Sessione IV: Olivo - Agraria - Università degli Studi di Bari
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Sessione IV: Olivo - Agraria - Università degli Studi di Bari
Progetto POM A32 “Norme fitosanitarie e commercializzazione delle produzioni vivaistiche” Locorotondo (BA), 4 – 7 dicembre 2001 Sessione III OLIVO COORDINATORE G. MAGNANO DI SAN LIO, Dipartimento di Agrochimica e Agrobiologia, Università degli Studi di Reggio Calabria Progetto POM A32 “Norme fitosanitarie e commercializzazione delle produzioni vivaistiche” Locorotondo (BA), 4 – 7 dicembre 2001 Organismi patogeni di qualità dell’olivo 1 Cariddi C., A. Ippolito1, F. Nigro1, G. Romanazzi1, M. Saponari1, V. Savino1, N. Vovlas2 1 Dipartimento di Protezione delle Piante e Microbiologia Applicata, Università degli Studi di Bari 2 Istituto di Nematologia Agraria, CNR-Bari PREMESSA 1. Batteri 1.1. Rogna dell’olivo 2. Funghi 2.1. Verticilliosi dell’olivo 3. Virus ed agenti virus-simili 3.1. Virus del mosaico dell’Arabis (ArMV) 3.2. Virus della maculatura latente della fragola (SLRV) 3.3. Virus dell’accartocciamento fogliare del ciliegio (CLRV) 3.4. Virus associato all’ingiallimento fogliare dell’olivo (OLYaV) Progetto POM A32 “Norme fitosanitarie e commercializzazione delle produzioni vivaistiche” Locorotondo (BA), 4 – 7 dicembre 2001 Organismi patogeni di qualità dell’olivo Premessa L’olivo, principale coltura arborea dell’Italia Meridionale e della Puglia in particolare, è affetto da diverse malattie di origine fungina, batterica, virale e fitoplasmica di più o meno rilevante importanza economica. Gli agenti causali che persistono nel materiale di propagazione assumono particolare rilevanza ai fini della diffusione delle malattie e, pertanto, meritano una attenta considerazione nella filiera di produzione vivaistica. Il D.M. del 14/4/1997, relativo alle norme tecniche sulla commercializzazione dei materiali di moltiplicazione delle piante da frutto destinate alla produzione di frutto, introducendo la categoria C.A.C. (Conformità Agricola Comunitaria), stabilisce i requisiti fitosanitari che tali materiali di moltiplicazione devono possedere e costituisce un importante strumento normativo per la produzione di materiale di propagazione di qualità. La produzione di piantine sane richiede l’adozione di appropriate tecniche di allevamento lungo tutto il ciclo di produzione vivaistica. Al riguardo, nell’ambito dell’attività svolta per il progetto POM A32, sono stati individuati i punti critici, ossia quelle fasi od operazioni del processo produttivo in cui possono verificarsi infezioni, per la produzione di materiale olivicolo conforme ai requisiti minimi previsti dal decreto. Inoltre, si è ritenuto utile indicare gli obblighi che vivaisti e Servizio fitosanitario devono rispettare e, infine, alcuni consigli pratici rivolti agli agricoltori. Relativamente alla definizione di “requisiti fitosanitari” di cui all’art. 5 e all’elenco dei patogeni di “qualità” riportato nell’allegato II del D.M. del 14/4/1997, per l’olivo si è ritenuto opportuno, sulla base della rilevanza economica dei patogeni trasmessi attraverso il materiale di propagazione, dell’esperienza maturata nell’ambito del Progetto POM A32 e dei dati disponibili in letteratura, precisare gli agenti virali responsabili delle malattie nonché di integrare l’elenco delle specie di nematodi riportate nel suddetto DM (Tabella 1). In particolare, per i virus e gli agenti virus-simili, si è ritenuta poco proponibile, sotto il profilo economico per il vivaista e tecnico per il laboratorio accreditato, la necessità di garantirne l’assenza da tutti. Tenendo conto di questo e dei protocolli di importazione dei Paesi extraeuropei, con lo scopo di rendere più efficaci ed operative le proposte del progetto, si propone di considerare tra gli agenti virali finora segnalati su olivo quelli che per la loro epidemiologia (trasmissione per polline, seme), per la loro ubiquitarietà (ArMV, Progetto POM A32 “Norme fitosanitarie e commercializzazione delle produzioni vivaistiche” Locorotondo (BA), 4 – 7 dicembre 2001 SLRV, CLRV) potrebbero rappresentare una sorgente di inoculo per la stessa specie o per altre specie ospiti sulle quali causano gravi danni, per la loro associazione a sintomatologie di campo ben evidenti (OLYaV). Per una più facile e rapida consultazione, le informazioni più importanti per ciascun patogeno dell’olivo (l’inquadramento sistematico, le piante ospiti, la distribuzione geografica, le modalità di diffusione, la sintomatologia, la modalità di diagnosi, i principi di lotta), nonchè i protocolli diagnostici per i diversi agenti patogeni, sono state raccolte in apposite schede. Tabella 1. Malattie ed organismi patogeni pregiudizievoli la qualità previsti dall’allegato II del D.M. 14/4/1997 e proposta dal Progetto POM A32 ALLEGATO II D.M. 14/04/1997 Malattia PROPOSTA PROGETTO POM A32 Agente Malattia Agente Batteri Rogna dell’olivo Pseudomonas savastanoi Rogna dell’olivo pv savastanoi Tracheoverticilliosi Verticillium dahliae Funghi Tutti Tutti Tracheoverticilliosi Virus E Agenti Virus Simili Mosaico dell’Arabis Verticillium dahliae ArMV, Maculatura anulare latente della fragola SLRV Accartocciamento fogliare del ciliegio Giallume fogliare dell’olivo CLRV OLYaV Nematodi Galle alle radici Meloidogyne spp. Galle alle radici Lesioni alle radici Lesioni alle radici Meloidogyne javanica, e M. incognita Pratylencus vulnus, Xiphinema diversicaudatum Progetto POM A32 “Norme fitosanitarie e commercializzazione delle produzioni vivaistiche” Locorotondo (BA), 4 – 7 dicembre 2001 1. BATTERI 1.1. Rogna dell’olivo Inquadramento tassonomico Famiglia Genere Specie Pseudomonadacae Pseudomonas Pseudomonas savastanoi pv. savastanoi (sin. Pseudomonas syringae subsp. savastanoi) Distribuzione geografica: ubiquitario Modalità di diffusione Il batterio sopravvive all’interno dei tubercoli e come epifita sul filloplano da dove, in seguito a lesioni recenti causate da gelate, grandine, tagli di potatura, operazioni di raccolta e caduta delle foglie può colonizzare i tessuti della pianta, dando luogo alle escrescenze (tubercoli). Nelle aree meridionali le popolazioni epifitiche del batterio raggiungono la massima densità in autunno (mese di novembre in particolare) e in primavera (mese di aprile in particolare). Tale disponibilità d’inoculo diviene particolarmente importante nel periodo autunno-invernale quando la filloptosi è più intensa e quindi più elevata la possibilità di infezione attraverso le cicatrici fogliari. La diffusione negli ambienti di coltivazione avviene ad opera della pioggia, del vento, degli insetti (es. Dacus oleae). Piogge abbondanti seguite da elevata umidità ambientale e temperature comprese tra 21 e 24 °C rappresentano le condizioni ottimali per lo sviluppo della malattia. Piante ospiti: Olivo Sintomatologia La malattia può manifestarsi su tutti gli organi epigei della pianta ma soprattutto sui giovani rami. Su questi ultimi si formano tipiche escrescenze (tubercoli) isolate o, nel caso di forti attacchi, confluenti, di forma sferoidale, di diametro variabile da pochi millimetri fino a qualche centimetro, dapprima di colore verdastro e a superficie liscia, poi di colore grigiastro ed infine di colore brunastro con superficie screpolata e di consistenza legnosa. Tali escrescenze possono essere presenti anche su foglie e piccioli e più raramente sui frutti (Tavola I). Diagnosi Isolamento su Agar-Nutritivo-Saccarosio (colonie bianco-crema leggermente convesse dopo 3-4 giorni di incubazione a 25 °C) o su Agar-King B (colonie debolmente fluorescenti dopo 2-3 giorni di incubazione a 25 °C); saggio LOPAT ed altri saggi biochimici, nutrizionali e fisiologici consigliati per la identificazione delle patovar di Pseudomonas syringae, saggi sierologici (ELISA o immunofluorescenza indiretta). Saggi di conferma: analisi degli acidi grassi cellulari o PCR. Lotta Attento controllo sanitario delle piante madri e in vivaio, eliminazione dei rami particolarmente infetti, trattamenti con composti rameici, in particolare, dopo gelate, grandinate, potatura e raccolta meccanica. È consigliabile anche effettuare almeno un trattamento nel periodo Progetto POM A32 “Norme fitosanitarie e commercializzazione delle produzioni vivaistiche” Locorotondo (BA), 4 – 7 dicembre 2001 autunnale-invernale durante il quale si ha una maggiore caduta delle foglie e uno durante il periodo di fine inverno inizio primavera quando maggiore è il pericolo di gelate. Punti critici Per i vivaisti: utilizzare materiale di moltiplicazione prelevato da piante madri sane controllate mediante controlli visivi. Consigli pratici Per i vivaisti: poiché il batterio è spesso presente come epifita anche sulle piante di olivo asintomatiche, prima di effettuare il taglio per il prelievo delle marze, è consigliabile effettuare un trattamento con composti rameici allo scopo di “ripulire” le piante da eventuali cellule del patogeno presenti sulla superficie. TAVOLA I Fig. 1 - Tubercoli di “rogna” su rametto di olivo Fig. 2 - Gravi infezioni di “rogna” su giovane pianta di olivo Progetto POM A32 “Norme fitosanitarie e commercializzazione delle produzioni vivaistiche” Locorotondo (BA), 4 – 7 dicembre 2001 2. FUNGHI 2.1. Verticilliosi dell’olivo Inquadramento tassonomico Regno Divisione Sottodivisione Classe Ordine Famiglia Genere Specie Mycetae Eumycota Deuteromycotina Hyphomycetes Hyphales Mucedinacee Verticillium V. dahliae Kleb. Malattia La verticilliosi, causata da Verticillium dahliae, è una malattia tracheomicotica di molte specie vegetali erbacee ed arboree. Distribuzione geografica La presenza di V. dahliae è riportata in tutte le maggiori aree olivicole del bacino del Mediterraneo (Italia, Spagna, Francia, Grecia, Turchia, Siria, Marocco) e della California. Modalità di diffusione V. dahliae è un patogeno che vive nel terreno, dove può permanere a lungo grazie alla forma di resistenza rappresentata dai microsclerozi. Anche le foglie di piante affette possono contribuire alla formazione dei microsclerozi ed incrementare l'inoculo nel suolo. Le radici infette che rimangono nel terreno dopo l’asportazione delle piante morte costituiscono un’altra fonte di conservazione e di moltiplicazione dell’inoculo. La consociazione con specie ortive suscettibili al patogeno (soprattutto solanacee, carciofo) può determinare un aumento del livello di popolazione di V. dahliae nel terreno, livello che contribuisce, anche in relazione alle più frequenti lavorazioni, alle concimazioni ed irrigazioni più abbondanti, ad una maggiore diffusione della malattia. Tra le tecniche colturali, alcuni metodi di irrigazione (ad es. infiltrazione laterale da solchi e allagamento), così come lo spostamento di macchine e di attrezzi di lavorazione da un terreno contaminato ad un terreno sano, diffondono velocemente i propaguli del patogeno. L’impiego di materiale di propagazione infetto, infine, rappresenta il più efficace metodo di diffusione del patogeno e della malattia anche a grandi distanze. Piante ospiti Verticillium dahliae è agente di tracheomicosi di molte piante erbacee (solanacee, carciofo, cotone) ed arboree, sia da frutto sia forestali. Infetta anche numerose specie di erbe infestanti che possono comportarsi da ospiti muti. Sintomatologia I sintomi compaiono nel tardo inverno ed in primavera-estate a seconda del decorso della malattia (acuto o cronico). Tipicamente la malattia si presenta con seccumi di rametti o di una o più branche. Nelle piante giovani i seccumi possono interessare l’intera chioma, se il decorso della Progetto POM A32 “Norme fitosanitarie e commercializzazione delle produzioni vivaistiche” Locorotondo (BA), 4 – 7 dicembre 2001 malattia è acuto (Tavola II); in piante adulte ed in coltura asciutta, invece, la malattia si manifesta solitamente come deperimento cronico, con seccumi e defogliazioni limitati a pochi rametti o a qualche branca (Tavola VII, Fig. 2). La corteccia dei rami o dei tronchi delle giovani piante si può presentare di aspetto normale, ma spesso sono evidenti striature necrotiche di colore bruno-rossatro, leggermente depresse (Tavola VII, Fig. 3) Un sintomo caratteristico è costituito da imbrunimenti che possono interessare settorialmente o interamente il cilindro legnoso (Tavola VII, Fig. 4) . Le piante infette, inoltre, presentano solitamente ciuffi di polloni alla base del tronco o, meno frequentemente, succhioni all’inserzione delle branche deperite. Recentemente, accanto alle forme classiche della malattia (acuta e cronica) ne è stata aggiunta una terza, in cui piante del tutto asintomatiche risultano infette da patotipi di V. dahliae a debole virulenza. Diagnosi La diagnosi viene effettuata mediante l’isolamento del patogeno da porzioni di tessuto xilematico, utilizzando comuni substrati di coltura artificiale (Agar-Acqua, Agar Patata Saccarosio). La presenza del patogeno nei tessuti è discontinua nel corso dell’anno in funzione dell’andamento climatico e delle reazioni dell’ospite. Solitamente, il patogeno si isola con facilità in primaverainizio estate. La diagnosi nei tessuti legnosi può essere effettuata anche mediante alcuni Kit commerciali ELISA e tecniche molecolari (PCR, sonde nucleiche). Nel terreno, la presenza del patogeno viene accertata mediante isolamento in coltura su substrati semiselettivi. Lotta Attualmente non esistono prodotti chimici pienamente efficaci contro la verticilliosi e la lotta si basa su interventi agronomici e su misure preventive: - quando la malattia è in atto è necessario mantenere le piante indurite, riducendo l’irrigazione e le concimazioni azotate e lasciando inalterati gli apporti di fosforo e potassio; - limitare gli interventi di potatura all’asportazione dei rami con sintomi; - evitare la consociazione con specie suscettibili (solanacee, carciofo, cotone); - non utilizzare tecniche irrigue che diffondono più facilmente i propaguli del patogeno (ad es. scorrimento, infiltrazione laterale e similari); - evitare lavorazioni profonde che possono provocare ferite all’apparato radicale; - mantenere il terreno libero da erbe infestanti mediante diserbo o lavorazioni superficiali; - ove disponibili, utilizzare portinnesti e varietà resistenti. Punti critici in vivaio, utilizzare materiale di moltiplicazione (marze e talee) provenienti da piante madri sottoposte a periodici saggi di laboratorio per accertare l’assenza di infezioni da V. dahliae; in campo utilizzare per l’impianto piantine certificate sane; accertare l’assenza di propaguli del patogeno nei substrati d’allevamento in vivaio e nel terreno prima dell’impianto. Consigli pratici in vivaio, utilizzare contenitori nuovi o accuratamente disinfestati mediante trattamento con soluzioni sterilizzanti (ad es. immersione per 10 minuti in soluzioni al 4% di ipoclorito commerciale); in pieno campo, l’asportazione delle parti infette mediante pesanti potature o capitozzatura dei soggetti malati è sconsigliabile sulle piante giovani, le quali, stimolate a produrre nuova vegetazione, si esauriscono e deperiscono più rapidamente; evitare la diffusione dell’inoculo con macchine o attrezzi di lavorazione che hanno operato in terreni infestati. Progetto POM A32 “Norme fitosanitarie e commercializzazione delle produzioni vivaistiche” Locorotondo (BA), 4 – 7 dicembre 2001 TAVOLA II 1 2 3 4 Fig. 1 - Giovane pianta di olivo con disseccamento dell’intera chioma causato da verticilliosi a decorso acuto. È evidente l’emissione di polloni e di succhioni alla base del tronco. Fig. 2 - Seccume limitato ad una sola branca su pianta di olivo affetta da verticilliosi a decorso cronico. Fig. 3 - Striature necrotiche sulla corteccia di rametto di olivo affetto da verticilliosi. Fig. 4 – Imbrunimento del cilindro legnoso causato da Verticillium dahliae. Progetto POM A32 “Norme fitosanitarie e commercializzazione delle produzioni vivaistiche” Locorotondo (BA), 4 – 7 dicembre 2001 3. NEMATODI 3.1. Meloidogyne incognita (Kofoid & White, 1919) Chitwood, 1949 Premessa Questa specie è cosmopolita e riveste notevole importanza economica per numerose colture in climi tropicali e/o subtropicali. Numerosi sono gli ospiti erbacei e molto evidenti sono le deformazioni dell’apparato radicale sulle piante ospiti. Inquadramento tassonomico Famiglia Genere Specie Meloidogyne Meloidogyne incognita Modalità di diffusione Come tutti i nematodi, la diffusione avviene attraverso attrezzi da taglio, acqua e materiale di propagazione. Distribuzione geografica: il nematode è strettamente legato alla presenza della specie ospite. Piante ospiti Tra le piante da frutto, olivo e drupacee sono gli ospiti che risentono maggiormente degli attacchi di questa specie, anche la vite, sebbene in misura minore, risulta essere colpita da questa specie. Sintomatologia Il sintomo più evidente e facilmente verificabile si manifesta a carico dell’apparato radicale della pianta ospite che si mostra nel complesso molto ridotto e deformato dai caratteristici rigonfiamenti (“galle”) indotti dall’azione trofica del nematode. Cellule nutrici ipertrofiche, in prossimità dell’estremità anteriore del nematode, caratterizzano i siti di alimentazione. (Tav. III) Danni Le piante attaccate manifestano crescita stentata della parte aerea, ingiallimenti diffusi e fioritura ridotta. Diagnosi Identificazione, a livello specifico, basata sulla morfo-anatomia (illustrata in questa scheda), che utilizza una serie di parametri specifici rilevati su larve e adulti. Lotta Disinfestazione del terreno con mezzi fisici, chimici ed agronomici. Norme fitosanitarie Analisi nematologiche in pre-impianto, mantenimento in sanità delle piante in vivaio e uso di materiale sano per la propagazione. Progetto POM A32 “Norme fitosanitarie e commercializzazione delle produzioni vivaistiche” Locorotondo (BA), 4 – 7 dicembre 2001 TAVOLA III Meloidogyne incognita A • Stadi vitali; larve infettive maschio femmina maschio In muta F B B,C) Porzione anteriore e posteriore del corpo del maschio; D) Estremità anteriore della femmina; E) Impronta perineale della femmina (principale carattere diagnostico); F) Radici di mandorlo mostranti vistose galle; G) Femmina perlacea sacciforme conficcata in C G D E H Progetto POM A32 “Norme fitosanitarie e commercializzazione delle produzioni vivaistiche” Locorotondo (BA), 4 – 7 dicembre 2001 3.2. Meloidogyne javanica (Treub, 1885) Chitwood, 1949 Premessa Questa specie cosmopolita, risulta essere distribuita largamente in climi tropicali e/o subtropicali. Numerosi sono gli ospiti erbacei ed arborei e molto evidenti sono le deformazioni dell’apparato radicale delle piante ospiti. Inquadramento tassonomico Famiglia Genere Specie Meloidogyne Meloidogyne javanica Modalità di diffusione Come tutti i nematodi, la diffusione avviene attraverso attrezzi da taglio, acqua e materiale di propagazione. Distribuzione geografica: il nematode è strettamente legato alla presenza della specie ospite. Piante ospiti Tra le piante da frutto, olivo e drupacee sono ospiti che risentono maggiormente degli attacchi di questa specie, anche la vite, sebbene in misura minore, risulta essere colpita da questa specie. Sintomatologia Il sintomo più evidente e facilmente verificabile si manifesta a carico dell’apparato radicale della pianta ospite che si mostra nel complesso molto ridotto e deformato dai caratteristici rigonfiamenti (“galle”) indotti dall’azione trofica del nematode. Cellule nutrici ipertrofiche, in prossimità dell’estremità anteriore del nematode, caratterizzano i siti di alimentazione (Tav. IV). Danni Le piante attaccate manifestano crescita stentata della parte aerea, ingiallimenti diffusi e fioritura ridotta. Diagnosi L’identificazione a livello specifico basata sulla morfo-anatomia illustrata in questa scheda, si basa su una serie di parametri specifici di larve e adulti. Lotta Disinfestazione del terreno con mezzi fisici, chimici ed agronomici. Norme fitosanitarie Analisi nematologiche in pre-impianto, mantenimento in sanità delle piante in vivaio e uso di materiale sano per la propagazione. Progetto POM A32 “Norme fitosanitarie e commercializzazione delle produzioni vivaistiche” Locorotondo (BA), 4 – 7 dicembre 2001 TAVOLA IV Meloidogyne javanica A • Radice di olivo mostrante vistose deformazioni. • Femmina del nematode (N) conficcata nei tessuti radicali. • Femmina intera. • Regione B C campi laterali cellule nutrici nematode D E Progetto POM A32 “Norme fitosanitarie e commercializzazione delle produzioni vivaistiche” Locorotondo (BA), 4 – 7 dicembre 2001 3.3. Xiphinema diversicaudatum (Micoletzky, 1927) Thorne, 1939 Premessa Simile ad altre specie del genere Xiphinema, X. diversicaudatum è una specie ectoparassita radicale. Inquadramento tassonomico Famiglia Genere Specie Xiphinema Xiphinema diversicaudatum Modalità di diffusione Come tutti i nematodi, la diffusione avviene attraverso attrezzi da taglio, acqua e materiale di propagazione. Distribuzione geografica: il nematode è strettamente legato alla presenza della specie ospite. Piante ospiti In generale, sono ospiti preferenziali di questa specie diverse piante arboree, sebbene le popolazioni più numerose si riscontrano su ospiti erbacei. Sintomatologia Spesso gli apici radicali delle piante ospiti attaccate da questa specie risultano ispessite, e nelle radici capillari lo stiletto molto lungo può causare necrosi locali al punto di penetrazione (Tav. V). Danni Questa specie è in grado di trasmettere principalmente le seguenti malattie virali: - Arabis mosaic virus (ArMV). - Strawberry latent ringspot virus (SRLV). Diagnosi Identificazione a livello di specie, che si basa sulla misurazione di una serie di parametri morfo-anatomici specifici (illustrati in questa scheda) di esemplari adulti. Lotta Disinfestazione del terreno con mezzi fisici, chimici ed agronomici. Norme fitosanitarie Analisi nematologiche degli appezzamenti destinati a campi di piante madri di olivo. Progetto POM A32 “Norme fitosanitarie e commercializzazione delle produzioni vivaistiche” Locorotondo (BA), 4 – 7 dicembre 2001 TAVOLA V Xiphinema diversicaudatum Caratteri morfometrici di Xiphinema diversicaudatu m lunghezza totale : 4.0-5.5 (4.9) mm odontostilo : 130-157(153) µm odontoforo : 70-97 (85) µm posiz.% della vulva: 39-46 (43) mucrone : 12 µm • • • • Estremità anteriore del corpo della femmina; Estremità cefalica della femmina; Corpo della femmina intero mostrante la ‘postura’; Apparato riproduttore posteriore della femmina; E-G) Coda della femmina; H-I) Coda del maschio; J) ‘Organo-Z’ con corpi globulari al suo interno. Progetto POM A32 “Norme fitosanitarie e commercializzazione delle produzioni vivaistiche” Locorotondo (BA), 4 – 7 dicembre 2001 3.4. Pratylenchus vulnus Allen & Jensen, 1951 Premessa I nematodi delle lesioni seguono in ordine di importanza economica quelli galligeni e cisticoli e sono causa di forti perdite di produzione a livello mondiale, fino al 15-18% della produzione annua. La loro vasta diffusione e gamma di ospiti (piante erbacee e arboree) rende indispensabile il loro riconoscimento a livello di specie, per predisporre un preciso programma di norme fitosanitarie, in particolar modo nei vivai di fruttiferi. Inquadramento tassonomico Famiglia Genere Specie Pratylenchus Pratylenchus vulnus Modalità di diffusione Come tutti i nematodi, la diffusione avviene attraverso attrezzi da taglio, acqua e materiale di propagazione. Distribuzione geografica: il nematode è strettamente legato alla presenza della specie ospite. Piante ospiti Pratylenchus vulnus è essenzialmente parassita di piante arboree, ma invade anche le radici di numerose piante erbacee. Olivo, vite e drupacee sono buoni ospiti di questa specie (endoparassita migratore). Sintomatologia Parassita obbligato, migra all’interno delle radici e si nutre a spese dei tessuti corticali, ove si riproduce, inducendo all’interno della radice stessa lesioni e necrosi nei siti di alimentazione, interessando diversi strati cellulari (Tav. VI). Danni I danni provocati dalle infezioni di questa specie consistono in estese necrosi radicali con perdita della funzionalità della radice stessa, che porta a sintomi evidenti di crescita stentata a carico della parte epigea della pianta e ad ingiallimenti diffusi. Diagnosi Identificazione a livello specifico basata sulla morfologia, che esamina una serie di parametri biometrici rilevati su esemplari di adulti (femmine e maschi). Lotta Sono indispensabili la disinfestazione del terreno (con mezzi chimici e fisici) e l’eliminazione delle erbe infestanti in vivaio, per mantenere bassi livelli di popolazione del parassita. Progetto POM A32 “Norme fitosanitarie e commercializzazione delle produzioni vivaistiche” Locorotondo (BA), 4 – 7 dicembre 2001 Norme fitosanitarie Analisi nematologiche di pre-impianto (su terreno e radici) e l’uso di materiale esente da nematodi sono le norme base per una buona riuscita di nuovi impianti colturali. Progetto POM A32 “Norme fitosanitarie e commercializzazione delle produzioni vivaistiche” Locorotondo (BA), 4 – 7 dicembre 2001 TAVOLA VI Pratylenchus vulnus A B C E Caratteri morfometrici di Pratylenchus vulnus: numero di annuli labiali: 3 lunghezza totale : 460-910 µm lunghezza stiletto : 16-18 µm posiz. % della vulva : 78-84 lungh.branca post-uterina: 2,5- D Esemplari del nematode (N) nei t ti ti li di A: Femmina intera; B: Regione esofagea della femmina; C: Regione cefalica della femmina; D: coda della femmina; • A. Necrosi e lesioni su radici di pesco ; B. Particolare del sito di alimentazione Progetto POM A32 “Norme fitosanitarie e commercializzazione delle produzioni vivaistiche” Locorotondo (BA), 4 – 7 dicembre 2001 4. VIRUS 4.1. Virus del mosaico dell’Arabis (ArMV) Inquadramento tassonomico Famiglia Genere Specie Acronimo: Comoviridae Nepovirus Arabic mosaic virus ArMV Malattia/Avversità: latente su Olea europea. Distribuzione geografica: segnalato in tutti i continenti sulle diverse specie ospiti. Modalità di diffusione Oltre che con il materiale di propagazione, ArMV è trasmesso da nematodi della famiglia Dorylaimidae (principalmente Xiphinema diversicaudatum). E’ trasmissibile anche per seme, con percentuali che in alcune specie possono raggiungere anche il 100%. Piante ospiti Oltre l’olivo infetta naturalmente numerose specie di Prunus, Rubus, la vite e diverse piante erbacee quali: Arabis hirsuta, Arabis sp, Asparagus officinalis, Beta vulgaris, Cucumis sativus, Cucurbita pepo, Daucus carota, Lactuca sativa. Sintomatologia: non ci sono segnalazioni di sintomi su olivo. Diagnosi Trasmissione meccanica ad indicatori erbacei (Chenopodium amaranticolor, C. quinoa, Cucumis sativus, Nicotiana tabacum cv. White Burley e Petunia hybrida) da mignole di olivo in fase di fioritura. Amplificazione genica (PCR) su estratti di acido nucleico totale. Ibridazione molecolare non radioattiva su estratti di acido nucleico totale o di acidi nucleici a doppia elica. Lotta: impiego di materiale di propagazione sano. Punti critici In vivaio, utilizzare materiale di moltiplicazione (marze e talee) proveniente da piante madri sottoposte a periodici saggi di laboratorio per accertare l’assenza da infezioni virali; Terreno dei campi delle fonti di approvvigionamento e substrati utilizzati nel ciclo produttivo esenti dal nematode X. diversicaudatum; in vivaio, utilizzare contenitori nuovi o accuratamente disinfestati mediante trattamento con soluzioni sterilizzanti (ad es. immersione per 10 minuti in soluzioni al 4% di ipoclorito commerciale); Progetto POM A32 “Norme fitosanitarie e commercializzazione delle produzioni vivaistiche” Locorotondo (BA), 4 – 7 dicembre 2001 Consigli pratici Agricoltori: utilizzare astoni certificati ed evitare l’utilizzo di materiali di propagazione di dubbia origine. Progetto POM A32 “Norme fitosanitarie e commercializzazione delle produzioni vivaistiche” Locorotondo (BA), 4 – 7 dicembre 2001 4.2. Virus della maculatura latente della fragola (SLRV) Inquadramento tassonomico Famiglia Genere Specie Acronimo: Comoviridae Nepovirus Strawberry latent ringspot virus SLRSV Malattia/Avversità: butteratura delle olive (rara) (Tav. VII); più frequenti sono le infezioni latenti. Distribuzione geografica Soprattutto Europa continentale, ma presente anche in altri continenti sulle diverse specie ospiti. Modalità di diffusione Oltre che, come tutti i virus, attraverso il materiale di propagazione, SLRSV è trasmesso dal nematode Xiphinema diversicaudatum. In diverse specie di piante erbacee è stata dimostrata la trasmissibilità per seme (fino al 70%). Piante ospiti Oltre l’olivo infetta naturalmente numerose altre specie quali la fragola, la vite, il pesco, il susino, l’asparago, Rubus idaeus, Apium graveolens. Sintomatologia Su olivo sono state ritrovati occasionalmente sintomi di butteratura e malformazione delle drupe. Diagnosi Trasmissione meccanica ad ospiti erbacei indicatori (Chenopodium amaranticolor, C. murale, C. quinoa, Cucumis sativus) da mignole di olivo in fase di fioritura. Amplificazione genica (PCR) su estratti di acido nucleico totale. Ibridazione molecolare su estratti di acido nucleico totale o di acidi nucleici a doppia elica. Lotta: impiego di materiale di propagazione sano. Punti critici Punti critici: In vivaio, utilizzare materiale di moltiplicazione (marze e talee) proveniente da piante madri sottoposte a periodici saggi di laboratorio per accertare l’assenza da infezioni virali; Terreno dei campi delle fonti di approvvigionamento e substrati utilizzati nel ciclo produttivo esenti dal nematode X. diversicaudatum; in vivaio, utilizzare contenitori nuovi o accuratamente disinfestati mediante trattamento con soluzioni sterilizzanti (ad es. immersione per 10 minuti in soluzioni al 4% di ipoclorito commerciale); Progetto POM A32 “Norme fitosanitarie e commercializzazione delle produzioni vivaistiche” Locorotondo (BA), 4 – 7 dicembre 2001 Consigli pratici: Agricoltori: utilizzare astoni certificati ed evitare l’utilizzo di materiali di propagazione di dubbia origine. Progetto POM A32 “Norme fitosanitarie e commercializzazione delle produzioni vivaistiche” Locorotondo (BA), 4 – 7 dicembre 2001 4.3. Virus dell’accartocciamento fogliare del ciliegio (CLRV) Inquadramento tassonomico Famiglia Genere Specie Acronimo Comoviridae Nepovirus Cherry leaf roll virus CLRV Malattia/Avversità: latente. Distribuzione geografica: segnalato in tutti i continenti sulle diverse specie ospiti Modalità di diffusione (epidemiologia) Oltre che col materiale di propagazione agamica, CLRV si trasmette anche per seme e su qualche ospite (noce) per polline. Piante ospiti oltre l’olivo, CLRV può infettare naturalmente il ciliegio, il noce, l’olmo, Rheum rhaponticum, Berteroa incana, Delphinium elatum e Rumex obtusifolius. Sintomatologia sugli ospiti naturali: sull’olivo, come già detto, è latente. Diagnosi Trasmissione meccanica ad ospiti erbacei suscettibili (Chenopodium amaranticolor, C. quinoa, Cucumis sativus, Nicotiana rustica, N. tabacum cv White Burley e Xanthi) da mignole di olivo in fase di fioritura. Amplificazione genica (PCR) su estratti di acido nucleico totale. Ibridazione molecolare su estratti di acido nucleico totale o di acidi nucleici a doppia elica. Lotta: impiego di materiale di propagazione sano. Punti critici: In vivaio, utilizzare materiale di moltiplicazione (marze e talee) proveniente da piante madri sottoposte a periodici saggi di laboratorio per accertare l’assenza da infezioni virali; Consigli pratici: Agricoltori: utilizzare astoni certificati ed evitare l’utilizzo di materiali di propagazione di dubbia origine. Progetto POM A32 “Norme fitosanitarie e commercializzazione delle produzioni vivaistiche” Locorotondo (BA), 4 – 7 dicembre 2001 4.4. Virus associato all’ingiallimento fogliare dell’olivo (OLYaV) Inquadramento tassonomico Famiglia Genere Specie Acronimo Closteroviridae Closterovirus Olive leaf yellowing associated virus OLYaV Malattia/Avversità: giallume fogliare (raro); più frequenti sono le infezioni latenti. Distribuzione geografica: segnalato in Italia, Grecia, Spagna, Egitto, Tunisia, Libano, Marocco, USA, Australia. Modalità di diffusione Come tutti i virus, OLYaV si trasmette attraverso il materiale di propagazione. E’ stato segnalato in Euphillura olivina, la cui capacità di trasmetterlo non è però stata dimostrata. Non si trasmette per seme. Piante ospiti: finora non è stato segnalato su altre specie. Sintomatologia sugli ospiti naturali Quando l’infezione è sintomatica si sviluppano ingiallimenti diffusi su parte della chioma, di solito costituita da un’intera branca. Le foglie mostrano alterazioni di color giallo brillante che, dalla zona apicale della lamina, si diffondono con andamento basipeto verso il picciolo, interessando dapprima i margini e poi l’intera superficie fogliare (Tav. VII). Diagnosi Amplificazione genica (PCR) su estratti di acido nucleico totale; ibridazione molecolare non radioattiva su estratti di acido nucleico totale o di acidi nucleici a doppia elica. Non sono disponibili reagenti sierologici; inoltre OLYaV non è trasmissibile meccanicamente ad indicatori erbacei. Lotta: impiego di materiale di propagazione sano. Punti critici: In vivaio, utilizzare materiale di moltiplicazione (marze e talee) proveniente da piante madri sottoposte a periodici saggi di laboratorio per accertare l’assenza da infezioni virali; Consigli pratici: Agricoltori: utilizzare astoni certificati ed evitare l’utilizzo di materiali di propagazione di dubbia origine. Progetto POM A32 “Norme fitosanitarie e commercializzazione delle produzioni vivaistiche” Locorotondo (BA), 4 – 7 dicembre 2001 TAVOLA VII B A C E D Alterazioni di probabile eziologia virale su olivo: A) e B): Alterazioni di carattere morfologico sulla vegetazione e sui frutti; C), D), E): Giallumi fogliari Progetto POM A32 “Norme fitosanitarie e commercializzazione delle produzioni vivaistiche” Locorotondo (BA), 4 – 7 dicembre 2001 Presentazione dei poster riguardanti la messa a punto e validazione di protocolli di monitoraggio, di campionamento, di diagnosi, produzione e standardizzazione di reagenti per corredi diagnostici. U. Prota Dipartimento di Protezione delle Piante, Sezione di Patologia Vegetale Università degli Studi di Sassari Progetto POM A32 “Norme fitosanitarie e commercializzazione delle produzioni vivaistiche” Locorotondo (BA), 4 – 7 dicembre 2001 Impiego dell’ELISA nella diagnosi di Verticillium dahliae, agente della tracheomicosi dell’olivo Romanazzi G., F. Nigro, I. Pentimone, P. Gallone, A.Ippolito Dipartimento di Protezione delle Piante e Microbiologia Applicata Università degli Studi di Bari Riassunto La verticilliosi causata da Verticillium dahliae Kleb., è la più preoccupante malattia crittogamica dell’olivo, in grado di uccidere le piante attaccate nella fase giovanile e di compromettere fortemente la vigoria di quelle adulte. La lotta contro la malattia si basa principalmente sull’uso di materiale di propagazione sano e le recenti normative sulla commercializzazione del materiale vivaistico forniscono gli strumenti operativi per la produzione di materiale olivicolo di qualità, esente da V. dahliae. Per la diagnosi della malattia è fondamentale la disponibilità di metodiche affidabili, rapide e di facile applicazione. Oggetto delle presenti indagini è stata la valutazione di kit commerciali ELISA per Verticillium spp. nella diagnosi della verticilliosi dell’olivo. Sono stati utilizzati i kit Agdia, Loewe e Bioreba. Tutti i kit impiegati hanno consentito la diagnosi del patogeno su porzioni di legno sia artificialmente sia naturalmente infetto; i migliori risultati sono stati ottenuti utilizzando il kit Agdia, che ha fornito risultati concordi con quelli ottenuti dall’isolamento in coltura. Gli stessi kit, quando impiegati su campioni di terreno, hanno dato risposta positiva in campioni con una elevata carica di microsclerozi, mostrando, tuttavia, una sensibilità inferiore a quella ottenuta con il metodo classico, basato sull’uso di substrati selettivi. Abstract Verticillium wilt, caused by Verticillium dahliae Kleb., is the most important fungal disease of olive trees; it induces the apoplectic death of young plants, whereas older ones go through a slow decline. The use of pathogen-free propagative material is of basic importance to prevent the spread of the disease and the introduction of the pathogen into disease-free soil. The recent Italian (DM 14/04/97) and European regulations on the commercialization of plant propagative material provide the operative tools to produce V. dahliae free olive plants. Therefore, the availability of reliable, rapid, and ready to use diagnostic methods is important for early in planta detection of the pathogen and for avoiding infested soils. The purpose of the current study was the evaluation of commercial ELISA kits in detecting V. dahliae in olive plants and soils. Agdia, Loewe and Bioreba kits were included in the trials. All the kits allowed the diagnosis of the pathogen on wood artificially and naturally infected by the pathogen; Agdia kit performed the best, with results in agreement with those obtained by using isolation on agar medium. In the investigations performed on soils naturally infested by V. dahliae, ELISA kit allowed the detection of the pathogen in soils containing a high amount of microsclerotia, although sensitivity was lower than that observed by using selective media. Progetto POM A32 “Norme fitosanitarie e commercializzazione delle produzioni vivaistiche” Locorotondo (BA), 4 – 7 dicembre 2001 Introduzione La verticilliosi, causata da Verticillium dahliae Kleb., è la più preoccupante malattia crittogamica dell’olivo, e la sua diffusione nei nostri ambienti è in aumento (Saponari et al., 2001). Le piante giovani infettate dal patogeno possono subire un avvizzimento apoplettico, mentre le piante adulte manifestano un deperimento cronico, con defogliazione e arresto di sviluppo limitato a pochi rametti. La lotta contro questa malattia molto si giova dell’uso di materiale di propagazione sano, e le recenti normative sulla commercializzazione del materiale vivaistico (DM del 14/4/1997) forniscono gli strumenti operativi per la produzione di materiale olivicolo di qualità esente da infezioni di V. dahliae. Per la diagnosi della malattia, pertanto, è di fondamentale importanza la disponibilità di metodiche affidabili, rapide e di facile applicazione. La presenza di V. dahliae nella pianta è attualmente diagnosticata mediante isolamento su terreno di coltura da frammenti di legno, mentre la presenza di microsclerozi nel terreno viene valutata mediante la diluizione in piastra su substrato semiselettivo, tecniche che richiedono tempo e personale esperto. L’ELISA è da tempo applicata in patologia vegetale nella diagnosi di malattie virali (Voeller et al., 1976; Clark e Adams, 1977), mentre il suo uso nella diagnosi di malattie fungine è relativamente recente, probabilmente a causa della maggiore complessità antigenica degli agenti causali e della disponibilità d’altri mezzi di diagnosi (Magnano di San Lio et al., 1995; Lorito et al., 2001). Oggetto delle nostre indagini è stata la valutazione di kit commerciali ELISA specifici per Verticillium nella diagnosi della verticilliosi dell’olivo. Materiali e Metodi Sono stati utilizzati kit delle ditte Agdia, Loewe e Bioreba, che impiegano normali piastre ELISA da 96 pozzetti (Tab. 1). Tali kit, in grado di diagnosticare la presenza del patogeno nell’arco di 24 ore, sono stati utilizzati su Piastre “Nunc MaxiSorp” e “Falcon”. Frammenti di legno (0,5 g) di giovani piante, ricavati mediante un temperamatite, sono stati frantumati in azoto liquido; la polvere ottenuta è stata sospesa nel tampone di estrazione (5 ml) e filtrata con garza. Allo stesso modo, 1 g di terreno, previamente setacciato con vaglio da 2 mm, è stato sminuzzato in azoto liquido, sospeso in 10 ml di tampone di estrazione e la sospensione filtrata con garza. Duecento µl della sospensione sono stati posti in piastre ELISA previamente sensibilizzate con l’anticorpo, con 3 ripetizioni per ogni campione. Le incubazioni sono state condotte seguendo le istruzioni riportate per ciascun kit. La risposta è stata valutata leggendo l’assorbanza a 405 nm mediante un fotometro (Multiskan EX). Contemporaneamente, frammenti di legno prossimi alla zona utilizzata per la diagnosi sierologica sono stati posti su substrato agarizzato per valutare il livello di colonizzazione dei tessuti da parte Progetto POM A32 “Norme fitosanitarie e commercializzazione delle produzioni vivaistiche” Locorotondo (BA), 4 – 7 dicembre 2001 del patogeno; per i terreni, invece, la diagnosi comparativa è stata effettuata su substrato semiselettivo secondo la tecnica di Harris et al. (1993). Dal confronto fra i risultati ottenuti con i saggi immunoenzimatici e quelli ricavati dai metodi classici, si è ritenuto di considerare infetti i campioni che presentavano un valore di assorbanza pari almeno alla somma tra la media delle letture fotometriche relative ai testimoni non infetti e il triplo della loro deviazione standard (Sutula et al., 1986). Risultati e discussione Nel complesso sono stati analizzati 182 campioni di legno, 97 dei quali da piante artificialmente inoculate e 75 campioni di terreno, di cui 14 infestati artificialmente. Tutti i kit impiegati hanno consentito la diagnosi del patogeno su porzioni di legno infetto; i migliori risultati sono stati ottenuti utilizzando il kit Agdia su piastre Falcon, che ha fornito risultati concordi con quelli ottenuti dall’isolamento in coltura (Tab. 2). Tale kit ha permesso di diagnosticare la presenza del patogeno sia in piante sintomatiche naturalmente infette, sia in piante di olivo artificialmente inoculate che non mostravano evidenti sintomi di disseccamento sulla chioma. Nelle prove svolte sui terreni, invece, i kit hanno fornito una risposta positiva solo con campioni contenenti più di 20 microsclerozi per grammo (dati non mostrati). Un metodo per concentrare i microsclerozi nel campione di terreno potrebbe consistere nell’uso delle sole frazioni con dimensioni comprese tra 20 e 250 µm; pertanto, sono in corso ulteriori indagini per migliorare la sensibilità dei kit. Al momento non sembra che l’ELISA sia stata applicata alla diagnosi della verticilliosi di piante arboree, poiché la concentrazione del patogeno nei tessuti legnosi è piuttosto bassa, come anche indicato da Tosi e Zazzerini (2000). Al contrario, la verticilliosi è stata diagnosticata mediante ELISA in tessuti di crisantemo e patata (Van de Koppel e Schots, 1995; Plasencia e Banttari, 1997). Conclusione Il test ELISA è impiegabile nella diagnosi di V. dahliae in porzioni di legno di olivo, diversamente da quanto riportato da Tosi e Zazzerini (2000), i quali hanno utilizzato una differente procedura per l’estrazione degli antigeni dal materiale infetto. Infatti, i 3 kit commerciali ELISA impiegati hanno consentito la diagnosi del patogeno nel legno di piante artificialmente e naturalmente infette. I migliori risultati sono stati forniti dal kit Agdia, che ha mostrato una sensibilità paragonabile a quella ottenuta con l’isolamento su substrato agarizzato. Data la notevole diffusione della verticilliosi dell’olivo sul territorio regionale pugliese (Saponari et al., 2001), riteniamo che i kit possano essere utili per confermare la diagnosi visiva sia in campo sia in vivaio. Progetto POM A32 “Norme fitosanitarie e commercializzazione delle produzioni vivaistiche” Locorotondo (BA), 4 – 7 dicembre 2001 Pertanto, il saggio ELISA può rappresentare una valida alternativa all’isolamento su substrato agarizzato nella diagnosi su larga scala della verticilliosi dell’olivo con il vantaggio di essere di facile esecuzione e di non richiedere l’uso di attrezzature costose. Per la diagnosi del patogeno nel terreno bisogna attendere i risultati di ulteriori indagini tendenti a migliorarne la sensibilità. Ringraziamenti Si ringrazia il p.a. Sig. Vincenzo Maurantonio per la validissima collaborazione tecnica. Bibliografia Clark M.F., Adams A.N., 1977. Characteristics of the microplate method of enzyme-linked immunosorbent assay for the detection of plant viruses. Journal of General Virology 34: 475-483. Harris D.C., Yang J.R., Ridout M.S., 1993. The detection and estimation of Verticillium dahliae in naturally infested soil. Plant Pathology 42: 238-250. Lorito M., Del Sorbo G., Scala F., 2001. La diagnosi immunologica delle malattie fungine. Informatore Fitopatologico 51(3): 23-29. Magnano di San Lio G., Scala F., Migheli Q., 1995. Moderne tecniche diagnostiche in micologia fitopatologica. Petria 5: 261-298. Plasencia J., Banttari E.E., 1997. Comparison between a culture plate method and an immunoassay to evacuate vascular colonization of potato by Verticillium dahliae. Plant Disease 81:53-56. Saponari M., Nigro F., Loconsole G., Romanazzi G., Vovlas N., Cariddi C., 2001. Distribuzione dei patogeni dell’olivo in Puglia. In: Savino V. (coord). Atti del convegno Progetto POM A32 – I risultati di due anni di attività. Termoli, 1-2 marzo (in stampa). Sutula C.L., Gillet J.M., Morrissey S.M., Ramsdell D.C., 1986. Interpreting ELISA data and establishing the positive-negative threshold. Plant Disease 70: 722-726. Tosi e Zazzerini, 2000. Ulteriori indagini su alcuni aspetti epidemiologici della verticilliosi dell’olivo in Umbria. Atti Giornate Fitopatologiche 2: 81-86. Van de Koppel M.M., Schots A., 1995. Monoclonal antibody-based double-antibody sandwichELISA for detection of Verticillium spp. in ornamentals. Phytopathology 85(5): 608-612. Voeller A., Bartlett A., Bidwell D.E., Clark M.F., Adams A.N., 1976. The detection of viruses by enzyme-linked immunosorbent assay (ELISA). Journal of General Virology 33: 165-167. Progetto POM A32 “Norme fitosanitarie e commercializzazione delle produzioni vivaistiche” Locorotondo (BA), 4 – 7 dicembre 2001 Tab. 1. Caratteristiche dei kit ELISA utilizzati nelle prove. Patogeno individuato Verticillium dahliae Verticillium dahliae Verticillium spp. Nome e caratteristiche Anticorpi 07081S/K Policlonali VDAH Policlonale/ monoclonale Monoclonali Verticillium Ditta produttrice Loewe Agdia Bioreba Tab. 2. Risultati del saggio ELISA con il kit Agdia per la diagnosi di V. dahliae su legno di giovani piante di olivo artificialmente inoculate e naturalmente infette. Campione Frammenti infetti (%) Abs 405 nm P1 pianta artificialmente inoculata 96 0,408* P2 pianta artificialmente inoculata 70 0,372 P3 pianta artificialmente inoculata 95 0,536 P4 pianta naturalmente infetta 25 0,341 P5 pianta naturalmente infetta 36 0,353 P6 pianta naturalmente infetta 45 0,360 P7 pianta naturalmente infetta 5 0,320 P9 testimone sano 1 - 0,263 P10 testimone sano 2 - 0,288 P11 testimone sano 3 - 0,280 Tampone 0,227 Verticillium dahliae FV 330 1,435 * i valori in grassetto indicano un’assorbanza superiore alla somma tra la media delle letture fotometriche relative ai testimoni non infetti (M) e il triplo della loro deviazione standard (DS), utilizzata come soglia di discriminazione (S) fra campioni infetti e campioni non infetti. S=M+3DS; M=0,277; DS=0,013; S=0,315 Progetto POM A32 “Norme fitosanitarie e commercializzazione delle produzioni vivaistiche” Locorotondo (BA), 4 – 7 dicembre 2001 Diagnosi nel terreno di Verticillium dahliae, agente di tracheomicosi nell’olivo, con l’uso della PCR in tempo reale Nigro F., L. Schena, P. Gallone, G. Romanazzi e A. Ippolito Dipartimento di Protezione delle Piante e Microbiologia Applicata Università degli Studi di Bari RIASSUNTO È stata sviluppata una tecnica molecolare per l’accertamento in tempo reale della presenza di Verticilliun dahliae in terreno olivetato, basata sulla reazione a catena della polimerasi mediante primer Scorpion. Dalla comparazione delle sequenze dello spaziatore intergenico del DNA ribosomiale (rDNA) 18S-28S di V. dahliae ed altre specie correlate, sono state individuate due coppie di primer (Ver2-Ver3 e Vd7b-Vd10) specifiche per il patogeno. Tali primer sono stati utilizzati in un protocollo di PCR a doppio stadio, impiegando la coppia Ver2-Ver3 nel primo e la coppia Vd7b-Vd10, amplificante un frammento interno al precedente, nel secondo stadio. Il primer Vd7b è stato poi modificato per l’ottenimento di uno Scorpione molecolare che, utilizzato in coppia con Vd10, ha consentito la diagnosi di V. dahliae in campioni di terreno prelevati da vivaio e da pieno campo, sia naturalmente che artificialmente infestati. La tecnica sviluppata nel presente lavoro potrebbe essere utile per ridurre i tempi di identificazione e diagnosi di V. dahliae nel terreno e nei tessuti vegetali, migliorando le procedure di certificazione fitosanitaria. SUMMARY A technique based on the real-time Scorpion polymerase chain reaction (Scorpion-PCR) for the specific detection of Verticillium dahliae in soil from olive orchard was developed. For this purpose, two specific primer pairs (Ver2 -Ver3 and Vd7b-Vd10) were designed by comparison of sequences from the 18S-28S ribosomal DNA (rDNA) intergenic spacer sequences (IGS) of isolates of V. dahliae and related species. A nested-PCR protocol was developed to detect the pathogen by using Ver2-Ver3 in the first step and Vd7B-Vd10 in the second step. Specific Scorpion-PCR amplification using modified Vd7b primer was successful in detecting V. dahliae from nursery and olive orchard soil both naturally and artificially infested with the pathogen. The procedures developed in this work could have application to detect V. dahliae in soil and plants for implementing phytosanitary certification schemes. INTRODUZIONE La verticilliosi, causata da Verticillium dahliae Kleb., è una grave tracheomicosi di molte piante arboree ed erbacee. Recenti indagini hanno dimostrato che la malattia sull’olivo è in preoccupante espansione in Puglia (Saponari et al., 2001) e in diversi paesi del bacino del Mediterraneo (Jiménez-Díaz et al., 1998). La diffusione è particolarmente elevata nei giovani impianti, con ogni probabilità a causa dell’impiego di materiale di propagazione infetto, dell’utilizzazione di tecniche intensive di coltivazione (irrigazione e concimazioni abbondanti, sesti d’impianto ridotti), nonché per la consociazione o coltivazione in rotazione con specie ortive molto suscettibili. Progetto POM A32 “Norme fitosanitarie e commercializzazione delle produzioni vivaistiche” Locorotondo (BA), 4 – 7 dicembre 2001 Considerata la difficoltà della lotta contro la malattia in atto, l’impiego di materiale di propagazione sano e la realizzazione dei nuovi impianti in terreni non infestati dal patogeno assumono una fondamentale importanza ai fini della prevenzione della malattia. Inoltre, le recenti normative sulla commercializzazione del materiale di propagazione dei fruttiferi (D.M. del 14/4/1997), introducendo la categoria di materiale C.A.C. (Conformitas Agricola Comunitatis), impongono al vivaista la produzione di piantine di olivo esenti da infezioni di V. dahliae. Per tale produzione è richiesta l’adozione di idonee tecniche di allevamento e di appropriati controlli fitosanitari lungo tutto il ciclo produttivo. V. dahliae è un patogeno che vive nel terreno, dove può permanere a lungo grazie alla forma di resistenza rappresentata dai microsclerozi; pertanto, test diagnostici miranti ad accertare la presenza del patogeno nelle miscele utilizzate dai vivaisti e nel terreno prima dell’impianto sono indispensabili per contrastare la malattia. L’esecuzione di controlli fitosanitari su un elevato numero di campioni di piante e di terreno richiede la disponibilità di tecniche diagnostiche che siano nel contempo semplici, rapide, sensibili e riproducibili. Classicamente, la diagnosi viene effettuata mediante l’isolamento del patogeno da porzioni di tessuto xilematico, utilizzando comuni substrati di coltura, o dal terreno, mediante substrati semi-selettivi (Huisman e Ashworth, 1974). Tali tecniche sono laboriose e richiedono tempo e personale specializzato. Infatti, l’isolamento e l’identificazione del patogeno da tessuto xilematico richiede almeno 7 giorni, mentre nel caso di isolamenti da terreno sono necessarie 8-12 settimane, a seconda del protocollo utilizzato (Harris, 1993; Wheeler e Rowe, 1995). Nel corso dell’ultimo decennio sono state sviluppate diverse tecniche molecolari per la diagnosi di Verticillium spp. nel terreno e nell’ospite, tra le quali quelle basate sulla reazione a catena della polimerasi (PCR) sono risultate sensibili ed affidabili (Nazar et al., 1991; Li et al., 1994). Nel caso specifico della verticilliosi dell’olivo è stato recentemente messo a punto un protocollo di PCR a doppio stadio (nested-PCR) che ha consentito la diagnosi precoce della malattia in tessuti legnosi mediante l’impiego di primer specifici per patotipi non defoglianti di V. dahliae (Mercado Blanco et al., 2001). Tuttavia, la diffusione su larga scala di queste tecniche può essere limitata dalla elevata manualità (con conseguenti pericoli di contaminazione) e da operazioni di post-amplificazione, come elettroforesi e colorazione degli acidi nucleici con bromuro di etidio, necessarie per l’individuazione dell’amplicone specifico. Tali operazioni, oltre ad allungare i tempi di diagnosi, costituiscono un potenziale pericolo per l’operatore e per l’ambiente, considerate le caratteristiche cancerogene del bromuro di etidio. Alcune recenti tecniche di PCR (Taq-Man, Molecular Beacons e Scorpion-PCR) consentono di superare tali inconvenienti poiché l’amplificato viene identificato in tempo reale attraverso uno specifico segnale fluorescente emesso nel corso dell’amplificazione. Tra queste ultime tecniche, la Scorpion-PCR (Whitcombe 1999) sembra essere Progetto POM A32 “Norme fitosanitarie e commercializzazione delle produzioni vivaistiche” Locorotondo (BA), 4 – 7 dicembre 2001 la più efficiente ed è stata utilizzata con successo nella diagnosi di virus (Finetti Sialer et al., 2000), funghi fitopatogeni (Ippolito et al., 2000; Schena et al., 2001a) e di agenti di lotta biologica (Schena et al., 2001). Obiettivo del presente lavoro è stato quello di sviluppare una tecnica per la diagnosi in tempo reale di Verticillium dahliae nel terreno mediante Scorpion-PCR. MATERIALI E METODI 1. Isolati fungini Tutti gli isolati fungini utilizzati nel presente lavoro sono stati conservati a 4°C in tubi contenenti Agar Patata Saccarosio (APS). Le colture di routine sono state allevate a 21°C su piastre contenenti Agar Patata Glucosio (APG). 2. Determinazione del numero di microsclerozi di V.dahliae nel terreno La densità di inoculo di microsclerozi di V. dahliae nei campioni di terreno è stata determinata mediante il protocollo di Harris (1993), utilizzando un substrato semiselettivo (Huisman e Ashworth, 1974). Gli stessi campioni di terreno sono stati poi utilizzati per l’estrazione del DNA da sottoporre al saggio mediante Scorpion-PCR a doppio stadio. 3. Estrazione del DNA Il DNA da colture fungine pure e dal terreno è stato estratto secondo le metodiche riportate da Schena et al., 2001. 4. Identificazione di primer specifici per V. dahliae Coppie di primer potenzialmente specifici per V. dahliae sono state identificate sulla base delle sequenze delle regioni IGS (InterGenic Spacer regions) dei geni codificanti l’RNA ribosomiale di V. dahliae, V. alboatrum e V. longisporum (Pramateftaki et al., 2000). Le sequenze (GenBank Accession Number: AF144007; AF144006; AF144005) sono state allineate con l'ausilio del programma "CLUSTALW" (EMBL, European Bioinformatics Institute) e le regioni geniche uniche di V. dahliae utilizzate per disegnare primer specifici. Complessivamente sono state saggiate oltre 30 possibili coppie di primer la cui specificità è stata saggiata su DNA estratto da funghi ad habitat terricolo, appartenenti a circa 80 specie, e da numerosi isolati di V. dahliae e V. alboatrum. Progetto POM A32 “Norme fitosanitarie e commercializzazione delle produzioni vivaistiche” Locorotondo (BA), 4 – 7 dicembre 2001 5. Scorpion-PCR a doppio stadio Tra tutte le coppie di primer saggiate in prove preliminari di PCR classica ne sono state scelte due per sviluppare un protocollo di Scorpion-PCR a doppio stadio. La coppia di primer Ver2-Ver3, risultata specifica per Verticillium spp., amplifica un frammento di 339 paia di basi ed è stata utilizzata nel primo stadio; una coppia di primer interni al frammento precedente, Vd7B-Vd10, che amplifica una porzione di 139 bp è stata utilizzata nel secondo stadio. Il primer Vd7b è stato modificato dalla Oswel Research Products Ltd. (Southampton, UK) per sviluppare un primer Scorpion, marcato con il fluoroforo FAM. L’amplificazione è stata realizzata in un termociclatore provvisto di fluorimetro (BIO-RAD iCycler Thermal Cycler) e di uno specifico software che consente la registrazione grafica in tempo reale della fluorescenza emessa. RISULTATI E DISCUSSIONE Tra tutti i primer saggiati, diversi sono risultati in grado di amplificare specificatamente frammenti della regione IGS di V. dahliae. Tali frammenti, risolti su gel di agarosio dopo colorazione con bromuro di etidio, hanno mostrato le dimensioni attese (dati non riportati). Anche la coppia Vd10-Vd7bFAM, utilizzata in successione a Ver2-Ver3 nel protocollo di Scorpion-PCR a doppio stadio, è risultata specifica, fornendo evidenti incrementi di fluorescenza solo in presenza di DNA estratto da colture di V. dahliae (Fig.1). L’elettroforesi su gel di agarosio del prodotto dell’amplificazione ottenuto con la coppia Vd10-Vd7bFAM ha confermato la presenza del frammento atteso di139 bp (dati non mostrati). Utilizzando tali primer V. dahliae è stato diagnosticato in terreni artificialmente e naturalmente infestati (Fig. 2). Gli incrementi di fluorescenza sono risultati tanto più evidenti quanto più elevata era la densità di microsclerozi per grammo di terreno, determinata mediante l’impiego del substrato semiselettivo (Fig. 2). La setacciatura del terreno mediante due vagli a 150 e 20 µm, solitamente effettuata prima della diagnosi su substrato semiselettivo, ha determinato ulteriori incrementi della fluorescenza. Tale risultato può essere attribuito all’effetto “concentrazione” determinato dalla setacciatura, considerato che per l’estrazione del DNA è stata utilizzata la stessa quantità di terreno tal quale o setacciato. CONCLUSIONE La tecnica sviluppata nel presente lavoro consente di accertare la presenza di V. dahliae nel terreno in 1-2 giorni lavorativi, periodo che risulta notevolmente ridotto rispetto alle 8-12 settimane Progetto POM A32 “Norme fitosanitarie e commercializzazione delle produzioni vivaistiche” Locorotondo (BA), 4 – 7 dicembre 2001 solitamente necessarie con il metodo classico dell’isolamento in piastra su substrato semiselettivo. Inoltre, risultati di prove preliminari effettuate su tessuto xilematico prelevato da piante naturalmente o artificialmente infette indicano che tale tecnica può essere utilizzata anche per la diagnosi della malattia nella pianta. La disponibilità di un metodo diagnostico rapido e specifico può avere una notevole ricaduta pratica, considerato che l’impiego in vivaio di terreni e substrati privi del patogeno e di marze sane, nonché l’impianto in terreni non infestati, costituiscono validi strumenti di lotta contro la verticilliosi dell’olivo. BIBLIOGRAFIA Finetti Sialer M.M., D. Gallitelli. 2000. Identificazione dei patogeni delle piante “in tempo reale”. Informatore Fitopatologico 6, 58-62. Harris D.C., J.R. Yang and M.S. Ridout. 1993. The detection and estimation of Verticillium dahliae in naturally infested soil. Plant Pathology, 42: 238-250. Huisman O.C., and L.J. Ashworth. 1974. Quantitative assessment of Verticillium albo-atrum in field soils: procedural and substrate improvements. Phytopathology 64:1043–1044. Ippolito A., L. Schena, F. Nigro, M. Salerno, 2000. PCR Based detection of Phytophthora nicotianae from roots and rhizosphere soils of citrus plants. In: Atti 5th Congress of the European Foundation for Plant Pathology “Biodiversity in Plant Pathology”; Taormina, I, September 19-22, 45 (Abs). Jiménez-Díaz R.M., E.C. Tjamos and M. Cirulli. 1998. Verticillium wilt of major tree hosts. Olive. In: J.A. Hiemstra and D.C. 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Progetto POM A32 “Norme fitosanitarie e commercializzazione delle produzioni vivaistiche” Locorotondo (BA), 4 – 7 dicembre 2001 Wheeler T.A., and R.C. Rowe. 1995. Influence of soil characteristics and assay techniques on quantification of Verticillium dahliae in Ohio soils. Plant Disease, 79:29–34. Whitecombe D., J. Theaker, S.P. Guy, T. Brown, S. Little. 1999. Detection of PCR products using self-probing amplicons and fluorescence. Nature Biotechnology, 17, 804-807. Progetto POM A32 “Norme fitosanitarie e commercializzazione delle produzioni vivaistiche” Locorotondo (BA), 4 – 7 dicembre 2001 Figura 1. Specificità dei primer Vd10-Vd7bFAM che ha consentito l’identificazione in tempo reale di isolati di V. dahliae. È riportata la fluorescenza relativa normalizzata (∆Rn) ottenuta amplificando DNA del patogeno a confronto con quello estratto da numerosi altre specie fungine. Figura 2. Diagnosi in tempo reale di V. dahliae in terreni artificialmente inoculati con il patogeno. Nella reazione di Scorpion-PCR a doppio stadio sono stati rilevati incrementi di fluorescenza (∆Rn) solo per i terreni in cui era presente il patogeno; l’intensità della fluorescenza e il ciclo soglia sono risultati correlati al numero di microsclerozi determinata nel terreno mediante il substrato semiselettivo. Progetto POM A32 “Norme fitosanitarie e commercializzazione delle produzioni vivaistiche” Locorotondo (BA), 4 – 7 dicembre 2001 Diagnosi di virus dell’olivo mediante l’impiego degli RNA a doppia elica Saponari M1., El Beaino T1., Grieco F2., Savino V1., Martelli G.P2 1 Dipartimento di Protezione delle Piante e Microbiologia Applicata, Università degli Studi di Bari 2 Centro di Studio sui Virus e le Virosi delle Colture Mediterranee, CNR, Bari Introduzione La diagnosi dei virus dell’olivo presenta numerose difficoltà dovute alla scarsa reattività sintomatica, latenza delle infezioni e similarità di alcuni quadri sintomatologici. Tali problemi creano grossi ostacoli alla selezione sanitaria, rendendo di poca utilità le osservazioni di campo e alquanto indispensabili le indagini di laboratorio. Per l’olivo non è stato possibile mettere a punto l’indexaggio, che rappresenta un valido strumento di identificazione delle principali virosi per altre specie frutticole. Pertanto l’accertamento della presenza dei virus dell’olivo si è basato sinora esclusivamente sul loro isolamento mediante trasmissione meccanica su ospiti erbacei, tecnica poco affidabile per la bassa sensibilità intrinseca e per la non trasmissibilità di alcuni degli agenti virali segnalati su questa specie. Considerata anche la limitata affidabilità delle tecniche immunologiche, si è passati alla valutazione di tecniche molecolari. Il primo approccio in questo settore è stata l’applicazione dell’analisi degli RNA bicatenari (dsRNA) che risultano dalla moltiplicazione virale i quali accumulandosi nei tessuti ne rappresentano un sicuro indice di infezione. L’applicazione di questo tipo di saggio su pochi campioni, qualche anno addietro, aveva sorprendentemente rivelato che le infezioni virali erano tutt’altro che sporadiche. Queste informazioni all’avvio del progetto fecero indirizzare le attività verso la messa a punto di un protocollo di estrazione ed analisi dei dsRNA da olivo, con l’obiettivo di mettere a punto un protocollo meno laborioso di quelli riportati in bibliografia. Nel presente lavoro si riportano i risultati della comparazione di diversi protocolli pubblicati su altre specie, di diverse epoche di saggio e di piante di diversa età. MATERIALI E METODI Le diverse comparazioni hanno riguardato : Progetto POM A32 “Norme fitosanitarie e commercializzazione delle produzioni vivaistiche” Locorotondo (BA), 4 – 7 dicembre 2001 • • • • Età della pianta saggiata Quantità di tessuto corticale utilizzato: 5 o 10 grammi Conservazione del floema prelevato dai rami a –20°C : da 1 mese fino a 6 mesi Estrazione con l’uso di solventi organici e non organici Età delle piante saggiate Semenzali all’età della 5a-6 a foglia e semenzali di 2 anni, pronti per l’innesto, sono stati raccolti, rispettivamente, a gruppi di 10 o singolarmente e sottoposti ad estrazione. Piante innestate di un anno e piante individuate in impianti commerciali di diversa età (5-10-2530-60 anni) sono state utilizzate per prelevare campioni da analizzare. Quantità di tessuto corticale utilizzato e tempo di conservazione a –20°C Le estrazioni sono state effettuate su tessuto polverizzato in presenza di azoto liquido, da 10 grammi e 5 grammi di tessuto floematico ricavato da rami ben lignificati e/o germogli erbacei. Il tessuto è stato poi direttamente sottoposto alle diverse tipologie di estrazione oppure conservato a –20°C per tempi di 1-6 mesi. Estrazione con l’uso di solventi organici e non organici I dsRNA sono stati estratti sia con trattamento fenolico seguito da cromatografia su colonna di CF11 (Dodds, 1993) o su MN 301 (Choi, 1997), che senza l’utilizzo di soluzioni di fenolocloroformio (De Paulo, and Powell, 1995) per la purificazione degli acidi nucleici totali (TNA). Nel primo caso 5 e 10 grammi di tessuto corticale sono stati polverizzati in presenza di azoto liquido ed omogeneizzati in tampone di estrazione (2 volumi di STE 2X, 0.5 volumi di SDS, 1 1.5 volumi di fenolo, 1.5 volumi di cloroformio e 0.4 volumi di 2-Mercaptoetanolo) per 45 minuti. Il supernatante recuperato dopo una centrifugazione è stato nuovamente estratto con 1.5 volumi di fenolo e 1.5 volumi di cloroformio, recuperato dopo 10 minuti di centrifugazione, e portato ad una concentrazione etanolica del 17% dopo addizione di 0.7 – 1.2 g di cellulosa CF 11 (rispettivamente per le estrazioni da 5 e da 10 grammi). Dopo 40 min di agitazione e successiva centrifugazione il pellet di cellulosa ricavato è stato sottoposto a 5 cicli di lavaggio con tampone apposito (STE 1X contenente 17% di etanolo), lasciato asciugare all’aria ed eluito con 4 volumi di STE 1X. Gli acidi nucleici totali eluiti sono stati precipitati e sottoposti a digestione enzimatica (Saldarelli, 1994) . Al termine delle digestioni i campioni sono stati caricati su gel di poliacrillamide al 5% e sottoposti a 5 ore di corsa elettroforetica. Le bande sono state successivamente visualizzate con una colorazione in argento nitrato. Progetto POM A32 “Norme fitosanitarie e commercializzazione delle produzioni vivaistiche” Locorotondo (BA), 4 – 7 dicembre 2001 Nel caso della cromatografia su cellulosa MN 301, la fase acquosa recuperata dopo la fase di estrazione è stata precipitata sia in presenza di alcol isopropilico che di alcol etilico. Il pellet ottenuto è stato risospeso in un volume minimo di STE 1X con 17% di concentrazione etanolica, addizionato di 50 mg di cellulosa MN301 e lasciato per 30 minuti in agitazione. Il pellet di cellulosa ottenuto dopo centrifugazione è stato sottoposto a 4 lavaggi con lo stesso tampone riportato per la CF 11, ed eluito con 200 microlitri/100 milligrammi di STE 1X. La successiva digestione e analisi elettroforetica sono state condotte come riportato per il protocollo precedente. L’estrazione senza l’ausilio di fenolo cloroformio è stata effettuata in 5 volumi di tampone di estrazione (100mM Tris, 50mM EDTA, 0.5M NaCl, 10mM 2-Mercaptoetanolo) con l’aggiunta di 0.01 volumi di SDS 10% incubando per 30 minuti a 65°C. La purificazione è stata ottenuta aggiungendo 0.25 ml di KOAc 5M ed incubando per 20 min in ghiaccio. Con la successiva centrifugazione sono stati ottenuti gli acidi nucleici totali in seguito processati secondo i due protocolli già riportati. RISULTATI Il protocollo di estrazione dei dsRNA è stato adattato con successo ai tessuti di olivo. Con tutte le tipologie di estrazione è stato possibile ottenere risultati positivi, sia pure naturalmente con una efficienza diversa. I risultati più attendibili e ripetibili sono stati ottenuti con il primo protocollo descritto, ovvero utilizzando per la cromatografia la cellulosa CF11, con cui 5 grammi di tessuto corticale sono stati sufficienti per visualizzare chiaramente su gel le bande di dsRNA. Con tale quantità di tessuto corticale è stato possibile effettuare tutte le fasi di estrazione in tubi da 50ml (Nalgene Sigma) più maneggevoli dei tubi da 250ml necessari qualora si parta da un quantitativo maggiore di tessuto. Inoltre il maggior numero di alloggiamenti delle centrifughe per questo tipo di tubi permette di poter processare un maggior numero di campioni contemporaneamente, con conseguente riduzione dei tempi necessari per le analisi ed un risparmio di reagenti chimici. Molecole di dsRNA sono state visualizzate durante tutto il corso dell’anno, con variazione di intensità legata al periodo di massima replicazione dei rispettivi virus presenti nelle piante. Picchi nell’intensità delle bande visualizzate sono stati riscontrati nei mesi primaverili ed autunnali. Nessuna differenza apprezzabile è stata osservata tra le estrazioni da materiale fresco e quelle da tessuto conservato per periodi diversi a –20°C. Progetto POM A32 “Norme fitosanitarie e commercializzazione delle produzioni vivaistiche” Locorotondo (BA), 4 – 7 dicembre 2001 CONCLUSIONI Il successo dell’applicazione di questi protocolli su olivo ha permesso di evidenziare che l’olivo è tutt’altro che indenne da infezioni virali (dal 25 al 100% delle piante sono infette) . Le infezioni sono per lo più latenti, ciò nonostante stando alle normative comunitarie e nazionali, i materiali di moltiplicazione di olivo devono essere privi di virus. La messa a punto del protocollo descritto è un strumento diagnostico di sicura utilità nella produzione di materiale di propagazione di qualità, economicamente compatibile con l’esigenza del mercato attuale, che renderebbe ancor più competitive le produzioni vivaistiche nazionali. Analisi del dsRNA ( Dodds, 1993) Corteccia di rami di olivo Doppia Estrazione fenolocloroformio Lavaggio CF11-dsRNA Eluizione del dsRNA 17% Etanolo-STE STE 1x Fluito recuperato Scartato TNA 1. Preparazione del tessuto 2. Estrazione degli acidi nucleici totali DNase RNase 3. Prurificazione del dsRNA: A) Cromatografia su cellulosa CF11 M II III IV (+) (-) Pellet raccolto Concentrazione del dsRNA B) Digestione enzimatica 4. Analisi del dsRNA in 6% gel di poliacrilammide Analisi elettroforetica di un estratto di 5 gr di tessuto corticale Progetto POM A32 “Norme fitosanitarie e commercializzazione delle produzioni vivaistiche” Locorotondo (BA), 4 – 7 dicembre 2001 Produzione di reagenti molecolari per la diagnosi dei virus dell’olivo Saponari M., Grieco F., Pantaleo A., Savino V., Martelli G.P. Dipartimento di Protezione delle Piante e Microbiologia Applicata, Università degli Studi di Bari INTRODUZIONE A tutt’oggi 13 specie virali (Tab. 1) appartenenti a 7 diversi generi sono state isolate da olivo (Martelli, 2000). Di queste, il virus del mosaico dell’Arabis (ArMV), il virus dell’accartocciamento fogliare del ciliegio (CLRV), il virus della maculatura anulare latente della fragola (SLRV), il virus del mosaico del tabacco (TMV), il virus della necrosi del tabacco (TNV), il virus del mosaico del cetriolo (CMV) sono polifagi, ubiquitari e di grande importanza per le altre colture. I quattro nepovirus (ArMV, CLRV, SLRV, OLRSV) ed il closterovirus associato all’ingiallimento fogliare dell’olivo (OLYaV) sono inoltre passibili di quarantena in alcuni Paesi extracomunitari in cui l’olivicoltura è in espansione. La messa a punto di protocolli di laboratorio per la loro corretta identificazione è stata resa indispensabile dalla necessità di ottemperare alle norme di qualità comunitarie relative ai materiali di moltiplicazione e dai provvedimenti legislativi che regolano la procedura di certificazione volontaria. Infatti, in entrambi i casi è previsto l’obbligo dei controlli sanitari che attestino l’esenza del materiale da tutti i virus. Le tecniche diagnostiche adoperate sinora erano basate su saggi biologici (inoculazioni su ospiti erbacei) e si sono dimostrate assai poco selettive ed affidabili. Difatti, da un largo numero di campioni negativi al saggio biologico sono state isolate molecole di RNA a doppia elica (dsRNA), che sono indicatrici della presenza di un’infezione virale. Questa necessità ha motivato gli studi condotti nell’ambito del progetto POM A32 indirizzati alla messa a punto di tecniche di diagnosi molecolare, ed in particolare di analisi di dsRNA, ibridazione molecolare ed amplificazione genica (RT-PCR). Per l’impiego delle ultime due tecniche è stato necessario oltre che l’individuazione dei relativi protocolli, mettere a punto, preliminarmente i reagenti molecolari necessari, ossia set di primers da utilizzare nelle reazioni di PCR e la produzione di sonde clonate per le reazioni di ibridazione molecolare. Progetto POM A32 “Norme fitosanitarie e commercializzazione delle produzioni vivaistiche” Locorotondo (BA), 4 – 7 dicembre 2001 MATERIALI E METODI Per la selezione delle coppie di primers, da utilizzare come sequenze innesco in reazioni di PCR, è stato necessario conoscere le sequenze virali dei rispettivi virus. Tali sequenze sono state derivate dalle banche dati (EMBL database) e la regione da amplificare è stata scelta in base al grado di conservazione (Fig. 1) (Grieco, 2000). Primers sono stati identificati per otto virus (ArMV, CLRV, SLRV, OLRSV, CMV, OLYaV, OLV-1, OLV-2) in considerazione della disponibilità di sequenze in banca dati e della relativa importanza degli stessi (Tab. 2). Per alcuni di essi (ArMV, CLRV, SLRV, e CMV) non essendoci sequenze di isolati da olivo sono state utilizzate sequenze identificate su altre specie, allineate con l’ausilio di un apposito programma per l’individuazione di regioni conservate entro cui selezionare i primer. Prima di procedere alla sintesi dei primers ne è stata valutata l’efficienza e la specificità mediante una reazione di PCR virtuale usando il programma Amplify (Genetic Dept., University of Wisconsin, USA) (Fig. 2). Per i virus trasmissibili meccanicamente un’ulteriore verifica è stata fatta sugli estratti di acidi nucleici totali (TNA) da piante erbacee ognuna infetta da un singolo virus. Verificata la funzionalità sugli ospiti erbacei si è passati all’applicazione su estratti di floematico di olivo adattando un protocollo di PCR (Fig. 3) riportato per altre specie arboree (Minafra e Hadidi, 1994). Contestualmente alla identificazione dei primers sono stati prodotti con RT-PCR frammenti di dsDNA che sono stati inseriti in un vettore di trascrizione (pSPT64) e i plasmidi ricombinanti utilizzati per trasformare cellule di Escherichia coli (ceppo DH5α) competenti. Il DNA purificato da colonie positive è stato sottoposto a digestione enzimatica con un opportuno enzima di restrizione (EcoRI o HindIII) per permettere la linearizzazione del vettore a valle della sequenza virale di dsDNA e quindi la sintesi da parte della T7 RNA polimerasi della ribosonda marcata con digossigenina a partire dal proprio promotore a monte dell’inserto. In tabella 3 sono riportati i cloni ottenuti con le relative dimensioni dei ribosonde da essi ottenute. La reazione di trascrizione è stata effettuata utilizzando il kit Dig RNA Labeling kit (Roche) seguendo il protocollo fornito. Il prodotto ottenuto è stato analizzato in gel di agarosio 1.2%, per verificarne l’integrità e per quantificarlo. La ribosonda così ottenuta è stata conservata a –70°C ed utilizzata ad una concentrazione di 100ng per ml nella reazione di ibridazione. Reazioni di ibridazione sono state condotte sia su estratti di dsRNA che su estratti di acidi nucleici totali (TNA) (Fig. 4) Si è anche cercato di migliorare la sensibilità della PCR ed eliminare l’erraticità di alcuni risultati ottenuti, probabilmente dovuti all’irregolare distribuzione dei virus nella pianta. A tale scopo per Progetto POM A32 “Norme fitosanitarie e commercializzazione delle produzioni vivaistiche” Locorotondo (BA), 4 – 7 dicembre 2001 ArMV, CLRV, SLRV, OLRSV, OLV-1, OLV-2 è stata disegnata una coppia di primer interna a quella selezionata in precedenza in modo da effettuare una reazione di PCR a doppio stadio (twosteps o nested-RT-PCR) (Pantaleo, 2001). Anche in questo caso i nested-primer sono stati disegnati sulla base delle sequenze pubblicate, con l’ausilio del programma di amplificazione virtuale Amplify. L’efficacia è stata valutata sia su TNA che su estratto grezzo da olivo (Grieco, 1999). RISULTATI I soddisfacenti risultati ottenuti dall’applicazione dell’amplificazione genica (classica e nested) e dell’ibridazioni molecolare hanno rappresentato un grosso progresso nella diagnosi dei virus dell’olivo (Fig. 5). Questi due approcci sono l’unico strumento dotato di riproducibilità e sensibilità tali da assicurare l’identificazione di agenti virali in olivo. L’analisi del dsRNA altra tecnica applicata con successo sull’olivo già da alcuni anni, rappresenta un sicuro marker di infezione ma raramente permette l’identificazione univoca dell’agente infettante. La messa a punto di tali reagenti molecolari ha inoltre confermato i dati preliminari ottenuti proprio con il dsRNA, su un’elevata incidenza di infezioni virali in questa specie, il 90% delle piante in cui sono stati trovati dei dsRNA sono risultate infette da almeno uno degli otto agenti virali per i quali si dispone di un set di primer e di una ribosonda. La PCR a doppio stadio ha permesso di ottenere un aumento della sensibilità del saggio PCR. Comunque ulteriori studi sono in atto per ottimizzare questi protocolli allo scopo di evitare contaminazioni e quindi false reazioni positive, che tendono a limitare l’applicazione diagnostica di questa tecnica su larga scala. Bibliografia Pantaleo A., Saponari M., Gallitelli D., 2001. Development of a nested PCR protocol for detection of olive-infecting viruses in crude extracts. Journal of Plant Pathology, 83 (2), 143-146. Grieco F., Gallitelli D., 1999. Multiplex reverse transcriptase-polymerase chain reaction applied to virus detection in globe artichoke. Journal of Phytophatology, 147, 183-185. F. Grieco, Saponari M., Alkowni R., Savino V., Garau R., Martelli GP., 2000. Progressi nella diagnosi dell’olivo. Inf. Fitopatologico, 11, 49-52. Dodds J., 1993. DsRNA in diagnosis. In Mattews R.E.F (ed). Diagnosis of plant virus diseases, pp274-294. CRC Press, Boca Raton, USA. 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Progetto POM A32 “Norme fitosanitarie e commercializzazione delle produzioni vivaistiche” Locorotondo (BA), 4 – 7 dicembre 2001 Tabella 1: Virus isolati da olivo VIRUS GENERE SIGLA NOME IN ITALIANO SLRV Maculatura anulare latente della fragola Mosaico dell'Arabis Accartocciamento fogliare del ciliegio ArMV CLRV CMV OLRSV OLV-1 OLV-2 OVYaV OYMDaV TNV TMV OSLV OLYaV Mosaico del cetriolo Maculatura anulare latente dell'olivo Latente 1 dell'olivo Latente 2 dell'olivo Virus associato all'ingiallimento nervale dell'olivo Virus dell'ingiallimento maculato e del deperimento dell'olivo Necrosi del Tabacco Mosaico del tabacco Virus semilatente dell'olivo Virus associato all'ingiallimento fogliare dell'olivo Nepovirus Nepovirus Nepovirus Cucumovirus Nepovirus Necrovirus Oleavirus Potexvirus Capillovirus ? Necrovirus Tobamovirus (indeterminato) Closterovirus Figura 1: Allineamento di sequenze disponibili in banca dati R i c e rc a d e l l e s e q u e n z e d e l l a p ro t e i n a c a p s id i c a p e r i l v i r u s d e l m o s a i c o d e l l’A r a b i s A L L IN E A M E N T O D E L L E S E Q U E N Z E D IS P O N I B IL I (C L U S T A L V P ro g ra m ) A rM V 1 -C P AGTTGTTAGTGAATGGAACGGGGTCACTAACATCTGGAACCGATTGTTTA A rM V 2 -C P AGTTGTTAGTGAATGGAACGGGGTCACTAACAACTCGAATCAACTGTTTA A rM V 3 -C P AGTTGTTAGTGAATGGAACGGGGTCACTAGCAACTGGACTCAACTGTATA A rM V 4 -C P AGTTGTTAGTGAATGGAACGGGGTCACTAACAACTGGAATCAACTGTTTA P rim e r R E A Z IO N E d i R T -P C R v i rt u a le ( P r o g r a m m a A M P L IF Y ) 1 2406 A rM V R N A 2 488 Progetto POM A32 “Norme fitosanitarie e commercializzazione delle produzioni vivaistiche” Locorotondo (BA), 4 – 7 dicembre 2001 Tabella 2: Coppie di primer identificate per ciascun virus Virus OLV-1 Regione Limite di Lunghezza amplificata sensibilità della regione amplificata 747 nt 3’-terminale c. 10 fg Sequenza dei primer utilizzati per la RTPCR (Grieco, 2000) (5’ to 3’) Sequenza dei primer utilizzati per la Nested- RT-PCR (Pantaleo, 2001) (5’ to 3’) CTCACCCATCGTTGTGTGG TTTCACCCCACCAAATGGC AATGTTACCCTGGCCACC TGTGGTTACAAATTGAC SLRSV 525 nt Proteina capsidica c. 100 fg TCAAGGAGAATATCCCTGGCCC CTAAGTGCCAGAACTAAACC CTAAGTGCCAGAACTAAACC CATTGTCCATGTGTTGAGGCT CMV 513 nt Replicasi c. 10 fg TAACCTCCCAGTTCTCACCGT CCATCACCTTAGCTTCCATGT / ArMV 504 nt Proteina capsidica c. 100 fg TTGGTTAGTGAATGGAACGG TCAACTCACCCTCCAAATCCC TCAACTCACCCTCCAAATCCC CCCCAATGATTATTTCCTATGG OLRSV 492 nt 3’-terminale c. 100 fg CTGCAAAACTAGTGCCAGAGG TGCATAAGGCTCACAGGAG GTGGTGACGTGCTCTATCC GGAGTCTAGGAATTGAAAACA CLRV 431 nt Proteina capsidica c. 100 fg TTGGCGACCGTGTAACGGCA GTCGGAAAGATTACGTAAAAGG CCCAAGAATTTAGGGGG AAACTCTAAAAGTAAA OLV-2 390 nt Replicasi c. 10 fg ACGTGTTAGTCGCTGTGGTACC TATGTTTGACGCACCGGAGCG CGTCGGAGATTATCTCTGA TGACTCTGTTCAGAAGTAG OLYaV 383 nt Proteina hsp70 c. 10 fg CGAAGAGAGCGGCTGAAGGCTC GGGACGGTTACGGTCGAGAGG / Figura 2: Schema di reazione di amplificazione genica utilizzato °C 94 D enaturazione 35 cicli Appaiam ento dei prim er 72 Estensione ad opera di una DNA polim erasi 55 30 sec 30 sec 30 sec Progetto POM A32 “Norme fitosanitarie e commercializzazione delle produzioni vivaistiche” Locorotondo (BA), 4 – 7 dicembre 2001 Figura 3: Sintesi di una ribosonda marcata e reazione di ibridazione 1 Clonaggio di un dsDNA virale in un vettore di trascrizione 2. Linearizzazione con un appropriato enzima di restrizione 3. Trascrizione in vitro con Dig RNA Labeling kit (ROCHE) ATP, CTP, GTP, UTP Inserto + DIG-UTP Ribosonda marcata Promotore + T7 RNA polimerasi pSPT 64 Promotore T7 II. Applicazione dell’estratto di dsRNA o TNA su membrana di nylon Acidi nucleici denaturati Membrana di nylon III. Ibridazione a macchia Ibridazione Reazione di ibridazione con la ribosonda marcata 2. Rilevamento del segnale Riconoscimento della digossigenina da parte di un Anti-DIG-AP Substrato chemiluminescente CDP-Star Autoradiografia del filtro Progetto POM A32 “Norme fitosanitarie e commercializzazione delle produzioni vivaistiche” Locorotondo (BA), 4 – 7 dicembre 2001 Tabella 3: Cloni disponibili per la trascrizione delle ribosonde Virus Clone Enzima di Promotore restrizione Lunghezza della Regione trascritta ribosonda ArMV pSPArMV HindIII T7 490nt Proteina capsidica CLRV pSPCLRV HindIII T7 420nt 3’terminale SLRSV pSPSLRSV HindIII T7 520nt Proteina capsidica OLYaV pSPOLYV HindIII T7 530nt Proteina hsp70 CMV pCMVS3 BamHI T7 1500nt Proteina capsidica OLV1 pSPTOLV EcoRI T7 1050nt Proteina capsidica OLV2 pSPOLV2 HindIII T7 1280nt Proteina di movimento OLRSV pSPOLRSV HindIII T7 1100nt 3’terminale A 386 bp Elettroforesi del prodotto amplificato con l’uso di primers virus-specifici B Reazioni di ibridazione tra la sonda e l’acido nucleico virale presente nell’estratto applicato sulla mambrana Figura 4: Esempi di risultati della reazione di RT-PCR (A) e di Ibridazione molecolare (B) Progetto POM A32 “Norme fitosanitarie e commercializzazione delle produzioni vivaistiche” Locorotondo (BA), 4 – 7 dicembre 2001 Figura 5: Amplificazione geniche ottenute con l’uso dei nested-primers marker OLRSV OLV-2 OLV-1 1 2 3 a b c a b c a b c 1000 500 400 300 200 100 marker SLRV CLRV 4 ArMV 5 6 1000 500 400 300 200 100 a b c a b c a b c Progetto POM A32 “Norme fitosanitarie e commercializzazione delle produzioni vivaistiche” Locorotondo (BA), 4 – 7 dicembre 2001 Validazione di protocolli di diagnosi massale per i virus dell'olivo 1 Cardone A., 1 N.Trisciuzzi, 2 M. Saponari 1 Centro di Ricerca e Sperimentazione in Agricoltura “Basile Caramia”, Locorotondo (Ba) 2 Dipartimento di Protezione delle Piante e Microbiologia Applicata, Università degli Studi di Bari INTRODUZIONE L'elevato standard sanitario richiesto con l'emanazione delle Direttive della Commissione n. 93/48/CEE del 23 giugno 1993, n. 93/64/CEE del 5 luglio 1993 e n. 93/79/CEE del 21 settembre 1993, per la commercializzazione delle produzioni vivaistiche di olivo, ha stimolato ricerche per l'accertamento della virus-esenza nel materiale di propagazione di olivo (Grieco, 2000; Pantaleo, 2000). In seguito a questi studi è stata evidenziata un'elevata incidenza delle infezioni virali allo stato latente (Saponari, 2001), che ha rivelato i limiti in termini di sensibilità ed affidabilità delle diverse tecniche diagnostiche virologiche impiegate sino a qualche anno addietro, come la diagnosi biologica mediante inoculazione meccanica su ospiti erbacei e la diagnosi sierologica. Il recepimento di queste direttive a livello nazionale con il il DM 14/04/1997 ha reso necessaria la messa a punto ed il trasferimento ai laboratori accreditati di tecniche diagnostiche rapide, attendibili e di facile applicazione. Nella presente nota viene riportata l'esperienza effettuata negli ultimi due anni dal laboratorio accreditato di diagnosi fitopatologica del Centro di Ricerca e Sperimentazione in Agricoltura "B. Caramia" (CRSA) di Locorotondo (Ba). Nell’ambito di questo progetto diverse unità di ricerca (Dipartimento di Protezione delle Piante e Microb. Applicata (DPPMA) dell'Università di Bari e il Centro Virus e Virosi delle Colture Mediterranee (CeViCoM) del CNR di Bari) si sono occupate della problematica, avendo come obiettivi l’individuazione di coppie primers per reazioni di amplificazioni geniche (PCR) e di sonde per le ibridazioni molecolari, nonché di protocolli per il loro corretto impiego. Per la validazione di questi protocolli, presso il CRSA sono state condotte delle prove di diagnosi su larga scala, con lo scopo di individuare il periodo, la tecnica di campionamento ottimali e l’affidabilità delle stesse. MATERIALI E METODI Considerata la proposta formulata nell’ambito del progetto POM A32 relativamente ai virus da cui il materiale di propagazione deve risultare esente per essere commercializzato (Saponari et al., 2001), nonché considerando i virus inclusi nel protocollo della categoria virus-controllato Progetto POM A32 “Norme fitosanitarie e commercializzazione delle produzioni vivaistiche” Locorotondo (BA), 4 – 7 dicembre 2001 nell’ambito della certificazione dell’olivo, nelle prove di validazione sono stati considerati i seguenti virus: mosaico dell’Arabis (ArMV) accartocciamento fogliare del ciliegio (CLRV), maculatura anulare latente della fragola (SLRV) e il virus associato all’ingiallimento fogliare dell’olivo (OLYaV). Oltre alla verifica intrinseca della sensibilità e dell’affidabilità dei protocolli diagnostici, scopi della validazione sono stati, inoltre, l’individuazione del periodo migliore di campionamento e la valutazione della soglia di rilevabilità dei virus in relazione all’età delle piante. Pertanto, sono stati raccolti circa 900 campioni, in diverse aree della regione in primavera, estate ed autunno, da semenzali di un anno, da piante innestate pronte per la commercializzazione e da piante adulte di impianti commerciali utilizzate come fonti di approvvigionamento. In tutti i casi i campioni sono stati costituiti raccogliendo talee lignificate con i relativi germogli apicali dai quattro punti cardinali della pianta. I campioni raccolti sono stati conservati, in sacchetti di polietilene a 4°C fino a due mesi dalla raccolta. Dalle talee è stato prelevato del tessuto floematico sia dai rami ben lignificati che dai germogli erbacei. Per l’estrazione degli acidi nucleici totali è stato adattato un protocollo basato sulla separazione cromatografica degli acidi nucleici (Foissac, 2000). Per ogni campione un’unica estrazione di acidi nucleici totali (TNA) è stata sufficiente per poter poi procedere sia alla reazione di ibridazione molecolare che a quella di amplificazione genica (PCR) utilizzando le coppie di primer e le sonde identificate e prodotte sempre nell’ambito delle attività del progetto (Grieco, 2000). RISULTATI E DISCUSSIONE I campioni sono stati analizzati da 2 unità di personale specializzato (tecnici laureati) nell’arco di 3 mesi. Con tali metodiche è stato infatti possibile processare 40 campioni a settimana per unità operativa per l'identificazione dei 4 virus su indicati. I risultati hanno dimostrato l’elevata incidenza di infezioni virali, già rilevabili sia nei semenzali all’età dell’innesto che nelle piante pronte per la commercializzazione. Questo è stato un dato importante ai fini di una diagnosi precoce per esempio nelle piante utilizzate per la costituzione di campi di piante madri, o nei controlli effettuabili sul materiale commercializzato ai fini di eventuali verifiche sanitarie. Progetto POM A32 “Norme fitosanitarie e commercializzazione delle produzioni vivaistiche” Locorotondo (BA), 4 – 7 dicembre 2001 Differenze di risposta sono state riscontrate sui campioni costituiti da floema di rami o di germoglio, risultati più costanti sono stati ottenuti con il primo tipo di materiale, raccolto nei mesi di marzo-giugno. In merito invece alla praticità ed alla affidabilità delle due tecniche molecolari impiegate, l'analisi di un così elevato numero di campioni ha evidenziato i limiti della tecnica di amplificazione genica, basata su reazioni enzimatiche molto suscettibili a parametri ambientali e soprattutto a contaminazioni e degradazioni che ne compromettono i risultati. Tali inconvenienti sono stati ovviati eseguendo le operazioni sotto una cappa a flusso laminare, e seguendo un protocollo di PCR in singolo tubo che limitando la manipolazione del campione ne limita i contatti con l'ambiente esterno fonte di contaminazioni. L'ibridazione molecolare si è invece dimostrata una tecnica più affidabile e ben adattabile per l'analisi di un numero elevato di campioni, non ancora comparabile con la praticità dei saggi sierologici come l'ELISA ma di certo un valido supporto nella diagnosi massale dei virus dell'olivo per il miglioramento sanitario delle produzioni vivaistiche. In conclusione il lavoro ha evidenziato la possibilità di una diagnosi precoce dei virus dell’olivo. Inoltre il protocollo di estrazione, messo a punto dalle Unità di Ricerca coinvolte rende compatibile ed ammortizzabile il costo dei saggi (di circa 30.000 lire/campione comprensivo di manodopera per il campionamento e per l'esecuzione dei saggi, del costo dei reagenti, dei costi di manutenzione e ammortamento delle apparecchiature) rispetto all’uso di kit commerciali (50.000 lire/campione), pertanto applicabili sulle fonti di approvvigionamento utilizzate dai vivaisti per la produzione di materiale di categoria CAC, considerando peraltro la cadenza triennale con cui tali saggi devono essere ripetuto (Saponari, 2001) al fine di assicurare la conservazione in sanità delle stesse. Bibliografia Pantaleo A., Saponari M., Gallitelli D., 2001. Development of a nested PCR protocol for detection of olive-infecting viruses in crude extracts. Journal of Plant Pathology, 83 (2), 143-146. Grieco F., Saponari M., Alkowni R., Savino V., Garau R., Martelli GP., 2000. Progressi nella diagnosi dell’olivo. Inf. Fitopatologico, 11, 49-52. Saponari M., F. Nigro, , Vovlas N., Cariddi C., Grieco F.,Trisciuzzi N., Savino V., Martelli G. P., 2001. Punti critici dell’olivo. In: Savino V. (Coordinatore), Atti del convegno Progetto POM A32 - I risultati di due anni di attività. Termoli, 1-2 marzo 2001. 13p.(http://www.agr.uniba.it/poma32/Termoli/AttiTermoli.htm). Minafra A., Hadidi A., 1994. Sensitive detection of grapevine virus A, B or leaf-roll-associated III from viruliferous mealybugs and infected tissue by cDNA amplification. Journal of Virological Methods, 47, 175-188. Foissac X., Svanella –Dumas L., Gentit P., Duluq M.J., Candresse T., 2000. Polyvalent detection of fruit tree tricho, capillo and foveavirus by nested RT-PCR using degenerated and inosine containing primers (PDO RT-PCR). ISHS Canterbury Progetto POM A32 “Norme fitosanitarie e commercializzazione delle produzioni vivaistiche” Locorotondo (BA), 4 – 7 dicembre 2001 Agente virale Tecnica diagnostica Tipo di tessuto OLYaV Amplificazione genica (PCR) CLRV Ibridazione molecolare multipla Floema ricavato da talee significate ed erbacee ArMV Epoca di campionamen to MarzoGiugno Conservazione Tempi necessari per il saggio 40 campioni a settimana In sacchetti di polietilene a 4°C fino a 2 mesi SLRV Raccolta dei campioni da piante di età diversa Estrazione da 0.2 g di floema in presenza di azoto liquido 2 ore Purificazione degli acidi nucleici totali (TNA) Costo per campione 30.000 Progetto POM A32 “Norme fitosanitarie e commercializzazione delle produzioni vivaistiche” Locorotondo (BA), 4 – 7 dicembre 2001 Acidi nucleici totali (TNA) Preparazione del campione per lo spot su membrana di nylon 4 ore 1 ora Preparazione del campione per la reazione di amplificazione genica 12 ore 3 ore Reazione di Ibridazione molecolare Reazione di amplificazione genica Lavaggio e sviluppo della membrana 6 ore 1 ora Separazione mediante corsa elettroforetica in gel di poliacrilammide prodotto PCR 2ore Rilevamento del segnale su lastra autoradiografica 1 ora Visualizzazione delle bande mediante colorazione con argento nitrato Progetto POM A32 “Norme fitosanitarie e commercializzazione delle produzioni vivaistiche” Locorotondo (BA), 4 – 7 dicembre 2001 Progetto POM A32 “Norme fitosanitarie e commercializzazione delle produzioni vivaistiche” Locorotondo (BA), 4 – 7 dicembre 2001 Protocolli per gli accertamenti sanitari degli organismi patogeni di “qualità” dell’olivo C. Cariddi1, P. Gallone1, F. Grieco2, G. Loconsole1, F. Nigro1, G. Romanazzi1, M. Saponari1, N. Trisciuzzi3, N. Vovlas4 1 Dipartimento di Protezione delle Piante e Microbiologia Applicata, Università degli Studi di Bari 2 Centro Studio sui Virus e le Virosi delle Colture Mediterranee, CNR-Bari 3 Centro di Ricerca e Sperimentazione in Agricoltura “B. Caramia” Locorotondo (Ba) 4 Istituto di Nematologia Agraria, CNR-Bari Progetto POM A32 “Norme fitosanitarie e commercializzazione delle produzioni vivaistiche” Locorotondo (BA), 4 – 7 dicembre 2001 Introduzione La corretta identificazione dei patogeni pregiudizievoli la qualità del materiale di propagazione rappresenta uno dei requisiti fondamentali per l’applicazione delle norme contenute nel DM 14/04/1997. Di seguito si riportano i rilievi e/o gli accertamenti di laboratorio standardizzati per ognuno dei patogeni considerati nell’elenco definito all’interno del progetto (Saponari, 2001). Gli accertamenti di laboratorio sono stati riservati a quei patogeni sistemici, che potendo infettare le fonti e il relativo materiale di propagazione anche in forma asintomatica, possono sfuggire alle sole osservazioni visive, nonché ai patogeni terricoli la cui presenza può essere accertata esclusivamente mediante tecniche di laboratorio. I rilievi visivi, da effettuarsi sia sulle fonti di approvvigionamento che sul materiale prodotto in vivaio, avranno periodicità annuale e saranno effettuati in concomitanza con il periodo di massima espressione sintomatologica della malattia. Gli accertamenti di laboratorio sono stati previsti sulle fonti di approvvigionamento (sia sul terreno che sulle piante) a cadenza tale da garantirne la sanità e su tutti i substrati colturali utilizzati in vivaio. Progetto POM A32 “Norme fitosanitarie e commercializzazione delle produzioni vivaistiche” Locorotondo (BA), 4 – 7 dicembre 2001 I. BATTERI La specie Pseudomonas savastanoi pv savastanoi è l’unica specie batterica considerata tra i patogeni pregiudizievoli la qualità dei materiali di propagazione dell’ olivo. L’allegato II del decreto, così come per gli altri casi, parla di assenza del patogeno; tuttavia, considerato che tale batterio può essere molto spesso presente sull’olivo allo stato epifitico, indipendentemente dalla presenza di sintomi, si è proposto di sostituire “l’assenza del patogeno” con l’assenza dei sintomi della malattia. I controlli sanitari, pertanto, saranno mirati alla osservazione visiva dei sintomi, in quanto chiari e inequivocabili, escludendo sia sulle fonti di approvvigionamento che su materiale di propagazione qualsiasi verifica di laboratorio, con l’obbligo però di eseguire un trattamento con composti rameici dopo ogni rilevante evento biotico o abiotico causante ferite, e prima di ogni prelievo di materiale di propagazione. Naturalmente i controlli visivi, annuali, andranno fatti nel periodo primaverile e autunnale in concomitanza con la massima espressione sintomatologica della malattia. II. FUNGHI Verticillium dahliae Verticillium dahliae, responsabile della tracheomicosi dell’olivo nota come verticilliosi, è un fungo ad habitat tellurico, dove può sopravvivere a lungo grazie alla differenziazione di microsclerozi. Ai fini di una diagnosi precoce del patogeno (prima della comparsa dei sintomi esterni) e per escludere infezioni asintomatiche, oltre ai rilievi visivi, sono necessari accertamenti di laboratorio. Per il campo di piante madri gli accertamenti diagnostici dovranno essere eseguiti sul terreno e sulle piante. In particolare, per il terreno la diagnosi dovrà essere effettuata al momento dell’impianto, determinando la densità di inoculo dei microsclerozi in almeno 5 campioni/Ha; per le piante, invece, il saggio diagnostico sul tessuto legnoso è previsto a cadenza triennale sul 10% delle piante. Inoltre, è necessario che i terreni o le miscele utilizzate in vivaio durante il ciclo colturale siano esenti dal fungo. Pertanto, l’accertamento sanitario deve essere effettuato ogni Progetto POM A32 “Norme fitosanitarie e commercializzazione delle produzioni vivaistiche” Locorotondo (BA), 4 – 7 dicembre 2001 qualvolta si prepari una nuova miscela a partire da componenti non sterili, analizzando almeno un campione ogni 5 m3 di terriccio. Per la diagnosi di V. dahliae sono disponibili substrati semiselettivi e kit ELISA. I substrati semiselettivi possono essere impiegati per l’accertamento della presenza del patogeno nel terreno, mediante la tecnica della diluizione in piastra, e nei tessuti legnosi; i kit ELISA, invece, possono essere utilizzati per gli accertamenti sui tessuti legnosi. ACCERTAMENTI DI LABORATORIO PER Verticillium dahliae Tipo di saggio Isolamenti su substrati semiselettivi (Allegati 11A; 2-2A); kit ELISA (Allegato 3) Isolamenti su substrati semiselettivi Affidabilità del saggio Matrice utilizzata Modalità di conservazione Epoca di saggio Temperatura di saggio Tempo di diagnosi Note ottima; terreno (Allegato 1); porzioni di tessuto xilematico prelevate da rami, tronco colletto (Allegato 2); terra fina secca a 20°C fino a 3 mesi; materiale vegetale a 4°C fino ad una settimana, conservarti in sacchetti di plastica chiusi; fine inverno-inizio primavera e fine estate-inizio autunno; 20-25°C; 2 mesi per l’isolamento da terreno e 7-8 gg per l’isolamento da tessuti legnosi; tempi lunghi, costi bassi. Kit ELISA Affidabilità del saggio Matrice utilizzata Modalità di conservazione Epoca di saggio Temperatura di saggio Tempo di diagnosi Note Buona tessuto xilematico prelevato da rami, tronco, colletto, radici; (Allegato 3) a 4°C fino ad una settimana, campioni conservati in sacchetti di plastica chiusi; fine inverno-inizio primavera; 20-37°C; 24 ore; tempi brevi, costi modesti. Progetto POM A32 “Norme fitosanitarie e commercializzazione delle produzioni vivaistiche” Locorotondo (BA), 4 – 7 dicembre 2001 III. NEMATODI Tra i patogeni terricoli considerati pregiudizievoli alla qualità vi sono i nematodi, il decreto considera tali soltanto le specie del genere Meloidogyne, senza peraltro definirle. L’epidemiologia di alcuni virus (trasmessi da nematodi) e i danni causati da un altro gruppo di nematodi endoparassiti hanno portato ad una integrazione di questo gruppo di patogeni estendendolo a Xiphinema diversicaudatum e Pratylencus vulnus nonché definendo nel genere Meloidogyne, come specie da considerare M. javanica e M. incognita. Per l’accertamento della presenza di nematodi fitoparassiti in un ambiente agrario e la successiva determinazione della specie, fondamentale importanza rivestono la raccolta e l’esame diagnostico di laboratorio dei campioni di terreno e delle parti della pianta infestati. La conoscenza, quindi del comportamento biologico dei nematodi e del loro rapporto con le diverse parti della pianta ospite è basilare per una corretta estrazione quantitativa e qualitativa. In allegato 7 si riporta il protocollo per le analisi nematologiche. IV. VIRUS I virus considerati per l'approntamento dei protocolli sono stati, così come definito nei punti critici, i seguenti: mosaico dell'Arabis (ArMV), accartocciamento fogliare del ciliegio (CLRV), maculatura anulare latente della fragola (SLRV), virus associato all'ingiallimento fogliare dell'olivo (OLYaV). I saggi di laboratorio andranno fatti a cadenza triennale sul 10% delle piante, in considerazione delle modalità di trasmissione (seme e polline) note per i primi tre virus e sconosciute per l'OLYaV. Per la diagnosi di questi virus sono disponibili esclusivamente reagenti molecolari per le reazioni di amplificazione genica (PCR) e di ibridazione molecolare, dato che sia i saggi sierologici che quelli biologici mediante trasmissione su ospiti erbacei differenziali sono risultati molto erratici. La diagnosi simultanea dei primi tre è stata ottenuta con successo con una reazione di ibridazione molecolare (Allegato 4) utilizzando le ribosonde prodotte e messe a punto durante la produzione di kit diagnostici (Grieco, 2000). Mentre per l'OLYaV i primer identificati (Grieco, 2000) sono stati utilizzati con successo su estratti di acido nucleico totale (TNA), mediante una reazione di amplificazione genica, sia classica (Allegato 5) che in singolo tubo (Allegato 6). Progetto POM A32 “Norme fitosanitarie e commercializzazione delle produzioni vivaistiche” Locorotondo (BA), 4 – 7 dicembre 2001 ACCERTAMENTI DI LABORATORIO AGENTE ArMV (Virus del mosaico dell’Arabis) Disponibili kit ELISA commerciali non efficaci su Disponibilità di reagenti sierologici estratti di olivo Primers e sonda clonata Disponibilità di reagenti molecolari Buona Attendibilità del saggio mediante di amplificazione genica PCR (All. 5-6) Buona Attendibilità del saggio mediante ibridazione molecolare(All. 4) Scarsa Attendibilità del saggio mediante trasmissioni meccaniche Primavera Periodo ottimale per il saggio AGENTE CLRV (Virus dell’accartocciamento fogliare del ciliegio) Disponibili kit ELISA commerciali non efficaci su Disponibilità di reagenti sierologici estratti di olivo Primers e sonda clonata Disponibilità di reagenti molecolari Buona Attendibilità del saggio mediante di amplificazione genica PCR Buona Attendibilità del saggio mediante ibridazione molecolare Scarsa Attendibilità del saggio mediante trasmissioni meccaniche Primavera Periodo ottimale per il saggio AGENTE SLRV (Virus del mosaico dell’Arabis) Disponibili kit ELISA commerciali non efficaci su Disponibilità di reagenti sierologici estratti di olivo Primers e sonda clonata Disponibilità di reagenti molecolari Buona Attendibilità del saggio mediante di amplificazione genica PCR Buona Attendibilità del saggio mediante ibridazione molecolare Scarsa Attendibilità del saggio mediante trasmissioni meccaniche Primavera Periodo ottimale per il saggio Progetto POM A32 “Norme fitosanitarie e commercializzazione delle produzioni vivaistiche” Locorotondo (BA), 4 – 7 dicembre 2001 AGENTE OLYaV (Virus associato all’ingiallimento fogliare dell’olivo) NO Disponibilità di reagenti sierologici Primers e sonda clonata Disponibilità di reagenti molecolari Buona Attendibilità del saggio mediante di amplificazione genica PCR Scarsa Attendibilità del saggio mediante ibridazione molecolare Non trasmissibile meccanicamente Attendibilità del saggio mediante trasmissioni meccaniche Autunno Periodo ottimale per il saggio Progetto POM A32 “Norme fitosanitarie e commercializzazione delle produzioni vivaistiche” Locorotondo (BA), 4 – 7 dicembre 2001 CONCLUSIONI La reazione a catena della polimerasi (PCR) e l'ibridazione molecolare sono senz'altro le tecniche che hanno profondamente modificato negli ultimi anni la diagnosi di virus a bassa concentrazione come quelli dell'olivo, portando progressi notevoli in campo diagnostico. Di particolare utilità per questa specie, in cui l'identificazione degli agenti virali presenta non poche difficoltà a causa della sua scarsa reattività, dell'assenza di indicatori arborei per la trasmissione per innesto, della scarsa attendibilità delle trasmissioni meccaniche su ospiti erbacei e della scarsa attendibilità dei saggi sierologici. Come spesso riportato, ai vantaggi in termini di sensibilità, soprattutto per la PCR, si accompagnano alcuni inconvenienti quali la laboriosità della tecnica, la necessità di personale e strutture specialistiche, nonché i rischi maggiori di risultati falsificati a causa di contaminazioni delle reazioni. Nell'ottica di un'applicazione massale di queste tecniche quale può essere la necessità dei laboratori accreditati, si è cercato di limitare l'influenza di tali inconvenienti, mettendo a punto protocolli di estrazione del campione efficaci ma nel contempo semplici. La messa a punto di un protocollo di ibridazione molecolare mediante dot-blot, utilizzando un estratto di TNA come stampo invece di un estratto di dsRNA, ha rappresentato una non indifferente riduzione di costi e di tempi per la preparazione del campione. Così come la messa a punto di un protocollo di “singletube” PCR ha velocizzato di non poco i tempi di reazione nonché ridotto i rischi di contaminazione. Riguardo al V. dahliae, i protocolli proposti si basano essenzialmente su tecniche diagnostiche tradizionali che, al momento, sono le uniche in grado di fornire risultati certi per la diagnosi del patogeno in un ambiente così complesso come il terreno. Rilevante ai fini della diagnosi massale sembra, invece, l’impiego dei kit ELISA per accertare la presenza del patogeno nei tessuti legnosi. Tali kit hanno permesso di diagnosticare la presenza del patogeno sia in piante sintomatiche naturalmente infette, sia in piante di olivo che non mostravano evidenti sintomi di disseccamento sulla chioma. Data la notevole diffusione della verticilliosi dell’olivo (Saponari et al., 2001), i kit ELISA rappresentano una valida alternativa all’isolamento su substrato agarizzato nella diagnosi su larga scala, con il vantaggio di essere di facile esecuzione e di non richiedere l’impiego di attrezzature costose. Progetto POM A32 “Norme fitosanitarie e commercializzazione delle produzioni vivaistiche” Locorotondo (BA), 4 – 7 dicembre 2001 Allegato 1 Diagnosi di V. dahliae nel terreno mediante isolamento su substrato semiselettivo a) Prelievo dei campioni di terreno in campo o in vivaio 1) Individuare la forma e la superficie dell’appezzamento da sottoporre ad accertamento; 2) definire lo schema di prelievo dei campioni secondo percorsi preordinati dipendenti dalla forma dell’appezzamento (ad es. a W, a Z, a X, etc.), in modo tale da non escludere settori dal prelievo e da effettuare un campionamento sistematico-randomizzato, ossia prelievo del campione ad intervalli regolari di n metri; 3) dopo aver allontanato gli strati superficiali (1-2 cm), prelevare il campione di terreno (del peso di circa 1 Kg) fino ad una profondità massima di 20-25 cm; 4) per ogni ettaro di terreno da sottoporre ad accertamento sanitario prelevare almeno 10 campioni; 5) porre i campioni in apposite buste di carta per il trasporto in laboratorio; 6) nel caso delle miscele preparate in vivaio, subito dopo le operazioni di preparazione, prelevare 10 campioni di circa 1 Kg di peso ogni 5 m3 di miscela. I campioni devono essere prelevati da diversi punti della massa e prima della formazione del cumulo, in modo che non ci siano zone non raggiungibili dal prelievo; 7) porre i campioni in apposite buste di carta per il trasporto in laboratorio; Note - I campioni devono essere prelevati con terreno in tempera. Qualora fosse noto che un settore dell’appezzamento sia stato precedentemente coltivato con una specie ortiva suscettibile al patogeno, è opportuno che i campioni di terreno prelevati da tale settore siano tenuti separati da quelli prelevati dal resto dell’appezzamento. b) Lavorazione dei campioni in laboratorio 8) Disporre i singoli campioni su fogli di carta assorbente, in modo da formare uno strato di 1-2 cm; 9) far essiccare i campioni di terreno o di miscela all’aria per circa 25-30 giorni, in un ambiente fresco e ventilato, smuovendo periodicamente lo strato e sbriciolando le zolle più grosse; 10) una volta essiccati, mescolare accuratamente i 10 campioni raccolti per ogni ettaro di terreno o per ogni 5 m3 di miscela e prelevare, rispettivamente, 5 e 1 campione del peso di circa 300 g; 11) setacciare i campioni così ottenuti con setaccio a maglie di 2 mm; 12) pesare 25 g di terra fina e porli in una beuta frangiflusso da 250 ml; 13) portare ad un volume di 100 ml con acqua distillata sterile; 14) porre in agitazione per 1 h a 270 rpm su agitatore rotativo; 15) filtrare il terreno attraverso due setacci impilati aventi rispettivamente maglie da 150 e 20 µm; 16) raccogliere il materiale presente sul setaccio inferiore in una beuta e risospenderlo in 100 ml di acqua distillata sterile; 17) seminare uniformemente la sospensione su substrato semiselettivo di Harris (Allegato 1A) nella misura di 2 ml per piastra (∅ 100 mm), per un totale di 10 piastre; 18) lasciare asciugare le piastre per circa 30 min sotto cappa e incubarle a 24 °C al buio per 15 giorni; 19) lavare le piastre sotto acqua corrente, in modo da allontanare i residui di terreno presenti; 20) incubare nuovamente le piastre a 24°C, al buio, per 15 giorni; 21) rilevare il numero di colonie da microsclerozi servendosi di uno stereomicroscopio (almeno 20 ingrandimenti); Progetto POM A32 “Norme fitosanitarie e commercializzazione delle produzioni vivaistiche” Locorotondo (BA), 4 – 7 dicembre 2001 NOTE: Il numero di microsclerozi per grammo di terra fina può essere calcolato come segue: Nx2, dove N= numero medio di microsclerozi per piastra; 2 = fattore di diluizione; 25 = g iniziali di terra fina da cui è stato ottenuto il setacciato. Difficoltosa risulta la distinzione dei microsclerozi di V. dahliae da quelli di V. tricorpus. In quest’ultima specie i microsclerozi sono più grandi e più tondeggianti, caratteristiche difficilmente apprezzabili con un esame allo stereomicroscopio; osservate attentamente in coltura, invece, le due specie possono essere distinte per la presenza di clamidospore e di ife scure che caratterizza V. tricorpus. Allegato 1A Preparazione del substrato semiselettivo per V. dahliae (Harris et al., 1993) Preparazione dell’estratto di suolo: porre 1 kg di terreno in 1 l di acqua, sterilizzare a 1 atm per 20 min, far decantare la sospensione, filtrare sottovuoto su carta Whatman e conservare a 5°C. Preparazione del substrato agarizzato In un cilindro da litro porre: • 24 ml di estratto di suolo; • 1.5 g di KH2PO4; • 4 g di K2HPO4; • 1 ml di tergitolo; • 2 g di sodio polipectato; • 15 g di agar; • 2 ml di soluzione salina contenente 10 g di KH2PO4, 5 g di KCl, 5 g di MgSO4, 0.1g di FeSO4, 20 g di NaNO3 per 100 ml; • portare ad volume di 900 ml con acqua distillata; • versare il contenuto del cilindro in una bottiglia da litro e sterilizzare in autoclave a 1 atm per 20 min. • Dopo aver raffreddato a 55°C, aggiungere 100 ml di una soluzione antibiotica contenente 60 mg di cloramfenicolo, 60 mg di clortetraciclina, 50 mg di streptomicina e 6 mg di biotina. • Versare il substrato così preparato in piastre Petri, in ragione di 12-13 ml/piastra Progetto POM A32 “Norme fitosanitarie e commercializzazione delle produzioni vivaistiche” Locorotondo (BA), 4 – 7 dicembre 2001 Allegato 2 Diagnosi di V. dahliae nei tessuti legnosi mediante isolamento in piastra su substrato semiselettivo a) Prelievo dei campioni legnosi in campo o in vivaio 1) Ispezionare tutte le piante fonti di approvvigionamento presenti nel campo per accertare la presenza di eventuali sintomi: ingiallimento aspecifico delle foglie, defogliazione, disseccamento dei germogli, dei rami o delle branche, imbrunimenti del legno, etc; 2) individuare il 10% delle piante da sottoporre ad accertamento diagnostico, includendovi quelle mostranti eventuali sintomi; fatte salve queste ultime, le rimanenti dovranno essere individuate secondo percorsi preordinati dipendenti dalla forma dell’appezzamento (ad es. a W, a Z, a X, etc.), in modo tale da non escludere settori dal prelievo e da saggiare tutte le piante nell’arco di 10 anni; 3) da ciascuna branca delle piante individuate prelevare 10-15 porzioni di rametti (di 15-20 cm di lunghezza), distribuiti omogeneamente sulla branca; in presenza di sintomi prelevare rami ancora vitali e non completamente disseccati; 4) sistemare i campioni raccolti per ciascuna pianta in buste di plastica numerate, dopo aver coperto i rametti con carta assorbente imbibita di acqua per evitare una eccessiva disidratazione; trasportare il materiale in laboratorio in un contenitore refrigerato. Note. Considerata la possibile influenza che lo stato vegetativo della pianta e la temperatura ambientale possono avere sulla frequenza di isolamento di V. dahliae, il prelievo dei campioni dovrà essere effettuato da marzo a giugno. b) Lavorazione dei campioni in laboratorio 5) Disinfestare superficialmente i rametti mediante immersione in una soluzione di ipoclorito di sodio all’1% per 30 s; 6) risciacquare abbondantemente i rametti e lasciarli ad asciugare sucarta bibula sterile; 7) sempre operando in condizioni di asepsi (ad es. alla fiamma di un becco Bunsen o sotto cappa a flusso laminare), allontanare la corteccia e gli strati più superficiali del tessuto legnoso mediante un bisturi o un coltello la cui lama sia stata opportunamente sterilizzata alla fiamma; 8) prelevare porzioni del tessuto xilematico e seminarle in piastre contenenti agar-patataglucosio+antibiotici (Allegato 2A); nel caso di rami con sintomi, prelevare le porzioni di xilema dalla zona di confine tra la parte sana e quella disseccata; 9) incubare le piastre in termostato a 21°C e verificare periodicamente la crescita di eventuali colonie fungine a partire dalla porzione di legno seminata; solitamente per V. dahliae sono sufficienti 6-8 gg. di incubazione, al termine dei quali può essere anche possibile identificare il patogeno sulla base delle sue caratteristiche morfologiche (struttura dei conidiofori, forma e dimensione dei conidi, presenza, dimensione e forma dei microclerozi, etc.) 10) nei casi dubbi, trasferire le colonie sospette su nuove piastre, incubare per 5-6 gg, a 21°C, quindi procedere all’identificazione come descritto in precedenza. Progetto POM A32 “Norme fitosanitarie e commercializzazione delle produzioni vivaistiche” Locorotondo (BA), 4 – 7 dicembre 2001 Allegato 2A Preparazione del substrato semiselettivo per l’isolamento di V. dahliae da tessuto legnoso (agar-patata-glucosio + antibiotici) Materiale occorrente 200 g di patate; 20 g di glucosio; 20 g di agar; 250 mg di streptomicina solfato 250 mg di ampicillina Acqua distillata fino ad 1 litro. Procedura 1) Pelare e tagliare a cubetti le patate; 2) cuocere le patate in 600-700 ml di acqua distillata, in autoclave a 0,5 atm (110°C) per 10 min; 3) filtrare il brodo ottenuto su un doppio strato di garza; 4) aggiungere il glucosio e l’agar; 5) portare a volume di 900 ml; 6) sterilizzare ad 1 atm (120°C) per 20 min; 7) stabilizzare il substrato in bagno termostatato a 55-60°C; 8) aggiungere 100 ml di una soluzione antibiotica contenente 250 mg di streptomicina solfato e 250 mg di ampicillina; 9) versare in piastre Petri con diametro 100 mm (12-13 ml/piastra). Progetto POM A32 “Norme fitosanitarie e commercializzazione delle produzioni vivaistiche” Locorotondo (BA), 4 – 7 dicembre 2001 Allegato 3 Diagnosi di V. dahliae in tessuti legnosi di olivo mediante kit ELISA I kit attualmente disponibili in commercio sono prodotti dalle Ditte: Adgen, Agdia e Loewe. a) Prelievo dei campioni legnosi in campo Adottare le stesse procedure riportate nell’Allegato 2 ai punti 1-4 b) Lavorazione dei campioni in laboratorio 1) Scortecciare la porzione di legno interessata, preferibilmente costituita da giovani rametti; come controllo, includere nel saggio 1-2 campioni sicuramente sani e 1-2 campioni sicuramente infetti; 2) prelevare sottili scaglie di legno mediante un temperamatite o un coltello; 3) frantumare 1 g di materiale in azoto liquido; 4) sospendere la polvere ottenuta in 10 ml del tampone di estrazione fornito con il kit; 5) filtrare la sospensione con garza; 6) sensibilizzare una piastra ELISA con 200 ml di una sospensione di IgGs specifiche per V. dahliae in tampone di sensibilizzazione e incubare 4 h a 37°C; 7) eseguire cinque lavaggi con tampone di lavaggio; 8) aggiungere 200 ml del campione preparato nel tampone di estrazione; 9) eseguire cinque lavaggi con tampone di lavaggio fornito dal kit; 10) incubare una notte a 4°C; 11) eseguire cinque lavaggi con tampone di lavaggio; 12) dispensare 200 ml della sospensione di IgGs specifiche per V. dahliae coniugate con fosfatasi alcalina in tampone di coniugazione; 13) eseguire cinque lavaggi con tampone di lavaggio; 14) aggiungere 200 ml di P-nitrofenilfosfato (1 mg/ml) in tampone di dietanolammina; 15) lasciar sviluppare la reazione colorimetrica (viraggio a color giallo); 16) leggere l’assorbanza a 405 nm mediante un misuratore fotometrico dopo 0,5 - 1 e 2 ore ed, eventualmente, dopo una notte a 4°C. Si considerano infetti i campioni con una assorbanza uguale o superiore alla somma tra la media delle letture fotometriche relative ai testimoni non infetti e il triplo della loro deviazione standard (Sutula et al., 1986). Progetto POM A32 “Norme fitosanitarie e commercializzazione delle produzioni vivaistiche” Locorotondo (BA), 4 – 7 dicembre 2001 Allegato 4 Protocollo di ibridazione molecolare per la diagnosi ArMV, CLRV e SLRV. Campionamento I campioni devono essere costituiti prelevando 10-15 rametti ben lignificati lungo tutta la chioma della pianta. I campioni raccolti devono essere conservati in frigorifero a 4–6°C per un periodo massimo di 2 mesi. a) Protocollo per l’estrazione degli acidi nucleici totali (tna) 1. Preparazione del campione: prelevare 0.5g di tessuto corticale da diverse porzioni di talee lignificate; 2. Omogeneizzare il tessuto in un mortaio in presenza di azoto liquido e raccoglierne 200mg in un tubo eppendorf; 3. Aggiungere1ml di tampone di estrazione e 200 µl di Sarcosyl 10%, agitare ed incubare a 70°C per 10 min. agitando ogni 2-3 min.; 4. Incubare per 5 min. in ghiaccio; 5. Centrifugare per 10 min. a 12000 rpm; 6. Recuperare 300 µl di supernatante in un nuovo tubo ed aggiungervi 300µl di soluzione NaI, 150 µl di etanolo assoluto, 35 µl di sospensione di silica; 7. Lasciare per 10, in lenta agitazione a temperatura ambiente; 8. Centrifugare a 6000 rpm per 1 min., recuperare il pellet e risospenderlo in 500µl di tampone di lavaggio (wb) 9. Ripetere la fase 7 10. Lasciare i tubi ad asciugare capovolgendoli su unoo strato di carta; 11. Risospendere il pellet in 150 µl di H2O sterile ed incubare a 70°C per 4 min.. 12. Centrifugare a 12000 rpm per 3 min.; 13. Recuperare il supernatante (TNA) e trasferirlo in un nuovo tubo; 14. Effettuare una lettura spettrofotometrica dell’estratto, per valutare il rapporto dell’assorbanza A260/A280. b) Concentrazione e applicazione degli acidi nucleici estratti su membrana 15. Precipitare il TNA aggiungendo 2,5 volumi di etanolo assoluto e o,1 volumi di sodio acetato 3M ph 5,5. 16. Lasciare in precipitazione overnight a –20°C oppure 2 h a –70°C; 17. Centrifugare per 25 min. a 12000 rpm; 18. Svuotare il supernatante ed aggiungere 500 µl di etanolo al 70%; 19. Centrifugare per 5’, dopodiché svuotare il supernatante; 20. Asciugare il pellet in una pompa da vuoto; 21. Risospenderlo in 10 µl di H2O; 22. Aggiungere 10 µl di soluzione denaturante e lasciare per 5 min. a temperatura ambiente; 23. Applicare 10 µl del campione su ciascuno dei due filtri opportunamente preparati ( quadrettati, e prettrattati nella soluzione denaturante, questa preparazione può essere effettuata anche mesi prima); 24. Lasciar asciugare la membrana ed esporla per 10 min. ai raggi UV su un transilluminatore; 25. La membrana così preparata può essere subito sottoposta ad ibridazione oppure conservata per un tempo illimitato a temperatura ambiente in una busta di polietilene. Progetto POM A32 “Norme fitosanitarie e commercializzazione delle produzioni vivaistiche” Locorotondo (BA), 4 – 7 dicembre 2001 c) Reazione di ibridazione 1. Incubare la membrana con 1ml/10cm2 di soluzione di granuli per 30 min. a 55°C; 2. Cambiare la soluzione di granuli con un uguale volume della stessa soluzione ed aggiungervi 50ng/ml della sonda per ArMV, CLRV, SLRV; 3. Incubare tutta la notte a 58°C; 4. Effettuare 3 lavaggi da 30min. ciascuno a 65°C con una soluzione SSC 1X – SDS 1%; 5. Incubare per 2’ in una soluzione SSC 2X a temperatura ambiente; 6. Incubare per 30’ in una soluzione SSC 2X contenente RNasi A 1mg/ml; 7. Lavare il filtro in Whashing Buffer per 5 min.; 8. Incubare per 30 min. in Buffer 2; 9. Incubare per 30 min. in Buffer 2 contenente antiAP Fab 1:5000; 10. Effettuare 2 lavaggi da 20 min. in Whashing Buffer; 11. Equilibrare per 2 min. in Buffer 3; 12. Drenare il filtro su della carta assorbente 3MM; 13. Incubare per 5 min. con 1ml/100cm2 di una soluzione di buffer 3 contenente il substrato CDP-Star 1:100; 14. Drenare il filtro su della carta assorbente 3MM; 15. Disporre i filtri su uno strato di pellicola trasparente e sistemarli in camera oscura nella apposita cassetta per esposizione; 16. Lasciare in esposizione per almeno un ora, prima di procedere allo sviluppo nelle apposite soluzioni di sviluppo e fissaggio. 17. Riesporre il filtro qualora l’intensità del segnale non sia quella ottimale. Reagenti e soluzioni necessari per l’estrazione del campione: Tampone di 4 M guanidina tiocianato, 0.2 M sodio acetato, 1M potassio estrazione acetato, 0.025 M EDTA bisodico, 2.5% polivinil pirrolidone40K, preparare in acqua distillata sterile e conservarlo a 4°C; prima dell’utilizzo aggiungere 1% di B-mercaptoetanolo Sarcosyl 10% 10g di N-Laurilsarcosine/100ml di acqua distillata sterile Soluzione di NaI sciogliere dapprima 0,75 g di sodio solfito anidro in 40 ml di acqua distillata sterile, poi sciogliervi 36 g di NaI Risospendere 60g di silica in 500 ml di acqua distillata, mescolare e lasciar decantare per 24 ore. Elimin.are 470 ml di supernatante e riportare il volume con H2O distillata a 500 ml, mescolare e lasciar decantare per 5 h. elimin.are 440 ml di H2O e portare ad un volume finale di 60 ml di sospensione a pH 2 con HCl. Autoclavare e conservare al buio a 4°C Sospensione silica di WB soluzione di lavaggio per RNA Etanolo assoluto Etanolo al 70% Soluzione denaturante 0,01M Tris-HCl pH 7,5, 0,5 mM EDTA bisodico; 0,05 M cloruro di sodio; 50% alcol etilico 100 mM sodio idrossido, 0,05 mM EDTA bisodico Progetto POM A32 “Norme fitosanitarie e commercializzazione delle produzioni vivaistiche” Locorotondo (BA), 4 – 7 dicembre 2001 Reagenti e soluzioni necessarie per la reazione di ibridazione: DNA plasmidico Contenente la sequenza della sonda Kit commerciale (Roche) per la trascrizione e marcatura della sonda Soluzione Dig easy hyb Roche granules (Roche) Blocking solution 10% 10 g di blocking in 100 ml di buffer 1 Buffer 1 1x pH 7.5 0.1M acido maleico, 0.15M sodio cloruro Buffer 2 Buffer 1 con 1% di blocking solution Buffer 3 1x pH 9.5 0.1M Tris-HCl, 0.1M sodio cloruro, 0.05M magnesio cloruro Whashing buffer Buffer 1 con 0. 3% di Tween 20 3M sodio cloruro, 0.3M sodio citrato bi-idrato SSC 20X SDS 10% 10 g di Sodio dodecil solfato in 100 ml di H2O Anti Ap Roche CDP-Star Roche Tween 20 Sigma Allegato 5 Protocollo di amplificazione genica per ArMV, CLRV, SLRV, OLYaV A) Protocollo per l’estrazione degli acidi nucleici totali (tna) Seguire quanto riportato dalla fase1 alla fase 14 dell’allegato 1. B) Sintesi del cDNA : 1) Aggiungere a 0.5µg di RNA estratto, 0.5 µg di random primer ed incubare a 95°C per 5 min.; 2) Incubare in ghiaccio per 2 min.; 3) Aggiungere la seguente mix di reazione: 1µl di dNTPs 10mM 1.2 µl di DTT 4 µl di Buffer 5x 0.8 µl di M-MLV Portare a volume finale di 20µl 4) Incubare per 1.5 ore a 42°C; 5) Conservare –20°C. C) Reazione di amplificazione genica: 1) Mettere 2.5 µl della reazione di cDNA in un tubi da 0.2ml; 2) Aggiungere la seguente mix di reazione: 1µl di Primer senso* Progetto POM A32 “Norme fitosanitarie e commercializzazione delle produzioni vivaistiche” Locorotondo (BA), 4 – 7 dicembre 2001 1µl di Primer antisenso* 0.5µl di dNTPs 10mM 0.5µl di MgCl2 2.5µl di Buffer 10x 0.2µl di Taq DNA polimerasi 16.3µl di H2O 3) Incubare la reazione in un termociclatore secondo il seguente ciclo: 94°C x 5 min. 94°C x 30sec 72°C x 30 sec 72°C x 7min. 55°C x 30 sec 16°C x ∞ X 35 CICLI 4) Il prodotto PCR può essere subito analizzato in gel di poliacrilammide oppure conservato a – 20°C. *La coppia di primer senso ed antisenso è virus-specifica, pertanto per l’identificazione di ciascuno dei 4 virus sarà aggiunta la rispettiva coppia di primer. D) Analisi del prodotto di amplificazione: Corsa elettroforetica in gel di poliacrilammide 6% Preparazione di 5ml di gel: 3.86 ml di H2O distillata sterile 0.65 ml di acrilammide 0.5 ml di TBE 10x 60µl di Ammonio persolfato in soluzione del 10% 6µl di Temed 1) 2) 3) 4) Lasciar polimerizzare per circa 20-30 min.; Caricare in ogni pozzetto del gel 10 µl del campione miscelato a 3 µl di gel loading buffer; Elettroforesi per circa 1 ora applicando un voltaggio costante di 100-110 V; Quando il blu di bromofenolo giunge ad 1 cm dal termine del gel sospendere la corsa e procedere alla colorazione del gel in con argento nitrato: • Immergere il gel in una vaschetta (in plastica o vetro) contenente una soluzione di acido acetico al 10% per 20 min.; • Effettuare 3 lavaggi del gel in H2O distillata per 1 min.. ciascuno; Progetto POM A32 “Norme fitosanitarie e commercializzazione delle produzioni vivaistiche” Locorotondo (BA), 4 – 7 dicembre 2001 • • • • • • • incubare per 3 min. in una soluzione all’1% di acido nitrico Effettuare 3 lavaggi del gel in H2O distillata per 1 min. ciascuno; Incubare il gel nella soluzione di AgNO3 per 30 min.; Effettuare un lavaggio del gel in H2O distillata per qualche secondo; Sviluppare il gel nella soluzione di Na2CO3; Quando l’intensità delle bande del marker e dei testimoni positivi è ottimale fermare la colorazione eliminando la soluzione Na2CO3, ed aggiungere una soluzione di acido acetico al 10%. Il gel così colorato può essere fotografato e/o scansionato e può essere conservato sigillandolo tra due strati di telo di plastica. Allegato 6: Single-Tube PCR A) Protocollo per l’estrazione degli acidi nucleici totali (tna) Seguire quanto riportato dalla fase 1 alla fase 14 dell’allegato 1. B) 1) 2) 3) 4) Sintesi del cDNA ed amplificazione genica: Aggiungere a 3µl di TNA 14µl di H2O RNase-free in tubi eppendorf da 0.2 ml Denaturare i TNA a 95°C per 5 min. Incubare in ghiaccio per 2 min. Aggiungere la seguente mix di reazione: 1µl di dNTPs 2.5 mM 0.2 µl di M-MLV 1µl di Primer senso* 1µl di Primer antisenso* 2µl di MgCl2 2.5µl di Buffer 10x 0.3µl di Taq DNA polimerasi 5) Incubare la reazione in un termociclatore secondo il seguente ciclo: 94°C x 5 min. 42°C x 1.5h 94°C x 30sec 55°C x 30 sec 72°C x 30 sec 72°C x 7min. 16°C x ∞ X 35 CICLI Progetto POM A32 “Norme fitosanitarie e commercializzazione delle produzioni vivaistiche” Locorotondo (BA), 4 – 7 dicembre 2001 4) Il prodotto PCR può essere subito analizzato (fase D dell’allegato 2) in gel di poliacrilammide oppure conservato a –20°C. Reagenti e soluzioni necessarie per la reazione di PCR e per la successiva elettroforesi: Soluzione di deossinucleotidi 10mM ciascuno (dATP, dTTP, dCTP, dGTP) Trascrittasi inversa M-MLV, buffer 5x, DDT 0.1M Dna polimerasi Taq polimerasi, buffer 10x, MgCl2 25mM Primer * Soluzione 6µM di ciascuno Poliacrilammide Soluzione di acrilammide/bisacrilammide al 40% (29:1) Temed soluzione commerciale APS Soluzione al 10% in H2O, preparato fresco TBE 10x pH 8,3 90 mM acido borico, 90 mM Tris-HCl, 2,5 mM EDTA bisodico Gel loading buffer 15% Ficoll (type 400, Amersham), 0,25% blu di bromofenolo, in H2O distillata. Marker di peso molecolare per DNA DNA fago λ/Hind III Soluzione di AgNO3 100 mg AgNO3 , 150 µl di formaldeide al 37% Soluzione di Na2CO3 3g di Na2CO3 anidro, 150µl formaldeide al 37%, 4 µl di una soluzione di sodio tiosolfato.(200mg/ml) Soluzione Ac. acetico 10% Soluzione di Ac. nitrico 1% Progetto POM A32 “Norme fitosanitarie e commercializzazione delle produzioni vivaistiche” Locorotondo (BA), 4 – 7 dicembre 2001 Allegato 7 Isolamento dei nematodi Campionamento e metodi di estrazione. I campioni di vegetali e/o di terreno da analizzare, costituiti da sub-campioni prelevati a caso (almeno 10 campioni finali per una superficie di 1 Ha), devono essere posti in sacchetti di polietilene e conservati, in attesa di essere esaminati, in cella frigorifera a 4–6°C per evitare alterazioni (schiusa delle uova, morte delle larve, ecc.). Prelievo e composizione del campione Per il campionamento dei nematodi delle piante arboree (endoparassiti migratori e sedentari, semi-endoparassiti e vettori di virus vegetali), ogni momento richiesto per un controllo fitosanitario risulta adatto. Il campione (1-2 kg circa), prelevato dalla rizosfera della pianta ospite ad una profondità di 5-40 cm, deve essere preferibilmente composto da radici capillari e terreno circostante. Metodi di estrazione dei nematodi dalle radici. I nematodi fitoparassiti, in genere, possono invadere varie parti della pianta ospite. Nelle radici di piante da frutto vari stadi di sviluppo di nematodi di endoparassiti e semi-endoparassiti possono essere presenti in varie fasi del loro sviluppo e possono essere estratti con il metodo della omogeinizzazione. Questo metodo è generalmente usato per estrarre i vari stadi di sviluppo di nematodi siaendo e semi-endo parassiti sedentari (Meloidogyne spp. e Tylenchulus semipenetrans) sia endo-parassiti migratori (Pratylenchus spp.). Le varie fasi si possono così riassumere: 1. Riduzione delle radici in pezzi da 1-1,5 mm; 2. frantumazione delle radici (10 g. circa in 100 ml di acqua) con il frullatore; 3. filtrazione della sospensione ottenuta attraverso i due setacci, posti l’uno sull’altro, con maglie da 710 e 40 µm e successiva raccolta dei i nematodi e residui vegetali in sospensione acquosa. 4. osservazione microscopica della sospensione ed identificazione dei nematodi. La sospensione di nematodi, ottenuta con il metodo sinora descritto può essere resa più limpida con una opportuna centrifugazione. Metodi di estrazione dei nematodi dal terreno I nematodi fitoparassiti possono essere presenti nel terreno sotto forma di uova, di larve infestanti, di stadi larvali intermedi e di adulto. I nematodi liberi nella rizosfera possono essere recuperati con il metodo del travaso e con il metodo della centrifugazione. A) Travaso o setacciamento Sono richiesti alcuni secchi da 5-6 litri e una serie di setacci con maglie di varia apertura per raccogliere gli esemplari di tutte le dimensioni. Le varie fasi dell’estrazione possono essere così riassunte: 1) Sospensione in acqua di circa 1 kg di terreno; 2) uno o due travasi della sospensione in secchi successivi, osservando brevi pause per favorire la decantazione dei residui terrosi più grossi; Progetto POM A32 “Norme fitosanitarie e commercializzazione delle produzioni vivaistiche” Locorotondo (BA), 4 – 7 dicembre 2001 3) 4) filtrazione della sospensione attraverso 2 setacci da 710 e 40 µm per raccogliere i nematodi e particelle terrose ; osservazione microscopica del campione. B) Centrifugazione Questo metodo è molto indicato per la raccolta di nematodi liberi attivi e passivi presenti nel terreno. Le varie fasi dell’estrazione possono essere così riassunte: 1) 2) 3) 4) 5) 6) 7) 8) risospendere il campione di terreno da esaminare in 4-5 litri di acqua; concentrare attraverso un setaccio detriti organici e nematodi in modo da ottenere un campione di 400 –500 ml, aggiungendo 10-20 g di caolino ; centrifugare per 3-5 minuti a 2500 giri; eliminare il supernatante; risospendere il residuo (detriti e nematodi ) in una soluzione di solfato di magnesio avente una densità di 1,2 (465g di prodotto commerciale per litro di acqua), mediante un agitatore; centrifugare nuovamente per 2-3 minuti a 2000 giri/m; recuperare i nematodi filtrando il supernatante attraverso un setaccio di 5 µm; osservazione microscopica della sospensione. Progetto POM A32 “Norme fitosanitarie e commercializzazione delle produzioni vivaistiche” Locorotondo (BA), 4 – 7 dicembre 2001 Strumentazione e materiale essenziale per l’esecuzione dei suddetti accertamenti sanitari: Virus Strumento e/o materiale Agitatore con termostatica Agente e saggio Ibridazione molecolare RT-PCR Isolamento su substrato semiselettivo Agitatore orbitale X X Agitatore vortex X X Agitatori X X Centrifuga con contenitori da almeno 500 ml Contenitore per azoto liquido X X X X X X X X X X X X Freezer a bassa temperatura (-80°C) X X Frigorifero X X X X X X Lettore ELISA Membrana di Nylon X Microcentrifuga da banco X X X Micropipette multicanale X X X X X Microscopio Mortai in porcellana dal terreno X X Fornetto per ibridazione Micropipette tarate ELISA dalle radici X Cappa a flusso laminare Cassetta per esposizione delle lastre Kit X cupola Apparato per elettroforesi verticale Autoclave Nematodi V. dhaliae X X X X Piastre in polistirene X Piastre Petri Plasticheria monouso X Pompa da vuoto X X X X X X Progetto POM A32 “Norme fitosanitarie e commercializzazione delle produzioni vivaistiche” Locorotondo (BA), 4 – 7 dicembre 2001 X Provette da 0.2 ml Provette da 1.5 ml X X Provette da 15 e 50 ml X X Rimescolatore (Agitatore) a vibrazione Setaccio con maglie da 40µm Setaccio con maglie da 710µm Stufa X Vetreria (bottiglie, beute, matracci, etc) X X X X X X X X X X X Termociclatore Comune frullare Vaschette in plastica X X Puntali aerosol-free per micropipette Puntali per micropipette X X X X X X X X X BIBLIOGRAFIA Harris D.C., J.R. Yang and M.S. Ridout, 1993. The detection and estimation of Verticillium dahliae in naturally infested soil. Plant Pathology, 42: 238-250. Saponari M., F. Nigro, G. Loconsole, G. Romanazzi, N. Vovlas, C. Cariddi, 2001. Distribuzione dei patogeni dell’olivo in Puglia. In: Savino V. (Coordinatore), Atti del convegno Progetto POM A32 - I risultati di due anni di attività. Termoli, 1-2 marzo 2001, 13 pp. (http://www.agr.uniba.it/poma32/Termoli/AttiTermoli.htm). Sutula C.L., Gillet J.M., Morrissey S.M., Ramsdell D.C., 1986. Interpreting ELISA data and establishing the positive-negative threshold. Plant Disease 70: 722-726. F. Grieco, Saponari M., Alkowni R., Savino V., Garau R., Martelli GP., 2000. Progressi nella diagnosi dell’olivo. Inf. Fitopatologico, 11: 49-52. Martelli G.P., 2000. Infectious diseases and certification of olive: an overview. Bullettin OEPP/EPPO Bulletin, 29, 127-133. Progetto POM A32 “Norme fitosanitarie e commercializzazione delle produzioni vivaistiche” Locorotondo (BA), 4 – 7 dicembre 2001