Dicembre - Sanitalk

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Dicembre - Sanitalk
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nr.
IL PRIMO MENSILE GRATUITO CHE PARLA DI SALUTE
dicembre 2013
Anno III
Copia a
distribuzione
graTuita
Vi auguriamo
ARRIVANO LE FESTE,
OCCHIO ALLA
TAVOLA
10
VIOLENZA E ABUSI:
LA PAROLA AGLI
ESPERTI
18
COME DIFENDERSI
DAL FREDDO,
ECCO IL DECALOGO
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Potrebbe essere un problema di postura?
CEFALEE
DOLORI CERVICALI
DISCOPATIE
DOLORI LOMBARI
SCIATALGIE
CELLULITE
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editoriale
Arriva il 2014: Sanità in Campania
alla prova del federalismo
L’anno che sta per arrivare sarà decisivo per il Sistema sanitario nazionale e
per la tenuta dei vari sistemi regionali. Dal 1 gennaio 2014, infatti, si avvierà
la prima fase di attuazione concreta del federalismo fiscale. Scelta questa
che determinerà le sue prime conseguenze proprio sull’assistenza e sul riparto dei fondi nazionali alle singole regioni in materia sanitaria.
La “Spada di Damocle” che incombe su Asl e ospedali in Campania è il Decreto 68 del 2011, che all’articolo 27 comma 7 stabilisce come unico parametro di stanziamento delle risorse quello dell’età della popolazione. Secondo
alcuni calcoli la Campania, regione tra le più giovani d’Italia, si ritroverebbe
con la “popolazione sanitaria” (quella che conta all’atto del conteggio delle
risorse da stanziare dal Governo centrale) con circa 500mila unità di meno
della popolazione reale (ossia dei residenti).
Tutto ciò comporta ovviamente una cospicua riduzione di finanziamenti
pubblici. E non è una differenza di poco conto, anche perché saranno alcune regioni del nord, come il Piemonte ad esempio, che si ritroveranno con
una “popolazione sanitaria” anche di 300mila unità superiori ai residenti effettivi. Appare palese l’iniquità di questa forma di federalismo, a maggior
ragione se si considera che parametri come l’aspettativa di vita, che in Campania è ben più bassa della media nazionale, non vengono minimamente
presi a riferimento. Eppure l’inquinamento ambientale e casi eclatanti come
quello della “Terra dei Fuochi” dimostrano quanto bisogno ci sia di risorse
economiche destinate all’assistenza sanitaria in Campania.
Riuscirà la politica regionale a far valere le ragioni dei cittadini e dei pazienti
campani a Roma ? O ancora una volta il peso politico di movimenti come la
Lega Nord finirà per portare maggiori risorse nell’area centrosettentrionale
dell’Italia e minori stanziamenti al centro-sud, in particolare in Campania ?
La partita che si gioca non è di poco conto e la Sanità, settore cruciale per la
vita dei cittadini, è al centro del campo di gioco.
Nei prossimi mesi si capirà come potrà svilupparsi la contesa, ma mai come
ora la Regione ha bisogno di essere rappresentata da politici capaci di difendere in ogni sede gli interessi del territorio.
di Paolo Trapani
dicembre
Ottica Ruocco
Piazza Unità d’Italia, 5/7
Castellammare di Stabia (NA)
tel. 081 871 3105
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RINVIO DELLA GENITORIALITÀ:
QUALI CONSEGUENZE?
Bruno Ferraro
Direttore UOSD Fisiopatologia
Riproduzione Ospedale Marcianise
Le coppie hanno figli sempre più in ritardo
In tutto il mondo sviluppato, nel corso degli ultimi
tre decenni le coppie hanno sempre più ritardato la
ricerca di un figlio. In molti Paesi l’aumento dell’età
media del primo parto tra le donne è coinciso con
la diffusione della pillola contraccettiva, l’aumento
dell’occupazione femminile, l’espansione della formazione universitaria, il deterioramento della posizione economica dei giovani adulti con il conseguente ritardo nell’uscire da casa.
di un modello di simulazione al computer, che se le
donne si rivolgessero alla fecondazione in vitro (ART)
dopo 2, 3 o 4 anni senza concepimento, questa non
riuscirebbe a compensare il declino della fecondità
dovuto all’avanzare dell’età. Recenti evidenze hanno
imostrato che il rinvio della genitorialità è legato ad
un più alto tasso di sterilità involontaria e a famiglie
più piccole di quanto desiderato, a causa dell’aumento della sterilità e dei tassi di morte fetale.
Il calo della fecondità femminile con l’aumentare
dell’età e la sua base fisiologica sono stati ampiamente descritti: dovuto principalmente alla diminuzione
del numero di follicoli ovarici e ad un decremento
della qualità ovocitaria, fattori che non possono essere controllati o modificati; invece, l’aumento dell’età maschile è associato ad una diminuzione dei livelli
di androgeni, ad un deterioramento della qualità del
seme e ad un incremento di complicazioni in gravidanza e di esiti negativi per la prole.
Per le donne, l’aumento del rischio di prolungare il
tempo necessario per avere una gravidanza, il rischio
d’infertilità, di aborti spontanei, di gravidanze ectopiche e di trisomia 21 inizia intorno ai 30 anni di età,
con effetti più marcati dopo i 35 anni, mentre il crescente rischio di nascite pre-termine In primo piano
e nati morti inizia a circa 35 anni, con un effetto più
pronunciato oltre i 40 anni. L’età avanzata maschile ha un effetto importante, ma meno pronunciato
sull’infertilità e sugli esiti avversi, divenendo più marcato dopo i 50 anni.
Henry Leridon nel 2004 ha dimostrato, sulla base
Considerato, quindi, che la tendenza
che sembra affermarsi nelle coppie
sia quella di rinviare la ricerca di un figlio al periodo di età in cui vi è un aumentato rischio d’infertilità, di aborti
spontanei e di altri esiti riproduttivi
avversi, vi è una sostanziale necessità
di rendere gli operatori sanitari e le
persone informate di queste evidenze. Fornire questa informazione è essenziale per le persone che desiderano diventare genitori, affinché la loro
scelta di posticipare o meno la ricerca
di una gravidanza sia consapevole.
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Luca Maurelli
ADDIO VECCHIO MICROSCOPIO,
CON LO SCANNER LA DIAGNOSI SI “FOTOGRAFA”
Congresso Siapec a Roma apre nuove frontiere
Dal microscopio allo scanner digitale: un salto epocale sancito dal congresso triennale Siapec di Roma,
dove nei mesi scorsi è stato presentato il sistema
“Omnyx Integrated Digital Pathology”, un pacchetto
tecnologico multilevel: dagli scanner automatizzati
progettati per operare all’interno di un laboratorio
clinic, ai software per il workflow che permettano al
laboratorio e ai medici patologi di effettuare le diagnosi in assenza di vetrini e all’integrazione con i sistemi informativi dei laboratori, con un sistema backend per la gestione delle immagini e dei dati. Un
sistema - presentato durante il tradizionale appuntamento romano di anatomo-patologia, con la presenza dei massimi esperti italiani - che nel 2014 debutterà in molti centri specialistici italiani e in strutture
qualificate anche in Campania. «Il nostro sistema segna la scomparsa del tradizionale microscopio a
favore di una tecnologia altamente innovativa che
consente di fotografare con incredibile precisione il
contenuto di un vetrino e di gestire quell’immagine
ad altissima risoluzione sia in funzione della diagnosi
che nell’ottica della condivisione dei dati all’interno
della struttura o per metterla a disposizione di chi si
occuperà in futuro del paziente», spiega Stefano Valgimigli, che vede nel progetto uno dei tasselli verso la
nascita, più volte annunciata a livello governativo, di un
fascicolo del paziente in grado di “seguire” il suo percorso clinico per tutta la vita. La nuova tecnologia digitale
consentità una serie di vantaggi per il paziente, dalla
maggiore capacità dell’anatomo-patolologo di indirizzarlo verso lo specialista più adatto, alla riduzione dei
costi per la sanità, grazie al minor tempi di degenza
degli stessi pazienti con un incremento di produttività
per le strutture cliniche e ospedaliere. La prima installazione al mondo della “Omnyx IDP” è stata fatta all’inizio
del 2013 nell’ospedale pubblico di Arau, in Svizzera, ma
il sistema sarà in Italia molto presto.
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LA DISTRIBUZIONE DEI FONDI
NAZIONALI PER LA SANITA’
Una proposta concreta per razionalizzare
la spesa e migliorare l’assistenza
Il Governo centrale e la Conferenza Stato-Regioni
stanno discutendo in queste ore un nuovo modello
di assegnazione dei fondi da destinare alle singole
regioni per finanziare l’assistenza sanitaria. Il sistema di ripartizione sinora adottato si richiama alla
cosiddetta “quota capitaria”, ossia un importo corrisposto per ogni singolo cittadino di quella regione,
anche in relazione all’età. Proprio il fattore anagrafico determina che le regioni che ricevono meno fondi sono quelle con una età media della popolazione
più bassa, tra cui ad esempio la Campania, che risulta dunque penalizzata.
Ancora una volta, i modelli di distribuzione dei fondi
nazionali sono arenati in dinamiche ormai obsolete.
Se guardiamo ai fatti, ci accorgeremo che tali modelli non hanno raggiunto appieno il loro obiettivo
dichiarato, cioè la garanzia di omogeneità assistenziale sul territorio nazionale. Bisogna pertanto decidere, in primo luogo, se scegliere di garantire a tutti i
cittadini italiani l’assistenza sanitaria, prescindendo
da qualsiasi discriminazione geografica, economica,
sociale, anagrafica.
Il modello maggiormente innovativo, che ritengo
fondamentale e alla base di qualsiasi discussione
finalizzata a un miglior utilizzo dei fondi e a garantire un’assistenza certa, si basa sulla predisposizione
di percorsi diagnostico-terapeutici personalizzati.
Il criterio consiste nel realizzare una mappatura divisa per regioni di tutta la popolazione, rilevando
l’esistenza di specifiche patologie (diabete, malattie
oncologiche, malattie cardiologiche, etc.) che necessitano di specifiche prestazioni, analisi, visite specialistiche, eventuali interventi, oltre ai tempi e ai modi
di effettuazione e ripetibilità. Va inoltre identificata
anche tutta la popolazione non affetta da specifiche
patologie, per la quale comunque prevedere un minimo di prestazioni, analisi e visite utili alla prevenzione.
Alfonso Longobardi
Presidente del Consorzio Sanità
Manager aziende sanitarie
Tutte le prestazioni e le attività sanitarie potrebbero essere preventivamente incamerate nella tessera
sanitaria elettronica, già in possesso della maggior
parte della popolazione. In tal modo, in fase di prenotazione, la tessera sarebbe presentata presso
qualsiasi struttura pubblica o privata abilitata e munita di un terminale per la lettura della carta stessa,
che tramite questo sistema riconoscerebbe il diritto
di quel paziente di beneficiare di quella specifica
prestazione, rimborsata dal Servizio Sanitario Nazionale.
Tale strumento consentirebbe tempestività d’intervento, certezza della prestazione, e potrebbe sollevare i medici di medicina generale dall’utilizzo del
ricettario nella fase di prescrizione, in quanto decisa
a monte. Sarebbe immediatamente identificato il
costo per ogni singolo paziente per quella determinata patologia, determinate con certezza le prestazioni medico-diagnostiche, archiviati in un unico
supporto informatico tutti i referti, ottenere una immediata lettura delle condizioni di salute della popolazione.
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SANITA’ E NUOVE FIGURE:
L’IMPORTANZA DEL PODOLOGO
Tommy Greco
Si afferma sempre più in Italia e in Campania
Va sempre più affermandosi in Italia ed in Campania in particolare la podologia, che rappresenta una
specializzazione sanitaria paramedica che si interessa nello specifico della cura e del benessere dei piedi. Già riconosciuta a livello internazionale da tempo
e introdotta da più di vent’anni in Italia (nel 1996 ha
ottenuto anche il riconoscimento istituzionale), la
podologia ha imposto una nuova figura, quella del
podologo, che è un professionista che consegue
una laurea per esercitare e che è rappresentata dal
corso in Podologia che si svolge presso la Facoltà di
Medicina e Chirurgia.
La professione del Podologo deve essere nettamente distinta da altre attività come quella della pedicure estetico (o estetista). Il podologo abilitato è in
grado ad esempio di trattare direttamente patologie dermatologiche dei piedi: ipercheratosi cutanee
(calli o duroni), cheratosi, discheratosi e lesioni conseguenti, unghie incarnite, ipertrofiche, micotiche,
deformate e lesioni periungueali, verruche plantari
e digitali.
Il podologo è in grado di trattare e integrare l’intervento medico, sul piano della prevenzione, cura
e riabilitazione in numerose situazioni: alterazioni
biomeccaniche strutturali e funzionali, trattamenti
di ulcerazioni trofiche. Il podologo collabora con il
medico nella diagnosi e cura dei pazienti portatori di malattia a rischio e/o di alterazioni strutturali
e funzionali dei piedi, in special modo pazienti diabetici, reumatici, arteriopatici, neuropatici, geriatrici,
ecc.
Sotto il profilo anatomico, il piede comprende molti
tessuti organici, tutti in grado di provocare sofferenza o di essere sede di una malattia, ma soprattutto
sul piano funzionale ha qualità fisiologiche e attitudini statiche e dinamiche eccezionali, che permetto-
no numerose attività fondamentali e strettamente
legate al benessere fisico, come la stessa posizione
eretta, la marcia, la corsa.
Il podologo per le diagnosi di sua competenza si avvale di idonei strumenti e di tecniche non invasive
nonché dell’utilizzo di apparecchiature diagnostiche quali esame baropodometrici, test neuropatici
e vascolari per piede diabetico ecc. L’esame clinico
dei pazienti consente anche di individuare in modo
preciso alcune importanti disfunzioni del sistema
posturale, di stabilire le cause fondamentali di tali
alterazioni e infine di discriminare tra principali e
secondarie; onde prevenirne lo sviluppo, curarle o
indirizzarle alle più pertinenti terapie specialistiche.
“Cura del Piede”
Cura del piede doloroso e del piede diabetico.
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Ama i tuoi piedi, ama te stesso...
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ARRIVANO LE FESTE, OCCHIO ALLA TAVOLA
Francesca Mari
Vademecum per gestire pranzi e cenoni
Il lungo periodo delle feste natalizie abbonda di luci,
doni, buoni propositi e, soprattutto, di cibo. Nonostante la crisi, gli italiani non rinunciano al tradizionale cenone e non solo a quello. Nel corso del lungo
periodo, dalla Vigilia di Natale fino all’Epifania è un
continuo farsi tentare dalle molteplici varietà di leccornie natalizie: dal panettone al torrone, dagli struffoli alla pastiera fino ai dolcetti di marzapane, cioccolato, pasta di mandorla e così via.
Tuttavia, il pranzo di Natale, quello della Vigilia, quello di S. Stefano, il cenone di Capodanno e l’Epifania,
sono una serie di appuntamenti culinari di grande
impegno e sforzo per il nostro organismo, sia perché ognuno di essi abbonderà di cibo, sia perché
sono così ravvicinati nel tempo da non permettere
al corpo di smaltirli correttamente. Di conseguenza,
soprattutto per chi non gode di buona salute, ci può
essere il rischio reale di ritrovarsi con livelli di zuccheri, grassi e proteine troppo elevati nel sangue, mettendo in pericolo la condizione fisica.
Per questo motivo cercheremo di dare alcuni consigli
aI lettori perché riescano a gestire nel modo migliore possibile questa tempesta di calorie nel proprio
organismo e, soprattutto, uno specchio dei valori
calorici di alcune pietanze delle festività in modo
che possa rimanere impresso come stimolo a non lasciarsi troppo…andare. Un primo punto importante
riguarda il giungere affamati a questi pranzi; la fame
infatti è il miglior indicatore che il corpo è pronto per
mangiare, digerire e assimilare il cibo.
Solitamente le persone non riescono a trattenersi dal
fare una abbondante colazione o peggio un aperitivo
al bar poco prima del pranzo, ma così facendo arriveranno già saturi all’appuntamento, con la conseguenza che il corpo non digerirà quanto mangiato. Anche
sedersi a tavola e cominciare a ‘piluccare’ grissini e
pane non è una buona abitudine. Meglio resistere un
poco con la fame in modo da essere nella condizione
ottimale per il pranzo. Una buona insalata mista come
antipasto potrebbe essere un’ottima alternativa.
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Secondo consiglio: cercate di non mescolare troppi cibi, soprattutto quello proteici con
quelli amidacei, perché lo stomaco non è una lavatrice e fa fatica a digerire alimenti
troppo diversi.
Ecco che dare priorità ad esempio ai cibi amidacei significa preferire i cereali, il pane e
le focacce, la pasta fresca ed infine il
panettone. Preferire le proteine vuol
dire concentrarsi sui formaggi,
i salumi, le carni e il pesce, e alla
fine sui croccanti e torroni, ricchi
di nocciole, mandorle e noci che
sono fonti di proteine. Alla fine dei
pasto è consuetudine mangiare
della frutta fresca e secca, entrambe pessime abitudini perché la frutta a fine pasto fa fermentare il
tutto che quindi non
verrà digerito.
Meglio concludere con il
dolce e il vino,
rimandando anche il caffè a più tardi.
Cosa fare dopo il pasto?
La tentazione, visto l’appesantimento,
è quella di appisolarsi sulla poltrona
davanti alla TV, altra pessima abitudine
perché addormentandosi il corpo non
digerisce bene. La miglior cosa che potete fare è fare quattro passi, coprendovi bene viste le probabili temperature
rigide. Camminando il corpo ‘carbura’
e ottimizza la digestione/assorbimento del cibo. E la sera? Molti riaprono il
frigo e consumano ciò che è avanzato
al pranzo anche se non hanno fame.
Invece, una semplice tisana calda è la
soluzione migliore per dare al vostro
corpo un giusto riposo per lo sforzo
fatto. Inoltre, la mattina ci si sveglierà
affamati e pronti per il prossimo appuntamento.
Calorie di alcune delle più comuni pietanze
consumate nelle festività:
Antipasti
Salumi misti e pane: 300 calorie circa
Tartine al salmone: 200 calorie per porzione
Cocktail di gamberi: 200 calorie per porzione
Primi
Tortellini in brodo: 480 calorie per porzione
Tortellini alla panna: 592 calorie per porzione
Lasagne: 688 calorie per porzione
Pasta al forno: 524 calorie per porzione
Risotto ai frutti di mare: 500 calorie per porzione
Secondi
Bollito misto: 370 calorie per porzione
Cappone: 300 calorie per 100 gr
Abbacchio: 444 calorie per porzione
Dolci
Pandoro: 280 calorie per fetta
Torrone: 460 calorie per 100 gr
Struffoli: 470 calorie per 100 gr
Pastiera: 385 calorie per 100 gr
Vino
Vino bianco da pasto: 70 calorie per bicchiere
Vino rosso da pasto: 70 calorie per bicchiere
Vino + 14 gradi: 77 calorie per bicchiere
Spumante: 95 calorie per bicchiere
Spumante secco: 70 calorie per bicchiere
Champagne: 100 calorie per bicchiere
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PAURA DEL DENTISTA,
ECCO COME VINCERLA
Pino Valerio
Un disturbo di cui soffre più di un italiano su tre
Sì, perchè chi di noi non ha paura del dentista? Secondo i dati dell’ultimo studio realizzato dai Centri
Vital Dent, piú di un terzo della popolazione italiana
(il 36%) soffre di “dentofobia”, la paura del dentista.
Si tratta di un vero e proprio disagio in quanto, oltre
a provocare nervosismo e ansietà, puó addirittura
essere motivo di ritardo o cancellazione della visita
dallo specialista. Spesso chi ha paura del dentista ha
avuto brutte esperienze in passato, ma capita anche
che alcune persone hanno questa fobia anche se
non sono mai entrate in uno studio dentistico.
Spesso, poi, la paura si trasmette: in casa o non si parla del dentista o lo si fa in termini “apocalittici”, come
fosse una cosa terribile, da temere. E’ importante che
i genitori non trasmettano le loro fobie ai propri figli.
Al contrario, bisogna parlare dell’odontoiatria con
assoluta naturalità a casa e trattare la salute orale
come un tema quotidiano e rendere piú frequenti
le visite e potenziare la loro igiene orale. Può aiutare
ad affrontare la paura, andare dal dentista accompagnati da un familiare o un amico che aiuti a rilassarsi
e sentirsi in un ambiente piú familiare.
Alla base della fobia del dentista è la suggestione:
se una persona pensa che qualcosa gli fará male,
basterà perfino sfiorare un dente, per percepire un
dolore. Per questo è necessario fidarsi del dentista,
che è un professionista con una grande esperienza.
Informandosi per tempo su quali sono gli specialisti che possono occuparsi del vostro caso, basterà
scegliere quello che vi dà piú fiducia. Parlando al
dentista delle vostre paure senza vergogna, sarete
più agevolati ad affrontarle e a vincerle.
Ritardare le visite dallo specialista per paura non
risolve il problema, lo peggiora. E’ meglio trattare i
problemi in tempo appena si individuano, visto che
con il passare del tempo possono diventare piú dolorosi. Tutti gli specialisti sono concordi nel raccomandare di andare a fare una visita preventiva dal
dentista ogni 6 mesi. Anche usare semplici tecniche
di rilassamento può essere di grande aiuto. Respirare a fondo, pensare a cose positive o visualizzare
un’immagine fissa, aiuta a rilassarsi e ad affrontare
il dentista con serenità.
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SMETTERE DI FUMARE, OGGI E’ PIU’ FACILE
Antonino Spano
Anche a Castellammare, il nuovo metodo di
micromassaggio auricolare
Ogni fumatore, soprattutto se di lun-
vo di effetti collaterali, prevede un’unica seduta di
ga data, si trova prima o poi di fronte
circa 20 minuti. La disintossicazione dell’organismo
al desiderio di abbandonare le siga-
avviene in tempi rapidissimi ed è coadiuvata dall’as-
rette. I danni del fumo sono ampia-
sunzione di prodotti naturali quali: Valeriana, Taras-
mente risaputi, sono infatti ben note
saco e Genziana. Quello che può sembrare una sorta
le numerose complicanze inerenti
di miracolo è in realtà una metodologia dalle fon-
alla salute e, in molti casi, la gravità
damenta ben solide, ampiamente sperimentata per
dell’esborso economico collega-
quindici anni. Il risultato ha un valore inestimabile se
to a questo “vizio”. Nei prossimi
si considera che, smettendo di fumare da soli, occor-
numeri ci dedicheremo all’appro-
rerebbero circa 10 anni per disintossicarsi completa-
fondimento di queste tematiche, sempre importan-
mente in maniera naturale e spontanea.
tissime. In questo articolo ci preme invece segnalare che è finalmente disponibile, a Castellammare,
presso il Centro Medico “Io Salute”, una tecnologia
che con straordinaria efficacia induce finalmente a
smettere di fumare e a depurare l’organismo dall’intossicazione da sigarette.
Questo sistema antifumo si avvale di una sofisticata apparecchiatura elettronica brevettata come
“Elektromeridian Kobra”, che attraverso un puntale
di forma sferica è in grado di tradurre impulsi elettrici a bassa frequenza in opportune stimolazioni
di determinati punti dei padiglioni auricolari, raggiungendo di riflesso i segmenti corporei collegati
e generando una rapida risposta biochimica con
conseguente effetto disintossicante dalla nicotina
accumulata nell’organismo, disgregandola ed eliminandola gradualmente attraverso i processi naturali.
Il micromassaggio genera inoltre la produzione di
“endorfine” che, per la loro azione analgesico-sedativa simile alla morfina, contrastano naturalmente e senza effetti collaterali lo spettro della nefasta
dipendenza da fumo. Il trattamento, indolore e pri-
Per informazioni e prenotazioni,
rivolgersi al numero 0818721398.
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ANZIANI E DISABILI:
FASCE DEBOLI SEMPRE A RISCHIO
Giovanna Criscuolo
A Scafati Terzo Settore in prima linea per l’assistenza
Sensibilizzare le coscienze a favore dei più bisognosi:
i disabili e gli anziani, soprattutto. Quest’ultimi, come
dei bambini, sono spesso soggetti a solitudine non
manifestata, sono un libro da leggere, un racconto da
ascoltare. Accade però sovente che queste persone
diventino una sorta di problema e paradossalmente
un peso per i propri cari. I motivi sono disparati, spesso hanno a che fare con impegni lavorativi.
Recenti studi hanno stabilito che la solitudine può
accorciare la vita soprattutto degli over 60, aumentando il rischio di morte di quasi il 10 per cento. L’obiettivo dunque è fare in modo che questa categoria non resti sola. Spesso, però, si rischia di cadere in
errore, perché sostenendo che l’anziano abbia esigenza soltanto di sostegno “tecnico” si tende a sottovalutare l’aspetto umano. Da qualche anno ad oggi
accade che una sempre più numerosa presenza di
donne straniere finisca per accudire e assistere a 360
gradi gli anziani.
Ma parlare soprattutto di assistenza è una forzatura,
visto che in molti casi gli anziani necessitano di assistenza mirata e soprattutto specializzata. Nascono
così sul territorio importanti e nuove esperienze, vissute in particolare da giovani animatrici del settore
sociale e del mondo delle onlus, che provano a creare
una rete di solidarietà e di attività di supporto e sostegno. Persone e operatori specializzati, dotati in primis
di umanità e sensibilità, cooperano per costruire un’azione di aiuto a coloro che ne sentono la necessità o
meglio ancora sono in uno stato di necessità.
Il Terzo Settore è ormai la nuova vera frontiera
dell’assistenza, soprattutto domiciliare, agli anziani
ed ai diversamente abili. A Scafati per questo è nato
in queste settimane un nuovo progetto volto a mettere in rete operatori e pazienti.
La struttura coordinata dalla dottoressa Carla Criscuolo è alla ricerca di personale specializzato, con
qualifiche Osa e Oss.
Chiunque sia interessato può chiamare il numero
334/1775034.
IL GIUSTO PARTNER
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La Societa` Marsan Consulting, in considerazione della forte congiuntura economica che versa ormai da tempo in Italia e
soprattutto nel settore sanitario ha deciso di utilizzare propriamente il termine SPENDING REVIEW.
Come e` noto non è altro che un processo di revisione della spesa ed e` per questo che Marsan ha pensato di aiutare le
strutture che ne faranno richiesta, ad un’analisi attenta e dettagliata dei costi che la stessa deve affrontare quotidianamente.
Una volta elaborati, Marsan potra` off rire un Global Service sempre piu` competitivo e all’altezza delle aspettative attraverso
le attivita` indicate in tabella:
1
7
Protocolli Accreditamento
Attuazione dei vari Regolamenti Regionali per ottenere
l’Accreditamento Defi nitivo con il S.S.N.
Ottemperanza totale alla check list documentale
per l’Accreditamento Defi nitivo
(Requisiti minimi e Ulteriori di Qualità)
Assistenza durante le verifi che N.V.A.I.
(Nucleo di Valutazione Accreditamento Istituzionale)
solo se programmata anticipatamente
Implementazione Sistema di Gestione aziendale in
conformità della Norma UNI EN ISO 9001:2008 - Qualità
8
9
2
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4
5
6
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legale e finanziaria dei crediti.
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CHIAMARE AL NUMERO 3476161733,
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VIOLENZA E ABUSI:
LA PAROLA AGLI ESPERTI
Francesca Mari
Convegno per la “Settimana del benessere psicologico”
L’Ordine degli psicologi ha organizzato quest’anno, dal 15 al 25 novembre, la quarta edizione della Settimana
del Benessere Psicologico. Centinaia di conferenze e incontri si sono svolti in tutti i comuni della Campania
grazie alla collaborazione dell’Anci Campania, la Federazione delle autonomie locali, e di tutti i sindaci che
hanno aderito all’iniziativa. Uno degli aspetti più apprezzati dai cittadini sono state le consulenze psicologiche gratuite: fino a sabato 23 Novembre gli psicologi hanno aperto a tutti i propri studi professionali per delle
visite gratuite. Inoltre, una serie di conferenze ad argomento psicologico, si sono tenute a Napoli, nei comuni
limitrofi e sulle isole, e in tutte le altre province della Campania.
Città Amiche del Benessere Psicologico in Campania ha previsto uno sforzo straordinario da parte di
centinaia di psicologi e dall’intero staff organizzativo
dell’Ordine professionale, che quest’anno possono
festeggiare un grande successo. Nella scorsa edizione, infatti, gli psicologi ottennero 22.000 firme dai cittadini per proporre la legge per lo ‘Psicologo del Territorio’. Quest’anno la Regione ha approvato la legge,
e l’Ordine può godersi questo straordinario successo.
Tanti i temi all’ordine del giorno in questa edizione
2013.
Non poteva mancare la discussione sulla Terra dei
fuochi poiché «Non è pensabile immaginare il benessere psicologico in un ambiente avvelenato» come
ha detto chiaramente il Presidente dell’Ordine degli
Psicologi Raffaele Felaco. La lotta al biocidio quindi
è il primo passo verso la riacquisizione della propria
serenità e di relazioni più sane. Altro tema caldo è
stato quello del femminicidio, uno degli argomenti
che ha più scottato l’Italia negli ultimi mesi. La violenza sulle donne al centro di molte delle conferenze
organizzate durante la settimana, con relazioni e testimonianze sulle violenze intrafamiliari e le azioni di
prevenzione e tutela. Si è discusso pure di corretta
alimentazione: la salute inizia a tavola, e i problemi
legati a obesità e anoressia sono spesso sottovalutati. Per questo nel corso della Settimana ci si è posti
soprattutto l’obiettivo di educare i giovani: i tanti incontri con studenti e adolescenti sono il segnale che
il benessere psicologico va cercato sin dall’infanzia.
E, a proposito di infanzia, da evidenziare il convegno
tenutosi a Torre del Greco, nella sala conferenze di
Palazzo Baronale, il 20 novembre. «Le ricerche scientifiche provano che esperienze traumatiche croniche
e modalità maltrattanti continuate producono, nei
primi anni di vita del bambino, la sofferenza e la morte di neuroni attinenti alle aree dell’intelligenza, ma
anche del sistema parasimpatico, ormonale, immunitario»: questa è una parte dell’intervento intitolato
“Minori, forme di abuso e danni evolutivi” fatto dalla
psicologa Claudia Mennella durante il convegno dal
titolo“’V’ per Violenza”, inserito all’interno dell’appuntamento della “Settimana del Benessere Psicologico”.
Nella stessa giornata che è stata eletta “Giornata
mondiale dei diritti dell’infanzia”, la dottoressa Mennella ha continuato la sua relazione dicendo che, al
19
contrario, «i bambini la cui integrità non è stata attentata, che hanno trovato presso i genitori la protezione,
il rispetto e la sincerità di cui hanno bisogno, saranno
adolescenti e adulti intelligenti, sensibili, comprensivi
ed aperti; non sentiranno la necessità di far male ad
altri, né a se stessi, ed ancor meno di suicidarsi. Essi saranno naturalmente portati a rispettare e proteggere
i più deboli e, di conseguenza, i loro figli, perché – ha
concluso Claudia Mennella - essi stessi hanno sperimentato il rispetto e la tutela».
Dopo che il sindaco, Gennaro Malinconico, e l’assessore
alle Politiche sociali, Claudia Sacco, hanno fatto gli onori
di casa, la conferenza è stata aperta dalla psicologa Iolanda Fimiani, che nel suo intervento, intitolato: “Sotto
la voce violenza” (titolo, come ella stessa ha poi spiegato, nato da un gioco col dizionario: “ho cercato sotto la
lettera ‘V’ e ci ho trovato la parola ‘Violenza’, ma anche
molte altre che con accezione positiva o negativa si
ricollegano al tema delle violenze”), ha parlato dell’esistenza della violenza in chiave evoluzionistica, come
comportamento guidato da una spinta aggressiva presente nella specie umana per eredità filogenetica.
L’aggressività – ha poi chiosato la dottoressa Fimiani
- non è di per sé negativa o positiva, ma può essere
utilizzata per mettere in campo comportamenti aggressivi con finalità assertiva cioè per difendersi o far
valere le proprie ragioni”. Dopo, è stata la volta della
psicologa Fortunata Galliano parlare di: “Mai per amore…nasce la violenza”, ovvero ha affrontato il tema della violenza di coppia dove generalmente la vittima è la
donna. Quello della violenza di coppia “è un fenomeno
che trova le sue radici nelle esperienze dell’infanzia”.
«E’ importante che le donne imparino ad individuare
i segnali della violenza per trovare in se stesse il coraggio di liberarsi da uno stato di abuso – ha spiegato
la dottoressa Galliano -. La sofferenza più grande sta
nel rimanere immobili, come paralizzate, senza capire
come mai si è portate a voler rimanere in una situazione che non può essere tollerata. Sul territorio nazionale – ha poi concluso la psicoterapeuta in formazione,
Fortunata Galliano - esiste una rete di centri antiviolenza in grado di offrire assistenza sotto il profilo psicologico, legale, abitativo alla donna vittima di violenza per aiutarla ad uscire dal rapporto e ricostruire la
propria vita».
Al termine c’è stato il saluto della dottoressa Monica
Terrizzi, in rappresentanza dell’Ordine regionale degli
psicologi.
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ECCO IL TRITARIFIUTI
Un dissipatore permette di smaltire e avere più igiene
In Italia è ancora poco utilizzato, ma nelle Nazioni del
nord Europa è da tempo un elettrodomestico molto comune per riciclare, smaltire e avere più igiene
in casa. si tratta del “Tritarifiuti” (in inglese “InSinkErator”, ovvero incrocio di parole “incinerator”, incenerire,
e “sink”, lavandino). Il progetto originario risale addirittura al 1927, quando un architetto del Wisconsin,
John Hammes, lavorò all’idea di sminuzzare i rifiuti
organici in modo da eliminarli con l’acqua di scarico
del lavandino.
L’uso del dissipatore permette di mantenere l’igiene
in cucina e di avere una maggiore facilità di smaltimento del rifiuto, eliminando all’origine una parte
della differenziazione. Triturare il rifiuto organico ed
eliminarlo grazie all’utilizzo di un dissipatore non
solo è una pratica permessa dalla legislazione italiana, ma riduce la massa di rifiuto nelle nostre discariche già sovraccaricate, evitando la formazione di gas
metano e la sua dispersione nell’atmosfera, altamente dannosa per l’ambiente.
In alcuni Paesi, la biomassa prodotta con i dissipatori viene usata per concimare il terreno oppure per
produrre energia, utilizzata poi per il funzionamento
delle città. Casi emblematici sono quello svedese e
quello keniota. A Surahammar, il comune ha dotato
i cittadini di dissipatori alimentari ottenendo grandi risultati in termini di riduzione di rifiuto inviato in
discarica. Nel corso di dieci anni 3.500 di 7.000 abitazioni sono state fornite di questo prodotto, con il
risultato di ridurre il rifiuto in discarica dalle 3.600
tonnellate/anno nel 1996 alle 1.400 del 2007.
Con la biomassa ottenuta dal cibo spezzettato, è possibile inoltre produrre nuova energia utilizzando quel
metano che altrimenti andrebbe disperso nell’aria.
Ne sa qualcosa Culhane che, a Nairobi, utilizza un dissipatore per assemblare più famiglie in una sola unità
e fornire loro energia elettrica. Con i 400 dollari spesi
per l’acquisto di un dissipatore, più famiglie possono godere dell’elettricità necessaria. In Inghilterra,
Amdea (Association of Manufacturers of Domestic
Electrical Appliance) ha calcolato il risparmio energetico che si avrebbe con una maggiore penetrazione
di dissipatori nel mercato nazionale. Il calcolo dimostra che con il 10% di dissipatori si potrebbe creare
energia sufficiente per tutta la città di Exeter.
In Italia, il progetto di ricerca applicata conclusosi
nel 2012, promosso sotto la supervisione scientifica
dell’Università di Verona e del Politecnico di Torino ha
portato risultati interessanti. È emerso che l’utilizzo
di questo elettrodomestico abbatte i costi di raccolta
(porta a porta) e di trasporto. Potenzialmente se tutte le 22 milioni di famiglie italiane fossero dotate di
questo sistema, si verificherebbe un decremento di
costi pari a ben oltre mezzo miliardo di euro all’anno.
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L’INCONTRO-SCONTRO CON IL COACH
Giovanni Favoloro
Psicologo clinico, di comunità e dello sport
Le difficili dinamiche tra giovani atleti e allenatori
Una delle funzioni svolte dai genitori nei confronti dei
ragazzi è quella di trasmettere un modo di affrontare
la vita, di relazionarsi agli altri e di perseguire i propri obiettivi; nel mondo dello sport giovanile, il coach
( cioè l’allenatore o il “mister”) riveste in campo una
funzione molto simile. Abbiamo visto in precedenza
come questa figura sia spesso poco considerata dai
genitori, che vedono da essa “usurpata” la propria autorità sui figli.
Ma i genitori dei ragazzi non sono l’unica “gatta da
pelare” per l’allenatore: proprio come accade per i
grandi club di calcio, ogni decisione dell’ allenatore è
sottoposta infatti al parere della propria società sportiva, ed ha conseguenze determinanti per l’andamento della squadra. Non tutti sono “tagliati” per fare
l’allenatore: non è sufficiente conoscere bene uno
sport per insegnare ai ragazzi a praticarlo; bisogna
insegnare ad amarlo. Per riuscire in questo intento il
coach si prodiga nel creare fra i ragazzi un ambiente
ordinato e disciplinato, suddividendo in maniera oculata i compiti.
L’allenatore agisce sempre guidato da un obiettivo
(ad esempio vincere un torneo) ed in base a questo
programma le attività da far svolgere ai ragazzi con
largo anticipo. Un coach non è però solo il paladino
dell’ordine e della disciplina: è molto importante che
sia anche capace di motivare i ragazzi nel praticare lo
sport e di essere di supporto nei momenti “no”.
Perché l’allenatore riesca nel suo delicatissimo compito, deve possedere un requisito fondamentale: la
leadership. Con questo termine si definisce la capacità di “guidare” le persone alimentando in loro un
consenso volontario e motivato da obiettivi comuni.
Chiaramente, ogni allenatore avrà uno “stile” molto
personale nell’esercitare la leadership e, quindi, per
farsi seguire dalla squadra. Avremo quindi un leader
“democratico”, che si porrà sullo stesso piano dei suoi
atleti di fronte ad una decisione; un leader “delegativo” tenderà a scaricare gran parte delle responsabilità
sui propri sottoposti; un leader “confidenziale”, invece,
si affiderà molto all’individualità degli atleti.
Talvolta alcuni allenatori -anche estremamente competenti- hanno un modo di relazionarsi non apprezzato dagli atleti: è il caso dei leader troppo “dittatoriali” che, seppure ascoltino i propri giocatori, hanno
sempre e comunque l’ultima parola; o dei i leader
“autocratici” i quali, invece, arrivano ad ogni decisione
completamente da soli. Per prevenire incomprensioni e malcontento, che a lungo andare possono dare
luogo a “drop out” (cioè abbandono sportivo), si rende spesso necessaria la figura dello Psicologo dello
Sport.
Questa figura entra “in punta di piedi” nel sistema
composto dall’ allenatore, la società sportiva e la squadra. Come abbiamo visto, in ambito giovanile questo
compito è reso ulteriormente complesso dalla presenza di un elemento aggiuntivo: i genitori degli atleti. Nel
contesto di squadra lo psicologo si occuperà di mediare le comunicazioni atleta / atleta, allenatore / atleti e
allenatore / genitori dei ragazzi; fornirà inoltre supporto e motivazione nel caso siano carenti nell’allenatore.
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SI POSSONO PRENDERE PSICOFARMACI
IN GRAVIDANZA?
Francesca Mari
Il parere di uno specialista: consigli per le mamme
Il gentil sesso, si sa, è più predisposto alla depressione
rispetto agli uomini e il numero di donne che fa uso
di psicofarmaci (antidepressivi, ansiolitici e stabilizzatori dell’umore), secondo una ricerca statunitense
è il doppio rispetto ai maschi. I dati evidenziano una
particolare propensione nelle donne oltre i 45 anni,
in questo caso l’11% della popolazione femminile tra
i 45 e i 65 anni fa uso di farmaci ansiolitici. Il problema
si pone quando una donna decide di avere un bambino e se l’uso degli psicofarmaci è consentito durante la gravidanza e l’allattamento.
L’abbiamo chiesto al ginecologo Luigi Ascione, medico presso il Policlinico di Napoli.
Cosa ne pensa dell’uso di psicofarmaci durante il
periodo della gestazione e della gravidanza?
«Molte donne restano incinte mentre fanno uso di
antidepressivi. Gli antidepressivi di ultima generazione, per fortuna, comportano pochi rischi per la
gestante ed il nascituro. Studi in materia hanno dimostrato che il rischio di malformazioni non è più
elevato di quello del resto della popolazione. Non ci
sarebbero nemmeno conseguenze sul peso alla nascita, sul rischio di prematurità o problemi respiratori.
Pertanto, l’uso degli antidepressivi in gravidanza non
sempre è sconsigliato, soprattutto se questi farmaci
servono per il benessere psichico della paziente. In
conclusione sono favorevole all’uso di psicofarmaci
in gravidanza, qualora questi rappresentino l’ultima
e unica possibilità di cura. È fondamentale che una
mamma sia serena per lo sviluppo del nascituro e
bisogna anche tener conto dei rischi conseguenti al
non trattamento di un grave disturbo psichico».
L’uso di psicofarmaci in gravidanza potrebbe causare danni al feto?
«I rischi per il normale sviluppo del feto sono minimi, come hanno dimostrato degli studi su molecole
di antidepressivi. Potrebbero, però, esserci rischi per
il neonato al momento della nascita. Infatti, alcuni
bambini possono presentare alla nascita sintomi più
o meno gravi di insufficienza respiratoria, ipoglicemia, convulsioni, disturbi del sonno, iperattività. Si
tratta, comunque, di sintomi secondari ad una sindrome da disintossicazione legata alla fine dell’esposizione ai medicinali attraverso la placenta e che,
quindi, dovrebbero scomparire nelle settimane successive alla nascita. Per scongiurare tali rischi sarebbe
necessario sospendere la terapia alcune settimane
prima del parto».
Se una donna decide di avere un figlio come è
consigliabile si comporti rispetto alla cura di psicofarmaci?
«Se una donna è in cura con psicofarmaci e decide
di avere una gravidanza è consigliabile che sospenda
l’uso di tali farmaci non appena viene a sapere di essere incinta o quando inizia a programmare una gravidanza, valutando prima con attenzione il rapporto
rischio/beneficio di una interruzione della cura».
E la sua opinione per quanto concerne l’uso di farmaci durante l’allattamento?
«Per quanto riguarda l’allattamento gli antidepressivi
sono sconsigliati. Nei primi mesi di vita, infatti, ci sono
difficoltà nel neonato a metabolizzare qualsiasi farmaco. Se, però, l’uso di psicofarmaci è indispensabile,
è opportuno ricorrere a quei farmaci che presentano
minore passaggio nel latte materno».
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OMEGA 3, UN TOCCASANA
PER IL BENESSERE
Antonino Spano
Le ricerche ne confermano l’importanza, anche contro la depressione
Gli omega 3 sono degli acidi grassi essenziali importante per la salute del nostro corpo: sono naturalmente presenti in tantissimi alimenti, il più famoso
dei quali è sicuramente il pesce azzurro. Insieme agli
omega 6, gli omega 3 rappresentano un apporto
nutriente davvero molto importante per poter prevenire molti disturbi e per permettere al nostro organismo di rimanere in forma.
Gli acidi grassi essenziali omega 3 sono noti per le
proprietà benefiche, prima fra tutte la capacità di regolarizzare i livelli di colesterolo e trigliceridi. Sono
regolatori del metabolismo, hanno proprietà antinfiammatorie, proteggono cuore e cervello, difendendoci da problemi di memoria e Alzheimer, e come
dimostrano gli ultimi studi, anche dalla depressione.
Le ricerche sulla relazione tra alimentazione e sindrome depressiva sembrano non arrestarsi, come
testimonia il nuovo studio pubblicato sulla rivista
Nature, che individua nell’assunzione di grassi omega 3 la possibilità di risolvere problemi di umore, ansia e vere e proprie sindromi depressive.
La ricerca, condotta dagli esperti Sophie Layè ed Olivier Manzoni, dell’Istituto di neurobiologia dell’Inserm di Marsiglia, ha scoperto che una dieta povera
di tali grassi benefici per il nostro organismo, perchè
in grado di proteggere il cuore, rallentare il processo
di invecchiamento e risolvere problemi di obesità,
porti ad un sensibile incremento degli stati ansiogeni e depressivi.
Gli omega 3 sono naturalmente presenti in tanti pesci, come il pesce azzurro, le sardine, il salmone, lo
sgombro, il pesce spada, le acciughe, la trota, oltre
che nei crostacei e nell’olio di pesce, ma anche nelle
noci e nei cereali in generale, ad esempio, in olii vegetali come ad esempio l’olio di lino, l’olio di ribes
nero, l’olio di sacha inchi, l’olio di colza, nei vegetali a
foglia verde, nelle alghe e nell’olio algale e anche in
alcune leguminose come la soia.
Chi non prevede questi alimenti nella propria dieta
quotidiana, deve assolutamente integrare la propria
alimentazione con i tanti integratori che contengono omega 3.
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COME DIFENDERSI DAL FREDDO,
ECCO IL DECALOGO
Antonino Spano
Il vademecum stilato dal Ministero della Salute
per affrontare l’inverno
Le ondate di freddo intenso, possono provocare problemi alla salute. Oltre che l’incremento di sindromi influenzali, le basse temperature possono causare, infatti, anche una recrudescenza della sintomatologia di malattie croniche, specialmente dell’apparato respiratorio, cardiovascolare e muscolo scheletrico. Nelle condizioni più estreme, si possono verificare anche casi di ipotermia ed assideramento.
Per prevenire i problemi alla salute, il ministero della Salute ha messo a punto una guida (introdotta da un decalogo) per prevenire e combattere gli effetti delle basse temperature sulla salute. Una serie di regole semplici
ma essenziali per affrontare nel migliore dei modi l’inverno e le temperature rigide di questi giorni.
Ecco le 10 regole principali su cosa si deve e non si deve fare:
1. Regolate la temperatura degli ambienti interni verificando che la stessa sia conforme agli standard consigliati e curate l’umidificazione degli ambienti di casa riempiendo le apposite vaschette dei radiatori: una casa
troppo fredda e un’aria troppo secca possono costituire un’insidia per la salute. Può essere opportuno provvedere all’isolamento di porte e finestre, riducendo gli spifferi con appositi nastri o altro materiale isolante.
2. Abbiate cura di aerare correttamente i locali: l’intossicazione da monossido di carbonio è assai frequente e
può avere conseguenze mortali.
3. Se usate stufe elettriche o altre fonti di calore (come la borsa di acqua calda) evitate il contatto ravvicinato
con le mani o altre parti del corpo.
4. Prestate particolare attenzione ai bambini molto piccoli e alle persone anziane non autosufficienti, controllando anche la loro temperatura corporea.
5. Mantenete contatti frequenti con anziani che vivono soli (familiari, amici o vicini di casa) e verificate che
dispongano di sufficienti riserve di cibo e medicinali. Segnalate ai servizi sociali la presenza di senzatetto, in
condizioni di difficoltà.
6. Assumete pasti e bevande calde (almeno 1 litro e ½ di liquidi), evitate gli alcolici perché non aiutano contro
il freddo, al contrario, favoriscono la dispersione del calore prodotto dal corpo.
7. Uscite nelle ore meno fredde della giornata: evitate, se possibile, la mattina presto e la sera soprattutto se si
soffre di malattie cardiovascolari o respiratorie.
8. Indossate vestiti idonei: sciarpa, guanti,
cappello, ed un caldo soprabito, sono ottimi ausili contro il freddo.
9. Proteggetevi dagli sbalzi di temperatura
quando passate da un ambiente caldo ad
uno freddo e viceversa.
10. Se viaggiate in automobile non dimenticate
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Anno III
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CONSORZIO SANITÀ
DIRETTORE EDITORIALE
Alfonso Longobardi
DIRETTORE RESPONSABILE
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nr.
Paolo Trapani
REDAZIONE
Francesca Mari, Nello De Martino,
Antonino Spano
HANNO COLLABORATO A QUESTO NUMERO
Gennaro Aveta, Giovanna Criscuolo,
Mario Maresca, Gaetano Santarpia,
Catello Coppola, Giovanni Favoloro
REDAZIONE E AMMINISTRAZIONE
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80053 Castellammare di Stabia (NA)
Tel. 081. 8711389
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PROGETTO GRAFICO
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STAMPA
Litografica Emmegi
TIRATURA 5.000 COPIE
AUTORIZZAZIONE: Tribunale di Torre Annunziata,
aut. n°5 del 10/06/2011
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80053 Castellammare di Stabia (NA)
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