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STILL, THE CHILDREN ARE HERE
Director’s notes Note della regista
Inside the Garos’ world
A contatto con i Garo
It was our intention right at the beginning to make
the film in an interactive manner with the Garos
people of Sadolpara village in north-eastern India.
We arrived in the middle of a celebration during
the Harvest Festival. There was humour, teasing, rice
beer, music, singing and pressing invitations to join
people inside one hut after another. Before leaving,
I asked my hosts whether they would like to make a
film. “It will be very boring,” they said, “as we are
very shy.” From this conversation the film was born;
an interaction between the villagers and myself.
There was no pre-conceived notion as to the film’s
structure and content. In a sense then, it is the film
that the villagers themselves decided to make.
Fin dall’inizio, la nostra intenzione è stata quella di
realizzare il film in modo interattivo, dialogando con i
Garo del villaggio di Sadolpara, nell’India nord-orientale.
Arrivammo al villaggio nel bel mezzo della celebrazione della
Festa del Raccolto. Trovammo senso dell’umorismo, scherzi,
birra di riso, musica e canti e ricevemmo inviti calorosi a
unirci agli uni o agli altri, in ognuna delle capanne. Prima
di partire, chiesi ai miei ospiti se avevano voglia di fare
un film. “Sarà molto noioso”, mi risposero, “perché siamo
molto timidi”. Il film nacque da quella conversazione,
dall’interazione tra me e gli abitanti del villaggio; senza
un’idea prestabilita di quali sarebbero stati la struttura e
l’argomento. In un certo senso, è il film che gli abitanti
stessi del villaggio hanno scelto di realizzare.
I marvel at what the village of Sadolpara
demonstrated: a way of life that, while under threat,
continues to display remarkable cohesiveness,
cooperation, and love; a land that historically belongs
to the people and which maintains remarkable
biodiversity thanks to the positive role of these
indigenous people; and a spirit that welcomes the
outside world, ready to imbibe new knowledge and
new influences with no suspicion, even as their way of
life is eroded by its penetration.
Sono incantata da quello che il villaggio di Sadolpara mi ha
rivelato: uno stile di vita che, benché minacciato, continua a
dimostrare livelli notevoli di coesione, collaborazione, amore;
una terra che appartiene storicamente alle popolazioni
indigene e conserva un grado considerevole di biodiversità
proprio grazie al ruolo positivo da esse svolto; uno spirito
pronto ad accogliere il mondo esterno, aperto a conoscenze e
influenze nuove e privo di sospetto, anche quando lo stile di
vita di queste persone viene lentamente ma inesorabilmente
sconvolto proprio dalla penetrazione di tali novità.
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I lived in the village for 10 weeks before we began
filming. This allowed me to develop relationships and
determine what the film was about. We set up solar
panels attached to car batteries in order to power my
laptop. After the crew arrived, I stayed on another
seven weeks, filming the stories as they revealed
themselves. After editing the footage, a second trip was
made during the harvest season in order to be able to
portray the entire cropping cycle.
I had with me two mission-educated, MTV-generation
Garos who served as my assistants and translators. They
had no idea what they were getting into when they
took the job, but they learned fast. I could not have
done this without them.
I remember some of our first script development
sessions. I had just moved into my own bamboo home
(built for me by the village) next door to Abbi’s. We all
sat around a fire. This space, the space between my
house and Abbi’s, became our regular meeting spot.
I will never forget Gumi Jetsing, his face illuminated by
the glow, demonstrating how he would bathe in a scene
at the Chidari (watering hole). Full bodied laughter
around a fire is something that I will always associate
with Sadolpara. As more people joined us, we began to
talk about what the Garos wanted to show the world.
Interestingly, they were adamant that we show the
position of ceremonial drinking in their society. I’ve
tried to do this.
As in all the north-eastern states (and in common with
many indigenous communities around the world) there
is, among the Garos, an organized militancy among
young dissidents who engage in occasional violence and
extortion. Inevitably, this brings on crackdowns by
government security forces which only reinforces
further cycles of violence. There was great fear for our
safety and we expected to be kidnapped or at least
Ho vissuto nel villaggio per dieci settimane, prima che
iniziassimo le riprese. Questo mi ha consentito di instaurare
dei rapporti e capire quale sarebbe stato l’argomento del film.
Installammo dei panneli solari, collegati alle batterie della
macchina, in modo che potessi usare il mio computer portatile.
Quando arrivò la troupe, mi fermai per altre sette settimane,
filmando le storie che si rivelavano man mano. Dopo aver
montato il girato, tornammo una seconda volta al villaggio
durante la stagione del raccolto, in modo da poter descrivere
l’intero ciclo della produzione agricola.
Con me c’erano due Garo della generazione della MTV, che
avevano studiato presso una missione e mi facevano da
assistenti e traduttori. Quando hanno accettato l’incarico,
non avevano la minima idea di cosa li aspettasse, ma hanno
imparato in fretta. Non ce l’avrei mai fatta senza di loro.
Ricordo alcune delle nostre prime riunioni per definire il
copione. Mi ero appena trasferita nella mia capanna di
bambù (costruita per me dagli abitanti del villaggio), accanto
a quella di Abbi. Ci sedevamo tutti intorno al fuoco. Quello
spazio, lo spazio tra la mia capanna e quella di Abbi, divenne
il nostro luogo d’incontro abituale. Non dimenticherò mai
Gumi Jetsing, il volto illuminato dal riverbero delle fiamme,
che ci mostrava come si sarebbe bagnato in una scena che
avremmo girato al chidari (pozzo). Il suono delle risate di
cuore intorno a un falò per me rimarrà sempre associato al
ricordo di Sadolpara. Man mano che un maggior numero
di persone si univano a noi, iniziammo a parlare di quello
che i Garo desideravano far vedere al mondo. Cosa molto
interessante, non ebbero mai dubbi sul fatto che dovessimo
mostrare il ruolo cerimoniale che il bere riveste nella loro
società. Ho cercato di farlo.
Come in tutti gli stati nord-orientali (e come accade in
molte comunità indigene in tutto il mondo), esiste tra i
Garo una militanza organizzata tra giovani dissidenti,
che occasionalmente sfocia in violenze ed estorsioni.
Inevitabilmente, questo comporta ritorsioni da parte delle
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threatened by the rebel factions. However, the militants
never approached us and it was obvious that Sadolpara
was not a rebel stronghold.
The fact that our documentary was being made with
assistance from the International Fund for Agricultural
Development (IFAD) meant that we encountered a
great deal of co-operation. Even though IFAD’s
influence was new in the village, the people of
Sadolpara believed in IFAD and it was a name
I resorted to with both villagers and army alike. I have
to commend the work that was and still is being done
through IFAD-funded projects in the Garo Hills.
Death was omnipresent in Sadolpara. One nongovernmental organization working in the area
estimated that the infant mortality rate was as high
as 18 percent. The authorities did not believe it and
accused them of shoddy methodology. Yet every family
describes the premature death of a loved one. There is
a stoic acceptance of the inevitability of death that goes
hand in hand with a belief in the unpredictability of
life. The day that Hena’s brother Munsen died was one
of the saddest in my life. When the descendant of the
keeper of Salrak died, we were invited to shoot there.
Nature has its own lessons. On our production designer
Clive’s birthday we celebrated in our spot between
houses. That night Gumi Jesting’s little puppy, Blue,
was eaten by a panther. The bird you see little Hena
playing with outside her school in the film, also died.
The Garos are a very public society with little thought
for private space. All disputes are settled in public.
People will often slide your bamboo door open and
climb into your house. If you are not there, they will
leave without disturbing anything. If you are there,
they will sit and chat and unabashedly examine
everything you have in the place.
forze dell’ordine governative, con l’unico risultato di
consolidare ulteriori cicli di violenza. Si temeva molto per la
nostra sicurezza e ci aspettavamo di essere rapiti o perlomeno
minacciati dalle fazioni ribelli. Tuttavia, i guerriglieri non ci
avvicinarono neanche una volta, a evidente dimostrazione del
fatto che Sadolpara non era una roccaforte dei ribelli.
Il fatto che il nostro documentario fosse finanziato dal Fondo
Internazionale per lo Sviluppo Agricolo (IFAD) ci permise di
ricevere molta collaborazione. Benché l’influenza del Fondo
fosse una novità recente per il villaggio, gli abitanti di
Sadolpara avevano fiducia nell’IFAD e io ricorsi al nome di
questa istituzione in diverse occasioni, sia con la gente del
luogo sia con l’esercito. Considero davvero lodevole quanto
si è fatto e si continua ancora a fare attraverso i progetti
finanziati dall’IFAD sulle colline Garo.
La morte era onnipresente a Sadolpara. Un’organizzazione
non governativa che operava nella regione calcolò che il tasso
di mortalità infantile raggiungeva il 18%. Le autorità non
vollero crederci e accusarono l’organizzazione di usare metodi
inaffidabili per la raccolta dei dati. Tuttavia, ogni famiglia
racconta la morte prematura di una persona amata. C’è
un’accettazione stoica dell’ineluttabilità della morte, che
si accompagna alla ferma convinzione che la vita sia
imprevedibile. Il giorno in cui è morto il fratello di Hena,
Munsen, è stato uno dei più tristi della mia vita. Quando
morì il discendente del guardiano di Salrak, fummo invitati
a fare delle riprese.
La Natura impartisce i suoi insegnamenti. Il giorno del
compleanno di Clive (lo scenografo), lo festeggiammo nel
solito spazio tra le capanne. Quella notte il cucciolo di Gumi
Jesting, Blue, venne sbranato da una pantera. Anche
l’uccellino con cui, nel film, la piccola Hena gioca davanti
alla scuola è morto.
I Garo sono una società che predilige l’aspetto comunitario,
lasciando poco spazio alla dimensione privata. Tutti i litigi
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Typically, villagers would come into our home between
5 a.m. and 6 a.m. and tell us what was happening. If
there was anything specific happening, like fishing, we
would go with them. They were very busy people so
we needed to fit into their schedule.
vengono risolti in pubblico. Gli abitanti del villaggio
scostano spesso la porta di bambù della tua capanna ed
entrano. Se non ci sei, se ne vanno senza toccare nulla.
Se ci sei, si siedono a chiacchierare ed esaminano senza
alcun imbarazzo tutto quello che hai in casa.
The concepts that we used when we conceived the
film were based on essential emotions like love,
economic survival, issues of modernization, and the
face that the Garos wanted to give to the world
about themselves.
Di solito, gli abitanti del villaggio entravano nella nostra
capanna tra le cinque e le sei del mattino per informarci di
cosa accadeva. Se era prevista qualche attività particolare,
come la pesca, andavamo con loro. Erano persone molto
impegnate, per cui dovevamo adeguarci ai loro programmi.
The style of the film is a documentary shot as a
narrative. This necessitated repeating scenes. This was
done by harking back to what had happened, not
listening to any recordings. The people simply said a
few lines that they remembered, for the camera. Most
of the scenes happened in real time. But sometimes
scenes involved recreated what had happened earlier
in the day.
I concetti su cui ci siamo basati quando abbiamo concepito
il film riguardavano questioni essenziali come amore,
sopravvivenza economica, modernizzazione e l’immagine
di sé che i Garo volevano presentare al mondo.
Once, while shooting, I tried to get Chekjing to say
a few lines that I wanted to put in the film. I wanted
him to say: “They say that when you die you go to the
Chidamak lake. You are asked about your deeds and
then allowed to bathe in the lake and cross onto the
other side. I wonder what I will say as all I have ever
done is grow rice.” Try as he might, Chekjing could
not say this. Instead he gave me the line you hear in
the film. So I have to say that the words are truly
their own. And it is a very beautiful script.
While Garos might call themselves shy and gentle,
their history shows otherwise. They were once
renowned as fierce warriors and were also known
to practice head hunting. They are believed to have
migrated from the north east. Indeed, their language
confirms a Tibeto-Burmese origin. Every self-respecting
Lo stile del film è quello di un documentario girato in
forma di racconto. Questo ha reso necessario ripetere
delle scene. Le abbiamo realizzate ricostruendo quanto
era successo, senza ricorrere ad alcuna registrazione. Le
persone pronunciavano semplicemente alcune battute che
ricordavano, davanti alla telecamera. La maggior parte
delle scene sono state girate in tempo reale, mentre si
svolgevano. Ma per alcune altre è stato necessario ricreare
quanto era accaduto in un momento precedente della
giornata.
Una volta, durante una ripresa, ho cercato di far dire a
Chekjing una battuta che desideravo mettere nel film. Volevo
che dicesse: “Dicono che quando muori vai al lago Chidamak.
Ti viene chiesto conto delle tue azioni, quindi puoi immergerti
nel lago e passare sull’altra sponda. Mi chiedo cosa dirò, dato
che l’unica cosa che ho fatto nella mia vita è stato coltivare
il riso”. Per quanto si sia sforzato, Chekjing non è riuscito a
dirlo. Ha pronunciato invece la battuta che si sente nel film.
Perciò, devo dire che le parole sono proprio le loro. E ne è
venuto fuori un bellissimo copione.
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family possesses the long metal swords and shield of
their ancestors but today these are kept more as wall
decoration than as weapons.
Sadolpara is a “traditional” village and rituals are tied
to the rhythms of farming. Elegant bamboo field houses
are built each year on distant fields. Farmers grow a
selection of rice varieties chosen for their farming
characteristics and the precise role they play in diet and
social life. Land is controlled by the community and the
village head assigns the fields according to family and
community needs. It made perfect sense then to make
the film about the hill rice that is their main crop,
because this is where rice was first domesticated some
6 000 years ago.
Over 100 years ago, the first American Baptist
missionaries moved to Sadolpara to try to convert the
Garos. Other Christian denominations followed and
currently out of a total population of about 850 000
Garos, less than five percent still maintain the
traditional Sansarek religion. It is only in remote
villages like Sadolpara where the Sansarek religion still
dominates. Even so, for the villagers, Christianity is
inevitable. The younger generation is attracted to the
missionaries, while considering their own animistic
roots as something to be ashamed of. The Sansarek
elders say that they do not interfere, as their children’s
happiness is of paramount concern.
The Garos are a matrilineal society (property passes to
the most promising daughter and men live in their
wives’ houses) with male leaders. In practice, this
results in an unusual degree of gender equality. Tasks
are shared in a flexible way and both men and women
are cheerfully confident in the presence of each other
and strangers.
Benché i Garo si definiscano timidi e miti, la loro storia ne
rivela un altro aspetto. Un tempo avevano fama di essere
feroci guerrieri, noti anche come cacciatori di teste. Si ritiene
che provenissero da nord-est. In effetti, la loro lingua
conferma origini tibeto-birmane. Ogni famiglia che si rispetti
conserva le lunghe spade di metallo e gli scudi dei propri
antenati, ma al giorno d’oggi sono considerati più cimeli
decorativi da appendere alle pareti che vere e proprie armi.
Sadolpara è un villaggio “tradizionale” e i suoi rituali sono
legati ai ritmi della produzione agricola. Ogni anno, vengono
costruite eleganti case di bambù, lontano nei campi. Gli
agricoltori coltivano una selezione di varietà di riso scelte in
base alle loro caratteristiche e al ruolo preciso che rivestono
nella dieta e nella vita sociale. La gestione della terra è
comunitaria e il capovillaggio assegna i campi in base
alle esigenze delle singole famiglie e di tutta la comunità.
Pertanto, è sembrato assolutamente logico incentrare il film
sul riso coltivato in collina, che rappresenta la loro
coltivazione principale, dato che proprio in quelle zone il
riso è stato coltivato per la prima volta, circa 6000 anni fa.
Più di cento anni fa, i primi missionari battisti americani si
spinsero fino a Sadolpara per cercare di convertire i Garo.
Seguirono poi i rappresentanti di altre confessioni di radice
cristiana e attualmente, su una popolazione totale di circa
850.000 Garo, meno del 5% pratica ancora la tradizionale
religione Sansarek. Solo in villaggi sperduti come Sadolpara
la religione Sansarek è ancora la più diffusa. Ciò nonostante,
per gli abitanti del villaggio, il cristianesimo è inevitabile.
Le generazioni più giovani sono attratte dai missionari e si
vergognano delle proprie radici animistiche. Gli anziani
Sansarek dichiarano che preferiscono non interferire, in
quanto hanno a cuore in primo luogo la felicità dei loro figli.
I Garo sono una società matrilineare (la proprietà passa alla
figlia più dotata e gli uomini vivono in casa della moglie),
nella quale i capi-villaggio sono uomini. In pratica, questo
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At the same time, life is not “untouched” by
modernization. They see it and accept it. Some of them,
like Gumi Jetsing who wants to build a brick house, are
actually hooked on it. The electrified market town is
where the world comes to them. This is not new. The
grannies tell us that they used to make a three-day
journey to the markets, a concept that reaches back
through the years when the Garos sold cotton and
bought metal implements and salt. However now the
Garos in Sadolpara buy a lot more at the market. They
can no longer live off the land. Now they must go to
the shops and now they must earn money. Now rice
grown on the hillsides does not last the entire year.
This film is testimony to a life style that is inevitably
changing. An impressionistic slice of life that embodies
the culture of these indigenous people.
- Dinaz Stafford
comporta un insolito livello di parità tra i sessi. Non esiste
una rigida suddivisione dei compiti e sia gli uomini sia
le donne sono sereni e a proprio agio tanto al cospetto gli
uni degli altri quanto in presenza di stranieri.
Allo stesso tempo, la loro vita non sfugge alla
“contaminazione” della modernizzazione. La vedono e la
accettano. Alcuni di loro, come Gumi Jetsing che vuole
costruire una casa di mattoni, ne sono addirittura fanatici.
La città del mercato, dotata di corrente elettrica, è il luogo
dell’incontro con il mondo esterno. Questa non è una novità.
Le nonne ci raccontano che affrontavano un viaggio di tre
giorni per andare al mercato, un ricordo che risale all’epoca
in cui i Garo vendevano cotone e compravano utensili di
metallo e sale. Tuttavia, oggi i Garo di Sadolpara comprano
molte più cose al mercato. Non possono più vivere isolati nelle
campagne. Ora devono andare nei negozi e hanno bisogno di
guadagnare del denaro. Oggi, il riso coltivato sulle colline
non basta più per tutto l’anno.
Questo film è la testimonianza di uno stile di vita che
sta inevitabilmente cambiando. Uno spaccato di vita
impressionistico che documenta la cultura di queste
popolazioni indigene.
- Dinaz Stafford