MONACO la storia della F1
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MONACO la storia della F1
MAGAZINE PER GLI ITALIANI NEL MONDO N° 147 • Maggio 2014 • 10€ I L Anna Falchi per F O G L I O I T A L I A N O SINFONIA ITALIANA alla Reggia di Caserta • A N N O XVIII • N° 3 ° MONACO la storia della F1 Linea Anno XVIII • n°3 • www.iliomasprone.com • Sped. in Abb. Post. 45% comma 20/b art. 2 Legge 662/96 • Filiale Poste Imperia Aphrodite FERRARI e Maria Grazia Severi binomio d’eccellenze Da Mosca lo Chef italiano Gigi FERRARO 19 settembre 2014 Hotel de Paris Monte Carlo Monte-Carlo • Atene • Berlino • Bruxelles • Ginevra • Londra • Madrid • Milano • Parigi • Roma MONTE-CARLO SANREMO + Sanremo Via Cavour 11 - Via Matteotti 27 Tel. +39 0184 53 35 78 [email protected] - www.carloramello.it radiomontecarlo.net Monte Carlo 27, Avenue de la Costa (Park Palace ) Tél. +377 97 98 42 80 [email protected] - www.carloramello.com La Fortezza di “Le Castella” Isola di Capo Rizzuto (Crotone) A cura della Regione Calabria - Dipartimento Turismo-Sport-Spettacolo Campagna 2014 BRONZI DI RIACE www.regione.calabria.it 10 14 28 36 Espatrio di italiani all’estero meta preferita la Gran Bretagna di Ilio MASPRONE La storia della F1 a Monte-Carlo di Silvana RIVELLA Musei Ferrari Antonio Ghini racconta... di Marichele BRUSA Sinfonia Italiana: pronti al via di Silvia BERLINGUER som sommario 6 52 60 68 78 Martina veste abiti della stilista italiana Giovanna Nicolai di Cristina GRIFONI E da Mosca un italiano DOC: lo Chef Luigi Ferraro di Marisol BERTERO Terzani, il Tiziano “dietro le quinte” di Silvia BERLINGUER Vini Casolari Avvolti dal nettare di Marichele BRUSA maire www.iliomasprone.com 7 editoriale Espatrio di italiani meta preferita la Gran Bretagna ROMA. A causa della grave crisi economica, si fa sempre più preoccupante il fenomeno dell’espatrio da parte degli italiani. Il nostro è per antonomasia il Bel Paese; ma è una dote, essere bellissimo e basta, che evidentemente non basta a chi desidera legittimamente di far fortuna e sceglie purtroppo di andarsene. L’A.I.R.E. (Anagrafe Italiani Residenti all’Estero), dove le iscrizioni assumono i contorni di una vera e propria “invasione” per l’espatrio di italiani che se ne vanno - ad esempio - in Gran Bretagna, fornisce dati ufficiali, ma gli espatri sono certamente di più perché non tutti hanno interesse ad iscriversi, almeno all’inizio. Nel 2013 la Gran Bretagna è stato di fatto il Paese che ha detenuto il record, con ben 12.904 espatri ufficiali e un incremento rispetto al 2012 del 71,5%. Per entrare nel dettaglio, nel 2013 l’emigrazione ufficiale italiana ha registrato verso l’estero un vero “boom” con 94.126 persone (+19,2 % confronto al 2012). Il Regno Unito poi registra un risultato straordinario nella fascia d’età tra i 20 e i 40 anni, 8487 lo scorso anno, con un incremento altissimo, l’81% rispetto al 2012. Si espatria sempre più dal Centro-Nord Italia, mentre a livello di provenienza regionale, resta primatista la Lombardia, con 16.418 espatri (8+24,7% confronto al 2012), seguita dal Veneto (8743 emigrati). La vera sorpresa è però la Regione Lazio che, in un solo anno, sale di due posizioni scalzando la Sicilia dal terzo posto: sono infatti 8211 gli emigranti laziali, con un incremento del 37,9%. Nella “top-ten” regionale degli espatri 2013 troviamo perciò al quarto posto la Sicilia (7818), seguita dal quinto del posto del Piemonte (7267); al sesto troviamo l’Emilia-Romagna (6682), al settimo la Regione Campania (6249), all’ottavo la Toscana (5159), al nono la Calabria (4716) e al decimo la Regione Puglia con 4665 espatri. L’Europa resta il “porto sicuro” dei nostri emigranti: nel 2013 si sono trasferiti nei Paesi del Vecchio Continente 60.066 italiani, il 63,81% sul totale degli espatriati. Come detto all’inizio dell’articolo, la Gran Bretagna è al primo posto, tallonata dalla Germania (11.731 emigranti nel 2013), dalla Svizzera (10.300) e dall’Argentina (7496). Nel 2013 gli uomini hanno costituito il 56% degli espatriati e le donne il 44%. Nel suo piccolo, il Principato di Monaco ha incrementato la presenza di italiani di un 10% rispetto al 2012, ma il numero è in continua ascesa. Questo non solo grazie alla sua prossimità con il nostro il Paese, ma grazie al fatto che Monaco è in grado di dare le maggiori garanzie di stabilità politica e di sicurezza personale. Il che non è certo poco. 10 di Ilio MASPRONE [email protected] www.iliomasprone.com all’estero 11 Il Magazine Il Foglio Italiano presenta il XIV PREMIO Venerdì 19 Settembre 2014 - Hotel de Paris (ore 20 aperitivo, ore 21 dinner gala) www.ilfoglioitaliano.com [email protected] ALBO D’ORO: Media Partner 1° 2000: Monica BELLUCCI (Artista Internazionale) Fernanda CASIRAGHI (Imprenditoria) Andrè Rolfo FONTANA (Comunicazione) 2° 2001: Katia RICCIARELLI (Artista Internazionale) Emilio FEDE (Comunicazione) FIORUCCI (Imprenditoria) 3° 2002: Camilla Di BORBONE (Costume & Società) Mike BONGIORNO (Carriera) Ezio GREGGIO (Artista Internazionale) 4° 2003: Maria Franca FERRERO (Sociale) Paolo LIMITI (Carriera) Roberto BETTEGA (Sport) 5° 2004: Max BIAGGI (Sport) Ornella MUTI (Artista Internazionale) Sergio PININFARINA (Imprenditoria) 6° 2005: Salvatore ADAMO (Artista Internazionale) Giulio ANDREOTTI (Politica) Roberto BOLLE (Danza&Cultura) Evelina CHRISTILLIN (Management) Gualtiero MARCHESI (Carriera) Enzo ZANOTTI (Imprenditoria) 7° 2006: Lorena BIANCHETTI (Costume & Società) Marcello LIPPI (Sport) Pierfrancesco VAGO (Management) Umberto VERONESI (Ricerca Scientifica) Francesco ZERBI (Imprenditoria) 8° 2007: FRECCE TRICOLORI (Istituzionale) Caterina MURINO (Artista Internazionale) Alberto HAZAN (Imprenditoria) 9° 2008: Amedeo MINGHI (Artista Internazionale) Patrizia MIRIGLIANI (Costume & Società) Claudio MARZOCCO (Imprenditoria) 10° 2009: E. Filiberto di SAVOIA (Personaggio dell'Anno) Sabrina BRAZZO (Danza & Cultura) Franco ZEFFIRELLI (Cultura) Peppino DI CAPRI (Carriera) Valentina VEZZALI (Sport) 11° 2010: L. PERICOLI e N. PIETRANGELI (Carriera) Enrico DE WAN (Imprenditoria) Melissa e John MARTINOTTI (Imprenditoria) Banca EDMOND DE ROTHSCHILD (Fedeltà) 12° 2012: Remo GIRONE (Artista Internazionale) NAIR (Artista Internazionale) N. CAISSOTTI di CHIUSANO (Pres. Italiani di Monaco) Ugo NESPOLO (Artista Internazionale) G. Piero MANZETTI e M. Rosa CECCON (Imprenditoria) PRINCIPATO DI MONACO FORMULA 1 14 LA STORIA della 1 FORMULA a MONTE-CARLO di Silvana RIVELLA [email protected] MONACO. Dalle Olimpiadi greche in poi, sappiamo che gareggiare in velocità è insito nell’animo umano. Gli atleti si contendevano l’alloro nello Stadion di Archaia Olympia, le bighe si sfidavano mortalmente nelle arene dell’Impero romano, a Siena il famoso Palio risale al Medioevo, e in Inghilterra le corse di cavalli erano in voga fin dal 1400, grazie anche al buon allevamento di purosangue. Le famiglie reali europee, infatti, mostravano grande interesse per le dispute tra cavalieri e cavalli; per esempio in Italia documenti dei Savoia risalenti al 1781 fanno riferimento alle scuderie della Regia Mandria di Chivasso, che sarà poi trasferita alla Reggia Reale, mentre in Inghilterra fu istituito nella stessa epoca il Jockey Club, con compiti di promozione del settore galoppo, che ebbe un suo notevole sviluppo anche in Costa Azzurra e a Monte Carlo, quando queste località divennero meta preferita della nobiltà anglosassone. La scomparsa di cavalli e carrozze dalle strade, che lasciò il passo alle automobili, fa parte del progresso umano: dopo la Rivoluzione francese, all’inizio del XIX secolo arrivò infatti la rivoluzione industriale, con la gigantesca forza sviluppata dalle macchine a vapore. 15 PRINCIPATO DI MONACO FORMULA 1 L’indimenticabile Ayrton Senna Pare che sia stato l’inventore James Watt che, nel misurare il lavoro fino ad allora eseguito da un cavallo per azionare una pompa, chiamò quella nuova, straordinaria forza “cavallo vapore” (o HP, da horse = cavallo e power = potenza) anche se il lavoro del nobile animale non c’entrava più nulla. Possiamo quindi immaginare come la stessa leggenda sia stata ripresa quando si trattò di denominare la potenza delle automobili “cavalli motore” . Oggi come oggi i CV fanno parte integrante della storia della Formula 1, dove variano tra i tra i 725 e i 745, dopo aver toccato punte di 1000, e contano molto. Cavalli-motore, cilindri, turbo sono i termini delle nostre quattroruote, quelle che usiamo per andare a lavorare, per viaggiare, per portare i bambini a scuola…allora è bene sapere che la Formula 1 è stata ed è la “palestra tecnologica” delle nostre auto, con soluzioni sempre più altamente tecnologiche. Nei primi anni ‘90, ad esempio, le scuderie iniziarono a introdurre aiuti elettronici ai piloti, e il loro uso si sparse con estrema rapidità. Le sospensioni attive (anticipate dalla Lotus nel 1987), i cambi semi-automatici (Ferrari nel 1989), e il controllo di trazione (Williams nel 1991) divennero tecnologie comuni sia in pista che in strada. La storia della F1 affonda le sue radici nelle prime gare automobilistiche disputate tra il 1878 e il 1905, prima quelle da città a città, considerate in seguito antesignane del Rally, come quello celebre di Monaco che fu voluto nel 1911 dal Principe Alberto I, e quelle di durata, anticipatrici della moderna Endurance. Dal 1906 le gare iniziarono ad assumere lo status di Gran Premi e al principio degli anni venti fu proposta una loro prima seria regolamentazione, denominata Formula Grand Prix e adottata principalmente in Europa. La prima edizione del Gran Prix di Monaco, non ancora regolamentato come Campionato Mondiale, si disputò il 14 aprile 1929 sotto l’impulso di Antony Noghes, fondatore dello Automobile Club de Monaco (ACM). E’ interessante sapere che la prima corsa “cittadina” valida per un Campionato Mondiale si disputò in Italia, e precisamente a Torino il 1º settembre del 1946: si tratta del Gran Premio di Torino, disputato sul Circuito del Valentino, il cui nome è preso dal Parco del Valentino dove le vetture correvano sui 16 viali adiacenti al Borgo Medioevale, e fu vinta da Achille Varzi alla guida di una Alfa Romeo 158, detta Alfetta. Altri circuiti cittadini si trovavano in Inghilterra, in Francia e in Belgio. Per quel che riguarda il tracciato del Principato di Monaco, la prima edizione valida per il Campionato Mondiale è datata 21 maggio del 1950, mentre in Italia va ricordato in particolare il circuito cittadino di Ospedaletti, che ospitò dal 1948 al 1951 il Gran Premio di Sanremo per vetture di Formula 1 e in seguito per altri tipi di vetture, e che fu l’ultimo dei circuiti stradali cittadini italiani a chiudere i battenti, nel 1972. Dai 3,18 km iniziali, la lunghezza del tracciato monegasco è stato portato nel tempo a 3,340 km, che i piloti devono percorrere per un totale di 260,530 km. Montecarlo è il circuito più breve del mondiale e quello con velocità più basse, a causa della tortuosità e della scarsa larghezza del percorso. Immaginate che un componente molto sollecitato è il cambio, azionato in gara oltre quattromila volte! Il Gran Premio di Monaco annovera anche la curva più lenta del mondiale di Formula 1, quella leggendaria a forma di ferro di cavallo m o n a c o P R I VaT E R E a l E s TaT E 5 B I S , A V. P R I N C E S S E A l I C E M C 9 8 0 0 0 M O N A C O tél. +377 97 98 20 00 - [email protected] - DOttA.MC PRINCIPATO DI MONACO FORMULA 1 18 della Vecchia Stazione, affrontata a circa 55 km/h. Grazie a due curve, la più lenta e la più veloce del Campionato, il Gp di Monte Carlo può vantare anche questa eccezionale peculiarità, in quanto i piloti affrontano la prima staccata importante al termine del rettifilo dei box, percorso ad oltre 250 km/h. L’approccio a questa prima curva, la Sainte Devote, disegnata da un cordolo removibile che consente ai piloti una migliore traiettoria di entrata, può risultare determinante per il risultato finale, in quanto chi l’ha superata per primo, sovente si è poi aggiudicato il Gran Premio. Oltre all’annuale Gran Premio di Monaco di Formula 1, sul circuito cittadino di Monte Carlo si svolgono gare di contorno come la Formula 3, la Formula 3000 ed ora la GP2 Series. Durante il Campionato del mondo di Formula 1, le prime due sessioni di prove libere si svolgono di giovedì invece che di venerdì ed è l’unico gran premio cittadino nel quale, durante il week-end di gara, fra una sessione e l’altra, le strade vengono immediatamente riaperte alla circolazione. Il circuito è una sorta di collegamento tra la Formula 1 attuale e le gare di una volta, con diverse deroghe previste nel regolamento della Formula 1 a suo favore. In un calendario che ha progressivamente visto l’ingresso di autodromi ultramoderni e sicurissimi, come il circuito di Manama in Bahrain e quello di Sepang in Malaysia, Monaco riporta alla mente i vecchi Gran Premi, dove il rischio e l’abilità dei piloti erano in primissimo piano. Le sei vittorie di Ayrton Senna e le cinque di Michael Schumacher e Graham Hill, sono testimoni di questo. Al compianto pilota brasiliano, ribattezzato per i suoi successi nel Principato “Il Re di Monte Carlo”, appartiene anche il record di cinque Pole Position e di otto podi. Gli aneddoti che caratterizzano la storia di questo Gran Premio, che è il più celebre tracciato cittadino della Formula1 e fra i più prestigiosi al mondo, sono tantissimi. Uno riguarda il compianto Gilles Villenueve, che con la sua Ferrari 126 Ck nel 1981 fu il primo pilota dell’era turbo a vincere sul circuito di Montecarlo, con un motore brusco e considerato inadatto ai tracciati cittadini. La morte del giovane canadese avvenuta a causa di un grave incidente durante le prove del Gran Premio del Belgio a Zolder appena un anno dopo, costituì però un impressionante colpo per la Ferrari e contribuì anche a propendere all’eliminazione delle vetture ad effetto suolo. In quanto a Niki Lauda, altro grandissimo 19 campione Ferrari, nel 1976 il secondo titolo successivo sembrava inevitabile; purtroppo il campione subì un grave incidente al Bergwerk durante il secondo giro dell’ultimo Gran Premio di Germania l al vecchio Nürburgring, riportando gravi ustioni. Gli erano state impartite le estreme unzioni, ma incredibilmente si riprese e guidò la Ferrari sei settimane più tardi nel Gran Premio d’Italia, perdendo il campionato per un solo punto su James Hunt nella gara finale, disputata in condizioni impossibili sotto una pioggia battente al Fuji nella prima edizione del Gran Premio del Giappone quando, dopo aver percorso appena un giro lasciò la sua vettura parcheggiata nei box, dichiarando che il rischio era troppo grande e rifiutandosi di gareggiare in quelle condizioni estreme e urtandosi con la Ferrari. Passato alla Brabham e poi alla Mc Laren, superò il suo compagno di squadra Alain Prost nella corsa al titolo nella stagione 1984 soltanto per mezzo punto di scarto, il minore distacco dal secondo classificato registrato della storia. Da segnalare che la classifica fu, secondo alcuni, falsata dopo l’interruzione per pioggia del Gran Premio di Monaco, che provocò l’assegnazione di metà punteggio. Prost vinse quella corsa, dove il debuttante Ayrton Senna PRINCIPATO DI MONACO FORMULA 1 destò grande impressione con la modesta Toleman, piazzandosi secondo. Era il principio di una rivalità tra i due piloti, che continuò per quasi un decennio con lotte serrate. Nella storia del Gran Premio di Monte Carlo, come non pensare al grande Schumacher, cui auguriamo una pronta ripresa dopo il grave incidente sciistico dello scorso inverno? Nel 1994 Michael, con la Benetton Ford B194, fu il primo pilota ad abbattere la media dei 150 orari in questa pista, dove l’impegnativa ma agile “Chicane delle Piscine”, variante allargata e velocizzata nel 1994, viene percorsa a circa 190 orari, mentre nell’ampio curvone veloce all’interno del tunnel si superano i 280 orari. Sempre lui, nell’edizione del 1997, a causa di cangianti condizioni meteo che ne rallentarono il ritmo complessivo, vinse con la Ferrari F310B allo scoccare delle due ore, termine entro il quale una gara di F1 deve per regolamento finire, mentre l’anno prima ad imporsi a sorpresa fu il francese Olivier Panis su Ligier, per un successo tutto francese in una gara con sole sei vetture arrivate al traguardo. Negli anni della sua lunga storia, questo circuito ha scritto molte pagine memorabili, ma purtroppo anche alcune estremamente drammatiche. Il primo spettacolare incidente avvenne nel 1955, quando Ascari e la sua Lancia, dopo aver mancato una chicane, si schiantarono contro il molo. Ascari venne sbalzato fuori dalla vettura e cadde in acqua, vivo e apparentemente senza danni, ma appena quattro giorni dopo rimase ucciso a Monza mentre effettuava alcuni test su una vettura Ferrari sport affidatagli dall’amico Eugenio Castellotti. Quella disgrazia fece sì che la Lancia, già alle prese con gravi problemi finanziari, si ritirasse definitivamente dalla categoria cedendo motori, vetture, informazioni e tecnologia alla Ferrari, che aveva fatto il suo esordio in F1 proprio a Monaco, nel 1950. Con il progettista Vittorio Jano, dalla stagione 1960 Enzo Ferrari adottò lo schema a motore anteriore, affermando che “i cavalli stanno davanti al carro, non dietro” , ottenendo i primi notissimi, grandi risultati anche grazie a straordinari piloti come, fin dal 1962, il giovane romagnolo Bandini; ritenuto una delle migliori speranze dell’automobilismo italiano., questi disputò il Gran Premio 20 IL CIRCUITO DI MONTE-CARLO 21 PRINCIPATO DI MONACO FORMULA 1 di Monaco il 3 giugno, cogliendo subito un terzo posto dietro a Bruce McLaren e Phil Hill. Purtroppo, nel 1967 e proprio a Monte Carlo, il povero Bandini perse la vita. Partito in seconda posizione al fianco di Jack Brabham, al via riuscì a prendere il comando. Intanto, però, l’australiano aveva avuto un cedimento al motore e aveva inondato d’olio la pista, su cui al passaggio successivo scivolò l’ignaro Bandini, che perse due posizioni. L’italiano cominciò quindi una lunga e spossante rimonta, con un divario che crebbe fino a 20 secondi. Poi, all’82º giro si consumò la tragedia: Bandini giunse alla chicane del porto a velocità nettamente superiore a quella di solito tenuta dai piloti in quel punto e la sua Ferrari, dopo aver colpito una bitta di ormeggio delle navi, decollò e ricadde pesantemente a terra, capovolgendosi e prendendo fuoco, a causa delle balle di fieno poste a bordo pista. I soccorsi non intervennero tempestivamente, anche perché si pensava che il pilota fosse stato sbalzato fuori dalla vettura e fosse finito in acqua, com’era successo ad Alberto Ascari nel 1955. Solamente quando l’incendio fu domato e l’auto fu raddrizzata, tre minuti e mezzo dopo l’impatto, si scoprì la terribile realtà: il pilota, ormai privo di sensi, era ancora all’interno della Ferrari. Bandini venne trasportato al nosocomio di Monte Carlo in condizioni critiche, con una pro- fonda ferita alla milza e ustioni su oltre il 60% del corpo. Purtroppo ogni tentativo dei medici di salvargli la vita risultò vano e Lorenzo Bandini si spense, dopo settanta ore di agonia, il 10 maggio 1967. Le indagini, aperte subito dopo l’incidente, fecero chiarezza sulle cause. Senz’altro la prima fu la stanchezza di Bandini, la cui vettura fu trovata in quinta marcia, anziché in terza come avrebbe dovuto essere nel punto dell’incidente, ma un insieme di altri fattori avevano contribuito a rendere più drammatica una vicenda che forse avrebbe potuto concludersi meno tragicamente e perciò pesanti accuse furono a quel tempo lanciate contro la sicurezza dell’autodromo monegasco. In quel tempo ormai lontano, c’erano sul tracciato lamiere metalliche e bitte per l’ormeggio, e per attutire gli impatti venivano usate delle balle di fieno, che alimenrarono le fiamme. In più i soccorritori non indossavano tute antincendio e i primi estintori a loro disposizione erano di scarsa capacità: in tal modo essi non si erano potuti avvicinare La F12berlinetta, capostipite della nuova generazione delle vetture V12 del Cavallino Rampante, è la Ferrari stradale più potente e prestazionale di sempre. 22 a distanza sufficiente per domare il rogo tempestivamente. La morte di Bandini, amatissimo dagli appassionati di Formula 1 del tempo e specialmente dagli italiani tifosi della Ferrari, come sempre accorsi in gran numero a Monte Carlo, lasciò un grande vuoto nel mondo automobilistico, che istituì il “Trofeo Lorenzo Bandini”, assegnato ogni anno al miglior pilota emergente della F1, ad eccezione del 1997, trentennale della morte di Bandini, quando il trofeo fu assegnato a Luca Cordero di Montezemolo, e del 2003, quando a riceverlo fu Michael Schumacher. Proprio questo eccelso pilota, nel 2012 ha elogiato la sicurezza del circuito di Monaco, ritenendo assolutamente soddisfacenti le migliorate vie di fuga create dopo il brutto incidente occorso a Sergio Perez nel 2011. “E’ sempre bello scendere in pista per i primi giri a Monaco e tornare nell’atmosfera di questo luogo speciale, in cui la sicurezza è stata ulteriormente aumentata e dove gli organizzatori sono sempre pronti a lavorare per rendere le cose sempre mi- 23 PRINCIPATO DI MONACO FORMULA 1 gliori ogni anno.” dichiarò il campione, paladino della rinata GPDA, l’associazione portavoce delle richieste dei piloti relativamente agli standard di sicurezza. Purtroppo, negli anni 80 e fino agli anni 90, c’era un “aria di invincibilità” in Formula 1, una credenza che le vetture fossero intrinsecamente sicure e i piloti non sarebbero più deceduti . Al Gran Premio di San Marino che si svolse ad Imola nell’aprile del 1994, questa “presunzione” crollò bruscamente e drammaticamente, dapprima con le gravi ferite occorse a Rubens Barrichello durante le prove libere del venerdì, poi con la morte di Roland Ratzenberger nelle prove ufficiali del sabato e infine con quella di Ayrton Senna la domenica. Sempre a Imola, uno scontro alla partenza causò feriti tra gli spettatori e una ruota persa da Michele Alboreto ferì 4 meccanici. Poi, durante la disputa del Gran Premio di Monte Carlo nel maggio dello stesso anno, Karl Wendlinger restò in stato di coma per due settimane dopo uno scontro. Il conto dei decessi e i feriti gravi rappresentarono una scossa terribile per tutti. Non solo due piloti rimasero uccisi durante un singolo week-end di gara, ma FF come Ferrari Four, la rivoluzionaria 12 cilindri. Come le quattro ruote motrici che la spingono. Come le quattro comode poltrone che accolgono pilota e passeggeri. 24 uno di loro era il tre volte campione del mondo. Sembrava di essere tornati improvvisamente negli anni ’70, dove in una stagione di 12 gare, morivano in media due piloti e altri tre o quattro rimanevano gravemente feriti. La FIA reagì rapidamente e con grandissima severità con cambiamenti importanti da far rispettare per il resto dell’annata e in quelle seguenti, rappresentando l’inizio della spinta da parte sua per aumentare la sicurezza in Formula 1. Grandi nomi, sia di piloti che di scuderie e di firme, hanno gareggiato a Monte Carlo: Varzi, Fangio, Giuseppe (Pinin) Farina (poi divenuto famoso con il marchio e il cognome Pininfarina), Moss, Hill, Stewart, Lauda, Villeneuve, Prost, Senna, Schumacher, Trulli, Alonso, Webber e molti altri; e scuderie come le Bugatti e le Alfa Romeo; le Mercedes-Benz e le Maserati; le Cooper e le BRM; le Ferrari e le Mac Laren; Benetton e Red Bull. A proposito di velocità, è interessante annotare che fu a metà degli anni 50, con l’ingresso in pista della Mercedes-Benz, dalle tecniche molto avanzate, che Manuel Fangio partì dalla pole position nel Gran Premio di Francia con un primo giro percorso a una velocità di oltre 200 km/h - fu la prima volta nella storia della Formula 1 - prima di vincere la corsa. A cercare di limitare il dominio assoluto di Mercedes-Benz erano allora la Ferrari e la Lancia. E’ anche interessante sapere che prima della seconda guerra mondiale, la Formula Grand Prix aveva un sistema di punteggio che era basato sulle penalità acquisite - chi ne otteneva di meno vinceva il titolo - e non sul sistema di punteggio attuale e che cinque edizioni del Campionato Europeo per piloti, tra cui Monte Carlo, furono dominate da piloti e vetture tedesche dal 1935 al 1939, bloccate dallo scoppio del conflitto. Com’è noto, la seconda guerra mondiale interruppe ogni tipo di gara, comprese le Olimpiadi; per quanto riguarda la F1, subito dopo la guerra, nel 1946, furono create dalla Commissione Sportiva Internazionale (CSI) la FIA, antecedente della FISA, e l’antesignana delle Formula 1, la Formula A, come la classe più alta di corse automobilistiche per monoposto scoperte dell’automobilismo mondiale, formalizzata in campionato mondiale di automobilismo nel 1947. Il nome della Formula venne cambiato nel 1948 con quello at- 25 tuale contestualmente alla nascita della Formula 2. Nel 1949, con la scelta di sette Gran Premi validi per l’assegnazione del trofeo, tra cui il Monte Carlo del 1950, nascono il titolo piloti e la coppa costruttori, poi convertita in campionato nel 1982. Oltre ai campionati mondiali, si disputarono anche due campionati nazionali per vetture simili o uguali alla Formula 1. Il primo, denominato “Tasmanian Formula”, si disputò nel Sudafrica e anche in Australia dal 1960 al 1975. Il secondo, denominato anche “Formula Aurora”, ebbe una durata più breve e si disputò in Inghilterra per due anni, dal 1978 al 1980, e infine nel 1982. A partire dal 1984, tutte le gare per vetture di Formula 1 sono valide per il titolo mondiale. Il totale dei Gran Premi per vetture di Formula 1 regolarmente disputati - validi e non - oggi supera abbondantemente il numero di 1000 competizioni, tra cui brilla questo 72° Gran Premio di Monte Carlo, davvero unico e affascinante, che da sempre si svolge sotto gli occhi attenti degli esponenti di casa Grimaldi, le loro Altezze Serenissime i principi di Monaco. Silvana RIVELLA Cerimonia 2014 www.carlopignatelli.com ITALIANI NEL MONDO MUSEI FERRARI I MUSEI FERRARI, Antonio Ghini racconta... 28 La linea guida della Ferrari è la Consistency; due Musei: le differenze tra Maranello e Modena di Marichele BRUSA [email protected] Fotoservizio Davide SPANO Abiti di Maria Grazia SEVERI Antonio Ghini di fronte alla sede dell’Azienda Ferrari. MODENA. “Gestire i due Musei della Ferrari è una grande responsabilità perché il marchio Ferrari é stato riconosciuto come uno dei brand più forti al mondo. Forte inteso come significato più ampio nei contenuti: un marchio che lavora le due sfere diverse: destro e sinistro, nella mente dell’uomo. Ecco perché i Musei Ferrari sono una visione alternativa al concetto di Museo che mette il visitatore al centro di un’emozione. Come recita la scritta all’ingresso della nostra struttura Storica di Maranello “Vivi il sogno”, incita il visitatore ad avere una visione attiva e partecipata del Museo. Lo spinge ad entrare nella realtà Ferrari che, proprio perché non è accessibile a tutti, si presta ad essere raccontata come esperienza: vivi il passato, ma anche vivi il presente e perfino... guida tu stesso una Formula 1. Invece il Museo di Modena è dedicato ad Enzo Ferrari che, tra l’altro ha un’architettu- ra straordinaria, realizzata dallo studio inglese “Future Sistem” ed è abbinato a quella che é stata la casa privata di Enzo Ferrari che nacque nel 1898. Qui si può notare un’architettura contemporanea, legata non solo alla vecchia casa, ma anche alla vecchia officina. Dove il padre di Enzo Ferrari lavorava per le Ferrovie dello Stato. Nella vecchia officina abbiamo allestito invece i Motori Ferrari. Che per lui erano, e sono, il cuore dell’automobile. Il Museo era stato aperto da una Fondazione “con capitale pubblico” fino al 2012/13. Poi è stato chiesto alla Ferrari di prenderlo in gestione; dopodiché abbiamo subito riscontrato una sensibile crescita di visitatori. Il Museo ha il vantaggio di essere collegato a Maranello anche con una navetta. La sinergia dunque è unica e molto interessante.” A quest’approfondita introduzione di Antonio Ghini, direttore generale dei 29 ITALIANI NEL MONDO MUSEI FERRARI 30 due Musei Ferrari, noi aggiungiamo la nostra prima domanda: è importante, ingegnere, per i Musei Ferrari vivere nella Terra di Motori? “Sicuramente è importantissimo essere in una terra in cui ci sono delle eccellenze produttive e una vocazione motoristica unica in Italia. Come nelle migliori orchestre, occorrerebbe però che ci fosse un Direttore sempre! A guidare il tutto. Sappiamo di essere il primo violino, e questo ci onora, ma un’orchestra ha bisogno di una regia costante capace di tenere insieme i molteplici componenti. E’ un progetto che merita un grandissimo successo.” Arte e motori dunque, è questa la Ferrari? “Ne è testimonianza il fatto che la Ferrari sia stata invitata dal Museum of Modern Art di New York, dalla Neue Nationalgalerie di Berlino e, nel 2002, dal Contemporary Art Museum di Tokyo, ad esporre le proprie auto come se fossero straordinarie opere d’arte. Enzo Ferrari aveva colto immediatamente quali fossero le strategie da seguire per trasformare quella piccola “Casa Corse” in un marchio di successo, strategie che abbracciano i campi dello sviluppo del prodotto e della comunicazione”. Dunque è la Consistency che ha caratterizzato il successo mondiale e storico del Cavallino Rampante ? “La coerenza (consistency) quasi maniacale che ha reso possibile il consolidarsi del nome Ferrari perché accompagnato da un’immagine precisa del prodotto e della filosofia storica aziendale. Attraverso sessant’anni di storia la casa di Maranello non ha mai abbandonato e mai abbandonerà, secondo le affermazioni dell’attuale dirigenza, le scelte strategiche di partenza che furono proprie del fondatore”. Allora esiste un Formula Rossa strategica? “Si esiste una formula strategica che rese una piccola “Casa Corse” in un marchio di successo mondiale e gliele sintetizzo in cinque punti”. 1° La costante presenza nelle corse sostenuta da un grande impegno che ha fatto sì che anche nei momenti più difficili ci sia sempre stata una monoposto rossa al via nelle gare del circuito mondiale. La Ferrari non esisterebbe senza le corse essendo l’unico costruttore di automobili che abbia preso parte a tutte le edizioni del Campionato del Mondo Conduttori (comunemente definito di Formula1) a 31 ITALIANI NEL MONDO MUSEI FERRARI partire dalla sua creazione, nel 1950. Per molti anni è stato l’unico team a realizzare per intero le sue monoposto: telaio, motore, cambio, sospensioni. A tutto il 2003 la Ferrari ha conquistato 13 titoli mondiali Piloti e 13 Costruttori e detiene i record di vittorie (167) e di pole position (166). In Formula1 hanno guidato ufficialmente per la Ferrari 68 piloti. 2° La proposta di automobili tecnicamente eccezionali, irraggiungibili che si attestano nel settore di mercato più alto e selezionato, attraverso l’offerta di esemplari sempre unici, a tiratura limitata, elitari. La realizzazione di auto dallo stile unico sia dal punto di vista tecnologico che estetico eleva il mezzo meccanico ad oggetto di culto, simbolo di una serie di valori materiali altamente suggestivi. 3° I modelli prodotti sono sempre stati a due porte e mai di piccola cilindrata; uno dei punti di forza del marchio è l’unilateralità dell’offerta che non si contamina con prodotti destinati ad altri settori di mercato più economici. 4° L’impegno incessante nei settori della ricerca tecnologica avanzata, legati alla necessità di eccellere nelle competizioni sportive e sistematicamente trasferiti nella produzione di serie. La Ferrari fin dalla sua nascita ha introdotto almeno un’innovazione tecnica all’anno, spaziando nei settori più differenziati: dall’aerodinamica, alla metallurgia, alla fluidodinamica, all’elettronica, fino alla telaistica e alla sicurezza attiva e passiva. 5° La chiarezza ed identificabilità del marchio, il cavallino nero su fondo gial- 32 lo, e del colore rosso che non è mai cambiato anche quando l’introduzione degli sponsor in Formula1 ha stravolto la logica dell’assegnazione dei colori nazionali alle auto che partecipavano al campionato mondiale”. Esaudiente finale che dimostra, se mai c’è ne fosse bisogno, quanto gli uomini e le donne Ferrari, sono attaccati e affascinati da quel cavallino rosso, simbolo straordinario di efficienza, e moderna cultura che il mondo davvero ci invidia. Che un solo uomo abbia avuto la capacità di creare tutto ciò, resta quasi incomprensibile. Però è accaduto e l’Italia e il mondo intero che ruota attorno a qual meraviglioso brand gliene sarà sempre grato. Marichele BRUSA Abiti di 33 italian technology ITALIANI NEL MONDO SINFONIA ITALIANA pronti al via 36 In basso a sinistra, Katia Ricciarelli direttore artistico del progetto “Sinfonia Italiana”. A destra, lo scrittore Antonio Caprarica, Testimonial d’eccezione. di Silvia BERLINGUER [email protected] Biografie raccolte da Romano LUPI MILANO. Il repertorio Italiano è senza dubbio tra i più meritevoli e ricchi al mondo, a partire dalla musica Barocca del ‘500 fino ai giorni nostri, ma qual è la Musica Made in Italy che si ascolta oggi nel mondo? E’ più conosciuta quella lirica, quella classica, o il Pop contemporaneo rappresentato da Eros Ramazzotti, Laura Pausini e Zucchero? Oppure i brani più apprezzati sono quelli interpretati da Andrea Bocelli? Ci sono la musica classica partenopea, la melodica degli anni ‘50 e quella dei fatidici anni ‘60 e ‘70 che grazie ai cantautori ha rivoluzionato lo stile musicale italiano e poi il genere folk come l’Orchestra di Renzo Arbore, che propone canzoni popolari di genere napoletano, meno impegnativo musicalmente e più facile da “vendere” all’estero, per non parlare delle canzoni tradizionali tratte dai vecchi Festival di Sanremo, che riscuotono un grande successo soprattutto in Russia. 37 Insomma, fino alla nascita del nostro progetto, che amalgama in uno stesso spettacolo la musica classica, lirica e pop con l’intento di proporla soprattutto all’estero, non era per niente cosa facile presentare la musica Made in Italy nella sua interezza e autenticità. Ecco perché, per far ciò nel migliore dei modi, è stato approfondito nel corso dell’anno e nei minimi particolari il progetto Sinfonia Italiana, fino al decollo che avverrà sabato 24 maggio in Piemonte, nel Teatro Sociale di Biella. In quella pregevole struttura diretta da Enrico Bernardi avrà luogo l’anteprima dello spettacolo “crossover” chiamato, a ragion veduta, Sinfonia Italiana. Si tratta, infatti, di un’importante sinfonia progettuale che contempla 21 brani tra musica lirica, classica e pop, atti a rappresentare la storia della vera musica italiana, partendo dal compositore barocco Domenico Scarlatti per giungere all’attualissimo maestro Nicola ITALIANI NEL MONDO SINFONIA ITALIANA Prima Mondiale REGGIA di CASERTA Venerdì 8 Agosto 38 39 ITALIANI NEL MONDO SINFONIA ITALIANA Piovani, premio Oscar per le musiche del film “La vita è bella”, interpretato da Roberto Benigni. Il progetto Sinfonia Italiana ha rivisitato tutte le partiture senza tuttavia sconvolgerne l’originalità, mettendo in scena artisti con la A maiuscola, quali il Direttore d’Orchestra Stefano Salvatori e Max Volpini, coreografo e regista, entrambi collaboratori fissi del Teatro alla Scala di Milano. Ma in questo viaggio-crossover sonoro primeggiano innanzitutto quattro musicisti internazionali: una violinista tra le più stimate al mondo, la bellissima Natasha Korsakova, pronipote del grande compositore russo Nikolaj Andreevič Rimskij-Korsakov; l’affascinante italo - egiziana Nair, raffinata cantautrice Pop diplomata in pianoforte; il romantico e virtuoso pianista classico, ma adesso anche crossover, il cubano Marcos Madrigal, e infine il tenore di grande intensità Romolo Tisano, di Roma; quattro Solisti di fama mondiale che sono stati appositamente scelti, oltre che per il loro talento, anche per la loro presenza scenica, grazia e bellezza. Un sestetto davvero interessante, al quale si unisce una new-entry, il percussionista napoletano Gianluca Mirra, che avrà il compito di aggiungere un po’ di “colore” alle melodie classiche. A dare un tocco di leggerezza allo spettacolo, inoltre, vedremo due ballerini classici italiani che si sono formati presso il Teatro Bolshoi di Mosca grazie ad una borsa di studio: sono Lucia Colosio e Giulio Galimberti, appena ventenni, anche loro molto belli e molto bravi. Lo spettacolo è arricchito dall’Orchestra Sinfonica piemontese “LiberArtisti”, composta da 52 professori, e da un coro di 40 voci che concluderanno il programma con il celebre “Va pensiero”, tratto dall’opera Nabucco di Giuseppe Verdi. In sostanza, si comincia con un classico del ‘600 per concludere con la più pura tradizione italiana, quella verdiana, passando attraverso stili musicali diversi. Tutti i brani sono stati scelti con grande cura e attenzione dalla Commissione Tecnica che fa capo alla Direttrice Artistica, il soprano e attrice Katia Ricciarelli; con lei il maestro Fio Zanotti, l’ineguagliabile musicologo di Rai Uno Vincenzo Mollica, l’esperto in comunicazione Fausto Taverniti e il produttore, editore e giornalista Ilio Masprone. Last but not least, il progetto Sinfonia Italiana si avvale di un Testimonial d’eccezione, lo scrittore Antonio Caprarica, che ne è stato l’inconsapevole ispiratore. Il gran debutto ufficiale di Sinfonia Italiana è previsto per venerdì 8 agosto negli splendidi giardini della Reggia di Caserta. Questa meravigliosa struttura che unisce storia, cultura, tradizioni e classe, sarà dunque la degna cornice della Prima Mondiale dello spettacolo Sinfonia Italiana, come lo è stata di molti prestigiosi eventi, tra i quali, importantissimo, il banchetto di Stato offerto vent’anni fa, il 9 luglio del 1994, dal Presidente Scalfaro ai 7 potenti della terra in occasione del vertice italiano del G7. Oggi ci piace ricordare che, in quell’occasione, l’allora Presidente degli Stati Uniti Bill Clinton non seppe trattenere la sua ammirazione, esclamando: “…wonderful, wonderful!” Silvia BERLINGUER NATASHA KORSAKOVA Natasha Korsakova è giovane, ma è già una grande violinista conosciuta in ambito internazionale. Nata in una famiglia di musicisti a Mosca, ha cominciato a suonare il violino all’età di cinque anni; il suo primo maestro è stato il nonno Boris Korsakov, padre di Andrej Korsakov. Sua madre è la pianista Yolanta Miroshnikova. Dopo la morte di Andrej, “Naty” ha continuato gli studi musicali con il Maestro Ulf Klausenitzer a Norimberga e poi 40 con Saschko Gawriloff a Colonia. Natasha parla ben cinque lingue, è spesso definita una ragazza di immenso talento e innato carisma. Vincitrice di numerosi premi, è sempre una delle artiste più ricercate dai direttori d’orchestra quando si tratta di metter su la squadra per realizzare un concerto importante. Al suo attivo, registra esibizioni in tutto il mondo, dalla Wigmore Hall di Londra, passando per la Santory Hall di Tokyo, fino alla Grand Hall di Mosca. Naty Korsakova ha suonato accompagnata da numerose orchestre internazionali, come la Sinfonica “G. Verdi” di Milano, la Regina Royal Symphony, la Filarmonica di Mainz e la Cape Cod Symphony. Ha inoltre coollaborato con personaggi musicali celebri del calibro di Alain Lomard, Steven Byess, Leif Bjaland e David Wiley. Natasha, con la sua brillantezza, è riuscita ad impressionare anche dei mostri sacri come Daniel Scnyder e Robert Vinson che, ricordiamo, sono due tra i più bravi e famosi compositori viventi che le hanno scritto e dedicato concerti per violino “Mozart in China” e “Concerto in F tributo a G. Gershwin”. Molti sono i riconoscimenti prestigiosi ottenuti: è stata la prima musicista a ricevere il premio “Musa Russa”; nel 1998 ITALIANI NEL MONDO SINFONIA ITALIANA fu premiata come “Artista dell’Anno” in Cile; nel 2004 ha preso parte con il Concerto Tchaikovsky alle celebrazioni per i 15 anni dalla caduta del muro di Berlino. Dal 2008 invece, Natasha sta stringendo i suoi rapporti con l’Italia, anche per merito del legame sentimentale, ed ha già vinto il premio “Sirmione Catullo” diventando artista dell’anno, proprio nel Bel Paese. Ha suonato al Quirinale, in presenza del Presidente Giorgio Napolitano e nel 2011 si è esibita nella Sala Nervi in Vaticano al cospetto del Papa Emerito Benedetto XVI. NAIR L’artista assume il nome d’arte egizio dalla madre; lei è un’ artista speciale, unica per personalità, scelte di vita, per l’anomalo e suggestivo percorso professionale-artistico e per il mondo musicale che ha creato. Appartenente ad una famiglia di notai ed avvocati, dopo la laurea in giurisprudenza e la pratica notarile, abbandona la carriera per dedicarsi alla musica. E’ pianista, interprete con grande vocalità (quattro ottave di estensione!), compositrice ed autrice, performer: un’artista italiana a valenza internazionale. Lo ha dimostrato attraverso la pubblicazione dei suoi album e le esibizioni in vari teatri d’Europa con orchestre sinfoniche dirette anche da Salvatore Accardo. Ha cantato in recitals natalizi in cattedrali con voce narrante di Arnoldo Foà. Il suo primo album “Sunrise” è pubblicato in Giappone e in altri territori asiatici ed è entrato nelle classifiche ufficiali di vendita. In Italia l’album è stato lanciato da una cult-song: “Shine on now-You are a star”, che per tre anni ha sonorizzato un importante spot pubblicitario. Un tour con Franco Battiato e prestigiosi duetti con Lucio Dalla, Claudio Baglioni, Ron, in occasione di importanti eventi nazionali alla Valle dei Templi di Agrigento, a Musicultura Festival, ad O’Scià a Lampedusa. Numerosi concerti con orchestre sinfoniche e da solista voce-pianoforte in teatri e luoghi artistici ed archeologici patrimonio Unesco, molti passaggi su Rai e Mediaset e special guest in prestigiosi eventi. NAIR ha pubblicato nel 2011 il suo secondo album “Ithaca”: 12 brani di cui ha scritto testi e musiche, suonato le parti di pianoforte, con la produzione di Fio Zanotti e presentato da tutti i TG. Poi firma ed interpreta la title-track “Like Dominoes” del nuovo film di Paula Van Der Oest “The dominio effect”, una coproduzione anglo-olandese-americana. Il film girato in 4 continenti, dipinge lo scenario apocalittico di un’economia mondiale che si blocca determinando un “effetto domino” sulle popolazioni. NAIR è stata ospite in galà internazionali a Pechino e Shangai; a Los Angeles dove è stata invitata al “Carousel of Hope Ball 2010” tenutosi al Beverly Hilton Hotel in presenza di stars mondiali del cinema e della musica: Tom Hanks, Jennifer Lopez, Quincy Jones, Jane Fonda, Stevie Wonder, Rod Stewart, Raquel Welch. Ha cantato per capi di Stato: in Brasile alla presenza del Presidente Lula, in Giordania per la famiglia reale, a Montecitorio in un evento benefico precedendo Andrea Bocelli. E poi diverse volte in Vaticano per i pontefici Giovanni Paolo II e Be- 42 nedetto XVI. A Nair è stato assegnato il Premio Monte Carlo quale “Rivelazione Artistica Internazionale”, riconoscimento alla Professionalità degli Italiani nel Mondo. Nel 2012 ha ricevuto il Premio Lunezia, menzione speciale per l’eccellenza del valore musical-letterario dell’album “Ithaca”. La presentazione dei due album di Nair è stata scritta da importanti giornalisti di Billboard-USA: Jim Bessman ha scritto dell’ opera prima “Sunrise”, Mark Worden del secondo lavoro “Ithaca”.Attualmente sta lavorando tra Londra ed Amsterdam alla composizione dei brani del terzo album in pubblicazione per quest’anno.www.nair.it - www.alabianca.it; www.alabianca.com Tour Mondiale 2014-15 zi classici, lirici e pop scelti tra i più celebri autori della M le crossover di pez a usica Italia c i s u m o i na Viagg NATASHA KORSAKOVA (violino) - NAIR (voce e piano) ROMOLO TISANO (tenore) - MARCOS MADRIGAL (pianoforte) con Lucia Colosio e Giulio Galimberti (danzatori) Orchestra Sinfonica del XXI Secolo Direttore d’Orchestra STEFANO SALVATORI Regia e Coreografie MAX VOLPINI Consulenza Artistica KATIA RICCIARELLI Testimonial ANTONIO CAPRARICA Produzione: Associazione No Profit Cultura & Comunicazione - Sanremo - Italy - Presidente Ilio Masprone - Contact: [email protected] ANTEPRIMA MONDIALE Città di Biella Regione Piemonte Orchestra Sinfonica e Coro LiberArtisti Teatro Sociale (Piazza Martiri Libertà 2) Sabato 24 Maggio (ore 21) www.teatrodode.it 44 ROMOLO TISANO Ha intrapreso lo studio del canto nel 2005. Vincitore nel 2007 della seconda edizione della Selezione Internazionale Lirica Sperimentale Provincia di Foggia e del Concorso Internazionale della Romanza da Camera di Conegliano Veneto, Romolo Tisano ha debuttato nello stesso anno al Teatro Rendano di Cosenza con il ruolo di Pong (Turandot), ruolo che successivamente ha interpretato al Teatro Magnani di Fidenza e al Teatro Comunale di Carpi. In seguito è stato Alfredo (La Traviata) al Teatro “Savoia” di Campobasso dove ha cantato nello Stabat Mater e nella Petite Messe Solennelle di G. Rossini. Nel 2008 è stato il Duca di Mantova nel Rigoletto al Teatro Civico di La Spezia e in un tour in centro America nei Teatri: ”Nazionale” di Città del Guatemala, ”Presidente” di San Salvador, ”Rubén Dacìo” di Managua, ”Anayansi” di Panamà City, ”Melico Salazar” di San José. Altri Teatri e Sale da concerto tra cui: “La Fenice” di Venezia, ”Animosi” di Carrara, “Filodrammatici” di Cremona,”Verdi” di Salerno, ”Rinascimento” di Zagabria, Festival Internazionale ”I Concerti d’Altamarca”, ”Sangiorgi” di Catania, Comunale “F. Cilea“ di Reggio Calabria, ”Giordano” di Foggia, Teatro “Palladium” di Roma, Filarmo- nica Slovena di Lubiana, Festival Internazionale di Musica Contemporanea “Le forme del suono” di Latina, Anteprima Opera dell’Arena di Verona, “Carcano” di Milano, ”Reid Concert Hall” di Edimburgo, St. Petersburg Philharmonic Hall, Festival Internazionale “NotoMusica”, Montecatini Opera Festival, Teatro del Giglio di Lucca, Teatro dal Verme di Milano, Sava Centar Hall di Belgrado. Ha cantato il ruolo di Rinuccio in Gianni Schicchi alla Filarmonica Lituana di Vilnius. Ha interpretato Rodolfo (La Bohème) al Festival “Pergine Spettacolo Aperto”, Il Duca di Mantova al “MusicaRivaFestival” e Ismaele (Nabucco) al Teatro “Masini” di Faenza. Nel Dicembre 2009 a Parma, ha ottenuto il 2° premio al IV Concorso Lirico Internazionale “R.Pelizzoni” e si è esibito al Teatro dell’Opera del Casinò di Sanremo nella manifestizione musicale RADIORAI “Capodanno dei fiori”. E’ stato il Duca di Mantova al Teatro Traiano di Civitavecchia ed al Festival “Cento Città in Musica” 2010. Al 35° Cantiere Internazionale d’Arte di Montepulciano 2010 (Teatro Poliziano) ha interpretato Edoardo di Sanval nell’opera verdiana “Un Giorno di Regno”, e nel 2011 è ritornato con la produzione di “Ariadne auf Naxos” di R. Strauss. Al Festival Estivo 2010 “Il Giglio è Lirica” - Isola del Giglio - interpreta Camillo de Rossillon (La Vedova Allegra), nel 2011 è ritornato con il Duca di Mantova. Nel 2011 all’Accademia Filarmonica Romana, solista del Saint Nicolas di B. Britten al Teatro Olimpico di Roma. Nel 2012, ancora Camillo de Rossillon al Regio di Parma, al Ponchielli di Cremona, al Fraschini di Pavia, al Donizetti di Bergamo, allo Storchi di Modena, al Chiabrera di Savona, al Quirino di Roma, al Rendano di Cosenza. Per i festeggiamenti del 150° anniversario dell’Unità d’Italia si è esibito al Grande di Brescia ed ha cantato nel concerto per la beatificazione di Papa Giovanni Paolo II all’Auditorium della Conciliazione di Roma. Nel 2011 è stato Alfredo (La Traviata), al Teatro Traiano di Civitavecchia, poi nella IX sinfonia di Beethoven in occasione del 50° anniversario della fondazione dell’Università Cattolica di Roma e si è esibito in una serie di concerti in Argentina a Buenos Aires. Nel 2012 canta il Requiem di Mozart con l’Orchestra Sinfonica di Sanremo e, tra l’altro, è stato Mario Cavaradossi in Tosca al Festival di San Benedetto del Tronto. Nel 2013 ottiene uno straordinario successo alla “Concert Hall” di Toyota in Giappone; ha cantato ancora nella IX sinfonia di Beethoven al Teatro del Giglio di Lucca ed è il Duca di Man- 45 tova nel Rigoletto al Teatro Municipale di Caracas, a Roma canta Alfredo in La Traviata. Nel 2014 i suoi impegni lo portano in Corea a Seoul, poi in Giappone a Toyota con il ruolo di Alfredo in una produzione de La Traviata, canterà nella Messa di Requiem di Donizetti a Bergamo e nello Stabat Mater di Rossini al 51° Festival di Musica Religiosa di Popayan in Colombia. MARCOS MADRIGAL È nato a L’Avana dove si è laureato all’Instituto Superior De Arte nel 2007 con Teresita Junco. Madrigal, astro nascente del pianoforte a livello mondiale, da sempre si esibisce nelle principali sale da concerto a Cuba, ma ha calcato anche palcoscenici più importanti e di livello internazionale, in Paesi come l’Italia, Francia, Spagna, Germania, Inghilterra, Svizzera e l’Austria, nonché nelle principali capitali dell’America Latina tra queste Città del Messico, San José, Caracas, Buenos Aires, Bogotà. Madrigal ha debuttato con l’orchestra alla giovane età di 15 anni ed in seguito si è sempre esibito come solista con tutte le orchestre sinfoniche cubane e con gran parte delle orchestre sinfoniche dell’America Latina e d’Europa. La sua breve ma brillante carriera è già costellata da numerosi riconoscimenti internazionali: nel 2003 vince il primo premio nella seconda edizione del Concorso Internazionale “Ignacio Cervantes”. Nell’agosto del 2006 è stato premiato nella seconda edizione del concorso internazionale di pianoforte Ciudad Panama; Nell’ottobre dello stesso anno ha vinto il primo premio e il premio speciale per l’interpretazione della musica costaricana nella categoria avanzata del IV Concurso Internacional de Piano “Maria Clara Cullel”, in Costa Rica; nel giugno del 2008 porta a casa il Primo Premio Europeo di Esecuzione Pianistica nella terza edizione del Concorso Internazionale di Pianoforte “Città di Avezzano”; nel 2011 riceve il Premio del pubblico nella serie di concerti “Les Jeudis du Piano” a Ginevra, in Svizzera; nel 2012 il Premio Internazionale Medaglia d’oro “Maison des Artistes”, conferitogli nell’Aula Magna dell’Università “La Sapienza” di Roma e nell’aprile del 2013 vince la 50a edizione del prestigioso Concorso Internazionale “Premio Jaén” in Spagna. Insieme al prestigioso gruppo di musica antica “Ars Longa” ha effettuato una serie di tournée ed ha inciso diversi CD per la casa discografica francese K617. Alla fine del 2004, sempre con il gruppo “Ars Longa”, ha preso ITALIANI NEL MONDO SINFONIA ITALIANA parte ad una serie di concerti organizzati dal Maestro Claudio Abbado, esibendosi come solista. Con la casa discografica COLIBRI ha registrato diversi CD, quali: Homo Ludens, con il Maestro Leo Brouwer, Concierto a cuatro manos, con Teresita Junco, Non Divisi, monografia del compositore Roberto Valera, con la Camerata Romeu, El Caballero y su destino, con Jose Maria Vitier e più recentemente l’integrale delle opere per pianoforte ed orchestra di José Maria Vitier, accompagnato dalla Orquesta Sinfónica Nacional di Cuba. Tra le più importanti collaborazioni intraprese spicca di sicuro quella col Maestro Nicola Piovani. In Italia si è perfezionato presso l’Accademia Internazionale di Pianoforte “Lago di Como”, diretta da William Grant Naborè e Martha Argerich. Qui ha avuto l’occasione di studiare con Dimitri Bashkirov, Fou Ts’ong, John Perry, Andreas Staier e Malcolm Bilson, seguito in particolare dal Maestro William Grant Naboré, sotto la cui guida studia inoltre presso l’Università di Musica del Conservatorio di Lugano in Svizzera in qualità di “TheoLieven Scholar”. Fra i suoi più recenti successi ricordiamo il Festival International de Musique de Dinard, il prestigioso Teatro Colón di Buenos Aires, dove si è esibito accompagnato dall’Orchestra Filarmonica della città, ed il suo debutto presso la Steinway Hall di Londra, in un concerto organizzato dal Keyboard Trust. MAX VOLPINI Massimiliano Romano, studiò danza classica con il Maestro Giuseppe Urbani. Dopo una lunga e brillante carriera come ballerino, dal 1995 Max Volpini ha iniziato l’attività di coreografo. 46 Con un gruppo di artisti scaligeri ha dato vita ai “Blue Bumble Bees”, per i quali creò numerose coreografie, tra le quali “Buster”, dedicato al comico Buster Keaton;“Drakula”, sul mito del vampiro; “Cartoons”. Per la compagnia Euroballetto di Roma ha creato “Peter Pan”(1998) e “Balordi” (1999). E’ stato uno dei quattro coreografi scelti per l’International Choreography Showcase 2000 in Virginia dove ha realizzato una coreografia per il Virginia Ballet. Per lo spettacolo di fine anno della Scuola di Ballo della Scala, nel 2000, creò “Sinfonia in quattro colori”; mentre nel 2001 inizia la preziosa quanto stimolante collaborazione con il ballerino di fama internazionale Roberto Bolle per il quale creò un assolo per il “Premio Barocco 2001” ed una coreografia per “Notte di duelli e di magia”: entrambe furono trasmesse su RAI 1. Tra le sue altre creazioni in collaborazione col ballerino scaligero, da ricordare una coreografia per Bolle e Greta Hodgkinson in occasione di una sfilataevento per Ferragamo, tenutasi a Shanghai nel 2008, ed il balletto “Antonio e Cleopatra” con Bolle, Myrna Kamara e Andrea Volpintesta andato in scena a Roma. Ha inoltre realizzato molte coreografie per i danzatori scaligeri, tra questi “Lettera ritrovata” (2000),“Bolero” (2002),“File not found” (2005), “Ludwig Dances”(2006), “Darkness is about to pass” (2006),“Aria (2008). Nel 2010, la sua carriera ha avuto un balzo in avanti, facendolo conoscere al più vasto pubblico della musica commerciale italiana: si è infatti occupato della coreografia per il videoclip della canzone “Ricomincio da qui”, di Malika Ayane e danzata da Sabrina Brazzo, prima ballerina del Teatro alla Scala. La stessa coreografia è stata presentata live sul palco dell’Ariston, per il 60° Festival di Sanremo. Nell’aprile 2011 debuttò “My name is Nobody”, balletto a serata intera commissionato e prodotto dalla 26° Biennale di Musica di Zagabria, con le musiche originali di Frano Durovic. Nel 2012 è stato regista e coreografo dello spettacolo “Il mantello di pelle di drago”, ancora con la partecipazione di Sabrina Brazzo. Nell’estate 2013 debutta con “Prototype”, un assolo creato nuovamente per Roberto Bolle con l’apporto multimediale di Xchanges Vfx e le musiche originali di Piero Salvatori, presentato nell’ambito del tour “Roberto Bolle and Friends from American Ballet Theatre”. Volpini è uno dei fondatori del portale www.balletto.net, divenuto un importante riferimento per tutta la danza italiana ed anche quella straniera. Corso Imperatrice, 80 I-18038 Sanremo (IM) Tel. +39 0184 5391 Fax +39 0184 661445 [email protected] royalhotelsanremo.com royalwellness.it ITALIANI NEL MONDO SINFONIA ITALIANA STEFANO SALVATORI Nato a Roma, si è diplomato col massimo dei voti e la lode in pianoforte presso il Conservatorio “F. Morlacchi” di Perugia, in Composizione e Direzione d’Orchestra presso il Conservatorio “G.Verdi” di Milano con i Maestri Fabio Vacchi e Daniele Agiman e si è perfezionato in Direzione d’Orchestra sotto la guida del Maestro Isaac Karabtchevsky. E’ stato assistente del Maestro Marko Letonja all’Opera National du Rhin, alla direzione dell’opera Der ferne Klang di Franz Schrecker. Ha diretto, tra le altre, le orchestre di Milano Classica, Orchestra del Conservatorio “G.Verdi”, Orchestra Todi Music Festival, Filarmonici di Roma, Orchestra Sinfonica di Chiavari, Orchestra Filarmonica Veneta, Orchestra Alighieri di Marina di Ravenna, Youth World Orchestra. Inoltre ha diretto il Galà di Danza con Primi Ballerini del Teatro alla Scala e dell’Arena di Verona e numerose creazioni coreografiche tre le quali ricordiamo “Pietas” sullo Stabat Mater di Pergolesi di F. Ventriglia, “Adagietto” dalla Quinta Sinfonia di Mahler di e con Giuseppe Picone, Concerto per violino di Philip Glass di Gianluca Schiavoni con l’Orchestra Sinfonica di Chiavari e “Shakespeare Suite” su musiche di Shostakovitch, Tchaikovsky, Orff di J. Russillo con la Cairo Opera Orchestra. Ha svolto tournées con l’Orchestra Filarmonia Veneta e l’Orchestra Alighieri di Marina di Ravenna in teatri quali Arena del Sole di Bologna, l’Auditorium S.Margherita di Venezia, il Teatro Nuovo di Verona, il Teatro Politeama di Genova. Nel febbraio 2010 ha diretto l’Orchestra dell’Arena di Verona per la prima italiana in versione integrale di “Blood on the floor” del compositore inglese Mark-Anthony Turnage e nel Novembre 2011, in occasione del bicentenario della nascita di Liszt, la Cairo Symphony Orchestra includendo nel programma “Les Preludes” e il Concerto N°1 per pianoforte e orchestra con larghi consensi di critica e di pubblico. La sua recente direzione dell’opera Carmen in collaborazione con il Cantiere dell’Arte di Montepulciano è stata accolta con molto entusiasmo. Il suo repertorio va dagli autori classici ai contemporanei spaziando dal sinfonico, all’opera e al balletto. E’ Maestro del Teatro alla Scala dal 2001 dove ha svolto inizialmente l’attività di pianista del corpo di ballo, collaborando con numerosi coreografi tra i quali Roland Petit, Angelin Preljocalj, Jiri Kilyan, John Neumeier e etoiles quali Alessandra Ferri, Roberto Bolle, Sylvie Guillem, Svetlana Zakharova. Attualmente si dedica al repertorio operistico affiancando Maestri quali Daniel Barenboim, Gustavo Dudamel, Esa Pekka Salonen, Yannick Nezet Seguin, Gianandrea Noseda, Valery Gergiev. Sue composizioni sono state presentate presso numerose istituzioni e Festival. Il “Primo quartetto per archi” viene eseguito nel ’98 alla Biennale di Musica Contemporanea di Zagabria, l’anno successivo sullo stesso palcoscenico va in scena con il “Corale notturno” per dieci fiati. Nel ‘99 scrive la cantata per voce e cinque strumenti “Orpheus, Euridyke, Hermes”, lavoro commissionatogli dalla Fondazione Arena di Verona. Nel 2003 scrive ed esegue al pianoforte “Elans”, nell’ambito della rassegna di musica contem- 48 poranea, “Variazioni di pressione” nella sala Maffeiana della Fondazione Arena di Verona. “21 Preludi” viene invece eseguito per il Festival “Piano solo” di Amandola (AP). Numerosi altri lavori sono andati in scena al Teatro Eliseo di Roma, alla Certosa di San Giacomo di Capri,al Festival “Bolgheri Melody”in Toscana, al Teatro Dal Verme di Milano, all’Istituto di Cultura Italiano di Parigi e di Bruxelles. Affianca all’attività di direttore d’orchestra quella del solismo quale interprete di proprie composizioni pianistiche e in formazione di duo con solisti del repertorio vocale e strumentale. E’ direttore artistico del Fondo Piero Cappuccilli e tra i prossimi impegni sarà direttore dell’Orchestra dei Pomeriggi Musicali al Teatro dal Verme di Milano nella finale concerto del Concorso “Etta Limiti” per voci liriche, affrontando il grande repertorio lirico dei compositori Donizetti, Bellini, Rossini, Verdi, Puccini, Mascagni, Mozart, Bizet. GIULIO GALIMBERTI Giulio Galimberti, giovanissimo ballerino professionista di danza classica e contemporanea, nato nel 1994, ha frequentato la scuola di danza Pavlova Ballet School di Bergamo, dal 2009 al 2013, sotto i rigidi insegnamenti della direttrice Svetlana Pavlova e dei suoi collaboratori tra i quali ricordiamo Paolo Podini, Vera Karpenko e Margarita Smirnova. Nonostante la giovane età, Galimberti ha già frequentato numerosi stage formativi di danza: nel 2008 alla Royal Ballet School di Richmond e nel 2010 ha vinto invece una borsa di studio, partecipando al “Youth America Grand Prix” di Parigi, presso la Bolshoj Ballet Academy di New York. Giulio ha anche partecipato a diverse competizioni di livello nazionale ed internazionale, e tra i suoi migliori risultati ci sono da segnalare: la vittoria del primo premio al “Danzainfiera” di Firenze come gruppo coreografico nel 2009; il primo premio per ballo a coppie a Novara nella competizione “La Bayadere” nel 2013; quinto in graduatoria all’audizione dell’Arena di Verona. Tra le esibizioni più spettacolari del giovane ballerino, ricordiamo con la Pavlova Ballet Company, al Teatro Sociale di Bergamo: la “Chopiniana” nel 2010; “Pink Floyd Tribute” , la “Carmen Passionata” e il “Don Quixote”; mentre il “Dreamers” si è tenuto presso il Teatro Donizzetti di Bergamo nel 2012. Un recente spettacolo con una nuova compagnia emergente di Bergamo, la “One Thousand Dance” in “INDEX” il 21 Dicembre 2013. In questo momento sta lavorando all’opera “Les Troyens” presso il Teatro La Scala di Milano andato in scena nel mese di Aprile 2014. dal 2010 fino al 2013. Durante i suoi impegnativi, quanto faticosi anni di studio, ha avuto modo tra le altre cose di vincere, al Concorso Internazionale “Danzadriatico” Pescara, un importantissimo stage di un mese presso la Bolshoj Academy of Ballet di Mosca nel 2013. Dopo essersi perfezionata con numerosi apprendistati sotto la guida di grandi ballerini classici, tra cui spiccano i nomi di Vladimir Derevianko, Andrey Fedotov, Kristian Ratevossian e Amelia Wanderlingh, la bellissima Lucia Colosio ha partecipato a molti concorsi tra i quali ricordiamo: nel 2011 “Youth America Grand Prix”, dove ha raggiunge la semifinale a Parigi; LUCIA COLOSIO Lucia Colosio, altra giovanissima ballerina bresciana di danza classica (anno 1994), ha iniziato la sua carriera di ballerina a quattro anni: dal 1998 al 2005 ha frequentato la Scuola di danza Lucchini (Lovere). In seguito, dal 2005 al 2010 studia presso l’Associazione Balletto Classico Cosi - Stefanescu, arrivando poi a scoprire ed entrare nella prestigiosa Pavlova School Ballet di Bergamo, 49 nel 2012 “Danzainfiera” a Firenze nella Competiton Expression; il primo premio per ballo a coppie a Novara nella competizione “La Bayadere” nel 2013; e il terzo posto nel 2013 a “Veronaindanza”. Gli spettacoli artistici più importanti a cui la Colosio ha partecipato sono perlopiù tenutisi al Teatro Sociale di Bergamo, con la Pavlova Ballet Company, e sono: la “Chopiniana” nel 2010; nel 2011 “Vivaldi and Jako”; nel 2012 “Lo Schiaccianoci” e il “Pink Floyd Tribute” , nel 2013 la “Carmen Passionata” e il “Michael Jackson Tribute”, e il “Don Quixote” e “Gala’ Compagnie d’Italia”. Questa giovane artista nei balletti di repertorio classico più importanti ha avuto modo di esprimersi nei ruoli di solista- prima ballerina di Clara ne “Lo Schiaccinoci”, Nikya ne “La Bayadere”, Regina delle Driadi e l’Amica in “Don Quixote”. Lucia ha poi partecipato al Gran Gala del Festival di Sanremo del 2014, con il ballerino Giulio Galimberti con il quale, professionalmente, fa coppia fissa. Lucia, ha detta di alcuni registi del mondo classico, è tra le più promettenti ballerine ed è pronta per calcare importanti palcoscenici internazionali. Piedmont is really a unique place. Here everything turns into flavour. Like the white truffle or the precious rice, up to the grapes which turn into renowned wines such as Barbaresco and Barolo. The rest is due to the food culture, deeply ingrained in the history of the region. In Piedmont the best way to savour the hidden magic of this land is therefore by sitting down to eat. Simply a delight for all dedicated foodies. Enter a world of privileges: ask for Torino+Piemonte Card toll free 0080011133300 www.piemonteitalia.eu ITALIANI NEL MONDO MODA 52 Martina, intanto veste abiti della stilista italiana Giovanna Nicolai di Cristina GRIFONI [email protected] 53 ITALIANI NEL MONDO MODA 54 La giovanissima Chiella non esclude tuttavia che presto possa firmare una sua linea che, lei garantisce, “sarà una sorpresa di grande stile”. Roma. E’ sempre stato, e sempre lo sarà, il sogno di tutte le adolescenti quello di divenire protagonista attiva nel mondo della moda, farne parte, attraversarlo in tutti i suoi aspetti, dominarne ogni sfaccettatura, riprenderne il controllo come quando da bambine, giocando con i vestiti delle proprie bambole, anticipavano, inconsapevolmente, quello che poi sarebbe stato il desiderio comune di tante bambine. Martina Chiella, ventitreenne, studentessa di Scienze della Comunicazione alla Sapienza di Roma, quel sogno lo sta realizzando piano piano, ma quel che più conta lo sta facendo con la sola forza della sua intraprendenza e spiccata personalità. Romana di nascita, ligure d’adozione, Martina ha iniziato il suo percorso, come tante d’altronde, sognando nella sua stanzetta, provando e riprovando i vestiti davanti allo specchio, disegnandone anche di nuovi, con la sua innata fantasia e buttando giù schizzi, ma anche brevi commenti su di un quaderno che teneva ben nascosto dal resto della famiglia. Poi sono arrivate le prime passerelle, i primi concorsi di bellezza, più o meno importanti, così tanto per provare, per capire, ed infatti, dopo poche esperienze, è salita subito su un primo palcoscenico a presentarle, quelle sfilate, quei concorsi, con la volontà però di andare oltre, di divenirne protagonista, approdando, ad esempio, anche sul palco del famosissimo Teatro Ariston di San Remo, dove presenta due manifestazioni di levatura internazionale quali il GEF e Sanremo Junior. Quindi una svolta importante: la collaborazione con il nostro magazine, dove cura rubriche dedicate alla moda e al costume e la conseguente apertura del suo Blog “www.armoiredesmodes.com” che, in breve tempo, diventa importante punto di riferimento nel mondo dei Fashion 55 ITALIANI NEL MONDO MODA blogger, per mezzo del quale collabora con i principali Brand della moda italiana, indossandone abiti e accessori vari diffondendo così tra i frequentatori del web la conoscenza della cultura e della moda tutta italiana. Ne è un chiaro esempio questo bel servizio fotografico, sapientemente curato dal bravo fotografo Luca Latrofa e della make-up artist Arianna Di Paolo, che ritrae Martina Chiella mentre indossa meravigliosi abiti griffati di “Giovanna Nicolai”www. giovannanicolai.it, un Brand 100% italiano, nato del 2006 dalla volontà di Daniele Macellari di coniugare la massima cura e le abilità sartoriali d’alta moda con un’apertura alle ultime tendenze stilistiche e all’internazionalità. I tessuti più ricercati e la massima attenzione ai dettagli, hanno dato vita a questa realtà 56 in grande espansione che sta portando la vera artigianalità Italiana in giro per il mondo dall’atelier di Civitanova Marche. Il prossimo passo di Martina, dopo le esperienze di una vera globe trotter della moda, probabilmente un’altra collaborazione, ancora più stretta, in qualità di consulente e stilista per un paio di famosi Brand, ovviamente italiani ma che, prudentemente, vuole ancora mantenere il segreto sui nomi. Ma non possiamo certo escludere che la nostra bellissima Martina possa a breve tempo firmare una sua collezione molto particolare, cosa che appare assai probabile vista ormai la competenza acquisita e la sua duttilità e capacità nel disegno; però una cosa certa la possiamo aggiungere: che il sogno inconsapevole di quella bambina, comunque, è stato realizzato. Cristina GRIFONI 57 ITALIANI NEL MONDO ROYAL CHEF E da Mosca un italiano DOC: lo Chef Luigi Ferraro di Marisol BERTERO [email protected] MOSCA. Alto, moro, occhi scuri: questo è l’identikit di uno degli Chef italiani più giovani e più quotati all’estero, Luigi Ferraro. Nato a Cassano allo Ionio, in Calabria, da ragazzino capì ben presto che lo studio teorico, quello classico impartito nelle aule, non faceva per lui, così decise di abbandonare temporaneamente gli studi e lavorare per un anno con suo padre, presso la propria marmeria di famiglia. Luigi non rimase soddisfatto di quell’esperienza, risultata sicuramente troppo faticosa per un ragazzo così giovane, ma allo stesso tempo ebbe modo di maturare e di capire a cosa ambiva davvero nella sua vita di adolescente: decise infatti di iscriversi all’alberghiero, l’unica scuola che gli avrebbe permesso di dare libero sfogo a quella passione che da tempo, nonostante la giovanissima età, lo portava sempre più spesso in cucina, a toccare ed assaggiare tutto quanto vi era di disponibile su quei tavoli da lavoro. Più il tempo passava, più Ferraro capiva che il suo posto era in giro per il mondo, portandosi sempre in tasca, comunque, i sapori e i prodotti della sua terra di Calabria. Dopo un periodo di naturale gavetta, presso i ristoranti locali, Luigi iniziò a spostarsi dapprima lungo tutta l’Italia, trasferendosi innanzitutto in Toscana, in Basilicata e poi anche in Sardegna, per spiccare infine definitivamente il volo, dopo il diploma, conseguito nel 2001, rappresentando la Regione Calabria all’estero, in città ambite come: Sharm El Sheik, Stoccarda, Bangkok, Londra, George Town e addirittura New York, la grande metropoli della cosiddetta mela. Attualmente, per gli amici Gigi, Ferraro si è stabilito a Mosca, in qualità di executive chef nel lussuoso ristorante “Cafe Calvados”, dove ha il privilegio e l’o- nere di dirigere e coordinare la brigata di uno dei migliori locali della capitale russa, nel quale ora, grazie a lui, regna l’indiscussa cucina Made in Italy. Oggi il menù del locale moscovita, in questi mesi in completa ristrutturazione, ospita piatti con un’impronta decisamente intrigante, bilanciata e saporita, ispirati costantemente dai gusti e dalle tradizioni del l’intero Sud d’Italia. Quando si ha la possibilità di intervistare uno Chef del calibro di Luigi Ferraro, la prima domanda che viene spontanea fare è: da cosa nasce questo suo grande amore per la cucina, quella italiana, si intende? “Il mio amore per la cucina è stato sempre un’emozione forte, quasi incontrollabile, è innato.” Ha spiegato con tono appassionato, aggiungendo: “Sin da quando ero bambino avevo questa voglia, che non mi abbandonava mai, di percepire con l’olfatto e di voler scoprire cosa “bollisse in pentola”, desideravo lavorare e manipolare tutto ciò che era cibo, volevo mettere le mani in quella pasta che veniva fatta in casa ogni domenica.” Un suo motto è: “il prodotto giusto nella stagione giusta dà gusto”. C’è qualcosa a cui davvero non rinuncerebbe mai tra i fornelli? “Alla qualità e alla freschezza. A piatti deliziosamente poveri, semplici e in movimento fatti naturalmente, in modo innovativo, ma che raccontino la mia idea di cucina, la mia storia: una cucina creativa, basata sulla fusione di tradizioni e innovazioni, una misurata combinazione di tutte le tradizioni culinarie che nel corso dei miei anni lavorativi, e non, ho avuto il piacere di scoprire e assaporare”. 60 Chef Ferraro, ogni grande cuoco, si sa, ha i suoi segreti. Quali sono i suoi per la creazione di un piatto che lei considera perfetto? “Genuinità, semplicità e creatività, elementi che mi fanno tornare con la mente alla mia infanzia e che tengono vivo ogni giorno il mio amore per la cucina e il mio incessante interesse per fare sempre nuove scoperte, proprio come era al principio.” Svela Luigi, che poi precisa: “Un ingrediente aggiunto in cucina è inoltre la fantasia, che è sempre fondamentale se si vuole caratterizzare un piatto e per garantirne la buona riuscita, e per dargli un’anima che rispecchi la propria.” Chi ha lavorato con lei la definisce gentile e umile, ma allo stesso modo professionale e rigoroso. C’è, o quantomeno c’è stato almeno agli inizi del suo percorso, per lei uno chef da seguire come esempio, dal quale imparare? Ferraro ci riflette qualche istante, e poi risponde: “sinceramente un po’ tutti e un po’ nessuno, ho sempre ammirato i grandi Chef come ho sempre ammirato chiunque potesse insegnarmi qualcosa.” Continuando, ha dichiarato che indimenticabile è stata la sua esperienza in Egitto, dove ha dovuto fronteggiare una realtà totalmente diversa dalla nostra, ma dove col tempo si è innamorato dei sapori e delle persone, sempre sorridenti e cordiali. Poi, ha sottolineato: “Costantemente sono ispirato da qualcosa, perché la mia passione per la cucina non diminuisce mai, anzi ogni giorno che passa aumenta sempre di più, e finché amerò il mio lavoro sarò sempre ispirato da qualcuno o qualcosa, 61 ITALIANI NEL MONDO ROYAL CHEF perché ho sempre voglia di imparare, di proporre qualcosa di nuovo, e grazie al mio lavoro posso fare tanto, posso dare libero sfogo ai miei gusti ed alla mia personalità.” Oggi la cucina è diventata una vera moda: rilanciata soprattutto sul piccolo schermo qualche anno fa dalla giornalista Benedetta Parodi con il primo “Cotto e Mangiato”, ora è difficile trovare un palinsesto televisivo che non contenga almeno una rubrica in tema gastronomico e che non coinvolga anche un grande chef. Esempio topico sono Massimo Bottura (campione del mondo in carica), Carlo Cracco e Bruno Barbieri, inamovibili giudici anche di Masterchef. Cosa ne pensa della notorietà della sua categoria? “Lo chef è nato artigiano e dovrebbe continuare a esserlo! Il vero lavoro è in cucina, dietro i fornelli.” E’ categorico Luigi, e anche piuttosto critico. Aggiunge: “tutto questa visibilità porta a creare tanta confusione, soprattutto in chi non sceglie questo lavoro per passione, ma semplicemente per apparire. La cucina è prima di tutto una passione , ma è anche tecnica e conoscenza, l’improvvisazione è un valore aggiunto finale. L’importante, in qualunque caso si scelga di fare il cuoco, è di non sentirsi mai arrivati, perché c’è sempre da imparare. Partendo dalla scuola di formazione, ovvero l’istituto tecnico alberghiero o altre scuole tecniche di settore, dopo il diploma non si deve affatto pensare che sia tutto finito, al contrario è proprio li che inizia la salita, è da quel momento che si inizia davvero “a pelare le patate”, ma se si fa con amore sarà solo una bellissima passeggiata.” Lei risulta un uomo innamorato del suo lavoro, che non crede nella fama creata dal nulla, ma nel duro e faticoso lavoro, svelando dietro il grembiule la presenza di un pensiero estremamente meritocratico. Dunque, se non diventerà mai giudice di un programma televisivo, dove sarà Luigi Ferrero tra dieci anni? “Adoro il mio lavoro, ma questo mi ha anche portato a non avere “un posto fisso” e la cosa non mi spiace per nulla, al contrario questo mi fa sempre sognare, potrei lavorare in qualsiasi luogo e in qualsiasi momento, ma di sicuro tra dieci anni voglio immaginarmi sempre cuoco 62 e con una bella famiglia numerosa a seguito.” Quindi ricapitola: “Adesso vivo a Mosca da più di tre anni e qui mi trovo molto bene e la mia cucina è apprezzata dai miei clienti moscoviti. Non penso di vivere qui per sempre anche se il tenore di vita è davvero buono e gli italiani sono molto ben visti. Mi piacerebbe ancora girare un po’, fare un’esperienza in Oriente, ma tra dieci anni mi piacerebbe ritornare in Italia e aprire un mio ristorante” Uno Chef giovane che ama osare e crede che tutto sia rinnovabile e modificabile seguendo il proprio gusto e il proprio stile, soprattutto in cucina. Rigido e sicuro nelle sue convinzioni, Luigi Ferrero risulta sicuramente il candidato ideale per portare i gusti del Made in Italy nel mondo, mentre aspettiamo di poter addentare una delle sue opere, nel suo personalissimo ristorante in Italia, ma per intanto lo conosceremo meglio quando il 19 settembre prossimo verrà a Monte-Carlo, all’Hotel de Paris, per ritirare il premio Professionalità Italiana nel Mondo dedicato a quei connazionali che all’estero si fanno rispettare per il loro lavoro. Marisol BERTERO 63 ITALIANI NEL MONDO ROYAL CHEF Настоящий итальянец в Москве. Луйджи Ферраро из Калабрии. Москва. Высокий брюнет, темные глаза - это портрет Луйджи Ферраро, одного из самых молодых и котируемых за рубежом итальянских шеф-поваров и самых популярных за рубежом. Луйджи Ферраро, родился в КассаноАлло-Лонио в Калабрии. Будучи еще очень молодым парнем понял, что теоретические занятия, получаемые им в аудитории, не для него и решил временно оставить занятия на один год и поработать на мраморном производстве своего отца. Луйджи Ферраро не удовлетворяла проделанная им работа. Действительно, это было очень тяжело для молодого парня, но все же полученный опыт позволил ему возмужать и в то же время понять, чего он на самом деле хочет. Антонио решил продолжить образование в сфере гостиничного бизнеса, это единственная возможность реализовать себя, все время находиться на кухне, 64 попробовать и потрогать все, что есть на столе. Чем больше время проходило,тем больше Луйджи понимал, что он должен объездить мир для того, чтобы распространить блюда и продукты Калабрии.После периода работы в роли подчиненного в ресторанах, Луйджи начал кулинарное путеществие, сперва, по Италии: Тоскана, Базиликата, Сардиния. И затем после получения диплома с 2001 года представляет Калабрию в Шарм-Аль-Шейхе, Штудтарде, Банкоке, Лондоне и в Нью-Йорке. В настоящее время Луйджи Ферарро работает в Москве в качестве шеф-повара ресторана люкс класса “Кальвадос”, где он руководит коллективом поваров, где торжествует кухня “сделанная в Италии”. В настоящее время в ресторане ведется работа по разработке нового меню учитывая специфику кухни Южной Италии. Луйджи Ферраро, известный шеф-повар в Италии и в Москве и в многочистенных интервью, которые он дает СМИ, самый часто задаваемый вопрос ему: Откуда у Вас такая любовь к кухне и в частности, к итальянской? “Я всегда обожал готовить, это, можно сказать, врожденное” - воодушевленно рассказывает он и добавляет: “С самого детства меня не покидало желание попробовать на вкус и на запах то, что “булькает в кастрюле”, мне хотелось работать и экспериментировать со всем, что можно было назвать едой, мои руки вечно тянулись к пасте, которую готовили каждое воскресенье.” Его девиз: “Правильный продукт в правильный сезон дает правильное блюдо”. Есть что-то, чем вы никогда не пренебрегаете в работе? “Качествомисвежестью.Замечательно простыми, безыскусными блюдами, приготовленными из натуральных ингредиентов, но в то же время с какойто изюминкой, которая отражает мое видение процесса приготовления, мою историю: творческий подход, основанный на смешении традиций и инноваций, тщательно выверенное сочетание всех кулинарных традиций, которые мне довелось открыть и попробовать за годы работы и просто в разные периоды жизни”. Шеф Ферраро, всем известно, что у каждого великого повара есть свои секреты. В чем секрет приготовления блюда, которое вы считаете идеальным? “Оригинальность, простота и творческий подход - то, что пробуждает во мне воспоминания о детстве и поддерживает каждый день мою любовь к кухне и неугасающий интерес к новым открытиям”, признается Луиджи и тут же уточняет: “Но очень важно не забывать добавлять фантазию - именно она делает блюдо индивидуальным и обеспечивает ему успех, именно благодаря ей у блюда появляется душа, некая частичка личности того, кто его приготовил”. Те, кто с вами работал, отзываются о вас как о человеке вежливом и скромном, но в то же время строгом, настоящем профессионале. Есть ли - или был в начале вашего пути - кто-то, кто послужил для вас примером, человек, который научил вас всему? На мгновение Ферраро задумывается, затем отвечает: “Честно говоря, и да, и нет. Я всегда восхищался великими шеф-поварами и вообще всеми, у кого я мог бы чему-то научиться”. Позже он признается, что в его памяти навсегда осталось пребывание в Египте, где он столкнулся с реальностью, абсолютно непохожей на нашу, но постепенно полюбил необыкновенные вкусы и людей, таких улыбчивых и сердечных. Он отмечает: “Для меня всегда было важно найти источник вдохновения, которой подпитывал бы мою страсть к кухне, чтобы она не уменьшалась, а напротив, росла с каждым днем, и пока я люблю свою работу, всегда будет что-то что будет меня вдохновлять, потому что я всегда стремился учиться новому, давать людям что-то новое, и благодаря моей работе, такая возможность представляется довольно часто, и я могу дать волю своим чувствам и сполна выразить в блюдах свой характер.” В наши дни кухня стала самой настоящей модой: на малом экране эстафету открыла журналистка Бенедетта Пароди, запустившая несколько лет назад шоу “Cotto e Mangiato” (“Сварить и съесть”). Сейчас практически невозможно найти телевизионный канал, в чьей программе не было бы хотя бы одной передачи, посвященной кулинарии, с участием именитого шеф-повара. Примером могут послужить Массимо Боттура (действующий чемпион мира), Карло Кракко и Бруно Барбьери, бессменные судьи “Masterchef”. Что вы думаете о такого рода популярности? “Шеф-повар - это прежде всего мастер своего дела и он должен им оставаться! Его дело - стоять у плиты”. Луйджи весьмакатегориченидажесуров.“Всяэта известность и популярность создают путаницу в головах, в особенности это касается тех, кто выбрал эту работу не из любви к ней, а из желания засветиться. Кулинария - это прежде всего страсть, но в то же время, важны 65 и техника, и знания, а импровизация своего рода добавленная стоимость к получившемуся блюду. Самое главное для тех, кто выбрал для себя стезю повара - никогда не останавливаться на достигнутом, потому что всегда есть что-то, чему можно поучиться. Когда человек получает диплом - будь то диплом колледжа гостиничного дела или других узкоспециальных учебных заведений, он не должен воспринимать это событие как конечную цель, напротив, с этого-то все и начинается, именно теперь он начинает, образно выражаясь, “чистить картошку”, но если он будет делать это с любовью, для него это станет лишь приятным путешествием.” Сразу видно, что вы любите свою работу и не верите в славу, возникающую на пустом месте, но в тяжелый труд, который при должном усердии приносит свои плоды. Итак, если Луйджи Ферраро не станет судьей на телевизионной программе, где он окажется через десять лет? “Я обожаю свою работу, но именно поэтому я никогда не имел “постоянного места”, и совершенно об этом не жалею. Напротив, это открывает простор для фантазии, ведь я мог бы работать где угодно и когда угодно. Но через десять лет, думаю, я все так же буду поваром, и у меня будет прекрасная большая семья”. В заключение он добавляет: “Сейчас вот уже три года я живу в Москве, мне здесь очень нравится, и мои московские клиенты высоко ценят мою кухню. Не думаю, что останусь здесь навсегда, несмотря на довольно высокий уровень жизни и хорошее отношение к итальянцам. Хотелось бы еще немного попутешествовать, попробовать пожить и поработать на Востоке. Но через десять лет я бы хотел вернуться в Италию и открыть свой ресторан”. Молодой шеф-повар любит экспериментировать и верит, что во все можно привнести изюминку и изменить по своему вкусу и стилю, особенно что касается кулинарии. Луйджи Ферраро, четко придерживающийся своих убеждений, как никто другой сможет познакомить мир с настоящим вкусом “Made in Italy”. Мы с нетерпением ждем того часа, когда сможем отведать одно из его фирменных блюд в его собственном ресторане в Италии, а пока воспользуемся возможностью познакомиться с ним поближе 19 сентября, когда он приедет в Монте-Карло, в “Отель де Пари”, чтобы получить премию “Итальянский профессионализм в мире”, посвященную итальянцам, своим трудом снискавшим уважение за границей. Марисоль БЕРТЕРО ITALIANI NEL MONDO PERSONAGGI erzani, il Tiziano “dietro le quinte” Nostra intervista alla moglie Angela Staude Terzani di Silvia BERLINGUER [email protected] 68 MILANO. Nel decimo anno della morte di Tiziano Terzani, la Casa Editrice Longanesi, insieme ad Angela Staude Terzani e ad Àlen Loreti, pubblica i diari inediti di Terzani dal titolo: Un’idea di destino. Angela, sua moglie, che tiene molto a questa pubblicazione, ha sottolineato che ama questi diari, perché rivelano, anche a lei stessa, quello che più ha caratterizzato il coraggio e la solitudine intellettuale di suo marito, il “Tiziano dietro alle quinte”. L’abbiamo conosciuta e ci ha rilasciato un’intervista che svela con semplicità e amore il viaggio di un uomo, di un padre e di un marito, che non ha mai smesso di interrogare la propria coscienza. Quello che Tiziano ha lasciato è un messaggio alla coscienza della collettività, è un viaggio nella storia che si muove da momenti personali fatti di coraggio e di passione. Tiziano per oltre trent’anni è vissuto in Estremo Oriente come corrispondente di Der Spiegel e collaboratore di altre importanti testate giornalistiche, partecipando con articoli e libri ai grandi eventi asiatici di cui è stato un diretto testimone. Tra i suoi tanti libri, tutti editi da Longanesi, il volume in Asia (1998) è quello che maggiormente riunisce le sue corrispondenze dai Paesi d’Oriente, ma è grazie ai libri dei suoi ultimi anni che raggiunge un pubblico più vasto: Un indovino mi disse (1995) Lettere contro la guerra (2002) e Un altro giro di giostra (2004). Tiziano Terzani, muore a Orsigna nel luglio 2004, è stato un italiano nel mondo, figlio della libertà; nel 2006, esce postumo: La fine è il mio inizio (da cui è stato tratto il film) un dialogo interiore tra lui e il figlio Folco. Angela Staude Terzani 69 ITALIANI NEL MONDO PERSONAGGI Tiziano Terzani non è stato solo un giornalista, è stato anche un grande fotografo delle realtà che ha vissuto e grazie alle sue immagini, raccolte in uno splendido volume Tiziano Terzani: un mondo che non esiste più, oggi noi possiamo davvero immaginare la pienezza del suo vissuto. Tiziano ha nutrito e maturato una nuova consapevolezza di sé e l’ha voluta affidare alle pagine più intime, alle lettere ai suoi cari, agli appunti, ai racconti che ha custodito e ordinato come il più prezioso dei suoi tesori che oggi Angela con un gesto di infinita generosità dona ai suoi lettori e noi la ringraziamo per averci fatto conoscere il vero volto di suo marito. Per ricordarlo la casa editrice Vallardi ripubblica uno straordinario album fotografico che ritrae Tiziano in diversi momenti della sua vita. È una raccolta di 129 fotografie in bianco e nero che ricostruiscono un ritratto completo dell’uomo, del viaggiatore, dello scrittore sullo sfondo dei luoghi che hanno per- meato la vita di Tiziano Terzani. Il libro del fotografo Vincenzo Cottinelli, Tiziano Terzani: Ritratto di un amico, uscito in libreria in questo mese di maggio. E lui amava raccontarsi e raccontare, abbiamo viaggiato con lui, sperato insieme a lui era giusto ricordarlo nella semplicità delle sue parole dettate al figlio Folco: “Allora questa è la fine, ma è anche l’inizio di una storia che è la mia vita e di cui mi piacerebbe ancora parlare con te per vedere insieme se, tutto sommato, c’è un senso”. Il senso di Tiziano lo abbiamo trovato anche nelle risposte di Angela, un senso ancora oggi vivo, che parla a tutti noi di una fine che è anche principio. Signora, suo marito era un “italiano nel mondo”, ha vissuto metà della sua vita in Asia, il suo è stato il viaggio di un uomo che ha penetrato culture profondamente diverse dalla nostra, si è mai sentito uno straniero in patria? “Forse Tiziano è partito per l’Asia a 70 trent’anni e vi è rimasto fino alla fine dei suoi giorni, proprio perché, come lui stesso diceva, fin da piccolo si era sentito in qualche modo uno straniero in patria. Era fierissimo di essere italiano, fiorentino, ma diceva che nelle sue vite precedenti doveva essere stato un asiatico: gli piacevano il cibo, gli abiti, i paesaggi, le usanze dei popoli asiatici, con i quali si intendeva benissimo. S’intendeva in particolar modo con i cinesi, la cui antica cultura (che oggi non esiste più) ed il cui modo di vivere quotidiano, fra pragmatismo confuciano e fantasticherie taoiste (entrambi ugualmente scomparsi) gli era particolarmente congeniale”. In primavera Longanesi, pubblicherà Un‘idea di destino, i diari inediti e personali di suo marito, di cui lei è la curatrice insieme ad Alan Loreti. Qual è stato il fattore stimolante, dopo tanti anni, che ha nutrito il suo desiderio di rendere pubblica una parte così profonda di Tiziano e del vostro legame? 71 ITALIANI NEL MONDO PERSONAGGI “Mi pareva che il modo di Tiziano di prendere la vita, la sua serietà, la sua passione, il suo battersi per un’idea, così come il suo modo di amare - sempre senza risparmiarsi, esponendosi in prima persona e quindi rischiando forte - potessero essere di esempio in questi nostri tempi, visto che esempi di uomini forti, coraggiosi, appassionati mancano o addirittura non esistono più”. L’aver perso l’idea di destino, nella grandezza del destino umano, ci impedirà di attingere fino al fondo della nostra esistenza? “Penso proprio di sì, che in tal caso vivremmo invano. Se non ci rendiamo conto che l’occasione di essere al mondo è unica e breve, se viviamo come se fosse ovvio esserci e la vita fosse eterna, se non ci chiediamo cosa vogliamo raggiungere mentre siamo qui, se invece tiriamo avanti vivendo alla giornata e facendo mille compromessi, ci giochiamo la bella occasione di essere al mondo”. Anche quest’anno si terrà a Udine la decima edizione del premio letterario Vicino/Lontano; come ama precisare lei: Tiziano, non amava i premi. In tutta la sua vita ne ha ritirato uno solo perché era dedicato al “bambino permanente”. La curiosità è una delle doti più forti nei bambini, Tiziano ha mostrato curiosità e attrazione verso culture profondamente lontane dalla nostra, quale tra queste lo ha maggiormente plasmato nell’uomo che noi abbiamo conosciuto? E in quale ha meglio custodito la sua parte di bambino? “Sono le due grandi culture dell’Asia, quella cinese e quella indiana, che hanno influenzato Tiziano in tempi diversi della sua vita. Non che per questo lui sia diventato un asiatico. Era con la curiosità di un europeo, di un italiano, di un 72 fiorentino che viaggiava per il mondo in cerca di risposte diverse e nuove rispetto a quelle che diamo noi alle domande che ogni uomo si pone. La sua parte di “bambino permanente” stava proprio in quella sua inesauribile curiosità, che è appunto dei bambini che si affacciano sul mondo e vogliono capirlo tutto”. Terzani ha cercato la verità in tutto ciò che è dato all’uomo come possibilità, e ci ha dato una testimonianza che ci fa sperare in un percorso che conduca a se stessi. L’uomo oggi sente ancora secondo lei questo bisogno? “Penso che l’uomo per sua natura senta questo bisogno, e che se oggi non lo sentisse più non sarebbe un vero uomo, ma solo un relitto fatto di materialità. Se fosse vero che l’uomo di oggi si è ridotto a questo, come a volte pare, vorrebbe dire che ha perso la strada. Basterebbe questo a spiegare il perché di tanta diffusa BIBIONE ~ VENEzIa Make a wish come true. Nestled between the blue sea and a green pine forest the Savoy Beach Hotel & Thermal SPA turn the dream of a unique and unforgettable holiday into reality. Meravigliosamente adagiato tra l’azzurro del mare e il verde della pineta, il Savoy Beach Hotel & Thermal SPA trasforma in realtà il sogno di una vacanza esclusiva ed indimenticabile. Esprimi un desiderio. Realizzalo. SAVOY BEACH HOTEL & THERMAL SPA Corso Europa, 51 - BIBIONE (VE) Italy - Tel. +39 0431 437317 - Fax +39 0431 437320 www.etgroup.info [email protected] - www.hotelsavoybeach.eu TKOM.IT MEMBER OF ITALIANI NEL MONDO PERSONAGGI infelicità”. Suo marito si è lasciato alle spalle ogni alleanza di sangue e di luogo ed è andato solo. È nella solitudine, vicino alla natura e alle cose, che l’uomo si riprende la sua natura umana, le grazie e i miracoli mancati che gli appartengono? O non è più tempo di silenzi e rivelazioni? “Tiziano non è andato solo, è andato in Asia con la sua famiglia: di quella base sicura lui aveva bisogno e a quella faceva continuamente riferimento. Alla fine, quando aveva chiuso con il giornalismo, il cui mondo limitato ad eventi e fatti quotidiani gli stava stretto, si è allontanato a più riprese anche da noi per concentrarsi nella solitudine su ciò che cercava. E’ ugualmente vero che ogni risposta che ha trovato lui l’ha sempre riportata agli altri, perché non era solo per se stesso, ma anche per gli altri che cercava, studiava e pensava”. Se c’è un cammino di salvezza suo marito ce lo ha indicato. Questa sua testimonianza, così necessaria nel mondo di oggi pieno di squilibri, non dovrebbe essere resa più accessibile ai giovani quale strumento di formazione? “Certo, questa di raggiungere i giovani era la cosa che più stava a cuore a Tiziano. Si rendeva benissimo conto che i giovani hanno bisogno di una guida, come ne aveva avuto bisogno lui da giovane, senza però mai veramente trovarla se non nei libri e in alcuni personaggi di cui leggeva. Sapeva bene che è ai giovani che bisogna parlare, mentre troppo pochi lo fanno. E infatti, oggi più che mai prima molti dei suoi più appassionati lettori si trovano proprio fra i giovani. Ci penseranno loro, ne sono convinta, a spargere la voce, se ritengono sia una voce che vale ascoltare Dopotutto, una voce vera, incoraggiante, sincera finisce sempre per far- 74 si sentire, come si vede dal fatto che nei dieci anni passati dalla sua morte, i libri di Tiziano di strada ne hanno fatta tanta”. Alla memoria di Tiziano sono dedicati convegni, associazioni e premi letterari. Anche quest’anno, in questo mese di maggio, a Udine si terrà la decima edizione del premio letterario Internazionale Tiziano Terzani 2014, promossa dall’associazione culturale Vicino/Lontano, in collaborazione con la famiglia Terzani. La giuria presieduta da Angela Staude Terzani, conferisce per la prima volta un ex aequo: a uno degli scrittori di riferimento della letteratura contemporanea internazionale, il pakistano Mohsin Hamid e al poeta friulano Pierluigi Cappello. Tiziano ha lasciato un’eredità intellettuale e morale a tutti noi, ci ha lasciato un bagaglio umano di poesia e grande umanità. Silvia BERLINGUER PA R DE TE VIT M NA ALI IS IR T S E Y’ FR OF S A FI N C CE IE L CRÈME COLORANTE SANS AMMONIAQUE POUR PEAUX DÈLICATES L A S O L U T I O N. Peau sensible ? EST NOTRE SOLUTION PREMIÈRE COLORATION À ACTION DERMOPROTECTRICE ET RESTRUCTURANTE Couleur hypoallergénique* > Restructuration multi-niveaux grâce aux microfibrilles de Chitine et à la Séricine > Couverture des cheveux blancs à 100% > Eclaircissement jusqu’à 4 tons > *Contrôlé scientifiquement sur de nombreux sujets à peau particulièrement délicate, le produit n’a donné lieu à aucune réaction allergique. VITALITY’S À LA POINTE DE L’INNOVATION WWW.VITALIT YS.IT ITALIANI NEL MONDO AZIENDE di Marichele BRUSA [email protected] 78 Casolari: “la convinzione che la qualità non si improvvisa, ma si costruisce con l’impegno per fare i nobili Vini Casolari”. Nel pacato e austero silenzio della cantina, la saggezza antica della terra si incontra con l’esperienza dell’enologo Casolari Cav. Uff. Primo e dei figli Roberto e Roberta che seguono pazientemente il processo che si evolve nelle botti della cantina fino al comporsi degli aromi dove i colori, i profumi, e le atmosfere modenesi, si esprimono al meglio concretizzando la più elevata cultura del modenese. VVOLTI DAL NETTARE 79 ITALIANI NEL MONDO AZIENDE Azienda Casolari e“Scintilla d’Amore” 80 In una domenica pomeriggio, Luciano Pavarotti attraversava quelle colline appena abbozzate, imbiondite dal frumento ancora da mietere della campagna modenese. In Azienda Casolari lo aspettava un colore rosso rubino, in mezzo a tutto quel giallo, così che, improvvisamente, stringendo quel calice diventò “scintilla d’amore“. Da allora “scintilla d’amore” è il fiore all’occhiello dell’antica Cantina di Rami di Ravorino, in piedi da sei generazioni. E fù Nicoletta Mantovani, stretta parente della famiglia Casolari che, come un elisir d’amore, fece assaggiare a suo marito Luciano l’ultimo nato della Cantina, un lambrusco gentilmente amabile che conquistò immediatamente Big Luciano. Si innamorò sia del vino, che dell’etichetta studiata da Roberta Casolari, Luciano Pavarotti con la moglie Nicoletta Mantovani e la loro piccola Alice. 81 ITALIANI NEL MONDO AZIENDE l’artista di famiglia la quale, con il fratello Roberto, affiancano il padre in azienda. Nella Cantina Casolari la produzione di altri vini non sono da meno: un Lambrusco di Sorbara, vinificato in purezza, ed un altro Sorbara che si avvale del valore aggiunto di una piccola percentuale di Salamino di Santa Croce. Sono di altissima qualità anche le commistioni culinarie con l’Aceto Balsamico di Modena I.G.P. “Nonno Primo”, nettare per gourmet di raffinata passione. Un’internazionalità a lato della tradizionale e produzione vitivinicola. Infatti, è l’inciso “vino e cultura” a definire l’identità della famiglia Casolari la quale, ormai da tempo, si è associata anche al concetto di ecosostenibilità. Un progetto di vita e cardine per la produzione che segue tutte le fasi di vinificazione sino all’imbottigliamento a garanzia di un eccellente 82 prodotto finale dei vini da esportare. Infatti il vino Casolari Made in Italy è più forte della crisi. Un posizionamento e crescita dell’export come settore trainante del nostro agroalimentare. Un successo costruito puntando sulla qualità, sul legame con il territorio e sulla vocazione nazionale di assoluta eccellenza. E se prima il vino italiano andava all’estero come vino da taglio per prodotti più pregiati, come quelli francesi, oggi, invece, ad essere apprezzata è proprio la sua italianità. Roberto Casolari dell’omonima azienda, scommette su ciò che lo rende unico all’estero: cultura, impegno,qualità, conoscenza, a sostegno dell’eccellenza dei suoi vini soprattutto nei Paesi dove esporta: Canada, Ontario, Vancouver, Brasile, Alaska, New York, Miami, Alabama, Tokio, Danimarca, Francia, Olanda, Germania, Estonia, Belgio, Malesia, Portogallo e Singapore. OSTERIA FRANCESCANA V I A S T E L L A , 2 2 - M O D E N A - I TA L I A - P H + 3 9 0 5 9 2 1 0 1 1 8 w w w. o s t e r i a f r a n c e s c a n a . i t Massimo Bottura ITALIANI NEL MONDO AZIENDE Produttori del Vero Lambrusco di Sorbara DOC (vino frizzante naturale) Lambrusco Grasparossa DOC, Lambrusco Amabile DOC (Scintilla D’amore) Vini Bianchi frizzanti, Vini Rossi frizzanti naturali, Vini Rossi e Bianchi fermi. Cioccolatino al Lambrusco, Birra artigianale al Lambrusco, aceto Balsamico di Modena 84 Nella foto a sinistra: al centro Primo Casolari. Award received in 2011: Commitment to Production and Economic Progress In recognition of the long and commendable entrepreneurial activity undertaken that has contributed to the economic development of the area, stressing the importance of work as a foundation of the Modenese community “Una giacitura collinare che rende il colore del chardonnay giallo paglierino con note di fiori bianchi che rende raffinato il floreale e il fruttato”. 85 ITALIANI NEL MONDO AZIENDE Il gruppo Casolari nasce nel 1600 ed è stato fondato da Primo Casolari. Una bellissima storia di passione, ecco come nascono i vini Casolari e l’aceto balsamico - I.G.P. L’azienda della famiglia Casolari è dedita da diverse generazioni alla produzione del Vero Lambrusco di Sorbara D.O.C. possiede da sempre 70 ettari a vigneto nel cuore dell’area geografica tipica. Una missione certificata: vini straordinari provenienti dai loro vitigni autoctoni primitivi ed alla piantagione del vitigno di Lambrusco. La qualità del vino è dovuta anche alla grande attenzione, studio ed amore per la terra. Nella storica cantina è stata realizzata recentemente una nuova ala di gran- 86 di dimensioni. La modernissima cantina ospita convention, bayer sommelier, giornalisti nonché clienti ed ospiti internazionali che sono ricevuti con cortesia e professionalità. La famiglia del Commendatore, Cavaliere e Grande Ufficiale Primo Casolari, segue personalmente tutte le fasi della produzione a garanzia di un elevato prodotto di qualità. ACETO BALSAMICO DI MODENA IGP “ CASOLARI”. “Rappresenta la qualità più invecchiata: ‘un oro nero’ in una botticella di legno con un profumo equilibrato e caratteristico; un armonia tra sapore intenso e giusta densità”. Colophon Numero 147 • Maggio 2014 Magazine per gli Italiani nel Mondo fondato nel Principato di Monaco nel 1997 Direttore Responsabile: ILIO MASPRONE ([email protected]) Vice Direttore: Silvana RIVELLA ([email protected]) Direzione Editoriale: Renata RIVELLA ([email protected]) Direzione Relazioni Internazionali: Marichele BRUSA ([email protected]) Collaboratori Maria Rebecca BALLESTRA ([email protected]) • Paolo L. BONAVERI ([email protected]) Silvia BERLINGUER ([email protected]) • Marisol BERTERO ([email protected]) Tiziana DANZO ([email protected]) • Feliciana DI SPIRITO ([email protected]) Ely GALLEANI ([email protected]) • Cristina GRIFONI ([email protected]) Alessandra LUTI ([email protected]) • Lea PERICOLI ([email protected]) Veronica SENATORE ([email protected]) • Claudio ZENI ([email protected]) Dall’estero ATENE Angelo SARACINI ([email protected]) BERLINO Gherardo UGOLINI ([email protected]) BRUXELLES Matteo MANZONETTO ([email protected]) GINEVRA Susanna GORGA ([email protected]) LONDRA Maureen AUDETTO ([email protected]) MONTRÉAL Nicolangelo CIOPPI ([email protected]) PARIGI Stephanie DONKER ([email protected]) Collaboratori alla Fotografia PEPE’ • Luca LOMBARDI • Samantha ROSSO • Pier Tommaso PAGLIONI ______________________________________________________________________________________________ Editing ILIO MASPRONE 18012 Bordighera (IM) • Via dei Colli 49 • Tel e Fax (+39) 0184.266433 • Mobile (+39) 335.327111 REDAZIONE PARIGI - Studio L. 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Lo trovate qui... MONTE-CARLO e COSTA AZZURRA • Ambasciata d’Italia e Com.It.Es 17, Av. de l’Annonciade • A.II.M 17, Av de l’Annonciade • Monte Carlo Country Club 155, Av Princesse Grace • Banque EFG 21, Av d’Ostende • Yacht Club Monaco 1, Quai Antoine • Palais d’Europa Place de Moulins • Banque Edmond de Rothschild Les Terrasses 2, Av de Monte Carlo • Compagnie Monegasque de Banque 23, Av. de la Costa • HSBC Private Bank 15/17, Av. D’Ostende • Banque BNP Paribas Private 15/17, Av. D’Ostende • Banque du Gothard 15/17, Av. D’Ostende • CFM 11, Bd Albert Premier • Credit Lyonnais 1, Av. des Citroniers • Grimaldi Forum 10, Av Princesse Grace • SG Private Banking, 11 Avenue de Grande Bretagne • Banque du Luxemburg 8, Av. de Grande Gretagne • Banque UBS 10/12, Quai Antoine I • Immobiliare Dotta 5 bis, Av Princesse Alice • Montecarlo • Ristorante Amici Miei 16, Quai Jean Charles Rey Fontvieille • Restaurant Lorenzo 7, Av. Princesse Grace • Restaurant Il Terrazzino 2, Rue des Iris • La Casa del Gelato 42, Quai Jean Charles Rey Fontvieille • La Perla Monte Carlo Palace Bd. des Moulins • Hotel de Paris, Place du Casino • Hotel Ambassador 10, Av Prince Pierre • Ristorante La Rosa dei Venti Plage du Larvotto • Stars & Bar 6, Quai Antoine I • Ristorante La Vecchia Firenze 4, Av Prince Pierre • Ristorante La Vecchia Firenze2 - 25, Bd Albert I • Ristorante Sans Souci 42, Bd d’Italie • Casa del Caffé Av. de la Costa • Ristorante Al Vecchio Forno 39, Quai Bonaparte Menton • Hair Stylist Coppola 4, Av. de Grande Bretagne • Athos Palace (Fontvieille) • RM Autosport Av. de l’Annonciade Prince Pierre • Montecarlo Royal Motors 14, Quai Jean Charles Rey 10 • Radio Monte Carlo, 8 Quai Antoine 1er ITALIA • Hotel Royal Sanremo • Victory Morgana Bay Sanremo • Spinnaker Sanremo • Carlo Ramello Sanremo • Grand Hotel del Mare Bordighera • Grand Hotel Alassio • Hotel Una Scandinavia Milano • Hotel Savoy Bibione (VE) • Banca Intesa San Paolo Bordighera • La Casa del Caffè Bordighera • Eremita Bordighera • Benetton Uomo Bordighera • Stefanel Bordighera • Studio Palmero Bordighera • Farmacia Centrale Bordighera EUROPA - BERLINO, BRUXELLES; GINEVRA; LONDRA; MADRID; PARIGI • Ambasciate Italiane • Consolati Generali • Camere di Commercio Italiane • Com. 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