Storiechemiglioranoilmondo - Impact Journalism Day 2016
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Storiechemiglioranoilmondo - Impact Journalism Day 2016
18 .Società STAMPA .LA SABATO 20 SETTEMBRE 2014 Siamo nell’era della condivisione: c’è chi condivide la casa, il passaggio in auto, o i libri da leggere Anche i giornali hanno cominciato a mettere in comune le storie e le idee L’esempio migliore è Impact Journalism Day, la cui seconda edizione vede 40 grandi testate nel mondo mettere in comune i loro articoli. Sono quelli che trovate in queste pagine e sul sito web de La Stampa S [Sparknews] Editoriale CHRISTIAN DE BOISREDON* iamo costantemente informati sui problemi del mondo e questo ci fa paura, ci angoscia o, peggio ancora, ci anestetizza. Eppure proprio oggi più che mai donne, uomini, imprese, università e organizzazioni stanno sviluppando nuovi modi per migliorare il mondo: l’imprenditoria sociale e, più in generale l’innovazione sociale, hanno il vento in poppa. Se i media hanno il dovere di informare, il tempo in cui bastava DUFASO www.citypress.co.za City PRESS Storiechemiglioranoi Per il secondo anno anche su La Stampa il giornalismo delle soluzioni (e non de – come scrisse un giorno il giornalista francese Albert Londres – « girare la penna nella piaga» è passato. I giornalisti vogliono contribuire al bene comune parlando più spesso di risposte ai problemi. In questo modo ridanno speranza, ispirano e generano un maggiore impatto. Oggi, per la seconda edizione dell’Impact Journalism Day, una quarantina di giornali leader a livello mondiale hanno risposto al nostro appello pubblicando un supplemento dedicato a iniziative concrete e positive. Ogni quo- tidiano ha contribuito con due o tre articoli e ha potuto scegliere le storie che oggi leggerete tra un centinaio di articoli che abbiamo selezionato. Tra qualche giorno i capi redattori delle testate partecipanti si riuniranno a Parigi per riflettere su come poter ulteriormente migliorare questo progetto. dal costo di quattro dollari capaci, grazie a un sistema di doppie lenti, di correggere la metà dei difetti visivi riscontrati nel mondo). Lui, dirigente di una multinazionale produttrice di lenti per occhiali, dopo aver contattato l’inventore, ha dato vita a un progetto pilota in India che potrebbe migliorare la vita a milioni di poveri. Storie che ispirano Come partecipare? Lo scorso anno, durante l’Impact Journalism Day, una lettrice ha mostrato a suo marito l’articolo degli occhiali adattabili (occhiali Oggi siete in 100 milioni a leggere le storie dell’Impact Journalism Day. Immaginatevi se ognuno di voi le condividesse con chi ha at- I successi del microcredito N [Asahi Shimbun] Giappone MANABU SASAKI el 2006, la Grameen Bank del Bangladesh e il suo amministratore delegato, Muhammad Yunus, hanno ricevuto il premio Nobel per la Pace per aver concesso modesti prestiti senza richiedere garanzie a improbabili imprenditori il cui sogno nel cassetto era quello di avviare una piccola impresa. Da allora, la cosiddetta microfinanza è fiorita e ha costituito il ponte tra gli investitori giapponesi e le piccole realtà imprenditoriali del Sud-Est asiatico. Nguyen Thanh Nhung, trentadue anni, è uno dei tanti esempi di Pagina: Societa/impact4.pgl Finanza, l’ultima frontiera è dare a tutti una possibilità C’è chi con 150 dollari in prestito ha costruito un’azienda persone che hanno fatto la propria fortuna grazie a questa nuova frontiera della finanza. Nhung gestisce un laboratorio tessile nel distretto di Soc Son, a circa 90 minuti d’auto da Hanoi. Nel 2005, ha ricevuto un prestito di tre milioni di dong (15 mila yen, ossia circa 150 dollari) da Tym, un fondo di microcredito con sede in Vietnam. Grazie a questi fondi, ha potuto acquistare una macchina da cucito di seconda mano con la quale ha iniziato a realizzare divise scolastiche Grazie al microcredito, Nhung ha acquistato la macchina con cui lavora Da: sampoz torno. Scegliete una storia e raccontatela ai vostri figli, ai vostri colleghi, ai vostri amici. Diventate anche voi ambasciatori di speranza ispirando gli altri. Per promuovere il giornalismo delle soluzioni, partecipate al concorso dei «selfie» pubblicando su Twitter un vostro autoscatto con il giornale che avete in mano (non dimenticate di aggiungere #ImpactJournalism e @sparknews). Inviate lo scatto alla pagina Facebook del nostro partner fondatore (AXA: faceb o o k . c o m /A X A Pe o p l e P r o - come subappaltatore di un altro subappaltatore. Il prestito è stato così rapidamente restituito. Tuttavia, nell’anno seguente, Nhung ha preso in prestito altri cinque milioni di dong per l’acquisto di altre due macchine da cucire. L’ottimo lavoro svolto dalla donna ha poi condotto la scuola a rivolgersi direttamente a lei per il confezionamento delle uniformi. Oggi, Nhung possiede 30 macchine da cucito e offre lavoro alle donne del luogo, che ricevono uno stipendio mensile tra i 20 mila e i 35 mila yen. Grazie al successo della sua iniziativa imprenditoriale, la vita di Nhung è cambiata radicalmente. Non solo ha potuto acquistare una televisione a schermo piatto, ma le è stata anche concessa una carica di primo piano nella sua cooperativa locale. «Ho un sogno - spiega desidero ampliare la mia attività per dare a più donne un lavoro che consenta loro di migliorare le proprie vite». Il primo fondo di microcredito giapponese risale al 2009 ed è stato avviato da Shin Tae-jun, 33 anni, con Living in Peace, il cui slogan è: «Offrire una possibilità a tutti». Living in Peace collabora con le istituzioni finanziarie e con i singoli investitori che hanno contribuito per ben 30 mila yen. Utilizza i fondi acOra: 21:55 23/09/2014 LA STAMPA SABATO 20 SETTEMBRE 2014 Società .19 . AL HAYAT THE NATION Sviluppo digitale oilmondo Così cambiamo il Pianeta un computer alla volta on dei problemi) per 100 milioni di lettori cumulati per investire in organizzazioni che forniscono microfinanziamenti in Paesi come Cambogia e Vietnam. Shin ha fondato il gruppo mentre era dipendente di una società finanziaria, quando poteva occuparsene solamente nel tempo libero e alla sera, dopo il lavoro. I circa 60 membri dello staff che oggi lo assistono, nel tentativo di portare avanti il progetto, sono tutti volontari. Il gruppo non dispone di una sede ufficiale, tuttavia affitta alcune stanze nei weekend e usa Skype per discutere dei risultati ottenuti dai fondi nei quali ha investito. Una delle volontarie, Hitomi Suzuki, gestisce le pubbliche relazioni e supervisiona gli obiettivi di investimento. Il suo interesse per la microfinanza ha iniziato a svilupparsi dopo aver assistito a un discorso di Yunus a Tokyo, quando era ancora una studentessa presso la Hitotsubashi University. Si è unita a Living in Peace nel 2010. Alla fine di luglio, Living in Peace ha organizzato un viaggio in Cambogia per gli investitori giapponesi al fine di consentire loro di toccare con mano gli incredibili risultati che era stato possibile ottenere grazie ai fondi da loro concessi. I sei partecipanti al tour andavano dai 20 ai 60 anni. La meta del viaggio era un piccolo villaggio ru- rale a circa 60 chilometri a est di Phnom Penh, nella provincia di Kampong Speu, per visitare piccole attività che hanno ricevuto finanziamenti da Samic Microfinance, una delle società in cui ha investito Living in Peace. Il gruppo ha fatto visita a una coppia che ha potuto iniziare a coltivare funghi grazie a un prestito di 2.000 dollari, oltre a un’altra piccola azienda che è stata in grado di ampliarsi grazie ad appena 250 dollari. «Ho potuto vedere con i miei occhi come gli investimenti siano riusciti ad aiutare queste persone a sottrarsi dalla povertà», racconta Hidetoshi Aoki, 26 anni, uno dei dipendenti della società proveniente dalla prefettura di Ibaraki. Un insegnante di 58 anni della prefettura di Kyoto aggiunge: «Mentre una donazione tende a restare fine a se stessa, un investimento ha effetti prolungati e ripetuti nel tempo grazie ai proventi che genera». L’insegnante ha iniziato a investire nella microfinanza circa tre anni fa. Un investimento iniziale in un’organizzazione della Cambogia di 150 mila yen è cresciuto a circa 165 mila yen. «Non voglio veder andare in fumo i miei soldi, ma voglio anche usarli in un modo che sia utile alla società», dice l’insegnante. Pagina: Societa/impact4.pgl «L a comunità internazionale si mobiliti per garantire ai Paesi poveri l’accesso alle nuove tecnologie. Solo così ci sarà la democrazia digitale». Era il 2005 quando l’allora segretario generale dell’Onu, Kofi Annan, lanciava la sua ricetta per la crescita globale. Dieci anni dopo, quell’idea l’hanno sposata in molti. Mark Zuckerberg, ad esempio, che ha stretto un’alleanza con Nokia, Ericsson, Qualcomm e Samsung per accelerare la diffusione del web in Africa: un investimento di 60 milioni di dollari per connettere con i droni il continente a forma di cuore. Ma la svolta digitale non passa solo dalle mosse dei giganti. Anzi. Grazie a Isf è nata in Un gruppo di Madagascar (foto in alto) imprenditori veun’aula informatica neti, da anni, lavora per superare il «digital divide». All’inizio del 2006 ha dato vita a un progetto che si chiama «Informatici senza frontiere»: una organizzazione senza scopo di lucro che ha come primo obiettivo quello di utilizzare conoscenze e strumenti informatici per «garantire - racconta il presidente Dino Maurizio - un aiuto concreto a chi vive situazioni di emarginazione e difficoltà». L’associazione - che oggi ha raggiunto 300 iscritti - si muove su più fronti: progetti nei Paesi del Terzo Mondo, iniziative organizzate nelle carceri di tutta Italia, laboratori messi in piedi a Scampia, Napoli, dove il tasso di criminalità è più alto. Le parole d’ordine sono inclusione e sviluppo. Il fiore all’occhiello è un progetto realizzato in Madagascar, nel villaggio di Bemaneviky, dove opera [La Stampa] * Fondatore di Sparknews / Impact Journalism Day GIUSEPPE BOTTERO Italia Tutti possono partecipare sul web, Facebook, Twitter e anche via email tectors). Aiutate gli inventori e gli imprenditori presentati in queste pagine a vincere le loro sfide unendovi a una sessione di brainstorming online: www.sparknews.com/ijd/makesense. E per finire, sentitevi liberi già sin d’ora di suggerirci progetti che potrebbero rientrare nella prossima edizione dell’Impact Journalism: www.sparknews.com/ijd, email [email protected] “Informatici senza frontiere” lavora da Scampia all’Africa Da: sampoz la comunità salesiana di don Giovanni Corselli: la corrente elettrica funziona a sprazzi, le linee internet sono un’utopia, le strade una polveriera. Eppure adesso, grazie a «Isf», è nata un’aula informatica: 15 notebook, un proiettore, una stampante multifunzione e un docente italianissimo, Nico Tordini, che in nove giorni si è occupato di formare il personale. Per raccogliere i fondi il gruppo ha stretto una alleanza con Monclick, società di e-commerce specializzata nella vendita di prodotti di informatica ed elettronica. «Una collaborazione di grande valore simbolico, oltre che pratico», raccontano dall’associazione, che ultimamente sta puntando sempre di più sulle sinergie. Insieme con la onlus «Futuro Down» di Benevento, i volontari di «Isf» tengono corsi per insegnare a usare al meglio i computer ai ragazzi disabili: dalla posta elettronica ai programmi, tutto viene raccontato in diretta su un blog. Grazie al progetto «Bambini al Pc», invece, i piccoli ricoverati nei reparti di lungodegenza degli ospedali hanno la possibilità di continuare a comunicare con la famiglia e gli amici, giocare e seguire le lezioni scolastiche. «Isf opera molto spesso in aree in cui altre organizzazioni sono già presenti, così accade frequentemente che le altre associazioni noprofit ci contattino per una collaborazione» dice Maurizio, convinto che le attività di Isf siano replicabili anche all’estero. Il primo passo è stato compiuto nel marzo del 2013, quando l’Onu ha invitato gli esponenti della onlus a illustrare i loro progetti a Ginevra. Tre mesi fa, inoltre, la app Paperboy/Strillone, creata da «Informatici Senza Frontiere» per aiutare le persone ipovedenti e non vedenti nell’audio lettura dei giornali, è stata finalista al Premio Mondiale «Wsis Itu» delle Nazioni Unite. «Oggi Internet è la via d’accesso privilegiata per l’impegno civico e sociale» sostiene Joseph Kahne, capo del team di ricerca della fondazione americana Mac Arthur. Gli «Informatici senza frontiere» l’hanno preso in parola. L’ultima idea si chiama «Open Hospital»: è un software sviluppato insieme agli studenti dell’università di Bari che permette agli ospedali africani di gestire in modo elettronico le cartelle cliniche dei pazienti. Un programma che, se non fosse passato per le mani dei cyber-attivisti, sarebbe stato troppo costoso. Così invece viaggia gratis tra le strutture di Kenya, Congo e Benin. Ora: 21:55 23/09/2014 20 .Società STAMPA .LA SABATO 20 SETTEMBRE 2014 Accessori e disabilità NADIA FERRIGO P [La Stampa] Italia er cambiare il mondo non per forza bisogna inventare qualche cosa che non è mai esistito prima: a volte basta saper guardare con occhi nuovi quel che già c’è. Dimenticate tutto il dolore, la frustrazione e la sofferenza che evoca l’immagine di una sedia a rotelle e provate a guardarla come si fa con una lampada o una bicicletta. Tubi d’acciaio, colori spenti e scuri, pesante, ingombrante e goffa. Irrimediabilmente brutta. Danilo Ragona, imprenditore torinese da quindici anni paralizzato dalla vita in giù, è riuAble to Enjoy punta su scito a sposare forme lineari e praticità due mondi in apper regalare autonomia parenza lontani e inconciliabili: disabilità e design. Dopo un brutto incidente in auto, a 21 anni ha dovuto imparare di nuovo a vivere, come un bambino. Da subito ha deciso di trasformare il dolore in forza, la sofferenza in passione, ideando e creando da sé quel che non avrebbe mai potuto acquistare: una carrozzina innova- Così ho creato l’impossibile: la carrozzina di design da skate e da campeggio Ragona: “Per abbattere un’altra barriera, quella sociale” tiva, leggera e funzionale, che potesse accompagnarlo in vacanza come nella vita di tutti i giorni, e anche bella. Anzi bellissima, tanto da essere esposta all’Expo di Shangai e premiata con il Compasso d’Oro, il più antico e prestigioso premio mondiale di design. Il primo prototipo, battezzato «B-Free Multifunction», venne costruito come tesi di laurea per l’Istituto europeo del Design di Torino, scelto da Ragona perché il più indicato ad aiutarlo a realizzare il suo sogno. Una sedia a rotelle con pedane in carbonio e telaio in alluminio, che si piega con facilità e occupa così poco spazio da poter essere trasportata in aereo come bagaglio a mano, evitando il trasporto in stiva. Che si può adattare con un veloce cambio a diversi tipi di terreno, a ruote posteriori scampanate (indispensabili per lo sport), tassellate per lo sterrato o specifiche per la spiaggia. Dopo il successo del primo prototipo è nato il brand «Able to enjoy»: forme pure e lineari, grande attenzione alla praticità, per regalare la massima autonomia. «Se non possiamo superare le barriere fisiche, dobbiamo provare ad abbattere Calcio (davvero) per tutti Il pallone indistruttibile fa giocare l’altro mondo Un’idea finanziata da Sting VALENTINE PASQUESOONE N [Sparknews] Darfur el 2006, guardando un reportage nel quale si raccontava di bambini del Darfur che giocavano a calcio con un pallone fatto di spazzatura, Tim Jahnigen si è reso conto di poter fare qualcosa per risolvere la situazione. Quei bambini, abituati a vivere in comunità poverissime, in campi profughi e in aree disastrate, avevano bisogno di un pallone che non rischiasse di rompersi. Jahnigen, che in realtà fa il musicista e il produttore discografico, ha quindi iniziato a ideare un pallone da calcio esattamente uguali a tutti gli altri, con l’unica differenza che si trattava di un oggetto costruito per non dover mai essere sostituito. L’idea è però rimasta incompiuta sino a quando Sting, famoso cantante e amico di Jahnigen, ha deciso di finanziare la fase iniziale di ricerca e sviluppo. Quattro anni dopo la trasmissione del documentario che aveva ispirato Jahnigen, il progetto «One World Futbol» era pronto a partire. Per il materiale, la scelta era caduta sul PopFoam, una schiuma rigida simile a quella utilizzata per le scarpe Crocs, che rendeva possibile creare una palla molto resistente. Quattro anni più tardi, la società Le palle One Word Futbol fondata da Jahnigen e sua sono un milione e sono moglie, Lisa Tarver, ha appepresenti in 160 Paesi na spedito il suo milionesimo pallone indistruttibile. Le palle «One World Futbol» sono presenti in più di 160 Paesi grazie a un sistema di donazioni che fa sì che, a ogni acquisto di questi prodotti da 39,50 dollari, un altro esemplare sia donato a organizzazioni di beneficenza che operano con i bambini meno fortunati di tutto il mondo. Il prossimo obiettivo è creare una palla indistruttibile per il secondo sport più popolare al mondo: il cricket. Pagina: Societa/IMPACT20-21.pgl Aste BOLAFFI quelle sociali – commenta Ragona -. Una carrozzina si indossa, come un paio di scarpe o una protesi. Non può non essere bella e funzionale: da esibire, non più da subire». Così lo schienale posturale diventa colorato, le ruotine si possono avere anche nella versione da skate e c’è una tenda pensata per chi non vuole rinunciare al campeggio. La visione innovativa e creativa di Ragona è riuscita a contagiare mondi che hanno poco a che fare con la disabilità: il gruppo Italia Independent, il primo a portare una carrozzina in vetrina, circondata da accessori di moda in tinta e la Ferrino, storico marchio italiano di attrezzature e abbigliamento per la montagna. «C’è molto della tradizione industriale piemontese in quel che ho disegnato fino a oggi – continua Dragona -. Non solo materiali e tessuti, ma anche i processi industriali sono il frutto del mio studio e delle mie esperienze. La mia ricerca però continua, c’è molto da fare e non ho intenzione di fermarmi. Anzi, sto già lavorando al mio prossimo viaggio». Per la primavera del prossimo anno è in programma un viaggio lungo l’Italia per raccontare tutte le difficoltà che si possono incontrare spostandosi su due ruote, mentre in questi giorni Ragona sta ultimando un progetto artistico in collaborazione con il fotografo Luca Saini dedicato a sessualità e disabilità, tema delicato e troppo spesso ignorato. «Non ho mai rinunciato a nulla: conservo il sogno di avere un bambino, ho amato, mi sono sposato, ho sofferto e poi mi sono innamorato di nuovo – conclude -. Perché la mia non sia più una storia eccezionale, c’è ancora molto da fare: senza pregiudizi o paure, dobbiamo imparare a godere delle cose belle, di tutte. E che cosa c’è di più bello dell’amore?». 25 settembre 2014 Più di 500 lotti di arredi, dipinti e oggetti d’arte dal XVI al XX secolo provenienti da importanti committenze private fra cui alcuni cimeli storici della famiglia di Niccolò Paganini. 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MyBCTeam non è stato ideato da una donna che affrontava questa malattia bensì da due professionisti del web di San Francisco. Mary Ray ed Eric Peacock sono i cofondatori di MyHealthTeams, una società che crea social network per persone affette da problemi medici di natura cronica. MyAutismTeam è stato il primo sito progettato dall’azienda, seguito da MyBCTeam e MyMSTeam, un social network per i malati di sclerosi multipla. Durante l’intervista telefonica, Ray ci ha spiegato che il punto di forza principale di MyBCTeam è quello di essere un luogo in cui le donne possono entrare in contatto con altre donne come loro. Si tratta di qualcosa che le persone non possono ancora trovare nei gruppi di autoaiuto tradizionali. «Una donna di 30 anni può essere preoccupata dalle possibili ripercussioni della chemioterapia sulla fertilità. Le sue paure sono diverse da quelle di una donna di 65 anni», ci spiega. Con appena qualche clic, gli utenti possono trovare altri membri come loro in base al tipo di cancro, all’età, ai trattamenti ricevuti, agli effetti collaterali e così via. Il sito ha anche un’utilità pratica. «Se ti stai sottoponendo al settimo ciclo di chemioterapia, potresti non avere le forze di incontrare qualcuno faccia a faccia», dice Ray. Il sito è strettamente riservato alle donne affette da cancro al seno, il che significa che gli utenti so sentono liberi di parlare anche dei temi più tabù, come la riduzione della libido o l’adattamento agli impianti al seno. Un’altra innovazione MyBCTeam è l’opzione che consente ai membri di inviarsi l’un l’altro abbracci virtuali. Claudette Reny, 68 anni, vive a Gatineau, il che la rende uno dei pochi utenti MyBCTeam dal Québec. Nell’agosto 2013, ha scoperto di avere un cancro al seno destro. Lo shock è stato terribile. «Un vero incubo», confessa. Il sito per lei ha rappresentato un’ancora di salvezza. «Un giorno, le cose andavano davvero male. Ero molto depressa. Ho ricevuto così tanti abbracci quel giorno...». Da allora, si collega al social network quotidianamente per postare domande agli altri utenti e inviare i suoi abbracci. “Parlo a donne del Texas e della California. Non ci conosciamo, ma in qualche modo invece sì». Alla Fondation québécoise du cancer, il sito sta fa- cendo proseliti e in generale la reazione è positiva. «Vedere che ci sono altre donne che vogliono vivere è una fonte di speranza per quelle che hanno appena ricevuto la diagnosi», dice Nicole Morin, una consulente di Fondation. La prossima settimana, Reny inizierà la radioterapia. «Sono molto nervosa. È tutto nuovo per me. Non so cosa aspettarmi, ma posso parlarne con chi ci è già passato». Morin ha avvertito gli utenti del sito di essere prudenti. «Una persona non è una diagnosi - dice il cancro al seno è molto complesso e non ci sono due casi uguali». Questo significa che, sebbene due membri possano avere la stessa patologia, potrebbero non reagire allo stesso modo ai trattamenti. Inoltre, i post pubblicati su MyBCTeam non devono essere considerati una fonte medica attendibile. Gli utenti che condividono informazioni sono spinti dalle migliori intenzioni, tuttavia l’esperienza personale non basta per consigliare una cura o un’operazione. «Dobbiamo gestire le aspettative - spiega Morin - specialmente in casi come questo, in cui le persone sono più vulnerabili». Per ora, MyBCTeam è finanziato da imprenditori filantropici — nessuno dei quali, secondo Ray, è I VALENTINE PASQUESOONE bambini forse non capiscono che l’igiene è una ragione più che sufficiente per lavarsi le mani, tuttavia la prospettiva di ricevere un giocattolo può aiutare a indorare la pillola. In Sudafrica, Paese bollato dall’Organizzazione mondiale della sanità come uno dei peggiori in fatto di igiene personale, migliaia di persone muoiono ogni anno a causa di malattie prevenibili come il colera e la febbre tifoidea. Molte delle vittime sono bambini, quindi insegnare ai più piccoli a lavarsi le mani potrebbe essere la soluzione per debellare queste patologie. Per incoraggiare i bambini a usare il sapone ogniqualvolta le loro mani sono sporche, l’agenzia Y&R Zambia (che collabora con organizzazioni come The Safety Lab, Dare to Share e Blikkiesdorp4Hope) ha ideato il progetto «Hope Soap». Si tratta di una saponetta trasparente al cui interno è Svizzera La clinica che cura con il colore dimezza la spesa per gli analgesici I primi dati del test autorizzato dal Canton Ticino «L [La Regione] a prima volta che ho fatto la terapia dei colori, il ginocchio mi faceva parecchio male. Ho dovuto sospenderla, ma poi i dolori sono diminuiti e anche la cervicale faceva meno male. Quando arrivava la terapista provavo un grande sollievo». È la testimonianza di Maria, residente della Casa anziani Malcantonese in SvizzeLa cromopuntura agisce ra, dove è stato sulla percezione del fatto uno studio dolore fino ad azzerarla clinico sul dolore usando la cromo- Pagina: Societa/IMPACT20-21.pgl dedicato. L’obiettivo di Ray è ambizioso: gestire 50 social network specializzati nei prossimi due anni: «Quello che ci auguriamo nel lungo periodo è che i medici prescrivano i nostri siti ai pazienti», conclude. Convincere i bambini a lavarsi le mani? È facile, se nella saponetta c’è un gioco Sanità innovativa SIMONETTA CARATTI BELLINZONA collegato all’industria farmaceutica. Ma Ray sogna un futuro molto più grande per la sua azienda. Diabete, Alzheimer e leucemia potrebbero essere le prossime patologie ad avere un social network Insegnare l’igiene [Sparknews] A “Il nostro obiettivo a lungo termine è essere prescritti dai medici” Sudafrica Canada MARIE BERNIER Il Facebook dei malati di cancro per condividere gli abbracci puntura. Stupefacenti i risultati del test autorizzato dal Dipartimento della sanità del Canton Ticino: dopo la prima seduta, il dolore cala del 30%, per poi svanire quasi del tutto. Dimezzati i consumi di analgesici, oppioidi deboli e morfina. Anche i medici della casa anziani non si aspettavano un risultato simile: dolori azzerati per undici pazienti su dodici e pastiglie dimezzate. È il primo studio che indaga gli effetti della cromopuntura sul dolore per un anno (da febbraio 2012 a marzo 2013) con valutazioni oggettive: la percezione del dolore nei pazienti veniva misurata prima e dopo ogni seduta da personale inDa: sampoz contenuto un giocattolo — una macchinina, un pupazzetto di Hello Kitty — che i bambini possono raggiungere tanto più velocemente quanto più spesso si lavano le mani. Lanciato nel 2013 a Blikkiesdorp, un insediamento molto povero all’esterno di Città del Capo, il progetto Hope Soap ha già ottenuto risultati ragguardevoli. Secondo Y&R Zambia, infatti, le patologie all’interno della comunità si sono ridotte del 70%. fermieristico indipendente. Sembra tutto molto semplice: irradiando con luce colorata la pelle lungo i meridiani dell’agopuntura e altri punti riflessologici, il male cala. Perché accada, ce lo spiega un esperto: «La luce è il linguaggio tra le cellule. I colori danno un’informazione al corpo correggendo un disturbo di questo linguaggio», dice Fausto Pagnamenta. L’ex primario di pediatria all’ospedale La Carità di Locarno, esperto di cromopuntura (ha scritto libri e tiene corsi), è il direttore di questo studio clinico: «Abbiamo usato una luce infrarossa che ha la stessa vibrazione del nucleo delle cellule. L’onda dà al corpo un’informazione: sciogliere blocchi energetici. E le cellule ritornano a parlarsi». Gli chiediamo che cosa sono questi blocchi: «Sono emozioni trattenute per anni. Sono i mattoni che costruiscono la malattia, i fattori scatenanti, spesso dimenticati. Sbloccando questa emotività con la luce, si riduce lo stress nel corpo e di conseguenza il sistema immunitario si rinforza», precisa. Tutti i pazienti hanno ricevuto una diagnosi, poi una seduta di circa 30 minuti una volta a settimana. Sempre collaborando con i medici, perché la cromopuntura è complementare alla medicina tradizionale. Mentre il corpo medico della struttura è stupito dai risultati, Pagnamenta lo è meno: «Da 25 anni curo emicranie, insonnia, mal di schiena con la luce colorata. Irradiando punti particolari si risolve un dolore anche in poche sedute. Mentre per gravi malattie degenerative si può rinforzare il sistema immunitario. In questo studio, era importante avere una valutazione indipendente dal terapista». Anche il direttore della casa anziani è soddisfatto dei risultati ottenuti: «Riuscire ad abbattere la percezione del dolore e dimezzare l’assunzione di antidolorifici, anche di morfina, è un ottimo risultato», dice Roberto Perucchi. Poi c’è anche un aspetto economico, si risparmia sui farmaci. «È un terreno da esplorare meglio. Si rifarà la sperimentazione in un’altra struttura per raccogliere ulteriori dati». Ora: 21:55 23/09/2014 22 .Società STAMPA .LA SABATO 20 SETTEMBRE 2014 L’ecologia che fa profitti Ali Issa e i suoi due soci hanno trovato un tesoro nei copertoni usati La loro azienda Al-Oula ha inventato un business riciclando gli pneumatici e facendone pavimenti I V ERONIQUE ABOU GHAZALEH [Al Hayat] Libano n diverse regioni del Libano bruciare gli pneumatici è ormai parte integrante della cultura locale. Gesto di rabbia e di protesta durante le manifestazioni e gli scioperi, è anche considerato l’unica soluzione possibile per eliminare le grandi quantità di gomme usate che ingombrano il territorio. Incenerire i copertoni costituisce però un crimine dal punto di vista ambientale, a causa del CO2 immesso nell’atmosfera al momento della combustione. Gli pneumatici vengono Alcuni comuni raccolti, triturati e libanesi scelgono rivenduti come pannelli allora di abbandonarli tra le montagne di rifiuti delle discariche, incuranti del fatto che i componenti della gomma siano tra i più resistenti agli agenti esterni e che il tempo di decomposizione di uno pneumatico sia nell’ordine delle centinaia di anni. Il Libano non è l’unico Paese a vivere questo problema. La questione è globale e particolarmente acuta nei Paesi in via di sviluppo, dove lo smaltimento sicuro delle gomme usate è una pratica assai poco diffusa. Ma nella cittadina libanese di Toula, nel Sud del Libano, è nato un progetto che lascia sperare. Si chiama Al-Oula ed è un impianto di riciclaggio di pneumatici usati fondato e gestito da tre giovani imprenditori pieni di creatività e senso di responsabilità ambientale: Ali Issa, Oula Issa e Ahmad Shamseddine. Al-Oula è nato nel 2011, quando i tre imprenditori hanno deciso di applicare agli pneumatici il knowhow familiare nella trasformazione della gomma in articoli di vario genere rivenduti poi ai negozi locali, trovando così una soluzione di smaltimento alternativa all’accumulo e alla combustione: gli pneumatici vengono triturati e trasformati in polvere, quindi in pannelli per la pavimentazione di viali, aree gioco, palestre e scuole materne. Dopo un primo anno di rodaggio, in cui la start-up si è av- valsa dei fondi del programma Kafalat per importare i macchinari necessari al riciclaggio e finanziare il proprio progetto, Al-Oula opera ormai con successo senza alcuna sovvenzione statale. L’impianto risponde a due esigenze essenziali in Libano: libera gommisti e comuni dall’ingombro degli pneumatici danneggiati e fornisce pavimentazioni antitrauma a diverse strutture, riducendo il fabbisogno di importazione di questi materiali dalla Cina. E non è tutto. Grazie a un livello di qualità e di prezzo che la rende concorrenziale rispetto ai produttori cinesi, l’azienda ha iniziato a esportare i propri pannelli nei Paesi limitrofi, principalmente in Giordania. Ali Issa ci ha spiegato che il progetto è nato dal desiderio di risolvere il problema della combustione degli pneumatici ed eliminare le sue ripercussioni ambientali. AlOula è un’azienda unica nel suo genere in Libano e nei Paesi circostanti. Prima di lanciare il progetto, i tre soci hanno studiato la domanda di pannelli antitrauma con garanzia a dieci anni, scoprendo che questo tipo di pavimentazione veniva importata a prezzi molto più alti rispetto a quelli che Al-Oula riesce ad offrire oggi ai suoi clienti. Una volta acquisite le macchine trituratrici, gli imprenditori han- Informatica sociale I computer nella nuvola che vendono calcoli e regalano riscaldamento L’Impact JournaLIsm Day (IJD) è un progetto IDeato e reaLIzzato Da sparknews con La partecIpazIone DI 40 ImportantI testate gIornaLIstIche. Qarnot installa elaboratori nelle case e produce così calore a costo zero conDIvIDI una foto che ti ritrae insieme al tuo giornale sui social network usando #ImpactJournalism, @ sparknews oltre #@La_stampa. Le migliori fotogra- BRYAN PIROLLI PARIGI aIuta i promotori dei progetti presentati nell’Ijd a vin- promuovI un progetto che meriterebbe di entrare nell’Ijd 2015 utilizzando sparknews.com/ijd/submissions AXA, pArtner fondAtore dell’Ijd La protezione è un impegno costante per il gruppo aXa, che lavora per scongiurare i rischi e sostenere le temente con le iniziative di protezione del gruppo, aXa ha scelto di partecipare all’Impact Journalism in tutto il mondo. La pagina Facebook aXa people protectors riunisce 1,2 milioni di persone di 49 paesi che condividono progetti e idee per proteggere meglio il mondo e i loro cari. gli articoli dell’Impact Journalism Day saranno pubblicati in anticipo su www.facebook.com/axapeopleprotectors. Il teAm SpArknewS rIngrAzIA Inoltre Le redazioni dei giornali partecipanti per il loro impegno nei confronti di un giornalismo d’impatto; totaL (partner del settore energia); social media squad, makesense e ashoka (che nel 2014 ha nominato “fellow” il fondatore di sparknews). ContAttArCI: [email protected] Pagina: Societa/impactpaginone.pgl N el cuore di Parigi, presso l’università Pierre et Marie Curie, il giovane ricercatore Brice Hoffmann sta lavorando a una cura contro la mucoviscidosi servendosi di modelli in 3D e di un software di «docking» molecolare. Il processo richiede un’enorme potenza di calcolo che l’università non è in grado di offrire. Ma Hoffmann può accedere a capacità di elaborazione di dati estremamente efficiente a una frazione del costo normale grazie a una 350 radiatori di questo società frantipo scaldano case, cese, la Qarscuole e uffici a Parigi not Computing. E grazie a Hoffmann e altre persone che, come lui, utilizzano il sistema Qarnot, quasi 100 abitanti di alloggi popolari a sud della [Sparknews] e condividi le tue idee su sparknews.com/ijd/ makesense Francia Pa all’avrvtecipa entura ! Da: sampoz Torre Eiffel ottengono riscaldamento a costo zero. Paul Benoît, fondatore di Qarnot, ha sviluppato il concetto nel 2003, quando lavorava come sviluppatore manager presso Société Générale. «Avevo diversi computer in camera mia e facevano molto rumore racconta -. Era fastidioso e ogni volta dovevo spegnerli prima di coricarmi. Ma mi sono reso conto che rimuovendo i ventilatori era possibile renderli più silenziosi e ottenere un ottimo sistema di riscaldamento». I computer producono calore quando l’elettricità passa attraverso i circuiti, creando attrito. Sui processori di dimensioni più ridotte, come quelli dei pc, un ventilatore interno raffredda i circuiti stampati, come ben sa chiunque possieda un portatile. Ma quando ai fini di determinati calcoli si richiedono alte prestazioni, i dati da elaborare vengono spesso delocalizzati, verso centri dati dove le unità di elaborazione funzionano a pieno regime. Questi centri producono una quantità di calore molto maggiore e richiedono sistemi di raffreddamento molto efficienti. Invece di Ora: 21:55 23/09/2014 LA STAMPA SABATO 20 SETTEMBRE 2014 . Società .23 Commercio anti-spreco trovare un sistema per raffreddare tali processori, la Qarnot li installa dove non necessitano di essere raffreddati, come radiatori nelle case o negli uffici. Nel 2013, Benoît ha iniziato a installare dei radiatori appositamente progettati, battezzati Q.rads, presso le abitazioni popolari, assicuran- do in tal modo il riscaldamento a costo zero per le famiglie a basso reddito. Più di 350 radiatori di questo tipo sono attualmente installati all’interno di scuole, abitazioni e imprese attorno a Parigi. Non solo: chiunque necessiti di elaborare progetti di notevole portata può acquistare potenza di calcolo da Qarnot. Riducendo i costi di raffreddamento, la società afferma di essere in grado di offrire ore di calcolo a un quarto della tariffa normalmente applicata in Francia. E se non ci sono sufficienti calcoli da effettuare contemporaneamente, la Qarnot può cedere gratuitamente cicli di calcolo al fine di garantire il riscaldamento attraverso i radiatori. In estate, gli abitanti degli alloggi popolari possono scollegare i Q.rads, che non emetteranno più calore di un classico pc portatile. L’idea non è del tutto rivoluzionaria: dal 2010 una serra di Parigi viene riscaldata mediante processori, mentre i processori di Ibm riscaldavano una piscina svizzera già nel 2008. Ma i sistemi di riscaldamento Qarnot sono più radicali perché dividono e ripartisco- Pagina: Societa/impactpaginone.pgl “Brutti ma buoni” al supermercato VALENTINE PASQUESOONE S econdo l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura (Fao), un terzo del cibo prodotto nel mondo per l’alimentazione umana viene sprecato. Ogni anno, nei Paesi sviluppati vengono gettate via più di 220 milioni di tonnellate di cibo, una quantità pari quasi alla produzione annuale dell’Africa subsahariana. E sono gli stessi produttori a contribuire in modo considerevole a questo spreco. Spesso, infatti, i prodotti agricoli scartati non hanno nulla che non va, a parte un aspetto troppo poco invitante per gli scaffali dei supermercati. Oggi, una catena di supermarket francesi, Intermarché, sta cercando di combattere questo spreLa catena Intermarché co e questo modo lancia la linea low cost di pensare ven«Frutta e verdura brutta» dendo «Fruits et Légumes Moches», ossia frutta e verdura brutta, con uno sconto del 30 per cento. La scorsa primavera la catena [Sparknews] problematica per l’azienda, ma positiva per l’ambiente, poiché conferma che il problema degli pneumatici in esubero dispone effettivamente di una soluzione a lungo termine. Per far fronte alla penuria di gomma ed evitare la dipendenza da una fonte di approvvigionamento affievolita, l’imprenditore ha avuto l’idea di raccogliere pneumatici in altre regioni del Paese, ottenendo così il duplice vantaggio di espandere il business di Al-Oula e ridurre l’onere dello smaltimento delle gomme. Appositi veicoli aziendali percorrono ora il Paese e riversano nell’impianto di Toula grandi quantità di pneumatici pronti ad essere polverizzati e reimpiegati. L’impianto di Al-Oula è ormai pienamente autonomo e cresce grazie all’impegno dei suoi soci e all’aiuto di dipendenti locali che hanno trovato nelle gomme una nuova fonte di sostentamento e una via d’uscita al problema della disoccupazione e della migrazione Se la frutta e la verdura vanno oltre l’apparenza Francia no contattato vari comuni, tra cui quello di Saida, nei pressi di Toula, per assicurare all’impianto l’approvvigionamento di pneumatici usati. Oggi Al-Oula è in grado di triturare 200 pneumatici in cinque ore. La polvere di gomma viene venduta all’ingrosso senza essere processata oppure impiegata per la realizzazione di pannelli compressi di varie forme e dimensioni, usati per la pavimentazione di superfici di diverso genere. Gli ordini provenienti da numerose regioni del Libano, nonché dai Paesi limitrofi, dimostrano un interesse elevato nei confronti di questi pannelli ecologici, resistenti ad agenti atmosferici quali il calore e la pioggia e sicuri per chi vi cammina, dunque particolarmente adatti alla pavimentazione di ambienti destinati ai bambini. Ali Issa ha accennato alla riduzione del numero di pneumatici provenienti dai comuni, in particolare da Saida. Una situazione verso la capitale. Malgrado il suo impegno a vari livelli, l’azienda non beneficia tuttavia di alcun sostegno pubblico, fatto salvo l’appoggio morale, che non si rivela però concretamente utile per trasformare il sito in una fabbricamodello. Gli ideatori del progetto non si lasciano scoraggiare e promettono ulteriori sviluppi per Al-Oula. In proposito, Issa ha parlato di investimenti in corso per la realizzazione di un macchinario in grado di produrre pannelli di grandi dimensioni, che verrebbe ad affiancare l’attuale dotazione di macchinari per pannelli di taglia piccola e media. Produrne di più grandi permetterebbe all’azienda di operare su progetti di maggiori dimensioni e fornire pavimenti antitrauma per la copertura di superfici più ampie. Durante la nostra visita all’impianto, abbiamo constatato che i lavori per la costruzione del macchinario erano già in corso, a riprova della capacità della nuova generazione libanese di fare la differenza anche con disponibilità finanziarie limitate. Gli imprenditori stanno lavorando a una nuova idea: riutilizzare i rivestimenti in lino presenti all’interno degli pneumatici, attualmente accantonati prima della triturazione. I tre soci non intendono infatti gettar via la grande quantità di lino accumulatasi sul sito durante tutto il periodo di attività e stanno elaborando un nuovo sistema di riciclaggio per trasformare il tessuto in pannelli destinati alla decorazione. Il progetto è ancora in fase di studio, ma si fonda sull’assunto - ormai appurato - che ogni componente può essere riciclato senza danni per l’ambiente. ha sperimentato l’iniziativa creando uno speciale reparto per carote, mele e arance poco attraenti presso un punto vendita della città di Provins. Durante la promozione, proprio per dimostrare l’ottimo sapore di questi prodotti, ai clienti sono state regalate spremute d’arancia e di carota. Grazie a questa iniziativa, la società dichiara di aver venduto 1,2 tonnellate di prodotti in due giorni, prova che i consumatori hanno immediatamente recepito il concetto. Quest’autunno il progetto sarà esteso a tutti i punti vendita Intermarché del Paese. no i processori. Per il momento essi sono limitati alla regione di Parigi, ma l’obiettivo della società è di distribuirli in tutto il mondo. Benoît ha assistito a un’impennata della domanda correlata al fabbisogno di potenza di calcolo e ha la sensazione che i data center non rappresentino soluzioni a lungo termine. Spiega che la democratizzazione delle alte prestazioni di calcolo è ideale per le imprese di piccole dimensioni, come le imprese biotecnologiche, che necessitano di molta potenza di calcolo ma non sempre possono permettersela. Negli uffici di Qarnot a Montrouge, a sud di Parigi, i componenti informatici, i cavi e le file di unità centrali riempiono uffici e corridoi. Diversi tirocinanti si trastullano in mezzo all’accozzaglia di strumenti e apparecchiature mentre gli schermi visualizzano lo stato dei processori installati in tutta la città. Questi tirocinanti si trovano nella posizione ideale per sapere fino a che punto questi radiatori inconsueti funzionino correttamente: l’intero ufficio viene riscaldato unicamente da Q.rads. Da: sampoz Ora: 21:55 23/09/2014 24 .Società STAMPA .LA SABATO 20 SETTEMBRE 2014 Internet & legalità «I L’autodenuncia di massa “Ho pagato una mazzetta” ABHILASH KRISHNA E SHRADHA IYER [Sparknews] India eri ho pagato 100 rupie alla polizia per verificare il passaporto»; «Ho pagato una tangente per un certificato di decesso: non ci si libera dalla corruzione nemmeno quando si muore»; «Le molestie sono cessate solamente quando ho pagato». Le storie delle vittime della microcorruzione riempiono una pagina dopo l’altra del sito web indiano ipaidabribe.com. Il 54% dei cittadini indiani dichiarava di aver pagato una tangente nel 2010, l’anno nel quale è nato il sito. «I Paid a Bribe» (Ho pagato una mazzetta) definisce il fenomeno una «corruzione al dettaglio», per la quale la macchina del governo non funziona fino a quando non le si oliano gli ingranaggi. Il sito è stato fondato da una coppia, Swati e Ramesh Ramanathan, che ha lasciato il lavoro negli Usa per tornare in India e aprire un’organizzazione non profit, Janaagraha. Con sede nella Silicon Valley indiana, BangaloNato nel 2010, il sito ha re, «I Paid a Briavuto 4,5 milioni di visite be» è prima di e ospita 27 mila racconti tutto un sistema per far conoscere la verità. Il suo obiettivo è far crescere la consapevolezza del problema e migliorare i sistemi pubblici attraverso la condivisione di esperienze. Le segnalazioni sono effettuate anonimamente, e non sono mai citati i nomi degli interessati. «La corruzione al dettaglio mina l’intera società - spiega Swati Sul sito 27 mila storie quotidiane di “corruzione al dettaglio” Ramanathan -. È troppo facile andare a protestare in piazza contro un regime o un governo corrotto e poi mezz’ora dopo tornare a casa e non battere ciglio se un poliziotto o un funzionario pubblico chiede una tangente». «I Paid a Bribe» dichiara di aver ricevuto 4,5 milioni di visite da quando è stato messo online e di ospitare più di 27 mila racconti di persone costrette a pagare tangen- ti in tutto il Paese. Nel complesso, le vittime denunciano di aver pagato circa 35 milioni di dollari a funzionari corrotti. Il sito offre informazioni su come evitare di pagare tangenti e comprende una sezione nella quale chi è riuscito a rifiutarsi può raccontare la propria esperienza. Chiede di parlare dei funzionari onesti, al fine di incoraggiare tale comportamento. «Come si dice qui, la luce del sole è il miglior disinfettante - sottolinea Swati Ramanathan -. Più persone inizieranno a condividere le proprie esperienze di corruzione su una piattaforma pubblica, più saranno disincentivati simili comportamenti. Credo che nel giro di vent’anni la corruzione al dettaglio possa essere sradicata. E noi faremo tutto il possibile per assicurarci che ciò accada». diane, come il lavaggio di abiti, stoviglie e in generale per le operazioni di pulizia e persino di igiene personale. Gli attuali responsabili del progetto, avviato nel 2009, che ha portato alla nascita di «Isla Urbana» sono Enrique Lomnitz e David Vargas. I progetti sono finanziati da donazioni, contributi di istituzioni ed enti pubblici che sperano di potenziare e ampliare la raccolta dell’acqua piovana. Nel distretto di Tlalpan sono già stati installati più di mille sistemi. Il costo di installa- zione varia a seconda delle aree urbane. Ad esempio, in aree come Xochimilco, il sistema costa circa 500 pesos (260 dollari) ad abitazione. Il sostegno di privati ed enti pubblici è fondamentale per la sopravvivenza del progetto. L’idea può essere applicata a qualsiasi area nella quale cadano almeno 500 millimetri di pioggia l’anno. Secondo il gruppo, con trenta metri quadrati di tetto possono essere prodotti circa 30 mila litri di acqua l’anno, in un periodo di tempo che va fino ai sei mesi. Sostenibilità urbana Tetti intelligenti per proteggere dalle inondazioni e dalla siccità Manca l’acqua a un terzo della popolazione C GEORGINA OLSON JOSÉ CARREÑO [Excelsior] Messico onsiderata una delle più grandi metropoli al mondo, Città del Messico lotta ogni giorno per fornire acqua ai suoi 20 milioni di abitanti, in una valle a più di duemila metri di altitudine. Una beffa del destino, se si pensa che la città era stata originariamente fondata nei pressi di un lago, oggi completamente scomparso: tutto ciò che le rimane sono alcune falde acquifere eccessivamente sfruttate. Secondo una stima del 2012, un terzo della popolazione della capitale ha accesso all’acqua solamente poche ore al giorno, mentre diverse migliaia di abitanti, forse addirittura centinaia di migliaia, possono contare esclusivamente su camion specializzati nella distribuzione di questa preziosa risorsa. Tuttavia, durante le piogge più abbondanti, l’acqua e gli allagamenti da essa provocati finiscono per diventare un enorme, a volte tragico, problema. Per «Isla Urbana», un progetto creato da una dozzina di gioGià installati 1700 sistemi vani scienziati e di recupero della pioggia, i m p re n d i t o r i per centinaia di famiglie messicani, la situazione è diffi- Pagina: Societa/impact24-25.pgl cile, ma non impossibile. «Da un lato, milioni di persone non hanno accesso a una fornitura d’acqua sufficiente, dall’altro, tuttavia, ogni anno siamo vittime di inondazioni causate dal fatto che la nostra città sorge nella conca di quello che una volta era un lago. Sfruttare l’acqua piovana è l’unica speranza di rendere idricamente sostenibile questa città», spiega il gruppo. Il progetto ha già installato più di 1.700 sistemi di recupero dell’acqua piovana, determinando un miglioramento delle condizioni di centinaia di famiglie, compresi alcuni abitanti delle aree montane nelle quali non è presente alcuna rete di distribuzione. L’acqua raccolta lo scorso anno ha toccato i 140 milioni di litri e il risultato potrebbe essere di gran lunga superiore, in una metropoli nella quale gli allagamenti non sono affatto rari. Il sistema comprende tetti ideati per incanalare l’acqua in taniche di stoccaggio dopo aver superato un sistema di separazione che devia per i primi dieci minuti l’acqua, considerata non sicura, separandola dalla pioggia pulita che cade successivamente. Si tratta di una soluzione sostenibile, in grado di garantire fino a sei mesi di accesso all’acqua per l’uso in diverse situazioni quoti- Da: sampoz Belgio Le amazzoni dell’orto e della cucina DIDIER DILLENS E RENÉ SÉPUL L e moderne amazzoni del progetto «Beste Groenten Madame!» hanno abbandonato archi e lance in cambio di un arsenale di zappe e hanno sublimato i propri impulsi guerrieri riversandoli nella lotta per il cibo sostenibile e la responsabilizzazione alimentare. Avviata nel 2012 dall’organizzazione non profit Amazone, questa iniziativa accoglie donne provenienti da ogni cultura residenti nel comune di Saint-Josseten-Noode, Bruxelles, per riscoprire abitudini alimentari più sane, imparando a consumare cibi «buoni, puliti, equi e locali» e migliorando le proprie capacità e conoscenze. Il Jardin des Amazones è un piccolo orto urbano coltivato collettivamente e un laboratorio agricolo gestito in collaborazione con altre associazioni. Una speciale attenzione è dedicata alle erbe aromatiche, ai prodotti tradizionali e alla produzione stagionale. Il viaggio sensoriale è seguito da laboratori di cucina durante i quali i partecipanti affrontano l’importante tema di un’alimentazione sana e sostenibile, con l’aiuto di deliziose ricette del Belgio e di altri Paesi. Ogni workshop offre la possibilità di aprirsi a una visione più globale dell’impatto del cibo. E tutto ciò avviene in un ambiente informale, interculturale, dove lo scambio, l’aiuto reciproco e l’autogestione sono le parole chiave. Le traduzioni dello speciale Impact Journalism sono a cura dello Studio Melchior, Torino. Lo speciale è stato realizzato in collaborazione con il quotidiano La Regione Ticino (Svizzera) Ora: 21:55 23/09/2014 LA STAMPA SABATO 20 SETTEMBRE 2014 . Società .25 Cultura a domicilio Q Bangladesh ABUL KALAM E MUHAMMAD AZAD [Prothom Alo] uando la gente del villaggio si sveglia il mattino, la prima persona che vede è Polan Sarkar. È in piedi, sorridente, con una borsa piena di libri sulla spalla. Nonostante i 94 anni, è pieno di vita come un ragazzo. Percorre parecchie miglia a piedi, spostandosi da un villaggio all’altro con i suoi libri. Acquista i volumi e li dà in prestito alla gente. Dopo alcune settimane, ripassa; gli abitanti restituiscono i libri e ne scelgono altri fra quelli nuovi che egli porta con sé. Sono ormai 30 anni che Sarkar rifornisce di parole e cultura una ventina di paeselli del Rajshahi, destando nella regione un nuovo interesse per la lettura. Per quelle regioni rurali del Bangladesh, dove la maggior parte degli abitanti è Polan Sarkar da 30 anni povera e analfaacquista i libri a spese sue beta, il lavoro di e li presta gratuitamente Polan Sarkar rappresenta una rivoluzione. Rimasto orfano di padre a soli cinque mesi, Polan frequenta la scuola fino alla seconda classe, quando la povertà gli toglie definitivamente la possibilità di proseguire gli studi. Non perde però l’abitudine di leggere. I libri li chiede in prestito qua e là. Da giovane, Polan entra a far parte del jatra, un teatro popolare locale, dove riveste il ruolo di un clown. A quei tempi vi erano pochissimi artisti jatra in grado di leggere e scrivere e non c’erano fotocopiatrici. Così i copioni si Polan, la biblioteca vivente che porta i libri di casa in casa A 94 anni l’ex esattore serve una ventina di paesi della zona rurale dovevano riprodurre a mano e a occuparsene doveva essere Polan, che sedeva di lato sul palcoscenico per suggerire le battute agli attori. Cresciuto nella casa di un suo zio materno, dove riscuote le tasse dai contadini, lavora in seguito come esattore fiscale del Comune. Con il denaro che guadagna acquista libri; non si limita a leggerli, ma li dà in prestito ad altri. Sulla terra di sua proprietà fonda una scuola superiore: presta agli studenti libri da leggere e premia quelli meritevoli con altri tomi, gettando così i semi di un rivoluzionario interesse per la lettura. Quando gli diagnosticano un diabete, gli consigliano anche di fare regolari passeggiate. Ecco l’idea: «La gente viene a casa mia per prendere in prestito libri. Potrei invece andare io da loro per consegnarli», si dice Polan. «Quello fu l’inizio – racconta oggi –. Distribuire i libri spostandomi a piedi è diventata quasi un’ossessione». Polan inizia così a recarsi di casa in casa con il suo prezioso carico. La voce delle sue visite si sparge e tutti, compresi studenti e casalinghe, cominciano a rivolgersi a lui per chiedergli nuovi volumi. Lui diventa in breve tempo una sorta di biblioteca mobile, e casa sua si trasforma nella libreria del villaggio. Polan ama portare alla gente i classici della letteratura bengalese e prestare libri di racconti popolari e narrativa di altri autori conosciuti. È grazie a lui che Abdur Rahim, ora cinquantacinquenne, è diventato un avido lettore. Rahim possiede un negozio di generi alimentari a Digha Ba- zar. Non solo legge, ma ogni pomeriggio tiene una sessione di lettura presso il suo negozio. Il movimento di Polan Sarkar era limitato a pochi villaggi del Rajshahi: nessuno, al di fuori di questa zona remota, ne sapeva nulla. Fino al 27 febbraio 2007, quando il quotidiano «Prothom Alo» pubblica un primo articolo su di lui. Ancora oggi, a 94 anni, si sposta a piedi con i suoi libri. È un uomo dotato di senso dell’umorismo e innamorato della vita, divenuto fonte di ispirazione per molte persone intorno a lui. Il suo entusiasmo per i libri ha supera- to i confini del suo villaggio e molti altri hanno seguito il suo esempio, creando biblioteche e distribuendo libri di paese in paese in molte zone del Bangladesh. Nel buio dell’analfabetismo che avvolge le zone rurali del Paese, Sarkar è un luminoso faro di speranza. Nuovi imprenditori internazionali di successo. Si tratta allo stesso tempo di un’arte e di una scienza mirata a trasformare idee e sogni in progetti concreti. Ayman Ismail, assistente universitario, e Abdul Latif Jameel Endowed, professore di imprenditoria presso l’Università americana alla Cairo School of Business, parlano dell’incubatore Auc come di un obiettivo e come uno strumento: «L’imprenditorialità esiste da molto tempo. Tuttavia, essa è comparsa in Egitto con standard accettabili solamente di recente». In una piccola stanza dipinta in modo inusuale, con uno strano arredamento nel quale le poltrone a sacco fanno a pugni con panche in legno, ragazzi e ragazze siedono in ogni angolo. Alcuni lavorano al computer, altri consultano degli iPad. Ci sono persone che fissano il soffitto con aria pensosa, nella speranza di trovare una soluzione ai propri problemi, altre che aspettano di parlare con un professore per ottenere consigli sull’arte del management, ricevere una consulenza informatica oppure qualche dritta relativa al marketing. L’unicità e la stranezza di questo luogo sono pari solo a quelle delle persone che lo frequentano: si tratta di giovani uomini e donne che si sono laureati all’università in diversi campi di specializzazione ai quali è venuta un’idea originale che hanno iniziato a sviluppare, superando già uno o due ostacoli lungo la strada. Ed è a questo punto che entra in gioco l’incubatore aziendale Auc, fondato nell’ambito del Programma imprendi- torialità e innovazione della facoltà di economia. Centinaia di gruppi fanno domanda per l’incubatore, con la speranza di ricevere aiuto e sostegno in un ambiente che favorisce lo sviluppo degli imprenditori e delle idee innovative. In ogni concorso, l’incubatore accetta meno di dieci progetti o startup. Ai vincitori è concesso un luogo in cui lavorare, oltre a strutture e servizi per cinque mesi. Tra questi, c’è l’ingegnere Mohamad Ihab (28 anni): laureato presso la facoltà di ingegneria della Ain Shams University e impiegato in una delle più importanti società di programmazione, l’ha lasciata per inseguire un sogno. Ha seguito i suoi colleghi Ahmad Samir e Mohamad Nuito e insieme hanno deciso di cercare nell’incubatore un sostegno per Bus Pooling: la startup raccoglie le persone che vivono nella stessa area e si occupa di portarle sul luogo di lavoro senza che siano costrette a prendere la propria auto, con il conseguente risparmio di tempo, stress e traffico che tutto ciò implica. I clienti possono usufruire di un comodo bus con aria condizionata in cambio di un abbonamento mensile, mentre un programma controlla le rotte e i punti di raccolta. Ayman Ismail spiega: «Dobbiamo modificare la nostra cultura commerciale per fare in modo che grandi aziende e importanti imprenditori non firmino contratti solo con società conosciute e rinomate. I giovani imprenditori e le loro startup non fanno assolutamente parte di questo mondo, e questo deve cambiare». L’incubatore di idee e progetti che in cinque mesi trasforma i sogni in realtà Egitto Nato da un’università, punta a cambiare il Paese N AMINA KHAIRI IL CAIRO [Al Hayat] el 2013, i sogni non riguardano più idee folli, entusiasmo da scavezzacollo o passioni infuocate. L’era di «Black Tiger», film egiziano in cui un semplice lavoratore diventa milionario grazie al sogno tedesco, e quella di «Dark Skinned Monster», in cui il protagonista si intrufola negli Stati Uniti nella speranza di lasciarsi alle spalle la miseria e finendo per ritrovarsi tra le mani L’Auc Venture Lab una gallina dalle sceglie a ogni concorso uova d’oro, è finimeno di dieci progetti ta per sempre. Ora è il tempo dei piccoli progetti, di minuscole aziende ed enormi idee che aiutano i proprietari a diventare tigri, mostri ed eroi nei loro rispettivi settori imprenditoriali. Elicotteri in grado di scovare mine, un portale informatico per la vendita di prodotti tessili, un dispositivo per aiutare le persone con problemi di vista, un centro in- Pagina: Societa/impact24-25.pgl formativo per i trasporti pubblici, applicazioni per l’aggregazione di notizie e dozzine di altre idee pionieristiche create da giovani che pensano al di fuori degli schemi. Questi ragazzi hanno investito tempo e lavoro nelle proprie idee prima di trasferirle in un incubatore aziendale. Auc Venture Lab è il primo incubatore aziendale di un’università egiziana. Il suo compito è promuovere tecnologie e invenzioni ideate da startup egiziane, trasformandole poi in progetti Da: sampoz Ora: 21:55 23/09/2014