Tavolozza dei personaggi - bozza consuntivo aprile 2014

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Tavolozza dei personaggi - bozza consuntivo aprile 2014
[TAVOLOZZA DEI PERSONAGGI: DAGLI EROI LETTERARI AL TEMA DELLA DIVERSITÀ – LETTURA DEI CLASSICI,
ORALITÀ E SCRITTURA DI RIFLESSIONI, DRAMMATURGIA, TEATRO RAGAZZI]
4 aprile 2014
La tavolozza dei
personaggi
Maika Bruni – Jessica Marci – Daniele Dell’Agnola / Via Longhena 2 / 6710 Biasca / [email protected] / 0787226188
Lavoro svolto con 14 allievi della scuola media di Giornico / 6745 Giornico /
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[TAVOLOZZA DEI PERSONAGGI: DAGLI EROI LETTERARI AL TEMA DELLA DIVERSITÀ – LETTURA DEI CLASSICI,
ORALITÀ E SCRITTURA DI RIFLESSIONI, DRAMMATURGIA, TEATRO RAGAZZI]
4 aprile 2014
Il lavoro proposto agli allievi di seconda B, coordinato da Jessica Marci e Daniele Dell’Agnola per la scuola
media di Giornico, è una sperimentazione che parte, per quanto riguarda l’italiano, dalla lettura di dieci
classici della letteratura (con un’attenzione particolare rivolta alla differenziazione per quanto riguarda la
scelta dei testi). Ogni allievo legge e analizza il proprio eroe, riconosce i luoghi dove si svolgono le azioni e
confronta i personaggi: ci saranno eroi ribelli, eroi che se ne vanno da casa, eroi in grado di trasformare
oggetti o luoghi apparentemente banali, nelle immagini che la letteratura sa tradurre con la potenza delle
parole. In questo blog verranno pubblicati alcuni testi scritti dai ragazzi.
I personaggi si incontreranno, a partire da gennaio 2014, in uno spazio comune nel quale dovranno
convivere, mettendosi in relazione con l’altro. Ingombranti e così diversi tra loro, Pinocchio, Cosimo, Ulisse,
Momo e Palla di Neve dovranno imparare a condividere un luogo. Costruiremo quindi una drammaturgia e
si metterà in scena uno spettacolo, grazie a diversi incontri pianificati anche nel doposcuola. Si vorrebbe
inoltre organizzare un fine settimana in collaborazione con i genitori.
Jessica Marci interverrà in questo percorso con le proprie competenze, perché sarà necessario lavorare
anche su aspetti figurativi che facciano riflettere i ragazzi sul senso di questo itinerario. Jessica ha già
proposto diverse attività con i colleghi (tra le quali citiamo la visita alla mostra “Gli altri siamo noi”). Si sta
pensando anche ad una serie di attività dedicate al tema dei “giochi dal mondo”.
Nel frattempo la regista teatrale e pedagogista Maika Bruni, oltre a collaborare nel lavoro di creazione dello
spettacolo, è a disposizione per interventi puntuali, sul tema della “diversità” nelle classi e per i docenti che
saranno interessati. Gli incontri sono iniziati a dicembre con le classi IIA e di IV e continueranno con i ragazzi
di quarta media, a gennaio e febbraio.
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I CLASSICI PROPOSTI AGLI ALLIEVI DI SECONDA B
La lettura di una decina di classici della letteratura, distribuiti e scelti dagli allievi, con un’attenzione
particolare alle capacità di ognuno, ha caratterizzato la prima parte del progetto. Per leggere i testi scritti
dagli allievi, clicca nelle altre pagine.
Il commento ai testi era sempre preceduto da diverse ore lezione dedicate alla condivisione della storia
(racconto orale dell’allieva/o e lettura di un brano) e a una discussione – confronto con gli altri eroi
incontrati dai compagni: eroi molto diversi tra loro, apparentemente lontani, ma in alcuni casi con delle
caratteristiche comuni molto interessanti. Il docente raccoglieva le riflessioni degli allievi, cercando di
riordinarle. Questi appunti sono stati riutilizzati dagli allievi per scrivere una riflessione da restituire
all’insegnante.
Questa prima tappa del progetto è stata presentata alla SUPSI, in occasione della presentazione del volume
Il gatto ha ancora gli stivali, edito da Dadò e curato da A. Tomasini, Dario Corno e Simone Fornara. Ospiti
della serata, Michele Mainardi, Daniele Dell’Agnola e Andrea Fazioli. L’idea di stimolare questa
sperimentazione a partire dai classici è infatti germogliata anche grazie a questo convegno, svoltosi nel
2012 al Teatro di Locarno.
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ASPETTATIVE / SETTEMBRE 2013
Testo di A.
Sto leggendo un libro intitolato “Momo”, scritto da Michael Ende negli anni sessanta. La protagonista di
quest’opera famosa si chiama Momo: è una ragazzina senza madre né padre, che si è insediata in un
piccolo anfiteatro circondato da un boschetto nei pressi di una grande città. Momo ha una particolarità: sas
ascoltare come nessun altro sa fare.
A casa da adesso a dicembre, avremo tempo di leggere i nostri libri mentre in aula svolgeremo delle attività
riguardanti la descrizione dei nostri personaggi e la condivisione dei testi letti a casa, sempre facendo
riferimento al nostro obbiettivo.
Da gennaio fino a giugno andremo a scrivere un pezzo teatrale nel quale tutti gli eroi delle nostre storie si
dovranno incontrare sul palcoscenico. Penso che sarà questa la parte più impegnativa di tutto il progetto,
perché il maestro ha scelto dei libri con dei personaggi molto differenti fra loro, sia nell’aspetto fisico che
nel carattere: ci sono dei personaggi calmi e altri agitati, certi impauriti e altri pimpanti, alcuni vecchi e altri
giovani. È come da noi in classe, fra compagni. Siamo “diversi”. Presumo che ci saranno dei problemi tra
noi allievi, perché saremo noi a interpretare i personaggi dei nostri racconti.
***
Testo di F.
Sto leggendo “Pippi Calzelunghe” uscito nel 1958 e scritto da Astrid Lindgren. Pippi Calzelunghe ha 9 anni.
In una minuscola città si vede un vecchio giardino in rovina, nel quale c’è una vecchia casa. Pippi abita
proprio lì. Pippi non ha né una mamma, né un papà. Si trova due amici e passa il tempo con loro : uno si
chiama Tommy e l’ altra Annika. Possiede una scimmia di nome sig. Nillson e anche un cavallo.
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Mi immagino di essere sul palco con altra gente che mi guarda, mentre descrivo o imito il mio
personaggio. Io e i miei compagni leggeremo i nostri libri entro dicembre. Poi prepareremo uno spettacolo
per il pubblico. Tutti imiteremo il nostro eroe, o forse cercheremo semplicemente di interpretarlo.
***
Testo di M.
Mozziconi, il libro che sto leggendo scritto da Luigi Malerba, narra la storia di un barbone di nome
Mozziconi. Non ha amici perché non ha un vero nome. Vive vicino all’acquedotto felice, fuori dalle mura di
Roma. Questo libro venne pubblicato nel 1975.
Mozziconi è il genere di libro che mi piace e spero di appassionarmi alla lettura e di portare a termine il
compito entro Gennaio. Secondo me imparerò che leggendo imparo meglio. Quello che mi aspetto da
gennaio è che io e i miei compagni saliremo sul palco dell’aula magna, ognuno con un personaggio diverso
e realizzeremo un pièce teatrale. Da questa esperienza nascerà una storia con tanti eroi diversi.
***
Testo di A.
Sto leggendo Mozziconi di Luigi Malerba. Mozziconi è un barbone che vive nei pressi del Acquedotto Felice
a Roma .sostiene che non ha amici perché il suo nome è incompleto, diverso, strano. È un po’ lunatico.
Leggerò questo libro e penso sarà un’esperienza fantastica. La storia mi appassiona. Penso che imparerò a
leggere ad alta voce meglio di come lo sappia fare adesso. Ogni compagno sta leggendo un’opera diversa.
Ad un certo punto ci incontreremo e verrà fuori una storia strana con molti eroi. Non so come faremo, ma
sarà un’esperienza nuova. A me non piace tanto fare teatro, ma farò questo sforzo. Secondo me inventare
una storia con questi personaggi vuol dire lavorare sodo e collaborare.
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SETTEMBRE – DICEMBRE 2013
LETTURA, RIFLESSIONE SUI TESTI, ANALISI DEGLI EROI, CONFRONTO
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TEMA 1 - EROI RIBELLI
Testo di L.
Cerchiamo di confrontare due eroi ribelli descritti da due nostri compagni che hanno letto due libri
diversi.
Cosimo, giovane protagonista del libro di Calvino “Il barone rampante” e Parvana, la ragazzina del romanzo
“Sotto il burqa”, sono accomunati dal fatto che entrambi sono ribelli. La ragazza afghana è obbligata dai
talebani a stare a casa perché le donne non hanno il diritto all’istruzione, il ragazzo di Ombrosa ha invece
un insegnante privato. Parvana va con il padre al mercato di Kabul a leggere o a scrivere lettere ai passanti
che non hanno studiato (analfabeti). Cosimo non deve fare tutto questo per sopravvivere: semplicemente
non vuole mangiare le lumache, allora si rifugia su un albero. La sua è una famiglia di nobili ( il padre è un
barone, la madre una generalessa).
A Kabul la situazione è grave poiché il papà di Parvana è stato accusato per aver studiato all’estero. La
madre sta male perché le è stato sparato un colpo in testa. Adesso Parvana si prende la responsabilità di
curare i suoi fratelli e la madre, quindi deve tagliarsi i capelli per sembrare un ragazzo, così può comperare
il cibo e fare il suo lavoro per guadagnare dei soldi
***
Testo di A.
Parvana è la protagonista del romanzo “Sotto il burqa”, una ragazza afgana povera che vive a Kabul, una
grande città sotto il potere dei Talebani: deve vestirsi con un velo che le copre pure il volto e può uscire di
casa solo accompagnata da un uomo adulto.
Un giorno i soldati arrestano suo padre perché ha studiato all’estero. A questo punto Parvana è costretta a
tagliarsi i capelli e a vestirsi con gli abiti di suo fratello maggiore ormai morto per guadagnare qualche
soldo. È una scelta davvero drammatica.
Cosimo invece è l’eroe del classico “Il barone rampante” che vive ad Ombrosa. Suo padre è un barone e sua
madre fa la generalessa dunque appartiene a una famiglia di nobili.
Un giorno sua sorella cucina un piatto di lumache. Cosimo rifiuta di mangiarle: per ribellarsi esce dalla
finestra, si arrampica sull’elce di casa loro e decide di non scendere più. Ha fatto una scelta capricciosa.
Parvana e Cosimo trasgrediscono entrambi alle date e scelgono di condurre una vita diversa da quella di
tutti gli altri, dunque sono ribelli. Il ragazzo nobile ha l’accesso al sapere, ma Parvana per colpa delle severe
e brutali regole dei Talebani, non può frequentare corsi. La ragazza afgana è obbligata a fare quella scelta,
ma l’agile ragazzino fa una scelta rimediabile e in più lo vengono a sapere tutti gli “ombrosiani”.
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***
Testo di I.
Questi due libri (Il barone rampante e Sotto il burqa) raccontano storie di personaggi che hanno delle
caratteristiche molto diverse, anche se vivono l`esperienza della ribellione.
Cosimo (protagonista del testo Barone rampante) appartiene a una famiglia ricca e influente che non
tollera la mancanza di rispetto e le trasgressioni alle regole. Un giorno però a Cosimo viene presentato un
piatto di lumache. “Che schifo” pensa il protagonista, ma nella famiglia del ragazzo una tale offesa non è
tollerata. Il ragazzo, molto sgarbatamente, si ribella alle regole di buona educazione e si arrampica su un
albero, dove vede il mondo in un’altra prospettiva.
Parvana (protagonista del testo Sotto il burqa) deve prendere una strada drammatica, se vogliamo
obbligata, per la propria sopravvivenza.
Parvana vive a Kabul, un paese sotto il controllo dei talebani. Le donne non possono girovagare per le
strade se non in presenza di un uomo; il padre della ragazza è stato arrestato e, visto che in famiglia sono
rimaste due donne e un bambino, Parvana è obbligata a guadagnare qualche soldo traducendo lettere alle
persone che non sanno scrivere e leggere.
Cosimo, a differenza di Parvana, fa una scelta “capricciosa”, che però diventa un’idea, mentre quella povera
ragazzina è obbligata a sopravvivere.
***
testo di D. che ha letto Sotto il burqa
In grassetto alcune correzioni del docente. D. parla anche di Cosimo perché in classe sono stati letto dei
passaggi dai compagni e è stato discusso un confronto tra questi eroi lontani nel tempo e nella loro cultura
di riferimento
Parvana, protagonista del romanzo Sotto il burqa, vive a Kabul, capitale dell’Afghanistan. Ha 12 anni e non
può andare a scuola. Cosimo invece è l’eroe del Barone rampante ed è un ragazzino di 12 anni che abita a
Ombrosa. I suoi genitori sono il barone e la generalessa.
Questi eroi sono accomunati dal fatto che si ribellano. La ragazza afghana non è libera di scegliere la
ribellione, invece Cosimo è nella condizione di ribellarsi. Pavana fa una scelta drammatica, cioè aiuta la
famiglia a mandarla avanti. Il piccolo e agile baronefa una scelta capricciosa, che poi diventa una
scommessa con Viola, la bambina rivale della famiglia di Cosimo. Questa scommessa diventa infine un’idea:
quella di guardare il mondo dall’alto.
Parvana ha una responsabilità: è costretta a fare questa scelta (taglia i capelli, di veste da uomo e va nelle
strade a lavorare, a leggere e scrivere per guadagnare dei soldi) e cerca di resistere. Cosimo invece compie
questa scelta, ma avrebbe potuto mangiare le lumache che la duchessa (sua sorella) ha preparato.
Quello che fa Parvana è un obbligo, ma questa è una ribellione interiore (non può mostrarsi, altrimenti la
uccidono) perché l’Afghanistan è chiuso, non dialoga con gli altri ed è conquistato dai talebani. D’altro
canto,?Cosimo è un ribelle che si fa vedere dagli altri.
Questi due ragazzi sono simili perché tutti e due hanno una reazione. La famiglia di Cosimo è nobile, mentre
la ragazza e i suoi coetanei non lo sono e vivono sotto il controllo dei talebani.
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I PERSONAGGI SPIEGATI DAGLI ALLIEVI
Momo (Testo di A.) – Tra le rovine di un piccolo anfiteatro isolato, sotto il palco nella stanzetta dove gli
attori si cambiavano, vive una ragazzina tutta sola: si chiama Momo. Momo è una bambina la cui età non si
può definire, ma pare tra i sette e i dieci anni. È particolare perché sa ascoltare come nessun altro sa fare.
Si sapeva già da un pezzo che la bambina si era insediata lì, ma nessuno ha mai osato andare a trovarla. Un
giorno, un gruppo di persone non molto ricche va a farle visita per trovarle un posto migliore in cui abitare,
però Momo si sente bene lì, dunque la lasciano rimanere, non senza prepararle una bella stanzetta
comoda. Uno di loro, muratore, le costruisce un caminetto e stabilizza i muri; un suo amico le dipinge un
mazzo di fiori sul muro; le loro mogli le portano un lettino e un materasso, così Momo può dormire
comodamente. Un altro, falegname due sgabellini e un tavolino su cui la ragazzina può accomodarsi da sola
o con un amico. Infine arrivano i figli e le figlie del gruppetto con i loro amici e le portano del cibo: pane,
uova, noci, formaggio oppure qualcosa da bere. La sera stessa Momo invita tutti le persone che sono state
così brave con lei a festeggiare. Non manca niente, tutto è gioioso. I poveri sanno improvvisare momenti di
felicità. In questo modo Momo si guadagna un posto nel cuore della gente.
***
Pippicalzelunghe (testo di F.) – Tanti anni fa, un una minuscola città, c’era un giardino particolare. In quel
giardino si vedeva una vecchia cosa in rovina: Villa Villacolle. Pippi Calzelunghe abitava proprio lì. Pippi era
una bambina di nove anni che non aveva nè un papà nè una mamma. In realtà un papà lo aveva avuto: era
capitano di marina e navigava in mare. La mamma era morta tanti anni prima, quindi Pippi non si ricordava
più di lei. Mai nessuno poteva dirle di andare a dormire perché proprio a quell’ ora si divertiva di più. Pippi
era così forte che sollevava un cavallo con un dito solo. Vicino a Villa Villacolle c’ era un altro giardino con
un’ altra casa. Lì abitavano due bambini di nome Annika e Tommy. Uscivano sempre ben vestiti. Non che
Tommy e Annika non giocassero bene insieme nel loro giardino, ma avevano sempre desiderato un
comagno per giocare. Pippi vestiva un paio di scarpe grandi e un paio di calzelunghe, possedeva una
scimmia di nome sig. Nillson e un cavallo. Lei è diversa da noi perchè preparava i biscotti per terra, dorme
con i piedi sul cuscino e la testa al posto dei piedi.
***
Mozziconi (Testo di Al.) è un barbone che non ha nome; solo cognome: “Mozziconi”. Lui sostiene che, chi
non ha un nome non può avere amici, perché non può farsi chiamare. Mozziconi è convinto che, anche chi
si chiama Asdrubale, può avere amici. Una volta ha visto una persona di nome Ermenegildo che aveva un
sacco di amici.
Mozziconi abita fuori dalle mura di Roma, nei pressi dell’Acquedotto Felice, in una casetta abusiva. Il
comune vuole far pagare le tasse delle fogne a tutti gli abitanti dell’Acquedotto, anche se le fogne non ci
sono. I poliziotti, a volte vengono per scacciare i barboni (anche di notte), ma gli indigeni si nascondono
nell’erba, così gli agenti devono tornare indietro.
Un giorno Mozziconi, stufo di sdraiarsi nell’erba, decide di andare via. Prima deve però sgomberare la casa.
Decide quindi di buttarla fuori dalla finestra. Butta fuori il lavandino (che non funziona) poi la cucina e
mentre sta distruggendo i muri arriva un poliziotto che gli chiede:
“Nome e cognome?”. Mozziconi risponde:
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“Mozziconi” e il poliziotto:
“E poi’”
“E basta” ribatte Mozziconi; e inizia a raccontare la sua triste storia. Il poliziotto si commuove e lo lascia
andare. Durante la notte il nostro eroe finisce la sua grande opera: è riuscito a buttare tutta la casa fuori
dalla finestra e così ora può andare. Essendo Mozziconi un senza tetto, il fatto che getta dalla finestra la
propria casa, fa sorridere, infatti la finestra, la cucina, il lavandino, sono oggetti che la gente ha gettato via,
come se l’acquedotto fosse una discarica. Mozziconi ha costruito il suo “nido” con i resti della gente.
***
M. confronta questi tre personaggi
Mozziconi vive lungo il Tevere, in una discarica. Un giorno gli cade in testa una scatola di fagioli lanciata da
un romano. Questa scatola la taglia, la apre e la rovescia e ora dice che ci sta dentro il mondo.
Pippi a due amici Annika e Tommy e un giorno giocano a cerca trova. Tommy e Annika non trovano niente,
mentre Pippi trova una scatola che può diventare: una spazzola, un cappello, una scatola per biscotti. Per
Pippi anche le cose inutili e insignificanti diventano divertenti e importanti.
Momo è una bambina che vive in un anfiteatro, i bambini vanno a trovarla tutti i giorni. Quel luogo diventa
uno spazio per avventure, perché i bambini vanno a giocare e Momo propone tanti giochi. È una bambina
che sa ascoltare la gente.
***
Pinocchio (testo di I.) – Pinocchio è un libro di Carlo Collodi. L’avrete già capito, chi è il protagonista:
Pinocchio! Ha una grande caratteristica che lo rende unico nel suo genere, infatti è una peste! Quest’opera
nata in Toscana ha ottenuto un grande successo, anche grazie alle versioni cinematografiche. Venne scritto
per la prima volta nel 1883. Di certo Pinocchio non è il mio genere, ma la lettura mi ha sempre appassionato
e quindi vedrò di farmelo piacere. La cosa di cui sono certo è che imparerò qualcosa di prezioso. Quando
condivideremo i nostri testi, mi aspetto davvero qualcosa di strano perché ognuno ha caratteristiche
diverse. Di sicuro Pinocchio svolgerà la parte del provocatore e farà nascere qualcosa.
Questo racconto comincia nella casetta di un uomo di nome Mastr’Antonio, chiamato anche mastro ciliegia
per via del suo naso a patata. Sta di fatto che un bel giorno, in quella casetta, come per magia compare
davanti agli occhi di mastro ciliegia un pezzo di legno da catasta, uno di quei semplici legni che si usano per
accendere il camino quando fa freddo. Mastro ciliegia, allibito da questo fatto intrigante, decide di armarsi
di un’ascia e di iniziare a intagliare il frammento di legno per farsene una gamba da tavolo. Detto fatto inizia
a sferrare il colpo, ma qualcosa lo lascia con la mano penzolante munita dell’ascia: ode d’una vocina,
sicuramente appartenente a un ragazzino convinto di poter fare qualche sgarro passando inosservato, che
preoccupa quel bravo uomo. E in effetti è proprio andata così. Poco dopo però, fa comparsa anche
Geppetto: è un uomo molto scorbutico, odia essere chiamato polendina anche se in fondo se lo merita. Fa
visita a mastro ciliegia per chiedergli se può prestargli un pezzo di legno per costruire un burattino: le sue
idee però, sono un po’ folli. La vocina, proveniente dal pezzo di legno, ricompare pronunciando la seguente
parola: “Polendinaaa!”
***
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Il barone rampante (Testo di J.) – Cosimo, un ragazzo di dodici anni, è ammesso da qualche mese a tavola
con i suoi genitori. Anche il fratello Biagio beneficia del diritto di sedere a tavolo con gli adulti della famiglia.
Si tratta di una famiglia nobile (I piovasco di Rondò) che vive a Ombrosa, una località della Riviera ligure.
Il 15 giugno 1767 Cosimo compie un’azione che cambierà la sua esistenza. Egli si rifiuta di mangiare un
piatto di lumache. Il padre, il barone Arminio Piovasco di Rondò, s’infuria con il figlio minacciandolo di
punirlo severamente se non trangugia i molluschi. Cosimo non cede al ricatto e come risposta fugge e si
arrampica sull’elce del parco. La sua intenzione è quella di non scendere mai più.
Perlustrando il giardino di ramo in ramo, sente una voce provenire dalla proprietà dei d’Ondariva. Una
bambina di circa 10 anni si dondola sull’altalena. Lei tenta più volte, conversando, di farlo scendere senza
successo dall’albero contro la sua volontà. Cosimo trascorre tutta la giornata sugli alberi. A sera il padre lo
esorta a scendere, ma lui decide di passare la notte sul suo elce.
***
Parvana e Cosimo del Barone rampante (testo di L.) – Parvana è la protagonista del romanzo Sotto il burqa
e vive a Kabul, in Afganistan, una paese controllato dai talebani, che dettano regole ingiuste. Le ragazze non
possono infatti uscire di casa se non accompagnate da un uomo. Inoltre le donne non possono andare a
scuola. Il padre di Parvana è stato incarcerato e la mamma continua a fissare il vuoto, perché è stata
picchiata. Parvana prende allora una decisione drammatica: decide di vestirsi e comportarsi come un
maschio, per mantenere la sua famiglia lavorando come lettrice e scribacchina nelle strade.
Cosimo è il protagonista del romanzo Il barone ruspante; la storia è ambientata nel 1767. Il ragazzino viene
da una famiglia nobile: il papà è un barone, la mamma una generalessa e vivono in una grande tenuta
nobiliare ad Ombrosa. Un giorno Cosimo rifiuta di mangiare le lumache e decide di salire sugli alberi e di
non scendere più per capriccio.
Cosimo e Parvana sono due personaggi che hanno degli aspetti in comune: rispettano entrambi delle
regole. Il ragazzo segue quelle nobili, la ragazza afgana ha un regime talebano da considerare. Li accomuna
il fatto che tutti e due hanno deciso di ribellarsi. Ci sono però delle differenze : Cosimo è libero di scegliere
se restare sull’albero o no, invece Parvana è obbligata a travestirsi da maschio.
***
Riflessione di J. a partire dal confronto (testo recuperato dalla pagine “eroi ribelli”) – Parvana è la
protagonista del romanzo Sotto il burqa: ha 12 anni, abita a Kabul, la capitale dell’Afganistan. Da quando i
talebani si sono insediati nel suo paese, le donne non hanno accesso all’istruzione.
Cosimo invece è l’eroe del libro Il barone rampante, scritto da Italo Calvino nel 1956. Questo ragazzo abita a
Ombrosa, una località inventata, e nutre dei profondi sentimenti di ribellione verso gli adulti. Ha un fratello,
Biagio, e una sorella, Battista; suo padre è il barone Arminio di Rondò e la mamma una generalessa.
Tutti e due sono ribelli, ma esprimono questo sentimento in modo diverso: Parvana non può “emanare” il
suo sentimento di ribellione, invece il ragazzo compie una ribellione che tutti verranno a sapere. La ragazza
afghana è povera e non può andare a scuola, mentre Cosimo è libero e ricco e, pur restando sugli alberi,
viene istruito. Lei è costretta a fare una scelta drammatica, mentre il figlio del barone compie una scelta
capricciosa che poi si trasforma in scommessa e infine diventa un’idea.
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Parvana è una ragazza di 11 anni che vive a Kabul, capitale dell’Afghanistan. A differenza delle altre donne,
Parvana è capace di leggere e scrivere. Suo padre era un insegnante: si è formato in Inghilterra e così ha
permesso a Parvana di studiare. Sua madre lavorava in una radio di Kabul, ma dopo l’arrivo dei talebani è
stata licenziata. Il nuovo regime al potere ha proibito alle donne di lavorare, di uscire di casa e alle bambine
di andare a scuola. Anche il padre di Parvana è stato licenziato dopo aver perso una gamba a causa dei
bombardamenti. Per guadagnare qualche soldo, Parvana e il padre vanno al mercato ogni mattina e
chiedono ai passanti se hanno bisogno che loro scrivano o leggano al loro posto. Una sera, mentre la
famiglia sta cenando, arrivano dei soldati talebani che portano via il padre di Parvana, accusato di aver
studiato all’estero. I soldati picchiano Parvana e la madre, mentre l’uomo viene portato via dai soldati
senza che la famiglia sappia dove sono diretti. Parvana e la madre vagano per la città a cercare il papà. La
gente non sa niente, quindi le due donne si dirigono verso la prigione. Lì i soldati le picchiano. Prima di
tornare a casa, riescono a parlare di nascosto con il padre che dice loro di stare tranquille e che presto verrà
rilasciato. (Testo di D.)
***
Marcovaldo (testo di A.)- (Torino, 19 agosto 1962) Salve, sono dottor Godifredo, l’agente di pubblicità
luminosa della ditta COGNAC TAMAWAC, una delle più grandi produzioni di cognac in tutta l’Italia.
La notte dal 16 al 17 agosto è stata rovinata l’insegna luminosa della SPAAK-COGNAC, la nostra avversaria.
Questa mattina ero alla ricerca del demolitore e sono capitato nell’appartamento di Marcovaldo, abitato
dalla sua numerosa famiglia, amante della natura. Ho capito subito che sono stati loro a demolire la scritta,
volendo ammirare la volta celeste. Ho chiesto di continuare a saccheggiarla finché la SPAAK si annoierà di
ripararla e fallirà.
Spero che andrà come preferisco e quando saremo noi i migliori produttori di cognac, sul tetto dove prima
si ereggeva l’insegna della SPAAK-COGNAC, resterà vuoto. La nostra réclame luminosa ancor più grande
della precedente verrà posizionata sul tetto di fronte e distruggerà la grande storia d’amore nata fra
Fiordaligi, figlio di Marcovaldo, e la ragazza che abita sotto l’abbaino della casa di fronte e impedirà ancor di
più a Marcovaldo di insegnare ai suoi gemelli le diverse costellazioni.
Sono sicuro che i miei piani funzioneranno e io, dottor Godifredo diventerò un vero eroe per la COGNAC
TOMAWAC.
***
Marcovaldo (testo di T.) – Questa mattina, io, Dottor Godifredo, ho in mente di far firmare al Signor
Marcovaldo un contratto con la ditta “Cognac Tomawak”. Questo accordo consiste nel lasciar mettere
un’insegna pubblicitaria sul suo tetto.
Entrato a casa sua, ho informato la famiglia di essere un agente di pubblicità luminosa. Subito è uscita la
storia dei figli di Marcovaldo, che hanno rotto l’insegna luminosa della “Spaak”, la nostra rivale. Da queste
dichiarazioni ho capito molte cose: questa famiglia ama particolarmente la natura, perché i bambini hanno
rotto il cartello pubblicitario per poter vedere la luna, ma non solo: il figlio più grande, Fiordaligi, scambia
continuamente dichiarazioni d’amore con la vicina.
Dopo aver riflettuto sulle passioni di questa famiglia, mi faccio avanti e propongo un contratto al Signor
Marcovaldo. Come già detto, l’accordo consiste nel lasciar mettere un’insegna pubblicitaria sul suo tetto.
Marcovaldo legge attentamente l’accordo e lo firma molto velocemente. Sicuramente vi state chiedendo
come ho fatto a far firmare il contratto: ho dato un bel po’ di soldi e ho promesso che le ne avrei passati
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[TAVOLOZZA DEI PERSONAGGI: DAGLI EROI LETTERARI AL TEMA DELLA DIVERSITÀ – LETTURA DEI CLASSICI,
ORALITÀ E SCRITTURA DI RIFLESSIONI, DRAMMATURGIA, TEATRO RAGAZZI]
4 aprile 2014
ancora di più se i suoi figli avessero abbattuto l’insegna della “Spaak”. Poi ho fatto riflettere Marcovaldo se
non le valeva la pena di far smettere le comunicazioni tra Fiordaligi, e la vicina. Sì, perché è diventato
fastidioso, suo figlio, con le sue dichiarazioni d’amore!
È così che sono riuscito a concludere questo grande accordo, un po’ mi dispiace per Fiordaligi che non ha
potuto più vedere la vicina, ma gli affari sono affari.
Dottor Godifredo
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ORALITÀ E SCRITTURA DI RIFLESSIONI, DRAMMATURGIA, TEATRO RAGAZZI]
4 aprile 2014
EROI CHE SE NE VANNO DA CASA
Il testo di J.
Consegna formulata dopo la presentazione orale dei compagni e dopo la discussione con il docente Scrivi un testo dal titolo “eroi che se ne vanno da casa”, considerando gli appunti presi in classe che
dedicherete a Pinocchio, Ulisse, Palla di Neve e Napoleon. Nell’introduzione formulerai un pensiero sul
significato di andarsene di casa. Nel secondo paragrafo spiega come e perché questi tre personaggi se ne
vanno da casa. Nel terzo paragrafo spiega cosa hanno in comune e di diverso i tre personaggi.
Andarsene di casa significa subire un cambiamento, ma è anche l’occasione di crescere. Si può partire dalla
propria dimora per propria decisione; quando si compie questa scelta si può provare rabbia, oppure si vive
la mancanza dei famigliari.
Palla di Neve e Napoleon sono due personaggi de “La fattoria degli animali”; scritto da George Orwell nel
1945. Questi due “eroi” sono due maiali che successivamente alla rivoluzione volta a scacciare il signor
Jones, si contendono il potere. Napoleon scaccia dalla fattoria Palla di Neve utilizzando il suo esercito di
cani; diventando peggio degli umani. Palla di Neve costretto a scappare, dalla dimora, non subisce
cambiamenti.
Pinocchio è un burattino costruito da Geppetto un falegname, questo burattino parla e riesce a muoversi
da solo. Pinocchio è un monello che fugge da casa, ma in seguito si pentirà di aver compiuto un gesto così
avventato. Il pezzo di legno impara dai suoi errori, specialmente dalle prese in giro del gatto e la volpe.
Ulisse è l’eroe dell’opera epica di Omero: l’odissea. È un uomo che lascia la propria famiglia per andare a
combattere la guerra di Troia. Grazie alla sua idea geniale, i Greci riescono a prevalere in guerra. Ulisse al
ritorno viene scaraventato in giro per i mari, ma grazie alla sua astuzia riesce sempre a cavarsela.
Questi tre personaggi sono simili poiché se ne vanno da casa anche se per motivi diversi: Palla di Neve viene
scacciato da Napoleon, Ulisse parte da casa per scontrarsi con i Troiani e Pinocchio parte da casa per
propria scelta. Possiamo evidenziare alcune caratteristiche dei personaggi: Il burattino è ingenuo e facile da
ingannare, Napoleon è machiavellico cioè non si fa scrupoli a far del male alle persone, Ulisse é astuto e
riesce sempre a trovare le soluzioni al problema.
Questi personaggi subiscono delle mutazioni: i compagni di Ulisse vengono trasformati in maiali dalla maga
Circe, una strega. Pinocchio viene trasformato in un asino nel paese dei Balocchi per il troppo oziare. Invece
Napoleon diventa peggio del padrone della fattoria.
***
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Il testo di L.
La fattoria degli animali è una parodia del fallimento della rivoluzione russa. Nella favola, gli animali di una
fattoria vivono un’esperienza di sfruttamento sotto il potere di un padrone molto crudele. Gli animali si
ribellano e cacciano il padrone dalla fattoria, e per un periodo riescono a condurre la fattoria da soli, con a
capo due maiali: Napoleon e Palla di neve. Una sera durante una riunione, tra i due capi nasce una
discussione: Palla di neve vuole far costruire un mulino a vento, mentre Napoleon non è per niente
d’accordo, così scoppia una lite. Napoleon fischia e ad un tratto arrivano di corsa nove enormi cani che
fanno scappare per sempre Palla di neve dalla fattoria. Napoleon scaccia Palla di neve per conquistare il
potere, ma lo fa con la forza e non con le parole. In seguito Napoleon prende il potere su tutta la fattoria,
sfruttando gli altri animali, come si comportano gli umani, che prima odiava.
Pinocchio è il protagonista del romanzo Le avventure di Pinocchio di Carlo Collodi. È un burattino costruito
da un uomo chiamato Mastro Ciliegia. Abita in Toscana, con Geppetto, suo “padre”. Il burattino “vivente”
scappa di casa e fa molti viaggi: arriva anche in una fattoria, dove diventa un cane da guardia; oppure capita
nel paese dei Balocchi, dove, con Lucignolo, si trasforma in un asino. Pinocchio è un burattino ingenuo,
innocente e poco furbo.
Ulisse è un guerriero greco molto astuto. Deve partire per combattere la guerra di Troia. Finita la guerra,
mentre torna a casa incontra una ma, chiamata Maga Circe. La maga offre da bere a Ulisse e ai suoi
guerrieri, ma non appena bevuto il primo sorso, i guerrieri si trasformano in animali. Ulisse non si trasforma
e minaccia la maga dicendole che se non gli restituisce i suoi uomini, la ucciderà. Circe riconosce la usa
sconfitta e risolve la situazione.
Palla di neve, Pinocchio e Ulisse hanno delle cose in comune: tutti e tre hanno subito una metamorfosi:
Pinocchio, nel paese dei Balocchi si trasforma in un asino, gli amici di Ulisse vengono tramutati in maiali da
Circe, Napoleon si comporta come gli umani, che prima odiava. Li accomuna anche il fatto che tutti se ne
vanno da casa. Palla di neve viene scacciato con la violenza da Napoleon; Pinocchio, scassa di casa per la
sua voglia di vivere nuove esperienze e per la sua ingenuità. Ulisse è costretto ad andarsene perché
partecipa alla guerra di Troia. Ci sono anche delle cose che rendono i tre personaggi molto diversi come ad
esempio il fatto che hanno tre caratteri particolari: Napoleon è machiavellico, non si fa problemi a fare del
male, Ulisse è molto astuto e Pinocchio è ingenuo, poco furbo.
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Il testo di T.
Lasciare la propria casa significa crearsi una nuova vita dunque può esserci una crescita. Il fatto di lasciare il
proprio paese può assumere anche il significato della fuga per paura di qualcosa. A volte si è costretti a
lasciare la propria casa. In altre circostanze per un conflito o per la rabbia, si lascia il luogo in cui si vive.
Pinocchio, Ulisse, Palla di Neve (e Napoleon) sono eroi di opere letterarie che se ne vanno da casa.
Pinocchio, il protagonista della storia «Pinocchio», è un birbantello, che vuole divertirsi tutto il giorno e non
essere comandato da nessuno: odia la scuola. Sono questi i motivi che portano Pinocchio a fuggire di casa.
Ulisse, il protagonista dell’Odissea, scritta da Omero, è un guerriero astuto, che affronta tante avventure.
Lui deve lasciare casa sua per andare a combattere contro i troiani, rivali dei greci. Ulisse è costretto a
lasciare casa, per affrontare i nemici. Palla di Neve, uno dei protagonisti della storia «La fattoria degli
animali», è un maiale intelligente, che comanda, insieme a Napoleon, la fattoria in cui vive. Un giorno
Napoleon scaccia Palla di Neve dalla fattoria, grazie al suo esercito di cani addestrati. Palla di Neve è
costretto a lasciare casa, per non essere acchiappato dai cani di Napoleon; lui vince con la violenza e non
con le parole.
Questi tre personaggi sono tutti legati dal fatto che subiscono una metamorfosi. Pinocchio viene
trasformato, nel paese dei Ballocchi, in un asino. Ulisse, tornando a casa, incontra la Maga Circe, che
transforma i suoi amici in maiali. Questi tre personaggi hanno tutti e tre delle differenti caratteristiche.
Pinocchio è un ragazzino ingenuo, si lascia sempre truffare dagli altri. Ulisse è un guerriero astuto, infatti sa
sempre come sconfiggere i nemici. Napoleon è macchiavellico, cioè astuto e privo di scrupoli (non si fa
problemi a far del male): lui scaccia Palla di Neve in modo disonesto.
***
Testo di I.
Prendiamo in considerazione tre opere letterarie: Pinocchio, Odissea e la Fattoria degli animali. Pur essendo
dei testi molto diversi fra loro, hanno in comune degli aspetti che riguardano la “metamorfosi”: nell’Odissea
i compagni di Ulisse (il protagonista), durante il ritorno a casa dalla guerra arrivano su un’isola dove una
maga trasforma i suoi fedeli in maiali. Pinocchio invece muta diventando un asino per colpa dell’estremo
ozio. I protagonisti della fattoria degli animali si trasformano nel modo di comportarsi: all’inizio si ribellano
agli uomini per via delle loro sporche abitudini in seguito diventano addirittura peggio!
Ulisse se ne va da casa per combattere la guerra di Troia, Pinocchio fugge di sua spontanea volontà mentre
Palla di neve (uno degli eroi della fattoria degli animali) viene scacciato da Napoleon e i suoi cani addestrati
(Napoleon è il rivale di Palla di neve). Lasciare la famiglia può essere considerato un atto coraggioso, perché
andarsene dalla propria madre e dal proprio padre, significa avere coraggio. Fuggire da casa può essere
provocato da un conflitto famigliare, magari anche un piccolo malinteso, una mancanza che da un’idea
diventa una realtà.
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TEMA 3 – GLI EROI E I LORO OGGETTI
Questi tre eroi trasformano gli oggetti e i luoghi grazie alla loro fantasia
Il testo di T.
Mozziconi è un barbone che vive in riva al fiume Tevere ed è protagonista della storia «Mozziconi» di Luigi
Malerba. Questo personaggio è molto fantasioso e creativo, perché non lavora e non va a scuola. Un giorno
qualcuno getta via una ciotola che quasi colpisce Mozziconi in testa. Vedendo quella meraviglia, subito gli
vengono delle idee. Mozziconi taglia il bordo della ciotola e la capovolge in modo da farci stare tutto il
mondo: le pareti che formano l’interno della scatola, ora sono all’esterno.
Pippi Calzelunghe è una ragazzina fantasiosa creativa che non ha la famiglia: è la protagonista del romanzo
«Pippi Calzelunghe». Pippi con i suoi amici si diverte a cercare oggetti, infatti si considera una cercacose ed
è molto abile a trovare gli oggetti. Prima Pippi trova una gamba di legno e la dona a un barbone senza una
gamba, poi trova una ciotola e con questo recipiente gli viene in mente di farsi un cappello. O magari un
contenitore di biscotti.
Momo, protagonista della storia «Momo», è orfana, non va a scuola e riesce a redere persone e luoghi
speciali. Un giorno nella sua casa, anfiteatro, i suoi amici, non vedendola, cercano di giocare a qualcosa, ma
dopo pochi minuti si annoiano e non riescono a combinare niente. Ad un tratto interviene Momo che riesce
a trasformare l’anfiteatro in una nave dei pirati.
Questi tre personaggi sono tutti legati dal fatto che sono molto fantasiosi e ceativi, in grado di rendere
speciali oggetti e luoghi. Loro non hanno una famiglia che li controlli, non vanno a scuola e non lavorano,
perció hanno tutto il tempo per fantasticare e fare nuove scoperte.
***
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Testo di A.
Momo è una ragazzina vagabonda che si è insediata in un piccolo anfiteatro. Ha molti amici che ogni giorno
vanno da lei a giocare. Un giorno trasformano l’anfiteatro in una nave da ricerca. Con essa navigano per
mari sconosciuti e risolvono il difficile caso del vortice vagante.
Mozziconi è un barbone che vive in riva al Tevere, fuori dalle mura di Roma. Un giorno gli cade un barattolo
in testa. Pensa di poter fare un’invenzione geniale come quella di Newton, capovolgendo il barattolo e
pensando che ora ci sta il mondo intero.
Pippi Calzelunghe è una ragazza che abita nella villa Villacolle in Svezia. Un giorno la vengono a trovare i
suoi amici Annika e Tommy e decidono di giocare ai cercacose. Pippi trova una latta che si infila in testa e fa
finta che sia notte.
Questi tre personaggi si assomigliano perché non hanno una famiglia e non lavorano, dunque hanno tempo
in abbondanza per fantasticare, per liberare la loro fantasia nel trasformare e rendere speciali le cose e i
luoghi intorno a loro, spesso partendo da situazioni apparentemente banali. Momo, Mozziconi e Pippi non
dipendono da nessuno, sono curiosi e vedono il mondo da punti di vista molto diversi.
***
Testo di L.
Mozziconi è un barbone che vive lungo il fiume Tevere, fuori dalle mura di Roma. La sua casa è fatta di vari
oggetti trovati in discarica. Un giorno gli piove quasi in testa una scatola di fagioli. Lui la prende e pensa a
cosa potrebbe diventare: uno scola pasta? Una grattuggia? Alla fine decide di metterci dentro il mondo,
solo che è troppo piccola, allora capovolge il contenitore, tagliando la latta e rivolgendo verso l’esterno le
pareti che prima erano all’interno.
Pippi è una ragazzina che vive a Villa Villacolle. Non ha più la mamma e il papà vive lontano da lei. Ha due
amici: Tommy e Annika. Pippi è una cercacose. Un giorno la ragazza e i suoi amici giocano ai cercacose nel
bosco. Pippi trova una gamba di legno, una vite e una lattina. Si sofferma a guardarla e pensa a cosa può
diventare quella lattina. Pippi la infila in testa e il mondo diventa buio. Tommy e Annikanon trovano niente,
e non capiscono perché a Pippi piaccia cosìtanto giocare a questo gioco. Anche in questo caso abbiamo un
oggetto trasformato grazie alla creatività.
Momo è una ragazzina che vive in un anfiteatro. Ha molti a mici e si diverte con loro. Un giorno
trasformano per gioco l’anfiteatro in una barca e “risolvono il mistero del vortice”.
Mozziconi, Momo e Pippi sono tre personaggi che non hanno una famiglia: non dipendono da nessuno,
sono liberi e selvaggi. Sono simili perché tutti e tre sono capaci di fantasticare. Hanno la fantasia di ricavare
qualcosa di speciale a partire da situazioni apparentemente banali: rendono speciali le cose che stanno
attorno. Li accomuna anche il fatto che sono molto curiosi; curiosi di scoprire cose nuove
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GLI OGGETTI DI NESTORE E I SUOI FIGLI – SACRIFICIO DELLA GIOVENCA –
STUDIO DI UN EROE, TELEMACO, CHE PARTE ALLA RICERCA DEL PADRE ODISSEO
Omero, Odissea, tra. Rosa Calzecchi Onesti, Einaudi, Torino 1989 (Ia ed. 1963), pp. 77-81.
Lettura del brano in cui Telemaco sta cercando il padre Ulisse. Fasi essenziali del percorso.
1- lettura del docente e comprensione del testo, discussione e appunti alla lavagna
a. parola agli allievi per spiegare
2- uso del dizionario per cercare “patera”, “lebete fiorato”, “giovenca”, “fluire”…
3- restituzione orale
a. Racconto al mio compagno la storia oralmente, sfruttando gli appunti e le spiegazioni del
maestro. Il maestro aiuta a dare parole ai pensieri, in caso di bisogno.
b. Il mio compagno racconta la storia e io ascolto. Il maestro aiuta a dare parola ai pensieri, in
caso di bisogno.
c. Ogni coppia è pronta per raccontare la storia agli altri senza il testo di riferimento. In
cerchio, raccontiamo la storia. Ogni coppia narra una sequenza, la coppia successiva deve
continuare, sapendosi agganciare con coerenza.
d. Ritorno sulla narrazione. Si prova più volte. Il maestro può correggere e aiutare.
4- riscrittura
a. la storia è conosciuta, le nuove parole sono chiare nel loro significato. Senza aiuti, riscrivete
l’episodio.
Testo di riferimento
Giunsero all’adunanza e alle sedi dei Pili,
là dove Nestore sedeva coi figli, e intorno i compagni,
preparando il banchetto, pezzi di carne arrostivano, altri infilzavano.
Come videro gli ospiti, in folla mossero incontro,
e li salutavano, li invitavano a sede.
Per primo Pisìstrato, il figlio di Nestore, accorso,
prese entrambi per mano, li fece sedere al banchetto
su morbide pelli di pecora, sopra la rena del mare,
presso il fratello Trasìmede e il padre.
(…)
Disse così e tutti si davan da fare; arrivò la giovenca
Dai campi, vennero dalla rapida nave diritta
i compagni del grande Telemaco, venne l’orefice,
avendo in mano gli arnesi di bronzo, strumenti dell’arte,
il martello, l’incudine e le tenaglie ben fatte,
con cui lavorava l’oro; e venne Atena
a presenziare al rito. Nestore, il vecchio guidatore di carri,
diede l’oro e quello vestì le corna della giovenca
abilmente, perché godesse la dea a veder l’ornamento.
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ORALITÀ E SCRITTURA DI RIFLESSIONI, DRAMMATURGIA, TEATRO RAGAZZI]
4 aprile 2014
Per le corna tirarono la giovenca Stratìo e il glorioso Echèfrone.
Àreto il lavacro in un lebete fiorato
venne a portar dalle stanze, e con l’altra mano portava
i chicci d’orzo in un cesto. Trasìmede furia di guerra, la scure
affilata brandendo, era pronto a colpir la giovenca.
Persèo aveva la pàtera; e Nestore il vecchio guidatore di carri,
cominciò col lavacro e coi chicchi e molto Atena pregava,
offrendo le primizie e gettando i peli del capo sul fuoco.
E come pregarono, e i chicchi d’orzo gettarono,
subito il figlio di Nestore, Trasimede gagliardo,
colpì, ritto accanto: la scure troncò i muscoli
del collo, sciolse le forze della giovenca; gridarono
le figlie e le nuore e la sposa fedele
di Nestore, Euridice, la maggiore delle figlie Clìmeno.
Allora, sollevandola dalla terra ampie strade,
la tennero su, la sgozzò Pisìstrato capo di forti.
E come della giovenca fluò il sangue nero, lasciò l’ossa la vita,
subito la squartarono e tagliarono le cosce
tutte per bene, di grasso le avvolsero,
ripiegandolo, e sopra le primizie disposero:
le ardeva sulla casta il vecchio, e vino lucente
versava sopra: i giovani intorno avevano forche tra mano.
E quando le cosce furono arse, mangiarono i visceri,
fecero il resto a pezzi, li infilzarono su spiedi,
e li arrostivano, gli spiedi acuti con le mani reggendo.
Intanto lavò Telemaco la bella Policàste,
la figlia più giovane di Nestore Nelìde.
E dopo che o lavò e l’unse di grasso olio,
gli posero indosso un bel mantello e una tunica,
e dal bagno egli uscì simile nel corpo ali eterni,
e andò a sedersi accanto a Nestore pastore di genti.
Quando le carni dei terghi ebbero cotto e sfilato,
seduti banchettarono; e nobili uomini vigilavano,
versando il vino dentro i calici d’oro.
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4 aprile 2014
EROI DIVERSI
“Piccolo blu e piccolo giallo”, la storia di Leo Lionni, riscritta dagli allievi. Esercizio di discussione in classe sul
senso del libro e rigenerazione di senso: diamo voce ai “nostri” piccolo blu e piccolo giallo che si incontrano,
come se fossero dei dodicenni.
ELISA E FEDERICO / testo di L.
Elisa è una ragazza di tredici anni, carina e simpatica che vive a Bodio con i suoi genitori. Il suo migliore
amico si chiama Federico. Ha quattordici anni, è carino solare e sportivo. Abita nella casa a fianco alla sua.
Elisa e Federico passano molto tempo assieme e si divertono molto. Egli ha molti amici, ma nessuno è
importante come Elisa. Anche per lei è la stessa cosa. A scuola devono stare attenti e composti senza
parlare, ma non è un problema, dato che sono nella stessa classe.
Un giorno la mamma di Elisa deve uscire per fare la spesa e le dice di restare in casa. Elisa disobbedisce a
sua madre, va a chiamare Federico. Attraversa la strada e suona il campanello. Lui però non c’è, dunque lo
va a cercare. Lo cerca dappertutto: al campo di calcio, alle scuole elementari, ai campi da tennis, ma è tutto
inutile, Federico sembra introvabile. Elisa, senza speranze, decide di andare in un campo alberato. Quando
arriva incontra Federico, gli corre incontro e gli spiega che l’ha cercato dappertutto. Elisa e Federico
decidono di passeggiare nella via alberata. Ad un tratto Federico prende le mani ad Elisa e le dice che la
ama molto. Lei arrossisce per l’emozione e gli risponde baciandolo. Quando Elisa torna a casa, saluta e si
rinchiude in camera sua fino all’ora di cena. La stessa cosa vale per Federico. I genitori trovano molto strano
il comportamento dei loro figli: sono sempre fra le nuvole e sono diventati molto solitari. In poco tempo i
genitori capiscono che i loro figli sono semplicemente innamorati. Visto che sono stati giovani anche loro,
accettano di convivere con due adolescenti innamorati.
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4 aprile 2014
UNA PRIMA SERATA CON I GENITORI
Il 17 dicembre 2013 si svolge nell’aula magna della scuola media di Giornico un primo incontro con i
genitori degli allievi. I ragazzi preparano con il docente, in vista di questa serata di condivisione, una
scaletta con gli interventi. Ogni allievo è tenuto a leggere un testo scritto da settembre a dicembre, relativo
al proprio eroe, oppure di confronto tra i personaggi tratti dalle opere letterarie. Alcuni ragazzi hanno
spiegato come si sono svolte le lezioni e come si è lavorato in classe, nell’ambito delle lezioni di italiano
(lettura, discussione, condivisione, riscrittura.)
La docente di classe Jessica Marci ha spiegato il lavoro svolto nell’ora di classe (visita alla mostra “Gli altri
siamo noi”) e ha illustrato brevemente i suoi intenti in vista del lavoro drammaturgico.
Per Maika Bruni è stato l’occasione per presentarsi ai genitori, che hanno potuto prendere contatto con la
pedagogista e attrice che lavorerà con i loro figli durante il secondo semestre, anche nel doposcuola, sul
palco, con Daniele Dell’Agnola.
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ORALITÀ E SCRITTURA DI RIFLESSIONI, DRAMMATURGIA, TEATRO RAGAZZI]
4 aprile 2014
Ecco alcuni testi scritti dai ragazzi, dopo la serata (in grassetto la parte del testo migliorata con i consigli
del docente)
***
La sera di martedì 17 dicembre abbiamo presentato ai genitori le nostre riflessioni maturate da settembre a
Natale. Abbiamo letto i testi scritti finora e spiegato i ragionamenti condivisi in classe prima di iniziare le
redazioni.
Nel secondo semestre, per alcuni martedì, il maestro vorrebbe tenerci a scuola fino alle 17.00 (noi
finiremmo le lezioni alle 15.30), dunque ha chiesto il permesso ai genitori e ha spiegato il modo in cui li
vorrebbe coinvolgere.
A mia madre la presentazione è piaciuta e ha detto che per essere stata la prima volta, è andata benissimo.
Secondo lei dovremmo coinvolgere più materie, ad esempio potremmo creare dei sottofondi a musica o fare
giochi ed esercizi inerenti al teatro a ginnastica. Rispetto al fine settimana di intenso lavoro altrove e alle
giornate scolastiche più lunghe, mia madre ha detto che le piace come tipo di preparazione, basta che
vengano annunciate diverso tempo prima, perché certi fine settimana saremo già occupati con impegni
famigliari.
***
La serata di martedì 17 dicembre 2013 mi è piaciuta, in quanto ho visto per la prima volta la mia classe
riunita con tutti i genitori, come una grande famiglia. All’inizio, sul palco, ero un po’ agitata, perché
sembrava che tutti fissassero me, ma poi, piano piano mi sono sentita a mio agio. È stato divertente
scoprire i genitori dei miei compagni di classe.
I miei genitori hanno trovato la serata molto interessante, inoltre pensano che sarà molto utile l’attività
riguardante il teatro, perché si impara ad esprimersi davanti ad altre persone e a vincere la propria
timidezza.
***
Martedì 17 dicembre c’è stata la serata di presentazione del progetto. Ognuno di noi ha spiegato cosa è
stato fatto tra i mesi di settembre e dicembre. Laura ha cominciato dicendo che abbiamo letto dei classici
della letteratura, alcuni più difficili, altri più facili. Mirco e Alessandro hanno letto i testi (scritti a settembre)
nei quali esprimevano le aspettative rispetto al progetto: sono state scritte nel quaderno di scrittura.
Mentre leggevamo i libri che il maestro di ha proposto e che noi abbiamo scelto, abbiamo potuto porre delle
domande (curiosità, aspetti o passaggi che non abbiamo capito). Ian e Stefan hanno riletto le loro domande
e le risposte date dal docente durante la consulenza. In seguito Fation e Rodrigo hanno letto il loro riassunto
dei primi tre capitoli di Pippicalzelunghe e dell’Odissea (nella versione semplificata). Ognuno di noi ha
presentato un confronto tra i protagonisti dei libri “Sotto il burqa” e “Il barone rampante”. I due
eroi vivono delle ribellioni diverse e questo lo hanno spiegato Jacopo e Denise.
Un giorno Stefan, in classe, ci ha raccontato la storia di Piccolo blu e piccolo giallo, che parla della
trasformazione di due personaggi che scoprono l’abbraccio:blu e giallo diventano “verdi”. Noi abbiamo
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trasformato i due protagonisti in ragazzi della nostra et e abbiamo riscritto una storia simile. Lisa ci ha
letto il suo testo dal titolo “Federico e Elisa”.
Io ho in seguito descritto Marcovaldo e ho raccontato un capitolo. Tiago ci ha letto il suo confronto tra
Pippicalzelunghe, Momo e Mozziconi. Tutti e tre i personaggi sono molto curiosi. Annika e Francisco hanno
illustrato le loro riflessioni attorno a “Pinocchio”, L’ “Odissea” e “La fattoria degli animali”: tre personaggi
se ne vanno da casa, in queste opere: Pinocchio, Ulisse e Palla di Neve.
Stare sul palco è stato bello quando ascoltavo i miei compagni, mentre quando dovevo parlare io, era molto
meno bello. Non ero sicura di quello che dicevo, avevo paura che il pubblico non capisse: avevo paura di
sbagliare. Sentivo la mia voce tremare.
***
Martedì, quella sera, io mi vergognavo perché io ero quello che avrebbe iniziato! Dopo aver detto la mia
parte, mi sono sentito sollevato. La serata è stata un’esperienza che tutti aspettavano, è stata molto
piacevole, poiché nessuno faceva casino come in certe lezioni. Secondo me tutti pensavano fosse un’attività
più divertente. Alla fine, mentre i genitori chiacchieravano con i docenti e tra di loro, io, Jacopo e
Alessandro, in corridoio, ridevamo e scherzavamo.
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DRAMMATURGIA
Il testo drammaturgico è stato scritto da Daniele Dell’Agnola, Maika Bruni, discutendo con Jessica Marci le
idee, ma soprattutto cogliendo dalle situazioni vissute in classe i suggerimenti degli allievi. Glin incontri
serali e durante i martedì mattina liberi dalle lezioni hanno permesso di produrre un testo, che qui
alleghiamo in bozza, nel momento in cui (aprile 2014) abbiamo appena iniziato l’avventura della
messinscena, in vista di giugno 2014, quando vogliamo mettere in scena un lavoro teatrale.
Luogo di lavoro dei docenti, fuori dalle mura scolastiche
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IL GIOCO DEL MONDO
di un tentativo di raccontare nonostante le diversità
Testo teatrale scritto nell’ambito del progetto Tavolozza dei personaggi
http://tavolozzadeipersonaggi.wordpress.com
Maika Bruni
Jessica Marci
Daniele Dell’Agnola
Allievi di Seconda B
Annika, Tiago, Jacopo
Lauro, Rodrigo, Stefan
Lisa, Mirko, Fation
Ian, Dilara, Denise
Francisco, Alessandro
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IL GIOCO DEL MONDO
di un tentativo di raccontare nonostante le diversità
Testo teatrale scritto nell’ambito del progetto Tavolozza dei personaggi
http://tavolozzadeipersonaggi.wordpress.com
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Jessica Marci
Daniele Dell’Agnola
Allievi di Seconda B
Annika
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Mirko
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Ian
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Denise
Francisco
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PRIMO QUADRO – GLI ATTORI E I PERSONAGGI
Sono in dodici. Aprono il portone e si trovano davanti al pubblico del teatro. Avranno sì e no dodici anni.
Solitamente sono chiassosi, ma ora stanno là in silenzio a guardare il pubblico, come se la gente li avesse
sorpresi a fare qualcosa di male, una marachella stile Pinocchio. Qualcuno improvvisamente dirà
Annika -“Ohi ohi”
Dilara - “Ma è pieno di gente”
Mirko: “Non è possibile!!!!”
Ian: “ E ora che facciamo?”
Jacopo: “La gente è qui come se dovesse vedere uno spettacolo …ma noi non siamo mica pronti…”
Denise: “Non c’è nessuno spettacolo da vedere! Io mi vergogno, c’è anche mia mamma. Là.”
Fuori dalla porta ci sono alcune scatole, che potrebbero appartenere a dei personaggi. Improvvisamente il
portone si spalanca di nuovo ed entra Francisco dalla porta e Alessandro dalla scena, con uno scatolone.
Francisco: “Allora? Nessuno che ci aiuta a portare dentro le scatole?”
Alessandro: “Oh, ma chi li ha invitati, questi?”
Annika : “Sono qui. È gente. Penso sia il pubblico.”
Rodrigo: “Si ma il pubblico di che spettacolo?”
Annika: “Penso sia il pubblico del nostro spettacolo.”
Francisco: “Ma non abbiamo nemmeno la storia da raccontare, e ci hanno già messo qui il pubblico?”
Denise: “Scandaloso! Ma cosa pretendono da noi? Che organizzazione del cavolo!”
Jacopo: “Già (al pubblico). Perché noi, la storia, non l’abbiamo ancora scritta.”
Francisco: “Sì, però non aspettatevi che adesso inizi la storia (al pubblico).”
Alessandro: “Dai, portate dentro le scatole.”
Parte una baraonda caotica, tappeto sonoro, così i quattordici ragazzi trasportano le scatole dentro la sala
(da fuori e da dietro le quinte), poi sul palco, in una scena quasi studiata, perché alla fine le scatole stanno lì,
sul palco, a formare quasi una scenografia. Ogni scatola porta il nome del personaggio su una facciata - il
luogo di appartenenza sul lato apposto – il nome dei compagni su un altro. Ci sono scatole blu, scatole
gialle, scatole verdi.
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Annika: “Ecco.”
Stefan: “Ecco cosa?”
Tiago: “Ma sono ancora qui?”
Dilara: “E ora che si fa?”
Annika: “Niente.”
Rodrigo - Mirko: “Niente non vuol dire niente.”
Annika: “Niente è quello che abbiamo in mano.”
Alessandro: “Non è vero. Abbiamo le scatole con i vestiti”
Ian: “…e gli oggetti importanti per fare i personaggi!”
Francisco: “Dobbiamo fare un riassunto, ragazzi.”
Denise: “Oh, Santo cielo, no, i riassunti li odio!”
Ian: “Un riassunto nel senso che ognuno di noi ha letto un’opera e ha conosciuto un eroe.”
Caos di riassunti, improvvisazione di riassunti sul proprio personaggio. Improvvisamente si ferma tutto
(colpo di tamburo). Ognuno sarà una statua davanti alla sua scatola-personaggio. Ha inizio qui un ritmo
leggero. Tutti gli attori sono immobili, vicini alla loro scatola. Quando il ritmo smette, un attore si anima e
dialoga con la scatola, cioè con il proprio personaggio, spiegando con una breve battuta come si pone in
relazione al proprio eroe (differenze, analogie). Qui si introducono i personaggi.
Dopo il breve scambio con il personaggio, l’attore va a mettere la scatole come predefinito ed esce.
Le scatole saranno messe in modo da creare tre torri con in alto Pippi – Parvana - Napoleon – Mozziconi e
Marcovaldo.
C’è un attimo di silenzio, poi Mirco – Annika - Lisa rientrano.
Mirco (mettendo a posto la scatola di Mozziconi): “Ecco.”
Annika: “Ecco cosa?”
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Lisa: “Ecco niente, è che io non voglio mica fare la parte di Palla di neve o di Napoleon.”
Lauro (prendendo un oggetto nella scatola di Marcovaldo e giocherellando con questo tutto felice – poi la
mette in tasca e la riprenderà in seguito): “Perché?”
Lisa: “Perché sono dei maiali. E io non sono un maiale. Scherzi? Io sul palco a fare il maiale. Mai e poi mai!”
Entrano in scena Denise (lato destro) e Fation (da dietro).
Fation si avvicinerà alla sua scatola ci guarderà dentro e ne tirerà fuori una parrucca arancione.
Denise: “E io che devo dire?”
Annika: “Tu? Che personaggio dovresti diventare?”
Denise: “Parvana. La ragazza con il burqa. Ma dimenticatevelo!”
Fation (guardando la parrucca da Pippi): “Vedete? Vi lamentate perché non volete diventare i personaggi
che avete conosciuto, ma io che devo dire? Sono un uomo e dovrei diventare Pippicalzelunghe! Assurdo!”
Lisa: Assurdo, sì. Io preferirei recitare me stessa, senza cambiare una virgola.
Denise: Esatto, senza cambiare una virgola.
Fation: Appunto, punto e virgola.
Lauro: Punto e a capo!
Alessandro: È assurdo, d’accordo, ma diciamocelo, siamo in un teatro, e per una volta possiamo fare gli
eroi, visto che sono così speciali e che non muoiono mai.
Lisa: (cambia la scatola e la gira facendo apparire la scritta palla di neve). Va bene, ci sto, ma a questo punto
non faccio Napoleon. Faccio Palla di Neve, che è intelligente e viene scacciato con la forza. E non sarò un
maiale, ma una persona. (pausa, prima di rivolgersi al pubblico) Sono convinta che Orwell sarebbe
d’accordo con me. Anche perché i suoi animali non sono veri animali; ma persone realmente esistite.
Fation: Eh?
Lisa: Te lo spiego dopo.
Alessandro: Ok, ci siamo?
Tutti: Ok.
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Ritmo. Di nuovo piccola coreografia con musica dove vengono scomposte le torri di prima e costruite questa
volta solamente due piramidi con le scatole con in cima rivolti verso il pubblico con la scritta Pinocchio e
Parvana.
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INTERMEZZO 1
Breve scena che si svolge sotto il palco. Si accende una lampada. Tavolino. Macchina da scrivere.
Stefan: “Che fai?”
Tiago: “Sto pensando a una storia con tutte le parole insieme in un gioco del mondo come un viaggio nel
mare. Come Ulisse quando incontra le avventure. Come…”
Stefan: “Tu?”
Tiago: “Be’? Che c’è? Non posso?”
Stefan: “Ma sei in grado?”
Tiago: “Non dovrei?”
Stefan: “Sei scolasticamente inadeguato.”
Tiago: “Eh?”
(se ne va)
Buio.
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SECONDO QUADRO – I LUOGHI DI APPARTENENZA – PRIMA PARTE
Entrano discutendo due attori, un ragazzo e una ragazza.
Denise: “Però io non me la sento.”
Ian: “Non te la senti di fare cosa?”
Denise: “Il mio personaggio.”
Ian: “Sarà mica un problema! Guarda. Io devo fare Pinocchio. Dunque, mi metto lì così, cammino così, vedo
la fatina…”
Entra una fatina. Cioè, entra Fation, con una bacchetta magica in mano. Guarda il pubblico. Non sa bene
cosa deve fare.
Ian: “E allora? Cosa fai?”
Fation: “Boh, mi hanno detto di fare la fatina.”
Silenzio. Sguardi. Fation se ne va.
Ian: “Stavo dicendo. Mi metto lì così, cammino così, ma questa volta non vedo più la fatina, perché incontro
il gatto e la volpe…”
Entrano un gatto e una volpe, anzi due attori che cercano di “essere” un gatto e una volpe. Cioè, entrano
Mirko (volpe) e Alessandro (il gatto).
Ian: “… entro nella balena…”
Gli attori fuori scena entrano come dei pesci sul palco, e se ne vanno.
Ian: “L’unica cosa è che io… IO… non voglio che Pinocchio diventi un bravo bambino. Perché deve rimanere
un burattino. Di legno. Fuori di testa. In giro per il mondo per scoprire. Come me!”
Denise: “Sì, bravo, tu e la tua balena e le tue fate e il tuo Pinocchio che non diventa il bravo bambino.
Intanto io devo diventare una bambina afghana, musulmana, che deve tagliarsi i capelli, fasciarsi il seno e
vestirsi da maschio, per non essere picchiata dai talebani.”
Ian: “Ah ah, preferisco il mio Pinocchio. Almeno vive in Toscana, non a Kabul, che quelli sono posti schifosi.”
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Denise: “Ma tu ci sei già stato?”
Ian: “No.”(sparisce dietro le scatole)
Denise: “E allora? Come fai a sapere? Esibizionista narciso esaltato egocentrico.”
Silenzio. Musica.
Denise: “Comunque... Non mi assomiglia per niente, questa bambina. (guarda la scatola e poi comincia a
girarci in giro) Tranne per il fatto che si ribella e che ha dodici anni.”
Francisco: “Meglio di nulla.”
Denise: “E é è che… (sorpesa di vedere Francisco uscire dalla bocca e non più Ian) che vuole vivere in pace.”
Francisco: “Ecco.”
Denise: “E che vuole diventare una donna libera.”
Francisco: “Altro?”
Denise: “Vuole bene ai suoi genitori al punto che rischia la vita per aiutare la sua mamma.”
Francisco: “Mi sa che siete uguali in tante cose.”
Denise: (si ferma) “Eh?”
Francisco: “Vai avanti così e ti manca solo il domicilio a Kabul. Poi sei come lei, solo che non hai i talebani
che ti picchiano.”
Denise (offesa): “Capisco perché devi fare Ulisse, perché sei un imbroglione come lui.”
Francisco: “Dovresti mettere il velo, quello davanti alla bocca. Come si chiama? Non importa, ma così
staresti zittaaaaaaaaaa!!!!”
Denise distrugge la torre di Francisco e Francisco quella di Denise a quel momento entra Annika.
Entra Annika: “Ei voi due, ma non avete proprio imparato nulla allora…è da mesi che stiamo vedendo come
evitare i conflitti….ed eccovi qua…non avete veramente imparato nulla…ops dovrei dire… (con aria seria e
da professorina) mi dispiace osservare che nel vostro agire dimostrate di non aver capito come evitare i
conflitti.”
I due sono mortificati…
Denise: “Allora io farò Parvana a modo mio: si ribella ai talebani per diventare una donna libera!
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(a Francisco) Scusa, avrei dovuto dire che ci sono rimasta male perché mi hai confrontata a quella lì del
libro. È che mi piacerebbe che la smettessi di giudicarmi. Potremmo conoscerci meglio (occhioni dolci a
Ian).”
Francisco: “Ehm, sì, scusa, nel senso, ecco…(imbarazzato)”
Annika: “Pschttt, guardate là…”
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INTERMEZZO 2
Breve scena che si svolge sotto il palco. Si accende una lampada. Tavolino. Macchina da scrivere.
Lauro: Che fai?
Tiago: Sto raccontando una storia come quando tutti gli eroi diventano animali insieme nella fattoria
universale di…
Lauro: Uah uah uah!
Tiago: Tu ridi di me?
Lauro: Esatto. Rido di te.
Tiago: E perché mai?
Lauro: Perché fai cose impossibili.
(e se ne va ridendo, facendo “Uah uah uah” a squarciagola)
Tiago: Ehi… ehi… non hai capito… io sto scrivendo praticamente…
Buio.
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SECONDO QUADRO – I LUOGHI DI APPARTENENZA - SECONDA PARTE
Annika: “No, ma non lì! Là, in fondo…”
Un attore, tra il pubblico. Si tratta di Cosimo e di suo fratello. Denise e Ian sollevano le scatole di Cosimo, ora
visibile dal pubblico, come se fosse un muretto dal quale guarda.
Jacopo: “Oh.”
Denise: (a Ian) “Oh, guarda quello là? Che c’è?”
Francisco: “Perché sei là in fondo?”
Jacopo: “Perché ho scelto di guardare il mondo dall’alto, dalle piante. Quindi anche qui, come Cosimo
Barone di Rondò, vi osservo dal mio albero.”
Denise: “Hai visto quello là? È proprio nel suo personaggio.”
Francisco: “Che fuori. Dai, vieni giù da lì.”
Jacopo: “Non se ne parla. Com’è vero che mi chiamo Cosimo, il barone rampante. Comunque dobbiamo
creare una storia.”
Entrano in scena altri due attori.
Lisa: “Sai, Dilara, dobbiamo creare una storia!”
Dilara: “Ma è una roba importante! Non sono sufficienti i personaggi.”
Lisa: (a Dilara) “Bisogna trovare un luogo dove ambientarla storia. (agli altri) E vi vedo, a mettervi d’accordo
tutti.”
Musica. Entrano in scena anche gli altri attori e tutti spostano le scatole facendo una fila dietro con le
scatole dove si indica il LUOGO d’appartenenza del personaggio. Si mettono tutti di schiena rispetto al
pubblico dietro le scatole (retro scena). Fation, Mirko, Stefan e Alessandro si girano ed entrano su scena. Si
Seguono nell’ordine seguente Alessandro (capo gruppo) – Mirko – Fation – Stefan.
Alessandro: “Ecco, questi sono i luoghi, poi decidiamo.”
Mirko: “Ecco, questi sono i luoghi, poi decidiamo.”
Fation: “E poi decidiamo.”
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Stefan: “Appunto.”
Alessandro: “E io che ho detto?”
Mirko: “E tu che hai detto?”
Fation: “Hai detto quello che volevo dire io.”
Stefan: “Appunto.”
Alessandro: “Siamo a posto.”
Mirko: “Siamo a posto.”
Fation: “Volevo appunto dirlo anch’io.”
Stefan: “Appunto.”
Altri due attori entrano nello spazio di gioco girandosi.
Francisco: “Io lo so quale luogo dobbiamo usare: Itaca.”
Rodrigo: “È proprio quello che volevo dire. Io che sono Ulisse, astuto inventore della strategia del cavallo di
Troia, vi dico che la storia deve partire da Itaca.”
Ian si gira.
Ian: “E perché?”
Jacopo (dal fondo della sala): “Già, perché? Perché non da Ombrosa?”
Ian: “O dalla Toscana dov’è nata la lingua italiana?”
Jacopo: “Basta che ci siano piante.”
Ian: “Ma che piante vuoi che ci siano. Più vai a Sud, più il mondo è arido e stupido.”
Francisco (girandosi): “Silenzio voi! Ovvio: Itaca è il cuore della storia. Un’isola, una casa. Quando Ulisse
torna a casa dalla guerra di Troia, vincente, vive avventure, ma alla fine torna nella sicurezza del suo nido,
con sua moglie Penelope.”
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(Mimare la scena - Alessandro, Mirko, Fation e Stefan fanno la barca – gli altri dietro in fila si girano e
fanno le onde - Ian tiene in mano la barbie che rappresenta Penelope - Poi quando Francisco prende in
mano la barbie e la fa volteggiare gli altri dietro cantano una canzone romantica)
Entra Rodrigo interrompe il momento magico…per continuare la storia…
Rodrigo: “E poi c’è Achille, il glorioso che provò l’ira funesta! Il più forte dei greci che vinsero la guerra
contro i Troiani. Ma Achille fu colpito al tallone da Paride. E allora, cari compagni, perché non ambientare la
nostra storia a Troia? Con una battaglia furente?”
Francisco (arrabbiato con Rodrigo che gli ha tolto la scena): “Sì! Con una dose di eroi folgorante!”
Rodrigo: “Con la forza!”
Francisco: “L’astuzia!”
Rodrigo: “La gloria!”
Francisco: “Il ritorno in Patria!”
Ian: “Ma chissenefrega della gloria e di tornare in Patria! Pinocchio se ne va da casa e sta in giro finché ne
ha voglia. Senza gloria e senza astuzia.”
Stefan: “Appunto.”
Jacopo: “La mia casa è una pianta! Io non mi muovo da qui!”
Entra un altro attore.
Lauro: “Sentite, io ho un problema.”
Dilara: “E sarebbe?”
Lauro (riprendendo l’oggetto di prima che aveva messo in tasca): “Dovrei diventare Marcovaldo, l’operaio
che ama la natura ma vive in città. Il Marcovaldo che sogna la luna, ma è disturbato dalla palla di un
semaforo.”
Dilara: “E che problema c’è?”
Lauro: “Il problema è che Marcovaldo è disturbato dalla città e dall’industrializzazione. Se mi fate uno
spettacolo ambientato nel milleduecento avanti Cristo, come faccio, io, a diventare Marcovaldo?”
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Dilara: “Semplice, sarai felice di vivere in un mondo incontaminato.”
Stefan: “Appunto.”
Jacopo (urlando): “Fate lo spettacolo dove volete, anche in mezzo al mare. Basta che ci mettete una pianta!
Capito? Punto e basta! E tu, Marcovaldo, se ami la natura, vieni qui con me, ma sotto la pianta.”
Stefan: “Ma io, che sono una macchia blu? Come faccio? Non ho un vero paese. Perché i colori sono del
mondo.”
Mirko: “Appunto!”
Lisa: “Te lo troviamo noi il luogo, piccola macchia blu!”
Inizia un ritmo di base, con una melodia. Gli attori camminano in mezzo alle scatole con i luoghi, sollevano
le scatole, mostrano i luoghi, li osservano, spostano le scatole. Alla fine Annika che osservava la scena dice:
Annika: “Fermi tutti! (Statue) Io sarei Momo. Ecco. Mi hanno trovata in un anfiteatro. E proprio questo
anfiteatro diventa, con la fantasia, una nave dei pirati, una nuova storia piena di luoghi. Come qui. Fingete.
Immaginate che questo teatro sia un insieme di posti, tutti rappresentati. Certo, la storia non l’abbiamo.
Ma il palco è un arcobaleno di posti da scoprire.”
Annika prende la sua fisarmonica e inizia a suonare una melodia. Buio.
Maika Bruni – Jessica Marci – Daniele Dell’Agnola / Via Longhena 2 / 6710 Biasca / [email protected] / 0787226188
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ORALITÀ E SCRITTURA DI RIFLESSIONI, DRAMMATURGIA, TEATRO RAGAZZI]
4 aprile 2014
TERZO QUADRO – SCRITTURA CON LE MACCHINE DA SCRIVERE
Breve scena che si svolge sotto il palco. Si accende una lampada. Tavolino. Macchina da scrivere.
Dilara: “Che fai?”
Tiago: “Sto scrivendo.”
Dilara: “Cosa?”
Tiago: “Una storia come il cielo, la terra e l’acqua tutti insieme. Un po’ all’infinito.”
Dilara: “Ma va?”
Tiago: “Sì.”
Dilara: “No. Non è fattibile.”
Tiago: “E perché non è fattibile? Sì che è fattibile!”
Dilara: “Perché così tanti eroi, d’accordo, a fare gli eroi, in un anfiteatro, non fanno l’infinito.”
Jacopo: “Infi che?”
Tiago: “L’in-fi-ni-to. Ma lascia perdere.”
Jacopo: “Ah, l’infinito. Ma… perché infinito?”
Tiago: “Perché l’infinito non può esistere in un teatro… cioè… sì… può esistere in un teatro, ma non nel
nostro, altrimenti va a finire che i personaggi si ritrovano in una di queste scatole a picchiarsi.”
(pausa, Annika pensa)
Jacopo: “Ah, sì, è come pretendere di mettere insieme i popoli.”
(se ne va)
Luce su Dilara che cammina fin sul palco, mentre Tiago rimane nel buio.
Dilara: (tra sé) “è come pretendere di mettere insieme i popoli? E come fai a mettere insieme i popoli? Mica
è facile. Est, Ovest, polacchi, sardi, norvegesi, valmaggesi, cinesi, leventinesi, che casino.”
Lisa: “Io voglio una storia classica, con un inizio, una fine, semplice! Punto!”
Annika: “Sì, non capisco perché bisogna inventare una storia nuova, quando ce ne sono già così tante!”
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4 aprile 2014
Fation: “Appunto!”
Entra Stefan con due secchi di vernice.
Stefan: “Oh, io ho un’idea, facciamo un popolo blu, uno giallo, li mettiamo insieme e così diventano verdi!”
Tutti: “No!”
Stefan: (ci rimane male) “Va bene, per Dio, è mezzora che non parlo. Era un’idea. Quanta aggressività!”
Ian: “Io me ne vado, punto e a capo.”
Lisa: “Individualista!”
Denise: “Io metto tutto tra parentesi!”
Dilara: “Chiudiamo i popoli nelle parentesi. Ognuno per conto suo.”
Jacopo: “Mettiamo a piè di pagina i personaggi.”
Annika: “A piè di che?”
Alessandro: “Di pagina. Anzi, giriamo la pagina.”
Mirko: “Interrompiamo tutto.”
Stefan: “Tutto o solo la pagina?”
Fation: “Appunto.”
Lisa: “Che casino!”
Rodrigo: “Punto punto punto punto!”
E tutti se ne vanno.
Rimangono in scena una fisarmonica, le scatole e si fa luce su Tiago. Tutti se ne stanno uscendo dalla sala,
coì come sono entrati e, come all’inizio, si girano tutti insieme e osservano Tiago.
Mirko: E tu non vieni?
Ian: Infatti. Vieni via da qui. Non c’è storia.
Lisa: Individualista!
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4 aprile 2014
Denise: Abbiamo messo tutto tra parentesi!
Dilara: Abbiamo deciso di chiudere baracca.
Jacopo: Io me ne sto qui sulla pianta comunque.
Tiago: Io ho scritto la storia.
Annika: Hai scritto che?
Alessandro: Ha scritto la storia, dice.
Mirko: Non ci credo.
Stefan: Una storia con tutti insieme?
Fation: Appunto. Impossibile.
Lisa: Sarebbe un casino!
Rodrigo: Punto punto punto punto! Andiamocene!
Tiago: No, aspettate. Allora: è da mezzora che siete qui. Io non ho fatto altro che scrivere quello che avete
fatto. Siete stati insieme, nel tentativo di fare i personaggi, per cercare un luogo. Ecco. La storia è così.
Sono in dodici. Aprono il portone e si trovano davanti al pubblico del teatro. Avranno sì e no dodici anni.
Solitamente sono chiassosi, ma ora stanno là in silenzio a guardare il pubblico, come se la gente li avesse
sorpresi a fare qualcosa di male, una marachella stile Pinocchio.
Qualcuno improvvisamente dirà
“Ohi ohi”, “Ma è pieno di gente”, “Non è possibile!!!!”, “ E ora che facciamo?”, “La gente è qui come se
dovesse vedere uno spettacolo …ma noi non siamo mica pronti…”, “Non c’è nessuno spettacolo da vedere!
Io mi vergogno, c’è anche mia mamma. Là.”
Annika: “Ah, ma dai? Allora abbiamo fatto una storia che racconta un tentativo di fare una storia con tanti
eroi della letteratura!”
Alessandro: “E questo ci ha fatto vivere insieme tutto questo tempo.”
Lisa: “Oh, a me è venuta voglia di leggere quello che abbiamo fatto.”
Denise: “Anche a me. E di rifarlo.”
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4 aprile 2014
Annika: “Rifaccio la musica?”
Alessandro: “Dai, facciamo un po’ di ordine. Ricominciamo dall’inizio!”
Rodrigo: “Titolo dell’opera?”
Jacopo: “Visto da qui sembrava il gioco del mondo!”
Lauro: “Bello. Il gioco del mondo.”
Annika: “Un tentativo di raccontare una storia insieme.”
Musica. Finale. Scatole disposte in modo che si vedano i nomi degli eroi letterari, costruiti insieme in una
figura di scatole. Francisco scrive a macchina. Annika suona la fisarmonica. I ragazzi si siedono tra il
pubblico a guardare la loro storia fatta di immagini. story board
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