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Mensile di critica e attualità sportiva - 226 - febbraio 2007 www.mesesport.it € uro 2,00 Spedizione in A.P. 70% - Art. 2 comma 20/D - L. 662/96 - Filiale di Siena Una città in amore con lo spor t Direttore Mario Ciani Direttore responsabile Paolo Corbini Direzione – Redazione – Fotolito Bernard & Co. Strada di Busseto 18 -C2/3 – Siena Tel. 05.77.28.53.74 Fax 05.77.22.10.14 E-mail: [email protected] e d Edito e stampato presso Arti Grafiche Ticci Loc. Pian dei Mori 278 - Sovicille (Si) Tel. 05.77.34.92.22 Fax 05.77.34.93.66 Autorizzazione del Tribunale di Siena n. 430 del 27.01.1983 i t o Hanno collaborato a questo numero: Corrado Bagella, Duccio Balestracci, Luca Bianchin, Mauro Bindi, Andrea Bruschettini, Barbara Cerretani, Mario Ciani, Chiara Cicali, Vincenzo Coli, Fabio Fineschi, Stefano Fini, Riccardo Giacopelli, Emilio Giannelli, Daniele Giannini, Antonio Gigli, Guido Guida, Rossella Lezzi, Mario Lisi, Luca Luchini, Maurizio Madioni, Mauro Mancini Proietti, Simone Marrucci, Augusto Mattioli, Andrea Monciatti, Roberto Morrocchi, Marco Naldini, Francesco Oporti, Roberto Rosa, Gigi Rossetti, Andrea Sbardellati, Marianna Semeraro, Senio Sensi, Rudi Simonelli, Antonio Tasso, Francesco Vannoni. numero Fotografie di Paolo Lazzeroni e Augusto Mattioli Collaborazione fotografica: Andrea Bruschettini, Fabio Di Pietro, Pietro Cinotti Sito web: Olivia Agnelli 226 febbraio 2007 Progetto grafico: Bernard Chazine r i ANNO XXV a l e Scusate il pudore Gli argomenti da trattare in questa vetrina in genere non difettano. Questa volta meno che mai: le riflessioni sul beffardo esito della Final Eight dei biancoverdi a Bologna, insieme al non trascurabile dettaglio del primo posto in classifica ed il passaggio del turno in Uleb Cup; la presenza mancata della nazionale di calcio, che nella fattispecie è anche quella Campione del Mondo; la situazione del Siena nelle sue diverse sfaccettature: la squadra, il mercato di gennaio, il passaggio di proprietà. Senza contare il ruolo delle altre realtà, che in qualche caso non ci stanno proprio a recitare un ruolo di contorno al Siena ed alla Montepaschi. Come si vede tutti temi di grande spessore, purtroppo rimasti sullo sfondo di una duplice tragedia di cui il calcio è solo il pretesto, forse, ma che nel calcio trova una sorta di brodo di cottura. Se in questo numero non ci siamo soffermati come avremmo voluto sugli argomenti specificamente tecnici e/o tattici, ora sapete perché. Ma non è stata una scelta meditata, frutto di chissà quali elucubrazioni. Semplicemente non ci andava, nel momento in cui il mondo dello sport e quello della società civile piangeva due morti innocenti (Raciti e Licursi, appunto), stare a disquisire sulla bontà del 4.3.1.2 scelto da Beretta a Cagliari, oppure sulle cause del litigio fra lo stesso tecnico e Alberto. In questo momento quello che ci preme sottolineare è il nostro ‘no’ ad ogni forma di violenza, fisica o verbale, di cui soprattutto il calcio sia direttamente o indirettamente complice. Una battaglia che non conduciamo da soli, perché in tutta questa brutta storia sono in tanti ad avere ragione, non uno soltanto: quelli che reclamano la certezza della pena, quelli che pretendono che le partite a rischio si giochino comunque a porte chiuse, a prescindere quelli che sono stufi di vedere sistematicamente disattese le leggi che ci sono, quelli che vorrebbero andare allo stadio con i propri figli esattamente come abbiamo fatto noi con i nostri padri E così tanti altri. Peccato, perché certi eventi sportivi meritavano di essere sottolineati con maggior forza in questa pagina di introduzione, come il terzo posto assoluto della Ducato nella serie A2 di basket o il quarto della Virtus in B1. Oppure il rinascente fiorire di campioncini che dalla scherma all’atletica ridanno una prospettiva nuova agli sport individuali, dopo il breve periodo di appannamento dovuto al boom degli sport di squadra. A pensarci bene è lo stesso disagio che provammo dopo l’11 settembre, posto che il disagio non si misura a seconda del numero di morti. Erano tantissimi allora, ma ci sembrano troppi anche questi due! ■ www.mesesport.it Drammatici fattori esterni gettano una luce sinistra su un campionato che i bianconeri continuano ad onorare Siena, avanti piano Mario Ciani Con la rimessa in gioco della palla mandata opportunamente fuori subito dopo le drammatiche uccisioni dell’agente Raciti e del dirigente Licursi, si è chiusa una delle parentesi più tragiche del calcio italiano. È stata, è vero, una rimessa sofferta e non senza strascichi, speriamo solo che non si riveli affrettata. Sull’argomento tutti hanno detto tutto, ed anche noi vogliamo portare il nostro modesto contributo con tre brevi considerazioni. La prima: qualcuno si è meravigliato di quanto è successo venerdi 2 febbraio, eppure se c’era da meravigliarsi di qualcosa era per il fatto che non fosse accaduto prima. Lì, o altrove. Perché il livello di guardia era già stato superato da un pezzo. Quando si minaccia, in forza di una legge che solo il Siena ha preso sul serio (Mesesport, ottobre 2006), di interrompere una partita per tutta una serie di intemperanze che vanno dai pedardi agli striscioni fino ai fumogeni, e poi non si trova il coraggio di farlo; quando si consente ai tifosi di una squadra (il Taranto) di interrompere per ben tre volte una gara in trasferta (a Cava dè Tirreni), solo perché i propri beniamini vestono una casacca diversa da quella originale… e poi ci si limita ad una sanzione pecunaria alla società; quando si consente a tifoserie ben individuate di tirare in campo qualsiasi cosa pur di far male avendo la certezza di restare impunite. Ecco, difronte a questo palese lassismo (ma si parla solo degli ultimi episodi), se ci scappa l’irreparabile si dovrebbe avere almeno il pudore di non fare gli s t r avo l t i . Spe- cie da parte di chi, già il giorno dopo, ha cominciato a fare dei distinguo. Seconda considerazione: difronte alla morte di un innocente non ci sono spiegazioni, però siamo sicuri che una certa verbosità non contribuisca a generare la convinzione che tutto è lecito, anche quello che in realtà non lo è? Sentite il presidente della Lega Matarrese a proposito della vicenda plusvalenze che ha coinvolto recentemente Milan e Inter:: “…Non so cosa ci sia sotto, però noi abbiamo bisogno di Moratti e del Milan. Se non ci sono loro, che mettono i soldi, il calcio non si può fare”. Capito qual è la logica? Intanto il Siena si vede togliere un punto per molto meno… E la ridotta squalifica a Totti dopo Livorno? Semplice: il capitano giallorosso e l’arbitro Ayroldi si sono chiariti l’accaduto all’aeroporto di Pisa. Elementare, no? Perché non averci pensato prima. Peccato che Locatelli (espulso all’Olimpico per un non-fallo) sia rientrato a Siena in pulman e quindi non abbia incrociato Giannoccaro a Fiumicino… Insomma si ha sempre di più l’impres- sione di assistere a due campionati in uno, dove nel primo giocano i soliti furbetti, e nel secondo tutti gli altri. Con la conseguenza che i primi si ritengono sempre più legittimati a fare quello che vogliono. In campo e fuori. Terza ed ulti- ma considerazione: in virtù di quanto detto sopra, qualcuno ha provato a coinvolgere anche la Robur nel discorso sugli stadi inagibili, ma il giochino è durato poco e così la piccola Siena è rimasta l’unica a far compagnia ai quattro campi di altrettanti capoluoghi di regione (saliti poi a cinque con Milano). Ristabilita la verità, importanti reti televisive nazionali hanno dirottato l’interesse su un innocuo striscione esposto al Franchi dai tifosi bianconeri, e poi inserito il derby con il Livorno fra i più alti a rischio incidenti. Le bugie però hanno le gambe corte, e la città, insieme alla Robur, si è presa la sua brava rivincita su tutto e su tutti. A dimostrazione che il lavoro paga, e quello portato a termine dal Comune fin dall’estate duemila per la ristrutturazione e l’adeguamento del vecchio Rastrello, è stato non solo tempestivo ma anche lungimirante. Per fortuna accanto al calcio-dramma c’è anche il calcio giocato e, prima ancora, l’annuale rito del mercato di riparazione. Dal quale il Siena è uscito tutto sommato abbastanza bene. Sulla carta gli arrivi di Maccarone, Benussi, Galloppa, Eremenko e Jaakkola non pareggiano le partenze dei vari Bogdani, D’Aversa e Candela (a parte quelle di Pavarini, Masiello e Zajc), perché a tre potenziali titolari ha fatto riscontro solo l’arrivo di Maccarone. Però a ben vedere il terzetto che ha preso la strada del sud non aveva più futuro in questo schieramento (se non sotto il profilo numerico), e poi non è detto che soprattutto Galloppa ed Eremenko, da qui a giugno, non si rivelino una simpatica sorpresa. Di certo la rosa è stata svecchiata, e questo in prospettiva è già positivo di suo. A proposito di Bogdani. Che l’affare sia stato reciproco non ci piove. Però, benedetto ragazzo, dire che ‘il Chievo è un club più grande ed ambizioso del Siena’, se lo poteva anche risparmiare. Salvo poi non spendere neppure una parola sull’impegno della società bianconera nella soluzione del problema familiare che lo aveva turbato negli ultimi tempi. Che Siena è stato nell’ultimo mese? Decisamente buono sul piano dei risultati (due pareggi ed una vittoria, a fronte della sconfitta di Roma), un po’ meno su quello del gioco. Soprattutto non ci ha convinto l’atteggiamento palesato a Cagliari, dove – come al solito – c’è voluto il secondo gol degli isolani per restituirci quella aggressività e determinazione rimaste fino a quel momento negli spogliatoi. Un bravo a Beretta che, noncurante delle critiche, ha dato nuovamente fiducia a Corvia e da questo è stato ricambiato con un grande gol. Per ultimo, ma non ultimo, ci sarebbe anche il problema del cambio di proprietà, per la soluzione del quale restano ancora pochi giorni. Evidentemente l’ottimismo iniziale ha lasciato il posto alla cautela ed alla riflessione. I soggetti in grado di rilevare la Vecchia Robur sono sempre gli stessi, mentre il progetto dell’azionariato diffuso si sta confermando per quello che voleva essere: un puntello della città ad una proprietà – quale che sia – che non potrà non tenerne conto. Al di là della quota sottoscritta. No, un’altra cosa ci sarebbe, ed appartiene alla sfera del calcio giocato: questo fine settimana scende al Franchi il Milan di Ronaldo e Kakà. Così, tanto per gradire, nel caso in cui qualcuno si fosse dimenticato che la Vecchia Robur gioca ancora in serie A… ■ ca l c i o 3 atuttocampo CAMBIERÀ MAI NIENTE? Senio Sensi PIÙ FATTI E MENO PAROLE Tante, troppe parole. Chi ne aveva diritto, chi ha straparlato, chi pensava solo alle proprie convenienze, chi ce l’aveva solo col Governo, chi criticava tutti escluso il Governo, chi apprezzava Pancalli, chi lo criticava ferocemente, chi era con la Polizia e chi la fischiava. Parole e gesti in libertà, concetti ripetuti ad ogni occasione simile a quella di Catania e poi misure lasciate morire nel dimenticatoio. Un Uomo ha perso la vita non per una partita di calcio, ma per l’odio contro chi indossa l’uniforme e che esplode spesso dove le conseguenze sono ammortizzate da una sorta di “zona franca” inconcepibile. Delinquere e uccidere fuori dal “Massimino” di Catania equivale a fare tutto questo in una Piazza, in una scuola, durante un corteo dove si brucia la bandiera italiana e si sputa alle forze dell’ordine. Il morto di Catania è frutto dell’odio instillato per anni contro chi ci difende ed è solo la punta dell’iceberg di un malessere di quanti, tanti, odiano i doveri, le leggi, le libertà degli altri. Non è un fenomeno sportivo, magari lo fosse. È un problema con radici più profonde e coinvolge chi tutela i violenti, chi li istiga, chi non li colpisce, e chi trova per loro sempre una motivazione pseudo sociale. Sono violenti e delinquenti e basta! E le leggi, se si smetterà di fare del buonismo per un falso concetto di “ libera espressione”, debbono colpire duramente, senza coperture, ogni gesto vandalico e ogni violenza. Se Roma-Lazio di un anno fa fu interrotta dalle tifoserie senza danni per i colpevoli; se in Siena-Roma esplosero bombe e se dalla tribuna ospite si assisté ad ogni tipo di lancio senza che venissero fatte rispettare le leggi vigenti; se a Livorno (e non solo) si espongono simboli politici senza che nessuno li faccia togliere; se un tifoso fiorentino – al Rastrello – colpisce con una bottiglietta un assistente dell’arbitro e ci si limita ad una leggera multa; se la curva dell’Olimpico (sponda giallorosa) gira le chiappe e fischia il poliziotto ucciso durante il minuto di silenzio in suo onore e nessuno interviene (VERGOGNA!) con punizioni severe; se si punisce con una multa i tifosi del Siena per un petardo lanciato dai livornesi… se eccetera eccetera, poi si arriva, inevitabilmente, a quanto successo. Il “basta” urlato alle 21,30 di domenica 4 febbraio è già in parte saltato. Figuriamoc cosa succederà fra tre mesi! VENDITORI DI FUMO Inaudito! Rinaldo torna a Milano. Ripudiata l’Inter e Milano perché, poverino, l’allenatore non lo comprendeva e la città non gli dava ragione, ritorna a San Siro, dopo quattro anni, con l’ “altra” maglia. E i tifosi rossoneri lo applaudono. Costa quanto una intera squadra di serie B (e forse anche di serie A). E mentre i nostri giovani, spesso più bravi di lui, riscaldano le panchine nelle serie inferiori, noi riscopriamo chi ha sputato sul nostro calcio. A quando il ritorno in campo del “grande” Maradona? LIVORE VIOLA E GIUSTI MERITI Accecati dalla delusione e dal livore contro l’A.C. Siena che ha uno stadio agibile e perfettamente a norma, un certo tifo fiorentino ha affermato che il nostro Franchi è una “trappola per topi”. Non c’è stadio, anche in serie A, dove le vie di fuga siano così ben organizzate, dove il contatto tra le tifoserie (e noi non lo cerchiamo – quasi – mai) sia difficilissimo da realizzarsi, dove i tornelli siano in piena efficienza fin da agosto scorso; dove ci sia, come da noi, la sala operativa della polizia, il prefiltraggio eccetera. Abbandonando i viola, di nome e di fatto, diamo invece i meriti a chi ha, da cinque anni a questa parte, seguito con il massimo scrupolo e dedizione le cose dell’A.C Siena. L’amministrazione comunale in generale (visto che lo Stadio è di sua proprietà) ed in particolare l’ex Assessore allo Sport Alfredo Tanzi, un uomo che ricorderemo per il suo attivismo mai accompagnato da demagogia o pubblicità personale. Qualcuno scriverà la storia dell’assessorato allo sport dal 1997 al 2001 (e speriamo che Massimo Bianchi ne 4 continui l’opera) che, con l’appoggio del Sindaco Cenni e della Giunta, ha fatto del Rastrello un vero stadio da serie A, ha dotato Siena di nuovi impianti, ne ha risanati altri ed ha reso lo sport fruibile sia a chi lo pratica e sia a chi lo vive passivamente. Questa è la verità, altro che “trappola per topi” e cavolate simili! BIANCONERI: BENE, MA… Infine uno pensiero per i 25 punti dei bianconeri (sarebbero stati 26 se, ancora, non si confondesse l’amministrazione di una società con la classifica…). Un buon bottino, ma i “nostri” vanno a corrente alternata: ottime partite con Lazio e Roma, freno a mano tirato a Cagliari dove ancora una volta si è visto che i più gravi problemi li abbiamo dalla cintola in su! In attesa della migliore condizione di Maccarone, di un ritorno in via continuativa al gol di Frick, di un ritorno… in squadra di Chiesa e del bonus, in positivo, che potrebbe fornire al suo morale la prima rete in A messa a segno da Corvia a Cagliari, lì davanti notiamo tanta buona volontà ma anche scarsa efficacia. Problema di formula (un trequartista dietro le due punte è un lusso, almeno in certe partite?), problema di intesa a causa di continue variazioni di uomini? Problema di uno scarso filtraggio del centrocampo portato più a sorreggere la difesa che l’attacco? Forse un po’ di tutto questo, ma il momento degli esperimenti è ormai passato e chi di dovere sa cosa si può aspettare dai vari giocatori. La zona calda è lontana ed anche i piccoli passi (leggi pareggi) servono. Ma l’ Empoli insegna che l’autostima può dare, sul piano psicologico, quel qualcosa in più che serve per giocarsela dovunque, anche negli scontri con le “grandi”. Aspettiamo un segnale fin da sabato 17 quando al “nostro” prezioso Franchi vedremo nientepopodimeno che Ronaldo. Anche per lui, ripetiamo il risultato di due anni fa. Cozza: se ci sei ribatti un colpo! ■ Perché chi doveva agire non ha mai mosso un dito per riportare la legalità negli stadi e dintorni? Storia di una morte annunciata Luca Luchini Ancora una volta il dio pagano Calcio ha voluto la sua vittima, anzi le sue vittime, sacrificio che qualcuno, come Matarrese, ha ritenuto inevitabile, quasi olocausto indispensabile perché lo spettacolo possa andare avanti seguendo le sue crudeli regole. Il Paese si è commosso ed il calcio si è fermato. Ancora una volta abbiamo assistito alla sagra dell’ipocrisia e dello scaricabarile, dove importante era apparire profondamente turbati ed attribuire ad altri le responsabilità di un evento ampiamente annunciato. Naturalmente sono esenti da colpe tutti i politici, che adesso invocano pugno duro, ferreo rispetto delle regole e delle leggi, fine della franchigia concessa ai delinquenti solo perché mascherati da tifosi di calcio. Nessuno di loro, però, sembra rendersi conto che soltanto loro potevano e dovevano far rispettare le leggi e garantire che restasse in prigione chi le aveva violate, anche se si trovava in uno stadio di calcio. Un collega del poliziotto ucciso ha raccontato che il giorno prima del brutale assassinio Raciti si era visto ridere in faccia da un ultrà, tornato tranquillamente in libertà dopo essere stato arrestato per atti violenti. Ed i treni sfasciati, gli autogrill saccheggiati, le stazioni luogo di scontri e soprusi verso i normali cittadini? Nessuno dei nostri politici sapeva cosa stava accadendo intorno al mondo del calcio? Si è scandalizzata certa stampa che da anni fomenta la polemica e l’aggressività delle masse con trasmissioni ed articoli beceri e faziosi. Si sono sdegnati anche i vertici del calcio, nonostante fino ad oggi abbiano colpevolmente chiuso gli occhi ogni volta che le violazioni del regolamento erano compiute da chi gode di perpetua immunità. Ci voleva il morto, ad esempio, per capire che le bombe carta che i romanisti tirano in ogni partita, capaci di provocare veri e propri piccoli crateri nel terreno (fenomeno constatato con i nostri occhi a Siena, a poche decine di centimetri da un incolpevole fotografo) possono essere letali? E cosa dire delle bottigliette del tifo fiorentino che a distanza di poche settimane hanno centrato un guardalinee a Siena e Stankovic a Milano. Quali le punizioni? Qualche migliaio di euro di multa; all’incirca le stesse somme pagate dal Siena quando i “maleducati” tifosi bianconeri offendono la mamma dell’arbitro! Certo non c’è stato il morto. Ma una bottiglietta quasi piena lanciata dagli spalti di San Siro sulla testa di un giocatore può essere devastante! Episodio minimizzato da tutta la stampa di parte e “costato”, ci sembra, appena 5.000 euro. In fin dei conti la Fiorentina è già stata penalizzata, non si può mica infierire! Altrimenti la città, sindaco in testa, potrebbe bloccare l’autostrada o la stazione, come è accaduto in tempi passati a Messina con i traghetti, o in altri centri (vedi Catania) con cortei guidati da politici di tutti i colori. Si sono indignati anche i dirigenti delle società calcistiche. Dai Della Valle, che dichiarano di essere pronti a lasciare il calcio quando vedranno segni di violenza nella loro tifoseria, come se fino ad oggi (vedi anche i recenti scontri con il Livorno) tutto fosse andato secondo le regole, al presidente del Catania. Al momento della temporanea sospensione della gara con il Palermo, Pulvirenti non ebbe dubbi nel rilasciare furenti dichiarazioni contro i tifosi palermitani, accusandoli con assoluta certezza di essere gli artefici di ciò che stava accadendo. Ma anche le società di calcio si sono già rifatte una verginità versando ai parenti delle vittime ben 10.000 euro a testa, neppure lo stipendio netto mensile del giocatore meno quotato delle loro pur ampie rose di campioni. Un’ultima considerazione, probabilmente impopolare in questo momento, riguarda anche la polizia. Pur riconoscendo il grande sacrificio svolto dalle forze dell’ordine, gli assurdi compensi ricevuti per rischiare ogni volta la vita, e lo stato di abbandono, morale ed economico, nel quale sono stati lasciati da tutti gli ultimi governi, riteniamo che qualche cosa non vada anche in casa loro. Infatti fino ad oggi spesso i comportamenti usati nei confronti delle varie tifoserie sono stati ben diversi fra loro. Atteggiamenti severi, in qualche caso eccessivi, verso tifoserie “normali”, vedi quella del Siena, che in trasferta non riceve certamente calorose accoglienze da parte delle forze dell’ordine. Acquiescenza e accondiscendenza verso quelle storicamente aggressive e violente. Altrimenti non si riesce a capire come in qualche caso non passino neppure i tappi delle bottigliette, ed in altri entrino in campo fumogeni, bombe carte, armi e addirittura motorini. Ha fatto bene il calcio a fermarsi? In questo caso concordiamo con il P.M. di Catania che ha risposto negativamente. Non si chiudono le banche perché ci sono troppe rapine, non si abolisce lo Stato perché infuria il terrorismo, non si deve chinare la testa davanti ai violenti neppure nel calcio. Così facendo i delinquenti di Catania non hanno gioito soltanto per essere riusciti ad uccidere un “odiato” poliziotto, ma hanno anche ottenuto lo scopo di bloccare la complessa macchina calcistica e di far parlare di loro in tutto il mondo. Un risultato esaltante per loro; speriamo non li stimoli a ripetersi. E adesso cosa accadrà? Torneremo a giocare come se nulla fosse, penalizzando i buoni al pari dei cattivi. I tifosi del Siena, che a livello nazionale nessuno ha mai elogiato per il loro comportamento corretto, per i gemellaggi, per i pranzi con le tifoserie avversarie, non potranno andare in trasferta al pari delle legioni militari dei delinquenti che si nascondono dietro le bandiere del tifo. Sarebbe come se in una scuola si sospendesse e bocciasse tutti perché due alunni, ben identificati, hanno distrutto i registri. Ed il calcio giocato? Sarà meglio rimandare alla prossima volta, anche perché leggendo la proposta di Ulivieri di non esultare in caso di gol ci sembra si sia toccato il massimo del paradosso. Stadi a porte chiuse e consiglio di non gioire. Ma cosa giocano a fare? Concediamoci soltanto una piccola eccezione per salutare il gradito ritorno di Maccarone, giocatore che dovrebbe essere capace di farci fare un buon salto di qualità. Per la società, infine, si cominciano a stringere i tempi. Speriamo che fra tanti pretendenti, la maggioranza dei quali probabilmente interessata più ad affari collaterali della trattativa che al Siena, esca fuori chi veramente vuole il bene della vecchia Robur. O forse, chiamarla così, oggi, con quello che è accaduto, vuol dire essere irrimediabilmente superati e fuori dal tempo? ■ ‘I Fedelissimi’ in trasferta: fine di un’epoca? (tratta da ‘Noi e la Robur’) ca l c i o 5 7 / calcio DOPO CATANIA, VIETATO TIRARSI INDIETRO di Mauro Mancini Proietti* Provo sinceramente un po’ di sconforto nel dover tornare sull’argomento violenza negli stadi, e provo ancora maggior sconforto nella consapevolezza di tornare a ripetere gli stessi concetti più volte pubblicamente espressi anche in sedi universitarie o in occasione di convegni organizzati sul tema. Uno sconforto legato al fatto che ancora una volta una giovane vita è stata spezzata per sempre, e che niente e nessuno potrà restituircela. Rimarranno solo il pianto di una giovane vedova che dovrà trovare il coraggio di spiegare ai suoi piccoli perché il papà non è tornato a casa quella sera e che non tornerà mai più. Mentre sto scrivendo sono consapevole del lavoro del Governo e dell’estenuante braccio di ferro tra questo e le forti pressioni esterne dei tanti interessi economici in gioco in un mix pazzesco tra coerenza e real politik drammaticamente sintetizzato nelle parole di Matarrese quando ci parla di “morti che fanno parte del sistema e di uno spettacolo che deve andare avanti”. Mi piacerebbe sentirgli ripetere queste stesse parole guardando negli occhi la giovane vedova di cui sopra. Eppure che non ha fatto altro che dire ciò purtroppo è la realtà. Direttamente o indirettamente il pianeta calcio è una fonte inesauribile di redditi ed anche il suo indotto finisce per dare lavoro ad un sistema economico più grande di quanto sembri. Società sportive, commercianti, agenti, calciatori, carta stampata, televisioni, conduttori. Sono tanti, troppi a nutrirsi di esso ed esserne allo stesso tempo fagocitati. Ma il problema, come ho affermato più volte, non è solo nel contenitore (lo stadio), quanto piuttosto nei suoi contenuti (i tifosi e gli “pseudo tifosi”) e nel nostro sistema di concepire le garanzie e lo Stato di diritto. È indubbio infatti di come sia di fondamentale importanza la sicurezza negli stadi, la nominatività dei biglietti e soprattutto gli impianti di video sorveglianza interna ed esterna, specie se coniugata con la possibilità di un arresto differito di coloro che in base alle riprese risultino autori di gravi episodi di violenza. Pure indubbi, sotto il profilo preventivo, sono stati i risultati e l’efficacia delle misure di prevenzione adottate dal Dipartimento di Pubblica Sicurezza nella fase della elaborazione e la pianificazione dei grandi eventi attraverso l’opera dell’Osservatorio nazionale sulle manifestazioni sportive chiamato a riunirsi prima e dopo gli eventi in una incessante opera di scambio di informazioni preventive e sulla loro verifica successiva in funzione di pianificazione dei servizi di ordine pubblico. Così come ancora nell’opera di prevenzione presso i giovani e presso le scuole ai fini di introdurre tra questi la cultura della legalità e della lealtà sportiva. Attività questa, si deve dire, anche sufficientemente supportata dal settore giovanile e scolastico della F.I.G.C. attraverso numerose iniziative. Indubbia l’opera delle “squadre tifoserie” che seguono i gruppi organizzati in funzione di reciproca collaborazione, come ancora degli strumenti normativi sottesi alla facoltà di espungere dalle manifestazioni sportive i soggetti maggiormente pericolosi e violenti mediante provvedimenti ad personam di divieto di accesso agli stadi e a tutti i luoghi interessati dall’evento, con o senza obbligo di firma. Fin qui tutto ciò che è stato previsto ed almeno in parte è stato fatto. Ma sono proprio gli eventi a dirci che la via tracciata è quella giusta ma che non basta. Il problema, a parere di chi scrive a titolo personale, sta proprio nel malinteso concetto di uno Stato di diritto ove, anche in determinati casi, attraverso la indiscriminata applicazione di fin troppe cavillose garanzie in punta di diritto a salvaguardia di egoistici interessi di impunità del singolo, hanno sistematicamente la meglio sulla sicurezza della collettività e sulla esigenza di avere giustizia. Il nostro ordinamento, le nostre leggi, la nostra stessa cultura giuridica è figlia del diritto romano definito la culla del diritto universale. Quella utraque lex che ha dato vita al Corpus juris sulla base del quale si sono formati gli Stati ed i relativi ordinamenti. Ebbene anche lì ci si dimentica di come la “summa Jus” era parimenti definita “summa iniuris”. Il problema è nello stesso nostro concetto di giusto processo, ove questo è definito tale solo ed esclusivamente sulla base della piena attuazione delle garanzie di difesa, laddove ad onore del vero un giusto processo dovrebbe essere semplicemente quello che permette di accertare la verità. Non si tratta di auspicare leggi speciali perché sono esse stesse sintomo di debolezza di un sistema di diritto. Va superata la legislazione dell’emergenza sulle ondate emotive per poi ripiegare anche sulla base delle inevitabili censure del giudice delle leggi, per recuperare il concetto elementare della certezza della pena e nel definitivo riconoscimento del principio di responsabilità. Il fenomeno stadio non è in nulla diverso rispetto alle grandi manifestazioni di piazza in cui alcune grandi città sono state messe a ferro e fuoco con negozi devastati, auto e cassonetti dati alle fiamme, con scene di vera e propria guerriglia urbana. Uno Stato di diritto non potrà mai essere tale se esso stesso non riesce a garantire la sicurezza dei cittadini e dei loro beni senza per questo voler scomodare il “contratto sociale” che ci affranchi dalla situazione di homo hominis lupus. La libera manifestazione del pensiero e del dissenso deve essere sempre permessa e difesa, quale irrinunciabile conquista di democrazia. Ma la violenza e la prevaricazione no. Questa non dovrebbe mai passare. Ne va della salvaguardia del vivere civile. È qui che dovrebbe essere “invocata una “ordinaria” legge speciale che permetta in tutti i casi di accertare le responsabilità e sanzionare efficacemente i responsabili. Questo potrebbe essere ottenuto qualificando detti reati contro l’ordine pubblico quali reati a cui si applichi una disciplina uniforme sia per quanto concerne i metodi di acquisizione delle prove e la loro rilevanza, sia per quanto concerne le misure pre cautelari d’urgenza quali l’arresto differito. Sia ancora attraverso l’applicazione della misura cautelare detentiva da applicarsi comunque ex lege fino all’esaurimento del giudizio direttissimo in tutti i casi in cui l’imputato è persona certa ed identificata senza ombra di dubbio dalle immagini che ne dimostrino azioni violente o aggregazione a persone violente o con il volto celato. Una pena minima certa non suscettibile di benefici o riduzioni pena. La possibilità, in alternativa alla detenzione, per i soggetti minori o per gli incensurati di essere addetti a lavori socialmente utili. Dispiace per chi possa leggere in simili misure una negazione dello Stato di diritto ed in una espressione di uno Stato di Polizia. A prescindere dalle necessarie garanzie giurisdizionali in materia di habeas corpus ai sensi dell’art. 13 Cost., si tratterebbe molto più semplicemente di qualificare la realtà per quel che è. Ossia soggetti che con il loro comportamento violento non stanno in alcun modo manifestando le proprie idee, ma molto più semplicemente aggredendo la collettività e lo Stato. Queste regole devono valere per lo stadio come per tutte le altre manifestazioni, ove le esperienze di oltremanica hanno dimostrato con i fatti che certi fenomeni possono essere efficacemente contrastati e debellati senza che alcuno abbia avuto a contestare la legittima cittadinanza di determinate stringenti normative. Si pensi solo all’efficacissimo sistema del “Crimstoppers”, originalmente ideato proprio dai privati, e che ha permesso la cattura di oltre 15.000 teppisti attraverso la semplice denuncia anonima ad un numero verde delle persone riconosciute nelle immagini a disposizione, in occasione di scontri violenti, e attraverso il conferimento di compensi economici pure in forma anonima. O ancora la vera e propria gogna mediatica autorizzata dal governo su tutti i mass media dei soggetti responsabili di atti vandalici con tanto di nome e cognome senza che nessuna autority abbia qui fatto valere alcuna violazione al diritto di privacy sulla premessa che coloro che si rendono autori di fatti di violenza e danneggiamento, si mettono essi stessi al di fuori dell’ordinamento e scelgono deliberatamente, appunto negandolo, di avvalersi delle relative tutele che non siano ovviamente quelle dei diritti elementari ed inviolabili della persona. L’auspicio è quello di superare il momento dell’emergenza, e trovare un tavolo comune in cui tutte le componenti dello Stato e dell’ordinamento sportivo, come della società civile che vuole credere in una sicura e serena convivenza, possano ritrovarsi. E questo anche e soprattutto al fine di dare vita ad un vero e proprio corso di rinnovamento culturale a partire dalle scuole, ove ai giovani si possa riuscire a far capire i valori della vita, dello sport e soprattutto del rispetto di ogni persona e della sua dignità. Ma qui tutti, e con questo intendo soprattutto i mass media ed un certo modo di fare informazione e programmazione, devono fare la loro parte. La speranza è che nessuno si senta autorizzato a tirarsi indietro. Soltanto allora potremmo essere fieri, senza vergognarcene, di poter dire che lo spettacolo deve andare avanti. ■ * Vice Questore aggiunto della Polizia di Stato e Assistente Diritto Amministrativo dell’Università degli Studi di Siena 8 / calcio ROBUR: QUALE PRESIDENTE? di Mario Lisi De Luca, Paganini e Corradini, tre degli ultimi presidenti bianconeri. Chi sarà il prossimo? ? Nel momento in cui a tenere banco è la sofferta vicenda della vendita di Alitalia, può apparire quasi risibile parlare delle “cordate” in atto per acquisire la gloriosa Robur 1904 alla modica cifra di qualche decina di milioni di euro. Ormai è sicuro, infatti, che la società bianconera passerà dalle mani dell’Ing. De Luca a quelle di qualcun altro, per sapere di chi è solo questione di tempo. E dunque, appurato che Siena non è Barcellona ma nella speranza che il progetto sponsorizzato dal Sindaco Cenni per dar vita ad una proprietà diffusa della squadra di calcio cittadina riesca a decollare, presto saremo alle prese con un nuovo personaggio da conoscere, indagare e magari adottare con tutta la diffidenza che in questi casi si impone. Confidando, naturalmente, che l’angelo custode del Monte dei Paschi gli resti premurosamente vicino… Certo però che di erba ne è cresciuta davvero tanta sul prato del Rastrello e con i tempi, sono cambiati gli uomini e le cose, pallone compreso. Al giorno d’oggi, infatti, i proprietari delle società calcistiche sono più che mai figure davvero singolari e non solo per le picche con giocatori e allenatori a cui ci hanno abituato. Talvolta appaiono quasi una via di mezzo tra l’avventuriero e il ricco scemo e tra loro ci trovi proprio di tutto: dall’industriale frustrato all’uomo d’affari di successo, dal rampante faccendiere al solido imprenditore di provincia pronto a farsi spillar quattrini, fino all’uomo politico di grido o al prezzolato prestanome in cerca di notorietà. Spesso provengono - come si dice - “da fuori” ma, appena comprata una società, da bravi neofiti ne sposano subito il blasone e con il garbo di un elefante in una cristalleria fanno proprie pure abitudini e tradizioni della città come se da sempre fosse stata la loro. Salvo poi, ad avventura finita, andare a comprar calcio a centinaia di chilometri di distanza e ricominciare tutto daccapo come hanno fatto i vari Pozzo, Spinelli, Zamparini, Pastorello e tanti altri. In questo, pur meritandosi un monumento per aver portato il Siena in Serie A, nemmeno il buon De Luca farà eccezione: ha “gottato” allegramente per strada nei diciassette rioni come uno di noi, ha intonato ritornelli senesi con la sciarpa bianconera al collo e flirtato con i maggiorenti cittadini come si fa tra vecchi compagni di scuola; ma probabilmente, già fin da dopodomani, a Siena non ci verrà più nemmeno in ferie. Con le dovute proporzioni fa pensare a Max Paganini che conobbi all’inizio della sua abbastanza recente esperienza senese, seduto a un tavolo del Fonte Gaia. Discorreva della propria azienda di mucche vicino a Siena ma aveva fretta perché - disse - doveva andare a redigere il bilancio del Siena che aveva acquistato da poco. E intanto trovava modo di parlare anche di un’assemblea in Contrada come se da piccino avesse giocato coi barberi sulle lastre del rione. Personalmente ho sempre diffidato delle persone che vogliono fare troppe cose tutte assieme, infatti la sua presidenza non uscì mai da una decorosa mediocrità e finì ingloriosamente a suon di berci dei tifosi. In questo calcio moderno, insomma, sono scomparsi i presidenti fatti in casa di una volta. Pure, in momenti come questi, è impossibile non ricordarne qualcuno, magari conosciuto soltanto attraverso le cronache degli storiografi della Robur. A volerla scorrere c’è tutta una galleria di personaggi ormai fuori dal tempo, a cominciare da quello che nei lontani anni venti fu il primo patron bianconero, certo Francioni ex dipendente dello Sclavo e niente meno che proprietario della Gelateria Moderna. Dai racconti di mio nonno, invece, ho memoria del mitico Pistolesi, ala destra bianconera e poi factotum della società fin dall’anteguerra, che pare fosse particolarmente abile a districarsi in un’epoca in cui il nascente calciomercato - se così vogliamo già chiamarlo - assomigliava più che altro ad una pionieristica caccia all’oro. Incuriosisce il fatto che un tal Sampoli, in carica nel 1935/36 quando la Robur fece la sua prima apparizione in B, si dividesse tra la presidenza del Siena e la poltrona di segretario del Fascio. Dell’Ing. Raniero Ricci, di origine veneziana, si tramanda piuttosto la proverbiale parsimonia nonostante avesse vinto il primo premio alla Lotteria di Tripoli grazie all’abbinamento con le prodezze del pilota Varzi. Da mettere al posto d’onore c’è naturalmente il sor Danilo Nannini che Paolo Maccherini, nel suo libro “La Vecchia Robur è una nobile decaduta?”, descrive “…simpatico, lo sguardo indefinibile, industriale del dolce senese, bignè, copate, ricciarelli, St. Honorè…” ma anche e soprattutto “…ultimo mecenate fuori tempo”. L’elenco può continuare con l’elegante Gianfaldoni o con il dottor Vittorio Beneforti, quest’ultimo sempre in stretta simbiosi con il fratello Giancarlo, lo straordinario segretario dell’A.C. Siena che da ragazzo andavo un po’ ad aiutare in estate nella sede sotto la tribuna coperta (così, già che c’ero, tra una raccomandata e la copia di un verbale potevo farmi due passi sul prato dello Stadio). ……………. A questo punto il mio articolo mensile non era ancora concluso, come sempre le parole più difficili da trovare sono quelle per il finale. Invece ci hanno pensato gli ultrà del Catania (potevano essere, però, di qualsiasi altra città perché la mappa della bestialità di questi sedicenti tifosi unisce tutta l’Italia indistintamente, da nord a sud). Dopo lo stop ai campionati, ora si parla di gare a porte chiuse negli stadi non a norma, comunque di tolleranza zero. Molto più probabilmente lo Stato, le società, la Federcalcio e magari lo stesso CONI non riusciranno a fare a meno dei tanti introiti che provengono dal giocattolo rotto del calcio e la montagna partorirà il solito topolino com’è già avvenuto per “calciopoli” con sanzioni che si pretendevano esemplari e che giorno dopo giorno, invece, sono state assai ritoccate al ribasso. Con quali risultati è sotto gli occhi di tutti. E noi che anche in questo fine settimana eravamo qui a scrivere di sport…! ■ AUTOFFICINA E PUNTO VENDITA Baccinetti Mauro & C. s.n.c. Via Pescaia 64/66 53100 SIENA Tel. 05.77.42.162 Fax 05.77.22.42.73 [email protected] OFFICINA AUTORIZZATA 264/1948 riflessioni VERGOGNOSO AL ‘CIBALI’ Simone Marrucci Clamoroso al Cibali. “Clamoroso al Cibali” oppure “scusa Ameri”… frasi che hanno caratterizzato gli anni di “Tutto il calcio minuto per minuto”, diventate un tormentone per gli appassionati dei collegamenti dai campi, in diretta: orecchie incollate alla radio, magari guardando la partita del Siena, reti che si sognavano e non si vedevano in televisione se non più tardi, nel mitico “Novantesimo minuto”. All’epoca il clamore era dato da una rete del Catania, ci sembra, contro l’Inter anche allora capolista. E, soprattutto, allo stadio andavano genitori e bambini, mentre i tifosi avversari venivano sfottuti e non aggrediti. Vergognoso al Cibali. O al “Massimino”, come si chiama adesso. Il calcio si è legato come spesso accade alla guerriglia urbana. È diventato la scusa per scatenare violenza gratutia, per affermare desideri di rivalsa che la vita non concede. Solo che adesso c’è scappato il morto, e tutti sono pronti a stracciarsi le vesti. Ci si accorge che gli stadi non sono a norma, che la violenza è inaccettabile e che, forse, e meglio chiudere questo baraccone degradato da tanti punti di vista, piuttosto che continuare a chiudere gli occhi. Evidentemente, tra quel “clamoroso” al Cibali, e questo “vergognoso” al Cibali il mondo è cambiato. In peggio. Normale al Cibali. Se il calcio diventa un importante business; se si utilizza la notorietà del calcio per fare carriera politica e affari; se si fa di tutto per dare al calcio una valenza di vita o di morte; se in televisione non si parla che di calcio e in toni drammatici (processi, litigi, accuse, minacce da parte degli addetti ai lavori); se il calcio è palesemente una terra di nessuno, senza regole, e dove tutto è permesso, anche la violenza; se le società finanziano e sostengono gli ultrà più facinorosi; se gli ultrà diventano un bacino di voti e di consenso; se lo sport diventa un mezzo per conquistare il potere in una città; se i gruppi di tifosi organizzati sono fazioni politiche in odio tra loro; se si trasforma il calcio in una valvola di sfogo per il disagio sociale; se si considera normale considerare una partita una guerra; se ogni partita non è un gioco, ma una modalità di sopraffazione del “nemico” di turno; se ogni risultato positivo equivale a milioni di euro guadagnati, e una sconfitta di conseguenza è un dramma; se i dirigenti del calcio sono corrotti; se i troppi interessi economici annullano lo sport; se il livello di drammatizzazione del calcio fa sì che ci si ammazzi per un rigore non dato o una rete annullata; se il livello di sopraffazione e di sfruttamento della società, scatenano la rabbia di tante persone; se, in sostanza, l’odio per l’avversario è il cemento di migliaia di giovani, che così sono controllabili e utilizzabili da chi tira le fila… Allora, tutto è normale al Cibali, come in ogni altro campo di calcio italiano. Galliani? Prrr…. Il presidente di Lega, nonché presidente di una società blasonata come il Milan, tale Galliani in Berlusconi, ebbe a considerare vergognoso che in serie A si dovesse giocare in stadi come quello di Siena. Ora che lo stadio di Siena è tra i pochissimi a norma, e quello di Milano no, ci chiediamo quale apprezzamento potremo rivolgere a questa, diciamo, grandissima testa pensante del calcio italiano. Straordinario a Siena. Cosa dire ai numerosi contestatori che hanno da criticare sempre e comunque? Queste le frasi più ricorrenti: il Comune non fa niente per lo stadio, il Comune lo stadio nuovo lo deve fare al più presto, il Comune lo stadio non lo deve fare più ma deve migliorare quello esistente. Ebbene, il Comune ha fatto quello che doveva, in silenzio, dimostrando maturità, senso civico, lungimiranza e buona capacità di amministrare la cosa pubblica. Si tratta di qualità che dovremmo considerare “normali” ma che in Italia, evidentemente, diventano straordinarie. Sono le stesse che animano la grandissima maggioranza dei cittadini senesi, a dispetto della piccola frangia di tifosi che hanno esibito slogan e simboli più vicini al razzismo e al fascismo che allo sport; e di quei politici che vogliono acquisire notorietà con il calcio. ■ febbre alta PURCHÉ NON CI RIMETTA IL BUON PER IL PECCATORE Antonio Gigli In tante occasioni si è parlato, anche a sproposito o per esasperato campanilismo, di Siena come isola felice. Nel caso del tifo calcistico questa affermazione, però, è quanto mai vera. Il mondo del tifo calcistico è pervaso, soprattutto negli ultimi anni, di una linea di violenza netta e gratuita, indirizzata soprattutto contro le forze dell’ordine. Lo stadio non è più semplice luogo di spettacolo e sport, ma soprattutto di sfogo di certe situazioni di difficoltà sociale ed estremismo, anche politico, che in altre situazioni non troveranno spazio. Il luogo dello sport è diventato sempre più una specie di limbo, di territorio neutrale dove si può tutto o quasi. Forse anche per questo non si è provveduto alla ristrutturazione adeguata di impianti dalla sicurezza scarsa e dalla comodità indegna di un paese civile. Appurato tutto questo, voltiamo lo sguardo alla nostra realtà e tiriamo un sospiro di sollievo. All’Artemio Franchi, ristrutturato negli anni grazie ad interventi mirati e puntuali dall’amministrazione comunale (tanto da essere uno dei pochissimi idonei ad ospitare gare di serie A) si va ancora con gioia, magari con la fidanzata o la moglie, si portano i figli. Ovviamente non sono tutte rose e fiori, qualche tensione anche in un recente passato, c’è stata, ma chi conosce il mondo del calcio sa che siamo lontani anni luce da certe situazioni italiane dove andare allo stadio vuol dire andare alla guerra. Le recenti decisioni prese dal governo per cancellare la violenza dagli stadi italiani sono state doverose, ma penalizzeranno sicuramente quelle tifoserie come la nostra che vedono, per esempio, la trasferta come occasione di svago e sfogo positivo di una passione calcistica, frustante se da esprimere davanti al freddo mezzo televisivo. I tifosi della Robur sono tra quelli che più di altri frequentano gli stadi italiani ed è quindi logico che questo provvedimento li danneggi enormemente. Proprio questo gli sportivi senesi si chiedono: la situazione è degenerata, ma i colpevoli hanno nomi e cognomi, perché danneggiare tutti, colpire la massa per colpire una piccola minoranza? In tante città gli ultras hanno anche una colorazione politica estrema, a Siena no. I tifosi a Siena contestano quando è doveroso contestare, e quasi sempre civilmente. Per esempio, anni fa fu contestato l’allenatore poi più amato, quello della serie A, Papadopulo. I risultati stavano facendo tornare il Siena in serie C, il gioco latitava, cosa dovevano fare i tifosi? Chiesero la testa del responsabile tecnico, l’allenatore, poi richiamato, molto semplicemente e democraticamente. In queste settimane abbiamo sentito tramite giornali e tv, la voce di tante, troppe persone. Abbiamo sentito i pareri di sociologi, psicologi, forze dell’ordine, politici, soubrette, attori, attrici, veline, ex-brigatisti, preti, e quant’altro, ma nessuno si è premurato di sentire cosa pensano e cosa vogliono i tifosi onesti, quelli che si paga- 11 no l’abbonamento per sedere sugli scomodi gradoni di uno stadio fatiscente, che non picchiano nessuno, che si esaltano davanti alla vittoria della propria squadra, che si arrabbiano senza picchiare nessuno se questa perde, magari per un errore arbitrale che fa parte del gioco. Senza sentire questi non si tornerà a riempire gli stadi, ma forse è proprio questo che si vuole, stadi vuoti e salotti pieni con televisore acceso sulla pay-tv. L’ultima considerazione vorremmo farla su quei pseudo-giornalisti televisivi che conducono trasmissioni urlate, frequentate da ministri, ex o in carica e da personaggi illustri. In questi talk show si parla di tutto: dagli arbitri corrotti ai complotti più o meno nascosti, dalla bella vita di questo o quel giocatore, con tanto di commenti su fidanzate varie, mai di calcio vero. I presenti si preoccupano di difendere sempre e comunque la squadra della propria città o della città del giornale dove scrivono, sbraitando a voce alta, insultandosi dopo aver esaminato moviole, super moviole, filmati nascosti, labiale dei giocatori (tra l’altro tutte cose che in Inghilterra, per esempio, nemmeno si sognano di usare). Mi domando: se un ultras, magari un giovane disoccupato che vive in una periferia degradata di una grande città, di livello culturale minimo, ascolta questi commenti di personaggi celebri, come traduce la sua rabbia la domenica pomeriggio? Si è parlato di tutto, dicevamo, in questi giorni, ma di fermare certi orrori mediatici no. Perché? ■ Scene da un gemellaggio (quello con l’Udinese): diventerà un ricordo anche questo? Disponibile presso i due punti vendita siti in Siena Via Simone Martini 35 tel. 05.77.28.52.33 Viale Cavour 7 tel. 05.77.22.37.96 Il presidente della promozione in B guarda con realismo all’attuale situazione societaria Salvietti: “Io non mi tiro indietro” Augusto Mattioli “Teoricamente quella dell’azionariato popolare credo sia una bella idea, anche se mi pare molto complessa da portare avanti”. Dall’ufficio della sua azienda di Colle Val d’elsa, (dove su uno scaffale è in bella evidenza una sciarpa e altri gadget con in colori bianconeri della Robur), Leo Salvietti, da ex presidente del Siena (dal 1999 al 2001 quanto ci fu il salto in serie B) guarda con (apparente) distacco alle vicende attuali del calcio bianconero. Che ancora gli deve stare molto a cuore, se è vero che appena può lo segue anche in trasferta. “Ripeto. Se fosse chiara la formula di come potrebbe funzionare, credo che la proposta avrebbe un maggior numero di adesioni”. In ogni caso è difficile capire ancora il quadro d’assieme, che sarà fluido e incerto fino a quando la Banca per l’impresa del gruppo Montepaschi non avrà concluso le trattative per la cessione del pacchetto azionario di Paolo De Luca. Del resto anche la proposta lanciata dal sindaco Cenni a dare la propria disponibilità alla sottoscrizione quote da cinquemila euro l’una (non propriamente popolari), raggiungerà una somma lontanissima dai 25 milioni di euro occorrenti per l’acquisto della società. Ai quali occorrerà aggiungere quelli relativi alla gestione dell’attuale campionato. L’idea però è quella di costituire un nucleo che rappresenti all’interno del consiglio d’amministrazione la città che segue i colori bianconeri. Il fatto che De Luca si sia fatto da parte ha messo in moto una serie di interessi, anche senesi, sembra in maniera più convinta rispetto a lontane esperienze. Per cui è possibile che si crei un nucleo di azionisti locali anche di minoranza che possano rappresentare una parte della città bianconera all’interno del futuro Cda. “Comunque sia – sottolinea Salvietti – quando si entra a far parte di una società di calcio occorre avere idee chiare di cosa si vuol fare. La situazione debitoria chi la conosce? Quali sono i crediti e i debiti reali?. E quali i crediti esigibili?”. Dunque un invito preciso quello del- l’ex presidente del Siena a conoscere le carte. “Ritengo – aggiunge – che la città di Siena si meriti una squadra che possa sostenere la massima serie di calcio. A disposizione ci sono risorse importanti. Se vengono gestite con criteri si possono ottenere traguardi altrettanto importanti”. Salvietti non nasconde, anche per l’esperienza fatta nel Siena durante gli anni della sua presidenza, le difficoltà di gestione di una società di calcio. “Che è molto più complessa, per quello che so io, di una società ordinaria. Il fatto è che nel calcio non hai a che fare con delle macchine per cui il rischio è più complesso. Se non si hanno idee chiare (un concetto che Salvietti ha ripetuto spesso nella sua intervista, ndr ) i danni possono essere catastrofici”. La ricetta dell’ex presidente, perchè una piccola società come il Siena possa mantenere gli attuali livelli, è una gestione razionale che punti sui giovani, su solide strutture, su programmi a medio e lungo termine “sfruttando un ambiente tranquillo. L’importante – tiene a precisare – è parlare chiaro alla gente e non promettere ciò che non si può mantenere. Occorre educare i tifosi a capire che la gestione della società deve essere fatta con criterio e razionalità”. Parole dettate dall’esperienza che lo inducono a dare dei consigli chiari e precisi a chi subentrerà nella proprietà della società bianconera. “La mia è stata un’esperienza molto istruttiva che mi ha fatto conoscere un mondo complesso, in particolare per i rapporti umani. Occorre stare attenti ad un aspetto: il troppo coinvolgimento rischia di farti perdere il senso della misura. Questo giochino ti dà molta visibilità. Per cui consiglio di stare sempre con i piedi per terra. Bisogna tenere presente che gli strumenti del calcio sono essere umani, ognuno diverso dagli altri. E poi gli stessi calciatori vivono una realtà diversa rispetto alle persone comuni”. Tornando al momento attuale del Siena, Salvietti non appare comunque distante dai problemi e dalle necessità della società.” Se c’è bisogno di un contributo lo do volentieri... Sono disponibile. Nessuno però mi ha telefonato. Non ho sentito ancora nessuno”. ■ Leo Salvietti esultante: la Robur è in serie B! ca l c i o 13 l’angolo tecnico UN ESAME DI MATURITÀ DIETRO L’ALTRO Riccardo Giacopelli Dopo un mese di gennaio che, come ogni anno, porta in dote le novità del cosiddetto mercato di riparazione, molte squadre mutano, in maniera più o meno sostanziale, i loro organici. In realtà le trattative di questo inizio 2007 non sono in pratica mai decollate; pochi i colpi di un certo spessore (forse più legati ai nomi che alle effettive qualità dei singoli), molti gli scambi o i prestiti, conseguenza delle scarse risorse economiche a disposizione della maggior parte delle società. Tra i prossimi avversari della Robur, il Milan è quello che ha messo a segno il colpo a “sensazione” (leggi Ronaldo), il Messina quello che si presenterà con due ex dal dente avvelenato (D’Aversa e Candela), il Livorno che ha sicuramente innalzato il proprio tasso di qualità con gli innesti di Fiore e Cesar, il Catania che, giustamente, visto l’ottimo torneo fin qui disputato, non ha in pratica apportato modifiche alla rosa ed infine l’Ascoli limitatosi a lievi ritocchi nella speranza di un miracoloso recupero in classifica. Ma andiamo a vedere nel dettaglio le caratteristiche delle singole rivali dei bianconeri. SIENA-MILAN Il rossonero Kakà Due telenovele di mercato legate ai nomi di Oddo e Ronaldo per cercare di dare una scossa alla, fin qui, anonima stagione dei rossoneri. L’obiettivo principale era quello di dare sostanza alla difesa, che con l’arrivo dell’ex laziale ed il recupero di Kaladze, potrebbe trovare un assetto più concreto. Per il resto, difficile che Ancelotti modifichi un assetto ormai collaudato: di- fesa a quattro, centrocampo a rombo con Pirlo vertice basso, ai lati Gattuso e Seedorf, e più avanti Kakà ad innescare gli attaccanti che saranno in tre (Gilardino, Inzaghi e Ronaldo) ha giocarsi i due posti disponibili. Tra le alternative, Oliveira non sembra godere di grande fiducia, vista anche la volontà di cederlo durante il mercato, salvo poi veder sfumare la trattativa. MESSINA-SIENA Gli isolani hanno in primo luogo cambiato la guida tecnica: il nuovo mister è Cavasin, subentrato a Bruno Giordano, autore di una prima parte di campionato più che buona, ma che, specie dopo l’infortunio di Riganò, non è più riuscito a dare alla squadra una sufficiente continuità di risultati. Sul piano tattico i giallorossi hanno quasi sempre adottato un 4-4-2 nel quale la linea difensiva è guidata dall’esperienza di Zanchi e Juliano supportati a sinistra da un esterno di qualità come il mancino Parisi. In mezzo al campo serviva qualità ed è per questo che insieme ai già citati D’Aversa e Candela, è stato acquistato anche Pestrin, centrocampista eclettico in grado di costituire una buona alternativa al reparto. In avanti in attesa del completo recupero del bomber Riganò, si conta sulle qualità di Floccari e del sempreverde Di Napoli. Cavasin è comunque da sempre un estimatore della difesa a tre ed è quindi probabile che l’undici siciliano possa cambiare assetto. SIENA-LIVORNO I labronici ripartono dopo il “quasi”esonero di Arrigoni deciso dal presidente Spinelli e poi rientrato per la ferma volontà di uno spogliatoio che, cosa rara nel calcio, si è assunto una buona dose di responsabilità ed è conseguentemente chiamato a dare risposte concrete sul campo. Tutto questo dopo un girone di andata giocato a grandi livelli ma che, nella parte finale, ha fatto registrare un sensibile calo di rendimento causato forse dalle fatiche psico-fisiche del doppio impegno campionatocoppa. In campo Arrigoni ha alternato al classico 4-4-2 un 4-5-1 chiaramente Lucarelli-dipendente. In difesa l’esperienza di Galante guida un reparto nel quale si fondono la corsa di Pasquale e Grandoni alla fisicità dell’incostante Kuffour. Ma è a centrocampo che c’è stato il vero salto di qua- 14 lità con i nuovi arrivi Fiore e Cesar che si aggiungono ai già positivi Morrone, Filippini e Passoni. In attacco invece se si esclude il già citato Lucarelli (vero valore aggiunto), il mister può contare solo su Paulinho come partner del capitano o come unica vera alternativa. CATANIA-SIENA Senza dubbio gli etnei sono stati fino ad ora la vera rivelazione del campionato insieme all’Empoli, giocando un calcio piacevole e spregiudicato. Marino ha plasmato la squadra sulle qualità degli interpreti, che risulta più che discreta, specie “dalla cintola in su”. La squadra si regge su un asse difesa-centrocampo-attacco che presenta almeno una coppia di giocatori di grande affidabilità in ciascun reparto: Sottil/Stovini “dietro”, Baiocco/Edusei “in mezzo”, Spinesi/Mascara in “avanti”. Attorno a loro elementi come Vargas, Caserta, Colucci, Falsini, Corona e Rossini, rappresentano il naturale completamento dell’organico, oltre alle necessarie alternative. 4-3-3 il modulo collaudato dei rossoblu che, se dovessero tenere il passo, potrebbero garantirsi un posto in Europa. SIENA-ASCOLI La squadra marchigiana, per poter sperare nel “riaggancio” alla zona salvezza, avrebbe dovuto intervenire sul mercato in modo sostanziale. Sono invece arrivati cinque/sei giocatori di medio livello, con un mix di esperienza e dinamicità come Di Biagio, Melara, Soncin, Bonanni e Lombardi tutti elementi importanti per arricchire la rosa ma, forse, non in grado di garantire il necessario salto di qualità per centrare l’obiettivo salvezza. La marcia in più la può dare solo un tecnico come Sonetti, da sempre capace di gestire spogliatoi bollenti e situazioni difficili. Il modulo passa dal 4-4-2 al 4-5-1. Una difesa rinnovata con i già citati Di Biagio e Melara affiancati da Foglio e Minieri, un centrocampo in cui Fini è ancora lontano dal giocatore ammirato nello scorso campionato, il giovane Boudianski in veloce maturazione mentre Zanetti, Fontana Giampà e Bonanni completano il reparto offrendo per ora maggiori garanzie. In avanti le larghe spalle di Bjelanovic hanno spesso fatto reparto da sole, anche se il giovane Paolucci (scuola Juve) sta bruciando le tappe proponendosi come spalla ideale del centravanti croato. ■ RISULTATI E CLASSIFICA SERIE A 15ª giornata SAMPDORIA-SIENA 0/0 16ª giornata SIENA-ATALANTA 1/1 (Pt 35’ Migliaccio; st 40’ Frick) 17ª giornata EMPOLI-SIENA 1/0 (St 2’ Marianini) 18ª giornata SIENA-PALERMO 1/1 (Pt 41’ Simplicio, 43’ Rinaudo) 19ª giornata LAZIO-SIENA 1/1 (St 16’ Rocchi, 41’ Cozza) 20ª giornata SIENA-CHIEVO 2/1 (Pt 25’ Brighi; st 17’ Antonini, 22’ Portanova) 21ª giornata ROMA-SIENA 1/0 (St 17’ Vucinic) 22ª giornata CAGLIARI-SIENA 2/2 (Pt 30’ Corvia, 38’ Capone; 67’ Suazo, 83’ Codrea) Classifica: Inter 60; Roma 49; Palermo 42; Empoli 32; Lazio e Catania 31; Milan 30; Atalanta e Udinese 29; Sampdoria 27; Siena e Fiorentina 25; Cagliari e Livorno 23; Torino 22; Reggina 19; Chievo 18; Messina 17; Parma 15; Ascoli 12. Cristian Molinaro, difensore ca l c i o 15 17 / calcio ORA, PERÒ, RIDATECI LA NAZIONALE SCIPPATA di Duccio Balestracci Peccato. Poteva essere una grande festa e Siena se la meritava. Con la Coppa del Mondo al Rastrello e con lo stadio di Siena (uno dei pochissimi a norma nel panorama desolante della deregulation calcistica italiana) che fa da teatro all’esibizione dei Campioni del Mondo. Era perfino simbolico: non siamo adepti della qabbalah o di altre forme di numerologia, ma la nostra rivista a settembre aveva messo in rilievo in copertina che l’anno della quarta Coppa della Nazionale italiana era anche l’anno della quarta permanenza in serie A della Robur. Poteva essere un’occasione per festeggiare i due fausti “quattro”. Invece, grazie ai criminali di Catania, tutto è sfumato e ben altri pensieri ci hanno girato per la testa in quei giorni. Per Siena (e per il Siena) sarebbe stata l’incoronazione ufficiale a piazza calcistica di primo livello, perché, anche se si trattava di un’amichevole, era pur sempre un incontro di due squadre nazionali che scendevano in un campo di serie A (il nostro) davanti ad un pubblico (quello senese) che avrebbe fatto il tutto esaurito, se è vero che già una settimana prima dell’incontro i biglietti si trovavano solo con difficoltà. Ci sarà un’altra occasione, hanno promesso le autorità politiche e quelle sportive. Ce lo auguriamo e lo speriamo vivamente, perché Siena e il suo pubblico se lo meritano: si meritano di essere eletti, per una sera, a “Nazione presente di persona”; quella che rappresenta fisicamente, in carne ossa e tifo, la Nazione più grande che, dalle altre città, la Nazionale la può seguire solo dalla televisione. Se lo merita, il pubblico senese, perché è l’occasione di far vedere il grado di capacità a trasmettere in campo entusiasmo e orgoglio. È l’occasione, insomma, per mostrare, prima di tutto a noi stessi, se siamo in grado di essere il dodicesimo uomo in campo non solo per la Robur ma per la squadra dell’Italia. Quando verrà a giocare la Nazionale (assessori, autorità sportive: ce lo avete assicurato! Se non mantenete siete dei quaquaraquà), dovremo saper dimostrare di essere in grado di superare l’esame di maturità, anche se in maglia azzurra ci sarà, magari, qualche giocatore che, nelle partite di campionato, ci sta cordialmente sulle scatole. Quando hanno la maglia azzurra, sono la Nazione, e in quanto tali non si discutono: si incitano. Sono abbastanza vecchio da ricordarmi quel che successe, tanti decenni fa, al Sant’Elia di Cagliari. Ospitava Italia-Spagna, ma il pubblico locale, inferocito per l’esclusione dalla squadra azzurra di un idolo della squadra cagliaritana, per novanta minuti fischiò l’Italia in modo indecente e fece un tifo vergognoso e forsennato per la Nazionale iberica. Mi pare di ricordare che la prima partita internazionale a Cagliari ce l’hanno rigiocata più di vent’anni dopo o giù di lì. Giustamente. Ma mi permetto di accampare un altro motivo di legittimazione e di “diritto” (per così dire) dei senesi a ospitare gli Azzurri. Proprio alla luce di quel che è successo a Catania (ma era già risuccesso, e non solo a Catania. Ma come in tutte le cose, ci deve scappare il morto. Anzi: il morto c’era già scappato su un altro campo la settimana prima, ma il grande circo se l’era cavata con un minuto di raccoglimento. Roba da vomitare…); si diceva: proprio alla luce di quel che è successo a Catania crediamo che ci sia un motivo in più perché Siena si meriti gli Azzurri. E questo motivo è che a Siena, nella curva “calda”, quella dove stanno gli ultrà locali, tutte le domeniche si siedono anche ragazzi, donne, anziani; in curva Robur ci si portano i bambini, ci si va con la famiglia o con la fidanzata e il fidanzato, nell’intervallo si vanno a scambiare quattro chiacchiere con l’amico che siede tre file più in giù o con la condomina che abita quattro piani sopra a noi. A dieci metri dai ragazzi con le bandiere e i megafoni siedono donne di una certa età, uomini – come chi scrive, dannazione! – ormai in zona “cartargento”. La nostra curva (che il dio del pallone ce la conservi così e non mi sbugiardi nei prossimi mille anni) è un esempio lampante di civiltà. Qualche idiota che fa battute razziali c’è, diamine. Qualche vaffanculo all’arbitro ci scappa, certo. Qualche greve sfottò alla tifoseria ospite si sente, sicuro. Ma non si va oltre. Potrete dire che nessuna di queste tre cose è giusta. Vero. Che tutt’e tre queste cose devono, anch’esse, sparire. Sacrosanto: ve lo firmo. Ma nel frattempo lasciateci essere ragionevolmente soddisfatti di una tifoseria che può insegnare qualche cosetta alle altre. E ridateci la Nazionale. Giuro che, se saranno in maglia azzurra, mi spellerò le mani anche per Toni e per Materazzi. Che è tutto dire. ■ Domenica mattina diversa anche per i ragazzi neroverdi San Miniato ore 10: la partita che non c’è Gigi Rossetti La formazione degli Esordienti con, sotto, il presidente Toscano 18 c a l c i o La mattina del giorno dopo è una domenica triste. Solo il rumoroso silenzio del vento che muove le diciassette bandiere che guardano il campo; un silenzio irreale perché a quell’ora, sempre, la domenica mattina a San Miniato si gioca. Gioia e sconforto, applausi e fischi; abbracci per un gol segnato e delusione per uno subìto… Ma la mattina del giorno dopo, niente di tutto questo perché qualcuno ha fatto sì che la giostra si fermasse. Dietro il paravento del gioco più bello del mondo ( un gioco che sempre più somiglia ad una guerriglia), qualche scellerato ha voluto nascondersi per attaccare lo Stato e ha mirato dritto al cuore dei suoi tutori. Qualcuno ha mirato più in basso e a Filippo, che insieme ad altri 1499 colleghi era lì per una partita a cercare di difendere l’ordine, hanno spappolato il fegato con una mazzata. I “buoi” sono scappati tutti e allora, come sempre accade, anziché far rispettare le regole (derogate, derogate e ancora derogate) ecco che si cercano lucchetti ancora più grossi di quelli che c’erano, (grossi anch’essi) per chiudere il serraglio nel quale non c’è più nessuno. Fermi tutti, si scende!! E a subirne le conseguenze, più che altri, i ragazzi che non aspettano altro che la domenica mattina per vestirsi (in questo caso) di neroverde e scendere in campo a difendere i colori della propria squadra. Per gioire, per arrabbiarsi… Quei ragazzi ai quali il San Miniato cerca di insegnare, oltre che a calciare un pallone, come ci si deve comportare quando si scende in campo e di fronte abbiamo un altro ragazzo che è solo e soltanto un avversario e mai un nemico. No, questa volta niente di tutto questo. Solo il silenzio che ad un campo di calcio non appartiene e a questi ragazzi neppure. “Fermi tutti! Non si gioca!! Vogliamo dire basta a questa violenza assurda, vogliamo che si cominci finalmente a capire che il teatro dove andiamo ad assistere al domenicale spettacolo, non è un’arena dove giostrano gladiatori. Vogliamo sia garantita sicurezza e incolumità fisica.” Questo più o meno il concetto che ha portato allo stop, ma spiegateglielo voi a questi bambini che “stamattina non si gioca perché qualcuno travestito da tifoso ha ammazzato un poliziotto”. Con il pensiero, San Miniato è vicino alla famiglia di Filippo; alla moglie e ai suoi figli uno dei quali, vista l’età, avrebbe potuto benissimo essere uno dei nostri atleti. Una ‘fermata’ dovuta; per meditare su quella morte assurda cercando di trarne qualche insegnamento e sulla possibilità di invertire finalmente la rotta e nella speranza che per l’ennesima volta, tutto quanto non si risolva in un minuto di raccoglimento. Fiumi di inchiostro e fiumi di parole e intanto la ruota che ha ripreso a girare, e altrimenti non avrebbe potuto essere, perché è la vita che continua. La Società da portare avanti e l’attenzione a tutto quello che la riguarda, sia esso scritto, detto, oppure fatto. “L’analisi dei risultati, a volte condivisibili o meno – dice il presidente Toscano – questa volta rimane ai margini. Se ne sono andati due terzi di stagione e allora credo sia necessaria una riflessione che mi amareggia non poco. Chi vive questo mondo di Settore Giovanile dilettantistico sa quanto sia difficile, a livello finanziario ed umano, portare a termine una stagione calcistica; quindici squadre che scendono in campo ogni fine settimana non sono uno scherzo e quando, con una di queste, ti trovi in difficoltà e da chi ritieni essere amico e nella possibilità di darti una mano, ti accorgi invece che quella mano non solo non te la dà, ma al contrario ti indebolisce ancora di più portandoti via uno degli elementi cardine, quella che provi non può che essere tanta amarezza. Un comportamento che certifica come in questo mondo non esistano né collaborazioni, né tanto meno amicizie; solo il proprio interesse senza rispetto per nessuno. Ma forse è giusto così. Quello che non è giusto invece e non accetto – continua il Presidente – è il tirare in ballo la Società che mi onoro di presiedere, che continuamente a livello provinciale e regionale riceve elogi per il suo comportamento, in fatti che non la riguardano, colpevolizzandola per sentito dire e facendola passare per rissosa quando tali atteggiamenti sono distanti anni luce dal nostro modo di pensare e soprattutto di agire. E a poco vale una smentita del giorno dopo. Ci siamo fermati una settimana, per lutto, certo, e forse per riflettere. Non tutti però, evidentemente, l’hanno fatto”. ■ A modo suo è una notizia anche questa: la squadra di calcio del Gruppo Stampa Autonomo di Siena (nella foto) ha vinto la prima partita della sua pur breve storia sportiva. Costituito non più di due anni fa sotto la guida di Gigi Rossetti, l’undici dei giornalisti senesi, infatti, non aveva ancora raggiunto questo traguardo, limitandosi a raccogliere solo qualche striminzito pareggio. Ora finalmente la prima vitto- L A P R I M A V O LTA D E L G R U P P O S TA M P A ria che dà morale e stimoli. ‘Vittima’ predestinata la ‘mitica’ Pianlaghese sconfitta per uno a zero sul campo del San Miniato in un incontro dall’esito incerto fino al termine. Il saluto del presidente della Figc alle rappresentative provinciali impegnate nei prossimi tornei regionali Il senso di una maglia Maurizio Madioni Come ogni anno in questo periodo della stagione sportiva prendono il via i Tornei Regionali per le Rappresentative Provinciali dei Comitati F.I.G.C. che hanno il loro epilogo nei mesi di aprile – maggio. Far parte della rappresentativa di una Provincia rappresenta il massimo dei riconoscimenti per un giovane che pratica lo sport. In verità, oggigiorno, questo entusiasmo di partecipazione viene un po' mitigato perchè le società, a differenza di un recente passato, possono liberamente prendere parte ai Campionati Regionali ed i confronti con le realtà delle altre Provincie si fanno più ricorrenti. Un altro motivo di affievolimento di entusiasmo deriva dal fatto che una buona parte delle società che operano nel settore giovanile hanno stretto rapporti di collaborazione con società professionistiche di serie A (Siena, Empoli, Fiorentina, Juventus, addirittura Cagliari) che con molta comodità possono selezionare gli elementi migliori senza assistere alle gare avvincenti di questi tornei tra rappresentative, che erano e rimangono delle vere e proprie vetrine. Ciò nonostante, la convocazione di un giovane in Rappresentativa è da ritenersi un evento importante per la sua educazione sportiva, poiché solo così il ragazzo ha modo di approfondire la conoscenza di altri suoi coetanei che militano in altre società, prima visti ed incontrati soltanto come avversari. Pur prendendo atto che il calcio giovanile sta sempre più espandendosi a livello regionale, la rappresentativa provinciale deve essere considerata e vissuta come una vera e propria nazionale e tutti dovrebbero avere la voglia ed il desiderio di farne parte. Il Comitato Provinciale di Siena della F.I.G.C., sponsorizzato per questa attività dal Gruppo MPS, si trova alle prese con questi tornei regionali che richiedono un significativo impegno organizzativo ed economico sia da parte dei Comitati che da parte delle Società che sono, come al solito, chiamate a collaborare per il solo e semplice spirito sportivo, per non dire campanilistico. La prima fase del Torneo prevede due incontri, andata e ritorno, con le rappresentative del Comitato Provinciale di Arezzo. Le semifinali saranno disputate con un'unica gara in campo neutro. Le eventuali finali, per rispondere a contenimenti economici, saranno disputate nel tempio del calcio di Coverciano. Le Rappresentative senesi degli Allievi e dei Giovanissimi B, guidate rispettivamente da Mario Pasqualini e Fabrizio Scarpellini, hanno messo in mostra diversi ragazzi interessanti sia dal punto di vista tecnico che atletico-agonistico. La Rappresentativa Juniores, guidata dal Selezionatore Franco Rizzuto, si troverà ad affrontare in un triangolare le squadre di Livorno ed Arezzo. Le semifinali e le finali, per questa edizione del Torneo Paterni, saranno effettuate nella provincia di Pistoia con l’organizzazione curata dal Comitato di quella piazza, che per regolamento accede direttamente alle semifinali. Le rappresentative senesi, in questi ultimi dieci anni, hanno dato dei buoni risultati, segno evidente che i Settori Giovanili delle Società della nostra Provincia stanno lavorando molto bene. Non a caso, la rappre- sentativa Giovanissimi B per ben due volte ha ottenuto il titolo di campione regionale. Altrettanto ha fatto quella Juniores, che nel 2002 e nel 2004 ha trionfato nel Torneo Paterni con Firenze è l’unica ad averlo vinto per ben due volte. Nonostante le buone qualità tecniche ed agonistiche dei nostri giovani, grandi e piccini, il compito dei selezionatori rimane impegnativo, poichè con le poche sedute di allenamento che possono essere effettuate dai ragazzi, impegnati durante la settimana con le rispettive società di appartenenza, possono cercare di comporre le squadre come dei mosaici senza pretendere che vengano realizzati schemi di gioco, difficili da ottenere con i pochi incontri effettuati e da effettuare. Se le società della nostra provincia, prese dagli impegni dei loro campionati, saranno capaci di dare una mano agli organizzatori Veneri, Carloni e Cucini del Comitato Provinciale della F.I.G.C. e se la dea bendata ci darà una spinta, ci sono concrete possibilità di ottenere qualcosa di buono. Il Torneo Paterni per Juniores, grazie al Presidente Regionale Fabio Bresci, ha nuovamente ripreso il suo importante valore in un ambiente dilettantistico che, per motivi noti e più volte trattati, sta pian piano subendo un significativo calo di interesse. Non sarà certo questo torneo a riportare gli spettatori nei campi sportivi, ma se non altro servirà a far riscoprire ai giovani dilettanti il vero valore dello sport e l’attaccamento alla maglia bianconera della Balzana, dimenticando i compensi o rimborsi benzina, così si chiamano, che spesso celano dei veri e propri “stipendietti” non di poco conto. Il calcio deve assolutamente riacquistare i suoi iniziali e veri valori che l’ambiente professionistico ha definitivamente sepolto. Il sano campanilismo, la voglia di stare insieme a seguire i ragazzi della propria città o del proprio paese, devono necessariamente essere riacquisite disertando quelle salette dei vari club dove oggi si va ad assistere alle gare professionistiche trasmesse dalla pay-tv, nemico numero uno del nostro ambiente calcistico semiprofessionistico, dilettantistico e giovanile. Nella speranza che il nostro calcio riprenda il suo spazio, esprimo un sentito in bocca al lupo alle Rappresentative del Comitato da me presieduto ed a tutte le squadre delle Società della nostra Provincia. ■ La rappresentativa Juniores divisa in due squadre ca l c i o 19 DALLA DELUSIONE PER L’EPILOGO DELL’AVVENTURA BOLOGNESE, I BIANCOVERDI DEVONO TRARRE LO SLANCIO VERSO GLI ALTRI OBIETTIVI La MPS c’è anche se per 5’ non si vede MAURO BINDI Che rabbia rappresentare il rovescio di una medaglia che luccica come poche, rimanere nel lato oscuro di una luna splendente come non mai, ad idealizzare l’emblema, necessario, ma perdente dell’esaltazione di un gioco. Già perché l’epilogo della partecipazione senese alle Final Eight di Coppa Italia, rappresenta veramente l’essenza crudele, ma fantasticamente più esaltante, di uno sport come il basket che riesce a regalare emozioni incredibili. ba s k e t 21 Peccato essere dalla parte sbagliata, perché al di là delle considerazioni generali sulla bellezza della pallacanestro, sul lato sportivo, situazioni come quella materializzatasi a Bologna lasciano lo spazio a mille recriminazioni e a possibili ripercussioni che in questo momento ci affanniamo a scongiurare, ma che invece rappresentano il pericolo più immediato. Non entriamo nel merito della cronaca delle gara contro la Benetton, con tutti i suoi risvolti tattici e con le sue interpretazioni che rimangono una lettura che non può competere ad una rivista, rimane invece l’intonazione di fondo su di una partecipazione della Montepaschi a questa edizione della Coppa Italia, che al pari della sfortunata impresa del 2002 a Forlì contro la grandissima Kinder dei Ginobili e Rigadeau, mai era stata così autoritaria e soprattutto densa di conferme rispetto al cammino esaltante fatto tra campionato e coppa fino a questo momento. Cinque minuti di disperata trance agonistica dell’ex Mordente e un tiro senza appello di Soragna condannano gli uomini di Pianigiani oltre ogni demerito, perché di responsabilità ce ne sono sempre di fronte ad una sconfitta simile, ma non possono intaccare minimamente la sensazione di superiorità dimostrata dalla Mens Sana sia contro la Eldo Napoli, che contro la stessa Benetton. È su questa lettura intorno alla quale Pianigiani e lo staff tecnico bianco-verde devono riuscire a virare l’analisi post-Bologna, perché la scelta di un cambio di difesa rivelatosi sbagliato o quella di non ricorrere ad un fallo negli ultimi 9 secondi, appartengono alla lista degli episodi che da sempre decidono gli esiti di una partita. Rimangono invece altri tipi di analisi, che diventano più strutturali e che possono finire con il condizionare il risultato di una stagione se non si riesce ad intercettarli a tempo debito. Il corto circuito bianco-verde è nato nel momento della massima esaltazione, quando sul + 16 la Montepaschi ha gettato al vento due contropiedi per un eccesso di frenesia, che difficilmente abbiamo riscontrato nell’atteggiamento mentale del gruppo fino a questo momento della stagione. Sintomatico, ma non trascurabile, che per la prima volta gli uomini di Pianigiani si trovassero dinanzi ad una partita senza appello, dove quindi il paracadute dell’esperienza e soprattutto del vissuto (insieme) ha un valore incommensurabile. Situazione analoga, ma a parti invertite, la Montepaschi l’aveva vissuta contro Napoli in campionato, dove aveva riacciuffato in extremis una vittoria insperata fino a pochi minuti dal termine dei tempi regolamentari, ma dalla cocente delusione rimediata nella semifinale di Coppa Italia, la Montepaschi può trarre un insegnamento utilissimo aggiungendo al proprio bagaglio di esperienza un episodio che deve 22 b a s ket tornare utile in ogni partita, specie in quelle senza alternative, che ci auguriamo possano essere molte da qui alla fine della stagione. D’altra parte abbiamo sempre condiviso l’idea di una Mens Sana che dovesse costruire giornata dopo giornata la propria identità e che questa potesse passare anche attraverso delle sconfitte e dei momenti difficili. Questo probabilmente potrebbe essere uno di quelli, un passaggio della stagione molto delicato, che in questo momento è lecito temere, ma pensiamo sia altrettanto giusto attaccarsi alla constatazione dell’equilibrio e della grande tranquillità con cui è stata affrontata finora questa parte di cammino. Se non c’è stata eccessiva esaltazione per un insperato primo posto in classifica e per un percorso di alto profilo in Uleb Cup, non c’è motivo di pensare che la sconfitta contro la Benetton possa regalarci chissà quale cataclisma. Occorre analizzare e forse armonizzare ancora di più alcuni aspetti del gioco senese, che a tratti, peraltro, è stato veramente esaltante. In una logica continuazione di quanto visto finora la Montepaschi, anche a Bologna per 75 minuti circa, è stata la squadra non solo più in forma, ma soprattutto quella più costante ed autoritaria, superiore per fisicità e duttilità tecnica, con equilibri interni capaci di fornire sempre risposte adeguate alle caratteristiche degli avversari. In questo congegno di squadra, si sono poi esaltate le individualità, che sulla falsariga di quanto accaduto fino a questo momento sono depurate di qualsiasi forma di gelosia. È però proprio nell’ambito di certi equilibri che bisogna lavorare, perché nell’ultimo quarto della semifinale con Treviso si è materializzata una situazione che per quanto forse irripetibile, può ripresentarsi nel futuro sotto altri aspetti o implicazioni. Costruito il vantaggio su di una suddivisone perfetta di compiti all’interno delle diverse anime dell’organico, la Montepaschi ha trovato il massimo vantaggio sull’onda del grande momento di gioco vissuto sul talento infinito di Joseph Forte, che per assurdo con il suo show personale ha tolto dal ritmo di gara quel senso di partecipazione collettiva che rimane essenziale. Il problema non è ovviamente Forte in sé, che per le sue qualità rimane un giocatore fondamentale nell’economia generale della Montepaschi, quanto riuscire ad armonizzare le sue caratteristiche, che lo portano a giocare in isolamento e che possono essere un patrimonio importante per la squadra, in un contesto che sappia però riappropriarsi dei propri equilibri, nel momento in cui si esaurisce la singola spinta dell’ex Boston Celtics. In fondo avere la percezione di avere uno o più giocatori in grado di poter uscire dagli schemi e trascinare per periodi più o meno lunghi la squadra o fuori da un momento di difficoltà o per favorirne un allungo è un grosso vantaggio. Diventa un problema, quando questo toglie equilibrio o non si riesce a recuperarlo. Anche questa è una tappa essenziale per riuscire ad esaltare al massimo le qualità di questo gruppo e, per quanto cocente, è proprio da una sconfitta che può arrivare l’input giusto per indirizzare il lavoro in quegli aspetti che rimangono più o meno evidenti per molto tempo e che poi emergono in maniera fragorosa in una circostanza. Anche perché di qualità questa squadra ne sa mettere in campo molte, dalla capacità di imporre la propria fisicità sotto canestro, alla capacità di saper aggiungere alle qualità dei propri lunghi, caratteristiche non comuni dei propri esterni (vedi Sato al capitolo rimbalzi), alla facilità con cui in alcuni momenti riesce a trovare i ritmi e spaziature giuste per esaltare le caratteristiche dei propri giocatori in attacco, ad una difesa che è bene ricordarlo ha concesso 67 punti a Napoli e 52 a Treviso in 35 minuti circa. Senza quegli ultimi 5 minuti avremmo scritto sicuramente tutta un’altra storia. Non era certo scontato che saremmo giunti alla vittoria finale contro Bologna, ma una cosa è certa: a quegli ultimi 5 minuti non possiamo permettere di cambiare il corso delle cose, perché non devono cancellare la sensazione di una squadra veramente forte che si intuisce vedendo giocare la Montepaschi. Certo vedere alzare la coppa alla Benetton fa male, perché la sconfitta contro i trevigiani è stato il frutto di una somma di circo- stanze per larghi versi casuali e, forse, irrepetibili. In tal senso è risulata molto diversa la vittoria dei casuals in finale contro la Vidivici, nella quale è parso evidente un equilibrio che a dispetto del risultato non c’è stato in Montepaschi–Benetton. Riconosciamo a coach Blatt il merito di riuscire a trasmettere sempre ai suoi giocatori una grande determinazione, oltre alle indubbie qualità tecnico-tattiche che gli permettono di tirare fuori da un gruppo non eccelso come quello attuale, sempre grande qualità, ma Siena deve uscire da questa esperienza con la convinzione di essere avanti a tutti, senza sopravvalutazione di sé stessa, ma con la giusta valutazione dei suoi meriti e delle sue colpe. Facciamo appello alla tranquillità ed alla convinzione sempre manifestata da società e tecnico per uscire da questa delusione, perché se si parla di correttivi o di particolari su cui lavorare, vuol dire anche valorizzare quanto di eccellente è stato fatto finora, ricordando soprattutto che in pochi potevano prevedere un impatto così forte della Montepaschi sulla stagione cestistica in corso. A Bologna si è avuta la conferma che in una ipotetica scala di crescita ancora ci sono degli scalini da salire, sarebbe stato peggio se avessimo ritenuto che oltre non si poteva andare, anche perchè è risaputo che la Coppa Italia, al di là del valore reale raggiunto da questa competizione, non fornisce indicazioni assolute proprio per la sua collocazione temporale ed anche per la specificità della sua formula. Dispiace che la storia di questa manifestazione ci stia regalando anno dopo anno tutta una serie di delusioni, però fa altrettanto piacere constatare che in un parallelo tra l’evolu- zione della Coppa Italia nella sua esaltante formula attuale a 8 squadre e la storia più recente della Mens Sana, si nota come la Montepaschi sia la società con il massimo delle partecipazioni (7 su 7) e questo, seppur in piccola parte, ci regala un motivo di compiacimento e di conferma per il ruolo da protagonista che Siena dimostra di avere nel tempo. Chiodo schiaccia chiodo, così per lo meno si dice ed allora speriamo che il fatto di ripartire immediatamente dopo l’incredibile finale di Bologna con un ritorno di coppa reso semplice da una gara di andata perfetta e con sfide di campionato difficili, ma non impossibili, serva a stemperare la delusione e a ritrovare subito quella serenità che è stata una base fondamentale in questi primi mesi di stagione. ba s k e t 23 diario LA FIDUCIA PIÙ FORTE DELLA DELUSIONE Roberto Morrocchi Coppa stregata... l’hanno definita così un pò tutti i commentatori di parte mensanina. Io non so se sia stregata o meno. Certo ricordo ancora con amarezza la beffa del 2002, quando – grazie anche ad una fischiata improvvida su un inesistente fallo su un tentativo da tre di Abbio – buttammo alle ortiche il trofeo. Ma era la prima volta che la Mens Sana vedeva un traguardo così importante. Poi la “strega” ce la siamo chiamati da soli. Partecipazioni senza convinzione, anche nell’anno dello scudetto, ma sì, un colpo e fuori, fino allo scorso anno quando con una gestione senza senso dell’ultimo minuto regalammo a Roma il pass per la finale. Con la Benetton, dopo aver fatto vedere il basket più spettacolare contro l’Eldo Napoli, abbiamo tenuto il campo da squadra vera per almeno tre quarti. Poi è salito in cattedra Forte e il suo “one man show” ha ubriacato tutti. Ci ha talmente ubriacati da convincerci che la gara era bella e finita e che la vittoria era ormai una questione di tempo. Di tempo da trascorrere, appena quattro minuti e quarantasei secondi con sedici punti di margine a nostro favore…peccato però che Blatt e soci non fossero della stessa idea. Certo se Soragna non avesse azzeccato il tiro della disperazione allo scadere, dopo un mare di “padelle” collezionate nell’ultimo mese, non saremmo qui a commentare una sconfitta, ma avremmo comunque negli occhi e nella testa il “vuoto” che ha fatto seguito all’enorme vantaggio raggiunto. A volte succede, nello sport così come nella vita di tutti i giorni, che si molli la presa e ci si rilassi mentalmente dando per scontato un obiettivo quasi raggiunto.. Ecco, in questo senso, la sconfitta con Treviso può venirci utile da qui alla fine della stagione. Anzi è più da una delusione, se utilmente metabolizzata, che si possano ricavare i giusti insegnamenti. La squadra è molto forte e Simone Pianigiani si sta imponendo all’attenzione dei media come il tecnico del momento. Nessuna squadra nel nostro campionato, e pochissime in Europa, hanno sotto i tabelloni la forza, il tempismo e l’atletismo di Sato ed Eze, con Baxter in crescita. Gli esterni hanno classe e punti nelle mani e credo che si possa ancora crescere. Lo credo perché Boisa – che può contare sull’appoggio dei compagni, del tecnico e della società – non può non risollevarsi dal grigiore in cui è piombato, così come Datome, una volta ritrovata la condizione, saprà imporsi in una stagione nata male e proseguita fra troppi alti e bassi. A proposito di Coppa…mi ha fatto piacere che Casalini, uno che il basket lo conosce e che riesce a vederlo senza particolari lenti “milanesi”, abbia inserito proprio Datome nel quintetto della nazionale del futuro prossimo. A Bologna infatti l’unico allenatore che oltre Blatt poteva sorridere soddisfatto era Recalcati. Bargnani fa cose egregie nella NBA, Gallinari, a soli diciotto anni, è di sicuro il miglior talento d’Europa. Ci sono poi Bellinelli, Mancinelli, Crosariol, Gigli, Mordente, Soragna, Michelori, Di Bella e… Datome per una Italia tutta da scoprire. A proposito di Gallinari, la sua prestazione contro le V nere ci ha lustrato gli occhi. Freddezza, classe, tiro, penetrazioni, rimbalzi, astuzia e un fisico ancora da modellare. Lui è un campione, ma io resto convinto che Datome, se convinto come lo sono io, non sia poi così distante dal figlio del “Gallo”. Se mi sbaglio pago pegno, ma aspettiamo la fine della stagione per scoprire tutte le carte. ■ 25 L’APPUNTAMENTO TRICOLORE SI CONFERMA OSTACOLO INSORMONTABILE PER I BIANCOVERDI Allergia da Coppa Italia MARCO NALDINI La diagnosi non lascia dubbi, i test parlano chiaro. La Tim Cup Final Eight è indigesta ed al momento non assimilabile per il Montepaschi. Le edizioni si succedono con il consueto ritmo annuale, e Siena ne esce, ogni volta, in maniera rocambolesca. È un film visto e rivisto, ma l’ultimo ciak ha racchiuso un copione micidiale. Quel 6/6 dai trepunti ad opera del Benetton in meno di 4 minuti ha sbriciolato un vantaggio costruito ad opera d’arte dall’Mps, una squadra che ha giocato, per tanto tempo, al piano superiore, conducendo la semifinale con autorità, prima delle ultime imprevedibili sciabolate trevigiane. La determinazione di Sato e la sua doppia doppia, per rimbalzi (11) e punti (12), la consistenza di Kaukenas, la concretezza di Forte che ha firmato da solo tutti i canestri su azione dell’ultimo quarto (ad eccezione del trepunti di apertura di Kaukenas) stonano e non poco con l’epilogo. In Finale va il Benetton, come Roma ha fatto nel 2006, aggrappandosi ai tiri dall’arco. Come in una staffetta, tutta italiana una 3x3 un po’ anomala nel suo genere, con il testimone che passa dalla mani di Alex Righetti, autore un anno fa della tripla per il supplementare e degli 11 punti decisivi nel finale di gara, a quelle attuali della Mordente & Soragna, che ne fatturano 19, nei 3 minuti e mezzo di fine bilancio. Il leit motiv si ripete. Il vantaggio nelle ultime azioni, soprattutto quando è di tre lunghezze, deve, oppure no, essere custodito con la ricerca del fallo sistematico? Il tema è stato al centro di molti pareri nei giorni seguenti la Final Eight della passata stagione. Inchiostro e microfoni hanno avuto modo di sottolineare la strategia seguita da quella gestione tecnica, guidata da coach Recalcati, il quale, a sua volta, fu costretto a ritornare a più riprese sull’argomento. Il rischio di riaprire la trattazione è reale, soprattutto analizzando le alchimie altrui, come quella di David Blatt, coach Benetton, che ferma il cronometro (e la manovra delle 26 b a s ket Vnere) sul proprio vantaggio per 64-61, nell’ultimo giro di lancette della finale poi vinta. Ma focalizzare l’analisi solamente sugli ultimi fotogrammi sarebbe riduttivo, oltrechè un madornale errore. Le gare si decidono longe ante, molto prima. Siena ha pagato l’inconsistenza di Lonny Baxter, l’oggetto misterioso della semifinale, ed ancor più l’arrendevolezza, che inizia a non far più notizia, di Vladimer Boisa; assieme raccolgono 2 miseri rimbalzi in 22 minuti e 5 falli, senza subirne alcuno. Al sopraggiungere invece del 4° personale di Shaun Stonerook e, subito dopo, del 3° di Romain Sato l’Mps ha cercato di gestire vantaggio e falli ricorrendo alla difesa a zona, con Treviso che fino ad allora procedeva con 3/21 dall’arco. Se i giocatori della Marca avessero proseguito in quella striscia si sprecherebbero adesso le lodi per l’esordiente coach Simone Pianigiani che sta, comunque, raccogliendo i frutti di un lavoro impostato con tanta serietà. Siena, lo ripetiamo, ha giocato finora al piano superiore. Così come hanno fatto gli italiani nella quattro giorni di Casalecchio e non solo quelli protagonisti e vincenti del Benetton. Le prodezze e la produzione Docg, con schiacciate, triple e alcuni sottomano in galleggiamento, di Danilo Gallinari, classe 1988, lasciano intravedere un altro italiano oltreoceano, sulle orme di Andrea Bargnani. Il basket Made in Italy non è passato di moda, Siena fa scuola con le sue giovanili tricolori, e soprattutto con il lavoro senza sbavature di Marco Carraretto e i due senior del vivaio (Datome e Lechthaler). Hanno cittadinanza, attributi e qualità per mostrarsi e reggere il palcoscenico non solo per fugaci apparizioni. Un antistaminico che potrebbe essere salutare. ■ DOPO LA COPPA ITALIA I BIANCOVERDI SI RITUFFANO NEL CLIMA EUROPEO CONSAPEVOLI DEL PROPRIO RUOLO In fondo il mondo non finisce a Bologna FABIO FINESCHI Sembrava sin troppo perfetta quella Montepaschi fiorita in gennaio. In uno sport che raccoglie frutti per lo più in primavera pareva di essere al cospetto di un frutto fuori stagione. Pianigiani aveva avvertito: “le partite senza domani ci daranno la misura della nostra attuale situazione mentale”. La Coppa Italia ha confermato pienamente la sensazione che nessuno in Italia abbia gioco e automatismi pari a quelli di Siena. Ma evidentemente la superiorità tecnica non sempre basta. Allora a fianco del campionato torna di estrema utilità la cartina di tornasole dell’Uleb. Dopo la caduta più imprevedibile e rocambolesca della sua storia recente, la Mens Sana non deve far altro che risalire a cavallo per constatare che le certezze e i progressi fatti non svaniscono in 5’ di “follia cestistica collettiva”. La gara secca ha dimostrato che oltre a dimostrarsi più forti in campo, occorre esserlo anche mentalmente. A Salonicco non c’erano stati dubbi in merito. L’attuale Paok non vale forse la Benetton, ma in campo avverso e davanti ad un pubblico caldo la Montepaschi ha mostrato una freddezza di cui è evidentemente capace. Ha gestito i normali alti e bassi che costituiscono una gara. Felice alternanza nelle scelte e nelle opzioni offensive, metodo in difesa e dopo il capolavoro in casa Fortitudo la doppia trasferta si è chiusa col botto greco. Vincere da gennaio a giugno era impensabile. Il fatto che la sconfitta con la Benetton sia giunta in forma totalmente assurda e in una gara “senza domani”, è un modo come un altro per fissare nella mente di tutti quanto sia brutto rivivere esperienze per altro già testate a Biella. Si tratta di ritrovare un equilibrio virtuoso fra la fiducia in se stessi e l’imprevedibilità di qualsiasi partita. Le gare secche di Uleb aiuteranno in tal senso. Anche perché dietro l’angolo c’è un avversario di primissimo livello. Il confronto ai quarti con l’Unics Kazan vale un anticipo della finale. Servirà una Montepaschi consapevole di potercela fare con chiunque, ma allo stesso tempo cinica e calcolatrice fino all’80° minuto della doppia sfida. In testa al campionato sovietico, la più che probabile prossima avversaria dei senesi, si presenta come la vera novità dell’anno sul piano internazionale. Novità non nel senso stretto del termine, visto che il club è ben noto e in crescita continua da anni. Ma se in molti la davano già in estate come forza tolta all’Eurolega, il Kazan visto all’opera fa pensare ad una squadra in grado di giocare addirittura le final four sul massimo palcoscenico continentale. In campionato la squadra di Sireika ha travolto addirittura i campioni d’Europa del Cska con il punteggio di 101-83. Destino simile per la Dinamo, trionfatrice in Uleb lo scorso anno e oggi forza di primo livello in Eurolega, 8759 il risultato sofferto a Kazan dalla seconda squadra moscovita. Per ora l’Unics è imbattuto in casa, considerando sia la coppa che il campionato. In definitiva un avversario trovato forse un po’ troppo presto, ma d’altra parte quello più adeguato per indicare ai biancoverdi lo stato di crescita e gli eventuali aggiustamenti da fare, in attesa di una fase calda della stagione ancora lontana. ■ IL COMMENTO DI UN INVIATO ILLUSTRE E il giudizio resta immutato GUIDO GUIDA* Un girone d’andata praticamente dominato e condito da alcune vittorie strappate con quella che si può chiamare in tanti modi: classe, disperazione, fortuna, sangue freddo ecc. E poi a Casalecchio di Reno, quando era il momento del non ritorno, cinque minuti di blackout e addio Coppa Italia. Quanto basta per disperarsi, almeno un po’. Ma non troppo perché come diceva Al Neuhart, mente illuminata e fondatore del quotidiano Usa Today: “Le sconfitte in serie B sono fondamentali perché preparano alle vittorie in serie A”. Questo Montepaschi ha dimostrato ampiamente di valere la serie A, nel senso di ambire ai massimi traguardi stagionali, e una sconfitta nell’evento meno importante della stagione biancoverde dispiace, ma può essere un efficace viatico per arrivare preparati ai palcoscenici più quotati. Un gruppo nuovo, con gente che finora ha dimostrato di sapere vincere al piano di sotto, forse aveva bisogno proprio di una lezione simile per il salto di qualità, trovare qualche punto di riferimento per capire quali sono i suoi limiti e, soprattutto, quali sono le sue potenzialità. Il vaccino è stato iniettato: il tempo di assorbirne l’effetto, di smaltire l’amarezza e il campionato dovrà fare i conti con una Mens Sana ancora più forte. * inviato Gazzetta dello Sport ba s k e t 27 tiri liberi NON C’È TEMPO PER PIANGERE Antonio Tasso E dài, su! Riprendiamo la strada di casa, scavalliamo l’Appennino e ancora una volta malediciamo questa stregatissima Coppa Italia che sembra proprio non voler trovare posto fra i trofei mensanini accanto allo Scudetto alla Supercoppa alla Saporta e alle due finali di Eurolega. La coccarda tricolore rifiuta di appuntarsi sulle canotte biancoverdi, salta l’esodo domenicale preannunciato verso il tortellino e Casalecchio, e la domenica la passi al mare o coi figlioli in maschera ad uno dei tanti carnevali che impazzano oppure, silenzioso ed incazzato, a riflettere su quello che poteva essere e …non fu! Eppure eri lì, sedici punti avanti e nemmeno cinque minuti alla fine; e avevi dato e stavi dando un’impressione di forza, di gioco, di superiorità quale nessun’altra squadra mai nella quattro giorni bolognese. È vero, quella retina intrigata e i dieci minuti necessari per cambiarla sembrano raffreddare un po’ i nostri spiriti bollenti, il nostro superiore entusiasmo, interrompono un trend inarrestabilmente in ascesa, ma siamo avanti e il tempo scorre a nostro favore. S’è svegliato Mordente e ne ha messa una, anzi due, addirittura tre di quelle bombe che anche a Siena tre anni fa avevamo imparato ad apprezzare… ma siamo avanti. Ed eri ancora lì, sette punti avanti a due minuti e rotti…. ed ancora avanti di cinque a quaranta secondi …e sempre avanti, di due, quando ne mancano nove di secondi e Mordente è imbrigliato finalmente, controllato a vista, e chi dovrebbe o potrebbe sparare? Soragna forse che non ne ha azzeccata una su sette??? I vicini bolognesi di sedia ti hanno da tempo salutato dandoti appuntamento per la finale: è scontato, siamo i più forti, quelli che hanno fatto vedere cose straordinarie e anche se i morsi di…Mordente stanno facendo male ormai è fatta, chi potrebbe cambiare le sorti segnate di una gara dominata? Ti sembra impossibile che la gara giri: siamo i più forti e l’unico avversario ormai è il tempo ma sta passando …cinque, quattro tre – ecco Soragna, ma ha fatto zero su sette! – due, uno: parte un tiro perfido, fatale più di una freccia di Cupido e la palla s’insacca. Non hai più nemmeno la forza di smoccolare…e contro chi, poi? Guardi dall’altra parte, davanti a te ci sono i trevigiani risuscitati, come Lazzaro, da una morte profonda ed eterna; vedi Buzzavo, Fadini, il notaio Fumo…tutto quello che hai sempre rifiutato ti si para davanti. Sventolano le due-bandiere-due dei trenta-tifosi-trenta venuti dalla Marca, si abbracciano al centro del campo Mordente e Soragna. Non hai il coraggio di guardare verso la fidanzata, la moglie, i figlioli. Ti arresti un attimo e con te si ferma il mondo. Eppure eri il più forte, eppure nessuno ha fatto vedere quello che la Mens Sana ha mostrato in questi due giorni…. Sei fuori, la finale la giocheranno i “radicchi”, la vinceranno addirittura per l’ennesima volta contro la Bologna di Sabatini troppo sicura di sé per essere squadra. Vai nello spogliatoio e ci passerai la notte perché quando le cose non girano non c’è verso e ti inibiranno pure per sette giorni insieme al Minucci: che vuoi, ce n’era bisogno!! Poi, quando all’alba torni a casa e decidi per una bella mangiata di cacciucco a Follonica, ti dicono che i tifosi hanno atteso la squadra davanti a viale Sclavo, l’hanno applaudita – Grazie, Ragazzi! hanno intonato. E allora, ma solo allora, rinfrancato (e inguaribilmente imbecille per scaramanzia) hai pensato a una finale persa all’ultimo secondo per un Rigaudeau e ad una coppa Saporta vinta a Lione, ad una semifinale di Eurolega buttata via all’ultimo istante con un tiro di Vukcevic in terra d’Israele e a quello che arrivò di lì a un mese. Ma sì, alla fin fine, chi se ne frega d’una coccarda che non si vuole attaccare ai nostri baveri… ci s’ha quelle di contrada. E poi, se tanto mi dà tanto… Ma che incazzatura quella notte sull’Appenino! Quando vennero qui cinque anni fa durante la Saporta i russi di Kazan si erano preparati allo shopping: fra un allenamento e l’altro, in attesa della partita, il loro desiderio più vivo sarebbe stato quello di gironzolare per il corso ed entrare nelle botteghe a fare incetta di oggetti di pregio, scarpe, abbigliamento. Sapete, Kazan non è proprio il centro del mondo e, nonostante i quasi due milioni di abitanti e gli occhi intensi di qualche bellezza tatara (chiedere per informazioni al Marruganti che ci ha trovato la compagna della vita ed ha messo in cantiere due figlioli!) non è così semplice e comune girovagare per shopping e trovare in duecento metri di Banchi di sopra le merci che, da loro, sono sparse in chilometri e chilometri di centri commerciali alle più desolate periferie. Due passi in centro dopo la seduta di tiro et voila: l’orologino per la ragazza, il body per l’amante, le scarpe di marca per le occasioni importanti, tutto a portata di mano. Ma gli tirarono uno scherzo non da poco Marruganti e Menghetti: non al Jolly, non al Continental né al Garden o a Monteriggioni…. Albergo -4 stelle- ma alle Serre di Rapolano sì da non aver materialmente il tempo per una girata in città. La delusione fu grande nello staff russo accentuata anche dalla sconfitta sul campo. Nemmeno un gioiellino, un paio di sandali Valentino, una gonna dal Cortecci..niente. Al Marruganti gliela giurarono … E gli effetti – benefici eh! – sono sotto gli occhi di tutti: moglie e suocera tatare di Kazan e figlioli con tutta la vivacità e la fame dei discendenti dei popoli delle steppe di Pugaciov. Il Menghetti riuscì a defilarsi con la solita diplomazia che lo contraddistingue: la gentilezza similtimida… 29 Il problema è per noi che, fra una settimana e con meno venti, neve e ghiaccio, andremo laggiù. Ci toccherà un’izba quattro stelle sperduta nella steppa? Ci sarà tempo per uno shopping cavialesco – lì il Volga è largo due chilometri e gli storioni sembrano sottomarini – o saremo confinati in un lager recintato con vista neve e betulle? Chissà, in fin dei conti il bello della vita è anche il non sapere. Io, per non sbagliare, due chili di pasta e una busta di purè in polvere me le porto… Male che vada passerò il tempo a cucinare! E poi, a me, gli “oci ciornie”, gli occhi neri tatari non m’incantano e quindi non m’incastreranno come il buon Marruganti. Se però fossero “sibirskye glaza!!!”… Piangevano nello spogliatoio di Bologna. Eze si era strappato la canotta in diretta tivvù, Stonerook, da capitano, cercava di nascondere la delusione ma i capelli erano diventati più gricchi che mai, il buon Sato girava gli occhi umidi intorno per cercare comprensione ma non trovava altro che gli occhiali da sole di Forte utili per nascondere una disillusione immensa. Kaukenas, da bravo baltico ex sovietico, aveva riposto con metodica cura la roba nella borsa, si era ravviato il ciuffo biondo e scappava ad abbracciare la bimba con cuffie; Boisa non capiva nemmeno che era successo tanto era stato rimbrottato dalla moglie e dalla sorella, il piccolo TMacIntyre fissava la parete di fronte e cercava di evitare lo sguardo omicida di Lonnie Baxter, tornato quasi alle notti folli di Washington …piangevano i ragazzi, erano sinceramente amareggiati tutti da Pianigiani a Banchi a Magro, dal Forconi a Bencardino a Nedo autista di mille battaglie. Un soffitto dello spogliatoio non era mai sembrato basso come quello del PalaMalaguti, il silenzio non era mai stato così profondo come quello del dopoSoragna. Difficile trovare le parole, impossibile o quasi razionalizzare una delusione senza pari.. Entrò Minucci: si vedeva lontano un miglio quanto gli era pesata. Li guardò uno ad uno, sorrise, poi disse: Grazie, ragazzi. Bravi lo stesso, siamo i più forti: martedì sera buttiamo fuori Salonicco! Si ripartiva! ■ AL DI LÀ DELL’ESITO, LE FINAL EIGHT DI COPPA HANNO MOSTRATO IL MEGLIO ED IL PEGGIO DELLE AVVERSARIE PIÙ ACCREDITATE Così nessuno potrà dire: “Io non sapevo” Le Final Eight di Coppa Italia stanno acquistando un’importanza strategica per tre motivi. Il primo è banale: vincere la Tim Cup basta per salvare una stagione deludente. Il secondo è commerciale: le squadre di livello medio-alto (Varese, Udine, Biella, Montegranaro…) nel week end delle finali si mettono in vetrina e legittimano la loro presenza nel basket che conta. La ragione più interessante però è la terza: le prime partite a eliminazione diretta regalano sempre qualche informazione utile sulle avversarie che una squadra come Siena incontrerà nei playoff. In pillole proviamo a capire – squadra per squadra - cosa ha insegnato la tre giorni di Bologna. Quello che sapevamo ed è stato confermato: TREVISO - Mordente e Soragna sono e saranno l’anima della Benetton: due ex comprimari diventati leader grazie a un carattere di ferro. In compenso in uno spogliatoio di duri c’è un intruso: Shumpert, magari bello da vedere ma clamorosamente soft. VIRTUS BOLOGNA – La Vidivici è piccola per filosofia: se il basket fosse vietato ai giocatori alti più di due metri Markovski sarebbe un uomo felice per i prossimi dieci anni. Anche per questo la partita contro i bianconeri è la più difficile da preparare: annullato Best può esplodere Ilievski, limitato Ilievski può esaltarsi Blizzard… E il giochino potrebbe continuare con almeno altri cinque nomi. MILANO - Djordjevic ci sa fare, ma ha ancora bisogno di un paio d’anni di panchina per salire al livello di colleghi come Markovski, che in semifinale gli ha preparato un paio di trappole da appuntare sul taccuino. ROMA - Per arrivare in semifinale serve un rinforzo. Per la finale almeno due. VARESE - Keith Carter è la bussola della squadra: la Whirlpool va dove dice lui. Con due play discreti ma quasi mai decisivi (Keys e Capin) e un esterno realizzatore (Holland), Carter deve difendere sull’esterno avversario più forte e 30 b a s ket LUCA BIANCHIN tenere buone percentuali in attacco. NAPOLI - Mason Rocca è il solito soldato, quello che non vorresti mai avere contro nella battaglia decisiva. MONTEGRANARO - Il progetto di Pillastrini è il più interessante tra quelli delle new entry stagionali. Molto meglio di Scafati e Capo d’Orlando. Quello che non sapevamo e abbiamo scoperto: TREVISO – Blatt è più sottovalutato del previsto: se la finale la decide Nelson vuol dire che in spogliatoio c’è il clima giusto. Adesso attenzione alla grande sfida del prossimo mese e mezzo: entrare nella testa di Lorbek. Se lo sloveno recupera psicologicamente, nei playoff saranno guai per tutti. VIRTUS BOLOGNA – La rotazione a dieci di Markovski, un mezzo genio che gioca col fuoco, rischia di essere il classico boomerang. Tre volte su quattro mette in crisi gli avversari ma nelle partite decisive funziona meno che in regular season. MILANO - Tra due anni un appassionato americano alla domanda “cosa conosci del basket italiano?” potrebbe rispondere con un nome e un cognome. Non “Andrea Bargnani” ma “Danilo Gallinari”. ROMA - Ai soliti dilemmi di Repesa (dove vado con questi lunghi? quanti minuti ha nelle gambe Bodiroga?) se ne aggiunge un altro, potenzialmente decisivo: questo Chatman è forte o serve soprattutto a toglierci ritmo? VARESE - Il rapporto tra Holland e Magnano rischia di danneggiare la stagione della Whirlpool e la carriera di entrambi. Delonte, ad esempio, non può proprio permettersi l’etichetta di talento ingestibile. NAPOLI - Nei finali delle partite importanti Valerio Spinelli sarà in campo sempre più spesso. E Michel Morandais, forse, un po’ meno di lui. MONTEGRANARO - Lo scalino che separa la Premiata dai top team è più basso del previsto. Per salirlo, però, serve assolutamente il miglior Slay. ■ quelli che la mens sana è una fede RAGAZZI, GRAZIE LO STESSO! Barbara Cerretani Si interrompe a 11 vittorie consecutive la marcia della Mens Sana, inarrestabile ed inesorabile con qualsiasi avversaria da quasi due mesi a questa parte… Si interrompe nella semifinale di Coppa Italia, al cospetto della Benetton Treviso, nel modo più sfortunato, al termine cioè di una partita giocata splendidamente dai ragazzi di Simone Pianigiani, non fosse stato per quegli ultimi 4 minuti ancora impressi nella mente di tutti. I biancoverdi hanno ampiamente legittimato, per ben 76 minuti di Final Eight, il primo posto in campionato, dimostrandosi sia dal punto di vista tecnico che di compattezza di squadra, di gran lunga superiore alle dirette avversarie nella marcia verso i playoff. Purtroppo gli ultimissimi minuti contro Treviso, quando ormai tutti i presenti al Palamalaguti si immaginavano la Mens Sana in semifinale, hanno immeritatamente condannato Stonerook e compagni registrando per Siena l’ennesima delusione in Coppa Italia. Delusione evidente soprattutto per i ragazzi scesi in campo. Ma questo i tifosi l’hanno capito e rientrati da Bologna hanno atteso la squadra fino a notte fonda per un incoraggiamento straordinario, per- ché fino a questo momento hanno vissuto una stagione ai vertici, con pochissime battute d’arresto, ma soprattutto giunta in un’occasione così attesa e nella quale tutta la squadra credeva fortemente. Il capitolo Final Eight va comunque archiviato abbastanza velocemente, perché gli impegni non mancano, ed in queste situazioni prima si torna a giocare meglio è anche sotto il profilo psicologico, in vista delle sfide infinite che attendono i biancoverdi sia in campionato che in coppa. E’ inutile sottolineare che in questo delicato passaggio di stagione l’apporto del pubblico sarà decisivo, soprattutto nella mente di chi in campo merita di essere sostenuto in un momento emotivamente piuttosto delicato. Stesso discorso, dopo la coppa, vale per il campionato. La squadra che ha dominato il girone di andata e che si trova tuttora in testa alla classifica merita un pubblico all’altezza della situazione, sia in casa che in trasferta: chi era presente si è esaltato per le fantastiche imprese dei ragazzi a Cantù, Milano e Bologna, e mai come avvenuto negli ultimi due mesi di re- 31 gular season, si è parlato tanto del cuore di questi ragazzi, della grinta che sanno mettere in campo e di quanto siano davvero “squadra”. Quando da domenica prossima a Teramo, in una partita peraltro abbastanza ostica, ripartirà anche il campionato, ci sarà bisogno della reazione dei biancoverdi e del sostegno di tutti. Le motivazioni sicuramente non mancano e lo sanno bene giocatori e staff che vogliono dimostrare fortemente che Siena non è prima casualmente. L’epilogo della stagione è ancora lontano, ma come sempre dal girone di ritorno ogni partita rischia di essere decisiva, in considerazione degli scontri diretti, ed anche dal punto di vista psicologico per chi si trova ad inseguire è più difficile se davanti non si accenna a cedere il passo. Per questo andiamo avanti compatti, restiamo vicini alla squadra, riempiamo il Palasclavo con un atteggiamento positivo che dimostri attaccamento a questa maglia ed a coloro che la indossano. ■ Il tifo biancoverde sugli spalti di Casalecchio MPS IN CONTROTENDENZA PER LA PANCHINA, MENTRE SI AFFACCIA ALLA PRIMA SQUADRA UN’ALTRA PROMESSA: LORENZO D’ERCOLE Per la serie: “Fatto in casa”! Lorenzo D’Ercole (sopra) e la formazione degli Under 18 (2006/2007) con Francesco Strozzalupi, primo a destra seduto. Per coloro che sono soliti seguire il movimento della pallacanestro giovanile senese nel suo complesso e quello mensanino nello specifico, vi è un motivo in più di soddisfazione per i successi della Montepaschi Mens Sana nel massimo campionato di serie A1: il fatto che l’Italia del basket non sia potuta rimanere indifferente di fronte a due personaggi provenienti dal suo settore giovanile: il neocoach Simone Pianigiani, ed il giovane playmaker Lorenzo D’Ercole. Il primo era atteso, con curiosità ed anche con un pò di scetticismo, a questa sua prima esperienza su una panchina (e che panchina!) di una squadra nel massimo campionato di A1; il secondo era considerato il classico dodicesimo elemento di un gruppo (con tanti americani) destinato più a far numero che ad avere un ruolo significativo. Ed invece, quando è stato chiamato in causa, ha dimostrato qualità caratteriali e tecniche non comuni. Questo loro affermarsi prepotentemente all’attenzione, ci porta a fare alcune considerazioni su entrambi. In merito al coach, la Montepaschi è andata controcorrente rispetto alle scelte fatte dalle altre maggiori società italiane: un serbo allena Milano, un croato guida Roma, un turco sta cercando di guarire la Fortitudo, la VirtusBo è diretta da un macedone ed un americano, diventato importante in Israele, è il tecnico della Benetton mentre l’ammazza-grandi Varese è condotta dall’argentino Ruben Magnano. Tutto questo per constatare che l’esterofilia al vertice del nostro basket è una sin- GLI INVINCIBILI: I GALACTICOS DI SIENA “Un tempo c’erano il Milan di Arrigo Sacchi, i Chicago Bulls di Michael Jordan, ma adesso i veri Invincibili sono a Siena. Altro che Galacticos del Real Madrid, gli imbattibili sono gli Under18 della Mens Sana, che non conoscono sconfitte da 111 partite”. Questo è quello che troviamo scritto su Blogsfere, il network di blog professionale d’informazione, al quale hanno fatto eco diversi quotidiani e settimanali sportivi. Al “dato”record dei Galacticos di Siena, destinato a crescere dato che ancora non è arrivata la sconfitta a decretarne la fine, hanno contribuito, nelle varie stagioni agonistiche, diversi ragazzi: quelli nati nell’‘86, ‘87, ‘88, ‘89 e ‘90. Di queste squadre hanno fatto parte Lechtaler (‘86), Datome (‘87), D’Ercole (‘88) e ne stanno facendo parte altri interessanti prospetti come Barozzi, Cournooh, Martone, Strozzalupi Iannuzzi, Crotta. Anche noi di Mesesport abbiamo voluto evidenziare questo dato numerico (111 vittorie), questo primato, raggiunto da una nostra formazione giovanile anche se i grandi numeri, sia riferiti alle prestazioni individuali (per esempio i punti segnati da un giovane) sia quelli collettivi (il numero delle vittorie conseguite da un gruppo) sono poco significativi e possono essere motivo di appagamento per chi deve ancora crescere sia tecnicamente che mentalmente e quindi costituiscono un motivo di rischio per chi lavora con i giovani e per i giovani. 32 b a s ket STEFANO FINI drome che ha colpito tutta l’Italia, ma non la Mens Sana. Questa ha preferito seguire i suggerimenti provenienti dal basket europeo dove i tecnici vincenti sono stati proprio quelli italiani: Ettore Messina allena il Cska campione d’Europa e di Russia, Sergio Scariolo ha vinto l’ultimo campionato spagnolo a Malaga, Andrea Mazzon ha riportato in Eurolega l’Aris di Salonicco. Nella fortunata scelta fatta dalla società senese può avere anche influito la constatazione che nel panorama attuale del basket italiano gli allenatori più accreditati e preparati provengono proprio dai settori giovanili: ne sono un esempio Sacripanti (proveniente dalle giovanili di Cantù), Bucchi (dalle giovanili di Rimini), Gresta (da quelle di Pesaro), ed ancora Messina (dalle giovanili della Reyer Venezia), Mazzon (da quelle di Mestre), Scariolo (da quelle di Pesaro), contrariamente a quello che accade nel calcio dove sono gli ex-giocatori a guidare le società più prestigiose. Pertanto un tecnico italiano proveniente dalle giovanili è stato, secondo noi, una buona scelta, non azzardata ma ragionata; tanto più ragionata se consideriamo le qualità professionali del tecnico. Infatti riteniamo che nei cinque titoli nazionali consecutivi vinti dalla Mens Sana nelle diverse categorie giovanili e nelle 11 finali nazionali raggiunte, una bella fetta di merito spetti proprio al giovane coach senese. I più distratti possono essere tutt’oggi portati a credere che non era poi tanto difficile vincere quei titoli con dei roster pieni zeppi di giovani talentuosi. Il tempo ci sta dimostrando che nelle nostre giovani squadre ultrascudettate non vi erano poi tanti supercampioncini o, per lo meno, non ve ne erano tanti più rispetto a quelli presenti nelle altre società; basti ricordare quella finale Cadetti del 2003 dove trovammo e superammo una Virtus Bologna forte di Marco Belinelli e Luca Vitali. Delle qualità del bravo Simone sembrano accorgersene un pò tutti, dalla stampa agli altri suoi colleghi: “Nelle alchimie dell’allenatore di Siena rivedo una certa parabola che io e Scariolo conosciamo bene” dice oggi Ettore Messina. Altra buona scelta della Montepaschi Mens Sana, è stata quella relativa al reclutamento, nella stagione 2005, del giovane playmaker Lorenzo D’Ercole, classe 1988 di cm 187, proveniente dalle giovanili della RB Montecatini, esempio di buona presenza sul territorio da parte della società senese, di pronto intervento e reclutamento del prospetto toscano più interessante in quegli anni. D’Ercole sembrava destinato a divenire l’erede dei tanti talenti nati e cresciuti a Montecatini; ricordiamo Gino Natali, Massimo Masini, già a quindici anni nella prima squadra termale prima di passare alle storiche e gloriose scarpette rosse della Simmenthal Olimpia Milano, per finire con il “golden boy” Andrea Niccolai. Lorenzo D’Ercole, però, sceglie Siena; il ragazzo è ambizioso e determinato, sa di avere qualità e di potersele giocare in una delle piazze principali del basket nazionale. Nelle giovanili lascia il segno: lo ricordiamo protagonista nella Coppa Carnevale di Piombino, il più importante Torneo che si disputa in Italia nella categoria juniores, con 25 punti e tanta difesa nella finale contro la Virtus Bologna; a Praga, nel Torneo Under18 in occasione delle Final-Four di Eurolega, contro il Cska Mosca con 33 punti (top scorer della gara), ed ancora nelle finali nazionali U.18 a Pesaro con 27 punti (3/7,6/14) contro Livorno. Anche in nazionale offre prestazioni importanti al Torneo Internazionale di Mannheim in Germania od ai Campioanti Europei U.18 in Grecia. Il ragazzo ha dimostrato di avere talento, di saper fare cose importanti in momenti importanti e, pertanto, per chi lo ha seguito da sempre, non sorprendono poi tanto le prestazioni che immancabilmente fornisce nella prima squadra di Pianigiani. Dopo D’Ercole vi è nell’attuale roster degli Under18 della Mens Sana un altro giovane, classe ‘90, proveniente anche lui da Montecatini: Francesco Strozzalupi. Questo, nato cestisticamente a Pontedera, nella passata stagione è stato Mvp all’“All Star Game” di categoria, oltre ad essere il punto di forza della squadra giovanile termale. Quindi dopo D’Ercole .... Strozzalupi. Da Montecatini due giovani talentuosi; entrambi testimoniano la bontà del lavoro svolto dalla società senese che sembra non fermarsi nel tempo ma avere nella continuità uno dei segreti dei suoi successi. ■ vista da lontano IL RECUPERO DELLA MEMORIA Rudi Simonelli Se mi chiedessero qual è lo sportivo che più ammiro fra quelli in attività, risponderei Alessandro Del Piero. E con lealtà! Lo ammetto! Sono stato fra quelli che lunedì 3 luglio 2000 invocarono al tradimento; Alex ci aveva traditi nell’amarissima sconfitta della finale di Rotterdam, EURO 2000, due contropiedi perfetti, “all’italiana”, sciupati sull’1 a 0 da “Alex” quasi solo davanti a Barthez. Il campione incompleto, si pensava. Sbagliavamo di grosso, tutti, perché le carriere sportive si valutano come si fa con la vita. “È meglio la fine di una faccenda che il suo inizio” scriveva il saggio Re Salomone. Così Alex Del Piero è entrato in questo 2007 cogliendo un applauso da tutti, per l’uomo che è, oltre che per il campione, festeggiando il 20 gennaio le 500 partite in bianconero. Il presidente Morrocchi ha scritto, proprio su Mesesport, di “Recupero della memoria”, e colgo quindi, un aggancio con la Mens Sana che non può essere trascurato. Il 2 febbraio abbiamo contato 5 anni tondi tondi dalla scomparsa drammatica di Alberto Ceccherini. Che c’entra con Del Piero? Beh, facile! Parliamo di “bandiere”. I dati ufficiali lo danno leader, primo assoluto nelle presenze in maglia Mens Sana con 291. Ma bisogna ricordare che nella stagione 1979-80 la Mens Sana disputò una storica Coppa Korac nella quale Alberto collezionò 9 presenze, arrivando così a 300 volte in maglia biancoverde, cifra piena, numero roboante, che ben si addice a quest’uomo che ebbi la soddisfazione di conoscere appena in tempo. Disponibile, schietto, capitano di una squadra che non può e non potrà essere apprezzata fino in fondo se i suoi tifosi ne dimenticheranno le radici. Ha fatto veramente bene, in quest’ottica, la società a far incontrare Cardaioli e Pianigiani in campo prima della partita n° 1000 della Mens Sana in serie A. PUBBLICO A proposito di Ceccherini, un suo racconto mi fa pensare a quello che è stato un recente dibattito. Sia al Franchi di Siena che al Palasport di Viale Sclavo, stiamo godendo la libertà di andare a vedere la partita. Personalmente provo soddisfazione nel vedere come appena finita una qualsiasi partita della Mens Sana, sia essa un “derby” biancoverde con la Benetton che un tranquillo match contro Teramo, i bambini vadano serenamente sul par- Cardaioli e Pianigiani, passato e presente del basket biancoverde quet a fare due “tiretti” mentre i genitori se la chiacchierano tranquillamente ai bordi del campo. È un segno di maturità, di equilibri ristabiliti. Lontani ormai sono gli anni delle squalifiche storiche. Fine 1979, Antonini Siena- Grimaldi Torino. Il play torinese Maurizio Benatti segnava all’ultimo secondo da centrocampo con un tiraccio mica da poco, che a conti fatti ci buttò fuori dai play off; instant-replay era ovviamente un’espressione da ritorno al futuro, così per risolvere la questione si pensava di suonarle all’arbitro, in quel caso il grande Martolini, che secondo Alberto fu da lui personalmente scortato verso gli spogliatoi, risparmiandogli qualche sonoro scapaccione!! Che guaio però poi rimanere delle intere settimane senza grande basket a casa!! Oggi devo veramente fare i complimenti ai ragazzi della curva. Splendidi. Fare tifo significa incoraggiare la propria squadra, raramente vedo in loro cadute di stile. Purtroppo assistiamo a provocazioni deprimenti, come quelle dei tifosi Benetton, che vengono a Siena e non fanno altro che lanciare insulti, che davvero non sono di esempio. Piuttosto mi preoccupano da parte nostra certi cinquantenni tifosi MPS che nel parterre assumono atteggiamenti stile “Klinsmannsemifinale mondiale”, cioè sembrano morsi da tarantole perché vorrebbero che gli arbitri non fischiassero mai un fallo contro la loro squadra!!....Attenzione, signori, lasciamo perdere gli isterismi…!!! 34 IL PROBLEMA DEGLI ITALIANI C’è stato il mese scorso un velato attacco da parte di Angelo Costa, giornalista del QN La Nazione, che ha parlato di squadre che si vantano di lavorare bene sugli italiani e poi “al massimo in prima squadra ci mandano l’allenatore”. Non essendoci stati riferimenti precisi non ho capito bene a chi si riferisse, ma qualche sospetto potremmo avercelo. Certamente il problema di una serie A con molti stranieri esiste, ma faccio ancora riferimento al presidente Morrocchi che nel numero scorso ha parlato di filosofia vincente applicata al lavoro sui giovani, non solo da parte di Siena, ma anche “dell’intero movimento”. Perché non è solo Montegranaro da applaudire. A parte il fatto che anche lì in quintetto parte solo Amoroso, perché i vari Vitali, Maresca, Spippoli, Canavesi sono comunque riserve, vedo che Udine manda avanti Antonutti e Zacchetti, Boniciolli mette in quintetto proprio a Bologna contro Ataman il nostro affezionato e riscoperto Rossetti, Roma ha preferito Giacchetti a Ilievski, Lamma si difende alla grande a Reggio, titolare con Ress, Napoli punta decisa su Malaventura, Treviso non può prescindere dallo splendido Mordente, e noi… beh proprio mentre Costa attacca non si sa bene chi, Carraretto esce dalla panchina e dà una grande lezione di basket proprio alla Montegranaro di Pillastrini. Per non parlare, ovviamente, dei nomi forti, Mancinelli, Belinelli, Gallinari, Datome, Gigli ecc. Beh aspettiamo con spirito positivo una maggiore presenza di Azzurri in serie A, ma la strada mi sembra imboccata. ■ La Ducato ha cambiato marcia e vuole affrontare l'ultimo terzo di campionato – mancano infatti dieci partite per definire la griglia dei play off – in accelerazione, dopo le venti gare fino ad oggi disputate che valgono un ottimo terzo posto, a soli due punti dallo 'squadrone' Pozzuoli e a sei dalla capolista Umbertide. Le costoniane vincono la difficile trasferta a Battipaglia, mentre Livorno, che condivideva fino a poco tempo fa lo stesso podio, scende verso posizioni da centro-classifica. Per non parlare dell'avversaria “storica” della Ducato, il Castellani Pontedera che ha lasciato da molte settimane la strada della vittoria. Le pisane perdono in casa anche con il Pomezia in attesa che il nuovo allenatore subentrato a Francesco Palombo – con un passato senese in panca – ricordi alla squadra che non basta avere nel roster ottime giocatrici, occorre anche vincere. E di vincere sembra che coach Zani ne abbia davvero voglia e possibilità dopo una partenza apparentemente 'lenta' ma che invece ha costituito una pista per decollare verso risultati importanti. La vittoria a Pontedera nella terza di ritorno ha corroborato tutto l'ambiente bianconero e soprattutto ha evidenziato come esista una positiva “rotazione” fra le campionesse della Ducato: nel senso che, quando Giovanna Granieri è meno “amerikana” crescono gli apporti in punti e giocate di Petrassi e Diamanti; diversamente quando 'super Jo' realizza i 'consueti' 20-25 punti la squadra risparmia energie sulla lituana Vengryte e sulla stessa Manuela Diamanti. A dieci partite dal termine potremmo anche azzardare – per la prima volta – un'ipotesi di lavoro, cioè dove arriverà la Ducato 2007 di coach Alessandro Zani. Un'ipotesi di tale natura ha bisogno di una solida valenza diciamo 'di confronto', non solo nel panorama del girone nostro, cioè SUPERATO IL BREVE PERIODO DI APPANNAMENTO, NEL TEAM APF TORNANO AD AUMENTARE GLI APPETITI La Ducato non deve accontentarsi dei play-off FRANCESCO OPORTI quello appenninico ma anche e forse a maggiore ragione con quello del nord Italia. L'unica promozione per la massima serie del basket femminile riguarderà, per la prima volta, entrambi i gironi, con otto squadre a contendersi la . . . maglia rosa dello scudettino cadetto. L'obiettivo dei play off è certamente acquisito, non per certezza matematica visto che mancano ancora dieci partite e quindi venti punti da assegnare ma per 'certezza' di quanto la Ducato sta dimostrando nelle ultime partite, sia casalinghe che esterne. La stessa riprova di coppa con Umbertide – La Ducato perse per un punticino ma poteva vincere senza alcuna difficoltà con una capolista che appare molto più incerta rispetto alla partenza iniziale – è un ulteriore indizio utile alla formulazione dell'ipotesi che dicevamo, che potrebbe così articolarsi: Pozzuoli, la seconda in classifica, è la squadra che appare più strutturata anche rispetto alle umbre, infatti l'unica sconfitta di Umbertide è maturata in terra campana, mentre la Ducato uscì dal confronto sostanzialmente alla pari sul piano del gioco e avrebbe meritato i due punti. Al PalaCorsoni dell'Acquacalda – fra qualche settimana – la Ducato può raggiungere il secondo posto vincendo contro il team napoletano della ex Marika Zanardi. La stessa capolista dovrà scendere sul rettangolo senese e difficilmente porterà in Umbria i due punti. Da questo primo ipotetico quadro, potremmo definire un triangolo competitivo per la fase finale i cui lati si chiamano Umbertide, Siena e Pozzuoli. Per quanto abbiamo potuto seguire, nel girone nord non ci sembra che esista una super corazzata da 'vincitutto'; la stessa capolista Reggio Emilia ha trenta punti, due in meno di questa Ducato senese-lituano senza con questo voler trarre delle conclusioni assolute. La sorpresa finale è possibile e sarebbe gradita non solo per premiare la dirigenza costoniana per questo ultradecennale impegno nel basket rosa ma anche, o forse soprattutto, per la città e per l'idea di pallacanestro femminile a Siena. La promozione in A1 è possibile, con questa squadra, in questo campionato. ■ ba s k e t 35 Nemmeno un terribile mese di gennaio è riuscito a disturbare il cammino della Virtus, nella sua miglior stagione da quando è in B d’Eccellenza. Le due sconfitte interne con Osimo e Brindisi potevano influire sul morale e sulla classifica, ma la Mpv non s’è affatto abbattuta, prendendosi il derby con i cugini ricchi di Firenze e due successi esterni nel Lazio con Latina e Palestrina. Così, dopo 21 partite, il tecnico Salieri pronuncia finalmente la parola playoff : «Cresciamo in maniera esponenziale in fiducia e autostima avendo acquisito certezze importanti forgiate nella sofferenza. Ora dobbiamo restare con la testa bassa e i piedi ben saldi a terra, continuando a lavorare forte e con determinazione feroce. Se così riusciremo a fare, nonostante il grandissimo equilibrio di questo girone, possiamo puntare decisamente ai playoff. Adesso li vogliamo!». Come non dargli torto? Questa squadra ormai non è più una lieta sorpresa, ma semplicemente una realtà. Tutto nasce dal gruppo, punto di forza del concetto di basket di Salieri, all’interno del quale i giocatori crescono di giorno in giorno anche come qualità individuali. Poi c’è la voglia di vincere, di affermarsi, di non accontentarsi mai. E per questo i rossoblù riescono a dimenticare fatica ed infortuni, e a vincere partite giocando con soli sette elementi contro squadroni come Firenze. «Sono orgoglioso di essere l’allenatore di questo gruppo, composto da grandi persone prima ancora che da ottimi giocatori. Con il loro impegno, il loro cuore, la loro determinazione, la loro etica del lavoro e con la loro voglia di vincere, questi ragazzi hanno contagiato e compattato società e tifoseria». Questo clima positivo aiuta poi anche la crescita tecnica dei più giovani. Dopo Amoni e Avanzini, sono finalmente sbocciati anche Pugi e De Min, protagonisti assoluti nelle gare con Firenze e Palestrina. Ora Salieri ha due certezze in più. Il settore degli esterni è ancora ai mini termini dal punto di vista numerico, e spesso Avanzini, Raschi e Tomasiello sono costretti agli straordinari. Il tanto atteso rinforzo per sopperire all’infortunio di Mei non si è ancora concretizzato, ma la Virtus evidentemente non ha fretta e attende l’occasione migliore (c’è tempo fino a tutto marzo) nel frattempo non manca il lavoro per lo staff medico. La classifica dice che i rossoblù sono quarti al pari di Osimo e Pistoia, ma anche che l’equilibrio è tanto, e basta qualche passo falso per scivolare di molte posizioni. Tuttavia in queste prime giornate del girone di ritorno, la Virtus ha già affrontato quattro delle prime sei della classifica. Il bilancio di questo ciclo “terribile” (8 punti) è più che positivo. Ora inizia una fase delicata, in cui i rossoblù devono essere bravi a non sottovalutare nessun impegno per poter continuare a muovere la classifica. L’obiettivo playoff è alla portata, ma la strada è ancora lunghissima. Difficile stabilire ora la quota d’ingresso. Può darsi siano sufficienti 32 punti, la Virtus attualmente ne ha 24 ed è vicinissima al suo record storico in B1, ma l’equilibrio del girone rende difficile ogni previsione. La speranza è che nelle gare casalinghe (ne restano 4) Rossi e compagni riescano ad essere ancora efficaci, perché le trasferte d’ora in avanti saranno difficili soprattutto dal punto di vista ambientale: Gragnano, Trapani, S. Antimo, Patti e Matera sono tutti campi “caldi”, ma la Mpv quest’anno ha dimostrato di esserci anche fuori casa. Si può davvero sognare in grande. SALGONO LE AMBIZIONI DEL TEAM ROSSOBLÙ DOPO LE PERFORMANCE ESTERNE E CONTRO FIRENZE Alla Virtus cominciano a crederci ANDREA MONCIATTI ba s k e t 37 SFIORATO IL BARATRO, LA SQUADRA DI VALLEPIATTA RECUPERA IN TRASFERTA E SI LANCIA IN NUOVI PROGETTI La MPV Costone mette le ali R O B E RT O R O S A Sprugnoli in attacco e Ricci e Naldini (nel riquadro), accoppiata vincente dei gialloverdi. 38 b a s ket Qualcosa è cambiato in casa Costone: adesso la squadra vince, convince, si sacrifica, lotta con il cuore. Vi pare poco?! Il mese scorso eravamo qui a parlare di una situazione complessivamente compromessa, invece adesso dobbiamo correggere il tiro e commentare in maniera positiva l’evolversi dei fatti che hanno visto la formazione allenata da Daniele Ricci, risorgere come d’incanto. Ma siccome siamo poco propensi a pensare che si tratti solo di casualità, ecco che ci vediamo obbligati a cercare di capire cosa sia successo all’interno di un gruppo che ha mutato sensibilmente il proprio modo di essere. Innanzitutto va ricordato che la società non è rimasta certamente a guardare, dandosi da fare per potenziare la squadra con l’arrivo di Marco Martina, che dopo il suo exploit all’esordio, ha fornito due prove non proprio esaltanti, confer- mandosi però giocatore di fondamentale importanza in occasione della vittoria esterna di Carrara, maturata ai supplementari ed a soli 7 giorni di distanza dal successo esterno di Orvieto. Con lui il reparto offensivo, ma soprattutto quello difensivo, è cresciuto notevolmente. Dell’Aquila non è più solo a lottare sotto canestro e quando dietro c’è qualcuno che ti da man forte, tutto riesce più semplice. Ma, oltre all’arrivo dell’ex Perugia, è successo qualcosa di importante all’interno del team giallo-verde, qualcosa che ha scosso il torpore preoccupante di un gruppo che stava pericolosamente avvicinandosi al baratro della retrocessione. Ed è così che Niccolò Franceschini (una stagione da incorniciare per lui fino a questo momento), uno scatenato Sprugnoli, un recuperato Sensi ed un sempre incisivo Castri (martoriato dagli infortuni, ma sempre pronto a riprendersi il posto in squadra), hanno assieme ai vari Pippo Franceschini, Braccagni, Martellucci e Spinelli trovato la formula giusta per proporsi a livelli più consoni. Non che il pericolo sia tutto d’un tratto svanito, l’allerta rimane anche se adesso la situazione di classifica è notevolmente migliorata, grazie ai 2 successi esterni consecutivi sopra accennati. E se i supplementari con Prato avessero avuto un epilogo diverso, e se la gara con Figline fosse stata gestita dai giocatori in campo con maggior coraggio nelle battute finali e quella con Viterbo pure, adesso saremmo qui a parlare di una Montepaschi Vita proiettata verso la zona play-off, anziché verso la zona play-out. Purtroppo i “se” ed i “ma” sono come le foglie, li porta via alla svelta il vento e quindi le uniche considerazioni che contano davvero sono quelle fatte sulle cose certe. Di certo c’è che la squadra ha reagito alle sollecitazioni del nuovo tecnico Daniele Ricci, affiancato da Andrea Naldini, quest’ultimo messosi a disposizione della società, dopo essersi tolto la giacchetta di direttore sportivo, ruolo questo che lo vedeva al fianco di Jacopo Sordi nella gestione non facile di una stagione iniziata nella maniera più storta. E se vogliamo anche infilarci una componente paliesca, che dalle nostre parti non stona mai, va ricordato che il coach in primis Ricci è nato nel Castellare, mentre il suo vice Naldini in Pantaneto. Il che significa - tradotto in formula contradaiola - che il primo è della Civetta, l’altro del Leocorno. Ma tra loro sembra che viga un patto di ferro, perlomeno fino a giugno: si parla solo di basket, non di Palio. E di basket sembra proprio che ne stiano parlando in termini vincenti, visto che sotto la loro cura la squadra si è completamente trasformata. Daniele Ricci, impetuoso e generoso anche quando vestiva la maglia del Costone, e lo ha fatto per lunghi anni iniziando dal minibasket, ha cercato di trasmettere il proprio carattere ai giocatori, ha cercato di infondere loro fiducia, ma soprattutto li ha spronati fino al punto di fargli tirare fuori le unghie e ... qualcos’altro. Con queste prerogative la Mpv Costone si appresta a proseguire il proprio cammino nel mese di febbraio, quanto mai intenzionata a giocare brutti scherzi (visto che siamo in tema carnevalesco) alle altre avversarie che il calendario le metterà di fronte, ad iniziare dalla gara casalinga con Pescia, per poi proseguire con il derby di Colle, dove l’attende la capolista, mentre il mese di marzo inizierà con l’impegno tra le mura amiche in occasione di un altro derby, con S.Giovanni Valdarno, a cui farà seguito la trasferta chiave di Rieti, seria candidata alla retrocessione immediata. A questo punto però possiamo tranquillamente affermare che questo Costone può essere in grado di compiere qualsiasi impresa, sorretto da un forte spirito combattivo, che alla fine, soprattutto in questi campionati, è un attributo indispensabile per centrare qualsiasi tipo di obiettivo. ■ Se Siena e la sua provincia si confermano costantemente ai vertici di qualunque statistica relativa alla diffusione della pratica sportiva, specie se valutata in base al rapporto numerico tra la concentrazione demografica e la propensione allo sport, molto dipende dalla particolare attenzione riservata agli impianti. È naturale che una buona conservazione degli spazi destinati all’attività sportiva, sia, oggi più che mai, da una parte fattore imprescindibile per un corretto approccio a qualsiasi disciplina e dall’altra, elemento non trascurabile per quanto concerne il ruolo socio-culturale dello sport, in considerazione del valore salutistico, educativo e psico-pedagogico. L’educazione allo sport, dunque, passa anche attraverso l’opportunità di potersi formare in un ambiente ‘sano’, non solo nei principi, ma anche nelle…strutture. Lavorare ad un’impiantistica capace di recepire la crescente richiesta della ‘domanda sportiva’ e soddisfare, in ugual misura, le esigenze del singolo territorio è l’obiettivo al quale la realtà senese mira, nella consapevolezza di dover guardare al futuro di un tessuto provinciale ampio e variegato. Alla cura di queste e di altre problematiche, legate nello specifico agli aspetti progettuali, è preposto l’ingegner Alberto Pazzaglia, responsabile dell’impiantistica sportiva per il Comitato Provinciale del Coni. “Il mio compito – apre Pazzaglia – è quello di verificare che tutti gli impianti, per la cui piena fruizione è richiesto il visto del Coni, siano conformi alla normativa vigente che il Comitato Olimpico si è dato, a livello statutario, su questa materia e che viene regolarmente aggiornata ogni quattro anni, nel dichiarato intento di attualizzarne gli effetti secondo il mutare dei contesti”. “L’incarico, che ricopro ormai da oltre dieci anni e nel quale mi avvalgo della collaborazione di mia sorella Cecilia, architetto, oltre a concedermi l’onore di offrire gratuitamente una parte delle mie conoscenze ad una causa nobile come quella dello sport, mi permette di confrontare, elaborare e cogliere nuovi imput, nuove soluzioni utilissime anche nel lavoro, così da ottimizzare la mia ‘universale’ passione per lo sport con un arricchimento professionale sempre stimolante, restando ‘al passo’ con la progettazione. È ovvio che, come delegato del Coni, alla loro valutazione non posso stendere progetti personali. Ciò, non solo in osservanza ad un regolamento interno, ma, come si può ben comprendere, anche per una questione prettamente etica e deontologica. Il mio ruolo concerne aspetti inerenti la sicurezza, la messa a norma, insomma capitoli extra progettuali. Settimanalmente, però, ho l’opportunità di studiare progetti diversi redatti da geometri, architetti o periti che, per quanto concerne l’impiantistica sportiva, mi permettono di osservare un ventaglio di soluzioni più o meno efficaci, comunque espressioni di professionalità diverse”. Una prerogativa da cui scaturisce la completezza nel collegamento e nell’ interazione con tutti i rappresentanti delle istituzioni presenti sul territorio di riferimento: dall’ Amministrazione Provinciale, alle amministrazioni comunali, fino ad arrivare al mondo federale, perché ognuno possa ricevere, con la massima tempestività possibile, le informazioni e gli aggiornamenti richiesti ed elaborare, integrare e completare al meglio il proprio lavoro secondo regole certe e norme condivise”. “La precisazione è doverosa, infatti – riprende Pazzaglia – la normativa Coni alla quale ho poc’anzi accennato, non è l’unica da dover osservare: i progetti devono rigorosamente attenersi anche ai canoni previsti, per la stessa questione, dai regolamenti federali e dalle disposizioni fissate dalle leggi dello Stato, per una progettazione che non è mai univoca, ma che richiede l’analisi dettagliata delle specificità di ogni regolamento, perché il progetto finale possa soddisfare appieno tutti gli adempimenti del caso.” “Naturalmente, la stretta connessione e la perfetta identità di vedute che caratterizzano il rapporto tra il Coni, quale fulcro dell’offerta sportiva, e le istituzioni presenti sul territorio, mai insensibili alla promozione dell’attività sportiva in generale, rappresentano le migliori condizioni per lavorare bene: si riducono i tempi di attesa, è più facile rivedere e correggere eventuali criticità dei progetti e garantire il monitoraggio che, nel caso di impianti per i quali occorre il ‘visto’ del Coni, devo compiere a livello ergonomico, vale a dire di conformità della struttura alle norme vigenti”. Anche per questo motivo il Comitato Provinciale ha recentemente Francesco Vannoni•cinque cerchi Il responsabile dell’impiantistica sportiva del Coni di Siena, ci parla della situazione nel nostro territorio •Il punto debole è la manutenzione effettuato una ‘diagnosi d’insieme’ sullo stato di ‘salute’ degli impianti presenti sotto la propria giurisdizione. “Devo rilevare con soddisfazione – evidenzia Pazzaglia – che la stragrande maggioranza dei complessi sportivi visionati è risultata funzionante, pienamente fruibile, anche da parte di disabili - elemento non trascurabile se vogliamo davvero perseguire l’obiettivo di uno sport appannaggio di tutti e al quale il Coni già da tempo lavora assiduamente –, ma bisognosa di una più costante manutenzione”. “In questo senso sarebbe auspicabile, anche in funzione della polisportività che è ormai la nuova dimensione dello sport, ottimizzare le risorse e renderle, con interventi legislativi mirati, maggiormente funzionali alle specifiche esigenze del territorio, cercando di recuperare, in prima istanza, gli spazi esistenti, anche attraverso una gestione sinergica tra le realtà limitrofe o che attingono dallo stesso bacino di utenza e solo successivamente costruirne di nuovi. Onestamente, il mondo sportivo senese, dal comune capoluogo fino alle aree più piccole della provincia, è molto vigile sul tema: la massiccia adesione alle attività promosse proprio dal Coni, riprese dalle varie federazioni e proposte alle società o diffuse in tutto il territorio dall’attivissima partecipazione della scuola, attesta una risposta corale che copre fasce di età eterogenee e ‘fette’ di popolazione dalle caratteristiche più varie”. “Un successo importante per l’intero Comitato ed il giusto premio al lavoro di gruppo che collegialmente abbiamo perseguito in tutte le componenti e che trova nell’entusiasmo, nella passione e nel rapporto umano la linfa costante per un gioco di squadra nell’interesse esclusivo della crescita sportiva”. “Tornando all’impiantistica, va registrato lo sforzo rilevante che la nostra provincia ha saputo produrre: il fondamentale contributo che, anche a questa voce ma più direttamente all’assetto urbanistico, è stato destinato dalla Banca e dalla Fondazione Monte dei Paschi ha favorito l’incremento delle richieste ed ha offerto al nostro territorio nuovi canali di accesso ai finanziamenti per l’accensione di mutui destinati al consolidamento o al rinnovamento degli impianti. “Tuttavia – evidenzia Alberto Pazzaglia - il Credito Sportivo e la Cassa Depositi e Prestiti restano le fonti maggiormente indicate, anche guardando ad alcune disposizioni regionali che vincolano la concessione di finanziamenti all’appoggio presso uno di questi due istituti di settore debitamente convenzionato: penso alla legge 49 del 1988, successivamente modificata nella legge numero 75 del 2000, con la quale la regione sceglieva di finanziare, in conto interessi, parte della realizzazione di alcuni progetti selezionati e offriva la possibilità di reperire presso il Credito Sportivo o la Cassa Depositi e Prestiti, il restante ammontare della somma fissata per il completamento dell’opera. Le integrazioni apportate anche nell’articolato permettono finanziamenti in conto capitale fino al 60% del costo totale, ammesso che questo non superi i 100.000”. “Il futuro dell’impiantistica sportiva passa in modo imprescindibile dallo studio e dall’analisi del territorio che questa andrà a servire, nell’intento di ottimizzarne risorse disponibili e funzionalità di utilizzo, senza trascurare, in quest’ottica, la nuova frontiera del risparmio energetico, necessità più impellente per altri settori, ma che anche lo sport comincia ad avvertire”. Siena e la sua provincia, anche grazie all’interessamento del Coni, iniziano a camminare su questo binario con la solita esemplare lungimiranza. ■ Una immagine del costruendo Palazzetto del Costone 39 ARSMARMI S.S. 73 Levante 35 (Loc. Due Ponti) Tel. 05.77.22.10.54 - 53100 SIENA travertino granito marmi pietre zapping E MENTRE IL CALCIO PIANGE... Vincenzo Coli Il calcio chiude a tempo indeterminato i suoi stadi-mattatoi e per compensazione gli altri sport finiscono in copertina: il rugby con il trofeo delle Nazioni – micidiale la scoppola rifilata agli azzurri dai francesi, ma alla fine tutti abbracciati e cena collettiva – il basket, la pallavolo, il nuoto, l’hockey, l’atletica, la scherma, lo sci… Discipline pulite e povere, nelle dichiarazioni dei praticanti, dei dirigenti, degli appassionati. E in linea di massima è vero. Soprattutto per gli sport individuali. Atleti che si allenano all’alba prima di andare a scuola o in fabbrica, si pongono un mondiale o un’Olimpiade come obiettivo a lungo termine. Nel frattempo non firmano contratti miliardari che nessuno si sognerebbe di sottoporre loro, però ci danno dentro. E se al momento buono riescono a salire sul podio, la gratificazione sta tutta in una medaglia, nell’assegnetto modesto e nel bel paginone della stampa specializzata. Dopo tre giorni, ricomincia la fatica quotidiana e il paginone torna ad essere il taglio basso a due colonne, se va bene. Che la congiura del silenzio dei media nei confronti degli sport che non portano né soldi né celebrità né assalti di veline il primo non calciatore accolto nel club dei superfighi è stato Aldo Montano, che infatti ha disimparato l’etica del sacrificio e fatica a tornare uno schermidore di successo – venga spezzata solo in questi momenti di lutto nazionale, quando il calcio mostra il suo volto più aberrante, è una cosa molto triste. I giornali, che sulla passione per il pallone dei loro lettori ci campano, non hanno esitato ad affondare il bisturi, opportunamente. Anche gli allenatori, quasi tutti, hanno detto la cosa giusta: non si ricomincia finché nuove leggi non garantiranno sicurezza dentro e fuori gli stadi e punizioni esemplari per i criminali. I calciatori, inve- ce, per lo più hanno taciuto. E i presidenti, con rare eccezioni, era meglio se restavano zitti. Matarrese ha dato una lezio- ne di cinismo rivoltante e tutti speriamo che chi ha l’autorità per fargliela pagare non lo faccia restare al suo posto un giorno di più, ma i padroni delle società che lo hanno votato dissotterrandolo dal cimitero degli elefanti in qualche modo gli hanno fatto il coro: lo spettacolo deve continuare, ci sono in ballo i miliardi degli sponsor e 41 della pay-tv, non possiamo perdere la manna caduta dal cielo. Una mostruosità spacciata per realismo. Non per fare i giacobini a tutti i costi, ma gente come questa verrebbe proprio voglia di vederla rovinata, con la guardia di finanza in casa un giorno sì l’altro pure. A Siena gli addetti ai lavori hanno espresso orrore e bisogno di fermarsi per riflettere e cambiare dalle radici. Tutto politicamente molto corretto. È andato controtendenza solo un imbecille che ha accodato il suo spray alla scia di vergogna che ha imbrattato qualche altro muro d’Italia. Sarà dura, tra una settimana o tra un mese, tornare a vedere calcio in tutti gli stadi alla stessa ora. Anche all’Artemio Franchi che pure è un oasi di sportività, al confronto. Questione di stati d’animo. Mentre scriviamo non sappiamo ancora l’esito della Coppa Italia di basket. Chiunque abbia vinto, lo spettacolo non sarà mancato. Se i media si saranno buttati sull’evento per il principio della compensazione di cui sopra, anche chi non è appassionato di questo sport ma ha occhi per vedere e cervello per giudicare avrà avuto modo di riflettere sul luogo comune che definisce il calcio lo sport più bello del mondo. Vogliamo ricordare che negli Stati Uniti, culla della pallacanestro, i vivai della NBA sono le università dove gli studenti somari vengono messi fuori squadra, e dove il tifo si fa per la propria squadra, non contro l’avversaria? Questo che è il secondo sport italiano, e salvo qualche episodio, è anche un ambiente fondamentalmente sano, può essere tutelato senza ricorrere a misure straordinarie di ordine pubblico. Teniamocelo caro, questo patrimonio di cultura sportiva vera. ■ iniziative •Francesco Vannoni Il mondo della solidarietà si è arricchito di una nuova realtà attenta ai bisogni delle popolazioni in via di sviluppo •Con la ‘Gabnichi’ anche lo sport scende in campo In alto, l’inaugurazione dell’asilo di Mikoka in Tanzania. Sotto, esterno ed interno dell’asilo di Pikeoko in Burkina Faso. 42 Quello della solidarietà è un linguaggio universale. Scritto con le parole dell’amore, non teme distanze e lavora per superare gli ostacoli. Dedicare un po’ del nostro tempo a chi ha bisogno non è soltanto un gesto nobile, ma più che altro un dovere morale. Dai risultati di un recente studio è emersa la stretta connessione tra volontariato e longevità: a quanto sembra, chi si dedica agli altri vive più a lungo. Ora, in attesa che altri riscontri valutino la fondatezza o meno di questo assunto, vorremmo più concretamente evidenziare la relazione che esiste tra la necessità interiore dell’aiuto all’altro e l’opportunità di relazionarsi nella maniera migliore con la nostra quotidianità. Baden Powell parlava di tracce lasciate sulla strada della vita, come orme da lasciare a chi ci segue, altri hanno versato ‘gocce’: insomma, a prescindere dall’unità di misura che le si vuol attribuire, un qualsiasi gesto di aiuto e condivisione verso le povertà e le sofferenze di altri uomini, è esso stesso espressione della nostra natura. Ecco perché molte preziose coscienze e altrettante infaticabili braccia, che scelgono di dedicarsi a quanti vivono situazioni di disagio, lo fanno nell’operoso silenzio al fianco degli ultimi, spinte non certo dalla mera curiosità di visitare luoghi incantevoli ma dal ben più urgente intento di raccoglierne il grido di allarme in difesa della vita. L’associazione ‘Gabnichi Onlus’, nata a Siena poco più di due anni fa con l’obiettivo di sostenere le popolazioni in via di sviluppo, è impegnata attivamente in Burkina Faso, Tanzania e Kossovo, nella costruzione di edifici scolastici, strutture di accoglienza e ricovero, nelle adozioni a distanza di bambini e ragazzi. “Ad elaborare questa idea – dice il coordinatore Luca Venturi – è stato un gruppo di persone, del quale mi onoro di far parte, già precedentemente impegnate in progetti di cooperazione internazionale, animate da puro spirito di servizio e pronte a proiettarsi, insieme al proprio bagaglio professionale, nella sfida, tutt’altro che nuova ma sempre entusiasmante, di regalare fiducia a chi spesso perde anche la speranza”. Progetti ambiziosi, precedentemente individuati e attentamente monitorati sul luogo, alla presenza di nostri volontari, anche per studiarne gli aspetti tecnicologistici, valutandone la portata economica e soprattutto la piena adattabilità al territorio di riferimento. “Naturalmente la ristrettezza più grande è di ordine economico. I nostri interventi mirano soprattutto a portare risorse finanziarie che consentano di realizzare al meglio i lavori, vigilando sul corretto iter burocratico e tecnico, cercando di garantire il miglior supporto possibile alla realizzazione di ogni singolo progetto”. Compiti delicatissimi da assolvere con il contributo di tutti e al cui sostegno anche le istituzioni senesi (dalla Banca, alla Fondazione Monte dei Paschi, fino all’Amministrazione Comunale), sono fortemente impegnate come partner imprescindibili da ogni programma di intervento”. “A questo proposito ringrazio calorosamente – prosegue Venturi – proprio il Comune di Siena che ci ha permesso di svolgere in un contesto autorevole ed altamente simbolico come il Teatro dei Rozzi, la manifestazione ‘Sport for Africa’, serata benefica abbinata alla ‘Lotteria della Solidarietà’, il cui ricavato (oltre 60.000 euro) è stato interamente devoluto al finanziamento degli interventi previsti a breve termine, come la costruzione, già avviata, di una scuola secondaria a Kongwa -un distretto della Tanzania di medie dimensioni ad 80 chilometri dalla capitale Dodoma - dotata di spazi ricreativi e quattro alloggi destinati agli insegnanti (aspetto non di poco conto se si considerano le enormi difficoltà di spostamento e la quasi totale mancanza di collegamenti nel bel mezzo della Savana) per la quale la Fondazione Monte dei Paschi ha erogato un contributo di 100.000 euro sui 180.000 complessivamente stimati per completare l’edificio”. “Siamo davvero contenti per la massiccia risposta della città all’invito di ‘Sport for Africa’ ed è con grande soddisfazione che, anche quest’anno, rileviamo la sensibilità di molti campioni, espressione di tutte le discipline, che non sono voluti mancare ad un appuntamento ormai consolidato. Del resto, il risalto che la manifestazione si è guadagnata sulla stampa e sui network nazionali ne è la prova più evidente”. “Gli esempi di Juri Chechi, Enrico Chiesa, Matteo Morandi, Fabrizio Mori, senza dimenticare, tra gli altri, Bernardo Corradi, testimonial della passata edizione, che approdato Oltre Manica ha inviato la maglia del Manchester City, battuta all’asta in favore della nobile causa ‘sposata’ da ‘Gabnichi’; la partecipazione dell’Associazione Calcio Siena e della Mens Sana Basket, insieme al Coni Provinciale e a tutte le federazioni, sono per noi motivo di orgoglio e costituiscono l’imput di un messaggio positivo ai giovani, alla realtà scolastica nello specifico, parte integrante e fondamentale cassa di risonanza delle nostre iniziative, e più in generale a quanti volessero conoscerci meglio”. E a voler conoscere ‘Gabnichi’ sono in molti, anche da diverse regioni italiane, se guardiamo i contatti che giornalmente registra il sito internet dell’associazione www.gabnichi.it. Oltre ad una ricchissima galleria fotografica e a precise sintesi dell’attività svolta in questo biennio, sono contenute tutte le informazioni utili per aderire e per sostenere le iniziative che di volta in volta vengono poste in essere. Con la possibilità di presentare curriculum dai quali l’associazione potrà reperire altre figure da coinvolgere in un sempre maggior numero di volontari professionalmente qualificati ai quali affidare i passaggi preliminari ad ogni realizzazione. Un’altra delle fasi cruciali, nella nutrita scaletta della kermesse, è stata la proiezione di altri ‘gioielli’ appena completati grazie allo sforzo di ‘Gabnichi’: la scuola di Pikeoko in Burkina, appena inaugurata, che accoglierà oltre 200 bambini grazie al coinvolgimento economico di un’importante azienda senese, finanziatrice dell’opera, e l’asilo di Mkoka in Tanzania, costruito nel pieno rispetto della cultura e delle usanze di quei popoli, cercando di privilegiare l’impiego di risorse locali. Tutto ciò si aggiunge alla collaborazione fornita nel 2005 per ristrutturare il Liceo Ginnasio ‘Bedri Pejani’ di Pec, nel Kossovo, dove sono stati sostituiti tutti i 286 infissi in legno con altri in PVC realizzati da ditte locali, rinnovati la pavimentazione delle aule e l’impianto termoidraulico, restituendo alle necessità della popolazione una struttura quasi irrimediabilmente danneggiata dalla guerra. “L’attenzione dei media – riprende Venturi – è importante per la diffusione della nostra attività, ma soprattutto per allargare il nostro bacino di utenza anche oltre la dimensione provinciale che attualmente viviamo. Anche in funzione di questo abbiamo pensato di istituire un premio da consegnare annualmente ad un personaggio del mondo dello sport o dello spettacolo, particolarmente distintosi nell’impegno sociale. Il riconoscimento è andato al conduttore televisivo Paolo Brosio, promotore delle ‘Olimpiadi del Cuore’. Lo sport scende in campo e lo fa schierandosi ancora una volta vicino a quanti non vivono dei ‘lustrini’ di chi è acclamato in ragione del talento, ma sopravvivono alla piaga della denutrizione e agli stenti della povertà. Due mondi diversi, lontani tra loro eppure mai come oggi accomunati dalla voglia di ‘vincere’ lo ‘scudetto’ più difficile: la certezza di un futuro, dove camminare insieme significa costruire il domani in un angolo della terra colpevolmente trascurato da un benessere sempre più inquietante, incapace di stabilire regole e darsi un equilibrio. ■ È la giovane fiorettista cussina Alice Volpi la protagonista indiscussa di questo primo mese del 2007; infatti l’atleta senese, classe 1992, dopo il sorprendente avvio di stagione, ha fatto chiaramente intendere di essere la numero uno della categoria “cadette”, under 17, scalando inoltre molte posizioni anche nel ranking under 20. L’attenzione ottenuta da parte dei tecnici federali per i risultati conseguiti in Italia e nella prima convocazione in Coppa del Mondo in Germania, l’ha stabilmente fatta entrare nel ristretto numero delle “azzurrine” chiamate dalla federazione a rappresentare l’Italia nelle prove internazionali. Così dopo Bochum, sono arrivate le convocazioni per Budapest, Waldkirch e Lione e, fra una prova di coppa in Ungheria ed una in Germania, Alice è stata chiamata a rappresentare l’Italia ai Campionati del Mediterraneo, gara internazionale under 18 svoltasi a Siracusa, dove alla sua prima esperienza in una competizione ufficiale non si è lasciata sfuggire l’occasione di tornare a casa con al collo le due medaglie d’oro conquistate nella prova individuale e in quella a squadre. Non solo, a metà di gennaio ha bissato la vittoria ottenuta nell’esordio stagionale di Lignano Sabbiadoro vincendo la seconda prova nazionale Cadette a Ferrara. Ma andiamo a vedere nel dettaglio quello che la sezione scherma cussina, sponsorizzata Montepaschi Vita, ha fatto dall’inizio del 2007. Sono passati pochi giorni da capodanno che Alice Volpi vola a Budapest con la nazionale under 20: la cussina dopo un ottimo girone iniziale sconfigge nel tabellone da “128” l’olandese Schaal per 15-5 e in quello da “64” la russa Kazhikina per 15-10; nel tabellone da “32” si trova di fronte la numero uno della gara la russa Yakovleva e qui compie un’impresa importante superandola per 15-11 sotto l’osservazione attenta del C.T. Andrea Magro che non ha mancato di complimentarsi con l’atleta senese. Nell’assalto per l’accesso alla finale ad otto deve cedere di fronte alla rumena Udrea, di due anni più grande, pagando lo scotto per le energie profuse nell’assalto precedente e concludendo la prova al tredicesimo posto. Nel secondo fine settimana di gennaio gli atleti e le atlete della sezione scherma CUS Montepaschi Vita colgono importanti risultati a Ferrara nella seconda prova di ammissione alla finale del campionato Cadetti (under 17), riservata ai migliori 36 atleti di ogni specialità, che si svolgerà a Foligno alla metà del prossimo mese di Marzo. Nel fioretto, come già detto, vittoria di Alice Volpi che supera la jesina Martina Pascucci (nipote di Valentina Vezzali) ma ottima prova anche per Giorgia Zizzo in finale pure lei (ottava), che ha dovuto lasciare il passo alla compagna di sala Volpi. Piccolo rammarico per Giorgia, finalista anche nella prima prova e, pure in quella occasione, fermata dalla compagna di sala; la fiorettista cussina è sicuramente una potenziale aspirante ad una posizione sul podio di categoria a cui potrà legittimamente puntare al Campionato Italiano. Il successo della prova di fioretto è stato completato da Irene Crecchi 22ª e Gaia Fratini 26ª, ed occorre notare che tre su quattro delle fiorettiste senesi sono al primo anno della categoria ed averle piazzate tutte alla finale nazionale è senz’altro un ottimo viatico per il futuro. Nella spada maschile buon risultato di Lorenzo Bruttini che si qualifica per la finale andando ad occupare la posizione n.32 su circa trecento partecipanti; nella spada femminile si qualifica Gaia Fratini, con la posizione n.17 del ranking, mentre per poco non ce l’hanno fatta Irene Crecchi, Giovanna Dimitri e, più indietro in classifica, Barbara Burnengo e Stefano Menchiari. Nel fioretto maschile Niccolò Zanchi centra l’obbiettivo e va ad occupare il n. 30 del ranking, mentre nella sciabola, pur risalendo il ranking, non ce la fanno Cristiano De Salve, Edoardo Marri, Alexander Breghi e Chiara Marri. Passano ancora sette giorni ed Alice Volpi è di nuovo in pedana, a Siracusa, per i Campionati del Mediterraneo under 18, dove non si lascia sfuggire il “bottino” più prestigioso in palio: due medaglie d’oro, una individuale e l’altra a squadre. Grande gioia ovviamente per la dirigenza ed i tecnici della Società universitaria ed in particolare per i due maestri che seguono la preparazione di Alice Volpi: il vostro cronista ed il piombinese, alla quarta stagione di collaborazione con il CUS, Lio Bastianini. La Volpi nella gara individuale non ha avuto rivali, nessuna delle sue avversarie è mai arrivata in doppia cifra e dopo i gironi, in virtù del suo numero di testa di serie, ha saltato la prima diretta, nella seconda per entrare in finale ha battuto una greca 15-5, nel primo quarto di finale si è sbarazzata con un netto 15-2 della croata Emma Frcko, in semifinale della compagna di squadra Martina Pascucci 159 ed in finale ha battuto 15-6 l’egiziana Eman Shaban che in precedenza aveva superato la tunisina Jebri e la francese Rauganne. Nella gara a squadre l’Italia schierava tre formazioni con la Volpi in ITA 1 che, dopo aver saltato la prima diretta, batteva nettamente l’Egitto, successivamente per 30-15 la Grecia ed in finale ITA 2 per 30-27, con due strepitose frazioni della Volpi contro la Pascucci ha cui rifilava due parziali di 7-3 e 7-1 che ribaltavano completamente il risultato fin lì acquisito. La classifica finale delle prime otto vedeva quindi prima Italia 1, seconda Italia 2, terza la Grecia, quarta la Tunisia, quinta la Francia, sesto l’Egitto, settima la Spagna e ottava la Turchia. Contemporaneamente alle gare di Siracusa, si svolgevano a La Spezia i Campionati Italiani under 23 che vedevano le due ottime prestazioni da parte di Vannoni Vieri e Niccolò Nuti rispettivamente nella spada e nel fioretto. Entrambi i cussini hanno ceduto alle soglie della finale ad 8 dando dimostrazione di ritrovata competitività ad alti livelli che ha permesso ai due senesi di eliminare atleti più titolati ed, in alcuni incontri, anche in forza ai gruppi sportivi militari. Positiva la prova di Erica Mazzi conclusasi in 24ª posizione, mentre non accedevano al tabellone da “32” Giacomo Steiner, Giovanni Cerretani, Elena Sommariva nella spada e Federica Parisi, 37ª nella prova di sciabola. Il successivo fine settimana si è svolta a Firenze la qualificazione regionale di spada per la seconda prova open nazionale in programma a Foggia. Quindici i posti disponibili, sia in campo maschile che femminile. Fra le donne bell’argento per Elena Sommariva che in finale si è arresa all’ex campionessa del mondo under 20 Veronica Rossi in forza alle Fiamme Oro; in finale anche Irene Crecchi, quinta, che ha condotto un’ottima gara. Qualificazione raggiunta anche per Martina Bancheri, 10ª, e Bianca Vannoni, 13ª. Fra gli uomini, Vieri Vannoni, dimostrando di attraversare un buon momento di forma, ha chiuso la prova al secondo posto cedendo più per stanchezza che per tecnica al fiorentino Marini per 15-13; in finale anche Lorenzo Bruttini che aveva ceduto 12-15 proprio a Vannoni, classificandosi 7°; ultimo cussino a qualificarsi per la prova open Giovanni Cerretani alla fine 12°. Fra la fine di gennaio e gli inizi di febbraio ancora Alice Volpi protagonista con la nazionale under 20 di fioretto nelle prove di Waldkirch in Germania, e di Lione, in Francia. In ambedue le competizioni si è distinta come migliore delle “Cadette” (under 17) in gara. A Waldkirch, dopo un girone iniziale con 4 vittorie e 2 sconfitte, ha battuto nel tabellone da “128” la rumena Dumitru per 15-6, successivamente la tedesca Peetz ancora per 15-6; nel tabellone da “32” si è invece arresa alla polacca Hanna Lyczbinska per 7-15, classificandosi 27ª e sesta delle italiane. A Lione nel girone di qualificazione ha raccolto sempre 4 vittorie e 2 sconfitte; nel tabellone da “128” ha battuto la giapponese Kawasaki per 155, successivamente la statunitense Ross 15-6. Nel tabellone da “32” si è trovata di fonte la beniamina di casa, la francese Genevois medaglia di bronzo ai campionati del mondo under 20 dello scorso anno; qui in mezzo ad un tifo assordante ha annichilito l’avversaria ed il pubblico rifilandole un secco 158, poi nell’assalto per entrare in finale si è trovata di fronte la russa Kamilla Garfurzianova ed è stata sconfitta 9-15, chiudendo così in tredicesima posizione. Un inizio d’anno più che promettente dunque, che vede la sezione cussina in continua crescita di risultati in una stagione che promette di “regalare” molte altre soddisfazioni alla scherma senese. ■ Alice Volpi in mezzo ai suoi maestri Giannini e Bastianini Daniele Giannini•scherma Continua il momento magico della giovane fiorettista numero uno della categoria ‘Cadette’ Under 17 •Il Cus trascinato dalla Volpi 43 Trattoria FÒRI PORTA Antichi Sapori Via C. Tolomei 1 (loc. Valli) - Siena Tel. 05.77.22.21.00 / 05.77.22.28.22 Attività a squadre ridotta ai minimi termini, ma – al contrario – grandi appuntamenti per quella individuale, con la partecipazione a numerosi tornei nazionali e regionali: questo, in estrema sintesi, il commento al gennaio pongistico della M.P.S. Finance Libertas. La squadra di A/1 femminile ha disputato, infatti, un’unica partita, in trasferta a Cagliari, contro la terza forza del campionato e, come previsto, nonostante la strenua difesa delle nostre atlete, il match si è concluso con una sconfitta per 3 a 1. Del resto la squadra sarda dispone di un organico composto da due cinesi (di cui una naturalizzata per matrimonio) ed una russa (anch’essa naturalizzata) ed è quindi molto forte, tanto che, sulla carta, restavano ben poche chances alla formazione senese. Sul campo, invece, si è assistito ad incontri molto combattuti, con Anna Brzan che ha dato molto filo da torcere alla Hao Tong, impegnandola fino al quarto set, e con Marloes De Smet bene in partita per i primi due set contro la Zavedeeva, ma poi superata nettamente al terzo. Buono il rendimento della cinese di Siena Zhang Ya Nan, che ha conquistato il punto della bandiera sulla connazionale Wei Jian, grande difenditrice, con il punteggio di 11/4, 11/7 e 13/11. Peraltro tale sconfitta non pregiudica niente per quanto riguarda la classifica, perché il Muravera ha perso ancora e rimane a 4 punti di distacco, un margine del tutto rassicurante in chiave retrocessione. La squadra maschile di A/2, invece, ha disputato due partite vincendole entrambe, la prima in casa con Arpino, la seconda in trasferta a Siracusa. Durissimo il confronto con Arpino, diretta contendente per la promozione, che si è concluso dopo oltre 3 ore di incontri molto combattuti ed incerti, con un’alternanza di situazioni appassionante, che ha lasciato con il fiato sospeso il pubblico presente. La partita si è messa subito bene per la Libertas, passata in vantaggio per 3 a 1 con due punti di Fatai Adeyemo (netto vincitore per 3 a 0 su Palladino e Morgante) ed uno, sorprendente, di Vincenzo Sanzio. Sorprendente, perché il giovane junior senese, con una grande prova di carattere, ha superato al quinto set il numero uno avversario, il cinese Li Wei Min, uno dei più forti giocatori stranieri attualmente in circolazione in Italia. Sfortunato, invece, Angelo Teatino, che, pur autore di una superba prestazione, è stato sconfitto al quinto set da Morgante, dopo essere stato in vantaggio per 2 set a 1. Con la vittoria di Li Wei Min su Alessandro Cerretti, le distanze si sono ridotte, ma occorre dire che l’atleta senese ha offerto una delle sue migliori prestazioni in carriera, impegnando fino al quinto set il cinese di Arpino. Ma ci ha pensato subito dopo Sanzio a ristabilire il punteggio, battendo Palladino per 3 a 0. Sul 4 a 2, nella mente di qualcuno si è insinuato il pensiero che ormai il match fosse giunto agli sgoccioli, ma un improvviso colpo di coda della squadra laziale ha buttato all’aria le facili previsioni. Dapprima Li Wei Min ha superato Fatai Adeyemo, secondo un copione già visto in recenti occasioni, poi è stato Morgante a battere Sanzio, al termine di un incontro altamente spettacolare, risolto con un 15/13 al quinto set, segno del massimo equilibrio esistente tra i due. Quattro pari, dunque, e partita decisiva Cerretti – Palladino. E qui il primo ha dato una dimostrazione di quanto è migliorato, sia dal punto di vista tecnico, che sotto l’aspetto caratteriale. Il 3 a 1 con cui si è aggiudicato l’incontro ha siglato la vittoria per i colori senesi e rilanciato la M.P.S. Finance in ottica promozione. Molto favorevole, infatti, è risultato il turno successivo con la agevole vittoria in trasferta a Siracusa, dove Adeyemo si è espresso ai suoi consueti livelli di eccellenza, con un 3 su 3 molto signi- Corrado Bagella•tennis tavolo Continua la marcia di avvicinamento al vertice della squadra maschile, mentre quella femminile si guarda indietro • Per la Libertas non ci sono mezze misure ficativo; gli altri due punti sono stati ottenuti da Sanzio su Lopresti e da Teatino su Impallomeni. Con tale vittoria, la M.P.S. Finance, approfittando del passo falso del Modena (sconfitto a S. Elpidio per 5 a 3) e dell’inatteso stop interno del Livorno, battuto dal Ficarazzi, si è pertanto insediata da sola al secondo posto in classifica, con il minimo distacco di due punti dalla vetta. Riguardo all’attività individuale, nelle pause dei campionati gli atleti della Libertas sono stati impegnati in vari tornei, ottenendo risultati molto importanti. Al Torneo Nazionale giovanile di Terni, il più prestigioso dell’intera stagione, Vincenzo Sanzio ha messo in riga tutti i migliori juniores, ribadendo di essere il numero uno d’Italia nella categoria. Ai tornei regionali di Livorno e Lucca, Massimo Ferri ha vinto il 4° categoria N.C., mentre la figlia Giada si è aggiudicata la gara delle Ragazze, assicurandosi così la qualificazione ai Campionati Italiani Giovanili, sia nella categoria Ragazze, che fra le Allieve. Singolare è il fatto che, negli stessi tornei, padre e figlia si siano aggiudicati le rispettive gare: a memoria, per lo meno in Toscana, non si ricordano precedenti del genere e simili risultati costituiscono probabilmente un primato da “Guinness” del tennistavolo. Al torneo regionale di San Giovanni Valdarno, ottima performance di Marco Muratori, che si è piazzato al secondo posto nella gara dei 3ª categoria. Tale prestazione, unita alla vittoria conseguita nel torneo di Porto S. Stefano ed alla piazza d’onore in quello di Firenze, pongono l’atleta senese sul gradino più alto dei 3ª categoria toscani e gli hanno consentito di qualificarsi anche ai Campionati Italiani di 2ª categoria. Conferme, infine, per lo junior Lorenzo Becucci e per l’allievo Francesco Lorenzini, ormai stabilmente assisi al quinto posto regionale delle rispettive categorie. Tutto questo insieme di successi serve a dimostrare, se mai ce ne fosse bisogno, la valenza del movimento pongistico della Libertas, che opera in profondità sia nelle categorie giovanili, che in quelle seniores. ■ Classifica A/1 Femminile Sterilgarda 20 San Donatese (MI) 18 Zeus Cagliari 14 Coccaglio (BS) 12 Molfetta 10 S.Vincent Petroli 10 Riposto (CT) 8 M.P.S. Finance Libertas 4 Muravera (CA) 0 Classifica A/2 Maschile Villa d’Oro Modena 18 M.P.S. Finance Libertas 16 Arpino (FR) 14 Bernini Livorno 14 Vita S. Elpidio (AP) 14 Ferentino 8 Ficarazzi 8 Milazzo 4 Siracusa 4 Barletta 0 (*) una partita in meno 45 volontariato •Andrea Sbardellati Viaggia verso i vent’anni di attività l’associazione che per prima ha inserito i disabili nel mondo dello sport •‘Le Bollicine’ sono a ...cavallo 46 Un vero esempio di come a Siena sia stata capita l’importanza dello sport nelle più variegate accezioni sociali, è rappresentata dall’Associazione “Le Bollicine”, costituita nel 1990. Si tratta di un’Associazione di volontariato, apolitica e senza fini di lucro, rivolta a promuovere attività sportive per soggetti disabili residenti nel territorio senese, finalizzate alla pratica sportiva e riabilitativa, ad offrire occasioni di socializzazione, relazione e di conseguenza opportunità di integrazione. In questi anni sono stati attivati corsi in varie discipline; attualmente si svolgono attività di atletica leggera, judo, vela, sci ed equitazione. Il Comune di Siena e la ASL 7 Zona Senese, hanno stipulato una convenzione per la frequenza alle attività equestri e al corso di atletica leggera. Fanno parte dell’Associazione circa 100 soci, in gran parte familiari degli atleti, ma anche da volontari che collaborano attivamente alla vita associativa, oltre che da persone che condividono comunque lo spirito di questa realtà. Le Bollicine è affiliata alla Federazione Italiana Sport Disabili, aderisce al Movimento Internazionale Special Olympics, partecipa con i propri atleti alle manifestazioni sportive organizzate sia a livello nazionale che mondiale. L’Associazione dal 2000 è stata accreditata dall’ANIRE (Associazione Nazionale Riabilitazione Equestre) come Centro di Riabilitazione per la Terapia con il Mezzo del Cavallo. Un fermo impegno nel sociale che è arrivato al secondo decennio con una progressiva crescita di livello e di penetrazione in un settore che nelle sue varie accezioni determina un messaggio sempre più forte a tutta la collettività. L’attività di riabilitazione equestre si realizza presso gli impianti del Club Ippico Senese, con l’utilizzo di due cavalli della scuola di equitazione e di quattro cavalli di proprietà dell’Associazione addestrati per la riabilitazione equestre. L’Associazione dispone inoltre di un maneggio coperto, di due maneggi scoperti e di un campo gara con tribuna. All’interno del Centro vi sono ampi spazi dove i ragazzi possono effettuare brevi e protette passeggiate a cavallo. Le lezioni sono individuali o in riprese di massimo tre atleti. Viene garantito il trasporto degli utenti in convenzione con il Comune di Siena con ridotte possibilità a raggiungere gli impianti. Le attività sono condotte da un educatore professionale con la formazione ANIRE, un tecnico di riabilitazione equestre e il brevetto CONI di istruttore di Centri di Avviamento allo Sport; un istruttore nazionale di equitazione FISD con specializzazione ANIRE; un operatore con brevetto FISE ed istruttore Special Olympics con formazione sull’addestramento dei cavalli da T.M.C; operatori volontari gestiscono il servizio di trasporto al Centro, l’accoglienza delle famiglie e dei ragazzi, collaborano nella predisposizione dei materiali in maneggio, coadiuvano il personale tecnico nella realizzazione delle sedute. L’iniziativa dell’atletica leggera si svolge invece presso il Campo Scuola del Comune di Siena, per due giorni la settimana (martedì e venerdì), con lezioni di gruppo di due ore ciascuna. Per gli iscritti nel Comune di Siena è previsto il trasporto con mezzo e personale volontario dell’Associazione. Le attività motorie sono finalizzate al miglioramento dei concetti spaziali e temporali, della coordinazione, ad un’evoluzione degli schemi motori di base. Sono una modalità di espressione, di esplorazione e di utilizzazione dell’ambiente, favoriscono l’autonomia personale. A tal fine il programma del corso prevede sia lo svolgimento di esercizi preparatori, che il graduale contatto con le discipline caratteristiche di questo sport: lancio del peso, della palla, salto in alto, salto in lungo, staffetta, corsa. Il corso di atletica leggera offre anche un’insostituibile occasione di integrazione nell’ambiente sportivo cittadino, in quanto i ragazzi si allenano insieme agli altri atleti usufruendo degli stessi spazi e attrezzature. È prevista la partecipazione alle manifestazioni F.I.S.D. e Special Olympics organizzate sia a livello regionale che nazionale. L’iniziativa viene realizzata con personale tecnico qualificato: un istruttore FIDAL responsabile settore giovanile UISP con esperienza pluriennale; un istruttore FIDAL tecnico della riabilitazione, specializzato in attività motorie per disabili. Anche un istruttore di nuoto collabora a molti progetti educativi e riabilitativi con Le Bollicine, l’associazione Bambini Disabili, l’Unione Italiana Ciechi sez. di Siena. L’attività relativa al judo si realizza presso il nuovo centro situato nell’ex colonia di Belcaro. Il Progetto intende utilizzare la pratica del judo a scopo educativo, con l’obiettivo di facilitare la comunicazione, l’espressione del sé, l’autocontrollo, il saper stare in gruppo e rispettare gli altri. Il Corso è stato attivato in via sperimentale lo scorso anno, per un piccolo gruppo. L’entusiasmo mostrato dai ragazzi nella pratica di questa disciplina, ha convinto i responsabili dell’Associazione ad ampliare l’iniziativa a due giorni la settimana. Le Lezioni si realizzano sia in gruppi integrati che in piccoli gruppi e sono condotte dai Maestri del Centro, coadiuvati da molti allievi disponibili a condividere il progetto. Spazio anche alla vela, il cui progetto si compone di due aspetti complementari, in base alle esigenze delle varie tipologie di handicap, che si possono intersecare e completare. Uno più rivolto all’handicap mentale, riguarda l’esigenza di socializzare e quindi si sviluppa verso un tipo di vela fatta su derive più grosse, o cabinati di 10-12 m, dove alcuni ragazzi, con gli istruttori possano imparare da piccoli compiti nel pozzetto, fino ad essere parte attiva nell’equipaggio, imparare a convivere nel poco spazio a disposizione, conoscere l’ambiente del mare con tutte le sue meraviglie. L’altro aspetto, invece, necessita di una barca più piccola, che non scuffia, attrezzata e progettata per essere portata da chi a difficoltà motorie, e quindi, stando stabilmente seduti nel pozzetto, prevede la possibilità di praticare la vela confrontandosi con altri ragazzi sul campo di regata. L’Idea nacque a “Vele a Siena” 2000, durante un incontro informale tra lo Sporting Club e le Associazioni per disabili Senesi. Dopo tale evento sono avvenute molte riunioni per studiare in maniera approfondita ogni aspetto del progetto, dai tipi di barca più idonei, agli istruttori, all’organizzazione di semplici uscite a veri e propri corsi di vela. L’iniziativa ha trovato l’interessamento di molti centri velici tra i quali quello di Castiglion del Lago, di Marina di Grosseto e di Talamone. ■ atletica leggera •Andrea Bruschettini Dopo l’emorragia di campioni, la società senese non si arrende e torna a scommettere sui giovani • Baini si presenta con il botto L’Uisp Atletica Siena (non più Uliveto come detto nello scorso numero) si è rituffata in questo scorcio di 2007 nel pieno dell’attività agonistica. Nonostante l’attuale fase di passaggio, di ricerca di un nuovo sponsor, e dell’inevitabile necessità di riflettere, la società nata nel lontano 1954 ha affrontato i primi impegni agonistici con vigore, mettendo in luce i propri migliori talenti, e confermando la continuità del lavoro svolto sui giovani negli ultimi anni. Proprio da quest’ultimi arriva la linfa vitale che alimenta le speranze per il futuro dell’atletica leggera senese, e porta al momento i nomi di Edoardo Baini, Luca Calzeroni, Alice D’Auria, Elisa Pieri, e Sofia Ricci. Di Edoardo, delle sue qualità, e dei suoi successi già abbiamo parlato spesso, ma con molta probabilità lo faremo ancora con piacere anche nel 2007, visto l’inizio. A Firenze infatti il diciassettenne allenato da Angela Fè ha corso sui 55m indoor in un sensazionale 6”55, per poi confermarsi anche nella distanza più classica dei 60m ad Ancona con 6”94, minimo addirittura per i campionati italiani assoluti indoor. La sensazionalità del tempo fatto registrare sui 55m (distanza ad oner del vero spuria ed inusuale) sta nel fatto che questo chrono rappresenta la miglior prestazione italiana all time per la sua categoria, un risultato che si commenta da solo, e che ci lascia sognare ulteriori incredibili traguardi nell’imminente futuro. Luca Calzeroni, che la FIDAL ha incluso anche per il 2007 nel ristretto club (meno di 60 atleti in tutta Italia) del Progetto Talento, si è presentato alla prima fase regionale del Campionato invernale lanci aggiudicandosi il martello juniores con 60,69m (terzo il compagno di allenamento Michele Boccini con 40,79m). Con una misura di poco inferiore al proprio personale, l’atleta di Flamur Shabani inizia nel migliore dei modi una stagione nella quale è chiamato ad un impegno costante ed assiduo, visto che da lui ci si aspetta molto sia in termini di misure che di risultati. Il 2006 infatti è stato per Luca un anno di passaggio, in cui non sono forse giunte le misure auspicate. Il suo potenziale – tecnico e fisico- rimane però innegabile, spetta a lui mostrarlo nelle occasioni che contano. Alice D’Auria, secondo anno tra le allieve, ha messo in evi- 48 denza nelle prime indoor una certa costanza ad alte quote nell’alto, dove si è spinta più di una volta a 1,62m. La sua struttura fisica longilinea, ed una discreta velocità di base, le permettono di emergere anche in altre discipline come il lungo o le prove multiple, tanto che nel tetrathlon regionale è giunta quinta , guadagnando l’acceso alla finale nazionale (non disputata per scelta tecnica). Sale sempre più su anche Elisa Pieri, coetanea di D’Auria, e protagonista del salto con l’asta. In costante progressione, l’allieva di Stefano Giardi è riuscita per la prima volta a valicare il muro dei 3m al Mandela Forum di Firenze. Ormai per lei si prospetta all’orizzonte un imminente nuovo traguardo, ovvero i 3,10m del record provinciale assoluto di specialità siglato alcuni anni or sono dalla compagna di squadra Elena Caini. Sempre più specialista di ostacoli alti e bassi, Sofia Ricci si è messa particolarmente in luce nelle prove multiple, giungendo seconda nel tetrathlon regionale allieve, e ottima decima in quello nazionale disputato ad Ancona. Nella città marchigiana ha portato a termine le quattro gare in programma con 2463 punti, ottenendo i seguenti risultati: 9”52 nei 60hs, 7,31m nel peso, 1,40m nell’alto e 1’02”52 nei 400m. Non sono mancate neppure le buone prove di due giovani sprinter juniores, ovvero Filippo Costanti e Andrea Coghe, più volte impegnati in gara nel palasport di Firenze. Del primo bisogna registrare un positivo terzo posto assoluto nei Campionati Toscani sui 200m con 23”73, ma anche 7”34 nei 60m e 52”44 nei 400m; mentre del secondo il nono posto con 24”81 nei 200m, 7”56 nei 60m e 54”47 nei 400m. Tra gli assoluti ricordiamo infine le prove di due altisti in crescita, Giulio De Michele salito a 1,89m (ricordiamo il suo personale all’aperto di 1,96m), e Daniele Cavazzoni 1,82m. Anche se non gareggia più con i colori dell’Uisp Atletica Siena, non può non essere menzionato il comportamento di Maurizio Cito (nella foto) all’esordio con la nuova maglia dell’Atletica Castello di Firenze. Il ventenne mezzofondista allenato da Abdellah Abdalhak, è un esempio di tenacia e di costanza in allenamento, in un settore – la corsa di resistenza – che non lascia nulla al caso. Questa sua serietà nella preparazione delle gare, trova poi positiva conferma al momento dello scontro agonistico, come hanno mostrato i risultati conseguiti nelle due campestri della fase regionale dei societari di cross ad Arezzo e Calenzano. Il campione toscano assoluto 2006 del cross corto (4km), si è schierato per la prima volta al via del cross lungo (10km) ottenendo ad Arezzo il terzo posto, ed il sesto nel Cross del Neto a Calenzano. Questi risultati assumono maggiore valore se letti alla luce della classifica finale, dove davanti a lui figurano solo due atleti professionisti del Kenya nel primo caso; l’azzurro di corsa in montagna Abate, il marocchino El Ghizlany, il compagno di squadra Gioffrè, e sempre i due keniani, nel secondo caso. Da registrare infine le buone prove, sempre nel cross del Neto, di alcuni portacolori dell’Uisp Atletica Siena: Nicoletta Franceschi, quindicesima nel cross corto assoluto; Matteo Cannucci, ventunesimo tra gli allievi; e Federico Nistri, ottimo quinto tra gli juniores, al proprio debutto agonistico. ■ Marianna Semeraro•sport per tutti La responsabile ‘progetti e formazione Uisp’ si sofferma sul significato della nuova iniziativa •Con ‘Sportivi attivi’ a tutela del vero sport Salvaguardare e rafforzare i valori autentici dello sport attraverso una certificazione di qualità da conferire alle società sportive più sensibili alla partecipazione e all’inclusione sociale, allo spirito ludico e al rispetto delle finalità ‘più sane’ dell’attività sportiva in ambito giovanile. È quanto si propone di fare la UISP provinciale di Siena attraverso ‘Sportivi Attivi’, l’innovativo progetto che intende riaffermare l’importanza della pratica sportiva nel contesto delle politiche di welfare e dello sviluppo socioculturale italiano attraverso la promozione e il riconoscimento dello sport per tutti. Il progetto prevede in questa fase sperimentale il coinvolgimento di 2 società campioni: la Siena Nuoto UISP e l‘associazione sportiva A.S.D. Shinankarate Kai. Al termine di questa sperimentazione dopo un periodo di promozione e pubblicizzazione sul territorio, l’iniziativa intende aprirsi ufficialmente dall’anno prossimo a tutte le società della provincia senese interessate ad ottenere la certificazione di società amiche dei bambini e delle bambine. L’obiettivo di ‘Sportivi attivi’, è tutelare i valori autentici dello sport, sempre più minacciati dall’incessante ricerca del successo e dall’agonismo sfrenato,,; esso parte come risposta alla volontà della UISP provinciale di stimolare un radicale cambiamento nel sistema sportivo italiano. Basta soffermarsi a osservare gli ultimi avvenimenti nazionali, per capire a cosa ci riferiamo,lo sport è e deve essere inclusione, politica sociale, rispetto dei diritti e delle capacità di ognuno. L’idea base del progetto è la possibilità di dar vita ad una sorta di patto d’onore che si fonda sul rispetto di poche regole generali e basilari, ispirate alla carta dei principi dello sport per tutti, ed alla carta dei diritti dei bambini e delle bambine. Le associazioni che hanno aderito si impegneranno ad attenersi per tutta la durata della sperimentazione al dettato delle due carte. Alla fine del percorso se le organizzazioni che avranno aderito a tale patto d’onore ne avranno rispettato le linee guida, potranno beneficiare di un riconoscimento di merito come “ Associazioni sportive amiche dei bambini e delle bambine”. L’adesione al progetto sottintende quindi che le associazioni sportive siano disposte a sviluppare la qualità della propria proposta associativa, salvaguardando ed incentivando: • la garanzia della partecipazione degli iscritti alla vita dell’associazione; • la massima disponibilità a garantire l’accessibilità a tutti nel rispetto delle aspirazioni e delle capacità di ciascuno e nella diversità nelle pratiche agonistiche o amatoriali, organizzate e individuali; • la partecipazione attiva alla vita della comunità sociale della provincia senese; • il rifiuto del doping e di ogni altra pratica tesa ad alterare la correttezza della prestazione sportiva; • il contrasto della violenza in tutte le sue forme (verbale, fisica, psicologica) sia tra i membri della società sportiva stessa, sia tra i membri di società sportive diverse, sia al di fuori della vita sportiva dei giovani; • il rispetto delle regole dello sport e della civile convivenza (rispetto delle norme civiche di comportamento, rispetto dell’avversario e dell’arbitro, sviluppo e promozione di una pratica effettiva ed efficace del fair play); • la volontà di aggiornamento e formazione continui, e non solo sugli aspetti tecnici della disciplina sportiva praticata. Il progetto, finanziato da UISP Solidarietà, Cesvot regionale e dalla Regione Toscana, è attivo in altri 9 comitati territoriali UISP. ■ damiani impianti condizionamento – riscaldamento – idrosanitaria Via Guccio di Mannaia 11 (Viale Toselli) - SIENA - Tel e Fax 05.77.28.62.56 49 Rossella Lezzi•polisportiva Grande interesse per l’iniziativa ‘Siena a bordo ring’ promossa dalla Mens Sana 1871 •La rivincita degli sport minori Un fine settimana all’insegna delle arti marziali e degli sport da combattimento. Siena a bordo ring, al PalaChigi di viale Sclavo che sabato 20 e domenica 21 gennaio ha ospitato anche i Campionati italiani di Muay Thai, incontri di Boxe fra la rappresentativa della Boxe Gold Gym di Siena ed una formazione croata. Sul tappeto anche le dimostrazioni della scuola di Kung Fu del maestro Pallassini e delle sezioni di Capoeira e Karate di Mens Sana 1871. “Si è trattato di un evento – spiega Piero Ricci, presidente di Mens Sana 1871 – rivolto agli sport cosiddetti minori ma che hanno grande appeal sul pubblico giovane. Sottolineo che questo è stato un primo esperimento che nelle intenzioni vorremmo rendere annuale, un appuntamento fisso con gli sport da combattimento. Il successo dell’evento ed il coinvolgimento di pubblico dimostra che con un po’ di buona volontà è possibile realizzare collaborazioni fra associazioni sportive diverse a tutto vantaggio dello sport”. L’organizzazione dell’evento ha visto impegnati infatti la palestra “The Lab”, la boxe Gold Gym Siena, la Scuola di Kung Fu del Maestro Pallassini e la Mens Sana 1871. Per quanto riguarda l’aspetto agonistico è da sottolineare la finale del Campionato Italiano Professionisti di Muay Tahi vinta da Gianluca Buccoliero del team del maestro Egidio Pesare da Taranto che pertanto andrà ai campionati mondiali che si svolgeranno a Bangkog il prossimo marzo. Sempre per il Muay Thai, ma relativa ai dilettanti, ottima prova di Francesco Capponi contro Mattia Pollastri, quest’ultimo si è aggiudicato il match su tre riprese, classe C per soli tre punti. Alessandro Congiu della Società The Lab allenato da Jacopo Norelli, si aggiudicava quindi il match con netta superiorità dell’avversario facendo vedere un’ottimo stile di combattimento. Da segnalare un durissimo match di Luciano Stasi, già partecipante ai mondiali di Bangkok 2006, che perdeva di un soffio contro l’atleta bresciano Ibra Diamond. Lo spettacolare incontro femminile valevole per il campionato italiano 51 chilogrammi dell’atleta senese Giorgia Pellizzari, del The Lab Muay Tahi Team Siena, contro Tiziana Pessotto, del Team Canova di Bergamo, si è concluso con un pareggio. Il Muay Thai, nota anche con i nomi di Thai Boxe o Boxe Thailandese, ha le sue origini nella Mae Mai, antica tecnica di lotta che veniva appresa e utilizzata dai guerrieri thailandesi qualora avessero perso le armi. Al contrario il Muay Thai identifica l’aspetto sportivo dell’arte marziale. Nonostante oggi sia uno sport a tutti gli effetti, il Muay Thai è considerata tra le più dure ed impegnative specialità di combattimento. Difatti a livello professionistico è permesso percuotere con tutte le parti del corpo (tranne testa) la quasi totalità dell’avversario ed è possibile effettuare prese di lotta e proiezioni. In particolare i thai boxer sono temuti per l’utilizzo dei colpi di gomito, non sempre permessi in occidente. In Thailandia quest’arte marziale è considerata sport nazionale e gli incontri offrono note- 51 voli possibilità di guadagno ai ragazzi che vi si cimentano. In Italia il Muay Thai è giunto per la prima volta nel 1979. Per la boxe, ottima prestazione dei pugili della Boxe Gold Gym di Siena di David Borgogni contro la rappresentativa Croata. In evidenza Lorenzini nei 64 Kg che vinceva per squalifica dell’avversario, Allegrini nei 54 Kg che si aggiudicava l’incontro per Kg dopo l’interruzione decretata dagli arbitri, di Neri che si affermava nettamente facendo suo l’incontro e di Traversi che nei 75 Kg dominava il coriaceo croato Mesic. Alle attività da ring si sono susseguite dimostrazioni di altre discipline sotto scroscianti applausi del pubblico irretito dalle tecniche esibite. Il primo è stato il Kung Fu, antichissima disciplina cinese che si rifà al Tempio di Shaolin ed alla tradizione monacale buddista, della scuola del senese maestro Pallassini che ha regalato emozioni con spettacolari forme sia a mani nude che con le armi, spade ed alabarda cinese. Quindi la Capoeira, un po’ arte marziale ed un po’ danza proveniente dal Brasile con le spettacolari caratteristiche di flessibilità, agilità e ritmo, egregiamente diretta dal bravissimo tecnico Francesco Englaro e da poco entrata a far parte delle Sezioni della Mens Sana 1871. Infine è stata la volta del Karate, storica disciplina mensanina del direttore tecnico VI Dan Gianni de Santis che ha visto l’esibizione del maestro mensanino Antonio de Luca che insieme ai suoi allievi ha dimostrato tecniche di combattimento ai colpitori e kata. Le serate hanno registrato la presenza del Presidente Provinciale del Coni e dell’Assessore allo sport del Comune di Siena insieme al Presidente di Mens Sana 1871. “Le discipline da combattimento – sottolinea Roberto Montermini, presidente provinciale del CONI– allenano al controllo dell’aggressività, per cui le considero molto indicate anche per l’educazione sportiva giovanile”. “Inoltre – ha aggiunto Massimo Bianchi, assessore allo Sport del Comune di Siena – manifestazioni come questa, organizzate attraverso collaborazioni fra discipline diverse, sono un esempio da perseguire proprio per la valorizzazione di attività spettacolari ma meno note al grande pubblico”. ■ Alla scoperta della disciplina che ha suscitato più curiosità fra quelle presentate al Palachigi Muay Thay, quando l’arte si fa sport Il Muay Thay? È una fra le più antiche discipline che nasce in Thailandia, circa duemila anni fa, come arte marziale da combattimento. Questo paese contava, come corpo ‘armato’, sulla cavalleria montata e i thai boxer (l’élite dei guerrieri scelti del corpo reale) schierati, a gruppi di cinque, a protezione delle zampe degli elefanti, la parte più debole dell’animale, oltre a quello addetto alla sicurezza del re. Successivamente, questa arte fu organizzata in campionati: i primi incontri erano senza limiti di peso, di altezza… addirittura veniva usata, al posto dei guantoni (introdotti solo nel 1948), della pelle di daino rivestita di frammenti di vetro. È l’unica arte marziale che non ha subito nel tempo influssi esterni e le tecniche sono rimaste invariate fino ai giorni nostri. I combattimenti si dividono in due filoni: quello ‘tradizionale’, cioè con le regole tradizionali, che vengono ancora disputati nel nord della Thailandia fino a Saigon con l’uso delle antiche regole e con tutti i colpi ammessi, e quello ‘regolare’ che si svolge nel resto del paese. I primi dieci thai boxer del primo stadio, quello massimo, non possono neppure uscire dalla Thailandia: mangiano e dormono nei Campi, vanno a casa una volta all’anno. Questo perché devono essere tutelati in quanto ‘macchine da combattimento’, allenate e create per fare solo questo. La loro giornata tipo è così suddivisa: sveglia alle 6, allenamento per quattro ore, pranzo, riposo fino alle 15, altre quattro ore di allenamento, cena. E questo tutti i giorni, domenica compresa. Disputato il match, hanno quindici giorni per tornare a casa, poi ricomincia l’allenamento. In media i professionisti combattono tre volte al mese. Essendo i match così ravvicinati, ci sono accordi taciti tra i vari thai boxer di non infierire sull’avversario per salvaguardare quello che, alla fin fine, è un bene nazionale. I colpi più usati sono i calci e le ginocchiate, ed in base al K.O. è prevista la ‘remunerazione’ del vincitore: il K.O. di tecniche di calcio vale tremila bat (moneta locale), mentre quello di pugno tre bat, questo per dimostrare che gli incontri non sono fatti per sfogare il proprio istinto aggressivo, per fare male all’avversario. A Siena il Muay Thai viene insegnato alla palestra ‘The Lab’, gruppo sportivo nato nel 2003 ed affiliato al Comitato Associazioni Sportive Senesi, forte di circa 14 sport cosiddetti minori, che grazie all’aiuto delle istituzioni e della Fondazione Mps possono contare sull’efficiente segreteria diretta da Maria Rosa Lapi. ‘The Lab’ è un centro polivalente che raccoglie, appunto tra le varie discipline associate, il Muay Thai, gestito in maniera professionale da Jacopo Norelli, responsabile regionale, ex kick boxer, per nove anni periodicamente presente in Thailandia in un centro di allenamenti, una vera scuola per atleti, con l’opportunità di essere assistito da un grande maestro, Pavloatlek, che lo ha portato fino al professionismo attraverso vari step, istruttore Word Muay Thai Council, abilitato all’insegnamento con certificazione presa a Bangkok dopo un lungo corso di studi (paragonabile al nostro diploma Isef), otto corsi da un mese ciascuno, divisi in quattro periodi. La palestra, gemellata con il Campo del Sansiprapà forte di numerosi professionisti, conta circa 70 associati ed una ventina di loro sono inseriti nel percorso formativo per diventare istruttori, come Luigi D’Auria, paracadutista della 15^ Compagna Folgore, specializzato anche in tecniche militari, Luca Carapelli, ‘vecchio’ combattente di Muay Thai sotto la direzione tecnica di Jacopo Novelli. Ci sono poi undici atleti molto promettenti. Fra questi Alessandro Congiu (che ha vinto l’incontro nella tappa senese), Giorgia Pellissari, Luigi D’Auria, Simone Di Mauro, Cristhian Maikon, un ragazzo danese, Angelo Giglioli, Francesco Frati. In Italia ci sono non più di dieci federazioni ciascuna con un circuito interno: solo quelli che combattono per la FIMT, organismo nazionale italiano, sono autorizzati a partecipare e combattere, ogni anno, all’interno del circuito thailandese, a maggio, e alla Coppa del re di Thailandia, in dicembre. A livello europeo in Francia è sport nazionale, l’Olanda vanta un’ottima scuola già da vent’anni, si sta diffondendo bene anche in Spagna e Grecia. Per arrivare a combattere in Thailandia la selezione dei ‘lottatori’ avviene nel corso di tre tappe: una al nord a Cesano Maderno (Milano), quella svoltasi a Siena per il centro, e per il sud a Taranto. Poi ci sono altri match di classe C, D, A per professionisti, che sono allineati con il regolamento thailandese, ove si colpisce l’avversario (testa e schiena esclusi) con pugni, gomiti, ginocchia, calci, colpi alle gambe, in cinque riprese da tre minuti ciascuna. Il combattimento inizia con una sorta di danza rituale , la ‘ram muay’, con sottofondo musicale che è un omaggio al maestro e nella cultura thailandese serve ad allontanare gli spiriti maligni dall’atleta. Il combattimento poi è caratterizzato da lunghi fasi di clinch dove vengono utilizzati colpi di gomito e di ginocchio. Dell’organigramma della ‘The Lab’ ne fanno parte Jacopo Norelli (presidente e direttore tecnico), Luigi D’Auria e Luca Carapelli (coach), Valentina Fortunato (segretaria), Serena Calabro (preparatore atletico), Saverio Dragoni e Valentina Carnielli (medici). 52 Chiara Cicali