der 70. Sitzung vom 9. November 2005 della seduta n. 70 del 9
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der 70. Sitzung vom 9. November 2005 della seduta n. 70 del 9
der 70. Sitzung vom 9. November 2005
della seduta n. 70 del 9 novembre 2005
SÜDTIROLER LANDTAG
CONSIGLIO DELLA PROVINCIA AUTONOMA
DI BOLZANO
SITZUNG 70. SEDUTA
INHALTSVERZEICHNIS
INDICE
Landesgesetzentwurf Nr. 10/04: "Errichtung
von Ökomuseen zur Verwertung der lokalen
Kultur und Traditionen". . . . . . . . . . . . . .Seite 3
Disegno di legge provinciale n. 10/04: "Istituzione degli ecomusei per la valorizzazione della cultura e tradizioni locali". . . . . . . . . . pag. 3
Landesgesetzentwurf Nr. 32/04: "Prävention
und Unterbindung von Mobbing". . . . . . . . . . . .
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Seite 16
Disegno di legge provinciale n. 32/04: "Interventi di prevenzione e riduzione del fenomeno
mobbing". . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . pag. 16
Landesgesetzentwurf Nr. 41/04: "Regelung der
Aufwandsentschädigung für die Abgeordneten
zum Südtiroler Landtag und für die Mitglieder
der Landesregierung". . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Seite 30
Disegno di legge provinciale n. 41/04: "Disciplina delle indennità di carica dei/delle componenti del Consiglio della Provincia autonoma
di Bolzano e dei/delle componenti della Giunta
provinciale". . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . pag. 30
Beschlussantrag Nr. 208/04 vom 18.10.2004,
eingebracht von den Abgeordneten Klotz und
Pöder, betreffend die Neugestaltung des Bozner
Bahnhofs. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Seite 33
Mozione n. 208/04 del 18.10.2004, presentata
dai consiglieri Klotz e Pöder, concernente il rifacimento della stazione ferroviaria di Bolzano
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . pag. 33
Beschlussantrag Nr. 214/04 vom 8.11.2004,
eingebracht von den Abgeordneten Kury, Dello
Sbarba und Heiss, betreffend Baumfrevel –
Geldstrafen. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .Seite 41
Mozione n. 214/04 dell’8.11.2004, presentata
dai consiglieri Kury, Dello Sbarba e Heiss,
concernente l’abbattimento illecito di alberi –
sanzioni amministrative. . . . . . . . . . . . .pag. 41
Landesgesetzentwurf Nr. 66/05: "Errichtung
des Landesverzeichnisses für Gehilfen in Gaststätten". . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .Seite 50
Disegno di legge provinciale n. 66/05: "Istituzione dell’albo provinciale di coadiutori di
pubblico esercizio". . . . . . . . . . . . . . . . .pag. 50
Landesgesetzentwurf Nr. 77/05: "Änderungen
von Landesgesetzen in den Bereichen Arbeit,
Wohnbau, Raumordnung, Fürsorge, Gesundheitswesen, Mobilität und Forst- und Domänenverwaltung und andere Bestimmungen". . . . . . .
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Seite 52
Disegno di legge provinciale n. 77/05: "Modifiche di leggi provinciali nei settori lavoro, edilizia, assistenza, sanità, mobilità e foreste e demanio e altre disposizioni". . . . . . . . . . . . . . . . .
......................................
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . pag. 52
Nr. 70 – 9.11.2005
VORSITZ DER PRÄSIDENTIN:
Dr. VERONIKA STIRNER BRANTSCH
PRESIDENZA DELLA PRESIDENTE:
ORE 10.05 UHR
(Namensaufruf – Appello nominale)
PRÄSIDENTIN: Die Sitzung ist eröffnet.
Ich ersuche um die Verlesung des Protokolls der letzten Sitzung.
THALER ZELGER (Sekretär – GAF-GVA): (Verliest das Sitzungsprotokoll – legge il processo verbale)
PRÄSIDENTIN: Wenn keine Einwände erhoben werden, so gilt das Protokoll als genehmigt.
Für die heutige Sitzung haben sich die Abgeordneten Holzmann (nachm.),
Pahl (nachm.) und Landesrat Berger (vorm.) entschuldigt.
Wir fahren mit der Behandlung der Tagesordnung fort.
Punkt 31 der Tagesordnung: Landesgesetzentwurf Nr. 10/04: "Errichtung
von Ökomuseen zur Verwertung der lokalen Kultur und Traditionen".
Punto 31) dell’ordine del giorno: Disegno di legge provinciale n. 10/04:
"Istituzione degli ecomusei per la valorizzazione della cultura e tradizioni locali".
Ich ersuche den Abgeordneten Holzmann um die Verlesung des Begleitberichtes.
HOLZMANN (AN): La Provincia autonoma di Bolzano ha da
sempre posto particolare attenzione alla tutela ed alla salvaguardia
del proprio patrimonio paesaggistico e non solo nei suoi aspetti,
spesso più esaltanti, delle grandi caratterizzazioni del patrimonio naturalistico che ne hanno fatto segno di distinzione e di conoscenza turistica in tutto il mondo, ma anche nei suoi aspetti più minuti.
Anche a livello nazionale è presente da tempo nella legislazione la
necessità della tutela del paesaggio fatto dall'insieme dei segni
storicamente lasciati dall'uomo. Già nella legge del 1939 si parla di
beni di interesse etnografico. Essa dichiara soggetti alle norme di tutela e relativi interventi amministrativi “tutte le cose immobili e mobili
che presentano interesse artistico, storico, archeologico ed etnografico”.
A livello internazionale poi, la XXV sessione della Conferenza Generale dell'UNESCO, nel 1989, ha elaborato una raccomandazione che
sollecita i governi a prendere provvedimenti per la salvaguardia della
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“cultura tradizionale popolare”, cui si riconosce importanza sociale,
economica, culturale e politica, nonché specificità e fragilità.
È pertanto consolidata, oltre che nella memoria collettiva di un popolo
che da sempre ha legato la propria esistenza a forme equilibrate di
modificazione del proprio territorio, anche nell'azione legislativa provinciale l'indissolubilità di una salvaguardia territoriale che deve essere rivolta indistintamente sia alle emergenze naturalistiche sia alle
aree storicamente trasformate, nel riconoscimento generale di un
unico patrimonio culturale.
La difesa e la promozione della cultura materiale fatta dall'insieme dei
segni del passato, sia esso remoto o recente, della gente altoatesina
deve essere riconosciuta dalle istituzioni, nelle forme dovute, per l'importante momento, che essa rappresenta, di lettura del passato e
quale strumento per la corretta interpretazione dell'evoluzione della
vita delle popolazioni, dei loro usi, costumi, tradizioni.
La cultura materiale pone al centro il territorio come elemento che nel
suo complesso dà forma al paesaggio costruitosi storicamente e leggibile nei segni delle trasformazioni agricole, del sistema delle infrastrutture, della distribuzione della popolazione e degli insediamenti. La
possibilità di rileggere la storia di un popolo attraverso la ricomposizione della sua cultura materiale è un importante tentativo di liberare
la ricerca da pregiudizi ideologici circa le fonti ed i valori della storia.
La storia è spesso legata ad una visione ideologica, che nasce dalle
classi egemoni e vincenti, da cui sono esclusi valori legati al paesaggio agrario, all'ambiente, a tecnologie e tipologie rurali e cittadine,
montane ed industriali, alle forme di aggregazione sociale popolare
per la gestione del territorio. Ricostruire il processo di civilizzazione
del territorio è operazione culturale della massima importanza.
La proposta legislativa allegata vuole, secondo questi concetti, recuperare al dibattito il ruolo centrale della cultura materiale propria delle
popolazioni dell'Alto Adige, secondo una cornice istituzionale che ne
valorizzi le potenzialità economiche, salvaguardando in maniera dinamica e riattualizzando in un insieme quella rete di elementi che caratterizzano l'identità del nostro territorio rurale.
La nuova legge introduce in Alto Adige, come avvenuto recentemente
anche in altre Regioni italiane, l'istituto dell'Ecomuseo. Il termine ecomuseo è nato negli anni '70 in un momento di grande dibattito, a livello mondiale, sul rinnovamento delle strutture museali, utilizzando il
prefisso “eco” dal caratteristico e riconosciuto richiamo ambientale (da
ecologia) per significare lo stretto legame della nuova struttura museale al territorio. Con l'ecomuseo il territorio stesso diventa un museo e
l'esperienza di visita non si effettua solamente a mostre temporanee o
fisse nelle sale museali, ma è basata fondamentalmente sulla lettura
dei segni presenti sul territorio stesso, attraverso precisi itinerari guidati.
La prima struttura realizzata in questo senso risale alla fine dell'800 in
Svezia dove si è cercato di sottrarre, al rapido avanzare dell'industrializzazione, la cultura rurale dalla sua progressiva scomparsa. Una
cultura fatta di edifici e di opere, ma anche di mestieri, di storie popolari, di canti, di oggetti di uso quotidiano.
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L'attuazione più completa di questo campo si trova però sicuramente
in Francia, dove a partire dall'esperienza pilota dei primi anni '70 di Le
Creusot, sono nati numerosi ecomusei.
George-Henrie Rivière, promotore degli ecomusei francesi, ha dato
questa “Definizione evolutiva dell'ecomuseo”.
L'ecomuseo è uno strumento che un potere e una popolazione concepiscono, fabbricano e utilizzano insieme. Il potere, con gli esperti, le
strutture, le risorse che fornisce. La popolazione, secondo le sue aspirazioni, i suoi saperi, le sue modalità di approccio.
Uno specchio in cui la popolazione si guarda, per riconoscersi, dove
cerca la spiegazione del territorio al quale è legata, così come quella
delle popolazioni che l'hanno preceduta, nella continuità o discontinuità delle generazioni. Specchio che essa porge ai suoi ospiti affinché la comprendano meglio, nel rispetto del suo lavoro, dei suoi comportamenti, della sua intimità.
Un'espressione dell'uomo e della natura. L'uomo vi è interpretato nel
suo ambiente naturale. La natura nel suo stato selvaggio, ma così
come la società tradizionale e la società industriale l'hanno adattata a
loro immagine.
Un'espressione del tempo, quando la spiegazione, dopo che è risalita
al di là del tempo in cui l'uomo ha fatto la sua comparsa, digrada attraverso i tempi preistorici e storici che egli ha attraversato, fino a sfociare nel tempo presente in cui vive. Nell'aprirsi sul domani, l'ecomuseo non assume piglio decisionista bensì, dove è necessario, ruolo di
informazione e analista critico.
Un'interpretazione dello spazio. Di spazi privilegiati, dove fermarsi o
incamminarsi.
Un laboratorio, nella misura in cui contribuisce allo studio della storia e
del presente della popolazione nonché del suo ambiente, stimolando
la formazione di specialisti in tali campi, cooperando con le organizzazioni esterne di ricerca.
Un luogo per la conservazione, nella misura in cui contribuisce a custodire e dare valore al patrimonio naturale e culturale della popolazione.
Una scuola, nella misura in cui coinvolge la popolazione in progetti di
studio e di salvaguardia, sollecitandola a conoscere e farsi carico dei
problemi del proprio futuro.
Laboratorio, luogo di conservazione, scuola, si ispirano ai principi comuni. La cultura a cui fanno riferimento va intesa nel senso più ampio
possibile, e l'ecomuseo si impegna a farne conoscere la dignità e l'espressione artistica, da qualsiasi strato della popolazione essa provenga. Alle diversità non sono posti limiti, tali e tante sono le differenze da un campione all'altro. Laboratorio, museo, scuola non si rinchiudono in se stessi, ma ricevono e danno.
Questa proposta legislativa costituisce, ad intendimento dei proponenti, una grande opportunità per le comunità locali che potranno usufruire di uno strumento di gestione e valorizzazione delle proprie risorse culturali e naturali, già ampiamente collaudato in altre nazioni.
Obiettivo dell'ecomuseo infatti è la ricerca di una “interpretazione” più
completa possibile del territorio in modo da esercitare un'azione di
protezione e sviluppo condivisa soprattutto dalle popolazioni del
luogo. Questa struttura si fonda pertanto sulla concezione che cultura
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popolare e coscienza ecologica spontanea non sono da considerarsi
decadute ma, anzi, vadano promosse in un regime di unicità da cui
devono dipendere ancora i processi evolutivi delle risorse ed i mutamenti delle attività ed attraverso il quale aprire l'orizzonte per nuove
prospettive di crescita.
La struttura attraverso la quale si concretizza l'ecomuseo è sostanzialmente una struttura non esattamente codificabile, proprio perché
deve plasmarsi di volta in volta per aderire alle diverse specificità.
L'embrione basilare della stessa è comunque in genere composto da
una sede centrale, che funziona principalmente come centro di accoglienza ed informazione ai visitatori e da una serie di percorsi didattici
di visita, organizzati sul territorio, dove oggetto di visita e di apprendimento è semplicemente il territorio stesso, nelle sue varie concretizzazioni storiche.
Così come è, più o meno, da inventare caso per caso la struttura attraverso cui si concretizza l'ecomuseo, anche i campi di intervento
dello stesso sono aperti alle necessità ed all'inventiva dei singoli progetti.
In generale i campi in cui può esplicarsi l'azione e l'attività dell'ecomuseo in Alto Adige possono essere:
Conservazione
Creazione di un sistema museale coordinato.
Organizzazione di mostre ed esposizioni.
Conservazione e gestione di siti e manufatti di interesse naturalistico e
ambientale.
Gestione laboratorio di recupero e restauro.
Educazione
Messa in atto di programmi di sensibilizzazione.
Organizzazione di conferenze, incontri, giornate di studio.
Creazione di gruppi di lavoro.
Sostegno a circoli ed associazioni locali.
Didattica
Gestione di biblioteca e fototeca specialistiche.
Realizzazione visite guidate.
Corsi di aggiornamento per insegnanti.
Creazione di campi di studio e di lavoro.
Formazione
Organizzazione di seminari e convegni.
Organizzazione di corsi di addestramento per artigiani, operatori culturali e turistici.
Ricerca
Costituzione banca dati.
Schedature, censimenti, inventari.
Campagne di rilevamento.
Indagini storiche, sperimentazioni.
Promozione
Pubblicazione materiali scientifici e divulgativi.
Produzione films e audiovisivi.
Servizi fotografici e giornalistici.
Informazione e pubblicità.
Promozione prodotti tipici e dell'artigianato locale.
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Le finalità specifiche che il presente disegno di legge vuole dare agli
ecomusei dell'Alto Adige, come esplicate al comma 3 dell'art. 1, sono
comunque:
a) la conservazione ed il restauro di ambienti di vita tradizionali delle
aree prescelte, tramandando le testimonianze della cultura materiale
ricostruendo le abitudini di vita e di lavoro delle popolazioni locali, le
relazioni con l'ambiente circostante, le tradizioni religiose, culturali e
ricreative, l'utilizzo delle risorse naturali, delle tecnologie, delle fonti
energetiche e delle materie impiegate nelle attività produttive;
b) la valorizzazione, nelle aree prescelte, di abitazioni, fabbricati o altri
immobili caratteristici, dei paesaggi tradizionali, di mobili ed attrezzi, di
strumenti di lavoro e di ogni altro oggetto utile alla ricostruzione fedele
di ambienti di vita tradizionali consentendone la salvaguardia, la buona manutenzione e la loro promozione culturale;
c) la ricostruzione di ambiti di vita e di lavoro tradizionali che possano
produrre beni o servizi vendibili ai visitatori creando occasioni di impiego e di vendita di prodotti locali;
d) la predisposizione di percorsi nel paesaggio e nell'ambiente tendenti a relazionare i visitatori con gli ambienti tradizionali di contorno;
e) il coinvolgimento attivo delle comunità, delle istituzioni culturali e
scolastiche e delle strutture associative locali;
f) la promozione ed il sostegno delle attività di ricerca scientifica, didattico-educative e di promozione culturale relative alla storia ed alle
tradizioni locali, alla storia della costruzione del paesaggio tradizionale.
La proposta prevede espressamente il coinvolgimento in prima persona dei Comuni nella creazione e nella gestione degli ecomusei. Secondo quanto previsto all'art. 3 il Comune che vuol dare vita, sul proprio territorio, ad un ecomuseo predispone un progetto di fattibilità
dello stesso dove sono illustrati gli scopi dell'iniziativa, le caratteristiche specifiche e le modalità attuative e gestionali. Invia poi il progetto
di fattibilità alla Giunta provinciale con la richiesta di istituzione. La
Giunta provinciale ne delibera l'istituzione sentito un apposito comitato
Scientifico.
Con la deliberazione di istituzione la Giunta provinciale assegna all'Ecomuseo una propria denominazione esclusiva ed originale ed un
proprio marchio esclusivo. Negli intendimenti dei proponenti il marchio
potrà diventare, oltre ad elemento distintivo di riconoscimento, anche
un importante veicolo di promozione dell'Ecomuseo e di tutto il territorio interessato.
Il Comune proponente, una volta accolta la richiesta di istituzione del
proprio ecomuseo, provvede alla redazione dei progetti esecutivi della
realizzazione con i quali potrà accedere ai finanziamenti previsti dalla
proposta legislativa.
Il disegno di legge prevede che la Provincia intervenga con un contributo in conto capitale nella misura massima dell'80% della spesa ammessa per quanto riguarda la fase realizzativa. In prima applicazione,
e comunque per un periodo ridotto, la Provincia può altresì concorrere
all'onere della spesa corrente nella misura massima del 40%, al fine di
stimolare l'istituzione degli ecomusei, consolidarne l'avvio e per ridurre
i costi a carico dei Comuni nelle fasi iniziali, ovviamente più critiche;
tutto ciò nella prospettiva del raggiungimento di forme di autofinan-
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ziamento da individuarsi nel contesto dell'offerta turistico culturale
complessiva.
Il disegno di legge prevede infine che la Giunta provinciale emani un
apposito regolamento di attuazione della legge.
---------Die Autonome Provinz Bozen hat seit jeher ein besonderes Augenmerk auf den Schutz und die Erhaltung ihrer Landschaft gelegt; jedoch nicht nur in bezug auf die oft spektakulären Naturdenkmäler, die
für unser Land typisch sind und für die es auf der ganzen Welt bekannt ist, sondern auch in bezug auf die kleinsten Details.
Auch auf gesamtstaatlicher Ebene wird in der Gesetzgebung seit geraumer Zeit die Notwendigkeit des Schutzes der Landschaft berücksichtigt, die ja im Laufe der Zeit durch den Menschen geformt und geprägt wurde. Bereits im Gesetz von 1939 spricht man von Gütern von
ethnographischem Interesse. Den Schutzbestimmungen und entsprechenden Verwaltungsmaßnahmen unterworfen sind laut besagtem
Gesetz “alle unbeweglichen und beweglichen Sachen, die von künstlerischem, geschichtlichem, archäologischem und ethnographischem
Interesse sind.”
Auf internationaler Ebene wurde dann bei der XXV. Session der Generalversammlung der UNESCO 1989 eine Empfehlung ausgearbeitet, in der die Regierungen aufgefordert werden, Maßnahmen für den
Schutz der “traditionellen Volkskultur” zu ergreifen, der soziale, wirtschaftliche, kulturelle und politische Bedeutung sowie Eigenständigkeit und Fragilität zuerkannt werden.
Sowohl im kollektiven Gedächtnis eines Volkes, das seine Existenz
seit jeher an eine ausgewogene Veränderung seines Lebensraumes
geknüpft hat, als auch in der Gesetzgebung des Landes ist somit die
unumgängliche Erhaltung der Umwelt fest verankert, sowohl was die
Natur betrifft als auch die Gebiete, die sich im Laufe der Geschichte
verändert haben, und dies in allgemeiner Anerkennung ein und desselben Kulturbestandes.
Die Erhaltung und Förderung der materiellen Kultur als Gesamtheit
der Zeugnisse der fernen und jüngsten Vergangenheit der Südtiroler
Bevölkerung muss in entsprechender Form von den Institutionen anerkannt werden; dies um die Vergangenheit zu entziffern und die Entwicklung der Bevölkerung, ihrer Sitten, Gebräuche und Traditionen
richtig interpretieren zu können.
Die materielle Kultur stellt das Territorium als Element in den Mittelpunkt, das in seiner Gesamtheit die historisch gewachsene Landschaft formt und sich in seinen landwirtschaftlichen Veränderungen,
dem System der Infrastrukturen, der Verteilung der Bevölkerung und
der Siedlungen äußert. Die Geschichte eines Volkes durch das Zusammentragen seiner materiellen Kultur nachzuvollziehen, ist ein
wichtiger Versuch, die Nachforschungen frei zu halten von ideologischen Vorurteilen hinsichtlich der Quellen und Werte der Geschichte.
Die Geschichte ist oft an eine ideologische Sicht gebunden, die von
den herrschenden und privilegierten Klassen ausgeht und bei der
Werte im Zusammenhang mit der Kulturlandschaft, der Umwelt, ländlichen und urbanen, alpinen und industriellen Technologien und Typologien mit den verschiedenen Formen der sozialen Aggregation der
Bevölkerung zur Handhabung des Territoriums keine Rolle spielen.
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Eine Rekonstruktion des Zivilisierungsprozesses ist eine kulturelle Tat
von größter Bedeutung.
Mit dem beiliegenden Gesetzesvorschlag soll entsprechend obiger
Überlegungen die zentrale Rolle der der Südtiroler Bevölkerung eigenen materiellen Kultur wieder ins Gespräch gebracht werden, und
zwar in einem institutionellen Rahmen, bei dem die wirtschaftlichen
Möglichkeiten ausgeschöpft werden, indem man auf dynamische
Weise jenes Netz von Elementen bewahrt und als Ensemble neu belebt, die die Identität unseres ländlichen Territoriums ausmachen.
Mit dem neuen Gesetz wird in Südtirol, wie es kürzlich auch in anderen italienischen Regionen geschehen ist, das Institut des Ökomuseums eingerichtet. Der Begriff Ökomuseum wurde in den 70er Jahren
geprägt, als weltweit über die Erneuerung der musealen Strukturen
debattiert wurde, wobei man die für Umweltschutz stehende Vorsilbe
“öko” (von Ökologie) verwendete, um der engen Verbindung der
neuen musealen Einrichtung mit dem Territorium Ausdruck zu verleihen. Mit dem Ökomuseum wird das Territorium als solches zu einem
Museum, das nicht nur anlässlich vorübergehender oder ständiger
Ausstellungen in den Museumsräumen besichtigt wird, sondern wo
der Besucher auf markierten Wegen an den für das Territorium typischen Merkmalen vorbeigeführt wird.
Die erste diesbezügliche Einrichtung ist Ende des vorigen Jahrhunderts in Schweden entstanden, wo man angesichts des raschen Vordringens der Industrialisierung versucht hat, die ländliche Kultur vor ihrem fortschreitenden Verschwinden zu retten. Eine Kultur, bestehend
aus Gebäuden und Bauwerken, aber auch aus Handwerksberufen,
Volksmärchen, Liedern, täglichen Gebrauchsgegenständen.
Die größte Vollendung auf diesem Gebiet hat man jedoch eindeutig in
Frankreich erreicht, wo seit dem Pilotprojekt von Le Creusot Anfang
der 70er Jahre zahlreiche Ökomuseen entstanden sind.
George-Henrie Rivière, der Promotor der französischen Ökomuseen,
hat folgende “Evolutive Definition des Ökomuseums” geprägt.
Das Ökomuseum ist ein Instrument, das Machthaber und Bevölkerung
gemeinsam konzipieren, herstellen und benützen. Die Machthaber mit
den Fachleuten, den Strukturen, den Ressourcen, die sie zur Verfügung stellen. Die Bevölkerung je nach ihren Ideen, ihren Kenntnissen,
ihren Vorstellungen.
Ein Spiegel, in den die Bevölkerung schaut, um sich selbst zu erkennen, wo sie die Erklärung des Territoriums, an dem sie liebevoll hängt,
sucht, gleich den Völkern vor ihr, in der Kontinuität oder Diskontinuität
der Generationen. Ein Spiegel, den sie ihren Gästen hinhält, damit sie
sie besser verstehen, unter Achtung ihrer Arbeit, ihrer Verhaltensweisen, ihrer Intimität.
Ein Ausdruck des Menschen und der Natur. Der Mensch wird in seiner
natürlichen Umwelt dargestellt. Die Natur in ihrem unberührten Zustand, aber so, wie sie die traditionelle Gesellschaft und die Industriegesellschaft ihren Erfordernissen gemäß geprägt haben.
Ein Ausdruck der Zeit. Die Erklärung geht zurück noch vor die Zeit des
Menschen, reicht über die prähistorische und historische Vergangenheit bis her zur Gegenwart. In seiner Öffnung auf das Morgen, will das
Ökomuseum keiner Entscheidung vorgreifen, sondern - wo es nötig ist
– informieren und kritisch analysieren.
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Eine Interpretation des Raumes. Von privilegierten Lebensräumen, wo
man anhalten oder sich ergehen kann.
Ein Laboratorium, wo es zum Studium der Geschichte und der Gegenwart der Bevölkerung und deren Umwelt beiträgt und zur Heranbildung von Fachleuten auf diesem Gebiet anregt, wobei mit externen
Forschungseinrichtungen zusammengearbeitet wird.
Ein Ort der Bewahrung, wo es beiträgt, über die Natur- und Kulturdenkmäler der Bevölkerung zu wachen und ihnen Wert zu verleihen.
Eine Schule, wo die Bevölkerung in Studien und Initiativen zum
Schutz des Territoriums miteinbezogen und dazu angeregt wird, die
Probleme ihrer eigenen Zukunft zu erkennen und sich darum zu kümmern.
Laboratorium, Ort der Bewahrung, Schule richten sich nach gemeinsamen Grundsätzen. Die Kultur, auf die sie Bezug nehmen, ist im
weitesten Sinne zu verstehen, wobei das Ökomuseum es sich zum
Ziel setzt, deren Würde und künstlerischen Ausdruck, von welcher
Bevölkerungsschicht er auch immer ausgehen mag, bekannt zu machen. Den Verschiedenheiten sind keine Grenzen gesetzt, derart und
so zahlreich sind die Unterschiede von einem Muster zum anderen.
Laboratorium, Museum, Schule igeln sich nicht ein, sondern geben
und nehmen.
Diese Gesetzesvorlage stellt - so wünschen es sich die Einbringer eine große Chance für die einheimische Bevölkerung auf allen Ebenen dar, die dadurch ein Instrument zur Verwaltung und Verwertung
ihres Kultur- und Naturbestandes in die Hände bekommt, das sich in
anderen Nationen schon weitgehendst bewährt hat.
Ziel und Zweck des Ökomuseums ist die Suche nach einer möglichst
vollständigen “Interpretation” des Territoriums, um eine Schutz- und
Entwicklungstätigkeit ausüben zu können, die in erster Linie von der
einheimischen Bevölkerung mitgetragen wird. Diese Einrichtung basiert somit auf der Auffassung, dass Volkskultur und spontanes Umweltbewusstsein nicht der Vergangenheit angehören, sondern - im
Gegenteil - als Einheit zu fördern sind, mit der die weitere Nutzung der
Ressourcen und der Strukturwandel eng verknüpft werden müssen;
ebenso ist die Einheit die Grundvoraussetzung für die zukünftigen
Wachstumsperspektiven.
Die Struktur, anhand welcher das Ökomuseum realisiert werden soll,
ist nicht wirklich kodifizierbar, eben weil es sich von Mal zu Mal entwickeln muss, um den verschiedenen Eigenheiten gerecht zu werden.
Seine Grundstruktur besteht jedenfalls aus einem zentralen Sitz als
Anlaufstelle und Informationszentrum für die Besucher und aus einer
Reihe von Lehrpfaden bzw. Routen, die im entsprechenden Gebiet
angelegt werden, wo eben das Territorium in seinen verschiedenen
geschichtlichen Ausdrucksformen Gegenstand der Führung und des
Interesses ist.
Wie also die Struktur des Ökomuseums mehr oder weniger von Fall
zu Fall entstehen wird, so werden sich auch dessen Schwerpunkte
nach den verschiedenen Notwendigkeiten und der Ideenvielfalt der
einzelnen Projekte richten.
Im allgemeinen könnten die Bereiche, in denen sich das Ökomuseum
in Südtirol bewegen kann, folgende sein:
Bewahrung
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Schaffung eines Systems zur Koordinierung der einzelnen Museen.
Organisation von Ausstellungen.
Erhaltung und Verwaltung von Orten und Bauten, die in bezug auf
Natur und Umwelt von Interesse sind.
Führung eines Sanierungs- und Restaurierungslabors.
Erziehung
Durchführung von Sensibilisierungskampagnen.
Organisation von Tagungen, Treffen, Studientagen.
Schaffung von Arbeitsgruppen.Unterstützung von örtlichen Vereinen
und Vereinigungen.
Didaktik
Führung einer fachbezogenen Bibliothek und Fotothek.
Organisation von Führungen.
Fortbildungskurse für Lehrer.
Durchführung von Studien- und Arbeitscamps.
Schulung
Organisation von Seminaren und Tagungen.
Organisation von Schulungskursen für Handwerker, Kulturschaffende
und Touristiker.
Forschung
Aufbau einer Datenbank.
Karteien, Bestandsaufnahmen, Inventare.
Inventarisierung.
Historische Studien, Durchführung von Versuchen.
Promotion
Veröffentlichung von wissenschaftlichem und gemeinverständlichem
Material.
Herstellung von Filmen und Tonbildschauen.
Fotoreportagen und Pressearbeit.
Information und Werbung.
Förderung typischer Produkte und des Südtiroler Handwerks.
Die spezifischen Ziele, die sich der vorliegende Gesetzentwurf mit der
Errichtung der Ökomuseen in Südtirol setzt, sind gemäß Art. 1 Absatz
3 jedenfalls folgende:
a) die Erhaltung und die Restaurierung von traditionellen Lebensräumen in den ausgewählten Gebieten, wobei die Zeugnisse der materiellen Kultur durch die Rekonstruktion der Lebens- und Arbeitsgewohnheiten der einheimischen Bevölkerung, deren Beziehungen mit
der sie umgebenden Umwelt, die religiösen und kulturellen Traditionen sowie Freizeitgewohnheiten, die Verwendung der natürlichen
Ressourcen, der Technologien, der Energiequellen und der in den
Produktionstätigkeiten verwendeten Stoffe überliefert werden;
b) die Aufwertung - in den ausgewählten Gebieten - von Wohnungen,
Gebäuden oder anderen charakteristischen Liegenschaften, der traditionellen Landschaften, von Möbeln und Gerätschaften, von Arbeitsgerät und jeglichen anderen für eine getreue Rekonstruktion von traditionellen Lebensräumen nützlichen Gegenstandes, wobei deren Bestand, guter Erhaltungszustand und kulturelle Förderung zu gewährleisten sind;
c) die Rekonstruktion von traditionellen Lebens- und Arbeitssituationen mit dem Ziel, Waren oder Dienstleistungen zu produzieren und
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den Besuchern zu verkaufen und so eine Gelegenheit für die Verwendung und den Verkauf von lokalen Produkten zu schaffen;
d) die Anlegung von Wegen in der Landschaft und in der Umgebung,
damit der Besucher mit den traditionellen Lebensräumen der betreffenden Gegend in Kontakt kommt;
e) die aktive Einbeziehung der Bevölkerung sowie der örtlichen kulturellen und schulischen Institutionen und der Vereine;
f) die Förderung und die Unterstützung der Forschungstätigkeit, der
Bildungsarbeit und der Kultur in bezug auf die Geschichte und die lokalen Traditionen sowie in bezug auf die geschichtliche Entstehung
und Entwicklung der traditionellen Landschaft.
Die Gesetzesvorlage sieht ausdrücklich die direkte Einbeziehung der
Gemeinden bei der Errichtung und Führung der Ökomuseen vor. Laut
Art. 3 erstellt die Gemeinde, die auf ihrem Territorium ein Ökomuseum
errichten möchte, ein Machbarkeitsprojekt desselben, in dem Sinn und
Zweck der Initiative, die spezifischen Eigenschaften des Museums
und die Einzelheiten der Durchführung und Führung erläutert werden.
Das Machbarkeitsprojekt wird gemeinsam mit einem Ansuchen um Errichtung des Museums an die Landesregierung weitergeleitet. Diese
beschließt dessen Errichtung nach Anhörung eines eigenen wissenschaftlichen Beirats.
Mit dem Errichtungsbeschluss weist die Landesregierung dem Ökomuseum eine exklusive Bezeichnung und ein exklusives Markenzeichen zu. Nach Ansicht der Einbringer soll dieses Markenzeichen nicht
nur als Erkennungszeichen dienen, sondern auch zur Werbung für
das Ökomuseum und das entsprechende Gebiet wesentlich beitragen.
Nachdem ihrem Antrag um Errichtung des Ökomuseums stattgegeben
wurde, sorgt die entsprechende Gemeinde für die Erstellung der
Ausführungsprojekte, mit denen sie die von der Gesetzesvorlage vorgesehenen Finanzierungen in Anspruch nehmen kann.
Der Gesetzentwurf sieht vor, dass das Land für die Errichtung des
Museums einen Kapitalbeitrag im Höchstausmaß von 80 % der zugelassenen Ausgabe gewähren kann. In erster Anwendung und jedenfalls für eine beschränkte Zeit kann das Land auch für die laufenden
Ausgaben Beiträge von höchstens 40 % gewähren, um einen Anreiz
für die Errichtung der Ökomuseen zu geben, deren Anlauf zu unterstützen und um die Kosten der Gemeinden in der klarerweise kritischsten Anfangsphase zu senken; all dies mit dem Ziel, Formen der
Eigenfinanzierung, die im Rahmen des gesamtheitlichen kulturellen
Touristikangebotes zu suchen sind, zu finden.
Der Gesetzentwurf sieht schließlich vor, dass die Landesregierung
eine eigene Durchführungsverordnung zum Landesgesetz verabschieden muss.
PRÄSIDENTIN: Nachdem zum Gesetzentwurf kein Bericht von der zuständigen Gesetzgebungskommission vorliegt, erkläre ich die Generaldebatte für eröffnet.
Das Wort hat der Abgeordnete Holzmann zur Erläuterung.
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HOLZMANN (AN): Questo disegno di legge era già stato presentato nella
scorsa legislatura, e non ebbe molta fortuna. Tuttavia abbiamo deciso di ripresentarlo,
perché riteniamo che l’istituzione di ecomusei in Alto Adige possa rappresentare una
risposta importante sia per quanto riguarda la conservazione del nostro patrimonio storico e culturale, sia per quanto riguarda la riscoperta dei nostri antichi costumi e mestieri, sia per quanto riguarda, dal punto di vista economico, un supporto al settore turistico offrendo anche possibilità di impiego di nuove forze di lavoro. Questo disegno di
legge che comporta dei costi molto ridotti per l’amministrazione pubblica, qualora venisse accolto e si istituissero degli ecomusei, avrebbe un valore enorme nel nostro territorio.
Vorrei segnalare soltanto a titolo di cronaca che un analogo provvedimento
legislativo è stato adottato già da circa una decina d’anni dalla vicina provincia di
Trento e che in questa provincia sono sorti i primi ecomusei. In verità qualcosa di simile, seppure in maniera frammentaria e scoordinata, è già stato fatto, però per periodi
limitati. Ad esempio nella città di Bolzano sono stati fatti dei percorsi del 1300-1400
con la riscoperta di edifici, chiese, opere d’arte, in percorsi guidati nel contesto urbano.
Questo può essere fatto non soltanto per il periodo medioevale ma potrebbe essere
fatto per qualunque periodo anche molto più recente. Penso ad esempio ad una valorizzazione delle architetture razionaliste del 900 che potrebbero essere collegate ad un
percorso guidato, e sicuramente questo avrebbe un grandissimo interesse. Questo lo
dico solo per fare un esempio diverso rispetto alla cultura più lontana che appartiene al
nostro territorio. Certamente abbiamo delle vestigia dei vari secoli scorsi che possono
essere valorizzate e comprese in un percorso di guida affinché si comprenda bene la
vita di quel periodo, la storia del nostro territorio, si conoscano le abitudini, gli usi, costumi e tradizioni e la cultura della popolazione che ha vissuto in questa terra.
L’istituzione di un ecomuseo rappresenta quindi da questo punto di vista un riferimento molto importante.
Nella relazione accompagnatoria abbiamo già illustrato ampiamente i vantaggi dell’istituzione di un ecomuseo. Anche la produzione e vendita di prodotti tipici
artigianali può essere un’attività parallela a quella dell’ecomuseo che non ha una
struttura muraria, non richiede investimenti, non richiede sedi complesse, impiego di
apparecchiature e attrezzature, ma soltanto un lavoro di coordinamento di ciò che già
oggi esiste sul territorio. Semmai si potranno coinvolgere singole persone, così come
avviene in altri contesti. Sappiamo che per esempio nelle scuole soprattutto dell’area
tedesca si stanno organizzando visite ad attività di tipo rurale, per far fare ai ragazzi
delle esperienze di questo tipo e per far conoscere quel tipo di vita, soprattutto
l’economia agricola alpina. Questo è sostanzialmente un ecomuseo, con il coinvolgimento delle persone che vivono sul territorio. E’ anche una opportunità per valorizzare
delle piccole economie familiari che altrimenti farebbero fatica a sopravvivere e che se
sopravvivono, lo fanno molto spesso grazie all’intervento della mano pubblica. In que-
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sto modo si potrebbe contribuire a queste piccole economie familiari dando loro uno
strumento che si trasforma poi in uno strumento che va a beneficio di tutti.
La nostra volontà è quella di riproporci con questo disegno di legge su questo tema, perché le esperienze positive che sono state fatte nella vicina provincia di
Trento ma anche in tante altre realtà italiane ed europee sono tutte molto positive, perché parliamo di strutture con spese molto ridotte e con la possibilità invece di diventare abbastanza redditizie. Quindi nonostante nella nostra provincia esistano numerosi
musei fissi, crediamo che affiancare a queste strutture museali già ben definite e perfettamente funzionanti percorsi alternativi di questa natura potrebbe essere una cosa
saggia e positiva. In questo senso confidiamo che la Giunta provinciale voglia valutare
questa nostra proposta con maggiore attenzione e soprattutto con maggiore benevolenza.
KASSLATTER MUR (Landesrätin für Denkmalpflege sowie deutsche
Kultur und Familie – SVP): Ich muss Ihnen ehrlich sagen, dass ich von diesem Gesetzentwurf nicht begeistert bin, weil es sich teilweise um Anliegen handelt, die heute
in der Südtiroler Museumslandschaft bereits erfüllt sind. Im Übrigen tangiert dieser
Gesetzentwurf auch teilweise das Ressort des Landesrates Laimer, da unter seiner
Egide vor allem die landschaftsschützerischen Naturparke mit den Naturparkhäusern
usw. geführt werden, die sicher einen Teilbereich dessen abdecken, was Ihr Anliegen
ist.
Was meinen Bereich, nämlich jenen der Museumslandschaft direkt anbelangt, glaube ich, dass das, was Sie hier deponieren, bereits jahrzehntelang zum Teil in
den verschiedenen Formen gemacht wurde. Denken Sie beispielsweise an die kulturellen Großverbände, denken Sie an die verschiedenen Landesmuseen. Denken wir in
erster Linie an jenes für Geschichte und Landeskunde auf Schloss Tirol und dann an
unser Volkskundemuseum in Dietenheim, dem auch das Weinmuseum angeschlossen
ist. Denken Sie im Übrigen auch an die vielen Privat- und Gemeindemuseen, wobei
ich nicht weiß, ob sie alle den Namen "Museum" verdienen. Auf Landesebene gibt es
immerhin an die 60 Einrichtungen, die jährlich beim Landesamt um entsprechende Zuschüsse ansuchen. Denken Sie auch an den Heimatpflegeverband, der Ihrem Anliegen
gemäß eine wichtige Funktion ausübt und vom Assessorat des Landesrates Laimer
unterstützt wird, und denken Sie an die vielen örtlichen Heimatschutzvereine. Ich
glaube nicht, dass ein sogenanntes Ökomuseum vieles anders machen könnte als es
bisher schon gemacht wird. Überdies würde es sicherlich Unruhe in die bestehenden
Strukturen bringen. Es könnte seinen Handlungsspielraum in dem von ihnen gewünschten Ausmaß ausüben. Insofern glaube ich einfach, dass das, was Ihr Anliegen
ist, im Land bereits weitestgehend bewerkstelligt wird. Ich kann deshalb nicht auf diesen Gesetzentwurf einsteigen und seine Genehmigung nicht befürworten.
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HOLZMANN (AN): Mi spiace che l’assessora Kasslatter non abbia compreso il contenuto della nostra proposta, perché mi ha risposto obiettando che esistono
già dei musei che fanno quello che noi proponiamo. Mi pare che questo non sia vero. I
musei così come li conosciamo sono delle strutture murarie fisse, con delle esposizioni, che contengono degli oggetti, opere d’arte, ciò a cui il museo è dedicato, museo
etnografico, del turismo, del vino e via discorrendo. Noi proponiamo una cosa assolutamente diversa da questo. Lei mi sa indicare, assessore, un museo dove è contenuta
l’architettura del 1200, o del 1500, o un museo dove è contenuta l’architettura razionalista del 900? Non ci potrà mai essere un museo che contenga queste cose, che sono sul
territorio, che devono essere però collegate, perché se uno studioso o un qualsiasi cittadino che si voglia appassionare ad un certo argomento vuole riconoscerlo sul territorio, non c’è nessuna struttura né forma organizzata che glieli dà. Non può, assessore,
obiettare dicendo che ci sono tante manifestazioni culturali. E’ vero che ci sono tante,
ma sono estemporanee, cioè che cosa mi comporta il fatto che ci sia una manifestazione culturale a Salorno rispetto alla mia esigenza per tutti gli altri giorni dell’anno di
conoscere gli elementi che magari vengono mostrati in quella giornata? Non è questo il
senso e la portata della nostra iniziativa. Noi vorremmo che questi elementi del territorio venissero collegati fra di loro in un percorso coordinato e unitario, affinché possano
essere in un certo qual modo esplorati, vissuti, capiti, e anche accettati e apprezzati. La
struttura museale ha un’altra funzione. Il museo delle scienze non ha nulla a che vedere con l’ecomuseo. Lei mi fa l’esempio del Heimatpflegeverband, che svolge
un’attività certamente importante e meritoria, ma la svolge prevalentemente nel mondo
di lingua tedesca. Nel mondo di lingua italiana non lo fa. Ci sono anche associazioni di
lingua italiana che svolgono questo tipo di attività e non sono conosciute dalla popolazione di lingua tedesca. Per quale motivo ci dobbiamo precludere una possibilità di
questo genere?
Mi rivolgo all’assessore Kasslatter, perché questa proposta che oggi la Giunta provinciale pare intenzionata a respingere nuovamente, forse andrebbe valutata con
maggiore attesone. Mi pare che da questo punto di vista non ci sia stata una grande
opera di studio e verifica sui contenuti della nostra proposta. Vorrei ricordarLe, a titolo
di battuta, che qualche anno fa, quando presentammo per la prima volta questo disegno
di legge, Lei non era assessore. C’era invece un’altra persona che ricopriva quel ruolo
- non ne faccio il nome ma Lei potrà intuirlo – e che mi rispose dicendo che era contrario al disegno di legge sugli ecomusei, perché nella nostra provincia c’è già molto interesse e molta attenzione per l’ecologia. Questa fu la risposta dell’assessore! Effettivamente fu anche un po’ disarmante, mi fece anche sorridere, però me la sono ricordata,
perché denota che da parte sua non ci fu neanche la lettura della nostra proposta.
Le chiederei assessore, a prescindere dal voto che adesso verrà espresso
dall’aula e per il quale Lei ha dato un’indicazione negativa, di leggere il disegno di
legge con calma e di fare quella riflessione che noi abbiamo già fatto proponendolo,
che un’istituzione di questo tipo costa quasi nulla, offre delle grandi possibilità cultu-
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rali, offre delle possibilità di lavoro concreto per molte persone e soprattutto per queste
economie familiari che sono in questo momento svantaggiate. Penso al riguardo proprio alle economie rurali dei contadini di alta montagna, che potrebbero essere collegati meglio in un percorso di questo tipo, ma non solo.
Assessore Kasslatter, prendo atto purtroppo della reiterazione di un
comportamento sostanzialmente negativo, ma credo che su questo argomento torneremo ancora fra non molto tempo.
PRÄSIDENTIN: Wir stimmen über den Übergang von der General- zur
Artikeldebatte ab: mit 8 Ja-Stimmen, 1 Stimmenthaltung und dem Rest Nein-Stimmen
abgelehnt.
Punkt 30 der Tagesordnung: Landesgesetzentwurf Nr. 32/04: "Prävention
und Unterbindung von Mobbing".
Punto 30) dell’ordine del giorno: Disegno di legge provinciale n. 32/04: "Interventi di prevenzione e riduzione del fenomeno del mobbing".
Ich ersuche den Abgeordneten Minniti um die Verlesung des Begleitberichtes.
MINNITI (AN): Nel lavoro come nella vita, si scontrano e confrontano spesso caratteri, opinioni, culture e abitudini diverse cosicché
in tutti i luoghi di lavoro nascono normalmente e quotidianamente dei
conflitti che non fanno sempre parte del cosiddetto mobbing, ma possono diventarlo: quando la contrapposizione quotidiana non si risolve,
se il momentaneo screzio non si chiarisce, allora l’astio, il desiderio di
rivalsa da parte di uno o più attori possono perdurare anche per lungo
tempo e minare alla base le relazioni sociali, favorendo l’insorgere di
una situazione di mobbing ovvero quando si verifica che un conflitto
nato per caso matura e diventa continuativo, sistematico e per lo più
intenzionale, generando un pericoloso processo di stigmatizzazione in
chi è bersaglio del mobbing.
Da qualche anno a questa parte anche nel nostro Paese si è iniziato a
familiarizzare - direi in maniera alquanto diffusa - con questo termine
inglese teso a indicare una qualsiasi forma di terrorismo psicologico
esercitato nei luoghi di lavoro in danno dei lavoratori. In sostanza, conosciuto fino a una decina di anni fa solo in Svezia - dove per la prima
volta furono condotte in merito adeguate ricerche e studi, quindi in
Germania e negli altri Paesi del Nord-Europa - il termine mobbing è
entrato nel linguaggio comune anche in Italia. Esso deriva dal verbo
inglese "to mob", che significa assalire tumultuando in massa, malmenare, aggredire. Fu usato per la prima volta dall’austriaco Konrad Lorenz, Premio Nobel nel 1973, famoso biologo nonché padre dell’etologia morto nel 1989, per indicare il comportamento di alcuni animali
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quando si coalizzano contro un membro del gruppo fino a escluderlo
dalla comunità.
Nel linguaggio più propriamente “umano” piuttosto che etologico per
mobbing si intende quel comportamento di tipo persecutorio, attuato
in modo evidente e continuo, per eliminare una persona che è o è divenuta in qualche modo scomoda, distruggendola psicologicamente e
socialmente in modo da provocarne il licenziamento o indurla alle dimissioni. In queste interpretazioni rientrano anche le molestie sessuali.
Nella sua pratica attuativa, il mobbing c’è chi lo impone e chi lo subisce. Più precisamente, gli attori del primo caso - fra i quali si trovano
spesso i superiori, i capi intermedi e gli stessi colleghi del lavoratore
vittima della persecuzione - assumono il ruolo di mobbers, che sono
gli esecutori di un abuso perpetrato nei confronti della dignità di una
persona, la quale ne subisce in primo luogo i danni di natura psicologica e, secondariamente, quelli di natura economica. La vittima predestinata inizia così ad accusare problemi di salute assentandosi con
sempre maggiore frequenza, richiede permessi sempre più frequenti
per visite mediche, si mette in malattia e manifesta un calo del rendimento.
Da qui il passo successivo è immediato. La vittima del mobbing può
dimettersi oppure, esasperata, può chiedere il prepensionamento o
ancora venire licenziata con un pretesto o con l’inganno. Non tutti i
casi di mobbing arrivano però a questa fase. Infatti anche senza abbandonare il lavoro, il mobbizzato può entrare in una situazione di
vera disperazione. Di solito soffre di forme depressive più o meno
gravi e si cura con psicofarmaci e terapie che hanno solo un effetto
palliativo perché il problema sul lavoro non solo resta, ma tende ad
aggravarsi. Solo le vittime dei casi estremi sono costrette in un modo
o nell’altro ad abbandonare il lavoro. Ma non sono le uniche vittime,
queste. Spesso anche la famiglia della vittima è coinvolta poiché la
crisi causata dal mobbing implica che anche i vari membri ne subiscano le conseguenze, sia di ordine psicologico che pratico ed economico, come nel caso in cui si dovesse arrivare al licenziamento o
alle dimissioni.
Infine, vanno anche configurati come mobbing, non solo la lotta contro
la diversità politica del lavoratore rispetto al contesto in cui si trova a
operare, ma anche tutti gli attacchi alla sua reputazione, i pettegolezzi, le insinuazioni malevole, le attribuzioni di errori altrui, le segnalazioni diffamatorie e altro.
Approfondite ricerche svolte in altri Paesi hanno dimostrato che il
mobbing può portare alla invalidità psicologica del lavoratore tanto
che non può darsi torto a chi oggi parla di mobbing come una vera e
propria malattia professionale, del tutto simile a un infortunio sul lavoro.
Non a caso, in apertura di questa relazione abbiamo fatto riferimento
alla cognizione indubbiamente avanzata del fenomeno presente in
Germania - dove le ricerche scientifiche sul mobbing e la legislazione
in materia sono particolarmente all’avanguardia e dove i sindacati
hanno promosso campagne di sensibilizzazione e strategie di intervento sui casi di mobbing, i cui danni rientrano nella casistica delle
malattie professionali e fra le cause per ottenere il risarcimento del
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danno biologico - e in Svezia dove il mobbing è addirittura elencato
come reato nel codice penale.
Questi due Paesi possono fare scuola sul tema anche al nostro Paese
dove - nonostante talune statistiche riferiscano di una percentuale
modesta, pari al 4,2 per cento del totale dei lavoratori dipendenti in
Italia, ovvero di circa 750.000 vittime - in realtà le violenze morali in
ambito lavorativo risultano particolarmente difficili da quantificare, sia
perché lo studio del fenomeno giunge con notevole ritardo rispetto alle
altre nazioni sia perché le stesse vittime rifiutano di considerarsi tali
per timore di ulteriori ritorsioni o per altri motivi.
Una recente ricerca effettuata dall’Istituto superiore per la prevenzione
e la sicurezza del lavoro (ISPESL) avrebbe accertato l’esistenza di
circa 1.500.000 lavoratori vittime del mobbing nel giugno 2000. Ma se
si tiene conto del fatto che oltre al lavoratore interessato, anche i familiari, come s’è già detto, sono pienamente coinvolti dalle ritorsioni - sia
di ordine pratico che psicologico - fenomeno sopra descritto, non è
difficile pervenire a un numero globale di circa 4.000.000 di soggetti
perseguiti in via diretta o indirettamente.
Sempre l’ISPESL riferisce che il 71 per cento delle denunce riguarderebbe i dipendenti del pubblico impiego. Nel 62 per cento dei casi, si
tratterebbe di persone con più di 50 anni; l’81 per cento sarebbe, poi,
composto da quadri e impiegati. Da un’altra analisi risulterebbe che a
esercitare il mobbing sarebbero per il 57,3 per cento i superiori e per il
30,3 per cento i colleghi.
La “pratica” del mobbing è in definitiva una violenza sottile quasi impercettibile eppure assai esistente e incisiva. Purtroppo, molto spesso
la sua individuazione è soggettiva per cui troppo facilmente chi dovrebbe rispondere direttamente di casi di mobbing o chi dovrebbe
farlo per responsabilità aziendale sfugge a sua volta al controllo. È
ovvio che di fronte a questo fenomeno in crescita si debbano assumere coscienze ben diverse da quanto non siano attualmente.
Proprio di recente in Alto Adige un interessante convegno dal titolo
“Mobbing, burn-out. Patologie da stress”, organizzato dai medici di
base in collaborazione con l’Associazione degli psichiatri e dei medici
psicoterapeuti, ha messo in evidenza come anche la nostra provincia
sia interessata a questo fenomeno in continua ascesa. In alcune dichiarazioni rilasciate a un quotidiano locale lo scorso 17 novembre per
esempio la dottoressa Daniela Zuliani ha sottolineato che sempre più
pazienti si rivolgono al medico per avere delucidazioni su sintomi tipicamente psicosomatici. Anche lo psicologo Andrea Girelli nella medesima occasione ha indicato a maggior rischio “i neo assunti, il più delle
volte giovani che si inseriscono con nuove idee e che vengono stigmatizzati per evitare il pericolo che riescano a scardinare vecchie
abitudini”. Le conclusioni di quel convegno hanno portato a ritenere
che i mobbizzati si individuano soprattutto tra i dipendenti delle grosse
aziende non solo private, ma anche pubbliche.
In questo contesto, quindi, riteniamo che la Provincia debba intervenire con una normativa che tuteli tutti i lavoratori dell’amministrazione
provinciale, di amministrazioni speciali e delle amministrazioni sanitarie che, in qualsiasi luogo di lavoro e a qualsiasi livello, subiscono
comportamenti ostili che assumono le caratteristiche della violenza fi-
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sica, comprese le molestie sessuali, e della persecuzione psicologica,
nell’ambito dei rapporti di lavoro.
Note agli articoli
L’articolo 1 indica le Finalità della normativa volta a tutelare tutti i lavoratori dell’amministrazione provinciale, di amministrazioni speciali e
delle amministrazioni sanitarie che, in qualsiasi luogo di lavoro e a
qualsiasi livello, subiscono comportamenti ostili che assumono le caratteristiche della violenza fisica, comprese le molestie sessuali, e
della persecuzione psicologica, nell’ambito dei rapporti di lavoro.
I Principi che la legge si propone sono invece indicati dall’articolo 2 il
cui comma 1 sostiene che essi sono da ricondurre, nell’ambito della
definizione di mobbing, tutti quegli atti e comportamenti posti in essere
da datori di lavoro, capi intermedi e colleghi, che si traducono in atteggiamenti persecutori, attuati in forma evidente, con specifica determinazione e carattere di continuità, atti ad arrecare danni rilevanti
alla condizione psico-fisica del lavoratore, ovvero anche al solo fine di
allontanarlo dalla collettività in seno alla quale presta la propria opera.
I commi 2 e 3 fissano quali siano gli atti e comportamenti a cui fa riferimento la normativa, caratterizzati dal contenuto vessatorio e da finalità persecutorie che si traducono in molestie, in maltrattamenti verbali
nonché in atteggiamenti tali da danneggiare la personalità e la dignità
del lavoratore, incidendo sulla immagine sociale della vittima, sulla
situazione privata e professionale nonché sulle relazioni sociali, precisando che in particolare le attività di mobbing si sostanziano in atti di
ostilità, attacchi alla reputazione, creazione di falsi pettegolezzi, insinuazioni malevole, segnalazioni diffamatorie, attribuzioni di errori
altrui, carenza di informative e informazioni volutamente errate, al fine
di creare problemi, controlli e sorveglianza continui, minacce di trasferimenti, apertura di corrispondenza, difficoltà di permessi o ferie, assenza di promozioni o passaggi di grado, ingiustificata rimozione da
incarichi già ricoperti, svalutazione dei risultati ottenuti.
L’Annullabilità degli atti di discriminazione è disposta dall’articolo 3
che prevede che gli atti stessi posti in essere dalle amministrazioni di
cui all’articolo 1 nonché i provvedimenti assunti, nella eventuale modifica delle mansioni e qualifiche, di incarichi, trasferimenti di altra natura, riconducibili alle condotte di cui all’articolo 2, sono annullabili a
richiesta del lavoratore danneggiato.
L’articolo 4 fa riferimento all’Attività di prevenzione e informazione che
deve essere indicata da un regolamento con il quale si individuano,
entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente
legge, le singole fattispecie di violenza e persecuzione ai danni dei lavoratori rilevanti ai sensi della presente legge. Nel medesimo documento è previsto che le amministrazioni di cui all’articolo 1, a qualsiasi
livello, unitamente alle rispettive rappresentanze sindacali, là dove
esistenti, sono tenute:
- ad adottare tutte le iniziative necessarie intese a prevenire i fenomeni di violenza e persecuzione di cui all’articolo 1 nonché i conflitti
nei luoghi di lavoro;
- a dare tutte le informazioni rilevanti relative alle assegnazioni degli
incarichi, ai trasferimenti, alle variazioni delle mansioni e delle qualifiche, in applicazione della presente legge;
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- a provvedere tempestivamente, in presenza di denuncia di atti e
comportamenti di cui all’articolo 1, da parte di singoli lavoratori, all’accertamento dei fatti denunciati, ove del caso anche con l’ausilio di
soggetti estranei all’azienda. Accertati i fatti, il datore di lavoro è tenuto ad assumere tutte le iniziative necessarie per superare il conflitto
denunciato. Ai fini della individuazione delle misure necessarie, il datore di lavoro può anche avvalersi della collaborazione dei lavoratori
dell’area aziendale interessata.
Infine il comma 3 prevede che sia il regolamento di cui al comma 1 sia
le informazioni di cui al comma 2 sono affissi nelle bacheche aziendali
e, in ogni caso, resi debitamente pubblici.
L’articolo 5 dispone la Responsabilità disciplinare di coloro che pongono in essere gli atti e i comportamenti di cui all’articolo 2 nei confronti dei quali si applicano le misure previste con riferimento alla responsabilità disciplinare. Tale responsabilità, in base al comma 2,
grava anche su chi consapevolmente denuncia gli atti e i comportamenti di cui all’articolo 2, ancorché notoriamente inesistenti, al solo
fine di trarne un qualsivoglia vantaggio.
Il Ricorso alla giustizia ordinaria è previsto, per concludere,
dall’articolo 6 secondo il quale ogni lavoratore che abbia subito violenza o persecuzione psicologica nel luogo di lavoro e non ritenga di
avvalersi delle procedure di conciliazione previste dai contratti collettivi, ma intenda adire in giudizio, può promuovere il tentativo di conciliazione contemplato dall’articolo 410 del Codice di procedura civile,
ove del caso, anche con l’ausilio delle rappresentanze aziendali, là
dove esistenti. Il procedimento è regolato dall’articolo 413 del Codice
di procedura civile.
A questo riguardo, la Provincia sostiene economicamente quei ricorrenti nel caso fosse riconosciuta l’esistenza di un atto di mobbing nei
loro confronti.
---------Bei der Arbeit wie im Leben treffen häufig verschiedene Charaktere,
Meinungen, Kulturen und Gewohnheiten aufeinander und messen
sich aneinander, so dass normalerweise an allen Arbeitsplätzen täglich Konfliktsituationen entstehen, die zwar nicht immer als Mobbing
bezeichnet werden, sich aber zu einem solchen entwickeln können:
Wenn die täglichen Meinungsverschiedenheiten nicht ausgeräumt und
vorübergehende Unstimmigkeiten nicht geklärt werden, dann können
Groll und Rachegelüste einer oder mehrerer Personen sich auch über
eine lange Zeit hinziehen und die zwischenmenschlichen Beziehungen untergraben, wodurch das Entstehen einer Mobbing-Situation
gefördert wird. Mit anderen Worten dann, wenn sich ein zufällig entstandener Konflikt ausweitet und systematisch und vor allem absichtlich geschürt wird, wodurch eine gefährliche Brandmarkung des Mobbing-Opfers in die Wege geleitet wird.
Vor einigen Jahren ist auch in Italien dieser englische Begriff immer
bekannter geworden, mit dem jegliche Form von psychologischem
Terror am Arbeitsplatz gegenüber einem Arbeitnehmer bezeichnet
wird. Während er bis vor rund zehn Jahren nur in Schweden bekannt
war - wo erstmals einschlägige Untersuchungen und Studien durchgeführt wurden, später dann auch in Deutschland und in den anderen
nordeuropäischen Ländern - hat nun der Begriff Mobbing auch in den
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italienischen Sprachgebrauch Eingang gefunden. Abgeleitet wurde er
vom englischen Verb „to mob”, was bedeutet, in Masse lärmend angreifen, attackieren, überfallen. Zum ersten Mal wurde er vom Österreicher Konrad Lorenz verwendet - Nobelpreisträger 1973, berühmter
Biologe und Vater der Verhaltensforschung, gestorben 1989 - um das
Verhalten einiger Tiere zu bezeichnen, die sich gegen ein Gruppenmitglied zusammenrotten, um es dann aus der Gemeinschaft auszuschließen.
In der „menschlichen” Sprache hingegen versteht man unter Mobbing
eine offensichtliche und ständige Verfolgung, um jemanden, der irgendwie unbequem ist oder geworden ist, psychologisch und sozial
zu vernichten und damit zu erreichen, dass er entlassen wird oder
freiwillig kündigt. In diesen Bereich fällt auch die sexuelle Belästigung.
Mobbing kann ausgeübt oder erlitten werden. In ersterem Fall übernehmen die Akteure - unter ihnen häufig Vorgesetzte, leitende Angestellte und auch die Kollegen des Arbeitnehmers, also des Opfers der
Verfolgung - die Rolle der Mobber, welche die Würde einer Person
über eine längere Zeit hinweg mit Füßen treten. Das Mobbing-Opfer
trägt dabei in erster Linie psychische und erst in zweiter Linie wirtschaftliche Schäden davon. Das Opfer beginnt gesundheitliche Probleme zu beklagen, bleibt immer häufiger von der Arbeit fern, ersucht
immer öfter um die Ermächtigung für Arztbesuche, tritt in den Krankenstand und erbringt eine geringere Leistung.
Darauf folgt sofort der nächste Schritt. Das Mobbing-Opfer kann kündigen oder, völlig entnervt, die Frühpensionierung beantragen oder
aber unter einem Vorwand oder aus fadenscheinigen Gründen entlassen werden. Nicht alle Mobbing-Fälle gelangen jedoch bis zu dieser
Phase. Auch ohne den Arbeitsplatz zu verlieren, kann der Gemobbte
in echte Verzweiflung geraten. Gewöhnlich leidet er unter mehr oder
weniger starken Depressionen, nimmt Psychopharmaka und unterzieht sich Therapien, die jedoch nur lindernd wirken, da das Problem
am Arbeitsplatz nicht nur bestehen bleibt, sondern sich eher noch verschärft. Nur in extremen Fällen sind die Opfer gezwungen, die Arbeit
aufzugeben. Aber das sind nicht die einzigen Opfer. Oft sind auch die
Angehörigen miteinbezogen, da die durch das Mobbing ausgelöste
Krise mit sich bringt, dass auch die Familienmitglieder die psychologischen, praktischen und wirtschaftlichen Folgen zu tragen haben, z.B.
wenn es zu einer Entlassung oder freiwilligen Kündigung kommt.
Mobbing ist nicht nur der Kampf gegen einen politisch anders denkenden Arbeitnehmer, sondern es sind auch sämtliche Angriffe auf
sein Ansehen, die Gerüchte, die bösartigen Unterstellungen, die Anschwärzungen, die Verleumdungen u.a.
Eingehende Untersuchungen in anderen Ländern haben ergeben,
dass das Mobbing zur psychologischen Invalidität des Arbeitnehmers
führen kann, so dass das Mobbing heute zurecht als regelrechte Berufskrankheit, ganz ähnlich einem Arbeitsunfall, bezeichnet werden
kann.
Es ist kein Zufall, dass wir am Beginn dieses Berichts auf den zweifellos fortgeschrittenen Wissensstand über dieses Phänomen in
Deutschland gesprochen haben, wo die wissenschaftlichen Untersuchungen über das Mobbing und die einschlägige Gesetzgebung auf
neuestem Stand sind und wo die Gewerkschaften Sensibilisierungs-
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kampagnen und Interventionsstrategien bei Mobbing-Fällen initiiert
haben, wonach Mobbing zu den Berufskrankheiten gehört, bei denen
der biologische Schaden rückvergütet werden kann; ähnliches gilt für
Schweden, wo das Mobbing sogar im Strafgesetzbuch als Straftat angeführt ist.
Diese beiden Länder könnten auch für Italien als Vorbild herangezogen werden. Zwar belaufen sich laut einigen Statistiken die MobbingFälle auf lediglich 4,2 % der Beschäftigten in ganz Italien, was ca.
750.000 Mobbing-Opfern gleichkäme; in Wirklichkeit jedoch sind die
moralischen Gewalttaten am Arbeitsplatz äußerst schwer zu beziffern,
sei es weil die Untersuchungen über das Phänomen noch lange nicht
so weit fortgeschritten sind wie in anderen Ländern, sei es weil die
Opfer sich weigern, sich als solche zu betrachten, entweder aus Angst
vor weiteren Schikanen oder aus anderen Gründen.
Laut einer kürzlich vom Institut für Gesundheits- und Arbeitsschutz
(ISPESL) durchgeführten Studie soll es im Juni 2000 rund 1.500.000
Mobbing-Opfer gegeben haben. Aber wenn man berücksichtigt, dass
nicht nur der betreffende Arbeitnehmer, sondern - wie gesagt - auch
die Familienangehörigen voll und ganz - sowohl praktisch als auch
psychologisch - die Folgen der Übergriffe mitzutragen haben, kommt
man unschwer auf die Zahl von rund 4.000.000 direkten oder indirekten Mobbing-Opfern.
Ebenfalls laut ISPESL sollen 71 % der Anzeigen die Bediensteten der
öffentlichen Verwaltungen betreffen. In 62 % der Fälle handelt es sich
um Personen über 50 Jahren; 81 % seien Führungskräfte und Angestellte. Aus einer anderen Untersuchung geht hervor, dass Mobbing
zu 57,3 % von Vorgesetzten und zu 30,3 % von Kollegen ausgeht.
Das Mobbing besteht letztendlich in einer leichten, kaum wahrnehmbaren, allerdings sehr präsenten und wirkungsvollen Gewaltanwendung. Leider ist dessen Wahrnehmung sehr subjektiv, weshalb jene,
die für Mobbing-Fälle verantwortlich sind oder solche im Auftrag des
Betriebes aufdecken sollten, nicht zur Verantwortung gezogen werden. Gegenüber diesem immer mehr um sich greifenden Phänomen
muss nun klarerweise ganz anders aufgetreten werden, als dies bisher der Fall war.
Erst kürzlich hat eine interessante von den Basisärzten in Zusammenarbeit mit der Vereinigung der Psychiater und Psychotherapeuten
organisierte Tagung in Südtirol unter dem Titel „Mobbing, Burn-out.
Stresspathologien”, gezeigt, dass auch unser Land immer mehr von
diesem um sich greifenden Phänomen betroffen ist. In einer lokalen
Tageszeitung vom vergangenen 17. November hat z.B. die Ärztin Daniela Zuliani betont, dass sich immer mehr Patienten an ihren Arzt
wenden, um sich über typisch psychosomatische Beschwerden zu
informieren. Auch der Psychologe Andrea Girelli erklärte im selben
Bericht, dass am stärksten gefährdet „meistens junge Neuzugänge”
seien, „die mit neuen Ideen kommen und schikaniert werden, um der
Gefahr vorzubeugen, dass sie alte Gewohnheiten aus den Angeln heben.” Bei dieser Tagung wurde die Schlussfolgerung gezogen, dass
die Gemobbten vor allem unter den Bediensteten von Großbetrieben nicht nur privaten, sondern auch öffentlichen - zu finden sind.
Wir glauben deshalb, dass das Land eine Regelung verabschieden
sollte, die alle Arbeitnehmer der Landesverwaltung, der Sonderver-
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waltungen und der Sanitätsverwaltungen schützt, die – unabhängig,
um welchen Arbeitsplatz und welche Funktionsebene es sich handelt
– feindseligen Verhaltensweisen in ihren arbeitsbedingten Kontakten
ausgesetzt sind, nämlich körperlicher Gewalt, sexueller Belästigung
und Psychoterror.
Bemerkungen zu den Artikeln
Artikel 1 beinhaltet die Zielsetzungen dieser Gesetzesmaßnahme, die
darin bestehen, alle Arbeitnehmer der Landesverwaltung, der Sonderverwaltungen und der Sanitätsverwaltungen zu schützen, die - unabhängig, um welchen Arbeitsplatz und welche Funktionsebene es sich
handelt - feindseligen Verhaltensweisen in ihren arbeitsbedingten
Kontakten ausgesetzt sind, nämlich körperlicher Gewalt, sexueller Belästigung und Psychoterror.
Die Grundsätze des Gesetzes sind hingegen in Artikel 2 festgeschrieben. Absatz 1 besagt, dass unter die Definition Mobbing alle systematischen feinseligen Handlungen und Verhaltensweisen von Arbeitgebern, Vorgesetzten und Kollegen fallen, die sich über einen längeren
Zeitraum hinweg wiederholen und dazu angetan sind, die psychische
und physische Verfassung des Arbeitnehmers erheblich zu schädigen
oder auch nur darauf abzielen, ihn am Arbeitsplatz zu isolieren.
Die Absätze 2 und 3 erläutern die in diesem Gesetz berücksichtigten
Handlungen und Verhaltensweisen: Sie zeichnen sich aus durch systematische Schikanen und bestehen in Belästigungen, Verbalattacken
und Verhaltensweisen, welche die Persönlichkeit und die Würde des
Arbeitnehmers verletzen, indem sie sich auf sein soziales Ansehen,
seine private und berufliche Situation sowie auf seine sozialen Kontakte negativ auswirken. Insbesondere offenbart sich Mobbing in
feindseligen Handlungen, Angriffen auf das Ansehen, im Verbreiten
von Gerüchten, in böswilligen Unterstellungen, in Verleumdungen, in
der Zuschreibung von Fehlern Dritter, im Informationsentzug und in
gezielt falschen Informationen zwecks Schaffung von Problemen, in
ständigen Kontrollen und in Beaufsichtigung, in angedrohter Versetzung, in der Öffnung von Briefen, in der Verweigerung von Urlauben,
in verweigerter Beförderung, in der ungerechtfertigen Entfernung von
bereits besetzten Ämtern, in der Geringschätzung erzielter Ergebnisse.
Die Annullierbarkeit diskriminierender Maßnahmen ist Gegenstand
von Artikel 3, der vorsieht, dass die von den in Artikel 1 genannten
Verwaltungen ergriffenen Maßnahmen wie Änderung des Aufgabenbereichs und des Dienstranges, Entfernung von Ämtern sowie Versetzungen jedweder Art, die Ausdruck der Verhaltensweisen laut Artikel 2
sind, auf Antrag des geschädigten Arbeitnehmers annulliert werden
können.
Artikel 4 betrifft die Prävention und Information, die Gegenstand einer
binnen sechzig Tagen nach Inkrafttreten dieses Gesetzes zu erlassenden Durchführungsverordnung ist, in der die einzelnen Tatbestände von Gewalt und Verfolgung zum Schaden der Arbeitnehmer
erfasst werden, für die das vorliegende Gesetz herangezogen werden
kann. Darin ist weiters vorgesehen, dass die Verwaltungen laut Artikel
1 auf jeglicher Ebene ebenso wie die entsprechenden Gewerkschaftsvertretungen, falls vorhanden, zu folgendem verpflichtet sind:
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- alle nötigen Maßnahmen zu treffen, um Tatbeständen von Gewalt
und Verfolgung laut Artikel 1 sowie Konflikten am Arbeitsplatz vorzubeugen;
- sämtliche Informationen zu liefern über Beauftragungen, Versetzungen, Änderungen des Aufgabenbereichs und des Dienstranges in
Anwendung dieses Gesetzes;
- sobald einzelne Arbeitnehmer Handlungen und Verhaltensweisen
gemäß Artikel 1 melden, rechtzeitig die aufgezeigten Vorfälle nachzuprüfen und hierbei, falls nötig, auch externe Personen beizuziehen.
Nach Feststellung der Vorfälle ist der Arbeitgeber verpflichtet, alle nötigen Schritte zu unternehmen, um den aufgezeigten Konflikt aus der
Welt zu schaffen. Über die zu ergreifenden Maßnahmen kann sich der
Arbeitgeber auch mit den Mitarbeitern der betroffenen Abteilung beraten.
Absatz 3 sieht schließlich vor, dass sowohl die Durchführungsverordnung laut Absatz 1 als auch die Informationen laut Absatz 2 an der
Anschlagtafel des Betriebes auszuhängen und in jedem Fall entsprechend bekannt zu geben sind.
Artikel 5 betrifft die Disziplinarstrafen gegenüber jenen, welche die
Handlungen und Verhaltensweisen gemäß Artikel 2 an den Tag legen.
Ebensolche Disziplinarstrafen drohen denjenigen, die bewusst Handlungen und Verhaltensweisen laut Artikel 2 melden, obwohl sie nicht
gegeben sind, nur um daraus einen wie immer gearteten Vorteil zu
ziehen.
Mit dem Anrufen der ordentlichen Gerichtsbarkeit befasst sich
schließlich Artikel 6, laut dem jeder Arbeitnehmer, der an seinem Arbeitsplatz körperlicher Gewalt oder Psychoterror ausgesetzt war und
nicht die von den Kollektivverträgen vorgesehenen Schlichtungsmöglichkeiten in Anspruch nehmen, sondern das Gericht anrufen möchte,
die Möglichkeit hat, den in Artikel 410 der Zivilprozessordnung vorgesehenen Schlichtungsversuch zu unternehmen und dabei gegebenenfalls auch die Hilfe der betrieblichen Gewerkschaftsvertretungen,
falls vorhanden, in Anspruch zu nehmen. Die Vorgangsweise ist durch
Artikel 413 der Zivilprozessordnung geregelt.
Hierbei werden die Beschwerdeführer, sofern die Mobbinghandlung
als gegeben anerkannt wird, vom Land finanziell unterstützt.
PRÄSIDENTIN: Nachdem zum Gesetzentwurf kein Bericht von der zuständigen Gesetzgebungskommission vorliegt, erkläre ich die Generaldebatte für eröffnet.
Das Wort hat der Abgeordnete Minniti zur Erläuterung.
MINNITI (AN): C’è poco da aggiungere a quanto abbiamo già detto in
questo testo, e quanto ci ritroviamo a ripetere, così come stiamo facendo negli anni,
almeno da quattro anni a questa parte, ovvero da quando per la prima volta Alleanza
Nazionale presentò questo disegno di legge. Il mobbing è una realtà nuova, nel senso
che è sempre esistita, ma è sempre stata volutamente sommersa. Il mobbing forse lo
hanno subito quasi tutti, in maniera inavvertita o avvertita. Chi di noi non ha lavorato
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in situazioni in cui si è sentito in qualche maniera bloccato, sospeso nelle proprie attività professionali, nel pubblico impiego ma non solo? Solo che negli ultimi decenni ha
iniziato a sorgere anche nel nostro Paese una denuncia forte sul caso di mobbing. Certo
rimane difficile individuare quali sono i limiti del mobbing, dove inizia, dove finisce
invece il comportamento gerarchico interno ad un’azienda o ad un ente. Certamente è
difficile individuarlo, per questo riteniamo doveroso da parte della Giunta provinciale
intervenire per porre questi limiti, ma è altrettanto ovvio che comunque sulla materia si
debba intervenire. Non lo abbiamo detto noi, abbiamo citato prima qualche espressione
utilizzata da medici, da studiosi del fenomeno anche in provincia. Abbiamo ritenuto
una volta di più cercare di creare, attraverso questo disegno di legge, una coscienza più
forte e più viva attraverso questo fenomeno. A livello nazionale vi è una volontà in
questo senso anche con il contratto degli statali, in cui si è previsto per esempio il sanzionamento con la sospensione del servizio per le molestie sessuali. E cosa altro non
sono, oltre che la perdita della dignità di una persona nel momento in cui essa viene
molestata, se non casi di mobbing anche questo, nel momento in cui un superiore, ma
anche un collega di pari grado in qualche maniera va a violentare l’intimità di una persona? A livello nazionale si è già sentita la necessità di intervenire, così come è stato
fatto in altri paesi europei. Nella Germania, nella tanto sorella Germania, si è operato
in maniera che addirittura il mobbing è ritenuto un reato da codice penale. Certo nel
nostro Paese tutti i vari governi che si sono succeduti, ripeto che solo in questi ultimi
quattro anni e mezzo si sta facendo una nuova coscienza del tipo di problema, hanno
cercato di tenere in un angolo questa realtà. Di fatto questo ha portato ad un accrescimento del mobbing. Importante è anche l’altro aspetto su cui bisognerebbe riflettere e
che è emerso nel marzo 2004 su un periodico nazionale, certamente non vicino alla
mia parte politica. "L’Espresso" scriveva che le molestie sul lavoro sono state riconosciute come malattia professionale. Significa che la molestia non intesa solo come offesa materiale e se vogliamo carnale nei confronti di una persona, ma intesa anche
come offesa psicologica nei confronti di una persona, come limitazione della capacità
produttiva di una persona, è intesa come mobbing e viene considerata una malattia
professionale. E’ importante a quel punto stabilire qual è il caso di mobbing, perché
nel momento in cui si stabilisce che il mobbing è malattia professionale, le amministrazioni vanno a risentire di queste situazioni. E’ ovvio anche che nessuno si può
permettere di credere che solo per il grado che occupa in un’amministrazione pubblica
o privata, solo per il fatto di essere uomo o donna possa limitare le capacità lavorative
o comunque i diritti delle altre persone, anche la crescita se vogliamo professionale
delle altre persone, attraverso i comportamenti che si contemplano in casi di mobbing.
Certamente la materia è statale e non provinciale, almeno quando poniamo in
essere un problema generale, ma non possiamo far finta di non vedere che la Provincia
ha del personale e può comunque creare delle regole che conducano al rispetto dei
propri dipendenti nei vari settori. La Provincia fra aziende sanitarie e ente pubblico ha
almeno 17 mila dipendenti, dipendenti pubblici che in qualche maniera fanno riferi-
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mento all’organizzazione provinciale stessa. La Provincia dovrebbe intervenire con
una normativa per garantire un maggiore rispetto della persona e del lavoro che questa
persona svolge, non solo di questa ma di tutte le persone che stanno attorno a questa
persona, perché nel momento in cui si è attori da parte del mobbing e dall’altra si è in
qualche maniera perseguiti dallo stesso, si creano degli ambienti di lavoro devastanti a
danno dell’amministrazione, dei rapporti fra colleghi ma anche delle famiglie, perché
un licenziamento, una difficoltà psicologica vissuta da un dipendente colpito dal mobbing è una difficoltà psicologica ed economica che entra nella famiglia che perde un
livello di serenità che magari era già preoccupante prima. Si tratta certamente di una
materia sociale ma anche di una cultura, quella di riconoscere il mobbing e di intervenire per punirne, non parlo di limitare, l’esistenza del mobbing.
Per questo abbiamo presentato una volta di più questo disegno di legge che
in passato non ha avuto fortuna. Temo purtroppo che anche questa volta non abbia
quello stesso risultato positivo che auspichiamo, ma mi auguro questa volta sì di sentire l’assessore che dica che stanno studiando il fenomeno o, meglio, che stanno proponendo un disegno di legge affinché si riconosca il mobbing e si pongano dei limiti.
Mi piacerebbe sentire questo, se non altro dall’assessore, perché l’importante è far riconoscere il principio e far comprendere che il problema esiste, anche se sottile e poco
individuabile, e che è molto forte, incisivo e anche nei rapporti con la comunità professionale e umana di cui ogni persona fa parte.
HEISS (Grüne Fraktion – Gruppo Verde – Grupa Vërda): Dieser Gesetzentwurf, den Kollege Minniti vorgelegt und auch ausführlich erläutert hat, verdient
doch einiges an Aufmerksamkeit. Ich denke, hier geht es um einen eingeschränkten
Bereich in der Arbeitswelt, nämlich um den Bereich der öffentlichen Verwaltung. Als
ehemaliger Mitarbeiter der Landesverwaltung weiß ich, wie sehr das Problem des
Mobbings ein schleichendes, wie es Kollege Minniti dargestellt hat, aber doch chronisches Übel darstellt. Es ist ein Übel, das sich in den letzten Jahren, wie mir scheint,
deutlich verschärft hat. Ich weiß nicht, Landesrat Widmann, ob es über das Phänomen
"Mobbing" in der Landesverwaltung systematische Untersuchungen, ob es eine relativ
genaue, präzise Erfassung dieses Phänomens gibt. Ich denke, eine entsprechende
Untersuchung würde ein erschreckendes Ausmaß aufzeigen. Ich würde annehmen,
dass wahrscheinlich jedes zweite Amt der Landesverwaltung, der öffentlichen
Verwaltungen unter mehr oder minder ausgeprägten Formen von Mobbing zu leiden
hat.
Das Mobbing ist keine modische Zeitkrankheit, keine modische Erscheinung, die wieder vorübergehen wird, sondern es ist ein Beziehungssymptom in der
Arbeitswelt, das sich aus mehreren Gründen verstärken wird. Zum einen gibt es zunehmend psychische Probleme auf individueller, aber auch auf sozialer Ebene durch
die Individualisierung, durch die Probleme in den Familien. Zum zweiten trägt auch –
das muss man deutlich sagen – die Einkommenssituation dazu bei, dass in der Ar-
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beitswelt in der öffentlichen Verwaltung Probleme des Einkommens auf die Arbeitssituation übertragen werden. Sie haben keine Vorstellungen, meine sehr geehrten
Kolleginnen und Kollegen, wie intensiv in der Landesverwaltung über die Aufteilung
von Leistungsprämien, über individuelle Vorrückungen, über die Unterschiede in der
Bewertung debattiert wird und wie dies dazu führt, dass sich Neid, Missgunst und auch
Konflikthäufigkeit in einer Zeit, in der es materiell immer schwieriger wird, sprunghaft
vermehren. Ich sehe auch deutlich, wie subtil die Formen des Mobbings geworden
sind, wie sie sich in kaum fassbaren Handlungen, nämlich in Informationsverweigerung, in systematischer Umgehung, im Einsetzen für bestimmte Arbeiten durch die
Vorgesetzten und in einer Gesamtsituation äußern, die zwar undurchschaubar erscheint, aber sich zunehmend häuft. Ich denke, wenn man die Personalvertretungen,
die Gewerkschaften fragt, so werden diese Ihnen, Herr Landesrat, allesamt bestätigen,
dass sich diesbezüglich ein Phänomen in deutlicher Zunahme befindet. Es ist ein Phänomen, das auch durch die moderne digitale Technik noch gesteigert wird. Ich möchte
nicht wissen, wie viele Beamte der öffentlichen Verwaltung mit anonymen E-Mails
belästigt werden, welche Situationen diesbezüglich auftreten. Ich weiß das aus der internen Erfahrung, die ich in vielen Jahren angesammelt habe.
Es ist ein Bereich, in dem wirklich Handlungsbedarf angesagt ist, nämlich
die individuelle Situation der Betroffenen zu verbessern, die auch – das muss man sagen – an solchen schleichenden Konfliktfällen mitverantwortlich ist. Es geht auch
darum, die Beziehungsdynamik in den einzelnen Abteilungen, in den einzelnen Ämtern, in den einzelnen Diensteinheiten zu verbessern. Es ist, glaube ich, auch ein Kostenfaktor in Rechnung zu stellen. Der volkswirtschaftliche Schaden, der durch Mobbing entsteht, ist außerordentlich. Es wird außerordentlich viel an Mühe, an Geld verwendet, um solche Konfliktsituationen durch Scheinlösungen, durch Umgehung des
Problems aus der Welt zu schaffen. Es passiert sehr häufig, dass man, wenn ein Mitarbeiter, eine Mitarbeiterin nicht in der Lage ist, bestimmte Arbeiten auszuführen, nicht
in der Lage ist, dem oder der Gemobbten in dieser Situation zu helfen. Mit zusätzlichen Mitarbeitern, mit Überstunden und mit anderem mehr sollte versucht werden,
diese Situation zu kompensieren. Man darf in einer Situation, in der die Haushalte
durchaus rückläufig und Einsparungen angesagt sind, auch diesen Aspekt nicht vergessen.
Ich denke, dass das, was Kollege Minniti hier aufs Tapet gebracht hat, eine
sehr reale Grundlage hat. Wir müssen uns wirklich fragen, ob und in welcher Form wir
dem Phänomen Mobbing begegnen, das, wie gesagt, kein modisches Phänomen ist,
von dem man nicht die Hoffnung haben darf, dass es in irgendeiner Weise vorbeigehen
wird, sondern es muss wirklich als chronische, als lähmende Begleiterscheinung der
öffentlichen Verwaltungen erkannt, diagnostiziert und bekämpft werden.
Für mich stellt sich natürlich die Frage, ob ein Gesetzentwurf, also sozusagen ein wirklich gewichtiger legislativer Akt die richtige Art und Weise ist, um diesbezüglich sofort Effekte zu erzielen. Mir schiene es vor allem auch wichtig, dass zu-
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nächst einmal analysiert wird, in welchen Bereichen, in welchen Ämtern, in welchen
Abteilungen, mit welchen Verlaufsformen Mobbing im Bereich der Landesverwaltung, im Bereich der Sanitätseinheiten auftritt, und dass zunächst auf einer Ebene der
Verwaltung, auf einer Ebene der besseren Betreuung, auf einer Ebene der Beziehung
zwischen den Sozialpartnern, zwischen den Gewerkschaften und der Landesverwaltung versucht wird anzusetzen. Ich denke, diese Diagnose müsste einem Gesetzentwurf vorangehen, aber keine Frage, die Begründung, die der Gesetzentwurf des Kollegen Minniti liefert, ist sehr stichhaltig. Auch seine Erläuterung zeugt davon, dass das
durchaus über ein routinemäßiges Einbringen eines Gesetzentwurfes hinausgeht. Aus
diesem Grund, denke ich, dass der Übergang zur Artikeldebatte befürwortet werden
kann und eine ausführliche Diskussion über diesen Gesetzentwurf sinnvoll ist. Ich
würde mir von Landesrat Widmann, der für das Personal der Landesverwaltung zuständig ist, wünschen, dass er uns in seiner Replik seinen Eindruck von der Situation
im Bereich der Personalführung, der Personalverwaltung, im Bereich Mobbing wiedergibt. Seine Einschätzung über diesen Aspekt würde uns sehr interessieren. Ich
glaube, auch wenn dieser Gesetzentwurf nicht behandelt werden wird oder behandelt
werden würde, stehen wir doch vor der Tatsache, dass wir mit diesem Phänomen ständig konfrontiert sein werden. Es ist ein Phänomen, das angemessene Aufmerksamkeit
und intensive Diagnose und Therapie erfordert.
WIDMANN (Landesrat für Personal, Tourismus, Verkehr und Transportwesen – SVP): Das Mobbing ist sicher ein ernst zu nehmendes Problem, das immer wieder auftaucht und vorkommt. Es ist wichtig, dass man es ahndet und auch
dementsprechend Sanktionen setzt bzw. es unterbindet. Ich glaube, es kann nicht toleriert werden, wenn Leute am Arbeitsplatz konsequent gemobbt werden. Ich glaube,
dass in der Personalordnung der Landesverwaltung sehr wohl viele dieser Punkte bereits verankert sind. Ich möchte den Artikel 51 Absatz 1 des bereichsübergreifenden
Kollektivvertrages vom 8.1.2002 zitieren, in dem steht, dass es zu den Aufgaben jeder
Verwaltung gehört, in den Verhaltensregeln, unter Berücksichtigung der staatlichen
und europäischen Bestimmungen, die ganz klare Sachen vorgeben, Normen gegen sexuelle Belästigungen vorzusehen und für deren Einhaltung zu sorgen. Laut Artikel 52
Absatz 1 Buchstabe h) desselben Kollektivvertrages darf das Personal keine Handlungen unternehmen und kein Verhalten an den Tag legen, die die Menschenwürde verletzt oder sexuelle Belästigungen darstellen. Entsprechend diesen Grundsätzen können
die Körperschaften, nach Anhören der Gewerkschaften, auf Bereichsebene die Dienstpflichten und Verhaltensregeln im Detail bestimmen. Für diesen Bereich bedarf es also
keines Gesetzes. Das ist im Wesentlichen bereits in allen Bereichen der Personalordnung und in den Kollektivverträgen vorgesehen.
Was im Besonderen das Mobbing betrifft, so beinhaltet der oben genannte
Artikel 51 Absatz 2 einige ganz klare Grundsätze, aufgrund derer der Schutz der Personen am Arbeitsplatz in jeglicher Hinsicht ausreichend gewährleistet sein muss. Die-
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ser Schutz muss natürlich angewendet werden, was natürlich sehr wichtig ist, und er ist
auch von Führungspersonen abhängig, die entsprechend geschult werden. Es kommt
sicherlich trotzdem noch zu Fällen von Mobbing, aber die Regelungen, die Gesetze
sind vorhanden. Im Wesentlichen wird dem Mobbing aber ganz konsequent nachgegangen.
Der Absatz 1 des Artikels 52 des genannten bereichsübergreifenden Kollektivvertrages beinhaltet zusätzliche Schutzbestimmungen, denn jede Körperschaft kann,
wie bereits oben angeführt, in den Verhaltensregeln für das Personal entsprechende
Schutzregeln zusätzlich aufnehmen. Ein Vorfall kann bis zur Gehaltskürzung und weitere Handlungen, die schwerwiegender sind, können bis zur zeitweiligen Enthebung
vom Dienst führen. Ich glaube, dass es diese Möglichkeit bereits gibt. Die Möglichkeit
der Erteilung eines Verweises ist in den Verträgen festgeschrieben und auch in der
Personalordnung festgehalten. Deshalb kann die Schlussfolgerung nur sein, dass keine
der im genannten Gesetzentwurf vorgesehenen Bestimmungen erforderlich sind, denn
sie sind schon vorhanden.
Was den Artikel 3 anbelangt, möchte ich sagen, dass die entsprechenden
Maßnahmen auf jeden Fall von den Vorgesetzten aus der Welt zu schaffen sind. Der
Artikel 6 verletzt im zweiten Teil sogar die Kompetenz des Staates im Bereich der Zivilprozessordnung. Der Absatz 2 des Artikels 6 kann, falls erforderlich, mit Kollektivvertrag geregelt werden. Er ist nur von den Gewerkschaften und von uns aufzunehmen, wenn es erforderlich ist. Deshalb glaube ich einfach, dass dieser Gesetzentwurf
nichts Neues beinhaltet, weil bereits alles vorhanden ist. Deshalb kann der Gesetzentwurf in dieser Form auch nicht angenommen werden.
MINNITI (AN): Noi siamo del parere opposto, anche perché se è vero che il
comma 2 dell’articolo 51 dice che rientrano nelle competenze del comitato per le pari
opportunità la promozione di iniziative volte ad attuare le direttive dell’Unione Europea per l’affermazione sul lavoro e la pari dignità delle persone, in particolare per rimuovere comportamenti molesti e lesivi delle libertà personali delle singole persone e
per superare atteggiamenti che rechino pregiudizi e sviluppino rapporti corretti fra le
persone sul lavoro, è anche vero che non vengono posti limiti atti ad individuare dove
inizia il pregiudizio e lo sviluppo dei rapporti di lavoro, dove inizia la lesione delle libertà personali delle singole persone, dove inizia l’atto vero e proprio di mobbing, il
blocco della carriera, le difficoltà che vengono in qualche maniera create da colleghi o
da superiori nei confronti della persona. Questo è l’atto che manca ed è il più importante, perché nel momento stesso in cui il contratto collettivo prevede tali contenuti è
anche vero che rimane carta straccia nel momento in cui si dice tutto e non si dice
nulla. Bisogna quindi fissare dei punti e dei principi ben definiti, oltre i quali inizia una
pratica di mobbing che deve essere sanzionata. E’ troppo soggettivo il contratto collettivo così come viene indicato, sia l’articolo 51 che il 52. E di fronte a problemi di questo genere riteniamo che non ci si possa abbandonare alla soggettività, bisogna creare
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dei punti fermi. Cosa significa per Lei, assessore, la lesione della dignità personale, e
cosa può significare invece per colui che in qualche maniera subisce questa lesione?
Cosa significa bloccare la crescita professionale di una persona, dove inizia il demerito
di una persona e dove inizia il mobbing, nel momento stesso in cui quella persona non
viene premiata con una qualifica superiore perché si ritiene esista un suo demerito?
Crediamo che dei paletti debbano essere posti, e riteniamo anche che la
Provincia, grazie alla sua decantata autonomia, possa in qualche maniera essere
“prima” anche in questo, proprio perché ha alle sue dipendenze, in maniera diretta o
indiretta, oltre 18 mila persone, gran parte di queste con alle spalle una famiglia e
molte di queste forse si sentono colpiti da atti di mobbing, una violenza certamente
sottile ma molto incisiva, pericolosa, che incide a livello materiale sulle persone ma
anche a livello psicologico, e forse proprio perché incide molto a livello psicologico è
molto più grave di tante altre malattie che invece tendono ad emergere. Per questo riteniamo che la Provincia stia perdendo un’occasione nel non stabilire di fissare questi
paletti e per questo crediamo che sia oltre modo opportuno che quest’aula si possa
esprimere affinché un progetto quale quello di Alleanza Nazionale, cioè quello di creare delle normative sul mobbing, sia invece necessario.
PRÄSIDENTIN: Wir stimmen über den Übergang von der General- zur
Artikeldebatte des Landesgesetzentwurfes Nr. 32/04 ab: mit 9 Ja-Stimmen, 13 NeinStimmen und 2 Stimmenthaltungen abgelehnt.
Wir kommen zum Tagesordnungspunkt 29, Landesgesetzentwurf Nr. 21/04.
Das Wort hat der Abgeordnete Urzì, bitte.
URZÌ (AN): Sull’ordine dei lavori. Chiedo che la trattazione di questo punto
venga aggiornata.
PRÄSIDENTIN: Wir kommen zum Tagesordnungspunkt 33, Beschlussantrag Nr. 195/04.
Das Wort hat der Abgeordnete Minniti zum Fortgang der Arbeiten.
MINNITI (AN): Ho già detto ieri che oggi avremmo trattato solo il disegno
di legge sul mobbing.
PRÄSIDENTIN: Es werden also alle vom Abgeordneten Minniti bzw. seinen Fraktionskollegen eingebrachten Gesetzentwürfe bzw. Beschlussanträge auf die
nächste Sitzungsfolge vertagt.
Punkt 44 der Tagesordnung: Landesgesetzentwurf Nr. 41/04: "Regelung der
Aufwandsentschädigung für die Abgeordneten zum Südtiroler Landtag und für
die Mitglieder der Landesregierung".
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Punto 44) dell’ordine del giorno: Disegno di legge provinciale n. 41/04:
"Disciplina delle indennità di carica dei/delle componenti del Consiglio della Provincia autonoma di Bolzano e dei/delle componenti della Giunta provinciale".
Ich ersuche den Abgeordneten Leitner um die Verlesung des Begleitberichtes.
LEITNER (Die Freiheitlichen): Die Änderung des Autonomiestatutes von 2001 sieht vor, dass die Abgeordneten als Landtagsabgeordnete gewählt werden und in Folge auch dem Regionalrat angehören. Am 26. Oktober 2003 fand diese Regelung erstmals Anwendung.
Es erscheint daher sinnvoll und logisch, dass der Landtag die Verantwortung und die Zuständigkeit für die Regelung der Aufwandsentschädigung für die Landtagsabgeordneten übernimmt. Um einen organischen Übergang von der derzeitigen regionalen Regelung auf die
vorliegende neue zu ermöglichen, wird vorgeschlagen, dass dieses
Gesetz mit Beginn der nächsten Legislaturperiode in Kraft tritt.
Die Notwendigkeit eines eigenen Gesetzes leitet sich nicht nur von
der letzten Änderung des Autonomiestatutes ab, sondern auch von
der Tatsache, dass der Trentiner Landtag mit einem vollkommen anderen Wahlgesetz bestellt wird. Grundsätzlich soll der bestehende
Automatismus der Erhöhungen bzw. die bestehende Ankoppelung an
die Gehälter der Parlamentarier abgeschafft werden.
Was die notwendige Neuregelung der Leibrenten anbelangt, so wird
angeregt, dafür ein eigenes Gesetz vorzulegen.
Mit diesem Gesetz wird festgelegt, dass den Landtagsabgeordneten
ausschließlich jene Aufwandsentschädigung zuerkannt wird, wie sie
am Beginn einer Legislatur vom Landtag beschlossen wird. Die Aufwandsentschädigung ist nicht höher als jene der Parlamentarier ohne
die so genannte „diaria“ und kann lediglich um die jährlich ermittelten
Lebenserhaltungskosten aufgewertet werden. Ein Teil der Aufwandsentschädigung wird in einen eigenen Fonds für die Abfertigung überwiesen.
Überdies wird vorgeschlagen, auch um die Würde des Amtes und des
Landtages zu wahren, die unentschuldigte Abwesenheit von den Sitzungen des Landtages und der ständigen Kommissionen zu bestrafen, indem die Aufwandsentschädigung entsprechend gekürzt wird.
Die vorliegende Regelung soll den Landtagsabgeordneten eine angemessene Aufwandsentschädigung garantieren und zusätzliche ungerechtfertigte Privilegien beseitigen. Dafür soll der Landtag seine
volle Verantwortung übernehmen.
Bemerkungen zu den Artikeln
Der Gesetzentwurf besteht aus 7 Artikeln.
Artikel 1 regelt die Zielsetzung und bestimmt, dass die Aufwandsentschädigungen der Landtagsabgeordneten zu Lasten des Haushaltes
des Landtages gehen und zusätzliche Ausgaben für die Mitglieder
Landesregierung zu Lasten des Landeshaushaltes.
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Artikel 2 legt das Höchstmaß der Aufwandsentschädigung fest und
regelt die Einrichtung eines Abfertigungsfonds.
Artikel 3 sieht Funktionszulagen für den Präsidenten und den Vizepräsidenten des Landtages sowie für den Präsidenten, die Vizepräsidenten und die Assessoren des Landesausschusses vor.
Artikel 4 regelt die Reduzierung der Aufwandsentschädigung im Falle
von Abwesenheit bei den Sitzungen des Landtages und der ständigen
Kommissionen.
Artikel 5 schafft Bestimmungen ab, die im Widerspruch zu diesem
Gesetz stehen.
Artikel 6 bestimmt, dass die Finanzierung der Ausgaben, die aus diesem Gesetz hervorgehen, mit eigenem nachfolgenden Gesetz festgelegt wird.
Artikel 7 legt fest, dass dieses Gesetz mit Beginn der nächsten Legislatur in Kraft tritt.
---------In seguito alla modifica apportata allo Statuto di autonomia nel 2001 i
consiglieri/le consigliere sono eletti/e come consiglieri/e provinciali e
come tali fanno parte anche del Consiglio regionale. Questa nuova
regolamentazione è stata applicata per la prima volta il 26 ottobre
2003.
È dunque logico e opportuno che il Consiglio provinciale assuma la
responsabilità e la competenza per la disciplina dell’indennità di carica
dei consiglieri e delle consigliere provinciali. Per garantire un passaggio organico dall’attuale regolamentazione regionale alla presente, si
propone che la legge entri in vigore all’inizio della prossima legislatura.
La necessità di una legge apposita deriva non solo dall’ultima modifica dello Statuto di autonomia ma anche dal fatto che il Consiglio provinciale del Trentino viene eletto sulla base di una legge elettorale
completamente diversa. In linea di principio deve essere abolito
l’attuale automatismo degli aumenti ovvero l’attuale aggancio ai compensi dei parlamentari.
Per quanto riguarda la necessaria riforma dei vitalizi, si propone la
presentazione di un’apposita legge.
Con la presente legge si stabilisce che ai consiglieri e alle consigliere
provinciali sia corrisposta solo l’indennità di carica determinata dal
Consiglio provinciale all’inizio della legislatura. Tale indennità non supera quella dei parlamentari senza la cosiddetta “diaria” e può essere
rivalutata solo in base all’aumento del costo annuale della vita. Una
parte dell’indennità è versata in un apposito fondo per la buonuscita.
Si propone inoltre, allo scopo di salvaguardare la dignità della carica e
del Consiglio provinciale, di punire l’assenza non giustificata dalle sedute del Consiglio e delle commissioni permanenti decurtando
l’indennità di carica.
La presente regolamentazione si prefigge di garantire ai consiglieri/alle consigliere provinciali un’adeguata indennità di carica eliminando i privilegi non giustificati. A tale scopo il Consiglio provinciale
deve assumersi la piena responsabilità.
Note agli articoli
Il disegno di legge è composto da 7 articoli.
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L’articolo 1 definisce gli obiettivi e stabilisce che le indennità di carica
dei consiglieri e delle consigliere provinciali sono a carico del bilancio
del Consiglio provinciale, mentre le ulteriori spese per i componenti
della Giunta provinciale sono a carico del bilancio provinciale.
L’articolo 2 definisce l’ammontare massimo dell’indennità di carica e
l’istituzione di un apposito fondo per la buonuscita.
L’articolo 3 definisce le indennità di funzione del/della presidente e
del/della vicepresidente del Consiglio provinciale nonché del/della presidente, dei/delle vicepresidenti e degli assessori e delle assessore della Giunta provinciale.
L’articolo 4 disciplina la riduzione dell’indennità di carica in caso di assenza dalle sedute del Consiglio e delle commissioni permanenti.
L’articolo 5 abroga le disposizioni in contrasto con la presente legge.
L’articolo 6 stabilisce che il finanziamento delle spese derivanti da
questa legge sarà definito con una legge successiva.
L’articolo 7 prevede che la presente legge entri in vigore all’inizio della
prossima legislatura.
PRÄSIDENTIN: Abgeordneter Leitner! Nachdem Sie wünschen, dass ich
auf diesen Gesetzentwurf eingehe, ersuche ich Sie, die weitere Behandlung des Gesetzentwurfes zu vertagen, da ich eine dringende Verpflichtung in Meran habe und
somit an der weiteren Behandlung des Gesetzentwurfes nicht mehr teilnehmen kann.
LEITNER (Die Freiheitlichen): Danke, Frau Präsidentin! Natürlich bin ich
damit einverstanden. Ich denke, dass Sie in diesem Fall selbstverständlich entschuldigt
sind.
PRÄSIDENTIN: Wir kommen zum Tagesordnungspunkt 45, Beschlussantrag Nr. 208/04.
Das Wort hat die Abgeordnete Klotz zum Fortgang der Arbeiten.
KLOTZ (UFS): Gestern war dieser Tagesordnungspunkt zwei Mal vertagt
worden, weil Landeshauptmann Durnwalder nicht anwesend war. Ich ersuche Sie abzuklären, ob er heute anwesend ist bzw. ob sonst jemand von der Landesregierung zu
diesem Beschlussantrag Stellung nehmen kann.
PRÄSIDENTIN: Bis der Landeshauptmann kommt, verlese ich den Text
des Beschlussantrages.
Punkt 45 der Tagesordnung: "Beschlussantrag Nr. 208/04 vom 18.10.2004,
eingebracht von den Abgeordneten Klotz und Pöder, betreffend die Neugestaltung des Bozner Bahnhofs."
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Punto 45) dell’ordine del giorno: "Mozione n. 208/04 del 18.10.2004,
presentata dai consiglieri Klotz e Pöder, concernente il rifacimento della stazione
ferroviaria di Bolzano."
Neugestaltung des Bozner Bahnhofs
Das Projekt der Verlegung des Bozner Bahnhofs um ca. 700 Meter
Richtung Eisack zum Bozner Boden sollte aus verschiedenen Gründen überdacht werden.
Hunderte von Pendlern, die mit dem Zug täglich zur Schule, zur Arbeit
oder zu wichtigen Besorgungen aus dem ganzen Land nach Bozen
kommen, wären davon betroffen und könnten das Zentrum nicht mehr
so leicht zu Fuß erreichen wie bisher.
Nirgends in Europa werden die Bahnhöfe aus den Stadtzentren verlegt. Selbst in Großstädten wie Mailand, Wien und München hat man
sie bewusst dort belassen, wo sie von jeher waren, nämlich möglichst
nahe an den Zentren. Moderne Städteplaner setzen sich dafür ein,
dass die öffentlichen Verkehrsmittel, vor allem die Bahn, gut und leicht
zu erreichen sind. Es erweist sich als immer vordringlicher, Anreize zu
schaffen, dass die Menschen auf diese Verkehrsmittel umsteigen. Mit
der Verlegung des Bahnhofs würde man genau den umgekehrten
Weg gehen, nämlich die Erreichbarkeit erschweren.
Zur Verwirklichung des neuen Bahnhofs, wie ihn die Gemeindepläne
vorsehen, müsste eine neue Brücke über den Eisack und ein Tunnel
durch den Virgl erbaut werden. Außerdem müssten am Bozner Boden
Flächen, die für Dienstleistungs- und Handelsbetriebe vorgesehen
sind, geopfert werden. Das Projekt sieht einen Bahnhof auf sieben
Meter hohen Stelzen und eine ca. 700 Meter lange, überdachte Verbindung ins Zentrum vor.
Der Landesverband für Heimatpflege in Südtirol hat im August 2003
bei der Umweltagentur gleichzeitig mit seinen Einwänden zum Projekt
des Brenner-Basis-Tunnels auch einen Alternativvorschlag zur Neugestaltung des Bozner Bahnhofs eingebracht. Dieser sieht die Beibehaltung des heutigen Standortes als eingehausten Kopfbahnhof vor,
der einen neuen, äußerst funktionellen Komplex außerhalb des den
Reisenden vorbehaltenen Schienenkörpers vorsieht. Der alte und
neue Bahnhof würden eine funktionelle Einheit, wo der eine dem anderen auf einer Distanz von nur 100 Metern gegenüber liegt und
durch eine Fußgänger-Unterführung verbunden ist. Alle Züge, mit
Ausnahme jener nach Meran, würden nicht mehr die Wohngebiete
durchqueren, da die Anbindung des Kopfbahnhofs an den BrennerBasis-Tunnel mittels kurzer "BY-Pass" erfolgt, die von der bestehenden Eisenbahnbrücke aus (sie würde beibehalten) in den Tunnel am
Fuße des Virglberges führen. Somit hätten alle Züge, die von Norden
kommen, die Möglichkeit, in Bozen einzufahren, ebenso die von Süden kommenden. Es wäre nicht mehr notwendig, urbanistische Änderungen des verbauten Geländes an der Ostseite vorzunehmen, um
die neue Bahnlinie längs des Eisack zu errichten, und die Fläche des
heute ungenutzten Rangierbahnhofs könnte für den Wohnbau erschlossen werden.
Ein weiterer Vorteil dieses Vorschlags besteht darin, dass die derzeitige Bahnlinie von der Abzweigung nach Meran bis nach Auer und ab
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Bozen bis Blumau ausschließlich für leichte und leisere Züge für den
Schnellverkehr mit Niederflurwaggons genützt werden kann. Auch die
Unterbringung der Triebwagen erfordert keine zusätzlichen Eingriffe,
da das bereits für diesen Zweck bestehende Gebäude samt Schienenstrang genutzt werden kann. Es müssten keine Enteignung vorgenommen werden und die Schleifung von bereits bestehenden Gebäuden für Handelstätigkeit am Bozner Boden würde auch hinfällig. Nicht
zuletzt ergibt sich im Sinne einer Verkehrsberuhigung die Möglichkeit,
eine unterirdische Verbindung zu den vielen Parkplätzen im Zentrum
von Bozen herzustellen. Das jetzige Bahnhofsareal kann so ausgebaut werden, dass es den Bedürfnissen der zukünftigen Verkehrsentwicklung voll entspricht.
Der ökologische und umweltrelevante Aspekt einer Alternativlösung
sollte genau so in Betracht gezogen werden wie die Kosteneinsparung gegenüber den speziellen Kunstbauten zur Anhebung des neuen
Bahnhofstandorts und der neuen Brücke, wie sie das offizielle Projekt
vorsieht. Alle diese Vorteile sollten nicht in den Wind geschlagen werden.
Deshalb
verpflichtet
der Südtiroler Landtag
die Landesregierung,
den vom Landesverband für Heimatpflege eingereichten Alternativvorschlag eingehend zu prüfen und ihn in einer Machbarkeitsstudie
mit dem offiziell vorliegenden Projekt der Gemeinde Bozen in allen
Details zu vergleichen;
die Verwirklichung jenes Projektes voranzutreiben, welches weniger
Eingriffe notwendig macht und vom ökologischen, ökonomischen und
sozialen Standpunkt aus besser vertretbar ist.
---------Rifacimento della stazione ferroviaria di Bolzano
Il progetto riguardante lo spostamento della stazione ferroviaria di
Bolzano di ca. 700 m in direzione Isarco verso i Piani di Bolzano per
diversi motivi necessiterebbe di una serie di riconsiderazioni.
Ne sono interessati centinaia di pendolari che giornalmente arrivano
in treno a Bolzano da tutta la provincia per andare a scuola, al lavoro
o ad altri appuntamenti importanti e che in questo modo non sarebbero più in grado di giungere così agevolmente a piedi in centro.
In nessuna città d'Europa le stazioni ferroviarie vengono spostate dal
centro. Anche nelle metropoli come Milano, Vienna e Monaco sono
rimaste laddove si trovano da sempre, vale a dire in prossimità del
centro storico. Urbanisti di provata esperienza si battono affinché i
mezzi di trasporto pubblici ed in particolare la ferrovia siano agevolmente e facilmente raggiungibili. Diventa sempre più urgente l'individuazione di stimoli per convincere la gente a optare per questi mezzi
di trasporto. Con il trasferimento della stazione ferroviaria si andrebbe
nella direzione esattamente opposta, in quanto verrebbe resa più difficoltosa l'accessibilità.
Per la realizzazione della nuova stazione ferroviaria così come previsto dai piani comunali sarebbe necessaria la costruzione di un nuovo
ponte che attraversa l'Isarco e di un tunnel nel Virgolo. Inoltre ai Piani
di Bolzano verrebbero utilizzate delle aree destinate ad aziende di
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servizi e commerciali. Il progetto prevede la realizzazione della stazione ferroviaria su delle colonne di 7 m d'altezza con un collegamento coperto verso il centro lungo ca. 700 m.
La Federazione provinciale per la tutela del patrimonio artistico e culturale nell'agosto 2003 contemporaneamente con le sue obiezioni alla
galleria di base del Brennero ha presentato all'Agenzia per l'ambiente
anche una proposta alternativa per la ristrutturazione della stazione
ferroviaria di Bolzano. Secondo questo progetto rimarrebbe invariata
l'ubicazione; essa verrebbe trasformata in una stazione di testa (coperta) con annesso un nuovo complesso molto funzionale esterno al
corpo binari riservato esclusivamente ai passeggeri. La stazione vecchia e quella nuova costituirebbero dunque un'unità funzionale distanti
soltanto 100 m l'una dall'altra e collegate da un sottopassaggio pedonale. Tutti i treni, ad eccezione di quelli per Merano, non attraverserebbero più le zone residenziali, in quanto il collegamento con la stazione di testa al tunnel di base del Brennero avverrebbe attraverso un
breve by pass che partirebbe dall'attuale ponte ferroviario sull'Isarco
(verrebbe mantenuto) per immettersi nel tunnel ai piedi del Virgolo.
Pertanto tutti i treni provenienti da nord avrebbero la possibilità di entrare nella stazione di Bolzano e lo stesso dicasi per i treni da sud.
Non sarebbero più necessarie delle modifiche urbanistiche dell'area
edificata sul versante est per realizzare il nuovo tracciato ferroviario
lungo l'Isarco e l'area attualmente inutilizzata della stazione di smistamento potrebbe essere destinata all'edilizia abitativa.
Un ulteriore vantaggio di questa proposta consiste nel fatto che l'attuale tracciato ferroviario dalla deviazione per Merano fino ad Ora e
da Bolzano fino a Prato Isarco potrebbe essere utilizzato esclusivamente per treni leggeri e più silenziosi per trasferimenti veloci con vagoni a basso pianale. Anche la sistemazione delle locomotrici non richiederebbe ulteriori interventi in quanto a tale scopo verrebbero utilizzati l'edificio e le rotaie esistenti. Non sarebbe necessario procedere
ad espropri ed inoltre si renderebbe superflua la demolizione di edifici
attualmente destinati alle attività commerciali ai Piani di Bolzano. Non
da ultimo ai sensi di un miglioramento della situazione del traffico si
creerebbe la possibilità di realizzare un collegamento sotterraneo
verso i molti parcheggi nel centro di Bolzano. L'attuale area della stazione ferroviaria potrebbe essere strutturata in modo tale da corrispondere totalmente alle future esigenze inerenti lo sviluppo del traffico.
Dovrebbero essere presi in considerazione sia gli aspetti ecologici e
importanti dal punto di vista ambientale sia i risparmi finanziari di una
simile soluzione alternativa rispetto alle costruzioni necessarie per
l'innalzamento della nuova stazione ferroviaria nonché del nuovo ponte come previsti dal progetto ufficiale. Tutti questi vantaggi non dovrebbero essere ignorati.
Pertanto
il Consiglio della Provincia autonoma di Bolzano
impegna
la Giunta provinciale
ad esaminare attentamente la proposta alternativa presentata dalla
Federazione provinciale per la tutela del patrimonio artistico e cultu-
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rale e confrontarla fino nei dettagli nell'ambito di uno studio di fattibilità
con il progetto ufficialmente presentato dal comune di Bolzano;
a portare avanti la realizzazione di quel progetto che richiede meno
interventi ed è più sostenibile dal punto di vista ecologico, economico
e sociale.
Das Wort hat die Abgeordnete Klotz zur Erläuterung.
KLOTZ (UFS): Es ist ein sehr aktueller Antrag, obwohl er vor ziemlich genau einem Jahr eingereicht worden ist. Hier geht es um die Neugestaltung des Bozner
Bahnhofs. Wir haben erst kürzlich in der Presse gelesen, dass es demnächst ein wichtiges Treffen mit den Verantwortlichen der Eisenbahn in Italien geben wird und dass
sich vor allen Dingen Landeshauptmann Durnwalder noch offen lässt – so hat es zumindest in den Medien geheißen -, welches Projekt ins Auge gefasst wird. Demnach
hat man endlich zur Kenntnis genommen, dass der Alternativvorschlag des Landesverbandes für Heimatpflege in Südtirol seit langem vorliegt. Er wurde auch offiziell eingebracht. Es freut mich, dass man sich zumindest jetzt mit dem Gedanken trägt, diese
beiden Projekte miteinander zu vergleichen und genauer zu studieren, um zu sehen, ob
das Projekt, welches bisher die Gemeinde Bozen vorangetrieben hat, das günstigere in
ökonomischer wie auch in ökologischer Hinsicht ist.
Man spricht eigentlich von einem Projekt, das ein Wahnsinn ist. Man muss
sich nämlich vorstellen, dass die Eisenbahn, die in der Nähe des Virgltunnels bzw. in
der Nähe des Virglberges herauskommen soll, auf 6 bis 7 Meter hohen Stelzen längs
des Eisacks verlaufen soll. Jeder, der die Bozner Umgebung, vom Hotel Eberle oder
von der Oswaldpromenade aus gesehen, kennt, der weiß, welchen Lärm dort bereits
die bestehende Eisenbahn verursacht, geschweige denn, wenn das Ganze jetzt noch
einmal auf 6 bis 7 Meter hohen Stelzen den Eisack entlang gebaut würde. Außerdem
hat jetzt natürlich jeder großes Interesse an dem bisher bestehenden und kaum noch
genützten Bahnhofsareal mit den vielen Rangiergeleisen, mit der großen Fläche. Natürlich haben viele Appetit darauf, dieses Areal neu zu gestalten und eventuell zu
verbauen, aber wir müssen vorausschauen.
Wir dürfen nicht unsere Entscheidungen nach kurzfristigem Gewinn und
nach dem Gewinn einiger weniger ausrichten, sondern wir müssen unsere Entscheidungen nach den Maßgaben des allgemeinen Wohls und auch nach den Maßgaben des
Bedarfs der Bürger treffen. Man würde damit die Bürger mehr oder weniger zwingen,
noch einmal 600 bis 700 Meter Fußmarsch zurückzulegen bzw. weitere Entfernungen
in Kauf zu nehmen. Überall in Europa ist es so, dass man die bestehenden Bahnhöfe
im Zentrum belässt. Wir kennen die Kopfbahnhöfe von München, wir kennen auch die
Bahnhöfe von Mailand und dergleichen, wie auch die Bahnhöfe von Innsbruck und
Trient. Nirgendwo werden die Bahnhöfe verschoben und ausgesiedelt. Das würde
zwar keine Aussiedlung bedeuten, aber 600 bis 700 Meter ist immerhin eine Entfernung, die sehr viele Folgen auch für die Benützer bedeuten würde.
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Es bietet sich die Alternative ... Vielleicht gibt es einen noch besseren Vorschlag, das wissen wir nicht. Wir haben hier zum Vergleich den Vorschlag des Landesverbandes für Heimatpflege, der sehr viel platzsparender, kostengünstiger und benützerfreundlicher wäre. Vor allen Dingen würde das für die Zukunft weniger Belastung bedeuten. Ich habe den Presseberichten, von denen ich schon gesprochen habe,
entnommen, dass sich die Landesregierung ernsthaft Gedanken darüber macht, ob es
diesbezüglich nicht wirklich notwendig ist, vom Projekt der Gemeinde abzusehen und
eine Alternative umzusetzen, um das einmal genau zu studieren und zu berechnen.
Es wäre auch ein Wahnsinn, die bestehenden Gebäude schleifen zu lassen.
Wir wissen, wie sich die Betriebe am Bozner Boden entfaltet haben. Dort ist ein sehr
schönes, neues und funktionierendes Viertel entstanden. Ich ersuche die Kolleginnen
und Kollegen, den Beschlussantrag anzunehmen. Wie gesagt, es freut mich sehr, dass
er gerade jetzt so aktuell ist. Wir sind es den zukünftigen Generationen schuldig, dass
wir diesbezüglich die richtigen Entscheidungen und nicht solche treffen, die morgen
Benützer und Steuerzahler und die Bevölkerung der Gebiete in Bozen, die davon betroffen wären, belasten, sondern dass wir eine weitschauende Entscheidung treffen.
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE:
GIORGIO HOLZMANN
VORSITZ DES VIZEPRÄSIDENTEN:
PRESIDENTE: La parola al consigliere Dello Sbarba, ne ha facoltà.
DELLO SBARBA (Gruppo Verde – Grüne Fraktion – Grupa Vërda):
Questo è un argomento molto importante nel quale bisogna essere un po’ prudenti, nel
senso che credo bisogna fissare alcune priorità, ma in questo momento non contrapporre un progetto all’altro. Credo ci siano alcuni principi da affermare. Il primo, ed è
un principio positivo contenuto nel progetto dell’"Heimatpflegeverband", che vede la
stazione di Bolzano come il nodo fondamentale della mobilità in provincia ecocompatibile e anche socialmente compatibile, perché viaggiare in treno è comodo, più ecologico ma anche meno dispendioso nel modo di muoversi, e quindi la stazione di Bolzano come snodo della mobilità deve essere mantenuta. Ogni operazione sulla stazione
di Bolzano non deve peggiorare ma migliorare la centralità della ferrovia nel sistema
della mobilità in Sudtirolo e non deve peggiorare ma semmai migliorare la condizione
e l’utilità della stazione per i pendolari. Questo è il primo punto.
Il secondo punto è che però, dopo tanti anni dall’occupazione da parte della
ferrovia di quell’area, sono in vista alcune grosse possibilità di unificazione dell’area.
Noi lo abbiamo chiesto, al di là del giudizio che si possa dare sul tunnel di base del
Brennero, la realizzazione immediata e prioritaria del passante ferroviario merci in
galleria sganciando questa opera dal tunnel che ci sembra una chimera che non si realizzerà mai, realizzandola immediatamente. Questo consente di liberare aree
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dell’attuale areale ferroviario consentendo di recuperare aree per l’insediamento urbano. Noi viviamo in una terra dove il terreno è scarso e prezioso, in una terra in cui
giustamente le istituzioni pubbliche sono riuscite a fare una politica urbanistica di
compattamento dei centri abitati, di non diffusione dell’abitato nella campagna.
Quando si arriva in Sudtirolo si capisce bene dove finisce la città e dove comincia la
campagna, e questo è un bene prezioso che dobbiamo mantenere. Quindi se si liberano
aree nel centro della città, queste aree per l’uso urbanistico sono preziose. C’è
l’esigenza della mobilità e l’esigenza urbanistica. Queste due esigenze devono essere
tenute sullo stesso piano e bisogna trovare una soluzione che mantenendo
l’attestamento della mobilità ferroviaria nel centro della città consenta di recuperare
più terreno possibile poi per le esigenze urbanistiche.
In questo senso condividiamo lo spirito della mozione, anche se su un punto
divergiamo. Non sono sicuro che il progetto dell’"Heimatpflegeverband" sia migliore,
sono sicuro che contenga degli elementi che non sono contenuti nel progetto del comune di Bolzano e che invece vanno attentamente considerati. Quindi sul primo punto
della parte deliberativa sono d’accordo, ma sul secondo punto auspico una formulazione che dica che bisogna aprire un confronto, da cui deve nascere un progetto che sia
il più possibile, economicamente e socialmente, compatibile e che non peggiori, anzi
migliori il ruolo strategico per la mobilità in provincia di Bolzano della stazione.
LEITNER (Die Freiheitlichen): Selbstverständlich ist dieser Beschlussantrag aktuell. Ich denke, dass man sich schon die Mühe machen sollte, diese Vergleiche,
welche hier gefordert werden, anzustreben. Das kann auch bedeuten, dass man Teile
des einen Projektes mit Teilen des anderen Projektes verbindet. Das schließt sich ja
nicht unbedingt gegenseitig aus, auch wenn beide Projekte behaupten oder zumindest
vorgeben schlüssig zu sein.
Ich bin grundsätzlich der Meinung, dass der Bahnhof nicht verlegt werden
sollte. Ich teile die Meinung jener, die sagen, dass der Bahnhof im Zentrum bleiben
soll. Ich denke, dass es verkehrspolitisch absurd wäre, einen Bahnhof weiter vom Zentrum weg zu verlegen, um dann wieder Wege finden zu müssen, wie man ins Zentrum
kommt. Das ist ein Widerspruch, den man erst noch aufklären müsste. Wenn wir uns
die derzeitige Situation anschauen, dann könnte man sich auch erwarten – das sage ich
in diesem Zusammenhang - die bisherige Situation, was die Fußgänger anbelangt, zu
entschärfen. Jeder von uns kennt die Situation vor dem Bozner Bahnhof. Das hat jetzt
nicht mit dem eigentlichen Projekt zu tun, ich sage es aber trotzdem, weil ich einfach
nicht verstehe, dass man diese Situation über Monate und Jahre so beibehält. Ich
möchte die Landesregierung fragen, nachdem sie diesbezüglich sicherlich mit der Gemeindeverwaltung von Bozen, auch wenn sie über einige Zeit kommissarisch verwaltet wurde, geredet hat, wie man das Fußgängerproblem zu lösen gedenkt. Ich möchte
wissen, ob man eine Über- oder Unterführung macht oder ob man die Autos darunter
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durchführt. Das sei dahingestellt, aber die heutige Situation ist sicherlich unerträglich
und auch gefährlich! Diese Frage möchte ich in diesem Zusammenhang stellen.
Was den Beschlussantrag selber anbelangt, sind wir dafür, dass der Alternativvorschlag des Heimatpflegeverbandes gründlich geprüft wird, dass man beide
vorliegende Projekte gegenübergestellt, und dass man eventuell, wie gesagt, auch
Elemente von beiden Projekten nimmt, um eine Lösung zu finden, die eine wirkliche
Verbesserung darstellt und auch den städteplanerischen, urbanistischen Bestimmungen
Rechnung trägt, die zeitgemäß sein sollten. Der Bahnhof sollte nicht, wie gesagt,
versetzt werden, um dann nach sündteueren Lösungen suchen zu müssen, wie die
Leute ins Stadtzentrum gelangen; das impliziert alles. Bevor man ein solches Projekt
verwirklicht, sollte man eine Nachdenkpause einschalten. Im Hintergrund steht der
Verdacht, dass es diesbezüglich um sehr große Spekulationsgeschäfte geht, dass der
bisherige Bahnhof für Dinge verwendet werden soll, die man jetzt nicht beim Namen
nennt, wo Geschäfte usw. untergebracht werden sollen, wobei man vielleicht schon die
Namen jener kennt, die die Nutznießer sein werden. Das wäre sicherlich nicht der Sinn
der Sache.
KURY (Grüne Fraktion – Gruppo Verde – Grupa Vërda): Zum Fortgang der Arbeiten! Wir haben gemeinsam mit der Einbringerin dieses Beschlussantrages einen Änderungsantrag zum verpflichtenden Teil desselben eingebracht, der noch
übersetzt und an die Abgeordneten verteilt werden muss. Ich ersuche deshalb um eine
kurzfristige Aussetzung der weiteren Behandlung des Beschlussantrages.
Ich könnte inzwischen, um keine Zeit zu verlieren, den Änderungsantrag
kurz erläutern. Es ist nämlich das, was Kollege Dello Sbarba angedeutet hat und womit
die Einbringerin, Frau Klotz, nämlich einen Absatz hinzuzufügen, einverstanden war.
Es geht darum, dass bei der Realisierung eines neuen Bahnhofes darauf Wert gelegt
bzw. sichergestellt werden soll, dass die Verkehrsanbindung an die Stadt Bozen nicht
verschlechtert wird. Das scheint uns ein ganz wesentlicher Aspekt zu sein. Wir haben
ein bisschen den Eindruck, dass die gesamte Operation Bahnhofsneugestaltung und
Verlegung ausschließlich aus raumordnerischer, urbanistischer Perspektive betrachtet
wird, wo sich selbstverständlich ein großes Interventionsfeld ergibt, und wir befürchten, dass aus dieser Perspektive heraus die erste Funktion des Bahnhofs, nämlich für
eine gute Verkehrsanbindung zu sorgen, ein bisschen außer Acht gelassen wird. Wir
sind der Meinung, dass die absolute Prioriät jene sein muss, dass die Verkehrsanbindung nicht verschlechtert wird. Selten haben Städte – Kollegin Klotz hat es bereits gesagt – das Glück, einen so gut und günstig gelegenen Bahnhof zu haben, weil man mit
zwei Schritten vom Bahnhof ins Stadtzentrum gelangt, und darauf ist in Zukunft nicht
zu verzichten. Zumindest einige wissen, wie sehr der Bahnhof am frühen Morgen beansprucht ist, wenn in der Früh die Schar der Pendler einfährt und am Abend wieder
nach Hause fährt. Jene Menschen, die zum Wohle von uns allen die öffentlichen Verkehrsmittel benützen, dürfen durch eine rein urbanistische Transaktion nicht bestraft
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werden, im Gegenteil. Der Trend muss dahin gehen, dass wirklich möglichst viele
Menschen auf den Zug umsteigen. Deshalb spielt der Bahnhof für die Zukunftsentwicklung der öffentlichen Verkehrsmittel in Südtirol generell und in der Stadt Bozen
im Speziellen eine ganz wesentliche Rolle. Unser Zusatzantrag geht dahin, den Aspekt
Verkehrsanbindung noch einmal in den Mittelpunkt zu stellen, weil das, aus unserer
Sicht, für jegliche Bewertung von Projekten wesentlich ist.
PRESIDENTE: Sono stati presentati degli emendamenti che devono essere
tradotti. Sospenderei quindi la trattazione di questo punto, perché non vorrei far replicare il presidente della Giunta se la parte impegnativa viene modificata.
Potremmo passare intanto alla trattazione del punto n. 52, sempre dei colleghi Verdi, che attiene la mozione n. 214/04. Ha chiesto la parola la consigliera Kury,
ne ha facoltà.
KURY (Grüne Fraktion – Gruppo Verde – Grupa Vërda): Ich bin damit
einverstanden. Ich möchte nur fragen, warum der Tagesordnungspunkt 49, Landesgesetzentwurf Nr. 37/04, nicht behandelt werden kann, nachdem Landeshauptmann
Durnwalder, welcher dafür zuständig ist, anwesend ist. Wenn dieser Punkt aus Zeitgründen nicht behandelt werden kann, dann habe ich damit kein Problem, nur möchte
ich Sie fragen, warum Sie vom Tagesordnungspunkt 45 auf den Tagesordnungspunkt
52 gehen und die anderen Punkte auslassen.
PRESIDENTE: Il collega Minniti ha rinunciato a trattare in questa sessione
ulteriori mozioni, quindi si arriverebbe al punto n. 52/04, perché se trattiamo i disegni
di legge, non avremmo più tempo per trattare la mozione n. 208/04 una volta tradotti
gli emendamenti. Per non penalizzarVi, penso di trattare la mozione n. 214/04 che è
sempre presentata da Voi, e poi riprendere la mozione la cui trattazione abbiamo appena sospesa.
Punto 52) dell’ordine del giorno: "Mozione n. 214/04 dell’8.11.2004,
presentata dai consiglieri Kury, Dello Sbarba e Heiss, concernente l’abbattimento
illecito di alberi – sanzioni amministrative."
Punkt 52 der Tagesordnung: "Beschlussantrag Nr. 214/04 vom 8.11.2004,
eingebracht von den Abgeordneten Kury, Dello Sbarba und Heiss, betreffend
Baumfrevel – Geldstrafen."
Abbattimento illecito di alberi - sanzioni amministrative
Chi abbatte alberi sani e sotto tutela senza la necessaria autorizzazione incorre nelle sanzioni previste. Tuttavia, poiché in Alto Adige le
relative sanzioni amministrative sono troppo basse, non hanno potere
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deterrente nei confronti di coloro che purtroppo non di rado commettono questa infrazione.
Ai sensi dell'art. 21 della legge provinciale n. 16/1970 sulla tutela del
paesaggio chi non ottempera alle prescrizioni di detta legge è tenuto
al ripristino a proprie spese dello stato originario dei luoghi oppure al
risarcimento in danaro del danno arrecato al paesaggio. In caso di
mancato ripristino a spese del trasgressore per l'abbattimento non
autorizzato di un albero posto sotto tutela l'art. 6 del regolamento di
esecuzione n. 5 del 12 febbraio 1975 prevede una sanzione amministrativa pari al valore commerciale della pianta, aumentato fino a cinque o al massimo dieci volte a seconda del tipo di vincolo. Attualmente il valore commerciale di un cedro alto 20 m dovrebbe aggirarsi
sui 250 euro. Di conseguenza l'abbattimento illecito di un albero di
questo tipo, posto sotto tutela, in zone come strade, piazze, verde
pubblico e privato ecc. verrebbe sanzionato con una multa da un minimo di 250 ad un massimo di 2.500 euro.
Dai dati disponibili risalenti al 2001 risulta per es. che in tutta la provincia sono stati puniti complessivamente 68 casi di abbattimento illecito di alberi con una sanzione media di 422 euro per caso. L'esperienza dimostra che questa non è una misura deterrente, almeno non
se si tratta di urbanizzare zone edificabili con un affare di milioni.
Gli alberi hanno un'importanza botanica, paesaggistica ma soprattutto
ecologica e una funzione importante in particolare nelle città e nei
quartieri residenziali. Per avere un albero adulto a fusto robusto ci vogliono decenni ed è quindi impossibile sostituirlo in tempi brevi. Con
una sanzione amministrativa calcolata semplicemente in base al valore commerciale degli alberi non si tiene conto del loro molteplice ed
effettivo valore.
Secondo il modello di valutazione del "metodo Koch", utilizzato da decenni a livello internazionale e riconosciuto dai più alti tribunali di Germania e Austria come strumento idoneo per un'appropriata valutazione dei danni, la formazione arborea è parte integrante del terreno e
ha un suo valore a seconda del tipo di terreno e della funzione delle
piante. Con questo metodo il valore di un albero è calcolato sulla base
dei costi di produzione. Questi costi si compongono dei costi della
pianta e della sua coltivazione, della cura fino al pieno espletamento
della sua funzione nonché degli interessi maturati dal capitale investito. Ne consegue un aumento delle sanzioni amministrative, che potrebbe avere risvolti positivi portando a un atteggiamento meno sconsiderato e più accorto nei confronti del verde.
Tutto ciò premesso,
il Consiglio della Provincia autonoma di Bolzano
invita
la Giunta provinciale
ad aumentare l'importo delle sanzioni amministrative per danneggiamento e abbattimento non autorizzato di alberi posti sotto tutela, applicando i criteri di calcolo internazionalmente riconosciuti della "Tabella-Koch".
---------Baumfrevel - Geldstrafen
Gesunde, unter Schutz stehende Bäume ohne Genehmigung zu fällen, ist strafbar. Da jedoch diesbezügliche Geldstrafen in Südtirol viel
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zu gering ausfallen, sind diese auch kein Abschreckmittel vor leider
nicht selten vorkommendem Baumfrevel.
Laut Landschaftsschutzgesetz Nr. 16/1970, Artikel 21, ist der/die Zuwiderhandelnde zur Wiederherstellung des ursprünglichen Zustandes
oder zur Wiedergutmachung auf eigene Kosten oder zur Entschädigung in Geld des der Landschaft zugefügten Schadens verpflichtet.
Die Durchführungsverordnung Nr. 5 vom 12.2.1975 sieht unter Artikel
6, im Falle einer Nicht-Wiederherstellung des ursprünglichen Zustandes auf eigene Kosten, für eine nicht erlaubte Schlägerung eines unter Schutz gestellten Baumes eine Verwaltungsstrafe gleich dem Handelswert der Pflanze, erhöht um das Fünf- bis maximal das Zehnfache
je nach Art der Unterschutzstellung, vor. Der Handelswert einer 20 m
hohen Zeder dürfte heute bei etwa 250 Euro liegen. In diesem Falle
würde die widerrechtliche Schlägerung eines solchen geschützten
Baumes innerhalb bestimmter Zonen wie Straßen, Plätzen, öffentlichem und privatem Grün, etc. mit einer Mindeststrafe von 250 Euro
und einer maximalen Strafe von 2.500 Euro geahndet werden.
Vorliegenden Daten aus dem Jahre 2001 zufolge wurden z.B. landesweit insgesamt 68 Fälle gesetzwidrigen Bäumefällens mit einer
durchschnittlichen Geldbuße von 422 Euro pro Fall bestraft. Wie die
Erfahrung laufend zeigt, ist dies keine abschreckende Maßnahme jedenfalls nicht, wenn es sich um Erschließung von millionenschweren
Bauzonen handelt.
Bäume haben eine botanische, landschaftliche und vor allem ökologische Bedeutung und erfüllen vor allem in den Städten und Siedlungsbereichen eine wichtige Funktion. Ein ausgewachsener großstämmiger Baum braucht Jahrzehnte des Wachstums bis er seine volle Funktionsgröße erlangt und ist demzufolge gar nicht unmittelbar zu ersetzen. Mit einer Geldstrafe, die sich lediglich an den aktuellen Pflanzenhandelspreisen der Bäume orientiert, wird dem effektiven und vielfältigen Wert eines Baumes nicht Rechnung getragen.
Gemäß dem seit Jahrzehnten international angewandten Bewertungsmodell "Methode Koch", welches von höchsten Gerichten in der
BRD und in Österreich als geeignetes Instrument einer sachverständigen Schadensbewertung anerkannt wird, stellt Gehölz einen wesentlichen Bestandteil des Grundstückes dar und hat je nach Art des
Grundstückes und der Gehölzfunktion einen individuellen Wert. Der
Wert eines Baumes wird bei dieser Methode nach den Herstellungskosten berechnet. Diese setzen sich zusammen aus den Pflanz- und
Anwachskosten, der laufenden Pflege bis zur vollen Funktionserfüllung und der Verzinsung des eingesetzten Kapitals. Damit ist eine Erhöhung der Bußgelder sichergestellt, was sich positiv auf einen weniger leichtfertigen Umgang mit Grünanlagen auswirken könnte.
All dies vorausgesetzt,
fordert
der Südtiroler Landtag
die Landesregierung auf,
die Verwaltungsstrafen für Beschädigung oder unerlaubte Schlägerung von geschützten Bäumen anzuheben, wobei die international
anerkannte "Koch-Tabelle" als Berechnungskriterium zur Anwendung
gelangt.
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La parola alla consigliera Kury, ne ha facoltà.
KURY (Grüne Fraktion – Gruppo Verde – Grupa Vërda): Wir wissen,
dass es in Südtirol nicht selten vorkommt, dass Bäume und auch solche, die unter Naturschutz stehen, ohne Genehmigung gefällt werden. Es gibt eklatante Beispiele aus
der jüngsten Vergangenheit. Das sind aber Einzelfälle, die in den Medien auch große
Resonanz gefunden haben, während andere Fälle, die landauf und landab in unserem
Land passieren, weniger beschrieben bzw. beklagt werden. Es ist fast eine Alltäglichkeit.
Aus den Daten vom Jahre 2001 geht auch die Anzahl der Fälle hervor, die
im Laufe der letzten Jahre wirklich rasant zugenommen haben. Wo ist das Problem?
Das Problem ist, dass das Landschaftsschutzgesetz Nr. 16/1970, in dem die Strafe
festgesetzt wurde, leider Gottes, noch nie überarbeitet worden ist. Im Landesgesetz ist
festgelegt, was passiert, wenn jemand einen unter Schutz gestellten Baum fällt. Diesbezüglich sind drei Möglichkeiten vorgesehen. Ich muss aber noch einmal darauf hinweisen, dass man die Strafe im Jahre 1970 vorgesehen hat. Damals war doch wohl die
Sensibilität und das Bewusstsein der Wichtigkeit unserer Bäume wahrscheinlich weniger ausgeprägt als jetzt, nämlich 35 Jahre später. Im Artikel 21 des oben genannten
Landesgesetzes steht, was passiert, wenn jemand einen Baum fällt, der unter Schutz
steht, nämlich, dass er den ursprünglichen Zustand wiederherstellen muss. Allerdings
leuchtet das gleich ein, dass es in dem Augenblick, in dem ein Baum gefällt ist, ziemlich schwierig ist, den ursprünglichen Zustand wiederherzustellen. Es ist eine Maßnahme, die selten bis nie zum Tragen kommt. Die zweite Möglichkeit ist, dass er auf
eigene Kosten die gefällten Bäume wieder setzen muss. Das kommt auch in seltenen
Fällen vor. Die dritte Möglichkeit ist die Bezahlung einer Strafe. Das ist der Passus,
der am häufigsten zur Anwendung kommt. Bis auf einzelne Ausnahmefälle, wie zum
Beispiel letzthin in Meran, kommt dieser Passus zur Anwendung, das heißt dass eine
Strafe bezahlt wird.
Nachdem die Verwaltungsstrafen in der Durchführungsverordnung Nr. 5
vom 12.2.1975 geregelt sind, sind sie dem heutigen Bewusstsein nicht mehr angemessen, weil man als Strafe den Handelswert einer Pflanze bezahlt. Im Artikel 6 ist der
Handelswert einer Pflanze genau aufgelistet. Der Handelswert einer 20 Meter hohen
Zeder dürfte heute bei etwa 250 Euro liegen. Es liegt auf der Hand, dass diese Strafe
nicht mehr angemessen ist und dass zum Beispiel viele Bauherren sehr viel Kapital
daraus schlagen würden, wenn man einige Bäume fällen und dafür die Strafe bezahlen
würde. Wenn Bauland erschlossen werden kann, dann erwächst natürlich ein riesiger
Profit, bei dem die Bezahlung einer Bagatellstrafe natürlich ohne weiters drinnen ist.
Wir haben den Beschlussantrag eingebracht, um die Verwaltungsstrafen für die Beschädigung oder unerlaubte Schlägerung von geschützten Bäumen anzuheben. Sollte –
ich möchte dem Landesrat Laimer sagen, dass wir mit einem Kompromiss einverstan-
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den sind – die angeführte Methode, nämlich die sogenannte "Koch-Tabelle" nicht den
Vorstellungen der Landesregierung entsprechen, dann kann man ohne weiters auf
diese Präzisierung verzichten. Es war nur unser Wunsch darzulegen, wie man andernorts nicht den Handelswert, sondern den Wert einer Pflanze berechnet, indem man die
gesamten Pflanz- und Anwachskosten inklusive die Pflege und die Funktionserfüllung
der Pflanze mit einkalkuliert. Selbstverständlich kommen dann Beträge heraus, die
sehr viel höher sind als der konkrete Nutzwert.
Nachdem der Landesrat nicht gehört hat, was ich gesagt hat, möchte ich es
noch einmal wiederholen. Sollte der Bezug zur Koch-Tabelle Probleme ergeben, weil
der Landesregierung eine andere Methode, wie sie zukünftig den Wert der Pflanze definieren will, vorschwebt, dann geht das in Ordnung. Darauf wollen wir uns nicht versteifen. Wesentlich ist nur die Willenserklärung des Landtages und die Verpflichtung
der Landesregierung, die Verwaltungsstrafen für unerlaubte Schlägerungen von geschützten Bäumen wesentlich anzuheben. Über die Methode kann man diskutieren.
Wenn man sich nicht auf die Koch-Tabelle festlegen will, dann sind wir diesbezüglich
verhandlungsbereit.
LAIMER (Landesrat für Raumordnung, Natur und Landschaft, Umwelt, Wasser und Energie – SVP): Wenn wir den konkreten Fall in Meran hernehmen, wo ein Wirtschaftsberater sozusagen über Nacht, nachdem das Gesuch abgelehnt
worden war, dennoch die wertvollen Bäume schlägern ließ und dann nach dem Motto
"Wie viel kostet dieser Spaß" auftrat, dann, sage ich, wird eine Strafbestimmung nie
das Ziel erreichen. Dann ist es immer eine Frage, wie viel Geld dieser Mensch hat.
Wenn er viel Geld hat, dann ist die Summe, die wir festlegen, immer zu wenig. Wenn
er wenig Geld hat, dann muss man es aus einem anderen Gesichtspunkt bewerten. Die
Geldstrafe ist sicherlich nicht die angemessene Form. Auch wenn sie ein Druckmittel
ist, ist sie niemals ein Mittel, um Menschen von etwas abzuhalten. Wenn ein Bürger
den Wert einer solchen Parkanlage nicht erkennt, dann ist es um dessen Einstellung
sowieso schlimm bestellt, denn das Schöne an einem Grundstück ist oft vielleicht nicht
unbedingt das Gebäude, sondern es waren die Bäume, welche geschlägert worden
sind. Hier geht es um die Grundeinstellung, und das ist das Riesenproblem. Das Gesetz
sieht deshalb vor, dass man nicht eine Geldstrafe verhängen, sondern dass man – das
wird auch gemacht – die Wiederherstellung des ursprünglichen Zustandes verlangen
kann. Natürlich kann ich jetzt nicht eine 1,50 m dicke Zeder wieder herstellen, denn
eine solche lässt sich nicht verpflanzen, weil man sie auf dem Markt auch nicht bekommt. Deshalb ist die Wiederherstellung ein Unterfangen, das unter Anführungszeichen zu bewerten ist.
Im konkreten Fall von Meran haben wir die Wiederherstellung verfügt, sodass der Grundeigentümer nach den Auflagen und Vorgaben der Abteilung für Landschaftsschutz unter Einbeziehung einer Gärtnerei in Meran nun wieder Bäume, und
zwar solche setzen muss, die wir ihm vorschreiben, und sie auch genau an jenen Orten
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pflanzen muss, die wir ihm vorschreiben. Damit soll ihm gezeigt werden, dass sich
diese Aktion nicht nur nicht bezahlt gemacht hat, sondern dass er nun effektiv keinen
Spielraum für die Gestaltung seines Gartens hat. Das ist die richtige Sanktion, welche
wir verhängt haben. Ob er dagegen einen Rekurs einlegt, ist etwas anderes, aber vom
Verwaltungstechnischen her ist das die richtige Maßnahme.
Im Beschlussantrag ist von der "Koch-Tabelle" die Rede. Sie stellt immer einen Bezug zum Geld her. Das löst aber das Problem nicht. Von der zuständigen Abteilung ist dieser Vorschlag bewertet worden. Mir ist vermittelt worden, dass man die
"Koch-Tabelle" kennt, dass sie aber nicht als einziges oder vielleicht nicht unbedingt
als das Richtige anerkannt werden soll. Aufgrund der Ereignisse in der letzten Zeit
diskutiert man intern neue Formen einer Sanktion, wobei ich noch einmal Wert darauf
lege zu sagen, dass es entscheidend ist, die Wiederherstellung des ursprünglichen Zustandes als Hauptstrafe und nicht, wie bisher, als Alternative die Geldstrafe vorzusehen. Vielmehr sollte man letztere als zusätzliche Strafe sehen. Das ist heute nämlich
nicht vorgesehen. Heute kann ich als Behörde die Wiederherstellung oder die Geldstrafe verfügen. Ich aber sage, dass beides verfügt werden sollte. Dann müssen wir allerdings den Artikel 21 im entsprechenden Landesgesetz abändern und die Wiederherstellung und die Bestrafung vorsehen, wobei man als Ausmaß der Geldstrafe natürlich
höhere Sätze als den Marktwert der Pflanze ansetzen muss, weil dieser nicht unbedingt
erschreckend ist. Unabhängig davon ist eine Geldsumme immer auf den Eigentümer
bezogen, der arm, weniger arm oder sehr reich sein kann, was etwas Relatives ist. In
dieser Form, Frau Kury, lösen wir das Problem nicht. Wir sollten aber generell, wie
bereits erwähnt, das Landesgesetz Nr. 16/1970 abändern und dabei auf jeden Fall die
entsprechende Erhöhung des Strafausmaßes vorsehen. Ob nun die "Koch-Tabelle"
oder eine Abwandlung davon zur Anwendung kommen soll, darüber muss diskutiert
werden.
KURY (Grüne Fraktion – Gruppo Verde – Grupa Vërda): Ich könnte allem, was der Landesrat gesagt hat, beipflichten, nur nicht der Tatsache, dass in der
letzten Konsequenz nichts beschlossen wird. Das schiene mir eigentlich nicht adäquat.
Offensichtlich sind wir einer Meinung, Landesrat Laimer, dass es ein Problem ist. Es
ist schon so, wie Sie gesagt haben. Ich habe bereits in meiner Erläuterung darauf hingewiesen, dass man im Fall Meran den Weg der Wiederherstellung des ursprünglichen
Zustandes gegangen ist, auch um ein Exempel zu statuieren, was auch in Ordnung
geht. Aber es ist ein Ausnahmefall, und diesbezüglich, glaube ich, geben Sie mir
Recht. Wahrscheinlich ist vom Jahre 2002 bis zum Jahre 2005 in anderen Fällen der
unerlaubten Schlägerung von Bäumen nie die Wiederherstellung des ursprünglichen
Zustandes dekretiert worden, sondern in allen anderen Fällen ... Meine Mitarbeiterin
hat eine Zahl herausgesucht, die besagt, dass es zum Beispiel im Jahre 2001 68 Fälle
von unerlaubter Baumschlägerung gegeben hat, auf die man mit der Bezahlung einer
Geldstrafe reagiert hat, die – darüber sind wir einer Meinung - einfach zu niedrig ist.
- 47 -
Wenn man jetzt in Zukunft ganz generell beschließen will, dass in jedem Fall die Wiederherstellung des ursprünglichen Zustandes zusätzlich zu einer Geldstrafe, die auch
noch erhöht werden soll, dekretiert wird, dann geht mir das gut. Könnten wir uns heute
nicht darauf einigen, dass innerhalb dieses Jahres diese Maßnahme mit der entsprechenden Änderung des einschlägigen Landesgesetzes getroffen wird? Wir sollten uns
verpflichten, gemeinsam gegen einen Missstand vorzugehen, den Sie und den ich beklagen. Landesrat Laimer, sind Sie bereit, diese Verpflichtung gemeinsam mit uns zu
übernehmen? Ich würde dann um eine Aussetzung der weiteren Behandlung des Beschlussantrages ersuchen. Wir könnten dann im nächsten Monat einen gemeinsamen
Beschlussantrag zur Abstimmung bringen, in dem wir sagen, dass innerhalb des Jahres
2006 die entsprechenden gesetzlichen Grundlagen geschaffen werden, damit in Zukunft bei unerlaubten Schlägerungen auf alle Fälle als Sanktion die Wiederherstellung
des ursprünglichen Zustandes zusammen mit einer Geldstrafe verfügt wird. Wenn das
möglich wäre, dann würde ich um eine Aussetzung der Behandlung des Beschlussantrages ersuchen.
LAIMER (Landesrat für Raumordnung, Natur und Landschaft, Umwelt, Wasser und Energie – SVP): Ich halte nichts davon, so etwas zu beschließen.
Ich habe erklärt, dass wir eine Änderung der geltenden Regelung vorgesehen haben,
welche in Form eines Gesetzentwurfes eingebracht werden wird.
PRESIDENTE: Metto in votazione la mozione n. 214/04: respinta con 9
voti favorevoli, 1 astensione e 17 voti contrari.
Riprendiamo nuovamente la trattazione poco prima sospesa della mozione n.
208/04. Sono stati presentati due emendamenti nel frattempo tradotti e distribuiti ai
consiglieri.
Il primo emendamento è stato presentato dai consiglieri Klotz e Pöder, che
dice: Il punto 1 della parte impegnativa è così modificato:
"a esaminare attentamente la proposta alternativa presentata dalla Federazione provinciale per la tutela del patrimonio artistico e culturale e le eventuali atre
proposte alternative e a confrontarle nell’ambito di studi di fattibilità;"
Punkt 1 lautet: "den vom Landesverband für Heimatpflege eingebrachten
bzw. die eventuell sonst erstellten Alternativvorschläge eingehend zu prüfen und ihn
Machbarkeitsstudien untereinander zu vergleichen;"
Il secondo emendamento è stato presentato dai consiglieri Kury, Heiss e
Klotz, che dice: Alla parte impegnativa viene aggiunto il seguente capoverso:
- a garantire in ogni caso, nella realizzazione del progetto, che non peggiori
la connessione con gli altri mezzi pubblici per gli utenti della ferrovia.
Dem beschließenden Teil wird ein zusätzlicher Absatz hinzugefügt:
- bei der Realisierung des Projektes auf alle Fälle sicherzustellen, dass die
Verkehrsanbindung für die Benützer der Eisenbahn nicht verschlechtert wird.
- 48 -
La parola al Presidente della Giunta Durnwalder, ne ha facoltà.
DURNWALDER (Landeshauptmann - SVP): Wir alle wissen, dass das
Bahnhofsareal in Bozen einer richtigen Zweckbestimmung zugeführt werden sollte.
Tatsache ist, dass wir auf der einen Seiten mitten in der Stadt 24 Hektar haben, welche
teilweise ungenützt sind. Auf der anderen Seite enteignen wir Grundstücke und kaufen
sie in der Peripherie mit all den Problemen, die es gibt, während wir hier in der Stadt
24 Hektar zur Verfügung hätten. Deshalb sind wir bereits seit langem dahinter, eine
Lösung herbeizuführen und im Einvernehmen der Stadtverwaltung mit den zuständigen Gremien auf Staatsebene zu verhandeln. Bereits seit sicher zehn Jahren laufen
diese Verhandlungen. Immer wieder wird uns zugesichert, dass man bereit wäre, diesen Grund irgendeiner Verbauung zuzuführen, dass man bereit wäre, einen neuen
Bauhof zu bauen oder den bestehenden entsprechend umzustrukturieren. Jedes Mal,
wenn man zu einem Ende kommen möchte, gibt es Probleme mit einer anderen Verwaltung, einmal mit der Metropolis, ein anderes Mal aufgrund von Personenwechsel
usw. Tatsache ist, dass wir bis heute noch nie zu einem endgültigen Vertrag gekommen sind, welcher vorsehen sollte, dass wir die Verfügbarkeit des Grundes bekommen,
damit wir überhaupt planen können. Zur Zeit werden Projekte gemacht, obwohl wir
überhaupt nicht wissen, ob der Grund bereitgestellt wird. Zunächst einmal muss der
Grund zur Verfügung stehen, denn ich kann doch nicht auf einem fremden Grund
Projekte erstellen und sagen, diese Projekte möchte ich entsprechend realisieren. Wir
müssen zunächst einmal die Verhandlungen zu Ende führen, damit wir über den Grund
verfügen können! Ich muss sagen, dass wir jetzt wiederum kurz vor dem Abschluss
stehen. Es ist bereits ein Datum genannt worden, an dem der betreffende Generalbevollmächtigte nach Bozen kommen wird. Bei dieser Gelegenheit sollte ein grundsätzliches Abkommen getroffen werden, damit wir über den Grund verfügen und dann
auch entsprechend planen können.
Es ist selbstverständlich, dass man nicht von vornherein sagen kann, dass
diese oder jene Trassenführung gewählt werden soll. Eine Studie wird an Techniker,
Experten, Stadtplaner, Verkehrsexperten in Auftrag gegeben, die sagen, wie man am
besten den Bahnhof, vor allem die Zu- und Ablaufstrecken koordinieren könnte. Soll
ein Tunnel unter St. Magdalena gebaut werden? Soll eine Vertiefung des gesamten
Bahnhofes, soweit es die Abwicklung des Zugverkehrs anbelangt, unterirdisch erfolgen? Soll der Trassenverlauf zum Teil unterirdisch sein und sollen die Dienste oberirdisch angeboten werden? Soll eine Verlegung vorgenommen werden? Wie soll die
Verbindung zwischen Bus- und Zugbahnhof erfolgen? Auch das ist sehr, sehr wichtig.
Es muss klar sein, dass morgen der Busbahnhof nicht irgendwo und der Zugbahnhof
woanders sein kann. Das muss zusammengelegt werden, damit derjenige, der aussteigt, ein Verkehrsmittel nehmen kann, um in die Stadt zu gelangen. Das muss alles
koordiniert werden. Bevor eine Gesamtplanung gemacht wird, müssen zunächst einmal Techniker beauftragt werden, welche sagen, was mit dem Bahnhof geschehen soll.
- 49 -
Wie sollen die Zu- und Ablaufstrecken gemacht werden, damit wir wissen, ob dieser
Grund für diesen oder jenen Zweck vorzusehen ist? Erst wenn wir das wissen, muss
erneut ein Abkommen mit der Eisenbahn getroffen werden, weil dies alles auch etwas
kostet. Dann muss vereinbart werden, ob das Projekt für die Eisenbahn gut geht. Wenn
ja, dann kann für den restlichen Bereich ein entsprechender Ideenwettbewerb ausgeschrieben werden, wobei gemeinsame Vorgaben auszuhandeln sind, was dort alles, ob
Wohnbau, Handel, Dienstleistungen oder öffentliche Bauten, kurzum was dort untergebracht werden sollte, wie hoch die Bauten sein sollten, welche Verbauungsdichte
herrschen soll usw. Dann soll ein Ideenwettbewerb ausgeschrieben werden, in dem
aufgezeigt wird, wie der Bus- und Zugbahnhof und die Dienste aussehen sollten, die
mit diesen Verkehrsstrukturen zusammenhängen und was im übrigen Gelände wie und
wo platziert werden sollte. Wenn das alles fertig ist, dann, bin ich der Meinung,
braucht es in diesem konkreten Fall sogar ein Gesetz, um dies alles zu genehmigen.
Erst dann sollten wir in die Verwirklichungsphase gehen, in der dann vorgesehen wird,
dass das umgesetzt wird. Der Bahnhof und auch alle anderen Bauten müssten errichtet
werden. Das soll nach Möglichkeit auch unter Einbeziehung der Privatwirtschaft geschehen, während der erste Teil von den öffentlichen Körperschaften, nämlich von der
Gemeinde, vom Land und eventuell von der Handelskammer gemacht werden sollte.
Ich bin zwar mit dem Inhalt des Beschlussantrages einverstanden, aber wir
sollten jetzt nicht hergehen und eine Planung machen, sondern zunächst einmal müssen Techniker und Verkehrsexperten eine Studie erstellen und darin festlegen, wo was
gemacht werden soll. Zu sagen, dieses Projekt soll mit einem anderen verglichen werden, hat überhaupt keinen Sinn. Wenn ich jedes einzelne Projekt mit einem anderen
vergleichen muss, dann kann ich zum Schluss nie in eine Realisierungsphase gehen,
weil jedes Mal ein neues Projekt eingereicht wird und dann könnte ich sowieso nicht
mehr weiterarbeiten. Ich glaube, es ist ein Gesamtprojekt zu erstellen. Dieses Projekt
soll mit allen Gremien besprochen werden. Es soll vor allem auch von der UVPKommission überprüft werden. Deshalb können wir den Beschlussantrag in dieser
vorgelegten Form nicht annehmen. Erstens einmal können wir den vom Landesverband für Heimatpflege eingereichten Alternativvorschlag nicht überprüfen, weil wir
nicht die Eigentümer sind und weil wir nicht die Verfügbarkeit des Grundes haben.
Zweitens können wir die eventuell sonst erstellten Alternativvorschläge nicht prüfen,
weil dann ständig ein neues Projekt eingereicht würde und in hundert Jahren nicht gebaut werden könnte. Ich glaube, wir sollten von Seiten des Landes hergehen und mit
allen interessierten Gremien und Körperschaften eine entsprechende Verkehrsstudie,
vor allem eine volumetrische Studie dahingehend machen, wie die Kubatur platziert
und angelegt werden sollte.
KLOTZ (UFS): So schlimm ist es mit den hundert Jahren wohl auch wieder
nicht, denn wir alle wissen, Herr Landeshauptmann, dass es diesbezüglich die Möglichkeit gibt, klare Termine vorzusehen. Beim Ideenwettbewerb gibt es ganz klare vor-
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geschriebene Termine, die auch bindend sind. Dieses Gespenst schreckt uns eigentlich
nicht.
Was Ihre Aussagen in Bezug auf die Verfügbarkeit des Grundes anbelangt,
haben Sie diesbezüglich sicher Recht. Ich frage mich nur, wie dann der frühere Stadtrat der Gemeinde Bozen Bassetti sein Projekt so darstellen konnte als würde es über
Nacht umgesetzt werden. Wie kommt er dazu, die Öffentlichkeit glauben zu machen,
dass die Verfügbarkeit des Grundes gegeben wäre, da wäre nur noch zu bauen. Wir
haben das auch aus Ihrem Munde noch nie so deutlich gehört, denn diesen Beschlussantrag hatte ich schon einmal im Zusammenhang mit einem Haushaltsvoranschlag
eingebracht. Insofern beruhigt uns das einigermaßen, dass Sie sagen, dass wir zuerst
einmal die Verfügbarkeit des Grundes haben müssten, dass man nicht wisse, wann das
sein werde. Nur sagt uns die Erfahrung, dass das, wenn einmal, sehr schnell gehen
kann. Sie sagen, dass man seit zehn Jahren verhandeln würde; dann wird es aber Zeit.
Ich gehe davon aus, dass, wenn die zuständigen Leute aus Rom bei Ihnen sind, etwas
herausschaut und dass es dann möglicherweise sehr schnell gehen kann, denn ich traue
es Ihnen zu, Bewegung in die Angelegenheit zu bringen. Es liegt auch im Interesse der
Landesregierung, dieses Gelände nicht so lange brach liegen zu lassen, sondern diesbezüglich schnell und effizient zu arbeiten, wie sie es sonst gewohnt ist, wenn es
darum geht, etwas Neues zu schaffen.
Ich bin der Meinung, dass es zweckdienlich wäre, einige Vorgaben festzulegen, nämlich, dass erstens einmal die erstellten Alternativvorschläge - die Termine,
innerhalb welcher Zeit solche Projekte einzureichen sind, bestimmen sowieso Sie eingehend geprüft und in Machbarkeitsstudien untereinander verglichen werden.
Zweitens, dass jenes Projekt vorangetrieben wird – wir sagen nicht, welches das beste
ist -, welches weniger Eingriffe notwendig macht und vom ökologischen, ökonomischen und sozialen Standpunkt aus besser vertretbar ist. Das sind auch sicher sinnvolle
Richtlinien bzw. sinnvolle Hinweise. Dann kommt schließlich das, was die Kollegen
der Grünen Fraktion vorschlagen, nämlich bei der Realisierung des Projektes auf alle
Fälle sicherzustellen, dass die Verkehrsanbindung für die Benützer der Eisenbahn
nicht verschlechtert wird. Ich glaube, dass Sie morgen froh wären, wenn Sie einige
Fixpunkte hätten, auf die Sie sich stützen könnten, weil sie vom Landtag genehmigt
worden sind. Ich denke, dass das der Verwirklichung des sinnvollsten Projektes nicht
nur nicht hinderlich, sondern dienlich wäre.
PRESIDENTE: Metto in votazione la mozione n. 208/04: respinta con 6
voti favorevoli, 2 astensioni e i restanti voti contrari.
Come concordato nella seduta del collegio dei capigruppo, passo alla trattazione del punto istituzionale n. 156) all’ordine del giorno.
Punto 156) dell’ordine del giorno: Disegno di legge provinciale n.
66/05:"Istituzione dell’albo provinciale di coadiutori di pubblico esercizio."
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Punkt 156 der Tagesordnung: Landesgesetzentwurf Nr. 66/05: "Errichtung
des Landesverzeichnisses für Gehilfen in Gaststätten."
La parola al Presidente della terza commissione legislativa, consigliere Munter, per la lettura della promemoria ai sensi dell’articolo 43, comma 3, del regolamento
interno.
MUNTER (SVP): Am 1. März 2005 wurde der Landesgesetzentwurf Nr. 66/05 im Landtag eingebracht.
Am 11. April 2005 wurde der besagte Landesgesetzentwurf der 3.
Gesetzgebungskommission zugewiesen.
Der Landesgesetzentwurf wurde auf die Tagesordnung der für den 8.,
13. und 17. Juni 2005 anberaumten Kommissionssitzungen gesetzt. In
diesen Sitzungen konnte der Gesetzentwurf wegen der Abwesenheit
der Einbringerin nicht behandelt werden.
Da der Landesgesetzentwurf Nr. 66/05 am 10. Juli 2005 verfallen
wäre, beantragte der Kommissionsvorsitzende am 6. Juli 2005 die von
Artikel 43 Absatz 2 der Geschäftsordnung vorgesehene Fristverlängerung von 60 Tagen. Die Fristverlängerung wurde von der Landtagspräsidentin mit Schreiben vom 8. Juli 2005 genehmigt.
Die Behandlung des Landesgesetzentwurfs Nr. 66/05 war aufgrund
der Dringlichkeit des Landesgesetzentwurfs Nr. 76/05, der aus diesem
Grund vorrangig behandelt wurde, bei der Sitzung vom 12. Juli 2005
auch noch nicht möglich. Aus Termingründen und aufgrund der Sommerpause konnte in der Zwischenzeit keine weitere Sitzung einberufen werden.
Die von Artikel 43 der Geschäftsordnung vorgesehenen Fristen für die
Behandlung des Landesgesetzentwurfes Nr. 66/05 in der Kommission
sind am 8. September 2005 endgültig verfallen, weshalb der Gesetzentwurf gemäß Artikel 43 Absatz 3 der Geschäftsordnung auf die Tagesordnung der darauffolgenden Landtagssitzung gesetzt wurde.
---------Il disegno di legge provinciale n. 66/05 è stato presentato in Consiglio
provinciale il 1° marzo 2005.
L’ 11 aprile 2005 il suddetto disegno di legge è stato assegnato alla
III commissione legislativa.
Il disegno di legge è stato iscritto all’ordine del giorno delle sedute fissate per i giorni 8, 13 e 17 giugno 2005. Non è stato possibile esaminare il disegno di legge in queste sedute a causa dell’assenza della
presentatrice.
Poiché il disegno di legge n. 66/05 sarebbe scaduto il 10 luglio 2005, il
6 luglio 2005 il presidente della commissione ha chiesto una proroga
di 60 giorni ai sensi dell’articolo 43, comma 2, del regolamento interno, che è stata concessa dalla Presidente del Consiglio provinciale
con nota dell’8 luglio 2005.
La trattazione del disegno di legge n. 66/05 nella seduta del 12 luglio
2005 non era possibile a causa dell’urgenza dell’esame del disegno di
legge n. 76/05 il quale per questo motivo è stato trattato con prece-
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denza. Per ragioni organizzative e a causa della pausa estiva non è
stato possibile, nel frattempo, convocare un’altra seduta.
I termini per l’esame in commissione del disegno di legge provinciale
n. 66/05 ai sensi dell’articolo 43 del regolamento interno sono definitivamente scaduti l’8 settembre 2005, motivo per cui la succitata proposta legislativa è stata iscritta all’ordine del giorno della successiva seduta consiliare come previsto dall’articolo 43, comma 3, del regolamento interno.
PRESIDENTE: Quale è la Sua richiesta, Presidente Munter?
MUNTER (SVP): Der Gesetzentwurf soll auf der Tagesordnung des Landtages bleiben und ohne vorhergehende Überprüfung durch die zuständige Gesetzgebungskommission im Plenum des Landtages zur Behandlung kommen.
PRESIDENTE: Prendo atto di tale dichiarazione. Il disegno di legge rimane
quindi all’ordine del giorno del Consiglio provinciale senza l’assegnazione di un
nuovo termine alla commissione legislativa competente.
Siccome sono le ore 12.42 interrompo la seduta fino alle ore 15.00.
ORE 12.42 UHR
---------ORE 15.06 UHR
VORSITZ DER PRÄSIDENTIN:
Dr. VERONIKA STIRNER BRANTSCH
PRESIDENZA DELLA PRESIDENTE:
(Namensaufruf – Appello nominale)
PRÄSIDENTIN: Die Sitzung ist wieder aufgenommen.
Wir fahren mit der Behandlung der Tagesordnung fort.
Punkt 175 der Tagesordnung: Landesgesetzentwurf Nr. 77/05: "Änderungen von Landesgesetzen in den Bereichen Arbeit, Wohnbau, Raumordnung, Fürsorge, Gesundheitswesen, Mobilität und Forst- und Domänenverwaltung und andere Bestimmungen."
Punto 175) dell’ordine del giorno: Disegno di legge provinciale n. 77/05:
"Modifiche di leggi provinciali nei settori lavoro, edilizia, assistenza, sanità, mobilità e foreste e demanio e altre disposizioni."
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Ich ersuche Landeshauptmann Durnwalder um die Verlesung des Begleitberichtes.
DURNWALDER (Landeshauptmann - SVP):
Artikel 1 - 4
Die Meldepflicht der Arbeitsverhältnisse an die Landesverwaltung wird
von der Sanität der Abteilung Arbeit übertragen, die auch aufgrund
der geltenden staatlichen Gesetzgebung primärer Bestimmungsort ist.
Zudem werden die Meldungen auch auf die Beschäftigung von Selbständigen und Freiberuflern sowie auf Gesellschafter Familienmitglieder ausgedehnt. Damit hat die Landesverwaltung wieder den Überblick über ca. 30% der beschäftigten Bevölkerung. Diese Daten wurden in den letzten Jahren nicht mehr erhoben und gepflegt.
Für die Nichtbeachtung der Meldepflicht sind Verwaltungsstrafen vorgesehen.
Durch die schrittweise verpflichtende Einführung der elektronischen
Meldung für bestimmte Gruppen bzw. Betriebe soll der Verwaltungsaufwand der Registrierung erheblich reduziert werden. Damit werden
bereits bestehende Verpflichtungen zur elektronischen Meldung
(Steuererklärung, Beitragszahlung usw.) auf die An- und Abmeldung
der Arbeitsverhältnisse ausgedehnt.
Mit der unwesentlichen Änderung von Artikel 30 des Landesgesetzes
vom 29. Januar 1996, Nr. 2, über die Verwaltungsvereinfachung auf
dem Gebiet des Arbeitswesens, wird es der Landesverwaltung ermöglicht, die verschiedenen Kommissionen auf diesem Gebiet, die
von der staatlichen Gesetzgebung vorgesehen sind, entweder der
Landesarbeitskommission zu übertragen oder einer mit Durchführungsverordnung einzusetzenden spezifischen Kommission zuzuweisen.
Artikel 5
Artikel 2 Absatz 1 Buchstabe P) des Wohnbauförderungsgesetzes
sieht vor, dass das Land an öffentliche und private Körperschaften,
die auf dem privaten Mietwohnungsmarkt Wohnungen anmieten und
diese an Arbeitnehmer vermieten, Beiträge gewähren kann. Die Obergrenze des Beitrages soll von bisher 30 Prozent auf 50 Prozent des
Landesmietzinses angehoben werden. Derzeit können für diese Initiative nur Wohnungen angemietet werden, die nicht konventioniert sind.
Entsprechend hoch ist der Mietzins, der an die Wohnungseigentümer
zu bezahlen ist. Es soll daher die Möglichkeit geschaffen werden, zum
Zweck auch konventionierte Wohnungen anmieten zu können.
Artikel 6
Laut Artikel 45 Absatz 1 Buchstabe c) des Wohnbauförderungsgesetzes sind Personen, die bereits einmal eine Wohnbauförderung erhalten haben, von weiteren Förderungen für den Bau oder Kauf einer
Wohnung auf Dauer ausgeschlossen. Bestand die ursprüngliche Förderung zum Beispiel in einem Beitrag für die außerordentliche Instandhaltung einer Wohnung, kann es sich auch um geringfügige Beträge handeln. Damit für die genannten Gesuchsteller der Ausschlussgrund laut Artikel 45 Absatz 1 Buchstabe c) nicht aufrecht
bleibt, wird vorgeschlagen, dass sie auf die ursprüngliche Förderung
verzichten können. Sie müssen die ursprünglich erhaltenen Beträge,
- 54 -
die unter Berücksichtigung der Steigerung des Lebenshaltungskostenindex aufgewertet werden, an das Land zurückbezahlen und gelten
folglich nicht mehr als Empfänger einer Wohnbauförderung.
Artikel 7
Junge Ehepaare
Zwei junge Menschen, die beide arbeiten, bekommen zwar im Falle
der Heirat fünf zusätzliche Punkte für die Eheschließung, aber durch
die Zusammenlegung der Einkommen sinken die Punkte für die wirtschaftliche Leistungsfähigkeit. Sie bekommen daher eine geringere
Wohnbauförderung beziehungsweise sie liegen über der vierten Einkommensstufe und verlieren den Anspruch auf die Wohnbauförderung
zur Gänze.
Um jungen Ehepaaren den Zugang zur Wohnbauförderung zu erleichtern, wird daher eine neue Formel für die Berechnung der finanziellen Leistungsfähigkeit vorgeschlagen. Es wird nur mehr die Hälfte
des gemeinsamen Einkommens als Grundlage herangezogen. Dafür
kommt aber der Freibetrag für den Ehegatten nicht zur Anwendung.
Artikel 8
In Durchführung von Artikel 127 Absatz 5 des Landesgesetzes vom
11. August 1997, Nr. 13, Landesraumordnungsgesetz, hat die Landesregierung beschlossen, dass Wohnungen in Zukunft mindestens
dem Klimahaus Typ C entsprechen müssen. Der Artikel 60 soll den
neuen Bestimmungen angepasst werden. Wenn die geförderte Wohnung dem Klimahaus Typ A entspricht, soll die Förderung um 10 Prozent angehoben werden. Es soll damit ein Anreiz geschaffen werden,
Wohnungen nach den Richtlinien für das Energiesparen zu bauen.
Artikel 9 und 10
Der derzeitige Artikel 65 wird unterteilt in die Artikel 65 und Artikel
65bis.
1. Der neue Artikel 65 regelt die Sanktionen im Falle der Zuwiderhandlung gegen die Sozialbindung für den geförderten Wohnbau; also
Tatbestände, die sich ereignen können, nachdem ein Förderungsempfänger die Förderungsmittel ausbezahlt erhalten hat und die
Wohnung anfänglich korrekt besetzt hat.
Neu ist, dass bei Feststellung einer Zuwiderhandlung der Förderungsempfänger in jedem Falle zuerst aufgefordert wird, innerhalb einer
Frist von 6 Monaten den rechtmäßigen Zustand wiederherzustellen.
Die Verwaltungsstrafe, die verhängt wird, wird nach der Dauer der
Zuwiderhandlung bemessen und entspricht dem Landesmietzins. Verstreicht die Frist von 6 Monaten, ohne dass der rechtmäßige Zustand
wiederhergestellt wird, kommt es zum Widerruf der Wohnbauförderung.
Es kommt immer wieder vor, dass Förderungsempfänger ihre Wohnungen ohne vorherige Ermächtigung vermieten. Wird hinterher festgestellt, dass zum Zeitpunkt des Abschlusses des Mietvertrages die
Voraussetzung für die Erteilung der Ermächtigung bestanden hat,
kann die Ermächtigung gegen die Bezahlung einer angemessenen
Geldbuße (50 Prozent des Landesmietzinses) auch nachträglich erteilt
werden. In derart gelagerten Fällen schreitet die Landesüberwachungskommission für den geförderten Wohnbau derzeit zum Widerruf der Wohnbauförderung. Eine derartig drastische Sanktion entspricht nicht dem Kriterium der Verhältnismäßigkeit.
- 55 -
2. Der neue Artikel 65bis behandelt die Fälle von unwahren Erklärungen, wobei die entsprechenden Bestimmungen mit der Bestimmung
von Artikel 2 bis Absatz 2 des Landesgesetzes vom 22. Oktober 1993,
Nr. 17, (Transparenzgesetz) koordiniert werden. Die genannte Bestimmung betrifft die unrechtmäßige Inanspruchnahme von wirtschaftlichen Begünstigungen.
Artikel 11
Es soll die Möglichkeit geschaffen werden, dass die Mieter des Institutes für den sozialen Wohnbau von diesem ermächtigt werden können, selbst Arbeiten zur außerordentlichen Instandhaltung der Wohnung oder zur Beseitigung der architektonischen Hindernisse durchzuführen. Mit dem neuen Artikel 116bis werden auch die Beitragshöhen (70 Prozent der als zulässig anerkannten Kosten) geregelt. Sollte
die Wohnung aus irgendeinem Grund geräumt werden, besteht kein
Rechtsanspruch auf Rückerstattung der vom Mieter selbst getragenen
Ausgaben.
Artikel 12
Für die Wohnungen, die aufgrund des Landesgesetzes vom 20. April
1963, Nr. 3, ins Eigentum der Mieter abgetreten wurden, soll das Vorkaufsrecht des Institutes für den sozialen Wohnbau mit sofortiger Wirkung verfallen.
Für diese Wohnungen mussten die Gesuche um Abtretung des Eigentums spätestens bis zum 29. Mai 1977 (Tag des In-Kraft-Tretens
des Landesgesetzes vom 23. Mai 1977, Nr. 13) vorgelegt werden.
Nach der derzeit geltenden Regelung verfällt das Vorkaufsrecht des
Institutes für den sozialen Wohnbau für die genannten Wohnungen
am 27.01.2009 (zehn Jahre nach In-Kraft-Treten des Landesgesetzes
vom 17. Dezember 1998, Nr. 13).
Für die Wohnungen, die im Sinne des späteren Landesgesetzes vom
14. November 1988, Nr. 45, ins Eigentum der Mieter abgetreten wurden, verfällt das Vorkaufsrecht des Institutes für den sozialen Wohnbau zehn Jahre nach Abschluss des Kaufvertrages. Einige Kaufverträge für Wohnungen, die laut dem Landesgesetz vom 20. April 1963,
Nr. 3, abgetreten wurden, wurden auch noch nach In-Kraft-Treten des
Landesgesetzes vom 14. November 1988, Nr. 45, abgeschlossen.
Die Folge der derzeitigen Regelung ist die, dass für viele Wohnungen,
die aufgrund des Landesgesetzes vom 14. November 1988, Nr. 45,
ins Eigentum der Mieter abgetreten wurden, das Vorkaufsrecht des
Institutes für den sozialen Wohnbau bereits verfallen ist, während es
für die Wohnungen, die aufgrund des früheren Landesgesetzes vom
20. April 1963, Nr. 3, abgetreten wurden, noch aufrecht ist. Dies erscheint widersprüchlich.
Artikel 13
Mit dem Artikel 129 des geltenden Wohnbauförderungsgesetzes wird
die Übertragung der Wohnungen, die Eigentum des Landes sind, in
das Eigentum des Institutes für den sozialen Wohnbau geregelt.
Keine Regelung gibt es derzeit für die eventuelle Übertragung von
Liegenschaften, die Eigentum des Institutes für den sozialen Wohnbau sind, in das Eigentum des Landes. Das diesbezügliche Verfahren
wird mit dem neuen Artikel 129bis geregelt.
Artikel 14
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Die Bestimmungen nach Artikel 79bis des Landesgesetzes vom 11.
August 1997, Nr. 13, die die Möglichkeit einer vorzeitigen Löschung
der Bindung, dass eine konventionierte Wohnung nur an Personen,
die die vom Gesetz geforderten Voraussetzungen erfüllen, vermietet
oder veräußert werden darf, vorsieht, lässt in der derzeitigen Fassung
die Möglichkeit zu Missbräuchen offen. Deshalb wird diesem Artikel
der Absatz 4 hinzugefügt, wonach es den Gemeinden vorbehalten
wird festzustellen, ob tatsächlich die Voraussetzungen für eine vorzeitige Löschung vorhanden sind.
Artikel 15
Irrtümlicherweise wurde durch eine mit Art. 82 des Landesgesetzes
vom 5. März 2001, Nr. 7, vorgenommene Aufhebung einer Bestimmung des Landesgesetzes vom 18. August 1988, Nr. 33, Art. 16 Absatz 3 Ziffer 9) des Landesgesetzes vom 2. Jänner 1981, Nr. 1, dahingehend abgeändert, dass die Möglichkeit nicht mehr gegeben ist,
im Ausmaß von 10% von genehmigten Programmen für außerordentliche Instandhaltungsarbeiten abzuweichen. Im Sinne einer „guten
Verwaltung“ ist es aber unbedingt notwendig, diese Flexibilität aufrechtzuerhalten, da bei begründeter Dringlichkeit und/oder Notwendigkeit Abweichungen von den genehmigten Programmen möglich
sein müssen.
Bei dieser Gelegenheit wurden die Ziffern 9 und 10 des genannten
Artikels 16 Absatz 3 des Landesgesetzes Nr. 1/1981 neu formuliert,
da bisher die Auslegung und Interpretation dieser Rechtsvorschriften
aufgrund ihrer unklaren Formulierung kontrovers waren. Außerdem
wurden die Bestimmungen der bestehenden Situation angepasst (in
der bisherigen Version zitierte Organe gibt es heute nicht mehr oder
sie wurden von anderen Organen ersetzt).
Artikel 16
Der ursprüngliche Text des Art. 1 des LG Nr. 37/1988 sieht vor, dass
die Kommission aus dem Präsidenten und zwei weiteren Ärzten zusammengesetzt ist, die im Landesgesundheitsdienst mit gerichtsmedizinischen Aufgaben oder mit solchen der öffentlichen Hygiene und
Gesundheit betraut sind.
Da in der Kommission zur Zeit ausschließlich Ärzte des Landesgesundheitsdienstes vertreten sind, erscheint es notwendig, die Möglichkeit vorzusehen, dass auch Fachärzte, die freiberuflich tätig sind,
hinzugezogen werden können, damit mehr Sitzungen der Führerscheinkommission stattfinden können, um die Wartezeiten zu verkürzen.
Artikel 17
Art. 37 Absatz 3 und Art. 39 Absatz 2 des Landesgesetzes vom 5.
März 2001, Nr. 7, in geltender Fassung, sehen vor, dass die Landesregierung unter anderem die Voraussetzungen und Verfahren für die
Bewilligung und Akkreditierung der medizinischen Einrichtungen und
des freiberuflichen Fachpersonals festlegt.
Die Landesregierung hat in Anwendung der genannten Gesetzesbestimmungen mit eigenen Beschlüssen vom 17. Februar 2003, Nr. 406,
17. März 2003, Nr. 763, sowie 19. Mai 2003, Nr. 1622, obgenannte
Voraussetzungen und Verfahren festgelegt. Art. 7 Absatz 3 des Anhangs des Beschlusses der Landesregierung vom 17. Februar 2003,
Nr. 406, sieht vor, dass die sanitäre Aufsicht über die medizinischen
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Einrichtungen und das freiberufliche Fachpersonal im Gesundheitswesen von den Diensten für Hygiene und öffentliche Gesundheit der
Sanitätsbetriebe durchgeführt wird. Aufgrund dieser Regelung, die in
Durchführung der obgenannten Gesetzesbestimmungen ergangen ist,
erweist es sich als notwendig, die Bestimmung des Art. 10 Absatz 2
Buchstabe j) des Landesgesetzes vom 13. Jänner 1992, Nr. 1, in
geltender Fassung, an die geänderte Situation anzupassen, indem
man vorsieht, dass die sanitäre Aufsicht des Dienstes für Hygiene und
öffentliche Gesundheit der Sanitätsbetriebe sowohl die öffentlichen
Gesundheitseinrichtungen, Krankenhäuser eingeschlossen, als auch
die privaten Gesundheitseinrichtungen betrifft.
Artikel 18
Art. 21, Abs. 1 des Landesgesetzes vom 13. Jänner 1992, Nr. 1, in
geltender Fassung, sieht vor, „dass die Sportverbände nur dann jemanden als Mitglied einschreiben und an wettkampfmäßigen und
nicht wettkampfmäßigen Veranstaltungen teilnehmen lassen dürfen,
wenn er sich den von den einschlägigen Rechtsvorschriften vorgesehenen Untersuchungen unterzogen hat und ihm das entsprechende
Tauglichkeitszeugnis ausgestellt wurde.“
Aufgrund dieser Bestimmung sind die Sportvereine verpflichtet, nicht
nur von Leistungssportlern das entsprechende Tauglichkeitszeugnis
zu verlangen, sondern auch von allen anderen Mitgliedern, die an den
nicht wettkampfmäßigen Sporttätigkeiten der Vereine teilnehmen.
Dies betrifft insbesondere auch die Teilnahme an Turn- und
Schwimmkursen, Freizeitsportaktivitäten, Seniorensport usw.
Da aufgrund dieser gesetzlichen Vorschrift ausschließlich die Sportvereine dieser Verpflichtung nachkommen mussten, private Kursanbieter (z.B. KVW) von dieser Auflage jedoch befreit waren, entstand in
den letzten Jahren durch diese ungleiche Behandlung eine Art Wettbewerbsverzerrung, indem viele Freizeitsportler von den Sportvereinen abwanderten und die Sportangebote der Nichtsportorganisationen besuchten.
Zudem muss darauf hingewiesen werden, dass eine Reihe von sportlichen Aktivitäten, wie Turn- und Schwimmkurse und ähnliches für
Kinder, Erwachsene und Senioren keine wettkampfmäßige Belastung
für die Teilnehmer darstellen und nicht zu den „nicht-wettkampfmäßigen Sporttätigkeiten“ gemäß MD vom 18/02/82 zählen, weshalb auch
kein Tauglichkeitszeugnis bzw. ärztliches Zeugnis notwendig ist.
Diese Tätigkeiten tragen eher zum Erhalt der Gesundheit bei.
Aus den obgenannten Gründen ist es notwendig Art. 21 abzuändern
und klar festzulegen, welche motorischen bzw. sportlichen Tätigkeiten
keine ärztlichen Tauglichkeitsbescheinigungen benötigen, wie dies
bereits in anderen Regionen geschehen ist.
Artikel 19
Die Abteilung Gesundheitswesen plant die Errichtung einer landesweiten Schlichtungsstelle in Arzthaftpflichtfragen. Vorbild ist die entsprechende Stelle in Nordtirol, die bereits im Jahre 1986 eingerichtet
worden ist und besonders erfolgreich arbeitet.
Die Schlichtungsstelle ist unabhängig und zuständig für:
a) alle Fälle, in denen ein Patient behauptet, durch einen Fehler in der
Diagnose oder Behandlung in seiner Gesundheit geschädigt worden
zu sein;
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b) alle Fälle, in denen behauptet wird, dass die gesundheitliche Schädigung eine Folge der nicht oder nicht ordnungsgemäß erfolgten Aufklärung ist.
Die Schlichtungsstelle stellt eine konkrete Alternative zum zivilgerichtlichen Verfahren vor der ordentlichen Gerichtsbarkeit dar. Es handelt
sich also um ein außergerichtliches Verfahren der Streitbeilegung als
Mittel der Prozessvermeidung und Konfliktlösung zwischen Patient
und Arzt. Die Beschreitung des ordentlichen Rechtsweges bleibt auch
bei Inanspruchnahme der Schlichtungsstelle weiterhin möglich.
Mit der Errichtung der Schlichtungsstelle verfolgt man verschiedene
Ziele:
a) Vermeidung der Nachteile eines Verfahrens vor der ordentlichen
Gerichtsbarkeit:
- schwierige Beweisführung, da der Patient als Kläger den Schaden
und die Kausalität beweisen muss;
- hohe Kosten für Rechtsbeistand und medizinischen Sachverständigen;
- lange Verfahrensdauer (ein Verfahren dauert häufig mehrere Jahre);
Der Patient befindet sich im Gegensatz zum Arzt meistens in der
schwächeren Position und hat selten die Kraft und die finanziellen
Möglichkeiten, ein zivilgerichtliches Verfahren vor dem ordentlichen
Gericht anzustrengen.
b) Aufrechterhaltung des Vertrauens zwischen Patient und Arzt;
c) Wahrung der Reputation von Arzt und Arbeitgeber (Sanitätsbetrieb), da der Sachverhalt nicht vor Gericht landet.
Die Schlichtungskommission als Gremium sachkundiger vermittelnder
Personen wird von der Landesregierung ernannt und setzt sich zusammen aus:
a) einem, auch pensionierten, Richter mit Kenntnissen in Rechtsmedizin als Vorsitzendem, der aus einem Dreiervorschlag des Präsidenten
des Landesgerichtes von Bozen auszuwählen ist;
b) einem Arzt für Rechtsmedizin, der am Landesgericht im Verzeichnis der gerichtlich beeideten medizinischen Sachverständigen eingetragen ist; dieser ist aus einem Dreiervorschlag der Ärzte- und Zahnärztekammer Bozen auszuwählen;
c) einem Juristen mit Kenntnissen in Rechtsmedizin und Schadensersatzrecht, der aus einem Dreiervorschlag der Rechtsanwaltskammer
Bozen auszuwählen ist.
Aufgabe der Schlichtungskommission ist es, möglichst unbürokratisch
über das Begehren des Antragstellers zu entscheiden und bei Vorliegen der Voraussetzungen die an den Patienten zu leistende Entschädigung vorzuschlagen. Die Entscheidung der Schlichtungskommission
erfolgt einstimmig.
Bei besonders komplexen Fällen kann die Schlichtungskommission
das Gutachten eines externen Sachverständigen einholen, der am
Landesgericht im Verzeichnis der gerichtlich beeideten medizinischen
Sachverständigen eingetragen ist.
Das Verfahren vor der Schlichtungsstelle soll maximal zwölf Monate
dauern.
Die Schlichtungsstelle wird an der Landesabteilung Gesundheitswesen angesiedelt. Das Land gilt im Gegensatz zu Ärztekammer und
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Sanitätsbetrieben als neutral. Außerdem sind die notwendigen Verwaltungsstrukturen vorhanden (Räume, Ausstattung, Personal).
Die jährlich anfallenden Kosten für die Schlichtungsstelle werden im
schlechtesten Fall auf maximal 200.000 Euro geschätzt. Die Kosten
hängen aber wesentlich von folgenden Faktoren ab:
- Anzahl der Fälle;
- Notwendigkeit, das Gutachten eines externen Sachverständigen
einzuholen;
- Verwaltungskosten, unter besonderer Berücksichtigung der Kosten
für die gegebenenfalls notwendige Übersetzung von klinischer Dokumentation, Gutachten des Sachverständigen sowie Entscheidung der
Schlichtungskommission;
- Bereitschaft der Versicherungen, sich an den Kosten der Schlichtungsstelle zu beteiligen, da sie sich die Kosten für Rechtsbeistände
und Gutachterkosten sparen.
Mit Schreiben vom 10. Mai 2005 erklärt sich die Wiener Versicherungsgesellschaft UNIQA, derzeitiger Versicherer der Sanitätsbetriebe
Bozen und Meran, nicht nur bereit, am Verfahren vor der Schlichtungsstelle teilzunehmen, sondern auch den Empfehlungen der
Schlichtungskommission zu folgen. Mit Schreiben vom 24. Mai 2005
erklärt sich auch die Versicherungsgesellschaft Lloyd’s London, derzeitiger Versicherer der Sanitätsbetriebe Brixen und Bruneck, bereit,
unter bestimmten Voraussetzungen am Verfahren vor der Schlichtungsstelle teilzunehmen.
Mit Durchführungsverordnung würde die weitere Organisation der
Schlichtungsstelle und die so einfach als möglich zu gestaltende Verfahrensordnung geregelt.
Artikel 20
Der ursprüngliche Text des Art. 12bis des LG Nr. 7/2001 sieht vor,
dass jene, welche die von den einschlägigen Rechtsvorschriften vorgesehenen Voraussetzungen besitzen, und jene, die einen vom Land
Südtirol oder von einem in Italien oder im Ausland öffentlich anerkannten Institut organisierten Lehrgang in Organisations- und Managementtechniken besucht und die entsprechende Abschlussprüfung
erfolgreich bestanden haben, zum Auswahlverfahren für die Beauftragung als Pflegedirektor und als Pflegedienstleiter zugelassen sind;
aber er sichert nicht den Pflegedirektor ab, der mit seiner Tätigkeit das
gute Funktionieren der Dienste gewährleistet hat.
Diese Ergänzung ist unerlässlich, zumindest für das erste Auswahlverfahren, um die Pflegedirektoren abzusichern, die bereits 6 Dienstjahre in dieser Position in den Sanitätsbetrieben abgeleistet haben.
Damit wird die Kontinuität der bestehenden Pflegedirektion gewährleistet.
Artikel 21
Finanzbestimmung betreffend die Einführung der Schlichtungsstelle in
Arzthaftungsfragen
Artikel 22
Nachdem der Kassationsgerichtshof jüngst dem Land Südtirol das
Recht, die Kosten für gesundheitliche Leistungen einzutreiben, die
durch Verschulden Dritter entstehen, abgesprochen hat, wird in das
Landesgesetz vom 5. März 2001, Nr. 7, eine entsprechende Bestimmung (Art. 35bis) eingefügt. Demzufolge können die Sanitätsbetriebe
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die Kosten für gesundheitliche Leistungen direkt beim für den Schadensfall Verantwortlichen eintreiben. Davon ausgenommen sind nur
jene Kosten, die bereits durch die Zuweisung des Ersatzbeitrages aus
der Kraftfahrzeughaftpflichtversicherung abgedeckt sind, den die einzelnen Versicherungsgesellschaften dem Landesgesundheitsfond entrichten müssen.
Artikel 23
Art. 6 Absatz 3 des Legislativdekretes vom 30. Dezember 1992, Nr.
502, in geltender Fassung, hat in den neunziger Jahren die universitäre/parauniversitäre Ausbildung im Gesundheitsbereich eingeführt
und gleichzeitig die bis dato bestehenden Berufsbilder entweder neu
geregelt oder nicht mehr vorgesehen. So wurde mit Ministerialdekret
vom 14. September 1994, Nr. 741, zwar das Berufsbild des Physiotherapeuten geschaffen, nicht aber ein mit den Masseuren/Heilmasseuren (massaggiatori/massofisioterapisti) vergleichbares
Berufsbild. Der Bedarf an Masseuren/Heilmasseuren in den Gesundheitseinrichtungen ist aufgrund des unterschiedlichen Tätigkeitsfeldes
von Physiotherapeuten und derzeit noch als Auslaufmodell vorhandenen Masseuren/Heilmasseuren gegeben. Dies gilt vor allem für den
Bereich der Behandlung von Tumorpatienten und der Gesundheitsbetreuung der älteren Bevölkerung.
Das Land hat gemäß Art. 117 Absatz 3 der Verfassung konkurrierende Zuständigkeit, im Bereich der Berufe.
Das Gesundheitsministerium in Rom hat in Vergangenheit im Ausland
erworbene identische Ausbildungen seitens in Südtirol ansässiger
Personen teilweise als Masseure/Heilmasseure (ermächtigen zur
Ausübung des Berufes im Gesundheitsbereich), und teilweise als
Masseur und Chefbademeister der Thermaleinrichtungen (ermächtigen zur Berufsausübung ausschließlich in Thermaleinrichtungen) anerkannt. Damit wurde de facto eine Ungleichbehandlung von Personen mit ein- und derselben Ausbildung geschaffen.
Aus diesem Grunde sollen die ab 1. Jänner 1996 in Italien oder im
Ausland erworbenen Diplome und Zeugnisse für Berufsqualifikationen, die mit jenen des neu zu schaffenden (wieder einzuführenden)
Masseurs/Heilmasseurs vergleichbar sind, zum Zwecke der Berufsausübung in den Gesundheitseinrichtungen und beschränkt auf
das Landesgebiet, jenen gleichgestellt werden, die aufgrund der
neuen Regelung erworben werden.
Artikel 24
Mit dieser Gesetzesänderung soll mit Rücksicht auf die Betriebsautonomie der Sanitätsbetriebe und im Hinblick auf eine überregionale
und grenzüberschreitende Zusammenarbeit die Möglichkeit für dieselben Sanitätsbetriebe geschaffen werden, sich zur Beschaffung von
Gütern und Dienstleistungen beim Abschluss von Lieferverträgen
auch mit Körperschaften anderer Regionen zusammenzuschließen,
um die Ausgaben für Güter und Dienstleistungen im Gesundheitswesen zu senken.
Das Modell für die Zusammenarbeit mit Privatrechtssubjekten oder
Subjekten öffentliches Rechts, die außerhalb des Landes ihren Sitz
haben, ist jenes der Einkaufsgemeinschaft. Bei diesem Modell übernimmt eine Körperschaft oder Betrieb, der den Ankauf leitet, im Auftrag und Mandat der übrigen Körperschaften oder Betriebe, die als
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Mandanten auftreten, die Aufgabe mit Lieferanten Einkaufsverträge
abzuschließen. Mit diesen soll der eigene Bedarf und jener der Körperschaften oder Sanitätsbetriebe, in deren Auftrag gehandelt wird,
abgedeckt werden. Deswegen können die Sanitätsbetriebe, die als
Mandanten auftreten, freiwillig „offenen Verträgen“ beitreten, welche
von der leitenden Körperschaft oder dem Betrieb abgeschlossen
werden.
Artikel 25
Die Gesetzesänderung soll der Abteilung Sozialwesen ermöglichen,
Beiträge an Dachorganisationen welche im Sozialbereich tätig sind
auszuzahlen. Diese Dachorganisationen üben für die im Sozialbereich
tätigen Genossenschaften, Vereine und andere Organisationen Verwaltungstätigkeiten, Interessenvertretung und Koordinationsaufgaben
aus. Sie sind somit für die Steuerung im Sozialbereich von strategischer Bedeutung.
Artikel 26
Die Änderungen am Artikel 6 des Landesgesetzes 37/74 sind notwendig, um die Ernennung der Mitglieder der Prüfungskommission für
den Zugang zum Beruf des Güterkraftverkehrsunternehmers zu vereinfachen.
Der Artikel wurde geändert, wobei der im deutschen Sprachgebrauch
übliche Ausdruck „gewerblicher Güterkraftverkehrsunternehmer“ verwendet wird.
Absatz 1 Buchstabe c) sieht vor, dass Mitglieder der Prüfungskommission für den Zugang zum Beruf des Güterkraftverkehrsunternehmers Personen sein können, die im Besitz eines Hochschulabschlusses sind, der zur Lehrtätigkeit ermächtigt, und nicht mehr nur Lehrer,
die bereits in der Schule tätig sind. Diese Änderung ermöglicht vorbereitete Personen zu beauftragen.
Artikel 27
Mit dem neuen Artikels 10 des Gesetzes 37/74 wird die Möglichkeit
vorgesehen, Beiträge auszubezahlen, um neue Infrastrukturen zu
entwickeln, welche die Verbindungen mit dem Staatsgebiet ermöglichen und als Alternative zur Autobahn gelten (z.B., der Flughafen).
Die Beiträge können auch zugunsten der Gesellschaften ausbezahlt
werden, die im Rahmen dieser Infrastrukturen tätig sind.
Artikel 11 regelt die Führung des Flughafens Bozen: nach der Änderung des Art. 117 der Verfassung hat jetzt das Land die Zuständigkeit,
die Konzession der vollständigen Führung zu erteilen.
Unter „vollständige Führung“ versteht das Ministerialdekret
12.11.1997, Nr. 521, die Tätigkeiten der „Projektierung, Entwicklung,
Realisierung, Adaptierung, Führung (gestione), Instandhaltung und
Verwendung der Infrastrukturen des Flughafens, einschließlich der
öffentlichen Gütern, die das Flughafensystem bilden.“ Dazu kommen
noch alle Tätigkeiten die mit den Dienstleistungen an die Passagiere
im Flughafen verbunden sind.
Laut Gesetz kann die Führung eines Flughafens nur an private Gesellschaften, die nach dem ökonomischen Prinzip handeln und genaue Programme für die Führung und Finanzierung ihrer Tätigkeit
vorbringen müssen, vergeben werden.
Die genaue Regelung der Führung, sowie insbesondere der Beziehungen mit der staatlichen Gesellschaft für die zivile Luftfahrt E.N.A.C.
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(welche wichtige Aufgaben ausübt, um die Sicherheit der zivilen Luftfahrt zu gewährleisten) wird mit einer Durchführungsverordnung erlassen.
Artikel 28
Ziel der Einfügung des Artikels 5bis ist die Anhebung der Verwaltungsstrafe von 27,5 auf 50 Euro, wie in den meisten Regionen Italiens und die Vereinfachung der Verwaltungstätigkeit. Die Ausstellung
des Bußgeldbescheides wird dem Konzessionsinhaber übergeben
und dieser erhält dafür die Einkommen aus den Verwaltungsstrafen,
abzüglich des Tarifs.
Artikel 29
Der Artikel 6 Absatz 6 des Landesgesetzes 16/85 wird geändert, um
überflüssig gewordene Passagen herauszunehmen.
Artikel 30
Der Artikel 7 Absatz 8 des Landesgesetzes 16/85 wird ersetzt, um den
Konzessionär, der die Dienstleistung einstellt oder teilweise unterbricht, zu verpflichten, die mit Landesbeitrag gekauften beweglichen
und unbeweglichen Güter dem nachfolgenden Konzessionär zu dem
Preis zu übertragen, welcher den noch nicht abgeschriebenen Restbetrag der vom Konzessionär getätigten Finanzierung darstellt.
Artikel 31
Ziel der Änderung von Artikel 13 Absatz 5 des Landesgesetzes 16/85
ist es, die Beförderungstarife an die Inflation anzupassen.
Artikel 32
Ziel der Änderung von Artikel 14 Absatz 2 des Landesgesetzes 16/85
ist es Streitfälle bei der Aufteilung des Beitrages zu vermeiden.
Artikel 33
Der Artikel 15 Absatz 2 des Landesgesetzes 16/85 wird aus legistischen Gründen geändert. Im Absatz 2 wird der Hinweis auf den Absatz 6 des Artikels 9 des Landesgesetzes 16/85 gelöscht, da er hinfällig ist.
Artikel 34
Das LG 28/81 sieht im Artikel 13 die Vergabe von Demanialgrund in
Form von Konzessionen vor.
Der Verwaltungsrat kann die Konzessionen für mehr als 9 Jahre Laufzeit genehmigen ( Art. 8 des LG 28/81).
Die Konzessionen werden aber im Grundbuch nicht angemerkt weshalb der Konzessionär auf seine Investition keine Hypothek oder
Darlehen aufnehmen kann. Mit der Einführung des Überbaurechtes
gleich wie es im Art.21/bis des LG 35/75 (Regelung des Sonderbetriebes für Bodenschutz, Wildbach- und Lawinenverbauung) bereits vorgesehen ist, kann das Recht im Grundbuch eingetragen werden.
Zudem gibt die Eintragung dem Investor eine bessere rechtliche Absicherung, da sie im Grundbuch eingetragen wird.
Der Eintrag ist nur für Bauwerke vorgesehen, welche in das städtische
Kataster eingetragen werden und bei denen es sich um langfristige
Investitionen handelt.
Artikel 35
Aufhebungen
---------Articolo 1 - 4
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L’obbligo di notifica dei rapporti di lavoro alla Provincia, viene trasferito
dalla sanità alla Ripartizione Lavoro, destinataria primaria, anche in
base alla vigente legislazione statale, di tale comunicazione. Inoltre
vengono esteso l’obbligo di comunicazione ai lavoratori autonomi, liberi professionisti, soci e familiari che collaborano nell’impresa. Con
ciò l’amministrazione ristabilisce il quadro complessivo dell’occupazione riguardante il ca. 30% della popolazione occupata, in quanto
questi dati negli ultimi anni non sono stati più rilevati e aggiornati.
Per l’inosservanza dell’obbligo di notifica sono previste sanzioni amministrative.
Grazie all’introduzione obbligatoria della comunicazione in via elettronica per alcune categorie e per alcune imprese si intende ridurre il carico di lavoro legato alla registrazione. Con ciò viene esteso l’obbligo
di conferimento telematico dei dati già esistente in taluni campi (dichiarazione dei redditi, denuncia contributi previdenziali ecc.) anche al
campo delle notifiche di assunzione e cessazione dei rapporti di lavoro.
Con la modifica non sostanziale dell’articolo 30 della legge provinciale
29 gennaio 1996, n. 2, sulla semplificazione amministrativa in materia
di lavoro, l’amministrazione provinciale può attribuire le varie commissioni in tale materia, previste dalla legislazione statale, alla commissione provinciale per l’impiego oppure ad una specifica commissione
da costituirsi tramite regolamento di esecuzione.
Articolo 5
L’articolo 2, comma 1, lettera P), dell’ordinamento dell’edilizia abitativa
agevolata prevede che la Provincia possa concedere contributi ad enti
pubblici e privati che prendono in locazione abitazioni sul mercato privato e le diano in locazione a lavoratori. Il limite massimo del contributo deve essere innalzato dal 30 per cento al 50 per cento del canone di locazione provinciale. Attualmente per questa iniziativa possono essere locate solo abitazioni che non sono convenzionate. Il canone di locazione che si paga ai proprietari di alloggi è di conseguenza elevato. Per questo deve essere data la possibilità di poter
prendere in locazione anche abitazioni convenzionate.
Articolo 6
Ai sensi dell’articolo 45, comma 1, lettera c), dell’ordinamento
dell’edilizia abitativa agevolata, le persone che hanno già ottenuto
un’agevolazione edilizia sono escluse per sempre da ulteriori agevolazioni per la costruzione o l’acquisto di un’abitazione. Se
l’agevolazione originaria consiste per esempio in un contributo per la
manutenzione straordinaria di un’abitazione, si può anche trattare di
importi esigui. Affinché per i citati richiedenti la causa di esclusione in
base all’articolo 45, comma 1, lettera c), non abbia più valore, si propone che essi possono rinunciare all’agevolazione originaria. Qualora
essi restituiscano alla Provincia gli importi che hanno ricevuto, rivalutati in base all’aumento dell’indice del costo della vita, non si considerano più come beneficiari di un’agevolazione edilizia.
Articolo 7
Giovani coppie
A due giovani che lavorano entrambi vengono assegnati nel caso in
cui contraggono matrimonio cinque punti aggiuntivi, tuttavia con
l’unione dei redditi diminuiscono i punti relativi alla capacità econo-
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mica. Essi ottengono quindi una minore agevolazione edilizia o possono anche superare la quarta fascia di reddito e perdono completamente il diritto ad avere l’agevolazione edilizia.
Per facilitare l’accesso all’agevolazione edilizia di giovani coppie è
proposto un nuovo metodo per il calcolo della capacitá finanziaria. Si
prende in considerazione come base solo la metà del reddito complessivo. In compenso però non trova applicazione la quota esente
per il coniuge.
Articolo 8
In attuazione dell’articolo 127, comma 5, della legge provinciale 11
agosto 1997, n. 13, legge urbanistica provinciale, la Giunta provinciale
ha deliberato che in futuro le abitazioni devono corrispondere almeno
alla casa clima tipo C. L’articolo 60 deve essere adeguato alle nuove
disposizioni. Qualora l’abitazione agevolata corrisponda alla casa
clima tipo A, l’agevolazione deve essere aumentata del 10 per cento.
Deve quindi crearsi un incentivo a costruire le abitazioni secondo il
criterio del risparmio energetico.
Articolo 9 e 10
L’attuale articolo 65 è suddiviso negli articoli 65 e 65bis.
1. Il nuovo articolo 65 regola le sanzioni in caso di contravvenzione al
vincolo sociale di edilizia abitativa agevolata, quindi circostanze che si
possono verificare dopo che il beneficiario ha ottenuto l’agevolazione
e ha occupato inizialmente in modo corretto l’abitazione.
La novità è che con l’accertamento di una contravvenzione, il beneficiario è in ogni caso diffidato alla restituzione in pristino entro il termine di 6 mesi. La sanzione amministrativa che viene inflitta è calcolata secondo la durata della contravvenzione e corrisponde al canone
provinciale. Se entro il termine di 6 mesi non vi è stata la restituzione
in pristino, si procede alla revoca dell’agevolazione edilizia.
Si verifica spesso che i beneficiari dell’agevolazione diano in locazione le loro abitazioni senza previa autorizzazione. Qualora successivamente sia accertato che al momento della conclusione del contratto di locazione sono esistiti i requisiti per il rilascio
dell’autorizzazione, essa può essere concessa anche in via sanatoria
dietro il pagamento di un’adeguata ammenda (50 per cento del canone provinciale). Attualmente se si verificano tali casi, la Commissione provinciale di vigilanza sull’edilizia abitativa agevolata procede
alla revoca dell’agevolazione edilizia. Una sanzione drastica del genere non corrisponde al criterio della proporzionalità.
2. Il nuovo articolo 65bis tratta i casi delle dichiarazioni non veritiere,
mentre le relative disposizioni sono coordinate con la norma di cui
all’articolo 2 bis, comma 2, della legge provinciale 22 ottobre 1993, n.
17 (legge sulla trasparenza). La disposizione citata riguarda
l’illegittimo ottenimento di agevolazioni economiche.
Articolo 11
Deve essere prevista la possibilità che i locatari dell’Istituto per
l’edilizia sociale siano autorizzati dallo stesso ad eseguire lavori di
manutenzione straordinaria dell’abitazione o lavori per il superamento
delle barriere architettoniche. Con il nuovo articolo 116bis è stato regolato anche l’ammontare dei contributi (70 per cento dei costi riconosciuti ammissibili). Qualora l’abitazione venga lasciata per un qualsiasi
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motivo, non sussiste alcun diritto al rimborso delle spese sostenute
dal conduttore.
Articolo 12
Per le abitazioni cedute in proprietà ai conduttori in base alla legge
provinciale 20 aprile 1963, n. 3, deve decadere con effetto immediato
il diritto di prelazione dell’Istituto per l’edilizia sociale.
Per queste abitazioni, le domande di cessione della proprietà dovevano essere presentate al più tardi entro il 29 maggio 1977 (data di
entrata in vigore della legge provinciale 23 maggio 1977, n. 13). Secondo la disciplina attualmente vigente, il diritto di prelazione
dell’Istituto per l’edilizia sociale per le abitazioni citate decade al
27.01.2009 (dieci anni dopo l’entrata in vigore della legge provinciale
17 dicembre 1998, n. 13).
Per le abitazioni cedute in proprietà ai conduttori ai sensi della successiva legge provinciale 14 novembre 1988, n. 45, il diritto di prelazione dell’Istituto per l’edilizia sociale decade dieci anni dopo la stipulazione del contratto di compravendita. Alcuni contratti che riguardano
la cessione di abitazioni ai sensi della legge provinciale 20 aprile
1963, n. 3, sono stati stipulati anche dopo l’entrata in vigore della
legge provinciale 14 novembre 1988, n. 45.
La disciplina vigente comporta che per molte abitazioni, cedute in
proprietà agli inquilini in base alla legge provinciale 14 novembre
1988, n. 45, il diritto di prelazione dell’Istituto per l’edilizia sociale è già
decaduto, mentre è tuttora in vigore per le abitazioni cedute in proprietà in base alla precedente legge provinciale 20 aprile 1963, n. 3.
Ciò appare contraddittorio.
Articolo 13
Con l’articolo 129 del vigente ordinamento dell’edilizia abitativa agevolata è disciplinato il trasferimento delle abitazioni che sono proprietà
della Provincia alla proprietà dell’Istituto per l’edilizia sociale. Attualmente non vi è alcuna disciplina per l’eventuale trasferimento di immobili di proprietà dell’Istituto per l’edilizia sociale alla proprietà della
Provincia. Il relativo procedimento è disciplinato con il nuovo articolo
129bis.
Articolo 14
La disposizione di cui all’articolo 79bis della legge provinciale 11 agosto 1997, n. 13, la quale prevede la possibilità di una cancellazione
anticipata del vincolo di locare o alienare l'abitazione soltanto a persone in possesso dei requisiti di legge per l’edilizia abitativa, nella sua
formulazione attuale lascia aperta la possibilità ad abusi. Pertanto alla
stessa viene aggiunto un comma 4, ai sensi del quale viene riservato
al Comune di accertare se sussistono effettivamente le condizioni per
una cancellazione anticipata.
Articolo 15
In seguito all’abrogazione di una disposizione della legge provinciale
18 agosto 1988, n. 33, effettuata con l’ art. 82 della legge provinciale 5
marzo 2001, n. 7, erroneamente è stato modificato il numero 9) del
comma 3, dell’art. 16, della legge provinciale 2 gennaio 1981, n. 1, nel
senso che non sussiste più la possibilità di effettuare lavori in deroga
ai programmi di manutenzione straordinaria approvati entro il 10%
delle somme assegnate. Il concetto di una “buona amministrazione”
però impone di mantenere questa flessibilità, in quanto deve essere
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possibile effettuare deroghe ai programmi approvati in caso di motivata urgenza e/o necessità.
Con l’occasione i numeri 9 e 10 del citato art. 16, comma 3 della legge
provinciale n. 1/1981 sono stati riformulati, poiché finora
l’interpretazione di queste normative per la loro formulazione poco
chiara è stata controversa. Inoltre le disposizioni sono state adeguate
alla situazione attuale (organi citati nella versione esistente adesso
non esistono più o sono stati sostituiti da altri organi).
Articolo 16
Il testo originario dell’art. 1 della LP n. 37/1988 prevede che la commissione è composta dal presidente e da altri due medici che svolgono, nell'ambito del servizio sanitario provinciale, funzioni di medicina legale o di igiene e sanità pubblica.
Essendo in commissione solo medici che operano nel SSP si rende
necessario la possibilità di accesso anche a liberi professionisti per
poter aumentare il numero di sedute della commissione patenti e ridurre in questo modo i tempi di attesa.
Articolo 17
Il comma 3, dell’art. 37, ed il comma 2, dell’art. 39, della legge provinciale 5 marzo 2001, n. 7, e successive modifiche, dispongono che la
Giunta provinciale determina, tra l’altro, i requisiti e le procedure per la
concessione dell’autorizzazione e dell’accreditamento delle strutture
sanitarie e dei professionisti sanitari.
La Giunta provinciale, in applicazione delle citate disposizioni legislative, ha provveduto a determinare i sopraccitati requisiti e procedure
con proprie deliberazioni 17 febbraio 2003, n. 406, 17 marzo 2003, n.
763, nonché 19 maggio 2003, n. 1622. Il comma 3, dell’art. 7,
dell’allegato alla delibera della Giunta provinciale 17 febbraio 2003, n.
406, prevede che la vigilanza sanitaria sulle strutture sanitarie e sui
professionisti sanitari viene esercitata dai Servizi di igiene e sanità
pubblica delle aziende sanitarie. Per questa disciplina, stabilita in attuazione delle sopraccitate disposizioni legislative, si rende necessario
adeguare la disposizione di cui alla lettera j), del comma 2, dell’art. 10,
della legge provinciale 13 gennaio 1992, n. 1, e successive modifiche,
alla nuova situazione, prevedendo che la vigilanza sanitaria del Servizio di igiene e sanità pubblica delle aziende sanitarie riguarda sia le
strutture sanitarie pubbliche, compresi gli ospedali, che le strutture
sanitarie private.
Articolo 18
Il comma 1 dell’art. 21 della legge provinciale 13 gennaio 1992, n. 1, e
successive modifiche, prevede che le istituzioni sportive sono tenute a
subordinare il tesseramento agonistico e la partecipazione alle attività
agonistiche e non agonistiche, a gli accertamenti ed alle certificazioni
di idoneità previsti dalle vigenti norme.”
In base a tale norma le istituzioni sportive erano obbligate di richiedere il certificato medico di idoneità sportiva non solo agli atleti agonisti ma anche a tutti gli altri soci che partecipavano ad attività sportive
non agonistiche da loro organizzate. Queste attività riguardavano in
particolare la partecipazione a corsi di ginnastica, di nuoto, ad attività
del tempo libero, per anziani ecc.
Poiché in base a tale normativa erano solamente le istituzioni sportive
obbligate a richiedere le certificazioni mediche per i loro soci e non le
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associazioni privati (p.es. ACLI) che pure offrivano i suddetti corsi, negli ultimi anni si era instaurato proprio per il motivo suddetto una concorrenza sleale, in quanto numerosi soci delle istituzioni sportive, interessate ad attività motorie-ricreative di tempo libero preferivano le offerte di attività sportive delle associazioni non sportive.
Inoltre viene sottolineato che numerose attività sportive, come i corsi
di ginnastica, di nuoto e simili per bambini, adulti ed anziani che non
presentano un impegno competitivo ma vengono svolti esclusivamente per fini motorie e ricreativi per il mantenimento della salute, non
rientrano nelle attività non agonistiche ai sensi del DM del 18/02/82 e
quindi non è richiesta alcuna certificazione medica.
Per i motivi di cui sopra si ritiene necessario modificare l’Art. 21 come
proposto e di specificare in modo chiaro quali siano le attività sportive
e motorie per i quali non è richiesta alcuna certificazione medica,
come tra l’altro è già stato fatto in diverse Regioni.
Articolo 19
La ripartizione sanità progetta l’istituzione a livello provinciale di una
commissione conciliativa per questioni di responsabilità medica.
L’esempio è dato dalla corrispondente commissione nel Tirolo del
Nord, che è stata istituita già nel 1986 e che lavora con particolare
successo.
La commissione conciliativa è indipendente e competente per:
a) tutti i casi in cui un paziente ritiene che la propria salute sia stata
danneggiata da un errore nella diagnosi o nella terapia;
b) tutti i casi in cui si sostiene che il danno alla salute è conseguenza
dell’omessa o irregolare informazione (consenso informato).
La commissione conciliativa rappresenta una concreta alternativa al
procedimento civile davanti all’autorità giudiziaria. Trattasi dunque di
una procedura stragiudiziale di componimento di controversie come
mezzo per evitare processi e mezzo per la soluzione di conflitti tra paziente e medico. L’autorità giudiziaria può comunque essere adita in
caso di ricorso alla commissione conciliativa.
Con l’istituzione della commissione conciliativa si desidera raggiungere diversi obiettivi:
a) evitare gli svantaggi di un procedimento davanti all’autorità giudiziaria:
- argomentazione probatoria difficile, in quanto è il paziente in qualità
di attore a dover dimostrare il danno ed il nesso causale;
- elevati costi per la difesa ed il consulente medico-tecnico;
- lungaggine del procedimento (un procedimento dura spesso più
anni;
Il paziente si trova rispetto al medico, nella maggioranza dei casi, in
una posizione più debole e raramente ha la forza e le possibilità finanziarie per instaurare un procedimento civile davanti all’autorità
giudiziaria.
b) mantenimento della fiducia tra paziente e medico;
c) salvaguardia della reputazione di medico e datore di lavoro
(azienda sanitaria), in quanto il fatto non viene ad interessare il tribunale.
La commissione conciliativa quale organo di esperti con funzioni conciliative viene nominata dalla Giunta provinciale ed è composta da:
- 68 -
a) un giudice, anche a riposo, con conoscenze in materia di medicina
legale, con funzioni di presidente, da scegliere da una terna di nominativi designati dal Presidente del Tribunale di Bolzano;
b) un medico legale iscritto nell’elenco dei consulenti medico legali
presso il tribunale, da scegliere da una terna di nominativi designati
dall’Ordine dei medici chirurghi e degli odontoiatri di Bolzano;
c) un laureato in legge con conoscenze in materia di medicina legale
e diritto sul risarcimento danni, da scegliere da una terna di nominativi
designati dall’Ordine degli avvocati di Bolzano.
È compito della commissione conciliativa decidere sull’istanza del richiedente nella maniera meno burocratica possibile e, nel caso in cui
ricorrono i presupposti, proporre il risarcimento da prestare al paziente. La commissione conciliativa decide all’unanimità.
La commissione conciliativa può in casi particolarmente complessi
acquisire la perizia di un consulente tecnico iscritto nell’elenco dei
consulenti medico legali presso il tribunale.
Il procedimento davanti alla commissione conciliativa dura al massimo
dodici mesi.
La commissione conciliativa è istituita presso la ripartizione provinciale
sanità. Rispetto all’Ordine dei medici e alle aziende sanitarie la provincia si ritiene neutrale. Sono inoltre presenti le necessarie strutture
amministrative (locali, dotazione, personale).
I costi annuali per la commissione conciliativa nel peggiore dei casi si
stimano complessivamente in euro 200.000. I costi comunque dipendono essenzialmente dai seguenti fattori:
- numero dei casi;
- necessità di acquisire la perizia di un consulente tecnico esterno;
- costi di amministrazione, tenuto particolarmente conto dei costi per
la traduzione eventualmente necessaria della documentazione clinica,
della perizia del consulente tecnico nonché della decisione della
commissione conciliativa;
- disponibilità delle assicurazioni di partecipare ai costi della commissione conciliativa, in quanto risparmiano i costi per avvocati e periti.
L’attuale assicuratore delle Aziende sanitarie di Bolzano e Merano,
l’assicurazione viennese UNIQA con lettera del 10 maggio 2005 si dichiara disponibile non solo a partecipare al procedimento davanti alla
commissione conciliativa, ma di accettare anche le proposte di conciliazione della commissione conciliativa. Anche l’attuale assicuratore
delle Aziende sanitarie di Bressanone e Brunico, l’assicurazione
Lloyd’s di Londra, con lettera del 24 maggio 2005 si dichiara disponibile a partecipare, a determinate condizioni, al procedimento davanti
alla commissione conciliativa.
Con regolamento di esecuzione verrebbero disciplinati l’ulteriore organizzazione della commissione conciliativa ed il procedimento, da
realizzare nel modo più semplice possibile.
Articolo 20
Il testo originario dell’art.12bis della LP n.7/2001 prevede che alla selezione per il conferimento dell’incarico di direttore infermieristico sono
ammessi coloro che sono in possesso dei requisiti previsti dalla vigente normativa e coloro che hanno frequentato un corso organizzato
dalla Provincia autonoma di Bolzano o da un istituto pubblico o privato
riconosciuto in Italia o all’estero, in tecniche organizzative e manage-
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riali, con superamento di un esame finale; non tutela invece il dirigente infermieristico, che con la sua funzione ha garantito sinora il
buon funzionamento dei servizi.
L’integrazione si rende necessaria al fine di salvaguardare, almeno in
sede di prima selezione, i dirigenti infermieristici che hanno maturato
già sei anni, o più, nella stessa posizione presso le Aziende sanitarie
della Provincia, garantendo così la continuità della dirigenza infermieristica esistente.
Articolo 21
Disposizione finanziaria riguardante l’introduzione della commissione
conciliativa per questioni di responsabilità medica
Articolo 22
Siccome di recente la Corte Suprema di Cassazione ha negato alla
Provincia autonoma di Bolzano il diritto, di ripetere le spese per prestazioni sanitarie causate da terzi, nella legge provinciale 5 marzo
2001, n. 7, viene inserita una disposizione (art. 35bis)in tal senso. In
forza di tale disposizione le Aziende sanitarie possono procedere al
recupero della spese per prestazioni sanitarie direttamente nei confronti del terzo responsabile, salvo per quanto riguarda le spese già
coperte dall’attribuzione del contributo sostitutivo sui premi delle assicurazioni contro la responsabilità civile derivante dalla circolazione dei
veicoli a motore che le singole Compagnie di assicurazioni sono tenute a versare al Fondo sanitario provinciale.
Articolo 23
L’art. 6, comma 3, del Decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502, e
successive modifiche, negli anni novanta ha inserito nel settore sanitario la formazione universitaria/parauniversitaria, ridisciplinando al
contempo o non più prevedendo i fino allora esistenti profili professionali. Con il Decreto ministeriale 14 settembre 1994, n. 741, è stato sì
istituito il profilo professionale del fisioterapista, ma non un profilo
professionale paragonabile ai massaggiatori/massofisioterapisti. Il
fabbisogno di massaggiatori/massofisioterapisti nelle strutture sanitarie è dato per il differente campo di attività svolto da fisioterapisti e dagli ancora esistenti, anche se in fase di esaurimento, massaggiatori/massofisioterapisti. Questo vale soprattutto per il settore dell’assistenza per pazienti affetti da tumore e per l’assistenza della popolazione anziana.
La Provincia ai sensi dell’art. 117, comma 3, della Costituzione, ha
competenza concorrente nel settore delle professioni.
Percorsi formativi identici acquisiti da parte di persone residenti in Alto
Adige in passato sono stati dal Ministero alla sanità (salute) in parte
riconosciuti come massaggiatori/massofisioterapisti (autorizzando all’esercizio della professione nel settore sanitario), e in parte come
massaggiatore e capo bagnino degli stabilimenti idroterapici (autorizzando l’esercizio della professione esclusivamente negli stabilimenti
termali). Con ciò si è di fatto avuto una disparità di trattamento di persone in possesso della medesima formazione.
Per questo motivo è necessario che i diplomi o attestati di qualifiche
professionali paragonabili a quelle di massaggiatore/massofisioterapista da istituire ex novo (da inserire di nuovo), acquisite a partire dal
1° gennaio 1996 in Italia o all’estero, vengano considerati, ai fini
dell’esercizio professionale nelle strutture sanitarie e limitatamente
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all’ambito del territorio provinciale, equipollenti a quelli ottenuti ai sensi
della nuova disciplina.
Articolo 24
Nell’ottica della collaborazione interregionale e della cooperazione
transfrontaliera e tenuto conto dell’ autonomia imprenditoriale, di cui le
aziende sanitarie sono dotate, si contempla con tale emendamento la
possibilità per le aziende medesime di associarsi nell’acquisizione di
beni e servizi anche con enti di altre regioni al fine di conseguire in
tale settore un miglioramento nell’economicità della gestione della
spesa sanitaria.
Il modello di collaborazione con soggetti di diritto privato o pubblico
extraprovinciali è quello della comunità d’acquisto, in base al quale un
ente o azienda capofila procede su delega e mandato degli enti o
aziende sanitarie mandanti alla stipula di contratti d’acquisto con i fornitori per il proprio fabbisogno e per quello delle eventuali mandanti.
Le aziende mandanti possono quindi liberamente aderire a “contratti
aperti”, definiti dall’ente o azienda capofila.
Articolo 25
La modifica di legge ha l’obiettivo di consentire alla Ripartizione Politiche Sociali di erogare contributi ad organizzazioni di secondo livello
attive nell’ambito sociale. Queste organizzazioni svolgono attività
amministrative, di rappresentanza degli interessi e di coordinamento
per le cooperative, le associazioni ed altre organizzazioni attive nel
settore. In tal senso sono di importanza fondamentale per il funzionamento del sistema dei servizi sociali.
Articolo 26
Le modifiche all’articolo 6 della provinciale 37/74 legge sono necessarie per semplificare la nomina della commissione d’esame per
l’accesso alla professione di autotrasportatore.
È stato modificato l’articolo, utilizzando la dicitura in uso in lingua tedesca del termine autotrasportatore di merci su strada (“gewerblicher
Güterkraftverkehrsunternehmer”).
Al comma 1, lettera c) si prevede che possano essere membri della
commissione d’esame per l’accesso alla professione di autotrasportatore di cose per conto terzi persone in possesso di una laurea che
autorizzi l’insegnamento e non più solamente docenti già operanti
nelle scuole. Questa modifica consente una migliore possibilità di reperire persone preparate.
Articolo 27
Con il nuovo articolo10 della legge 37/74, si prevede la possibilità di
concedere contributi per lo sviluppo di nuove infrastrutture che permettano il collegamento con il territorio nazionale, in alternativa
all’autostrada (per esempio l’aeroporto). I contributi potranno essere
versati anche alle società che operano nell’ambito di queste infrastrutture.
L’articolo 11 regola la gestione dell’aeroporto di Bolzano: in seguito
alla novella dell’art. 117 della Costituzione la Provincia ha oggi la
competenza per attribuire questa concessione.
Per gestione totale il decreto ministeriale 12.11.1997, n. 521 intende
le attività di “progettazione, sviluppo, realizzazione, adattamento, gestione, manutenzione e utilizzo delle infrastrutture dell’aeroporto,
comprensivi dei beni demaniali costituenti il sistema aeroportuale”. Vi
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rientrano inoltre le attività collegate alla prestazione dei servizi e di assistenza a terra dei passeggeri.
Per legge la gestione totale di un aeroporto civile può essere affidata
solo a una società privata, che operi secondo principi di economicità e
che presentino precisi programmi per la gestione e il finanziamento
della loro attività.
La compiuta regolamentazione della gestione, e dei rapporti con
l’Ente Nazionale per l’Aviazione Civile (che esercita importanti compiti
per garantire la sicurezza della circolazione aerea civile) verrà determinata con un regolamento di esecuzione.
Articolo 28
Obiettivo dell’inserimento dell’articolo 5bis è l’aumento della sanzione
amministrativa da 27,5 a 50 Euro come nella maggior parte delle regioni d’Italia e la semplificazione amministrativa in quanto l’emissione
del provvedimento ingiuntivo viene affidata all’impresa concessionaria
che a fronte di tale emissione incamera i proventi della sanzione con
esclusione della tariffa.
Articolo 29
Il comma 6 dell’articolo 6 della legge provinciale 16/85 viene modificato, per eliminare frasi divenute superflue.
Articolo 30
Il comma 8 dell’articolo 7 della legge provinciale 16/85 viene sostituito
obbligando il concessionario che cessa in tutto o in parte dal servizio
a trasferire al concessionario subentrante i beni mobili ed immobili acquistati con contributi provinciali al prezzo costituito dall’eventuale importo non ancora ammortizzato del finanziamento effettuato dal concessionario cessante.
Articolo 31
Scopo della modifica del comma 5 dell’articolo 13 della legge provinciale 16/85 è l’adeguamento automatico delle tariffe di trasporto al
tasso di inflazione.
Articolo 32
Scopo della modifica del comma 2 dell’articolo 14 della legge provinciale 16/85 è evitare disguidi nella ripartizione del contributo.
Articolo 33
Il comma 2 dell’articolo 15 della legge provinciale 16/85 viene modificato per motivi di natura legistica. Nel comma 2 viene tolto il riferimento al comma 6 dell’articolo 9 della legge provinciale 16/85, perché
superato.
Articolo 34
La L.P. 28/81 prevede nell’art. 13 il rilascio di concessioni per l’uso di
aree demaniali.
Il Consiglio d’Amministrazione può approvare le concessioni di durata
superiore ai 9 anni (art. 8 della LP 28/81).
Le concessioni non vengono però annotate all’Ufficio Catasto in
quanto il concessionario non può contrarre nessuna ipoteca o prestito
sul proprio investimento. Con l’introduzione del diritto di superficie
come già previsto nell’art. 21/bis della L.P. 35/75 (ordinamento
dell’Azienda speciale per la regolazione dei corsi d’acqua e la difesa
del suolo) il diritto può essere registrato all’Ufficio Catasto.
La registrazione garantisce inoltre una miglior garanzia per chi investe.
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La registrazione è prevista solo per fabbricati che vengono riportati nel
catasto edilizio urbano, in quanto si tratta di investimenti a lungo termine.
Articolo 35
Abrogazioni
PRÄSIDENTIN: Ich ersuche die Vorsitzende der vierten Gesetzgebungskommission, Abgeordnete Ladurner, um Verlesung des Berichtes.
Ladurner (SVP): Die Arbeiten der Kommission
In ihren Sitzungen vom 10, 11, 13 und 17. Oktober 2005 hat die 4. Gesetzgebungskommission unter dem Vorsitz der Abg. Dr. Martina Ladurner den Landesgesetzentwurf Nr. 77/05 behandelt. An den Arbeiten der
Kommission nahmen auch die zuständigen Landesräte Marialuisa
Gnecchi, Dr. Richard Theiner, Dr Luigi Cigolla, Dr. Michl Laimer und Dr.
Thomas Widmann sowie Ressortdirektor DDr. Ing. Antonio Bacchin, die
Abteilungsdirektoren Dr. Helmuth Sinn und Dr. Adolf Spitaler und der
Beamte der Abteilung Gesundheitswesen Dr. Christian Leuprecht teil.
Nach Verlesung des Gutachtens des Rates der Gemeinden erklärte
Abg. Cristina Kury im Rahmen der Generaldebatte, dass sogenannte
Omnibusgesetze nicht angebracht seien, da sie ein Sammelsurium von
Bestimmungen darstellen und so der Transparenz und Verständlichkeit
der Gesetzgebung abträglich sind. Sie nahm die Kritik an einzelnen Artikeln des Gesetzentwurfs vorweg, die sie jedoch in der Artikeldebatte
näher ausführen werde. Bezüglich der ersten vier Artikel wollte sie wissen, warum die Strafen für unterlassene Mitteilungen an das Land sich
nur auf die Selbständigen beziehen und nicht auch auf die Arbeitnehmer. Weiters wies sie darauf hin, dass Artikel 2 des vorliegenden Gesetzentwurfes den Artikel 5 des Landesgesetzes vom 17. April 1986,
Nr. 14 nicht abändern könne, da dieser abgeschafft worden ist. Sie beanstandete auch die in Artikel 9 vorgesehene Abänderung des „Wohnbauförderungsgesetzes“, zumal damit unsinnigerweise ein Zeitraum
von 6 Monaten vorgesehen wird, innerhalb welchen Unregelmäßigkeiten saniert werden können. Zu beanstanden ist laut Abg. Kury auch der
neue Artikel 129-bis des Wohnbauförderungsgesetzes, da er es dem
Ermessen des Landes überlässt, Liegenschaften des Wohnbauinstituts,
die nicht mehr dessen institutionellen Zwecken dienen, in das Eigentum
des Landes zu überführen. Abschließend kündigte die Abgeordnete die
Vorlage eines Minderheitenberichtes an; ebenso werde sie im Laufe der
Artikeldebatte Einwände zu den Artikeln 27 und 34 dieses Gesetzentwurfs betreffend das Transportwesen vorbringen.
Abg. Mauro Minniti kündigte vorweg die Vorlage eines Minderheitenberichtes zum Gesetzentwurf Nr. 77/05 an und bemerkte, dass die mit
diesem Omnibusgesetz vorgeschlagenen Änderungen sich auf äußerst heikle und komplexe Bestimmungen beziehen. Eine einheitliche
Reform der einzelnen Bereiche – wie geförderter Wohnbau, Gesundheitswesen oder Raumordnung – wäre zielführender gewesen. Vor
allem hätte sich der Abgeordnete gewünscht, dass man das Landesgesetz über den geförderten Wohnbau vollkommen überarbeitet hätte,
wobei er daran erinnerte, dass dieses Gesetz 1998 im Vorfeld der
Wahlen verabschiedet worden war. Es handelt sich daher um ein vom
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Landtag in aller Eile genehmigtes Gesetz, welches dann wiederholt
abgeändert bzw. verschlechtert worden war. Um die Arbeiten der
Kommission nicht zu behindern, werde er seine Änderungsanträge jedoch nur im Plenum einbringen.
Die Landesrätin Luisa Gnecchi erklärte, dass Sinn und Zweck der
neuen Bestimmungen im Bereich Arbeit darin besteht, die Mitteilungspflicht sowohl für die Selbständigen als auch für die Arbeitnehmer einzuführen; durch die Möglichkeit der elektronischen Mitteilung wird das
entsprechende Verfahren erleichtert und für diejenigen, die ihrer Mitteilungspflicht nicht nachkommen, sind Strafen vorgesehen. Die Landesrätin wies darauf hin, dass diese Strafen für Arbeitnehmer bereits
in der staatlichen Regelung vorgesehen sind. Nun sollen sie mit den
vorliegenden Bestimmungen auch auf die Selbständigen ausgedehnt
werden.
Nach dem Abschluss der Generaldebatte genehmigte die Kommission
den Übergang zur Artikeldebatte des Landesgesetzentwurfes Nr. 77/05
mit 3 Ja-Stimmen, 1 Gegenstimme und 1 Enthaltung.
Die Kommission war mit den vom Rechtsamt des Landtages, nach Absprache mit den zuständigen Ämtern der Landesverwaltung von Amts
wegen vorgeschlagenen sprachlichen und technischen Verbesserungen und Korrekturen, die im beiliegenden Gesetzestext unterstrichen
sind, einverstanden. Zudem wurde vereinbart jene Änderungsanträge,
die bereits abgeschaffene Gesetzesartikel ersetzen bzw. in veränderter
Form wieder einfügen dahingehend zu ändern, dass nach den betroffenen Artikeln neue Zusatzartikel in die jeweiligen Landesgesetze eingefügt werden.
Die einzelnen Artikel wurden mit folgendem Abstimmungsergebnis genehmigt:
Artikel 1: Der von Landesrätin Gnecchi eingebrachte Ersetzungsantrag, der darauf abzielt, dass auch die Umwandlungen der Arbeitsverhältnisse laut Artikel 4-bis Absatz 5 des gesetzesvertretenden Dekretes vom 21. April 2000, Nr. 181 gemeldet werden müssen, sowie Absatz 2 des neuen Artikels 4 des Landesgesetzes vom 17. April 1986,
Nr. 14, zu streichen, wurde mit 4 Jastimmen und 1 Enthaltung genehmigt.
Artikel 2: Der von Landesrätin Gnecchi eingebrachte Änderungsantrag, der darauf abzielt, einen neuen Absatz 3 in Artikel 5 des Landesgesetzes vom 17. April 1986, Nr. 14, einzufügen, betreffend die
Geldbußen bei unterlassener Mitteilung des Beginns oder der Beendigung der Tätigkeit, wurde mit 4 Jastimmen bei 1 Enthaltung genehmigt. Der Artikel wurde mit 4 Jastimmen bei 1 Enthaltung genehmigt.
Artikel 3: Der von Landesrätin Gnecchi eingebrachte Ersetzungsantrag, der darauf abzielt, den neuen Artikel 6 des Landesgesetzes vom
17. April 1986, Nr. 14, bezüglich der Mitteilung in elektronischer Form
seitens der Arbeitnehmer, neu zu formulieren, wurde mit 2 Jastimmen
bei 2 Enthaltungen genehmigt.
Artikel 4: mit 2 Jastimmen bei 1 Gegenstimme und 1 Enthaltung genehmigt.
Der von Abg. Kury vorgelegte Änderungsantrag zwecks Einfügung eines Artikels 4-bis mit einer Änderung zu Artikel 34 Absatz 1 des Landesgesetzes vom 29. Jänner 1996, Nr. 2, betreffend die Höhe der den
Mitgliedern der Landesregierung zustehenden Vergütung, wurde mit 2
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Gegenstimmen (darunter der entscheidenden Stimme der Vorsitzenden Ladurner) bei 2 Jastimmen abgelehnt.
Artikel 5: mit 3 Jastimmen bei 1 Gegenstimme und 1 Enthaltung genehmigt.
Artikel 6: mit 3 Jastimmen bei 2 Enthaltungen genehmigt.
Artikel 6-bis: Der von der Abg. Unterberger eingebrachte Änderungsantrag, welcher durch Abänderung von Artikel 45-bis des Landesgesetzes Nr. 13/98 die Regelung bezüglich des Widerrufs der Wohnbauförderung im Falle einer Trennung der Ehegatten ersetzen soll,
wurde nach einer langen Diskussion über die vorgesehenen Fristen
für den Widerruf der Beiträge während des Trennungsverfahrens mit 4
Jastimmen bei 1 Enthaltung genehmigt.
Artikel 6-ter: Der von der Abg. Unterberger eingebrachte Änderungsantrag, der sich aus der Genehmigung von Artikel 6-bis ergibt und einen Zusatzartikel zwecks Änderung von Absatz 2 von Artikel 46 des
Landesgesetzes Nr. 13/98 vorsieht, wurde einstimmig genehmigt.
Artikel 7: Der von der Vorsitzenden Ladurner eingebrachte Änderungsantrag, der durch die Änderung von Absatz 1 des neuen Artikels
46-ter des Landesgesetzes Nr. 13/98 darauf abzielt, für die Anwendung der Sonderbestimmungen für junge Ehepaare die Voraussetzung vorzusehen, dass bei Gesuchsvorlage zumindest einer der Ehepartner weniger als 35 Jahre alt sein muss, wurde einstimmig genehmigt. Ebenfalls einstimmig genehmigt wurde der von der Abg. Unterberger vorgelegte Änderungsantrag zwecks Ersetzung der Absätze 2
und 3 von Artikel 46-ter, welcher im Rahmen der Sonderbestimmungen für junge Ehepaare vorsieht, dass beide Ehepartner einer Beschäftigung nachgehen müssen und die geförderte Liegenschaft zu
ungeteilten Hälften im Miteigentum der Ehegatten stehen muss; dies,
um zu verhindern, dass ein reicher Ehegatte sich der wirtschaftlich
schwächeren Ehegattin bedient, um ein geringeres Einkommen vorzuweisen, ohne dass diese Miteigentümerin der Liegenschaft ist. Der
Artikel in seiner Gesamtheit wurde sodann mit 3 Jastimmen bei 2 Enthaltungen genehmigt.
Artikel 7-bis: Der von der Abg. Unterberger eingebrachte Änderungsantrag zwecks Einführung eines neuen Artikels 7-bis, der durch die
Änderung von Artikel 47 Absatz 3 des Landesgesetzes Nr. 13/98 darauf abzielt, das Immobiliarvermögen der Schwiegereltern nicht nur im
Falle von Auflösung oder Erlöschen der zivilrechtlichen Wirkungen der
Ehe, sondern auch im Falle einer Trennung vom Ehepartner, durch
den die Schwägerschaft begründet ist, nicht zu berücksichtigen,
wurde einstimmig genehmigt. Ebenfalls einstimmig genehmigt wurde
der auch von der Abg. Unterberger eingebrachte Änderungsantrag
zum Änderungsantrag, der darauf abzielt, Absatz 9 von Artikel 47 des
Landesgesetzes Nr. 13/98, betreffend den Widerruf der Wohnbauförderung im Falle einer Trennung der Ehegatten, zu ersetzen.
Artikel 8: Der von der Vorsitzenden Ladurner eingebrachte Änderungsantrag, der durch die Ersetzung von Artikel 60 des Landesgesetzes Nr. 13/98 darauf abzielt, einen Beitrag für Klimahäuser Kategorie A und einen ebensolchen allerdings geringfügigeren Beitrag für
Klimahäuser Kategorie B zu gewähren, wurde einstimmig genehmigt.
Artikel 8-bis: Der von Landesrat Cigolla eingebrachte Änderungsantrag zwecks Einfügung eines neuen Artikels 8-bis, der Artikel 62 des
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Landesgesetzes Nr. 13/98 in Bezug auf die Dauer und den Ablauf der
Sozialbindung für den geförderten Wohnbau abändert, wurde mit 3
Jastimmen bei 2 Gegenstimmen genehmigt.
Artikel 9: Der von den Abgeordneten Dello Sbarba, Kury und Heiss
vorgelegte Änderungsantrag zwecks Streichung des gesamten Artikels wurde abgelehnt, während der von der Vorsitzenden Ladurner
eingebrachte Änderungsantrag zwecks Streichung von Absatz 3 des
neuen Artikels 65 des Landesgesetzes Nr. 13/98, betreffend die Zuwiderhandlungen gegen die Sozialbindung, mit 3 Jastimmen bei 2
Enthaltungen genehmigt wurde. Der Artikel wurde hingegen mit 3 Jastimmen und 2 Gegenstimmen genehmigt.
Artikel 10: einstimmig genehmigt.
Artikel 10-bis: Der von der Abg. Unterberger eingebrachte Änderungsantrag, mit dem ein neuer Artikel 10-bis eingefügt wird, der auf
die Ersetzung von Artikel 66 Absatz 2 des Landesgesetzes Nr. 13/98
abzielt, betreffend Auflösung, Trennung oder Erlöschen der zivilrechtlichen Wirkungen der Ehe des Begünstigten der Wohnbauförderung,
sowie der ebenfalls von der Abg. Unterberger vorgelegte Änderungsantrag dazu, zwecks Hinzufügung eines dritten Absatzes zu besagtem
Artikel 66, wurden einstimmig genehmigt.
Artikel 10-ter: Der von der Vorsitzenden Ladurner eingebrachte Änderungsantrag, mit dem ein neuer Artikel 10-ter eingefügt wird, der auf
die Einfügung eines weiteren Absatzes in Artikel 69 des Landesgesetzes Nr. 13/98 abzielt, betreffend die Besetzung der geförderten Wohnungen seitens berechtigter Personen nach dem Ableben des Förderungsempfängers, wurde einstimmig genehmigt.
Artikel 10-quater: Der von der Vorsitzenden Ladurner eingebrachte
Änderungsantrag, mit dem ein neuer Artikel 10-quater eingefügt wird,
der auf die Hinzufügung weiterer 3 Absätze zu Artikel 71 des Landesgesetzes Nr. 13/98 abzielt, betreffend den Widerruf der Wohnbauförderung bei Besetzung der konventionierten Wohnung durch nicht berechtigte Personen, wurde mit 3 Jastimmen bei 2 Gegenstimmen genehmigt.
Artikel 10-quinquies: Der von der Vorsitzenden Ladurner eingebrachte
Änderungsantrag, mit dem ein neuer Artikel 10-quinques eingefügt
wird, betreffend die Beiträge an Gemeinden für die Wiedergewinnung
der eigenen Bausubstanz zu Wohnzwecken, wurde mit 3 Jastimmen
bei 2 Enthaltungen genehmigt.
Artikel 10-sexies: Der von Landesrat Cigolla eingebrachte Änderungsantrag zwecks Einfügung eines neuen Artikels 10-sexies, mit dem ein
neuer Artikel 89-bis in das Landesgesetz Nr. 13/98 eingefügt werden
soll, betreffend die Finanzierung von Arbeiten zur Baureifmachung
von Erweiterungszonen, wurde einstimmig genehmigt.
Artikel 10-sexies-bis (nunmehr Artikel 10-septies): Nach langer Diskussion über das Wohngeld zog die Vorsitzende Ladurner ihre Änderungsanträge zu Artikel 91 des Landesgesetzes Nr. 13/98 zurück;
auch Abg. Minniti zog eine Reihe seiner zuvor eingebrachten Änderungsanträge zurück. Der von der Abg. Unterberger vorgelegte Änderungsantrag jedoch, der auf die Einfügung eines neuen Absatzes 1bis in den Artikel 91 vorsieht, wonach die Sonderbestimmungen bei
Trennung der Ehegatten auch auf die Gewährung des Wohngeldes
ausgedehnt werden, wurde einstimmig genehmigt.
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Artikel 10-septies (nunmehr Artikel 10-octies): Der von der Vorsitzenden Ladurner vorgelegte Änderungsantrag zwecks Einfügung eines
neuen Artikels 10-septies, mit dem ein neuer Artikel 92-bis in das
Landesgesetz Nr. 13/98 eingefügt werden soll, betreffend die Beseitigung von architektonischen Hindernissen in Gebäuden des Wohnbauinstituts, wurde einstimmig genehmigt.
Artikel 10-octies (nunmehr Artikel 10-novies Absatz 1): Der von der
Vorsitzenden Ladurner vorgelegte Änderungsantrag zwecks Einfügung eines neuen Artikels 10-octies, mit dem Artikel 97 des Landesgesetzes Nr. 13/98 abgeändert werden soll, betreffend die Voraussetzungen für die Zuweisung von Institutsmietwohnungen, wurde einstimmig genehmigt.
Artikel 10-novies (nunmehr Artikel 10-novies Absatz 2): Der von der
Abg. Unterberger vorgelegte Änderungsantrag zwecks Einfügung eines
neuen Artikels 10-novies, mit dem Artikel 97 des Landesgesetzes Nr.
13/98 dahingehend abgeändert werden soll, dass die in Absatz 1 Buchstaben b) und c) vorgesehenen Ausschlussgründe für jene Personen
keine Anwendung finden, die in Folge von Trennung, Auflösung oder
Erlöschen der zivilrechtlichen Wirkungen der Ehe die Verfügbarkeit
über die zugewiesene Wohnung verlieren, wurde einstimmig genehmigt.
Artikel 11: Der von Abg. Dello Sbarba vorgelegte Änderungsantrag,
wonach der Beitrag des Wohnbauinstituts für die als zulässig anerkannten Ausgaben der Mieter für Arbeiten zur Beseitigung von architektonischen Hindernissen und für die Anpassung der Wohnung an
die Erfordernisse der Personen mit Behinderung auf ein Ausmaß von
70 % bis 100 % festgelegt wird, wurde einstimmig genehmigt, während der Artikel in seiner Gesamtheit mit 4 Jastimmen bei 1 Enthaltung genehmigt wurde.
Artikel 11-bis: Der von der Vorsitzenden Ladurner vorgelegte Änderungsantrag zwecks Einfügung eines neuen Artikels 11-bis, mit dem
Artikel 124 Absatz 5 des Landesgesetzes Nr. 13/98 abgeändert werden soll, betreffend den Verkauf von Wohnungen an Personen, die
nicht Eigentümer einer für den Bedarf ihrer Familie angemessenen
und leicht erreichbaren Wohnung sind, wurde mit 3 Jastimmen bei 1
Enthaltung genehmigt.
Artikel 12: Der von Landesrat Cigolla vorgelegte Änderungsantrag
zwecks Ersetzung des gesamten Artikels, mit dem zwei neue Absätze
in den Artikel 127 des Landesgesetzes Nr. 13/98 eingefügt werden
sollen, betreffend Ausnahmen zum Rückkaufs- oder Vorkaufsrecht
des Wohnbauinstituts bei Veräußerung von der Bindung unterworfenen Wohnungen sowie die Unbedenklichkeitserklärung zur grundbücherlichen Löschung der Bindungen, wurde mit 3 Jastimmen bei 1
Enthaltung genehmigt.
Artikel 13: Der von den Abgeordneten Dello Sbarba, Kury und Heiss
vorgelegte Änderungsantrag zwecks Ersetzung des gesamten Artikels
wurde abgelehnt, während der Artikel mit 2 Jastimmen bei 1 Enthaltung und 1 Gegenstimme genehmigt wurde.
Artikel 13-bis (vormals Artikel 14-bis): Der von der Vorsitzenden Ladurner vorgelegte Änderungsantrag, welcher neben dem neuen Artikel 13bis auch einen 1. Abschnitt-bis „Übergangsbestimmungen zum Landesgesetz vom 17. Dezember 1998, Nr. 13“ vorsieht, in dem zwei
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Übergangsbestimmungen zu den Artikeln 9 und 10-quater enthalten
sind, betreffend die Zuwiderhandlung gegen die Sozialbindung und den
Widerruf der Wohnbauförderung, wurde mit 3 Jastimmen bei 1 Gegenstimme genehmigt.
Artikel 13-ter (vormals Artikel 13-bis): Der von Landesrat Laimer und
der Vorsitzenden Ladurner vorgelegte Änderungsantrag, welcher im
2. Abschnitt des 2. Titels dieses Gesetzentwurfs einen neuen Artikel
13-ter einfügt, mit dem Artikel 15 Absatz 4 des Landesgesetzes Nr.
13/97 abgeändert wird, betreffend die Möglichkeit, im Gemeindebauleitplan einen Anteil der Baumasse auf für Bauten und Anlagen von
öffentlichem Belang vorbehaltenen Flächen dem Detailhandel
und/oder privaten Dienstleistungsbetrieben vorzubehalten, wurde mit
2 Jastimmen bei 2 Enthaltungen genehmigt.
Artikel 13-quater (vormals Artikel 13-ter): Der von der Abg. Kury eingebrachte Änderungsantrag zu Absatz 4 dieses Zusatzartikels, betreffend
das Verfahren für die Festlegung des Ensembleschutzes, wurde einstimmig genehmigt, während der von Landesrat Laimer und der Vorsitzenden Ladurner vorgelegte Änderungsantrag zwecks Einfügung dieses
neuen Artikels 13-quater, mit welchem Artikel 25 des Landesgesetzes Nr.
13/97, betreffend Ensembleschutz, ersetzt wird, mit 2 Jastimmen bei 1
Enthaltung genehmigt wurde.
Artikel 13-quinquies (vormals Artikel 13-quater): Der von Landesrat
Laimer und der Vorsitzenden Ladurner vorgelegte Änderungsantrag
zwecks Einfügung eines neuen Artikels 13-quinquies, mit dem Artikel
65 des Landesgesetzes Nr. 13/97, betreffend primäre und sekundäre
Erschließungsanlagen, abgeändert wird, wurde mit 3 Jastimmen bei 2
Gegenstimmen genehmigt.
Artikel 13-sexies (vormals Artikel 13-quinquies): Der von Landesrat
Laimer und der Vorsitzenden Ladurner vorgelegte Änderungsantrag
zwecks Einfügung eines neuen Artikels 13-sexies, mit dem Artikel 66
des Landesgesetzes Nr. 13/97 abgeändert wird und der das Anbringen und die Farben der Hagelnetze regelt, wurde mit 3 Jastimmen bei
1 Gegenstimme genehmigt.
Artikel 14: Der von der Abg. Kury eingebrachte Änderungsantrag zum
neuen Absatz 4 von Artikel 79-bis des Landesgesetzes 13/97, betreffend die vorzeitige Löschung der Bindung, wurde einstimmig genehmigt, während der Artikel mit 3 Jastimmen bei 1 Enthaltung genehmigt
wurde.
Artikel 15: einstimmig genehmigt.
Artikel 16: Der von Landesrat Theiner vorgeschlagene Ersetzungsantrag, mit dem verhindert werden soll, dass die Absätze 2, 3, 4 und 5 von
Artikel 1 des Landesgesetzes vom 19. August 1988, Nr. 37, betreffend
die Errichtung der Ärztekommission für die Feststellung der Fahrtauglichkeit von Invaliden, aufgehoben werden, wurde einstimmig genehmigt.
Artikel 16-bis: Der von Landesrat Theiner vorgelegte Änderungsantrag,
welcher einen Zusatzartikel vorsieht, um die Abschaffung von Artikel 8
Absatz 1, betreffend das Sekretariat der Sprengelkommission für Friedhöfe, zu verhindern, wurde einstimmig genehmigt.
Artikel 17: einstimmig genehmigt.
Artikel 18: Der von Landesrat Theiner vorgeschlagene Ersetzungsantrag zwecks Einfügung eines neuen Absatzes 1-bis in Artikel 21 des
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Landesgesetzes vom 13. Jänner 1992, Nr. 1, wonach für die Ausübung von motorischen Tätigkeiten mit Freizeit- und Erholungscharakter keinerlei ärztliche Bescheinigung erforderlich ist, wurde einstimmig genehmigt.
Artikel 19: Der von Landesrat Theiner vorgeschlagene Ersetzungsantrag, welcher die Errichtung und Regelung der Schlichtungsstelle in
Arzthaftungsfragen vorsieht, wurde einstimmig genehmigt.
Artikel 19-bis: Der von Landesrat Theiner vorgelegte Änderungsantrag
zwecks Einfügung des Artikels 19-bis, welcher durch Einfügung von
Artikel 4-ter in das Landesgesetz vom 5. März 2001, Nr. 7 auf die
Gründung der Stiftung „Südtirol Vital Alto Adige“ abzielt, welche die
Aufgabe hat, ihm Rahmen der Gesundheitsförderung einen gesunden
Lebensstil der Südtiroler Bevölkerung zu fördern, wurde einstimmig
genehmigt.
Artikel 20: einstimmig genehmigt.
Artikel 21 (nunmehr Artikel 24): einstimmig genehmigt.
Artikel 22 (nunmehr Artikel 21): mit 2 Jastimmen bei 1 Enthaltung genehmigt.
Artikel 23 (nunmehr Artikel 22): mit 3 Jastimmen bei 1 Enthaltung genehmigt.
Artikel 23-bis (nunmehr Artikel 22-bis): Der von Landesrat Theiner
vorgelegte Änderungsantrag zwecks Einfügung des Artikels 23-bis,
welcher den Artikel 76 Absatz 1 des Landesgesetzes vom 5. März
2001, Nr. 7 abändern soll, betreffend den dringenden und nicht dringenden Krankentransportdienst, wurde mit 3 Jastimmen bei 1 Enthaltung genehmigt.
Artikel 24 (nunmehr Artikel 23): mit 3 Jastimmen bei 2 Enthaltungen
genehmigt.
Artikel 25: mit 3 Jastimmen bei 2 Enthaltungen genehmigt.
Artikel 26: Der von Landesrat Widmann eingebrachte Ersetzungsantrag, der die Voraussetzungen festlegt, die einige Mitglieder der Prüfungskommission für den Zugang zum Beruf des gewerblichen Güterkraftverkehrsunternehmers erfüllen müssen, und das Verfahren für die
Ernennung dieser Kommission vereinfacht, wurde mit 4 Jastimmen
bei 1 Enthaltung genehmigt.
Artikel 27: Nach der Diskussion über die von der Abg. Kury eingebrachten Streichungsanträge, betreffend die Finanzierung der Flughafenbetreibergesellschaft, die laut Abg. Kury nicht in die von Artikel
87 Absatz 2 und 3 des EU-Vertrags vorgesehenen Ausnahmebestimmungen bezüglich des Verbots der wettbewerbsverzerrenden Staatsbeihilfen fällt, und der Replik von Landesrat Widmann, wonach die EU
Staatsbeihilfen zugunsten von Unternehmen zulässt, die regionale
Flughäfen betreiben, und es in Europa keinen regionalen Flughafen
gibt, der keine öffentlichen Gelder erhält, wurden die beiden Änderungsanträge mit 2 Gegenstimmen, darunter der entscheidenden
Stimme der Vorsitzenden Ladurner, bei 2 Jastimmen abgelehnt. Der
Artikel hingegen wurde mit 2 Jastimmen, darunter der entscheidenden
Stimme der Vorsitzenden Ladurner, bei 2 Gegenstimmen genehmigt.
Artikel 28: Der von Landesrat Widmann vorgelegte Änderungsantrag
der den 1. Absatz von Artikel 5-bis des Landesgesetzes Nr. 16/1985,
betreffend Verwaltungsstrafen zu Lasten der Fahrgäste öffentlicher
Verkehrsdienste, die keinen gültigen entwerteten Fahrschein vorwei-
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sen können, ersetzt, wurde mit 2 Jastimmen bei 2 Enthaltungen genehmigt. Auch der Artikel wurde mit 2 Jastimmen bei 2 Enthaltungen
genehmigt.
Artikel 29: mit 2 Jastimmen bei 2 Enthaltungen genehmigt.
Artikel 30: mit 2 Jastimmen bei 1 Enthaltung genehmigt.
Artikel 31: Der von der Abg. Kury vorgelegte Änderungsantrag zwecks
Ersetzung der Wörter „oder die oben genannte Anpassung zeitweilig
aufzuheben“ im neuen Absatz 5 des Landesgesetzes Nr. 16/1985,
wodurch der praktisch unbegrenzten Ermessensfreiheit der Landesregierung bei der Anpassung der Beförderungstarife an die programmierte Inflationsrate Grenzen gesetzt werden sollen, wurde einstimmig
genehmigt. Der Artikel wurde hingegen mit 2 Jastimmen bei 1 Enthaltung genehmigt.
Artikel 32: mit 2 Jastimmen bei 1 Enthaltung genehmigt.
Artikel 33: mit 2 Jastimmen bei 2 Enthaltungen genehmigt.
Artikel 34: Nachdem sowohl der Streichungsantrag als auch der alternativ dazu eingebrachte Änderungsantrag der Abg. Kury abgelehnt
worden waren, wurde der Artikel mit 2 Jastimmen, darunter der entscheidenden Stimme der Vorsitzenden, bei 2 Gegenstimmen genehmigt.
Artikel 34-bis: Der Änderungsantrag zwecks Einfügung eines neuen
VI. Titels-bis, betreffend eine Abänderung des Haushaltsgesetzes für
das Finanzjahr 2005 in Bezug auf die Dotierung der Fonds zugunsten
der Lokalfinanzen, wurde mit 2 Jastimmen bei 2 Enthaltungen genehmigt.
Artikel 35: Der von Landesrat Theiner eingebrachte Änderungsantrag
zur Ersetzung des gesamten Artikels sowie der dazu von der Vorsitzenden Ladurner eingebrachte Änderungsantrag zu Absatz 1 Buchstabe c) wurden jeweils mit 2 Jastimmen, darunter der entscheidenden Stimme der Vorsitzenden Ladurner, bei 2 Gegenstimmen genehmigt.
Im Rahmen der Erklärungen zur Stimmabgabe kündigte die Abg. Kury
ihre Gegenstimme zum sog. Omnibus-IV-Gesetzentwurf an, weil vor
allem die Einfügung einer umfassenden Wohnbaureform in den Gesetzestext nicht nachvollziehbar sei. Auch in anderen Bereichen wäre
eine organische Reform zielführender und für den Bürger verständlicher gewesen. Zudem bemängelte die Abgeordnete, dass von den
ursprünglichen 35 Artikeln des Entwurfes in der Kommission viele
ausgetauscht und eine Reihe neuer Bestimmungen eingefügt wurden,
ohne dass die Kommissionsmitglieder genügend Zeit hatten sich auf
die eingereichten Abänderungsanträge vorzubereiten.
Nach Abschluss der General- und Artikeldebatte wurde der Landesgesetzentwurf Nr. 77/05 im Rahmen der Schlussabstimmung mit 3
Jastimmen (der Vorsitzenden Ladurner und der Abg. Unterberger und
Pardeller) und 1 Gegenstimme (der Abg. Kury) genehmigt.
---------I lavori in commissione
Nelle sedute del 10, 11, 13 e 17 ottobre 2005 la IV commissione legislativa presieduta dalla cons. dott.ssa Martina Ladurner ha esaminato
il disegno di legge provinciale n. 77/05. Ai lavori della commissione
hanno partecipato anche gli assessori competenti Marialuisa Gnecchi,
dott. Richard Theiner, dott. Luigi Cigolla, dott. Michl Laimer e dott.
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Thomas Widmann nonché il direttore di dipartimento dott. ing. Antonio
Bacchin, i direttori di ripartizione dott. Helmuth Sinn e dott. Adolf Spitaler, e il funzionario della ripartizione Sanità dott. Christian Leuprecht.
Dopo la lettura del parere del Consiglio dei Comuni la cons. Cristina
Kury affermava in sede di dibattito generale l’inopportunità delle leggi
c.d. omnibus, in quanto sono un coacervo di disposizioni che nuocciono
alla trasparenza e alla comprensibilità della legislazione. Su singoli articoli del disegno di legge ella anticipava alcune critiche che troveranno
più ampio sviluppo nel corso della discussione sull’articolato. In particolare, in relazione ai primi quattro articoli del disegno di legge, chiedeva perché la sanzione per la mancata comunicazione alla Provincia
sia prevista per i soli lavori autonomi e non anche per i lavoratori dipendenti. Rilevava, inoltre, che, siccome l’art. 5 della legge provinciale 17
aprile 1986, n. 14, è stato abrogato, l’art. 2 del disegno di legge in
esame non dovrebbe modificarlo. Ella contestava, inoltre, la modifica,
prevista dall’art. 9 del disegno di legge, della legge provinciale intitolata
“Ordinamento dell’edilizia abitativa agevolata”, in quanto introduce un irragionevole intervallo di tempo semestrale per sanare le irregolarità.
Secondo la cons. Kury è criticabile anche il nuovo art. 129-bis della
legge sull’edilizia abitativa agevolata, in quanto rimette alla discrezionalità della Provincia il trasferimento alla stessa degli immobili IPES che
non servono più agli scopi istituzionali. Infine annunciava la presentazione di una relazione di minoranza e lo sviluppo di ulteriori rilievi relativi
agli articoli 27 e 34 del presente disegno di legge in tema di trasporti nel
corso della discussione articolata.
Il cons. Mauro Minniti annunciava preliminarmente la presentazione di
una relazione di minoranza al disegno di legge n. 77/05 e osservava
come le modifiche proposte con la legge omnibus assegnata a questa
commissione riguardino normative assai delicate e complesse. Sarebbe
stata più opportuna una riforma organica delle singole materie, come
l’edilizia sociale, la sanità o l’urbanistica. Il consigliere riteneva soprattutto opportuna un adeguamento globale della legge provinciale
sull’edilizia abitativa agevolata e ricordava che nel 1998, infatti, tale
legge era stata emanata nell’imminenza delle elezioni. Pertanto risultava essere una legge frettolosamente approvata dal Consiglio provinciale, poi ripetutamente modificata e, peraltro, peggiorata. Tuttavia, per
non appesantire i lavori della commissione, annunciava di presentare
emendamenti soltanto in aula.
L’assessora Luisa Gnecchi spiegava che lo scopo delle nuove norme
nel settore lavoro è generalizzare l’obbligo di comunicazione sia per i
lavoratori autonomi che dipendenti; esse semplificano, attraverso
l’impiego del supporto elettronico, la procedura di comunicazione e prevedono delle sanzioni se non si adempie. L’assessora osservava che la
sanzione per l’inadempimento per i lavoratori dipendenti è già prevista
dalla normativa nazionale. Ora le norme in esame intendono estendere
la sanzione anche per i lavoratori autonomi.
Dopo la conclusione della discussione generale, la commissione ha
approvato il passaggio alla discussione articolata del disegno di legge
n. 77/05 con 3 voti favorevoli, 1 voto contrario e 1 astensione.
La commissione si è detta d’accordo con le correzioni linguistiche e
tecniche proposte d’ufficio dall’ufficio legale del Consiglio provinciale
d’intesa con gli uffici competenti dell’amministrazione provinciale, e
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sottolineate nel testo allegato. Inoltre si è concordato che gli emendamenti che sostituiscono oppure reintroducono in una nuova versione articoli di legge già abrogati siano inseriti nelle rispettive leggi
provinciali dopo gli articoli in questione sotto forma di nuovi articoli aggiuntivi.
I singoli articoli sono stati approvati con il seguente esito di votazione:
Articolo 1: l’emendamento sostitutivo dell’articolo presentato dall’ass.
Gnecchi tendente a comprendere nell’obbligo di comunicazione anche
le trasformazioni dei rapporti di lavoro di cui all’art. 4-bis, comma 5, del
decreto legislativo 21 aprile 2000, n. 181 e a cancellare il comma 2 del
nuovo art. 4 della legge provinciale 17 aprile 1986, n. 14, è stato approvato con 4 voti favorevoli e 1 astensione.
Articolo 2: l’emendamento presentato dall’ass. Gnecchi mirante ad inserire un nuovo comma 3 all’articolo 5 della legge provinciale 17 aprile
1986, n. 14, concernente le sanzioni per l’omessa comunicazione
dell’inizio o della cessazione del rapporto di lavoro è stato approvato
con 4 voti favorevoli e 1 astensione. L’articolo 2 è stato approvato con 4
voti favorevoli e 1 astensione
Articolo 3: l’emendamento sostitutivo dell’articolo, presentato dall’ass.
Gnecchi, e tendente a riformulare il nuovo articolo 6 della legge provinciale 17 aprile 1986, n. 14, relativo alla comunicazione dei datori di lavoro in forma elettronica è stato approvato con 2 voti favorevoli e 2
astensioni.
Articolo 4: approvato con 2 voti favorevoli, 1 voto contrario e 1 astensione
L’emendamento, presentato dalla cons. Kury e tendente ad inserire un
articolo 4-bis contenente una modifica dell’articolo 34, comma 1, della
legge provinciale 29 gennaio 1996, n. 2, relativo all’indennità spettante
ai membri della Giunta provinciale è stato respinto con 2 voti contrari,
fra i quali quello determinante della presidente Ladurner, e 2 voti favorevoli.
Articolo 5: approvato con 3 voti favorevoli, 1 contrario e 1 astensione.
Articolo 6: approvato con 3 voti favorevoli e 2 astensioni.
Articolo 6-bis: l’emendamento che introduce un articolo aggiuntivo presentato dalla cons.ra Unterberger e mirante, attraverso la modifica
dell’articolo 45-bis della legge provinciale n. 13/98, a sostituire la disciplina in materia di revoca dell’agevolazione edilizia in caso di separazione dei coniugi è stato approvato dopo una lunga discussione sui
termini previsti per la revoca dei contributi durante il procedimento di
separazione con 4 voti favorevoli e 1 astensione.
Articolo 6-ter : l’emendamento presentato dalla cons.ra Unterberger
conseguenziale all’approvazione dell’articolo 6-bis e che introduce un
articolo aggiuntivo che modifica il comma 2 dell’articolo 46 della legge
provinciale n. 13/98 è stato approvato all’unanimità.
Articolo 7: l’emendamento presentato dalla presidente Ladurner che
mira, attraverso la modifica del 1° comma del nuovo articolo 46-ter
della legge provinciale n. 13/98, a introdurre come requisito per
l’applicazione delle disposizioni speciali per giovani coppie la circostanza che almeno un coniuge abbia al momento della presentazione
della domanda meno di 35 anni è stato approvato all’unanimità.
L’emendamento sostitutivo dei commi 2 e 3 dell’articolo 46-ter proposto
dalla cons.ra Unterberger che prevede in materia di disposizioni speciali
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per giovani coppie che entrambi i giovani coniugi devono esercitare
un’attività lavorativa e avere la comproprietà per quote indivise
dell’immobile - presupposto necessario per evitare che un coniuge assai ricco si serva della coniuge economicamente più debole per abbassare le entrate senza che essa abbia la comproprietà dell’immobile – è
stato approvato all’unanimità. L’intero articolo 7 è stato successivamente approvato con 3 voti favorevoli e 2 astensioni.
Articolo 7-bis: l’emendamento presentato dalla cons.ra Unterberger che
introduce un nuovo articolo 7-bis che mira, attraverso la modifica
dell’articolo 47, comma 3, della legge provinciale n. 13/98, a escludere
la considerazione della consistenza del patrimonio immobiliare dei
suoceri non solo in caso di scioglimento o di cessazione degli effetti
civili del matrimonio con il coniuge da cui deriva il vincolo di affinità,
ma anche in caso di separazione, e il subemendamento allo stesso articolo anch’esso presentato dalla cons.ra Unterberger tendente a sostituire il comma 9 dell’articolo 47 della legge provinciale n. 13/98, in
materia di revoca dell’agevolazione edilizia in caso di separazione dei
coniugi sono stati approvati all’unanimità.
Articolo 8: l’emendamento sostitutivo dell’articolo presentato dalla presidente Ladurner, mirante, attraverso la sostituzione dell’articolo 60
della legge provinciale n. 13/98, a prevedere la concessione di un contributo per la casa clima di categoria A e un altro, pur di minore entità,
per la casa clima di categoria B è stato approvato all’unanimità.
Articolo 8-bis: l’emendamento che introduce un nuovo articolo 8-bis
presentato dall’ass. Cigolla e che prevede modifiche all’articolo 62 della
legge provinciale n. 13/98 in materia della durata e della decorrenza del
vincolo sociale di edilizia abitativa agevolata è stato approvato con 3
voti favorevoli e 2 voti contrari.
Articolo 9: dopo che l’emendamento soppressivo dell’intero articolo presentato dai conss. Dello Sbarba, Kury e Heiss è stato respinto e
l’emendamento soppressivo del comma 3 del nuovo articolo 65 della
legge provinciale n. 13/98 in materia di contravvenzioni al vincolo sociale presentato dalla presidente Ladurner è stato approvato con 3 voti
favorevoli e 2 astensioni, l’articolo è stato approvato con 3 voti favorevoli e 2 voti contrari.
Articolo 10: approvato all’unanimità.
Articolo 10-bis: l’emendamento che introduce un nuovo articolo 10bis presentato dalla cons.ra Unterberger tendente a sostituire
l’articolo 66, comma 2, della legge provinciale n. 13/98, in materia di
scioglimento, separazione e cessazione degli effetti civili del matrimonio del beneficiario dell’agevolazione edilizia e il relativo subemendamento, anch’esso presentato dalla cons.ra Unterberger e mirante ad aggiungere un terzo comma al suddetto articolo 66 sono
stati approvati all’unanimità.
Articolo 10-ter: l’emendamento che introduce un nuovo articolo 10-ter
presentato dalla presidente Ladurner che mira ad inserire un ulteriore
comma nell’art. 69 della legge provinciale n. 13/98 relativo
all’occupazione degli alloggi agevolati da persone aventi diritto dopo il
decesso del beneficiario è stato approvato all’unanimità.
Articolo 10-quater: l’emendamento che introduce un nuovo articolo 10quater presentato dalla presidente Ladurner e tendente ad aggiungere
ulteriori 3 commi all’articolo 71 della legge provinciale 13/98 in materia
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di revoca dell’agevolazione edilizia in caso di occupazione
dell’abitazione convenzionata da persone non aventi titolo è stato approvato con 3 voti favorevoli e 2 voti contrari.
Articolo 10-quinquies: l’emendamento che introduce un nuovo articolo
10-quinquies presentato dalla presidente Ladurner relativo ai contributi
a favore dei comuni per il recupero del proprio patrimonio edilizio a fini
abitativi è stato approvato con 3 voti favorevoli e 2 astensioni.
Articolo 10-sexies: l’emendamento che introduce un nuovo articolo 10sexies presentato dall’ass. Cigolla tendente a inserire un nuovo articolo
89-bis nella legge provinciale n. 13/98 in materia di finanziamento di lavori per l’apprestamento di zone di espansione è stato approvato
all’unanimità.
Articolo 10-sexies-bis (ora articolo 10-septies): in seguito ad una lunga
discussione sul sussidio casa la presidente Ladurner ha ritirato i suoi
emendamenti all’articolo 91 della legge provinciale n. 13/98 e anche il
cons. Minniti ha ritirato una serie di emendamenti precedentemente
presentati. L’emendamento presentato dalla cons. Unterberger, invece,
che prevede l’introduzione di un nuovo comma 1-bis nell’articolo 91 e
che estende le disposizioni speciali in caso di separazione dei coniugi
anche alla concessione del sussidio casa, è stato approvato
all’unanimità.
Articolo 10 septies (ora articolo 10-octies): l’emendamento che introduce un nuovo articolo 10-septies presentato dalla presidente Ladurner
e che prevede l’inserimento di un nuovo articolo 92-bis nella legge provinciale n. 13/98 in materia di superamento delle barriere architettoniche in edifici dell’IPES è stato approvato all’unanimità.
Articolo 10 octies (ora articolo 10-novies, comma 1): l’emendamento
presentato dalla presidente Ladurner che introduce un nuovo articolo
10-octies che modifica l’articolo 97 della legge provinicale n. 13/1998
concernente i requisiti per l’assegnazione di abitazioni di edilizia sociale
in locazione è stato approvato all’unanimità.
Articolo 10 novies (ora articolo 10-novies, comma 2): l’emendamento
presentato dalla cons. Unterberger che introduce un nuovo articolo 10novies che pure modifica l’articolo 97 della legge provinicale n. 13/1998
e che prevede che le cause di esclusione di cui al comma 1, lettere b) e
d), non si applicano per le persone che in seguito a separazione, scioglimento o cessazione degli effetti civili del matrimonio perdono la disponibilità dell’alloggio assegnato è stato approvato all’unanimità.
Articolo 11: l’emendamento presentato dal cons. Dello Sbarba tendente
a stabilire il contributo dell’IPES per le spese dei locatari riconosciute
ammissibili per lavori finalizzati al superamento di barriere architettoniche e all’adeguamento dell’abitazione alle esigenze della persona in
situazione di handicap dal 70 per cento fino al 100 per cento è stato approvato all’unanimità, mentre l’intero articolo è stato approvato con 4
voti favorevoli e 1 astensione.
Articolo 11 bis: l’emendamento presentato dalla presidente Ladurner
che introduce un nuovo articolo 11-bis che modifica il comma 5
dell’articolo 124 della legge provinicale n. 13/1998 in materia di vendita
di abitazioni a persone non proprietarie di un’abitazione adeguata al
fabbisogno della propria famiglia e facilmente raggiungibile è stato approvato von 3 voti favorevoli e 1 astensione.
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Articolo 12: l’emendamento sostitutivo dell’intero articolo presentato
dall’ass. Cigolla e tendente a inserire due nuovi commi nell’articolo 127
della legge provinciale n. 13/98 in materia di eccezioni al diritto di prelazione e di riscatto previsto in favore dell’IPES in caso di vendita di abitazioni vincolate e il nulla osta per la cancellazione dei vincoli sociali è
stato approvato con 3 voti favorevoli e 1 astensione.
Articolo 13: dopo che l’emendamento soppressivo dell’articolo presentato dai conss. Dello Sbarba, Kury e Heiss è stato respinto, l’articolo è
stato approvato con 2 voti favorevoli, 1 astensione e 1 voto contrario.
Articolo 13-bis (ex articolo 14-bis): l’emendamento presentato dalla presidente Ladurner che introduce contestualmente all’articolo aggiuntivo
13-bis anche un nuovo capo 1-bis recante “Norme transitorie alla legge
provinciale n. 13/1998” e che contiene due disposizioni transitorie relative agli articoli 9 e 10-quater in materia di contravvenzioni al vincolo
sociale e revoca dell’agevolazione edilizia è stato approvato con 3 voti
favorevoli e 1 voto contrario.
Articolo 13-ter (ex articolo 13-bis): l’emendamento presentato dall’ass.
Laimer e dalla presidente Ladurner che introduce nel capo II del titolo II
del presente disegno di legge un nuovo articolo 13-ter che modifica il
comma 4 dell’articolo 15 della legge provinciale n. 13/97 concernente la
possibilità di riservare nel piano urbanistico comunale una parte della
volumetria in aree destinate a opere e impianti di interesse pubblico ad
attività commerciale al dettaglio e terziaria di iniziativa privata è stato
approvato con 2 voti favorevoli e 2 astensioni.
Articolo 13-quater (ex articolo 13-ter): dopo che il subemendamento al
comma 4 presentato dalla cons. Kury relativo all’avvio del procedimento
per l’imposizione della tutela degli insiemi è stato approvato
all’unanimità, l’emendamento presentato dall’ass. Laimer e dalla presidente Ladurner che introduce un nuovo articolo 13-quater che sostituisce l’articolo 25 della legge provinciale n. 13/97 in materia di tutela degli
cd. ensemble è stato approvato con 2 voti favorevoli e 1 astensione.
Articolo 13-quinquies (ex articolo 13-quater): l’emendamento presentato
dall’ass. Laimer e dalla presidente Ladurner che introduce un nuovo articolo 13-quinquies che modifica l’articolo 65 della legge provinciale n.
13/97 in materia di opere di urbanizzazione primarie e secondarie è
stato approvato von 3 voti favorevoli e 2 voti contrari.
Articolo 13-sexies (ex articolo 13-quinquies): l’emendamento presentato dall’ass. Laimer e dalla presidente Ladurner che introduce un
nuovo articolo 13-sexies che modifica l’articolo 66 della legge provinciale n. 13/97 e che disciplina l’installazione e i colori delle reti antigrandine è stato approvato con 3 voti favorevoli e 1 voto contrario.
Articolo 14: dopo che l’emendamento presentato dalla cons. Kury al
nuovo comma 4 dell’articolo 79-bis della legge provinciale n. 13/97 in
materia di cancellazione anticipata del vincolo di edilizia convenzionata
è stato approvato all’unanimità l’articolo è stato approvato con 3 voti favorevoli e 1 astensione.
Articolo 15: approvato all’unanimità.
Articolo 16: l’emendamento sostitutivo dell’intero articolo proposto dall’ass. Theiner e tendente a evitare che i commi 2, 3, 4 e 5 dell’articolo 1
della legge provinciale 19 agosto 1988, n. 37, relativi all’istituzione della
commissione medica multizonale per l’accertamento dell’idoneità alla
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guida dei motoveicoli e autoveicoli vengano soppressi è stato approvato
all’unanimità.
Articolo 16-bis: l’emendamento presentato dall’ass. Theiner che introduce un articolo aggiuntivo resosi necessario per sottrarre dall’abrogazione l’art. 8, comma 1, in materia della disciplina della segreteria della
commissione distrettuale dei cimiteri è stato approvato all’unanimità.
Articolo 17: approvato all’unanimità.
Articolo 18: l’emendamento sostitutivo dell’intero articolo proposto
dall’ass. Theiner e tendente a riformulare il nuovo comma 1-bis dell’articolo 21 della legge provinciale 13 gennaio 1992 , n. 1, in materia di
esenzione dalla certificazione medica dello svolgimento di attività
motoria con carattere di tempo libero e ricreativo è stato approvato
all’unanimità.
Articolo 19: l’emendamento sostitutivo dell’intero articolo proposto
dall’ass. Theiner che prevede l’istituzione e la disciplina della commissione conciliativa per questioni di responsabilità medica è stato approvato all’unanimità.
Articolo 19-bis: l’emendamento presentato dall’ass. Theiner che introduce l’articolo aggiuntivo 19-bis e che ha per scopo, attraverso
l’inserimento dell’art. 4-ter nella legge provinciale 5 marzo 2001, n. 7, la
costituzione della fondazione “Südtirol Vital Alto Adige”, la quale avrà il
compito di promuovere l’attività di prevenzione delle malattie e di promozione della salute e di uno stile di vita sano sul territorio provinciale,
è stato approvato all’unanimità.
Articolo 20: approvato all’unanimità.
Articolo 21 (ora articolo 24): approvato all’unanimità.
Articolo 22 (ora articolo 21): approvato con 2 voti a favore 1 astensione.
Articolo 23 (ora articolo 22): approvato con 3 voti favorevoli e 1 astensione.
Articolo 23-bis (ora articolo 22-bis): l’emendamento presentato dall’ass.
Theiner che introduce l’articolo aggiuntivo 23-bis che ha per oggetto la
modifica del comma 1 dell’articolo 76 della legge provinciale 5 marzo
2001, n. 7, concernente il trasporto infermi urgente e non urgente è
stato approvato con 3 voti a favore 1 astensione.
Articolo 24 (ora articolo 23): approvato con 3 voti favorevoli e 2 astensioni.
Articolo 25: approvato con 3 voti a favore 2 astensioni.
Articolo 26: l’emendamento sostitutivo dell’articolo presentato dall’ass.
Widmann che mira a precisare i requisiti che devono avere alcuni componenti della commissione d’esame per l’accesso alla professione di
autotrasportatore e che semplifica la procedura per la nomina della
suddetta commissione è stato approvato con 4 voti a favore 1 astensione.
Articolo 27: dopo la discussione in merito agli emendamenti soppressivi
presentati dalla cons.ra Kury relativi al finanziamento della società di
gestione aeroportuale che secondo la consigliera non rientra fra le deroghe previste dall’articolo 87, secondo e terzo comma, del Trattato CE
al divieto degli aiuti di Stato che falsano la concorrenza e la replica
dell’ass. Widmann che sosteneva che l’UE consente gli aiuti di stato a
imprese che gestiscono aeroporti regionali e che non esiste aeroporto
regionale in Europa che non riceva pubblici finanziamenti, i due emendamenti sono stati rispettivamente respinti con 2 voti contrari, di cui
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quello determinante della presidente Ladurner, e 2 voti favorevoli.
L’articolo 27 è stato approvato con 2 voti favorevoli, fra i quali quello
determinante della presidente Ladurner, e 2 voti contrari.
Articolo 28: l’emendamento presentato dall’assessore Widmann che
sostituisce il comma 1 dell’articolo 5-bis della legge provinciale n.
16/1985 relativo alle sanzioni amministrative a carico degli utenti dei
servizi di trasporto pubblico sprovvisti di un valido titolo di viaggio obliterato è stato approvato con 2 voti favorevoli e 2 astensioni. Anche
l’articolo 28 è stato approvato con 2 voti favorevoli e 2 astensioni.
Articolo 29: approvato con 2 voti favorevoli e 2 astensioni.
Articolo 30: approvato con 2 voti favorevoli e 1 astensione.
Articolo 31: emendamento parzialmente soppressivo delle sole parole
“o di sospendere il suddetto adeguamento” del nuovo comma 5 della
legge provinciale n. 16/1985 presentato dalla cons. Kury e che pone dei
limiti alla deroga praticamente illimitata della Giunta provinciale all’adeguamento delle tariffe dei servizi di trasporto al tasso di inflazione
programmato è stato approvato all’unanimità. L’articolo 31 è stato
approvato con 2 voti favorevoli e 1 astensione.
Articolo 32: approvato con 2 voti favorevoli e 1 astensione.
Articolo 33: approvato con 2 voti favorevoli e 2 astensioni.
Articolo 34: dopo che gli emendamenti soppressivo e quello modificativo alternativo presentati dalla cons. Kury sono stati respinti l’articolo è
stato approvato con 2 voti favorevoli, fra i quali quello determinante
della presidente Ladurner, e 2 voti contrari.
Articolo 34-bis: l’emendamento che introduce un nuovo titolo VI-bis relativo ad una modifica della legge finanziaria provinciale 2005 in materia
di dotazione dei fondi della finanza locale è stato approvato con 2 voti
favorevoli e 2 astensioni.
Articolo 35: l’emendamento sostitutivo dell’intero articolo presentato
dall’assessore Theiner e un subemendamento relativo al comma 1,
lettera c), presentato dalla presidente Ladurner sono stati rispettivamente approvati con 2 voti favorevoli, tra i quali quello determinante
della presidente Ladurner, e 2 voti contrari.
In sede di dichiarazioni di voto la cons. Kury ha annunciato il proprio
voto contrario sul disegno di legge noto come “omnibus 4”, soprattutto
perché risulta incomprensibile l’inserimento nel testo di legge di
un’ampia riforma dell’edilizia abitativa. Anche per altri settori sarebbe
stata più opportuna e più chiara per i cittadini una riforma organica. La
consigliera ha inoltre criticato il fatto che molti dei 35 articoli che originariamente componevano il disegno di legge siano stati sostituiti e affiancati da tutta una serie di nuove disposizioni, senza che i componenti della commissione avessero il tempo di studiarsi gli emendamenti presentati.
Dopo la conclusione della discussione generale e di quella articolata,
il disegno di legge provinciale n. 77/05 è stato posto in votazione finale e approvato con 3 voti favorevoli (della presidente Ladurner e dei
consiglieri Unterberger e Pardeller) e 1 voto contrario (della cons.
Kury).
PRÄSIDENTIN: Ich ersuche die Abgeordnete Kury um die Verlesung des
Minderheitenberichtes.
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KURY (Grüne Fraktion – Gruppo Verde – Grupa Vërda): Bei
der Zentralregierung kritisiert, bei uns fleißig praktiziert: die OmnibusUnsitte
Die Unsitte, ein Sammelsurium von verschiedenen Gesetzesinitiativen
in ein sogenanntes Omnibusgesetz zu verpacken, erreicht mit diesem
Omnibus 4 einen neuen Höhepunkt. So umfasst dieser Gesetzentwurf
entgegen allen Abmachungen eine gesamte Reform des Wohnbaus
(24 Artikel), eine kleine Reform des Gesundheitswesens (13 Artikel),
die x.te Anpassung des Landesgesetzes zum öffentlichen Nahverkehr, das schon längst eine organische Neubearbeitung notwendig
hätte, einige Artikel zur Raumordnung trotz der angekündigten "kleinen Reform der Raumordnung", die noch vor der großen Reform der
Raumordnung kommen soll, u.s.w. Diese Praxis der Gesetzgebung
macht die Landesgesetze vollends unleserlich und unübersichtlich.
Die dauernden, zum Teil willkürlichen und auf Einzelfälle zugeschnittenen Änderungen erschweren die Verwaltung und schaffen Rechtsunsicherheit für die Bürger.
Zu den Arbeiten in der Gesetzgebungskommission
Eigentlich sollte der Einbringer eines Gesetzentwurfes wissen, was er
mit dem Gesetzesentwurf bezweckt und er sollte ihn dementsprechend formulieren. Bei den von der Landesregierung eingebrachten
Gesetzesentwürfen handelt es sich allerdings meistens um ein "work
in progress". Auch bei diesem Gesetzentwurf türmten sich während
der Diskussion in der Gesetzgebungskommission Stapel von Änderungsanträgen und Änderungsanträgen zu Änderungsanträgen, die
vom EINBRINGER des Gesetzestextes vorgelegt wurden. Die Arbeiten werden dadurch schwerfällig und zu einem guten Teil undurchsichtig. Dies verhindert, dass die längerfristigen Auswirkungen von
Gesetzesänderungen klar abgeschätzt werden können und dass neue
Regeln auf ihre Allgemeingültigkeit und langfristige Beständigkeit hin
untersucht werden können. Auch die Anstrengung, Normen klar und
eindeutig zu formulieren und übersichtlich zu strukturieren, hält sich in
Grenzen.
Positiv ist zu vermerken, dass Präsidentin Ladurner sich um die Anwesenheit der Landesräte bei der Behandlung der einzelnen Inhalte
bemüht hat. Dennoch blieben einige Fragen willentlich oder unwillentlich unbeantwortet. Vor allem die Beliebigkeit der Antworten des Landesrates Widmann erschwerten eine vertiefte Auseinandersetzung mit
der Materie.
Zum Inhalt:
1. Wohnbauförderungsgesetz: Die Neuvorschläge sind ein Freibrief
für Schwindler.
a) Artikel 9 und ff
Wer auf Grund der Bestimmungen des geförderten Wohnbaus einen
Landesbeitrag für den Bau, den Kauf, die Sanierung einer Wohnung
erhält, muss bestimmte Auflagen respektieren (Konventionierungspflicht). Dies, um zu gewährleisten, dass öffentliche Gelder für soziale
Zwecke eingesetzt werden. Nun ist es kein Geheimnis, dass die
Sozialbindungen bei konventionierten Wohnungen oft umgangen
werden. Dies ist möglich, weil die Landeskontrolle nach und nach auf-
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geweicht und die Gemeindekontrolle spärlich ist. Mit der im Artikel 9
dieses Gesetzesentwurf vorgeschlagenen Neuregelung wird die Umgehung der Verpflichtungen für alle noch einmal erleichtert. Während
bisher die Förderungsgelder an Personen, die beim Schwindeln ertappt wurden, widerrufen wurden, sollen jetzt bei festgestellter Übertretung der Verpflichtungen den Übertretern sechs Monate Zeit eingeräumt werden, um die Sachlage in Ordnung zu bringen. Dies ist ein
klarer Freibrief für Schwindler. Wer die Sozialbindungen nicht einhält,
riskiert so gut wie nichts: die Aussicht, dass ihm niemand auf die
Schliche kommt, ist groß. Im schlimmsten Fall muss er eine kleine
Verwaltungsstrafe bezahlen und die Situation innerhalb von sechs
Monaten bereinigen.
Artikel 13-bis sieht dann auch noch vor, diese Regelung rückwirkend
auf jene Fälle auszudehnen, die nachweislich die Konventionierungsverpflichtungen gebrochen haben. Dieser "Condono" ist völlig abzulehnen, da er wieder einmal die "Schlauen" belohnt und die Ehrlichen
für dumm verkauft. Zudem erweckt er ganz den Anschein, auf gewisse Fälle zugeschnitten zu sein.
b) Artikel 13 - Vollendete Tatsachen: Fernheizwerk Bozen an die SEL.
Mögliche Anwendung auch auf die Liegenschaft des Wohnbauinstitutes am Verdi-Platz?
Mit Artikel 13 will sich die Landesregierung die Möglichkeit sichern,
Liegenschaften des Wohnbauinstitutes auf die Autonome Provinz zu
übertragen, sofern die Landesregierung feststellt, dass das Wohnbauinstitut bestimmte Liegenschaften für die Erfüllung seines institutionellen Zweckes nicht mehr benötigt. Im Klartext: Es geht um das
Fernheizwerk, das das Land gern der SEL übertragen möchte. Die
Zukunft des Fernheizwerkes steht allerdings eng in Verbindung mit
dem neuen Verbrennungsofen in Bozen. Die Verhandlungen zwischen Land und Gemeinde Bozen über die Führung sind noch nicht
abgeschlossen. Es ist zu wünschen, dass man mit der neuen Gemeindeverwaltung eine Einigung darüber findet. Die Schaffung von vollendeten Tatsachen mittels Landesgesetz beraubt die Gemeinde ihrer
Mitsprache und verhindert eine Einigung im Konsensweg.
Weiters besteht die Möglichkeit, diesen Artikel auch auf die Liegenschaft des Wohnbauinstitutes am Verdiplatz anzuwenden. Auch in
diesem Fall ist eine Einigung zwischen Land und Wohnbausinstitut im
Konsens allemal einem Versuch vorzuziehen, über ein Landesgesetz
vollendete Fakten zu schaffen. Deshalb ist dieser Artikel abzulehnen.
2. Änderungen am Raumordnungsgesetz (die ganz kleine Reform vor
der kleinen Reform vor der großen Reform ... und kein Ende)
a) Artikel 13-ter: endgültiges Aus für das Wohnbauinstitut in der Südtiroler-Straße?
Der Artikel ändert eine mit Landesgesetz vom 8. April 2004 erlassene
und damals heftig umstrittene Änderung im Raumordnungsgesetz. Sie
sah die Möglichkeit vor, in der Landeshauptstadt in Zonen, die für
Bauten und Anlagen von öffentlichem Belang vorbehaltenen sind, bis
zu 40 % der Baumasse privaten Dienstleistungsbetrieben vorzubehalten. Diese Möglichkeit wird nun auch explizit auf den Detailhandel
ausgedehnt. Neu ist auch die Möglichkeit, in allen Gemeinden generell in Zonen für öffentliche Einrichtungen bis zu 20 % der Baumasse
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dem Detailhandel vorzubehalten, was bisher nur für private Dienstleistungsbetriebe galt.
Beurteilung: Die bereits anlässlich der Gesetzesänderung im Jahre
2004 vorgebrachten Bedenken bleiben selbstverständlich aufrecht.
Die Zweckbestimmung von Flächen soll prinzipiell im Bauleitplan und
nicht per Landesgesetz festgelegt werden! Abzulehnen ist auch die ad
hoc- Regelung für die Gemeinde Bozen, die die Errichtung eines
Großverteilers in der Südtiroler Straße ermöglicht und damit das Aus
für die geplante Einrichtung für das Wohnbauinstitut bedeutet.
Prinzipiell ist es auch aus raumordnerischer Sicht ein Nonsens, in Flächen für öffentliche Einrichtungen 40 % (!) der Baumasse dem Detailhandel bzw. den privaten Dienstleistungsbetrieben vorzubehalten,
während ein kleiner Prozentsatz sehr wohl sinnvoll ist, um Flächen für
Bauten und Anlagen von öffentlichem Belang rationell zu nutzen.
b) Artikel 13-quater: Die Gesetzesänderung für den Ensemble-Schutz
könnte das Aus für zahlreiche Ensembles bedeuten, die momentan
provisorisch unter Schutz gestellt sind.
Lange hat es gedauert, bis in Südtirols Gemeinden endlich der Ensembleschutz eingeführt worden ist. Bis zum April 2006 müssen alle
Gemeinden ihre Ensembles ausweisen. Einige Gemeinden sind bereits tätig geworden und haben ihre Vorschläge dem Sachverständigenbeirat zukommen lassen. Laut derzeitiger Regelung waren diese
Ensembles ab Vorschlag bis zur endgültigen Entscheidung provisorisch unter Schutz gestellt, um ihre Veränderung bzw. ihren Abriss
während der Genehmigungsphase zu verhindern. Diese Regelung ist
nun nicht mehr vorgesehen. Der Schutz soll nun erst dann greifen,
wenn die Bauleitplanänderung auf Gemeindeebene eingeleitet wird.
Sollte dieser Vorschlag von Landesrat Laimer ohne Übergangsregelung durchgehen, würden also alle jene Ensembles, die bereits zur
Unterschutzstellung vorgeschlagen sind, bis zur Einleitung der Bauleitplanänderung ihren provisorischen Schutz verlieren. Es ist zu befürchten, dass einige Bauherren diese "schutzlose" Zeit nützen, um
Arbeiten durchzuführen, die im Widerspruch zum Ensembleschutz
stehen. Deshalb ist es absolut notwendig, durch eine Übergangsregelung den bereits ausgewiesenen provisorischen Schutz für vorgeschlagene Ensembles zumindest für 6 Monate aufrechtzuerhalten,
damit die Gemeinden die Bauleitplanänderung einleiten können. Ohne
diese Übergangsregelung ist zu befürchten, dass viele Ensembles
dann nicht mehr bestehen, wenn die Gemeinde sie ausweisen will.
c) Artikel 13-quinquies: Erweiterung der Liste der primären und sekundären Erschließungsanlagen.
Die Erweiterung der Auflistung der sekundären Erschließungsanlagen
scheint äußerst problematisch: damit werden die Gemeinden zusätzlich mit Anlagen belastet, die in Landeskompetenz sind (z. B. Oberschulen), oder die bisher zu Lasten von Privaten gingen (Entsorgung
von Sonderabfällen, ... und Bonifizierung von verseuchten Flächen).
Der neuhinzugefügte Buchstabe h) ist auch in evidentem Widerspruch
zum Ronchi-Dekret, das das Verursacherprinzip bei der Entsorgung
von Sondermüll und bei der Bonifizierung von verseuchten Böden
eingeführt hat. Es ist völlig abzulehnen, wenn nun die öffentliche
Hand, bzw. die Gemeinden für Schäden aufzukommen haben, die
Private verursacht haben und deren Beseitigung - wenn überhaupt
- 90 -
möglich - mit großen Kosten verbunden ist. Die Dringlichkeit, mit der
dieser Artikel nun vorangetrieben wird, erweckt den Verdacht, dass er
auf einen (?) konkreten Fall zugeschnitten ist.
d) Artikel 13-sexies: Hagelnetze: Die Verunstaltung der Landschaft
geht weiter
Wenn die in den letzten Jahren eingesetzte Entwicklung so weitergeht, wird Südtirols Landschaft bald vollständig mit Hagelnetzen eingehüllt sein. Dies ergibt sich logischerweise aus folgender Dynamik: je
geringer die Anzahl der Bauern ist, die auf Hagelnetze verzichten und
sich versichern, desto größer ist der zu bezahlende Beitrag für die
Hagelversicherung und somit wächst der Anreiz, Hagelnetze anzubringen. Gegen diese Verunstaltung unserer Landschaft braucht es
Alternativen. Die Antwort der Landesregierung, diesem Problem durch
die Vorschreibung der Farbe der Hagelnetze entgegenzuwirken, ist
unangemessen. Die Schaffung einer solidarisch organisierten Versicherungsmöglichkeit, der alle Bauern beitreten, könnte eine echte Alternative sein: durch den kollektiven Beitritt würde sich die vom einzelnen Bauern zu bezahlende Beitragsumme in Grenzen halten, eventuelle Hagelschäden würden entschädigt und Einheimische und Touristen könnten die Landschaft wieder genießen. In diesem Fall wäre
auch ein Landeszuschuss gerechtfertigt. Der Vorschlag der Landesregierung, Netze, die die vorgeschriebene Farbe haben, ohne landschaftliche Genehmigung und ohne Baukonzession anbringen zu
können, ist keine angemessene Antwort auf ein vielerorts verspürtes
Problem.
e) Artikel 14: per Gesetz verordnete Ungleichbehandlung der Bürger!
Hier handelt es sich um einen vielleicht gut gemeinten, aber juristisch
inakzeptablen Vorschlag. Der Gemeinderat soll mit zwei Drittel Mehrheit beschließen, ob die Gesetzesnorm zur Anwendung kommt, dass
die Bindungen von konventionierten Wohnungen vorzeitig gelöscht
werden können. Damit werden gleich mehrere Prinzipien der Rechtsstaatlichkeit verletzt: die Verbindlichkeit von Landesgesetzen auf dem
gesamten Landesterritorium, die Gleichbehandlung aller Bürger und
die Rechtssicherheit für Bürger, die dann nicht mehr gewährleistet ist,
wenn Normen per Gemeinderatsbeschluss außer Kraft gesetzt werden können.
3. Änderungen an Landesgesetzen im Gesundheitsbereich
Artikel 19: Gut Ding braucht gut Weil: Endlich wird die seit langem
geforderte Schlichtungsstelle in Arzthaftfragen eingerichtet. Bei der
Zusammensetzung der Schlichtungskommission fehlt allerdings ein
Vertreter der Patienten. Eine entsprechende Ergänzung ist die unabdingbare Voraussetzung dafür, dass alle Interessen gleichwertig vertreten werden.
4. Änderung an Landesgesetzen im Bereich Mobilität
Artikel 27, 1. Absatz: Wie kann der Flughafen, die Flughafenbetreibergesellschaft ABD und die Fluggesellschaft AIR ALPS weiterhin subventioniert werden, ohne das europäische Verbot der Staatsbeihilfen
zu verletzen? Ein indirektes Eingeständnis von rechtlich nicht abgedeckten Finanzierungen.
Wieder einmal versucht die Landesregierung, die vielfältigen finanziellen Zuwendungen in den verschiedensten Formen für den Bozner
Flughafen, die Betreibergesellschaft und die Fluggesellschaft
- 91 -
("Rechtssubjekte, die in den betreffenden Branchen tätig sind") rechtlich gegen das europäische Verbot der Staatsbeihilfen abzusichern.
Damit bestätigt die Landesregierung indirekt die von den Grünen immer wieder vorgebrachte Kritik, die Beteiligung des Landes an der krisengeschüttelten Air Alps und die Dauerbezuschussungen der Flughafenbetreibergesellschaft ABD sei rechtlich mehr als fragwürdig.
Eventuelle Beihilfen und Beiträge dürfen laut diesem Artikel erst nach
positiver Überprüfung durch die Europäische Kommission gewährt
werden. Damit entbehren alle bisher gewährten Beihilfen und auch die
erst kürzlich von der Landesregierung beschlossene Kapitalerhöhung
der STA zu Gunsten der Flughafenbetreibergesellschaft ABD der
rechtlichen Grundlage.
Artikel 27, 2. Absatz: Führung des Bozner Flughafens
Der lapidare Artikel regelt die Führung des Bozner Flughafens durch
eine Kapitalgesellschaft, die "unter Einhaltung der staatlichen, gemeinschaftlichen und internationalen Bestimmungen" arbeitet. Dabei
ergeben sich eine Reihe von Fragen, auf die der zuständige Landesrat in der Kommissionssitzung nicht geantwortet hat: Auf Grund welcher Legitimation hat bisher die ABD den Bozner Flughafen geführt,
wenn erst mit diesem Artikel die Führung des Bozner Flughafens einer
Gesellschaft übertragen wird? Sind bisher die rechtlichen Bestimmungen nicht eingehalten worden, an die man sich ab nun halten will?
Und vor allem: Muss die Führung des Bozner Flughafens nicht öffentlich ausgeschrieben werden? Dies vor allem auch im Lichte des
EuGH-Urteils C-458/03, Parking Brixen, das klargestellt hat, dass die
Führung von öffentlichen Diensten zwingend ausgeschrieben werden
muss, wenn sie nicht von der öffentlichen Körperschaft selbst oder
von ihren "Dienststellen" geführt werden, wobei Kapitalgesellschaften
nur dann als Dienstellen angesehen werden können, wenn sie zu 100
% in öffentlicher Hand sind und diese auch ausschlaggebenden Einfluss auf alle wichtigen Entscheidungen nimmt.
Die Verweigerung jeglicher Antwort auf die vielfältigen Fragen durch
Landesrat Widmann bestärkt den Eindruck, dass es sich auch bei diesem Artikel um den Versuch einer Sanierung einer rechtlich äußerst
fragwürdigen Situation handelt.
Artikel 28, 29, 30, 31, 32 und 33 verändern zum x.ten Mal einzelne
Artikel des Landesgesetzes Nr. 16/85 "Regelung des öffentlichen Personennahverkehrs".
Die Grünen erneuern hiermit ihre Aufforderung an die Landesregierung, dieses so wichtige Gesetz endlich organisch zu reformieren und
dabei die neuen Kompetenzen im Schienenbereich einzubeziehen.
5. Änderung des Landesgesetzes Nr. 28/1981 "Ordnung des Landesbetriebes für Forst- und Domänenverwaltung in der Prov. Bozen-Südtirol"
Artikel 34 erweitert die Befugnisse des Verwaltungsrates des Landesbetriebes für Forst- und Domänenverwaltung. Er soll zusätzlich zu den
bereits festgelegten Befugnissen die Möglichkeit erhalten, auf den
Flächen, die dem Sonderbetrieb zur Verwaltung übertragen wurden,
Überbaurechte für 29 Jahre, vorbehaltlich deren Erneuerung, zu gewähren. Diesem Artikel könnte man zustimmen, wenn diese Möglichkeit auf die Errichtung und Erhaltung von öffentlichen Bauten und solchen von öffentlichem Interesse beschränkt wäre. Der Artikel dehnt
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diese Möglichkeit allerdings auch auf "andere Bauwerke, die in das
Gebäudekataster eingetragen werden müssen", aus. Daraus würde
sich ergeben, dass auf Landesdomänengrund, der sozusagen uns
allen gehört, Bebauungsrechte ohne Einschränkung, da immer erneuerbar, an Private vergeben werden. Dies ist eindeutig gegen das Interesse der Allgemeinheit, wenn auch sehr wohl einzelne daraus großen
Profit schlagen könnten. Deshalb ist dieser Passus abzulehnen.
---------Leggi omnibus: una cattiva abitudine criticata dal Governo ma piuttosto diffusa da noi
Con questa "omnibus 4" si impone nuovamente la cattiva abitudine di
riunire in una cosiddetta legge omnibus un'accozzaglia di proposte legislative diverse. Alla faccia degli accordi, questo disegno di legge
contiene un'ampia riforma dell'edilizia abitativa (24 articoli), una piccola riforma della sanità (13 articoli), l'ennesima modifica della legge
provinciale sul trasporto pubblico di persone - settore che invece necessita ormai da tempo di una riforma organica - e alcuni articoli in
materia di urbanistica nonostante l'annuncio di una "piccola riforma
dell'urbanistica" che dovrebbe precedere la grande riforma di questo
settore, ecc. Questa prassi legislativa rende le leggi provinciali del
tutto illeggibili e incomprensibili. Le continue modifiche, in parte arbitrarie e ritagliate su misura, rallentano il lavoro amministrativo e
creano incertezza giuridica nei cittadini.
I lavori della commissione legislativa
Il presentatore di un disegno di legge dovrebbe sapere che cosa si
propone di ottenere con la propria proposta legislativa e formularla di
conseguenza. I disegni di legge presentati dalla Giunta provinciale
sono invece per lo più una sorta di "work in progress", e anche in questo caso la commissione legislativa si è trovata di fronte a montagne
di emendamenti e subemendamenti a firma del PRESENTATORE del
disegno di legge. In questo modo i lavori della commissione risultano
appesantiti e poco trasparenti; inoltre diventa difficile prevedere chiaramente le conseguenze di lungo termine delle modifiche legislative e
valutare se le nuove regole potranno avere validità generale e resistere nel tempo. Non vengono poi fatti troppi sforzi per formulare le
norme in modo chiaro e univoco e per strutturale in modo razionale.
Una nota positiva riguarda la presidente Ladurner, che si è adoperata
affinché all'esame delle singole disposizioni fossero presenti gli assessori competenti. Purtroppo alcune domande sono comunque rimaste senza risposta, non si sa se volutamente o per caso. È stata in
particolare la superficialità delle risposte dell'assessore Widmann a
impedire un approfondimento della materia.
Gli articoli
1. Legge sull'edilizia abitativa agevolata: le nuove disposizioni proposte sono un invito alla truffa
a) articolo 9 e seguenti
In base alle disposizioni dell'edilizia abitativa agevolata chi ottiene un
contributo provinciale per la costruzione, l'acquisto o il risanamento di
un'abitazione deve rispettare determinate condizioni (obbligo di convenzionamento). Con ciò si vuole garantire che i soldi pubblici siano
utilizzati per scopi sociali. È tuttavia risaputo che i vincoli sociali che
gravano sulle abitazioni convenzionate vengono spesso aggirati, in
- 93 -
quanto i controlli da parte della Provincia si sono allentati nel tempo e
i controlli comunali sono rari. Con la nuova regolamentazione proposta nell'articolo 9 diventa ancora più facile per chiunque aggirare gli
obblighi. Mentre finora a coloro che avevano commesso delle violazioni veniva revocato il contributo, si propone che d'ora in poi in caso
di accertata violazione degli obblighi il beneficiario abbia sei mesi di
tempo per rimettere a posto le cose. Un chiaro invito alla truffa. Chi
non rispetta i vincoli sociali non rischia un bel nulla: ci sono comunque
buone probabilità che l'imbroglio non venga scoperto e, nel caso peggiore, basta pagare una piccola sanzione amministrativa e mettersi in
regola entro sei mesi.
L'articolo 13-bis prevede addirittura che le nuove disposizioni siano
applicate retroattivamente anche ai casi di violazione accertata degli
obblighi di convenzionamento. Questo "condono" va assolutamente
respinto perché ancora una volta premia i furbi e prende in giro gli
onesti, oltre a dare l'impressione di essere ritagliato su misura per
determinati casi.
b) articolo 13 - messi dinnanzi al fatto compiuto: impianto di teleriscaldamento di Bolzano alla SEL. Possibile applicazione anche all'immobile dell'Ipes in Piazza Verdi?
Con l'articolo 13 la Giunta provinciale vuole assicurarsi la possibilità di
trasferire degli immobili dell'Ipes alla Provincia autonoma di Bolzano
qualora accerti che determinati immobili non servono più agli scopi
istituzionali dell'Istituto. In parole povere si tratta dell'impianto di teleriscaldamento, che la Provincia sarebbe felice di trasferire alla SEL.
Tuttavia il futuro dell'impianto di teleriscaldamento è strettamente correlato al nuovo inceneritore di Bolzano, sulla cui gestione sono ancora
in corso trattative tra Provincia e Comune di Bolzano. Si può solo sperare che con la nuova amministrazione comunale si riesca a raggiungere un accordo. Mettere il Comune dinnanzi al fatto compiuto mediante una legge provinciale significa privarlo del proprio potere codecisionale e impedire un accordo consensuale.
C'è inoltre la possibilità che questo articolo sia applicato anche all'immobile dell'Ipes in Piazza Verdi. Anche in questo caso invece di trovare un accordo consensuale tra Provincia e Ipes si preferisce mettere quest'ultimo dinnanzi al fatto compiuto mediante una legge
provinciale. Per le suddette ragioni l'articolo va respinto.
2. Modifiche della legge urbanistica (una piccolissima riforma prima
della piccola riforma prima della grande riforma … e così via all'infinito)
a) articolo 13-ter: no definitivo al palazzo dell'Ipes in via Alto Adige?
L'articolo modifica nuovamente una modifica della legge urbanistica
approvata con legge provinciale dell'8 aprile 2004 e molto contestata
all'epoca, la quale prevedeva che nelle aree del capoluogo destinate a
opere e impianti di interesse pubblico fino al 40% della volumetria potesse essere riservato ad attività terziarie di iniziativa privata. Ora tale
possibilità è espressamente estesa anche all'attività commerciale al
dettaglio. Nuova è anche la possibilità per tutti i comuni di riservare
nelle aree destinate alle opere pubbliche fino al 20% della volumetria
al commercio al dettaglio e non più solo alle attività terziarie private.
Valutazione: le perplessità già espresse in occasione della modifica
legislativa del 2004 non sono chiaramente venute meno. La destina-
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zione delle aree deve avvenire in linea di principio nel piano urbanistico e non mediante legge provinciale! Va inoltre respinta la regolamentazione ad hoc per il Comune di Bolzano, che consente la realizzazione in via Alto Adige di una grande struttura di vendita escludendo di fatto l'Ipes.
Anche da un punto di vista urbanistico non ha alcun senso riservare al
commercio al dettaglio ovvero alle attività terziarie private il 40% (!)
della volumetria delle aree destinate a opere e impianti di interesse
pubblico; per contro una piccola percentuale andrebbe bene, in
quanto consentirebbe uno sfruttamento razionale di tali aree.
b) articolo 13-quater: la modifica legislativa concernente la tutela degli
insiemi potrebbe significare la fine di numerosi insiemi attualmente
sotto tutela provvisoria
C'è voluto parecchio tempo per introdurre la tutela degli insiemi nei
comuni dell'Alto Adige. Entro il mese di aprile 2006 tutti i comuni devono fornire un elenco degli immobili da sottoporre alla tutela degli insiemi; alcuni di essi hanno già presentato le proprie proposte al comitato di esperti. In base alla regolamentazione attuale questi insiemi, a
partire dal momento della proposta e fino alla decisione definitiva,
sono sottoposti a tutela provvisoria per evitare la loro modifica ovvero
la loro demolizione durante la fase di approvazione. Questa regolamentazione ora non esiste più: la tutela diventa effettiva solo quando
è avviata la procedura di modifica del piano urbanistico a livello comunale. Se questa proposta dell'assessore Laimer passasse senza
una normativa transitoria, tutti gli insiemi per i quali è già stata proposta la tutela perderebbero la tutela provvisoria con il rischio che alcuni
proprietari sfruttino il periodo "senza tutela" per svolgere lavori in contrasto con le disposizioni sulla tutela degli insiemi. Pertanto è assolutamente necessario mantenere in vigore per almeno 6 mesi la tutela
provvisoria degli insiemi proposti mediante una normativa transitoria,
affinché i comuni possano avviare la procedura di modifica del piano
urbanistico. Senza questa normativa transitoria c'è il rischio che molti
insiemi non esistano più nel momento in cui il comune si accinge a
porli sotto tutela.
c) articolo 13-quinquies: ampliamento dell'elenco delle opere di urbanizzazione primaria e secondaria
L'ampliamento dell'elenco delle opere di urbanizzazione secondaria è
estremamente problematico, in quanto pone a carico dei comuni delle
opere che sono di competenza provinciale (ad es. le scuole superiori)
oppure che finora erano a carico di privati (impianti di smaltimento di
rifiuti speciali, ... e bonifica di aree inquinate). La nuova lettera h) è in
palese contrasto con il decreto Ronchi, che ha introdotto il principio
"chi inquina paga" per lo smaltimento dei rifiuti speciali e la bonifica di
aree inquinate. Non è assolutamente accettabile che ora la mano
pubblica ovvero i comuni si facciano carico dei danni causati da privati, rimediabili - quando possibile - solo con enormi costi. La fretta
con cui si vuole approvare questo articolo fa venire il sospetto che sia
pensato per un (?) caso specifico.
d) articolo 13-sexies: reti antigrandine: la deturpazione del paesaggio
continua
Se la tendenza emersa in questi ultimi anni dovesse continuare, il paesaggio dell'Alto Adige sarà ben presto completamente avvolto dalle
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reti antigrandine. La dinamica, di per sé logica, è la seguente: quanto
più diminuiscono i contadini che rinunciano alle reti antigrandine e si
assicurano, tanto più aumentano i premi assicurativi e dunque l'incentivo a installare le reti. Occorre dunque trovare delle alternative a una
simile deturpazione del nostro paesaggio. La soluzione ideata dalla
Giunta provinciale, e cioè quella di imporre determinati colori per le
reti, è inadeguata mentre una vera alternativa potrebbe essere la
creazione una formula assicurativa solidale accessibile a tutti i contadini. L'adesione collettiva contribuirebbe a contenere i singoli premi,
eventuali danni causati dalla grandine verrebbero rimborsati e sia i residenti che i turisti potrebbero nuovamente ammirare il paesaggio. In
questo caso sarebbe giustificato anche un contributo provinciale. La
proposta della Giunta provinciale di consentire l'installazione di reti di
determinati colori senza autorizzazione paesaggistica e senza concessione edilizia non è la risposta adeguata a un problema sentito da
più parti.
e) articolo 14: disparità di trattamento dei cittadini sancita per legge!
Siamo in presenza di una proposta forse fatta a fin di bene ma giuridicamente inaccettabile. Il consiglio comunale può decidere a maggioranza dei due terzi se sia applicabile la cancellazione anticipata del
vincolo che grava sulle abitazioni convenzionate. Così facendo si violano svariati principi dello Stato di diritto: il fatto che le leggi provinciali
sono vincolanti su tutto il territorio provinciale, la parità di trattamento
di tutti i cittadini e la certezza del diritto per i cittadini, cosa quest'ultima che non sarebbe più garantita se le norme potessero essere dichiarate decadute mediante una deliberazione del consiglio comunale.
3. Modifica di leggi provinciali in materia di sanità
Articolo 19: le cose buone richiedono tempo: finalmente viene istituita
la tanto attesa commissione conciliativa per questioni di responsabilità
medica, anche se purtroppo in essa non sono rappresentati i pazienti.
L'inclusione di un rappresentante dei pazienti è invece il presupposto
imprescindibile affinché gli interessi di tutti siano rappresentati in
modo paritetico.
4. Modifica di leggi provinciali in materia di mobilità
Articolo 27, comma 1: come è possibile continuare a sovvenzionare
l'aeroporto, la società che gestisce l'aeroporto ABD e la compagnia
aerea AIR ALPS senza violare il divieto europeo di sovvenzioni statali? Un'ammissione indiretta di finanziamenti giuridicamente non sostenibili.
Ancora una volta la Giunta provinciale cerca di dare una legittimazione giuridica ai vari tipi di aiuto economico che fornisce all'aeroporto
di Bolzano, alla società che lo gestisce e alla compagnia aerea ("soggetti giuridici operanti nei relativi settori del trasporto") contro il divieto
europeo di fornire sovvenzioni statali. In questo modo la Giunta provinciale conferma indirettamente quello che i Verdi hanno sempre sostenuto, e cioè che la partecipazione della Provincia alla vacillante Air
Alps e i continui finanziamenti alla società di gestione dell'aeroporto
ABD sono più che dubbi da un punto di vista giuridico. In base a questo articolo eventuali sovvenzioni e contributi possono essere concessi solo dopo l'esame positivo da parte della Commissione europea.
In tal modo tutti i sussidi concessi finora e anche l'aumento di capitale
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della STA a favore della società di gestione dell'aeroporto ABD, recentemente deciso dalla Giunta provinciale, perdono la loro legittimazione giuridica.
Articolo 27, comma 2: gestione dell'aeroporto di Bolzano
Questo articolo lapidario disciplina la gestione dell'aeroporto di Bolzano tramite una società di capitale che "opera nel rispetto delle disposizioni nazionali, comunitarie e internazionali vigenti in materia". A
questo punto ci si pone una serie di domande cui l'assessore competente non ha risposto in sede di commissione. Con quale legittimità
l'ABD ha gestito finora l'aeroporto di Bolzano se solo ora con questo
articolo la gestione di tale struttura aeroportuale viene affidata a una
società? Le disposizioni cui d'ora in poi ci si vuole attenere non sono
state rispettate finora? E soprattutto: la gestione dell'aeroporto di Bolzano non deve essere assegnata mediante gara pubblica? Ciò soprattutto alla luce della sentenza della Corte europea di giustizia C458/03 Parking Brixen, che ha stabilito che la gestione di servizi pubblici deve obbligatoriamente avvenire sulla base di una gara pubblica
qualora questi non siano gestiti dallo stesso ente pubblico o dai suoi
"servizi". In quest'ultimo caso una società di capitale può essere considerata un servizio solo se di proprietà della mano pubblica al 100%
e se quest'ultima influenza in modo determinante tutte le decisioni importanti.
Il fatto che l'assessore Widmann si sia rifiutato di rispondere alle svariate domande a lui rivolte rafforza l'impressione che anche con questo articolo si voglia cercare di sanare una situazione molto dubbia dal
punto di vista giuridico.
Gli articoli 28, 29, 30, 31, 32 e 33 modificano per l'ennesima volta singoli articoli della legge provinciale n. 16/85 "Disciplina dei servizi di
trasporto pubblico di persone"
I Verdi rinnovano il proprio invito alla Giunta provinciale a riformare finalmente in modo organico questa legge così importante, inserendo
nuove competenze nel settore ferroviario.
5. Modifica della legge provinciale n. 28/1981 "Ordinamento dell'Azienda provinciale foreste e demanio per l'amministrazione delle proprietà forestali demaniali della Provincia autonoma di Bolzano"
L'articolo 34 amplia le competenze del consiglio d'amministrazione dell'Azienda provinciale foreste e demanio autorizzandolo, in aggiunta a
quanto previsto finora, a concedere sui terreni dati in gestione all'Azienda stessa il diritto di superficie per la durata di 29 anni salvo rinnovo. L'articolo sarebbe accettabile se tale possibilità fosse limitata alla
costruzione e al mantenimento di opere pubbliche o di pubblico interesse, mentre invece essa è estesa ad "altre opere soggette a iscrizione nel catasto edilizio". La conseguenza è che sui terreni demaniali,
che in un certo senso appartengono a tutti noi, potrebbero essere concessi ai privati diritti di edificazione illimitati in quanto rinnovabili. Questo
è chiaramente in contrasto con l'interesse della collettività, anche se
singole persone potrebbero trarne grossi profitti. Questo passo va dunque respinto.
PRÄSIDENTIN: Ich erkläre die Generaldebatte für eröffnet.
Das Wort hat der Abgeordnete Pöder, bitte.
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PÖDER (UFS): Es ist wahrlich ein Sammelsurium-Gesetz, auch wenn man
jetzt versucht, das eine oder das andere herauszustreichen. Wir werden darüber reden.
Man sollte jetzt nicht der Meinung sein, dass wir über die Wohnbaupolitik und über
die gesamte Thematik Wohnbau nicht trotzdem reden, die jetzt eine durchaus brisante
Aktualität erlangt hat, und zwar durch den Rücktritt der Präsidentin des Wohnbauinstituts, durch die schweren – man muss nicht zwischen den Zeilen lesen, um das zu
verstehen – Vorwürfe, durch die Kritik, die an der Landesregierung seitens der Führung des Wohnbauinstitutes geübt wurde. Es wird also unverhohlen politische Einmischung in die Arbeit dieses Instituts vorgeworfen. Man hört, dass das Institut ein Versorgungsinstitut ganz anderer Natur sein soll, und zwar nicht der Leute draußen mit
Wohnungen, sondern des früheren SVP-Arbeitnehmerchefs mit einem weiteren Posten. Das ist eine ganz eigene Art von Versorgungstätigkeit. Ich denke, dass wir hier
nicht nur haarscharf, sondern ganz klar an den Notwendigkeiten vorbeischrammen.
Insgesamt werden wir auch über die Wohnbaupolitik, zuerst aber noch einmal generell zu diesem Omnibus-Gesetz reden. Es ist kein Omnibus, sondern ein Karren mit allerlei Waren drauf, wo der eine oder der andere versucht, sich etwas herauszupicken bzw. herauszuholen oder, wie es früher einmal im Landtag im Zusammenhang mit dem Finanzgesetz definiert wurde, es ist ein Zug, der bei jedem Landesrat
anhält und auf den jeder Landesrat sein Päckchen draufzuschmeißen versucht. Der
Sinn der Omnibus-Gesetze ist nicht, eine vollständige Novellierung eines Landesgesetzes oder wesentliche Änderungen an Landesgesetzen, sondern geringfügige Änderungen vorzunehmen, für die man nicht unbedingt einen eigenen Gesetzentwurf und
den ganzen entsprechenden Iter bräuchte. Das wäre der Sinn, der auch akzeptiert werden würde. Dass man aber einen Gesetzentwurf vorlegt, in dem wirklich wesentlichste
Reformen in der Wohnbaugesetzgebung durchgeführt werden, geht nicht an. Wenn
jetzt angekündigt wurde, dass die diesbezüglichen Artikel herausgenommen bzw. gestrichen werden sollen, dann ist es nur auf Druck der Opposition geschehen. Man legt
die ganze Thematik vor, versetzt die Leute mit all diesen Änderungen oder Änderungsankündigungen sozusagen in Angst und Schrecken und dann zieht man die Artikel bzw. Änderungsanträge auf Druck der Opposition zurück! Die Artikel zur Landesraumordnung bleiben, wie ich gehört habe, weiterhin aufrecht. Das ist auch eine Zumutung, wenn wir bedenken, dass wir in vielleicht doch mittlerweile absehbarer Zeit
eine Gesamtreform des Landesraumordnungsgesetzes im Landtag, je nach Sichtweise,
behandeln werden müssen oder dürfen, weil wir seit 1998 insgesamt 34 oder 35 Änderungen am Landesraumordnungsgesetz vorgenommen haben. Jetzt müssen wir wieder
bald einmal darüber reden. Bevor wir dann zur gänzlichen, auch harmonischen oder, je
nach Meinung, unharmonischen Überarbeitung des Landesraumordnungsgesetzes
kommen, müssen wir die Änderung Nr. 36, Nr. 37 und Nr. 38 mit diesem OmnibusGesetz vornehmen. Das ist eine Zumutung und ich denke, solche wesentlichen und
grundsätzlichen Fragen sollten wennschon verschoben werden bis das Gesamtgeset-
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zeswerk vorliegt, bis die entsprechend zuständige Gesetzgebungskommission, eventuell mit Anhörungen, verschiedene Gutachten einholen, darüber diskutieren und letztlich das Plenum eine Gesamtgesetzgebung oder Novellierung vornehmen kann.
Dieses Omnibus-Gesetz, dieser Gesetzentwurf beinhaltet zu viele verschiedene Regelungen, aber, wie gesagt, bei den kleineren Dingen, bei den ganz wirklich
wichtigen, wesentlichen, dringenden Angelegenheiten kann man das auch akzeptieren
oder sogar begrüßen, wenn wir weg vom Haushalt, weg vom Finanzgesetz hin zu einem Gesetz gekommen sind, das für solche Änderungen vorgesehen ist.
Was die Einführung der Schlichtungsstelle anbelangt, möchte ich Folgendes
sagen. Ich denke nicht, dass man dafür einen eigenen Gesetzentwurf vorlegen müsste.
Es ist durchaus in Ordnung, wenn man die Schlichtungsstelle in diesem Gesetzentwurf
regelt. Man kann es auch anders sehen, aber ich denke schon, dass das gerechtfertigt
ist. Es ist zwar eine wesentliche Neuerung bzw. Änderung, aber ich denke schon, dass
es auch dringlich ist. Ob man dafür eine Novellierung der gesamten Materie braucht,
das darf in Frage gestellt werden. Dass wir darüber diskutieren, ist durchaus angebracht.
Dann kommen einige kleinere Dinge, die in diesem Gesetzentwurf enthalten
sind, wie zum Beispiel der Artikel 1, in dem es um die Meldungen der Arbeitnehmer
seitens der Arbeitgeber geht. Ich denke schon, dass es gerechtfertigt ist, dass wir es in
diesem Omnibus-Gesetz regeln. Auch in den Artikeln 2, 3 und 4 sind durchaus interessante Dinge enthalten. Die Artikel 5 bis Artikel x sozusagen, die allesamt die Wohnbaureform betreffen, waren keineswegs gerechtfertigt. Wir werden aber trotzdem darüber zu reden haben. Wenn wir diese angekündigten Änderungen anschauen, dann
sind das durchaus Änderungen, die einer tiefergehenderen Diskussion bedürfen. Ich
denke, dass die zuständige Gesetzgebungskommission über diese Thematik noch einmal eingehend diskutieren sollte, dass man diesbezüglich auch Anhörungen vornehmen, dass man auch vielleicht Verbände und Institutionen von außen miteinbeziehen
sollte, denn es sind wesentliche soziale Auswirkungen, die mit solchen Änderungen
vorgenommen werden.
Wenn wir zum Beispiel die Frage der Ehetrennung, der Scheidung neu überdenken und vielleicht auch richtigerweise Schutzmechanismen für die oft schwer Betroffenen einfügen, dann ist das gerechtfertigt. Darüber muss aber intensiver und nicht
in so einem Aufwasch von 25 anderen Thematiken und Sachgebieten, sondern inhaltlich diskutiert werden. Dann sollte man auch in der Gesetzgebungskommission die
Gelegenheit haben, sich damit intensiver zu befassen. Wenn Änderungen im Rahmen
der Wohnbaugesetzgebung eingefügt werden, mit denen man zum Beispiel eine Neuregelung der Förderung für junge Ehepaare vornimmt, dann muss man intensiver darüber diskutieren. Ich halte das, was hier getan wurde, zwar im Ansatz für durchaus
richtig, dass man aber fast willkürlich Zahlen oder Altersgrenzen so im Vorbeigehen
einfügt, oder dass man so willkürlich eine Änderung in der Gesetzgebungskommission
vornimmt und die gesamt ursprüngliche Regelung über den Haufen wirft, ... Ich rede
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darüber, dass eine besondere Maßnahme für junge Ehepaare eingeführt wurde. In diesem Zusammenhang wurde plötzlich eine Altersgrenze von 35 Jahren vorgeschrieben.
Das kann auch gut gehen, aber dass man jetzt plötzlich so aus dem Nichts heraus eine
Altersgrenze hervorzaubert, wonach ein Teil des Ehepaares, das im Wohnbauförderungsbereich als junges Ehepaar besonders berücksichtigt wird, weniger als 35 Jahre
alt sein muss, dann weiß ich nicht, wie man das so einfach bestimmen kann - das muss
man mir genauer erklären -, oder dass man ursprünglich eine generelle Neuregelung
für junge Ehepaare vorsieht und dann plötzlich vorschreibt, dass beide beschäftigt sein
müssen. So weit sind wir plötzlich schon, dass wir in der Wohnbaugesetzgebung regeln, dass, wenn zwei heiraten, beide beschäftigt sein müssen, sonst gibt es gar nichts!
Wir sind mittlerweile soweit, dass die Regelwut bis in die intimsten Bereiche der privaten Angelegenheiten der Familien, der Bürger draußen geht, dass wir im Gesetz vorschreiben, dass, wenn zwei heiraten, ein Ehepartner weniger als 35 Jahre alt sein muss
und beide einen Beruf ausüben müssen. Man darf gar nicht einmal mehr darüber nachdenken, darüber diskutieren, dass vielleicht, wenn Kinder da sind, ein Ehepartner für
eine bestimmte Zeit auch zu Hause bleiben könnte. Nein, das geht nicht mehr, denn
beide müssen berufstätig sein! Es gibt es schon Gründe für eine solche Vorschrift, das
will ich nicht abstreiten, aber dass man das so im Vorbeigehen, wie gesagt, in einer
Gesetzgebungskommission einfügt, ist schon recht eigenartig. Es ist richtig, Kollege
Baumgartner, wenn die Thematik Wohnbau gesondert, und zwar im Rahmen einer eigenen Gesetzgebungsinitiative, mit intensiveren Diskussionen geregelt wird.
Dennoch kann man nicht umhin, auch in diesem Zusammenhang, wie ich
eingangs erwähnt habe, festzustellen, dass es im Wohnbausektor nicht nur die Notwendigkeit gibt, einiges gesetzgeberisch neu zu regeln, sondern dass es offensichtlich
einen Klärungsbedarf gibt, wer für was zuständig ist. Oder braucht es das Wohnbauinstitut überhaupt? Wenn es so sein sollte, dass das Wohnbauinstitut ein Verschiebebahnhof für ehemalige SVP-Arbeitnehmerfunktionäre ist, dann, denke ich, brauchen
wir das Wohnbauinstitut nicht. Wenn das Wohnbauinstitut allerdings einen sinnvollen
Zweck im Rahmen der Verwaltung dessen, was politisch und juridisch gesetzgeberisch
mittels Gesetz, mittels Wohnbauförderungsgesetz vorgegeben ist, erfüllen soll, wenn
also das Wohnbauinstitut eine autonome Verwaltung, von der Politik halbwegs entfernte Verwaltung vornehmen soll, dann hat es einen Sinn. Dann müssen wir auch sagen, dass dieses Wohnbauinstitut nicht eine Haus- und Hofdomäne der SVP-Arbeitnehmer ist, sondern dass es immer noch eine mit den Steuergeldern aller Bürgerinnen
und Bürger finanzierte Institution ist, die öffentlich-rechtlichen Charakter. Das Wohnbauinstitut hat ein eigenes Statut, welches ihm eine gewisse Autonomie zusichert, das
aber auch beinhaltet, dass man sich unabhängig und überparteilich sozusagen an bestimmte Vorgaben hält, dass man allerdings auch, wenn es Probleme gibt, dem Gesetzgeber oder der Exekutive, der Landesregierung bestimmte Vorschläge machen
kann, wie etwas zu ändern ist. Dass aber plötzlich im Lande in Sachen Wohnbauförderung zwei konkurrierende Systeme herrschen, ist völlig inakzeptabel.
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Wenn es so sein sollte, dass sich die Politik künftig voll und ganz auch um
die gesamte Verwaltung der Wohnbautätigkeit kümmern will, dann müssen wir so
ehrlich sein und im Landtag einen Gesetzentwurf vorlegen, in dem das Wohnbauinstitut abgeschafft wird und dass letztlich alles, was damit zu tun hat, nämlich die Sozialwohnungen, die ganze Thematik Wohngeld usw. von der Abteilung Wohnbau im zuständigen Ressort verwaltet wird. Wenn es wirklich so sein sollte, dass die Politik
diese Aufgabe selbst übernehmen will, dann brauchen wir uns nicht einen Apparat wie
das Wohnbauinstitut zu halten. Das wäre dann unsinnig und zu teuer. Das sollte dann
wirklich die zuständige Abteilung der Landesverwaltung im Ressort Wohnbau übernehmen. Wenn jedoch das Bekenntnis für den Verbleib, für den Erhalt des Wohnbauinstitutes, politisch gesehen, ausfällt, dann müssen wir dem Wohnbauinstitut allerdings
auch de facto, nicht nur de jure eine Autonomie zugestehen. Manchmal kann das für
die Politik auch unbequem sein, das mag schon sein, aber dann hätten wir diesen Stein
nicht werfen dürfen. Dann hätten wir von vornherein sagen müssen, Ihr seid auf jeden
Fall weisungsgebunden.
Ich denke, dass sich das Wohnbauinstitut manchmal auch zu viel Kraut, wie
man so schön sagt, im Zusammenhang mit Entscheidungen über die Vergabe oder den
Entzug von Sozialwohnungen herausgenommen hat. Es ist aber trotzdem so weit gekommen, dass man Missstände auch aufgedeckt hat, die vielleicht die Politik nicht imstande gewesen wäre aufzudecken bzw. die Politik vielleicht nur unter dem Druck des
Wohnbauinstitutes aufgedeckt hätte, weil man draufgekommen ist, dass zum Beispiel
Sozialwohnungen von nicht Berechtigten bewohnt werden, dass diesbezüglich ein
Missbrauch - man muss es so nennen - betrieben wird. Über bestimmte Missbräuche
darf aber offenbar nicht geredet werden. Auch die Kollegen der Freiheitlichen haben
vor einigen Wochen im Zusammenhang mit dem Wohngeld Zahlen genannt. Darüber
sollte oder darf nicht geredet werden. Nicht einmal im Wohnbauinstitut soll darüber
geredet werden, obwohl es die Spatzen von den Dächern pfeifen. Die Sachbearbeiter
sagen einem ganz deutlich, dass es in Zukunft des Öfteren vorkommen wird, dass die
Sozialwohnungen und auch das Wohngeld hauptsächlich Einwanderer-Familien erhalten und dass die einheimischen, auch bedürftigen Familien immer öfter leer ausgehen werden, weil die Einwanderer-Familien aufgrund einer ganz natürlichen Gegebenheit weniger Lohn bekommen, viele Kinder haben und in der Punktezahl ganz klar bevorzugt sind. Das ist ganz eindeutig, das ist eine Feststellung, die jeder vernünftige
Mensch nachvollziehen wird. Das braucht nicht unbedingt vorgerechnet werden, aber
es kann auch vorgerechnet werden. Wenn wir im Jahre 1999 im Südtiroler Landtag mit
anschauen mussten – ich glaube, dass sich nur zwei Parteien dagegen ausgesprochen
haben -, dass die fünfjährige Ansässigkeitsklausel für das Erlangen des Wohngeldes
aus dem Wohnbauförderungsgesetz gestrichen wurde, wenn wir mit anschauen mussten, wie der Ausländer-Anteil beim Wohngeld von, glaube ich, 4 Prozent sprunghaft
auf fast ein Viertel der Wohngeldempfänger angestiegen ist, dann wissen wir, dass das
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schädlich und falsch war. Das war ganz eindeutig falsch, das war von der Politik falsch
und, ich nehme an, auch vom Wohnbauinstitut falsch gewollt.
Wenn wir dann noch einen Schritt weitergehen und in den Protokollen der
damaligen Landtagssitzungen nachlesen, wo wir vehement dagegen protestiert und
entsprechende Warnungen ausgesprochen haben, die man damals nicht unbedingt ernst
genommen hat, dann sind wir heute so weit, dass sich die Warnungen, leider Gottes,
nicht nur bewahrheitet haben, sondern dass sich sogar die schlimmsten Befürchtungen
erfüllt haben und erfüllen werden, nämlich, dass die einheimischen Familien immer
öfter durch die Finger schauen und dass sich die Einwanderer-Familien das unter den
Nagel reißen, was mit den Steuergeldern der anderen finanziert wurde und wird. Wenn
wir in den Wortprotokollen noch einmal nachlesen, dann sind es gerade – diesen Vorwurf kann man Euch nicht ersparen - die SVP-Arbeitnehmer gewesen, die verlangt haben, dass die fünfjährige Ansässigkeitsklausel für das Erlangen des Wohngeldes aus
dem Wohnbauförderungsgesetz gestrichen wurde, mit dem eindeutigen Hinweis, dass
wir, wenn wir schon Arbeiter aus den anderen Ländern, aus dem Nicht-EU-Ausland
hereinholen, diesen auch Wohnungen und das Wohngeld zugestehen müssen. Mittlerweile sind ein Viertel dieser Wohngeldempfänger solche Einwanderer-Familien. Das
hättet Ihr damals verstehen müssen! Dass gerade der damalige SVP-Arbeitnehmerchef
diese Änderung vorangetrieben hat, qualifiziert ihn nicht unbedingt für die Übernahme
der Führung des Wohnbauinstitutes. Es gibt aber noch andere Gründe, die ihn nicht
unbedingt dafür qualifizieren. Ich habe durchaus Respekt und Hochachtung vor seiner
fachlichen Kompetenz. Wir haben auch hier im Südtiroler Landtag des Öfteren durchaus gute Gespräche, sozusagen gute Auseinandersetzungen geführt und waren auch
nicht immer gegensätzlicher Meinung, aber jetzt ist er der Bürgermeister von Brixen
und das haben die Brixner und Brixnerinnen so gewollt. Das hat er so gewollt und das
soll er deshalb auch bleiben.
Dass wir jetzt aber eine Interessenskollision im Wohnbauinstitut provozieren, indem wir einen Bürgermeister einer doch größeren Stadt, an Südtiroler Maßstäben gemessen, als Präsident des Wohnbauinstitutes einsetzen, halte ich für einen
Wahnsinn, einen programmierten Interessenskonflikt, eine programmierte Interessenskollision. Hier handelt es sich doch nicht um den Bürgermeister von Kiens oder von
Hafling! Ich will diese Gemeinden, die mir sehr am Herzen liegen, nicht abwerten,
aber das sind halt kleinere Gemeinden. Es handelt sich um den Bürgermeister einer
größeren Gemeinde, welcher sich in dauernden Interessenskonflikten befinden wird,
abgesehen davon, dass er dann doppelten Lohn für die halbe Arbeit bekommt. Auf der
einen Seite wäre er nur mehr Halbzeit-Bürgermeister in der Gemeinde Brixen und auf
der anderen Seite wäre er Halbzeit-Präsident des Wohnbauinstitutes, denn er kann
nicht beide Ämter in Vollzeit-Arbeit ausüben. Das ginge nicht, und das wird wohl jeder verstehen. Der Tag hat nur 24 Stunden, und ein paar Stunden wird er auch schlafen
und andere Dinge tun müssen. Ich denke ganz einfach, dass wir klarstellen sollten,
dass das nicht geht. Wenn Ihr das tun wollt, dann macht Ihr einen gravierenden Fehler!
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Dann sagt Ihr den Leuten draußen, dass das Wohnbauinstitut nur dafür da ist, damit
wir dort Versorgungspöstchen haben und dass das, was damals beim Ausstieg dieses
Herrn aus dem Südtiroler Landtag versprochen wurde, eingehalten werden muss. Es
geht nicht! Ich weiß nicht, ob es eine juridische Inkompatibilität zwischen den beiden
Ämtern gibt. Die wird es wahrscheinlich nicht geben. Ich habe mir das einmal genauer
angeschaut, aber diesbezüglich wird es berufenere Stellen geben, die darüber befinden
können. Ich denke nicht, dass es eine Inkompatibilität gibt, mit Sicherheit gibt es aber
eine politische, institutionelle Interessenskollision. Das solltet Ihr nicht tun! Diese
Warnung sei Euch ins Stammbuch geschrieben. Vergesst dieses Ansinnen, den jetzigen Brixner Bürgermeister zum Präsidenten des Wohnbauinstitutes zu machen! Wo,
um Himmels willen, wäre dann wieder die Unabhängigkeit von der Politik? Ich denke,
das wäre dann eine andere Art der Abhängigkeit von der Politik und eine andere Art
von Interessenskollision.
Ich kann mich auch daran erinnern, dass es hier im Südtiroler Landtag nicht
selten – wir haben diese aufgeregten Hin- und Her-Gespräche mitverfolgt - Interessenskonflikte mit dem Landesrat und dem ehemaligen SVP-Arbeitnehmerchef, dem
Abgeordneten Pürgstaller, gegeben hat. Das wäre dann die Fortsetzung dieses Interessenskonfliktes auf anderen Sesseln sozusagen, und zwar nicht hier, sondern draußen.
Das solltet Ihr nicht tun! Wichtiger wäre es, eine wirklich kompetente Person - wie gesagt, ich spreche dem ex-Kollegen Pürgstaller nicht die Kompetenz ab - in diese
Funktion einzusetzen, die imstande ist, die autonome Verwaltungstätigkeit des Wohnbauinstitutes vorzunehmen, die imstande ist, einmal aufzuräumen, denn im sozialen
Wohnbausektor wurde noch nicht genügend aufgeräumt. Es wird immer noch Missbrauch betrieben. Man sollte auch einmal imstande sein aufzuräumen hinsichtlich der
Tatsache, dass heute viel zu viele einheimische Familien – es geht vielfach auch um
Alleinerziehende mit Kinder – aufgrund der geringen Punktezahl nicht berücksichtigt
werden können, Familien, welche hier arbeiten, Kinder haben, etwas für die Gesellschaft leisten und dann am Ende durch die Finger schauen. Sie müssen zuschauen wie
jemand, der gerade gestern in irgendeiner Gemeinde in Südtirol den Wohnsitz erhalten
hat, in eine Wohnung einzieht bzw. das Wohngeld erhält, das eigentlich ihnen zustehen würde. Ich denke, diesbezüglich gibt es Handlungsbedarf. Das wurde in diesem
Omnibus-Gesetz nicht beabsichtigt. Ich weiß schon, dass die entsprechende Bestimmung gestrichen werden soll, aber sie ist noch enthalten und darüber wird noch zu reden sein. Das soll auch für die zukünftigen Versuche, die Bestimmungen im Bereich
Wohnbau zu ändern, angesprochen werden.
Ich denke, dass man auch über die Änderungen im Bereich der Raumordnung reden muss. Ich habe bisher nicht vernommen, dass die Änderungen ... Kollege
Baumgartner ist mit dem Kollegen Minniti beschäftigt, der es nicht erwarten kann, bis
er zur Debatte schreiten und mitreden kann. Kollege Baumgartner, ich habe nicht gehört, dass die im Omnibus-Gesetz enthaltenen Bestimmungen im Bereich der Raumordnung gestrichen werden. Stimmt das? Wenn das nicht beabsichtigt ist, dann können
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wir auch weiterhin darüber reden. Wir werden das natürlich beantragen. Diesbezüglich
gibt es eine ganze Reihe von Problemen und im Bereich des Ensembleschutzes gibt es
ein Problem. Es wurde bereits ausgeführt, aber das Problem in Sachen Ensembleschutz
besteht nun einmal. Ensembles, die von den Gemeinden als schützenswert erachtet und
in eine Liste eingetragen wurden, dürfen ab dem Antrag der Gemeinden nicht mehr
baulich verändert werden. Das steht im Landesraumordnungsgesetz, was richtig ist.
Dass das jetzt wieder aufgehoben wird, ist falsch. Das sollten alle, denen der Schutz
von historischen, wichtigen Ensembles in unserer Heimat am Herzen liegt, berücksichtigen. Es ist falsch zu ermöglichen, dass dann, wenn die Gemeinden für ein Ensemble den Denkmalschutz beantragen, bis zur Entscheidung der zuständigen Landesbehörden, auch der Landesregierung, bauliche Veränderungen vorgenommen werden
dürfen. Es wäre richtig, dass, wenn eine Gemeinde sagt, dieses oder jenes Ensemble ist
schützenswert, und es dann in die entsprechende Liste einträgt, ab diesem Zeitpunkt
bis zur Entscheidung der zuständigen Landesorgane, bis zur Entscheidung der Landesregierung keine Änderung vorgenommen werden darf. Alles andere, was hier versucht
wird, ist falsch! Wir können uns vorstellen, was passiert, wenn irgendjemand draußen
erfährt, dass die Gemeinde ein Ensemble als schützenswert erachtet. Nachdem ich laut
Gesetz Änderungen vornehmen darf, mache ich das natürlich schnell, und dann ist es
mir egal, was letztlich die Landesregierung entscheidet. Wir haben in anderen Fällen,
wie zum Beispiel im Fall des Gerichtsgebäudes in Welsberg, mit ansehen müssen, wie
das gehen kann. Das Gebäude kann hundert Mal geschützt werden, aber es werden
Fakten gesetzt und es wird abgerissen. Wenn es einmal abgerissen ist, dann ist es weg.
Wir können es nie mehr wieder so herstellen wie es ursprünglich einmal war. Die
Frage, ob dieses betreffende Gebäude ursprünglich auch schützenswert war, will ich
nicht berühren. Das war es vielleicht auch nicht. Wenn aber bestimmte Regeln, bestimmte Gesetze herrschen, dann muss dies deutlich geklärt werden. Die Gemeinden
sollten wir nicht der Problematik aussetzen, dass wir sie mit diesem Omnibus-Gesetz
entmündigen. Mittels Antrag sollten wir ihnen die Möglichkeit zugestehen, das Ganze
zu blockieren, indem gesagt wird, dass dieses Ensemble, welches bis zur Entscheidung
der Landesregierung baulich nicht verändert werden darf, geschützt werden soll. Das
wäre richtig, aber hier versucht man etwas anderes zu tun, weil es offensichtlich einige
Schwierigkeiten gibt. Es wird auch wieder Namen und Nachnamen geben, die irgendwo indirekt zwischen den Zeilen stehen oder mit nicht lesbarer Tinte hineingeschrieben sind. Es werden einige Namen sein, die diesbezüglich Probleme haben. Deshalb gibt es wahrscheinlich diese Gesetzesänderung.
Im Bereich der Landesraumordnung gibt es einige weitere Punkte, die noch
aufzugreifen wären. Das werden wir dann im Rahmen der Artikeldebatte machen. Wir
haben eine ganze Reihe von Abänderungsanträgen eingebracht. Viele werden hinfällig
sein, weil die Artikel über den Wohnbau herauskommen, aber viele andere erhalten
wir aufrecht. Wir sollten auch einmal ganz kurz darüber reden. Bei der Behandlung der
Beschlussanträge zum Gesetzentwurf wird es auch noch die Gelegenheit dazu geben,
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darüber zu reden. Wenn wir ein solches Gesetz machen, dann sollten wir nicht vergessen, dass man gerade im Begriff ist - wir reden auch über die Landesraumordnung in
unserem Land, über die Landschaft und über die Heimat - ein Stück dieser Heimat,
dieses Landes – nämlich die Frizzi-Au - für nichts und wieder nichts aus Gründen der
reinen Geschäftemacherei, aus reiner politischer Arroganz heraus mittels einem Deal
mit der IVECO für ein Panzerübungsgelände, zu verschandeln. Das sollten wir nicht
vergessen! Darüber sollten wir uns hier im Südtiroler Landtag immer im Klaren sein,
wenn wir über Dinge in Sachen Raumordnung und darüber, was wir mittels Gesetz
alles schützen wollen, reden. Gerade in diesem Augenblick wird wieder ein Stückchen
Land, welches den Baggern anheimfallen sollte, verschandelt. Es soll verbetoniert
werden, und die Betonköpfe in der Landesregierung scheinen hier wieder einmal die
Oberhand zu behalten. Letztlich wird sich aber zeigen, ob sie Recht haben werden,
denn die Geschichte wird ihnen nicht Recht geben. Die zukünftigen Generationen
werden Euch für diese ganze Betonierwut, die Ihr habt, verfluchen und die Handaufheber in der Mehrheitspartei werden die Genehmigung der entsprechenden Maßnahmen mitzuverantworten haben. Wenn wir jetzt gerade über die Frizzi-Au reden, dann
wird immer wieder Landesrat Widmann ins Gespräch gebracht. Die anderen, die zustimmen, sind aber auch mitschuldig, bzw. wer schweigt, der scheint auch zuzustimmen, wie es so schön heißt. Man kann sich also nicht durch Schweigen aus der Verantwortung stehlen. Man muss schon auch einmal klar Entscheidungen treffen können.
Bei der Behandlung der Beschlussanträge könnt Ihr diese Entscheidung nochmals
überdenken. Ich habe aber so die Befürchtung, das Gefühl, dass es doch noch die eine
oder die andere Debatte brauchen wird, aber wir werden danach darüber reden.
Im Zusammenhang mit dem Flughafen in Bozen gibt es auch noch die eine
oder andere nette Bestimmung in diesem Omnibus-Gesetz. Das wurde auch bereits
ausgeführt, aber das soll noch deutlich gemacht werden. Es wird gefördert, gefördert
und gefördert und von der Air Alps bis zum Flughafen werden Beiträge gegeben, obwohl sie eigentlich keine Berechtigung dazu hätten. Warum sollen wir der Air Alps,
welche eine private Fluggesellschaft ist, die Verluste ausgleichen? Jetzt will man das
mittels Gesetzesänderung im Omnibus-Gesetz ins Nachhinein legalisieren und alle
künftigen Förderungen vorwegnehmen. Auch die Flughafenführung will man ausschreiben. Diesbezüglich muss ich allerdings die Einschränkung machen, dass das
nicht so negativ wäre. Wenn man die Flughafenführung ausschreiben würde, dann
wäre das nicht so negativ. Hier geht es allerdings nur um die Vergabe der Führung.
Man will es sich aber dann doch wieder nicht so weitläufig gestalten, dass man die
Flughafenführung mittels Ausschreibung vergibt. Sonst könnte es morgen womöglich
so sein, dass kompetente Leute beim Flughafen das Sagen haben. Man will indes weiterhin dafür sorgen, dass beim Flughafen weiterhin Inkompetenz regiert, auf welche
man auch Einfluss hat, weil diese von der Willkür der Politik der Landesregierung abhängig ist. Man kann kompetente Leute beim Flughafen nicht brauchen. Wennschon
eine Änderung in der Führungsstruktur – ich bin der Meinung, dass der Flughafen
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mittlerweile geschlossen werden sollte, weil außer Spesen nichts gewesen ist – mit der
Vergabe der Führung des Flugplatzes durch eine Ausschreibung auf europäischer
Ebene erfolgen sollte, dann könnten wir wenigstens die leise Hoffnung haben, dass
dort irgendwann einmal eine gewisse Kompetenz, ein gewisser Sachverstand walten
könnte.
DELLO SBARBA (Gruppo Verde – Grüne Fraktion – Grupa Vërda):
Essendo subentrato al collega Kusstatscher, non ho la possibilità di sedere in una
commissione, ma stavolta sono stato delegato a fare questa esperienza sulla legge omnibus 4, soprattutto per quanto riguarda l’edilizia, dalla collega Kury. Mi sono fatto un
po’ le ossa, ed è stata per me un’esperienza scioccante, perché la confusione che la
Giunta provinciale e gli assessori maggiormente coinvolti in questo disegno di legge
omnibus 4 hanno fatto la baraonda di emendamenti, subemendamenti, aggiunta di articoli. Avete saccheggiato tutta la numerazione latina, e non solo, ma purtroppo avete
costretto i vostri rappresentanti nella commissione a fare delle figure non troppo brillanti nel momento in cui venivano presentati degli emendamenti a firma di consiglieri
della maggioranza, non faccio nomi, perché le figure erano veramente “peinlich”,
come si dice in tedesco. Chi aveva firmato questi emendamenti, che in realtà erano
stati allungati dalla Giunta provinciale, non era neanche in grado di spiegarne il contenuto, non solo ma in un caso le persone a cui voi avevate dato gli emendamenti da presentare con la propria firma e con la propria faccia - poi la Giunta provinciale ci aveva
ripensato e aveva deciso di ritirarli - non le avevate neanche informate che stavate per
ritirarli, per cui ad un certo punto io stesso ho dovuto dire in commissione che la
Giunta provinciale aveva deciso di ritirarli. E chi li aveva firmati diceva che non ne
sapeva niente. Questo è successo nella commissione. A me spiace moltissimo per
quelle persone che si sono impegnate per voi, che hanno messo la propria firma, la
propria faccia per voi che cambiavate idea ogni cinque minuti, ogni seduta di Giunta.
Sono persone degnissime, persone giovani che dovrebbero essere la nuova classe dirigente di questa provincia, che dovrebbero essere aiutate e a cui andrebbe dato un ruolo
di rilievo e che voi invece usate come zerbini nella vostra confusione mentale.
Mi riferisco per esempio alla vicenda incredibile dell’emendamento sul
sussidio casa. Ricordo bene quel lunedì che ci siamo trovati in commissione, in cui io
avevo saputo attraverso voci fondate che quell’indecente emendamento che tagliava il
sussidio casa, che, riconosco, il consigliere Minniti per primo aveva individuato, e
aveva anche individuato l’elemento diabolico dell’emendamento, perché voi l’avete
presentato sostanzialmente come l’emendamento anti zingari, tanto per parlarci chiaro:
Questi extra comunitari fanno un sacco di figli, hanno famiglie quindi numerose e
prendono tanti soldi per il sussidio casa. In realtà poi, come il collega Minniti ha scoperto, era già scandaloso questo, perché se noi stabiliamo che c’è una assistenza sociale per chi è in difficoltà, poi vediamo le statistiche della povertà relativa dove le famiglie con molti figli e pochi redditi sono quelli a rischio di povertà relativa, non si
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può dire che visto che calcoliamo che gli extracomunitari sono quelli che fanno dai
quattro figli in su, cominciamo a penalizzare quelli che fanno molti figli, perché tanto
non sono “nostri”. Questo è già scandaloso, perché se vale un criterio del bisogno,
questo deve valere per tutti, che siano nostri o loro. Naturalmente va accertato questo
criterio del bisogno. Se non siete in grado di accertare questo bisogno, se vi fate “fregare” continuamente dai furbi, è un altro ragionamento. Però il collega Minniti ha individuato che non era neanche così, cioè che questo sussidio casa veniva limato per
ogni componente familiare. Quindi in realtà penalizzava a cascata tutte le famiglie del
Sudtirolo, naturalmente in proporzione al bisogno. E’ successo che avete deciso, sulla
base delle polemiche e sulla base del fatto che erano vicine le elezioni comunali di
Bolzano, c’è da tremare adesso che non ci sono elezioni immediate in vista, di tagliarle
questo emendamento, però non avete informato la commissione, o meglio, l’assessore
è arrivato con un po’ di ritardo e c’è stata questa bella scenetta per cui chi aveva firmato per voi l’emendamento non era neanche stato informato di quello che stava succedendo. Abbiamo dovuto perdere un po’ di tempo finché l’assessore Cigolla non è arrivato e ha comunicato finalmente che la Giunta provinciale aveva deciso di ritirarlo.
Adesso si dice, e mi fa piacere, e qui il merito stavolta lo prendiamo noi
Verdi che abbiamo indetto il 26 ottobre una conferenza stampa per denunciare questo
scandalo, che siate d’accordo a ritirare tutta la parte che riguarda l’edilizia agevolata.
Qui bisogna fare due ordini di condoglianze, una all’assessore Cigolla. Lei qui viene
stralciato, chissà che non centri anche il post elezione! Quindi 22 articoli vengono
stralciati, su 40 della legge, che viene alleggerita. Ma, accidenti, ci avete fatto fare
tutto un lavoro inutile, avete fatto fare tutto un lavoro inutile al collega Minniti sul sussidio casa e a noi come commissione anche, perché insieme a questi articoli aggiuntivi
stralciate anche, e questo è il secondo necrologio che vorrei fare alla collega Unterberger che era così contenta di avere inserito nella normativa della casa una serie di attenzioni alle famiglie che si separano. Questa pari opportunità, per una volta per i padri
separati per quanto concerne la casa ecc., anche questa viene stralciata, perché ci avete
ripensato. Ma non ci potevate pensare prima? Non avete 9 mila addetti all’amministrazione pubblica in questa provincia? Non avete fior di direttori di ripartizione,
direttori di dipartimento, fior di assessorati? No, fate le leggi, poi ve ne pentite, le
ritirate, scoprite che la cosa va messa in una legge più organica ecc. In realtà questo
succede “quando ci si prova”, se nessuno se ne accorge e va, la cosa funziona, se qualcuno se ne accorge, viene ritirata la mano che ha lanciato il sasso. E qui viene ritirata
la mano che ha lanciato il sasso. Adesso che poi verrà fatta una legge organica, probabilmente rischiamo di ritrovarci queste norme. Quindi anche se io ancora non vedo
niente - vedo solo i nostri emendamenti soppressivi di questi articoli, ma sono contento
se ne arrivano altri - però visto che sospetto che poi sulla stessa materia rischiamo di
dover discutere tra un po’, vorrei parlare un pochino di questi articoli 9, 10-quater, 13bis, perché c’era veramente l’ennesimo regalo ai furbi e l’ennesima beffa invece per
chi la legge la rispetta.
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Con questi articoli cercavate di smantellare ogni possibilità di accertare e
sanzionare le violazioni dei vincoli dell’edilizia agevolata, che gravano su appartamenti realizzati con contributi provinciali. Praticamente era un modo per rendere impotente la commissione di vigilanza e sostanzialmente per cancellarne perfino tutto il
lavoro in corso, perché queste norme grazie all’articolo 13-bis erano retroattive. Tutti i
casi in corso venivano quindi cancellati. Devo dire che non è la prima volta che si tenta
di sforacchiare questi controlli e questi vincoli che la legge prevede. Teniamo conto
che si tratta di denaro pubblico che è stato dato a privati per costruirsi la casa, e questo
va benissimo, ma deve essere legato al fatto che questo denaro è servito per costruire
casa davvero per chi ne ha bisogno, per chi si costruisce la prima casa e vuole andarci
ad abitare, e non invece per chi, avendo in quel momento i requisiti, intanto si fa la casetta e poi magari la lascia vuota. Io mi sono documentato, abbiamo presentato anche
delle interrogazioni a cui l’assessore Cigolla mi risponderà, pare siano la metà dei casi.
Poi c’è un altro 30/40% dei casi di quelli che invece hanno cambiato strutturalmente
l’appartamento. L’appartamento deve avere certe caratteristiche, una certa dimensione.
Ci sono persone che addirittura nel progetto chiedono al professionista di poter prevedere immediatamente degli ampliamenti o delle modifiche, e poi c’è un 10/15% di affitti in nero. I casi di chi non occupa l’appartamento e di chi affitta in nero sono ovviamente situazioni ripristinabili velocemente. Avevo degli amici nella commissione
di vigilanza e mi raccontavano che tutto il processo di accertamento degli illeciti è un
processo lungo, di cui l’interessato velocemente si può accorgere, perché quando la
Provincia comincia per esempio a chiedere le bollette per vedere se l’appartamento è
effettivamente occupato o no, comincia a chiedere di poter visitare l’appartamento, va
a chiedere magari, nel caso del subaffitto, alla persona che trova dentro chi sia e chi
non sia, e questo dice naturalmente che è un amico che dorme lì provvisoriamente, è
chiaro che il primo problema della commissione di vigilanza è quello che spesso,
prima che possa essere accertata l’infrazione, la persona che è sott’occhio dell’autorità
pubblica si affretta a ripristinare situazioni legittime. Ci sono appartamenti che nel giro
di tre giorni sono stati arredati con una cucina, un letto, un tavolo, una sedia, un po’ di
luci e così la situazione è stata sistemata. Già questa commissione ha difficoltà a lavorare, ha pochi funzionari a disposizione, tra l’altro è una commissione che fa pochissimi controlli, perché ha l’incarico di fare controlli su un campione che è numericamente determinato a partire dal 6% delle domande dell’anno precedente. Quindi si calcola quante sono state le domande esaudite nell’anno precedente, per esempio se fossero state 2000 sarebbero 120 controlli, e si fanno 120 controlli, però sulle domande
degli ultimi cinque anni. Mettiamo che siano in media 2000 domande l’anno, sono 120
controlli su dieci mila casi. Quindi già è molto difficile essere beccati. Mi risulta che
nel 2004 i casi di contravvenzioni accertate sulle norme sull’edilizia convenzionata
sono stati 33. A queste persone si volevano dare sei mesi di tempo, da quando è accertata l’infrazione, per mettersi in regola. Difficile è il caso in cui uno abbia fatto modifiche strutturali. Lì il margine di rischio è molto basso, pensando che sono 120 ac-
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certamenti su 10 mila domande, e quindi uno può sperare di farla franca. Quelli che lasciano l’appartamento vuoto o lo subaffittano, sono sicuri che ci possono provare, perché hanno pochissime probabilità che vengano beccati, o se vengono beccati in pochi
giorni ripristinano la situazione secondo la legge, almeno formalmente, pagano una
piccola ammenda, che è vero che è l’affitto provinciale ecc. però è proporzionale ai
giorni che passano fra l’accertamento dell’infrazione e il ripristino della situazione,
quindi possono passare tre o quattro giorni. Tutta la multa divisa 180 giorni, moltiplicato per 3 o 4 giorni, potete immaginare quanto queste persone devono temere del vostro controllo!
Del resto che questa commissione di vigilanza non sia simpatica alla Giunta
provinciale e soprattutto ad alcuni settori, lo dimostra il fatto che già con una legge del
2001 avete dimezzato il vincolo e che durante la scorsa legislatura con una semplice
delibera la Giunta provinciale aveva provato addirittura ad abolire questa commissione. Noi abbiamo fatto polemica su questo argomento, perché è singolare
un’istituzione che fa una legge, che istituisce strumenti di vigilanza e poi comincia a
lavorare contro. E’ singolare un’istituzione che in sostanza fa capire non solo che i
furbi sono premiati e chi rispetta la legge è imbrogliato, anche perché quel condono
retroattivo, questa era una piccola cattiveria che era stata aggiunta, valeva per persone
che sono state beccate e stavano lì a discutere con gli uffici quanto pagare, sappiamo
che si possono restituire i soldi ricevuti anche a rate, questa sanatoria doveva valere
solo per quelli che non avevano ancora pagato un euro, mentre quelli che avevano iniziato già a pagare a rate, quelli che non avevano fatto diventare matti gli uffici con
cento mila eccezioni e resistenze, non venivano sanati. Dopo il danno anche la beffa!
Si apre anche uno spiraglio sulla situazione della finanza pubblica, perché
sono soldi che venivano regalati a persone poi sorprese a violare gli impegni che avevano preso per ottenere questi finanziamenti. Era una regalia anche ai disonesti, fatta
in un momento in cui si parla di risparmio, di riduzione della finanza pubblica, della
necessità di tagliare ecc. spesso sui servizi importanti come sanità e altre cose, oppure
sul sussidio casa per l’affitto per famiglie numerose. Invece qui si regalava. Evidentemente ci sono clientele che portano voti da foraggiare, ci sono anche possibilità di
promettere regali, condoni a destra e sinistra, sicuri che ne viene fuori un consenso.
Spero che questo minicondono veda la sua fine con questa discussione, con la cancellazione di questi 22 articoli, e spero che non riemerga più. Ma non ne sono sicuro, anche perché negli uffici spesso la mano destra non sa cosa fa la mano sinistra. Ci sono
altri piccoli regalini che andavano incontro ad interessi specifici. Per esempio avete inserito una norma per cui quando uno rinuncia ai soldi dell’edilizia agevolata, gli richiedevate indietro solo il contributo dato, aumentato dell’indice del costo della vita e
basta, quando in tutte le leggi si chiedono almeno indietro gli interessi legali. Altrimenti nove o dieci anni fa davo 10 milioni ad una persona, la quale mi restituisce gli
stessi nove milioni, come se fossimo solo indicizzati al costo della vita, come se quei
milioni investiti in banca non potessero rendere niente.
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Poi ci sono delle situazioni caotiche, confusionali, che in questa giungla
delle norme creano anche delle ingiustizie ridicole. Qui parlo invece a favore di allentare i vincoli. Sapete che per una serie di categorie o in certe fasi storiche l’istituto
mette a riscatto degli alloggi. C’è una categoria di persone che hanno riscattato negli
anni 60 i propri alloggi e voi avete fissato il limite massimo per il mantenimento di
questi vincoli in dieci anni, però vi siete dimenticati di quella categoria di persone che
si vede allungare il vincolo di dieci anni in dieci anni tutte le volte che cambiate la
legge. In sostanza gente che ha riscattato dall’Ipes l’alloggio negli anni 60 oggi è ancora sotto vincolo. Noi avevamo anche proposto, e qui raccomando all’assessore Cigolla di trasmettere ai suoi uffici la segnalazione, di dire che se il vincolo è di dieci
anni, che lo sia per tutti.
Altre norme invece restano. Mi rifaccio, per tutto quello su cui non parlo,
alla relazione della collega Kury, che ha affrontato tutti i punti. Una cosa devo dirla ed
è la questione degli insiemi, che ritengo particolarmente grave, perché rischia di creare
già oggi dei disastri. La questione è delicatissima, perché nelle giunte comunali tutti
sanno che quando tu individui un insieme, devi farlo in maniera più rapida possibile e
che si sappia il meno possibile prima, altrimenti il proprietario di casa che ritiene possibile che il suo edificio venga individuato e messo sotto tutela, si affretterà a cambiarne il volto. Ebbene, almeno nella legislazione oggi c’era questa norma che quando
un comune proponeva di individuare un edificio come insieme da tutelare, questa tutela scattava automaticamente, era naturalmente provvisoria, però tutelava dalla possibilità che il proprietario si affrettasse a creare fatti compiuti. Ebbene l’articolo 13quater del disegno di legge toglie questa possibilità. Ciò significa che a Bolzano ci
sono 77 edifici individuati come insiemi e che da domani, se passa questo articolo,
tutti i proprietari di questi edifici possono correre a fare le modifiche - c’è un edificio
all’incrocio di via Firenze che era stato abbattuto proprio perché era stato individuato
come insieme da tutelare - salvo scaricare sui comuni – vi salvate l’anima – in casi di
particolare urgenza la possibilità di mettere una tutela provvisoria. Voi scaricate sui
comuni la responsabilità. Bolzano ha 77 insiemi individuati, di quei 77 il comune di
Bolzano dovrebbe individuarne 3, 4, 5 in cui deve giustificare la particolare urgenza,
perché questi sì e gli altri no, e andare a trattare e battagliare con i proprietari per spiegare loro perché quell’edificio è messo sotto tutela e l’altro no. Come al solito si scaricano sui comuni le cose spiacevoli e si mantengono le cose piacevoli, perché poi questi
proprietari andranno in comune a dire che la Provincia ha dato un indirizzo, che è la
liberalizzazione, l’alleggerimento del vincolo, e a chiedere perché mi considerate un
caso straordinario, perché ce l’avete con me, perché mi volete penalizzare?
Su questo punto abbiamo delle proposte di modifica che riteniamo accettabili, cioè di dire che almeno per sei mesi questa tutela provvisoria va reintrodotta per
salvare questo patrimonio che vogliamo salvare, però il rischio è che quando si dice di
volerlo salvare, questo sia il segnale per il proprietario di farci lavori sopra, ad abbatterlo o trasformarlo.
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Concludo dicendo che in questa legge omnibus tra gli articoli 8-quinquies e
dieci-sexies credo vi siate un po’ persi, credo che gli uffici siano saltati per aria, ci
siano state troppe norme in cui la Giunta provinciale si è dimostrata forte con i deboli e
debole con i forti, troppe norme in cui la Giunta provinciale si è messa dalla parte dei
furbi, di quelli che non rispettano le leggi, di quelli che ci fanno spendere un sacco di
soldi e non hanno bisogno dei nostri soldi perché potrebbero camminare da soli, di
quelli in sostanza che considerano la Provincia una grande diligenza piena di tesori e
che l’ultimo problema è quello di dare l’assalto a questa diligenza. Spero che queste
norme oggi e domani le cancelliamo, e spero soprattutto di non vedere più lo spirito di
queste norme, questo atteggiamento di rigidità con i deboli e i bisognosi e questa complicità verso i forti e i furbi. Spero che questo spirito in quest’aula non si faccia più
sentire.
MINNITI (AN): Anche Alleanza Nazionale ha sempre criticato una procedura che prevedeva la modifica di normative peraltro importanti attraverso leggi omnibus. Potevano essere i bilanci di una volta, eravamo però riusciti ad arrivare ad un accordo nella scorsa legislatura fra maggioranza ed opposizione affinché si snellissero i
bilanci e non fossero dei veicoli veri e propri per modificare delle normative provinciali. Oggi abbiamo concretizzato quell’accordo, i bilanci della Provincia sono snelli,
in gran parte relativi solo esclusivamente a tematiche inerenti al bilancio, ma ci troviamo di fronte all’altro problema, quello delle leggi omnibus. Questa è la quarta che il
Consiglio provinciale si trova a discutere, e senza voler nulla togliere alle tre precedenti, è anche la legge con più spessore, con più rilevanze politiche per le tematiche
che vengono toccate, due su tutte, sanità ed edilizia sociale.
Sulla sanità non abbiamo molto da dire, si tranquillizzi l’assessore Theiner,
per quanto questo lo possa preoccupare, nel senso che stiamo assistendo dal 2001 in
poi, ovvero dalla riforma del servizio sanitario provinciale, ad una continua modifica.
Si parla di aggiornamenti necessari, il più delle volte non dovuti a carenze strutturali
della legge dal suo nascere ma nel corso del tempo, perché sono sopraggiunte delle
modifiche nazionali. Ci ritroviamo quindi magari a rivedere quella legge dell’aprile
2001 sulla quale peraltro Alleanza Nazionale fece una grossa battaglia. Ricordiamo
come attraverso quella legge Alleanza Nazionale volesse mantenere tali alcuni principi
che riguardavano per esempio il ruolo del sindaco, anche per quanto riguarda la protezione civile, come ufficiale d’igiene all’interno del comune, e altri principi. Già nel
2001 Alleanza Nazionale proponeva l’unificazione delle aziende sanitarie, battaglia
che sosteneva da molto tempo. L’unificazione pare sia nell’agenda dell’assessore, questo ci fa piacere, a quanto leggiamo sui giornali. Non ci vogliamo sbrodolare addosso
su diritti di primogenitura. In questo senso credo che nel momento in cui si maturano
delle convergenze politiche come quella che si sta maturando riguardo l’unificazione
delle aziende sanitarie, questo sia un punto di arrivo importante per tutti, perché significa risparmio, magari delle penalizzazioni per delle “caste”, perché è ovvio che qual-
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che professionista non potrà più ricoprire il ruolo che ha ricoperto, ma è ovvio che in
un momento in cui ci ritroviamo di fronte ad una spesa pubblica magari impazzita per
quanto riguarda la Provincia, noi abbiamo fatto degli esami su alcuni costi su quelle
che sono le consulenze esterne negli ultimi cinque anni, e ragioniamo su importi pari a
7, 8 milioni di euro, valutiamo che già questa è una spesa pubblica impazzita, e parte
di questa riguarda proprio la sanità. Non solo, in quell’occasione avevamo continuato,
credo che l’assessore lo ricordi perché era già comunque nostro collega anche se rivolto particolarmente alla Regione, a combattere su una diversa distribuzione proporzionale all’interno non tanto delle aziende sanitarie in quanto tali, visto che lì puntavamo all’unificazione, ma almeno provvisoriamente per quanto riguardava i ruoli di
dirigente medico, amministrativo, generale. Dal nostro punto di vista la comunità di
lingua italiana è sottostimata, non sottorappresentata, perché stimata per quello che è
in base ad un calcolo che già allora contestavamo. Dicevamo che se volete tenervi le
quattro aziende sanitarie, tenetevele, ma non concepiamo assolutamente che il calcolo
proporzionale possa rientrare all’interno di ogni singola azienda, perché ogni azienda
sanitaria è sostanzialmente al servizio di tutta la popolazione altoatesina e non solo
della popolazione che risiede all’interno del territorio di competenza di quell’azienda.
Quindi la nostra battaglia sulla legge della sanità continua. Non ci preoccupa il fatto
che quasi ciclicamente siano necessarie delle modifiche, ma è ovvio che nel momento
in cui la Giunta provinciale ritiene di poter modificare a suo piacimento la normativa,
un partito di opposizione serio, responsabile quale Alleanza Nazionale non può esimersi dal fare il resto, dal presentare le proprie proposte. In questo contesto non abbiamo potuto fare a meno di presentare alcuni emendamenti, datati, vecchie battaglie,
alcuni forse più da stimolo per la Giunta, come gli ordini del giorno.
Diverso è il discorso, mi spiace che manchi l’assessore competente, invece
per l’altro grosso tema che la normativa va a modificare, ovvero l’edilizia sociale. Nel
contesto generale preferiremmo che una normativa di questo genere potesse trovare
una modifica necessaria in un ambito generale. Avevamo detto in commissione che
non gradivamo il fatto che all’interno di questa normativa venisse discussa a pezzetti
una normativa importante quale l’edilizia sociale. Ricordo che negli anni scorsi lo
stesso capogruppo della SVP Baumgartner, durante una trasmissione radiofonica alla
quale ero presente anch’io, disse come la legge sull’edilizia sociale dovesse rappresentare uno dei primi interventi di riforma della nuova legislatura provinciale. Siamo
nel 2005, questa Giunta ormai opera da quasi due anni, eppure abbiamo visto poche
leggi passare in quest’aula e purtroppo una di queste leggi non è quella dell’edilizia
sociale. Questo dispiace, perché si lascia in ritardo un settore che ha bisogno di certe
modifiche. Dobbiamo ammettere, forse contro quella natura che ci eravamo opposti,
che tutto sommato non vedevamo come malvagie le modifiche ad una legge quale
quella sull’edilizia all’interno di questa normativa. Credo che però questa Giunta non
abbia avuto coraggio, ed è un fatto gravissimo, che soprattutto la SVP non abbia avuto
coraggio di cambiare questa normativa anche attraverso un’opportunità che la stessa
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SVP in particolar modo aveva voluto creare. Questa è una responsabilità preoccupante,
direi quasi una irresponsabilità, perché nel non affrontare quel particolare settore lo si
lascia marcire nel problema stesso. Dico questo perché, come diceva del collega Dello
Sbarba, è a conoscenza di tutti che il partito di maggioranza che compone questa
Giunta abbia deciso di stralciare tutti gli articoli che riguardano l’edilizia sociale, che
sono sulla carta dal 5 al 14, che sappiamo con i bis, ter e quater essere molti di più. Ci
dispiace perché si rischia di lasciare indietro un tema importante. Eppure quando si
parla di edilizia sociale, si parla inevitabilmente di disagio sociale e di disagio abitativo che riguarda tutti i gruppi linguistici.
Presidente, non pretendo che qualcuno mi ascolti, e non lo fa nessuno in
quest’aula, ma pretendo che ci sia almeno l’assessore competente e che lo si chiamasse. Comunque in altre occasioni Lei quelli che facevano comunella li richiamava,
ma mi sembra che non ci sia lo stesso riguardo in questa occasione.
PRÄSIDENTIN: Landesrat Cigolla kommt ganz schnell.
MINNITI (AN): Va bene, allora aspettiamo, magari bloccando anche il
tempo, perché finché non arriva io non parlo. E’ una questione di serietà e di correttezza. Parliamo di un tema importante quale l’edilizia sociale, pretendo che ci sia
l’assessore competente.
Mi dispiace disturbarLa, assessore, che la richiamo al suo dovere, ma stiamo
parlando di edilizia sociale. Mi piacerebbe avere un interlocutore che mi possa ascoltare, non dico comprendermi, ma almeno ascoltare.
Siccome è sulla bocca di tutti questa intenzione della Giunta provinciale di
stralciare tutti gli articoli riguardanti l’edilizia sociale, debbo dire che questo è un atto
che mi dispiace. Abbiamo già motivato il perché di questa nostra affermazione. Riteniamo che un settore come questo meritasse un intervento anche urgente a modifica
delle normative ma anche per non buttare a mare, come sottolineava il collega Dello
Sbarba prima, il lavoro fatto in commissione dalla collega Unterberger, un lavoro condiviso e condivisibile che riguardava in particolar modo un settore, quello dei separati
e ancor più per certe cose il problema dei padri separati che molto spesso rimane
sommerso nel dibattito politico quando ci si trova di fronte a questo. Rinunciare agli
articoli riguardanti la casa significa anche dover fare una marcia indietro su queste tematiche. Certamente non sono le uniche che stanno a cuore di Alleanza Nazionale i
problemi della casa. Quando si parla di questo tema, si parla di disagio sociale ma anche di disagio abitativo. Credo che questa provincia sta perdendo un’occasione, non
voglio utilizzare il solito termine “fallito”. E’ vero che da una parte dobbiamo assicurare un alloggio agevolato alla popolazione meno abbiente, ma dall’altra dobbiamo anche agevolare l’accessibilità agli alloggi sul libero mercato. Questo si può fare intervenendo attraverso delle forme che abbiamo già indicato in passato. Quando si parlava
della modifica della vecchia normativa del 1998 che produsse la legge n. 13, ricordo
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che fu approvato un importante emendamento di Alleanza Nazionale che combatteva
gli affitti in nero. Arrivò in aula e quella decisione fu ribaltata. Prevedevamo che gli
alloggi che venivano ristrutturati, intesi come seconda casa, con soldi pubblici, in
qualche maniera dovessero essere messi a disposizioni di comuni, provincia o Ipes per
almeno otto anni, se non venivano occupati dai familiari del proprietario, in maniera
che potessero essere reimmessi sul mercato. In quella maniera venivano gestiti
dall’ente pubblico che di fatto garantiva contro quella brutta procedura degli affitti in
nero. Ma al di là di questo, il problema dell’alloggio Ipes è un problema enorme. Ancora oggi assistiamo ad una disparità nel giudizio fra quella che è la ricchezza reale e
la ricchezza presunta dell’inquilino Ipes, ancora oggi il calcolo sul canone di affitto
viene fatto in maniera iniqua, non dico inesatta, su reddito lordo e non sul reddito
netto. Dagli ultimi calcoli che abbiamo fatto pochi minuti fa, una famiglia il cui reddito raggiungerebbe la seconda fascia, 23.400 euro, ci porterebbe a far pagare a questa
famiglia addirittura quasi 3000 euro in più all’anno di canone di affitto, se la ricchezza
della famiglia così individuata viene calcolata sul netto oppure sul lordo. Questo crea
uno scompenso sociale, una iniquità sociale. Forse passerà la linea politica decisa dalla
SVP e dalla Giunta di stralciare tutti gli articoli compresi nel titolo II di questa normativa, però noi proponevamo di rivedere il calcolo del canone di affitto e il calcolo della
metodologia della valutazione della capacità economica delle famiglie. Certo sono
vecchie battaglie, forse a qualcuno può venire la nausea, ma quando si parla di una disparità evidente fra quello che in realtà entra nelle case degli inquilini Ipes e quello che
invece la Giunta vorrebbe ritenere che entri, non possiamo far finta di non vedere. Ma
non solo, la battaglia da fare è anche sul punteggio. Abbiamo un ordine del giorno, che
ovviamente rimarrà in piedi, per modificare il punteggio sul sovraffollamento e sullo
sfratto. Non è concepibile che ancora oggi lo sfratto valga meno di un sovraffollamento e che non vengano riconosciuti ancora oggi gli anni di lavoro svolti in questa
provincia a tutti i cittadini che possano accedere ad un alloggio Ipes. Gli anni di lavoro
devono essere premiati, quindi considerati attraverso un punteggio, perché sono anni
che sono stati messi al servizio della comunità altoatesina e al servizio della crescita di
questa terra, della crescita economica e sociale. Non si può non considerare questo
sforzo, questo impegno, questa qualità professionale che ogni cittadino può aver dato
nel momento stesso in cui il cittadino si ritrova a dover chiedere un alloggio sociale
per una sopravvenuta riduzione del proprio reddito. Non possiamo dimenticare la battaglia che abbiamo fatto proprio per poter procedere alla modifica del canone di affitto
laddove si accerta una variazione del reddito di una famiglia. In quanti casi ci siamo
trovati di fronte a famiglie che si sono viste, per un motivo o per l’altro, diminuire il
reddito, ma hanno dovuto far fronte allo stesso canone di affitto che pagavano quando
il reddito era più alto, perché c’è un sistema all’interno del regolamento Ipes che non
garantisce la revisione del canone se non dopo un anno, ovvero con la presentazione
delle nuove dichiarazioni dei redditi! Anche questo è un processo iniquo che porta ad
un impoverimento ulteriore della comunità altoatesina tutta e che sostanzialmente
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porta a quell’abbassamento della soglia di povertà. Non possiamo dimenticare le battaglie che abbiamo fatto e che avremmo voluto fare su questa legge, proprio a difesa
del sussidio. Vi è stato quell’emendamento della collega Ladurner che mi ha sconcertato, perché è stato studiato forse troppo poco a tavolino dalla collega, perché da una
parte limitava i sussidi agli extracomunitari, ma dall’altra limitava e riduceva i sostegni
economici alle famiglie attraverso il sussidio. L’esempio citato sul giornale "Alto
Adige" di sabato 15 ottobre, quando denunciammo questo problema, non ce lo siamo
inventati noi, è stato ricostruito dal quotidiano insieme agli uffici della Provincia. Si
diceva che l’emendamento che sarebbe stato discusso in Giunta e che poi fortunatamente è stato ritirato perché lo abbiamo fatto ritirare, perché Alleanza Nazionale in
quella sede aveva messo in atto un certo tipo – questo sì non mi vergogno a dirlo - di
ostruzionismo per bloccare il processo di questo disegno di legge, prevedeva un contributo massimo di 100 euro per ogni componente il nucleo familiare. “Questo significa – continua il giornale – che alla famiglia che era stata presa in esame sarebbero
andati 38 euro mensili rispetto a quelli che avrebbe preso finora.” Si parla di 456 euro
all’anno in meno. Forse per noi 456 euro non sono granché, ma per una famiglia di
operai, non voglio dire per forza di dipendenti pubblici, ma magari di altri settori
dell’economia altoatesina, 456 euro all’anno sono una cifra alla quale devono rinunciare, che avrebbe comportato un impoverimento della famiglia e al sacrificio di interventi che avrebbero creato, non parliamo di benessere, ma di opportunità in più. Un
intervento come quello che si voleva far passare con quell’emendamento è un attentato
ad una politica sociale, non si aiutano così le famiglie altoatesine.
Siamo contrari, lo abbiamo detto in commissione e lo avremmo ripetuto oggi
qualora questo disegno di legge avesse affrontato le problematiche dell’edilizia sociale, all’introduzione delle cosiddette graduatorie biennali. Vi è un articolo, o meglio
un emendamento che era stato proposto in commissione, che prevedeva che le graduatorie avessero validità biennale, nel senso che veniva fatta domanda per accedere
un alloggio Ipes ogni due anni, non più ogni anno. Questo avrebbe portato ad una
maggiore difficoltà per la popolazione altoatesina – di tutti e tre gruppi linguistici - di
accedere con una certa facilità, ammesso che ci sia facilità ad accedere ad un alloggio
Ipes, ad un alloggio Ipes, perché la graduatorie biennale congelava uno stato di fatto,
una situazione reddituale che poteva essere anche di presunto accesso ad un alloggio
Ipes magari l’anno successivo, congelava questa realtà e magari dava opportunità a
coloro che erano indietro anni prima di poter scavalcare le persone. In questo senso
abbiamo denunciato che poteva trattarsi di una norma che tendeva a favorire, qualcuno
ci dovrebbe convincere del contrario, popolazioni extracomunitarie, che certamente
avrebbero potuto accedere, grazie ad un punteggio che avrebbero maturato in questi
due anni, più facilmente agli alloggi Ipes. Anche questo lo vorremmo dire in un dibattito futuro che dovrebbe svolgersi sulla legge sulla casa.
Poi vi è lo scandalo della contravvenzione al vincolo sociale. In questa legge
si dà possibilità, modificando la normativa precedente, al cittadino qualsiasi di aggirare
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la normativa, di perdonare e poi magari dire: se non fate i bravi in sei mesi siamo costretti ad intervenire, però nel frattempo va bene, avete provato a truffarci, vi perdoniamo e chi si è visto si è visto. Questo è previsto nell’articolo, se non sbaglio il n. 9,
dove è previsto che si introduca il concetto di una sanzione ritardata qualora si intervenga per ricredersi sul proprio operato. Questo è politicamente volgare come intervento, perché non possiamo andare ad accettare che un ente pubblico, che gestisce patrimonio pubblico accetti che possa essere truffato da un qualsiasi cittadino. Certo ¾
dei cittadini sono buoni, ma magari ¼ no e ne avrebbe approfittato forse.
Così come vogliamo dire qualcosa sull’articolo 11, laddove si prevede la
possibilità di modificare la struttura interna di un’abitazione per adattarla alle necessità
di un portatore di handicap con un contributo da parte della Provincia nella misura del
70% del costo dei lavori di adattamento dell’alloggio, ma senza prevedere che nel
momento in cui l’inquilino beneficiario di quel contributo dovesse abbandonare
l’alloggio, esso non possa rientrare almeno in parte in possesso di quella spesa che ha
sostenuto, e non parlo da qui a 20 anni, ma da qui ad un anno. Quando ci sono degli
alloggi che l’amministrazione pubblica mette a disposizione per persone disabili con
l’abbattimento delle barriere architettoniche, così come previsto dalla legge, l’ente
pubblico dovrebbe offrire l’alloggio sulla base delle normative sulle persone diversamente abili, e nel momento in cui si fanno dei lavori, non si può pretendere che se
dopo un anno quell’alloggio viene abbandonato, chi ha fatto quei lavori, se sono state
sostenute delle spese da parte del privato per quei lavori, non possa rientrare in possesso di una parte delle spese sostenute.
Ecco perché avremmo preferito che gli articoli inerenti al titolo II di questa
legge fossero rimasti in piedi, proprio perché vogliamo discuterla la legge sull’edilizia
sociale, la vogliamo discutere in quest’aula oggi. Anche se magari ci ritroveremo a
esaminarla fra un anno, mi auguro che prima o poi venga discussa, perché i problemi
ci sono. Abbiamo le nostre proposte che possono essere complementari a quelle
espresse dalla Giunta provinciale, possono anche essere sostitutive, però bisogna parlare di tematiche di questo genere. Non è più ammissibile che il disagio sociale a cui
stiamo andando sempre più incontro si formalizzi anche attraverso un disagio abitativo
e che di fronte a queste due tematiche non si intervenga nella maniera appropriata. Non
si interviene ma si rinvia la discussione e quindi la soluzione del problema. Secondo
noi è un atto di irresponsabilità politica.
KURY (Grüne Fraktion – Gruppo Verde – Grupa Vërda): In meinem
Minderheitenbericht habe ich noch einmal versucht alles zusammenzufassen, was uns
problematisch erscheint. Ich möchte dennoch zur Arbeitsweise und zum Omnibus-Gesetz zwei Fragen stellen und ersuche anschließend um Unterstützung. Vielleicht können sich andere noch daran erinnern, als wir die Abmachung gemacht haben, dass wir
keine Gesetzesänderungen in das Finanzgesetz einbauen würden. Dann hat sich irgendwo die Möglichkeit der Verabschiedung von Omnibus-Gesetzen abgezeichnet
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und wir haben uns dann darauf geeinigt, dass es sich um minimalste Änderungen handeln würde. Ich kann mich noch daran erinnern, dass der Landeshauptmann gesagt hat,
dass man, wenn zum Beispiel die EU einen Betrag ändert, nicht ein eigenes Gesetz
machen müsste, dass man im Laufe von mehreren Jahren minimalste Änderungen in
einem Omnibus-Gesetz zusammenfassen könnte. Jetzt sind aus diesen minimalsten
Änderungen, nämlich dass eine Ziffer angepasst werden muss, dass eine Strafe im
Jagdgesetz zu niedrig angesetzt ist und sie erhöht werden sollte, das könnte sein, ...
Man hat das eingesehen und dann sagt man, anstatt das ganze Jagd-Gesetz zu reformieren, machen wir eine Änderung, die besagt, dass das Strafausmaß anstatt 3.000
Lire 3.000 Euro beträgt, und damit sind wir dann einverstanden. Das war damals die
Absicht.
Wenn wir jetzt sehen, was wir seit Beginn dieser Legislatur mit unserer autonomen Gesetzgebung angestellt haben, dann haben wir den oft zurecht beschimpften
Staat mit seiner Praxis bei weitem übertroffen. Im Grunde haben wir Haushaltsgesetze
und Omnibus-Gesetze gemacht. Eine organische Diskussion einer Materie ist seit dieser Legislatur eigentlich so gut wie nicht mehr möglich, abgesehen von zwei bis drei
Einzelbereichen. Wir haben das Nicht-Rauchergesetz und das Hochschulgesetz genehmigt, und dann ist bald schon wieder fertig. Wir tun unserer Autonomie nichts
Gutes, wenn wir unsere Kompetenzen so schlampig, so fahrlässig nützen. Ich denke,
unsere Autonomie zeichnet sich auch aus, dass wir mit unseren Kompetenzen besonders verantwortungsbewusst umgehen, das heißt dass erstens die Bereiche, die uns anvertraut sind, so zu regeln sind, dass sie auch längerfristig Bestand haben, allgemein
gültig sind und nicht immer wieder, in jedem Augenblick, eine Ad-hoc-Regelung eingebaut wird, und, zweitens, dass wir die Kompetenzen auch weitergeben.
Ich sage das jetzt deshalb, weil der Rat der Gemeinden in seiner Stellungnahme vorgeschlagen hat, die Verfassungsreform, nämlich die Aufwertung der Gemeinden umzusetzen und die Beurteilung bzw. die Begutachtung der Gemeindebauordnungen abzuschaffen. Ich habe das in der Gesetzgebungskommission mit großer
Verwunderung festgestellt, als ich die Frage gestellt habe, was mit den Vorschlägen
des Rates der Gemeinden passieren würde, so als ob es dieses Gutachten des Rates der
Gemeinden gar nicht gäbe. Ich empfinde das, was der Rat der Gemeinden vorschlägt,
nämlich die Verfassungsreform endlich umzusetzen, sehr korrekt. Erinnert Ihr Euch,
wie die Volkspartei gejubelt hat: Föderalismus! Viel zu wenig weit, allerdings! Bei der
Abstimmung stimmen wir aber trotzdem dafür, weil ein Schritt in die richtige Richtung besser ist als kein Schritt in die richtige Richtung. Damit gab es auch die große
Zustimmung zu dieser kleinen Föderalismusreform im Jahre 2001. Dann sagt der Rat
der Gemeinden ganz bescheiden, fast demütig: "Zur Umsetzung dieser Reform könnte
man vielleicht auch einmal die Aufwertung der Gemeinden vorantreiben". Ich als Opposition sage den Vertretern der Mehrheit: "Eure Bürgermeister würden ganz gern die
Verfassungsreform umsetzen". Kommt diesbezüglich ein Änderungsantrag? Alle stellen sich tot, als ob es das überhaupt nicht gäbe. Das möchte ich hier kritisieren.
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Des Weiteren möchte ich in den 25 Minuten, die mir zur Verfügung stehen,
noch einmal einen Anlauf nehmen in der großen Hoffnung, auch Antworten zu bekommen, das heißt Fragen zu bestimmten Artikeln stellen zu dürfen, die mir sibyllinisch vorkommen, in der großen Hoffnung, dass doch noch eine Antwort kommt. In
der Gesetzgebungskommission – ich habe es bereits erwähnt – hatte Frau Ladurner dafür Sorge getragen, dass einige Landesräte Rede und Antwort standen, wofür ich mich
bedanke. Es waren Landesrat Theiner, Frau Landesrätin Gnecchi und Landesrat Laimer anwesend, und zwar mit Kopf und Körper. Landesrat Widmann war zwar physisch anwesend, war aber nicht unbedingt sehr gesprächig bzw. man hatte das Gefühl,
dass man schon fragen konnte, aber dass er nicht einmal die Fragen verstand, und das
ist das Problem, Herr Landeshauptmann. Insofern erübrigt sich jede Diskussion. Wenn
man im Zusammenhang mit dem Gesetz über den öffentlichen Nahverkehr die Frage,
die gestellt wird, nicht versteht, ist es natürlich schwierig, darüber eine Diskussion abzuführen. Ich versuche jetzt trotzdem noch einmal einige Fragen zu stellen und als unverbesserliche Optimistin warte oder hoffe ich immer noch auf Antworten.
Ein Problem, worüber wir gesprochen haben, ist der Bereich des Wohnbaus.
Kollege Dello Sbarba hat ausführlich dazu Stellung genommen, was an der Reform für
uns nicht gut geht. Selbstverständlich war der Schwerpunkt diese 6-Monate-Sanierungsmöglichkeit für jemanden, der die Konventionierungspflicht nicht einhält, was
sozusagen eine Einladung zum Schwindeln ist. Ich habe ein bisschen herumgehört,
was die Leute, auch jene aus der SVP-Arbeitnehmergruppe, davon halten. Es ist eigentlich immer dieselbe lapidare Antwort gekommen: "In Ordnung ist es nicht, aber
wenn es in der Wirtschaftsförderung gang und gäbe ist, warum sollen wir darauf verzichten?" Das war eigentlich die Argumentation, und mit dieser Argumentation kann
ich nicht gut leben, weil mir vorkommt, dass man mit der SVP-Logik einen Missstand
auf alle Kategorien ausdehnt, weil einige Kategorien in den Genuss davon kommen.
Wenn das nicht in Ordnung geht, Landesrat Theiner, dann müsste man es eigentlich
nicht ausdehnen, sondern dort abschaffen, wo man es früher einmal eingeführt hat.
Das, denke ich, wäre der richtige Weg, um unseren Gesetzen ein bisschen eine Autorität zu verleihen, denn sonst weiß jeder ... Hier steht zwar, das und das soll man tun,
damit die Wirtschaftsförderung diesen und diesen Verpflichtungen unterliegen würde,
aber wenn man die Verpflichtungen nicht einhält und jemand kommt mir auf die
Schliche, dann habe ich immer noch die Möglichkeit, es in Ordnung zu bringen oder
den Beitrag zurückzuzahlen. Das haben wir in vielen Fällen so, und jetzt wollen wir es
auch auf den Bereich Wohnbau ausdehnen. Wir sagen Nein. Der richtige Weg wäre, es
auch in anderen Fällen, wo es genauso falsch ist und genauso zum Schwindeln anregt,
abzuschaffen. Das habe ich nur zu dem hinzugefügt, was Kollege Dello Sbarba bereits
ausführlich dargelegt hat.
Ein zweiter Punkt ist, weil ich diesbezüglich auch von einigen angesprochen
worden bin, die Problematik der Ensembleschutzregelung. Ich habe in den letzten zwei
Wochen immer wieder versucht, meine Kritik öffentlich zu machen. Was ist diesbe-
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züglich so schlimm? Ich möchte es noch einmal für jene erklären, die guten Willens
sind zu verstehen, wo das Problem liegt. In jenen lobenswerten Gemeinden – es sind
einige, Gott sei Dank -, die bereits ihre Vorschläge dem Sachverständigenbeirat zu einem Zeitpunkt übermittelt haben, als ein provisorischer Schutz auf den Bauten war,
die sie zur Unterschutzstellung vorgeschlagen haben, muss dieser Schutz aufrecht erhalten bleiben, weil sonst in der Phase bis zur endgültigen Genehmigung der Ensembles, die Bauten verändert werden und vielleicht gerade das verändert wird, was
sie als ensemblewürdig ausweist. Jetzt nimmt die neue Regelung diesen provisorischen
Schutz weg und verkürzt die Prozedur, und das geht mir schon in Ordnung. Diesbezüglich kann ich mich mit Landesrat Laimer einverstanden erklären. Die Prozedur
vom Vorschlag bis zur tatsächlichen Unterschutzstellung oder Nicht- Unterschutzstellung ist eine lange. Ich kann mir vorstellen, dass einige Besitzer ungeduldig geworden
sind, weil sie so lange blockiert waren. Das ist schon in Ordnung und das kann ich
auch nachvollziehen. Was ich aber nicht nachvollziehen kann, ist, dass man jetzt jenen
provisorischen Schutz, den bereits vorgeschlagene Ensembles genießen, mit der Genehmigung dieses Artikels wegnimmt. Ab dem Augenblick, in dem dieser Artikel in
Kraft tritt, wissen die Besitzer, dass es der politische Wille ist, ihr Haus als ensemblegeschützt auszuweisen. Die Gemeinde braucht aber eine bestimmte Zeit, die entsprechende Prozedur in die Wege zu leiten, weil der Schutz erst bei der ersten Bauleitplanänderung greift. Wir haben also für zumindest 6 Monate ein Gesetzesvakuum. Jener
Besitzer, der auch nur einigermaßen Grips und Geld zur Verfügung hat, wird dieses 6Monate-Vakuum dazu nützen, das Haus schnellstens zu verändern, weil er weiß, dass
er in dem Augenblick, in dem die Gemeinde die entsprechende Prozedur einleitet,
nichts mehr tun kann.
Ich habe in der Gesetzgebungskommission mit Landesrat Laimer eine Wette
abgeschlossen, dass in den nächsten, sagen wir, sechs bis sieben Monaten nach Inkrafttreten dieses Artikels in all jenen Gemeinden, in denen bisher Ensembles provisorisch geschützt sind, diese verändert werden. Ich wette wirklich meinen Kopf, dass
diesbezüglich eine ganze Reihe ... Es ist so wie damals bei der Änderung einer Bestimmung der Raumordnung in Algund. An ein und demselben Tag wurden 30 bis 40
Baukonzessionen ausgestellt, um schnell noch in dieses Gesetzesvakuum zu fallen,
und davor möchte ich warnen. Jeder, der ein bisschen das Gefühl hat und der ein bisschen auch historisches Gedächtnis für diesen Ensembleschutz hat, was damit alles getrieben worden ist, ... Als ich im Jahre 1999 in den Landtag gewählt wurde, kann ich
mich erinnern, dass Kollege Frasnelli das Tiroler Ensembleschutzgesetz abgeschrieben
hat, und zwar nur um zu zeigen, dass etwas getan wird. Aus diesem Tiroler Ensembleschutzgesetz sind dann im Laufe von 5 bis 6 Jahren endlich die zwei mickrigen Artikel
entstanden, die wir jetzt haben. Jetzt, zum ersten Mal – das muss ich dem Landesrat
Laimer auch positiv anmerken – haben wir einen Artikel, der Kopf und Fuß hat, weil
er eine Prozedur benennt, die möglich ist, allerdings mit dieser großen Problematik,
dass der Schutz für bereits provisorisch unter Schutz gestellte Gebäude, wenn der Ar-
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tikel durchgeht, enger gemacht wird und dem Besitzer mindestens 6 Monate zur Verfügung stehen, das Gebäude zu verändern. Ich wette meinen Kopf, dass das auch passiert, denn sonst verstehe ich nicht, warum man jetzt mit dieser Dringlichkeit diesen
Artikel ändert und diesen provisorischen Schutz abändert. Wir haben einen sehr sanften Vorschlag gemacht in der Hoffnung auf Konsens zu stoßen, eine Übergangsregelung dahingehend einzubauen, dass jene Gebäude, die jetzt provisorisch geschützt
sind, nicht den Schutz verlieren, sondern dass der Schutz weiterhin, zeitlich begrenzt,
aufrecht bleibt bis die Gemeinde die Möglichkeit hat, die Prozedur abzuwickeln, um
das Gebäude offiziell unter Schutz zu stellen. Will es die Gemeinde tun, dann wird sie
es machen. Will sie es nicht tun, dann ist es sowieso futsch. Sie soll aber zumindest die
Möglichkeit haben, und darauf zielt unser Änderungsantrag ab. Das habe ich nur gesagt, weil mich einige gefragt haben, was hinter dem Änderungsantrag steckt.
Ich möchte eine Frage an den Landeshauptmann stellen. Es gibt einen Artikel, der im Raumordnungsgesetz die Erschließungen abändert. Diesbezüglich bin ich
nicht sehr schlüssig geworden. Noch weniger verstehe ich aber den letzten Artikel, der
eingefügt wird. Ich verstehe nicht, dass die Entseuchung von Böden plötzlich zur sekundären Erschließung gehört, nachdem das Ronchi-Gesetz eindeutig besagt, dass der
Verursacher und nicht die Gemeinden die Kosten für die Entseuchung zu tragen haben.
Ich möchte nicht, dass, wenn jetzt Private entdecken, dass ihr Grund verseucht ist, die
Gemeinde die Entseuchung zahlen muss. Ich möchte den Landeshauptmann fragen,
warum dieser Buchstabe h) eingefügt wird und warum es plötzlich so eilig ist, diesen
Buchstaben in das Omnibus-Gesetz einzufügen, wo doch Landesrat Laimer gesagt hat,
dass zunächst die kleine Reform und dann die große Reform der Raumordnung
kommt.
DURNWALDER (Landeshauptmann - SVP): (unterbricht – interrompe)
KURY (Grüne Fraktion – Gruppo Verde – Grupa Vërda): Was die
Kaiserau anbelangt, Herr Landeshauptmann, handelt es sich um eine primäre Erschließung. Sie werden es mir dann erklären.
Ein kleines Wort möchte ich noch zu den Hagelnetzen sagen. Wir haben einen Beschlussantrag eingebracht, um noch einmal darüber zu diskutieren, ob es keine
Alternative dazu gibt. Ich lade jeden ein, mit mir in Schenna spazieren zu gehen und
herumzuschauen, wie es ausschaut. Es ist eine Katastrophe! Ganze Landstriche sind
eingehüllt und überall dort, wo neue Bäume gepflanzt werden sollen, ist bereits die
Möglichkeit der Errichtung eines Hagelnetzes vorgesehen. Das ist eine Katastrophe!
Ich kann nicht verstehen, dass diesbezüglich die Touristen nichts sagen. Wo sind die
Landeräte Frick, Berger usw.? Ich kann das nicht verstehen. Zumindest diese müssten
sich aufregen, weil die Verunstaltung der Landschaft ungeniert weitergeht und man
nicht doch versucht, eine Alternative zu finden.
- 120 -
Beim nächsten Punkt geht es um die Schiedsstelle. Meinen Wunsch an
Landesrat Theiner habe ich bereits deponiert.
Eine Frage möchte ich aber an den Landeshauptmann stellen, weil der
Landesrat, der für den Flughafen zuständig wäre, darauf nicht antworten konnte oder
wollte. Im Gesetzentwurf gibt es diesbezüglich zwei Artikel. Zur Entlastung der Autobahn – das muss man sich auf der Zunge zergehen lassen – kann das Land Beihilfen
für die Verbindung zum nationalen Territorium gewähren. Wenn man diesen Artikel
durchliest, dann kommt man eigentlich nicht drauf, für wen das gilt. "Zur besseren
Verbindung zum nationalen Territorium" und "zur Entlastung der Autobahn" kann das
Land Beihilfen zahlen. Ich habe Landesrat Widmann gefragt, ob er einen nationalen
Zug kaufen will. Nachdem es nicht seine Absicht ist, den Zug nach Rom oder nach Sizilien zu finanzieren, muss damit wohl etwas anderes gemeint sein. Es gibt also Beihilfen für jene Unternehmen, die in dieser Verkehrsbranche operieren. Diese Beihilfen
kann man allerdings erst dann gewähren, wenn die Europäische Kommission diesen
Artikel auf seine Vereinbarkeit mit den Artikeln 87 und 88 des Vertrages zur Gründung der Europäischen Gemeinschaft überprüft hat. Erst in dem Augenblick kann man
also Beihilfen gewähren. Wer den Artikel 87 anschaut, kann feststellen, dass Beihilfen
auch in Form von Beitritten zu Kapitelgesellschaften möglich sind. Wir dürfen also finanzieren, wenn uns die Europäische Kommission die Erlaubnis dazu gibt und wir
nicht den Wettbewerb verzerren. Ich möchte den Landeshauptmann fragen, wie man
die bisher gelaufenen Beihilfen sowohl für den ABD als auch für die Air Alps begründet. Wo ist die gesetzliche Basis für die Beihilfen, die in der Zwischenzeit, seit 1999,
regelmäßig über die STA in indirekter Form ausgezahlt worden sind? Die zweite Frage
ist folgende. Man will eine Kapitalgesellschaft gründen, um den Flughafen zu betreiben. Haben wir nicht schon eine solche Kapitalgesellschaft? Ich habe geglaubt, dass es
der ABD ist, welcher zu 92 Prozent in den Händen der STA ist, die wieder in den
Händen des Landes ist usw. Wieso gründet man jetzt eine neue Kapitalgesellschaft?
Die nächste Frage, die ich auch im Minderheitenbericht gestellt habe, ist folgende. Es gibt das Urteil des EuGH zur City-Parking in Brixen. Öffentliche Dienste
sind: a) von der öffentlichen Hand selber oder b) von Dienststellen der öffentlichen
Hand zu führen. Sollten sie dagegen Dritten gegeben werden, müssen sie ausgeschrieben werden. Das ist, kurz gefasst, der Inhalt dieses Urteils und der letzte Hammer ist
jener, dass die Dienststellen definiert werden. Von Dienststellen der öffentlichen Hand
kann man demnach nur dann sprechen, wenn diese Dienststelle zu 100 Prozent – es
kann auch eine Kapitalgesellschaft sein - im Verwaltungsrat von öffentlichen Entsandten besetzt wird bzw. die öffentliche Hand muss die strategisch wissentlichen Entscheidungen treffen. Meine Frage. Die Betreibung des Flughafens ist ein öffentlicher
Dienst. Der ABD ist ganz sicherlich keine Dienststelle, insofern ist die Führung des
Flughafens, laut Urteil des EuGH, auszuschreiben. Wie steht die Landesregierung zu
dieser Geschichte? Natürlich sind davon mehrere Gesellschaften auf Gemeindeebene
betroffen, aber diese liegt mir gerade besonders am Herzen. Ich möchte nicht die Frage
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der Vinschgerbahn ins Feld führen, weil mir Landesrat Theiner Recht geben würde,
dass auch die Führung der Vinschgerbahn auszuschreiben wäre. Im Hinblick auf das
EuGH-Urteil gibt es keinen Zweifel, dass die Betreibung der Vinschgerbahn auszuschreiben wäre. Momentan reden wir vom Omnibus-IV-Gesetztentwurf und dieser
Artikel zum Flughafen gibt uns die Möglichkeit, diese Fragen zu stellen. Warum will
man jetzt, 5 Jahre nachdem es den ABD gibt, eine Kapitalgesellschaft gründen, die
nach europäischen Gesetzen auch operieren will?
Der Artikel 34 betrifft direkt Sie, Herr Landeshauptmann, und zwar geht es
um die Kompetenzen des Verwaltungsrates des Landesbetriebes Forst- und Domänenverwaltung. Dort sollte der Verwaltungsrat eine zusätzliche Kompetenz bekommen.
Bisher konnte er Konzessionen vergeben, wenn sie eine Dauer von über 9 Jahren,
glaube ich, hatten. Wer die Konzessionen mit einer Dauer von unter 9 Jahren vergibt,
konnte ich nicht in Erfahrung bringen, aber vielleicht geben Sie mir auch darüber eine
Auskunft. Über 9 Jahre geht die Konzessionsvergabe über den Verwaltungsrat, und
jetzt soll dem Verwaltungsrat zusätzlich zu dieser Konzessionsvergabe eine andere
Möglichkeit eingeräumt werden, nämlich dass er das Überbaurecht für 29 Jahre vergeben kann, und diese 29 Jahre können ewiglich verlängert werden. Wenn es also jemand mit Ihnen oder mit Ihrem Nachfolger gut kann, so kann er ewiglich lange – die
nächsten 58 Jahre mit Ihnen und dann mit Ihrem Nachfolger – sein Haus dort stehen
haben. Das Überbaurecht bedeutet, etwas Fixes auf Domänengrund bauen zu können.
Hier steht es aber nicht drinnen, und das ist mein Problem. Wenn hier stünde, der
Verwaltungsrat kann das Überbaurecht für die Errichtung und Erhaltung von öffentlichen Bauten oder auch für Bauten von öffentlichem Interesse vergeben, dann habe ich
nichts dagegen einzuwenden. Wenn es aber heißt, für solche, die in das Gebäudekataster eingetragen werden müssen, dann betrifft das wirklich jedes Gebäude. Jeder Private, wenn er es mit Ihnen in den nächsten 58 Jahren gut kann, kann die Möglichkeit
bekommen, auf dem Grund, der genauso mir wie auch Ihnen und uns allen gehört, ein
Haus zu bauen. Das sagt dieser Artikel aus. Wenn Sie mir sagen, es handle sich um
Seilbahnen, dann schreiben wir zumindest hinein, dass es sich um bereits bestehende
Gebäude handeln muss! Ich möchte verhindern, dass ... Das steht hier nicht. Jeder
kann zu Ihnen kommen und sich auf allgemeinem Grund ein Haus bauen.
DURNWALDER (Landeshauptmann - SVP): (unterbricht – interrompe)
KURY (Grüne Fraktion – Gruppo Verde – Grupa Vërda): Diese haben
bereits die Konzession ohne die Möglichkeit des Überbaurechts bekommen. Mir
scheint dieser Artikel problematisch. Vielleicht überlegen auch andere mit mir, ob es
nicht problematisch ist, dass der Präsident des Verwaltungsrates einem Privaten einen
der Allgemeinheit gehörenden Grund für private Zwecke für die nächsten Jahre zur
Verfügung stellen kann, damit er dort etwas bauen kann. Mir scheint das einfach
problematisch zu sein!
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Ich wollte den Abgeordneten Baumgartner noch fragen, ob im Rahmen des
Artikels, der die Aufhebung von Gesetzesbestimmungen betrifft, nicht auch jener Artikel zu streichen ist, der den Wohnbau betrifft. Ich sage dies jetzt ganz schnell, weil
momentan noch Änderungsanträge deponiert werden können. Im erwähnten Artikel
haben wir den Buchstaben c), der einen Artikel des Wohnbauförderungsgesetzes
streicht. In der Gesetzgebungskommission ist über diese Streichung heftig diskutiert
worden. Es wird jener Passus gestrichen, dass jemand genügend Einkommen haben
muss, um zu beweisen, dass er die Kredite abzahlen kann. Soll das jetzt trotzdem, in
Vorwegnahme der Reform, gestrichen werden? Ich spreche jetzt von Artikel 35 Buchstabe c). Mir scheint, dass dieser Buchstabe zu streichen ist, aber es ist primär nicht
mein Problem.
Ich möchte in Abwesenheit des Landeshauptmannes eine Frage an Frau Landesrätin Gnecchi stellen. Die Forderungen oder die Wünsche des Rates der Gemeinden
sind einfach so in den Wind geschlagen worden. Der Rat der Gemeinden fordert zum
Beispiel, dass die Altbaukubatur gleichermaßen gefördert werden soll wie der Neubau.
Etwas Sinnvolleres kann ich mir in der heutigen Zeit nicht vorstellen, wo alle sumsen,
dass so viel Bauland drauf geht. Warum nimmt man den Wunsch des Rates der Gemeinden nicht zumindest einen Augenblick ernst? Ich habe keinen Änderungsantrag
eingebracht, weil ein solcher ein Zusatzartikel wäre. In der Gesetzgebungskommission
ist ein von mir eingebrachter entsprechender Antrag abgelehnt worden und deshalb
habe ich keine Möglichkeit mehr, ihn hier wieder einzubringen. Wenn so nachvollziehbare Dinge vom Rat der Gemeinden gewünscht werden, nämlich dass man gleich
viel Finanzierung zur Verfügung stellt, um die Altbaukubatur wieder zu gewinnen,
dann sollte man das ernst nehmen!
Die Anmerkung des Rates der Gemeinden zum Artikel 14 finde ich
problematisch, weil ich den Artikel 14 problematisch empfinde. Laut diesem Artikel
soll der Gemeinderat mit Zweidrittelmehrheit beschließen können, ob die Gesetzesnorm zur Anwendung kommt, dass die Bindungen von konventionierten Wohnungen
vorzeitig gelöscht werden können. Damit werden gleich mehrere Prinzipien der
Rechtsstaatlichkeit verletzt: die Verbindlichkeit von Landesgesetzen auf dem gesamten Landesterritorium, die Gleichbehandlung aller Bürger und die Rechtssicherheit für
Bürger, die dann nicht mehr gewährleistet ist, wenn Normen per Gemeinderatsbeschluss außer Kraft gesetzt werden können. Das scheint mir schon eigenartig zu sein.
Jetzt komme ich zum wichtigsten Hinweis des Rates der Gemeinden, welcher anmerkt, dass das zwischen dem Landeshauptmann und der Delegation abgeschlossene Finanzabkommen mit dem neu eingefügten Artikel 34-bis nicht respektiert
wird. Auch diesbezüglich gibt es keine Reaktion, keine Anpassung und keinen Versuch, das auch nur einigermaßen zu erklären, und darüber wundere ich mich schon.
Wir haben die eigenartige Bestimmung des Landesgesetzes, dass eine Delegation mit
dem Landeshauptmann jährlich die Lokalfinanzen aushandeln muss. Wir haben immer
vorgeschlagen, dass der Verhandlungspartner der Rat der Gemeinden und nicht eine
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eigene Delegation sein sollte, aber gut. Die zwischen dem Landeshauptmann und dieser Delegation getroffenen Abkommen sollten eigentlich eingehalten werden. Könnte
mir jemand Bescheid sagen, warum man nicht auf diesen Wunsch des Rates der Gemeinden reagiert?
LEITNER (Die Freiheitlichen): Ich werde versuchen, mich zu einigen
Artikeln kurz zu äußern und ein paar Dinge anzusprechen, die, denke ich, auch der
Allgemeinheit unter den Nägeln brennen. Wir haben gehört, dass die Artikel über den
Wohnbau gestrichen werden. Angesichts der aktuellen Situation muss man die Landesregierung schon fragen, wie sie in dieser Angelegenheit gedenkt weiterzugehen, vor
allem was den Umgang mit dem Institut für sozialen Wohnbau, insbesondere was die
Frage eines eventuellen neuen Sitzes, die Hintergründe des Rücktrittes der Präsidentin
des Institutes und natürlich die Folgewirkungen anbelangt, die in der Öffentlichkeit
dargestellt worden sind. Man muss hier schon eines ganz klar in Erinnerung rufen, was
an öffentlichen Vorwürfen aufgetreten ist, nämlich dass sich der zuständige Landesrat
in die Agenden des Wohnbauinstitutes eingeschaltet hätte, dass er Parteiinteressen
oder was weiß ich vertreten hätte. Das ist ein schwerwiegender Vorwurf, den man so
in der Öffentlichkeit nicht stehen lassen kann. Wenn ein Wahrheitsgehalt in dieser Angelegenheit besteht, dann gibt es für unsere Fraktion nur eine Konsequenz, nämlich
den Rücktritt des Landesrates. Für die Öffentlichkeit wäre es nicht zumutbar, dass ein
Landesrat im Rahmen des Wohnbaues Parteiinteressen vertritt. Wie gesagt, dieser
Vorwurf wurde von der scheidenden Präsidentin durch die Blume, um es so zu bezeichnen, in der Öffentlichkeit erhoben. Von der Landesregierung erwarte ich mir,
dass sie zu diesen Vorwürfen klar und deutlich Stellung nimmt. Das kann man nicht so
stehen lassen. Wenn es so wäre, dann wäre es gesetzlich nicht in Ordnung. Das muss
man hier in aller Deutlichkeit feststellen.
Auch wenn jetzt diese Artikel über den Wohnbau nicht behandelt werden,
möchte ich dennoch einen Satz zum Bereich Wohngeld verlieren, weil wir Freiheitlichen seit Jahren auf den Missbrauch in diesem Bereich hinweisen. Erst jetzt hat die
Landesregierung reagiert und der Landhauptmann hat persönlich gesagt, dass man
diesbezüglich etwas unternehmen müsse, weil möglicherweise geschwindelt werde.
Ich wiederhole nur eine Zahl, welche dies deutlich machen müsste. Kollege Dello
Sbarba, ich sage es, auch wenn Sie es nicht gerne hören wollen: Vom Wohngeld kassieren die Ausländer mittlerweile 29,5 Prozent. Das ist fast ein Drittel des gesamten
Wohngeldes, obwohl die Ausländer offiziell 4 bis 5 Prozent der Bevölkerung ausmachen. Sie bekommen mittlerweile mehr Wohngeld als die italienische Sprachgruppe.
Wir haben diese Zahlen seit 1999 jedes Jahr hinterfragt. Man hat uns diese Statistiken
fast nicht geglaubt, obwohl diese immer vom Wohnbauinstitut gekommen sind. Lange
Zeit hat man der Problematik keine Aufmerksamkeit geschenkt, aber wenn die Entwicklung so weitergeht, dann werden ... In den letzten Jahren sind jedes Jahr 4 Pro-
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zente dazu gekommen. Das bedeutet, dass in wenigen Jahren das Wohngeld nur mehr
die Ausländer bekommen werden.
In diesem Zusammenhang möchte ich sagen - wir haben nachgefragt –, dass
die Zuwanderung vor allen Dingen deshalb erfolgt, weil man weiß, dass man hier viel
Geld bekommt. Das ist ein Anreiz, Kollege Dello Sbarba, glauben Sie mir doch! Es ist
auch logisch. Ich mache den Vorwurf auch nicht denjenigen, die es in Anspruch nehmen, sondern denjenigen, die es gewähren, weil die Gesetzeslage so ist, und diese ist
falsch. Diesbezüglich machen wir einen großen Fehler bzw. wir müssen aufpassen,
dass wir nicht selber – ich sage das immer wieder – die Lunte für ein soziales Pulverfass legen. Diesbezüglich muss man vorsichtig sein. Die Leute vergleichen ja, leider
werden aber auch viele Dinge nicht immer richtig dargestellt.
Es geht uns immer wieder darum, die Sachen auf den Punkt zu bringen, damit Klarheit herrscht. Es muss Rechtssicherheit bestehen, ansonsten passieren Verdächtigungen usw. Man versteckt sich immer öfter hinter der Anonymität, hinter dem
Datenschutz. Beim regionalen Familiengeld zum Beispiel gibt es keine Unterscheidung mehr zwischen den Ansässigen in der Region und den Einwanderern. Diesbezüglich habe ich eine Anfrage gemacht, weil Sie, Kollege Dello Sbarba, richtigerweise
sagen - das ist nur eine Feststellung, ich möchte es überhaupt nicht bewerten; diesbezüglich müssten wir andere Diskussionen führen -, dass die Ausländer in der Regel
mehr Kinder haben. Das ist nun einmal so. Das würde aber auch bedeuten, dass beim
regionalen Kindergeld, wo man für das erste Kind nichts bekommt, der Anteil der
Einwanderer notgedrungen oder ganz logisch ebenfalls steigen wird. Es gibt keinen
Grund, diese Zahlen nicht zu nennen. Wenn man eine sozialpolitische Regelung treffen will, dann muss man dies auch vor diesem Hintergrund machen. Wir wissen, wie
sich die Gesellschaft entwickelt. Schauen wir nur nach Deutschland, wo in Köln 40
Prozent der Vierzehnjährigen einen Migrationshintergrund aufweisen, wie man ihn
heute bezeichnet. Bei uns geht es in die gleiche Richtung. Wir müssen schon klare Definitionen treffen.
Was das Wohngeld anbelangt, muss man, abgesehen von dieser Statistik, etwas dazu sagen. Das Wohngeld wird dazu benutzt, um Schwarzgeld zu kassieren, und
dieser Vorwurf geht an unsere Leute. Das hat man uns immer wieder gesagt. Die Leute
werden teilweise ... Es ist ein Versäumnis der Politik, den Leuten zu sagen, dass es
dieses Wohngeld, diesen Mietzuschuss gibt. Wenn es ihnen die Politik nicht sagt, dann
sagen es ihnen die Makler und die Vermieter, welche auch darüber Bescheid wissen.
Diese wissen genau, wie viel man bekommt, und um diesen Preis fahren sie dann mit
den Mieten hinauf. Das ist eine Realität, die man auch zur Kenntnis nehmen muss und
die man einfach nicht unter den Teppich kehren darf. Zum Wohnbau möchte ich eigentlich nichts mehr sagen. Die Artikel werden gestrichen werden, aber es ist eine aktuelle Diskussion. Die Artikel aus diesem Gesetz herauszunehmen, ist richtig, was aber
nicht bedeutet, dass man sie nicht ernst nehmen und bestimmte Aspekte regeln sollte,
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ganz im Gegenteil. Omnibus-Gesetze sind, wie man sie jetzt macht, nichts anderes als
umgestaltete Haushaltsgesetze bzw. Finanzgesetze.
Wir haben zum Artikel 16, was die Führerscheinkommission anbelangt, einen Beschlussantrag eingebracht. Dazu werden wir anlässlich der Behandlung desselben Stellung nehmen.
Ich möchte aber noch zu ein paar Punkten Stellung nehmen. Was den Artikel
19 anbelangt, bei dem es um die Errichtung einer Schlichtungsstelle in Arzthaftungsfragen geht, geht es dabei in Richtung Patientenanwalt. Es ist notwendig, dass eine
Schlichtungsstelle eingerichtet wird. Kollegin Kury, ich weiß nicht, ob es richtig ist,
die Schlichtungskommission um eine Vertretung der Patienten zu erweitern, denn hier
geht es schon, glaube ich, um sehr technische und rechtliche Fragen. Dass die Patienten angehört werden müssen und sich einbringen können, ist richtig, aber ob in der
Schlichtungskommission eine Vertretung der Patienten sitzen soll, weiß ich nicht.
Wenn in dieser Kommission Richter oder Sachverständige sitzen, dann ist das in Ordnung. Ich möchte nur hinterfragen, ob das sinnvoll ist. Ich weiß es nicht, aber wir werden sicherlich darüber aufgeklärt werden, wenn wir soweit sind.
Ich möchte auf ein paar Dinge hinweisen, die wir als sinnvoll erachten. Beim
Artikel 19-bis geht es um die Gründung der Stiftung "Südtirol Vital Alto Adige". Ich
möchte wissen, ob die entsprechende Arbeit nicht die Gesundheitsämter machen
könnten und wir wirklich zusätzlich eine Stiftung brauchen, die für die Prävention im
Gesundheitswesen arbeitet. Wenn diese Stiftung die gleichen Dinge macht wie die
Ämter, dann können es auch die Ämter machen, und diese Stiftung wäre überflüssig.
Diesbezüglich hätte ich gerne eine genauere Auskunft von Seiten der Landesregierung,
welche Aufgaben diese Stiftung erfüllen soll. Vielleicht braucht man einen Versorgungsposten für einen Stiftungspräsidenten, damit dort irgendwelche Leute untergebracht werden können. Auch das könnte damit gemeint sein.
Zum Artikel 27 haben bereits einige Vorredner gesprochen. Ich möchte
diesbezüglich aber auch eine Frage stellen. Auch ich habe mit Verwunderung festgestellt, dass man offensichtlich zwischen dem Auto- und Flugverkehr einen Zusammenhang herstellt. Wenn wir den Verkehr von der Straße auf die Schiene verlegen wollen,
dann scheint mir die Definition, die im Gesetzentwurf steht und die auch Kollegin
Kury vorgebracht hat, merkwürdig. Noch merkwürdiger erscheint mir, wenn im Artikel 27 im Wortlaut des neuen Artikels 11 Absatz 2 Folgendes steht: "Die Betreibergesellschaft arbeitet unter Einhaltung der geltenden staatlichen, gemeinschaftlichen und
internationalen Bestimmungen." Hat sie das bisher nicht getan? Das muss ich hier so
herauslesen. Die ganze Gestaltung und Verwaltung des Bozner Flughafens ruft nicht
nur Verwunderung, sondern Empörung hervor. Wie bei einer privaten Betreibergesellschaft mit Steuergeldern umgegangen wird, ist nicht mehr nachvollziehbar, und die ursprünglichen Absichten sind auch verkehrt worden. Es hat immer geheißen, man wolle
einen Anschluss nach Norden und einen nach Süden gewährleisten. Nach Norden ist
der Anschluss weggefallen. Wenn man nach Frankfurt fliegen will, dann muss man
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zuerst nach Mailand/Malpensa fahren. Diese Politik verstehe, wer sie verstehen kann!
Ich kann sie jedenfalls nicht verstehen.
Ich habe es schon einmal gesagt: Der Flug nach München ist gestrichen worden. Es ist nicht nur der zweiten Gesetzgebungskommission, sondern auch dem EUKommissar schlecht ergangen, der zu einer Tagung über den Verkehr nach Südtirol
gekommen ist. Siehe da, er ist in München stecken geblieben, weil es keinen Flug
München-Bozen gab! Uns ist es damals auch so ergangen. Präsidentin Rosa Thaler
weiß darüber Bescheid. Wenn man müde nach München kommt, dann freut man sich
nach Hause zu kommen. Es war der 1. April, und im ersten Moment dachte ich, es sei
ein Aprilscherz, was aber nicht der Fall war. Man hat ein Taxi eingesetzt und der Taxifahrer hat uns gesagt, dass er heuer bereits elf oder zwölf Mal mit dem Kleinbus nach
Bozen gefahren sei, worauf ich mir gesagt habe, dass sich diese Linie nie rentieren
könne. Wahrscheinlich kommt es der Fluggesellschaft billiger, ein Taxi einzusetzen
als zu fliegen. Die Statistik, die ich aufgrund dieses Ereignisses angefordert habe, hat
klar und deutlich ergeben, wie oft das Flugzeug in den letzten Jahren nicht geflogen
ist. Diese Linie hat also nicht funktioniert. Wenn man 400 Euro für den Flug von Bozen nach München bezahlen muss, dann wird sich jeder überlegen, ob er nicht doch
das Auto nimmt, weil man damit auch nicht viel länger als mit dem Taxi unterwegs ist.
Das kann es nicht sein! Über den Flughafen könnte man stundenlang reden, was aber
nicht viel bringen würde.
Zu den Artikeln betreffend den öffentlichen Personennahverkehr und das
Konzessionswesen möchte ich ein paar Bemerkungen machen, weil wir seit einigen
Wochen dabei sind, einige Dinge zu hinterfragen und es – das sage ich ganz deutlich –
in diesem Bereich ganz gewaltig stinkt. Da wird, ohne Kontrolle, mit Steuergeldern
um sich geworfen. Es werden Skibusse finanziert, ohne dass jemals eine Kontrolle
durchgeführt würde. Ein Unternehmen hat mehr als doppelt so viel Fahrten abgerechnet, als es effektiv durchgeführt hat. Im Jahre 2002-2003 hat ein Skibusunternehmen
von Ehrenburg bis zum Kronplatz 45.000 Fahrten abgerechnet. In der Saison darauf
sind 97.000, also mehr als doppelt so viel Fahrten abgerechnet worden, obwohl in der
Gemeinde kein einziges Fremdenbett dazugekommen ist. Auf Nachfrage hat uns der
Landesrat geantwortet, dass Kontrollen eigentlich nie gemacht wurden. Diesbezüglich
kann man also angeben was man will. Wenn man die Anzahl der beförderten Personen
auf die Anzahl der Fahrten umlegt, dann müssten pro Fahrt 128 Leute gefahren sein,
welche aber in einem Bus sicherlich nicht Platz finden. Wie diese Rechnereien gehen,
weiß ich nicht. Wie oberflächlich die Landesregierung die Kontrollen macht oder gar
nicht macht, das besorgt uns schon. Hier sind nicht wenige Gelder eingesetzt worden.
Es handelt sich dabei um Summen, die nicht unerheblich sind. Wenn dasselbe Unternehmen für eine Linie von Terenten nach Pfalzen und Bruneck in einem einzigen Jahr
679.000 Euro kassiert, dann raufen sich die Leute die Haare, wenn sie wissen, wie
viele Leute mit dieser Linie fahren. Auch das ist, wenn man es nachrechnet, technisch
nicht möglich. Das Land bezahlt 2 Euro pro Kilometer. Um auf diese Summe zu
- 127 -
kommen - am Sonntag fährt der Bus nicht -, müsste das Busunternehmen auf dieser
Strecke am Tag über 1.000 Kilometer fahren. Dafür müsste es fünfzig Mal fahren. Das
geht sich rechnerisch nicht aus! Die andere Buslinie, nämlich jene von Pfalzen nach
Bruneck, die man zusätzlich probeweise eingesetzt hat, ... Das muss man sich einmal
vorstellen: Ein Bus fährt von Terenten nach Pfalzen und Bruneck, und dann setzt man
eine zusätzliche Linie von Pfalzen nach Bruneck ein! Diese Linie ist dann von der
Staatsanwaltschaft eingestellt worden. Es muss aber offensichtlich eine Anzeige geben, bis etwas geschieht. Die Landesregierung hätte sich diesbezüglich wahrscheinlich
nicht bewegt. Wenn man diese Summen hört, ... Ich kann mir vorstellen, dass das nicht
nur bei diesem einen Unternehmen so läuft.
Wenn man nachfragt, wie die Ausschreibungen funktionieren, wie man zu
diesen Konzessionen komme, dann stößt man natürlich auf Granit. Es gibt einen großen Unmut unter den privaten Bustunernehmen, die sagen, dass es Konzessionäre gibt,
denen das Land bei der Anschaffung eines neuen Busses 70 Prozent der anerkannten
Kosten bezahlt, und da passieren die unglaublichsten Dinge. Mir hat ein kleiner Busunternehmer erzählt, dass es Konzessionäre gäbe, die einerseits Linienbusse und andererseits Touristenbusse hätten. Sie kaufen sich den besten Bus, der auf dem Markt zu
bekommen ist. Als Linienbus bekommen sie dafür die höchste Finanzierung, dann
montieren sie aus diesem Bus die besten Sachen heraus und montieren diese in den
Reisebus hinein. Wenn man solche Dinge hört, dann will man nicht daran glauben.
Wie erfinderisch Menschen sind, das haben wir immer wieder feststellen können. Ich
nehme an, dass man diese Dinge nicht nur uns sagt, ich nehme vielmehr an, dass solche Dinge auch bis in die Büros der Landesregierung vordringen. Mir ist aber nicht
bekannt, dass man irgendeinem Konzessionsinhaber die Konzession entzogen, den
Beitrag gekürzt oder von ihm das Geld zurück verlangt hätte. Es gibt einen Fall im
Gadertal, wo im Winter des nächsten Jahres supermoderne Skibusse eingesetzt werden, die nur ein Unternehmen hat, das heißt, dieses Unternehmen kann jetzt schon für
das nächste Jahr Werbung machen, weil es sicher ist, diesen Dienst zu bekommen.
Hier geschehen Dinge, die unglaublich sind! Wir sind dabei, diesen Dingen auf den
Grund zu gehen. Nachdem es sich um Steuergelder, und zwar nicht um wenige, handelt, werden wir diese Dinge nicht nur öffentlich machen, sondern auch den richtigen
Stellen melden. Ich erwarte mir, dass die Landesregierung diesbezüglich die Augen
aufmacht und selber tätig wird. Es kann doch nicht sein - das geht mir langsam ein
bisschen auf die Nerven -, dass man in Südtirol, um bestimmte Dinge richtig zu stellen, immer zur Staatsanwaltschaft gehen und ein Gericht einschalten muss, weil sich
die Politik nicht bewegt. Wenn man glaubt, dass man immer so weiterwursteln kann,
dann hört sich das irgendeinmal auf! Meistens ist es leider so, dass sich die Leute nicht
getrauen zu reden, und dann passieren die Dinge halt hintenherum. Das ist eine Art
von Verwaltung, die mich schockiert. Man glaubt, dass man in all den Jahren etwas
zum Positiven für eine bessere Verwaltung verändern könne. Leider Gottes wird es in
bestimmten Bereichen immer schlimmer. Wenn man etwas nicht weiß, dann kann man
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darauf nicht reagieren, aber dort, wo man die Missstände kennt und nicht einschreitet,
gibt es eine politische Fahrlässigkeit. Wenn Dinge bekannt werden, dann muss es auch
Konsequenzen geben, und man darf darüber nicht den Schwamm wachsen lassen und
zu schlichten versuchen. Ich möchte es bei diesen Ausführungen belassen und im
Rahmen der Artikeldebatte zu den einzelnen Artikeln Stellung nehmen.
PRÄSIDENTIN: Nachdem sich einerseits kein weiterer Abgeordneter zu
Wort gemeldet hat und andererseits Landeshauptmann Durnwalder, dessen Replik nun
anstehen würde, nicht anwesend ist, schließe ich die Sitzung. Ich weise darauf hin,
dass die Replik des Landeshauptmannes zu Beginn der morgigen Sitzung erfolgen
wird.
ORE 18.34 UHR
SITZUNG 70. SEDUTA
9.11.2005
Es haben folgende Abgeordnete gesprochen:
Sono intervenuti i seguenti consiglieri:
Durnwalder (48)
Dello Sbarba (38,105)
Heiss (26)
Holzmann (13,15)
Kasslatter Mur (14)
Klotz (33,37,49)
Kury (40,41,44,46,115)
Laimer (45,47)
Leitner (33,39,123)
Minniti (24,29,30,110)
Munter (52)
Pöder (97)
Urzì (30)
Widmann (28)