tesi palladio_elena berardo

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tesi palladio_elena berardo
SSIS VENETO
SCUOLA DI SPECIALIZZAZIONE PER LA FORMAZIONE
DEGLI INSEGNANTI DI SCUOLA SECONDARIA
Tesi di diploma
LE VILLE E IL PAESAGGIO PALLADIANO:
UN PROGETTO DIDATTICO
Relatore:
Ch.mo Prof. Guido Masè
Diplomanda:
Elena Berardo
Matr. R10943
Anno Accademico 2008-2009
SOMMARIO
INTRODUZIONE
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CARATTERISTICHE GENERALI
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DESTINATARI
OBIETTIVI
DISCIPLINARI
INTERDISCIPLINARI
FORMATIVI
PREREQUISITI
DISCIPLINARI
INTERDISCIPLINARI
TEMPI
MATERIALI, STRUMENTI E MEZZI
ALTRE MATERIE COINVOLTE
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CONTENUTI
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LE VILLE PALLADIANE: INTRODUZIONE STORICA
VILLA SARACENO
VILLA POJANA
VILLA BADOER
IL PAESAGGIO PALLADIANO
INTRODUZIONE
LA GEOGRAFIA DEL PAESAGGIO PALLADIANO
LE ORIGINI ARCHITETTONICHE DELLA VILLA PALLADIANA
LE CARATTERISTICHE DELLE VILLE DI PALLADIO E IL LORO RAPPORTO CON IL PAESAGGIO
L’ACQUA E IL PAESAGGIO
LA TUTELA DEL PAESAGGIO
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DIDATTICA
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1^ LEZIONE: VISITA INCONSAPEVOLE A VILLA SARACENO E VILLA POJANA
SCHEDA PER FISSARE I CONCETTI IN SEGUITO ALLA VISITA DIDATTICA A VILLA SARACENO E A VILLA
POJANA
VISITA AUTONOMA: “SCOPRI” VILLA BADOER
INDICAZIONI PER LA VISITA E L’ELABORATO DI GRUPPO
2^ LEZIONE: TUTELA DEL PAESAGGIO
SCHEDA PER LA RIFLESSIONE E L’ANALISI DELLE NORMATIVE SUL PAESAGGIO
MODALITÀ DI VERIFICA
VERIFICA DIAGNOSTICA
VERIFICA FORMATIVA
VERIFICA SOMMATIVA
GRIGLIA DI VALUTAZIONE
Verifica: il paesaggio palladiano
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CONCLUSIONI
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BIBLIOGRAFIA E SITOGRAFIA PER DOCENTI
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BIBLIOGRAFIA E SITOGRAFIA PER STUDENTI
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ALLEGATO 1
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QUATTRO NORMATIVE SULLA TUTELA DEL PAESAGGIO A CONFRONTO
LEGGE 29 GIUGNO 1939, N. 1497
LEGGE 8 AGOSTO 1985, N. 431
CODICE DEI BENI CULTURALI E DEL PAESAGGIO
CONVENZIONE EUROPEA DEL PAESAGGIO
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INTRODUZIONE
La Storia dell’Arte è spesso sentita dagli studenti molto lontana dalla loro vita quotidiana. I
“capolavori” che noi presentiamo loro sono tanto più distanti quanto li attorniamo di un’aura di
straordinarietà. Se vogliamo che gli studenti si avvicinino al patrimonio culturale dobbiamo
accostarli in primo luogo ai beni culturali che possono trovare nella loro città o nelle sue
vicinanze. Inoltre, se il patrimonio artistico vive di una relazione tra persone, cose e luoghi, il
nostro compito di educatori-insegnanti è quello di creare le condizioni affinché i nostri studenti
siano desiderosi e capaci di far scaturire questa relazione.
Il modulo che ho elaborato ha lo scopo di avvicinare gli studenti al patrimonio locale, al territorio
in cui vivono e alla interrelazione tra beni culturali e paesaggistici.
Il modulo ha come tema le ville di Palladio e il dialogo che l’architetto sapeva creare tra queste
ville e il paesaggio in cui erano inserite. Questo progetto didattico è stato studiato in particolare
per la classe seconda del liceo scientifico “Giovanni Cotta” di Legnago. La scelta delle ville che
verranno presentate agli studenti è quindi stata fatta prendendo come riferimento la zona della
bassa pianura veneta. Infatti esse sono quelle più vicine a Legnago: villa Saraceno a Finale di
Agugliaro, villa Pojana a Poiana Maggiore (entrambe in provincia di Vicenza) e villa Badoer a
Fratta Polesine (provincia di Rovigo). Come è stato detto in precedenza l’aspetto che si vuole
approfondire in questo modulo è il particolare legame che queste ville creano con il paesaggio.
Si vuole così insegnare agli studenti a leggere il paesaggio del loro territorio, un paesaggio che
potremmo definire “culturale”, in quanto profondamente modificato dalla presenza umana e che,
nelle ville di Palladio (ma non solo), intrattiene un caratteristico dialogo con i beni architettonici.
Questo progetto è stato pensato per essere legato in particolare all’insegnamento di Diritto ed
Economia e, in modo specifico, alla tutela dei beni ambientali, che non sono solo quelli naturali,
ma anche quelli che scaturiscono dalla trasformazione dell’ambiente ad opera dell’uomo e che
sono quindi espressione di una specifica cultura e identità territoriale.
Si ipotizza che il modulo venga svolto durante il secondo quadrimestre e che sia successivo ad
un modulo sulla tutela e sulla valorizzazione dei beni culturali che prenda in considerazione dei
beni a rischio della zona del basso veronese e che, sempre in coordinamento con
l’insegnamento di Diritto ed Economia, studi i doveri dello Stato in quest’ambito.
Successivamente a quest’ultimo modulo si potrà così passare al tema della tutela del paesaggio
“culturale” e alla capacità di leggere il territorio in cui si vive.
Entrambi i progetti hanno quindi anche lo scopo di far conoscere le normative sulla tutela e sulla
valorizzazione, ma soprattutto vogliono sensibilizzare i ragazzi e stimolare il rispetto del
patrimonio storico-artistico (che abbiamo ricevuto in eredità e che dobbiamo conservare per le
generazioni future) e dell’ambiente che è alla base del vivere civile.
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CARATTERISTICHE GENERALI
DESTINATARI
Classe II del liceo scientifico Giovanni Cotta di Legnago.
La scelta del tema e delle singole ville è stata effettuata partendo da questa specifica scuola e
dal suo inserimento in un determinato territorio, quello della bassa pianura veneta.
Anche se il modulo tratta un argomento che in genere si affronta in quarta, intendo trattarlo in
seconda per legarlo all’insegnamento di Diritto ed Economia (presente solo nei primi due anni) e
quindi alla tutela del paesaggio e del suo integrarsi con i beni culturali a formare un unico bene.
Inoltre, vista l’importante influenza dell’architettura greca e romana e del legame tra natura e
architettura (come nella cultura classica) sulle architetture palladiane, è interessante affrontare
l’argomento delle ville costruite da questo ingegnoso architetto l’anno successivo allo studio
dell’arte antica.
QUADRO ORARIO INDIRIZZO SCIENTIFICO
LICEO G. COTTA - LEGNAGO
Discipline
Religione/Att. altern.
Italiano
Lingua straniera
Latino
Arte
Storia dell'Arte
Storia
Filosofia
Diritto ed Economia
Geografia
Matematica ed Informatica
Scienze della Terra
Biologia
Laboratorio Fisica/Chimica
Fisica
Chimica
Educazione Fisica
Totale ore settimanali
1° anno
2° anno
3° anno
4° anno
5° anno
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4+1C
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1+1C
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1+1C
1+1C
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4+1C
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1+1C
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5+1C
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ALTRE MATERIE COINVOLTE
Storia: “La civiltà delle ville venete”
Geografia: “Il territorio del Veneto”
Diritto ed economia: “I doveri dello Stato italiano in merito alla tutela e alla valorizzazione del
paesaggio”
Informatica: “Uso di uno strumento web-based: Wikispaces”
2
OBIETTIVI
Disciplinari
• Conoscere alcune ville palladiane.
• Consolidare la capacità di lettura di un bene architettonico.
• Consolidare la capacità di individuazione dei rapporti tra il bene e il suo contesto territoriale e
sociale.
Interdisciplinari
• Conoscere il territorio veneto, la “civiltà della villa” e la geografia delle ville.
• Conoscere la normativa italiana sulla tutela e valorizzazione del paesaggio, e l’evoluzione di
questo concetto nel corso della storia della legislazione italiana.
• Saper leggere in modo integrato i beni culturali, la storia e il territorio.
Formativi
• Sensibilizzare alla tutela e alla valorizzazione dei beni culturali locali e del paesaggio in cui
sono inseriti.
PREREQUISITI
Disciplinari
• Conoscere l’architettura classica.
Interdisciplinari
• Conoscere, in generale, la civiltà classica e il suo rapporto con la natura.
• Conoscere, in generale, la normativa italiana sulla tutela dei beni culturali.
TEMPI
Il modulo verrà svolto nel secondo quadrimestre. Esso seguirà un modulo sulla tutela dei beni
culturali locali programmato per il primo quadrimestre. Il periodo consigliato è aprile, in modo da
poter godere del paesaggio in primavera.
Visita didattica a villa Saraceno e a villa Pojana
5 ore
Visita autonoma a villa Badoer
Fuori dell’orario scolastico
Lezione in classe partecipata: tutela del paesaggio
1 ora
Verifica dell’elaborato di gruppo
Fuori dell’orario scolastico
Verifica in classe
1ora
3
MATERIALI, STRUMENTI E MEZZI
Il mezzo di cui ci si avvarrà in modo particolare in questo modulo sarà internet con l’utilizzo di
uno strumento web based, Wikispace. Grazie a questo strumento verranno forniti materiali e
indicazioni agli studenti, e verranno controllati i loro elaborati.
Oltre a questo verrà fornita una scheda cartacea per fissare i concetti in seguito alla prima visita
didattica.
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CONTENUTI
LE VILLE PALLADIANE: INTRODUZIONE STORICA
Nel corso del XVI secolo Venezia passò da un’economia di tipo mercantile a una di tipo
fondiario. Infatti, l’aggravarsi della minaccia turca, lo spostamento dei traffici marittimi dal
Mediterraneo all’Atlantico e la crisi cambrica determinarono, all’inizio del Cinquecento, un
cambiamento che impose di rendere produttivi i latifondi rimasti, nel secolo precedente, nella
trascuratezza e nell’abbandono. Da questo momento sarà la terra ad elargire il benessere e la
ricchezza, attraverso la bonifica e il rinnovamento dell’agricoltura. Si avviò così un’impresa
gigantesca per la bonifica dei terreni e lo Stato non esitò a fornire il proprio decisivo contributo
con l’istituzione di magistrature apposite: i Savi Esecutori alle Acque, per la regolamentazione
del corso ei fiumi e la riorganizzazione delle reti stradali, e i Provveditori ai Beni Inculti per la
bonifica. Durante la guerra di Cambrai (1509-1517), case, barchesse e annessi rurali avevano
subito danni ingenti. In campagna, il ritorno a precedenti livelli di prosperità fu probabilmente
lento, e fu soltanto a partire dal 1540 circa, con la crescita del mercato urbano di derrate
alimentari e il preciso intento politico di liberare Venezia e il Veneto dalla dipendenza delle
granaglie importate, soprattutto da quelle provenienti dal sempre minaccioso impero ottomano,
che un massiccio investimento nell’agricoltura e nelle strutture necessarie alla produzione
agricola acquistò velocità.
Le ville di Palladio rispondevano ai bisogni di un nuovo tipo di residenza di campagna. I suoi
progetti implicitamente riconoscono che non era necessario avere un grande palazzo in
campagna, modellato direttamente sui palazzi di città, come molte ville del tardo Quattrocento.
Un edificio più piccolo, spesso soltanto con un solo piano principale bastava per controllare
l’attività produttiva da cui derivava gran parte del reddito del proprietario e per far colpo sui
fittavoli e sui vicini, oltre che per intrattenere ospiti importanti. Queste residenze assolvevano
altrettanto bene la funzione di asserire una presenza politica e sociale nella campagna, e di
costituire un luogo di riposo, di caccia e di fuga dalla città.
In definitiva, le caratteristiche delle ville costruite da Palladio si inseriscono pienamente
all’interno della vicenda evolutiva dell’arte veneziana. Il pragmatismo che possiamo riscontrare
nei progetti di queste ville appartiene ad una civiltà di mercanti, di politici, di diplomatici e, in
quanto tale, è connessa con una visione del mondo, nel quale l’azione, e dunque la temporalità,
prevale sulla contemplazione.
VILLA SARACENO
Sul finire degli anni quaranta Palladio è chiamato da Biagio Saraceno a intervenire a Finale di
Agugliaro su una corte agricola preesistente, da tempo di proprietà della famiglia. È possibile
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che il progetto prevedesse una ristrutturazione complessiva dell’insieme: nei Quattro libri
Palladio presenta l’edificio serrato fra due grandi barchesse ad angolo retto. Sta di fatto che una
risistemazione globale non fu mai effettuata e l’intervento palladiano è circoscritto al corpo
padronale.
In ogni caso, il corpo della villa è uno degli esiti più felici fra le realizzazioni palladiane degli anni
quaranta. La villa è un puro volume realizzato in mattoni e intonacato di straordinaria semplicità,
quasi ascetico, dove ogni elemento decorativo è bandito e il raro impiego di pietra lavorata è
limitato agli elementi architettonici più significativi (come finestre e portoni) e alle parti strutturali.
A villa Saraceno, come a villa Pojana, Palladio riuscì a conferire presenza e dignità a un esterno
con la semplice disposizione e orchestrazione delle finestre, dei timpani e delle arcate della
loggia; i suoi committenti meno ricchi devono aver apprezzato la possibilità di godere di edifici
prestigiosi senza dover spendere troppo per la pietra e la sua lavorazione. È solamente il
disegno dell’architettura a infondere magnificenza all’edificio, a dispetto delle dimensioni ridotte,
derivando i propri elementi dal tempio romano antico: il piano nobile è sollevato da terra e
poggia su un podio, dove trovano spazio le cantine; la loggia in facciata è coronata da un
timpano triangolare. Piccole finestre illuminano le soffitte, dove veniva conservato il grano.
Anche in pianta la villa è di una semplicità disarmante: due ambienti minori destinati ad
accogliere le scale determinano la forma a “T” della sala, ai cui lati sono disposte due coppie di
stanze legate da rapporti proporzionali.
Figura 1. Andrea Palladio, villa Saraceno, 1548 ca. , Finale di Agugliaro (Vicenza)
Obbedendo ai criteri di utilità e funzionalità, Palladio realizzò una delle sue creazioni più limpide
e suggestive, dimostrando che la vera poesia non nasce da solenni ornamenti ma dall'estrema
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purificazione del linguaggio, dall'armonioso accordo che lega un'architettura al paesaggio
circostante.
Passata ai Caldogno ai primi del Seicento, la villa venne dotata di una barchessa separata della
palazzina che sarebbe stata ricostruita e unita alla casa padronale solo nel 1659, quando fu
nobilitata dall’inserzione di un colonnato. Il rustico odierno è però frutto di un rifacimento di
questa barchessa ai primi dell’Ottocento. Nel XVII secolo essa subì anche una ridistribuzione
degli spazi interni che comportò la perdita delle proporzioni degli ambienti palladiani.
VILLA POJANA
Villa Pojana venne commissionata a Palladio dal vicentino Bonifacio Pojana, di famiglia
fedelissima alla Repubblica di san Marco, che possedeva sin dal Medioevo una giurisdizione di
tipo feudale sui territori che portavano il suo nome.
Palladio probabilmente progetta la villa sul finire degli anni quaranta, il cantiere procede poi a
rilento e in ogni caso i lavori sono terminati entro il 1563.
Figura 2. Andrea Palladio, villa Poiana, prospetto, 1550 ca. , Poiana Maggiore (Vicenza)
Sia nei Quattro libri sia nei disegni autografi conservati a Londra, la villa viene sempre trattata
come parte di un globale progetto di riorganizzazione e regolarizzazione dell’area attorno ad
ampi cortili.
Il complesso verrà completato nel Seicento, quando i discendenti di Bonifacio adattano l’edificio
al loro gusto e alle loro necessità, con l’addizione di un corpo edilizio sulla destra della villa che
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ne riprende le modanature delle finestre.
Figura 3. Andrea Palladio,
villa Poiana, facciata
posteriore, 1550 ca. , Poiana
Maggiore (Vicenza)
Disposta lontana dalla strada, all’interno di una profonda corte, e fiancheggiata da giardini, la
villa si innalza su un basamento destinato agli ambienti di servizio. Il piano principale è dominato
da una grande sala rettangolare voltata a botte, ai cui lati si distribuiscono simmetricamente la
sale minori, coperte con volte sempre diverse. Evidentemente la fonte dell’ispirazione palladiana
sono gli ambienti termali antichi, anche per gli alzati: il cornicione, che in facciata disegna una
sorta di timpano interrotto, deriva dal recinto esterno delle terme di Diocleziano a Roma, così
come la serliana, che pure risente di sperimentazioni bramantesche nella configurazione a
doppia ghiera con cinque oculi tondi.
Più in generale sembra che Palladio ricerchi la logica per così dire utilitaria dell’architettura
termale antica, con un linguaggio straordinariamente sintetizzato nelle forme e astratto, quasi
metafisico. Privo di capitelli e trabeazioni, l’ordine è appena accennato nell’articolazione
essenziale delle basi dei pilastri. L’assenza di ordini e di parti in pietra lavorata (se non nei
portali della loggia) deve avere assicurato una globale economicità nella realizzazione
dell’opera, confermata dall’uso del mattone intonacato e del cotto sagomato, sul quale il recente
restauro ha trovato traccia di policromie.
VILLA BADOER
Ai confini meridionali dei territori della Serenissima, nelle piatte e nebbiose lande del Polesine,
Palladio progetta nel 1554 una villa per il nobile veneziano Francesco Badoer, destinata a
diventare il baricentro della vasta tenuta agricola di quasi cinquecento campi.
Costruita ed abitata nel 1556, la villa doveva essere funzionale alla conduzione dei campi e
insieme segno visibile della presenza, per così dire “feudale”, dei Badoer sul territorio. Non a
caso l’edificio sorge sul sito di un antico castello medievale.
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Figura 4. Andrea Palladio, villa Badoer, prospetto, 1554-55 , Fratta Polesine (Rovigo)
Palladio riesce a unire in una sintesi efficace entrambi i significati, collegando il maestoso corpo
dominicale alle due barchesse piegate a semicerchio, che schermano le stalle e altri annessi
agricoli. Probabilmente sfruttando le sottostrutture del castello medievale, il corpo dominicale
della villa sorge su un alto basamento. Ciò rende necessaria una scenografica scalinata a più
rampe, la principale a scendere nella corte, e le due laterali a connettersi con le testate delle
barchesse, ricordando così la struttura di un tempio antico su terrazze.
Le elegantissime barchesse curvilinee sono le uniche concretamente realizzate da Palladio fra
le molte progettate e la loro forma, scrive lo stesso Palladio, “richiama braccia aperte ad
accogliere i visitatori”; fonte antica di riferimento sono molto probabilmente le esedre del foro di
Augusto a Roma, che Palladio vide durante il viaggio romano del 1554, compiuto insieme a
Daniele Barbaro. Durante questo viaggio visitò anche il tempio di Ercole Vincitore a Tivoli, di cui
eseguì pure un rilievo, che influenzò anch’esso il progetto di villa Badoer, sia nella soluzione
semicircolare delle barchesse che nell’inserimento del pronao. Creduto una villa romana, il
complesso di Tivoli poteva ben suggerire di adottare il pronao in una villa veneta, in sostituzione
delle tradizionali logge a tre fornici caratteristiche anche nelle prime palazzine rurali palladiane.
Se non è tuttavia una novità la presenza alla Badoera del pronao, che già era apparso in altre
dimore di campagna di Palladio, è qui che esso assume quella connotazione peculiare che
siamo consueti riconoscere nelle ville palladiane della maturità, divenendo quasi una sorta di
elemento firma.
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Nel gioco delle sue perfette proporzioni, il pronao ionico esastilo di Fratta è in grado di conferire
quell’aurea di sacralità a una abitazione di contado.
Nelle barchesse Palladio usa l’ordine tuscanico, adeguato alla loro funzione utilitaria e alla
possibilità di realizza intercolumni molto ampi che non intralcino l’eccesso dei carri. La scelta di
non attaccare i portici alla palazzina ha lo scopo di lasciarla emergere in tutta la sua maestà.
Figura 5. Andrea Palladio, villa
Badoer, prospetto e barchessa,
1554-55 , Fratta Polesine (Rovigo)
La loggia della villa mostra invece un elegante ordine ionico, a enfatizzare il ruolo di residenza
dominicale. Il fuoco visivo dell’intero complesso è calibrato proprio sull’asse dominato dal grande
frontone triangolare retto dalle colonne ioniche, su cui campeggia lo stemma familiare, tanto che
i fianchi e il retro della villa non sono assolutamente caratterizzati e presentano un disegno
puramente utilitario.
Per il resto la struttura distributiva del corpo dominicale presenta la consueta organizzazione
palladiana lungo un asse verticale, con il piano interrato per gli ambienti di servizio, il piano
nobile per l’abitazione del padrone e infine il granaio. Tutte le sale sono coperte da soffitti piani
e sulle pareti Giallo Fiorentino ha dipinto delle grottesche che incorniciano scene imperniate sui
temi della bonifica e della Compagnia della Calza, di cui Francesco Badoer era membro.
L’area di pertinenza è cinta da un muro merlato, sormontato da bocce, sul quale si aprono due
accessi: quello est collega la villa alla strada; il secondo a ovest, dietro il brolo, si apre sulla
campagna. Davanti all’ingresso scorre un ramo dell’Adige, lo Scortico, attraverso le cui acque
era possibile raggiungere Venezia. Nel giardino antistante la villa fanno bella mostra le fontane
con le statue di Nettuno e della Nereide Anfitrite, opera di Danese Cattaneo, del tutto coerenti
con la tematica dell’acqua a cui si rifanno delle scene nelle sale interne.
IL PAESAGGIO PALLADIANO
Introduzione
Una delle caratteristiche più importanti dei progetti di Palladio è la capacità di armonizzarsi
visivamente con i rispettivi paesaggi naturali.
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L’attività progettuale di Palladio si connette a una ricca produzione di significati territoriali in
perfetta sintonia con gli obiettivi socioeconomici e culturali di una potenza europea in declino per
quanto concerne le sue relazioni d’oltremare, ma in grande espansione nei confronti della
costruzione funzionale ed estetica di un entroterra da cui era possibile ricavare tra i più elevati
redditi agrari d’Europa.
I critici hanno spesso evidenziato l’importanza della luce e del colore nel suo stile architettonico,
il chiaroscuro della pietra o dello stucco bianco delle colonne e delle cornici che sottolineano ed
enfatizzano frequenti rientranze. Questa sensibilità per i contrasti di luce e per l’atmosfera, che
palladio condivide con le scuole di pittura veneziane, giustifica in parte la qualità scenografica
dei suoi edifici e il successo straordinario delle ville intese come elementi paesaggistici che si
confondano con gli ambienti naturali del veneto rurale.
Nei Quattro libri Palladio rivendica la natura come il primo dei riferimenti per l’architettura, ancor
più autorevole della tradizione degli antichi, i quali, a loro volta, si erano basati proprio sul
mondo naturale. Le ville furono concepite prestando una notevole attenzione al sito e alla
topografia della terraferma: sia che fossero collocate su una morbida altura tra le colline
pedemontane occidentali o che si affacciassero sui vasti orizzonti di terre paludose bonificate
nella bassa campagna dell’Adige, esse divennero parte integrante del paesaggio.
Anche l’indagine più superficiale dei suoi progetti e dei suoi edifici rivela una regolarità
matematica, una geometria applicata che integrano gli elementi di un edificio in un tutto
unificato.
La
geometria
e
le
idee
principali
che
rendono
questo
stile
apprezzato
rappresentavano, nel XVI secolo, molto più del semplice significato estetico. Esse costituivano
gli elementi essenziali dell’immagine del mondo, una cosmologia che univa le arti e le scienze.
La geometria e le regole matematiche, una volta comprese, risultarono fondamentali, non solo in
architettura, ma anche in attività più pratiche, come la misurazione dei terreni, il drenaggio, la
definizione della forma dei campi, canali e strade urbane, e in attività connesse all’estetica,
coma la pittura e il teatro.
La geografia del paesaggio palladiano
Le pianure del Veneto del XVI secolo possono essere suddivise in tre tipologie: la prima zona è
quella delle risorgive appena al di sotto delle colline pedemontane. La seconda comprende i
depositi alluvionali, a sud della zona precedente, in cui i fiumi scorrono con portate abbondanti e
costanti e fra essi l’acqua fuoriesce gorgogliando inaspettatamente, spesso formando aree di
terreno paludoso. Gli argini costruiti nei secoli per controllare e canalizzare queste acque che
serpeggiano nella pianura sono gli unici elementi di rilievo nella piatta monotonia del paesaggio.
Infine, le terre paludose piatte e desolate che delimitano le lagune dell’adriatico da Caorle a sud
verso il delta del Po e poi ancora in direzione di Ravenna. Nella seconda zona, dove si trovano
le ville che abbiamo preso precedentemente in considerazione, l’insediamento rurale è sempre
stato denso. Si trattava di villaggi a nucleo sparsi e di fattorie isolate o di borgate raggruppate
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che apparivano sparpagliate a caso tra i campi, la cui orditura risente localmente delle vestigia
della centuriazione romana.
Le origini architettoniche della villa palladiana
Le famiglie veneziane agiate erano solite soggiornare durante l’estate in residenze chiamate
“delizie”. Esse erano luoghi ideali per discorrere di lettere e filosofia, così come di musica, di
corteggiamenti e per rilassarsi. Alla fine del XV secolo, le isole della Giudecca e di Murano
erano i siti preferiti per tali ville, ma la loro scarsa estensione limitava il diffondersi di una villa
suburbana; così dal XVI al XVIII secolo la scelta per l’ubicazione delle residenze estive si estese
ai tratti inferiori del fiume Brenta.
Appena la classe patrizia veneziana iniziò a trasferirsi nelle tenute produttive della terraferma e
sentì la necessità di luoghi dai quali supervisionare e raccogliere il prodotto delle proprie terre, la
consuetudine della “delizia” fu inclusa in un edificio che provvedesse anche alle funzioni
prettamente agricole. La villa palladiana riuscì a combinare in modo mirabile queste due
funzioni.
La villa palladiana discende direttamente da un contesto insediativi preesistente che viene
riarticolato alla luce della teoria architettonica rinascimentale e in base alle esigenze
economiche e culturali dei possidenti. Gli elementi strutturali che facevano riferimento alla
precedente tipologia della villa veneta comprendevano la residenza, che accoglieva il
proprietario, la sua famiglia e qualsiasi sovrintendente che fosse collegato all’impresa, e gli
elementi non residenziali come fienili, granai, ampi edifici destinati agli animali e agli attrezzi
agricoli, stanze fresche per lo stoccaggio del vino e l’aia. Nelle sedi più importanti potevano
venire annessi altri edifici: un forno, una fucina, camere per le persone di passaggio, la
piccionaia e la cappella. Nelle più ampie proprietà feudali, tutti questi edifici potevano essere
separati dall’abitazione dominicale e venivano raccolti intorno a un cortile quadrato o
rettangolare i cui confini lasciati aperti venivano completati con la costruzione di un muro.
L’accesso alla strada principale era assicurato da una grande entrata, spesso elaborata e
talvolta serrata da un cancello finemente lavorato, mentre un cancello più semplice collegava il
cortile retrostante ai campi. All’interno, oppure appena fuori le mura, vi potevano essere uno o
più orti o broli, piccoli appezzamenti destinati alla produzione di viti particolari, di piante da frutto,
noccioli, ortaggi ed erbe aromatiche. Dall’epoca medievale, nelle proprietà terriere di maggiori
dimensioni, gli alloggi riservati al padrone (“casa dominicale”) vennero ingranditi sempre di più e
occuparono la parte centrale del gruppo di edifici, più avanzata rispetto alla loro linea e decorata
al primo piano con un gruppo di aperture, che nel Quattrocento spesso presero in prestito la
tipica disposizione delle finestre del palazzo veneziano, facendo così penetrare la luce nel
salone. In questo edificio centrale, il piano terreno era ancora destinato a scopi agricoli, con un
androne sotto il salone che serviva come magazzino invernale dopo la trebbiatura.
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In queste forme indigene dell’entroterra i veneziani inserirono elementi derivati dall’ambiente
specifico della laguna, tratti dalle “delizie”. Queste avevano come modello il palazzo veneziano
ma, dal momento che la loro funzione era esclusivamente residenziale, il “fontego” al
pianterreno, o magazzino, della tipica casa del mercante lasciò il posto allo spazio domestico e
spesso aperto su di una loggia che guardava su un giardino posteriore. Nella pianta, l‘edificio
era generalmente più ampio dei palazzi eretti nelle Venezia densamente popolata e di solo due
piani. Questa tipologia di casa signorile lagunare e lo stile più aperto della casa dominicale,
insieme a quegli elementi annessi che erano già apparsi in alcune ville della terraferma nel XV
secolo, si fusero per dare vita alla caratteristica forma della villa veneta del Cinquecento. È in
questa fusione che noi vediamo gli aspetti essenziali della villa palladiana nel corso del suo
sviluppo e del suo perfezionamento dagli ultimi anni del 1530 fino al termine della vita
dell’architetto.
Le caratteristiche delle ville di Palladio e il loro rapporto con il paesaggio
Palladio dedicò alle ville cinque capitoli del secondo volume dei suoi Quattro libri considerando,
per prima cosa, il sito e i principi di progettazione, per proseguire nella descrizione di un certo
numero di ville da lui stesso disegnate per i nobili di Venezia e della provincia. Infine, esprime
delle osservazioni circa la trattazione di Vitruvio sulla villa classica. Il testo è corredato di
planimetrie e vedute prospettiche. Da questa impostazione del testo, risulta chiaro che il punto di
partenza di Palladio è la progettazione concreta di edifici connessi alle esigenze della tenuta
agricola, solo in seguito motivati da suggestioni derivate dalla tradizione classica. La villa
palladiana viene progettata per il nobile proprietario terriero e uno dei suoi aspetti fondamentali
viene a essere l’organizzazione di un nucleo produttivo agricolo. Perciò essa deve essere
costruita al centro della tenuta “acciochè il padrone senza molta fatica possa scoprire, e
megliorare i suoi luoghi d’intorno, e i frutti di quelli possano acconciamente alla casa dominicale
esser dal lavoratore portati”. In sintonia con quanto indicato da Vitruvio e da Alberti, Palladio
pone l’accento sulla scelta di un luogo salubre con aria buona e con un accesso ad acqua pulita,
inserendo così la villa in una natura benigna. Oltre a questo il luogo scelto doveva assicurare
una “bellissima vista”.
Per quanto riguarda l’organizzazione spaziale della villa l’architetto pone al centro il corpo
residenziale che diviene il complesso punto focale del progetto. Le facciate, dominate da timpani
solitamente decorati con lo stemma del proprietario, segnavano una marcata presenza su un
territorio sostanzialmente piatto, e per essere visibili da lontano non era necessario fossero alte
quanto i palazzi di città. La loggia era un luogo piacevole dove mangiare, chiacchierare, o fare
musica lontano dal sole, attività celebrate dalla decorazione interna. Essa è anche l’elemento
che collega lo spazio interno con quello esterno; in pochi casi, invece sono i finestroni della sala
principale. La loggia oltre ad avere una funzione utilitaria, esalta l’asse della composizione e, se
sporgente, arricchisce la mole dell’edificio. Contemporaneamente anima il gioco di luci ed ombre
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sullo sfondo delle pareti e serve da entrata particolarmente solenne. Su tutti, l’elemento che
fuoriesce dalla pianta della casa dominicale è la scalinata d’accesso, spesso ampia e quasi
sempre della larghezza della loggia. Essa costituisce l’elemento d’unione di spazi che si trovano
a livelli diversi, siano essi aperti o chiusi,piccoli o grandi. Alla funzione utilitaria la scalinata
aggiunge quella di sottolineare la monumentalità delle masse.
Palladio distribuì le funzioni sia sul piano verticale sia su quello orizzontale. Le cucine, le
dispense, le lavanderie e le cantine nel seminterrato; l’ampio sottotetto era utilizzato per
immagazzinare il prodotto più prezioso della tenuta, il grano, che costituiva anche un perfetto
isolamento per le stanze sottostanti. Al piano principale, usato dalla famiglia e dai suoi ospiti, le
stanze meno private, la loggia e la sala, erano disposte sull’asse centrale; a destra e a sinistra
c’erano sequenze simmetriche di stanze: da grandi camere rettangolari, a stanze quadrate di
medie dimensioni, a piccole stanze, a volte usate dal proprietario come studio o ufficio per
l’amministrazione della proprietà.
Oltre a questo vi era anche un’attenta valutazione delle necessità di deposito e di riparo dei
prodotti. In molti casi, infatti, l’abitazione del proprietario non era l’unica struttura affidata a
Palladio. Le Ville, nonostante l’aspetto non fortificato e le logge aperte, erano pur sempre le
discendenti dirette dei castelli ed erano circondate da una zona cintata, necessaria per la
protezione da banditi e predoni. L’area (cortivo) conteneva fienili, colombaie, forni per il pane,
pollai, scuderie, alloggi per i fattori e per i domestici, luoghi in cui si faceva il formaggio, si
pigiava l’uva ecc. Già nel XV secolo era cosa consueta creare una corte, con pozzo, dirimpetto
alla casa, separata dal cortile agricolo con le sue barchesse, gli animali e con l’aia. I giardini, gli
orti e le peschiere e un grande frutteto erano situati all’interno della zona cintata.
Nei suoi progetti, Palladio cercò di coordinare questi eterogenei elementi in un tutto articolato,
che nei complessi precedenti non erano solitamente disposti in base a considerazioni di
simmetria e di gerarchia architettonica bensì in base alla forma del sito, sovente definito da
strade e corsi d’acqua. Anche l’orientamento era importante: nei Quattro Libri Palladio afferma
che i fienili devono essere rivolti a sud in modo da mantenere asciutto il fieno e impedirne così la
fermentazione e la combustione. Egli prende gli elementi tradizionali che componevano il nucleo
operativo della tenuta agricola veneta e li accorpa in una struttura uniforme; le barchesse, non
più allineate attorno a un cortile, si dispiegano in senso longitudinale dietro la logge laterali,
mentre gli spazi separati sono subordinati ad un progetto complessivo dell’area basato su
rapporti proporzionali. L’intero complesso si apre alla campagna, riflettendo la tradizione
veneziana di “delizie” non fortificate, e permettendo un’integrazione visiva con le fisionomie
paesaggistiche del sito. Collocando al cento l’edificio residenziale e in una posizione
sopraelevata, si conferisce un punto focale al paesaggio circostante che, allo stesso tempo,
viene visto da una nuova prospettiva.
In due progetti delle ville che abbiamo preso in esame, quello di Villa Badoer e quello di villa
Saraceno, le logge laterali si incurvano e si piegano ad angolo retto per abbracciare gli spazi di
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fronte alla villa. Solo in villa Badoer il progetto è stato realizzato totalmente e così la corte si
presenta a noi come una sorta di piazza urbana.
Alla villa è richiesto di fornire la scenografia idonea alla vita rurale come viene intesa dalla
prospettiva del proprietario terriero, una combinazione di ozio filosofico, piacere fisico e rusticità
simulata. Gli aspetti scenografici dell’architettura di Palladio sono evidenti nello sviluppo
orizzontale degli elementi della villa e nell’attenzione posta alle proporzioni tra il corpo centrale e
le logge laterali, come pure ne grado di attenzione prestata, nella maggior parte dei casi, alla
facciata, mentre i prospetti posteriori sono per lo più privi di decorazioni. Tuttavia, si può cogliere
appieno la teatralità delle ville solo in termini dei loro rapporti con “il teatro della natura”, cioè il
paesaggio nel quale sono ubicate.
Palladio sa creare un cosciente inserimento dello stesso paesaggio nel complesso della villa.
Egli crea questo dialogo architettura e paesaggio ponendo, in primis, tra la casa e la veduta
lontana una zona intermedia, molto spesso un giardino. Le ville di Palladio, infatti, non sono
separate dalla campagna coltivata da giardini elaborati, statue e giochi d’acqua ornamentali. Al
massimo sono fornite di un piccolo giardino circondato da una basso muro e di un sentiero o di
un tratto rettilineo delimitati da alberi e protesi nei campi in modo da dare risalto e conferire
dignità all’entroterra principale. Oltre a questo egli disegna la volumetria della casa del padrone
e della sue adiacenze in maniera cha tali edifici abbraccino parte dello spazio esterno: sia che le
braccia si distendano come nelle ville Emo e Barbaro, o si incurvino a emiciclo come nella
Badoera.
Nelle ville della bassa pianura e spesso costruite su vaste porzioni di terra bonificata, è persino
più stretto il legame che intercorre tra architettura e campi coltivati perché la topografia non
permette l’innalzamento del sito. Per esempio, a villa Pojana le scale, che scendono dalla parte
posteriore dell’edificio con la funzione di enfatizzare la planimetria centrale, si collegano ai campi
di granoturco e ai pascoli attraverso una piccola area adibita a giardino. Il panorama della villa,
inoltre, non è in alcun modo predisposto con piante o schermature.
Questa integrazione consapevole dell’architettura con il paesaggio è un elemento costante nei
Quattro libri, dove Palladio, in alcuni casi, descrive il panorama che si può godere dalla villa.
Per l’architetto la villa dovrebbe essere situata nel centro della proprietà terriera in modo tale che
il proprietario possa vedere i suoi possedimenti non semplicemente per dirigere nel modo
migliore il loro sfruttamento, ma anche per godere del panorama della natura (lo spettacolo
dell’alba e del tramonto, il passare delle stagioni), un vantaggio che interessava molto anche i
coevi trattatisti di agraria e del vivere in villa.
Le ville palladiane hanno fondato un nuovo paesaggio e questa realtà incomparabile, simbolo
della regione, deve essere custodita a tutti i costi per essere trasmessa alle generazioni del
futuro. Gli annessi, le mura di recinzione e elementi analoghi sono oggi ancor più a rischio della
parte residenziale del complesso. Il senso dell’integrità dell’impianto originale delle ville è andato
perduto e gli annessi, seppure progettati da Palladio, sono spesso poco conosciuti, non sempre
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ufficialmente notificati e di conseguenza richiedono urgenti sforzi per salvaguardarli dalla
distruzione e dal danno irreversibile. Ad esempio, la barchessa dorica di villa Pojana, che manca
del bilanciamento di un elemento analogo sull’altro lato della casa, è una di queste opere a
rischio.
L’acqua e il paesaggio
Se si vuole comprendere in modo esauriente come si sia formato il paesaggio palladiano, si
deve considerare un aspetto fondamentale dell’evoluzione del mondo agrario veneto del XVI
secolo, ossia l’irrigazione e la bonifica dei terreni della terraferma veneziana, attività che furono
strettamente legate alle capacità tecniche e all’ideologia dell’agricoltura e del vivere in villa nella
seconda metà del secolo. In questo lo Stato, al pari del proprietario terriero, fu l’agente della
trasformazione ambientale.
L’intervento di Venezia sull’idrografia interna non era un intervento nuovo, infatti era intervenuta
in passato nello scavo di canali di irrigazione e nell’arginatura delle acque pericolose. L’aspetto
nuovo, e decisamente moderno, fu l’intervento su vasta scala dello Stato con una politica di
coordinamento della bonifica e del controllo delle acque.
Il 10 ottobre 1556 il Senato veneziano costituì un nuovo organismo statale, la Magistratura sopra
i Beni Inculti. Questa decisione da parte del governo fu la risposta sia al crescente problema di
assicurare alle città le forniture di grano proveniente dai paesi d’oltremare, sia all’aumento del
numero di iniziative private di bonifica che minacciavano di sconvolgere l’assetto dei corsi
d’acqua e l’equilibrio idraulico in altre zone della terraferma e, in particolare, nella laguna.
Il principio base della politica adottata dal magistrato alle acque consisteva nella necessità di
tenere l’acqua dolce fuori dalla laguna per prevenire la malaria e l’insabbiamento dei canali.
Questo aspetto costrinse lo stato a uno stretto controllo degli interventi di drenaggio e di bonifica
della terra, a prescindere dalla necessità della repubblica di assicurarsi una fornitura di grano
prodotto localmente.
Per quanto riguarda la bonifica, essa fu un problema collettivo che coinvolse grandi consorzi di
proprietari terrieri, interessando migliaia di ettari e richiedendo grandi quantità di capitale,
un’organizzazione complessa, un equipaggiamento tecnico sofisticato e, in seguito, un’opera di
manutenzione. Fu anche geograficamente concentrata nei settori più depressi della terraferma,
nei territori prossimi alla laguna e solcati dai tratti inferiori dei fiumi Brenta, Bacchiglione, Adige e
Po, oltre che ai piedi dei Colli Euganei e Berici.
La famiglia vicentina dei Pojana, che commissionò la sua villa a Palladio, fu una delle famiglie
nobili della terraferma le cui proprietà terriere furono strettamente interessate da interventi di
bonifica. La villa infatti era (ed è) situata sul nuovo paesaggio di bonifica con una visuale diretta
sul reticolo dei campi e dei canali di scolo.
L’irrigazione, invece, era in gran parte una questione individuale. I proprietari terrieri
richiedevano di attingere l’acqua da un fiume o un canale esistente, di farla scorrere in condotti
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scavati appositamente sulla propria terra, talvolta allo scopo di azionare le ruote di mulini, per
poi ricondurla nel corso inferiore del fiume. L’irrigazione fu molto importante nella modificazione
del paesaggio ed ebbe un impatto maggiore, rispetto alla bonifica, in termini di aumento della
produttività e di modernizzazione dell’agricoltura.
La maggior parte delle richieste, al Magistrato sopra i Beni Inculti, per l’irrigazione proveniva
dalla possidenza privata e riguardava il risanamento di piccoli lotti di terreno, generalmente
quelli a coltura intensiva e quindi adiacenti alla villa. Nei settori settentrionali più asciutti della
pianura veneta, al di sopra della linea delle risorgive, le richieste riguardavano per lo più i
prelievi da sorgenti o pozzi scavati, le cui acque canalizzate servivano per irrigare broli per la
coltivazione di ortaggi per uso domestico, erbe officinali e alberi da frutto. Verso sud l’acqua
veniva attinta appena scaturiva dai fontanili e regolata da canali recentemente scavati, oppure
veniva anche tratta da fiumi o ruscelli con apertura regolate da paratoie, spesso per allargare le
risaie.
Dobbiamo inoltre ricordare che, particolarmente nell’ultimo scorcio del XVI secolo e negli anni
che seguirono, l’acqua veniva deviata anche per usi industriali. Opifici idraulici per uso tessile,
cartiere e segherie erano le attività più usuali, particolarmente lungo la linea delle colline
pedemontane dove le maggiori pendenze accentuavano la forza dei deflussi.
A seguito delle opere di bonifica e irrigazione, dal XVII secolo il Polesine divenne il granaio di
Venezia soddisfacendo un quinto dei bisogni della città e riducendo le importazioni medie annue
di grano di un terzo.
A volte, la Magistratura sopra i Beni Inculti approvò dei decreti legislativi generali che ebbero un
impatto significativo sul paesaggio: per esempio, nel 1558, si ordinò l’abbattimento di tutti gli
alberi che si trovavano a meno di un metro e mezzo dal corso di un fiume navigabile in quanto
ostacolavano i drenaggio e la manutenzione dei terrapieni e degli argini.
Sebbene questi vasti progetti di bonifica nel Veneto del XVI secolo diffondessero nel paesaggio
palladiano una nuova orditura di campi e vie d’acqua, ciò non fu accompagnato da una
innovazione sostanziale delle pratiche agricole. Nella Lombardia e nei Paesi Bassi di
quell’epoca, si stavano introducendo nelle terre di bonifica nuove tecniche per mantenere
asciutti i prati, per essiccare i raccolti di foraggio e per la rotazione delle semine. In veneto
queste pratiche erano ancora inesistenti. Al di là dell’introduzione del granoturco in Polesine
negli anni Quaranta del XVI secolo e della sua rapida diffusione per tutta la pianura insieme
all’irrigazione
delle
risaie,
i
Veneziani
limitarono
la
soluzione
del
problema
dell’approvvigionamento di cibo semplicemente espandendo l’area coltivata. Dal punto di vista
concettuale e tecnico, le opere di bonifica veneziane del XVI secolo rappresentarono un
capolavoro di trasformazione ambientale, una vasta modifica del paesaggio che stendeva una
nuova geometria di canali e di confini campestri sulle uniformi fisionomie delle paludi della
terraferma, una geometria visibile ancora oggi, e che punteggiava questo nuovo paesaggio con
grandi ville, corti e barchesse.
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LA TUTELA DEL PAESAGGIO
In Italia, i primi abbozzi di discussione parlamentare sulla questione della conservazione della
natura si devono all'azione di due deputati: il ravennate Luigi Rava – allora Ministro di
Agricoltura, Industria e Commercio – ed il fiorentino Giovanni Rosadi.
Rosadi legherà il suo nome alla presentazione di una serie di progetti di legge per la tutela nel
1909 (Legge 364) e nel 1910 (Progetto n. 496 A); in questi atti, precorrendo in parte i tempi, il
semplice approccio in termini di difesa del “patrimonio culturale” sembra superato in favore di
una visione più ampia, che ha nel paesaggio il proprio oggetto privilegiato e che anticipa il tema
della contrapposizione tra tutela ambientale e sfruttamento economico del suolo. L'opera di
Rosadi culminerà nella estensione, in qualità di presidente della Commissione parlamentare
preposta, del disegno di legge “Croce”, che sarà promulgato come Legge 778 nell'aprile del
1922. L'atto normativo, nonostante i suoi meriti, mantiene l'impostazione strettamente estetica
propria del dibattito di quegli anni, con scarsa attenzione per la protezione dell'ambiente a fini
scientifici o in considerazione del valore intrinseco del patrimonio naturale.
La preminenza del criterio di alto valore estetico nella tutela paesaggistica informa anche la
Legge 1497 del 1939, un provvedimento di natura organica, più completo dei precedenti;
quest'ultimo, tuttavia, pur riconoscendo al principio di “bellezza naturale” il principio
discriminante nell'indirizzare le politiche di conservazione della natura, per la prima volta
introduce a fianco di esso un carattere di rilevanza scientifica, rappresentato dalla “singolarità
geologica” del bene destinato a tutela. La legge del 1939 sarà l'ultimo atto normativo italiano
sulla tutela ambientale ispirato principalmente a criteri estetico-ricreativi. Con la promulgazione
della Costituzione repubblicana, infatti, le finalità scientifiche della conservazione prendono il
sopravvento, con innegabili vantaggi – ma anche con notevoli rigidità e forti contrasti – per la
tutela del patrimonio ambientale nazionale.
La Costituzione del 1948, pur non menzionando direttamente la conservazione della natura,
inserisce la tutela del paesaggio tra i principi fondamentali dello Stato (articolo 9), demandando
nel contempo alla competenza legislativa delle Regioni la gestione territoriale: qui nasce,
pertanto, il sovra-ordinamento della materia paesaggistico-ambientale, d'interesse nazionale, a
quella urbanistica.
Con il tempo il valore scientifico della natura comincia a prevalere su quello puramente estetico
e gli esperti di scienze naturali lanciano i primi segnali di allarme sul progressivo degrado
ambientale, chiedendo contestualmente l'istituzione di aree dedicate allo studio ed alla
conservazione. Il mutamento definitivo di ottica si avrà con la Legge 431 del 1985, la cosiddetta
“Legge Galasso”, che sancisce il concetto di paesaggio come entità unitaria di ambiente e
territorio, con superamento della figurazione prettamente estetica di “bellezza naturale”.
La Convenzione Europea sul Paesaggio, firmata nel 2001 a Firenze dalla maggioranza degli
Stati membri dell'UE, contiene numerosi riferimenti alla fruizione estetica. "Il termine paesaggio-
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spiega l'art. 1 della Convenzione - designa una determinata parte di territorio, così come è
percepita dalle popolazioni, il cui carattere deriva dall'azione di fattori naturali e/o umani e dalle
lori interrelazioni." L'intera definizione si regge pertanto sul concetto di percezione, che consente
la distinzione terminologica tra paesaggio, ambiente e territorio. La Convenzione riconosce
inoltre alle comunità locali un ruolo centrale nell'identificazione, nella tutela e nella valorizzazione
del paesaggio. Tra le conseguenze implicite nella definizione adottata dalla Convenzione vi è il
riconoscimento del carattere storico e sociale del paesaggio: infatti la percezione delle
popolazioni muta in relazione allo spazio e al tempo. Il riconoscimento della transitorietà di ogni
rappresentazione estetica del paesaggio, ha come ulteriore conseguenza il progressivo
abbandono, a livello normativo e pratico, di sistemi di tutela paesistica basati prevalentemente
e/o esclusivamente sulla conservazione statica dell'esistente. Per lungo tempo infatti le azioni di
tutela hanno trattato il paesaggio alla stregua di una reliquia, da conservare nella sua fissità
immutabile. Una volta raggiunta la categoria della bellezza, il paesaggio diventava un oggetto
sacro, intangibile, da conservare sotto una cappa di vetro, anche a costo di fissarlo in una
immagine convenzionale e con il rischio, sempre prossimo, di sottrargli quella carica vitale
necessaria per farlo vivere. L'abbandono di quest'archetipo assoluto di bellezza eterno e
immutabile, ha già favorito lo sviluppo di un approccio al paesaggio maggiormente orientato
verso la valorizzazione piuttosto che sulla sola tutela. Il Codice dei Beni Culturali e del
Paesaggio emanato nel 2004 prevede "la tutela e la valorizzazione del paesaggio
salvaguardando i valori che esso esprime quali manifestazioni identitarie percepibili" (art. 131,
comma 2). Per valorizzazione non sono qui da intendersi attività di marketing o promozione
culturale, quanto invece un approccio più dinamico con il paesaggio, disponibile ad accogliere e
orientare le trasformazioni, con una mentalità aperta al cambiamento e con uno sguardo
proiettato verso il futuro.
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DIDATTICA
1^ LEZIONE: VISITA INCONSAPEVOLE A VILLA SARACENO E VILLA POJANA
Il modulo inizierà con una visita inconsapevole a villa Saraceno e a villa Pojana. La visita
inconsapevole prevede che essa non sia preceduta da una lezione che anticipi i contenuti della
stessa.
La vicinanza, l’osservazione dal vero e il contatto con la “fisicità” delle ville e del paesaggio ha lo
scopo di mettere gli alunni nella condizione ideale per la fruizione di questi beni e per
l’instaurarsi di una relazione “diretta” con essi.
Appena giunti sul luogo i ragazzi verranno lasciati liberi di girare ed esplorare le ville e le zone
limitrofe autonomamente per prendere contatto e confidenza con il bene architettonico e il
paesaggio.
Dopo questo primo approccio iniziale gli studenti saranno accompagnati dall’insegnante che
spiegherà loro le peculiarità delle due ville e del rapporto che esse instaurano con il paesaggio.
Durante l’esplorazione e la spiegazione i ragazzi si divideranno in gruppi di 3-4 persone e
dovranno separarsi i compiti impartiti dal docente, i quali comprenderanno:
• scattare delle foto ai due siti,
• scattare delle foto dall’interno della villa verso il paesaggio circostante,
• fare degli schizzi delle ville e delle varie strutture adiacenti ad esse,
• prendere appunti durante la spiegazione dell’insegnante.
I materiali raccolti verranno poi rielaborati durante i lavori successivi.
A fine visita verrà consegnata agli studenti una scheda con alcune domande da svolgere a casa.
Questa scheda ha lo scopo di aiutare i ragazzi nel consolidamento dei concetti appresi e
costituisce una prima guida per la realizzazione del lavoro di analisi e ricerca che dovranno
svolgere in seguito.
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Scheda per fissare i concetti in seguito alla visita didattica a villa Saraceno e a
villa Pojana
CLASSE II LICEO SCIENTIFICO
STUDENTE:
1. A villa Saraceno è il semplice disegno dell’architettura e l’equilibrata disposizione e
orchestrazione degli elementi che danno magnificenza all’edificio. Molti di questi
elementi, che conferiscono un aspetto solenne alla villa, sono stati desunti dalle
architetture romane antiche.
Confronta le immagini e individua gli elementi?
Che tipo di sensazione ti trasmette la visione della villa? Cosa pensi volesse
comunicare a coloro che vivano in questa zona al tempo della sua realizzazione?
21
2. Osserva la pianta del progetto di Palladio per villa Saraceno. Come abbiamo visto esso
non è stato realizzato interamente. Evidenzia nell’immagine la parte che non è stata
realizzata. Che funzione avrebbe avuto? Che rapporto instaura con il giardino antistante
la villa?
3. Palladio distribuiva le funzioni della villa sia sul piano verticale sia su quello orizzontale.
Guarda l’immagine e inserisci le funzioni a cui erano adibiti i vari piani.
SOTTOTETTO:
PIANO NOBILE:
SEMINTERRATO:
4. Guarda la pianta del progetto di villa Pojana.
Confrontala con quella di villa Saraceno, mettendo in evidenza soprattutto le
caratteristiche che le accomunano.
Con il righello misura i lati delle varie stanze e calcolane l’area. Cosa puoi notare?
22
5. Guarda il disegno dello spaccato di villa Pojana del “successore” di Palladio, Bertotti
Scamozzi.
Esso rappresenta la villa vista di lato e uno dei lati delle barchesse.
Che tipo di ordine ha usato Palladio per il colonnato? Ricordi come sono gli
intercolumni? In base a quale motivi ha scelto ordine e intercolumni?
6. Aiutandoti con le fotografie che avete scattato all’interno del gruppo descrivi il
paesaggio circostante le due ville.
Perché, secondo te, le ville di Palladio non sono molte alte (rispetto, ad esempio, ai
palazzi di città)?
7. In che modo le ville di Palladio creano un dialogo con il paesaggio circostante?
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VISITA AUTONOMA: “SCOPRI” VILLA BADOER
Questa parte del progetto didattico prevede che ogni gruppo della classe vada a visitare villa
Badoer autonomamente e, aiutato dalle indicazioni fornite dal docente, analizzi le sue
caratteristiche e la confronti con le ville già studiate.
Questo tipo di visita si può definire “seminconsapevole”, in quanto gli studenti, grazie alla prima
visita didattica e alla scheda di riflessione, possiedono già gli strumenti per “leggere” la villa di
Palladio, ma non hanno assistito ad una spiegazione su questa specifica villa.
Lo scopo di questa visita è quello di stimolare i ragazzi attraverso la curiosità di andare a
scoprire da soli una villa palladiana che si trova nelle vicinanze della loro città e che è inserita
nel paesaggio tipico della zona in cui vivono.
La libertà e l’autonomia della visita rende anche gli studenti responsabili e soprattutto lettori
attivi del bene e del paesaggio e non ascoltatori passivi di una spiegazione.
La visita autonoma sarà preceduto da una lezione di informatica che illustrerà ai ragazzi il
funzionamento di Wikispaces 1 .
In seguito a questa lezione di informatica, il docente metterà a disposizione sul proprio
wikispace alcune indicazioni per affrontare in modo autonomo la visita a villa Badoer
Allo stesso tempo i ragazzi creeranno un wikispace ciascuno e lo useranno per condividere ed
elaborare, assieme agli altri componenti del proprio gruppo, i materiali raccolti durante la visita
didattica autonoma, come foto, schizzi e appunti di una prima analisi e confronto con villa
Pojana e villa Saraceno.
Gli studenti poi effettueranno una ricerca più approfondita su villa Badoer elaborandola
assieme all’analisi e hai confronti che hanno eseguito. Ogni gruppo, infatti, creerà un elaborato
finale su questa villa, che l’insegnante potrà controllare sui wikispace di ogni capogruppo. Il
docente, durante ogni fase, potrà comunicare eventuali errori, imprecisioni e punti da
sviluppare creando una “discussione” all’interno di questo spazio virtuale.
Oltre a questo l’insegnante fornirà dei materiali agli studenti tramite il proprio wikispace.
1
Un “wiki” è un sito Web (o comunque una collezione di documenti ipertestuali) che può essere modificato dai suoi
utilizzatori e i cui contenuti sono sviluppati in collaborazione da tutti coloro che vi hanno accesso. La modifica dei
contenuti è aperta, nel senso che il testo può essere modificato da tutti gli utenti (a volte soltanto se registrati, altre
volte anche anonimi) procedendo non solo per aggiunte, ma anche cambiando e cancellando ciò che hanno scritto
gli autori precedenti. Ogni modifica è registrata in una cronologia che permette in caso di necessità di riportare il
testo alla versione precedente; lo scopo è quello di condividere, scambiare, immagazzinare e ottimizzare la
conoscenza in modo collaborativo. Il termine wiki indica anche il software collaborativo utilizzato per creare il sito
web. Wikispaces (www.wikispaces.com) è uno dei progetti wiki più utilizzati nella formazione delle persone. L’utilizzo
di Wikispaces permette di creare una comunità di discussione, un progetto collaborativo, un luogo dove condividere
esperienze e materiali, una documentazione multimediale; oltre a questo dà la possibilità di connettere conoscenze
e di usare il web come piattaforma personale.
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Indicazioni per la visita e l’elaborato di gruppo
L’insegnante avrà cura di inserire nel suo wikispace le indicazioni della fase 1 e di correggere
le considerazioni che gli studenti inseriranno nel wikispace del capogruppo in seguito alla visita
autonoma. Solo in un secondo momento aggiungerà le indicazione per la fase 2, ossia la
realizzazione di un elaborato di gruppo su villa Badoer.
FASE 1
1) Andate su wikissisarte e, su “mappa villa Badoer”, troverete le indicazioni per raggiungere
una villa costruita da Palladio e che ogni gruppo dovrà analizzare.
2) Ecco alcune indicazioni per la visita autonoma:
• Scattate delle foto alla villa e al paesaggio che la circonda. Se volete potete fare anche degli
schizzi.
• Il progetto di villa Badoer, a differenza delle altre due ville che abbiamo preso in
considerazione, è stato realizzato interamente. Così, in questo complesso, possiamo notare
l’abilità di Palladio di coniugare le due funzioni della villa articolando in modo organico le
diverse parti che la compongono. Quali sono queste due funzioni e quali sono le parti?
• Alcune caratteristiche della villa ti ricordano qualche tipo di architettura romana? Quali?
• Osservate le caratteristiche della villa: in che modo essa intrattiene un rapporto con il
paesaggio circostante?
• Il tema dell’acqua in questa villa sicuramente ricorrente. Spiegate dove e perché.
3) Inserite nel vostro wikispace (controllerò quello del capogruppo) le foto e le vostre
considerazioni.
FASE 2
Dopo la visita:
1) Su wikissisarte leggete il documento “Paesaggio palladiano” (estratti del libro di Denis
Cosgrove, Il paesaggio palladiano, Cierre, Verona, 2000) e guardate le foto degli affreschi
di alcune ville di Palladio che ritraggono dei paesaggi (“Foto affreschi”)
2) create un elaborato di gruppo in cui:
• descrivete villa Badoer:
utilizzate le vostre analisi e fate una ricerca su internet e in biblioteca;
• descrivete il paesaggio che la circonda e la relazione che Palladio sapeva creare tra villa e
paesaggio:
riflettete, alla luce di quello che avete trattato con il docente di Storia e alla visione dei
documenti “Il paesaggio palladiano” e “Foto affreschi”, sulla concezione di natura che
avevano gli abitanti della villa nel XVI secolo e sul rapporto con l’acqua.
• mettete a confronto villa Badoer con villa Pojana e villa Saraceno;
• inserite le foto più significative che avete scattato.
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2^ LEZIONE: TUTELA DEL PAESAGGIO
La seconda lezione verrà svolta in classe secondo la modalità “partecipata”.
Si deve precisare che i contenuti riguardanti la tutela del paesaggio verranno suddivisi tra le
materie Diritto ed Economia e Storia dell’Arte. La prima si occuperà della normativa vigente e
degli organi dello Stato preposti alla tutela e alla valorizzazione dei beni culturali e
paesaggistici, mentre la seconda del cambiamento della concezione di paesaggio nelle leggi
nazionali di tutela dei beni ambientali.
Il docente di Storia dell’Arte all’inizio della lezione chiederà agli studenti di scrivere la propria
definizione di paesaggio. Poi verranno presi in esame le definizioni di paesaggio delle leggi
1497 del 29 giugno 1939 e 431 del 8 agosto 1985 (legge Galasso), del testo coordinato del
Decreto Legislativo 42 del 22 gennaio 2004 (Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio) come
modificato da decreti successivi e della Convenzione europea sul paesaggio del 2001. Per
ognuna di queste normative gli studenti individueranno, con l’aiuto del docente, l’idea di
paesaggio che emerge e quali tra esse tutelerebbe meglio il “paesaggio palladiano”. Infine
rileggeranno le loro definizioni e, alla luce delle varie letture, dovranno individuare qual è la loro
concezione di paesaggio. Gli studenti prenderanno appunti e seguiranno i vari passaggi della
lezione attraverso una scheda costruita dell’insegnante.
Questa lezione ha lo scopo di rendere consapevoli gli studenti dell’importanza della tutela del
paesaggio, ma anche di come questo concetto sia molto complesso e come la sua definizione
sia estremamente legata alla cultura del legislatore. Nel corso della storia della legislazione
italiana, il paesaggio è stato spesso collegato alle trasformazioni che l’uomo opera in esso e
vive della relazione con i manufatti che egli vi inserisce. Gli studenti, quindi, che hanno già
avuto modo di vedere e studiare il rapporto delle ville palladiane con il paesaggio, si
renderanno conto dell’importanza della tutela dell’ambiente che circonda le ville di Palladio e,
più in generale, un bene architettonico.
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Scheda per la riflessione e l’analisi delle normative sul paesaggio
CLASSE II LICEO SCIENTIFICO
STUDENTE:
1. Che cos’è, secondo te, il paesaggio. Prova a dare una definizione:
……………………………………………………………………………………………………..
……………………………………………………………………………………………………..
……………………………………………………………………………………………………..
.…………………………………………………………………………………………………….
.…………………………………………………………………………………………………….
2. Leggiamo ora alcune normative sulla tutela dei beni ambientali e individuiamo le concezioni
di paesaggio che traspaiono da esse:
NORMATIVA
CONCEZIONE DI PAESAGGIO
Legge 29 giugno
1939, n. 1497
"Protezione delle
bellezze naturali"
Legge 8 agosto 1985,
n. 431
“Legge Galasso”
Codice dei beni
culturali e del
paesaggio
Testo coordinato del
Decreto Legislativo
22.01.2004, n. 42 e
successive modifiche
Convenzione europea
sul paesaggio del 2001
27
3. Quali normative, in base alla definizione di paesaggio che riportano, ritieni che tutelerebbero
meglio i giardini e le zone circostanti alle ville di Palladio che hai studiato?
4. Rileggi ora la tua definizione. Che concezione hai tu del paesaggio? A quale normativa si
avvicina maggiormente? La ritieni completa? Se no, cosa aggiungeresti?
28
MODALITÀ DI VERIFICA
Verifica diagnostica
Considerato che come prerequisito viene richiesta la conoscenza dell’architettura classica, per
la verifica diagnostica il docente avrà a disposizione le prove svolte dagli studenti nell’anno
scolastico precedente.
Verifica formativa
Per la verifica formativa verranno valutati gli svolgimenti delle riflessioni della “scheda per
fissare i concetti” che verrà consegnata in seguito alla visita didattica a villa Saraceno e a villa
Poiana.
Verifica sommativa
Per una classe II di un liceo scientifico si è scelto il saggio breve (si veda p. 30) come modalità
di verifica sommativa da svolgere in classe. Oltre a questa verrà anche valutato il lavoro di
gruppo su villa Badoer.
Griglia di valutazione
VOTO
3
4
5
6
CONOSCENZA
APPLICAZIONE
SINTESI
QUALITA’
COMUNICATIVA
L’alunno si rifiuta di essere verificato o non risponde ad alcuna domanda
Non possiede alcuna
conoscenza. Non ne sa
richiamare alla memoria
nessuna
Possiede e sa richiamare
alla memoria,
conoscenze
frammentarie e
superficiali
Possiede e sa richiamare
alla memoria,
conoscenze di base, non
approfondite
7
Possiede conoscenze
soddisfacenti con
qualche spunto di
approfondimento
8
Possiede conoscenze
esaurienti e approfondite
9-10
Possiede conoscenze
complete, ampie e
approfondite.
Non sa applicare le
conoscenze e le
procedure in contesti
studiati o analoghi a
quelli studiati.
Sa applicare
parzialmente le
conoscenze e le
procedure in compiti
semplici
Sa applicare le
conoscenze e le
procedure in compiti
semplici ma necessita
di qualche aiuto.
Sa applicare le
conoscenze e le
procedure in compiti
semplici; nelle
operazioni complesse
necessita ancora di
qualche aiuto.
Sa applicare con
sicurezza le
conoscenze e le
procedure acquisite in
compiti complessi.
Sa applicare le
conoscenze e le
procedure anche in
problemi nuovi senza
errori né imprecisioni.
Non sa sintetizzare le
conoscenze acquisite.
Non sa organizzare un
discorso.
E’ in grado di effettuare
una sintesi parziale ed
imprecisa.
Sa organizzare un
discorso in modo poco
fluente, poco
pertinente.
Sa effettuare una
sintesi, se guidato
Sa organizzare un
discorso pertinente,
quasi sempre fluente.
Sa effettuare una
sintesi autonoma,
anche se non sempre
completa
Sa organizzare
l’esposizione in modo
pertinente e con
soddisfacente
chiarezza
Sa effettuare una
sintesi completa ed
autonoma.
Sa organizzare un
discorso fluente e
pertinente.
Sa organizzare in modo
autonomo e completo le
conoscenze e le
procedure acquisite.
Sa organizzare un
discorso fluente,
pertinente e ricco.
29
Verifica: il paesaggio palladiano
CLASSE II LICEO SCIENTIFICO
STUDENTE:
DATA:
Leggi il seguente brano tratto da un articolo pubblicato su:
http://venetonotizie.blogspot.com/2008/11/palladio-degrado-del-paesaggio-e.html
lunedì 3 novembre 2008
PALLADIO: degrado del paesaggio e restauro delle ville
Sergio Frigo
il gazzettino online Edizione del 2/11
«Dopo 50 anni le ville, in quanto architettura, sono in buona parte restaurate. Nel
contempo però è mutato radicalmente il contesto, si è trasformato in profondità il
paesaggio, che ora è assediato da ogni parte dalle costruzioni che invadono anche il
territorio agrario e le prospettive delle ville».
Questa dichiarazione, resa al Gazzettino dall'architetto Franco Posocco l'11 maggio del
2001, in occasione di un convegno della Fondazione Mazzotti, potrebbe sintetizzare
l'inchiesta pubblicata sull'ultimo numero del Giornale dell'Arte, firmata da Edek Osser e
intitolata "Così l'Italia ha massacrato Palladio". Un vero e proprio catalogo degli orrori,
un lungo elenco di monumenti assediati dalle strade, dalle case, dai capannoni, un
imbarazzante biglietto da visita diffuso (anche su "The Art Newspaper") proprio in
concomitanza
con
le
celebrazioni
per
il
cinquecentenario
palladiano.
L'articolo, che cita alcuni noti studiosi e vari addetti ai lavori, da Lionello Puppi a
Francesco Vallerani, da Giulio Muratori a Nadia Qualarsa, da Marco Magnifico a
Margherita Verlato, racconta anche dei recuperi andati a buon fine, dell'impegno
dell'Istituto Regionale delle Ville Venete, degli interventi del Fai e di altri enti morali
anche stranieri, come il Landmark Trust che ha come presidente onorario il principe
Carlo. Ma la sostanza dell'inchiesta è la dura denuncia per le duemila ville (su 4.270)
non vincolate e spesso in stato di abbandono, per le fabbriche che assediano la
splendida Riviera del Brenta, per Villa Chiericati, a Vancimuglio, «circondata da
capannoni», per Villa Onesti Magrin a Grisignano strozzata dalle strade. Una denuncia
che diventa vero e proprio allarme per la prospettiva di raddoppio del Dal Molin, a
poche centinaia di metri dai monumenti palladiani a Vicenza, per la realizzazione della
Valdastico sud, "cavallo di Troia per nuove urbanizzazioni" (Vallerani), per il proliferare
delle cave (603 attive, 701 dismesse ma ancora aperte, solo quelle censite) che
feriscono a fondo il paesaggio regionale.
Mettiti nei panni di Edek Osser e, immaginando di aver descritto “il catalogo degli orrori” che
deturpano le ville di Palladio e i luoghi circostanti, spiega le caratteristiche del “paesaggio
palladiano” portando degli esempi e perché, secondo te, deve essere preservato.
30
CONCLUSIONI
Durante il mio tirocinio presso il liceo scientifico “Giovanni Cotta” di Legnago, il docente
accogliente mi ha assegnato il compito di preparare una lezione su Palladio per la classe
quarta; in particolare dovevo trattare la Basilica, villa Barbaro a Maser e la Rotonda di Vicenza,
ossia le opere che erano presentate sul libro di testo.
Ho così preparato una presentazione con alcuni confronti con opere dell’architettura classica,
di Giulio Romano e di Jacopo Sansovino (che già conoscevano), e con dei piccoli brani tratti
dai Quattro libri, ponendo delle domande ai ragazzi in modo da renderli partecipi alla
spiegazione.
Questa classe è molto tranquilla e silenziosa durante le spiegazioni, ma allo stesso tempo
sembra annoiata e lontana dal voler partecipare alle lezioni. Per questo non è stato facile
coinvolgerli e spronarli nei confronti con le altre architetture e nelle interpretazioni dei testi.
Verso la fine della lezione ho mostrato loro due ville vicine alla zona di Legnago: villa Badoer a
Fratta Polesine e villa Pisani a Montagnana. Ho chiesto loro se le avevano mai viste e in molti
hanno riconosciuto villa Pisani, che è posta in un incrocio molto trafficato. A questo punto della
spiegazione gli studenti si sono incuriositi e hanno cominciato a seguire con maggiore
interesse e partecipazione.
In base a questa esperienza ho maturato l’idea di un modulo didattico che faccia conoscere
agli studenti le architetture di Palladio e il territorio in cui vivono.
Di solito nei programmi scolastici di Storia dell’Arte viene seguito un ordine cronologico e
vengono analizzate le opere presenti nel libro di testo. La Storia dell’Arte viene così vissuta
dagli studenti come lontana dalla propria vita e limitata agli “incontri” con le opere durante le
visite didattiche. Soprattutto, gli studenti sono all’oscuro dei beni presenti nella zona in cui
abitano e non hanno la capacità di leggere il proprio territorio, le sue caratteristiche e la sua
Storia. Nonostante questo gli alunni sono curiosi ed interessati a scoprire i beni che sono vicino
a loro, che magari vedono, ma che non riescono a guardare.
Il modulo vuole quindi dotare gli studenti di questa capacità di guardare (e quindi capire, oltre
che semplicemente conoscere) i beni architettonici della loro zona (nel caso specifico le ville
palladiane) il paesaggio che le circonda e la relazione di cui vivono.
Lo svolgimento del modulo in una classe seconda, oltre allo scopo pratico di venire collegato
all’insegnamento di Diritto ed Economia (presente solo nei primi due anni), ha anche quelli di
coinvolgere gli studenti fin dai primi anni del corso di studi nella scoperta delle opere, di creare
subito una capacità di lettura ed analisi e infine di suscitare presto un legame emotivo con i
beni culturali. In questo caso il legame viene stretto per l’appartenenza ad una stessa zona;
esso ha a sua volta l’obiettivo di far scaturire una coscienza civile di rispetto e tutela verso
questi beni.
31
BIBLIOGRAFIA E SITOGRAFIA PER DOCENTI
BATTILOTTI Donata, Le ville di Palladio, Electa, Milano 1994.
Tratta in modo esclusivo e completo delle ville di Palladio
BELTRAMINI Guido, Andrea Palladio. Atlante delle architetture, Marsilio, Venezia, 2000.
Tratta di tutte le architetture di Palladio prese singolarmente. Oltre a questo vi è un’introduzione
sul linguaggio delle sue architetture che comprende dei paragrafi specifici sulle ville di
campagna e sui palazzi di città.
COSGROVE Denis, Il paesaggio palladiano. La trasformazione geografica e le sue
rappresentazioni culturali nell'Italia del XVI secolo, a cura di Francesco Vallerani, Cierre,
Vicenza, 2000.
Il testo mette in luce le caratteristiche delle ville e del paesaggio veneto, ed illustra la relazione
che viene ad instaurarsi tra questi due termini. Il tutto è compreso all’interno di uno studio
approfondito della Storia e della cultura dell’epoca.
MORIANI Gianni, Palladio architetto della villa fattoria: territorio, agricoltura, ville,
barchesse, cantine e cucine nella terraferma veneziana del XVI secolo, Cierre, Caselle di
Sommacampagna 2008.
Questo libro, come quello di Cosgrove, parla della relazione delle ville con il territorio. In modo
particolare poi illustra gli aspetti pratici della villa e delle sue funzioni agricole
PUPPI Lionello, Andrea Palladio, Electa, Milano, 1986.
In questo volume viene trattata nel suo complesso l’opera palladiana. Vi sono poi una serie di
schede sulle singole architetture corredate da molte immagini.
TREVISAN Luca, Palladio. Le ville, Sassi, Vicenza, 2008.
Tratta in modo esclusivo e completo delle ville di Palladio, con molte fotografie e i disegni delle
ville sui Quattro libri.
http://www.cisapalladio.org/index.php?lingua=i
Sito del Centro Nazionali di Studi di architettura Andrea Palladio.
Si trovano spiegazioni dettagliate sull’architetto e le sue opere.
Oltre a questo riporta informazioni su pubblicazioni, mostre e corsi. Si può consultare una
biblioteca e una fototeca on-line
http://www.italianostra-milano.org/cms/?q=node/150
Questo sito offre una guida alla tutela del paesaggio con links alla normativa attuale e a quelle
passate.
http://www.storiaefuturo.com/it/numero_4/articoli/1_storia-della-conservazione-delpaesaggio-in-italia~26.html#1
Sito che propone una breve storia alla conservazione del paesaggio in Italia. Rispetto al
precedente, però, ha una particolare attenzione per i parchi naturali (tema che non interessa
questo modulo).
http://www.storiain.net/arret/num128/artic3.asp
Sito che espone la Storia dei cambiamenti e dell’evoluzione del concetto di “paesaggio”.
http://venetonotizie.blogspot.com/2008/11/palladio-degrado-del-paesaggio-e.html
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Blog che ha pubblicato una notizia su un’inchiesta di Edek Osser, intitolata"Così l'Italia ha
massacrato Palladio" e pubblicata sul Giornale dell'Arte, che espone una relazione sul degrado
del paesaggio e sul restauro delle ville.
BIBLIOGRAFIA E SITOGRAFIA PER STUDENTI
COSGROVE Denis, Il paesaggio palladiano. La trasformazione geografica e le sue
rappresentazioni culturali nell'Italia del XVI secolo, a cura di Francesco Vallerani, Cierre,
Vicenza, 2000, pp. 53-68, 151-157, 211-216, 229-231
MORIANI Gianni, Palladio architetto della villa fattoria: territorio, agricoltura, ville, barchesse,
cantine e cucine nella terraferma veneziana del XVI secolo, Cierre, Caselle di
Sommacampagna 2008, pp. 91-115, 121, 122, 124-126, 131-134, 175-181
TREVISAN Luca, Palladio. Le ville, Sassi, Vicenza, 2008, pp. 58-60, 84-86, 128-132
http://www.cisapalladio.org/index.php?lingua=i
http://www.italianostra-milano.org/cms/?q=node/150
33
ALLEGATO 1
QUATTRO NORMATIVE SULLA TUTELA DEL PAESAGGIO A CONFRONTO
Legge 29 giugno 1939, n. 1497
"Protezione delle bellezze naturali"
GU n. 241 del 14-10-1939
Art. 1
Sono soggette alla presente legge a causa del loro notevole interesse pubblico:
1) le cose immobili che hanno cospicui caratteri di bellezza naturale o di singolarità geologica;
2) le ville, i giardini e i parchi che, non contemplati dalle leggi per la tutela delle cose d'interesse
artistico o storico, si distinguono per la loro non comune bellezza;
3) i complessi di cose immobili che compongono un caratteristico aspetto avente valore
estetico e tradizionale;
4) le bellezze panoramiche considerate come quadri naturali e così pure quei punti di vista o di
belvedere, accessibili al pubblico, dai quali si goda lo spettacolo di quelle bellezze.
Legge 8 agosto 1985, n. 431
Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 27 giugno 1985, n. 312, recante
disposizioni urgenti per la tutela delle zone di particolare interesse ambientale (G.U. 22 agosto
1985, n. 197)
IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
Promulga la seguente legge:
Art. 1
Il decreto-legge 27 giugno 1985, n. 312, recante disposizioni urgenti per la tutela delle zone di
particolare interesse ambientale, è convertito in legge con le seguenti modificazioni: L'articolo 1
è sostituito dal seguente:
All'articolo 82 del decreto del Presidente della Repubblica 24 luglio 1977, n. 616, sono aggiunti,
in fine, i seguenti commi:
Sono sottoposti a vincolo paesaggistico ai sensi della legge 29 giugno 1939, n. 1497:
a) i territori costieri compresi in una fascia della profondità di 300 metri dalla linea di battigia,
anche per i terreni elevati sul mare;
b) i territori contermini ai laghi compresi in una fascia della profondità di 300 metri dalla linea di
battigia, anche per i territori elevati sui laghi;
34
c) i fiumi, i torrenti ed i corsi d'acqua iscritti negli elenchi di cui al testo unico delle disposizioni
di legge sulle acque ed impianti elettrici, approvato con regio decreto 11 dicembre 1933, n.
1775, e le relative sponde o piede degli argini per una fascia di 150 metri ciascuna;
d) le montagne per la parte eccedente 1600 metri sul livello del mare per la catena alpina e
1200 metri sul livello del mare per la catena appenninica e per le isole;
e) i ghiacciai e i circhi glaciali;
f) i parchi e le riserve nazionali o regionali, nonchè i territori di protezione esterna dei parchi;
g) i territori coperti da foreste e da boschi, ancorchè percorsi o danneggiati dal fuoco, e quelli
sottoposti a vincolo di rimboschimento;
h) le aree assegnate alle università agrarie e le zone gravate da usi civici;
i) le zone umide incluse nell'elenco di cui al decreto del Presidente della Repubblica 13 marzo
1976, n. 448;
l) i vulcani;
m) le zone di interesse archeologico.
Codice dei beni culturali e del paesaggio
Testo coordinato del Decreto Legislativo 22.01.2004, n. 42 come modificato/integrato dal
Decreto Legislativo 24 marzo 2006, n. 157, dal Decreto Legislativo 26.03.2008, n. 63 e
dall’articolo 4-quinquies della Legge 2 agosto 2008, n. 129
PARTE TERZA - BENI PAESAGGISTICI
TITOLO I - Tutela e valorizzazione.
Capo I - Disposizioni generali
Articolo 131
Paesaggio.
1. Per paesaggio si intende il territorio espressivo di identità, il cui carattere deriva dall'azione di
fattori naturali, umani e dalle loro interrelazioni.
2. Il presente Codice tutela il paesaggio relativamente a quegli aspetti e caratteri che
costituiscono rappresentazione materiale e visibile dell'identità nazionale, in quanto
espressione di valori culturali.
3. Salva la potestà esclusiva dello Stato di tutela del paesaggio quale limite all'esercizio delle
attribuzioni delle regioni e delle province autonome di Trento e di Bolzano sul territorio, le
norme del presente Codice definiscono i principi e la disciplina di tutela dei beni paesaggistici.
4. La tutela del paesaggio, ai fini del presente Codice, è volta a riconoscere, salvaguardare e,
ove necessario, recuperare i valori culturali che esso esprime. I soggetti indicati al comma 6,
qualora intervengano sul paesaggio, assicurano la conservazione dei suoi aspetti e caratteri
peculiari.
35
5. La valorizzazione del paesaggio concorre a promuovere lo sviluppo della cultura. A tale fine
le amministrazioni pubbliche promuovono e sostengono, per quanto di rispettiva competenza,
apposite attività di conoscenza, informazione e formazione, riqualificazione e fruizione del
paesaggio nonché, ove possibile, la realizzazione di nuovi valori paesaggistici coerenti ed
integrati. La valorizzazione è attuata nel rispetto delle esigenze della tutela.
6. Lo Stato, le regioni, gli altri enti pubblici territoriali nonché tutti i soggetti che, nell'esercizio di
pubbliche funzioni, intervengono sul territorio nazionale, informano la loro attività ai principi di
uso consapevole del territorio e di salvaguardia delle caratteristiche paesaggistiche e di
realizzazione di nuovi valori paesaggistici integrati e coerenti, rispondenti a criteri di qualità e
sostenibilità.
Convenzione europea del Paesaggio
Firenze 20 Ottobre 2000
Preambolo
Gli Stati membri del Consiglio d'Europa, firmatari della presente Convenzione,
Considerando che il fine del Consiglio d'Europa è di realizzare un'unione più stretta fra i suoi
membri, per salvaguardare e promuovere gli ideali e i principi che sono il loro patrimonio
comune, e che tale fine è perseguito in particolare attraverso la conclusione di accordi nel
campo economico e sociale;
Desiderosi di pervenire ad uno sviluppo sostenibile fondato su un rapporto equilibrato tra i
bisogni sociali, l'attività economica e l'ambiente;
Constatando che il paesaggio svolge importanti funzioni di interesse generale, sul piano
culturale, ecologico, ambientale e sociale e costituisce una risorsa favorevole all'attività
economica, e che, se salvaguardato, gestito e pianificato in modo adeguato, può contribuire
alla creazione di posti di lavoro;
Consapevoli del fatto che il paesaggio coopera all'elaborazione delle culture locali e
rappresenta una componente fondamentale del patrimonio culturale e naturale dell'Europa,
contribuendo così al benessere e alla soddisfazione degli esseri umani e al consolidamento
dell'identità europea;
Riconoscendo che il paesaggio è in ogni luogo un elemento importante della qualità della vita
delle popolazioni: nelle aree urbane e nelle campagne, nei territori degradati, come in quelli di
grande qualità, nelle zone considerate eccezionali, come in quelle della vita quotidiana;
Osservando che le evoluzioni delle tecniche di produzione agricola, forestale, industriale e
pianificazione mineraria e delle prassi in materia di pianificazione territoriale, urbanistica,
trasporti, reti, turismo e svaghi e, più generalmente, i cambiamenti economici mondiali
continuano, in molti casi, ad accelerare le trasformazioni dei paesaggi;
Desiderando soddisfare gli auspici delle popolazioni di godere di un paesaggio di qualità e di
svolgere un ruolo attivo nella sua trasformazione;
Persuasi che il paesaggio rappresenta un elemento chiave del benessere individuale e sociale,
e che la sua salvaguardia, la sua gestione e la sua pianificazione comportano diritti e
responsabilità per ciascun individuo;
Tenendo presenti i testi giuridici esistenti a livello internazionale nei settori della salvaguardia e
della gestione del patrimonio naturale e culturale, della pianificazione territoriale, dell'autonomia
36
locale e della cooperazione transfrontaliera e segnatamente la Convenzione relativa alla
conservazione della vita selvatica e dell'ambiente naturale d'Europa (Berna, 19 settembre
1979), la Convenzione per la salvaguardia del patrimonio architettonico d'Europa (Granada, 3
ottobre 1985), la Convenzione europea per la tutela del patrimonio archeologico (rivista) (La
Valletta, 16 gennaio 1992), la Convenzione-quadro europea sulla cooperazione transfrontaliera
delle collettività o autorità territoriali (Madrid, 21 maggio 1980) e i suoi protocolli addizionali, la
Carta europea dell'autonomia locale (Strasburgo, 15 ottobre 1985), la Convenzione sulla
biodiversità (Rio, 5 giugno 1992), la Convenzione sulla tutela del patrimonio mondiale, culturale
e naturale (Parigi, 16 novembre 1972), e la Convenzione relativa all'accesso all'informazione,
alla partecipazione del pubblico al processo decisionale e all'accesso alla giustizia in materia
ambientale (Aarhus, 25 giugno 1998) ;
Riconoscendo che la qualità e la diversità dei paesaggi europei costituiscono una risorsa
comune per la cui salvaguardia, gestione e pianificazione occorre cooperare;
Desiderando istituire un nuovo strumento dedicato esclusivamente alla salvaguardia, alla
gestione e alla pianificazione di tutti i paesaggi europei;
Hanno convenuto quanto segue:
CAPITOLO I. DISPOSIZIONI GENERALI
Articolo 1. Definizioni
Ai fini della presente Convenzione:
a. "Paesaggio" designa una determinata parte di territorio, così come è percepita dalle
popolazioni, il cui carattere deriva dall'azione di fattori naturali e/o umani e dalle loro
interrelazioni;
b. "Politica del paesaggio" designa la formulazione, da parte delle autorità pubbliche
competenti, dei principi generali, delle strategie e degli orientamenti che consentano
l'adozione di misure specifiche finalizzate a salvaguardare gestire e pianificare il
paesaggio;
c. "Obiettivo di qualità paesaggistica" designa la formulazione da parte delle autorità
pubbliche competenti, per un determinato paesaggio, delle aspirazioni delle popolazioni
per quanto riguarda le caratteristiche paesaggistiche del loro ambiente di vita;
d. "Salvaguardia dei paesaggi" indica le azioni di conservazione e di mantenimento degli
aspetti significativi o caratteristici di un paesaggio, giustificate dal suo valore di
patrimonio derivante dalla sua configurazione naturale e/o dal tipo d'intervento umano;
e. "Gestione dei paesaggi" indica le azioni volte, in una prospettiva di sviluppo sostenibile, a
garantire il governo del paesaggio al fine di orientare e di armonizzare le sue
trasformazioni provocate dai processi di sviluppo sociali, economici ed ambientali;
f. "Pianificazione dei paesaggi" indica le azioni fortemente lungimiranti, volte alla
valorizzazione, al ripristino o alla creazione di paesaggi.
37
ESTRATTO PER RIASSUNTO DELLA TESI E DICHIARAZIONE DI
CONSULTABILITA' ( † )
Il sottoscritto/a ELENA BERARDO
Matricola n R10943
Facoltà S.S.I.S. Veneto – Arte e Disegno
iscritto al corso di specializzazione in Storia dell’Arte (classe A061)
Titolo della tesi ( ∗∗): LE VILLE E IL PAESAGGIO PALLADIANO: UN PROGETTO DIDATTICO
DICHIARA CHE LA SUA TESI E':
Consultabile da subito
Non consultabile
Venezia, 23 Maggio 2009
Consultabile dopo mesi
Firma dello studente
ESTRATTO
Il modulo didattico esposto in questa tesi ha come oggetto lo studio di alcune ville di
Palladio della bassa pianura veneta e del rapporto tra queste ville e il paesaggio che le
circonda. Questo progetto didattico è stato studiato in particolare per la classe seconda del
liceo classico “Giovanni Cotta” di Legnago. Il progetto ha lo scopo principale di insegnare
agli studenti a leggere il paesaggio del loro territorio, un paesaggio che potremmo definire
“culturale”, in quanto profondamente modificato dalla presenza umana e che, nelle ville di
Palladio (ma non solo), intrattiene un caratteristico dialogo con i beni architettonici.
Il modulo ha quindi anche lo scopo di sensibilizzare gli studenti alla tutela dei beni culturali;
esso, infatti, è stato pensato per essere legato in modo particolare all’insegnamento di
Diritto ed Economia e, nello specifico, alla tutela dei beni ambientali, che non sono solo
quelli naturali, ma anche quelli che scaturiscono dalla trasformazione dell’ambiente ad
opera dell’uomo e che sono quindi espressione di una specifica cultura e identità
territoriale.
Il modulo intende raggiungere gli obietti suddetti attraverso una didattica varia, che utilizzi
diversi strumenti e metodologie, in modo da coinvolgere attivamente gli studenti nel
processo di insegnamento-apprendimento.
†
Da inserire come ultima pagina della tesi. L'estratto non deve superare le mille battute
∗∗
Il titolo deve essere quello definitivo uguale a quello che risulta stampato sulla copertina dell'elaborato consegnato
al Presidente della Commissione
38