacchi e Daniele Agiman e si
è perfezionato in Direzione d’Orchestra sotto la guida del Maestro Isaac
Karabtchevsky. E’ stato assistente del
Maestro Marko Letonja all’Opera National du Rhin, alla direzione dell’opera Der ferne Klang di Franz Schrecker.
Ha diretto, tra le altre, le orchestre di
Milano Classica, Orchestra del Conservatorio “G.Verdi”, Orchestra Todi
Music Festival, Filarmonici di Roma,
Orchestra Sinfonica di Chiavari, Orchestra Filarmonica Veneta, Orchestra Alighieri di Marina di Ravenna,
Youth World Orchestra. Inoltre ha diretto il Galà di Danza con Primi Ballerini del Teatro alla Scala e dell’Arena di Verona e numerose creazioni
coreografiche tre le quali ricordiamo
“Pietas” sullo Stabat Mater di Pergolesi di F. Ventriglia, “Adagietto”
dalla Quinta Sinfonia di Mahler di e
con Giuseppe Picone, Concerto per
violino di Philip Glass di Gianluca
Schiavoni con l’Orchestra Sinfonica
di Chiavari e “Shakespeare Suite” su
musiche di Shostakovitch, Tchaikovsky, Orff di J. Russillo con la Cairo
Opera Orchestra.
Ha svolto tournées con l’Orchestra
Filarmonia Veneta e l’Orchestra Alighieri di Marina di Ravenna in teatri
quali Arena del Sole di Bologna, l’Auditorium S.Margherita di Venezia, il
Teatro Nuovo di Verona, il Teatro Politeama di Genova. Nel febbraio 2010
ha diretto l’Orchestra dell’Arena di
Verona per la prima italiana in versione integrale di “Blood on the floor” del
compositore inglese Mark-Anthony
Turnage e nel Novembre 2011, in occasione del bicentenario della nascita
di Liszt, la Cairo Symphony Orchestra
includendo nel programma “Les Preludes” e il Concerto N°1 per pianoforte e orchestra con larghi consensi di
critica e di pubblico. La sua recente
direzione dell’opera Carmen in collaborazione con il Cantiere dell’Arte
di Montepulciano è stata accolta con
molto entusiasmo.
Il suo repertorio va dagli autori classici ai contemporanei spaziando dal
sinfonico, all’opera e al balletto. E’
Maestro del Teatro alla Scala dal 2001
dove ha svolto inizialmente l’attività
di pianista del corpo di ballo, collaborando con numerosi coreografi tra
i quali Roland Petit, Angelin Preljocalj, Jiri Kilyan, John Neumeier e
etoiles quali Alessandra Ferri, Roberto Bolle, Sylvie Guillem, Svetlana Zakharova. Attualmente si dedica
al repertorio operistico affiancando
Maestri quali Daniel Barenboim, Gustavo Dudamel, Esa Pekka Salonen,
Yannick Nezet Seguin, Gianandrea
Noseda, Valery Gergiev. Sue composizioni sono state presentate presso
numerose istituzioni e Festival.
Il “Primo quartetto per archi” viene eseguito nel ’98 alla Biennale di
Musica Contemporanea di Zagabria,
l’anno successivo sullo stesso palcoscenico va in scena con il “Corale notturno” per dieci fiati. Nel ‘99 scrive
la cantata per voce e cinque strumenti
“Orpheus, Euridyke, Hermes”, lavoro commissionatogli dalla Fondazione
Arena di Verona. Nel 2003 scrive ed
esegue al pianoforte “Elans”, nell’ambito della rassegna di musica contem-
48
poranea, “Variazioni di pressione”
nella sala Maffeiana della Fondazione
Arena di Verona. “21 Preludi” viene
invece eseguito per il Festival “Piano solo” di Amandola (AP). Numerosi altri lavori sono andati in scena al
Teatro Eliseo di Roma, alla Certosa
di San Giacomo di Capri,al Festival
“Bolgheri Melody”in Toscana, al Teatro Dal Verme di Milano, all’Istituto di Cultura Italiano di Parigi e di
Bruxelles. Affianca all’attività di direttore d’orchestra quella del solismo
quale interprete di proprie composizioni pianistiche e in formazione di
duo con solisti del repertorio vocale e
strumentale.
E’ direttore artistico del Fondo Piero
Cappuccilli e tra i prossimi impegni
sarà direttore dell’Orchestra dei Pomeriggi Musicali al Teatro dal Verme
di Milano nella finale concerto del
Concorso “Etta Limiti” per voci liriche, affrontando il grande repertorio
lirico dei compositori Donizetti, Bellini, Rossini, Verdi, Puccini, Mascagni,
Mozart, Bizet.
GIULIO
GALIMBERTI
Giulio Galimberti, giovanissimo ballerino professionista di danza classica e
contemporanea, nato nel 1994, ha frequentato la scuola di danza Pavlova
Ballet School di Bergamo, dal
2009 al 2013, sotto i rigidi insegnamenti della direttrice
Svetlana Pavlova e dei suoi
collaboratori tra i quali ricordiamo Paolo Podini,
Vera Karpenko e Margarita
Smirnova. Nonostante la giovane età, Galimberti ha già frequentato numerosi stage formativi di danza:
nel 2008 alla Royal Ballet School di
Richmond e nel 2010 ha vinto invece
una borsa di studio, partecipando al
“Youth America Grand Prix” di Parigi, presso la Bolshoj Ballet Academy
di New York. Giulio ha anche partecipato a diverse competizioni di livello
nazionale ed internazionale, e tra i
suoi migliori risultati ci sono da segnalare: la vittoria del primo premio al
“Danzainfiera” di Firenze come gruppo coreografico nel 2009; il primo premio per ballo a coppie a Novara nella
competizione “La Bayadere” nel 2013;
quinto in graduatoria all’audizione
dell’Arena di Verona. Tra le esibizioni
più spettacolari del giovane ballerino,
ricordiamo con la Pavlova Ballet Company, al Teatro Sociale di Bergamo: la
“Chopiniana” nel 2010; “Pink Floyd
Tribute” , la “Carmen Passionata” e il
“Don Quixote”; mentre il “Dreamers”
si è tenuto presso il Teatro Donizzetti
di Bergamo nel 2012. Un recente spettacolo con una nuova compagnia emergente di Bergamo, la “One Thousand
Dance” in “INDEX” il 21 Dicembre
2013. In questo momento sta lavorando all’opera “Les Troyens” presso il
Teatro La Scala di Milano andato in
scena nel mese di Aprile 2014.
dal 2010 fino al 2013. Durante i suoi
impegnativi, quanto faticosi anni di
studio, ha avuto modo tra le altre cose
di vincere, al Concorso Internazionale
“Danzadriatico” Pescara, un
importantissimo stage
di un mese presso la
Bolshoj Academy of
Ballet di Mosca nel
2013. Dopo essersi
perfezionata con numerosi apprendistati
sotto la guida di grandi ballerini classici, tra cui spiccano i nomi di Vladimir
Derevianko, Andrey Fedotov, Kristian
Ratevossian e Amelia Wanderlingh, la
bellissima Lucia Colosio ha partecipato
a molti concorsi tra i quali ricordiamo:
nel 2011 “Youth America Grand Prix”,
dove ha raggiunge la semifinale a Parigi;
LUCIA
COLOSIO
Lucia Colosio, altra giovanissima ballerina bresciana di danza classica (anno
1994), ha iniziato la sua carriera di ballerina a quattro anni: dal 1998 al 2005
ha frequentato la Scuola di danza Lucchini (Lovere). In seguito, dal 2005 al
2010 studia presso l’Associazione Balletto Classico Cosi - Stefanescu, arrivando poi a scoprire ed entrare nella prestigiosa Pavlova School Ballet di Bergamo,
49
nel 2012 “Danzainfiera” a Firenze nella
Competiton Expression; il primo premio
per ballo a coppie a Novara nella competizione “La Bayadere” nel 2013; e il
terzo posto nel 2013 a “Veronaindanza”.
Gli spettacoli artistici più importanti a
cui la Colosio ha partecipato sono perlopiù tenutisi al Teatro Sociale di Bergamo, con la Pavlova Ballet Company,
e sono: la “Chopiniana” nel 2010; nel
2011 “Vivaldi and Jako”; nel 2012 “Lo
Schiaccianoci” e il “Pink Floyd Tribute”
, nel 2013 la “Carmen Passionata”
e il “Michael Jackson Tribute”,
e il “Don Quixote” e “Gala’
Compagnie d’Italia”. Questa giovane artista nei balletti di repertorio classico
più importanti ha avuto
modo di esprimersi nei
ruoli di solista- prima
ballerina di Clara ne
“Lo Schiaccinoci”,
Nikya ne “La
Bayadere”,
Regina
delle
Driadi
e l’Amica in “Don Quixote”. Lucia ha poi
partecipato al Gran Gala del Festival
di Sanremo del 2014, con il ballerino
Giulio Galimberti con il quale, professionalmente, fa coppia fissa. Lucia, ha
detta di alcuni registi del mondo classico, è tra le più promettenti ballerine
ed è pronta per calcare importanti palcoscenici internazionali.
Piedmont is really a unique place. Here everything turns into
flavour. Like the white truffle or the precious rice,
up to the grapes which turn into renowned wines such as
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ITALIANI NEL MONDO
MODA
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Martina,
intanto veste
abiti della
stilista italiana
Giovanna
Nicolai
di Cristina GRIFONI
[email protected]
53
ITALIANI NEL MONDO
MODA
54
La giovanissima
Chiella non
esclude tuttavia
che presto
possa firmare
una sua linea che,
lei garantisce,
“sarà una sorpresa
di grande stile”.
Roma. E’ sempre stato, e sempre lo sarà,
il sogno di tutte le adolescenti quello di
divenire protagonista attiva nel mondo
della moda, farne parte, attraversarlo in
tutti i suoi aspetti, dominarne ogni sfaccettatura, riprenderne il controllo come
quando da bambine, giocando con i vestiti delle proprie bambole, anticipavano, inconsapevolmente, quello che poi
sarebbe stato il desiderio comune di tante bambine. Martina Chiella, ventitreenne, studentessa di Scienze della Comunicazione alla Sapienza di Roma, quel
sogno lo sta realizzando piano piano, ma
quel che più conta lo sta facendo con
la sola forza della sua intraprendenza e
spiccata personalità. Romana di nascita, ligure d’adozione, Martina ha iniziato
il suo percorso, come tante d’altronde,
sognando nella sua stanzetta, provando
e riprovando i vestiti davanti allo specchio, disegnandone anche di nuovi, con
la sua innata fantasia e buttando giù
schizzi, ma anche brevi commenti su di
un quaderno che teneva ben nascosto
dal resto della famiglia. Poi sono arrivate le prime passerelle, i primi concorsi
di bellezza, più o meno importanti, così
tanto per provare, per capire, ed infatti,
dopo poche esperienze, è salita subito
su un primo palcoscenico a presentarle,
quelle sfilate, quei concorsi, con la volontà però di andare oltre, di divenirne
protagonista, approdando, ad esempio,
anche sul palco del famosissimo Teatro
Ariston di San Remo, dove presenta due
manifestazioni di levatura internazionale
quali il GEF e Sanremo Junior. Quindi
una svolta importante: la collaborazione
con il nostro magazine, dove cura rubriche dedicate alla moda e al costume
e la conseguente apertura del suo Blog
“www.armoiredesmodes.com” che, in
breve tempo, diventa importante punto
di riferimento nel mondo dei Fashion
55
ITALIANI NEL MONDO
MODA
blogger, per mezzo del quale collabora
con i principali Brand della moda italiana, indossandone abiti e accessori
vari diffondendo così tra i frequentatori del web la conoscenza della cultura e della moda tutta italiana. Ne è un
chiaro esempio questo bel servizio fotografico, sapientemente curato dal bravo
fotografo Luca Latrofa e della make-up
artist Arianna Di Paolo, che ritrae Martina Chiella mentre indossa meravigliosi
abiti griffati di “Giovanna Nicolai”www.
giovannanicolai.it, un Brand 100% italiano, nato del 2006 dalla volontà di Daniele Macellari di coniugare la massima
cura e le abilità sartoriali d’alta moda
con un’apertura alle ultime tendenze
stilistiche e all’internazionalità. I tessuti
più ricercati e la massima attenzione ai
dettagli, hanno dato vita a questa realtà
56
in grande espansione che sta portando
la vera artigianalità Italiana in giro per
il mondo dall’atelier di Civitanova Marche. Il prossimo passo di Martina, dopo
le esperienze di una vera globe trotter
della moda, probabilmente un’altra collaborazione, ancora più stretta, in qualità
di consulente e stilista per un paio di famosi Brand, ovviamente italiani ma che,
prudentemente, vuole ancora mantenere
il segreto sui nomi. Ma non possiamo
certo escludere che la nostra bellissima
Martina possa a breve tempo firmare una
sua collezione molto particolare, cosa
che appare assai probabile vista ormai la
competenza acquisita e la sua duttilità e
capacità nel disegno; però una cosa certa
la possiamo aggiungere: che il sogno inconsapevole di quella bambina, comunque, è stato realizzato.
Cristina GRIFONI
57
ITALIANI NEL MONDO
ROYAL CHEF
E da Mosca
un italiano DOC:
lo Chef Luigi Ferraro
di Marisol BERTERO
[email protected]
MOSCA. Alto, moro, occhi scuri: questo è l’identikit di uno degli Chef italiani
più giovani e più quotati all’estero, Luigi
Ferraro. Nato a Cassano allo Ionio, in Calabria, da ragazzino capì ben presto che
lo studio teorico, quello classico impartito nelle aule, non faceva per lui, così
decise di abbandonare temporaneamente gli studi e lavorare per un anno con
suo padre, presso la propria marmeria di
famiglia. Luigi non rimase soddisfatto di
quell’esperienza, risultata sicuramente
troppo faticosa per un ragazzo così giovane, ma allo stesso tempo ebbe modo di
maturare e di capire a cosa ambiva davvero nella sua vita di adolescente: decise
infatti di iscriversi all’alberghiero, l’unica scuola che gli avrebbe permesso di
dare libero sfogo a quella passione che
da tempo, nonostante la giovanissima
età, lo portava sempre più spesso in cucina, a toccare ed assaggiare tutto quanto vi era di disponibile su quei tavoli da
lavoro. Più il tempo passava, più Ferraro
capiva che il suo posto era in giro per il
mondo, portandosi sempre in tasca, comunque, i sapori e i prodotti della sua
terra di Calabria. Dopo un periodo di naturale gavetta, presso i ristoranti locali,
Luigi iniziò a spostarsi dapprima lungo
tutta l’Italia, trasferendosi innanzitutto
in Toscana, in Basilicata e poi anche in
Sardegna, per spiccare infine definitivamente il volo, dopo il diploma, conseguito nel 2001, rappresentando la Regione
Calabria all’estero, in città ambite come:
Sharm El Sheik, Stoccarda, Bangkok,
Londra, George Town e addirittura New
York, la grande metropoli della cosiddetta mela.
Attualmente, per gli amici Gigi, Ferraro
si è stabilito a Mosca, in qualità di executive chef nel lussuoso ristorante “Cafe
Calvados”, dove ha il privilegio e l’o-
nere di dirigere e coordinare la brigata
di uno dei migliori locali della capitale
russa, nel quale ora, grazie a lui, regna
l’indiscussa cucina Made in Italy. Oggi
il menù del locale moscovita, in questi
mesi in completa ristrutturazione, ospita piatti con un’impronta decisamente
intrigante, bilanciata e saporita, ispirati
costantemente dai gusti e dalle tradizioni del l’intero Sud d’Italia. Quando si ha
la possibilità di intervistare uno Chef del
calibro di Luigi Ferraro, la prima domanda che viene spontanea fare è: da cosa
nasce questo suo grande amore per la
cucina, quella italiana, si intende?
“Il mio amore per la cucina è stato sempre un’emozione forte, quasi
incontrollabile, è innato.” Ha spiegato con tono appassionato, aggiungendo: “Sin da quando ero bambino avevo questa voglia, che non
mi abbandonava mai, di percepire
con l’olfatto e di voler scoprire cosa
“bollisse in pentola”, desideravo lavorare e manipolare tutto ciò che
era cibo, volevo mettere le mani in
quella pasta che veniva fatta in casa
ogni domenica.”
Un suo motto è: “il prodotto giusto nella
stagione giusta dà gusto”. C’è qualcosa
a cui davvero non rinuncerebbe mai tra
i fornelli?
“Alla qualità e alla freschezza. A
piatti deliziosamente poveri, semplici e in movimento fatti naturalmente, in modo innovativo, ma che
raccontino la mia idea di cucina,
la mia storia: una cucina creativa,
basata sulla fusione di tradizioni e
innovazioni, una misurata combinazione di tutte le tradizioni culinarie
che nel corso dei miei anni lavorativi, e non, ho avuto il piacere di
scoprire e assaporare”.
60
Chef Ferraro, ogni grande cuoco, si sa,
ha i suoi segreti. Quali sono i suoi per la
creazione di un piatto che lei considera
perfetto?
“Genuinità, semplicità e creatività,
elementi che mi fanno tornare con
la mente alla mia infanzia e che tengono vivo ogni giorno il mio amore
per la cucina e il mio incessante interesse per fare sempre nuove scoperte, proprio come era al principio.” Svela Luigi, che poi precisa:
“Un ingrediente aggiunto in cucina
è inoltre la fantasia, che è sempre
fondamentale se si vuole caratterizzare un piatto e per garantirne la
buona riuscita, e per dargli un’anima che rispecchi la propria.”
Chi ha lavorato con lei la definisce gentile e umile, ma allo stesso modo professionale e rigoroso. C’è, o quantomeno c’è
stato almeno agli inizi del suo percorso,
per lei uno chef da seguire come esempio, dal quale imparare?
Ferraro ci riflette qualche istante, e poi
risponde: “sinceramente un po’ tutti
e un po’ nessuno, ho sempre ammirato i grandi Chef come ho sempre
ammirato chiunque potesse insegnarmi qualcosa.”
Continuando, ha dichiarato che indimenticabile è stata la sua esperienza in
Egitto, dove ha dovuto fronteggiare una
realtà totalmente diversa dalla nostra,
ma dove col tempo si è innamorato dei
sapori e delle persone, sempre sorridenti
e cordiali.
Poi, ha sottolineato: “Costantemente
sono ispirato da qualcosa, perché la
mia passione per la cucina non diminuisce mai, anzi ogni giorno che
passa aumenta sempre di più, e finché amerò il mio lavoro sarò sempre ispirato da qualcuno o qualcosa,
61
ITALIANI NEL MONDO
ROYAL CHEF
perché ho sempre voglia di imparare, di proporre qualcosa di nuovo, e
grazie al mio lavoro posso fare tanto, posso dare libero sfogo ai miei
gusti ed alla mia personalità.”
Oggi la cucina è diventata una vera moda:
rilanciata soprattutto sul piccolo schermo
qualche anno fa dalla giornalista Benedetta Parodi con il primo “Cotto e Mangiato”, ora è difficile trovare un palinsesto
televisivo che non contenga almeno una
rubrica in tema gastronomico e che non
coinvolga anche un grande chef. Esempio
topico sono Massimo Bottura (campione
del mondo in carica), Carlo Cracco e Bruno Barbieri, inamovibili giudici anche di
Masterchef. Cosa ne pensa della notorietà
della sua categoria?
“Lo chef è nato artigiano e dovrebbe continuare a esserlo! Il vero lavoro è in cucina, dietro i fornelli.”
E’ categorico Luigi, e anche piuttosto critico. Aggiunge: “tutto questa visibilità porta a creare tanta
confusione, soprattutto in chi non
sceglie questo lavoro per passione,
ma semplicemente per apparire. La
cucina è prima di tutto una passione
, ma è anche tecnica e conoscenza, l’improvvisazione è un valore
aggiunto finale. L’importante, in
qualunque caso si scelga di fare il
cuoco, è di non sentirsi mai arrivati, perché c’è sempre da imparare.
Partendo dalla scuola di formazione, ovvero l’istituto tecnico alberghiero o altre scuole tecniche di
settore, dopo il diploma non si deve
affatto pensare che sia tutto finito,
al contrario è proprio li che inizia
la salita, è da quel momento che si
inizia davvero “a pelare le patate”,
ma se si fa con amore sarà solo una
bellissima passeggiata.”
Lei risulta un uomo innamorato del suo
lavoro, che non crede nella fama creata
dal nulla, ma nel duro e faticoso lavoro,
svelando dietro il grembiule la presenza
di un pensiero estremamente meritocratico. Dunque, se non diventerà mai giudice di un programma televisivo, dove
sarà Luigi Ferrero tra dieci anni?
“Adoro il mio lavoro, ma questo mi
ha anche portato a non avere “un
posto fisso” e la cosa non mi spiace per nulla, al contrario questo mi
fa sempre sognare, potrei lavorare
in qualsiasi luogo e in qualsiasi momento, ma di sicuro tra dieci anni
voglio immaginarmi sempre cuoco
62
e con una bella famiglia numerosa
a seguito.” Quindi ricapitola: “Adesso
vivo a Mosca da più di tre anni e
qui mi trovo molto bene e la mia
cucina è apprezzata dai miei clienti
moscoviti. Non penso di vivere qui
per sempre anche se il tenore di
vita è davvero buono e gli italiani
sono molto ben visti. Mi piacerebbe
ancora girare un po’, fare un’esperienza in Oriente, ma tra dieci anni
mi piacerebbe ritornare in Italia e
aprire un mio ristorante”
Uno Chef giovane che ama osare e crede
che tutto sia rinnovabile e modificabile
seguendo il proprio gusto e il proprio stile, soprattutto in cucina. Rigido e sicuro
nelle sue convinzioni, Luigi Ferrero risulta sicuramente il candidato ideale per
portare i gusti del Made in Italy nel mondo, mentre aspettiamo di poter addentare
una delle sue opere, nel suo personalissimo ristorante in Italia, ma per intanto lo conosceremo meglio quando il 19
settembre prossimo verrà a Monte-Carlo,
all’Hotel de Paris, per ritirare il premio
Professionalità Italiana nel Mondo dedicato a quei connazionali che all’estero si
fanno rispettare per il loro lavoro.
Marisol BERTERO
63
ITALIANI NEL MONDO
ROYAL CHEF
Настоящий итальянец в Москве.
Луйджи Ферраро из Калабрии.
Москва. Высокий брюнет, темные
глаза - это портрет Луйджи Ферраро,
одного из самых молодых и котируемых
за рубежом итальянских шеф-поваров и
самых популярных за рубежом.
Луйджи Ферраро, родился в КассаноАлло-Лонио в Калабрии. Будучи еще
очень молодым парнем понял, что
теоретические занятия, получаемые им в
аудитории, не для него и решил временно
оставить занятия на один год и поработать
на мраморном производстве своего отца.
Луйджи Ферраро не удовлетворяла
проделанная им работа. Действительно,
это было очень тяжело для молодого
парня, но все же полученный опыт
позволил ему возмужать и в то же время
понять, чего он на самом деле хочет.
Антонио решил продолжить образование
в сфере гостиничного бизнеса, это
единственная возможность реализовать
себя, все время находиться на кухне,
64
попробовать и потрогать все, что есть на
столе.
Чем больше время проходило,тем
больше Луйджи понимал, что он
должен объездить мир для того, чтобы
распространить блюда и продукты
Калабрии.После периода работы в роли
подчиненного в ресторанах, Луйджи
начал кулинарное путеществие, сперва,
по Италии: Тоскана, Базиликата,
Сардиния. И затем после получения
диплома с 2001 года представляет
Калабрию
в
Шарм-Аль-Шейхе,
Штудтарде, Банкоке, Лондоне и в
Нью-Йорке. В настоящее время
Луйджи Ферарро работает в Москве в
качестве шеф-повара ресторана люкс
класса “Кальвадос”, где он руководит
коллективом поваров, где торжествует
кухня “сделанная в Италии”. В настоящее
время в ресторане ведется работа по
разработке нового меню учитывая
специфику кухни Южной Италии.
Луйджи Ферраро, известный шеф-повар
в Италии и в Москве и в многочистенных
интервью, которые он дает СМИ, самый
часто задаваемый вопрос ему: Откуда у
Вас такая любовь к кухне и в частности,
к итальянской?
“Я всегда обожал готовить, это, можно
сказать, врожденное” - воодушевленно
рассказывает он и добавляет: “С самого
детства меня не покидало желание
попробовать на вкус и на запах то, что
“булькает в кастрюле”, мне хотелось
работать и экспериментировать
со всем, что можно было назвать
едой, мои руки вечно тянулись к
пасте, которую готовили каждое
воскресенье.”
Его девиз: “Правильный продукт в
правильный сезон дает правильное
блюдо”. Есть что-то, чем вы никогда не
пренебрегаете в работе?
“Качествомисвежестью.Замечательно
простыми, безыскусными блюдами,
приготовленными из натуральных
ингредиентов, но в то же время с какойто изюминкой, которая отражает мое
видение процесса приготовления,
мою историю: творческий подход,
основанный на смешении традиций
и инноваций, тщательно выверенное
сочетание всех кулинарных традиций,
которые мне довелось открыть и
попробовать за годы работы и просто
в разные периоды жизни”.
Шеф Ферраро, всем известно, что у
каждого великого повара есть свои
секреты. В чем секрет приготовления
блюда, которое вы считаете идеальным?
“Оригинальность,
простота
и
творческий подход - то, что пробуждает
во мне воспоминания о детстве и
поддерживает каждый день мою
любовь к кухне и неугасающий интерес
к новым открытиям”, признается
Луиджи и тут же уточняет: “Но
очень важно не забывать добавлять
фантазию - именно она делает блюдо
индивидуальным и обеспечивает ему
успех, именно благодаря ей у блюда
появляется душа, некая частичка
личности того, кто его приготовил”.
Те, кто с вами работал, отзываются о вас
как о человеке вежливом и скромном,
но в то же время строгом, настоящем
профессионале. Есть ли - или был
в начале вашего пути - кто-то, кто
послужил для вас примером, человек,
который научил вас всему?
На мгновение Ферраро задумывается,
затем отвечает: “Честно говоря, и да,
и нет. Я всегда восхищался великими
шеф-поварами и вообще всеми, у кого
я мог бы чему-то научиться”.
Позже он признается, что в его памяти
навсегда осталось пребывание в Египте,
где он столкнулся с реальностью,
абсолютно непохожей на нашу, но
постепенно полюбил необыкновенные
вкусы и людей, таких улыбчивых и
сердечных.
Он отмечает: “Для меня всегда было
важно найти источник вдохновения,
которой подпитывал бы мою страсть
к кухне, чтобы она не уменьшалась, а
напротив, росла с каждым днем, и пока
я люблю свою работу, всегда будет
что-то что будет меня вдохновлять,
потому что я всегда стремился
учиться новому, давать людям что-то
новое, и благодаря моей работе, такая
возможность представляется довольно
часто, и я могу дать волю своим
чувствам и сполна выразить в блюдах
свой характер.”
В наши дни кухня стала самой настоящей
модой: на малом экране эстафету
открыла журналистка Бенедетта Пароди,
запустившая несколько лет назад шоу
“Cotto e Mangiato” (“Сварить и съесть”).
Сейчас практически невозможно найти
телевизионный канал, в чьей программе
не было бы хотя бы одной передачи,
посвященной кулинарии, с участием
именитого шеф-повара. Примером
могут послужить Массимо Боттура
(действующий чемпион мира), Карло
Кракко и Бруно Барбьери, бессменные
судьи “Masterchef”. Что вы думаете о
такого рода популярности?
“Шеф-повар - это прежде всего мастер
своего дела и он должен им оставаться!
Его дело - стоять у плиты”. Луйджи
весьмакатегориченидажесуров.“Всяэта
известность и популярность создают
путаницу в головах, в особенности это
касается тех, кто выбрал эту работу
не из любви к ней, а из желания
засветиться. Кулинария - это прежде
всего страсть, но в то же время, важны
65
и техника, и знания, а импровизация своего рода добавленная стоимость к
получившемуся блюду. Самое главное
для тех, кто выбрал для себя стезю
повара - никогда не останавливаться
на достигнутом, потому что всегда есть
что-то, чему можно поучиться. Когда
человек получает диплом - будь то
диплом колледжа гостиничного дела
или других узкоспециальных учебных
заведений, он не должен воспринимать
это событие как конечную цель,
напротив, с этого-то все и начинается,
именно теперь он начинает, образно
выражаясь, “чистить картошку”, но
если он будет делать это с любовью,
для него это станет лишь приятным
путешествием.”
Сразу видно, что вы любите свою работу и
не верите в славу, возникающую на пустом
месте, но в тяжелый труд, который при
должном усердии приносит свои плоды.
Итак, если Луйджи Ферраро не станет
судьей на телевизионной программе, где
он окажется через десять лет?
“Я обожаю свою работу, но
именно поэтому я никогда не имел
“постоянного места”, и совершенно
об этом не жалею. Напротив, это
открывает простор для фантазии, ведь
я мог бы работать где угодно и когда
угодно. Но через десять лет, думаю,
я все так же буду поваром, и у меня
будет прекрасная большая семья”.
В заключение он добавляет: “Сейчас
вот уже три года я живу в Москве,
мне здесь очень нравится, и мои
московские клиенты высоко ценят
мою кухню. Не думаю, что останусь
здесь навсегда, несмотря на довольно
высокий уровень жизни и хорошее
отношение к итальянцам. Хотелось
бы еще немного попутешествовать,
попробовать пожить и поработать на
Востоке. Но через десять лет я бы хотел
вернуться в Италию и открыть свой
ресторан”. Молодой шеф-повар любит
экспериментировать и верит, что во все
можно привнести изюминку и изменить
по своему вкусу и стилю, особенно что
касается кулинарии. Луйджи Ферраро,
четко
придерживающийся
своих
убеждений, как никто другой сможет
познакомить мир с настоящим вкусом
“Made in Italy”. Мы с нетерпением ждем
того часа, когда сможем отведать одно из
его фирменных блюд в его собственном
ресторане в Италии, а пока воспользуемся
возможностью познакомиться с ним
поближе 19 сентября, когда он приедет
в Монте-Карло, в “Отель де Пари”,
чтобы получить премию “Итальянский
профессионализм в мире”, посвященную
итальянцам, своим трудом снискавшим
уважение за границей.
Марисоль БЕРТЕРО
ITALIANI NEL MONDO
PERSONAGGI
erzani,
il Tiziano
“dietro le quinte”
Nostra intervista alla moglie
Angela Staude Terzani
di Silvia BERLINGUER
[email protected]
68
MILANO. Nel decimo anno della morte di Tiziano Terzani, la Casa Editrice
Longanesi, insieme ad Angela Staude
Terzani e ad Àlen Loreti, pubblica i diari
inediti di Terzani dal titolo: Un’idea di
destino. Angela, sua moglie, che tiene
molto a questa pubblicazione, ha sottolineato che ama questi diari, perché rivelano, anche a lei stessa, quello che più
ha caratterizzato il coraggio e la solitudine intellettuale di suo marito, il “Tiziano dietro alle quinte”. L’abbiamo conosciuta e ci ha rilasciato un’intervista che
svela con semplicità e amore il viaggio
di un uomo, di un padre e di un marito,
che non ha mai smesso di interrogare la
propria coscienza. Quello che Tiziano ha
lasciato è un messaggio alla coscienza
della collettività, è un viaggio nella storia
che si muove da momenti personali fatti
di coraggio e di passione. Tiziano per oltre trent’anni è vissuto in Estremo Oriente come corrispondente di Der Spiegel e
collaboratore di altre importanti testate
giornalistiche, partecipando con articoli
e libri ai grandi eventi asiatici di cui è
stato un diretto testimone. Tra i suoi tanti
libri, tutti editi da Longanesi, il volume
in Asia (1998) è quello che maggiormente riunisce le sue corrispondenze dai Paesi d’Oriente, ma è grazie ai libri dei suoi
ultimi anni che raggiunge un pubblico
più vasto: Un indovino mi disse (1995)
Lettere contro la guerra (2002) e Un altro
giro di giostra (2004). Tiziano Terzani,
muore a Orsigna nel luglio 2004, è stato
un italiano nel mondo, figlio della libertà; nel 2006, esce postumo: La fine è il
mio inizio (da cui è stato tratto il film) un
dialogo interiore tra lui e il figlio Folco.
Angela Staude
Terzani
69
ITALIANI NEL MONDO
PERSONAGGI
Tiziano Terzani non è stato solo un giornalista, è stato anche un grande fotografo
delle realtà che ha vissuto e grazie alle
sue immagini, raccolte in uno splendido
volume Tiziano Terzani: un mondo che
non esiste più, oggi noi possiamo davvero immaginare la pienezza del suo vissuto. Tiziano ha nutrito e maturato una
nuova consapevolezza di sé e l’ha voluta
affidare alle pagine più intime, alle lettere ai suoi cari, agli appunti, ai racconti
che ha custodito e ordinato come il più
prezioso dei suoi tesori che oggi Angela
con un gesto di infinita generosità dona
ai suoi lettori e noi la ringraziamo per
averci fatto conoscere il vero volto di suo
marito. Per ricordarlo la casa editrice
Vallardi ripubblica uno straordinario album fotografico che ritrae Tiziano in diversi momenti della sua vita. È una raccolta di 129 fotografie in bianco e nero
che ricostruiscono un ritratto completo
dell’uomo, del viaggiatore, dello scrittore
sullo sfondo dei luoghi che hanno per-
meato la vita di Tiziano Terzani. Il libro
del fotografo Vincenzo Cottinelli, Tiziano
Terzani: Ritratto di un amico, uscito in
libreria in questo mese di maggio. E lui
amava raccontarsi e raccontare, abbiamo viaggiato con lui, sperato insieme a
lui era giusto ricordarlo nella semplicità
delle sue parole dettate al figlio Folco:
“Allora questa è la fine, ma è anche l’inizio di una storia che è la mia vita e di
cui mi piacerebbe ancora parlare con te
per vedere insieme se, tutto sommato, c’è
un senso”.
Il senso di Tiziano lo abbiamo trovato
anche nelle risposte di Angela, un senso
ancora oggi vivo, che parla a tutti noi di
una fine che è anche principio. Signora,
suo marito era un “italiano nel mondo”,
ha vissuto metà della sua vita in Asia, il
suo è stato il viaggio di un uomo che ha
penetrato culture profondamente diverse
dalla nostra, si è mai sentito uno straniero in patria?
“Forse Tiziano è partito per l’Asia a
70
trent’anni e vi è rimasto fino alla fine
dei suoi giorni, proprio perché, come lui
stesso diceva, fin da piccolo si era sentito
in qualche modo uno straniero in patria.
Era fierissimo di essere italiano, fiorentino, ma diceva che nelle sue vite precedenti doveva essere stato un asiatico: gli
piacevano il cibo, gli abiti, i paesaggi, le
usanze dei popoli asiatici, con i quali si
intendeva benissimo. S’intendeva in particolar modo con i cinesi, la cui antica
cultura (che oggi non esiste più) ed il cui
modo di vivere quotidiano, fra pragmatismo confuciano e fantasticherie taoiste
(entrambi ugualmente scomparsi) gli era
particolarmente congeniale”.
In primavera Longanesi, pubblicherà
Un‘idea di destino, i diari inediti e personali di suo marito, di cui lei è la curatrice insieme ad Alan Loreti. Qual è stato il fattore stimolante, dopo tanti anni,
che ha nutrito il suo desiderio di rendere
pubblica una parte così profonda di Tiziano e del vostro legame?
71
ITALIANI NEL MONDO
PERSONAGGI
“Mi pareva che il modo di Tiziano di
prendere la vita, la sua serietà, la sua
passione, il suo battersi per un’idea, così
come il suo modo di amare - sempre senza risparmiarsi, esponendosi in prima
persona e quindi rischiando forte - potessero essere di esempio in questi nostri
tempi, visto che esempi di uomini forti,
coraggiosi, appassionati mancano o addirittura non esistono più”.
L’aver perso l’idea di destino, nella grandezza del destino umano, ci impedirà di
attingere fino al fondo della nostra esistenza?
“Penso proprio di sì, che in tal caso vivremmo invano. Se non ci rendiamo conto che l’occasione di essere al mondo è
unica e breve, se viviamo come se fosse
ovvio esserci e la vita fosse eterna, se
non ci chiediamo cosa vogliamo raggiungere mentre siamo qui, se invece tiriamo
avanti vivendo alla giornata e facendo
mille compromessi, ci giochiamo la bella
occasione di essere al mondo”.
Anche quest’anno si terrà a Udine la
decima edizione del premio letterario
Vicino/Lontano; come ama precisare lei:
Tiziano, non amava i premi. In tutta la
sua vita ne ha ritirato uno solo perché
era dedicato al “bambino permanente”.
La curiosità è una delle doti più forti nei
bambini, Tiziano ha mostrato curiosità e
attrazione verso culture profondamente
lontane dalla nostra, quale tra queste
lo ha maggiormente plasmato nell’uomo
che noi abbiamo conosciuto? E in quale
ha meglio custodito la sua parte di bambino?
“Sono le due grandi culture dell’Asia,
quella cinese e quella indiana, che hanno influenzato Tiziano in tempi diversi
della sua vita. Non che per questo lui sia
diventato un asiatico. Era con la curiosità di un europeo, di un italiano, di un
72
fiorentino che viaggiava per il mondo in
cerca di risposte diverse e nuove rispetto
a quelle che diamo noi alle domande che
ogni uomo si pone. La sua parte di “bambino permanente” stava proprio in quella
sua inesauribile curiosità, che è appunto
dei bambini che si affacciano sul mondo
e vogliono capirlo tutto”.
Terzani ha cercato la verità in tutto ciò
che è dato all’uomo come possibilità, e
ci ha dato una testimonianza che ci fa
sperare in un percorso che conduca a se
stessi. L’uomo oggi sente ancora secondo
lei questo bisogno?
“Penso che l’uomo per sua natura senta
questo bisogno, e che se oggi non lo sentisse più non sarebbe un vero uomo, ma
solo un relitto fatto di materialità. Se fosse vero che l’uomo di oggi si è ridotto a
questo, come a volte pare, vorrebbe dire
che ha perso la strada. Basterebbe questo a spiegare il perché di tanta diffusa
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ITALIANI NEL MONDO
PERSONAGGI
infelicità”.
Suo marito si è lasciato alle spalle ogni
alleanza di sangue e di luogo ed è andato
solo. È nella solitudine, vicino alla natura e alle cose, che l’uomo si riprende la
sua natura umana, le grazie e i miracoli
mancati che gli appartengono? O non è
più tempo di silenzi e rivelazioni?
“Tiziano non è andato solo, è andato in
Asia con la sua famiglia: di quella base
sicura lui aveva bisogno e a quella faceva continuamente riferimento. Alla
fine, quando aveva chiuso con il giornalismo, il cui mondo limitato ad eventi e
fatti quotidiani gli stava stretto, si è allontanato a più riprese anche da noi per
concentrarsi nella solitudine su ciò che
cercava. E’ ugualmente vero che ogni
risposta che ha trovato lui l’ha sempre
riportata agli altri, perché non era solo
per se stesso, ma anche per gli altri che
cercava, studiava e pensava”.
Se c’è un cammino di salvezza suo marito ce lo ha indicato. Questa sua testimonianza, così necessaria nel mondo di
oggi pieno di squilibri, non dovrebbe essere resa più accessibile ai giovani quale
strumento di formazione?
“Certo, questa di raggiungere i giovani
era la cosa che più stava a cuore a Tiziano. Si rendeva benissimo conto che i giovani hanno bisogno di una guida, come
ne aveva avuto bisogno lui da giovane,
senza però mai veramente trovarla se non
nei libri e in alcuni personaggi di cui leggeva. Sapeva bene che è ai giovani che
bisogna parlare, mentre troppo pochi lo
fanno. E infatti, oggi più che mai prima
molti dei suoi più appassionati lettori si
trovano proprio fra i giovani. Ci penseranno loro, ne sono convinta, a spargere
la voce, se ritengono sia una voce che vale
ascoltare Dopotutto, una voce vera, incoraggiante, sincera finisce sempre per far-
74
si sentire, come si vede dal fatto che nei
dieci anni passati dalla sua morte, i libri
di Tiziano di strada ne hanno fatta tanta”.
Alla memoria di Tiziano sono dedicati
convegni, associazioni e premi letterari. Anche quest’anno, in questo mese
di maggio, a Udine si terrà la decima
edizione del premio letterario Internazionale Tiziano Terzani 2014, promossa
dall’associazione culturale Vicino/Lontano, in collaborazione con la famiglia
Terzani. La giuria presieduta da Angela
Staude Terzani, conferisce per la prima
volta un ex aequo: a uno degli scrittori di
riferimento della letteratura contemporanea internazionale, il pakistano Mohsin
Hamid e al poeta friulano Pierluigi
Cappello. Tiziano ha lasciato un’eredità
intellettuale e morale a tutti noi, ci ha
lasciato un bagaglio umano di poesia e
grande umanità.
Silvia BERLINGUER
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ITALIANI NEL MONDO
AZIENDE
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Casolari: “la convinzione che la qualità non si improvvisa, ma si costruisce con l’impegno per fare i nobili Vini
Casolari”. Nel pacato e austero silenzio della cantina, la saggezza antica
della terra si incontra con l’esperienza
dell’enologo Casolari Cav. Uff. Primo
e dei figli Roberto e Roberta che seguono pazientemente il processo che
si evolve nelle botti della cantina fino
al comporsi degli aromi dove i colori, i
profumi, e le atmosfere modenesi, si
esprimono al meglio concretizzando
la più elevata cultura del modenese.
VVOLTI
DAL
NETTARE
79
ITALIANI NEL MONDO
AZIENDE
Azienda Casolari
e“Scintilla d’Amore”
80
In una domenica pomeriggio, Luciano
Pavarotti attraversava quelle colline
appena abbozzate, imbiondite dal frumento ancora da mietere della campagna modenese. In Azienda Casolari
lo aspettava un colore rosso rubino, in
mezzo a tutto quel giallo, così che, improvvisamente, stringendo quel calice
diventò “scintilla d’amore“. Da allora
“scintilla d’amore” è il fiore all’occhiello dell’antica Cantina di Rami di
Ravorino, in piedi da sei generazioni. E
fù Nicoletta Mantovani, stretta parente
della famiglia Casolari che, come un
elisir d’amore, fece assaggiare a suo
marito Luciano l’ultimo nato della Cantina, un lambrusco gentilmente amabile che conquistò immediatamente Big
Luciano.
Si innamorò sia del vino, che dell’etichetta studiata da Roberta Casolari,
Luciano Pavarotti
con la moglie
Nicoletta
Mantovani
e la loro
piccola Alice.
81
ITALIANI NEL MONDO
AZIENDE
l’artista di famiglia la quale, con il
fratello Roberto, affiancano il padre in azienda. Nella Cantina Casolari
la produzione di altri vini non sono da
meno: un Lambrusco di Sorbara, vinificato in purezza, ed un altro Sorbara
che si avvale del valore aggiunto di
una piccola percentuale di Salamino
di Santa Croce. Sono di altissima qualità anche le commistioni culinarie con
l’Aceto Balsamico di Modena I.G.P.
“Nonno Primo”, nettare per gourmet di
raffinata passione. Un’internazionalità
a lato della tradizionale e produzione
vitivinicola. Infatti, è l’inciso “vino e
cultura” a definire l’identità della famiglia Casolari la quale, ormai da tempo,
si è associata anche al concetto di ecosostenibilità. Un progetto di vita e cardine per la produzione che segue tutte
le fasi di vinificazione sino all’imbottigliamento a garanzia di un eccellente
82
prodotto finale dei vini da esportare.
Infatti il vino Casolari Made in Italy è
più forte della crisi. Un posizionamento
e crescita dell’export come settore trainante del nostro agroalimentare.
Un successo costruito puntando sulla qualità, sul legame con il territorio
e sulla vocazione nazionale di assoluta
eccellenza. E se prima il vino italiano
andava all’estero come vino da taglio per
prodotti più pregiati, come quelli francesi, oggi, invece, ad essere apprezzata è
proprio la sua italianità. Roberto Casolari dell’omonima azienda, scommette su
ciò che lo rende unico all’estero: cultura,
impegno,qualità, conoscenza, a sostegno
dell’eccellenza dei suoi vini soprattutto
nei Paesi dove esporta: Canada, Ontario,
Vancouver, Brasile, Alaska, New York,
Miami, Alabama, Tokio, Danimarca,
Francia, Olanda, Germania, Estonia,
Belgio, Malesia, Portogallo e Singapore.
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ITALIANI NEL MONDO
AZIENDE
Produttori del Vero
Lambrusco di Sorbara DOC
(vino frizzante naturale)
Lambrusco Grasparossa DOC,
Lambrusco Amabile DOC
(Scintilla D’amore)
Vini Bianchi frizzanti,
Vini Rossi frizzanti naturali,
Vini Rossi e Bianchi fermi.
Cioccolatino al Lambrusco,
Birra artigianale al Lambrusco,
aceto Balsamico di Modena
84
Nella foto
a sinistra:
al centro
Primo Casolari.
Award received in 2011:
Commitment to Production
and Economic Progress
In recognition of the long and commendable entrepreneurial activity undertaken that has contributed to the economic development of the area, stressing the importance of work as a foundation of the Modenese community
“Una giacitura
collinare che
rende il colore
del chardonnay
giallo paglierino
con note di fiori
bianchi che rende
raffinato il floreale
e il fruttato”.
85
ITALIANI NEL MONDO
AZIENDE
Il gruppo Casolari nasce nel 1600 ed
è stato fondato da Primo Casolari. Una
bellissima storia di passione, ecco come
nascono i vini Casolari e l’aceto balsamico - I.G.P. L’azienda della famiglia
Casolari è dedita da diverse generazioni
alla produzione del Vero Lambrusco di
Sorbara D.O.C. possiede da sempre 70
ettari a vigneto nel cuore dell’area geografica tipica.
Una missione certificata: vini straordinari provenienti dai loro vitigni autoctoni
primitivi ed alla piantagione del vitigno
di Lambrusco.
La qualità del vino è dovuta anche alla
grande attenzione, studio ed amore per la
terra.
Nella storica cantina è stata realizzata recentemente una nuova ala di gran-
86
di dimensioni. La modernissima cantina
ospita convention, bayer sommelier,
giornalisti nonché clienti ed ospiti internazionali che sono ricevuti con cortesia
e professionalità. La famiglia del Commendatore, Cavaliere e Grande Ufficiale Primo Casolari, segue personalmente
tutte le fasi della produzione a garanzia
di un elevato prodotto di qualità.
ACETO BALSAMICO
DI MODENA IGP “ CASOLARI”.
“Rappresenta la qualità più invecchiata:
‘un oro nero’ in una botticella di legno
con un profumo equilibrato e caratteristico; un armonia tra sapore intenso e
giusta densità”.
Colophon
Numero 147 • Maggio 2014
Magazine per gli Italiani nel Mondo fondato nel Principato di Monaco nel 1997
Direttore Responsabile: ILIO MASPRONE ([email protected])
Vice Direttore: Silvana RIVELLA ([email protected])
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Direzione Relazioni Internazionali: Marichele BRUSA ([email protected])
Collaboratori
Maria Rebecca BALLESTRA ([email protected]) • Paolo L. BONAVERI ([email protected])
Silvia BERLINGUER ([email protected]) • Marisol BERTERO ([email protected])
Tiziana DANZO ([email protected]) • Feliciana DI SPIRITO ([email protected])
Ely GALLEANI ([email protected]) • Cristina GRIFONI ([email protected])
Alessandra LUTI ([email protected]) • Lea PERICOLI ([email protected])
Veronica SENATORE ([email protected]) • Claudio ZENI ([email protected])
Dall’estero
ATENE
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BERLINO
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BRUXELLES
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GINEVRA
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Stampa: Tipolitografia Petrilli - Ventimiglia (IM)
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U
L'anima e' il legno, ammorbidito, arrotondato, ondeggiante,la materia e' lo
stucco con cui creo texture, colature, intarsi,bassorilievi, e poi il colore, le
foglie di oro e argento e rame, e le terre e le cere lo riscaldano, cambiando
faccia alla materia, e confondendo gli occhi e il tatto di chi osserva e tocca.
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l’Annonciade • A.II.M 17, Av de l’Annonciade • Monte Carlo Country Club 155, Av Princesse
Grace • Banque EFG 21, Av d’Ostende • Yacht Club Monaco 1, Quai Antoine • Palais d’Europa Place de Moulins • Banque Edmond de Rothschild Les Terrasses 2, Av de Monte Carlo
• Compagnie Monegasque de Banque 23, Av. de la Costa • HSBC Private Bank 15/17, Av.
D’Ostende • Banque BNP Paribas Private 15/17, Av. D’Ostende • Banque du Gothard 15/17,
Av. D’Ostende • CFM 11, Bd Albert Premier • Credit Lyonnais 1, Av. des Citroniers • Grimaldi Forum 10, Av Princesse Grace • SG Private Banking, 11 Avenue de Grande Bretagne •
Banque du Luxemburg 8, Av. de Grande Gretagne • Banque UBS 10/12, Quai Antoine I • Immobiliare Dotta 5 bis, Av Princesse Alice • Montecarlo • Ristorante Amici Miei 16, Quai Jean
Charles Rey Fontvieille • Restaurant Lorenzo 7, Av. Princesse Grace • Restaurant Il Terrazzino 2, Rue des Iris • La Casa del Gelato 42, Quai Jean Charles Rey Fontvieille • La Perla Monte
Carlo Palace Bd. des Moulins • Hotel de Paris, Place du Casino • Hotel Ambassador 10, Av
Prince Pierre • Ristorante La Rosa dei Venti Plage du Larvotto • Stars & Bar 6, Quai Antoine I
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