Donato dal card. Comastri al santuario di Caravaggio un mattone

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Donato dal card. Comastri al santuario di Caravaggio un mattone
Nei giorni scorsi l’incontro
tra il vescovo Antonio e i
diaconi cremonesi
Sabato 20 febbraio, presso il Centro pastorale diocesano di
Cremona, il vescovo Antonio ha voluto incontrare i diaconi
cremonesi. All’incontro, oltre a mons. Napolioni, erano
presenti il delegato episcopale per il Clero, Mons. Mario
Barbieri, don Floriano Scolari e don Antonio Facchinetti,
incaricati, rispettivamente, della formazione dei diaconi
ordinati e dei candidati e aspiranti diaconi. Non mancavano
naturalmente i diaconi permanenti insieme alle mogli, i
candidati e gli aspiranti.
Dopo aver iniziato con la preghiera dell’Ora Media, l’incontro
ha avuto uno svolgimento molto informale: il Vescovo ha voluto
conoscere la storia di ciascuno, a partire dai due aspiranti
diaconi presenti, seguiti dai quattro candidati e da tutti i
diaconi.
Il dialogo è stato vivace e ricco e ha fornito molti spunti di
riflessione sia relativamente al ruolo dei diaconi in una
società come quella attuale, in continuo cambiamento, sia per
quanto riguarda l’ambito pastorale e l’impegno dei diaconi.
Interventi significativi sono venuti anche dalle mogli dei
diaconi che hanno partecipato all’incontro: il loro ruolo è
emerso come basilare sia per il ministero dei propri mariti,
sia per il loro impegno ecclesiale diretto.
Più volte, durante la mattinata, è stato ribadito che il ruolo
dei diaconi permanenti, una delle intuizioni del Concilio
Vaticano II che ancora non ha manifestato appieno la propria
ricchezza e lungimiranza, è destinato a consolidarsi e
ampliarsi, perché essi incarnano lo spirito di servizio che
dovrebbe dare forma a tutte le azioni della Chiesa. A questo
proposito non poteva mancare anche un accenno al nuovo stile
che Papa Francesco sta portando nella Chiesa universale e che
il vescovo Antonio si propone di portare nella Chiesa
cremonese.
La “logica conclusione” dell’incontro è stata il pranzo presso
la Casa dell’Accoglienza, durante il quale si è potuto
apprezzare ancora di più lo stile immediato e affabile del
Vescovo, con il quale l’impegno preso da tutti i presenti è
quello di un aiuto reciproco a rendere la Chiesa sempre più
attuale e vicina alla vita di tutti.
Il Vescovo Antonio in San
Pietro: "Qui per imparare
quanto sia necessaria la
gioia del Vangelo"
“Siamo pellegrini nella vita, tutti i giorni. Siamo pellegrini
perché usciamo dal cuore di Dio e a Lui torneremo. E ci siamo
fatti pellegrini in particolare oggi, in questi giorni,
rappresentando così l’intera Chiesa cremonese”. Ha esordito
così il vescovo Antonio Napolioni, con la voce un poco
incrinata dall’emozione, l’omelia della Messa all’altare della
Cattedra nella basilica di San Pietro, proprio nel giorno – il
22 febbraio – in cui si celebra la solennità della Cattedra di
San Pietro. La liturgia ha concluso la prima giornata
capitolina per oltre 250 cremonesi che fino a mercoledì 24
partecipano al pellegrinaggio giubilare promosso dal
Segretariato diocesano pellegrinaggi diretto da don Roberto
Rota che si avvale dell’assistenza tecnica dell’agenzia viaggi
Profilotours presente con il suo direttore Gianluigi Gremizzi.
Oltre a mons. Napolioni è presente anche l’emerito Lafranconi
e una quindicina di sacerdoti.
Il pellegrinaggio è iniziato ufficialmente alle 15.30 ai piedi
di Castel Sant’Angelo con una breve preghiera di mons.
Napolioni il quale poi ha dato il via al cammino verso San
Pietro dietro la croce giubilare e lo stendardo diocesano
rappresentante il patrono Sant’Omobono nell’atto di aiutare un
povero. “Attraverseremo tutta Via della Conciliazione in
silenzio – ha spiegato il presule – raccogliendo nella nostra
preghiera la vita delle persone che ci passeranno accanto e
che continueranno a fare quello che già stavano facendo”.
In fila, composti, i cremonesi hanno percorso il grande viale
entro le transenne predisposte per l’occasione, sotto l’occhio
vigile dei volontari. Dopo rapidi controlli all’ingresso di
piazza San Pietro, il gruppo è salito sul sagrato e poi si è
posto nell’atrio della basilica. Dopo una breve preghiera
guidata
sempre
dal
vescovo
Antonio
i
pellegrini hanno attraversato la Porta Santa aperta da papa
Francesco lo scorso 8 dicembre 2015. Poi, percorsa la navata
centrale, sono giunti dinanzi all’altare della Confessione
dove hanno rinnovato la loro fede e la loro appartenenza alla
Chiesa di Dio. Poco distante la statua di San Pietro adornata
da un prezioso piviale rosso e dalla tiara, parati che vengono
utilizzati solo due volte l’anno: per la festa degli apostoli
Pietro e Paolo il 29 giugno e appunto per la festa della
Cattedra il 22 febbraio.
Photogallery del passaggio alla Porta Santa
Alle 17 mons. Napolioni, affiancato dal vescovo Dante e da
mons. Gioia, arcivescovo emerito di Camerino-San Severino
Marche, diocesi di origine del nuovo pastore della Chiesa
cremonese, ha celebrato l’Eucaristia all’altare della
Cattedra. La messa d’orario, solitamente riversata al Capitolo
vaticano, è stata partecipata oltre che dai cremonesi anche da
centinaia di altri pellegrini e concelebrata da una
cinquantina di sacerdoti. Il cerimoniere della basilica, il
cremonese mons. Cesare Burgazzi, ha coordinato con molta
precisione la solenne liturgia, impreziosita dai canti
polifonici del coro di San Pietro.
Nell’omelia mons. Napolioni ha ammesso di essersi commosso
entrando in basilica: “Non perché fosse la prima volta – ha
spiegato – , non solo perché è la prima volta da vescovo, ma
perché veramente qui ci si sente piccoli, ma custoditi da un
amore immenso. Piccoli ma nella grandezza della Chiesa della
quale siamo parte”.
E poi ha rimarcato: “Siamo venuti nel giorno in cui tutta la
Chiesa loda il Signore per la sua scelta di donarci gli
Apostoli riuniti attorno a Pietro per farne dei maestri della
nostra fede. Siamo venuti qui con le nostre domande, le nostre
angustie, i desideri, le speranza. Magari abbiamo camminato un
po’ nel silenzio e un po’ nel rumore, proprio come è la nostra
vita, e man mano è cresciuta in noi la gratitudine perché
abbiamo ricevuto il dono della fede. Siamo qui non perché
siamo bravi, perché siamo i migliori, ma perché abbiamo
ricevuto qualcosa di grande”.
“Siamo venuti – ha proseguito – per sostare alla Cattedra, per
ascoltare il maestro. Siamo tutti discepoli stupiti e umili.
Che in noi cresca questa attenzione della mente e del cuore
lasciandoci chiedere anche oggi, da colui che riscegliamo come
nostro unico maestro, ‘e tu chi dice che io sia?'”. Mons.
Napolioni ha chiesto di fare un poco di silenzio per
rispondere personalmente a questa domanda.
Il presule ha poi indicato la testimonianza di Papa Francesco:
“Siamo venuto anche per imparare quanto la gioia del Vangelo
oggi sia necessaria, possibile e contagiosa, per metterla al
centro della vita delle parrocchie, della diocesi, delle
famiglie, della
missionaria”.
nostra
carità
pastorale,
fraterna
e
Infine ha indicato tre doni che devono diventare compiti: “Il
primo è la verità nella carità: volersi bene guardandoci in
faccia, riconoscendo le diversità, le difficoltà, ma imparando
ad accoglierci e a dialogare con tutti, approfondendo con
pazienza le regioni gli uni degli altri in ogni contesto e
lasciandoci confermare e correggere, quando necessario, dalla
Chiesa di Roma”.
“Il secondo dono – ha proseguito – è il servizio di ogni uomo.
Come interpretare oggi quell’impegno di legare e sciogliere,
quel potere delle chiavi che Pietro e la Chiesa hanno
ricevuto, in una Chiesa chiamata davvero a essere oasi di
misericordia? Pensiamo adesso a quali rapporti dobbiamo
ricostruire e quali freni dobbiamo allentare.
Quindi “il dono di guardare lontano, all’orizzonte del regno
di Dio. Siamo in cammino verso la Pasqua, che non è
semplicemente una festa del calendario. Questi giorni, questa
esperienza di Giubileo ci spinga a fare davvero Pasqua nel
profondo della nostra anima e della nostra storia, con la
speranza certa che l’amore del Signore è più forte di ogni
stanchezza e miseria umana e ci indica il vero cambiamento da
coltivare nel futuro”.
Infine mons. Napolioni ha chiesto una preghiera speciale per
se stesso, a tre settimana dalla sua ordinazione episcopale,
così da poter pascere volentieri e con gioia il gregge che gli
è stato affidato.
Photogallery dell’Eucaristia all’altare della Cattedra
Terminata la Messa i pellegrini guidati da mons. Gioia, hanno
visitato le Grotte Vaticane sostando in particolare dinanzi
alla tomba di Pietro e su quella del beato Paolo VI.
L’omelia di mons. Napolioni nella basilica vaticana
Al pellegrinaggio partecipano le comunità di Castelverde,
Boschetto, Caravaggio, Brignano, Vailate, l’unità pastorale di
San Giovanni in Croce, San Felice, Persico-Dosimo,
Castelleone, Crotta d’Adda. Bisogna poi aggiungere dei
pellegrini individuali provenienti soprattutto dalla città di
Cremona. Presente anche la parrocchia di Cassano d’Adda che
seguirà un percorso proprio.
Guarda i video
Il pellegrinaggio verso S. Pietro e la preghiera in Basilica
La Messa del vescovo Antonio all’altare della Cattedra
Il programma dei prossimi giorni
La giornata di martedì 23 avrà inizio alle 9 con la
celebrazione della Santa Messa a Santa Croce in Gerusalemme.
La bella basilica, che si trova nel Rione Esquilino, a ridosso
delle Mura Aureliane e dell’Anfiteatro Castrense, conserva
alcune insigne reliquie della Passione di Cristo portate,
secondo la tradizione, da Elena, madre di Costantino,
direttamente da Gerusalemme. Seguirà quindi la visita alle
Basiliche papali di San Giovanni in Laterano, la cattedrale di
Roma, e di Santa Maria Maggiore, la più antica chiesa dedicata
alla Vergine Maria. Nel pomeriggio i pellegrini potranno
seguire un itinerario storico-artistico nel centro storico
della Capitale.
L’ultima giornata romana, mercoledì 24, sarà quasi interamente
dedicata a Papa Francesco. I cremonesi, infatti, di primissimo
mattino, si presenteranno ai cancelli di piazza San Pietro per
guadagnare i posti migliori all’udienza giubilare delle 10.30.
I vescovo Antonio e Dante avranno un posto riservato sul
sagrato della piazza, a fianco del palchetto papale e alla
fine dell’udienza saranno ricevuti brevemente dal Pontefice.
Intorno alle ore 12 i pellegrini celebreranno l’Eucaristia
nella chiesa di Santa Maria alle Fornaci a pochi passi dal
Vaticano. Dopo il pranzo, tempo permettendo, si terrà la
visita alla quarta basilica papale, San Paolo fuori le mura,
sulla via Ostensie, che conserva la memoria del martirio
dell’Apostolo delle genti. Intorno alle 16 è previsto l’inizio
del viaggio di ritorno.
Il cremonese Giacomo Ghisani
nuovo legale rappresentante e
responsabile
dell’Ufficio
amministrativo
di
Radio
Vaticana
È il cremonese Giacomo Ghisani, già vicedirettore della
Direzione generale della Segreteria per la comunicazione, il
nuovo legale rappresentante e responsabile dell’Ufficio
amministrativo della Radio Vaticana. La nomina “ad interim”
avrà decorrenza dal prossimo 1° marzo. A darne notizia la
Segreteria per la comunicazione con una nota diffusa lunedì 22
febbraio dalla sala stampa vaticana.
“In occasione del prossimo termine del servizio presso la
Radio Vaticana del direttore generale, padre Federico Lombardi
S.I., e del direttore amministrativo, dr Alberto Gasbarri, –
si legge nel comunicato – il Prefetto della Segreteria per la
Comunicazione, mons. Dario Edoardo Viganò, acquisita
l’indicazione della Segreteria di Stato, ha nominato ad
interim, dal 1° marzo prossimo, legale rappresentante nonché
responsabile della Direzione amministrativa della Radio
Vaticana il dr Giacomo Ghisani, affinché curi l’ordinaria
amministrazione della medesima Radio Vaticana nel contesto
dell’attuale ristrutturazione dei media vaticani”.
Nel “ringraziare” padre Federico Lombardi e Alberto Gasbarri
“per il servizio svolto per lunghi anni”, mons. Viganò rivolge
al neo-responsabile “gli auguri per il nuovo oneroso impegno
che vorrà svolgere secondo le indicazioni della Segreteria per
la comunicazione”.
Nota della Segreteria per la Comunicazione
Con Motu proprio del 27 giugno 2015 “L’attuale contesto
comunicativo”, il Santo Padre Papa Francesco ha istituito la
Segreteria per la Comunicazione affinché “tutte le realtà,
che, in diversi modi fino ad oggi si sono occupate della
comunicazione, vengano accorpate in un nuovo Dicastero della
Curia Romana”. Le realtà interessate al processo di
unificazione sono: Pontificio Consiglio delle Comunicazioni
Sociali, Sala Stampa della Santa Sede, Servizio Internet
Vaticano, Radio Vaticana, Centro Televisivo Vaticano,
L’Osservatore Romano, Tipografia Vaticana, Servizio
Fotografico, Libreria Editrice Vaticana.
Al Consiglio dei Cardinali (il cosiddetto C9), unitamente al
progetto di fattibilità è stata presentata in data 9 giugno
2015 una timeline che indicava la gradualità del processo di
unificazione delle realtà esistenti per le quali, comunque, è
stato precisato che “dalla data di pubblicazione del presente
Motu Proprio, dovranno proseguire nelle attività proprie,
attenendosi, però, alle indicazioni date dalla Segreteria per
la Comunicazione”.
Il processo si è avviato e dal 1° Gennaio 2016 il Pontificio
Consiglio delle Comunicazioni Sociali e la Sala Stampa della
Santa Sede sono realtà già accorpate, sia dal punto di vista
amministrativo sia del management. Nulla viene modificato
circa la competenza della Segreteria di Stato per quanto
attiene alla comunicazione istituzionale.
Il presente anno, secondo la timeline presentata e approvata,
prevede il lavoro complesso ma certamente positivo di
accorpamento di Radio Vaticana e del Centro Televisivo
Vaticano, unificazione in parte già avviata nella pratica per
alcuni servizi (ad esempio il servizio “cerimonie”, per la
produzione e la distribuzione dell’audio e del video delle
cerimonie papali e di altri importanti eventi vaticani) e per
il migliore impiego di alcune risorse umane.
In questo quadro si comprende il motivo per cui, all’uscita –
alla fine del mese di febbraio – per ragioni di scadenza dei
rispettivi mandati quinquennali e pensionistiche, di due
figure dirigenziali, il Direttore Generale, il Rev.do Padre
Federico Lombardi e il Direttore Amministrativo, il dott.
Alberto Gasbarri, non si proceda alla loro sostituzione con
analoghe figure dirigenziali, ma alla nomina di un Legale
rappresentante e di un Responsabile dell’ufficio
amministrativo, nell’unica figura del dott. Giacomo Ghisani,
attualmente già Vicedirettore della Direzione generale della
Segreteria per la Comunicazione e ottimo conoscitore della
realtà della Radio Vaticana per avervi lavorato molti anni
come Responsabile dell’Ufficio legale e Relazioni
Internazionali.
Il processo di ristrutturazione si accompagna a quello della
formulazione di nuovi Statuti non solo del Dicastero, ma anche
del previsto Ente Collegato che garantirà la Rappresentanza
legale sia nelle sedi istituzionali che in quelle europee ed
internazionali. Oltre ai nuovi Statuti si provvederà anche
alla riformulazione delle Tabelle organiche della nuova realtà
unificata.
Il lavoro che ci attende è una grande occasione per poter
valorizzare, in entrambi gli Enti, le aree di eccellenza e il
patrimonio costituito del multilinguismo e multiculturalismo.
In questa fase il Centro Televisivo Vaticano continuerà a fare
riferimento a Stefano D’Agostini per l’ordinaria
amministrazione.
Il personale di Radio Vaticana, oltre al dott. Giacomo Ghisani
per le questioni amministrative, farà riferimento per quanto
riguarda l’attività redazionale e la situazione delle diverse
redazioni linguistiche (cioè l’attuale Direzione dei
Programmi) al padre Andrzej Majewski, mentre per gli aspetti
tecnologici, compresi acquisti e sviluppo progetti (cioè
l’attività e le competenze dell’attuale Direzione Tecnica)
all’ing. Sandro Piervenanzi.
La Segreteria per la Comunicazione seguirà con cura e
attenzione tale processo, per agevolare soluzioni di eventuali
difficoltà e garantirne il successo.
Iniziato
a
Roma
il
pellegrinaggio giubilare dei
250
cremonesi
con
il
passaggio della Porta Santa
di San Pietro. On-line le
prime foto e i video
All’alba di lunedì 22 febbraio cinque pullman sono partiti da
diversi punti della diocesi con destinazione Roma. Sono circa
250 i cremonesi che parteciperanno, fino a mercoledì 24
febbraio, al pellegrinaggio diocesano giubilare guidato da
mons. Antonio Napolioni e che vede la partecipazione del
vescovo emerito mons. Lafranconi e di una ventina di
sacerdoti. A questa proposta del Segretariato pellegrinaggi,
diretto
da
don
Roberto
Rota
e
che
si
avvale
dell’organizzazione
tecnica
dell’agenzia
viaggi
“Profilotours”, hanno aderito diverse parrocchie: Castelverde,
Boschetto, Caravaggio, Brignano, Vailate, l’unità pastorale di
San Giovanni in Croce, San Felice, Persico-Dosimo,
Castelleone, Crotta d’Adda. Bisogna poi aggiungere dei
pellegrini individuali provenienti soprattutto dalla città di
Cremona. Presente anche la parrocchia di Cassano d’Adda che
seguirà un percorso proprio.
Alle 15.30 il gruppo diocesano ha intrapreso, da Castel
Sant’Angelo, il cammino giubilare verso San Pietro. In bella
giornata di sole, i pellegrini cremonesi, dietro la croce
giubilare, hanno percorso in preghiera Via della Conciliazione
sino a raggiungere San Pietro. In testa alla processione i
vescovi Antonio e Dante e lo stendardo della Diocesi. Qui
l’ingresso nella basilica attraverso la Porta Santa aperta da
papa Francesco l’8 dicembre 2015.
Alle 17 mons. la S. Messa solenne presieduta dal vescovo
Napolioni all’altare della Cattedra nella festa della Cattedra
di San Pietro. A guidare la celebrazione il cremonese mons.
Cesare Burgazzi, canonico del capitolo vaticano e cerimoniere
della basilica.
La giornata di martedì 23 avrà inizio alle 9 con la
celebrazione della Santa Messa a Santa Croce in Gerusalemme.
La bella basilica, che si trova nel Rione Esquilino, a ridosso
delle Mura Aureliane e dell’Anfiteatro Castrense, conserva
alcune insigne reliquie della Passione di Cristo portate,
secondo la tradizione, da Elena, madre di Costantino,
direttamente da Gerusalemme. Seguirà quindi la visita alle
Basiliche papali di San Giovanni in Laterano, la cattedrale di
Roma, e di Santa Maria Maggiore, la più antica chiesa dedicata
alla Vergine Maria. Nel pomeriggio i pellegrini potranno
seguire un itinerario storico-artistico nel centro storico
della Capitale.
L’ultima giornata romana, mercoledì 24, sarà quasi interamente
dedicata a Papa Francesco. I cremonesi, infatti, di primissimo
mattino, si presenteranno ai cancelli di piazza San Pietro per
guadagnare i posti migliori all’udienza giubilare delle 10.30.
I vescovo Antonio e Dante avranno un posto riservato sul
sagrato della piazza, a fianco del palchetto papale e alla
fine dell’udienza saranno ricevuti brevemente dal Pontefice.
Intorno alle ore 12 i pellegrini celebreranno l’Eucaristia
nella chiesa di Santa Maria alle Fornaci a pochi passi dal
Vaticano. Dopo il pranzo, tempo permettendo, si terrà la
visita alla quarta basilica papale, San Paolo fuori le mura,
sulla via Ostensie, che conserva la memoria del martirio
dell’Apostolo delle genti. Intorno alle 16 è previsto l’inizio
del viaggio di ritorno.
Il portale diocesano seguirà passo dopo passo l’intero
pellegrinaggio diocesano.
Tutte le proposte di pellegrinaggi per il 2016
La riflessione di don Rota sull’importanza del
pellegrinaggio a Roma
A
Tignale
gli
esercizi
spirituali per i giovani
promossi dalla FOCr
Si è conclusa con un pranzo in fraterna allegria e con la
tradizionale foto ricordo sulla terrazza vista lago
l’esperienza degli esercizi spirituali per i giovani a
Tignale, dal 19 al 21 febbraio. Tre giorni, promossi
dall’Ufficio diocesano per la Pastorale giovanile, all’eremo
di Montecastello, sul “monte del silenzio”, circondati da cime
innevate e impegnati nella riflessione personale, accompagnata
dalle meditazioni proposte da fra Giorgio Peracchi, del
convento cappuccino di Cremona, e dalla preghiera.
Sempre bello vedere giovani provenienti da oratori molto
lontani, come S. Francesco d’Assisi, S. Sebastiano e S.
Ambrogio in città, Casirate e Rivarolo Mantovano, Cassano
d’Adda, Casalmorano e Agnadello.
La sera di venerdì 19 febbraio la premessa che ha introdotto
al clima con una lettura artistico-spirituale che ha fatto
riflettere sulle ore che si sarebbero vissute insieme come
momenti di “grazia”.
Il percorso è ufficialmente iniziato con il racconto della
liberazione di Israele, tratto dal libro dell’Esodo. Sono
seguite poi la parabola del Buon Samaritano di Luca, la
lettera di Giacomo e la presentazione delle opere di
misericordia nel vangelo di Matteo. La meta: la misericordia
di Dio, il volto dell’amore del Padre che guarda i suoi figli,
anche quelli lontani, e la rivelazione della promessa della
sua fedeltà e bontà nell’incarnazione in Gesù.
Poi il mandato: “Siate misericordiosi come è misericordioso il
Padre vostro”. Questi sono stati i temi delle riflessioni,
spunti biblici per riconoscere che Dio vede, ha compassione e
agisce, opera attraverso l’uomo. Vede la sofferenza del suo
popolo schiavo in Egitto e manda Mosè. Manda Gesù a portare il
lieto annuncio della salvezza e dell’amore del Padre. Manda
ciascuno, sue mani, a operare per il povero, attratti da una
grande certezza: “Quello che farete al più piccolo di questi
fratelli, l’avrete fatto a me”.
Nella preghiera e nelle riflessioni sono state condivise
silenziosamente molte difficoltà, dubbi, domande, richieste di
aiuto, di indicazioni su come essere testimoni concreti
dell’amore di Dio, come far misericordia ai fratelli.
Dopo qualche ora di pausa, il ritorno alla vita di tutti i
giorni, alla routine, ma più forti, più coraggiosi
nell’affrontare le paure e i fratelli, più consapevoli di chi
è il nostro prossimo e di cosa poter fare per Lui… tutto nel
nome della misericordia di Dio.
Elena Poli
Il nuovo alfabeto giovanile:
l'intervento di Giuseppe Mari
al corso “Dalla parte degli
alunni”
Venerdì 19 febbraio, presso il Centro pastorale diocesano di
Cremona, in un salone Bonomelli gremito di pubblico, si è
tenuto il secondo incontro del percorso di aggiornamento e
formazione per docenti, genitori ed educatori “Dalla parte
degli alunni. Per una scuola di incontri e ambienti umanizzati
nell’era di Facebook”. Relatore il prof. Giuseppe Mari,
docente di Pedagogia generale all’Università cattolica del
Sacro Cuore di Milano.
Dopo la presentazione da parte di don Claudio Anselmi, la
presidene dell’A.I.M.C., Disma Vezzosi, ha introdotto il
relatore invitandolo a prendere la parola sul difficile e
attuale tema delle emozioni nei ragazzi di oggi, a scuola,
come dovunque.
Il prof. Mari ha iniziato mettendo subito in chiaro che tutti
constatiamo ogni giorno la difficoltà di affrontare
l’educazione, ma questo è un problema che è sempre esistito,
da quando esistono gli esseri umani, quindi noi oggi non siamo
di fronte ad una difficoltà sconosciuta ed insormontabile, ma
ad un problema di sempre. Ecco perché non si deve essere
demotivati e sfiduciati. Educare è sempre stato difficile ed è
oggi davvero necessario continuare a raccogliere la sfida di
educare, evitando di gettare la spugna passivamente.
Inoltre, ha aggiunto il prof. Mari, va constatato che oggi
finalmente stanno crescendo alcune generazioni che sono
tornate a cercare l’adulto, che chiedono aiuto, dopo decenni
in
cui
sembrava
quasi
impensabile
un
rapporto
intergenerazionale che non fosse di conflitto. Ecco allora una
ragione in più perché gli adulti non si comportino, a loro
volta, come adolescenti schivando i problemi, ma si atteggino
da adulti quali sono, genitori ed insegnanti. L’educazione,
infatti, è sempre guida e il primo elemento indispensabile è
la disponibilità dell’educatore.
Davvero, come si dice, oggi siamo di fronte ad una generazione
di giovani estremamente fragili ed ipersensibili, cosa che non
possiamo accettare come normale e ineluttabile. Anzi quel che
occorre è cercare di partire dalla negatività per
“rovesciarla” verso il positivo.
A questo punto il relatore lancia uno sguardo nel passato che
sta dietro le incertezze del presente prendendo in esame tre
momenti.
Il primo sfondo “remoto” risale all’epoca tra ‘500 e ‘600,
l’età moderna, quando c’è stato un grande rivolgimento
culturale con la nascita della scienza sperimentale che ha
aperto la strada ad una concezione del reale basata
esclusivamente sulla razionalità e sull’oggettività, strada
portata avanti poi dalle idee illuministe che ancor di più
hanno fondato il sapere sull’oggettività, senza considerare
che l’essere umano non può essere totalmente oggettivato.
Il secondo sfondo passato che ha lasciato il segno è quello
degli anni ‘60/’70, quelli della contestazione che ha
smantellato il concetto di autorità aprendo le porte al
permissivismo indiscusso. Oggi, però, si torna a parlare di
regole, perché l’assenza di queste si è visto che porta una
grande fragilità nei ragazzi che non concepiscono i limiti e,
di conseguenza, non sono in grado di tollerare nessun
fallimento, nessuna difficoltà.
Il terzo sfondo, più vicino a noi, è quello della cultura del
relativismo e dell’autoreferenzialità narcisistica che fa
della propria soddisfazione la misura di ogni cosa.
Il risultato di tutto questo, secondo il prof. Mari, è,
appunto, la fragilità, l’incapacità di accettare l’errore, la
paura di sbagliare.
Di fronte a tale realtà gli educatori, dice con decisione il
relatore, non dobbiamo tirarci indietro, non dobbiamo, però,
nemmeno pensare di uscire dalla modernità per tornare in
un’ipotetica età dell’oro, ma dobbiamo rientrare nella
modernità cogliendone altri aspetti che non siano solo il
razionalismo oggettivo, sulla scia di Pascal che all’ésprit de
géometrie, come solo strumento per conoscere l’uomo, aggiunge
l’ésprit de finesse. Essere razionali, infatti, significa
conoscere, sapere per agire liberamente. Sapere nel senso
anche di “avere sapore”. Per cui si deve comprendere che
l’emozione non è irrazionalità negativa, ma razionalità che
conosce, che ha e dà sapore, perciò non è affatto impossibile,
ma auspicabile, educare le emozioni a diventare canali
conoscitivi. Quindi non dobbiamo temere le emozioni, ma
imparare a governarle. Controllare le emozioni significa
imparare a guardare chi siamo e chi sono gli altri, imparare a
comunicare con gli altri, uscendo da una singolarità
autoriflessiva che non può bastare, perché l’essere umano è
fatto per le relazioni e le relazioni buone si fondano sulla
conoscenza di sé e degli altri.
Per questo, riprende il prof. Mari, bisogna essere pronti a
cogliere il bisogno di aiuto delle nuove generazioni, che
hanno sempre più paura di sbagliare anche perché non sanno
come relazionarsi. Non ci si deve arrendere di fronte alla
realtà, ma occorre andare “oltre”, perché essere liberi vuol
dire sfidare il destino, non adattarsi. E la grande sfida che
noi dobbiamo cogliere dai ragazzi di oggi è quella di aiutarli
a vincere la paura, ad imparare a decidere, a scegliere, anche
pensando che la scelta sarà irreversibile. I ragazzi di oggi,
a scuola, imparano soprattutto a fare analisi, ma con tante
analisi non si arriva a nessuna sintesi, mentre è la sintesi
che porta alle decisioni. Ecco la necessità per i ragazzi di
fare esperienza di sintesi, come con il lavoro manuale che è
essenzialmente sintetico. Non basta cercare, fare domande,
occorre trovare una risposta sicura.
La verità non ci deve dunque spaventare, perché la si può
trovare. Questo è il messaggio che anche la scuola dovrebbe
dare ai ragazzi, un messaggio di stabilità; e la scuola, in
quanto istituzione, deve essere modello di stabilità,
opportunità di stabilità per molti ragazzi che altrove non la
trovano. Bisogna quindi non essere blandamente possibilisti e
smarriti di fronte alle difficoltà indubbie del vivere, ma è
necessario educare ad avere fede, fede in se stessi, fede in
qualcosa che va oltre la razionalità, ma è verità, che va
cercata perché esiste. Del resto la dimensione della fede non
è un di più, è qualcosa di strutturante per l’uomo, per cui
l’uomo non può non credere e la domanda da porci non è se
siamo o no credenti, ma in che cosa crediamo.
La sfida, conclude, il prof. Mari è allora educare a governare
le proprie emozioni, senza timore, cioè imparare a
disciplinare la propria energia e indirizzarla verso un
obiettivo positivo.
Così anche gli educatori non devono avere paura, non devono
arrendersi di fronte ad un mondo che va in rovina senza
controllo, come Agostino che, di fronte alla fine dell’impero,
reagisce vedendo non un mondo morente, ma un nuovo mondo che
sta sorgendo.
Dopo l’appassionato e deciso intervento del prof. Mari si è
aperto un vivo dibattito suscitato da numerose domande dei
presenti.
Maria Silvia Mussi
Martedì 23 febbraio presso la
Biblioteca Statale di Cremona
la presentazione del volume
“Sessualità
e
politica.
Viaggio
nell'arcipelago
gender”
Sarà presentato nel pomeriggio di martedì 23 febbraio, alle
17, presso la sala “Virgnia Carini Dainotti” della Biblioteca
Statale di Cremona, il volume dello dello psicanalista
Giancarlo
Ricci
“Sessualità
e
politica.
Viaggio
nell’arcipelago gender” (edizioni Sugarcdo). Interverranno
l’autore e Sante Maletta, docente universitario, filosofo e
saggista.
Il libro è stato progettato nei termini di una mappa che
potesse agevolare un viaggio, quello nell’arcipelago gender.
La mappa disegna alcuni termini essenziali – una sessantina –
in grado di entrare in merito alla questione gender (e non
solo) situandola nello scenario culturale e storico del nostro
tempo.
“Un certo uso ideologico dello scientismo e delle
biotecnologie – si legge nella presentazione del volume –
pretende di sovvertire i concetti fondanti la nostra civiltà:
l’identità sessuale, la differenza tra i sessi, la famiglia,
la filiazione. Le unioni gay, le adozioni omogenitoriali, la
fecondazione eterologa sono temi che reclamano una mutazione
antropologica. L’ideologia gender impone la propria idea di
uguaglianza e di libertà di godimento in nome di un diritto
propagandato come bene comune. Quale spazio rimane alla
soggettività e all’umano?”.
Nel primo pomeriggio l'arrivo
a Roma dei 250 pellegrini
cremonesi per il passaggio
alla Porta Santa di San
Pietro
All’alba di lunedì 22 febbraio cinque pullman sono partiti da
diversi punti della diocesi con destinazione Roma. Sono circa
250 i cremonesi che parteciperanno, fino a mercoledì 24
febbraio, al pellegrinaggio diocesano giubilare guidato da
mons. Antonio Napolioni e che vede la partecipazione del
vescovo emerito mons. Lafranconi e di una ventina di
sacerdoti. A questa proposta del Segretariato pellegrinaggi
diretto
da
don
Roberto
Rota
e
che
si
avvale
dell’organizzazione tecnica dell’agenzia viaggi “Profilotours”
hanno aderito diverse parrocchie: Castelverde, Boschetto,
Caravaggio, Brignano, Vailate, l’unità pastorale di San
Giovanni in Croce, San Felice, Persico-Dosimo, Castelleone,
Crotta d’Adda. Bisogna poi aggiungere dei pellegrini
individuali provenienti soprattutto dalla città di Cremona.
Presente anche la parrocchia di Cassano d’Adda che seguirà un
percorso proprio.
L’arrivo a Roma è previsto nel primo pomeriggio. Alle 15.30 ai
piedi di Castel Sant’Angelo inizierà il cammino giubilare
verso San Pietro: i pellegrini cremonesi percorreranno in
preghiera Via della Conciliazione e una volta attraversata
piazza San Pietro – dopo i dovuti controlli di sicurezza –
entreranno nella basilica attraverso la Porta Santa aperta da
papa Francesco l’8 dicembre 2015. Alle 17 mons. Napolioni
presiederà la S. Messa solenne all’altare della Cattedra nella
festa della Cattedra di San Pietro: a guidare la celebrazione
sarà il cremonese mons. Cesare Burgazzi, canonico del capitolo
vaticano e cerimoniere della basilica.
La giornata di martedì 23 avrà inizio alle 9 con la
celebrazione della Santa Messa a Santa Croce in Gerusalemme.
La bella basilica, che si trova nel Rione Esquilino, a ridosso
delle Mura Aureliane e dell’Anfiteatro Castrense, conserva
alcune insigne reliquie della Passione di Cristo portate,
secondo la tradizione, da Elena, madre di Costantino,
direttamente da Gerusalemme. Seguirà quindi la visita alle
Basiliche papali di San Giovanni in Laterano, la cattedrale di
Roma, e di Santa Maria Maggiore, la più antica chiesa dedicata
alla Vergine Maria. Nel pomeriggio i pellegrini potranno
seguire un itinerario storico-artistico nel centro storico
della Capitale.
L’ultima giornata romana, mercoledì 24, sarà quasi interamente
dedicata a Papa Francesco. I cremonesi, infatti, di primissimo
mattino, si presenteranno ai cancelli di piazza San Pietro per
guadagnare i posti migliori all’udienza giubilare delle 10.30.
I vescovo Antonio e Dante avranno un posto riservato sul
sagrato della piazza, a fianco del palchetto papale e alla
fine dell’udienza saranno ricevuti brevemente dal Pontefice.
Intorno alle ore 12 i pellegrini celebreranno l’Eucaristia
nella chiesa di Santa Maria alle Fornaci a pochi passi dal
Vaticano. Dopo il pranzo, tempo permettendo, si terrà la
visita alla quarta basilica papale, San Paolo fuori le mura,
sulla via Ostensie, che conserva la memoria del martirio
dell’Apostolo delle genti. Intorno alle 16 è previsto l’inizio
del viaggio di ritorno.
Il portale diocesano seguirà passo dopo passo l’intero
pellegrinaggio diocesano.
Tutte le proposte di pellegrinaggi per il 2016
La riflessione di don Rota sull’importanza del
pellegrinaggio a Roma
«Con la Trasfigurazione il
sorriso di Dio diventa il
sorriso degli uomini». Il
vescovo Antonio in visita
allo Zaist.
Continua la visita alle parrocchie del vescovo Antonio.
Nella seconda domenica di Quaresima mons. Napolioni ha voluto
celebrare l’Eucarestia nella chiesa di San Francesco d’Assisi
nel quartiere Zaist di Cremona.
Una domenica speciale per la parrocchia cittadina, nella quale
sono stati presentati i bambini che nella Veglia pasquale
riceveranno i sacramenti dell’Eucarestia e della
Confermazione. Molta la gioia della comunità nell’accogliere
il Vescovo, che ha manifestato a sua volta la sua vicinanza e
il suo entusiasmo nel celebrare la messa in una comunità. Una
celebrazione semplice e essenziale, animata dal coro
parrocchiale, in cui si è respirato un clima tipicamente
familiare.
Augurandosi di creare nel tempo un rapporto più stretto con i
fedeli di San Francesco, mons. Napolioni, durante l’omelia –
che ha ricordato essere una conversazione familiare -, ha
condiviso
alcune
riflessioni
sul
Vangelo
della
Trasfigurazione.
Una pagina alla quale ha affermato di essere molto legato: ha
infatti ricordato che con i ragazzi della parrocchia durante i
campi estivi e con gli scout tutte le estati celebrava la
domenica della Trasfigurazione. “È bello sentire che Gesù
porta sul monte anche noi, con Pietro, Giacomo e Giovanni per
farci intravedere la potenza del Padre, la Pasqua di
risurrezione”. E questa risurrezione passa anche dalla croce,
dal dono di sé che Gesù porta a compimento sul monte Calvario,
dove l’Amore vince la morte. “Abbiamo bisogno di salire sul
monte molte volte.” – ha continuato il Vescovo – “Il senso
profondo di questo gesto è quello di uscire da se stessi per
tornare alla realtà di figli di Dio”. Il vero senso della vita
è proprio seguire Gesù, con cuore aperto e accogliere le
novità della vita con fiducia e amore. Proprio la messa
domenicale deve avere lo scopo di far rivivere questa grazia,
di sprigionare la bellezza della Trasfigurazione, grazie alla
quale “il sorriso di Dio che diventa il sorriso degli uomini”.
Il Vescovo ha poi rivolto alcune domande rituali ai ragazzi
che, raggruppati intorno a lui, hanno consegnato uno ad uno il
loro nome: “Questo è il vostro Eccomi, è il vostro sì alla
chiamata di Gesù”. In cambio, i bambini hanno ricevuto
l’invito alla messa della Veglia di Pasqua del prossimo 26
marzo.
Al termine della celebrazione Napolioni, con la sua
benedizione, ha rivolto un augurio particolare: quello di
continuare a far crescere l’unità nella comunità, poiché gli
sforzi dell’evangelizzazione la nuova iniziazione cristiana
non riescono da sole a manifestare un senso se attorno
all’annuncio non è riunita una chiesa che ascolta e accoglie
la volontà del Signore.
Dopo la celebrazione, non sono mancati i momenti più
conviviali e gli incontri a tu per tu tra il Vescovo e le
famiglie di San Francesco. Il vescovo Antonio si è
intrattenuto anche con i ragazzi presso il bar dell’oratorio,
mostrando – come già in queste prime settimane è stato solito
fare – una certa familiarità con il mondo giovanile e il
desiderio di fermarsi a gustare l’incontro con la sua nuova
comunità.
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Al Santuario di Caravaggio la
conclusione degli esercizi
quaresimali della Zona 1
È stato forse il primo pellegrinaggio giubilare comunitario al
Santuario di Caravaggio quello che ha visto protagoniste nella
serata di giovedì 18 febbraio tutte le parrocchie della zona
pastorale prima. Al termine degli ormai tradizionali tre
giorni di esercizi spirituali vissuti da ogni singola comunità
– “Per Cristo, con Cristo e in Cristo, Misericordiosi come il
Padre” il filo conduttore che ha guidato nella lettura di
alcune parabole – i numerosi fedeli si sono trovati nel
cortile del Centro di spiritualità.
Dopo il saluto iniziale dato dal rettore del Santuario don
Antonio Mascaretti, che ha presieduto la celebrazione,
seguendo processionalmente la croce e ascoltando il capitolo
15 del Vangelo di Luca, i partecipanti si sono avviati verso
il santuario.
Una prima tappa è stata fatta allo Speco dove tutti i
partecipanti hanno rinnovato le promesse battesimali. Il
percorso è proseguito fino all’altare esterno, sul lato est
del piazzale, dove, davanti al Crocifisso, è stata recitata la
preghiera per il Giubileo secondo le intenzioni del Papa.
L’ingresso solenne in basilica ha dato inizio a un momento di
adorazione eucaristica guidato da alcuni spunti tratti dalla
“Misericordiae vultus” e dalla riflessione di don Mascaretti
che ha proposto un momento di “lectio” a partire dal capitolo
6 del Vangelo di Luca: “Siate misericordiosi come il Padre…”.
Dopo la benedizione eucaristica, l’assemblea ha fatto sua la
supplica scritta anni fa dal vescovo Dante Lafranconi alla
Madonna di Caravaggio, “sovreminente e del tutto singolare
membro della Chiesa, figura ed eccellentissimo modello per
essa nella fede e nella carità” (Lumen Gentium 53), e, proprio
per questo, Madre di Misericordia.
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