Doing business reports - Nomodos – Il Cantore delle Leggi
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Doing business reports - Nomodos – Il Cantore delle Leggi
Doing business reports: globalizzazione, tra economia e diritto “Abstract Globalization”, foto di duke.roul, licenza CC-BY-NC 2.0, flickr.com Parlando di globalizzazione, oggi, non sembra necessario spiegare di cosa si tratti o provare a dare una definizione che permetta di comprendere il fenomeno: dagli anni ’80 in avanti, infatti, essa ha conosciuto una così significativa espansione da essere sotto gli occhi di tutti e da rendere esperti e non consapevoli dei vantaggi e degli svantaggi arrecati. L’interdipendenza tra i Paesi del mondo è ormai un dato di fatto e abbraccia aspetti disparati, dall’Economia al Diritto, passando attraverso la cultura e il cibo. Le distanze si accorciano e qualsiasi esigenza risulta essere soddisfatta, anche facendone richiesta a produttori che operano dall’altra parte del mondo, addirittura rimanendo comodamente seduti di fronte al proprio pc domestico. La globalizzazione non è solo un processo materiale, che coinvolge la produzione e lo scambio di beni e di servizi, ma interessa anche – e forse soprattutto- la cultura. Grazie a questo fenomeno inizialmente di matrice economica, infatti, le abitudini culturali di molti Paesi, soprattutto europei, asiatici e africani, sono profondamente mutate, sotto la spinta di nuovi prodotti e modelli da seguire: un’immagine esempio della globalizzazione, tanto famosa quanto suggestiva, è quella evocata anche da Alessandro Baricco nel suo breve Next, quella di due monaci tibetani che navigano su Internet da un computer, connettendosi al resto del mondo dalle isolate vette dell’Himalaya. Conseguenza della diffusione di modelli economici e culturali pressoché simili in tutto il mondo è un elevato livello di standardizzazione globale, per cui le diversità tendono a venire meno, da un lato facilitando ulteriormente l’esportazione di prodotti, servizi e cultura, dall’altro determinando la perdita dell’identità individuale di molti popoli a favore dell’imposizione dello stile di vita di chi risulta economicamente più forte ed è in grado di esercitare una sorta di soft power. Confrontarsi con lo “straniero” e con il “diverso” ha sempre offerto spunti per un confronto anche dottrinale e intellettuale, ma la Scienza giuridica comparativa è nata solo negli anni ’60 del Novecento, con la sistemazione data da David ai sistemi giuridici presenti nel mondo (sistemi germanici/ di Common Law di origine inglese/ socialisti/ altre concezioni dell’ordine sociale e del Diritto, racchiudendo il Diritto musulmano, indiano, cinese e giapponese e, infine, africano). La comparazione giuridica, ab origine, consisteva in un’attività sostanzialmente intellettuale e di tipo qualitativo, senza pretese di stabilire quale sistema e quale cultura fossero superiori. La globalizzazione, però, ha colorato anche questa attività di note quantitative, servendosi di strumenti per la misurazione delle performances economiche e giuridiche dei diversi Paesi. Tali strumenti prendono il nome di Doing Business Reports e la loro pubblicazione avviene annualmente, essendo ormai giunti, con il 2015, alla undicesima edizione; la redazione è curata da un team di tecnici, dipendenti della World Bank, che effettuano le indagini attraverso un questionario diretto a esperti locali dei singoli Paesi (oggi sono 189 quelli convolti) circa il contenuto di leggi e regolamenti vigenti nel territorio statale. I risultati vengono in seguito pubblicati, anche con lo scopo, peraltro dichiarato, di orientare gli investitori verso i Paesi in cui risulta più facile fare business, consentendo a quelli meno competitivi di migliorare i parametri problematici. Le indagini vengono infatti condotte sulla base di indicatori, che si servono di dati numerici per semplificare una realtà sociale molto più complessa e che consentono di porre a confronto particolari unità di analisi. Gli indicatori qui utilizzati misurano: Avvio delle imprese; Concessioni edilizie; Assunzione e licenziamento del personale; Protezione degli investitori; Regime fiscale; Commercio interstatale; Esecuzione coattiva dei contratti per via giudiziaria; Chiusura dell’impresa; Utilizzo dell’elettricità. I Doing Business Reports si rivolgono principalmente a due categorie di soggetti: gli investitori stranieri, incentivandoli o disincentivandoli a fare impresa in determinati Paesi, e i Governi nazionali, impegnandoli a occuparsi dei deficit nella capacità di fare business. Nondimeno, anche la dottrina economica e giuridica, a livello mondiale, si è mostrata particolarmente interessata alla metodologia usata e ai risultati degli studi. Questi ultimi, in particolare, hanno sollevato pesanti critiche: in base alle indagini condotte, i Paesi di Common Law risulterebbero maggiormente competitivi da un punto di vista economico rispetto ai Paesi di Civil Law, penalizzati da scelte legislative poco idonee a favorire lo sviluppo dell’impresa. Da questo dato, rapida è la conclusione che i Doing Business Reports vorrebbero suggerire che “… se si trapiantano un po’ ovunque regole di Common Law, i risultati economici miglioreranno, secondo un ragionamento che conduce a proporre una sorta di taglia unica a cui adeguare i sistemi giuridici”, come scrive Michele Graziadei nell’Annuario di Diritto comparato e di studi legislativi 2012. La reazione più feroce è giunta dalla Francia, impegnata, proprio nel 2004, a festeggiare il bicentenario dall’emanazione del Codice civile a opera di Napoleone, prototipo della moderna codificazione e simbolo dei sistemi di Civil Law, nonché principale elemento di differenza rispetto ai sistemi di Common Law, tradizionalmente privi di Codici. La risposta francese, volta a preservare “l’influence internationale du droit français”, si è concretizzata in tre saggi sponsorizzati dallo Stato francese: Les droits du tradition civiliste en question. A’ propos des rapports Doing Business (a opera dell’Association H. Capitant e della Société de Législation comparée), Des indicateurs pour mesurer le droit? (Du Marais, Blanchet e Dorbec) e Le code civil face à son destin (Favarque-Cosson e Patris-Godechot). “Football Boys, Roquetas de Mar, Almería, Spain, August 2003”, foto di John Perivolaris, licenza CC BY-NC-ND 2.0, flicrk.com Al di là della contestazione francese, dettata anche da ragioni nazionalistiche e che poco hanno a che fare con il Diritto, l’aspetto più problematico di queste ricerche risiede nella metodologia impiegata, in particolare negli indicatori, che si servono di dati numerici per semplificare un modello sociale più complesso e confrontare più unità di analisi. Il problema principale riguarda la loro legittimazione, cioè il titolo che li giustifica: non si tratta di semplici dati oggettivi e inidonei a influenzare la realtà, bensì di strumenti normativi e di vere e proprie tecniche di governance. Insomma, attraverso tali indicatori i Doing Business Reports fanno politica, orientando le scelte dei Governi di tutto il mondo. Come ha scritto Helena Alviar Garcìa, citata da Kevin Davis e Michael Kruse in Taking the measure of Law: The Case of the Doing Business Reports, la questione principale risiede nel combinarsi di “un’agenda per la ricerca” con “un’agenda per la riforma”: questa intuizione è stata confermata, del resto, dagli stessi ricercatori, che hanno dichiarato con orgoglio di aver promosso ben 48 riforme in tutto il mondo già poco tempo dopo la pubblicazione del loro lavoro. Fin qui, l’utilizzo degli indicatori non sembrerebbe di per sé negativo, ma l’aspetto preoccupante è un altro: gli indicatori si fondano su un’eccessiva semplificazione dei dati reali, non tengono conto del livello di distribuzione della ricchezza e, in sostanza, non fotografano la realtà in modo fedele, favorendo riforme che, pur facendo salire i Paesi in graduatoria, di fatto non si traducono in un miglioramento dell’economia e delle condizioni dei cittadini. Dal momento che gli indicatori sono espressione di un approccio quantitativo al Diritto, è facile dedurre che tale modo di approcciarsi alla materia giuridica è eccessivamente riduttivo e controproducente, ma, d’altra parte, è figlio di quella stessa globalizzazione che intende favorire. Come la globalizzazione introduce una standardizzazione dell’Economia e della cultura, allo stesso modo, secondo alcuni autori, questo nuovo tipo di studio deve essere letto come una forma di imperialismo culturale, che dimentica che il Diritto si deve adattare alla cultura di ogni singolo popolo. La circolazione dei modelli giuridici non è una novità (basta pensare alla diffusione del Codice civile di Napoleone in Europa e in Paesi molto lontani dalla Francia, come quelli dell’America Latina), ma i Doing Business Reports, a detta di molti studiosi, rappresentano qualcosa di più, perché spostano la competizione tra sistemi giuridici sul piano dell’efficienza, senza considerazione delle naturali differenze tra i popoli e i sistemi giuridici e imponendo il primato del Common Law sul Civil Law. Tendenza relativamente recente, tra l’altro, è un progressivo avvicinamento dei sistemi di Civil Law a quelli di Common Law: quanto ha influito la metodologia quantitativa? Semplificazione, efficienza, maggiore possibilità di scambi e di conoscere realtà geograficamente distanti, ma sempre più facilmente raggiungibili: la globalizzazione è indubbiamente un’opportunità per il mondo, forse anche per i Paesi più poveri. A patto di non trasformarla in un dogmatismo che annulla le naturali differenze tra i popoli, che standardizza e colora di un’unica tonalità quelle che sono le multiformi, bellissime sfumature che l’ambiente, la Storia e la cultura hanno regalato ai popoli. ELISA PETTITI BIBLIOGRAFIA Dall’ Annuario di diritto comparato e studi legislativi 2012, Edizioni Scientifiche Italiane, Napoli, 2012: – GRAZIADEI, Presentazione – GAMBARO, Misurare il Diritto? – DENOZZA, E’ possibile una misurazione delle prestazioni dei sistemi giuridici? – CASSESE-CASINI, La disciplina degli indicatori globali K. E. DAVIS – M. B. KRUSE, Taking the Measure of Law: The Case of the Doing Business Project, in Law and Social Inquiry, Volume 32, Issue 4, 1095-1119, Fall 2007 A. GAMBARO – R. SACCO, Sistemi giuridici comparati, Utet Giuridica, 2008 Doing Business 2015, Going Beyond Efficiency: http://www.doingbusiness.org/~/media/GIAWB/Doing%20Business/Documents/AnnualReports/English/DB15-Full-Report.pdf