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MICROFITOCENOSI PLANCTONICHE IN UN AMBIESTE Rendiconti Seminario Facoltà Scienze Università Cagliari Vol. 72ASTATICO... Fasc. 2 (2002) 19 Microfitocenosi planctoniche in un ambiente astatico della Sardegna meridionale MARIA ANTONIETTA DE MIRANDA(*), MARISA GAVIANO(*), EMILIO SERRA(*) Abstract. The authors present an investigation of the ecology and the phytoplankton of Stani Saliu, located in the north of Cagliari (Southern Sardinia). The purpose of this study was to bring a contribute to the knowledge of the astatic ponds. This salt pond was studied from January 2000 to May 2001, and biotic and abiotic parameters [including, depth, water temperature, pH, salinity, dissolved oxygen, chlorophyll, nutrients and organic dry matter] were taken into consideration. The nutrients concentration and the primary production was quite different in the two periods of study. Twenty different genera of phytoplankton were found; a low diversity in phytoplanktonic species, and the diversity of trends of the concentrations of principal nutrients and primary production during the two periods showed as this ecosystem was an highly unstable environment, with slow relisience. INTRODUZIONE Le regioni mediterranee, in particolar modo la Sardegna, sono ricche di piccole raccolte d’acqua, a profondità limitata, soggette a periodi di secca più o meno lunghi nel corso dell’anno, definiti ambienti astatici. Benchè piccoli e talvolta sconosciuti, tali bacini conferiscono al territorio un’inestimabile valore perchè fonte di notevole biodiversità. La precarietà di tali ambienti, legate fortemente al regime piovoso stagionale, permette l’instaurarsi di biocenosi animali e vegetali talvolta peculiari per tali zone. Numerosi sono gli studi riguardo l’ecologia di questi ecosistemi, di questi ne citiamo alcuni come: [1], [2], [3], [4], [5], [6], [7], [8], [9], [10], [11], [12], [13], [14], [15], [16], [17]. Con il presente lavoro si è voluto dare un ulteriore contributo alla conoscenza delle condizioni chimico-fisiche di uno stagno salato, Stani Saliu, con particolare riguardo alle microfitocenosi planctoniche per la prima volta affrontato nella Sardegna Meridionale. (*) Dip. Biologia Animale ed Ecologia – Università di Cagliari – Viale Poetto,1- 09126 Cagliari. Presentato il 14/11/02. 20 M.A. DE MIRANDA, M. GAVIANO, E. SERRA DESCRIZIONE DELL’AMBIENTE «Stani Saliu», ambiente astatico della Sardegna meridionale (fig. 1 e 1a), ha un’estensione di circa 3 ha [18] e una forma, se visto dall’alto nel periodo di massimo invaso, grosso modo reniforme con l’asse maggiore orientato NW-SE secondo la direzione dei venti dominanti [19]. Il substrato che trattiene l’acqua dello stagno è argilloso compatto sovrastante i terreni di origine Mio-Pliocenica e Plio-Quaternaria [20]. Le caratteristiche climatiche di Stani Saliu sono riconducibili al tipo subtropicale semiarido; nessun mese ha una temperatura media inferiore a 10°C. [21]. Lo stagno presenta una elevata salinità, risultato dell’accumulo dei sali dilavati dalle argille ed arenarie mio-plioceniche delle colline prospicienti. Lungo tutto il perimetro dell’alveo stagnale si trovano Althenia filiformis Petit e Rupia drepanensis Tineo, idrofite alofile, nella zona temporaneamente inondata ritroviamo Arthrocnemum fruticosum (L.) Moq. e Suaeda fruticosa (L.) Forskal. Se si esamina lo spettro biologico dell’area antistante lo stagno, si nota un valore estremamente alto di Terofite (59,42%) che collocano Stani Saliu all’ultimo gradino degli ambienti aridocostieri della Sardegna; la presenza di geofite (13,77%), assieme alla percentuale molto bassa di Camefite (2,17%) e di Fanerofite, (4,35%) sottolinea il degrado subito a causa di un’indiscriminata agricoltura come anche le alte concentrazioni di alcuni metalli pesanti come Zn++ (ppm 23,66), Cd++ (ppm 1,33), Pb++ (ppm 8,64), Cu++ (ppm 8,75) [22], Figura 1. Stani Saliu. MICROFITOCENOSI PLANCTONICHE IN UN AMBIESTE ASTATICO... 21 Figura 1a. Stani Saliu: a) vista a pieno invaso; b) vista in secca. probabilmente dovute all’accumulo dei residui di insetticidi ed anticrittogamici utilizzati nelle circostanti colture viticole e dilavati dalle piogge nell’alveo stagnale [18]). MATERIALI E METODI I campionamenti sono stati effettuati a partire dal gennaio del 2000 fino a giugno del 2001 con frequenza quindicinale ad eccezione dei mesi nei quali lo stagno era totalmente asciutto. Sono state scelte tre stazioni: la prima a NW, la seconda in posizione sub-centrale e la terza a SE, ognuna distante sei metri dalla riva e in ciascuna son stati rilevati dati riguardanti la profondità, la temperatura dell’aria e dell’acqua, il pH, la salinità, l’ossigeno disciolto, l’ammoniaca (Catalano, 1987 in [23]), nitriti (Bendschneider & Robinson, 1952 in [23]), silicati (Strickland & Parsons, 1968 in [23]), ortofosfati (Murphy & Riley, 1962 in [23]) e le clorofille (Strickland-Parsons, 1968 in [23]). Il fitoplancton, fissato in formalina al 2%, è stato studiato mediante l’ausilio di un invertomicroscopio e quantificato mediante la metodica di Utermöhl. I valori dei parametri abiotici e biotici delle tre stazioni sono stati mediati non avendo riscontrato alcuna differenza tra esse. Dalla concentrazione della clorofilla a e della feofitina, si sono successivamente ricavati la materia organica secca e il carbonio fitoplanctonici presenti nel volume d’acqua utilizzando i valori equivalenti di Cushing [24]. RISULTATI Parametri mesologici (fig. 3) • Profondità (fig. 2): la profondità nelle tre stazioni, a pieno invaso, non supera mai 22 M.A. DE MIRANDA, M. GAVIANO, E. SERRA Figura 2. Profondità. i 30 cm e quella massima dello stagno è di circa 1m al centro dell’alveo. • Temperatura dell’acqua: in entrambi gli anni i valori minimi di temperatura si rilevano a gennaio (7,2°C) e i valori massimi a maggio (24,6°C). • Salinità: i valori minimi sono stati registrati nel primo anno con 39,5l‰, in stretto rapporto con le piogge, il massimo ha superato 300‰ a maggio immediatamente prima del disseccamento. • pH: i valori sono compresi tra 7,2 e 8,7. • Ossigeno: Le concentrazioni molto elevate (max 15,2 e min 3,53 ppm con 126% e 57% di saturazione) potrebbero essere determinate da particolari condizioni meteorologiche. Figura 3. Temperatura dell’acqua e salinità. MICROFITOCENOSI PLANCTONICHE IN UN AMBIESTE ASTATICO... 23 Nutrienti, clorofille e biomassa algale Nell’andamento generale distinguiamo due periodi: il primo anno (2000), con una bassa e tendenzialmente costante concentrazione dei nutrienti per diminuire nel periodo immediatamente precedente il disseccamento, invece nel secondo (2001) prevale un andamento a campana con un picco massimo durante i mesi primaverili e valori nettamente superiori rispetto al primo, per poi decrescere fino al nuovo essiccamento (fig. 4). L’andamento delle concentrazioni delle clorofille è molto simile a quello dei nutrienti, con basse concentrazioni fluttuanti nel primo anno e concentrazioni nettamente maggiori con dei massimi primaverili nel secondo. Per i valori di biomassa fitoplanctonica (ricavata mediante l’utilizzo della clorofilla a + feofitina), nel primo periodo si evidenziano due picchi di produzione alla fine di gennaio e marzo (29,46 µg/l) e con valori marcatamente più bassi sia all’inizio di gennaio che di marzo. Nel secondo, si ha un unico picco a metà marzo (66,76 µg/l); con valore quasi doppio di quello più elevato del primo periodo. La massima concentrazione di materia organica secca stimata è di 2303,22 µg/l (fig. 5). FITOPLANCTON Il fitoplancton è stato suddiviso in picoplancton (da 0,2 a 2 µm), nanoplancton (da 2 Figura 4. Media dei principali nutrienti. 24 M.A. DE MIRANDA, M. GAVIANO, E. SERRA Figura 5.a) Materia organica secca. a 20 µm), e microplancton(da 20 a 200 µm), secondo la classificazione di Zeitzschel (AA.VV. [25]). Le cloroficee caratterizzano in modo predominante i primi due raggruppamenti, con valori intorno a milioni di cellule/ml per il picoplancton e di migliaia di cellule/ml per il nanoplancton (fig. 6). Nel microplancton, oltre ad alcune Cloroficee non determinate, sono presenti quasi esclusivamente Diatomee (tab. 1). Fra le specie trovate, Cylindrotheca closterium è presente solo nel primo periodo con valori elevati mentre altre si ritrovano in entrambi i periodi ma con scarsa densità: Thalassiosira sp., Skeletonema costatum, Navicula transitans, Navicula sp., Amphora veneta, e Hantzschia amphioxys. È possibile che Cylindrotheca closterium, ed altre specie possano arrivare allo stagno trasportate sia da fenomeni atmosferici che per mezzo Figura 6. Picoplancton e nanoplancton. MICROFITOCENOSI PLANCTONICHE IN UN AMBIESTE ASTATICO... 25 Tabella 1. Principali taxa rinvenuti. CIANOFICEE • Oscillatoria sp. • Synechococcus sp. CLOROFICEE • Chlamydomonas sp. • Crucigenia sp. • Kirchneriella sp. • Tetraselmis sp. • Pyramimonas sp. DINOFLAGELLATI • Gimnodinium sp. • Prorocentrum minimum (Pavillard) Schiller COCCOLITOFORIDI nd. DIATOMEE • Amphora veneta Kutz. • Asterionella sp. • Cyclotella sp. • Cylindrotheca closterium (Ehr.) REIMANN & LEWIN • Hantzschia amphyoxis (Ehr.) Grun. • Navicula transitans var. derasa f. delicatula Heimdal • Navicula sp • Nitzschia sp. • Skeletonema costatum (Grev.) Cleve. • Surirella sp. • Thalassiosira sp. EUGLENALES nd. dell’avifauna e vi trovino le caratteristiche ambientali adatte per la loro biologia. Oltre a queste compaiono sporadicamente: Oscillatoria spp, Synechococcus sp., Crucigenia sp., Kirchneriella sp, Coccolithophoridae nd, Asterionella sp., Cyclotella sp., Nitzschia sp., Surirella sp., Gimnodinium sp., Prorocentrum minimum, Euglenales nd.. Particolare attenzione è stata data a C. closterium, diatomea cosmopolita, che comunemente si trova sia in acque oligoaline che polialine e studiata da vari autori [26]; [27]; [28] per il suo ruolo nell’emissione di essudati mucillaginosi. La sua lunghezza può variare da 30 a 400 µm. Tale range ha portato ad indagare quale potesse esserne la causa e la si è correlata con la salinità e la temperatura mediante ANOVA e l’utilizzo dei test di Student-Neuman-Keuls e t di Bonferroni ottenendo un risultato positivo. CONCLUSIONI Lo studio effettuato su Stani Saliu per la durata di due cicli di evoluzione ci ha permesso di approfondire la nostra conoscenza su questo ambiente. Nel primo periodo si è notato un andamento grosso modo omogeneo e con valori decisamente bassi sia per la produzione del fitoplancton che per le concentrazioni dei nutrienti, mentre il secondo mostra chiaramente come nel periodo tra marzo e aprile tali parametri siano meno uniformi e con valori maggiori. Un andamento delle concentrazioni così discordante tra i due periodi potrebbe essere ricondotto alle peculiarità di questo ecosistema, suscettibile di grandi cambiamenti in relazione alla variazione delle condizioni ambientali e all’intervento dell’uomo. Così, una differente piovosità in periodi differenti, combinata con la fertilizzazione dei campi antistanti lo stagno e con un incremento della superficie adibita alla coltivazione dei cereali, potrebbe aver influenzato le concentrazioni dei nutrienti presenti nelle acque stagnali, determinando così un aumento di questi nel periodo primaverile del secondo anno. 26 M.A. DE MIRANDA, M. GAVIANO, E. SERRA Figura 7. Grafico comparativo tra Cloroficee e Diatomee. Tra le forme del nanoplancton, sono state conteggiate Cloroficee non determinate, di dimensioni aggirantisi intorno a 5 µm, presenti con alte concentrazioni nei periodi che precedono il disseccamento dello stagno quando in Stani Saliu è minima la quantità d’acqua, e sono elevate la salinità e la temperatura. Queste Cloroficce sono state messe in evidenza in un grafico che mostra come , in linea generale, si alternino alle Diatomee, in entrambi i periodi (fig. 7). È probabile che queste cloroficee siano resistenti a certe condizioni chimiche e fisiche, oppure che prediligano condizioni ambientali estremei come l’alta salinità e l’alta temperatura. BIBLIOGRAFIA [1] M. BAZZANTI, M. SEMINARA e C. TAMORRI, A note on Chironomids (Diptera) of temporary pools in the National Park of Circeo. Central Italy. Hydrobiol. Bull., 23, 189-193 (1989). [2] A. CHAMPEAU, Contribution à l’étude écologique de la faune des eaux temporaires de la haute Camarque. Arch. Oceanol. Limnol., 14, 310-357 (1966). 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