Director Note
Transcript
Director Note
Director Note 15-11-2003 11:15 Pagina 1 STILL, THE CHILDREN ARE HERE Director’s notes Note della regista Inside the Garos’ world A contatto con i Garo It was our intention right at the beginning to make the film in an interactive manner with the Garos people of Sadolpara village in north-eastern India. We arrived in the middle of a celebration during the Harvest Festival. There was humour, teasing, rice beer, music, singing and pressing invitations to join people inside one hut after another. Before leaving, I asked my hosts whether they would like to make a film. “It will be very boring,” they said, “as we are very shy.” From this conversation the film was born; an interaction between the villagers and myself. There was no pre-conceived notion as to the film’s structure and content. In a sense then, it is the film that the villagers themselves decided to make. Fin dall’inizio, la nostra intenzione è stata quella di realizzare il film in modo interattivo, dialogando con i Garo del villaggio di Sadolpara, nell’India nord-orientale. Arrivammo al villaggio nel bel mezzo della celebrazione della Festa del Raccolto. Trovammo senso dell’umorismo, scherzi, birra di riso, musica e canti e ricevemmo inviti calorosi a unirci agli uni o agli altri, in ognuna delle capanne. Prima di partire, chiesi ai miei ospiti se avevano voglia di fare un film. “Sarà molto noioso”, mi risposero, “perché siamo molto timidi”. Il film nacque da quella conversazione, dall’interazione tra me e gli abitanti del villaggio; senza un’idea prestabilita di quali sarebbero stati la struttura e l’argomento. In un certo senso, è il film che gli abitanti stessi del villaggio hanno scelto di realizzare. I marvel at what the village of Sadolpara demonstrated: a way of life that, while under threat, continues to display remarkable cohesiveness, cooperation, and love; a land that historically belongs to the people and which maintains remarkable biodiversity thanks to the positive role of these indigenous people; and a spirit that welcomes the outside world, ready to imbibe new knowledge and new influences with no suspicion, even as their way of life is eroded by its penetration. Sono incantata da quello che il villaggio di Sadolpara mi ha rivelato: uno stile di vita che, benché minacciato, continua a dimostrare livelli notevoli di coesione, collaborazione, amore; una terra che appartiene storicamente alle popolazioni indigene e conserva un grado considerevole di biodiversità proprio grazie al ruolo positivo da esse svolto; uno spirito pronto ad accogliere il mondo esterno, aperto a conoscenze e influenze nuove e privo di sospetto, anche quando lo stile di vita di queste persone viene lentamente ma inesorabilmente sconvolto proprio dalla penetrazione di tali novità. Director Note 15-11-2003 11:15 Pagina 2 I lived in the village for 10 weeks before we began filming. This allowed me to develop relationships and determine what the film was about. We set up solar panels attached to car batteries in order to power my laptop. After the crew arrived, I stayed on another seven weeks, filming the stories as they revealed themselves. After editing the footage, a second trip was made during the harvest season in order to be able to portray the entire cropping cycle. I had with me two mission-educated, MTV-generation Garos who served as my assistants and translators. They had no idea what they were getting into when they took the job, but they learned fast. I could not have done this without them. I remember some of our first script development sessions. I had just moved into my own bamboo home (built for me by the village) next door to Abbi’s. We all sat around a fire. This space, the space between my house and Abbi’s, became our regular meeting spot. I will never forget Gumi Jetsing, his face illuminated by the glow, demonstrating how he would bathe in a scene at the Chidari (watering hole). Full bodied laughter around a fire is something that I will always associate with Sadolpara. As more people joined us, we began to talk about what the Garos wanted to show the world. Interestingly, they were adamant that we show the position of ceremonial drinking in their society. I’ve tried to do this. As in all the north-eastern states (and in common with many indigenous communities around the world) there is, among the Garos, an organized militancy among young dissidents who engage in occasional violence and extortion. Inevitably, this brings on crackdowns by government security forces which only reinforces further cycles of violence. There was great fear for our safety and we expected to be kidnapped or at least Ho vissuto nel villaggio per dieci settimane, prima che iniziassimo le riprese. Questo mi ha consentito di instaurare dei rapporti e capire quale sarebbe stato l’argomento del film. Installammo dei panneli solari, collegati alle batterie della macchina, in modo che potessi usare il mio computer portatile. Quando arrivò la troupe, mi fermai per altre sette settimane, filmando le storie che si rivelavano man mano. Dopo aver montato il girato, tornammo una seconda volta al villaggio durante la stagione del raccolto, in modo da poter descrivere l’intero ciclo della produzione agricola. Con me c’erano due Garo della generazione della MTV, che avevano studiato presso una missione e mi facevano da assistenti e traduttori. Quando hanno accettato l’incarico, non avevano la minima idea di cosa li aspettasse, ma hanno imparato in fretta. Non ce l’avrei mai fatta senza di loro. Ricordo alcune delle nostre prime riunioni per definire il copione. Mi ero appena trasferita nella mia capanna di bambù (costruita per me dagli abitanti del villaggio), accanto a quella di Abbi. Ci sedevamo tutti intorno al fuoco. Quello spazio, lo spazio tra la mia capanna e quella di Abbi, divenne il nostro luogo d’incontro abituale. Non dimenticherò mai Gumi Jetsing, il volto illuminato dal riverbero delle fiamme, che ci mostrava come si sarebbe bagnato in una scena che avremmo girato al chidari (pozzo). Il suono delle risate di cuore intorno a un falò per me rimarrà sempre associato al ricordo di Sadolpara. Man mano che un maggior numero di persone si univano a noi, iniziammo a parlare di quello che i Garo desideravano far vedere al mondo. Cosa molto interessante, non ebbero mai dubbi sul fatto che dovessimo mostrare il ruolo cerimoniale che il bere riveste nella loro società. Ho cercato di farlo. Come in tutti gli stati nord-orientali (e come accade in molte comunità indigene in tutto il mondo), esiste tra i Garo una militanza organizzata tra giovani dissidenti, che occasionalmente sfocia in violenze ed estorsioni. Inevitabilmente, questo comporta ritorsioni da parte delle Director Note 15-11-2003 11:15 Pagina 3 threatened by the rebel factions. However, the militants never approached us and it was obvious that Sadolpara was not a rebel stronghold. The fact that our documentary was being made with assistance from the International Fund for Agricultural Development (IFAD) meant that we encountered a great deal of co-operation. Even though IFAD’s influence was new in the village, the people of Sadolpara believed in IFAD and it was a name I resorted to with both villagers and army alike. I have to commend the work that was and still is being done through IFAD-funded projects in the Garo Hills. Death was omnipresent in Sadolpara. One nongovernmental organization working in the area estimated that the infant mortality rate was as high as 18 percent. The authorities did not believe it and accused them of shoddy methodology. Yet every family describes the premature death of a loved one. There is a stoic acceptance of the inevitability of death that goes hand in hand with a belief in the unpredictability of life. The day that Hena’s brother Munsen died was one of the saddest in my life. When the descendant of the keeper of Salrak died, we were invited to shoot there. Nature has its own lessons. On our production designer Clive’s birthday we celebrated in our spot between houses. That night Gumi Jesting’s little puppy, Blue, was eaten by a panther. The bird you see little Hena playing with outside her school in the film, also died. The Garos are a very public society with little thought for private space. All disputes are settled in public. People will often slide your bamboo door open and climb into your house. If you are not there, they will leave without disturbing anything. If you are there, they will sit and chat and unabashedly examine everything you have in the place. forze dell’ordine governative, con l’unico risultato di consolidare ulteriori cicli di violenza. Si temeva molto per la nostra sicurezza e ci aspettavamo di essere rapiti o perlomeno minacciati dalle fazioni ribelli. Tuttavia, i guerriglieri non ci avvicinarono neanche una volta, a evidente dimostrazione del fatto che Sadolpara non era una roccaforte dei ribelli. Il fatto che il nostro documentario fosse finanziato dal Fondo Internazionale per lo Sviluppo Agricolo (IFAD) ci permise di ricevere molta collaborazione. Benché l’influenza del Fondo fosse una novità recente per il villaggio, gli abitanti di Sadolpara avevano fiducia nell’IFAD e io ricorsi al nome di questa istituzione in diverse occasioni, sia con la gente del luogo sia con l’esercito. Considero davvero lodevole quanto si è fatto e si continua ancora a fare attraverso i progetti finanziati dall’IFAD sulle colline Garo. La morte era onnipresente a Sadolpara. Un’organizzazione non governativa che operava nella regione calcolò che il tasso di mortalità infantile raggiungeva il 18%. Le autorità non vollero crederci e accusarono l’organizzazione di usare metodi inaffidabili per la raccolta dei dati. Tuttavia, ogni famiglia racconta la morte prematura di una persona amata. C’è un’accettazione stoica dell’ineluttabilità della morte, che si accompagna alla ferma convinzione che la vita sia imprevedibile. Il giorno in cui è morto il fratello di Hena, Munsen, è stato uno dei più tristi della mia vita. Quando morì il discendente del guardiano di Salrak, fummo invitati a fare delle riprese. La Natura impartisce i suoi insegnamenti. Il giorno del compleanno di Clive (lo scenografo), lo festeggiammo nel solito spazio tra le capanne. Quella notte il cucciolo di Gumi Jesting, Blue, venne sbranato da una pantera. Anche l’uccellino con cui, nel film, la piccola Hena gioca davanti alla scuola è morto. I Garo sono una società che predilige l’aspetto comunitario, lasciando poco spazio alla dimensione privata. Tutti i litigi Director Note 15-11-2003 11:15 Pagina 4 Typically, villagers would come into our home between 5 a.m. and 6 a.m. and tell us what was happening. If there was anything specific happening, like fishing, we would go with them. They were very busy people so we needed to fit into their schedule. vengono risolti in pubblico. Gli abitanti del villaggio scostano spesso la porta di bambù della tua capanna ed entrano. Se non ci sei, se ne vanno senza toccare nulla. Se ci sei, si siedono a chiacchierare ed esaminano senza alcun imbarazzo tutto quello che hai in casa. The concepts that we used when we conceived the film were based on essential emotions like love, economic survival, issues of modernization, and the face that the Garos wanted to give to the world about themselves. Di solito, gli abitanti del villaggio entravano nella nostra capanna tra le cinque e le sei del mattino per informarci di cosa accadeva. Se era prevista qualche attività particolare, come la pesca, andavamo con loro. Erano persone molto impegnate, per cui dovevamo adeguarci ai loro programmi. The style of the film is a documentary shot as a narrative. This necessitated repeating scenes. This was done by harking back to what had happened, not listening to any recordings. The people simply said a few lines that they remembered, for the camera. Most of the scenes happened in real time. But sometimes scenes involved recreated what had happened earlier in the day. I concetti su cui ci siamo basati quando abbiamo concepito il film riguardavano questioni essenziali come amore, sopravvivenza economica, modernizzazione e l’immagine di sé che i Garo volevano presentare al mondo. Once, while shooting, I tried to get Chekjing to say a few lines that I wanted to put in the film. I wanted him to say: “They say that when you die you go to the Chidamak lake. You are asked about your deeds and then allowed to bathe in the lake and cross onto the other side. I wonder what I will say as all I have ever done is grow rice.” Try as he might, Chekjing could not say this. Instead he gave me the line you hear in the film. So I have to say that the words are truly their own. And it is a very beautiful script. While Garos might call themselves shy and gentle, their history shows otherwise. They were once renowned as fierce warriors and were also known to practice head hunting. They are believed to have migrated from the north east. Indeed, their language confirms a Tibeto-Burmese origin. Every self-respecting Lo stile del film è quello di un documentario girato in forma di racconto. Questo ha reso necessario ripetere delle scene. Le abbiamo realizzate ricostruendo quanto era successo, senza ricorrere ad alcuna registrazione. Le persone pronunciavano semplicemente alcune battute che ricordavano, davanti alla telecamera. La maggior parte delle scene sono state girate in tempo reale, mentre si svolgevano. Ma per alcune altre è stato necessario ricreare quanto era accaduto in un momento precedente della giornata. Una volta, durante una ripresa, ho cercato di far dire a Chekjing una battuta che desideravo mettere nel film. Volevo che dicesse: “Dicono che quando muori vai al lago Chidamak. Ti viene chiesto conto delle tue azioni, quindi puoi immergerti nel lago e passare sull’altra sponda. Mi chiedo cosa dirò, dato che l’unica cosa che ho fatto nella mia vita è stato coltivare il riso”. Per quanto si sia sforzato, Chekjing non è riuscito a dirlo. Ha pronunciato invece la battuta che si sente nel film. Perciò, devo dire che le parole sono proprio le loro. E ne è venuto fuori un bellissimo copione. Director Note 15-11-2003 11:15 Pagina 5 Director Note 15-11-2003 11:15 Pagina 6 family possesses the long metal swords and shield of their ancestors but today these are kept more as wall decoration than as weapons. Sadolpara is a “traditional” village and rituals are tied to the rhythms of farming. Elegant bamboo field houses are built each year on distant fields. Farmers grow a selection of rice varieties chosen for their farming characteristics and the precise role they play in diet and social life. Land is controlled by the community and the village head assigns the fields according to family and community needs. It made perfect sense then to make the film about the hill rice that is their main crop, because this is where rice was first domesticated some 6 000 years ago. Over 100 years ago, the first American Baptist missionaries moved to Sadolpara to try to convert the Garos. Other Christian denominations followed and currently out of a total population of about 850 000 Garos, less than five percent still maintain the traditional Sansarek religion. It is only in remote villages like Sadolpara where the Sansarek religion still dominates. Even so, for the villagers, Christianity is inevitable. The younger generation is attracted to the missionaries, while considering their own animistic roots as something to be ashamed of. The Sansarek elders say that they do not interfere, as their children’s happiness is of paramount concern. The Garos are a matrilineal society (property passes to the most promising daughter and men live in their wives’ houses) with male leaders. In practice, this results in an unusual degree of gender equality. Tasks are shared in a flexible way and both men and women are cheerfully confident in the presence of each other and strangers. Benché i Garo si definiscano timidi e miti, la loro storia ne rivela un altro aspetto. Un tempo avevano fama di essere feroci guerrieri, noti anche come cacciatori di teste. Si ritiene che provenissero da nord-est. In effetti, la loro lingua conferma origini tibeto-birmane. Ogni famiglia che si rispetti conserva le lunghe spade di metallo e gli scudi dei propri antenati, ma al giorno d’oggi sono considerati più cimeli decorativi da appendere alle pareti che vere e proprie armi. Sadolpara è un villaggio “tradizionale” e i suoi rituali sono legati ai ritmi della produzione agricola. Ogni anno, vengono costruite eleganti case di bambù, lontano nei campi. Gli agricoltori coltivano una selezione di varietà di riso scelte in base alle loro caratteristiche e al ruolo preciso che rivestono nella dieta e nella vita sociale. La gestione della terra è comunitaria e il capovillaggio assegna i campi in base alle esigenze delle singole famiglie e di tutta la comunità. Pertanto, è sembrato assolutamente logico incentrare il film sul riso coltivato in collina, che rappresenta la loro coltivazione principale, dato che proprio in quelle zone il riso è stato coltivato per la prima volta, circa 6000 anni fa. Più di cento anni fa, i primi missionari battisti americani si spinsero fino a Sadolpara per cercare di convertire i Garo. Seguirono poi i rappresentanti di altre confessioni di radice cristiana e attualmente, su una popolazione totale di circa 850.000 Garo, meno del 5% pratica ancora la tradizionale religione Sansarek. Solo in villaggi sperduti come Sadolpara la religione Sansarek è ancora la più diffusa. Ciò nonostante, per gli abitanti del villaggio, il cristianesimo è inevitabile. Le generazioni più giovani sono attratte dai missionari e si vergognano delle proprie radici animistiche. Gli anziani Sansarek dichiarano che preferiscono non interferire, in quanto hanno a cuore in primo luogo la felicità dei loro figli. I Garo sono una società matrilineare (la proprietà passa alla figlia più dotata e gli uomini vivono in casa della moglie), nella quale i capi-villaggio sono uomini. In pratica, questo Director Note 15-11-2003 11:15 Pagina 7 At the same time, life is not “untouched” by modernization. They see it and accept it. Some of them, like Gumi Jetsing who wants to build a brick house, are actually hooked on it. The electrified market town is where the world comes to them. This is not new. The grannies tell us that they used to make a three-day journey to the markets, a concept that reaches back through the years when the Garos sold cotton and bought metal implements and salt. However now the Garos in Sadolpara buy a lot more at the market. They can no longer live off the land. Now they must go to the shops and now they must earn money. Now rice grown on the hillsides does not last the entire year. This film is testimony to a life style that is inevitably changing. An impressionistic slice of life that embodies the culture of these indigenous people. - Dinaz Stafford comporta un insolito livello di parità tra i sessi. Non esiste una rigida suddivisione dei compiti e sia gli uomini sia le donne sono sereni e a proprio agio tanto al cospetto gli uni degli altri quanto in presenza di stranieri. Allo stesso tempo, la loro vita non sfugge alla “contaminazione” della modernizzazione. La vedono e la accettano. Alcuni di loro, come Gumi Jetsing che vuole costruire una casa di mattoni, ne sono addirittura fanatici. La città del mercato, dotata di corrente elettrica, è il luogo dell’incontro con il mondo esterno. Questa non è una novità. Le nonne ci raccontano che affrontavano un viaggio di tre giorni per andare al mercato, un ricordo che risale all’epoca in cui i Garo vendevano cotone e compravano utensili di metallo e sale. Tuttavia, oggi i Garo di Sadolpara comprano molte più cose al mercato. Non possono più vivere isolati nelle campagne. Ora devono andare nei negozi e hanno bisogno di guadagnare del denaro. Oggi, il riso coltivato sulle colline non basta più per tutto l’anno. Questo film è la testimonianza di uno stile di vita che sta inevitabilmente cambiando. Uno spaccato di vita impressionistico che documenta la cultura di queste popolazioni indigene. - Dinaz Stafford