DEL PERCHE`I POPOLI D`EUROPA HANNO RAGIONE

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DEL PERCHE`I POPOLI D`EUROPA HANNO RAGIONE
DEL PERCHE’I POPOLI D’EUROPA HANNO RAGIONE
osservazioni sulla dinamica delle quantità monetarie in movimento
e sintesi delle prospettive economiche del sistema/mondo
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La brevità è l’anima del discorso
Polonio in
“ Amleto “ di
Shakespeare
I popoli d’Europa hanno ragione perché l’euro non è una moneta sovrana e originaria ma
internazionale e pattuita. Dico internazionale perché è un sostituto fiduciario della riserva di
valore della moneta universale. Dico pattuita perché è l’effetto di un accordo delle oligarchie
finanziarie mondiali. Ne consegue l’esposizione del cittadino europeo quale ultimo garante nella
situazione dell’insolvibilità dell’obbligato: cioè la Banca Centrale Europea; infatti il capitale
precede la banca e domanda profitto di valore nel tempo. Il profitto è nel tasso d’interesse
dell’euro che favorisce le società di investimento, le quali acquistano quelle obbligazioni che sono
garantite dalla tassazione dei consumi. D’altra parte il prezzo delle merci, che è la misura del suo
valore ed è rappresentato dalla moneta, in passato metallica, oggi cartacea e, in prospettiva,
elettronica, lo formano le multinazionali nelle Borse. E’ falso dunque dire che la Banca Centrale
controlla la stabilità dei prezzi; viceversa Essa controlla l’aggregato monetario, cioè la massa
finanziaria circolante e, conseguentemente, l’interessata compravendita del danaro come è appunto
nella sua funzione di Banca, perché alla scarsità di danaro circolante corrisponde un aumento del
costo del danaro medesimo. Se fosse vero che la BCE controlla la stabilità dei prezzi questi non
aumenterebbero; invece essi aumentano ed aumentano perché sono aumentati il costo del petrolio e
delle materie prime in un sistema/mondo in sviluppo nell’ambito del quale altri popoli accedono
all’offerta delle risorse; viceversa un aumento dell’inflazione può superare i rendimenti dei
depositi e uccidere il risparmio, e, soprattutto, il tasso d’interesse, significativo, nella
compravendita del danaro, perché calcolato in funzione del reddito disponibile e della domanda di
moneta. In realtà all’aumento del petrolio corrisponde l’aumento del capitale internazionale e la
BCE solo protegge il profitto del capitale internazionale. E, poiché la banca europea si finanzia
con aste pubbliche rivolte a soggetti pubblici e/o autorizzati, possiamo conseguire che gli europei
sono i garanti delle società d’investimento globali.
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Le Borse e l’oro nero
Sono le Borse il luogo ove si quotano le società e i titoli di Stato e si misura la capacità degli
Stati, quali organi politico/sociali, di assolvere ai loro impegni finanziari. Presso il London Stock
Exchange sono quotate 3.249 società con un capitale di 3.018 milioni di euro. Tra queste, per
esempio, Mts, che è una società mercato ( su cui sono quotati titoli di Stato di molte nazioni
europee, e in particolare quelli italiani), la cui maggioranza e’ di una società, la Mbe, di cui Nyse
Euronext ha il 51% e Borsa Italiana il 49%. Ma, soprattutto, i prezzi dei beni sono definiti nelle
borse merci dove il potere dei produttori esportatori è inferiore a quello dei compratori che
controllano il mercato delle materie prime con le multinazionali, perché in realtà gli esportatori
tra loro concorrono mentre i compratori sono oligopoli; d’altra parte perché i governi liberali
dovrebbero concorrere alla formazione del prezzo della merce che è una condizione tipica
dell’economia socialista? Non è la BCE che controlla la formazione dei prezzi. E’ nelle Borse che
si misura il volume degli scambi che nel sistema/mondo è tale da avere superato la forza fiduciaria
degli Stati; è noto che alcune società hanno un capitale quasi uguale a quello delle riserve
valutarie degli Stati. Occorreva dunque una nuova moneta come riserva di valore per il capitale
internazionale. La moneta, divisibile, numeraria e fungibile è uno strumento che agevola lo
scambio dei beni perché determina il loro valore e ora costituisce essa stessa riserva di valore. Il
valore della moneta è conseguenza del gioco economico della domanda e dell’offerta della moneta
medesima conseguente ai beni in movimento e ai mezzi necessari per la loro circolazione; infatti
non è stata la moneta a creare gli scambi commerciali, ma il commercio ha creato la necessità
dello strumento di scambio, cioè della moneta. L’apprezzamento monetario di un bene deriva dai
costi del lavoro e delle materie. L’apprezzamento della moneta deriva dalla sua capacità di
governare gli scambi commerciali mediante la fiducia riposta in essa. Il volume degli scambi
determina il valore della moneta: cioè la moneta deve astrattamente riflettere l’esatto valore dei
beni in movimento. Se la moneta fallisce in questo obbiettivo perde valore. L’economia mondiale
crescente ha rivelato l’insufficienza dei mezzi alle esigenze dei mercati. E poiché i Paesi
industrializzati hanno bisogno del petrolio è agevole intuire dalla seguente classifica chi sono i
dominatori dell’economia mondiale. Tra le più significative multinazionali petrolifere
ExxonMobil ( Exxon da Esso da Standard Oil of New Jersey e Mobil da Standard Oil of New
York)
Royal Dutch Shell ( anglo-olandese )
British Petroleum ( da British Anglo-Persian Oil Company )
ChevronTexaco ( da Chevron da Standard Oil of California e Texaco ) per 97 miliardi di dollari
Gulf Oil ( USA )
Eni ( Italia )
Total ( Francia )
ConocoPhillips ( USA )
Anadarko ( USA )
Irving Oil ( Canada )
Marathon ( USA )
Pdvsa ( Venezuela )
Petrobras ( Brasile )
Petroleos Mexicanos ( Messico )
Petro Canada ( Canada )
Petronas ( Malesia )
Pride Offshore ( USA )
Quatar Petroleum ( Qatar )
Repsol ( Spagna )
Sonangol ( Angola )
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StatoilHydro ( Norvegia )
Kuwait Petroleum Corporation ( Kuwait )
Anglo – Iranian Oil Company ( Anglo/Iraniana )
Arabian Gulf Oil Company ( Arabia )
China National Petroleum Corporation
Elf Aquitaine ( Francia )
EnCana ( Canada )
Lukoil ( russa )
Nippon Oil ( Giappone )
National Oil Corporation ( Libia )
PetroChina
Petrol Ofisi ( Turhica – raffinazione )
Recope ( Costarica )
Sasol ( Sudafrica – società trasformatrice metano in benzina )
Saudi arammo ( Arabia Saudita )
Sinopec ( Cina )
Tamoil ( USA )
Si legge sul quotidiano italiano La Repubblica del 3/11/2005: “ 40 miliardi di utili è stato il
guadagno delle 7 sorelle in 3 mesi; il guadagno è stato determinato dall’aumento della domanda
della Cina; ma il vero nodo è nel prezzo della raffinazione “
Nel campo della raffinazione le 10 grandi multinazionali di Wall Street sono
Schlumberber 75,5 miliardi di dollari
Halliburton 37,9
Baker Hughes 29,1
Weatherford 18,5
Bj Service ( servizi di pompaggio ) 11,6
Smith International 8,5
Grant Prideco ( tubature per trivellazione ) 6,1
Cameron International ( attrezzature per pressioni fondi petroliferi ) 5,3
Pride International ( proprietaria di 290 piattaforme petrolifere ) 5,2
Mc Dermott International 4,9
Il petrolio costa circa 99 dollari al barile; il carbone circa 70 dollari per tonnellata. Gli Usa da
soli consumano 9 milioni di barili al giorno, quasi la metà del totale mondiale ma hanno solo il 5%
della popolazione; la benzina non è tassata.
Il 15 agosto 1971 gli USA sospesero la convertibilità in oro del dollaro e cessarono gli accordi di
Bretton Woods. Finì l’epoca del pensiero del monetarista Ricardo il quale, nel 1811, parlava del
gold bullion standard: moneta nazionale convertibile in barre d’oro di peso non inferiore ad un
minimo stabilito, a garanzia della moneta perché“ finchè l’emissione è adeguata, in quantità, alle
necessità degli scambi non sarà neanche temibile un processo svalutativo della moneta “.
Evidentemente l’economia più forte voleva seguire il volume degli scambi indipendentemente
dalle riserve in oro. Nel dicembre 1971 tutte le monete si dovettero riallineare. In questa
circostanza originò l’ipotesi di unificazione monetaria dell’Europa. Nello stesso periodo, infatti,
nasce il Sistema Monetario Europeo contestualmente all’arrivo di liberi capitali americani; infatti
nel ’79 le nazioni europee che volevano aderire allo Sme dovevano garantire il 20% delle riserve in
oro e il 20% in dollari. Il serpente monetario fluttuava intorno al dollaro, ma i Paesi non
rispettavano l’accordo. Venne dunque l’ECU, scudo in francese, che visse, osteggiato dai tedeschi,
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dal 1979 al 1998. Ma poiché gli accordi basati sulla volontà di cooperare sono avversati dagli
egoismi è stato difficile trovare una soluzione in Europa fino a quando l’afflusso di nuove volontà
predatorie, cioè i fondi d’investimento, ha costituito l’ultima unità di profitto che ha fatto la
differenza. Conseguì l’euro: la sanzione dell’accordo nuovo; contestualmente in successione, dopo
le pressioni USA, lo yuan è stato rivalutato ed è stato agganciato ad un paniere di valute estere tra
cui l’euro: in pratica la Cina non può vendere sottocosto, cioè la sua moneta non deve fare indebita
concorrenza.Tale patto è venuto in sostituzione degli accordi di Bretton Woods quando nacque il
Fondo Monetario Internazionale per regolare i prestiti ai paesi sconfitti e terzi e il dollaro venne
scelto come unità di misura e prestiti in cambio della eliminazione delle dogane. L’Europa decide
il Presidente del FMI che è la banca centrale delle banche centrali, governato dal voto ponderato:
ogni paese doveva versare ¼ delle riserve in oro o il 10% delle riserve in dollari; una significativa
differenza rispetto alle condizioni richieste per accedere allo SME.
Oggi il compito è quello di finanziare i paesi in via di sviluppo con la conseguenza di agganciare
tutti i Paesi al sistema monetario dominante perché quando una società adotta un equivalente per
gli scambi dipende dal mercato; è noto che paesi tradizionalmente agricoli sono diventati più
poveri nel momento in cui hanno aderito alla promessa dello sviluppo economico: ciò accade
perché l’indebitamento per produrre nuova ricchezza è tale da non consentire un reale e autonomo
sviluppo con la conseguenza che un paese che poteva vivere con più modestia ma sufficientemente
per i suoi bisogni, per mezzo del’avidità del gruppo politico dominante, diventa a mano a mano
dipendente dal mercato come, per esempio, è successo con le monocolture che hanno originato uno
sfruttamento intensivo con un arricchimento rapido del blocco proprietario ma tale da creare poi
una diffusa povertà per l’impoverimento complessivo delle risorse e delle abilità tecnologiche;
viceversa la coltura di prossimità avrebbe garantito almeno la sopravvivenza;infatti se un uomo
conserva una piccola casa ed un piccolo orticello, anche se con modestia, può sopravvivere;
viceversa se egli mobilizza la sua ricchezza, rischiando uno sviluppo di cui non domina i
meccanismi, perché non è sufficientemente preparato sotto il profilo della tecnica e non ha la stessa
capacità di competizione, perché dotato di capitali inferiori, può facilmente finire nella costrizione
dell’indebitamento. In realtà l’economia globale sta togliendo il potere di produzione delle cose
semplici e il danaro da mezzo di scambio e riserva di valore sta assurgendo a sostituto naturale
dei beni utili alla sopravvivenza.
Con la fine di BW si passa quindi dal Gold Exchange Standard al Dollar Exchange Standard. Gli
USA possono stampare dollari e scaricare l’inflazione. D’altra parte il Presidente la Banca
Mondiale è deciso per statuto dagli USA che ne sono i maggiori azionisti. Tale situazione creava
condizioni troppo inique tra le nazioni occidentali; la Francia voleva nuovamente l’oro come
equivalente di valore della moneta internazionale ma contestualmente si considerava che l’oro
russo avrebbe minacciato i paesi capitalisti per le grandi riserve detenute da quel Paese.
Esattamente in questo periodo ( nel ’72 ) nasce lo SME. Nel momento in cui il dollaro è sganciato
dall’oro gli statunitensi si assicurano il massimo dominio ma esso necessita dell’interscambio con
l’Europa e conseguentemente di una valuta di riferimento. L’assenza di tale interscambio ha
determinato la sconfitta dell’Unione Sovietica che aveva sia le materie prime che know/how e ha
l’oro; d’altra parte la Cina comunista opera egregiamente sui mercati dal che si desume che il
fallimento dei mercati socialisti consegue non tanto dall’approfittamento del più debole, che è una
questione etica, o dalla centralizzazione, che è una questione di equilibri politici, ma
dall’abbreviazione di quelle gerarchie di forze produttive che è il motore dello sviluppo e, per
conseguenza, produttivo dell’abbassamento del valore del danaro. Il valore della moneta dipende
dal movimento dei capitali determinato da fiducia che ora riposa esclusivamente sui rapporti di
forza tra le economie in termini di acquisizione di risorse e abilità tecnologiche. Contestualmente
gli Stati europei hanno utilizzato l’euro per contenere il debito interno mentre l’afflusso di
capitali statunitensi, non più legati all’ oro, aveva già creato le condizioni di forza libera in
eccesso. Spiegano con chiarezza Denis Robert ed Ernest Backes: “ il mercato europeo delle
obbligazioni nasce dall’annuncio del Presidente Kennedy, nel 1963, del varo di una tassa di
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perequazione dei tassi d’interesse, cioè Interest Equalization Tax. Gli europei avevano creato un
nuovo mercato delle obbligazioni su iniziativa del settore bancario privato internazionale –
comprese le banche statunitensi – ma furono gli acquirenti di tutti i continenti, compresi gli
statunitensi, a trarre profitto da questo mercato situato fuori dal raggio d’azione della tassa IET.
La tassa doveva colpire gli investitori residenti fuori dagli USA e accadde che si spostarono i
capitali statunitensi. Si dice che di tutti i dollari del mondo la FED ignori che fine abbiano fatto
200milioni di dollari. Euroclear, sistema di clearing transfrontaliero, è stato realizzato a Bruxelles
nel 1968 dalla statunitense Morgan Guaranty Trust Company di New York “. La società
Clearstream conserva annualmente 10mila miliardi di euro; Euroclear, 7mila: cioè circa
20.000miliardi di euro sono depositati in due sole agenzie bancarie con sede in Europa. E’ un dato
che la Svizzera aderisce al Fondo monetario nel ’92 proprio quando nasce euro. Viceversa in
Europa il sostentamento della spesa pubblica ha imposto le privatizzazioni, cioè l’afflusso di
capitali esterni, e fatto perdere forza alle monete nazionali e quando la moneta si svaluta si ricorre
a un rimedio classico: ritirare tutte le monete per rifonderle in moneta nuova, facendo
corrispondere il valore estrinseco a quello intrinseco perché la fiducia è un fattore esterno e non
interno alla moneta. E’ successo che ormai le domande interne dei singoli Paesi erano esaurite per
saturazione e i paesi europei non hanno più la forza di competere per il loro forte indebitamento
pubblico dovuto alla redistribuzione generalizzata. Gli Stati hanno reagito e in Europa le monete
cattive sono state ritirate per averne una più forte. Gli Stati si erano indebitati verso le famiglie
ma con l’euro l’indebitamento degli Stati si è dimezzato; l’euro dunque ha rappresentato una
conservazione e uno scudo. La moneta cattiva scaccia quella buona: poco dopo la fondazione della
Banca d’Inghilterra tutte le monete scarse furono ritirate e furono fuse in una nuova moneta
forte;infatti l’esistenza di un focolaio di monete deboli rischia di trascinare verso il basso tutte le
altre monete perché l’aumento dei mezzi di pagamento in circolazione indebolisce la moneta e
produce l’aumento dei prezzi. L’indebolimento gioca a favore del debitore. Il rafforzamento
favorisce il creditore. E’ esattamente tale contesto che dobbiamo osservare per comprendere la
forma dell’Unione Europea nel momento in cui gli Stati europei hanno rinunciato a manovrare i
tassi di interesse. Il capitale nasce prima della Banca. Il dollaro, ancorché moneta cattiva, resta
fiduciaria perché protetto dal dominio militare sulle risorse energetiche mentre l’euro, sciolto da
ogni vincolo, è il regno dell’arricchimento sciolto da ogni legge: ma tale forza non può durare
perché è comprata e non più conseguente alla volontà di affermazione del gruppo dominante
politico/sociale così come la forza dell’euro è dispersa a beneficio del capitale internazionale.
L’euro, infatti, nasce dalla superfetazione della potenza degli investitori statunitensi e la
debolezza delle monete nazionali europee. In questo preciso vuoto di potenza sono rifluiti i capitali
globali che hanno bisogno di una forma tale da non essere soggetti a controlli per cui in realtà la
circolazione monetaria è bicefala perché le imprese globali usano entrambe le monete a seconda
dei rapporti internazionali nell’ambito di un unico patto di sindacato finanziario.
Osserviamo, infatti, che il 1°giugno 2006 è stato stipulato un accordo tra Euronext ed il New York
Stock Exchange ( da Sole 24 ore del 3 giugno 2006 ) il cui effetto è costituito dalla realizzazione
della Borsa più grande del mondo con una capitalizzazione di mercato di 20,9 miliardi di dollari;
con il 59% dei diritti di voto gli statunitensi controllano il Consiglio d’Amministrazione. E’la prima
borsa transatlantica. I soci sono 20: 11 statunitensi e 9 europei, i quali avranno per ogni azione
21,32 euro e 0,98 titolo Nyse. Qualora l’Italia aderisse i soci europei sarebbero 10. Contro questo
accordo ha votato Bnp-Paribas perché il comando è statunitense. A sua volta Euronext nasce dalla
fusione delle Borse di Parigi, Bruxelles e Amsterdam del 20 marzo 2000, cui si sono aggiunti Borsa
di Lisbona e Liffe ( mercato inglese dei futures ) nel gennaio 2002; ha un’organizzazione federale.
Nyse/Euronext compete direttamente contro Borsa di Londra ( London Stock Exchange, nella quale
converge il Nasdaq ). Deutsche Borse Group non è entrata in EN e nemmeno sulla piazza di
Londra per il fallimento di entrambi gli accordi.
Se osserviamo la classifica ( in miliardi di dollari ) delle borse più significative vediamo:
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1. Chicago Mercantile Exchange = 15,7
2. Deutsche Borse Group = 13,9
3. Euronext = 10,2
4. Nyse = 10
5. London Stock Exchange = 5,5
6. Nasdaq = 3,3
La Borsa tedesca da sola supera la federazione Euronext
A seguito dell’accordo abbiamo:
1. Nyse + Euronext = 20,2
2. Chicago M. E. = 15,7
3. D.B. = 13,9
4. LSE = 5,5
5. Nasdaq = 3,3
Si osservi che la capitalizzazione delle borse ufficiali eguaglia il fatturato di una sola
multinazionale petrolifera media.
E’ facile dedurre che se esistesse l’Unione Europea come sistema politico/economico avrebbe
prevalso l’accordo tra Euronext e DB, soprattutto se si considera che la DB aveva offerto 8,6
miliardi contro 7,8, cioè un’offerta più vantaggiosa per gli azionisti. In realtà storicamente non vi è
alcun cambiamento di mentalità rispetto al XX secolo ma solo una sostituzione delle armi belliche
con altre di valore equivalente e l’unica differenza che si registra consiste nel fatto che i
combattenti non sono gli Stati ma gli azionisti senza bandiera. Non esiste affatto un’Europa politica
perché, contrariamente a quello che si sente, non siamo nemmeno in presenza di una Europa delle
banche ma di una sospensione della sovranità la cui ragione è quella di dare una base mercantile
alle oligarchie finanziarie globali le quali attaccano il dominio degli Stati/Nazione ma reagiscono
con forza all’affermazione di ogni potere politico. Le tasse patrimoniali fanno spostare i capitali
all’estero e meno capitali significano più interesse e più debito pubblico. Ed è Londra, infatti, la
piazza finanziaria più gettonata perché la maggior parte delle società finanziarie emette le
obbligazioni in Europa dove i costi sono inferiori poiché il controllo pubblico è meno incisivo che
negli Stati Uniti ove le società devono adeguarsi alla Sarbanes Oxley Regulation con la
conseguenza di dover dedurre che la patria del capitalismo esprime, in fatto, un’etica pubblica
superiore perché ancora sente l’importanza dell’originaria forza del gruppo valoriale/politico
dominante, in Europa disperso. Il fatto che la sterlina non è entrata ancora nell’Unione deriva
dalla connessione di uno Stato ancora forte, ch’aveva fortemente attaccato il suo debito interno
per continuare a battere moneta, e dalle conseguenze di un apprezzamento dell’euro ancora più
forte, che marginalizzerebbe gli azionisti del Commonweath. L’Unione Europea non è il luogo
delle banche ma piuttosto il luogo di profitto della rendita bancaria; infatti lo scopo della banca
non è creare valore per azionisti ma valorizzare il risparmio quale bene pubblico, giacché se così
non fosse ognuno potrebbe prestare danaro senza autorizzazione. Notiamo invece che la BCE
raccoglie il risparmio con il braccio nazionale e separa con la BCE investimenti, creata già nel
1957 con il Trattato di Roma, l’aspetto della produttività del danaro da quello della custodia del
tasso d’interesse contribuendo alla sistematica attrazione di capitale indipendentemente dal suo
impiego in operazioni economiche con occasioni di crescita e sviluppo, ostacolato dalla
dispersione delle forze economiche che diventano in atto produttive quando la prima potenza
politica gli imprime una direzione che necessita di una stratificazione dei mezzi produttivi per
gerarchie determinate dalla rapidità dell’acquisizione delle energie prime e dalle abilità
tecnologiche.
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La resistenza delle nazioni tra il commercio internazionale e la finanza globale
Non dobbiamo farci impressionare dalla forza degli Stati, pur guardando alla consistenza delle
riserve valutarie. Se sommiamo il capitale bancario privato notiamo che ormai una parte arriva a
competere con alcune Nazioni sovrane, presso le cui banche centrali, riferibili agli Stati più
significativi sono depositati circa 5mila miliardi di dollari; considerando che le banche centrali
nascono sul territorio in chiave nazionale saldando la comunione degli interessi tra capitali e
nazioni negli stati successivi alla Rivoluzione francese osserviamo un accrescimento del capitale
bancario privato che concorre alla formazione di un sistema finanziario mondiale calcolato in
100mila miliardi di dollari, del quale i fondi di investimento costituiscono 1/10 del risparmio. E
poiché il Pil delle nazioni ( cioè circa 50mila miliardi di dollari ) è dato dal prezzo delle
esportazioni, consumi e investimenti, dobbiamo dedurre la presenza, per differenza, di un capitale
nero.
I depositi siti presso i paradisi fiscali devono necessariamente raccogliere i guadagni dei mercati
neri: solo a Londra si calcolano 60 miliardi di euro in prostituzione in un anno; in Spagna 38
miliardi di euro. Si moltiplichi per gli Stati. Si consideri che il mercato degli stupefacenti è più
forte. Si aggiungano le frodi: negli USA si calcolano oltre 220 miliardi di dollari in frodi e abusi
nel settore delle assicurazioni mediche. Si rammenti il traffico d’armi e, infine, i proventi
dell’evasione fiscale: alle isole Cayman troviamo 700 banche e 50.000 società registrate su una
popolazione di 33.000 abitanti; seguono le isole Vergini britanniche dove sono registrate 300.000
società su 19.000 abitanti.
Sappiamo che le banche non concedono prestiti se non hanno forti garanzie: e tali garanzie o sono
date dai privati stessi mediante ipoteche e che possono essere chiamati a un rientro o sono date
dalle banche centrali e, in definitiva, dal Pil delle nazioni che misura il reddito di un Popolo quale
soggetto economico/ sociale.
Il proprietario di un risparmio, se vuole accrescere il valore del suo capitale ha due scelte: o lo
investe in azioni comprando titoli e scommette sul mercato o compra obbligazioni, delle banche o
delle nazioni. Poiché le nazioni sono indebitate i loro titoli hanno perso valore. Poiché i mercati
occidentali sono saturi le industrie che producono il Prodotto Nazionale Lordo sono meno
appetibili; quindi i risparmiatori scelgono di essere azionisti delle multinazionali che agiscono
dove il costo del lavoro è più basso e c’è un mercato da conquistare, perché in definita la questione
principe è sempre l’allocazione dei prodotti. E tale questione interessa anche le banche di mercato
le quali devono allocare i loro prodotti finanziari; ecco dunque che le banche si sono esposte, e si
sono esposte perché evidentemente altri concorreva con esse rispetto agli azionisti delle
multinazionali e tali concorrenti non possono che essere i fondi di investimento; ad esempio la
Berkshire Hathaway è una società di investimenti che da sola attiva 170 miliardi di dollari. Con i
fondi di investimento è stato creato un interesse finanziario che conserva il valore delle quote di
investimento medesime perché, viceversa, un eccessivo afflusso di danaro presso le banche
distruggerebbe il valore azionario: ne consegue un patto tacito tra banche e fondi di investimento.
La domanda da porre ora è: se la banca è garantita dalla banca centrale, che, si è visto, in ultima
analisi fa leva sul Pil delle nazioni, chi garantisce i fondi di investimento? O, più esattamente,
l’amministratore dei private equity ( che sono quotati in euro ma la loro valuta di riferimento è il
dollaro ) che comprano le aziende a debito e poi le rivendono in borsa ma si indebitano
enormemente, come rassicura i suoi azionisti? E’evidente che la garanzia può essere data solo da
chi ha mezzi finanziari che sono al di là delle banche: e cioè il capitale nero.
Da una parte dunque enormi somme che circolano liberamente senza controllo, parte conseguenza
dell’illecito, parte conseguenza dei profitti delle multinazionali; dall’altra un Pil delle nazioni
indebolito dalle spese agricole e d’armamento nonché dalla sopravvivenza dei popoli. Un Pil,
tuttavia, che costituisce una solida garanzia per quelle banche legali che vendono obbligazioni a
quei soggetti finanziari i cui flussi di guadagno derivano dalle multinazionali e che inevitabilmente
si incrociano nei depositi mondiali dove arriva il resto dei ricavi globali.
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Le multinazionali guadagnano profitto abbassando il costo del lavoro con la de/localizzazione a
est; il danaro è portato a ovest ed il surplus finanzia i fondi di investimento. L’euro premia questo
profitto. Le nazioni, invece, spendono il Pil per i prodotti agricoli e per le armi e in più hanno le
spese previdenziali e socio/assistenziali; quindi si indebitano. L’indebitamento delle nazioni
produce un indebolimento del risparmio che riduce le occasioni di investimento pubbliche o diffuse
ma valorizza il capitale dei fondi di investimento, i cui azionisti, quindi, impediscono le condizioni
di competizione generali. Le 100 maggiori multinazionali dei paesi emergenti concretizzano
nell’insieme un fatturato di 715 miliardi di dollari con profitti di 145 miliardi di dollari su un
capitale investito di 500 miliardi di dollari. Tra le più forti General Electric, che da sola fronteggia
queste cifre; fondata nel 1892, opera in oltre 100 paesi con 270 stabilimenti in 26 nazioni e occupa
34.000 persone. Sono calcolati ricavi per 125 miliardi di dollari e utili 15,6 consentendo agli
azionisti ( 4 milioni ) un dividendo di 0,20 dollari per azione ogni 4 mesi. In tutto il mondo ce ne
sono 275 che fatturano 6284 miliardi; le europee stanno superando quelle statunitensi.La
globalizzazione favorisce le multinazionali che producono dove il costo del lavoro è più basso.
Philip Knight spiega, per esempio, come i lavoratori del sudest asiatico siano più redditivi ( cioè
sfruttati ) nelle 700 fabbriche che impiegano 650.000 lavoratori. I profitti delle multinazionali
sono ripartiti tra gli azionisti i quali, attraverso i fondi di investimenti, tentano di massimizzare i
profitti indipendentemente dai territori e dai vincoli fiscali. Le imprese nazionali, viceversa,
profittano del lavoro degli immigrati e, pagando le tasse ( relativamente ) e producendo beni e
servizi consentono una forte contribuzione al Pil delle nazioni, che però viene a garantire, in ultima
analisi, il capitale bancario privato o, se si preferisce, predatorio.
In linea generale il bilancio agricolo mondiale, reso più costoso in seguito alla crisi alimentare del
2008 dovuta alla crescita della Cina, che domanda più pane e carne – per 1 kg di carne di maiale
occorrono 3 kg di cereali; per 1 kg di carne di bue occorrono 8 kg di cereali – e all’etanolo estratto
dal mais con la riduzione delle superfici coltivabili – il pieno di un SUV dà calorie per 1 uomo per
1 anno - costa alle nazioni una somma consistente; tuttavia, l’equilibrio generale che è dato dalla
contrattazione tra i paesi, è formato anche dalla spesa che i paesi sviluppati sostengono in sussidi
agricoli e cioè 350 miliardi di dollari mentre altri 50 miliardi vengono dati ai paesi più poveri (
nell’Unione Europea i contribuenti pagano 44 miliardi di euro per la PAC; tuttavia il 78% degli
agricoltori riceve meno di 5000 euro di contributi. In Francia, per esempio, il 15% dei proprietari
più ricchi riceve il 66% dei sussidi mentre il 70% dei piccoli agricoltori solo il 17%. Nel Regno
Unito per il 2003 oltre 17000 contadini avevano abbandonato la terra mentre in Spagna, ogni
anno, scompaiono 37000 aziende agricole a conduzione familiare si legge sul quotidiano italiano “
Libero “ dell’11 dicembre 2005 ) Si può notare, quindi, che, nonostante i dazi, i contadini
d’Europa sono comunque in difficoltà di fronte alle condizioni di concorrenza degli esportatori,
perché, evidentemente, già sul territorio europeo si sono verificate quelle forme di sfruttamento
intensivo ad alto contenuto tecnologico che presuppone un maggiore capitale di investimento, che
spinge ai margini il sano rapporto con la terra; infatti i sussidi sono vengono erogati ai grandi
latifondisti; se ne deduce che i dazi non proteggono i contadini già piegati dai grandi latifondisti
della Europa medesima; ancora una volta l’assoluto principio di uguaglianza genera una
discriminazione a favore del più ricco la cui capacità di competizione riposa non sulle abilità ma
sullo sfruttamento intensivo delle colture in una logica di mercato che precede quella di rendimento
della terra con la conseguenza che l’approvvigionamento delle risorse naturali sarà a mano a
mano sempre più dipendente dalla logica finanziaria che da quella produttiva/economica. In
definitiva tutti i contadini del mondo, quali piccoli proprietari, tendono a concentrasi nelle grandi
metropoli, mentre le campagne sono riempite da lavoratori non qualificati, ammassati, funzionali
ad una relazione terra/uomo piegata al profitto della finanza. Se i Paesi più poveri lamentano le
sovvenzioni occidentali, prima che i dazi, significa che le sovvenzioni medesime, cioè danaro
iniettato senza rapporto costo/produzione, fanno una concorrenza sleale addirittura presso quei
Paesi il cui costo del lavoro è molto basso, e, dunque, la rappresentazione della concorrenza tra
prodotti agricoli europei ed extraeuropei è solo una parte della visione del problema, perché, in
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sostanza, la vera concorrenza è delle multinazionali contro i contadini, sia in Europa, per la
concentrazione di mezzi e capitali, sia fuori d’Europa, per la sovvenzionata produzione a basso
costo di merci che vengono esportate all’esterno, sempre seguendo la vera logica dell’allocazione
dei prodotti, cioè del monopolio dell’offerta.
Non c’è dunque un autentico liberismo che vede competere - in orizzontale- i produttori, ma,
piuttosto, una verticalizzazione dei rapporti, che vede le multinazionali agire sui piccoli produttori.
E ciò conferma che, in realtà, la concorrenza spinge sempre verso il basso, e presuppone sempre
dei centri di forza monolitici; infatti alcuna concorrenza è concessa ai capitali sovrani
internazionali per l’acquisizione delle cime dominanti dell’economia; contestualmente le
multinazionali pure non concorrono, perché diversificano il campo d’interesse, e aggrediscono solo
verso il basso mentre le nazioni stanno entrando in concorrenza perché più deboli nel loro capitale
di base. In buona sostanza esiste una limitata concorrenza tra i diversi segmenti nazionali
produzione/costi ma il prezzo dei prodotti realizzato dalla concorrenza di tali sistemi è distorto da
sovvenzioni e tecnologie, ormai chimico/biologiche, che alterano ogni ragionamento sulla
cosiddetta produttività, che somiglia alla risposta volitiva del solito sergente di ferro che così incita
i soldati che protestano di essere armati di fucili di cartone: tale è per me l’atteggiamento dei
governatori delle banche d’Europa. La riduzione delle superficie coltivabili per il petrolio e anche
per la speculazione edilizia e la più forte distribuzione di prodotti in estensione per il nuovo
consumo dei paesi in via di sviluppo, come pure lo stesso utilizzo delle biotecnologie, da sole non
giustificano le alterazioni dei prezzi, che, invece, dipendono dal controllo del mercato per
distruzione del surplus o iniezioni di danaro. I medesimi latifondi ( cioè le monocolture delle
multinazionali ) dovrebbero garantite il basso costo dei prodotti, come accadeva nell’Unione
Sovietica, e, talvolta, hanno rappresentato persino produzione di ricchezza; nella Roma
dell’Impero, per esempio, altro non erano che latifondi la Gallia e l’Egitto per il grano; viceversa
la riforma agraria dei Gracchi, anticipata dalle leggi licinie e ripresa da Cesare, ristabiliva il
corretto rapporto tra equites e senatori e, quindi, aveva in primo luogo un contenuto
politico/valoriale – cioè il ripristino delle gerarchie economiche per merito -, così come la
Consituto de Feudis rispondeva alle lotte tra Sovrani e Feudatari. La sovrapproduzione agricola,
in Roma, veniva assorbita dall’afflusso della plebe nei centri urbani, sostituita dagli schiavi
provenienti dall’estero ed il sistema era – anche allora – globale e verticale ma era basato
sull’estensione delle forze. Oggi, invece, l’afflusso in Occidente è minimo rispetto alle proporzioni
della popolazione mondiale e tende a concentrarsi nelle aree urbane mentre le forze economiche
non riflettono rapporti di estensione ( uomini e territori ) ma rapporti di intensificazione (
tecnologie/brevetti e monocolture ) con la conseguenza di una creazione di doppi pieni e doppi
vuoti, che, rispettivamente, portano a disarmonie di scala; perché da una parte abbiamo sia a est
che a ovest perdita della potenza agricola, dall’altra abbiano, sia a est che a ovest, surplus di
profitto dei capitali, che guadagnano a est e investono a ovest e che comunque anche a est
dovranno fondersi, per raggiungere la saturazione di quei mercati, con bisogno di accentramento
di risorse finanziarie e tecnologie: cioè è vero che aumenta il consumo a est, con elevazione dei
prezzi a ovest, ma è anche vero che la saturazione del mercato a est produrrà redistribuzione verso
la popolazione con necessario aumento dei margini di guadagno dei capitalisti inversamente
proporzionale a quello dei risparmi nazionali. La conservazione della potenza economica
nazionale a est ( in Cina per mezzo del partito politico comunista, tra gli Arabi per mezzo dei
Califfati ) combatterà l’affermazione dei nuovi privati con la conseguenza di un livellamento verso
l’alto dello scontro finanziario perché è difficile immaginare che l’est riesca a conquistare territori
a ovest secondo la logica imperialista delle antiche nazioni occidentali per causa del blocco
nucleare. E, d’altra parte, la battaglia residua, cioè commerciale, vede la protezione del know/how
occidentale e , quindi, la necessità per i capitalisti dell’est di spendere molto risorse per il suo
acquisto.
La produzione sottocosto degli Stati del sud nell’America del Nord determinò uno dei fattori delle
ostilità nella guerra di secessione americana; la produzione con mercato di espansione
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dell’Inghilterra con il Commonwealth determinò l’affermazione dell’Impero con le sue rotte
commerciali e le sue navi corsare. Sia nell’uno che nell’altro caso non è stata la romantica
capacità di sopportare ( aumento della produttività ) a vincere ma l’affermazione sempre più
rapida del proprio interesse secondo la situazione geopolitica. Tali interessi ora non sono più
popolari e riconducibili alla classe dirigente, che può moderare la politica dei prezzi, ma sono
elitari e difficilmente riconducibili, senza alcun rapporto tra classe dirigente e classe produttiva; né
possono essere diffusi con le politiche di espansione. D’altra parte la concentrazione di capitale in
sé non produce potenza se in atto non si traduce in realizzazione di beni e produzioni con
conseguenti sbocchi commerciali come ha dimostrato l’esperienza della Spagna del ‘500 le cui
immense risorse d’oro affluente dalla conquista americana non hanno costituito la base di
realizzazioni commerciali come intuito dalle compagnie di navigazione del nord Europa che così
hanno sostituito i prestiti dei banchieri tedeschi Fugger e fiorentini, forti prima dello spostamento
delle rotte commerciali dal mediterraneo all’atlantico.
In questo contesto il World Trade Organization è fallito, perché a Ginevra gli europei hanno
proposto la riduzione del 46% dei sussidi agricoli in cambio di aperture su altri fronti commerciali,
cioè in altre parole dell’allocazione dei propri prodotti con conseguente profitto. Gli extraeuropei
hanno chiesto un taglio del 56% in cambio di niente, cioè alcuna apertura commerciale. Gli
statunitensi hanno aumentato le loro sovvenzioni agricole. E poiché dunque questa allocazione è
osteggiata vuole dire che le multinazionali operanti in chiave de/localizzata vendono in occidente
dando lavoro a est e qui, in Europa, accumulano capitale spingendo per l’abbassamento dei dazi
mentre è difficile per le industrie occidentali vendere in Asia. L’Unione spende metà del budget in
agricoltura per resistere alle pressioni esterne e non sfonda dove è forte ( abbigliamento, auto,
prodotti tecnologici ). Sono gli altri quindi a domandare quel liberismo economico che è alla base
del pensiero giustificativo per l’approvvigionamento energetico di quelle multinazionali
dell’occidente che accolgono il liberismo per de/localizzare ma che
dominano
l’approvvigionamento energetico.
A guardia di questo sistema di produzione le spese militari per le quali ogni anno il mondo spende
circa 3 volte quello che spende in cibo; è chiaro che gli stati distribuiscono cibo alle popolazioni
mentre il petrolio e i prodotti farmaceutici distribuiscono profitti alle multinazionali: ovvero sia il
sistema/mondo lavora per poche famiglie finanziarie. Gli Stati sono impegnati nella lotta per le
materie prime e nella distribuzione delle risorse con profondi contrasti in seno al WTO mentre le
multinazionali sono relativamente condizionate e gli investitori sono la forza attiva, appropriante e
libera. In parole povere all’aumento del Pil delle nazioni non corrisponde l’aumento dei salari
ma la fortificazione della garanzia del capitale internazionale che produce dove il costo del
lavoro è più basso. L’intensificazione del commercio e lo sviluppo tecnologico uniti all’utilizzo del
lavoro degli immigrati ( e la conseguente emarginazione del lavoratori non specializzati ) infatti
non consente comunque alle nazioni più industrializzate di competere a livello globale.Perché?
perché le banche crescono e l’industria no! Perché la riduzione dei costi ( quale il costo del lavoro
) non è sufficiente per l’accrescimento del fatturato se non si vendono i prodotti finali. La banca,
invece, deve offrire solo più danaro ai suoi risparmiatori e tale condizione non si basa solo sulla
riduzione dei costi ma sulla intensificazione dei profitti delle azioni delle società quotate: un
prodotto finale che non ha vincoli di territorio. Ne consegue che ovunque allo sviluppo si
accompagna uno sfruttamento sottostante sia dentro che fuori i paesi più forti. Perché le nazioni
più forti hanno esaurito la loro domanda interna e vedono crescere la platea degli assistiti, strette
dal bisogno di soddisfare le esigenze popolari e dalla necessità di aprire all’immigrazione
clandestina mentre le nazioni più deboli hanno bisogno del capitale per continuare a sostenere uno
sviluppo diventato condizione indispensabile per la partecipazione alla distribuzione delle risorse.
L’abbassamento della domanda interna significa meno tasse e meno risorse da distribuire;
viceversa l’allocazione dei prodotti all’esterno, osteggiata ovunque - ha la conseguenza di
rafforzare un consumo mondiale e un conseguente welfare mondiale che non può non ridurre
quello locale; contestualmente per realizzare tale consumo le nazioni più povere hanno bisogno
11
degli investimenti e della tecnologia ( e quindi della compartecipazione del capitale internazionale
) poiché è noto che le due leve dello sviluppo sono la formazione e l’energia. La crescita delle
nazioni più deboli è funzionale alla crescita delle multinazionali che capitalizzano in euro e
possono allocare i prodotti nel Paese ospite; l’indebitamento dell’Occidente è un effetto
funzionale della scelta dei suoi predatori. L’aggressività asiatica, confinata in estensione, è
asimmetrica e orizzontale e fonte di profonde rivoluzioni interne. Ovunque, in definitiva, è la
forma nazione in difficoltà.
Nazioni aggredite dal capitale privato: la Romania, per esempio, per entrare in Europa ha deciso
di cedere la società petrolifera di Stato, Petrom, a un investitore strategico , l’austriaca OMV; in
pegno hanno dato la Banca Commerciale La Romana, nella quale la Banca Mondiale ha una
consistente quota percentuale. In Ucraina la rivoluzione arancione è stata aiutata dall’Open
Society di Soros ( che attaccò lira e sterlina, resistenti per motivi diversi al capitale europeo,
rispettivamente, per le partecipazioni statali, l’Italia, per il mercato di capitali concorrente, Londra
); Parigi controlla 10 dei 50 leaders dei settori industriali globali. In Gaz de France lo Stato ha il
70% e la Francia è contro la fusione Suez-Gdf per non privatizzare il gruppo rendendolo così
aggredibile ed ha resistito all’ Enel che però è entrata nei programmi di ricerca francesi. Mikhail
Khodorkosky controllava la Yukos ( la 4° società petrolifera mondiale ) che produceva il 20% del
petrolio russo. La Yukos stava per vendere un pacchetto delle azioni agli americani, la Chevron –
Texaco; d’altra parte per esplorare i giacimenti siberiano occorrono somme che i russi non hanno.
La Yukos è stata distrutta con multe miliardarie ( 3,4 miliardi di dollari ) e comprata dalla Rosneft
( compagnia statale ). Eni e Enel in joint/venture si sono aggiudicate un’ asta per 4 società della
fallita Yukos; ma la maggioranza delle azioni è stata data alla società Gazprom, la quale ha
lanciato un prestito obbligazionario a 8 anni da 1,22 miliardi di dollari, totalmente garantito dall’
italiana SACE, società di assicurazione crediti all’export totalmente dipendente dal Ministero del
Tesoro. La maggioranza di Tamoil ( compagnia libica di raffinazione ) è stata conquistata per 4
miliardi di dollari da Colon Capital, fondo investimento statunitense.
Capitali privati aggrediti dalle Nazioni: i russi hanno cacciato la Shell dai giacimenti di gas,
prendendosi la loro licenza di estrazione, ma si dice che, secondo il magazine Mergers and
acquisitions, hanno dovuto rinunciare ad acquisizioni all’estero per 50 miliardi di dollari. Gli
accordi per Sakhalin 2 e Kovyokta sono stati giudicati coloniali, discriminatori verso alcuni
azionisti ( cioè i Capi della nomenklatura della Federazione russa ). Con Eltsin la Shell e i
giapponesi erano sui campi di Sakhalin e la Tnk British Petroleum si aggiudicò Kovyta. La Cnooc,
grande impresa di Stato, cinese, ha offerto 18 miliardi e ½ di dollari per la Unocal, statunitense,
compagnia petrolifera con grandi giacimenti in Asia. I cinesi hanno chiesto agli statunitensi di non
interferire nel libero mercato. Greenspann ha difeso la Cina in questo caso; viceversa la politica
statunitense ha bloccato l’operazione. La Cnnoc è rappresentata a Wall Street da due prestigiose
banche d’affari quali Goldman Sachs e Morgan Stanley. L’offerta cinese era superiore a quella
della Chevron.
Nazioni in competizione: tra il 98 e il 2000 il 30% delle sub/forniture tedesche è stato spostato
all’estero con una riduzione del costo del lavoro tedesco del 24%; La Baviera si è spostata verso la
Sassonia anziché il Veneto; la Polonia offre 14 enclave fiscali come Kostrzyn – Slubice. la
Germania è tornata primo esportatore mondiale. Dresda è il polo europeo della microelettronica (
per la microelettronica gli inglesi hanno l’azienda di ricerca Future Horizon ). Le produzioni più
semplici vengono dislocate all’estero mentre quelle a maggiore intensità di capitale vengono
rimpatriate: per esempio Bayer e Schering hanno deciso di fondersi per porre la Germania in vetta
alla farmacologia mondiale. Nel 2005 le prime 30 imprese tedesche hanno accumulato 130 miliardi
di euro per acquisizioni internazionali. Nel ’98 il deficit commerciale tedesco era di 6 miliardi; nel
2006 vi è surplus di 61 miliardi. Accade perché la Germania è più competitiva degli altri europei e
ha abbassato il costo del lavoro altrimenti gli operai sono costretti a subire una più pesante
de/localizzazione. La Germania ha un credito con la Russia di 14 miliardi di euro e, attraverso la
società veicolo Aries, ha cartolarizzato in 3 tranche 5 miliardi di euro collocandoli come
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obbligazioni, ricavando 20 miliardi di euro. La Russia ha un debito verso le nazioni creditrici di 43
miliardi di dollari. La Germania detiene il 40% del debito russo. Occorre tuttavia osservare che
fino al 2000 la Russia era indebitata, mentre ora ha fondi di investimento per 357 miliardi; la Cina
per 250. Negli anni ’90 la Russia chiedeva il condono del debito estero. Nel 1992 la Russia
vendette molto oro. Fino al 2000 la Russia aveva una montagna di debiti; ora è la 3° riserva
valutaria dopo il Giappone e la Cina. Alenia e Sukhoi svilupperanno il Superjet 100. Enel e
RosAtom collaboreranno per l’energia nucleare. Intesa/San Paolo e Mediobanca apriranno linee
di credito con Vtb Bank. Alexej Mordashov è maggiore azionista della Severstal, secondo gruppo
siderurgico russo ( acciaio ). . Negli Stati Uniti Kotlikoff denuncia: in USA abbiamo un tasso
nazionale di risparmio del 2% rispetto al 12/15 % degli anni 60. Gli USA sono esposti verso la
Cina per 162 miliardi di dollari ( 2004 ). Il Governo prende i soldi ai giovani e li dà agli anziani
sotto forma di pensioni e benefici sanitari. Laurence K dice che esistono debiti del Governo
americano non ufficiali. Le nazioni finiscono in bancarotta se la gente vende i titoli di stato perché
non sono coperti; Gli statunitensi premono perché la Cina sia un paese di consumatori e non solo
di risparmiatori, al fine di allocare i prodotti, viceversa su il “ Corriere della sera del 22 luglio
2005 “ si legge che Greenspan ammoniva: “ è nell’interesse della Cina permettere alla sua valuta
di muoversi “, cioè a dire: la vostra indebita concorrenza sarà combattuta con l’esclusione dal
commercio internazionale e da un minor afflusso di capitali stranieri. Dopo le pressioni USA lo
yuan è stato rivalutato del 2,1% ed è agganciato ad un paniere di valute estere tra cui l‘euro. In
pratica la Cina non può vendere oltre sottocosto. La sua moneta non deve fare indebita
concorrenza: e la si aggancia all’euro. La Cina Nel 2005 è diventata la 4° economia mondiale. Nel
maggio 2005 la Lenovo, massima azienda elettronica cinese, ha comprato la branca dell’IBM che
produce PC. La Haier, la più grande azienda di elettrodomestici in Cina, ha offerto un miliardo e
trecentomila dollari per l’omologa USA Maytag. La Cina produce 6 miliardi di scarpe l’anno;
produce il 70% delle fotocopiatrici del pianeta; nel ’93 aveva un solo centro di ricerca ( R&D ),
oggi ne ha 700. I cinesi hanno acquistato la “Rover “. La Cina ha un tasso di risparmio del 50%
mentre gli Usa del 14% L’impresa cinese che vende in Europa deve pagare un dazio dell’8,25%;
noi, per vendere in Cina, paghiamo un dazio del 35%. Shangai fonderà 4 aziende statali compresa
una società che è partner del gruppo francese Danone per costituire la Bright Food Co con un
fatturato annuo di 2,75 miliardi di euro. La Cina incoraggia le imprese statali a fondersi per
sostenere la concorrenza. L’India, un’economia molto protezionistica, che chiude il mercato ai
prodotti europei, ha nuovi capitani d’industria che operano su settori strategici, quali, per
esempio: Ratan TATA in “ auto, Tlc e Informatica “ con 215mila dipendenti e in partnership con
Fiat; Lakshmi MITTAL nell’acciaio con 320mila dipendenti e un fatturato di 55 miliardi di euro;
Malvinder SINGH con la Ranbaxy Laboratories per i farmaci generici con un fatturato di 2
miliardi di dollari (Ranbaxy, la più grande azienda farmaceutica del paese, si è candidata rilevare
la tedesca Merck ); Nandan NILEKANI in Informatica con Infosys Technologies e 58mila
dipendenti; Azim PREMJI con la WIPRO per i Software Informatici con un fatturato 1,35 miliardi
di dollari; Kishore BIYAMI con Future Group per la grande distribuzione con un fatturato di un
miliardo di dollari. L’India laurea 260.000 ingegneri l’anno. Intesa San Paolo finanzia con 65
milioni di euro l’espansione di Piaggio in India, anche per realizzare a Pune uno stabilimento per
motori diesel. Nel settore del petrolio l’ENI rafforza intese con ONGC. Unicredit, invece, vuole
vendere i suoi fondi tramite banche dell’India, concorrendo con la Standard Chartered la banca
straniera più forte in India . Videocon, gruppo indiano dell’elettronica, in Italia costruisce schermi
al plasma e Lcd, dando lavoro a 1400 persone e investendo 1,6 miliardi di dollari nel nostro paese;
viceversa a Nuova delhi c’è la STMicroeletrics, gruppo multinazionale di semiconduttori, guidato
da Pistorio.
Capitali privati in competizione: il Messico, la 12° economia mondiale, è sede di America Movil il
cui proprietario, Carlos Slim Helu, è il 3°uomo più ricco del mondo. At&t ( statunitense ) e
America Movil ( messicana ) hanno lanciato un’offerta di 2,82 euro per azione per il 33,3%
ciascuno di Olimpia di Telecom Italia. La concorrenza impone le grandi fusioni. Ketchup Heinz (
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USA ) compra Benedicta ( maionese francese ). Inbev ( belga ) compra Anhuse – Busch ( USA –
birra ).Gas Natural ( Spagna ) ha comprato Union Fenosa ( Spagna ). Bg ( UK ) ha comprato
Origin Energy ( Australia ).Xstrata ( Svizzera ) compra Lonmin ( UK/miniere ).Roche ( svizzera
farmaceutica ) compra Genentech ( biotecnologie ) .Toyota ha superato Chrysler, insedia Ford e
vuole superare GM.
La visione d’insieme di tali operazioni pone in evidenza una diffusione molecolare di iniziative
economiche di tutti contro tutti in un apparente libero disordine, ma, in realtà, seguendo la
silenziosa regola dei rapporti di forza si nota che le nazioni più forti sono indebitate e hanno dato
la base a quelle società private che aggrediscono i mercati curando due questioni fondamentali:
le materie prime e il capitale/base. Il capitale base è difeso dal risparmio ( Pil delle nazioni
sviluppate ) e valorizzato dalla moneta forte ( l’euro ) e le materie prime sono conquistate dalle
nazioni più armate. Più le società d’investimento acquistano potere sulle nazioni, più dividono utili
che non possono essere dispersi da una moneta internazionale debole. L’offerta delle nazioni di
materie ( petrolio e gas da Arabi e Russi ) e costo lavoro basso ( Cina, India e Africa ) è data alle
società di investimento a patto di distribuire più equamente l’allocazione dei prodotti, cioè dazi più
bassi per l’esportazione verso i Paesi più forti. In sostanza il risparmio delle formiche soccorre le
banche occidentali, che garantiscono quelle società di investimento che hanno determinato
l’euro. Per avere sviluppo e investimenti la Cina ha accettato la valorizzazione dello yuan e
l’aggancio all’euro: viceversa ottiene dazi più bassi per l’esportazione: la vera questione è infatti
l’allocazione dei prodotti, cioè a chi vendere il bene. La progressiva esportazione verso i Paesi più
forti è ostacolata dalle nazioni occidentali ma l’impegno dei grandi risparmiatori ( intendo qui le
nazioni asiatiche ) ha un nemico ancora più profondo in quelle società di investimento che, da una
parte, promettono liberi scambi, e, dall’altra, proteggono brevetti e approvvigionamento. Le
nazioni, neutralizzate dai blocchi di forza, sono giganti colpiti da rapaci dall’alto.
Gli antichi rapporti fiduciari sono cessati. Le nazioni non sono più i garanti: non sono ora costoro
i più forti e astuti. Nazioni trasparenti in assenza di reciprocità con i gruppi privati, pesanti, lente:
esattamente il contrario della forza. Le nuove dinamiche di potenza cercano nuove espressioni per
la loro forza. E la forza non è data dall’unione delle debolezze ma dalla rapida concentrazione in
un dato momento nel vuoto che si è creato. A Edoardo III d’Inghilterra nel 1345 i fiorentini
prestarono un milione e trecentosessantacinquemila fiorini. Egli non li restituì; ma comunque
Edoardo IV ebbe un nuovo prestito da Cosimo de’Medici perché aveva la forza di farselo prestare
e sopratutto di farne profitto. Così come le tribù furono assorbire dall’Impero, così come gli
Imperi decaddero e i feudi determinarono le monarchie, così come le monarchie decaddero e si
formarono gli stati nazionali, così ora è in atto la formazione di una nuova potenza politica di cui
ancora ignoriamo il volto.
L’investitore cerca utile nel danaro; prima comprava titoli di Stato. Ora lo Stato è in deficit.
Investe quindi nelle multinazionali per ottenere gli utili attraverso i dividendi; successivamente
tali utili vengono movimentati su società veicolo che li proteggono dalla tassazione e vengono
investiti in termini di prestiti, cercando così di ottenere ulteriori vantaggi in breve prospettiva
temporale e, quindi, ad alto rischio. E’ esattamente in tale contesto che dobbiamo osservare la
crisi dei mutui subprime e la manovra degli Stati Uniti per cercare di risolvere una crisi
finanziaria globale, cioè con la vendita di obbligazioni verso fondi sovrani stranieri e con il ricorso
ai contribuenti, quindi più tasse come già accadde nel caso della Bear Stearns, banca d’affari
privata, salvata formalmente da JP Morgan – Chase, ma i cui costi di salvataggio furono
addebitati al Tesoro americano (29 miliardi di dollari), cioè all’inflazione scaricata sul
sistema/mondo.
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La servitù dell’Unione Europea all’interesse delle obbligazioni versi i fondi di investimento nel
fatturato delle multinazionali in termini di dividendi degli utili
Da una stima empirica della crisi dei mutui ad alto rischio in termini di sofferenze bancarie
totalizziamo la cifra di 334,53 miliardi di dollari, una somma che corrisponde esattamente a quasi
quanto viene offerto dalla nazionalizzazione delle due banche statunitensi. La nazionalizzazione
di Fannie Mae e Freddie Mac, che controllano 5.300 miliardi di dollari di mutui, dimostra la
necessità dell’originario atto di aggressione che è alla base del primo arricchimento. L’esperienza
dell’insolvenza dei mutui ad alto rischio non ha evidenziato l’interdipendenza finanziaria ma,
più esattamente, l’obbligo di soccorso alla finanza statunitense: due fatti storici ma non necessari;
infatti in altre circostanze il fallimento di banche è stato soccorso dagli enti di credito interni e
nazionali e, generalmente, ogni stato ha affrontato le crisi da solo anche con ricorsi a prestiti ma
non per gratuita dazione. In passato i riflessi internazionali delle crisi creditizie si sono avuti sui
mercati delle esportazioni ed importazioni. Oggi, invece, la crisi creditizia si è riflessa sulle banche
centrali che hanno reagito in parte con i fondi sovrani ( indebitandosi all’estero ), e, in parte, con
la tassazione del commercio. Poiché tuttavia l’insolvenza è stata garantita dalla nazionalizzazione
possiamo dedurre che le banche centrali hanno pagato la mancata redditività della loro capacità
emittente rispetto alle società verso cui sono obbligate: redditività sicuramente connessa alla
Banca Mondiale per l’implicito riconoscimento che tutte le monete sovrane devono riconoscere tra
loro e, in primis, almeno fino a ora, del dollaro: l’ultima unità di misura tangibile; infatti la BCE
stampa moneta e, pertanto, deve osservare gli equilibri generali.
La crisi dei mutui ha dato sofferenze alle banche statunitensi che sono state aiutate dalla Banca
Centrale Europea e dalle Banche Centrali d’Inghilterra, Giappone, Canada e Svizzera: cioè cinque
banche centrali si sono accordate per iniettare liquidità nel sistema bancario in sofferenza. Le
Banche Centrali vivono di capitali ed, evidentemente, questi capitali sono in parte anche quelli
delle società d’investimento che, da una parte, hanno collocato i loro prodotti, ma, dall’altra,
hanno comprato le obbligazioni della BCE. Perché mai la BCE altrimenti avrebbe dovuto
intervenire?
Con questa crisi le banche sono costrette alla stretta creditizia mettendo in difficoltà le società ma
soprattutto gli azionisti che con i fondi d’assalto sono presenti nelle multinazionali, per cui tale
risparmio azionario potrebbe essere liquidato e costringere i fondi a domandare alle banche
centrali il rientro dei loro crediti verso l’Ente emittente le obbligazioni. Con la crisi dei mutui ad
alto rischio il FMI ha compreso il pericolo della distruzione dell’economia reale proveniente dalla
finanza USA.
Ora per rispondere le banche hanno bisogno di ricapitalizzare e quale via vogliono seguire? Da
una parte usare i fondi di investimento sovrani, con ogni probabilità esteri, cioè ulteriormente
indebitarsi e svalorizzare la propria moneta creando la base di ulteriori conflitti commerciali e
d’altra parte il FMI auspica l’aumento dei consumi, cioè la tassazione con l’IVA dei cittadini
europei perché è proprio il consumo dei cittadini europei che favorisce l’accumulo di capitale
presso la Banca Centrale Europea e tale aggregazione monetaria costituisce il pegno da pagare
alla finanza internazionale e la sua volontà di profittare del mondo.
La Banca Centrale Europea si è mossa perché obbligata dagli impegni presi con i fondi di
investimento che acquistano titoli con le aste pubbliche emessi dalle medesime banche al posto
degli stati e resta ferma inchiodata dalla prospettiva marxista leninista, l’antica alleata del
capitale internazionale con la politica dei prezzi tipica dell’ economia comunista e funzionale al
profitto del capitale; come può essere negato che Lenin teorizzava l’opportunità di sostenere la
piccola impresa libera e obbligarla solo a rendere una quota di surplus all’Autorità garante delle
cime dominanti dell’economia:cioè mezzi di trasposto, banche e grande industria. Il passaggio in
Russia al modello stalinista comunista con il lascito ai contadini della quota di sopravvivenza e il
versamento, obbligato, della differenza ( indipendentemente dalle condizioni di uomini, mezzi e
circostanze ) allo Stato era proprio la politica di uno Stato aggressore verso altre nazioni
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indipendenti, quale l’Ucraina, per esempio, mentre la politica leninista attuata in Cina ed Europa
vede lo scontro di due imperialismi, di cui quello cinese è più concreto perché basato sulla capacità
di produzione a costo inferiore di un maggiore surplus di risorse, mentre quello europeo ha
bisogno dell’indebitamento che favorisce il capitale internazionale, rapito alla economia
americana dai più traditori dei suoi finanzieri così come i senatori di Roma, ormai incapaci di
produrre surplus ed espandersi, pensarono di comprare i barbari e dominare dall’esterno il
processo di indebolimento interno da Diocleziano in poi. E come oggi gli stati nazioni sono
attaccati dalle multinazionali così l’Europa si nutre della debolezza delle sue nazioni senza formare
essa stessa forza politica e determinare le condizioni per le quali le sue obbligazioni si basino sul
Pil e non solo sul tasso d’interesse della compravendita del danaro.
Quali sono infatti le fonti del capitale europeo?
Esse sono:
• i dazi contro i paesi terzi sui prodotti agricoli importati
• l’iva, cioè la tassa sul consumo
• le obbligazioni per aste pubbliche, cioè lancio di prestiti della BCE
• infine le risorse degli Stati soci contraenti
poiché i dazi servono a proteggere l’economia agricola europea dalla sua intrinseca debolezza
rispetto ai paesi con un costo del lavoro enormemente inferiore ( è sufficiente pensare che la
politica agricola europea costa metà dell’intero budget e produce solo il 2% del Pil comunitario ) e
le obbligazioni sono degli indebitamenti, ne consegue che la forza speculativa è nello sfruttamento
delle transazioni
europee. La domanda interna dell’Europa dunque è alla base
dell’arricchimento di un capitale internazionale.
Le condizioni dettate a Maastricht ai paesi europei sono le seguenti:
•
•
•
•
Deficit pubblico non superiore del 3% del Pil ( per i conti pubblici ), cioè la garanzia dei
prestiti
Debito pubblico non deve superare il 60% del Pil( in relazione all’aggregato monetario
circolante), cioè il valore del titolo pubblico
Tassi interesse non più di 2 punti percentuali alla media dei tassi dei 3 paesi con inflazione
più bassa: è il voto di condotta dei mercati
Inflazione non più di 1,5 punti percentuali inflazione media dei 3 paesi con inflazione più
bassa, cioè prezzi più bassi, più competitivi.
Gli stati cioè non potevano più essere garanti dell’indebitamento e, conseguentemente, non è più
un’autorità politica ad avere la sovranità della compravendita del danaro; infatti è la BCE che
stampa danaro.
Il rischio inflazione è dato da
• prezzi energia e alimentari ( che non dipendono dall’Unione Europea )
• prezzi amministrati ( che dipendono dalle burocrazie )
• Imposte indirette ( che favoriscono l’Unione )
• rapporto salari/prezzi ( che a parità di condizioni di profitto non cambiano il rapporto
capitale/salario perché i produttori pagano stipendi più alti aumentando il costo dei
prodotti ); l’aumento dei prezzi dunque si scarica sul salario pubblico e la Banca centrale
sarebbe costretta a stampare più moneta senza un aumento dei beni in circolazione, ma
sia i beni che i capitali agiscono in una logica globale per cui non si registra un
contenimento dell’inflazione, ma più esattamente una diminuzione del salario europeo
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pubblico, più in funzione della finanza internazionale che della produttività del Prodotto
Nazionale Lordo Europeo.
E’ facile vedere che il contenimento del costo del danaro premia, quindi, solo il profitto finanziario
perché nessuna di queste voci è contraria agli interessi dell’Unione insieme a quelli
dell’investimento, in quanto più danaro circolante significa più consumo ( e quindi più Iva per
l’Europa ) o più risparmio ( e quindi meno guadagno per la finanza ).
La questione è che la spirale salari/prezzi dovrebbe essere collegata alla produttività che, in larga
parte, è de/ localizzata, mentre il capitale è esaltato dall’euro e tende ad accentrarsi. Ma quale
l’effetto della produttività se la questione centrale è nella allocazione dei prodotti dove i mercati
dei paesi occidentali sono saturi e l’esportazione è ostacolata in Asia? Spiega, per esempio, il
Capo della Volkswagen: produrre Passat in Cina costa ancora 10% più che in Germania! Gli stati
non possono indebitarsi, l’Unione europea può indebitarsi con la BCE. E chi garantisce per la
BCE se, in ultima analisi, non può abbassare il costo del danaro o stamparne dell’ altro?La
risposta è nelle obbligazioni sottoscritte dagli azionisti globali poiché la produttività è confinata.
Il danaro debole favorisce le esportazioni ma scoraggia l’ afflusso dei capitali; è gradito ai politici
e spiace ai banchieri. Il fatto principe però consiste nella circostanza casuale che i capitali
originari non sono solo europei, effetto della produttività, ma anche delle multinazionali e dei
risparmiatori globali e hanno formato l’euro che è nato con due condizioni: debolezza degli Stati
europei e aggressività dollaro ( fine convertibilità dollaro/oro ); l’aggressività del dollaro
costringe tutte le multinazionali a ruotare intorno al dollaro e quindi c’è voluta una nuova moneta
per un nuovo accordo.
Le multinazionali operano con dollari e poiché l’interscambio commerciale superava in valore
quello delle riserve in oro degli stati, le società hanno approfittato del nuovo campo vuoto, zona
libera, per approfittare della debolezza degli USA che hanno dovuto sganciarsi dall’oro per
conservare la propria ricchezza da distribuire. Il gruppo politico/economico dominante USA ha
tradito il suo Paese e creato nuovi venti. Questa congiunzione tra la debolezza degli USA e nuove
forze di riorganizzazione delle forza economica di base in USA ha portato alla fine degli accordi di
Bretton woods. In questo contesto l’Unione europea non può emettere ulteriori dazi perché la
risposta dei paesi esterni sarebbe quella di proibire sul loro territorio gli investimenti delle
multinazionali che hanno in mano le obbligazioni occidentali; d’altra parte le multinazionali
producono con lavoro esterno sottopagato per vendere agli occidentali.
Con la globalizzazione i conservatori vogliono proteggere il capitale e liberalizzare il mercato del
lavoro; la sinistra vuole liberalizzare il mercato dei prodotti e proteggere i lavoratori. La soluzione
dei conservatori si lega necessariamente a una politica nazionalcomunista che comporta un
generale impoverimento mentre quella dei progressisti ignora le condizioni della competizione e le
esigenze degli altri popoli ( in realtà la maggiore giustizia distributiva interna al nord è relativa
alla maggiore ingiustizia esterna tra nord e sud mondo ). Entrambe le soluzioni nell’attuale
sistema/mondo sono ampiamente surclassate e sono ancorate e ferme mentre le tensioni prodotte
dall’accumulazione del capitale internazionale continueranno a crescere con scenari sempre più
devastanti.
Nel settembre 2008 petrolio e prodotti agricoli ribassano; eppure in Europa scende il Pil: ed anche
in Cina! quale romantica concorrenza dunque?quali giustificazioni dei rincari in Europa?Curioso:
scende il prezzo delle materie prime ma non aumentano i consumi e gli investimenti! È evidente che
i consumi non sono legati alle materie ma alla saturazione del mercato più sviluppato e alla
mancata redditività di quelli in via di sviluppo per i reciproci confinamenti nazionali: la
scommessa sui prezzi delle materie prime presa nei contratti future non può essere persa. E persino
l’oro perde valore, collocandosi a 803,05 dollari l’oncia, significando appunto che non costituisce
più riserva di valore assoluta. In questo scenario l’Asia sta conducendo una lotta economica
imperialista perché è basata sul’espansione dei suoi prodotti e sulla crescita dei suoi popoli, ma è
ostacolata dalla concentrazione di capitali a ovest utili per l’acquisto di brevetti e risorse
17
energetiche. Gli arabi stanno conducendo una lotta finanziaria perché la sovrapproduzione di
petrolio arricchisce il capitale delle multinazionali e abbassa la loro redditività e può comportare
per loro una crisi come quella di Wall Street del 1929 per sovrapproduzione di prodotti agricoli, e,
quindi, mutatis mutandis, sovrapproduzione di petrolio. L’Asia lotta per escludere perché vuole
allocare i suoi prodotti. Gli arabi lottano per l’inclusione per allocare il loro prodotto. La Russia
riduce la sua potenza adattandosi alla sua necessità produttiva per sopravvivere all’ investimento
dei capitali stranieri.
La crescita del mercato nel sistema/mondo significa concentrazione di capitali mentre le campagne
sono abbandonate e ovunque c’è il versamento delle energie produttive per saturare i mercati
globali in estensione: ma si assiste ad una omogeneizzazione ( tutti i contadini lasciano la terra,
tutte le società investono in fondi senza vincoli, tutte le multinazionali de/localizzano negli stessi
spazi ) dalla quale si può dedurre che non esiste un sistema/mondo interdipendente, ma che
l’esistenza di tale interdipendenza preme per una verticalizzazione dei rapporti economici sempre
più stretta e avvitata a spirale.
L’intero sistema/mondo è coinvolto e l’affermazione del capitale internazionale per mezzo delle
multinazionali stringerà i popoli in un grande indebitamento la cui conseguenza può riposare
solo in una volontà politica nuova che se avesse la forma delle antiche nazioni vedrà l’Europa
definitivamente scomparire dalla scena del mondo.
18
CONCLUSIONI
Le multinazionali producono a est, dove il costo del lavoro è più basso, e investono i profitti a
ovest, dove l’euro offre un tasso d’interesse più alto; contestualmente, per vendere i prodotti finiti,
premono perché l’Occidente abbassi i dazi, con conseguente esposizione alla concorrenza asiatica,
e diminuzione del rispettivo Pil che, in definitiva, costituisce l’ultima garanzia del capitale europeo,
in termini di prezzo dei consumi e delle esportazioni. Tale capitale, dopotutto, deriva non solo dalla
produttività ma anche dalla sottoscrizione delle obbligazioni dei risparmiatori internazionali i
quali sono presenti nei fondi di investimento poiché l’indebitamento delle nazioni sviluppate
produce l’abbassamento del valore dei titoli pubblici. L’afflusso dei capitali privati verso i fondi ha
determinato una esposizione delle banche per l’allocazione dei propri prodotti e la crisi delle
medesime è conseguente non alla necessità di coprire i buchi dei fondi speculativi ma a quella di
competere con i medesimi fondi, perché la crisi non si è avviata per gli speculatori ma dalle banche
regolamentate, sopravanzate dall’aggressività degli speculatori stessi. La domanda di rientro dei
risparmiatori internazionali verso gli enti debitori, in conseguenza della crisi, costringe le banche
occidentali a intervenire, poiché la liquidazione del risparmio espone i titoli azionari degli
investitori nelle multinazionali. Contestualmente i paesi asiatici non possono approfittare della
debolezza politica occidentale per le condizioni di inferiorità in cui si trovano, di fronte alle
medesime multinazionali, per l’approvvigionamento energetico e la disponibilità dei brevetti. In
conseguenza il capitale pubblico di tali paesi, per sviluppare condizioni di competitività, deve
aprirsi a quello dei risparmiatori occidentali, determinando condizioni di competizione con i
rispettivi poteri pubblici, come nel caso della Yukos, con l’effetto di una verticalizzazione dei
rapporti economici propria non di un mondo interdipendente ma di un mondo dipendente dalla
concentrazione del capitale internazionale, il quale, verso l’alto e le risorse energetiche, nega
quella libera concorrenza che impone verso la bassa produttività, che, a sua volta, invoca quella
politica dell’abbassamento dei prezzi, possibile con la riduzione del flusso del danaro, che è la
condizione principe per la valorizzazione del tasso d’interesse, con la logica deduzione del patto
dei patti tra capitale internazionale e comunismo mondiale.
19
Della azione dei popoli d’Europa per
I. contribuire alla affermazione di una sola moneta: perché la presenza di monete diverse
favorisce il rapporto speculativo produzione/risparmio
II. affermare il principio dell’interindipendenza tra formazioni sociali e banca centrale
garantito dall’autorità politica: perché la dipendenza dal mercato impone in successione
l’indebitamento
III. conservare gli equilibri dell’indebitamento per evitare il caos finanziario conseguente allo
scioglimento dei rapporti di forza detassando progressivamente il risparmio investito.
IV. costituire una società di proprietà pubblica per estrazione e raffinazione del petrolio:
perché la competizione del pubblico rafforzi il necessario dualismo che è in tutte le cose in
natura e capace di salvaguardare la via del giusto equilibrio
V. rapportare in senso inversamente proporzionale al reddito il welfare ancorato a protocolli
di applicazione: perché l’assoluto principio di uguaglianza favorisce il creditore mentre la
proprietà difende il piccolo e la sua capacità di sostenere il debito
VI. ri/equilibrare la delocalizzazione: perché tassando il luogo della vendita e non il luogo
della sede societaria si premia lo sforzo allocativo delle risorse prodotte e non il capitale
passivo
VII. incenerire danaro conseguenza di fonte illecita: perché il danaro sporco ammala
l’economia reale a danno di tutti
VIII. proporzionare l’utile della società a quello del manager e l’utile del’operaio a quello del
manager: perché la gerarchia sia fonte di merito e riconosciuta perché essa è gia in tutte le
cose e si sale in alto attraverso spirali di relazioni formate da cerchi concentrici sempre più
piccoli
IX. costituire società pubbliche e private per i servizi essenziali realizzando il duopolio: perché
l’uomo non sia schiavo della propria debolezza e cerchi l’equilibrio tra gli opposti
estremismi della personale avidità e del disinteresse pubblico
X. e infine la moneta rifletta il giusto equivalente di valore in oro e grano
20
Nel mondo abbiamo produzione annuale di 2.200 tonnellate di oro
Sudafrica 700
Usa 300
Australia 248
Russia 230
Europa 28
L’oro è quotato al fixing di Londra da cinque grandi della finanza
Sharps Pixley
Rothschild
Mantagu
Goldsmith & Mocatta
Matthey
Fondi sovrani
Oltre le banche centrali gli Stati hanno creato fondi nazionali ricchezza, nei quali in genere
confluiscono ricavi del petrolio e delle miniere , come, per esempio,
Fondo Sovrano China Investment Corporation
Temasek di Singapore 100 miliardi
Fondo petrolifero norvegese 200 miliardi
Adia degli Emirati Arabi Uniti 875 miliardi
L’Opec controlla il 40% produzione mondiale e il 75% delle risorse petrolifere
Arabia Saudita
Venezuela
Iraq
Iran
Emirati Arabi Uniti
Nigeria
Kuwait
Libia
Indonesia
Algeria
Quatar
Gli USA patteggiarono con i Saud nel ’45 dopo Yalta per l’approvvigionamento quando erano
ancora esportatori; ora sono importatori tramite rotte marittime internazionali.
L’Iran invia il 45% di oro nero in UE e nemmeno un barile in USA. L’Iranian Oil Borse ha quotato
il petrolio in euro
21
Primi 20 produttori di petrolio in mondo ( 2006 )
Arabia Saudita 13,3% totale con 3963 milioni di barili
Russia 12% con 3366
USA 8,4% con 2508 milioni di barili
Iran 4,5% con 1585
Messico 4,5% con 1345
Cina 4,5% con 1345
Canada 3,9% con 1148
Emirati Arabi Uniti 3,6% con 1084
Venezuela 3,5% con 1031
Norvegia 3,4% con 1014
Kuwait 3,3% con 987
Nigeria 3,% con 898
Algeria 2,5% con 732
Iraq 2,4% con 730
Libia 2,2% con 670
Brasile 2,2% con 666
Regno Unito 2% con 597
Kazakistan 1,7% con 520
Angola 1,7% con 514
Qatar 1,4% con 413
Altri 15,1% con 4497
Italia 0,1% con 40 milioni di barili
Russia, Messico, Cina e Norvegia non sono parti dell’Opec.
Milioni di barili in totale = 29807; se il barile costa circa 90 dollari ne consegue una produzione
del valore di 2 milioni e 682630 dollari
Principali paesi consumatori
USA 24,1% del totale con 7515 milioni di barili
Cina 9% con 2718 milioni di barili
Giappone 6% con 1885
Russia 3,3% con 998
Germania 3,2% con 957
India 3,1% con 940
Corea del Sud 2,7 % con 844
Canada 2,5% con 811
Brasile 2,4% con 765
Arabia Saudita 2,4% con 732
Messico 2,2% con 720
Francia 2,4% con 712
Italia 2,2% con 654
Regno Unito 2,1% con 650
Iran 2% con 609
Spagna 2% con 585
Taiwan 1,3% con 409
Olanda 1,3% con 386
Indonesia 1,3% con 376
Thailandia 1,1% con 338
Altri 22,7% con 6953
22
Riserve valutarie di alcune nazioni, cioè i fondi costituiti presso le banche centrali, dati da: scorte
in oro, valute estere, diritti speciali di prelievo e crediti internazionali. Tali riserve finanziano le
importazioni o gli investimenti all’estero e gli eventuali disavanzi nella bilancia dei pagamenti.
Cina 1.066 miliardi dollari
Giappone 875 miliardi dollari
Taiwan 266 miliardi dollari
Corea del Sud 234 miliardi dollari
Russia 221 miliardi di dollari
Zona euro 188 miliardi di dollari
India 173 miliardi di dollari
totale = 3.023 miliardi di dollari
Da Sole 24 ore del 18 marzo 2007
Classifica per oro
Usa 8.149 tonnellate
Germania 3.446
Svizzera 1.917
Francia 3.025
Italia 2.452
Olanda 852
Giappone 765
Portogallo 592
Spagna 523
Taiwan 422
Russia 388
Austria 318
Regno Unito 314
Belgio 258
Svezia 185
FMI 3.217,3
Nazioni
Pil ( in dollari/miliardi ) delle nazioni dato da consumi, esportazioni ed investimenti
USA 13.844
Giappone 4.384
Germania 3.322
UK 2.773
Francia 2.560
Italia 2.105
Canada 1.432
Russia 1.290
Cina 7.043 ( anche se non è nel G8 ) totale = 38.080
23
Classifica mondiale per capitalizzazione
1. Citigroup ( USA ) 199,68 miliardi euro
2. Bank of America ( USA ) 167,20 miliardi euro
3. ICBC ( Cina ) 160,5 miliardi euro
4. HSBC ( GB ) 136,09 miliardi euro
5. JP Morgan ( USA ) 132,58 miliardi euro
6. CCBC ( Cina ) 104 miliardi euro
7. Unicredit Capitalia 99 miliardi euro
8. UBS 98 miliardi euro
9. RSB ( GB ) 90 miliardi euro
10. Wells Fargo ( USA ) 89 miliardi euro totale = circa 1300 miliardi di euro
Classifica europea per capitalizzazione
1. Hsbc ( GB )
2. Unicredit
3. Ubs
4. Royal Bank of Scotland
5. Santander
6. Bnp Paribas
7. Intesa S.Paolo
8. Barclays ( GB )
9. Credit Suisse
10. Hbos ( GB )
11. Banco Bilbao
Classifica USA per capitalizzazione
1.
2.
3.
4.
5.
JP Morgan 98,37 miliardi di dollari
GoldmanSachs 43,3
Morgan Stanley 30,1
Merril Lynch 22,2 ( acquistata da Bank of America )
Lehman Brothers 2,4 ( fallita per 85 miliardi di dollari; travolto un capitale di 613 miliardi
di dollari )
Fallimenti
•
•
•
•
•
•
Lehman Brothers – 15 settembre 2008 – 613 miliardi di dollari
World Com ( telecomunicazioni ) – 21 luglio 2002 – 103 miliardi
Enron ( energia ) – 2 dicembre 2001 – 63,4 miliardi
Conseco ( assicurazioni ) – 18 dicembre 2002 – 61,3 miliardi
Texaco ( petrolio ) – 12 aprile 1987 – 35,9 miliardi
Financial Corp – 9 settembre 1988 – 33,9 miliardi
24
Multinazionali
Alimentari
Acqua minerale S. Benedetto
Altria Group ( tedesca )
Wal Mart ( 217 miliardi di dollari )
Coca Cola
Pepsi cola
Mc Donald’s
Kraft Jacobs Suchard ( sottilette Kraft, formaggio Philadelphia, cioccolata Suchard ), controllata
da Philip Morris
Barilla ( Crakesrs Motta, Gran Pavesi, Mulino Bianco, Pavesini, Voiello )- il 49% delle azioni sono
della Relou Italia srl
Nestlè
Unilever ( commercio del tè )
Parmalat
Chiquita
Burger king
Danone
Associated British Food
Kroger ( 50 miliardi di dollari )
Ferrero
Pizza Hut
Starbucks
Mars Incorporated
Lindt & Sprungli
Auto
General Motors ( 177 miliardi di dollari )
Bmw
Daimler Chrysler
Toyota
Wolkswagen
Ford Motors ( 162 miliardi di dollari )
Fiat
Pyeonghwa Motors
Autostrade
Cintra ( spagnola )
Abertis ( Spagna – trasporti )
Aviazione
Boeing ( USA )
Bombardier ( Canada ) 2° produttore aerei nel mondo
Embraer ( Brasile ) 3° produttore aerei nel mondo
Lockheed ( USA )
Northrop Grumman Corporation ( aereo/spazio )
Bae System
Assicurazioni
Generali ( assicurazioni ) in joint/venture con Ppf ( Cekia ) 42,99 miliardi
25
Axa ( Francia ) 71,30 miliardi
Allianz ( Germania ) 71,59 miliardi
Aon, colosso assicurazioni USA
American Intl Group ( 62 miliardi di dollari )
Benfield = gruppo riassicurativo britannico
Biotecnologie agricole
Monsanto
Novartis ( semi manipolati )
Calzature
El Paso ( 57 miliardi di dollari )
Casa
Home Depot ( 53 miliardi di dollari )
Chimica
Dow chemical ( Domopak ) – gruppo chimico Tedesco –
Henkel – gruppo chimico tedesco – ( marchi: Dixan, Antica erboristeria, Perlana, Squibb, Vernel )
Montedison
Rohm & Hass
Comunicazioni
Orascom ( Egitto ) ha conquistato Wind
Cisco System ( gigante planetario tlc ) 19,6 miliardi euro
Alcatel ( 2° in tlc ) 19
Vodafone = 60 miliardi dollari anno
Nokia/Siemens ( 3° in tlc ) – Nokia 15,8
Motorola
Huawei Technologies ( Cina ) commessa per modificare la rete di British Telecom
Singtel, azienda telecomunicazioni di Singapore = 70 miliardi dollari anno
Verizon Communications Wirelles ( 67 miliardi di dollari )
Sbc Communications ( 45 miliardi di dollari )
Google – ha chiesto alla Sec di essere quotato in borsa con offerta di 2,7 miliardi di dollari
Thomson Reuters , colosso informazione economico/finanziaria
Aol Time Warner ( da Time e Warner communications )
Alltell Telecommunications
Walt Disney
Nortel
Yahoo
Ericsson
Orange ( Francia )
Planeta De Agosiani
Saatchi & Saatchi
Costruzioni
Hochtief = società costruzioni tedesca
Acs = costruzioni spagnole
Ferrobeton
Techint ( argentina )
Impregilo
26
Cartepillar ( macchine da lavoro )
Elettricità
American Electric ( 61 miliardi di dollari )
General Electric ( la più grande multinazionale del mondo )
Elettronica
Amazon ( USA )
Amstrad ( USA )
Electronic Data Systems
Philipd
Siemens
Sony
Sharp Corporation
Bose Corporation
Gruppo Lg ( Corea del Sud )
Toshiba ( Giappone )
Elettrodomestici
Electrolux ( svedese )
Energia
Reliant Energy Europe ( 46 miliardi di dollari )
Duke Energy ( 59 miliardi di dollari )
Eni
Enron ( fallita )
Farmaceutica
Glaxo ( 30 miliardi di dollari all’anno )
Pfizer
Ranbaxy ( India ) 14° venditrice di medicinali generici in USA ( mercato farmaceutico più esteso )
Johnson & Johnson ( farmaceutica )
Abbot
Roche/Genetech ( svizzera farmaceutica con biotecnologie )
Euromedics ( Ungheria )
Bayer
Oreal
Colgate – Palmolive
Reckitt Benckiser
Johnson Wax
King Pharmaceuticals = medicinali per animali ( americana )
Alpharma = medicinali per animali.
Merck ( 47 miliardi di dollari )
McKesson ( 48 miliardi di dollari )
Aventis ( Francia )
AstraZeneca ( anglo-svedese )
Boehringer Ingelheim
Informatica
IBM ( 85 miliardi di dollari )
27
Lenovo ( Cina ) ha rilevato i pc dell’Ibm
Infosys ( India ) commessa per l’architettura del nuovo software Microsoft
Microsoft
Hewlwtt Packard
Sun
Intel
Amd
Apple
Acer ( Taiwan )
Abas ( tedesca )
Computer Associates
Epicor
Oracle Corporation
Sap ( Italia )
Generix group
Nautica
Raytheon
Servizi
Accor ( Francia )
Parquet Reunidos ( Spagna – parchi gioco )
Merlin Entertainments
Virgin Group
Hutchison Whampoa Limited ( cinese )
Società di consulenze
Kpmg Consulting
Ernst & Young
Deloitte Touche Tohmatsu
PricewaterhouseCoopers
Sport e abbigliamento
Decathlo
Benetton
Nike
Adidas
Fruit of the Loom
Miroglio ( tessuti )
Supermercati ( grande distribuzione )
Auchan
Procter & Gamble: 30.000 ditte fornitrici
Aldi ( tedesca )
Tesco, 4° supermercato al mondo con un fatturato di 48 milioni di sterline
Autogrill
Carrefour
Sbarro
Lidl
28
Tabacco
Philip Morris ( 72 miliardi di dollari )
Tecnologie
Mitsubishi ( legname )che genera ( televisori – videoregistratori – stereo – automobili – macchine
fotografiche con Nikon e birra con Kirin )
Finmeccanica
Pirelli
Alcoa per lavorazione dell’alluminio
Schaeffler quale 2° produttore mondiale di cuscinetti
Continental quale 2° produttore di pneumatici in UE
Techtronic ( Hong kong ) attrezzi professionali a batteria con uso di pile leggere a litio
Canon ( macchine fotografiche )
Pentax ( macchine fotografiche )
Duracell ( batterie )
Danieli ( meccanica )
Ikea ( mobili )
Mondi Group ( carta )
United Technologies per circuiti elettronici aereo spaziali
Koch Industries
Reliance Industries Limited
29
Produzione agricola mondiale
Frumento
Prodotto 624 milioni tonnellate
Consumato 607 ( la differenza va in surplus )
Cereali
Prodotto 1000 milioni di tonnellate
Consumato 965 milioni ( la differenza va in stockaggio )
Riso brillato
Prodotto 402 milioni di tonnellate
Consumato totalmente
Semi di soia
Prodotto 219 milioni di tonnellate
Consumato 203 milioni di tonnellate
Cotone ( oro bianco )
Prodotto 120 milioni di tonnellate
Consumato 107 milioni di tonnellate
Erogazione di sussidi in Europa
• Banca francese Credit Agricole
• Basg – gigante chimico tedesco
• Philips Morris
• Nestlè
• Elisabetta II ha ricevuto nel 2004 399.440 sterline per la tenuta di Sandringham
• Carlo d’Inghilterra 225.465 sterline per 1220 vacche da latte
• Ebro Puliva, maggior produttore spagnolo di zucchero, ha ricevuto 20 milioni di euro
• Alberto di Monaco, anche se il suo Stato non è parte dell’Unione, ha ricevuto 287.308 euro
• Giochino, Principe di Danimarca, per una tenuta nello Jutland ha ricevuto 254000 euro
Si legge sul Sole 24ore del 9 luglio 2005
Costo delle armi
NATO 530 miliardi di euro ( di cui 375 spesi da USA ) + 3,8 milioni di soldati ( di cui 1 milione
statunitense ) + 20000 carri armati ( 8000 statunitensi ) 297 navi europee, 198 navi statunitensi e
in totale 5700 aerei
USA 9960 ordigni nucleari ( Los Alamos e Livermore i laboratori più significativi )
FRANCIA 350 ordigni nucleari
REGNO UNITO e ISRAELE 200 ordigni nucleari cadauno
PAKISTAN 52 ordigni nucleari
INDIA 50 ordigni nucleari
COREA del NORD 10 ordigni nucleari
RUSSIA 47 miliardi di euro + 1 milione di soldati + 23000 carri, 120 navi e 2100 aerei + 16000
ordigni nucleari
CINA 132 navi e 3000 aerei + 130 ordigni nucleari
In questo campo la spesa più consistente è relativa alle reti e ai sistemi satellitari ( ci sono 224
satelliti ); un satellite costa 150 milioni di dollari.
30
Superfondo Azioni Europa
Standard Life Eur
Europe Value
Tilney European
Swip Pm European Equit
Meag Euroinvest – A
Allied Dunbar Euro
Finter Fund European Equity
Jpm Ins Cont Europe
Swip European – A – Acc
State Street Actions Euroland C
Gartmore European
Barclays Europ
Royal London European
Old Mutual European
Inscape Europe
Ubs Europe
Fidelity Inst Eur
Vanguard Eurozone
National Mutual Eur
Invesco Perp Eur
Balzac Euro Index
Axa Rosenberg Eur
Jpm Europe
Mma Opportunites Internationales
Gerling Europa Aktien
Osiris Equities Emu Index
Axa Europe Acc Pens
M&G European Div
G.A. Fund-B Eq Broad Eur
Gartmore Euro Sel Op
Axa Rosenberg Pan Eur Eqty-A
Vanguard-Euro Stk
State Street Actions Europe C
Indosuez Europe Secteurs C
Osiris Equities Europe Index
Palmares Actions Europe I C
Gam Star – European Eq = Acc
Fidelity Euro Opportun – Acc
Ab-European Value Pt-A
Ubs Lux Eqty-European Opp-B
Henderson Eur Cap Gr-X-Acc
Cm-European Ex Uk Equity P
31
Superfondo Azioni Giappone
Oddo Indice Japon C
Bbva Bolsa Japon Cubierto
Elan Japindice C
Ibercaja Japon
Tokyo Se Price Index
Baillie Giffors Jpn – A- Acc
Principal Glb-Jap Eq-Inv Acc
Schroder Japan Alpha Pis-Acc
Schroder Japan Growth Fund
Allianz-Dit Japan – A
Nikkei 500 Price Index
Superfondo Azioni Usa
M&G American Fund-Gbp-A-Acc
Jpmorgan F-Jpm Us Value- A$
Russel – Us Value – A
Old Mutual North Amer Eq – Acc
Ubs Lux Eq Sicav-Usa Value-B
Kbc Equity Fund Us Value – C
Uninordamerika
Ubam Nb Us Equity Value-Ac
Davis Sicav-Davis Value Fd-A
S&P 500 Composite Price Index
Cgu Your Pension American
Superfondo Azioni Italia
Fidelity Fnds-Italy Fund A
Axa Europe Du Sud C
Imi-Italy
Axa Life Azionario Italia
Mediolanum Risp Italia Cres
Nextra Azioni Italia Dinamic
Bipiemme Italia
Parvest Italy-Classic C
Milan Mib30 Index
Msci Italy Price Index
Superfondo Azioni Emergenti
Magellan
Nord Est fund-Azio Pae Emg-R
Jpmprgan Emerging Mhts Trst
Advance Developing Mkts
Carmignac Emergents C
Lazard Emerg Mkts
Sarasin Emergingsar
Emerging Fund
Lincoln Delaware Em Mk-P
Kapitalfonds Lk Schwellenld
32
Costo in miliardi per le grandi banche per effetto della crisi dei mutui subprime
1. Citigroup 46,4
2. Ubs 36,7
3. Merill Lynch 31,1
4. Aig 20,2
5. Hsbc 18,7
6. Rbs 16,5
7. Ikb 14,7
8. B of America 14,6
9. Morgan S. 11,7
10. Csfb 9,2
11. Ambac 9,2
12. Wachovia 8,9
13. Mbia 8,4
14. W. Mutual 8,1
15. Deutsche Bank 7,3
16. Hbos 6,9
17. Bayerische 6,7
18. SocGen 6,4
19. Mizuho 6,2
20. Jp Morgan 6,1
21. Barclays 5,2
22. Dresdner 3,4
23. Bear Stearns 3,4
24. Fortis 3,1
25. West Lb 3,1
26. Bnp Paribas 2,7
27. Unicredit 2,7
28. Nomura 2,4
29. Dz Bank 2
30. Natixis 2
31. Swiss Re 1,8
32. Hsh Nordbank 1,7
33. Lbbw 1,7
34. Lloyd Tsb 1,4
35. Commerzbank 1,2
36. Mitsubishi 1,2
37. Sumitomo 1,2
Nota
Le tabelle tutte riportate hanno sono state recuperate da fonti aperte quali libri, quotidiani,
internet. E’possibile vi siano errori dei quali me ne scuso; d’altra parte lo scopo del saggio è stato
il ragionamento su fatti di interesse generali, spesso ignoti al grande pubblico
33
34
35