tesi palladio_elena berardo
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SSIS VENETO SCUOLA DI SPECIALIZZAZIONE PER LA FORMAZIONE DEGLI INSEGNANTI DI SCUOLA SECONDARIA Tesi di diploma LE VILLE E IL PAESAGGIO PALLADIANO: UN PROGETTO DIDATTICO Relatore: Ch.mo Prof. Guido Masè Diplomanda: Elena Berardo Matr. R10943 Anno Accademico 2008-2009 SOMMARIO INTRODUZIONE 1 CARATTERISTICHE GENERALI 2 DESTINATARI OBIETTIVI DISCIPLINARI INTERDISCIPLINARI FORMATIVI PREREQUISITI DISCIPLINARI INTERDISCIPLINARI TEMPI MATERIALI, STRUMENTI E MEZZI ALTRE MATERIE COINVOLTE 2 2 3 3 3 3 3 3 3 4 2 CONTENUTI 5 LE VILLE PALLADIANE: INTRODUZIONE STORICA VILLA SARACENO VILLA POJANA VILLA BADOER IL PAESAGGIO PALLADIANO INTRODUZIONE LA GEOGRAFIA DEL PAESAGGIO PALLADIANO LE ORIGINI ARCHITETTONICHE DELLA VILLA PALLADIANA LE CARATTERISTICHE DELLE VILLE DI PALLADIO E IL LORO RAPPORTO CON IL PAESAGGIO L’ACQUA E IL PAESAGGIO LA TUTELA DEL PAESAGGIO 5 5 7 8 10 10 11 12 13 16 18 DIDATTICA 20 1^ LEZIONE: VISITA INCONSAPEVOLE A VILLA SARACENO E VILLA POJANA SCHEDA PER FISSARE I CONCETTI IN SEGUITO ALLA VISITA DIDATTICA A VILLA SARACENO E A VILLA POJANA VISITA AUTONOMA: “SCOPRI” VILLA BADOER INDICAZIONI PER LA VISITA E L’ELABORATO DI GRUPPO 2^ LEZIONE: TUTELA DEL PAESAGGIO SCHEDA PER LA RIFLESSIONE E L’ANALISI DELLE NORMATIVE SUL PAESAGGIO MODALITÀ DI VERIFICA VERIFICA DIAGNOSTICA VERIFICA FORMATIVA VERIFICA SOMMATIVA GRIGLIA DI VALUTAZIONE Verifica: il paesaggio palladiano 20 21 24 25 26 27 29 29 29 29 29 30 CONCLUSIONI 31 BIBLIOGRAFIA E SITOGRAFIA PER DOCENTI 32 BIBLIOGRAFIA E SITOGRAFIA PER STUDENTI 33 ALLEGATO 1 34 QUATTRO NORMATIVE SULLA TUTELA DEL PAESAGGIO A CONFRONTO LEGGE 29 GIUGNO 1939, N. 1497 LEGGE 8 AGOSTO 1985, N. 431 CODICE DEI BENI CULTURALI E DEL PAESAGGIO CONVENZIONE EUROPEA DEL PAESAGGIO 34 34 34 35 36 INTRODUZIONE La Storia dell’Arte è spesso sentita dagli studenti molto lontana dalla loro vita quotidiana. I “capolavori” che noi presentiamo loro sono tanto più distanti quanto li attorniamo di un’aura di straordinarietà. Se vogliamo che gli studenti si avvicinino al patrimonio culturale dobbiamo accostarli in primo luogo ai beni culturali che possono trovare nella loro città o nelle sue vicinanze. Inoltre, se il patrimonio artistico vive di una relazione tra persone, cose e luoghi, il nostro compito di educatori-insegnanti è quello di creare le condizioni affinché i nostri studenti siano desiderosi e capaci di far scaturire questa relazione. Il modulo che ho elaborato ha lo scopo di avvicinare gli studenti al patrimonio locale, al territorio in cui vivono e alla interrelazione tra beni culturali e paesaggistici. Il modulo ha come tema le ville di Palladio e il dialogo che l’architetto sapeva creare tra queste ville e il paesaggio in cui erano inserite. Questo progetto didattico è stato studiato in particolare per la classe seconda del liceo scientifico “Giovanni Cotta” di Legnago. La scelta delle ville che verranno presentate agli studenti è quindi stata fatta prendendo come riferimento la zona della bassa pianura veneta. Infatti esse sono quelle più vicine a Legnago: villa Saraceno a Finale di Agugliaro, villa Pojana a Poiana Maggiore (entrambe in provincia di Vicenza) e villa Badoer a Fratta Polesine (provincia di Rovigo). Come è stato detto in precedenza l’aspetto che si vuole approfondire in questo modulo è il particolare legame che queste ville creano con il paesaggio. Si vuole così insegnare agli studenti a leggere il paesaggio del loro territorio, un paesaggio che potremmo definire “culturale”, in quanto profondamente modificato dalla presenza umana e che, nelle ville di Palladio (ma non solo), intrattiene un caratteristico dialogo con i beni architettonici. Questo progetto è stato pensato per essere legato in particolare all’insegnamento di Diritto ed Economia e, in modo specifico, alla tutela dei beni ambientali, che non sono solo quelli naturali, ma anche quelli che scaturiscono dalla trasformazione dell’ambiente ad opera dell’uomo e che sono quindi espressione di una specifica cultura e identità territoriale. Si ipotizza che il modulo venga svolto durante il secondo quadrimestre e che sia successivo ad un modulo sulla tutela e sulla valorizzazione dei beni culturali che prenda in considerazione dei beni a rischio della zona del basso veronese e che, sempre in coordinamento con l’insegnamento di Diritto ed Economia, studi i doveri dello Stato in quest’ambito. Successivamente a quest’ultimo modulo si potrà così passare al tema della tutela del paesaggio “culturale” e alla capacità di leggere il territorio in cui si vive. Entrambi i progetti hanno quindi anche lo scopo di far conoscere le normative sulla tutela e sulla valorizzazione, ma soprattutto vogliono sensibilizzare i ragazzi e stimolare il rispetto del patrimonio storico-artistico (che abbiamo ricevuto in eredità e che dobbiamo conservare per le generazioni future) e dell’ambiente che è alla base del vivere civile. 1 CARATTERISTICHE GENERALI DESTINATARI Classe II del liceo scientifico Giovanni Cotta di Legnago. La scelta del tema e delle singole ville è stata effettuata partendo da questa specifica scuola e dal suo inserimento in un determinato territorio, quello della bassa pianura veneta. Anche se il modulo tratta un argomento che in genere si affronta in quarta, intendo trattarlo in seconda per legarlo all’insegnamento di Diritto ed Economia (presente solo nei primi due anni) e quindi alla tutela del paesaggio e del suo integrarsi con i beni culturali a formare un unico bene. Inoltre, vista l’importante influenza dell’architettura greca e romana e del legame tra natura e architettura (come nella cultura classica) sulle architetture palladiane, è interessante affrontare l’argomento delle ville costruite da questo ingegnoso architetto l’anno successivo allo studio dell’arte antica. QUADRO ORARIO INDIRIZZO SCIENTIFICO LICEO G. COTTA - LEGNAGO Discipline Religione/Att. altern. Italiano Lingua straniera Latino Arte Storia dell'Arte Storia Filosofia Diritto ed Economia Geografia Matematica ed Informatica Scienze della Terra Biologia Laboratorio Fisica/Chimica Fisica Chimica Educazione Fisica Totale ore settimanali 1° anno 2° anno 3° anno 4° anno 5° anno 1 4+1C 3 4 1+1C 2 1+1C 1+1C 5 2 3 2 31 1 4+1C 3 3 1+1C 2 1+1C 1+1C 5 3 3 2 31 1 4 3 3 2 2 2 5+1C 2+1C 2+1C 1+1C 2 31 1 4 3 2 2 2 3 5+1C 2 2+1C 2 2 31 1 4+1C 3 2 2 2+1C 3 4+1C 2 2+1C 2 2 31 ALTRE MATERIE COINVOLTE Storia: “La civiltà delle ville venete” Geografia: “Il territorio del Veneto” Diritto ed economia: “I doveri dello Stato italiano in merito alla tutela e alla valorizzazione del paesaggio” Informatica: “Uso di uno strumento web-based: Wikispaces” 2 OBIETTIVI Disciplinari • Conoscere alcune ville palladiane. • Consolidare la capacità di lettura di un bene architettonico. • Consolidare la capacità di individuazione dei rapporti tra il bene e il suo contesto territoriale e sociale. Interdisciplinari • Conoscere il territorio veneto, la “civiltà della villa” e la geografia delle ville. • Conoscere la normativa italiana sulla tutela e valorizzazione del paesaggio, e l’evoluzione di questo concetto nel corso della storia della legislazione italiana. • Saper leggere in modo integrato i beni culturali, la storia e il territorio. Formativi • Sensibilizzare alla tutela e alla valorizzazione dei beni culturali locali e del paesaggio in cui sono inseriti. PREREQUISITI Disciplinari • Conoscere l’architettura classica. Interdisciplinari • Conoscere, in generale, la civiltà classica e il suo rapporto con la natura. • Conoscere, in generale, la normativa italiana sulla tutela dei beni culturali. TEMPI Il modulo verrà svolto nel secondo quadrimestre. Esso seguirà un modulo sulla tutela dei beni culturali locali programmato per il primo quadrimestre. Il periodo consigliato è aprile, in modo da poter godere del paesaggio in primavera. Visita didattica a villa Saraceno e a villa Pojana 5 ore Visita autonoma a villa Badoer Fuori dell’orario scolastico Lezione in classe partecipata: tutela del paesaggio 1 ora Verifica dell’elaborato di gruppo Fuori dell’orario scolastico Verifica in classe 1ora 3 MATERIALI, STRUMENTI E MEZZI Il mezzo di cui ci si avvarrà in modo particolare in questo modulo sarà internet con l’utilizzo di uno strumento web based, Wikispace. Grazie a questo strumento verranno forniti materiali e indicazioni agli studenti, e verranno controllati i loro elaborati. Oltre a questo verrà fornita una scheda cartacea per fissare i concetti in seguito alla prima visita didattica. 4 CONTENUTI LE VILLE PALLADIANE: INTRODUZIONE STORICA Nel corso del XVI secolo Venezia passò da un’economia di tipo mercantile a una di tipo fondiario. Infatti, l’aggravarsi della minaccia turca, lo spostamento dei traffici marittimi dal Mediterraneo all’Atlantico e la crisi cambrica determinarono, all’inizio del Cinquecento, un cambiamento che impose di rendere produttivi i latifondi rimasti, nel secolo precedente, nella trascuratezza e nell’abbandono. Da questo momento sarà la terra ad elargire il benessere e la ricchezza, attraverso la bonifica e il rinnovamento dell’agricoltura. Si avviò così un’impresa gigantesca per la bonifica dei terreni e lo Stato non esitò a fornire il proprio decisivo contributo con l’istituzione di magistrature apposite: i Savi Esecutori alle Acque, per la regolamentazione del corso ei fiumi e la riorganizzazione delle reti stradali, e i Provveditori ai Beni Inculti per la bonifica. Durante la guerra di Cambrai (1509-1517), case, barchesse e annessi rurali avevano subito danni ingenti. In campagna, il ritorno a precedenti livelli di prosperità fu probabilmente lento, e fu soltanto a partire dal 1540 circa, con la crescita del mercato urbano di derrate alimentari e il preciso intento politico di liberare Venezia e il Veneto dalla dipendenza delle granaglie importate, soprattutto da quelle provenienti dal sempre minaccioso impero ottomano, che un massiccio investimento nell’agricoltura e nelle strutture necessarie alla produzione agricola acquistò velocità. Le ville di Palladio rispondevano ai bisogni di un nuovo tipo di residenza di campagna. I suoi progetti implicitamente riconoscono che non era necessario avere un grande palazzo in campagna, modellato direttamente sui palazzi di città, come molte ville del tardo Quattrocento. Un edificio più piccolo, spesso soltanto con un solo piano principale bastava per controllare l’attività produttiva da cui derivava gran parte del reddito del proprietario e per far colpo sui fittavoli e sui vicini, oltre che per intrattenere ospiti importanti. Queste residenze assolvevano altrettanto bene la funzione di asserire una presenza politica e sociale nella campagna, e di costituire un luogo di riposo, di caccia e di fuga dalla città. In definitiva, le caratteristiche delle ville costruite da Palladio si inseriscono pienamente all’interno della vicenda evolutiva dell’arte veneziana. Il pragmatismo che possiamo riscontrare nei progetti di queste ville appartiene ad una civiltà di mercanti, di politici, di diplomatici e, in quanto tale, è connessa con una visione del mondo, nel quale l’azione, e dunque la temporalità, prevale sulla contemplazione. VILLA SARACENO Sul finire degli anni quaranta Palladio è chiamato da Biagio Saraceno a intervenire a Finale di Agugliaro su una corte agricola preesistente, da tempo di proprietà della famiglia. È possibile 5 che il progetto prevedesse una ristrutturazione complessiva dell’insieme: nei Quattro libri Palladio presenta l’edificio serrato fra due grandi barchesse ad angolo retto. Sta di fatto che una risistemazione globale non fu mai effettuata e l’intervento palladiano è circoscritto al corpo padronale. In ogni caso, il corpo della villa è uno degli esiti più felici fra le realizzazioni palladiane degli anni quaranta. La villa è un puro volume realizzato in mattoni e intonacato di straordinaria semplicità, quasi ascetico, dove ogni elemento decorativo è bandito e il raro impiego di pietra lavorata è limitato agli elementi architettonici più significativi (come finestre e portoni) e alle parti strutturali. A villa Saraceno, come a villa Pojana, Palladio riuscì a conferire presenza e dignità a un esterno con la semplice disposizione e orchestrazione delle finestre, dei timpani e delle arcate della loggia; i suoi committenti meno ricchi devono aver apprezzato la possibilità di godere di edifici prestigiosi senza dover spendere troppo per la pietra e la sua lavorazione. È solamente il disegno dell’architettura a infondere magnificenza all’edificio, a dispetto delle dimensioni ridotte, derivando i propri elementi dal tempio romano antico: il piano nobile è sollevato da terra e poggia su un podio, dove trovano spazio le cantine; la loggia in facciata è coronata da un timpano triangolare. Piccole finestre illuminano le soffitte, dove veniva conservato il grano. Anche in pianta la villa è di una semplicità disarmante: due ambienti minori destinati ad accogliere le scale determinano la forma a “T” della sala, ai cui lati sono disposte due coppie di stanze legate da rapporti proporzionali. Figura 1. Andrea Palladio, villa Saraceno, 1548 ca. , Finale di Agugliaro (Vicenza) Obbedendo ai criteri di utilità e funzionalità, Palladio realizzò una delle sue creazioni più limpide e suggestive, dimostrando che la vera poesia non nasce da solenni ornamenti ma dall'estrema 6 purificazione del linguaggio, dall'armonioso accordo che lega un'architettura al paesaggio circostante. Passata ai Caldogno ai primi del Seicento, la villa venne dotata di una barchessa separata della palazzina che sarebbe stata ricostruita e unita alla casa padronale solo nel 1659, quando fu nobilitata dall’inserzione di un colonnato. Il rustico odierno è però frutto di un rifacimento di questa barchessa ai primi dell’Ottocento. Nel XVII secolo essa subì anche una ridistribuzione degli spazi interni che comportò la perdita delle proporzioni degli ambienti palladiani. VILLA POJANA Villa Pojana venne commissionata a Palladio dal vicentino Bonifacio Pojana, di famiglia fedelissima alla Repubblica di san Marco, che possedeva sin dal Medioevo una giurisdizione di tipo feudale sui territori che portavano il suo nome. Palladio probabilmente progetta la villa sul finire degli anni quaranta, il cantiere procede poi a rilento e in ogni caso i lavori sono terminati entro il 1563. Figura 2. Andrea Palladio, villa Poiana, prospetto, 1550 ca. , Poiana Maggiore (Vicenza) Sia nei Quattro libri sia nei disegni autografi conservati a Londra, la villa viene sempre trattata come parte di un globale progetto di riorganizzazione e regolarizzazione dell’area attorno ad ampi cortili. Il complesso verrà completato nel Seicento, quando i discendenti di Bonifacio adattano l’edificio al loro gusto e alle loro necessità, con l’addizione di un corpo edilizio sulla destra della villa che 7 ne riprende le modanature delle finestre. Figura 3. Andrea Palladio, villa Poiana, facciata posteriore, 1550 ca. , Poiana Maggiore (Vicenza) Disposta lontana dalla strada, all’interno di una profonda corte, e fiancheggiata da giardini, la villa si innalza su un basamento destinato agli ambienti di servizio. Il piano principale è dominato da una grande sala rettangolare voltata a botte, ai cui lati si distribuiscono simmetricamente la sale minori, coperte con volte sempre diverse. Evidentemente la fonte dell’ispirazione palladiana sono gli ambienti termali antichi, anche per gli alzati: il cornicione, che in facciata disegna una sorta di timpano interrotto, deriva dal recinto esterno delle terme di Diocleziano a Roma, così come la serliana, che pure risente di sperimentazioni bramantesche nella configurazione a doppia ghiera con cinque oculi tondi. Più in generale sembra che Palladio ricerchi la logica per così dire utilitaria dell’architettura termale antica, con un linguaggio straordinariamente sintetizzato nelle forme e astratto, quasi metafisico. Privo di capitelli e trabeazioni, l’ordine è appena accennato nell’articolazione essenziale delle basi dei pilastri. L’assenza di ordini e di parti in pietra lavorata (se non nei portali della loggia) deve avere assicurato una globale economicità nella realizzazione dell’opera, confermata dall’uso del mattone intonacato e del cotto sagomato, sul quale il recente restauro ha trovato traccia di policromie. VILLA BADOER Ai confini meridionali dei territori della Serenissima, nelle piatte e nebbiose lande del Polesine, Palladio progetta nel 1554 una villa per il nobile veneziano Francesco Badoer, destinata a diventare il baricentro della vasta tenuta agricola di quasi cinquecento campi. Costruita ed abitata nel 1556, la villa doveva essere funzionale alla conduzione dei campi e insieme segno visibile della presenza, per così dire “feudale”, dei Badoer sul territorio. Non a caso l’edificio sorge sul sito di un antico castello medievale. 8 Figura 4. Andrea Palladio, villa Badoer, prospetto, 1554-55 , Fratta Polesine (Rovigo) Palladio riesce a unire in una sintesi efficace entrambi i significati, collegando il maestoso corpo dominicale alle due barchesse piegate a semicerchio, che schermano le stalle e altri annessi agricoli. Probabilmente sfruttando le sottostrutture del castello medievale, il corpo dominicale della villa sorge su un alto basamento. Ciò rende necessaria una scenografica scalinata a più rampe, la principale a scendere nella corte, e le due laterali a connettersi con le testate delle barchesse, ricordando così la struttura di un tempio antico su terrazze. Le elegantissime barchesse curvilinee sono le uniche concretamente realizzate da Palladio fra le molte progettate e la loro forma, scrive lo stesso Palladio, “richiama braccia aperte ad accogliere i visitatori”; fonte antica di riferimento sono molto probabilmente le esedre del foro di Augusto a Roma, che Palladio vide durante il viaggio romano del 1554, compiuto insieme a Daniele Barbaro. Durante questo viaggio visitò anche il tempio di Ercole Vincitore a Tivoli, di cui eseguì pure un rilievo, che influenzò anch’esso il progetto di villa Badoer, sia nella soluzione semicircolare delle barchesse che nell’inserimento del pronao. Creduto una villa romana, il complesso di Tivoli poteva ben suggerire di adottare il pronao in una villa veneta, in sostituzione delle tradizionali logge a tre fornici caratteristiche anche nelle prime palazzine rurali palladiane. Se non è tuttavia una novità la presenza alla Badoera del pronao, che già era apparso in altre dimore di campagna di Palladio, è qui che esso assume quella connotazione peculiare che siamo consueti riconoscere nelle ville palladiane della maturità, divenendo quasi una sorta di elemento firma. 9 Nel gioco delle sue perfette proporzioni, il pronao ionico esastilo di Fratta è in grado di conferire quell’aurea di sacralità a una abitazione di contado. Nelle barchesse Palladio usa l’ordine tuscanico, adeguato alla loro funzione utilitaria e alla possibilità di realizza intercolumni molto ampi che non intralcino l’eccesso dei carri. La scelta di non attaccare i portici alla palazzina ha lo scopo di lasciarla emergere in tutta la sua maestà. Figura 5. Andrea Palladio, villa Badoer, prospetto e barchessa, 1554-55 , Fratta Polesine (Rovigo) La loggia della villa mostra invece un elegante ordine ionico, a enfatizzare il ruolo di residenza dominicale. Il fuoco visivo dell’intero complesso è calibrato proprio sull’asse dominato dal grande frontone triangolare retto dalle colonne ioniche, su cui campeggia lo stemma familiare, tanto che i fianchi e il retro della villa non sono assolutamente caratterizzati e presentano un disegno puramente utilitario. Per il resto la struttura distributiva del corpo dominicale presenta la consueta organizzazione palladiana lungo un asse verticale, con il piano interrato per gli ambienti di servizio, il piano nobile per l’abitazione del padrone e infine il granaio. Tutte le sale sono coperte da soffitti piani e sulle pareti Giallo Fiorentino ha dipinto delle grottesche che incorniciano scene imperniate sui temi della bonifica e della Compagnia della Calza, di cui Francesco Badoer era membro. L’area di pertinenza è cinta da un muro merlato, sormontato da bocce, sul quale si aprono due accessi: quello est collega la villa alla strada; il secondo a ovest, dietro il brolo, si apre sulla campagna. Davanti all’ingresso scorre un ramo dell’Adige, lo Scortico, attraverso le cui acque era possibile raggiungere Venezia. Nel giardino antistante la villa fanno bella mostra le fontane con le statue di Nettuno e della Nereide Anfitrite, opera di Danese Cattaneo, del tutto coerenti con la tematica dell’acqua a cui si rifanno delle scene nelle sale interne. IL PAESAGGIO PALLADIANO Introduzione Una delle caratteristiche più importanti dei progetti di Palladio è la capacità di armonizzarsi visivamente con i rispettivi paesaggi naturali. 10 L’attività progettuale di Palladio si connette a una ricca produzione di significati territoriali in perfetta sintonia con gli obiettivi socioeconomici e culturali di una potenza europea in declino per quanto concerne le sue relazioni d’oltremare, ma in grande espansione nei confronti della costruzione funzionale ed estetica di un entroterra da cui era possibile ricavare tra i più elevati redditi agrari d’Europa. I critici hanno spesso evidenziato l’importanza della luce e del colore nel suo stile architettonico, il chiaroscuro della pietra o dello stucco bianco delle colonne e delle cornici che sottolineano ed enfatizzano frequenti rientranze. Questa sensibilità per i contrasti di luce e per l’atmosfera, che palladio condivide con le scuole di pittura veneziane, giustifica in parte la qualità scenografica dei suoi edifici e il successo straordinario delle ville intese come elementi paesaggistici che si confondano con gli ambienti naturali del veneto rurale. Nei Quattro libri Palladio rivendica la natura come il primo dei riferimenti per l’architettura, ancor più autorevole della tradizione degli antichi, i quali, a loro volta, si erano basati proprio sul mondo naturale. Le ville furono concepite prestando una notevole attenzione al sito e alla topografia della terraferma: sia che fossero collocate su una morbida altura tra le colline pedemontane occidentali o che si affacciassero sui vasti orizzonti di terre paludose bonificate nella bassa campagna dell’Adige, esse divennero parte integrante del paesaggio. Anche l’indagine più superficiale dei suoi progetti e dei suoi edifici rivela una regolarità matematica, una geometria applicata che integrano gli elementi di un edificio in un tutto unificato. La geometria e le idee principali che rendono questo stile apprezzato rappresentavano, nel XVI secolo, molto più del semplice significato estetico. Esse costituivano gli elementi essenziali dell’immagine del mondo, una cosmologia che univa le arti e le scienze. La geometria e le regole matematiche, una volta comprese, risultarono fondamentali, non solo in architettura, ma anche in attività più pratiche, come la misurazione dei terreni, il drenaggio, la definizione della forma dei campi, canali e strade urbane, e in attività connesse all’estetica, coma la pittura e il teatro. La geografia del paesaggio palladiano Le pianure del Veneto del XVI secolo possono essere suddivise in tre tipologie: la prima zona è quella delle risorgive appena al di sotto delle colline pedemontane. La seconda comprende i depositi alluvionali, a sud della zona precedente, in cui i fiumi scorrono con portate abbondanti e costanti e fra essi l’acqua fuoriesce gorgogliando inaspettatamente, spesso formando aree di terreno paludoso. Gli argini costruiti nei secoli per controllare e canalizzare queste acque che serpeggiano nella pianura sono gli unici elementi di rilievo nella piatta monotonia del paesaggio. Infine, le terre paludose piatte e desolate che delimitano le lagune dell’adriatico da Caorle a sud verso il delta del Po e poi ancora in direzione di Ravenna. Nella seconda zona, dove si trovano le ville che abbiamo preso precedentemente in considerazione, l’insediamento rurale è sempre stato denso. Si trattava di villaggi a nucleo sparsi e di fattorie isolate o di borgate raggruppate 11 che apparivano sparpagliate a caso tra i campi, la cui orditura risente localmente delle vestigia della centuriazione romana. Le origini architettoniche della villa palladiana Le famiglie veneziane agiate erano solite soggiornare durante l’estate in residenze chiamate “delizie”. Esse erano luoghi ideali per discorrere di lettere e filosofia, così come di musica, di corteggiamenti e per rilassarsi. Alla fine del XV secolo, le isole della Giudecca e di Murano erano i siti preferiti per tali ville, ma la loro scarsa estensione limitava il diffondersi di una villa suburbana; così dal XVI al XVIII secolo la scelta per l’ubicazione delle residenze estive si estese ai tratti inferiori del fiume Brenta. Appena la classe patrizia veneziana iniziò a trasferirsi nelle tenute produttive della terraferma e sentì la necessità di luoghi dai quali supervisionare e raccogliere il prodotto delle proprie terre, la consuetudine della “delizia” fu inclusa in un edificio che provvedesse anche alle funzioni prettamente agricole. La villa palladiana riuscì a combinare in modo mirabile queste due funzioni. La villa palladiana discende direttamente da un contesto insediativi preesistente che viene riarticolato alla luce della teoria architettonica rinascimentale e in base alle esigenze economiche e culturali dei possidenti. Gli elementi strutturali che facevano riferimento alla precedente tipologia della villa veneta comprendevano la residenza, che accoglieva il proprietario, la sua famiglia e qualsiasi sovrintendente che fosse collegato all’impresa, e gli elementi non residenziali come fienili, granai, ampi edifici destinati agli animali e agli attrezzi agricoli, stanze fresche per lo stoccaggio del vino e l’aia. Nelle sedi più importanti potevano venire annessi altri edifici: un forno, una fucina, camere per le persone di passaggio, la piccionaia e la cappella. Nelle più ampie proprietà feudali, tutti questi edifici potevano essere separati dall’abitazione dominicale e venivano raccolti intorno a un cortile quadrato o rettangolare i cui confini lasciati aperti venivano completati con la costruzione di un muro. L’accesso alla strada principale era assicurato da una grande entrata, spesso elaborata e talvolta serrata da un cancello finemente lavorato, mentre un cancello più semplice collegava il cortile retrostante ai campi. All’interno, oppure appena fuori le mura, vi potevano essere uno o più orti o broli, piccoli appezzamenti destinati alla produzione di viti particolari, di piante da frutto, noccioli, ortaggi ed erbe aromatiche. Dall’epoca medievale, nelle proprietà terriere di maggiori dimensioni, gli alloggi riservati al padrone (“casa dominicale”) vennero ingranditi sempre di più e occuparono la parte centrale del gruppo di edifici, più avanzata rispetto alla loro linea e decorata al primo piano con un gruppo di aperture, che nel Quattrocento spesso presero in prestito la tipica disposizione delle finestre del palazzo veneziano, facendo così penetrare la luce nel salone. In questo edificio centrale, il piano terreno era ancora destinato a scopi agricoli, con un androne sotto il salone che serviva come magazzino invernale dopo la trebbiatura. 12 In queste forme indigene dell’entroterra i veneziani inserirono elementi derivati dall’ambiente specifico della laguna, tratti dalle “delizie”. Queste avevano come modello il palazzo veneziano ma, dal momento che la loro funzione era esclusivamente residenziale, il “fontego” al pianterreno, o magazzino, della tipica casa del mercante lasciò il posto allo spazio domestico e spesso aperto su di una loggia che guardava su un giardino posteriore. Nella pianta, l‘edificio era generalmente più ampio dei palazzi eretti nelle Venezia densamente popolata e di solo due piani. Questa tipologia di casa signorile lagunare e lo stile più aperto della casa dominicale, insieme a quegli elementi annessi che erano già apparsi in alcune ville della terraferma nel XV secolo, si fusero per dare vita alla caratteristica forma della villa veneta del Cinquecento. È in questa fusione che noi vediamo gli aspetti essenziali della villa palladiana nel corso del suo sviluppo e del suo perfezionamento dagli ultimi anni del 1530 fino al termine della vita dell’architetto. Le caratteristiche delle ville di Palladio e il loro rapporto con il paesaggio Palladio dedicò alle ville cinque capitoli del secondo volume dei suoi Quattro libri considerando, per prima cosa, il sito e i principi di progettazione, per proseguire nella descrizione di un certo numero di ville da lui stesso disegnate per i nobili di Venezia e della provincia. Infine, esprime delle osservazioni circa la trattazione di Vitruvio sulla villa classica. Il testo è corredato di planimetrie e vedute prospettiche. Da questa impostazione del testo, risulta chiaro che il punto di partenza di Palladio è la progettazione concreta di edifici connessi alle esigenze della tenuta agricola, solo in seguito motivati da suggestioni derivate dalla tradizione classica. La villa palladiana viene progettata per il nobile proprietario terriero e uno dei suoi aspetti fondamentali viene a essere l’organizzazione di un nucleo produttivo agricolo. Perciò essa deve essere costruita al centro della tenuta “acciochè il padrone senza molta fatica possa scoprire, e megliorare i suoi luoghi d’intorno, e i frutti di quelli possano acconciamente alla casa dominicale esser dal lavoratore portati”. In sintonia con quanto indicato da Vitruvio e da Alberti, Palladio pone l’accento sulla scelta di un luogo salubre con aria buona e con un accesso ad acqua pulita, inserendo così la villa in una natura benigna. Oltre a questo il luogo scelto doveva assicurare una “bellissima vista”. Per quanto riguarda l’organizzazione spaziale della villa l’architetto pone al centro il corpo residenziale che diviene il complesso punto focale del progetto. Le facciate, dominate da timpani solitamente decorati con lo stemma del proprietario, segnavano una marcata presenza su un territorio sostanzialmente piatto, e per essere visibili da lontano non era necessario fossero alte quanto i palazzi di città. La loggia era un luogo piacevole dove mangiare, chiacchierare, o fare musica lontano dal sole, attività celebrate dalla decorazione interna. Essa è anche l’elemento che collega lo spazio interno con quello esterno; in pochi casi, invece sono i finestroni della sala principale. La loggia oltre ad avere una funzione utilitaria, esalta l’asse della composizione e, se sporgente, arricchisce la mole dell’edificio. Contemporaneamente anima il gioco di luci ed ombre 13 sullo sfondo delle pareti e serve da entrata particolarmente solenne. Su tutti, l’elemento che fuoriesce dalla pianta della casa dominicale è la scalinata d’accesso, spesso ampia e quasi sempre della larghezza della loggia. Essa costituisce l’elemento d’unione di spazi che si trovano a livelli diversi, siano essi aperti o chiusi,piccoli o grandi. Alla funzione utilitaria la scalinata aggiunge quella di sottolineare la monumentalità delle masse. Palladio distribuì le funzioni sia sul piano verticale sia su quello orizzontale. Le cucine, le dispense, le lavanderie e le cantine nel seminterrato; l’ampio sottotetto era utilizzato per immagazzinare il prodotto più prezioso della tenuta, il grano, che costituiva anche un perfetto isolamento per le stanze sottostanti. Al piano principale, usato dalla famiglia e dai suoi ospiti, le stanze meno private, la loggia e la sala, erano disposte sull’asse centrale; a destra e a sinistra c’erano sequenze simmetriche di stanze: da grandi camere rettangolari, a stanze quadrate di medie dimensioni, a piccole stanze, a volte usate dal proprietario come studio o ufficio per l’amministrazione della proprietà. Oltre a questo vi era anche un’attenta valutazione delle necessità di deposito e di riparo dei prodotti. In molti casi, infatti, l’abitazione del proprietario non era l’unica struttura affidata a Palladio. Le Ville, nonostante l’aspetto non fortificato e le logge aperte, erano pur sempre le discendenti dirette dei castelli ed erano circondate da una zona cintata, necessaria per la protezione da banditi e predoni. L’area (cortivo) conteneva fienili, colombaie, forni per il pane, pollai, scuderie, alloggi per i fattori e per i domestici, luoghi in cui si faceva il formaggio, si pigiava l’uva ecc. Già nel XV secolo era cosa consueta creare una corte, con pozzo, dirimpetto alla casa, separata dal cortile agricolo con le sue barchesse, gli animali e con l’aia. I giardini, gli orti e le peschiere e un grande frutteto erano situati all’interno della zona cintata. Nei suoi progetti, Palladio cercò di coordinare questi eterogenei elementi in un tutto articolato, che nei complessi precedenti non erano solitamente disposti in base a considerazioni di simmetria e di gerarchia architettonica bensì in base alla forma del sito, sovente definito da strade e corsi d’acqua. Anche l’orientamento era importante: nei Quattro Libri Palladio afferma che i fienili devono essere rivolti a sud in modo da mantenere asciutto il fieno e impedirne così la fermentazione e la combustione. Egli prende gli elementi tradizionali che componevano il nucleo operativo della tenuta agricola veneta e li accorpa in una struttura uniforme; le barchesse, non più allineate attorno a un cortile, si dispiegano in senso longitudinale dietro la logge laterali, mentre gli spazi separati sono subordinati ad un progetto complessivo dell’area basato su rapporti proporzionali. L’intero complesso si apre alla campagna, riflettendo la tradizione veneziana di “delizie” non fortificate, e permettendo un’integrazione visiva con le fisionomie paesaggistiche del sito. Collocando al cento l’edificio residenziale e in una posizione sopraelevata, si conferisce un punto focale al paesaggio circostante che, allo stesso tempo, viene visto da una nuova prospettiva. In due progetti delle ville che abbiamo preso in esame, quello di Villa Badoer e quello di villa Saraceno, le logge laterali si incurvano e si piegano ad angolo retto per abbracciare gli spazi di 14 fronte alla villa. Solo in villa Badoer il progetto è stato realizzato totalmente e così la corte si presenta a noi come una sorta di piazza urbana. Alla villa è richiesto di fornire la scenografia idonea alla vita rurale come viene intesa dalla prospettiva del proprietario terriero, una combinazione di ozio filosofico, piacere fisico e rusticità simulata. Gli aspetti scenografici dell’architettura di Palladio sono evidenti nello sviluppo orizzontale degli elementi della villa e nell’attenzione posta alle proporzioni tra il corpo centrale e le logge laterali, come pure ne grado di attenzione prestata, nella maggior parte dei casi, alla facciata, mentre i prospetti posteriori sono per lo più privi di decorazioni. Tuttavia, si può cogliere appieno la teatralità delle ville solo in termini dei loro rapporti con “il teatro della natura”, cioè il paesaggio nel quale sono ubicate. Palladio sa creare un cosciente inserimento dello stesso paesaggio nel complesso della villa. Egli crea questo dialogo architettura e paesaggio ponendo, in primis, tra la casa e la veduta lontana una zona intermedia, molto spesso un giardino. Le ville di Palladio, infatti, non sono separate dalla campagna coltivata da giardini elaborati, statue e giochi d’acqua ornamentali. Al massimo sono fornite di un piccolo giardino circondato da una basso muro e di un sentiero o di un tratto rettilineo delimitati da alberi e protesi nei campi in modo da dare risalto e conferire dignità all’entroterra principale. Oltre a questo egli disegna la volumetria della casa del padrone e della sue adiacenze in maniera cha tali edifici abbraccino parte dello spazio esterno: sia che le braccia si distendano come nelle ville Emo e Barbaro, o si incurvino a emiciclo come nella Badoera. Nelle ville della bassa pianura e spesso costruite su vaste porzioni di terra bonificata, è persino più stretto il legame che intercorre tra architettura e campi coltivati perché la topografia non permette l’innalzamento del sito. Per esempio, a villa Pojana le scale, che scendono dalla parte posteriore dell’edificio con la funzione di enfatizzare la planimetria centrale, si collegano ai campi di granoturco e ai pascoli attraverso una piccola area adibita a giardino. Il panorama della villa, inoltre, non è in alcun modo predisposto con piante o schermature. Questa integrazione consapevole dell’architettura con il paesaggio è un elemento costante nei Quattro libri, dove Palladio, in alcuni casi, descrive il panorama che si può godere dalla villa. Per l’architetto la villa dovrebbe essere situata nel centro della proprietà terriera in modo tale che il proprietario possa vedere i suoi possedimenti non semplicemente per dirigere nel modo migliore il loro sfruttamento, ma anche per godere del panorama della natura (lo spettacolo dell’alba e del tramonto, il passare delle stagioni), un vantaggio che interessava molto anche i coevi trattatisti di agraria e del vivere in villa. Le ville palladiane hanno fondato un nuovo paesaggio e questa realtà incomparabile, simbolo della regione, deve essere custodita a tutti i costi per essere trasmessa alle generazioni del futuro. Gli annessi, le mura di recinzione e elementi analoghi sono oggi ancor più a rischio della parte residenziale del complesso. Il senso dell’integrità dell’impianto originale delle ville è andato perduto e gli annessi, seppure progettati da Palladio, sono spesso poco conosciuti, non sempre 15 ufficialmente notificati e di conseguenza richiedono urgenti sforzi per salvaguardarli dalla distruzione e dal danno irreversibile. Ad esempio, la barchessa dorica di villa Pojana, che manca del bilanciamento di un elemento analogo sull’altro lato della casa, è una di queste opere a rischio. L’acqua e il paesaggio Se si vuole comprendere in modo esauriente come si sia formato il paesaggio palladiano, si deve considerare un aspetto fondamentale dell’evoluzione del mondo agrario veneto del XVI secolo, ossia l’irrigazione e la bonifica dei terreni della terraferma veneziana, attività che furono strettamente legate alle capacità tecniche e all’ideologia dell’agricoltura e del vivere in villa nella seconda metà del secolo. In questo lo Stato, al pari del proprietario terriero, fu l’agente della trasformazione ambientale. L’intervento di Venezia sull’idrografia interna non era un intervento nuovo, infatti era intervenuta in passato nello scavo di canali di irrigazione e nell’arginatura delle acque pericolose. L’aspetto nuovo, e decisamente moderno, fu l’intervento su vasta scala dello Stato con una politica di coordinamento della bonifica e del controllo delle acque. Il 10 ottobre 1556 il Senato veneziano costituì un nuovo organismo statale, la Magistratura sopra i Beni Inculti. Questa decisione da parte del governo fu la risposta sia al crescente problema di assicurare alle città le forniture di grano proveniente dai paesi d’oltremare, sia all’aumento del numero di iniziative private di bonifica che minacciavano di sconvolgere l’assetto dei corsi d’acqua e l’equilibrio idraulico in altre zone della terraferma e, in particolare, nella laguna. Il principio base della politica adottata dal magistrato alle acque consisteva nella necessità di tenere l’acqua dolce fuori dalla laguna per prevenire la malaria e l’insabbiamento dei canali. Questo aspetto costrinse lo stato a uno stretto controllo degli interventi di drenaggio e di bonifica della terra, a prescindere dalla necessità della repubblica di assicurarsi una fornitura di grano prodotto localmente. Per quanto riguarda la bonifica, essa fu un problema collettivo che coinvolse grandi consorzi di proprietari terrieri, interessando migliaia di ettari e richiedendo grandi quantità di capitale, un’organizzazione complessa, un equipaggiamento tecnico sofisticato e, in seguito, un’opera di manutenzione. Fu anche geograficamente concentrata nei settori più depressi della terraferma, nei territori prossimi alla laguna e solcati dai tratti inferiori dei fiumi Brenta, Bacchiglione, Adige e Po, oltre che ai piedi dei Colli Euganei e Berici. La famiglia vicentina dei Pojana, che commissionò la sua villa a Palladio, fu una delle famiglie nobili della terraferma le cui proprietà terriere furono strettamente interessate da interventi di bonifica. La villa infatti era (ed è) situata sul nuovo paesaggio di bonifica con una visuale diretta sul reticolo dei campi e dei canali di scolo. L’irrigazione, invece, era in gran parte una questione individuale. I proprietari terrieri richiedevano di attingere l’acqua da un fiume o un canale esistente, di farla scorrere in condotti 16 scavati appositamente sulla propria terra, talvolta allo scopo di azionare le ruote di mulini, per poi ricondurla nel corso inferiore del fiume. L’irrigazione fu molto importante nella modificazione del paesaggio ed ebbe un impatto maggiore, rispetto alla bonifica, in termini di aumento della produttività e di modernizzazione dell’agricoltura. La maggior parte delle richieste, al Magistrato sopra i Beni Inculti, per l’irrigazione proveniva dalla possidenza privata e riguardava il risanamento di piccoli lotti di terreno, generalmente quelli a coltura intensiva e quindi adiacenti alla villa. Nei settori settentrionali più asciutti della pianura veneta, al di sopra della linea delle risorgive, le richieste riguardavano per lo più i prelievi da sorgenti o pozzi scavati, le cui acque canalizzate servivano per irrigare broli per la coltivazione di ortaggi per uso domestico, erbe officinali e alberi da frutto. Verso sud l’acqua veniva attinta appena scaturiva dai fontanili e regolata da canali recentemente scavati, oppure veniva anche tratta da fiumi o ruscelli con apertura regolate da paratoie, spesso per allargare le risaie. Dobbiamo inoltre ricordare che, particolarmente nell’ultimo scorcio del XVI secolo e negli anni che seguirono, l’acqua veniva deviata anche per usi industriali. Opifici idraulici per uso tessile, cartiere e segherie erano le attività più usuali, particolarmente lungo la linea delle colline pedemontane dove le maggiori pendenze accentuavano la forza dei deflussi. A seguito delle opere di bonifica e irrigazione, dal XVII secolo il Polesine divenne il granaio di Venezia soddisfacendo un quinto dei bisogni della città e riducendo le importazioni medie annue di grano di un terzo. A volte, la Magistratura sopra i Beni Inculti approvò dei decreti legislativi generali che ebbero un impatto significativo sul paesaggio: per esempio, nel 1558, si ordinò l’abbattimento di tutti gli alberi che si trovavano a meno di un metro e mezzo dal corso di un fiume navigabile in quanto ostacolavano i drenaggio e la manutenzione dei terrapieni e degli argini. Sebbene questi vasti progetti di bonifica nel Veneto del XVI secolo diffondessero nel paesaggio palladiano una nuova orditura di campi e vie d’acqua, ciò non fu accompagnato da una innovazione sostanziale delle pratiche agricole. Nella Lombardia e nei Paesi Bassi di quell’epoca, si stavano introducendo nelle terre di bonifica nuove tecniche per mantenere asciutti i prati, per essiccare i raccolti di foraggio e per la rotazione delle semine. In veneto queste pratiche erano ancora inesistenti. Al di là dell’introduzione del granoturco in Polesine negli anni Quaranta del XVI secolo e della sua rapida diffusione per tutta la pianura insieme all’irrigazione delle risaie, i Veneziani limitarono la soluzione del problema dell’approvvigionamento di cibo semplicemente espandendo l’area coltivata. Dal punto di vista concettuale e tecnico, le opere di bonifica veneziane del XVI secolo rappresentarono un capolavoro di trasformazione ambientale, una vasta modifica del paesaggio che stendeva una nuova geometria di canali e di confini campestri sulle uniformi fisionomie delle paludi della terraferma, una geometria visibile ancora oggi, e che punteggiava questo nuovo paesaggio con grandi ville, corti e barchesse. 17 LA TUTELA DEL PAESAGGIO In Italia, i primi abbozzi di discussione parlamentare sulla questione della conservazione della natura si devono all'azione di due deputati: il ravennate Luigi Rava – allora Ministro di Agricoltura, Industria e Commercio – ed il fiorentino Giovanni Rosadi. Rosadi legherà il suo nome alla presentazione di una serie di progetti di legge per la tutela nel 1909 (Legge 364) e nel 1910 (Progetto n. 496 A); in questi atti, precorrendo in parte i tempi, il semplice approccio in termini di difesa del “patrimonio culturale” sembra superato in favore di una visione più ampia, che ha nel paesaggio il proprio oggetto privilegiato e che anticipa il tema della contrapposizione tra tutela ambientale e sfruttamento economico del suolo. L'opera di Rosadi culminerà nella estensione, in qualità di presidente della Commissione parlamentare preposta, del disegno di legge “Croce”, che sarà promulgato come Legge 778 nell'aprile del 1922. L'atto normativo, nonostante i suoi meriti, mantiene l'impostazione strettamente estetica propria del dibattito di quegli anni, con scarsa attenzione per la protezione dell'ambiente a fini scientifici o in considerazione del valore intrinseco del patrimonio naturale. La preminenza del criterio di alto valore estetico nella tutela paesaggistica informa anche la Legge 1497 del 1939, un provvedimento di natura organica, più completo dei precedenti; quest'ultimo, tuttavia, pur riconoscendo al principio di “bellezza naturale” il principio discriminante nell'indirizzare le politiche di conservazione della natura, per la prima volta introduce a fianco di esso un carattere di rilevanza scientifica, rappresentato dalla “singolarità geologica” del bene destinato a tutela. La legge del 1939 sarà l'ultimo atto normativo italiano sulla tutela ambientale ispirato principalmente a criteri estetico-ricreativi. Con la promulgazione della Costituzione repubblicana, infatti, le finalità scientifiche della conservazione prendono il sopravvento, con innegabili vantaggi – ma anche con notevoli rigidità e forti contrasti – per la tutela del patrimonio ambientale nazionale. La Costituzione del 1948, pur non menzionando direttamente la conservazione della natura, inserisce la tutela del paesaggio tra i principi fondamentali dello Stato (articolo 9), demandando nel contempo alla competenza legislativa delle Regioni la gestione territoriale: qui nasce, pertanto, il sovra-ordinamento della materia paesaggistico-ambientale, d'interesse nazionale, a quella urbanistica. Con il tempo il valore scientifico della natura comincia a prevalere su quello puramente estetico e gli esperti di scienze naturali lanciano i primi segnali di allarme sul progressivo degrado ambientale, chiedendo contestualmente l'istituzione di aree dedicate allo studio ed alla conservazione. Il mutamento definitivo di ottica si avrà con la Legge 431 del 1985, la cosiddetta “Legge Galasso”, che sancisce il concetto di paesaggio come entità unitaria di ambiente e territorio, con superamento della figurazione prettamente estetica di “bellezza naturale”. La Convenzione Europea sul Paesaggio, firmata nel 2001 a Firenze dalla maggioranza degli Stati membri dell'UE, contiene numerosi riferimenti alla fruizione estetica. "Il termine paesaggio- 18 spiega l'art. 1 della Convenzione - designa una determinata parte di territorio, così come è percepita dalle popolazioni, il cui carattere deriva dall'azione di fattori naturali e/o umani e dalle lori interrelazioni." L'intera definizione si regge pertanto sul concetto di percezione, che consente la distinzione terminologica tra paesaggio, ambiente e territorio. La Convenzione riconosce inoltre alle comunità locali un ruolo centrale nell'identificazione, nella tutela e nella valorizzazione del paesaggio. Tra le conseguenze implicite nella definizione adottata dalla Convenzione vi è il riconoscimento del carattere storico e sociale del paesaggio: infatti la percezione delle popolazioni muta in relazione allo spazio e al tempo. Il riconoscimento della transitorietà di ogni rappresentazione estetica del paesaggio, ha come ulteriore conseguenza il progressivo abbandono, a livello normativo e pratico, di sistemi di tutela paesistica basati prevalentemente e/o esclusivamente sulla conservazione statica dell'esistente. Per lungo tempo infatti le azioni di tutela hanno trattato il paesaggio alla stregua di una reliquia, da conservare nella sua fissità immutabile. Una volta raggiunta la categoria della bellezza, il paesaggio diventava un oggetto sacro, intangibile, da conservare sotto una cappa di vetro, anche a costo di fissarlo in una immagine convenzionale e con il rischio, sempre prossimo, di sottrargli quella carica vitale necessaria per farlo vivere. L'abbandono di quest'archetipo assoluto di bellezza eterno e immutabile, ha già favorito lo sviluppo di un approccio al paesaggio maggiormente orientato verso la valorizzazione piuttosto che sulla sola tutela. Il Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio emanato nel 2004 prevede "la tutela e la valorizzazione del paesaggio salvaguardando i valori che esso esprime quali manifestazioni identitarie percepibili" (art. 131, comma 2). Per valorizzazione non sono qui da intendersi attività di marketing o promozione culturale, quanto invece un approccio più dinamico con il paesaggio, disponibile ad accogliere e orientare le trasformazioni, con una mentalità aperta al cambiamento e con uno sguardo proiettato verso il futuro. 19 DIDATTICA 1^ LEZIONE: VISITA INCONSAPEVOLE A VILLA SARACENO E VILLA POJANA Il modulo inizierà con una visita inconsapevole a villa Saraceno e a villa Pojana. La visita inconsapevole prevede che essa non sia preceduta da una lezione che anticipi i contenuti della stessa. La vicinanza, l’osservazione dal vero e il contatto con la “fisicità” delle ville e del paesaggio ha lo scopo di mettere gli alunni nella condizione ideale per la fruizione di questi beni e per l’instaurarsi di una relazione “diretta” con essi. Appena giunti sul luogo i ragazzi verranno lasciati liberi di girare ed esplorare le ville e le zone limitrofe autonomamente per prendere contatto e confidenza con il bene architettonico e il paesaggio. Dopo questo primo approccio iniziale gli studenti saranno accompagnati dall’insegnante che spiegherà loro le peculiarità delle due ville e del rapporto che esse instaurano con il paesaggio. Durante l’esplorazione e la spiegazione i ragazzi si divideranno in gruppi di 3-4 persone e dovranno separarsi i compiti impartiti dal docente, i quali comprenderanno: • scattare delle foto ai due siti, • scattare delle foto dall’interno della villa verso il paesaggio circostante, • fare degli schizzi delle ville e delle varie strutture adiacenti ad esse, • prendere appunti durante la spiegazione dell’insegnante. I materiali raccolti verranno poi rielaborati durante i lavori successivi. A fine visita verrà consegnata agli studenti una scheda con alcune domande da svolgere a casa. Questa scheda ha lo scopo di aiutare i ragazzi nel consolidamento dei concetti appresi e costituisce una prima guida per la realizzazione del lavoro di analisi e ricerca che dovranno svolgere in seguito. 20 Scheda per fissare i concetti in seguito alla visita didattica a villa Saraceno e a villa Pojana CLASSE II LICEO SCIENTIFICO STUDENTE: 1. A villa Saraceno è il semplice disegno dell’architettura e l’equilibrata disposizione e orchestrazione degli elementi che danno magnificenza all’edificio. Molti di questi elementi, che conferiscono un aspetto solenne alla villa, sono stati desunti dalle architetture romane antiche. Confronta le immagini e individua gli elementi? Che tipo di sensazione ti trasmette la visione della villa? Cosa pensi volesse comunicare a coloro che vivano in questa zona al tempo della sua realizzazione? 21 2. Osserva la pianta del progetto di Palladio per villa Saraceno. Come abbiamo visto esso non è stato realizzato interamente. Evidenzia nell’immagine la parte che non è stata realizzata. Che funzione avrebbe avuto? Che rapporto instaura con il giardino antistante la villa? 3. Palladio distribuiva le funzioni della villa sia sul piano verticale sia su quello orizzontale. Guarda l’immagine e inserisci le funzioni a cui erano adibiti i vari piani. SOTTOTETTO: PIANO NOBILE: SEMINTERRATO: 4. Guarda la pianta del progetto di villa Pojana. Confrontala con quella di villa Saraceno, mettendo in evidenza soprattutto le caratteristiche che le accomunano. Con il righello misura i lati delle varie stanze e calcolane l’area. Cosa puoi notare? 22 5. Guarda il disegno dello spaccato di villa Pojana del “successore” di Palladio, Bertotti Scamozzi. Esso rappresenta la villa vista di lato e uno dei lati delle barchesse. Che tipo di ordine ha usato Palladio per il colonnato? Ricordi come sono gli intercolumni? In base a quale motivi ha scelto ordine e intercolumni? 6. Aiutandoti con le fotografie che avete scattato all’interno del gruppo descrivi il paesaggio circostante le due ville. Perché, secondo te, le ville di Palladio non sono molte alte (rispetto, ad esempio, ai palazzi di città)? 7. In che modo le ville di Palladio creano un dialogo con il paesaggio circostante? 23 VISITA AUTONOMA: “SCOPRI” VILLA BADOER Questa parte del progetto didattico prevede che ogni gruppo della classe vada a visitare villa Badoer autonomamente e, aiutato dalle indicazioni fornite dal docente, analizzi le sue caratteristiche e la confronti con le ville già studiate. Questo tipo di visita si può definire “seminconsapevole”, in quanto gli studenti, grazie alla prima visita didattica e alla scheda di riflessione, possiedono già gli strumenti per “leggere” la villa di Palladio, ma non hanno assistito ad una spiegazione su questa specifica villa. Lo scopo di questa visita è quello di stimolare i ragazzi attraverso la curiosità di andare a scoprire da soli una villa palladiana che si trova nelle vicinanze della loro città e che è inserita nel paesaggio tipico della zona in cui vivono. La libertà e l’autonomia della visita rende anche gli studenti responsabili e soprattutto lettori attivi del bene e del paesaggio e non ascoltatori passivi di una spiegazione. La visita autonoma sarà preceduto da una lezione di informatica che illustrerà ai ragazzi il funzionamento di Wikispaces 1 . In seguito a questa lezione di informatica, il docente metterà a disposizione sul proprio wikispace alcune indicazioni per affrontare in modo autonomo la visita a villa Badoer Allo stesso tempo i ragazzi creeranno un wikispace ciascuno e lo useranno per condividere ed elaborare, assieme agli altri componenti del proprio gruppo, i materiali raccolti durante la visita didattica autonoma, come foto, schizzi e appunti di una prima analisi e confronto con villa Pojana e villa Saraceno. Gli studenti poi effettueranno una ricerca più approfondita su villa Badoer elaborandola assieme all’analisi e hai confronti che hanno eseguito. Ogni gruppo, infatti, creerà un elaborato finale su questa villa, che l’insegnante potrà controllare sui wikispace di ogni capogruppo. Il docente, durante ogni fase, potrà comunicare eventuali errori, imprecisioni e punti da sviluppare creando una “discussione” all’interno di questo spazio virtuale. Oltre a questo l’insegnante fornirà dei materiali agli studenti tramite il proprio wikispace. 1 Un “wiki” è un sito Web (o comunque una collezione di documenti ipertestuali) che può essere modificato dai suoi utilizzatori e i cui contenuti sono sviluppati in collaborazione da tutti coloro che vi hanno accesso. La modifica dei contenuti è aperta, nel senso che il testo può essere modificato da tutti gli utenti (a volte soltanto se registrati, altre volte anche anonimi) procedendo non solo per aggiunte, ma anche cambiando e cancellando ciò che hanno scritto gli autori precedenti. Ogni modifica è registrata in una cronologia che permette in caso di necessità di riportare il testo alla versione precedente; lo scopo è quello di condividere, scambiare, immagazzinare e ottimizzare la conoscenza in modo collaborativo. Il termine wiki indica anche il software collaborativo utilizzato per creare il sito web. Wikispaces (www.wikispaces.com) è uno dei progetti wiki più utilizzati nella formazione delle persone. L’utilizzo di Wikispaces permette di creare una comunità di discussione, un progetto collaborativo, un luogo dove condividere esperienze e materiali, una documentazione multimediale; oltre a questo dà la possibilità di connettere conoscenze e di usare il web come piattaforma personale. 24 Indicazioni per la visita e l’elaborato di gruppo L’insegnante avrà cura di inserire nel suo wikispace le indicazioni della fase 1 e di correggere le considerazioni che gli studenti inseriranno nel wikispace del capogruppo in seguito alla visita autonoma. Solo in un secondo momento aggiungerà le indicazione per la fase 2, ossia la realizzazione di un elaborato di gruppo su villa Badoer. FASE 1 1) Andate su wikissisarte e, su “mappa villa Badoer”, troverete le indicazioni per raggiungere una villa costruita da Palladio e che ogni gruppo dovrà analizzare. 2) Ecco alcune indicazioni per la visita autonoma: • Scattate delle foto alla villa e al paesaggio che la circonda. Se volete potete fare anche degli schizzi. • Il progetto di villa Badoer, a differenza delle altre due ville che abbiamo preso in considerazione, è stato realizzato interamente. Così, in questo complesso, possiamo notare l’abilità di Palladio di coniugare le due funzioni della villa articolando in modo organico le diverse parti che la compongono. Quali sono queste due funzioni e quali sono le parti? • Alcune caratteristiche della villa ti ricordano qualche tipo di architettura romana? Quali? • Osservate le caratteristiche della villa: in che modo essa intrattiene un rapporto con il paesaggio circostante? • Il tema dell’acqua in questa villa sicuramente ricorrente. Spiegate dove e perché. 3) Inserite nel vostro wikispace (controllerò quello del capogruppo) le foto e le vostre considerazioni. FASE 2 Dopo la visita: 1) Su wikissisarte leggete il documento “Paesaggio palladiano” (estratti del libro di Denis Cosgrove, Il paesaggio palladiano, Cierre, Verona, 2000) e guardate le foto degli affreschi di alcune ville di Palladio che ritraggono dei paesaggi (“Foto affreschi”) 2) create un elaborato di gruppo in cui: • descrivete villa Badoer: utilizzate le vostre analisi e fate una ricerca su internet e in biblioteca; • descrivete il paesaggio che la circonda e la relazione che Palladio sapeva creare tra villa e paesaggio: riflettete, alla luce di quello che avete trattato con il docente di Storia e alla visione dei documenti “Il paesaggio palladiano” e “Foto affreschi”, sulla concezione di natura che avevano gli abitanti della villa nel XVI secolo e sul rapporto con l’acqua. • mettete a confronto villa Badoer con villa Pojana e villa Saraceno; • inserite le foto più significative che avete scattato. 25 2^ LEZIONE: TUTELA DEL PAESAGGIO La seconda lezione verrà svolta in classe secondo la modalità “partecipata”. Si deve precisare che i contenuti riguardanti la tutela del paesaggio verranno suddivisi tra le materie Diritto ed Economia e Storia dell’Arte. La prima si occuperà della normativa vigente e degli organi dello Stato preposti alla tutela e alla valorizzazione dei beni culturali e paesaggistici, mentre la seconda del cambiamento della concezione di paesaggio nelle leggi nazionali di tutela dei beni ambientali. Il docente di Storia dell’Arte all’inizio della lezione chiederà agli studenti di scrivere la propria definizione di paesaggio. Poi verranno presi in esame le definizioni di paesaggio delle leggi 1497 del 29 giugno 1939 e 431 del 8 agosto 1985 (legge Galasso), del testo coordinato del Decreto Legislativo 42 del 22 gennaio 2004 (Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio) come modificato da decreti successivi e della Convenzione europea sul paesaggio del 2001. Per ognuna di queste normative gli studenti individueranno, con l’aiuto del docente, l’idea di paesaggio che emerge e quali tra esse tutelerebbe meglio il “paesaggio palladiano”. Infine rileggeranno le loro definizioni e, alla luce delle varie letture, dovranno individuare qual è la loro concezione di paesaggio. Gli studenti prenderanno appunti e seguiranno i vari passaggi della lezione attraverso una scheda costruita dell’insegnante. Questa lezione ha lo scopo di rendere consapevoli gli studenti dell’importanza della tutela del paesaggio, ma anche di come questo concetto sia molto complesso e come la sua definizione sia estremamente legata alla cultura del legislatore. Nel corso della storia della legislazione italiana, il paesaggio è stato spesso collegato alle trasformazioni che l’uomo opera in esso e vive della relazione con i manufatti che egli vi inserisce. Gli studenti, quindi, che hanno già avuto modo di vedere e studiare il rapporto delle ville palladiane con il paesaggio, si renderanno conto dell’importanza della tutela dell’ambiente che circonda le ville di Palladio e, più in generale, un bene architettonico. 26 Scheda per la riflessione e l’analisi delle normative sul paesaggio CLASSE II LICEO SCIENTIFICO STUDENTE: 1. Che cos’è, secondo te, il paesaggio. Prova a dare una definizione: …………………………………………………………………………………………………….. …………………………………………………………………………………………………….. …………………………………………………………………………………………………….. .……………………………………………………………………………………………………. .……………………………………………………………………………………………………. 2. Leggiamo ora alcune normative sulla tutela dei beni ambientali e individuiamo le concezioni di paesaggio che traspaiono da esse: NORMATIVA CONCEZIONE DI PAESAGGIO Legge 29 giugno 1939, n. 1497 "Protezione delle bellezze naturali" Legge 8 agosto 1985, n. 431 “Legge Galasso” Codice dei beni culturali e del paesaggio Testo coordinato del Decreto Legislativo 22.01.2004, n. 42 e successive modifiche Convenzione europea sul paesaggio del 2001 27 3. Quali normative, in base alla definizione di paesaggio che riportano, ritieni che tutelerebbero meglio i giardini e le zone circostanti alle ville di Palladio che hai studiato? 4. Rileggi ora la tua definizione. Che concezione hai tu del paesaggio? A quale normativa si avvicina maggiormente? La ritieni completa? Se no, cosa aggiungeresti? 28 MODALITÀ DI VERIFICA Verifica diagnostica Considerato che come prerequisito viene richiesta la conoscenza dell’architettura classica, per la verifica diagnostica il docente avrà a disposizione le prove svolte dagli studenti nell’anno scolastico precedente. Verifica formativa Per la verifica formativa verranno valutati gli svolgimenti delle riflessioni della “scheda per fissare i concetti” che verrà consegnata in seguito alla visita didattica a villa Saraceno e a villa Poiana. Verifica sommativa Per una classe II di un liceo scientifico si è scelto il saggio breve (si veda p. 30) come modalità di verifica sommativa da svolgere in classe. Oltre a questa verrà anche valutato il lavoro di gruppo su villa Badoer. Griglia di valutazione VOTO 3 4 5 6 CONOSCENZA APPLICAZIONE SINTESI QUALITA’ COMUNICATIVA L’alunno si rifiuta di essere verificato o non risponde ad alcuna domanda Non possiede alcuna conoscenza. Non ne sa richiamare alla memoria nessuna Possiede e sa richiamare alla memoria, conoscenze frammentarie e superficiali Possiede e sa richiamare alla memoria, conoscenze di base, non approfondite 7 Possiede conoscenze soddisfacenti con qualche spunto di approfondimento 8 Possiede conoscenze esaurienti e approfondite 9-10 Possiede conoscenze complete, ampie e approfondite. Non sa applicare le conoscenze e le procedure in contesti studiati o analoghi a quelli studiati. Sa applicare parzialmente le conoscenze e le procedure in compiti semplici Sa applicare le conoscenze e le procedure in compiti semplici ma necessita di qualche aiuto. Sa applicare le conoscenze e le procedure in compiti semplici; nelle operazioni complesse necessita ancora di qualche aiuto. Sa applicare con sicurezza le conoscenze e le procedure acquisite in compiti complessi. Sa applicare le conoscenze e le procedure anche in problemi nuovi senza errori né imprecisioni. Non sa sintetizzare le conoscenze acquisite. Non sa organizzare un discorso. E’ in grado di effettuare una sintesi parziale ed imprecisa. Sa organizzare un discorso in modo poco fluente, poco pertinente. Sa effettuare una sintesi, se guidato Sa organizzare un discorso pertinente, quasi sempre fluente. Sa effettuare una sintesi autonoma, anche se non sempre completa Sa organizzare l’esposizione in modo pertinente e con soddisfacente chiarezza Sa effettuare una sintesi completa ed autonoma. Sa organizzare un discorso fluente e pertinente. Sa organizzare in modo autonomo e completo le conoscenze e le procedure acquisite. Sa organizzare un discorso fluente, pertinente e ricco. 29 Verifica: il paesaggio palladiano CLASSE II LICEO SCIENTIFICO STUDENTE: DATA: Leggi il seguente brano tratto da un articolo pubblicato su: http://venetonotizie.blogspot.com/2008/11/palladio-degrado-del-paesaggio-e.html lunedì 3 novembre 2008 PALLADIO: degrado del paesaggio e restauro delle ville Sergio Frigo il gazzettino online Edizione del 2/11 «Dopo 50 anni le ville, in quanto architettura, sono in buona parte restaurate. Nel contempo però è mutato radicalmente il contesto, si è trasformato in profondità il paesaggio, che ora è assediato da ogni parte dalle costruzioni che invadono anche il territorio agrario e le prospettive delle ville». Questa dichiarazione, resa al Gazzettino dall'architetto Franco Posocco l'11 maggio del 2001, in occasione di un convegno della Fondazione Mazzotti, potrebbe sintetizzare l'inchiesta pubblicata sull'ultimo numero del Giornale dell'Arte, firmata da Edek Osser e intitolata "Così l'Italia ha massacrato Palladio". Un vero e proprio catalogo degli orrori, un lungo elenco di monumenti assediati dalle strade, dalle case, dai capannoni, un imbarazzante biglietto da visita diffuso (anche su "The Art Newspaper") proprio in concomitanza con le celebrazioni per il cinquecentenario palladiano. L'articolo, che cita alcuni noti studiosi e vari addetti ai lavori, da Lionello Puppi a Francesco Vallerani, da Giulio Muratori a Nadia Qualarsa, da Marco Magnifico a Margherita Verlato, racconta anche dei recuperi andati a buon fine, dell'impegno dell'Istituto Regionale delle Ville Venete, degli interventi del Fai e di altri enti morali anche stranieri, come il Landmark Trust che ha come presidente onorario il principe Carlo. Ma la sostanza dell'inchiesta è la dura denuncia per le duemila ville (su 4.270) non vincolate e spesso in stato di abbandono, per le fabbriche che assediano la splendida Riviera del Brenta, per Villa Chiericati, a Vancimuglio, «circondata da capannoni», per Villa Onesti Magrin a Grisignano strozzata dalle strade. Una denuncia che diventa vero e proprio allarme per la prospettiva di raddoppio del Dal Molin, a poche centinaia di metri dai monumenti palladiani a Vicenza, per la realizzazione della Valdastico sud, "cavallo di Troia per nuove urbanizzazioni" (Vallerani), per il proliferare delle cave (603 attive, 701 dismesse ma ancora aperte, solo quelle censite) che feriscono a fondo il paesaggio regionale. Mettiti nei panni di Edek Osser e, immaginando di aver descritto “il catalogo degli orrori” che deturpano le ville di Palladio e i luoghi circostanti, spiega le caratteristiche del “paesaggio palladiano” portando degli esempi e perché, secondo te, deve essere preservato. 30 CONCLUSIONI Durante il mio tirocinio presso il liceo scientifico “Giovanni Cotta” di Legnago, il docente accogliente mi ha assegnato il compito di preparare una lezione su Palladio per la classe quarta; in particolare dovevo trattare la Basilica, villa Barbaro a Maser e la Rotonda di Vicenza, ossia le opere che erano presentate sul libro di testo. Ho così preparato una presentazione con alcuni confronti con opere dell’architettura classica, di Giulio Romano e di Jacopo Sansovino (che già conoscevano), e con dei piccoli brani tratti dai Quattro libri, ponendo delle domande ai ragazzi in modo da renderli partecipi alla spiegazione. Questa classe è molto tranquilla e silenziosa durante le spiegazioni, ma allo stesso tempo sembra annoiata e lontana dal voler partecipare alle lezioni. Per questo non è stato facile coinvolgerli e spronarli nei confronti con le altre architetture e nelle interpretazioni dei testi. Verso la fine della lezione ho mostrato loro due ville vicine alla zona di Legnago: villa Badoer a Fratta Polesine e villa Pisani a Montagnana. Ho chiesto loro se le avevano mai viste e in molti hanno riconosciuto villa Pisani, che è posta in un incrocio molto trafficato. A questo punto della spiegazione gli studenti si sono incuriositi e hanno cominciato a seguire con maggiore interesse e partecipazione. In base a questa esperienza ho maturato l’idea di un modulo didattico che faccia conoscere agli studenti le architetture di Palladio e il territorio in cui vivono. Di solito nei programmi scolastici di Storia dell’Arte viene seguito un ordine cronologico e vengono analizzate le opere presenti nel libro di testo. La Storia dell’Arte viene così vissuta dagli studenti come lontana dalla propria vita e limitata agli “incontri” con le opere durante le visite didattiche. Soprattutto, gli studenti sono all’oscuro dei beni presenti nella zona in cui abitano e non hanno la capacità di leggere il proprio territorio, le sue caratteristiche e la sua Storia. Nonostante questo gli alunni sono curiosi ed interessati a scoprire i beni che sono vicino a loro, che magari vedono, ma che non riescono a guardare. Il modulo vuole quindi dotare gli studenti di questa capacità di guardare (e quindi capire, oltre che semplicemente conoscere) i beni architettonici della loro zona (nel caso specifico le ville palladiane) il paesaggio che le circonda e la relazione di cui vivono. Lo svolgimento del modulo in una classe seconda, oltre allo scopo pratico di venire collegato all’insegnamento di Diritto ed Economia (presente solo nei primi due anni), ha anche quelli di coinvolgere gli studenti fin dai primi anni del corso di studi nella scoperta delle opere, di creare subito una capacità di lettura ed analisi e infine di suscitare presto un legame emotivo con i beni culturali. In questo caso il legame viene stretto per l’appartenenza ad una stessa zona; esso ha a sua volta l’obiettivo di far scaturire una coscienza civile di rispetto e tutela verso questi beni. 31 BIBLIOGRAFIA E SITOGRAFIA PER DOCENTI BATTILOTTI Donata, Le ville di Palladio, Electa, Milano 1994. Tratta in modo esclusivo e completo delle ville di Palladio BELTRAMINI Guido, Andrea Palladio. Atlante delle architetture, Marsilio, Venezia, 2000. Tratta di tutte le architetture di Palladio prese singolarmente. Oltre a questo vi è un’introduzione sul linguaggio delle sue architetture che comprende dei paragrafi specifici sulle ville di campagna e sui palazzi di città. COSGROVE Denis, Il paesaggio palladiano. La trasformazione geografica e le sue rappresentazioni culturali nell'Italia del XVI secolo, a cura di Francesco Vallerani, Cierre, Vicenza, 2000. Il testo mette in luce le caratteristiche delle ville e del paesaggio veneto, ed illustra la relazione che viene ad instaurarsi tra questi due termini. Il tutto è compreso all’interno di uno studio approfondito della Storia e della cultura dell’epoca. MORIANI Gianni, Palladio architetto della villa fattoria: territorio, agricoltura, ville, barchesse, cantine e cucine nella terraferma veneziana del XVI secolo, Cierre, Caselle di Sommacampagna 2008. Questo libro, come quello di Cosgrove, parla della relazione delle ville con il territorio. In modo particolare poi illustra gli aspetti pratici della villa e delle sue funzioni agricole PUPPI Lionello, Andrea Palladio, Electa, Milano, 1986. In questo volume viene trattata nel suo complesso l’opera palladiana. Vi sono poi una serie di schede sulle singole architetture corredate da molte immagini. TREVISAN Luca, Palladio. Le ville, Sassi, Vicenza, 2008. Tratta in modo esclusivo e completo delle ville di Palladio, con molte fotografie e i disegni delle ville sui Quattro libri. http://www.cisapalladio.org/index.php?lingua=i Sito del Centro Nazionali di Studi di architettura Andrea Palladio. Si trovano spiegazioni dettagliate sull’architetto e le sue opere. Oltre a questo riporta informazioni su pubblicazioni, mostre e corsi. Si può consultare una biblioteca e una fototeca on-line http://www.italianostra-milano.org/cms/?q=node/150 Questo sito offre una guida alla tutela del paesaggio con links alla normativa attuale e a quelle passate. http://www.storiaefuturo.com/it/numero_4/articoli/1_storia-della-conservazione-delpaesaggio-in-italia~26.html#1 Sito che propone una breve storia alla conservazione del paesaggio in Italia. Rispetto al precedente, però, ha una particolare attenzione per i parchi naturali (tema che non interessa questo modulo). http://www.storiain.net/arret/num128/artic3.asp Sito che espone la Storia dei cambiamenti e dell’evoluzione del concetto di “paesaggio”. http://venetonotizie.blogspot.com/2008/11/palladio-degrado-del-paesaggio-e.html 32 Blog che ha pubblicato una notizia su un’inchiesta di Edek Osser, intitolata"Così l'Italia ha massacrato Palladio" e pubblicata sul Giornale dell'Arte, che espone una relazione sul degrado del paesaggio e sul restauro delle ville. BIBLIOGRAFIA E SITOGRAFIA PER STUDENTI COSGROVE Denis, Il paesaggio palladiano. La trasformazione geografica e le sue rappresentazioni culturali nell'Italia del XVI secolo, a cura di Francesco Vallerani, Cierre, Vicenza, 2000, pp. 53-68, 151-157, 211-216, 229-231 MORIANI Gianni, Palladio architetto della villa fattoria: territorio, agricoltura, ville, barchesse, cantine e cucine nella terraferma veneziana del XVI secolo, Cierre, Caselle di Sommacampagna 2008, pp. 91-115, 121, 122, 124-126, 131-134, 175-181 TREVISAN Luca, Palladio. Le ville, Sassi, Vicenza, 2008, pp. 58-60, 84-86, 128-132 http://www.cisapalladio.org/index.php?lingua=i http://www.italianostra-milano.org/cms/?q=node/150 33 ALLEGATO 1 QUATTRO NORMATIVE SULLA TUTELA DEL PAESAGGIO A CONFRONTO Legge 29 giugno 1939, n. 1497 "Protezione delle bellezze naturali" GU n. 241 del 14-10-1939 Art. 1 Sono soggette alla presente legge a causa del loro notevole interesse pubblico: 1) le cose immobili che hanno cospicui caratteri di bellezza naturale o di singolarità geologica; 2) le ville, i giardini e i parchi che, non contemplati dalle leggi per la tutela delle cose d'interesse artistico o storico, si distinguono per la loro non comune bellezza; 3) i complessi di cose immobili che compongono un caratteristico aspetto avente valore estetico e tradizionale; 4) le bellezze panoramiche considerate come quadri naturali e così pure quei punti di vista o di belvedere, accessibili al pubblico, dai quali si goda lo spettacolo di quelle bellezze. Legge 8 agosto 1985, n. 431 Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 27 giugno 1985, n. 312, recante disposizioni urgenti per la tutela delle zone di particolare interesse ambientale (G.U. 22 agosto 1985, n. 197) IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA Promulga la seguente legge: Art. 1 Il decreto-legge 27 giugno 1985, n. 312, recante disposizioni urgenti per la tutela delle zone di particolare interesse ambientale, è convertito in legge con le seguenti modificazioni: L'articolo 1 è sostituito dal seguente: All'articolo 82 del decreto del Presidente della Repubblica 24 luglio 1977, n. 616, sono aggiunti, in fine, i seguenti commi: Sono sottoposti a vincolo paesaggistico ai sensi della legge 29 giugno 1939, n. 1497: a) i territori costieri compresi in una fascia della profondità di 300 metri dalla linea di battigia, anche per i terreni elevati sul mare; b) i territori contermini ai laghi compresi in una fascia della profondità di 300 metri dalla linea di battigia, anche per i territori elevati sui laghi; 34 c) i fiumi, i torrenti ed i corsi d'acqua iscritti negli elenchi di cui al testo unico delle disposizioni di legge sulle acque ed impianti elettrici, approvato con regio decreto 11 dicembre 1933, n. 1775, e le relative sponde o piede degli argini per una fascia di 150 metri ciascuna; d) le montagne per la parte eccedente 1600 metri sul livello del mare per la catena alpina e 1200 metri sul livello del mare per la catena appenninica e per le isole; e) i ghiacciai e i circhi glaciali; f) i parchi e le riserve nazionali o regionali, nonchè i territori di protezione esterna dei parchi; g) i territori coperti da foreste e da boschi, ancorchè percorsi o danneggiati dal fuoco, e quelli sottoposti a vincolo di rimboschimento; h) le aree assegnate alle università agrarie e le zone gravate da usi civici; i) le zone umide incluse nell'elenco di cui al decreto del Presidente della Repubblica 13 marzo 1976, n. 448; l) i vulcani; m) le zone di interesse archeologico. Codice dei beni culturali e del paesaggio Testo coordinato del Decreto Legislativo 22.01.2004, n. 42 come modificato/integrato dal Decreto Legislativo 24 marzo 2006, n. 157, dal Decreto Legislativo 26.03.2008, n. 63 e dall’articolo 4-quinquies della Legge 2 agosto 2008, n. 129 PARTE TERZA - BENI PAESAGGISTICI TITOLO I - Tutela e valorizzazione. Capo I - Disposizioni generali Articolo 131 Paesaggio. 1. Per paesaggio si intende il territorio espressivo di identità, il cui carattere deriva dall'azione di fattori naturali, umani e dalle loro interrelazioni. 2. Il presente Codice tutela il paesaggio relativamente a quegli aspetti e caratteri che costituiscono rappresentazione materiale e visibile dell'identità nazionale, in quanto espressione di valori culturali. 3. Salva la potestà esclusiva dello Stato di tutela del paesaggio quale limite all'esercizio delle attribuzioni delle regioni e delle province autonome di Trento e di Bolzano sul territorio, le norme del presente Codice definiscono i principi e la disciplina di tutela dei beni paesaggistici. 4. La tutela del paesaggio, ai fini del presente Codice, è volta a riconoscere, salvaguardare e, ove necessario, recuperare i valori culturali che esso esprime. I soggetti indicati al comma 6, qualora intervengano sul paesaggio, assicurano la conservazione dei suoi aspetti e caratteri peculiari. 35 5. La valorizzazione del paesaggio concorre a promuovere lo sviluppo della cultura. A tale fine le amministrazioni pubbliche promuovono e sostengono, per quanto di rispettiva competenza, apposite attività di conoscenza, informazione e formazione, riqualificazione e fruizione del paesaggio nonché, ove possibile, la realizzazione di nuovi valori paesaggistici coerenti ed integrati. La valorizzazione è attuata nel rispetto delle esigenze della tutela. 6. Lo Stato, le regioni, gli altri enti pubblici territoriali nonché tutti i soggetti che, nell'esercizio di pubbliche funzioni, intervengono sul territorio nazionale, informano la loro attività ai principi di uso consapevole del territorio e di salvaguardia delle caratteristiche paesaggistiche e di realizzazione di nuovi valori paesaggistici integrati e coerenti, rispondenti a criteri di qualità e sostenibilità. Convenzione europea del Paesaggio Firenze 20 Ottobre 2000 Preambolo Gli Stati membri del Consiglio d'Europa, firmatari della presente Convenzione, Considerando che il fine del Consiglio d'Europa è di realizzare un'unione più stretta fra i suoi membri, per salvaguardare e promuovere gli ideali e i principi che sono il loro patrimonio comune, e che tale fine è perseguito in particolare attraverso la conclusione di accordi nel campo economico e sociale; Desiderosi di pervenire ad uno sviluppo sostenibile fondato su un rapporto equilibrato tra i bisogni sociali, l'attività economica e l'ambiente; Constatando che il paesaggio svolge importanti funzioni di interesse generale, sul piano culturale, ecologico, ambientale e sociale e costituisce una risorsa favorevole all'attività economica, e che, se salvaguardato, gestito e pianificato in modo adeguato, può contribuire alla creazione di posti di lavoro; Consapevoli del fatto che il paesaggio coopera all'elaborazione delle culture locali e rappresenta una componente fondamentale del patrimonio culturale e naturale dell'Europa, contribuendo così al benessere e alla soddisfazione degli esseri umani e al consolidamento dell'identità europea; Riconoscendo che il paesaggio è in ogni luogo un elemento importante della qualità della vita delle popolazioni: nelle aree urbane e nelle campagne, nei territori degradati, come in quelli di grande qualità, nelle zone considerate eccezionali, come in quelle della vita quotidiana; Osservando che le evoluzioni delle tecniche di produzione agricola, forestale, industriale e pianificazione mineraria e delle prassi in materia di pianificazione territoriale, urbanistica, trasporti, reti, turismo e svaghi e, più generalmente, i cambiamenti economici mondiali continuano, in molti casi, ad accelerare le trasformazioni dei paesaggi; Desiderando soddisfare gli auspici delle popolazioni di godere di un paesaggio di qualità e di svolgere un ruolo attivo nella sua trasformazione; Persuasi che il paesaggio rappresenta un elemento chiave del benessere individuale e sociale, e che la sua salvaguardia, la sua gestione e la sua pianificazione comportano diritti e responsabilità per ciascun individuo; Tenendo presenti i testi giuridici esistenti a livello internazionale nei settori della salvaguardia e della gestione del patrimonio naturale e culturale, della pianificazione territoriale, dell'autonomia 36 locale e della cooperazione transfrontaliera e segnatamente la Convenzione relativa alla conservazione della vita selvatica e dell'ambiente naturale d'Europa (Berna, 19 settembre 1979), la Convenzione per la salvaguardia del patrimonio architettonico d'Europa (Granada, 3 ottobre 1985), la Convenzione europea per la tutela del patrimonio archeologico (rivista) (La Valletta, 16 gennaio 1992), la Convenzione-quadro europea sulla cooperazione transfrontaliera delle collettività o autorità territoriali (Madrid, 21 maggio 1980) e i suoi protocolli addizionali, la Carta europea dell'autonomia locale (Strasburgo, 15 ottobre 1985), la Convenzione sulla biodiversità (Rio, 5 giugno 1992), la Convenzione sulla tutela del patrimonio mondiale, culturale e naturale (Parigi, 16 novembre 1972), e la Convenzione relativa all'accesso all'informazione, alla partecipazione del pubblico al processo decisionale e all'accesso alla giustizia in materia ambientale (Aarhus, 25 giugno 1998) ; Riconoscendo che la qualità e la diversità dei paesaggi europei costituiscono una risorsa comune per la cui salvaguardia, gestione e pianificazione occorre cooperare; Desiderando istituire un nuovo strumento dedicato esclusivamente alla salvaguardia, alla gestione e alla pianificazione di tutti i paesaggi europei; Hanno convenuto quanto segue: CAPITOLO I. DISPOSIZIONI GENERALI Articolo 1. Definizioni Ai fini della presente Convenzione: a. "Paesaggio" designa una determinata parte di territorio, così come è percepita dalle popolazioni, il cui carattere deriva dall'azione di fattori naturali e/o umani e dalle loro interrelazioni; b. "Politica del paesaggio" designa la formulazione, da parte delle autorità pubbliche competenti, dei principi generali, delle strategie e degli orientamenti che consentano l'adozione di misure specifiche finalizzate a salvaguardare gestire e pianificare il paesaggio; c. "Obiettivo di qualità paesaggistica" designa la formulazione da parte delle autorità pubbliche competenti, per un determinato paesaggio, delle aspirazioni delle popolazioni per quanto riguarda le caratteristiche paesaggistiche del loro ambiente di vita; d. "Salvaguardia dei paesaggi" indica le azioni di conservazione e di mantenimento degli aspetti significativi o caratteristici di un paesaggio, giustificate dal suo valore di patrimonio derivante dalla sua configurazione naturale e/o dal tipo d'intervento umano; e. "Gestione dei paesaggi" indica le azioni volte, in una prospettiva di sviluppo sostenibile, a garantire il governo del paesaggio al fine di orientare e di armonizzare le sue trasformazioni provocate dai processi di sviluppo sociali, economici ed ambientali; f. "Pianificazione dei paesaggi" indica le azioni fortemente lungimiranti, volte alla valorizzazione, al ripristino o alla creazione di paesaggi. 37 ESTRATTO PER RIASSUNTO DELLA TESI E DICHIARAZIONE DI CONSULTABILITA' ( † ) Il sottoscritto/a ELENA BERARDO Matricola n R10943 Facoltà S.S.I.S. Veneto – Arte e Disegno iscritto al corso di specializzazione in Storia dell’Arte (classe A061) Titolo della tesi ( ∗∗): LE VILLE E IL PAESAGGIO PALLADIANO: UN PROGETTO DIDATTICO DICHIARA CHE LA SUA TESI E': Consultabile da subito Non consultabile Venezia, 23 Maggio 2009 Consultabile dopo mesi Firma dello studente ESTRATTO Il modulo didattico esposto in questa tesi ha come oggetto lo studio di alcune ville di Palladio della bassa pianura veneta e del rapporto tra queste ville e il paesaggio che le circonda. Questo progetto didattico è stato studiato in particolare per la classe seconda del liceo classico “Giovanni Cotta” di Legnago. Il progetto ha lo scopo principale di insegnare agli studenti a leggere il paesaggio del loro territorio, un paesaggio che potremmo definire “culturale”, in quanto profondamente modificato dalla presenza umana e che, nelle ville di Palladio (ma non solo), intrattiene un caratteristico dialogo con i beni architettonici. Il modulo ha quindi anche lo scopo di sensibilizzare gli studenti alla tutela dei beni culturali; esso, infatti, è stato pensato per essere legato in modo particolare all’insegnamento di Diritto ed Economia e, nello specifico, alla tutela dei beni ambientali, che non sono solo quelli naturali, ma anche quelli che scaturiscono dalla trasformazione dell’ambiente ad opera dell’uomo e che sono quindi espressione di una specifica cultura e identità territoriale. Il modulo intende raggiungere gli obietti suddetti attraverso una didattica varia, che utilizzi diversi strumenti e metodologie, in modo da coinvolgere attivamente gli studenti nel processo di insegnamento-apprendimento. † Da inserire come ultima pagina della tesi. L'estratto non deve superare le mille battute ∗∗ Il titolo deve essere quello definitivo uguale a quello che risulta stampato sulla copertina dell'elaborato consegnato al Presidente della Commissione 38