dicembre 2014 - Scienze e Ricerche
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ISSN 2283-5873 Scienze e Ricerche SR NUMERO 2 - DICEMBRE 2014 2. Sommario 5 COPERTINA GIOVANNI PUGLISI Il Sole non è un pianeta pag. 5 pag. 9 pag. 13 pag. 17 pag. 22 pag. 25 pag. 29 pag. 31 pag. 35 pag. 85 pag. 93 CONTRIBUTI E INTERVENTI VINCENZO CROSIO Scienza e Poesia 51 DOMENICO RUSSO Ma quanti e quali derivati hanno le parole più usate? Qualche dato sulle famiglie etimo-morfologiche del lessico italiano SANDRO VALLETTA E ROSA CARBONE Il diritto d’asilo. Excursus storico ENRICO ACQUARO I Fenici di Grazia Deledda via internet CLAUDIO PALUMBO Adattamento e integrazione. Il ruolo delle culture organizzative BARTOLOMEO VALENTINO Le basi scientifiche della morfopsicologia nella biologia molecolare DECIO COCOLICCHIO Francesco Mauro: un mistero napoletano 107 SPECIALE PREMIO NAZIONALE DI DIVULGAZIONE SCIENTIFICA 2014 - I FINALISTI RICERCHE AGOSTINO GIORGIO E MICHELE GUERRA Fumare digitale: logica ed elettronica della e-cig ANGELO ARIEMMA Ernesto: l’ultimo esorcismo 117 LORENZO MACCONE Il Gatto di Schrödinger pag. 110 ROSSELLA GIANGRANDE La parola “lacerata” in Paul Auster pag. 114 ANDREA BUSCEMI, JOSÉ CARBONE, MATTEO TACCHI, SIMONE BUTTAFUOCO, ALESSANDRO RAPISARDA, VALENTINA PERCIAVALLE, MARINELLA COCO n. 2 dicembre 2014 Changes of Urine pH after the Compression of the Fourth Ventricle pag. 122 IL COMITATO SCIENTIFICO pag. 127 3 N. 2 - DICEMBRE 2014 ISSN 2283-5873 Scienze e Ricerche n. 2, dicembre 2014 Coordinamento • Scienze matematiche, fisiche e naturali: Vincenzo Brandolini, Claudio Cassardo, Alessandra Celletti, Alberto Facchini, Savino Longo, Paola Magnaghi Delfino, Giuseppe Morello, Annamaria Muoio, Andrea Natali, Marcello Pelillo, Marco Rigoli, Carmela Saturnino, Roberto Scandone, Franco Taggi, Benedetto Tirozzi, Pietro Ursino • Scienze biologiche e della salute: Riccardo N. Barbagallo, Cesario Bellantuono, Antonio Brunetti, Davide Festi, Maurizio Giuliani, Caterina La Porta, Alessandra Mazzeo, Antonio Miceli, Letizia Polito, Marco Zaffanello, Nicola Zambrano • Scienze dell’ingegneria e dell’architettura: Orazio Carpenzano, Federico Cheli, Massimo Guarnieri, Giuliana Guazzaroni, Giovanna La Fianza, Angela Giovanna Leuzzi, Luciano Mescia, Maria Ines Pascariello, Vincenzo Sapienza, Maria Grazia Turco, Silvano Vergura • Scienze dell’uomo, filosofiche, storiche e letterarie: Enrico Acquaro, Angelo Ariemma, Carlo Beltrame, Marta Bertolaso, Sergio Bonetti, Emanuele Ferrari, Antonio Lucio Giannone, Domenico Ienna, Rosa Lombardi, Gianna Marrone, Stefania Giulia Mazzone, Antonella Nuzzaci, Claudio Palumbo, Francesco Perrotta, Francesco Randazzo, Luca Refrigeri, Franco Riva, Mariagrazia Russo, Domenico Russo, Alessandro Teatini, Patrizia Torricelli, Agnese Visconti • Scienze giuridiche, economiche e sociali: Giovanni Borriello, Marco Cilento, Luigi Colaianni, Agostina Latino, Elisa Pintus, Erica Varese, Alberto Virgilio, Maria Rosaria Viviano “Scienze e Ricerche”, associazione culturale sede legale c/o Associazione Italiana del Libro Via Giuseppe Rosso 1/a, 00136 Roma Direttore responsabile: Giancarlo Dosi Estratti (in formato elettronico, pdf): 4,00 euro Un numero: 6,00 euro Abbonamenti (in formato elettronico, pdf): • annuale (12 numeri): 37,00 euro (30,00 euro per i soci dell’Associazione Italiana del Libro) • semestrale (6 numeri): 19 euro (15 euro per i soci dell’Associazione Italiana del Libro) L’acquisto di copie o di estratti in formato cartaceo va prenotato presso la segreteria ([email protected]) Il versamento può essere effettuato: • utilizzando il servizio PayPal accessibile dai siti www.associazioneitalianadellibro.it www.scienze-ricerche.it • versamento sul conto corrente postale n. 1012061907 intestato all’Associazione Italiana del Libro, Via Giuseppe Rosso 1/a, 00136 Roma (specificare la causale) • bonifico sullo stesso conto dell’Associazione Italiana del Libro, IBAN: IT39I0760103200001012061907 4 La pubblicazione di articoli su Scienze e Ricerche è gratuita. Interventi e contributi vengono pubblicati anche online (www.scienze-ricerche.it) in modalità open access, cioè a libera lettura, a meno che l’autore non ritenga di inibire tale possibilità. Scienze e Ricerche ospita due tipologie di contributi: • ricerche e articoli scientifici (in italiano, in inglese o in altre lingue). Gli articoli scientifici seguono le regole della peer review. • interventi, analisi, recensioni, comunicazioni e in genere articoli di divulgazione scientifica (sia in italiano che accompagnati eventualmente dalla traduzione in inglese o in altre lingue). La direzione di Scienze e Ricerche non è obbligata a motivare l’eventuale rifiuto opposto alla pubblicazione di articoli, ricerche, contributi o interventi. Non è previsto l’invio di copie gratuite agli autori degli articoli e ai componenti del coordinamento, del comitato scientifico e del collegio dei referees. Scienze e Ricerche è una pubblicazione peer reviewed. Le ricerche e gli articoli scientifici inviati per la pubblicazione sono sottoposti ad una procedura di revisione paritaria che prevede il giudizio in forma anonima di almeno due “blind referees”. I referees non conoscono l’identità dell’autore e l’autore non conosce l’identità dei colleghi chiamati a giudicare il suo contributo. L’elenco dei referees impegnati nella valutazione degli articoli scientifici viene pubblicato con cadenza annuale. Chiunque può richiedere di far parte del collegio dei referees di Scienze e Ricerche allegando alla richiesta il proprio curriculum, comprensivo della data di nascita, e l’indicazione del settore scientifico-disciplinare di propria particolare competenza. Gli articoli scientifici inviati per la pubblicazione vengono resi anonimi, protetti e linkati in un’apposita sezione del sito. 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Non appena ho il volume tra le mani, lo sguardo corre frenetico al primo capitolo dove, solitamente, Massimiliano Bucchi fotografa in poche righe lo stato della relazione tra i cittadini italiani e la scienza, attraverso la riproposizione di tre semplici questioni, in grado di testare la nostra alfabetizzazione scientifica. Così, grazie all’Annuario 2014, scopriamo che circa la metà dei cittadini italiani non conosce le proprietà degli antibiotici, ritenendo erroneamente che essi possano essere utilizzati per contrastare sia batteri che virus; che un italiano su due non sa che un elettrone è più piccolo di un atomo; e, infine, che il 40% dei nostri concittadini è convinto che il Sole sia un pianeta. E mentre i curatori del volume esultano, rilevando come solo pochi anni fa le percentuali rappresentassero un quadro assai più desolante (solo nel 2010, a non riconoscere il carattere siderale del Sole era quasi il 50% degli italiani), noi non possiamo certo dirci soddisfatti. In effetti, in una società sempre più determinata dal progresso scientifico e tecnologico, questi dati – accompagnandosi ad altri, altrettanto preoccupanti, come quelli su numero ed età dei nostri ricercatori (4,3 ogni mille occupati, contro la media europea di 7, di cui solo il 12,1% sotto i quaranta anni contro, ad esempio, il 49% della Germania) – parlano di un Paese in difficoltà sia dal punto di vista dello sviluppo economico – sempre più guidato, a livello globale, dalle capacità di innovazione tecnologica dei singoli Paesi – sia dal punto di vista delle competenze democratiche dei suoi cittadini: come affermato, infatti, nella Prefazione dell’ex Commissario europeo per la ricerca Philippe Busquin alla sezione “Scienza e società” del VI Programma quadro dell’Unione Europea “In una società della conoscenza, una governance democratica deve garantire ai cittadini i mezzi per partecipare, in piena consapevolezza, alla scelta delle opzioni offerte da un progresso scientifico e tecnologico responsabile”; e ciò sia sul piano delle scelte etiche - inerenti la vita e la morte, la malattia e le cure – sia sul piano più propriamente politico, ad esempio nell’opzione tra diversi modelli di sviluppo e di consumo. Se quanto detto sopra è vero, ne consegue direttamente la necessità che tutti i livelli del corpo sociale – politico, amministrativo, accademico, intellettuale e via dicendo – cooperino per la diffusione di una comunicazione della scienza e di una divulgazione scientifica di qualità: a questa esigenza rispondono ad esempio, a livello mondiale, i diversi “Anni internazionali” proclamati dalle Nazioni Unite e dedicati di volta in volta alla Fisica (2005), all’Astronomia (2009), alla Chimica (2011) e via dicendo; a questa esigenza rispondono, a livello nazionale, la Legge n. 113/1991 concernente iniziative per la diffusione della cultura scientifica voluta da Antonio Ruberti e le sue successive modificazioni, che istituzionalizzano la Settimana della cultura scientifica e tecnologica ed erogano contributi ad istituzioni e progetti di divulgazione; a questa esigenza dovrebbero rispondere sia la programmazione del servizio pubblico radio-televisivo, che in Italia – quinta tra i paesi OCSE per consumo quotidiano di programmi tv con una media di 4,2 ore al giorno per cittadino – mantiene un ruolo di primaria importanza nonostante la crescente diffusione della Rete sia, più in generale, le iniziative del comparto editoriale, tra le quali spicca – oramai da due anni – l’istituzione del Premio Nazionale di divulgazione scientifica organizzato dall’Associazione Italiana del Li5 COPERTINA | SCIENZE E RICERCHE • N. 2 • DICEMBRE 2014 bro con il patrocinio del Consiglio Nazionale delle Ricerche. Il successo di quest’ultima iniziativa – che nella sua seconda edizione ha visto la partecipazione di 677 autori con 525 opere presentate – deve però spingerci ad una seria riflessione sulla qualità e la credibilità della comunicazione e della divulgazione scientifica nella società della conoscenza. Oggi, nel mondo, si scrivono ogni giorno tra i sei e i settemila articoli di argomento scientifico e le informazioni di tipo scientifico e tecnico disponibili nei diversi media aumentano ogni anno in modo esponenziale; ciò anche - e soprattutto - grazie alla comunicazione digitale, la quale è ormai da tempo entrata a buon diritto nel novero delle “rivoluzioni” nel sistema umano di trasmissione delle conoscenze (dopo la chirografica, la tipografica e l’elettrica), e le cui straordinarie potenzialità sono lungi dall’essere state completamente esplorate. Ora, proprio le caratteristiche uniche della comunicazione digitale – quali l’immediatezza, l’interattività, la globalità e l’economicità – possono rivelarsi impareggiabili strumenti di partecipazione e, al tempo stesso, formidabili dispositivi di disinformazione, in grado di produrre contenuti capziosi, di diffondere opinioni infondate e di orientare così l’opinione pubblica sulla base di un’informazione scorretta. Per questo, è sempre più necessaria la costruzione – a tutti i livelli dell’istruzione e della formazione – di una condivisa cultura critica dell’informazione; ma soprattutto, per questo, è necessario l’inserimento entro i programmi di studio universitari di insegnamenti tesi alla formazione di veri e propri professionisti della comunicazione e della divulgazione scientifica, i quali sappiano unire una solida preparazione di base sulle discipline di loro elezione alle doti personali di creatività, passione, fantasia ed empatia che deve possedere ogni bravo comunicatore e, infine, a una formazione rigorosa sulle basi deontologiche ed etiche della comunicazione della scienza. Solo in questo modo, solo se le Università saranno in grado di formare seri professionisti della comunicazione e della divulgazione scientifica – sia entro i corsi di studio delle diverse scienze, sia all’interno delle Facoltà di comunicazione – la comunicazione scientifica in Italia sarà in grado di assolvere quel ruolo di facilitatore della partecipazione democratica che essa è chiamata a svolgere, tra l’altro, dall’Unione Europea; solo quando il mercato sarà in grado di comprendere l’importanza e il valore di inserire simili figure professionali entro le strategie e le politiche di istituzioni museali, centri di ricerca pubblici e privati e aziende, potrà essere finalmente smentita l’affermazione di Adriano Buzzati-Traverso che, nel 1969, denunciava come nel nostro Paese “la gente, anche le persone colte, che coprono posizioni di grande responsabilità, con pochissime eccezioni, non ha ancora capito che il livello della ricerca scientifica e tecnica è il più sicuro metro per valutare l’importanza di un paese nel mondo moderno1”; 1 La citazione è tratta dal contributo di P. Govoni, Un pubblico per la scienza. La comunicazione scientifica nell’Italia di ieri e di oggi, ComunicareFisica2005, Istituto Superiore di Fisica Nucleare, Frascati, 24 ottobre 2005 http://www.lnf.infn.it/ComunicareFisica/talks/Govoni.pdf 6 solo, infine, quando un’intera generazione di comunicatori della scienza, responsabili e rigorosi nell’esercizio della loro professione, avrà assunto un ruolo da protagonista nel panorama dell’informazione italiana, potremo sperare che, di fronte alle imprese di Samantha Cristoforetti – l’astronauta italiana ingaggiata per prendere parte alla Missione Futura sulla Stazione Spaziale Internazionale – i media italiani smetteranno di indugiare, sottilmente compiaciuti, sui commenti maschilisti e discriminatori di alcuni, o molti, nostri sciocchi concittadini, e si soffermeranno, invece, sui contenuti della missione spaziale, sugli affascinanti misteri del cosmo che essa contribuirà a svelare e – chissà, tra le righe – ricorderanno a tutti noi che il Sole non è un pianeta. CONTRIBUTI&INTERVENTI N. 2 - DICEMBRE 2014 SCIENZE E RICERCHE • N. 2 • DICEMBRE 2014 | STORIA Scienza e Poesia VINCENZO CROSIO Docente nelle scuole superiori e docente relatore all’Istituto degli studi storici e filosofici di Napoli La relazione scienza/poesia è una delle più intriganti e conflittuali relazioni tra campi del sapere. Intorno agli anni ’90 del secolo scorso Ilya Prigogine tentò di gettare un ponte tra le scienze e l’umanesimo. Nel post-moderno i confini tra i domini del sapere si sbriciolavano, pur nelle differenze specifiche, un po’ come il muro di Berlino. La complessità del sistema mondo impose una rivisitazione anche tra scienza e poesia. In questo articolo si dà conto dei passaggi essenziali di questa relazione. come si accorse il Nietzsche, estremo indagatore del campo epistemico e fisico, Leopardi è forse il più noto tra i poeti che segnano con linee così eleganti ma anche forti la topografia del luogo poetico. Leopardi ci indica il senso, la direzione in cui muoversi per alcune note sul legame tra scienza e poesia. Gaston Bachelard, il grande matematico, ingegnere ed epi- S crive Giacomo Leopardi ne ‘La Ginestra’, uno dei canti più belli, più affascinanti, più complessi della nostra letteratura poetica, questi straordinari versi che introducono ad un’estetica dello sguardo, della visibilità e della visione, quasi una notazione dell’interrelazione tra l’occhio-visione e l’universo frattalico e corpuscolare insieme: e quando miro, Quegli ancor più senz’alcun fin remoti Nodi quasi di stelle Che a noi paion qual nebbia, cui non l’uomo E non la terra sol, ma tutte in uno, Del numero infinito e della mole, Con l’aureo sole insiem, le nostre stelle O sono ignote, o così paion come Essi alla terra, un punto Di luce nebulosa; Questi versi riprendono il maestoso e nobile ondeggiare dell’altro canto “L’Infinito” e ci si accorge del confine labile, discreto, anche se incerto tra scienza e poesia. Tra scienza, poesia e filosofia. Grandissimo poeta, strabiliante filosofo stemologo francese, colse meglio di tutti questo legame, che è appunto uno spazio, un luogo della poesia, come costruzione, come architettura di uno spazio, come immaginazione che avvicina l’uomo all’infinito. Tra l’infinito coscienziale e l’infinito matematico, cosmico. Quasi che l’uno fosse possibile come risonanza dell’altro. Quasi che lo spazio poetico fosse l’abitazione sua propria, della parola, così come lo spazio fisico fosse l’abitazione dell’umano. Il suo heimat, il suo luogo originario: Nell’anima distesa che medita e sogna, una immensità pare at9 STORIA | SCIENZE E RICERCHE • N. 2 • DICEMBRE 2014 visione sana, non illusoria della realtà e dunque dentro una sana immaginazione poetica, che è domanda all’oggetto stesso dell’indagine: Che fai tu in ciel? Dimmi che fai, silenziosa Luna?, nel Canto notturno di un pastore errante dell’Asia. Per Lucrezio poi la vastità del mondo è effetto di una vastità del vuoto, una proprietà del vuoto stesso, secondo la visione epicurea e democritea, atomista del reale. Esattamente come nella teoria elettroquantistica del vuoto. Né più né meno. Il quantum, la quantità vuota è esattamente il principio stesso della indeterminazione fisica e matematica secondo Planck e secondo Heisenberg (Richard P.F eynman, Sei pezzi facili. Lectures on Physics). Così la intende pure la filosofia buddhista della vacuità. Ed è singolare, se non incredibile, che questo venga detto dall’intuito poetico: Quegli ancor più senz’alcun fin remoti Nodi quasi di stelle Che a noi paion qual nebbia. tendere le immagini dell’immensità. Lo spirito vede e rivede oggetti, in un oggetto l’anima trova il nido di una immensità(G. Bachelard, Lo spazio poetico. pag. 212). Nella correzione a mano nel testo autografo di Leopardi dell’Infinito, viene trascritto infinità al posto di immensità, ma che comparirà poi nel testo dato alla stampa al posto di infinità. Dunque immensità è parola Leopardiana meditata, scelta dopo una lunga esitazione. Ma c’è un’altra correzione: interminati spazi al posto di interminato spazio. A 15 anni leopardi aveva scritto e pubblicato un’opera scientifica, una Storia dell’Astronomia che ricevette le attenzioni dell’Università di Bonn, che chiamò il giovane autore a tenere delle lezioni di Fisica e Astronomia in quella città. Leopardi rispose di essere solo un poeta. Margherita Hack ha nobilitato questo sforzo dell’adolescente Leopardi, scrivendo insieme con lui, con Leopardi, proseguendo da dove Leopardi era giunto, un’altra storia della astronomia. Ma la categoria filosofica è vastità che appartiene anche al genio di Baudelaire dove il calco originario è la vastità dell’essere e della esistenza, come ci ricorda Anassimandro. Al di là del nostro essere, l’esistenza dell’infinito, dell’incommensurabile. Sembra quasi che la categoria della in finitudine, ontologica, fisica, sia la qualità estrema di una 10 Nodi dunque che sono quasi stelle e che a noi appaion come nebulose. Si capisce allora come il matematico Paolo Zellini introduca costantemente le sue lezioni sull’infinito e sul numero con la poesia di Leopardi. Tra l’effetto numerico di una matrice e l’effetto strabiliante dei Canti Pisani di Ezra Pound che differenza c’è? Ma non vorrei parlare del rapporto tra scienza e poesia solo attraverso la cosa più evidente, voglio invece parlare proprio della relazione che c’è, se c’è, tra l’immaginazione poetica e l’immaginazione scientifica. O meglio tra la fenomenologia dello spirito scientifico e la fenomenologia dello spirito poetico. Dal mio punto di vista, si tratta proprio di questo: di un punto di vista della fenomenologia dello spirito, cioè di quelle categorie che per le neuroscienze è l’attività di ideare, immaginare e realizzare, la cosiddetta attività auto poietica. L’autopoiesi, la autogenerazione delle cognizioni, delle strutture pensanti, delle strutture creative appartengono sostanzialmente all’intera dimensione della biosemiosfera, del vivente e dunque anche del mondo umano. Il mondo psichico come quello del vivente è una macchina auto poietica e simbolica, secondo Maturana e Varela, una macchina autopietica che produce segni che hanno il carattere di un simbolo, di una topologia segnica e simbolica. E’ una macchina semiotica, generativa di segni dentro un sistema della mente natura e della mente natura non natura, artificiale. Come sostiene Chomsky in “Le strutture della sintassi”. Già Freud (e SCIENZE E RICERCHE • N. 2 • DICEMBRE 2014 | STORIA poi Piaget), accennava e chiarirà queste funzioni pulsionali e quasi cibernetiche legate alle pulsioni appunto, ad una logica del desiderio. Scrivono Franco Scalzone e Gemma Zontini in “Freud e il suo invisibile fantasma”: Un sistema rappresentazionale, come lo è lo psichismo umano, è costruito su una rete di categorie ed è autoreferente: cioè esso è in relazione soprattutto con altre sue parti più che con l’esterno. Ma qual è il processo che permette alla macchina - come lo chiama lo stesso Freud - di mettersi a camminare da sola da un momento all’altro?” L’incosciente macchinico come chiamano Deleuze e Guattari la produzione di senso proprio del testo e in particolare del testo poetico (Julia Kristeva insegna) produce il linguaggio dei segni attraverso un asse simbolico particolare. Un asse diacronico e uno sincronico come se fosse la texture, un canovaccio in cui il çà parle, la parola di Lacan, scrive il suo linguaggio come fa la maglia con l’uncinetto. Il segno è dunque un senso traslato del reale (Julia Kristeva e Roman Jakobson). Una mappa di un territorio, una topografia che introduce ad una tipologia dei luoghi poetici secondo una combinazione di segni fonetici e sintattici, le unità fonematiche, che costruiscono la meravigliosa macchina di produzione poetica. Una macchina astratta e trascendente come i Numeri di Cantor sulla sua diagonale. Scrive il fisico Franco Piperno in “Macchine, scienza, linguaggi”: Il momento in cui la matematica riconosce i propri limiti, si conclude proprio nel computer o, metaforicamente, nello spazio cibernetico. Ma concludendosi ci lascia come residui gli aspetti linguistici non formali, il linguaggio comune come presupposto di tutto questo. Il transfinito, il trascendente, il segno astratto coniuga secondo un formalismo grammaticale generativo qualcosa che produce combinandolo, il reale con il non reale, il formale matematico con il non formale del linguaggio comune e metaforico, il materico con l’immateriale, il corpo vivo con corpo di relazione astratto. E’ stato osservato che ogni ramo della scienza sembra ci voglia dimostrare che il mondo si regge su entità sottilissime come i quark, i messaggi del DNA, gli impulsi dei neuroni e quelli determinati nello spazio dell’individuo fin dalla sua vita e dal suo concepimento. Eppure i poeti ci dimostrano che è dall’incontro dell’uomo con se stesso e con gli altri significati che scaturiscono, attraverso i secoli, le forze più fertili ed immaginative della nostra cultura e, come si sa, sono stati i poeti stessi e gli artisti a infondere alle passioni e alle vicissitudini dell’individuo la dimensione umana del psichico e del tragico (Andreas Giannakoulas, Processi creativi e creatività). Dunque dal fondo della macchina che produce segni e simboli che la condizione naturale ed umana induce nel sapiens, che ne modifica la sensibilità e la conoscenza nella temporalità storica, avviene un imprevedibile scarto linguistico e della coscienza. Questa è la poesia, questo è l’intuito e il dominio sapienziale della poesia, cui affidiamo appunto questa logica combinatoria di segni e simboli che hanno raccontato, all’alba della civiltà e della civiltà della scrittura, ad esempio le peripezie di Odisseo che così, nelle peripezie del mondo e sue personali, sperimenta la tenacia del suo multiforme ingegno. La trascrizione in un codice sillabico, sintattico di queste esperienze dell’umano, la meraviglia dell’umano, noi la definiamo in un ordine/disordine, caotico e normativo, che è la poesia. Dissimmetria e simmetria, ordine e caos, numero e non numero, ritmo e misura sono gli algoritmi sapienziali di questa macchina di scrittura semiotica. La poesia è la manifestazione geniale e tragica di questa esperienza dell’essere gettato nel mondo. Il modo migliore che l’uomo conosca di immaginare se stesso e il mondo. Questo è il senso della poesia per Horderlin e dunque anche per Heidegger, che gli dedicherà significativamente un saggio. E che i poeti come i matematici rinnovino sempre questa esperienza, quella del calcolo e quella della poesia la dice lunga sulla fascinazione che ha presso l’uomo e la macchina calcolatrice e la macchina simbolica, ambedue cioè macchine poetiche, il cui confine è un confine bilingue caratterizzato da una asimmetria tra esterno e interno, come intelligentemente nota Jury Lotmann. E’ lo scarto, la differenza tra il reale reale e l’astratto simbolico che opera come struttura di senso poetico, come nella ricorsività matematica. In 11 STORIA | SCIENZE E RICERCHE • N. 2 • DICEMBRE 2014 altro ambito, quello musicale, l’esperienza del canone inverso, della ricorsività del suono, di una infinita piega ricorsiva, matematica e metamatematica, di J. Sebastian Bach, produce appunto questa magia sonora della esperienza creativa. ‘Questo incantesimo poetico-matematico, questo mantra (tessuto poetico, formula magica), così come l’esametro greco o l’anna-viraj (verso di dieci suoni in dieci suoni) dei poemi vedici, conduce la spola del senso, del tessuto di verso in verso fino alla potenza (viraj) dell’assoluto metamatematico. Dunque la poesia nella sua essenza è un evento, uno scarto temporale tra il reale e l’immaginario. Oserei dire un Potlach quasi divino, un infinito intrattenimento tra un osservatore e un osservato, tra un dicitore e un ascoltatore, tra uno sguardo e una serie di percezioni del reale, un campo fenomenico di cognizioni relazionate. E relazionabili. Alla poesia compete, è consentito ciò che alla scienza è vietato e viceversa. E ad entrambe, la facoltà del conoscere per linearità logica o non linearità semantica. E’ il caso questo di Dante Alighieri che fa scendere o salire i suoi demoni infernali o le sue virtù angeliche nelle volute geometriche, nella spirale logaritmica del ritmo ternario, fa salire o scendere se stesso fino alla dimensione del senza fine, dell’incommensurato regno divino, dell’ensof cabalistico. Il senza nome, il senza volto, il senza numero, Dio viene reinventato nell’immaginazione poetica di un sogno, di una reverie, teologica ed angelica. Verso il basso, con una torsione verso il basso e con continue linee di fuga, la scrittura di Kafka delinea una topografia della Non provvidenza che segna nel negativo l’esperienza di Dio. L’ingresso nel villaggio del signor K., dell’agrimensore ne “Il Castello”, è un capolavoro di questa tensione verso il basso della misura aurea. Nessun altro definisce meglio di Kafka il Luogo come luogo dell’umano, fino alla nichilazione, fino alla metamorfosi dell’umano nel non umano. Un non numero, l’assenza di un numero, il grado zero di ogni conoscenza, permette a Kafka di analizzare centimetro per centimetro l’essenza dell’umano. Nella prima fondazione di un cyberspazio, come in un quadro di Escher, nella surrealtà di Magritte o De Chirico, nella spazialità simbolica del Maestro dei Pannelli Barberini e di Francesco del Cossa, del Bramantino, nella maestria angelica e fiamminga della Madonna Salting di Antonello da Messina, nello spazio poetico ancora gotico di Barthélemy d’Eyck. E’ questa, secondo Pierre Lévy, filosofo ed ingegnere informatico, l’origine della potenza del virtuale, la potenza stessa dell’immaginazione e della memoria. Dal segno logografico, dalla scrittura, alla potenza della virtualità matematica e poetica, creativa. Abbiamo definito la relazione tra scienza e poesia? Non lo so. So che le linee di questa cartografia del conoscibile sia affidata alla scienza topologica di Poincarè e Renè Thom e che tocchi alla poesia indicare il senso dell’oltre, oltre il quale scompare ogni distinzione. Così è per il telescopio spaziale Hubble o il viaggio della sonda Cassini, così è per lo sguardo rivolto al cielo del Pastore errante dell’Asia di G. Leopardi, o le visioni poetiche ed ultramondane di Rimbaud, Baudelaire, Th. De Quincey o J. Joyce. Un provvisorio sguardo gettato dentro i confini dell’universo. In fondo tra il canto alla luna 12 dello sciamano dell’Indonesia, che eleva il suo canto notturno per metabolizzare la sua solitudine, che si è rifiutato di entrare nella civiltà mercantile occidentale, e lo sguardo d’incertezza di Einstein, io ci vedo poca differenza. BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE G. Leopardi, Opere, Utet P. Zellini, Breve storia dell’infinito, Adelphi G. Bachelard, La poetica dello spazio, Dedalo libri M. Blanchot, Lo spazio letterario, Einaudi H. Maturana e F. Varela, Macchine ed esseri viventi, Astrolabio Alfonso M. Iacono, L’evento e l’osservatore, Pierluigi Lubrina editore R. Jakobson, La sviluppo della semiotica, Bompiani N. Chomsky, Le strutture della sintassi, Laterza G. Deleuze-F.Guattari, Mille piani, Einaudi Ilya Prigogine-Isabel Stengler, La nouvelle alliance, Gallimard Douglass. R. Hofstadter, Godel, Escher, Bach, Adelphi P. Lévy, Il virtuale, Raffaello Cortina R. P. Feynman, Sei pezzi facili, Adelphi Franco Piperno, Macchine, scienza, linguaggi, in Cibernauti, Castelvecchi F. Scalzone-G.Zontini, Freud e il suo invisibile fantasma, in Tempo d’Analisi n. 2 2013, Aracne A. Giannakoulas, Processi creativi e creatività, in Tempo d’Analisi n. 2 2013, Aracne SCIENZE E RICERCHE • N. 2 • DICEMBRE 2014 | FILOLOGIA Ma quanti e quali derivati hanno le parole più usate? Qualche dato sulle famiglie etimo-morfologiche del lessico italiano DOMENICO RUSSO Università degli Studi G. D’Annunzio Chieti Pescara C 1. IL NOSTRO VOCABOLARIO DI BASE onosciamo da tempo quali sono le parole più usate e note dell’italiano1 e da tempo sappiamo tutto (o quasi) sulla loro ricchezza di significati (accezioni dicono i linguisti); sui contesti in cui vengono usate, (il ‘lavoro’ che fanno, direbbero l’Alice di Caroll e Maria Luisa Altieri Biagi); sulla loro consistenza grafica (le parole più lunghe, quelle più corte - meglio digitabili e comprensibili le seconde, meno le prime, che però ci aiutano a essere più accurati e precisi), sulla loro frequenza e rango nei testi scritti e in quelli parlati da tutti gli italiani (per esempio, il fatto che poche centinaia di loro fanno il 90%, di tutti i testi scritti, stranezze del reale...) e molto altro ancora.2 Ma quando parliamo di parole è un po’ come parlare dell’universo: di cose da sapere se ne presentano in continuazione e questo vale ovviamente anche per il vocabolario di base della nostra lingua.3 Succede così che a un certo punto uno possa chiedersi: ma quali sono le etimologie da cui derivano le parole più usate? Che è come chiedersi: qual è o quali sono le lingue che stanno nell’anima storica dei nostri discorsi, delle nostre idee, della nostra cultura? Dare una risposta precisa a questa domanda non comporta alcun problema metodologico: il dominio etimologico del lessico italiano è oggi ben stabilito e documentato,4 si tratta solo, come dico1 Per sapere facilmente e immediatamente quali sono basta consultare il CD-ROM del Gradit (Grande dizionario italiano dell’uso, ideato e diretto da Tullio De Mauro, Torino, Utet, 1999). 2 Per saperne di più si può vedere la raccolta di lavori curata nel 2005 da Isabella Chiari e Tullio De Mauro per Aracne di Roma: Parole e numeri. Analisi quantitative dei fatti di lingua. 3 Tanto per dirne una, ancora Isabella Chiari e Tullio De Mauro, nel loro The new basic vocabulary of Italian: problems and methods, hanno annunciato il NVdB (Nuovo Vocabolario di Base) sulla «Rivista di statistica applicata / Italian Journal of Applied Statistics» (vol. 22, 1, 2012, alle pagine 21-35). 4 Ogni media biblioteca ha in consultazione se non tutte almeno un paio di queste quattro sigle: DEI, DELI, LEI e GE (DEI: Battisti C., Alessio no i colleghi di fisica, di ‘fare le misure’. 2. LE TRAFILE ETIMOLOGICHE DEL VDB Come si sa, una classificazione comoda e corretta delle trafile etimologiche di un qualsiasi lessico prevede in genere tre tipi fondamentali di etimologie: a) le etimologie incerte; b) le etimologie endogene e c) le etimologie esogene. Ogni tipo si articola in specie e ogni specie presenta i suoi esemplari. Se prendiamo in considerazione le 6.694 parole (lemmi) di base dell’italiano che ci fornisce l’edizione 1999 del Gradit, risulta che il nostro VdB deriva da un totale di 114 trafile etimologiche diverse. Le incerte sono di 6 specie; le endogene di 28 e le esogene di 80, suddivise in 5 sottospecie diverse. In particolare le cinque sottospecie di tralfile esogene risultano essere 19 dal latino; 4 dal greco; 24 dalle lingue straniere; 19 dalle lingue antiche e 14 dai dialetti d’Italia, come riassume la tabella 1 che segue, dove sono allineati in ordine decrescente tipo, specie e consistenza assoluta e percentuale delle trafile etimologiche: G., Dizionario etimologico italiano, 5 voll., Barbera, Firenze, 1950-57, 19752; DELI: Dizionario etimologico della lingua italiana, Cortelazzo M., Zolli P., 5 voll., Bologna, Zanichelli, 19992; LEI: Pfister M., Lessico etimologico italiano, Reichert Verlag, Wiesbaden, 1984 e sgg.; GE, Garzanti etimologico, De Mauro T., Mancini M., Milano, Garzanti, 2000) affiancati dalla schermata della ricerca avanzata dell’edizione elettronica del Gradit, facile da usare e da far usare. 13 FILOLOGIA | SCIENZE E RICERCHE • N. 2 • DICEMBRE 2014 Tabella 1 - La composizione etimologica del VdB Tipo Nr. Consistenza Consistenza in % 19 3.628 54,19% Trafile endogene 28 2.360 35,25% Dalle lingue straniere 24 317 4,73% Trafile incerte 6 194 2,89% Dalle lingue antiche 19 143 2,13% Dal greco 4 33 0,49% Dai dialetti 14 19 0,28% Ora, generalmente, non si fa caso al fatto che le stringhe etimologiche dei vocabolari non valgono tanto per se stesse, quanto per la densità e l’importanza delle informazioni che racchiudono nelle poche parole e abbreviazioni (diciamo la verità, complicate da capire) con cui sono redatte. Sfugge cioè il fatto che la riga etimologica del dizionario è una sorta di cromosoma linguistico, storico e culturale. In realtà, a esaminarla da vicino, una qualunque trafila può essere usata come titolo di una o più narrazioni di argomento storico, antropologico, scientifico che faccia leva sul contenuto semantico della parola, sul percorso cronologico dalla prima attestazione a oggi, sui popoli o sui luoghi coinvolti, sulle istituzioni, sulle concezioni etiche, religiose, sentimentali o razionali che nel corso del tempo hanno preso forma e consistenza. Risulta così che il 90% dei nostri testi scritti e parlati risale a poco più di un centinaio di trafile che, se svolte nella loro completezza, produrrebbero una massa enciclopedica di conoscenze di ogni tipo. Se le espansioni delle trafile etimologiche appaiono illimitate o almeno molto estense, viste nel loro insieme le stesse trafile mettono in rilievo dati di caratterizzazione generale dell’italiano. Tra questi, ci sembra che il più saliente emerga dalla sintesi che si può estrarre dalla tabella 1 già presentata, e che ci pare consista nel vedere come l’italiano moderno sia, celiando un po’, una grande ‘torta’ linguistica fatta per Grafico 1 - Le componenti storiche dell’italiano di base 14 più della metà con del ‘latino barbaro e corrotto’ e per un buon terzo con dell’‘italiano puro’. Una ‘spolverata’ di lingue straniere e ‘tracce’ di lingue antiche e dialettali completano la nostra ‘ricetta’ (che ci auguriamo risulti gradita a chi si attarda ancora oggi a lamentarne l’imbarbarimento). 3. LE DERIVAZIONI Con le misure fatte sul VdB sappiamo di cosa parliamo quando parliamo delle etimologie delle parole più usate e possiamo scendere anche nei minimi dettagli per un ampio ventaglio di impieghi particolari: usi narrativi per esempio, di documentazione e verifica di ipotesi storiche, di redazione dei libri di testo (non precisamente un settore da portare ad esempio, purtroppo), di uso fine della nostra lingua, di usi ludici della stessa e così via. Ma manipolando le stringhe etimologiche viene un’ulteriore curiosità, scientifica ma anche pratica. Stabilito qual è l’universo etimologico dei nostri lemmi, possiamo anche stabilire se a loro volta queste parole sono a capo di una loro trafila successiva? E se sì, quante e soprattutto quali parole hanno contribuito a produrre? In altri termini: è possibile stabilire qual è la produttività etimo-morfologica delle parole più usate? La risposta a questa ulteriore domanda è affermativa. Lo è soprattutto grazie ai dati raccolti in un lavoro di qualche anno fa, forse non degnamente valorizzato ma in realtà per molti versi prezioso, in cui il lessico comune dell’italiano è stato raccolto in base alle famiglie etimo-morfologiche cui appartengono i vari lemmi, vale a dire nel meritorio Dizionario Italiano Ragionato (Dir) che Angelo Gianni realizzò per la D’Anna di Firenze nel 1987. Nel panorama dei lavori linguistici italiano questo vocabolario rappresenta un po’ un singletone lessicografico, sia perché non deriva da esperienze precedenti, come per esempio i dizionari etimologici o quelli analogici o di sinonimi e contrari, ma tenta per la prima volta in italiano voci SCIENZE E RICERCHE • N. 2 • DICEMBRE 2014 | FILOLOGIA consistenti di ‘parenti’ di un capolemma morfo-etimologico, sia anche perché presta una particolare attenzione alle possibilità di lettura dell’utente non specialista. E’ indubbio che un’attenta revisione tecnica gioverebbe alla sua affidabilità (poco o nulla si dice sui criteri di raccolta e redazione per esempio), ma il fatto stesso di mettere a disposizione una massa di dati molto consistente ne fa un’interessante opera di frontiera. 3.1. Le derivazioni interne. Un tempo era corrente e importante la nozione di ‘capofamiglia’. Fortunatamente questa nozione ha perso il suo rilievo antropologico e ciò rende libero questo termine per indicare quell’unità lessematica che gli studi storico-linguistici ci segnalano come il lemma che la massa parlante ha posto ‘a capo’, in quanto primo o ultimo a ritroso, di una più o meno nutrita serie di altre unità linguistiche, di una famiglia insomma, nel senso usato dal filosofo austriaco Ludwig Wittgenstein nelle sue ben note Ricerche filosofiche (tradotto da Mario Trinchero per Einaudi nel 1967). Il concetto di famiglia nel senso di Wittgenstein è utilissimo nello studio del lessico. Se infatti incrociamo i dati del Gradit con quelli del DIR possiamo individuare con chiarezza il fatto che il nostro vocabolario di base ha due radici ben distinte. Una è costituita dai capofamiglia che non fanno parte del VdB e l’altra dai capofamiglia che invece ne sono parte importante. I capofamiglia dei 6.694 lessemi del VdB considerati sono infatti 2.391 in totale. 576 sono parole che non appartengono (più) al nostro lessico quotidiano e frequente. Si tratta di lemmi come: mane; meare; memore; menda; mergere; meridie; mescere; mnemo; mola; morbo; morfo; murmurare; musa; noiare; nolo; nube; nullo; nunzio, ecc. In sostanza, parole spesso, ma non sempre, obsolete nell’uso comune e tuttavia grandi rappresentanti della nostra tradizione letteraria e quindi della nostra storia linguistica. Al loro fianco si schierano 1.815 capofamiglia che invece sono a tutti gli effetti parole del VdB. Si tratta in questo caso di parole come: lavagna; lavare; lavorare; lebbra; leccare; legare; legge; leggere; legno; lento; leone; lepre; les- so; lettera; letto; libero; libro; liceo; licere; lido; lieto; lieve; ligure; lima; limite; limone; limpido; lingua; lino; liquido; lista; lite; litro; lode; logo; lottare; lucano; lucchetto; luccio; luce; luglio; lumaca; ecc. La loro caratteristica più evidente è che questi capofamiglia si candidano ipso facto a svolgere un ruolo strategico sia dal punto di vista storico, che da quello teorico, che da quello educativo in particolare (quali parole migliori di loro da presentare ai bambini nelle prime fasi dell’apprendimento e/o da usare nella loro letteratura?). L’altra caratteristica evidente di questo gruppo di parole è il fatto che, da sole, coprono poco meno di un terzo (il 27,11%) dell’intero VdB, in altre parole: sono la ‘radice’ principale del nostro lessico di frequenza. Entrando più nello specifico possiamo andare a vedere quali e quanti sono i derivati etimo-morfologici del lessico di base e stabilire che: a) nel VdB i 576 capofamiglia esterni producono 1.382 unità, pari al 20,45% del totale dei lemmi e disegnano una regione lessicale in cui le relazioni sono raramente prive di attrattiva, come accennano gli esempi seguenti: affogare cf esterno: fauci; affollare cf esterno: follone; aggiornare cf esterno: dì; aggrapparsi cf esterno: graffa; ago cf esterno: acuire; agonia cf esterno: agone; agosto cf esterno: augure; agricolo cf esterno: agro2; agricoltore cf esterno: agro2; agricoltura cf esterno: agro2; aguzzare cf esterno: acuire; alba cf esterno: albo; albanese cf esterno: albania; alfabeto cf esterno: alfa; algerino cf esterno: algeria; alimentare1 cf esterno: alere; alimentare2 cf esterno: alere; alimentazione cf esterno: alere; alimento cf esterno: alere; b) i 1.815 capofamiglia interni producono invece 3.497 lemmi, vale a dire oltre la metà dei lemmi (il 52,24%) come nel caso di convivere cf interno: vivere; corrompere cf interno: rompere; determinare cf interno: termine; dettare cf interno: dire; deviare cf interno: via; disfare cf interno: fare; educare cf interno: durre; esprimere cf interno: premere; illuminare cf interno: lume; nobile cf interno: noto1; occidente cf interno: cadere. E’ allora interessante notare come a partire dai 1.815 capofamiglia interni si dipani un fitto reticolo di relazioni storiche e grammaticali che interessa direttamente la linguistica storica e quella teorica, ma anche gli studi filosofici e antropologici attinenti al linguaggio e la galassia delle riflessioni educative. Tra capofamiglia interni e loro derivati è coinvolto in questo reticolo circa l’80% del lessico di base e i rapporti che risultano tra queste componenti mostrano analogie, a cifre di poco variate, con la classica tripartizione statistica tra vocabolario fondamentale (capofamiglia interni), di alto uso (derivati da interni) e disponibile (derivati da esterni). 4. I DERIVATI ESTERNI Ma è possibile andare anche oltre le osservazioni fin qui fatte. I dati del Dir non solo aiutano a stabilire le dervazioni all’interno del vocabolario di base, ma più in generale invitano inevitabilmente a stabilire anche le derivazioni del vocabolario di base nell’intero lessico comune dell’italiano. 15 FILOLOGIA | SCIENZE E RICERCHE • N. 2 • DICEMBRE 2014 Occorre infatti considerare che la particolare struttura reticolare e plasticamente sistemica dei lessici delle lingue assegna alle parole più frequenti anche il ruolo di ‘motorino d’avviamento’, o, più tecnicamente, di ‘principio di attivazione’, di tutta la complessa e multiforme macchina linguistica. Si citavano all’inizio il patrimonio accettivo (come dire semantica e cultura) e quello dei contesti d’uso (come dire variabilità e pragmatica). Lo stesso si può e deve dire per le relazioni storico-morfologiche. E’ facile percepire infatti, anche a un primo esame, come il VdB appaia prima e si confermi poi, un potente generatore di unità lessicali a lui esterne, appartenenti cioè a tutte le altre fasce del lessico, da quello comune a quelle tecnico-scientifiche. Se si adotta una formula di produttività del tipo x/y, con x numero dei derivati non di base e y numero dei lemmi che li governano, si isolano ben 145 gradi di produttività differenti e si individuano tutte le famiglie relative ai vari gradi. Ai nostri calcoli gli estremi sono compresi tra 1/206 e 820/1, vale a dire che 206 lemmi producono un solo derivato non di base e che 820 derivati non di base provengo da un solo VdB. Per esempio all’11/66 troviamo i casi di convivere cf interno: vivere der: convitare, convitato, convito, convitto, convittore, convittrice, conviva, convivente, convivenza, conviviale, convivio; corrompere cf interno: rompere der: corrompibile, corrompimento, corrompitore, corrotto1, corruttela, corruttibile, corruttività, corruttivo, corruttore, corruttrice, corruzione; determinare cf interno: termine der: determinabile, determinabilità, determinante, determinatezza, determinativo, determinato, determinatore, determinazione, determinismo, determinista, deterministico; dettare cf interno: dire der: dettame, dettato, dettatore, dettatura, diktat, dittafono, dittare, dittatore, dittatoriale, dittatorio, dittatura; deviare cf interno: via der: deviamento, devianza, deviata, deviatorio, deviatore, deviazione, deviazionismo, deviazionista, deviazionistico, devio, deviometro; disfare cf interno: fare der: disfacibile, disfacimento, disfacitore, disfacitura, disfatta, disfatti bile, disfattismo, disfattista, disfattistico, disfatto; educare cf interno: durre der: educanda, educandato, educatamente, educativo, educato, educatore, educatrice, educatorio, educazione, edurre, eduzione; esprimere cf interno: premere der: espressamente, espressione, espressionismo, espressionista, espressionisticamente, espressionistico, espressivamente, espressività, espressivo, espresso, esprimibile; illuminare cf interno: lume der: illuminabile, illuminamento, illuminativo, illuminato, illuminatore, illuminazione, illuminismo, illuminista, illuministico, illuminometro, illuminoteca; nobile cf interno: noto1 der: nobildonna, nobilesco, nobilare, nobiliario, nobilitamento, nobilitare, nobilitazione, nobiltà, nobilume, noblesse oblige; occidente cf interno: cadere der: occasionale, occasionare, occasione, occaso, occidentale, occidentalismo e così via. Ad avere capacità produttiva esterna non sono solo i capofamiglia ma anche una buona percentuale di lemmi derivati. Manifestano infatti questa funzione produttiva oltre ai 1.815 capofamiglia anche 815 lemmi derivati, il che significa che il 40% ca (2.666 unità) del vocabolario di base proietta le 16 sue proprietà etimo-morfologiche sull’intera compagine vocabolare dell’italiano. Anche in questo caso si manifesta la presenza dell’ancoraggio alla tradizione, degli 815 lemmi derivati produttivi infatti 547 (8,17% del VdB) sono lemmi che hanno il capofamiglia interno e 304 (4,54% del VdB) invece fanno da tramite tra i capofamiglia esterni e unità lessicali anch’esse esterne al VdB. Le trafile derivative terminano invece con i 4.028 lemmi non produttivi (60% ca del VdB) di cui 1.078 (16,10% del VdB) hanno provenienza esterna e 2.950 (44,07% del VdB) hanno provenienza interna. Colte nel loro insieme le derivazioni esterne si impongono con evidenza: le proprietà storiche e morfologiche del si proiettano infatti al suo esterno su ben 46.451 unità lessicali, come dire, in sintesi, su una massa vocabolare superiore alla metà della massa vocabolare individuale adulta calcolata in un massimo di 80.000 parole. 5. CHIUSURA E INVITO L’esplorazione della struttura etimo-morfologica del dà modo di immaginare una pluralità di posssibili applicazioni. Tanto per dire, seguire la capacità produttiva dei lemmi permette di mettere al centro dell’attenzione nozioni semantiche di grande valore strategico soprattutto agli alti livelli di produttività. Si esaminino sotto questo profilo per esempio i 15 lemmi che producono più di 200 derivati: mano, raggio, trarre, porta, quattro, muovere, reggere, porre, tre, vedere, genere, stare, metro e il già menzionato fare. Qui invitiamo solo quanti scrivono per e parlano ai bambini e ragazzi (ma anche tanti adulti e i molti neoitaliani) a tener conto del fatto che si possono individuare almeno tre gruppi di lemmi per ordine decrescente di capacità produttiva. Considerato fuori catalogo, per così dire, il lessema più produttivo in assoluto dell’intero VdB e quindi dell’intero lessico italiano, il verbo fare (strano a dirsi, o forse a conferma del fatto, in un paese spesso considerato ‘chiacchierone’) con i suoi 820 derivati diretti e indiretti, si può considerare che esistono: (a) 212 lessemi che passando da 352 a 50 derivati producono da soli nel vocabolario comune italiano 20.689 lemmi diversi; (b) 807 lessemi che passando da 49 a 11 derivati producono nel vocabolario italiano 17.936 altri lemmi e infine che esistono (c) 1.646 lemmi che con una escursione che va da 10 a 1 sono presenti nel vocabolario italiano in 7.826 lessemi non di base. Come dire che è possibile dare a ognuno dei nostri giovani destinatari la chiave d’ingresso giusta al momento giusto. SCIENZE E RICERCHE • N. 2 • DICEMBRE 2014 | DIRITTO Il diritto d’asilo. Excursus storico SANDRO VALLETTA1 E ROSA CARBONE 1 Università degli Studi Guglielmo Marconi L e origini del diritto d’asilo risalgono al tempo dell’antica Grecia, in cui il fondamento dell’istituto era rinvenibile nella sacralità dei luoghi sacri. Le tradizioni greche furono mantenute anche dai Romani, con la differenza non solo di un maggior controllo in merito alle modalità di svolgimento, ma anche di una minore presenza di luoghi sacri, stante l’avversione al senso giuridico romano nei confronti dell’asilo stesso. La matrice fortemente religiosa dell’istituto trovò largo seguito anche nel popolo degli ebrei che praticavano l’asilo per preservare i colpevoli di omicidio involontario dalla vendetta del sangue, visto che solo costoro potevano essere accolti nei luoghi sacri, altrimenti l’omicida doveva essere strappato dall’altare e consegnato al vendicatore perché lo uccidesse. La sacralità dei luoghi e la condizione della persona sono elementi ben presenti anche nel c.d. asilo religioso (o ecclesiastico), stante il fatto che, non diversamente da quanto accadeva in Grecia, anche la Chiesa cristiana aveva diritto di ospitare chiunque si fosse trovato nei luoghi sacri. Più precisamente, quello cristiano, che apparve nel IV secolo d.C., legava la doverosità dell’asilo non solo alla sacralità del luogo di culto ma soprattutto al senso di dovere che nasce nel profondo della coscienza del cristiano, la cui dottrina predica l’amore verso il prossimo e soprattutto l’idea della remissione dei peccati. A partire dal IX secolo si assiste al riconoscimento di eccezioni al diritto canonico d’asilo, che, nel conflitto tra giurisdizione ecclesiastica e giurisdizione imperiale dovuto alla crescente ambizione del clero, finisce con l’assumere una forte valenza politica: al principio del diritto canonico, per cui nessuno deve essere escluso dall’asilo, si va sostituendo il principio opposto dell’asilo consentito soltanto in casi determinati. Le conseguenze del conflitto tra le due giurisdizioni, conclusosi con la vittoria di Filippo il bello e la sconfitta di Papa Bonifacio VIII, furono di grande portata se si considera la progressiva limitazione del potere spirituale e la successiva scomparsa del diritto canonico d’asilo. A questo subentrò l’asilo laico, espressione della sovranità di Stato, considerato dal richiedente asilo autorità indipendente ed esterna nel cui territorio si chiede protezione. In questo modo, il diritto di asilo si affermò sotto due distinte categorie: quella dell’asilo territoriale1, cioè accordato da uno Stato nel territorio in cui 1 Le origini dell’asilo territoriale si rinvengono nell’epoca delle guerre di religione in Europa tra il XVI e il XVII secolo, dovute alla riforma protestante. Infatti, durante tale periodo gli Stati erano soliti concedere asilo sul proprio territorio alle persone che, professando la propria religione, erano in fuga dalle persecuzioni operate negli Stati in cui si praticava una religi17 DIRITTO | SCIENZE E RICERCHE • N. 2 • DICEMBRE 2014 esercita la propria sovranità e quello extraterritoriale (asilo diplomatico)2, accordato da uno Stato al di fuori del proprio territorio nelle sedi delle proprie rappresentanze diplomatiche estere. Nel corso del XVII secolo quando cominciano a diffondersi le correnti giusnaturalistiche favorevoli ad una cooperazione internazionale nella repressione dei crimini comuni3, il rifugiato diventa solo chi è perseguitato per motivi politici o religiosi4. Del resto una caratteristica sostanziale dell’asilo è proprio quella di essere invocato quando nello Stato di origine si verificano discriminazioni e persecuzioni che le autorità statali non possono o non vogliono reprimere. E’ durante il periodo rivoluzionario che l’asilo non risulta più essere limitato ad un luogo specifico ma esteso a tutto il territorio nazionale, individuando i soggetti che possono usufruirne nelle persone che fuggono dalla loro patria “per la causa della libertà”, e non più quindi a chiunque e specialmente non più ai criminali. A livello internazionale vari sono gli strumenti che hanno fornito una regolamentazione del tema in questione. Il testo di portata universale sull’asilo è rappresentato dalla Dichiarazione sull’asilo territoriale dell’Assemblea generale delle N.U., la cui importanza si evince sia dall’ampliamento di questo diritto, in quanto i titolari della possibilità di sollecitarlo non sono solamente coloro i quali sono vittime di persecuzione, ma anche quanti combattono contro il colonialismo, sia dall’introduzione del principio di non respingione avversa. L’asilo diventa quindi un istituto che riguarda direttamente la sovranità territoriale degli Stati e consente al singolo Stato di farne un uso totalmente discrezionale. A seguito della Rivoluzione francese diviene la protezione offerta dagli Stati più liberali “agli stranieri banditi dalla loro patria per la causa della libertà” (Costituzione Francese de1 24 giugno 1793, art. 120). 2 Un concetto giuridico questo che esiste per lo più nel continente latino americano dove a partire dalla fine del secolo scorso molti sono i trattati e le convenzioni in materia ( Trattato di Montevideo 1889, Convenzione dell’ Avana 1928, Convenzione di Montevideo 1933, Trattato di Montevideo sull’asilo e sul rifugio politico 1939, Convenzione di Caracas 1954). 3 J. Bodin, De Republica, Amsterdam, 1645, lib.III. Cap. VI. La teoria verrà poi ripresa da Grozio nel suo De jure belli ac pacis, nel 1723 (lib. II; Cap. II). 4 Proprio per rispondere a una pressante richiesta di protezione, cominciarono a fare la loro comparsa sul continente europeo delle leggi nazionali che tenevano conto di importanti gruppi di rifugiati Fu questo il caso delle guerre di religione che insanguinarono l’Europa nei secoli XVI e XVII. In seguito alla revoca dell’Editto di Nantes che aveva permesso ai protestanti la libera professione del proprio culto, migliaia di profughi lasciarono la Francia per sottrarsi alle persecuzioni religiose, cercando così rifugio presso altri Stati che fossero in grado di offrire una maggiore tolleranza. L’Editto di Nantes aveva posto fine al clima di discriminazione esistente prima della salita al trono di Enrico IV, in particolare il testo dell’’Editto recitava: Art. XXVII: “Al fine di riunire più efficacemente la volontà dei nostri sudditi ... .noi dichiariamo che tutti coloro che professano la suddetta religione Riformata, possono tenere ed esercitare ogni posizione pubblica, onore carica o servizio qualsiasi reale feudale o altre cariche nelle città del nostro regno, paesi, terre e signorie a noi soggetti...” in A. Saitta, Antologia di documenti e di critica storica - L’Età moderna, Bari, 1993, pago 271. Naturalmente tale situazione non era una caratteristica unicamente francese, dato che nei secoli XVI e XVII le persone che fuggivano dalle persecuzioni, secondo le stime, erano oltre un milione, S. Sassen, Migranti, rifugiati, coloni. - Dalle migrazioni di massa alla fortezza Europa, Milano, 1999, pag. 23. Si veda anche G. Carchedi, F. Campani, G. Mottura, Migrazioni rifugiati nomadi - l’Europa dell’Est in movimento, 1998. 18 mento come dovere per gli Stati5, come divieto di “rifiuto di ammissione”, sia dalla possibilità di approntare una cooperazione internazionale in caso in cui uno Stato sia impossibilitato a fare fronte alle continue richieste di asilo inoltrate sul suo territorio, prevedendo la possibilità di indirizzare il richiedente asilo verso un altro Stato che possa occuparsi dell’esame della sua richiesta. Un’altra forma del diritto d’asilo è quella della protezione temporanea o asilo temporaneo, sviluppatosi inizialmente nei Paesi del Terzo Mondo, ma poi riconosciuto anche dai Paesi occidentali, con cui si è approntato un sistema di protezione internazionale per il profugo, differente da quella concessa ai rifugiati, non solo per la limitazione temporale, ma anche per i diritti garantiti6. Prendendo ora in considerazione l’ambito comunitario, occorre rilevare che al momento dell’istituzione della Comunità Europea, stante che l’unico scopo era quello di cercare 5 In A. Grahal – Madsen, The status of refugee in international law, vol. II, pag 102. 6 Con il Trattato di Amsterdam la materia della protezione temporanea è stata, come generalmente si dice, “comunitarizzata”. In altre parole, detta materia è passata dalla mera cooperazione intergovernativa alle competenze della Comunità, ossia al cosiddetto “primo pilastro”, il Consiglio dell’Unione potrà ora adottare direttive, regolamenti e decisioni che, oltre ad essere vincolanti, hanno effetto diretto. SCIENZE E RICERCHE • N. 2 • DICEMBRE 2014 | DIRITTO il “mercato unico europeo”, non si evincevano disposizioni nel Trattato con cui riconoscere competenze comunitarie in materia di asilo, ma solo norme sulla libera circolazione delle persone e delle merci. L’esigenza di frenare la massiccia immigrazione dovuta alla guerra fredda, portò l’Unione Europea a costruire le fondamenta di una politica comune. Questo percorso è iniziato con l’approvazione del Libro Bianco della Commissione al Consiglio Europeo sul mercato interno del 1985, con cui la Commissione si è impegnata a proporre una direttiva per disciplinare il diritto d’asilo e lo status di rifugiato, nonché il coordinamento delle politiche nazionali in materia di visti. La conseguenza logica del Libro Bianco è rappresentata dall’Atto Unico Europeo del 1986 che, con l’art. 100 A, ha steso in seno al Consiglio il ricorso alla maggioranza qualificata invece che raggiungere, come sempre sino allora previsto, un accordo unanime. Comunque, nel corso degli anni ’80 si è aperto un dibattito sul significato di libera circolazione delle persone, in particolare sulla questione se essa fosse da applicarsi esclusivamente ai cittadini europei o a tutti, con conseguente abolizione delle frontiere. Di fronte all’impossibilità di giungere a un accordo unanime tra tutti i Paesi membri, si giunse a stipulare l’Accordo Schengen, che ha costituito il primo passo verso la creazione di uno spazio europeo di libertà e di sicurezza. Ciò non bastò per raggiungere il suddetto obiettivo e per questo successivamente intervenne la Convenzione di applicazione dell’Accordo di Schengen, diretta sia alla soppressione dei controlli alle frontiere interne all’area formata dagli Stati contraenti, trasferendoli a quelle esterne, sia all’adozione di norme comuni per impedire l’immigrazione illegittima dei cittadini dei paesi terzi. Per quanto concerne la materia in tema di rifugiati, le disposizioni della Convenzione di applicazione riguardano unicamente il tema della “competenza per l’istruzione delle domande di asilo” (articoli dal 28 al 38), risultando notevolmente affini al contenuto della Convenzione firmata a Dublino il 15-06-1990 e relativa alla “determinazione dello Stato competente per l’esame di una domanda di asilo presentata in uno degli Stati membri delle Comunità Europee”. Una critica movibile nei confronti di questa Convenzione è che, come il precedente accordo di Schengen, non fornisce nella pratica elementi validi a ravvicinare le legislazioni, né fornisce una nuova definizione del concetto di rifugiato, nozione al contrario che sarebbe stata opportuna visto il cambiamento avvenuto nelle relazioni tra gli Stati in seguito alla caduta in quegli anni del muro di Berlino. Successiva ad essa, è la Convenzione di Dublino del 1990, elaborata dalla Commissione con il duplice scopo di evitare il fenomeno delle domande di asilo multiple, ossia la presentazione di una molteplicità di domande da parte di un medesimo individuo in più Stati, contenendo in questo modo il fenomeno del cd. “abuso di diritto d’asilo” o “forum shopping”, cioè della libera scelta da parte dei richiedenti asilo del paese più conveniente per presentare la propria istanza, e di ridurre il problema dei “rifugiati in orbita”, ossia i richiedenti asilo rinviati da uno Stato membro ad un altro senza che nessuno di questi si riconosca competente per l’esame della domanda di asilo. Prima con il Trattato di Maastricht del 1992, con cui la politica dell’immigrazione e di asilo sono riconosciuti dagli Stati membri come questioni di interesse comune (art. K1), e poi con il Trattato di Amsterdam del 1997, con cui si realizza la “comunitarizzazione”7 delle politiche dei visti, dell’asilo, dell’immigrazione e le “altre politiche connesse con la libera circolazione delle persone”, si assiste ad una svolta nel processo di riconoscimento comunitario della materia, accompagnata dalla possibilità di applicare le procedure comunitarie per l’adozione degli atti in materia di asilo consentendo, in questo modo, una più incisiva azione del Parlamento 7 Con il termine “comunitarizzazione” si fa riferimento all’assorbimento in ambito comunitario di politiche in settori che prima erano svolte soltanto a livello di cooperazione tra i governi nazionali, con un coinvolgimento marginale delle istituzioni comunitarie. Con il trasferimento sotto l’ombrello comunitario le procedure cambiano radicalmente: vengono ben definite le istituzioni alle quali compete l’adozione degli atti, la procedura di adozione degli stessi è compiutamente disciplinata dal Trattato CE, la tipologia di atti che possono essere adottati è prevista dallo stesso Trattato ed infine la Corte di Giustizia è competente ad esercitare il proprio controllo giurisdizionale sulle disposizioni adottate. Tutte queste garanzie non sono invece presenti laddove si applicasse il “metodo intergovernativo”, nell’ambito del quale i governi degli Stati membri sono i soli arbitri delle decisioni assunte. 19 DIRITTO | SCIENZE E RICERCHE • N. 2 • DICEMBRE 2014 Europeo e la facoltà per il Consiglio di abbandonare la regola dell’unanimità a favore di quella maggioritaria8. Riunitisi straordinariamente nella città di Tampere (Finlandia), i capi di Stato dell’UE, per fronteggiare le difficoltà di attuazione delle misure stabilite dal Trattato di Amsterdam e per offrire risposte rapide ed efficaci alle situazioni d’emergenza provocate dall’arrivo in massa di profughi provenienti dal Kosovo, si proposero di istituire un sistema comune europeo sul diritto di asilo9 (CEAS). Lo sviluppo di questo sistema ha compreso vari obiettivi da realizzarsi in due fasi. Per quanto concerne la prima fase, essa ha avuto come obiettivo quello dell’armonizzazione delle normative nazionali in materia di asilo e rifugiati e quello dell’eliminazione di quei fattori che attraggono i richiedenti il diritto di asilo verso particolari Stati dell’Unione, rimuovendo le più rilevanti disparità tra le legislazioni nazionali. Hanno contribuito alla realizzazione di questi obiettivi prima il FER10. (Fondo Europeo per i Rifugiati), che crea un sistema di ripartizione delle risorse al fine di equilibrare gli oneri sostenuti dagli stati membri, poi il l’ EURODAC11, un data-base usato per immagazzinare e confrontare le impronte digitali dei richiedenti asilo trasmesse dagli Stati membri e gestita dalla Commissione per conto degli Stati che rimangono gli unici competenti alla rilevazione delle impronte stesse12. Peraltro, tale fase è stata realizzata soprattutto attraverso lo strumento della direttiva e del regolamento. A tal proposito, nel luglio 2001 viene approvata la Direttiva sulla Protezione temporanea in caso di afflusso massiccio di sfollati e la promozione dell’equilibrio degli sforzi fra gli Stati membri13, con il fine di garantire una tutela immediata e uno status comune delle persone interessate; nel gennaio 2003 il Consiglio approva la Direttiva relativa alle norme minime sull’accoglienza dei richiedenti asilo14, alla quale gli Stati membri devono attenersi, sebbene la portata della Direttiva si mantiene a livelli minimi con numerosi e sostanziali rinvii alle legislazioni nazionali, rischiando di vanificare l’opera di armonizzazione che è l’obiettivo principale che Amsterdam e Tampere hanno posto alla base della legislazione europea sull’asilo. Nel febbraio del 2003 veniva adottato il Regola8 E. Greppi, Diritto istituzionale dell’UE (1998) pp. 2830. 9 Comunicazione della Commissione al Consiglio e al Parlamento europeo “Verso una procedura comune in materia di asilo e uno status uniforme e valido in tutta l’Unione per le persone alle quali è stato riconosciuto il diritto d’asilo” del 22.11.2000, COM(2000) 755 def., in Bollettino UE 11-2000. 10 Decisione 2000/596 del 28 settembre 2000 che istituisce un Fondo europeo per i rifugiati, in GUCE n. L 252 del 6 ottobre 2000. 11 Regolamento (CE) n. 2725/2000 dell’11 dicembre 2000 che istituisce l’”Eurodac” per il confronto delle impronte digitali per l’efficace applicazione della convenzione di Dublino, in GUCE n. L 316 del 15 dicembre 2000. 12 L. Zagato, Le competenze della UE in materia di asilo, cit., pag.165. 13 Direttiva 2001/55/CE del Consiglio del 20 luglio 2001, sulle Norme minime per la concessione della protezione temporanea in caso di afflusso massiccio di sfollati e sulla promozione di condotte sintonizzate tra gli Stati membri che ricevono gli sfollati e affrontano le conseguenze dell’accoglienza degli stessi, in GUCE L 212 del 7 agosto 2001. 14 Direttiva 2003/9/CE del Consiglio del 27 gennaio 2003 recante norme minime relative all’accoglienza dei richiedenti asilo negli Stati membri, in GUUE L 031 del 6 febbraio 2003. 20 mento 343/2003 detto anche “Dublino II”15, che stabilisce i criteri e i meccanismi di determinazione dello Stato membro competente per l’esame di una domanda d’asilo presentata in uno degli Stati membri da un cittadino di un Paese terzo; nell’aprile del 2004 viene approvata la Direttiva che detta le norme minime sulla qualifica di rifugiato o di persona che necessita comunque di protezione internazionale e anche delle norme minime in materia di protezione16. La prima fase della politica di asilo europea si conclude nel dicembre 2005 con l’adozione, dopo un lungo iter, della Direttiva recante norme minime per le procedure applicate negli Stati membri ai fini del riconoscimento e della revoca dello status di rifugiato17, il cui obiettivo principale è contribuire a limitare tra gli Stati membri i movimenti secondari dei richiedenti asilo dovuti alla diversità delle normative sulle procedure per il riconoscimento e la revoca dello status di rifugiato. Tuttavia, come evidenziato da diversi autori, «le disposizioni opzionali e non vincolanti sono talmente numerose che l’armonizzazione delle normative sarà non solo minima, ma anche meramente eventuale»18. Peraltro, con l’approvazione di quest’ultima Direttiva può considerarsi soddisfatto, come previsto dalle modifiche del Trattato di Nizza, l’art. 67 TCE par. 2, in base al quale tutte le normative in materia di asilo possono ora essere adottate in base alla procedura di codecisione e con deliberazione del Consiglio a maggioranza qualificata. È con il Programma dell’Aja, approvato dal Consiglio europeo di Bruxelles19 e volto al rafforzamento della libertà, della sicurezza e della giustizia nell’Unione europea, che si apre la seconda fase del processo di armonizzazione. Il Programma fissa al 2010 il termine ultimo per l’istituzione del regime europeo comune in materia di asilo, attraverso l’istituzione di “un’efficace procedura armonizzata, conforme ai valori e alla tradizione umanitaria dell’Unione”. Dopo il rinnovo del Fondo europeo per i rifugiati, attraverso la decisione la Decisione 2004/94/CE20 per il perio15 Regolamento CE n. 343/2003 del 18 febbraio 2003 che stabilisce i criteri e i meccanismi di determinazione dello Stato membro competente per l’esame di una domanda d’asilo presentata in uno degli Stati membri da un cittadino di un paese terzo, in GUCE n. L 050 del 25 febbraio 2003. Come risulta dalla relazione sulla valutazione del sistema di Dublino (Doc. COM 299 del 6.6.2007), la Commissione ha riscontrato che nel complesso gli obiettivi del sistema sono stati in larga misura realizzati, in particolare il regolamento di Dublino è generalmente applicato in maniera soddisfacente e offre un sistema efficace per determinare la competenza per l’esame delle domande di asilo. 16 Direttiva 2004/83/CE del Consiglio del 29 aprile 2004 recante norme minime sull’attribuzione a cittadini di paesi terzi o apolidi, della qualifica di rifugiato o di persona altrimenti bisognosa di protezione internazionale, nonché di norme minime sul contenuto della protezione riconosciuta, in GUUE L 304 del 30 settembre 2004. 17 Direttiva 2005/85/CE del Consiglio del 1 dicembre 2005 recante norme minime per le procedure applicate negli Stati membri ai fini del riconoscimento e della revoca dello status di rifugiato, in GUUE del 13 dicembre 2005. 18 FAVILLI C. e NASCIMBENE B., Rifugiati, voce in Dizionario di diritto pubblico, diretto da S. Cassese, vol. V, Milano, 2006, pag. 157. 19 Consiglio europeo di Bruxelles, 4 e 5 novembre 2004. 20 Decisione 2004/094/CE del 2 dicembre 2004 che istituisce il Fondo europeo per i rifugiati per il periodo 20052010, in GUCE n. L 381 del 28 dicembre 2004. SCIENZE E RICERCHE • N. 2 • DICEMBRE 2014 | DIRITTO do 2005-2010, abrogata successivamente dalla Decisione 573/2007/CE21, la quale fissa l’entità da destinarsi al Fondo europeo per i rifugiati per il periodo 20082013, il passo successivo e sicuramente il più importante di questa seconda fase è costituito dall’adozione della Direttiva 2005/85/CE22 sulle procedure, prevedendo non solo principi e garanzie fondamentali connessi alla procedura dell’asilo, ma anche le procedure di primo grado da applicarsi nella fase decisionale e le procedure di ricorso. Si ritiene, tuttavia, che questa Direttiva non raggiunga l’obiettivo che si era prefissata, offrendo una serie di norme procedurali piuttosto che una procedura standard. Pertanto, essa rivela chiaramente come gli Stati Membri continuino ad essere reticenti nell’attivare concretamente un sistema comune in materia d’asilo e più attenti ai confini nazionali piuttosto che a quelli dell’Unione23. Contemporaneamente alla creazione di un sistema comune di asilo, la Commissione ha inteso procedere, intervenendo nei Paesi di origine e di transito, attraverso la realizzazione di Programmi di protezione regionale. E’ quanto contenuto nella Comunicazione del 2005 sui Programmi di protezione regionali24, che intendono rafforzare le capacità di protezione delle zone di origine e di transito in modo che vi siano i presupposti per poter garantire il rimpatrio, l’integrazione o l’inserimento in un Paese terzo e che, come afferma concludendo la Commissione, «costituiscono il primo passo di un approccio rafforzato verso la protezione internazionale, nonché un’opportunità per l’Unione europea di conseguire alcuni risultati operativi ai fini di una migliore protezione dei rifugiati sul posto». La Commissione Europea nel giugno del 2007 ha presentato il Libro Verde sul futuro regime europeo in materia d’asilo25. La Commissione si prefigge come obiettivo la creazione di un regime comune europeo in materia d’asilo quale parte integrante di uno spazio di libertà, sicurezza e giustizia per fare dell’Unione Europea uno spazio di protezione unico basato sull’applicazione della Convenzione di Ginevra. Attraverso questo documento la Commissione vuole avviare un ampio processo di consultazione che porti all’individuazione degli scopi da raggiungere in questa seconda fase di creazione del regime comune europeo. 21 Decisione 573/2007/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 23 maggio 2007 che istituisce il Fondo europeo per i rifugiati per il periodo 20082013, nell’ambito del programma generale “Solidarietà e gestione dei flussi migratori” che abroga la decisione 2004/904/CE del Consiglio, in GUCE n. L 144 del 6 giugno 2007. 22 Direttiva 2005/85/CE del 1° dicembre 2005 recante norme minime per le procedure applicate negli stati membri ai fini del riconoscimento e della revoca dello status di rifugiato, in GUCE n. L 326 del 13 dicembre 2005. 23 C. Costello, The Asylum Procedures Directive in Legal Context: Equivocal Standards Meet General Principles, in From Amsterdam and Tampere to The Hague: an Overview of Five Years of EC Immigration and Asylum Law, in A. Baldacchini, E. Guild, H. Toner (a cura di), Whose Freedom, Security and Justice? EU Immigration and Asylum Law and Policy, Portland, 2007, pagg. 192193. 24 Comunicazione della Commissione al Consiglio e al Parlamento europeo relativa ai programmi di protezione regionale del 1.9.2005, COM(2005) 388 def., in GUUE C 49 del 28 febbraio 2006. 25 COM (2007) 301, Libro verde sul futuro comune regime europeo in materia d’asilo, 6 giugno 2007, Bruxelles. Infine per quanto concerne il Trattato di Lisbona, esso ha apportato importanti modifiche come la scomparsa della struttura a tre pilastri creata con il Trattato di Maastricht (1992-1993) e che aveva consentito di inserire la competenza in materia di visti, asilo e immigrazione nell’ambito della cooperazione GAI, il c.d. terzo pilastro, ora, invece, tutta collocata nel Trattato sul funzionamento dell’Unione europea (nuova definizione del TCE), in particolare nel Titolo V, rubricato Spazio di libertà, sicurezza e giustizia. In base all’art. 67, par. 2, TFUE l’Unione sviluppa una politica comune in materia di frontiere, visti, immigrazione e asilo26. Si tratta di un radicale cambiamento rispetto a quanto disposto dall’art. 62 TCE laddove si attribuiva all’Unione la competenza ad adottare norme minime. Inoltre, la stessa disposizione qualifica la politica come fondata sulla solidarietà tra gli Stati membri ed equa nei confronti dei cittadini di Paesi terzi. È inoltre codificato il concetto di protezione internazionale, risultante già dalle direttive in vigore, articolato nelle tre componenti dell’asilo europeo, della protezione sussidiaria e della protezione temporanea. 26 Sul tema dell’asilo nel contesto giuridico comunitario v., tra gli altri, A. Di Pascale, Commento all’art. 63 TCE, in A. Tizzano (a cura di), Trattati dell’Unione e della Comunità europea, Milano, 2004, pp. 443448; i diversi contributi contenuti nel volume a cura di L. Zagato, Verso una disciplina comune europea del diritto d’asilo, Padova, 2006; N. Parisi, Ai confini d’Europa. Politiche migratorie e diritto d’asilo, in D. Rinoldi (a cura di), Questioni di diritto delle migrazioni fra diritto europeo, diritto internazionale e diritto interno, Milano, 2007, p. 45 ss. 21 22 1 Presidente del Centro internazionale per gli studi fenicio-punici e romani L ENRICO ACQUARO I Fenici di Grazia Deledda via internet SCIENZE DELL’ANTICHITÀ | SCIENZE E RICERCHE • N. 2 • DICEMBRE 2014 a rilettura delle opere di Grazia Deledda utili alla redazione del sito www.fenici.unibo e il loro inserimento avvenuto nel mese di luglio 2014 fra le fonti di letteratura italiana hanno coinciso con la ripresa su internet di antiche e nuove polemiche sulla cultura nuragica e la frequentazione fenicia della Sardegna. Polemiche che trovano in http://monteprama.blogspot.it/ una cronaca vivace, ma non banale, che fa riferimento soprattutto alle ricerche condotte e da condursi nel Sinis. Un breve richiamo bibliografico, presente per lo più anche nel blog di Monte Prama, può essere utile per percorrere un’antologica storia delle ricerche antiche e nuove sull’area dei giganti, dagli studi che hanno visto fra gli altri come protagonisti negli ultimi anni Carlo Tronchetti1, Massimo Pittau2, Marco Rendeli3 e Cinzia Olianas4. Ma torniamo ai Fenici di Grazia De1 C. Tronchetti – F. Mallegni – F. Bartoli, Gli inumati di Monte Prama, in Quaderni della Soprintendenza archeologica per le province di Cagliari e Oristano, 8 (1991), 119-31; C. Tronchetti, Le tombe e gli eroi. Considerazioni sulla statuaria di Monte Prama, in P. Bernardini - R. Zucca (edd.), Il Mediterraneo di Herakles. Studi e ricerche. Parte prima. atti del Convegno di Studi (Sassari, 26 marzo - Oristano, 27-28 marzo 2004) (= Collana del Dipartimento di Storia dell’Università degli Studi di Sassari, 29), Roma 2005, 145-67; A. Bedini – C. Tronchetti – G. Ugas – R. Zucca, Giganti di Pietra. Monte Prama. L’Heroon che cambia la storia della Sardegna e del Mediterraneo, Cagliari 2012; C. Tronchetti, La statuaria di Monte Prama nel contesto delle relazioni tra Fenici e Sardi, in P. Bernardini - M. Perra (edd.), I Nuragici, i Fenici e gli altri. Sardegna e Mediterraneo tra Bronzo Finale e Prima Età del Ferro. Atti del I Congresso internazionale in occasione del venticinquennale del Museo Genna Maria di Villanovaforru, 14-15 dicembre 2007, Sassari 2012, 181-92: 2 M. Pittau, Il Sardus Pater e i guerrieri di Monte Prama, Sassari 2008. 3 M. Rendeli, Monte ‘e Prama: 4875 punti interrogativi, in International Congres of Classical Archaeology. Meeting between Cultures in the Ancient Mediterranean. Roma 2008 (= Bollettino di Archeologia on line, volume speciale 8/87/ 11), 2010, 58 – 72. 4 C. Olianas, Lo scaraboide dalla Tomba 25 di Monte Prama. Confronti e considerazioni, in Kubaba, 3 (2012), 39-52. SCIENZE E RICERCHE • N. 2 • DICEMBRE 2014 | SCIENZE DELL’ANTICHITÀ ledda. Così si notava nelle breve nota introduttiva alle citazioni raccolte: «I Fenici di Grazia Deledda emergono dalla più antica realtà sarda, spesso filtrata attraverso una cultura biblica e popolare, così come il Sardus Pater (cfr. da ultimo, P. Bernardini, Il culto del Sardus Pater ad Antas e i culti a divinità salutari e soterologiche, in P.G. Spanu [ed.], Insulae Christi. Il Cristianesimo primitivo in Sardegna, Corsica e Baleari, Oristano 2002, pp. 17 – 28; M. Pittau, Il Sardus Pater e i guerrieri di Monte Prama, Sassari 2008), il riso sardonico (cfr. fra gli altri S. Ribichini, Il riso sardonico. Storia di un proverbio antico, Sassari 2003), Amsicora (figura storica da sempre all’attenzione di scrittori di storia patria della Sardegna: cfr. fra gli altri, S. Atzeni, Ampsicora tra mito e realtà. Sotto ogni leggenda c’è sempre nascosta una verità, Cagliari 2002 e, da ultimo, S. Angei, Studio su Amsicora ovvero quando ad Amsicora venne la sincope della “o”, in monteprama.blogspot.it, 5 luglio 2014) e il cedro del Libano (cfr. da ultimo, De Riva, Desde la muralla de Media a los cedros del Líbano: unos apuntes de geografía del Próximo Oriente Antiguo, in Geographia antiqua, 18. 2009, pp. 217-26). Al colore porpora la Scrittrice ricorre descrivendo paesaggi, tessuti e volti, ora lieti ora adirati, della sua terra e, in qualche raro caso, di fiori «borghesi» di Roma che animano visi sardi presi da forte emozione»5. Ma dove la Deledda sposa mirabilmente la sua sardità con la storia fenicia è ne La nascita delle leoneddas (Una vecchia leggenda musicale) riportata nella versione benemerita di liberliber delle Leggende sarde alle pagine 23-24 e che qui si riporta per intero: «Poco distante dalla riva del mare un antico pastore pascolava le sue gregge. Era in un tempo lontanissimo, in una primavera quasi preistorica; ma il paesaggio era quale ancora si ammira adesso, una fresca pianura verde, chiusa da montagne quasi nere sul cielo d’un azzurro chiaro, e lambita dal mare; la capanna del pastore era eguale alle odierne capanne dei pastori sardi; e lo stesso era il pastore, vecchio ma ancora possente, coi lunghi capelli e la lunga barba gialla, gli occhi neri circondati di rughe, e vestito di rozzi pannilani e di pelli. Il vecchio si chiamava Sadur, (ed io non so l’etimologia di tal nome, ma ritengo che da questo provenga il moderno 5 http://www.fenici.unibo.it/Fonti/autori%20 letterat%20italiana/graziadeledda.htm. Sadurru, che poi vuol dire Saturnino) e viveva con la moglie ancor giovane e la figlia Greca. Qua e là per la pianura sorgeva qualche altra capanna e viveva qualche altro pastore. Donde venivano quei primi sardi, con le loro donne piccole e brune, e con le gregge ancora selvatiche? Forse i padri loro erano venuti anch’essi dalle coste d’oriente, con barche di predoni; e dico anch’essi perché, di tanto in tanto, sul mare argenteo disegnavasi l’ala rossastra di qualche vela fenicia, sbarcava un gruppo d’uomini pallidi, vestiti di corte tuniche grigie, coi sandali ai piedi e in testa un berretto a cono. E si spandevano sulla pianura come un turbine e incendiavano le capanne, predavano ciò che potevano, sgozzavano le pecore e banchettavano sotto gli alberi. Sadur nutriva un odio feroce contro questi sgraditi visitatori, che l’avevano più volte rovinato. Spesso s’era salvato con le donne e il gregge sulle montagne, ritornando alla pianura quando le vele rosse sparivano lentamente all’orizzonte, nei violacei crepuscoli marini; ma ora vedeva avvicinarsi con dolore l’estrema vecchiaia e sentiva tristemente svanir le sue forze. Chi avrebbe salvato oltre le sue donne e le sue gregge? Egli sedeva melanconicamente sul limitare dell’ovile, e guar23 SCIENZE DELL’ANTICHITÀ | SCIENZE E RICERCHE • N. 2 • DICEMBRE 2014 dava inquieto la linea chiara del mare. Da qualche tempo, però, anzi da qualche anno, nessuna disgrazia aveva turbato la vita di quei primi pastori sardi. Solo, dall’interno dell’isola, giungeva, di quando in quando, qualche negoziante primitivo. Recava frumento, legumi, pannilani, frutta secche, armille e altri gioielli di bronzo: in cambio riceveva lana, miele, formaggio, unghie di pecora, e ripartiva. Le donne macinavano il frumento fra due pietre, cuocevano le focacce, cucivano le vesti. Sadur guardava le gregge, e fissava gli occhi nel mare. Nonostante la pace di quegli ultimi anni, non si sentiva tranquillo. I suoi occhi si indebolivano, i suoi denti ferini si muovevano entro le gengive, le sue mani cominciavano a tremare. Ciò era ben triste. Il suo unico conforto, spesso, era di suonare certi flauti di canna, molto rozzi e primitivi. Ne veniva fuori una melodia monotona, ma flebile, soave, che si smarriva come un lamento nel gran silenzio della pianura. Quando suonava i suoi flauti di canna, Sadur dimenticava ogni sua tristezza; gli occhi suoi si raddolcivano, su tutta la sua selvaggia fisionomia si spandeva un’espressione di tenerezza e di bontà. Al suono melanconico del suo flauto, Sadur sentiva il cuore empirsi di care ricordanze, tutto gli sembrava dolce, sognava di maritar Greca con qualche giovine gagliardo, di lasciar lei e la madre sotto una forte protezione, e di morir tranquillo, sotto una quercia, al sole di aprile. Egli aveva parecchi flauti, più o meno sottili, e ogni volta che suonava li provava tutti, ad uno ad uno. Ciascuno aveva un suono particolare, e Sadur sapeva trarne diverse melodie. Ora, nell’ultimo anno della sua vita, gli accadde questo fatto. Era di maggio: un giorno egli se ne stava vicino al mare, quando con terrore scorse le vele fenicie a poca distanza dalla costa. Tutto tremante corse dalle sue donne e disse loro: «Ahimè, succede ciò che io da vari anni temevo. Non c’è che un mezzo per salvarci. Fuggite voi due con buona parte della greggia; avviatevi al nascondiglio che sapete. Io rimarrò qui con quindici o venti pecore: crederanno ch’io viva qui solo e si indugeranno a banchettare. Intanto voi potrete salvarvi, e, dopo la loro partenza, ci riuniremo» Le donne partirono, piangendo, spingendo verso i monti il grosso della greggia; e il vecchio rimase. Finse d’esser quasi cieco e si mise a suonare. I fenici lo trovarono così, in apparenza tranquillo, e credettero ch’egli vivesse solo con le poche pecore smarrite nel prato vicino. Com’egli aveva preveduto, essi s’indugiarono laggiù: frugarono la capanna, la distrussero per accender il fuoco coi rami dei quali era formata, sgozzarono le pecore e banchettarono. Alcuni di loro volevano legare e bastonare Sadur, ma il capo della spedizione, ch’era un giovine pallido dai lunghi capelli nerissimi, unti d’olio profumato, vi si oppose. Solo, finito il banchetto, comandò al vecchio di suonare. Sadur prese i suoi flauti e suonò. Il giovine capo si mise ad ascoltarlo attentamente, pensieroso e quasi triste. Ad un tratto parve preso da un capriccio strano, e comandò a Sadur di suonare tutti assieme i suoi flauti. “Come farò?”, disse il vecchio. “Accomodati, altrimenti ti farò bastonare.” Allora il vecchio cercò certe erbe filamentose e unì in fila i suoi flauti, formando la prima delle leoneddas sarde. Prova e 24 riprova, gli riuscì di suonare abilmente una melodia melanconica, armoniosa, discretamente sonora. Presi dalla sonnolenza dei meriggi primaverili, dopo il pasto abbondante, i fenici ascoltavano sdraiati sull’erba, e una grande dolcezza li invadeva a quel suono. Il giovine capo, specialmente, pareva incantato. A poco a poco si addormentò, e gli parve di non aver mai gustato un sonno così delizioso, in luogo più ameno di quello. Svegliandosi, disse al vecchio di chiedergli tutto ciò che desiderava; glielo avrebbe accordato, se era in suo potere. Sadur tremò, poi disse: “Ebbene, senti. Io ho moglie e una figlia vergine: se le incontri, non toccarle”. “Tu puoi farle tornar qui”, disse il capo, “non sarete più molestati.” Intanto fece ricostruir la capanna e attese che il vecchio, andato in cerca delle sue donne, fosse di ritorno. Desiderava sentire ancora il suono dei flauti riuniti e di addormentarsi ancora una volta sull’erba. Sadur e le donne e le gregge tornarono, e il vecchio suonò ancora, e il giovine si addormentò. Allo svegliarsi vide Greca, e il luogo gli parve ancora più ameno. “Vuoi tu darmi la fanciulla?”, chiese al vecchio. “La sposerò e resterò qui coi miei compagni.” Così si formò in Sardegna una delle prime colonie fenicie, ed il vecchio Sadur continuò a suonare, tutti assieme, i suoi flauti di canna». Grazia Deledda con i flauti di canne scioglie mirabilmente in una fiaba che ha tutta la parvenza di un contu sardo quel luogo comune, quel binomio inscindibile mercanti/pirati, che dall’antichità sino a Salgari e D’Annunzio6 arriva spesso ai nostri giorni sui Fenici barbari pirati del Mediterranei7. La fiaba, per restare nell’ambito della letteratura dei primi del novecento, sembra richiamare l’uso che si faceva di alcune conchiglie pescate nelle prime dune di Scheveningen «che servon a fare un cemento particolare», come nota Edmondo De Amicis8, e come documenta in Sardegna l’archeologia di Tharros punica9: il contu della Deledda serve da particolare “cemento” della storia. 6 Si veda per entrambi gli autori i brani già indicizzati in www.fenici. unibo. 7 Cfr. fra gli altri C. Raccuia, Pirati e Barbari. Rappresentazioni di fenicio-punici nella Sicilia greca, in M. Congiu - C. Miccichè - S. Modeo - L. Santagati (edd.), Greci e Punici in Sicilia tra V e IV secolo a. C. IV Convegno di Studi. Caltanissetta, 6-7 ottobre 2007, Caltanissetta – Roma 2008, 173 – 91. 8 Cfr. http://www.liberliber.it/mediateca/libri/d/de_amicis/olanda/pdf/ de_amicis_olanda.pdf, L’Aja, 216. 9 Cfr. M.L. Amadori, Tharros - XX. Indagini minero-petrografiche sugli intonaci di finitura, in Rivista di studi fenici, 22.2 (1996), 209-14. SCIENZE E RICERCHE • N. 1 • DICEMBRE 2014 | PSICOLOGIA Adattamento e integrazione. Il ruolo delle culture organizzative CLAUDIO PALUMBO Dipartimento di Medicina Clinica e Sperimentale, Università degli Studi di Parma Un modello di culture organizzative che da molti anni spiega efficacemente il comportamento organizzativo è quello degli autori italiani Bellotto & Trentini (1989). Questo modello è particolarmente adatto alle realtà organizzative e sociali italiane e continua ad implementare la sua capacità descrittiva ed esplicativa. Le quattro culture che derivano dal modello sono caratterizzate da variabili ben delineate per ciascuna cultura e con possibilità di essere rese operative. Ciò consente di applicare anche il metodo di ricerca quantitativa oltre che la più consueta metodologia di analisi qualitativa. Il modello esprime inoltre specifiche figure di formatori in aula per ogni tipologia di cultura e, ultimamente, queste culture sono state messe in relazione anche con il modello delle ‘patologie organizzative’ di Kets de Vries & Miller (1992). A tale riguardo, la frequente combinazione di più culture e il diverso peso che esse assumono all’interno della stessa organizzazione sono in grado di fornire segnali importanti del livello di benessere organizzativo. P utilizzando soprattutto metodologie di ricerca di tipo qualitativo. Ovviamente si possono utilizzare anche questionari per rilevazioni di tipo quantitativo, sia a livello integrativo di altre metodologie, sia per aver una prima e più rapida analisi del contesto organizzativo che si sta analizzando (Palumbo, 2010). Un modello di culture organizzative particolarmente flessi- INTRODUZIONE er ‘cultura organizzativa’ si intende ‘l’insieme coerente di assunti fondamentali che un dato gruppo ha inventato, scoperto e sviluppato imparando ad affrontare i problemi di adattamento esterno e di integrazione interna; assunti che hanno funzionato abbastanza bene, tanto da poter essere considerati validi e perciò tali da essere insegnati ai nuovi membri come il modo corretto di percepire, pensare e sentire in relazione a quei problemi’ (Schein, 1992). Si tratta quindi di un concetto fondamentale, in grado di spiegare larga parte dei comportamenti nelle organizzazioni. Per indagare la cultura organizzativa, e più probabilmente le diverse culture organizzative presenti nei complessi ambiti di lavoro odierni, occorrono ricerche ampie e approfondite, bile e che si presta ad applicazioni attraverso metodologie di ricerca qualitative e quantitative è stato elaborato da diversi anni da Bellotto & Trentini (1989), avendo come riferimento specifico la realtà italiana, tuttora oggetto di approfondimenti e applicazioni di ricerca che ne implementano il valore esplicativo (Palumbo, 2010; 2011). 1. QUATTRO CULTURE ORGANIZZATIVE Bellotto & Trentini (1989) considerano la cultura organizzativa come: “L’insieme di specifici modelli di comportamento improntati da modi di essere e di relazionarsi con altri che caratterizzano tutti i membri di un’organizzazione, pur nelle differenze di personalità, di ruolo, di situazioni con25 PSICOLOGIA | SCIENZE E RICERCHE • N. 2 • DICEMBRE 2014 tingenti”. In base a questo gli autori propongono un modello interpretativo delle culture organizzative (Fig. 1) che inquadra quattro tipologie sulla base di due assi fondamentali: · Isolamento-partecipazione; · Differenza-eguaglianza DIFFERENZE CULTURA NORMATIVO-BUROCRATICA CULTURA TECNOCRATICO-PATERNA PARTECIPAZIONE ISOLAMENTO CULTURA PERMISSIVO-INDIVIDUALISTA CULTURA FAMILISTICO-MATERNA EGUAGLIANZA Figura 1. Le culture organizzative (Bellotto & Trentini) 1.1 NORMATIVO-BUROCRATICA 1.2 TECNOCRATICO-PATERNA 1.3 PERMISSIVO-INDIVIDUALISTA 1.4 FAMILISTICO-MATERNA 1.1 Cultura Normativo-Burocratica Normativa: enfasi sulle procedure Burocratica: aspetto formale e freddezza delle relazioni · Alto valore al riconoscimento delle differenze e bassi livelli di socializzazione · Valore primario è lo status, su cui poggiano l’auto e l’eterostima · Leadership mirata alla stabilità del sistema · Sottolineatura sulle norme · Stile di conduzione autoritario · Sviluppo della carriera per concorso sui titoli formativi · Fattore incentivante: appello diligente al “senso del dovere” · Sistema premiante: incentivare il rispetto delle “regole formali” 26 · Rapporto fra ruoli e funzioni: forte differenziazione e scarsa integrazione · Clima organizzativo: assenza di emozioni, dimensione affettiva privata e soggettiva distinta da quella pubblica, impossibilità ad esprimere conflitti e competizioni · Il contratto psicologico tra individuo e organizzazione è del tipo “ottemperanza/riconoscimento”. 1.2 Cultura Tecnocratico-Paterna Tecnocratica: enfasi sullo sviluppo tecnologico Paterna: enfasi sulla competenza · Alto valore al riconoscimento delle differenze e alto livello di socializzazione · Valore primario è la competenza, su cui poggiano l’auto e l’eterostima · Leadership mirata all’efficienza e al raggiungimento degli obiettivi · Sottolineatura sugli obiettivi da raggiungere · Stile di conduzione flessibile e adatto alle diverse situazioni · Sviluppo della carriera per competenza e risultati raggiunti · Stretta correlazione fra risultato e remunerazione · Sistema premiante: incentivare lo sviluppo delle competenze · Rapporto fra ruoli e funzioni: forte differenziazione e massima integrazione · Clima organizzativo: sentimento di orgoglio, dimensione affettiva e soggettiva importante, ma controllata interdipendenza delle relazioni all’interno delle quali vengono gestiti conflitti e competizioni ritenuti normali · Le diverse persone sono valorizzate nelle loro differenti qualità. Il contratto psicologico è del tipo “risultati/remunerazione”: il rapporto tra identità personale e ruolo lavorativo tende ad essere vissuto come coerente dai membri dell’organizzazione. 1.3 Cultura Permissivo-Individualistica Permissiva: enfasi sul “laissez faire” Individualista: enfasi sui diritti e garanzie di ognuno · Alto valore al riconoscimento delle uguaglianze e basso SCIENZE E RICERCHE • N. 2 • DICEMBRE 2014 | PSICOLOGIA livello di socializzazione · Valore primario è l’indipendenza, su cui poggiano l’auto e l’eterostima · Leadership paradossale perché è vietato manifestarla esplicitamente · Sottolineatura sulle garanzie · Sviluppo della carriera con meccanismi automatici · Sistema incentivante: appello alla “disponibilità” · Rapporto fra ruoli e funzioni sullo sfondo a favore dei rapporti interpersonali · Clima organizzativo: sentimenti di estraneità, indifferenza e diffidenza, dimensione soggettiva ed affettiva improntata alla “non interferenza reciproca”, competizioni e conflitti taciuti “per amor di pace” · Il contratto sottostante è del tipo “non interferenza reciproca”: il rapporto tra identità personale e ruolo lavorativo è risolto con l’affermazione della prima. 1.4 Cultura Familistico-Materna Familistica: enfasi sui buoni rapporti Materna: enfasi sul codice affettivo · Alto valore al riconoscimento delle uguaglianze e alto livello di socializzazione · Valore primario è l’esperienza, su cui poggiano l’auto e l’eterostima · Leadership mirata all’unità, solidarietà ed affiliazione · Sottolineatura sull’appartenenza · Stile di conduzione improntato al coinvolgimento · Sviluppo della carriera per cooptazione sulla base della fedeltà personale e lavorativa · Sistema incentivante: appello alla “lealtà” e “appartenenza” · Rapporti fra ruoli e funzioni numerosi e spesso confusi · Clima organizzativo: sentimenti di solidarietà e unità, dimensione affettiva, soggettiva e privata confusa e sovrapposta a quella lavorativa, competizioni e conflitti esplodono come fuochi d’artificio, ma vengono regolati dalla fedeltà al sistema · Prevale un contratto di “fedeltà/protezione”: il rapporto tra identità personale e ruolo lavorativo viene vissuto in modo sovrapposto e confuso. 2. IL RUOLO DEL FORMATORE IN AULA NELLE DIVERSE CULTURE Istruttore (cultura Normativo-Burocratica). Insegna senza tener conto delle emozioni coinvolte nel fare la formazione. Si occupa soprattutto del “sapere” e del “saper fare”. Esperto di contenuti e di comportamenti da adottare, in genere utilizza lezioni-conversazioni-discussioni (eventualmente in gruppo) di tipo strutturato. Resta adatto ad una formazione solamente tecnico-professionale. Conduttore (cultura Tecnocratico-Paterna). Coordina e facilita l’apprendimento. Garante della metodologia, non presta particolare attenzione a “quello che si dice” ma a “come lo si dice”. Il suo approccio è focalizzato sui processi di gruppo e lo scopo resta quello di rendere i processi di comunicazione del gruppo funzionali agli obiettivi di apprendimento. E’ perlopiù adatto a progetti formativi flessibili, dove la situazione non strutturata facilita l’apprendimento. AnImAtore (cultura Permissivo-Individualistica). Anima il gruppo. L’indeterminatezza del ruolo resta intenzionale, giustificata dall’appello alla non direttività (gruppo d’incontro). Si punta in tal modo alla naturale estrinsecazione delle pulsioni dei singoli; l’apprendimento è basato soprattutto su processi di identificazione proiettiva ed introiettiva dei formandi con il formatore; il progetto formativo è puramente indicativo, la metodologia passa in secondo piano. terApeutA (cultura Familistico-Materna). Lenisce i problemi, cura, protegge, premia la fedeltà. Il suo approccio è focalizzato sui problemi personali profondi e sulle dinamiche emozionali vissute dai partecipanti; l’apprendimento avviene attraverso l’interpretazione e la rielaborazione del formatore-analista dei contenuti psichici emersi (gruppo clinico di introspezione). Sono le emozioni ad essere gli elementi di indagine fondamentali. 3. PATOLOGIE ORGANIZZATIVE E CULTURE ORGANIZZATIVE Queste patologie sono così schematizzabili (Kets de Vries & Miller, 1992; cfr. anche Palumbo, 2009): 27 PSICOLOGIA | SCIENZE E RICERCHE • N. 2 • DICEMBRE 2014 - l’organizzazione paranoica, fondata su diffidenza verso l’esterno e l’interno (rapporto con la cultura PermissivoIndividualistica); - l’organizzazione compulsiva, che programma in modo perfezionistico le sue attività e risulta assai formalizzata, con procedure burocratiche che hanno una visuale ristretta (rapporto con la cultura Normativo-Burocratica); - l’organizzazione drammatica, intenta ad attrarre l’attenzione e ad esibire il successo con preoccupazione narcisistica (rapporto con la cultura Familistico-Materna); - l’organizzazione depressiva, fondata sulla rassegnazione, abitudinaria, con un’operatività circoscritta e con stile decisorio orientato al rinvio (possibile nelle culture PermissivoIndividualistica e Normativo-Burocratica, dove è presente l’eccesso di procrastinazione); - l’organizzazione schizoide, che manca spesso di un orientamento stabile: la leadership di alto livello non svolge una funzione integrativa e le tensioni interne ostacolano un’efficace interazione con l’ambiente esterno (rapporto con le culture Permissivo-Individualistica e Familistico-Materna). 4. MODELLO DI CULTURE PREDITTIVO DEL BENESSERE ORGANIZZATIVO Il modello di Bellotto & Trentini evidenzia sempre di più la sua valenza trasversale e la capacità di interpretare efficacemente micro e macro fenomeni della realtà sociale, politica ed economica italiana. Un esempio è relativo a come viene considerata la “norma”. Per la Cultura Normativo-Burocratica, “la norma si applica” (comunicazione a 1 via); per la Cultura Tecnocratico-Paterna, “la norma si interpreta in gruppo” (comunicazione a 2 vie); per la Cultura Permissivo-Individualistica, “la norma si interpreta individualmente”; per la Cultura Familistico-Materna, “nonostante la norma si può patteggiare”. Le quattro culture organizzative segnalano rischi precisi in termini di benessere organizzativo quando ognuna di esse tende ad essere eccessivamente presente. Nel caso della: - Normativo-Burocratica, rigidità paralizzante e paradossale a causa di un eccesso di norme, regole e procedure; - Tecnocratico-Paterna, eccessiva considerazione della tecnologia come ambito principale di risoluzione dei problemi; - Permissivo-Individualistica, difesa ad oltranza delle gestioni individuali separate all’interno dell’organizzazione, a salvaguardia della ‘non interferenza reciproca’; - Familistico-Materna, cooptazione e fedeltà quali elementi determinanti e dimensione affettiva confusa con quella lavorativa. Inoltre, la preponderante presenza di una cultura può condurre alla forte reazione di quella opposta collocata sulla diagonale del modello: Normativo-Burocratica e Familistico-Materna su di una diagonale, Tecnocratico-Paterna e 28 Permissivo-Individualistica sull’altra diagonale. Ciò è esemplificato da affermazioni tipiche che caratterizzano queste reazioni all’eccessiva presenza della cultura opposta. Nel caso di un eccesso di Familistico-Materna, la reazione Normativo-Burocratica si esplicita per esempio con la frase: “Occorrono regole sempre più rigide”; nel caso opposto: “Tanto la risolvo tra amici”. Nell’eventualità di eccessiva Tecnocratico-Paterna, la reazione Permissivo-Individualistica è del tipo: “Tanto c’è sempre uno che paga per tutti, basta che non sia io”; nel caso contrario: “Occorre qualcuno competente che sistemi tutto ed eviti il proliferare delle gestioni individuali separate all’interno dell’organizzazione”. In quest’ultimo caso il rischio che si corre è il governo della tecnocrazia, di “chi sa” rispetto a “chi non sa”, con modalità di competenze “iperspecialistiche” e progressiva perdita del valore delle “competenze trasversali” (Palumbo, 2013a; 2013b; ; tipiche sono affermazioni : ‘Io conosco la situazione e garantisco su come risolvere i problemi’. Occorre ancora ricordare che le culture sono interiorizzate e possono spiegare automatismi comportamentali in apparenza poco funzionali, contraddittori e persino paradossali. Oggi, in Italia, il complesso delle condizioni socio-politicoeconomiche sembra prospettare piuttosto un bilanciamento di tutte le condizioni culturali che provoca la paralisi dell’azione organizzativa: ad una storica prevalenza “permissivofamilistica”, si contrappone l’aumento del peso “tecno-burocratico”. RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI Bellotto, M., Trentini, G. (1989). Culture organizzative e formazione. Milano: F. Angeli. Kets de Vries, M.F.R., Miller, D. (1992). L’organizzazione nevrotica. Milano: Cortina. Palumbo, C. (2009). Introduzione alla Psicologia del Lavoro e dell’Organizzazione. Parma: Edizioni Santa Croce. Palumbo, C. (2010). La valutazione dello stress lavoro correlato. Parma: Edizioni Santa Croce. Palumbo, C. (2011). Andare oltre 3. Interpretazione del rapporto tra soggetto e mass media. Parma: Edizioni Santa Croce. Palumbo, C. (2013a). Benessere individuale, organizzativo e sociale attraverso lo sviluppo delle competenze trasversali. il Dialogo. Agno (Svizzera): Bimestrale delle ACLI (Svizzera), 2, XXIII, p. 9. Palumbo C. (2013b). Soft Skills and Job Satisfaction. Two Models in Comparison. Universal Journal of Psychology. Horizon Research Publishing Ltd., Cal., USA,1, 3, Oct. 2013, 103-106. Palumbo, C. (2014). Sviluppo delle competenze trasversali e benessere individuale, organizzativo e sociale. il Lavoro, Lugano, CFP-OCST, 13-3-2014, p. 11. Schein, E.H. (1992). Lezioni di consulenza . Milano: Cortina. SCIENZE E RICERCHE • N. 2 • DICEMBRE 2014 | MEDICINA Le basi scientifiche della Morfopsicologia nella biologia molecolare BARTOLOMEO VALENTINO Morfopsicologo L a Morfopsicologia è un innovativo metodo di lettura del volto che interessa praticamente tutti. La possibilità di poter leggere l’anatomia del volto di un altro ed interpretarlo ci consente di relazionarci meglio con relativo vantaggio per il singolo ma, anche, di tutta la Società. Da qui infatti la valenza sociale della Morfopsicologia. Può essere definita anche una sorta di psicologia pratica accessibile facilmente in quanto parte dalla lettura della morfologia del viso, dunque da un dato obbiettivo. Scopritore di questa branca è stato il neuropsichiatra francese Louis Corman che ne ha stabilito, con felicissima intuizione, le leggi fondamentali. La prima legge è basata sulla Dilatazione-Retrazione del viso, la seconda sulla Atonia-Tonicità della muscolatura dei muscoli mimici e masticatori, la terza si occupa dell’Armonia del volto, quindi presenza o meno degli antagonismi e, infine, la quarta della possibilità di integrazione e risoluzione degli stessi Tanto premesso, notizie scontate per i già addetti ai lavori, la nostra attenzione si soffermerà sulle prime due leggi, in particolare sulla Dilatazione-Ritrazione, morfologie che si identificano psicologicamente con l’estroversione ed introversione. Attualmente si parla ancora di “ipotesi biologiche” nel riferirsi alle prime due leggi. Lo scopo del presente articolo è dunque quello di dimostrare che che tali “ipotesi”, grazie alla biologia molecolare, oggi sono certezze scientifiche inconfutabili. In altre parole, potremo sostenere che il salto nelle branche scientifiche della Morfopsicologia è avvenuto. In sostanza quanto andremo sostenendo ci spiegherà la nascita dei vari morfotipi. Prima domanda da porci. Qual è il meccanismo iniziale, a livello biomolecolare che si mette in moto per la Dilatazione o Ritrazione. La risposta la troviamo in uno studio condotto dal gruppo del prof. Stefano Piccolo del Dipartimento di Biotecnologie dell’Università di Padova. Tale studio è sintetizzato in un articolo dello stesso Piccolo e collaboratori, apparso su Nature (“Role of YAP/TAZ in mechanotrasduction, Nature, 2011, 474, 179-183” Lo studio di Piccolo et all. era finalizzato ad apportare un contributo alla risoluzione del problema dei tumori, ma anche al differenziamento guidato delle cellule staminali, sforzo felicemente riuscito. Questo gruppo di ricercatori non credo che pensassero di contribuire anche a dare delle basi scientifiche (non più ipotesi, dunque) alla Morfopsicologia e alla nascita degli svariati morfotipi. Le ricerche di Piccolo hanno intanto confermato una intuizione di Aristotele, di oltre duemila anni fa, il quale definiva la “forma” l’essenza della vita e che dalla forma nascono le funzioni e non il contrario. Concetti basilari sono i seguenti: 29 MEDICINA | SCIENZE E RICERCHE • N. 2 • DICEMBRE 2014 a) le cellule nell’uomo non hanno la stessa forma b) acquisiscono delle funzioni specifiche a seconda di quale tessuto fanno parte c) tutte le cellule hanno vita breve, mentre il tessuto o l’organo di appartenenza conserva la stessa forma. Si verifica una sorta di “autorinnovo” o “autoassemblaggio”. Come può avvenire tutto ciò? In sostanza è la forma delle cellule, quindi dei tessuti, degli organi e nel nostro caso del viso, quella che controlla il nostro Genoma, quindi tutte le funzioni correlate, comprese evidentemente quelle più squisitamente psichiche o gli stessi atteggiamenti psicologici. Va subito ribadito che alla base della morfologia del viso si devono annoverare numerosi altri fattori, che sono solo concorrenti ma non i determinanti. Per dimostrare quanto affermato, ossia dalla forma le funzioni, va puntualizzato che: 1. tutte le cellule sono immerse in un ambiente (spazio) tridimensionale (anche il nostro viso deve fare i conti con questa realtà); 2. in questo ambiente le cellule sono a contatto con le altre oppure devono legarsi ad un sostegno (una matrice). Le cellule, dunque, per rimanere nello spazio tridimensionale devono avere la possibilità, le potenzialità di modificare la loro forma che esprimerà un certo Genoma e quindi delle specifiche funzioni, praticamente i futuri morfotipi. Ma che significa, inoltre, che una cellula nel suo ambiente è meno compressa o più compressa se non più dilatata o più ritratta. La maggiore o minore compressione delle cellule determinerà Genomi e funzioni diverse, cioè morfotipi diversi. Per modificare la loro forma, principio della vita, devono fare i conti con diversi stimoli che sono di tipo meccanico. Si tratta di vere forze che possono essere: - di compressione (=ritrazione). Si riduce il loro volume nell’ambiente intercellulare: - di stiramento. Ossia occupazione di uno spazio maggiore (=Dilatazione); - forze idrostatiche. Tutte queste forze sono parte integrante del loro appartenere ad un certo tipo di tessuto o organo o sistemi ,quindi del corpo in toto. Come un segnale meccanico, per esempio durezza o morbidezza, si può tradurre in un segnale chimico e di tipo biomolecolare? Tutto questo è stato studiato sulle cellule staminali, di cui si è potuto guidare il loro differenziamento. Il tutto è dovuto ad una proteina specifica denominata con la sigla YAP. Come agisce? Questa proteina entra nel nucleo delle cellule e vi rimane solamente se è capace di “fare forza” o di “tirare” contro il proprio substrato. Si verifica una sorta di “tiro alla fune”. Quindi, le cellule si espanderanno in una certa maniera a seconda della capacità della proteina YAP di permanere nel loro nucleo e ciò dipende dal substrato diverso. A questo punto si verifica la trasduzione meccanochimica, si determinerà il Genoma e, quindi, le funzioni correlate. Nasce il morfotipo. Le funzioni, evidentemente, vanno intese in senso generale. Ovvero si porranno le basi delle future morfologie tissutali, organi, corpo (viso) e delle future 30 tipologie psicologiche. In conclusione possiamo dedurre che: 1. Il principio basilare della vita è l’espansione e non la ritrazione. 2. La capacità più o meno accentuata della proteina YAP di rimanere nel nucleo delle cellule varia a secondo del substrato intercellulare, ossia ambiente. Ciò porterà a Genomi e Funzioni diverse per la trasduzione meccano-chimica, quindi, a futuri morfotipi altrettanto diversi: 3. Sul modellamento del nostro viso, comunque, intervengono tanti altri fattori esterni. 4. Le prime due leggi stabilite da Corman, e condivise da tutti i morfopsicologi, non sono da questo momento delle “ipotesi biologiche” ma delle certezze scientifiche. 5. Si conferma a distanza di anni dalla scomparsa di Corman la genialità di questo personaggio, che, pur senza una dimostrazione, aveva avuto delle intuizioni che hanno creato una nuova branca del sapere: la Morfopsicologia. SCIENZE E RICERCHE • N° 1 • NOVEMBRE 2014 | RECENSIONI Francesco Mauro: un mistero napoletano DECIO COCOLICCHIO Dipartimento di Matematica, Università degli Studi della Basilicata MAURIZIO D’AURIA, CARMINE COLELLA, NICOLA MASINI (A CURA) Francesco Mauro: un chimico lucano L Edizioni Scientifiche Italiane, 2014 a mattina del 5 aprile del 1893, in uno dei laboratori di chimica della Scuola d’Applicazione per gli Ingegneri dell’Università di Napoli, sembra sia stato rinvenuto il corpo senza vita del Direttore, il chimico di origine lucana Francesco Mauro. La morte insolita di un esperto professore di 42 anni tra le provette del proprio laboratorio, contiene indubbiamente tutti i singolari connotati di un cold case, destinato ad affascinare il grande scrittore Ermanno Rea, che dei misteri napoletani ha fatto metafora, memoria e materia di avvincenti ricostruzioni. La singolare scomparsa di Mauro appare come il mistero napoletano della Chimica, al pari delle vicende di Renato Caccioppoli nella Matematica, Federico Caffè nell’Economia e, con altri risvolti, Ettore Majorana nella Fisica. Invero, gli unici documenti sulla morte di Francesco Mauro sono un resoconto dell’Annuario dell’Accademia dei Lincei, un accurato ma reticente necrologio su Il Mattino, il giornale diretto da Edoardo Scarfoglio e Matilde Serao, ed una pagina di commemorazione in un giornale scientifico tedesco, che lo annoverava tra i componenti del suo comitato scientifico. Ciò che colpisce è che, incredibilmente, nessuno a Napoli avvertì il bi- sogno di commemorare la prematura e drammatica scomparsa di un prestigioso professore, Accademico dei Lincei, allievo di Stanislao Cannizzaro, direttore in carica di quella che presto diventerà la prestigiosa Facoltà di Ingegneria dell’Università di Napoli. Senza figli e con una moglie francese troppo giovane, la memoria di Mauro sarebbe potuta essere preservata solo dai suoi illustri colleghi come Agostino Oglialoro-Todaro, e sua moglie Marussia Bakunin o dai promettenti allievi come Orazio Rebuffat, destinato a succedergli, ed Eugenio Scacchi, il figlio del suo mentore, l’illustre mineralogista pugliese Arcangelo Scacchi. Nel tempo, di Francesco Mauro non restarono che sempre più labili tracce. Il primo serio tentativo di indagine biografica delle vicende umane e professionali di Francesco Mauro è rappresentato dal recente volume intitolato “Francesco Mauro, un chimico lucano” a cura di Maurizio D’Auria, Carmine Colella e Nicola Masini (Edizioni Scientifiche Italiane, Napoli, 2014) (Fig.1). I numerosi contributi di cui è composta questa antologia si prefiggono l’obiettivo comune di assegnare il posto che merita nella Storia della Chimica italiana ad uno dei primi allievi di Cannizzaro, agli albori del Regno d’Italia. Si tratta di un volume esemplare nella redazione, a cura di accademici esperti ed appassionati che non omettono di riscostruire le origini a Calvello, un paese arroccato alle pendici del monte Voltu- rino non lontano da Potenza, nel cuore della Basilicata, dove Francesco Mauro era nato, il 4 novembre 1850 in una famiglia benestante di affermati avvocati e medici (Fig.2). Mauro si laureò a Napoli nel 1878, mentre, come assistente, già collaborava con Stanislao Cannizzaro, il venerato Maestro di un paio di generazioni di chimici italiani. L’incarico presso la Scuola di Applicazione per gl’Ingegneri di Roma gli era stato conferito grazie alla disponibilità del Direttore, il matematico Luigi Cremona, che ebbe un ruolo significativo nella riforma universitaria dopo l’Unità d’Italia. Mauro ebbe presto modo di disimpegnarsi, contribuendo ad eleggere Cremona nel Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione, al posto di France31 RECENSIONI | SCIENZE E RICERCHE • N° 1 • NOVEMBRE 2014 sco Brioschi, altro illustre matematico del XIX secolo, a cui oggi è intitolato il Dipartimento di Matematica del Politecnico di Milano. Il metodo di Cannizzaro di coinvolgere da subito i propri allievi nell’attività sperimentale, permise a gran parte di loro di conseguire presto i titoli per concorrere e spesso vincere le cattedre in diverse università, tanto che si parla di colonizzazione da parte di Cannizzaro e della sua scuola della Chimica italiana. La vicenda di Francesco Mauro ne rappresenta un caso esemplare. Dedicandosi, per conto di Cannizzaro, all’analisi chimica delle acque potabili, Mauro acquisì una rinomata competenza professionale che gli permise, dopo un artificioso concorso a cattedra a Torino, alla fine del 1883 di insediarsi come professore di Chimica docimastica (antesignana dell’attuale insegnamento di Scienza e tecnologia dei materiali) e direttore del relativo laboratorio, alla Regia Scuola di Applicazione per gl’Ingegneri dell’Università di Napoli. Qui si convertì allo studio innovativo dei prodotti di sintesi dei composti del molibdeno, in un ambiente accademico ricco di colleghi famosi come Agostino Oglialoro-Todaro, proveniente dalla scuola di chimica di Palermo, che a Napoli aveva trovato la compagna di vita e di lavoro Marussia Bakunin: la provvidenziale zia che tolse dai guai giudiziari il matematico ribelle Renato Caccioppoli. Nel 1888, su segnalazione di Cannizzaro, entrò a far parte dell’Accademia dei Lincei, e nel contempo, ad ottobre, si sposò con la giovane MargueriteEugénie Didelot, originaria di un villaggio sulla Mosa, in Lorena, nei pressi di Verdun. La coppia andò a vivere nella casa di lui, a due passi dalla centralissima via Toledo. Nel 1890, Francesco Mauro fu nominato Direttore, rimanendo in carica sino al 5 aprile 1893 quando, secondo la ricostruzione di un suo lontano parente, sembra sia stato rinvenuto morto in uno dei laboratori di chimica dell’Università, probabilmente, vittima – nonostante la grande esperienza - dei vapori tossici. Nonostante questa romanzesca rico- 32 struzione biografica, è innegabile che la prematura scomparsa sia stata indotta dall’uso di sostanze pericolose come l’acido fluoridrico, che costituì l’argomento prediletto dei suoi studi sperimentali, senza escludere la possibilità di una violenta infiammazione al fegato causata da avvelenamento da tallio, di cui fece uso per la sua ultima pubblicazione. E’ sepolto nel “recinto degli uomini illustri”, il settore del cimitero monumentale di Poggioreale a Napoli, riservato alle personalità eminenti. Di Francesco Mauro si era persa nel tempo gran parte della memoria. Eppure, il suo ruolo significativo nella chimica italiana della fine dell’ottocento è testimoniata dall’alta considerazione dei suoi colleghi più illustri. Un cenno all’attività di Mauro è stato ritrovato nelle bozze di un memoriale (mai pubblicato) di Emanuele Paternò, il chimico che sostituì Cannizzaro. Di solito poco tenero nei giudizi su i colleghi, Paternò lo giudicava «Sperimentatore abilissimo, entusiasta degli argomenti che trattava, buono, espansivo e talvolta irriflessivo; leale, sempre non tiepido amico del vero, la sua fine immatura fu dolorosa per gli amici e perdita non trascurabile per la chimica italiana». Da questa accurata indagine biografica scopriamo che qualche traccia di Mauro emerge nella corrispondenza di Cannizzaro con Oglialoro. Nel maggio del 1889, il Maestro chiedeva notizie sui lavori di Mauro relativi ai composti metallici, sollecitando la presentazione di qualche nota per l’Accademia dei Lincei: «È dovere degli uomini di scienza non solo di lavorare ma anche di far conoscere ed apprezzare i propri lavori ». Questo monito era indirizzato in realtà proprio ad Oglialoro che, al contrario di Mauro, nel periodo napoletano, si dedicò quasi esclusivamente all’insegnamento e agli impegni istituzionali, tralasciando quasi del tutto la ricerca. Dalle pubblicazioni scientifiche catalogate nel volume, risulta che Mauro ha prodotto significativi risultati scientifici, mettendo a frutto la sua eccellente abilità sperimentale. La sua attività si era concentrata inizialmente su tematiche proprie della chimica analitica applicata allo studio delle acque, che gli valse la stima professionale dei colleghi, che gli si rivolgevano per ottenere delle analisi, eseguite senza contropartite per quella generosità che caratterizza i migliori professori universitari. Nonostante alcune congetture, non è chiara la sua successiva conversione allo studio rischioso della sintesi dei composti del molibdeno. Questa tecnologia - ancora oggi promettente campo di ricerca dovette affascinarlo per le innovative competenze sperimentali richieste. Tuttavia non dobbiamo pensare che Mauro fosse un grande sperimentatore, destinato a svolgere esclusivamente attività di laboratorio. In un tempo in cui erano appena stati riposti in cantina gli ingombranti volumi, dal titolo evocativo di “Catechismo di Fisica, di Chimica e di Botanica” di Francesco Saverio Scarpati, e “Teoria dei Miracoli”, ovvero la dimostrazione matematica dell’esistenza di Dio, di Vincenzo Flauti, l’attività didattica di Mauro era indirizzata a gestire la transizione dalla cosiddetta “chimica degli assaggi” a quella che sarebbe diventata la Scienza e tecnologia dei materiali. La qualità del suo insegnamento emerge non solo dai programmi riportati negli annuari universitari, ma anche da un documento piuttosto insolito scovato da uno degli autori della ricerca biografica: un quaderno di appunti del corso svolto da Francesco Mauro nell’anno accademico 1884-85, conservato nel fondo manoscritti presso la Biblioteca civica di Varese. In tempi più recenti, il fatto che Mauro non fosse stato dimenticato del tutto emerge dal discorso, che Raffaello Nasini pronunciò celebrando Cannizzaro a Palermo nel 1926. In un paragrafo del discorso intitolato «Il Maestro», nel citare quelli che a suo parere erano stati i discepoli più importanti di Cannizzaro, non omise di menzionarlo. Francesmo Mauro, dunque, rappresenta un significativo rappresentante di quel progetto che mirava a rinnovare le università italiane, per renderle il motore dello sviluppo del Paese. E questa SCIENZE E RICERCHE • N° 1 • NOVEMBRE 2014 | RECENSIONI biografia non solo gli rende merito, ma risulta anche un buon libro, o meglio un libro buono, per essere riuscito a recuperare dal dimenticatoio la figura di una personalità eminente dell’Italia appena unificata. Inoltre, il volume si rivela anche un libro necessario, poichè offre una bandiera al movimento ecologista impegnato in Basilicata a pretendere che lo sviluppo si concili con il rispetto della salute. Un’antologia di contributi scientifici e nel contempo un testo di letteratura civile, necessario in una regione meridionale da tempo in predicato di ospitare la discarica di tutte le scorie nucleari italiane, dopo le devastazioni ambientali realizzate in Val d’Agri dall’estrazione del petrolio. Un manuale a cui attingere per approfondire le condizioni iniziali dell’evoluzione della Chimica italiana, soprattutto per i dettagli sulla genealogia ed il processo di colonizzazione nelle diverse Università dell’Italia in via di ristrutturazione, da parte della scuola dei migliori allievi di Cannizzaro. Un volume biografico che ci induce a meditare sui rischi della ricerca, che rappresenta un dato costante nella storia della scienza, come nel caso delle pratiche alchemiche di Isaac Newton, “l’ultimo dei maghi”, come lo definì l’economista John Maynard Keynes. Le biografie più recenti ci hanno rivelato una singolare ossessione per i temi alchemici da parte di chi - icona del razionalismo - fu capace di svelare «sotto l’etereo padiglion rotarsi / piú mondi, e il Sole irradîarli immoto, / onde all’Anglo che tanta ala vi stese / sgombrò primo le vie del firmamento», recuperando la definizione di Ugo Foscolo ne “I Sepolcri” (Fig.3). In queste biografie, Newton viene presentato con una personalità patologicamente misantropa, ossessionata, sino alla paranoia, dal furto delle idee da parte dei colleghi. Atteggiamenti che si è suggerito ascrivibili ad una patologia psichiatrica1. Anche se, nel 1979, 1 M. Keynes,”Balancing Newton’s Mind: His Singular Behaviour and His Madness of 169293”, Notes and Records of the Royal Society of London 62 (2008) 289-300. alcuni esami tossicologici di alcuni campioni di capelli verosimilmente appartenuti a Newton, ci hanno rivelato una ragione diversa: l’intossicazione da mercurio, arsenico ed antimonio2. I risultati delle analisi chimiche sono apparsi controversi3 e, probabilmente, un risultato risolutivo potrebbe essere raggiunto impiegando metodi di analisi radiometriche, analoghe a quelle utilizzate per verificare l’avvelenamento di Napoleone Bonaparte4. Nel caso di l’inverno precedente i fumi che uscivano dalle fornaci in cui scaldava i preparati metallici, che non disdegnava di assaggiare, incurante dei rischi. Una sottovalutazione del pericolo tipica degli esperti, aggravata dal fatto che Newton condivide il peccato per cui fu condannato Galileo: l’empia hybris positivista sul potere della conoscenza scientifica. Un peccato antico, come ci conferma la sconfinata presunzione di don Ferrante, il prototipo dell’eclettico erudito de “I Newton, la congettura di un’intossicazione è confermatain da una sua lettera a John Locke del 15 ottobre 1693, om cui Newton rivela di aver inalato tutto Promessi sposi”, che nega il contagio e non prende alcuna precauzione per evitare la peste, nella fiducia perversa che il privilegio di orientarsi in un mondo di carta sia sufficente a scongiurare ogni danno, convinto che «La peste dipende dall’ignoranza. Noi siamo immuni, abbiamo una grande biblioteca. Qui abita la Scienza!» In ogni caso, i rimedi pratici del tempo non erano consigliabili. Alessandro Manzoni ci rivela che nel Seicento, a Milano, contro la peste «portavano alcuni attaccata al collo una boccetta con dentro un po’ d’argento vivo [ossia mercurio], persuasi che avesse la virtù d’assorbire e di ritenere ogni esalazione pestilenziale; e avevan poi cura di rinnovarlo ogni tanti giorni». La morte bianca di Francesco Mauro risulta tragicamente emblematica per chi di mestiere è impegnato a studiare con cautela le innovazioni “bleeding edge”, in pratica tante tecnologie di punta, dal fuoco agli alchemici metalli più pesanti del ferro, sino alla radioattività nucleare, indispensabili per il pro- 2 P. E. Spargo, C. A. Pounds, “Newton’s Derangement of the Intellect: new light on an old problem”, Notes and Records of the Royal Society of London 34 (1979) 11–32. 3 R. W. Ditchburn, “Newton’s illnesses of 1692–3”, Notes and Records of the Royal Society of London 35 (1980) 1–16; J. Lieb, D. Hershman, “Isaac Newton: mercury poisoning or manic depression?”, Lancet ii (1983) 1479– 1480; M. T. P. Gilbert, et al. “Supplemental data: ancient mitochondrial DNA from hair”, Curr. Biol. 14 (2004) R463-464. 4 Ettore Fiorini, A. Lugli, M. Clemenza, P. E. Corso, J. Costanzo, C. Herborg, J. T. Hindmarsh, E. Orvini, A. Piazzoli, E. Previtali, A. Santagostino, A. Sonnenberg, R. M. Genta, “The Medical Mystery of Napoleon Bonaparte An Interdisciplinary Expose”, Advances in Anatomic Pathology 18 (2011) 152-158; Ettore Fiorini, Massimiliano Clemenza, Laura Guerra, Costanza Herborg, Massimo Labra, Edoardo Orvini, Adalberto Piazzoli, Ezio Previtali, Francesco Puggioni, Angela Santagostino, “Misure con attivazione Neutronica sulla presenza di Arsenico nei capelli di Napoleone Bonaparte e dei suoi famigliari”. Il Nuovo Saggiatore 24 (2008) 19-30. 33 RECENSIONI | SCIENZE E RICERCHE • N° 1 • NOVEMBRE 2014 gresso, ma non prive di rischi. Occorre far tesoro della sapienza degli antichi. L’archetipo della nemesi dell’aquila che tortura incessantemente il fegato dell’empio Prometeo, rappresenta una forma antica del presente ragionare, che ci assicura che la nocività di molti metalli pesanti - impiegati con successo in diversi dispositivi elettronici d’avanguardia - si concentra essenzialmente nel fegato. Al giorno d’oggi, tra le tante sostanze inquinanti, i metalli pesanti sono i più nocivi, in quanto si legano con le strutture cellulari in cui si depositano, ostacolando lo svolgimento delle funzioni vitali. A volte anche il poco è troppo, anche se un danno biologico è stato accertato per concentrazioni che superano la soglia di pochi decimi di milligrammo per metro cubo. Il caso di Francesco Mauro rappresenta una lezione ancor più utile per chi ha il dovere di tutelare nelle università la salute degli studenti e dei ricercatori, impedendo che si ripeta la vicenda di un dottorando di ricerca di Catania, morto di tumore al polmone a ventinove anni nel 2003, a causa del sospetto, in un suo diario, di aver respirato quotidianamente per anni esalazioni tossiche, in laboratori senza adeguata areazione per le cappe aspiratrici malfunzionanti. Una dolorosa vicenda alla base di un processo per contaminazione ambientale e che ha ispirato il documentario “Con il fiato sospeso” diretto da Costanza Quatriglio, presentato fuori concorso alla LXX Mostra internazionale d’arte cinematografica della Biennale di Venezia nel 2013, ottenendo il Premio intitolato a Gillo Pontecorvo. La cosa più sconvolgente è che notizie analoghe continuano a diffondersi ancora oggi, inducendoci a riconsiderare la reale portata del fenomeno dei volenterosi studiosi, in perenne ricatto accademico, costretti a svolgere le loro ricerche in ambienti insalubri, dove si consuma il più alto dei tradimenti perchè riguarda giovani che non vogliono rinunciare al loro sogno, in un Paese incapace di salvaguardare il proprio futuro. Singolarmente, apprendiamo da questa biografia di Mauro che, proprio in Sicilia, a Palermo, nel 1883, erano state 34 progettate delle cappe di aspirazione innovative, concepite per evitare che vapori nocivi si disperdessero nei laboratori. Come Maurizio D’Auria, Carmine Colella e Nicola Masini ricordano nel volume “Francesco Mauro, un chimico lucano”: «Confrontate con le nicchie di evaporazione presenti nei nuovi laboratori tedeschi, più piccole e completamente incassate a muro, queste cappe erano interamente in vetro, sorrette da un telaio di legno, e grandi abbastanza da contenere, tra l’altro, un apparecchio per la distillazione; queste strutture, segno di una certa evoluzione funzionale, consentivano, non solo una piena illuminazione e una buona visuale, ma anche l’accesso dell’operatore, attraverso le finestre laterali, senza dover rimuovere la lastra frontale di protezione.» Prototipi che furono presto esportati nelle altre università italiane ed anche all’estero, progressivamente perfezionate con attenzione prima da Cannizzaro, poi dai suoi allievi, come Francesco Mauro, che si distinse nell’allestimento del suo laboratorio, anche se il suo impegno non fu sufficente. Una lezione che non possiamo e non dobbiamo dimenticare. SPECIALE PREMIO NAZIONALE DI DIVULGAZIONE SCIENTIFICA 2014 Pubblichiamo l’elenco dei libri che hanno avuto accesso alla fase finale dell’edizione 2014 del Premio Nazionale di Divulgazione Scientifica. Alla manifestazione, organizzata dall’Associazione Italiana del Libro con il patrocinio del CNR (Consiglio Nazionale delle Ricerche), dell’AIRI (Associazione Italiana per la Ricerca Industriale) e delle Biblioteche di Roma, hanno partecipato quest’anno 677 autori per un totale di 525 opere, distribuite nelle cinque aree del Premio. PREMIO NAZIONALE DI DIVULGAZIONE SCIENTIFICA 2014 - I FINALISTI | SCIENZE E RICERCHE • N. 2 • DICEMBRE 2014 Premio Nazionale di Divulgazione Scientifica I vincitori dell’edizione 2014 C on il libro Capra e calcoli. L’eterna lotta tra gli algoritmi e il caos, edito da Laterza, lo scrittore Marco Malvaldi, autore della fortunata serie dei gialli del BarLume, e Dino Leporini, professore di fisica all’Università di Pisa, si sono aggiudicati l’edizione 2014 del Premio Nazionale di Divulgazione Scientifica. Nel volume i due autori raccontano l’origine, lo sviluppo e i problemi che un computer è in grado di risolvere, con risultati spesso meravigliosi ma talvolta anche disastrosi o semplicemente ridicoli. I riconoscimenti sono stati assegnati il 19 dicembre 2014 presso la sede centrale del Consiglio Nazionale delle Ricerche. Al secondo posto si è classificato il libro di Gilberto Corbellini, storico della medicina, e Elisabetta Sirgiovanni, ricercatrice al CNR, Tutta colpa del cervello. Un’introduzione alla neuroetica, pubblicato da Mondadori Università. Il libro analizza il forte impatto che le ricerche sul cervello stanno avendo da alcuni anni in diversi ambiti: biologico, medico, sanitario, sociale. Terza classificata Eleonora Polo con C’era una volta un polimero. Storie di grandi molecole che hanno plasmato il mondo, pubblicato da Apogeo. Il libro è un viaggio nel tempo attraverso le tappe più significative della storia dei polimeri sintetici, dalla vulcanizzazione della gomma ad opera di Goodyear fino alle più moderne superfibre. All’edizione 2014 del Premio Nazionale di Divulgazione Scientifica, bandito dall’Associazione Italiana del Libro con il patrocinio del CNR, dell’AIRI (Associazione Italiana per la Ricerca Industriale) e delle Biblioteche di Roma, hanno partecipato quest’anno 525 opere per un totale di 677 autori italiani, tra cui moltissimi ricercatori e docenti universitari. 36 La giuria del Premio - composta da 170 personalità del panorama scientifico italiano - ha anche assegnato 5 premi nelle diverse aree scientifiche: • Premio per le Scienze matematiche, fisiche e naturali a Silvano Fuso, Chimica quotidiana. Ventiquattro ore nella vita di un uomo qualunque (Carocci Editore) • Premio per le Scienze biologiche e della salute a Daniela Minerva e Silvio Monfardini, Il bagnino e i samurai. La ricerca biomedica in Italia: un’occasione sprecata (Codice Edizioni) • Premio per le Scienze dell’ingegneria e dell’architettura a Alessandro Giorgi, Guida pratica alle costruzioni in terra cruda (Aracne editrice) • Premio per le Scienze storiche, letterarie e della formazione a Paolo Costa, La ragione e i suoi eccessi (Feltrinelli) • Premio per le Scienze giuridiche, economiche e sociali a Melania Busacchi e Emanuela Locci, Tutte mediterranee. Storie di donne e di culture (Epokè) I tre Premi riservati ai giovani autori sono stati assegnati nell’ordine all’associazione Accatagliato per un numero speciale della rivista Plank dedicato al Dna, il codice della vita (Cleup), a Stefano Iuliani per il libro Non tutte le vittime sono uguali (Aracnce) e a Irene Bueno per Le eresie medievali (Ediesse) Al giornalista Pasquale Pellegrini è andato il Premio di giornalismo scientifico per i suoi articoli sul settimanale torinese Il nostro tempo. Premiati nella sezione Articoli e Saggi anche Claudio Tuniz per i suoi articoli sulla storia dell’uomo pubblicati sul quotidiano Il Piccolo di Trieste e Luigi Borzacchini per l’appendice storica all’Enciclopedia della matematica Garzanti. SCIENZE E RICERCHE • N. 2 DICEMBRE 2014 | PREMIO NAZIONALE DI DIVULGAZIONE SCIENTIFICA 2014 - I FINALISTI 1. SCIENZE MATEMATICHE, FISICHE E NATURALI LIVIO SPINELLI (Essex). Ha organizzato con la Rai le celebrazioni per gli 80 anni della Radio al Castello Odescalchi. Ha realizzato trasmissioni con la Radio Vaticana e servizi per il quotidiano The Times di Londra. A ottobre 2007 in collaborazione con la NASA, ESA, ASI, l’Associazione Radioamatori e il Centro Radioelettrico Sperimentale G. Marconi ha organizzato il collegamento radio degli studenti della Scuola Carducci di Santa Marinella con l’astronauta statunitense Clay Anderson a bordo della ISS - Stazione Spaziale Internazionale. noi, uomini e donne curiosi, intelligenti, appassionati, testardi, avidi e, qualche volta, anche fortunati. Eleonora Polo è ricercatrice presso l’Istituto per la Sintesi Organica e la Fotoreattività (ISOF) del CNR di Bologna – U.O.S. di Ferrara; svolge attività di docenza presso il Dipartimento di Chimica dell’Università degli Studi di Ferrara. Si occupa da anni di divulgazione scientifica ed è responsabile editoriale del magazine dell’Associazione Italiana delle Macromolecole (AIM). Attraverso le Onde Unisco i Popoli italyunzipped.blogspot.it, 2014 Con queste parole l’autore che ha condotto studi e ricerche su Guglielmo Marconi, inizia a far parlare in prima persona lo Scienziato Premio Nobel su fatti poco noti, ma di importanza mondiale. Marconi non solo padre della Radio ma padre della BBC e della TV, della Radio Vaticana, del RADAR e della Radiotelefonia Mobile. Organizzatore del 1° Congresso Mondiale di Fisica Nucleare a Roma. Fondatore del Centro Radioelettrico Sperimentale del CNR di Torre Chiaruccia (Santa Marinella), dove egli, primo al mondo, condusse esperimenti di avanguardia sulle microonde, radiolocalizzazione, radiotelefonia mobile, radioguida, navigazione cieca e teletrasmissioni di immagini. L’autore si avvale di documenti e immagini frutto di ricerche personali nell’archivio della Compagnia Marconi di Londra e del quotidiano The Times e di notizie di prima mano dei collaboratori di Marconi. Livio Spinelli, amico della Principessa Elettra Marconi, ha organizzato nel 2001 al Castello di Santa Severa il Centenario della 1a Trasmissione Radio Transoceanica, in collaborazione con la Fondazione Marconi di Bologna, con le Ambasciate di Stati Uniti, Gran Bretagna e Canada, il British Council, e la British Library di Londra. Ha organizzato Giornate e convegni annuali marconiani nel 2002, 2003, e nel 2004. Ha effettuato studi e ricerche negli archivi del quotidiano The Times di Londra, nell’archivio della Compagnia Marconi di Londra custodito a Chelmsford MARCO MALVALDI, DINO LEPORINI ELEONORA POLO C’era una volta un polimero Storie di grandi molecole che hanno plasmato il mondo Apogeo, 2013 Dalla vulcanizzazione della gomma a opera di Charles Goodyear alla scoperta del polipropilene che fruttò il premio Nobel a Giulio Natta, fino alla realizzazione di superfibre che farebbero invidia persino a Batman, questo libro è il diario di bordo di un viaggio che ripercorre nel tempo le tappe più significative della storia dei polimeri sintetici. Materiali del tutto nuovi, dalle proprietà sorprendenti, creati dall’uomo per “dare un aiutino” alla natura, o addirittura per provare a reinventarla. Molecole giganti che hanno plasmato il mondo, dandogli una nuova forma e occupando (in senso a volte anche troppo letterale) ogni angolo e ogni attimo delle nostre vite. Possiamo non amarle, ma difficilmente ne possiamo fare a meno. È una storia di scoperte avvenute quasi sempre per caso, mentre si cercava qualcos’altro; una storia affascinante, divertente, tragica, insolita, mai banale. È anche la storia degli scienziati che hanno realizzato queste scoperte; persone come Capra e calcoli L’eterna lotta tra gli algoritmi e il caos Editori Laterza, 2014 Per capire realmente quanto profonda e autentica sia la nostra conoscenza, e i suoi limiti, è molto più utile insegnare a uno stupido che non dialogare con un genio. E il computer, per sua stessa natura, è stupido. Senza il motore a scoppio non ci sarebbero le autoambulanze ma nemmeno gli incidenti stradali. Il doppio lato della medaglia vale per qualsiasi frutto dell’ingegno umano. Ogni avanzamento tecnologico, che spesso nasce per risolvere un problema, altrettanto spesso è il punto di partenza di altri grattacapi. Per il computer non è diverso. Marco Malvaldi e Dino Leporini raccontano l’origine, lo sviluppo, i problemi che un computer è in grado di risolvere, la sua mostruosa velocità, le conseguenze del suo utilizzo. A volte i risultati sono meravigliosi, come la possibilità di prevedere il tempo atmosferico o di salvare vite umane attraverso la progettazione di veicoli sempre più sicuri. Altre volte, come è facile immaginare, i risultati sono disastrosi, tragici o semplicemente ridicoli: dalla crisi eco37 PREMIO NAZIONALE DI DIVULGAZIONE SCIENTIFICA 2014 - I FINALISTI | SCIENZE E RICERCHE • N. 2 • DICEMBRE 2014 nomica statunitense del 2009 al prezzo di 24 milioni di dollari richiesto da un rivenditore online per un testo universitario sulle abitudini delle mosche. Ma le questioni non finiscono qui. È possibile immaginare che un computer possa intuire? È in grado di capire quando scherziamo o potrà mai sviluppare una coscienza? Domande meno scontate di quanto potrebbe sembrare… Marco Malvaldi (1974), chimico e scrittore, pur essendo noto principalmente per la sua serie di gialli sui vecchietti del BarLume, è un esperto nelle tecniche di simulazione computazionale dello stato liquido. Dino Leporini (1957), perfezionato in Fisica alla Scuola Normale Superiore, insegna Fisica generale all’Università di Pisa. Come ricercatore si occupa, sia sperimentalmente che da un punto di vista computazionale, delle proprietà dei liquidi e dei solidi disordinati. che hanno permesso l’introduzione dei concetti di caos, frattale e complessità algoritmica, nonché di alcuni protagonisti del suo sviluppo. Angelo Vulpiani, professore di Fisica teorica presso la Sapienza Università di Roma, è autore di diverse monografie e di oltre duecento articoli scientifici sulle proprietà caotiche e sulla complessità dei sistemi dinamici, sulla turbolenza e sulla meccanica statistica fuori dall’equilibrio, nonché del volume divulgativo Determinismo e caos (I ed.1994, II ed.2004). SILVANO FUSO Chimica quotidiana Ventiquattro ore nella vita di un uomo qualunque Carocci editore, 2014 ANGELO VULPIANI Caso, probabilità e complessità Ediesse, 2014 Nonostante il ruolo fondamentale che occupa in molte scienze, la probabilità rimane una delle branche della matematica quasi sconosciuta in ambito non specialistico. I testi divulgativi la liquidano in poche pagine, discutendo spesso soltanto esempi un po’ banali, evitando gli sviluppi più recenti, lasciando il lettore con la sensazione che la probabilità sia una scienza misteriosa, vaga e piena di paradossi. Prendendo per spunto una serie di dialoghi su questioni di tutti i giorni (dal gioco del lotto all’omeopatia, dalle diagnosi mediche alla «lettura del pensiero») il testo conduce il lettore alla scoperta dei principali aspetti della teoria della probabilità, di alcune sue applicazioni fino a quelle più avanzate 38 Quanta chimica c’è nella giornata di una persona? Da quando ci svegliamo a quando andiamo a dormire, ogni istante della nostra esistenza è scandito dalla chimica. Non solo quella introdotta dall’uomo, ma anche quella naturalmente presente in ogni aspetto della nostra vita, dalle nostre funzioni biologiche ai nostri pensieri più elevati e alle nostre emozioni più profonde. Anche se spesso suscita diffidenza, inquietudine, timori e ricordi scolastici talvolta spiacevoli, la chimica è un’insostituibile compagna, con la quale dobbiamo costantemente confrontarci. Conoscerla meglio può sfatare molti pregiudizi e aiutarci a comprendere quanto essa sia importante per ognuno di noi. Silvano Fuso insegna Chimica e si occupa di didattica e divulgazione scientifica. Autore di numerosi volumi, è socio effettivo del Comitato italiano per il controllo delle affermazioni sul paranormale (CICAP). Con Carocci editore ha pubblicato La falsa scienza (2013). SILVIA PEPPOLONI Convivere con i rischi naturali Società editrice il Mulino, 2014 I fenomeni naturali, anche nei loro aspetti più temibili, ci ricordano che la Terra è un pianeta vivo. L’Italia, paese geologicamente fragile, è soggetto a terremoti, eruzioni, frane, inondazioni dagli effetti spesso devastanti. A un ambiente fisico così difficile si sono colpevolmente aggiunte l’incuria e la disattenzione dell’uomo. Quali sono le cause dei fenomeni naturali? In che misura sono prevedibili? Come possiamo difenderci? Il primo passo è trasformare la cultura del soccorso e dell’emergenza in cultura della prevenzione e della mitigazione del rischio. Italia: terra di straordinaria bellezza, ma al tempo stesso fragile e pericolosa. Un ambiente fisico difficile, in cui terremoti, eruzioni, frane, inondazioni ricorrono costantemente con effetti devastanti sull’uomo, il territorio, la sua economia. I fenomeni naturali da sempre affascinano l’umanità, anche nei loro aspetti più temibili. Gli eventi estremi, tra paura e meraviglia, ci ricordano che la Terra è un pianeta vivo, con dinamiche, evoluzioni e trasformazioni che sono espressione della stessa forza che ha generato ogni essere vivente. Tuttavia, quando tali fenomeni mettono a repentaglio vita, attività e ricchezza di una comunità umana, è necessario che conoscenze scientifiche, competenze professionali e responsabilità politiche si integrino efficacemente con un preciso obiettivo: la difesa del territorio e della gente che lo abita. Ma è possibile coniugare la bellezza del nostro territorio con le sue molteplici fragilità? Come possiamo preservare dai rischi naturali le nostre vite, le nostre attività, il nostro patrimonio storico- artistico e culturale? In definitiva, SCIENZE E RICERCHE • N. 2 DICEMBRE 2014 | PREMIO NAZIONALE DI DIVULGAZIONE SCIENTIFICA 2014 - I FINALISTI cosa possiamo fare affinché i pericoli naturali non si trasformino in disastri? Silvia Peppoloni, ricercatrice dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, si occupa di pericolosità sismica, geotecnica e geomorfologica. È responsabile della Sezione di Geoetica e cultura geologica della Società Geologica Italiana e membro della Commissione di Geoetica della Federazione italiana di Scienze della Terra. SIMONA GALLI, MASSIMO MORET, PIETRO ROVERSI Cristallografia: la visione a raggi x Istituto Italiano di Cristallografia, Zaccaria Editore, 2014 Nel 2013, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha dichiarato il 2014 Anno Internazionale della Cristallografia. Tra le motivazioni a favore di tale scelta, occupa una posizione di rilievo la decisione di avvicinare il grande pubblico alla Cristallografia moderna: sebbene negli ultimi cento anni abbia contribuito in modo significativo a osservare e razionalizzare il mondo che ci circonda, questa scienza è ancora considerata, dai più, come una curiosità. I Cristallografi attualmente operativi nel mondo sono decine di migliaia e innumerevoli sono le scoperte scientifiche rese possibili dalla Cristallografia moderna, alcune di portata tale da essere riconosciute mediante un Premio Nobel. Nonostante ciò, diversamente da Chimica, Fisica e Biologia, la Cristallografia non è ancora una disciplina di dominio pubblico. Senza dubbio, grazie alla loro simmetria esterna e al loro lucore, i cristalli hanno affascinato l’umanità da sempre; gli antichi Greci e Romani ci hanno lasciato un certo numero di prove in questo senso. Tuttavia, fu solo nel ventesimo secolo che la Cristallografia moderna iniziò a fiorire, specificamente quando i raggi X vennero individuati come sonda per “vedere” la struttura interna della materia allo stato solido cristallino. Da allora, lo studio delle strutture cristalline ha conosciuto un incessante sviluppo, consentendo una conoscenza sempre più profonda della disposizione degli atomi allo stato solido. Il libro è stato redatto da tre entusiasti membri della Associazione Italiana di Cristallografia con il patrocinio dell’Associazione stessa. Per testimoniare la trasversalità della Cristallografia moderna, vengono proposti al lettore numerosi esempi di applicazioni che spaziano dalle industrie farmaceutiche, dei cementi, delle vernici, allo studio e alla conservazione dei beni culturali, alla chimica forense, alle attività doganali.Simona Galli Simona Galli (1974) ha conseguito lnel 2001 il titolo di Dottore di Ricerca Dal dicembre del 2005 è in forze presso il Dipartimento di Scienza e Alta Tecnologia dell’Università dell’Insubria come Ricercatrice, alternando ricerca, nell’ambito della chimica strutturale, e didattica. È coautrice di più di 90 pubblicazioni su riviste scientifiche internazionali, di un brevetto e di due capitoli in altrettanti libri a tiratura internazionale dedicati alla diffrazione di raggi X da polveri. Massimo Moret, ha conseguito la Laurea in Chimica nel 1987 e il titolo di Dottore di Ricerca in Scienze Chimiche nel 1991 presso l’Università Statale di Milano. Dal 1991 al 1999 ha ricoperto il ruolo di Ricercatore presso il Dipartimento di Chimica Strutturale e Stereochimica Inorganica dell’Università Statale di Milano. Dal 1999 afferisce al Dipartimento di Scienza dei Materiali dell’Università di Milano Bicocca in qualità di Professore Associato. Si occupa di chimica strutturale e di crescita di cristalli, in particolare di semiconduttori organici. È coautore di circa 160 pubblicazioni su riviste scientifiche internazionali, di due brevetti e di due capitoli in libri inerenti la crescita dei cristalli e le microscopie a scansione di sonda. Pietro Roversi è nato nel 1968 a Novara da famiglia emiliana. Cresciuto tra Carpi e Verona, ha studiato per una laurea e un per un Dottorato di Ricerca in Scienze Chimiche (1987–1997) all’Università Statale di Milano. Durante il Dottorato si è trasferito in Inghilterra, prima a Cambridge (1995–2003) e poi a Oxford, dove tuttora vive e lavora come Biologo Strutturale presso il Dipartimento di Biochimica dell’Università. FRANCESCA AMATO, MARTA CARLI, ANDREA FRISON, MARCO MAGGIONI, MAURIZIO MARINARO, GIANLUCA POZZA, STEFANO POZZA, BIANCA MARIA SCOTTON, AGNESE SONATO, PETRA SPATARO DNA, il codice della vita PLaNCK!, CLEUP, Cooperativa Libraria Editrice Università di Padova, 2013 Com’è fatto il DNA? Chi l’ha studiato ieri e chi oggi? Quali sono le novità nella ricerca? Come possiamo scoprire qualcosa in più utilizzando semplici materiali alla portata di tutti? Ne “DNA, il codice della vita” si trovano le risposte a tutte queste domande insieme a molte altre curiosità. Il DNA e i protagonisti della storia della scienza che hanno portato alla scoperta della sua struttura sono alla portata dei più piccoli, valorizzando anche quei contributi che talvolta vengono messi in secondo piano. Marie e Max, protagonisti dell’avventura a fumetti, accompagnano i lettori alla scoperta della molecola della vita, insieme a giochi, esperimenti, curiosità e approfondimenti sulla ricerca dei giorni nostri. “DNA, il codice della vita” è il secondo numero della rivista “PLaNCK! – Da piccolo farò lo scienziato”, pubblicazione quadrimestrale edita dalla Cooperativa Libraria Editrice Università di Padova (Cleup) e curata dall’associazione di promozione 39 PREMIO NAZIONALE DI DIVULGAZIONE SCIENTIFICA 2014 - I FINALISTI | SCIENZE E RICERCHE • N. 2 • DICEMBRE 2014 sociale Accatagliato con il contributo dell’Università degli Studi di Padova. Agnese Sonato si è laureata in Scienza dei Materiali presso l’Università degli Studi di Padova nel 2010, ha da poco terminato il dottorato in Scienza e Ingegneria dei Materiali e attualmente è assegnista presso il laboratorio Elettra del TASC-CNR di Basovizza (Trieste). Marta Carli si è laureata in Fisica presso l’Università degli Studi di Padova nel 2009, ha da poco terminato il dottorato in Scienza e Ingegneria dei Materiali e attualmente è assegnista presso il Dipartimento di Fisica e Astronomia a Padova. Andrea Frison si è laureato in Scienze Sociologiche presso l’Università degli Studi di Padova nel 2007. Dal 2005 ha iniziato a svolgere la professione di giornalista. Gianluca Pozza si è laureato in Scienza dei materiali presso l’Università degli Studi di Padova nel 2011 e attualmente è dottorando in Scienza e Ingegneria dei Materiali a Padova. Bianca Maria Scotton ha ottenuto la laurea nel Master of Arts in Illustration and Animation (durata di un anno) nel 2012 presso la Coventry University (UK) dopo aver ottenuto la laurea magistrale in Teorie e Metodologie dell’Elearning e della Media Education della Facoltà di Scienze della Formazione presso l’Università degli Studi di Padova. Stefano Pozza si è laureato in Matematica presso l’Università degli Studi di Padova nel 2011 e attualmente è dottorando in Scienze Matematiche a Padova. Francesca Amato è italo-canadese, madrelingua inglese e italiana. Nata da padre italiano e madre canadese, dopo aver trascorso l’infanzia in Italia si è trasferita in Canada dove ha studiato come assistente sociale. Petra Spataro si è laureata in Scienze della Formazione Primaria presso l’Università degli Studi di Padova nel 2013 con indirizzo scuola primaria e con corso aggiuntivo per il sostegno di alunni con diverso profilo di funzionamento. Maurizio Marinaro si è laureato in Scienze Storiche nel 2011 presso 40 l’Università degli Studi di Padova. Marco Maggioni si è laureato in Biotecnologie Farmaceutiche presso l’Università degli Studi di Padova nel 2012. di Bari. È stato in precedenza ricercatore all’Università di Torino, “Academic Staff Member” all’Università della California (Santa Barbara) e Associato Scientifico alla Divisione Teorica del CERN (Ginevra) dove, in collaborazione con Gabriele Veneziano, ha formulato e sviluppato un modello di universo primordiale basato sulla teoria delle stringhe. MAURIZIO GASPERINI Gravità, stringhe e particelle Una escursione nell’ignoto Springer -Verlag Italia, 2014 Nuove forze della Natura? Nuove forme di energia oscura? Segnali da epoche remote precedenti il Big Bang? Lo spazio-tempo in cui viviamo non e’ unico? Solo uno studio approfondito e congiunto delle moderne teorie della gravità, delle stringhe e delle particelle potrebbe darci risposte a queste domande. Ma soprattutto potrebbe darci la chiave di quello che probabilmente rappresenta uno dei più grandi ed affascinanti misteri della scienza attuale: oltre al tempo e alle tre dimensioni dello spazio, esistono altre dimensioni nel nostro Universo? In caso affermativo, quante sono? Questo libro parla di fisica rivolgendosi a lettori che non hanno necessariamente una preparazione specifica in questo campo, ma sono comunque interessati a scoprire la novità, l’originalità e le possibili strane implicazioni di alcune sorprendenti idee utilizzate dalla fisica moderna. È un libro divulgativo di stampo non convenzionale perché si focalizza non solo ciò che è già noto ma anche -- e soprattutto -- su ciò che ancora è ignoto. Viene dedicato molto spazio a modelli e risultati teorici che sono potenzialmente di importanza cruciale per una comprensione più profonda della Natura, ma che restano attualmente in attesa di una definitiva conferma (o smentita) sperimentale. Maurizio Gasperini è professore ordinario di Fisica Teorica all’Università ALESSANDRO MARCONI I buchi neri Società editrice il Mulino, 2013 Nel nostro immaginario i buchi neri sono spesso sinonimi di mistero e di distruzione; insigni fisici teorici li hanno definiti come possibili ponti spazio temporali e così la fantascienza li ha spesso rappresentati come passaggi verso irraggiungibili universi paralleli. Ma esistono veramente? Quali caratteristiche hanno? Dopo un’introduzione generale, questo libro intende presentare quello che oggi sappiamo in uno dei campi più avanzati della ricerca astrofisica: lo studio dei buchi neri esistenti al centro delle galassie. All’inizio viene descritto il percorso storico con cui si è passati dalle prime idee tardo settecentesche sui buchi neri ai modelli fisici autoconsistenti resi possibili dalla teoria della relatività di Einstein. In seguito si passa a descrivere le scoperte astronomiche relative ai buchi neri giganti che si trovano nei nuclei delle galassie: iniziando con i nuclei galattici attivi, sorgenti che sono la manifestazione della presenza di un buco nero, per poi passare alla rivelazione diretta della presenza dei buchi nel nucleo della Via Lattea e della galassie vicine. Infine viene descritto il processo con cui si formano le galassie ed il ruolo fondamentale che in esso svolgono i buchi neri. SCIENZE E RICERCHE • N. 2 DICEMBRE 2014 | PREMIO NAZIONALE DI DIVULGAZIONE SCIENTIFICA 2014 - I FINALISTI Alessandro Marconi si è laureato in Fisica nel 1993 presso l’Università di Firenze. Ha ottenuto il titolo di Dottore di Ricerca nel 1998 e la sua tesi di dottorato è stata premiata con il premio Livio Gratton nel 1999. Dal 1997 al 2006 è stato ricercatore presso l’Osservatorio Astrofisico di Arcetri (INAF). Dal 2006 è professore associato presso il Dipartimento di Fisica e Astronomia dove insegna Introduzione all’Astrofisica, Cosmologia e Fisica delle Galassie. La sua attività di ricerca è incentrata sullo studio dell’evoluzione cosmologica delle galassie, dei buchi neri e dei nuclei galattici attivi. Dal 2009 è rappresentante italiano allo Scientific and Technical Committee dell’European Southern Observatory e dal 2012 è presidente dello stesso comitato. E’ autore di oltre 100 articoli su riviste internazionali con referee e “Buchi neri” è la sua prima opera divulgativa. MAURIZIO COTTI PICCINELLI Il fascino del Big Bang La storia dell’universo attraverso l’idea di ordine Pubblicazione in proprio, 2014 Si tratta di un riassunto della storia dell’universo. Lo scopo è quello di ricordare a chi è distratto che siamo la prima generazione della storia, forse anche di quella cosmica, ad averne conoscenza. Una storia assolutamente imperdibile, se è vero che noi ne siamo il prodotto. Maurizio Cotti Piccinelli, nato a Milano il 18 luglio 1948, è un puro dilettante, appassionato di Galileo e di scienza divulgativa. Formatosi negli anni universitari con gli insegnamenti del neopositivismo di Ludovico Geymonat, è arrivato a concludere che il pensiero analitico, portando agli estremi il rigore razionale, è in realtà il più adatto a stabilire un corretto rapporto con la fede. Precedenti scritti: “La filosofia della felicità” “Da Galileo a Godel, i numeri naturali e la riscoperta del paradosso” al Consiglio Nazionale delle Ricerche presso l’Istituto per i Processi ChimicoFisici. Nel 2003, venuto a conoscenza del tema del Picco del petrolio, fonda, insieme al professor Ugo Bardi, membro del Club di Roma, la sezione italiana di ASPO (Association for the Study of Peak Oil & Gas) e comincia a dedicarsi sempre più intensamente al tema dell’energia, della sostenibilità e della crisi ecologica in atto. Dal 2010 è presidente di ASPO-Italia. LUCA PARDI Il paese degli elefanti Miti e realtà sulle riserve italiane di idrocarburi Lu:Ce edizioni, 2014 Fra l’intervento di Prodi e quello del ministro Guidi - dice l’autore - ho avuto l’opportunità di intervenire nella trasmissione Ambiente-Italia di Rai 3 condotta da Giuseppe Rovera. In quell’occasione mi venne spontanea la battuta che è la base del titolo di questo libro: «dire che il nostro paese è ricco di idrocarburi è come dire che l’Italia è il paese degli elefanti perché ce ne sono due allo zoo di Pistoia e altri tre o quattro sparsi per i circhi: non è così, è una frottola». E allora è arrivato il momento di discutere in maggior dettaglio l’entità della frottola indagando la consistenza delle riserve di gas e petrolio presenti nel sottosuolo e metterle a confronto con i consumi e con la produzione attuale. Solo partendo da questi dati è infatti possibile iniziare una corretta analisi costi-benefici, senza dimenticare che fra i costi sarà necessario mettere anche i costi legati al rischio ambientale e quelli legati ai ritardi culturali e sociali che l’indugiare nel paradigma dell’energia fossile comportano. Luca Pardi (1957), laureato in Chimica all’Università di Firenze ha svolto attività di ricerca di base nel campo della chimica-fisica dei materiali magnetici, con esperienze di lavoro in Francia, dal 1993 al 1995, e negli Stati Uniti, dal 1995 al 1998. Rientrato in Italia, all’inizio degli anni 2000, viene assunto DAVIDE CALONICO, RICCARDO OLDANI Il tempo è atomico Breve storia della misura del tempo, Hoepli, 2013 Misurare il tempo è qualcosa di innato per l’uomo: il nostro stesso organismo funziona secondo cicli scanditi dalla rotazione della Terra intorno al Sole. Ma se un tempo bastavano i calendari a segnalare l’arrivo delle stagioni e a indicare quando iniziare i lavori nei campi, oggi le cose sono cambiate: i nostri ritmi sono scanditi da orologi atomici disseminati nei laboratori di ricerca, nelle aziende e in decine di satelliti artificiali in orbita costante sopra di noi. Da un lato, la loro funzione è sincronizzare tutte le attività in corso sul pianeta, dal trasporto dei passeggeri alle operazioni in borsa, dalla ricerca scientifica alle trasmissioni tv e radio. Dall’altro, la loro enorme precisione è importante per rispondere alle domande ancora aperte della fisica fondamentale o per scrutare l’ignoto dell’universo con i radiotelescopi. Le clessidre degli Egizi avevano uno scarto di qualche minuto ogni ora, gli orologi più precisi di oggi perdono un secondo ogni 4,5 miliardi di anni. Perché l’uomo cerca una precisione sempre più ossessiva nella mi41 PREMIO NAZIONALE DI DIVULGAZIONE SCIENTIFICA 2014 - I FINALISTI | SCIENZE E RICERCHE • N. 2 • DICEMBRE 2014 surazione del tempo? Come è possibile trovare nell’atomo questa precisione e trasferirla alla scienza o alla vita di tutti i giorni? Dal calendario Maya a quello gregoriano, dal GPS agli orologi ottici, dal raffreddamento laser alla velocità del neutrino, il volume di Davide Calonico e Riccardo Oldani risponde a queste domande, ripercorrendo tutta la storia della metrologia del tempo e descrivendo sia le tecnologie sviluppate dall’uomo nel corso dei secoli in un intenso rapporto con la fisica, sia le ricadute e i miglioramenti costantemente generati sulla nostra vita. Davide Calonico, fisico e dottore di ricerca in Metrologia, è ricercatore presso l’Istituto Nazionale di Ricerca Metrologica (INRIM) di Torino, dove sviluppa orologi atomici basati sul raffreddamento laser e si occupa di misure di tempo e frequenza ad altissima precisione per la metrologia primaria e per lo studio della fisica fondamentale. Ha co-realizzato il primo orologio atomico italiano, una fontana di cesio raffreddato a laser, contribuendo alla generazione del Tempo Atomico Internazionale; lavora su un orologio ottico all’itterbio per la ridefinizione dell’unità di tempo e sulle tecniche innovative di sincronizzazione in fibra ottica. È docente presso il Politecnico di Torino e rappresentante italiano per il tempo e la frequenza nell’Associazione Europea di Metrologia. Riccardo Oldani, giornalista, membro dell’associazione italiana dei giornalisti scientifici (Swit), ha iniziato a occuparsi di divulgazione nel 1986 a Torino. È stato caporedattore della rivista di natura e fotografia Oasis, prima di trasferirsi nel 2000 a Milano, come free-lance. Ha pubblicato centinaia di articoli sulle più importanti riviste italiane di divulgazione scientifica: Quark, Airone, Focus, Newton, La macchina del Tempo, National Geographic Italia e Geo, e ha scritto, sempre di scienza e tecnologia, su Tuttoscienze de La Stampa, Vogue Italia, Panorama e sul sito focus.it. È anche giornalista enogastronomico ed esperto di energie rinnovabili ed efficienza energetica. 42 PIERO MARTIN, ALESSANDRA VIOLA L’era dell’atomo Energia, medicine, nanotecnologie Società editrice il Mulino, 2014 È quasi vuoto, ma è il mattone fondamentale della materia. Incute paura, ma ogni giorno salva vite umane. È talmente piccolo che occorre metterne in fila un milione per ottenere lo spessore di questa pagina, eppure il suo nucleo alimenta il Sole e con la fusione potrebbe garantirci per sempre energia sicura e pulita. Come non essere affascinati dall’atomo? Lo furono per primi – intuendone l’esistenza – i cosiddetti filosofi atomisti: Leucippo, Democrito ed Epicuro. Dopo di loro fu la volta del romano Tito Lucrezio Caro e in seguito degli alchimisti, mentre la Chiesa, preoccupata per il meccanicismo che la teoria portava con sé e che sembrava negare l’esistenza di Dio, la osteggiò duramente per tutto il Medioevo. Fino all’avvento del metodo sperimentale furono comunque secoli di ricerche vane: fu grazie agli scienziati della fine del Settecento che la scienza intraprese il percorso che avrebbe portato alla moderna descrizione dell’atomo. Le tappe fondamentali della teoria atomica moderna sono costellate di ardite ipotesi e di loro confutazioni, in un avvincente percorso che va dal modello ‘a panettone’ di Thomson fino a quello ‘a sistema solare’ di Rutherford e poi a Bohr, mentre l’atomo si andava progressivamente frazionando e svuotando. Furono decenni di entusiasmanti esperimenti, che portarono prima alla scoperta dell’elettrone e poi del nucleo: un susseguirsi di nuove teorie e avanzamenti tecnologici che ha cambiato per sempre il nostro modo di guardare a tutto ciò che ci circonda. Oggi sappiamo, per esempio, di vivere immersi nella radiazione elettromagnetica: dalla luce del sole al forno a micro-onde, dalle onde radio al wi-fi... persino il colore del cielo e quello del tramonto dipendono dalla radiazione diffusa da atomi e molecole dell’atmosfera. Ma cos’è la radiazione elettromagnetica? Cosa la lega agli atomi? E in che modo essa ha a che fare con la vita che conduciamo ogni giorno? L’atomo e le sue applicazioni riguardano una grande varietà di ambiti e sono ormai indispensabili per la nostra vita quotidiana: da quando ci svegliamo a quando andiamo a dormire, la fisica atomica entra in gioco talmente tante volte da passare ormai persino inosservata. Ne beneficiano discipline lontanissime tra loro: medicina, agricoltura, arte, archeologia, chimica, energia, solo per fare qualche esempio. Piero Martin è un fisico, professore ordinario all’Università di Padova, Fellow dell’American Physical Society, ricercatore del Consorzio RFX, didatta e divulgatore della scienza. Esperto di fusione termonucleare quale futura sorgente di energia, è stato responsabile dell’esperimento RFX ed è oggi coordinatore della Task Force internazionale “Medium Size Tokamak Campaign” del consorzio europeo EUROfusion, cui afferiscono 300 ricercatori. È coordinatore del “RFP Implementing Agreement” della International Energy Agency. È autore di circa 110 pubblicazioni scientifiche, di articoli e lezioni divulgative e ha tenuto relazioni e conferenze scientifiche nei principali congressi e centri di ricerca internazionali sulla fusione. Alessandra Viola è giornalista scientifica, scrittrice, blogger e produttrice televisiva. Collabora con L’Espresso, La Repubblica, Il Sole 24 Ore, RAI. È dottore di ricerca in Scienze della Comunicazione (all’Università di Roma La Sapienza) e in Scienze Agrarie e Ambientali (all’Università di Firenze). E’ autrice dei saggi di divulgazione scientifica Verde brillante. Intelligenza e sensibilità del mondo vegetale (Giunti 2013) e L’era dell’atomo (Il Mulino 2014). Insegna alla Luiss “Comunicazione di scienza e tecnologia dell’energia” e con P. Martin ha tenuto il laboratorio interattivo “Communicating Science” presso il Collegio Internazionale dell’Università di Ca’ Foscari. SCIENZE E RICERCHE • N. 2 DICEMBRE 2014 | PREMIO NAZIONALE DI DIVULGAZIONE SCIENTIFICA 2014 - I FINALISTI GIORGIO LULLI FABIO CHIARELLO MONICA MARELLI, EMILIANO RICCI L’esperimento più bello L’interferenza di elettroni singoli e il mistero della meccanica quantistica Apogeo, 2013 L’officina del meccanico quantistico Dal gatto di Schrödinger al Quantum Computing Apogeo Education, Maggioli Editore, 2014 La fisica di 007 I segreti della scienza al servizio di sua maestà Scienza Express edizioni, 2013 Nel 1927 Albert Einstein propose un “esperimento mentale” per illustrare uno degli aspetti più sorprendenti della fisica quantistica: la proprietà degli elettroni, microscopici componenti della materia, di comportarsi sia come particelle (che possiamo immaginare come piccolissime palline da tennis), sia come onde (per esempio quelle che si propagano sulla superficie d’acqua di uno stagno). Nel 1963 Richard Feynman rielaborò in modo didattico questo esperimento per utilizzarlo come introduzione alla fisica quantistica, ma avvertì che sarebbe rimasto una pura astrazione, perché la sua realizzazione pratica sarebbe stata impossibile. Nel 1974 tre ricercatori dell’Università di Bologna e del CNR (Pier Giorgio Merli, Gian Franco Missiroli e Giulio Pozzi) riuscirono a realizzare “l’esperimento impossibile” di Feynman e lo documentarono in un film. Secondo un sondaggio del 2002 tra i lettori della rivista inglese Physics World, l’interferenza di elettroni singoli risulta essere “l’esperimento più bello” nella storia della fisica. Giorgio Lulli è fisico e ricercatore in scienza dei materiali presso la sede di Bologna dell’Istituto per la Microelettronica e i Microsistemi (IMM) del CNR. È stato amico di Pier Giorgio Merli e allievo di quest’ultimo e di Franco Missiroli, i due ricercatori che nel 1974, assieme a Giulio Pozzi, realizzarono l’esperimento concettuale di Einstein. Si è occupato negli ultimi anni di vari progetti di divulgazione scientifica e didattica legati a questo esperimento, tra cui il sito web a esso dedicato La fisica quantistica sembra sfidare il nostro senso comune, proponendoci una descrizione del mondo subatomico in cui le regole di base che governano la realtà vengono apparentemente sovvertite. Eppure dallo studio di questo mondo bizzarro e dei suoi rapporti con il mondo macroscopico che ci è familiare possono derivare risultati sorprendenti: per esempio la realizzazione di circuiti logici quantistici, primi componenti di un “computer quantistico” capace di superare i vincoli, fisici e logici, che limitano le possibilità di calcolo dei computer tradizionali. L’autore, che per molti anni ha svolto la propria attività di ricerca nella zona di confine tra mondo classico e mondo quantistico, ci conduce a esplorare questo territorio affascinante, illustrandoci le straordinarie possibilità tecnologiche che ne potranno derivare e nel contempo raccontando l’atmosfera e la vita quotidiana in un laboratorio di ricerca. Fabio Chiarello, fisico e ricercatore dell’Istituto di Fotonica e Nanotecnologie (IFN- CNR) di Roma, si occupa da molti anni di dispositivi superconduttori, di Quantum Computing, di fenomeni quantistici macroscopici, di micro e nano elettronica. Appassionato divulgatore e autore di giochi di società, ha provato ad unire queste passioni in giochi didattici e divulgativi (come Quantum Race, una corsa di auto quantistiche, o Lab-on-a-Chip, una battaglia fra agenti patogeni e sistema immunitario), presentati come laboratori ed esposizioni in diversi eventi e festival scientifici. Le missioni di Bond, James Bond, sono un susseguirsi di velocità ed equilibrio, balistica e informatica, crittografia e anatomia. Si muove tra armi, veicoli, i trucchi delle Bond girl e i gadget forniti da Q, che sfruttano di volta in volta l’ultimo ritrovato della scienza e della tecnica. E dietro a tutto c’è solo tanta buona vecchia fisica. Un libro imperdibile per tutti quelli che hanno amato e amano James Bond. Per chi è stato ragazzo e per chi lo è ancora. Monica Marelli, laureata in fisica, ne ha fatto l’argomento della sua scrittura. E scrive, scrive, scrive, con rigorosa leggerezza. Sugli scaffali delle librerie trovate già La fisica del miao (Editoriale Scienza), La fisica del tacco 12 (Rizzoli), La fisica del bau (Editoriale Scienza), La fisica delle ragazze (Editoriale Scienza), Sex & the Physics (Rizzoli, scritto con Emiliano Ricci). Emiliano Ricci, laureato in Fisica con orientamento astrofisico e dottore di ricerca in Telematica e Società dell’Informazione presso l’Università di Firenze, si occupa di progettazione e redazione di siti web per la Regione Toscana. Come giornalista scientifico, collabora con diverse testate locali e nazionali. Ha al suo attivo molte pubblicazioni divulgative, anche multimediali, di argomento astronomico e fisico, fra cui La fisica in casa, Osservare il cielo, Atlante di fisica (Giunti) e Sex and the Physics (Rizzoli, con Monica Marelli). 43 PREMIO NAZIONALE DI DIVULGAZIONE SCIENTIFICA 2014 - I FINALISTI | SCIENZE E RICERCHE • N. 2 • DICEMBRE 2014 pubblicista, ha vinto il premio “Voltolino” in giornalismo scientifico e fa parte dell’UGIS, Unione Giornalisti Italiani Scientifici. E’ anche autrice di diversi libri di divulgazione astronomica. zione Ambiente (ARPA Sicilia), dove lavora già dal 2001. Nel 2008 si dimette da ARPA Sicilia per prendere servizio come ricercatore al Consiglio Nazionale delle Ricerche, dove tuttora lavora. Al suo attivo conta più di 50 pubblicazioni scientifiche. GABRIELLA BERNARDI La Galassia di Gaia Edizioni La Ricotta, 2014 La missione Gaia dell’ESA (Agenzia Spaziale Europea), realizzerà una mappa stellare completa delle posizioni e delle velocità della sfera celeste. Sarà superiore come numero di oggetti e precisione a quelle esistenti, avendo esteso le tecniche sperimentate con successo per la prima volta con il precedente satellite europeo Hipparcos. I dati raccolti dal satellite rivoluzioneranno le conoscenze sull’origine e sull’evoluzione della Via Lattea, sugli effetti della misteriosa materia oscura e sulla nascita ed evoluzione di stelle e di pianeti extrasolari. Il testo divulgativo si rivolge principalmente a ragazzi delle medie inferiori e dei primi anni delle superiori, e sfrutta l’ampio spettro delle ricadute scientifiche di questo satellite per illustrare i temi principali della missione, dall’astronomia all’astrometria, dall’astronautica alla cosmologia, per spiegare il funzionamento di Gaia, e le ragioni per cui questo satellite rivoluzionerà le nostre conoscenze in tutti questi campi. Lo stile narrativo scelto per l’esposizione vede come protagonista una ragazzina, che porta lo stesso nome del satellite, intenta a redigere una ricerca scolastica sulla missione Gaia, presentando così la sua opera divulgativa con un linguaggio adatto ai suoi compagni di classe. L’indice dell’opera, dal quale prende spunto il titolo del libro, gioca sulle lettere che compongono il nome del satellite ed è in grado di riassumere, in un linguaggio adatto ad un pubblico non specialistico i temi di interesse della missione. Il tutto è corredato da immagini, fotografie e grafici forniti anche dall’Agenzia Spaziale Europea. Gabriella Bernardi ha conseguito la laurea in Fisica e il Master in Divulgazione Scientifica a Torino. Giornalista 44 PIETRO CALANDRA La mela di Newton Disquisizioni scientifiche da salotto tra il semiserio e il filosofico Vera Canam, 2014 “La mela di Newton” è un saggio divulgativo che si avvale di uno stile narrativo umoristico per avvicinare i lettori alle tematiche di carattere scientifico. Si prende spunto da episodi di vita quotidiana per mostrare che dietro ciascuno di essi si celano vari fenomeni di fisica e di chimica i cui principi vengono, con un tono brioso, esposti e meditati. Si illustrano così le transizioni di stato, le proprietà colligative, i processi di estrazione, le percolazioni statiche e dinamiche, i principi metabolici, l’assorbimento e la diffusione della luce, le varie forme di energia, i processi irreversibili e l’attrito, per un totale di quattordici paragrafi. Conclude l’opera un commento sull’importanza della ricerca e sulle difficoltà che attualmente sperimenta in Italia lasciando intravedere le possibili soluzioni. Pietro Calandra nasce a Palermo il 16/09/1975. A 22 anni si laurea cum laude in chimica e vince varie borse di studio per svolgere attività di ricerca in Inghilterra (università di Oxford, di Londra, di Exeter). Nel 2002, a 27 anni, consegue il titolo di dottore di ricerca in chimica e inizia l’attività di insegnamento all’Università di Palermo. Conduce le attività di ricerca e di docenza sinergicamente con l’attività lavorativa come chimico presso la direzione generale dell’Agenzia Regionale Prote- CARLO BERNARDINI, SILVIA TAMBURINI La probabilità fa al caso nostro Le leggi del caso Carocci editore, 2014 La certezza di ciò che avverrà è quasi sempre impossibile da garantire, ma rimane pur sempre fra le nostre aspirazioni più grandi. Se infatti per gli eventi naturali la casualità ha un significato strettamente fenomenico, per gli eventi sociali essa è fortemente determinata da scelte illusorie, pregiudizi e aspettative irrazionali. Cosa si può realisticamente fare? Due eminenti fisici provano a rispondere a questo interrogativo. Carlo Bernardini è professore emerito nel dipartimento di Fisica della Sapienza Università di Roma. Silvia Tamburini ha insegnato Fisica negli istituti tecnici industriali e in un liceo sperimentale. GIOVANNI VITTORIO PALLOTTINO La radioattività intorno a noi. Pregiudizi e realtà edizioni Dedalo, 2014 SCIENZE E RICERCHE • N. 2 DICEMBRE 2014 | PREMIO NAZIONALE DI DIVULGAZIONE SCIENTIFICA 2014 - I FINALISTI Quante persone sanno di essere radioattive, sia pur debolmente? E quanti sanno che la radioattività è intorno a noi da sempre, perché presente nel suolo, nell’acqua e nell’aria oltre che in tutti gli esseri viventi? Stiamo parlando di un fenomeno fisico naturale, tuttora largamente sconosciuto ai più, che merita sicuramente attenzione, se non altro per i preziosi impieghi delle radiazioni nella medicina. Una conoscenza critica della radioattività contribuisce inoltre ad affrontare consapevolmente il controverso problema dell’energia nucleare. Questa agile guida alla radioattività e alle sue applicazioni pratiche, tanto numerose quanto poco note, esamina: la radioattività naturale, le dosi a cui siamo soggetti, i criteri di radioprotezione, gli impieghi delle radiazioni nella sanità, gli incidenti nucleari e le loro conseguenze, la questione delle scorie e altro ancora. Giovanni Vittorio Pallottino, ordinario di Elettronica all’Università «Sapienza» di Roma e autore di diversi libri e di numerosi lavori scientifici, ha dedicato decenni di attività a ricerche sperimentali per la rivelazione delle onde gravitazionali previste dalla teoria della relatività generale. Da tempo la sua attenzione si è rivolta anche all’insegnamento della fisica nelle scuole, alla divulgazione della scienza e ai problemi dell’energia e dell’ambiente. strumenti matematici e le metodologie informatiche che stanno alla base delle diverse teorie e realizzazioni sono presentati con semplicità ed accuratezza, ricorrendo ad analogie tratte dall’esperienza quotidiana. Con ricchezza di illustruzioni e grafici, il testo integra aspetti tecnici, osservazioni filosofiche e riferimenti storici ai personaggi che hanno contribuito all’evoluzione dell’informatica musicale nel corso dell’ultimo mezzo secolo. Uno strumento indispensabile agli studenti dei Conservatori di Musica e dei Licei Musicali per la completezza delle tematiche trattate. La traccia di un percorso didattico per i docenti di musica elettronica. Leonello Tarabella, informatico e musicista, è stato allievo di Pietro Grossi (pioniere dell’informatica musicale in Italia) presso il CNUCE/C.N.R. di Pisa e si è specializzato sulla tecnologia della computer music all’EMS-MIT di Boston ed al CCRMA della Stanford University. Docente di informatica musicale al- l’Università di Pisa, nella sua attività di ricerca che conduce presso l’Istituto di Scienza e Tecnologie dell’Informazione dell’Area della Ricerca C.N.R. di Pisa, ha sviluppato linguaggi per la composizione musicale algoritmica e sistemi di riconoscimento gestuale real-time con i quali compone ed esegue in live per- formance la sua musica elettro-acustica. LEONELLO TARABELLA FAUSTO CARRATÙ Musica informatica Filosofia, storia e tecnologia della Computer Music Apogeo Education, Maggioli Editore, 2014 Non ci posso credere L’immaterialismo scientifico della fisica del Novecento Pubblicato in proprio, 2013 Questo volume è una guida approfondita allo studio dell’informatica musicale dove i princìpi di acustica, gli della fisica teorica del Novecento. Acquista una dozzina di libri di noti fisici, riorganizza le idee, avverte la necessità di comunicare a tutti gli inimmaginabili risultati delle teorie di un secolo che ha sconvolto il quadro delle tradizionali convinzioni scientifiche, anche di quelle ancora oggi credute rivoluzionarie, sforando inesorabilmente nel metascientifico. Col Novecento scendono dal trono millenario il fondamentale principio di non contraddizione e la relazione causa-effetto ereditati dalla grande Grecia, escono di scena certezza ed inoppugnabilità che hanno sempre contraddistinto la scienza, escono di scena tempo e spazio assoluti, con la disgregante relativizzazione di entrambi, esce di scena quella materia che ha sostanziato di sé la più dilagante ideologia del secolo, esce di scena l’universo come entità unica ed immutabile, esce di scena il predominio della geometria euclidea e dello spazio piano tradizionalmente concepito, esce di scena l’etere che riempiva l’universo, escono di scena la fede estrema nello sperimentalismo e la plurisecolare diffidenza verso la capacità deduttiva della mente, esce di scena ogni presunzione di obiettività ed ogni autonomia tra osservatore ed osservato, tra uomo e natura, tra scienziato e fenomeno, esce infine di scena quel vuoto che con la impossibilità ontologica del nulla aveva vissuto la geniale anticipazione parmenidea. Fausto Carratù, ingegnere romano, oltre ad articoli attinenti alla lunga militanza nell’industria, citati in tesi di laurea, ha pubblicato un libro di poesie (“I frutti dell’eclisse”) per il quale conserva i commenti di F. Fellini e di G. Bufalino. Occupandosi di storia romana, ha scoperto la probabile ragione per la quale i tardi romani fissarono nel 753 a.C. la fondazione di Roma. Ha scoperto e reso pubblico l’interessante storia di un lascito di un ebreo romano, prima della deportazione nei campi della vergogna. Ha fondato “Popolo Sovrano”, la prima e-associazione, interamente telematica, di cultura politica. Un ingegnere riceve in dono un libro scritto da un docente statunitense di fisica matematica. Lo sfoglia, lo legge, lo rilegge, scopre di quasi nulla sapere 45 PREMIO NAZIONALE DI DIVULGAZIONE SCIENTIFICA 2014 - I FINALISTI | SCIENZE E RICERCHE • N. 2 • DICEMBRE 2014 di Higgs. Nato e cresciuto a Torino, ha conseguito il dottorato in fisica a Milano. Dal 2005 vive e lavora a cavallo tra la Francia e la Svizzera. Ha una moglie che scrive molto meglio di lui, una figlia bilingue e curiosa che mangia pastasciutta per contorno e non disdegna le lumache e un cane anziano che sembra, a tratti, interessarsi alla fisica. STEFANO OSSICINI MARCO DELMASTRO Non ho nulla da rimproverarmi Stoccolma e dintorni 1911 Scienza Express edizioni, 2013 Particelle familiari Le avventure della fisica e del bosone di Higgs, con Pulce al seguito Editori Laterza, 2014 Marie Curie è protagonista, quasi mitica, della fisica e della chimica del Ventesimo Secolo, unico scienziato a conseguire il Nobel in due discipline diverse. La sua vicenda scientifica è piena di vita e diventa in modo naturale una messa in scena che parla di passioni umane e scientifiche, di famiglia e di ricerca, di sentimenti e di potere. Una storia che esce dal tempo e rappresenta in sé mille vicende umane. Una storia per gli studenti delle scuole superiori e dell’università, gli appassionati di teatro, gli insegnanti e i ricercatori. Per chi crede che le due culture possano incontrarsi. Marie Curie (Varsavia 1867 - Passy 1934) fu insignita nel 1903 del Premio Nobel per la fisica, insieme al marito Pierre Curie e ad Antoine Henri Becquerel per i loro studi sulle radiazioni, e nel 1911 del Premio Nobel per la chimica per la sua scoperta del radio e del polonio. Stefano Ossicini è Ordinario di Fisica Sperimentale all’Università di Modena e Reggio Emilia, ricercatore all’Istituto nanoscienze del Cnr di Modena e dirige il Centro Interdipartimentale «EN&TECH» su risparmio energetico e energie rinnovabili. È autore (con L. Pavesi e F. Priolo) del libro Light Emitting Silicon for Microphotonics, Springer Verlag, Berlin 2003 e (con V.N. Borisenko) del volume What is What in the Nanoworld, Wiley-VCH, Weinheim 2004 e 2008. È autore anche della commedia Non ho nulla da rimproverarmi: 1911 Stoccolma e dintorni sulla figura di Marie Curie, rappresentata molte volte, fra l’altro al Festival della Scienza di Genova 2011. 46 Papà, che cosa fai di lavoro?» è la domanda che ogni genitore si aspetta da una bambina dell’età dell’asilo, in esplorazione curiosa di tutto quello che la circonda. Le cose si complicano se il mestiere di papà è ‘fisico delle particelle’, perché spiegare la professione di scienziato che studia i componenti fondamentali dell’universo non è affatto semplice, tantomeno a una bambina di cinque anni. Il libro esplora quello che la fisica capisce del funzionamento microscopico dell’universo; come questa conoscenza sia stata costruita nel tempo dalla comunità scientifica; e quali siano i punti ancora oscuri sui quali i fisici delle particelle di oggi cercano di gettare luce. Si scende sottoterra a visitare il celeberrimo acceleratore di particelle LHC del CERN di Ginevra e i grandi rivelatori che misurano giorno e notte le proprietà delle particelle elementari. Si beve caffè sui tavolini del ristorante del laboratorio, osservando scienziati provenienti da tutto il mondo collaborare al più vasto esperimento scientifico della storia. Ci si infila finalmente nella gremitissima sala conferenze, per assistere in prima fila all’annuncio della scoperta del bosone di Higgs. È però con i mattoncini e le biglie della figlia che le ricerche e le scoperte si svelano acquistando senso, e diventano accessibili a tutti. Anche a una bambina di cinque anni. Marco Delmastro è un fisico delle particelle che lavora all’esperimento ATLAS al CERN di Ginevra. Fa parte del team che nel luglio 2012 ha annunciato la scoperta di una nuova particella che assomiglia molto al bosone FEDERICO TADDIA INTERVISTA VALERIO ROSSI ALBERTINI Perché il touchscreen non soffre il solletico? E tante altre domande sulle nuove tecnologie Illustrazioni: AntonGionata Ferrari Editoriale Scienza, 2014 Questo libro lo puoi leggere dall’inizio alla fine. Oppure dalla fine all’inizio. Tutto d’un fiato, o a pezzettini. Se ti va, puoi aprire il libro a caso e da quella pagina iniziare il tuo viaggio nel fantastico mondo delle nuovetecnologie. Puoi saltellare tra le domande che più ti incuriosiscono, approfondire gli argomenti che preferisci o gironzolare da una domanda all’altra… E se alla fine anche tu hai un quesito da porre alle nostre Teste Toste, leggi a p. 93 come mandarci la tua domanda: la pubblicheremo sul nostro sito! Valerio Rossi Albertini è un fisico nucleare, primo ricercatore al Consiglio nazionale delle ricerche, professore incaricato di chimica e fisica dei materiali all’università La Sapienza di Roma e responsabile del laboratorio di spettroscopia di raggi X dell’Area di ricerca di Tor Vergata del Cnr. È autore di oltre 130 pubblicazioni di fisica, chimica e scienza dei materiali. Nel 2010 è stato incluso nel Who’s Who in the World, prontuario delle personalità più rappresentative nei rispettivi campi di attività. Svolge attività di divulgazione in vari SCIENZE E RICERCHE • N. 2 DICEMBRE 2014 | PREMIO NAZIONALE DI DIVULGAZIONE SCIENTIFICA 2014 - I FINALISTI programmi delle reti nazionali ed è consulente scientifico della trasmissione Unomattina Verde (Rai1). Federico Taddia, giornalista, scrittore e autore televisivo, conduce L’altra Europa su Radio24, Nautilus su Rai Scuola e Big Bang su DeaKids. Collabora ai testi di Fiorello e al programma Ballarò, scrive per Topolino, La Stampa e Style Piccoli. Ha vinto Premio Alberto Manzi per la comunicazione educativa e, con Teste Toste, il Premio Andersen per la miglior collana di divulgazione scientifica per ragazzi. AntonGionata Ferrari, illustratore, disegna da sempre con il desiderio di far sorridere i suoi lettori. I piccoli Alvise e Sofia dicono che è abbastanza bravo, anche se esce un po’ troppo dai contorni con il colore. sperimentata da bambino - catturare pericolosissimi ranci felloni, dissezionare la carcassa di una tartaruga di mare in veranda - contribuisce alla costruzione di una geografia interiore fatta di sentieri, luoghi preferiti e segreti: degli erbosi o boscosi «paesi delle meraviglie». E quando la scoperta della natura è fatta cosí precocemente, essa può arrivare a connotarsi come un vero e proprio innamoramento. Piero Calamandrei narra che i suoi erbari, frutto di emozionanti raccolte adolescenziali, sono conservati in fondo a un armadio insieme alle lettere d’amore, quelle che non si aprono piú. Con una sostanziale differenza: se gli amori giovanili e i baci rubati non torneranno, la natura ha la capacità forse unica di restituire per tutta la vita lo sguardo curioso e incantato della prima volta. Matteo Sturani ha raccolto alcune tra le piú belle pagine della letteratura mondiale in cui scienza e poesia parlano la stessa lingua. Matteo Sturani, naturalista di terza generazione, insegna scienze in un liceo di Torino. Attualmente svolge un dottorato all’Università Statale di Milano in Ricerca sulla didattica delle scienze nella scuola superiore. personaggi che si incontrano in questa rapida rassegna non sono noti esclusivamente per il pensiero che Chiappi ha riportato, pertanto questo libretto non è pensato come una enciclopedia del pensiero umano. Si incontrano filosofi ma non è una storia della filosofia, si incontrano scienziati ma non è una storia della scienza, né delle tecnologie. Il filo logico che accomuna questi personaggi è l’aver generato idee utili per la identificazione e la soluzione di problemi. Roberto Chiappi (1945) si è laureato in ingegneria elettronica al Politecnico di Milano (1971) e dopo il corso Allievi ufficiali dell’Accademia Navale di Livorno, ha prestato servizio a Roma presso l’ufficio statistica, meccanografia e ricerca operativa dello Stato Maggiore della Marina Militare. Dopo il master della Scuola Superiore Enrico Mattei è entrato nel gruppo E.N.I. dove ha lavorato per circa 30 anni, nei settori dell’analisi degli investimenti, ricerca operativa, pianificazione strategica, formazione e project planning. Attualmente si occupa di ricerca e formazione relativamente alle tecniche di project management, problem solving e decision making. ROBERTO CHIAPPI VINCENZO VILLANI, LUCIANO D’ALESSIO, GAETANO GIAMMARINO MATTEO STURANI (A CURA) Pietre, piume e insetti L’arte di raccontare la natura Einaudi, 2013 “Osservare la natura è un’arte? Forse sí. Di certo richiede tempo, e molta dedizione. Occorre una guida esperta che ci permetta di distinguere alberi, rocce e animali, ma soprattutto che ci racconti le loro storie: dalla caccia a insetti rari che sembrano gemme volanti all’incontro inatteso con un geco sul muro di casa, dalle spese e imprese folli degli appassionati di farfalle alle tragicomiche disavventure dei piú grandi naturalisti. Vladimir Nabokov scrive: «Ho scoperto in natura i piaceri non utilitaristici che cercavo nell’arte. Erano entrambe una forma di magia, entrambe un gioco intricato di sortilegio e illusione». E la scoperta della natura come gioco è proprio uno dei fili che legano i testi di quest’antologia. L’esplorazione temeraria e trasgressiva Problem Solving: 102 nomi per 102 idee Frammenti d’autore Matematicamente.it, 2014 Problem solving è un termine moderno che indica una tecnica antica quanto l’uomo, una delle attività principali del pensiero. Queste 102 schede che l’autore ha scelto di inserire in questo percorso vogliono essere delle riflessioni sui principali snodi del pensiero umano, sulle idee che hanno cambiato il corso del pensiero e della vita dell’uomo. I Verità e bellezza La Chimica nell’Immagine Aracne editrice, 2014 Il volume nasce dalla convinzione che la scienza è davanti gli occhi di tutti ma difficile da vedere. Naturalmente la Chimica è intorno alle persone sia in modo grandioso sia umile, ma tutti sono così assuefatti alle sue manifestazioni che si rischia di non farci più caso, di non provare più curiosità e meraviglia. L’obiettivo del volume è risvegliare 47 PREMIO NAZIONALE DI DIVULGAZIONE SCIENTIFICA 2014 - I FINALISTI | SCIENZE E RICERCHE • N. 2 • DICEMBRE 2014 questa curiosità. Vincenzo Villani è ricercatore e docente di Scienza e Tecnologia dei Materiali polimerici presso l’Università degli Studi della Basilicata. È autore di oltre 70 pubblicazioni scientifiche e altrettante comunicazioni a convegni. La sua attività di ricerca si concentra sui biopolimeri e sui polimeri di sintesi. Luciano D’Alessio ha conseguito con lode la laurea in Chimica presso la Sapienza, Università di Roma. Attualmente è professore associato di Chimica fisica nell’Università degli Studi della Basilicata. Gaetano Giammarino è laureato e dottorato in Scienze chimiche presso l’Università degli Studi della Basilicata, dove ha anche insegnato per alcuni anni. Collabora con l’Università degli Studi della Basilicata con ricerche nel ramo della chimica industriale. 48 2. SCIENZE BIOLOGICHE E DELLA SALUTE GIULIO PAGNACCO, PAOLA CREPALDI, BIANCA CASTIGLIONI, LETIZIA NICOLOSO, STEFANIA CHESSA A scuola di genomica. Alla scoperta del DNA e delle potenzialità della genetica molecolare L’allevatore Magazine, 2013-2014 Nel campo delle Scienze agrarie e veterinarie un importante finanziamento del MiPAAF ha consentito al nostro Paese di applicare nuove tecniche di analisi nel settore del miglioramento genetico colmando un gap culturale e tecnologico che escludeva l’Italia dal dialogo a livello internazionale. Questo è ciò che si è verificato e si sta verificando tutt’oggi grazie ai due progetti dal titolo “Ricerca e innovazione nelle attività di miglioramento genetico animale mediante tecniche di genetica molecolare per la competitività del sistema zootecnico nazionale”, che hanno messo insieme ricercatori, Associazioni allevatori e Istituzioni in grado di ottenere prodotti di altissimo impatto scientifico internazionale e trasferibili al mondo economico-produttivo. I testi hanno la struttura di un articolo principale seguito e affiancato da approfondimenti destinati ai lettori più curiosi. Ogni scheda è corredata da immagini e illustrazioni per rendere meglio comprensibile l’argomento trattato. Le prime 10 schede (qui allegate) sono state pensate come un percorso formativo, pertanto le prime 2 presentano argomenti di genetica di base, le schede dalla 3 alla 6 introducono concetti statistici indispensabili per la comprensione delle più moderne metodologie di selezione genetica degli animali in produzione zootecnica (schede 9 e 10), dando anche un’idea dei pro- gressi della tecnica che hanno consentito tali innovazioni (sequenziamento di interi genomi e scoperta di milioni di marcatori molecolari) e delle loro possibilità applicative (schede 7 e 8). Le schede 11 e 12 conterranno invece una sintesi dei principali risultati ottenuti da tutti gli altri gruppi di ricerca coinvolti nel progetto derivate dalle applicazioni delle innovazioni e dalle metodologie di analisi raccontate in queste schede. Giulio Pagnacco è ordinario di Genetica Animale presso l’Università degli Studi di Milano e si è occupato di problemi di selezione e conservazione delle razze domestiche di bovini suini, ovini, caprini e cavalli. Analisi di dati quantitativi, elaborazione di indici e parametri genetici delle popolazioni animali costituiscono il suo background culturale che si innesta sui più recenti approcci genomici di selezione. Ha sempre curato con passione e successo la parte didattica e divulgativa della sua professione. Paola Crepaldi è professore associato di Miglioramento genetico e zootecnica, presso l’Università degli Studi di Milano. Si occupa di genetica e genomica applicata allo studio delle risorse genetiche animali di interesse zootecnico per la valorizzazione delle popolazioni autoctone e delle produzionidi qualità. Attualmente coordina il consorzio italiano per lo studio del genoma delle razze caprine allevate in Italia. Bianca Castiglioni, ricercatrice per l’Istituto di Biologia e Biotecnologia Agraria del Consiglio Nazionale delle Ricerche, è autrice/co-autrice di numerose pubblicazioni su riviste nazionali e internazionali. La sua attività di ricerca riguarda l’analisi del genoma animale e di fenotipi di significato economico, lo sviluppo di metodi molecolari per il riconoscimento di geni e marcatori per la qualità del latte e della carne, per la sicurezza alimentare e la sanità animale e l’utilizzo di strumenti diagnostici basati sull’uso di DNA chip. Letizia Nicoloso, assegnista di ricerca per il Dipartimento di Scienze Veterinarie e Sanità pubblica dell’Università degli Studi di Milano, è autrice/ co-autrice di numerose pubblicazioni su riviste nazionali e internazionali. La SCIENZE E RICERCHE • N. 2 DICEMBRE 2014 | PREMIO NAZIONALE DI DIVULGAZIONE SCIENTIFICA 2014 - I FINALISTI sua attività di ricerca riguarda l’analisi della diversità genetica delle risorse zootecniche, l’identificazione di marcatori molecolari per la tracciabilità dei prodotti di origine animale, l’identificazione di geni utili per lo studio di caratteri legati alle produzioni zootecniche e a caratteristiche utili. Stefania Chessa, ricercatrice per l’Istituto di Biologia e Biotecnologia Agraria del Consiglio Nazionale delle Ricerche, è autrice/co-autrice di numerose pubblicazioni su riviste nazionali e internazionali. La sua attività di ricerca riguarda principalmente l’analisi genetica molecolare e quantitativa applicata alla zootecnia, l’analisi di diversità genetica nelle popolazioni zootecniche anche mediante l’impiego di strumenti d’indagine genomica, statistica applicata allo studio di associazione genotipo-fenotipo mediante l’utilizzo di diversi software. GIOVANNI MAGA AIDS: la verità negata Come l’HIV causa l’AIDS e perché dall’AIDS si potrà guarire Il Pensiero Scientifico Editore, 2014 Questo libro si rivolge a chi, legittimamente, si pone la domanda se davvero l’AIDS sia causato da HIV e vuole delle risposte. Malgrado inoppugnabili evidenze cliniche abbiano ormai provato la responsabilità di HIV per la morte di oltre venti milioni di persone solo negli ultimi dieci anni, ancora oggi esiste una corrente di opinione, tutt’altro che secondaria e sempre vitale, che afferma che l’AIDS non esiste e che HIV è un innocuo parassita. Non bisogna sottovalutare l’impatto che queste idee possono avere su un uditorio non informato, inclusi coloro che hanno responsabilità di governo o decidono delle politiche di salute pubblica. Giovanni Maga è professore a contratto di Biologia Molecolare presso l’Università degli Studi di Pavia, dove tiene il corso di Virologia Molecolare per gli studenti di Scienze Biologiche. Ha tenuto numerosi seminari presso Istituzioni scientifiche italiane ed estere. Lavora presso l’Istituto di Genetica Molecolare del CNR. FRANCESCA CIRULLI (A CURA) Animali terapeuti Manuale introduttivo al mondo della pet therapy Carocci editore, 2013 L’animale, con la sua capacità di comunicare e stabilire un legame con l’uomo, ha le potenzialità per essere un vero e proprio supporto emozionale. L’interazione con i pets (animali da compagnia) è sempre più utilizzata in interventi svolti in contesti tanto terapeutici che educativi e ludici. Nonostante il crescente interesse per questi approcci innovativi a valenza terapeutica, il campo degli Interventi Assistiti con gli Animali, comunemente noti come Pet therapy, manca di una teoria unitaria, ampiamente accettata ed empiricamente supportata per spiegare come e perché la relazione con un animale possa agire positivamente sulla nostra salute. Questo manuale rappresenta un primo tentativo di raccogliere quanto di più avanzato ci sia al momento nel settore, testimoniando lo sforzo messo in atto da parte di tutte le figure che partecipano di concerto in questi interventi (tra cui elenchiamo i veterinari, gli etologi, gli educatori, gli psicologi, i medici) per standardizzare terminologie e metodologie. Ci auguriamo che questa lettura risulti stimolante per gli amanti degli animali e utile per coloro che lavorano in questo campo, fornendo protocolli e spunti di lavoro. Abbiamo anche la speranza che questo manuale possa avvicinare al mondo animale e alle sue potenzialità tutti coloro che sono interessati ad approcci innovativi per la promozione della salute umana. Francesca Cirulli, è nata a Roma il 15 gennaio 1965. E’ primo ricercatore presso il Reparto di Neuroscienze comportamentali, dell’Istituto Superiore di Sanità. Si è laureata con lode in Scienze Biologiche presso l’Università “La Sapienza” perfezionandosi come Dottore (PhD) in Neurobiologia presso la Stanford University. E’ Membro del Consiglio dei Docenti del Programma di Dottorato in Biologia (già Etologia ed Ecologia Animale) dell’Università di Firenze. Svolge ricerche su temi di psicobiologia e si occupa di attività e terapie assistite con gli animali, con particolare riguardo alla redazione di Linee guida e alla formazione degli operatori in collaborazione con il Centro di Referenza Nazionale per gli IAA. CORRADO BATTISTI, MICHELA CONIGLIARO, GIANLUCA POETA, CORRADO TEOFILI Biodiversità, disturbi, minacce Dall’ecologia di base alla gestione e conservazione degli ecosistemi FORUM Editrice Universitaria Udinese, 2013 Primo testo nel panorama editoriale italiano ad occuparsi della threat analysis (‘analisi delle minacce’), disciplina ambientale sviluppatasi negli ultimi anni a livello internazionale nel settore della conservazione della natura e della gestione territoriale ambientale. Specialisti e ricercatori, secondo ottiche e prospettive differenti, affrontano i temi attuali dell’ecologia del disturbo, 49 PREMIO NAZIONALE DI DIVULGAZIONE SCIENTIFICA 2014 - I FINALISTI | SCIENZE E RICERCHE • N. 2 • DICEMBRE 2014 approfondiscono l’analisi delle minacce alla diversità biologica e offrono una panoramica delle più recenti strategie di conservazione della biodiversità. Il volume rappresenta quindi uno strumento fondamentale per tutti coloro che, operando nel settore ambientale, devono individuare e comparare le criticità territoriali per promuovere interventi di miglioramento del bene comune rappresentato dalla natura. Corrado Battisti è docente di Ecologia Applicata e Gestione degli Ecosistemi presso l’Università di Roma Tre. Si occupa di strategie di gestione e pianificazione ambientale. È autore di oltre 130 pubblicazioni tecnico-scientifiche, tra cui più di 50 su riviste internazionali. Michela Conigliaro, dottoressa in scienze biologiche, si è formata nel settore della conservazione e gestione degli ecosistemi. Attualmente collabora con la FAO, alle attività del gruppo di lavoro sulle Foreste Urbane e Periurbane di Silva Mediterranea. Gianluca Poeta, laureando in Biodiversità e Gestione degli Ecosistemi, ha approfondito nel dettaglio il settore dell’analisi delle minacce. Corrado Teofili, formatore del WWF Internazionale, si è occupato di educazione ambientale, divulgazione naturalistica e scientifica e piani d’azione per specie animali. Collabora con la Federparchi (Federazione Italiana Parchi e Riserve Naturali). della scienza. Si può scoprire che la versione della biologia è entusiasmante, se proposta con la stessa vitalità di pensiero che anima la disciplina e se ci poniamo vicino alla “vita vera”. Esperienze e riflessioni ci avvicinano a quelle che la biologia moderna identifica come caratteristiche distintive dei viventi, il tutto arricchito da testimonianze degli studenti e da brevi spunti filosofici e letterari. Il testo è rivolto a insegnanti, studenti, lettori curiosi che vogliono approfondire la versione della vita offerta dalla biologia. Elisabetta Falchetti collabora con il Museo Civico di Zoologia ed è project manager in progetti europei di diffusione della cultura scientifica. Specializzata in zoologia, è stata la responsabile della Sezione Educativa del Museo e ha insegnato Didattica della Biologia presso l’Università di Roma tre. Flaminia Tranchida, dottore di ricerca in Pedagogia e Scienze dell’Educazione, collabora con musei, università, istituti di ricerca e associazioni culturali, nel campo dell’educazione scientifica e ambientale. È autrice di libri, manuali, fascicoli e giochi didattici e CD multimediali diretti a facilitare l’apprendimento scientifico. eticamente fondato che deve precedere e orientare le decisioni prescrittive; si offre quindi come strumento di educazione alla “forma mentis” e alla maturazione riflessiva di chi si dedica alla cura delle persone sofferenti. Giacomo Delvecchio, medico al dipartimento PAC NOCE Ricoveri della ASL di Bergamo, con interessi in medical education, metodologia clinica, bioetica. Consigliere, già segretario nazionale della Società Italiana di Pedagogia Medica. Ha ricoperto incarichi di docenza presso corsi universitari di patologia generale, bioetica, antropologia, storia della medicina. Luciano Vettore, professore universitario, ha insegnato Ematologia, Farmacologia clinica, Semeiotica medica e Medicina interna. Già Presidente della Società Italiana di Pedagogia Medica e della Conferenza Permanente dei Presidenti dei Corsi di Laurea in Medicina, si è dedicato e si dedica tuttora alla formazione degli operatori e dei formatori nelle Scienze della Salute. LUCIANO PECCARISI Dialogo tra il cervello e il suo Io. Riflessione su se stesso Aracne editrice, 2013 GIACOMO DELVECCHIO, LUCIANO VETTORE Decidere in terapia Dialogo sul Metodo nella Cura Liberodiscrivere edizioni, 2013 ELISABETTA FALCHETTI, FLAMINIA TRANCHIDA Capire i viventi La biologia spiegata in laboratorio, al museo e sul campo Scienza Express edizioni, 2014 Questo libro è un invito a parlare di vita con i linguaggi, le idee e i metodi 50 Questo libro non è un testo di terapia, bensì di metodologia della cura, scritto sotto forma di dialogo tra un clinico pratico e un clinico metodologo. Si propone di fornire ai lettori – siano essi studenti o già operatori nelle Scienze della Salute – una guida a quel ragionamento metodologicamente corretto ed Innumerevoli sono i testi di neuroscienze, di psicologia e filosofia che spiegano come funziona la mente. Lo sforzo degli autori è sempre lo stesso, cercare di far capire come stanno le cose ad un pubblico affamato di conoscenza, ma non preparato abbastanza da appassionarsi a questo genere di letture. Benché medico e neurologo, ho trovato la scrittura di molti di questi testi ancora “troppo difficile”. La pretesa di questo libro è invece quella di essere più chiaro e quindi accessibile a tutti. Agile ed elementare, per quanto l’argomento sia SCIENZE E RICERCHE • N. 2 DICEMBRE 2014 | PREMIO NAZIONALE DI DIVULGAZIONE SCIENTIFICA 2014 - I FINALISTI ostico, ma scientificamente puntuale su certe bizzarre malattie del cervello e della mente. Luciano Peccarisi è medico-chirurgo e specialista in Neurologia. Vive e lavora ad Ostuni (Br). Si interessa di coscienza e del rapporto mente-cervello. E’ autore dei libri: Il miraggio di “conosci te stesso”. Coscienza, linguaggio e libero arbitrio, edito da Armando, Roma, 2008 e Dialogo tra il cervello e il suo Io, Aracne, 2014. Cura sul sito riflessioni.it la rubrica riflessioni sulla Mente. ROMUALDO CAPUTO, ITALO GIUDICIANNI È buono per condire? e altre storie di alimentazione... Casa Editrice Idelson Gnocchi, 2014 È buono per condire? vuole descrivere una sorta di passeggiata virtuale attraverso il mondo complesso dell’alimentazione, con una particolare attenzione a quella “zona grigia” ma così importante che è rappresentata dai grassi eduli: burro, oli di oliva e di semi, margarine, strutto, solo per citare i più comuni. Il sentiero più battuto nella nostra passeggiata si snoda com’è ovvio attraverso il settore dell’olio di oliva – in special modo dell’olio extravergine di oliva (evoo), protagonista incontrastato della nostra tavola e ingrediente fondamentale della dieta mediterranea– che ci accompagna nel cammino attraverso gli aspetti principali del metabolismo dei grassi nel corpo umano, toccando i problemi inerenti alla nutrizione e alle più comuni patologie che possono derivare da un’alimentazione non corretta. Abbiamo fatto il possibile per affrontare tutti gli argomenti in maniera semplice, per dare risposte chiare, immediate e comprensibili, senza però rinunciare a un corretto linguaggio scientifico e chiamando ogni cosa “con il proprio nome”. Semplicità e correttezza scientifica, ci auguriamo, saranno apprezzate dai lettori più adulti e potranno servire ai più giovani per veicolare all’interno delle famiglie un’adeguata informazione sulla scelta di alimenti salutari e sull’uso in maniera propria dei grassi alimentari che tuttora, magari per inveterate consuetudini culinarie, sono scelti e consumati molto spesso in maniera non proprio corretta. Tre ampi capitoli del libro sono stati dedicati alla descrizione dei più diffusi grassi di origine animale e dei principali grassi di origine vegetale: questi ultimi distribuiti fra due distinti capitoli dei quali uno dedicato esclusivamente all’olio di oliva. Nei rimanenti capitoli abbiamo invece cercato di focalizzare l’attenzione del lettore sui principali momenti di dubbio nell’uso dei grassi alimentari: “meglio il burro o la margarina?”, “quale olio è meglio usare per la frittura?”, “cosa sono i grassi ω-3?”, “quali grassi favoriscono l’ipercolesterolemia?” e così via. Abbiamo sempre cercato di fornire ai lettori tutti i più importanti elementi per la comprensione dei problemi, senza però fornir loro alcuna soluzione miracolistica preconfezionata. Romualdo Caputo è nato a S. Maria Capua Vetere (CE) il 13 agosto 1940. Già Professore ordinario di Chimica Organica Applicata della Facoltà di Agraria dell’Università di Napoli Federico II, è coautore di oltre 150 pubblicazioni scientifiche su riviste internazionali nel campo della Chimica Organica e della Chimica delle Sostanze Naturali. Ha anche curato la stesura di vari testi didattici di chimica e di testi scientifici di argomento ambientale. Italo Giudicianni è nato a Bellona (CE) il 20 settembre 1940. Già Dirigente tecnico universitario, è stato Direttore del Centro Interdipartimentale di Metodologie Chimico Fisiche dell’Università di Napoli Federico II. È coautore di numerose pubblicazioni scientifiche. PAOLA FAVERO, MAURO LAMPO, DIEGO LANDI, GIORGIO MATTEUCCI, BRUNO DE CINTI I Custodi della Natura In viaggio nel bosco tra scienza e fantasia Edizioni Filò, 2014 È tanto bello, questo libro, quanto è grande l’idea che lo ispira: l’educazione come motore di speranza e di cambiamento. Il nostro pianeta – vi si racconta – è minacciato dagli “Unoidi”. Così i Giauli, creature dei boschi delle Dolomiti, chiamano gli esseri umani interessati solo a sfruttare e distruggere il pianeta terra per le loro mire di ricchezza e di potere. Paola Favero è nata a Bassano del Grappa, è laureata in Scienze Forestali e dal 1987 è funzionario del Corpo Forestale dello Stato, attualmente amministratrice dell’Ufficio per la Biodiversità di Vittorio Veneto, da cui dipendo- no le Riserve Biogenetiche del Cansiglio e la Riserva Naturale Orientata di Somadida. Appassionata alpinista, scrittrice ed amante della montagna in tutti i suoi aspetti, ha pubblicato varie guide naturalistiche, quaderni di educazione ambientale, diari scolastici, loltre a numerosi libri di racconti. Mauro “Lampo” Olivotto nasce a San Vito di Cadore, nella casa dove oggi vive e lavora. È titolare di una bottega d’arte specializzata nella reinterpretazione in stile di antichi palazzi e vecchie case, attenta alla ricerca nelle più disparate forme d’Arte. Diego Landi è nato a Marghera, dove risiede, e ha iniziato giovanissimo ad appassionarsi di fotografia. Un amore che ha poi trasformato in professione, senza mai perdere estro creativo e spunto artistico. Dopo l’esperienza come fotografo di scena per la Compagnia di danza “Il corpo e la mente”, ha continuato la propria sperimentazione 51 PREMIO NAZIONALE DI DIVULGAZIONE SCIENTIFICA 2014 - I FINALISTI | SCIENZE E RICERCHE • N. 2 • DICEMBRE 2014 fotografica nel campo della musica, del teatro, della danza, della pittura e della scultura. Le sue foto sono state pubblicate su libri, riviste, manifesti e nelle cover di CD musicali. Giorgio Matteucci è ricercatore del Consiglio Nazionale delle Ricerche. Ha avuto la fortuna di trasformare una passione per i boschi e la naura, acquisita in più di 25 anni di attività scautistiche e amatoriali, in una professione nella quale ha sempre cercato di comprendere meglio la funzionalità delle foreste e il loro ruolo nel ciclo del carbonio a scala di ecosistema, paesaggio sino a quella globale Bruno De Cinti è Direttore Tecnico del Progetto Europeo LIFE+ ManFor C.BD. Nato in Australia nel 1971, da sempre coltiva la passione per gli alberi e la natura, studiandola ma anche insegnandola: ha tenuto seminari di approfondimento e corsi di educazione ambientale in collaborazione con università, scuole superiori, medie ed elementari. È laureato in Scienze Forestali presso l’Università della Tuscia di Viterbo, dove ha conseguito anche il Dottorato in Ecologia Forestale. Dal 2005 lavora presso l’Istituto di Biologia Agroambientale e Forestale del CNR di Roma. ANNA GUGLIELMO, GIOVANNI SPAMPINATO, SAVERIO SCIANDRELLO I pantani della Sicilia sud-orientale. Un ponte tra l’Europa e l’Africa Conservazione della biodiversità, restauro ambientale e uso sostenibile Monforte Editore, 2013 La conservazione e il recupero delle aree protette rappresenta una delle sfide più ardue e stimolanti per chi si occupa di biodiversità e ambiente. Altrettanto problematico è rappresentare tali aspetti 52 al vasto pubblico che, a volte con difficoltà, si avvicina alla natura. Questo volume prende spunto dal lavoro di gruppo svolto nel corso del Progetto SIMBIOTIC (Enhancing SIicily-Malta BIOgeographical Transboundary Insular Connectivity (finanziato dal P.O. Italia-Malta 2007-2013), un progetto finalizzato ad incrementare le connessioni bio-geografiche tra la Sicilia orientale e le Isole maltesi, allo scopo di favorire le rotte migratorie degli uccelli tra Europa ed Africa. Scopo del progetto era anche migliorare la gestione sostenibile di alcune aree scelte come casi studio e di intervenire concretamente in alcune di esse con attività di restauro e ripristino, stimolando la partecipazione e la consapevolezza della popolazione locale. Tuttavia seppure soggetta a tali vincoli naturalistici, l’area dei pantani della Sicilia sud-orientale è in riduzione a causa delle attività agricole e dello sviluppo urbanisticoIl volume, realizzato con il contributo di diversi esperti, presenta le attività di ricerca di base sulla geologia, la flora e la fauna dell’area dei pantani, ma anche sui processi di umanizzazione del territorio di Pachino. Il successivo intervento di restauro ambientale rappresenta un esempio concreto di come un intervento mirato sull’ambiente possa consentire di riportare condizioni di naturalità in aree fortemente degradate dall’impatto antropico. Il libro è volutamente ricco di immagini proprio con l’intento di far conoscere alla collettività il grande valore naturalistico dell’area dei Pantani della Sicilia sud-orientale. Anna Guglielmo è professore ordinario di botanica ambientale e applicata presso il Dipartimento di Scienze biologiche, geologiche e ambientali dell’Università degli Studi di Catania.Svolge attività di ricerca nel campo della geobotanica e della biosistematica vegetale con indagini cariologiche, anatomiche, ecologiche su taxa critici diffusi nei territori dell’area mediterranea. Giovanni Spampinato, nato a Gravina di Catania nel 1958 insegna presso il Dipartimento di Agraria dell’Università “Mediterranea” di Reggio Calabria. Saverio Sciandrello è professore a contratto di Conservazione della flora e della vegetazione naturale nel Corso di laurea in Salvaguardia del territorio, dell’ambiente e del paesaggio, Università di Catania. DANIELA MINERVA, SILVIO MONFARDINI Il bagnino e i samurai La ricerca biomedica italiana: un’occasione sprecata Codice edizioni, 2013 Big Pharma è il complesso industriale con il più alto contenuto di ricerca scientifica, impermeabile a qualunque crisi economica e capace di generare sempre e comunque fiumi di profitti. Comparto da cui però l’Italia è esclusa, così com’è esclusa dallo sviluppo scientifico e industriale che la grande guerra al cancro ha alimentato e continuerà ad alimentare nei prossimi anni. Eppure poteva andare diversamente. Daniela Minerva e Silvio Monfardini analizzano cinquant’anni di storia italiana per capire cosa ci ha lasciati fuori dal “grande gioco” del business farmaceutico. E per farlo seguono le tappe di questo miracolo mancato: la grande ricerca Farmitalia, la Montedison, l’occasione persa degli Istituti di ricovero e cura a carattere scientifico (gli IRCCS) e i ritardi dell’industria italiana: tra interessi, carriere, mazzette, soldi rubati e tanto spreco... L’Italia aveva in mano le carte per partecipare alla grande partita della ricerca biomedica, ma è stata spazzata via. Ecco perché. Daniela Minerva è responsabile delle pagine di scienze, medicina e sanità per “l’Espresso” e blogger con “Il vaso di Pandora”. È nel consiglio direttivo dei master in comunicazione della scienza alla Sapienza di Roma e alla SISSA di Trieste, ed è autrice di sette libri, pubblicati da Sansoni, Giunti, Av- SCIENZE E RICERCHE • N. 2 DICEMBRE 2014 | PREMIO NAZIONALE DI DIVULGAZIONE SCIENTIFICA 2014 - I FINALISTI verbi, Rizzoli, Springer e Codice edizioni. Silvio Monfardini è uno dei protagonisti della ricerca oncologica, autore di oltre trecento lavori su riviste recensite. È stato direttore scientifico degli IRCCS di Aviano e Napoli. È stato presidente della Società Europea di Oncologia Medica, dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica e della Società Internazionale di Oncologia Geriatrica. Oggi è direttore del progetto di oncologia geriatrica della Fondazione Don Gnocchi di Milano. ROBERTO DEFEZ Il caso OGM Il dibattito sugli organismi geneticamente modificati Carocci editore, 2014 Sugli ogm ci si limita a schierarsi. Il tema, al contrario, va affrontato con raziocinio: gli ogm ci riguardano. E non solo perché dal 1996 sono entrati a far parte della nostra alimentazione. Ci riguardano perché con essi si gioca il futuro dell’economia, dell’agricoltura, dell’ambiente in cui viviamo. Ci riguardano perché con gli ogm produciamo il meglio del made in Italy esportato in tutto il mondo, dalla moda all’agroalimentare. Ma allora perché c’è chi diffonde paure e sospetti senza fornire dati, documenti e statistiche? Quali interessi si nascondono dentro al piatto che mettiamo in tavola tutti i giorni? Il libro offre alcune importanti risposte a queste domande. Roberto Defez dirige il Laboratorio di biotecnologie microbiche all’Istituto di bioscienze e biorisorse del cnr di Napoli. Da anni è coinvolto nel dibattito pubblico sulla validità degli ogm, con interventi incentrati sulla valutazione scientifica dei dati tecnici disponibili. BRUNO SILVESTRINI Il farmaco moderno Un patto esemplare fra uomo e natura Carocci editore, 2014 Subordinare la natura ai bisogni dell’uomo o sentirsene parte? Il farmaco è simbolo di questo conflitto fra le due anime del progresso scientifico e tecnologico. L’autore – dopo averne illustrato le proprietà elementari – tratta prima del farmaco naturale, dalla sua comparsa nella scienza fino alla rivoluzione darwiniana, poi del farmaco di sintesi, ricordandone i meriti, ma mettendo anche in rilievo senza preconcetti le conseguenze negative che ha avuto sulla ricerca, sull’assetto del settore farmaceutico e sulla medicina. Bruno Silvestrini è responsabile di scoperte farmacologiche di rilievo internazionale e ha pubblicato oltre 500 lavori scientifici per centri di ricerca quali l’Istituto Superiore di Sanità, lo Sloan Kettering Cancer Center di New York, l’Università di Shanghai e molti altri. spesso a immagini e similitudini prese dal mondo culinario? Qual è il filo che lega esperimenti e ricette succulente? Perché il pollo occupa un posto così importante nell’immagine pubblica della scienza, da Bacone a Pasteur passando per Newton e gli illuministi? Che cos’hanno in comune la cucina futurista e la gastronomia molecolare? È possibile scambiare una rivoluzione in geologia per un minestrone e la fusione fredda per panna montata? Tra esperimenti nei caffè, controversie sulla birra, ricette per la cioccolata custodite gelosamente come brevetti, un racconto ironico, sorprendente e rigoroso sulle intersezioni tra scienza e cibo, tra gastronomia e ricerca, tra laboratorio e cucina. Massimiano Bucchi insegna Scienza, Tecnologia e Società all’Università di Trento ed è stato visiting professor in numerose istituzioni accademiche in Asia, Europa e Nord America. Ha ideato e curato l’Annuario Scienza e Società edito da il Mulino. Collabora alle pagine culturali di Repubblica e a Tuttoscienze – La Stampa. LISA SIGNORILE Il viaggio e la necessità Migrazioni di animali su continenti alla deriva Scienza Express edizioni, 2013 MASSIMIANO BUCCHI Il pollo di Newton La scienza in cucina Ugo Guanda Editore, 2013 Perché da un certo periodo storico la scienza entra prepotentemente in cucina? Perché gli scienziati ricorrono Storie di animali che non ci sono più, animali strani, imprevedibili, inattesi. Storie dei loro viaggi attraverso continenti che si spostano. Una danza in cui geografia, cambiamenti e spostamenti interagiscono guidati dal caso e dalla necessità di nuovi orizzonti: che ci facevano i coccodrilli in Puglia? Perché mai i topi dell’isola di Gough sono carnivori? Ma soprattutto, come sono arrivate fino a noi le innumerevoli specie che popolano il nostro pianeta? Un libro 53 PREMIO NAZIONALE DI DIVULGAZIONE SCIENTIFICA 2014 - I FINALISTI | SCIENZE E RICERCHE • N. 2 • DICEMBRE 2014 per adulti e giovani dai 16 anni in su, purché appassionati di animali, biologia, evoluzioni, vita e viaggi. Lisa Signorile, zoologa, si occupa di genetica delle popolazioni all’Imperial College di Londra dove collabora con la Zoological Society. In passato ha lavorato in giro per il mondo traslocando tritoni, contando topi tropivali, inseguendo lupi e scoiattoli. È autrice di L’orologiaio miope (codice 2012), libro nato dell’omonimo blog che cura per il National Geographic. RICCARDO BETTI, ETTORE BIAGI, FABIOLA ABBATE In punta di piedi Ibiskos Editrice Risolo, 2013 Nicola, un medico apparentemente arrivato, ma in profonda crisi con se stesso, alla ricerca di dare nuovamente un senso alla sua vita come uomo e come dottore. Gabriele, un bambino che invece rischia di perdere ogni senso della sua esistenza appena iniziata. Un incontro inizialmente difficile, ma che finirà per cambiare in modo radicale l’anima di Nicola. Una storia di vite che si intersecano in modo bizzarro, come solo il destino sa fare, ed una storia di malattia che sembra destinata ad una fine tragica ma che poi, in una corsa contro il tempo per applicare una nuova strategia di bioingegneria genetica, regala al lettore una conclusione del tutto inattesa. Un libro scritto a sei mani per ragioni insolite ed ancora per la regia di un destino strano e inaspettato che coglie di sorpresa gli autori stessi. Dello strappo emotivo dovuto agli eventi e della volontà di continuità il lettore ne sarà reso partecipe in un momento della narrazione particolarmente intenso ed inatteso. Caldo ed avvolgente, a tratti anche “avventuroso” ed incalzan54 te, questo libro ci butta con violenza nella vita dei bambini leucemici, ma ci regala anche momenti di estrema tenerezza guidandoci, in modo semplice, nella comprensione degli aspetti della medicina più avanzata. La ricchezza di questo racconto si completa grazie alla presenza di figure apparentemente marginali, ma delle quali impareremo ad apprezzare ogni singola sfaccettatura del loro ruolo, altrettanto fondamentale in questa storia che entrerà, in punta di piedi, nei cuori dei lettori. Riccardo Betti (1960-2011). Autore de “Il cielo sulla terra” edito daIbiskos nel 2009. Ettore Biagi nasce a Lecco il 22 aprile del 1970. Medico Pediatra Ricercatore presso l’Università di Milano Bicocca (Monza), Dottorato in Ricerca in Oncoematologia Pediatrica (conseguito a Houston, Texas, presso il Bay- lor College of Medicine) segue i bambini affetti da patologie leucemiche. Attualmente Direttore Medico Scientifico del Laboratorio di Terapia Cellulare e Genica “Stefano Verri”. Fabiola Abbate nasce a Livorno il 20 Marzo del 1964. Anni di esperienza nella Gestione Customer Base nel settore delle telecomunicazioni, attualmente Human Resources Manager per la Greentel Srl, Agenzia Excellent Partner Vodafone Business. ASSUNTA CROCE, GILDA NAPPO, CHIARA SEGRÉ L’identikit del cancro in dieci tratti IFOM, Istituto FIRC di Oncologia Molecolare, 2014 Che cosa sappiamo veramente del cancro e delle sue cause? Che cosa è stato scoperto negli ultimi anni? Che cosa possiamo realisticamente aspettarci nei prossimi? Tante sono le domande che ruotano attorno a questa malattia, tutte complesse, e spesso senza risposta. “L’identikit del cancro in dieci tratti” parla di cancro e dei più recenti sviluppi della ricerca. È una pubblicazione interattiva, multimediale e in fieri che esplora in dodici capitoli (sono stati pubblicati i primi tre), alcune delle scoperte più rilevanti nella ricerca oncologica, prima tra tutte quella che le cellule tumorali, indipendentemente dal tipo e dalla complessità, possiedono dieci elementi distintivi, dieci tratti ben precisi e costanti che le descrivono. Ognuna delle dieci caratteristiche è raccontata nel testo ma anche tramite video-pillole di scienza (nel capitolo 2). Le videopillole sono realizzate secondo una metodologia didattico-divulgativa ancora inedita in Italia ma molto diffusa negli Stati Uniti: si tratta degli “handwritten tutorial”, ovvero brevi filmati in cui una “mano didattica” illustra in pochissimi minuti un complesso processo biologico con l’ausilio di disegni e un breve racconto. Si tratta di un format ancora del tutto inesplorato in Italia e questa serie di dieci videopillole è di fatto la prima nel panorama nazionale. Assunta Croce, nata a Lucerna (Svizzera) nel 1974, laureata in Scienze Biologiche presso l’Università degli Studi di Milano nel 1998, ha ottenuto il Dottorato di Ricerca in “Life and Biomolecular Science” presso la Open University di Londra nel 2004. Dal 2004 si occupa di divulgazione e comunicazione della scienza presso IFOM, l’Istituto FIRC di Oncologia Molecolare di Milano. Nella sua carriera professionale ha sviluppato laboratori scientifici ludicodidattici e progetti educativi nel campo delle Scienze della Vita per un pubblico di non esperti e per il mondo della scuola. Ha curato l’organizzazione di cicli di conferenze scientifiche, workshop e convegni, mostre scientifiche, visite guidate ai laboratori di ricerca e scuole estive per docenti e studenti. Ha sviluppato varie tipologie di risorse divulgative tra cui kit didattici, giochi di ruolo, video-pillole di scienza ed e-book. Gilda Nappo, nata a Napoli nel 1982, si occupa a tempo pieno di divulgazione della scienza contribuendo allo sviluppo e alla realizzazione di laboratori hands-on per studenti e docenti, confe- SCIENZE E RICERCHE • N. 2 DICEMBRE 2014 | PREMIO NAZIONALE DI DIVULGAZIONE SCIENTIFICA 2014 - I FINALISTI renze scientifiche e risorse divulgative tra cui kit didattici, giochi di ruolo e e-book presso IFOM, Istituto FIRC di Oncologia Molecolare di Milano. Si occupa inoltre della gestione del laboratorio didattico e dei corsi dedicati al mondo della scuola. Laureata nel 2006 in Biotecnologie Industriali presso l’Università Milano-Bicocca, nel 2011 ha conseguito il dottorato di ricerca della SEMM, la Scuola Europea di Medicina Molecolare, e ho svolto a Torino il Master in Comunicazione della scienza organizzato dal Rasoio di Occam. Dal 2003 al 2011 ha lavorato in diversi gruppi di ricerca dedicandosi alla biologia dello sviluppo, alla biologia molecolare, cellulare e biochimica, e ho pubblicato due articoli scientifici su riviste internazionali peer reviewed. Chiara Segré, nata a Milano nel 1982, aureata in Biologia presso l’Università degli studi di Milano e con un Dottorato di Ricerca presso la Scuola Europea di Medicina Molecolare e l’Università degli studi di Milano, ha lavorato per oltre sette anni nel campo dell’oncologia molecolare nei laboratori dell’Istituto Europeo di Oncologia di Milano. Dal 2010 si occupa anche di divulgazione e comunicazione scientifica, attraverso la progettazione e la realizzazione di laboratori edutainment per scuole e pubblico generico in diversi eventi pubblici. dell’atomo possono annientare l’umanità, ma anche contribuire al progresso industriale, assicurare la sicurezza alimentare e migliorare la salute. Dipende dall’uso che se ne fa. La maggior parte degli ospedali, ad esempio, ha un reparto di medicina nucleare per la diagnostica e la terapia del cancro. E la radioattività naturale è usata per misurare i tempi profondi che caratterizzano l’evoluzione dell’universo, della Terra con le sue forme di vita e della nostra stessa specie. Claudio Tuniz è uno scienziato del Centro Internazionale di Fisica Teorica Abdus Salam di Trieste, Associato del Centro Fermi di Roma, Honorary Research Scientist dell’Australian Nuclear Science and Technology Organisation e Visiting Professorial Fellow dell’Università di Wollongong in Australia. Ha scritto La scienza delle nostre origini con Giorgio Manzi e David Caramelli (Laterza, 2013). LUIGI TROTTA (A CURA) dell’incremento della produttività. Le varietà locali, perfettamente adattate ai mille loro ambienti di coltivazione, sono state progressivamente ed inesorabilmente sostituite da nuove varietà ed ibridi, che permettono rese elevate, lunga conservabilità e maggiore idoneità al trasporto a lunga distanza. Il cibo è quindi diventato sempre più “globale”, con i prodotti agricoli che percorrono quotidianamente migliaia di chilometri prima di arrivare sulle nostre tavole, ma che tendono ad “assomigliarsi”, e ad avere le stesse caratteristiche e, purtroppo, lo stesso sapore in tutto il mondo. Il volume, immaginato e redatto con un approccio volutamente accessibile, si rivolge a tutti coloro che per lavoro, interesse o curiosità vogliono conoscere gli aspetti connessi a questo argomento, un lato poco conosciuto dell’agricoltura, ma estremamente coinvolgente ed affascinante. Luigi Trotta nasce a Bari nel 1960, e dirige attualmente l’Ufficio Innovazione e Conoscenza in Agricoltura della Regione Puglia – Servizio Agricoltura (Assessorato alle Risorse Agroalimentari) in cui lavora ininterrottamente dal 1994. Dal 1995 è membro della segreteria tecnica del Comitato Regionale di coordinamento per lo Sviluppo Agricolo (Co.Re.SA.) e segretario della Sezione di lavoro “Ricerca, sperimentazione e servizi tecnici di supporto” dello stesso Comitato. La biodiversità delle colture pugliesi Istituto Nazionale di Economia Agraria, 2013 CLAUDIO TUNIZ L’atomo inquieto Breve storia della radioattività e delle sue applicazioni Carocci editore, 2014 Il libro che avete in mano è radioattivo, ma non preoccupatevi: la radioattività è ovunque. Le enormi riserve di energia che si nascondono nel nucleo L’impatto antropico sull’ambiente non è sempre stato negativo. Fin dall’era delle prime forme di agricoltura, l’uomo ha operato una sorta di “disturbo controllato” degli ecosistemi naturali, scegliendo e coltivando alcune specie vegetali piuttosto che altre. E, successivamente, selezionando quelle che gli assicuravano maggiori possibilità di sopravvivenza. Così per secoli. Tuttavia l’enorme ricchezza di varietà locali “creata” dall’uomo in cooperazione con gli ambienti naturali è andata progressivamente impoverendosi con l’affermazione di pratiche agricole intensive, ispirate all’unico criterio ALBERTO DIONIGI E PAOLA GREMIGNI (A CURA) La clownterapia Teoria e pratiche Carocci editore, 2014 Nel corso degli ultimi quindici anni un numero sempre maggiore di persone 55 PREMIO NAZIONALE DI DIVULGAZIONE SCIENTIFICA 2014 - I FINALISTI | SCIENZE E RICERCHE • N. 2 • DICEMBRE 2014 ha deciso di intraprendere l’attività di clown nei contesti sociosanitari. Questo incremento, che rappresenta un fenomeno mondiale, ha investito anche il nostro paese, alimentando la necessità di una precisa definizione del ruolo e delle modalità operative di questa nuova figura. Oltre alle competenze artistiche è necessario che chi si avvicina a questa attività possieda buone competenze emotive e psicologiche in modo da adattare il proprio intervento ad un ambito particolare quale quello di cura della persona. Questo lavoro è inteso come un manuale teorico e pratico in grado di fornire conoscenze adeguate per comprendere cosa sia importante per svolgere l’attività di clown dottore. La prima parte del testo è rivolta a presentare la storia del clown ed i principali passaggi che hanno reso possibile l’inserirsi di questa figura nei contesti di cura. La parte centrale si concentra sul ruolo che il clown può ricoprire come strumento psicopedagogico, focalizzandosi sugli aspetti emotivi e psicologici con cui interfacciarsi nei diversi contesti e in riferimento alle diverse fasce di età. La terza parte è dedicata agli strumenti operativi del clown, agli aspetti della formazione e alla componente psicologica. Infine, viene offerta un’aggiornata rassegna delle attività di ricerca intorno alla figura del clown dottore e degli studi volti a valutare l’efficacia dell’intervento del clown nei vari contesti sanitari. Alberto Dionigi è psicologo, psicoterapeuta cognitivo comportamentale e ha conseguito un dottorato di ricerca in psicologia della comunicazione e processi cognitivi presso l’Università di Macerata. E’ clown dottore professionale, presidente della Federazione Nazionale Clowndottori e membro dell’ISHS (International Society for Humor Studies). I suoi temi di ricerca riguardano la psicologia dell’umorismo e l’utilizzo dei clown nei contesti di cura. E’ autore di diverse pubblicazioni scientifiche sull’argomento. Paola Gremigni (1957), ricercatrice presso il Dipartimento di Psicologia dell’Università di Bologna, dove è responsabile del Servizio di Psicologia Clinica e Psicoterapia Sistemico56 relazionale, professore aggregato di Psicometria alla Facoltà di Psicologia e Scienze della Formazione, studia i meccanismi psicologici che sostengono la qualità di vita e il benessere psicologico degli individui, nella salute e nella malattia. E’ autrice di oltre 50 pubblicazioni scientifiche sull’argomento. MARIA CRISTINA GRANDI, ANGELO MASSACCI, LAURA PASSATORE, FLORIANA ROMAGNOLLI Le piante che depurano l’acqua Applicazioni in fitorimedio, fitodepurazione e biopiscine Editrice Il Campo, 2014 MARIAGIOVANNA LUINI Le età della donna Diario del corpo femminile Skira editore, 2014 La donna non ha età, o forse ne ha così tante che ognuna merita una descrizione accurata, una definizione di ciò che accade al corpo e alla psiche. L’intera vita di una donna è qui raccontata con un approccio divulgativo e un tratto scientifico semplice alternato a pagine di diario. Cosa succede e perché mentre gli anni passano? Cosa differenzia la bambina dall’adolescente, la giovane adulta dalla donna matura? Quali sono i metodi di prevenzione nelle diverse fasce di età, quale stile di vita aiuta a vivere meglio? Queste e altre domande trovano risposta, insieme a suggerimenti per risolvere piccoli e grandi problemi tipicamente femminili che non sempre devono essere visti con eccessiva preoccupazione. Sapere cosa fare significa vivere meglio: questo libro vuole spiegare alle donne le diverse fasi della vita e tanti trucchi per essere longeve e felici. Maria Giovanna Luini è scrittrice, medico e comunicatore scientifico e new media all’Istituto Europeo di Oncologia di Milano (IEO), consulente di sceneggiatura. Ha pubblicato romanzi e saggi con Mondadori, Salani, Bollati Boringhieri e altri. Ha un blog online su “il Fatto Quotidiano”, una rubrica sul mensile “Starbene” (Mondadori) e un sito personale. Un ecosistema è capace di ripristinare autonomamente il suo equilibrio ecologico; attraverso il fitorimedio, la fitodepurazione e le biopiscine è possibile sfruttare questa sorprendente capacità naturale per rimuovere gli inquinanti. Il volume “Le piante che depurano l’acqua” prende in esame nel dettaglio queste tre tecnologie naturali e il diverso ruolo che le piante acquatiche giocano in ognuna di esse. Quattro autori riuniscono qui le proprie specifiche conoscenze, frutto di anni di ricerca scientifica e lavoro sul campo. Un libro completo sulle piante acquatiche, in cui sono presentate le soluzioni che ogni specie può offrire: biopiscine, vasche di fitodepurazione, impiego irriguo di acque inquinate; questi e altri sistemi per depurare con le piante. Maria Cristina Grandi, coltivando e osservando le piante acquatiche, ha acquisito una profonda esperienza, di cui oggi si avvale per dare consigli a chi vuole creare armoniosi ecosistemi in cui nuotare. In questo libro descrive la vita delle piante acquatiche e l’arte della biopiscina. Angelo Massacci ha dedicato la propria attività scientifica alla comprensione della fisiologia delle piante e del loro comportamento in presenza di contaminanti. Offre qui un quadro delle potenzialità del fitorimedio applicato alle acque. Laura Passatore, ricercatrice, ha redatto le schede delle specie vegetali che, attraverso foto ed un testo facilmente consultabile, descrivono la botanica, le SCIENZE E RICERCHE • N. 2 DICEMBRE 2014 | PREMIO NAZIONALE DI DIVULGAZIONE SCIENTIFICA 2014 - I FINALISTI tecniche colturali e le possibili applicazioni di ogni specie nella depurazione delle acque. Floriana Romagnolli dell’ecologia ha fatto la sua professione, divenendo esperta nella progettazione di sistemi di depurazione naturale; in questo testo presenta la fitodepurazione e le sue applicazioni. SALVATORE M. AGLIOTI, GIOVANNI BERLUCCHI Neurofobia. Chi ha paura del cervello? Raffaello Cortina Editore, 2013 Non c’è dubbio che i nostri comportamenti dipendano dal funzionamento del cervello. Tuttavia, la tesi che l’impatto delle neuroscienze contemporanee abbia indotto una esagerata “neurologizzazione” dell’umanità suscita accese discussioni. Il pericolo della neuromania sarebbe testimoniato dall’indebito uso del prefisso “neuro” per designare lo studio di qualsiasi attività umana. In realtà, se si escludono alcuni eccessi nella divulgazione, le conquiste delle neuroscienze offrono una visione equilibrata della natura umana, che prende in giusta considerazione le radici biologiche di comportamenti complessi e per lungo tempo preclusi all’indagine sperimentale (si pensi alla creatività o alle forme più elevate di spiritualità). Questo libro mostra come molte accuse di neuromania siano ispirate da una più o meno esplicita neurofobia, che può essere altrettanto pericolosa della neuromania. Salvatore Maria Aglioti insegna Neuroscienze sociali alla Sapienza, Università di Roma. Dirige inoltre il laboratorio di Neuroscienze cognitive e sociali della stessa università e il laboratorio di Neuropsicologia presso la Fondazione Santa Lucia di Roma. Giovanni Berlucchi, professore emerito dell’Università di Verona, ha insegnato Fisiologia nelle Università di Pisa, Siena e Verona. Ha svolto inoltre attività di ricerca nell’ambito delle neuroscienze al California Institute of Technology e alla University of Pennsylvania. ALBERTO CAMBONE E ROBERTO ISOTTI - FOTO DI ROBERTO ISOTTI E ALBERTO CAMBONE, TESTI DI ROBERTO ISOTTI E MICOL RICCI Orso marsicano Carsa Edizioni, 2014 Sin dai tempi più remoti e in ogni angolo del pianeta terra, uomo ed orso hanno incrociato il loro destino. Gli antichi marinai, per seguire la rotta, alzavano gli occhi al cielo alla ricerca della costellazione dell’Orsa, loro guida fedele. L’ancestrale convivenza ha reso l’orso un animale simbolo della memoria collettiva dei popoli e ne ha fatto il protagonista di fiabe e leggende. In Italia il mitico orso bruno assume l’aspetto del mite orso marsicano, che, per la straordinaria bellezza ed il rapporto con il territorio, occupa un posto d’onore nella biodiversità italiana ed ha conservato nei secoli il suo fascino antico.Il tempo, lo spazio, l’uomo ed il futuro sono i quattro capitoli che ospitano le straordinarie immagini che Alberto Cambone e Roberto Isotti hanno raccolto in anni di studio e di lavoro. Il materiale iconografico, accompagnato da brevi didascalie, racconta in modo esaustivo la complessa biologia dell’Ursus arctos marsicanus. Questo libro fotografico, il primo nel suo genere, è un tributo ad una specie simbolo, la cui conservazione rappresenta una sfida fondamentale per tutti coloro che amano il nostro paese e vogliono difenderne l’unicità. Questo libro nasce dalla grande passione degli autori per l’orso marsicano, passione che li ha portati a dedicare centinaia di ore di appostamenti, decine di spedizioni e innumerevoli stratagemmi più o meno innovativi per cogliere in tutta la sua complessità la vita di questa specie. L’intero progetto ha prodotto oltre 10.000 scatti fotografici ed è durato 15 anni durante i quali è stata raccolta una documentazione di grande valore scientifico e fotografico, unica per varietà e ricchezza. Alberto Cambone e Roberto Isotti, naturalisti, fotografi e fondatori di Homo ambiens si dedicano da molti anni alla Conservation Photography, il settore della fotografia naturalistica che concentra la propria attenzione sulla salvaguardia della natura. La fotografia ha portato Alberto e Roberto a viaggiare in tutto il mondo, documentando la bellezza e la fragilità degli ultimi paradisi rimasti sul nostro pianeta. Dal loro lavoro sono nati numerosi servizi fotografici pubblicati su importanti riviste italiane e internazionali, libri, mostre e materiali divulgativi messi a disposizione delle organizzazioni ambientaliste per promuovere decisive battaglie in difesa dell’ambiente. EMILIANO TOSO Paura, traumi, ossessioni Esposizione in psicoterapia: effetti sul cervello libreriauniversitaria.it edizioni, 2014 Con il termine esposizione si intende un vasto numero di strategie psicoterapeutiche, studiate per far affrontare al paziente ciò che più teme: dai ragni al giudizio sociale, dalla contaminazione da germi e batteri alla riproposizione di eventi traumatici, impedendogli qualunque comportamento di protezione. 57 PREMIO NAZIONALE DI DIVULGAZIONE SCIENTIFICA 2014 - I FINALISTI | SCIENZE E RICERCHE • N. 2 • DICEMBRE 2014 La sperimentazione ha verificato che queste metodiche sono in grado di ridurre ed eliminare efficacemente diversi disordini mentali: oggi, grazie all’impiego delle neuroimmagini, è diventato possibile persino visualizzare gli effetti di tali interventi sulla struttura e sulla fisiologia del cervello. Il saggio presenta quindi gli studi più recenti e significativi sulla relazione tra psicoterapia espositiva e modificazioni neurobiologiche. Tutto questo propone, quindi, domande completamente nuove e spunti di riflessione inediti, importanti soprattutto alla luce delle recenti scoperte sulla neuroplasticità, ossia la capacità del cervello di modificarsi. Un libro diretto sia allo specialista che a ciascuno di noi e alle sue piccole grandi ansie. Emiliano Toso è psicologo clinico e psicoterapeuta. Opera in ambito clinico occupandosi della valutazione e della psicoterapia dei disturbi psicopatologici con particolare interesse per i disordini d’ansia. salute e malattia, il rapporto tra mente e corpo; anche la questione ecologica è diventata oggi un tema pubblico globale. Rufo affronta nel volume proprio alcuni degli argomenti più controversi nel campo della bioetica (come la clonazione e le cellule staminali, la terapia genica, il fine-vita), delle neuroscienze (neurotecnologie e neuroetica) e, infine, della biopolitica (il rapporto tra corpo e mercato, tra mercato e salute, le malattie rare). La sostenibilità sociale di questa grande trasformazione richiede strumenti e procedure in grado di favorire la produzione, la partecipazione e la condivisione della conoscenza. Bisogna dar vita a un nuovo contratto tra scienza e società che permetta a tutti di comprendere e accedere ai risultati della ricerca scientifica. Bisogna cioè dare concretezza a quella che l’autore chiama “cittadinanza scientifica”. Fabrizio Rufo è docente di Bioetica presso la Sapienza Università di Roma – Dipartimento di Biologia e biotecnologie «Charles Darwin» – e di Etica sociale e ricerca scientifica nel Master in Etica pratica e bioetica della stessa Università. Tra le sue ultime pubblicazioni (con Andrea Cerroni) Neuroetica, Utet, 2009; (con Bernardino Fantini) Evoluzionismo, Ediesse, 2009, Il laboratorio della bioetica, Ediesse 2011. FABRIZIO RUFO Scienziati, politici, cittadini Ediesse, 2014 «Il diritto all’accesso, alla comprensione e alla valutazione dei risultati della ricerca scientifica e alle modalità del suo utilizzo rappresenta una frontiera dell’equità sociale che può e deve essere inserita tra i diritti di cittadinanza. Una sfida politica enorme per affrontare la quale è necessario connettere democrazia, libertà e responsabilità». L’opera di Charles Darwin ha cambiato il modo di vedere il mondo, cancellando le riserve che avevano accompagnato per secoli la possibilità di spiegare razionalmente alcune questioni fondamentali dell’esistenza. In modo incalzante sono stati ripensati i concetti di vita e di morte, di 58 GIANFRANCO BIONDI, OLGA RICKARDS Senza Adamo Breve storia dell’evoluzione umana Carocci editore, 2014 Sei milioni di anni fa la linea evolutiva dell’umanità si è divisa da quella che ha portato agli scimpanzé. Gli autori ripercorrono le tappe del processo che ci ha resi ciò che siamo illustrando il nostro albero evolutivo attraverso i resti fossili delle forme che si sono succedute ed esponendo i risultati delle ricerche sul DNA mitocondriale e nucleare. Ci svelano, così, l’origine recente e africana dell’uomo moderno, l’appartenenza a specie diverse dell’umanità attuale e dei neandertaliani, l’assenza delle razze nella nostra specie e l’origine evoluzionistica della morale. Gianfranco Biondi insegna Antropologia nell’Università dell’Aquila. Olga Rickards dirige il Centro dipartimentale di Antropologia molecolare per lo studio del dna antico dell’Università di Roma Tor Vergata, dove insegna Antropologia. DONATA LENZI E PAOLA BENEDETTA MANCA Stamina. Una storia italiana Editori Internazionali Riuniti, 2014 Più di cinquecento ordinanze della magistratura civile, indagini penali in corso, i Tar, comitati insediati e poi cancellati, sperimentazioni mai partite, leggi che decidono cure, leggi inapplicate, centinaia di ore di trasmissioni televisive. Il papa, il presidente della Repubblica, tre ministri, il Nas, l’Aifa, il Senato, la Camera, Le Iene, Adriano Celentano, la Lollobrigida. E poi l’Europa, la Svizzera, l’Ucraina, Capoverde, Israele. Gli scienziati contro (molti), quelli pro (pochi). Tutti ruotano intorno a un metodo di cura, il cosiddetto “metodo Stamina”, che non si sa cosa sia ma accende molte speranze e molti interessi, e la cui fortuna si deve all’abilità del promotore, il professore di psicologia Davide Vannoni, capace di sfruttare al meglio falle e debolezze del Sistema sanitario. Più forte di tutto, la forza della disperazione dei malati e delle loro famiglie che hanno deciso, contro tutti e tutto, di credere. Questa è la storia del metodo Stamina SCIENZE E RICERCHE • N. 2 DICEMBRE 2014 | PREMIO NAZIONALE DI DIVULGAZIONE SCIENTIFICA 2014 - I FINALISTI ricostruita da Donata Lenzi, deputata e componente della Commissione affari sociali, e da Paola Benedetta Manca, giornalista. Una storia dove le responsabilità sono molte ma tutti hanno una scusa per non assumersele e dove non si arriva mai alla fine. Una storia molto italiana. Donata Lenzi è deputata in questa XVII legislatura, membro della XII Commissione affari sociali della Camera dei deputati e capogruppo del Pd in Commissione, è anche membro della Giunta del regolamento della Camera. Ha iniziato a occuparsi di politica a trentasette anni sulla spinta referendaria, è stata assessore provinciale e consigliere comunale a Bologna. Paola Benedetta Manca, di origine sarda, è giornalista del quotidiano l’Unità dal 2010. Scrive anche per Il Fatto Quotidiano, Il Resto del Carlino e Lettera 43. Ha lavorato anche per IlSole24Ore e per l’edizione bolognese del Corriere della Sera. Ha partecipato alla realizzazione dei libri: Uomini che amano le donne e Anna Maria Cancellieri: l’esperienza Bologna. Ha studiato Scienze politiche all’Università di Bologna. comunità legate ai territori e quelle contadine tradizionali, che ancora producono il cibo per la maggior parte dell’umanità, gli contrappongono il modello plurale e multifunzionale della sovranità alimentare e rivendicano il diritto all’autodeterminazione sul proprio tipo di nutrizione e di interazione produttiva con gli ecosistemi che ritengono più appropriato. Il volume affronta questo conflitto su tre temi centrali: le sementi, la terra ed il lavoro. L’autore, che unisce ricerche indipendenti alla propria esperienza diretta sul campo, discute i pericoli del monopolio sulle sementi, i brevetti sulla vita, la semi-estinzione delle api, il fenomeno del land-grabbing e la speculazione finanziaria sulla terra, la vendita del demanio agricolo in Italia, le politiche agricole eurocomunitarie, le normative igienico-sanitarie nazionali in materia alimentare che escludono le produzioni contadine e penalizzano i circuiti locali dei mercati a vendita diretta. Sergio Cabras abbandona la vita di città non ancora ventenne per unirsi al fenomeno di occupazione e recupero di casolari rurali e terreni demaniali abbandonati sul Monte Peglia in Umbria. Dal 1990 conduce una piccola azienda agricola bio di sua proprietà. Ha una formazione etno-antropologica e filosofica acquisita attraverso studi personali e numerosi viaggi in Asia. Scrive e pubblica articoli sul sito di cui è autore: www.ecofondamentalista.it uzione alla neuroetica, Mondadori Università, 2013 SERGIO CABRAS Terra e futuro L’agricoltura contadina ci salverà Eurilink, 2013 Gli accordi internazionali sul commercio e la politica agricola comunitaria europea (PAC), insieme al controllo sui mercati agroalimentari globali da parte di poche aziende multinazionali, danno forma all’agricoltura secondo un modello standardizzato, che segue economie di scala ed è orientato al profitto senza curarsi delle differenze tra contesti locali sia ambientali che culturali. Le GILBERTO CORBELLINI, ELISABETTA SIRGIOVANNI Tutta colpa del cervello Un’introduzione alla neuroetica Mondadori Università, 2013 diversi ambiti, non solo in quelli biologici e medico sanitari, ma anche, più in generale, sociali. Da un decennio le neuroscienze e le neurotecnologie hanno dato vita a un ambito di studi chiamato “neuroetica”. Con questo termine ci si riferisce sia all’indagine sulle implicazioni etiche della ricerca e della pratica clinica in ambito neuroscientifico, sia alla possibilità di comprendere meglio in che modo il cervello elabora i giudizi morali. L’ambizione che ha ispirato la stesura di questo lavoro è duplice. Da un lato fornire informazioni comprensibili e illustrare i contenuti delle ricerche e delle riflessioni che ricadono nell’ambito della cosiddetta neuroetica. Allo stesso tempo, però, cercare di introdurre elementi di analisi che sinora non sono stati utilizzati e che riguardano fondamentalmente una contestualizzazione evolutivo-cognitiva dei problemi. Il libro intende porre le tematiche neuroetiche e bioetiche in una luce che vuole essere filosoficamente più coerente, superando polarizzazioni che hanno alimentato confusione e fraintendimenti. Gilberto Corbellini (Cadeo, 1958) insegna storia della medicina e bioetica alla Sapienza Università di Roma. Ha pubblicato in ambito nazionale e internazionale sulla storia delle immunoscienze, delle neuroscienze, dell’epistemologia e dell’etica medica, nonché sui rapporti tra scienza e politica. Tra i suoi ultimi libri, EBM: Medicina basata sull’evoluzione (Roma-Bari 2007); La razionalità negata. Psichiatria e antipsichiatria in Italia (Torino 2008); Scienza, quindi democrazia (Torino 2011); Scienza (Torino 2013). Elisabetta Sirgiovanni (Roma, 1980) è ricercatore post-doc in Neuroetica presso il CNR - Unità di Etica della ricerca, bioetica, biodiritto e biopolitica. Collabora con la Cattedra di Storia della Medicina e Bioetica del Dipartimento di Medicina Molecolare della Sapienza Università di Roma. E’ dottore di ricerca in Scienze Cognitive e ha pubblicato articoli scientifici e saggi nell’ambito della neuroetica, della filosofia della psichiatria e delle neuroscienze cognitive. Questo libro discute l’impatto che le ricerche sul cervello stanno avendo in 59 PREMIO NAZIONALE DI DIVULGAZIONE SCIENTIFICA 2014 - I FINALISTI | SCIENZE E RICERCHE • N. 2 • DICEMBRE 2014 3. SCIENZE DELL’INGEGNERIA E DELL’ARCHITETTURA MARIO GARGANTINI, CARLO MARCHISIO (A CURA) 1979 ha iniziato l’attività di giornalista e divulgatore scientifico, collaborando con varie aziende, case editrici e periodici. È autore di diversi libri Carlo Marchisio. Nato nel 1950, ha condotto una carriera professionale nel mondo dell’automazione: dalle interfacce con i controlli numerici Olivetti CN6P e CNZ a forni industriali, funivie, impianti per cartiere, macchine rotocalco, industria del packaging, macchine tessili, acciaierie, stabilimenti produzione pasta, caffè, biscotti, carne in scatola, latte fino ai primi motori elettrici per autovetture. Attualmente è consulente industriale di automazione. Renzo Rosso (Genova, 1950) è ordinario di Costruzioni Idrauliche e Marittime e Idrologia nel Politecnico di Milano dal 1986. Laureato in Ingegneria Civile Idraulica dall’Università di Genova, tra il 1975 e il 1986 ha lavorato nel CNR IRPI come ricercatore, nell’Imperial College of Science and Technology e nell’Institute of Hydrology di Wallingford come junior-fellow e presso le Università di Firenze e di Genova. Automation Story Editoriale Delfino, 2014 L’ebook sulla storia dell’automazione industriale racconta l’evoluzione delle tecniche e dei sistemi per il controllo dei processi produttivi: dai primi tentativi nell’antichità, ai regolatori per le macchine a vapore della prima rivoluzione industriale, alla strumentazione che ha dominato l’era dell’elettricità; fino ai PLC, ai DCS, alla meccatronica e all’incontro con l’Information Technology. Macchine e strumenti che hanno reso possibile ottimizzare la produzione nei settori più diversi: dall’automotive al packaging, dal food all’energia. E alla base delle macchine, gli uomini: da inventori come Watt o Tesla, a imprenditori come Siemens o Bradley o Bosch, a scienziati come Wiener, padre della cibernetica. Il volume, realizzato in formato ebook è stato interamente pensato, scritto e pubblicato per il mercato digitale, supportato da un alto contenuto innovativo costituito da interattività e da ricchi contributi multimediali: photogallery, video, audio, schede, approfondimenti. Mario Gargantini. Nato a Melzo nel 1947. Laureato in Ingegneria Elettronica nel 1970 presso il Politecnico di Milano. Si è dedicato all’insegnamento, come docente di Fisica nelle scuole medie superiori, ha pubblicato articoli su riviste specializzate e ha diretto ed è intervenuto in numerosi corsi di aggiornamento per insegnanti. Dal 1998 dirige la rivista Emmeciquadro-Scienza. Dal 60 BARBARA BERTOLI Giulio de Luca. 1912-2004 Opere e progetti CLEAN, 2013 RENZO ROSSO Bisagno. Il fiume nascosto Marsilio Editori, 2014 Il libro narra la storia idraulica, geologica, civile e politica del Bisagno, il fiume che i genovesi hanno condannato all’oblio. Mentre fiorentini e romani, parigini e londinesi sono fieri della nobiltà dei loro grandi fiumi, Genova invece si vergogna da sempre del suo misero torrente, tanto da nasconderlo, dalla foce ai monti. Iniziò in sordina, seppellendo alcuni affluenti tra l’Ottocento e l’inizio del Novecento; edificò la foce negli anni ’30, quando era diventata Superba; e, verso la fine degli anni ’80, fabbricò alla chetichella le piastre davanti allo stadio, a vera gloria del calcio nazionale. E continuò a incanalarlo nel cemento, a coprirne gli affluenti e a mandarne in malora i terrazzi, con una progressione pervicace quanto ostinata, pagando un prezzo altissimo in vittime per le ricorrenti alluvioni: l’unica ribellione del fiume alla sua condanna. Dimenticando rapidamente i suoi morti, sempre innocenti. Spesso inconsapevoli. Da molto tempo si sentiva l’esigenza di uno studio monografico su Giulio De Luca, figura di primissimo piano nell’architettura napoletana del secondo Novecento, sia come progettista che come docente. Protagonista indiscusso dell’architettura contemporanea Giulio de Luca appartiene alla prima generazioni di architetti laureatisi alla Regia Scuola Superiore di Architettura di Napoli fondata nel 1930 da Alberto Calza Bini, che produsse figure eccelse del calibro di Francesco di Salvo, Francesco Della Sala, Stefania Filo Speziale e Carlo Cocchia La centralità dell’architetto nel dibattito architettonico e urbanistico, ha indirizzato la ricerca verso l’approfondimento degli imprescindibili nessi che legarono l’attività di de Luca alla vita ed alla cultura architettonico urbanistica partenopea del tempo. Barbara Bertoli (Napoli 1972), architetto e dottore di ricerca in “Storia dell’Architettura e della Città”, presso l’Università degli studi di Napoli Federico II; si è occupata principalmente di storia dell’architettura dell’Ottocento e del Novecento, con particolare rife- SCIENZE E RICERCHE • N. 2 DICEMBRE 2014 | PREMIO NAZIONALE DI DIVULGAZIONE SCIENTIFICA 2014 - I FINALISTI rimento alle trasformazioni urbane e paesaggistiche campane. Vincitrice del concorso presso il Consiglio Nazionale delle Ricerche (con contratto di lavoro a tempo indeterminato qualifica Tecnologo), dal 2010 per il Dipartimento Patrimonio Culturale (CNR) ha svolto attività scientifica volta ad incoraggiare la divulgazione valorizzazione, conoscenza e tutela del Patrimonio Culturale Nazionale. alla diffusione di questa tecnica costruttiva. Alessandro Giorgi, architetto, vive e lavora a Palermo dove presta la sua collaborazione presso studi professionali nell’ambito della progettazione architettonica, della grafica e del design. Si affaccia sul panorama editoriale con questo libro, frutto delle esperienze svolte in Germania presso l’RWTH-Aachen University, in occasione delle quali ha potuto apprezzare ed approfondire temi legati alla sostenibilità ambientale, all’impiego di tecnologie appropriate e di materiali da costruzione ampiamente utilizzati nel passato, a lungo dimenticati nei paesi industrialmente avanzati e – ancora oggi – non sufficientemente rivalutati. ALESSANDRO GIORGI Guida pratica alle costruzioni in terra cruda Aracne editrice, 2014 L’impiego della terra cruda come materiale da costruzione, nonostante i diffusi pregiudizi di povertà ed arretratezza, è attualmente oggetto di ricerca da parte di tutti quei paesi, come Germania, Francia, USA, Danimarca, Olanda, Austria, Svizzera e tanti altri ancora, in cui, insieme a un condiviso senso di rispetto sociale ed ambientale, si è andato diffondendo negli ultimi decenni un grande interesse nei confronti di un “costruire” sostenibile, intelligente e qualitativamente superiore. In alcuni casi si è anche provveduto a disciplinare l’utilizzo di tale materiale attraverso normative e regolamenti edilizi. Considerata la scarsa informazione che ad oggi fa dell’Italia uno di quei paesi della comunità europea tra i più disinformati in materia di costruzioni in terra cruda, questo libro intende diffondere gli enormi vantaggi (ma anche gli svantaggi) che l’impiego di tale tecnologia comporta: dai sistemi costruttivi alle architetture moderne e del passato, dalle verifiche fisico-chimiche alle analisi di strutture antisismiche, senza tralasciare il delicato aspetto della normativa che costituisce forse il maggiore ostacolo FIORELLA BULEGATO, ELENA DELLAPIANA Il design degli architetti italiani. 19202000 Electa, 2014 Le autrici ripercorrono e indagano la storia del design dell’ultimo secolo attraverso le più importanti figure di architetti “intellettuali e teorici”, la cui cultura e visione del mondo sono stati il terreno per l’affermazione della disciplina dell’architettura e del design: proprio a questi progettisti, cultori di settori tecnici quanto umanistici, protagonisti del passaggio dalla dimensione artigianale a quella industriale delle imprese, si deve la fortuna dell’industrial design. Tre sono le figure, indicate come “spartiacque” del racconto sul dialogo tra architettura e design: Gio Ponti, Marco Zanuso ed Ettore Sottsass jr. Fiorella Bulegato architetto, PHD, è attualmente all’Università degli Studi della Repubblica di San Marino, dove insegna dal 2005, oltre ad essere docen- te all’Università Iuav di Venezia. Elena Dellapiana architetto, PHD, Professore associato di storia dell’architettura e del design presso il Dipartimento di Architettura e Design del Politecnico di Torino. MARIA GIULIA MARZILIANO Il progetto per il Foro Bonaparte: una grande concezione artistica, una saggia soluzione urbanistica Sezione Aurea: cultura, arte, ricerca, n. 1, 2014 Dagli anni della Restaurazione un doppio silenzio ha pesato come una condanna su Giovanni Antonio Antolini (1753-1841), dapprima cancellato dalla memora collettiva in quanto architetto di Sua Maestà Imperiale e Reale Napoleone Bonaparte, e successivamente nel Novecento offuscato poiché riconosciuto genio vivificatore del Neoclassicismo che, come è noto, fu corrente culturale particolarmente invisa ai ‘sacerdoti’ del Movimento Moderno. Nel saggio sono compediate le vicende di un progetto urbanistico e architettonico che, sebbene non realizzato, sarebbe stato eleborato, discusso e studiato per oltre un secolo con una legittimazione accademica diffusa e perdurante. Maria Giulia Marziliano è architetto urbanista territorialista e storica della tecnologia architettonica. Per la divulgazione e l’approfondimento degli argomenti oggetto della sua ricerca scientifica ha ideato, promosso e coordinato numerosi seminari e convegni a cui hanno partecipato studiosi di provenienza nazionale e internazionale; e tra studi monografici, saggi e articoli ha prodotto oltre 100 pubblicazioni di carattere specialistico, storico e scientifico divulgativo, molte delle quali commissionate da Enti pubblici. 61 PREMIO NAZIONALE DI DIVULGAZIONE SCIENTIFICA 2014 - I FINALISTI | SCIENZE E RICERCHE • N. 2 • DICEMBRE 2014 ANGELO RAFFAELE MEO, AURORA MARTINA NERI L’informatica raccontata ai grandi e ai piccini Pubblicato in proprio, nuova edizione, 2014 Il libro ha il duplice obiettivo di insegnare i principi scientifici dell’informatica ai bimbi della scuola primaria o secondaria di primo grado e di svolgere opera di diffusione della cultura scientifica nell’ambiente della famiglia. Si parte dai concetti fondamentali della logica – congiunzione, disgiunzione e negazione – per spiegare come funziona un microcircuito e un intero calcolatore, e per illustrare le interazioni fra componenti combinatori e componenti sequenziali, fra hardware e software. Nella seconda parte si descrivono le tecnologie per la trasmissione dei dati dal doppino telefonico alla fibra ottica e al Wi.Fi. – e si presentano i principi di funzionamento di Internet e dei relativi servizi. Infine si discute il futuro delle tecnologie e delle applicazioni dell’informatica, dal telelavoro alla telemedicina, dall’”e-learning” alla robotica più avanzata. Angelo Raffaele Meo nasce a Cuneo nel 1935. el 1961 inizia la carriera didattica e scientifica come assistente ordinario alla cattedra di Elettrotecnica del Politecnico di Torino. Nel 1964 realizza, con la collaborazione di altri giovani ricercatori, il primo classificatore automatico di suoni vocalici, seguito dal primo riconoscitore di parole. n quello stesso anno diviene direttore del Centro di Studio per l’Elaborazione Numerale dei Segnali del CNR, incarico che conserverà fino al 1999, anno in cui il Centro di Studio è stato trasformato, insieme con altri due Centri di Studio, in Istituto del CNR. E’ stato Presidente dell’Accademia delle Scienze di Tori62 no. ‘ autore di oltre cento pubblicazioni scientifiche su riviste nazionali e internazionali e di alcuni libri. Aurora Martina Neri, nata nel 1957, e dipendente dell’IEIIT del CNR Ha svolto attività organizzativa e in parallelo attività scientifica. L’attività si è svolta principalmente in collaborazione con un gruppo di ricercatori e insegnanti del Politecnico di Torino, del CSP (Centro di Supercalcolo del Piemonte), della scuola secondaria di primo grado “Peyron - Fermi”, dell’Istituto Tecnico “G. Peano”, e ha avuto come oggetto lo sviluppo degli strumenti tecnologici e didattici per l’insegnamento dei principi dell’informatica, adottando la logica della didattica collaborativa. in Archeologia Classica presso l’Università di Pisa e nel 2014 l’abilitazione a ricoprire le funzioni di professore universitario di seconda fascia in Archeologia. Ha insegnato come docente a contratto Metodologia e tecnica dello scavo (2007-2010) e Archeologia della produzione (2010-2011) presso l’Università di Pisa e Archeologia delle province romane (2010-2011) presso l’Università di Parma; dal 2013 è professore a contratto di Storia dell’architettura antica presso l’Università di Pisa. LORENZA FIUMI, STEFANO TOCCI, CARLO MEONI FABIO FABIANI L’urbanistica: città e paesaggi Carocci editore, 2014 Dall’VIII secolo a.C., con la nascita delle città stato nelle diverse aree del Mediterraneo, al V e VI secolo d.C., alle soglie del Medioevo, con la costituzione dei regni romano-barbarici: questo il periodo storico preso in esame per seguire lo sviluppo delle città e sottolineare tratti comuni e differenze, continuità, rotture e contaminazioni, mentre sullo sfondo si muovono vicende contingenti e processi storici di lunga durata. La pianificazione della città e del territorio, la loro difesa, l’organizzazione degli spazi pubblici e privati e la gestione delle risorse sono analizzate nei loro elementi costitutivi, con una particolare attenzione alle relazioni topografiche e funzionali che legano tra loro le varie parti, con l’obiettivo di ricomporre la complessità dei paesaggi antichi. Fabio Fabiani, laureato in Lettere Classiche e specializzato in Archeologia, ha conseguito il dottorato di ricerca La città vista dall’alto Consiglio Nazionale delle Ricerche, Istituto sull’inquinamento atmosferico, 2013 Le immagini ed i testi riportati nell’opera sono in parte estratti del video. Si descrivono i risultati di un’attività di ricerca condotta dal gruppo di ricerca del CNR, coordinato da Lorenza Fiumi, dedicata allo studio delle aree urbane attraverso telerilevamento. L’opera, da leggere contestualmente al video, presenta in modo divulgativo le potenzialità del telerilevamento attraverso le immagini elaborate, acquisite sulla città di Roma. Il testo e le immagini aiutano a comprendere come sia possibile riconoscere le strade asfaltate o ricoperte di cubetti di porfido nell’area adiacente a San Pietro, i lastricati di travertino o le terrazze in marmette di cemento di Trastevere, le coperture in cemento-amianto della zona della Magliana, le diverse tipologie di specie arboree e il loro stato di salute di Villa Doria Pamphili e le temperature di strade, piazze ed edifici, oltre alla possibilità di caratterizzare la presenza di strutture archeologiche sepolte nel sottosuolo a Grottarossa. SCIENZE E RICERCHE • N. 2 DICEMBRE 2014 | PREMIO NAZIONALE DI DIVULGAZIONE SCIENTIFICA 2014 - I FINALISTI Lorenza Fiumi. Laurea in Architettura è Ricercatrice CNR dal 1986. L’attività di ricerca è dedicata all’utilizzo del telerilevamento per il monitoraggio e la gestione delle aree urbane Stefano Tocci. Laurea specialistica in Geografia, è un Collaboratore a Contratto CNR dal 2012. Collabora con il grupp cartografici, Istat, ecc. in ambiente GIS (Geographic Information System). Ha partecipato a Progetti di Ricerca, è co-autore di pubblicazioni nazionali ed internazionali. Carlo Meoni. Operatore Tecnico CNR dal 1981, Collabora con il gruppo di ricerca, nel supporto tecnico scientifico. di architettura e urbanistica e su quella loro «unità» che darà anche il titolo a un suo famoso saggio degli anni Settanta. Cesare Ajroldi (Palermo, 1944) ha cominciato la propria carriera accademica con Alberto Samonà, diventando in seguito professore ordinario, direttore del Dipartimento di Storia e progetto nell’architettura all’Università di Palermo, oltre che coordinatore del dottorato in Progettazione architettonica con sede nel capoluogo siciliano. Ha partecipato a numerosi concorsi nazionali e internazionali, tra cui si segnalano quelli con Giuseppe e Alberto Samonà per l’Università di Cagliari e l’Università delle Calabrie. CESARE AJROLDI SILVIA BODEI La Sicilia i sogni le città Giuseppe Samonà e la ricerca di architettura Il Poligrafo, 2014 Le Corbusier e Olivetti La usine verte per il centro di calcolo elettronico Quodilibet, 2014 L’opera di Samonà (1898-1983), fra i massimi architetti e urbanisti italiani del Novecento e fondatore della Scuola di Venezia, viene analizzata in queste pagine ripercorrendo il rapporto mai interrotto con i paesaggi mediterranei e gli scenari urbani della Sicilia (Messina, Palermo, ma anche Gibellina), terra di origine di Samonà e luogo in cui sarebbero maturate alcune tra le sue esperienze professionali più significative, come il progetto per il Teatro di Sciacca, rimasto incompiuto, e il Piano Programma palermitano, più tardi definito come «straordinario esempio» di lettura di una città. Il volume raccoglie anche una serie di scritti originali di Giuseppe Samonà, dalle Considerazioni critiche sull’architettura contemporanea all’Introduzione a un discorso sulla morfologia urbana, episodi di una più che trentennale riflessione sui destini Alla fine degli anni ‘50, in piena ripresa economica postbellica, Adriano Olivetti decide di costruire a Rho il Centro di calcolo elettronico, la fabbrica della contemporaneità, destinata alla produzione delle macchine del futuro, e sceglie di affidare l’incarico al grande maestro Le Corbusier. Siamo davanti a un episodio importante dell’architettura moderna: due “mondi“ eccezionali, per la forte carica utopica e creativa delle loro opere, che per lungo tempo hanno dialogato da lontano tra loro, decidono di sperimentare insieme la progettazione di uno stabilimento industriale d’avanguardia, la nuova fabbrica a “misura d’uomo” capace di ricreare al suo interno “le condizioni di natura”. Il progetto, che verrà elaborato dopo l’improvvisa scomparsa di Adriano, purtroppo non sarà mai costruito a causa della crisi finanziaria della Società, costretta a ven- dere il suo ramo di produzione elettronica all’americana General Electric nel 1964. Silvia Bodei (Cagliari 1975), ha studiato presso l’Università IUAV di Venezia ed è dottore di ricerca in progettazione architettonica (UPC, Barcellona). Unisce da anni l’attività professionale alla ricerca e allo studio dell’opera di Le Corbusier e dell’architettura contemporanea spagnola e catalana. Su questi temi ha partecipato come relatrice a congressi internazionali e ha scritto su riviste, tra le quali «Massilia» e il «Giornale dell’Architettura». Ha collaborato alla didattica dei corsi di dottorato delle università UPC e Ramon Llull di Barcellona. MANUELA CIANI SCARNICCI, ANTONELLA LAINO, PATRIZIA PINELLI, ANNALISA ROMANI (A CURA) Materiali e tecnologie ecosostenibili come nuova opportunità Aracne editrice, 2014 In un momento di collasso globale la sostenibilità e l’innovazione sono alla base della New Economy e della Green Economy, ambiti rimasti dinamici sia dal punto di vista tecnologico che scientifico. Entrambe necessitano di consapevolezza nei cambiamenti, comportamenti e stili di vita individuali e collettivi che richiedono l’adozione di un approccio integrato alle problematiche eco–sistemiche. Manuela Ciani Scarnicci è ricercatore di Economia politica presso l’Università degli Studi eCampus, docente di Macroeconomia per la Facoltà di Economia e docente di Economia politica per la Facoltà di Giurisprudenza. Svolge attività di ricerca sulle problematiche concernenti lo sviluppo economico e collabora con gruppi di ricerca presso 63 PREMIO NAZIONALE DI DIVULGAZIONE SCIENTIFICA 2014 - I FINALISTI | SCIENZE E RICERCHE • N. 2 • DICEMBRE 2014 la Facoltà di Economia dell’Università degli Studi di Firenze. Antonella Laino è ricercatore di Economia politica e da molti anni svolge attività di ricerca sulle diverse strutture di mercato e sui loro fallimenti. È docente di Microeconomia e di Politica economica presso la Facoltà di Economia dell’Università Telematica E-campus. Collabora con gruppi di ricerca interdisciplinari presso la Facoltà di Economia dell’Università degli Studi di Firenze. Patrizia Pinelli collabora dal 1995 al lavoro di ricerca che si svolge presso il laboratorio di Fitofarmacia del Dipartimento di Scienze farmaceutiche dell’Università degli Studi di Firenze. È titolare del corso di Processi produttivi nel corso di laurea in Economia aziendale presso l’Università degli Studi di Firenze. Annalisa Romani si è laureata in Chimica nel 1986 presso l’Università degli Studi di Firenze. Ha ottenuto il dottorato nel 1992 in Scienza e Tecnologia delle Piante medicinali e Officinali. Attualmente è professore associato di Merceologica e Qualità delle Risorse presso la facoltà di Economia e la facoltà di Ingegneria dell’Università degli Studi di Firenze. della grafica olivettiana come episodi di una narrazione unitaria in cui è protagonista la vita di fabbrica. Al repertorio visivo – realizzato da grafici, designer, pittori e scultori – si aggiungono forme e contenuti che provengono dai letterati e dagli intellettuali di fabbrica. Quindi, parole e immagini per raccontare come i temi del lavoro manuale, della tecnica e della produzione, si traducono in un codice visivo, in cui la presenza di segni ricorrenti – figure femminili, mani, parti meccaniche, elementi naturali e alfabeti – rende la comunicazione pubblicitaria indipendente, anche se non autonoma, dal prodotto per ribadire il pensiero etico e ragionato dell’integralità tra uomo, tecnologia e territorio; in sintesi, per confermare la responsabilità dell’industria quale valore costitutivo e costruttivo della società, come chiaramente espresso dai testi e dalle azioni di Adriano Olivetti. Caterina C. Fiorentino (1966), architetto, ricercatore in disegno industriale presso il Dipartimento di Architettura e Disegno Industriale Luigi Vanvitelli della SUN. È autrice, tra l’altro, di: «Storia di una firma: carattere Olivetti» («I+DISEÑO», 2009), «Sulle tracce di Valentine» («Linea Grafica», 2003), «I Libri Rossi della Olivetti» («Linea Grafica», 2002, con D. Piscitelli), «Olivetti’s Snapshots» (in S.A.V.E. Heritage, IX Forum Internazionale di Studi, Le Vie dei Mercanti, a cura di C. Gambardella, Napoli 2011). di Stato hanno consentito all?autore non solo di catalogare un ampio repertorio di disegni, che si pone come significativa fonte pre-catastale per la storia della città, ma anche di analizzare le trasformazioni urbane e del paesaggio di quartieri non documentati dalle piante ottocentesche. Quella che emerge è una ricca documentazione sui fondi rustici di Napoli e provincia, ma anche su alcuni siti reali. Sono soprattutto le delizie suburbane a essere oggetto di documentazione, in gran parte inedita, e destano particolare attenzione i rilievi di alcuni giardini formali, che ancora in pieno XIX secolo sopravvivono al dilagante gusto all?inglese o con questo convivono in maniera del tutto singolare. Massimo Visone (Napoli, 1972) insegna Storia dell?architettura presso l?Università degli Studi di Napoli Federico II. La sua ricerca si concentra su temi inerenti la storia dell?architettura moderna e contemporanea, in particolare sull?iconografia, la formazione e la trasformazione dei giardini storici, del paesaggio e del territorio. Le sue pubblicazioni sono incluse in riviste specialistiche nazionali e internazionali, collabora con università italiane e straniere, promuove mostre e ha co-curato: L?area metropolitana di Napoli. 50 anni di sogni utopie realtà. Cesare Ulisse architetto (Napoli, 2010) e Maledetti vincoli. La tutela del?architettura contemporanea (Torino, 2012). CATERINA CRISTINA FIORENTINO Millesimo di millimetro I segni del codice visivo Olivetti 1908-1978 Società editrice il Mulino, 2014 ADRIANA S. SFERRA Millesimo di Millimetro è un titolo che proviene dal primo documentario della Olivetti (1949), sceneggiatura di Leonardo Sinisgalli e regia di Virginio Sabel. Il volume, frutto di ricerche condotte presso l’Associazione Archivio Storico Olivetti di Ivrea che ha curato anche l’edizione, esamina gli elaborati 64 MASSIMO VISONE Napoli. “Un Gran Teatro di Natura” Città e paesaggio nelle Perizie del Tribunale civile (1809-1862) Paparo Edizioni, 2013 Gli studi condotti sulle Perizie del Tribunale civile di Napoli dell?Archivio Obiettivo “quasi zero” Un percorso verso la sostenibilità ambientale FrancoAngeli, 2013 La condizione ambientale denuncia oggi oggettivi elementi di grande criticità prossimi all’emergenza: lo confer- SCIENZE E RICERCHE • N. 2 DICEMBRE 2014 | PREMIO NAZIONALE DI DIVULGAZIONE SCIENTIFICA 2014 - I FINALISTI mano i rapporti di istituti nazionali ed internazionali di ricerca e le direttive emanate dall’UE. In Italia, interventi di sostenibilità ambientale sono urgenti e necessari al fine di risparmiare energia, sostituire quella prodotta da fonte fossile con quella proveniente da fonte rinnovabile, risanare tessuti urbani degradati, consolidare le esperienze in atto delle smart cities; questo anche per creare una maggiore occupazione e per rilanciare dal punto di vista economico le piccole e medie imprese. Adriana S. Sferra architetto, DdR, ricercatore presso il Dipartimento di Pia- nificazione, Design, Tecnologia dell’Architettura della Sapienza, Università di Roma, svolge le sue attività di ricerca nell’ambito delle discipline della Tecnologia dell’Architettura con particolare riferimento alle tematiche della sostenibilità ambientale. Insegna Materiali e tecnologie degli elementi costruttivi nel Corso di laurea magistra- le in Architettura. Ha maturato articolate esperienze di ricerca nazionali ed internazionali che si ritrovano in nu- merose pubblicazioni. nasce dalla convinzione che il territorio storico, contenitore di infinite ispirazioni, debba essere interpretato nella pienezza di uno sguardo critico; e che la molteplicità delle discipline può contribuire a rivedere gli strumenti operativi per la ridefinizione dei campi culturali e semantici. Andrea Iacomoni, architetto, PhD in Progettazione Urbanistica e Territoriale, ha conseguito il Master al Berlage Institute. Svolge attività professionale e scientifica su molteplici fronti; i suoi lavori e le sue ricerche hanno ricevuto vari riconoscimenti (Premio Gubbio, IQU, De Masi) e sono pubblicati in riviste di settore quali «Domus», «Opere», «Paesaggio Urbano», «Urbanistica». È autore di numerosi articoli e libri, collabora con riviste di settore quali «Ananke», «Il Giornale dell’Architettura», ed è nelle redazioni di «Arknews», «Architetture città e territorio», «Macramè». GIANNI OTTOLINI Tre scritti su Sottsass (con un’appendice) Raffaello Cortina Editore, 2013 ANDREA IACOMONI (A CURA) Questioni sul recupero della città storica Aracne editrice, 2014 Negli ultimi anni il riuso e la riqualificazione sono entrati costantemente all’interno delle politiche urbane, con trasformazioni che possono assumere significato architettonico e urbanistico attraverso il progetto di recupero e valorizzazione dell’esistente. Di conseguenza i centri storici, dopo essere stati per molto tempo un argomento settoriale, hanno acquisito un ruolo sempre maggiore, evidenziando la propria dimensione contemporanea. Pertanto il libro Di fronte alla accentuata divaricazione fra distinte culture del progetto, Ettore Sottsass, architetto e designer, è stato una figura di sintesi , uno straordinario ricercatore e progettista in continuo superamento dei codici formali consolidati. Gianni Ottolini. Professore ordinario dal 1996 al 2013 di Architettura degli Interni e Allestimento alla Facoltà di Architettura Civile del Politecnico di Milano, dal 1987 al 1996 è stato membro del Comitato di Consulenza 08 (Ingegneria Civile e Architettura) del Consiglio Universitario Nazionale sulla ricerca di interesse nazionale (fondi 40%). 4. SCIENZE DELL’UOMO, FILOSOFICHE, STORICHE E LETTERARIE PIETRO GRECO, LELIO MAZZARELLA, GUIDO BARONE Alfonso Maria Liquori Il risveglio scientifico negli anni ’60 a Napoli Bibliopolis, 2013 Alfonso Maria Liquori ha rappresentato una delle personalità più poliedriche fra gli scienziati che operarono a Napoli nei primi anni ’60 del secolo scorso. Le pietre angolari del suo agire erano la interdisciplinarità, il cosmopolitismo e la visione umanistica della scienza. Alfonso Maria Liquori ha lasciato un segno indelebile nella storia della Chimica a Napoli; tra l’altro egli, assieme a Rodolfo A. Nicolaus, chiamò un gruppo di prestigiosi colleghi come Paolo Corradini, Arnaldo Liberti, Alessandro Ballio e Lorenzo Mangoni. La sua capacità di coltivare rapporti profondi con molti scienziati anche stranieri, lo portò a stabilire una fitta rete di relazioni scientifiche e umane, sia in ambito locale che internazionale. Pietro Greco (Barano d’Ischia, 1955), giornalista scientifico e scrittore, laureato in Chimica nel 1982, è socio fondatore della Fondazione IDIS-Città della Scienza di Napoli. È direttore della rivista Scienza & Società e condirettore del web journal Scienzainrete. È conduttore, insieme ad altri, del programma radiofonico Radio3Scienza, in onda quotidianamente sulla terza rete della RAI. Lelio Mazzarella (Vallo della Lucania, 1938), si è laureato in Chimica Industriale cum laude nel 1961 ed ha 65 PREMIO NAZIONALE DI DIVULGAZIONE SCIENTIFICA 2014 - I FINALISTI | SCIENZE E RICERCHE • N. 2 • DICEMBRE 2014 insegnato Chimica Fisica presso l’Università agli Studi di Napoli Federico II. È professore emerito di Chimica Fisica e socio dell’Accademia di Scienze Fisiche e Matematiche della Società Nazionale di Scienze, Lettere ed Arti in Napoli. Guido Barone (Avellino, 1937), laureato cum laude in Chimica Industriale nel 1961, ha insegnato Chimica Fisica Biologica e Chimica Fisica Ambientale presso l’Università agli Studi di Napoli Federico II. È stato presidente nazionale dei Professori Universitari Incaricati, contribuendo attivamente al dibattito sulla riforma dell’Università. Ha fondato con altri l’Associazione di Calorimetria AICAT. È stato presidente della Divisione di Chimica dei Sistemi Biologici della Società Chimica Italiana. socio dell’Accademia di Scienze Fisiche e Matematiche della Società Nazionale di Scienze, Lettere ed Arti in Napoli. ANNA LAURA TROMBETTI, LAURA PASQUINI fieristico. Oggi ne restano 24 delle oltre 100 esistite. Presenze inconfondibili di un tessuto urbano ricostruito anche attraverso le immagini: dalle prime attestazioni ancora in età comunale, ripercorrendo i tratti intensi della pittura del Cinquecento e del Seicento, attraverso l’esperienza di cartografi e vedutisti tra Settecento e Ottocento, sino alle suggestioni del Novecento e a Giorgio Morandi che lascia emergere dalla memoria le tracce tangibili della città turrita, abbracciata dalle mura Anna Laura Trombetti. Laurea in Lettere, Assistente incaricata, poi ricercatore di Storia medievale, dal 2001 è professore ordinario di Storia medievale presso la facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Bologna Laura Pasquini (Roma 1964) storica dell’arte dell’Università di Bologna, ha affrontato in varie pubblicazioni temi attinenti all’Archeologia cristiana, in parte confluiti nel suo primo volume sulla Decorazione a stucco in Italia fra Tardo Antico e Alto Medioevo (2002). Si è quindi orientata più decisamente verso tematiche di iconografia medievale, in prospettiva iconologica, con particolare riguardo all’immagine musiva, ovvero al pavimento medievale di XI e XII secolo inteso come veicolo di motivi simbolici. Diverse sue pubblicazioni sono edite negli Atti dei Colloqui dell’Associazione italiana per lo studio e la conservazione del mosaico. focalizzate sul crollo del Regno delle Due Sicilie e sulla fine dei Borboni. Un fronte antirisorgimentale giustizialista, alla ricerca di colpevoli e di complotti, ha oggi la presunzione di scrivere ciò che gli storici di professione non avrebbero mai scritto o avrebbero volutamente occultato. Renata De Lorenzo, partendo proprio dal confronto con le mitologie correnti, propone una rilettura attenta delle dinamiche interne ed esterne al contesto meridionale che dal post- 1848 al 1861 hanno messo in crisi i modelli culturali di una dinastia e della “nazione” napoletana. E ricostruisce la fine del Regno borbonico, facendo il punto sulle contraddizioni le complessità della vita politica, della società dell’economia del Sud alla vigilia dell’Unità. Renata De Lorenzo insegna Storia contemporanea e Storia dell’Ottocento presso il Dipartimento di Studi umanistici dell’Università «Federico II» di Napoli. Membro del Consiglio di Presidenza dell’Istituto per la Storia del Risorgimento italiano e Presidente della Società napoletana di Storia Patria, si è interessata di problemi istituzionali e di modernizzazione dell’apparato statale nel secolo XIX, con attenzione alle dinamiche del territorio. Per la Salerno Editrice ha già pubblicato Murat (2011). Bologna delle torri Uomini, pietre, artisti dal Medioevo a Giorgio Morandi Edifir - Edizioni Firenze, 2013 Bologna e le torri: un binomio dalle radici antiche che sa rispondere alle sfide della modernità: torri pubbliche, torri consortili, torri di singole famiglie, case-torri. Sin dal Medioevo, a chi veniva da lontano, esse dicevano che Bologna era un comune potente, capace di difendersi, guidato da famiglie ricche e ambiziose. Le due Torri, Garisenda e Asinelli, costruite per la difesa della città alla fine dell’XI secolo nella piazza di Porta Ravegnana, scandiscono ancora oggi il profilo della città in un dialogo aperto con le torri moderne, quelle di Zacchiroli e di Tange nel quartiere 66 ANDREA CANDELA RENATA DE LORENZO Borbonia felix Il Regno delle Due Sicilie alla vigilia del crollo Salerno Editrice, 2013 Le polemiche che hanno caratterizzato la celebrazione dei centocinquanta anni dell’Unità d’Italia si sono spesso Dal sogno degli alchimisti agli incubi di Frankenstein. La scienza e il suo immaginario nei mass media FrancoAngeli, 2013 Il volume è l’esito di uno studio sulle diverse forme di storytelling della scienza e della tecnologia nei mass media. Si concentra, prevalentemente, sull’informazione giornalistica, ripercorrendone la storia e cercando di cogliere le moti- SCIENZE E RICERCHE • N. 2 DICEMBRE 2014 | PREMIO NAZIONALE DI DIVULGAZIONE SCIENTIFICA 2014 - I FINALISTI vazioni socio-culturali che hanno indotto prima la carta stampata e poi i mezzi di comunicazione di massa ad avvalersi di un linguaggio sensazionalistico nel raccontare le avventure della scienza in pubblico. La rappresentazione popolare della scienza rievoca un insieme di figure appartenenti all’immaginario collettivo: maghi e alchimisti, mostri e apprendisti stregoni, gesta eroiche e catastrofi, elisir e veleni. Si tratta di un immaginario scientifico dominato da stereotipi e inquinato da narrazioni, miti e credenze popolari, le cui genealogie si perdono nella storia. L’informazione mediatica vi attinge con l’intenzione di attribuire un significato al ruolo spesso ambiguo e, gradualmente, più invasivo della scienza nella società. Andrea Candela ha conseguito un dottorato di ricerca in storia della scienza e un master in comunicazione scientifica. Attualmente è docente di Comunicazione della scienza presso l’Università degli Studi dell’Insubria (Varese-Como). nire procedure, materiali e strumenti adeguati affinché ciascuno possa farlo. Parlare di “rispetto” e di “apertura” e poi proporre, consapevolmente o meno, esplicitamente o implicitamente modelli narrativi centrati soltanto sulla dicotomia maschio/femmina, sulla promozione dell’amore e della sessualità eterosessuale, sulla famiglia tradizionale, risulta contraddittorio. La modificazione degli approcci didattici è senza dubbio auspicabile, ma non si può prescindere dalla ridefinizione e dall’ampliamento di contenuti e modelli di riferimento. Federico Batini insegna Metodologia della Ricerca in Educazione, Pedagogia sperimentale e Consulenza pedagogica all’Università di Perugia. Si occupa da quindici anni di formazione e ha insegnato per dieci anni nella scuola secondaria di primo e secondo grado. Ha lavorato come docente nelle SSIS e attualmente insegna nel TFA occupandosi, in particolare, del tema della didattica, della progettazione e valutazione per competenze. FEDERICO BATINI VALERIO ACRI Identità sessuale: un’assenza ingiustificata Ricerca, strumenti e informazioni per la prevenzione del bullismo omofobico a scuola Loescher Editore, 2014 Islam e Occidente La Primavera araba, la crisi dell’Europa, il dialogo possibile Aracne editrice, 2013 Tutta la nostra educazione (da prima della nascita) è centrata sulla dicotomia maschio-femmina e votata alla promozione attiva dell’eterosessualità: in famiglia, a scuola, nel gruppo dei pari. Nei contesti formativi ciascuno deve trovare il proprio spazio di realizzazione e la possibilità di costruire, pienamente, la propria identità. Non si tratta, banalmente, di una forma di rispetto o di tolleranza: si tratta piuttosto di for- Sono passati tredici anni dagli attentati all’America che sconvolsero il mondo, tre dall’uccisione di Bin Laden e nell’agenda politica della vita pubblica il rapporto tra Islam e Occidente non occupa più i primi posti. Rimane però una questione fondamentale della (post-)modernità che viviamo e diventa ancora più stimolante indagarlo alla luce dei nuovi scenari storico-politici, le loro rivoluzioni e post-rivoluzioni, la nostra crisi economica e il ridimensionamento geo-politico. La Primavera araba è stata un richiamo assoluto al diritto, alla libertà, alla giustizia, all’uguaglianza e per questo merita un’esenzione speciale rispetto alle ombre di ciò che ne è seguito e ne sta seguendo. L’Europa in crisi si è dimostrata incapace di solidarizzare con le verità forti della Primavera araba perché ripiegata sul salvataggio dell’euro, una moneta unica posta a fondamento di una Unione che di fatto non esiste. Un’opera che si interroga sui delicati rapporti tra religione e politica e su come Islam e Occidente possano sottrarsi all’idea dello scontro di civiltà se capaci di operare il riconoscimento dei valori profondi e comuni che li uniscono. Valerio Acri, nato a Roma nel 1980, laureato in Scienze della Comunicazione nel 2006 presso l’Università La Sapienza di Roma, con la tesi di laurea “La secolarizzazione e la società contemporanea. Analisi di una categoria significativa per l’interpretazione della società occidentale.” Ha all’attivo diverse collaborazioni con testate giornalistiche, tra le quali «DgCinews», periodico di informazione on-line della Direzione generale per il cinema, «What’s up», la rivista mensile per i giovani. CRISTINA LOMBARDI-DIOP, CATERINA ROMEO (A CURA) L’Italia postcoloniale Le Monnier-Mondadori Education, 2014 Il volume L’Italia postcoloniale presenta e analizza la condizione postcoloniale italiana come uno dei fattori determinanti nella vita quotidiana, nelle pratiche sociali, razziali e di genere, e nelle forme di produzione culturale dell’Italia contemporanea. Il modo in cui questo volume si inserisce nel campo degli studi postcoloniali non si limita all’e67 PREMIO NAZIONALE DI DIVULGAZIONE SCIENTIFICA 2014 - I FINALISTI | SCIENZE E RICERCHE • N. 2 • DICEMBRE 2014 splorazione del rapporto tra ex colonizzatori ed ex colonizzati e neanche a una rilettura della storia e della cultura coloniali. La concezione del postcoloniale che questo testo teorizza e promuove si fonda sull’assunto che gli effetti economici e culturali del colonialismo sono tuttora presenti in molti Paesi, ivi inclusa l’Italia, soprattutto nel modo in cui gli squilibri introdotti dai poteri coloniali vengono ripristinati nel mondo globale odierno attraverso il trattamento ingiusto e l’esclusione dei migranti che provengono dai Paesi in via di sviluppo, a cui spesso viene negato l’accesso ai diritti umani e al privilegio di una cittadinanza globale. Cristina Lombardi-Diop è Direttrice del Rome Studies Program presso la Loyola University di Chicago, dove insegna Studi italiani e Studi di genere presso i dipartimenti di Modern Languages and Literatures e Women’s Studies e Gender Studies. Dopo aver conseguito la laurea in Lingue e Letterature Straniere Moderne presso l’Università di Roma “La Sapienza”, Cristina Lombardi-Diop si è specializzata in africanistica, studi coloniali e postcoloniali e studi comparatistici, conseguendo un Master in African Studies presso la Yale University come borsista Fulbright, e un Ph.D. in Comparative Literature presso la New York University. Caterina Romeo è ricercatrice confermata alla Sapienza di Roma, dove insegna Studi di genere e Letterature comparate. Dopo essersi laureata in Lingue e Letterature Straniere Moderne presso l’Università di Roma “La Sapienza”, ha conseguito un Dottorato in Storia delle scritture femminili, sempre presso “La Sapienza,” e un Ph.D. in Letterature comparate presso la Rutgers University, dove ha insegnato studi di genere, letterature comparate e letteratura italoamericana. Dagli Stati Uniti è rientrata in Italia nel 2006 nell’ambito del programma “Rientro dei cervelli”. 68 ANGELA GIALLONGO FULVIO BESCHI La donna serpente Storie di un enigma dall’antichità al XXI secolo Edizioni Dedalo, 2013 La leggenda di Troia Einaudi, 2013 Che effetto fanno le bellezze medusee ridenti e birichine dell’arte minoica e quelle grottescamente sconvolgenti dell’arte arcaica o cinquecentesca? Il libro mostra come i serpenti e gli irraggiungibili occhi della donna serpente più famosa, Medusa, abbiano stranamente brillato, nelle mentalità del passato, insieme a sentimenti per lo più negativi (paura, rabbia, disprezzo, vergogna) funzionali al mantenimento della gerarchia sessuale. I quattro capitoli documentano, con il ricorso a fonti visive e scritte e con un serrato confronto storiografico, aspetti basilari della sorprendente associazione messa in atto, anche dalle teorie scientifiche più diffuse nella cultura occidentale, tra la pericolosità dello sguardo femminile, la malignitas del serpente e i poteri mortali del mestruo. Angela Giallongo è professore ordinario di Storia dell’educazione (Scienze della Formazione) presso il Dipartimento D.I.S.T.I. dell’Università di Urbino. Nelle sue ricerche privilegia, contestualizzandole nei processi di lunga durata, le seguenti tematiche educative informali delle società pre-moderne: esperienze gestuali, gerarchie sensoriali con particolare riferimento al primato visivo, comportamenti emotivi, modelli sentimentali e immaginario. Ha pertanto rintracciato temi (infanzia, corpo, standard dei rapporti sociali di genere, “regimi emotivi”, stereotipi visivi) e momenti, particolarmente significativi per la storia moderna e contemporanea della formazione. La leggenda di Troia è uno dei miti fondativi della coscienza e della civiltà occidentali. Era narrata in una serie di poemi, il Ciclo epico, di cui soltanto l’Iliade e l’Odissea sono giunti integralmente fino a noi. Alcuni degli episodi più noti della saga, tuttavia, come il giudizio di Paride, la morte di Achille o la conquista di Troia grazie allo stratagemma del cavallo di legno, non erano descritti nei capolavori omerici, ma in opere di cui ci sono pervenuti solo brevi riassunti o pochi versi. Basandosi su tali esigui resti Fulvio Beschi si è riproposto di ricostruire la trama delle opere che li contenevano, e quindi l’intero racconto mitico dell’epos troiano quale risultava dai poemi del Ciclo. Fulvio Beschi ha studiato filologia classica a Milano e Padova, dove ha conseguito il dottorato di ricerca nel 2011. Ha ottenuto borse di studio per perfezionare la propria formazione a Oxford e a Berkeley. È autore di libri e articoli scientifici, in cui si è occupato soprattutto di poesia ellenistica (in particolare Archia, Epigrammi, a cura di F. Beschi, Milano, Mondadori, 2011), linguistica greca (F. Beschi, Ordine delle parole e struttura sintattica in greco antico. Uno studio cartografico alla luce di Thuc. VII, 1-10, Padova, Unipress, 2012), e epica greca arcaica (F. Beschi, La leggenda di Troia, Torino, Einaudi 2013). Ha lavorato in ambito editoriale, come redattore per le case editrici De Agostini e Loescher, e scolastico, come docente di lettere in licei di Milano e provincia. SCIENZE E RICERCHE • N. 2 DICEMBRE 2014 | PREMIO NAZIONALE DI DIVULGAZIONE SCIENTIFICA 2014 - I FINALISTI UMBERTO BOTTAZZINI, PIETRO NASTASI La Patria ci vuole eroi. Matematici e vita politica nell’Italia del Risorgimento Zanichelli, 2013 Chi sono gli «eroi» che affollano le pagine di questo libro? Sono gli uomini di scienza, e in primo luogo i matematici, che nell’arco del lungo Risorgimento sono stati protagonisti della vita politica del nostro paese. Alla guida delle istituzioni nelle «Repubbliche sorelle» nate dalle baionette delle armate di Napoleone; combattenti nelle battaglie del Quarantotto; protagonisti della «rivoluzione», come la chiamò Manzoni, che ha portato all’Unità d’Italia. Matematici come Federico Menabrea, esponente di spicco della Destra cattolica e oltranzista, deciso oppositore di Cavour e primo ministro nello Stato unitario; e come Francesco Brioschi e Luigi Cremona, fieri anticlericali, impegnati nel progetto politico e culturale di portare il nuovo Stato al livello delle più avanzate nazioni europee. Umberto Bottazzini è professore ordinario di Storia della matematica presso l’Università degli Studi di Milano. Membro di istituzioni scientifiche e accademiche italiane e straniere, fa parte del comitato editoriale delle principali riviste internazionali di storia della matematica. Ha collaborato alla Storia della scienza di Paolo Rossi (Utet 1988) e alla Storia della scienza della Treccani (2003-2004). . Pietro Nastasi ha insegnato a lungo Storia delle matematiche presso l’Università di Palermo. Attualmente è condirettore della rivista “Pristem/Storia – Note di Matematica, Storia, Cultura” (edita dall’Università Bocconi) e membro della redazione di Lettera Matematica (Springer). PAOLO COSTA ROBERTO SCIARRONE La ragione e i suoi eccessi Feltrinelli, 2014 La Repubblica di Weimar nei documenti del Servizio Informazioni Militare Edizioni Nuova Cultura, 2013 Che utilità ha oggi la filosofia e qual è la “specialità” del filosofo nell’epoca della settorializzazione dei saperi? Dopo che è naufragato il tentativo di Hegel di preservare la supremazia della filosofia in quanto conoscenza del Tutto, i filosofi occidentali si sono trovati nella condizione di dover giustificare la propria funzione, alleandosi ora con la politica, ora con la storia, ora con la scienza. Secondo Paolo Costa, sebbene la filosofia abbia oscillato sempre tra la tentazione autarchica, a volte persino imperialista, e i tentativi di mettervi freno, rientrando nei ranghi, l’utilità del pensiero filosofico va ricercata nella sua natura eccedente. Il significato profondo della insofferenza ai vincoli esterni sta nel connubio che instaura tra l’aspirazione metafisica alla totalità e l’apertura scettica alla complessità dell’esperienza. Paolo Costa è ricercatore presso la Fondazione Bruno Kessler di Trento. Tra i suoi libri ricordiamo: Verso un’ontologia dell’umano. Antropologia filosofica e filosofia politica in Charles Taylor (Unicopli, 2001), Un’idea di umanità. Etica e natura umana dopo Darwin (edb, 2007). Per Feltrinelli ha curato l’Antologia di Hannah Arendt (2006), il Viaggio di un naturalista intorno al mondo di Charles Darwin (2009) e l’edizione dell’Età secolare di Charles Taylor (2009). La Repubblica di Weimar fu un periodo ricco di contraddizioni tra la Grande Guerra e l’avvento del Terzo Reich. Il sistema di democrazia parlamentare che riuscì a realizzare fu altresì sorprendente, non solo perché nacque pochi mesi dopo la fine di un conflitto mondiale da cui la Germania era uscita sconfitta ma, in particolar modo, per la portata di trasformazioni politiche e sociali che la caratterizzarono. La ricca storiografia sull’argomento testimonia l’importanza degli eventi che caratterizzarono il 1933, anno spartiacque della storia d’Europa e del mondo. Ciò a cui mira questo saggio è “ricostruire” l’idea che lo Stato Maggiore italiano aveva sulla Germania, alla vigilia dell’ascesa di Adolf Hitler. Attraverso le carte del SIM è possibile cogliere gli aspetti positivi della Repubblica di Weimar, ma anche quegli elementi di forte criticità derivanti dalle clausole penalizzanti del Trattato di pace che costituiranno la base ideologica e sociale della successiva ascesa del nazionalsocialismo. Roberto Sciarrone, svolge attività di ricerca presso il dipartimento di Studi Politici della facoltà di Scienze Politiche della Sapienza Collabora con la cattedra di Storia dell’Europa Orientale e con l’Archivio dell’Ufficio Storico dello Stato Maggiore dell’Esercito. È inoltre membro dell’Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano. Con Nuova Cultura ha già pubblicato Strategie militari franco-tedesche a confronto (1905-1913), Nuova Cultura, Roma, 2013. Si occupa di Triplice alleanza e di tematiche relative alla storia dell’Esercito Italiano. 69 PREMIO NAZIONALE DI DIVULGAZIONE SCIENTIFICA 2014 - I FINALISTI | SCIENZE E RICERCHE • N. 2 • DICEMBRE 2014 È attualmente in preparazione la sua monografiaDefinire l’eresia. Dibattiti teologici, pratiche giudiziarie e politica pontificia al tempo di Jacques Fournier / Benedetto XIIed un suo articolo sulla riflessione antiereticale nei commentari biblici trecenteschi sarà prossimamente pubblicato sulla rivista Speculum. tecento (Sestante, 2013), l’edizione de La nouvelle Italie di Jean Galli de Bibiena (L’Harmattan/Sestante, 2008) e dei Romans dello stesso autore (Classiques Garnier, 2014). IRENE BUENO Le eresie medievali Ediesse, 2013 Chi erano davvero gli eretici? E per chi rappresentavano una reale minaccia? Tutte le fonti a disposizione degli storici sono inevitabilmente filtrate dal punto di vista dei loro persecutori. Del resto nessun eretico si è mai definito tale. Piuttosto si considerava l’interprete del più autentico messaggio cristiano. E allora “eretici” o “buoni cristiani”? Delimitare le frontiere dell’alterità religiosa significava per la Chiesa stabilire chi era incluso e chi era respinto; uno strumento potentissimo nelle mani del clero, applicabile ai più diversi contesti. Irene Bueno ripercorre i principali itinerari del dissenso religioso tra XI e XV secolo, volgendo lo sguardo ai loro protagonisti, alle idee e ai comportamenti che portarono i cosiddetti eretici a un’aperta rottura con la Chiesa di Roma. La repressione dell’alterità religiosa ha accompagnato molta parte della nostra storia. Irene Bueno ha ottenuto il dottorato di ricerca in Storia presso l’Istituto universitario europeo di Firenze nel 2010. È stata borsista a Parigi, Berkeley (California) e Francoforte (Germania). Negli anni 2011-2012 è stata ricercatrice post- dottorale all’Università di Leida (Paesi Bassi), dove ha organizzato la conferenza internazionale “The Papacy and the East: Intellectual debates and cross-cultural interactions, 1274-1439”, i cui atti saranno pubblicati nel 2014. È attualmente Marie Curie Fellow presso l’Ecole des Hautes Etudes en Sciences Sociales di Parigi. I suoi studi, pubblicati in volumi e riviste italiane e internazionali, riguardano le teorie e i metodi della repressione anti-ereticale e i rapporti tra il papato e l’Oriente, soprattutto con gli Armeni, nel Trecento. 70 ALFONSO MELE FRANCESCA PAGANI Le macchine nella letteratura dei lumi Aracne editrice, 2014 Espressione delle nuove teorie scientifiche che diffondono dall’esordio del Settecento in Europa, le macchine diventano una delle passioni del secolo. In Francia, gli automi di Vaucanson, i congegni dell’Abbé Nollet, l’aerostato dei fratelli Montgolfier conquistano il favore della bonne société e si pongono al centro della conversazione e delle pratiche sociali più alla moda. In sintonia con la sensibilità dell’Encyclopédie, emblematica «macchina del sapere» e straordinaria messa in scena di congegni tecnici, la letteratura del secolo propone una curiosa varietà di dispositivi che, dalla poesia al racconto filosofico, dal romanzo galante a quello libertino, dalla satira sino alla vena più noire di Sade e Révéroni Saint-Cyr, articolano un ricco immaginario della macchina, talo- ra ingenuo, talora visionario, ma sempre nel segno di una tecnica che supporta e potenzia l’espressione del volere umano. La rassegna qui esposta è la più vasta sinora disponibile. Francesca Pagani, dottore di ricerca in Teoria e Analisi del testo, è docente presso l’Università degli studi di Bergamo. La sua ricerca privilegia la lingua, la letteratura e la cultura francese del Settecento. Tra le sue pubblicazioni, Palinsesti anatomici (Sestante, 2010), L’immaginario delle “vapeurs” nel Set- Pitagora Filosofo e maestro di verità Scienze e Lettere, 2013 In accordo con la tradizione più antica ed autorevole, di cui si definiscono limiti e caratteristiche, la figura di Pitagora viene considerata nella duplice veste di maestro di verità e filosofo e studiata nel contesto dei vari ambienti in cui Pitagora e il Pitagorismo di V e IV secolo si è sviluppato ed ha avuto un suo ruolo: Samo, luogo di nascita del filosofo e ambiente della sua formazione; Crotone, prima sede del movimento da lui creato, teatro della sua affermazione ma anche della grande crisi sopravvenuta negli anni centrali del V secolo; Metaponto, seconda tappa dell’esperienza di Pitagora in Magna Grecia e caratteri assunti dal locale Pitagorismo e in riferimento alla gestione della vittoria su Sibari e alla guerra civile suscitata dai Pitagorici crotoniati; sviluppo del Pitagorismo tarantino e forme assunte dalle sue rinnovate prospettive politiche. Si prende in considerazione quindi il ruolo complessivo del Pitagorismo in Magna Grecia a partire dalla duplice esperienza crotoniate prima e tarantina dopo e si conclude con l’analisi dei risvolti italici prima e romani dopo assunti dal Pitagorismo. Alfonso Mele (1932) ha prima insegnato lettere classiche nei licei, ma dal 1966 è passato a lavorare presso l’Università di Bari e quindi, dal 1968, presso quella di Napoli. È stato docente di storia greca presso l’Università di Saler- SCIENZE E RICERCHE • N. 2 DICEMBRE 2014 | PREMIO NAZIONALE DI DIVULGAZIONE SCIENTIFICA 2014 - I FINALISTI no, dal 1973 al 1977, poi, da ordinario, presso l’’Università di Napoli Federico II, dove ha anche diretto il Centro Studi di Magna Grecia. Attualmente è professore emerito e direttore della rivista Incidenza dell’Antico. Fabio Ruggiano è dottore di ricerca in Studi linguistici italiani, professore a contratto nell’Università di Messina e nella Virginia Commonwealth University di Richmond (va). Oltre che di scrittura scolastica, si occupa di problemi di traduzione legati al teatro, dei meccanismi del comico e di lingua del diritto, con particolare riferimento alla Costituzione della Repubblica italiana. cui Ces vipères de lueurs: Il mito ofidico nell’immaginario valériano, 1996) e delle rappresentazioni dell’Italia nella letteratura di viaggio (Sul mare degli Dei: Mitografia dell’isola di Capri, 2002; Gotico mediterraneo, 2007). Fra i suoi libri per ragazzi: Alla conquista del passato (1994, con Giovanna Zoboli) e L’ora blu (2009). FABIO ROSSI, FABIO RUGGIANO Scrivere in italiano Dalla pratica alla teoria Carocci editore, 2013 ALESSANDRA COPPOLA MASSIMO SCOTTI Che cos’è e come si compone un testo in italiano? Il manuale risponde muovendosi entro l’orizzonte teorico della linguistica testuale, con uno stile agile indirizzato agli studenti e ai docenti di Linguistica italiana e di Laboratori di scrittura, ma anche a quanti desiderino migliorare le proprie abilità scrittorie e comunicative. L’analisi, la discussione e la riformulazione di testi di ogni tipo e provenienza rivelano che l’universo della scrittura è molto più variegato di quanto la scuola e l’università comunemente riconoscano. Così il concetto stesso di errore mostra la sua natura relativa, da verificare al vaglio di criteri compositivi come l’occasione comunicativa, gli scopi del testo, la relazione sociale tra gli interlocutori, le aspettative del ricevente. Il volume è completato da un glossario, da esercizi, oltre a numerosi altri spunti di approfondimento e di discussione. Fabio Rossi insegna Linguistica italiana all’Università di Messina. Tra le sue pubblicazioni: Uno sguardo sul caos. Analisi linguistica della Dolce vita con la trascrizione integrale dei dialoghi (Le Lettere, 2010), Telecinematic Discourse. Approaches to the Language of Films and Television Series (curato con R. Piazza e M. Bednarek, John Benjamins, 2011) e, per Carocci, Lingua italiana e cinema (4a rist. 2012). Storia degli spettri Fantasmi, medium e case infestate fra scienza e letteratura Feltrinelli, 2013 Il tema della casa “infestata” o “stregata”, quindi della dimora invasa dai fantasmi, è ricorrente nella letteratura fin dall’antichità ed è diventato un sottogenere nel cinema horror. Dell’argomento però – e questo è poco noto – si interessa anche il diritto romano e moderno, per evidenti motivi economici. Infatti, se un appartamento venduto e affittato presenta una simile particolarità, il suo valore commerciale diminuisce o viene messo in dubbio. Il libro che qui si presenta offre una descrizione del tema a più livelli, fra cronaca e storia, antropologia e costume, scienza e storia delle idee: i concetti di fantasma e di spirito inquieto si manifestano e si modificano nella cultura, non solo occidentale, riflettendo le mentalità delle diverse epoche, il rapporto umano con la concezione dell’aldilà e la questione dell’immortalità dell’anima comune a molte religioni. Massimo Scotti è ricercatore di Letteratura Francese e insegna presso l’Università Kore di Enna. Collabora inoltre con gli atenei di Verona e Milano (IULM). Ha pubblicato saggi che trattano delle poetiche novecentesche (tra Una faccia una razza? Grecia antica e moderna nell’immaginario italiano di età fascista Carocci editore, 2013 In questi anni in cui la crisi economica porta la Grecia alla ribalta, ci si chiede da più parti se sia tollerabile l’affossamento di una nazione europea che vanta un particolare ruolo storico nella formazione della civiltà occidentale. Questo lavoro affronta il problema alla lontana, esaminando in particolare l’idea che della Grecia si aveva in Europa, e soprattutto in Italia, fra Otto e Novecento. È quindi un saggio sul complesso rapporto che l’Europa, e in particolare l’Italia, ha avuto nel passato più recente con questa nazione. Alessandra Coppola (Venezia il 29/10/64) è professore ordinario di Storia greca presso l’Università di Padova. La sua attività di ricerca è rivolta sia al mondo greco sia al mondo romano, con particolare attenzione agli aspetti ideologici: si occupa di storiografia, di propaganda politica e uso del mito; Alessandro Magno e la sua fortuna; epigrafia greca e programmi di digitalizzazione; storiografia moderna e immagine della Grecia in età fascista. Ha organizzato numerosi seminari, convegni di studio, presentazioni di volumi e conferenze. Ha al suo attivo una settantina di contributi scientifici. 71 PREMIO NAZIONALE DI DIVULGAZIONE SCIENTIFICA 2014 - I FINALISTI | SCIENZE E RICERCHE • N. 2 • DICEMBRE 2014 5. SCIENZE GIURIDICHE, ECONOMICHE E SOCIALI za con crauti, Il mare dei soldati e delle spose. riduzione delle rese delle colture, migrazioni ecc. potrebbero portare - come in parte già avviene - a una ri- duzione delle speranze di vita. Mario Salomone è professore aggregato di Sociologia dell’ambiente e del territorio e di Educazione ambientale all’Università degli Studi di Bergamo. MARIO SALOMONE ROBERTO GIARDINA 1914. La Grande Guerra L’Italia neutrale spinta verso il conflitto Imprimatur editore, 2014 Agosto 1914, l’Europa entra in guerra, e l’Italia esita per dieci mesi. Rimanere neutrale, mantenere fede al trattato con Vienna e Berlino, oppure cambiare alleato? All’inizio, il peso dell’Italia è decisivo, e potrebbe influire sull’esito del conflitto e sulla sua durata. Secondo alcuni storici tedeschi, se l’Italia avesse mantenuto i patti con la Germania e l’Austria, le divisioni del kaiser Guglielmo avrebbero sfondato la difesa francese sulla Marna, come nel 1870, e in pochi giorni sarebbero arrivate a Parigi. E forse si sarebbero evitati i massacri della Grande Guerra e la disfatta della Germania che portò al nazismo. Dopo Sarajevo, Roma diventa teatro di un gioco complesso per costringere l’Italia a passare da una parte o dall’altra. Entrano in azione i diplomatici e i servizi segreti, si ricorre a ogni mezzo, minaccia, ricatto. Muore in circostanze misteriose il capo di Stato maggiore, il generale Pollio, favorevole all’Austria. Roberto Giardina, palermitano, vive dal 1986 in Germania. È corrispondente del Quotidiano Nazionale («La Nazione», «Il Resto del Carlino», «Il Giorno») per la Germania e l’Europa orientale e autore di saggi e romanzi, tradotti in tedesco, francese, spagnolo, tra cui Guida per amare i tedeschi, Biografia del Deutsche Mark, Complotto Reale, L’Altra Europa, L’Europa e le vie del Mediterraneo, Itinerari erotici, Parlami con amore, La lingua del Paradiso, Piz72 Al verde La sfida dell’economia ecologica Carocci editore, 2014 Accomunate dall’etimo, l’economia e l’ecologia hanno preso strade diverse, fino a diventare nemiche. Del resto, dalla rivoluzione industriale in poi l’umanità ha dato vita a un periodo del Quaternario battezzato Antropocene per sottolineare l’impatto della specie umana sull’intero pianeta. E non in senso positivo. Nella seconda metà del secolo scorso questo processo ha avuto una forte accelerazione, cui le teorie economiche “neoclassiche” e il neoliberismo hanno fornito legittimazione, mentre si sviluppava un filone di pensiero volto a riconciliare economia ed ecologia. Il libro illustra i contorni di un’economia ecologica, che sta trovando un reale riscontro in nuovi stili di vita e in un’incoraggiante diffusione di forme di economia “verde”, di agroecologia e di ecologia industriale. E in qualche primo apparire di una società verde. Alcuni dati. Gli esseri umani nel 2011 hanno superato i 7 miliardi, più della metà dei quali abitanti in città (saranno i due terzi nel 2050: il futuro dell’umanità è urbano). Erano forse (le stime sono molto difficili e incerte) circa 5 milioni 10.000 anni fa, 200 milioni agli inizi dell’era cristiana e un miliardo nel 1818. Il picco potrebbe essere raggiunto intorno al 2040, dopo di che la popolazione mondiale potrebbe iniziare a decrescere in caso di bassi tassi di natalità, ma salire ancora entro la fine del secolo fino a 11 o addirittura 16 miliardi in caso di tassi di natalità rispettivamente medi e alti. Viceversa, cambiamenti climatici, VLADIMIRO GIACCHÉ Anschluss. L’Annessione L’unificazione della Germania e il futuro dell’Europa Imprimatur editore, 2013 Ancora oggi, a quasi 25 anni dal crollo del Muro, la distanza economica e sociale tra le due parti della Germania continua ad accentuarsi, nonostante massicci trasferimenti di denaro pubblico dalle casse del governo federale tedesco e da quelle dell’Unione Europea. Sulla base di una ricerca scrupolosa, condotta attraverso i dati ufficiali e le testimonianze dei protagonisti, l’economista Vladimiro Giacché svela come la riunificazione delle due Germanie abbia significato la quasi completa deindustrializzazione dell’ex Germania Est, la perdita di milioni di posti di lavoro e un’emigrazione di massa verso Ovest che perdura tuttora, spopolando intere città. La storia di questa unione che divide è una storia che parla direttamente al nostro presente. Essa comincia infatti con la decisione di attuare subito l’unione monetaria tra le due Germanie, prima di aver attuato la necessaria convergenza tra le economie dell’Ovest e dell’Est. Vladimiro Giacchè è nato a La Spezia nel 1963. Ha studiato nelle università di Pisa e di Bochum (Germania) ed è stato allievo della Scuola Normale di Pisa dove si è laureato e perfezionato in filosofia SCIENZE E RICERCHE • N. 2 DICEMBRE 2014 | PREMIO NAZIONALE DI DIVULGAZIONE SCIENTIFICA 2014 - I FINALISTI GIOACCHINO GAROFOLI Economia e politica economica in Italia Lo sviluppo economico italiano dal 1945 ad oggi FrancoAngeli, 2014 Il volume tratta dell’evoluzione dell’economia italiana dal dopoguerra ad oggi, mostrando i problemi che si sono manifestati nei diversi periodi e le scelte di politica economica che sono state adottate. Vi sono analizzate le condizioni sia del contesto nazionale che del contesto internazionale, anche per comprendere il ruolo di eventuali vincoli esterni oltre che delle opportunità che si sono presentate. Gioacchino Garofoli, presidente dell’Associazione degli economisti di lingua neolatina e past presidente dell’AISRe, è professore ordinario di politica economica presso l’Università dell’Insubria. MARIA MARGHERITA PARINI «Forza contrattuale» e rapporti tra imprese Aracne, 2013 La crescente diffusione di discipline volte a tutelare imprenditori considerati tipicamente deboli ha indotto la dottrina a interrogarsi sulla possibilità di ricostruire una categoria giuridica, denominata «Terzo contratto», che, laddove realmente esistente, consentirebbe di applicare a favore di qualsiasi imprenditore «debole» le singole disposizioni dettate a favore degli imprenditori dotati di minore forza contrattuale. Nel vagliare la suddetta ipotesi ricostruttiva, appare necessaria l’analisi delle discipline di protezione al fine di verificare se, nell’ambito delle stesse sussistano, realmente, linee di tendenza ricorrenti, caratterizzate dalla comune ratio di proteggere l’imprenditore debole. Maria Margherita Parini ha conseguito il titolo di dottore di ricerca in Diritto ed economia dell’impresa presso l’Università degli Studi di Verona ed è iscritta all’Ordine degli Avvocati di Verona. È autrice di diversi saggi, note e commenti. Attualmente, è assegnista di ricerca presso l’Università degli Studi di Verona. per affrontare la complessità dei diversi prodotti finanziari. L’obiettivo di questo volume è offrire, anche ai lettori digiuni di nozioni economiche, un’introduzione ai concetti chiave del funzionamento degli strumenti di base e dell’universo della finanza. Marina Piccioni dopo aver conseguito il dottorato di ricerca in Fisica teorica presso l’Università degli Studi di Napoli «Federico II», ha frequentato numerosi corsi post-laurea di finanza e ha conseguito un master in Economia presso l’Università commerciale di Milano «L. Bocconi». Si occupa di finanza strutturata da più di dieci anni, lavorando presso i più importanti gruppi bancari italiani, presso la Commissione nazionale per le società e la borsa (Consob) e attualmente comerisk managerpresso la Cassa depositi e prestiti (Cdp). MARINA PICCIONI Gli strumenti finanziari Ediesse, 2013 Quali sono le dinamiche dei mercati finanziari? Che vogliono dire default e spread ? E, soprattutto, quali rischi comportano gli strumenti finanziari (azioni, obbligazioni, derivati...) che ci vengono proposti? Comprendere i concetti base della finanza ed entrare nei suoi meccanismi essenziali è il primo passo per prendere decisioni consapevoli quando ci troviamo di fronte a scelte che coinvolgono le nostre esigenze finanziarie, come la gestione dei nostri risparmi. Spesso trascurati, i rischi finanziari hanno invece avuto negli ultimi anni un impatto devastante sui redditi individuali e sui bilanci degli Stati. L’analfabetismo finanziario può provocare comportamenti distorti da parte dei risparmiatori e deformare anche il funzionamento del mercato. È importante quindi disporre di un bagaglio minimo di conoscenze PAMELA MARTINO (A CURA) I giudici di common law e la (cross) fertilization. I casi di Stati Uniti d’America, Canada, Unione Indiana e Regno Unito Maggioli Editore, 2014 Il volume raccoglie le prime riflessioni di alcuni componenti del gruppo di studiosi impegnati nella realizzazione del Progetto di ricerca “IDEA Giovani Ricercatori 2011” intitolato “IurComp. Osservatorio e Portale telematico di giurisprudenza comparata: ambiti, metodi, tecniche e prassi di inte(g)razione nell’attività di Corti costituzionali, sovranazionali e internazionali” e finanziato dall’Università degli Studi di Bari “Aldo Moro”. La ricerca mira ad un incremento del patrimonio di conoscenze relativo alle esperienze giurisprudenziali di vari Paesi, sia con riguardo ai profili di merito, sia con riguardo a profili quali, per esempio, la tipologia 73 PREMIO NAZIONALE DI DIVULGAZIONE SCIENTIFICA 2014 - I FINALISTI | SCIENZE E RICERCHE • N. 2 • DICEMBRE 2014 delle decisioni o gli effetti delle sentenze. Essa intende superare l’approccio meramente “descrittivo”, utilizzando costantemente i dati raccolti come base per ulteriori, mirati, approfondimenti d’indagine e di riflessione, volti a far emergere ambiti, metodi, tecniche e prassi di mera influenza o interazione tra giurisprudenze statali, e tra giurisprudenze statali e sovranazionali. Pamela Martino (Bari, 1977) ha conseguito la laurea con lode in Scienze Politiche presso l’Università degli Studi di Bari, discutendo una tesi in Diritto costituzionale italiano e comparato sul tema “La riorganizzazione del governo metropolitano nella Greater London”. In tale occasione è stata invitata dalla Commissione a proseguire gli studi nel campo del diritto pubblico comparato. tà, è solo apparente, se si considera che l’ordinamento costituzionale non è un sistema chiuso e impermeabile ai fatti, agli interessi e ai valori diffusi nella società e che esso persegue l’unità politica impegnandosi a realizzare le condizioni (innanzitutto culturali) necessarie allo sviluppo dei principi della Carta repubblicana, nel pieno rispetto della libertà e della dignità di ciascuno. Nei caratteri paradossali del rapporto di fedeltà alla Repubblica è ancora possibile scorgere i riflessi delle straordinarie potenzialità di sviluppo del costituzionalismo democratico, anche nell’attuale contesto sociale, sempre più multiculturale e globalizzato. Alessandro Morelli (Messina, 1976) si è laureato con lode in Giurisprudenza presso la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Messina, discutendo una tesi in Diritto costituzionale. Il 16 dicembre 2004, ha conseguito il titolo di dottore di ricerca in Giustizia costituzionale e diritti fondamentali presso la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Pisa. Attualmente è Professore associato di Diritto costituzionale presso l’Università degli Studi “Magna Græcia” di Catanzaro. si in condizione di povertà, debolezza, disoccupazione. In particolare, al centro dell’opera sta la questione se, quando manchi alla promessa di garantire a tu