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Mensile di critica e attualità sportiva -
226 - febbraio 2007
www.mesesport.it
€ uro 2,00
Spedizione in A.P. 70% - Art. 2 comma 20/D - L. 662/96 - Filiale di Siena
Una città in amore con lo spor t
Direttore
Mario Ciani
Direttore responsabile
Paolo Corbini
Direzione – Redazione – Fotolito
Bernard & Co.
Strada di Busseto 18 -C2/3 – Siena
Tel. 05.77.28.53.74
Fax 05.77.22.10.14
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e
d
Edito e stampato presso
Arti Grafiche Ticci
Loc. Pian dei Mori 278 - Sovicille (Si)
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Fax 05.77.34.93.66
Autorizzazione del Tribunale di Siena n. 430
del 27.01.1983
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t
o
Hanno collaborato a questo numero:
Corrado Bagella, Duccio Balestracci, Luca Bianchin, Mauro Bindi, Andrea Bruschettini, Barbara Cerretani, Mario Ciani,
Chiara Cicali, Vincenzo Coli, Fabio Fineschi, Stefano Fini, Riccardo Giacopelli, Emilio Giannelli, Daniele Giannini,
Antonio Gigli, Guido Guida, Rossella Lezzi, Mario Lisi, Luca Luchini, Maurizio Madioni, Mauro Mancini Proietti,
Simone Marrucci, Augusto Mattioli, Andrea Monciatti, Roberto Morrocchi, Marco Naldini, Francesco Oporti, Roberto Rosa,
Gigi Rossetti, Andrea Sbardellati, Marianna Semeraro, Senio Sensi, Rudi Simonelli, Antonio Tasso, Francesco Vannoni.
numero
Fotografie di Paolo Lazzeroni e Augusto Mattioli
Collaborazione fotografica: Andrea Bruschettini, Fabio Di Pietro, Pietro Cinotti
Sito web: Olivia Agnelli
226
febbraio 2007
Progetto grafico: Bernard Chazine
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i
ANNO XXV
a
l
e
Scusate il pudore
Gli argomenti da trattare in questa vetrina in genere non difettano. Questa
volta meno che mai: le riflessioni sul beffardo esito della Final Eight dei
biancoverdi a Bologna, insieme al non trascurabile dettaglio del primo
posto in classifica ed il passaggio del turno in Uleb Cup; la presenza mancata della nazionale di calcio, che nella fattispecie è anche quella Campione del
Mondo; la situazione del Siena nelle
sue diverse sfaccettature: la squadra, il mercato di gennaio, il passaggio di proprietà. Senza contare il
ruolo delle altre realtà, che in qualche
caso non ci stanno proprio a recitare
un ruolo di contorno al Siena ed
alla Montepaschi.
Come si vede tutti temi di grande spessore, purtroppo rimasti sullo sfondo
di una duplice tragedia di cui il calcio è solo il pretesto, forse, ma che
nel calcio trova una sorta di brodo
di cottura.
Se in questo numero non ci siamo soffermati come avremmo voluto sugli argomenti specificamente tecnici e/o
tattici, ora sapete perché. Ma non è
stata una scelta meditata, frutto di
chissà quali elucubrazioni. Semplicemente non ci andava, nel momento in
cui il mondo dello sport e quello della
società civile piangeva due morti innocenti (Raciti e Licursi, appunto),
stare a disquisire sulla bontà del
4.3.1.2 scelto da Beretta a Cagliari,
oppure sulle cause del litigio fra lo
stesso tecnico e Alberto.
In questo momento quello che ci preme
sottolineare è il nostro ‘no’ ad ogni
forma di violenza, fisica o verbale,
di cui soprattutto il calcio sia direttamente o indirettamente complice.
Una battaglia che non conduciamo
da soli, perché in tutta questa brutta
storia sono in tanti ad avere ragione, non uno
soltanto: quelli che reclamano la certezza della
pena, quelli che pretendono che le partite a rischio si giochino comunque a porte chiuse, a
prescindere quelli che
sono stufi di vedere sistematicamente disattese le leggi che ci sono,
quelli che vorrebbero andare allo stadio con i propri figli esattamente come abbiamo fatto noi con i nostri
padri E così tanti altri.
Peccato, perché certi eventi
sportivi meritavano di essere
sottolineati con maggior forza
in questa pagina di introduzione,
come il terzo posto assoluto della
Ducato nella serie A2 di basket o il
quarto della Virtus in B1. Oppure il rinascente fiorire di campioncini che
dalla scherma all’atletica ridanno una prospettiva nuova agli
sport individuali, dopo il breve
periodo di appannamento dovuto
al boom degli sport di squadra.
A pensarci bene è lo stesso disagio
che provammo dopo l’11 settembre, posto che il disagio non si misura a seconda del numero di morti.
Erano tantissimi
allora, ma ci
sembrano troppi
anche
questi
due! ■
www.mesesport.it
Drammatici fattori esterni gettano una luce sinistra su
un campionato che i bianconeri continuano ad onorare
Siena,
avanti piano
Mario Ciani
Con la rimessa in gioco della palla mandata
opportunamente fuori subito dopo le drammatiche uccisioni dell’agente Raciti e del dirigente Licursi, si è chiusa una delle parentesi più tragiche
del calcio italiano. È stata, è vero, una rimessa
sofferta e non senza strascichi, speriamo solo che
non si riveli affrettata.
Sull’argomento tutti hanno detto tutto, ed
anche noi vogliamo portare il nostro
modesto contributo con tre brevi considerazioni. La prima: qualcuno si è
meravigliato di quanto è successo
venerdi 2 febbraio, eppure se
c’era da meravigliarsi di qualcosa era per il fatto che non fosse
accaduto prima. Lì, o altrove. Perché il livello di guardia era già
stato superato da un pezzo.
Quando si minaccia, in forza di
una legge che solo il Siena
ha preso sul serio (Mesesport,
ottobre
2006), di interrompere una partita per
tutta una serie di intemperanze
che
vanno dai pedardi agli
striscioni fino ai fumogeni, e poi non si trova il
coraggio di farlo; quando
si consente ai tifosi di una
squadra (il Taranto) di interrompere per ben tre volte
una gara in trasferta (a Cava
dè Tirreni), solo perché i propri
beniamini vestono una casacca
diversa da quella originale… e poi ci si limita ad una sanzione pecunaria
alla
società;
quando si consente a tifoserie ben individuate di
tirare in campo qualsiasi cosa
pur di far male avendo la certezza di restare impunite.
Ecco, difronte a questo palese lassismo (ma si parla
solo degli ultimi episodi),
se ci scappa l’irreparabile si dovrebbe avere
almeno il pudore
di non fare gli
s t r avo l t i .
Spe-
cie da parte di chi, già il giorno dopo, ha cominciato a fare dei distinguo.
Seconda considerazione: difronte alla morte
di un innocente non ci sono spiegazioni, però
siamo sicuri che una certa verbosità non contribuisca a generare la convinzione che tutto è lecito, anche quello che in realtà non lo è? Sentite il
presidente della Lega Matarrese a proposito della
vicenda plusvalenze che ha coinvolto recentemente Milan e Inter:: “…Non so cosa ci
sia sotto, però noi abbiamo bisogno di
Moratti e del Milan. Se non ci sono loro,
che mettono i soldi, il calcio non si può
fare”. Capito qual è la logica? Intanto il
Siena si vede togliere un punto per
molto meno… E la ridotta squalifica a
Totti dopo Livorno? Semplice: il capitano
giallorosso e l’arbitro Ayroldi si
sono chiariti l’accaduto all’aeroporto di Pisa. Elementare, no?
Perché non averci pensato
prima. Peccato che Locatelli (espulso all’Olimpico per
un non-fallo) sia rientrato a Siena in pulman
e quindi non abbia
incrociato Giannoccaro a Fiumicino…
Insomma si ha
sempre di
più l’impres-
sione
di assistere a
due campionati in
uno, dove
nel primo giocano i soliti
furbetti, e nel
secondo
tutti gli altri.
Con la
conseguenza
che i
primi
si ritengono sempre più
legittimati
a fare quello
che vogliono.
In campo e
fuori.
Terza ed ulti-
ma considerazione: in virtù di quanto detto sopra,
qualcuno ha provato a coinvolgere anche la Robur
nel discorso sugli stadi inagibili, ma il giochino è
durato poco e così la piccola Siena è rimasta l’unica a far compagnia ai quattro campi di altrettanti capoluoghi di regione (saliti poi a cinque con Milano). Ristabilita la verità, importanti reti televisive
nazionali hanno dirottato l’interesse su un innocuo striscione esposto al Franchi dai tifosi bianconeri, e poi inserito il derby con il Livorno fra i più
alti a rischio incidenti. Le bugie però hanno le
gambe corte, e la città, insieme alla Robur, si è
presa la sua brava rivincita su tutto e su tutti. A dimostrazione che il lavoro paga, e quello portato a
termine dal Comune fin dall’estate duemila per la
ristrutturazione e l’adeguamento del vecchio Rastrello, è stato non solo tempestivo ma anche lungimirante.
Per fortuna accanto al calcio-dramma c’è
anche il calcio giocato e, prima ancora, l’annuale
rito del mercato di riparazione. Dal quale il Siena
è uscito tutto sommato abbastanza bene. Sulla
carta gli arrivi di Maccarone, Benussi, Galloppa,
Eremenko e Jaakkola non pareggiano le partenze dei vari Bogdani, D’Aversa e Candela (a parte
quelle di Pavarini, Masiello e Zajc), perché a tre
potenziali titolari ha fatto riscontro solo l’arrivo di
Maccarone. Però a ben vedere il terzetto che ha
preso la strada del sud non aveva più futuro in
questo schieramento (se non sotto il profilo numerico), e poi non è detto che soprattutto Galloppa ed Eremenko, da qui a giugno, non si rivelino
una simpatica sorpresa. Di certo la rosa è stata
svecchiata, e questo in prospettiva è già positivo
di suo.
A proposito di Bogdani. Che l’affare sia stato
reciproco non ci piove. Però, benedetto ragazzo,
dire che ‘il Chievo è un club più grande ed ambizioso del Siena’, se lo poteva anche risparmiare.
Salvo poi non spendere neppure una parola sull’impegno della società bianconera nella soluzione del problema familiare che lo aveva turbato
negli ultimi tempi.
Che Siena è stato nell’ultimo mese? Decisamente buono sul piano dei risultati (due pareggi ed
una vittoria, a fronte della sconfitta di Roma), un
po’ meno su quello del gioco. Soprattutto non ci ha
convinto l’atteggiamento palesato a Cagliari, dove
– come al solito – c’è voluto il secondo gol degli
isolani per restituirci quella aggressività e determinazione rimaste fino a quel momento negli spogliatoi. Un bravo a Beretta che, noncurante delle
critiche, ha dato nuovamente fiducia a Corvia e da
questo è stato ricambiato con un grande gol.
Per ultimo, ma non ultimo, ci sarebbe anche il
problema del cambio di proprietà, per la soluzione del quale restano ancora pochi giorni. Evidentemente l’ottimismo iniziale ha lasciato il posto
alla cautela ed alla riflessione. I soggetti in grado
di rilevare la Vecchia Robur sono sempre gli stessi, mentre il progetto dell’azionariato diffuso si sta
confermando per quello che voleva essere: un
puntello della città ad una proprietà – quale che
sia – che non potrà non tenerne conto. Al di là
della quota sottoscritta.
No, un’altra cosa ci sarebbe, ed appartiene
alla sfera del calcio giocato: questo fine settimana
scende al Franchi il Milan di Ronaldo e Kakà.
Così, tanto per gradire, nel caso in cui qualcuno si
fosse dimenticato che la Vecchia Robur gioca ancora in serie A… ■
ca l c i o
3
atuttocampo
CAMBIERÀ MAI NIENTE?
Senio Sensi
PIÙ FATTI E MENO PAROLE
Tante, troppe parole. Chi ne aveva diritto, chi ha straparlato, chi pensava solo alle
proprie convenienze, chi ce l’aveva solo col
Governo, chi criticava tutti escluso il Governo, chi apprezzava Pancalli, chi lo criticava
ferocemente, chi era con la Polizia e chi la
fischiava. Parole e gesti in libertà, concetti
ripetuti ad ogni occasione simile a quella di
Catania e poi misure lasciate morire nel dimenticatoio. Un Uomo ha perso la vita non
per una partita di calcio, ma per l’odio contro chi indossa l’uniforme e che esplode
spesso dove le conseguenze sono ammortizzate da una sorta di “zona franca” inconcepibile. Delinquere e uccidere fuori dal
“Massimino” di Catania equivale a fare tutto
questo in una Piazza, in una scuola, durante un corteo dove si brucia la bandiera
italiana e si sputa alle forze dell’ordine. Il
morto di Catania è frutto dell’odio instillato
per anni contro chi ci difende ed è solo la
punta dell’iceberg di un malessere di quanti, tanti, odiano i doveri, le leggi, le libertà
degli altri.
Non è un fenomeno sportivo, magari lo
fosse. È un problema con radici più profonde
e coinvolge chi tutela i violenti, chi li istiga,
chi non li colpisce, e chi trova per loro sempre una motivazione pseudo sociale. Sono
violenti e delinquenti e basta! E le leggi, se
si smetterà di fare del buonismo per un falso
concetto di “ libera espressione”, debbono
colpire duramente, senza coperture, ogni
gesto vandalico e ogni violenza.
Se Roma-Lazio di un anno fa fu interrotta dalle tifoserie senza danni per i colpevoli; se in Siena-Roma esplosero bombe e
se dalla tribuna ospite si assisté ad ogni
tipo di lancio senza che venissero fatte rispettare le leggi vigenti; se a Livorno (e non
solo) si espongono simboli politici senza
che nessuno li faccia togliere; se un tifoso
fiorentino – al Rastrello – colpisce con una
bottiglietta un assistente dell’arbitro e ci si
limita ad una leggera multa; se la curva dell’Olimpico (sponda giallorosa) gira le chiappe e fischia il poliziotto ucciso durante il minuto di silenzio in suo onore e nessuno
interviene (VERGOGNA!) con punizioni severe; se si punisce con una multa i tifosi del
Siena per un petardo lanciato dai livornesi… se eccetera eccetera, poi si arriva, inevitabilmente, a quanto successo.
Il “basta” urlato alle 21,30 di domenica 4
febbraio è già in parte saltato. Figuriamoc
cosa succederà fra tre mesi!
VENDITORI DI FUMO
Inaudito! Rinaldo torna a Milano. Ripudiata l’Inter e Milano perché, poverino, l’allenatore non lo comprendeva e la città non
gli dava ragione, ritorna a San Siro, dopo
quattro anni, con l’ “altra” maglia. E i tifosi
rossoneri lo applaudono. Costa quanto una
intera squadra di serie B (e forse anche di
serie A). E mentre i nostri giovani, spesso
più bravi di lui, riscaldano le panchine nelle
serie inferiori, noi riscopriamo chi ha sputato sul nostro calcio. A quando il ritorno in
campo del “grande” Maradona?
LIVORE VIOLA E GIUSTI MERITI
Accecati dalla delusione e dal livore contro l’A.C. Siena che ha uno stadio agibile e
perfettamente a norma, un certo tifo fiorentino ha affermato che il nostro Franchi è una
“trappola per topi”. Non c’è stadio, anche in
serie A, dove le vie di fuga siano così ben organizzate, dove il contatto tra le tifoserie (e
noi non lo cerchiamo – quasi – mai) sia difficilissimo da realizzarsi, dove i tornelli siano
in piena efficienza fin da agosto scorso; dove
ci sia, come da noi, la sala operativa della
polizia, il prefiltraggio eccetera.
Abbandonando i viola, di nome e di fatto,
diamo invece i meriti a chi ha, da cinque anni
a questa parte, seguito con il massimo scrupolo e dedizione le cose dell’A.C Siena.
L’amministrazione comunale in generale
(visto che lo Stadio è di sua proprietà) ed in
particolare l’ex Assessore allo Sport Alfredo
Tanzi, un uomo che ricorderemo per il suo
attivismo mai accompagnato da demagogia
o pubblicità personale. Qualcuno scriverà la
storia dell’assessorato allo sport dal 1997 al
2001 (e speriamo che Massimo Bianchi ne
4
continui l’opera) che, con l’appoggio del Sindaco Cenni e della Giunta, ha fatto del Rastrello un vero stadio da serie A, ha dotato
Siena di nuovi impianti, ne ha risanati altri ed
ha reso lo sport fruibile sia a chi lo pratica e
sia a chi lo vive passivamente. Questa è la
verità, altro che “trappola per topi” e cavolate simili!
BIANCONERI: BENE, MA…
Infine uno pensiero per i 25 punti dei
bianconeri (sarebbero stati 26 se, ancora,
non si confondesse l’amministrazione di
una società con la classifica…). Un buon
bottino, ma i “nostri” vanno a corrente alternata: ottime partite con Lazio e Roma,
freno a mano tirato a Cagliari dove ancora
una volta si è visto che i più gravi problemi
li abbiamo dalla cintola in su! In attesa della
migliore condizione di Maccarone, di un ritorno in via continuativa al gol di Frick, di un
ritorno… in squadra di Chiesa e del bonus,
in positivo, che potrebbe fornire al suo morale la prima rete in A messa a segno da
Corvia a Cagliari, lì davanti notiamo tanta
buona volontà ma anche scarsa efficacia.
Problema di formula (un trequartista dietro
le due punte è un lusso, almeno in certe
partite?), problema di intesa a causa di
continue variazioni di uomini? Problema di
uno scarso filtraggio del centrocampo portato più a sorreggere la difesa che l’attacco? Forse un po’ di tutto questo, ma il momento degli esperimenti è ormai passato e
chi di dovere sa cosa si può aspettare dai
vari giocatori. La zona calda è lontana ed
anche i piccoli passi (leggi pareggi) servono. Ma l’ Empoli insegna che l’autostima
può dare, sul piano psicologico, quel qualcosa in più che serve
per giocarsela dovunque, anche negli
scontri con le “grandi”. Aspettiamo un
segnale fin da sabato
17 quando al “nostro”
prezioso Franchi vedremo nientepopodimeno che Ronaldo.
Anche per lui, ripetiamo il risultato di due
anni fa. Cozza: se ci
sei ribatti un colpo! ■
Perché chi doveva agire non ha mai mosso un dito per
riportare la legalità negli stadi e dintorni?
Storia di una morte
annunciata
Luca Luchini
Ancora una volta il dio pagano Calcio ha
voluto la sua vittima, anzi le sue vittime, sacrificio che qualcuno, come Matarrese, ha ritenuto inevitabile, quasi olocausto indispensabile perché lo spettacolo possa andare
avanti seguendo le sue crudeli regole.
Il Paese si è commosso ed il calcio si è
fermato. Ancora una volta abbiamo assistito
alla sagra dell’ipocrisia e dello scaricabarile,
dove importante era apparire profondamente turbati ed attribuire ad altri le responsabilità di un evento ampiamente annunciato.
Naturalmente sono esenti da colpe tutti i
politici, che adesso invocano pugno duro,
ferreo rispetto delle regole e delle leggi, fine
della franchigia concessa ai delinquenti solo
perché mascherati da tifosi di calcio. Nessuno di loro, però, sembra rendersi conto che
soltanto loro potevano e dovevano far rispettare le leggi e garantire che restasse in prigione chi le aveva violate, anche se si trovava in uno stadio di calcio. Un collega del
poliziotto ucciso ha raccontato che il giorno
prima del brutale assassinio Raciti si era
visto ridere in faccia da un ultrà, tornato tranquillamente in libertà dopo essere stato arrestato per atti violenti. Ed i treni sfasciati, gli
autogrill saccheggiati, le stazioni luogo di
scontri e soprusi verso i normali cittadini?
Nessuno dei nostri politici sapeva cosa stava
accadendo intorno al mondo del calcio?
Si è scandalizzata certa stampa che da
anni fomenta la polemica e l’aggressività
delle masse con trasmissioni ed articoli beceri e faziosi. Si sono sdegnati anche i vertici del calcio, nonostante fino ad oggi abbiano colpevolmente chiuso gli occhi ogni
volta che le violazioni del regolamento
erano compiute da chi gode di perpetua immunità. Ci voleva il morto, ad esempio, per
capire che le bombe carta che i romanisti tirano in ogni partita, capaci di provocare veri
e propri piccoli crateri nel terreno (fenomeno constatato con i nostri occhi a Siena, a
poche decine di centimetri da un incolpevole fotografo) possono essere letali?
E cosa dire delle bottigliette del tifo fiorentino che a distanza di poche settimane
hanno centrato un guardalinee a Siena e
Stankovic a Milano. Quali le punizioni?
Qualche migliaio di euro di multa; all’incirca
le stesse somme pagate dal Siena quando i
“maleducati” tifosi bianconeri offendono la
mamma dell’arbitro! Certo non c’è stato il
morto. Ma una bottiglietta quasi piena lanciata dagli spalti di San Siro sulla testa di un
giocatore può essere devastante! Episodio
minimizzato da tutta la stampa di parte e
“costato”, ci sembra, appena 5.000 euro. In
fin dei conti la Fiorentina è già stata penalizzata, non si può mica infierire! Altrimenti
la città, sindaco in testa, potrebbe bloccare
l’autostrada o la stazione, come è accaduto
in tempi passati a Messina con i traghetti, o
in altri centri (vedi Catania) con cortei guidati da politici di tutti i colori.
Si sono indignati anche i dirigenti delle
società calcistiche. Dai Della Valle, che dichiarano di essere pronti a lasciare il calcio
quando vedranno segni di violenza nella loro
tifoseria, come se fino ad oggi (vedi anche i
recenti scontri con il Livorno) tutto fosse andato secondo le regole, al presidente del Catania. Al momento della temporanea sospensione della gara con il Palermo,
Pulvirenti non ebbe dubbi nel rilasciare furenti dichiarazioni contro i tifosi palermitani,
accusandoli con assoluta certezza di essere
gli artefici di ciò che stava accadendo. Ma
anche le società di calcio si sono già rifatte
una verginità versando ai parenti delle vittime
ben 10.000 euro a testa, neppure lo stipendio netto mensile del giocatore meno quotato delle loro pur ampie rose di campioni.
Un’ultima considerazione, probabilmente impopolare in questo momento, riguarda
anche la polizia. Pur riconoscendo il grande
sacrificio svolto dalle forze dell’ordine, gli assurdi compensi ricevuti per rischiare ogni
volta la vita, e lo stato di abbandono, morale
ed economico, nel quale sono stati
lasciati da tutti gli ultimi governi, riteniamo che qualche cosa non
vada anche in casa loro. Infatti fino
ad oggi spesso i comportamenti
usati nei confronti delle varie tifoserie sono stati ben diversi fra loro.
Atteggiamenti severi, in qualche
caso eccessivi, verso tifoserie “normali”, vedi quella del Siena, che in
trasferta non riceve certamente calorose accoglienze da parte delle
forze dell’ordine. Acquiescenza e
accondiscendenza verso quelle
storicamente aggressive e violente. Altrimenti non si riesce a capire come in qualche
caso non passino neppure i tappi delle bottigliette, ed in altri entrino in campo fumogeni,
bombe carte, armi e addirittura motorini.
Ha fatto bene il calcio a fermarsi? In
questo caso concordiamo con il P.M. di Catania che ha risposto negativamente. Non si
chiudono le banche perché ci sono troppe
rapine, non si abolisce lo Stato perché infuria il terrorismo, non si deve chinare la testa
davanti ai violenti neppure nel calcio. Così
facendo i delinquenti di Catania non hanno
gioito soltanto per essere riusciti ad uccidere un “odiato” poliziotto, ma hanno anche ottenuto lo scopo di bloccare la complessa
macchina calcistica e di far parlare di loro in
tutto il mondo. Un risultato esaltante per
loro; speriamo non li stimoli a ripetersi.
E adesso cosa accadrà? Torneremo a
giocare come se nulla fosse, penalizzando i
buoni al pari dei cattivi. I tifosi del Siena, che
a livello nazionale nessuno ha mai elogiato
per il loro comportamento corretto, per i gemellaggi, per i pranzi con le tifoserie avversarie, non potranno andare in trasferta al
pari delle legioni militari dei delinquenti che
si nascondono dietro le bandiere del tifo. Sarebbe come se in una scuola si sospendesse e bocciasse tutti perché due alunni, ben
identificati, hanno distrutto i registri.
Ed il calcio giocato? Sarà meglio rimandare alla prossima volta, anche perché leggendo la proposta di Ulivieri di non esultare
in caso di gol ci sembra si sia toccato il massimo del paradosso. Stadi a porte chiuse e
consiglio di non gioire. Ma cosa giocano a
fare? Concediamoci soltanto una piccola
eccezione per salutare il gradito ritorno di
Maccarone, giocatore che dovrebbe essere
capace di farci fare un buon salto di qualità.
Per la società, infine, si cominciano a
stringere i tempi. Speriamo che fra tanti pretendenti, la maggioranza dei quali probabilmente interessata più ad affari collaterali
della trattativa che al Siena, esca fuori chi veramente vuole il bene della vecchia Robur. O
forse, chiamarla così, oggi, con quello che è
accaduto, vuol dire essere irrimediabilmente
superati e fuori dal tempo? ■
‘I Fedelissimi’
in trasferta: fine
di un’epoca? (tratta
da ‘Noi e la Robur’)
ca l c i o
5
7 / calcio
DOPO CATANIA, VIETATO TIRARSI INDIETRO
di Mauro Mancini Proietti*
Provo sinceramente un po’ di sconforto nel dover tornare sull’argomento violenza negli stadi, e provo ancora maggior sconforto nella consapevolezza di tornare a ripetere gli stessi concetti più volte pubblicamente espressi anche in sedi universitarie o in occasione di convegni organizzati sul tema. Uno sconforto legato al fatto che ancora una volta una giovane vita è stata spezzata per sempre, e che niente e nessuno potrà restituircela. Rimarranno solo il pianto di una giovane vedova che dovrà trovare il coraggio di spiegare ai suoi piccoli perché il papà non è tornato a
casa quella sera e che non tornerà mai più.
Mentre sto scrivendo sono consapevole del lavoro del Governo e dell’estenuante braccio di ferro tra questo e le forti pressioni esterne dei tanti
interessi economici in gioco in un mix pazzesco tra coerenza e real politik drammaticamente sintetizzato nelle parole di Matarrese quando ci parla
di “morti che fanno parte del sistema e di uno spettacolo che deve andare avanti”. Mi piacerebbe sentirgli ripetere queste stesse parole guardando negli occhi la giovane vedova di cui sopra. Eppure che non ha fatto altro che dire ciò purtroppo è la realtà. Direttamente o indirettamente il
pianeta calcio è una fonte inesauribile di redditi ed anche il suo indotto finisce per dare lavoro ad un sistema economico più grande di quanto sembri. Società sportive, commercianti, agenti, calciatori, carta stampata, televisioni, conduttori. Sono tanti, troppi a nutrirsi di esso ed esserne allo
stesso tempo fagocitati.
Ma il problema, come ho affermato più volte, non è solo nel contenitore (lo stadio), quanto piuttosto nei suoi contenuti (i tifosi e gli “pseudo tifosi”) e nel nostro sistema di concepire le garanzie e lo Stato di diritto.
È indubbio infatti di come sia di fondamentale importanza la sicurezza negli stadi, la nominatività dei biglietti e soprattutto gli impianti di video
sorveglianza interna ed esterna, specie se coniugata con la possibilità di un arresto differito di coloro che in base alle riprese risultino autori di gravi
episodi di violenza.
Pure indubbi, sotto il profilo preventivo, sono stati i risultati e l’efficacia delle misure di prevenzione adottate dal Dipartimento di Pubblica Sicurezza nella fase della elaborazione e la pianificazione dei grandi eventi attraverso l’opera dell’Osservatorio nazionale sulle manifestazioni sportive chiamato a riunirsi prima e dopo gli eventi in una incessante opera di scambio di informazioni preventive e sulla loro verifica successiva in funzione di pianificazione dei servizi di ordine pubblico. Così come ancora nell’opera di prevenzione presso i giovani e presso le scuole ai fini di
introdurre tra questi la cultura della legalità e della lealtà sportiva. Attività questa, si deve dire, anche sufficientemente supportata dal settore giovanile e scolastico della F.I.G.C. attraverso numerose iniziative. Indubbia l’opera delle “squadre tifoserie” che seguono i gruppi organizzati in funzione di reciproca collaborazione, come ancora degli strumenti normativi sottesi alla facoltà di espungere dalle manifestazioni sportive i soggetti
maggiormente pericolosi e violenti mediante provvedimenti ad personam di divieto di accesso agli stadi e a tutti i luoghi interessati dall’evento,
con o senza obbligo di firma.
Fin qui tutto ciò che è stato previsto ed almeno in parte è stato fatto. Ma sono proprio gli eventi a dirci che la via tracciata è quella giusta ma
che non basta. Il problema, a parere di chi scrive a titolo personale, sta proprio nel malinteso concetto di uno Stato di diritto ove, anche in determinati casi, attraverso la indiscriminata applicazione di fin troppe cavillose garanzie in punta di diritto a salvaguardia di egoistici interessi di impunità del singolo, hanno sistematicamente la meglio sulla sicurezza della collettività e sulla esigenza di avere giustizia. Il nostro ordinamento, le nostre leggi, la nostra stessa cultura giuridica è figlia del diritto romano definito la culla del diritto universale. Quella utraque lex che ha dato vita al
Corpus juris sulla base del quale si sono formati gli Stati ed i relativi ordinamenti. Ebbene anche lì ci si dimentica di come la “summa Jus” era parimenti definita “summa iniuris”. Il problema è nello stesso nostro concetto di giusto processo, ove questo è definito tale solo ed esclusivamente
sulla base della piena attuazione delle garanzie di difesa, laddove ad onore del vero un giusto processo dovrebbe essere semplicemente quello che
permette di accertare la verità. Non si tratta di auspicare leggi speciali perché sono esse stesse sintomo di debolezza di un sistema di diritto. Va superata la legislazione dell’emergenza sulle ondate emotive per poi ripiegare anche sulla base delle inevitabili censure del giudice delle leggi, per
recuperare il concetto elementare della certezza della pena e nel definitivo riconoscimento del principio di responsabilità. Il fenomeno stadio non
è in nulla diverso rispetto alle grandi manifestazioni di piazza in cui alcune grandi città sono state messe a ferro e fuoco con negozi devastati, auto
e cassonetti dati alle fiamme, con scene di vera e propria guerriglia urbana. Uno Stato di diritto non potrà mai essere tale se esso stesso non riesce
a garantire la sicurezza dei cittadini e dei loro beni senza per questo voler scomodare il “contratto sociale” che ci affranchi dalla situazione di homo
hominis lupus. La libera manifestazione del pensiero e del dissenso deve essere sempre permessa e difesa, quale irrinunciabile conquista di democrazia. Ma la violenza e la prevaricazione no. Questa non dovrebbe mai passare. Ne va della salvaguardia del vivere civile. È qui che dovrebbe essere “invocata una “ordinaria” legge speciale che permetta in tutti i casi di accertare le responsabilità e sanzionare efficacemente i responsabili.
Questo potrebbe essere ottenuto qualificando detti reati contro l’ordine pubblico quali reati a cui si applichi una disciplina uniforme sia per
quanto concerne i metodi di acquisizione delle prove e la loro rilevanza, sia per quanto concerne le misure pre cautelari d’urgenza quali l’arresto
differito. Sia ancora attraverso l’applicazione della misura cautelare detentiva da applicarsi comunque ex lege fino all’esaurimento del giudizio direttissimo in tutti i casi in cui l’imputato è persona certa ed identificata senza ombra di dubbio dalle immagini che ne dimostrino azioni violente o
aggregazione a persone violente o con il volto celato. Una pena minima certa non suscettibile di benefici o riduzioni pena. La possibilità, in alternativa alla detenzione, per i soggetti minori o per gli incensurati di essere addetti a lavori socialmente utili.
Dispiace per chi possa leggere in simili misure una negazione dello Stato di diritto ed in una espressione di uno Stato di Polizia. A prescindere dalle necessarie garanzie giurisdizionali in materia di habeas corpus ai sensi dell’art. 13 Cost., si tratterebbe molto più semplicemente di qualificare la realtà per quel che è. Ossia soggetti che con il loro comportamento violento non stanno in alcun modo manifestando le proprie idee, ma
molto più semplicemente aggredendo la collettività e lo Stato.
Queste regole devono valere per lo stadio come per tutte le altre manifestazioni, ove le esperienze di oltremanica hanno dimostrato con i fatti
che certi fenomeni possono essere efficacemente contrastati e debellati senza che alcuno abbia avuto a contestare la legittima cittadinanza di determinate stringenti normative. Si pensi solo all’efficacissimo sistema del “Crimstoppers”, originalmente ideato proprio dai privati, e che ha permesso la cattura di oltre 15.000 teppisti attraverso la semplice denuncia anonima ad un numero verde delle persone riconosciute nelle immagini
a disposizione, in occasione di scontri violenti, e attraverso il conferimento di compensi economici pure in forma anonima. O ancora la vera e propria gogna mediatica autorizzata dal governo su tutti i mass media dei soggetti responsabili di atti vandalici con tanto di nome e cognome senza
che nessuna autority abbia qui fatto valere alcuna violazione al diritto di privacy sulla premessa che coloro che si rendono autori di fatti di violenza e danneggiamento, si mettono essi stessi al di fuori dell’ordinamento e scelgono deliberatamente, appunto negandolo, di avvalersi delle relative tutele che non siano ovviamente quelle dei diritti elementari ed inviolabili della persona.
L’auspicio è quello di superare il momento dell’emergenza, e trovare un tavolo comune in cui tutte le componenti dello Stato e dell’ordinamento sportivo, come della società civile che vuole credere in una sicura e serena convivenza, possano ritrovarsi. E questo anche e soprattutto al
fine di dare vita ad un vero e proprio corso di rinnovamento culturale a partire dalle scuole, ove ai giovani si possa riuscire a far capire i valori della
vita, dello sport e soprattutto del rispetto di ogni persona e della sua dignità. Ma qui tutti, e con questo intendo soprattutto i mass media ed un
certo modo di fare informazione e programmazione, devono fare la loro parte. La speranza è che nessuno si senta autorizzato a tirarsi indietro. Soltanto allora potremmo essere fieri, senza vergognarcene, di poter dire che lo spettacolo deve andare avanti. ■
* Vice Questore aggiunto della Polizia di Stato e Assistente Diritto Amministrativo dell’Università degli Studi di Siena
8 / calcio
ROBUR: QUALE PRESIDENTE?
di Mario Lisi
De Luca, Paganini e Corradini, tre degli ultimi
presidenti bianconeri. Chi sarà il prossimo?
?
Nel momento in cui a tenere banco è la sofferta vicenda della vendita di Alitalia, può apparire quasi risibile parlare delle “cordate” in atto per acquisire la gloriosa Robur 1904 alla modica cifra di qualche decina di milioni di euro. Ormai è sicuro, infatti, che la società bianconera
passerà dalle mani dell’Ing. De Luca a quelle di qualcun altro, per sapere di chi è solo questione di tempo.
E dunque, appurato che Siena non è Barcellona ma nella speranza che il progetto sponsorizzato dal Sindaco Cenni per dar vita ad una proprietà diffusa della squadra di calcio cittadina
riesca a decollare, presto saremo alle prese con un nuovo personaggio da conoscere, indagare
e magari adottare con tutta la diffidenza che in questi casi si impone. Confidando, naturalmente, che l’angelo custode del Monte dei Paschi gli resti premurosamente vicino…
Certo però che di erba ne è cresciuta davvero tanta sul prato del Rastrello e con i tempi,
sono cambiati gli uomini e le cose, pallone compreso.
Al giorno d’oggi, infatti, i proprietari delle società calcistiche sono più che mai figure davvero singolari e non solo per le picche con giocatori e allenatori a cui ci hanno abituato. Talvolta appaiono quasi
una via di mezzo tra l’avventuriero e il ricco scemo e tra loro ci trovi proprio di tutto: dall’industriale frustrato all’uomo d’affari di successo, dal rampante faccendiere al solido imprenditore di provincia pronto a farsi spillar quattrini, fino all’uomo politico di grido o al prezzolato prestanome in cerca di notorietà. Spesso provengono - come
si dice - “da fuori” ma, appena comprata una società, da bravi neofiti ne sposano subito il blasone e con il garbo
di un elefante in una cristalleria fanno proprie pure abitudini e tradizioni della città come se da sempre fosse stata
la loro. Salvo poi, ad avventura finita, andare a comprar calcio a centinaia di chilometri di distanza e ricominciare tutto daccapo come hanno fatto i vari Pozzo, Spinelli, Zamparini, Pastorello e tanti altri.
In questo, pur meritandosi un monumento per aver portato il Siena in Serie A, nemmeno il buon De Luca farà
eccezione: ha “gottato” allegramente per strada nei diciassette rioni come uno di noi, ha intonato ritornelli senesi
con la sciarpa bianconera al collo e flirtato con i maggiorenti cittadini come si fa tra vecchi compagni di scuola;
ma probabilmente, già fin da dopodomani, a Siena non ci verrà più nemmeno in ferie.
Con le dovute proporzioni fa pensare a Max Paganini che conobbi all’inizio della sua abbastanza recente esperienza senese, seduto a un tavolo del Fonte Gaia. Discorreva della propria azienda di mucche vicino a Siena ma
aveva fretta perché - disse - doveva andare a redigere il bilancio del Siena che aveva acquistato da poco. E intanto trovava modo di parlare anche di un’assemblea in Contrada come se da piccino avesse giocato coi barberi sulle
lastre del rione. Personalmente ho sempre diffidato delle persone che vogliono fare troppe cose tutte assieme, infatti la sua presidenza non uscì mai da una decorosa mediocrità e finì ingloriosamente a suon di berci dei tifosi.
In questo calcio moderno, insomma, sono scomparsi i presidenti fatti in casa di una volta. Pure, in momenti
come questi, è impossibile non ricordarne qualcuno, magari conosciuto soltanto attraverso le cronache degli storiografi della Robur. A volerla scorrere c’è tutta una galleria di personaggi ormai fuori dal tempo, a cominciare da
quello che nei lontani anni venti fu il primo patron bianconero, certo Francioni ex dipendente dello Sclavo e niente meno che proprietario della Gelateria Moderna. Dai racconti di mio nonno, invece, ho memoria del mitico Pistolesi, ala destra bianconera e poi factotum della società fin dall’anteguerra, che pare fosse particolarmente abile
a districarsi in un’epoca in cui il nascente calciomercato - se così vogliamo già chiamarlo - assomigliava più che
altro ad una pionieristica caccia all’oro. Incuriosisce il fatto che un tal Sampoli, in carica nel 1935/36 quando la
Robur fece la sua prima apparizione in B, si dividesse tra la presidenza del Siena e la poltrona di segretario del Fascio. Dell’Ing. Raniero Ricci, di origine veneziana, si tramanda piuttosto la proverbiale parsimonia nonostante avesse vinto il primo premio alla Lotteria di Tripoli grazie all’abbinamento con le prodezze del pilota Varzi.
Da mettere al posto d’onore c’è naturalmente il sor Danilo Nannini che Paolo Maccherini, nel suo libro “La
Vecchia Robur è una nobile decaduta?”, descrive “…simpatico, lo sguardo indefinibile, industriale del dolce senese, bignè, copate, ricciarelli, St. Honorè…” ma anche e soprattutto “…ultimo mecenate fuori tempo”.
L’elenco può continuare con l’elegante Gianfaldoni o con il dottor Vittorio Beneforti, quest’ultimo sempre in
stretta simbiosi con il fratello Giancarlo, lo straordinario segretario dell’A.C. Siena che da ragazzo andavo un po’
ad aiutare in estate nella sede sotto la tribuna coperta (così, già che c’ero, tra una raccomandata e la copia di un
verbale potevo farmi due passi sul prato dello Stadio).
…………….
A questo punto il mio articolo mensile non era ancora concluso, come sempre le parole più difficili da trovare sono quelle per il finale. Invece ci hanno pensato gli ultrà del Catania (potevano essere, però, di qualsiasi altra
città perché la mappa della bestialità di questi sedicenti tifosi unisce tutta l’Italia indistintamente, da nord a sud).
Dopo lo stop ai campionati, ora si parla di gare a porte chiuse negli stadi non a norma, comunque di tolleranza zero. Molto più probabilmente lo Stato, le società, la Federcalcio e magari lo stesso CONI non riusciranno
a fare a meno dei tanti introiti che provengono dal giocattolo rotto del calcio e la montagna partorirà il solito topolino com’è già avvenuto per “calciopoli” con sanzioni che si pretendevano esemplari e che giorno dopo giorno, invece, sono state assai ritoccate al ribasso. Con quali risultati è sotto gli occhi di tutti.
E noi che anche in questo fine settimana eravamo qui a scrivere di sport…! ■
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264/1948
riflessioni
VERGOGNOSO
AL
‘CIBALI’
Simone Marrucci
Clamoroso al Cibali. “Clamoroso al Cibali” oppure “scusa Ameri”… frasi
che hanno caratterizzato gli anni di “Tutto il calcio minuto per minuto”, diventate un tormentone per gli appassionati dei collegamenti dai campi, in diretta: orecchie incollate alla radio, magari guardando la partita del Siena, reti
che si sognavano e non si vedevano in televisione se non più tardi, nel mitico “Novantesimo minuto”. All’epoca il clamore era dato da una rete del Catania, ci sembra, contro l’Inter anche allora capolista. E, soprattutto, allo stadio
andavano genitori e bambini, mentre i tifosi avversari venivano sfottuti e non
aggrediti.
Vergognoso al Cibali. O al “Massimino”, come si chiama adesso. Il calcio
si è legato come spesso accade alla guerriglia urbana. È diventato la scusa
per scatenare violenza gratutia, per affermare desideri di rivalsa che la vita
non concede. Solo che adesso c’è scappato il morto, e tutti sono pronti a
stracciarsi le vesti. Ci si accorge che gli stadi non sono a norma, che la violenza è inaccettabile e che, forse, e meglio chiudere questo baraccone degradato da tanti punti di vista, piuttosto che continuare a chiudere gli occhi.
Evidentemente, tra quel “clamoroso” al Cibali, e questo “vergognoso” al Cibali il mondo è cambiato. In peggio.
Normale al Cibali. Se il calcio diventa un importante business; se si utilizza la notorietà del calcio per fare carriera politica e affari; se si fa di tutto
per dare al calcio una valenza di vita o di morte; se in televisione non si parla
che di calcio e in toni drammatici (processi, litigi, accuse, minacce da parte
degli addetti ai lavori); se il calcio è palesemente una terra di nessuno, senza
regole, e dove tutto è permesso, anche la violenza; se le società finanziano
e sostengono gli ultrà più facinorosi; se gli ultrà diventano un bacino di voti e
di consenso; se lo sport diventa un mezzo per conquistare il potere in una
città; se i gruppi di tifosi organizzati sono fazioni politiche in odio tra loro; se
si trasforma il calcio in una valvola di sfogo per il disagio sociale; se si considera normale considerare una partita una guerra; se ogni partita non è un
gioco, ma una modalità di sopraffazione del “nemico” di turno; se ogni risultato positivo equivale a milioni di euro guadagnati, e una sconfitta di conseguenza è un dramma; se i dirigenti del calcio sono corrotti; se i troppi interessi
economici annullano lo sport; se il livello di drammatizzazione del calcio fa sì
che ci si ammazzi per un rigore non dato o una rete annullata; se il livello di
sopraffazione e di sfruttamento della società, scatenano la rabbia di tante persone; se, in sostanza, l’odio per l’avversario è il cemento di migliaia di giovani, che così sono controllabili e utilizzabili da chi tira le fila… Allora, tutto è
normale al Cibali, come in ogni altro campo di calcio italiano.
Galliani? Prrr…. Il presidente di Lega, nonché presidente di una società
blasonata come il Milan, tale Galliani in Berlusconi, ebbe a considerare vergognoso che in serie A si dovesse giocare in stadi come quello di Siena. Ora
che lo stadio di Siena è tra i pochissimi a norma, e quello di Milano no, ci chiediamo quale apprezzamento potremo rivolgere a questa, diciamo, grandissima testa pensante del calcio italiano.
Straordinario a Siena. Cosa dire ai numerosi contestatori che hanno da criticare sempre e comunque? Queste le frasi più ricorrenti: il Comune non fa niente per lo stadio, il Comune lo stadio nuovo lo deve fare al più presto, il Comune
lo stadio non lo deve fare più ma deve migliorare quello esistente. Ebbene, il
Comune ha fatto quello che doveva, in silenzio, dimostrando maturità, senso civico, lungimiranza e buona capacità di amministrare la cosa pubblica. Si tratta
di qualità che dovremmo considerare “normali” ma che in Italia, evidentemente, diventano straordinarie. Sono le stesse che animano la grandissima maggioranza dei cittadini senesi, a dispetto della piccola frangia di tifosi che hanno
esibito slogan e simboli più vicini al razzismo e al fascismo che allo sport; e di
quei politici che vogliono acquisire notorietà con il calcio. ■
febbre alta
PURCHÉ NON CI RIMETTA IL BUON PER IL PECCATORE
Antonio Gigli
In tante occasioni si è parlato, anche a
sproposito o per esasperato campanilismo, di Siena come isola felice. Nel caso
del tifo calcistico questa affermazione,
però, è quanto mai vera.
Il mondo del tifo calcistico è pervaso,
soprattutto negli ultimi anni, di una linea di
violenza netta e gratuita, indirizzata soprattutto contro le forze dell’ordine. Lo stadio non è più semplice luogo di spettacolo
e sport, ma soprattutto di sfogo di certe situazioni di difficoltà sociale ed estremismo, anche politico, che in altre situazioni
non troveranno spazio. Il luogo dello sport
è diventato sempre più una specie di
limbo, di territorio neutrale dove si può
tutto o quasi. Forse anche per questo non
si è provveduto alla ristrutturazione adeguata di impianti dalla sicurezza scarsa e
dalla comodità indegna di un paese civile.
Appurato tutto questo, voltiamo lo
sguardo alla nostra realtà e tiriamo un sospiro di sollievo. All’Artemio Franchi, ristrutturato negli anni grazie ad interventi
mirati e puntuali dall’amministrazione comunale (tanto da essere uno dei pochissimi idonei ad ospitare gare di serie A) si va
ancora con gioia, magari con la fidanzata
o la moglie, si portano i figli. Ovviamente
non sono tutte rose e fiori, qualche tensione anche in un recente passato, c’è stata,
ma chi conosce il mondo del calcio sa che
siamo lontani anni luce da certe situazioni
italiane dove andare allo stadio vuol dire
andare alla guerra. Le recenti decisioni
prese dal governo per cancellare la violenza dagli stadi italiani sono state doverose, ma penalizzeranno sicuramente
quelle tifoserie come la nostra che vedono, per esempio, la trasferta come occasione di svago e sfogo positivo di una passione calcistica, frustante se da esprimere
davanti al freddo mezzo televisivo. I tifosi
della Robur sono tra quelli che più di altri
frequentano gli stadi italiani ed è quindi logico che questo provvedimento li danneggi enormemente. Proprio questo gli sportivi senesi si chiedono: la situazione è
degenerata, ma i colpevoli hanno nomi e
cognomi, perché danneggiare tutti, colpire
la massa per colpire una piccola minoranza? In tante città gli ultras hanno anche
una colorazione politica estrema, a Siena
no. I tifosi a Siena contestano quando è
doveroso contestare, e quasi sempre civilmente. Per esempio, anni fa fu contestato
l’allenatore poi più amato, quello della
serie A, Papadopulo. I risultati stavano facendo tornare il Siena in serie C, il gioco
latitava, cosa dovevano fare i tifosi? Chiesero la testa del responsabile tecnico, l’allenatore, poi richiamato, molto semplicemente e democraticamente.
In queste settimane abbiamo sentito
tramite giornali e tv, la voce di tante, troppe persone. Abbiamo sentito i pareri di sociologi, psicologi, forze dell’ordine, politici,
soubrette, attori, attrici, veline, ex-brigatisti, preti, e quant’altro, ma nessuno si è
premurato di sentire cosa pensano e cosa
vogliono i tifosi onesti, quelli che si paga-
11
no l’abbonamento per sedere sugli scomodi gradoni di uno stadio fatiscente, che
non picchiano nessuno, che si esaltano
davanti alla vittoria della propria squadra,
che si arrabbiano senza picchiare nessuno se questa perde, magari per un errore
arbitrale che fa parte del gioco. Senza sentire questi non si tornerà a riempire gli
stadi, ma forse è proprio questo che si
vuole, stadi vuoti e salotti pieni con televisore acceso sulla pay-tv.
L’ultima considerazione vorremmo
farla su quei pseudo-giornalisti televisivi
che conducono trasmissioni urlate, frequentate da ministri, ex o in carica e da
personaggi illustri. In questi talk show si
parla di tutto: dagli arbitri corrotti ai complotti più o meno nascosti, dalla bella vita
di questo o quel giocatore, con tanto di
commenti su fidanzate varie, mai di calcio
vero. I presenti si preoccupano di difendere sempre e comunque la squadra della
propria città o della città del giornale dove
scrivono, sbraitando a voce alta, insultandosi dopo aver esaminato moviole, super
moviole, filmati nascosti, labiale dei giocatori (tra l’altro tutte cose che in Inghilterra,
per esempio, nemmeno si sognano di
usare). Mi domando: se un ultras, magari
un giovane disoccupato che vive in una
periferia degradata di una grande città, di
livello culturale minimo, ascolta questi
commenti di personaggi celebri, come traduce la sua rabbia la domenica pomeriggio? Si è parlato di tutto, dicevamo, in questi giorni, ma di fermare certi orrori
mediatici no. Perché? ■
Scene da un gemellaggio (quello con l’Udinese):
diventerà un ricordo anche questo?
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Il presidente della promozione in B guarda con realismo all’attuale situazione societaria
Salvietti:
“Io non mi tiro indietro”
Augusto Mattioli
“Teoricamente quella dell’azionariato popolare credo sia una bella idea,
anche se mi pare molto complessa da
portare avanti”.
Dall’ufficio della sua azienda di Colle
Val d’elsa, (dove su uno scaffale è in
bella evidenza una sciarpa e altri gadget
con in colori bianconeri della Robur), Leo
Salvietti, da ex presidente del Siena (dal
1999 al 2001 quanto ci fu il salto in serie
B) guarda con (apparente) distacco alle
vicende attuali del calcio bianconero.
Che ancora gli deve stare molto a cuore,
se è vero che appena può lo segue
anche in trasferta.
“Ripeto. Se fosse chiara la formula
di come potrebbe funzionare, credo che
la proposta avrebbe un maggior numero di adesioni”.
In ogni caso è difficile capire ancora
il quadro d’assieme, che sarà fluido e incerto fino a quando la Banca per l’impresa del gruppo Montepaschi non avrà
concluso le trattative per la cessione del
pacchetto azionario di Paolo De Luca.
Del resto anche la proposta lanciata dal
sindaco Cenni a dare la propria disponibilità alla sottoscrizione quote da cinquemila euro l’una (non propriamente
popolari), raggiungerà una somma lontanissima dai 25 milioni di euro occorrenti per l’acquisto della società. Ai quali
occorrerà aggiungere quelli relativi alla
gestione dell’attuale campionato. L’idea
però è quella di costituire un nucleo che
rappresenti all’interno del consiglio
d’amministrazione la città che segue i
colori bianconeri. Il fatto che De Luca si
sia fatto da parte ha messo in moto una
serie di interessi, anche senesi, sembra
in maniera più convinta rispetto a lontane esperienze. Per cui è possibile che si
crei un nucleo di azionisti locali anche di
minoranza che possano rappresentare
una parte della città bianconera all’interno del futuro Cda.
“Comunque sia – sottolinea Salvietti
– quando si entra a far parte di una società di calcio occorre avere idee chiare
di cosa si vuol fare. La situazione debitoria chi la conosce? Quali sono i crediti e
i debiti reali?. E quali i crediti esigibili?”.
Dunque un invito preciso quello del-
l’ex presidente del Siena a conoscere le
carte. “Ritengo – aggiunge – che la città
di Siena si meriti una squadra che
possa sostenere la massima serie di
calcio. A disposizione ci sono risorse
importanti. Se vengono gestite con criteri si possono ottenere traguardi altrettanto importanti”.
Salvietti non nasconde, anche per
l’esperienza fatta nel Siena durante gli
anni della sua presidenza, le difficoltà di
gestione di una società di calcio. “Che è
molto più complessa, per quello che so
io, di una società ordinaria. Il fatto è che
nel calcio non hai a che fare con delle
macchine per cui il rischio è più complesso. Se non si hanno idee chiare (un
concetto che Salvietti ha ripetuto spesso nella sua intervista, ndr ) i danni possono essere catastrofici”.
La ricetta dell’ex presidente, perchè
una piccola società come il Siena possa
mantenere gli attuali livelli, è una gestione razionale che punti sui giovani,
su solide strutture, su programmi a
medio e lungo termine “sfruttando un
ambiente tranquillo. L’importante – tiene
a precisare – è parlare chiaro alla gente
e non promettere ciò che non si può
mantenere. Occorre educare i tifosi a
capire che la gestione della società
deve essere fatta con criterio e razionalità”. Parole dettate dall’esperienza che
lo inducono a dare dei consigli chiari e
precisi a chi subentrerà nella proprietà
della società bianconera.
“La mia è stata un’esperienza molto
istruttiva che mi ha fatto conoscere un
mondo complesso, in particolare per i
rapporti umani. Occorre stare attenti ad
un aspetto: il troppo coinvolgimento rischia di farti perdere il senso della misura. Questo giochino ti dà molta visibilità.
Per cui consiglio di stare sempre con i
piedi per terra. Bisogna tenere presente
che gli strumenti del calcio sono essere
umani, ognuno diverso dagli altri. E poi
gli stessi calciatori vivono una realtà diversa rispetto alle persone comuni”.
Tornando al momento attuale del
Siena, Salvietti non appare comunque
distante dai problemi e dalle necessità
della società.” Se c’è bisogno di un contributo lo do volentieri... Sono disponibile. Nessuno però mi ha telefonato. Non
ho sentito ancora nessuno”. ■
Leo Salvietti
esultante: la Robur
è in serie B!
ca l c i o
13
l’angolo tecnico
UN ESAME DI MATURITÀ DIETRO L’ALTRO
Riccardo Giacopelli
Dopo un mese di gennaio che, come
ogni anno, porta in dote le novità del cosiddetto mercato di riparazione, molte
squadre mutano, in maniera più o meno
sostanziale, i loro organici. In realtà le trattative di questo inizio 2007 non sono in
pratica mai decollate; pochi i colpi di un
certo spessore (forse più legati ai nomi
che alle effettive qualità dei singoli), molti
gli scambi o i prestiti, conseguenza delle
scarse risorse economiche a disposizione
della maggior parte delle società.
Tra i prossimi avversari della Robur, il
Milan è quello che ha messo a segno il
colpo a “sensazione” (leggi Ronaldo), il
Messina quello che si presenterà con due
ex dal dente avvelenato (D’Aversa e Candela), il Livorno che ha sicuramente innalzato il proprio tasso di qualità con gli innesti di Fiore e Cesar, il Catania che,
giustamente, visto l’ottimo torneo fin qui
disputato, non ha in pratica apportato modifiche alla rosa ed infine l’Ascoli limitatosi
a lievi ritocchi nella speranza di un miracoloso recupero in classifica.
Ma andiamo a vedere nel dettaglio le
caratteristiche delle singole rivali dei bianconeri.
SIENA-MILAN
Il rossonero Kakà
Due telenovele di mercato legate ai
nomi di Oddo e Ronaldo per cercare di
dare una scossa alla, fin qui, anonima stagione dei rossoneri. L’obiettivo principale
era quello di dare sostanza alla difesa, che
con l’arrivo dell’ex laziale ed il recupero di
Kaladze, potrebbe trovare un assetto più
concreto. Per il resto, difficile che Ancelotti modifichi un assetto ormai collaudato: di-
fesa a quattro, centrocampo a rombo con
Pirlo vertice basso, ai lati Gattuso e Seedorf, e più avanti Kakà ad innescare gli attaccanti che saranno in tre (Gilardino, Inzaghi e Ronaldo) ha giocarsi i due posti
disponibili. Tra le alternative, Oliveira non
sembra godere di grande fiducia, vista
anche la volontà di cederlo durante il mercato, salvo poi veder sfumare la trattativa.
MESSINA-SIENA
Gli isolani hanno in primo luogo cambiato la guida tecnica: il nuovo mister è Cavasin, subentrato a Bruno Giordano, autore di una prima parte di campionato più
che buona, ma che, specie dopo l’infortunio di Riganò, non è più riuscito a dare alla
squadra una sufficiente continuità di risultati. Sul piano tattico i giallorossi hanno
quasi sempre adottato un 4-4-2 nel quale
la linea difensiva è guidata dall’esperienza
di Zanchi e Juliano supportati a sinistra da
un esterno di qualità come il mancino Parisi. In mezzo al campo serviva qualità ed
è per questo che insieme ai già citati D’Aversa e Candela, è stato acquistato anche
Pestrin, centrocampista eclettico in grado
di costituire una buona alternativa al reparto. In avanti in attesa del completo recupero del bomber Riganò, si conta sulle
qualità di Floccari e del sempreverde Di
Napoli. Cavasin è comunque da sempre
un estimatore della difesa a tre ed è quindi probabile che l’undici siciliano possa
cambiare assetto.
SIENA-LIVORNO
I labronici ripartono dopo il “quasi”esonero di Arrigoni deciso dal presidente Spinelli e poi rientrato per la ferma volontà di
uno spogliatoio che, cosa rara nel calcio,
si è assunto una buona dose di responsabilità ed è conseguentemente chiamato a
dare risposte concrete sul campo. Tutto
questo dopo un girone di andata giocato a
grandi livelli ma che, nella parte finale, ha
fatto registrare un sensibile calo di rendimento causato forse dalle fatiche psico-fisiche del doppio impegno campionatocoppa. In campo Arrigoni ha alternato al
classico 4-4-2 un 4-5-1 chiaramente Lucarelli-dipendente. In difesa l’esperienza di
Galante guida un reparto nel quale si fondono la corsa di Pasquale e Grandoni alla
fisicità dell’incostante Kuffour. Ma è a centrocampo che c’è stato il vero salto di qua-
14
lità con i nuovi arrivi Fiore e Cesar che si
aggiungono ai già positivi Morrone, Filippini e Passoni. In attacco invece se si esclude il già citato Lucarelli (vero valore aggiunto), il mister può contare solo su
Paulinho come partner del capitano o
come unica vera alternativa.
CATANIA-SIENA
Senza dubbio gli etnei sono stati fino
ad ora la vera rivelazione del campionato
insieme all’Empoli, giocando un calcio piacevole e spregiudicato. Marino ha plasmato la squadra sulle qualità degli interpreti,
che risulta più che discreta, specie “dalla
cintola in su”. La squadra si regge su un
asse difesa-centrocampo-attacco che presenta almeno una coppia di giocatori di
grande affidabilità in ciascun reparto: Sottil/Stovini “dietro”, Baiocco/Edusei “in
mezzo”, Spinesi/Mascara in “avanti”. Attorno a loro elementi come Vargas, Caserta, Colucci, Falsini, Corona e Rossini,
rappresentano il naturale completamento
dell’organico, oltre alle necessarie alternative. 4-3-3 il modulo collaudato dei rossoblu che, se dovessero tenere il passo, potrebbero garantirsi un posto in Europa.
SIENA-ASCOLI
La squadra marchigiana, per poter
sperare nel “riaggancio” alla zona salvezza, avrebbe dovuto intervenire sul mercato in modo sostanziale. Sono invece arrivati cinque/sei giocatori di medio livello,
con un mix di esperienza e dinamicità
come Di Biagio, Melara, Soncin, Bonanni
e Lombardi tutti elementi importanti per arricchire la rosa ma, forse, non in grado di
garantire il necessario salto di qualità per
centrare l’obiettivo salvezza. La marcia in
più la può dare solo un tecnico come Sonetti, da sempre capace di gestire spogliatoi bollenti e situazioni difficili. Il modulo passa dal 4-4-2 al 4-5-1. Una difesa
rinnovata con i già citati Di Biagio e Melara affiancati da Foglio e Minieri, un centrocampo in cui Fini è ancora lontano dal giocatore ammirato nello scorso campionato,
il giovane Boudianski in veloce maturazione mentre Zanetti, Fontana Giampà e Bonanni completano il reparto offrendo per
ora maggiori garanzie. In avanti le larghe
spalle di Bjelanovic hanno spesso fatto reparto da sole, anche se il giovane Paolucci (scuola Juve) sta bruciando le tappe
proponendosi come spalla ideale del centravanti croato. ■
RISULTATI E CLASSIFICA SERIE A
15ª giornata
SAMPDORIA-SIENA
0/0
16ª giornata
SIENA-ATALANTA
1/1
(Pt 35’ Migliaccio; st 40’ Frick)
17ª giornata
EMPOLI-SIENA
1/0
(St 2’ Marianini)
18ª giornata
SIENA-PALERMO
1/1
(Pt 41’ Simplicio, 43’ Rinaudo)
19ª giornata
LAZIO-SIENA
1/1
(St 16’ Rocchi, 41’ Cozza)
20ª giornata
SIENA-CHIEVO
2/1
(Pt 25’ Brighi; st 17’ Antonini, 22’ Portanova)
21ª giornata
ROMA-SIENA
1/0
(St 17’ Vucinic)
22ª giornata
CAGLIARI-SIENA
2/2
(Pt 30’ Corvia, 38’ Capone; 67’ Suazo, 83’ Codrea)
Classifica: Inter 60; Roma 49; Palermo 42; Empoli 32; Lazio
e Catania 31; Milan 30; Atalanta e Udinese 29; Sampdoria 27;
Siena e Fiorentina 25; Cagliari e Livorno 23; Torino 22;
Reggina 19; Chievo 18; Messina 17; Parma 15; Ascoli 12.
Cristian Molinaro, difensore
ca l c i o
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17 / calcio
ORA, PERÒ, RIDATECI LA NAZIONALE SCIPPATA
di Duccio Balestracci
Peccato. Poteva essere una grande festa e Siena se la meritava. Con la Coppa del
Mondo al Rastrello e con lo stadio di Siena (uno dei pochissimi a norma nel panorama desolante della deregulation calcistica italiana) che fa da teatro all’esibizione
dei Campioni del Mondo. Era perfino simbolico: non siamo adepti della qabbalah o
di altre forme di numerologia, ma la nostra rivista a settembre aveva messo in rilievo in copertina che l’anno della quarta Coppa della Nazionale italiana era anche
l’anno della quarta permanenza in serie A della Robur. Poteva essere un’occasione
per festeggiare i due fausti “quattro”. Invece, grazie ai criminali di Catania, tutto è
sfumato e ben altri pensieri ci hanno girato per la testa in quei giorni.
Per Siena (e per il Siena) sarebbe stata l’incoronazione ufficiale a piazza calcistica
di primo livello, perché, anche se si trattava di un’amichevole, era pur sempre un incontro di due squadre nazionali che scendevano in un campo di serie A (il nostro) davanti ad un pubblico (quello senese) che avrebbe fatto il tutto esaurito, se è vero che
già una settimana prima dell’incontro i biglietti si trovavano solo con difficoltà.
Ci sarà un’altra occasione, hanno promesso le autorità politiche e quelle sportive.
Ce lo auguriamo e lo speriamo vivamente, perché Siena e il suo pubblico se lo meritano: si meritano di essere eletti, per una sera, a “Nazione presente di persona”; quella
che rappresenta fisicamente, in carne ossa e tifo, la Nazione più grande che, dalle altre
città, la Nazionale la può seguire solo dalla televisione. Se lo merita, il pubblico senese, perché è l’occasione di far vedere il grado di capacità a trasmettere in campo entusiasmo e orgoglio. È l’occasione, insomma, per mostrare, prima di tutto a noi stessi, se siamo in grado di essere il dodicesimo uomo in campo non solo per la Robur ma
per la squadra dell’Italia.
Quando verrà a giocare la Nazionale (assessori, autorità sportive: ce lo avete assicurato! Se non mantenete siete dei quaquaraquà), dovremo saper dimostrare di essere in grado di superare l’esame di maturità, anche se in maglia azzurra ci sarà, magari, qualche giocatore che, nelle partite di campionato, ci sta cordialmente sulle
scatole. Quando hanno la maglia azzurra, sono la Nazione, e in quanto tali non si discutono: si incitano.
Sono abbastanza vecchio da ricordarmi quel che successe, tanti decenni fa, al
Sant’Elia di Cagliari. Ospitava Italia-Spagna, ma il pubblico locale, inferocito per l’esclusione dalla squadra azzurra di un idolo della squadra cagliaritana, per novanta
minuti fischiò l’Italia in modo indecente e fece un tifo vergognoso e forsennato per
la Nazionale iberica. Mi pare di ricordare che la prima partita internazionale a Cagliari ce l’hanno rigiocata più di vent’anni dopo o giù di lì. Giustamente.
Ma mi permetto di accampare un altro motivo di legittimazione e di “diritto” (per così dire) dei senesi a ospitare gli Azzurri. Proprio alla luce di quel
che è successo a Catania (ma era già risuccesso, e non solo a Catania. Ma
come in tutte le cose, ci deve scappare il morto. Anzi: il morto c’era già
scappato su un altro campo la settimana prima, ma il grande circo se l’era
cavata con un minuto di raccoglimento. Roba da vomitare…); si diceva:
proprio alla luce di quel che è successo a Catania crediamo che ci sia un
motivo in più perché Siena si meriti gli Azzurri. E questo motivo è che a
Siena, nella curva “calda”, quella dove stanno gli ultrà locali, tutte le domeniche si siedono anche ragazzi, donne, anziani; in curva Robur ci si
portano i bambini, ci si va con la famiglia o con la fidanzata e il fidanzato, nell’intervallo si vanno a scambiare quattro chiacchiere con l’amico che siede tre file più in giù o con la condomina che abita quattro
piani sopra a noi. A dieci metri dai ragazzi con le bandiere e i megafoni
siedono donne di una certa età, uomini – come chi scrive, dannazione!
– ormai in zona “cartargento”. La nostra curva (che il dio del pallone
ce la conservi così e non mi sbugiardi nei prossimi mille anni) è un
esempio lampante di civiltà. Qualche idiota che fa battute razziali
c’è, diamine. Qualche vaffanculo all’arbitro ci scappa, certo. Qualche
greve sfottò alla tifoseria ospite si sente, sicuro. Ma non si va oltre.
Potrete dire che nessuna di queste tre cose è giusta. Vero. Che tutt’e
tre queste cose devono, anch’esse, sparire. Sacrosanto: ve lo firmo.
Ma nel frattempo lasciateci essere ragionevolmente soddisfatti di
una tifoseria che può insegnare qualche cosetta alle altre.
E ridateci la Nazionale. Giuro che, se saranno in maglia azzurra, mi spellerò le mani anche per Toni e per Materazzi. Che è tutto
dire. ■
Domenica mattina diversa anche per i ragazzi neroverdi
San Miniato ore 10:
la partita che non c’è
Gigi Rossetti
La formazione degli
Esordienti con, sotto,
il presidente Toscano
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La mattina del giorno dopo è una domenica triste. Solo il rumoroso silenzio del
vento che muove le diciassette bandiere che
guardano il campo; un silenzio irreale perché a quell’ora, sempre, la domenica mattina a San Miniato si gioca. Gioia e sconforto,
applausi e fischi; abbracci per un gol segnato e delusione per uno subìto… Ma la mattina del giorno dopo, niente di tutto questo
perché qualcuno ha fatto sì che la giostra si
fermasse. Dietro il paravento del gioco più
bello del mondo ( un gioco che sempre più
somiglia ad una guerriglia), qualche scellerato ha voluto nascondersi per attaccare lo
Stato e ha mirato dritto al cuore dei suoi tutori. Qualcuno ha mirato più in basso e a Filippo, che insieme ad altri 1499 colleghi era
lì per una partita a cercare di difendere l’ordine, hanno spappolato il fegato con una
mazzata. I “buoi” sono scappati tutti e allora,
come sempre accade, anziché far rispettare
le regole (derogate, derogate e ancora derogate) ecco che si cercano lucchetti ancora
più grossi di quelli che c’erano, (grossi anch’essi) per chiudere il serraglio nel quale
non c’è più nessuno. Fermi tutti, si scende!!
E a subirne le conseguenze, più che altri, i
ragazzi che non aspettano altro che la domenica mattina per vestirsi (in questo caso)
di neroverde e scendere in campo a difendere i colori della propria squadra. Per gioire, per arrabbiarsi… Quei ragazzi ai quali il
San Miniato cerca di insegnare, oltre che a
calciare un pallone, come ci si deve comportare quando si scende in campo e di fronte abbiamo un altro ragazzo che è solo e soltanto un avversario e mai un nemico. No,
questa volta niente di tutto questo. Solo il silenzio che ad un campo di calcio non appartiene e a questi ragazzi neppure.
“Fermi tutti! Non si
gioca!! Vogliamo dire basta a
questa violenza assurda, vogliamo che si cominci finalmente a capire che il teatro
dove andiamo ad assistere al
domenicale spettacolo, non è
un’arena dove giostrano gladiatori. Vogliamo sia garantita sicurezza e incolumità fisica.” Questo più o meno il
concetto che ha portato allo
stop, ma spiegateglielo voi a
questi bambini che “stamattina non si gioca perché qualcuno travestito da tifoso ha
ammazzato un poliziotto”.
Con il pensiero, San Miniato è vicino alla famiglia di Filippo; alla moglie e ai suoi figli uno
dei quali, vista l’età, avrebbe potuto benissimo essere uno dei nostri atleti.
Una ‘fermata’ dovuta; per meditare su
quella morte assurda cercando di trarne
qualche insegnamento e sulla possibilità di
invertire finalmente la rotta e nella speranza
che per l’ennesima volta, tutto quanto non si
risolva in un minuto di raccoglimento.
Fiumi di inchiostro e fiumi di parole e intanto la ruota che ha ripreso a girare, e altrimenti non avrebbe potuto essere, perché è
la vita che continua. La Società da portare
avanti e l’attenzione a tutto quello che la riguarda, sia esso scritto, detto, oppure fatto.
“L’analisi dei risultati, a volte condivisibili o
meno – dice il presidente Toscano – questa
volta rimane ai margini. Se ne sono andati
due terzi di stagione e allora credo sia necessaria una riflessione che mi amareggia
non poco. Chi vive questo mondo di Settore
Giovanile dilettantistico sa quanto sia difficile, a livello finanziario ed umano, portare a
termine una stagione calcistica; quindici
squadre che scendono in campo ogni fine
settimana non sono uno scherzo e quando,
con una di queste, ti trovi in difficoltà e da chi
ritieni essere amico e nella possibilità di darti
una mano, ti accorgi invece che quella mano
non solo non te la dà, ma al contrario ti indebolisce ancora di più portandoti via uno
degli elementi cardine, quella che provi non
può che essere tanta amarezza. Un comportamento che certifica come in questo
mondo non esistano né collaborazioni, né
tanto meno amicizie; solo il proprio interesse
senza rispetto per nessuno. Ma forse è giusto così. Quello che non è giusto invece e
non accetto – continua il Presidente – è il tirare in ballo la Società che mi onoro di presiedere, che continuamente a livello provinciale e regionale riceve elogi per il suo
comportamento, in fatti che non la riguardano, colpevolizzandola per sentito dire e facendola passare per rissosa quando tali atteggiamenti sono distanti anni luce dal
nostro modo di pensare e soprattutto di
agire. E a poco vale una smentita del giorno
dopo. Ci siamo fermati una settimana, per
lutto, certo, e forse per riflettere. Non tutti
però, evidentemente, l’hanno fatto”. ■
A modo suo è una notizia anche questa: la squadra di calcio del Gruppo Stampa Autonomo di Siena (nella foto) ha vinto la prima partita della sua pur breve storia sportiva. Costituito non più di due
anni fa sotto la guida
di Gigi Rossetti, l’undici dei giornalisti
senesi, infatti, non
aveva ancora raggiunto questo traguardo, limitandosi
a raccogliere solo
qualche striminzito
pareggio. Ora finalmente la prima vitto- L A P R I M A V O LTA D E L G R U P P O S TA M P A
ria che dà morale e
stimoli. ‘Vittima’ predestinata la ‘mitica’ Pianlaghese sconfitta per uno a zero sul
campo del San Miniato in un incontro dall’esito incerto fino al termine.
Il saluto del presidente della Figc
alle rappresentative provinciali
impegnate nei prossimi tornei regionali
Il senso
di una maglia
Maurizio Madioni
Come ogni anno in questo periodo della
stagione sportiva prendono il via i Tornei Regionali per le Rappresentative Provinciali dei
Comitati F.I.G.C. che hanno il loro epilogo
nei mesi di aprile – maggio. Far parte della
rappresentativa di una Provincia rappresenta il massimo dei riconoscimenti per un giovane che pratica lo sport. In verità, oggigiorno, questo entusiasmo di partecipazione
viene un po' mitigato perchè le società, a differenza di un recente passato, possono liberamente prendere parte ai Campionati Regionali ed i confronti con le realtà delle altre
Provincie si fanno più ricorrenti. Un altro motivo di affievolimento di entusiasmo deriva
dal fatto che una buona parte delle società
che operano nel settore giovanile hanno
stretto rapporti di collaborazione con società
professionistiche di serie A (Siena, Empoli,
Fiorentina, Juventus, addirittura Cagliari)
che con molta comodità possono selezionare gli elementi migliori senza assistere alle
gare avvincenti di questi tornei tra rappresentative, che erano e rimangono delle vere
e proprie vetrine. Ciò nonostante, la convocazione di un giovane in Rappresentativa è
da ritenersi un evento importante per la sua
educazione sportiva, poiché solo così il ragazzo ha modo di approfondire la conoscenza di altri suoi coetanei che militano in
altre società, prima visti ed incontrati soltanto come avversari. Pur prendendo atto che il
calcio giovanile sta sempre più espandendosi a livello regionale, la rappresentativa
provinciale deve essere considerata e vissuta come una vera e propria nazionale e tutti
dovrebbero avere la voglia ed il desiderio di
farne parte.
Il Comitato Provinciale di Siena della
F.I.G.C., sponsorizzato per questa attività
dal Gruppo MPS, si trova alle prese con questi tornei regionali che richiedono un significativo impegno organizzativo ed economico
sia da parte dei Comitati che da parte delle
Società che sono, come al solito, chiamate a
collaborare per il solo e semplice spirito
sportivo, per non dire campanilistico. La
prima fase del Torneo prevede due incontri,
andata e ritorno, con le rappresentative del
Comitato Provinciale di Arezzo. Le semifinali saranno disputate con un'unica gara in
campo neutro. Le eventuali finali, per rispondere a contenimenti economici, saranno disputate nel tempio del calcio di Coverciano.
Le Rappresentative senesi degli Allievi e
dei Giovanissimi B, guidate rispettivamente
da Mario Pasqualini e Fabrizio Scarpellini,
hanno messo in mostra diversi ragazzi interessanti sia dal punto di vista tecnico che
atletico-agonistico.
La Rappresentativa Juniores, guidata
dal Selezionatore Franco Rizzuto, si troverà
ad affrontare in un triangolare le squadre di
Livorno ed Arezzo. Le semifinali e le finali,
per questa edizione del Torneo Paterni, saranno effettuate nella provincia di Pistoia
con l’organizzazione curata dal Comitato di
quella piazza, che per regolamento accede
direttamente alle semifinali.
Le rappresentative senesi, in questi ultimi dieci anni, hanno dato dei buoni risultati,
segno evidente che i Settori Giovanili delle
Società della nostra Provincia stanno lavorando molto bene. Non a caso, la rappre-
sentativa Giovanissimi B per ben due volte
ha ottenuto il titolo di campione regionale. Altrettanto ha fatto quella Juniores, che nel
2002 e nel 2004 ha trionfato nel Torneo Paterni con Firenze è l’unica ad averlo vinto per
ben due volte.
Nonostante le buone qualità tecniche ed
agonistiche dei nostri giovani, grandi e piccini, il compito dei selezionatori rimane impegnativo, poichè con le poche sedute di allenamento che possono essere effettuate dai
ragazzi, impegnati durante la settimana con
le rispettive società di appartenenza, possono cercare di comporre le squadre come dei
mosaici senza pretendere che vengano realizzati schemi di gioco, difficili da ottenere
con i pochi incontri effettuati e da effettuare.
Se le società della nostra provincia, prese
dagli impegni dei loro campionati, saranno
capaci di dare una mano agli organizzatori
Veneri, Carloni e Cucini del Comitato Provinciale della F.I.G.C. e se la dea bendata ci
darà una spinta, ci sono concrete possibilità
di ottenere qualcosa di buono.
Il Torneo Paterni per Juniores, grazie al
Presidente Regionale Fabio Bresci, ha nuovamente ripreso il suo importante valore in
un ambiente dilettantistico che, per motivi
noti e più volte trattati, sta pian piano subendo un significativo calo di interesse. Non
sarà certo questo torneo a riportare gli spettatori nei campi sportivi, ma se non altro servirà a far riscoprire ai giovani dilettanti il vero
valore dello sport e l’attaccamento alla maglia bianconera della Balzana, dimenticando
i compensi o rimborsi benzina, così si chiamano, che spesso celano dei veri e propri
“stipendietti” non di poco conto.
Il calcio deve assolutamente riacquistare i suoi iniziali e veri valori che l’ambiente
professionistico ha definitivamente sepolto.
Il sano campanilismo, la voglia di stare insieme a seguire i ragazzi della propria città
o del proprio paese, devono necessariamente essere riacquisite disertando quelle
salette dei vari club dove oggi si va ad assistere alle gare professionistiche trasmesse
dalla pay-tv, nemico numero uno del nostro
ambiente calcistico semiprofessionistico, dilettantistico e giovanile. Nella speranza che
il nostro calcio riprenda il suo spazio, esprimo un sentito in bocca al lupo alle Rappresentative del Comitato da me presieduto ed
a tutte le squadre delle Società della nostra
Provincia. ■
La rappresentativa
Juniores divisa in
due squadre
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DALLA DELUSIONE PER L’EPILOGO
DELL’AVVENTURA BOLOGNESE,
I BIANCOVERDI DEVONO TRARRE
LO SLANCIO VERSO GLI ALTRI OBIETTIVI
La MPS c’è
anche se per 5’
non si vede
MAURO BINDI
Che rabbia rappresentare il rovescio di
una medaglia che luccica come poche, rimanere nel lato oscuro di una luna splendente
come non mai, ad idealizzare l’emblema, necessario, ma perdente dell’esaltazione di un
gioco.
Già perché l’epilogo della partecipazione senese alle Final Eight di Coppa Italia,
rappresenta veramente l’essenza crudele,
ma fantasticamente più esaltante, di uno
sport come il basket che riesce a regalare
emozioni incredibili.
ba s k e t
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Peccato essere dalla parte sbagliata, perché
al di là delle considerazioni generali sulla bellezza della pallacanestro, sul lato sportivo, situazioni come quella materializzatasi a Bologna lasciano lo spazio a mille recriminazioni e
a possibili ripercussioni che in questo momento ci affanniamo a scongiurare, ma che invece
rappresentano il pericolo più immediato.
Non entriamo nel merito della cronaca
delle gara contro la Benetton, con tutti i suoi risvolti tattici e con le sue interpretazioni che rimangono una lettura che non può competere
ad una rivista, rimane invece l’intonazione di
fondo su di una partecipazione della Montepaschi a questa edizione della Coppa Italia, che al
pari della sfortunata impresa del 2002 a Forlì
contro la grandissima Kinder dei Ginobili e Rigadeau, mai era stata così autoritaria e soprattutto densa di conferme rispetto al cammino
esaltante fatto tra campionato e coppa fino a
questo momento.
Cinque minuti di disperata trance agonistica dell’ex Mordente e un tiro senza appello di
Soragna condannano gli uomini di Pianigiani
oltre ogni demerito, perché di responsabilità ce
ne sono sempre di fronte ad una sconfitta simile, ma non possono intaccare minimamente la
sensazione di superiorità dimostrata dalla
Mens Sana sia contro la Eldo Napoli, che contro la stessa Benetton.
È su questa lettura intorno alla quale Pianigiani e lo staff tecnico bianco-verde devono
riuscire a virare l’analisi post-Bologna, perché la scelta di un cambio di difesa rivelatosi
sbagliato o quella di non ricorrere ad un fallo
negli ultimi 9 secondi, appartengono alla lista
degli episodi che da sempre decidono gli esiti
di una partita.
Rimangono invece altri tipi di analisi, che
diventano più strutturali e che possono finire
con il condizionare il risultato di una stagione
se non si riesce ad intercettarli a tempo debito.
Il corto circuito bianco-verde è nato nel
momento della massima esaltazione, quando
sul + 16 la Montepaschi ha gettato al vento due
contropiedi per un eccesso di frenesia, che difficilmente abbiamo riscontrato nell’atteggiamento mentale del gruppo fino a questo momento della stagione.
Sintomatico, ma non trascurabile, che per
la prima volta gli uomini di Pianigiani si trovassero dinanzi ad una partita senza appello,
dove quindi il paracadute dell’esperienza e soprattutto del vissuto (insieme) ha un valore incommensurabile.
Situazione analoga, ma a parti invertite, la
Montepaschi l’aveva vissuta contro Napoli in
campionato, dove aveva riacciuffato in extremis una vittoria insperata fino a pochi minuti
dal termine dei tempi regolamentari, ma dalla
cocente delusione rimediata nella semifinale di
Coppa Italia, la Montepaschi può trarre un insegnamento utilissimo aggiungendo al proprio
bagaglio di esperienza un episodio che deve
22 b a s
ket
tornare utile in ogni partita, specie in quelle
senza alternative, che ci auguriamo possano
essere molte da qui alla fine della stagione.
D’altra parte abbiamo sempre condiviso
l’idea di una Mens Sana che dovesse costruire
giornata dopo giornata la propria identità e che
questa potesse passare anche attraverso delle
sconfitte e dei momenti difficili.
Questo probabilmente potrebbe essere uno
di quelli, un passaggio della stagione molto delicato, che in questo momento è lecito temere,
ma pensiamo sia altrettanto giusto attaccarsi
alla constatazione dell’equilibrio e della grande tranquillità con cui è stata affrontata finora
questa parte di cammino.
Se non c’è stata eccessiva esaltazione per
un insperato primo posto in classifica e per un
percorso di alto profilo in Uleb Cup, non c’è
motivo di pensare che la sconfitta contro la Benetton possa regalarci chissà quale cataclisma.
Occorre analizzare e forse armonizzare ancora
di più alcuni aspetti del gioco senese, che a tratti, peraltro, è stato veramente esaltante.
In una logica continuazione di quanto visto
finora la Montepaschi, anche a Bologna per 75
minuti circa, è stata la squadra non solo più in
forma, ma soprattutto quella più costante ed
autoritaria, superiore per fisicità e duttilità tecnica, con equilibri interni capaci di fornire
sempre risposte adeguate alle caratteristiche
degli avversari.
In questo congegno di squadra, si sono poi
esaltate le individualità, che sulla falsariga di
quanto accaduto fino a questo momento sono
depurate di qualsiasi forma di gelosia.
È però proprio nell’ambito di certi equilibri che bisogna lavorare, perché nell’ultimo
quarto della semifinale con Treviso si è materializzata una situazione che per quanto forse
irripetibile, può ripresentarsi nel futuro sotto
altri aspetti o implicazioni.
Costruito il vantaggio su di una suddivisone perfetta di compiti all’interno delle diverse anime dell’organico, la Montepaschi ha
trovato il massimo vantaggio sull’onda del
grande momento di gioco vissuto sul talento
infinito di Joseph Forte, che per assurdo con
il suo show personale ha tolto dal ritmo di
gara quel senso di partecipazione collettiva
che rimane essenziale.
Il problema non è ovviamente Forte in sé,
che per le sue qualità rimane un giocatore fondamentale nell’economia generale della Montepaschi, quanto riuscire ad armonizzare le sue
caratteristiche, che lo portano a giocare in isolamento e che possono essere un patrimonio
importante per la squadra, in un contesto che
sappia però riappropriarsi dei propri equilibri,
nel momento in cui si esaurisce la singola spinta dell’ex Boston Celtics.
In fondo avere la percezione di avere uno
o più giocatori in grado di poter uscire dagli
schemi e trascinare per periodi più o meno
lunghi la squadra o fuori da un momento di
difficoltà o per favorirne un allungo è un grosso vantaggio. Diventa un problema, quando
questo toglie equilibrio o non si riesce a recuperarlo.
Anche questa è una tappa essenziale per
riuscire ad esaltare al massimo le qualità di
questo gruppo e, per quanto cocente, è proprio
da una sconfitta che può arrivare l’input giusto
per indirizzare il lavoro in quegli aspetti che rimangono più o meno evidenti per molto tempo
e che poi emergono in maniera fragorosa in
una circostanza.
Anche perché di qualità questa squadra ne
sa mettere in campo molte, dalla capacità di
imporre la propria fisicità sotto canestro, alla
capacità di saper aggiungere alle qualità dei
propri lunghi, caratteristiche non comuni dei
propri esterni (vedi Sato al capitolo rimbalzi),
alla facilità con cui in alcuni momenti riesce a
trovare i ritmi e spaziature giuste per esaltare le
caratteristiche dei propri giocatori in attacco,
ad una difesa che è bene ricordarlo ha concesso 67 punti a Napoli e 52 a Treviso in 35 minuti circa.
Senza quegli ultimi 5 minuti avremmo
scritto sicuramente tutta un’altra storia. Non
era certo scontato che saremmo giunti alla vittoria finale contro Bologna, ma una cosa è
certa: a quegli ultimi 5 minuti non possiamo
permettere di cambiare il corso delle cose, perché non devono cancellare la sensazione di una
squadra veramente forte che si intuisce vedendo giocare la Montepaschi.
Certo vedere alzare la coppa alla Benetton fa male, perché la sconfitta contro i trevigiani è stato il frutto di una somma di circo-
stanze per larghi versi casuali e, forse, irrepetibili. In tal senso è risulata molto diversa la
vittoria dei casuals in finale contro la Vidivici, nella quale è parso evidente un equilibrio
che a dispetto del risultato non c’è stato in
Montepaschi–Benetton.
Riconosciamo a coach Blatt il merito di
riuscire a trasmettere sempre ai suoi giocatori
una grande determinazione, oltre alle indubbie
qualità tecnico-tattiche che gli permettono di
tirare fuori da un gruppo non eccelso come
quello attuale, sempre grande qualità, ma
Siena deve uscire da questa esperienza con la
convinzione di essere avanti a tutti, senza sopravvalutazione di sé stessa, ma con la giusta
valutazione dei suoi meriti e delle sue colpe.
Facciamo appello alla tranquillità ed alla
convinzione sempre manifestata da società e
tecnico per uscire da questa delusione, perché
se si parla di correttivi o di particolari su cui lavorare, vuol dire anche valorizzare quanto di
eccellente è stato fatto finora, ricordando soprattutto che in pochi potevano prevedere un
impatto così forte della Montepaschi sulla stagione cestistica in corso.
A Bologna si è avuta la conferma che in
una ipotetica scala di crescita ancora ci sono
degli scalini da salire, sarebbe stato peggio se
avessimo ritenuto che oltre non si poteva andare, anche perchè è risaputo che la Coppa Italia, al di là del valore reale raggiunto da questa
competizione, non fornisce indicazioni assolute proprio per la sua collocazione temporale ed
anche per la specificità della sua formula.
Dispiace che la storia di questa manifestazione ci stia regalando anno dopo anno tutta
una serie di delusioni, però fa altrettanto piacere constatare che in un parallelo tra l’evolu-
zione della Coppa Italia nella sua esaltante formula attuale a 8 squadre e la storia più recente
della Mens Sana, si nota come la Montepaschi
sia la società con il massimo delle partecipazioni (7 su 7) e questo, seppur in piccola parte,
ci regala un motivo di compiacimento e di conferma per il ruolo da protagonista che Siena dimostra di avere nel tempo.
Chiodo schiaccia chiodo, così per lo meno
si dice ed allora speriamo che il fatto di ripartire immediatamente dopo l’incredibile finale
di Bologna con un ritorno di coppa reso semplice da una gara di andata perfetta e con sfide
di campionato difficili, ma non impossibili,
serva a stemperare la delusione e a ritrovare subito quella serenità che è stata una base fondamentale in questi primi mesi di stagione.
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diario
LA FIDUCIA PIÙ FORTE DELLA DELUSIONE
Roberto Morrocchi
Coppa stregata... l’hanno definita così un pò
tutti i commentatori di parte mensanina. Io non so
se sia stregata o meno. Certo ricordo ancora con
amarezza la beffa del 2002, quando – grazie
anche ad una fischiata improvvida su un inesistente fallo su un tentativo da tre di Abbio – buttammo alle ortiche il trofeo. Ma era la prima volta
che la Mens Sana vedeva un traguardo così importante. Poi la “strega” ce la siamo chiamati da
soli. Partecipazioni senza convinzione, anche
nell’anno dello scudetto, ma sì, un colpo e fuori,
fino allo scorso anno quando con una gestione senza senso dell’ultimo minuto regalammo a Roma il pass per la finale.
Con la Benetton, dopo aver fatto vedere il basket più spettacolare contro l’Eldo
Napoli, abbiamo tenuto il campo da
squadra vera per almeno tre quarti. Poi
è salito in cattedra
Forte e il suo “one man
show” ha ubriacato tutti. Ci
ha talmente ubriacati da convincerci che la gara era bella e finita e che la vittoria
era ormai una questione di tempo. Di tempo da
trascorrere, appena quattro minuti e quarantasei
secondi con sedici punti di margine a nostro favore…peccato però che Blatt e soci non fossero
della stessa idea. Certo se Soragna non avesse azzeccato il tiro della disperazione allo scadere,
dopo un mare di “padelle” collezionate nell’ultimo mese, non saremmo qui a commentare una
sconfitta, ma avremmo comunque negli occhi e
nella testa il “vuoto” che ha fatto seguito all’enorme vantaggio raggiunto.
A volte succede, nello sport così come nella
vita di tutti i giorni, che si molli la presa e ci si rilassi mentalmente dando per scontato un obiettivo quasi raggiunto..
Ecco, in questo senso, la sconfitta con Treviso può venirci utile da qui alla fine della stagione. Anzi è più da una delusione, se utilmente metabolizzata, che si possano ricavare i giusti
insegnamenti. La squadra è molto forte e Simone
Pianigiani si sta imponendo all’attenzione dei
media come il tecnico del momento. Nessuna
squadra nel nostro campionato, e pochissime in
Europa, hanno sotto i tabelloni la forza, il tempismo e l’atletismo di Sato ed Eze, con Baxter in
crescita. Gli esterni hanno classe e punti nelle
mani e credo che si possa ancora crescere. Lo
credo perché Boisa – che può contare sull’appoggio dei compagni, del tecnico e della società –
non può non risollevarsi dal grigiore in cui è
piombato, così come Datome, una volta ritrovata
la condizione, saprà imporsi in una stagione nata
male e proseguita fra troppi alti e bassi.
A proposito di Coppa…mi ha fatto piacere
che Casalini, uno che il basket lo conosce e che
riesce a vederlo senza particolari lenti “milanesi”,
abbia inserito proprio Datome nel quintetto della
nazionale del futuro prossimo.
A Bologna infatti l’unico allenatore che oltre
Blatt poteva sorridere soddisfatto era Recalcati.
Bargnani fa cose egregie nella NBA, Gallinari, a
soli diciotto anni, è di sicuro il miglior talento
d’Europa. Ci sono poi Bellinelli, Mancinelli,
Crosariol, Gigli, Mordente, Soragna, Michelori,
Di Bella e… Datome per una Italia tutta da scoprire.
A proposito di Gallinari, la sua prestazione
contro le V nere ci ha lustrato gli occhi. Freddezza, classe, tiro, penetrazioni, rimbalzi, astuzia e
un fisico ancora da modellare.
Lui è un campione, ma io resto convinto
che Datome, se convinto come lo sono io,
non sia poi così distante dal figlio del
“Gallo”. Se mi sbaglio pago pegno, ma
aspettiamo la fine della stagione per scoprire tutte le carte. ■
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L’APPUNTAMENTO TRICOLORE
SI CONFERMA OSTACOLO
INSORMONTABILE
PER I BIANCOVERDI
Allergia da
Coppa Italia
MARCO NALDINI
La diagnosi non lascia dubbi, i test parlano chiaro. La Tim Cup Final Eight è indigesta ed al momento non assimilabile per il
Montepaschi.
Le edizioni si succedono con il consueto ritmo annuale, e Siena ne esce, ogni volta,
in maniera rocambolesca. È un film visto e
rivisto, ma l’ultimo ciak ha racchiuso un copione micidiale.
Quel 6/6 dai trepunti ad opera del Benetton in meno di 4 minuti ha sbriciolato un
vantaggio costruito ad opera d’arte dall’Mps, una squadra che ha giocato, per tanto
tempo, al piano superiore, conducendo la
semifinale con autorità, prima delle ultime
imprevedibili sciabolate trevigiane.
La determinazione di Sato e la sua doppia doppia, per rimbalzi (11) e punti (12), la
consistenza di Kaukenas, la concretezza di
Forte che ha firmato da solo tutti i canestri
su azione dell’ultimo quarto (ad eccezione
del trepunti di apertura di Kaukenas) stonano e non poco con l’epilogo.
In Finale va il Benetton, come Roma ha
fatto nel 2006, aggrappandosi ai tiri dall’arco. Come in una staffetta, tutta italiana una
3x3 un po’ anomala nel suo genere, con il testimone che passa dalla mani di Alex Righetti, autore un anno fa della tripla per il
supplementare e degli 11 punti decisivi nel
finale di gara, a quelle attuali della Mordente & Soragna, che ne fatturano 19, nei 3 minuti e mezzo di fine bilancio.
Il leit motiv si ripete. Il vantaggio nelle
ultime azioni, soprattutto quando è di tre
lunghezze, deve, oppure no, essere custodito con la ricerca del fallo sistematico? Il
tema è stato al centro di molti pareri nei
giorni seguenti la Final Eight della passata
stagione. Inchiostro e microfoni hanno
avuto modo di sottolineare la strategia seguita da quella gestione tecnica, guidata da
coach Recalcati, il quale, a sua volta, fu costretto a ritornare a più riprese sull’argomento.
Il rischio di riaprire la trattazione è reale,
soprattutto analizzando le alchimie altrui,
come quella di David Blatt, coach Benetton,
che ferma il cronometro (e la manovra delle
26 b a s
ket
Vnere) sul proprio vantaggio per 64-61, nell’ultimo giro di lancette della finale poi
vinta.
Ma focalizzare l’analisi solamente sugli
ultimi fotogrammi sarebbe riduttivo, oltrechè un madornale errore. Le gare si decidono longe ante, molto prima. Siena ha pagato l’inconsistenza di Lonny Baxter,
l’oggetto misterioso della semifinale, ed
ancor più l’arrendevolezza, che inizia a non
far più notizia, di Vladimer Boisa; assieme
raccolgono 2 miseri rimbalzi in 22 minuti e
5 falli, senza subirne alcuno. Al sopraggiungere invece del 4° personale di Shaun Stonerook e, subito dopo, del 3° di Romain
Sato l’Mps ha cercato di gestire vantaggio e
falli ricorrendo alla difesa a zona, con Treviso che fino ad allora procedeva con 3/21
dall’arco. Se i giocatori della Marca avessero proseguito in quella striscia si sprecherebbero adesso le lodi per l’esordiente
coach Simone Pianigiani che sta, comunque, raccogliendo i frutti di un lavoro impostato con tanta serietà. Siena, lo ripetiamo,
ha giocato finora al piano superiore.
Così come hanno fatto gli italiani nella
quattro giorni di Casalecchio e non solo
quelli protagonisti e vincenti del Benetton.
Le prodezze e la produzione Docg, con
schiacciate, triple e alcuni sottomano in galleggiamento, di Danilo Gallinari, classe
1988, lasciano intravedere un altro italiano
oltreoceano, sulle orme di Andrea Bargnani.
Il basket Made in Italy non è passato di
moda, Siena fa scuola con le sue giovanili
tricolori, e soprattutto con il lavoro senza
sbavature di Marco Carraretto e i due senior
del vivaio (Datome e Lechthaler). Hanno
cittadinanza, attributi e qualità per mostrarsi e reggere il palcoscenico non solo per fugaci apparizioni. Un antistaminico che potrebbe essere salutare. ■
DOPO LA COPPA ITALIA
I BIANCOVERDI SI RITUFFANO
NEL CLIMA EUROPEO CONSAPEVOLI
DEL PROPRIO RUOLO
In fondo il mondo
non finisce
a Bologna
FABIO FINESCHI
Sembrava sin troppo perfetta quella
Montepaschi fiorita in gennaio. In uno sport
che raccoglie frutti per lo più in primavera
pareva di essere al cospetto di un frutto fuori
stagione. Pianigiani aveva avvertito: “le
partite senza domani ci daranno la misura
della nostra attuale situazione mentale”. La
Coppa Italia ha confermato pienamente la
sensazione che nessuno in Italia abbia gioco
e automatismi pari a quelli di Siena. Ma evidentemente la superiorità tecnica non sempre basta. Allora a fianco del campionato
torna di estrema utilità la cartina di tornasole dell’Uleb. Dopo la caduta più imprevedibile e rocambolesca della sua storia recente,
la Mens Sana non deve far altro che risalire
a cavallo per constatare che le certezze e i
progressi fatti non svaniscono in 5’ di “follia cestistica collettiva”. La gara secca ha dimostrato che oltre a dimostrarsi più forti in
campo, occorre esserlo anche mentalmente.
A Salonicco non c’erano stati dubbi in merito. L’attuale Paok non vale forse la Benetton, ma in campo avverso e davanti ad un
pubblico caldo la Montepaschi ha mostrato
una freddezza di cui è evidentemente capace. Ha gestito i normali alti e bassi che costituiscono una gara. Felice alternanza nelle
scelte e nelle opzioni offensive, metodo in
difesa e dopo il capolavoro in casa Fortitudo la doppia trasferta
si è chiusa col botto
greco. Vincere da
gennaio a giugno era
impensabile. Il fatto
che la sconfitta con
la Benetton sia giunta in forma totalmente assurda e in una
gara “senza domani”, è un modo come
un altro per fissare
nella mente di tutti
quanto sia brutto rivivere esperienze per
altro già testate a
Biella. Si tratta di ritrovare un equilibrio
virtuoso fra la fiducia in se stessi e l’imprevedibilità di qualsiasi partita. Le gare
secche di Uleb aiuteranno in tal senso.
Anche perché dietro
l’angolo c’è un avversario di primissimo livello. Il confronto ai quarti con
l’Unics Kazan vale
un anticipo della finale. Servirà una Montepaschi consapevole di potercela fare con
chiunque, ma allo stesso tempo cinica e calcolatrice fino all’80° minuto della doppia
sfida. In testa al campionato sovietico, la più
che probabile prossima avversaria dei senesi, si presenta come la vera novità dell’anno
sul piano internazionale. Novità non nel
senso stretto del termine, visto che il club è
ben noto e in crescita continua da anni. Ma
se in molti la davano già in estate come
forza tolta all’Eurolega, il Kazan visto all’opera fa pensare ad una squadra in grado
di giocare addirittura le final four sul massimo palcoscenico continentale. In campionato la squadra di Sireika ha travolto addirittura i campioni d’Europa del Cska con il
punteggio di 101-83. Destino simile per la
Dinamo, trionfatrice in Uleb lo scorso anno
e oggi forza di primo livello in Eurolega, 8759 il risultato sofferto a Kazan dalla seconda
squadra moscovita. Per ora l’Unics è imbattuto in casa, considerando sia la coppa che il
campionato. In definitiva un avversario trovato forse un po’ troppo presto, ma d’altra
parte quello più adeguato per indicare ai
biancoverdi lo stato di crescita e gli eventuali aggiustamenti da fare, in attesa di una fase
calda della stagione ancora lontana. ■
IL COMMENTO DI UN INVIATO ILLUSTRE
E il giudizio
resta immutato
GUIDO GUIDA*
Un girone d’andata praticamente dominato e condito da alcune vittorie strappate con quella che si può chiamare in tanti
modi: classe, disperazione, fortuna, sangue freddo ecc. E poi a
Casalecchio di Reno, quando era il momento del non ritorno, cinque minuti di blackout e addio Coppa Italia. Quanto basta per disperarsi, almeno un po’. Ma non troppo perché come diceva Al
Neuhart, mente illuminata e fondatore del quotidiano Usa Today:
“Le sconfitte in serie B sono fondamentali perché preparano alle
vittorie in serie A”.
Questo Montepaschi ha dimostrato ampiamente di valere la
serie A, nel senso di ambire ai massimi traguardi stagionali, e una
sconfitta nell’evento meno importante della stagione biancoverde
dispiace, ma può essere un efficace viatico per arrivare preparati
ai palcoscenici più quotati. Un gruppo nuovo, con gente che finora ha dimostrato di sapere vincere al piano di sotto, forse aveva bisogno proprio di una lezione simile per il salto di qualità, trovare
qualche punto di riferimento per capire quali sono i suoi limiti e,
soprattutto, quali sono le sue potenzialità. Il vaccino è stato iniettato: il tempo di assorbirne l’effetto, di smaltire l’amarezza e il
campionato dovrà fare i conti con una Mens Sana ancora più forte.
* inviato Gazzetta dello Sport
ba s k e t
27
tiri liberi
NON C’È TEMPO PER PIANGERE
Antonio Tasso
E dài, su! Riprendiamo la strada di casa, scavalliamo l’Appennino e ancora una volta malediciamo questa stregatissima Coppa Italia che
sembra proprio non voler trovare posto fra i trofei
mensanini accanto allo Scudetto alla Supercoppa alla Saporta e alle due finali di Eurolega.
La coccarda tricolore rifiuta di appuntarsi
sulle canotte biancoverdi, salta l’esodo domenicale preannunciato verso il tortellino e Casalecchio, e la domenica la passi al mare o coi figlioli
in maschera ad uno dei tanti carnevali che impazzano oppure, silenzioso ed incazzato, a riflettere su quello che poteva essere e …non fu!
Eppure eri lì, sedici punti avanti e nemmeno
cinque minuti alla fine; e avevi dato e stavi dando
un’impressione di forza, di gioco, di superiorità
quale nessun’altra squadra mai nella quattro giorni bolognese.
È vero, quella retina intrigata e i dieci minuti
necessari per cambiarla sembrano raffreddare
un po’ i nostri spiriti bollenti, il nostro superiore
entusiasmo, interrompono un trend inarrestabilmente in ascesa, ma siamo avanti e il tempo scorre a nostro favore.
S’è svegliato Mordente e ne ha messa una,
anzi due, addirittura tre di quelle bombe che
anche a Siena tre anni fa avevamo imparato ad
apprezzare… ma siamo avanti.
Ed eri ancora lì, sette punti avanti a due minuti e rotti…. ed ancora avanti di cinque a quaranta secondi …e sempre avanti, di due, quando
ne mancano nove di secondi e Mordente è imbrigliato finalmente, controllato a vista, e chi dovrebbe o potrebbe sparare? Soragna forse che
non ne ha azzeccata una su sette???
I vicini bolognesi di sedia ti hanno da tempo
salutato dandoti appuntamento per la finale: è
scontato, siamo i più forti, quelli che hanno fatto
vedere cose straordinarie e anche se i morsi
di…Mordente stanno facendo male ormai è fatta,
chi potrebbe cambiare le sorti segnate di una
gara dominata?
Ti sembra impossibile che la gara giri: siamo
i più forti e l’unico avversario ormai è il tempo ma
sta passando …cinque, quattro tre – ecco Soragna, ma ha fatto zero su sette! – due, uno: parte
un tiro perfido, fatale più di una freccia di Cupido
e la palla s’insacca. Non hai più nemmeno la
forza di smoccolare…e contro chi, poi? Guardi
dall’altra parte, davanti a te ci sono i trevigiani risuscitati, come Lazzaro, da una morte profonda
ed eterna; vedi Buzzavo, Fadini, il notaio
Fumo…tutto quello che hai sempre rifiutato ti si
para davanti. Sventolano le due-bandiere-due dei
trenta-tifosi-trenta venuti dalla Marca, si abbracciano al centro del campo Mordente e Soragna.
Non hai il coraggio di guardare verso la fidanzata, la moglie, i figlioli. Ti arresti un attimo e
con te si ferma il mondo. Eppure eri il più forte, eppure nessuno ha fatto vedere quello che la Mens
Sana ha mostrato in questi due giorni….
Sei fuori, la finale la giocheranno i “radicchi”,
la vinceranno addirittura per l’ennesima volta
contro la Bologna di Sabatini troppo sicura di sé
per essere squadra.
Vai nello spogliatoio e ci passerai la notte perché quando le cose non girano non c’è verso e ti
inibiranno pure per sette giorni insieme al Minucci: che vuoi, ce n’era bisogno!!
Poi, quando all’alba torni a casa e decidi per
una bella mangiata di cacciucco a Follonica, ti dicono che i tifosi hanno atteso la squadra davanti
a viale Sclavo, l’hanno applaudita – Grazie, Ragazzi! hanno intonato.
E allora, ma solo allora, rinfrancato (e inguaribilmente imbecille per scaramanzia) hai pensato a una finale persa all’ultimo secondo per un Rigaudeau e ad una coppa Saporta vinta a Lione,
ad una semifinale di Eurolega buttata via all’ultimo istante con un tiro di Vukcevic in terra d’Israele e a quello che arrivò di lì a un mese.
Ma sì, alla fin fine, chi se ne frega d’una coccarda che non si vuole attaccare ai nostri baveri… ci s’ha quelle di contrada. E poi, se tanto mi
dà tanto… Ma che incazzatura quella notte sull’Appenino!
Quando vennero qui cinque anni fa durante la
Saporta i russi di Kazan si erano preparati allo
shopping: fra un allenamento e l’altro, in attesa
della partita, il loro desiderio più vivo sarebbe
stato quello di gironzolare per il corso ed entrare
nelle botteghe a fare incetta di oggetti di pregio,
scarpe, abbigliamento.
Sapete, Kazan non è proprio il centro del
mondo e, nonostante i quasi due milioni di abitanti e gli occhi intensi di qualche bellezza tatara
(chiedere per informazioni al Marruganti che ci ha
trovato la compagna della vita ed ha messo in
cantiere due figlioli!) non è così semplice e comune girovagare per shopping e trovare in duecento metri di Banchi di sopra le merci che, da
loro, sono sparse in chilometri e chilometri di centri commerciali alle più desolate periferie.
Due passi in centro dopo la seduta di tiro et
voila: l’orologino per la ragazza, il body per l’amante, le scarpe di marca per le occasioni importanti, tutto a portata di mano.
Ma gli tirarono uno scherzo non da poco Marruganti e Menghetti: non al Jolly, non al Continental né al Garden o a Monteriggioni…. Albergo
-4 stelle- ma alle Serre di Rapolano sì da non aver
materialmente il tempo per una girata in città.
La delusione fu grande nello staff russo accentuata anche dalla sconfitta sul campo. Nemmeno un gioiellino, un paio di sandali Valentino,
una gonna dal Cortecci..niente.
Al Marruganti gliela giurarono … E gli effetti –
benefici eh! – sono sotto gli occhi di tutti: moglie
e suocera tatare di Kazan e figlioli con tutta la vivacità e la fame dei discendenti dei popoli delle
steppe di Pugaciov. Il Menghetti riuscì a defilarsi
con la solita diplomazia che lo contraddistingue:
la gentilezza similtimida…
29
Il problema è per noi che, fra una settimana e
con meno venti, neve e ghiaccio, andremo laggiù.
Ci toccherà un’izba quattro stelle sperduta
nella steppa? Ci sarà tempo per uno shopping
cavialesco – lì il Volga è largo due chilometri e gli
storioni sembrano sottomarini – o saremo confinati in un lager recintato con vista neve e betulle?
Chissà, in fin dei conti il bello della vita è
anche il non sapere.
Io, per non sbagliare, due chili di pasta e una
busta di purè in polvere me le porto… Male che
vada passerò il tempo a cucinare! E poi, a me, gli
“oci ciornie”, gli occhi neri tatari non m’incantano
e quindi non m’incastreranno come il buon Marruganti. Se però fossero “sibirskye glaza!!!”…
Piangevano nello spogliatoio di Bologna. Eze
si era strappato la canotta in diretta tivvù, Stonerook, da capitano, cercava di nascondere la delusione ma i capelli erano diventati più gricchi che
mai, il buon Sato girava gli occhi umidi intorno per
cercare comprensione ma non trovava altro che
gli occhiali da sole di Forte utili per nascondere
una disillusione immensa.
Kaukenas, da bravo baltico ex sovietico, aveva
riposto con metodica cura la roba nella borsa, si
era ravviato il ciuffo biondo e scappava ad abbracciare la bimba con cuffie; Boisa non capiva
nemmeno che era successo tanto era stato rimbrottato dalla moglie e dalla sorella, il piccolo TMacIntyre fissava la parete di fronte e cercava di evitare lo sguardo omicida di Lonnie Baxter, tornato
quasi alle notti folli di Washington …piangevano i
ragazzi, erano sinceramente amareggiati tutti da
Pianigiani a Banchi a Magro, dal Forconi a Bencardino a Nedo autista di mille battaglie.
Un soffitto dello spogliatoio non era mai sembrato basso come quello del PalaMalaguti, il silenzio non era mai stato così profondo come
quello del dopoSoragna.
Difficile trovare le parole, impossibile o quasi
razionalizzare una delusione senza pari..
Entrò Minucci: si vedeva lontano un miglio
quanto gli era pesata.
Li guardò uno ad uno, sorrise, poi disse: Grazie, ragazzi. Bravi lo stesso, siamo i più forti: martedì sera buttiamo fuori Salonicco!
Si ripartiva! ■
AL DI LÀ DELL’ESITO, LE FINAL EIGHT DI COPPA HANNO MOSTRATO IL MEGLIO
ED IL PEGGIO DELLE AVVERSARIE PIÙ ACCREDITATE
Così nessuno potrà dire:
“Io non sapevo”
Le Final Eight di Coppa Italia stanno acquistando un’importanza strategica per tre
motivi. Il primo è banale: vincere la Tim
Cup basta per salvare una stagione deludente. Il secondo è commerciale: le squadre di
livello medio-alto (Varese, Udine, Biella,
Montegranaro…) nel week end delle finali
si mettono in vetrina e legittimano la loro
presenza nel basket che conta. La ragione
più interessante però è la terza: le prime partite a eliminazione diretta regalano sempre
qualche informazione utile sulle avversarie
che una squadra come Siena incontrerà nei
playoff. In pillole proviamo a capire – squadra per squadra - cosa ha insegnato la tre
giorni di Bologna.
Quello che sapevamo ed è stato confermato:
TREVISO - Mordente e Soragna sono e saranno l’anima della Benetton: due ex
comprimari diventati leader grazie a un
carattere di ferro. In compenso in uno
spogliatoio di duri c’è un intruso: Shumpert, magari bello da vedere ma clamorosamente soft.
VIRTUS BOLOGNA – La Vidivici è piccola per filosofia: se il basket fosse vietato
ai giocatori alti più di due metri
Markovski sarebbe un uomo felice per i
prossimi dieci anni. Anche per questo la
partita contro i bianconeri è la più difficile da preparare: annullato Best può
esplodere Ilievski, limitato Ilievski può
esaltarsi Blizzard… E il giochino potrebbe continuare con almeno altri cinque nomi.
MILANO - Djordjevic ci sa fare, ma ha ancora bisogno di un paio d’anni di panchina per salire al livello di colleghi
come Markovski, che in semifinale gli
ha preparato un paio di trappole da appuntare sul taccuino.
ROMA - Per arrivare in semifinale serve un
rinforzo. Per la finale almeno due.
VARESE - Keith Carter è la bussola della
squadra: la Whirlpool va dove dice lui.
Con due play discreti ma quasi mai decisivi (Keys e Capin) e un esterno realizzatore (Holland), Carter deve difendere sull’esterno avversario più forte e
30 b a s
ket
LUCA BIANCHIN
tenere buone percentuali in attacco.
NAPOLI - Mason Rocca è il solito soldato,
quello che non vorresti mai avere contro
nella battaglia decisiva.
MONTEGRANARO - Il progetto di Pillastrini è il più interessante tra quelli delle
new entry stagionali. Molto meglio di
Scafati e Capo d’Orlando.
Quello che non sapevamo e abbiamo
scoperto:
TREVISO – Blatt è più sottovalutato del
previsto: se la finale la decide Nelson
vuol dire che in spogliatoio c’è il clima
giusto. Adesso attenzione alla grande
sfida del prossimo mese e mezzo: entrare nella testa di Lorbek. Se lo sloveno
recupera psicologicamente, nei playoff
saranno guai per tutti.
VIRTUS BOLOGNA – La rotazione a dieci
di Markovski, un mezzo genio che gioca
col fuoco, rischia di essere il classico
boomerang. Tre volte su quattro mette in
crisi gli avversari ma nelle partite decisive funziona meno che in regular season.
MILANO - Tra due anni un appassionato
americano alla domanda “cosa conosci
del basket italiano?” potrebbe rispondere
con un nome e un cognome. Non “Andrea Bargnani” ma “Danilo Gallinari”.
ROMA - Ai soliti dilemmi di Repesa (dove
vado con questi lunghi? quanti minuti
ha nelle gambe Bodiroga?) se ne aggiunge un altro, potenzialmente decisivo: questo Chatman è forte o serve soprattutto a toglierci ritmo?
VARESE - Il rapporto tra Holland e Magnano rischia di danneggiare la stagione
della Whirlpool e la carriera di entrambi. Delonte, ad esempio, non può proprio permettersi l’etichetta di talento ingestibile.
NAPOLI - Nei finali delle partite importanti Valerio Spinelli sarà in campo sempre
più spesso. E Michel Morandais, forse,
un po’ meno di lui.
MONTEGRANARO - Lo scalino che separa la Premiata dai top team è più basso
del previsto. Per salirlo, però, serve assolutamente il miglior Slay. ■
quelli che la mens sana è una fede
RAGAZZI, GRAZIE LO STESSO!
Barbara Cerretani
Si interrompe a 11 vittorie consecutive
la marcia della Mens Sana, inarrestabile
ed inesorabile con qualsiasi avversaria da
quasi due mesi a questa parte… Si interrompe nella semifinale di Coppa Italia, al
cospetto della Benetton Treviso, nel modo
più sfortunato, al termine cioè di una partita giocata splendidamente dai ragazzi di
Simone Pianigiani, non fosse stato per
quegli ultimi 4 minuti ancora impressi nella
mente di tutti. I biancoverdi hanno ampiamente legittimato, per ben 76 minuti di
Final Eight, il primo posto in campionato,
dimostrandosi sia dal punto di vista tecnico che di compattezza di squadra, di gran
lunga superiore alle dirette avversarie
nella marcia verso i playoff. Purtroppo gli
ultimissimi minuti contro Treviso, quando
ormai tutti i presenti al Palamalaguti si immaginavano la Mens Sana in semifinale,
hanno immeritatamente condannato Stonerook e compagni registrando per Siena
l’ennesima delusione in Coppa Italia.
Delusione evidente soprattutto per i ragazzi scesi in campo. Ma questo i tifosi
l’hanno capito e rientrati da Bologna
hanno atteso la squadra fino a notte fonda
per un incoraggiamento straordinario, per-
ché fino a questo momento hanno vissuto
una stagione ai vertici, con pochissime
battute d’arresto, ma soprattutto giunta in
un’occasione così attesa e nella quale
tutta la squadra credeva fortemente.
Il capitolo Final Eight va comunque archiviato abbastanza velocemente, perché
gli impegni non mancano, ed in queste situazioni prima si torna a giocare meglio è
anche sotto il profilo psicologico, in vista
delle sfide infinite che attendono i biancoverdi sia in campionato che in coppa. E’ inutile sottolineare che in questo delicato passaggio di stagione l’apporto del pubblico
sarà decisivo, soprattutto nella mente di chi
in campo merita di essere sostenuto in un
momento emotivamente piuttosto delicato.
Stesso discorso, dopo la coppa, vale
per il campionato. La squadra che ha dominato il girone di andata e che si trova tuttora in testa alla classifica merita un pubblico all’altezza della situazione, sia in
casa che in trasferta: chi era presente si è
esaltato per le fantastiche imprese dei ragazzi a Cantù, Milano e Bologna, e mai
come avvenuto negli ultimi due mesi di re-
31
gular season, si è parlato tanto del cuore
di questi ragazzi, della grinta che sanno
mettere in campo e di quanto siano davvero “squadra”.
Quando da domenica prossima a Teramo, in una partita peraltro abbastanza ostica, ripartirà anche il campionato, ci sarà bisogno della reazione dei biancoverdi e del
sostegno di tutti. Le motivazioni sicuramente non mancano e lo sanno bene giocatori
e staff che vogliono dimostrare fortemente
che Siena non è prima casualmente.
L’epilogo della stagione è ancora lontano, ma come sempre dal girone di ritorno
ogni partita rischia di essere decisiva, in
considerazione degli scontri diretti, ed
anche dal punto di vista psicologico per
chi si trova ad inseguire è più difficile se
davanti non si accenna a cedere il passo.
Per questo andiamo avanti compatti, restiamo vicini alla squadra, riempiamo il Palasclavo con un atteggiamento positivo
che dimostri attaccamento a questa maglia ed a coloro che la indossano. ■
Il tifo biancoverde sugli spalti di Casalecchio
MPS IN CONTROTENDENZA PER LA PANCHINA,
MENTRE SI AFFACCIA ALLA PRIMA SQUADRA
UN’ALTRA PROMESSA: LORENZO D’ERCOLE
Per la serie:
“Fatto in casa”!
Lorenzo D’Ercole
(sopra) e
la formazione
degli Under 18
(2006/2007) con
Francesco
Strozzalupi, primo
a destra seduto.
Per coloro che sono soliti seguire il movimento della pallacanestro giovanile senese nel suo complesso e quello mensanino nello specifico, vi è un
motivo in più di soddisfazione per i successi della
Montepaschi Mens Sana nel massimo campionato
di serie A1: il fatto che l’Italia del basket non sia potuta rimanere indifferente di fronte a due personaggi provenienti dal suo settore giovanile: il neocoach Simone Pianigiani, ed il giovane playmaker
Lorenzo D’Ercole.
Il primo era atteso, con curiosità ed anche con
un pò di scetticismo, a questa sua prima esperienza
su una panchina (e che panchina!) di una squadra
nel massimo campionato di A1; il secondo era considerato il classico dodicesimo elemento di un
gruppo (con tanti americani) destinato più a far numero che ad avere un ruolo significativo. Ed invece, quando è stato chiamato in causa, ha dimostrato qualità caratteriali e tecniche non comuni.
Questo loro affermarsi prepotentemente all’attenzione, ci porta a fare alcune considerazioni su
entrambi. In merito al coach, la Montepaschi è andata controcorrente rispetto alle scelte fatte dalle
altre maggiori società italiane: un serbo allena Milano, un croato guida Roma, un turco sta cercando
di guarire la Fortitudo, la VirtusBo è diretta da un
macedone ed un americano, diventato importante in
Israele, è il tecnico della Benetton mentre l’ammazza-grandi Varese è condotta dall’argentino
Ruben Magnano. Tutto questo per constatare che
l’esterofilia al vertice del nostro basket è una sin-
GLI INVINCIBILI: I GALACTICOS DI SIENA
“Un tempo c’erano il Milan di Arrigo Sacchi, i Chicago Bulls di Michael
Jordan, ma adesso i veri Invincibili sono a Siena. Altro che Galacticos del Real
Madrid, gli imbattibili sono gli Under18 della Mens Sana, che non conoscono
sconfitte da 111 partite”. Questo è quello che troviamo scritto su Blogsfere, il
network di blog professionale d’informazione, al quale hanno fatto eco diversi
quotidiani e settimanali sportivi. Al “dato”record dei Galacticos di Siena, destinato a crescere dato che ancora non è arrivata la sconfitta a decretarne la fine,
hanno contribuito, nelle varie stagioni agonistiche, diversi ragazzi: quelli nati
nell’‘86, ‘87, ‘88, ‘89 e ‘90. Di queste squadre hanno fatto parte Lechtaler (‘86),
Datome (‘87), D’Ercole (‘88) e ne stanno facendo parte altri interessanti prospetti come Barozzi, Cournooh, Martone, Strozzalupi Iannuzzi, Crotta.
Anche noi di Mesesport abbiamo voluto evidenziare questo dato numerico (111 vittorie), questo primato, raggiunto da una nostra formazione giovanile anche se i grandi numeri, sia riferiti alle prestazioni individuali (per esempio
i punti segnati da un giovane) sia quelli collettivi (il numero delle vittorie conseguite da un gruppo) sono poco significativi e possono essere motivo di appagamento per chi deve ancora crescere sia tecnicamente che mentalmente e quindi costituiscono un motivo di rischio per chi lavora con i giovani e per i giovani.
32 b a s
ket
STEFANO FINI
drome che ha colpito tutta l’Italia, ma non la Mens
Sana. Questa ha preferito seguire i suggerimenti
provenienti dal basket europeo dove i tecnici vincenti sono stati proprio quelli italiani: Ettore Messina allena il Cska campione d’Europa e di Russia,
Sergio Scariolo ha vinto l’ultimo campionato spagnolo a Malaga, Andrea Mazzon ha riportato in Eurolega l’Aris di Salonicco.
Nella fortunata scelta fatta dalla società senese
può avere anche influito la constatazione che nel
panorama attuale del basket italiano gli allenatori
più accreditati e preparati provengono proprio dai
settori giovanili: ne sono un esempio Sacripanti
(proveniente dalle giovanili di Cantù), Bucchi
(dalle giovanili di Rimini), Gresta (da quelle di Pesaro), ed ancora Messina (dalle giovanili della
Reyer Venezia), Mazzon (da quelle di Mestre), Scariolo (da quelle di Pesaro), contrariamente a quello
che accade nel calcio dove sono gli ex-giocatori a
guidare le società più prestigiose. Pertanto un tecnico italiano proveniente dalle giovanili è stato, secondo noi, una buona scelta, non azzardata ma ragionata; tanto più ragionata se consideriamo le
qualità professionali del tecnico. Infatti riteniamo
che nei cinque titoli nazionali consecutivi vinti
dalla Mens Sana nelle diverse categorie giovanili e
nelle 11 finali nazionali raggiunte, una bella fetta di
merito spetti proprio al giovane coach senese. I più
distratti possono essere tutt’oggi portati a credere
che non era poi tanto difficile vincere quei titoli con
dei roster pieni zeppi di giovani talentuosi. Il tempo
ci sta dimostrando che nelle nostre giovani squadre
ultrascudettate non vi erano poi tanti supercampioncini o, per lo meno, non ve ne erano tanti più rispetto a quelli presenti nelle altre società; basti ricordare quella finale Cadetti del 2003 dove
trovammo e superammo una Virtus Bologna forte
di Marco Belinelli e Luca Vitali. Delle qualità del
bravo Simone sembrano accorgersene un pò tutti,
dalla stampa agli altri suoi colleghi: “Nelle alchimie dell’allenatore di Siena rivedo una certa parabola che io e Scariolo conosciamo bene” dice oggi
Ettore Messina.
Altra buona scelta della Montepaschi Mens
Sana, è stata quella relativa al reclutamento, nella
stagione 2005, del giovane playmaker Lorenzo
D’Ercole, classe 1988 di cm 187, proveniente dalle
giovanili della RB Montecatini, esempio di buona
presenza sul territorio da parte della società senese,
di pronto intervento e reclutamento del prospetto toscano più interessante in quegli anni. D’Ercole sembrava destinato a divenire l’erede dei tanti talenti nati
e cresciuti a Montecatini; ricordiamo Gino Natali,
Massimo Masini, già a quindici anni nella prima
squadra termale prima di passare alle storiche e gloriose scarpette rosse della Simmenthal Olimpia Milano, per finire con il “golden boy” Andrea Niccolai.
Lorenzo D’Ercole, però, sceglie Siena; il ragazzo è
ambizioso e determinato, sa di avere qualità e di potersele giocare in una delle piazze principali del basket nazionale. Nelle giovanili lascia il segno: lo ricordiamo protagonista nella Coppa Carnevale di
Piombino, il più importante Torneo che si disputa in
Italia nella categoria juniores, con 25 punti e tanta difesa nella finale contro la Virtus Bologna; a Praga,
nel Torneo Under18 in occasione delle Final-Four di
Eurolega, contro il Cska Mosca con 33 punti (top
scorer della gara), ed ancora nelle finali nazionali
U.18 a Pesaro con 27 punti (3/7,6/14) contro Livorno. Anche in nazionale offre prestazioni importanti
al Torneo Internazionale di Mannheim in Germania
od ai Campioanti Europei U.18 in Grecia. Il ragazzo
ha dimostrato di avere talento, di saper fare cose importanti in momenti importanti e, pertanto, per chi lo
ha seguito da sempre, non sorprendono poi tanto le
prestazioni che immancabilmente fornisce nella
prima squadra di Pianigiani.
Dopo D’Ercole vi è nell’attuale roster degli
Under18 della Mens Sana un altro giovane, classe
‘90, proveniente anche lui da Montecatini: Francesco Strozzalupi. Questo, nato cestisticamente a
Pontedera, nella passata stagione è stato Mvp
all’“All Star Game” di categoria, oltre ad essere il
punto di forza della squadra giovanile termale.
Quindi dopo D’Ercole .... Strozzalupi. Da Montecatini due giovani talentuosi; entrambi testimoniano la bontà del lavoro svolto dalla società senese
che sembra non fermarsi nel tempo ma avere nella
continuità uno dei segreti dei suoi successi. ■
vista da lontano
IL RECUPERO DELLA MEMORIA
Rudi Simonelli
Se mi chiedessero qual è lo sportivo
che più ammiro fra quelli in attività, risponderei Alessandro Del Piero. E con lealtà!
Lo ammetto! Sono stato fra quelli che lunedì 3 luglio 2000 invocarono al tradimento; Alex ci aveva traditi nell’amarissima
sconfitta della finale di Rotterdam, EURO
2000, due contropiedi perfetti, “all’italiana”, sciupati sull’1 a 0 da “Alex” quasi solo
davanti a Barthez. Il campione incompleto,
si pensava. Sbagliavamo di grosso, tutti,
perché le carriere sportive si valutano
come si fa con la vita. “È meglio la fine di
una faccenda che il suo inizio” scriveva il
saggio Re Salomone. Così Alex Del Piero
è entrato in questo 2007 cogliendo un applauso da tutti, per l’uomo che è, oltre che
per il campione, festeggiando il 20 gennaio le 500 partite in bianconero.
Il presidente Morrocchi ha scritto, proprio su Mesesport, di “Recupero della memoria”, e colgo quindi, un aggancio con la
Mens Sana che non può essere trascurato. Il 2 febbraio abbiamo contato 5 anni
tondi tondi dalla scomparsa drammatica di
Alberto Ceccherini. Che c’entra con Del
Piero? Beh, facile! Parliamo di “bandiere”.
I dati ufficiali lo danno leader, primo assoluto nelle presenze in maglia Mens Sana
con 291. Ma bisogna ricordare che nella
stagione 1979-80 la Mens Sana disputò
una storica Coppa Korac nella quale Alberto collezionò 9 presenze, arrivando
così a 300 volte in maglia biancoverde,
cifra piena, numero roboante, che ben si
addice a quest’uomo che ebbi la soddisfazione di conoscere appena in tempo. Disponibile, schietto, capitano di una squadra che non può e non potrà essere
apprezzata fino in fondo se i suoi tifosi ne
dimenticheranno le radici. Ha fatto veramente bene, in quest’ottica, la società a far
incontrare Cardaioli e Pianigiani in campo
prima della partita n° 1000 della Mens
Sana in serie A.
PUBBLICO
A proposito di Ceccherini, un suo racconto mi fa pensare a quello che è stato un
recente dibattito. Sia al Franchi di Siena
che al Palasport di Viale Sclavo, stiamo
godendo la libertà di andare a vedere la
partita. Personalmente provo soddisfazione nel vedere come appena finita una
qualsiasi partita della Mens Sana, sia
essa un “derby” biancoverde con la Benetton che un tranquillo match contro Teramo,
i bambini vadano serenamente sul par-
Cardaioli e Pianigiani, passato e presente
del basket biancoverde
quet a fare due “tiretti” mentre i genitori se
la chiacchierano tranquillamente ai bordi
del campo. È un segno di maturità, di equilibri ristabiliti. Lontani ormai sono gli anni
delle squalifiche storiche. Fine 1979, Antonini Siena- Grimaldi Torino. Il play torinese Maurizio Benatti segnava all’ultimo secondo da centrocampo con un tiraccio
mica da poco, che a conti fatti ci buttò fuori
dai play off; instant-replay era ovviamente
un’espressione da ritorno al futuro, così
per risolvere la questione si pensava di
suonarle all’arbitro, in quel caso il grande
Martolini, che secondo Alberto fu da lui
personalmente scortato verso gli spogliatoi, risparmiandogli qualche sonoro scapaccione!! Che guaio però poi rimanere
delle intere settimane senza grande basket a casa!! Oggi devo veramente fare i
complimenti ai ragazzi della curva. Splendidi. Fare tifo significa incoraggiare la propria squadra, raramente vedo in loro cadute di stile. Purtroppo assistiamo a
provocazioni deprimenti, come quelle dei
tifosi Benetton, che vengono a Siena e
non fanno altro che lanciare insulti, che
davvero non sono di esempio. Piuttosto mi
preoccupano da parte nostra certi cinquantenni tifosi MPS che nel parterre assumono atteggiamenti stile “Klinsmannsemifinale mondiale”, cioè sembrano
morsi da tarantole perché vorrebbero che
gli arbitri non fischiassero mai un fallo contro la loro squadra!!....Attenzione, signori,
lasciamo perdere gli isterismi…!!!
34
IL PROBLEMA DEGLI ITALIANI
C’è stato il mese scorso un velato attacco da parte di Angelo Costa, giornalista del
QN La Nazione, che ha parlato di squadre
che si vantano di lavorare bene sugli italiani
e poi “al massimo in prima squadra ci mandano l’allenatore”. Non essendoci stati riferimenti precisi non ho capito bene a chi si riferisse, ma qualche sospetto potremmo
avercelo. Certamente il problema di una
serie A con molti stranieri esiste, ma faccio
ancora riferimento al presidente Morrocchi
che nel numero scorso ha parlato di filosofia vincente applicata al lavoro sui giovani,
non solo da parte di Siena, ma anche “dell’intero movimento”. Perché non è solo Montegranaro da applaudire. A parte il fatto che
anche lì in quintetto parte solo Amoroso,
perché i vari Vitali, Maresca, Spippoli, Canavesi sono comunque riserve, vedo che
Udine manda avanti Antonutti e Zacchetti,
Boniciolli mette in quintetto proprio a Bologna contro Ataman il nostro affezionato e riscoperto Rossetti, Roma ha preferito Giacchetti a Ilievski, Lamma si difende alla
grande a Reggio, titolare con Ress, Napoli
punta decisa su Malaventura, Treviso non
può prescindere dallo splendido Mordente,
e noi… beh proprio mentre Costa attacca
non si sa bene chi, Carraretto esce dalla
panchina e dà una grande lezione di basket
proprio alla Montegranaro di Pillastrini. Per
non parlare, ovviamente, dei nomi forti,
Mancinelli, Belinelli, Gallinari, Datome, Gigli
ecc. Beh aspettiamo con spirito positivo una
maggiore presenza di Azzurri in serie A, ma
la strada mi sembra imboccata. ■
La Ducato ha cambiato marcia e vuole affrontare l'ultimo terzo di campionato – mancano
infatti dieci partite per definire la griglia dei play
off – in accelerazione, dopo le venti gare fino ad
oggi disputate che valgono un ottimo terzo
posto, a soli due punti dallo 'squadrone' Pozzuoli e a sei dalla capolista Umbertide. Le costoniane vincono la difficile trasferta a Battipaglia,
mentre Livorno, che condivideva fino a poco
tempo fa lo stesso podio, scende verso posizioni
da centro-classifica. Per non parlare dell'avversaria “storica” della Ducato, il Castellani Pontedera che ha lasciato da molte settimane la strada
della vittoria. Le pisane perdono in casa anche
con il Pomezia in attesa che il nuovo allenatore
subentrato a Francesco Palombo – con un passato senese in panca – ricordi alla squadra che non
basta avere nel roster ottime giocatrici, occorre
anche vincere. E di vincere sembra che coach
Zani ne abbia davvero voglia e possibilità dopo
una partenza apparentemente 'lenta' ma che invece ha costituito una pista per decollare verso
risultati importanti.
La vittoria a Pontedera nella terza di ritorno
ha corroborato tutto l'ambiente bianconero e soprattutto ha evidenziato come esista una positiva
“rotazione” fra le campionesse della Ducato: nel
senso che, quando Giovanna Granieri è meno
“amerikana” crescono gli apporti in punti e giocate di Petrassi e Diamanti; diversamente quando 'super Jo' realizza i 'consueti' 20-25 punti la
squadra risparmia energie sulla lituana Vengryte
e sulla stessa Manuela Diamanti.
A dieci partite dal termine potremmo anche
azzardare – per la prima volta – un'ipotesi di lavoro, cioè dove arriverà la Ducato 2007 di coach
Alessandro Zani. Un'ipotesi di tale natura ha bisogno di una solida valenza diciamo 'di confronto', non solo nel panorama del girone nostro, cioè
SUPERATO IL BREVE PERIODO DI APPANNAMENTO,
NEL TEAM APF TORNANO AD AUMENTARE GLI APPETITI
La Ducato
non deve accontentarsi
dei play-off
FRANCESCO OPORTI
quello appenninico ma anche e forse a maggiore
ragione con quello del nord Italia. L'unica promozione per la massima serie del basket femminile riguarderà, per la prima volta, entrambi i gironi, con otto squadre a contendersi la . . . maglia
rosa dello scudettino cadetto. L'obiettivo dei
play off è certamente acquisito, non per certezza
matematica visto che mancano ancora dieci partite e quindi venti punti da assegnare ma per 'certezza' di quanto la Ducato sta dimostrando nelle
ultime partite, sia casalinghe che esterne. La
stessa riprova di coppa con Umbertide – La Ducato perse per un punticino ma poteva vincere
senza alcuna difficoltà con una capolista che appare molto più incerta rispetto alla partenza iniziale – è un ulteriore indizio utile alla formulazione dell'ipotesi che dicevamo, che potrebbe
così articolarsi: Pozzuoli, la seconda in classifica, è la squadra che appare più strutturata anche
rispetto alle umbre, infatti l'unica sconfitta di
Umbertide è maturata in terra campana, mentre
la Ducato uscì dal confronto sostanzialmente
alla pari sul piano del gioco e avrebbe meritato i
due punti. Al PalaCorsoni dell'Acquacalda – fra
qualche settimana – la Ducato può raggiungere
il secondo posto vincendo contro il team napoletano della ex Marika Zanardi.
La stessa capolista dovrà scendere sul rettangolo senese e difficilmente porterà in Umbria
i due punti. Da questo primo ipotetico quadro,
potremmo definire un triangolo competitivo per
la fase finale i cui lati si chiamano Umbertide,
Siena e Pozzuoli.
Per quanto abbiamo potuto seguire, nel girone nord non ci sembra che esista una super corazzata da 'vincitutto'; la stessa capolista Reggio
Emilia ha trenta punti, due in meno di questa Ducato senese-lituano senza con questo voler trarre delle conclusioni assolute. La sorpresa finale
è possibile e sarebbe gradita non solo per premiare la dirigenza costoniana per questo ultradecennale impegno nel basket rosa ma anche, o
forse soprattutto, per la città e per l'idea di pallacanestro femminile a Siena. La promozione in
A1 è possibile, con questa squadra, in questo
campionato. ■
ba s k e t
35
Nemmeno un terribile mese di gennaio è riuscito a disturbare il cammino
della Virtus, nella sua miglior stagione
da quando è in B d’Eccellenza. Le due
sconfitte interne con Osimo e Brindisi
potevano influire sul morale e sulla classifica, ma la Mpv non s’è affatto abbattuta, prendendosi il derby con i cugini
ricchi di Firenze e due successi esterni
nel Lazio con Latina e Palestrina. Così,
dopo 21 partite, il tecnico Salieri pronuncia finalmente la parola playoff :
«Cresciamo in maniera esponenziale in
fiducia e autostima avendo acquisito certezze importanti forgiate nella sofferenza. Ora dobbiamo restare con la testa
bassa e i piedi ben saldi a terra, continuando a lavorare forte e con determinazione feroce. Se così riusciremo a fare,
nonostante il grandissimo equilibrio di
questo girone, possiamo puntare decisamente ai playoff. Adesso li vogliamo!».
Come non dargli torto? Questa squadra ormai non è più una lieta sorpresa,
ma semplicemente una realtà. Tutto
nasce dal gruppo, punto di forza del concetto di basket di Salieri, all’interno del
quale i giocatori crescono di giorno in
giorno anche come qualità individuali.
Poi c’è la voglia di vincere, di affermarsi, di non accontentarsi mai. E per questo
i rossoblù riescono a dimenticare fatica
ed infortuni, e a vincere partite giocando
con soli sette elementi contro squadroni
come Firenze.
«Sono orgoglioso di essere l’allenatore di questo gruppo, composto da grandi persone prima ancora che da ottimi
giocatori. Con il loro impegno, il loro
cuore, la loro determinazione, la loro
etica del lavoro e con la loro voglia di
vincere, questi ragazzi hanno contagiato
e compattato società e tifoseria». Questo
clima positivo aiuta poi anche la crescita
tecnica dei più giovani. Dopo Amoni e
Avanzini, sono finalmente sbocciati
anche Pugi e De Min, protagonisti assoluti nelle gare con Firenze e Palestrina.
Ora Salieri ha due certezze in più. Il settore degli esterni è ancora ai mini termini dal punto di vista numerico, e spesso
Avanzini, Raschi e Tomasiello sono costretti agli straordinari. Il tanto atteso
rinforzo per sopperire all’infortunio di
Mei non si è ancora concretizzato, ma la
Virtus evidentemente non ha fretta e attende l’occasione migliore (c’è tempo
fino a tutto marzo) nel frattempo non
manca il lavoro per lo staff medico.
La classifica dice che i rossoblù sono
quarti al pari di Osimo e Pistoia, ma
anche che l’equilibrio è tanto, e basta
qualche passo falso per scivolare di
molte posizioni. Tuttavia in queste prime
giornate del girone di ritorno, la Virtus ha
già affrontato quattro delle prime sei
della classifica. Il bilancio di questo ciclo
“terribile” (8 punti) è più che positivo.
Ora inizia una fase delicata, in cui i rossoblù devono essere bravi a non sottovalutare nessun impegno per poter continuare a muovere la classifica. L’obiettivo
playoff è alla portata, ma la strada è ancora lunghissima. Difficile stabilire ora
la quota d’ingresso. Può darsi siano sufficienti 32 punti, la Virtus attualmente ne
ha 24 ed è vicinissima al suo record storico in B1, ma l’equilibrio del girone
rende difficile ogni previsione. La speranza è che nelle gare casalinghe (ne restano 4) Rossi e compagni riescano ad
essere ancora efficaci, perché le trasferte
d’ora in avanti saranno difficili soprattutto dal punto di vista ambientale: Gragnano, Trapani, S. Antimo, Patti e Matera sono tutti campi “caldi”, ma la Mpv
quest’anno ha dimostrato di esserci
anche fuori casa. Si può davvero sognare in grande.
SALGONO LE AMBIZIONI
DEL TEAM ROSSOBLÙ
DOPO LE PERFORMANCE ESTERNE
E CONTRO FIRENZE
Alla Virtus
cominciano
a crederci
ANDREA MONCIATTI
ba s k e t
37
SFIORATO IL BARATRO, LA SQUADRA DI VALLEPIATTA
RECUPERA IN TRASFERTA
E SI LANCIA IN NUOVI PROGETTI
La MPV Costone
mette le ali
R O B E RT O R O S A
Sprugnoli in attacco
e Ricci e Naldini
(nel riquadro),
accoppiata vincente
dei gialloverdi.
38 b a s
ket
Qualcosa è cambiato in casa Costone: adesso la squadra vince, convince, si sacrifica, lotta
con il cuore. Vi pare poco?! Il mese scorso eravamo qui a parlare di una situazione complessivamente compromessa, invece adesso dobbiamo correggere il tiro e commentare in maniera
positiva l’evolversi dei fatti che hanno visto la
formazione allenata da Daniele Ricci, risorgere
come d’incanto. Ma siccome siamo poco propensi a pensare che si tratti solo di casualità,
ecco che ci vediamo obbligati a cercare di capire cosa sia successo all’interno di un gruppo che
ha mutato sensibilmente il proprio modo di essere.
Innanzitutto va ricordato che la società non
è rimasta certamente a guardare, dandosi da fare
per potenziare la squadra con l’arrivo di Marco
Martina, che dopo il suo exploit all’esordio, ha
fornito due prove non proprio esaltanti, confer-
mandosi però giocatore di fondamentale importanza in occasione della vittoria esterna di Carrara, maturata ai supplementari ed a soli 7 giorni di distanza dal successo esterno di Orvieto.
Con lui il reparto offensivo, ma soprattutto quello difensivo, è cresciuto notevolmente. Dell’Aquila non è più solo a lottare sotto canestro e
quando dietro c’è qualcuno che ti da man forte,
tutto riesce più semplice.
Ma, oltre all’arrivo dell’ex Perugia, è successo qualcosa di importante all’interno del
team giallo-verde, qualcosa che ha scosso il torpore preoccupante di un gruppo che stava pericolosamente avvicinandosi al baratro della retrocessione. Ed è così che Niccolò Franceschini
(una stagione da incorniciare per lui fino a questo momento), uno scatenato Sprugnoli, un recuperato Sensi ed un sempre incisivo Castri
(martoriato dagli infortuni, ma sempre pronto a
riprendersi il posto in squadra), hanno assieme
ai vari Pippo Franceschini, Braccagni, Martellucci e Spinelli trovato la formula giusta per
proporsi a livelli più consoni.
Non che il pericolo sia tutto d’un tratto svanito, l’allerta rimane anche se adesso la situazione di classifica è notevolmente migliorata, grazie
ai 2 successi esterni consecutivi sopra accennati.
E se i supplementari con Prato avessero avuto un
epilogo diverso, e se la gara con Figline fosse
stata gestita dai giocatori in campo con maggior
coraggio nelle battute finali e quella con Viterbo
pure, adesso saremmo qui a parlare di una Montepaschi Vita proiettata verso la zona play-off, anziché verso la zona play-out.
Purtroppo i “se” ed i “ma” sono come le foglie, li porta via alla svelta il vento e quindi le
uniche considerazioni che contano davvero
sono quelle fatte sulle cose certe. Di certo c’è
che la squadra ha reagito alle sollecitazioni del
nuovo tecnico Daniele Ricci, affiancato da Andrea Naldini, quest’ultimo messosi a disposizione della società, dopo essersi tolto la giacchetta di direttore sportivo, ruolo questo che lo
vedeva al fianco di Jacopo Sordi nella gestione
non facile di una stagione iniziata nella maniera
più storta. E se vogliamo anche infilarci una
componente paliesca, che dalle nostre parti non
stona mai, va ricordato che il coach in primis
Ricci è nato nel Castellare, mentre il suo vice
Naldini in Pantaneto. Il che significa - tradotto
in formula contradaiola - che il primo è della Civetta, l’altro del Leocorno. Ma tra loro sembra
che viga un patto di ferro, perlomeno fino a giugno: si parla solo di basket, non di Palio. E di basket sembra proprio che ne stiano parlando in
termini vincenti, visto che sotto la loro cura la
squadra si è completamente trasformata.
Daniele Ricci, impetuoso e generoso anche
quando vestiva la maglia del Costone, e lo ha
fatto per lunghi anni iniziando dal minibasket,
ha cercato di trasmettere il proprio carattere ai
giocatori, ha cercato di infondere loro fiducia,
ma soprattutto li ha spronati fino al punto di fargli tirare fuori le unghie e ... qualcos’altro.
Con queste prerogative la Mpv Costone si
appresta a proseguire il proprio cammino nel
mese di febbraio, quanto mai intenzionata a giocare brutti scherzi (visto che siamo in tema carnevalesco) alle altre avversarie che il calendario
le metterà di fronte, ad iniziare dalla gara casalinga con Pescia, per poi proseguire con il derby
di Colle, dove l’attende la capolista, mentre il
mese di marzo inizierà con l’impegno tra le
mura amiche in occasione di un altro derby, con
S.Giovanni Valdarno, a cui farà seguito la trasferta chiave di Rieti, seria candidata alla retrocessione immediata.
A questo punto però possiamo tranquillamente affermare che questo Costone può essere
in grado di compiere qualsiasi impresa, sorretto
da un forte spirito combattivo, che alla fine, soprattutto in questi campionati, è un attributo indispensabile per centrare qualsiasi tipo di obiettivo. ■
Se Siena e la sua provincia si confermano costantemente ai vertici
di qualunque statistica relativa alla diffusione della pratica sportiva, specie se valutata in base al rapporto numerico tra la concentrazione demografica e la propensione allo sport, molto dipende dalla particolare attenzione riservata agli impianti. È naturale che una buona
conservazione degli spazi destinati all’attività sportiva, sia, oggi più che
mai, da una parte fattore imprescindibile per un corretto approccio a
qualsiasi disciplina e dall’altra, elemento non trascurabile per quanto
concerne il ruolo socio-culturale dello sport, in considerazione del valore salutistico, educativo e psico-pedagogico.
L’educazione allo sport, dunque, passa anche attraverso l’opportunità di potersi formare in un ambiente ‘sano’, non solo nei principi, ma
anche nelle…strutture.
Lavorare ad un’impiantistica capace di recepire la crescente richiesta della ‘domanda sportiva’ e soddisfare, in ugual misura, le esigenze
del singolo territorio è l’obiettivo al quale la realtà senese mira, nella
consapevolezza di dover guardare al futuro di un tessuto provinciale
ampio e variegato.
Alla cura di queste e di altre problematiche, legate nello specifico
agli aspetti progettuali, è preposto l’ingegner Alberto Pazzaglia, responsabile dell’impiantistica sportiva per il Comitato Provinciale del Coni.
“Il mio compito – apre Pazzaglia – è quello di verificare che tutti gli
impianti, per la cui piena fruizione è richiesto il visto del Coni, siano
conformi alla normativa vigente che il Comitato Olimpico si è dato, a livello statutario, su questa materia e che viene regolarmente aggiornata
ogni quattro anni, nel dichiarato intento di attualizzarne gli effetti secondo il mutare dei contesti”.
“L’incarico, che ricopro ormai da oltre dieci anni e nel quale mi avvalgo della collaborazione di mia sorella Cecilia, architetto, oltre a concedermi l’onore di offrire gratuitamente una parte delle mie conoscenze ad una causa nobile come quella dello sport, mi permette di
confrontare, elaborare e cogliere nuovi imput, nuove soluzioni utilissime anche nel lavoro, così da ottimizzare la mia ‘universale’ passione per
lo sport con un arricchimento professionale sempre stimolante, restando ‘al passo’ con la progettazione. È ovvio che, come delegato del Coni,
alla loro valutazione non posso stendere progetti personali. Ciò, non solo
in osservanza ad un regolamento interno, ma, come si può ben comprendere, anche per una questione prettamente etica e deontologica. Il
mio ruolo concerne aspetti inerenti la sicurezza, la messa a norma, insomma capitoli extra progettuali. Settimanalmente, però, ho l’opportunità di studiare progetti diversi redatti da geometri, architetti o periti
che, per quanto concerne l’impiantistica sportiva, mi permettono di osservare un ventaglio di soluzioni più o meno efficaci, comunque espressioni di professionalità diverse”.
Una prerogativa da cui scaturisce la completezza nel collegamento
e nell’ interazione con tutti i rappresentanti delle istituzioni presenti sul
territorio di riferimento: dall’ Amministrazione Provinciale, alle amministrazioni comunali, fino ad arrivare al mondo federale, perché ognuno
possa ricevere, con la massima tempestività possibile, le informazioni e
gli aggiornamenti richiesti ed elaborare, integrare e completare al meglio il proprio lavoro secondo regole certe e norme condivise”.
“La precisazione è doverosa, infatti – riprende Pazzaglia – la normativa Coni alla quale ho poc’anzi accennato, non è l’unica da dover osservare: i progetti devono rigorosamente attenersi anche ai canoni previsti, per la stessa questione, dai regolamenti federali e dalle disposizioni
fissate dalle leggi dello Stato, per una progettazione che non è mai univoca, ma che richiede l’analisi dettagliata delle specificità di ogni regolamento, perché il progetto finale possa soddisfare appieno tutti gli
adempimenti del caso.”
“Naturalmente, la stretta connessione e la perfetta identità di vedute che caratterizzano il rapporto tra il Coni, quale fulcro dell’offerta
sportiva, e le istituzioni presenti sul territorio, mai insensibili alla promozione dell’attività sportiva in generale, rappresentano le migliori condizioni per lavorare bene: si riducono i tempi di attesa, è più facile rivedere e correggere eventuali criticità dei progetti e garantire il
monitoraggio che, nel caso di impianti per i quali occorre il ‘visto’ del
Coni, devo compiere a livello ergonomico, vale a dire di conformità della
struttura alle norme vigenti”.
Anche per questo motivo il Comitato Provinciale ha recentemente
Francesco Vannoni•cinque cerchi
Il responsabile dell’impiantistica sportiva del Coni di Siena,
ci parla della situazione nel nostro territorio
•Il punto debole
è la manutenzione
effettuato una ‘diagnosi d’insieme’ sullo stato di ‘salute’ degli impianti
presenti sotto la propria giurisdizione.
“Devo rilevare con soddisfazione – evidenzia Pazzaglia – che la stragrande maggioranza dei complessi sportivi visionati è risultata funzionante, pienamente fruibile, anche da parte di disabili - elemento non
trascurabile se vogliamo davvero perseguire l’obiettivo di uno sport appannaggio di tutti e al quale il Coni già da tempo lavora assiduamente –,
ma bisognosa di una più costante manutenzione”.
“In questo senso sarebbe auspicabile, anche in funzione della polisportività che è ormai la nuova dimensione dello sport, ottimizzare le risorse e renderle, con interventi legislativi mirati, maggiormente funzionali alle specifiche esigenze del territorio, cercando di recuperare, in
prima istanza, gli spazi esistenti, anche attraverso una gestione sinergica tra le realtà limitrofe o che attingono dallo stesso bacino di utenza e
solo successivamente costruirne di nuovi. Onestamente, il
mondo sportivo senese, dal comune capoluogo fino alle
aree più piccole della provincia, è molto vigile sul
tema: la massiccia adesione alle attività promosse proprio dal Coni, riprese dalle varie federazioni e proposte alle società o diffuse in tutto il
territorio dall’attivissima partecipazione della
scuola, attesta una risposta corale che copre
fasce di età eterogenee e ‘fette’ di popolazione
dalle caratteristiche più varie”.
“Un successo importante per l’intero Comitato
ed il giusto premio al lavoro di gruppo che collegialmente abbiamo perseguito in tutte le componenti e che trova
nell’entusiasmo, nella passione e nel rapporto umano la linfa costante
per un gioco di squadra nell’interesse esclusivo della crescita sportiva”.
“Tornando all’impiantistica, va registrato lo sforzo rilevante che la
nostra provincia ha saputo produrre: il fondamentale contributo che,
anche a questa voce ma più direttamente all’assetto urbanistico, è stato
destinato dalla Banca e dalla Fondazione Monte dei Paschi ha favorito
l’incremento delle richieste ed ha offerto al nostro territorio nuovi canali di accesso ai finanziamenti per l’accensione di mutui destinati al consolidamento o al rinnovamento degli impianti.
“Tuttavia – evidenzia Alberto Pazzaglia - il Credito Sportivo e la
Cassa Depositi e Prestiti restano le fonti maggiormente indicate, anche
guardando ad alcune disposizioni regionali che vincolano la concessione
di finanziamenti all’appoggio presso uno di questi due istituti di settore
debitamente convenzionato: penso alla legge 49 del 1988, successivamente modificata nella legge numero 75 del 2000, con la quale la regione sceglieva di finanziare, in conto interessi, parte della realizzazione di
alcuni progetti selezionati e offriva la possibilità di reperire presso il Credito Sportivo o la Cassa Depositi e Prestiti, il restante ammontare della
somma fissata per il completamento dell’opera. Le integrazioni apportate anche nell’articolato permettono finanziamenti in conto capitale
fino al 60% del costo totale, ammesso che questo non superi i 100.000”.
“Il futuro dell’impiantistica sportiva passa in modo imprescindibile
dallo studio e dall’analisi del territorio che questa andrà a servire, nell’intento di ottimizzarne risorse disponibili e funzionalità di utilizzo,
senza trascurare, in quest’ottica, la nuova frontiera del risparmio energetico, necessità più impellente per altri settori, ma che anche lo sport
comincia ad avvertire”. Siena e la sua provincia, anche grazie all’interessamento del Coni, iniziano a camminare su questo binario con la solita esemplare lungimiranza. ■
Una immagine del
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del Costone
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zapping
E MENTRE IL CALCIO PIANGE...
Vincenzo Coli
Il calcio chiude a tempo indeterminato
i suoi stadi-mattatoi e per compensazione
gli altri sport finiscono in copertina: il rugby
con il trofeo delle Nazioni – micidiale la
scoppola rifilata agli azzurri dai francesi,
ma alla fine tutti abbracciati e cena
collettiva – il basket, la pallavolo, il
nuoto, l’hockey, l’atletica, la scherma,
lo sci… Discipline
pulite e povere,
nelle dichiarazioni
dei praticanti, dei
dirigenti, degli appassionati. E in
linea di massima è
vero. Soprattutto
per gli sport individuali. Atleti
che si allenano all’alba prima di
andare a scuola o in fabbrica, si
pongono un mondiale o un’Olimpiade come obiettivo a lungo
termine. Nel frattempo non firmano contratti miliardari che
nessuno si sognerebbe di sottoporre loro, però ci danno dentro.
E se al momento buono riescono a salire sul podio, la gratificazione sta tutta in una medaglia,
nell’assegnetto modesto e nel
bel paginone della stampa specializzata. Dopo tre giorni, ricomincia la fatica quotidiana e il
paginone torna ad essere il taglio basso a due colonne, se va
bene. Che la congiura del silenzio dei media nei confronti degli
sport che non portano né soldi
né celebrità né assalti di veline il primo non calciatore accolto
nel club dei superfighi è stato
Aldo Montano, che infatti ha disimparato l’etica del sacrificio e
fatica a tornare uno schermidore di successo – venga spezzata solo in questi momenti di lutto
nazionale, quando il calcio mostra il suo
volto più aberrante, è una cosa molto triste. I giornali, che sulla passione per il pallone dei loro lettori ci campano, non hanno
esitato ad affondare il bisturi, opportunamente. Anche gli allenatori, quasi tutti,
hanno detto la cosa giusta: non si ricomincia finché nuove leggi non garantiranno sicurezza dentro e fuori gli stadi e punizioni
esemplari per i criminali. I calciatori, inve-
ce, per lo più hanno
taciuto. E i presidenti,
con rare eccezioni,
era meglio se restavano zitti. Matarrese
ha dato una lezio-
ne di cinismo rivoltante e tutti speriamo
che chi ha l’autorità per fargliela pagare
non lo faccia restare al suo posto un giorno di più, ma i padroni delle società che lo
hanno votato dissotterrandolo dal cimitero
degli elefanti in qualche modo gli hanno
fatto il coro: lo spettacolo deve continuare,
ci sono in ballo i miliardi degli sponsor e
41
della pay-tv, non possiamo perdere la
manna caduta dal cielo. Una mostruosità
spacciata per realismo. Non per fare i giacobini a tutti i costi, ma gente come questa
verrebbe proprio voglia di vederla rovinata, con la guardia di finanza in casa un giorno sì l’altro pure. A Siena gli addetti ai lavori hanno espresso orrore e bisogno di
fermarsi per riflettere e cambiare dalle radici. Tutto politicamente molto corretto. È andato controtendenza solo un imbecille che
ha accodato il suo spray alla scia di vergogna che ha imbrattato qualche altro muro
d’Italia. Sarà dura, tra una settimana o tra
un mese, tornare a vedere calcio in tutti gli
stadi alla stessa ora. Anche all’Artemio
Franchi che pure è un oasi di sportività, al
confronto. Questione di stati d’animo.
Mentre scriviamo non sappiamo ancora l’esito della Coppa Italia di basket.
Chiunque abbia vinto, lo spettacolo non
sarà mancato. Se i media si saranno buttati sull’evento per il principio della compensazione di cui sopra, anche chi non è
appassionato di questo sport ma ha occhi
per vedere e cervello per giudicare avrà
avuto modo di riflettere sul luogo comune
che definisce il calcio lo sport più bello del
mondo. Vogliamo ricordare che negli Stati
Uniti, culla della pallacanestro, i vivai della
NBA sono le università dove gli studenti
somari vengono messi fuori squadra, e
dove il tifo si fa per la propria squadra, non
contro l’avversaria? Questo che è il secondo sport italiano, e salvo qualche episodio, è anche un ambiente fondamentalmente sano, può essere tutelato senza
ricorrere a misure straordinarie di ordine
pubblico. Teniamocelo caro, questo patrimonio di cultura sportiva vera. ■
iniziative •Francesco Vannoni
Il mondo della solidarietà si è arricchito di una nuova realtà
attenta ai bisogni delle popolazioni in via di sviluppo
•Con la ‘Gabnichi’ anche lo sport
scende in campo
In alto, l’inaugurazione
dell’asilo di Mikoka
in Tanzania.
Sotto, esterno
ed interno dell’asilo
di Pikeoko in Burkina Faso.
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Quello della solidarietà è un linguaggio universale. Scritto con le parole dell’amore, non teme distanze e lavora per superare gli ostacoli. Dedicare un po’
del nostro tempo a chi ha bisogno non è soltanto un gesto nobile, ma più che
altro un dovere morale. Dai risultati di un recente studio è emersa la stretta connessione tra volontariato e longevità: a quanto sembra, chi si dedica agli altri vive
più a lungo. Ora, in attesa che altri riscontri valutino la fondatezza o meno di questo assunto, vorremmo più concretamente evidenziare la relazione che esiste tra
la necessità interiore dell’aiuto all’altro e l’opportunità di relazionarsi nella maniera migliore con la nostra quotidianità.
Baden Powell parlava di tracce lasciate sulla strada della vita, come orme da
lasciare a chi ci segue, altri hanno versato ‘gocce’: insomma, a prescindere dall’unità di misura che le si vuol attribuire, un qualsiasi gesto di aiuto e condivisione verso le povertà e le sofferenze di
altri uomini, è esso stesso espressione
della nostra natura.
Ecco perché molte preziose coscienze e altrettante infaticabili braccia, che
scelgono di dedicarsi a quanti vivono situazioni di disagio, lo fanno nell’operoso
silenzio al fianco degli ultimi, spinte non
certo dalla mera curiosità di visitare luoghi incantevoli ma dal ben più urgente
intento di raccoglierne il grido di allarme
in difesa della vita.
L’associazione ‘Gabnichi Onlus’,
nata a Siena poco più di due anni fa con
l’obiettivo di sostenere le popolazioni in
via di sviluppo, è impegnata attivamente
in Burkina Faso, Tanzania e Kossovo,
nella costruzione di edifici scolastici,
strutture di accoglienza e ricovero, nelle
adozioni a distanza di bambini e ragazzi.
“Ad elaborare questa idea – dice il
coordinatore Luca Venturi – è stato un
gruppo di persone, del quale mi onoro di
far parte, già precedentemente impegnate in progetti di cooperazione internazionale, animate da puro spirito di servizio e
pronte a proiettarsi, insieme al proprio bagaglio professionale, nella sfida, tutt’altro
che nuova ma sempre entusiasmante, di
regalare fiducia a chi spesso perde anche
la speranza”.
Progetti ambiziosi, precedentemente individuati e attentamente monitorati
sul luogo, alla presenza di nostri volontari, anche per studiarne gli aspetti tecnicologistici, valutandone la portata economica e soprattutto la piena adattabilità al
territorio di riferimento.
“Naturalmente la ristrettezza più grande è di ordine economico. I nostri interventi mirano soprattutto a portare risorse finanziarie che consentano di realizzare al meglio i lavori, vigilando sul corretto iter burocratico e tecnico, cercando di garantire il miglior supporto possibile alla realizzazione di ogni singolo
progetto”.
Compiti delicatissimi da assolvere con il contributo di tutti e al cui sostegno anche le istituzioni senesi (dalla Banca, alla Fondazione Monte dei Paschi,
fino all’Amministrazione Comunale), sono fortemente impegnate come partner
imprescindibili da ogni programma di intervento”.
“A questo proposito ringrazio calorosamente – prosegue Venturi – proprio
il Comune di Siena che ci ha permesso di svolgere in un contesto autorevole ed
altamente simbolico come il Teatro dei Rozzi, la manifestazione ‘Sport for Africa’, serata benefica abbinata alla ‘Lotteria della Solidarietà’, il cui ricavato (oltre
60.000 euro) è stato interamente devoluto al finanziamento degli interventi previsti a breve termine, come la costruzione, già avviata, di una scuola secondaria
a Kongwa -un distretto della Tanzania di medie dimensioni ad 80 chilometri
dalla capitale Dodoma - dotata di spazi ricreativi e quattro alloggi destinati agli
insegnanti (aspetto non di poco conto se si considerano le enormi difficoltà di
spostamento e la quasi totale mancanza di collegamenti nel bel mezzo della Savana) per la quale la Fondazione Monte dei Paschi ha erogato un contributo di
100.000 euro sui 180.000 complessivamente stimati per completare l’edificio”.
“Siamo davvero contenti per la massiccia risposta della città all’invito di
‘Sport for Africa’ ed è con grande soddisfazione che, anche quest’anno, rileviamo la sensibilità di molti campioni, espressione di tutte le discipline, che non
sono voluti mancare ad un appuntamento ormai consolidato. Del resto, il risalto
che la manifestazione si è guadagnata sulla stampa e sui network nazionali ne è
la prova più evidente”.
“Gli esempi di Juri Chechi, Enrico Chiesa, Matteo Morandi, Fabrizio Mori,
senza dimenticare, tra gli altri, Bernardo Corradi, testimonial della passata edizione, che approdato Oltre Manica ha inviato la maglia del Manchester City, battuta all’asta in favore della nobile causa ‘sposata’ da ‘Gabnichi’; la partecipazione dell’Associazione Calcio Siena e della Mens Sana Basket, insieme al Coni
Provinciale e a tutte le federazioni, sono per noi motivo di orgoglio e costituiscono l’imput di un messaggio positivo ai giovani, alla realtà scolastica nello specifico, parte integrante e fondamentale cassa di risonanza delle nostre iniziative,
e più in generale a quanti volessero conoscerci meglio”. E a voler conoscere
‘Gabnichi’ sono in molti, anche da diverse regioni italiane, se guardiamo i contatti che giornalmente registra il sito internet dell’associazione www.gabnichi.it.
Oltre ad una ricchissima galleria fotografica e a precise sintesi dell’attività
svolta in questo biennio, sono contenute tutte le informazioni utili per aderire e
per sostenere le iniziative che di volta in volta vengono poste in essere. Con la
possibilità di presentare curriculum dai quali l’associazione potrà reperire altre
figure da coinvolgere in un sempre maggior numero di volontari professionalmente qualificati ai quali affidare i passaggi preliminari ad ogni realizzazione.
Un’altra delle fasi cruciali, nella nutrita scaletta della kermesse, è stata la
proiezione di altri ‘gioielli’ appena completati grazie allo sforzo di ‘Gabnichi’: la
scuola di Pikeoko in Burkina, appena inaugurata, che accoglierà oltre 200 bambini grazie al coinvolgimento economico di un’importante azienda senese, finanziatrice dell’opera, e l’asilo di Mkoka in Tanzania, costruito nel pieno rispetto della cultura e delle usanze di quei popoli, cercando di privilegiare
l’impiego di risorse locali. Tutto ciò si aggiunge alla collaborazione fornita nel
2005 per ristrutturare il Liceo Ginnasio ‘Bedri Pejani’ di Pec, nel Kossovo, dove
sono stati sostituiti tutti i 286 infissi in legno con altri in PVC realizzati da ditte
locali, rinnovati la pavimentazione delle aule e l’impianto termoidraulico, restituendo alle necessità della popolazione una struttura quasi irrimediabilmente
danneggiata dalla guerra.
“L’attenzione dei media – riprende Venturi – è importante per la diffusione della nostra attività, ma soprattutto per allargare il nostro bacino di utenza
anche oltre la dimensione provinciale che attualmente viviamo. Anche in funzione di questo abbiamo pensato di istituire un premio da consegnare annualmente ad un personaggio del mondo dello sport o dello spettacolo, particolarmente distintosi nell’impegno sociale. Il riconoscimento è andato al conduttore
televisivo Paolo Brosio, promotore delle ‘Olimpiadi del Cuore’.
Lo sport scende in campo e lo fa schierandosi ancora una volta vicino a
quanti non vivono dei ‘lustrini’ di chi è acclamato in ragione del talento, ma sopravvivono alla piaga della denutrizione e agli stenti della povertà. Due mondi
diversi, lontani tra loro eppure mai come oggi accomunati dalla voglia di ‘vincere’ lo ‘scudetto’ più difficile: la certezza di un futuro, dove camminare insieme
significa costruire il domani in un angolo della terra colpevolmente trascurato da
un benessere sempre più inquietante, incapace di stabilire regole e darsi un
equilibrio. ■
È la giovane fiorettista cussina Alice Volpi la protagonista indiscussa di
questo primo mese del 2007; infatti l’atleta senese, classe 1992, dopo il sorprendente avvio di stagione, ha fatto chiaramente intendere di essere la numero uno della categoria “cadette”, under 17, scalando inoltre molte posizioni anche nel ranking under 20.
L’attenzione ottenuta da parte dei tecnici federali per i risultati conseguiti in Italia e nella prima convocazione in Coppa del Mondo in Germania,
l’ha stabilmente fatta entrare nel ristretto numero delle “azzurrine” chiamate dalla federazione a rappresentare l’Italia nelle prove internazionali. Così
dopo Bochum, sono arrivate le convocazioni per Budapest, Waldkirch e
Lione e, fra una prova di coppa in Ungheria ed una in Germania, Alice è stata
chiamata a rappresentare l’Italia ai Campionati del Mediterraneo, gara internazionale under 18 svoltasi a Siracusa, dove alla sua prima esperienza in una
competizione ufficiale non si è lasciata sfuggire l’occasione di tornare a casa
con al collo le due medaglie d’oro conquistate nella prova individuale e in
quella a squadre. Non solo, a metà di gennaio ha bissato la vittoria ottenuta
nell’esordio stagionale di Lignano Sabbiadoro vincendo la seconda prova nazionale Cadette a Ferrara.
Ma andiamo a vedere nel dettaglio quello che la sezione scherma cussina, sponsorizzata Montepaschi Vita, ha fatto dall’inizio del 2007. Sono passati pochi giorni da capodanno che Alice Volpi vola a Budapest con la nazionale under 20: la cussina dopo un ottimo girone iniziale sconfigge nel tabellone
da “128” l’olandese Schaal per 15-5 e in quello da “64” la russa Kazhikina
per 15-10; nel tabellone da “32” si trova di fronte la numero uno della gara la
russa Yakovleva e qui compie un’impresa importante superandola per 15-11
sotto l’osservazione attenta del C.T. Andrea Magro che non ha mancato di
complimentarsi con l’atleta senese. Nell’assalto per l’accesso alla finale ad
otto deve cedere di fronte alla rumena Udrea, di due anni più grande, pagando lo scotto per le energie profuse nell’assalto precedente e concludendo
la prova al tredicesimo posto. Nel secondo fine settimana di gennaio gli atleti e le atlete della sezione scherma CUS Montepaschi Vita colgono importanti risultati a Ferrara nella seconda prova di ammissione alla finale del campionato Cadetti (under 17), riservata ai migliori 36 atleti di ogni specialità,
che si svolgerà a Foligno alla metà del prossimo mese di Marzo.
Nel fioretto, come già detto, vittoria di Alice Volpi che supera la jesina
Martina Pascucci (nipote di Valentina Vezzali) ma ottima prova anche per
Giorgia Zizzo in finale pure lei (ottava), che ha dovuto lasciare il passo alla
compagna di sala Volpi. Piccolo rammarico per Giorgia, finalista anche nella
prima prova e, pure in quella occasione, fermata dalla compagna di sala; la fiorettista cussina è sicuramente una potenziale aspirante ad una posizione sul
podio di categoria a cui potrà legittimamente puntare al Campionato Italiano.
Il successo della prova di fioretto è stato completato da Irene Crecchi 22ª
e Gaia Fratini 26ª, ed occorre notare che tre su quattro delle fiorettiste senesi sono al primo anno della categoria ed averle piazzate tutte alla finale nazionale è senz’altro un ottimo viatico per il futuro.
Nella spada maschile buon risultato di Lorenzo Bruttini che si qualifica
per la finale andando ad occupare la posizione n.32 su circa trecento partecipanti; nella spada femminile si qualifica Gaia Fratini, con la posizione n.17
del ranking, mentre per poco non ce l’hanno fatta Irene Crecchi, Giovanna
Dimitri e, più indietro in classifica, Barbara Burnengo e Stefano Menchiari.
Nel fioretto maschile Niccolò Zanchi centra l’obbiettivo e va ad occupare
il n. 30 del ranking, mentre nella sciabola, pur risalendo il ranking, non ce la
fanno Cristiano De Salve, Edoardo Marri, Alexander Breghi e Chiara Marri.
Passano ancora sette giorni ed Alice Volpi è di nuovo in pedana, a Siracusa, per i Campionati del Mediterraneo under 18, dove non si lascia sfuggire il “bottino” più prestigioso in palio: due medaglie d’oro, una individuale
e l’altra a squadre. Grande gioia ovviamente per la dirigenza ed i tecnici della
Società universitaria ed in particolare per i due maestri che seguono la preparazione di Alice Volpi: il vostro cronista ed il piombinese, alla quarta stagione di collaborazione con il CUS, Lio Bastianini. La Volpi nella gara individuale non ha avuto rivali, nessuna delle sue avversarie è mai arrivata in
doppia cifra e dopo i gironi, in virtù del suo numero di testa di serie, ha saltato la prima diretta, nella seconda per entrare in finale ha battuto una greca
15-5, nel primo quarto di finale si è sbarazzata con un netto 15-2 della croata
Emma Frcko, in semifinale della compagna di squadra Martina Pascucci 159 ed in finale ha battuto 15-6 l’egiziana Eman Shaban che in precedenza
aveva superato la tunisina Jebri e la francese Rauganne.
Nella gara a squadre l’Italia schierava tre formazioni con la Volpi in ITA 1
che, dopo aver saltato la prima diretta, batteva nettamente l’Egitto, successivamente per 30-15 la Grecia ed in finale ITA 2 per 30-27, con due strepitose frazioni della Volpi contro la Pascucci ha cui rifilava due parziali di 7-3 e 7-1 che ribaltavano completamente il risultato fin lì acquisito. La classifica finale delle
prime otto vedeva quindi prima Italia 1, seconda Italia 2, terza la Grecia, quarta
la Tunisia, quinta la Francia, sesto l’Egitto, settima la Spagna e ottava la Turchia.
Contemporaneamente alle gare di Siracusa, si svolgevano a La Spezia i
Campionati Italiani under 23 che vedevano le due ottime prestazioni da parte
di Vannoni Vieri e Niccolò Nuti rispettivamente nella spada e nel fioretto. Entrambi i cussini hanno ceduto alle soglie della finale ad 8 dando dimostrazione
di ritrovata competitività ad alti livelli che ha permesso ai due senesi di eliminare atleti più titolati ed, in alcuni incontri, anche in forza ai gruppi sportivi militari. Positiva la prova di Erica Mazzi conclusasi in 24ª posizione, mentre non
accedevano al tabellone da “32” Giacomo Steiner, Giovanni Cerretani, Elena
Sommariva nella spada e Federica Parisi, 37ª nella prova di sciabola. Il successivo fine settimana si è svolta a Firenze la qualificazione regionale di spada per
la seconda prova open nazionale in programma a Foggia. Quindici i posti disponibili, sia in campo maschile che femminile. Fra le donne bell’argento per
Elena Sommariva che in finale si è arresa all’ex campionessa del mondo under
20 Veronica Rossi in forza alle Fiamme Oro; in finale anche Irene Crecchi,
quinta, che ha condotto un’ottima gara. Qualificazione raggiunta anche per
Martina Bancheri, 10ª, e Bianca Vannoni, 13ª. Fra gli uomini, Vieri Vannoni,
dimostrando di attraversare un buon momento di forma, ha chiuso la prova al
secondo posto cedendo più per stanchezza che per tecnica al fiorentino Marini per 15-13; in finale anche Lorenzo Bruttini che aveva ceduto 12-15 proprio a Vannoni, classificandosi 7°; ultimo cussino a qualificarsi per la prova
open Giovanni Cerretani alla fine 12°.
Fra la fine di gennaio e gli inizi di febbraio ancora Alice Volpi protagonista con la nazionale under 20 di fioretto nelle prove di Waldkirch in Germania, e di Lione, in Francia. In ambedue le competizioni si è distinta come
migliore delle “Cadette” (under 17) in gara. A Waldkirch, dopo un girone iniziale con 4 vittorie e 2 sconfitte, ha battuto nel tabellone da “128” la rumena
Dumitru per 15-6, successivamente la tedesca Peetz ancora per 15-6; nel tabellone da “32” si è invece arresa alla polacca Hanna Lyczbinska per 7-15,
classificandosi 27ª e sesta delle italiane.
A Lione nel girone di qualificazione ha raccolto sempre 4 vittorie e 2
sconfitte; nel tabellone da “128” ha battuto la giapponese Kawasaki per 155, successivamente la statunitense Ross 15-6. Nel tabellone da “32” si è trovata di fonte la beniamina di casa, la francese Genevois medaglia di bronzo
ai campionati del mondo under 20 dello scorso anno; qui in mezzo ad un tifo
assordante ha annichilito l’avversaria ed il pubblico rifilandole un secco 158, poi nell’assalto per entrare in finale si è trovata di fronte la russa Kamilla
Garfurzianova ed è stata sconfitta 9-15, chiudendo così in tredicesima posizione.
Un inizio d’anno più che promettente dunque, che vede la sezione cussina in continua crescita di risultati in una stagione che promette di “regalare” molte altre soddisfazioni alla scherma senese. ■
Alice Volpi
in mezzo ai suoi maestri
Giannini e Bastianini
Daniele Giannini•scherma
Continua il momento magico
della giovane fiorettista numero uno
della categoria ‘Cadette’ Under 17
•Il Cus trascinato
dalla Volpi
43
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Attività a squadre ridotta ai minimi termini, ma – al contrario – grandi appuntamenti per quella individuale, con la partecipazione a numerosi tornei nazionali e regionali: questo, in
estrema sintesi, il commento al gennaio pongistico della M.P.S.
Finance Libertas.
La squadra di A/1 femminile ha disputato, infatti, un’unica
partita, in trasferta a Cagliari, contro la terza forza del campionato e, come previsto, nonostante la strenua difesa delle nostre
atlete, il match si è concluso con una sconfitta per 3 a 1. Del
resto la squadra sarda dispone di un organico composto da due
cinesi (di cui una naturalizzata per matrimonio) ed una russa
(anch’essa naturalizzata) ed è quindi molto forte, tanto che, sulla
carta, restavano ben poche chances alla formazione senese. Sul
campo, invece, si è assistito ad incontri molto combattuti, con
Anna Brzan che ha dato molto filo da torcere alla Hao Tong, impegnandola fino al quarto set, e con Marloes De Smet bene in
partita per i primi due set contro la Zavedeeva, ma poi superata
nettamente al terzo. Buono il rendimento della cinese di Siena
Zhang Ya Nan, che ha conquistato il punto della bandiera sulla
connazionale Wei Jian, grande difenditrice, con il punteggio di
11/4, 11/7 e 13/11.
Peraltro tale sconfitta non pregiudica niente per quanto riguarda la classifica, perché il Muravera ha perso ancora e rimane a 4 punti di distacco, un margine del tutto rassicurante in
chiave retrocessione.
La squadra maschile di A/2, invece, ha disputato due partite vincendole entrambe, la prima in casa con Arpino, la seconda
in trasferta a Siracusa.
Durissimo il confronto con Arpino, diretta contendente per
la promozione, che si è concluso dopo oltre 3 ore di incontri
molto combattuti ed incerti, con un’alternanza di situazioni appassionante, che ha lasciato con il fiato sospeso il pubblico presente. La partita si è messa subito bene per la Libertas, passata
in vantaggio per 3 a 1 con due punti di Fatai Adeyemo (netto
vincitore per 3 a 0 su Palladino e Morgante) ed uno, sorprendente, di Vincenzo Sanzio. Sorprendente, perché il giovane junior senese, con una grande prova di carattere, ha superato al
quinto set il numero uno avversario, il cinese Li Wei Min, uno
dei più forti giocatori stranieri attualmente in circolazione in Italia. Sfortunato, invece, Angelo Teatino, che, pur autore di una
superba prestazione, è stato sconfitto al quinto set da Morgante, dopo essere stato in vantaggio per 2 set a 1.
Con la vittoria di Li Wei Min su Alessandro Cerretti, le distanze si sono ridotte, ma occorre dire che l’atleta senese ha offerto una delle sue migliori prestazioni in carriera, impegnando
fino al quinto set il cinese di Arpino. Ma ci ha pensato subito dopo
Sanzio a ristabilire il punteggio, battendo Palladino per 3 a 0. Sul
4 a 2, nella mente di qualcuno si è insinuato il pensiero che ormai
il match fosse giunto agli sgoccioli, ma un improvviso colpo di
coda della squadra laziale ha buttato all’aria le facili previsioni.
Dapprima Li Wei Min ha superato Fatai Adeyemo, secondo un
copione già visto in recenti occasioni, poi è stato Morgante a battere Sanzio, al termine di un incontro altamente spettacolare, risolto con un 15/13 al quinto set, segno del massimo equilibrio esistente tra i due.
Quattro pari, dunque, e partita decisiva Cerretti – Palladino.
E qui il primo ha dato una dimostrazione di quanto è migliorato,
sia dal punto di vista tecnico, che sotto l’aspetto caratteriale. Il 3
a 1 con cui si è aggiudicato l’incontro ha siglato la vittoria per i colori senesi e rilanciato la M.P.S. Finance in ottica promozione.
Molto favorevole, infatti, è risultato il turno successivo con la
agevole vittoria in trasferta a Siracusa, dove Adeyemo si è espresso ai suoi consueti livelli di eccellenza, con un 3 su 3 molto signi-
Corrado Bagella•tennis tavolo
Continua la marcia di avvicinamento
al vertice della squadra maschile,
mentre quella femminile si guarda indietro
• Per la Libertas
non ci sono mezze misure
ficativo; gli altri due punti sono stati ottenuti da Sanzio su Lopresti e da Teatino su Impallomeni. Con tale vittoria, la M.P.S. Finance, approfittando del passo falso del Modena (sconfitto a S.
Elpidio per 5 a 3) e dell’inatteso stop interno del Livorno, battuto dal Ficarazzi, si è pertanto insediata da sola al secondo posto in
classifica, con il minimo distacco di due punti dalla vetta.
Riguardo all’attività individuale, nelle pause dei campionati gli atleti della Libertas sono stati impegnati in vari tornei, ottenendo risultati molto importanti. Al Torneo Nazionale giovanile di Terni, il più prestigioso dell’intera stagione, Vincenzo
Sanzio ha messo in riga tutti i migliori juniores, ribadendo di essere il numero uno d’Italia nella categoria.
Ai tornei regionali di Livorno e Lucca, Massimo Ferri ha
vinto il 4° categoria N.C., mentre la figlia Giada si è aggiudicata la gara delle Ragazze, assicurandosi così la qualificazione ai
Campionati Italiani Giovanili, sia nella categoria Ragazze, che
fra le Allieve. Singolare è il fatto che, negli stessi tornei, padre e
figlia si siano aggiudicati le rispettive gare: a memoria, per lo
meno in Toscana, non si ricordano precedenti del genere e simili risultati costituiscono probabilmente un primato da “Guinness” del tennistavolo.
Al torneo regionale di San Giovanni Valdarno, ottima performance di Marco Muratori, che si è piazzato al secondo posto
nella gara dei 3ª categoria. Tale prestazione, unita alla vittoria
conseguita nel torneo di Porto S. Stefano ed alla piazza d’onore
in quello di Firenze, pongono l’atleta senese sul gradino più alto
dei 3ª categoria toscani e gli hanno consentito di qualificarsi
anche ai Campionati Italiani di 2ª categoria.
Conferme, infine, per lo junior Lorenzo Becucci e per l’allievo Francesco Lorenzini, ormai stabilmente assisi al quinto posto
regionale delle rispettive categorie. Tutto questo insieme di successi serve a dimostrare, se mai ce ne fosse bisogno, la valenza del
movimento pongistico della Libertas, che opera in profondità sia
nelle categorie giovanili, che in quelle seniores. ■
Classifica A/1 Femminile
Sterilgarda
20
San Donatese (MI)
18
Zeus Cagliari
14
Coccaglio (BS)
12
Molfetta
10
S.Vincent Petroli
10
Riposto (CT)
8
M.P.S. Finance Libertas 4
Muravera (CA)
0
Classifica A/2 Maschile
Villa d’Oro Modena
18
M.P.S. Finance Libertas 16
Arpino (FR)
14
Bernini Livorno
14
Vita S. Elpidio (AP)
14
Ferentino
8
Ficarazzi
8
Milazzo
4
Siracusa
4
Barletta
0
(*) una partita in meno
45
volontariato •Andrea Sbardellati
Viaggia verso i vent’anni di attività
l’associazione che per prima ha inserito
i disabili nel mondo dello sport
•‘Le Bollicine’
sono a ...cavallo
46
Un vero esempio di come a Siena sia stata capita l’importanza dello sport nelle più variegate accezioni sociali, è rappresentata dall’Associazione “Le Bollicine”, costituita nel
1990. Si tratta di un’Associazione di volontariato, apolitica e
senza fini di lucro, rivolta a promuovere attività sportive per
soggetti disabili residenti nel territorio senese, finalizzate alla
pratica sportiva e riabilitativa, ad offrire occasioni di socializzazione, relazione e di conseguenza opportunità di integrazione. In questi anni sono stati attivati corsi in varie discipline; attualmente si svolgono attività di atletica leggera, judo,
vela, sci ed equitazione. Il Comune di Siena e la ASL 7 Zona
Senese, hanno stipulato una convenzione per la frequenza
alle attività equestri e al corso di atletica leggera. Fanno parte
dell’Associazione circa 100 soci, in gran parte familiari degli
atleti, ma anche da volontari che collaborano attivamente alla
vita associativa, oltre che da persone che condividono comunque lo spirito di questa realtà. Le Bollicine è affiliata alla
Federazione Italiana Sport Disabili, aderisce al Movimento
Internazionale Special Olympics, partecipa con i propri atleti
alle manifestazioni sportive organizzate sia a livello nazionale
che mondiale. L’Associazione dal 2000 è stata accreditata dall’ANIRE (Associazione Nazionale Riabilitazione Equestre)
come Centro di Riabilitazione per la Terapia con il Mezzo del
Cavallo. Un fermo impegno nel sociale che è arrivato al secondo decennio con una progressiva crescita di livello e di penetrazione in un settore che nelle sue varie accezioni determina un messaggio sempre più forte a tutta la collettività.
L’attività di riabilitazione equestre si realizza presso gli impianti del Club Ippico Senese, con l’utilizzo di due cavalli
della scuola di equitazione e di quattro cavalli di proprietà
dell’Associazione addestrati per la riabilitazione equestre.
L’Associazione dispone inoltre di un maneggio coperto, di
due maneggi scoperti e di un campo gara con tribuna. All’interno del Centro vi sono ampi spazi dove i ragazzi possono effettuare brevi e protette passeggiate a cavallo. Le lezioni sono
individuali o in riprese di massimo tre atleti. Viene garantito
il trasporto degli utenti in convenzione con il Comune di
Siena con ridotte possibilità a raggiungere gli impianti.
Le attività sono condotte da un educatore professionale
con la formazione ANIRE, un tecnico di riabilitazione equestre e il brevetto CONI di istruttore di Centri di Avviamento
allo Sport; un istruttore nazionale di equitazione FISD con
specializzazione ANIRE; un operatore con brevetto FISE ed
istruttore Special Olympics con formazione sull’addestramento dei cavalli da T.M.C; operatori volontari gestiscono il
servizio di trasporto al Centro, l’accoglienza delle famiglie e
dei ragazzi, collaborano nella predisposizione dei materiali in
maneggio, coadiuvano il personale tecnico nella realizzazione
delle sedute.
L’iniziativa dell’atletica leggera si svolge invece presso il
Campo Scuola del Comune di Siena, per due giorni la settimana (martedì e venerdì), con lezioni di gruppo di due ore
ciascuna. Per gli iscritti nel Comune di Siena è previsto il trasporto con mezzo e personale volontario dell’Associazione.
Le attività motorie sono finalizzate al miglioramento dei concetti spaziali e temporali, della coordinazione, ad un’evoluzione degli schemi motori di base. Sono una modalità di
espressione, di esplorazione e di utilizzazione dell’ambiente,
favoriscono l’autonomia personale. A tal fine il programma del
corso prevede sia lo svolgimento di esercizi preparatori, che il
graduale contatto con le discipline caratteristiche di questo
sport: lancio del peso, della palla, salto in alto, salto in lungo,
staffetta, corsa. Il corso di atletica leggera offre anche un’insostituibile occasione di integrazione nell’ambiente sportivo
cittadino, in quanto i ragazzi si allenano insieme agli altri atleti usufruendo degli stessi spazi e attrezzature. È prevista la
partecipazione alle manifestazioni F.I.S.D. e Special Olympics organizzate sia a livello regionale che nazionale.
L’iniziativa viene realizzata con personale tecnico qualificato: un istruttore FIDAL responsabile settore giovanile
UISP con esperienza pluriennale; un istruttore FIDAL tecnico della riabilitazione, specializzato in attività motorie per disabili. Anche un istruttore di nuoto collabora a molti progetti
educativi e riabilitativi con Le Bollicine, l’associazione Bambini Disabili, l’Unione Italiana Ciechi sez. di Siena.
L’attività relativa al judo si realizza presso il nuovo centro
situato nell’ex colonia di Belcaro. Il Progetto intende utilizzare la pratica del judo a scopo educativo, con l’obiettivo di facilitare la comunicazione, l’espressione del sé, l’autocontrollo, il saper stare in gruppo e rispettare gli altri. Il Corso è stato
attivato in via sperimentale lo scorso anno, per un piccolo
gruppo. L’entusiasmo mostrato dai ragazzi nella pratica di
questa disciplina, ha convinto i responsabili dell’Associazione
ad ampliare l’iniziativa a due giorni la settimana. Le Lezioni
si realizzano sia in gruppi integrati che in piccoli gruppi e sono
condotte dai Maestri del Centro, coadiuvati da molti allievi
disponibili a condividere il progetto.
Spazio anche alla vela, il cui progetto si compone di due
aspetti complementari, in base alle esigenze delle varie tipologie di handicap, che si possono intersecare e completare.
Uno più rivolto all’handicap mentale, riguarda l’esigenza di
socializzare e quindi si sviluppa verso un tipo di vela fatta su
derive più grosse, o cabinati di 10-12 m, dove alcuni ragazzi,
con gli istruttori possano imparare da piccoli compiti nel pozzetto, fino ad essere parte attiva nell’equipaggio, imparare a
convivere nel poco spazio a disposizione, conoscere l’ambiente del mare con tutte le sue meraviglie. L’altro aspetto,
invece, necessita di una barca più piccola, che non scuffia, attrezzata e progettata per essere portata da chi a difficoltà motorie, e quindi, stando stabilmente seduti nel pozzetto, prevede la possibilità di praticare la vela confrontandosi con altri
ragazzi sul campo di regata. L’Idea nacque a “Vele a Siena”
2000, durante un incontro informale tra lo Sporting Club e le
Associazioni per disabili Senesi. Dopo tale evento sono avvenute molte riunioni per studiare in maniera approfondita ogni
aspetto del progetto, dai tipi di barca più idonei, agli istruttori, all’organizzazione di semplici uscite a veri e propri corsi di
vela. L’iniziativa ha trovato l’interessamento di molti centri
velici tra i quali quello di Castiglion del Lago, di Marina di
Grosseto e di Talamone. ■
atletica leggera •Andrea Bruschettini
Dopo l’emorragia di campioni,
la società senese non si arrende
e torna a scommettere sui giovani
• Baini si presenta
con il botto
L’Uisp Atletica Siena (non più Uliveto
come detto nello scorso numero) si è rituffata in questo scorcio di 2007 nel
pieno dell’attività agonistica.
Nonostante l’attuale fase di
passaggio, di ricerca di un
nuovo sponsor, e dell’inevitabile necessità di riflettere, la
società nata nel lontano 1954 ha
affrontato i primi impegni agonistici con vigore, mettendo in luce i propri migliori talenti, e confermando la continuità del lavoro svolto sui giovani negli ultimi anni.
Proprio da quest’ultimi arriva la linfa
vitale che alimenta le speranze per il futuro dell’atletica leggera senese, e porta al
momento i nomi di Edoardo Baini, Luca
Calzeroni, Alice D’Auria, Elisa Pieri, e
Sofia Ricci.
Di Edoardo, delle sue qualità, e dei suoi
successi già abbiamo parlato spesso, ma
con molta probabilità lo faremo ancora con
piacere anche nel 2007, visto l’inizio. A Firenze infatti il diciassettenne allenato da
Angela Fè ha corso sui 55m indoor in un
sensazionale 6”55, per poi confermarsi
anche nella distanza più classica dei 60m ad
Ancona con 6”94, minimo addirittura per i
campionati italiani assoluti indoor.
La sensazionalità del tempo fatto registrare sui 55m (distanza ad oner del vero
spuria ed inusuale) sta nel fatto che questo
chrono rappresenta la miglior prestazione
italiana all time per la sua categoria, un risultato che si commenta da solo, e che ci lascia
sognare ulteriori incredibili traguardi nell’imminente futuro.
Luca Calzeroni, che la FIDAL ha incluso anche per il
2007 nel ristretto club (meno di 60 atleti in tutta Italia) del Progetto Talento, si è presentato alla prima fase regionale del Campionato invernale lanci aggiudicandosi il martello juniores con
60,69m (terzo il compagno di allenamento Michele Boccini con
40,79m). Con una misura di poco inferiore al proprio personale, l’atleta di Flamur Shabani inizia nel migliore dei modi una
stagione nella quale è chiamato ad un impegno costante ed assiduo, visto che da lui ci si aspetta molto sia in termini di misure che di risultati. Il 2006 infatti è stato per Luca un anno di passaggio, in cui non sono forse giunte le misure auspicate. Il suo
potenziale – tecnico e fisico- rimane però innegabile, spetta a lui
mostrarlo nelle occasioni che contano.
Alice D’Auria, secondo anno tra le allieve, ha messo in evi-
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denza nelle prime indoor una certa costanza ad alte quote nell’alto, dove si è spinta più di una volta a 1,62m. La sua struttura fisica longilinea, ed una discreta velocità di base, le permettono di emergere anche in altre discipline come il lungo o le
prove multiple, tanto che nel tetrathlon regionale è giunta quinta , guadagnando l’acceso alla finale nazionale (non disputata
per scelta tecnica).
Sale sempre più su anche Elisa Pieri, coetanea di D’Auria, e protagonista del salto con l’asta. In costante progressione, l’allieva di Stefano Giardi è riuscita per la
prima volta a valicare il muro dei 3m al Mandela
Forum di Firenze. Ormai per lei si prospetta all’orizzonte un imminente nuovo traguardo, ovvero i
3,10m del record provinciale assoluto di specialità
siglato alcuni anni or sono dalla compagna di
squadra Elena Caini.
Sempre più specialista di ostacoli alti e
bassi, Sofia Ricci si è messa particolarmente in luce nelle prove multiple, giungendo
seconda nel tetrathlon regionale allieve, e
ottima decima in quello nazionale disputato ad Ancona.
Nella città marchigiana ha portato a termine le quattro gare in programma con 2463 punti, ottenendo i
seguenti risultati: 9”52 nei 60hs,
7,31m nel peso, 1,40m nell’alto e
1’02”52 nei 400m.
Non sono mancate neppure le buone
prove di due giovani sprinter juniores, ovvero Filippo Costanti e Andrea Coghe, più volte impegnati in
gara nel palasport di Firenze. Del primo bisogna registrare un positivo terzo posto assoluto nei Campionati
Toscani sui 200m con 23”73, ma anche 7”34 nei 60m e
52”44 nei 400m; mentre del secondo il nono posto con 24”81
nei 200m, 7”56 nei 60m e 54”47 nei 400m.
Tra gli assoluti ricordiamo infine le prove di due altisti in
crescita, Giulio De Michele salito a 1,89m (ricordiamo il suo
personale all’aperto di 1,96m), e Daniele Cavazzoni 1,82m.
Anche se non gareggia più con i colori dell’Uisp Atletica
Siena, non può non essere menzionato il comportamento di
Maurizio Cito (nella foto) all’esordio con la nuova maglia dell’Atletica Castello di Firenze. Il ventenne mezzofondista allenato da Abdellah Abdalhak, è un esempio di tenacia e di costanza in allenamento, in un settore – la corsa di resistenza –
che non lascia nulla al caso.
Questa sua serietà nella preparazione delle gare, trova poi
positiva conferma al momento dello scontro agonistico, come
hanno mostrato i risultati conseguiti nelle due campestri della
fase regionale dei societari di cross ad Arezzo e Calenzano.
Il campione toscano assoluto 2006 del cross corto (4km),
si è schierato per la prima volta al via del cross lungo (10km)
ottenendo ad Arezzo il terzo posto, ed il sesto nel Cross del
Neto a Calenzano. Questi risultati assumono maggiore valore se letti alla luce della classifica finale, dove davanti a lui figurano solo due atleti professionisti del Kenya nel primo caso;
l’azzurro di corsa in montagna Abate, il marocchino El
Ghizlany, il compagno di squadra Gioffrè, e sempre i due keniani, nel secondo caso.
Da registrare infine le buone prove, sempre nel cross del
Neto, di alcuni portacolori dell’Uisp Atletica Siena: Nicoletta Franceschi, quindicesima nel cross corto assoluto; Matteo
Cannucci, ventunesimo tra gli allievi; e Federico Nistri, ottimo quinto tra gli juniores, al proprio debutto agonistico. ■
Marianna Semeraro•sport per tutti
La responsabile ‘progetti e formazione Uisp’
si sofferma sul significato della nuova iniziativa
•Con ‘Sportivi attivi’
a tutela del vero sport
Salvaguardare e rafforzare i valori autentici dello sport attraverso una certificazione di qualità da conferire alle società sportive più sensibili alla partecipazione e all’inclusione sociale, allo spirito ludico e al rispetto delle finalità ‘più sane’ dell’attività sportiva
in ambito giovanile.
È quanto si propone di fare la UISP provinciale di Siena attraverso ‘Sportivi Attivi’, l’innovativo progetto che intende riaffermare l’importanza della pratica sportiva nel contesto delle politiche di welfare e dello sviluppo socioculturale italiano attraverso
la promozione e il riconoscimento dello sport per tutti. Il progetto
prevede in questa fase sperimentale il coinvolgimento di 2 società
campioni: la Siena Nuoto UISP e l‘associazione sportiva A.S.D.
Shinankarate Kai. Al termine di questa sperimentazione dopo un
periodo di promozione e pubblicizzazione sul territorio, l’iniziativa intende aprirsi ufficialmente dall’anno prossimo a tutte le società della provincia senese interessate ad ottenere la certificazione di società amiche dei bambini e delle bambine.
L’obiettivo di ‘Sportivi attivi’, è tutelare i valori autentici dello
sport, sempre più minacciati dall’incessante ricerca del successo e
dall’agonismo sfrenato,,; esso parte come risposta alla volontà
della UISP provinciale di stimolare un radicale cambiamento nel
sistema sportivo italiano. Basta soffermarsi a osservare gli ultimi
avvenimenti nazionali, per capire a cosa ci riferiamo,lo sport è e
deve essere inclusione, politica sociale, rispetto dei diritti e delle
capacità di ognuno. L’idea base del progetto è la possibilità di dar
vita ad una sorta di patto d’onore che si fonda sul rispetto di poche
regole generali e basilari, ispirate alla carta dei principi dello sport
per tutti, ed alla carta dei diritti dei bambini e delle bambine. Le
associazioni che hanno aderito si impegneranno ad attenersi per
tutta la durata della sperimentazione al dettato delle due carte.
Alla fine del percorso se le organizzazioni che avranno aderito a
tale patto d’onore ne avranno rispettato le linee guida, potranno
beneficiare di un riconoscimento di merito come “ Associazioni
sportive amiche dei bambini e delle bambine”. L’adesione al progetto sottintende quindi che le associazioni sportive siano disposte a sviluppare la qualità della propria proposta associativa, salvaguardando ed incentivando:
• la garanzia della partecipazione degli iscritti alla vita dell’associazione;
• la massima disponibilità a garantire l’accessibilità a tutti nel rispetto delle aspirazioni e delle capacità di ciascuno e nella diversità nelle pratiche agonistiche o amatoriali, organizzate e
individuali;
• la partecipazione attiva alla vita della comunità sociale della
provincia senese;
• il rifiuto del doping e di ogni altra pratica tesa ad alterare la correttezza della prestazione sportiva;
• il contrasto della violenza in tutte le sue forme (verbale, fisica,
psicologica) sia tra i membri della società sportiva stessa, sia tra
i membri di società sportive diverse, sia al di fuori della vita
sportiva dei giovani;
• il rispetto delle regole dello sport e della civile convivenza (rispetto delle norme civiche di comportamento, rispetto dell’avversario e dell’arbitro, sviluppo e promozione di una pratica effettiva ed efficace del fair play);
• la volontà di aggiornamento e formazione continui, e non solo
sugli aspetti tecnici della disciplina sportiva praticata.
Il progetto, finanziato da UISP Solidarietà, Cesvot regionale e
dalla Regione Toscana, è attivo in altri 9 comitati territoriali UISP. ■
damiani
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Rossella Lezzi•polisportiva
Grande interesse per l’iniziativa ‘Siena a bordo ring’
promossa dalla Mens Sana 1871
•La rivincita
degli sport minori
Un fine settimana all’insegna delle arti marziali e degli
sport da combattimento. Siena a bordo ring, al PalaChigi di
viale Sclavo che sabato 20 e domenica 21 gennaio ha ospitato
anche i Campionati italiani di Muay Thai, incontri di Boxe fra
la rappresentativa della Boxe Gold Gym di Siena ed una formazione croata.
Sul tappeto anche le dimostrazioni della scuola di Kung Fu
del maestro Pallassini e delle sezioni di Capoeira e Karate di
Mens Sana 1871.
“Si è trattato di un evento – spiega Piero Ricci, presidente
di Mens Sana 1871 – rivolto agli sport cosiddetti minori ma che
hanno grande appeal sul pubblico giovane. Sottolineo che questo è stato un primo esperimento che nelle intenzioni vorremmo rendere annuale, un appuntamento fisso con gli sport da
combattimento. Il successo dell’evento ed il coinvolgimento di
pubblico dimostra che con un po’ di buona volontà è possibile
realizzare collaborazioni fra associazioni sportive diverse a
tutto vantaggio dello sport”.
L’organizzazione dell’evento ha visto impegnati infatti la
palestra “The Lab”, la boxe Gold Gym Siena, la Scuola di
Kung Fu del Maestro Pallassini e la Mens Sana 1871.
Per quanto riguarda l’aspetto agonistico è da sottolineare la
finale del Campionato Italiano Professionisti di Muay Tahi
vinta da Gianluca Buccoliero del team del maestro Egidio Pesare da Taranto che pertanto andrà ai campionati mondiali che
si svolgeranno a Bangkog il prossimo marzo.
Sempre per il Muay Thai, ma relativa ai dilettanti, ottima
prova di Francesco Capponi contro Mattia Pollastri, quest’ultimo si è aggiudicato il match su tre riprese, classe C per soli tre
punti. Alessandro Congiu della Società The Lab allenato da
Jacopo Norelli, si aggiudicava quindi il match con netta superiorità dell’avversario facendo vedere un’ottimo stile di combattimento. Da segnalare un durissimo match di Luciano
Stasi, già partecipante ai mondiali di Bangkok 2006, che perdeva di un soffio contro l’atleta bresciano Ibra Diamond.
Lo spettacolare incontro femminile valevole per il campionato italiano 51 chilogrammi dell’atleta senese Giorgia Pellizzari, del The Lab Muay Tahi Team Siena, contro Tiziana Pessotto, del Team Canova di Bergamo, si è concluso con un pareggio.
Il Muay Thai, nota anche con i nomi di Thai Boxe o Boxe
Thailandese, ha le sue origini nella Mae Mai, antica tecnica di
lotta che veniva appresa e utilizzata dai guerrieri thailandesi
qualora avessero perso le armi. Al contrario il Muay Thai identifica l’aspetto sportivo dell’arte marziale. Nonostante oggi sia
uno sport a tutti gli effetti, il Muay Thai è considerata tra le più
dure ed impegnative specialità di combattimento. Difatti a livello professionistico è permesso percuotere con tutte le parti
del corpo (tranne testa) la quasi totalità dell’avversario ed è
possibile effettuare prese di lotta e proiezioni. In particolare i
thai boxer sono temuti per l’utilizzo dei colpi di gomito, non
sempre permessi in occidente. In Thailandia quest’arte marziale è considerata sport nazionale e gli incontri offrono note-
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voli possibilità di guadagno ai ragazzi che vi si cimentano. In Italia il
Muay Thai è giunto per la prima volta nel 1979.
Per la boxe, ottima prestazione dei pugili della Boxe Gold Gym
di Siena di David Borgogni contro la rappresentativa Croata. In evidenza Lorenzini nei 64 Kg che vinceva per squalifica dell’avversario,
Allegrini nei 54 Kg che si aggiudicava l’incontro per Kg dopo l’interruzione decretata dagli arbitri, di Neri che si affermava nettamente
facendo suo l’incontro e di Traversi che nei 75 Kg dominava il coriaceo croato Mesic.
Alle attività da ring si sono susseguite dimostrazioni di altre discipline sotto scroscianti applausi del pubblico irretito dalle tecniche
esibite. Il primo è stato il Kung Fu, antichissima disciplina cinese
che si rifà al Tempio di Shaolin ed alla tradizione monacale buddista,
della scuola del senese maestro Pallassini che ha regalato emozioni
con spettacolari forme sia a mani nude che con le armi, spade ed alabarda cinese.
Quindi la Capoeira, un po’ arte marziale ed un po’ danza proveniente dal Brasile con le spettacolari caratteristiche di flessibilità,
agilità e ritmo, egregiamente diretta dal bravissimo tecnico Francesco Englaro e da poco entrata a far parte delle Sezioni della Mens
Sana 1871.
Infine è stata la volta del Karate, storica disciplina mensanina del
direttore tecnico VI Dan Gianni de Santis che ha visto l’esibizione
del maestro mensanino Antonio de Luca che insieme ai suoi allievi
ha dimostrato tecniche di combattimento ai colpitori e kata.
Le serate hanno registrato la presenza del Presidente Provinciale del Coni e dell’Assessore allo sport del Comune di Siena insieme
al Presidente di Mens Sana 1871.
“Le discipline da combattimento – sottolinea Roberto Montermini, presidente provinciale del CONI– allenano al controllo dell’aggressività, per cui le considero molto indicate anche per l’educazione sportiva giovanile”. “Inoltre – ha aggiunto Massimo Bianchi,
assessore allo Sport del Comune di Siena – manifestazioni come questa, organizzate attraverso collaborazioni fra discipline diverse, sono
un esempio da perseguire proprio per la valorizzazione di attività
spettacolari ma meno note al grande pubblico”. ■
Alla scoperta della disciplina che ha suscitato più curiosità fra quelle presentate al Palachigi
Muay Thay, quando l’arte si fa sport
Il Muay Thay? È una fra le più antiche discipline che nasce in Thailandia, circa duemila anni fa, come arte marziale da combattimento. Questo paese contava,
come corpo ‘armato’, sulla cavalleria montata e i thai boxer (l’élite dei guerrieri scelti del corpo reale) schierati, a gruppi di cinque, a protezione delle zampe degli elefanti, la parte più debole dell’animale, oltre a quello addetto alla sicurezza del re. Successivamente, questa arte fu organizzata in campionati: i primi incontri erano
senza limiti di peso, di altezza… addirittura veniva usata, al posto dei guantoni (introdotti solo nel 1948), della pelle di daino rivestita di frammenti di vetro. È l’unica arte marziale che non ha subito nel tempo influssi esterni e le tecniche sono rimaste invariate fino ai giorni nostri.
I combattimenti si dividono in due filoni: quello ‘tradizionale’, cioè con le regole tradizionali, che vengono ancora disputati nel nord della Thailandia fino a Saigon con l’uso delle antiche regole e con tutti i colpi ammessi, e quello ‘regolare’ che si svolge nel resto del paese. I primi dieci thai boxer del primo stadio, quello massimo,
non possono neppure uscire dalla Thailandia: mangiano e dormono nei Campi, vanno a casa una volta all’anno. Questo perché devono essere tutelati in quanto ‘macchine da combattimento’, allenate e create per fare solo questo.
La loro giornata tipo è così suddivisa: sveglia alle 6, allenamento per quattro ore, pranzo, riposo fino alle 15, altre quattro ore di allenamento, cena. E questo tutti
i giorni, domenica compresa. Disputato il match, hanno quindici giorni per tornare a casa, poi ricomincia l’allenamento. In media i professionisti combattono tre volte
al mese. Essendo i match così ravvicinati, ci sono accordi taciti tra i vari thai boxer di non infierire sull’avversario per salvaguardare quello che, alla fin fine, è un bene
nazionale.
I colpi più usati sono i calci e le ginocchiate, ed in base al K.O. è prevista la ‘remunerazione’ del vincitore: il K.O. di tecniche di calcio vale tremila bat (moneta locale), mentre quello di pugno tre bat, questo per dimostrare che gli incontri non sono fatti per sfogare il proprio
istinto aggressivo, per fare male all’avversario.
A Siena il Muay Thai viene insegnato alla palestra ‘The Lab’, gruppo sportivo nato nel
2003 ed affiliato al Comitato Associazioni Sportive Senesi, forte di circa 14 sport cosiddetti
minori, che grazie all’aiuto delle istituzioni e della Fondazione Mps possono contare sull’efficiente segreteria diretta da Maria Rosa Lapi.
‘The Lab’ è un centro polivalente che raccoglie, appunto tra le varie discipline associate,
il Muay Thai, gestito in maniera professionale da Jacopo Norelli, responsabile regionale, ex
kick boxer, per nove anni periodicamente presente in Thailandia in un centro di allenamenti,
una vera scuola per atleti, con l’opportunità di essere assistito da un grande maestro, Pavloatlek, che lo ha portato fino al professionismo attraverso vari step, istruttore Word Muay
Thai Council, abilitato all’insegnamento con certificazione presa a Bangkok dopo un lungo
corso di studi (paragonabile al nostro diploma Isef), otto corsi da un mese ciascuno, divisi in
quattro periodi.
La palestra, gemellata con il Campo del Sansiprapà forte di numerosi professionisti, conta circa 70 associati ed una ventina di loro sono inseriti nel percorso formativo per diventare istruttori, come Luigi D’Auria, paracadutista della 15^ Compagna Folgore, specializzato anche in tecniche militari, Luca Carapelli, ‘vecchio’
combattente di Muay Thai sotto la direzione tecnica di Jacopo Novelli. Ci sono poi undici atleti molto promettenti. Fra questi Alessandro Congiu (che ha vinto l’incontro nella tappa senese), Giorgia Pellissari, Luigi D’Auria, Simone Di Mauro, Cristhian Maikon, un ragazzo danese, Angelo Giglioli, Francesco Frati.
In Italia ci sono non più di dieci federazioni ciascuna con un circuito interno: solo quelli che combattono per la FIMT, organismo nazionale italiano, sono autorizzati a partecipare e combattere, ogni anno, all’interno del circuito thailandese, a maggio, e alla Coppa del re di Thailandia, in dicembre. A livello europeo in Francia è sport nazionale, l’Olanda vanta un’ottima scuola già da vent’anni, si sta diffondendo bene anche in Spagna e Grecia. Per arrivare a combattere in Thailandia la
selezione dei ‘lottatori’ avviene nel corso di tre tappe: una al nord a Cesano Maderno (Milano), quella svoltasi a Siena per il centro, e per il sud a Taranto.
Poi ci sono altri match di classe C, D, A per professionisti, che sono allineati con il regolamento thailandese, ove si colpisce l’avversario (testa e schiena esclusi) con
pugni, gomiti, ginocchia, calci, colpi alle gambe, in cinque riprese da tre minuti ciascuna. Il combattimento inizia con una sorta di danza rituale , la ‘ram muay’, con
sottofondo musicale che è un omaggio al maestro e nella cultura thailandese serve ad allontanare gli spiriti maligni dall’atleta. Il combattimento poi è caratterizzato da
lunghi fasi di clinch dove vengono utilizzati colpi di gomito e di ginocchio.
Dell’organigramma della ‘The Lab’ ne fanno parte Jacopo Norelli (presidente e direttore tecnico), Luigi D’Auria e Luca Carapelli (coach), Valentina Fortunato
(segretaria), Serena Calabro (preparatore atletico), Saverio Dragoni e Valentina Carnielli (medici).
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Chiara Cicali