Didattica delle lingue moderne 2

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Didattica delle lingue moderne 2
Didattica delle lingue moderne 2
Elena Nuzzo
[email protected]
Lingue e mediazione linguistico-culturale
Operatori nella comunicazione interculturale
Atti linguistici
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Sei in ritardo come al solito
Sai che ore sono?
È mezz’ora che ti aspetto
La puntualità non è il tuo forte
Eccoti finalmente
C’era traffico?
Ecc.
2
La teoria degli atti linguistici
Quando parliamo facciamo delle cose, per
esempio:
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•
Ciao > saluto
Ottima questa torta > complimento
Sei in ritardo come al solito > protesta
Mi spiace > scuse
Avrei bisogno del tuo aiuto > richiesta
Ecc.
Origine e sviluppi della teoria
Austin (1962), How to Do Things with Words
enunciati constativi (= descrittivi) > il parlante
descrive uno stato di cose > rispondono a condizioni
di verità;
enunciati performativi (= non descrittivi) > il parlante
compie un’azione > rispondono a condizioni di
buona riuscita (felicity)
in realtà, tutti gli enunciati “fanno qualcosa”, hanno
una specifica forza
Origine e sviluppi della teoria
la struttura dell’atto linguistico:
• locuzione > piano del significato
• illocuzione > piano delle intenzioni
• perlocuzione > piano degli effetti
Origine e sviluppi della teoria
Searle > sistematizzazione e irrigidimento del pensiero
di Austin
• esiste un performativo per ogni atto > il numero degli atti è
finito
• tassonomia delle forze illocutive
• distinzione tra atti diretti e atti indiretti
Tassonomia delle forze
• Assertive: esprimono le credenze del parlante sul mondo
(asserire, descrivere, concludere ecc.).
• Direttive: mirano a indurre l’altro a fare o non fare qualcosa
(richiedere, ordinare, vietare ecc.).
• Commissive: esprimono un impegno del parlante in merito al
proprio comportamento futuro (promettere, offrire,
scommettere ecc.).
• Espressive: rivelano lo stato psicologico del parlante (scusarsi,
protestare, ringraziare ecc.).
• Dichiarative: modificano lo stato del mondo (sposare,
dichiarare guerra, scomunicare ecc.).
Atti diretti e indiretti
Corrispondenza tra la forza comunicata e la forma
linguistica in cui viene espressa. Si può far corrispondere
l’enunciato all’atto sulla base di regole riguardanti da un lato
gli elementi linguistici (indicatori di forza), dall’altro quelli
contestuali (condizioni di buona riuscita). Ciò equivale ad
affermare che ogni enunciato è dotato di una propria ‘forza
letterale’.
• Scrivi! (diretto: indicatore linguistico della richiesta = imperativo)
• Ti manca la penna? (indiretto: nessun indicatore della richiesta)
ma è difficile dire quale sia più diretto tra:
• Prometto che verrò (diretto: verbo performativo)
• Verrò sicuramente (diretto?: indicatore lessicale)
Atti diretti e indiretti
Gli atti indiretti e convenzionali:
• Puoi darmi un passaggio? (indiretto convenzionale)
• Non sono mica sordo (indiretto convenzionale)
Dalla dicotomia tra diretti e indiretti al continuum:
Più una forza illocutoria è codificata nella lingua, meno
necessita del contesto per attualizzarsi; viceversa, minore è
il grado di convenzionalità, maggiore la dipendenza dal
contesto di enunciazione per la sua attualizzazione
Origine e sviluppi della teoria
Grice > atto linguistico = intenzione
comunicativa riconosciuta dall’interlocutore
= significato del parlante (opposto a
significato dell’espressione)
Il principio di cooperazione
Conforma il tuo contributo conversazionale a quanto è
richiesto, nel momento in cui è richiesto, secondo lo scopo o
l’orientamento dello scambio linguistico in cui sei impegnato.
Articolato in 4 massime:
Quantità: da’ un contributo informativo tanto informativo
quanto richiesto
Qualità: cerca di dare un contributo che sia vero
Relazione: sii pertinente
Modo: cerca di essere chiaro
Il principio di cooperazione
L’ascoltatore capisce quando il significato
dell’espressione è diverso dall’intenzione
comunicativa perché risulta apparentemente
violato il Principio di cooperazione, che
normalmente i parlanti rispettano.
Le implicature
Per risalire all’intenzione comunicativa, l’ascoltatore ricostruisce
le IMPLICATURE
Esempio: Non sono mica sordo
(detto a una persona che usa un tono di voce troppo alto:
l’informazione non è pertinente, quindi capisco che il significato
dell’espressione è diverso da quello del parlante, che è implicato
e che corrisponderebbe a abbassa la voce)
Dalla filosofia alla linguistica
applicata
A partire dagli anni Ottanta del secolo scorso, la teoria degli atti
linguistici è stata applicata a studi empirici, realizzati con
materiale raccolto in reali scambi comunicativi invece che con
esempi fittizi.
Queste ricerche sull’uso della lingua, pur non occupandosi di
teoria degli atti linguistici, pongono al centro dei loro interessi la
nozione di atto linguistico.
Dalla filosofia alla linguistica
applicata
Questi studi mettono in evidenza l’importanza
della situazione concreta di enunciazione
nell’interpretazione degli atti linguistici,
un’importanza trascurata nella formulazione
filosofica della teoria, che tende a considerare
l’atto linguistico come un’entità astratta, isolata.
Dalla filosofia alla linguistica
applicata
Il legame tra atti linguistici e situazione concreta di enunciazione
s’intreccia con un altro aspetto dell’agire linguistico trascurato
negli sviluppi filosofici della teoria, ossia la pluralità – o
polisemia – illocutiva dell’atto: la possibilità, per uno stesso
enunciato, di comunicare contemporaneamente più forze
illocutive, spesso organizzate in modo gerarchico.
Sta piovendo
Affermazione
Avvertimento
Richiesta
Lamentela
Dalla filosofia alla linguistica
applicata
Il riconoscimento di questa pluralità suggerisce che la forza di un
enunciato possa essere in qualche modo frutto di negoziazione
tra i partecipanti allo scambio comunicativo, mentre la teoria
‘classica’ tende a ignorare il ruolo dell’interlocutore nella
produzione degli atti linguistici.
Questo significa che la forza (o le forze) dell’atto dipendono
anche dalla reazione dell’interlocutore.
Sta piovendo
Allora non portare fuori il bambino
Sì ho visto, ma ho l’ombrello
Tieni, me lo riporti stasera
Ma ho visto al meteo che domani torna il sole
Dalla filosofia alla linguistica
applicata
L’applicazione del concetto di atto linguistico a dati
empirici ha portato anche a riflettere su un
aspetto che non viene preso in considerazione nel
modello classico della teoria degli atti linguistici:
quello della variazione d’intensità, detta anche
modificazione, della forza illocutiva.
Dalla filosofia alla linguistica
applicata
Si è infatti notato che gli atti linguistici possono contenere,
oltre agli indicatori della forza illocutiva, anche degli indicatori
di intensità (modificatori) che segnalano la volontà del
parlante di modificare l’intensità della forza illocutiva dell’atto
nel senso dell’attenuazione o dell’accrescimento.
Ma lo sai che ti trovo proprio in forma? (accrescimento)
Mi presti un attimino la gomma? (attenuazione)
Dalla filosofia alla linguistica
applicata
La competenza pragmatica dei parlanti garantisce generalmente
la possibilità di giocare in modo estremamente sofisticato con gli
strumenti di modificazione della forza illocutiva sia nella
produzione sia nella comprensione degli enunciati. Diversa è
ovviamente la situazione per chi parla una L2.
Ma perché i parlanti modificano l’intensità
dei loro atti, spesso rendendo gli enunciati
meno chiari, più lunghi del necessario,
meno pertinenti?
Perché, insomma, violano il Principio di
cooperazione?
La cortesia linguistica
Per soddisfare un principio diverso, che è spesso in conflitto con
quello di cooperazione: quello della cortesia.
• Non ti imporre.
• Offri delle alternative.
• Metti il destinatario a suo agio; sii amichevole.
(Lakoff)
Solitamente il conflitto viene risolto a favore della cortesia,
considerata prioritaria, rispetto alla chiarezza, in quanto garante
dei rapporti sociali e interpersonali.
La cortesia linguistica
Modello di Brown & Levinson
Incessante lavoro di tutela della faccia, propria e altrui, da parte
di tutti i membri di una comunità.
Faccia
Immagine pubblica di sé > due lati opposti
Faccia positiva
Faccia negativa
Desiderio di
inclusione,
apprezzamento,
appartenenza…
Desiderio di
libertà d’azione,
individualismo,
difesa del
“territorio”…
Tutela della faccia
Entrambi gli aspetti della faccia rischiano continuamente di
essere minacciati nel corso delle interazioni verbali.
Alcuni atti linguistici sono considerati più “minacciosi” (FTA =
Face Threatening Acts), ma in realtà tutti gli atti minacciano
l’una o l’altra faccia, del parlante o dell’interlocutore.
Complimenti > gratificano la faccia positiva del destinatario ma
determinano un’invasione nel suo territorio e quindi ne
minacciano la faccia negativa
Scuse e ringraziamenti > rischiano di danneggiare soprattutto la
faccia positiva del parlante (infatti di solito l’interlocutore li
compensa con una risposta adeguata, per esempio accettando il
ringraziamento e minimizzando l’oggetto delle scuse)
Tutela della faccia
Il parlante si sforza di contenere il potenziale rischio di rottura sociale,
a meno che il desiderio di realizzare un atto minaccioso con il massimo
di efficacia superi quello di preservare la faccia dell’interlocutore, per
esempio in un caso di emergenza. Se nell’attraversare la strada vedo
un signore che rischia di essere investito da un’automobile,
probabilmente grido:
(22)
Attento!
piuttosto che:
(23)
È pregato di fare attenzione.
In questo caso l’urgenza della comunicazione richiede di privilegiare la
chiarezza rispetto alla cortesia.
Tutela della faccia
Variabili contestuali
Tre fattori principali determinano la gravità della minaccia nel
compimento di un atto linguistico, e conseguentemente
influenzano la scelta della modalità di realizzazione:
•la distanza sociale tra i partecipanti all’interazione (DS)
•la relazione di potere che li lega (P)
•il grado d’imposizione dell’atto stesso (I)
Variabili contestuali
La distanza sociale è una dimensione simmetrica,
che si riferisce alla maggiore o minore familiarità
tra gli individui.
Il potere costituisce invece una dimensione
asimmetrica, che definisce il controllo materiale e
psicologico che un individuo può esercitare
sull’altro.
La valutazione del grado d’imposizione indica
infine come l’atto è giudicato in rapporto al suo
interferire con la faccia degli individui.
L’interazione delle variabili
+I
+DS
Se non è troppo
disturbo ti chiederei
un passaggio
-P
+P
Mi dai un
passaggio?
-DS
-I
Variabili contestuali
Distanza sociale, potere e grado d’imposizione
non costituiscono parametri stabili e assoluti. Si
tratta di variabili che vengono di volta in volta
valorizzate dai partecipanti all’interazione
verbale in base a criteri dipendenti sia
dall’ambiente socio-culturale di appartenenza sia
dalla percezione soggettiva della situazione
comunicativa.
Variabili contestuali
Questi parametri sono sottoposti anche a una variazione legata
alla specifica situazione comunicativa.
Esempio: l’amministratore delegato di un’azienda, che nella
società italiana del XXI secolo gode di uno status superiore
rispetto a quello di un professore di scuola media, viene
convocato a scuola dopo l’ennesima bravata compiuta dal
figlio. Durante il colloquio tra genitore e insegnante sarà
probabilmente quest’ultimo ad avere il ruolo di maggior
potere in virtù della situazione specifica. Ciò non significa che
il potere oggettivo dell’amministratore delegato sia del tutto
oscurato dal contesto: è probabile che, a parità di situazione,
l’atteggiamento dell’insegnante sarebbe diverso se al posto
del padre-amministratore delegato si trovasse un padreoperaio.
Variabili contestuali
Anche la distanza sociale può mutare con il variare del contesto.
Esempio: due colleghi di lavoro casualmente si trovano anche a
giocare nella medesima squadra amatoriale di calcio: le loro
interazioni in ufficio sono probabilmente differenti da quelle
sul campo o nello spogliatoio.
Variabili contestuali
Infine, un esempio di variazione del livello d’imposizione.
Se un professore di liceo chiedesse a uno dei suoi studenti di
leggere alla classe un passo del libro di storia, la richiesta
sarebbe sentita come del tutto accettabile nel quadro
comunicativo della relazione insegnante-allievo. Se invece
l’insegnante intendesse farsi portare una tazza di caffè
dall’allievo la percezione sarebbe diversa, perché l’azione non
rientrerebbe tra quelle previste dalla situazione comunicativa.
Esempi
• Complimenti
• Proteste