Disponete - comprensorio alpino valle brembana

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Disponete - comprensorio alpino valle brembana
Periodico di cultura venatoria e gestione faunistico - ambientale del Comprensorio Venatorio Alpino Valle Brembana - Poste Italiane S.p.A. Spedizione in A.P. - 70% - DCB Bergamo - codice ISSN 1723-5758
Agosto 2004
Anno VIII - n° 22
Periodico di cultura venatoria
e gestione faunistico ambientale del
Comprensorio Venatorio Alpino
Valle Brembana
Direttore Responsabile
Piergiacomo Oberti
Coordinatori
Flavio Galizzi, Elena Traini
Redazione
Luigi Capitanio
Flavio Galizzi
Elena Traini
Il Comitato di Gestione
Grafica, impaginazione
Ferrari Grafiche
Hanno collaborato
Danilo Alberghetti, Tiziano Ambrosi,
Angelo Bonzi, Luigi Capitanio,
M. Teresa Colle, Atos Curti,
Sergio Facchini, Gigi Foti,
Alessandra Gaffuri, Flavio Galizzi,
Giovanni Locatelli, Alberto Mora,
Piergiacomo Oberti, Luca Pellicioli,
Elena Traini, Massimo Vitali
il Comitato di Gestione
Direzione e Redazione
Piazza Brembana (BG)
Piazzetta Alpini
Tel - Fax :034582565
www.comprensorioalpinovb.it
e-mail:[email protected]
Fotocomposizione e Stampa
Ferrari Grafiche - Clusone
SOMMARIO
Editoriale
Attualità
3
Dialogo e confronto
4
Lettere
6
Commissioni di lavoro
Ungulati
Avifauna tipica alpina
Capanno
Stanziale ripopolabile
8
9
9
9
Gestione e cultura venatoria
RASSEGNA TROFEI
Luigi Capitanio
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IL CAPRIOLO, PATOLOGIE PRIMAVERILI
Alessandra Gaffuri
15
TESI DI LAUREA SULLE MALATTIE DEL CAMOSCIO
Danilo Alberghetti
16
LE MALATTIE DELLA LEPRE (3a parte)
Tiziano Ambrosi
18
STAMBECCHI SULLE OROBIE
Gigi Foti
20
VENTI ANNI DI SALADINI PILASTRI
Alberto Mora
22
PROVE NAZIONALI CANI DA TRACCIA
Luigi Capitanio
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LA “CACCIA DI MONTAGNA” A LONGARONE
La Redazione
26
UN “MORÀT” PER POSTA
La Redazione
27
Rubriche
Appunti di biologia animale
L’allenamento del cane sportivo
Tiziano Ambrosi
Editore
Comprensorio Venatorio Alpino
Valle Brembana
Per saperne di più
Registrazione presso il Tribunale di
Bergamo, n°29 del 16/07/97
Botta e risposta (Prima parte)
28
Nozioni di meteorologia
Giovanni Locatelli
30
Armi e balistica
Sergio Facchini
31
Racconto
Rivista dei Soci
del Comprensorio Venatorio Alpino
Valle Brembana
La casa nel bosco
Maria Teresa Colle
Luigi Capitanio
La rivista si avvale della collaborazione di tutti i Soci,
con scritti e materiale grafico e fotografico, senza
impegni da parte della Redazione, che si riserva di
vagliare ed eventualmente modificare quanto pervenuto, e tratterrà il materiale nel proprio archivio. La
riproduzione anche parziale è vietata, salvo il consenso degli autori e del Comitato di Gestione.
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38
Spigolature culinarie
Costolette di Cervo
Dalla rivista “A Tavola”
39
Curiosità
Gli “Scheibe”
39
Informazioni e scadenze
La Redazione
In copertina: “A caccia con passione”
Foto di Elena Traini
36
Letti per voi
40
L’angolo della poesia
Pensieri nel bosco
Claudio Betta
43
L
e recenti elezioni dello scorso mese di Giugno
hanno pienamente riconfermato l’Amministrazione Provinciale uscente a dimostrazione della validità dell’operato nel passato mandato. La componente venatoria ha indubbiamente appoggiato e dato il proprio contributo affinché chi, nei cinque anni precedenti si era impegnato a sostenere le necessità dei cacciatori, venisse rieletto, mantenendo di conseguenza
una continuità di dialogo per affrontare le varie problematiche venatorie che annualmente si susseguono.
Ulteriore motivo di soddisfazione per i cacciatori brembani è quello di avere all’interno
del Consiglio Provinciale un socio del Comprensorio, da sempre impegnato a sostenere i diritti dei cacciatori. Ci auguriamo che
questo giusto e gratificante riconoscimento
rappresenti uno stimolo in più per portare “benefici” non solo in materia venatoria, ma anche alle diverse componenti sociali vallari.
Interesse Comunitari), cioè vaste aree di protezione,
collocate in zone venatoriamente significative che si affiancano a quelle già esistenti (Oasi di Protezione, Riserve Demaniali Valichi … ecc.) che rappresentano già la
percentuale massima stabilita dalla legge nazionale
da vietare alla caccia.
Ai nuovi Amministratori chiediamo pertanto un intervento forte e deciso per eliminare o quantomeno limitare gli
effetti di questo nuovo e ripetitivo istituto di divieto, per consentirci di esercitare ancora
decorosamente la nostra passione
preferita.
A tutti buon lavoro,
e “in bocca al lupo”.
Piergiacomo Oberti
Attualmente è tornata prepotentemente alla ribalta la questione “Parco delle Orobie” che per anni
è stata congelata nelle more della burocrazia , ma
che ora si manifesta in tutta la sua pericolosità specialmente per noi cacciatori, e più genericamente
per chi fruisce di tutte quelle risorse naturali e ambientali presenti sul nostro territorio.
Fin dalla sua nascita nel lontano ’86 era largamente prevedibile che l’istituzione di un Parco
fosse sinonimo di divieti , vincoli e limitazioni, ora
ne abbiamo la certezza.
Si tenga presente che in Regione Lombardia
sono attive svariate leggi che tutelano fiori,
piante, rane, funghi, lumache, uccelli, mammiferi… ecc.
Se in questi ultimi anni si è potuto comunque
cacciare nel Parco delle Orobie lo si deve a
specifiche deroghe faticosamente ottenute,
dopo aver rinunciato ad una porzione di territorio (Area Naturale) dove vige un sistema
di protezione integrale.
Ora l’ultimo elaborato territoriale predisposto sottoposto alle Amministrazioni Locali,
prevede l’istituzione dei cosiddetti S.I.C. (Siti di
S.
To
rri
an
i
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Dialogo
e confronto
Attualità
Tutte le cariche del Comprensorio sono ormai decadute e
ci troviamo in una situazione
di stallo, in attesa che l’Amministrazione Provinciale
provveda alla elezione del
nuovo Comitato.
Ovviamente tutto dovrà
passare attraverso le indicazioni degli enti diversi
che esprimono i lori rappresentanti: la Provincia, la
Comunità Montana, il CAI, la
Coldiretti, le Associazioni Ambientaliste e, diversamente dagli
anni passati, quando i cacciatori
Soci eleggevano direttamente i
loro rappresentanti, le Associazioni Venatorie, che indicheranno
i rappresentanti dei cacciatori.
Anche se si tratta di nomine per
incarichi che da tempo si sapeva
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di dover rinnovare, dovremo sicuramente attendere ancora
qualche mese.
Nella fase definita di “ordinaria
amministrazione”, non è mai opportuno che si proceda a introdurre cambiamenti o norme aggiuntive, che rischiano solamente
di ingenerare confusione, provocare scompensi o innescare tensioni inutili.
Anche la Provincia, nell’emanare
i suoi regolamenti per la stagione
venatoria che sta per iniziare, non
ha introdotto novità, in attesa
che si possa costruire qualcosa di
nuovo quando tutti i Comitati saranno nel pieno delle loro facoltà
saranno quindi in grado di formulare proposte operative.
C’è anche, ed è normale, un atteggiamento di rallentamento
delle motivazioni che hanno guidato il lavoro in questi ultimi anni, e in molti, come in ogni situazione di cambiamento, viene un
po’ meno l’entusiasmo. In fondo
è abbastanza normale.
Lo abbiamo percepito anche dal
fatto che alcune Commissioni, nonostante fossero state sollecitate
da oltre un mese, non ci hanno
fatto pervenire nessuna comunicazione, lasciando quindi in cacciatori di alcune specializzazioni
senza informazioni o notizie specifiche, sempre così attese all’inizio dell’anno venatorio.
Ci sono, è vero, le occasioni di incontro delle Assemblee specifiche, ma Caccia in Val Brembana
serve per mettere a disposizione
di tutti le diverse informazioni,
riflessioni e proposte che emergono nelle diverse stagioni venatorie. Ci auguriamo che possa
presto riprendere anche questa
importante funzione, per la quale serve la disponibilità di tutti i
responsabili.
Siamo certi che il Comitato, attraverso un canale diretto, saprà
dare tutte le indicazioni che servono a far sì che ogni cacciatore
possa andare a caccia anche quest’anno con la necessaria tranquillità.
Ci auguriamo che ci sia, nei prossimi mesi, un rinnovato fermento e tanta nuova buona volontà
di riprendere il lavoro.
Gli impegni sono sempre tanti, e
il rinnovamento serve anche per
rigenerare l’interesse, le passioni
e la voglia di partecipazione.
Non dimentichiamo che la nostra
è, in fondo, una sorta di Associazione, che si basa essenzialmente sulla partecipazione individuale, la disponibilità e la buona
volontà.
Non crediamo assolutamente che
siano necessari atteggiamenti di
sfida, piccole guerre di potere,
perché gestire per gli altri non significa mai ritagliarsi spazi di potere personale, o ancora peggio,
ricercare privilegi, ma molto semplicemente vuol dire mettersi a
disposizione, con la convinzione
che attraverso il dialogo e il confronto, senza scontri inutili, si costruisce.
Qualche tensione ce la dovremo
aspettare, ma ci auguriamo che
sia leggera, venga superata per
il bene di tutti, e ci si riavvii presto, con quell’entusiasmo che abbiamo sempre documentato in
tutti i numeri della rivista, verso i
nuovi orizzonti della caccia degli
anni futuri.
LA REDAZIONE
5
Alla Redazione
Sono l’ex (ormai in pensione) direttore di A Tavola e leggo sempre con
attenzione il giornale Caccia VB che
voi realizzate.
Volevo complimentarmi per l’articolo su come tarare un’arma rigata
sull’ultimo numero da me ricevuto.
Fatto bene, didascalico, scritto in modo pratico e non pizzoso.
Bravi, anche gli altri articoli erano
all’altezza.
Mi fa piacere, da vecchio cacciatore
e vecchio giornalista, vedere una così ben fatta realtà editoriale.
A tutti Voi un caro saluto
Germano Pellizzoni
Alla Redazione
Ricordo ancora con entusiasmo la
prima volta che andai a caccia (a caccia per modo di dire dato che ho solo sedici anni e non so ancora imbracciare un fucile), era una giornata abbastanza serena con qualche
banco di nebbia e una temperatura
discretamente fredda.
Dopo essermi alzato di buon mattino (nonostante fossi già sveglio da
un paio d’ore, forse per l’eccitazione
di quella esperienza a me nuova),
incominciai a fantasticare di come
poteva svolgersi una battuta di caccia, di quali animali avrei visto e quali ricordi avrei potuto portare a casa.
6
Così cominciò la mia “avventura”.
Iniziammo a salire per una collina
che dava su una piccola vallata, nei
pressi di Dossena, nutrita di boschi
e piccoli appezzamenti erbosi, nella quale sapevo esserci i Caprioli, animali che fino ad allora avevo visto
solo sui libri. In quella mattina vari
fattori mi colpirono, dalla calma e
serenità che si respiravano, all’attenzione e pazienza dei Cacciatori
nell’osservare il territorio circostante nella speranza di scoprire il capo
“selezionato”.
Questa esperienza mi ha insegnato a
comprendere la caccia vissuta non
come divertimento, ma come preservazione e nello stesso tempo tanto rispetto della natura.
Con l’occasione ringrazio tutti i
“miei” accompagnatori: Domenico
e Giovanni Locatelli, Elena Traini, Tino Mismetti e Flavio Galizzi, che mi
hanno concesso di vivere di persona
questo mio sogno.
Sarei senz’altro contento se anch’io
potessi ricevere “Caccia in Val Brembana”.
Luca
Grazie per la testimonianza e le belle parole; ti invieremo certamente
la rivista, così potrai seguire tutte le
riflessioni, i ricordi, gli approfondimenti e i piani di lavoro che accompagnano la nostra attività di gestione faunistica.
La Redazione
Alla Redazione
Al Presidente
Con grande piacere mi accingo a
porgere il mio primo saluto come
Consigliere Provinciale di maggioranza. Voglio ringraziare in particolar modo chi mi ha sostenuto e
votato nell’ultima campagna elettorale per l’elezione del Consiglio
Provinciale.
Lodevole è stato il gruppo di amici
che ha lavorato con me con serietà
e convinzione, e con i quale intendo continuare a collaborare a beneficio della caccia e dell’ambiente, nell’interesse del territorio, delle nostre tradizioni, e passioni, a beneficio delle nostre generazioni future.
Tanto è stato fatto, ma tanto rimane ancora da fare per migliorare
quello che abbiamo costruito in anni di duro lavoro nella gestione del
Comprensorio Alpino.
Un ringraziamento particolare e doveroso lo devo al Cons. Reg. Macconi, che ormai tutti ben conoscete e sicuramente apprezzate, per
avermi consigliato e assistito durante la campagna elettorale, ed
un ulteriore e sentito ringraziamento porgo all’assessore Luigi Pisoni.
A tutti un cordiale
“In bocca al Lupo”
Durante uno dei periodici incontri
della Sezione Cacciatori di Olmo al
Brembo, ho raccolto indicazioni circa le difficoltà che incontrano alcuni Cacciatori dell’alta valle per il
versamento della quota associativa. Alcuni di loro lamentano la difficoltà di raggiungere uno sportello bancario per effettuare il versamento della quota annuale di partecipazione alla caccia. E’ infatti noto che in non tutti i paesi della valle sono presenti sportelli bancari.
Pertanto le persone anziane spesso si affidano al servizio offerto da
parenti o amici per adempiere all’incombenza. In aggiunta, da un’indagine su un campione di Cacciatori che annualmente compiono l’operazione di versamento della quota associativa, emerge che questo
servizio annovera dei costi medio
alti, (da 1 a 5 euro) costi che proporzionalmente danneggiano proprio la categoria di cacciatori meno abbienti. Ora sono a chiederLe
Presidente; non è possibile effettuare il versamento della quota anche attraverso il servizio postale,
(vaglia postale) che risulta meno costoso e presente in tutti i paesi della valle? Credo che questo piccolo
problema sia comune a tanti Cacciatori, spesso anche i giovani che
lavorano lontano da casa debbono
affidarsi al servizio di altri, infatti
contrariamente all’ufficio postale
lo sportello bancario di sabato rimane chiuso.
La ringrazio per l’attenzione
Enrico Bonzi (Kiko)
E. Traini - 3
Valter Egman
Presidente della sez. C.P.A.
di Olmo al Brembo
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Commissioni
ungulati
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Siamo di nuovi pronti per iniziare un
nuova stagione di caccia. Nell’ultimo periodo il nostro gruppo ha vissuto due cambiamenti importanti,
la sostituzione del Responsabile di
un settore e l’elezione del nuovo Responsabile degli Accompagnatori in
sostituzione del dimissionario Luca
Arioli. Ad entrambi rinnoviamo il
benvenuto e l’augurio di buon lavoro. L’impegno della Commissione
in questo primo semestre si è concretizzato nell’organizzazione dei
censimenti alle tre specie cacciate,
alla relativa raccolta dei dati riguardanti il conteggio, alla stesura delle stime di presenza e alla proposta
dei piani di abbattimento. Anche in
questa primavera le operazioni di
censimento, soprattutto quelle riguardanti il capriolo, non hanno ottenuto l’esito che tutti noi speravamo. Complice forse il protrarsi delle cattive condizioni climatiche, con
nevicate abbondanti anche nel mese di aprile, di caprioli ne abbiamo
visti pochi. In conseguenza anche il
piano di prelievo è stato ridimensionato rispetto alle quantità abituali. Dobbiamo però precisare che il
rapporto maschi-femmine rimane
comunque ancora favorevole a queste ultime e pertanto, anche in presenza di una probabile diminuzione
delle consistenze, le possibilità di
pronta ripresa rimangono inalterate.
Niente di nuovo invece per quanto
riguarda il censimento ai cervi. Per
questa specie conosciamo bene le
difficoltà ambientali in cui dobbiamo operare, spesso durante le operazioni di censimento, nelle zone
scelte come campione non abbiamo
visto niente, e magari poco oltre sono stati visti piccoli gruppi di cervi.
Pazienza, rimane comunque positivo
il rapporto con la Polizia Provinciale
che collabora in queste operazioni
e, in qualche occasione, segnalano
loro stessi gli avvistamenti. Buone le
prospettive per il camoscio. Le operazioni di censimento, da poco concluse hanno offerto risultati molto
buoni in quasi tutte le zone osservate. Crediamo che il piano di prelievo possa ritornare sui valori precedenti l’epidemia. Il nostro lavoro
non si limita solo ai censimenti, come
ogni anno la Commissione ha poi
provveduto alla verifica delle schede di abbattimento in riferimento
alla stagione precedente, operazione indispensabile allo sviluppo delle
statistiche relative ai prelievi, alla valutazione delle condizioni di salute
dei capi abbattuti e alla divulgazione dei dati, operazione questa rivolta soprattutto ai soci Cacciatori e
alle Istituzioni Provinciali che governano l’attività venatoria. In questa nuova stagione la Commissione
ha stipulato un’accordo per l’uso di
due locali per il centro di verifica.
Ebbene anche questa opportunità
sta per avverarsi e già dal prossimo
mese di agosto dovremmo avere a
disposizione questa struttura confortevole e idonea per le operazioni di
verifica dei capi abbattuti. La Commissione si è anche attivata per rinnovare il rapporto di collaborazione con gli Istituti di ricerca Sanitaria. E’ nostra convinzione che l’aspetto sanitario rivesta un ruolo prioritario nella moderna gestione degli ungulati, da qui la decisione unanime di continuare nell’impegno assunto verso queste forme d’indagine. Al riguardo in questa nuova stagione di caccia al camoscio avremo
come collaboratore, durante le operazioni di verifica, un giovane in
prossimità di laurea sulle tematiche
sanitarie riguardanti la specie. In
queste occasioni potremo osservare
ed apprendere i metodi utilizzati per
lo studio e l’identificazione di alcune
malattie, il modo di utilizzo e il sistema corretto di conservazione degli organi prelevati. Una scuola sul
campo insomma, con l’augurio che
da parte nostra siano numerosi i Cacciatori interessati.
Luigi Capitanio
avifauna
tipica
alpina
Si ricorda che i censimenti estivi ai
galliforni seguiranno il calendario
dello scorso anno.
I cacciatori sono pregati di mettersi
in contatto con i responsabili di settore.
Atos Curti
capanno
Amici capannisti, la commissione migratoristi è ormai prossima alla scadenza del proprio mandato poiché,
come tutti saprete, il nuovo consiglio Provinciale, su indicazione degli enti interessati provvederà al rinnovo dei rappresentanti all’interno
degli ambiti territoriali e dei comprensori alpini di caccia.
Tuttavia in questi mesi di riposo venatorio abbiamo continuato a lavorare sulle indicazioni che i capannisti
ci forniscono, per migliorare quanto ci è possibile dove organizzativamente e legislativamente riteniamo
ci siano margini per poter operare.
Abbiamo stampato il nuovo elenco
aggiornato per la distribuzione dei
presicci che, come riportato nel numero precedente del giornalino, potete ritirare presso la sede del Comprensorio per visionarlo e segnalarci eventuali errori nella trascrizione
dei dati
Ci stiamo attivando presso le Istituzioni per ottenere una diversa pianificazione sull’ubicazione all’interno del C.A. di nuovi appostamenti
fissi, questo senza precludere a nessun socio o residente la possibilità
di attivarne di nuovi.
Abbiamo inviato presso l’Ente Regionale preposto alcune indicazioni
sull’introduzione di specie disciplinate con regime di deroghe, previste
dall’art.9 della direttiva n.79/409 /CEE.
Ritengo pertanto positivo il contributo che ciascuno di noi ha dato all’interno della commissione, dal
punto di vista tecnico, ma soprattutto per la disponibilità personale
che in certi frangenti aiuta a superare brillantemente situazioni di tensione venatoria, a volte difficilmente conciliabili.
Siamo ormai prossimi all’inizio di
una nuova stagione di caccia, e nei
prossimi mesi le riunioni di carattere
venatorio si intensificheranno, per
illustrare le modalità e le novità (speriamo positive) dei calendari Regionali e Provinciali che ogni anno disciplinano la nostra attività venatoria, pertanto, nell’attesa di incontrarvi personalmente per confrontarci sui contenuti, vi auguro un anticipato in bocca al lupo e i invio i
più cordiali saluti personali e dei rappresentanti della Commissione.
blea la proposta di effettuare più lanci di selvaggina, di cui alcuni pronta
caccia, e di chiedere ai vari presidenti di sezione la collaborazione per individuare le zone di lancio e gli incaricati ad effettuare il ritiro e la immissione della selvaggina.
Le indicazioni sono state accettate,
di conseguenza abbiamo inviato ai
vari presidenti una lettera con le richieste di cui sopra.
In base alle risposte ricevute, è stato
deciso il calendario dei lanci e le relative zone.
La selvaggina si potrà ritirare al piazzale del cimitero di San Giovanni
Bianco, l’orario sarà comunicato successivamente.
Vi informiamo che, se qualche incaricato non sarà presente al ritiro della selvaggina, la sua quota sarà suddivisa equamente tra gli altri addetti
presenti.
Pensiamo di fare cosa gradita ai Soci pubblicando sulla rivista la tabella con zone di lancio, le relative date e il numero dei selvatici che verranno immessi (vedi tabella pag. 41).
Angelo Bonzi
Luigi Poleni
stanziale
ripopolabile
Il giorno 30.04.04 si è svolta presso il
Centro Sociale Don Stefano Palla
l’assemblea annuale dell’avifauna ripopolabile.
Purtroppo, la rivista del Comprensorio contenente la data di convocazione dell’assemblea, è giunta ai
Soci a riunione ormai avvenuta.
I Presidenti delle Sezioni comunali
comunque erano stati avvisati in
tempo, per cui ci aspettavamo una
maggiore partecipazione anche solo
come incoraggiamento ai componenti della commissione che si impegnano a gestire questa forma di
caccia.
La commissione ha portato in assem9
RASSEGNA
TROFEI
I dati e le valutazioni conclusive
della stagione 2003,
le prospettive per il 2004
San Bartolomeo d’Olda, 23 maggio 2004
Luigi Capitanio
Siamo ormai giunti alla decima edizione nell’esposizione dei trofei abbattuti nella nostra “caccia di selezione”. Quest’anno, la nostra “carovana” è approdata in Valle Taleggio. Non siamo nuovi alle manifestazioni in questa bella valle, infatti
solo un anno fa abbiamo partecipato ad una manifestazione cinofila
con i cani da traccia e, come allora,
l’Amministrazione Comunale e la
gente del posto ci hanno accolto con
sincera ospitalità e grande entusiasmo. Non avevamo dubbi in proposito, oltremodo i Cacciatori che svolgono la loro attività in questi luoghi, ben diretti dal loro Responsabile di settore, ancora una volta hanno
confermato grande capacità nel sostenere il gravoso lavoro di preparazione che queste manifestazioni
comportano. Da alcuni anni l’esposizione è ingentilita anche dalla presenza di alcune opere di carattere
naturalistico, è una componente artistica interpretata da una pittrice di
sicuro talento, per questa Signora
un meritato successo. Tutto bene
dunque, una manifestazione riuscita
in pieno.
Già nella giornata di sabato la mostra, ospitata in una bella sala nella
frazione di San Bartolomeo (con bar
10
attiguo!), è stata visitata da tanta
gente venuta anche da lontano per
osservare i numerosi trofei esposti.
Per l’occasione, mescolato in “incognita” tra i numerosi visitatori forestieri, ho raccolto le loro impressioni
in merito alla quantità e soprattutto
alla qualità del materiale esposto;
dai loro commenti mi è possibile sintetizzare un solo auspicio per tutti
noi: continuare così!
La giornata di domenica è in questa
occasione dedicata ai lavori. Siamo
ospiti nell’Albergo della Salute di Olda dove i titolari, con estrema gentilezza, hanno predisposto una sala
apposita per il convegno. Gli onori
di casa spettano al responsabile del
settore Diego Vassalli, il quale apre i
lavori con la presentazione dei relatori e delle autorità convenute.
Censimenti
e piani di prelievo del Capriolo
Nella primavera del 2003, come consueto, abbiamo effettuato numerose uscite per il tradizionale censimento del capriolo; purtroppo, nonostante il grande impegno dei cacciatori i risultati non sono stati soddisfacenti. Alcune zone hanno registrato cali significativi delle presenze e, in alcuni casi, hanno poi condizionato negativamente le stime di
presenza dell’intero settore. Come
sempre in queste occasioni si cerca
disperatamente di stabilirne le cause, di trovare i “colpevoli”, si individuano pericoli ad ogni angolo in una
logica catastrofica. Le stime di presenza, quantificate in 3700 capi, hanno comunque tenuto in giusta considerazione queste diminuzione delle
consistenze e il piano di prelievo, di
conseguenza, è stato dimensionato in
380 capi così suddivisi:
80 maschi di classe 1 (1 anno)
80 maschi di classe 2 (2 o più anni)
80 femmine di classe 1
80 femmine di classe 2
60 piccoli di classe 0 (0 anni)
Caccia al Capriolo
L’assegnazione dei caprioli da abbattere, di competenza dei Responsabili di settore, viene effettuata con
il sistema ormai collaudato della rotazione maschio - femmina tra gli
aventi diritto, che ricordo, è titolo acquisito non solo attraverso il versamento della quota associativa, ma
anche con la partecipazione obbligatoria ai censimenti programmati.
Dopo questa prima operazione, i restanti capi vengono assegnati ai cacciatori più meritevoli per il lavoro
svolto o, in alcuni casi, per i prelievi di
merito ottenuti con l’abbattimento
di capi sanitari o di qualità scadente. Da alcuni anni è in uso assegnare
il “pacchetto” completo dei capi
derati dai Verificatori come sottoni, complice probabilmente l’eccesspettanti, per rotazione e assegnapeso e/o sanitari. Questo per non alsiva durata della stagione invernazione di merito, alla squadra di Cacterare il significato statistico. Infile, il capriolo nel nostro Comprenciatori che abitualmente svolgono
ne, da sottolineare, che i pesi medi
sorio ha iniziato una fase di contral’attività venatoria in compagnia e
sono da tre anni in lieve ma costanzione numerica. Allarme generale
in una “zona” specifica. Questo site aumento.
dunque? Crediamo proprio di no,
stema è stato inizialmente accolto
Prime considerazioni.
per diverse ragioni. Per anni abbiacon un pizzico di scetticismo da alIn queste valutazioni abbiamo volumo assistito ad un incremento concuni cacciatori, ora, tranne pochissito inserire anche le impressioni ractinuo della popolazione di caprioli,
me eccezioni, questo metodo è ben
colte durante i censimenti di questa
ora probabilmente le densità hanaccettato ed aiuta a ben distribuire
primavera 2004. Contrariamente a
no raggiunto una dimensione tale
i prelievi su gran parte del territoquanto registrato in questi ultimi anper cui un rallentamento delle nario. Oltremodo le assegnascite e un aumento della
zioni alla squadra contrimortalità naturale (per caubuiscono alla crescita del
se diverse) potrebbe ridurre
concetto di “gestione” dei
la popolazione a consistenCacciatori, che possono in
ze maggiormente equilibraquesto modo premiare chi
te con la qualità dell’amtra di loro si distingue nei
biente. Dovremo abituarci a
prelievi di merito o negli
questa nuova condizione e
accompagnamenti, valutala “ricetta” di ridurre la caczioni che di frequente
cia alle femmine, suggerita
sfuggono all’attenzione di
in più occasioni, certamente
chi si occupa di gestione in
non migliorerebbe la situamodo generale. Il prelievo
zione. Dobbiamo invece micomplessivo è stao di 317
gliorare le nostre conoscencapi, pari all’ 83,5% dei caze in materia di gestione,
prioli assegnati, una percon particolare attenzione
La dottoressa Alessandra Gaffuri
centuale in calo rispetto alalle condizioni dell’ambienla passata stagione, anche
te. Per quanto riguarda la
se lo sforzo di caccia relacaccia, va precisato che si
tivo, 3,55 gg. per ogni cahanno difficoltà ad abbatpo prelevato, è in linea con
tere giovani di un anno; è
il risultato registrato nella
una situazione ricorrente, è
stagione 2002. I capi presuccesso anche nella stagiolevati risultano così suddine precedente. Eppure nella
visi:
valutazione dei capi preleva57 maschi di un anno
ti in questi due mesi di cac80 maschi di 2 o più anni
cia, 30 maschi su 80 avevano
48 femmine di un anno
2 anni e pure 33 femmine su
90 femmine di 2 o più
90 avevano solo due anni!
anni
Ma dov’erano questi giovani
42 piccoli di 3-6 mesi
caprioli lo scorso anno?
Il prelievo medio, in riferi- “Amici”
Censimento al Camoscio
mento alle stime di preI censimenti estivi al camosenza, è dell’ 8,56% .
scio come sempre coinvolL’età media dei maschi pregono maggiormente i caclevati è uguale a 2,35 anciatori. Dopo le vicende delni, nelle femmine l’età mel’inverno 2000, dove in alcudia è di 2,79 anni.
ne località si sono registrate
La qualità generale dei cagrandi perdite, i cacciatori
prioli prelevati è da consipreoccupati di possibili “sorderarsi buona, con un peso
prese” si presentano in momedio negli adulti di kg
do puntuale ai censimenti.
17,350, e nei giovani di kg
E’ l’unico modo per cono14,750. Nella valutazione
scere esattamente la situadei pesi, come negli anni
passati, non sono stati in- Giancarla (seconda da sinistra) è una presenza ormai costante alle nostre zione; contarli! Il protocollo
Mostre con lo stand delle sue opere. Terzo da sinistra Diego Vassalli,
dei censimenti, approntato
seriti quei soggetti consi- responsabile del Settore 1 e organizzatore della Mostra.
11
dalla Provincia, prevede che almeno
un terzo del territorio venga censito
con il sistema classico. Purtroppo non
abbiamo personale a sufficienza per
gestire in modo corretto un censimento su una porzione di territorio
tanto grande, pertanto anche in questa occasione abbiamo censito “zone campione” più piccole, ben distribuite sul territorio, già utilizzate nel
corso di questi ultimi 10 anni. I risultati ottenuti sono così confrontabili
nel tempo e offrono le condizioni migliori di affidabilità. Il totale dei camosci censiti nei 7400 ettari delle zone campione, è stato di 1438 capi, di
cui 256 yearling e 339 piccoli. E’ soprattutto il conteggio degli yearling
che ci interessa maggiormente, fondamentalmente per due motivi: primo, sono il risultato della sopravvivenza invernale dei piccoli nati nella
primavera precedente; secondo, se la
sopravvivenza invernale dei piccoli è
stata tanto elevata durante l’inverno
(83,38%) abbiamo ragione di ritenere che anche gli adulti abbiano avuto
altrettanta fortuna. Questi successi
di sopravvivenza, rientrano nella logica della natura, infatti le popolazioni reduci da gravi epidemie, tendenzialmente aumentano le loro resistenze alle difficoltà ambientali e
di conseguenza aumentano anche le
loro capacità riproduttive. Certamente i nostri camosci non fanno eccezione alla regola. Le stime di presenza, dedotte dai censimenti, sono
pertanto risultate di 3680 capi, distribuiti sui 38.400 ettari di territorio
utile alla specie.
Caccia al Camoscio
Il piano di prelievo del camoscio, 320
capi, nella sua approvazione ha subito alcune modifiche rispetto alle richieste avanzate dal Comprensorio.
Infatti la Commissione, forte dei risultati ottenuti con i censimenti, aveva proposto un piano più consistente,
400 capi, con l’obiettivo di ridurre le
densità in quei territori dove le condizioni fisiche dei camosci iniziano a
preoccupare. Purtroppo, ancora una
volta le motivazioni che accompagnavano un piano di prelievo, superiore al canonico 10% delle consistenze stimate, non sono state accettate. Pazienza, speriamo che l’ul12
teriore aumento delle densità che
stiamo registrando in questi anni non
pregiudichi la qualità delle popolazioni di camoscio presenti nel Com-
prensorio. Pertanto il piano di abbattimento approvato dalla Provincia con il benestare dell’I.N.F.S è stato
il seguente:
Piano di prelievo approvato
4kitz 3
128 yearlings
40 maschi di 2/3 anni
32 maschi di 4/10 anni
22 maschi di 11 o più anni
40 femmine di 2/3 anni
32 femmine di 4/10 anni
22 femmine di 11 o più anni
TOTALE 320 CAPI
Capi prelevati
kitz
133
40
33
21
24
32
23
yearligs (38 sanitari)
maschi di 2/3 anni
maschi di 4/10 anni
maschi di 11 e più anni
femmine di 2/3 anni
femmine di 4/10 anni
femmine di 11 e più anni
TOTALE 309 CAPI ABBATTUTI
Totale dei capi prelevati 309, pari al 96,56% dei capi assegnati; per raggiungere il prelievo sono state utilizzate 1007 giornate di caccia, pari a
3,35 gg. per ogni capo abbattuto.
A. Gaffuri, L. Capitanio, P. Milesi Sindaco di Taleggio e E. Traini
Il tavolo del Gruppo Conduttori cani da Traccia
Considerazioni sui prelievi di camoscio.
Ancora una volta i nostri Cacciatori
hanno saputo interpretare con coerenza i prelievi di camoscio. Infatti
ben 38 soggetti di un anno non raggiungevano il peso di 12 kg, misura
minima sotto la quale lo yearling viene considerato fortemente sottopeso, pertanto il suo prelievo deve trovare una valutazione di merito in
un’ottica di “selezione”. Le occasioni di prelevare camosci giovani in ottime condizioni e dal peso ragguardevole ormai le hanno tutti i Cacciatori, in ogni settore, ma da qualche tempo si sta affermando la convinzione che una buona selezione
effettuata nel primo anno garantisce un’eccellente vitalità alle popolazioni presenti nel Comprensorio.
A differenza degli ultimi tre anni anche la caccia al camoscio ha subito
una piccola modifica. Infatti nel
triennio precedente l’apertura era
anticipata di un mese rispetto al resto dei comprensori Provinciali dove si caccia il camoscio. Questa scelta, più volte sollecitata dai nostri
Cacciatori, ha motivazioni fortemente passionali e la sua realizzazione è stata possibile dalla situazione sanitaria in costante miglioramento. Anche per questa stagione i
periodi di prelievo richiesti sono gli
stessi, speriamo che la Provincia in
fase di stesura del calendario venatorio ne tenga conto. Nel complesso,
la caccia al camoscio anche nella stagione 2003 è stata molto buona,
qualche piccolo problema lo si è avuto con le nevicate precoci, soprattutto per quei Cacciatori che avevano assegnate per i prelievi le zone
più alte del Comprensorio. Abbiamo avuto anche qualche piccolo errore di prelievo. Dobbiamo però considerare che la valutazione a distanza del camoscio non è una scienza
esatta, e l’errore è possibile per tutti. Al riguardo va precisato che è dovere di chi presta servizio al Centro
di Verifica costatare e segnalare l’abbattimento errato, non solo, ma è
altrettanto doveroso che lo stesso
personale incaricato, intervenga affinché nessuno avanzi critiche e giudizi in merito ai prelievi errati. Troppo spesso c’è chi si esprime da“professore” Noi crediamo invece che la
consegna di un capo errato debba essere considerato un segno di maturità dei nostri Cacciatori; il rapporto di
reciproca fiducia raggiunto tra le parti ha raggiunto un livello molto elevato, pertanto nel nostro Comprensorio questa eventualità non rappresenta più un problema.
Caccia al Cervo
E’ proseguita anche in questa stagione la gestione del cervo. Da tre
anni ci stiamo occupando con successo di questa caccia. Per alcuni si
tratta ancora di un’avventura, noi
siamo invece convinti che la gestione anche di piccole popolazione come quella presente in Valle Brembana può offrire grandi soddisfazioni. Certamente i cervi stanno aumentando di numero, lo confermano purtroppo anche gli investimenti stradali che si registrano annualmente. Per quanto riguarda il prelievo va ricordato che da tre anni ci
è concesso (grazie alla volontà della
nostra Provincia) l’abbattimento di
tre capi; un maschio, una femmina
e un piccolo. Anche in questa stagione il prelievo è avvenuto in modo
puntuale, utilizzando solo 4 giornate. Ancora un po’ di pazienza e sicuramente i prelievi aumenteranno
di numero.
(Foto di MASSIMO VITALI)
13
Grafici dei Prelievi 2003
14
IL CAPRIOLO,
PATOLOGIE
PRIMAVERILI
Considerato che nella passata primavera sono stati segnalati alcuni
casi di mortalità in caprioli ritrovati
con evidenti segni di diarrea, riteniamo interessante pubblicare un
approfondimento dell’argomento
specifico da parte della Dottoressa
Gaffuri, nostra referente presso
l’Istituto Zooprofilattico di
Bergamo, che da anni collabora
con il nostro Comprensorio.
Le patologie dell’apparato digerente ed in particolare del tratto enterico in genere si manifestano clinicamente con emissione di feci di consistenza alterata, più liquida del normale. Questo determina un imbrattamento della regione della coda
che può essere apprezzato sull’animale da un attento osservatore.
Le cause di diarrea possono essere
molteplici; talvolta sono legate semplicemente ad un cambio di dieta o
al tipo di alimento ingerito, in altri
casi sono provocate da agenti infettivi, cioè virus, batteri o parassiti. In
alcune situazioni il tipo di alimentazione può predisporre all’insorgenza
di una forma infettiva; questo si verifica più facilmente in primavera,
quando il passaggio dall’alimentazione povera dell’inverno ad una
ricca di fibra verde e di germogli può
provocare delle turbe digestive che
si riflettono sull’equilibrio della flo-
ra intestinale. In questi casi infatti
nell’intestino si sviluppano germi del
genere Clostridium, che sono responsabili di forme enterotossiche.
Gli animali possono morire improvvisamente senza sintomi apparenti
a causa delle tossine prodotte dal
batterio; in altri casi il decorso delle
clostridiosi può essere di tipo acuto
e la malattia si manifesta con profusa diarrea acquosa , indebolimento, mancata assunzione di cibo e
morte.
Le clostridiosi sono favorite anche
dall’assunzione di alimento umido,
bagnato o ammuffito, e sono spesso
condizionate dall’andamento climatico e stagionale. Per queste ragioni la morbilità e la mortalità può
colpire numerosi soggetti in uno spazio temporale piuttosto ristretto.
E’ sempre bene approfondire le cause di morte con adeguate indagini
analitiche per differenziare queste
forme enteriche da altre patologie
che possono colpire l’apparato digerente. La diagnosi differenziale
deve essere fatta con altre malattie
batteriche, quali la Paratubercolosi,
grave forma infettiva responsabile
di enteriti croniche e mortalità, segnalata nel cervo e nel capriolo in
diversi distretti dell’arco alpino. Anche enterobatteri, quali Echerichia
coli, Salmonella e Yersinia, sono segnalati come responsabili di enteriti nel capriolo.
Tra gli agenti virali sono da ricorda-
re Rota e Corona virus, che in genere colpiscono gli animali giovani,
l’Herpes virus responsabile della Febbre Catarrale Maligna e il Pestivirus
della diarrea virale del bovino.
Le forme diarroiche possono essere
causate anche da parassiti, talvolta in
associazione con infezioni batteriche e virali; le parassitosi possono
inoltre aggravare stati di mal nutrizione e problemi digestivi. Tra i parassiti più frequenti nel capriolo si
segnalano i coccidi ed i criptosporidi,
protozoi che possono provocare enteriti mortali soprattutto nei soggetti giovani, e gli strongili gastrointestinali, vermi tondi che parassitano i diversi tratti dell’apparato digerente.
Solo gli esami di laboratorio, condotti sulle carcasse degli animali rinvenuti morti o su campioni di feci,
possono dare una indicazione precisa sulla causa che ha provocato l’insorgenza della diarrea.
*Medico Veterinario
E. Traini - 2
Alessandra Gaffuri*
15
TESI DI LAUREA:
“ Indagine sieroepidemiologica
nella popolazione di camosci
della Val Brembana.”
Danilo Alberghetti *
Lo scopo della tesi è stato quello di
acquisire informazioni relative alla
presenza nella popolazione di camosci di agenti infettivi importanti per
la sanità pubblica, per l’ecosistema
della fauna selvatica, e non da ultimo per la zootecnia di montagna.
In base alle analisi svolte e ai dati
raccolti si è potuto approfondire la
circolazione dei patogeni nelle sottopopolazioni di camosci suddivise
per settore geografico di abbattimento e per età dei soggetti; inoltre è stato possibile fare confronto
temporale nella stessa popolazione
tra le positività riscontrate nella presente indagine con quella del pre-
Brucellosi
Toxoplasmosi
Neosporosi
Cheratocongiuntivite
infettiva
Infezione da V.R.S.
Infezione da Pestivirus
16
lievo venatorio 2001 (Pellicioli, 2003).
Questo interesse sanitario per il
camoscio, ma in generale per gli
ungulati selvatici, è dato dal fatto
che diversi fattori come l’incremento demografico e il cambio d’uso del
territorio montano da parte dell’uomo, hanno favorito un’interazione sanitaria tra ungulati selvatici
e domestici, nonché un interscambio di patogeni, soprattutto parassitari, tra carnivori domestici ed
ungulati selvatici.
Il lavoro sperimentale è stato eseguito presso il laboratorio di diagnostica dell’IZSLER, sezione di BG,
che da alcuni anni si occupa anche
del controllo sanitario della fauna
selvatica, nel corso dello svolgimen-
N°analizzati
N°positivi
162
123
129
155
150
156
to della tesi di laurea in Medicina
Veterinaria, relatore Prof. Paolo
Lanfranchi.
L’area di studio considerata corrisponde ai 5 settori del C.A. Val
Brembana.
Grazie alla collaborazione dei cacciatori del C.A.V.B. con l’IZSLER-BG
ho potuto disporre di campioni ematici dei camosci abbattuti durante il
prelievo venatorio 2002, anche se
non in tutti è stato possibile eseguire test diagnostici per via della insufficiente qualità di taluni campioni.
In tabella sono riportate le metodiche diagnostiche utilizzate per ogni
malattia indagata, il numero di sieri
esaminati e le positività riscontrate
con le relative prevalenze.
Metodica
0
4
12
Prevalenza %
(IC95%)
0
3,2 (0,9-8,1)
9,3 (4,9-15,7)
16 10,3
55
18
(6-16,2)
37 (29-44,9)
14,5 (7-17,9)
ELISA indiretta
Sieroneutralizzazione
ELISA competitiva
S.A.R. e F.d.C.
Sieroagglutinazione indiretta
Sieroagglutinazione diretta
TOXOPLASMOSI
La toxoplasmosi è una zoonosi protozoaria da Toxoplasma goondi,
dove nel ciclo del protozoo fa parte
il gatto quale ospite definitivo (O.D.),
mentre il camoscio è uno dei molti
ospiti intermedi (O.I.).
La Toxoplasmosi è responsabile di
aborti sia nell’uomo che negli animali.
Non sono conosciute attualmente
né le modalità di trasmissione, né la
patogenesi nel camoscio; tuttavia,
come dimostrato nella renna, non è
da escludere una trasmissione verticale anche nel camoscio, e patologie in ambito riproduttivo. Si pensa
che l’origine dell’infezione nel camoscio nell’area di studio, come del
resto in gran parte dell’areale alpino,
derivi da un’interazione di questo
con feci di gatto contaminate dalle
oocisti del protozoo.
Questa interazione sarebbe dovuta
all’esistenza di gatti inselvatichiti,
alla presenza di gatti nelle malghe
ed all’abbassamento delle quote di
pascolo del camoscio, in aree quindi
antropizzate
Solo 4 dei 123 sieri esaminati sono
risultati positivi, quindi, oltre a confermare la presenza del patogeno
nel camoscio nel C.A.V.B., non è possibile dire altro dal punto di vista
epidemiologico, anche in relazione a
quanto trovato nell’indagine del
prelievo venatorio del 2001
(Pellicioli, 2003).
NEOSPOROSI
Rispetto alle indagini effettuate sul
campione del prelievo venatorio del
2001, è stata studiata anche
Neosporosi, la quale è stimata circolare con una sieroprevalenza del
9,3%.
Non si conoscono gli effetti patogenetici di questo protozoo nel camoscio, ma non sono da escludere conseguenze sulla riproduzione in seguito all’infezione da Neospora caninum, come dimostrato invece in
bovino ed ovino.
L’origine più probabile dell’infezione è da risalire all’interazione
sanitaria tra camoscio e escrementi
di cane, quale O.D., molto presente
nell’habitat del camoscio, legato alle
attivita zootecnica, venatoria, escursionistica.
Maggiori conoscenze riguardo le
modalità di trasmissione e gli effetti sulla dinamica di popolazione sono
necessari, considerando che il 12%
della popolazione è venuta a contatto con questi patogeni.
CHERATOCONGIUNTIVITE
I risultati sieroepidemiologici per la
cheratocongiuntivite infettiva da
Mycoplasma conjunctivae mostrano
una significativa diminuzione di soggetti positivi, rispetto a quanto
riscontrato dal prelievo venatorio
2001 (Pellicioli 2003), effettuato 6
mesi successivi il focolaio di malattia del sett. 2000 / febbr. 2001.
Questo concorda con il fatto che il
micoplasma non si mantiene nella
popolazione
di
camoscio
(Giacometti, 2002), a differenza invece dell’ovino.
Perciò l’applicazione di misure di
prevenzione sanitaria sono più utili
sull’ovino che non sul camoscio.
VRS
La prevalenza del VRS, quale importante patogeno nelle forme respiratorie ad eziologia polifattoriale
nel camoscio, è risultata del 37%
Non c’è differenza significativa tra
le classi d’età, mentre dal punto di
vista spaziale il settore 4 è la zona
più a rischio d’infezione.
Nel confronto tra i due anni d’indagine non c’è una variazione significativa, mentre, se si guardano le dif-
ferenze tra settori, c’è una diminuzione nei settori 5 e 2.
PESTIVIRUS
Per quanto riguarda la positività
per Pestivirus, l’idagine conferma
valori già rilevati negli altri anni,
con la differenza che nei camosci
abbattuti nel 2002 si sono riscontrate alcune positività nei settori 1,
2 e 5 che nel 2001 non erano presenti.La situazione non ha subito
comunque variazioni sostanziali e
non è mai stato messo in evidenza
il virus da visceri o carcasse di animali.
Il persistere di patogeni potenzialmente pericolosi per la dinamica di
popolazione e di zoonosi giustificano la cooperazione tra cacciatori e
strutture sanitarie, e il proseguimento del monitoraggio sieroepidemiologico, associando in più isolamenti dei patogeni degli animali
abbattuti sia per motivi sanitari che
venatori.
La conoscenza del rischio sanitario
in animali selvatici e domestici richiede anche maggiori conoscenze relative sia ai dati demografici che dell’uso del territorio da parte degli animali.
Un riconoscimento legislativo della
gestione faunistica, la competenza
veterinaria nella gestione sanitaria
del territorio montano, andrebbe
sicuramente a beneficio sia della
fauna che delle popolazioni di animali domestici di montagna.
*Medico Veterinario
E. Traini - 2
BRUCELLOSI
Prendendo in esame i risultati di
ogni singola malattia, va innanzitutto sottolineato il persistere della
sieronegatività per Brucellosi, dal ’97
ad oggi.
Brucellosi è una malattia a grave
decorso nel camoscio, importante
zoonosi primaria, oltre che pericolosa per la zootecnia.
Il persistere della sieronegatività nel
camoscio depone a favore del fatto
che il patogeno in questione non si
automantiene nella popolazione del
camoscio.
17
LE MALATTIE
DELLA LEPRE
3a Parte
Tiziano Ambrosi
L’EPATITE VIRALE
L’epatite virale della lepre, conosciuta con la sigla “ EBHS”(European
Brown Hare Syndrom:”sindrome
della lepre europea”), viene anche
chiamata epatite necrosante;
colpisce il fegato della lepre Europea
e della lepre Variabile.
Le prime segnalazioni della malattia sono state fatte in Svezia e in
Danimarca nel 1980, ma solo nel
1985 in Belgio, Francia e Italia. In
quel periodo le cause di questa sindrome erano sconosciute ed erano
state avanzate diverse ipotesi (pesticidi, eccessiva assunzione di colza,
infezioni batteriche sostenute da clostridi… )
Nel 1988 ulteriori studi hanno confermato l’esistenza di una epatite
virale simile a quella del coniglio ”la
malattia emorragica virale del coniglio (o RVHD)”. Il virus, o più presumibilmente un complesso di diversi virus, responsabile della sindrome,
appartiene alla stessa famiglia di
quelli che provocano alcuni tipi d’epatite nell’uomo (calicivirus ).
Questa epatite virale si manifesta
con un ittero molto pronunciato,
“giallastro”, visibile soprattutto
all’autopsia e nelle sclere degli occhi.
All’esame autoptico il fegato può
sembrare congestionato, conservandosi esteriormente pressoché
normale.
La sua dissezione, di contro, evidenzia dei focolai di necrosi estesa,
soprattutto nella regione della vena
porta; l’esame microscopico di queste zone mostra delle degenerazioni grassose delle cellule epatiche,
18
con un accumulo di granuli calcificati.
Sono inoltre evidenti delle affezioni oculari variabili da una cheratocongiuntivite che colpisce interamente l’occhio fino a provocare la
cecità, sono presenti anche delle
turbe nervose (diminuzione dei
riflessi di fuga). Bisogna inoltre considerare che l’epatite virale sembra
sensibilizzare le lepri a delle infezioni secondarie del genere
Clostridium.
La contaminazione avviene attraverso la via orale, il virus è escreto
nel terreno dagli animali malati in
grande quantità attraverso la bile
nel materiale fecale. Questo virus è
estremamente resistente alla putrefazione, al freddo intenso e prolungato, e allo stesso modo alle temperature molto alte.
Nelle forme acute di questa epatite
virale le aree di necrosi cellulare epatica sono numerose e ben visibili, e il
mal funzionamento del fegato che
ne risulta provoca secondariamente
dei disturbi della coagulazione
dando spesso origine a piccole emorragie, diffuse su tutto il fegato, l’intestino, i polmoni, i bronchi, la trachea; queste emorragie possono evidenziarsi anche all’esterno tramite
un sanguinamento del naso.
Nelle forme iper acute l’evoluzione
della malattia può essere molto rapida, tale da portare a morte l’animale prima ancora che si evidenzino
segni di degradamento della condizione fisica dell’animale.
Gli animali giovani, al disotto del
mese e mezzo, non sviluppano mai
la malattia nonostante siano attac-
cati dal virus, verso l’età di 2 o 3 mesi
divengono progressivamente sensibili.
La mortalità delle lepri per l’epatite
virale avviene soprattutto nei mesi
da luglio a dicembre, con punte massime nel mese di ottobre (questa stagionalità è stata osservata anche
negli allevamenti).
Nonostante che le lesioni causate
dalla forma acuta siano sovrapponibili a quelle del coniglio domestico
affetto da epatite virale, nella lepre
la mortalità resta generalmente limitata, e non raggiunge mai i livelli
elevati di mortalità come nel coniglio(>80%). La lepre è considerevolmente più resistente del coniglio a
questo tipo di virus.
L’impatto reale di questa malattia
sulle popolazioni della lepre è ancora poco conosciuta, è molto frequente in tutte le popolazioni ma
provoca poca mortalità in generale;
spesso passa inosservata. Le statistiche condotte partendo dagli esiti di
esami di laboratorio sui cadaveri esagerano probabilmente molto la frequenza delle forme acute. E’ dunque probabile che l’abbassamento
dell’immunità delle popolazioni
varia secondo le regioni; è egualmente probabile che fluttui nel corso
dei tempi, e questo potrà allora
favorire la ricomparsa più o meno
ciclica delle forme acute di questa
epatite virale.
Nei casi acuti più tipici può
essere identificata con
certezza con una semplice autopsia, a
condizione
che
siano presenti due
tipi di lesioni
caratteristiche:
fegato
molto
congestionato
palesemente
decolorato, perfino giallo-arancio
(aspetto di fegato
cotto), e presenza
di
tracheite
emorragica.
Nella maggior
parte dei casi
per avere una
diagnosi di certezza bisogna ricorrere agli esami di laboratorio, in
quanto nella lepre la presenza di tracheite emorragica può aver diverse
altre cause (es. pastorellosi). Nelle
forme sub acute è sempre consigliabile far ricorso al laboratorio.
La trasmissione incrociata dell’epatite tra lepre – coniglio non è stata
mai osservata in condizioni naturali.
E’ vero che frequentemente, nei luoghi dove lepre e coniglio coabitano,
una sola delle due specie si ammala di epatite. Di contro gli studi virologici hanno dimostrato che l’epatite virale della lepre e del coniglio
devono essere considerate come due
malattie nettamente differenti, causate da virus propri che mostrano
proprietà antigeniche distinte, si
tratta di due calicivirus probabilmente molto simili.
Non sono mai stati segnalati casi di
trasmissione di questa epatite all’uomo, neanche in persone che vivono
regolarmente a contatto con animali
ammalati.
* Medico veterinario
Disegni di STEFANO TORRIANI
19
STAMBECCHI
SULLE OROBIE
G. Foti
AI CENSIMENTI DI UN SELVATICO
CHE TI PASSEGGIA ACCANTO
Gigi Foti
Poche parole e tanti passi per andare a contar Stambecchi sulle Orobie,
in quell’operazione che i tecnici e i
cacciatori chiamano censimento.
Impegno quest’anno piuttosto gravoso poiché ha visto all’opera
agguerrite squadre (oltre un centinaio di persone) delle tre province
contigue di Bergamo, Lecco e
Sondrio, tutte alla ricerca dell’ungulato da sempre protetto su tutto il
nostro arco alpino (o quasi) e che,
su queste montagne, si iniziò a introdurre nel giugno ’87 in seguito a un
progetto del Servizio forestale della
Regione Lombardia studiato in collaborazione con il Dipartimento di
Biologia dell’Università di Milano e
tradotto sul terreno dal Servizio faunistico ambientale della Provincia.
Esaurita la parte storica, passiamo
alla domanda che conta: come sta
lo Stambecco sulle Orobie non soltanto bergamasche? Bene, benissimo. Se lo scorso anno ne erano stati
censiti nelle stesse zone circa quattrocento esemplari, quest’anno i
20
conti finali porteranno le stime vicino a settecento. “Ricordo che le
nostre Orobie hanno una capacità
ricettiva di millecinquecento stambecchi…” sottolinea il sottufficiale
delle
Guardie
Provinciali
Giambattista Albani Rocchetti che,
con l’agente Bruno Boffelli, è stata
insostituibile guida per capacità tecnica e disponibilità umana durante i
gravosi tour su e giù per queste
cime. Due i censimenti importanti:
il primo fino al Pizzo del Diavolo e
l’altro al rifugio Benigni e al
Pizzo dei Tre Signori, da
sempre i punti preferiti
dagli Stambecchi nella
stagione estiva. I tecnici la chiamano estivazione.
C’è stato insomma,
per quei sentieri in
quota, un grande via
vai di persone con i
binocoli incollati agli
occhi per strappare alla
montagna uno dei suoi
figli più preziosi. Una conta
definita da Albani Rocchetti
“…esaustiva perché deve tener
conto anche del sesso e dell’età e
quindi essere traslata su cartografie
in scala 1 a 10.000“. Il territorio è
stato così parcellizzato per meglio
aver sottocchio d’ora in poi i vari
nuclei di Stambecchi che vivono sulle
Orobie. Che la conta abbia dato i
risultati sperati, anzi li abbia superati, lo si è subito intuito alla fine
della fatica negli occhi di quanti,
E. Traini - 2
anche cacciatori del Comprensorio,
hanno collaborato. Vedere come
brillavano, per esempio, quelli del
Tino mecanec, di Beppe il fabbro, di
Fabio di Carona e di Fernando, di
Tino il colonnello e Pino l’ingegnere,
Flavio il maestro; di Luigi l’ex guardiacaccia, dell’Albino, di Gino Braschì
e dell’Amelio di Almè che cacciatore
non è come il Gianni…e gli altri mi
scusino. La Elena é scontata. Più freddini i biologi faunisti (così e non faunistici come sarebbe più giusto in
italiano, ma così vogliono loro) che
accompagnavano cacciatori e guardie. Una freddezza dovuta forse al
loro essere più uomini di ricerca che
di…caccia. Comunque, a loro tirar
le somme faunistiche, a noi alcune
considerazioni, appunto, venatorie.
La prima, incontrovertibile, è che
bisogna cominciare la caccia anche
a questo ungulato e al più presto,
per una serie di ragioni che vedremo. Inutile quest’anno cercare gli
Stambecchi troppo in alto:”… la stagione invernale durata a lungo, li ha
privati dell’erba che prediligono alle
quote abituali – spiega Albani
Rocchetti - e per questo li troviamo
nelle cenge e nei canaloni dove è
frequente trovare il foraggio”. Più
facile l’incontro con le femmine e i
piccoli nelle cosiddette aree di parto.
In queste nursery che si adagiano sui
2000 metri, l’incontro con i selvatici
è quanto mai esaltante. La conta dei
piccoli dell’anno è il momento della
verità per stabilire lo stato di salute
della popolazione. Albani Rocchetti
stimola la conta: “…cerchiamo i piccoli. Ad ogni femmina dovrebbe corrispondere, grosso modo, un piccolo”. Mi accorgo di esaltarmi tanto
che la vista non balla per la fatica.
Ecco una femmina, due, tre, otto e
una girandola di piccoli, sopra il rifugio Benigni. Giocano, corrono, si rincorrono, belano. Anche in questo
caso, come era avvenuto ai piedi del
pizzo del Diavolo, “…siamo di fronte a un successo riproduttivo notevole – ammette con un sospiro di sollievo il nostro accompagnatore – I
piccoli ci sono, la popolazione si
espande omogenea ma…” Il ma che
chiude per il momento la sbinocolata mi fa andare ai vari gruppetti di
Stambecchi incontrati sul sentiero
per andare al Diavolo. “…Ci sono
delle strane capre che mi seguono e
si avvicinano come cagnolini..” era
sbottato uno dei tanti giovanotti
che, scarpe da ginnastica e maglietta, faceva del trekking a tutta birra
per quelle cime. Poi ci sono i piccoli
sopra il Benigni che, nella loro splendida e sana livrea estiva, chiamano la
madre. Certo che la chiamano, ma
lei, con altre amiche, ha lasciato
momentaneamente figlio e branco,
per andare quasi sulla porta del rifugio a mendicare un buon boccone
dai turisti che non si fanno certo pregare. E così la frittata è fatta. Mentre
sto sbinocolando sulla nursery, sento
una presenza alle spalle: a un paio
di metri una Stambecca mi guarda
speranzosa di una ghiottoneria. Non
so che fare, la ignoro e quella soltanto dopo un bel po’ se ne va. Mi
sembra anche scrollando la testa…
Ecco questo Stambecco, così come
quello del parco del Grande
Paradiso, non si può più chiamare
selvatico. “…è più selvatica una
capra che resta fuori un inverno –
incalza il capo Albani Rocchetti –
provati ad avvicinarla…”. E che lo
Stambecco non ritenga l’uomo un
predatore – davvero non ha concorrenti! - ne ho la prova lungo l’immensa sassaia che porta alla bocchetta fino alle sorgenti del Brembo,
ai piedi del Pizzo del Diavolo. La percorro per una buona metà in compagnia di un solenne maschio che
mi dà tranquillamente il tempo di
contare l’età scolpita nel suo immenso trofeo. Tredici anni tutti…
Procediamo affiancati a non più di
una decina di metri l’uno dall’altro,
tranquilli, ed è il selvatico che adatta il suo passo a quello mio di cittadino. Ma il colmo è che dopo un po’
arriva un secondo maschio, di un
paio d’anni più giovane e, tutti e tre
ce ne andiamo verso le sorgenti del
Brembo. Una passeggiata in compagnia, finché una Bianca che si leva,
e poi un’altra, non mi distraggono
e mi sposto, cercando di seguirne il
volo.
Forse i piccoli sono un po’ più diffidenti, ma altri incontri troppo ravvicinati smentiscono questa ipotesi.
Allora, per un selvatico che sta perdendo tutte le sue caratteristiche, si
potrebbe cominciare a pensare alla
sua selezione. Inutile aggiungere
altre motivazioni. Cominciamo con
gli esemplari più vecchi, diamo un
capo ai cacciatori più anziani (65, 70
anni?) ma cominciamola questa
benedetta caccia di selezione.
21
Venti anni di Saladini-Pilastri,
trentacinque anni di prove
Alberto Mora
Valle Brembana 1970-2004, trentacinque anni di Prove Cinofile sulla tipica alpina organizzate dal Gruppo
Cinofilo Bergamasco in collaborazione con le istituzioni e gli enti preposti. In questi 35 anni c’è da segnalare anche il ventennio del prestigioso Trofeo Saladini Pilastri che, nel
1985, prese avvio proprio dalle prove che si stavano affermando nel circuito della grande cinofilia. Un traguardo prestigioso che merita attenzione per l’altissimo valore tecnico ed etico raggiunto in un ambiente che ancora conserva un selvatico
davvero tale.
LA SELVAGGINA E L’HABITAT
Per consentire in futuro che manifestazioni cinofile di simile livello tecnico possano essere organizzate, è
necessario - oltre alla conservazione
dell’ambiente - il perpetuarsi delle
specie, in particolare la Coturnice,
regina assoluta delle Prove in mon22
tagna. Questa la linea da tenere, anche se, negli ultimi anni, per esigenze di classifica, la Cotorna è stata sacrificata a vantaggio del Gallo Forcello. A tale proposito, va bene precisare subito che i veri custodi del patrimonio ambientale, fauna compresa, sono i valligiani. A questi, coloro che hanno a cuore le Prove, dovrebbero fornire ogni supporto possibile in termini di collaborazione e di
contributo finanziario, perché il mantenimento degli habitat e dell’Avifauna tipica diventi una priorità. Il
vantaggio offerto da queste Prove è
dato dal fatto che non creano danno
né al territorio né al selvatico di cui
non occorre immissione. Anzi, forniscono occasione di censimento e di
movimento della selvaggina e di controllo sull’ambiente stesso.
L’ORGANIZZAZIONE E LE GARE
La responsabilità nell’organizzare le
nostre Prove oggi più che mai presuppone la consapevolezza che si
tratta di momenti di alta specializ-
zazione tecnica che va dalla conoscenza diretta della montagna, della
Caccia in montagna, del selvatico e
dei suoi ritmi biologici. Non bisogna
trascurare che i partecipanti, cane e
conduttore, sostengono per tali Prove impegni e oneri che non si riscontrano in altre manifestazioni cinofile. Occorre quindi per loro rispetto. L’incontro/scontro tra concorrenti non è né diretto né fisico
come ad esempio nel calcio ma indiretto, dove ognuno mette in evidenza, attraverso il cane, le proprie
capacità di addestratore e di selezionatore. Tutto questo porta a
scambi di opinioni, di conoscenze e
favorisce amicizie che vanno a durare nel tempo. Una situazione venatoria indimenticabile che di certo arricchisce quanti vi partecipano e assistono. La maggior parte dei partecipanti o degli spettatori ha sempre
apprezzato la bellezza delle nostre
Valli, la bontà dei nostri prodotti e
l’ospitalità della nostra Gente.
20° TROFEO
SALADINI PILASTRI
CALENDARIO BERGAMASCO
• venerdì 10 Settembre
Valle Seriana e Valle Borlezza
• sabato 11 Settembre
Valle Brembana
• venerdi 10 settembre ore 18
Valle Brembana
Dibattito sulle prove
di Montagna
Organizzazione:
Gruppo Cinofilo Bergamasco
in collaborazione con i
Comprensori Alpini
con il Patrocinio
della Provincia di Bergamo
GIUDICI E CANI
Quanti giudicano queste prove è
scontato che siano cacciatori in Zona
Alpi. Questo è un assunto fondamentale. E’ necessario che l’ENCI,
uscendo da un immobilismo che oggi
non può più essere tollerato, intraprenda un’attività seria di formazione
e di selezione nei confronti dei giudici destinati alla montagna. Non è
più sostenibile che chi, con tanta fatica si prodiga per la riuscita delle “nostre” manifestazioni, tocchi con mano
che grandi cani vengano malgiudicati da giudici che faticano stare al passo, che si trovano troppo lontani dall’azione e che tentano di celare i loro
limiti tecnici, affidandosi a nozioni
teoriche standard. Soltanto giudici
vissuti e competenti possono selezionare cani realmente notevoli, dissuadendo dal partecipare quei conduttori che sottraggono soltanto terreno e tempo, con la presunzione che
queste gare non siano poi tanto diverse da quelle che si svolgono su selvaggina liberata. Queste Prove in
montagna sono invece esclusività per
grandi cani portati da conduttori
esperti e capaci, indirizzati e corretti
da giudici competenti. Con questi presupposti si può fare della vera selezione.
In ultimo, sottolineo l’importanza che
non solo l’ENCI ma anche chi ha in cura la gestione della Caccia, si prodighi per avvicinare i giovani, che rappresentano la nostra continuità.
Alberto Mora, consigliere ENCI
e sin dall’inizio impegnato nell’organizzazione e nella scelta
dei terreni in cui far correre le
prove, esprime attraverso Caccia in Val Brembana alcune considerazioni volte ad evidenziare l’importanza di simili manifestazioni che ritiene vadano
conservate e sviluppate nella gestione della caccia alla Tipica.
E. Traini - 2
Una foto storica dall’album di Alberto Mora. Risale al 1977 e ritra sul campo, da sinistra: le guardie Luigi Carrara e Vittorio Rebuccini. I giudici Savino Pedrazzini, Gian Gaetano e Alberto Delfini, Carlo Carradore
PROVA NAZIONALE
PER CANI DA TRACCIA
Fuipiano Imagna 15/16 Maggio 2004
Luigi Capitanio
Ancora una volta bravi! E il commento espresso da un giudice venuto da lontano. La lode, indirizzata al Gruppo Conduttori è certamente meritata. Il Gruppo è abbastanza “nuovo” alle prove
Nazionali per cani da traccia, infatti siamo solo alla
terza edizione organizzata
da questo sodalizio, ma i
risultati che annualmente
si ottengono portano gli
ospiti a pensare che l’esperienza sia di gran lunga maggiore, e da qui i
complimenti. E se questi
complimenti arrivano da
Hans Bernhart, austero
giudice internazionale, allevatore e conduttore di
cani da sangue, nonché
cacciatore purosangue austriaco, potete star certi che sono
ben meritati.
Già l’accoglienza dell’Amministrazione di Fuipiano era di buon auspicio, infatti con queste parole Eugenio Testa, medico veterinario nonché sindaco di Fuipiano Imagna, si
è presentato:
“Gli ultimi anni di fine secolo sono
trascorsi all’insegna dei grandi mutamenti, trasformazioni che hanno
interessato ogni settore legato alle
attività umane, siano esse culturali,
sociali o ambientali. Questi cambiamenti, spesso frenetici, hanno toccato ogni settore delle attività umane,
spesso modificando lo stile di vita d’ognuno di noi. Anche l’ambiente urbano ha subito sostanziali cambiamenti, purtroppo questo riformare
non sempre ha portato i benefici sperati. Fortunatamente il nostro ambiente montano, la nostra valle, ancora non ha subito questo contagio,
e la gente che lo vive in modo quo24
tidiano ha conservato gelosamente
il proprio modo di vivere, le proprie
abitudini, le proprie tradizioni. Tra
questi costumi certamente la caccia
ha raccolto nel tempo i maggiori consensi tra le nostri genti di montagna,
questa passione, questa necessità ri-
pagata con la cattura di selvaggina,
ha offerto a lungo un considerevole
contributo alimentare nell’economia
famigliare. Oggi anche l’attività venatoria vive un periodo di trasformazione, non più condizionata da
esigenze alimentari, sollecitata in parte dal cambiamento del pensiero sociale e soprattutto dalle aspettative
degli stessi cacciatori. In questo nuovo scenario si inseriscono alcune iniziative nuove nell’attività venatoria,
fra queste, il recupero degli ungulati feriti certamente pone le basi per
una nobilitazione dell’attività venatoria, in un panorama di gestione delle risorse che appartengono all’intera collettività. Siamo dunque particolarmente fieri di ospitare nel nostro territorio questa manifestazione dai contenuti tecnici e dai risvolti
profondamente etici.”
Belle frasi che gratificano l’impegno
di chi organizza. Vediamo però com’è
andata.
Per quanto riguarda la preparazione, come loro abitudine, il presidente Vassalli ed i fedeli collaboratori sono in prima linea già nella
giornata di sabato 15 maggio. Dopo
aver rifocillato i giudici al quartier
generale, l’albergo ristorante “Moderno”, di corsa a tracciare i percorsi, questi
verranno poi utilizzati la giornata seguente
per la prova di lavoro
dei concorrenti. E’ come sempre un lavoro
duro, salire pendii,
entrare in boschi fitti,
pietraie e canaloni
scoscesi, spesso utilizzando l’intuito per
tracciare in modo perfetto, quel fiuto che si
impara solo utilizzando a lungo il cane in
tracce naturali, all’inseguimento di selvaggina veramente ferita. La sera un po’ stanchi
siamo tutti seduti al tavolo, i giudici Alberini, Colombi, Tatini e
Bernhart sanno stare bene in compagnia. Siamo in tanti, e nonostante qualcuno abbia fatto centinaia
di chilometri per partecipare a questa prova ci si intrattiene volentieri
per parlare soprattutto di cani e di
caccia. Arriva in visita anche il nostro Assessore, viene accolto con
grande calore anche dai forestieri. Il
mattino seguente si presenta con
un sole meraviglioso, siamo fortunati lo riconosco, anche il tempo ci
aiuta. L’aria fresca ti invita a salire
in alto. Qualcuno a piedi, altri con
l’aiuto dei fuoristrada raggiungiamo alla spicciolata i pascoli in quota dove viene effettuata la “prova
di sparo”. Sottovoce, per non disturbare la concentrazione dei cani
in posizione di guardia allo zaino
del conduttore, cerchiamo in modo
“ciceronico” di spiegare le funzioni di questa disciplina ai convenuti
inesperti di cinofilia. Tra questi visitatori sono presenti tante signore
che esprimono comprensibile meraviglia nei confronti dell’ubbidienza dimostrata da questi cani.
Per molti poi la sorpresa viene offerta dal suono dei “corni da caccia” che rallegrano i diversi passaggi nelle singole discipline che la prova prevede. Lo sviluppo dei percorsi utilizzati come prova di lavoro sono stati disposti in modo che la parte finale, fuori dal bosco, sia perfettamente visibile agli spettatori.
Almeno metà delle dodici tracce
avevano il “letto di morte” del capriolo utilizzato
per il fine traccia, in una
conca poco lontano delle
baite che contornano
questi pascoli in quota,
pertanto anche i non addetti ai lavori hanno potuto apprezzare la capacità di ricerca di questi cani che, naso a terra, hanno compiuto l’ultima parte del percorso completamente liberi di esporre
le proprie doti, e in alcuni casi queste qualità canine hanno strappato applausi (sottovoce!). Devo sottolineare che le difficoltà del percorso,
obbligatorio per la presenza della
valutazione CAC, sono state rese ancora più selettive per la presenza
notturna di un forte vento che ha
completamente “asciugato” la pista di sangue segnata il giorno precedente, in aggiunta per valutare
al meglio il lavoro dei cani ed apprezzarne cosi maggiormente le attitudini a questo tipo di lavoro, è
stata scelta una zona molto frequentata da camosci e caprioli, pertanto un terreno particolarmente
difficile. Tutto però è filato alla perfezione. Un’ulteriore prova di organizzazione alla buona riuscita della manifestazione è stata offerta
dalla famiglia di un cacciatore locale, nonché socio sostenitore del
gruppo. Infatti questa famiglia è anche proprietaria di un rustico in questi pascoli d’altura e, per l’occasione, la signora si è distinta nell’impegno di preparare torte, panini e
ogni ben di Dio per tutti. Un gesto
di ospitalità molto apprezzato da
noi e dai nostri ospiti.
Ma anche buon padrone di casa è
stato il Presidente A.T.C. Alessandro
Ferrari. E’ grazie alla sua volontà che
l’ambito di caccia Prealpino ha avuto questa prova dedicata alla categoria. Anch’Esso, con parole semplici
ma piene di significato ha così accolto la manifestazione:
“Cade quest’anno il decimo anniversario della costituzione degli
A.T.C., ed è con un pizzico d’orgoglio che presentiamo ai nostri cacciatori e alle Autorità che governano
la caccia questa manifestazione. Ab-
biamo assistito in questo decennio
a una trasformazione del modo di
concepire l’attività venatoria. Un
cambiamento in positivo che contribuisce nel proporre alla società,
spesso severa nei nostri confronti,
un modo diverso di interpretare la
caccia, per conoscere il nostro pensiero, le motivazione dei nostri interventi, i contenuti della nostra antica passione. Alcune forme di caccia poi, hanno manifestato un’evoluzione ancora più marcata, tra queste certamente la caccia di selezione agli ungulati e la specializzazione
al cinghiale; esse hanno compiuto
grandi progressi nella disciplina della gestione, veri passi da gigante. Si
è consolidata così una linea nuova
di pensiero, una sorta di indirizzo filosofico, una posizione morale: cacciare si ma in obbedienza ad un preciso codice etico. Ecco dunque emergere impellente la necessità di recuperare ogni animale ferito, farsi
largo l’utilizzo di ausiliari specializ-
zati, condotti in modo magistrale da
conduttori qualificati, in una logica
di rispetto della selvaggina cacciata
che malamente colpita si sottrae all’immediato recupero. E’ con questo
spirito che celebriamo questo avvenimento, questa prova di lavoro.
Agli organizzatori un sentito grazie
e un caloroso “in bocca al lupo” per
la buona riuscita della manifestazione.”
E questo augurio è stato di buon auspicio, in poche parole una manifestazione riuscita in pieno.
Alla cerimonia di premiazione e
commiato ha preso la parola il presidente del gruppo Diego Vassalli, il
quale ha tracciato un bilancio dei progressi registrati dal sodalizio in questi anni di attività. Ha elogiato l’impegno di quei
conduttori che in funzione di diversi problemi non
hanno superato la prova;
è vero, ha continuato, alcune discipline contenute
nel regolamento per queste prove di lavoro sono di
difficile comprensione,
spesso vanificano il grosso
sacrificio che i conduttori
sostengono per presentare il loro cane nelle poche
occasioni annuali, ma questo è il regolamento attualmente in vigore,
vale per tutti noi, e le eccezioni alla regola in una materia tanto complessa non possono esistere. Ha poi
avuto parole di ringraziamento verso i giudici per l’ottimo lavoro svolto, come sempre ha sostenuto; rispondono sempre in modo positivo alla richieste di partecipazione
nelle prove organizzate dal Gruppo Bergamasco. E’ stata poi la volta delle relazioni di lavoro espresse
dai giudici, i quali hanno evidenziato le difficoltà di lavoro per tutti i partecipanti, difficoltà soprattutto in riferimento alle condizioni dell’ambiente di montagna, dove la notevole presenza di caprioli è causa di facile distrazione per
il lavoro del cane. La classifica e le
relative premiazioni hanno visto il
successo di Fausto Pelizzato, che
con il proprio ausiliare conquista
meritatamente il titolo di campione
Italiano.
25
LA “CACCIA DI MONTAGNA”
PROTAGONISTA A LONGARONE
Sono stati quasi 10.000 i
visitatori accorsi a Longarone Fiere (Belluno)
nella sola giornata conclusiva della quarta edizione di Caccia, Pesca e
Natura, la mostra nazionale di prodotti e attrezzature per la caccia,
la pesca sportiva e outdoor che ha chiuso i battenti domenica 30 maggio. Migliaia di appassionati hanno dunque
anche quest’anno affollato gli stand della rassegna, provenienti da
tutto il Triveneto e da altre regioni italiane, come la Lombardia, la Toscana, l’Emilia Romagna,
il Piemonte, e dai vicini
Paesi di Austria e Slovenia, a testimonianza dell’interesse suscitato e
dell’eccellente livello ormai raggiunto dalla manifestazione, il cui panorama espositivo annovera 190 espositori da
16 Regioni italiane e 9
Paesi esteri.
Caccia, Pesca e Natura si
è chiusa quindi con un
bilancio decisamente positivo confermandosi come un punto di riferimento ormai irrinunciabile per il pubblico di
settore che ha avuto
l’opportunità, nelle tre giornate dedicate all’evento, di ammirare le ultime novità in fatto di abbigliamento, prodotti, accessori e attrezzature
per la caccia, la pesca sportiva, la cinofilia e le attività a contatto con la
natura. Di rilievo la presenza, in particolare, del Consorzio Armaioli Bre-
sciani, con le rinomate produzioni
della Val Trompia, e di alcune tra le
Aziende leader mondiali nella produzione di fucili da caccia, come Beretta, Franchi e Benelli.
Grande interesse ha suscitato anche
quest’anno la Festa del Cacciatore,
giunta alla nona edizione e pro-
mossa dall’Assessorato alla Caccia e Pesca della Provincia di Belluno, con il
coinvolgimento attivo dei
distretti venatori e delle
riserve di caccia, all’interno della quale è stato proposto un nutrito programma di incontri, convegni e premiazioni. Molto seguito è stato l’incontro sul tema del tiro a lunga distanza e delle problematiche di balistica
esterna e terminale. Nell’occasione, l’assessore
provinciale alla caccia, Loris Efrem De Col e l’esperto balistico, Alessandro
Franco, hanno sottolineato i danni che procura il
tiro da lunghissima distanza. “Il tiro oltre una
determinata distanza ha affermato Loris Efrem
De Col - può far solo del
male. Il cacciatore infatti deve prelevare e
non tentare di prelevare
l’animale facendolo soffrire. Dobbiamo sempre
garantire il corretto funzionamento dei piani di
abbattimento”.
Unanimi consensi hanno
registrato, inoltre, le varie
iniziative naturalistiche,
dal quinto concorso nazionale di tassidermia al
diorama dell’ambiente e
della fauna alpina, dalla mostra sui
carnivori mammiferi all’esposizione
dei nidi, fatte e impronte. Grande
partecipazione, infine, per le manifestazioni proposte dal Gruppo cinofilo
bellunese, con le prove di agilità, le
dimostrazioni di obedience e il raduno della razza bovaro del bernese.
C’è Posta
Per Voi!
Una bella sorpresa, quella capitata a Martino Bonaiti, di
San Giovanni Bianco. Una mattina, nella cassetta della
posta, ha scoperto che qualcuno stava facendo il nido!
Perché disturbarlo?
Col tempo sono nati i piccoli, che dopo lo svezzamento
hanno preso il volo della libertà.
Si tratta di un nido di Codirosso (Phoenicurus phoenicurus), ol Moràt, un passeriforme della famiglia dei turdidi
diffuso su tutto i territorio provinciale.
La bella immagine del nido è di Martino Bonaiti, mentre
quelle del maschio e della femmina che portano l’imbeccata sono di Flavio Galizzi.
27
APPUNTI DI BIOLOGIA ANIMALE
Tiziano Ambrosi
Rubriche
L’ALLENAMENTO
DEL CANE SPORTIVO
Oggigiorno il cane atleta può essere sottoposto a prove di field
trials (gare per cani da caccia “ a
grande cerca”) , di agility, prove
di obbedienza, prove di lavoro su
gregge, gare di sled-dog.
Per il cane atleta l’allenamento è
fondamentale non solo per mantenere la forma fisica ma anche
per evitare traumi durante il lavoro, per essere attivo mentalmente
e per riuscire ad avere massime
performance.
In particolare, sono i cani giovani
che devono essere maggiormente coinvolti in svariate attività motorie, sviluppando così maggiormente il proprio sistema nervoso
verso il movimento, la posizione,
la coordinazione e la propriocezione (la percezione delle modificazioni interne del corpo rispetto all’ambiente esterno). Allenare il sistema neuromuscolare equivale ad ottenere delle performance straordinarie; queste esperienze portano il cucciolo impacciato ad essere un cane adulto
perfettamente coordinato. La
quotidianità e la varietà dell’allenamento sono le basi essenziali
per ottenere ottimi risultati in gara. Diversi studi hanno dimostrato
che il potenziale atletico di un cane è tanto maggiore quanto più
precocemente viene iniziata l’attività atletica, quanto più questa è
varia e quanto più alti sono i livelli raggiunti. Inoltre il cuore, i
polmoni e il sistema circolatorio
beneficiano dell’attività fisica stessa consentendo risultati ancora
migliori. In un soggetto in buone
condizioni di salute sono necessari almeno due mesi perché questo raggiunga la miglior forma
cardiovascolare.
Particolare attenzione deve essere riposta nell’alimentazione e
nello stato di nutrizione del soggetto, quindi nutrimenti atti a
supportare l’allenamento in soggetti di peso corretto rispetto alla
loro taglia. Un cane sotto sforzo
fisico ha un fabbisogno energetico del 25%-30% maggiore rispetto ad un cane adulto da compagnia, quindi è consigliabile alimentare il proprio cane con un
alimento che garantisca l’apporto di energia in giusta quantità,
e inoltre sia di ottima qualità evitando così la somministrazione di
integratori, che in soggetti alimentati con cibi già bilanciati procurerebbero danni agli animali (se
la miscela aria carburante è troppo povera di benzina il motore si
spegne; di contro n una miscela
troppo ricca di carburante finisce
con ingolfare il carburatore). Fornire una alimentazione bilanciata equivale a definire la giusta
miscela con ottimi risultati sia economici non sprecando del prodotto, il “motore va a 1000!” e il
rischio di guasti è ridotto al minimo.
Quindi leggere sempre le tabelle
nutrizionali allegate ai mangimi
e usare il buon senso, lasciare al
giudizio del vostro veterinario l’eventuale uso di integratori.
Prestate molta attenzione anche
all’ambiente in cui fate lavorare i
vostri cani e alle influenze che
l’ambiente stesso può avere sui
fabbisogni nutrizionali.
Gli allenamenti devono essere
graduali, dovrebbero iniziare con
10 – 15 minuti di lavoro al giorno, aumentando progressivamente e lentamente ogni giorno
fino ad arrivare ad un’ora e più.
Durante lo sforzo cercate di “interpretare” i vostri cani cercando
di capire quando è accaldato, affaticato, in particolar modo all’i-
in modo che tutti i gruppi muscolari vengano sollecitati, inoltre la
varietà impedisce al cane di annoiarsi allenandosi nel modo migliore.
Attenzione infine allo stress da superallenamento, mai dimenticarsi le regole base della fisiologia.
Evitate di allenare ripetutamente
su una superficie dura, perché potreste superare i limiti strutturali
di resistenza delle cartilagini articolari, e di conseguenza danneggiarle; è saggio conoscere il proprio cane come è saggio conoscere noi stessi e porsi dei limiti. Effettuate gli allenamenti su superfici soffici e variate gli esercizi di
giorno in giorno per meglio distribuire gli stress a carico delle
articolazioni. Osservate attentamente il vostro compagno cercando di avvertire anche un minimo calo delle sue prestazioni e siate pronti ad intervenire chieden-
29
E. Traini
nizio della preparazione fisica,
quando ancora acerbo di allenamento può essere ancora in sovrappeso. Il portamento della coda è un buon segnale; spesso un
cane affaticato la porta molto più
bassa. Altre “spie rosse” sono lo
sguardo ansioso, la frequenza respiratoria eccessivamente alta, l’evidenza della trama venosa sul
muso e un pallore più marcato
delle mucose gengivali. Se il vostro compagno dovesse manifestare anche uno di questi segni
dovrebbe essere messo a riposo o
quanto meno guinzagliato. Non
bisogna esagerare mai, anche perché un animale stanco diventa demotivato, si deconcentra, sbagliando gli esercizi che solitamente ama eseguire.
I cani durante la fase di preparazione dovrebbero svolgere diverse attività, dalla corsa al guinzaglio al nuoto, al salto di ostacoli,
do consiglio al vostro veterinario.
Siate anche consapevoli che non
tutti i cani sono super atleti, anche le caratteristiche genetiche
giocano un ruolo molto importante.
A breve inizierà la nuova stagione
venatoria e per un cane inattivo
sono necessarie almeno 8 settimane di allenamento continuo e
progressivo per raggiungere lo
stato di forma ottimale. Nell’arco
di questo tempo il cuore migliora le proprie prestazioni come
pompa del sangue, la capacità di
mobilizzare energia aumenta, così come l’appetito. In questo periodo i muscoli acquistano tonicità, i cuscinetti plantari resistenza, ed aumenta anche il livello di
attenzione ai comandi. Cercate di
evitare il surriscaldamento dei cani durante le performance, perché essi, al contrario dell’uomo,
mancano di un adeguato sistema
di raffreddamento corporeo, come il sudore; sembrerà strano ma
in letteratura veterinaria sono segnalate morti di cani in seguito a
un colpo di calore anche in inverno. I cani abbassano la temperatura del corpo mediante lo
scambio di calore attraverso la respirazione, perciò devono essere
allenati anche per questo.
Avere a disposizione sempre dell’acqua durante il lavoro, per questi cani diventa una necessità per
poter ripristinare le perdite di vapore acqueo dissipate per abbassare la temperatura corporea.
Ricordate inoltre che l’altitudine
elevata può indurre dei cambiamenti nelle capacità di trasporto
dell’ossigeno nel sangue, e questo
problema non deve essere sottovalutato.
Gli animali si annoiano quando il
programma di allenamento è
sempre lo stesso, quindi è meglio
variare il programma di giorno in
giorno, ciò consente anche di sviluppare in modo più completo la
muscolatura ed aiuta a mantenere il cane in uno stato mentale
sempre fertile (che sia di aiuto anche a noi ???).
PER SAPERNE DI PIÙ
Giovanni Locatelli
NOZIONI DI METEOROLOGIA
Sulle nostre regioni alpine le condizioni meteo sono generalmente
incostanti, per cui è importante
conoscere gli elementi fondamentali che determinano l’instaurarsi e
l’evolversi di determinati tipi di
tempo, in modo da ridurne gli effetti, modificando o rinviando l’escursione. Il tempo in montagna può
cambiare repentinamente e metterci in difficoltà, perciò dobbiamo
stare attenti a temporale e tempeste. I temporali sono manifestazioni atmosferiche locali di breve durata, caratterizzate da scariche elettriche. Le tempeste si manifestano
con vento forte e irregolare, magari associato a pioggia o neve; in quest’ultimo caso si definiscono tormente. Tutti i processi meteorologici sono causati da tre elementi: calore, umidità e pressione. L’umidità
dell’aria è prodotta dall’evaporazione dell’acqua prodotta dal calore
solare. Ogni aumento di temperatura produce un aumento del livello
di saturazione, al contrario quando
si abbassa la temperatura si abbassa
anche il livello di saturazione. E’ questo il motivo per cui un repentino
abbassamento della temperatura
provoca nebbia o pioggia. L’aria
fredda contiene meno umidità, ecco
spiegato perché ad alta quota la visibilità è migliore e piove meno. In
presenza di forte umidità un rimescolamento di aria calda e fredda
provoca i temporali; ciò avviene in
seguito al surriscaldamento della
superficie terrestre, che provoca l’innalzamento di masse d’aria calda
fino a quote elevate dove incontrano masse d’aria fredda che provoca
la formazione di ghiaccio. I temporali si formano anche in seguito
all’incontro di un fronte fredde e
uno caldo o quando una massa d’aria marittima incontra i rilievi montuosi che la fanno innalzare ed
espandere
raffreddandola.
Ricordiamoci sempre che moltissimi
temporali si formano all’imboccatura di gole che si aprono sulle valli. I
temporali sono sempre accompagnati da notevole attività elettrica.
30
La temperatura, altro fattore importantissimo in meteorologia, diminuisce di un grado ogni 100 metri di
quota fino ai 1000 metri e di 0,5
gradi tra i 1000 e i 2400 metri. Ciò è
dovuto al contatto delle masse d’aria con la superficie terrestre che
cede calore e alla minore densità
dell’aria alle alte quote. Non dimentichiamo che l’aria calda tende a salire mentre quella fredda tende a
scendere. Quando sorge il sole in
montagna l’aria comincia a scaldarsi, salendo incontra temperature più
fredde e si formano le nuvole, per
condensazione. Il vapore acqueo,
condensandosi cede calore che riscalda l’aria facendola salire ulteriormente; il fenomeno va avanti fino
al raggiungimento dell’equilibrio,
nel frattempo il movimento crea la
cosiddetta “brezza di valle”. Di sera
il fenomeno si inverte creando la
“brezza di monte”. La differenza tra
temperatura massima e minima si
chiama escursione termica. Il cosiddetto mare di nubi è originato dall’inversione termica che si verifica
quando la temperatura anziché
diminuire aumenta in valli chiuse circondate da monti, in condizioni di
calma atmosferica. La pressione
atmosferica è il peso della colonna
d’aria che grava sulle nostre teste;
al livello del mare vale circa 1000 millibar (1 atmosfera) e diminuisce con
l’altezza: a 3000 metri è 2/3 di quella a livello del mare, mentre a 5000
metri è solo la metà. E’ estremamente importante ricordarsi che la
quantità di ossigeno presente nell’aria diminuisce con la stessa legge
della pressione. Una variazione di
pressione, da sola, non determina
necessariamente una variazione del
tempo, che dipende anche dalla
temperatura e umidità. Si può
comunque semplificare dicendo che
ad una diminuzione della pressione
corrisponde un peggioramento,
mentre ad un aumento corrisponde
un miglioramento del tempo. Se
abbiamo con noi un altimetro potremo determinare la tendenza barometrica semplicemente tarando, alla
sera, per la giusta altezza; se al mattino segna un’altitudine maggiore
la pressione è diminuita, se indica
un’altitudine minore la pressione è
aumentata. L’aria fredda di origine
polare essendo povera di umidità
risulterà più limpida e il cielo assumerà una colorazione blu: l’aria
marittima, più umida, darà colorazioni giallastre, o biancastre opalescenti. Un cielo blu indica stabilità e
bel tempo. Se il cielo cambia repentinamente dal blu al grigio preannuncia un probabile temporale.
Anche il colore del tramonto ci da
indicazioni sulla giornata successiva:
il cielo rosso promette bel tempo, il
cielo grigiastro significa sicuramente
cattivo tempo, il cielo giallastro o
rosso-giallastro fa presagire un peggioramento. Importante è anche la
limpidezza dell’aria: aria limpida è
indice di bel tempo. In montagna,
se la sera le cime dei monti sono visibili senza nubi il tempo sarà bello.
Se invece il tempo è buono ma la
visibilità non lo è esiste la possibilità
di rapidi cambiamenti meteorologici. Se le valli sono inondate da nebbia ma le vette sono ben visibili non
si preannunciano cambiamenti
improvvisi. I venti in montagna sono
più forti, incuneandosi nelle valli e
nelle gole aumentano sempre d’intensità. Se sono deboli la situazione
è stabile ma se aumentano avremo
un cambiamento. Un chiaro segno
dell’approssimarsi di una burrasca si
ha quando il vento si placa all’improvviso, mentre la visibilità diminuisce e si condensano le nubi. Se di
notte aumenta il vento è in arrivo
una perturbazione, mentre se la
direzione cambia in senso antiorario c’è una tendenza al peggioramento e viceversa. Peggioramento
che si avrà anche quando le nubi si
muovono in direzione opposta al
vento che soffia a terra. Sulle nostre
regioni, generalmente, la predominanza di venti da sud e da ovest è
veicolo di tempo instabile , mentre
venti da nord e da est portano un
miglioramento.
ARMI E BALISTICA
Sergio Facchini
BOTTA ...
e RISPOSTA ...
(prima parte)
L’attività venatoria con armi lunghe
rigate presuppone una discreta conoscenza delle tematiche connesse
con la caccia alpina. Dubbi ed incertezze di svariata natura possono sorgere in occasione dell’acquisto dell’arma, del suo corretto utilizzo e del
nostro comportamento sul terreno
di caccia. L’ipotetico colloquio che
segue è rivolto soprattutto a coloro
che, in veste di neofiti della caccia a
palla, si apprestano ad iniziare, beati loro, la coinvolgente pratica della caccia agli ungulati. Perplessità
che mi auguro possano essere ridimensionate affinché i neofiti ne
traggano apprezzabili vantaggi senza pagare lo scotto di chi li ha preceduti.
Quale arma meglio si presta per la
caccia alpina?
Il criterio di scelta è soggettivo, in
quanto sia le carabine “Bolt Action”,
ovvero ad otturatore girevole-scorrevole, sia i basculanti (combinati,
drilling e kipplauf) possono essere
utilizzate nella caccia a qualsiasi ungulato usando calibri idonei.
Per cacciare il capriolo verso quali
calibri bisogna orientarsi?
Senza dubbio sui 6mm come il .243
Winchester che risulta essere probabilmente il calibro migliore, ma il
vecchio 6,5x57 Mauser ed il 6,5x57R
per i basculanti, unitamente all’intramontabile 6,5x55 Mauser Svedese, al .25-06 Remington ed al
6,5x65(R)RWS ed al 6mm Remington
danno ottimi risultati. Anche il 7x57
Mauser ed il derivato 7x57R si rivelano una scelta azzeccata.
E per il camoscio?
È necessario utilizzare calibri dalla
traiettoria molto tesa poiché il camoscio predilige aree aperte in quota e le distanze di tiro sono mediamente elevate, anche oltre i 200 metri. Da molti decenni il .270 Winchester, il 6,5x68 ed il 7mm Remington
Magnum contano molti estimatori
come i relativamente recenti 6x62(R)
Frères, 6,5x65(R)RWS, .25-06 ed i famosi calibri .240, .257 e .270
Weatherby Magnum, strabilianti per
tensione di traiettoria e potenza parimenti ai rarissimi 7x66 e 7x75R Super Express Vom Hofe. Anche il poliedrico 7x64 Brenneke si comporta
egregiamente nella caccia al camoscio al pari del .280 Remington. La
mia preferenza va comunque al .270
Winchester, un calibro intramontabile.
E per altri ungulati quali il muflone
ed il daino?
Vale il medesimo discorso fatto per il
camoscio: servono calibri tesi e di potenza adeguata. La cerchia dei cali-
bri si restringe al .270 Winchester,
7x64 Brenneke ed al fido .30-06
Springfield. È opportuno privilegiare
calibri della classe 7mm, in quanto
daino e muflone sono selvatici tenaci e dotati di grande vitalità.
Per il cervo quali calibri si rivelano
maggiormente efficaci?
La scelta andrebbe effettuata in base al terreno di caccia: in ambiente
chiuso caratterizzato da radure e distanze medie (150-200 metri) sono
più che sufficienti il 7x64 Brenneke
ed il .30-06, mentre in ambienti
aperti di alta montagna è meglio disporre di calibri tesi e potenti come
il .300 H&H Magnum, il .300 Winchester Magnum, il .308 Norma Magnum, il 300 Weatherby Magnum e
l’8x68 Schuler. Con gli ultimi due calibri potrete contare su due assi pigliatutto.
A quale tipo di arma è meglio dare
la preferenza?
Per il capriolo è indifferente perché
di norma non si spara a distanze elevate; l’arma ideate potrebbe essere
una carabina “stutzen”, cioè con calciatura intera fino alla bocca della
canna, lunga in media da 50 a 52 cm
oppure un combinato leggero e maneggevole con canne di 60 cm Entrambe le armi, stutzen o combinato, non dovrebbero pesare più di 3,5
31
kg con l’ottica montata.
Per il camoscio l’arma d’elezione è
rappresentata dal “Kipplauf” o monocanna basculante, la cui caratteristica fondamentale è la non comune leggerezza (da 2,3 a 2,8 kg) e
la possibilità di riporlo smontato nello zaino, vantaggi primari in avvicinamenti difficili. E’ un’arma che non
ammette mediocrità di esecuzione,
quindi costa molto se di costruzione austriaca o tedesca: minimo il triplo rispetto a una carabina di produzione ordinaria (da 2500 Euro in
poi.) II Kipplauf rimane comunque
un’arma d’elite poco diffusa, differentemente dalla classica carabina
ad otturatore a cui si affida almeno
il 95% dei cacciatori di camosci. Le
carabine “bolt-action” sono infatti
molto precise, robuste e di costo
contenuto, qualità che ne hanno decretato il crescente successo da oltre
un secolo. Per la caccia al cervo sulle
Alpi l’arma indiscutibilmente migliore è la carabina, l’unica in grado di sopportare agevolmente le
pressioni molto elevate dei calibri
Magnum, quelli compresi tra il 7mm
Remington Magnum e l’8x68S.
Quali sono i calibri più adatti per un
Kipplauf?
Senz’ombra di dubbio i calibri contraddistinti dalla lettera “R”, suffis32
so aggiunto al calibro progenitore.
La lettera R dei calibri tedeschi o austriaci è l’abbreviazione del lemma
tedesco “Rand”, collarino nella nomenclatura delle armi italiana. Il collarino sporgente contraddistingue
infatti tutti questi calibri dotati appunto di bossolo con fondello di diametro maggiorato per favorirne l’estrazione dalla camera di scoppio
delle armi basculanti. Oggi sono ancora in uso molti calibri con collarino
sporgente: 5,6x50R Magnum 5,6x52R – 5,6x57R – 5,6x61R Super
Express Vom Hofe -6x62R Frères 6x70R - 6,5x57R - 7x57R - 7x65R - .30
R Blaser - 8x57 JRS – 9,3x74R il cui
utilizzo è diffuso nell’Europa Centrale. I calibri “R” sono molto più
numerosi di quelli elencati e parecchi
di essi sono già obsoleti, fuori produzione quindi. Per la caccia alpina
spicca la polivalenza del 7x65R Brenneke, un calibro ancora attualissimo
nonostante sia nato negli Anni ‘20
del secolo scorso. II .30 R Blaser è un
calibro recentissimo, sovrapponibile come prestazioni balistiche al .300
H&H Magnum, di ottima potenza e
dalla traiettoria tesa, valido anche
per il cervo ed il cinghiale.
I Kipplauf ed i basculanti in genere
sono armi robuste e precise?
Tutte le armi rigate basculanti possono essere robuste e precise, a patto che siano costruite con materiali
di qualità indiscussa e da maestranze di grande esperienza. Non ci si
improvvisa costruttori di armi basculanti dall’oggi al domani, utilizzando bascule di fucili sovrapposti
e mano d’opera non qualificata! Il
“Nome” di un’azienda diventa sinonimo di qualità solamente dopo
decenni di produzione di alto livello
e non dopo qualche anno di dispendiose campagne pubblicitarie...!
Una Panda con la stella a tre punte
sul cofano non sarà mai una Mercedes!
Tornando alla robustezza dei kipplauf bisogna sottolineare il fatto
che le bascule sono realizzate sia in
lega leggera, per diminuirne il peso, che in acciaio per sopportare calibri nervosi. Sta di fatto che i kipplauf sparano bene o addirittura
molto bene (rosate di 3-4 cm a 1OO
metri) con i calibri espressamente
studiati per queste armi, calibri non
esasperati come il 6,5X57R, il 7x57R,
il 7x65R, l’8x57JRS e pochi altri. Utilizzando anche bascule di acciaio
speciale per calibri scorbutici quali il
.270 Weatherby Magnum od il 7mm
Remington Magnum, anche con ricariche certosine, la precisione si rivela aleatoria, in quanto le probabilità di restringere le rosate di prova si rivelano perlomeno difficoltose.
Di conseguenza per sfruttare al massimo le potenzialità di un Kipplauf
è giocoforza affidarsi al calibro più
diffuso ed amato: il 7x65R. Nonostante i passi da gigante compiuti
dalla metallurgia moderna, una bascula in acciaio darà sempre maggiore affidamento rispetto ad una
in lega; gli organi di chiusura, quali
i tenoni e gli eventuali orecchioni
della tipica chiusura “Kersten” manterranno i giochi entro strettissime
tolleranze, qualità preclusa ad armi
di produzione corrente.
Quale tipo di attacchi per l’ottica bisogna applicare all’arma?
Gli attacchi sono di tre tipi diversi:
fissi, a pivot laterale e a piede di porco. Quelli fissi sono solitamente molto robusti, poco costosi e adattabili
a qualsiasi tipo di carabina a otturatore. Gli attacchi a pivot laterale
consentono il distacco dell’ottica dall’arma senza pregiudicarne l’azzeramento solamente se montati a regola d’arte e di ottima fattura (EawMannlicher-Sauer), ma sono molto
più costosi di quelli fissi. Infine abbiamo gli attacchi a piede di porco,
specifici per qualsivoglia arma basculante e montabili anche su ogni
carabina; sono costosissimi e, pur
conferendo all’arma un’eleganza e
praticità uniche, meccanicamente
non si rivelano robusti come i due
precedenti e non consentono mediocrità di esecuzione; infatti solamente i maestri armaioli sono in grado di montarli correttamente.
Per quanto riguarda le ottiche, quale scegliere?
II discorso sulle ottiche potrebbe dilatarsi a dismisura, ma cerchiamo di
sintetizzare. Dobbiamo innanzi tutto scegliere l’ottica a seconda del-
l’ungulato e del terreno di caccia. Ingrandimenti medio-alti e molta luminosità per il capriolo e il cervo,
mentre per il camoscio oggi si privilegiano ottiche a forte ingrandimento. Su ogni cannocchiale di puntamento appaiono sempre due valori: il fattore di ingrandimento che
può essere fisso ( 4X-6X-8X-10X) o
variabile (1,5 - 6X, 2.2-9X, 3-9X, 2.51OX, 3-10X, 3-12X, 4-12X, etc.) seguito dalla misura in millimetri del
diametro dell’obiettivo (32-36-4248-50-52-56). Se sul cannocchiale leggiamo, per esempio, 6X42 significa
che l’ottica è fissa e ingrandisce il
soggetto traguardato di sei volte(6X)
e che l’obiettivo misura 42mm di diametro di lente, mentre se leggiamo
3-10X50 significa che l’ottica è ad ingrandimento variabile, da un minimo di 3 ingrandimenti fino a un
massimo di 10, e che la lente dell’obiettivo ha un diametro di 50 millimetri.
Dato che luminosità, contrasto, definizione e nitidezza dell’immagine
percepita attraverso l’ottica dipendono essenzialmente dalla qualità
dello strumento e non solamente dal
diametro della lente dell’obiettivo,
per camoscio e capriolo è più che
sufficiente, un cannocchiale con
obiettivo di 42mm, mentre per cacciare il cervo all’alba o al tramonto è
meglio orientarsi su ottiche con
obiettivi di 48-56mm di diametro. Le
ottiche ad ingrandimento variabile
sono preferibili a quelle ad ingrandimento fisso in quanto permettono di adattarsi meglio alle mutevoli distanze di tiro (cervo e capriolo
nelle radure dei boschi-camosci in
alta montagna) tanto è vero che il
cannocchiale più venduto è il variabile 3-12X50; ma anche con un’ottica fissa 6X42 potremo far fronte al
90% dei tiri in montagna, con una
spesa molto minore. Risparmiare sull’ottica significa gettare al vento i
propri denari, sempre.
I cannocchiali di grande qualità
(Zeiss-Swarovski-Schmidt&BenderKahles-Kaps-Docter-Leupold-Burris)
costano ovviamente molto: per i modelli variabili di ultima generazione
anche il doppio di una carabina ordinaria, ma sono soldi ben spesi in
quanto le loro prestazioni saranno
costanti anche a distanza di molti
anni dall’acquisto.
Quali reticoli sono preferibili nelle
ottiche da caccia?
In montagna sono molto utilizzati i
reticoli nr. 4 - 4a e Plex.
II reticolo nr. 4 è un reticolo universale adatto ad ogni specie di ungulato, mentre il nr. 4a è largamente
usato nella caccia al cervo. II reticolo Cross-hair, caratterizzato da fili
ortogonali molto sottili, è adatto a
tiri su lunghe distanze (oltre i 200
metri), ma è poco percepibile su
sfondi con colori uniformi e sfumati
o con intensità di luce scarsa. II reticolo Plex invece, parente stretto del
nr. 4, è molto utilizzato da qualche
anno. Per la caccia alla cerca nel bosco è sempre molto valido il reticolo
nr. 1, per tiri improvvisi d’imbracciata con ingrandimenti molto bassi
(1,5 - 2,5 X).
Come orientarsi nella marea di munizioni presenti sul mercato?
Dobbiamo dare la preferenza a prodotti di grande qualità che utilizzano palle a deformazione progressiva,
semimorbide, con elevato coefficiente balistico (C.B.) che sappiano
cedere il massimo di energia durante l’attraversamento dell’area vitale del selvatico. Le sigle e i nomi del-
le palle sono innumerevoli sia per
quanto concerne la forma della palla (spitzer-semispitzer-boattailroundnose) sia per quanto riguarda
il tipo di nucleo della palla stessa
(partition-Hmantel-doppelkern-failsafe-corelokt). Per non confondersi
le idee, basta ricordarsi che per gli
ungulati alpini sono sempre valide
le palle softpoint, a punta morbida
per intenderci. La gamma delle munizioni per calibri europei è prerogativa assoluta delle Case produttrici tedesche (RWS), svedese (Norma), finlandese (Lapua), austriaca
(Hirtenberger) e altre minori, mentre
le munizioni per calibri americani sono fornite dalle grandi Case statunitensi (Federal-Remington-Winchester-Hornady-PMC) e dalle Case
europee predette.
Quale peso di palla usare per ogni
ungulato?
Per il capriolo, utilizzando calibri
compresi tra i 6 ed i 6,5 mm, sono
consigliabili palle da 90 a 120 grani
(5,8-7,7 grammi), per il camoscio,
usando calibri tra i 6,5 ed i 7 mm,
sono preferibili palle da 123 a 150
grani (7,97-9,72 grammi), mentre per
il cervo sono da privilegiare palle da
150 a 180 grani (7,97-11,66 grammi).
Per il muflone ed il daino è meglio
orientarsi su palle da 130-165 grani
(8,42-10,69 grammi).
È vero che ogni calibro ha la sua
“palla ideale”?
E’ una definizione parzialmente condivisibile in quanto alcuni calibri medi sparano ugualmente bene con almeno due pesi differenti di palla,
ma è pur vero che un peso dei due
darà risultati migliori con rosate più
ristrette. Tali risultati sono determinati in misura considerevole dalla
lunghezza del “passo di rigatura”
della canna, espresso in pollici; questa misura corrisponde al tratto di
canna necessario affinché la palla
compia un giro su se stessa di 360°,
un giro completo quindi. Di norma i
proiettili più lunghi, rispetto al loro
diametro, per essere stabilizzati affinché consentano una precisione
marcata, hanno bisogno di un passo
più corto che imprima alla palla un
movimento rotatorio più rapido di
quello richiesto da proiettili di mi33
sità sezionale” di una palla?
La “densità sezionale” di una palla
non è altro che un indice ipotetico
della sua capacita di offesa in relazione al peso del proiettile ed al calibro dell’arma. Si ottiene moltiplicando il peso della palla espresso in
grammi X 1OOO e dividendo il prodotto ottenuto per il quadrato del
calibro in millimetri. Esempio: calcolare la densità sezionale di una
palla del peso di 1O grammi di
un’arma in calibro 7x64 (7 mm).
DS = = = 204 (densità sezionale)
nore lunghezza. Ecco spiegato come talvolta un’arma si riveli precisa
con palle di un determinato peso è
imprecisa con altre di peso superiore: il passo di rigatura non era corto
a sufficienza per stabilizzare le palle più pesanti di lunghezza maggiore. A caccia però è necessario un
ponderato compromesso tra precisione e potenza di impatto della palla, senza dimenticarsi che fattori determinanti risultano essere sempre
il peso e la velocità della palla stessa.
Di seguito annotiamo, per alcuni calibri, il peso della palla unanimemente ritenuta consigliabile quale
valido “compromesso”:
6mm Rem. 100 grani 6,5x55 SE
140 grani 7x57(R) 140 grani 243
Win. 1OO grani 6,5x57 (R) 120
grani 7x64 160 grani 6x62 Frères 100 grani 6,5x65 (R) 120 grani 7x65R 160 grani 25-06
100
grani 6,5x68 (R) 120 grani 3006 165 grani 257 Weat.Mag. 100
grani 270 Win. 130 grani 30R
Blaser 165 grani 7mm Rem.Mag.
160 grani 7mm Weat.Mag. 160
grani
7mm SE V.H. 160 grani
7x75R SE VH 160 grani 308 Win.
165 grani 300 Win.Mag. 165 grani 308 Norma.Mag. l80 grani
300 H&H.Mag 165 grani 300
Wea.Mag. 165 grani 8x68S 200
grani
Ovviamente i pesi indicati sono
34
orientativi, suscettibili di variazioni
dettate dalla propria esperienza o
da esigenze balistiche specifiche, relative al tipo di ungulato cacciato.
Leggere e velocissime o pesanti e più
lente, quali utilizzare tra le palle in
commercio?
Tenendo sempre a mente che raddoppiando la velocità di un proiettile
l’energia prodotta si quadruplica, secondo una nota legge fisica, la velocità costituisce anche un vantaggio agli effetti della radenza della
traiettoria; quanto più rapidamente il proiettile raggiunge il bersaglio,
tanto minore sarà la sua caduta. Se è
vero che le palle leggere vantano
velocità iniziali più alte, è noto che,
a parità di calibro, esse le perdono
più rapidamente di quelle di maggior peso. Infatti con l’aumentare
della distanza le palle di maggior
peso con velocità iniziali minori, già
intorno ai 250 metri, vantano velocità residue superiori a quelle conservate da proiettili più leggeri dotati di velocità iniziale maggiore.
Non sono infatti le alte velocità iniziali dei proiettili a costituire un elemento primario di scelta delle munizioni, bensì la loro velocità residua
da 200 metri in poi. Di conseguenza dovremmo sempre optare per
palle di peso medio con elevata velocità residua alle distanze usuali di
tiro sui vari selvatici.
Cos’è e come si determina la “den-
II valore ottenuto -204- evidenzia
un’elevata densità sezionale in quanto il quoziente ottimale di riferimento è 200. Una palla di 10 grammi lanciata da un’arma calibro 7mm
dovrebbe possedere un’alta capacita invalidante sul selvatico, come in
effetti ha. Tuttavia questo metro valutativo riveste oggi scarsa importanza in quanto i fattori velocità e
struttura interna del proiettile, che
permettono un’espansione a fungo
pressoché perfetta della palla ed una
ritenzione elevatissima del peso, assumono un’importanza fondamentale riguardo la vera potenzialità lesiva del proiettile medesimo.
Cos’è il “coefficiente balistico” di
una palla e cosa determina?
II coefficiente balistico di ogni palla
rappresenta il suo grado di aerodinamicità ossia il lavoro necessario
per vincere la resistenza dell’aria durante il tragitto verso il bersaglio. A
maggiore grado di aerodinamicità
corrisponde maggiore velocità residua quindi minor tempo di percorso
ed energia più elevata all’impatto
del proiettile sul bersaglio. II C.B. viene espresso con valori che spaziano
da 200 ad oltre 600, via via sempre
migliore con l’aumentare del valore stesso. Le palle da caccia hanno
indici di C.B. compresi tra 300 e 500,
peraltro largamente sufficienti per
l’uso venatorio, ma per i calibri 6,5 e
7mm sono disponibili proiettili con
C.B. portentosi, anche oltre il coefficiente di 600. Queste palle, studiate soprattutto per il tiro di precisione a 300 metri e oltre, non sono indicate, in genere, per la caccia agli
sul terreno di caccia, specialmente
nelle cacce alpine più impegnative,
dove la leggerezza, la compattezza
e la maneggevolezza dell’arma contano quanto l’intrinseca precisione.
Lo Stutzen infatti, al pari del Kipplauf, in calibri dotati di traiettorie
tese (6,5x57-6,5x65-7x64-.270 Win.
etc.) è un’arma molto amata dai cacciatori di camosci delle Alpi Orientali. In sintesi servono canne lunghe
di sezione adeguata (15-17 mm) per
i calibri Magnum, mentre per i calibri standard sono sufficienti canne
di 55-60 cm che, con sezioni maggiorate (18 mm e oltre), forniscono
rosate estremamente compatte di
30 mm ed anche meno a 100 metri.
Di conseguenza, se puntiamo alla
massima precisione, è meglio optare
per armi con canne di notevole diametro anche se il loro peso vi farà
rimpiangere quello di un kipplauf.
In effetti le canne “grasse”, anche
se corte, sparano molto bene, anzi
benissimo, perché vibrano in misura notevolmente inferiore rispetto
alle canne sottili, vibrazioni che si ripercuotono sulla precisione più di
quanto si possa immaginare. Sempre a proposito di precisione, oggi
le Case costruttrici di armi lunghe rigate montano canne “flottanti” che,
non avendo alcun punto di contatto
col calcio, sono libere di allungarsi
in fase di sparo e di contrarsi dopo il
raffreddamento evitando il fenomeno dell’innalzamento della rosata, evidente quando la canna poggia per un lungo tratto sul calcio. Oltre alla canna “flottante” molti tiratori effettuano sull’arma il cosiddetto “bedding” che consiste nel
riempimento di tutti gli interstizi esistenti tra la parte inferiore del castello di acciaio ed il calcio, ossia la
costruzione di un “letto” in resine
speciali che faccia combaciare alla
perfezione le zone critiche di contatto sottostanti alla camera di scoppio e le aree adiacenti al vitone di
ritegno del calcio. Cosi agendo viene
a crearsi un tutt’uno estremamente
solido e compatto che limitando al
massimo vibrazioni e scuotimenti
dell’arma dovrebbe dare ottimi risultati in fatto di precisione, compatibilmente al calibro utilizzato.
Quali sono i calibri più precisi?
Tutti i calibri che sono utilizzati per
le gare di tiro di precisione: il .308
Winchester, il 6,5x55 Mauser Svedese e tutti i 6mm usati nelle gare di
“Bench-rest” capaci di precisione
inimmaginabile, quasi un buco nell’altro a 200 metri.
(continua)
E. Traini - 2
ungulati a causa della loro struttura interna e del loro mantello di solito fragile. Bisogna sempre rammentarsi comunque che a parità di
peso e struttura generale dovremo
dare la preferenza a proiettili con
C.B. più elevato; le traiettorie dei nostri tiri, specialmente a grande distanza (250 metri e dintorni) ne beneficeranno in misura marcata con
abbattimenti corretti.
Purtroppo però sono poche le Case
produttrici di munizioni che indicano sulle confezioni il C.B. della palla
utilizzata, ma sui manuali di ricarica questo dato è quasi sempre precisato.
Le canne lunghe danno migliori risultati di quelle corte?
In linea di massima la risposta è affermativa, ma non quanto generalmente si crede. I calibri standard
americani (.243 Win.-.25-06-.270
Win.-.280 Rem.-.30-06) utilizzano
canne lunghe da 22 a 24 pollici (5661 cm) mentre quelli europei
(6,5x57-6,5x55-7x57-7x64-8x57JS)
sfruttano canne di 60 cm. Per i calibri Magnum invece (.240-. 257-. 2707mm-.300 Weatherby Mag -.300
Win.Mag) gli Americani usano indifferentemente canne di 61-66 cm,
mentre per il 7mmRem.Mag preferiscono canne lunghe 61 cm. Gli Europei invece, per i loro Magnum
(6,5x68-7x66 S.E.Vom Hofe-7x75R
S.E.Vom Hofe-,300 H&H Mag-.308
Norma Mag 8x68S) utilizzano canne di 65 cm o più; anche l’ormai obsoleto calibro americano, il .264 Win.
Mag montava una canna di 66 cm.
I calibri Magnum necessitano di canne lunghe per una ragione molto
semplice: per poter bruciare completamente le pesanti dosi di polvere di questi calibri sovradimensionati
sono indispensabili canne più lunghe di quelle dei cosiddetti “calibri
standard”, meno ingordi di polvere
per fornire prestazioni balistiche più
che adeguate ai nostri ungulati. E
gli “Stutzen”,con appena 50-52 cm
di canna, come sparano? Bene,
senz’ombra di dubbio. I 1O cm in
meno di canna, rispetto ad una carabina normale, riducono la velocità,
della palla del 3% circa, un’inezia
RACCONTO
Maria Teresa Colle
LA CASA
NEL BOSCO
Fuori piove. Una pioggia fine, sottile, che non fa rumore e si appoggia delicata, quasi a sfiorarle,
sulle foglie del grande ciliegio di
fronte alla mia camera.
Mi piace stare lì a guardarla scendere.
Sarà perché recupero le energie e
i pensieri cattivi mi abbandonano,
lasciandomi libera.
E mi sorprendo di pensare a Giovanni.
E’ un pensiero dolce, che si insinua
piano ma che mi prende con prepotente sfacciataggine.
Da un’immagine sfuocata distinguo appena i contorni di una faccia scura, scavata dal tempo.
Solo gli occhi vedo chiaramente.
Sono grandi, sproporzionati, in una
fissità di tristi presagi.
Altro non ricordo.
D’altronde come potrei?
All’epoca ero poco più di una bambina.
Quando i miei me lo ordinavano
ero io che portavo a Giovanni il pane e le cicche.
Il vecchio viveva in fondo al paese, in una casupola sgangherata
che oggi non c’è più.
La cucina altro non era che uno
scantinato, più lungo che largo.
Pochissima luce entrava dalle finestre chiuse con le inferriate. La
muffa aveva disegnato le pareti,
diffondendo nell’aria l’odore tipico delle stanze umide.
A me non piaceva andare lì: quel
vecchio e quel posto mi facevano
paura. Era come un presagio di cose brutte.
Una mattina d’autunno, infatti, lo
36
trovarono morto. Poco distante la
vecchia doppietta a cani esterni.
Il fatto mi fece molta impressione
ma, come succede quando si è
bambini, ci si dimentica presto delle cose brutte, relegandole in qualche piega nascosta dell’animo.
Forse già allora dovevo intuire che
la morte di Giovanni non era quel
fatto naturale che tutti gli uomini, piaccia o no, sono costretti ad
accettare.
Quel vecchio aveva lanciato una
sfida o forse non aveva altra scelta.
Lo capii più tardi quando conobbi
la sua storia messa insieme ascoltando le chiacchiere di paese.
Vi era, anche nel riferire notizie sul
suo conto, una specie di riguardo,
come una sorta di risarcimento morale.
Ma perché e a causa di chi?
Di che cosa?
Giovanni aveva sempre lavorato
nel bosco. Vi era nato e di certo vi
sarebbe morto se glielo avessero
permesso.
Dei suoi fratelli solo lui era rimasto a continuare l’attività del padre.
La sua casa nel bosco - diceva - “è
la più bella di tutte”.
E di fatto la curava come una reggia, quella che era poco più di un
casolare.
Anche se stava via tutto il giorno,
non chiudeva mai la porta a chiave. La sua casa - diceva - “è la casa
di tutti”, ostentando così le sue
convinzioni di uomo libero.
“Niente padroni, né leggi, né capi, perché niente è davvero nostro,
neppure la vita”.
La domenica era consacrata alle
pernici. Le andava a scovare sulle
cime, insieme a Lilli, una setterina
tutto pepe, estroversa e focosa,
mai stanca di cercare, di fiutare la
traccia, ostinata fino all’inverosimile. E con Giovanni l’intesa era
perfetta. “Fra testoni se la intendono - dicevano invidiosi gli altri
cacciatori del paese.
Non andava giù a nessuno che Giovanni non avesse la licenza di caccia. Come poteva averla del resto,
lui che odiava qualunque imposizione?
Non che non avesse delle regole;
forse le sue erano molto più solide di quelle dettate dalle leggi degli uomini. Ma erano sue, soltanto sue. Ne era geloso come di una
bella donna.
Anche la caccia era una “cosa sua”.
Non vi avrebbe mai rinunciato per
nessuna cosa al mondo. Solo per
sfida avrebbe potuto farlo, per riaffermarla così, da testardo come
era, con maggior forza. Ogni estate sfalciava le radure del bosco in
modo che l’erba potesse crescere
più fresca. I caprioli ne andavano
matti e lui lo sapeva.
Ogni volta che Lilli alzava le bianche, un brivido lunghissimo gli saliva sulla pelle. Più di una volta le
aveva lasciate andar via, catturato
da quel repentino battito d’ali.
Chissà cosa gli ricordava. Il volto
caro di una donna, una carezza rubata che gli aveva imprigionato il
cuore in un legame maledetto?
Dell’ingiunzione di lasciare la casa
nel bosco, nessuno in paese ne parlava volentieri. Da quella storia,
Ma era davvero tutto finito?
Giovanni non poteva dargliela vinta. Forse in quei suoi ultimi attimi,
ancora una manciata di parole sussurrate appena, piano per non fare rumore “neppure la vita è nostra”. Adesso che so, quegli occhi
spenti che un tempo mi facevano
solo paura, mi obbligano a pensare.
Me li sento addosso, mi inchiodano, mi feriscono profondamente.
E mi sorprendo di non avere risposte, neppure una che plachi
quel grido soffocato.
Se domani ci sarà il sole me ne andrò in montagna a cercare un segnale buono che mi rinfranchi e
forse la speranza che Giovanni sarebbe fiero di me che come lui, un
tempo, mi trovò a vagabondare
tra quei boschi, spiando i caprioli
al pascolo, seguendo la traccia del
camoscio, inebetita quasi dal frullo improvviso di una bianca…
Penso che abbozzerebbe appena
un timido sorriso scoprendomi ostinata in questa ribellione che mi
cresce dentro, che non so e non
voglio soffocare.
Glielo devo con tutto il cuore.
CONTRACCOLPO
E. Traini - 2
forse, ebbe origine il male oscuro
di Giovanni.
Lo aveva colpito una specie di prostrazione cupa e in quello stato io
lo conobbi.
“Il casolare è fatiscente” - si diceva
nell’ordinanza comunale - e con
una lunga serie di argomentazioni
se ne prevedeva i tempi di sgombero e di demolizione.
“Un provvedimento di ordinaria
amministrazione” - sentenziò il
messo comunale.
Ma come poteva capire Giovanni
che doveva andarsene dalla sua casa, dal bosco?
Le leggi degli uomini spesso non
guardano al cuore. Passano sopra
alle persone, le schiacciano, ingabbiandone ogni slancio. Sono
aride, rigide. Che ne sanno di Giovanni, della sua vita tra i boschi,
vagabondo nella vita e nel profondo del cuore?
Adesso però lo hanno messo alle
strette, non gli daranno più tregua
e lui, come un animale braccato,
intuisce di non avere scampo.
A nulla servono le rimostranze,
l’impegno di risistemare il casolare,
magari un po’ alla volta, quando
il tempo e i pochi risparmi di una
vita glielo permetteranno. “I servizi igienici a norma di legge, il rispetto dell’antisismica, l’approvazione della commissione edilizia,
dove li mette, caro signore…” sentenziò bruscamente l’assessore
a cui Giovanni si era appellato.
Capiva che era la fine. E pensare
che cercavano di convincerlo che
per lui sarebbe stato un vantaggio
lasciare “quel tugurio”. Fu così che
con un groppo alla gola, lo stesso
che gli era venuto quando era
morta la sua Lilli, Giovanni fu costretto a trasferirsi in paese.
L’odio che covava dentro lo abbruttiva nel corpo e nello spirito.
All’inizio usciva poco di casa e ultimamente non lo faceva più del
tutto. Nel bosco non c’era più tornato, non voleva neppure che se
ne parlasse.
Li aveva dentro, lui, i ricordi. Lilli, le
pernici, le giornate trascorse lassù
in alto o nel fitto del bosco…
La Redazione ha accolto la mia
proposta di pubblicare su CACCIA IN VAL BREMBANA un racconto di Maria Teresa Colle
con il quale nel 2000 l’Autrice
ha vinto il Premio Nazionale di
Letteratura Alpina “Ars Venandi. In quell’occasione, la giuria
del premio era presieduta dal
più che noto scrittore Mario Rigoni Stern. Per ciò mi permetto
di esternare la mia personale
“del tutto” rispettosa e emozionata gratitudine all’accoglimento di questo spazio, femminile ad evidenziare che, anche
per una donna parlare o scrivere di caccia, di montagna, ampliandosi fino alle esperienze di
vita, è un fatto irresistibile, naturale, un modo per parlare
apertamente a se stessa e per
condividere con gli altri uguali
sentimenti ed emozioni, valori
umani di grande rispetto. Maria Teresa, nata nel ’64 a Sospirolo in provincia di Belluno, è
stata la promotrice della pubblicazione di CACCIA 2000, organo di informazione dell’Associazione Cacciatori Bellunesi
(l’A.C.B.), di cui è vicepresidente provinciale. Dal padre ha ereditato quella che lei definisce
scherzosamente “una maledetta passione”: la caccia in montagna. Ha una predilezione
esclusiva per il Camoscio, al quale dedica tempo, osservazioni e
lo studio. Convinta sostenitrice
dell’idea che la Caccia possa avere un futuro solo attraverso un
sostanziale e netto salto culturale di rilievo sociale, da due anni sostiene direttamente il Progetto “Conoscere per…” attuato dall’A.C.B. in collaborazione
con le scuole elementari per la
diffusione della cultura ambientale diretta e attiva sul territorio bellunese.
(Elena Traini)
37
LETTI PER VOI
Luigi Capitanio
In questo numero vi vogliamo segnalare un libro indicato tra
le “grandi opere”.
“Storia e cultura della caccia”, di Paolo Galloni. L’Autore
traccia con grande maestria il percorso della caccia vissuta nelle
diverse epoche, dalla preistoria ai giorni nostri. Affronta in modo
esaustivo le tematiche inerenti l’attività venatoria, quale il primordiale procacciamento di cibo o, nelle fasi successive, l’utilizzo della caccia come sapiente formazione dei giovani. Analizza
con grande arguzia teorie espresse da grandi filosofi come
Platone e Senofonte senza mai annoiare il lettore. Ripercorre
in 240 pagine l’evoluzione della caccia valorizzandone i contenuti, dimostrando completa conoscenza della materia.
Un’opera di assoluto valore letterario.
Paolo Galloni (1964), laureato in Storia medioevale all’Università
di Bologna, è autore di numerosi articoli pubblicati presso riviste
specializzate, di La caccia e i giochi nel volume collettaneo I
Normanni popolo d’Europa (Venezia 1994) e del romanzo breve
di ambientazione altomedievale Donald d’Irlanda (Rimini 2000).
E’ anche Autore di Il Cervo e il Lupo e ancora Caccia e cultura
nobiliare nel Medioevo.
Finito di stampare nel Luglio 2000 per conto dell’editore Gius.
Laterza & Figli
Il secondo libro proposto ai nostri lettori appartiene alla collana
delle pubblicazioni di volumi dal contenuto dedicato alle attrezzature “sportive”.
Il titolo è “Austrian&German guns and rifles”.
Ad eccezione delle località alpine, dove l’utilizzo delle armi
“rigate” ha radici ormai decennali, nel resto della nostra penisola comincia solo ora, in sordina, la diffusione di queste armi.
L’avvento della caccia di selezione nelle regioni appenniniche ma
ancor più la caccia al Cinghiale, ha avvicinato un numero sempre
maggiore di cacciatori all’utilizzo di questa nuova arma. L’industria
armiera Italiana, leader nel settore della “canna liscia”, ancora
non ha reagito in modo soddisfacente alle nuove richieste, complice forse un mercato delle armi in contrazione generale. Al
contrario, le nazioni centro Europee hanno una tradizione venatoria che parla soprattutto di armi a canna rigata. Ecco quindi
un autore Italiano che da anni si occupa di armi fini, da caccia e
da collezione, con quest’opera colma una lacuna. Anche solo
sfogliando questo volume ricco di illustrazioni ci si accorge della
grande varietà e della ricchezza culturale della produzione
armiera d’oltralpe. Oltre i gusti puramente estetici, si potranno
apprezzare le soluzioni tecniche e costruttive di armi che hanno
lasciato un’impronta nelle avventure venatorie in ogni parte
del mondo.
L’Autore, Marco Ettore Nobili è nato a Milano nel 1955, scrive
articoli per le maggiori riviste del settore venatorio e delle armi
tra cui; “Diana”, “Armi e Tiro”, “Sentieri di Caccia”, “Magnum”
ed altri ancora. Ha pubblicato numerosi libri nel settore sportivo
tra cui; Fucili d’autore, Piccoli calibri, Le armi Italiane da caccia e da tiro, Il grande libro delle incisioni, Il capriolo.
Finito di stampare nel Gennaio 2000 per conto dell’editrice IL VOLO s.r.l.
Entrambi i libri sono reperibili nelle migliori librerie della città o richiedendoli direttamente alla casa editrice.
SPIGOLATURE CULINARIE
Costolette di Cervo ai semi con mezze lune alle
ortiche
Tempo di preparazione 1h 30’
Tempo di cottura 30’
Ingredienti per 4 persone
4 costolette di cervo di circa 150g ciascuna
1 uovo, 50g di semi di sesamo, 50g di semi di papavero
50g di pangrattato
olio di oliva per friggere - sale, pepe.
PER LA PASTA:
200g di farina 00 - 50g di farina integrale
2 uova - 2 tuorli.
PER IL RIPIENO:
200g di ortiche fresche
10g di scalogno - 10g di lardo
50g di ricotta - 1 uovo
10g di Parmigiano grattugiato
100g di fondo di cervo o bruno
sale
Procedimento
Eliminate le parti grasse o fibrose delle costolette, passatele
nell’uovo sbattuto con sale e pepe e impanatele con il pangrattato mescolato ai semi di sesamo e papavero. Preparate la
pasta: versate le 2 farine a fontana su una spianatoia e impastatele con le uova e i tuorli, fino a ottenere una pasta liscia.
Formate una palla, avvolgetela in un foglio di pellicola trasparente o copritela con un telo umido e fatela riposare per circa
30’. Fate rosolare in una casseruola il lardo e lo scalogno tritati, aggiungete le ortiche dopo averle pulite (trattatele con
un paio di guanti da cucina o da giardino), lavate, scottate
in abbondante acqua bollente salata, sgocciolate. Mettete il
coperchio e proseguite la cottura per una decina di minuti.
Tritate quindi le ortiche o macinatele, lasciate intiepidire e
amalgamate la ricotta, l’uovo, il Parmigiano grattugiato e un
pizzico di sale. Riprendete la pasta, stendetela sottilissima,
ricavate con un tagliapasta 24 dischi di 5 cm di diametro,
farciteli con il ripieno, spennellateli d’acqua sui bordi, richiudeteli a mezzaluna e disponeteli su vassoi foderati di carta
da forno. Lessate le mezze lune preparate in precedenza in
abbondante acqua salata a leggero bollore, sgocciolateli appena vengono a galla e ripassateli in una padella con il fondo di
cervo. Friggete le costolette di cervo in abbondante olio bollente, sgocciolatele su carta assorbente e salatele. Disponete
a ventaglio le mezze lune nei piatti individuali, adagiatevi
accanto le costolette, irrorate con un po’ di fondo, a piacere
con marinata di cipolle, decorate con mazzetti di erbe aromatiche e servite immediatamente.
CURIOSITÀ
Perché anche da noi
i bersagli dipinti
Lo Scheibe (letteralmente Bersaglio, Disco, Fetta)
è un dipinto a carattere venatorio eseguito su una
tavola in legno a forma circolare. Queste caratteristiche opere d’arte, molto diffuse nei paesi ladini e tirolesi, sono spesso usate come regalo o
segno di gratitudine verso amici o comunque persone degne di una certa importanza (Eherenscheibe). Le origini di questi dipinti sono da ricercarsi, quindi, fra le più antiche tradizioni venatorie austriache e del Mitteleuropa. In questi
paesi infatti i cacciatori usavano provare le proprie armi e l’abilità nel tiro, mirando e tirando su
delle spesse tavole di legno a forma rotonda, sulle quali veniva disegnato un animale. I legni così
colpiti, anticamente da frecce e lance e successivamente dalle palle dei fucili, venivano appesi ai
muri delle case, cosicché tutta la popolazione potesse giudicare l’abilità dei cacciatori. Fu così che
le figure degli animali, prima rozze e mai dipinte,
assunsero via via contorni sempre più gradevoli
e ricercati grazie a dei valenti pittori, sino a diventare delle vere e proprie opere d’arte che servivano ad abbellire le pareti delle case. Questa
tradizione, arrivata fino ai giorni nostri e ormai
diffusa e assimilata negli ambienti specifici della
caccia a palla, è stata fatta propria da molti Artisti, alcuni dei quali usano inserire nel dipinto un
piccolo bersaglio, proprio a perseguire quell’antica
tradizione sociale della cultura venatoria.
(da A.C.B.)
Di Scheibe in Scheibe. Una classica immagine di
Cervo settecentesco riproposta per una festa di
ricorrenza. L’Autore “P.F.” ha marcato l’anno dell’originale, il 1725, e la data della sua riproduzione, il 1979. La storia di ogni Scheibe è sempre una
pagina di vita vissuta che sarebbe sempre bello
poter ascoltare…
39
INFORMAZIONI E SCADENZE
!!! AVVISO IMPORTANTE
PER I CAPANNISTI TITOLARI
DI APPOSTAMENTO
Il Comitato Tecnico di Gestione, in
accordo con la Commissione Migratoria, sta predisponendo un documento di rilevante importanza per
l’attività venatoria che consiste nell’individuare e riportare su una Planimetria generale del Comprensorio, l’esatta ubicazione di TUTTI gli
appostamenti fissi.
Grazie alla disponibilità della Provincia, siamo in grado di avere già
buona parte del materiale necessario, ma con questo annuncio si RICHIEDE la collaborazione di tutti i
NUOVI TITOLARI DI APPOSTAMENTO FISSO che si sono intestati ad un
capanno dopo il 15 Luglio 2004.
Essi sono pregati di consegnare urgentemente al Comprensorio, una
copia della Carta Tecnica Regionale
in scala 1:10.000 con indicato il punto esatto di ubicazione dell’appostamento (quella presentata in Provincia per il rilascio). Se riusciamo
anche con la Vostra collaborazione a
terminare questo lavoro, sarà un documento di grande importanza sia
per la tutela degli appostamenti che
per la restante attività venatoria.
IL C.T.G.
GRUPPO ACCOMPAGNATORI
NOVITA’ AL CENTRO DI VERIFICA UNGULATI
Con la nuova stagione venatoria, a partire dal 22 agosto, il centro di verifica ungulati viene spostato a Moio de Calvi.
La disponibilità dell’Amministrazione Comunale, che ringraziamo, a concederci nuovi spazi ha convinto la Commissione che era ormai necessario lasciare i locali del vecchio centro, che si erano rivelati troppo esigui
per il compito al quale erano destinati.
Presso il vecchio centro di Piazza, che verrà ancora utilizzato la prima
settimana di caccia, rimarrà collocata la cella frigorifera, per la conservazione dei capi contestati in attesa della verifica della Commissione.
La nuova struttura permetterà di avere più spazi per la verifica dei capi,
con tutti i servizi necessari a svolgere in maniera conveniente e igienicamente consona i compiti di controllo richiesti.
ALCUNE RACCOMANDAZIONI
• I capi devono essere portati al centri correttamente sviscerati e ben
puliti.
• Le mascelle dei caprioli devono essere già state tagliate, per una prima
verifica da parte del cacciatore e dell’accompagnatore dell’età dell’animale.
• Ad ogni capo consegnato verrà apposto un punzone dopo la verifica,
per ogni giorno, al centro, vi sarà un responsabile del gruppo dei verificatori in servizio, che firma le schede di rilevazione biometria,
nel centro è disponibile un frigorifero per riporre le provette del sangue.
• Le località di abbattimento dei capi devono essere segnalate, oltre che
per nome, anche con l’indicazione, sulla cartina predisposta, del luogo
esatto dell’abbattimento, per un mappatura dei prelievi, da controllare
e tenere aggiornata da parte dei responsabili dei settori e delle squadre, ai fini della gestione, delle statistiche e delle informazioni necessarie da apporre sulle schede da allegare ai campioni di sangue che
verranno consegnati all’Istituto Zooprofilattico di Bergamo.
• Il trasporto dei capi dall’auto al centro dovrà avvenire con l’esemplare obbligatoriamente tenuto dentro l’apposito sacco di trasporto (non un sacco qualsiasi) che ogni cacciatore si dovrà procurare (deve far parte, con tutta
l’altra attrezzatura di caccia, della dotazione di ogni
cacciatore); al centro sono disponibili anche grandi
contenitori come gli altri anni, che in ogni caso vanno utilizzati con il relativo telo di copertura.
Si ricordano a tutti le indicazioni date per effettuare
correttamente i prelievi di sangue, che devono giungere al Centro conservati con cura.
Eventuali altre informazioni che si renderanno necessarie verranno comunicate nelle riunioni di Settore, e comunque esposte al Centro.
A tutti un cordiale “In bocca al lupo!”
Il responsabile degli Accompagnatori
Massimo Vitali
40
DISTRIBUZIONE SELVAGGINA RIPOPOLABILE – ANNO 2004
ZONA 1 – TALEGGIO/VEDESETA.
Zone di lancio: Vedeseta – Lavina – Regetto – Avolasio
Peghera – Sottochiesa – Pizzino.
Ripopolamento: Date di lancio Fagiani
Starne
TALEGGIO:
28.08.2004
20
60
02.10.2004
15
40
30.10.2004
14
40
VEDESETA:
28.08.2004
06
20
02.10.2004
05
20
30.10.2004
05
20
BRANZI
ZONA 2 – SAN GIOVANNI – CAMERATA – DOSSENA – SERINA - CORNALBA – OLTRE IL COLLE.
Zone di lancio:
CAMERATA
Campelli – Lavaggi – Prato del Monte
SAN GIOVANNI
Pianca – Cornalita – Fuipiano –
Costa San Gallo – Portiera.
DOSSENA
Paglio – Cascina Vecchia – Budro.
SERINA
Valle Peschera – Piazzi – Campi – Erolo
OLTRE IL COLLE
Vandullo – Monte di Zambla – Zorzone
CORNALBA
Ruc - Moi
Ripopolamento: Date di lancio Fagiani
Starne
CAMERATA:
28.08.2004
05
15
02.10.2004
05
10
30.10.2004
05
10
SAN GIOVANNI:
28.08.2004
15
30
02.10.2004
13
15
30.10.2004
12
10
DOSSENA:
28.08.2004
15
20
02.10.2004
08
10
30.10.2004
07
10
SERINA:
28.08.2004
15
15
02.10.2004
10
05
30.10.2004
10
10
CORNALBA:
28.08.2004
10
05
02.10.2004
05
05
30.10.2004
05
05
OLTRE IL COLLE:
28.08.2004
15
15
02.10.2004
05
10
30.10.2004
05
10
Zone di lancio:
MEZZOLDO
OLMO AL B.
ZONA 3 – LENNA – RONCOBELLO – ISOLA DI FONDRA –
BRANZI – VALLEVE – MOIO DE CALVI – VALNEGRA.
Zone di lancio:
LENNA
Tagliata-Riet-Valisel-Pioda
VALNEGRA/MOIO Fiora-Chiarelli-San Carlo
RONOCBELLO
Prati di Valsecca - Piazzoli
BRANZI
Corne - Gatti
ISOLA di FONDRA Fondra
Ripopolamento: Date di lancio Fagiani
Starne
LENNA
28.08.2004
15
05
02.10.2004
08
00
30.10.2004
09
05
RONCOBELLO
28.08.2004
10
10
02.10.2004
06
05
30.10.2004
06
05
FONDRA
28.08.2004
12
10
02.10.2004
10
05
30.10.2004
10
05
VALNEGRA/MOIO
28.08.2004
02.10.2004
30.10.2004
28.08.2004
02.10.2004
30.10.2004
15
10
09
05
05
05
20
10
10
05
00
05
ZONA 4 – PIAZZA BREMBANA – OLMO AL BREMBO
SANTA - BRIGIDA – VALTORTA – AVERARA
PIAZZATORRE – MEZZOLDO.
PIAZZA BREMB.
VALTORTA
AVERARA
ST. BRIGIDA
PIAZZATORRE
Ripopolamento:
MEZZOLDO
OLMO AL BRE.
PIAZZA BREMB.
VALTORTA
AVERARA
ST. BRIGIDA
PIAZZATORRE
Soliva - Piazzoli
Zinibriga – Forcella – Sgadola –
Frola – Pugna – Ceppa
Monte Sole – Stralenna
Piani Bassi – Serta Piana
Grasselli – Cantedolto
Date di lancio
28.08.2004
02.10.2004
30.10.2004
28.08.2004
02.10.2004
30.10.2004
28.08.2004
02.10.2004
30.10.2004
28.08.2004
02.10.2004
30.10.2004
Fagiani
05
05
00
15
05
05
20
15
10
10
05
05
28.08.2004
02.10.2004
30.10.2004
28.08.2004
02.10.2004
30.10.2004
15
05
05
05
05
00
Starne
15
09
08
00
00
00
00
00
00
10
05
05
28
20
20
30
20
20
S. Torriani - 3
41
PRESENTAZIONE POSTER
“Attività Venatoria e Monitoraggio
Sanitario di Ruminanti Selvatici”
Luca Pellicioli *
Alessandra Gaffuri*
pito per un utilizzo immediato dando
ampio spazio alle immagini rispetto
ai testi che sono stati sintetizzati riprendono il nome della malattia con
il relativo agente eziologico e alcune
precise indicazioni per facilitare l’orientamento e saperne qualcosa in
più.
La quasi totalità delle foto appartengono ad organi e lesioni di visceri re-
Nell’ambito della “Rassegna e valutazione trofei Valle Brembana 2004”
svolta ad Olda il 23 Maggio è stato
presentato il Poster didattico dal titolo “Attività Venatoria e Monitoraggio Sanitario di Ruminanti Selvatici”.
Questo nuovo lavoro sviluppato dalla sinergia tra
mondo scientifico e mondo venatorio e grazie al
sostegno del Comprensorio Alpino, il Gruppo Accompagnatori e la Commissione Ungulati Valle
Brembana, è nato come
volontà di dar continuità
e supporto all’attività di
controllo sanitario degli
ungulati selvatici e come
strumento di approfondimento al lavoro di Monitoraggio Sanitario svolto
sino ad oggi sul territorio
della Valle Brembana.
Il Poster prevede la rappresentazione di foto di
lesioni anatomopatologi- Il poster pieghevole consegnato a tutti gli Accompagnatori
che di visceri e manifestazioni clinicapitati presso la Sezione di Bergamo
che di patologie riscontrabili in rumidell’IZSLER, dall’attività del mondo
nanti selvatici, suddivise in due sevenatorio e dal Corpo di Polizia Prozioni: Rilievi apprezzabili in campo e
vinciale di Bergamo. Questo a dimoRilievi apprezzabili all’eviscerazione.
strazione di come, anche in futuro,
Tra le malattie considerate nella prima
sarà sempre più necessario un sinerSezione ritroviamo la Cheratocongismo ed una collaborazione tra le
giuntivite infettiva, l’Ectima contadiverse parti sociali coinvolte nella
gioso, la Rogna Sarcoptica, la Derconservazione del patrimonio faunimatofilosi, lesioni causate da Miceti,
stico. Attraverso questo impegno coZecche, Trombicula e predatori natumune è possibile arrivare alla realizrali
zazione di strumenti utili a tutti e in
Nella Sezione dei rilievi apprezzabili
grado di arricchire e approfondire le
all’eviscerazione sono state consideconoscenze in tema di fauna selvatirate immagini di visceri di polmoniti
ca e Sanità pubblica veterinaria.
parassitarie e batteriche/virali, lesioAd ogni foto è correlata un’opporni epatiche da Fasciola hepatica e Cituna didascalia con riferimenti Medisticercus tenuicollis (quest’ultimo con
co Veterinari specifici e informazioni
disegno esplicativo del ciclo del paschematiche con un simbolo che rirassita), reni con variazioni dello staporta ad una legenda posta in basso
to dei depositi adiposi e patologie renella quale sono indicate le modalità
lative a lesioni degli organi genitali
di comportamento in caso di ritrovafemminili.
mento di un viscere con aspetto anaIl poster è stato sviluppato e concelogo a quello della foto.
42
Per alcune patologie è prevista la sola segnalazione sulla scheda sanitaria del capo abbattuto, per altre è necessaria oltre la segnalazione anche
contattare i Servizi Veterinari al fine di
svolgere gli opportuni accertamenti.
Un ultimo simbolo indica le malattie
a potenziale rischio per la salute umana e per le quali è importante elevare la soglia di attenzione.
E’ auspicabile che queste
informazioni nella prossima
stagione venatoria diventino parte integrante della
corretta scheda sanitaria
compilata ad ogni abbattimento, la raccolta dati e le
successive analisi potranno
essere certamente ulteriormente migliorate e rese più
efficienti.
L’utilizzo del poster nell’ambito dei Centri di verifica e come strumento didattico e di divulgazione scientifica nell’ambito del mondo Venatorio e di tutti coloro che si interessano di tematiche sanitarie della fauna selvatica, potrà permettere di ottimizzare e migliorare ulteriormente il lavoro svolto
sino ad oggi contribuendo ad una
continua crescita delle conoscenze
delle patologie dei ruminanti selvatici delle “nostre” Orobie.
Per ora è stata prevista una tiratura
limitata in formati standard ma l’augurio è che al poster sia data ampia
diffusione e distribuzione a tutti coloro che ne sono interessati.
Un ringraziamento particolare a coloro che hanno sostenuto e collaborato alla realizzazione di questo lavoro e alla Sezione di Bergamo dell’IZSLER e al Dipav Università Milano
per la gentile concessione delle foto.
Una copia in formato pieghevole del
poster è stata consegnata a tutti gli
Accompagnatori, e riproduzioni in
grande formato sono visibili presso il
Centro di Verifica Biometrica.
*Medici Veterinari
Sotto un abete che gronda
di pioggia scrosciante
sono solo
con mille pensieri
che affannano il mio cuore.
Pensieri di vita
pensieri di morte
pensieri d’amore.
Ma poi mi accorgo
all’improvviso
che la pioggia violenta
che lava le piante,
il muschio, la terra,
ha lavato il mio cuore,
e mi sento leggero
e mi sento felice,
creatura del bosco
come il rosso capriolo
dagli occhi di velluto.
Claudio Betta
(da “Vecchia Baita”, 1983)
Foto Mino Begnis
PENSIERI
NEL BOSCO
Piergiacomo Oberti - Presidente
Gianbattista Gozzi - Vicepresidente
Lino Ceruti - Rappresentante Provincia
Valentino Paleni - Rappresentante Comunità Montana
Angelo Bonzi - Rappresentante CPA/ANLC
Giovanni Berera - Rappresentante FIdC
Teofano Boffelli - Rappresentante ANUU
Pierfranco Milesi - Rappresentante Ass. Cinofila - SIPS
Roberto Regazzoni - Rappresentante C.A.I.
Gianfranco Scanzi - Rappresentante C.A.I.
Antonio Locatelli - Rappresentante Coldiretti
Sperandio Colombo - Rappresentante Coldiretti
COMMISSIONI
Avifauna tipica alpina - Ungulati
Lepre - Capanno
Stanziale ripopolabile - Territorio Ambiente
SEDE
Piazza Brembana (BG) - Piazzetta Alpini - tel./fax 034582565
e-mail comprensorio: [email protected]
e-mail redazione: [email protected]
Segretaria: Alba Rossi
Orari di apertura: Merc. – Giov. – Ven.: 9/12.30 - 14/17.30 - Sabato: 9/12.30
***************************************************************
Assessorato Provincia
Via San Giorgio - tel. 035387700
Assessore Sett. Caccia e Pesca - Dott. Luigi Pisoni
Ufficio Tecnico Caccia e Pesca
Dirigente - Franco Casari
Collaboratori - Giacomo Moroni - Alberto Testa
Servizio di Vigilanza Provinciale
Responsabile - Gian Battista Albani Rocchetti
Collaboratori - Bruno Boffelli, Cristiano Baroni, Gerardo Cattaneo.
SERVIZI DI PUBBLICA UTILITÀ
Pronto Soccorso Sanitario- Ospedale Civile S. Giovanni B.: Tel. 034527111
Centro antiveleni - Ospedali Riuniti di Bergamo: Tel. 035 269469 (Tel. 118)
Soccorso Alpino CAI - Elisoccorso: Clusone, Tel. 034623123
Pronto Soccorso Veterinario - BG - Via Corridoni 91: Tel. 035362919
Corpo Polizia Provinciale: numero verde 800350035
Emergenza Sanitaria: Tel. 118
Vigili del fuoco: Tel. 115
Foto E; Traini
COMPRENSORIO VENATOTRIO ALPINO VALLE BREMBANA