Disponete - comprensorio alpino valle brembana
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Disponete - comprensorio alpino valle brembana
Periodico di cultura venatoria e gestione faunistico - ambientale del Comprensorio Venatorio Alpino Valle Brembana - Poste Italiane S.p.A. Spedizione in A.P. - 70% - DCB Bergamo - codice ISSN 1723-5758 Agosto 2004 Anno VIII - n° 22 Periodico di cultura venatoria e gestione faunistico ambientale del Comprensorio Venatorio Alpino Valle Brembana Direttore Responsabile Piergiacomo Oberti Coordinatori Flavio Galizzi, Elena Traini Redazione Luigi Capitanio Flavio Galizzi Elena Traini Il Comitato di Gestione Grafica, impaginazione Ferrari Grafiche Hanno collaborato Danilo Alberghetti, Tiziano Ambrosi, Angelo Bonzi, Luigi Capitanio, M. Teresa Colle, Atos Curti, Sergio Facchini, Gigi Foti, Alessandra Gaffuri, Flavio Galizzi, Giovanni Locatelli, Alberto Mora, Piergiacomo Oberti, Luca Pellicioli, Elena Traini, Massimo Vitali il Comitato di Gestione Direzione e Redazione Piazza Brembana (BG) Piazzetta Alpini Tel - Fax :034582565 www.comprensorioalpinovb.it e-mail:[email protected] Fotocomposizione e Stampa Ferrari Grafiche - Clusone SOMMARIO Editoriale Attualità 3 Dialogo e confronto 4 Lettere 6 Commissioni di lavoro Ungulati Avifauna tipica alpina Capanno Stanziale ripopolabile 8 9 9 9 Gestione e cultura venatoria RASSEGNA TROFEI Luigi Capitanio 10 IL CAPRIOLO, PATOLOGIE PRIMAVERILI Alessandra Gaffuri 15 TESI DI LAUREA SULLE MALATTIE DEL CAMOSCIO Danilo Alberghetti 16 LE MALATTIE DELLA LEPRE (3a parte) Tiziano Ambrosi 18 STAMBECCHI SULLE OROBIE Gigi Foti 20 VENTI ANNI DI SALADINI PILASTRI Alberto Mora 22 PROVE NAZIONALI CANI DA TRACCIA Luigi Capitanio 24 LA “CACCIA DI MONTAGNA” A LONGARONE La Redazione 26 UN “MORÀT” PER POSTA La Redazione 27 Rubriche Appunti di biologia animale L’allenamento del cane sportivo Tiziano Ambrosi Editore Comprensorio Venatorio Alpino Valle Brembana Per saperne di più Registrazione presso il Tribunale di Bergamo, n°29 del 16/07/97 Botta e risposta (Prima parte) 28 Nozioni di meteorologia Giovanni Locatelli 30 Armi e balistica Sergio Facchini 31 Racconto Rivista dei Soci del Comprensorio Venatorio Alpino Valle Brembana La casa nel bosco Maria Teresa Colle Luigi Capitanio La rivista si avvale della collaborazione di tutti i Soci, con scritti e materiale grafico e fotografico, senza impegni da parte della Redazione, che si riserva di vagliare ed eventualmente modificare quanto pervenuto, e tratterrà il materiale nel proprio archivio. La riproduzione anche parziale è vietata, salvo il consenso degli autori e del Comitato di Gestione. 2 38 Spigolature culinarie Costolette di Cervo Dalla rivista “A Tavola” 39 Curiosità Gli “Scheibe” 39 Informazioni e scadenze La Redazione In copertina: “A caccia con passione” Foto di Elena Traini 36 Letti per voi 40 L’angolo della poesia Pensieri nel bosco Claudio Betta 43 L e recenti elezioni dello scorso mese di Giugno hanno pienamente riconfermato l’Amministrazione Provinciale uscente a dimostrazione della validità dell’operato nel passato mandato. La componente venatoria ha indubbiamente appoggiato e dato il proprio contributo affinché chi, nei cinque anni precedenti si era impegnato a sostenere le necessità dei cacciatori, venisse rieletto, mantenendo di conseguenza una continuità di dialogo per affrontare le varie problematiche venatorie che annualmente si susseguono. Ulteriore motivo di soddisfazione per i cacciatori brembani è quello di avere all’interno del Consiglio Provinciale un socio del Comprensorio, da sempre impegnato a sostenere i diritti dei cacciatori. Ci auguriamo che questo giusto e gratificante riconoscimento rappresenti uno stimolo in più per portare “benefici” non solo in materia venatoria, ma anche alle diverse componenti sociali vallari. Interesse Comunitari), cioè vaste aree di protezione, collocate in zone venatoriamente significative che si affiancano a quelle già esistenti (Oasi di Protezione, Riserve Demaniali Valichi … ecc.) che rappresentano già la percentuale massima stabilita dalla legge nazionale da vietare alla caccia. Ai nuovi Amministratori chiediamo pertanto un intervento forte e deciso per eliminare o quantomeno limitare gli effetti di questo nuovo e ripetitivo istituto di divieto, per consentirci di esercitare ancora decorosamente la nostra passione preferita. A tutti buon lavoro, e “in bocca al lupo”. Piergiacomo Oberti Attualmente è tornata prepotentemente alla ribalta la questione “Parco delle Orobie” che per anni è stata congelata nelle more della burocrazia , ma che ora si manifesta in tutta la sua pericolosità specialmente per noi cacciatori, e più genericamente per chi fruisce di tutte quelle risorse naturali e ambientali presenti sul nostro territorio. Fin dalla sua nascita nel lontano ’86 era largamente prevedibile che l’istituzione di un Parco fosse sinonimo di divieti , vincoli e limitazioni, ora ne abbiamo la certezza. Si tenga presente che in Regione Lombardia sono attive svariate leggi che tutelano fiori, piante, rane, funghi, lumache, uccelli, mammiferi… ecc. Se in questi ultimi anni si è potuto comunque cacciare nel Parco delle Orobie lo si deve a specifiche deroghe faticosamente ottenute, dopo aver rinunciato ad una porzione di territorio (Area Naturale) dove vige un sistema di protezione integrale. Ora l’ultimo elaborato territoriale predisposto sottoposto alle Amministrazioni Locali, prevede l’istituzione dei cosiddetti S.I.C. (Siti di S. To rri an i 3 Dialogo e confronto Attualità Tutte le cariche del Comprensorio sono ormai decadute e ci troviamo in una situazione di stallo, in attesa che l’Amministrazione Provinciale provveda alla elezione del nuovo Comitato. Ovviamente tutto dovrà passare attraverso le indicazioni degli enti diversi che esprimono i lori rappresentanti: la Provincia, la Comunità Montana, il CAI, la Coldiretti, le Associazioni Ambientaliste e, diversamente dagli anni passati, quando i cacciatori Soci eleggevano direttamente i loro rappresentanti, le Associazioni Venatorie, che indicheranno i rappresentanti dei cacciatori. Anche se si tratta di nomine per incarichi che da tempo si sapeva 4 di dover rinnovare, dovremo sicuramente attendere ancora qualche mese. Nella fase definita di “ordinaria amministrazione”, non è mai opportuno che si proceda a introdurre cambiamenti o norme aggiuntive, che rischiano solamente di ingenerare confusione, provocare scompensi o innescare tensioni inutili. Anche la Provincia, nell’emanare i suoi regolamenti per la stagione venatoria che sta per iniziare, non ha introdotto novità, in attesa che si possa costruire qualcosa di nuovo quando tutti i Comitati saranno nel pieno delle loro facoltà saranno quindi in grado di formulare proposte operative. C’è anche, ed è normale, un atteggiamento di rallentamento delle motivazioni che hanno guidato il lavoro in questi ultimi anni, e in molti, come in ogni situazione di cambiamento, viene un po’ meno l’entusiasmo. In fondo è abbastanza normale. Lo abbiamo percepito anche dal fatto che alcune Commissioni, nonostante fossero state sollecitate da oltre un mese, non ci hanno fatto pervenire nessuna comunicazione, lasciando quindi in cacciatori di alcune specializzazioni senza informazioni o notizie specifiche, sempre così attese all’inizio dell’anno venatorio. Ci sono, è vero, le occasioni di incontro delle Assemblee specifiche, ma Caccia in Val Brembana serve per mettere a disposizione di tutti le diverse informazioni, riflessioni e proposte che emergono nelle diverse stagioni venatorie. Ci auguriamo che possa presto riprendere anche questa importante funzione, per la quale serve la disponibilità di tutti i responsabili. Siamo certi che il Comitato, attraverso un canale diretto, saprà dare tutte le indicazioni che servono a far sì che ogni cacciatore possa andare a caccia anche quest’anno con la necessaria tranquillità. Ci auguriamo che ci sia, nei prossimi mesi, un rinnovato fermento e tanta nuova buona volontà di riprendere il lavoro. Gli impegni sono sempre tanti, e il rinnovamento serve anche per rigenerare l’interesse, le passioni e la voglia di partecipazione. Non dimentichiamo che la nostra è, in fondo, una sorta di Associazione, che si basa essenzialmente sulla partecipazione individuale, la disponibilità e la buona volontà. Non crediamo assolutamente che siano necessari atteggiamenti di sfida, piccole guerre di potere, perché gestire per gli altri non significa mai ritagliarsi spazi di potere personale, o ancora peggio, ricercare privilegi, ma molto semplicemente vuol dire mettersi a disposizione, con la convinzione che attraverso il dialogo e il confronto, senza scontri inutili, si costruisce. Qualche tensione ce la dovremo aspettare, ma ci auguriamo che sia leggera, venga superata per il bene di tutti, e ci si riavvii presto, con quell’entusiasmo che abbiamo sempre documentato in tutti i numeri della rivista, verso i nuovi orizzonti della caccia degli anni futuri. LA REDAZIONE 5 Alla Redazione Sono l’ex (ormai in pensione) direttore di A Tavola e leggo sempre con attenzione il giornale Caccia VB che voi realizzate. Volevo complimentarmi per l’articolo su come tarare un’arma rigata sull’ultimo numero da me ricevuto. Fatto bene, didascalico, scritto in modo pratico e non pizzoso. Bravi, anche gli altri articoli erano all’altezza. Mi fa piacere, da vecchio cacciatore e vecchio giornalista, vedere una così ben fatta realtà editoriale. A tutti Voi un caro saluto Germano Pellizzoni Alla Redazione Ricordo ancora con entusiasmo la prima volta che andai a caccia (a caccia per modo di dire dato che ho solo sedici anni e non so ancora imbracciare un fucile), era una giornata abbastanza serena con qualche banco di nebbia e una temperatura discretamente fredda. Dopo essermi alzato di buon mattino (nonostante fossi già sveglio da un paio d’ore, forse per l’eccitazione di quella esperienza a me nuova), incominciai a fantasticare di come poteva svolgersi una battuta di caccia, di quali animali avrei visto e quali ricordi avrei potuto portare a casa. 6 Così cominciò la mia “avventura”. Iniziammo a salire per una collina che dava su una piccola vallata, nei pressi di Dossena, nutrita di boschi e piccoli appezzamenti erbosi, nella quale sapevo esserci i Caprioli, animali che fino ad allora avevo visto solo sui libri. In quella mattina vari fattori mi colpirono, dalla calma e serenità che si respiravano, all’attenzione e pazienza dei Cacciatori nell’osservare il territorio circostante nella speranza di scoprire il capo “selezionato”. Questa esperienza mi ha insegnato a comprendere la caccia vissuta non come divertimento, ma come preservazione e nello stesso tempo tanto rispetto della natura. Con l’occasione ringrazio tutti i “miei” accompagnatori: Domenico e Giovanni Locatelli, Elena Traini, Tino Mismetti e Flavio Galizzi, che mi hanno concesso di vivere di persona questo mio sogno. Sarei senz’altro contento se anch’io potessi ricevere “Caccia in Val Brembana”. Luca Grazie per la testimonianza e le belle parole; ti invieremo certamente la rivista, così potrai seguire tutte le riflessioni, i ricordi, gli approfondimenti e i piani di lavoro che accompagnano la nostra attività di gestione faunistica. La Redazione Alla Redazione Al Presidente Con grande piacere mi accingo a porgere il mio primo saluto come Consigliere Provinciale di maggioranza. Voglio ringraziare in particolar modo chi mi ha sostenuto e votato nell’ultima campagna elettorale per l’elezione del Consiglio Provinciale. Lodevole è stato il gruppo di amici che ha lavorato con me con serietà e convinzione, e con i quale intendo continuare a collaborare a beneficio della caccia e dell’ambiente, nell’interesse del territorio, delle nostre tradizioni, e passioni, a beneficio delle nostre generazioni future. Tanto è stato fatto, ma tanto rimane ancora da fare per migliorare quello che abbiamo costruito in anni di duro lavoro nella gestione del Comprensorio Alpino. Un ringraziamento particolare e doveroso lo devo al Cons. Reg. Macconi, che ormai tutti ben conoscete e sicuramente apprezzate, per avermi consigliato e assistito durante la campagna elettorale, ed un ulteriore e sentito ringraziamento porgo all’assessore Luigi Pisoni. A tutti un cordiale “In bocca al Lupo” Durante uno dei periodici incontri della Sezione Cacciatori di Olmo al Brembo, ho raccolto indicazioni circa le difficoltà che incontrano alcuni Cacciatori dell’alta valle per il versamento della quota associativa. Alcuni di loro lamentano la difficoltà di raggiungere uno sportello bancario per effettuare il versamento della quota annuale di partecipazione alla caccia. E’ infatti noto che in non tutti i paesi della valle sono presenti sportelli bancari. Pertanto le persone anziane spesso si affidano al servizio offerto da parenti o amici per adempiere all’incombenza. In aggiunta, da un’indagine su un campione di Cacciatori che annualmente compiono l’operazione di versamento della quota associativa, emerge che questo servizio annovera dei costi medio alti, (da 1 a 5 euro) costi che proporzionalmente danneggiano proprio la categoria di cacciatori meno abbienti. Ora sono a chiederLe Presidente; non è possibile effettuare il versamento della quota anche attraverso il servizio postale, (vaglia postale) che risulta meno costoso e presente in tutti i paesi della valle? Credo che questo piccolo problema sia comune a tanti Cacciatori, spesso anche i giovani che lavorano lontano da casa debbono affidarsi al servizio di altri, infatti contrariamente all’ufficio postale lo sportello bancario di sabato rimane chiuso. La ringrazio per l’attenzione Enrico Bonzi (Kiko) E. Traini - 3 Valter Egman Presidente della sez. C.P.A. di Olmo al Brembo 7 Commissioni ungulati 8 Siamo di nuovi pronti per iniziare un nuova stagione di caccia. Nell’ultimo periodo il nostro gruppo ha vissuto due cambiamenti importanti, la sostituzione del Responsabile di un settore e l’elezione del nuovo Responsabile degli Accompagnatori in sostituzione del dimissionario Luca Arioli. Ad entrambi rinnoviamo il benvenuto e l’augurio di buon lavoro. L’impegno della Commissione in questo primo semestre si è concretizzato nell’organizzazione dei censimenti alle tre specie cacciate, alla relativa raccolta dei dati riguardanti il conteggio, alla stesura delle stime di presenza e alla proposta dei piani di abbattimento. Anche in questa primavera le operazioni di censimento, soprattutto quelle riguardanti il capriolo, non hanno ottenuto l’esito che tutti noi speravamo. Complice forse il protrarsi delle cattive condizioni climatiche, con nevicate abbondanti anche nel mese di aprile, di caprioli ne abbiamo visti pochi. In conseguenza anche il piano di prelievo è stato ridimensionato rispetto alle quantità abituali. Dobbiamo però precisare che il rapporto maschi-femmine rimane comunque ancora favorevole a queste ultime e pertanto, anche in presenza di una probabile diminuzione delle consistenze, le possibilità di pronta ripresa rimangono inalterate. Niente di nuovo invece per quanto riguarda il censimento ai cervi. Per questa specie conosciamo bene le difficoltà ambientali in cui dobbiamo operare, spesso durante le operazioni di censimento, nelle zone scelte come campione non abbiamo visto niente, e magari poco oltre sono stati visti piccoli gruppi di cervi. Pazienza, rimane comunque positivo il rapporto con la Polizia Provinciale che collabora in queste operazioni e, in qualche occasione, segnalano loro stessi gli avvistamenti. Buone le prospettive per il camoscio. Le operazioni di censimento, da poco concluse hanno offerto risultati molto buoni in quasi tutte le zone osservate. Crediamo che il piano di prelievo possa ritornare sui valori precedenti l’epidemia. Il nostro lavoro non si limita solo ai censimenti, come ogni anno la Commissione ha poi provveduto alla verifica delle schede di abbattimento in riferimento alla stagione precedente, operazione indispensabile allo sviluppo delle statistiche relative ai prelievi, alla valutazione delle condizioni di salute dei capi abbattuti e alla divulgazione dei dati, operazione questa rivolta soprattutto ai soci Cacciatori e alle Istituzioni Provinciali che governano l’attività venatoria. In questa nuova stagione la Commissione ha stipulato un’accordo per l’uso di due locali per il centro di verifica. Ebbene anche questa opportunità sta per avverarsi e già dal prossimo mese di agosto dovremmo avere a disposizione questa struttura confortevole e idonea per le operazioni di verifica dei capi abbattuti. La Commissione si è anche attivata per rinnovare il rapporto di collaborazione con gli Istituti di ricerca Sanitaria. E’ nostra convinzione che l’aspetto sanitario rivesta un ruolo prioritario nella moderna gestione degli ungulati, da qui la decisione unanime di continuare nell’impegno assunto verso queste forme d’indagine. Al riguardo in questa nuova stagione di caccia al camoscio avremo come collaboratore, durante le operazioni di verifica, un giovane in prossimità di laurea sulle tematiche sanitarie riguardanti la specie. In queste occasioni potremo osservare ed apprendere i metodi utilizzati per lo studio e l’identificazione di alcune malattie, il modo di utilizzo e il sistema corretto di conservazione degli organi prelevati. Una scuola sul campo insomma, con l’augurio che da parte nostra siano numerosi i Cacciatori interessati. Luigi Capitanio avifauna tipica alpina Si ricorda che i censimenti estivi ai galliforni seguiranno il calendario dello scorso anno. I cacciatori sono pregati di mettersi in contatto con i responsabili di settore. Atos Curti capanno Amici capannisti, la commissione migratoristi è ormai prossima alla scadenza del proprio mandato poiché, come tutti saprete, il nuovo consiglio Provinciale, su indicazione degli enti interessati provvederà al rinnovo dei rappresentanti all’interno degli ambiti territoriali e dei comprensori alpini di caccia. Tuttavia in questi mesi di riposo venatorio abbiamo continuato a lavorare sulle indicazioni che i capannisti ci forniscono, per migliorare quanto ci è possibile dove organizzativamente e legislativamente riteniamo ci siano margini per poter operare. Abbiamo stampato il nuovo elenco aggiornato per la distribuzione dei presicci che, come riportato nel numero precedente del giornalino, potete ritirare presso la sede del Comprensorio per visionarlo e segnalarci eventuali errori nella trascrizione dei dati Ci stiamo attivando presso le Istituzioni per ottenere una diversa pianificazione sull’ubicazione all’interno del C.A. di nuovi appostamenti fissi, questo senza precludere a nessun socio o residente la possibilità di attivarne di nuovi. Abbiamo inviato presso l’Ente Regionale preposto alcune indicazioni sull’introduzione di specie disciplinate con regime di deroghe, previste dall’art.9 della direttiva n.79/409 /CEE. Ritengo pertanto positivo il contributo che ciascuno di noi ha dato all’interno della commissione, dal punto di vista tecnico, ma soprattutto per la disponibilità personale che in certi frangenti aiuta a superare brillantemente situazioni di tensione venatoria, a volte difficilmente conciliabili. Siamo ormai prossimi all’inizio di una nuova stagione di caccia, e nei prossimi mesi le riunioni di carattere venatorio si intensificheranno, per illustrare le modalità e le novità (speriamo positive) dei calendari Regionali e Provinciali che ogni anno disciplinano la nostra attività venatoria, pertanto, nell’attesa di incontrarvi personalmente per confrontarci sui contenuti, vi auguro un anticipato in bocca al lupo e i invio i più cordiali saluti personali e dei rappresentanti della Commissione. blea la proposta di effettuare più lanci di selvaggina, di cui alcuni pronta caccia, e di chiedere ai vari presidenti di sezione la collaborazione per individuare le zone di lancio e gli incaricati ad effettuare il ritiro e la immissione della selvaggina. Le indicazioni sono state accettate, di conseguenza abbiamo inviato ai vari presidenti una lettera con le richieste di cui sopra. In base alle risposte ricevute, è stato deciso il calendario dei lanci e le relative zone. La selvaggina si potrà ritirare al piazzale del cimitero di San Giovanni Bianco, l’orario sarà comunicato successivamente. Vi informiamo che, se qualche incaricato non sarà presente al ritiro della selvaggina, la sua quota sarà suddivisa equamente tra gli altri addetti presenti. Pensiamo di fare cosa gradita ai Soci pubblicando sulla rivista la tabella con zone di lancio, le relative date e il numero dei selvatici che verranno immessi (vedi tabella pag. 41). Angelo Bonzi Luigi Poleni stanziale ripopolabile Il giorno 30.04.04 si è svolta presso il Centro Sociale Don Stefano Palla l’assemblea annuale dell’avifauna ripopolabile. Purtroppo, la rivista del Comprensorio contenente la data di convocazione dell’assemblea, è giunta ai Soci a riunione ormai avvenuta. I Presidenti delle Sezioni comunali comunque erano stati avvisati in tempo, per cui ci aspettavamo una maggiore partecipazione anche solo come incoraggiamento ai componenti della commissione che si impegnano a gestire questa forma di caccia. La commissione ha portato in assem9 RASSEGNA TROFEI I dati e le valutazioni conclusive della stagione 2003, le prospettive per il 2004 San Bartolomeo d’Olda, 23 maggio 2004 Luigi Capitanio Siamo ormai giunti alla decima edizione nell’esposizione dei trofei abbattuti nella nostra “caccia di selezione”. Quest’anno, la nostra “carovana” è approdata in Valle Taleggio. Non siamo nuovi alle manifestazioni in questa bella valle, infatti solo un anno fa abbiamo partecipato ad una manifestazione cinofila con i cani da traccia e, come allora, l’Amministrazione Comunale e la gente del posto ci hanno accolto con sincera ospitalità e grande entusiasmo. Non avevamo dubbi in proposito, oltremodo i Cacciatori che svolgono la loro attività in questi luoghi, ben diretti dal loro Responsabile di settore, ancora una volta hanno confermato grande capacità nel sostenere il gravoso lavoro di preparazione che queste manifestazioni comportano. Da alcuni anni l’esposizione è ingentilita anche dalla presenza di alcune opere di carattere naturalistico, è una componente artistica interpretata da una pittrice di sicuro talento, per questa Signora un meritato successo. Tutto bene dunque, una manifestazione riuscita in pieno. Già nella giornata di sabato la mostra, ospitata in una bella sala nella frazione di San Bartolomeo (con bar 10 attiguo!), è stata visitata da tanta gente venuta anche da lontano per osservare i numerosi trofei esposti. Per l’occasione, mescolato in “incognita” tra i numerosi visitatori forestieri, ho raccolto le loro impressioni in merito alla quantità e soprattutto alla qualità del materiale esposto; dai loro commenti mi è possibile sintetizzare un solo auspicio per tutti noi: continuare così! La giornata di domenica è in questa occasione dedicata ai lavori. Siamo ospiti nell’Albergo della Salute di Olda dove i titolari, con estrema gentilezza, hanno predisposto una sala apposita per il convegno. Gli onori di casa spettano al responsabile del settore Diego Vassalli, il quale apre i lavori con la presentazione dei relatori e delle autorità convenute. Censimenti e piani di prelievo del Capriolo Nella primavera del 2003, come consueto, abbiamo effettuato numerose uscite per il tradizionale censimento del capriolo; purtroppo, nonostante il grande impegno dei cacciatori i risultati non sono stati soddisfacenti. Alcune zone hanno registrato cali significativi delle presenze e, in alcuni casi, hanno poi condizionato negativamente le stime di presenza dell’intero settore. Come sempre in queste occasioni si cerca disperatamente di stabilirne le cause, di trovare i “colpevoli”, si individuano pericoli ad ogni angolo in una logica catastrofica. Le stime di presenza, quantificate in 3700 capi, hanno comunque tenuto in giusta considerazione queste diminuzione delle consistenze e il piano di prelievo, di conseguenza, è stato dimensionato in 380 capi così suddivisi: 80 maschi di classe 1 (1 anno) 80 maschi di classe 2 (2 o più anni) 80 femmine di classe 1 80 femmine di classe 2 60 piccoli di classe 0 (0 anni) Caccia al Capriolo L’assegnazione dei caprioli da abbattere, di competenza dei Responsabili di settore, viene effettuata con il sistema ormai collaudato della rotazione maschio - femmina tra gli aventi diritto, che ricordo, è titolo acquisito non solo attraverso il versamento della quota associativa, ma anche con la partecipazione obbligatoria ai censimenti programmati. Dopo questa prima operazione, i restanti capi vengono assegnati ai cacciatori più meritevoli per il lavoro svolto o, in alcuni casi, per i prelievi di merito ottenuti con l’abbattimento di capi sanitari o di qualità scadente. Da alcuni anni è in uso assegnare il “pacchetto” completo dei capi derati dai Verificatori come sottoni, complice probabilmente l’eccesspettanti, per rotazione e assegnapeso e/o sanitari. Questo per non alsiva durata della stagione invernazione di merito, alla squadra di Cacterare il significato statistico. Infile, il capriolo nel nostro Comprenciatori che abitualmente svolgono ne, da sottolineare, che i pesi medi sorio ha iniziato una fase di contral’attività venatoria in compagnia e sono da tre anni in lieve ma costanzione numerica. Allarme generale in una “zona” specifica. Questo site aumento. dunque? Crediamo proprio di no, stema è stato inizialmente accolto Prime considerazioni. per diverse ragioni. Per anni abbiacon un pizzico di scetticismo da alIn queste valutazioni abbiamo volumo assistito ad un incremento concuni cacciatori, ora, tranne pochissito inserire anche le impressioni ractinuo della popolazione di caprioli, me eccezioni, questo metodo è ben colte durante i censimenti di questa ora probabilmente le densità hanaccettato ed aiuta a ben distribuire primavera 2004. Contrariamente a no raggiunto una dimensione tale i prelievi su gran parte del territoquanto registrato in questi ultimi anper cui un rallentamento delle nario. Oltremodo le assegnascite e un aumento della zioni alla squadra contrimortalità naturale (per caubuiscono alla crescita del se diverse) potrebbe ridurre concetto di “gestione” dei la popolazione a consistenCacciatori, che possono in ze maggiormente equilibraquesto modo premiare chi te con la qualità dell’amtra di loro si distingue nei biente. Dovremo abituarci a prelievi di merito o negli questa nuova condizione e accompagnamenti, valutala “ricetta” di ridurre la caczioni che di frequente cia alle femmine, suggerita sfuggono all’attenzione di in più occasioni, certamente chi si occupa di gestione in non migliorerebbe la situamodo generale. Il prelievo zione. Dobbiamo invece micomplessivo è stao di 317 gliorare le nostre conoscencapi, pari all’ 83,5% dei caze in materia di gestione, prioli assegnati, una percon particolare attenzione La dottoressa Alessandra Gaffuri centuale in calo rispetto alalle condizioni dell’ambienla passata stagione, anche te. Per quanto riguarda la se lo sforzo di caccia relacaccia, va precisato che si tivo, 3,55 gg. per ogni cahanno difficoltà ad abbatpo prelevato, è in linea con tere giovani di un anno; è il risultato registrato nella una situazione ricorrente, è stagione 2002. I capi presuccesso anche nella stagiolevati risultano così suddine precedente. Eppure nella visi: valutazione dei capi preleva57 maschi di un anno ti in questi due mesi di cac80 maschi di 2 o più anni cia, 30 maschi su 80 avevano 48 femmine di un anno 2 anni e pure 33 femmine su 90 femmine di 2 o più 90 avevano solo due anni! anni Ma dov’erano questi giovani 42 piccoli di 3-6 mesi caprioli lo scorso anno? Il prelievo medio, in riferi- “Amici” Censimento al Camoscio mento alle stime di preI censimenti estivi al camosenza, è dell’ 8,56% . scio come sempre coinvolL’età media dei maschi pregono maggiormente i caclevati è uguale a 2,35 anciatori. Dopo le vicende delni, nelle femmine l’età mel’inverno 2000, dove in alcudia è di 2,79 anni. ne località si sono registrate La qualità generale dei cagrandi perdite, i cacciatori prioli prelevati è da consipreoccupati di possibili “sorderarsi buona, con un peso prese” si presentano in momedio negli adulti di kg do puntuale ai censimenti. 17,350, e nei giovani di kg E’ l’unico modo per cono14,750. Nella valutazione scere esattamente la situadei pesi, come negli anni passati, non sono stati in- Giancarla (seconda da sinistra) è una presenza ormai costante alle nostre zione; contarli! Il protocollo Mostre con lo stand delle sue opere. Terzo da sinistra Diego Vassalli, dei censimenti, approntato seriti quei soggetti consi- responsabile del Settore 1 e organizzatore della Mostra. 11 dalla Provincia, prevede che almeno un terzo del territorio venga censito con il sistema classico. Purtroppo non abbiamo personale a sufficienza per gestire in modo corretto un censimento su una porzione di territorio tanto grande, pertanto anche in questa occasione abbiamo censito “zone campione” più piccole, ben distribuite sul territorio, già utilizzate nel corso di questi ultimi 10 anni. I risultati ottenuti sono così confrontabili nel tempo e offrono le condizioni migliori di affidabilità. Il totale dei camosci censiti nei 7400 ettari delle zone campione, è stato di 1438 capi, di cui 256 yearling e 339 piccoli. E’ soprattutto il conteggio degli yearling che ci interessa maggiormente, fondamentalmente per due motivi: primo, sono il risultato della sopravvivenza invernale dei piccoli nati nella primavera precedente; secondo, se la sopravvivenza invernale dei piccoli è stata tanto elevata durante l’inverno (83,38%) abbiamo ragione di ritenere che anche gli adulti abbiano avuto altrettanta fortuna. Questi successi di sopravvivenza, rientrano nella logica della natura, infatti le popolazioni reduci da gravi epidemie, tendenzialmente aumentano le loro resistenze alle difficoltà ambientali e di conseguenza aumentano anche le loro capacità riproduttive. Certamente i nostri camosci non fanno eccezione alla regola. Le stime di presenza, dedotte dai censimenti, sono pertanto risultate di 3680 capi, distribuiti sui 38.400 ettari di territorio utile alla specie. Caccia al Camoscio Il piano di prelievo del camoscio, 320 capi, nella sua approvazione ha subito alcune modifiche rispetto alle richieste avanzate dal Comprensorio. Infatti la Commissione, forte dei risultati ottenuti con i censimenti, aveva proposto un piano più consistente, 400 capi, con l’obiettivo di ridurre le densità in quei territori dove le condizioni fisiche dei camosci iniziano a preoccupare. Purtroppo, ancora una volta le motivazioni che accompagnavano un piano di prelievo, superiore al canonico 10% delle consistenze stimate, non sono state accettate. Pazienza, speriamo che l’ul12 teriore aumento delle densità che stiamo registrando in questi anni non pregiudichi la qualità delle popolazioni di camoscio presenti nel Com- prensorio. Pertanto il piano di abbattimento approvato dalla Provincia con il benestare dell’I.N.F.S è stato il seguente: Piano di prelievo approvato 4kitz 3 128 yearlings 40 maschi di 2/3 anni 32 maschi di 4/10 anni 22 maschi di 11 o più anni 40 femmine di 2/3 anni 32 femmine di 4/10 anni 22 femmine di 11 o più anni TOTALE 320 CAPI Capi prelevati kitz 133 40 33 21 24 32 23 yearligs (38 sanitari) maschi di 2/3 anni maschi di 4/10 anni maschi di 11 e più anni femmine di 2/3 anni femmine di 4/10 anni femmine di 11 e più anni TOTALE 309 CAPI ABBATTUTI Totale dei capi prelevati 309, pari al 96,56% dei capi assegnati; per raggiungere il prelievo sono state utilizzate 1007 giornate di caccia, pari a 3,35 gg. per ogni capo abbattuto. A. Gaffuri, L. Capitanio, P. Milesi Sindaco di Taleggio e E. Traini Il tavolo del Gruppo Conduttori cani da Traccia Considerazioni sui prelievi di camoscio. Ancora una volta i nostri Cacciatori hanno saputo interpretare con coerenza i prelievi di camoscio. Infatti ben 38 soggetti di un anno non raggiungevano il peso di 12 kg, misura minima sotto la quale lo yearling viene considerato fortemente sottopeso, pertanto il suo prelievo deve trovare una valutazione di merito in un’ottica di “selezione”. Le occasioni di prelevare camosci giovani in ottime condizioni e dal peso ragguardevole ormai le hanno tutti i Cacciatori, in ogni settore, ma da qualche tempo si sta affermando la convinzione che una buona selezione effettuata nel primo anno garantisce un’eccellente vitalità alle popolazioni presenti nel Comprensorio. A differenza degli ultimi tre anni anche la caccia al camoscio ha subito una piccola modifica. Infatti nel triennio precedente l’apertura era anticipata di un mese rispetto al resto dei comprensori Provinciali dove si caccia il camoscio. Questa scelta, più volte sollecitata dai nostri Cacciatori, ha motivazioni fortemente passionali e la sua realizzazione è stata possibile dalla situazione sanitaria in costante miglioramento. Anche per questa stagione i periodi di prelievo richiesti sono gli stessi, speriamo che la Provincia in fase di stesura del calendario venatorio ne tenga conto. Nel complesso, la caccia al camoscio anche nella stagione 2003 è stata molto buona, qualche piccolo problema lo si è avuto con le nevicate precoci, soprattutto per quei Cacciatori che avevano assegnate per i prelievi le zone più alte del Comprensorio. Abbiamo avuto anche qualche piccolo errore di prelievo. Dobbiamo però considerare che la valutazione a distanza del camoscio non è una scienza esatta, e l’errore è possibile per tutti. Al riguardo va precisato che è dovere di chi presta servizio al Centro di Verifica costatare e segnalare l’abbattimento errato, non solo, ma è altrettanto doveroso che lo stesso personale incaricato, intervenga affinché nessuno avanzi critiche e giudizi in merito ai prelievi errati. Troppo spesso c’è chi si esprime da“professore” Noi crediamo invece che la consegna di un capo errato debba essere considerato un segno di maturità dei nostri Cacciatori; il rapporto di reciproca fiducia raggiunto tra le parti ha raggiunto un livello molto elevato, pertanto nel nostro Comprensorio questa eventualità non rappresenta più un problema. Caccia al Cervo E’ proseguita anche in questa stagione la gestione del cervo. Da tre anni ci stiamo occupando con successo di questa caccia. Per alcuni si tratta ancora di un’avventura, noi siamo invece convinti che la gestione anche di piccole popolazione come quella presente in Valle Brembana può offrire grandi soddisfazioni. Certamente i cervi stanno aumentando di numero, lo confermano purtroppo anche gli investimenti stradali che si registrano annualmente. Per quanto riguarda il prelievo va ricordato che da tre anni ci è concesso (grazie alla volontà della nostra Provincia) l’abbattimento di tre capi; un maschio, una femmina e un piccolo. Anche in questa stagione il prelievo è avvenuto in modo puntuale, utilizzando solo 4 giornate. Ancora un po’ di pazienza e sicuramente i prelievi aumenteranno di numero. (Foto di MASSIMO VITALI) 13 Grafici dei Prelievi 2003 14 IL CAPRIOLO, PATOLOGIE PRIMAVERILI Considerato che nella passata primavera sono stati segnalati alcuni casi di mortalità in caprioli ritrovati con evidenti segni di diarrea, riteniamo interessante pubblicare un approfondimento dell’argomento specifico da parte della Dottoressa Gaffuri, nostra referente presso l’Istituto Zooprofilattico di Bergamo, che da anni collabora con il nostro Comprensorio. Le patologie dell’apparato digerente ed in particolare del tratto enterico in genere si manifestano clinicamente con emissione di feci di consistenza alterata, più liquida del normale. Questo determina un imbrattamento della regione della coda che può essere apprezzato sull’animale da un attento osservatore. Le cause di diarrea possono essere molteplici; talvolta sono legate semplicemente ad un cambio di dieta o al tipo di alimento ingerito, in altri casi sono provocate da agenti infettivi, cioè virus, batteri o parassiti. In alcune situazioni il tipo di alimentazione può predisporre all’insorgenza di una forma infettiva; questo si verifica più facilmente in primavera, quando il passaggio dall’alimentazione povera dell’inverno ad una ricca di fibra verde e di germogli può provocare delle turbe digestive che si riflettono sull’equilibrio della flo- ra intestinale. In questi casi infatti nell’intestino si sviluppano germi del genere Clostridium, che sono responsabili di forme enterotossiche. Gli animali possono morire improvvisamente senza sintomi apparenti a causa delle tossine prodotte dal batterio; in altri casi il decorso delle clostridiosi può essere di tipo acuto e la malattia si manifesta con profusa diarrea acquosa , indebolimento, mancata assunzione di cibo e morte. Le clostridiosi sono favorite anche dall’assunzione di alimento umido, bagnato o ammuffito, e sono spesso condizionate dall’andamento climatico e stagionale. Per queste ragioni la morbilità e la mortalità può colpire numerosi soggetti in uno spazio temporale piuttosto ristretto. E’ sempre bene approfondire le cause di morte con adeguate indagini analitiche per differenziare queste forme enteriche da altre patologie che possono colpire l’apparato digerente. La diagnosi differenziale deve essere fatta con altre malattie batteriche, quali la Paratubercolosi, grave forma infettiva responsabile di enteriti croniche e mortalità, segnalata nel cervo e nel capriolo in diversi distretti dell’arco alpino. Anche enterobatteri, quali Echerichia coli, Salmonella e Yersinia, sono segnalati come responsabili di enteriti nel capriolo. Tra gli agenti virali sono da ricorda- re Rota e Corona virus, che in genere colpiscono gli animali giovani, l’Herpes virus responsabile della Febbre Catarrale Maligna e il Pestivirus della diarrea virale del bovino. Le forme diarroiche possono essere causate anche da parassiti, talvolta in associazione con infezioni batteriche e virali; le parassitosi possono inoltre aggravare stati di mal nutrizione e problemi digestivi. Tra i parassiti più frequenti nel capriolo si segnalano i coccidi ed i criptosporidi, protozoi che possono provocare enteriti mortali soprattutto nei soggetti giovani, e gli strongili gastrointestinali, vermi tondi che parassitano i diversi tratti dell’apparato digerente. Solo gli esami di laboratorio, condotti sulle carcasse degli animali rinvenuti morti o su campioni di feci, possono dare una indicazione precisa sulla causa che ha provocato l’insorgenza della diarrea. *Medico Veterinario E. Traini - 2 Alessandra Gaffuri* 15 TESI DI LAUREA: “ Indagine sieroepidemiologica nella popolazione di camosci della Val Brembana.” Danilo Alberghetti * Lo scopo della tesi è stato quello di acquisire informazioni relative alla presenza nella popolazione di camosci di agenti infettivi importanti per la sanità pubblica, per l’ecosistema della fauna selvatica, e non da ultimo per la zootecnia di montagna. In base alle analisi svolte e ai dati raccolti si è potuto approfondire la circolazione dei patogeni nelle sottopopolazioni di camosci suddivise per settore geografico di abbattimento e per età dei soggetti; inoltre è stato possibile fare confronto temporale nella stessa popolazione tra le positività riscontrate nella presente indagine con quella del pre- Brucellosi Toxoplasmosi Neosporosi Cheratocongiuntivite infettiva Infezione da V.R.S. Infezione da Pestivirus 16 lievo venatorio 2001 (Pellicioli, 2003). Questo interesse sanitario per il camoscio, ma in generale per gli ungulati selvatici, è dato dal fatto che diversi fattori come l’incremento demografico e il cambio d’uso del territorio montano da parte dell’uomo, hanno favorito un’interazione sanitaria tra ungulati selvatici e domestici, nonché un interscambio di patogeni, soprattutto parassitari, tra carnivori domestici ed ungulati selvatici. Il lavoro sperimentale è stato eseguito presso il laboratorio di diagnostica dell’IZSLER, sezione di BG, che da alcuni anni si occupa anche del controllo sanitario della fauna selvatica, nel corso dello svolgimen- N°analizzati N°positivi 162 123 129 155 150 156 to della tesi di laurea in Medicina Veterinaria, relatore Prof. Paolo Lanfranchi. L’area di studio considerata corrisponde ai 5 settori del C.A. Val Brembana. Grazie alla collaborazione dei cacciatori del C.A.V.B. con l’IZSLER-BG ho potuto disporre di campioni ematici dei camosci abbattuti durante il prelievo venatorio 2002, anche se non in tutti è stato possibile eseguire test diagnostici per via della insufficiente qualità di taluni campioni. In tabella sono riportate le metodiche diagnostiche utilizzate per ogni malattia indagata, il numero di sieri esaminati e le positività riscontrate con le relative prevalenze. Metodica 0 4 12 Prevalenza % (IC95%) 0 3,2 (0,9-8,1) 9,3 (4,9-15,7) 16 10,3 55 18 (6-16,2) 37 (29-44,9) 14,5 (7-17,9) ELISA indiretta Sieroneutralizzazione ELISA competitiva S.A.R. e F.d.C. Sieroagglutinazione indiretta Sieroagglutinazione diretta TOXOPLASMOSI La toxoplasmosi è una zoonosi protozoaria da Toxoplasma goondi, dove nel ciclo del protozoo fa parte il gatto quale ospite definitivo (O.D.), mentre il camoscio è uno dei molti ospiti intermedi (O.I.). La Toxoplasmosi è responsabile di aborti sia nell’uomo che negli animali. Non sono conosciute attualmente né le modalità di trasmissione, né la patogenesi nel camoscio; tuttavia, come dimostrato nella renna, non è da escludere una trasmissione verticale anche nel camoscio, e patologie in ambito riproduttivo. Si pensa che l’origine dell’infezione nel camoscio nell’area di studio, come del resto in gran parte dell’areale alpino, derivi da un’interazione di questo con feci di gatto contaminate dalle oocisti del protozoo. Questa interazione sarebbe dovuta all’esistenza di gatti inselvatichiti, alla presenza di gatti nelle malghe ed all’abbassamento delle quote di pascolo del camoscio, in aree quindi antropizzate Solo 4 dei 123 sieri esaminati sono risultati positivi, quindi, oltre a confermare la presenza del patogeno nel camoscio nel C.A.V.B., non è possibile dire altro dal punto di vista epidemiologico, anche in relazione a quanto trovato nell’indagine del prelievo venatorio del 2001 (Pellicioli, 2003). NEOSPOROSI Rispetto alle indagini effettuate sul campione del prelievo venatorio del 2001, è stata studiata anche Neosporosi, la quale è stimata circolare con una sieroprevalenza del 9,3%. Non si conoscono gli effetti patogenetici di questo protozoo nel camoscio, ma non sono da escludere conseguenze sulla riproduzione in seguito all’infezione da Neospora caninum, come dimostrato invece in bovino ed ovino. L’origine più probabile dell’infezione è da risalire all’interazione sanitaria tra camoscio e escrementi di cane, quale O.D., molto presente nell’habitat del camoscio, legato alle attivita zootecnica, venatoria, escursionistica. Maggiori conoscenze riguardo le modalità di trasmissione e gli effetti sulla dinamica di popolazione sono necessari, considerando che il 12% della popolazione è venuta a contatto con questi patogeni. CHERATOCONGIUNTIVITE I risultati sieroepidemiologici per la cheratocongiuntivite infettiva da Mycoplasma conjunctivae mostrano una significativa diminuzione di soggetti positivi, rispetto a quanto riscontrato dal prelievo venatorio 2001 (Pellicioli 2003), effettuato 6 mesi successivi il focolaio di malattia del sett. 2000 / febbr. 2001. Questo concorda con il fatto che il micoplasma non si mantiene nella popolazione di camoscio (Giacometti, 2002), a differenza invece dell’ovino. Perciò l’applicazione di misure di prevenzione sanitaria sono più utili sull’ovino che non sul camoscio. VRS La prevalenza del VRS, quale importante patogeno nelle forme respiratorie ad eziologia polifattoriale nel camoscio, è risultata del 37% Non c’è differenza significativa tra le classi d’età, mentre dal punto di vista spaziale il settore 4 è la zona più a rischio d’infezione. Nel confronto tra i due anni d’indagine non c’è una variazione significativa, mentre, se si guardano le dif- ferenze tra settori, c’è una diminuzione nei settori 5 e 2. PESTIVIRUS Per quanto riguarda la positività per Pestivirus, l’idagine conferma valori già rilevati negli altri anni, con la differenza che nei camosci abbattuti nel 2002 si sono riscontrate alcune positività nei settori 1, 2 e 5 che nel 2001 non erano presenti.La situazione non ha subito comunque variazioni sostanziali e non è mai stato messo in evidenza il virus da visceri o carcasse di animali. Il persistere di patogeni potenzialmente pericolosi per la dinamica di popolazione e di zoonosi giustificano la cooperazione tra cacciatori e strutture sanitarie, e il proseguimento del monitoraggio sieroepidemiologico, associando in più isolamenti dei patogeni degli animali abbattuti sia per motivi sanitari che venatori. La conoscenza del rischio sanitario in animali selvatici e domestici richiede anche maggiori conoscenze relative sia ai dati demografici che dell’uso del territorio da parte degli animali. Un riconoscimento legislativo della gestione faunistica, la competenza veterinaria nella gestione sanitaria del territorio montano, andrebbe sicuramente a beneficio sia della fauna che delle popolazioni di animali domestici di montagna. *Medico Veterinario E. Traini - 2 BRUCELLOSI Prendendo in esame i risultati di ogni singola malattia, va innanzitutto sottolineato il persistere della sieronegatività per Brucellosi, dal ’97 ad oggi. Brucellosi è una malattia a grave decorso nel camoscio, importante zoonosi primaria, oltre che pericolosa per la zootecnia. Il persistere della sieronegatività nel camoscio depone a favore del fatto che il patogeno in questione non si automantiene nella popolazione del camoscio. 17 LE MALATTIE DELLA LEPRE 3a Parte Tiziano Ambrosi L’EPATITE VIRALE L’epatite virale della lepre, conosciuta con la sigla “ EBHS”(European Brown Hare Syndrom:”sindrome della lepre europea”), viene anche chiamata epatite necrosante; colpisce il fegato della lepre Europea e della lepre Variabile. Le prime segnalazioni della malattia sono state fatte in Svezia e in Danimarca nel 1980, ma solo nel 1985 in Belgio, Francia e Italia. In quel periodo le cause di questa sindrome erano sconosciute ed erano state avanzate diverse ipotesi (pesticidi, eccessiva assunzione di colza, infezioni batteriche sostenute da clostridi… ) Nel 1988 ulteriori studi hanno confermato l’esistenza di una epatite virale simile a quella del coniglio ”la malattia emorragica virale del coniglio (o RVHD)”. Il virus, o più presumibilmente un complesso di diversi virus, responsabile della sindrome, appartiene alla stessa famiglia di quelli che provocano alcuni tipi d’epatite nell’uomo (calicivirus ). Questa epatite virale si manifesta con un ittero molto pronunciato, “giallastro”, visibile soprattutto all’autopsia e nelle sclere degli occhi. All’esame autoptico il fegato può sembrare congestionato, conservandosi esteriormente pressoché normale. La sua dissezione, di contro, evidenzia dei focolai di necrosi estesa, soprattutto nella regione della vena porta; l’esame microscopico di queste zone mostra delle degenerazioni grassose delle cellule epatiche, 18 con un accumulo di granuli calcificati. Sono inoltre evidenti delle affezioni oculari variabili da una cheratocongiuntivite che colpisce interamente l’occhio fino a provocare la cecità, sono presenti anche delle turbe nervose (diminuzione dei riflessi di fuga). Bisogna inoltre considerare che l’epatite virale sembra sensibilizzare le lepri a delle infezioni secondarie del genere Clostridium. La contaminazione avviene attraverso la via orale, il virus è escreto nel terreno dagli animali malati in grande quantità attraverso la bile nel materiale fecale. Questo virus è estremamente resistente alla putrefazione, al freddo intenso e prolungato, e allo stesso modo alle temperature molto alte. Nelle forme acute di questa epatite virale le aree di necrosi cellulare epatica sono numerose e ben visibili, e il mal funzionamento del fegato che ne risulta provoca secondariamente dei disturbi della coagulazione dando spesso origine a piccole emorragie, diffuse su tutto il fegato, l’intestino, i polmoni, i bronchi, la trachea; queste emorragie possono evidenziarsi anche all’esterno tramite un sanguinamento del naso. Nelle forme iper acute l’evoluzione della malattia può essere molto rapida, tale da portare a morte l’animale prima ancora che si evidenzino segni di degradamento della condizione fisica dell’animale. Gli animali giovani, al disotto del mese e mezzo, non sviluppano mai la malattia nonostante siano attac- cati dal virus, verso l’età di 2 o 3 mesi divengono progressivamente sensibili. La mortalità delle lepri per l’epatite virale avviene soprattutto nei mesi da luglio a dicembre, con punte massime nel mese di ottobre (questa stagionalità è stata osservata anche negli allevamenti). Nonostante che le lesioni causate dalla forma acuta siano sovrapponibili a quelle del coniglio domestico affetto da epatite virale, nella lepre la mortalità resta generalmente limitata, e non raggiunge mai i livelli elevati di mortalità come nel coniglio(>80%). La lepre è considerevolmente più resistente del coniglio a questo tipo di virus. L’impatto reale di questa malattia sulle popolazioni della lepre è ancora poco conosciuta, è molto frequente in tutte le popolazioni ma provoca poca mortalità in generale; spesso passa inosservata. Le statistiche condotte partendo dagli esiti di esami di laboratorio sui cadaveri esagerano probabilmente molto la frequenza delle forme acute. E’ dunque probabile che l’abbassamento dell’immunità delle popolazioni varia secondo le regioni; è egualmente probabile che fluttui nel corso dei tempi, e questo potrà allora favorire la ricomparsa più o meno ciclica delle forme acute di questa epatite virale. Nei casi acuti più tipici può essere identificata con certezza con una semplice autopsia, a condizione che siano presenti due tipi di lesioni caratteristiche: fegato molto congestionato palesemente decolorato, perfino giallo-arancio (aspetto di fegato cotto), e presenza di tracheite emorragica. Nella maggior parte dei casi per avere una diagnosi di certezza bisogna ricorrere agli esami di laboratorio, in quanto nella lepre la presenza di tracheite emorragica può aver diverse altre cause (es. pastorellosi). Nelle forme sub acute è sempre consigliabile far ricorso al laboratorio. La trasmissione incrociata dell’epatite tra lepre – coniglio non è stata mai osservata in condizioni naturali. E’ vero che frequentemente, nei luoghi dove lepre e coniglio coabitano, una sola delle due specie si ammala di epatite. Di contro gli studi virologici hanno dimostrato che l’epatite virale della lepre e del coniglio devono essere considerate come due malattie nettamente differenti, causate da virus propri che mostrano proprietà antigeniche distinte, si tratta di due calicivirus probabilmente molto simili. Non sono mai stati segnalati casi di trasmissione di questa epatite all’uomo, neanche in persone che vivono regolarmente a contatto con animali ammalati. * Medico veterinario Disegni di STEFANO TORRIANI 19 STAMBECCHI SULLE OROBIE G. Foti AI CENSIMENTI DI UN SELVATICO CHE TI PASSEGGIA ACCANTO Gigi Foti Poche parole e tanti passi per andare a contar Stambecchi sulle Orobie, in quell’operazione che i tecnici e i cacciatori chiamano censimento. Impegno quest’anno piuttosto gravoso poiché ha visto all’opera agguerrite squadre (oltre un centinaio di persone) delle tre province contigue di Bergamo, Lecco e Sondrio, tutte alla ricerca dell’ungulato da sempre protetto su tutto il nostro arco alpino (o quasi) e che, su queste montagne, si iniziò a introdurre nel giugno ’87 in seguito a un progetto del Servizio forestale della Regione Lombardia studiato in collaborazione con il Dipartimento di Biologia dell’Università di Milano e tradotto sul terreno dal Servizio faunistico ambientale della Provincia. Esaurita la parte storica, passiamo alla domanda che conta: come sta lo Stambecco sulle Orobie non soltanto bergamasche? Bene, benissimo. Se lo scorso anno ne erano stati censiti nelle stesse zone circa quattrocento esemplari, quest’anno i 20 conti finali porteranno le stime vicino a settecento. “Ricordo che le nostre Orobie hanno una capacità ricettiva di millecinquecento stambecchi…” sottolinea il sottufficiale delle Guardie Provinciali Giambattista Albani Rocchetti che, con l’agente Bruno Boffelli, è stata insostituibile guida per capacità tecnica e disponibilità umana durante i gravosi tour su e giù per queste cime. Due i censimenti importanti: il primo fino al Pizzo del Diavolo e l’altro al rifugio Benigni e al Pizzo dei Tre Signori, da sempre i punti preferiti dagli Stambecchi nella stagione estiva. I tecnici la chiamano estivazione. C’è stato insomma, per quei sentieri in quota, un grande via vai di persone con i binocoli incollati agli occhi per strappare alla montagna uno dei suoi figli più preziosi. Una conta definita da Albani Rocchetti “…esaustiva perché deve tener conto anche del sesso e dell’età e quindi essere traslata su cartografie in scala 1 a 10.000“. Il territorio è stato così parcellizzato per meglio aver sottocchio d’ora in poi i vari nuclei di Stambecchi che vivono sulle Orobie. Che la conta abbia dato i risultati sperati, anzi li abbia superati, lo si è subito intuito alla fine della fatica negli occhi di quanti, E. Traini - 2 anche cacciatori del Comprensorio, hanno collaborato. Vedere come brillavano, per esempio, quelli del Tino mecanec, di Beppe il fabbro, di Fabio di Carona e di Fernando, di Tino il colonnello e Pino l’ingegnere, Flavio il maestro; di Luigi l’ex guardiacaccia, dell’Albino, di Gino Braschì e dell’Amelio di Almè che cacciatore non è come il Gianni…e gli altri mi scusino. La Elena é scontata. Più freddini i biologi faunisti (così e non faunistici come sarebbe più giusto in italiano, ma così vogliono loro) che accompagnavano cacciatori e guardie. Una freddezza dovuta forse al loro essere più uomini di ricerca che di…caccia. Comunque, a loro tirar le somme faunistiche, a noi alcune considerazioni, appunto, venatorie. La prima, incontrovertibile, è che bisogna cominciare la caccia anche a questo ungulato e al più presto, per una serie di ragioni che vedremo. Inutile quest’anno cercare gli Stambecchi troppo in alto:”… la stagione invernale durata a lungo, li ha privati dell’erba che prediligono alle quote abituali – spiega Albani Rocchetti - e per questo li troviamo nelle cenge e nei canaloni dove è frequente trovare il foraggio”. Più facile l’incontro con le femmine e i piccoli nelle cosiddette aree di parto. In queste nursery che si adagiano sui 2000 metri, l’incontro con i selvatici è quanto mai esaltante. La conta dei piccoli dell’anno è il momento della verità per stabilire lo stato di salute della popolazione. Albani Rocchetti stimola la conta: “…cerchiamo i piccoli. Ad ogni femmina dovrebbe corrispondere, grosso modo, un piccolo”. Mi accorgo di esaltarmi tanto che la vista non balla per la fatica. Ecco una femmina, due, tre, otto e una girandola di piccoli, sopra il rifugio Benigni. Giocano, corrono, si rincorrono, belano. Anche in questo caso, come era avvenuto ai piedi del pizzo del Diavolo, “…siamo di fronte a un successo riproduttivo notevole – ammette con un sospiro di sollievo il nostro accompagnatore – I piccoli ci sono, la popolazione si espande omogenea ma…” Il ma che chiude per il momento la sbinocolata mi fa andare ai vari gruppetti di Stambecchi incontrati sul sentiero per andare al Diavolo. “…Ci sono delle strane capre che mi seguono e si avvicinano come cagnolini..” era sbottato uno dei tanti giovanotti che, scarpe da ginnastica e maglietta, faceva del trekking a tutta birra per quelle cime. Poi ci sono i piccoli sopra il Benigni che, nella loro splendida e sana livrea estiva, chiamano la madre. Certo che la chiamano, ma lei, con altre amiche, ha lasciato momentaneamente figlio e branco, per andare quasi sulla porta del rifugio a mendicare un buon boccone dai turisti che non si fanno certo pregare. E così la frittata è fatta. Mentre sto sbinocolando sulla nursery, sento una presenza alle spalle: a un paio di metri una Stambecca mi guarda speranzosa di una ghiottoneria. Non so che fare, la ignoro e quella soltanto dopo un bel po’ se ne va. Mi sembra anche scrollando la testa… Ecco questo Stambecco, così come quello del parco del Grande Paradiso, non si può più chiamare selvatico. “…è più selvatica una capra che resta fuori un inverno – incalza il capo Albani Rocchetti – provati ad avvicinarla…”. E che lo Stambecco non ritenga l’uomo un predatore – davvero non ha concorrenti! - ne ho la prova lungo l’immensa sassaia che porta alla bocchetta fino alle sorgenti del Brembo, ai piedi del Pizzo del Diavolo. La percorro per una buona metà in compagnia di un solenne maschio che mi dà tranquillamente il tempo di contare l’età scolpita nel suo immenso trofeo. Tredici anni tutti… Procediamo affiancati a non più di una decina di metri l’uno dall’altro, tranquilli, ed è il selvatico che adatta il suo passo a quello mio di cittadino. Ma il colmo è che dopo un po’ arriva un secondo maschio, di un paio d’anni più giovane e, tutti e tre ce ne andiamo verso le sorgenti del Brembo. Una passeggiata in compagnia, finché una Bianca che si leva, e poi un’altra, non mi distraggono e mi sposto, cercando di seguirne il volo. Forse i piccoli sono un po’ più diffidenti, ma altri incontri troppo ravvicinati smentiscono questa ipotesi. Allora, per un selvatico che sta perdendo tutte le sue caratteristiche, si potrebbe cominciare a pensare alla sua selezione. Inutile aggiungere altre motivazioni. Cominciamo con gli esemplari più vecchi, diamo un capo ai cacciatori più anziani (65, 70 anni?) ma cominciamola questa benedetta caccia di selezione. 21 Venti anni di Saladini-Pilastri, trentacinque anni di prove Alberto Mora Valle Brembana 1970-2004, trentacinque anni di Prove Cinofile sulla tipica alpina organizzate dal Gruppo Cinofilo Bergamasco in collaborazione con le istituzioni e gli enti preposti. In questi 35 anni c’è da segnalare anche il ventennio del prestigioso Trofeo Saladini Pilastri che, nel 1985, prese avvio proprio dalle prove che si stavano affermando nel circuito della grande cinofilia. Un traguardo prestigioso che merita attenzione per l’altissimo valore tecnico ed etico raggiunto in un ambiente che ancora conserva un selvatico davvero tale. LA SELVAGGINA E L’HABITAT Per consentire in futuro che manifestazioni cinofile di simile livello tecnico possano essere organizzate, è necessario - oltre alla conservazione dell’ambiente - il perpetuarsi delle specie, in particolare la Coturnice, regina assoluta delle Prove in mon22 tagna. Questa la linea da tenere, anche se, negli ultimi anni, per esigenze di classifica, la Cotorna è stata sacrificata a vantaggio del Gallo Forcello. A tale proposito, va bene precisare subito che i veri custodi del patrimonio ambientale, fauna compresa, sono i valligiani. A questi, coloro che hanno a cuore le Prove, dovrebbero fornire ogni supporto possibile in termini di collaborazione e di contributo finanziario, perché il mantenimento degli habitat e dell’Avifauna tipica diventi una priorità. Il vantaggio offerto da queste Prove è dato dal fatto che non creano danno né al territorio né al selvatico di cui non occorre immissione. Anzi, forniscono occasione di censimento e di movimento della selvaggina e di controllo sull’ambiente stesso. L’ORGANIZZAZIONE E LE GARE La responsabilità nell’organizzare le nostre Prove oggi più che mai presuppone la consapevolezza che si tratta di momenti di alta specializ- zazione tecnica che va dalla conoscenza diretta della montagna, della Caccia in montagna, del selvatico e dei suoi ritmi biologici. Non bisogna trascurare che i partecipanti, cane e conduttore, sostengono per tali Prove impegni e oneri che non si riscontrano in altre manifestazioni cinofile. Occorre quindi per loro rispetto. L’incontro/scontro tra concorrenti non è né diretto né fisico come ad esempio nel calcio ma indiretto, dove ognuno mette in evidenza, attraverso il cane, le proprie capacità di addestratore e di selezionatore. Tutto questo porta a scambi di opinioni, di conoscenze e favorisce amicizie che vanno a durare nel tempo. Una situazione venatoria indimenticabile che di certo arricchisce quanti vi partecipano e assistono. La maggior parte dei partecipanti o degli spettatori ha sempre apprezzato la bellezza delle nostre Valli, la bontà dei nostri prodotti e l’ospitalità della nostra Gente. 20° TROFEO SALADINI PILASTRI CALENDARIO BERGAMASCO • venerdì 10 Settembre Valle Seriana e Valle Borlezza • sabato 11 Settembre Valle Brembana • venerdi 10 settembre ore 18 Valle Brembana Dibattito sulle prove di Montagna Organizzazione: Gruppo Cinofilo Bergamasco in collaborazione con i Comprensori Alpini con il Patrocinio della Provincia di Bergamo GIUDICI E CANI Quanti giudicano queste prove è scontato che siano cacciatori in Zona Alpi. Questo è un assunto fondamentale. E’ necessario che l’ENCI, uscendo da un immobilismo che oggi non può più essere tollerato, intraprenda un’attività seria di formazione e di selezione nei confronti dei giudici destinati alla montagna. Non è più sostenibile che chi, con tanta fatica si prodiga per la riuscita delle “nostre” manifestazioni, tocchi con mano che grandi cani vengano malgiudicati da giudici che faticano stare al passo, che si trovano troppo lontani dall’azione e che tentano di celare i loro limiti tecnici, affidandosi a nozioni teoriche standard. Soltanto giudici vissuti e competenti possono selezionare cani realmente notevoli, dissuadendo dal partecipare quei conduttori che sottraggono soltanto terreno e tempo, con la presunzione che queste gare non siano poi tanto diverse da quelle che si svolgono su selvaggina liberata. Queste Prove in montagna sono invece esclusività per grandi cani portati da conduttori esperti e capaci, indirizzati e corretti da giudici competenti. Con questi presupposti si può fare della vera selezione. In ultimo, sottolineo l’importanza che non solo l’ENCI ma anche chi ha in cura la gestione della Caccia, si prodighi per avvicinare i giovani, che rappresentano la nostra continuità. Alberto Mora, consigliere ENCI e sin dall’inizio impegnato nell’organizzazione e nella scelta dei terreni in cui far correre le prove, esprime attraverso Caccia in Val Brembana alcune considerazioni volte ad evidenziare l’importanza di simili manifestazioni che ritiene vadano conservate e sviluppate nella gestione della caccia alla Tipica. E. Traini - 2 Una foto storica dall’album di Alberto Mora. Risale al 1977 e ritra sul campo, da sinistra: le guardie Luigi Carrara e Vittorio Rebuccini. I giudici Savino Pedrazzini, Gian Gaetano e Alberto Delfini, Carlo Carradore PROVA NAZIONALE PER CANI DA TRACCIA Fuipiano Imagna 15/16 Maggio 2004 Luigi Capitanio Ancora una volta bravi! E il commento espresso da un giudice venuto da lontano. La lode, indirizzata al Gruppo Conduttori è certamente meritata. Il Gruppo è abbastanza “nuovo” alle prove Nazionali per cani da traccia, infatti siamo solo alla terza edizione organizzata da questo sodalizio, ma i risultati che annualmente si ottengono portano gli ospiti a pensare che l’esperienza sia di gran lunga maggiore, e da qui i complimenti. E se questi complimenti arrivano da Hans Bernhart, austero giudice internazionale, allevatore e conduttore di cani da sangue, nonché cacciatore purosangue austriaco, potete star certi che sono ben meritati. Già l’accoglienza dell’Amministrazione di Fuipiano era di buon auspicio, infatti con queste parole Eugenio Testa, medico veterinario nonché sindaco di Fuipiano Imagna, si è presentato: “Gli ultimi anni di fine secolo sono trascorsi all’insegna dei grandi mutamenti, trasformazioni che hanno interessato ogni settore legato alle attività umane, siano esse culturali, sociali o ambientali. Questi cambiamenti, spesso frenetici, hanno toccato ogni settore delle attività umane, spesso modificando lo stile di vita d’ognuno di noi. Anche l’ambiente urbano ha subito sostanziali cambiamenti, purtroppo questo riformare non sempre ha portato i benefici sperati. Fortunatamente il nostro ambiente montano, la nostra valle, ancora non ha subito questo contagio, e la gente che lo vive in modo quo24 tidiano ha conservato gelosamente il proprio modo di vivere, le proprie abitudini, le proprie tradizioni. Tra questi costumi certamente la caccia ha raccolto nel tempo i maggiori consensi tra le nostri genti di montagna, questa passione, questa necessità ri- pagata con la cattura di selvaggina, ha offerto a lungo un considerevole contributo alimentare nell’economia famigliare. Oggi anche l’attività venatoria vive un periodo di trasformazione, non più condizionata da esigenze alimentari, sollecitata in parte dal cambiamento del pensiero sociale e soprattutto dalle aspettative degli stessi cacciatori. In questo nuovo scenario si inseriscono alcune iniziative nuove nell’attività venatoria, fra queste, il recupero degli ungulati feriti certamente pone le basi per una nobilitazione dell’attività venatoria, in un panorama di gestione delle risorse che appartengono all’intera collettività. Siamo dunque particolarmente fieri di ospitare nel nostro territorio questa manifestazione dai contenuti tecnici e dai risvolti profondamente etici.” Belle frasi che gratificano l’impegno di chi organizza. Vediamo però com’è andata. Per quanto riguarda la preparazione, come loro abitudine, il presidente Vassalli ed i fedeli collaboratori sono in prima linea già nella giornata di sabato 15 maggio. Dopo aver rifocillato i giudici al quartier generale, l’albergo ristorante “Moderno”, di corsa a tracciare i percorsi, questi verranno poi utilizzati la giornata seguente per la prova di lavoro dei concorrenti. E’ come sempre un lavoro duro, salire pendii, entrare in boschi fitti, pietraie e canaloni scoscesi, spesso utilizzando l’intuito per tracciare in modo perfetto, quel fiuto che si impara solo utilizzando a lungo il cane in tracce naturali, all’inseguimento di selvaggina veramente ferita. La sera un po’ stanchi siamo tutti seduti al tavolo, i giudici Alberini, Colombi, Tatini e Bernhart sanno stare bene in compagnia. Siamo in tanti, e nonostante qualcuno abbia fatto centinaia di chilometri per partecipare a questa prova ci si intrattiene volentieri per parlare soprattutto di cani e di caccia. Arriva in visita anche il nostro Assessore, viene accolto con grande calore anche dai forestieri. Il mattino seguente si presenta con un sole meraviglioso, siamo fortunati lo riconosco, anche il tempo ci aiuta. L’aria fresca ti invita a salire in alto. Qualcuno a piedi, altri con l’aiuto dei fuoristrada raggiungiamo alla spicciolata i pascoli in quota dove viene effettuata la “prova di sparo”. Sottovoce, per non disturbare la concentrazione dei cani in posizione di guardia allo zaino del conduttore, cerchiamo in modo “ciceronico” di spiegare le funzioni di questa disciplina ai convenuti inesperti di cinofilia. Tra questi visitatori sono presenti tante signore che esprimono comprensibile meraviglia nei confronti dell’ubbidienza dimostrata da questi cani. Per molti poi la sorpresa viene offerta dal suono dei “corni da caccia” che rallegrano i diversi passaggi nelle singole discipline che la prova prevede. Lo sviluppo dei percorsi utilizzati come prova di lavoro sono stati disposti in modo che la parte finale, fuori dal bosco, sia perfettamente visibile agli spettatori. Almeno metà delle dodici tracce avevano il “letto di morte” del capriolo utilizzato per il fine traccia, in una conca poco lontano delle baite che contornano questi pascoli in quota, pertanto anche i non addetti ai lavori hanno potuto apprezzare la capacità di ricerca di questi cani che, naso a terra, hanno compiuto l’ultima parte del percorso completamente liberi di esporre le proprie doti, e in alcuni casi queste qualità canine hanno strappato applausi (sottovoce!). Devo sottolineare che le difficoltà del percorso, obbligatorio per la presenza della valutazione CAC, sono state rese ancora più selettive per la presenza notturna di un forte vento che ha completamente “asciugato” la pista di sangue segnata il giorno precedente, in aggiunta per valutare al meglio il lavoro dei cani ed apprezzarne cosi maggiormente le attitudini a questo tipo di lavoro, è stata scelta una zona molto frequentata da camosci e caprioli, pertanto un terreno particolarmente difficile. Tutto però è filato alla perfezione. Un’ulteriore prova di organizzazione alla buona riuscita della manifestazione è stata offerta dalla famiglia di un cacciatore locale, nonché socio sostenitore del gruppo. Infatti questa famiglia è anche proprietaria di un rustico in questi pascoli d’altura e, per l’occasione, la signora si è distinta nell’impegno di preparare torte, panini e ogni ben di Dio per tutti. Un gesto di ospitalità molto apprezzato da noi e dai nostri ospiti. Ma anche buon padrone di casa è stato il Presidente A.T.C. Alessandro Ferrari. E’ grazie alla sua volontà che l’ambito di caccia Prealpino ha avuto questa prova dedicata alla categoria. Anch’Esso, con parole semplici ma piene di significato ha così accolto la manifestazione: “Cade quest’anno il decimo anniversario della costituzione degli A.T.C., ed è con un pizzico d’orgoglio che presentiamo ai nostri cacciatori e alle Autorità che governano la caccia questa manifestazione. Ab- biamo assistito in questo decennio a una trasformazione del modo di concepire l’attività venatoria. Un cambiamento in positivo che contribuisce nel proporre alla società, spesso severa nei nostri confronti, un modo diverso di interpretare la caccia, per conoscere il nostro pensiero, le motivazione dei nostri interventi, i contenuti della nostra antica passione. Alcune forme di caccia poi, hanno manifestato un’evoluzione ancora più marcata, tra queste certamente la caccia di selezione agli ungulati e la specializzazione al cinghiale; esse hanno compiuto grandi progressi nella disciplina della gestione, veri passi da gigante. Si è consolidata così una linea nuova di pensiero, una sorta di indirizzo filosofico, una posizione morale: cacciare si ma in obbedienza ad un preciso codice etico. Ecco dunque emergere impellente la necessità di recuperare ogni animale ferito, farsi largo l’utilizzo di ausiliari specializ- zati, condotti in modo magistrale da conduttori qualificati, in una logica di rispetto della selvaggina cacciata che malamente colpita si sottrae all’immediato recupero. E’ con questo spirito che celebriamo questo avvenimento, questa prova di lavoro. Agli organizzatori un sentito grazie e un caloroso “in bocca al lupo” per la buona riuscita della manifestazione.” E questo augurio è stato di buon auspicio, in poche parole una manifestazione riuscita in pieno. Alla cerimonia di premiazione e commiato ha preso la parola il presidente del gruppo Diego Vassalli, il quale ha tracciato un bilancio dei progressi registrati dal sodalizio in questi anni di attività. Ha elogiato l’impegno di quei conduttori che in funzione di diversi problemi non hanno superato la prova; è vero, ha continuato, alcune discipline contenute nel regolamento per queste prove di lavoro sono di difficile comprensione, spesso vanificano il grosso sacrificio che i conduttori sostengono per presentare il loro cane nelle poche occasioni annuali, ma questo è il regolamento attualmente in vigore, vale per tutti noi, e le eccezioni alla regola in una materia tanto complessa non possono esistere. Ha poi avuto parole di ringraziamento verso i giudici per l’ottimo lavoro svolto, come sempre ha sostenuto; rispondono sempre in modo positivo alla richieste di partecipazione nelle prove organizzate dal Gruppo Bergamasco. E’ stata poi la volta delle relazioni di lavoro espresse dai giudici, i quali hanno evidenziato le difficoltà di lavoro per tutti i partecipanti, difficoltà soprattutto in riferimento alle condizioni dell’ambiente di montagna, dove la notevole presenza di caprioli è causa di facile distrazione per il lavoro del cane. La classifica e le relative premiazioni hanno visto il successo di Fausto Pelizzato, che con il proprio ausiliare conquista meritatamente il titolo di campione Italiano. 25 LA “CACCIA DI MONTAGNA” PROTAGONISTA A LONGARONE Sono stati quasi 10.000 i visitatori accorsi a Longarone Fiere (Belluno) nella sola giornata conclusiva della quarta edizione di Caccia, Pesca e Natura, la mostra nazionale di prodotti e attrezzature per la caccia, la pesca sportiva e outdoor che ha chiuso i battenti domenica 30 maggio. Migliaia di appassionati hanno dunque anche quest’anno affollato gli stand della rassegna, provenienti da tutto il Triveneto e da altre regioni italiane, come la Lombardia, la Toscana, l’Emilia Romagna, il Piemonte, e dai vicini Paesi di Austria e Slovenia, a testimonianza dell’interesse suscitato e dell’eccellente livello ormai raggiunto dalla manifestazione, il cui panorama espositivo annovera 190 espositori da 16 Regioni italiane e 9 Paesi esteri. Caccia, Pesca e Natura si è chiusa quindi con un bilancio decisamente positivo confermandosi come un punto di riferimento ormai irrinunciabile per il pubblico di settore che ha avuto l’opportunità, nelle tre giornate dedicate all’evento, di ammirare le ultime novità in fatto di abbigliamento, prodotti, accessori e attrezzature per la caccia, la pesca sportiva, la cinofilia e le attività a contatto con la natura. Di rilievo la presenza, in particolare, del Consorzio Armaioli Bre- sciani, con le rinomate produzioni della Val Trompia, e di alcune tra le Aziende leader mondiali nella produzione di fucili da caccia, come Beretta, Franchi e Benelli. Grande interesse ha suscitato anche quest’anno la Festa del Cacciatore, giunta alla nona edizione e pro- mossa dall’Assessorato alla Caccia e Pesca della Provincia di Belluno, con il coinvolgimento attivo dei distretti venatori e delle riserve di caccia, all’interno della quale è stato proposto un nutrito programma di incontri, convegni e premiazioni. Molto seguito è stato l’incontro sul tema del tiro a lunga distanza e delle problematiche di balistica esterna e terminale. Nell’occasione, l’assessore provinciale alla caccia, Loris Efrem De Col e l’esperto balistico, Alessandro Franco, hanno sottolineato i danni che procura il tiro da lunghissima distanza. “Il tiro oltre una determinata distanza ha affermato Loris Efrem De Col - può far solo del male. Il cacciatore infatti deve prelevare e non tentare di prelevare l’animale facendolo soffrire. Dobbiamo sempre garantire il corretto funzionamento dei piani di abbattimento”. Unanimi consensi hanno registrato, inoltre, le varie iniziative naturalistiche, dal quinto concorso nazionale di tassidermia al diorama dell’ambiente e della fauna alpina, dalla mostra sui carnivori mammiferi all’esposizione dei nidi, fatte e impronte. Grande partecipazione, infine, per le manifestazioni proposte dal Gruppo cinofilo bellunese, con le prove di agilità, le dimostrazioni di obedience e il raduno della razza bovaro del bernese. C’è Posta Per Voi! Una bella sorpresa, quella capitata a Martino Bonaiti, di San Giovanni Bianco. Una mattina, nella cassetta della posta, ha scoperto che qualcuno stava facendo il nido! Perché disturbarlo? Col tempo sono nati i piccoli, che dopo lo svezzamento hanno preso il volo della libertà. Si tratta di un nido di Codirosso (Phoenicurus phoenicurus), ol Moràt, un passeriforme della famiglia dei turdidi diffuso su tutto i territorio provinciale. La bella immagine del nido è di Martino Bonaiti, mentre quelle del maschio e della femmina che portano l’imbeccata sono di Flavio Galizzi. 27 APPUNTI DI BIOLOGIA ANIMALE Tiziano Ambrosi Rubriche L’ALLENAMENTO DEL CANE SPORTIVO Oggigiorno il cane atleta può essere sottoposto a prove di field trials (gare per cani da caccia “ a grande cerca”) , di agility, prove di obbedienza, prove di lavoro su gregge, gare di sled-dog. Per il cane atleta l’allenamento è fondamentale non solo per mantenere la forma fisica ma anche per evitare traumi durante il lavoro, per essere attivo mentalmente e per riuscire ad avere massime performance. In particolare, sono i cani giovani che devono essere maggiormente coinvolti in svariate attività motorie, sviluppando così maggiormente il proprio sistema nervoso verso il movimento, la posizione, la coordinazione e la propriocezione (la percezione delle modificazioni interne del corpo rispetto all’ambiente esterno). Allenare il sistema neuromuscolare equivale ad ottenere delle performance straordinarie; queste esperienze portano il cucciolo impacciato ad essere un cane adulto perfettamente coordinato. La quotidianità e la varietà dell’allenamento sono le basi essenziali per ottenere ottimi risultati in gara. Diversi studi hanno dimostrato che il potenziale atletico di un cane è tanto maggiore quanto più precocemente viene iniziata l’attività atletica, quanto più questa è varia e quanto più alti sono i livelli raggiunti. Inoltre il cuore, i polmoni e il sistema circolatorio beneficiano dell’attività fisica stessa consentendo risultati ancora migliori. In un soggetto in buone condizioni di salute sono necessari almeno due mesi perché questo raggiunga la miglior forma cardiovascolare. Particolare attenzione deve essere riposta nell’alimentazione e nello stato di nutrizione del soggetto, quindi nutrimenti atti a supportare l’allenamento in soggetti di peso corretto rispetto alla loro taglia. Un cane sotto sforzo fisico ha un fabbisogno energetico del 25%-30% maggiore rispetto ad un cane adulto da compagnia, quindi è consigliabile alimentare il proprio cane con un alimento che garantisca l’apporto di energia in giusta quantità, e inoltre sia di ottima qualità evitando così la somministrazione di integratori, che in soggetti alimentati con cibi già bilanciati procurerebbero danni agli animali (se la miscela aria carburante è troppo povera di benzina il motore si spegne; di contro n una miscela troppo ricca di carburante finisce con ingolfare il carburatore). Fornire una alimentazione bilanciata equivale a definire la giusta miscela con ottimi risultati sia economici non sprecando del prodotto, il “motore va a 1000!” e il rischio di guasti è ridotto al minimo. Quindi leggere sempre le tabelle nutrizionali allegate ai mangimi e usare il buon senso, lasciare al giudizio del vostro veterinario l’eventuale uso di integratori. Prestate molta attenzione anche all’ambiente in cui fate lavorare i vostri cani e alle influenze che l’ambiente stesso può avere sui fabbisogni nutrizionali. Gli allenamenti devono essere graduali, dovrebbero iniziare con 10 – 15 minuti di lavoro al giorno, aumentando progressivamente e lentamente ogni giorno fino ad arrivare ad un’ora e più. Durante lo sforzo cercate di “interpretare” i vostri cani cercando di capire quando è accaldato, affaticato, in particolar modo all’i- in modo che tutti i gruppi muscolari vengano sollecitati, inoltre la varietà impedisce al cane di annoiarsi allenandosi nel modo migliore. Attenzione infine allo stress da superallenamento, mai dimenticarsi le regole base della fisiologia. Evitate di allenare ripetutamente su una superficie dura, perché potreste superare i limiti strutturali di resistenza delle cartilagini articolari, e di conseguenza danneggiarle; è saggio conoscere il proprio cane come è saggio conoscere noi stessi e porsi dei limiti. Effettuate gli allenamenti su superfici soffici e variate gli esercizi di giorno in giorno per meglio distribuire gli stress a carico delle articolazioni. Osservate attentamente il vostro compagno cercando di avvertire anche un minimo calo delle sue prestazioni e siate pronti ad intervenire chieden- 29 E. Traini nizio della preparazione fisica, quando ancora acerbo di allenamento può essere ancora in sovrappeso. Il portamento della coda è un buon segnale; spesso un cane affaticato la porta molto più bassa. Altre “spie rosse” sono lo sguardo ansioso, la frequenza respiratoria eccessivamente alta, l’evidenza della trama venosa sul muso e un pallore più marcato delle mucose gengivali. Se il vostro compagno dovesse manifestare anche uno di questi segni dovrebbe essere messo a riposo o quanto meno guinzagliato. Non bisogna esagerare mai, anche perché un animale stanco diventa demotivato, si deconcentra, sbagliando gli esercizi che solitamente ama eseguire. I cani durante la fase di preparazione dovrebbero svolgere diverse attività, dalla corsa al guinzaglio al nuoto, al salto di ostacoli, do consiglio al vostro veterinario. Siate anche consapevoli che non tutti i cani sono super atleti, anche le caratteristiche genetiche giocano un ruolo molto importante. A breve inizierà la nuova stagione venatoria e per un cane inattivo sono necessarie almeno 8 settimane di allenamento continuo e progressivo per raggiungere lo stato di forma ottimale. Nell’arco di questo tempo il cuore migliora le proprie prestazioni come pompa del sangue, la capacità di mobilizzare energia aumenta, così come l’appetito. In questo periodo i muscoli acquistano tonicità, i cuscinetti plantari resistenza, ed aumenta anche il livello di attenzione ai comandi. Cercate di evitare il surriscaldamento dei cani durante le performance, perché essi, al contrario dell’uomo, mancano di un adeguato sistema di raffreddamento corporeo, come il sudore; sembrerà strano ma in letteratura veterinaria sono segnalate morti di cani in seguito a un colpo di calore anche in inverno. I cani abbassano la temperatura del corpo mediante lo scambio di calore attraverso la respirazione, perciò devono essere allenati anche per questo. Avere a disposizione sempre dell’acqua durante il lavoro, per questi cani diventa una necessità per poter ripristinare le perdite di vapore acqueo dissipate per abbassare la temperatura corporea. Ricordate inoltre che l’altitudine elevata può indurre dei cambiamenti nelle capacità di trasporto dell’ossigeno nel sangue, e questo problema non deve essere sottovalutato. Gli animali si annoiano quando il programma di allenamento è sempre lo stesso, quindi è meglio variare il programma di giorno in giorno, ciò consente anche di sviluppare in modo più completo la muscolatura ed aiuta a mantenere il cane in uno stato mentale sempre fertile (che sia di aiuto anche a noi ???). PER SAPERNE DI PIÙ Giovanni Locatelli NOZIONI DI METEOROLOGIA Sulle nostre regioni alpine le condizioni meteo sono generalmente incostanti, per cui è importante conoscere gli elementi fondamentali che determinano l’instaurarsi e l’evolversi di determinati tipi di tempo, in modo da ridurne gli effetti, modificando o rinviando l’escursione. Il tempo in montagna può cambiare repentinamente e metterci in difficoltà, perciò dobbiamo stare attenti a temporale e tempeste. I temporali sono manifestazioni atmosferiche locali di breve durata, caratterizzate da scariche elettriche. Le tempeste si manifestano con vento forte e irregolare, magari associato a pioggia o neve; in quest’ultimo caso si definiscono tormente. Tutti i processi meteorologici sono causati da tre elementi: calore, umidità e pressione. L’umidità dell’aria è prodotta dall’evaporazione dell’acqua prodotta dal calore solare. Ogni aumento di temperatura produce un aumento del livello di saturazione, al contrario quando si abbassa la temperatura si abbassa anche il livello di saturazione. E’ questo il motivo per cui un repentino abbassamento della temperatura provoca nebbia o pioggia. L’aria fredda contiene meno umidità, ecco spiegato perché ad alta quota la visibilità è migliore e piove meno. In presenza di forte umidità un rimescolamento di aria calda e fredda provoca i temporali; ciò avviene in seguito al surriscaldamento della superficie terrestre, che provoca l’innalzamento di masse d’aria calda fino a quote elevate dove incontrano masse d’aria fredda che provoca la formazione di ghiaccio. I temporali si formano anche in seguito all’incontro di un fronte fredde e uno caldo o quando una massa d’aria marittima incontra i rilievi montuosi che la fanno innalzare ed espandere raffreddandola. Ricordiamoci sempre che moltissimi temporali si formano all’imboccatura di gole che si aprono sulle valli. I temporali sono sempre accompagnati da notevole attività elettrica. 30 La temperatura, altro fattore importantissimo in meteorologia, diminuisce di un grado ogni 100 metri di quota fino ai 1000 metri e di 0,5 gradi tra i 1000 e i 2400 metri. Ciò è dovuto al contatto delle masse d’aria con la superficie terrestre che cede calore e alla minore densità dell’aria alle alte quote. Non dimentichiamo che l’aria calda tende a salire mentre quella fredda tende a scendere. Quando sorge il sole in montagna l’aria comincia a scaldarsi, salendo incontra temperature più fredde e si formano le nuvole, per condensazione. Il vapore acqueo, condensandosi cede calore che riscalda l’aria facendola salire ulteriormente; il fenomeno va avanti fino al raggiungimento dell’equilibrio, nel frattempo il movimento crea la cosiddetta “brezza di valle”. Di sera il fenomeno si inverte creando la “brezza di monte”. La differenza tra temperatura massima e minima si chiama escursione termica. Il cosiddetto mare di nubi è originato dall’inversione termica che si verifica quando la temperatura anziché diminuire aumenta in valli chiuse circondate da monti, in condizioni di calma atmosferica. La pressione atmosferica è il peso della colonna d’aria che grava sulle nostre teste; al livello del mare vale circa 1000 millibar (1 atmosfera) e diminuisce con l’altezza: a 3000 metri è 2/3 di quella a livello del mare, mentre a 5000 metri è solo la metà. E’ estremamente importante ricordarsi che la quantità di ossigeno presente nell’aria diminuisce con la stessa legge della pressione. Una variazione di pressione, da sola, non determina necessariamente una variazione del tempo, che dipende anche dalla temperatura e umidità. Si può comunque semplificare dicendo che ad una diminuzione della pressione corrisponde un peggioramento, mentre ad un aumento corrisponde un miglioramento del tempo. Se abbiamo con noi un altimetro potremo determinare la tendenza barometrica semplicemente tarando, alla sera, per la giusta altezza; se al mattino segna un’altitudine maggiore la pressione è diminuita, se indica un’altitudine minore la pressione è aumentata. L’aria fredda di origine polare essendo povera di umidità risulterà più limpida e il cielo assumerà una colorazione blu: l’aria marittima, più umida, darà colorazioni giallastre, o biancastre opalescenti. Un cielo blu indica stabilità e bel tempo. Se il cielo cambia repentinamente dal blu al grigio preannuncia un probabile temporale. Anche il colore del tramonto ci da indicazioni sulla giornata successiva: il cielo rosso promette bel tempo, il cielo grigiastro significa sicuramente cattivo tempo, il cielo giallastro o rosso-giallastro fa presagire un peggioramento. Importante è anche la limpidezza dell’aria: aria limpida è indice di bel tempo. In montagna, se la sera le cime dei monti sono visibili senza nubi il tempo sarà bello. Se invece il tempo è buono ma la visibilità non lo è esiste la possibilità di rapidi cambiamenti meteorologici. Se le valli sono inondate da nebbia ma le vette sono ben visibili non si preannunciano cambiamenti improvvisi. I venti in montagna sono più forti, incuneandosi nelle valli e nelle gole aumentano sempre d’intensità. Se sono deboli la situazione è stabile ma se aumentano avremo un cambiamento. Un chiaro segno dell’approssimarsi di una burrasca si ha quando il vento si placa all’improvviso, mentre la visibilità diminuisce e si condensano le nubi. Se di notte aumenta il vento è in arrivo una perturbazione, mentre se la direzione cambia in senso antiorario c’è una tendenza al peggioramento e viceversa. Peggioramento che si avrà anche quando le nubi si muovono in direzione opposta al vento che soffia a terra. Sulle nostre regioni, generalmente, la predominanza di venti da sud e da ovest è veicolo di tempo instabile , mentre venti da nord e da est portano un miglioramento. ARMI E BALISTICA Sergio Facchini BOTTA ... e RISPOSTA ... (prima parte) L’attività venatoria con armi lunghe rigate presuppone una discreta conoscenza delle tematiche connesse con la caccia alpina. Dubbi ed incertezze di svariata natura possono sorgere in occasione dell’acquisto dell’arma, del suo corretto utilizzo e del nostro comportamento sul terreno di caccia. L’ipotetico colloquio che segue è rivolto soprattutto a coloro che, in veste di neofiti della caccia a palla, si apprestano ad iniziare, beati loro, la coinvolgente pratica della caccia agli ungulati. Perplessità che mi auguro possano essere ridimensionate affinché i neofiti ne traggano apprezzabili vantaggi senza pagare lo scotto di chi li ha preceduti. Quale arma meglio si presta per la caccia alpina? Il criterio di scelta è soggettivo, in quanto sia le carabine “Bolt Action”, ovvero ad otturatore girevole-scorrevole, sia i basculanti (combinati, drilling e kipplauf) possono essere utilizzate nella caccia a qualsiasi ungulato usando calibri idonei. Per cacciare il capriolo verso quali calibri bisogna orientarsi? Senza dubbio sui 6mm come il .243 Winchester che risulta essere probabilmente il calibro migliore, ma il vecchio 6,5x57 Mauser ed il 6,5x57R per i basculanti, unitamente all’intramontabile 6,5x55 Mauser Svedese, al .25-06 Remington ed al 6,5x65(R)RWS ed al 6mm Remington danno ottimi risultati. Anche il 7x57 Mauser ed il derivato 7x57R si rivelano una scelta azzeccata. E per il camoscio? È necessario utilizzare calibri dalla traiettoria molto tesa poiché il camoscio predilige aree aperte in quota e le distanze di tiro sono mediamente elevate, anche oltre i 200 metri. Da molti decenni il .270 Winchester, il 6,5x68 ed il 7mm Remington Magnum contano molti estimatori come i relativamente recenti 6x62(R) Frères, 6,5x65(R)RWS, .25-06 ed i famosi calibri .240, .257 e .270 Weatherby Magnum, strabilianti per tensione di traiettoria e potenza parimenti ai rarissimi 7x66 e 7x75R Super Express Vom Hofe. Anche il poliedrico 7x64 Brenneke si comporta egregiamente nella caccia al camoscio al pari del .280 Remington. La mia preferenza va comunque al .270 Winchester, un calibro intramontabile. E per altri ungulati quali il muflone ed il daino? Vale il medesimo discorso fatto per il camoscio: servono calibri tesi e di potenza adeguata. La cerchia dei cali- bri si restringe al .270 Winchester, 7x64 Brenneke ed al fido .30-06 Springfield. È opportuno privilegiare calibri della classe 7mm, in quanto daino e muflone sono selvatici tenaci e dotati di grande vitalità. Per il cervo quali calibri si rivelano maggiormente efficaci? La scelta andrebbe effettuata in base al terreno di caccia: in ambiente chiuso caratterizzato da radure e distanze medie (150-200 metri) sono più che sufficienti il 7x64 Brenneke ed il .30-06, mentre in ambienti aperti di alta montagna è meglio disporre di calibri tesi e potenti come il .300 H&H Magnum, il .300 Winchester Magnum, il .308 Norma Magnum, il 300 Weatherby Magnum e l’8x68 Schuler. Con gli ultimi due calibri potrete contare su due assi pigliatutto. A quale tipo di arma è meglio dare la preferenza? Per il capriolo è indifferente perché di norma non si spara a distanze elevate; l’arma ideate potrebbe essere una carabina “stutzen”, cioè con calciatura intera fino alla bocca della canna, lunga in media da 50 a 52 cm oppure un combinato leggero e maneggevole con canne di 60 cm Entrambe le armi, stutzen o combinato, non dovrebbero pesare più di 3,5 31 kg con l’ottica montata. Per il camoscio l’arma d’elezione è rappresentata dal “Kipplauf” o monocanna basculante, la cui caratteristica fondamentale è la non comune leggerezza (da 2,3 a 2,8 kg) e la possibilità di riporlo smontato nello zaino, vantaggi primari in avvicinamenti difficili. E’ un’arma che non ammette mediocrità di esecuzione, quindi costa molto se di costruzione austriaca o tedesca: minimo il triplo rispetto a una carabina di produzione ordinaria (da 2500 Euro in poi.) II Kipplauf rimane comunque un’arma d’elite poco diffusa, differentemente dalla classica carabina ad otturatore a cui si affida almeno il 95% dei cacciatori di camosci. Le carabine “bolt-action” sono infatti molto precise, robuste e di costo contenuto, qualità che ne hanno decretato il crescente successo da oltre un secolo. Per la caccia al cervo sulle Alpi l’arma indiscutibilmente migliore è la carabina, l’unica in grado di sopportare agevolmente le pressioni molto elevate dei calibri Magnum, quelli compresi tra il 7mm Remington Magnum e l’8x68S. Quali sono i calibri più adatti per un Kipplauf? Senz’ombra di dubbio i calibri contraddistinti dalla lettera “R”, suffis32 so aggiunto al calibro progenitore. La lettera R dei calibri tedeschi o austriaci è l’abbreviazione del lemma tedesco “Rand”, collarino nella nomenclatura delle armi italiana. Il collarino sporgente contraddistingue infatti tutti questi calibri dotati appunto di bossolo con fondello di diametro maggiorato per favorirne l’estrazione dalla camera di scoppio delle armi basculanti. Oggi sono ancora in uso molti calibri con collarino sporgente: 5,6x50R Magnum 5,6x52R – 5,6x57R – 5,6x61R Super Express Vom Hofe -6x62R Frères 6x70R - 6,5x57R - 7x57R - 7x65R - .30 R Blaser - 8x57 JRS – 9,3x74R il cui utilizzo è diffuso nell’Europa Centrale. I calibri “R” sono molto più numerosi di quelli elencati e parecchi di essi sono già obsoleti, fuori produzione quindi. Per la caccia alpina spicca la polivalenza del 7x65R Brenneke, un calibro ancora attualissimo nonostante sia nato negli Anni ‘20 del secolo scorso. II .30 R Blaser è un calibro recentissimo, sovrapponibile come prestazioni balistiche al .300 H&H Magnum, di ottima potenza e dalla traiettoria tesa, valido anche per il cervo ed il cinghiale. I Kipplauf ed i basculanti in genere sono armi robuste e precise? Tutte le armi rigate basculanti possono essere robuste e precise, a patto che siano costruite con materiali di qualità indiscussa e da maestranze di grande esperienza. Non ci si improvvisa costruttori di armi basculanti dall’oggi al domani, utilizzando bascule di fucili sovrapposti e mano d’opera non qualificata! Il “Nome” di un’azienda diventa sinonimo di qualità solamente dopo decenni di produzione di alto livello e non dopo qualche anno di dispendiose campagne pubblicitarie...! Una Panda con la stella a tre punte sul cofano non sarà mai una Mercedes! Tornando alla robustezza dei kipplauf bisogna sottolineare il fatto che le bascule sono realizzate sia in lega leggera, per diminuirne il peso, che in acciaio per sopportare calibri nervosi. Sta di fatto che i kipplauf sparano bene o addirittura molto bene (rosate di 3-4 cm a 1OO metri) con i calibri espressamente studiati per queste armi, calibri non esasperati come il 6,5X57R, il 7x57R, il 7x65R, l’8x57JRS e pochi altri. Utilizzando anche bascule di acciaio speciale per calibri scorbutici quali il .270 Weatherby Magnum od il 7mm Remington Magnum, anche con ricariche certosine, la precisione si rivela aleatoria, in quanto le probabilità di restringere le rosate di prova si rivelano perlomeno difficoltose. Di conseguenza per sfruttare al massimo le potenzialità di un Kipplauf è giocoforza affidarsi al calibro più diffuso ed amato: il 7x65R. Nonostante i passi da gigante compiuti dalla metallurgia moderna, una bascula in acciaio darà sempre maggiore affidamento rispetto ad una in lega; gli organi di chiusura, quali i tenoni e gli eventuali orecchioni della tipica chiusura “Kersten” manterranno i giochi entro strettissime tolleranze, qualità preclusa ad armi di produzione corrente. Quale tipo di attacchi per l’ottica bisogna applicare all’arma? Gli attacchi sono di tre tipi diversi: fissi, a pivot laterale e a piede di porco. Quelli fissi sono solitamente molto robusti, poco costosi e adattabili a qualsiasi tipo di carabina a otturatore. Gli attacchi a pivot laterale consentono il distacco dell’ottica dall’arma senza pregiudicarne l’azzeramento solamente se montati a regola d’arte e di ottima fattura (EawMannlicher-Sauer), ma sono molto più costosi di quelli fissi. Infine abbiamo gli attacchi a piede di porco, specifici per qualsivoglia arma basculante e montabili anche su ogni carabina; sono costosissimi e, pur conferendo all’arma un’eleganza e praticità uniche, meccanicamente non si rivelano robusti come i due precedenti e non consentono mediocrità di esecuzione; infatti solamente i maestri armaioli sono in grado di montarli correttamente. Per quanto riguarda le ottiche, quale scegliere? II discorso sulle ottiche potrebbe dilatarsi a dismisura, ma cerchiamo di sintetizzare. Dobbiamo innanzi tutto scegliere l’ottica a seconda del- l’ungulato e del terreno di caccia. Ingrandimenti medio-alti e molta luminosità per il capriolo e il cervo, mentre per il camoscio oggi si privilegiano ottiche a forte ingrandimento. Su ogni cannocchiale di puntamento appaiono sempre due valori: il fattore di ingrandimento che può essere fisso ( 4X-6X-8X-10X) o variabile (1,5 - 6X, 2.2-9X, 3-9X, 2.51OX, 3-10X, 3-12X, 4-12X, etc.) seguito dalla misura in millimetri del diametro dell’obiettivo (32-36-4248-50-52-56). Se sul cannocchiale leggiamo, per esempio, 6X42 significa che l’ottica è fissa e ingrandisce il soggetto traguardato di sei volte(6X) e che l’obiettivo misura 42mm di diametro di lente, mentre se leggiamo 3-10X50 significa che l’ottica è ad ingrandimento variabile, da un minimo di 3 ingrandimenti fino a un massimo di 10, e che la lente dell’obiettivo ha un diametro di 50 millimetri. Dato che luminosità, contrasto, definizione e nitidezza dell’immagine percepita attraverso l’ottica dipendono essenzialmente dalla qualità dello strumento e non solamente dal diametro della lente dell’obiettivo, per camoscio e capriolo è più che sufficiente, un cannocchiale con obiettivo di 42mm, mentre per cacciare il cervo all’alba o al tramonto è meglio orientarsi su ottiche con obiettivi di 48-56mm di diametro. Le ottiche ad ingrandimento variabile sono preferibili a quelle ad ingrandimento fisso in quanto permettono di adattarsi meglio alle mutevoli distanze di tiro (cervo e capriolo nelle radure dei boschi-camosci in alta montagna) tanto è vero che il cannocchiale più venduto è il variabile 3-12X50; ma anche con un’ottica fissa 6X42 potremo far fronte al 90% dei tiri in montagna, con una spesa molto minore. Risparmiare sull’ottica significa gettare al vento i propri denari, sempre. I cannocchiali di grande qualità (Zeiss-Swarovski-Schmidt&BenderKahles-Kaps-Docter-Leupold-Burris) costano ovviamente molto: per i modelli variabili di ultima generazione anche il doppio di una carabina ordinaria, ma sono soldi ben spesi in quanto le loro prestazioni saranno costanti anche a distanza di molti anni dall’acquisto. Quali reticoli sono preferibili nelle ottiche da caccia? In montagna sono molto utilizzati i reticoli nr. 4 - 4a e Plex. II reticolo nr. 4 è un reticolo universale adatto ad ogni specie di ungulato, mentre il nr. 4a è largamente usato nella caccia al cervo. II reticolo Cross-hair, caratterizzato da fili ortogonali molto sottili, è adatto a tiri su lunghe distanze (oltre i 200 metri), ma è poco percepibile su sfondi con colori uniformi e sfumati o con intensità di luce scarsa. II reticolo Plex invece, parente stretto del nr. 4, è molto utilizzato da qualche anno. Per la caccia alla cerca nel bosco è sempre molto valido il reticolo nr. 1, per tiri improvvisi d’imbracciata con ingrandimenti molto bassi (1,5 - 2,5 X). Come orientarsi nella marea di munizioni presenti sul mercato? Dobbiamo dare la preferenza a prodotti di grande qualità che utilizzano palle a deformazione progressiva, semimorbide, con elevato coefficiente balistico (C.B.) che sappiano cedere il massimo di energia durante l’attraversamento dell’area vitale del selvatico. Le sigle e i nomi del- le palle sono innumerevoli sia per quanto concerne la forma della palla (spitzer-semispitzer-boattailroundnose) sia per quanto riguarda il tipo di nucleo della palla stessa (partition-Hmantel-doppelkern-failsafe-corelokt). Per non confondersi le idee, basta ricordarsi che per gli ungulati alpini sono sempre valide le palle softpoint, a punta morbida per intenderci. La gamma delle munizioni per calibri europei è prerogativa assoluta delle Case produttrici tedesche (RWS), svedese (Norma), finlandese (Lapua), austriaca (Hirtenberger) e altre minori, mentre le munizioni per calibri americani sono fornite dalle grandi Case statunitensi (Federal-Remington-Winchester-Hornady-PMC) e dalle Case europee predette. Quale peso di palla usare per ogni ungulato? Per il capriolo, utilizzando calibri compresi tra i 6 ed i 6,5 mm, sono consigliabili palle da 90 a 120 grani (5,8-7,7 grammi), per il camoscio, usando calibri tra i 6,5 ed i 7 mm, sono preferibili palle da 123 a 150 grani (7,97-9,72 grammi), mentre per il cervo sono da privilegiare palle da 150 a 180 grani (7,97-11,66 grammi). Per il muflone ed il daino è meglio orientarsi su palle da 130-165 grani (8,42-10,69 grammi). È vero che ogni calibro ha la sua “palla ideale”? E’ una definizione parzialmente condivisibile in quanto alcuni calibri medi sparano ugualmente bene con almeno due pesi differenti di palla, ma è pur vero che un peso dei due darà risultati migliori con rosate più ristrette. Tali risultati sono determinati in misura considerevole dalla lunghezza del “passo di rigatura” della canna, espresso in pollici; questa misura corrisponde al tratto di canna necessario affinché la palla compia un giro su se stessa di 360°, un giro completo quindi. Di norma i proiettili più lunghi, rispetto al loro diametro, per essere stabilizzati affinché consentano una precisione marcata, hanno bisogno di un passo più corto che imprima alla palla un movimento rotatorio più rapido di quello richiesto da proiettili di mi33 sità sezionale” di una palla? La “densità sezionale” di una palla non è altro che un indice ipotetico della sua capacita di offesa in relazione al peso del proiettile ed al calibro dell’arma. Si ottiene moltiplicando il peso della palla espresso in grammi X 1OOO e dividendo il prodotto ottenuto per il quadrato del calibro in millimetri. Esempio: calcolare la densità sezionale di una palla del peso di 1O grammi di un’arma in calibro 7x64 (7 mm). DS = = = 204 (densità sezionale) nore lunghezza. Ecco spiegato come talvolta un’arma si riveli precisa con palle di un determinato peso è imprecisa con altre di peso superiore: il passo di rigatura non era corto a sufficienza per stabilizzare le palle più pesanti di lunghezza maggiore. A caccia però è necessario un ponderato compromesso tra precisione e potenza di impatto della palla, senza dimenticarsi che fattori determinanti risultano essere sempre il peso e la velocità della palla stessa. Di seguito annotiamo, per alcuni calibri, il peso della palla unanimemente ritenuta consigliabile quale valido “compromesso”: 6mm Rem. 100 grani 6,5x55 SE 140 grani 7x57(R) 140 grani 243 Win. 1OO grani 6,5x57 (R) 120 grani 7x64 160 grani 6x62 Frères 100 grani 6,5x65 (R) 120 grani 7x65R 160 grani 25-06 100 grani 6,5x68 (R) 120 grani 3006 165 grani 257 Weat.Mag. 100 grani 270 Win. 130 grani 30R Blaser 165 grani 7mm Rem.Mag. 160 grani 7mm Weat.Mag. 160 grani 7mm SE V.H. 160 grani 7x75R SE VH 160 grani 308 Win. 165 grani 300 Win.Mag. 165 grani 308 Norma.Mag. l80 grani 300 H&H.Mag 165 grani 300 Wea.Mag. 165 grani 8x68S 200 grani Ovviamente i pesi indicati sono 34 orientativi, suscettibili di variazioni dettate dalla propria esperienza o da esigenze balistiche specifiche, relative al tipo di ungulato cacciato. Leggere e velocissime o pesanti e più lente, quali utilizzare tra le palle in commercio? Tenendo sempre a mente che raddoppiando la velocità di un proiettile l’energia prodotta si quadruplica, secondo una nota legge fisica, la velocità costituisce anche un vantaggio agli effetti della radenza della traiettoria; quanto più rapidamente il proiettile raggiunge il bersaglio, tanto minore sarà la sua caduta. Se è vero che le palle leggere vantano velocità iniziali più alte, è noto che, a parità di calibro, esse le perdono più rapidamente di quelle di maggior peso. Infatti con l’aumentare della distanza le palle di maggior peso con velocità iniziali minori, già intorno ai 250 metri, vantano velocità residue superiori a quelle conservate da proiettili più leggeri dotati di velocità iniziale maggiore. Non sono infatti le alte velocità iniziali dei proiettili a costituire un elemento primario di scelta delle munizioni, bensì la loro velocità residua da 200 metri in poi. Di conseguenza dovremmo sempre optare per palle di peso medio con elevata velocità residua alle distanze usuali di tiro sui vari selvatici. Cos’è e come si determina la “den- II valore ottenuto -204- evidenzia un’elevata densità sezionale in quanto il quoziente ottimale di riferimento è 200. Una palla di 10 grammi lanciata da un’arma calibro 7mm dovrebbe possedere un’alta capacita invalidante sul selvatico, come in effetti ha. Tuttavia questo metro valutativo riveste oggi scarsa importanza in quanto i fattori velocità e struttura interna del proiettile, che permettono un’espansione a fungo pressoché perfetta della palla ed una ritenzione elevatissima del peso, assumono un’importanza fondamentale riguardo la vera potenzialità lesiva del proiettile medesimo. Cos’è il “coefficiente balistico” di una palla e cosa determina? II coefficiente balistico di ogni palla rappresenta il suo grado di aerodinamicità ossia il lavoro necessario per vincere la resistenza dell’aria durante il tragitto verso il bersaglio. A maggiore grado di aerodinamicità corrisponde maggiore velocità residua quindi minor tempo di percorso ed energia più elevata all’impatto del proiettile sul bersaglio. II C.B. viene espresso con valori che spaziano da 200 ad oltre 600, via via sempre migliore con l’aumentare del valore stesso. Le palle da caccia hanno indici di C.B. compresi tra 300 e 500, peraltro largamente sufficienti per l’uso venatorio, ma per i calibri 6,5 e 7mm sono disponibili proiettili con C.B. portentosi, anche oltre il coefficiente di 600. Queste palle, studiate soprattutto per il tiro di precisione a 300 metri e oltre, non sono indicate, in genere, per la caccia agli sul terreno di caccia, specialmente nelle cacce alpine più impegnative, dove la leggerezza, la compattezza e la maneggevolezza dell’arma contano quanto l’intrinseca precisione. Lo Stutzen infatti, al pari del Kipplauf, in calibri dotati di traiettorie tese (6,5x57-6,5x65-7x64-.270 Win. etc.) è un’arma molto amata dai cacciatori di camosci delle Alpi Orientali. In sintesi servono canne lunghe di sezione adeguata (15-17 mm) per i calibri Magnum, mentre per i calibri standard sono sufficienti canne di 55-60 cm che, con sezioni maggiorate (18 mm e oltre), forniscono rosate estremamente compatte di 30 mm ed anche meno a 100 metri. Di conseguenza, se puntiamo alla massima precisione, è meglio optare per armi con canne di notevole diametro anche se il loro peso vi farà rimpiangere quello di un kipplauf. In effetti le canne “grasse”, anche se corte, sparano molto bene, anzi benissimo, perché vibrano in misura notevolmente inferiore rispetto alle canne sottili, vibrazioni che si ripercuotono sulla precisione più di quanto si possa immaginare. Sempre a proposito di precisione, oggi le Case costruttrici di armi lunghe rigate montano canne “flottanti” che, non avendo alcun punto di contatto col calcio, sono libere di allungarsi in fase di sparo e di contrarsi dopo il raffreddamento evitando il fenomeno dell’innalzamento della rosata, evidente quando la canna poggia per un lungo tratto sul calcio. Oltre alla canna “flottante” molti tiratori effettuano sull’arma il cosiddetto “bedding” che consiste nel riempimento di tutti gli interstizi esistenti tra la parte inferiore del castello di acciaio ed il calcio, ossia la costruzione di un “letto” in resine speciali che faccia combaciare alla perfezione le zone critiche di contatto sottostanti alla camera di scoppio e le aree adiacenti al vitone di ritegno del calcio. Cosi agendo viene a crearsi un tutt’uno estremamente solido e compatto che limitando al massimo vibrazioni e scuotimenti dell’arma dovrebbe dare ottimi risultati in fatto di precisione, compatibilmente al calibro utilizzato. Quali sono i calibri più precisi? Tutti i calibri che sono utilizzati per le gare di tiro di precisione: il .308 Winchester, il 6,5x55 Mauser Svedese e tutti i 6mm usati nelle gare di “Bench-rest” capaci di precisione inimmaginabile, quasi un buco nell’altro a 200 metri. (continua) E. Traini - 2 ungulati a causa della loro struttura interna e del loro mantello di solito fragile. Bisogna sempre rammentarsi comunque che a parità di peso e struttura generale dovremo dare la preferenza a proiettili con C.B. più elevato; le traiettorie dei nostri tiri, specialmente a grande distanza (250 metri e dintorni) ne beneficeranno in misura marcata con abbattimenti corretti. Purtroppo però sono poche le Case produttrici di munizioni che indicano sulle confezioni il C.B. della palla utilizzata, ma sui manuali di ricarica questo dato è quasi sempre precisato. Le canne lunghe danno migliori risultati di quelle corte? In linea di massima la risposta è affermativa, ma non quanto generalmente si crede. I calibri standard americani (.243 Win.-.25-06-.270 Win.-.280 Rem.-.30-06) utilizzano canne lunghe da 22 a 24 pollici (5661 cm) mentre quelli europei (6,5x57-6,5x55-7x57-7x64-8x57JS) sfruttano canne di 60 cm. Per i calibri Magnum invece (.240-. 257-. 2707mm-.300 Weatherby Mag -.300 Win.Mag) gli Americani usano indifferentemente canne di 61-66 cm, mentre per il 7mmRem.Mag preferiscono canne lunghe 61 cm. Gli Europei invece, per i loro Magnum (6,5x68-7x66 S.E.Vom Hofe-7x75R S.E.Vom Hofe-,300 H&H Mag-.308 Norma Mag 8x68S) utilizzano canne di 65 cm o più; anche l’ormai obsoleto calibro americano, il .264 Win. Mag montava una canna di 66 cm. I calibri Magnum necessitano di canne lunghe per una ragione molto semplice: per poter bruciare completamente le pesanti dosi di polvere di questi calibri sovradimensionati sono indispensabili canne più lunghe di quelle dei cosiddetti “calibri standard”, meno ingordi di polvere per fornire prestazioni balistiche più che adeguate ai nostri ungulati. E gli “Stutzen”,con appena 50-52 cm di canna, come sparano? Bene, senz’ombra di dubbio. I 1O cm in meno di canna, rispetto ad una carabina normale, riducono la velocità, della palla del 3% circa, un’inezia RACCONTO Maria Teresa Colle LA CASA NEL BOSCO Fuori piove. Una pioggia fine, sottile, che non fa rumore e si appoggia delicata, quasi a sfiorarle, sulle foglie del grande ciliegio di fronte alla mia camera. Mi piace stare lì a guardarla scendere. Sarà perché recupero le energie e i pensieri cattivi mi abbandonano, lasciandomi libera. E mi sorprendo di pensare a Giovanni. E’ un pensiero dolce, che si insinua piano ma che mi prende con prepotente sfacciataggine. Da un’immagine sfuocata distinguo appena i contorni di una faccia scura, scavata dal tempo. Solo gli occhi vedo chiaramente. Sono grandi, sproporzionati, in una fissità di tristi presagi. Altro non ricordo. D’altronde come potrei? All’epoca ero poco più di una bambina. Quando i miei me lo ordinavano ero io che portavo a Giovanni il pane e le cicche. Il vecchio viveva in fondo al paese, in una casupola sgangherata che oggi non c’è più. La cucina altro non era che uno scantinato, più lungo che largo. Pochissima luce entrava dalle finestre chiuse con le inferriate. La muffa aveva disegnato le pareti, diffondendo nell’aria l’odore tipico delle stanze umide. A me non piaceva andare lì: quel vecchio e quel posto mi facevano paura. Era come un presagio di cose brutte. Una mattina d’autunno, infatti, lo 36 trovarono morto. Poco distante la vecchia doppietta a cani esterni. Il fatto mi fece molta impressione ma, come succede quando si è bambini, ci si dimentica presto delle cose brutte, relegandole in qualche piega nascosta dell’animo. Forse già allora dovevo intuire che la morte di Giovanni non era quel fatto naturale che tutti gli uomini, piaccia o no, sono costretti ad accettare. Quel vecchio aveva lanciato una sfida o forse non aveva altra scelta. Lo capii più tardi quando conobbi la sua storia messa insieme ascoltando le chiacchiere di paese. Vi era, anche nel riferire notizie sul suo conto, una specie di riguardo, come una sorta di risarcimento morale. Ma perché e a causa di chi? Di che cosa? Giovanni aveva sempre lavorato nel bosco. Vi era nato e di certo vi sarebbe morto se glielo avessero permesso. Dei suoi fratelli solo lui era rimasto a continuare l’attività del padre. La sua casa nel bosco - diceva - “è la più bella di tutte”. E di fatto la curava come una reggia, quella che era poco più di un casolare. Anche se stava via tutto il giorno, non chiudeva mai la porta a chiave. La sua casa - diceva - “è la casa di tutti”, ostentando così le sue convinzioni di uomo libero. “Niente padroni, né leggi, né capi, perché niente è davvero nostro, neppure la vita”. La domenica era consacrata alle pernici. Le andava a scovare sulle cime, insieme a Lilli, una setterina tutto pepe, estroversa e focosa, mai stanca di cercare, di fiutare la traccia, ostinata fino all’inverosimile. E con Giovanni l’intesa era perfetta. “Fra testoni se la intendono - dicevano invidiosi gli altri cacciatori del paese. Non andava giù a nessuno che Giovanni non avesse la licenza di caccia. Come poteva averla del resto, lui che odiava qualunque imposizione? Non che non avesse delle regole; forse le sue erano molto più solide di quelle dettate dalle leggi degli uomini. Ma erano sue, soltanto sue. Ne era geloso come di una bella donna. Anche la caccia era una “cosa sua”. Non vi avrebbe mai rinunciato per nessuna cosa al mondo. Solo per sfida avrebbe potuto farlo, per riaffermarla così, da testardo come era, con maggior forza. Ogni estate sfalciava le radure del bosco in modo che l’erba potesse crescere più fresca. I caprioli ne andavano matti e lui lo sapeva. Ogni volta che Lilli alzava le bianche, un brivido lunghissimo gli saliva sulla pelle. Più di una volta le aveva lasciate andar via, catturato da quel repentino battito d’ali. Chissà cosa gli ricordava. Il volto caro di una donna, una carezza rubata che gli aveva imprigionato il cuore in un legame maledetto? Dell’ingiunzione di lasciare la casa nel bosco, nessuno in paese ne parlava volentieri. Da quella storia, Ma era davvero tutto finito? Giovanni non poteva dargliela vinta. Forse in quei suoi ultimi attimi, ancora una manciata di parole sussurrate appena, piano per non fare rumore “neppure la vita è nostra”. Adesso che so, quegli occhi spenti che un tempo mi facevano solo paura, mi obbligano a pensare. Me li sento addosso, mi inchiodano, mi feriscono profondamente. E mi sorprendo di non avere risposte, neppure una che plachi quel grido soffocato. Se domani ci sarà il sole me ne andrò in montagna a cercare un segnale buono che mi rinfranchi e forse la speranza che Giovanni sarebbe fiero di me che come lui, un tempo, mi trovò a vagabondare tra quei boschi, spiando i caprioli al pascolo, seguendo la traccia del camoscio, inebetita quasi dal frullo improvviso di una bianca… Penso che abbozzerebbe appena un timido sorriso scoprendomi ostinata in questa ribellione che mi cresce dentro, che non so e non voglio soffocare. Glielo devo con tutto il cuore. CONTRACCOLPO E. Traini - 2 forse, ebbe origine il male oscuro di Giovanni. Lo aveva colpito una specie di prostrazione cupa e in quello stato io lo conobbi. “Il casolare è fatiscente” - si diceva nell’ordinanza comunale - e con una lunga serie di argomentazioni se ne prevedeva i tempi di sgombero e di demolizione. “Un provvedimento di ordinaria amministrazione” - sentenziò il messo comunale. Ma come poteva capire Giovanni che doveva andarsene dalla sua casa, dal bosco? Le leggi degli uomini spesso non guardano al cuore. Passano sopra alle persone, le schiacciano, ingabbiandone ogni slancio. Sono aride, rigide. Che ne sanno di Giovanni, della sua vita tra i boschi, vagabondo nella vita e nel profondo del cuore? Adesso però lo hanno messo alle strette, non gli daranno più tregua e lui, come un animale braccato, intuisce di non avere scampo. A nulla servono le rimostranze, l’impegno di risistemare il casolare, magari un po’ alla volta, quando il tempo e i pochi risparmi di una vita glielo permetteranno. “I servizi igienici a norma di legge, il rispetto dell’antisismica, l’approvazione della commissione edilizia, dove li mette, caro signore…” sentenziò bruscamente l’assessore a cui Giovanni si era appellato. Capiva che era la fine. E pensare che cercavano di convincerlo che per lui sarebbe stato un vantaggio lasciare “quel tugurio”. Fu così che con un groppo alla gola, lo stesso che gli era venuto quando era morta la sua Lilli, Giovanni fu costretto a trasferirsi in paese. L’odio che covava dentro lo abbruttiva nel corpo e nello spirito. All’inizio usciva poco di casa e ultimamente non lo faceva più del tutto. Nel bosco non c’era più tornato, non voleva neppure che se ne parlasse. Li aveva dentro, lui, i ricordi. Lilli, le pernici, le giornate trascorse lassù in alto o nel fitto del bosco… La Redazione ha accolto la mia proposta di pubblicare su CACCIA IN VAL BREMBANA un racconto di Maria Teresa Colle con il quale nel 2000 l’Autrice ha vinto il Premio Nazionale di Letteratura Alpina “Ars Venandi. In quell’occasione, la giuria del premio era presieduta dal più che noto scrittore Mario Rigoni Stern. Per ciò mi permetto di esternare la mia personale “del tutto” rispettosa e emozionata gratitudine all’accoglimento di questo spazio, femminile ad evidenziare che, anche per una donna parlare o scrivere di caccia, di montagna, ampliandosi fino alle esperienze di vita, è un fatto irresistibile, naturale, un modo per parlare apertamente a se stessa e per condividere con gli altri uguali sentimenti ed emozioni, valori umani di grande rispetto. Maria Teresa, nata nel ’64 a Sospirolo in provincia di Belluno, è stata la promotrice della pubblicazione di CACCIA 2000, organo di informazione dell’Associazione Cacciatori Bellunesi (l’A.C.B.), di cui è vicepresidente provinciale. Dal padre ha ereditato quella che lei definisce scherzosamente “una maledetta passione”: la caccia in montagna. Ha una predilezione esclusiva per il Camoscio, al quale dedica tempo, osservazioni e lo studio. Convinta sostenitrice dell’idea che la Caccia possa avere un futuro solo attraverso un sostanziale e netto salto culturale di rilievo sociale, da due anni sostiene direttamente il Progetto “Conoscere per…” attuato dall’A.C.B. in collaborazione con le scuole elementari per la diffusione della cultura ambientale diretta e attiva sul territorio bellunese. (Elena Traini) 37 LETTI PER VOI Luigi Capitanio In questo numero vi vogliamo segnalare un libro indicato tra le “grandi opere”. “Storia e cultura della caccia”, di Paolo Galloni. L’Autore traccia con grande maestria il percorso della caccia vissuta nelle diverse epoche, dalla preistoria ai giorni nostri. Affronta in modo esaustivo le tematiche inerenti l’attività venatoria, quale il primordiale procacciamento di cibo o, nelle fasi successive, l’utilizzo della caccia come sapiente formazione dei giovani. Analizza con grande arguzia teorie espresse da grandi filosofi come Platone e Senofonte senza mai annoiare il lettore. Ripercorre in 240 pagine l’evoluzione della caccia valorizzandone i contenuti, dimostrando completa conoscenza della materia. Un’opera di assoluto valore letterario. Paolo Galloni (1964), laureato in Storia medioevale all’Università di Bologna, è autore di numerosi articoli pubblicati presso riviste specializzate, di La caccia e i giochi nel volume collettaneo I Normanni popolo d’Europa (Venezia 1994) e del romanzo breve di ambientazione altomedievale Donald d’Irlanda (Rimini 2000). E’ anche Autore di Il Cervo e il Lupo e ancora Caccia e cultura nobiliare nel Medioevo. Finito di stampare nel Luglio 2000 per conto dell’editore Gius. Laterza & Figli Il secondo libro proposto ai nostri lettori appartiene alla collana delle pubblicazioni di volumi dal contenuto dedicato alle attrezzature “sportive”. Il titolo è “Austrian&German guns and rifles”. Ad eccezione delle località alpine, dove l’utilizzo delle armi “rigate” ha radici ormai decennali, nel resto della nostra penisola comincia solo ora, in sordina, la diffusione di queste armi. L’avvento della caccia di selezione nelle regioni appenniniche ma ancor più la caccia al Cinghiale, ha avvicinato un numero sempre maggiore di cacciatori all’utilizzo di questa nuova arma. L’industria armiera Italiana, leader nel settore della “canna liscia”, ancora non ha reagito in modo soddisfacente alle nuove richieste, complice forse un mercato delle armi in contrazione generale. Al contrario, le nazioni centro Europee hanno una tradizione venatoria che parla soprattutto di armi a canna rigata. Ecco quindi un autore Italiano che da anni si occupa di armi fini, da caccia e da collezione, con quest’opera colma una lacuna. Anche solo sfogliando questo volume ricco di illustrazioni ci si accorge della grande varietà e della ricchezza culturale della produzione armiera d’oltralpe. Oltre i gusti puramente estetici, si potranno apprezzare le soluzioni tecniche e costruttive di armi che hanno lasciato un’impronta nelle avventure venatorie in ogni parte del mondo. L’Autore, Marco Ettore Nobili è nato a Milano nel 1955, scrive articoli per le maggiori riviste del settore venatorio e delle armi tra cui; “Diana”, “Armi e Tiro”, “Sentieri di Caccia”, “Magnum” ed altri ancora. Ha pubblicato numerosi libri nel settore sportivo tra cui; Fucili d’autore, Piccoli calibri, Le armi Italiane da caccia e da tiro, Il grande libro delle incisioni, Il capriolo. Finito di stampare nel Gennaio 2000 per conto dell’editrice IL VOLO s.r.l. Entrambi i libri sono reperibili nelle migliori librerie della città o richiedendoli direttamente alla casa editrice. SPIGOLATURE CULINARIE Costolette di Cervo ai semi con mezze lune alle ortiche Tempo di preparazione 1h 30’ Tempo di cottura 30’ Ingredienti per 4 persone 4 costolette di cervo di circa 150g ciascuna 1 uovo, 50g di semi di sesamo, 50g di semi di papavero 50g di pangrattato olio di oliva per friggere - sale, pepe. PER LA PASTA: 200g di farina 00 - 50g di farina integrale 2 uova - 2 tuorli. PER IL RIPIENO: 200g di ortiche fresche 10g di scalogno - 10g di lardo 50g di ricotta - 1 uovo 10g di Parmigiano grattugiato 100g di fondo di cervo o bruno sale Procedimento Eliminate le parti grasse o fibrose delle costolette, passatele nell’uovo sbattuto con sale e pepe e impanatele con il pangrattato mescolato ai semi di sesamo e papavero. Preparate la pasta: versate le 2 farine a fontana su una spianatoia e impastatele con le uova e i tuorli, fino a ottenere una pasta liscia. Formate una palla, avvolgetela in un foglio di pellicola trasparente o copritela con un telo umido e fatela riposare per circa 30’. Fate rosolare in una casseruola il lardo e lo scalogno tritati, aggiungete le ortiche dopo averle pulite (trattatele con un paio di guanti da cucina o da giardino), lavate, scottate in abbondante acqua bollente salata, sgocciolate. Mettete il coperchio e proseguite la cottura per una decina di minuti. Tritate quindi le ortiche o macinatele, lasciate intiepidire e amalgamate la ricotta, l’uovo, il Parmigiano grattugiato e un pizzico di sale. Riprendete la pasta, stendetela sottilissima, ricavate con un tagliapasta 24 dischi di 5 cm di diametro, farciteli con il ripieno, spennellateli d’acqua sui bordi, richiudeteli a mezzaluna e disponeteli su vassoi foderati di carta da forno. Lessate le mezze lune preparate in precedenza in abbondante acqua salata a leggero bollore, sgocciolateli appena vengono a galla e ripassateli in una padella con il fondo di cervo. Friggete le costolette di cervo in abbondante olio bollente, sgocciolatele su carta assorbente e salatele. Disponete a ventaglio le mezze lune nei piatti individuali, adagiatevi accanto le costolette, irrorate con un po’ di fondo, a piacere con marinata di cipolle, decorate con mazzetti di erbe aromatiche e servite immediatamente. CURIOSITÀ Perché anche da noi i bersagli dipinti Lo Scheibe (letteralmente Bersaglio, Disco, Fetta) è un dipinto a carattere venatorio eseguito su una tavola in legno a forma circolare. Queste caratteristiche opere d’arte, molto diffuse nei paesi ladini e tirolesi, sono spesso usate come regalo o segno di gratitudine verso amici o comunque persone degne di una certa importanza (Eherenscheibe). Le origini di questi dipinti sono da ricercarsi, quindi, fra le più antiche tradizioni venatorie austriache e del Mitteleuropa. In questi paesi infatti i cacciatori usavano provare le proprie armi e l’abilità nel tiro, mirando e tirando su delle spesse tavole di legno a forma rotonda, sulle quali veniva disegnato un animale. I legni così colpiti, anticamente da frecce e lance e successivamente dalle palle dei fucili, venivano appesi ai muri delle case, cosicché tutta la popolazione potesse giudicare l’abilità dei cacciatori. Fu così che le figure degli animali, prima rozze e mai dipinte, assunsero via via contorni sempre più gradevoli e ricercati grazie a dei valenti pittori, sino a diventare delle vere e proprie opere d’arte che servivano ad abbellire le pareti delle case. Questa tradizione, arrivata fino ai giorni nostri e ormai diffusa e assimilata negli ambienti specifici della caccia a palla, è stata fatta propria da molti Artisti, alcuni dei quali usano inserire nel dipinto un piccolo bersaglio, proprio a perseguire quell’antica tradizione sociale della cultura venatoria. (da A.C.B.) Di Scheibe in Scheibe. Una classica immagine di Cervo settecentesco riproposta per una festa di ricorrenza. L’Autore “P.F.” ha marcato l’anno dell’originale, il 1725, e la data della sua riproduzione, il 1979. La storia di ogni Scheibe è sempre una pagina di vita vissuta che sarebbe sempre bello poter ascoltare… 39 INFORMAZIONI E SCADENZE !!! AVVISO IMPORTANTE PER I CAPANNISTI TITOLARI DI APPOSTAMENTO Il Comitato Tecnico di Gestione, in accordo con la Commissione Migratoria, sta predisponendo un documento di rilevante importanza per l’attività venatoria che consiste nell’individuare e riportare su una Planimetria generale del Comprensorio, l’esatta ubicazione di TUTTI gli appostamenti fissi. Grazie alla disponibilità della Provincia, siamo in grado di avere già buona parte del materiale necessario, ma con questo annuncio si RICHIEDE la collaborazione di tutti i NUOVI TITOLARI DI APPOSTAMENTO FISSO che si sono intestati ad un capanno dopo il 15 Luglio 2004. Essi sono pregati di consegnare urgentemente al Comprensorio, una copia della Carta Tecnica Regionale in scala 1:10.000 con indicato il punto esatto di ubicazione dell’appostamento (quella presentata in Provincia per il rilascio). Se riusciamo anche con la Vostra collaborazione a terminare questo lavoro, sarà un documento di grande importanza sia per la tutela degli appostamenti che per la restante attività venatoria. IL C.T.G. GRUPPO ACCOMPAGNATORI NOVITA’ AL CENTRO DI VERIFICA UNGULATI Con la nuova stagione venatoria, a partire dal 22 agosto, il centro di verifica ungulati viene spostato a Moio de Calvi. La disponibilità dell’Amministrazione Comunale, che ringraziamo, a concederci nuovi spazi ha convinto la Commissione che era ormai necessario lasciare i locali del vecchio centro, che si erano rivelati troppo esigui per il compito al quale erano destinati. Presso il vecchio centro di Piazza, che verrà ancora utilizzato la prima settimana di caccia, rimarrà collocata la cella frigorifera, per la conservazione dei capi contestati in attesa della verifica della Commissione. La nuova struttura permetterà di avere più spazi per la verifica dei capi, con tutti i servizi necessari a svolgere in maniera conveniente e igienicamente consona i compiti di controllo richiesti. ALCUNE RACCOMANDAZIONI • I capi devono essere portati al centri correttamente sviscerati e ben puliti. • Le mascelle dei caprioli devono essere già state tagliate, per una prima verifica da parte del cacciatore e dell’accompagnatore dell’età dell’animale. • Ad ogni capo consegnato verrà apposto un punzone dopo la verifica, per ogni giorno, al centro, vi sarà un responsabile del gruppo dei verificatori in servizio, che firma le schede di rilevazione biometria, nel centro è disponibile un frigorifero per riporre le provette del sangue. • Le località di abbattimento dei capi devono essere segnalate, oltre che per nome, anche con l’indicazione, sulla cartina predisposta, del luogo esatto dell’abbattimento, per un mappatura dei prelievi, da controllare e tenere aggiornata da parte dei responsabili dei settori e delle squadre, ai fini della gestione, delle statistiche e delle informazioni necessarie da apporre sulle schede da allegare ai campioni di sangue che verranno consegnati all’Istituto Zooprofilattico di Bergamo. • Il trasporto dei capi dall’auto al centro dovrà avvenire con l’esemplare obbligatoriamente tenuto dentro l’apposito sacco di trasporto (non un sacco qualsiasi) che ogni cacciatore si dovrà procurare (deve far parte, con tutta l’altra attrezzatura di caccia, della dotazione di ogni cacciatore); al centro sono disponibili anche grandi contenitori come gli altri anni, che in ogni caso vanno utilizzati con il relativo telo di copertura. Si ricordano a tutti le indicazioni date per effettuare correttamente i prelievi di sangue, che devono giungere al Centro conservati con cura. Eventuali altre informazioni che si renderanno necessarie verranno comunicate nelle riunioni di Settore, e comunque esposte al Centro. A tutti un cordiale “In bocca al lupo!” Il responsabile degli Accompagnatori Massimo Vitali 40 DISTRIBUZIONE SELVAGGINA RIPOPOLABILE – ANNO 2004 ZONA 1 – TALEGGIO/VEDESETA. Zone di lancio: Vedeseta – Lavina – Regetto – Avolasio Peghera – Sottochiesa – Pizzino. Ripopolamento: Date di lancio Fagiani Starne TALEGGIO: 28.08.2004 20 60 02.10.2004 15 40 30.10.2004 14 40 VEDESETA: 28.08.2004 06 20 02.10.2004 05 20 30.10.2004 05 20 BRANZI ZONA 2 – SAN GIOVANNI – CAMERATA – DOSSENA – SERINA - CORNALBA – OLTRE IL COLLE. Zone di lancio: CAMERATA Campelli – Lavaggi – Prato del Monte SAN GIOVANNI Pianca – Cornalita – Fuipiano – Costa San Gallo – Portiera. DOSSENA Paglio – Cascina Vecchia – Budro. SERINA Valle Peschera – Piazzi – Campi – Erolo OLTRE IL COLLE Vandullo – Monte di Zambla – Zorzone CORNALBA Ruc - Moi Ripopolamento: Date di lancio Fagiani Starne CAMERATA: 28.08.2004 05 15 02.10.2004 05 10 30.10.2004 05 10 SAN GIOVANNI: 28.08.2004 15 30 02.10.2004 13 15 30.10.2004 12 10 DOSSENA: 28.08.2004 15 20 02.10.2004 08 10 30.10.2004 07 10 SERINA: 28.08.2004 15 15 02.10.2004 10 05 30.10.2004 10 10 CORNALBA: 28.08.2004 10 05 02.10.2004 05 05 30.10.2004 05 05 OLTRE IL COLLE: 28.08.2004 15 15 02.10.2004 05 10 30.10.2004 05 10 Zone di lancio: MEZZOLDO OLMO AL B. ZONA 3 – LENNA – RONCOBELLO – ISOLA DI FONDRA – BRANZI – VALLEVE – MOIO DE CALVI – VALNEGRA. Zone di lancio: LENNA Tagliata-Riet-Valisel-Pioda VALNEGRA/MOIO Fiora-Chiarelli-San Carlo RONOCBELLO Prati di Valsecca - Piazzoli BRANZI Corne - Gatti ISOLA di FONDRA Fondra Ripopolamento: Date di lancio Fagiani Starne LENNA 28.08.2004 15 05 02.10.2004 08 00 30.10.2004 09 05 RONCOBELLO 28.08.2004 10 10 02.10.2004 06 05 30.10.2004 06 05 FONDRA 28.08.2004 12 10 02.10.2004 10 05 30.10.2004 10 05 VALNEGRA/MOIO 28.08.2004 02.10.2004 30.10.2004 28.08.2004 02.10.2004 30.10.2004 15 10 09 05 05 05 20 10 10 05 00 05 ZONA 4 – PIAZZA BREMBANA – OLMO AL BREMBO SANTA - BRIGIDA – VALTORTA – AVERARA PIAZZATORRE – MEZZOLDO. PIAZZA BREMB. VALTORTA AVERARA ST. BRIGIDA PIAZZATORRE Ripopolamento: MEZZOLDO OLMO AL BRE. PIAZZA BREMB. VALTORTA AVERARA ST. BRIGIDA PIAZZATORRE Soliva - Piazzoli Zinibriga – Forcella – Sgadola – Frola – Pugna – Ceppa Monte Sole – Stralenna Piani Bassi – Serta Piana Grasselli – Cantedolto Date di lancio 28.08.2004 02.10.2004 30.10.2004 28.08.2004 02.10.2004 30.10.2004 28.08.2004 02.10.2004 30.10.2004 28.08.2004 02.10.2004 30.10.2004 Fagiani 05 05 00 15 05 05 20 15 10 10 05 05 28.08.2004 02.10.2004 30.10.2004 28.08.2004 02.10.2004 30.10.2004 15 05 05 05 05 00 Starne 15 09 08 00 00 00 00 00 00 10 05 05 28 20 20 30 20 20 S. Torriani - 3 41 PRESENTAZIONE POSTER “Attività Venatoria e Monitoraggio Sanitario di Ruminanti Selvatici” Luca Pellicioli * Alessandra Gaffuri* pito per un utilizzo immediato dando ampio spazio alle immagini rispetto ai testi che sono stati sintetizzati riprendono il nome della malattia con il relativo agente eziologico e alcune precise indicazioni per facilitare l’orientamento e saperne qualcosa in più. La quasi totalità delle foto appartengono ad organi e lesioni di visceri re- Nell’ambito della “Rassegna e valutazione trofei Valle Brembana 2004” svolta ad Olda il 23 Maggio è stato presentato il Poster didattico dal titolo “Attività Venatoria e Monitoraggio Sanitario di Ruminanti Selvatici”. Questo nuovo lavoro sviluppato dalla sinergia tra mondo scientifico e mondo venatorio e grazie al sostegno del Comprensorio Alpino, il Gruppo Accompagnatori e la Commissione Ungulati Valle Brembana, è nato come volontà di dar continuità e supporto all’attività di controllo sanitario degli ungulati selvatici e come strumento di approfondimento al lavoro di Monitoraggio Sanitario svolto sino ad oggi sul territorio della Valle Brembana. Il Poster prevede la rappresentazione di foto di lesioni anatomopatologi- Il poster pieghevole consegnato a tutti gli Accompagnatori che di visceri e manifestazioni clinicapitati presso la Sezione di Bergamo che di patologie riscontrabili in rumidell’IZSLER, dall’attività del mondo nanti selvatici, suddivise in due sevenatorio e dal Corpo di Polizia Prozioni: Rilievi apprezzabili in campo e vinciale di Bergamo. Questo a dimoRilievi apprezzabili all’eviscerazione. strazione di come, anche in futuro, Tra le malattie considerate nella prima sarà sempre più necessario un sinerSezione ritroviamo la Cheratocongismo ed una collaborazione tra le giuntivite infettiva, l’Ectima contadiverse parti sociali coinvolte nella gioso, la Rogna Sarcoptica, la Derconservazione del patrimonio faunimatofilosi, lesioni causate da Miceti, stico. Attraverso questo impegno coZecche, Trombicula e predatori natumune è possibile arrivare alla realizrali zazione di strumenti utili a tutti e in Nella Sezione dei rilievi apprezzabili grado di arricchire e approfondire le all’eviscerazione sono state consideconoscenze in tema di fauna selvatirate immagini di visceri di polmoniti ca e Sanità pubblica veterinaria. parassitarie e batteriche/virali, lesioAd ogni foto è correlata un’opporni epatiche da Fasciola hepatica e Cituna didascalia con riferimenti Medisticercus tenuicollis (quest’ultimo con co Veterinari specifici e informazioni disegno esplicativo del ciclo del paschematiche con un simbolo che rirassita), reni con variazioni dello staporta ad una legenda posta in basso to dei depositi adiposi e patologie renella quale sono indicate le modalità lative a lesioni degli organi genitali di comportamento in caso di ritrovafemminili. mento di un viscere con aspetto anaIl poster è stato sviluppato e concelogo a quello della foto. 42 Per alcune patologie è prevista la sola segnalazione sulla scheda sanitaria del capo abbattuto, per altre è necessaria oltre la segnalazione anche contattare i Servizi Veterinari al fine di svolgere gli opportuni accertamenti. Un ultimo simbolo indica le malattie a potenziale rischio per la salute umana e per le quali è importante elevare la soglia di attenzione. E’ auspicabile che queste informazioni nella prossima stagione venatoria diventino parte integrante della corretta scheda sanitaria compilata ad ogni abbattimento, la raccolta dati e le successive analisi potranno essere certamente ulteriormente migliorate e rese più efficienti. L’utilizzo del poster nell’ambito dei Centri di verifica e come strumento didattico e di divulgazione scientifica nell’ambito del mondo Venatorio e di tutti coloro che si interessano di tematiche sanitarie della fauna selvatica, potrà permettere di ottimizzare e migliorare ulteriormente il lavoro svolto sino ad oggi contribuendo ad una continua crescita delle conoscenze delle patologie dei ruminanti selvatici delle “nostre” Orobie. Per ora è stata prevista una tiratura limitata in formati standard ma l’augurio è che al poster sia data ampia diffusione e distribuzione a tutti coloro che ne sono interessati. Un ringraziamento particolare a coloro che hanno sostenuto e collaborato alla realizzazione di questo lavoro e alla Sezione di Bergamo dell’IZSLER e al Dipav Università Milano per la gentile concessione delle foto. Una copia in formato pieghevole del poster è stata consegnata a tutti gli Accompagnatori, e riproduzioni in grande formato sono visibili presso il Centro di Verifica Biometrica. *Medici Veterinari Sotto un abete che gronda di pioggia scrosciante sono solo con mille pensieri che affannano il mio cuore. Pensieri di vita pensieri di morte pensieri d’amore. Ma poi mi accorgo all’improvviso che la pioggia violenta che lava le piante, il muschio, la terra, ha lavato il mio cuore, e mi sento leggero e mi sento felice, creatura del bosco come il rosso capriolo dagli occhi di velluto. Claudio Betta (da “Vecchia Baita”, 1983) Foto Mino Begnis PENSIERI NEL BOSCO Piergiacomo Oberti - Presidente Gianbattista Gozzi - Vicepresidente Lino Ceruti - Rappresentante Provincia Valentino Paleni - Rappresentante Comunità Montana Angelo Bonzi - Rappresentante CPA/ANLC Giovanni Berera - Rappresentante FIdC Teofano Boffelli - Rappresentante ANUU Pierfranco Milesi - Rappresentante Ass. Cinofila - SIPS Roberto Regazzoni - Rappresentante C.A.I. Gianfranco Scanzi - Rappresentante C.A.I. Antonio Locatelli - Rappresentante Coldiretti Sperandio Colombo - Rappresentante Coldiretti COMMISSIONI Avifauna tipica alpina - Ungulati Lepre - Capanno Stanziale ripopolabile - Territorio Ambiente SEDE Piazza Brembana (BG) - Piazzetta Alpini - tel./fax 034582565 e-mail comprensorio: [email protected] e-mail redazione: [email protected] Segretaria: Alba Rossi Orari di apertura: Merc. – Giov. – Ven.: 9/12.30 - 14/17.30 - Sabato: 9/12.30 *************************************************************** Assessorato Provincia Via San Giorgio - tel. 035387700 Assessore Sett. Caccia e Pesca - Dott. Luigi Pisoni Ufficio Tecnico Caccia e Pesca Dirigente - Franco Casari Collaboratori - Giacomo Moroni - Alberto Testa Servizio di Vigilanza Provinciale Responsabile - Gian Battista Albani Rocchetti Collaboratori - Bruno Boffelli, Cristiano Baroni, Gerardo Cattaneo. SERVIZI DI PUBBLICA UTILITÀ Pronto Soccorso Sanitario- Ospedale Civile S. Giovanni B.: Tel. 034527111 Centro antiveleni - Ospedali Riuniti di Bergamo: Tel. 035 269469 (Tel. 118) Soccorso Alpino CAI - Elisoccorso: Clusone, Tel. 034623123 Pronto Soccorso Veterinario - BG - Via Corridoni 91: Tel. 035362919 Corpo Polizia Provinciale: numero verde 800350035 Emergenza Sanitaria: Tel. 118 Vigili del fuoco: Tel. 115 Foto E; Traini COMPRENSORIO VENATOTRIO ALPINO VALLE BREMBANA