Paolo Muner - Qualche curiosità su altri "inni

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Paolo Muner - Qualche curiosità su altri "inni
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Paolo Muner - Qualche curiosità su altri "inni nazionali" albanesi...
Contributed by jozef martini
Thursday, 15 May 2014
Qualche curiosità su altri "inni nazionali" albanesi...
Paolo Muner
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Non solo “Hymni i Flamurit”
Qualche curiosità su altri “inni nazionali” albanesi, agli albori dell’indipendenza.
di Paolo Muner
Alcuni mesi fa, sulla stampa albanese si parlò di qualche possibile piccolo problema internazionale, causato da alcune
caratteristiche della canzone che avrebbe dovuto rappresentare l'Albania all’ European Song Contest.
In realtà, sappiamo che spesso si tratta di montature giornalistiche, fatte magari per favorire/danneggiare i grossi interessi
in discussione, discografici, televisivi, e – perché no? – anche politici.
Ma non possiamo ignorare come il canto sia uno dei veicoli di propagazione dei simboli di una nazione. Oggi si discute di
canzoni “pop” a sfondo nazionalistico, una volta erano molto in voga i canti patriottici, tra cui, massima espressione, gli inni
nazionali.
L’anno appena trascorso, è stato, come sappiamo, di straordinaria importanza per l’Albania, meglio, per gli albanesi, tutti
gli albanesi; si è celebrato il primo Centenario della proclamazione d’indipendenza dell’Albania. In tale contesto, due
elementi nazionali, i simboli per eccellenza, hanno assolutamente primeggiato: la Bandiera e l’Inno. Due elementi che
hanno una valenza assolutamente primaria per ogni Nazione, ma, per gli albanesi, potremmo dire ancora di più. E non è
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un caso, quindi, se la loro festa nazionale, il 28 novembre, anniversario della proclamazione di indipendenza, è chiamato
Diten e Flamurit, e l’Inno nazionale, Hymni i Flamurit, di cui si dice sarebbe stato utilizzato – come tale - per la prima volta
proprio nel 1912.
Sebbene non mi competa, come preciserò più avanti, due parole sull’inno attuale le devo dire, anche per eventuali lettori
“stranieri”.
La musica era stata composta dal rumeno Ciprian Porumbescu[1] , per l'inno “Pe-al nostru steag e scris Unire” (Sulla nostra
bandiera c'è scritto Unità), e fu cantato per la prima volta in albanese da parte del coro della colonia albanese di Bucarest
[2], su testo del patriota albanese Asdreni. [3]
Il suo titolo ufficiale attuale, così come riconosciuto dalla Costituzione della Repubblica di Albania, art. 14, comma 4, è
“Rreth Flamurit të Përbashkuar”. ("Intorno alla Bandiera siamo riuniti"), che è il primo verso del testo.
Se guardiamo alle altre nazioni, troviamo tante altre denominazioni, forse più ricche di fantasia, talvolta anche originali
od addirittura eccentriche, che magari necessitano di più di qualche spiegazione, ma, per gli albanesi, definizione e
concetto sono immediati, tutt’uno, e possiamo essere certi che non è stato per mancanza di fantasia, chè, questa, agli
albanesi certo non mancherebbe.
Nel suo più recente saggio, “Mosmarrëveshja mbi raportet e Shqipërisë me vetveten:” [4], Ismail Kadare, il più grande
scrittore albanese, tra i più grandi al mondo, si è a lungo soffermato sulle vicende che hanno attraversato l’attuale inno,
sin dagli inizi.
“L'Albania era l'unico stato in Europa che il suo inno, quello che di solito veniva chiamato regio, nazionale o statale,
l'aveva nominato inizialmente come "l'inno della bandiera"….ed ancora “dell'inno della bandiera, hymnin e flamurit, come
stranamente lo chiamiamo noi”.[5]
Posto che la musica è sempre quella, il testo è cambiato più volte, necessariamente, in sintonia con i mutamenti
istituzionali e costituzionali, e, soprattutto, durante la fase più spinta dell”ateismo di stato”, ne vennero eliminato tutti i
riferimenti a Dio, qualsivoglia Dio. Ma questo è avvenuto in tante altre parti del mondo.
Oltre non direi; suonerebbe offensivo, o quanto meno presuntuoso, che io, da straniero (diciamo meglio: da italiano, ché,
in Albania, in non mi sento affatto straniero), avessi la pretesa di raccontare agli albanesi la storia e le vicende del loro
inno nazionale.
Aggiungerei solo come non ci debba meravigliare che la musica sia stata scritta all’estero; anche questo è già accaduto
altre volte ed altrove; nel caso dell’Albania, basterebbe ricordare quanta e quale importanza, abbia avuto, nella Rilindja,
l’attività dei rumeni e degli albanesi emigrati in Rumenia.
Seconda solo a quella degli italo-albanesi cioè degli arbëreshë d’Italia.
Ecco perché io cercherò di raccontare quanto ho trovato, nelle mie modeste ricerche di storia albanese, su alcuni altri “inni
nazionali”, più o meno appropriatamente così definiti, che hanno avuto origine in Italia o comunque in aree culturali
italiane/italofone.
E’ però una ricerca di quelle (un po’ come tutte) che più si va in profondità e più si espande, per cui, non sentendomi di
poter affermare che sia ragionevolmente conclusa, penso di poterla portare alla dignità di un libro, che spero di poter
pubblicare quanto prima.
2) Borgo Erizzo - 1912
Borgo Erizzo è un paese alle porte di Zara [6] fondato a metà del XVIII secolo, da emigranti albanesi provenienti da
Scutari e da Antivari [7], su iniziativa del Provveditore Generale in Dalmazia ed Albania[8], Nicolò Erizzo, da cui prese il
nome.
Gli albanesi di Borgo Erizzo trovarono impiego, i maschi, al macello comunale di Zara, mentre le femmine si dedicarono –
a domicilio – alla impagliatura delle bottiglie per il maraschino [9] [10].
Nell’800, questi immigrati albanesi si trovarono coinvolti nella lotta nazionale in atto in Dalmazia tra italiani e croati, ma
possiamo dire che i più divennero italofoni e si italianizzarono, al punto che, anche a Borgo Erizzo, come in altre località
dell’Impero Austriaco popolate da italiani, sorse una Società dei Bersaglieri [11].
Queste società ufficialmente propugnavano l’attività venatoria, ma, in realtà, erano un pretesto per rinfocolare sentimenti
nazionali italiani, tanto che spesso avevano una fanfara (una banda musicale) molto simile a quella dei Bersaglieri militari
italiani, con tanto di Uniformi molto simili.
“Nel 1912, il sodalizio si arricchiva di una sezione corale, diretta dal maestro Giuseppe Knering, ricordato anche come
autore di un “inno albanese” composto in italiano, con musica del maestro Paolo Riversa, che i borgherizzani vollero
dedicare alla madrepatria per celebrare la raggiunta indipendenza [12]”.
Di tale inno si sono perse le tracce, come un po’ purtroppo, in Dalmazia per gran parte delle testimonianze di italianità.[13]
Oggi Borgo Erizzo si chiama – in croato – Arbanasi, ed è un nome che comunque ricorda l’antica origine di quel villaggio.
[14]
Secondo Robert Elsie [15] attualmente, in Croazia, vivono circa 4.000 Arbanasi.
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3) Il Congresso degli Albanesi a Trieste - 1913
Come noto, a Trieste si tenne, dall’1 al 4 marzo 1913, un Congresso degli Albanesi, intervenuti da tutto il mondo, che fu
presieduto da Faik bey Konitza, e vide la partecipazione di eminenti figure della Rilindja (Fan Noli, Dervish Hima, Fazil
Pasha Toptani, Pandeli Evangjeli, Nikola Ivanaj, il Principe Alberto Ghika, Sotir Kolea, Stefan Kaçulini, per citarne i più
celebri), ma anche i più eminenti esponenti della colonia arbereshe d’Italia, Giuseppe Schirò, Anselmo Lorecchio, Terenzio
Tocci, Giovanni Castriota Skanderbeg marchese d’Auletta), dove si discusse sul futuro dell’Albania, la cui indipendenza
era stata formalmente dichiarata pochi mesi prima.
Durante le quattro giornate dei lavori, fu fatto ampio uso di simboli nazionali, esposizione di bandiere, grida augurali ,
“rrofte Shqiperia”, e fu anche eseguito un inno albanese.
Leggiamo infatti su “L'OSSERVATORE TRIESTINO”, del 6 Marzo:
“Dopo che un fotografo ebbe preso nella sala alla luce del magnesio una fotografia dei congressisti, fu cantato l'inno
albanese “.
Quale inno? Non ci è dato di saperlo.
Potremmo azzardare una illazione: tra i delegati vi erano rappresentanti di quella colonia albanese di Bucarest, dove,
come abbiamo visto sopra, é nato proprio l'Hymni i Flamurit, nonché – ma in numero molto modesto - quelli di Borgo
Erizzo, che ne avevano un altro, sebbene in lingua italiana.
Molto probabilmente, resterà nel dubbio.
4) A Scutari in regime internazionale – 1913
Dalle memorie di Carlo Galli, Regio Console d’Italia a Scutari [16] e successivamente Membro – nonché Presidente Pro
Tempore - della Commissione Internazionale di Controllo, abbiamo – oltre agli ovvii resoconti di politica internazionale uno spaccato della vita sociale scutarina, particolarmente intensa, per la presenza, in città, non solo, per l’appunto dei
membri della Commissione, spesso accompagnati dalle relative famiglie, ma anche dei vari distaccamenti militari,
diverse migliaia di uomini.
“30 agosto 1913……..Alla distrazione artistica dei vari distaccamenti (300 uomini l’inglese, Austria e Italia un battaglione, un
centinaio di tedeschi, 200 francesi), rimediano le tre bande. Gli scutarini non hanno mai sentito tanta musica. Hanno ora
anche l’inno albanese scritto dal nostro Maestro.[17]”
Anche in questo caso, nulla di più ci è dato di sapere su questo inno, né il nome dell’autore, anche se il Console Galli,
con “il nostro Maestro”, certamente intendeva il direttore della fanfara militare italiana, del 42° Reggimento Fanteria, che, un
anno dopo[18] viene citato come Maestro Misasi [19], ma non vi è certezza che, nel frattempo sia rimasto lo stesso.
5) Il regno del Principe di Wied – 1914
Nel Congresso di Trieste, discutendo sul futuro dell’Albania, fu deciso di non porre all’ordine del giorno il problema della
designazione del principe da destinare – come avevano stabilito le Grandi Potenze – a reggere il novo stato indipendente;
qualcuno tento di aprire comunque l’argomento, anche perché al Congresso parteciparono anche alcuni dei tanti
“pretendenti” al “nuovo trono”, ma, tra qualche inizio di incidente, l’argomento fu – come preventivato – accantonato.
La scelta fu fatta qualche mese dopo, verso la fine dell’anno, e cadde, come sappiamo, sul nome del principe tedesco
Wilhelm von Wied.
Non a caso, potremmo dire che – musicalmente parlando – la sua “avventura albanese” cominciò – il 5 marzo 1914 - proprio a
Trieste, dove si sarebbe imbarcato sulla i.r. nave a.u. “Taurus”, che lo avrebbe portato a Durazzo.
Sempre dalle cronache cittadine apprendiamo [20] che “quando il treno imperiale entra nella Stazione di Trieste “ pochi
istanti dopo Sua Altezza il principe di Wied scese dalla vettura-salon seguito dalla consorte principessa Sofia e dalle due
dame d’onore di lei. La musica [21] intonò l’inno albanese”.
Nulla sappiamo di questo inno, quale fosse, e – per ora – qui ci fermiamo.
Quando, due giorni dopo, il 7 marzo, il principe arrivò a Durazzo, venne accolto dalle autorità “mentre la banda suonava
l’inno nazionale composto dal maestro italiano Nardella” [22] [23] [24] .
La banda, venuta da Bari, era diretta dal Maestro Enrico Annoscia [25].
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Di questo inno sappiamo qualcosa di più; le parole sono state scritte da Lonith Logory[26]. Lo spartito originale venne
pubblicato da Capolongo-Feola a Napoli nel 1913.
Per saperne di più, si è cercato di contattare la Casa Editrice Capolongo – Feola di Napoli, operazione non facile perché,
proprio in quegli anni aveva mutato ragione sociale in “La Canzonetta”, nome con il quale è tuttora in attività. Devo alla
gentilezza ed alla generosità del titolare, Sig. Franco Fedele e del suo collaboratore, Sig. Antonio Sciotti, per essere stato
messo in condizione di approfondirne la storia. L’inno sarebbe stato commissionato al Maestro Nardella da un non meglio
precisato “Comitato Albanese”, che evidentemente si prodigava per ricevere al meglio il nuovo Principe d’Albania; questo è
quanto, per lo meno, si legge sulla copertina del bimestrale “La Canzonetta – Organo della Canzone Napoletana”, edito
dalla stessa casa Editrice Capolongo-Feola, edizione del 22 marzo 1914, solo pochi giorni dopo l’arrivo del Principe in
Albania, che, in termini molto aulici, ma tipici dell’epoca, ed anche – se vogliamo - del mondo canzonettistico, titola: “La
canzone che trionfa – L’Inno Nazionale Albanese del Maestro Nardella”, e , tra altro, così recita:
“La canzone che trionfa? Sì, ancora e sempre. Perché quando un popolo d’intrepidi e di forti, all’alba della sua costituzione
d’indipendenza, vuol cantare la sua gloria, e il suo riscatto ed i nuovi destini cui muove incontro; quando questo popolo
che è straniero, che non è della nostra razza, ma che sente invincibile il bisogno di cantare di libertà e di amore, con le
sue fanfare e le sue gole tuttora istintive, è ad un cantore della nostra terra che chiede il suo canto; è ad un canzoniere di
Napoli nostra che domanda la sua canzone di pace[27], il suo inno nazionale. E’ accaduto così che il Comitato Albanese
si è rivolto al nostro Nardella perché rivestisse di bellica armonia la poesia di un poeta del nuovo Regno.”
E, più avanti, ci informa che:
“Il nuovo Re ne fu preso subito; e tutta la folla di popolo delirante cantò l’inno con tanto maggior commovimento frenetico
perché il maestro che lo avevo composto era italiano non solo; ma napoletano”.
Infine, non manca di precisare che:
“L’edizione di quest’Inno è curata dalla nostra Casa Editrice ed è messa in vendita fin da questa settimana in tutto il mondo”.
Queste ultime parole “in tutto il mondo” non devono far sorridere, perché, dai cataloghi della Victor, una delle maggiori
case discografiche statunitensi, risulta che, in data 28 marzo 1918 (quando il Principe di Wied aveva lasciato l‘Albania già
da quattro anni), veniva pubblicato, a New York, su disco da 10" n. 72187,, l' Hymni mbretnor , interpretato dal tenore
Giuseppe Mauro (di origine arbëreshë) , con orchestra diretta da Nathaniel Shilkret[28]. Purtroppo, come autore, viene
indicato solo Loni Logori.
Sempre dalla rivista “La Canzonetta” apprendiamo che era stato bandito un concorso con un premio di 10 lire, per la
migliore traduzione ritmica italiana dell’inno; non ci è dato di conoscere quale esito abbia avuto l’iniziativa.
A dispetto della fotografia del Principe che campeggia sulla copertina dello “spartito”, è abbastanza poco credibile che
questo inno sia stato scritto appositamente, o quanto meno “avendo in mente” il Principe di Wied, anche per la data che
viene attribuita – sempre in copertina - a questa composizione (1913).
Vero è che il principato d’Albania è stato proposto al von Wied verso la fine del 1913, ma egli solo il 6 febbraio 1914
comunicò la propria disponibilità ed il 21 febbraio accettò formalmente il trono nell’incontro con la deputazione albanese che
si era recata a Neuwied per offrirglielo.
Per chi conosce come con quale “attrezzatura” von Wied arrivò a Durazzo, dotato di tutto meno che di soldi e soldati
(medaglie, uniformi, mobili, suppellettili, vasellame, cani da caccia, ecc.) ci si sarebbe dovuti attendere che si
presentasse con un bell’inno di stampo teutonico. Ma è piuttosto improbabile che egli abbia potuto pensare – sin dalle
prime avvisaglie - ad un inno, e, soprattutto, che ne avrebbe affidato la composizione ad un musicista italiano,
napoletano.
Evidentemente qualcuno doveva avergli detto che questo inno esisteva già, bell’e pronto, commissionato dal “Comitato
Albanese”.
Artan Lame, in uno dei suoi pregevolissimi libri[29], pubblica uno spartito di un “Himni Mbretnor”, con tanto di versi,
corredato da una stringata didascalia: “Teksti dhe muzika e Himni Mbretëror, "te krijuar për Principatën e Shqipërisë"
(AQSH)”, senza aggiungere alcunché sugli autori, della musica e del testo. Conoscendo il rigore di ricerca che
contraddistingue Artan Lame, devo ritenere che essi non siano stati indicati.
Potrebbe fare riflettere il fatto che la dizione “Himni Mbretnor” ci appare poco conforme ad una grafia corretta, soprattutto
per la parola “Himni”, scritta senza la “y”, il che potrebbe far supporre che tale errore, se errore è, potrebbe essere stato
commesso all’estero. Ma, e ciò vale soprattutto per la parola Mbretnor/ Mbretëror, sappiamo anche come, in cento anni, la
grafia della lingua albanese sia mutata.
In realtà, la partitura ufficiale, edita a Napoli, che differisce nella grafica ed in molti altri particolari da quella riportata sul
libro sopracitato, reca il titolo bilingue: “Hymne M. Ti Mbretit Shiperisë – Inno nazionale albanese”.
Sempre da Artan Lame[30], apprendiamo che “Nel 1921[31], il Principe decorò con la Medaglia di Ufficiale dell’Ordine
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dell’Aquila Nera, l’autore (albanese) dell’Inno Nazionale nel 1914”, ma non ci è dato di sapere quale sia stato l’autore
decorato.
6) Lec Kurti - Gjergj Fishta
Sempre all’anno 1913 (ma con un cauto punto interrogativo) è attribuito un altro “Hymni i Flamurit” , su musica di Lek Kurti
[32] e testo di Gjergj Fishta [33].
Lo apprendiamo da Musica Albanica – Studime dhe Dokumenta - III[34], dove, in una elencazione presumibilmente
completa delle composizioni di Lec Kurti, leggiamo: Muzike korale - Flamuri, Hymni i Flamurit, Teksti Gj. Fishta (1913?).
Su alcune registrazioni di esecuzioni contemporanee è indicato anche con il titolo "Porsi fleta e ejllit t'Zotit" (Come il
foglio dell'Angelo di Dio), che, peraltro, è il primo verso del testo.
Nel 1913, Lec Kurti era a Venezia, dove frequentava il Conservatorio. Anche se proprio a Venezia ha composto quasi
tutte le sue opere, in questo caso, la data 1913 sembra poco attendibile.
Dalla stessa fonte apprendiamo che Kurti ha composto anche una Marshi i Mbretit Wied (1913?).
Problema della
datazione a parte, se Lec Kurti ha composto una “marcia” del Principe di Wied, anche l’inno da lui composto (nello stesso
anno) dovrebbe potersi riferire allo stesso principe, ma noi abbiamo visto che egli ne aveva già uno, anzi due; a meno che
non si tratti di quello che è stato eseguito alla stazione ferroviaria di Trieste.
Tale ultima ipotesi è pero “di fantasia”, per cui è molto verosimile l’ipotesi che si tratti di un “terzo inno”, il che conferirebbe al
Principe di Wied un ulteriore record, oltre a quello del regno più breve: quello di avere collezionato ben tre inni, in media
uno per ogni bimestre di regno.
7) Periodo di Zog.
Durante il periodo di Zog, risulta essere stato adottato un altro “inno nazionale”; potremmo anche presumere perché
Asdreni, che aveva scritto i versi del primo “Hymni i Flamurit”, era uno dei più noti oppositori della monarchia di Zog. Ma
anche questa è una “ipotesi di fantasia”, perché ciò accadde prima ancora che Ahmet Zogolli si facesse proclamare Re.
Dalle memorie di Jacomoni [35], allora titolare della Legazione d’Italia, risulta che, durante la cerimonia nuziale di Re Zog
con la contessina Geraldina Apponyi, all’arrivo degli sposi “la fanfara della guardia suonò l’inno reale albanese e quello
ungherese” , mentre “ l’arrivo delle sorelle del re” avvenne “al suono dell’inno albanese”, in tal modo facendo pensare
all’esistenza di due inni distinti, quello “reale” [36] e quello – eventualmente - “nazionale”.
* * *
Come ho detto all’inizio, questo è solo un lieve abbozzo di una storia molto più lunga, che andrebbe approfondita; i testi e
le musiche di tutti gli inni cui ho fatto cenno, andrebbero ricercati, ed il risultato consegnato alla Nazione Albanese.
Spero solo di avere, anche questa volta, lanciato un piccolo “sasso nello stagno”.
Foto da: Albana Nexhipi, "Himni mbretëror i panjohur i princ Vidit"; Gazeta "Shqip", dt.24.01.2014.
Pubblicato prima su "Hylli i Dritës", Numero Speciale del Centenario; Scutari, 2013.
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BIBLIOGRAFIA
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TAGLIAVINI C., Penetrazione e adattamento delle voci italiane e croate nel dialetto albanese di Borgo Erizzo (Zara),
Istituto per l'Europa orientale, Roma, 1934.
[1] Ciprian Porumbescu, nato Cyprian GoBmbiowski (^ipotele Sucevei, 14 ottobre 1853 – Stupca, 6 luglio 1883), è stato
un compositore
romeno.
[2] la fonte di questa notizia è Lasgush Poradeci che, sull’argomento, scrisse la sua tesi di laurea, “Himni kombëtar
“Flamurit pranë të bashkuar dhe gjeneza e tij” /l'inno nazionale "intorno alla bandiera siamo riuniti"
[3] pseudonimo di Aleksander Stavre Drenova (Drenova, 11 aprile 1872 – Drenova,
1947).
[4] Onufri, Tirana, 2010, pag. 15; potrebbe tradursi in: “Le contraddizioni del rapporto dell’Albania con se stessa”.
[5] Traduzione di cortesia.
[6] oggi in Croazia (Zadar).
[7] dai paesi di Brisko e Sestani. Tali località sono state da taluni identificate con i borghi di Shestan, Brisk, Liare e
Arbnesh, tutti situati nell'entroterra di Antivari e Dulcigno (in
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Montenegro, quindi, ma in zone abitate da albanesi).
[8] carica che, nella Repubblica di Venezia, individuava il governatore di tutti i territori della costa orientale dell’Adriatico
(e dello Ionio).
[9] Liquore tipico della Dalmazia, prodotto in numerose distillerie di Zara, ricavato dalla “marasca” (ciliegia dalmata), oggi
molto usato nei dessert, specialmente per “condire” l’ananas.
[10] Erber, Tullio, La colonia albanese di Borgo Erizzo presso Zara, cenni storici. G. Flori, 1883.
Tagliavini, Carlo. L'Albanese di Dalmazia, contributi alla conoscenza del dialetto ghego di Borgo Erizzo, presso Zara..
Firenze: Olschki, 1937.
Tagliavini Carlo, Penetrazione e adattamento delle voci italiane e croate nel dialetto albanese di Borgo Erizzo (Zara),
Roma, 1934.
[11] Soldati italiani di fanteria leggera, contraddistinti per il cappello piumato e per “defilare” sempre a passo di corsa.
[12] Ennio Maserati, Momenti della questione adriatica (1896-1914). Albania e Montenegro tra Austria ed Italia, Udine,
Del Bianco, 1981, pag. 123.
[13] Nel secondo dopoguerra, con l’Esodo degli italiani dalla Dalmazia e dall’Istria, attuato con i feroci metodi della prima
“pulizia etnica” jugoslava, anche i borgherizzani, in gran parte, esiliarono in Italia. Pochi di essi rimasero, ma ebbero molta
difficoltà a conservare la loro “italianità”, e, peggio ancora, la loro ancor più remota “albanesità”, e quindi vennero assimilati,
cioè “croatizzati”.
Ciononostante, è un dato di fatto che l'attuale Comunità Italiana di Zara è costituita in buona parte proprio da abitanti di
Borgo Erizzo.
[14] Çurkoviq Mijo, Historia e Arbneshëve të Zarës, Hylli i Dritës, Shkodër, 2007, n. 1, pag. 128, e n. 2, pag. 165 (traduzione
in albanese di Arben Marku); dall’originale in lingua croata Povijest Arbanasa koz Zadra, Sebenico, 1922.
[15] Elsie, Robert (2004). Historical dictionary of Albania. Scarecrow Press. p. 147. ISBN
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978-0-8108-4872-6. Retrieved 27 December 2010.
[16] Diarii e lettere, Casa Editrice G. Sansoni, Firenze, 1951, pag. 177.
[17] Galli Carlo, op. cit, pag.209.
[18] Sotto la data del 13 aprile 1914.
[19] Nato a Catanzaro il 3 ottobre 1879, studiò violino e composizione a Napoli. Fu direttore della Banda di Savona e
ricoprì nel 1915 la carica di Regio Ispettore per la riforma delle bande militari del Governo turco, con sede a Bagdad, su
incarico del ministero della guerra. Ha scritto numerose marce trionfali, funebri, due sonate per violino e pianoforte, cori,
quartetti per archi.
[20] Osservatore Triestino, 5 marzo 1914.
[21] La fanfara militare.
[22] Evemero Nardella (Foggia, 25 settembre 1878 – Napoli, 23 aprile 1950) è stato un compositore e cantante italiano, autore d
musiche napoletane su testi di alcuni dei più famosi poeti napoletani, tra cui si possono ricordare Libero Bovio ed
Ernesto Murolo; la sua canzone più famosa è “Chiove”.
[23] Salleo Ferdinando, Albania: un regno per sei mesi , Sellerio, Palermo, 2000, pag. 62.
[24] Leggermente diversa la versione che troviamo in “L’Adriatico degli Altri (L'Albania nell'ora presente), di F.V. RATTI,
Libreria Internazionale A. Beltrami, Firenze, 1914, pag. 102, secondo cui: “Essad lo accompagnava ala reggia, al suono
dell’inno albanese, composto ed eseguito dalla banda municipale di Bari….”.
[25] Fu anche Direttore della Banda Municipale di Bari; era soprannominato "Pupo di Zucchero" per il suo portamento
particolarmente austero e rigido.
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[26] Lonith (in alcune fonti anche : Loni) è stato un compositore albanese, di versi per canzoni, molto attivo negli anni ’20
e ’30.
[27] L’articolista, facendosi prendere la mano, parla ad un tempo di “canzone di pace” e di “bellica armonia”, ma
concediamogli pure una licenza poetica”.
[28] Nathaniel Shilkret (New York, 25 dicembre 1889 – 18 febbraio 1982) è stato un bambino prodigio,
clarinettista, compositore e direttore d'orchestra statunitense. In seguito, fu dirigente della Victor Talking Machine
Company (poi:
RCA Victor).
E’ stato stimato che abbia raggiunto un record di vendite di 50 milioni di copie di dischi, cifra astronomica per i decenni
anteguerra. Fonte: Wikipedia.
[29] “Princi i Shiptareve – Prince of Albanians – Wilhelm von Wied”, Botime Toena, Tirana, 2011, pag. 105.
[30] Artan Lame, Medaljet Shqiptare, Vol. I°, 1914-1944, Toena, Tirana, 2010, pagg. 44/45.
[31] Il Principe di Wied non abdicò mai formalmente, e, nel 1921, continuava a concedere decorazioni; del resto, l’Albania
era ancora un “Principato”.
[32] Lec Kurti (Scutari 1884 – Roma 1948) fu compositore e poi diplomatico; avendo aderito al Balli Kombetare, esiliò in
Italia, dove visse i suoi ultimi anni . Solo da qualche anno, la sua figura di musicista, in Albania, è stata riscoperta.
[33] NON MI SEMBRA OPPORTUNO SPIEGARE CHI E’ STATO GJERGJ FISHTA; E’ STATO ANCHE IL FONDATORE
DELLA RIVISTA. PARLERO’ COL DREJTOR……
[34] da “Lec Kurti, Vepra te zgjedhura”, ASMUS, Tirana 2008, prefazione di Sokol Shupo, pag. vi.
[35] futuro Luogotenente Generale del Re d’Albania Vittorio Emanuele III°; LA POLITICA DELL'ITALIA IN ALBANIA, di
FRANCESCO JACOMONI di SAN SAVINO, ED. CAPPELLI, 1965, pagg.79/80.
[36] Luciano Morpurgo, in “In Albania, note di viaggio”, su “LE VIE D’ITALIA”, Rivista Mensile del Touring Club Italiano,
Aprile 1931: “All’udire al Parco, nell’ora del tramonto, la musica suonare l’Inno reale d’Albania, tutti gli Albanesi si
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irrigidiscono rispettosamente e, portando la mano destra al cuore, rendono onore alla Patria e al Re”.
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