Diabete e sessualità - Istituto Sessuologia Clinica
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Diabete e sessualità - Istituto Sessuologia Clinica
Diabete e sessualità Dott.ssa Giada Mastrogregori Il diabete è una malattia cronica caratterizzata da livelli di zucchero nel sangue più elevati rispetto alla norma (condizione nota come iperglicemia), a causa di un’adeguata o assente produzione dell’ormone insulina o di una ridotta capacità dei tessuti di usufruire dell’insulina stessa. Secondo la più recente classificazione redatta dall’OMS, l’Organizzazione Mondiale della Sanità, il diabete comprende due principali forme, di gran lunga le più frequenti: il diabete mellito di tipo 1 e il diabete mellito di tipo 2; oltre a queste vengono riportati anche il diabete gestazionale o gravidico, che compare per la prima volta durante la gravidanza e un gruppo eterogeneo che comprende le forme più rare. Tale patologia colpisce indifferentemente sia donne che uomini, ma con percentuali diverse a seconda delle età: colpisce infatti prevalentemente gli uomini nella fascia d’età 45-74, mentre nella fascia oltre i 75 è molto più alta fra le donne. I sintomi associati a questa patologia sono differenti a seconda della tipologia: nel diabete di tipo 1 compare frequentemente come primo sintomo la poliuria, ovvero l’eliminazione di elevate quantità di urine, condizione che costringe spesso la persona ad alzarsi anche più volte durante la notte; data la notevole quantità di liquidi persi, la cute e le mucose tendono con il tempo ad essere disidratate, l’organismo sente dunque l’esigenza di reintegrare i liquidi e insorge quindi una sensazione di intensa sete (polidipsia). Spesso è inoltre possibile che si verifichi una perdita di peso considerevole dovuta al fatto che, in carenza o assenza di insulina, l’ormone chiave del controllo del metabolismo del glucosio, le cellule non possano sfruttare lo zucchero nel sangue come fonte di energia e rimedino a tale mancanza utilizzando fonti energetiche alternative, come le proteine muscolari e i grassi di deposito; il consumo progressivo delle riserve fa insorgere una sensazione di fame intensa (polifagia), mentre la notevole perdita di energie è causa di un’intensa stanchezza anche in condizioni di riposo. Nel diabete di tipo 2 i sintomi descritti sono all’incirca gli stessi ma meno evidenti. In alcuni casi può verificarsi che non vi siano sintomi precoci e che il diabete di tipo 2 venga diagnosticato diversi anni dopo la sua insorgenza, quando le complicazioni sono già presenti, anche se in forma più nascosta. Le stime provenienti dal Mondo e dall’Europa ci mostrano una situazione decisamente allarmante. I dati provenienti dall’International Diabetes Federation (IDF) mostrano, infatti, che circa l’8,3% della popolazione mondiale adulta ha il diabete, mentre in Europa sono circa 56.300.000 le persone adulte, tra i 20 e i 79 anni, con tale malattia e circa 60,6 milioni quelle con ridotta tolleranza al glucosio. In Italia, sulla base dei dati ISTAT relativi al 2010, la prevalenza sembra essere del 4,9% con la morte, ogni anno, di circa 27.000 persone. Tale dato sembra essere tuttavia ampiamente sottostimato, sia perché non tiene conto delle fasce d’età più avanzate, sia perché molti decessi per cause cardio-cerebrovascolari e per tumore sono in realtà da attribuire al diabete mellito. Il diabete, in tutte le sue forme e tipologie, è molto diffuso in quasi tutti i paesi del mondo, in particolare in quelli altamente industrializzati, dove costituisce una delle più rilevanti e costose malattie sociali della nostra epoca, soprattutto per il suo carattere di malattia cronica e la tendenza a determinare complicanze nel lungo termine. Le complicanze del diabete sono infatti varie: dalla malattia coronarica, di cui soffre circa il 10% della popolazione con diabete, alla retinopatia (34%), all’insufficienza renale e alla neuropatia (32%). Sono tali complicanze che portano alla morte e che rappresentano il vero pericolo del diabete, che spesso di associa a obesità e ipertensione arteriosa: oltre il 50% di coloro che hanno il diabete infatti muore a causa di problemi cardiovascolari quali infarto, ictus, scompenso cardiaco e morte improvvisa. Inoltre, le persone diabetiche hanno maggiori possibilità di contrarre infezioni delle vie urinarie e conseguenti cistiti: le urine di una persona con diabete sono infatti più ricche di zuccheri e quindi rappresentano un ottimo terreno di crescita per i microrganismi. Stando a quanto riportato da un’indagine della Società Italiana di Diabetologia (SID), condotta da GFK Eurisko e presentata a maggio 2014 in occasione del 25° Congresso nazionale della SID, gli Italiani credono di conoscere il diabete e per questo non si sentono a rischio ne fanno un’adeguata prevenzione. I pochi che ne sono consapevoli fanno prevenzione con la sola dieta ma con una scarsa attività fisica che andrebbe invece associata ad un reale cambiamento dello stile di vita. È importante infatti ridurre il consumo giornaliero di calorie, con un apporto di grassi inferiore al 30% del contributo calorico, e assicurarsi un adeguato introito di fibre grazie ad un consumo regolare di legumi, frutta, vegetali e cereali integrali. L’approccio alla malattia diabetica si basa dunque su tre elementi fondamentali: dieta, esercizio fisico e trattamento farmacologico (insulina o ipoglicemizzanti orali) con diversa priorità a seconda del tipo di diabete. Controllare periodicamente la glicemia è quindi fondamentale, soprattutto in soggetti in sovrappeso o obesi, in chi soffre di ipertensione e in chi conduce uno stile di vita sedentario e una dieta squilibrata, ricca di grassi e zuccheri. Attraverso le innovative tecniche è possibile oggi autogestire il controllo della glicemia, a malattia diagnosticata e su suggerimento del medico, mediante strumenti per la misurazione rapida e quotidiana da parte del paziente stesso; grazie al glucometro, che consente la misurazione della glicemia su sangue intero, di solito sangue da un vaso capillare ottenuto dalla puntura del polpastrello di un dito, le persone diventano progressivamente più consapevoli del rapporto esistente tra terapia, stile di vita e andamento della propria glicemia. Le persone affette da diabete possono, inoltre, sviluppare alcune complicanze anche nella sfera della sessualità, come conseguenza di problematiche fisiche e psicologiche legate alla malattia. Per ciò che riguarda la sessualità maschile, è possibile riscontrare difficoltà legate all’erezione: la capacità maschile di avere una normale erezione dipende da un lato da una buona irrorazione sanguigna del pene, e dall’altro da un’adeguata innervazione. Il sangue arriva al pene attraverso le arterie che vengono dilatate dalla stimolazione nervosa innescata dall’eccitazione sessuale; il sangue affluito dilata le vene e consente l’erezione. Un diabete mal controllato può compromettere sia l’adeguato apporto di sangue sia il controllo nervoso necessario a provocare un’erezione, determinando disfunzioni sessuali di varia intensità. Ovviamente non si tratta di una problematica strettamente legata a chi ha il diabete, dato che parte della popolazione non diabetica soffre di disfunzione erettile, ma si tratta di una possibile conseguenza di meccanismi fisiologici non in perfetta salute e di cause psicologiche legate alla malattia che spesso concorrono alla permanenza del disturbo. Malgrado i pochi studi effettuati in merito, per ciò che concerne il versante femminile, le difficoltà sessuali più spesso legate al diabete sembrano essere lo scarso desiderio sessuale, la riduzione della lubrificazione vaginale e il dolore durante l’atto sessuale. La riduzione della libido sembra esser legata per lo più all’apatia e alla stanchezza, uno dei sintomi tipici del diabete, in particolar modo all’esordio della malattia, quando il controllo glicemico è ancora insufficiente; la restrizione del flusso di sangue nella vagina e il basso livello di estrogeni nelle donne con diabete possono influire sul processo di lubrificazione; inoltre, uno scarso controllo glicemico può anche portare a infezioni vaginali che possono rendere doloroso il rapporto sessuale. Anche in tale caso grande importanza hanno gli aspetti psicologici legati all’avere la malattia: sintomi depressivi e difficoltà nell’adeguamento al cambiamento causato dalla malattia hanno grande rilevanza anche nella soddisfazione di tipo sessuale. Ulteriore aspetto che riguarda la donna con diabete, ma anche la coppia che desidera vivere una sessualità consapevole e/o una gravidanza sicura e a basso tasso di rischio, è la contraccezione. Le donne affette da diabete devono, infatti, approcciare alla contraccezione con grande prudenza dato che una gravidanza occasionale e non pianificata potrebbe provocare maggiori complicanze materne e prenatali rispetto ad una donna non diabetica. A tal proposito l’OMS ha individuato 4 classi di rischio tra le pazienti con diabete, in relazione alla possibilità di impiego di contraccettivi estroprogestinici. Nella prima classe, costituita da donne con pregresso diabete gestazionale, non vi è nessun rischio all’impiego di tali contraccettivi. Nella seconda classe, che comprende pazienti con diabete di tipo 1 o di tipo 2 senza complicanze, si ritiene che il beneficio superi il rischio. Nella terza classe, formata da donne con diabete complicato da retino/neuro/vasculopatia occorre fare una valutazione attenta tra rischi e benefici. Nella quarta classe, nella quale sono comprese pazienti con vasculopatia o durata della malattia superiore ai 20 anni, l’estroprogestinico è controindicato e si può allora ricorrere a un metodo contraccettivo meccanico. Designare un contraccettivo adatto alla donna diabetica permette infatti di controllare in particolare gli effetti sui meccanismi coagulativi in generale e sul rischio trombotico in particolare e sulle principali vie metaboliche e sul metabolismo dei carboidrati nello specifico. Tali aspetti non sono assolutamente trascurabili, dal momento che potrebbero condizionare l’andamento del diabete preesistente e delle sue complicanze, così come anticipare la manifestazione clinica della malattia in soggetti geneticamente predisposti, ad esempio nelle donne con pregresso diabete gestazionale. Una corretta contraccezione permette dunque una vita sessuale priva di effetti collaterali legati alla malattia, permettendo alla coppia di pianificare opportunamente il momento per una gravidanza. Il diabete non impedice infatti assolutamente di avere figli: la malattia non influisce sulla fertilità e non ostacola il concepimento, a meno che non si faccia parte di quella stretta minoranza di donne che hanno gravi complicazioni o il cui diabete sia mal controllato. È importante però monitorare attentamente il livello di glucosio nel sangue durante la gravidenza poiché valori glicemici elevati possono associarsi ad una serie di complicanze materno-fetali quali: infezioni urinarie, malformazioni fetali, aborto, morte tardiva del feto, parto pretermine, eccessivo sviluppo del feto. Un’accurata preparazione e un attento monitoraggio da parte del diabetologo e ginecologo in queste fasi, risultano fondamentali per una gravidanza senza problemi. Mantenere un buon controllo metabolico con stretto monitoraggio della glicemia, adottare uno stile di vita sano e eseguire le indicazioni alla terapia sono tutte ben note strategie per ritardare le complicanza croniche del diabete e di conseguenza anche le alterazioni che possono presentarsi nell’ambito della sessualità. Fonti: Raccomandazioni per la Contraccezione nelle Donne con Diabete (Associazione Medici Diabetologi - Società Italiana della Contraccezione); www.diabete.com www.salute.gov.it