dicembre 2009 - Confindustria Cuneo

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dicembre 2009 - Confindustria Cuneo
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Dicembre 2009
10
Anno XVII - E1,03
Poste Italiane s.p.a. - Sped. in abb. post. D.L. 353/2003
(conv. in L. 27/02/2004 n° 46) art.1, comma 1, DCB/CN
Iscrizione Trib. Cuneo -14/6/1989 n. 426
Edito dal C.S.I. Cuneo - Contiene I.P.
Direttore Responsabile: Fabrizio Pepino
Chiuso in redazione il 1° dicembre 2009
Redazione
Autorivari
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L’innovazione
al servizio
delle imprese
Fabrizio Gardinali a pag. 16
agroindustria. settore lattiero-caseario
Latte: storia di un prezzo impossibile
Servizio a pag. 16
CON
di Giorgio Chiarva
TRO
CAN
TO
Elogio
La difficoltà a trovare un accordo regionale sul prezzo, nasconde la crisi generale di tutta la filiera delle imprese
di Fabrizio Pepino
è ancor più grave è il fatto che pubbliche
A 20 anni dal
crollo del muro
Paolo Gerbaldo alle pag. 20-21
Punti di vista
Industria,
agricoltura
e Regione
Ilaria Blangetti alle pag. 2 e 3
turismo invernale
dentro la crisi
Stagione al via nel
segno della fiducia
Previsioni negative
Si salva solo l’export
Nonostante la più volte
denunciata “politica scorretta” della Regione a favore
della Val Susa (anche quest’anno al Sestriere sono
andati 2,8 milioni di finanziamenti pubblici), le stazioni sciistiche del consorzio
Cuneo Neve si apprestano a
cominciare la nuova stagione invernale fiduciose che
Energia dal sole
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biomasse
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numero
verde
la crisi in atto oscura qualsiasi
bagliore di ottimismo. Lo dice
ancora Biraghi: “è il sistema
che è sbagliato. Aumentano
burocrazia e carte inutili,
producedo costi e perdite di
tempo per le aziende, già in
difficoltà a causa della crisi
generalizzata di questo periodo”. Ma dal momento che
non serve piangere - è il caso
di dirlo - sul latte versato, la
parola d’ordine resta quella di
fare il possibile per resistere,
prendendo atto del fatto che
le redini del giogo non le tira
né l’industria né l’agricoltura,
bensì il mercato. E quando si
è tutti sulla stessa barca, per
andare avanti, diventa fondamentale remare nella stessa
direzione.
800-577385
la nuova legge regionale in
materia possa stabilire, in
un futuro quanto mai prossimo, maggior equità. La
loro buona fede è confermata dal fatto che quest’anno nella Granda sono stati
investiti quasi 12 milioni
di euro per migliorare gli
impianti.
Servizi da pag. 4 a pag. 6
La presentazione della prima
fotografia veritiera ed esaustiva del settore edile della
provincia di Cuneo (fatta
dall’Ance lo scorso 26
novembre), diventa l’occasione per aprire il consueto
quanto scomodo capitolo
“crisi” di questo numero con
un’iniezione di fiducia nel
mondo imprenditoriale pro-
vinciale, che sa di avere
nel suo Dna la possibilità di ribaltare la diffficile
situazione. Nonostante gli
ultimi studi, ricerche e rapporti (dal Centro Einaudi a
Unioncamere, tutti presentati nel giornale), enuncino
dati e numeri tutt’altro che
rosei.
Servizi da pag. 7 pag. 11
Non vedevo l’ora di
darmi torto. Un mese fa
scrivevo contro le società
municipalizzate, oggi vorrei sostenere che invece
sono state e alcune lo
sono ancora molto utili.
Voi mi accuserete di non
avere le idee chiare e
in parte avete ragione.
La confusione mentale
è una delle mie migliori qualità ma, anche in
questo caso e come sempre, ad ogni regola corrisponde un’eccezione e
qua vorrei che questi casi
venissero alla luce .
Segue a pag. 16
Omaggio
Il calendario
del 2010
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Berlino
Franco Biraghi
“Aumentano
costi energetici
e burocrazia,
mentre stiamo
lavorando tutti
sotto costo”
aaenergy.it
Dietro all’ultimo mancato
accordo regionale sul prezzo del latte, si nasconde una
grave crisi che investe tutta la
filiera (dagli allevatori, ai trasformatori, ai rivenditori, fino
ad arrivare al consumatore
finale), a cui si aggiunge l’impennata degli oneri burocratico-amministrativo-finanziari cui devono adempiere le
aziende. Una vera e propria
“guerra tra poveri” - come
l’ha definita più volte il presidente della sezione lattiero-casearia di Confindustria
Cuneo, Franco Biraghi - in
cui alla fine, di questo passo,
non ci sarà nessun vincitore.
Quasi tutti stanno lavorando sotto costo (comunque
senza guadagno), ma ciò che
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Dicembre 2009
agroindustria
confindustria cuneo. sezione latttiero-casearia
“L’agricoltore ha lavorato
in perdita per alcuni mesi
ed ancora oggi, dopo che il
prezzo del latte è risalito del
15% ed ha quasi raggiunto i
livelli di inizio 2007, lavora con utili molto contenuti. Tutta la filiera soffre;
i produttori non guadagnano, i trasformatori girano i
soldi o lavorano in perdita, i
commercianti sono in grave
crisi e molti di loro stanno
cessando l’attività, anche la
distribuzione non sta meglio
- dice Franco Biraghi, titolare del caseificio Valgrana
di Scarnafigi e presidente
della sezione lattiero-casearia di Confindustria Cuneo
-. I costi burocratici, amministrativi ed ambientali e
l’esasperata lentezza con cui
la pubblica amministrazione concede le autorizzazioni
necessarie per poter lavorare, pesano come un macigno
su tutta la filiera dagli allevatori, ai trasformatori, ai
rivenditori, fino ad arrivare
al consumatore finale.
“Escludendo le materie
prime, il 40% circa dei costi
che affrontiamo è determinato da spese burocratiche,
amministrative ed ambientali che una volta non c’erano
e che si potrebbero evitare o,
quantomeno, ridimensionare
- commenta Franco Biraghi
-. Si tratta di norme dettate da leggi regionali, nazionali ed europee che, man
mano che entrano in vigore,
rischiano di porre eccessivi
Energia e burocrazia
sono le spese maggiori
così in lombardia
Latte crudo alla stalla
euro per 100 lt (iva esclusa)
Data del
rilevamento
Franco Biraghi
“Il 17% delle
nostre bollette
serve a coprire
gli incentivi
a sostegno
delle energie
rinnovabili”
2005
2006
2007
2008
2009
Gennaio
34,34
32,28
32,80
42,00
36,02 (e)
Febbraio
34,34
32,28
32,80
42,00
34,87 (e)
Marzo
34,34
32,28
32,80
42,00
34,54 (e)
Aprile
33,57
32,00
33,16
38,09
31,66 (e)
Maggio
33,57
32,00
33,16
38,09
31,66 (e)
Giugno
33,57
32,00
33,16
38,09
31,66 (e)
Luglio
33,57
32,00
33,16
39,59
30,43 (e)
Agosto
33,57
32,00
33,16
39,59
30,45 (e)
Settembre
33,57
32,00
35,16
39,59
30,73 (e)
Ottobre
33,57
32,00
38,00
38,59
31,83 (e)
Novembre
33,57
32,00
38,00
38,09
Dicembre
33,57
32,00
38,00
38,09
33,76
32,07
34,45
39,48
Prezzo Medio Annuo
vincoli alle nostre attività.
Un’altra problematica è rappresentata dal prezzo della
bolletta: siamo tra i Paesi,
in Europa, a pagare più cara
l’energia elettrica. Il parados-
Prospettiva quinquennale dell’andamento dei prezzi stipulati nella regione Lombardia.
La Lombardia è considerata, per la consistenza dei volumi di latte prodotti e la indicatività dei prezzi fissati,
Prospettiva
quinquennale dell'andamento dei prezzi stipulati nella regione
punto di riferimento per le altre regioni.
Lombardia.
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prodotti e la inidicatività dei prezzi fissati, punto di riferimento per le altre
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H>8JG:OO6
32,39
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so è che abbiamo rinunciato
al nucleare ma continuiamo
ad accollarci il prezzo della
dismissione degli impianti”.
Biraghi fa notare come il
17% del costo delle nostre
bollette sia rappresentato
dalla copertura degli incentivi per le energie rinnovabili.
“I contributi per il sostegno
di questi impianti, in particolar modo di quelli fotovoltaici, vengono ripagati dalle
nostre bollette e molti di noi
non lo sanno, perché non c’è
una trasparenza nella compilazione - continua Franco
Biraghi -. Il rischio è che le
nostre imprese che hanno
un’attività basata sull’uso di
energia elettrica si trovino in
forte difficoltà. è evidente:
con questi costi come fanno
a sopravvivere? Le multinazionali scelgono di investire
altrove perché il nostro territorio non è competitivo e
sopravvive grazie alle piccole
industrie che sono costrette
a subire, in quanto senza possibilità di alternativa. Basti
pensare che le industrie che
producono prodotti chimici
come soda caustica e acido
nitrico, hanno dovuto cessare l’attività a causa di eccessivi oneri ambientali”. “è il
sistema che è sbagliato - conclude Biraghi -. Aumentano
burocrazia e carte inutili producendo costi e perdite di
tempo per le nostre aziende,
già in difficoltà a causa della
crisi generalizzata di questo
periodo”.
Dicembre 2009
agroindustria
accordo sul prezzo. la trattativa regionale
Quella in atto
tra industria
e agricoltura
è una guerra tra
poveri, in cui
tutti ci perdono
Stiamo lavorando
tutti sotto costo
Mino Taricco,
assessore
regionale
all’Agricoltura
latte
Il 2 novembre è naufragata
la trattativa regionale per il
prezzo del latte alla stalla.
“Durante l’ultimo incontro
abbiamo dovuto prendere atto
che le posizioni espresse non
permettevano di convergere
su una soluzione condivisa
- dice Mino Taricco, assessore regionale all’Agricoltura -.
Era evidente che non vi era
possibilità di andare oltre e
abbiamo optato per accordi
singoli, nella speranza che
si ripresenti la disponibilità per sedersi nuovamente a
un tavolo regionale. Tra la
proposta degli industriali e
le posizioni degli allevatori non ci sono, comunque,
distanze abissali”. La proposta
dell’assessore era di pagare
31 centesimi a litro il latte
alla stalla, con riferimento
alle aziende che producono
60 quintali al giorno, mentre
gli industriali proponevano
lo stesso prezzo basandosi su
aziende che producono 80
quintali giornalieri. Entrambe
le posizioni sono il frutto
di una situazione di mercato non favorevole, anche se
con deboli accenni di ripresa. Durante l’annata 2007,
a causa di forti speculazioni
internazionali sulle materie
prime, il prezzo del latte nel
giro di 4 mesi è passato dai
32 ai 42 centesimi al litro.
Questo prezzo assurdo ha provocato un crollo dei consumi
ed è la causa principale della
crisi che sta penalizzando
tutta la filiera. Nell’annata in
corso, per alcuni mesi, i prezzi
pagati dagli industriali sono
scesi a 27 centesimi ed addirittura una grossa cooperativa
ha pagato 25 centesimi. Oggi
il prezzo è tornato sopra i 31
centesimi.
“Non è un compenso remunerativo per nessuno - dice
Ambrogio Invernizzi, amministratore delegato In.al.
pi. - ma segue il trend del
mercato, infatti quando le
quotazioni del latte sono
scese sono diminuiti anche i
prezzi dei prodotti finali: noi
imprenditori non possiamo
comportarci diversamente.
Ora è necessario capire se
i prezzi sono in salita solo
temporaneamente, vista la
vicinanza con il Natale, o
se si tratta di una risalita
strutturale che ci permetterà
di optare per quotazioni più
l’autore
I servizi pubblicati
alle pagine 2 e 3 sono
di ilaria blangetti
ottimistiche. Ovviamente
c’è una forte pressione da
parte degli allevatori nei
nostri confronti e noi sappiamo bene che hanno sofferto
parecchio, lavorando sottocosto, ma anche noi ci troviamo in un periodo di crisi.
Ci sono caseifici in forte difficoltà e non si può negare la
spietata concorrenza straniera con la quale siamo costretti a combattere”. L’accordo
regionale sul prezzo del latte
è una prassi soprattutto in
Piemonte, molte altre regioni
Bruno Rivarossa,
direttore
Coldiretti Cuneo
e Piemonte
Ambrogio
Invernizzi,
amministratore
delegato
Inalpi
LA TRATTATIVA
Al tavolo regionale per trovare
l’accordo sul prezzo del latte
partecipano i rappresentanti
dell’industria e dell’agricoltura.
La Regione svolge un ruolo
di mediazione.
chi ci guadagna?
dalla stalla alla tavola il prezzo quintuplica
Allevatori e caseifici trattano per il prezzo, stimandolo intorno ai 30 centesimi, ma
il consumatore finale trova nei supermercati un litro di latte fino a 1,5 euro al litro.
Gli allevatori producono in perdita e gli industriali lavorano alla soglia della convenienza. Un’inchiesta sulle pagine de “La Stampa”, lo scorso settembre, denuncia
un aumento del 350% del prezzo alla stalla rispetto a quello al consumo, a fronte di
un crollo dei prezzi alla produzione agricola pari al meno del 30%. Allora chi ci guadagna? In una relazione approvata dal Parlamento Europeo si evidenzia che tra i
fattori che influenzano il meccanismo di trasmissione dei prezzi e il divario dei prezzi
alla produzione e al consumo vi è anche il “comportamento commerciale degli
operatori lungo la catena di approvvigionamento”. “Indubbiamente gli scompensi
tra i nostri prezzi - commenta Bruno Rivarossa - direttore provinciale e regionale di
Coldiretti - e quelli della grande distribuzione sono molto evidenti ma risulta difficile
identificare delle soluzioni”. Intanto la Coldiretti nazionale denuncia che “dal campo
alla tavola i prezzi degli alimenti aumentano in media cinque volte, con rincari che
sono superiori per nove al valore medio dell’inflazione. E questo nonostante l’anno
abbia visto crollare drammaticamente i prezzi alla produzione”. Anche il Parlamento
ha espresso preoccupazione per i casi in cui la grande distribuzione “sfrutta il suo
potere di mercato attraverso termini di pagamento eccessivi, contributi per l’immissione nel listino e per lo spazio sugli scaffali”.
non fungono da intermediari
per arrivare al raggiungimento di un prezzo base sul prodotto alla stalla. Bisogna però
considerare che Piemonte
e Lombardia rappresentano
i più grandi produttori di
latte, ma il problema è che
“il mercato del latte è molto
volatile - aggiunge Invernizzi
- ed è spesso difficile arrivare a degli accordi regionali”. Inoltre si parla spesso di
accordi annuali con i caseifici
e questo rappresenta un grande rischio, vista la flessibilità
del mercato e dei prezzi al
consumo. “Le nostre stalle,
inoltre, sono spesso troppo
piccole rispetto alla media
europea - conclude Invernizzi
- e, anche se impopolare,
una ristrutturazione sarebbe
necessaria: grandi allevamenti significano maggiori garanzie per il prodotto e permettono di spalmare meglio i
costi fissi”.
“Il 2 novembre scorso, durante
l’ultimo incontro tra allevatori e industriali, con la mediazione dell’assessore regionale
all’Agricoltura Mino Taricco,
abbiamo dovuto constatare
che non c’erano le condizioni per ottenere un accordo
- commenta Bruno Rivarossa,
direttore provinciale e regionale della Coldiretti -. Ora
non escludiamo di poter arrivare nuovamente al tavolo
regionale, ma è difficile prevedere quando questo potrà
avvenire”. “Chiediamo, come
Coldiretti, di arrivare presto
alla tracciabilità del prodotto
latte - aggiunge Rivarossa -,
una garanzia non solo per
gli allevatori ma anche per i
caseifici”.
Biraghi, in qualità di rappresentante del settore lattiero-caseario, ha trattato
per Confindustria al tavolo
regionale per l’accordo, sfumato, sul prezzo del latte:
“Comprendiamo bene le
difficoltà degli allevatori,
ma anche i caseifici stanno
lavorando sottocosto. I nostri
associati, indipendentemente dalla stipula di un accordo regionale, hanno sempre
liquidato il massimo consentito dal mercato e, in alcuni
casi, per il mese di novembre
il prezzo è stato addirittura
superiore a quello richiesto
dal sindacato agricolo in sede
di trattativa regionale”.
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Dicembre 2009
turismo
stagione al via. mondolè e limone piemonte
Due anni di polemiche tra
l’associazione dei gestori
degli impianti a fune della
Provincia di Cuneo e la
Regione Piemonte - con
accuse degli uni in merito
alla distribuzione dei finanziamenti pubblici regionali in
favore delle valli torinesi e in
particolare della Valle Susa
con Sestrière e repliche dell’altra - culminate nell’uscita dall’Arpiet (l’associazione
regionale piemontese delle
imprese esercenti il trasporto a fune in concessione) e
la costituzione di una nuova
associazione - Cuneo Neve
- “per fare lobbing e superare
una certa frammentarietà che
talvolta ci ha penalizzati”,
come spiegò la scorsa primavera Bruno Vallepiano, che
rappresenta la sottosezione
Impianti a fune nella sezione Turismo di Confindustria
Cuneo.
Un settore, quello della
neve, che la scorsa stagione
ha mosso un fatturato di 1516 milioni di euro, con circa
mezzo milione di presenze
(quindi un terzo del dato
regionale) nei Comprensori
Mondolè e Limone. E poi
700 chilometri di piste (300
per il fondo) su 12 centri, 88
impianti di risalita con struttura in larga parte ammodernate. Dati significativi nel
contesto piemontese, importanti anche per l’indotto che
riescono a muovere.
Con quali auspici si apre
dunque la nuova stagione
sciistica cuneese? La Granda
della neve potrà partecipare
- in un quadro di maggiore
equità - al riparto dei finanziamenti, peraltro cospicui,
previsti dalla Regione nelle
scorse settimane?
Pietro Blengini è direttore
Segnali positivi dalla
nuova legge regionale
Fabio Bergia
Pietro Blengini
“Le cose possono
andare meglio
solo se finiscono
i privilegi
al Sestriere
e quando verrà
colmato il gap
tra il numero
di sciatori e i
posti letto”
“Il fatto che la
Provincia si sia
asssunta l’onere
di concertare
i fabbisogni con
gli impiantisti
e di portare
le istanze locali
in Regione
è positivo”
degli impianti di Artesina,
ma da alcuni mesi siede
anche nella Giunta di corso
Nizza: “Oggi la situazione è
cambiata rispetto alla passata stagione, per l’entrata
in vigore della nuova legge
sulla sicurezza degli impianti. La Provincia si è assunta
l’onere, attraverso l’impegno della presidente Gancia
e dell’assessore competente
Gregorio, di concertare con
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di fabbisogno che è previsto
dalla nuova legge, per portare quindi in Regione le
istanze del nostro territorio.
Ritengo che tale fatto rappresenti un notevole passo in
avanti. Certamente il Piano
l’autore
I servizi pubblicati
alle pagine 4 e 5 sono
di ilario bruno
che predisporremo dovrà
avere una precisa corrispondenza con i parametri previsti dalla legge”.
Fabio Bergia, direttore della
Lift spa (Limone impianti
funiviari e turistici) puntualizza: “Abbiamo sempre ritenuto non corretto confondere i due piani: da una lato
la legge 2 che apprezziamo,
ma che, va detto, non mette
in equilibrio la situazione
creatasi negli ultimi anni e
potrebbe perpetuarsi con il
finanziamento di 2,8 milioni erogato dalla Regione
Piemonte a Sestriere spa”.
Ma Bergia pone l’accento su
un altro problema, tutto locale, che andrebbe affrontato
di petto: “A Limone ci sono
stati 40 milioni di investimenti pubblici e privati in 7
anni sulle strutture di risalita, per il miglioramento delle
piste, compresa la ristorazione
sulle piste. Sforzi che rischiano di essere vanificati se non
ci saranno interventi, magari
sostenuti da un’apposita legge
con incentivi, sulla ricettività per incrementare i posti
letto: oggi a Limone, che è la
punta dell’iceberg di questo
squilibrio tra la frequentazione delle piste e la presenza
di alberghi, i posti letto sono
400. Una situazione limitata
dal peso delle seconde case,
cresciuto a dismisura negli
anni passati. Per proporsi sul
mercato turistico della neve
con la possibilità di sfruttare appieno le potenzialità
di crescita occorre eliminare
questo gap. E la Provincia,
con il suo ruolo di coordinamento che condividiamo e
che abbiamo peraltro sollecitato, anche su questo aspetto
potrebbe offrirci un grosso
sostegno”.
finanziamenti. il piano regionale
Una nevicata di euro
sulle piste piemontesi
53 stazioni sciistiche servite da 273 impianti (88 in
provincia di Cuneo), con
quasi 900 addetti ai lavori (218 fissi e 650 stagionali e un fatturato che, nella
stagione 2007/2008 è stato
di circa 51 milioni di euro
che sono saliti ad oltre 60
nella stagione successiva con
1.428.000 biglietti giornalieri venduti e oltre 1,5 milioni
di presenze turistiche consolidate. Dati importanti, dei
quali la Giunta regionale del
Piemonte ha tenuto conto
licenziando il Piano triennale
per il sostegno economico del
sistema neve, previsto dalla
recente legge sulla sicurezza
delle piste e stanzia 7 milioni
di euro per l’anno 2009. Lo
stanziamento è suddiviso in
tre Fondi: 2,7 milioni per la
sicurezza delle aree sciabili,
con riguardo ad interventi
relativi alla tutela della salute, alla garanzia ed al mante-
Per quest’anno
la Regione
ha stanziato
7 milioni di euro
e ha previsto
150 pacchetti
low cost
nimento delle condizioni di
sicurezza sulle aree sciabili;
3,8 milioni sul fondo di investimenti per gli impianti di
risalita delle aree sciabili e
per l’offerta turistica (qualificazione, potenziamento e
valorizzazione, sostenibilità
ambientale ed energetica);
540 mila euro per le spese
di gestione degli impianti di
risalita e delle aree sciabili
delle microstazioni (esercenti sia lo sci nordico sia quel-
lo alpino). Beneficiari dei
Fondi possono essere soggetti
pubblici e privati proprietari
o gestori degli impianti alla
data di presentazione della
domanda e della successiva
realizzazione dell’intervento.
Questo sul piano strutturale, ma la Regione interviene
anche sul fronte del prodotto
con una campagna low-cost
con oltre 150 pacchetti a
partire da 25 euro a notte e
bimbi gratis.
Dicembre 2009
turismo
nuove teorie. rodolfo baggio
Che cosa c’entra la teoria
del caos con il turismo e
perché un astrofisico decide
di mettere la propria scienza
a servizio dell’economia del
turismo?
Sono domande lecite, perché emergono da un contesto abituato a fare i conti
con i soliti parametri, poco
innovativi, piuttosto conservatori; e solitamente poco
incline, bisogna dirlo, a riconoscere che un sistema complesso di relazioni può essere
studiato più efficacemente e
con risultati migliori, anche
ricorrendo a modelli presi a
prestito dalla fisica e dalla
matematica.
Ci ha provato, con un certo
successo, Rodolfo Baggio,
fisico, esperto informatico,
già ricercatore nel settore
dell’astrofisica ed oggi docente al Master in Economia
del turismo dell’Università
Bocconi di Milano, dopo
aver svolto importanti funzioni manageriali nel settore dei Sistemi Informativi
ed aver coordinato e tenuto corsi per il Master in
Tourism
Management
a Beirut, Libano e Aqaba
(Giordania), alla School
of Tourism Management
of Queensland in Australia
e all’Mba in International
Hospitality management
dell’Imhi-Essec di Parigi. In
Australia ha svolto la tesi in
dottorato “Network Analysis
of a Tourism Destination”
(lavoro che si è aggiudicato un Dean’s Award for
Outstanding
Research
Higher Degree Theses, riconoscimento riservato alle
tesi di dottorato che, per
unanime giudizio dei relatori, abbiano apportato un
sostanziale contributo al loro
campo di studio).
L’intuizione consiste nel
fatto che una destinazione
turistica possa essere vista
come una rete di operatori in
diverse e multiformi relazioni
tra di loro. La rete è quindi
un insieme di collegamenti:
in alcuni casi, ad esempio
quando si fa riferimento a
reti sociali, la complessità
è maggiore rispetto al caso
di reti tecnologiche. L’attenzione si concentra sui “nodi”
della rete, che sono elementi
con una loro funzionalità, e
sulle loro connessioni; quin-
Il successo turistico sta
nella “rete” di Baggio
Nuovo metodo
di ricerca sulle
potenzialità
turistiche di una
località basato
sulle teorie
del caos e delle
reti complesse
della Fisica
astrofisico
Rodolfo Baggio è l’autore
di “Network analysis of a tourism
destination”
il nuovo mercato
“scarsa attenzione degli operatori italiani al turismo sul web”
“L’Internet del turismo, del divertimento e del tempo libero
forma la parte più consistente (circa il 20%) delle diverse
decine di milioni di siti, e i più di 400 milioni di utenti sembrano
gradire quanto viene loro proposto”. Lo scrive Rodolfo Baggio
a proposito del ruolo del web nella gestione del tempo libero,
ricordando che fra 3 anni il 30% delle prenotazioni e vendite di
viaggi e vacanze passerà attraverso Internet. Cosa succede nel
settore del turismo, in particolare nel nostro Paese? “In Italia le
vendite telematiche sono solo lo 0,1% del mercato del turismo,
mentre la media europea è dello 0,8% e quella americana
l’1,8%”, spiega Baggio. Il risultato è il frutto in parte della storica
diffidenza verso gli acquisti per corrispondenza, e per altro verso
del ritardo nello sviluppo dell’e-commerce in Italia. Da un’analisi
di sulla topologia di rete che
si ritiene possa determinare
l’efficienza di alcuni processi di circolazione dell’informazione e collaborazione e
quindi influenzare il successo della destinazione. Chi
si occupa di politiche del
turismo può allora intervenire (ci collochiamo a livello
di governance) per inserire nuovi nodi nella rete o
modificare relazioni tra nodi
già esistenti.
Baggio ha applicato il proprio metodo di indagine
in concreto per studiare la
destinazione turistica del-
l’isola d’Elba. “Uno spazio
un po’ più definito di altri,
come località abbastanza
nota e con un certo traffico
di turisti - ci spiega, quando
lo raggiungiamo al telefono
- non troppo piccolo perché altrimenti le rilevazioni
sarebbero statisticamente
poco rilevanti; ma nemmeno
troppo ampio, perché in tal
caso occorrerebbero troppo
tempo e risorse per giungere
a qualche conclusione”.
Ne sono derivati risultati
abbastanza interessanti, che
hanno confermato alcune
cose già note, ma con una
condotta sulla presenza in rete dei Tour Operator italiani nell’ambito del Master del Turismo dell’Università Bocconi, emerge
un quadro abbastanza desolante: poche informazioni sui pacchetti e le destinazioni offerte, scarsissime funzionalità interattive
(come l’opportunità di costruire itinerari su misura), mancanza di
conferma immediata sull’eventuale offerta di preventivi online.
Soprattutto spesso è poco chiara la mission e la filosofia aziendale per cui risulta difficile scegliere un operatore anziché un
altro. Le conclusioni di Baggio sono chiare: “La maggior parte
del lavoro nel campo del turismo è lavoro di intermediazione e
l’intermediario oggi deve costruirsi o ricostruirsi un’immagine, un
ruolo e soprattutto una credibilità che gli può derivare solo dalla
qualità di quanto riesce a offrire in rete.”
novità: che ci si è arrivati
attraverso l’applicazione di
nuove tecniche, che hanno
consentito di superare uno
dei problemi principali dei
sistemi tradizionali, la scarsa
affidabilità.
“Di solito - chiarisce il professor Baggio - lo studio è
fatto per settori: sui Comuni
o rispetto agli operatori, per
definire piani di sviluppo. La
nostra indagine è riferita alle
comunità vere, così come
esse si formano: comunità
miste, che superano le categorie tradizionali e presentano interlocutori diversi tra
di loro. A livello di rete lo
studio si sposta infatti sui
collegamenti; quindi può
identificare, ricorrendo a
una serie di misure, quali
sono gli elementi più importanti. Ad esempio si possono misurare i ‘colli di bottiglia’, individuando gruppi
che hanno maggiori collegamenti tra di loro nella rete.
Si possono costruire ipotesi
interessanti, partendo dall’analisi della destinazione
e inserendo alcune variabili
per verificare come regge la
rete qualora intervengano
fenomeni particolari. Simulo
le modifiche e i risultati,
attraverso il ricorso ad un
nuovo strumento, abbastanza solido, utile per assumere
decisioni”.
La destinazione è infatti un
sistema complesso, difficile
da studiare perché non riconducibile a modelli trattabili
ad esempio con il ricorso
ad equazioni; la prevedibilità è limitata. Applicando il
“metodo Baggio” è possibile
effettuare simulazioni, disegnare alcuni scenari futuri,
per cercare di capire come
reagiremmo noi, di fronte a
cambiamenti. Prospettando
situazioni nuove, per essere
preparati quando ne dovesse
arrivare una simile.
In questo contesto qual è il
peso del web, cioè quanto
conta Internet per lo sviluppo
del turismo? “Potenzialmente
moltissimo. Ci si deve chiedere: i siti web, come sono
collegati tra di loro? Se lo
sono poco, anche i motori
di ricerca li vedono poco.
Allora dobbiamo far sì che
aumentino i collegamenti (talvolta basta un link,
è molto semplice) creando
una rete più densa e, di conseguenza, una comunità più
visibile. Occorre ottenere
oggetti in rete più attraenti,
favorire gli scambi di informazioni, aumentare i collegamenti: insomma un mix di
struttura e contenuto. Anche
le imprese che si occupano di trasporto, ad esempio,
dovranno fare i conti con la
rete, in questo caso di infrastrutture e chiedersi qual è
la più efficiente per riorganizzare la propria attività e
prevedere un minor rallentamento o viceversa evitare
un’eccessiva congestione del
traffico”.
Senza dimenticare che una
rete è un sistema in continua
mutazione e la sua complessità non consente la prevedibilità degli stessi risultati
a fronte dei medesimi input.
Questo per dire che adattiva
è la rete e altrettanto adattivo deve essere il sistema che
la voglia gestire.
Perciò vale un avvertimento:
“L’utilizzo del nostro strumento è tanto più efficace
ed efficiente quanto più vi
è una conoscenza solida e
un’interazione con altri strumenti”.
Dicembre 2009
turismo
atl cuneo. consorzio cuneo neve
di Paolo Ragazzo
“Il problema dell’indotto
cuneese dello sci è essenzialmente quello di non essere
riusciti a rendersi abbastanza visibili agli occhi degli
enti pubblici, uscendo così
svantaggiato rispetto a zone
come la Val Susa, che ogni
anno riceve 2 milioni e
800 mila euro per la gestione degli impianti; è un gap
che si può e si deve recuperare”. Bruno Vallepiano,
presidente del Consorzio
Cuneo Neve, è consapevole delle criticità del settore,
ma si mostra determinato a
risolvere le piccole e grandi “magagne” che affliggono
uno dei comparti nevralgici
dell’economia cuneese. A
margine della presentazione
della nuova stagione cuneese dello sci, che si è svolta
il 20 novembre a Frabosa
Soprana, Confindustria ribadisce la centralità dell’economia legata alla neve: “Se è
vero che per ogni euro speso
sulle piste ve ne sono dai 7
ai 15 con ricadute sull’indotto, si capisce come non si
possano trascurare le esigenze dei gestori degli impianti,
degli albergatori e di tutti
coloro che gravitano intorno al comparto”. Vallepiano
guarda, però, il bicchiere
mezzo pieno: “Confindustria
sta lavorando in sinergia con
Atl e Provincia per riportare
la nostra offerta turistica ai
livelli qualitativi che merita; vi sono comunque diversi
Nuovi investimenti
per 12 milioni di euro
Interventi significativi delle stazioni sciistiche della
Granda per la nuova stagione invernale presentata
a Frabosa Soprana il 20 novembre scorso
Il tavolo dei relatori ala presentazione della nuova stagione sciistica invernale a Frabosa Soprana e Valter Llannnutti con il premio “Atl Cuneese dell’anno”
aspetti positivi: dalla legge
sulla sicurezza sulle piste al
piano triennale di interventi per migliorare le dotazioni tecniche delle stazioni”.
Molte le novità che sportivi e
appassionati potranno testare
già da quest’anno: la Riserva
Bianca di Limone completerà l’ammodernamento di
tutte le aree con il riassetto
della “Cresta”, la sostituzione
di vecchi impianti con telecabine e seggiovie di nuova
concezione, la creazione di
Baita 2000 sotto l’arrivo
della seggiovia Cabanaira, il
restyling di Capanna Niculin
e dello Chalet 1400. Anche
il comprensorio monregalese
di Mondolé ha puntato sul
rinnovamento degli impianti, in particolare della seggiovia biposto “Castellino”
di Artesina. A Lurisia Monte
Pigna sarà presto attiva la
nuova cabinovia con portata
di circa 400 persone l’ora,
Sangiacomo di Roburent
inaugurerà per Natale la
nuova seggiovia biposto
Bric Colmé (portata di circa
1.200 persone all’ora) e a
Pian Muné (Paesana) saranno attivi la nuova sciovia
Vivaio e un nuovo tapis roulant. Interventi costati quasi
dodici milioni di euro che
garantiscono innovazione e
comodità per discese in pieno
relax e svago, nell’intento di
limitare code e tempi di attesa. Nella Sala Polivalente del
Comune di Frabosa, infine,
Valter Lannutti, imprenditore a capo dell’omonima
azienda di famiglia leader
in Europa nei trasporti su
gomma, ha ricevuto il premio “Atl Cuneese dell’anno”. La motivazione: “Ci fa
sognare con una squadra che
porta l’immagine di Cuneo e
della Granda in tutta Italia,
e non solo”. A consegnare il
riconoscimento il presidente dell’Atl cuneese Gianni
Vercellotti, il vice Andreino
Durando insieme al direttore Paolo Bongioanni. Nelle
scorse edizioni avevano vinto
il premio Renzo Vivalda,
Fabrizio Fenocchio, Michele
Pepino, Aldo Meinero e
Sandro Damilano.
provincia. calendarizzazione eventi
Basta sovrapposizioni
per il prossimo anno
Lavorare uniti a una programmazione turistica che
guardi alla Granda con un’ottica di insieme ed evitare
così sovrapposizioni “nocive”
a tutti gli attori che operano
per promuovere le bellezze
e le peculiarità del territorio. È per raggiungere questo obiettivo che lo scorso
5 novembre si è riunito in
Provincia a Cuneo un tavolo di lavoro presieduto dal
presidente Gianna Gancia e
dall’assessore provinciale al
Turismo Federico Gregorio.
All’incontro hanno partecipato anche i rappresentanti
delle Atl di Cuneo e Alba,
gli amministratori delle
città “sette sorelle”, Camera
di commercio, Pro Loco e
Fondazioni bancarie. Tutti
gli intervenuti si sono dichiarati d’accordo a realizzare,
anzitutto, una calendarizzazione precisa delle manifestazioni e degli eventi turistici e
culturali, ma più in generale
è stato espresso il massimo
impegno per una maggior
collaborazione tra enti e istituzioni così da creare un’immagine univoca e coordinata
del turismo cuneese, utilizzando al meglio le strutture
ricettive e le infrastrutture
di servizio, a cominciare dal-
Gianna Gancia e Federico Gregorio nel corso del tavolo di lavoro
Nel 2010 manifestazioni e iniziative
turistiche e culturali di valenza
provinciale andrannno programmate
in modo da non nuocersi a vicenda
l’aeroporto. “è importante
calendarizzare gli eventi - ha
spiegato il presidente Gancia
- come ci hanno chiesto
da più parti, per evitare
sovrapposizioni soprattutto
nella programmazione 2010
almeno fra eventi a rilevanza
sovracomunale e provinciale,
ma soprattutto far conoscere la Granda nel suo insieme; i recenti contatti con
la provincia di Savona o i
passi avanti per lo sviluppo
dell’aeroporto di Levaldigi
sono iniziative che dimostrano la volontà di far crescere il turismo”. L’incontro è
stato occasione, inoltre, per
fare il punto sul turismo nel
Cuneese. Se la Langa propone come piatto forte l’eccellente tradizione eno-gastronomica, guardando anche a
nuovi mercati come Turchia
e Canada, Cuneo e dintorni
non sono da meno, completando l’offerta turistica con
montagne da vivere 365 giorni l’anno.
Dicembre 2009
dentro la crisi
osservatorio. imprenditoria femminile
Le imprese “in rosa”
hanno segnato il passo
di Silvia Marra
La Granda, pur evidenziando
un buon rapporto tra imprese gestite da donne e totale
complessivo (superiore alla
media regionale e nazionale), negli ultimi cinque anni
ha segnato il passo, mantenendo con qualche difficoltà
le percentuali raggiunte o
facendo registrare flessioni.
Il tutto in un contesto subalpino ed italiano caratterizzato da un trend in crescita.
Questi alcuni dei dati emersi

dalla V edizione dell’Osservatorio sull’imprenditoria


femminile, presentato
lo

scorso 16 novembre presso

la Camera di commercio
di Cuneo. “Certamente
c’è


stata una flessione nel corso
del tempo - spiega Graziella

Bramardo, presidente del
comitato
Imprenditoria


Femminile -. L’anno scorso,

preparando i dati sull’annaGraziella Bramardo

ta 2007, avevamo il terrore
 delle
che in futuro i numeri
imprese in rosa attive crol
lassero, data la crisi in atto.
Invece l’imprenditoria fem con
minile ha retto bene,






siderato il periodo critico,

anche grazie alla sua tenacia,
alla sua capacità di districarsi




nei momenti difficili. Quello

che manca è una
 politica a
supporto della famiglia, che
porti ad agevolare
 la donna, una politica del genere, sicu- Le imprese rosa al 30 giugno dei dati dell’Osservatorio economici e come attraverso
presa a districarsi tra la fami- ramente ci sarebbe maggior 2009 sono 18.046, pari ad un sull’imprenditoria femminile il loro contributo le imprenglia, con la cura dei figli ma ricchezza perché il lavoro quarto del totale delle impre- ha messo in evidenza come ditrici accrescano il valore
anche, in casi non infre- delle
donne aumenterebbe
il se registrate:
su ogni 100
presenza 
delle imprendiaggiunto
della nostra eco
 
 
la
 

quenti, di genitori anziani, Pil. Per ripartire l’Italia deve donne cuneesi quindi ben trici cuneesi risulti quindi nomia. Per quanto riguarda
 donne”.
ed il lavoro. Se si optasse per 
puntare sulle
6 fanno impresa. L’analisi significativa in diversi settori specificatamente le impreRegalis2-Nat09 278x200.qxp:Layout 1 19-11-2009 17:58 Pagina 1
Nella Granda le aziende hanno subito una lieve flessione
“Considerata la
crisi, abbiamo
retto bene, anche
se altrove il calo
è stato minore”
Ԧʳ

o 
se femminili impegnate
nel settore industriale, esse
sono 1.090, pari al 6% delle
imprese complessive “rosa”,
seguite da quelle del settore delle costruzioni (4%) e
precedute da quelle del comparto dell’agricoltura e dei
servizi.
Sul totale provinciale di
7.399 industrie, quelle femminili incidono attorno al
15%, ma il dato è in aumento: considerando infatti il
periodo 2004-2008, la consistenza delle imprese rosa
è salita del 7%. Quasi la
totalità delle imprese femminili concentrate nel comparto, svolge attività manifatturiere e di queste, circa il
27% opera nell’alimentare e
bevande, il 18,9% nel tessile
abbigliamento e il 12% nella
metallurgia e metalmeccanica.
Per quanto riguarda la natura
giuridica, oltre la metà (55%)
dell’imprenditoria femminile
provinciale del settore industria è costituita in forma
di impresa individuale, il
32,8% si struttura in società
di persone, mentre il 10,7%
in società di capitale. Infine,
in riferimento alla tematica
delle donne nel mercato del
lavoro, i dati hanno messo
in evidenza che vi è stato
una calo del 17,5% della
componente femminile, a
seguito alla forte caduta nel
metalmeccanico (-31,8%,
contro -16,5% tra gli uomini) e nella carta-stampa.
 
o  
o 
















REGALISTICA PROMOZIONALE,
IDEE REGALO E DI RICORRENZA



















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
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ESCLUSIVISTA
Dicembre 2009
dentro la crisi
ricerca. “il settore edile della provincia di cuneo”
di Paolo Ragazzo
Le imprese edili
hanno in sé
le competenze
e le qualità
per rispondere
alla crisi in atto
Risolleveremo la
nostra economia
costruttori
Quasi tre anni di lavoro trascorsi a raccogliere e analizzare numeri e statistiche
provenienti dagli archivi di
Cassa Edile, Scuola Edile,
Unioncamere, Istat, Ance,
Provincia di Cuneo, integrati da un’attenta analisi qualitativa attraverso 26 interviste a “portatori di interesse”
appartenenti a scuole, enti
formativi, imprese edili e
istituzioni pubbliche della
Granda. Obiettivo: fotografare per la prima volta in
modo organico ed esaustivo il settore edile della provincia di Cuneo. È quanto
hanno realizzato i ricercatori
del Cresam (Centro ricerche
economiche, sociali, aziendali, e manageriali), coordinati dall’occhio esperto del
professore Giuseppe Tardivo
dell’Università degli Studi di
Torino.
L’indagine è stata presentata
giovedì 26 novembre, presso
la sede dell’Ente Scuola Edile
di Cuneo; “Il settore edile
nella provincia di Cuneo:
l’evoluzione congiunturale e gli effetti sul tessuto
imprenditoriale locale” è
uno studio promosso da Ente
Scuola Edile, Ance Cuneo,
Confartigianato
Cuneo,
Filca Cisl, Feneal Uil, Fillea
Cgil e sponsorizzato da Fondazione Cassa di Risparmio
di Cuneo, Ance Piemonte,
Ance Cuneo e Cciaa Cuneo.
“Questa ricerca - ha spiegato
Filippo Monge, presidente
di Ance Cuneo, - è nata
dall’individuazione delle
carenze relative al bagaglio
conoscitivo in tema di edilizia provinciale e dal proliferare di dati settoriali di
diversa provenienza. Oltre
alla forte novità dei dati elaborati dal Cresam, il valore
aggiunto di questo lavoro
sta nell’aver capitalizzato la
sinergia tra mondo edile e
mondo universitario, dalla
cui collaborazione è scaturita
quella che, a ragione, si può
definire la prima fotografia
esaustiva e veritiera del settore edile provinciale. Un
segno tangibile di come il
binomio scuola-lavoro possa
produrre risultati di grande
rilievo”.
Dallo studio emerge un
comparto contraddistinto,
nell’ultimo decennio, da
luci e preoccupanti ombre,
specie con l’incalzare della
crisi globale. Se la cosiddetta
“fase olimpica”, caratterizzata dalle ricadute dei lavori
per le Olimpiadi invernali di
Torino 2006, aveva garantito un’importante spinta
al settore, con dinamismo
e crescita notevoli, i primi
segnali di debolezza della
fine del 2007 hanno preannunciato a tutti la crisi in
cui è piombato il settore dal
gennaio 2008. Una caduta che si fa sentire ancora
oggi. Basti pensare che oltre
il 90% delle imprese edili
piemontesi non ha previsto
incrementi di fatturato nel
primo semestre 2009, con
un’occupazione che, d’altro
canto, è ormai in caduta
libera. La difficile congiuntura economica di questi mesi
non risparmia nessuno: sono
        

Da sinistra: Giulio Barberis, Giusepppe Tardivo, Filippo Moge, Milena Viassone

         

in 
cifre
        
           
         
          
           


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in sofferenza sia le aziende
piccole che quelle grandi e
non fa differenza la natura
del committente dei lavori,
sia esso privato o pubblico. Il
primo assicura, in media, 9,3
mesi di operatività, in calo
rispetto ai 9,7 del semestre
precedente, mentre con il
pubblico si scende da 4,9 a
4,4 mesi. Se il presente non
è confortante, l’immediato
futuro potrebbe non essere
da meno: tra le imprese considerate dalla ricerca, solo il
30,9% ha intenzione di effettuare investimenti nel breve
periodo. Nonostante questi
dati tutt’altro che incoraggianti il professore Giuseppe
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Tardivo, coordinatore della
Facoltà di Economia-sede di
Cuneo ha invitato a non
perdersi d’animo: “Persiste
l’idea che questo settore sia
ancora in grado di risollevare
le sorti dell’economia provinciale. L’indagine dimostra come le imprese cuneesi,
sebbene con punti di criticità, continuino ad essere preziose per flessibilità, competenza e sostegno all’economia. Il settore edile affronta
oggi una crisi che richiede,
in primo luogo, lungimiranza e capacità professionali
per riattivare il mercato. Ed
è proprio da questo patrimonio di competenze che
 per ideare
occorrerà ripartire

un sistema vincente
basato
su una elevata qualità nella
realizzazione delle
opere e

da una crescente attenzione
all’offerta formativa”. Oltre

a fotografare l’esistente,
la
ricerca del Cresam ha previsto gli sviluppi a cui presumibilmente andrà incontro
il settore, svolgendo un’analisi di breve periodo delle
principali variabili, utili poi
agli stakeholder chiamati a
definire le politiche di governance del settore. L’indagine
approfondisce, in particolare, alcune criticità che caratterizzano l’edilizia in generale e quella cuneese, nello
specifico: vi è in primo luogo
eccessiva dipendenza dai
fondi pubblici, che a livello
nazionale hanno registrato
una flessione pari al 13,4%
in termini reali. In secondo
luogo la piccola dimensione
delle imprese cuneesi non
consente loro di accaparrarsi
grosse commesse per realizzare infrastrutture di rilievo
anche fuori dai confini provinciali. Terzo punto: molti
costruttori hanno problemi
di liquidità dovuti, in parte,
alla dilazione dei tempi di
pagamento, che nel secondo semestre del 2009 sono
passati a 105,5 giorni, dai
101,8 dei primi sei mesi del-
l’anno; quando si ha a che
fare con enti pubblici si arriva, invece, a 150,9 giorni,
contro i 143,4 rilevati in un
precedente studio. A questi fattori si aggiunge l’ormai
cronica ed eccessiva burocratizzazione delle pratiche
necessarie per poter eseguire
buona parte delle attività; un
vero e proprio “gesso” che
immobilizza e allunga tutti i
tempi. Se da un lato l’edilizia
cuneese deve fare i conti con
queste problematiche, dall’altro lato può senza dubbio
contare su punti di forza in
grado di farla ripartire più
velocemente che altrove:
un importante vantaggio lo
gioca principalmente l’elevata qualità nella realizzazione delle opere, certificata
dall’attestazione SOA e dalla
certificazione ISO 9001 e
determinata da una classe
imprenditoriale profondamente radicata sul territorio. Nel comparto edile della
Granda, poi, vi è una crescente attenzione all’offerta
formativa: negli ultimi anni
sono state attivate, grazie
soprattutto alla Scuola Edile,
scuole sui ponteggi, corsi di
sicurezza sui cantieri, corsi
di disegno e, più in generale,
programmi di aggiornamento a vari livelli. Particolare
attenzione è stata rivolta al
tema della sicurezza sul luogo
di lavoro, che ha condotto
a importanti risultati, primo
fra tutti la netta riduzione
degli incidenti mortali, che
nel periodo gennaio-novembre 2008 sono stati 17, contro i 21 degli stessi mesi del
2007. Il tasso di incidentalità del 2008 si è attestato a
9,04, ossia 949 infortuni. Il
settore edile cuneese può far
leva, dunque, su basi salde
per tornare a crescere, ma
molto dipenderà dall’avvio
dei lavori per il completamento di importanti infrastrutture che il territorio
sta attendendo da tempo:
il raddoppio del tunnel di
Tenda, i lotti mancanti dell’autostrada Asti-Cuneo e la
costruzione di nuove grandi
strutture ospedaliere, come
l’ospedale di Verduno. “Sono
opere fondamentali, ma non
si deve dimenticare il ruolo
importante delle piccole e
medie commissioni (sotto i
5 milioni di euro), che per
le nostre aziende sono vitali”, ha precisato il presidente Monge. Per una totale
ripresa l’edilizia della Granda sarà chiamata, inoltre, a
giocare con convinzione la
difficile sfida del risparmio
energetico e della riduzione
delle emissioni inquinanti, costruendo case a “basso
consumo”. Ulteriore punto,
infine, sarà l’applicazione di
prezzari regionali per evitare
una corsa al ribasso pericoloso per le imprese. Le potenzialità per uscire da questo
periodo buio ci sono, ma
occorre continuare a investire in qualità e formazione
per non perdere il treno della
ripartenza e ridare prospettive a un settore dove “un
euro investito ne genera ben
sei nell’aziende dell’indotto”,
come ha voluto precisare il
professor Tardivo.
Dicembre 2009
dentro la crisi
rapporto. “Alla scuola della crisi”
di Fabrizio Gardinali
Si può andare ad imparare
qualcosa anche dalle situazioni più drammatiche e
negative?
Anche da quelle conseguenze che sono state create,
colpevolmente, dallo stesso
sistema di cui si fa parte e, in
alcuni casi, al quale si partecipa in modo attivo nelle
scelte e nelle decisioni?
Ne paiono convinti al Centro
di Ricerca e Documentazione
“Luigi Einaudi”, in quanto
hanno intitolato “Alla scuola della crisi” il loro XIV
“Rapporto sull’economia
globale e l’Italia”, così come
l’Ubi Banca, che ha collaborato allo stesso, ed è stato
presentato il 5 novembre
scorso a Cuneo, al Centro
Incontri della Provincia.
In sintesi, ogni esperienza
insegna qualcosa, anche nell’ambito di un campo, come
quello economico-finanziario, che, vista la sua ampiezza
globale e la sua complessità
di rete di intrecci, pareva
da un lato alquanto oscuro
ai più, dall’altro poter avere
al suo interno gli “anticorpi” necessari ad affrontare in
pratica qualsiasi situazione.
In realtà, come è emerso
dal convegno, non è stato
così. Anzi, un complesso di
rapporti così intricato ha
favorito, anziché frenare, lo
scoppio e l’espandersi di una
crisi che, da tempo latente,
era stata, proprio per quanto prima riferito, in parte
mimetizzata.
Si è detto di elementi di
debolezza presenti già con
una
certa
continuità.
Giuseppe Russo, uno degli
autori del “rapporto”, ne ha
tracciato a grandi linee la
storia, che culmina poi col
“famoso” 14 settembre 2008
caratterizzato dal fallimento
della Lehman Brothers che
ha segnato l’avvio “ufficiale” della attuale congiuntura mondiale. I motivi, come
sempre, secondo l’economista sono molteplici.
è un fatto importante che i
Paesi Ocse hanno progressivamente spostato gli impianti produttivi in aree geografiche ritenute più convenienti,
specie per il basso costo della
manodopera: in Oriente. Vi
furono cospicui investimenti
in Cina soprattutto e la stessa
ebbe di conseguenza un forte
surplus che venne in buona
parte investito nel debito
pubblico americano. Con la
caduta dei tassi di interesse e
l’avvio di una bolla creditizia
e una nel mercato immobiliare. Per una decina d’anni
gli americani hanno, così,
consumato più del dovuto,
di più di quanto avevano
finché i “nodi sono venuti al
pettine”.
La sorpresa, per gli addetti
ai lavori, è stata che, mentre
il sistema creditizio Usa è
crollato, nel corso del 2009
sono fallite oltreoceano più
di mille banche di interesse regionale, vi è stato un
grave calo di produzione, la
disoccupazione ha raggiunto
il 10%, la valuta americana
ha in buona parte resistito. La risposta al perché è
nella storia precedente: gran
La ripresa sorgerà solo
guardando verso Est
Giuseppe Russo
Mario Deaglio
“Se e quando
ripresa ci sarà,
sarà facilmente
l’Oriente e non
i Paesi dell’Ocse
a fare da vera
‘locomotiva’
per il resto
del mondo”
“Bisogna fare
attenzione,
perché l’Europa
potrebbe
diventare
non più la sposa
di qualcuno,
ma la donna
di servizio”
Veduta notturna di Shangay, città simblo dell’economia orientale
in cifre
GLI AUTORI
Al XIV rapporto sull’economia
globale e l’Italia del Centro “Luigi
Einaudi” hanno contribuito Mario
Deaglio, Giorgio Arfaras, Anna
Caffarena, Giorgio S. Frankel,
Giuseppe Russo. Il volume, edito da
Guerini e associati, è invendita a
21 euro
parte del surplus cinese è
investito in titoli del debito
pubblico Usa, se cessano, i
cinesi, di sottoscriverli il loro
valore crollerebbe con grosse
perdite per entrambi. Nei
fatti Stati Uniti e Cina sono
legati nelle cause della crisi
e anche nelle possibilità di
una ripresa. In tale ottica va
pure visto il diverso tipo di
rapporto politico che, sotto
la presidenza Obama, si sta
instaurando fra i due Stati.
Valutando i dati di crescita del periodo 2000-2006 le
variazioni in positivo del Pil
mondiale sono state realizzate per il 54% in Asia, solo
per il 25,5% in Occidente.
Se e quando ripresa ci sarà,
sarà facilmente l’Oriente e
non i Paesi Ocse a fare la
centro einaudi
il 14° rapporto annuale su economia globale e italia
Il “Rapporto annuale sull’economia globale e l’Italia del Centro di Ricerca e
Documentazione “Luigi Einaudi”, a firma di Mario Deaglio, Giorgio Arfaras, Anna
Caffarena, Giorgio S. Frankel e Giuseppe Russo, è giunto alla XIV edizione, quest’anno intitolata “Alla scuola della crisi”. Titolo derivato dalla convinzione che la attuale
negativa contingenza possa essere letta utilmente come una “palestra”, anche se
dolorosa, dalla quale trarre utili insegnamenti per il futuro. Frutto della collaborazione fra il Centro e Ubi Banca, si pone come un documento autorevole sia per la qualità dei suoi estensori sia per la rigorosa impostazione, per comprendere la situazione
nazionale economica calata nei suoi rapporti e correlazioni con il complesso di
eventi internazionali che ne sono il corollario indispensabile. Come sottolineato da
Giuseppina De Santis, direttrice del Centro Einaudi, il volume si caratterizza, in primo
luogo, per il linguaggio utilizzato in modo da rendere comprensibili a tutti, anche
ai non “addetti ai lavori”, i complessi problemi trattati. Inoltre è un “instant book”:
analizza le vicende degli ultimi dodici mesi fornendo al lettore non una visione “storica”, ma dell’oggi e delle sue implicazioni. Da ultimo ha una veste multidisciplinare in
quanto la globalizzazione non ha solo un aspetto finanziario. Anzi, le ricadute sono
ampie: da quelle politiche, sia nelle varie nazioni sia a livello di scelte “planetarie”,
a quelle nel mondo reale, nella società e nel suo esistere, con implementazioni sui
modelli e gli stili di vita di tutti.
“locomotiva” del mondo.
Però si tratta di realtà che
importano molto poco, trascinano quasi nulla le altre
economie, sono mercati
difficili nei quali bisogna
andare a crearsi i propri
spazi. Non è campato in aria
l’ammonimento di Deaglio:
“Attenzione perché l’Europa
potrebbe diventare non più
la sposa di qualcuno, ma la
donna di servizio”.
In Italia ci si è trovati a
far fronte a questo scenario
in rapido mutamento sfavorevole con una economia
già in salute precaria, tant’è
che da almeno un decennio
essa non cresce più. Sono
lontani gli anni Ottanta del
Novecento nei quali il Pil
cresceva e non poco. Ciò in
virtù di diversi elementi, sempre secondo il “Rapporto”,
concomitanti. L’aumento
dei consumi dovuto al fatto
che era entrata in pieno sul
mercato la generazione dei
“baby boomers”, quelli nati
fra metà anni ’50 e metà
anni ’60, che contribuiva
in modo importante sia alla
produzione sia agli acquisti.
Il mercato estero era positivo: il “Made in Italy” “tirava” e bene, specie in Europa.
La difficile situazione economica e sociale degli anni ’70
era alle spalle ed era ripartita
la richiesta per investimenti. E, da ultimo, cresceva la
domanda pubblica e con essa
il deficit.
Proprio il gigantesco debito
pubblico è una delle cause
della debolezza italiana, rendendo difficile a qualsiasi
governo la messa in atto di
misure rilevanti antirecessione. A cui si aggiunge: infrastrutture non adeguatamente
modernizzate, la mancanza
di grandi industrie, il taglio
degli investimenti e un certo
“effetto panico” specie da
parte dei consumatori.
A patire di più la crisi è
stato il settore esportazioni
con grave perdita di posti di
lavoro, circa tre milioni reali
(tenendo conto dei cassintegrati). Di fatto un milione e duecentomila posti di
lavoro in meno, dei quali,
quanti e quando rientreranno nel ciclo produttivo, non
è al momento ipotizzabile in
modo certo.
Dall’altro lato, fra gli aspetti
positivi, vi è la grande propensione al risparmio degli
italiani e delle famiglie, che
diventano una sorta di strumento di “Welfare State” fai
da te, ma per ora efficace,
e la maggiore solidità delle
banche nazionali, come ha
ricordato Carlo Benigni,
Responsabile relazioni esterne della Banca Regionale
Europea, con un sistema
di Istituti di credito vicini
al territorio e in grado di
fornire iniziative mirate per
affrontare la crisi.
Come scritto da Emilio
Zanetti, Presidente Consiglio
di gestione di Ubi Banca:
“... è questa la lezione più
importante della crisi: che
le difficoltà che oggi accomunano il mondo offrono
all’Italia un’occasione per
recuperare il troppo tempo
perduto”.
Dicembre 2009
10
dentro la crisi
indagine. congiuntura piemontese III trimestre 2009
Rimangono negative
le previsioni sul 2010
di Gilberto Manfrin
registra un -10,4%, seconda
provincia piemontese che fa
Deboli segnali di ripresa.
registrare contrazioni tenSembra essere alle spalle il
denziali di intensità inferiopeggio della crisi finanziaria
re.
che ha colpito l’attività ecoPIEMONTE. Il III trimestre 2009 in sintesi
nomica mondiale. Le avviProduzione industriale grezza -14,8% rispetto allo stesso trimestre dell’anno precedente
Alimentare e tessile ok
saglie di una possibile ripreOrdinativi interni
-5,6% rispetto al trimestre precedente (apr. -giu. 2009)
Buttando un occhio ai setsa iniziano ad intravedersi
Ordinativi esteri
+1,3% rispetto al trimestre precedente (apr. - giu. 2009)
tori economici, si evidenzia
anche sul territorio piemonFatturato
-17,1% rispetto allo stesso trimestre dell’anno precedente
che sono due i comparti che
tese, dove l’onda lunga della
Grado di utilizzo degli impianti 58,4%
registrano un trend migliocrisi che ha colpito anche la
re: si tratta dell’alimentaproduzione industriale si sta
re (+5,1%) accompagnato
abbassando.
La congiuntura industriale in Piemonte
dal tessile/abbigliamento
È questo quanto emerge dalVariazione % della produzione rispetto allo stesso trimestre dell'anno precedente
(+3,8%). Le maggiori diffil’indagine congiunturale piecoltà le risente ancora una
montese del III trimestre del
+5,0
volta il settore metalmecca2009, redatta come sempre
nico (-24,2%). In calo anche
da Unioncamere Piemonte
+2,5
Provincia di Cuneo - III trimestre 2009 in sintesi
la percentuale relativa alle
in collaborazione con le
+0,0
altre industrie manifatturieCamere di Commercio proIII IV I II III IV I II III IV I II III IV I II III IV I II III IV I II III IV I II III IV I II III
-2,5 01 01 02 02
industriale grezza
-10,4%
rispetto
02 02 03allo
03 03stesso
03 04 04trimestre
04 04 05 05dell'anno
05 05 06 06 precedente
06 06 07 07 07 07 08 08 08 08 09 09 09
re, in flessione del 10%.
vinciali. I dati relativiproduzione
all’an-5,0
ordinativi interni
-1,6%
rispetto al trimestre precedente (apr-giu 2009)
damento del terzo trimestre
-7,5
INDICATORI
risultano ancora negativi
sia
ordinativi
esteri
-0,2%
rispetto al trimestre precedente (apr- giu 2009)
L’analisi dell’andamento
per quanto riguarda lafatturato
produ-10,0
-11,7%
rispetto allo stesso trimestre dell'anno precedente
degli ordinativi, rispetto al
zione sia per quanto riguar-12,5
grado
66,5%
II trimestre 2009, fa emergeda gli ordinativi interni.
Più di utilizzo degli impianti
Fonte: 152^ Indagine-15,0
congiunturale sull'industria manifatturiera piemontese
re una lieve flessione per le
rosei invece i dati prove-17,5
commesse interne (-1,7%)
nienti dalla domanda estera
in ragione anche del periodo
e dalle previsioni delineate
-20,0
della rilevazione (luglio-setdagli imprenditori per i pros-22,5
tembre) che coincide con la
simi sei mesi. In generale, la
-25,0
chiusura estiva delle aziende,
variazione tendenziale grezza
Fonte: Unioncamere Piemonte, 152ª Indagine congiunturale sull'industria manifatturiera piemontese
a fronte di una stabilità delle
(ossia paragonata
allo
stesso
Le imprese cuneesi si dimostrano ancora piuttosto scettiche rispetto ad una prossima ripresa
commesse estere (-0,2%). A
trimestre dello scorso anno)
economica,
livello settoriale sono il tespari a -14,8%,
risulta miglio- dato che traspare dalle previsioni a sei mesi, rilevate dall’indagine
La flessione produttiva del comparto manifatturiero regionale trae origine dai deludenti risultati
così
in provincia
re rispetto congiunturale
al dato nazionale, del
3° trimestre
2009.manifestati, nel periodo luglio-settembre 2009, da quasi tutti i principali comparti produttivi. sile-abbigliamento (-8,9%)
e le altre industrie manifatattestatasi ad un -16%.
Anche nel III trimestre 2009 il comparto più colpito dalla crisi è quello dei metalli che
Il 45,3%
delle aziende intervistate
prospettano
un-piùIII
calo
dei(-24,6%).
volumi
produttivi,
mentre
turiere (-4,9%) ad incideAlla performance
ancora
registrano
la
marcata
Fortemente
in negativo
anche ililcomparto
Provincia
diflessione
Cuneo
trimestre
2009
in sintesi
della meccanica (-18,4%) e quello dei mezzi di trasporto (-17,8%). Le difficoltà
re sul calo degli ordinativi
negativa del
tessuto
manifat24,2% ne prevede un aumento.
non
risparmiano
i settori
di chimica-gomma
plastica,
ed elettricità ed
interni; poco rilevante, ma
turiero regionale si associano
produzione industriale congiunturali
grezza
-10,4%
rispetto
allo stesso
trimestre dell'anno
precedente
elettronica,
che scontano rispettivamente
battute d’arresto
dell’ordine
dei
14,8 e 14,0
Le deboli
imprese
avvertono
una
possibile
diminuzione
dell’occupazione
superano
del
18%
positivo, il trend del settore
risultati ancora
per gliche ordinativi
interni
-1,6%il trend
rispetto
trimestre
precedente
(apr-giu 2009)
punti percentuale;
è al
negativo
anche
per il tessile-abbigliamento
che,
alimentare (+1,4%). Il meraltri indicatori
congiunturamanifestando una
contrazione
dell’output
del -12,6%,
conferma (aprancoragiu
una
volta il perdurare
quelle che presumono
nuove
ordinativi
esteriassunzioni.
-0,2%
rispetto
al trimestre
precedente
2009)
cato estero evidenzia una
li: se gli ordinativi interni
delle difficoltà che hanno accompagnato la filiera negli ultimi anni. Più contenute le contrazioni
fatturatogli ottimistidegli
-11,7%
rispetto
allo filiera
stesso
trimestre
precedente
pessimisti
anche
per
quanto
riguarda
ilstoricamente
futuro dell'anno
prossimo
delle
altri settori,
mentre
l’alimentare,
anticiclica,
registra
ancora un
buona performance dei comregistrano Iuna
diminuzione superano
segnale di ripresa,
con un incremento tendenziale dell’output pari al +0,8%.
parti tessile-abbigliamento e
del 5,6% rispetto al II trimegrado
di
utilizzo
degli
impianti
66,5%
commesse interne ed estere, rispettivamente di oltre il 20% e di oltre il 10%.
metalmeccanico, con valori
stre del 2009, sul fronte dei
Fonte: 152^ Indagine congiunturale sull'industria manifatturiera piemontese
rispettivamente nell’ordinuovi ordini dall’estero la
ne del +4,8% e del +4,2%.
tendenza appare leggermente
Ancora in calo il fatturato
positiva (+1,3%), indice che
Previsioni per il semestre ottobre 2009-marzo 2010
medio delle aziende cuneesi
la ripresa potrebbe ripartire
LA PRODUZIONE INDUSTRIALE
che, rispetto allo stesso triproprio dalla domanda proaumento stazionarietà diminuzione saldo
Nel III trimestre 2009 in provincia
mestre del 2008, registra una
veniente da oltre confine.
Cuneo prossima
la variazione tendenLe imprese
cuneesi si dimostrano
ancora 30,5%
piuttosto scettiche
rispetto
addiuna
ripresaflessione dell’11,7%.
Per quanto riguarda il fattuPRODUZIONE
24,2%
45,3%
-21,1%
ziale della produzione industriale
rato delle imprese, va economica,
regidato che traspare
previsioni 23,4%
a sei -18,1%
mesi, rilevate
dall’indagine
per settori ha registrato
un calo
OCCUPAZIONE
5,3% dalle 71,3%
strata una contrazione del
PREVISIONI
medio del -10,4%. Il settore
ORDINATIVI
INTERNI
33,8%
43,1%
-20,0%
congiunturale
del 3°
trimestre23,1%
2009.
-17,1% rispetto al periodo
Se la crisi sta allentando la
che è andato peggio è stato il
ORIDINATIVI
ESTERI
19,5%
50,4%
30,1%
-10,6%
metalmeccanico
(-24,2%),
menluglio-settembre 2008.
Il
Il 45,3% delle aziende intervistate prospettano un calo dei volumi treproduttivi,
mentre ilsua morsa, restano tuttavia
alimentare (+5,1%) e tessile
PREZZI DI VENDITA
8,6%
63,7%
27,7%
-19,1%
trend negativo congiuntunegative le prospettive a sei
(+3,8%) hanno fatto registrare
ne prevede
un aumento.
rale piemontese nasce 24,2%
dalle
mesi delle imprese cuneesi
Fonte: 152^
Indagine congiunturale sull'industria manifatturiera piemontese
una risalita.
criticità registrate in tutti
i
Le imprese che avvertono una possibile diminuzione dell’occupazione superano del 18%sul mercato del lavoro. Circa
principali comparti produtil 45% prospetta un calo
quelle che presumono nuove assunzioni.
tivi.
dei volumi di produzione.
Analoga la situazione rispetlegno-mobile
(-17,7%). Non
l’ordine
di -14,8%,
-14,0%
lequanto
realtà provinciali.
Il il
III futuro
minore, che
danno adito
a Negative anche le previsioI
pessimisti
superano
gli
ottimisti
anche
per
riguarda
prossimo
delle
Per ulteriori
manifatturiera
to alla rilevazione
del II tri-approfondimenti
rimangono esclusi dalsull’Indagine
diffi- e -12,6%. congiunturale trimestre
del 2009, infatti, segnali di ripresa più eviden- ni sugli ordinativi interni,
commesse
interne
ed
estere,
rispettivamente
di
oltre
il
20%
e di
oltre ilti10%.
mestre 2009, con il comparcile
periodo
congiunturale
i
registra
variazioni
produttive
rispetto alle altre provin- mentre permangono stabili
-www.cn.camcom.it/congiuntura
to dei metalli che segnala comparti di chimica, gomma LA GRANDA
negative in tutti i territori. ce, dove spicca la forte bat- occupazione, ordini esteri e
Newsletter
trimestrale
PiemonteLaCongiuntura
http://piemonte.congiuntura.it/
ancora il calo -più
pesante e plastica,
elettricità-elettroperformance negativa
del Ma è proprio la provincia tuta d’arresto del Verbano prezzi di vendita. Un dato
(-24,6%), seguito dalla mec- nica e tessile-abbigliamento, tessuto manifatturiero regio- di Cuneo (insieme a quella Cusio Ossola, che evidenzia che rispecchia fedelmente
canica (-18,4%), dai mezzi che rispettivamente segnadi Alessandria),
a registraPrevisioni
il semestre
2009-marzo
2010 il peggior risultato regionale l’andamento congiunturale
nale traeper
origine
dalle con-ottobre
di trasporto (-17,8%) e dal lano battute d’arresto del- trazioni produttive di tutte re contrazioni di intensità (-21,5%). Per la Granda si piemontese.
aumento stazionarietà diminuzione saldo
C O MNonostante
U trimestre
N I C A T O
l’ultimo
S T A M P A
si sia chiuso
con dati meno
negativi di quello
precedente,
per il prossimo
semestre le
imprese cuneesi
continuano
a vedere nero
C O M U N I C A T O
24 novembre 2009
PRODUZIONE
OCCUPAZIONE
ORDINATIVI INTERNI
ORIDINATIVI ESTERI
PREZZI DI VENDITA
24,2%
5,3%
23,1%
19,5%
8,6%
S T A M P A
30,5%
71,3%
33,8%
50,4%
63,7%
45,3%
23,4%
43,1%
30,1%
27,7%
-21,1%
-18,1%
-20,0%
-10,6%
-19,1%
Fonte: 152^ Indagine congiunturale sull'industria manifatturiera piemontese
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24 novembre 2009
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Per ulteriori approfondimenti sull’Indagine congiunturale manifatturiera
-www.cn.camcom.it/congiuntura
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www.edilplastubi.com S e r v i z i o
-Newsletter trimestrale Piemonte Congiuntura http://piemonte.congiuntura.it/
In questa delicata fase è dunque necessario limitare al massimo le conseguenze per il nostro
tessuto economico per evitare che si traducano in un’ulteriore perdita
di capacità
competitiva.
Dicembre
2009
Siamo convinti che la strada intrapresa, che passa attraverso la valorizzazione del capitale
umano e la riconversione in chiave tecnologica del parco industriale regionale, sia quella giusta
nonchè l’unica percorribile e che il nostro sistema economico sarà trainato – nel prossimo
futuro - dalle aziende di qualità che avranno saputo innovare e aprire la propria capacità
internazionalizzazione
produttiva al mercato internazionale".
dentro la crisi
rapporto.
Continua a crescere il grado
di internazionalizzazione del
Piemonte. È quanto emerso dal settimo “Rapporto
sull’internazionalizzazione
del Piemonte” realizzato da
Unioncamere Piemonte e
Regione Piemonte e presentato a Torino lo scorso 16
novembre, che tiene conto
di indicatori sia sociali che
economici. Nel 2009, il calcolo dell’indice dell’internazionalizzazione del Piemonte
ha fornito un valore pari a
12.914 punti, realizzando
una variazione positiva del
3% rispetto all’indice 2008.
I MOTIVI DELLA CRESCITA
Le ragioni dell’incremento
realizzato rispetto all’anno
precedente sono sintetizzabili in due punti: la ripresa,
dopo il saldo negativo registrato nel 2007, degli investimenti diretti esteri netti
in entrata in Piemonte (pari
a circa 7 miliardi di euro)
e la crescente attrattività
esercitata dai poli universitari piemontesi sugli studenti stranieri (la quota è
passata dal 4,2% dell’anno
accademico 2006/2007 al
4,6% dell’anno accademico
2007/2008, mentre la crescita degli iscritti stranieri si è
attestata al +16,9%).
La capacità del sistema ricettivo piemontese di convogliare sul territorio regionale
la componente del turismo
straniero si pone, invece, al
di sotto della media nazionale. Sul fronte economico, si
11
L’export piemontese
resta controtendenza
L’INDICE DI INTERNAZIONALIZZAZIONE DEL PIEMONTE
L’indice sintetico di internazionalizzazione (IseI) si basa su due approcci. Il primo affronta
l’internazionalizzazione in un’ottica dinamica, con un calcolo “per punti”; tale metodo, utilizzato
anche nel mondo borsistico, consente di evidenziare in maniera puntuale l’avanzamento o
l’arretramento internazionale del territorio nel corso degli anni. Il secondo approccio dell’indice
affronta, invece, l’internazionalizzazione sotto un profilo di benchmarking territoriale,
utilizzando il metodo dei numeri indice, con una media pari a 100 per il valore nazionale.
Questo approccio evidenzia quindi il posizionamento strutturale del Piemonte nei confronti di
altre regioni italiane competitors.
Il grado di internazionalizzazione del Piemonte
2003
2004
2005
Punteggio complessivo IseI
6.000
6.196
Indice
Indice
Indice
Indice
internazionalizzazione economica (IeI)
elementare n. 1 - Propensione al commercio internaz.le
elementare n. 2 - Attrattività degli Investimenti Esteri
elementare n. 3 - Il lavoro straniero
3.500
1.500
1.300
700
Indice
Indice
Indice
Indice
internazionalizzazione sociale (IsI)
elementare n. 4 - Presenza popolazione straniera
elementare n. 5 - Turismo internazionale
elementare n. 6 - Formazione internazionale
2.500
900
1.100
500
var. %
2009/2008
2006
2007
2008
2009
7.262
10.016
11.866
12.544
12.914
3%
3.679
1.502
1.560
618
4.124
1.501
1.952
671
6.263
1.508
4.161
593
7.854
1.645
5.641
568
7.584
1.679
5.405
500
7.984
1.645
5.850
488
5%
-2%
8%
-2%
2.517
916
1.100
500
3.138
1.465
1.120
552
3.753
1.916
1.133
704
4.011
2.082
1.134
795
4.960
2.535
1.093
1.333
4.930
2.535
918
1.478
-1%
0%
-16%
11%
Nel 2009, il calcolo dell’indice dell’internazionalizzazione del Piemonte ha fornito un
registrano valori dell’indice
Il "diamante" dell'internazionalizzazione del Piemonte
valore
12.914
al
di soprapari
dellaamedia
nazio- punti, realizzando una variazione positiva del +3% rispetto all’indice
al commercio internazionale realizzato
calcolato
Rapporto 2008. Le ragioni Propensione
dell’incremento
rispetto all’anno
nale
con unaper
forteilpropenprecedente
sono
sintetizzabili
in
due
punti:
la
ripresa,
dopo
il
saldo
negativo
registrato nel
sione al commercio interna2007, degli investimenti diretti esteri netti in entrata in Piemonte e la crescente
zionale.
attrattività esercitata dai poli universitari piemontesi sugli studenti stranieri.
IMPORT-EXPORT
Per quanto riguarda gli investimenti
diretti, nel corso del 2008 il Piemonte
ha attratto
Formazione internazionale
Attrattività degli IDE
Nel
2008,
le
esportazioni
investimenti per un ammontare pari a circa 7 miliardi di euro, in calo rispetto ai 13,7 del 2007;
piemontesi
cresciute dei disinvestimenti nel 2008 è risultato pari a 5,1 miliardi di euro, a
per contro,sono
l’ammontare
dell’1,5%
rispetto
all’an- registrati nel 2007: il saldo è quindi positivo per 1,9 miliardi
fronte dei 13,8 miliardi
Piemonte di
no
precedente,
sfiorando
la nel 2007, risultava negativo per un ammontare pari a 107,4 milioni di
euro (lo stesso saldo,
quota dei 38 miliardi di euro
Italia
euro).
(a livello nazionale la stesUnvariazione
altro fattore
internazionalizzazione è la continua ascesa degli iscritti stranieri tra gli
sa
è statadidello
studenti
0,3%).
Nel universitari:
periodo gennaio-la quota è passata dal 4,2% dell’anno accademico 2006/2007 al 4,6%
dell’anno
giugno
2009accademico
è proseguita la2007/2008, mentre la crescita degli iscritti stranieri si è attestata
Turismo internazionale
Lavoro straniero
al +16,9%.
fase
decrescente delle esportazioni regionali, che hanno
registrato
un calo del
-28,3%
Analogamente
agli
scorsi anni, è stato poi costruito l’Indice di internazionalizzazione nell’ottica
rispetto
allo stesso periodo
di benchmarking,
ponendo i dati italiani uguale a 100 e ricalcolando con questo parametro i
del
2008,
la crisi.
valori
delcomplice
Piemonte
e di alcune delle principali regioni Popolazione
competitors.
straniera
IlSi Piemonte
si
conferma
evidenzia in prima battuta come, a conferma di una tendenza pluriennale, il Piemonte
Anche
nel 2009 il calcolo dell’Indice
di internazionalizzazione
sembra essere più
internazionalizzato
della
media italianarivela,
di infatti,
quasicome
21 il Piemonte
punti si
caratterizzi
per
una
maggiore
apertura
all’estero
rispetto
al
dato
nazionale,
sia nella
percentuale.
180,0
160,0
140,0
120,0
100,0
80,0
60,0
40,0
20,0
-
protocollo. regione e unioncamere
componente economica dell’indice che in quella sociale.
Le dodici priorità per
la ripresa economica
Nel dettaglio della componente sociale, si segnala in primo luogo la spiccata attrattività
esercitata dagli Atenei piemontesi sugli studenti universitari stranieri, quindi la più
elevata incidenza della popolazione straniera residente in Piemonte rispetto a quanto
si osserva a livello nazionale. La capacità del sistema ricettivo piemontese di convogliare sul
territorio regionale la componente del turismo straniero si pone, invece, al di sotto della media
nazionale.
È stato firmato giovedì
12 novembre da Regione
Piemonte e Unioncamere
regionale il “Protocollo d’intesa per lo sviluppo economico e della competitività territoriale”, dove sono elencate
dodici priorità di intervento
congiunto fra enti camerali e
l’amministrazione regionale:
si tratta di internazionalizzazione, Euroregione Alpi
Mediterraneo, innovazione
e R&S, infrastrutture, ricerca economica, artigianato,
promozione delle eccellenze agroalimentari, imprenditoria femminile, turismo,
semplificazione amministrativa, regolazione del mercato, conciliazione e tutela
dei consumatori ed etica e
responsabilità.
Tra i principali obiettivi dell’intesa vi è la costruzione di
luoghi e momenti politici e
tecnici per condividere in
maniera preventiva le informazioni e per concertare le
eventuali azioni comuni; un
patto che va, inoltre, nella
direzione di favorire lo sviluppo economico e delle
imprese locali.
La firma, messa nero su
bianco dal presidente di
Unioncamere
regionale
comunque la quarta regione
esportatrice con una quota
del 10% dell’export italiano.
Per quanto riguarda il commercio di servizi, nel 2008
il Piemonte ha contribuito
per il 4,6% all’export italiano, e per il 7,4% all’import,
qualificandosi come quinta
regione esportatrice e terza
forza importatrice.
Il Piemonte si colloca inoltre
al primo posto tra le regioni italiane per avanzo della
bilancia dei pagamenti della
tecnologia e al secondo posto
tra le regioni italiane per
flusso di investimenti diretti esteri in entrata. Quanto
all’imprenditoria straniera, il
numero di imprenditori stranieri presenti in Piemonte
ammonta a 45.662 unità:
tra le etnie più numerose
si ritrovano anzitutto quelle
marocchina e rumena. I settori privilegiati dall’imprenditoria straniera continuano
ad essere quelli del commercio e delle costruzioni.
Sul fronte economico, si registrano valori dell’indice al di sopra della media nazionale su tutti
i fronti considerati: si segnala, in primo luogo, la più elevata attrattività piemontese degli
Ide stranieri rispetto a quella esercitata a livello nazionale, quindi la maggiore propensione
al commercio internazionale, frutto essenzialmente della più marcata propensione al
commercio internazionale di merci.
Il confronto tra il numero indice complessivo calcolato per il Piemonte e quelli di altre
regioni competitors evidenzia, in primo luogo, come questo presenti valori inferiori solo a
quello della Lombardia. Al di là di qualsiasi considerazione generale, ogni regione manifesta
profonde specificità territoriali: Lombardia e Veneto manifestano da sempre le più spiccate
propensioni al commercio internazionale. Tuttavia, mentre la Lombardia appare più
internazionalizzata dell’Italia (con riferimento a tutte le tematiche prese in considerazione, a
testimonianza della competitività generale del suo territorio), il Veneto mostra una ridotta
capacità di attrazione di investimenti diretti esteri, mentre risulta competitivo in tutte le
componenti sociali.
L’Emilia Romagna esibisce una minore propensione all’internazionalizzazione economica
rispetto al sistema Italia considerato nel suo complesso, caratteristica che è frutto, in primo
luogo, della debolezza mostrata dal territorio sul fronte dell’attrazione di capitali dall’estero,
La firma dell’intesa tra Ferrucccio Dardanello e Mercedes Bresso
I due enti si impegnano ad operare
congiuntamente a favore della
competitività del territorio regionale
Ferruccio Dardanello e dalla
presidente della Regione,
Mercedes Bresso, sigla la
volontà dei due enti capofila
di operare congiuntamente
a favore della competitività
del territorio piemontese.
Un accordo strategico, che
fa seguito ad una serie di
convenzioni stipulate tra i
due enti in numerosi settori, a tutto vantaggio dello
sviluppo economico e delle
imprese locali. Regione
Piemonte e Unioncamere
Piemonte, infatti, stanno già
collaborando fra loro in molteplici settori, avendo stipulato singole convenzioni,
accordi, protocolli d’intesa,
di ambito prevalentemente
operativo.
Con questo protocollo la collaborazione tra i due enti va
ad ampliarsi, con l’impegno
reciproco di porre in essere
azioni condivise e concertate nel rispetto dei propri
ruoli istituzionali nelle dodici materie individuate.
TURISMO
Nel 2008, il numero di turisti
stranieri giunti in Piemonte
per trascorrervi almeno una
notte è stato pari a 1.160.395.
Quanto ai Paesi di provenienza, anche nel 2008 il
mercato tedesco resta primo
in termini di flussi in arrivo
in regione, anche se si registra un calo rispetto all’anno
passato. Tra le dinamiche
più rilevanti, si segnala la
straordinaria espansione del
mercato cinese.
12
Dicembre 2009
protocollo/1. BNL-confindustria
confindustria notizie
protocollo/2. intesa-confindustria
Importante accordo Nuove agevolazioni
a favore delle Pmi alle imprese associate
La firma dell’accordo il 27 novembre scorso in Confindustria Cuneo
Miroglio:
“Crediamo che
la collaborazione
possa portare
un aiuto concreto
facilitando alle
imprese l’accesso
al credito alle
miglior condizioni
di mercato”
La firma dell’accordo il 6 novembre scorso in Confindustria Piemonte
Gola:
“Sarà necessario
che i tempi
di adempimento
delle misure
siano rapidi e
la discrezionalità
della banca
nel concederle
molto ampia”
Bnl - Gruppo Bnp Paribas e
Confindustria Cuneo hanno
siglato il 27 novembre una
partnership per sostenere le
imprese piccole e medie della
provincia. L’accordo punta a
soddisfare le molteplici esigenze finanziarie delle aziende, sia a breve che a medio
termine, e mette a disposizione diverse tipologie di
finanziamenti per programmi
di investimento, per il rafforzamento patrimoniale, per
il ciclo produttivo e per il
consolidamento di passività
bancarie.
I finanziamenti sono destinati
alle imprese appartenenti ad
ogni categoria merceologica e
con un fatturato superiore ai
5 milioni di euro.
Finanziamento dei programmi di investimento: destinato
alle aziende che hanno piani
di espansione o di diversificazione delle proprie attività,
o anche di ammodernamento dei macchinari. Prevede il
finanziamento delle immobilizzazioni materiali e immateriali con durate fino a 10
anni e piani di rimborso sia
amortizing che bullet.
Aumento di capitale: il
qualora ne ricorrano le condizioni - potranno avvalersi
anche delle garanzie prestate dal Fondo Centrale di
Garanzia per le Pmi o dai
Consorzi Fidi operanti sul territorio.
“Bnl continua a sostenere
le esigenze finanziarie delle
aziende anche in questi
mesi di difficoltà, - spiega
Paolo Alberto De Angelis,
responsabile della Divisione
Corporate Bnl - come dimostra la crescita delle quote
di affidamento. Lo sviluppo
di partnership come quella
con l’Unione Industriali di
Cuneo consente alla Banca
di aumentare ancora di più la
propria capacità di finanziamento dell’economia”.
“Crediamo che questa collaborazione - ha dichiarato la
Presidente di Confindustria
Cuneo, Nicoletta Miroglio
- possa portare un concreto
aiuto, per favorire il rafforzamento e lo sviluppo delle
nostre imprese, facilitando
l’accesso al credito alle migliori condizioni di mercato”.
L’accordo travConfindustria
Cuneo e Bnl sarà presentato
il prossimo 10 dicembre.
è stato firmato il 6 novembre scorso in Confindustria
Piemonte a Torino, tra
Intesa Sanpaolo e Unione
Industriali di Cuneo, un protocollo d’intesa a favore delle
Pmi associate di Cuneo, che
prevede la possibilità di rinviare le rate mutui e leasing, l’allungamento delle
scadenze del credito a breve
termine, la nuova linea di
credito “Conto insoluti”, i
due programmi di ricapitalizzazione “Ricap crescita
programmata” e “Ricap moltiplica”. L’accordo è stato firmato dal vice presidente di
Confindustria Cuneo Mauro
Gola e dal direttore regionale
di Intesa Sanpaolo Adriano
Maestri. La banca mette a
disposizione per le iniziative previste un plafond di 5
miliardi di euro.
“Quello siglato è un accordo importante - commenta
Mauro Gola - nella misura
in cui i tempi di adempimento delle misure messe
in atto saranno veloci e la
discrezionalità della banca
nel concederle sarà la più
ampia possibile. In una fase
critica come quella che stan-
prodotto di specifiche linee
di credito aggiuntive agli affidamenti già in essere, rivolto
alle imprese che dovranno
affrontare sfasature di tesoreria a causa di insoluti generati dai loro clienti.
Infine, Intesa Sanpaolo ha
preparato due programmi di
ricapitalizzazione specifici
per le Pmi. “Ricap crescita
Programmata” è un finanziamento che potrà essere
concesso a fronte dell’impegno dell’impresa a migliorare la struttura patrimoniale
entro un dato periodo fino
ad un massimo di 3 milioni di
euro, rimborsabile con quote
costanti. “Ricap Moltiplica”,
invece, è un finanziamento
rivolto alle Pmi che intraprendono processi di rafforzamento patrimoniale,
di importo pari ad un multiplo dell’aumento di capitale effettivamente versato
dai soci, con un massimo di
5 milioni di euro, con una
durata ricompresa tra i 5 ed i
10 anni, in base alle garanzie
rilasciate ed un preammortamento massimo di 2 anni,
ammesso solo in presenza di
investimenti.
finanziamento è destinato
alle imprese che intendono
migliorare la propria solidità patrimoniale attraverso un aumento di capitale.
Bnl finanzia l’azienda per un
importo pari fino al doppio
dell’ammontare deliberato.
La durata massima è di cinque anni.
Sostegno al ciclo produttivo:
il finanziamento, indirizzato alle aziende che vogliono
migliorare l’efficienza della
propria gestione finanziaria,
è di natura revolving, ha una
durata massima di 18 mesi
e non ha vincoli di destinazione.
Consolidamento delle passività: il prodotto è destinato
alle aziende che intendono
conferire maggiore equilibrio
alle proprie fonti finanziarie
attraverso il consolidamento delle passività onerose a
breve termine. Sono previsti
finanziamenti amortizing per
una durata massima di 7 anni
e bullet per la durate fino a
3 anni.
I finanziamenti erogati nell’ambito della collaborazione
tra Bnl e l’Unione Industriali
della Provincia di Cuneo -
no vivendo oggi le piccole
e medie imprese, infatti, è
di fondamentale importanza poter contare su risposte
rapide e su un’ampia apertura
da parte del mondo bancario”. Nello specifico, Intesa
Sanpaolo acconsentirà alla
sospensione per 12 mesi del
pagamento della quota capitale delle rate dei finanziamenti a medio-lungo termine e di quella implicita nei
canoni di operazioni di leasing rispettivamente “immobiliare” (ovvero “mobiliare”)
in essere al 3 agosto 2009,
purché presentino le caratteristiche di ammissibilità stabilite dall’Avviso Comune;
la sospensione potrà essere
concessa anche in presenza di rate impagate da non
più di 180 giorni. Inoltre,
Intesa Sanpaolo acconsentirà all’allungamento a 270
giorni delle scadenze del credito a breve termine relativo
a linee di credito concesse dalla banca ed utilizzabili
dall’impresa per l’anticipazione di crediti commerciali
certi ed esigibili.
In secondo luogo Intesa
Sanpaolo ha predisposto un
Dicembre 2009
confindustria notizie
ggi. XXIV convegno di capri
13
ggi. “orientagiovani 2009”
Una nuova visione I giovani imprenditori
del Mediterraneo radunano 500 ragazzi
Il Mediterraneo, quel grande
bacino che i Romani chiamavano “Mare Nostrum”,
che divide ma allo stesso tempo unisce i popoli
che si affacciano sulle sue
coste, è stato al centro del
XXIV convegno di Capri
dei Giovani Imprenditori di
Confindustria, che si è tenuto lo scorso 30 e 31 ottobre.
Al tradizionale appuntamento caprese dei giovani capitani d’impresa ha partecipato
anche una nutrita delegazione piemontese.
I motivi che hanno spinto i giovani imprenditori a trattare l’argomento
“Mediterraneo - dall’Europa
al Golfo, la rotta verso nuovi
orizzonti” sono stati chiariti dalla presidente nazionale degli imprenditori under
40, Federica Guidi, nella sua
relazione che ha introdotto i lavori della convention.
Dopo aver spiegato come la
geografia politica dell’Europa sia mutata rapidamente
negli ultimi vent’anni, specie
dopo la caduta del muro di
Berlino, avvenimento che ha
radicalmente cambiato l’assetto geopolitico mondiale,
la Guidi ha affermato come
“con questo convegno, noi
Giovani Imprenditori vogliamo aprire una discussione su
una prospettiva diversa, per
l’Italia e per l’Europa”.
“Il Mediterraneo - ha sostenuto la Guidi - non come
ripiegamento su noi stessi,
non come nostalgia del passato. Non avrebbe senso coltivare il sogno stantio di una
‘autarchia allargata’, in un
mondo sempre più interconnesso. Un mondo interconnesso, però, è un mondo di
snodi. Il Mediterraneo, una
realtà in buona misura ancora divisa rigidamente fra un
Nord e un Sud, è il luogo
che noi - la nostra generazione di Giovani Imprenditori
- possiamo ‘cablare’. Questo
spicchio di mondo, dove la
civiltà occidentale è fiorita
proprio grazie allo scambio
costante, alle migrazioni, al
condividere e al sovrapporsi
delle popolazioni che ci vivevano, oggi ha bisogno di una
rete neurale nuova.
La nostra ambizione, qui a
Capri, è quella di cominciare ad allacciarne le sinapsi”. Per fare rete in modo
efficace sulle sponde del
Mediterraneo, però, occorre
ribaltare le logiche del passato: niente più aiuti, che
hanno dimostrato, secondo
le tesi dei giovani imprenditori, tutta la loro inefficacia.
E per provarlo la Guidi cita
l’enciclica di Papa Benedetto
XVI “Caritas in Veritate”:
“Gli aiuti internazionali sono
stati spesso distolti dalle loro
finalità, per irresponsabilità che si annidano sia nella
catena dei soggetti donatori
sia in quella dei fruitori”.
Nell’intervento
della presidente
dei Giovani
Imprenditori
il sogno di una
nuova Europa
senza barriere
L’appuntamento
con gli studenti
dell’ultimo anno
delle scuole
superiori
è stato ripetuto
due volte
DA CUNEO A CAPRI
Federica Guidi durante il suo
intervento d’apertura e, in basso,
i giovani imprenditori cuneesi partecipanti al convegno di Capri
IN MASSA
La sala B del Centro Incontri
della Provincia d Cuneo
è stata riempita due volte
Ripartire, dunque, da nuove
basi e moltiplicare gli interessi condivisi da imprese e
Paesi che stanno sulla sponda
meridionale e su quella settentrionale, attraverso una
maggiore libertà degli scambi: è questa la prima ricetta
dei giovani imprenditori per
unire il Mediterraneo.
Da Capri, quindi, i capitani
d’industria under 40 esprimono, attraverso le parole
della presidente Guidi, il loro
sogno: “Il nostro sogno è che
il Mediterraneo fra vent’anni sia un’unica, grande zona
franca: senza dazi, senza barriere di natura non tariffaria allo scambio fra imprese
di Paesi diversi. Un grande
suk mediterraneo, al quale
tutti possano portare la propria bancarella e la propria
merce. Solo così potrebbe
partire una stagione nuova
anche per l’Africa: che di
una porta, aperta sull’Europa,
ha bisogno. È un sogno, che
può essere costruito. Passando
dagli aiuti da Stato a Stato,
alla collaborazione fra società e società. Spingendo sull’acceleratore dei commerci.
Investendo nella rimozione
dei dazi. Aiutando il trasferimento tecnologico. Ed
anche, per quanto possibile, incentivando un altro
approccio alla povertà. Un
approccio fondato sull’investimento, e non sull’elemosina”.
di Sonia Pellegrino
Dopo il diploma, che fare?
Una domanda che tutti coloro che stanno per terminare gli studi superiori si sono
posti e a cui non è semplice
trovare una risposta se non si
conoscono tutte le opportunità formative che il territorio
offre. Proprio per supportare i
ragazzi che si trovano a dover
compiere la difficile scelta
del percorso di formazione, il
Gruppo Giovani Imprenditori
di Confindustria Cuneo ha
organizzato “Orientagiovani
2009”, un momento di approfondimento e di confronto
rivolto alle classi quinte
delle Scuole Superiori della
Granda. Per permettere la
partecipazione del maggior
numero di studenti possibile, si è deciso di riservare la
mattinata del 18 novembre
alle sole scuole del capoluogo, mentre la giornata del 19
novembre è stata dedicata
alle scuole della provincia.
Un’iniziativa di successo,
che ha coinvolto in tutto
500 ragazzi delle classi quinte
delle scuole superiori della
provincia, che hanno gremito la sala del Centro Incontri
della Provincia, dimostrandosi un pubblico attento e
interessato.
“Si tratta di un’iniziativa che
si ripete ormai da alcuni anni
e che anche in questa edizione ha confermato la propria
efficacia, dal momento che
essa è stata apprezzata sia dagli
studenti, sia dai professori
delle Scuole Superiori e delle
Università - afferma il presidente del Gruppo Giovani
Imprenditori di Confindustria
Cuneo, Alessandro Battaglia
-. Visto l’alto numero di
adesioni, abbiamo dovuto
sdoppiare in due giornate
l’appuntamento, per dare
la possibilità al più elevato
numero possibile di studenti di partecipare all’evento.
L’edizione 2009 dell’Orientagiovani ha registrato l’assenza
del Politecnico di Mondovì,
i cui rappresentanti, non
essendo ancora nota l’offerta
formativa della Facoltà monregalese, al fine di non ingenerare confusione, hanno
preferito declinare il nostro
invito”. Piena soddisfazione
ha espresso anche il vice presidente e organizzatore dell’evento Pietro Putetto. “In
tutte e due le giornate i ragazzi si sono dimostrati attenti
e interessati - ha affermato
Putetto -. Particolarmente
apprezzato è stato il fatto che
le Università hanno fornito
materiale informativo e che
i docenti universitari hanno
invitato gli studenti a visitare
le sedi delle Facoltà cuneesi e
ad assistere alle lezioni”.
CARRELLI ELEVATORI E SISTEMI DI MOVIMENTAZIONE INTERNA
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14
Dicembre 2009
i corsi di formazione di novembre
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che abbiano già utilizzato le macchine oggetto del corso.
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Il corso si rivolge ai Rappresentanti dei Lavoratori per la Sicurezza ed intende
fornire ai partecipanti le conoscenze di base per lo svolgimento dei compiti
previsti a carico del Rappresentante, il quadro normativo in materia di sicurezza, le responsabilità della figura dell’Rls, il ruolo dell’organismo paritetico
provinciale.
ADDETTI RESPONSABILI DEL SERVIZIO PREVENZIONE E PROTEZIONE
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Il corso ha la finalità di aggiornare le competenze degli addetti e dei responsabili dei Servizi prevenzione e protezione in attuazione del D.Lgs. del 23 giugno 2003 n. 195 secondo l’Accordo definito in Conferenza Stato-Regioni il 26
gennaio 2006. Il Modulo B per il macrosettore 3 comprende i seguenti settori
di attività: estrazioni minerali, altre industrie estrattive, costruzioni. Il corso è
rivolto agli addetti e ai responsabili Spp in possesso del diploma di scuola
media superiore che sono stati nominati dopo il febbraio del 2003 (si ritiene
valida la data di comunicazione all’Asl territorialmente competente e alla
Direzione Provinciale del Lavoro) e che hanno già frequentato il corso di base
previsto dal d.m. del 16 gennaio 1997 oppure il modulo A.
AGGIORNAMENTO DI PRONTO SOCCORSO AZIENDE GRUPPO A
10 dicembre, h. 9-13/14-16 – Confindustria Cuneo, corso Dante, 51
Rivolto agli addetti al pronto soccorso in azienda, il corso ha la finalità di
fornire le conoscenze e le capacità operative di base necessarie per l’attuazione degli interventi di primo soccorso in caso di infortunio sul lavoro (art.
3, comma 3, d.m. 388/2003) ed è rivolto agli operatori incaricati di attuare
le misure di pronto soccorso (designati ai sensi del D.Lgs. 81/2008 - d.m.
388/2003) in aziende o unità produttive classificate nella tipologia di gruppo
A ai sensi dell’art. 1 del d.m. 388/2003.
ADDETTI ALLA PREVENZIONE INCENDI RISCHIO MEDIO
14 dicembre, h. 9-13/14-18 – Confindustria Cuneo, corso Dante, 51
I corsi hanno la finalità di fornire ai partecipanti le conoscenze di base per lo
svolgimento dei compiti previsti a carico dei lavoratori addetti alla prevenzione incendi (attività a rischio di incendio medio), attraverso l’erogazione dei
contenuti previsti Artt. 21 e 22 del Dlgs. 81/08 e art. 7 del D.M. 10 marzo 1998.
I corsi sono rivolti ai lavoratori incaricati di attuare le misure di prevenzione
incendi in luoghi di lavoro classificati a livello di rischio di incendio medio.
APPLICAZIONE DELLA NUOVA DIRETTIVA MACCHINE 2006/42/CE
15 dicembre, h. 9-13/14-18 – Confindustria Cuneo, corso Dante, 51
Il corso intende chiarire i molteplici aspetti oscuri della nuova Direttiva macchine 2006/42/Ce, cercando di dare un contenuto pratico e concreto. La
lezione è rivolta a datori di lavoro, progettisti, responsabili e addetti al Spp,
responsabili e addetti alla produzione,responsabili e addetti alla manutenzione, personale tecnico,consulenti.
DIRIGENTI per la sicurezza AI SENSI DEL D.LGS 81/08
18 dicembre, h. 9-13/14-18 – Confindustria Cuneo, corso Dante, 51
Il corso è rivolto a tutti coloro che in azienda ricoprono il ruolo di dirigente per
la sicurezza e persegue la finalità di trasmettere ai dirigenti per la sicurezza i
principali contenuti inerenti la salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro e informarli sulle proprie responsabilità, secondo quanto previsto dal D.Lgs 81/08
(art. 37), e fornire loro alcuni spunti in tema di comunicazione e relazione con
i collaboratori.
Come partecipare - Contattare l’Ufficio Formazione di Confindustria Cuneo
(telefono: 0171/455.532/425/424 - fax: 0171/697.544 – mail: [email protected]). Verrà fornita la Scheda Tecnica del Corso, un Modulo di partecipazione e segnalato se il corso beneficia del contributo erogato dalla Camera di
commercio. Su richiesta i corsi si possono tenere anche presso l’azienda.
confindustria notizie
energia. fonti rinnovabili
Un investimento che
diventerà necessario
Presentati
in Confindustria
i risultati
della ricerca
appena conclusa
da Centrobanca
del Gruppo Ubi
con l’Università
Bocconi Milano
di Fabrizio Gardinali
Si è tenuto il 19 novembre
scorso presso Confindustria
Cuneo il convegno-seminario sul tema “Investire in
energie rinnovabili: la convenienza finanziaria delle
imprese”.
L’incontro, organizzato dall’associazione degli industriali cuneesi di concerto con la
Banca Regionale Europea, è
stata l’occasione per presentare i risultati dell’omonima ricerca, tradotta anche
in volume, condotta da
Centrobanca, la Corparate
e Investment Bank del
Gruppo Ubi con l’Università Bocconi di Milano, per
analizzare gli aspetti economici dell’investimento nel
settore delle Fonti di Energia
Rinnovabile.
Un campo che pure in un
momento critico di congiuntura sfavorevole per il nostro
Paese, si presenta interessante e promettente in quanto
consente alle imprese, anche
di medio - piccole dimensioni, di realizzare piani di investimento che, grazie inoltre
a un sistema alquanto “robusto” di incentivi pubblici,
possono avere appetibili e
stabili ritorni economici.
Ma non è solo questo, sia pur
valido, il principale punto
che rende il settore delle
energie rinnovabili strategico. Bisogna risalire al 1997,
quando i principali Paesi
industrializzati firmarono il
“Protocollo di Kyoto” con
l’intento di ridurre l’impatto
ambientale, i cambiamenti
climatici e realizzare uno
sviluppo economico maggiormente ecosostenibile.
L’Unione europea, un
decennio dopo, nel gennaio del 2008, si è data,
nel settore, degli obiettivi
molto ambiziosi col cosiddetto “Pacchetto 20-20-20”.
In base ad esso ci si pone il
traguardo, entro il 2020, di
ridurre del 20% le emissioni di Co2, un miglioramento del 20% nell’efficienza
energetica e un aumento del
20% della quota di energia
prodotta dalle fonti rinnovabili. Si è stabilito anche
in che misura ogni Paese Ue
dovesse contribuire e all’Italia si richiede, sempre entro
il 2020, un taglio del 13%
delle emissioni di anidride
carbonica e il vincolo del
17% dei consumi nazionali
da fonti rinnovabili, a fronte
di un 5,2%, dato registrato
nel 2005.
Risulta evidente che investire nel settore delle energie rinnovabili sarà in futuro
assolutamente indispensabile. Già oggi negli Stati Uniti
la considerano una necessità
strategica. Ma è strategico
anche per l’Italia, come ben
evidenziato nella sua relazione dal prof. Alessandro
Nova del Dipartimento di
Finanza della Bocconi.
Il nostro Paese è al secondo posto fra i primi dieci
importatori di energia elettrica, mentre non risulta
nelle prime posizioni come
produttore o esportatore.
Inoltre, mentre ad esempio
la Francia ha l’80% di produzione elettrica dal nuclea-
re, l’Italia invece usa fonti
tradizionali: petrolio, gas
naturale, carbone. La dipendenza è evidente, alla quale
si aggiunge la variabilità del
prezzo del petrolio. Nel 2001
valeva 18 $ a barile, per arrivare al picco di 135 dollari.
Poi la crisi ha fatto crollare il
prezzo che comunque oggi si
attesta sui 77 dollari: più di
tre volte il valore del 2001.
Le ricadute sono chiare: in
Italia l’elettricità si paga 11,5
Cent. a Kw, la più cara d’Europa, in Francia 5,9 Cent.
a Kw, meno della metà.
L’onere per le nostre imprese
è grave. Bisogna cercare di
produrre più energia a costo
inferiore e con minore dipendenza dalle importazioni e
dalle oscillazioni dei mercati
dei prodotti petroliferi.
Le fonti rinnovabili, quali
fotovoltaico, eolico, idroelettrico non hanno costo
di materie prime, mentre le
biomasse sì, ma meno oscillante, per ora, dei “carburanti” tradizionali e consentono il funzionamento di
un impianto praticamente a
ciclo continuo.
La ricerca ha stabilito che
un investimento nelle energie rinnovabili, tra l’altro a
basso rischio e che oggi gode
di un sistema di incentivi
notevole, consentirebbe, in
media, un risparmio di 13
Cent. a Kw se si usa internamente all’azienda per la
produzione o un ricavo di 8
Cent. a Kw se lo si vende alla
rete. Si tratta comunque di
un settore che in Italia ha un
ritorno interessante.
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Sala piena per il convegno sulle energie rinnovabili ospitato da Confindustria Cuneo il 19 novembre scorso
Dicembre 2009
confindustria notizie
detto & fatto
mechanical export. “agritechnica 2009”
Aziende cuneesi in Germania
di Silvia Marra
05/11 novità sul lavoro dipendente
Lo scorso 5 novembre, presso la sede di Confindustria, si è
svolto il convegno di approfondimento “Aggiornamento in
materia di lavoro dipendente”, destinato ai responsabili del
personale ed ai consulenti del lavoro. L’amministrazione del
personale è stata infatti interessata da una serie di novità,
alcune delle quali di carattere prettamente lavoristico,
altre legate specificatamente alla tassazione del reddito di
lavoro dipendente. L’incontro, tenuto da Gabriele Bonati,
consulente aziendale in Lodi, ha inteso favorire una corretta
interpretazione e, conseguentemente, un’adeguata applicazione delle nuove disposizioni.
15
Si è svolta dall’8 al 14 novembre scorso ad Hannover, in
Germania, “Agritechnica
2009”, la più grande manifestazione al mondo per la meccanica agricola. All’evento era
presente con un proprio stand
anche il consorzio Mechanical
Export, sorto in seno a
Confindustria, che ha partecipato con cinque aziende: la
Cosmo Srl di Busca, la Galfrè
Domenico Snc di Centallo,
la Caroni Spa di Cuneo, la
Giletta Spa di Rovello e la
Merlo Srl di San Defendente
di Cervasca, che però non ha
esposto macchinari in quanto, presente alla fiera anche
con un proprio stand. “Siamo
Il consorzio
ha allestito uno
stand alla fiera
della meccanica
di Hannover
stati molto soddisfatti - spiega
Nicolò Cometto, funzionario
del Consorzio Mechanical
Export -. Anche se quest’anno, a causa della crisi, l’afflusso di visitatori è stato inferiore
al passato, si sono comunque
potuti allacciare importanti
nuovi contatti con aziende
provenienti dalla Germania,
dal Nord Europa, dall’Asia e
dal Medio Oriente”.
Lo stand del consorzio Mechanical Export alla fiera di Hannover
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11/11 fisco e dogana nell’export
Lo scorso 11 novembre si è svolto presso la sede di
Confindustria Cuneo il convegno “Novità fiscali e doganali
negli scambi con l’estero”. In collaborazione con il Centro
Estero per l’Internazionalizzazione, l’associazione degli industriali cuneesi ha presentato le importanti novità fiscali e
doganali che stanno già modificando o modificheranno
nel corso del 2010 alcune modalità operative nei rapporti
con l’estero. Sono intervenuti i consulenti del Cei Piemonte,
Stefano Garelli, commercialista, e Giovanni Battista Mellano
della Nord-Ovest Spa.
24/11 le rimanenze delle imprese edili
Si è tenuto lo scorso 24 novembre, presso la sede di
Confindustria Cuneo, il convegno di approfondimento “La
valutazione delle rimanenze per le imprese edili”, organizzato da Ance Cuneo. La quantificazione delle rimanenze
nell’edilizia varia notevolmente in base all’attività esercitata
ed è un tema delicatissimo soprattutto per quanto riguarda
i lavori su commesse di durata superiore ad un anno. Il convegno ha voluto fugare le non poche incertezze interpretative che ancora oggi sussistono in riferimento alla disciplina
in oggetto. Dopo l’apertura dei lavori ad opera di Filippo
Monge, presidente Ance Cuneo, è intervenuto in qualità
di relatore Primo Ceppellini, commercialista in Milano e
pubblicista.
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27/11 visita guidata con l’ucid
Venerdì 27 novembre l’Ucid (Unione cristiana imprenditori
dirigenti) Sezione di Cuneo ha organizzato una visita guidata a “Il Papa e l’Imperatore”, mostra allestita dalla Diocesi
di Cuneo in occasione del bicentenario del passaggio di Pio
VII in città. L’iniziativa dell’Ucid ha voluto essere un approfondimento di un periodo storico quanto mai fondamentale
per il mondo moderno a livello sociale, urbanistico e amministrativo. La visita è stata preceduta dalla celebrazione
della Santa messa nella chiesa di Sant’Ambrogio, celebrata
da don Luca Favretto, consulente ecclesiastico dell’Ucid
provinciale, che ha anche guidato i partecipanti lungo
tutto il percorso della mostra.
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Dicembre 2009
16
aziende e imprenditori
tecnogranda. partnership con confindustria
di Ilaria Blangetti
Al servizio delle
piccole imprese
Il parco
tecnologico
di Dronero
è un’opportunità
per fare ricerca
sul territorio
innovare
“Scoprire il filone dell’innovazione per reagire alla
crisi”. Da questa convinzione
parte l’attività di Tecnogranda e Confindustria, unite per
sostenere le imprese.
“Insieme a Confindustria
abbiamo creato uno Sportello Innovazione, ossia un centro servizi permanente sulle
tematiche relative all’innovazione tecnologica, utile
per supportare le aziende
associate - dice Alessandro
Ferrario, direttore di Tecnogranda -. Tramite questo
strumento potremmo effettuare dei check-up specifici
nelle imprese per capire le
loro esigenze di innovazione
e ricercare insieme soluzioni
tecniche, oltre che finanziarie, adeguate. In questo
modo metteremo al servizio delle imprese l’esperienza dei nostri professionisti
e anche la nostra struttura,
con la possibilità di utilizzare
i nostri laboratori. Intanto
sono previsti anche ulteriori
sviluppi, come corsi di formazione ed eventi”. Il primo
appuntamento è per il 9
dicembre, quando, insieme
a Mark Up e Air (Fondazione Crc, Provincia di Cuneo,
Università e Politecnico di
Torino), Tecnogranda organizza una giornata di lavori
per approfondire e analizzare, attraverso la partecipazione di esponenti istituzionali ed esperti del settore, il
tema dell’innovazione e le
sue prospettive nel settore
dell’agro-industria. L’evento, intitolato “L’innovazione
come strumento per superare
la crisi, le potenzialità dell’agroalimentare” si svolgerà all’Università di Cuneo,
nella sede Mater Amabilis.
D’altronde anche Nicoletta
Miroglio, presidente di Confindustria Cuneo, durante una lezione alla Facoltà
di Economia di Cuneo ha
sostenuto fortemente come
la conoscenza sia il principale fattore destinato a produrre valore.
Tecnogranda ha messo a
punto anche progetti utili
a ridurre il digital divide: “Le
piccole e medie imprese che
hanno difficoltà ad accedere al web hanno un vero
e proprio handicap - dice
Elogio
delle imprese
pubbliche
Segue da pag. 1
Non difenderò quindi quelle aziende pubbliche o
semi pubbliche che fanno
concorrenza sleale ai privati non guadagnando né
in termini di efficienza né in
termini di soldi. Vorrei spendermi per quelle aziende che sono state create
con una visione ampia di
servizio al cittadino, che
hanno modernizzato il territorio, che hanno aiutato
altre aziende e altri cittadini a crescere indistintamente dalle loro idee politiche, dal voto o dal censo.
Il direttore di Tecnogranda
Alessandro Ferrario, la sede dell’azienda a Dronero e il laboratorio interno con il plasma
ingrandimento
a tal proposito Alessandro
Ferrario -. Il nostro obiettivo
è quello di fornire servizi
per le imprese a sostegno
della banda larga con architetture che permettano di
raggiungere anche le aziende
situate in zone remote; grazie
a questo progetto è possibile
anche realizzare convegni in
videoconferenza via web”.
Quando nel 1905 furono
create le Ferrovie dello
Stato la sua funzione fu di
collegare il territorio italiano nella sua interezza. Fu
il modo per permettere
all’Italia di diventare una
vera nazione unita e non
una somma di province.
Lo stesso avvenne subito
dopo la guerra con l’allora Sip, Società idroelettrica
piemontese, ora Telecom
Italia, che con la politica di
“un telefono in ogni casa”
dagli anni ’50 e fino alla
fine degli anni ’70 collegò
ogni sperduta frazione, ma
anche case isolate, al resto
del mondo. Stesso discorso
per molte altre realtà che
ora sarebbe lungo elencare. In quegli anni vennero
investiti denari pubblici in
grandi quantità per realizzare opere che ancora oggi
a dronero il cuore dell’agroalimentare piemontese
La rete dell’innovazione della Regione Piemonte è costituita da 12 poli, tra cui quello dell’agroalimentare, un settore cruciale e distintivo dell’economia piemontese. Il parco scientifico e tecnologico di Tecnogranda è stato individuato come soggetto gestore del polo agroalimentare, un
passo importantissimo se pensiamo che l’economia della nostra Regione è trainata dai comparti
vitivinicolo, ortofrutticolo, caseario, dell’allevamento bovino e suino, dell’industria dolciaria e dei
prodotti da forno. “Grazie al polo agroalimentare - commenta Alessandro Ferrario, direttore di
Tecnogranda - abbiamo iniziato una rete di collaborazione con le imprese del nostro territorio,
comprendendo non solo industrie della filiera ma anche aziende dell’agroindustria, come quelle
produttrici di macchine agricole. Al momento attuale siamo nella fase di valutazione dei progetti
da parte della Regione e presto sapremo l’entità dei finanziamenti approvati. Il fatto importante è
che il polo sta facendo emergere il distretto agroalimentare del Cuneese, muovendo una grande
energia e tanto interesse per i servizi di innovazione. Il numero di aziende che aderiscono al polo
continua ad aumentare, stiamo sfiorando le 400 adesioni, e tante richieste continuano ad arrivare
anche dopo il termine ultimo per la richiesta di finanziamenti: questo è un evidente segnale dell’interesse dei nostri progetti”. Entro fine anno si saprà l’esatta entità dei finanziamenti regionali, “intanto le imprese - aggiunge Ferrario - hanno già creato tra di loro delle sinergie, facendo diventare il
polo un’immensa piazza. La nostra attività - continua Ferrario - è supportata dai nostri innumerevoli
laboratori, dai nostri professionisti e dalle università con le quali collaboriamo”. Tra i progetti innovativi Tecnogranda ospita anche AlgaeFactor, un sistema di bioconversione algale che permette
di ricavare olio per energia da alghe allevate, utilizzando scarti dell’industria agroalimentare.
Tecnogranda, società a partecipazione pubblica e privata, forma particolarmente apprezzata
da Giorgio Chiarva che in questo numero di ‘Provincia Oggi’ interviene nuovamente sul liberismo
economico, è sostenuta anche dal Comune di Cuneo. “Non potevamo che appoggiare un’iniziativa di questo tipo – commenta Alberto Valmaggia, primo cittadino della città di Cuneo -. Il nostro
Comune vuole puntare sull’agroalimentare e, grazie all’esperienza di Tecnogranda, porteremo
avanti dei progetti incentrati sulla nostra città, come lo sviluppo dell’area Miac”.
sono e restano l’ossatura
della nostra democrazia
e della nostra economia.
Queste stesse aziende con
così ricca storia sopravvivono oggi percorrendo
due strade completamente
diverse. La prima, di proprietà pubblica ancora
oggi, sta cercando una
difficilissima via per la, seppur parziale, privatizzazione.
Non è cosa facile proprio
perché la sua funzione pubblica è da tutti riconosciuta
e gli investimenti necessari
di tale entità che il privato, qualunque privato, ne
sarebbe spaventato. Infatti
se ne sta privatizzando una
parte mantenendo nelle
mani dello Stato quella
parte di natura più “politica” (nel senso positivo).
Discorso a parte per
Telecom. Dopo anni di
grandi investimenti da parte
dello Stato per rendere l’Italia un Paese telefonicamente evoluto, ovviamente a
spese di tutta la comunità,
si è proceduto alla privatizzazione, totale e definitiva. è
quindi iniziato un processo
che sta portando la nostra
rete ad essere una delle
peggiori del mondo. La
logica implacabile del profitto e del ritorno sul debito
ha praticamente cancellato non solo gli investimenti
sulla ricerca ma addirittura
la banale manutenzione
dell’esistente. è vero che la
privatizzazione ha permesso
la nascita di altri operatori
e l’abbattimento dei nostri
costi per comunicare, ma se
consideriamo l’arretratezza
delle nostre connessioni e lo
stato di isolamento di molta
parte del territorio, tutto ciò
dovrebbe farci pensare.
Per fortuna nella nostra
provincia esistono aziende che solo pochi anni fa
sono state create col preciso intento virtuoso di cui
sopra e, strano a credersi,
funzionano.
Ne cito una sola perché il
suo percorso, fino a oggi,
può essere considerato
veramente virtuoso. Pur
essendo espressione di
amministrazioni pubbliche
con minima partecipazione privata, è stata condotta
esclusivamente con principi
che, tenendo conto dell’interesse della collettività, utilizzavano procedure tipiche
della gestione privatistica.
Questa azienda si chiama
Tecnogranda ed è oggi il
più importante polo tecnologico agroalimentare della
regione Piemonte. La sua
“L’attuale situazione globale è tale per cui le aziende che sopravvivono sono
quelle che hanno investito
nell’innovazione e continuano a farlo - commenta
Luca Drocco, imprenditore
delegato da Confindustria
per l’innovazione e la ricerca, presidente di Dromont,
azienda leader nella produzione di sistemi di dosaggio
-. L’obiettivo è quello di permettere alle nostre aziende
di puntare su ricerca e sviluppo, abituandosi a fare questo
come attività giornaliera e
non solo sporadicamente.
Da qui l’idea di creare una
sinergia tra Confindustria e
Tecnogranda per sostenere,
tramite iniziative congiunte,
le imprese che ne faranno
richiesta. Purtroppo il nostro
Paese è composto da molte
imprese che non hanno le
risorse necessarie per dedicarsi quotidianamente alla
ricerca anche se, fortunatamente, le aziende virtuose,
spinte da particolari sollecitazioni di mercato, sono in
grado di dirottare tutte le
proprie energie per rendersi
innovative. Ma questo non
basta, l’attività di ricerca e
innovazione deve diventare quotidiana. Lo sportello creato da Confindustria
servirà a dare supporto alle
aziende, dando loro anche
un’assistenza nelle pratiche
amministrative riguardanti
le richieste di finanziamenti e le compilazioni delle
domande per poter partecipare ai bandi”.
In Italia viene utilizzato solo
il 6% dei contributi europei destinati all’innovazione e alla ricerca, rispetto al
46% della Finlandia, il Paese
europeo più attento a queste
tematiche. “Con il nostro
contributo e le competenze
di Tecnogranda, - aggiunge
Drocco - vogliamo, almeno
in parte, colmare questo gap
tecnologico”.
“Sarà nostra cura - conclude Ferrario - attivarci con
Unioncamere e Regione Piemonte per far sì che il ‘protocollo di intesa’ firmato il 12
novembre utilizzi le strutture
di Tecnogranda quale veicolo prioritario per il sostegno
alle aziende nei settori che ci
vedono leader”.
forza è stata appunto quella di non aver mai subìto né
accettato le logiche partitiche del favoritismo e il suo
Consiglio, senza eccezioni,
si è sempre prefisso di guardare al futuro basandosi
su logiche di espansione e
di modernizzazione. E ancora oggi i programmi futuri
son per alleanze e aperture che tengono conto
esclusivamente della possibile capacità di crescita
del territorio. Tecnogranda
sta creando molto, ma non
solo per se stessa, la ricchezza di idee e di novità
che sta distribuendo sul territorio saranno il fondamento per l’economia del prossimo futuro. E, parrà strano,
ha un conto economico da
azienda privata.
Giorgio Chiarva
aziende e imprenditori
Dicembre 2009
17
alstom. dalla snos alla fiat ferroviaria
di Fabrizio Gardinali
Savigliano
celebra i 150
anni di attività
di una fabbrica
che ha segnato la
storia della città
Una lunga storia
di treni e acciaio
la ferroviaria
Un convegno, il 7 novembre
scorso, e una mostra, fino al
22 novembre presso il Museo
Civico di Savigliano per
ricordare, se si vuole “celebrare”, i 150 anni della antica “Ferroviaria”, oggi Alstom,
l’azienda che ha caratterizzato e determinato la vita e
la struttura economica della
città della Granda per questo
lungo periodo.
Organizzata dall’Associazione Cultura della città di
Savigliano con la collaborazione del Comune e dell’Alstom Trasporti, l’esposizione, dal significativo titolo
“Dalla Snos all’Alstom: una
storia importante”, suddivisa
in aree tematiche, la fabbrica, i prodotti, i documenti,
racconta la ultrasecolare storia dell’importante sito industriale dalla nascita ai giorni
nostri, attraverso interessanti
immagini e una ricca documentazione.
Il 13 marzo del 1853 fu
inaugurato il tratto TorinoSavigliano della ferrovia che
doveva collegare la capitale dell’allora Stato Sabaudo
a Cuneo, realizzato da una
società privata fondata nel
dicembre del 1850: la “S.A.
per la strada ferrata tra Torino
e Savigliano”. Nel piano progettuale si era previsto di
installare a Savigliano, che
inizialmente doveva essere il capolinea del tronco
ferroviario, un complesso di
edifici che dovevano servire
nel contempo per il magazzinaggio del materiale rotabile
e per le eventuali riparazioni. Così fu fatto nel 1853,
pensando anche di produrre
materiale mobile utile per la
ferrovia. In realtà, causa le
carenti competenze tecnologiche nel settore, ci si limitò
a produrre carri trainati.
Il prolungamento dei binari
fino a Cuneo ridimensionò
il ruolo di Savigliano a scalo
intermedio; l’apertura delle
tratte CavallermaggioreBra, nel 1855, e SaviglianoSaluzzo, nel 1856, però, fecero aumentare l’importanza
strategica e logistica delle
“Officine”. L’insediamento
industriale ebbe un rapido
sviluppo; già nel 1859 ricopriva un’area di 15.240 metri
quadrati, più di un terzo dei
quali coperti, occupava 450
maestranze, riparava locomotive, vetture passeggeri e
produceva carri merci. Il culmine, in questa prima fase,
venne raggiunto nel 1862: lo
stabilimento venne ampliato,
i dipendenti salirono a 460,
si costruirono 311 veicoli per
un fatturato, non indifferente, di 1.400.000 lire.
Nel 1859 la società era passata in mano allo Stato che, tre
anni dopo la proclamazione
dell’Unità, nel 1864 passò
la rete piemontese, compresa la ferrovia Torino-Cuneo
ed annesse “Officine”, alla
“Società delle Ferrovie Alta
Italia”, che avviò un piano
di ristrutturazione e razionalizzazione del settore il
che comportò, nel 1869, la
chiusura dello stabilimento
di Savigliano. Un evento
grave per tutta la provincia
di Cuneo dove quello savi-
glianese era l’unico insediamento industriale di rilievo
esistente, con riflessi negativi
sul piano economico, occupazionale e sociale.
Dopo dodici anni, nel 1876,
Casimiro Sperino, deputato e
già collaboratore di Cavour,
si impegnò per riportare nella
Granda l’industria meccanica, confortato nella sua
azione dalle informazioni su
un ritorno in mani statali
delle ferrovie e dalla crescente richiesta del mercato di
materiale rotabile. Grazie al
suo lavoro si giunse nel 1879
ad un accordo fra le Ferrovie
Nata nel 1880,
la Società
nazionale
delle Officine
di Savigliano
passò in mano
alla Fiat
nel 1970
NON SOLO TRENI
Dall’alto in basso: le ultime tre
generazaioni di Pendolino; il varo
del primo pendolino suburbano
X’trapolis destinato all’Australia;
il manifesto con cui il Comune di
Savigliano esultò per l’inaugurazione della strada ferrata TorinoSavigliano; le arcate di acciaio
della stazione centrale di Milano;
interno di una carrozza reale
(Foto: Archivio Alstom).
Alta Italia ed il Comune di
Savigliano col quale quest’ultimo affittava per conto
della belga “Casa E. Rolin &
C.” di Braime Le Comte lo
stabilimento dismesso accanto alla stazione.
La Rolin era un costruttore
esperto di materiale rotabile ed impianti fissi, così nel
1880 si arrivò finalmente alla
costituzione della “Società
Nazionale delle Officine di
Savigliano” (Snos) con un
milione di lire di capitale
sociale, il cui primo presidente fu Giulio Ripa di Meana.
L’attività riprese con la
costruzione e riparazione di
veicoli ferroviari e nel primo
decennio si registrò un andamento nettamente positivo.
Nel 1884 all’Esposizione di
Torino presentò un vagone letto per la Compagnia
Internazionale Wagons Lits
decisamente lussuoso, nel
1889 assorbì la “Società
Anonima Italiana Ausiliare
di Strade Ferrate” acquisendone gli immobili di corso
Mortara a Torino.
L’azienda saviglianese, causa
anche la crisi derivata dalla
riduzione delle commesse
pubbliche a inizio anni ’90
dell’Ottocento, seppe diversificarsi diventando protagonista di complesse realizzazioni, si veda ad esempio
le arcate in acciaio per la
costruzione della copertura
della Stazione Centrale di
Milano o il portone della
stazione del Vaticano. Si può
dire che, ultimata la crisi nel
1897 e riavviatosi il mercato anche per la necessità
di adeguare le ferrovie allo
sviluppo del Paese, si ebbe
una eccezionale spinta nei
settori della meccanica e
delle realizzazioni in campo
elettrico; la Snos fu sempre
in prima linea, fabbricando,
tra l’altro, la maggior parte
dei ponti di ferro da fine
Ottocento agli anni ’50 del
secolo successivo, come quello di Paderno sull’Adda. O
realizzando importanti lavori anche nel settore della
regolazione idrica. Progetta,
infatti, costruisce e installa il
sistema di meccanismi idraulici, paratie a settore e relative saracinesche per regolare
la portata d’acqua del Cavo
Napoleonico o scolmatore
del Reno: lungo 18 chilometri nel territorio di Ferrara, è
il canale artificiale che collega il Reno, appunto, al Po.
Nel 1905 fu aumentato il
capitale sociale e segno della
buona salute dell’azienda era
il fatto che le azioni, quotate
in Borsa sia a Torino sia
a Bruxelles, raggiunsero tre
volte il loro valore nominale
e i dividenti distribuiti furono del 13%.
Con lo scoppio del Primo
Conflitto mondiale la
“Savigliano” fu chiamata a
prendere parte allo sforzo
bellico ampliando ancora di
più la gamma della sua produzione che, oltre a quella
tradizionale, arrivò a spaziare ai motori per aviazione e
marini, a pezzi per artiglieria e munizioni, agli hangar
per aeroplani e dirigibili fino
alla fabbricazione di aerei e
biplani da combattimento
che venivano collaudati in
un campo d’aviazione appositamente predisposto accanto allo stabilimento. Per la
precisione vennero costruiti
144 biplani Caproni C.a. 36.
Un’attività che riprese nel
1942 con la fabbricazione
di venti trimotori SavoiaMarchetti S81, che però
furono distrutti dall’aviazione
nemica prima che entrassero
in funzione.
Nel dicembre 1970 la Fiat
acquisisce il sito di Savigliano
e nasce la “Ferroviaria
Savigliano spa”, che cinque
anni dopo assume il nome
di “Fiat Ferroviaria spa”. Un
legame che dura fino al 18
ottobre 2000, quando i vertici di corso Marconi vendono
il 51% dell’impresa saviglianese alla francese Alstom,
che acquisterà la restante
parte nell’aprile 2002.
Oggi Savigliano è uno dei
principali nuclei operativi
della Alstom: si stanno realizzando una buona parte dei
treni ad altissima velocità di
ultima generazione, i “pendolini” per la tratta Wcml in
Inghilterra, quelli suburbani
“X’trapolis” destinati all’Australia, per citarne alcuni.
Dicembre 2009
18
unifarma. donazione alla fprc
aziende e imprenditori
vitale robaldo. ohsas 18001:2007
Da ventun anni utili Società certificata
a favore della ricerca nel settore dei servizi
Enrico Schellino consegna la busta con i 25 mila euro ad Allegra Agnelli
L’azienda
farmaceutica
di Fossano dal
1988 destina una
parte dei profitti
alla Fondazione
Piemontese per la
ricerca sul cancro
di Candiolo
Quasi una forma di “partnership” lega dal 1988 l’Unifarma di Fossano con la
Fondazione Piemontese per
la Ricerca sul Cancro (Fprc),
che ha sede a Candiolo.
Ventuno anni fa fu Giuseppe
Mana a decidere la donazione di parte degli utili della
società, leader nella distribuzione di farmaci, a favore del
centro di ricerca; a distanza
di anni il gesto di solidarietà si è ripetuto una terza
volta lo scorso 4 novembre,
quando il presidente del
Fprc Allegra Agnelli, moglie
del compianto Umberto, ha
ricevuto dalle mani di Enrico
Schellino, ex presidente di
testimonianza di convinta vocazione territoriale da
parte dell’Unifarma, che con
questa elargizione ha deciso di continuare a sostenere una della realtà nazionali
all’avanguardia nella lotta
contro i tumori.
La società, con sede nella
Città degli Acaja, rappresenta oltre 1000 farmacisti
e opera dal 1948 a servizio diretto delle farmacie di
Piemonte, Valle d’Aosta,
Liguria e parte di Lombardia.
Lo fa attraverso sei filiali
automatizzate
dislocate
ad Alessandria, Fossano,
Pianezza, Bussana di San
Remo, Savona e Genova.
Unifarma, una busta contenente 25 mila euro.
Alla cerimonia, nella Sala
Riunioni dell’Associazione
Titolari di Farmacia della
provincia di Torino, era
presente anche l’attuale presidente di Unifarma, Tino
Cornaglia.
Con questa donazione si è
voluto ricordare, in particolare, quattro personalità che
hanno segnato in maniera
significativa la storia della
società fossanese: Silvio
Bonelli (uno dei 14 fondatori scomparso il 6 aprile scorso), Fernando Cucchiara,
Luigi Dionisio ed Evaldo
Porro. Ancora una volta una
Importante riconoscimento per la Soc.Coop. Vitale
Robaldo, una tra le più
importanti realtà cooperative del settore dei servizi
nell’area albese, strutturata
per essere un partner per le
aziende pubbliche e private
che vogliono operare in un
contesto di qualità.
Nelle
scorse
settimane l’azienda ha ottenuto la certificazione Ohsas
18001:2007 per la progettazione ed erogazione di servizi
di pulizie civili e industriali,
facchinaggio e gestione di
magazzini conto terzi. Una
certificazione il cui scopo è
quello di promuovere all’interno delle organizzazioni la
prevenzione nella sicurezza
dei lavoratori consentendo
alle aziende di ottenere risultati positivi nel controllo dei
propri rischi e la formulazione di obiettivi e politiche
a favore della Sicurezza e
della Salute dei Lavoratori
(Ssl), secondo quanto previsto dalle normative vigenti e
in base ai pericoli ed ai rischi
potenzialmente presenti sul
posto di lavoro.
Un traguardo assai importante per la Soc.Coop.
Vitale Robaldo, come spiega
il direttore generale Andrea
Bornelli: “La nostra realtà
è da sempre attenta a qualsiasi tematica inerente i rapporti con i propri lavoratori
- spiega Andrea Bornelli -;
un attestato significativo per
il lavoro svolto, a maggior
ragione se consideriamo il
fatto che siamo tra le prime
realtà certificate nella provincia di Cuneo, forse una delle
prime in Italia nel nostro
settore”. La certificazione è
stata attribuita dalla Globe
certificazioni srl, importante
società di Torino che eroga
servizi di certificazione, di
auditing di processo/prodotto e di formazione.
I.P.
synergie italia. formazione lavoratori
Ancora una volta gli studenti dell’Istituto superiore “Vallauri” di Fossano portano a casa ottime
affermazioni, dimostrando talento e preparazione. E di far parte di una scuola che sa offrire una
formazione di eccellenza.
Primi al concorso “Scuola, creatività e innovazione”
Dario Prato, Daniele Caffaratti e Silvio Quaglia,
che frequentano il corso di Meccanica, hanno
vinto il primo premio del concorso “Scuola, creatività e innovazione”, promosso per il secondo
anno dalla Camera di commercio di Cuneo. La
premiazione è avvenuta il 6 novembre proprio al
“Vallauri”, in occasione della presentazione della
Carta studenti.
I tre studenti sono partiti dall’idea di applicare
alla politica i criteri di efficienza, qualità totale
e controllo tipici di un’azienda. Coordinati dal
prof. Roberto Conte, docente di Organizzazione
industriale, hanno realizzato un sito Internet che
offre la possibilità a tutti i cittadini di monitorare
l’operato di un’amministrazione locale (Comune,
Continua l’impegno di
Synergie Italia - Agenzia
per il lavoro, facente parte
del gruppo Synergie, multinazionale francese leader da
oltre 30 anni nella gestione
delle risorse umane, operante in Italia dal 1999. Un
impegno a favore dei lavoratori in difficoltà, per aiutarli nel ricollocamento nel
mondo del lavoro. Synergie
sta gestendo da un paio di
anni un bando per la loro
formazione e la loro ricollocazione: interventi a favore
di lavoratori in cassa integrazione o mobilità di alcune
aziende in difficoltà presenti
sul territorio, con servizi di
orientamento nelle modalità più classiche e corsi di
alfabetizzazione informatica,
sugli strumenti e le modalità
di ricerca di una nuova occupazione attraverso internet,
partendo da quelle che sono
le attitudini e le professionalità di ciascun lavoratore.
Sono seguiti laboratori di rielaborazione del profilo professionale, delle competenze
e delle capacità di ognuno,
con stesura di curricula, per
la definizione di progetti professionali. Interventi
a tutto campo intensifica-
Che bravi gli studenti Continua il progetto
dell’Itis “Vallauri”! di riavvio al lavoro
A sinistra: Dario Prato, Daniele
Caffaratti e Silvio Quaglia.
Sopra: Marco Ribero
Provincia, Regione) a partire da alcuni parametri:
la viabilità, la sicurezza, la qualità degli impianti
sportivi, il verde pubblico, l’inquinamento, i
trasporti, gli investimenti produttivi, l’attenzione
alla cultura… Ovviamente soddisfatti i tre vincitori che si sono spartiti una somma in denaro di
1.800 euro.
Medaglia d’argento alle Olimpiadi italiane
di Informatica
Qualche giorno prima, a Verona, Marco Ribero,
che frequenta la 5ª B informatica, ha ottenuto
una splendida medaglia d’argento alle Olimpiadi
Nazionali di Informatica. L’obiettivo di questa competizione (come della omologa a livello
internazionale) è contribuire a diffondere la cultura informatica nella scuola superiore nel modo
più coinvolgente e, contemporaneamente, far
emergere gli alunni più bravi. Le Olimpiadi di
Informatica - promosse dall’Aica (Associazione
italiana per l’informatica e il calcolo automatico)
e dal Ministero per l’Istruzione - coinvolgono in
Italia circa 500 istituti e 13 mila studenti.
L’agenzia cuneese del gruppo Synergie Italia
tisi soprattutto negli ultimi
mesi, complice la perdurante crisi economica che ha
compromesso la situazione
lavorativa di numerosi lavoratori in tutta la provincia.
Risultati che parlano da soli,
con numeri che la dicono
lunga sulla bontà del progetto su Cuneo e le altre
città coinvolte nella ricollocazione: Mondovì, Saluzzo,
Savigliano, Alba e Fossano.
Di 79 lavoratori presi in cari-
co da Synergie (29 su Cuneo,
22 su Mondovì, 9 su Saluzzo,
4 su Savigliano, 10 su Alba
e 5 su Fossano), 26 sono già
stati riavviati al lavoro. Un
progetto in divenire, che si
concluderà a marzo del 2010
e che si aggiunge all’ottimo
risultato portato a termine a
fine 2008, quando furono 78
i lavoratori che usufruirono
dei servizi di Synergie. Di
questi, ben 44 hanno ritrovato un posto di lavoro.
Dicembre 2009
aziende e imprenditori
okey porte. agnelli porte e iridium doors
inalpi. responsabilità sociale
Premio “Miolano”
per il polverizzatore
Comfort abitativo
e risparmio
energetico stanno
condizionando
sempre di più
la costruzione
delle abitazioni,
andando a mutare
il rapporto
qualità/prezzo
ALTO PROFILO
Parterre qualificato e pubblico
numeroso per il convegno
organizzato a Torino
di Paolo Ragazzo
qualità di relatori: Domenico
Mangone, ex assessore
all’Ambiente del Comune di
Torino; Riccardo Bedrone,
presidente dell’Ordine degli
Architetti della provincia di Torino; Paolo Peris,
vice presidente del Collegio
dei Costruttori Edili del
Torinese; Mario Grosso, professore di Tecnologia dell’Architettura e Progettazione
ambientale al Politecnico di
Torino; Daniela De Martini
di Casaclima. In una sala
gremita di pubblico si sono
passate in rassegna le maggiori novità tecniche che
stanno interessando il settore
delle costruzioni: nel nostro
Paese le statistiche dicono
che l’80% delle famiglie possiede una casa di proprietà.
Molte di queste abitazioni,
tuttavia, hanno caratteristiche ormai inadeguate: passati i 40 anni di vita il prodotto edilizio necessita di una
serie di interventi di ristrutturazione per mantenere gli
standard qualitativi di base.
C’è chi decide di ristruttu-
rare la vecchia struttura e
chi preferisce rivolgersi a
imprese in grado di lavorare
con i nuovi standard. Ecco
quindi che l’obbligo di “certificazione energetica degli
edifici” determinerà sempre
più il valore e il prezzo di
un immobile: “Nel prossimo quinquennio - dichiara
Emanuela Tesio, contitolare
di Okey Porte e organizzatrice del convegno - è previsto
un forte incremento della
domanda di immobili ecologici, che dovrebbe comportare un aumento medio dei
valori fra il 7% e il 15%”. In
un periodo in cui la sensibilità sociale sui valori di risparmio energetico (trasmittanza
termica) e di comfort abitativo (isolamento acustico) sta
prendendo piede, la conoscenza delle nuove opportunità costruttive non può che
rendere ancor più trasparente il mercato della compravendita immobiliare, dove
i criteri ambientali avranno
sempre più peso nella scelta
dei prodotti”.
di Ilaria Blangetti
Il 16 novembre la società Inalpi è stata insignita
del premio “Responsabilità
sociale d’Impresa Margherita
Miolano”.
Il riconoscimento, dedicato
all’imprenditrice scomparsa
un anno fa, è stato assegnato
all’azienda morettese per il
lavoro svolto sulla sicurezza
alimentare e per il progetto
di sprayzzazione del latte, un
processo industriale che permetterà di produrre 15mila
tonnellate all’anno di latte
in polvere oltre a 60 tonnellate al giorno di panna cruda
utile per la produzione di
burro e altri prodotti caseari
Inalpi. Si tratta di un progetto che, coinvolgendo allevatori del basso torinese e del
cuneese, permetterà di realizzare una filiera produttiva
integrata che parte dai produttori della materia prima,
ossia il latte, passando alla
prima trasformazione, attuata dall’Inalpi, per approdare
alla trasformazione finale, in
primo luogo effettuata dalla
falci
coltellinai bergamaschi a dronero
Sabato 5 dicembre, dalle 14 alle 18, i cancelli delle Falci
srl di Dronero si aprono ai visitatori per dare la possibilità
a tutti di conoscere da vicino un lavoro che può vantare una lunghissima tradizione e un’azienda dal glorioso
passato, che dalla nuova proprietà ha ricevuto la linfa
necessaria per ripartire a livello industriale e recuperare i
legami con il territorio. Si tratta di un’occasione unica per
conoscere da vicino, per la prima volta, il reparto di forgiatura con accompagnatori che guideranno gli interessati in
un tour tra macchinari funzionanti e una decina di operai
al lavoro per ottenere i prodotti in acciaio dall’elevata e
pregevole fattura conosciuti anche all’estero. I visitatori
potranno così vedere in presa diretta uno spaccato dell’azienda specializzata nella lavorazione dei metalli da
cui ricavare attrezzi per l’agricoltura e semilavorati per
l’industria. Ospiti dell’evento i Coltellinai Bergamaschi:
sarà possibile ammirarli all’opera, mentre forgiano le lame
damascate dei loro coltelli. Il gruppo, infatti, realizza in
acciaio damascato coltelli, spade medievali, longobarde
e celtiche, daghe, coltelli bergamaschi e tradizionali, nonché punte di lancia e freccia, scudi, asce e brocchieri; il
tutto con l’utilizzo di forgia, incudine e martelli. Il pomeriggio di “porte aperte” si inserisce nell’ambito dei festeggiamenti di Sant’Eligio, patrono dei fabbri e dei maniscalchi,
organizzati per domenica 6 dicembre dal Comune di
Dronero e dalla Compagnia di Sant’Eligio.
Pellegrino s.n.c.
* Restauro e conser vazione Beni Culturali *
Ba ttistin Alberto
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Calcinia
* di Riberi Luciano *
Luciano Alfredo
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Calzoni Elisa
Invernizzi:
“Dedichiamo
il riconoscimento
alla comunità
di Moretta,
colpita dalla
crisi economica.
è il nostro
impegno per
il territorio”
LA CERIMONIA
Il vice presidente della Camera di
commercio Marcello Gatto consegna il premio Miolano
ad Ambrogio Invernizzi
Ferrero, il colosso dolciario
albese. L’impianto di “sprayatura”, attualmente nelle
ultime fasi di costruzione,
sarà attivo e funzionante a
partire dal primo semestre
2010: in marzo è previsto lo
start up produttivo in modo
da produrre, a Pasqua, il latte
in polvere per la Ferrero.
L’impianto, primo e unico
in Italia, consentirà di mantenere l’occupazione in un
settore, come tanti altri,
fortemente penalizzato dalla
crisi. “Con questo progetto abbiamo effettuato il più
grande investimento nella
storia dell’Inalpi - commenta
Ambrogio Invernizzi, amministratore delegato Inalpi -.
Abbiamo deciso di dedicare
questo premio alla comunità
morettese, fortemente colpita dalla crisi economica con
alcune aziende del territorio
in forte difficoltà. Noi abbiamo deciso di reagire investendo e, anche se i posti di
lavoro persi resteranno maggiori rispetto a quelli che si
recupereranno, è importante
dare un segno positivo di
ottimismo e speranza. Presto
consegneremo al sindaco di
Moretta il riconoscimento,
in modo da dare un segno
tangibile del nostro impegno
per il territorio”.
* L'opera è la Sacra Conversazione di Giovanni Bellini XV secolo.
Un convegno sugli
immobili di qualità
Quali requisiti deve rispettare un immobile per essere
definito “di qualità”? Oltre
alle tradizionali valutazioni
strutturali, ora si deve tener
conto anzitutto dell’obbligo di efficienza energetica, mentre la ricerca del
massimo comfort abitativo
sta catturando sempre più
l’attenzione di costruttori e
acquirenti; questi due principi contribuiscono a mutare
progressivamente i termini
del rapporto qualità/prezzo
di una casa.
L’azienda Okey srl di
Madonna dell’Olmo, specializzata nella produzione di
porte blindate, questo lo sa
e per informare gli operatori
del settore sui nuovi standard
richiesti ha organizzato un
convegno alla Fondazione
Sandretto Re Rebaudengo
di Torino. All’incontro,
promosso in collaborazione con altre due aziende
della Granda (Agnelli Porte
di Bra e Iridium Doors di
Cuneo), sono intervenuti in
19
* Decora trice - Restauratrice *
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e d e c o r at i v o d i e d i f i c i d i i n t e r e s s e s t o r i c o
Dicembre 2009
20
impresa e cultura
anniversario. venti anni dopo la caduta del muro
Inaspettato
appuntamento
con la Storia
durante una
vacanza sul Mar
Nero a Varna
‘Oltrecortina’ durante
il crollo del Socialismo
berlino 1989/2009
Per chi arrivava a Sofia o sul
Mar Nero nel 1989, la prima
cosa da capire del turismo
bulgaro erano le possibilità di trascorrere la vacanza.
Poche con il cambio ufficiale ancorato al dollaro, con
prezzi che diventavano così
“occidentali” e totalmente
fuori mercato.
Notevoli cambiando valuta
socialista, come i pregiati
fiorini ungheresi, in cambio
di quella locale. Infinite con
il cambio nero. Una marea
di soldi, in quest’ultimo caso,
da spendere permettendosi
tutto quanto di più costoso uno dei paradisi del turismo socialista potesse offrire
a partire dai night collocati
nei grandi alberghi che, in
realtà, almeno a Varna sul
Mar Nero, erano più simili a
discoteche.
I nomi di Varna e Burgas
richiamavano infatti le stazioni balneari più note del
Mar Nero bulgaro. Altri
nomi di località evocavano
spiagge da sogno: costa del
sole; sabbie d’oro; la sirena.
Un richiamo che mi attrasse,
con altri due amici, nell’estate 1989. Le vacanze in auto
in Europa Orientale erano
iniziate già nel 1987. Escluse
la costa jugoslava, Budapest
e il lago Balaton, il sudovest
dell’Europa offriva un agosto
alternativo, per prezzi e per
paesaggi non proprio consueti. Una vacanza on the
road: auto, campeggi, prati
e qualche hotel per il riposo; itinerari intensi, lontani
dalle vie più frequentate che
portavano alle spiagge greche o croate. In rapida sintesi, furono queste le vacanze,
per tanti versi indimenticabili, non solo per i vent’anni,
dell’agosto 1989.
Nel programma, seppur
denso, non avevamo però
previsto la storia. Quella
era rimasta sui manuali
degli esami appena finiti. La
Storia, in quelle settimane,
fu però nostra compagna di
viaggio, come ci accorgemmo dopo.
Dopo un po’ di giorni, e
alcune migliaia di chilometri, giungemmo così a Varna,
la più nota località del Mar
Nero. Passeggiando per le
sue vie, nell’estate del 1989
s’incontrava tutto il campionario del mondo, che
potremmo definire benestante, d’Oltrecortina. Difficile
trovare un’auto occidentale.
Praticamente impossibile, al
di fuori di Sofia, incontrarne una con targa italiana.
Qualche dato aiuta a rendere meglio l’idea. I turisti italiani in Bulgaria, nel
1986, furono 3.182. Quelli
della Germania Orientale,
la Ddr, 213.650. Secondi
solo a Polonia (353.041),
Cecoslovacchia (341.093),
Jugoslavia (337.223) e Urss
(241.676).
Nulla di strano se, dopo
pochi giorni trascorsi sulle
assolate, e sabbiose, spiagge
del Mar Nero la sensazione
di essere in un altro mondo
fosse più che un sospetto. Per
chi veniva dalla Repubblica
Democratica Tedesca, il
lungo viaggio fino a Varna,
sulle improbabili, e non pro-
“Qualche mese prima, però, qualcosa era già successo.
La ‘Cortina di ferro’ che, per 350 chilometri, divideva l’Ungheria dall’Austria venne velocemente smantellata. Il sogno
dell’Occidente si tinse di realtà. Il muro che si aprì il 9
novembre, con ben maggior impatto mediatico, non sarebbe
caduto senza la distruzione della ‘Cortina di ferro’ e senza
quei turisti che, a settembre, dalle spiagge del Mar Nero
decisero di non ritornare nella patria del socialismo reale”
prio adatte a lunghi viaggi,
Trabant non poteva definirsi una gita fuori porta. Era
piuttosto un viaggio verso
una meta esotica: sognata
e desiderata. Per anni. Una
valida alternativa alle colonie sul Mar Baltico, anch’esse, a dire il vero, riservate in
premio, dopo lunga attesa, a
chi non aveva manifestato
pericolosi cedimenti nella
fede socialista.
Quello bulgaro era un modello di turismo pianificato,
cresciuto secondo schemi
urbanistici fedeli ai dettami dell’ideologia socialista:
spiaggia, separata però dalla
macchia dagli edifici retrostanti, soprattutto alberghi;
mancanza di porti turistici,
giudicati simboli del capitalismo; colonie e villaggi
vacanze, estesi su ampi spazi
e riservati ai giovani pionieri
del socialismo e ai lavoratori
delle aziende di stato.
Va da sé che questa vocazione turistica, germogliata
negli anni Cinquanta e consolidatasi negli anni Settanta
e Ottanta, fosse frenata, per
ragioni politiche e ideologiche, nell’attrarre i turisti
occidentali. La richiesta del
visto di soggiorno, da fare
prima della partenza e con
tempi di rilascio non proprio
rapidi, era un altro dei fattori
che rendevano Varna, per gli
occidentali, non certo una
Rimini sul Mar Nero. La
ricercata valuta occidentale finì così per alimentare
poco il turismo bulgaro. Di
proprietà statale risultavano
i servizi ricettivi anche se
erano tollerate, non per gli
occidentali, sistemazioni più
economiche in case private.
Per chi non faceva infatti
parte di un “Paese fratello”
le opportunità di non pagare
l’ospitalità in dollari risultavano praticamente nulle.
Il resto si pagava in Lev.
E tutto cambiava… e non
poco!
Le vie di Varna trasmettevano sensazioni non dissimili
da quelle di qualunque località balneare in agosto: famiglie, ragazzi, ragazze, in prevalenza biondi, affollati bar
e ristoranti all’aperto. Tutto
poteva sembrare la Bulgaria
balneare in una delle tante
estati dell’Est, tranne che
l’inizio di un cambiamento
epocale che, in pochi mesi,
sarebbe avvenuto dall’autunno del Muro e al gelido inverno della Romania
di Ceausescu. Dal nord al
sud dell’Europa Orientale il
crollo sarebbe infatti stato
rapido. Iniziato nel paese
più avanzato, la Ddr, non
solo nel controllo delle “vite
degli altri” e dell’ortodossia,
ma anche del welfare e del
sistema produttivo, il terremoto si sarebbe concluso in
quello più disastrato, ridotto
alla fame e alla disperazione
dall’ultima mutazione assunta dal socialismo e dal culto
della personalità: il modello ereditario incarnato dal
satrapo Ceausescu e dalla sua
famiglia.
Dal Mar Nero alla libertà
Torniamo però sulla spiaggia, lungo il mare, al sole,
alle passeggiate e alle serate
FERRO E MATTONI
Lo smatellamento della Cortina di
filo spinato che divideva l’Austria
dall’Ungheria nell’estate del 1989,
fece da preambolo all’abbattimento del muro di Berlino del
novembre dello stesso anno
l’autore
I servizi pubblicati
alle pagine 20 e 21 sono
di PAOLO GERBALDO
di quella vacanza oltrecortina ricordando anche che,
di fronte ad una birra, non
era difficile socializzare con i
giovani dell’Est.
Lo scarso traffico scorreva. Tutta la gamma, invero
ridotta, di auto delle democrazie popolari capitanate
dalla Trabant, in plastica,
motore a due tempi, rifiniture e comodità non previste,
scorreva davanti agli occhi
ed affollava i campeggi.
L’idea di essere degli alieni
balenò più volte. In realtà,
parafrasando Montaigne, si
ha paura solo di quello che
non si conosce. La musica
italiana e i cibi erano ben
noti e molto apprezzati. La
percezione di essere in una
società strettamente controllata proprio non si aveva. La
vita scorreva leggera nella
sua normalità vacanziera
lontana dalla tristezza che
la pubblicistica affibbiava
alla gente e alle località del
temuto Est.
Le giornate passate in un
campeggio accanto ad una
simpatica famigliola polacca,
Dicembre 2009
impresa e cultura
21
IL LIBRo/1. gyorgy dalos
Una testimonianza
della svolta epocale
Il libro restituisce il complesso quadro in cui, nel 1989,
maturò la svolta epocale che
segnò la fine della Guerra
fredda e del mondo bipolare. Gyorgy Dalos, scrittore e
saggista ungherese residente
ora a Berlino, si muove infatti con acutezza nell’intrico
del mondo d’Oltrecortina al
suo tramonto.
Il saggio, seppur fondato su
testi, articoli della stampa
specializzata e di quotidiani dei Paesi interessati, non
rinuncia del resto a toni ironici e osservazioni personali,
favorito in questo dalla posizione privilegiata di testimone diretto vissuta dall’autore,
per accompagnare il lettore
in un’accurata ricostruzione
degli eventi del 1989.
Le pagine di Dalos, aperte
dall’arrivo, l’11 marzo 1985,
sulla scena mondiale del
segretario generale del Pcus
Michail Sergeevic Gorbacev,
si snodano lungo un registro
che pone sotto i riflettori le
diverse democrazie popolari: Polonia, Ungheria, Ddr,
Bulgaria, Cecoslovacchia e
Romania. Stati sostenuti da
una stessa ideologia ma profondamente diversi per cultura, rapporti con l’Urss, modi
di vita e livelli di benessere
economico. Differenze che,
come ben documenta Davos,
culminarono in una diversa
fine delle democrazie popolari negli ultimi due mesi del
1989.
Navigando, senza reticenze,
tra la galassia dei satelliti
dell’Unione Sovietica, senza
però schematizzare il discorso, l’Autore prende l’avvio
dalla perestrojka, la politica riformatrice avviata da
Gorbacev e dagli effetti gene-
TURISTI NON PER CASO
Il centro di Varna e le sue spiagge
sul Mar Nero in tre ricordi di viaggio di Paolo Gerbaldo risalenti
all’estate che cambiò la storia
dell’Occidente.
con immancabile Fiat 126,
scorrevano né più né meno
che come avrebbe potuto
farlo in campeggio a ridosso
di una spiaggia italiana, spagnola o greca.
Il mondo dell’Est svelava il
suo volto quotidiano. Ben
lontano dalle pagine della
“guerra fredda” che, forse,
non erano attratte più di
tanto dalle frivole cronache delle vacanze. Il mondo
bulgaro si rivelava quindi
come assolutamente normale palesando, anche agli
occhi del turista occidentale,
un discreto benessere. Ben
altra cosa, come ci saremmo
presto accorti, nella vicina
Romania.
Qualche mese prima qualcosa, un po’ più a nord, qualcosa era però già successo.
La “Cortina di ferro” che,
per 350 chilometri, divideva l’Ungheria dall’Austria
venne velocemente smantellata. Passare questa doppia barriera di filo spinato,
seppur un po’ arrugginito,
disteso nella sterminata pianura pannonica non lasciava
indifferenti. Un’emozione
non di poco conto. In modo
ben visibile si entrava in un
mondo non libero. La “più
allegra baracca del lager”,
come la pubblicistica definiva l’Ungheria del corso riformistico avviato da Kadar
dopo il 1956, guardò così con
sempre maggior insistenza ad
Ovest.
I cambiamenti in Ungheria
discesero il Danubio e arrivarono a Varna. I turisti
della Ddr, in poche settimane, originarono un fenomeno inatteso: il passaggio
in Austria o la permanenza
in Ungheria senza l’incubo
di essere rispediti a Berlino.
Il sogno dell’Occidente si
tinse di realtà. Il muro che si
aprì il 9 novembre, con ben
maggior impatto mediatico,
non sarebbe caduto senza la
distruzione della “Cortina di
ferro” e senza quei turisti che,
a settembre, dalle spiagge del
Mar Nero decisero di non far
più ritorno nella loro patria
del socialismo reale. La parte
orientale della Germania, il
3 ottobre 1990, si riunì infi-
ne con la parte occidentale.
Rivedendo, ormai rientrati in
Italia, quei turisti che, sempre più numerosi, cercavano
di raggiungere l’Austria e la
Repubblica Federale Tedesca
prima attraverso l’Ungheria
e poi la Cecoslovacchia e
la Polonia, scorsi il volto di
un cambiamento che, dopo
le iniziali ostilità, travolse,
come un fiume in piena, i
dirigenti dei “paesi fratelli” del Patto di Varsavia.
In quei giorni, pensando ad
una vacanza diversa dal solito agosto in Liguria, avevo
incrociato la Storia.
Con Varna, finiti i giorni sul
Mar Nero e apprestandoci ad
un lungo viaggio di ritorno
a casa attraverso Romania e
Jugoslavia, ci eravamo dati
appuntamento per l’anno
successivo. Nulla di strano
dopo due anni a Sofia e dintorni, quella con la Bulgaria
estiva poteva dirsi un appuntamento ormai abituale.
L’anno dopo, però, andammo in Irlanda. In quell’estate
del 1989 un mondo era finito
per sempre.
Gyorgy Dalos,
Giù la cortina.
Il 1989 e la fine
delle dittature
nell’Europa
dell’Est, Donzelli,
Roma, 2009, pp.
250, euro 25.
rati sull’Unione Sovietica,
a partire dalla ‘glasnost’, la
trasparenza: “Tuttavia, la
trasformazione del centro
esercitò un effetto magico
sulla periferia, una parodia
letale dell’utopia dell’Unione Sovietica come faro della
speranza per tutti gli oppressi
e sfruttati del mondo. Il progetto inizialmente nebuloso
del Cremino di sciogliere
il sistema satellitare trovò,
com’era prevedibile, vasta
eco in tutte le società organizzate secondo il modello
sovietico” (p. 25).
Il collasso del sistema, arriva-
Un’accurata
ricostruzione
degli eventi
del 1989
to dopo una maturazione iniziata fin dagli anni Settanta,
trova nel libro una linea di
lettura che parte proprio
dall’intreccio inestricabile
esistente tra il sostegno ideologico, economico, militare,
fornito dall’Urss e il suo progressivo indebolimento, fattosi evidente a partire dalla
Polonia degli anni Ottanta
di Solidarnosc e del generale Wojciech Jaruzelski. Un
crollo che, vent’anni fa, ha
regalato all’Europa l’apertura
di una linea di credito per un
futuro di unità non ancora
del tutto completato.
Il libro/2. Angelo d’Orsi
Perché dopo non
è migliorato nulla
“Insomma si pretendeva di
estendere, con le buone o le
cattive maniere, al mondo
che ancora non lo conosceva o non l’avesse già fatto
proprio per spontanea imitazione, il modello liberale,
quello che l’autoaffondamento del sistema sovietico,
seguito allo smantellamento del Muro nel novembre
1989, aveva segnalato come
vincitore della lunghissima
partita della Guerra fredda”
(pp. 10-11).
Angelo d’Orsi, docente di
Storia del pensiero politico
a Torino, parte proprio dalla
scomparsa del sub-impero
dell’Est per proporre una lettura del mondo attuale deci-
A. d’Orsi, 1989.
Del come la storia è cambiata,
ma in peggio,
Ponte alle Grazie,
Milano, 2009, pp.
320, euro 16.
samente lontana dall’euforia
per l’anniversario della caduta di quel Muro edificato a
Berlino nella notte del 13
agosto 1961.
Raffinate nell’analisi e sostenute con gli appassionati
toni del pamphlet, le pagine di d’Orsi si occupano di
“nuove guerre”, di disordine
globale, di postdemocrazia,
di ritorno della barbarie e
del ruolo dell’intellettuale per arrivare a delineare
un mondo del dopo Muro
non dei più incoraggianti: “Sopraffazione e guerra,
gerarchizzazione dell’umanità in base alle etnie e al
reddito, alla forza economico-finanziaria e alla potenza
di fuoco dei diversi Paesi:
ecco il corollario degno di
tutto il ‘progresso’ delle genti
dopo l’assalto al Muro, quella grande festa popolare, che
dischiuse il radioso avvenire,
rivelatosi la riproposizione di
un tragico passato, se la guerra è null’altro che una feroce
regressione al premoderno”
(pp. 225-226).
Dicembre 2009
22
impresa e cultura
100° futurismo. l’arte sacra futurista
di Pierpaolo Bindolo
Lunedì 11 maggio 1931 al
Circolo Sociale di Cuneo
veniva “aperta liberamente
al pubblico” e per dieci giorni la mostra “Arte futurista”. L’esposizione di quadri
e sculture di dodici artisti
futuristi venne inaugurata
dal presidente del circolo,
l’avv. Toselli.
Interessante è constatare che
proprio sul catalogo della
mostra di Cuneo venne pubblicato lo scritto di Fillia,
“Spiritualità futurista”. Tale
importante testo precederà
e anticiperà alcuni contenuti presenti nel manifesto dell’arte sacra futurista,
pubblicato su “La Gazzetta
del Popolo di Torino” nel
giugno successivo. Nel testo
edito a Cuneo, Fillia evidenzia la capacità dell’arte
futurista di saper interpretare
la “nuova religiosità” legata al progresso tecnologico
e agli sviluppi dei processi
lavorativi creati per il benessere degli uomini; tutto questo senza perdere di vista la
dimensione del mistero che
guida la vita di ogni persona. Sempre in “Spiritualità futurista” la macchina, la
tecnica e l’energia non vengono considerate dei fenomeni puramente materiali,
ma assumono una “funzione
spirituale”.
Per Fillia infatti la “civiltà
meccanica provoca un’atmosfera di mistero, di ignoto
d’imprevedibile: ha tutti i
caratteri di una forza superiore a qualsiasi logica umana
che dirige e domina la nostra
vita”. Naturalmente il testo
presentato a Cuneo non fu
la prima teorizzazione in tal
senso; esso diede però un
importante contributo alla
definizione dell’arte sacra
così come era intesa dall’avanguardia artistica guidata da Marinetti.
All’origine della riflessione
spirituale dei futuristi vi era
quella di far entrare le loro
opere negli edifici di culto,
con il contemporaneo rinnovamento delle forme architettoniche delle chiese “di
matrice razionalista e moder-
colophon
Chiuso in redazione
il 1° dicembre 2009
Tiratura: 10.000 copie
Direttore responsabile:
FABRIZIO PEPINO
Redazione:
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Progresso tecnologico
e nuova spiritualità
fillia
il senso religioso dell’opera
Fillia (Luigi Colombo), “La Sacra Famiglia” (1931)
Secondo Fillia “la civiltà meccanica
provoca un’atmosfera di mistero,
di ignoto, di imprevedibile: ha tutti
i caratteri di una forza superiore
a qualsiasi logica umana che dirige
e domina la nostra vita”
na erette in quegli anni”.
L’arte sacra futurista si è
manifestata
soprattutto
attraverso la pittura, privi-
legiando il tema iconografico della natività. Non è un
caso che una delle prime
opere di soggetto religioso
Luigi Colombo, in arte Fillia, esponente e guida del
movimento futurista, assunse fin dagli esordi della
carriera il cognome materno. La mamma, Fillia Maria,
fin dall’infanzia costituì per il giovane Luigi un esempio di modernità, di amore per l’arte, accompagnando e condividendo le scelte del figlio in ogni sua
forma ed espressione. Nella sua prima opera d’arte
sacra “La Madonna con il bambino”, Fillia interpretò
il suo profondo legame con la mamma, attraverso
la rappresentazione sacra dell’intimo rapporto che
unisce la mamma al proprio figlio. Sarà lo stesso
autore, in una lettera a Tullio d’Albisola del marzo del
1931, a descrivere minuziosamente tale opera: “La
figura della Madonna è animata dalla linea vitale
del Bambino, che appare come legata al ritmo del
corpo femminile e ricorda costruttivamente i profili
delle chiese. Il valore futurista e moderno del quadro
è in questa simultaneità di elementi, in questa fusione
di concreto e d’infinito, di fisico e di spirituale”.
In questo periodo di avvento e con l’avvicinarsi delle
festività natalizie ci pare utile e opportuno analizzare un altro quadro dell’artista revellese, “La Sacra
Famiglia”, eseguito da Fillia sempre nel 1931. In tale
tela sono presenti tutti gli aspetti della tradizione cristiana: Gesù bambino in grembo ad una Madonna
dalle forme morbide, che esprimono la grazia della
maternità; San Giuseppe alle loro spalle è garante e
custode della santa famiglia. Il mistero dell’avvento
di Cristo e il suo destino è rappresentato dalla croce
immateriale e dalla roccia che rappresenta il calvario. Nel cilindro o tubo metallico affiorano varie
costruzioni di epoche e civiltà diverse - fra cui una
fabbrica con la ciminiera - simboli universali di edifici
di età diverse. In tale rappresentazione l’avvento
assume dei caratteri globali e la sua funzione di speranza viene prospettata a tutti gli uomini.
Fillia, pur mantenendo sempre un atteggiamento
laico, continuerà fino alla prematura scomparsa,
avvenuta nel 1936, ad intervenire con elaborati e
quadri riferibili a temi di carattere religioso. Dopo la
sua morte “l’arte sacra futurista senza più un animatore e coordinatore approfonditamente impegnato
in tal senso proseguirà solamente come sporadica
espressione dei singoli artisti”.
(probabilmente la prima) sia
la “Madonna con il bambino”, realizzata da Riccardo
Dottori nel 1924. Quest’ulti-
mo elaborò come credente e
fedele una visione spirituale
della concezione umana particolarmente originale, tanto
da essere definito - per le sue
origini umbre - il “futurista
francescano”. La critica più
recente sostiene infatti che
fu lo stesso capo e ideatore
del movimento, Martinetti, a “subire la passione di
vecchia data per il Sacro
di Dottori ed anche quella
successiva di Fillia e dei futuristi piemontesi”. Dalla metà
degli anni Venti si delineò in
molti artisti la convinzione
che solo in un’atmosfera di
pura religiosità si potesse sviluppare un’arte universale,
duratura e necessaria per gli
uomini. Accanto a Dottori e
Fillia, vi furono altri pittori
e poeti come Balla, Prampolini e Gino Severini - per
ricordare i più importanti che cercarono di attualizzare
la pittura e la poesia con la
ricchezza di immagini e di
simboli contenuta nella tradizione cristiana.
La lunga elaborazione teorica troverà il suo culmine con
la pubblicazione, nel 1931,
del “Manifesto dell’arte sacra
futurista”. La premessa contenuta nel manifesto, in cui
si precisava che “non era
indispensabile praticare la
religione cattolica per creare capolavori d’arte sacra”,
determinò però dei contrasti
con la gerarchia ecclesiastica
e severe prese di posizione da
parte del clero.
Bisogna tuttavia fare delle
distinzioni all’interno del
vasto e variegato gruppo di
futuristi che animò la scena
culturale di quel periodo.
Infatti non tutti aderirono
con spontaneità e numerose
furono “le inspiegabili inversioni di tendenza che determinarono il passaggio da un
anticlericalismo di retaggio
risorgimentale” alla scelta
di proporre opere con motivi religiosi e cristiani. Per
tali motivi va sottolineata la
singolare qualità e il genio
espressivo riconosciuto a
molti artisti soprattutto del
“gruppo torinese e umbro”,
che seppero interpretare in
maniera originale le vicende di Cristo e le tensioni
mistiche offerte dai soggetti
religiosi.
Dicembre 2009
impresa e cultura
23
storia 1809/2009. l’economia della granda duecento anni fa
di Paolo Gerbaldo
Nel
1809
Dominique
Destombes, segretario del
Prefetto Pietro Arborio
Biamino di Caresana Blot
(nato a Vercelli il 29 marzo
1767), pubblicava, presso
Pierre Rossi tipografo della
prefettura, il suo secondo
“Annuaire statistique du
Département de la Stura”,
il primo era comparso nel
1806. Suo intento non era
tanto la riforma astratta della
società quanto la sua conoscenza. Il mezzo per ottenerla era l’osservazione sistematica, e diretta, dei diversi
aspetti di un territorio vasto
e complesso come si presentava ai suoi occhi il dipartimento della Stura, la nuova
suddivisione amministrativa
napoleonica corrispondente
in larga parte all’attuale provincia di Cuneo.
Il lavoro del segretario del
prefetto rappresentò un
esempio di eccellenza nell’arte d’indagare, e d’intendere,
le terre in cui il suo ruolo di
funzionario l’aveva portato.
Destombes era infatti nato
a Roubaix il 25 agosto 1782.
Giovanissimo entrò al servizio dell’Arborio, allora sottoprefetto a Lille, dal 12 marzo
1803, e Douai, dal 9 settembre, prima di giungere a
Cuneo il 24 settembre 1803,
città nella quale l’Arborio
rimase fino al 30 novembre
1811, quando andò a Bruges
dove morì svolgendo la sua
funzione il 14 agosto 1811.
Destombes seguì l’Arborio
promosso prefetto del dipartimento della Stura. Nel
capoluogo, il 26 novembre
1810, sposò Maria Calcagno.
La morte prematura dell’Arborio riportò Destombes a
Cuneo dove, nel 1813, fu
nominato “Commissario di
guerra”.
Stabilitosi definitivamente a
Cuneo sarà poi coinvolto nei
moti del 1821, manifestando
idee liberali e venendo nominato capitano della Guardia Nazionale. Per diversi
anni fece anche parte del
Consiglio comunale: 1820,
1821, 1828, 1835 consigliere
aggiunto effettivo; dal 1836
L’industria cuneese
al tempo degli opifici
Il secondo “Annuaire statistique
du Département de la Stura”
di Dominique Destombes, presenta
una provincia ancora fortemente
dipendente dall’agricoltura
al 1842 consigliere comunale. In Dominique Destombes
il dipartimento della Stura
trovò così il maggior testimone dei cambiamenti in
corso.
L’impegno profuso per la
compilazione dei prospetti statistici, lavoro al quale
furono chiamati ad attendere maire e sottoprefetti, permise infatti al Segretario, nel
giro di tre anni, dal 1806 al
1809, di raccogliere il materiale necessario per pubblicare i due Annuaire statistique
du Département de la Stura:
testimonianze privilegiate
dell’intensa, e irripetibile,
stagione della modernizzazione accelerata vissuta dal
cuneese negli anni napoleonici. Destombes, dopo aver
percorso il Dipartimento “en
observateur”, si dedicò alla
redazione della sua opera sorretto dalla convinzione che
qualunque ostacolo potesse
sempre essere superato per
realizzare ciò che più si desiderava.
Ricco di informazioni di ogni
genere, a partire da quelle
topografiche, dall’Annuaire
emerse anche il quadro generale delle risorse economiche
del territorio. Ampio spazio
era dedicato al prevalente
settore dell’agricoltura, favorita più dalla prosperità del
suolo che dai meriti degli
abitanti, anche se le pagine
del Destombes non tacevano di rimarcare l’industriosità degli abitanti. L’affresco
dello stato dell’agricoltura
dipartimentale, della quale
si auspicava lo sviluppo per
il comune vantaggio e per il
benessere della popolazione,
non era però privo di macchie.
Il Segretario ricordò infatti
che, se i territori del Piemonte, e del Milanese, erano
prosperi, con alti tassi di
esportazione, di occupazione, di consumi e con un’attività manifatturiera frutto
del buon funzionamento dell’agricoltura, la stessa situazione di opulenza e modernizzazione non si registrava
ancora entro i confini dipartimentali. I progressi dell’agricoltura erano giudicati
deboli a causa delle resistenze ai cambiamenti e della
prevalenza dell’interesse per
accrescere la consistenza dei
fondi più che la loro produttività.
Il quadro dei prodotti dipartimentali risultava composto
da cereali, mentre nei territori montani si trovavano
le castagne. Nelle vallate,
inoltre, si stava diffondendo
la coltivazione delle patata.
L’Annuaire ricordava anche
la presenza di frutta, di formaggi eccellenti e di una
grande quantità di funghi tra
i quali “on distingue la truffe
si renommée”.
Altra preoccupazione concerneva la possibilità di rendere
più prospero il commercio
attraverso il miglioramento delle comunicazioni. Per
l’ambito relativo alle attività
industriali, l’Annuaire forniva, analizzando i quarantuno
Comuni capoluogo di cantone, un’accurata mappa della
localizzazione degli opifici.
Per fare solo un esempio a
Chiusa Pesio “il y esiste une
verrerie superbe”: vero fiore
all’occhiello dell’industria
dipartimentale.
Al termine dell’analisi accurata delle risorse economiche
del Dipartimento, le pagine
dell’Annuaire del Destombes
tracciavano le linee guida
entro le quali il governo
avrebbe dovuto orientare la
politica economica dipartimentale. Il tratto di fondo
era dato dal prevalere di
un’economia essenzialmente
agricola dove il commercio
e l’industria non erano altro
che settori secondari. Per tali
motivi, il compito principale
di cui dovevano farsi carico
gli amministratori consisteva
nella necessità di migliorare
l’agricoltura.
Se i risultati di questi sforzi
non corrisposero, nel quindicennio napoleonico, alle
attese, una cosa è comunque certa: si respirò un’aria
nuova. Un’aria nuova seguita da una voglia di cambiamento che, adattando alle
realtà locali di governo dei
modelli di analisi e conoscenza già sperimentati in
Francia, introdusse un interesse per un’indagine del territorio mirata a favorire un
intervento politico concreto.
I fattori più significativi che
interessarono il settore economico furono perciò quelli
connessi all’importanza della
diffusione dell’istruzione
scientifica, della lettura di
testi stranieri, della divulgazione delle nuove tecniche
produttive: tappe di un cammino di riforme e progresso
che, partendo dall’agricoltura, avrebbe coinvolto le
attività commerciali e industriali.
www.storiaindustria.it
Un portale per promuovere la conoscenza della storia industriale
L’incontro, svoltosi il 15 novembre scorso nell’ambito
della manifestazione cuneese “Scrittorincittà”, dal titolo
“L’industria, Cuneo e il Nord Ovest: storia e prospettive”
oltre essere un dibattito sull’industria nella parte nord
occidentale del nostro Paese e della Granda in particolare, è stato l’occasione anche della presentazione
di “Storiaindustria.it”. Si tratta di un portale realizzato da
Csi Piemonte, per la precisione dalla sua emanazione,
il Centro Storia e Cultura dell’Industria, realizzato col
sostegno della Compagnia di San Paolo, con lo scopo di
promuovere la conoscenza della storia industriale e del
lavoro di Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta, attraverso web
e multimedia, a fini didattici, culturali e di ricerca.
Il Centro, al quale può aderire liberamente ogni Ente, è
diretto da un Comitato presieduto dal sociologo Luciano
Gallino e si avvale della collaborazione di docenti universitari di storia economica, a garanzia del rigore storicoscientifico del progetto. Il sito www.storiaindustria.it è lo
strumento attraverso il quale si sviluppa l’attività del Centro
stesso e raccoglie, ovviamente col contributo delle aziende stesse, delle quali è preziosa e indispensabile la collaborazione, documenti, immagini, materiali multimediali
da mettere a disposizione del pubblico per una maggiore
conoscenza della storia industriale del Nord-Ovest. Ad
esempio, dal 1° ottobre è on line “Luoghi di produzione”,
una mappa interattiva che permette di esplorare i cam-
biamenti della geografia degli insediamenti industriali nello
spazio e nel tempo in un determinato territorio. Ma non è
solo questo: “storiaindustria.it” mette a disposizione, a titolo assolutamente gratuito, percorsi formativi per scuole e
università sulla cultura industriale e i settori produttivi. Vi è
una “banca dati” con vari materiali: da filmati a disegni a
progetti, statistiche e bilanci, documenti originali di vario
genere consultabili per ricostruire la storia di un’azienda,
eventualmente da metà Ottocento ad oggi. Si affianca
una biblioteca con un catalogo ragionato, con schede
biografiche, monografie, periodici, saggi e, ove disponibili, testi digitali. Una sezione è dedicata alla scuola con
materiali di lavoro e strumenti per l’attività didattica e, in
particolare, di recente è stata inserita una parte specificatamente dedicata alla didattica della Storia. Ultimamente
è stato anche firmato un protocollo di intesa fra il Csi
Piemonte e il Gruppo Giovani Imprenditori di Confindustria
Cuneo che riguarda in specifico le attività del “Centro
on line Storia e Cultura dell’Industria”. “Il Gruppo Giovani
Imprenditori - dice Alessandro Battaglia, presidente - cercherà di dare un contributo offrendo materiale disponibile presso Confindustria Cuneo, aiutando nell’individuazione di aziende associate con background interessanti
e delle scuole della provincia potenzialmente interessate
al progetto”.
Fabrizio Gardinali
La macchina “in continua” della cartiera Burgo di Verzuolo nel 1905