Dispense - Sezione 5
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SEZIONE 5 PROBLEMI DI MECCANICA APPLICATA In questa sezione si analizzano alcuni problemi di meccanica delle macchine nei quali si fa uso di quanto presentato nelle sezioni precedenti. In particolare serviranno sia la teoria relativa alla cinematica che quella relativa alla dinamica di corpi rigidi (sezioni 2 e 4). Per quanto concettualmente semplici, i problemi che seguono sono ispirati, come nella sezione 3, a dispositivi realmente esistenti che sono stati presentati e discussi con gli studenti nel contesto delle esercitazioni del corso. 4.1 DINAMICA DEL VEICOLO Un motociclo è equipaggiato con un motore le cui curve di coppia e di potenza sono rappresentate sul grafico (A) (curve di mezzo). Il cambio installato (a 5 marce) è rappresentato in sezione nella figura (B). (A) Curve di potenza e coppia (B) Sezione del cambio La trasmissione finale ad albero è rappresentata in sezione nella figura (C) ed il raggio della ruota posteriore è di 300 mm. Il coefficiente di resistenza aerodinamica è pari a 0.23, la sezione frontale è 1 m2. Il coefficiente di aderenza longitudinale tra pneumatico e piano stradale è 0.9. Una vista esplosa dell’intero gruppo propulsore e della trasmissione è fornita nella figura (D). (C) Sezione della trasmissione finale Studiare i seguenti problemi: - - progressione di accelerazione del veicolo con partenza in I° marcia fino al raggiungimento del regime di potenza massima in II° marcia; si calcolino tempo impiegato dal veicolo ad arrivare al regime di potenza massima in seconda marcia e la velocità corrispondente; attribuire al tempo necessario al pilota ad effettuare il cambio marcia una durata di t c = 0.25 s ; determinare la massima pendenza superabile dal veicolo in I° marcia; determinare, durante la progressione di accelerazione, la forza normale al contatto tra pneumatico e piano stradale per entrambe le ruote; determinare se si possono verificare durante l’accelerazione perdite di aderenza e slittamenti della ruota motrice; determinare se si possono verificare durante l’accelerazione perdite di contatto tra la ruota anteriore ed il piano stradale; (D) Esploso del gruppo motore-frizione-cambio-trasmissione Progressione di accelerazione del veicolo Dall’esame della figura (B) si ricavano con facilità i rapporti di trasmissione del cambio. Questi si determinano sulla base dei rapporti tra i raggi delle ruote in presa sui due alberi del cambio (quello motore -in alto- e quello secondario -in basso-). Si ha: ω a = τ iω m dove ω m è la velocità angolare dell’albero motore, ω a quella dell’albero secondario e τ i (i = 1,2...5) il rapporto di trasmissione. I rapporti del cambio, desunti dal disegno, sono: τ 1 = 0.42, τ 2 = 0.63, τ 3 = 0.83, τ 4 = 1, τ 5 = 1.31 Si osservi che le ruote impegnate nei diversi rapporti sono: I° , 1° coppie di ruote sulla sinistra II°, 1° coppia di ruote sulla destra III°, 3° coppia di ruote a partire da destra IV°, 2° coppia di ruote a partire da sinistra V°, 2° coppia di ruote a partire da destra Per la trasmissione finale, detta ω rp la velocità angolare della ruota posteriore, il rapporto di trasmissione τ f , poichè ω rp = τ f ω a , dove ω a è la velocità angolare dell’albero di trasmissione e dell’albero secondario ad esso solidale, è pari a 0.22 (vedi figura (C)). Determinati tali rapporti dall’esame delle sezioni del cambio e della trasmissione finale, si integrano in questo modo i dati a disposizione per procedere alla scrittura della equazioni necessarie alla risoluzione (nel seguito i calcoli sono illustrati solo simbolicamente). La progressione di accelerazione del motociclo può essere determinata sulla base dell’equazione di bilancio della potenza: d (T + U ) = M m (ω m ) ω m − FRVG dt (1) dove T è l’energia cinetica dell’intero veicolo (somma di tutti i contributi delle energie legate ai moti traslatori baricentrici e di quelle di rotazione), U quella potenziale, M m (ωωm ) è il momento motore, funzione non lineare della velocità di rotazione del motore come si vede dalla curve di coppia mostrata in (A), FR è la forza resistente agente sul veicolo (l’unica forza resistente qui presa in considerazione sarà poi quella aerodinamica) e VG la velocità baricentrica del motoveicolo. Esplicitiamo i diversi termini. Per l’energia cinetica: T= 1 1 1 1 1 mVG2 + J mω m2 + J a ω a2 + J ra ω ra2 + J rp ω rp2 2 2 2 2 2 (2) dove, con ovvio significato dei termini, abbiamo nell’ordine: energia di traslazione del veicolo (m tiene conto di tutta la massa del veicolo, ruote comprese), energia di rotazione del motore, energia di rotazione dell’albero di trasmissione, energia di rotazione della ruota anteriore e della ruota posteriore. Si esprima tutto in termini di un’unica variabile. Ciò è possibile in virtù delle relazioni di vincolo che legano le variabili cinematiche. Precisamente: ω a = τ i ω m , ω rp = ω rp = τ f ω a = τ f τ i ω m , VG = ω rp rrp = τ f τ i ω m rrp (3) dove rrp è il raggio della ruota posteriore (uguale a quello della ruota anteriore). Sostituendo le (3) nella (2) si ha: T= 1 J eq , i ω m2 2 (4) dove J eq , i = mτ i2τ 2f rrp2 + J m + J aτ i2 + ( J ra + J rp )τ i2τ 2f è il momento di inerzia equivalente ridotto all’albero motore nella marcia i-esima. L’energia potenziale che di solito prende parte all’equazione di bilancio della potenza è quella legata al termine gravitazionale che esercita il suo effetto nella marcia in salita o in discesa. Si ha U = m g y G dove g e y G sono l’accelerazione di gravità e la quota baricentrica. Se il veicolo procede in salita su una rampa di pendenza α si ha y& G = VG sin α . Dunque: y& G = VG sin α U = m g yG (5) Il momento motore si interpola di solito attraverso un polinomio (in genere è sufficiente del quarto ordine) sulla base dei dati sperimentali rilevati dalla curva di coppia: n M m (ω m ) ≈ ∑ α hω mh (6) h =0 Le forze resistenti FR hanno dipendenza dalla velocità che dipende della loro natura. Considerando nel presente caso la sola forza resistente aerodinamica si ha: FR = 1 1 ρ A C xVG2 = ρ A C xτ 2f τ i2 rrp2 ω m2 2 2 (7) Sostituendo le equazioni (4), (5), (6) e (7) nella (1) si ottiene: n J eq , i ω& m + mgτ iτ f rrp sin α − ∑ α hω mh + h =0 1 ρ A C xτ 2f τ i2 rrp2 ω m2 = 0 2 (8) che è un’equazione differenziale ordinaria non lineare nella variabile ω m corredata dalla condizione iniziale ω m (0) = ω m 0 . L’equazione (8), che si risolve in generale per via numerica, è piuttosto generale e vale in modo sostanzialmente analogo per un qualunque veicolo dotato di rapporto di trasmissione variabile a salti che proceda in marcia rettilinea. La non linearità dell’equazione deriva sia dalla dipendenza non lineare di alcuni di termini dalla velocità ω m , sia dal fatto che il coefficiente τ i varia durante la marcia (precisamente è costante a tratti). Il criterio secondo cui τ i è variato dipende dalla manovra del veicolo che si vuole studiare ed è legato a come il pilota intende effettuare la manovra in questione, scegliendo in modo opportuno una sequenza di rapporti da innestare. Nel caso qui considerato vogliamo esaminare un transitorio di accelerazione. La manovra consiste nel partire in I° marcia, cioè con τ i = τ 1 nell’equazione (8), a partire dal motore fermo, cioè ω m (0) = 0 , facendo accelerare il veicolo con il motore che sale di giri fino a raggiunge il regime di potenza massima ω m MAX (circa 6300 g/min nel caso in esame). La funzione ω m (t ) è la soluzione di (8) e fornisce, tramite la VG (t ) = τ f τ i ω m (t ) rrp , la velocità istantanea del veicolo fino a quando ω m (t ) = ω m MAX . A questo punto si effettua il cambio e si passa in II° marcia, cioè τ i = τ 2 nell’equazione (8). La condizione iniziale in questo secondo caso si determina come segue. Il veicolo questa volta parte dalla velocità VG I ° MAX , massima velocità che questo ha raggiunto al termine dell’utilizzazione della I° marcia, cioè VG I ° MAX = τ f τ 1ω m MAX rrp , ed il motore, quando si innesta la seconda, avrà una velocità di rotazione corrispondente a ω m II ° MIN = VG I ° MAX τ f τ 2 rrp , minima velocità di rotazione del motore quando, in seconda, riprende la progressione di accelerazione. Dunque, per l’intervallo di accelerazione in seconda, si usa l’equazione (8) con il coefficiente τ i = τ 2 e la condizione iniziale ω m (0) = ω m II ° MIN . La progressione di accelerazione prosegue accelerando il veicolo nuovamente fino al regime di potenza massima e così via. La sequenza dei cambi di marcia si arresta quando, in una certa marcia – la più alta se il veicolo viaggia su strada piana-, la soluzione di (8) non raggiunge più, come per le marce precedenti, il valore ω m (t ) = ω m MAX ma tende asintoticamente ad un valore di massimo regime. Per strada piana, tale velocità di massimo regime ω m V ° MAX si raggiunge in V° marcia ed è minore di ω m MAX . A tale regime corrisponde il raggiungimento della massima velocità VG V ° MAX = τ f τ 5ω m V ° MAX rrp che il veicolo può sviluppare. A tale velocità corrisponde, nell’equazione (8), l’azzeramento di ω& m e l’equilibrio tra la potenza messa a disposizione dal motore e quella assorbita dalle forze resistenti (cosicché non c’è margine di potenza disponibile per aumentare l’energia cinetica del veicolo). La determinazione della velocità ω m V ° MAX non richiede necessariamente la risoluzione dell’equazione differenziale (8). Questa si può calcolare semplicemente imponendo in (8) ω& m = 0 e risolvendo l’equazione algebrica nell’incognita ω m V ° MAX : n ∑α ω h =0 h h m V ° MAX − 1 ρ A C xτ 2f τ 52 rrp2 ω m2 V ° MAX = 0 2 In ordine a semplificare l’equazione (8) e pervenire ad una soluzione più semplice del problema senza l’ausilio di un computer, si può procedere in modo approssimato come segue. Il momento motore si assume costante in tutto l’intervallo dei regimi motore, nel caso in esame possiamo considerare il valore medio M m (ω m ) ≈ 45 Nm (curva di coppia centrale nella figura (A)). L’azione resistente si approssima, per ogni intervallo di marcia, attraverso un valore costante. Una possibilità è quella di assumere il momento resistente medio che figura nell’equazione (8) lungo l’intervallo di giri motore che abbiamo per ciascuna marcia. Per la prima marcia: M R1 Dunque: 1 = ρ A C xτ 2f τ 12 rrp2 ω m2 2 ω → M R1 1 1 ⌠ m MAX 2 ωm d ωm = ρ A C xτ 2f τ 12 rrp2 2 ω m MAX ⎮ ⌡0 M R1 3 1 1 ω m MAX 1 2 2 2 = ρ A C xτ f τ 1 rrp = ρ A C xτ 2f τ 12 rrp2 ω m2 MAX 2 3 6 ω m MAX Sostituendo nell’equazione (8) i valori medi così calcolati abbiamo: J eq ,1ω& m + mgτ 1τ f rrp sin α − M m + M R 1 = 0 che è ora un’equazione differenziale elementare. La soluzione di tale equazione con la condizione iniziale ω m 0 = 0 è: ω m (t ) = M m − (M R 1 + mgτ 1τ f rrp sin α ) J eq ,1 t Trascurando nel termine J eq ,1 i contributi delle energie di rotazione, cioè assumendo T ≈ per accelerazione su strada piana, cioè posto α = 0 , abbiamo infine: ω m (t ) = M m − M R1 mτ 12τ 2f rrp2 1 mVG2 e 2 t (9) cioè il moto procede con velocità angolare del motore linearmente variabile nel tempo. Il tempo impiegato per raggiungere la velocità di rotazione di potenza massima è: t1 = ω m MAX mτ 12τ 2f rrp2 M m − M R1 Passiamo all’analisi del moto in seconda marcia. L’analoga della (9) in questo caso è: ω m (t ) = M m − M R2 mτ 22τ 2f rrp2 t + ω m II ° MIN Il momento resistente medio si può stimare come prima: M R1 ω m MAX ω m3 MAX − ω m3 II ° MIN 1 1 1 ⌠ 2 2 2 2 2 2 2 ω m d ω m = ρ A C xτ f τ 1 rrp = ρ A C xτ f τ 1 rrp 2 6 ω m MAX − ω m II ° MIN ⎮ ω m MAX − ω m II ° MIN ⌡ωm II ° MIN Il tempo necessario ad accelerare il motore dalla velocità ω m II ° MIN alla velocità massima è allora: t2 = (ω m MAX − ω m II ° MIN ) mτ 22τ 2f rrp2 M m − M R2 Si risponde pertanto al quesito posto calcolando il tempo per accelerare il veicolo fino alla velocità massima in seconda nel modo t1 + t c + t 2 . Massima pendenza superabile La massima pendenza superabile dal veicolo con partenza da fermo può essere calcolata sempre sulla base dell’equazione (8). In questo caso non risolviamo l’equazione (8) ma stabiliamo, al variare della pendenza, una proprietà locale della soluzione. Nell’intorno della condizione iniziale ω m (0) = 0 , valutiamo il segno di ω& m (0) al variare della pendenza. Fisicamente questo significa che se ω& m (0) > 0 il motore può avere inizialmente avere un’accelerazione positiva, ossia può spingere il veicolo aumentandone la quota baricentrica, cioè il veicolo sale. Se invece ω& m (0) < 0 , questo significa che il motore non fornisce una spinta sufficiente ed il veicolo procede diminuendo la sua quota baricentrica, cioè scende anziché salire. Pertanto dalla (8), con cambio in prima, approssimando tutti i termini in corrispondenza del valore assunto per ω m (0) = 0 , si ha: J eq ,1ω& m (0) + mgτ 1τ f rrp sin α − M m + M R 1 (0) = 0, ω& m (0) = M R 1 ( 0) = 0 , M m − mgτ 1τ f rrp sin α J eq ,1 Pertanto affinché ω& m (0) > 0 è necessario che: M m − mgτ 1τ f rrp sin α > 0 → ⎡ Mm ⎢⎣ m g τ 1 τ f α < arcsin ⎢ ⎤ ⎥ ⎥⎦ e la pendenza limite è allora: ⎡ Mm ⎤ ⎥ ⎣⎢ m g τ 1 τ f ⎦⎥ α lim = arcsin ⎢ Calcolo delle forze I quesiti restanti coinvolgono la conoscenza delle forze che si esplicano tra gli elementi del veicolo. Per ottenere quest’informazione bisogna allora scrivere le equazioni cardinali per ciascuno dei componenti del sistema. Siamo interessati al moto del sistema nel piano x y, ossia nel piano ortogonale al piano stradale. Decomponendo il veicolo in un insieme di corpi rigidi come nello schema sotto otteniamo le equazioni di moto. Telaio Rpy mg Rpx a h’ Fr Ray h Rax b Motore Rax Mm Ray Na Ruota post. Ta Ruota ant. Ruota sul primario Tc Tc Ruota sul secondario Tf x Ruota post. Tf Rpx Rpy Np Pignone Tp y z Equilibrio alla rotazione per l’albero motore: (10.1) M m − Tc rcm = J mω& m Equilibrio alla rotazione per l’albero di trasmissione: (10.2) Tc rca − T f rp = J mω& a Per le ruote si ha (moto piano in xy): ⎧(10.3) N A − R Ay = mr &y&Gra ⎪ ⎨ (10.4) T A − R Ax = mr &x&Gra eqz. ruota ant. ⎪ (10.5) − T A rr = J r ω& r ⎩ ⎧ (10.6) N P − RPy = mr &y&Grp ⎪ ⎨ (10.7) TP − RPx = mr &x&Grp eqz. ruota post. ⎪(10.8) − T r + T r = J ω& P r f p r r ⎩ Per il telaio (moto piano in xy): ⎧ (10.9) R Ay + RPy − mg = m&y&G ⎪ R Ax + RPx − FR = m&x&G ⎨ (10.10) ⎪(10.11) R h + R b − R a + R h + F h' = J ω& Ax Ay Py Px R z z ⎩ Le rotazioni di tutti gli organi rotanti sono stati assunte positive nel verso che permette al veicolo di marciare nel verso delle x positive. Le incognite che figurano in tale sistema sono: Tc , T f , T A , TP , R Ax , R Ay , RPx , RPy , N A , N P , ω m , ω a , ω r , ω z , xG , y G tutte funzioni del tempo, in numero di 16, legate tra loro dalle 11 equazioni dinamiche scritte (da 10.1 a 10.11) e da 5 relazioni cinematiche di vincolo. Infatti le velocità sono vincolate tra loro dalle relazioni cinematiche seguenti: ⎧ω a = τ i ω m ⎪ ⎨ω r = τ f ω a ⎪ x& = ω r r r ⎩ G (11) a cui si aggiungono le due relazioni cinematiche valide se le due ruote del motociclo permangono in contatto con il piano stradale: ω z = 0, y G = h (12) Le equazioni scritte costituiscono un sistema di equazioni differenziali in generale non lineare dal momento che, come già visto, sia le forze resistenti, sia il momento motore, dipendono in modo non lineare dalla velocità del veicolo e dalla velocità angolare del motore. Queste possono dunque essere risolte numericamente. Nel nostro caso però la precedente parte del problema ci ha già fatto determinare l’andamento temporale di ω m attraverso l’equazione dell’energia. Possiamo così avvalerci di questo risultato per arrivare ad una soluzione più semplice del problema stesso. Infatti, nota ω m le equazioni (10.1)(10.11), (11) e (12) diventano un più semplice problema algebrico. Sostituendo il valore trovato di ω m dalla soluzione dell’equazione dell’energia nelle equazioni (11), ω a , ω r , xG diventano funzioni note del tempo (dunque termini noti) che possono essere sostituiti nelle equazioni (10.1)-(10.11). Inoltre si sostituiscano le (12) sempre nelle (10.1)-(10.11). In conclusione il sistema (10.1)-(10.11) diventa un sistema algebrico di 11 equazioni in sole 10 incognite Tc , T f , T A , TP , R Ax , R Ay , RPx , RPy , N A , N P . Ciò è semplicemente dovuto al fatto che ω m è stata determinata in precedenza con l’equazione dell’energia e non ricavata attraverso la soluzione delle equazioni cardinali (10.1)-(10.11). Pertanto si ottiene un’equazione ridondante che va eliminata. Conviene procedere nella soluzione come segue: Dalla (10.1) possiamo immediatamente determinare l’incognita Tc (tutto il resto essendo noto): Tc = M m − J mω& m rcm Dalla (10.2) determiniamo, nota Tc , la T f : Tf = Tc rca − J mω& a rp Proseguendo con lo stesso meccanismo si procede per le altre. Dalla (10.8): TP = T f rp − J r ω& r rr Dalla (10.7): RPx = TP − mr &x&G Dalla (10.5): TA = − J r ω& r rr Dalla (10.4): R Ax = T A − mr &x&G Dalla (10.9): R Ax = mr &x&G + FR − RPx Quest’ultima equazione è evidentemente ridondante, visto che la R Ax è stata già determinata. Quindi la eliminiamo e passiamo oltre. Dalle (10.10) e (10.11) messe a sistema otteniamo: R Ay + R Py = mg ⎧ ⎨ ⎩ R Ay b − R Py a = − R Ax h − R Px h − FR h' Da cui: RPy = mg − R Ay ⎧ ⎪ mga − ( R Ax + RPx )h − FR h' ⎨ ⎪⎩ R Ay = a+b Infine dalle (10.6) e (10.3): N P = RPy , N A = R Ay Quindi il problema è risolto. Affinché non si verifichino slittamenti bisogna verificare la condizione: TP (t ) < µ N P (t ) Infine la condizione di permanenza del contatto tra ruota anteriore e piano stradale è subordinata al verificarsi della condizione: N A (t ) > 0 4.2 DINAMICA DEL MOTORE ALTERNATIVO Un piccolo motore per azionare una pompa centrifuga (motore Honda GX31) è sotto raffigurato. Scrivere per quest’ultimo sia le equazioni cardinali, sia l’equazione di bilancio della potenza, nota, per ogni configurazione del sistema pistone-biella-manovella, la pressione all’interno della camera di lavoro ed il momento resistente agente sull’albero motore. Motore Honda Motor Co., LTD Tokyo/Japan, tipo GX31, ciclo Otto, 4 tempi, Cilindrata 31 cc, Potenza 1.5 CV a 7000 giri/min, consumo orario a piena potenza 0.375 kg di benzina normale