Dizionario Religioni (documento PDF)

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Dizionario Religioni (documento PDF)
Servizio di promozione europea della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia
Associazione non profit iscritta nel Registro ‘Immigrazione ‘del Dipartimento degli Affari Sociali
Iscrizione alla sezione prima dell’ Albo regionale FVG delle Associazioni e degli Enti per l’immigrazione
Ente di formazione accreditato dal M.I.U.R. - Direzione generale per la formazione e l’aggiornamento del personale della scuola
Ente legittimato ad agire in giudizio per conto delle vittime della discriminazione razziale ex DLvo 215/03
Associazione membro della Consulta del M.P.I. per l’integrazione degli alunni stranieri e l’educazione interculturale
PICCOLO DIZIONARIO DELLE RELIGIONI
a cura di
Walter De Liva e Orsolina Valeri
Quando si confrontano diverse tradizioni religiose, bisogna stare attenti a non dare per scontata la
propria idea di che cosa sia una religione. Infatti, con la parola "religione" si possono intendere
almeno quattro cose diverse:
1. Religione come pratica
Un insieme di tradizioni, di riti, di racconti, di abitudini e di cerimonie che vengono coltivati da un certo
gruppo di persone e che vengono trasmessi di generazione in generazione.
2. Religione come visione complessiva della vita
Una serie di credenze, un sistema di regole di comportamento, una concezione di ciò che è giusto e
ciò che è sbagliato e, in generale, una certa "visione del mondo".
3. Religione come teologia
Una dottrina che spiega il rapporto dell'essere umano con tutto ciò che sta al di là della realtà
materiale, ovvero con la sfera ultraterrena.
4. Religione come atteggiamento spirituale intimo
Un rapporto individuale che ciascuna persona sviluppa con ciò che è sacro. A volte le persone si
identificano pienamente con una determinata religione, altre volte interpretano la tradizione a cui
appartengono in maniera personale.
A seconda dell'accezione alla quale ci si riferisce, una certa tradizione spirituale potrà essere
considerata come una religione oppure no. Ad esempio, alcuni studiosi di storia delle religioni si
chiedono se il Buddhismo possa essere inteso come una religione nello stesso senso in cui lo sono
l'Ebraismo, il Cristianesimo o l'Islam: se per religione si intende un rapporto tra l'essere umano e un
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Essere Superiore, allora il Buddhismo (che non parla di Dio) non lo è; ma se si estende il significato
del termine per intendere un insieme di insegnamenti spirituali e morali accettati con fede da una
comunità e praticati nella vita quotidiana, allora anche il Buddhismo rientra a pieno titolo nella
definizione.
Integralismo religioso
Fa riferimento a una religione e in particolare ai suoi testi sacri e dogmi, mira ad applicarne
«compiutamente i principî [...] nella vita politica, economica e sociale» della collettività. A questo
scopo si tende a eliminare il pluralismo filosofico, ideologico e d'azione, rigettando le idee differenti.
Per raggiungere tale obiettivo, gli integralisti sottomettono la politica e le leggi dello stato ai precetti
della religione, operazione che portata alle sue estreme conseguenze si traduce nell'instaurazione di
una teocrazia.
Tipi di integralismo religioso
L'espressione tuttavia è usata con molte sfumature a seconda dei contesti e delle ideologie, ma anche
all'interno di una stessa religione gli stessi termini sono applicabili in maniera diversa. All'interno
dell'Islam, ad esempio, la spiritualità sufi è un "integralismo" ben diverso da quello del burqa che trova
peraltro applicazione nel solo Afghanistan (anche precedentemente all'esperienza talebana e in grado
di sopravvivere anche all'abbattimento di quel regime).
Altro significato è quello attribuibile al fenomeno dei terroristi suicidi, seppure tutti gli interessati
affermano di seguire alla lettera il Corano. Allo stesso modo, nella Chiesa cattolica c'è una netta
differenza tra chi sostiene il divieto assoluto di lavorare di domenica e gli "integralisti" come don Bosco
o madre Teresa di Calcutta.
Infatti, l'espressione "integralismo religioso" si riferisce a due principali e diversi comportamenti
concreti: il primo è quello – rivolto all'esterno – di chi intende estendere l'applicazione integrale dei
dogmi della fede professata alla propria famiglia, alla società in cui vive o, addirittura, a tutti gli
abitanti del pianeta; il secondo, invece, è quello – sostanzialmente privato – degli aderenti a un credo
religioso che adeguano integralmente la propria vita in ogni suo aspetto ai precetti della propria
religione.Quest'ultimo atteggiamento, in realtà, raramente viene definito integralismo (non
corrispondendo alla definizione generale originaria di tale parola, che fa riferimento a qualcosa di
diretto all'esterno), e quando capita – non essendo normalmente oggetto di polemiche – tale termine
non ha il senso dispregiativo che ha assunto nel linguaggio comune.
L'identità tra capo dello stato e guida religiosa (si veda cesaropapismo) non implica necessariamente
integralismo anche se vi sussistesse una forma di teocrazia: per esempio l'Impero romano, a causa
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della presenza di una struttura statale (senato, rappresentanza popolare, corpi intermedi, leggi), non è
sullo stesso piano dell'Afghanistan dei talebani, della Svizzera di Calvino o dell'Iran di Khomeini.
Esempi di integralismo religioso
Il termine integralismo è oggi per lo più associato all'Islam e al cattolicesimo.
Anche nell'ambito dell'induismo si pone il problema relativo alla società, con la divisione della società
in caste.Il termine è applicato anche alla politica di George W. Bush negli USA di oggi, per i suoi
frequenti richiami a Dio nei discorsi relativi alla giustificazione delle guerre.
Integralismo cattolico
L'espressione integralismo cattolico si diffuse nella seconda metà del XX secolo in riferimento a una
parte del cattolicesimo politico costituita da un movimento politico-dottrinale nato nell'Italia postunitaria alla fine del XIX secolo e configuratosi come una ripresa dell'idea medievale di uno stato
teocratico, secondo cui la dottrina sociale della chiesa cattolica contiene in sé il modello della società
ideale. L'integralismo cattolico, in buona sostanza, è una dottrina in base alla quale l'azione politica dei
cattolici deve tendere a realizzare integralmente la propria concezione ideale, plasmando ogni aspetto
della società civile sul modello dei principî della dottrina cristiana e rifiutando compromessi o alleanze
con altre correnti ideologiche.
In ambito europeo, l'accusa di "integralismo cattolico" è stata recentemente mossa nei confronti della
Chiesa cattolica, per i discorsi di papa Benedetto XVI contro il nichilismo ed il relativismo culturale, e
verso movimenti ed associazioni cattoliche come Comunione e Liberazione ed Opus Dei, per le loro
battaglie contro l'aborto, in favore del ritorno all'uso del latino nella liturgia) o in sostegno del
finanziamento pubblico delle scuole paritarie cattoliche e delle famiglie che non fanno alcun uso di
strumenti per il controllo delle nascite. Altri movimenti integralisti cattolici si sono sviluppati, intorno al
1930, in Spagna, Portogallo e Brasile.
Integralismo islamico
L'integralismo islamico è per lo più associato a movimenti germinati successivamente al fallimento
dell'esperienza del "riformismo" (iṣlāḥiyya) fiorito nel XIX secolo specie con la nascita in Egitto - alla
fine degli anni '20 - del movimento dei Fratelli Musulmani. La maggior risonanza internazionale la si è
però avuta negli anni '70 in Iran, con la cosiddetta "Rivoluzione islamica" dell'ayatollah Ruhollah
Khomeyni. L'integralismo islamico sostiene il dovere dell'applicazione rigida e totale della legge
islamica, basata sul Corano e la Sunna, estesa anche alla vita politica e sociale. Dato però che
l'autodefinizione dell'Islam è quella di dīn wa dunya, ossia "religione e mondo", o "ultramondanità e
mondanità", la definizione di "integralismo" è un'evidente tautologia perché per l'Islam o si coniugano
costantemente gli aspetti sacri e profani dell'esperienza umana oppure non si è semplicemente
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all'interno del sistema islamico, anche se occorre specificare che l'affermazione di "incapacità"
dell'Islam di distinguere il laico dal religioso non trova e non ha quasi mai trovato un inveramento
storico nei circa 1.400 anni di storia della civiltà islamica.
Un caso che nulla ha a che fare con il cosiddetto "integralismo islamico" è quello costituito dalle
mutilazioni genitali, in vigore in un esiguo numero di paesi islamici affacciantisi sul Corno d'Africa e in
una parte dell'Egitto. Come è del tutto dimostrabile, le mutilazioni genitali non costituiscono materia
regolamentata dall'Islam (che non le richiede e non le prevede in oltre il 90 % del mondo che a
questa religione si richiama, essendo la pratica mutilatoria un fenomeno da iscrivere nel riservato
dominio dell'antropologia culturale, che consente a ritualità e pratiche pre-islamiche di sopravvivere
anche in presenza dell'affermazione della nuova fede e del suo portato culturale, etico e normativo.
Un ulteriore caso a sé stante è quello dell' Arabia Saudita dove è proibita (sotto pena di carcere o
espulsione) anche la detenzione privata di oggetti relativi ad altre religioni (crocifissi, Bibbia, etc).
Anche nell'ambito dell'induismo si pone il problema relativo alla società, con la divisione della società
in caste.
Usi estensivi e denigratori del termine
Nell'uso corrente, termini come integralismo e fondamentalismo hanno acquisito negli ultimi decenni il
significato generico, approssimativo e scorretto di propensione all'oppressione e alla violenza – anche
nel caso in cui sia solo verbale – da parte di gruppi religiosi nel promuovere le loro idee e tradizioni.
In realtà i due termini, che vengono spesso considerati intercambiabili e usati semplicemente come
sinonimi di fanatismo, hanno origini e significati diversi. Il fondamentalismo nasce in ambiente
protestante, e indica una serie di principî inderogabili (fondamentali) nella confessione di fede, fra i
quali un particolare rilievo ha l'inerranza della Bibbia. In ambito cattolico il termine integralismo è
riferito ai tentativi di applicazione dei principî cattolici alla società civile nel contesto del rifiuto di ogni
alleanza o compromesso con espressioni diverse: una società democratica non può negare ai cattolici
di promuovere le proprie posizioni, e sussisterebbe dunque integralismo nel momento in cui tali
posizioni venissero forzosamente imposte anche ai non cattolici. Nel primo caso dunque l'ambito è
teologico, nel secondo prevalentemente politico.
L'uso denigratorio fa seguito anche alle polemiche sorte a causa delle differenze tra convinzioni
religiose e leggi statali, cioè nasce dagli attriti tra sfera politica e sfera religiosa: a differenza di un
programma di azione politica, infatti, ad eccezione di pochi ambienti religiosi (come ad esempio i
Mormoni o i Testimoni di Geova), le dottrine religiose cambiano assai lentamente col passare del
tempo. Per questo stesso motivo, anche al di fuori dell'ambito strettamente religioso, si utilizza il
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termine "integralista" nei confronti dell'interlocutore per qualificarlo spregiativamente come
irremovibile dalle proprie posizioni.
Questo piccolo dizionario, che non ha la pretesa di essere esaustivo rispetto ad un tema così ampio, è
stato pensato per offrire al lettore una breve panoramica in merito alle religioni oggi più diffuse
Al mondo esistono tante religioni: dall' Induismo , che raccoglie al proprio interno un insieme di
movimenti religiosi diversi, derivano e si distinguono altre tradizioni religiose, come il Buddhismo , il
Giainismo , il Sikhismo. Le tre religioni monoteistiche di origine semitica sono l' Ebraismo, il
Cristianesimo e l' Islam. Alcune religioni sono legate alla vita culturale di un determinato popolo, come
il Confucianesimo e il Daoismo , lo Shintoismo, e le Religioni tradizionali africane , americane e
oceaniche. Altre, come il Baha'ismo cercano di integrare elementi che provengono da tradizioni
diverse.
A
Religioni tradizionali africane
Ogni popolazione africana ha sviluppato una sua specifica religione, che è divenuta parte integrante
del suo patrimonio culturale. Si può dire quindi che esistono tante religioni tradizionali quante sono le
popolazioni africane. Tra le popolazioni africane non è diffuso il proselitismo, ossia il tentativo di
convertire altri alla propria religione, proprio perché ogni religione è direttamente legata all'identità di
una determinata popolazione. Non è quindi possibile rintracciare nelle varie religioni tradizionali
africane una origine storica comune, né una unica diffusione geografica che ci permetta di seguirne
l'espansione nel continente. Si usa generalmente il termine tradizionale per distinguere quelle che
hanno un'origine africana, dalle grandi religioni importate, come l'Islam o il Cristianesimo, che hanno
negli anni attratto una larghissima fetta della popolazione. Parlare della religione in Africa significa
parlare della organizzazione sociale, e quindi parlare del rapporto tra giovani e anziani, del rapporto
con la natura, delle relazioni tra i sessi opposti, della percezione della malattia, della accettazione della
morte, e così via. Tutto ciò che riguarda la vita sociale in Africa è regolato dalla religione. Non
essendoci un testo scritto, come la Bibbia o il Corano, la tradizione religiosa è generalmente custodita
dagli anziani e affidata alla trasmissione orale, spesso attraverso racconti e proverbi. A questo
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proposito è bene ricordare che la terminologia usata dagli studiosi occidentali per classificare la
dimensione religiosa africana è a volte molto imprecisa e ne impoverisce la straordinaria complessità e
varietà.
Princìpi fondamentali
Malgrado le trasformazioni che avvengono continuamente nel mondo religioso africano è comunque
possibile riconoscere alcuni elementi che accomunano le varie tradizioni religiose africane tra di loro.
In primo luogo, al centro di tutte le religioni di cui stiamo parlando vi è la credenza in un Dio unico,
che la Storia delle religioni definisce Essere Supremo. La figura di questo Dio Creatore è simile in tutte
le religioni africane: dopo aver creato il mondo se ne è disinteressato e interferisce raramente con le
vicende degli uomini. Pur essendo garante dell'ordine stabilito delle cose, non vi partecipa più e
rimane quindi al di fuori della relazione con gli uomini. L'Essere Supremo è raramente oggetto di
venerazione e di culto. Ad esempio, il Dio del popolo kikuyu del Kenya, chiamato Ngai, si è ritirato in
cima al monte Kenya e non partecipa più alle vicissitudini delle sue creature. Tuttavia, i Kikuyu
pregano sempre rivolgendo il volto verso la montagna in segno di rispetto.
Il Dio creatore è allo stesso tempo buono e cattivo: incute timore perché i suoi rari interventi possono
essere violenti, ma la gente gli è anche grata per la sua generosità.
La figura dell'Essere Supremo è l'entità più importante di una serie molto numerosa di esseri spirituali.
Essi agiscono da mediatori tra l'Essere Supremo e gli uomini. Nelle religioni africane vari spiriti sono
diventati più importanti dell'Essere Supremo, che è sentito come troppo lontano. È a loro che gli
uomini si rivolgono per vedere esaudite le loro richieste. Gli spiriti si distinguono in spiriti di origine
non umana e spiriti che dopo essere stati degli esseri umani sono diventati spiriti ancestrali.
Gli spiriti di origine non umana sono a volte collegati con determinati luoghi naturali, ad esempio lo
spirito del bosco o lo spirito del mare. Tra gli spiriti più attivi e presenti per i luo del Kenya, ad
esempio, vi è lo spirito del lago. Ciò si spiega con la vicinanza del lago Vittoria, sulle cui rive i luo
vivono da molto tempo. Tra i dogon del Mali, lo spirito dell'acqua, chiamato Nommo, è considerato il
progenitore dell'umanità, colui che ha insegnato agli uomini l'arte del fuoco e l'uso degli strumenti.
Gli spiriti della natura spesso non hanno una personalità ben definita, sono i guardiani del territorio
dove vive una determinata popolazione e con la quale instaurano delle complesse relazioni sociali. Altri
spiriti invece sono identificati con fenomeni naturali, come lo spirito del tuono, lo spirito del vento,
della tempesta, della pioggia e così via. Tutte queste entità spirituali, che alcuni studiosi definiscono
anche divinità secondarie, possono essere benefici o malefici o addirittura possedere una natura
ambivalente. A volte sono amichevoli e ben disposti nei confronti degli uomini, altre volte possono
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essere molto ostili. Alcuni intervengono raramente, altri sono sempre presenti nella vita di tutti i
giorni, alcuni si spostano facilmente mentre altri sono sedentari.
Tutte queste entità spirituali si dispongono lungo una scala gerarchica per ordine di importanza, e la
loro posizione codifica i rapporti tra di loro e tra loro e gli uomini. Alcuni di questi spiriti entrano in
relazione con gli uomini attraverso la trance o la possessione. A volte esistono delle vere e proprie
famiglie di spiriti che periodicamente possiedono una persona e le indicano in che modo agire per il
bene del clan o della comunità intera. Si tratta ad esempio degli spiriti Bori tra gli haussa del Niger o
dei Bisimba tra gli zela dello Zaire.
Alla categoria degli spiriti ancestrali appartengono invece gli antenati. La morte non trasforma
automaticamente un parente in un antenato, ma sono necessari dei rituali accurati che in un certo
senso accompagnano la persona deceduta nell'aldilà e gli permettono di acquisire la nuova essenza
spirituale. Tra questi rituali ricordiamo il doppio funerale che prevede un periodo di tempo in cui lo
spirito del defunto diventa maldisposto nei confronti dei vivi e solo il secondo funerale, che prevede
una serie di offerte e di preghiere collettive, lo riappacifica con i suoi parenti.
In tutte le società africane il legame tra i vivi e i morti è molto forte: i defunti devono essere sempre
tenuti in considerazione e appagati con offerte di vario genere. Essi mantengono saldamente le loro
posizioni all'interno della struttura familiare e nulla incute maggior timore che il suscitare la loro ira. Gli
antenati costituiscono la relazione più immediata con il mondo spirituale, sono in grado di garantire la
prosperità, la salute, la fecondità ai loro discendenti. La struttura sociale dei Kikuyu del Kenya si
riflette e si sdoppia nell'organizzazione del mondo degli antenati, chiamati Ngoma, tra i quali spiccano
gli "antenati immediati" o Ngoma cia aciari. Essi comunicano prevalentemente con il capo famiglia,
che deve offrire loro regolarmente offerte di cibi e di bevande.
Amicalismo
Questo movimento, nato in Africa equatoriale per contrastare il cristianesimo cattolico, può essere
considerato una delle nuove religioni. Il fondatore è André Matswa (1899-1942), originario di
Brazzaville (Congo), che dopo aver combattuto nella prima guerra mondiale con le truppe francesi e
aver lavorato a Parigi come operaio, fondò la Societé Amicale, per l'assistenza ai lavoratori africani.
L'idea di fondo, di una uguaglianza tra bianchi e neri, connota l'amicalismo come movimento politico e
solo dopo la morte del fondatore, più volte arrestato e inviato poi al confino dalle autorità francesi,
assunse caratteristiche più strettamente religiose. Matswa, chiamato Jesus, è venerato e invocato, e
se ne attende il ritorno come un messia.
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Anglicanesimo
E’ una forma di cristianesimo che ebbe origine nel XVI secolo con la separazione della Chiesa
anglicana (o Chiesa d'Inghilterra) dalla Chiesa cattolica durante il regno di Enrico VIII.
L'abolizione del ricorso al papa dal punto di vista cronologico è stato l'inizio dell'anglicanesimo in
quanto scisma da Roma. Dopo sono seguite riforme disciplinari e dottrinali che hanno dato
all'anglicanesimo l'assetto attuale cattolico ma non romano, riformato ma non protestante .
Da un punto di vista del diritto canonico cattolico Enrico VIII non fu mai scomunicato, pena che venne
comminata ad Elisabetta I quando ci si rese conto che la frattura era insanabile. Dal punto di vista
cattolico l'anglicanesimo come eresia si è originato quando sono state cambiate alcune dottrine e si
sono ordinati i nuovi vescovi che non avevano più l'autentica successione apostolica, anche se la
dichiarazione ufficiale dell'invalidità delle ordinazioni anglicane è del XIX secolo, con la bolla
Apostolicae Curae di Leone XIII.
Per gli anglicani invece la riforma non ha modificato la sostanza di una chiesa che si era originata
nell'alto medioevo e che già prima di Enrico VIII godeva di una larga autonomia da Roma.
Nei secoli successivi, in diverse parti del mondo ma prevalentemente nel Commonwealth inglese, sono
sorte altre chiese che hanno aderito all'anglicanesimo e che formano la Comunione anglicana. Queste
chiese sono denominate "anglicane" o, in alcune nazioni come gli USA e la Scozia, "episcopali". Le
varie province ecclesiastiche sono suddivise in diocesi.
La Chiesa cattolica preferisce riferirsi all'Anglicanesimo con la denominazione di Comunione anglicana.
Struttura
L'Anglicanesimo mantiene una posizione particolare (talvolta chiamata Via Media)fra le Chiese sorte al
tempo della Riforma protestante e la Chiesa cattolica, poiché ha mantenuto la struttura ecclesiastica
del cattolicesimo con la successione apostolica dei vescovi (posta in dubbio dai cattolici per via delle
riforme nel rito dell'ordinazione avvenute sotto Edoardo VI) e anche una liturgia tradizionale. Il clero è
composto dai tre ordini di vescovi, preti e diaconi, e il celibato ecclesiastico non è obbligatorio. In
quasi tutte le province le donne possono essere ordinate diacono, in molte prete e in alcune anche
vescovo. Gli ordini religiosi vennero soppressi da Enrico VIII, ma nel XIX secolo sono stati ristabiliti. Le
Chiese che sono "in comunione" con la sede di Canterbury compongono la "Comunione Anglicana".
Dottrina
Per l'anglicanesimo, secondo la formulazione del teologo Richard Hooker, l'autorità religiosa è
presente nella Bibbia, nella Tradizione della chiesa e nella Ragione.
Grande importanza ha il Book of Common Prayer, il libro della preghiera comune, adottato da tutte le
Chiese anglicane, che hanno nella liturgia più che nelle confessioni di fede il loro denominatore
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comune. Esistono anche i 39 articoli di religione, composti nel XVI secolo per garantire l'uniformità
religiosa in Inghilterra che utilizzano talvolta espressioni teologiche vicine al calvinismo. Questi articoli
non sono generalmente più considerati strettamente vincolanti.
L'anglicanesimo ha conosciuto nel XIX secolo, parallelamente al diffondersi del romanticismo in
Europa, una reviviscenza della tradizione cattolica al suo interno. Tale corrente è chiamata
anglocattolicesimo il cui massimo esponente è stato John Henry Newman, poi convertitosi al
cattolicesimo e divenuto cardinale. Di recente la Chiesa anglicana e quella cattolica hanno sottoscritto
una dichiarazione circa il comune credo sulla figura di Maria, madre di Gesù. In tal modo la Chiesa
anglicana ha ribadito il suo credo originario su Maria Madre di Dio e su Maria modello ed esempio per
la Chiesa, ammettendone, a differenza dei calvinisti, la venerazione, riavvicinandosi così ai cattolici, da
quali, però, la dividono ancora i dogmi dell'Immacolata Concezione di Maria e la sua Assunzione in
Cielo anima e corpo, che però sono accettati in alcune parrocchie anglocattoliche. Nonostante tutt'ora
anche le Chiese ortodosse non li considerino dogmi validi poiché non cristocentrici.
Nell'ultimo decennio si sono inaspriti i rapporti tra chiese anglicane "africane" (soprattutto nigeriana ed
ugandese) da un lato ed episcopale statunitense dall'altra. I principali motivi di divisione sono state
l'ordinazione a vescovi di una donna e di un gay dichiarato. Del resto, la scelta di ordinare sacerdoti
anche le donne aveva già spinto alcuni vescovi anglicani, inglesi e statunitensi, a passare al
cattolicesimo.
Animismo
Dal latino anima, "soffio" o "anima", primitiva forma di religione secondo la quale in ogni cosa risiede
un principio vitale, o anima. Il termine è usato dai biologi e dagli psicologi in relazione alla teoria che
considera la mente umana come entità che, benché immateriale, interagisce con il corpo tramite il
cervello e il sistema nervoso. Questa teoria filosofica, più spesso definita panpsichismo, riconosce a
tutte le cose un'essenza interiore o psichica. Nel XVIII secolo, lo scienziato Georg Ernst Stahl attribuì
la parola animismo alla sua teoria dell'anima come principio vitale responsabile dello sviluppo
organico. Dalla fine del XIX secolo, tuttavia, il termine è associato soprattutto all'antropologia e agli
studi dell'antropologo inglese Edward Burnett Tylor, che descrisse l'origine della religione e le
credenze primitive in termini di animismo.
In Cultura primitiva (1871), Tylor definì l'animismo come una generale credenza negli esseri spirituali
e vi individuò la "definizione minima di religione". Secondo Tylor, i primitivi (definiti come i popoli
senza scrittura) attribuiscono agli spiriti, o anime, l'origine della vita umana, immaginandoli come
fantasmi simili a ombre o vapori, in grado di trasmigrare da individuo a individuo, dai morti ai vivi, da
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piante e animali in oggetti inorganici e viceversa. Tylor interpretò queste credenze come un tentativo
di spiegare l'origine del sonno, dei sogni e della morte, la differenza tra un corpo vivo e uno morto e la
natura delle immagini nei sogni e negli stati di trance.
Le sue teorie vennero criticate dall'antropologo inglese Robert R. Marett, che attribuì alla religione
un'origine meno razionale e respinse l'idea che i primitivi considerassero viventi tutti gli oggetti,
mentre riteneva più probabile che considerassero tali solo gli oggetti insoliti o dal comportamento
misterioso. Il concetto arcaico di essenza vitale, inoltre, gli pareva troppo poco sofisticato per
comprendere la nozione di anima o spirito. I primitivi trattavano tutti gli oggetti considerati animati
come aventi vita, sentimenti e volontà propri, ma non operavano distinzioni tra il corpo di un oggetto
e l'anima che poteva abitarlo o abbandonarlo. Chiamò questa credenza "animatismo", o
"preanimismo", e vi riconobbe una forma arcaica di animismo, che può sopravvivere accanto a
credenze animiste più evolute.
Ananda Marga
Ananda Marga è un'organizzazione internazionale con sedi in oltre 160 paesi di tutti i continenti.
Ha un vasto programma di attività che vanno dall'insegnamento dello yoga e della meditazione alle
attività sociali, da iniziative dove arte e spiritualità si fondono, a progetti per la creazione di un legame
fra la ricerca intellettuale e quella spirituale, fino ad iniziative per favorire un nuovo equilibrio
economico mondiale. E' una delle poche organizzazioni mondiali di volontariato originaria del Terzo
Mondo che svolge interventi di soccorso in caso di calamità e attività permanenti di servizio sociale e a
tale scopo ha già sviluppato, nella sua breve storia, una vasta rete di volontari da un capo all'altro del
mondo. L'Ananda Marga è stata fondata in India nel 1955 da Shrii Prabhat Ranjan Sarkar (19211990). Egli ha dato un grande contributo alla società attraverso una chiara filosofia spirituale che ha
allargato la consapevolezza dell'umanità sulla natura della propria esistenza e ha incoraggiato gli
uomini a considerarsi parte di un'unica famiglia universale.
Basandosi su questa visione spirituale, ha inoltre proposto una filosofia sociale unica, molto più
esauriente degli attuali paradigmi sociali, economici e politici, rivolta ai problemi del mondo e alla
ricerca di una loro soluzione pratica. Ananda Marga è un movimento spirituale che si dedica al
miglioramento complessivo della condizione umana in campo fisico, mentale e spirituale. I suoi
lavoratori missionari si dedicano a tempo pieno al servizio sociale e insegnano, gratuitamente, la
meditazione e le altre tecniche dello yoga.
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Arancioni o seguaci di Osho
La predicazione di Bhagwan Shree Rajneesh, il fondatore della setta che negli ultimi anni della sua vita
si fece chiamare Osho, iniziò nel 1964 in India con l'organizzazione di alcuni campi di meditazione. Nel
'74 fondò una comunità a Puna (Poona), presso la quale si stabilirono molti occidentali. Ma il vero
boom del gruppo si ebbe a partire dal 1981, quando Rajneesh si stabilì in Oregon, fondando una
comune con più di 7000 persone. Nel giro di pochi anni nacque un impero: alberghi, case editrici,
aziende agricole, fabbriche, centri universitari. Sulla crescita del movimento non hanno influito più di
tanto le mille polemiche sulle enormi ricchezze accumulate da Osho, che era arrivato a collezionare
perfino 70 Rolls Royce.
La dottrina messa a punto è un originale sincretismo tra varie religioni orientali ed occidentali: si
possono identificare elementi dell'induismo, del tantrismo, del buddismo, dalla mistica Sufi,
dall'alchimia tardo-medievale e dallo zoroastrismo. I seguaci devono seguire tre precetti: vestire
sempre colari caldi, dall'arancione al bordeaux, portare al collo una collana di perle di legno con il
ritratto del santone e sottoporsi all'iniziazione per ricevere un nuovo nome. Il nocciolo del suo
insegnamento è stato di negare ogni certezza. Non esiste nessun Dio né una vita dopo la morte. La
strada per la salvezza è individuale e si può percorrere solo dubitando di tutto. Anche di Osho stesso:
ma più il santone predicava: "non seguitemi, non abbiate fede in me, siate solo voi stessi", più gli
adepti lo idolatravano come un semidio.
Religioni Australiane
Si tratta delle religioni tribali degli aborigeni, che costituiscono una minoranza (rispetto ai cristiani) in
seguito alla politica di sterminio e di sfruttamento economico, iniziata con la colonizzazione
dell'Australia dal 1605, prima a opera degli olandesi, poi, dal 1788, degli inglesi.
La caratteristica di queste religioni è la concezione cosmogonica (nascita del mondo), da cui derivano
tutte le altre credenze: all'inizio la terra era una pianura vuota, in cui in seguito si sono formate le
montagne, i fiumi, ecc., grazie al risveglio degli avi, i quali si unirono spiritualmente a questi elementi
e agli animali, dando luogo ai simboli totemici. Da questi poi derivarono anche gli esseri umani. Ogni
gruppo ha il suo simbolo totemico (per esempio il totem-canguro), e ogni uomo è legato ad esso da
un vincolo peculiare ed essenziale, quasi di parentela. Oggetto sacro particolare è il legno tiurunga
(appartenente allo spirito); un legno sottilissimo a forma di disco che gettato in aria produce un
leggero rumore: sono le pietre dell'anima, o parole degli antenati stessi. Anche i riti e i culti sono
strettamente collegati con gli antenati totemici: «Nelle cerimonie bora, i giovani vengono iniziati ai riti
e alle usanze tradizionali della tribù dopo essere stati sottoposti a vari digiuni e prove del fuoco e alla
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circoncisione. Attraverso l'iniziazione il giovane diventa un mirano (sapiente), e solo da quel momento
può partecipare al culto».
Avventisti del settimo giorno
La comunità nasce negli Stati Uniti verso la metà del XIX secolo e condivide con gli altri protestanti le
basi della fede e l’esclusivo riferimento alla Bibbia. La Chiesa cristiana avventista ha Cristo come
centro della propria fede, crede perciò in Cristo che, solo, può perdonare e salvare.
Il termine "Avventista" significa colui o colei che attende l'avvento di Cristo e fa riferimento all’attesa
del secondo avvento di Cristo.
Dal sito ufficiale:
“La Bibbia ci dice infatti che Gesù dopo la risurrezione, prima di ascendere al cielo, ha promesso ai
discepoli che sarebbe ritornato su questa terra per mettere fine al male, alla sofferenza e per
inaugurare un mondo nuovo. Gesù ha dato anche ai discepoli dei segni dei tempi, cioè dei segni
caratteristici dell'epoca in cui sarebbe tornato, dei segnali che avrebbero permesso ai suoi discepoli di
sapere che il suo ritorno si stava approssimando.
Noi avventisti crediamo che molti segni si siano adempiuti e quindi che il ritorno di Gesù sia più
vicino.”
Il richiamo al “7° giorno”, si riferisce all’osservanza del precetto biblico del Sabato (Esodo 20:8-11;
Levitico 23:3; Luca 23:54; 24:1) come giorno di riposo e di riunione per il culto comune.
La Chiesa cristiana avventista promuove molteplici attività, tutte volte alla predicazione della Bibbia,
ritenuta l'unica regola di fede, autofinanziamento attraverso le decime e le offerte volontarie dei suoi
fedeli.
In Italia opera fin dal 1864 e nel 1986 ha stipulato con il nostro Governo un'Intesa trasformata poi
nella legge 22/11/1988 n. 516. Sul territorio nazionale è presente con un centinaio di chiese, una Casa
Editrice, un Istituto di Cultura Biblica, molti centri per l'assistenza ai poveri, una radio, una scuola.
B
Babismo
Il Babismo è una religione iraniana derivane dall’Islam sciita. Il fondatore Mirza ‘Ali Muhammad (1820
– 1850) nel 1944 si autoproclamò “bab” che in arabo significa “porta”.
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Mirza ‘Ali Muhammad nacque il 26 marzo 1820 a Shiraz in Iran, in una casata di commercianti.
Rimasto senza genitori molto presto, visse sotto la potestà dello zio materno che cercò di avviarlo alla
attività lavorativa della famiglia, ma già in età giovanile Mirza ‘Ali Muhammad mostrò tendenze
mistiche aderendo alla setta Saykhi fondata in Iran nel 1800 dallo sceicco arabo Ahmad Al Ahsai.
La peculiarità fondamentale della sua professione di fede fu l’adorazione dei 12 imam dell’Islam come
delle ipostasi divine. Il 24 marzo 1844 ‘Ali Muhammad visse la sua consapevolezza spirituale decisiva
che avvenne durante la lettura e l’interpretazione della XII Sura del Corano, la Sura di Yusuf.
Organizzato un insieme di discepoli il bab cominciò un’intensa attività di predicazione incitando i
musulmani a confluire nel suo movimento.
Ad Haifa in Palestina. Il monumento sepolcrale sorto sulla tomba del bab oggi è divenuto il nucleo
centrale del Baha’ismo, poiché nello stesso monumento funebre giace anche il creatore di quest’ultimo
movimento religioso.
Baha'ismo o Bahaismo
Il Bahá'ísmo è una religione monoteistica indipendente che conta circa 5 milioni di credenti,
provenienti da più di duecento paesi diversi. Le comunità Bahá'í più numerose si trovano in India e in
Iran.
Cenni storici
Il Bahá'ísmo ha origine in Iran ed è una derivazione del Babismo. Nel 1844 e.v. Mirza ‘Ali Muhammad,
il Báb (che in arabo significa "la porta"), fondò il Babismo, un movimento di riforma religiosa che
annunciava l'arrivo imminente di un altro Maestro il quale avrebbe condotto l'umanità verso un'era di
pace universale. Nel 1848, il Báb proclamò la rottura completa con l'Islam: accusato dal governo
persiano di manovre rivoluzionarie, nel 1850 Báb fu fucilato, mentre i suoi seguaci furono duramente
perseguitati, e 20000 di essi vennero massacrati.
Nel 1863 Mirza Husain Ali Nuri spiegò ai suoi adepti di essere il Bahá'u'lláh ("splendore di Dio")
annunciato dal Báb, e così fondò la religione bahá'ísta. Per molti anni, il Bahá'u'lláh visse in esilio o in
prigione: dal 1868 fino alla sua morte (1892) venne rinchiuso nel campo di internamento turco di
Akka, presso Haifa, dove oggi si trova il Bahá'í World Centre, l'odierno centro spirituale e
amministrativo del Bahá'ísmo. I sepolcri del Báb e del Bahá'u'lláh, presso Haifa, sono i luoghi più sacri
del Bahá'ísmo. La stella a nove punte è spesso impiegata come simbolo del Bahá'ísmo. Il numero
nove, che è il numero più elevato a una sola cifra, sta per la pienezza della fede Bahá'í.
Testi sacri
Il libro sacro del Bahá'ísmo è il Kitab al-akdas ("Libro della certezza"), redatto dal Bahá'u'lláh nel 1873.
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Inoltre, le Parole nascoste (le "7 valli" e le "4 valli") descrivono in versi il percorso che porta all'unione
con Dio. La liturgia bahá'ísta comprende anche la lettura dei testi sacri delle altre religioni (il
Pentateuco, il Nuovo Testamento, il Corano, il Bayan dei babisti), intesi come la dimostrazione dei
livelli di crescente perfezione della rivelazione divina.
Princìpi fondamentali
Il Bahá'ísmo insegna che i fondatori delle principali religioni del mondo, inclusi Abramo, Mosè, Krishna,
Buddha, Zoroastro, Gesù Cristo e Maometto, sono Maestri divini inviati da un unico Dio per educare
l'umanità tramite insegnamenti e princìpi adeguati rispetto allo stadio di sviluppo raggiunto in ogni
particolare momento storico. Ai grandi Maestri delle altre religioni, il Bahá'ísmo aggiunge i due Maestri
contemporanei, il Báb e il Bahá'u'lláh. Secondo i bahá'isti, la rivelazione religiosa non è conclusa, ma
proseguirà in futuro per offrire una guida all'eterno progresso della civilizzazione.
Il tema principale della rivelazione di Bahá'u'lláh è l'unità: per lui "la terra è un unico paese, e gli
esseri umani sono i suoi cittadini". Gli scritti di Bahá'u'lláh contengono alcuni princìpi mirati al
conseguimento della civilizzazione mondiale.
La religione Baha’ persegue dodici principi fondamentali:
1. Ogni uomo deve cercare la verità da solo;
2. L’intera umanità è un’unità; non devono esistere frazionamenti secondo razza, etnia, ecc;
3. Bisogna abbandonare i pregiudizi di ogni genere;
4. Tutte le religioni hanno una base comune;
5. La religione deve portare all’armonia tra gli uomini;
6. La religione non deve contraddire la scienza e la ragione;
7. Si deve essere perseguire la pace sulla terra;
8. L’uomo e la donna hanno gli stessi diritti;
9. Sia uomini che donne devono ricevere la migliore formazione spirituale e morale;
10. Si devono trovare le soluzioni per le questioni sociali;
11. Si suggerisce l’idea di una lingua e una scrittura comuni per tutti i popoli;
12. Deve essere creato un Tribunale di arbitrato mondiale.
Bambini di Dio
Recentemente questa setta di origine cristiana ha cambiato il nome in "Famiglia dell'amore". Venne
fondata dal pastore evangelico David Berg in California nel 1969, ma ha ora la sua sede principale a
Montreal, in Canada. Nel momento della sua massima espansione aveva più di 250 mila adepti, che
vivevano in comuni di circa 5000 persone. La predicazione di Berg inizia nel 1965, dopo un'apparizione
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del profeta Geremia che gli preannuncia l'imminente fine del mondo, ottenendo un notevole successo
nei movimenti underground californiani. Anche grazie ad un rifiuto totale del "sistema", che coinvolge
lo Stato, la proprietà e soprattutto la famiglia, con la quale il fedele deve rompere ogni legame.
Il punto centrale della dottrina consiste nel riconoscere Berg come profeta di Dio e la sua parola come
rivelazione divina. Poco rimane del cristianesimo ortodosso: non esiste la Trinità, Gesù non è Dio ed
ebbe rapporti sessuali con tutte le donne del suo seguito. Ecco, proprio l'etica sessuale del movimento
è stato uno dei principali motivi di scandalo e di scontro con la setta, fonte di innumerevoli
procedimenti giudiziari. Dalla morale sessuale dei bambini di Dio è esclusa solo l'omosessualità
maschile, mentre sono ammesse poligamia, lesbismo, incesto, rapporti tra e con i bambini. Tutto
viene giustificato ed esaltato come manifestazione della diversità del gruppo e come anticipazione di
un mondo nuovo. Molto controversa un'altra pratica del gruppo, enunciata da Berg nel 1974: il flirty
fishing o "pesca amorosa". In pratica le giovani adepte venivano invitate a bruciare i loro reggiseni,
indossare camicette trasparenti e usare le loro attrattive sessuali per fare nuovi proseliti.
E' stato proprio grazie alle enormi controversie suscitate dal gruppo di Berg che il movimento anti
sette ha conosciuto negli Stati Uniti e altrove un grande successo.
Brahmanesimo
Come un film proiettato su uno schermo, Brahman proietta la manifestazione, gli universi, Egli dunque
è immanente e trascendente.
“A ciò che è invisibile e inafferrabile, senza famiglia né casta, senza occhi né orecchi, senza mani né
piedi, permanente, onnipervadente, onnipresente, sottilissimo, immutabile, i saggi guardano come
matrice di tutti gli elementi.” (Muniaka Upanishad I.1.6.7)
Dal Brahman emerge l’etere, dall’etere emerge l’aria, da essa il fuoco, dal fuoco l’acqua e dall’acqua la
terra. Questi sono gli elementi primordiali, che formano tutti gli aspetti materiali e gli aspetti morali
dell’universo.
Il ciclo del tempo è senza fine, tutto viene proiettato sul grande schermo dell’esistenza e tutto viene
riassorbito nel Brahman, o Sé, rimanendo potenziale, puro, latente, in attesa della successiva
emanazione (proiezione) in un ciclo eterno. Secondo il Vedanta l’unico scopo dell’uomo è di realizzare
la sua vera natura, cioè scoprire di non essere null’altro che il Brahman.
Ovviamente il concetto non è semplice da realizzare, infatti vi è un’infinità di tecniche, testi,
interpretazioni, speculazioni, ma il fascino è la sperimentabilità, è l’esperienza...
Il più alto fine dell’indù è l’idea della liberazione, o moksha, dal ciclo di nascita e morte attraverso la
realizzazione, quindi l’esperienza dello stato di beatitudine, ananda.
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Tutto ciò che è soggetto al cambiamento non è realtà. La realtà (il Brahman o Sé) è eterna ed
immutabile. Questo concetto può sembrare inaccettabile in quanto potrebbe portare ad affermazioni
quali: “Se tutto è uno, anche uno sciocco è il Brahman?” È il Brahman che si nasconde nei panni di
uno sciocco, come il sole si nasconde dietro le nuvole. Tutti noi siamo “sciocchi” a differenti gradi,
finché non abbiamo distrutto il velo dell’ignoranza che ci separa dalla realtà. Siamo sciocchi finché non
riconosciamo la nostra vera natura, che non ha nascita, non ha morte, che è pura, autoeffulgente,
libera, ed è il Signore Supremo.
Buddhismo o Buddismo
Buddhismo, dottrina religiosa e filosofica derivata dall'insegnamento del Buddha.
•
Le fonti
•
La dottrina
•
La salvezza e i mezzi per raggiungerla
•
Il veicolo di diamante o buddhismo tantrico
•
Diffusione del buddhismo
Le fonti
La dottrina del buddhismo è pervenuta attraverso una tradizione che si ispira, fondamentalmente, agli
scritti canonici. Questi, che risalgono a una tradizione orale formatasi poco dopo la morte del Buddha
allo scopo di fissare i tratti esenziali del suo insegnamento e le norme disciplinari per la comunità
monastica, vennero poi accrescendosi di numerose aggiunte, tra le quali una sezione dedicata alla
riflessione filosofica, detta abhi-dharma. Delle numerose scritture canoniche, appartenenti a diversi
gruppi o scuole, possediamo interamente solo il canone pãli o Tipitaka (“tre canestri”) composto in
lingua pali e fissato, secondo le cronache singalesi, nell'isola di Ceylon (Sri Lanka) durante il sec. I a.C.
Degli altri canoni restano frammenti in sanscrito e traduzioni in tibetano e in cinese. Nel sec. IV a.C.
nella città di Pãtaliputra si tenne un grande concilio buddhista nel quale cominciarono a profilarsi
tendenze scismatiche, che prelusero alla posteriore divisione del buddhismo in mahãyãna (il “grande
veicolo”) e hĩnayãna (il “piccolo veicolo”). Quest'ultimo, che così è stato chiamato, non senza
disprezzo, dai seguaci del primo, è comunemente conosciuto come theravãda.
La dottrina
Comuni a entrambi i gruppi sono molti elementi dottrinali, che si riassumono nella enunciazione delle
"quattro nobili verità":
1) tutto è dolore;
2) il dolore ha una causa;
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3) il dolore ha un termine: il nirvãna;
4) vi è un cammino che conduce al nirvãna; esso si articola nell’“ottuplice sentiero”:
retta comprensione (della dottrina),
retto pensare (e decidere),
retto parlare,
retto agire,
retto modo di sostentarsi,
retto sforzo,
retta concentrazione,
retta meditazione.
È questa la via intermedia tra i due estremi della vita di piacere e dell'eccessivo ascetismo di cui il
Buddha stesso ha dato esempio con la sua vita. I tre precetti del retto parlare, retto agire e retto
modo dì sostentarsi vengono ulteriormente esplicitati dai cinque grandi comandamenti (non mentire,
non rubare, non commettere adulterio, non uccidere alcun essere vivente, non fare uso di sostanze
inebrianti), che, per i monaci, si traducono nei cinque voti corrispondenti: perfetta sincerità, povertà,
castità, non violenza, astinenza da bevande fermentate. La vita del monaco è sostegno ed esempio a
quella dei laici, i quali, pur senza lasciare le faccende della vita quotidiana, devono cercare “rifugio”
nei “tre gioielli” del buddhismo, il Buddha, il dharma (la legge) e il samgha (la comunità), e devono
sostenere economicamente la comunità monastica con le loro offerte, acquistandosi meriti per future
reincarnazioni. I monaci hanno, nei confronti dei laici, il compito di predicare il dharma, che conduce
alla salvezza. Comune a tutte le scuole del buddhismo è, altresì, l'enunciazione delle leggi che
determinano l'origine del dolore. Nella sua formulazione più antica, la causa del dolore fu identificata
con la “sete”, ossia con la brama che produce attaccamento all'esistenza e dà origine a nuove nascite
cui seguono l'invecchiamento e la morte. Fondamentale per tutto il buddhismo è inoltre la legge del
karman (o Karma), o legge della retribuzione delle opere, che, secondo alcune scuole buddhiste, è
causa dell' origine stessa del mondo.
Non poche sono invece le divergenze di scuola relativamente al nirvãna, che, pur essendo da tutti
riconosciuto come l'estinzione del dolore, viene variamente qualificato nella sua essenza. Da alcuni è
considerato come un assoluto, entità incondizionata avente funzione liberatrice (scuola dei
sarvãstivãdin); secondo altri, esso invece non ha sostanzialità metafisica, ma è un semplice “evento”
(scuola sautrãntika). Secondo le scuole del Grande Veicolo che cominciarono ad affermarsi nei primi
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secoli dell'era cristiana, dopo che il buddhismo si era dovuto confrontare storicamente con l'induismo,
il nirvãna è concepito come la vera essenza dell'uomo e della realtà intera, e pertanto viene
immanentizzato. Neppure la scuola del mãdhyamika (“sentiero intermedio”), cosi spesso accusata di
nichilismo, asserì che il nirvãna fosse un nulla, anche se affermò che tutto è “vuoto”, cioè che la
realtà, sia contingente sia assoluta, è concettualmente indefinibile. Il mãdhyamika restò fedele al
silenzio del Buddha, il quale, interrogato sulle principali questioni metafisiche, non aveva voluto
rispondere. Tuttavia, la dottrina che egli predicò fu un messaggio non solo di altissimo valore morale,
ma altresì di profondo valore mistico. Il Grande Veicolo esplicitò in sommo grado l'istanza mistica del
buddhismo originario, presentandolo come l'autentica dottrina del Maestro trasmessa esotericamente
ad alcuni dei discepoli, e universalizzò tale messaggio sottolineando la possibilità e la realtà della
salvezza per tutti.
La salvezza e i mezzi per raggiungerla
Per il Piccolo Veicolo l'uomo deve salvarsi da solo tramite la pratica delle virtù e divenire un arhat
(“colui che è degno” di entrare nel nirvãna); ma l'adepto del Grande Veicolo può divenire un Buddha e
ricevere l'ausilio dei bodhisattva, cioè di coloro che ritardano la loro entrata nel nirvãna per aiutare le
altre creature a salvarsi. Il Grande Veicolo ha sviluppato notevolmente anche le tecniche meditative
destinate a purificare il pensiero. Fu la scuola detta yogãcãra a elaborare quei metodi di
concentrazione yogica e di pratica contemplativa che dettero adito, successivamente, anche a un
nuovo tipo di gnoseologia idealistica, culminante nella teoria dello ãlayavijñãna, o coscienza-ricettacolo
di tutte le conoscenze. Il cammino di purificazione spirituale termina nella saggezza, prajñã, che
consiste nel vedere le cose come veramente sono: ossia transeunti, periture, prive di sostanzialità.
Anche questa dottrina, che fu in seguito rielaborata nei Prajñãpãramitã-Sãstra (“Trattati della perfetta
saggezza”), venne radicalizzata fino a sfociare nel paradosso della insostanzialità di tutto il mondo
sensibile. Ciò condusse a concepire l'essenza della realtà in una sfera situata al di là dell'esperienza,
raggiungibile solamente per via mistica.
Il veicolo di diamante o buddhismo tantrico
Il buddhismo del vajra-yãna (“veicolo di diamante”), detto anche mantra-yãna (“veicolo delle formule
rituali”) o tantra-yãna (“veicolo del libro”) e sviluppatosi in epoca posteriore al sec. VII d.C., ebbe il
suo primo centro di diffusione nella regione medio-gangetica e nel Bengala, ma si estese ancor più al
di fuori dell'India: in Cina, nel Tibet, a Sumatra, in Birmania e in Giappone. Contrariamente al
buddhismo primitivo e a quello del Grande Veicolo, aperto a tutti, il tantrismo buddhista fu esoterico,
ossia ristretto a poche cerchie di iniziati, guidati da maestri spirituali. Essi praticarono il culto del
Buddha, concepito metafisicamente come Colui che si manifesta nei vari Buddha, nei bodhisattva,
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nelle divinità e nelle forze del cosmo; ma venerarono altresì figure femminili, quali la Prajñãpãramitã
(personificazione della perfetta saggezza) e altre consimili divinità, attraverso le quali si introdusse
anche nel buddhismo la mistica erotica come mezzo per raggiungere la perfezione. Il tantrismo
buddhista ebbe una notevole fioritura letteraria e artistica, soprattutto nell'elaborazione dei mandala e
dei monumenti architettonici che ne ripètono i motivi.
Diffusione del buddismo
Dopo un periodo di difficoltà in cui dovette affrontare in India la controproganda teista dell'induismo e
la concorrenza del giainismo, il buddhismo conobbe una fase di ripresa durante la dinastia dei Kusana
(secc. II-III d.C.), allorché il nuovo impero divenne il più importante centro politico dell'Asia.
Attraverso traffici intercontinentali per via di terra e di mare, esso stabilì rapporti con l'impero romano,
con i paesi dell'Asia centrale e soprattutto con la Cina, e ciò favorì la diffusione missionaria del
buddhismo e il suo assurgere a “religione” universale (il termine religione molti lo giudicano improprio
se riferito al Buddismo - si veda: Religione). Molti furono i pellegrini che dall'Asia centrale si recavano
in India per visitare i luoghi santi del buddhismo, e molti i letterati che intrapresero la traduzione dei
testi buddhisti in cinese e in tibetano, lavoro che proseguì per secoli. In Cina la diffusione del
buddhismo continuò fino al sec. IX d.C. e determinò un tipo di filosofia religiosa cui si unirono
elementi tratti dal taoismo. Particolare importanza assunse in Cina la scuola di meditazione (dhyãna),
chiamata, secondo la pronuncia cinese, ch'an, in seguito (sec. XIII) introdotta in Giappone, dove
ancora oggi sussiste nella corrente del buddhismo zen (pronuncia giapponese del medesimo termine).
Il buddhismo che, attraverso la Corea e la Cina, penetrò in Giappone fu dapprima una religione
filosofica e di élite, e in seguito una religione popolare, l'amidismo, così detta perché fondata sul culto
del Buddha Amithãba (“Amida” in giapponese): essa pone l'accento sulla salvezza mediante la fede in
Amida, dio compassionevole e datore di grazia. Intensa e feconda fu anche la penetrazione del
buddhismo nel sud-est asiatico, dalla Birmania, al Vietnam, fino all'Indonesia. Esso venne invece
gradualmente scomparendo dalla sua terra di origine, l'India, sia perché in gran parte assimilato
dall'induismo filosofico e popolare, sia perché perseguitato dall'Islam, sì che dal sec. XIII non ha più
avuto in India nessun peso socio-culturale. A Ceylon il buddhismo ebbe del pari un periodo di
regresso, anche a causa del colonialismo e della propaganda missionaria cristiana, e non rifiorì se non
verso la fine del secolo scorso, per opera dell'americano H. Steel Olcott (18321902) e del suo
discepolo Anãgarika Dharmapãla, fondatore della Mahãbodhi Society. Questa divenne un centro di
irradiazione del cosiddetto neobuddhismo, diffuso anche in Birmania, in Giappone e nel mondo
occidentale, e caratterizzato da uno sforzo di purificazione dalle scorie «irrazionali», da interesse per la
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scienza, da forte impegno etico-sociale anche nella disciplina monastica, dall'assunzione di strutture
organizzative efficienti. La World Fellowship of Buddhists è, dal 1950, l'organo di collegamento di tutti
i buddhisti del mondo.
C
Caodaismo o Cao Dai
Il Caodaismo o Cao Dai (Cao ðài), cioè "luogo elevato", è una religione fondata nel 1926 presso Tay
Ninh (Vietnam meridionale) da Ngo Van Chieu e da altri discepoli dell'Essere Supremo. I fondatori di
questo culto sostenevano di avere ricevuto una rivelazione da Dio, il quale ordinò loro di creare una
nuova religione sincretica mescolando vari elementi di dottrine religiose sia orientali che occidentali.
I caoaisti credono in un unico Dio, il quale ha fondato le principali religioni del mondo, quali il
buddhismo, il taoismo, il confucianesimo, il cristianesimo, l'Islamismo, l'induismo e lo spiritualismo.
La pratica religiosa caodaista si fonda su preghiere, culto degli antenati, non-violenza e
vegetarianesimo allo scopo di ottenere una rinascita favorevole tramite reincarnazione o, meglio
ancora, entrare in paradiso e sottrarsi al ciclo di vita e di morte. I "santi" o "spiriti guida" del
caodaismo sono Buddha, Laozi, Confucio e Gesù. Dio viene rappresentato come un occhio divino.
Il caodaismo presenta un'organizzazione gerarchica simile a quella della Chiesa Cattolica con un papa,
cardinali, vescovi e preti. Alle donne è permesso di raggiungere la carica di cardinale.
I seguaci credono che la dottrina, il simbolismo e l'organizzazione del caodaismo siano stati comunicati
direttamente da Dio, esattamente come è stata guidata da Dio la costruzione del Tay Ninh Holy See.
Attualmente i seguaci del caodaismo in Vietnam sono circa 7-8 milioni, a cui si aggiungono 30.000
fedeli (soprattutto di origine vietnamita) negli Stati Uniti, in Europa e in Australia.
Celtismo o Druidismo
Il Celtismo o Druidismo è una delle più antiche forme di animismo, praticata in Gran Bretagna e
Irlanda prima della venuta dei Romani.È una religione che si basa fondamentalmente sulla credenza di
spiriti e divinità della natura come:
- Cernunnos, il dio Cervo chiamato spesso anche Re Cervo;
- Sovranità, la divinità principale più conosciuta come madre-terra;
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- Morrigan, la dea della guerra rappresentata sotto le spoglie di un corvo; lo stesso Piccolo-popolo;
- Arkan Sonney, è un piccolo maialino e si dice che chi lo acchiappi trovi fortuna per tutta la vita. Sono
anche conosciuti con il nome di lucky piggy.
- Banshee, al contrario di come spesso si pensa la banshee è un folletto socievole, femminile, divenuto
però solitario per i dolori patiti.
- Leanhuan Shee, è un bellissimo spirito femminile Irlandese che vaga alla ricerca dell'amore degli
uomini.
Fate, Folletti, Gnomi, Elfi, Ondine, Spiritelli; sono tutte creature di origine Celtica, purtroppo, i Druidi
non trascrivevano le loro sapienze ma le trasmettevano a voce tramite canti e racconti. Dopo
l'invasione Romana si perse molto dell'Antica religione ma oggi giorno si sta diffondendo specialmente
tra i giovani, e molti si sono convertiti al Celtismo o a religioni simili grazie alla semplicità e alla
spontaneità della religione che si basa più che altro su idee molto naturali come la vita stessa. Per il
Druidismo ad esempio, l'essere umano non è sopra al resto del mondo, ma fa parte di esso, non è il
prescelto degli dei ma solo un figlio.
Dagli antichi Celti in più, abbiamo tratto molte feste e tradizioni: Halloween, Beltane, Ferragosto,
persino a Natale si praticano, senza rendersene conto, tradizioni Celtiche, l'albero di natale infatti è il
primo e più famoso. Per i Druidi, gli alberi erano spiriti potenti, così durante una festa di cui si è persa
la memoria addobbavano gli alberi per farli sentire più belli e per ringraziarli dei loro frutti. I Druidi
facevano uso di erbe mediche, funghi allucinogeni, soporiferi, musica, danze, canti, pratiche che a noi
sembrano spesso barbare ma che in realtà hanno un profondo significato simbolico, come la caccia al
cervo, che simboleggiava l'unione dell'uomo con il Dio e la fecondazione della terra. Un giovane
prescelto doveva dare la caccia ad un cervo e dopo averlo ucciso indossare le sue pelli e le corna;
sciegliere la sua sposa e compagna.
Nel Druidismo la donna era molto rispettata, infatti, chi praticava cerimonie importanti erano le
sacerdotesse (famose anche per le numerose leggende che girano attorno All'isola di Avalon, l'isola
delle mele). Chi molestava una donna poteva essere punito con la morte perché la dona, o comunque
il sesso femminile era protetto dalla Dea proprio per via della capacità di procreare, mentre l'uomo era
protetto dal dio Cernunnos che era, lo sposo della divinità principale. I Celti davano grande importanza
all'atto sessuale perché fonte di vita, forse è anche per questo che la Religione Cattolica non la vede di
buon occhio e così mutò Cernunnos in Lucifero e molte altre divinità benigne in demoni e spiriti
maligni; quindi, ogni volta che si sentirà parlare di demoni attenti al nome ed alla descrizione...
potrebbe essere un antico dio di altre religioni e popolazioni. Tra le divinità celtiche ci sono anche
animali come il lupo e il serpente, che non sono vere e proprie divinità ma spiriti. Ad esempio: il lupo è
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il messaggero dell'oltretomba, un ambasciatore ed una guida, senza di lui le anime dei morti di
perderebbero nel limbo; il serpente invece era lo spirito della medicina, della salute, del mistero, della
magia, ad esso si attribuivano conoscenze e saggezza. Oggi invece, queste creature sono state mutate
da benefiche in maligne e spesso le troviamo in favole come Cappuccetto Rosso o in leggende come la
Genesi.
Chiesa dell'Unificazione
Fondata in Corea dal reverendo Sun Myung Moon all'inizio degli anni '50, è una delle sette di origine
cristiana più diffuse nel mondo. Non si conosce esattamente il numero dei fedeli, ma si calcola che
conti tra uno e tre milioni di adepti.Nato nel 1920, il giovane Moon manifestò precoci interessi religiosi,
e a 16 anni avrebbe avuto un'apparizione di Gesù Cristo. Dopo aver combattuto per l'indipendenza
della Corea dal Giappone Moon si diede alla predicazione. Il suo gruppo iniziò ben preso a suscitare
sospetti e nel 1955 venne arrestato e processato. L'assoluzione fu il punto di partenza di un notevole
successo, e la setta si trasformò presto in un fenomeno nazionale e internazionale. Nel 1958 i primi
missionari partirono per il Giappone, l'anno dopo per gli Stati Uniti. Il boom si ebbe negli anni 70 e 80:
nel 1986 il predicatore coreano ha radunato in un'unica manifestazione a Washington ben 300.000
fedeli. Iniziano però anche violente polemiche, destano sospetto soprattutto le immense ricchezze
della Chiesa, ma anche le tecniche di proselitismo, viste come sistematico lavaggio del cervello. Ma la
crescita della setta è inarrestabile: non la frena neppure la detenzione per 13 mesi in un carcere del
Connecticut con l'accusa di evasione fiscale.La dottrina del reverendo Moon è espressa soprattutto nel
"Principio Divino", un testo che vorrebbe essere una chiarificazione del contenuto della Bibbia. La
storia dell'umanità è presentata secondo lo schema classico di creazione, peccato e redenzione,
quest'ultima ribattezzata restaurazione. La crocifissione di Cristo non sarebbe però riuscita a compiere
la restaurazione, cosicché, ed è questo l'aspetto principale della dottrina, si attende un Secondo
Avvento. In base a speculazioni numerologiche e geografiche si ritiene che il Signore del Secondo
Avvento dovrebbe nascere in Corea nel nostro secolo. I documenti ufficiali non sostengono che Moon
è il nuovo Gesù, ma la maggioranza degli Unificazionisti ne è convinta.
Nella liturgia della Chiesa occupano un ruolo centrale i matrimoni di gruppo celebrati dal reverendo
Moon e da sua moglie, i "Veri genitori": dalla cerimonia nascono le nuove "famiglie benedette", i cui
figli nasceranno liberi dal peccato originale.
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Chiesa di Dio
È questo un movimento che unisce più di duecento comunità religiose, sorte in particolare negli Stati
Uniti dalla metà dell'Ottocento, come dirette filiazioni del Movimento pentecostale e del Movimento
della santificazione personale. Tra le Churches of God sono da ricordare: la General Eldership o Chiesa
di Dio del Nordamerica, la Chiesa di Dio Anderson, la Chiesa di Dio New Dankers, nonché la Chiesa di
Dio Adventist, e la Chiesa della santità, Holiness Church. Una chiesa che ha avuto diffusione anche
fuori dagli Stati Uniti è la Chiesa-Radio di Dio, Radio-Church of God che poi ha preso il nome di
Movimento Religioso d'America o Chiesa Internazionale di Dio. Come si evince dal nome, il fondatore
Herbert W. Armstrong, dopo una attività di pubblicitario, fondò una comunità religiosa concentrandosi
sulla predicazione attraverso la radio. Il messaggio è quello consueto di questi movimenti: imminenza
della fine del mondo con guerre e carestie (che era stata prevista da Armstrong per il 1972 o il 1977)
e necessità pertanto di ritornare al cristianesimo originario e autentico, che mutua a sua volta molte
caratteristiche ebraiche (le festività e l'alimentazione, per esempio). Grazie al programma radiofonico
Il mondo domani (mandato in onda da più di quattrocento emittenti), a cui si aggiunse poi una rivista
intitolata La piena verità, questo movimento raggiunse una notevole diffusione anche in Europa.
Confucianesimo
•
La vita di Confucio
•
Canone del confucianesimo
•
L’etica confuciana
•
Neoconfucianesimo
Confucianesimo
È questo il termine usato dagli occidentali per indicare una scuola di pensiero cinese, «scuola dei
letterati», che si costituì intorno all'opera di Kong fuzi, latinizzato in Confucius: se questi non può
essere considerato il fondatore come Buddha o il Cristo, tuttavia fu l'organizzatore e riordinato re di un
vasto materiale, patrimonio dell'antica religione cinese, che in un particolare momento della
travagliata vita cinese assunse il valore di diga al disfacimento morale e spirituale. Per questa religione
si può dire, come per il taoismo e in genere per la cultura cinese, che molto stretto è il legame e il
rapporto con la vita politico-sociale e quindi con il sostrato morale e intellettuale della antica civiltà.
Se pertanto inizialmente si può definire (e cosi è stato definito) il confucianesimo come un umanesimo
etico, dal momento che l'interesse per l'umano è uno dei suoi punti di forza, dobbiamo poi
concentrarci sulla sua indiscutibile dimensione religiosa.
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La vita di Confucio
Confucio visse nel periodo detto delle Primavere e Autunni (770-454 a.C.) e nacque nel 551 a.C.
nell'odierna località di Zhufou, principato di Lu; anche se la sua vita è avvolta nella leggenda sembra
che non abbia avuto una esistenza particolarmente brillante per incarichi o impegni: inizialmente fu al
servizio della famiglia feudale di Qi, come sovrintendente dei granai e dei campi, a ventidue anni
divenne insegnante, circondandosi di ragazzi di tutte le condizioni. Momento determinante di una
esistenza fino ad allora grigia fu il viaggio che intraprese a Luoyi dove compi ricerche, e dove sembra
sia avvenuto l'incontro con il fondatore del taoismo, Lao-zi. Dal viaggio Confucio tornò con la fama di
saggio stimato e rispettato, si impegnò con il suo insegnamento a riformare la società, sia in senso
politico-sociale che in senso religioso, reinterpretando le antiche norme e le antiche dottrine affinché
fossero di aiuto per il presente. Caduto in disgrazia presso il principe Ding di Lu, di cui era nel
frattempo diventato ministro, Confucio trascorse gli ultimi anni della sua vita peregrinando per tutta la
Cina, insieme con i suoi discepoli, occupandosi altresì di poesia e musica. Si dedicò anche alla raccolta
delle testimonianze e memorie dell'antichità, contribuendo direttamente o indirettamente alla
costituzione dei Cinque Libri classici del confucianesimo.
Canone del confucianesimo
Gli scritti canonici sono nove.
Cinque sono i libri classici (jing): il Libro delle mutazioni o Iching, il Libro della storia o Shu-ching, il
Libro delle elegie o Shih-ching, il Libro dei riti, o Li-ching, gli Annali della Primavera e dell'Autunno. Se
un tempo questi testi erano tutti attribuiti a Confucio, sia come autore che come editore, gli studiosi
contemporanei ritengono che solo il nucleo di molti libri risalga a lui, e che ciascuna opera si è poi
sviluppata nel corso di periodi molto lunghi e quindi variamente aumentata. Accanto a questi vanno
ricordati i quattro libri (shu): i Dialoghi in cui gli insegnamenti di Confucio sono presenti nella vivezza
dell'insegnamento e nel dialogo con i suoi discepoli; il Libro di Mencio, raccolta di conversazioni, il
Daxue o Grande insegnamento, breve trattato politico-filosofico, e Zhongyong o Il giusto mezzo,
indicato nell'equilibrio interiore.
L’etica confuciana
Come si è detto Confucio si dedicò molto all'educazione dei giovani, e questo perché egli era convinto
innanzi tutto che la riforma della collettività si sarebbe attuata solo attraverso la rigenerazione del
singolo e della famiglia, ma soprattutto riteneva la virtù una ricchezza interiore che ognuno può
acquisire, dal momento che la natura umana di per sé non è né buona né cattiva; da qui l'importanza
di una giusta educazione. Il fine dell'etica confuciana sarà quello di formare dei saggi, cioè dei nobili di
spirito, e se non si raggiungerà tale scopo gli uomini si comporteranno come degli stolti: il centro di
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essa è il concetto di jen, concetto introdotto proprio da Confucio, che tuttavia rielabora altresì i
concetti di li e di Ming, già presenti nella filosofia cinese. Il termine li è complesso perché indica sia
l'armonizzazione dell'uomo con la natura, sia l'osservanza di regole e riti religiosi, sia infine l'amore per
il sereno vivere sociale. Il li è la forza ordinatrice che guida l'uomo nei suoi doveri sia verso gli altri
uomini (rispetto, cortesia, tatto, decoro, autocontrollo) sia verso gli esseri spirituali superiori, che
secondo l’antica religione erano il T'ien (cielo), o dio supremo da cui il sovrano riceve il regno e i
sudditi, sui quali governa tramite il Mandato dal Cielo (Ming o T'ien-ming). Per Confucio la vita
individuale e la storia della nazione sono oggetto della particolare provvidenza del Cielo, ed ogni uomo
è responsabile nei confronti di esso. Ma il novum della dottrina confuciana è rappresentato
dall'elaborazione della virtù detta jen, o giusta organizzazione delle relazioni umane: «Essa è infatti
associata alla lealtà - lealtà nei confronti del proprio cuore e della propria coscienza - alla reciprocità rispetto e stima per gli altri» (J. Ching, 1989).
Come si evince jen può indicare un complesso di virtù (bontà, benevolenza, mitezza) che potremmo
sintetizzare come umanità, e se talvolta in Cina si definiva ciò come caratteristica del nobile nei
confronti dell'inferiore, per Confucio è una virtù universale, la virtù che costituisce il saggio, l'essere
umano perfetto, stadio raggiungibile da tutti, anche se egli divide gli uomini in tre categorie: i saggi o
uomini perfetti, che costituiscono il modello da seguire avendo raggiunto il grado pili alto della
perfezione (per esempio gli imperatori della Cina), i nobili, o uomini superiori, infine gli uomini comuni
che costituiscono la maggioranza.
Un aspetto importante della religione confuciana è il suo sbocco nell' ordine politico o meglio il suo
presentarsi anche come «religione civile»: la dottrina dello jen viene infatti estesa all'ambito politico e
si parla di governo benevolo come quello costituito di persuasione morale e il cui capo è esempio di
integrità morale e dedizione disinteressata.
Se il saggio confuciano è stato descritto come dotato del cuore del saggio e della sapienza del re,
anche l'uomo viene sempre concepito in armonia con se stesso e con la società, e questa rispecchia a
sua volta la perfezione spirituale ed etica. Come «religione civile» inoltre il confucianesimo acquisì,
oltre al ruolo di culto di Stato, tutta una serie di grandi rituali, messi in atto dallo stesso imperatore
per onorare il Cielo (culto importantissimo in Cina fino al XX secolo) e la Terra e i suoi antenati. Il
culto degli antenati, in particolare, è un aspetto molto noto della religione cinese: un tempo
prerogativa solo dei nobili, in seguito diventerà parte dell'ortodossia statale. Ancora oggi in molte case
cinesi di Hong Kong o Taiwan si può trovare l'altare degli antenati, sul quale vengono deposte
tavolette commemorative.
Altri rituali poi erano dedicati al sole, alla luna e agli spiriti terrestri, o a divinità minori, nonché a quei
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saggi e magistrati incorruttibili venerati come dèi della città. In seguito anche Confucio divenne
oggetto di culto. Il confucianesimo verrà poi sviluppato dai seguaci di Confucio, tra cui vanno ricordati
Mengzi (latinizzato in Mencius) e Hsun-tzu. Il primo, vissuto fra il 372 e il 289 a.C., perfezionò il
pensiero di Confucio in senso piu ottimista, parlando di una innata bontà degli uomini e di un amore
universale di Dio per tutti gli esseri.
Nel Libro di Mencio si trova una significativa evoluzione nel termine «cielo»: se da Confucio talvolta
era considerato quale divinità personale, Mencio con frequenza afferma: «L'uomo porta il cielo nel
proprio cuore, per cui se uno conosce il proprio cuore e la propria natura, conosce anche il cielo»,
accentuando quindi il valore del cielo come forza immanente, fonte e principio delle leggi e dei valori
etici.
Hsun tzu (312-238 a.C.) al contrario ha una visione piu pessimista, ma, secondo lui, l'uomo, pur
fondamentalmente cattivo, può tuttavia raggiungere la perfezione con una severa e giusta educazione
morale. A suo parere infatti il male presente nella natura umana tende al proprio contrario e quindi
l'opera educativa può essere molto importante.
Neoconfucianesimo
All'epoca della dinastia Song (960-1280 d.C.) si sviluppò il neoconfucianesimo iniziato da Zhou Dunyi.
Il termine neoconfucianesimo comunque è improprio, o meglio è un termine occidentale: «I cinesi
designano la posteriore evoluzione del confucianesimo come modo di pensare metafisico (Li-hsueh) ...
è una nuova espressione del pensiero confuciano, fondata su un ristretto corpus di testi classici,
reinterpretati come risposta alla sfida buddhista» (J. Ching, 1989).
Una caratteristica del neoconfucianesimo è la trasmissione orale: mentre in precedenza si era dato
grande impulso al commento dei classici e alla pubblicazione di trattati, adesso si trascrivevano le
conversazioni (yu-lu) con i maestri, considerati come saggi che davano insegnamenti ineffabili.
Il maggior pensatore del neoconfucianesimo è Zhu Xi (1130-1200), filosofo sistematico e padre
dell'ortodossia confuciana, esemplare coordinatore di elementi taoisti, buddhisti, oltre che rinnovatore
del confucianesimo.
Significativa è la sua dottrina del Grande Ultimo, che esprime non solo la visione cosmologica ma
anche la sua ontologia: interrelazione di uomo e mondo, microcosmo e macrocosmo. Il Grande ultimo
rappresenta una sorta di archetipo primordiale e totalità ultima, a cui l'essere umano come vertice
dell'universo partecipa.
La natura umana originariamente buona si è venuta corrompendo, da qui la necessità
dell'autoeducazione intesa come duplice sforzo: «Riverenza verso la propria natura intima e la sua
capacità di bene, da una parte, e investigare la conoscenza ed estensione delle cose dall'altra». E in
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questo contesto Zhu Xi attribuisce importanza alla pratica della meditazione o dello starsene seduti
tranquillamente, tendendo all'incremento della propria natura morale.
Altri pensatori più recenti sono Kang Yowei (1858-1927), vero e proprio interprete del confucianesimo
religioso, e Liang Qichao (1873-1929), che invece ne evidenzia le caratteristiche di religione civile.
Il confucianesimo si è diffuso in Corea, dove divenne materia di esame per gli impiegati statali, e in
Giappone, dove ha connotato il rapporto di sottomissione tra sovrano e suddito. I confuciani
giapponesi sono quasi sempre dei samurai, guerrieri pronti a trovare una morte onorevole secondo il
codice etico detto Bushido o Via dei guerrieri.
Cristianesimo
Il Cristianesimo nasce duemila anni fa nella terra di Israele in seguito alla predicazione di un ebreo,
Gesù di Nazareth. Gesù era un predicatore itinerante che raccolse attorno a sé un movimento
composto dai più diversi strati della popolazione ebraica con un nucleo di discepoli più ristretto. Gesù
auspicava l'avvento del regno di Dio e cioè di un mondo in cui si doveva realizzare la volontà di Dio,
l'amore tra tutti gli uomini e il rispetto della giustizia. In attesa di instaurare il suo regno, Dio
concedeva il perdono a tutti i peccatori che si convertivano e che a loro volta perdonavano a coloro
che avevano fatto loro del male. Nel giudizio universale finale Dio avrebbe punito tutti i malvagi, ma
soprattutto quelli che avevano oppresso i poveri, commesso ingiustizie e perseguitato i giusti. Gesù
ottenne successo tra la popolazione ebraica del Terra di Isarele, ma fu fortemente osteggiato da
alcuni gruppi di potenti autorità religiose che lo denunciarono ingiustamente presso i Romani che in
quel tempo dominavano nella Terra di Israele. I Romani arrestarono Gesù e lo misero a morte
secondo il supplizio tipicamente romano della crocifissione. Immediatamente dopo la morte di Gesù il
gruppo dei più fedeli discepoli di Gesù ebbe una serie di sconvolgenti apparizioni e credette alla
risurrezione di Gesù dando vita ad una attivissima predicazione che in pochi decenni si irradiò in molte
parti del mondo antico. Nonostante momenti di persecuzione da parte della autorità politiche, il
Cristianesimo si diffuse nei secoli successivi fino ad ottenere un appoggio da parte dell'impero romano
sotto l'imperatore Costantino. Dalla metà del IV secolo alla metà del VI secolo si attuò la progressiva
cristianizzazione dell'impero romano. Nel VII secolo una nuova religione, l'Islam, nata nella penisola
arabica, si diffuse rapidamente in territori che per secoli erano stati cristiani, come ad esempio tutta
l'Africa del Nord. Ma il Cristianesimo continuò la sua diffusione soprattutto in Europa, ma anche in
altre parti dell'Africa e dell'Asia. Attualmente non esiste una sola forma di Cristianesimo. Pur essendo
una religione unitaria, perché unita dalla fede in Gesù Cristo, il Cristianesimo si presenta, infatti,
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suddiviso in quattro grandi gruppi di chiese principali:
1. le chiese ortodosse (tra le quali si distinguono quelle storicamente riconducibili al patriarcato di
Costantinopoli e quelle riconducibili al Patriarcato di Mosca);
2. la chiesa cattolica (che nella sua origine dipende dalla chiesa di Roma e rappresenta il Cristianesimo
latino),
3. le chiese orientali (come, ad esempio, la chiesa apostolica armena che risale al III secolo e quella
copta);
4. le chiese protestanti nate da una scissione all'interno della chiesa latina all'inizio del XVI secolo.
A partire dall'inizio del XVI secolo, grazie all'espansione delle potenze europee in seguito allo sviluppo
della moderna civiltà tecnico-scientifica e industriale, le diverse forme di Cristianesimo si diffusero in
tutte parti del mondo. Nei primi decenni del secolo XX si è diffuso, grazie al movimento ecumenico,
nelle diverse chiese cristiane separate, l'aspirazione alla riunificazione, che tuttavia incontra difficoltà
gravissime, poste le grandi differenze non solo dottrinali ed istituzionali, ma anche culturali, tra le
diverse chiese.
Testi sacri
Il testo sacro del Cristianesimo è la Bibbia cristiana composta di due parti: l'Antico e il Nuovo
Testamento. L'Antico Testamento è essenzialmente costituito dalle sacre Scritture dell' Ebraismo , che
tuttavia il Cristianesimo interpreta in modo molto divergente rispetto all'interpretazione ebraica.
Alcune chiese, come quella cattolica e quelle ortodosse, ma non quelle protestanti, inseriscono
nell'Antico Testamento anche un certo numero di scritti religiosi ebraici che tuttavia gli Ebrei non
considerano rivelati da Dio. Il Nuovo Testamento è, invece, composto da 27 opere tutte composte dai
cristiani prevalentemente nel I secolo e.v.. Fra esse sono fondamentali i quattro Vangeli: quello di
Matteo, di Marco, di Luca e di Giovanni.
Principi fondamentali
Il Cristianesimo è una religione monoteista, come l'Ebraismo da cui è sorto. I cristiani infatti credono
che esista un solo Dio. Egli è il creatore dell'universo (che perciò è considerato una cosa buona) e
tutto gli è sottomesso. Dio non solo domina il creato, ma anche interviene nella storia e la guida
orientandola verso un fine futuro positivo. Dio fa conoscere la sua volontà mediante rivelazioni
trasmesse dai profeti i quali provvedono anche a scriverla in libri che costituiscono appunto la Bibbia.
Secondo il Cristianesimo, Dio, pur essendo uno solo, possiede tuttavia una dinamica interna che si
manifesta in tre persone divine che non sono altro che l'unico Dio. È la dottrina della Trinità che ritiene
che l'unico Dio si manifesti nella persona del Padre, del Figlio e dello Spirito santo.
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Di questa dottrina fa parte anche la credenza forse più caratteristica del Cristianesimo, quella della
doppia natura, umana e divina, di Cristo: Gesù, pur essendo un uomo vero, nato dalla Vergine Maria
per opera dello Spirito Santo, era anche veramente Dio. Per secoli i cristiani hanno discusso questa
dottrina e molte delle loro divergenze dottrinali possono essere ricondotte alle difficoltà nel mettere
d'accordo l'umanità di Gesù Cristo con la sua divinità.
La rivelazione di Dio ha un contenuto essenzialmente morale che si riassume nei Dieci Comandamenti
contenuti nell'Antico Testamento. L'adorazione di un solo Dio e l'amore del prossimo sono spesso
presentati come la sintesi cristiana di questi precetti. Il Cristianesimo, tuttavia, non incita solo gli
uomini ad obbedire alla volontà di Dio spingendoli ad amare il prossimo con tutte le proprie forze.
Insiste anche sul principio secondo il quale bisogna invocare da Dio la forza di compiere il bene. Solo
la grazia di Dio rende l'uomo capace di compiere veramente il bene. Ma, qual è il ruolo della volontà
dell'uomo e quale il ruolo della grazia di Dio? Su questo punto si sono accese spesso divergenze
profonde e anche aspre divisioni, come ad esempio nel XVI secolo tra cattolici e protestanti. In genere
tutte le forme di Cristianesimo affermano la libertà dell'uomo e la capacità della sua volontà di
compiere il bene, ma non sono mancate concezioni pessimistiche sulla effettiva possibilità degli uomini
di dominare le inclinazioni malvagie della natura umana. Il principio dell'unicità di Dio, della bontà
della creazione e dell'amore verso tutti gli uomini porta il Cristianesimo all'idea dell'uguaglianza tra
tutti gli uomini e tra i sessi, anche se le diverse forme di Cristianesimo nelle diverse epoche hanno
spesso accettato (come del resto le altre religioni monoteiste) le disuguaglianze sociali, la
stratificazione sociale e la subordinazione della donna.
Lo scopo della vita dell'uomo, secondo il Cristianesimo, è di partecipare alla vita stessa di Dio. L'uomo
non termina il suo destino con la sua morte naturale; egli è destinato ad unirsi con Dio dopo la morte
in una condizione di felicità eterna. La possibilità di partecipare alla futura vita divina è subordinata ad
un giudizio di Dio che riassume tutta l'intera vita di ogni uomo. Il Cristianesimo ha sempre sostenuto
che accanto al premio della felicità eterna sussiste anche la possibilità di una condanna eterna da
parte di Dio.
Orfismo (culti orfici)
La filosofia cerca di dare spiegazioni razionali recuperando temi religiosi: ad esempio, come è nato il
mondo? Così come nella religione ci sono varie correnti di pensiero, anche nella filosofia è così. La
religione greca, tuttavia, non è paragonabile alle grandi religioni monoteiste. Se la società è
cattolica, allora tutti sono cattolici; se la società è musulmana, allora tutti sono musulmani. Nel mondo
greco non vi erano attriti religiosi e le condanne per reati religiosi erano rarissime. Mentre le nostre
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religioni sono "esclusiviste", nel mondo greco c'erano delle divinità maggiori che venivano venerate
ovunque, ma accanto a queste ogni città aveva le sue divinità specifiche. Nel mondo greco è
interessante rilevare un dualismo religioso: c'era la cosiddetta RELIGIOSITA' OLIMPICA, una religione
pubblica che mirava a risolvere i problemi comuni dell'intera città. Al giorno d'oggi la religione è
individuale e spirituale: ognuno prega la divinità affinché risolva i problemi personali. La religiosità
olimpica prevedeva invece che si richiedesse la risoluzione di problemi collettivi. Va poi notato che era
quasi sempre un chiedere la protezione da cose materiali: guerre, carestie, epidemie... Come mai
questo interesse collettivo? La risposta è reperibile nel fatto che a quei tempi nella società greca non
c'era differenza tra cittadino e uomo privato. Per noi invece i due aspetti sono ben distinti: abbiamo
una vita privata ed una vita in cui facciamo parte della società. E' chiaro che una religione come quella
olimpica non appagava il singolo cittadino e le sue esigenze: tutti noi ci chiediamo "che ne sarà di me?
Quale è il mio destino?". Questa religione deve il suo nome all'Olimpo, il monte greco sulle vette del
quale si riteneva risiedessero gli dei. Oltre alle divinità dell'Olimpo, c'erano anche le divinità KTONE',
ossia le divinità della terra, "create" dagli strati popolari anteriori ai Greci. Queste divinità hanno
spesso a che fare con l'agricoltura e con la fertilità del suolo: ne è un esempio Persefone. Viene
naturale chiedersi che cosa c'entrino queste divinità con gli interessi personali, individuali degli uomini:
questi culti in origine erano culti della fertilità del suolo, poi l'alternarsi delle stagioni venne
paragonato alla nascita e alla morte della natura: così come muore la natura durante l'inverno per poi
rinascere in primavera, anche l'uomo muore e nasce. Questo determinò il passaggio degli interessi
collettivi e della comunità a quelli individuali e propri del singolo cittadino. Questi culti erano
caratterizzati dai MISTERI, una parola di derivazione incerta: vi è chi sostiene che derivi dalla parola
greca "muthos", mito, e chi è convinto che derivino dal verso che si emette quando non si parla:
mmm... In effetti i misteri erano un qualcosa che non andava rivelato e parrebbe quindi più attestata
la seconda ipotesi. Tuttavia i misteri si basavano su veri e propri miti e quindi la seconda ipotesi è
valida. Strettamente collegato a questi misteri è l'orfismo, una setta misterica sviluppatasi intorno al
settimo secolo a.c. 'Orfismo si basava su due miti.
1) Quello di Orfeo, che andò nel mondo dei morti per farsi ridare indietro la donna amata, Euridice;
l'avrebbe riavuta se non si fosse mai voltato a vederla durante il tragitto che conduceva dal mondo dei
morti a quello dei vivi, ma non si trattenne e mandò tutto all'aria.
2) Quello di Dioniso. Questo mito dice che i Titani uccisero e divorarono il piccolo Dioniso, figlio di
Zeus. Quest'ultimo, adirato, scagliò la folgore e li distrusse e la conclusione fu che gli uomini furono
generati dalle ceneri dei Titani. Da questo mito emerge come gli uomini abbiano una duplice natura:
da una parte sono buoni per via di Dioniso, che era stato divorato, dall'altro sono malvagi per via dei
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Titani. Per questo gli Orfici arrivano a dire che noi siamo costituiti da due elementi, uno positivo e
l'altro negativo. Dentro di noi c'è un "daimon", un'anima. Propriamente il daimon è un qualcosa di
diverso dall'anima come la intendiamo noi (e come la intende Platone): l'anima è il nostro io, quello
che siamo effettivamente; il daimon è un qualcosa di estraneo al corpo, è un qualcosa di sublime che
si trova imprigionato nel corpo. Per gli Orfici non c'è identificazione tra corpo e anima. Il corpo non è
la casa dell'anima, ma una situazione artificiale: è ciò che ci deriva dai Titani. Gli Orfici giocavano sul
fatto che corpo in greco si dice soma, ma soma, con diversa accentuazione, significa prigione. Il corpo
è quindi la prigione dell'anima, ma è anche la tomba (in greco "sema"). Durante il corso della vita
l'anima non può manifestarsi bene perché è ostacolata dal corpo e le uniche occasioni in cui può
manifestarsi è quando il corpo è più debole: nel sonno, in punto di morte... Tutto questo implica un
capovolgimento dei valori del binomio vita-morte: la morte non è più un qualcosa di negativo, bensì
un qualcosa di sublime, una liberazione dalla parte peggiore di noi, il corpo. Altra credenza orfica è
quella della reincarnazione, ossia della trasmigrazione delle anime: può darsi che questo concetto sia
di derivazione orientale. Quella della reincarnazione è un'autentica minaccia di continuazione delle
sofferenze sulla terra. La vita terrena è sia il segno della colpa, sia la punizione: è una sorta di peccato
originale che ci deriva dai Titani; se conduciamo una vita retta, una volta morti la nostra anima non si
reincarna in un altro corpo, ma vive libera. Se però ci comportiamo male allora si reincarna in un altro
corpo finché non riusciremo a comportarci bene; il corpo in cui reincarnarsi dipende da come ci si è
comportati nella vita precedente: quanto peggio ci si è comportati, tanto peggio è il corpo in cui ci si
reincarna. Anche Platone crede nella reincarnazione. Ma come si fa a porre fine al circolo della
reincarnazione, a far sì che l'anima possa vivere senza corpo? La sofferenza è un buon sistema di
purificazione; un altro sistema di purificazione è la scelta di alcuni modi di vita: la non violenza, il
vegetarianesimo. Proprio il vegetarianesimo era un altro punto di rottura con le religioni olimpiche,
che prevedevano i sacrifici di animali. Anche la partecipazione ai riti è un buon modo per purificarsi.
Mentre la religione olimpica chiede beni materiali e l'esaltazione delle caratteristiche umane e naturali
al sommo grado, la religione orfica chiede l'opposto, ossia si chiede di essere strappati alla vita
terrena. E' una religione ascetica. Il vegetarianesimo non consiste solo nel non uccidere gli animali
(rinuncia alla violenza) ma anche nel rinunciare a ciò che più lega l'uomo alla vita terrena. Per
l'Orfismo all'inizio esiste un'unità perfetta, l'uovo primordiale o notte, che si scinde e dà luogo a esseri
separati. A ciò dovrà succedere un ciclo di reintegrazioni delle parti nell'unità del tutto: l'orfismo sfocia
così in una dottrina della salvezza. A tale scopo vengono coltivate le tecniche di purificazione. Negli
scavi archeologici condotti nell'Italia meridionale sono comparse laminette d'oro, risalenti al quarto e
terzo secolo a.c. e contenenti scritti in esametri. Alcune di esse forniscono indicazioni e istruzioni
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all'anima del defunto sul viaggio nell'aldilà che essa sta per affrontare. L'alternativa sarà tra destra
positiva e sinistra negativa: a sinistra è infatti la sorgente del Lete, ossia della dimenticanza, mentre a
destra è quella di Mnemosine, ossia della memoria. Alla prima si abbeverano i più ed è proprio
bevendo l'acqua del Lete, la quale fa dimenticare tutto ciò che si è vissuto in precedenza, che si
continuerà nel ciclo delle reincarnazioni. Al contrario, bevendo all'acqua della Memoria, se si è vissuta
una vita pura, si potrà passare alle sedi dei beati, a vivere con gli eroi.
D
Celtismo o Druidismo
Il Celtismo o Druidismo è una delle più antiche forme di animismo, praticata in Gran Bretagna e
Irlanda prima della venuta dei Romani.È una religione che si basa fondamentalmente sulla credenza di
spiriti e divinità della natura come:
- Cernunnos, il dio Cervo chiamato spesso anche Re Cervo;
- Sovranità, la divinità principale più conosciuta come madre-terra;
- Morrigan, la dea della guerra rappresentata sotto le spoglie di un corvo; lo stesso Piccolo-popolo;
- Arkan Sonney, è un piccolo maialino e si dice che chi lo acchiappi trovi fortuna per tutta la vita. Sono
anche conosciuti con il nome di lucky piggy.
- Banshee, al contrario di come spesso si pensa la banshee è un folletto socievole, femminile, divenuto
però solitario per i dolori patiti.
- Leanhuan Shee, è un bellissimo spirito femminile Irlandese che vaga alla ricerca dell'amore degli
uomini.
Fate, Folletti, Gnomi, Elfi, Ondine, Spiritelli; sono tutte creature di origine Celtica, purtroppo, i Druidi
non trascrivevano le loro sapienze ma le trasmettevano a voce tramite canti e racconti. Dopo
l'invasione Romana si perse molto dell'Antica religione ma oggi giorno si sta diffondendo specialmente
tra i giovani, e molti si sono convertiti al Celtismo o a religioni simili grazie alla semplicità e alla
spontaneità della religione che si basa più che altro su idee molto naturali come la vita stessa. Per il
Druidismo ad esempio, l'essere umano non è sopra al resto del mondo, ma fa parte di esso, non è il
prescelto degli dei ma solo un figlio.
Dagli antichi Celti in più, abbiamo tratto molte feste e tradizioni: Halloween, Beltane, Ferragosto,
persino a Natale si praticano, senza rendersene conto, tradizioni Celtiche, l'albero di natale infatti è il
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primo e più famoso. Per i Druidi, gli alberi erano spiriti potenti, così durante una festa di cui si è persa
la memoria addobbavano gli alberi per farli sentire più belli e per ringraziarli dei loro frutti. I Druidi
facevano uso di erbe mediche, funghi allucinogeni, soporiferi, musica, danze, canti, pratiche che a noi
sembrano spesso barbare ma che in realtà hanno un profondo significato simbolico, come la caccia al
cervo, che simboleggiava l'unione dell'uomo con il Dio e la fecondazione della terra. Un giovane
prescelto doveva dare la caccia ad un cervo e dopo averlo ucciso indossare le sue pelli e le corna;
sciegliere la sua sposa e compagna.
Nel Druidismo la donna era molto rispettata, infatti, chi praticava cerimonie importanti erano le
sacerdotesse (famose anche per le numerose leggende che girano attorno All'isola di Avalon, l'isola
delle mele). Chi molestava una donna poteva essere punito con la morte perché la dona, o comunque
il sesso femminile era protetto dalla Dea proprio per via della capacità di procreare, mentre l'uomo era
protetto dal dio Cernunnos che era, lo sposo della divinità principale. I Celti davano grande importanza
all'atto sessuale perché fonte di vita, forse è anche per questo che la Religione Cattolica non la vede di
buon occhio e così mutò Cernunnos in Lucifero e molte altre divinità benigne in demoni e spiriti
maligni; quindi, ogni volta che si sentirà parlare di demoni attenti al nome ed alla descrizione...
potrebbe essere un antico dio di altre religioni e popolazioni.
Tra le divinità celtiche ci sono anche animali come il lupo e il serpente, che non sono vere e proprie
divinità ma spiriti. Ad esempio: il lupo è il messaggero dell'oltretomba, un ambasciatore ed una guida,
senza di lui le anime dei morti di perderebbero nel limbo; il serpente invece era lo spirito della
medicina, della salute, del mistero, della magia, ad esso si attribuivano conoscenze e saggezza. Oggi
invece, queste creature sono state mutate da benefiche in maligne e spesso le troviamo in favole
come Cappuccetto Rosso o in leggende come la Genesi.
E
Ebraismo
La storia dell'Ebraismo inizia circa quattromila anni fa quando, secondo la Bibbia, Dio si rivolse ad
Abramo per stringere un'Alleanza con il suo popolo. Oltre ad Abramo, gli altri due padri fondatori della
religione ebraica sono Isacco (figlio di Abramo) e Giacobbe (figlio di Isacco). La Bibbia racconta la
storia del popolo ebraico, dalle sue origini fino alla ricostruzione del secondo tempio di Gerusalemme
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(516 a.e.v.). Secondo il testo biblico, Dio (in ebraico JHVH, o Jahvè) promise ad Abramo, capo di una
tribù nomade, che i suoi discendenti avrebbero ereditato la Terra Promessa, a condizione che essi
avessero accettato e rispettato la sua Legge. I discendenti di Giacobbe (che in seguito fu chiamato
Israele) diedero origine alle dodici tribù di Israele e giunsero in Egitto. Gli ebrei divennero schiavi del
Faraone e, dopo molte tribolazioni, Mosé li liberò dalla schiavitù e li condusse fuori dall'Egitto. Per
quarant'anni dopo la liberazione dall'Egitto, il popolo ebraico attraversò il deserto (dove, sul monte
Sinai, Dio consegnò a Mosé le Tavole della legge) e, condotto da Giosué (successore di Mosé), ritornò
nella Terra Promessa, dove le dodici tribù si insediarono in varie zone della Palestina.
Quando le tribù furono a poco a poco unificate, reclamarono un re: il primo re fu Saul, seguito da
Davide, il quale combatté contro i filistei (una popolazione che abitava in Palestina) e fondò la "Città di
Davide", che successivamente prese il nome di Gerusalemme. Il figlio di Davide, Salomone, diede
inizio alla costruzione del primo Tempio di Gerusalemme. Alla morte di Salomone, dieci delle dodici
tribù di Israele si separarono, mentre le due tribù che restarono fedeli al figlio di Salomone, Roboamo,
formarono il regno di Giuda, o Giudea (da cui viene la parola "giudeo"). Nel 587 a.e.v. Gerusalemme
venne distrutta dal re babilonese Nabucodonosor, il Tempio fu bruciato e gli ebrei furono esiliati in
Babilonia. L'esilio in Babilonia diede il via alla diaspora, ovvero alla dispersione del popolo ebraico nel
mondo. Nel 538 a.e.v., il nuovo re di Babilonia autorizzò il ritorno degli ebrei in Israele e la costruzione
del Secondo Tempio di Gerusalemme (che fu poi distrutto dai romani nel 70 della nostra era). Gli ebrei
passarono sotto varie dominazioni fino a quando, nel II secolo a.e.v., la rivolta dei Maccabei restituì
l'indipendenza politica al popolo di Israele, indipendenza che durò fino al 63 a.e.v., quando i Romani
conquistarono la Giudea. Tra il I e il IX secolo e.v. vennero redatti la Mishnah e i due Talmudim (il
Talmud di Gerusalemme e il Talmud di Babilonia), testi fondamentali della religione ebraica che
racchiudono la giurisprudenza e le credenze dell'Ebraismo. In questo periodo, gli ebrei vivevano in
diversi imperi: in quello romano, che lentamente stava diventando cristiano, e in quello babilonese,
che stava diventando musulmano.
Intorno all'anno mille, sorsero in Europa due nuovi poli della cultura ebraica: in Spagna si formò la
comunità sefardita (fino a quando, nel 1492, gli ebrei furono cacciati dalla Spagna), mentre l'Europa
orientale divenne la culla dell'ebraismo askenazita.
Mosé Maimoide, nato a Cordova (in Spagna) nel 1138, fu uno tra i più importanti filosofi e teologi del
mondo ebraico medievale: le sue opere, tra cui La guida dei perplessi, divennero di fondamentale
importanza per tutti gli ebrei. Egli riformulò la legislazione rabbinica in modo da renderla di facile
comprensione ed elaborò un sistema di credenze normative per tutti gli ebrei.Fino al XIX secolo, gli
ebrei hanno vissuto in tanti paesi come gruppo religioso di minoranza, spesso perseguitato. Dalla
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metà del Cinquecento vennero obbligati a risiedere in quartieri separati - i ghetti - che venivano chiusi
di notte e riaperti di mattina. Le persecuzioni si intensificarono tra la fine del XIX e l'inizio del XX
secolo, quando in Russia gli ebrei subirono numerosi massacri e saccheggi (pogrom). Sotto il nazismo
(1933-1945), milioni di ebrei vennero perseguitati, deportati e sterminati (Shoah).
Fu circa nello stesso periodo che si affermò il sionismo, un movimento culturale e politico il cui scopo
era di ricondurre gli ebrei nella terra di Israele per costituirvi una comunità nazionale, al riparo dalle
persecuzioni.
Attualmente, l'Ebraismo si suddivide in diversi movimenti religiosi. I gruppi più importanti sono: gli
ebrei riformati (che lasciano ai singoli credenti la libertà nell'interpretare gli insegnamenti della Bibbia
e nell'osservare le leggi rituali), gli ortodossi e ultra-ortodossi (per i quali le leggi rituali e cerimoniali
vanno considerate come immutabili), e i conservative (una ortodossia più attenuata).
Testi sacri
L'Ebraismo ritiene che vi sia stata una Rivelazione di Dio messa per iscritto nella Bibbia (dal greco ta
biblia, "i libri"). La Bibbia ebraica è composta da 24 libri, ed è suddivisa in tre sezioni: la Torah (o
Pentateuco, i primi cinque libri della Bibbia ebraica), i Nevi'im ("Profeti") e i Ketuvim ("Scritti"). Nella
Bibbia sono narrate le vicende storiche del popolo ebraico, l'Alleanza instaurata tra il popolo e il suo
Dio, e i princìpi che gli ebrei devono seguire per non rompere l'Alleanza.Tutti i libri della Bibbia ebraica
sono scritti in ebraico salvo alcune brevi sezioni in aramaico. I libri biblici furono scritti in diverse
epoche: le tradizioni più antiche risalgono al 1000 a.e.v., mentre la maggior parte dei testi vennero
redatti intorno al VI secolo a.e.v.. Nel mondo antico la Bibbia fu tradotta in greco e i suoi
insegnamenti e i suoi princìpi si diffusero velocemente.
La Bibbia è un testo sacro anche per il Cristianesimo, che inizialmente era costituito da un gruppo di
ebrei (Gesù e alcuni suoi discepoli), ed è la base dell'Islam, che si ritiene compimento sia
dell'Ebraismo che del Cristianesimo.
Accanto alla Bibbia, il Talmud (che significa "insegnamento") è il grande libro sacro dell'Ebraismo:
diversamente dalla Bibbia ebraica, il Talmud è infatti riconosciuto solo dall'Ebraismo, che lo considera
come la "Torah orale", rivelata sul Sinai a Mosè e trasmessa a voce, di generazione in generazione,
fino alla conquista romana. Il Talmud fu fissato per iscritto solo quando, con la distruzione del
Secondo Tempio, gli ebrei temettero che le basi religiose di Israele sparissero.
Il Talmud consiste in una raccolta di discussioni avvenute tra i sapienti (hakhamim) e i maestri (rabbi)
circa i significati e le applicazioni dei passi della Torah, e si articola in due livelli: la Mishnah (o
"ripetizione") raccoglie le discussioni dei maestri più antichi (giungendo fino al II secolo e.v.), mentre
la Ghemarah (o "completamento"), stilata tra il II e il V secolo, fornisce un commento analitico della
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Mishnah. Il Talmud ci è giunto in due versioni diverse: il Talmud di Gerusalemme (redatto tra il IV e il
VI secolo nella Terra d'Israele) e il Talmud di Babilonia (redatto tra il V e il VII secolo in Babilonia).
A seconda del contenuto, il Talmud si suddivide in due generi di testo: una parte legislativa, chiamata
Halakhah, in cui sono registrate le norme che regolano la vita quotidiana di ogni ebreo praticante
(anche se non tutti gli ebrei, e non tutte le scuole, interpretano queste norme allo stesso modo), e
una parte narrativa, chiamata Aggadah, in cui gli insegnamenti rabbinici assumono la forma di
leggende e di racconti.
Principi fondamentali
Il principio che fonda la religione ebraica è la credenza in un solo Dio che - dopo avere creato il
mondo - si è manifestato agli uomini attraverso una Rivelazione, tramandata per mezzo dei Libri Sacri
(per questo motivo l'Ebraismo è chiamato anche Religione del Libro).
Un altro principio fondamentale, strettamente collegato al primo, è quello dell'Alleanza tra Dio e il
popolo ebraico. Attraverso l'Alleanza, che in origine Dio strinse con Abramo, il popolo ebraico si
impegnò a riconoscere Dio, a sostenere il suo progetto e a rispettare le sue Leggi. È tramite
l'accettazione di questo patto che gli ebrei si riconobbero come il "popolo eletto": ciò non significa che
gli ebrei si aspettino di ricevere particolari privilegi da Dio, o che si sentano migliori degli altri popoli,
bensì che ritengono di essere stati designati da Dio per testimoniare agli altri - attraverso l'esempio
delle loro azioni - la presenza di Dio sulla terra.
L'Alleanza di Dio e con il popolo ebraico viene rinnovata quando gli ebrei osservano nella vita pratica
le leggi di Dio: alla base del sistema etico ebraico ci sono i Dieci Comandamenti che Dio consegnò a
Mosé sul Monte Sinai. Vi sono poi 613 precetti, o mitzvot (di cui 365 divieti e 248 obblighi), registrati
nella tradizione talmudica, che regolano la vita quotidiana di ogni ebreo praticante, e che
comprendono leggi relative a tutti gli aspetti della vita sociale, dal matrimonio alle procedure
cerimoniali, nonché diverse regole e divieti alimentari.
Nel patto tra Dio e il suo popolo, il premio per la buona condotta è dato dal possesso della terra, che
innanzitutto appartiene a Dio. Ogni volta che il popolo trasgredisce alle leggi di Dio, rompendo
l'Alleanza, Dio lo esilia. La speranza di un ritorno nella Terra Promessa, più per volontà di Dio che per
la diretta azione dell'uomo, ha dato luogo in certi periodi alla credenza nell'arrivo di un messia, e cioè
di un capo carismatico che avrebbe ricondotto il popolo nella Terra d'Israele.
Un aspetto molto rilevante della religione ebraica è l'importanza che essa attribuisce alla lettura e allo
studio della Torah e del Talmud. Non si può essere un buon credente se non si studia, e studiare
significa interrogare incessantemente i Testi, ricercandone tutti i significati possibili.
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Religione Esquimese
La popolazione esquimese, costituita soprattutto da cacciatori e pescatori, abita le zone costiere
dell'Asia e dell'America, l'Alaska, la Groenlandia e il Labrador. L'essere supremo, che assomiglia al
Mana dei melanesiani, prende il nome di Sila o Silap inua, e con la sua potenza pervade ogni luogo.
Inua significa proprio energia animatrice, di fronte a cui si trova l'inuk o essere umano, che riceve da
quello la forza o anche più forze. Inoltre gli uomini hanno una vita dopo la morte e gli esquimesi
credono nell'esistenza di tre regni: due felici, in cielo e nelle profondità marine, il terzo, sorta di
inferno, è situato sotto la terra.
In Groenlandia la divinità suprema prende il nome di Arnaquashaq ovvero «donna maestosa», ed è
divinità marina che vive nel fondo degli abissi circondata da pesci e altri animali: da lei dipendono la
ricchezza di animali sulla terra o le carestie, momenti determinanti per un popolo di cacciatori. La
caccia del resto fa parte anche dei riti religiosi, sia in quanto procura cibo, sia anche come
salvaguardia del soffio vitale dello stesso animale. Come sacerdote vi è lo sciamano che svolge con
l'aiuto degli spiriti ausiliari (tunarak) la funzione di capo, giudice, oracolo e guaritore.
G
Giainismo
Lo Jainismo o Giainismo è una corrente filosofica a forti connotazioni religiose affermatasi nel VI
secolo B.C. grazie a Vaddhamana (599- 527 B.C.), più noto come Mahâvira "grande eroe" e
considerato l'ultimo di un guruparampara o lignaggio di ventiquattro maestri, noti come Jina o
"vincitori". Si ritiene che Vaddhamana abbia tratto il suo insegnamento dal precedente Jina, Paseva,
che viene considerato appartenente al IX, VIII secolo B.C. Figlio del ragià Siddharta e di Trisola,
Vaddhamana nasce a Kundeggana, sobborgo di Verali (oggi Patna nel Bihar); dopo avere già avuto un
figlio, a trent'anni, decide di abbandonare famiglia e regno, donando le sue ricchezze ai poveri e
divenendo un asceta. Vaddhamana aggiunse ai quattro precetti di Paseva (non uccidere, non mentire,
non rubare, rinunciare del possesso), la castità e rese obbligatoria la confessione, prima solo
facoltativa. Raggiunta la suprema conoscenza, dopo dodici anni di penitenza, costituì una comunità
non solo di monaci «Yati», seguaci delle regole più severe, ma pure di laici o auditori «savaga». Da
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documenti a noi pervenuti, apprendiamo che alla sua morte (avvenuta a Pava, presso Patna, all'età di
settantadue anni) la comunità da lui fondata comprendeva 14.000 asceti, 36 monache, 159.000 laici,
318.000 laiche. La sua figura per molti versi coincide con quella del Buddha storico, ed è difficile
comprendere se essi siano realmente esistiti o se addirittura coincidano. Chiaramente i posteri hanno
saccheggiato nelle leggende dei vari culti al fine di costruire e santifica la figura del loro fondatore.
La dottrina
L'essenza della condotta jainica è costituita da tre gemme: tri-ratna «la retta fede»; samma-nana «la
retta conoscenza»; samma-cariya «la retta condotta». Chi vuole giungere alla liberazione finale
«nirvana» deve essere in possesso di tutte e tre queste facoltà.
1. La retta fede. Primo contenuto della retta fede è credere nel maestro, quale portatore della verità e
trionfatore su ogni ostacolo. I jainisti considerano l'universo eterno, caratterizzato da un alternarsi di
due grandi età (periodi cosmici) che si inseguono senza posa: l'Ossapini (quello che scende) e
l'Ussapini (quello che sale);
la prima è l'età dell'infelicità e della cattiveria, la seconda è l'opposto.
In ciascuna di queste grandi età vengono al mondo periodicamente oltre a ventiquattro tirthakana
(santi perfetti), i dodici cakravantin (monarchi del Bharatavarsa) e ventisette eroi, tre gruppi di nove
ciascuno: tutti sessantatré sono chiamati salakapurusa (grandi uomini). Nella dottrina jainica non si
contempla un Dio creatore dell'universo, tuttavia è previsto il culto di alcune divinità mutuate al
Pantheon brahaminico.
2. La retta conoscenza . Strettamente connessa alla retta fede è la retta conoscenza, che può essere
diretta o indiretta.
Si considerano facenti parte della conoscenza indiretta e, perciò stesso, imperfetta in quanto mediata:
1) la percezione, o conoscenza attraverso i sensi;
2) la conoscenza attraverso il ragionamento.
Appartengono invece alla conoscenza diretta:
1) la conoscenza trascendentale, o conoscenza dei saggi su presente, passato e futuro;
2) la conoscenza del pensiero altrui;
3) l'onniscienza o conoscenza assoluta, conoscenza propria dei Jina.
Una volta posti questi principi fondamentali, i Jina hanno elaborato un sistema di conoscenza delle
situazioni e dei fatti che si definisce dell'indeterminabilità (anckanta-vada), in cui si stabilisce che le
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cose sono permanenti per quanto riguarda la sostanza, ma transitorie per quanto riguarda la qualità e
il loro divenire: cioè ogni realtà può essere vera sotto un aspetto, mentre può essere negata sotto un
altro.
L'anima (Jiva), il principio vivente per eccellenza, è in perenne movimento sparsa per l'universo ed è
pure illimitata conoscenza. Una volta però imprigionata nel corpo dell'uomo è limitata, a causa dei
pensieri e degli atti compiuti dall'individuo o da altri che ne appannano lo splendore quasi come un
velo (karman), che si sovrappone condizionandone tutti i movimenti. Solo in seguito a una perfetta
osservanza dei precetti della retta condotta da parte dell'uomo, l'anima si libera e può ascendere al
nirvana.
3. La retta condotta. La retta condotta, terzo elemento essenziale di questa dottrina, riguarda
fondamentalmente le due grandi distinzioni tra i seguaci dello Jainismo: quella degli asceti (yati) e
quella dei laici (savaga). I primi sono i monaci sottoposti a una vita caratterizzata da una stretta
osservanza dei cinque precetti giainici, mentre i secondi sono tutti gli osservanti, i quali, pur
riconoscendosi nella dottrina, non sono in grado di sottomettersi alla dura disciplina di questa fede.
Le sculture sacre del Jainismo e gli scismi.
La Parola di Mahâvira fu fedelmente conservata sotto forma di tradizione orale e trascritta circa 300
anni prima di Cristo; ma il testo scritto apparve sotto la sua forma definitiva soltanto nel VI secolo d.C.
(la lingua degli scritti jainisti è un antico dialetto dell'India, l'ardhamâgadhi ).
Come ogni altra religione, anche il Jainismo registrò nell'epoca seguente al Mahâvira, scismi, il più
importante dei quali fu quello tra il 72 e l'89 d.C., che trova la sua origine in un avvenimento del sesto
secolo a.C.
Nel 360 a.C., una parte della comunità jainica, guidata dall'illustre monaco Bhaddabahu, emigrò nel
sud a causa di una grande carestia. Al loro ritorno gli emigrati non vollero riconoscere la codificazione
dei testi sacri operata dal concilio di Pataliputra, tenutosi nel 30 a.C. dagli antichi correligionari rimasti
in patria sotto la guida del monaco Thulabhadda, né vollero adattarsi ad abbandonare la nudità,
abitudine favorita dal clima caldo incontrato nel sud, contrariamente agli altri che indossavano una
veste bianca. Di qui lo scisma che divise i «vestiti di aria» (digambara) dai «vestiti di bianco»
(svetambara).
Con il tempo, anche la redazione del Canone operata nel concilio di Pataliputra, che i digambara
avevano rinnegato, venne perdendo diffusione e sarebbe scomparsa se nel quinto secolo dopo Cristo,
un monaco non avesse provveduto a una nuova elaborazione. Il Canone, chiamato comunemente
Siddharta o Agama, consta di varie parti: i dodici anga (membra); i dodici upanga (sottoanga); i dieci
painna (brani sparsi); i sei cheyasutta (regole particolari); i due sutta (regole); i quattro malasutra
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(regole fondamentali).
La dottrina jainica subì anche l'influenza dell'islamismo, cosa che diede origine alla setta dei lonka, che
ripudiò il Canone da cui nel secolo diciottesimo, ebbero origine gli Sthanakvarin, che ripudiarono le
immagini e il pellegrinaggio.
Jainismo e Buddismo
Le principali differenze tra Jainismo (Giainismo) e buddismo si riferiscono alla concezione metafisica
(anima e indeterminabilità dell'Essere) nonché alla teoria della conoscenza.
Grandissima differenza inoltre si ha nell'idea del nirvana, indeterminato, oscuro, enigmatico nel
buddismo, chiarissimo e definito nel Jainismo.
I jainisti, attualmente in numero di circa un milione e mezzo, sono sparsi particolarmente nel Panjab,
nel Gujarat, nel Bengala e in generale in tutte le grandi città dell'India.
Lo spirito dei suoi seguaci, non incline ad un'attiva propaganda e ad imprimere il senso di universalità
alla loro fede, permise loro (contrariamente a quanto avvenne per il buddismo) di mantenersi in India
in numero non troppo diverso dal passato. I loro templi, che sono tra le migliori opere architettoniche
dell'India (notevolissimi due di monte Abu nel Rajputana), si innalzano in particolare nell'India
settentrionale.
I jainisti, dai quali non è ripudiata l’organizzazione castale, si occupano prevalentemente di banche e
di ogni sorta di commercio, che non richieda uccisione di animali o distruzione di vegetali, cioè
escludono dalle loro attività l'agricoltura, perché l'aratro semina morte.
Religioni Giapponesi
Per religioni giapponesi si intendono sia le credenze originarie nate in questo paese, sia quelle di
derivazione esterna, ma che assunsero qui caratteristiche specifiche. Queste ultime sono il buddhismo
e le nuove religioni giapponesi, delle prime invece fanno parte la piu antica religione, quella degli ainu
(uomini) e lo shintoismo.
Gli ainu, ormai concentrati nell'isola di Hokkaido a sud di Sakhalin, sono un popolo dedito alla caccia,
alla pesca e all'agricoltura, e le loro credenze riflettono questo tipo di vita.
L'essere supremo Pase Kamui, immaginato come un venerabile vecchio che abita nell'alto dei cieli, è
creatore del mondo e lo protegge, grazie alla mediazione di Abe Kamui (fuoco divino), che trasmette
le preghiere degli uomini, dona calore e presiede il tribunale dei morti. Il culto rituale principale è la
festa dell'orso, ritenuto simbolo del divino e la cui uccisione è azione sacra. Durante la festa si trafigge
l'animale con le frecce e se ne mangiano le carni, mentre l'anima dell'orso torna presso l'Essere
supremo. Presso gli Ainu è molto forte anche il culto degli antenati, venerati dagli uomini e dalle
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donne secondo il loro sesso.
Lo shintoismo è anch'esso una religione originaria e si fa iniziare nel 600 a.C., anno di fondazione
dell'impero da parte di Jimmu, discendente della dea del sole.
Il buddhismo giunse in Giappone attraverso la Cina intorno all'anno 552 d.C. ed ebbe subito una
grande diffusione. Si calcola che il 60% dei giapponesi sia buddhista. Le principali scuole buddhiste
giapponesi sono Hossoshu, Shingonshu e Tendaishu; da questa poi si è sviluppata la scuola
Nichirenshu, dalla quale derivano a loro volta le religioni del sutra del Loto.
Queste fannno parte delle cosiddette nuove religioni giapponesi, che in genere presentano una sorta
di sincretismo di buddhismo e shintoismo: Tenrikyo, Seicho-no-J e Odoru Shukyo.
Nuove religioni Giapponesi
Espressione usata per indicare e tradurre Shinko Shu-kyo, letteralmente «religioni sorte
recentemente» che fa riferimento ai movimenti sorti dopo il 1945, anche se molti di questi hanno
radici più antiche affondando nella tradizione dello shintoismo, del buddhismo e del confucianesimo.
Il Giappone vanta il piu gran numero di questi nuovi movimenti, di cui ricordiamo solo i più importanti:
Tenrikyo, Sei-cho-no-Je e Pl-Kyodan, che si rifanno al buddhismo e allo shintoismo; Kurozumi,
Konkokyo e Omotokyo, piu recenti, chiamati anche movimenti neoshintoisti.
«Esse sono per lo più tipiche religioni della crisi... sorte sullo sfondo di eventi tragici, in periodi di
mutamento e rinnovamento socioculturale» (G. Filoramo). In altre parole queste religioni sono una
risposta alla caduta di credibilità delle religioni tradizionali e insieme alla sfida della modernità. Alcuni
movimenti, come Saka Gak-kai, si ispirano alla religione del Sutra del Loto* e quindi poggiano sulla
figura di un fondatore, che in molti casi è una donna, e su una rivelazione o illuminazione da questi
ricevuta. Da qui deriva tutto il valore liberatorio e terapeutico di questi movimenti: sia in senso fisico
(liberazione da malattie), sia in senso spirituale (liberazione della mente come nel movimento Seichono-ie). Altra caratteristica, legata con quanto detto, è la creazione di centri, città alternative, dotate di
tutti i servizi essenziali, che servono da prototipo al nuovo regno che verrà.
Dal punto di vista dottrinale, i contenuti sono molto semplici e riflettono la tendenza sincretistica
propria di questi nuovi movimenti, che riprendono elementi presenti nel variegato tessuto delle
religioni antiche (sciamanesimo, confucianesimo, shintoismo, buddhismo e taoismo). Troviamo infatti
riaffermati: l'importanza dell'illuminazione e la posizione privilegiata delle donne, il culto degli antenati
e il significato religioso della famiglia, il nazionalismo, l'importanza delle cerimonie rituali e delle
pratiche di purificazione. La caratteristica quindi è quella dell'inclusività.
* Le tre religioni del Sutra del Loto sono Reiyukai, Risso hosei Kai e Soka gakkai, ognuna con un suo
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fondatore e una sede centrale. Esse si richiamano al testo Sutra di Loto, uno degli scritti più
significanti del buddismo del Grande Veicolo. Questo testo fu interpretato in chiave nazionalista ed
etica dal profeta Nichiren, vissuto nel XII secolo, e i capi dei movimenti odierni,quali profeti illuminati,
si ispirano a questa tradizione.
Giudaismo vedi Ebraismo
Gnosticismo
1. Lo gnosticismo nell’antichità
Con il termine "gnosticismo" si designa un gruppo di correnti filosofico-religiose dell’antichità, che
hanno avuto la loro massima diffusione nei secoli II e III dell’era cristiana nei maggiori centri culturali
dell’area mediterranea, come Roma e Alessandria d’Egitto. In certi casi si tratta di scuole fondate da
personaggi noti, come Basilide, Marcione o Valentino — tutti vissuti nel secolo II —, in altri casi di
gruppi di cui non si conoscono i fondatori e la cui denominazione deriva da elementi dottrinali: per
esempio, gli ofiti attribuiscono un ruolo importante al serpente, in greco ofis; i cainiti si richiamano a
Caino, e così via.
Fino al ritrovamento nel 1945 a Nag Hammadi, nell’Alto Egitto, di un’intera biblioteca gnostica, gli
studiosi disponevano di scarsi testi originali e integrali, ritrovati nel corso del tempo, e le fonti per lo
studio delle teorie gnostiche erano costituite per lo più da descrizioni e da citazioni contenute nelle
confutazioni da parte di autori cristiani, che scrivono in difesa dell’ortodossia, come sant'Ireneo,
vescovo di Lione (sec. II) nell’opera Denuncia e confutazione della pseudo-gnosi.
Il cristianesimo nei primi secoli è minacciato dallo gnosticismo tanto dall’esterno, cioè da movimenti
che si pongono dichiaratamente in posizione alternativa a esso, quanto dall’interno, da gruppi che
cercavano d’infiltrarsi in ambienti cristiani rifacendosi talvolta a scritti, come i vangeli apocrifi — cioè
non riconosciuti nella Chiesa come ispirati —, ritenuti più autorevoli dei vangeli canonici: questi ultimi
raccoglierebbero gl’insegnamenti di Gesù alle masse e avrebbero un carattere essoterico, mentre testi
come La Sofia di Gesù Cristo o l’Apocrifo di Giovanni conterrebbero una dottrina rivelata da Gesù ad
alcuni apostoli o a discepoli e destinata solo a pochi adepti.
2. Dualismo radicale
Un carattere fondamentale dello gnosticismo è il dualismo radicale. Anche nella tradizione biblica
esiste un dualismo fra Dio creatore da una parte e l’uomo e l’universo dall’altra, ma tanto la creatura
quanto il creato corrispondono a un progetto divino e questo conferisce loro dignità: l’uomo è fatto a
immagine e somiglianza di Dio, e la creazione contiene l’impronta del creatore. Per lo gnosticismo,
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invece, esiste una differenza abissale fra Dio e la realtà materiale: lo spirito è sostanzialmente
estraneo all’universo e il rapporto con il mondo materiale non può contribuire in nessun modo
all’elevazione spirituale dell’uomo.
Gli specialisti distinguono due tipi principali di dualismo gnostico: il tipo iranico ammette la
contrapposizione di due princìpi in lotta fra di loro e considera il mondo materiale come il dominio di
una potenza negativa, mentre la speculazione siriaco-egizia — secondo lo storico delle religioni e
filosofo Hans Jonas (1903-1993) — fa "[…] derivare il dualismo stesso, e la conseguente situazione
del divino nel sistema di creazione, dall’unica e indivisa fonte dell’essere, per mezzo di una genealogia
di stati divini personificati che si evolvono l’uno dall’altro e descrivono il progressivo oscuramento della
Luce originaria in categorie di colpa, errore e fallimento. Questa interna "involuzione" divina termina
nella decadenza completa dell’alienazione di sé che è questo mondo".
Caratteristica di molti sistemi gnostici è pure la descrizione mitologica dei passaggi intermedi. Tanto
ammettendo un processo di degenerazione o di "devoluzione", con la comparsa di uno stato inferiore,
quanto la creazione da parte di un essere malvagio, il demiurgo, né la creazione del mondo né l’ordine
di natura corrispondono alla volontà dell’Essere Supremo. Le leggi di natura sarebbero dettate dal
demiurgo che, orgoglioso del proprio dominio, cerca d’indurre l’uomo a riprodursi, aumentando e
prolungando la condizione di alienazione dello spirito nella materia.
3. Dualismo antropologico
All’irriducibilità fra Essere Supremo e natura corrisponde quella fra spirito e materia, e, a livello
antropologico, fra anima e corpo. Lo spirito corrisponde a una particella divina, con la vocazione a
riunirsi all’Essere Supremo e quindi eterna, mentre il corpo costituisce solo il carcere in cui l’anima è
prigioniera o esiliata, ed è destinato a dissolversi nel nulla.
Certi sistemi gnostici inseriscono questa teoria in una visione astrologica basata sulla concezione
geocentrica. Per unirsi al corpo lo spirito deve arrivare sulla terra e attraversare una dopo l’altra le
sfere dei pianeti. In questa "caduta" nel mondo sublunare, prima di penetrare nel corpo materiale, lo
spirito riceve una specie d’involucro, il "corpo astrale", che cresce al passaggio da ogni sfera
planetaria. Alla fine lo spirito risulta rivestito, occultato da queste stratificazioni, che sono il
presupposto delle corrispondenze cosmiche e delle influenze astrali condizionanti l’esistenza umana.
Nella condizione terrena l’uomo avrebbe dimenticato la sua origine e si troverebbe come in uno stato
di ebbrezza, di sonno o di oblio, che lo porterebbe ad assoggettarsi alle leggi demiurgiche della natura
e alle influenze cosmiche. Per alcuni sistemi gnostici non tutti gli uomini sarebbero in grado di
pervenire alla conoscenza, alla gnosi, e quindi di superare la condizione di alienazione. Secondo il
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sistema valentiniano, per esempio, gli uomini per nascita sono di tre tipi diversi: gli "spirituali" hanno
la possibilità di pervenire alla conoscenza e, una volta arrivati a tale livello, sono al di sopra delle leggi;
gli "psichici" hanno bisogno per la loro realizzazione delle leggi e delle dottrine di una religione,
mentre gli "ilici" sono incapaci di superare i condizionamenti materiali. Solo con un atto di ricordo o di
risveglio l’uomo, o almeno chi ha la necessaria vocazione, può riconoscere la propria natura spirituale
e affrontare la via della liberazione progressiva dai condizionamenti subiti al passaggio di ogni sfera.
Questo è possibile per mezzo di un processo descritto come ascesa dell’anima, in cui l’adepto,
percorrendo a ritroso l’itinerario della caduta, deve affrontare a ogni sfera gli esseri spirituali a essa
preposti, gli arconti, e riuscire a passare grazie alle formule e alle parole di passo apprese
nell’iniziazione gnostica.
In questo processo l’uomo deve staccarsi anche dagli elementi materiali della propria individualità,
riconoscendo che il proprio spirito è solamente una scintilla dell’Essere Supremo e a esso identico, in
altri termini di essere egli stesso Dio.
La concezione negativa dell’esistenza terrena e della vita condiziona profondamente anche i rapporti
fra i sessi. Ammesso che il piacere sessuale è una specie di esca con cui il demiurgo induce l’uomo a
riprodursi, lo gnostico ha due possibilità: astenersi da ogni attività sessuale, oppure svincolare la
sessualità dalla riproduzione, per poter godere del piacere sessuale evitando però di procreare.
Effettivamente nei movimenti gnostici si possono osservare tanto un ascetismo radicale quanto il
libertinismo, comportamenti opposti ma che presentano un elemento comune: il disprezzo per la vita.
4. Il rifiuto della tradizione biblica
L’identificazione del Dio creatore della Bibbia con il demiurgo, quindi con una figura negativa,
comporta pure un rovesciamento nella valutazione dei singoli personaggi biblici, con l’idealizzazione di
chi ha infranto le leggi del Creatore, come Caino. Il paradiso terrestre diventa una specie di giardino
incantato in cui il Dio biblico tiene Adamo ed Eva nell’ignoranza. Nell’Apocrifo di Giovanni lo stesso
Cristo Salvatore incita i progenitori a mangiare il frutto dell’albero della conoscenza del bene e del
male, con un’interpretazione che introduce una netta frattura fra il Dio creatore dell’Antico Testamento
e il Salvatore che proclama l’emancipazione dalla Legge.
Se alcuni studiosi hanno considerato eccessivo e di parte l’impegno degli apologisti cristiani nel
combattere lo gnosticismo e nel considerarlo estraneo al cristianesimo, nonostante le pretese di alcuni
gruppi di rappresentarne addirittura la tradizione più autentica, i ritrovamenti di Nag Hammadi
confermano le tesi degli apologisti. Per esempio, uno dei testi ritrovati è La Sofia di Gesù Cristo, in cui
Cristo ammaestra alcuni discepoli rispondendo alle loro domande: ebbene, risulta essere trascrizione
in forma di dialogo di un testo gnostico più antico, Eugnosto il Beato, forse risalente al secolo I a. C.,
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quindi conferma l’origine precristiana o almeno non cristiana di temi fondamentali, anche
prescindendo dal fatto che contatti secolari con il cristianesimo possono aver portato a una certa
cristianizzazione di un gnosticismo originariamente estraneo a esso.
5. Implicazioni sociali
Le teorie gnostiche non sono prive di conseguenze sociali: infatti, se la concezione della realtà terrena
come "acosmica", "senza ordine", mette in discussione l’esistenza del diritto naturale, il giudizio
negativo sulla vita e sulla procreazione mina le basi stesse della società, della famiglia e della civiltà in
genere. Quindi, lo gnosticismo non è solamente alternativo al cristianesimo, ma anche al pensiero
greco e al diritto romano.
L’affermazione del cristianesimo sullo gnosticismo non rappresenta quindi solo una questione interna
della Chiesa, ma il punto di partenza per la formazione di una nuova civiltà, quella cristiana, con il
riconoscimento del valore tanto dell’ordine spirituale quanto di quello temporale.
Per questo il politologo Eric Voegelin (1901-1985) interpreta la secolarizzazione dell’Occidente cristiano
come effetto dell’azione di una serie di movimenti rivoluzionari, fra i quali annovera la Riforma
protestante, la Rivoluzione francese e il marxismo, in cui ritiene di riconoscere tratti comuni gnostici.
6. Elementi gnostici nel Medioevo e nel mondo moderno
Se la rilevanza dello gnosticismo declina a partire dal secolo IV, dopo il quale per gli studiosi non si
può più parlare di gnosticismo in senso vero e proprio, il fenomeno sopravvive anche in quelli
successivi, assume nuove forme e raggiunge talvolta dimensioni inquietanti, come con i catari. Scienze
come l’alchimia e l’astrologia nonché la pubblicazione da parte dell’umanista Marsilio Ficino (14331499), nel 1463, del Corpus Hermeticum, una raccolta di scritti sapienziali di epoca ellenistica attribuiti
a Ermete Trismegisto, contribuiscono alla diffusione di temi gnostici nella cultura rinascimentale.
In epoca contemporanea oltre a movimenti, per lo più elitari, che si richiamano esplicitamente a
correnti gnostiche del passato, non sono mancati tentativi d’identificare caratteri gnostici in fenomeni
culturali moderni anche molto diversi: dalla mancanza di senso dell’esistenza terrena, come nel caso
del nichilismo oppure dell’esistenzialismo, al rifiuto di accettare la realtà naturale con progetti
d’interventi radicali, come nel caso delle manipolazioni genetiche. Caratteri gnostici si possono
osservare anche in una certa mitologia relativa a Internet: se "[…] la pretesa gnostica — come scrive
Giovanni Cantoni — sta nel ricostruire il reale attribuendo un diverso statuto ontologico a "enti di
ragione" o a "opere di fantasia"", Internet fornisce la possibilità di modificare la realtà in modo più
radicale di quanto sia stato finora possibile per mezzo dell’ideologia o della manipolazione creando una
realtà virtuale in cyberspace, in cui ciascuno può "navigare", svincolato dai limiti del corpo.
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H
Hare Krishna
Nella mitologia dell'induismo uno degli avatara, o incarnazione, del dio Vishnu, ma per molti devoti
semplicemente il Dio supremo e salvatore universale. Storicamente, numerosi e differenti "culti di
Krishna" si diffusero nei secoli, plasmando una divinità dai numerosi aspetti, come Krishna ladro del
burro, fanciullo malizioso ma adorabile (legato alla città di Vrindaban, a sud di Delhi) e il Krishna dalla
pelle blu, divinità pastorale che suona il flauto (il significato letterale del nome krishna è "nero"). I suoi
due aspetti più importanti per la storia dell'induismo, però, sono quelli di protagonista della guerra
descritta nel Mahabharata e di dio mandriano, amato dalle pastorelle.
Il guerriero Krishna dell'epica del Mahabharata svolge, come auriga dell'eroe Arjuna, il ruolo chiave nel
più noto episodio del poema, il "Canto del Signore", o Bhagavad-Gita. Qui egli insegna varie vie di
liberazione, ma, soprattutto, si rivela come Dio onnipotente. Dio (Krishna) è quindi l'unico vero attore
dell'universo e l'unico possibile oggetto di devozione, che ricambia a sua volta l'amore dei devoti. La
Bhagavad-Gita è probabilmente il più popolare fra i testi indù, ma è particolarmente significativo per i
devoti di Vishnu, che indentificano il Krishna della Gita con il loro grande dio.
Mentre la devozione (bhakti) raccomandata dalla Gita è di tipo relativamente ascetico, quella legata al
Krishna mandriano è intensamente emozionale ed erotica. Questa relazione d'amore tra la divinità e i
suoi devoti si esprime nei racconti popolari degli incontri di Krishna con pastorelle (gopi) come Radha.
Queste storie diedero origine a una copiosa letteratura, e in particolare ai Bhagavata-purana del IX
secolo e al Gitagovinda, "Canto del mandriano" di Jayadeva (XII secolo), diventando anche un
argomento prediletto per la rappresentazione artistica e la produzione teatrale.
Due personaggi importanti per quanto concerne gli sviluppi successivi della devozione a Krishna sono
il bengalese Chaitanya e Vallabhacaraya, nato nell'India meridionale, entrambi attivi nel XVI secolo.
L'attuale movimento degli Hare Krishna, portato in Occidente nel 1965 da A.C. Swami Bhaktivedanta,
deriva direttamente dalla scuola di devozione fondata da Chaitanya.
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I
Induismo
Il termine Induismo è stato creato dagli studiosi europei per classificare la distinzione fra vedismo e
brahmanesimo, ma per alcuni la differenziazione fra queste due discipline religiose e l'induismo è
praticamente impossibile; nel linguaggio comune con questa parola si indica l'ultima fase del lungo
percorso di questa religione. Con questa parola gli europei intendevano racchiudere il «risultato non
dello sviluppo spirituale di un popolo, ma di una poderosa mescolanza di razze; sistema religiossociale indiano, autoctono, costituitosi dal brahamanesimo con progressive accettazioni di elementi
originali non brahamanici e già sin dalla controriforma buddhista, vi aderisce la maggioranza della
popolazione dell'India moderna. Esso abbraccia tutti i riti, gli usi religiosi, le concezioni, tradizioni e
mitologie che hanno ricevuto la loro sanzione direttamente o indirettamente attraverso le sacre
scritture e le prescrizioni dei Brahmani.»; ancora, H. von Stietecon afferma che «con induismo si
intende non una religione, ma un collettivo di religioni, collegate fra loro da un comune spazio
geografico con la sua storia e dalle condizioni socio-economiche e relazioni culturali sviluppatesi in
esso». Lo sfondo comune che consente questa unità nelle differenze è la religione vedica e il sanscrito
un patrimonio di credenze e liturgie proprie degli Arii, quella popolazione che si stanziò in India nel II
millennio a.C.
La parola «hindu», con la quale si definscono gli adepti di tale religione, deriva dal persiano, e fu
usata inizialmente dai musulmani penetrati nel subcontinente per indicarne gli abitanti, riferendosi in
particolare a coloro che abitavano nella regione dell'Indo, e solo successivamente si rivelò una
connotazione religiosa per indicare coloro che non si erano convertiti all'islamismo, mentre per quel
che riguarda gli Europei, è dal XVI sec. che usano questo termine, dal quale è derivato presto
"induismo".
La più antica forma religiosa indiana è senza dubbio un politeismo di tipo naturalistico, che col tempo
viene a modificarsi in enoteismo, ed acquisiscono molto valore i sacrifici; è anche per questa
caratteristica che questo culto si potrebbe dire "ricettivo", perché facilmente ingloba nuovi elementi
senza scomporsi: si passa dall'animismo alle speculazioni filosofiche più profonde, e in questa stessa
ottica va letto il passaggio dal Vedismo al Brahmanesimo. Fra le figure di rilievo, si distingue il
brahmino, il sacerdote, e massimo eminente della classe castale, che ha fra i suoi compiti quello di
istruire gli uomini e dare loro la via per la salute suprema.
Nel Rig-Veda viene a formarsi quello che si definisce panteismo: dal grande quesito su come è stato
creato l'universo, chi sia stato a farlo ecc. si arriva all'abbraccio di tutto il creato atto a specchiare nel
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microcosmo il macrocosmo. Questo politeismo nacque al di fuori della casta sacerdotale, ma ben
presto venne da essa assimilato. Il fine dell'uomo è quindi quello di raggiungere il Brahaman-Atman
(anima universale), e il mondo gli si prostra pieno di dolori: è proprio da qui che nascono 6 scuole
ortodosse e 10 eterodosse (queste ultime per opera del filosofo Madhavacarya nel suo compendio di
tutti is sistemi filosofici).
Il Brahmanesimo, che è incluso insieme al Visnuismo e al Shivaismo nell'Induismo (anche se il
Brahmanesimo è nato prima dell'Induismo), si può dire l'unica religione dell'India, che risorse col
tempo, e tuttora impera in quella forma che gli Europei chiamano «Induismo». In questa dottrina si
ha la concezione di una divinità tre volte creatrice (Trimurti, «di tre corpi»): Brahama, Visnu, Siva . Le
tre divinità ebbero però come maggior ponente Brahma, che era il divino in senso più pieno e puro;
successivamente Brahma finì per identificarsi in uno o nell'altro dei due membri della triade,
diventando così una diade, tanto che poi si ebbe una visione unitaria con l'unificazione ulteriore di
Visnu con le due divinità che si erano fuse in precedenza: si arrivo quindi a chiamarli Hari-Hara: come
è facile notare, alla fine si ebbe una tendenza monoteistica.
Questi i caratteri salienti dell'induismo: si ha una radicale modifica del pantheon mitologico del
brahmanesimo, c'è un nuovo indirizzo dell'esperienza mitologica e una grande varietà di sette. Oltre
alle sette si crearono poi culti locali: in India c'è sempre stata, e c'è finora, una grande libertà di culto.
Lo spirito e la materia sono distinti perché il primo è eterno, mentre la seconda è mutevole: così
l'anima è costretta a trasmigrare in continuo finché si sia purificata, e ciò può avvenire in due modi:
con una vita ascetica e contemplativa o uniformandosi a un rigido ideale etico: solo così personificata
può darsi al dio Visnu per l'eternità. Dalla Bhgavadgita conosciamo la divinità Visnu-Krsna, ovvero la
personificazione umana in Krsna di Visnu che si presenta, e poi si rivela, alla fine del canto incluso nel
Mahabharata: già il suo duplice nome, Visnu-Krsna, mostra che questa divinità ha prima una
derivazione popolare più che brahmanico. Ma sempre questa divinità ci dà l'esempio di quante
suddivisioni esistano nell'induismo: tantissime sette di ognuno dei tre dei della triade. Poiché si era
giunti ad un numero vastissimo, si provvedette nel XI sec. con un riordino, e la creazione quindi di 4
scuole. Così Visnu si occupa del governo delle anime e della materia e predispone quali si salveranno,
quali dovranno trasmigrare, quali saranno dannate. Ve n'è un'altra delle numerose del visnuismo che è
rappresentata da coloro i quali adorano Rama, grande personaggio indiano di cui si parla nel
Ramayana. Rama era l'incarnazione del dio Visnu.
La preghiera, i digiuni, i riti trasformano decisamente l'esistenza individuale; la preghiera mentale e
vocale è basata sulla ripetizione di formule dette mantra ripetute su "rosari" o cantate in forma
litanica. Il culto provato, che si svolge principalmente al tramonto (samdhyà, congiunzione fra giorno e
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notte), comprende oltre all'abluione del corpo una serie di preghiere, tra le quali la più famosa è la
gàyàtrì, invocazione al dio savitar.
Il Sivaismo è un'altra delle suddivisioni induistiche: si definisce come culto più arisotcratico, in quanto
maggiormente praticato dai brahmini, tanto che si definisce quasi «religione professionale dei
brahmani e degli uomini di lettere». In questa dottrina l'anima e la materia sono separate da Dio,
come un animale legato da lacci (la materia) che gli impedisce di raggiungere il suo padrone (il Dio).
Secondo alcuni l'uomo è destinato alla sua fortuna spirituale , per altri ne è l'autore. Anche nello
sivaismo hanno molto peso le pratiche ascetiche. Come ben noto, nell'induismo hanno particolare
rilievo anche le figure divine femminili: nel sivaismo si adora la sakti (forza) di Shiva, che però era
venerato anche come figura femminile, concependola cioè come moglie della divinità, e in seguito si
arrivò ad adorare Siva solo come figura femminile: proprio per questo nacquero i Tantra, testi canonici
che celebravano la sakti creandola, mantenendola e distruggendola. Presto ne derivò anche un
significato erotico-sessuale: in teoria deve accompagnarsi alla purezza di spirito, alla soppressione del
desiderio, a un distacco assoluto da ogni cosa materiale, ma nelle pratica le deviazioni orgiastiche
furono inevitabili.
Attualmente gli Induisti sono la terza comunità religiosa mondiale, dopo i cristiani e gli islamici,
rappresentando il 13% circa della popolazione; la quasi totalità degli Induisti (99%) vive nell'Asia
meridionale, particolarmente in India. A seguito di emigrazioni, si è diffuso anche in Asia, ha dato
luogo a forme significative di sincretismo a , con presenze anche in Cina, mentre in Europa è
conosciuto più per la diffusione di movimenti, come Hare-Krishna, meditazione trascendetale ecc.
Islam
L’Islam nasce in Arabia ed è connesso alla cultura araba, anche se solo una minoranza dei musulmani
sono arabi. Ciò che li unisce è il testo sacro dei musulmani : il Corano, scritto in arabo. E’ la seconda
religione nel mondo, dopo il Cristianesimo ed in Europa ha grande diffusione. Islam significa
sottomissione o abbandono: l’uomo deve mettersi completamente nelle mani di Dio e sottomettersi al
suo volere. Solo così si può essere musulmani, una parola araba con la stessa radice di islam.
L’Islam non riguarda solo la fede e la sfera religiosa, ma domina tutti i settori della vita privata e
sociale e l’interpretazione della legge ha sempre occupato un ruolo preponderante. Nei paesi islamici a
detenere la leadership religiosa sono i giuristi, non esiste struttura clericale organizzata.
Per spiegare l’Islam tre sono gli aspetti da considerare: La dottrina della fede: monoteismo e
rivelazione. I doveri religiosi: i cinque pilastri. I rapporti tra gli uomini: etica e politica.
L’Islam è la religione più giovane delle religioni mondiali e si fa risalire a Maometto, nato in Arabia,
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nella città della Mecca, attorno al 570 d.C. Rimasto presto orfano di genitori che appartenevano ad
una delle famiglie più in vista della città mercantile passò sotto la tutela di uno zio: Abu Talib, che
influenzò la vita del giovane. Grazie allo zio, Maometto venne assunto come capocarovana dalla ricca
vedova di un mercante: Kadigia, di 15 anni più vecchia di lui che, in seguito, sposò e fu l’unica moglie.
La Mecca, oltre ad essere un importante centro commerciale era anche religioso. La pietra nera che vi
era custodita era una reliquia sacra anche per tribù nomadi che vivevano fuori delle sue mura. Già
prima di Maometto la città era stata meta di pellegrinaggi, ma si era diffuso il culto degli dei ed entità
sovrannaturali e non esisteva alcuna legge al di fuori delle antiche usanze: chi le infrangeva veniva
espulso e dichiarato fuorilegge. La coesione delle tribù dipendeva dai legami di sangue e se uno dei
suoi membri veniva ucciso la perdita andava compensata. Quindi vendette cruente e aspre faide fra i
beduini.
Quando si attenuò il nomadismo a favore di una maggiore sedentarietà, queste tradizioni si
indebolirono, mentre cresceva l’influenza dell’Ebraismo e del Cristianesimo. Maometto abbracciò con il
monoteismo la concezione della fine del mondo e di un giudizio universale.
Nell’anno 70 d.C. dopo la caduta di Gerusalemme e la distruzione del tempio, gli ebrei si erano stabiliti
in tutta l’Arabia e si erano adattati alla lingua ed allo stile di vita arabo pur conservando la propria
fede ed il culto di Mosè. Pure il Cristianesimo, nei primi secoli dell’era cristiana, si era diffuso
rapidamente in tutto il vicino Oriente e molte tribù di beduini si convertirono al Cristianesimo che, alla
Mecca, attecchiva, in special modo, tra gli schiavi e le classi più basse della società.
Maometto fu influenzato da monaci ed eremiti cristiani, che vivevano in totale solitudine nel deserto
arabo. Il Corano ha parole di lode per questi cristiani che attribuivano più importanza alla preghiera
che al commercio e che davano aiuto ai viaggiatori con amore ed umiltà.
Maometto, ogni anno, si ritirava in una grotta, fuori dalla città, per meditare, ma, mentre i monaci ed i
cristiani avevano un testo od un brano tratto dai Vangeli, egli non disponeva di nulla. All’età di 40
anni, mentre meditava, Maometto ebbe una visione: gli apparve l’Arcangelo Gabriele con un rotolo di
pergamena e lo invitò a leggere, ma egli rispose che non sapeva leggere, ed allora l’angelo disse:
“Leggi nel nome del tuo Signore! Colui che creò, Creò gli uomini da un grumo di sangue, Leggi! Il tuo
Signore è misericordioso Che insegnò con l’aiuto della penna, Insegnò all’uomo ciò che egli non
Sapeva.”
La parola ”leggi” in arabo ha la stessa radice di Corano che significa lettura o declamazione. Il Corano
è la raccolta delle rivelazioni ricevute da Maometto nel corso degli anni e quindi anche i musulmani
hanno un testo sacro, che fu trascritto, per la prima volta, dopo la sua morte. I 114 capitoli (sure) che
costituiscono il Corano, non sono disposti in ordine cronologico ma in ordine di lunghezza: dai più
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lunghi ai più corti. Unica eccezione la sura che apre il Corano.
Dopo la rivelazione, Maometto, cominciò a predicare alla Mecca, però il suo definirsi profeta od inviato
da Dio fu accolto dalle famiglie influenti come un tentativo di impadronirsi del potere politico della
città. Inoltre le autorità reagirono con sdegno alla concezione di Allah come unico e vero Dio e lo
accusarono di paganesimo. L’opposizione a Maometto andava crescendo e dopo la morte della moglie
e dello zio si recò, con i suoi adepti, nella città di Medina. Nell’anno 622 il profeta abbandonò la Mecca
di nascosto e l’emigrazione di Maometto fu chiamata in arabo higira, che vuol dire infrazione alla legge
o partenza. Il profeta aveva spezzato il legame con la comunità, con i parenti e con la città natale.
Non si trattò di una fuga: fu considerato come Abramo quando, su esortazione di Dio, lasciò la sua
dimora di Ur, in Mesopotamia.
A Medina il profeta divenne un leader religioso e politico. Gli assalti alle carovane gli procurarono una
solida base economica, però lo scopo principale era la conquista del potere alla Mecca e l’accesso al
santuario della Ka’ba. Inoltre era una battaglia per diffondere la nuova religione ed il termine che
designa questa lotta è il medesimo che più tardi venne usato per designare la guerra santa “Jihad“.La
guerra in nome di Allah era più importante di qualsiasi principio morale e religioso.
Nei successivi 10 anni Maometto conquistò la Mecca e riunì sotto il suo potere vaste regioni
dell’Arabia. Prima della sua morte, avvenuta nel 632, aveva unificato il paese in un solo vasto regno
basato da vincoli religiosi più importanti degli antichi legami di discendenza e di tribù!
Dopo la morte di Maometto i musulmani furono governati da califfi o reggenti. I primi tre erano o
imparentati con Maometto o facevano parte dei suoi primi discepoli. Il quarto califfo fu Alì, che era
figlio dello zio Abu Talib, quindi cugino di Maometto ed allo stesso tempo ne era anche il genero, in
quanto si era sposato con sua figlia Fatima. Con Alì si ebbe la divisione del mondo islamico; il califfo,
inviso a molti, fu assassinato dai suoi oppositori. Per i suoi fautori Alì, essendo il parente più prossimo
del profeta, era il naturale successore. Il partito di Alì, Shi’at Alì, fu responsabile di quella ramificazione
dell’Islam che oggi è chiamata Shi’a, e che, tra l’altro, è la religione di stato in Iran. La spaccatura
all’interno dell’Islam non fu per controversie religiose, ma alla diatriba su chi dovesse detenere il
potere. Il ramo Shi’a sosteneva che il leader dovesse essere un diretto discendente del profeta,
mentre per i Sunniti, corrente principale, il potere doveva spettare a chi lo deteneva di fatto. Dopo la
morte di Alì, la sede del califfo restò, per un periodo, a Damasco, poi trasferita a Bagdad, dove rimase
per 500 anni. Quando il capo religioso dell’Islam divenne il sultano turco, la sede fu spostata ad
Istanbul. Dopo la deposizione dell’ultimo sultano, nel 1924, nessun califfo è stato più a capo del
mondo arabo.
Nonostante la spaccatura interna l’Islam si diffuse molto in fretta. Nel secolo successivo alla morte di
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Maometto, iniziò la decadenza del Regno Persiano e dell’Impero Bizantino e i conquistatori arabi si
spinsero dal nord Africa all’Europa, attraverso Gibilterra e si fermarono a Poitiers, in Francia. Per molti
secoli gli arabi dominarono il sud della penisola iberica, l’Andalusia, ove hanno lasciato tracce della
loro cultura. L’Islam è stata religione dominante del nord Africa e da qui si diffuse nell’Africa
occidentale ed orientale. L’Islam arrivò anche in Estremo Oriente: in India ed in Indonesia.
Il mondo dell’Islam è, oggi, diviso in stati che lottano per favorire una maggiore unità tra paesi islamici
e per assicurarsi un ruolo di preminenza politica.Nel corso degli ultimi anni, l’Europa ha accolto un
grande flusso di immigrati musulmani dall’Africa e dall’Asia e l’Islam è, oggi, al secondo posto tra le
religioni più diffuse nel nostro continente.
“ Non c’è altro dio al di fuori di Allah, e Maometto è il suo profeta”. Bisogna ricordare che Allah non è
un nome proprio, ma il termine arabo per “Dio”. La parola araba Allah è, dal punto di vista semantico,
imparentata al termine ebraico El, usato nella Bibbia per definire Dio. Il politeismo arabo fu rifiutato da
Maometto che predicò la fede in un solo Dio. Dio è creatore e giudice, ha creato il mondo e tutto ciò
che esiste e nell’ultimo giorno risveglierà tutti i morti e li giudicherà. Nella predicazione di Maometto,
la credenza in un giudizio dopo la morte è necessaria, per dare all’uomo il senso di responsabilità delle
proprie azioni. Dio, non è soltanto un giudice onnipotente, è anche amorevole e misericordioso. Le
sure nel Corano vengono introdotte con le parole “In nome di Dio, il Clemente, il Misericordioso”. Al
momento dell’esortazione alla preghiera viene sempre pronunciato: “Allahu akbar”, “ Dio è il più
grande” o “ Dio è più grande”. Nulla è simile a lui.
Dio ha comunicato la sua parola agli uomini attraverso il suo profeta Maometto, che è stato l’ultimo di
una lunga serie di profeti che Dio ha inviato sulla terra: Adamo, Abramo, Mosè, Davide e Gesù. In un
primo tempo Maometto si considerava appartenente alla tradizione giudaica e cristiana, ma poi le
abbandonò perché, secondo gli ebrei la sua interpretazione dell’Antico Testamento era errata e lui non
poteva accettare simile accusa. Secondo lui erano gli ebrei ad aver frainteso le Sacre Scritture e decise
che i suoi seguaci dovevano pregare rivolti in direzione della Mecca e stabilì che il giorno festivo della
settimana dovesse essere il venerdì e non lo shabbat ebraico.
L’attacco più forte al Cristianesimo, da parte di Maometto, riguarda il concetto di Trinità, da lui
considerato una forma di politeismo. Per l’Islam, il Corano è la parola di Dio in senso assolutamente
letterale. Per il Cristianesimo la Rivelazione avviene con Gesù, è Gesù stesso. Per l’Islam Maometto è
solo un tramite e la vera Rivelazione è contenuta nel Corano. Ossia nel Cristianesimo la parola di Dio è
un uomo, nell’Islam è un libro, indi non è corretto paragonare Gesù a Maometto e la Bibbia al Corano.
I doveri religiosi dei musulmani si riassumano nei cinque pilastri: professione di fede, preghiera,
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digiuno, elemosina e pellegrinaggio alla Mecca.
1. Professione di fede: “ Non vi è alcun dio all’infuori di Dio, e Maometto è il Suo profeta”. Questa
frase viene ripetuta più volte al giorno e gridata dai minareti nell’ora della preghiera, e scritta sui muri
della moschea. Sono le prime parole sussurrate all’orecchio di un neonato e le ultime ad un
moribondo.
2. Preghiera: l’Islam prescrive le preghiere 5 volte al giorno ed un tempo era il muezzin che chiamava
i fedeli alla preghiera, ora l’invito è diffuso da un altoparlante: “Dio è il più grande. Io proclamo che
non vi alcun dio all’infuori di Dio. Io proclamo che Maometto è il profeta di Dio. Vieni alla preghiera.
Vieni alla salvezza. Dio è il più grande. Non vi alcun dio all’infuori di Dio.”
I musulmani ritengono che le fruizioni biologiche rendono l’uomo impuro, anche quelle sessuali, e
deve sottoporsi ad un lavaggio completo del corpo in acqua corrente, prima di iniziare le preghiere. La
conseguenza è una condizione di accurata e scrupolosa igiene. Si possono recitare le preghiere in
qualsiasi luogo, inginocchiati in direzione della Mecca, su speciali tappetini. Prima di entrare nella
moschea bisogna togliersi le scarpe e vestire in modo dignitoso; anche il celebrante è rivolto verso la
Mecca e gira le spalle ai fedeli. Gli uomini pregano nella sala principale della moschea, le donne si
riuniscono in un loggione o in un locale nascosto da una tenda, nel fondo della sala. Qualsiasi
musulmano adulto può essere iman, solitamente persona con buona istruzione teologica, anche se
nell’Islam non esiste una struttura clericale organizzata.
3. Digiuno: il Corano proibisce di mangiare carne di maiale, perché impuro, e bere alcool. Fa eccezione
il digiuno nel ramadan, che cade al nono mese dell’anno lunare: tra il sorgere ed il tramontare del sole
è proibito mangiare, bere, fumare ed avere rapporti sessuali. Viaggiatori, donne che allattano,
bambini, malati e donne incinte osservano il digiuno in periodo successivo. Quando, al calar del sole,
cessa il divieto, molti si scatenano in abbondanti cene e vita notturna; altri vanno in moschea a
leggere il Corano. Il ramadan è il mese in cui Maometto ricevette la prima rivelazione.
4. Elemosina: questo termine non esprime bene il senso del termine arabo, poiché si tratta di un atto
rituale e di un vero e proprio dovere imposto dal Corano. L’elemosina è una piccola tassa pari a un
quarantesimo, o al 2,5 per cento, del capitale e della proprietà, ma si può donare di più. Secondo
Maometto queste somme devono essere tolte dai ricchi e date ai poveri.
L’obbligo dell’elemosina ha svolto un ruolo significativo nella formazione di un socialismo islamico in
diversi paesi.
5. Per un musulmano è preciso dovere andare in pellegrinaggio alla Mecca almeno un volta nella vita.
Qui si trova il santuario più antico: la Ka’ba, una costruzione rettangolare, rivestita di stoffa nera ed in
un angolo è murata una pietra nera che ha grande significato simbolico.
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La Mecca e la Ka’ba sono il centro del mondo per i musulmani, che verso la Mecca non si rivolgono
solo per pregare, ma seppelliscono i morti e costruiscono moschee. Ogni anno arrivano circa un
milione e mezzo di pellegrini e la moschea principale è stata ampliata per contenere seicentomila
persone. Solo chi può dimostrare di essere musulmano può entrare nella città sacra. I pellegrini
indossano abiti bianchi per contraddistinguersi dagli altri e compiono riti in città e dintorni. Il primo rito
consiste nel girare sette volte attorno alla Ka’ba e baciare il punto in cui è murata la pietra nera.
Secondo la tradizione la Ka’ba è stata eretta da Abramo e da suo figlio Ismaele, avuto dalla schiava
Hagar. Momento importante è il giorno in cui i pellegrini si radunano, da mezzogiorno al tramonto, ai
piedi della montagna Ararat, sito in cui Adamo ed Eva si ritrovarono dopo la cacciata dal Paradiso e gli
uomini devono stare a capo scoperto sotto il sole cocente per rafforzare la loro fede.
La festa sacrificale è il punto culminante: viene macellato un animale: pecora, capra, cammello, bue o
altro. Il sacrificio serve a ricordare ai musulmani l’obbedienza di Abramo a Dio, da arrivare a
sacrificare il proprio figlio (in questo caso si intende Ismaele, non Isacco come nei libri di Mosè).
Ma Dio è stato misericordioso ed ha suggerito ad Abramo di sacrificare un animale al posto del
giovane.
Ciò riassume il significato religioso del pellegrinaggio: adempiere al comando di Dio.
Per tradizione l’Islam non distingue tra religione e politica, tra fede e morale. I doveri religiosi, morali
e sociali degli uomini sono tutti stabiliti nella legge sacra dei musulmani, shari’a, che significa “la via
dell’abbeveratoio”, cioè la giusta condotta di vita che Dio ha indicato. Il Corano è un codice di regole e
istruzioni per la gestione della società, dell’economia, del matrimonio, del ruolo della donna, etc. Se il
Corano non dà indicazioni i musulmani si attengono alla tradizione (sunna, cioè “pratica”, “usanza”) e
si rifanno a Maometto ed ai califfi nelle raccolte dette hadith (“conversazione” o “ comunicazione”).
Per esempio, quando i capi religiosi dichiararono il caffè bevanda proibita, vi fu una protesta così
imponente che si decise di permetterne il consumo. Gli appartenenti alla scuola della Shi’a si basano
sul proprio concetto di rivelazione, mentre i Sunniti ritengono che la rivelazione sia avvenuta una sola
volta, definitivamente. I musulmani sciiti sono, invece, convinti che la rivelazione si perpetui attraverso
i loro capi, gli iman.
Maometto ed i primi califfi erano sia leader politici, sia religiosi ed imposero il Corano in tutti i settori
della vita sociale. Nel corso del XIX secolo, la Turchia fece riforme giuridiche per facilitare la
collaborazione con l’Europa Occidentale e garantire più sicurezza legale ai non-musulmani all’interno
del paese. Così si sviluppò una “doppia” prassi giuridica: il diritto sacro per la vita privata e il diritto
secolare per quella pubblica. I principi islamici si estendono anche al diritto pubblico, per esempio in
campo penale. Dal 1972, in Libia, è entrata in vigore una legge penale basata sulla Shari’a, che
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comporta, tra l’altro, il divieto di servire e consumare alcool, l’amputazione della mano di chi è
riconosciuto colpevole di furto. Anche in Pakistan e in Iran, negli anni settanta, per disordini politici, vi
fu un rafforzamento del potere islamico nella società. In Arabia Saudita, ove la Shari’a è dominante, la
coerenza è difficile in diversi settori ed in quelli economici non viene osservata sistematicamente.
La Turchia, all’interno del mondo islamico, è paese a sé stante, e dopo la deposizione del califfo
Mustafa Kemal ”Ataturk” ed i suoi seguaci, si formò uno stato moderno su modello occidentale, con
netta separazione tra potere religioso e potere secolare.
Nel 1962 la Shari’a è stata sostituita con un codice di diritto laico che giudica gli imputati secondo il
diritto comune, indipendentemente dalla loro religione.
Il Corano ha una visione positiva dell’attività economica per il commercio che, all’epoca di Maometto,
era la principale fonte di prosperità per la Mecca, e non ha pregiudizi sulla proprietà privata anche se
vi è qualche limite al capitale ed alla proprietà. E’ vietato esigere interessi, però questa prassi non è
coerente nei rapporti economici internazionali. L’obbligo religioso dell’elemosina è una tassa o imposta
sulla proprietà. Per il Corano la ricchezza è una tentazione che allontana l’uomo da Dio.
La filosofia sociale sostiene che la pratica dell’elemosina ”istituzionale”è che i ricchi debbono dare ai
poveri ed i politici riformisti utilizzano questo principio come base per un’economia di stato ispirata al
socialismo. Riguardo alle donne il Corano esprime concetti contradditori: “Gli uomini sono preposti alle
donne, a causa della preferenza che Allah concede agli uni rispetto alle altre” (sura 4,34); “Le donne
devono avere nei confronti degli uomini gli stessi diritti che gli uomini nei confronti delle donne” (sura
2,228). La differenza nel trattamento di uomini e donne si manifesta in diversi modi nella vita sociale.
Quando si stipula il contratto di matrimonio, l’uomo versa una dote che rimane proprietà della donna e
che non può essere usata senza il suo consenso. Alle donne è imposta la monogamia, mentre l’uomo
può avere quattro mogli. La poligamia maschile era diffusa nel Medio Oriente al tempo di Maometto
se, però, l’uomo poteva mantenere più mogli.
Oggi il divieto di poligamia è in vigore in Turchia e in Tunisia; il divorzio è possibile però se richiesto
dall’uomo che ha la responsabilità economica della famiglia. L’uomo ha il diritto di punire la donna se
questa è disobbediente: “Ammonite quelle di cui temete l’insubordinazione, lasciatele sole nei loro
letti, battetele” è detto nella sura 4.
La circoncisione per le donne non è obbligatoria come per gli uomini ed il Corano non ne fa menzione;
tuttavia è usanza praticata in alcune regioni del nord Africa. Pure l’usanza del velo che copre il volto
non deriva dal Corano, anche se un tempo lo usavano solo le donne di casta superiore e non
riguardava la donna che lavorava. La battaglia contro il velo ha rappresentato una questione primaria
nel processo di modernizzazione di molti paesi arabi, ma parallelamente al rinnovamento islamico degli
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ultimi anni si è risvegliato un nuovo interesse per questa usanza.
L’Islam si è diffuso sia in Asia sia in Africa, e, per quanto riguarda l’Europa, è stata importante la
conquista della Spagna. Dal 700 al 1400 gli arabi dominarono il sud della penisola Iberica, con un
califfato a Cordova, ove si formò un centro culturale con eruditi provenienti da tutto il mondo
musulmano. La cultura arabo-ispanica esercitò grande influenza in Europa: architettura, letteratura,
filosofia e, grazie agli arabi, fecero conoscere la filosofia di Aristotele, che fu di fondamentale
importanza nella formazione del pensiero cattolico medievale.
Il più eminente filosofo arabo a Cordova fu Ibn Rushd, o Averroè (1126-1198), musulmano credente
che riconosceva l’autorità di Maometto e credeva nel Corano, anche se sosteneva che le affermazioni
del Libro sacro potevano essere interpretate in modi diversi.
Nell’Islam si sviluppò una corrente che considerava fondamentali la meditazione e il ritiro spirituale ed
è stata definita “sufismo”. Sebbene l’ascetismo non ha mai rappresentato un ideale per l’Islam, i fedeli
sono sempre stati esortati ad una condotta semplice e, perciò, si ribellarono al lusso che vi era alla
corte del califfo a Bagdad e si diedero a vita puritana, con digiuno, preghiera e meditazione. I primi
mistici entrarono in conflitto con l’Islam ufficiale e, in alcuni casi, furono accusati di blasfemia ed uno
dei Sufi più famosi, Hallaj, fu condannato a morte. Centocinquant’anni dopo Hallaj, Ghazali tentò la
mediazione tra la pratica del sufismo e la teologia ufficiale. Ghazali è stato uno dei più eminenti
pensatori di tutti i tempi e, secondo lui, la verità ultima può essere raggiunta solo attraverso l’estasi e
l’unione mistica con Dio.
M
Religione Maori
Si tratta delle credenze delle popolazioni della Nuova Zelanda che seguono le religioni tribali, mentre
la maggioranza segue le Chiese cristiane.
In generale la religione dei Maori presenta un credo monoteista innestato su primitive credenze
politeiste. Infatti si crede nell'Essere supremo o Io o Kio, capo di tutte le divinità e padrone
dell'universo. A loro volta il cielo e la terra, venuti dal nulla, sono abitati da dodici spiriti della natura
detti Atua. Tra questi si ricorda Tangaroa, signore dei mari, Tane, dominatore dei boschi, Tu e Rongo,
rispettivamente signori della guerra e della pace. Divinità inferiori, come Hina, dea della luna, e Atea,
dea dello spazio, sono chiamate Aitu.
Una caratteristica di questa religione è la concezione animista, per cui quasi tutti gli elementi naturali
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sono in contatto con il divino; da qui il rispetto per ciò che è considerato tabù, cioè dotato di forza
misteriosa. «La persona che possiede il tabù può esercitare il suo potere o mana sulle vicende umane,
e i sacerdoti sono i guardiani dei mana dei gruppi tribali».
Meditazione Trascendentale
Maharishi Mahesh Yogi, fondatore del movimento di Meditazione Trascendentale, è ampiamente
riconosciuto come lo scienziato più illustre nel campo della coscienza e il più grande insegnante
vivente. Quaranta anni fa nacque in Maharishi l’impulso di offrire al mondo la preziosa conoscenza
ricevuta dal suo Maestro, Swami Brahmananda Sarasvati, Shankaracharya di Jyotirmath, una
conoscenza che prometteva di eliminare la sofferenza dalla vita di tutti gli uomini e di creare il
Paradiso sulla terra. Questo impulso lo ha portato, nei decenni successivi, a compiere 10 volte il giro
del mondo per spiegare alle persone di più di cento nazioni che lo scopo della vita è l’espansione della
felicità e che esiste un modo semplice e naturale, per vivere questa realtà: la Meditazione
Trascendentale. Questa tecnica, che rappresenta l’applicazione pratica della più antica tradizione di
conoscenza, la Scienza Vedica dell’India, è anche il metodo per lo sviluppo del potenziale umano e la
promozione della salute più ampiamente verificata dalla scienza. Più di 500 ricerche scientifiche sui
benefici che essa produce sono state condotte in 200 università e centri di ricerca di 33 nazioni. Oggi il
movimento di Meditazione Trascendentale è presente in quasi tutte le nazioni. In Italia esso è
rappresentato dalla M.E.R.U. - Università Europea di Ricerca Maharishi. Sebbene Maharishi sia
ricordato soprattutto per la sua Meditazione Trascendentale, molte ed importanti sono le iniziative che
ha promosso negli ultimi 40 anni. Ha scritto due libri, "La scienza dell’Essere e l’arte di vivere", ed un
Commento alla Bhagavad Gita. Nel 1972 ha fondato negli Stati Uniti l’Università Internazionale
Maharishi, diventata oggi Maharishi University of Management - M.U.M., dove gli allievi, dalla scuola
elementare fino alla laurea, integrano lo studio delle normali materie scolastiche con lo studio teorico
e pratico della coscienza attraverso la Meditazione Trascendentale e il programma di MT-Sidhi.
Maharishi ha fondato in Svizzera la M.E.R.U., Maharishi European Research University, che conduce la
ricerca nel campo della coscienza; ha fondato anche l'Università della Legge Naturale e più di cento
Università Vediche e AyurVediche nel mondo negli ultimi cinque anni. Nel 1975 ha introdotto il
programma di MT-Sidhi e il Volo Yoga, tecniche complementari alla Meditazione Trascendentale,
derivate dagli Yoga Sutra di Patanjali, capaci di creare un altissimo livello di coordinazione tra la mente
e il corpo di un individuo e una forte coerenza nella coscienza della società. Maharishi ha riorganizzato
l’antica letteratura vedica, che da secoli esisteva in testi completi ma non integrati tra loro, in un
insieme coerente: la Scienza e Tecnologia Vedica di Maharishi. Questa scienza offre la descrizione
completa della legge naturale e le tecnologie pratiche per riportare ogni aspetto della vita della società
in sintonia con la legge naturale:
- l’AyurVeda - un sistema completo per la salute perfetta
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- il Gandharva Veda - la scienza vedica della musica,
- lo Sthapatya Veda - l’architettura vedica, per costruire in armonia con la Legge Naturale,
- il Jyotish - l’astrologia vedica.
Maharishi, con il supporto di esperti in ognuna di queste scienze, le ha riportate alla loro purezza e
potenzialità originale, in modo che utilizzandole sia possibile creare una società libera dalle malattie,
dalla sofferenza e dai problemi.
Missione della Luce Divina
Movimento fondato nel 1960 a Delhi dall'indiano Sri Hamsa e dopo la sua morte guidato dal figlio Guru
Maharaji jr., che rappresenta il filone occidentalizzante, mentre un altro ramo, orientale, è guidato da
un fratello Bal Bhagwan Ji. II luogo di origine, l'India nordoccidentale, mostra la presenza di varie
tradizioni religiose oltre all'induismo, come l'islamismo e il sikkismo (o sikhismo), pertanto questo
movimento risente del tentativo di una loro armonizzazione.
Il fondatore, introdotto alla pratica yoga, iniziò a diffondere la sua predicazione con lo scopo di
illuminare i cuori di coloro che cercavano pace infondendo «l'esperienza della luce divina». In seguito
diede al suo movimento una organizzazione sistematica, e indicò nel figlio il suo successore. Questi
continuò nell'opera di missionariato allargando il movimento a livello mondiale e organizzando nel
1973 a Houston, nel Texas, un grande raduno, denominato Millennio '73, in quanto affermava che in
quel momento aveva inizio il millennio di pace di cui parla Giovanni nell'Apocalisse.
Con il trasferimento in America ci fu la scissione del movimento nei due rami, come si è detto.
Come contenuti dottrinari, il ramo indiano afferma l'esistenza di un primo principio impersonale,
Energia, di cui si sono avute nella storia incarnazioni perfette (Mosè, Buddha, Krishna, Gesù) e
attualmente il guru Maharaji jr. I seguaci attraverso pratiche meditative mutuate dallo yoga e
semplificate, potranno raggiungere la salvezza o illuminazione; tali pratiche prevedono quattro
momenti fondamentali: la tecnica della luce, la musica o tono divini, il nettare e il nome divino.
Secondo G. Filoramo tale illuminazione «tende a diventare nella versione popolare un puro fatto
psicofisico, prodotto da una semplice pressione esterna delle mani tra i due occhi, là dove si
situerebbe il terzo occhio, e non l'effetto di un complesso processo di risveglio dell'energia divina
presente nel microcosmo umano, fondato su una ricca mitologia».I milioni di fedeli di questo
movimento si chiamano Premies, termine che in sanscrito significa «amanti della verità». Alcuni
abitano in comunità e seguono le virtù monastiche della povertà, castità e obbedienza, altri invece
vivono una vita laicale con famiglia e lavoro. Al Movimento della Divina Luce fanno capo molte società
(come la compagnia aerea Divine Airline), negozi, ristoranti e una casa editrice.
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Il Mormonismo (Mormoni)
Il Mormonismo, di cui la Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni è la principale
organizzazione, nasce agli inizi dell'Ottocento negli Stati Uniti. Il soprannome di mormoni dato ai suoi
sostenitori deriva dal Libro di Mormon, da essi riconosciuto come un altro testo sacro assieme alla
Bibbia.
I mormoni considerano la loro fede una religione di ispirazione cristiana, riconoscono in Gesù Cristo
l’unico vero capo della loro Chiesa, e nella Sua espiazione, iniziata nel Getsemani e completata sulla
croce, il solo ed unico salvatore del genere umano; la chiesa dei mormoni non è annoverata tra le
confessioni cristiane del Consiglio Ecumenico, a causa delle dottrina sulla natura di Dio, sul Piano di
Salvezza e per la Rivelazione Moderna.
Storia
La Chiesa fu fondata da Joseph Smith (1805 - 1844).
Il giovane Smith dichiarò nel 1820 di aver visto due personaggi gloriosi, rispettivamente Dio il Padre e
il figlio Gesù Cristo. Nel 1823, invece, gli apparve un messaggero mandato da Dio, il cui nome era
Moroni, per consegnargli delle tavole d'oro da queste tavole nascerebbe il Libro di Mormon.
Il Libro di Mormon viene stampato nel 1830, e subito sottoposto a serrate critiche dagli altri ambienti
religiosi dell'epoca. Joseph Smith fu avversato anche per la sua decisione di ristabilire la poligamia.
La Chiesa fu fondata il 6 aprile 1830 a Fayette nello stato di New York (U.S.A.) da Joseph Smith e,
secondo le leggi vigenti, altre 5 persone. Nello spazio di un mese diventarono quaranta. Il nucleo di
Mormoni creatosi si spostò poi a Kirtland, Ohio, dove in un periodo di sei anni superò il migliaio.
Nel 1844 Joseph e il fratello Hyrum furono assassinati in un linciaggio a Carthage, nell'Illinois, mentre
erano in prigione, accusati della distruzione della tipografia di un giornale avverso ai Mormoni.
L'eredità di Smith fu raccolta da Brigham Young (secondo fonti avverse ebbe 30 mogli e 66 figli), il
quale guidò i Mormoni in una lunga marcia attraverso gli Stati Uniti. Dopo un lungo e faticoso viaggio
arrivarono, nel luglio del 1847, nella valle del Grande Lago Salato nello Stato dell'Utah. Lì costruirono
la città di Salt Lake City, che ospita tuttora il quartiere generale della "Chiesa di Gesù Cristo dei Santi
degli Ultimi Giorni".
Nel 1890 la Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni rinuncia ufficialmente alla poligamia.
Nel 1978 viene estesa la possibilità del sacerdozio a tutti i membri maschi della chiesa.
Testi sacri
Questa chiesa moderna (il cui nome potrebbe essere tradotto anche come La Chiesa di Gesù Cristo dei
Santi Moderni) poggia la propria dottrina e la pratica religiosa nella rivelazione continua. Da questa
derivano i libri Sacri che, insieme alla Bibbia, formano l'insieme dei testi canonici.
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Il primo Libro accettato quale parola di Dio al pari della Bibbia è stato il Libro di Mormon, che Joseph
Smith dichiarò di avere semplicemente tradotto da tavole d'oro consegnategli da un angelo, parla
della storia di alcune famiglie emigrate dall'Asia ai tempi della Torre di Babele e successivamente al
tempo di Sedekia (ca. 600 AC). Successivamente le tavole originali sarebbero state riprese dall'angelo
Moroni, figlio di Mormon autore della gran parte di esse.
A questo primo libro, in virtù dell'accettazione della rivelazione continua, se ne sono aggiunti altri.
- Dottrine e Alleanze contiene le rivelazioni ricevute direttamente dal fondatore Smith e da alcuni dei
profeti successivi, oltre ad alcune dichiarazioni ufficiali sul matrimonio plurimo, sulla famiglia e sulle
credenze fondamentali della Chiesa.
- Perla di Gran Prezzo contiene il Libro di Abramo che sarebbe la traduzione di vecchi papiri venuti in
possesso dello Smith; il Libro di Mosé, sempre secondo lo Smith, ricevuto per rivelazione; gli Articoli di
Fede, che potrebbero essere la sintesi dei principi fondamentali delle dottrina dei mormoni.
- La Bibbia Riveduta da JS, composta da stralci della revisione del testo biblico che stava compiendo
prima di essere assassinato, non fa parte delle opere canoniche.
Liturgia e riti
La liturgia della Chiesa è relativamente semplice e la stessa terminologia utilizzata ne vuole accentuare
il carattere quasi laico. La Riunione Sacramentale è il centro della liturgia domenicale e si compone
essenzialmente di canti (Inni Sacri), preghiere (all'inizio e alla fine), discorsi dei membri e/o dirigenti e
la parte rituale del Sacramento (o Cena del Signore) dove si ricorda il sacrificio di Gesù Cristo a favore
di ogni uomo. Solo le preghiere della benedizione del pane e dell'acqua (al posto del vino) hanno una
formula fissa che deve essere rispettata parola per parola.
La domenica si svolgono altre riunioni sia di addestramento che di insegnamento. In particolare la
Scuola Domenicale (con corsi di quattro anni) insegna i principi contenuti nelle Opere Canoniche. Le
altre riunioni vengono tenute per età e uffici del Sacerdozio.
Oltre al rito domenicale della benedizione del Sacramento, aperto a tutte le persone, esistono altri riti
che vengono celebrati nel Tempio. A questi riti o ordinanze possono partecipare solamente i membri
che hanno dimostrato una buona fedeltà ai principi ed alle regole della Chiesa. Le ordinanze del
tempio hanno un forte carattere simbolico. Esse non vengono in alcun modo spiegate o commentate
(è lasciato ad ogni fedele comprenderne il significato applicandosi alla meditazione ed alla preghiera).
Le ordinanze stesse, e la loro personale spiegazione, sono considerate sacre e quindi tenute riservate.
In nessun caso un membro fedele utilizzerebbe tali argomenti nel corso di conversazioni private o
classi al di fuori delle mura del tempio. Il ruolo centrale delle ordinanze del tempio è quello di fornire,
in maniera simbolica, le chiavi per conoscere il Piano di Salvezza, la natura di Dio e dell'uomo.
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Un altro rito praticato dai Mormoni è il "Battesimo per i defunti": essi sono convinti che un membro
della chiesa possa battezzarsi per procura per i suoi antenati morti, ma viventi spiritualmente
nell'aldilà (mondo degli spiriti). Per esempio, se il nonno di un mormone non era di questa fede e il
nipote si battezza nel suo nome, anche il nonno ha la possibilità di diventare mormone accettando
l'ordinanza fatta per procura. Questa credenza ha spinto la Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi
Giorni a creare, a Salt Lake City, la più grande raccolta di nominativi di persone vissute nel mondo,
con lo scopo di battezzarle tutte nella fede Mormone.
Decima
Ad ogni membro degno è richiesto di osservare l'antica legge della Decima, cioè è tenuto a versare
almeno la decima parte dei propri guadagni per "l'edificazione del Regno di Dio". Con l'utile di queste
entrate, i mormoni costruiscono Templi e locali per i culti (cappelle), inoltre vengono fatti investimenti
in titoli di stato e titoli azionari, per questo la Chiesa è molto ricca e gode di buona fama per la
proverbiale onestà nell'amministrazione trasparente, ufficialmente revisionata da società contabili
indipendenti alla Chiesa stessa.
Ordine Unito
L'attuale schema di gestione della Legge della Decima è stato man mano reso pratico a tutt'oggi dopo
la rivelazione ottenuta da Lorenzo Snow, quarto Presidente e Profeta della Chiesa S.U.G.
Precedentemente il meccanismo economico si era fondato da quello organizzato dallo Smith
medesimo, chiamato Ordine Unito, e che faceva riferimento all'ordine che guidava i primi antichi
cristiani (vedi Atti degli apostoli, l'episodio di Anania e Saffira).
Digiuno
È inoltre richiesto di offrire un digiuno di una intera giornata (24 ore), preferibilmente la prima
Domenica di ogni mese, per le persone povere e bisognose, donando almeno l'equivalente di due
pasti. Ciò permette alla Chiesa stessa di provvedere alle necessità materiali e dei membri che
necessitano sostegno ed alle di persone che si rivolgono alla Chiesa. Eventualmente progetti speciali
umanitari vengono portati a termine tramite l'utilizzo di questo fondo speciale denominato "di
Benessere".
Diffusione
Diffusasi originariamente negli Stati Uniti e nel Canada, i missionari della Chiesa di Gesù Cristo dei
Santi degli Ultimi Giorni si sono diffusi in altre nazioni, cominciando dall'Inghilterra fino al Sud
America.
Nel mondo i Mormoni sono oltre 11 milioni (secondo le fonti ufficiali della Chiesa mormone), dei quali
il 40% circa negli U.S.A e 450mila in Europa. Ogni anno, secondo la Chiesa stessa, si convertono circa
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100.000 persone. Attualmente la Chiesa sarebbe presente in oltre 150 Nazioni e Protettorati. I
mormoni dichiarano di inviare i missionari e stabilire luoghi di culto fissi solo nei paesi che lo
permettono, per rispetto delle leggi nazionali. In Israele ha aperto una sede staccata dell'Università di
Brigham Young, per gli studi medio-orientali, ma non è presente con propri missionari.
In Italia
La storia della Chiesa in Italia inizia alla metà del XIX secolo, con una missione di anziani (tra cui
Lorenzo Snow) giunta a Genova il 25 giugno 1850. Si recarono poi in Piemonte dove svolsero attività
missionaria tra i Valdesi. Al di fuori delle valli Valdesi i missionari operarono tuttavia con scarso
successo e quindi nel 1857 si spostarono in Svizzera. Ci fu un tentativo di riaprire la missione nel
1900, ma il permesso fu negato dalle autorità. Solo nel 1965, dopo aver ottenuto l'autorizzazione, la
Chiesa ricominciò le attività missionarie in Italia.
In Italia i Mormoni oggi sono circa 22mila (secondo stime interne).
Musulmani neri - Black Muslims
Comunità culturale e religiosa statunitense che sostiene la comune discendenza dei neri dai mori e
auspica il ritorno all'Islam. Il movimento fu fondato nel 1930 da Fard Muhammad, il quale sostenne la
supremazia della razza nera e la sua predestinazione a governare il mondo. Dopo l'assassinio del
leader Malcolm X nel 1965, abbandonati i pregiudizi razziali, il movimento ha istituito numerose scuole
in tutti gli Usa.
N
Neopaganesimo o Neo-paganesimo
(Paganesimo moderno)
Il Neopaganesimo (o Neo-paganesimo) è un gruppo molto eterogeneo di religioni che tentano di
riportare in vita il politeismo dell'Europa antica. Il termine è utilizzato dagli studiosi per distinguere il
neopaganesimo dalle antiche religioni pagane, da cui differisce per vari aspetti. Alcuni praticanti
trovano il termine offensivo, altri lo vedono come indice di un cambiamento positivo e rivitalizzante
della tradizione religiosa.
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Il termine indica un insieme di credenze molto diverse, comunque, nonostante ogni neopagano abbia
un proprio sistema di credenze, esistono alcuni punti in comune, quali il rispetto della Natura (spesso
sacralizzata), la venerazione verso molteplici Dei, l'uso di antiche mitologie e la credenza nella magia.
Il termine
Il termine "pagano" deriva da "pago", una particolare forma di organizzazione dello stato romano che
permetteva a paesi piccoli e difficilmente raggiungibili un'autonomia maggiore. Pagano era quindi
sinonimo di una persona che viveva lontana dalle novità e dai centri culturali e politici, ma vicina al
mondo agreste e non ancora civilizzato.
Poiché la cristianizzazione di Roma partì dal centro, ovviamente le periferie ed i paghi furono convertiti
per ultimi e in alcuni casi opposero resistenza. Di conseguenza, il termine "pagano" divenne sinonimo
di una persona che vivendo in campagna, lontano dalla civiltà e dalle novità, rimaneva politeista.
Nel paganesimo moderno esistono svariate correnti.
Pagani tradizionalisti
Questo genere di pagani moderni ritiene di essere (o desidera essere) la continuazione ortodossa di
un culto pagano (generalmente locale) di tipo precristiano. In questo caso, la volontà di ortodossia
produce un rapporto complesso verso qualsiasi adattamento o modernizzazione dei rituali,
considerando tale modernizzazione sotto l'ottica del rischio di innovazioni arbitrarie. C'è da dire che la
visione di un tale rischio produce effetti differenti, dalla conservazione integrale degli insegnamenti
tradizionali a un dialogo serrato, ma aperto, con la modernità, ma che rispetti il più possibile
l'originarietà (e l'originalità) proprio di quegli insegnamenti.
Questi gruppi non vogliono essere definiti "neopagani" in quanto si considerano continuatori diretti ed
ortodossi del paganesimo antico e non ammettono un appellativo che implichi in qualche modo una
discontinuità dottrinale (più che temporale). In genere si richiamano al paganesimo celtico o nordico,
ma non mancano gruppi neo-romani o neo-ellenici.
I pagani tradizionalisti si distinguono per una visione differenzialista e per una maggiore attenzione
alle questioni locali dei luoghi in cui i diversi culti si trovano ad essere. Inoltre, a differenza di quello
che si può credere, essi hanno base sia nei piccoli centri, sia nelle grandi città, creando perciò
dinamiche comunicative inedite tra luoghi e gruppi religiosi differenti, sulla scorta di incontri pubblici,
gruppi di rievocazione, utilizzo dei mass-media, circolazione sempre più ampia di volumi e testi, ecc.
Pagani New Age
Il movimento newage ha prodotto come effetto collaterale tutta una serie di paganesimi moderni, in
genere ispirati ad un mix di credenze esotiche provenienti da Africa, America latina, estremo oriente,
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Australia. V'è la pretesa di un ritorno al primitivismo culturale che dovrebbe, a dir loro, segnare il
ritorno di un'età dell'oro attraverso la riscoperta della spiritualità delle popolazioni primitive. Si tratta di
gruppi cangianti e spesso legati a trend momentanei, per cui non è semplice uno studio sistematico.
Pagani Thelemici
Esistono ceppi di satanisti che, sulle orme di quanto scritto da Crowley e La Vey, si dichiarano pagani.
Sono caratterizzati da un titanismo esasperato e da una divinizzazione dell'uomo in sé, che viene visto
come divinità umana sfidante a quelle socialmente costituite, ereditando quindi il nome di "Satana"
dall'atteggiamento di sfida alla divinità. Questo volersi attribuire l'etichetta di "pagani" in genere irrita
fortemente gli altri gruppi di neopagani, e non sono rari gli scontri a riguardo.
L'appartenenza di questi gruppi al genere neopagano è tutt'ora oggetto di discussione. Da un lato,
molte volte si tratta di un tentativo dei satanisti di riqualificarsi ed uscire da un forte isolamento
sociale. A questo si aggiunge il fatto che questi gruppi non condividono praticamente nulla delle
principali linee dottrinali del paganesimo: non mostrano né particolare amore per la natura, né rispetto
per il sacro, né hanno un pantheon al di fuori di quello abramitico, del quale Satana fa
indissolubilmente parte.
Paganesimo politico
Sulle orme di Evola e Guenon, numerosi gruppi di neofascisti hanno acquisito alcune simbologie ed
alcuni rituali tipici del paganesimo, con particolare riferimento a quello celta e nordico. Si tratta di
gruppi che usano la religione come paravento per un'attività politica considerata deprecabile, e stanno
venendo lentamente assorbiti da pagani tradizionalisti oppure, cambiando genere, dal cattolicesimo
tradizionalista. Spesso appartengono a questa categoria dei gruppi Asatru e diversi gruppi Neocelti.
Esiste anche un paganesimo "di protesta" o "rivoluzionario", impersonato generalmente da ex
estremisti di vario genere (specialmente ex estremisti di sinistra), ma la mancanza totale di un
background mistico e l'assenza di una reale dialettica religiosa li rende un fenomeno minoritario e
vastamente isolato.
Wicca
Di provenienza anglosassone, si tratta di una religione fondata inizialmente sugli scritti di Gerald
Gardner e che in seguito ha conosciuto diversi "scismi" caratterizzati dalle particolari interpretazioni
delle due regole base: il Rede e la Legge del Tre. Il Rede è la regola che riguarda il comportamento
terreno degli aderenti e recita: "Se non danneggia nessuno, fai ciò che vuoi". Si tratta dell'ultima
strofa di una filastrocca in inglese, che viene assunta a regola di vita. La legge del tre è una regola
che riguarda il comportamento e l'uso della magia, affermando che ogni azione porterebbe
conseguenze sul praticante, pari a tre volte l'effetto voluto. Questa regola invita all'attenta
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considerazione delle conseguenze possibili delle proprie azioni, delle quali bisogna sempre assumersi
la responsabilità e, quindi, accettarne le conseguenze. La Wicca ammette l'esistenza di due polarità
del divino, una maschile ed una femminile, categorie attraverso le quali vengono spiegate e
rappresentate tutte le categorie dell'esistenza umana e del cosmo. Esistono eccezioni a questo
dualismo, in alcune congreghe di sole donne, dette Dianiche (da Diana) e di soli uomini oltre ad una
vasta tendenza sinceramente politeista. La wicca consente anche la pratica solitaria e la pratica
eclettica. I wiccani non hanno problema alcuno ad essere chiamati neopagani, se non per alcuni
gruppi che pretendono di discendere direttamente dal mondo pagano originale, specialmente celta ed
ellenico. Sono in generale piuttosto tolleranti rispetto all'omosessualità e alle scelte relative alla vita
privata e personale.
Stregoneria tradizionale
Si tratta di un culto eterogeneo, che si sposa con la tradizione esoterica locale. In genere meno
tolleranti degli wiccans, formano un universo di difficile penetrazione. Sostengono, nella media, di
rappresentare antiche tradizioni orali o di aver ricevuto poteri per via familiare. Spesso non hanno una
vera e propria dottrina religiosa, ma si fermano ad una visione dell'universo animista, spiritista o
totemista. Non condividono la legge del tre degli Wiccans, sulla quale vi è tutt'ora un'accesa polemica.
Neopagani
Gruppi che richiamandosi al paganesimo antico accettano una discontinuità tradizionale, sviluppando
una religiosità eclettica e spesso sincretistica. Il complesso di credenze si richiama a divinità delle
mitologie europee, ma la liturgia e l'insieme di valori sono adattati ai valori ed alla cultura moderna.
Generalmente tolleranti, non condividono il pantheon bifronte degli wicca, ma hanno in comune con
gli altri la ricerca di un contatto con la natura ed un'organizzazione congregazionalista.
Caratteristiche dottrinali
Esistono tratti comuni per quasi tutte le forme di neopaganesimo, che vengono poi applicati alle
diverse tradizioni. Si potrebbero riassumere come:
- Ciclicità. A differenza delle religioni abramitiche, che considerano il tempo come uno scorrere di
giorni uguali sino al momento del giudizio finale, le religioni neopagane hanno del tempo una visione
ciclica, generalmente stagionale, o basata su periodi cosmici e/o cicli e ricorsi storici.
- Congregazionalismo: la tendenza a risolvere le diatribe teologiche formando congreghe differenti
anziché con l'espulsione della corrente minoritaria. Nessuna congrega può criticarne un'altra, o
pretendere di dettar legge dentro un'altra, o per lo meno viene considerato un atteggiamento
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imperialista e deprecabile. L'assenza di autorità centrali è data per scontata, in parte per contrasto al
cristianesimo.
- Naturalismo. Nessuna forza della natura è considerata malvagia, ma semplicemente parte di un
necessario ciclo di distruzione e ricostruzione. La natura è considerata il luogo delle categorie
dialettiche dalle quali imparare. Essa viene spesso divinizzata e quasi sempre sacralizzata.
- A-moralità: viene rifiutata l'idea di una contrapposizione (personificata o meno) tra bene e male,
sostituita con precetti di tipo cooperativo. Non vi è un codice di comportamento aprioristico, ma una
serie di accordi tra gruppi e persone. Alla morale viene sostituita l'etica cooperativa (quando non
l'identità di gruppo).
- Culto della vita. Viene considerato sacro tutto ciò che porta alla vita, con particolare riferimento al
momento del concepimento e della nascita. Alcune congreghe praticano pertanto rituali a sfondo
sessuale per onorare il momento del concepimento. Altri rituali rappresentano simbolicamente l'atto di
unione tra maschile e femminile.
- Anarchismo o rifiuto della politica. Spesso i neopagani si assestano su posizioni di estremo
scetticismo nei confronti della politica, ritenendo che una serie di accordi interpersonali e una migliore
etica cooperativa possano sostituire la politica con risultati migliori. Questa visione utopistica produce
generalmente un disinteresse scettico che a volte sconfina nella derisione. Tendono ad essere scettici
riguardo accordi con lo stato e con l'autorità.
- Sincretismo. Spesso i culti neopagani sono un mix eterogeneo di tradizioni locali, mitologie antiche e
rituali più o meno inventati od importati dal contiguo mondo dei giochi di ruolo. Anche i più
tradizionalisti spesso fanno riferimento a una visione romantica ed antistorica dei popoli antichi.
Atteggiamento verso la magia.
Non possedendo un'ente che personifica il male, il mondo neopagano non assegna alla magia il ruolo
di strumento malefico. Esistono tuttavia profonde differenze nell'uso della pratica magica. La Wicca la
considera soggetta alla legge del tre, per la quale gli adepti devono evitare di fare del male usando
mezzi magici. Per la stregoneria tradizionale tale limite non esiste, essendo la strega vista come una
elite che può usare tale dono come preferisce senza limite alcuno. Alcuni gruppi delegano ad una
precisa classe di persone l'uso della magia (come nel caso dei gruppi celtisti, che lo delegano al
druido) mentre altri non ne fanno uso (molti gruppi neoromanici). In generale manca l'atteggiamento
di condanna verso la magia, che è strumento accettato al fine di trarne vantaggi materiali.
Atteggiamento verso le religioni monoteiste.
L'atteggiamento dei neopagani verso le religioni monoteiste e' fortemente variabile a seconda del
gruppo. Ovviamente la religione che suscita più emozione e' il Cristianesimo, verso il quale vi sono le
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reazioni più forti, e si nota la più forte variabilità di atteggiamenti. La Wicca e' sempre abbastanza
tollerante, e sebbene non si faccia scrupolo di ricordare l'inquisizione esistono gruppi wicca negli
U.S.A. che non hanno problemi a considerare la coppia Cristo-Maria come un aspetto possibile del
dualismo Dio Maschio-Dea Femmina. I pagani tradizionalisti, e specialmente la stregoneria tradizionale
invece non si fanno scrupoli nel tenere un atteggiamento di rifiuto totale, di ostilità e talvolta di vero e
proprio chauvinismo. Il cristianesimo è visto come una religione oppressiva che ha cancellato con il
sangue, nelle persecuzioni dei pagani l'antica religione. Anche i gruppi di pagani "politici" in genere
mostrano una certa ostilità verso il cristianesimo. I gruppi di estrema destra rimproverano al
cristianesimo le radici ebraiche, e affermano che la grande civiltà pagana europea sia crollata per
colpa di tale influsso semita. A questo presunto influsso si unisce la generale disapprovazione che il
mondo cattolico mostra verso gli eccidi e i crimini del nazismo, che porta i pagani politici di destra a
rispondere con altrettanta ostilità. Presso i rari gruppi di pagani rivoluzionari impera un odio ideologico
verso la chiesa, ereditato in genere dal passato militante dei membri.
In generale e' possibile trovare neopagani ben disposti al dialogo con la chiesa, ma tale dialogo si
arena immediatamente al minimo cenno di apologetica, cui i neopagani mostrano una severa
insofferenza.
L'atteggiamento verso l'Ebraismo e' più sfumato. A parte i neopagani politici di destra, che cercano
giustificazione religiosa per un antisemitismo ereditato dal mondo nazista, e quelli di estrema sinistra
(che continuano una tradizione di antisemitismo di origine politica), il resto del mondo pagano oscilla
tra l'indifferenza e una velata diffidenza. Alcuni gruppi di tradizionalisti spiccano nel considerare
l'ebraismo come una religione etnica, ovvero una religione tradizionale nel vero senso della parola, e
quindi degna del massimo rispetto.
L'atteggiamento verso l'Islamismo e' invece più severo, essenzialmente per via del fatto che le religioni
neopagane hanno una forte componente femminile e per certi versi femminista, anche per via della
preponderanza iconografica delle figure divine femminili. Di conseguenza, l'Islamismo viene spesso
visto con una preconcetta ostilità, quando non come nemico naturale. A questo atteggiamento i gruppi
di pagani politici sommano il background di razzismo contro gli immigrati, ottenendo un atteggiamento
di ostilità anche violenta.
Neopaganesimo e gruppi giovanili.
Esiste una contiguità dimostrata tra il mondo del neopaganesimo e della wicca e quello dei giochi di
ruolo. Sebbene i neopagani considerino offensivo venire considerati come una forma di rievocazione
storica e non siano felici di sentirsi chiedere in continuazione se giochino di ruolo, si suppone che nel
mondo del gioco di ruolo avvenga buona parte proselitismo e della diffusione di queste religioni.
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Anche per questa ragione, l'età media dei neopagani è medio-bassa. Questo fenomeno di
reclutamento è alla radice dell'ostilità di una parte del mondo cattolico legata all'Opus Dei (cifr. Carlo
Climati) verso i giochi di ruolo che, sebbene le ragioni del contendere a riguardo non vengano quasi
mai rese pubbliche, tende a vedere nella musica rock e nei giochi di ruolo quanto attira verso il
paganesimo.Esiste contiguità anche con il mondo giovanile legato alla musica gotica ed industriale, e
l'attitudine neopagana si diffonde anche nel mondo dei rave party, per quanto venga vissuta
specialmente come trend. Ci sono branche di aderenti alla musica "heavy metal", si dicono neopagani,
si tratta soprattutto di gruppi scandinavi che riprendono le antiche tradizioni della religione asatrù, essi
sono definiti come viking metal per via delle liriche pagane.
Fenomeno non trascurabile è quello del Discordianesimo, diffuso in ambiente hackeristico ed
informatico come forma di esaltazione del caos in sé stesso, e rifiuto di ogni regola ed ordine
costituito. Sebbene sia nato come moda scherzosa, questo culto sembra essersi trasformato in un
vero e proprio culto religioso, per quando difficilmente codificabile.
O
Odinismo
L'Odinismo, chiamato anche Religione Nordica o Ásatrú (parola islandese indicante "Fedeltà agli Dei"),
è un culto neopagano che si rifà alle tradizioni mitologico-religiose degli antichi Germani e degli antichi
Scandinavi, organizzatosi soprattutto a partire dalla seconda metà del XX secolo.
Le origini dell'Odinismo sono da ricercarsi nell'opera dell'australiano A. Rud Mills il quale, negli anni
1930 fondò una prima "Chiesa anglicana di Odino". Oggi è religione riconosciuta ufficialmente in
Islanda, Norvegia e Danimarca, ma il culto è presente in modo organizzato anche in Gran Bretagna,
Francia, Belgio, Olanda, Germania, Nord America e altri. Esistono gruppi di credenti anche in Italia i
suoi membri si rifanno alla religione ancestrale dei Longobardi praticando l'odinismo e promuovendo la
difesa delle risorse naturali.
Si tratta di una religione politeista, fondata sul rapporto di fedeltà verso numerose divinità, suddivise
al loro interno in due gruppi, gli Æsir e i Vanir (i primi preposti all'ordine, alla guerra e alla magia; i
secondi alla fertilità). Le divinità principali sono Wotan (o Odino), dio supremo, maestro delle rune,
magico alfabeto, onorato dai poeti e temuto e rispettato dai guerrieri sin dai tempi antichi; Thor, il dio
del tuono, protettore dell'ordine umano e dell'ordine divino; Baldr, figlio di Wotan, il più luminoso e
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invidiato tra gli dei, destinato, con la sua morte, a scatenare il "Ragnarök", momento finale nella
cosmologia nordico-germanica, in cui le divinità positive, con a capo Wotan si scontreranno contro
quelle negative, con a capo Loki, il dio ingannevole, causa della morte di Baldr.
La cosmologia della mitologia nordica indica la presenza di nove mondi differenti (intesi sia in senso
fisico, che in senso spirituale e in senso metaforico), abitati da esseri differenti, tra i quali Ásgarðr,
reame divino, e Miðgarðr, ossia il mondo degli umani. Tutti i nove mondi sono collegati dall'albero
cosmico Yggdrasill, rappresentante l'eterna mobilità e mutazione e rinnovamento, oltre che il destino,
cui ogni essere, divino o umano o gigante o altro, è tenuto a sottostare. Punto culminante della
cosmologia è appunto il Ragnarök, a cui seguirà la morte di parte degli dei e la distruzione
dell'universo come lo conosciamo. A tale distruzione seguirà il venire alla luce di un nuovo cosmo, il
quale sarà popolato dagli dei sopravvissuti e da nuovi esseri, umani e divini, secondo una concezione
ciclica dell'esistenza.
P
Panteismo
Panteismo: In filosofia, il termine "panteismo", che deriva dai termini greci pan = "tutto" e theos =
"dio", è riferito a tutte quelle dottrine che affermano che "tutto è Dio", o meglio che "il Tutto è
Divino", identificando Divinità e Natura.
Per questo i Pagani moderni si definiscono "panteisti", vedendo il Divino in tutte le cose. Gli Dei non
sono relegati in un astratto mondo ultraterreno, ma sono presenti nella Natura, il cui volto visibile non
è che l’aspetto esterno degli Dei stessi. Per il pagano contemporaneo la Natura non è che teofania,
manifestazione divina.
I pagani antichi non si definivano e non potevano definirsi panteisti, perché il termine è nato dopo,
nell’Occidente cristiano, quando sono comparse le contrapposizioni fra pensiero cristiano e pensiero
pagano. Chiedersi se i pagani antichi fossero o meno panteisti non ha alcun senso, così come non ha
alcun senso chiedersi se l’antica democrazia greca fosse comunista o liberale. Non si può attribuire agli
antichi dei concetti e dei linguaggi che non appartengono loro.
I pagani moderni si autodefiniscono panteisti perché devono contrapporsi al pensiero cristiano, che
rifiuta l’idea dell’identificazione fra Divinità e Universo. Nel momento in cui dovessero sparire le
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condanne al panteismo da parte della teologia cristiana, anche i pagani moderni non avrebbero più la
necessità di autodefinirsi panteisti.
Parsismo
Il parsismo è la religione praticata dai Parsi, seguaci di Zoroastro (VII° secolo avanti Cristo) (vedi
Zoroastrismo).
La più grande comunità Parsi vive a Bombay, in India.
I Parsi non sotterrano, né cremano, né affidano ai fiumi i loro morti poiché l'acqua, il fuoco e la terra,
sono elementi sacri, quindi i cadaveri vengono esposti nelle Torri del Silenzio, templi cilindrici
accessibili solo alla loro comunità.
Religione Polinesiana
È costituita dalle credenze delle popolazioni indigene oltre che della Polinesia, dell'Oceania, di Tahiti, di
Samoa e dell'isola di Pasqua: le popolazioni che seguono questa religione sono una minoranza,
rispetto ai seguaci della religione cristiana, religione diffusasi con la colonizzazione inglese e francese.
Nelle credenze polinesiane grande importanza hanno i concetti di mana e tabu. Il primo è la forza
vitale presente in tutta la natura e assume valore di potenza positiva e negativa (malattia o salute,
vita o morte, innocenza o colpa). Il tabu a sua volta significa una forza che preserva, e quindi si
esprime in una serie di divieti, che regolano sia la vita individuale che sociale. Contrapposto al tabu è il
noa, ciò che è di uso comune, quotidiano, non sacro. Il luogo in cui si svolgevano i culti e si prendono
le decisioni circa la vita sociale è detto marae, ed è un piazzale lastricato rettangolare circondato da
mura, sul cui lato sorge una piramide tronca con intorno statue e pilastri. Le enormi statue, ancora
oggi visibili nell'isola di Pasqua, testimoniano il culto degli antenati.
Protestantesimo
E’ una forma di cristianesimo sorta nel XVI secolo dalla Chiesa cattolica a seguito del movimento
politico e religioso noto come "Riforma protestante", derivato dalla predicazione dei riformatori, fra i
quali i più importanti sono Martin Lutero e Giovanni Calvino.
Origine del termine
Nel 1526, una sessione della Dieta di Spira aboliva l'editto di Worms del 1521 che proibiva la
diffusione della riforma negli stati dell'Impero, in attesa di un concilio ecumenico che mettesse ordine
nella Chiesa.
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La sessione della Dieta del 1529 sancì il ripristino del bando del 1521 e chiese che quell'abbozzo di
tolleranza religiosa venisse ritirato ancor prima che il papato indicesse il concilio ecumenico che si
sarebbe occupato del problema. I principi tedeschi che si erano schierati a fianco di Lutero e della
Riforma redassero un documento comune che dichiarava come inviolabili i diritti della coscienza e
della parola di Dio, di cui i principi avrebbero garantito la libera predicazione nel Sacro Romano
Impero. Tale documento iniziava con la parola protestamur, ovvero 'dichiariamo solennemente'. Il
termine venne a indicare per estensione le chiese che ebbero fondamento e origine dalla riforma
protestante e il cui diritto di esistenza veniva riconosciuto proprio grazie a quel protestamur. Nel 1555,
con la Pace di Augusta, venne sancito il principio del cuius regio, eius religio, secondo il quale
luteranesimo e cattolicesimo diventavano religioni di stato soggette ai voleri del principe.
Teologia
Da un punto di vista teologico il protestantesimo si caratterizza per la varietà delle confessioni di fede
e delle chiese, sebbene sia possibile individuare alcuni tratti comuni, fra i quali:
- l'accentuazione del rilievo della Bibbia nello stabilire la regola della fede, rispetto alla tradizione della
Chiesa (Sola Scriptura).
- la dottrina della "giustificazione per sola fede", cioè il ritenere che la salvezza sia un dono gratuito di
Dio, al quale l'uomo risponde con un atto di fede, piuttosto che un premio per le buone opere
umane(Sola Fide)
- l'idea che la natura umana sia intrinsecamente malvagia e meritevole di distruzione, ma che l'uomo
si salvi grazie al sacrificio espiatorio di Gesù.(Sola Gratia)
Vi sono anche altri argomenti teologici controversi, con risultati differenti a seconda delle confessioni.
Fra questi:
-
la predestinazione
-
la disputa sul numero e la natura dei sacramenti
Un'altra caratteristica del protestantesimo storico è stata l'accentuata dipendenza dallo stato. Ciò è
ancora vero per alcune monarchie nord europee, dove il luteranesimo è religione di stato, e in
Inghilterra, dove il sovrano è anche supremo governatore della Chiesa anglicana. Ciò era
particolarmente evidente in Germania, prima della dissoluzione dell'Impero, dove i principi protestanti
avevano autorità sulle chiese locali simile a quella dei vescovi cattolici nelle loro diocesi.
La relazione fra potere politico e religione è stata, al contrario, conflittuale per una terza forma di
Protestantesimo, non direttamente collegabile a Calvino e Lutero, la cosiddetta "ala radicale" . Fra
questi ricordiamo gli Anabattisti, i Quaccheri e i Sociniani.
Etica protestante
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L'etica protestante deriva dal concetto teologico della salvezza per sola grazia, che i riformatori Lutero
e Calvino desumono dalle lettere di Paolo di Tarso (specialmente la Lettera ai Romani) e dagli scritti
dei Padri della Chiesa, in particolare Sant'Agostino. Il credente, che sa di essere nella condizione di
peccatore, conosce la salvezza per la sola grazia di Dio, mediante gli esclusivi meriti di Gesù Cristo;
non sono le opere umane che determinano la salvezza; tuttavia, in forza di questa certezza che il
credente percepisce per fede, egli si sente chiamato a rispondere all'amore gratuito di Dio mediante
un comportamento che cerca di porsi alla sequela del Cristo, pur nella consapevolezza della continua
fallibilità umana.
Le esperienze fondamentali della vita etica del credente sono la conversione, la rigenerazione e la
santificazione: quest'ultima è una condizione possibile per tutti gli esseri umani, e non solo per alcuni,
nel momento in cui riescono a volgere il proprio comportamento in senso etico.
La predestinazione, nell'ambito di questa dottrina della salvezza per grazia, è il riconoscimento della
libertà assoluta di Dio riguardo il destino degli esseri umani: perciò non compete all'uomo la capacità
di giudicare il destino degli altri esseri umani. Piuttosto, la certezza di essere salvato conduce l'uomo
ad un personale impegno nel mondo, vissuto nella libertà e nella responsabilità; questo impegno si
traduce anche nella scoperta di una vocazione che non necessariamente viene vissuta esclusivamente
nell'ambito religioso, ma piuttosto può esplicarsi nella quotidianità della vita e nel lavoro.
Nell'epoca contemporanea alcune grandi personalità hanno dato esempi di testimonianza dell'etica
protestante vissuta come impegno nel mondo: il medico e teologo riformato Albert Schweitzer,
fondatore di un ospedale nel Gabon, premio Nobel per la pace nel 1953; il teologo luterano Dietrich
Bonhoeffer, che combatté il nazismo e perciò fu giustiziato; il pastore battista Martin Luther King,
premio Nobel per la pace nel 1964, che combatté con metodi nonviolenti la segregazione razziale e
morì assassinato; il presidente Nelson Mandela (metodista), premio Nobel per la pace nel 1993, e il
vescovo anglicano Desmond Tutu, premio Nobel per la pace nel 1984, che hanno combattuto
l'apartheid in Sud Africa.
R
Raeliani
Il gruppo è stato fondato in Francia nel 1975 da Claude Vorilhon.
Secondo il credo della setta il fondatore fu rapito da un disco volante uscito dal cratere di un vulcano,
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e portato su un misterioso pianeta, dove ebbe la "rivelazione". Tornato sulla terra, e ribattezzato Rael
(il Messaggero), iniziò la sua predicazione.
Si tratta di una religione atea, secondo la quale l'uomo non sarebbe stato creato da Dio, ma dagli
extraterrestri. Una delle prove si troverebbe nella stessa Bibbia: la parola Elohim, normalmente
tradotta con Dio, significherebbe in realtà "coloro che sono venuti dal Cielo", quindi gli extraterrestri. I
rituali della setta consistono nel tentativo di mettersi in contatto telepatico con gli Eloihm. Dopo il
ritorno sulla terra dei creatori, ai fedeli non sara donata la vita eterna, ma la possibilità di vivere su
pianeti sconosciuti e straordinari, dove gli extraterrestri fabbricheranno per loro, compagni e
compagne bellissimi e disponibili. Quello Raeliano è probabilmente il culto ufologico più diffuso
dell'Occidente.
Molto più modeste le dimensioni della setta Nonsiamosoli, che ruota intorno alla figura di Eugenio
Siragusa, anche lui rapito da misteriosi extraterrestri e rimandato sulla terra a predicare la verità.
S
Satya Sai Baba
Movimento che si rifà alla tradizione indù, fondato dal santone indiano Sai Baba, chiamato l'uomo dei
miracoli. Il centro del culto è la città natale di Puttaparti, nel sud dell'India, vicino a Bangalore.
Sai Baba sostiene di essere la reincarnazione di un asceta di Shirdi, nato nel 1856 e morto nel 1918, e
ancora oggi venerato in India come un santo. Sai Baba si autoattribuisce gli attributi di un Dio:
onnipresente, onnipotente e onniscente. I suoi fedeli testimoniano di averlo visto a centinaia di
chilometri di distanza da dove si trovava fisicamente, di aver assistito a levitazioni, di averlo sentito
parlare in lingue che non ha mai studiato. Il santone propone una nuova trinità composta dal primo
Sai Baba di Shirdi, da se stesso e dalla sua incarnazione futura, chiamata Prema Sai baba, che
apparirà dopo la sua morte, la cui data dice di conoscere, ossia il 2022.
In Italia i seguaci sono decine di migliaia.
Sciamanesimo
Sciamanesimo, complesso di elementi magico-religiosi incentrato sulla figura di uno sciamano, e
caratteristico soprattutto della vita culturale dei popoli dell'area artica e paleosiberiana. Come ha
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dimostrato Mircea Eliade (La sciamanesimo e le tecniche arcaiche dell'estasi, 1951) lo sciamanesimo
non è una religione vera e propria, ma un'esperienza religiosa di carattere mistico le cui componenti vocazione, ascesi, visioni, estasi - sono presenti in numerose e differenti religioni. Lo sciamano (dal
tunguso saman, tradotto di solito «chi è in stato di estasi») è colui al quale il gruppo riconosce la
funzione di «mediare» con il mondo trascendente degli spiriti o delle divinità. Nella sua forma più
completa, lo sciamanesimo sviluppa spesso un «dono» o vocazione, che può anche essere una
predisposizione psicopatologica ad «avere rapporto» con il mondo degli spiriti. Questa predisposizione,
caratterizzata soprattutto da una labilità neurovegetativa, deve però diventare, attraverso un tirocinio
iniziatico, una tecnica atta a provocare l'estasi. La fine del periodo di iniziazione viene sancita da un
rito di consacrazione eseguito dal «padre-sciamano», che è generalmente lo sciamano anziano che ha
provveduto a istruire il novizio. Lo sciamano si può porre in contatto col mondo divino in due modi:
attraverso l'invasamento, la possessione da parte degli spiriti, oppure attraverso il viaggio estatico nel
loro mondo. Sia la possessione sia l'estasi si presentano con un'esibizione di «poteri», quali
l'insensibilità al dolore e l'iperresistenza alle ferite. Una volta entrato in contatto con il mondo degli
spiriti, lo sciamano diventa un mediatore che guida all'aldilà l'anima del defunto, dà inizio alla stagione
della caccia in modo che questa riesca fruttuosa, e infine svolge la sua più importante funzione
quando qualcuno del suo gruppo è colpito da grave malattia.
Per la fenomenologia di tipo psicopatologico che presenta, lo sciamanesimo è stato oggetto di molti
studi. Secondo Eliade, la differenza fondamentale fra uno psicotico e uno sciamano è che lo sciamano
è in grado di provocare e di dominare con la sua volontà il raptus (trance, allucinazione, estasi), per
cui questo diventa semplicemente un mezzo tecnico inserito utilmente in una particolare visione
religiosa del mondo. G. Devereux, pur riconoscendo il carattere patologico dei sintomi sciamanici, nota
tuttavia che lo sciamano partecipa di una struttura psicopatologica che è comune a tutto il gruppo
entro il quale opera, per cui la sua psicosi sarebbe soltanto l'epifenomeno dell'inconscio etnico di tutta
una cultura malata (Saggi di etnopsichiatria generale, 1970).
Scientology (La Scientologia)
Scientology deriva dal latino scio che significa "conoscere"' e dal greco logos che significa "la parola o
la forma esteriore mediante la quale il pensiero interiore viene espresso e fatto conoscere". Per cui
Scientology significa "sapere come conoscere". Scientology è una filosofia religiosa applicata,
sviluppata da L. Ron Hubbard. E' lo studio e il modo di occuparsi dello spirito in relazione a sè stesso,
agli universi e ad altre forme di vita."
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Scientology è una organizzazione a sfondo religioso fondata dallo scrittore di fantascienza Lafayette
Ronald Hubbard meglio conosciuto come L. Ron Hubbard che ottenne grande successo pubblicando
nel 1950 il libro Dianetics: The Modern Science of Mental Health, nel quale descrive un metodo per
raggiungere, da soli, mediante la ragione, la completa "sanità mentale".
La comunità medica ed in generale quella scientifica criticarono duramente le teorie di Hubbard ed
evidenziarono la totale mancanza di prove scientifiche, ma nonostante questo Dianetics fu un grande
successo editoriale che portò alla creazione negli Stati Uniti della Hubbard Association of Scientologist,
da cui nacque nel 1954 la Chiesa di Scientology.
Scientology afferma che le reali potenzialità dell'uomo sarebbero molto superiori a quelle che
normalmente utilizza, ma non avrebbe accesso a queste facoltà a causa di crimini commessi o di
traumi fisici e mentali subiti sia nella vita attuale che nelle vite precedenti.
Per liberare da questi traumi gli esseri viventi ed aiutarli a raggiungere lo stato di Clear e i successivi
Livelli OT, Scientology offre ai suoi seguaci la partecipazione a dei corsi e a dei procedimenti di
auditing di livello sempre più avanzato e di costo sempre più elevato. Tranne il primo, i corsi sono tutti
a pagamento. Oltre al percorso che tutti gli adepti sono tenuti a percorrere, vi è poi una serie infinita
di corsi o servizi diversi che bisogna comprare in caso di necessità.
Scintoismo
Lo scintoismo è strettamente legato alla storia del Giappone e si basa sul culto degli antenati e della
natura. Si afferma che chi professa lo scintoismo è comunemente anche buddhista. Nel 1946
l’imperatore Hirohito rinunciò alla pretesa di essere una divinità scintoista e nel 1947 si annunciò la
libertà di religione.
Lo scintoismo è la religione nazionale del Giappone. Culto politeista, lo scintoismo (dal giapponese
shito, “la via degli dei”) venera un cosiddetto pantheon di kami (“dei” o “spiriti”) che comprende varie
classi di divinità, tra le quali gli dei locali, i fenomeni naturali, gli esseri viventi (considerati depositari
di una forza vitale e spirituale) e gli antenati nobili deificati, l’imperatore. Vengono fatte offerte di riso
e sakè, pesce, frutta, verdura, che caratterizzano la cerimonie più importanti connesse a cicli
stagionali. Lo scintoismo sottolinea l’importanza della purezza rituale e non possiede una gerarchia.
Sikhismo
Il Sikhismo è una Religione Indiana relativamente recente, che si ispira ad alcuni principi dell'Induismo
e dell'Islam.
In una mattina di primavera del 1500 un giovane di nome Nanak (1469-1538), magazziniere a
Sultanpur, venne chiamato in cielo al cospetto di Dio, e - rivelano le leggende - bevve dalle sue mani
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l'ambrosia divina che lo illuminò: nacque così la religione sikh, Una religione monoteista che crede
nella necessità di amare e servire i fratelli. Non nega la credenza nella reincarnazione e degli effetti
delle azioni sulle vite successive, e cioè il Karma. Il traguardo finale è di interrompere il ciclo delle
nascite allo scopo di una congiunzione con il Creatore, Unico e Indivisibile. Sulla strada che porta a
questa congiunzione l'individuo ha la possibilità di purificarsi conducendo una vita integra e onesta,
superando il proprio egoismo e rinunciando ai vizi (come alcool, tabacco in qualsiasi forma, desiderio
per cose o donne altrui, ecc).
Tutti gli esseri sono uguali davanti al Creatore, rifiutando così il sistema castale e la disparità fra uomo
e donna. Infatti, le donne possono guidare la congregazione in preghiera. Anche il rapporto fra uomo
e donna è di assoluta uguaglianza.
Il clero non esiste perché le fede deve essere vissuta nel quotidiano e nella famiglia; ogni Sikh può
leggere anche a casa sua, l'Adi Granth (il testo sacro del Sikhismo noto anche come Guru Granth
Sahib), non c'erano quindi "né indù né musulmani, ma un solo unico Dio" sulla base di un Monoteismo
Aniconico (senza immagini), come si può riscontrare nell’Islàm. Peccato che i moghul asserragliati
nelle fortezze rosse di Delhi la pensassero allo stesso modo - con la differenza che il solo, unico Dio,
era il loro - e che per fare proseliti nei loro nuovi territori usassero più la spada che le parole. Secondo
le cronache dell'epoca, sospese fra realtà e fantasia, a fine giornata il bravo guerriero moghul doveva
aver raccolto almeno tre chili di sottili fettucce di tessuto arancione: le fettucce, ciascuna pesante
pochi grammi, erano un segno distintivo degli indù, che usavano portarle a tracolla, e per asportarle si
usava il metodo più spiccio, ovvero si decapitava il proprietario. In questo clima, il sikhismo dovette
abbandonare l'estasi indotta dalle sorsate di ambrosia e confrontarsi con la realtà del ferro e del
fuoco. Govind Singh, il decimo guru, vissuto duecento anni dopo il patriarca Nanak, lasciò scritte frasi
come "Quando tutti gli altri mezzi si sono rivelati inutili, è giusto usare la spada" e diede ai suoi
seguaci i simboli che essi portano ancora, tra cui il pugnale ricurvo che incarna la "natura d'acciaio" di
Dio. Questo simbolo, composto quindi da armi bianche vuole rappresentare senza dubbio la “virtù
guerriera” e la potenza spirituale e temporale. L’introduzione di questo simbolo (Khanda) risale al
Decimo ed ultimo Guru dei Sikh, Govind Singh (1675-1708), uomo di grandissima cultura ed
eccellente capo militare.
Per le Loro indiscusse ed indiscutibili doti militari, molti Sikh prestarono servizio nell’Esercito Imperiale
Britannico Anglo-Indiano e furono considerati fra le Truppe più fidate in quanto rimasero fedeli anche
durante la rivolta del 1857. Molti fecero altresì parte della Polizia nei possedimenti britannici di
Singapore ed Hong Kong. I Sikh portano come segno di appartenenza con la Comunità, un cognome
comune “Singh”, che significa “Leone” (della Fede), il caratteristico turbante e le “Cinque K”, cioè:
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1) Kés (barba e capelli mai tagliati, questi ultimi raccolti nel turbante);
2) Kanghâ (pettine in legno);
3) Kirpân (un piccolo pugnale che i Sikh annodano fra i capelli);
4) Karâ (un braccialetto di ferro);
5) Kaccha (pantaloni corti alle ginocchia).
I sikh nel mondo sono circa 18 milioni e vivono per lo più nella regione indiana del Punjab. Fuori
dall'India, le più grandi comunità sikh si trovano in Nord America (Stati Uniti e Canada) e in Gran
Bretagna.
Spiritismo
Movimento religioso sorto negli Stati Uniti, ma poi diffusosi anche in Europa: secondo i seguaci di
questo movimento si può entrare in contatto con le anime dei defunti, attraverso la «seduta spiritica»,
cioè attraverso un momento speciale e grazie alla presenza di un medium, di una persona dotata di
particolare sensibilità extrasensoriali. Nella seduta spiritica le anime, depositarie di una sapienza e di
una conoscenza di verità ultraterrene, comunicano con i viventi e questi in tal modo possono risolvere
gli intricati enigmi dell'esistenza umana, in modo che appaghi a un tempo la ragione e il sentimento.
Inoltre tale contatto favorisce il superamento del timore della morte, nonché il dolore per una perdita.
Se troviamo preannunci di spiritismo in molte religioni antiche (assira, babilonese, egiziana), lo
spiritismo moderno si fa iniziare alla metà dell'Ottocento, quando a New York A.J. Davis dichiarò di
essersi messo in contatto con gli spiriti e pubblicò poi il risultato di queste visioni. Seguirono altri
esperimenti spiritistici sia in America che, poi, in Francia compiuti da fedeli radunati intorno a Allan
Kardec, che dettero vita poi al movimento dei kardecisti.
Grande sviluppo si ebbe con la fondazione di molti circoli da parte di D.D. Home, un inglese
trapiantato negli Stati Uniti, si che nel 1882 nacque la Society for Psychical Research. Benché nel 1856
la Chiesa cattolica avesse vietato ai suoi fedeli la partecipazione a sedute spiritiche, dichiarando
l'illiceità di tale movimento, lo spiritismo continuò la sua diffusione e dal 1920 è nata l'Unione
mondiale degli spiritisti, che tiene periodicamente i suoi congressi. Attualmente (1997) si calcola che
gli iscritti a tale unione siano circa dieci milioni.
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T
Tantrismo - Tantra
Insieme di scuole religiose, sviluppatesi in India, che si ispirano ai Tantra, alle loro dottrine e
soprattutto ai loro culti. Il termine Tantra (propriamente "trama di un tessuto") significa libro
dottrinale e i Tantra sono una serie di libri sacri, di origine extravedica ma in qualche modo collegati ai
Veda, elaborati da numerosi autori, molti dei quali ignoti, in un arco di tempo che va dai primi secoli
dell'era volgare fin quasi ai giorni nostri. Le relazioni che intercorrono fra Tantra e Veda sono
estremamente complesse, e i seguaci del tantrismo sono spesso accusati di eterodossia dai sostenitori
del sistema vedico-brahmanico (brahmanesimo, induismo), anche se i Tantra e i Veda hanno diversi
fattori in comune, come il simbolismo del linguaggio e l'interiorizzazione del sacrificio quale si è venuta
delineando nelle Upanishad. Inoltre alcune pratiche rituali vediche sono continuate nei Tantra, come
l'uso di certi utensili e di certe formule sacre. Benché i Veda contengano alcuni elementi che
riappaiono in seguito nelle fonti tantriche, i Tantra hanno origine in antiche tradizioni, non
sistematizzate, yogiche, magiche, astrologiche, erotico-religiose e ritualistiche provenienti da una
cultura arcaica propria delle popolazioni autoctone a economia agricola preesistenti all'arrivo degli arii
e in contrasto con il pastoralismo vedico. Tali popolazioni adoravano la Grande Madre e avevano culti
di fertilità e pratiche sessuali ritualizzate. L'origine del tantrismo si collega a quella del saktismo e va
individuata nei più antichi testi tantrici che si distinguono in: Tantra hindu, esistenti dal V secolo d.C.
(Samhita visnuite della scuola "Pancaratra" e Agama shivaiti), e Tantra buddhisti, databili a partire dal
III secolo d.C., anche se la tradizione tibetana li colloca agli inizi del VII secolo d.C. Alcuni Tantra
shivaiti furono venerate fonti di ispirazione per Abhinavagupta (XI secolo d.C.) e per altri autori della
scuola kashmirica. Essi sono di carattere mistico-filosofico e si distinguono dagli Agama e dalle
Samhita, prevalentemente di tipo ritualistico-disciplinare per l'adorazione comune. Lo sviluppo del
tantrismo, soprattutto di quello buddhista, pare aver ricevuto forti stimoli dal patronato regale sia in
India che in Tibet. A sua volta il patronato buddhista servì da stimolo indiretto per le scuole del
tantrismo hindu. Intorno al X secolo d.C. fu massimo lo sviluppo nelle scuole, delle dottrine e dei
rituali tantrici, come pure la fusione fra le culture religiose della tradizione hindu e gli elementi del
tantrismo. Da questo periodo il tantrismo è regolarmente attestato da numerose fonti. Fra i templi più
famosi per l'adorazione delle divinità tantriche in India, il Vaital Deul (VIII secolo d.C.), il Varahi (X
secolo d.C.), entrambi in Orissa, e il Tempio delle Yogini di Bheraghat (X secolo d.C.). L'iconografia di
questi e di altri centri di culto è di grande interesse e testimonia la moda, in voga all'epoca e non
limitata al tantrismo, delle sculture erotiche. Tra i personaggi storici e leggendari della scena tantrica
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sono da indicare Srikantha, menzionato nel Mahabharata, promulgatore della dottrina "Pasupata";
Matsyendrabatha (X secolo), personaggio leggendario, fondatore del culto Kaulayogini e del
movimento Natha Yogini che esiste ancora oggi (il suo allievo Goraksanatha gode di grande popolarità
in India); il già citato filosofo mistico Abhinavagupta (XI secolo); Lakshmidhara propagatore della
scuola "Samayacara" (XVI secolo); Raghavabhatta, commentatore del Saradatilaka (vissuto alla fine
del XV secolo a Benares); Krsnananda Misra, l'autore bengali del Tantrasara (XVI-XVII secolo);
Bhaskararayail, principe teorico della scuola "Srividya", e il suo allievo Umanandanatha, vissuti
entrambi nel XVIII secolo, infine Kasinatha Bhatta, seguace di Daksinacara (XVIII secolo), prolifico
autore di libri e opuscoli. Lo studio della letteratura tantrica tarda rivela una riappropriazione del
movimento da parte dei brahmini (caste indiane) e di altri intellettuali che hanno fatto di Varanasi,
antico centro dell'insegnamento tradizionale, il luogo della rinascita tantrica. Anche in Bengala si è
manifestato un rinnovato interesse per il tantrismo verso la fine del XVIII secolo, mentre in epoche
precedenti esso aveva dovuto lottare contro movimenti religiosi rivali quali la rinascita visnuita del XV
secolo, che dette a sua volta luogo a una particolare forma di tantrismo detto "Sahajiva", oggi seguita
dalla comunità dei Baul. Il più importante pensatore moderno influenzato dal tantrismo fu Aurobindo
Ghose e tra i suoi guru tantrici viventi compaiono nomi famosi nel mondo degli intellettuali indiani.
Testimoni di Geova
È un movimento fondato intorno al 1878 negli Stati Uniti dal commerciante - avventista Ch. T. Russell,
che grazie alla sua forte carica di proselitismo si è molto diffuso anche in Germania e in Italia,
contando in totale circa dodici milioni di seguaci (1997).
Le concezioni dottrinarie di derivazione protestante e giudaica sono caratterizzate dallo spirito
millenaristico, secondo cui la nuova venuta del Cristo è già iniziata e avrà termine solo quando sarà
compiuta l'opera degli eletti di Geova, cioè la predicazione, considerata importante sia per la salute
dell'umanità, sia come strumento di salvezza per colui stesso che la mette in atto. Essa è un dovere da
compiere per assicurarsi la vita eterna: infatti si ritiene che alla fine dei tempi risorgeranno solo gli
eletti e gli altri saranno dissolti, rifiutando pertanto la dottrina dell'immortalità dell'anima.
I testimoni di Geova negano la Trinità, Gesù essendo solo figlio e salvatore e non Dio; inoltre credono
nel diavolo, di cui si deve contrastare l'azione di progressivo predominio nel mondo.
Non esiste una Chiesa strutturata e istituzionale, la guida del movimento è affidata a un consiglio di
anziani, chiamati fratelli responsabili, e si entra nel movimento mediante battesimo per immersione. I
testimoni di Geova non fumano, non bevono alcolici, né assumono droghe, rifiutano l'aborto, dal
momento che il corpo, dono di Dio, va mantenuto integro. Inoltre seguono altre regole: non
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partecipano ai sistemi governativi (non votano) e rifiutano il servizio militare. Molte di queste regole,
per esempio la non ammissione delle trasfusioni di sangue, li sottopone spesso a sanzioni e in alcuni
paesi a persecuzioni.
U
Chiesa dell'Unificazione
Fondata in Corea dal reverendo Sun Myung Moon all'inizio degli anni '50, è una delle sette di origine
cristiana più diffuse nel mondo. Non si conosce esattamente il numero dei fedeli, ma si calcola che
conti tra uno e tre milioni di adepti.
Nato nel 1920, il giovane Moon manifestò precoci interessi religiosi, e a 16 anni avrebbe avuto
un'apparizione di Gesù Cristo. Dopo aver combattuto per l'indipendenza della Corea dal Giappone
Moon si diede alla predicazione. Il suo gruppo iniziò ben preso a suscitare sospetti e nel 1955 venne
arrestato e processato. L'assoluzione fu il punto di partenza di un notevole successo, e la setta si
trasformò presto in un fenomeno nazionale e internazionale. Nel 1958 i primi missionari partirono per
il Giappone, l'anno dopo per gli Stati Uniti. Il boom si ebbe negli anni 70 e 80: nel 1986 il predicatore
coreano ha radunato in un'unica manifestazione a Washington ben 300.000 fedeli. Iniziano però
anche violente polemiche, destano sospetto soprattutto le immense ricchezze della Chiesa, ma anche
le tecniche di proselitismo, viste come sistematico lavaggio del cervello. Ma la crescita della setta è
inarrestabile: non la frena neppure la detenzione per 13 mesi in un carcere del Connecticut con
l'accusa di evasione fiscale. La dottrina del reverendo Moon è espressa soprattutto nel "Principio
Divino", un testo che vorrebbe essere una chiarificazione del contenuto della Bibbia. La storia
dell'umanità è presentata secondo lo schema classico di creazione, peccato e redenzione, quest'ultima
ribattezzata restaurazione. La crocifissione di Cristo non sarebbe però riuscita a compiere la
restaurazione, cosicché, ed è questo l'aspetto principale della dottrina, si attende un Secondo Avvento.
In base a speculazioni numerologiche e geografiche si ritiene che il Signore del Secondo Avvento
dovrebbe nascere in Corea nel nostro secolo. I documenti ufficiali non sostengono che Moon è il
nuovo Gesù, ma la maggioranza degli Unificazionisti ne è convinta.
Nella liturgia della Chiesa occupano un ruolo centrale i matrimoni di gruppo celebrati dal reverendo
Moon e da sua moglie, i "Veri genitori": dalla cerimonia nascono le nuove "famiglie benedette", i cui
figli nasceranno liberi dal peccato originale.
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V
Valdesi
Storia
I Poveri di Lione ebbero origine intorno al 1170, da un mercante della città francese, Pietro Valdo o
Valdesio. Egli aveva abbandonato tutti i suoi averi per osservare la povertà e la perfezione evangelica
degli apostoli e leggeva con grande impegno la Bibbia, che si era fatto tradurre, e predicava per le
piazze il Vangelo, raccogliendo subito un gran numero di seguaci, specialmente poveri.
Diffidati dall' arcivescovo nel 1179 poiché predicavano non essendo preti, decidono di inviare una
delegazione al III Concilio Lateranense a Roma, per esporre i loro problemi direttamente al Pontefice
Innocenzo III. L' anno seguente viene sottoposta a Valdesio una "professione di fede", cioè una
dichiarazione di adesione al Cattolicesimo che egli sottoscrive, non trovando nessuna idea discordante
con la propria convinzione religiosa. Sembra profilarsi un periodo di comprensione da parte della
Chiesa ufficiale, ma nel 1184 viene ribadito il divieto di predicare, che precede la scomunica e la
cacciata da Lione. Da questo momento si ha la diffusione del Valdismo in tutta la Linguadoca e
Oltralpe, prima di tutto in Lombardia. Dopo il 1206, presunta data di morte del fondatore del
movimento, inizia la lunga ed oscura epoca delle crociate contro gli eretici della Francia meridionale,
Catari e Albigesi. Nel 1208, il seguace di Valdesio Durando de Osca, il quale aveva raccolto intorno a
sè un folto gruppo dei seguaci, decide di reintegrarsi alla Chiesa di Roma: essi vengono ribattezzati i
"Poveri cattolici". Nel 1210, Ottone IV, mentre a Roma si approva la Regola francescana, promulga un
editto contro i Valdesi della Diocesi di Torino. Nel 1215, il IV Concilio Laterano bolla definitivamente i
Valdesi come eretici e dà inizio a processi di inquisizione e roghi; per discutere della loro situazione i
Valdesi si riuniscono in assemblea a Bergamo (1218). Gigantesche inquisizioni hanno luogo a
Montauban ( nei pressi di Tolosa ) e in Boemia ( è, insieme all' Austria, il lembo più orientale della
diffusione della dottrina valdese ), in Francia, in Svizzera e in Italia. Nel nostro Paese, la prima
condanna al rogo di un Valdese risale al 1312, è eseguita a Pinerolo e la vittima è una donna del
luogo. Si verificano anche dei veri e propri martiri, come nel caso di Federico Reiser e Stefano di
Basilea. L' azione repressiva viene svolta anche da sovrani e autorità, che muovono vere e proprie
guerre contro i Valdesi, come nel caso di Carlo I, e varie persecuzioni, come accadde ad esempio nel
1487 con il legato papale Cattaneo nel Delfinato, che causò l'emigrazione dei Valdesi presenti in quella
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zona verso la Provenza (Lubéron), o nel 1509 con Margherita di Foix. Nel 1517 il vescovo Claudio di
Seyssel visita le valli del Piemonte e scopre quanto i Valdesi siano una realtà consistente e forte in
quei luoghi e in Italia (non si deve dimenticare che circa due secoli prima erano state fondate
comunità in Puglia e Calabria).
Tra il 1526 e il 1530 i Valdesi si impegnano a realizzare un programma di missioni evangeliche in
Svizzera, mentre nel 1532 aderiscono alla Riforma al Sinodo di Chanforan, dove si decide anche la
traduzione in francese della Bibbia. Nel 1536 inizia l' occupazione dei francesi in Piemonte, mentre nel
1545 i Valdesi subiscono una nuova ondata repressiva culminante nel massacro di Lubéron. Dieci anni
più tardi due ginevrini portano la Riforma nelle montagne del Piemonte: Vernou e Lauvregat celebrano
la prima Santa Cena in pubblico a Fenestrelle e promuovono la costruzione dei primi Templi. Con il
trattato di Cateau-Cambrésis i Savoia riconquistano il potere sulle loro terre con Emanuele Filiberto. Di
nuovo la guerra coinvolge le Valli Valdesi, prese di mira dal re. Il teatro degli scontri è l' aspra Valle
Angrogna; il conflitto finirà con un armistizio, che porterà alla prima fondamentale tappa che condurrà
i Valdesi alla libertà di culto, l' accordo di Cavour (1561). Se da una parte sembra che la situazione
migliori, questa ipotesi è smentita dalle carneficine che gli Spagnoli, dominatori del Sud Italia,
riservano alle comunità calabresi di Guardia Piemontese e di Montalto Uffugo:
Se il patto di Cavour soddisfa molti, gli evangelici più intransigenti, capeggiati dal napoletano Scipione
Lentolo, rivendicano l' esigenza di una propaganda più intensa. Il risultato sarà l' espulsione del
Lentolo dalle Valli per motivi di sicurezza. Dopo un periodo buio, caratterizzato dall' epidemia di peste
del 1630, si profila un ennesimo scontro tra Valdesi e truppe sabaude. L' élite che ha in mano il potere
ritiene i Valdesi molto pericolosi perché erano individui con un' eccessiva capacità di pensare e di
scrivere ed un sovrano può solo regnare su sudditi dall' obbedienza incondizionata. I Valdesi si
preparano ad una nuova lotta armata contro le truppe cattoliche che vanno raggruppandosi in
prossimità del confine. Quando l' esercito sabaudo, occupa le Valli, la reazione popolare è prevedibile
e tutto finisce nel sangue del massacro noto come "Pasque piemontesi". L' editto di Vittorio Amedeo
II, rispondente alle esigenze della Francia, dominatrice incontrastata d' Europa, il cui sovrano Luigi XIV
revoca l' editto di Nantes, porta con se nuove carneficine e causa l'esilio dei Valdesi alla volta della
Svizzera. C'è comunque il desiderio del ritorno, che avverrà solo grazie alla protezione di Guglielmo d'
Orange, il quale finanzierà il "Glorioso Rimpatrio" del 1689, condotto e portato a termine dal pastore
Enrico Arnaud. Il duca offre la pace e con l'editto di reintegrazione i Valdesi vengono riconosciuti i
legittimi possessori delle terre delle Valli. Però, nei primi decenni del XVIII secolo, ecco che la Francia,
dopo la Pace di Utrecht, riprende a servirsi del Duca di Savoia, il quale, ossequiosamente, annulla il
patto stretto con i Valdesi, quindi impone a tutti i riformati della Val Chisone il battesimo cattolico. Ciò
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causa una nuova diaspora, ma i Valdesi si organizzano: viene fondato il Comitato Vallone, un organo
per l' istruzione dei ragazzi che avrebbero proseguito gli studi all' estero , progettando la Scuola
Latina. I Cattolici passano al contrattacco con l' istituzione dell'Ospizio dei Catecumeni, per l' istruzione
cattolica dei giovani che sceglievano l' abiura e con la fondazione del Vescovato di Pinerolo. Tra i primi
dell' 800 e il 1840 a Torre, cuore dei territori riformati, vengono fondati il Tempio, il Collegio e il
Pensionato. Nel 1848, la svolta: Carlo Alberto emana le Lettere Patenti, importantissime perché
costituiscono il raggiungimento della libertà di esprimere e vivere la propria fede. Dopo questo evento,
i valdesi del Piemonte si organizzano in modo da divulgare il loro pensiero: viene costruito il grandioso
Tempio valdese di Torino, viene fondata la casa editrice "Claudiana", si pubblica la rivista "L’Amico di
casa". L'evangelizzazione si spinge anche oltreoceano, in Uruguay, con la fondazione del Comitato di
Evangelizzazione e la Parrocchia di Colonia Valdense in Uruguay nel1860. A partire da questa data, il
culto Valdese si diffonde in tutta Italia, con la fondazione di parecchi templi ( Venezia, Palermo,
Messina ). Nel 1920 si svolge il I Congresso Evangelico. Durante il fascismo, la Chiesa Valdese assume
posizioni critiche e viene emarginata perché considerata "straniera", dato che l' ideologia fascista
contemplava il cattolicesimo come unica professione religiosa degli italiani. Allo scopo di formare nei
giovani la coscienza protestante e ricreare il loro spirito evangelico, viene fondato il gruppo "Gioventù
Cristiana" ed altri, come la Federazione delle Unioni Valdesi tra gli anni '30 e '40. Prima del II
Congresso Evangelico del 1965 avviene un fatto molto importante: nel '62 c' è l'approvazione del
pastorato femminile, e viene fondata la Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia e la nuova
Costituzione Unitaria, che riafferma i principi del valdismo con l' impegno per una collaborazione tra le
Chiese Evangeliche del mondo.
Nel 1978 viene siglato il testo delle Intese tra la Repubblica Italiana e la Tavola Valdese.
Culto
L’uso del termine "tempio" per indicare il locale di culto, ancora frequente nel linguaggio del mondo
valdese, proviene dal francese "temple" abituale nel mondo ugonotto; molto singolare perché non
utilizza il linguaggio cristiano, ma pagano. Non si tratta di un atteggiamento polemico nei confronti del
Cattolicesimo, ma bensì di una scelta a valenza teologica, poiché il termine "tempio" sta ad indicare
che il locale è una cosa, la Chiesa è un’ altra. L’edificio in cui il popolo dei credenti si raduna non ha
nessun carattere sacro, serve solo come luogo d’ incontro. La Chiesa è la comunità, è la gente. Senza
l’assemblea il luogo è vuoto, e questo spiega perché nel corso della settimana, quando cioè non vi
sono culti, assemblee, incontri, il locale resti chiuso, contrariamente alle chiese cattoliche, sempre
aperte come luogo di preghiera e di devozione. In un locale evangelico in genere, non si incontrano di
conseguenza altari, immagini, confessionali, tutte quelle strutture che favoriscono e sostengono la
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espressione della religiosità cattolica. Il locale è in funzione della gente che vi si raccoglie; molto
significativa è perciò la disposizione dell’assemblea. La cattedra o pulpito del predicatore sta addossato
a una delle pareti più lunghe dell’ edificio e, di fronte ad esso, stanno i banchi disposti in quadrato.
Quando si celebra la comunione si prepara un tavolo nello spazio vuoto tra i banchi, su cui si mette il
pane e il vino. Ed è sul tavolo della comunione che i fedeli, in passato, deponevano le offerte. Solo in
tempi relativamente recenti è stato introdotto l’ uso di fare una raccolta di offerte ogni domenica. E’
noto che il culto evangelico è caratterizzato da due elementi: grande semplicità e uso della lingua
parlata dal popolo dei fedeli. Vi è una differenza rispetto alla Messa dei cattolici: alla presidenza può
essere chiamato qualsiasi credente , uomo o donna, ministro o laico. La celebrazione eucaristica non
ha bisogno del sacerdote non essendo un sacrificio, ma la commemorazione del sacrificio di Cristo e
l’invocazione del suo Spirito. Gli elementi del culto sono dunque quelli tradizionali: letture e
spiegazione della Scrittura (I valdesi seguono la Bibbia protestante, non considerando quindi come
facenti parte del canone i libri deuterocanonici dell’Antico Testamento), preghiere, confessione di
peccato, sacramenti (battesimo e Cena del Signore), canto. Quest’ultimo elemento è sempre stato di
particolare interesse e importanza nella vita religiosa degli evangelici.
Le chiese valdesi hanno oggi come stemma un candeliere con una candela accesa, attorno alla cui
fiamma stanno sette stelle e la scritta: "Lux lucet in tenebris".
Il simbolo di una lampada e la menzione di una luce nelle tenebre sono riferimenti espliciti alla parola
dell’evangelo che parla di Gesù come luce nel mondo. Le stelle sono con molta probabilità un
riferimento alla visione dell’Apocalisse dove Gesù è presentato come un sacerdote nella cui mano
destra stanno sette stelle che rappresentano le chiese dell’Asia allora perseguitate. Con questa
immagine le chiese valdesi intendevano dire: "Siamo come una lampada che regge la luce del vangelo
e siamo come le chiese perseguitate dell’Apocalisse".
Dottrina
La povertà, il ritorno alla semplicità della prima comunità cristiana, il rapporto diretto e immediato con
Dio senza bisogno di mediazioni, la centralità della Parola di Dio, unico e solo riferimento per il
credente, sono stati da sempre i cardini della dottrina del Valdismo.
Vedanta
Advaita vedanta
Il Vedanta è uno dei sei sistemi ortodossi (darshana) della filosofia indiana, nonché quello che
costituisce la base della maggior parte delle scuole moderne dell'Induismo. Il termine Vedanta
significa in Sanscrito "la conclusione" (anta) dei Veda, la letteratura sacra più antica dell'India; si
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utilizza in riferimento alle Upanisad (Upanishad), che erano elaborazioni dei Veda ed alle scuole nate
dallo studio (mimamsa) delle Upanisad. Così per Vedanta si intende anche il Vedanta-Mimamsa
(riflessione sul Vedanta), Uttara-Mimamsa (riflessione sulla parte finale dei Veda) e Brahma-Mimamsa
(riflessione sul Brahman).
I tre testi fondamentali del Vedanta sono:
le Upanisad (le più note, ampie e antiche delle quali sono la Brhadaranyaka, la Chandogya, la
Taittiriya ed la Katha);
il Brahma-sutras (anche denomi-nato Vedanta-sutra), che sono anche delle brevi, persino singole
interpretazioni di una sola parola della dottrina del Upanisad;
il famoso dialogo poetico, la Bhagavad Gita (Canzone del Divino), che, per l'immensa popolarità, è
considerato realizzato a supporto delle dottrine delle Upanisad.
Nessuna interpretazione dei testi è prevalsa sulle altre e parecchie scuole Vedanta si sono sviluppate,
differenziate dalla loro concezione della natura, della relazione e del grado di identità fra il Sé
individuale (jiva) e l'Assoluto (brahman). Queste spaziano dal non-dualismo (Advaita) VIII secolo del
filosofo Shankara, al teismo (Vishi-stadvaita) XI-XII secolo di Ramanuja, al dualismo (Dvaita) XIII
secolo di Madhva.Tutte le scuole Vedanta, tuttavia, mantengono in comune un certo numero di
principi:
- la trasmigrazione del Sé (samsara) e l' opportunità della liberazione dal ciclo delle rinascite;
l'autorità dei Veda sulle modalità di liberazione;
- che il Brahman è sia la causa materiale (upadana) che quella strumentale (nimitta ) del mondo;
che il Sé (atman) è l'agente dei propri atti (karma) e quindi il destinatario dei frutti o delle
conseguenze delle azioni (phala).
L' influenza del Vedanta sul pensiero indiano è stata profonda.
A causa della preponderanza di testi Advaita, in Occidente si ha spesso l'errata convinzione che
Vedanta significhi Advaita, mentre questa corrente non-dualistica è solo una delle molte scuole
vedantine, benché forse la più importante. Il primo maestro che espose la dottrina upanisadica della
non dualità in un'opera pervenuta fino a noi fu Gaudapada.
Via Internazionale
È una delle nuove religioni dell'America settentrionale: fondata nel 1950 dallo statunitense V. Paul
Wierville, attualmente (1997) conta circa 60.000 seguaci, provenienti in gran parte dall'ambiente
universitario. E’ un movimento che prende le mosse dal cristianesimo in quanto il fondatore proviene
dalla Chiesa riformata evangelica episcopale e si propone di insegnare la vera dottrina degli apostoli,
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da lui scoperta attraverso una rivelazione, vera dottrina che egli desume da una rinnovata
interpretazione della Bibbia. Lo scopo è il raggiungimento di ogni aspirazione, la soluzione di ogni
problema, una vita di successi e gioie. Tutto ciò è possibile solo dopo un lungo tirocinio, cioè la
frequenza di corsi iniziati e ideati dal fondatore ai quali si può partecipare dietro pagamento.
In un secondo momento i seguaci diventano docenti (word over the world ambassadors) e lavorano
per il movimento otto ore al giorno. La Via internazionale, come movimento, ha una struttura
rigidamente gerarchica, paragonabile a un albero di cui Wierville e i suoi collaboratori piu stretti
costituiscono le radici. La sede principale è nell'Ohio, ma esistono centri in varie altre località,
coordinate anche da una rivista, The Way. Magazine for people who love God and His Word.
Vudu (Vudù)
Culto praticato dalle popolazioni di Haiti (in altre isole caraibiche prende il nome di santeria o
naniguismo) soprattutto dalla popolazione nera, discendente da coloro che furono deportati dall'Africa.
Il termine vudu significa nume o spirito protettore ed è riferito a molte divinità o entità spirituali.
È un movimento che unisce elementi delle religioni africane con il cristianesimo, e durante la
colonizzazione francese dei secoli XIII-XIX praticare il vudu rappresentò un modo di mantenere le
proprie radici, un'azione rivoluzionaria. Una prima rivolta si ebbe nell'agosto 1791 a opera dello
schiavo Boukmann, che portò all'indipendenza, e ancora si celebra quella data come festa nazionale
dei vuduisti. Tuttavia ci furono molte altre vicende travagliate, che generarono scontri razziali: da un
lato il dittatore Duvalier, sostenitore del culto vudu, dall'altro l'oligarchia mulatta, che seguiva i modelli
culturali francesi e quindi il cattolicesimo.
«Le divinità vudu di origine africana sono assimilate a figure sacre del cristianesimo e sono dette loa o
orisea).
Il dio supremo è Bon Dieu; altri dèi molto venerati sono Agwe, dio dei mari, protettore dei pescatori,
invocato con il suono di un corno di conchiglia, con il quale il marinaio chiede il vento favorevole;
Azak-Tonnerre, protettore degli agricoltori; Ayida-Weddo, signora del serpente celeste, cioè
l'arcobaleno, sposa di Damballa, dio della fertilità. Vi sono anche divinità degli inferi come Baron
Samedi, Baron La Croix, e il loro capo Baron Cimitière, tutti raffigurati vestiti di nero, e in onore dei
quali si danza, durante la festa dei defunti, la Banda, un ballo erotico. Del resto la danza rappresenta
un elemento centrale del culto vuduista, in quanto è simbolo dell'unione tra uomini e divinità, e in
essa i danzatori vengono sospinti a forme di estasi o rapimenti.
Nel culto inoltre si offrono sacrifici di animali, secondo rituali guidati da sacerdoti, detti ougan se
uomini, mambo se donne. Il sommo sacerdote ha nome papaloa o mamaloa.
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Zoroastrismo - Mazdeismo
Secondo la tradizione lo Zoroastrismo, anche detto Mazdeismo, nasce con la parola di Zarathustra
(Zoroastro), nella Persia di circa 8000 anni fa: l'attuale Iran. In realtà, anche se alcuni zoroastristi lo
fanno risalire solo al 600 a.C., analisi storiche sullo stile della sua scrittura situano la vita di
Zarathustra fra il 1500 e il 1000 a.C.
Il Mazdeismo adora Ahura Mazda, il "Saggio Signore", creatore del mondo e dell'uomo, che sarà
giudice alla fine dei tempi. Egli agisce tramite Spenta Mainyu (in avestico "santo spirito") di cui è
padre, i sei amesha spenta, "santi immortali", sorta di arcangeli, e gli yavata ("venerabili"), analoghi
agli angeli minori, fra cui Mitra è il più importante. Il nemico di Ahura Mazda è Angra Mainyu, ("spirito
malvagio"), dio del male, della menzogna, delle tenebre e dell'impurità e origine delle malattie, che
agisce circondato dai sei daeva, i demoni, e che si è ribellato a Mazda 3000 anni dopo la creazione del
Mondo. Nello Zoroastrismo i due Mainyu, Spenta e Angra, che si rivolgono rispettivamente al bene
(asha) e al male (drug), così come gli amesha spenta, gli yavata e i daeva, sono spiriti nati nel mondo
creato da Mazda, e acquisiscono spesso carattere di principi astratti, concetti etici, il cui confronto
avviene a livello di coscienza individuale, tanto che si può parlare del primo vero monoteismo della
storia della religione.
Il libro sacro dello Zoroastrismo è l'Avesta, che include le parole originarie di Zarathustra, raccolte nei
cinque inni detti Gatha. Il Mondo secondo lo Zoroastrismo deve attraversare tre ere: la creazione, il
mondo presente, in cui il Bene e il Male si mescolano e si fronteggiano, l'era finale, in cui il Bene e il
Male saranno separati e il Bene vincerà sul Male, grazie all'intervento di un Saoshyant ("Salvatore"),
nato da una vergine della genia del profeta Zoroastro, che risorgerà dalla morte per essere giudice nel
Giudizio Finale.
Zoroastro per primo predicò la resurrezione dei morti nel giorno del giudizio universale in cui l'uomo,
al cospetto di Dio, deve rispondere delle sue buone e cattive azioni.
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