Domenica a S. Imerio Saverio Gaeta presenterà il libro "Il veggente
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Domenica a S. Imerio Saverio Gaeta presenterà il libro "Il veggente
Il teologo Barros tratteggia la figura di mons. Helder Camara Giovedì 15 dicembre, alle 20.45, presso il Centro pastorale diocesano si terrà un incontro con Marcelo Barros, teologo e biblista brasiliano, che presenterà la figura di Helder Camara (Fortaleza, 7 febbraio 1909 – Recife, 27 agosto 1999), vescovo povero, fratello dei poveri e degli ultimi, voce di chi non ha voce. Introdurrà il relatore, don Mario Aldighieri, per molti anni sacerdote fidei donum in America Latina. Nel marzo 2015 la Congregazione per le Cause dei santi ha approvato l’introduzione del processo di beatificazione del presule brasiliano. La serata è promossa da Acli provinciali, Gruppo Oscar Romero, Gruppo missionario S. Abbondio, parrocchia di Corte de’ Frati e Segretariato Attività ecumeniche. Biografia del relatore Marcelo Barros è tra i più conosciuti esponenti della «Teologia della Liberazione» a livello internazionale. Brasiliano, è stato ordinato sacerdote da Helder Camara cui rende testimonianza con gli ultimi libri. Da anni la sua attività di ricerca e di elaborazione si è concentrata sull’ambiente, sul valore dell’acqua e dei beni comuni, sulla reinterpretazione del rapporto uomo-natura. Grazie al libro Ecologia e spiritualità Barros è considerato uno dei più originali e profondi esponenti dell’”ecoteologia”. Gemellaggio terremoto/13. La visita del vescovo Antonio a Camerino e S. Severino: foto e video Pian di Pieca 11 dicembre 2016 Per il ponte dell’Immacolata sono venuti a trovarmi a Pian di Pieca mio marito e i bambini: Elisabetta e Francesco erano molto curiosi di venire a vedere dove sparisce la mamma tutte le settimane e, soprattutto, volevano conoscere i bambini di Pian di Pieca. L’avventura in camper, poi, era imperdibile. Venerdì mattina di buon’ora siamo partiti tutti e quattro con don Luigi e siamo andati prima dal sindaco di Cessapalombo e poi a Camerino dove (a sorpresa!) siamo staiti ricevuti dall’Arcivescovo. È stato un incontro piacevolissimo, informale e sincero in cui ci siamo confrontati sul gemellaggio. Nel pomeriggio mio marito Cristiano e io siamo andati all’Ufficio tecnico di Caldarola per perorare la causa del container per don Vincenzo. Nel frattempo i bambini hanno fatto i compiti in compagnia di Fermano. Ieri (sabato) abbiamo ricevuto a Pian di Pieca la visita del nostro vescovo, Antonio. Insieme a mons. Napolioni c’erano il direttore di Caritas Cremonese, don Antonio Pezzetti, il sindaco di Cremona Gianluca Galimberti con la portavoce Greta Filippini, l’assessore Alessia Manfredini e il presidente del Consiglio comunale Simona Pasquali, oltre al primo cittadino di Corte de’ Frati, Rosolino Azzali, in rappresentanza dell’Unione dei Comuni Oglio Ciria (Corte de Frati, Grontardo, Olmeneta e Scandolara Ripadoglio). La delegazione è partita alle sei del mattino e prima delle undici era da noi. Abbiamo incontrato insieme Marina e Nello, una coppia di anziani del posto, e poi altre persone ospitate presso la Parrocchia. Il tempo di una merenda con prodotti locali e poi un giro alla Chiesa di Santa Maria Assunta (e per qualcuno anche un giro in cantina dove c’è “il vino bono de lu prete”) e a San Casciano nella Chiesa e nella casa di don Luigi Verolini, il direttore della Caritas dell’arcidiocesi di Camerino e San Severino Marche. La delegazione, cui nel frattempo si sono aggiunti Cristiano e Fermano, è andata a Camerino per l’inaugurazione della tensostruttura e poi a San Severino. “Solidarietà e coraggio” sono stati i messaggi portati dal vescovo Antonio a Camerino ai bambini ed ai genitori (circa 250 persone) che per la prima volta dopo il terremoto si sono ritrovati per il catechismo. Parole dolcissime quelle di don Marco che ha pubblicamente ringraziato la Chiesa di Cremona per aver donato la tensostruttura assolutamente necessaria per le attività ordinarie. Successivamente la delegazione si è recata a San Severino dove il Vescovo ha celebrato la Messa nella tensostruttura donata sempre dalla Chiesa di Cremona. Erano circa 500 i convenuti a salutare il loro ex parroco! E poi sia a San Severino che a Camerino i saluti ed i ringraziamenti delle autorità locali. Proprio il sindaco di San Severino, Rosa Piermattei, nei giorni scorsi ha espresso profonda gratitudine per l’installazione di questa tensostruttura. «Poter contare su una struttura – ha scritto il primo cittadino in una lettera inviata al vescovo Napolioni e al direttore di Caritas Cremonese – che, oltre alla celebrazione delle S. Messe, possa essere luogo di incontro, di dialogo, di conforto, di gioco e di convivialità per la comunità parrocchiale, ma anche centro di aggregazione per tutti i cittadini, soprattutto del rione Mazzini e dei quartieri limitrofi, rappresenta un grande motivo di speranza di tornare a vedere San Severino Marche serena e vitale». San Severino è stata fortemente ferita dal terremoto: gli edifici lesionati sono ben 5mila e 3mila le persone che sono state costrette a lasciare le proprie abitazioni. «I centri della vita e delle relazioni – spiega ancora il sindaco Piermattei – risultano inutilizzabili: tutte le chiese sono inagibili e le palestre non possono ospitare le attività sportive, o perché lesionate o perché adibite a centri di accoglienza». Grave anche la situazione delle scuole: «L’inagibilità totale o parziale – si legge ancora nella lettera di ringraziamento del sindaco di San Severino Marche – sta costringendo oltre mille alunni e studenti a svolgere le lezioni sovraffollando (spesso anche con doppi turni) altri edifici istituti scolastici». La lettera integrale del sindaco di San Severino Marche Un messaggio di speranza quello espiresso dal sindaco Galimberti che ha portato a tutti la vicinanza generosa dei cremonesi. Il costo delle due tensostrutture, infatti, è sostenuto anche con i fondi (circa 20mila euro) raccolti fino ad oggi dal Sistema Cremona sul conto istituito per volontà del Comune presso la Fondazione Città di Cremona. E a queste saranno destinate anche le ulteriori donazioni che arriveranno. Nel frattempo io sono rimasta al “campo” a festeggiare la Madonna di Loreto con un bel piatto di “vincisgrassi” e agnello al forno. Pomeriggio al cinema a Tolentino (è venuta con noi anche Sofie, una bimba di Pian di Pieca) e poi serata a giocare alla tombola tutti insieme. Nicoletta D’Oria Colonna operatrice Caritas Cremonese Photogallery dall’8 al 10 dicembre Speciale terremoto con il diario dei giorni precedenti Accolta a S. Imerio la Madonna pellegrina di Fatima In tanti hanno accolto l’arrivo a Cremona, presso la parrocchia di S. Imerio, della statua della Madonna pellegrina di Fatima nel pomeriggio di domenica 11 dicembre. L’inizio di una settimana di esercizi spirituali e di missione per giungere, sotto lo sguardo e l’esempio di Maria, alla conversione del cuore e della vita. Accolta dal vescovo emerito Dante Lafranconi, dopo una intensa settimana di spiritualità, domenica 18 la statua lascerà la città al termine della Messa presieduta dal vescovo Antonio Napolioni. L’accoglienza della statua Puntualissimo rispetto al programma, alle 18.15, il furgone della protezione civile con a bordo la statua pellegrina ha svoltato in via Realdo Colombo. L’accoglienza del simulacro della Madonna di Fatima, infatti, si è svolta nella chiesa di S. Maria Maddalena. In tanti attendevano l’arrivo sul sagrato della chiesa, così come all’interno. Molte le famiglie con bambini. E sono stati proprio alcuni di loro a dare per primi il benvenuto a Maria, salendo sul pullmino e dando un bacio alla statua. A supervisionare il trasferimento don Vittorio De Paoli, assistente spirituale nazionale dell’Apostolato mondiale di Fatima, insieme a due membri dell’associazione. Una volta giunta la processione composta dai ministranti, il vescovo emerito di Cremona, mons. Dante Lafranconi, il parroco don Giuseppe Nevi e il vicario don Michele Rocchetti, la statua è stata portata in chiesa dai Templari Cattolici d’Italia, presente con alcuni membri del Priorato S. Michele, che comprende la zona cremonese. La celebrazione è stata quindi introdotta dalle parole di don De Paoli che, sottolineando come i cristiani abbiano imparato ad amare il potere dei segni, più che i segni del potere, ha invitato ad accogliere «questo segno con fede e amore», inaugurando una settimana che da un lato possa essere di veri esercizi spirituali, ma dall’altro anche di missione al popolo. Filo conduttore, di giorno in giorno, i messaggi della Madonna a Fatima. Lo spirito di questa settimana è stato quindi precisato dal parroco che, citando un’omelia del card. Bagnasco del novembre scorso, ha evidenziato come «la Chiesa non è umanamente attraente, perché Dio vuole convertire, non sedurre: divenire cristiani, infatti, non è una adesione, ma una conversione poiché Dio – prima di essere il nostro bene, la risposta ai nostri bisogni – è la nostra origine, la possibilità e la consistenza del nostro essere». E ha proseguito: «Il sole di Satana, che vuole sedurre le anime, vuole far credere che il proprio del cristiano è l’attività, ma questo svuota la memoria di Dio e della sua grazia, e l’uomo si trova solo con se stesso, solo anche se dentro ad una collettività che è però altro dalla comunità dei discepoli. Adorare non è un fare, è un non fare per lasciarsi fare da Cristo». Quindi, in processione, la statua della Madonna pellegrina di Fatima è stata accompagnata sino alla chiesa parrocchiale di S. Imerio, dove è stata celebrata la Messa. Durante l’Eucaristia, animata con il canto dal coro Il Discanto diretto da Daniele Scolari, il vescovo Dante, commentando il brano evangelico (Mt 11,2-11), si è in particolare soffermato sulle parole di Gesù: «E beato è colui che non trova in me motivo di scandalo!». Uno scandalo che deriva dalle giustificazioni con le quali non si ascolta e non si accoglie Cristo, mettendo in dubbio la sua identità. Proprio Egli porta a conversione, che significa rivedere i criteri della propria vita impostando le relazioni secondo criteri che non sono quelli umani. Lo sguardo del Vescovo emerito è andato al Natale, in cui Gesù si riveste degli abiti dell’umanità. Ma anche a Maria: non solo esempio, ma anche aiuto nel cammino di conversione di ciascuno. Nella consapevolezza che un’autentica adesione al Signore porta a una profonda trasformazione del cuore, capace di «andare anche là dove ci sembra di urtare noi stessi». «Attraverso la Parola del Vangelo, attraverso la parola della Chiesa, attraverso la parola di tanti fratelli fedeli che, con il loro esempio umile e quotidiano, ci parlano essi pure del Vangelo del Signore Gesù». «Che la Vergine Maria, accolta da noi con affetto e con fede, – ha concluso mons. Lafranconi – ci ottenga questa conversione che desideriamo per noi e anche per la testimonianza da rendere nel mondo di oggi: che sia forte e incisiva come quella del Battista!». Al termine della Messa tutti i presenti sono stati invitati a sostare personalmente uno ad uno, per alcuni istanti, davanti alla statua della Vergine, per aprire il proprio cuore e invocare la sua intercessione. Photogallery: Programma della settimana Processione Santa Messa Dal 12 al 17 dicembre, ogni giorno, nella chiesa di S. Imerio si reciterà il Rosario alle 6.45 e alle 8.30 vi sarà la Messa. Nei pomeriggio, alle 16 l’adorazione eucaristica, alle 17 la preghiera per i bambini, alle 18 il Rosario alla presenza dei ragazzi, degli adolescenti e dei giovani dalla parrocchia. Alle 21, le giornate si concluderanno con la Messa per le famiglie e la comunità. Sabato 17 dicembre, invece, alle 21, vi sarà la processione aux flambeaux per le vie della parrocchia con la consacrazione delle famiglie al Cuore immacolato di Maria. Il saluto alla statua della Madonna pellegrina di Fatima sarà nella mattinata di domenica 18 dicembre quando, alle 10.30, il vescovo Antonio Napolioni celebrerà l’Eucaristia. L’Immagine Pellegrina di Nostra Signora di Fatima Scolpita seguendo le indicazioni di suor Lucia, la prima immagine Pellegrina di Nostra Signora di Fatima fu offerta dal vescovo di Leiria e coronata solennemente dall’arcivescovo di Evora il 13 maggio del 1947. A partire da questa data, l’immagine ha percorso, diverse volte, il mondo intero, portando con sé un messaggio di pace ed amore. La genesi di questo percorso risale all’anno 1945, poco dopo la fine della Seconda guerra mondiale, quando il parroco di Berlino propose che un’immagine di Nostra Signora di Fatima percorresse tutte le capitali e città episcopali d’Europa, fino alla frontiera con la Russia. L’idea venne ripresa nell’aprile 1946, da un rappresentante del Lussemburgo nel Consiglio Internazionale della Gioventù Cattolica Femminile e, nell’anno successivo, nello stesso giorno della sua incoronazione, ebbe inizio il suo primo viaggio. Dopo oltre mezzo secolo di pellegrinaggi, durante i quali l’Immagine ha visitato ben 64 paesi dei vari continenti, alcuni dei quali per più volte, la Direzione del Santuario di Fatima ha ritenuto opportuno che questa non viaggiasse ulteriormente, se non in occasione di circostanze straordinarie. Nel maggio del 2000 venne collocata presso la mostra “Fatima Luce e Pace”, nella quale venne venerata da decine di migliaia di visitatori. Trascorsi tre anni, più esattamente giorno 8 dicembre 2003, ricorrenza dell’Immacolata Concezione, l’immagine venne consacrata nella Basilica di Nostra Signora del Rosario di Fatima, dopo esser stata collocata su una colonna accanto all’Altare Maggiore. L’immagine pellegrinò nuovamente il 12 maggio del 2014, inizialmente per una visita alle comunità religiose contemplative esistenti in Portogallo (visita che si estese fino al 2 febbraio 2015) e successivamente in visita a tutte le diocesi portoghesi dal 13 maggio 2015 al 13 maggio 2016. Queste uscite hanno avuto come obiettivo il coinvolgimento delle comunità di preghiera e delle diocesi portoghesi nella celebrazione del Centenario delle Apparizioni di Fatima. Al fine di rispondere alle infinite richieste provenienti da tutto il mondo, vennero nel frattempo realizzate varie repliche della prima immagine pellegrina, fino a raggiungere un totale di tredici. Da tutti i luoghi visitati provengono resoconti straordinari della presenza dell’Immagine Pellegrina, delle migliaia che accorgono al suo passaggio, delle partecipazioni, che mai prima si sono verificate nelle varie celebrazioni, di un grande numero di penitenti che si prostrano per ottenere il sacramento della riconciliazione, dell’affluenza massiccia di ogni genere di persone, sia bambini che giovani, che adulti e malati, provenienti dai più disparati contesti sociali e perfino da diverse confessioni religiose, insomma resoconti dei significativi frutti pastorali e delle abbondanti grazie concesse. «Don Mario, spiritualizzato dalla sofferenza e dall'amore» «Siamo in cammino verso il Natale, ma non solo noi. Don Mario come e più di noi! Il Natale ci ripropone, nel ministero, l’avvenimento del verbo eterno di Dio che si carne. E la vita cristiana, a maggiore ragione la vita di un sacerdote, è proprio questo dialogo con Dio che si fa carne. Siamo attorno alle spoglie fisiche, ma ancora di più stretti all’anima immortale di don Mario perchè abbiamo creduto alla Parola di Dio. Ed essa oggi ci rivela ulteriormente che cosa è stata la sua vita, cosa è la sua morte, cosa è e cosa sarà la sua eternità: un dialogo col Padre». A Castelleone, in una chiesa parrocchiale gremita di sacerdoti e fedeli mons. Antonio Napolioni ha celebrato, nel primo pomeriggio di venerdì 9 dicembre, le esequie di don Mario Bergami, ricordando anzitutto il mistero del Natale ormai imminente. Accanto a lui il vescovo emerito Lafranconi, il vicario generale don Calvi, il vicario episcopale don Maccagni, il prevosto mons. Ferrari e una cinquantina di confratelli, tra di essi i compagni di ordinazione (1983), il rettore del Santuario di Caravaggio don Mascaretti con alcuni sacerdoti cooperatori, il rettore del Seminario don D’Agostino con diversi seminaristi che insieme ai ministranti hanno servito all’altare col diacono permanente Angelo Papa. In prima fila i familiari di don Mario, la sorella Franca, i fratelli Lino e Gualtiero, e poi tanti amici e parrocchiani di Castelleone, suo paese natale, ma anche di Luignano e Fiesco dove esercitò il suo ministero, sempre diviso fra la pastorale attiva e i compiti diocesani soprattutto in campo amministrativo. Presenti anche alcuni rappresentanti della casa di riposo Brunenghi dove era ospite da alcuni anni e dove continuava, anche sulla sedia a rotelle, ad esercitare il suo sacerdozio con dedizione. Proprio alla Brunenghi il sacerdote è spirato la mattina di martedì 6 dicembre a seguito di alcune complicazioni nel suo stato di salute, già fragile e segnato nel profondo anche dal grave incidente automobilistico del luglio 2012, che lo aveva pesantemente limitato nella possibilità di muoversi e di spostarsi autonomamente. Nell’omelia mons. Napolioni ha richiamato brevemente la biografia sacerdotale del defunto, ma soprattutto il suo zelo pastorale: «Facciamo un regalo a don Mario? Quando viviamo un lutto non diciamo più “il Signore mi ha tolto questo mio caro”, perchè non è vero! Dio non ci toglie nessuno, ma aspetta e accoglie tutti, Lui che è la sorgente sicura della nostra esistenza». «Non siamo su questa terra per sbaglio – ha proseguito -, ma siamo qui chiamati per nome, consapevoli che il nostro traguardo è sicuro». Di questo era consapevole don Mario che negli ultimi anni ha vissuto «un sacerdozio a rotelle», segnato magari da una lotta interiore per non perdere la serenità, ma sempre contrassegnato dalla fede. Il suo handicap non lo ha mai distolto dal suo servizio e da una partecipazione costante alla vita del presbiterio diocesano. Commentando il Vangelo nel quale Gesù invita ad essere sempre pronti, mons. Napolioni ha stigmatizzato il modo di pensare corrente che giudica positivamente una morte improvvisa: «Una volta – ha aggiunto – si pregava per essere liberati da una morte veloce e ci si preparava all’incontro con Dio. Ma cosa significa essere pronti? Significa voler bene, desiderare di incontrare gli altri, amare Dio e i fratelli». E rivolgendosi direttamente a don Bergami ha concluso: «Grazie don Mario per tutto quello che sei stato, per le cose che hai fatto e anche per quelle che avresti potuto fare e non hai fatto e hai accettato in qualche modo di consegnarti, nel dolore e nell’umiltà, alla presenza del Padre, alla certezza di essere amato in Cristo, alla forza dello Spirito. Ora questo Spirito ci fa sentire quanto sei vivo, quanto sei stato spiritualizzato progressivamente dalla sofferenza e dall’amore». Omelia di mons. Napolioni Al termine delle preghiere dei fedeli il Vescovo ha chiesto l’intercessione di don Mario a favore di tutto il prebisterio, perchè sia sempre più unito e capace di vera collaborazione per la diffusione del Regno di Dio. Dopo i riti di commiato, vescovi e sacerdoti hanno accompagnato il feretro sul sagrato per l’ultima benedizione. Poi si è formato il corteo funebre guidato dal parroco mons. Ferrari; l’ultimo viaggio di don Mario fra le case della sua amata Castelleone, l’ultimo viaggio verso il camposanto dove ora riposa insieme ai suoi cari. Per volere dei familiari le offerte raccolte in suo ricordo saranno devolute alla casa di riposo Brunenghi e al nuovo oratorio parrocchiale. Photogallery Biografia di don Mario Bergami Don Mario Bergami, nato a Castelleone il 30 agosto 1952, fu ordinato sacerdote il 18 giugno 1983. Dopo alcuni anni come vicerettore del Collegio Gregorio XIV, assunse, nel 1986, l’incarico di segretario dell’Istitutio diocesano per il sostentamento del Clero. Nel 1993 il trasferimento a Caravaggio come sacerdote cooperatore del Santuario di S. Maria del Fonte fino al 1997. Per alcuni anni è stato anche parroco di Luignano, frazione di Sesto Cremonese. Dal 1997 al 1999 è stato quindi responsabile dell’Ufficio amministrativo della Curia. Nel 1999 la promozione a parroco di Fiesco dove rimase fino al 2009. Da alcuni anni risiedeva a Castelleone a causa dello stato di salute, che, comunque, non gli ha impedito di continuare ad esercitare con zelo il suo ministero sacerdotale. All’oratorio di Spinadesco l’incontro con il mental coach Andrea Devicenzi di Martignana di Po Gli adolescenti di Spinadesco e i ragazzi dell’unione sportiva Grumulus di Grumello Cremonese nella serata di martedì 13 dicembre erano tutti per Andrea Devicenzi, già medaglia d’argento ai campionati europei di paratriathlon, ospite all’oratorio di Spinadesco. A causa di un infortunio, l’atleta di Martignana Po ha dovuto lasciare l’attività agonistica, ma oggi è mental coach (ha assistito tra gli altri anche Efrem Morelli, cremasco di bronzo nei 50 rana a Rio de Janeiro alle ultime paralimpiadi, ndr) e ha nel cassetto tante nuove idee. Devicenzi ha raccontato ai ragazzi come la sua vita sia cambiata il 28 agosto 1990 quando «la soglia del pericolo era a zero» ed era «convinto di poter scegliere cosa fare e cosa no». Un incidente in moto a 17 anni, il pensiero che va subito al mezzo e, dopo momenti concitati e delicati, un letto di ospedale pieno di «pensieri di vita infranti contro un muro» senza «un barlume di futuro». «Voi pensate – ha ricordato – che mentre ero in ospedale mi dicessero cosa avrei potuto fare con una gamba sola? E invece si pensava a tutto quel che non avrei più potuto fare: più e più volte ho sentito la parola impossibile». D’altronde ammette come «la famiglia e gli amici non fossero pronti». La ripresa passa dalla VogaLunga fatta con il miglior tempo di sempre. «Guardando gli altri nel fiume – ha spiegato – ho pensato una cosa banale: nella canoa si usa per il 90% la parte superiore del corpo, così sono sceso di nuovo in acqua». Una ripresa che passa anche attraverso «l’atteggiamento, che fa la differenza», perché a 17 anni non voleva credere che i suoi «successi fossero preclusi». Il segreto, allora, è tutto qui per Devicenzi: farsi delle domande e porsi degli obiettivi «da analizzare in più punti» e che abbiano caratteristiche da mettere bene a fuoco». «delle I ragazzi sono rimasti affascinati dall’ultimo viaggio del mental coach di Martignana Po partito in estate alla scoperta di Machu Picchu (Perù). Un viaggio fatto di tanti chilometri in bicicletta e quattro giorni sulle Ande con le stampelle, per quello che è stato anche e soprattutto «un viaggio interiore». I paesaggi mozzafiato, la gioia dei bambini incontrati durante la strada e immortalati nei suoi scatti, ma anche i momenti di difficoltà in cui capita di fermarsi «due ore contro un muro» e chiedersi «cosa si fa così lontano da casa e cosa si vuole dalla vita», perché «quando hai tanto silenzio intorno a te inizia a rimbombare» e se «non sei preparato mentalmente vai in difficoltà». Devicenzi ha svelato diversi aneddoti («Il pollo con patate per cena era la mia leva motivazionale: pensate che in undici giorni ho bruciato calorie che di solito si utilizzano per trenta») e ha rivelato come rischiasse di saltare tutto. Prima per un infortunio, risolto «dopo aver chiesto il miracolo», con «i medici che non sanno spiegarsi come», poi per la rinuncia all’ultimo del compagno di avventura. Alla fine, però, ha deciso di partire lo stesso, da solo, e ora il pensiero è rivolto alla Nuova Zelanda e al record del mondo sulle 24 ore in velodromo. In chiusura ha anche invitato i ragazzi «ad iniziare a chiedersi cosa vogliono fare della loro vita». Oggi il vescovo Antonio a Camerino e San Severino per l'inaugurazione delle tensostrutture installate da Caritas Cremonese Il vescovo Antonio Napolioni tra la sua gente, ancora fortemente provata da un terremoto che continua a far tremare la terra, e non solo. Sabato 10 dicembre, nell’approssimarsi delle festività natalizie, mons. Napolioni è a Camerino e a San Severino, per vedere in prima persona quanto realizzato in queste settimane da Caritas Cremonese grazie alla generosità di tanti cremonesi. Insieme al Vescovo, oltre al direttore della Caritas diocesana, don Antonio Pezzetti, ci sono anche il sindaco di Cremona Gianluca Galimberti con il presidente del Consiglio comunale Simona Pasquali e il primo cittadino di Corte de’ Frati, Rosolino Azzali, in rappresentanza anche delle comunità di Pozzaglio e Olmeneta. Per la delegazione cremonese, che ha lasciato la città del Torrazzo per le 6 del mattino, la prima tappa sarà a Pian di Pieca (frazione di San Ginesio) dove, presso la Parrocchia S. Maria Assunta c’è la base operativa di Caritas Cremonese. Dal 14 novembre è presente, infatti, l’operatrice Nicoletta d’Oria Colonna insieme al volontario cremasco Fermano Nobili. Qui il vescovo Napolioni incontrerà il parroco mons. Luigi Verolini, che è anche direttore della Caritas dell’arcidiocesi di Camerino e San Severino Marche. Presenti anche le autorità locali. Il gruppo, guidato dal vicedirettore di Caritas Cremonese, Cristiano Beltrami, si sposterà quindi a Camerino per l’inaugurazione della seconda tensostruttura riscaldata predisposta sul territorio dalla Caritas Cremonese (in foto). L’acquisto di questa struttura è stato garantito anche grazie al decisivo contributo dei Comuni di Cremona e di Corte de’ Frati. Situata in località “le Mosse”, è stata allestita anche grazie al contributo dell’Avis e della Parrocchia di Castelverde che hanno garantito la spesa per le sedie. Altro taglio del nastro nel pomeriggio a San Severino Marche, per inaugurare ufficialmente la tensostruttura (acquistata anche in questo caso con il contributo dei Comuni di Cremona e Corte de’ Frati) posata nel campo sportivo della parrocchia “San Severino Vescovo” e utilizzata già da fine novembre. Proprio il sindaco di San Severino, Rosa Piermattei, nei giorni scorsi ha espresso profonda gratitudine per l’installazione di questa tensostruttura. «Poter contare su una struttura – ha scritto il primo cittadino in una lettera inviata al vescovo Napolioni e al direttore di Caritas Cremonese – che, oltre alla celebrazione delle S. Messe, possa essere luogo di incontro, di dialogo, di conforto, di gioco e di convivialità per la comunità parrocchiale, ma anche centro di aggregazione per tutti i cittadini, soprattutto del rione Mazzini e dei quartieri limitrofi, rappresenta un grande motivo di speranza di tornare a vedere San Severino Marche serena e vitale». San Severino è stata fortemente ferita dal terremoto: gli edifici lesionati sono ben 5mila e 3mila le persone che sono state costrette a lasciare le proprie abitazioni. «I centri della vita e delle relazioni – spiega ancora il sindaco Piermattei – risultano inutilizzabili: tutte le chiese sono inagibili e le palestre non possono ospitare le attività sportive, o perché lesionate o perché adibite a centri di accoglienza». Grave anche la situazione delle scuole: «L’inagibilità totale o parziale – si legge ancora nella lettera di ringraziamento del sindaco di San Severino Marche – sta costringendo oltre mille alunni e studenti a svolgere le lezioni sovraffollando (spesso anche con doppi turni) altri edifici istituti scolastici». La lettera integrale del sindaco di San Severino Marche Speciale terremoto con il diario dei giorni precedenti Festa di S. Lucia, l'incontro del Vescovo con i bambini Alla vigilia della festa della Santa più conosciuta dai piccoli, nel pomeriggio di lunedì 12 dicembre per molti bambini l’appuntamento è stato nella chiesa di S. Lucia, a Cremona. Un momento di festa all’insegna della solidarietà che ha visto intervenire anche il vescovo Antonio Napolioni. L’incontro, coordinato da Rossella Galletti, ha visto protagonisti angeli e stelline, con Celestino e Megrez, i protagonisti della storia che in 15 istituti del territorio sta accompagnando l’anno scolastico. Un racconto di amore e amicizia che mira a cambiare il cuore e aprirlo alla solidarietà. Così l’iniziativa, che ha visto anche comparire santa Lucia, in queste settimane è stata caratterizzata da un ingrediente solidale che intende sostenere il progetto di solidarietà alle popolazioni terremotate del Centro Italia portato avanti dalla Caritas diocesana attraverso il gemellaggio tra la Chiesa cremonese e l’Arcidiocesi di Camerino-S. Severino Marche, terra d’origine del vescovo Antonio. Mons. Napolioni naturalmente non ha voluto mancare alla sua prima santa Lucia cremonese, incontrando i bambini e accogliendo da loro un regalo specialissimo: tante stelline realizzate proprio dai bambini come regalo da inviare ai loro coetanei marchigiani. Intrattenendosi con tutti i presenti, in particolare molte famiglie delle parrocchie di S. Pietro al Po e S. Agostino, insieme al vicario don Roberto Musa, il Vescovo ha voluto impartire una benedizione davvero particolare. Imponendo le mani su uno dei presenti, ha chiesto al bambino di fare altrettanto sulla testa di un compagno e via dicendo a formare una catena formata da piccoli e grandi. Quindi il Vescovo ha suggerito ai bambini una preghiera speciale, fatta di poche parole e di uno sguardo fisso all’altare per un incontro di sguardi con il Signore, lo stesso che a 20 anni gli ha cambiato la vita facendogli capire che la sua strada fosse quella del sacerdozio. Prima di lasciare la chiesa non è mancato un momento personale di preghiera davanti all’altare di santa Lucia, in attesa della notte speciale che, già sul sagrato, aveva portato a preparare il fieno per l’asinello. Photogallery Incontro natalizio Vescovo con i medici farmacisti cattolici del e i Nel pomeriggio di lunedì 12 dicembre presso la cappella episcopale si sono radunati per la tradizionale Messa prenatalizia i medici cattolici dell’AMCI e i membri dell’UCFI, associazione dei farmacisti cattolici. In questa Eucaristia, presieduta dal vescovo Antonio e concelebrata dall’assistente ecclesiastico delle due associazioni don Maurizio Lucini, per la prima volta le due associazioni cattoliche hanno incontrato ufficialmente il loro Vescovo. Commentando la Parola di Dio mons. Napolioni ha offerto agli operatori sanitari due atteggiamenti da coltivare. Il primo è quello di avere uno sguardo profondo sull’uomo e in particolare sui pazienti che quotidianamente incontrano; uno sguardo capace di andare al cuore per incontrare non solo una persona bisognosa di salute, ma anche di salvezza ed è solo così che ci si avvia verso un processo di quella tanto decantata umanizzazione della cura. Il secondo atteggiamento è quello di essere “autorevoli”: non nel senso di essere assoluti e autonomi, ma autorevoli perché competenti per ciò che riguarda le loro competenze scientifiche. E nello stesso tempo umili nel collaborare con una grazia che proviene dall’alto. Bisogna essere capaci di coniugare cielo e terra ed è, in fondo, questo il messaggio di un Dio che si è incarnato in questa umanità. Al termine i presidenti delle due associazioni (il dott. Perati per i medici e la dott.ssa Bonfanti per i farmacisti) hanno rivolto il loro augurio al Vescovo ribadendo la loro volontà di fare della propria professione non solo un “mestiere”, ma un’opera a favore dell’uomo ferito e fragile in sintonia con i valori evangelici. A conclusione il coro “I Psallentes” di Soresina, che ha animato in modo semplice, ma con grande professionalità la celebrazione, si è esibito con tre canti natalizi per augurare a tutti un santo e (è il caso di dirlo) salutare Natale. È possibile informarsi sulle due associazioni visitando il sito di pastorale della salute www.pastoralesalutecremona.it. Don Rossoni, oggi camera ardente in Seminario dalle 12 alle 19 e dalle 20.30 alle 23 Si terranno lunedì 12 dicembre, alle ore 10, in Cattedrale a Cremona, le esequie di don Giampaolo Rossoni, deceduto venerdì 2 dicembre all’ospedale di Bergamo, dove da alcuni giorni era ricoverato nel reparto di terapia intensiva a seguito dell’aggravarsi delle sue condizioni di salute, già rese precarie dalla grave disabilità motoria causata dall’incidente stradale avvenuto lo scorso aprile. Il rito sarà presieduto dal vescovo, mons. Antonio Napolioni, affiancato dall’emerito mons. Dante Lafranconi e da numerosi sacerdoti. Il feretro sarà poi trasferito nella chiesa parrocchiale di Vailate, paese di origine di don Rossoni, dove sarà celebrata una Messa esequiale alle ore 14. Don Giampaolo sarà poi trasferito al cimitero di Agnadello dove verrà tumulato nella cappella di famiglia. La camera ardente sarà allestita in Seminario – sala Cazzani – domenica 11 dicembre dalle ore 12 alle ore 19 e dalle 20.30 alle 23. Articoli correlati: profilo di don Giampaolo Rossoni il ricordo di don Arienti, suo successore alla F.O.Cr. il ricordo dei compagni di ordinazione (classe 1988) la veglia del 4 dicembre a S. Ilario Dall'11 al 18 dicembre a Cremona la statua della Madonna pellegrina di Fatima Dall’11 al 18 dicembre sarà a Cremona la statua della Madonna pellegrina di Fatima. Il simulacro della Vergine sosterà presso la parrocchia cittadina di S. Imerio che ha predisposto un intenso programma celebrativo che, aperto dal vescovo emerito Dante Lafranconi, sarà concluso, a distanza di una settimana, dal vescovo Antonio Napolioni. La cerimonia di accoglienza è fissata per il pomeriggio di domenica 11 dicembre, alle 18.15, presso la chiesa di S. Maria Maddalena. Una processione accompagnerà la statua della Madonna Pellegrina nella chiesa di Sant’Imerio dove vi sarà la Messa presieduta dal vescovo emerito Dante Lafranconi. Durante l’intera settimana, ogni giorno, si terrà il Rosario alle 6.45 e alle 8.30 la Messa. Nei pomeriggio, alle 16 l’adorazione eucaristica, alle 17 la preghiera per i bambini, alle 18 il Rosario alla presenza dei ragazzi, degli adolescenti e dei giovani dalla parrocchia. Alle 21, la giornat si concluderanno con la Messa per le famiglie e la comunità. Sabato 17 dicembre, alle 21, vi sarà la processione aux flambeaux per le vie della parrocchia con la consacrazione delle famiglie al Cuore immacolato di Maria. Il saluto alla statua della Madonna pellegrina di Fatima sarà nella mattinata di domenica 18 dicembre quando, alle 10.30, il vescovo Antonio Napolioni celebrerà l’Eucaristia. L’iniziativa si colloca in occasione del centesimo anniversario delle apparizioni della Beata Vergine Maria a Fatima. «Per noi Maria – spiega il parroco, don Giuseppe Nevi – è la via maestra per risvegliare in ognuno la domanda sul destino finale dell’uomo, ma non solo. A livello parrocchiale è anche il tentativo di risvegliare la comunità sul significato che Maria ha per noi, per la nostra esistenza». Proprio in questo senso si prospettano alcune novità per il prossimo anno: ogni primo sabato del mese incontri di approfondimento sulla figura di Maria e l’organizzazione di gruppi di preghiera in grado di garantire la recita del Rosario settimanale in parrocchia. L’Immagine Pellegrina di Nostra Signora di Fatima Scolpita seguendo le indicazioni di suor Lucia, la prima immagine Pellegrina di Nostra Signora di Fatima fu offerta dal vescovo di Leiria e coronata solennemente dall’arcivescovo di Evora il 13 maggio del 1947. A partire da questa data, l’immagine ha percorso, diverse volte, il mondo intero, portando con sé un messaggio di pace ed amore. La genesi di questo percorso risale all’anno 1945, poco dopo la fine della Seconda guerra mondiale, quando il parroco di Berlino propose che un’immagine di Nostra Signora di Fatima percorresse tutte le capitali e città episcopali d’Europa, fino alla frontiera con la Russia. L’idea venne ripresa nell’aprile 1946, da un rappresentante del Lussemburgo nel Consiglio Internazionale della Gioventù Cattolica Femminile e, nell’anno successivo, nello stesso giorno della sua incoronazione, ebbe inizio il suo primo viaggio. Dopo oltre mezzo secolo di pellegrinaggi, durante i quali l’Immagine ha visitato ben 64 paesi dei vari continenti, alcuni dei quali per più volte, la Direzione del Santuario di Fatima ha ritenuto opportuno che questa non viaggiasse ulteriormente, se non in occasione di circostanze straordinarie. Nel maggio del 2000 venne collocata presso la mostra “Fatima Luce e Pace”, nella quale venne venerata da decine di migliaia di visitatori. Trascorsi tre anni, più esattamente giorno 8 dicembre 2003, ricorrenza dell’Immacolata Concezione, l’immagine venne consacrata nella Basilica di Nostra Signora del Rosario di Fatima, dopo esser stata collocata su una colonna accanto all’Altare Maggiore. L’immagine pellegrinò nuovamente il 12 maggio del 2014, inizialmente per una visita alle comunità religiose contemplative esistenti in Portogallo (visita che si estese fino al 2 febbraio 2015) e successivamente in visita a tutte le diocesi portoghesi dal 13 maggio 2015 al 13 maggio 2016. Queste uscite hanno avuto come obiettivo il coinvolgimento delle comunità di preghiera e delle diocesi portoghesi nella celebrazione del Centenario delle Apparizioni di Fatima. Al fine di rispondere alle infinite richieste provenienti da tutto il mondo, vennero nel frattempo realizzate varie repliche della prima immagine pellegrina, fino a raggiungere un totale di tredici. Da tutti i luoghi visitati provengono resoconti straordinari della presenza dell’Immagine Pellegrina, delle migliaia che accorgono al suo passaggio, delle partecipazioni, che mai prima si sono verificate nelle varie celebrazioni, di un grande numero di penitenti che si prostrano per ottenere il sacramento della riconciliazione, dell’affluenza massiccia di ogni genere di persone, sia bambini che giovani, che adulti e malati, provenienti dai più disparati contesti sociali e perfino da diverse confessioni religiose, insomma resoconti dei significativi frutti pastorali e delle abbondanti grazie concesse.