dicembre 2014 - Scienze e Ricerche

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dicembre 2014 - Scienze e Ricerche
ISSN 2283-5873
Scienze e Ricerche
SR
NUMERO 2 - DICEMBRE 2014
2.
Sommario
5
COPERTINA
GIOVANNI PUGLISI
Il Sole non è un pianeta
pag.
5
pag.
9
pag.
13
pag.
17
pag.
22
pag.
25
pag.
29
pag.
31
pag.
35
pag.
85
pag.
93
CONTRIBUTI E INTERVENTI
VINCENZO CROSIO
Scienza e Poesia
51
DOMENICO RUSSO
Ma quanti e quali derivati hanno le parole più usate? Qualche dato
sulle famiglie etimo-morfologiche del lessico italiano
SANDRO VALLETTA E ROSA CARBONE
Il diritto d’asilo. Excursus storico
ENRICO ACQUARO
I Fenici di Grazia Deledda via internet
CLAUDIO PALUMBO
Adattamento e integrazione. Il ruolo delle culture organizzative
BARTOLOMEO VALENTINO
Le basi scientifiche della morfopsicologia nella biologia molecolare
DECIO COCOLICCHIO
Francesco Mauro: un mistero napoletano
107
SPECIALE
PREMIO NAZIONALE DI DIVULGAZIONE SCIENTIFICA 2014 - I FINALISTI
RICERCHE
AGOSTINO GIORGIO E MICHELE GUERRA
Fumare digitale: logica ed elettronica della e-cig
ANGELO ARIEMMA
Ernesto: l’ultimo esorcismo
117
LORENZO MACCONE
Il Gatto di Schrödinger
pag. 110
ROSSELLA GIANGRANDE
La parola “lacerata” in Paul Auster
pag. 114
ANDREA BUSCEMI, JOSÉ CARBONE, MATTEO TACCHI, SIMONE BUTTAFUOCO,
ALESSANDRO RAPISARDA, VALENTINA PERCIAVALLE, MARINELLA COCO
n. 2 dicembre 2014
Changes of Urine pH after the Compression of the Fourth Ventricle
pag. 122
IL COMITATO SCIENTIFICO
pag. 127
3
N. 2 - DICEMBRE 2014
ISSN 2283-5873
Scienze e Ricerche
n. 2, dicembre 2014
Coordinamento
• Scienze matematiche, fisiche e naturali:
Vincenzo Brandolini, Claudio Cassardo, Alessandra Celletti,
Alberto Facchini, Savino Longo, Paola Magnaghi Delfino, Giuseppe
Morello, Annamaria Muoio, Andrea Natali, Marcello Pelillo, Marco
Rigoli, Carmela Saturnino, Roberto Scandone, Franco Taggi, Benedetto
Tirozzi, Pietro Ursino
• Scienze biologiche e della salute:
Riccardo N. Barbagallo, Cesario Bellantuono, Antonio Brunetti, Davide
Festi, Maurizio Giuliani, Caterina La Porta, Alessandra Mazzeo, Antonio
Miceli, Letizia Polito, Marco Zaffanello, Nicola Zambrano
• Scienze dell’ingegneria e dell’architettura:
Orazio Carpenzano, Federico Cheli, Massimo Guarnieri, Giuliana
Guazzaroni, Giovanna La Fianza, Angela Giovanna Leuzzi, Luciano
Mescia, Maria Ines Pascariello, Vincenzo Sapienza, Maria Grazia Turco,
Silvano Vergura
• Scienze dell’uomo, filosofiche, storiche e letterarie:
Enrico Acquaro, Angelo Ariemma, Carlo Beltrame, Marta Bertolaso,
Sergio Bonetti, Emanuele Ferrari, Antonio Lucio Giannone, Domenico
Ienna, Rosa Lombardi, Gianna Marrone, Stefania Giulia Mazzone,
Antonella Nuzzaci, Claudio Palumbo, Francesco Perrotta, Francesco
Randazzo, Luca Refrigeri, Franco Riva, Mariagrazia Russo, Domenico
Russo, Alessandro Teatini, Patrizia Torricelli, Agnese Visconti
• Scienze giuridiche, economiche e sociali:
Giovanni Borriello, Marco Cilento, Luigi Colaianni, Agostina Latino,
Elisa Pintus, Erica Varese, Alberto Virgilio, Maria Rosaria Viviano
“Scienze e Ricerche”, associazione culturale
sede legale c/o Associazione Italiana del Libro
Via Giuseppe Rosso 1/a, 00136 Roma
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SCIENZE E RICERCHE • N. 2 • DICEMBRE 2014 | COPERTINA
Il Sole non è un pianeta
GIOVANNI PUGLISI
Rettore della Libera Università di Lingue e Comunicazione - IULM
O
gni anno, nella mia personale agenda di
letture, c’è un momento che attendo con
particolare trepidazione: si tratta dell’uscita, per i tipi de “il Mulino”, dell’Annuario Scienza Tecnologia e Società di
Observa Science in Society. Non appena ho il volume tra
le mani, lo sguardo corre frenetico al primo capitolo dove,
solitamente, Massimiliano Bucchi fotografa in poche righe
lo stato della relazione tra i cittadini italiani e la scienza, attraverso la riproposizione di tre semplici questioni, in grado
di testare la nostra alfabetizzazione scientifica. Così, grazie
all’Annuario 2014, scopriamo che circa la metà dei cittadini
italiani non conosce le proprietà degli antibiotici, ritenendo
erroneamente che essi possano essere utilizzati per contrastare sia batteri che virus; che un italiano su due non sa che
un elettrone è più piccolo di un atomo; e, infine, che il 40%
dei nostri concittadini è convinto che il Sole sia un pianeta.
E mentre i curatori del volume esultano, rilevando come solo
pochi anni fa le percentuali rappresentassero un quadro assai
più desolante (solo nel 2010, a non riconoscere il carattere
siderale del Sole era quasi il 50% degli italiani), noi non possiamo certo dirci soddisfatti.
In effetti, in una società sempre più determinata dal progresso scientifico e tecnologico, questi dati – accompagnandosi ad altri, altrettanto preoccupanti, come quelli su numero
ed età dei nostri ricercatori (4,3 ogni mille occupati, contro la
media europea di 7, di cui solo il 12,1% sotto i quaranta anni
contro, ad esempio, il 49% della Germania) – parlano di un
Paese in difficoltà sia dal punto di vista dello sviluppo economico – sempre più guidato, a livello globale, dalle capacità di
innovazione tecnologica dei singoli Paesi – sia dal punto di
vista delle competenze democratiche dei suoi cittadini: come
affermato, infatti, nella Prefazione dell’ex Commissario europeo per la ricerca Philippe Busquin alla sezione “Scienza e
società” del VI Programma quadro dell’Unione Europea “In
una società della conoscenza, una
governance democratica deve garantire
ai cittadini i mezzi per partecipare, in piena consapevolezza,
alla scelta delle opzioni offerte da un progresso scientifico
e tecnologico responsabile”; e ciò sia sul piano delle scelte
etiche - inerenti la vita e la morte, la malattia e le cure – sia
sul piano più propriamente politico, ad esempio nell’opzione
tra diversi modelli di sviluppo e di consumo.
Se quanto detto sopra è vero, ne consegue direttamente la
necessità che tutti i livelli del corpo sociale – politico, amministrativo, accademico, intellettuale e via dicendo – cooperino per la diffusione di una comunicazione della scienza
e di una divulgazione scientifica di qualità: a questa esigenza
rispondono ad esempio, a livello mondiale, i diversi “Anni
internazionali” proclamati dalle Nazioni Unite e dedicati di
volta in volta alla Fisica (2005), all’Astronomia (2009), alla
Chimica (2011) e via dicendo; a questa esigenza rispondono, a livello nazionale, la Legge n. 113/1991 concernente
iniziative per la diffusione della cultura scientifica voluta
da Antonio Ruberti e le sue successive modificazioni, che
istituzionalizzano la Settimana della cultura scientifica e
tecnologica ed erogano contributi ad istituzioni e progetti di
divulgazione; a questa esigenza dovrebbero rispondere sia la
programmazione del servizio pubblico radio-televisivo, che
in Italia – quinta tra i paesi OCSE per consumo quotidiano di
programmi tv con una media di 4,2 ore al giorno per cittadino – mantiene un ruolo di primaria importanza nonostante la
crescente diffusione della Rete sia, più in generale, le iniziative del comparto editoriale, tra le quali spicca – oramai da
due anni – l’istituzione del Premio Nazionale di divulgazione scientifica organizzato dall’Associazione Italiana del Li5
COPERTINA | SCIENZE E RICERCHE • N. 2 • DICEMBRE 2014
bro con il patrocinio del Consiglio Nazionale delle Ricerche.
Il successo di quest’ultima iniziativa – che nella sua seconda edizione ha visto la partecipazione di 677 autori con
525 opere presentate – deve però spingerci ad una seria riflessione sulla qualità e la credibilità della comunicazione e
della divulgazione scientifica nella società della conoscenza.
Oggi, nel mondo, si scrivono ogni giorno tra i sei e i settemila articoli di argomento scientifico e le informazioni di tipo
scientifico e tecnico disponibili nei diversi media aumentano ogni anno in modo esponenziale; ciò anche - e soprattutto - grazie alla comunicazione digitale, la quale è ormai da
tempo entrata a buon diritto nel novero delle “rivoluzioni”
nel sistema umano di trasmissione delle conoscenze (dopo la
chirografica, la tipografica e l’elettrica), e le cui straordinarie potenzialità sono lungi dall’essere state completamente
esplorate.
Ora, proprio le caratteristiche uniche della comunicazione
digitale – quali l’immediatezza, l’interattività, la globalità e
l’economicità – possono rivelarsi impareggiabili strumenti di
partecipazione e, al tempo stesso, formidabili dispositivi di
disinformazione, in grado di produrre contenuti capziosi, di
diffondere opinioni infondate e di orientare così l’opinione
pubblica sulla base di un’informazione scorretta. Per questo,
è sempre più necessaria la costruzione – a tutti i livelli dell’istruzione e della formazione – di una condivisa cultura critica dell’informazione; ma soprattutto, per questo, è necessario l’inserimento entro i programmi di studio universitari
di insegnamenti tesi alla formazione di veri e propri professionisti della comunicazione e della divulgazione scientifica,
i quali sappiano unire una solida preparazione di base sulle
discipline di loro elezione alle doti personali di creatività,
passione, fantasia ed empatia che deve possedere ogni bravo
comunicatore e, infine, a una formazione rigorosa sulle basi
deontologiche ed etiche della comunicazione della scienza.
Solo in questo modo, solo se le Università saranno in grado
di formare seri professionisti della comunicazione e della divulgazione scientifica – sia entro i corsi di studio delle diverse scienze, sia all’interno delle Facoltà di comunicazione – la
comunicazione scientifica in Italia sarà in grado di assolvere
quel ruolo di facilitatore della partecipazione democratica
che essa è chiamata a svolgere, tra l’altro, dall’Unione Europea; solo quando il mercato sarà in grado di comprendere
l’importanza e il valore di inserire simili figure professionali
entro le strategie e le politiche di istituzioni museali, centri di
ricerca pubblici e privati e aziende, potrà essere finalmente
smentita l’affermazione di Adriano Buzzati-Traverso che,
nel 1969, denunciava come nel nostro Paese “la gente, anche
le persone colte, che coprono posizioni di grande responsabilità, con pochissime eccezioni, non ha ancora capito che il
livello della ricerca scientifica e tecnica è il più sicuro metro
per valutare l’importanza di un paese nel mondo moderno1”;
1 La citazione è tratta dal contributo di P. Govoni, Un pubblico per la
scienza. La comunicazione scientifica nell’Italia di ieri e di oggi, ComunicareFisica2005, Istituto Superiore di Fisica Nucleare, Frascati, 24 ottobre
2005 http://www.lnf.infn.it/ComunicareFisica/talks/Govoni.pdf
6
solo, infine, quando un’intera generazione di comunicatori
della scienza, responsabili e rigorosi nell’esercizio della loro
professione, avrà assunto un ruolo da protagonista nel panorama dell’informazione italiana, potremo sperare che, di
fronte alle imprese di Samantha Cristoforetti – l’astronauta
italiana ingaggiata per prendere parte alla Missione Futura sulla Stazione Spaziale Internazionale – i media italiani
smetteranno di indugiare, sottilmente compiaciuti, sui commenti maschilisti e discriminatori di alcuni, o molti, nostri
sciocchi concittadini, e si soffermeranno, invece, sui contenuti della missione spaziale, sugli affascinanti misteri del
cosmo che essa contribuirà a svelare e – chissà, tra le righe
– ricorderanno a tutti noi che il Sole non è un pianeta.
CONTRIBUTI&INTERVENTI
N. 2 - DICEMBRE 2014
SCIENZE E RICERCHE • N. 2 • DICEMBRE 2014 | STORIA
Scienza e Poesia
VINCENZO CROSIO
Docente nelle scuole superiori e docente relatore all’Istituto degli studi storici e filosofici di Napoli
La relazione scienza/poesia è una delle più intriganti e
conflittuali relazioni tra campi del sapere. Intorno agli anni
’90 del secolo scorso Ilya Prigogine tentò di gettare un ponte tra le scienze e l’umanesimo. Nel post-moderno i confini
tra i domini del sapere si sbriciolavano, pur nelle differenze
specifiche, un po’ come il muro di Berlino. La complessità
del sistema mondo impose una rivisitazione anche tra scienza e poesia. In questo articolo si dà conto dei passaggi essenziali di
questa relazione.
come si accorse il Nietzsche, estremo indagatore del campo
epistemico e fisico, Leopardi è forse il più noto tra i poeti che
segnano con linee così eleganti ma anche forti la topografia
del luogo poetico. Leopardi ci indica il senso, la direzione in
cui muoversi per alcune note sul legame tra scienza e poesia.
Gaston Bachelard, il grande matematico, ingegnere ed epi-
S
crive Giacomo Leopardi ne
‘La Ginestra’, uno dei canti più belli, più affascinanti,
più complessi della nostra
letteratura poetica, questi
straordinari versi che introducono ad un’estetica dello sguardo, della visibilità e della
visione, quasi una notazione dell’interrelazione tra l’occhio-visione e l’universo frattalico e corpuscolare insieme:
e quando miro,
Quegli ancor più senz’alcun fin remoti
Nodi quasi di stelle
Che a noi paion qual nebbia, cui non l’uomo
E non la terra sol, ma tutte in uno,
Del numero infinito e della mole,
Con l’aureo sole insiem, le nostre stelle
O sono ignote, o così paion come
Essi alla terra, un punto
Di luce nebulosa;
Questi versi riprendono il maestoso e nobile ondeggiare
dell’altro canto “L’Infinito” e ci si accorge del confine labile, discreto, anche se incerto tra scienza e poesia. Tra scienza, poesia e filosofia. Grandissimo poeta, strabiliante filosofo
stemologo francese, colse meglio di tutti questo legame, che
è appunto uno spazio, un luogo della poesia, come costruzione, come architettura di uno spazio, come immaginazione
che avvicina l’uomo all’infinito. Tra l’infinito coscienziale e
l’infinito matematico, cosmico. Quasi che l’uno fosse possibile come risonanza dell’altro. Quasi che lo spazio poetico
fosse l’abitazione sua propria, della parola, così come lo spazio fisico fosse l’abitazione dell’umano. Il suo heimat, il suo
luogo originario:
Nell’anima distesa che medita e sogna, una immensità pare at9
STORIA | SCIENZE E RICERCHE • N. 2 • DICEMBRE 2014
visione sana, non illusoria della realtà e dunque dentro una sana immaginazione poetica, che è domanda
all’oggetto stesso dell’indagine: Che
fai tu in ciel? Dimmi che fai, silenziosa Luna?, nel Canto notturno di
un pastore errante dell’Asia.
Per Lucrezio poi la vastità del
mondo è effetto di una vastità del
vuoto, una proprietà del vuoto stesso, secondo la visione epicurea e democritea, atomista del reale. Esattamente come nella teoria elettroquantistica del vuoto. Né più né meno. Il
quantum, la quantità vuota è esattamente il principio stesso della indeterminazione fisica e matematica secondo Planck e secondo Heisenberg
(Richard P.F eynman, Sei pezzi facili. Lectures on Physics). Così la
intende pure la filosofia buddhista
della vacuità. Ed è singolare, se non
incredibile, che questo venga detto
dall’intuito poetico:
Quegli ancor più senz’alcun fin remoti
Nodi quasi di stelle
Che a noi paion qual nebbia.
tendere le immagini dell’immensità. Lo spirito vede e rivede oggetti, in un oggetto l’anima trova il nido di una immensità’(G.
Bachelard, Lo spazio poetico. pag. 212).
Nella correzione a mano nel testo autografo di Leopardi
dell’Infinito, viene trascritto infinità al posto di immensità,
ma che comparirà poi nel testo dato alla stampa al posto di
infinità. Dunque immensità è parola Leopardiana meditata,
scelta dopo una lunga esitazione.
Ma c’è un’altra correzione: interminati spazi al posto di
interminato spazio. A 15 anni leopardi aveva scritto e pubblicato un’opera scientifica, una Storia dell’Astronomia che
ricevette le attenzioni dell’Università di Bonn, che chiamò
il giovane autore a tenere delle lezioni di Fisica e Astronomia in quella città. Leopardi rispose di essere solo un poeta.
Margherita Hack ha nobilitato questo sforzo dell’adolescente Leopardi, scrivendo insieme con lui, con Leopardi, proseguendo da dove Leopardi era giunto, un’altra storia della
astronomia. Ma la categoria filosofica è vastità che appartiene anche al genio di Baudelaire dove il calco originario è la
vastità dell’essere e della esistenza, come ci ricorda Anassimandro. Al di là del nostro essere, l’esistenza dell’infinito,
dell’incommensurabile. Sembra quasi che la categoria della
in finitudine, ontologica, fisica, sia la qualità estrema di una
10
Nodi dunque che sono quasi stelle
e che a noi appaion come nebulose.
Si capisce allora come il matematico
Paolo Zellini introduca costantemente le sue lezioni sull’infinito e sul numero con la poesia di Leopardi. Tra l’effetto numerico di una matrice e l’effetto strabiliante dei Canti Pisani
di Ezra Pound che differenza c’è?
Ma non vorrei parlare del rapporto tra scienza e poesia
solo attraverso la cosa più evidente, voglio invece parlare
proprio della relazione che c’è, se c’è, tra l’immaginazione
poetica e l’immaginazione scientifica. O meglio tra la fenomenologia dello spirito scientifico e la fenomenologia dello
spirito poetico. Dal mio punto di vista, si tratta proprio di
questo: di un punto di vista della fenomenologia dello spirito, cioè di quelle categorie che per le neuroscienze è l’attività
di ideare, immaginare e realizzare, la cosiddetta attività auto
poietica. L’autopoiesi, la autogenerazione delle cognizioni,
delle strutture pensanti, delle strutture creative appartengono
sostanzialmente all’intera dimensione della biosemiosfera,
del vivente e dunque anche del mondo umano. Il mondo psichico come quello del vivente è una macchina auto poietica
e simbolica, secondo Maturana e Varela, una macchina autopietica che produce segni che hanno il carattere di un simbolo, di una topologia segnica e simbolica. E’ una macchina
semiotica, generativa di segni dentro un sistema della mente
natura e della mente natura non natura, artificiale. Come sostiene Chomsky in “Le strutture della sintassi”. Già Freud (e
SCIENZE E RICERCHE • N. 2 • DICEMBRE 2014 | STORIA
poi Piaget), accennava e chiarirà queste funzioni pulsionali e
quasi cibernetiche legate alle pulsioni appunto, ad una logica
del desiderio. Scrivono Franco Scalzone e Gemma Zontini in
“Freud e il suo invisibile fantasma”: Un sistema rappresentazionale, come lo è lo psichismo umano, è costruito su una
rete di categorie ed è autoreferente: cioè esso è in relazione
soprattutto con altre sue parti più che con l’esterno. Ma qual
è il processo che permette alla macchina - come lo chiama
lo stesso Freud - di mettersi a camminare da sola da un momento all’altro?”
L’incosciente macchinico come chiamano Deleuze e
Guattari la produzione di
senso proprio del testo e in
particolare del testo poetico (Julia Kristeva insegna)
produce il linguaggio dei
segni attraverso un asse
simbolico particolare. Un
asse diacronico e uno sincronico come se fosse la
texture, un canovaccio in
cui il çà parle, la parola
di Lacan, scrive il suo linguaggio come fa la maglia
con l’uncinetto. Il segno è
dunque un senso traslato
del reale (Julia Kristeva
e Roman Jakobson). Una
mappa di un territorio, una
topografia che introduce
ad una tipologia dei luoghi
poetici secondo una combinazione di segni fonetici
e sintattici, le unità fonematiche, che costruiscono
la meravigliosa macchina di produzione poetica.
Una macchina astratta e
trascendente come i Numeri di Cantor sulla sua
diagonale. Scrive il fisico
Franco Piperno in “Macchine, scienza, linguaggi”:
Il momento in cui la matematica riconosce i propri limiti,
si conclude proprio nel computer o, metaforicamente, nello
spazio cibernetico. Ma concludendosi ci lascia come residui
gli aspetti linguistici non formali, il linguaggio comune come
presupposto di tutto questo. Il transfinito, il trascendente, il
segno astratto coniuga secondo un formalismo grammaticale
generativo qualcosa che produce combinandolo, il reale con
il non reale, il formale matematico con il non formale del linguaggio comune e metaforico, il materico con l’immateriale,
il corpo vivo con corpo di relazione astratto.
E’ stato osservato che ogni ramo della scienza sembra ci
voglia dimostrare che il mondo si regge su entità sottilissime
come i quark, i messaggi del DNA, gli impulsi dei neuroni
e quelli determinati nello spazio dell’individuo fin dalla sua
vita e dal suo concepimento. Eppure i poeti ci dimostrano che
è dall’incontro dell’uomo con se stesso e con gli altri significati che scaturiscono, attraverso i secoli, le forze più fertili
ed immaginative della nostra cultura e, come si sa, sono stati
i poeti stessi e gli artisti a infondere alle passioni e alle vicissitudini dell’individuo la dimensione umana del psichico e
del tragico (Andreas Giannakoulas, Processi creativi e creatività). Dunque dal fondo della macchina che produce segni
e simboli che la condizione naturale ed umana induce nel
sapiens, che ne modifica la sensibilità e la conoscenza nella
temporalità storica, avviene un imprevedibile scarto
linguistico e della coscienza. Questa è la poesia, questo è l’intuito e il dominio
sapienziale della poesia,
cui affidiamo appunto questa logica combinatoria di
segni e simboli che hanno
raccontato, all’alba della
civiltà e della civiltà della
scrittura, ad esempio le peripezie di Odisseo che così,
nelle peripezie del mondo
e sue personali, sperimenta
la tenacia del suo multiforme ingegno.
La trascrizione in un
codice sillabico, sintattico di queste esperienze
dell’umano, la meraviglia
dell’umano, noi la definiamo in un ordine/disordine,
caotico e normativo, che è
la poesia. Dissimmetria e
simmetria, ordine e caos,
numero e non numero, ritmo e misura sono gli algoritmi sapienziali di questa
macchina di scrittura semiotica. La poesia è la manifestazione geniale e tragica
di questa esperienza dell’essere gettato nel mondo. Il modo
migliore che l’uomo conosca di immaginare se stesso e il
mondo. Questo è il senso della poesia per Horderlin e dunque
anche per Heidegger, che gli dedicherà significativamente un
saggio. E che i poeti come i matematici rinnovino sempre
questa esperienza, quella del calcolo e quella della poesia la
dice lunga sulla fascinazione che ha presso l’uomo e la macchina calcolatrice e la macchina simbolica, ambedue cioè
macchine poetiche, il cui confine è un confine bilingue caratterizzato da una asimmetria tra esterno e interno, come intelligentemente nota Jury Lotmann. E’ lo scarto, la differenza
tra il reale reale e l’astratto simbolico che opera come struttura di senso poetico, come nella ricorsività matematica. In
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STORIA | SCIENZE E RICERCHE • N. 2 • DICEMBRE 2014
altro ambito, quello musicale, l’esperienza del canone inverso, della ricorsività del suono, di una infinita piega ricorsiva,
matematica e metamatematica, di J. Sebastian Bach, produce
appunto questa magia sonora della esperienza creativa.
‘Questo incantesimo poetico-matematico, questo mantra
(tessuto poetico, formula magica), così come l’esametro greco o l’anna-viraj (verso di dieci suoni in dieci suoni) dei poemi vedici, conduce la spola del senso, del tessuto di verso in
verso fino alla potenza (viraj) dell’assoluto metamatematico.
Dunque la poesia nella sua essenza è un evento, uno scarto
temporale tra il reale e l’immaginario. Oserei dire un Potlach
quasi divino, un infinito intrattenimento tra un osservatore e
un osservato, tra un dicitore e un ascoltatore, tra uno sguardo
e una serie di percezioni del reale, un campo fenomenico di
cognizioni relazionate. E relazionabili. Alla poesia compete, è consentito ciò che alla scienza è vietato e viceversa. E
ad entrambe, la facoltà del conoscere per linearità logica o
non linearità semantica. E’ il caso questo di Dante Alighieri
che fa scendere o salire i suoi demoni infernali o le sue virtù
angeliche nelle volute geometriche, nella spirale logaritmica
del ritmo ternario, fa salire o scendere se stesso fino alla dimensione del senza fine, dell’incommensurato regno divino,
dell’ensof cabalistico. Il senza nome, il senza volto, il senza
numero, Dio viene reinventato nell’immaginazione poetica
di un sogno, di una reverie, teologica ed angelica.
Verso il basso, con una torsione verso il basso e con continue linee di fuga, la scrittura di Kafka delinea una topografia
della Non provvidenza che segna nel negativo l’esperienza di
Dio. L’ingresso nel villaggio del signor K., dell’agrimensore
ne “Il Castello”, è un capolavoro di questa tensione verso
il basso della misura aurea. Nessun altro definisce meglio
di Kafka il Luogo come luogo dell’umano, fino alla nichilazione, fino alla metamorfosi dell’umano nel non umano. Un
non numero, l’assenza di un numero, il grado zero di ogni
conoscenza, permette a Kafka di analizzare centimetro per
centimetro l’essenza dell’umano. Nella prima fondazione di
un cyberspazio, come in un quadro di Escher, nella surrealtà di Magritte o De Chirico, nella spazialità simbolica del
Maestro dei Pannelli Barberini e di Francesco del Cossa, del
Bramantino, nella maestria angelica e fiamminga della Madonna Salting di Antonello da Messina, nello spazio poetico ancora gotico di Barthélemy d’Eyck. E’ questa, secondo
Pierre Lévy, filosofo ed ingegnere informatico, l’origine della potenza del virtuale, la potenza stessa dell’immaginazione
e della memoria. Dal segno logografico, dalla scrittura, alla
potenza della virtualità matematica e poetica, creativa.
Abbiamo definito la relazione tra scienza e poesia? Non lo
so. So che le linee di questa cartografia del conoscibile sia
affidata alla scienza topologica di Poincarè e Renè Thom e
che tocchi alla poesia indicare il senso dell’oltre, oltre il quale scompare ogni distinzione. Così è per il telescopio spaziale
Hubble o il viaggio della sonda Cassini, così è per lo sguardo
rivolto al cielo del Pastore errante dell’Asia di G. Leopardi, o
le visioni poetiche ed ultramondane di Rimbaud, Baudelaire,
Th. De Quincey o J. Joyce. Un provvisorio sguardo gettato
dentro i confini dell’universo. In fondo tra il canto alla luna
12
dello sciamano dell’Indonesia, che eleva il suo canto notturno per metabolizzare la sua solitudine, che si è rifiutato
di entrare nella civiltà mercantile occidentale, e lo sguardo
d’incertezza di Einstein, io ci vedo poca differenza.
BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE
G. Leopardi, Opere, Utet
P. Zellini, Breve storia dell’infinito, Adelphi
G. Bachelard, La poetica dello spazio, Dedalo libri
M. Blanchot, Lo spazio letterario, Einaudi
H. Maturana e F. Varela, Macchine ed esseri viventi,
Astrolabio
Alfonso M. Iacono, L’evento e l’osservatore, Pierluigi Lubrina editore
R. Jakobson, La sviluppo della semiotica, Bompiani
N. Chomsky, Le strutture della sintassi, Laterza
G. Deleuze-F.Guattari, Mille piani, Einaudi
Ilya Prigogine-Isabel Stengler, La nouvelle alliance, Gallimard
Douglass. R. Hofstadter, Godel, Escher, Bach, Adelphi
P. Lévy, Il virtuale, Raffaello Cortina
R. P. Feynman, Sei pezzi facili, Adelphi
Franco Piperno, Macchine, scienza, linguaggi, in Cibernauti, Castelvecchi
F. Scalzone-G.Zontini, Freud e il suo invisibile fantasma,
in Tempo d’Analisi n. 2 2013, Aracne
A. Giannakoulas, Processi creativi e creatività, in Tempo
d’Analisi n. 2 2013, Aracne
SCIENZE E RICERCHE • N. 2 • DICEMBRE 2014 | FILOLOGIA
Ma quanti e quali derivati hanno le
parole più usate? Qualche dato sulle
famiglie etimo-morfologiche del lessico
italiano
DOMENICO RUSSO
Università degli Studi G. D’Annunzio Chieti Pescara
C
1. IL NOSTRO VOCABOLARIO DI BASE
onosciamo da tempo quali sono le parole
più usate e note dell’italiano1 e da tempo
sappiamo tutto (o quasi) sulla loro ricchezza di significati (accezioni dicono i linguisti); sui contesti in cui vengono usate, (il
‘lavoro’ che fanno, direbbero l’Alice di Caroll e Maria Luisa
Altieri Biagi); sulla loro consistenza grafica (le parole più
lunghe, quelle più corte - meglio digitabili e comprensibili
le seconde, meno le prime, che però ci aiutano a essere più
accurati e precisi), sulla loro frequenza e rango nei testi scritti e in quelli parlati da tutti gli italiani (per esempio, il fatto
che poche centinaia di loro fanno il 90%, di tutti i testi scritti,
stranezze del reale...) e molto altro ancora.2
Ma quando parliamo di parole è un po’ come parlare
dell’universo: di cose da sapere se ne presentano in continuazione e questo vale ovviamente anche per il vocabolario
di base della nostra lingua.3 Succede così che a un certo punto uno possa chiedersi: ma quali sono le etimologie da cui
derivano le parole più usate? Che è come chiedersi: qual è o
quali sono le lingue che stanno nell’anima storica dei nostri
discorsi, delle nostre idee, della nostra cultura? Dare una risposta precisa a questa domanda non comporta alcun problema metodologico: il dominio etimologico del lessico italiano
è oggi ben stabilito e documentato,4 si tratta solo, come dico1 Per sapere facilmente e immediatamente quali sono basta consultare il
CD-ROM del Gradit (Grande dizionario italiano dell’uso, ideato e diretto
da Tullio De Mauro, Torino, Utet, 1999).
2 Per saperne di più si può vedere la raccolta di lavori curata nel 2005 da
Isabella Chiari e Tullio De Mauro per Aracne di Roma: Parole e numeri.
Analisi quantitative dei fatti di lingua.
3 Tanto per dirne una, ancora Isabella Chiari e Tullio De Mauro, nel loro
The new basic vocabulary of Italian: problems and methods, hanno annunciato il NVdB (Nuovo Vocabolario di Base) sulla «Rivista di statistica
applicata / Italian Journal of Applied Statistics» (vol. 22, 1, 2012, alle
pagine 21-35).
4 Ogni media biblioteca ha in consultazione se non tutte almeno un paio
di queste quattro sigle: DEI, DELI, LEI e GE (DEI: Battisti C., Alessio
no i colleghi di fisica,
di ‘fare le misure’.
2. LE TRAFILE
ETIMOLOGICHE DEL
VDB
Come si sa, una classificazione comoda e
corretta delle trafile etimologiche di un qualsiasi lessico prevede in
genere tre tipi fondamentali di etimologie:
a) le etimologie incerte; b) le etimologie endogene e c) le etimologie esogene.
Ogni tipo si articola in specie e ogni specie presenta i suoi
esemplari.
Se prendiamo in considerazione le 6.694 parole (lemmi) di
base dell’italiano che ci fornisce l’edizione 1999 del Gradit,
risulta che il nostro VdB deriva da un totale di 114 trafile etimologiche diverse. Le incerte sono di 6 specie; le endogene
di 28 e le esogene di 80, suddivise in 5 sottospecie diverse. In
particolare le cinque sottospecie di tralfile esogene risultano
essere 19 dal latino; 4 dal greco; 24 dalle lingue straniere; 19
dalle lingue antiche e 14 dai dialetti d’Italia, come riassume
la tabella 1 che segue, dove sono allineati in ordine decrescente tipo, specie e consistenza assoluta e percentuale delle
trafile etimologiche:
G., Dizionario etimologico italiano, 5 voll., Barbera, Firenze, 1950-57,
19752; DELI: Dizionario etimologico della lingua italiana, Cortelazzo M.,
Zolli P., 5 voll., Bologna, Zanichelli, 19992; LEI: Pfister M., Lessico etimologico italiano, Reichert Verlag, Wiesbaden, 1984 e sgg.; GE, Garzanti
etimologico, De Mauro T., Mancini M., Milano, Garzanti, 2000) affiancati
dalla schermata della ricerca avanzata dell’edizione elettronica del Gradit,
facile da usare e da far usare.
13
FILOLOGIA | SCIENZE E RICERCHE • N. 2 • DICEMBRE 2014
Tabella 1 - La composizione etimologica del VdB
Tipo
Nr.
Consistenza
Consistenza in %
19
3.628
54,19%
Trafile endogene
28
2.360
35,25%
Dalle lingue straniere
24
317
4,73%
Trafile incerte
6
194
2,89%
Dalle lingue antiche
19
143
2,13%
Dal greco
4
33
0,49%
Dai dialetti
14
19
0,28%
Ora, generalmente, non si fa caso al fatto che le stringhe
etimologiche dei vocabolari non valgono tanto per se stesse,
quanto per la densità e l’importanza delle informazioni che
racchiudono nelle poche parole e abbreviazioni (diciamo la
verità, complicate da capire) con cui sono redatte. Sfugge
cioè il fatto che la riga etimologica del dizionario è una sorta di cromosoma linguistico, storico e culturale. In realtà, a
esaminarla da vicino, una qualunque trafila può essere usata come titolo di una o più narrazioni di argomento storico,
antropologico, scientifico che faccia leva sul contenuto semantico della parola, sul percorso cronologico dalla prima
attestazione a oggi, sui popoli o sui luoghi coinvolti, sulle
istituzioni, sulle concezioni etiche, religiose, sentimentali o
razionali che nel corso del tempo hanno preso forma e consistenza. Risulta così che il 90% dei nostri testi scritti e parlati
risale a poco più di un centinaio di trafile che, se svolte nella
loro completezza, produrrebbero una massa enciclopedica di
conoscenze di ogni tipo.
Se le espansioni delle trafile etimologiche appaiono illimitate o almeno molto estense, viste nel loro insieme le stesse
trafile mettono in rilievo dati di caratterizzazione generale
dell’italiano. Tra questi, ci sembra che il più saliente emerga
dalla sintesi che si può estrarre dalla tabella 1 già presentata,
e che ci pare consista nel vedere come l’italiano moderno
sia, celiando un po’, una grande ‘torta’ linguistica fatta per
Grafico 1 - Le componenti storiche dell’italiano di base
14
più della metà con del ‘latino barbaro e corrotto’ e per un
buon terzo con dell’‘italiano puro’. Una ‘spolverata’ di lingue straniere e ‘tracce’ di lingue antiche e dialettali completano la nostra ‘ricetta’ (che ci auguriamo risulti gradita a chi
si attarda ancora
oggi a lamentarne l’imbarbarimento).
3. LE
DERIVAZIONI
Con le misure fatte sul VdB
sappiamo
di
cosa parliamo
quando parliamo delle etimologie delle parole più usate e
possiamo scendere anche nei
minimi dettagli
per un ampio
ventaglio di impieghi particolari: usi narrativi per esempio,
di documentazione e verifica di ipotesi storiche, di redazione
dei libri di testo (non precisamente un settore da portare ad
esempio, purtroppo), di uso fine della nostra lingua, di usi
ludici della stessa e così via.
Ma manipolando le stringhe etimologiche viene un’ulteriore curiosità, scientifica ma anche pratica. Stabilito qual
è l’universo etimologico dei nostri lemmi, possiamo anche
stabilire se a loro volta queste parole sono a capo di una loro
trafila successiva? E se sì, quante e soprattutto quali parole hanno contribuito a produrre? In altri termini: è possibile
stabilire qual è la produttività etimo-morfologica delle parole
più usate?
La risposta a questa ulteriore domanda è affermativa. Lo è
soprattutto grazie ai dati raccolti in un lavoro di qualche anno
fa, forse non degnamente valorizzato
ma in realtà per molti versi prezioso,
in cui il lessico comune dell’italiano
è stato raccolto in base alle famiglie
etimo-morfologiche cui appartengono i vari lemmi, vale a dire nel meritorio Dizionario Italiano Ragionato
(Dir) che Angelo Gianni realizzò per
la D’Anna di Firenze nel 1987.
Nel panorama dei lavori linguistici
italiano questo vocabolario rappresenta un po’ un singletone lessicografico, sia perché non deriva da esperienze precedenti, come per esempio
i dizionari etimologici o quelli analogici o di sinonimi e contrari, ma tenta per la prima volta in italiano voci
SCIENZE E RICERCHE • N. 2 • DICEMBRE 2014 | FILOLOGIA
consistenti di ‘parenti’ di un capolemma morfo-etimologico,
sia anche perché presta una particolare attenzione alle possibilità di lettura dell’utente non specialista. E’ indubbio che
un’attenta revisione tecnica gioverebbe alla sua affidabilità
(poco
o
nulla
si
dice
sui
criteri di
raccolta e
redazione
per esempio), ma il
fatto stesso
di mettere
a disposizione una
massa di
dati molto
consistente ne fa
un’interessante opera
di frontiera.
3.1. Le derivazioni interne. Un tempo era corrente e importante la nozione di ‘capofamiglia’. Fortunatamente questa
nozione ha perso il suo rilievo antropologico e ciò rende libero questo termine per indicare quell’unità lessematica che
gli studi storico-linguistici ci segnalano come il lemma che
la massa parlante ha posto ‘a capo’, in quanto primo o ultimo a ritroso, di una più o meno nutrita serie di altre unità
linguistiche, di una famiglia insomma, nel senso usato dal
filosofo austriaco Ludwig Wittgenstein nelle sue ben note Ricerche filosofiche (tradotto da Mario Trinchero per Einaudi
nel 1967).
Il concetto di famiglia nel senso di Wittgenstein è utilissimo nello studio del lessico. Se infatti incrociamo i dati del
Gradit con quelli del DIR possiamo individuare con chiarezza il fatto che il nostro vocabolario di base ha due radici
ben distinte. Una è costituita dai capofamiglia che non fanno
parte del VdB e l’altra dai capofamiglia che invece ne sono
parte importante.
I capofamiglia dei 6.694 lessemi del VdB considerati sono
infatti 2.391 in totale. 576 sono parole che non appartengono
(più) al nostro lessico quotidiano e frequente. Si tratta di lemmi come: mane; meare; memore; menda; mergere; meridie;
mescere; mnemo; mola; morbo; morfo; murmurare; musa;
noiare; nolo; nube; nullo; nunzio, ecc. In sostanza, parole
spesso, ma non sempre, obsolete nell’uso comune e tuttavia
grandi rappresentanti della nostra tradizione letteraria e quindi della nostra storia linguistica.
Al loro fianco si schierano 1.815 capofamiglia che invece sono a tutti gli effetti parole del VdB. Si tratta in questo
caso di parole come: lavagna; lavare; lavorare; lebbra; leccare; legare; legge; leggere; legno; lento; leone; lepre; les-
so; lettera; letto; libero; libro; liceo; licere; lido; lieto; lieve;
ligure; lima; limite; limone; limpido; lingua; lino; liquido;
lista; lite; litro; lode; logo; lottare; lucano; lucchetto; luccio;
luce; luglio; lumaca; ecc. La loro caratteristica più evidente
è che questi capofamiglia si candidano ipso facto a svolgere un ruolo strategico sia dal punto di vista storico, che da
quello teorico, che da quello educativo in particolare (quali
parole migliori di loro da presentare ai bambini nelle prime
fasi dell’apprendimento e/o da usare nella loro letteratura?).
L’altra caratteristica evidente di questo gruppo di parole è il
fatto che, da sole, coprono poco meno di un terzo (il 27,11%)
dell’intero VdB, in altre parole: sono la ‘radice’ principale
del nostro lessico di frequenza.
Entrando più nello specifico possiamo andare a vedere
quali e quanti sono i derivati etimo-morfologici del lessico
di base e stabilire che:
a) nel VdB i 576 capofamiglia esterni producono 1.382
unità, pari al 20,45% del totale dei lemmi e disegnano una
regione lessicale in cui le relazioni sono raramente prive di
attrattiva, come accennano gli esempi seguenti: affogare cf
esterno: fauci; affollare cf esterno: follone; aggiornare cf
esterno: dì; aggrapparsi cf esterno: graffa; ago cf esterno:
acuire; agonia cf esterno: agone; agosto cf esterno: augure; agricolo cf esterno: agro2; agricoltore cf esterno: agro2;
agricoltura cf esterno: agro2; aguzzare cf esterno: acuire;
alba cf esterno: albo; albanese cf esterno: albania; alfabeto
cf esterno: alfa; algerino cf esterno: algeria; alimentare1 cf
esterno: alere; alimentare2 cf esterno: alere; alimentazione cf
esterno: alere; alimento cf esterno: alere;
b) i 1.815 capofamiglia interni producono invece 3.497
lemmi, vale a dire oltre la metà dei lemmi (il 52,24%) come
nel caso di convivere cf interno: vivere; corrompere cf interno: rompere; determinare cf interno: termine; dettare cf
interno: dire; deviare cf interno: via; disfare cf interno: fare;
educare cf interno: durre; esprimere cf interno: premere; illuminare cf interno: lume; nobile cf interno: noto1; occidente
cf interno: cadere.
E’ allora interessante notare come a partire dai 1.815 capofamiglia interni si dipani un fitto reticolo di relazioni storiche
e grammaticali che interessa direttamente la linguistica storica e quella teorica, ma anche gli studi filosofici e antropologici attinenti al linguaggio e la galassia delle riflessioni educative. Tra capofamiglia interni e loro derivati è coinvolto
in questo reticolo circa l’80% del lessico di base e i rapporti
che risultano tra queste componenti mostrano analogie, a cifre di poco variate, con la classica tripartizione statistica tra
vocabolario fondamentale (capofamiglia interni), di alto uso
(derivati da interni) e disponibile (derivati da esterni).
4. I DERIVATI ESTERNI
Ma è possibile andare anche oltre le osservazioni fin qui
fatte. I dati del Dir non solo aiutano a stabilire le dervazioni
all’interno del vocabolario di base, ma più in generale invitano inevitabilmente a stabilire anche le derivazioni del
vocabolario di base nell’intero lessico comune dell’italiano.
15
FILOLOGIA | SCIENZE E RICERCHE • N. 2 • DICEMBRE 2014
Occorre infatti considerare che la particolare struttura reticolare e plasticamente sistemica dei lessici delle lingue assegna alle parole più frequenti anche il ruolo di ‘motorino
d’avviamento’, o, più tecnicamente, di ‘principio di attivazione’, di tutta la complessa e multiforme macchina linguistica. Si citavano all’inizio il patrimonio accettivo (come dire
semantica e cultura) e quello dei contesti d’uso (come dire
variabilità e pragmatica). Lo stesso si può e deve dire per
le relazioni storico-morfologiche. E’ facile percepire infatti, anche a un primo esame, come il VdB appaia prima e si
confermi poi, un potente generatore di unità lessicali a lui
esterne, appartenenti cioè a tutte le altre fasce del lessico, da
quello comune a quelle tecnico-scientifiche.
Se si adotta una formula di produttività del tipo x/y, con x
numero dei derivati non di base e y numero dei lemmi che li
governano, si isolano ben 145 gradi di produttività differenti
e si individuano tutte le famiglie relative ai vari gradi. Ai
nostri calcoli gli estremi sono compresi tra 1/206 e 820/1,
vale a dire che 206 lemmi producono un solo derivato non
di base e che 820 derivati non di base provengo da un solo
VdB. Per esempio all’11/66 troviamo i casi di convivere cf
interno: vivere der: convitare, convitato, convito, convitto,
convittore, convittrice, conviva, convivente, convivenza,
conviviale, convivio; corrompere cf interno: rompere der:
corrompibile, corrompimento, corrompitore, corrotto1, corruttela, corruttibile, corruttività, corruttivo, corruttore, corruttrice, corruzione; determinare cf interno: termine der: determinabile, determinabilità, determinante, determinatezza,
determinativo, determinato, determinatore, determinazione,
determinismo, determinista, deterministico; dettare cf interno: dire der: dettame, dettato, dettatore, dettatura, diktat,
dittafono, dittare, dittatore, dittatoriale, dittatorio, dittatura;
deviare cf interno: via der: deviamento, devianza, deviata,
deviatorio, deviatore, deviazione, deviazionismo, deviazionista, deviazionistico, devio, deviometro; disfare cf interno:
fare der: disfacibile, disfacimento, disfacitore, disfacitura,
disfatta, disfatti bile, disfattismo, disfattista, disfattistico,
disfatto; educare cf interno: durre der: educanda, educandato, educatamente, educativo, educato, educatore, educatrice, educatorio, educazione, edurre, eduzione; esprimere cf
interno: premere der: espressamente, espressione, espressionismo, espressionista, espressionisticamente, espressionistico, espressivamente, espressività, espressivo, espresso,
esprimibile; illuminare cf interno: lume der: illuminabile,
illuminamento, illuminativo, illuminato, illuminatore, illuminazione, illuminismo, illuminista, illuministico, illuminometro, illuminoteca; nobile cf interno: noto1 der: nobildonna, nobilesco, nobilare, nobiliario, nobilitamento, nobilitare,
nobilitazione, nobiltà, nobilume, noblesse oblige; occidente
cf interno: cadere der: occasionale, occasionare, occasione,
occaso, occidentale, occidentalismo e così via.
Ad avere capacità produttiva esterna non sono solo i capofamiglia ma anche una buona percentuale di lemmi derivati.
Manifestano infatti questa funzione produttiva oltre ai 1.815
capofamiglia anche 815 lemmi derivati, il che significa che
il 40% ca (2.666 unità) del vocabolario di base proietta le
16
sue proprietà etimo-morfologiche sull’intera compagine vocabolare dell’italiano. Anche in questo caso si manifesta la
presenza dell’ancoraggio alla tradizione, degli 815 lemmi
derivati produttivi infatti 547 (8,17% del VdB) sono lemmi
che hanno il capofamiglia interno e 304 (4,54% del VdB) invece fanno da tramite tra i capofamiglia esterni e unità lessicali anch’esse esterne al VdB. Le trafile derivative terminano
invece con i 4.028 lemmi non produttivi (60% ca del VdB)
di cui 1.078 (16,10% del VdB) hanno provenienza esterna e
2.950 (44,07% del VdB) hanno provenienza interna.
Colte nel loro insieme le derivazioni esterne si impongono con evidenza: le proprietà storiche e morfologiche del si
proiettano infatti al suo esterno su ben 46.451 unità lessicali,
come dire, in sintesi, su una massa vocabolare superiore alla
metà della massa vocabolare individuale adulta calcolata in
un massimo di 80.000 parole.
5. CHIUSURA E INVITO
L’esplorazione della struttura etimo-morfologica del dà
modo di immaginare una pluralità di posssibili applicazioni. Tanto per dire, seguire la capacità produttiva dei lemmi
permette di mettere al centro dell’attenzione nozioni semantiche di grande valore strategico soprattutto agli alti livelli di
produttività. Si esaminino sotto questo profilo per esempio i
15 lemmi che producono più di 200 derivati: mano, raggio,
trarre, porta, quattro, muovere, reggere, porre, tre, vedere,
genere, stare, metro e il già menzionato fare.
Qui invitiamo solo quanti scrivono per e parlano ai bambini e ragazzi (ma anche tanti adulti e i molti neoitaliani) a
tener conto del fatto che si possono individuare almeno tre
gruppi di lemmi per ordine decrescente di capacità produttiva. Considerato fuori catalogo, per così dire, il lessema più
produttivo in assoluto dell’intero VdB e quindi dell’intero
lessico italiano, il verbo fare (strano a dirsi, o forse a conferma del fatto, in un paese spesso considerato ‘chiacchierone’)
con i suoi 820 derivati diretti e indiretti, si può considerare
che esistono:
(a) 212 lessemi che passando da 352 a 50 derivati producono da soli nel vocabolario comune italiano 20.689 lemmi
diversi;
(b) 807 lessemi che passando da 49 a 11 derivati producono nel vocabolario italiano 17.936 altri lemmi e infine che
esistono
(c) 1.646 lemmi che con una escursione che va da 10 a 1
sono presenti nel vocabolario italiano in 7.826 lessemi non
di base.
Come dire che è possibile dare a ognuno dei nostri giovani
destinatari la chiave d’ingresso giusta al momento giusto.
SCIENZE E RICERCHE • N. 2 • DICEMBRE 2014 | DIRITTO
Il diritto d’asilo. Excursus storico
SANDRO VALLETTA1 E ROSA CARBONE
1 Università degli Studi Guglielmo Marconi
L
e origini del diritto d’asilo risalgono al tempo dell’antica Grecia, in cui il fondamento
dell’istituto era rinvenibile nella sacralità dei
luoghi sacri.
Le tradizioni greche furono mantenute anche dai Romani, con la differenza non solo di un maggior
controllo in merito alle modalità di svolgimento, ma anche di una minore presenza
di luoghi sacri, stante l’avversione al senso
giuridico romano nei confronti dell’asilo
stesso.
La matrice fortemente religiosa dell’istituto trovò largo seguito anche nel popolo
degli ebrei che praticavano l’asilo per preservare i colpevoli di omicidio involontario
dalla vendetta del sangue, visto che solo
costoro potevano essere accolti nei luoghi
sacri, altrimenti l’omicida doveva essere
strappato dall’altare e consegnato al vendicatore perché lo uccidesse.
La sacralità dei luoghi e la condizione
della persona sono elementi ben presenti
anche nel c.d. asilo religioso (o ecclesiastico), stante il fatto che, non diversamente da
quanto accadeva in Grecia, anche la Chiesa
cristiana aveva diritto di ospitare chiunque si fosse trovato
nei luoghi sacri. Più precisamente, quello cristiano, che apparve nel IV secolo d.C., legava la doverosità dell’asilo non
solo alla sacralità del luogo di culto ma soprattutto al senso di
dovere che nasce nel profondo della coscienza del cristiano,
la cui dottrina predica l’amore verso il prossimo e soprattutto
l’idea della remissione dei peccati.
A partire dal IX secolo si assiste al riconoscimento di eccezioni al diritto canonico d’asilo, che, nel conflitto tra giurisdizione ecclesiastica e giurisdizione imperiale dovuto alla
crescente ambizione del clero, finisce con l’assumere una
forte valenza politica: al principio del diritto canonico, per
cui nessuno deve essere escluso dall’asilo, si va sostituendo
il principio opposto dell’asilo consentito soltanto in casi determinati.
Le conseguenze del conflitto tra le due giurisdizioni, conclusosi con la vittoria di Filippo il bello e la sconfitta di Papa
Bonifacio VIII, furono di grande portata se si considera la
progressiva limitazione del potere spirituale e la successiva
scomparsa del diritto canonico d’asilo. A questo subentrò
l’asilo laico, espressione della sovranità di Stato, considerato
dal richiedente asilo autorità indipendente ed esterna nel cui
territorio si chiede protezione. In questo modo, il diritto di
asilo si affermò sotto due distinte categorie: quella dell’asilo
territoriale1, cioè accordato da uno Stato nel territorio in cui
1 Le origini dell’asilo territoriale si rinvengono nell’epoca delle guerre di
religione in Europa tra il XVI e il XVII secolo, dovute alla riforma protestante. Infatti, durante tale periodo gli Stati erano soliti concedere asilo sul
proprio territorio alle persone che, professando la propria religione, erano
in fuga dalle persecuzioni operate negli Stati in cui si praticava una religi17
DIRITTO | SCIENZE E RICERCHE • N. 2 • DICEMBRE 2014
esercita la propria sovranità e quello extraterritoriale (asilo
diplomatico)2, accordato da uno Stato al di fuori del proprio
territorio nelle sedi delle proprie rappresentanze diplomatiche estere.
Nel corso del XVII secolo quando cominciano a diffondersi le correnti giusnaturalistiche favorevoli ad una cooperazione internazionale nella repressione dei crimini comuni3, il
rifugiato diventa solo chi è perseguitato per motivi politici o
religiosi4. Del resto una caratteristica sostanziale dell’asilo è
proprio quella di essere invocato quando nello Stato di origine si verificano discriminazioni e persecuzioni che le autorità
statali non possono o non vogliono reprimere.
E’ durante il periodo rivoluzionario che l’asilo non risulta
più essere limitato ad un luogo specifico ma esteso a tutto
il territorio nazionale, individuando i soggetti che possono
usufruirne nelle persone che fuggono dalla loro patria “per la
causa della libertà”, e non più quindi a chiunque e specialmente non più ai criminali.
A livello internazionale vari sono gli strumenti che hanno
fornito una regolamentazione del tema in questione.
Il testo di portata universale sull’asilo è rappresentato dalla
Dichiarazione sull’asilo territoriale dell’Assemblea generale
delle N.U., la cui importanza si evince sia dall’ampliamento
di questo diritto, in quanto i titolari della possibilità di sollecitarlo non sono solamente coloro i quali sono vittime di
persecuzione, ma anche quanti combattono contro il colonialismo, sia dall’introduzione del principio di non respingione avversa. L’asilo diventa quindi un istituto che riguarda direttamente la
sovranità territoriale degli Stati e consente al singolo Stato di farne un uso
totalmente discrezionale. A seguito della Rivoluzione francese diviene la
protezione offerta dagli Stati più liberali “agli stranieri banditi dalla loro
patria per la causa della libertà” (Costituzione Francese de1 24 giugno
1793, art. 120).
2 Un concetto giuridico questo che esiste per lo più nel continente latino­
americano dove a partire dalla fine del secolo scorso molti sono i trattati
e le convenzioni in materia ( Trattato di Montevideo 1889, Convenzione
dell’ Avana 1928, Convenzione di Montevideo 1933, Trattato di Montevideo sull’asilo e sul rifugio politico 1939, Convenzione di Caracas 1954).
3 J. Bodin, De Republica, Amsterdam, 1645, lib.III. Cap. VI. La teoria
verrà poi ripresa da Grozio nel suo De jure belli ac pacis, nel 1723 (lib.
II; Cap. II).
4 Proprio per rispondere a una pressante richiesta di protezione, cominciarono a fare la loro comparsa sul continente europeo delle leggi nazionali
che tenevano conto di importanti gruppi di rifugiati Fu questo il caso delle
guerre di religione che insanguinarono l’Europa nei secoli XVI e XVII.
In seguito alla revoca dell’Editto di Nantes che aveva permesso ai protestanti la libera professione del proprio culto, migliaia di profughi lasciarono
la Francia per sottrarsi alle persecuzioni religiose, cercando così rifugio
presso altri Stati che fossero in grado di offrire una maggiore tolleranza.
L’Editto di Nantes aveva posto fine al clima di discriminazione esistente
prima della salita al trono di Enrico IV, in particolare il testo dell’’Editto
recitava: Art. XXVII: “Al fine di riunire più efficacemente la volontà dei
nostri sudditi ... .noi dichiariamo che tutti coloro che professano la suddetta religione Riformata, possono tenere ed esercitare ogni posizione pubblica, onore carica o servizio qualsiasi reale feudale o altre cariche nelle
città del nostro regno, paesi, terre e signorie a noi soggetti...” in A. Saitta,
Antologia di documenti e di critica storica - L’Età moderna, Bari, 1993,
pago 271. Naturalmente tale situazione non era una caratteristica unicamente francese, dato che nei secoli XVI e XVII le persone che fuggivano
dalle persecuzioni, secondo le stime, erano oltre un milione, S. Sassen, Migranti, rifugiati, coloni. - Dalle migrazioni di massa alla fortezza Europa,
Milano, 1999, pag. 23. Si veda anche G. Carchedi, F. Campani, G. Mottura, Migrazioni rifugiati nomadi - l’Europa dell’Est in movimento, 1998.
18
mento come dovere per gli Stati5, come divieto di “rifiuto di
ammissione”, sia dalla possibilità di approntare una cooperazione internazionale in caso in cui uno Stato sia impossibilitato a fare fronte alle continue richieste di asilo inoltrate
sul suo territorio, prevedendo la possibilità di indirizzare il
richiedente asilo verso un altro Stato che possa occuparsi
dell’esame della sua richiesta.
Un’altra forma del diritto d’asilo è quella della protezione temporanea o asilo temporaneo, sviluppatosi inizialmente nei Paesi del Terzo Mondo, ma poi riconosciuto anche
dai Paesi occidentali, con cui si è approntato un sistema di
protezione internazionale per il profugo, differente da quella
concessa ai rifugiati, non solo per la limitazione temporale,
ma anche per i diritti garantiti6.
Prendendo ora in considerazione l’ambito comunitario,
occorre rilevare che al momento dell’istituzione della Comunità Europea, stante che l’unico scopo era quello di cercare
5 In A. Grahal – Madsen, The status of refugee in international law, vol.
II, pag 102.
6 Con il Trattato di Amsterdam la materia della protezione temporanea è
stata, come generalmente si dice, “comunitarizzata”. In altre parole, detta
materia è passata dalla mera cooperazione intergovernativa alle competenze della Comunità, ossia al cosiddetto “primo pilastro”, il Consiglio
dell’Unione potrà ora adottare direttive, regolamenti e decisioni che, oltre
ad essere vincolanti, hanno effetto diretto.
SCIENZE E RICERCHE • N. 2 • DICEMBRE 2014 | DIRITTO
il “mercato unico europeo”, non si evincevano disposizioni
nel Trattato con cui riconoscere competenze comunitarie in
materia di asilo, ma solo norme sulla libera circolazione delle persone e delle merci. L’esigenza di frenare la massiccia
immigrazione dovuta alla guerra fredda, portò l’Unione Europea a costruire le fondamenta di una politica comune.
Questo percorso è iniziato con l’approvazione del Libro
Bianco della Commissione al Consiglio Europeo sul mercato
interno del 1985, con cui la Commissione si è impegnata a
proporre una direttiva per disciplinare il diritto d’asilo e lo
status di rifugiato, nonché il coordinamento delle politiche
nazionali in materia di visti. La conseguenza logica del Libro
Bianco è rappresentata dall’Atto Unico Europeo del 1986
che, con l’art. 100 A, ha steso in seno al Consiglio il ricorso
alla maggioranza qualificata invece che raggiungere, come
sempre sino allora previsto, un accordo unanime.
Comunque, nel corso degli anni ’80 si è aperto un dibattito
sul significato di libera circolazione delle persone, in particolare sulla questione se essa fosse da applicarsi esclusivamente ai cittadini europei o a tutti, con conseguente abolizione
delle frontiere. Di fronte all’impossibilità di giungere a un
accordo unanime tra tutti i Paesi membri, si giunse a stipulare l’Accordo Schengen, che ha costituito il primo passo verso
la creazione di uno spazio europeo di libertà e di sicurezza.
Ciò non bastò per raggiungere il suddetto obiettivo e per
questo successivamente intervenne la Convenzione di applicazione dell’Accordo di Schengen, diretta sia alla soppressione dei controlli alle frontiere interne all’area formata dagli
Stati contraenti, trasferendoli a quelle esterne, sia all’adozione di norme comuni per impedire l’immigrazione illegittima
dei cittadini dei paesi terzi.
Per quanto concerne la materia in tema di rifugiati, le disposizioni della Convenzione di applicazione riguardano
unicamente il tema della “competenza per l’istruzione delle
domande di asilo” (articoli dal 28 al 38), risultando notevolmente affini al contenuto della Convenzione firmata a Dublino il 15-06-1990 e relativa alla “determinazione dello Stato
competente per l’esame di una domanda di asilo presentata
in uno degli Stati membri delle Comunità Europee”. Una
critica movibile nei confronti di questa Convenzione è che,
come il precedente accordo di Schengen, non fornisce nella
pratica elementi validi a ravvicinare le legislazioni, né fornisce una nuova definizione del concetto di rifugiato, nozione
al contrario che sarebbe stata opportuna visto il cambiamento
avvenuto nelle relazioni tra gli Stati in seguito alla caduta in
quegli anni del muro di Berlino.
Successiva ad essa, è la Convenzione di Dublino del 1990,
elaborata dalla Commissione con il duplice scopo di evitare
il fenomeno delle domande di asilo multiple, ossia la presentazione di una molteplicità di domande da parte di un medesimo individuo in più Stati, contenendo in questo modo il
fenomeno del cd. “abuso di diritto d’asilo” o “forum shopping”, cioè della libera scelta da parte dei richiedenti asilo
del paese più conveniente per presentare la propria istanza, e
di ridurre il problema dei “rifugiati in orbita”, ossia i richiedenti asilo rinviati da uno Stato membro ad un altro senza
che nessuno di questi si riconosca competente per l’esame
della domanda di asilo.
Prima con il Trattato di Maastricht del 1992, con cui la
politica dell’immigrazione e di asilo sono riconosciuti dagli
Stati membri come questioni di interesse comune (art. K1), e
poi con il Trattato di Amsterdam del 1997, con cui si realizza
la “comunitarizzazione”7 delle politiche dei visti, dell’asilo,
dell’immigrazione e le “altre politiche connesse con la libera circolazione delle persone”, si assiste ad una svolta nel
processo di riconoscimento comunitario della materia, accompagnata dalla possibilità di applicare le procedure comunitarie per l’adozione degli atti in materia di asilo consentendo, in questo modo, una più incisiva azione del Parlamento
7 Con il termine “comunitarizzazione” si fa riferimento all’assorbimento
in ambito comunitario di politiche in settori che prima erano svolte soltanto a livello di cooperazione tra i governi nazionali, con un coinvolgimento marginale delle istituzioni comunitarie. Con il trasferimento sotto
l’ombrello comunitario le procedure cambiano radicalmente: vengono ben
definite le istituzioni alle quali compete l’adozione degli atti, la procedura
di adozione degli stessi è compiutamente disciplinata dal Trattato CE, la
tipologia di atti che possono essere adottati è prevista dallo stesso Trattato
ed infine la Corte di Giustizia è competente ad esercitare il proprio controllo giurisdizionale sulle disposizioni adottate. Tutte queste garanzie non
sono invece presenti laddove si applicasse il “metodo intergovernativo”,
nell’ambito del quale i governi degli Stati membri sono i soli arbitri delle
decisioni assunte.
19
DIRITTO | SCIENZE E RICERCHE • N. 2 • DICEMBRE 2014
Europeo e la facoltà per il Consiglio di abbandonare la regola
dell’unanimità a favore di quella maggioritaria8.
Riunitisi straordinariamente nella città di Tampere (Finlandia), i capi di Stato dell’UE, per fronteggiare le difficoltà
di attuazione delle misure stabilite dal Trattato di Amsterdam
e per offrire risposte rapide ed efficaci alle situazioni d’emergenza provocate dall’arrivo in massa di profughi provenienti dal Kosovo, si proposero di istituire un sistema comune
europeo sul diritto di asilo9 (CEAS). Lo sviluppo di questo
sistema ha compreso vari obiettivi da realizzarsi in due fasi.
Per quanto concerne la prima fase, essa ha avuto come
obiettivo quello dell’armonizzazione delle normative nazionali in materia di asilo e rifugiati e quello dell’eliminazione di quei fattori che attraggono i richiedenti il diritto di
asilo verso particolari Stati dell’Unione, rimuovendo le più
rilevanti disparità tra le legislazioni nazionali. Hanno contribuito alla realizzazione di questi obiettivi prima il FER10.
(Fondo Europeo per i Rifugiati), che crea un sistema di ripartizione delle risorse al fine di equilibrare gli oneri sostenuti
dagli stati membri, poi il l’ EURODAC11, un data-base usato
per immagazzinare e confrontare le impronte digitali dei richiedenti asilo trasmesse dagli Stati membri e gestita dalla
Commissione per conto degli Stati che rimangono gli unici
competenti alla rilevazione delle impronte stesse12.
Peraltro, tale fase è stata realizzata soprattutto attraverso
lo strumento della direttiva e del regolamento. A tal proposito, nel luglio 2001 viene approvata la Direttiva sulla Protezione temporanea in caso di afflusso massiccio di sfollati e la promozione dell’equilibrio degli sforzi fra gli Stati
membri13, con il fine di garantire una tutela immediata e uno
status comune delle persone interessate; nel gennaio 2003 il
Consiglio approva la Direttiva relativa alle norme minime
sull’accoglienza dei richiedenti asilo14, alla quale gli Stati
membri devono attenersi, sebbene la portata della Direttiva
si mantiene a livelli minimi con numerosi e sostanziali rinvii
alle legislazioni nazionali, rischiando di vanificare l’opera di
armonizzazione che è l’obiettivo principale che Amsterdam
e Tampere hanno posto alla base della legislazione europea
sull’asilo. Nel febbraio del 2003 veniva adottato il Regola8 E. Greppi, Diritto istituzionale dell’UE (1998) pp. 28­30.
9 Comunicazione della Commissione al Consiglio e al Parlamento europeo “Verso una procedura comune in materia di asilo e uno status uniforme e valido in tutta l’Unione per le persone alle quali è stato riconosciuto il diritto d’asilo” del 22.11.2000, COM(2000) 755 def., in Bollettino
UE 11-2000.
10 Decisione 2000/596 del 28 settembre 2000 che istituisce un Fondo europeo per i rifugiati, in GUCE n. L 252 del 6 ottobre 2000.
11 Regolamento (CE) n. 2725/2000 dell’11 dicembre 2000 che istituisce
l’”Eurodac” per il confronto delle impronte digitali per l’efficace applicazione della convenzione di Dublino, in GUCE n. L 316 del 15 dicembre
2000.
12 L. Zagato, Le competenze della UE in materia di asilo, cit., pag.165.
13 Direttiva 2001/55/CE del Consiglio del 20 luglio 2001, sulle Norme
minime per la concessione della protezione temporanea in caso di afflusso
massiccio di sfollati e sulla promozione di condotte sintonizzate tra gli
Stati membri che ricevono gli sfollati e affrontano le conseguenze dell’accoglienza degli stessi, in GUCE L 212 del 7 agosto 2001.
14 Direttiva 2003/9/CE del Consiglio del 27 gennaio 2003 recante norme
minime relative all’accoglienza dei richiedenti asilo negli Stati membri, in
GUUE L 031 del 6 febbraio 2003.
20
mento 343/2003 detto anche “Dublino II”15, che stabilisce i
criteri e i meccanismi di determinazione dello Stato membro
competente per l’esame di una domanda d’asilo presentata
in uno degli Stati membri da un cittadino di un Paese terzo;
nell’aprile del 2004 viene approvata la Direttiva che detta le
norme minime sulla qualifica di rifugiato o di persona che
necessita comunque di protezione internazionale e anche
delle norme minime in materia di protezione16. La prima
fase della politica di asilo europea si conclude nel dicembre
2005 con l’adozione, dopo un lungo iter, della Direttiva recante norme minime per le procedure applicate negli Stati
membri ai fini del riconoscimento e della revoca dello status
di rifugiato17, il cui obiettivo principale è contribuire a limitare tra gli Stati membri i movimenti secondari dei richiedenti asilo dovuti alla diversità delle normative sulle procedure
per il riconoscimento e la revoca dello status di rifugiato.
Tuttavia, come evidenziato da diversi autori, «le disposizioni opzionali e non vincolanti sono talmente numerose che
l’armonizzazione delle normative sarà non solo minima, ma
anche meramente eventuale»18. Peraltro, con l’approvazione
di quest’ultima Direttiva può considerarsi soddisfatto, come
previsto dalle modifiche del Trattato di Nizza, l’art. 67 TCE
par. 2, in base al quale tutte le normative in materia di asilo possono ora essere adottate in base alla procedura di codecisione e con deliberazione del Consiglio a maggioranza
qualificata.
È con il Programma dell’Aja, approvato dal Consiglio europeo di Bruxelles19 e volto al rafforzamento della libertà,
della sicurezza e della giustizia nell’Unione europea, che si
apre la seconda fase del processo di armonizzazione.
Il Programma fissa al 2010 il termine ultimo per l’istituzione del regime europeo comune in materia di asilo, attraverso
l’istituzione di “un’efficace procedura armonizzata, conforme ai valori e alla tradizione umanitaria dell’Unione”.
Dopo il rinnovo del Fondo europeo per i rifugiati, attraverso la decisione la Decisione 2004/94/CE20 per il perio15 Regolamento CE n. 343/2003 del 18 febbraio 2003 che stabilisce i criteri e i meccanismi di determinazione dello Stato membro competente per
l’esame di una domanda d’asilo presentata in uno degli Stati membri da un
cittadino di un paese terzo, in GUCE n. L 050 del 25 febbraio 2003. Come
risulta dalla relazione sulla valutazione del sistema di Dublino (Doc. COM
299 del 6.6.2007), la Commissione ha riscontrato che nel complesso gli
obiettivi del sistema sono stati in larga misura realizzati, in particolare il
regolamento di Dublino è generalmente applicato in maniera soddisfacente e offre un sistema efficace per determinare la competenza per l’esame
delle domande di asilo.
16 Direttiva 2004/83/CE del Consiglio del 29 aprile 2004 recante norme
minime sull’attribuzione a cittadini di paesi terzi o apolidi, della qualifica
di rifugiato o di persona altrimenti bisognosa di protezione internazionale,
nonché di norme minime sul contenuto della protezione riconosciuta, in
GUUE L 304 del 30 settembre 2004.
17 Direttiva 2005/85/CE del Consiglio del 1 dicembre 2005 recante norme
minime per le procedure applicate negli Stati membri ai fini del riconoscimento e della revoca dello status di rifugiato, in GUUE del 13 dicembre
2005.
18 FAVILLI C. e NASCIMBENE B., Rifugiati, voce in Dizionario di diritto pubblico, diretto da S. Cassese, vol. V, Milano, 2006, pag. 157.
19 Consiglio europeo di Bruxelles, 4 e 5 novembre 2004.
20 Decisione 2004/094/CE del 2 dicembre 2004 che istituisce il Fondo
europeo per i rifugiati per il periodo 2005­2010, in GUCE n. L 381 del 28
dicembre 2004.
SCIENZE E RICERCHE • N. 2 • DICEMBRE 2014 | DIRITTO
do 2005-2010, abrogata successivamente dalla Decisione
573/2007/CE21, la quale fissa l’entità da destinarsi al Fondo europeo per i rifugiati per il periodo 2008­2013, il passo
successivo e sicuramente il più importante di questa seconda
fase è costituito dall’adozione della Direttiva 2005/85/CE22
sulle procedure, prevedendo non solo principi e garanzie
fondamentali connessi alla procedura dell’asilo, ma anche
le procedure di primo grado da applicarsi nella fase decisionale e le procedure di ricorso. Si ritiene, tuttavia, che questa Direttiva non raggiunga l’obiettivo che si era prefissata,
offrendo una serie di norme procedurali piuttosto che una
procedura standard. Pertanto, essa rivela chiaramente come
gli Stati Membri continuino ad essere reticenti nell’attivare
concretamente un sistema comune in materia d’asilo e più attenti ai confini nazionali piuttosto che a quelli dell’Unione23.
Contemporaneamente alla creazione di un sistema comune
di asilo, la Commissione ha inteso procedere, intervenendo
nei Paesi di origine e di transito, attraverso la realizzazione
di Programmi di protezione regionale. E’ quanto contenuto
nella Comunicazione del 2005 sui Programmi di protezione
regionali24, che intendono rafforzare le capacità di protezione delle zone di origine e di transito in modo che vi siano
i presupposti per poter garantire il rimpatrio, l’integrazione
o l’inserimento in un Paese terzo e che, come afferma concludendo la Commissione, «costituiscono il primo passo di
un approccio rafforzato verso la protezione internazionale,
nonché un’opportunità per l’Unione europea di conseguire
alcuni risultati operativi ai fini di una migliore protezione
dei rifugiati sul posto».
La Commissione Europea nel giugno del 2007 ha presentato il Libro Verde sul futuro regime europeo in materia
d’asilo25. La Commissione si prefigge come obiettivo la creazione di un regime comune europeo in materia d’asilo quale
parte integrante di uno spazio di libertà, sicurezza e giustizia
per fare dell’Unione Europea uno spazio di protezione unico
basato sull’applicazione della Convenzione di Ginevra. Attraverso questo documento la Commissione vuole avviare un
ampio processo di consultazione che porti all’individuazione
degli scopi da raggiungere in questa seconda fase di creazione del regime comune europeo.
21 Decisione 573/2007/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 23
maggio 2007 che istituisce il Fondo europeo per i rifugiati per il periodo
2008­2013, nell’ambito del programma generale “Solidarietà e gestione
dei flussi migratori” che abroga la decisione 2004/904/CE del Consiglio,
in GUCE n. L 144 del 6 giugno 2007.
22 Direttiva 2005/85/CE del 1° dicembre 2005 recante norme minime per
le procedure applicate negli stati membri ai fini del riconoscimento e della
revoca dello status di rifugiato, in GUCE n. L 326 del 13 dicembre 2005.
23 C. Costello, The Asylum Procedures Directive in Legal Context:
Equivocal Standards Meet General Principles, in From Amsterdam and
Tampere to The Hague: an Overview of Five Years of EC Immigration
and Asylum Law, in A. Baldacchini, E. Guild, H. Toner (a cura di), Whose
Freedom, Security and Justice? EU Immigration and Asylum Law and
Policy, Portland, 2007, pagg. 192­193.
24 Comunicazione della Commissione al Consiglio e al Parlamento europeo relativa ai programmi di protezione regionale del 1.9.2005,
COM(2005) 388 def., in GUUE C 49 del 28 febbraio 2006.
25 COM (2007) 301, Libro verde sul futuro comune regime europeo in
materia d’asilo, 6 giugno 2007, Bruxelles.
Infine per quanto concerne il Trattato di Lisbona, esso
ha apportato importanti modifiche come la scomparsa della struttura a tre pilastri creata con il Trattato di Maastricht
(1992-1993) e che aveva consentito di inserire la competenza
in materia di visti, asilo e immigrazione nell’ambito della cooperazione GAI, il c.d. terzo pilastro, ora, invece, tutta collocata nel Trattato sul funzionamento dell’Unione europea
(nuova definizione del TCE), in particolare nel Titolo V, rubricato Spazio di libertà, sicurezza e giustizia.
In base all’art. 67, par. 2, TFUE l’Unione sviluppa una politica comune in materia di frontiere, visti, immigrazione e
asilo26. Si tratta di un radicale cambiamento rispetto a quanto disposto dall’art. 62 TCE laddove si attribuiva all’Unione
la competenza ad adottare norme minime. Inoltre, la stessa
disposizione qualifica la politica come fondata sulla solidarietà tra gli Stati membri ed equa nei confronti dei cittadini
di Paesi terzi.
È inoltre codificato il concetto di protezione internazionale, risultante già dalle direttive in vigore, articolato nelle tre
componenti dell’asilo europeo, della protezione sussidiaria e
della protezione temporanea.
26 Sul tema dell’asilo nel contesto giuridico comunitario v., tra gli altri,
A. Di Pascale, Commento all’art. 63 TCE, in A. Tizzano (a cura di), Trattati dell’Unione e della Comunità europea, Milano, 2004, pp. 443­448;
i diversi contributi contenuti nel volume a cura di L. Zagato, Verso una
disciplina comune europea del diritto d’asilo, Padova, 2006; N. Parisi, Ai
confini d’Europa. Politiche migratorie e diritto d’asilo, in D. Rinoldi (a
cura di), Questioni di diritto delle migrazioni fra diritto europeo, diritto
internazionale e diritto interno, Milano, 2007, p. 45 ss.
21
22
1
Presidente del Centro internazionale per gli studi fenicio-punici e romani
L
ENRICO ACQUARO
I Fenici di Grazia Deledda via internet
SCIENZE DELL’ANTICHITÀ | SCIENZE E RICERCHE • N. 2 • DICEMBRE 2014
a rilettura delle opere di Grazia Deledda
utili alla redazione del
sito www.fenici.unibo
e il loro inserimento
avvenuto nel mese di luglio 2014 fra
le fonti di letteratura italiana hanno
coinciso con la ripresa su internet di
antiche e nuove polemiche sulla cultura nuragica e la frequentazione fenicia
della Sardegna. Polemiche che trovano
in http://monteprama.blogspot.it/ una
cronaca vivace, ma non banale, che
fa riferimento soprattutto alle ricerche
condotte e da condursi nel Sinis. Un
breve richiamo bibliografico, presente per lo più anche nel blog di Monte
Prama, può essere utile per percorrere un’antologica storia delle ricerche
antiche e nuove sull’area dei giganti,
dagli studi che hanno visto fra gli altri
come protagonisti negli ultimi anni
Carlo Tronchetti1, Massimo Pittau2,
Marco Rendeli3 e Cinzia Olianas4.
Ma torniamo ai Fenici di Grazia De1 C. Tronchetti – F. Mallegni – F. Bartoli, Gli
inumati di Monte Prama, in Quaderni della
Soprintendenza archeologica per le province
di Cagliari e Oristano, 8 (1991), 119-31; C.
Tronchetti, Le tombe e gli eroi. Considerazioni
sulla statuaria di Monte Prama, in P. Bernardini - R. Zucca (edd.), Il Mediterraneo di Herakles. Studi e ricerche. Parte prima. atti del
Convegno di Studi (Sassari, 26 marzo - Oristano, 27-28 marzo 2004) (= Collana del Dipartimento di Storia dell’Università degli Studi di
Sassari, 29), Roma 2005, 145-67; A. Bedini –
C. Tronchetti – G. Ugas – R. Zucca, Giganti di
Pietra. Monte Prama. L’Heroon che cambia la
storia della Sardegna e del Mediterraneo, Cagliari 2012; C. Tronchetti, La statuaria di Monte Prama nel contesto delle relazioni tra Fenici
e Sardi, in P. Bernardini - M. Perra (edd.), I Nuragici, i Fenici e gli altri. Sardegna e Mediterraneo tra Bronzo Finale e Prima Età del Ferro.
Atti del I Congresso internazionale in occasione
del venticinquennale del Museo Genna Maria
di Villanovaforru, 14-15 dicembre 2007, Sassari 2012, 181-92:
2 M. Pittau, Il Sardus Pater e i guerrieri di
Monte Prama, Sassari 2008.
3 M. Rendeli, Monte ‘e Prama: 4875 punti interrogativi, in International Congres of Classical Archaeology. Meeting between Cultures in
the Ancient Mediterranean. Roma 2008 (= Bollettino di Archeologia on line, volume speciale
8/87/ 11), 2010, 58 – 72.
4 C. Olianas, Lo scaraboide dalla Tomba 25
di Monte Prama. Confronti e considerazioni, in
Kubaba, 3 (2012), 39-52.
SCIENZE E RICERCHE • N. 2 • DICEMBRE 2014 | SCIENZE DELL’ANTICHITÀ
ledda. Così si notava nelle breve nota
introduttiva alle citazioni raccolte: «I
Fenici di Grazia Deledda emergono
dalla più antica realtà sarda, spesso
filtrata attraverso una cultura biblica
e popolare, così come il Sardus Pater
(cfr. da ultimo, P. Bernardini, Il culto
del Sardus Pater ad Antas e i culti a divinità salutari e soterologiche, in P.G.
Spanu [ed.], Insulae Christi. Il Cristianesimo primitivo in Sardegna, Corsica
e Baleari, Oristano 2002, pp. 17 – 28;
M. Pittau, Il Sardus Pater e i guerrieri
di Monte Prama, Sassari 2008), il riso
sardonico (cfr. fra gli altri S. Ribichini,
Il riso sardonico. Storia di un proverbio antico, Sassari 2003), Amsicora (figura storica da sempre all’attenzione di
scrittori di storia patria della Sardegna:
cfr. fra gli altri, S. Atzeni, Ampsicora
tra mito e realtà. Sotto ogni leggenda c’è sempre nascosta una verità,
Cagliari 2002 e, da ultimo, S. Angei,
Studio su Amsicora ovvero quando ad
Amsicora venne la sincope della “o”, in
monteprama.blogspot.it, 5 luglio 2014)
e il cedro del Libano (cfr. da ultimo, De
Riva, Desde la muralla de Media a los
cedros del Líbano: unos apuntes de geografía del Próximo Oriente Antiguo,
in Geographia antiqua, 18. 2009, pp.
217-26). Al colore porpora la Scrittrice
ricorre descrivendo paesaggi, tessuti e
volti, ora lieti ora adirati, della sua terra
e, in qualche raro caso, di fiori «borghesi» di Roma che animano visi sardi
presi da forte emozione»5.
Ma dove la Deledda sposa mirabilmente la sua sardità con la storia fenicia
è ne La nascita delle leoneddas (Una
vecchia leggenda musicale) riportata
nella versione benemerita di liberliber
delle Leggende sarde alle pagine 23-24
e che qui si riporta per intero: «Poco
distante dalla riva del mare un antico
pastore pascolava le sue gregge. Era in
un tempo lontanissimo, in una primavera quasi preistorica; ma il paesaggio
era quale ancora si ammira adesso, una
fresca pianura verde, chiusa da montagne quasi nere sul cielo d’un azzurro
chiaro, e lambita dal mare; la capanna
del pastore era eguale alle odierne capanne dei pastori sardi; e lo stesso era
il pastore, vecchio ma ancora possente,
coi lunghi capelli e la lunga barba gialla, gli occhi neri circondati di rughe, e
vestito di rozzi pannilani e di pelli. Il
vecchio si chiamava Sadur, (ed io non
so l’etimologia di tal nome, ma ritengo che da questo provenga il moderno
5 http://www.fenici.unibo.it/Fonti/autori%20
letterat%20italiana/graziadeledda.htm.
Sadurru, che poi vuol dire Saturnino) e
viveva con la moglie ancor giovane e
la figlia Greca. Qua e là per la pianura
sorgeva qualche altra capanna e viveva
qualche altro pastore. Donde venivano quei primi sardi, con le loro donne
piccole e brune, e con le gregge ancora
selvatiche? Forse i padri loro erano venuti anch’essi dalle coste d’oriente, con
barche di predoni; e dico anch’essi perché, di tanto in tanto, sul mare argenteo
disegnavasi l’ala rossastra di qualche
vela fenicia, sbarcava un gruppo d’uomini pallidi, vestiti di corte tuniche
grigie, coi sandali ai piedi e in testa un
berretto a cono. E si spandevano sulla
pianura come un turbine e incendiavano le capanne, predavano ciò che potevano, sgozzavano le pecore e banchettavano sotto gli alberi. Sadur nutriva un
odio feroce contro questi sgraditi visitatori, che l’avevano più volte rovinato.
Spesso s’era salvato con le donne e il
gregge sulle montagne, ritornando alla
pianura quando le vele rosse sparivano
lentamente all’orizzonte, nei violacei
crepuscoli marini; ma ora vedeva avvicinarsi con dolore l’estrema vecchiaia e
sentiva tristemente svanir le sue forze.
Chi avrebbe salvato oltre le sue donne e
le sue gregge? Egli sedeva melanconicamente sul limitare dell’ovile, e guar23
SCIENZE DELL’ANTICHITÀ | SCIENZE E RICERCHE • N. 2 • DICEMBRE 2014
dava inquieto la linea chiara del mare. Da qualche tempo,
però, anzi da qualche anno, nessuna disgrazia aveva turbato
la vita di quei primi pastori sardi. Solo, dall’interno dell’isola, giungeva, di quando in quando, qualche negoziante primitivo. Recava frumento, legumi, pannilani, frutta secche,
armille e altri gioielli di bronzo: in cambio riceveva lana,
miele, formaggio, unghie di pecora, e ripartiva. Le donne
macinavano il frumento fra due pietre, cuocevano le focacce,
cucivano le vesti.
Sadur guardava le gregge, e fissava gli occhi nel mare.
Nonostante la pace di quegli ultimi anni, non si sentiva
tranquillo. I suoi occhi si indebolivano, i suoi denti ferini si
muovevano entro le gengive, le sue mani cominciavano a
tremare. Ciò era ben triste. Il suo unico conforto, spesso, era
di suonare certi flauti di canna, molto rozzi e primitivi. Ne
veniva fuori una melodia monotona, ma flebile, soave, che
si smarriva come un lamento nel gran silenzio della pianura.
Quando suonava i suoi flauti di canna, Sadur dimenticava
ogni sua tristezza; gli occhi suoi si raddolcivano, su tutta la
sua selvaggia fisionomia si spandeva un’espressione di tenerezza e di bontà. Al suono melanconico del suo flauto, Sadur
sentiva il cuore empirsi di care ricordanze, tutto gli sembrava dolce, sognava di maritar Greca con qualche giovine
gagliardo, di lasciar lei e la madre sotto una forte protezione, e di morir tranquillo, sotto una quercia, al sole di aprile.
Egli aveva parecchi flauti, più o meno sottili, e ogni volta
che suonava li provava tutti, ad uno ad uno. Ciascuno aveva
un suono particolare, e Sadur sapeva trarne diverse melodie.
Ora, nell’ultimo anno della sua vita, gli accadde questo fatto.
Era di maggio: un giorno egli se ne stava vicino al mare,
quando con terrore scorse le vele fenicie a poca distanza dalla costa. Tutto tremante corse dalle sue donne e disse loro:
«Ahimè, succede ciò che io da vari anni temevo. Non c’è che
un mezzo per salvarci. Fuggite voi due con buona parte della
greggia; avviatevi al nascondiglio che sapete. Io rimarrò qui
con quindici o venti pecore: crederanno ch’io viva qui solo
e si indugeranno a banchettare. Intanto voi potrete salvarvi,
e, dopo la loro partenza, ci riuniremo» Le donne partirono,
piangendo, spingendo verso i monti il grosso della greggia; e
il vecchio rimase. Finse d’esser quasi cieco e si mise a suonare. I fenici lo trovarono così, in apparenza tranquillo, e credettero ch’egli vivesse solo con le poche pecore smarrite nel
prato vicino. Com’egli aveva preveduto, essi s’indugiarono
laggiù: frugarono la capanna, la distrussero per accender il
fuoco coi rami dei quali era formata, sgozzarono le pecore
e banchettarono. Alcuni di loro volevano legare e bastonare
Sadur, ma il capo della spedizione, ch’era un giovine pallido dai lunghi capelli nerissimi, unti d’olio profumato, vi
si oppose. Solo, finito il banchetto, comandò al vecchio di
suonare. Sadur prese i suoi flauti e suonò. Il giovine capo
si mise ad ascoltarlo attentamente, pensieroso e quasi triste.
Ad un tratto parve preso da un capriccio strano, e comandò
a Sadur di suonare tutti assieme i suoi flauti. “Come farò?”,
disse il vecchio. “Accomodati, altrimenti ti farò bastonare.”
Allora il vecchio cercò certe erbe filamentose e unì in fila i
suoi flauti, formando la prima delle leoneddas sarde. Prova e
24
riprova, gli riuscì di suonare abilmente una melodia melanconica, armoniosa, discretamente sonora. Presi dalla sonnolenza dei meriggi primaverili, dopo il pasto abbondante, i
fenici ascoltavano sdraiati sull’erba, e una grande dolcezza li
invadeva a quel suono. Il giovine capo, specialmente, pareva
incantato. A poco a poco si addormentò, e gli parve di non
aver mai gustato un sonno così delizioso, in luogo più ameno
di quello. Svegliandosi, disse al vecchio di chiedergli tutto
ciò che desiderava; glielo avrebbe accordato, se era in suo
potere. Sadur tremò, poi disse: “Ebbene, senti. Io ho moglie
e una figlia vergine: se le incontri, non toccarle”. “Tu puoi
farle tornar qui”, disse il capo, “non sarete più molestati.” Intanto fece ricostruir la capanna e attese che il vecchio, andato
in cerca delle sue donne, fosse di ritorno. Desiderava sentire
ancora il suono dei flauti riuniti e di addormentarsi ancora
una volta sull’erba. Sadur e le donne e le gregge tornarono,
e il vecchio suonò ancora, e il giovine si addormentò. Allo
svegliarsi vide Greca, e il luogo gli parve ancora più ameno.
“Vuoi tu darmi la fanciulla?”, chiese al vecchio. “La sposerò
e resterò qui coi miei compagni.” Così si formò in Sardegna
una delle prime colonie fenicie, ed il vecchio Sadur continuò
a suonare, tutti assieme, i suoi flauti di canna».
Grazia Deledda con i flauti di canne scioglie mirabilmente
in una fiaba che ha tutta la parvenza di un contu sardo quel
luogo comune, quel binomio inscindibile mercanti/pirati,
che dall’antichità sino a Salgari e D’Annunzio6 arriva spesso
ai nostri giorni sui Fenici barbari pirati del Mediterranei7. La
fiaba, per restare nell’ambito della letteratura dei primi del
novecento, sembra richiamare l’uso che si faceva di alcune
conchiglie pescate nelle prime dune di Scheveningen «che
servon a fare un cemento particolare», come nota Edmondo
De Amicis8, e come documenta in Sardegna l’archeologia di
Tharros punica9: il contu della Deledda serve da particolare
“cemento” della storia.
6 Si veda per entrambi gli autori i brani già indicizzati in www.fenici.
unibo.
7 Cfr. fra gli altri C. Raccuia, Pirati e Barbari. Rappresentazioni di fenicio-punici nella Sicilia greca, in M. Congiu - C. Miccichè - S. Modeo
- L. Santagati (edd.), Greci e Punici in Sicilia tra V e IV secolo a. C. IV
Convegno di Studi. Caltanissetta, 6-7 ottobre 2007, Caltanissetta – Roma
2008, 173 – 91.
8 Cfr. http://www.liberliber.it/mediateca/libri/d/de_amicis/olanda/pdf/
de_amicis_olanda.pdf, L’Aja, 216.
9 Cfr. M.L. Amadori, Tharros - XX. Indagini minero-petrografiche sugli
intonaci di finitura, in Rivista di studi fenici, 22.2 (1996), 209-14.
SCIENZE E RICERCHE • N. 1 • DICEMBRE 2014 | PSICOLOGIA
Adattamento e integrazione. Il ruolo
delle culture organizzative
CLAUDIO PALUMBO
Dipartimento di Medicina Clinica e Sperimentale, Università degli Studi di Parma
Un modello di culture organizzative che da molti anni
spiega efficacemente il comportamento organizzativo è quello degli autori italiani Bellotto & Trentini (1989). Questo
modello è particolarmente adatto alle realtà organizzative e
sociali italiane e continua ad implementare la sua capacità
descrittiva ed esplicativa. Le quattro culture che derivano
dal modello sono caratterizzate da variabili ben delineate per
ciascuna cultura e con possibilità di essere rese
operative. Ciò consente di applicare anche il metodo di ricerca quantitativa oltre che la più consueta metodologia di analisi qualitativa. Il modello esprime inoltre specifiche figure di formatori in
aula per ogni tipologia di cultura e, ultimamente,
queste culture sono state messe in relazione anche
con il modello delle ‘patologie organizzative’ di
Kets de Vries & Miller (1992). A tale riguardo, la
frequente combinazione di più culture e il diverso
peso che esse assumono all’interno della stessa
organizzazione sono in grado di fornire segnali
importanti del livello di benessere organizzativo.
P
utilizzando soprattutto metodologie di ricerca di tipo qualitativo. Ovviamente si possono utilizzare anche questionari
per rilevazioni di tipo quantitativo, sia a livello integrativo di
altre metodologie, sia per aver una prima e più rapida analisi
del contesto organizzativo che si sta analizzando (Palumbo,
2010).
Un modello di culture organizzative particolarmente flessi-
INTRODUZIONE
er ‘cultura organizzativa’ si intende ‘l’insieme coerente di assunti fondamentali che un
dato gruppo ha inventato, scoperto e sviluppato imparando ad affrontare i problemi di
adattamento esterno e di integrazione interna;
assunti che hanno funzionato abbastanza bene, tanto da poter
essere considerati validi e perciò tali da essere insegnati ai
nuovi membri come il modo corretto di percepire, pensare e
sentire in relazione a quei problemi’ (Schein, 1992).
Si tratta quindi di un concetto fondamentale, in grado di
spiegare larga parte dei comportamenti nelle organizzazioni.
Per indagare la cultura organizzativa, e più probabilmente le
diverse culture organizzative presenti nei complessi ambiti
di lavoro odierni, occorrono ricerche ampie e approfondite,
bile e che si presta ad applicazioni attraverso metodologie di
ricerca qualitative e quantitative è stato elaborato da diversi
anni da Bellotto & Trentini (1989), avendo come riferimento
specifico la realtà italiana, tuttora oggetto di approfondimenti
e applicazioni di ricerca che ne implementano il valore esplicativo (Palumbo, 2010; 2011).
1. QUATTRO CULTURE ORGANIZZATIVE
Bellotto & Trentini (1989) considerano la cultura organizzativa come: “L’insieme di specifici modelli di comportamento improntati da modi di essere e di relazionarsi con altri
che caratterizzano tutti i membri di un’organizzazione, pur
nelle differenze di personalità, di ruolo, di situazioni con25
PSICOLOGIA | SCIENZE E RICERCHE • N. 2 • DICEMBRE 2014
tingenti”.
In base a questo gli autori propongono un modello interpretativo delle culture organizzative (Fig. 1) che inquadra
quattro tipologie sulla base di due assi fondamentali:
· Isolamento-partecipazione;
· Differenza-eguaglianza
DIFFERENZE
CULTURA
NORMATIVO-BUROCRATICA
CULTURA
TECNOCRATICO-PATERNA
PARTECIPAZIONE
ISOLAMENTO
CULTURA
PERMISSIVO-INDIVIDUALISTA
CULTURA
FAMILISTICO-MATERNA
EGUAGLIANZA
Figura 1. Le culture organizzative (Bellotto & Trentini)
1.1 NORMATIVO-BUROCRATICA
1.2 TECNOCRATICO-PATERNA
1.3 PERMISSIVO-INDIVIDUALISTA
1.4 FAMILISTICO-MATERNA
1.1 Cultura Normativo-Burocratica
Normativa: enfasi sulle procedure
Burocratica: aspetto formale e freddezza delle relazioni
· Alto valore al riconoscimento delle differenze e bassi livelli di socializzazione
· Valore primario è lo status, su cui poggiano l’auto e l’eterostima
· Leadership mirata alla stabilità del sistema
· Sottolineatura sulle norme
· Stile di conduzione autoritario
· Sviluppo della carriera per concorso sui titoli formativi
· Fattore incentivante: appello diligente al “senso del dovere”
· Sistema premiante: incentivare il rispetto delle “regole formali”
26
· Rapporto fra ruoli e funzioni: forte differenziazione e scarsa integrazione
· Clima organizzativo: assenza di emozioni, dimensione
affettiva privata e soggettiva distinta da quella pubblica,
impossibilità ad esprimere conflitti e competizioni
· Il contratto psicologico tra individuo e organizzazione è
del tipo “ottemperanza/riconoscimento”.
1.2 Cultura Tecnocratico-Paterna
Tecnocratica: enfasi sullo sviluppo tecnologico
Paterna: enfasi sulla competenza
· Alto valore al riconoscimento delle differenze e alto livello di socializzazione
· Valore primario è la competenza, su cui poggiano l’auto e
l’eterostima
· Leadership mirata all’efficienza e al raggiungimento degli
obiettivi
· Sottolineatura sugli obiettivi da raggiungere
· Stile di conduzione flessibile e adatto alle diverse situazioni
· Sviluppo della carriera per competenza e risultati raggiunti
· Stretta correlazione fra risultato e remunerazione
· Sistema premiante: incentivare lo sviluppo delle competenze
· Rapporto fra ruoli e funzioni: forte differenziazione e massima integrazione
· Clima organizzativo: sentimento di orgoglio, dimensione
affettiva e soggettiva importante, ma controllata interdipendenza delle relazioni all’interno delle quali vengono
gestiti conflitti e competizioni ritenuti normali
· Le diverse persone sono valorizzate nelle loro differenti
qualità. Il contratto psicologico è del tipo “risultati/remunerazione”: il rapporto tra identità personale e ruolo lavorativo tende ad essere vissuto come coerente dai membri
dell’organizzazione.
1.3 Cultura Permissivo-Individualistica
Permissiva: enfasi sul “laissez faire”
Individualista: enfasi sui diritti e garanzie di ognuno
· Alto valore al riconoscimento delle uguaglianze e basso
SCIENZE E RICERCHE • N. 2 • DICEMBRE 2014 | PSICOLOGIA
livello di socializzazione
· Valore primario è l’indipendenza, su cui poggiano l’auto e
l’eterostima
· Leadership paradossale perché è vietato manifestarla
esplicitamente
· Sottolineatura sulle garanzie
· Sviluppo della carriera con meccanismi automatici
· Sistema incentivante: appello alla “disponibilità”
· Rapporto fra ruoli e funzioni sullo sfondo a favore dei rapporti interpersonali
· Clima organizzativo: sentimenti di estraneità, indifferenza
e diffidenza, dimensione soggettiva ed affettiva improntata
alla “non interferenza reciproca”, competizioni e conflitti
taciuti “per amor di pace”
· Il contratto sottostante è del tipo “non interferenza reciproca”: il rapporto tra identità personale e ruolo lavorativo è
risolto con l’affermazione della prima.
1.4 Cultura Familistico-Materna
Familistica: enfasi sui buoni rapporti
Materna: enfasi sul codice affettivo
· Alto valore al riconoscimento delle uguaglianze e alto livello di socializzazione
· Valore primario è l’esperienza, su cui poggiano l’auto e
l’eterostima
· Leadership mirata all’unità, solidarietà ed affiliazione
· Sottolineatura sull’appartenenza
· Stile di conduzione improntato al coinvolgimento
· Sviluppo della carriera per cooptazione sulla base della fedeltà personale e lavorativa
· Sistema incentivante: appello alla “lealtà” e “appartenenza”
· Rapporti fra ruoli e funzioni numerosi e spesso confusi
· Clima organizzativo: sentimenti di solidarietà e unità, dimensione affettiva, soggettiva e privata confusa e sovrapposta a quella lavorativa, competizioni e conflitti esplodono come fuochi d’artificio, ma vengono regolati dalla
fedeltà al sistema
· Prevale un contratto di “fedeltà/protezione”: il rapporto tra
identità personale e ruolo lavorativo viene vissuto in modo
sovrapposto e confuso.
2. IL RUOLO DEL FORMATORE IN AULA NELLE
DIVERSE CULTURE
Istruttore (cultura Normativo-Burocratica). Insegna senza tener conto delle emozioni coinvolte nel fare la formazione. Si occupa soprattutto del “sapere” e del “saper fare”.
Esperto di contenuti e di comportamenti da adottare, in genere utilizza lezioni-conversazioni-discussioni (eventualmente
in gruppo) di tipo strutturato. Resta adatto ad una formazione
solamente tecnico-professionale.
Conduttore (cultura Tecnocratico-Paterna). Coordina e
facilita l’apprendimento. Garante della metodologia, non
presta particolare attenzione a “quello che si dice” ma a
“come lo si dice”. Il suo approccio è focalizzato sui processi
di gruppo e lo scopo resta quello di rendere i processi di comunicazione del gruppo funzionali agli obiettivi di apprendimento. E’ perlopiù adatto a progetti formativi flessibili, dove
la situazione non strutturata facilita l’apprendimento.
AnImAtore (cultura Permissivo-Individualistica). Anima
il gruppo. L’indeterminatezza del ruolo resta intenzionale,
giustificata dall’appello alla non direttività (gruppo d’incontro). Si punta in tal modo alla naturale estrinsecazione delle
pulsioni dei singoli; l’apprendimento è basato soprattutto su
processi di identificazione proiettiva ed introiettiva dei formandi con il formatore; il progetto formativo è puramente
indicativo, la metodologia passa in secondo piano.
terApeutA (cultura Familistico-Materna). Lenisce i problemi, cura, protegge, premia la fedeltà. Il suo approccio è focalizzato sui problemi personali profondi e sulle dinamiche
emozionali vissute dai partecipanti; l’apprendimento avviene
attraverso l’interpretazione e la rielaborazione del formatore-analista dei contenuti psichici emersi (gruppo clinico di
introspezione). Sono le emozioni ad essere gli elementi di
indagine fondamentali.
3. PATOLOGIE ORGANIZZATIVE E CULTURE
ORGANIZZATIVE
Queste patologie sono così schematizzabili (Kets de Vries
& Miller, 1992; cfr. anche Palumbo, 2009):
27
PSICOLOGIA | SCIENZE E RICERCHE • N. 2 • DICEMBRE 2014
- l’organizzazione paranoica, fondata su diffidenza verso l’esterno e l’interno (rapporto con la cultura PermissivoIndividualistica);
- l’organizzazione compulsiva, che programma in modo
perfezionistico le sue attività e risulta assai formalizzata, con
procedure burocratiche che hanno una visuale ristretta (rapporto con la cultura Normativo-Burocratica);
- l’organizzazione drammatica, intenta ad attrarre l’attenzione e ad esibire il successo con preoccupazione narcisistica
(rapporto con la cultura Familistico-Materna);
- l’organizzazione depressiva, fondata sulla rassegnazione,
abitudinaria, con un’operatività circoscritta e con stile decisorio orientato al rinvio (possibile nelle culture PermissivoIndividualistica e Normativo-Burocratica, dove è presente
l’eccesso di procrastinazione);
- l’organizzazione schizoide, che manca spesso di un orientamento stabile: la leadership di alto livello non svolge una
funzione integrativa e le tensioni interne ostacolano un’efficace interazione con l’ambiente esterno (rapporto con le
culture Permissivo-Individualistica e Familistico-Materna).
4. MODELLO DI CULTURE PREDITTIVO DEL
BENESSERE ORGANIZZATIVO
Il modello di Bellotto & Trentini evidenzia sempre di più
la sua valenza trasversale e la capacità di interpretare efficacemente micro e macro fenomeni della realtà sociale, politica ed economica italiana. Un esempio è relativo a come
viene considerata la “norma”.
Per la Cultura Normativo-Burocratica, “la norma si applica”
(comunicazione a 1 via);
per la Cultura Tecnocratico-Paterna, “la norma si interpreta
in gruppo” (comunicazione a 2 vie);
per la Cultura Permissivo-Individualistica, “la norma si interpreta individualmente”;
per la Cultura Familistico-Materna, “nonostante la norma si
può patteggiare”.
Le quattro culture organizzative segnalano rischi precisi
in termini di benessere organizzativo quando ognuna di esse
tende ad essere eccessivamente presente.
Nel caso della:
- Normativo-Burocratica, rigidità paralizzante e paradossale a causa di un eccesso di norme, regole e procedure;
- Tecnocratico-Paterna, eccessiva considerazione della
tecnologia come ambito principale di risoluzione dei problemi;
- Permissivo-Individualistica, difesa ad oltranza delle gestioni individuali separate all’interno dell’organizzazione, a
salvaguardia della ‘non interferenza reciproca’;
- Familistico-Materna, cooptazione e fedeltà quali elementi determinanti e dimensione affettiva confusa con quella lavorativa.
Inoltre, la preponderante presenza di una cultura può condurre alla forte reazione di quella opposta collocata sulla
diagonale del modello: Normativo-Burocratica e Familistico-Materna su di una diagonale, Tecnocratico-Paterna e
28
Permissivo-Individualistica sull’altra diagonale. Ciò è esemplificato da affermazioni tipiche che caratterizzano queste
reazioni all’eccessiva presenza della cultura opposta.
Nel caso di un eccesso di Familistico-Materna, la reazione
Normativo-Burocratica si esplicita per esempio con la frase: “Occorrono regole sempre più rigide”; nel caso opposto:
“Tanto la risolvo tra amici”.
Nell’eventualità di eccessiva Tecnocratico-Paterna, la
reazione Permissivo-Individualistica è del tipo: “Tanto c’è
sempre uno che paga per tutti, basta che non sia io”; nel caso
contrario: “Occorre qualcuno competente che sistemi tutto ed eviti il proliferare delle gestioni individuali separate
all’interno dell’organizzazione”.
In quest’ultimo caso il rischio che si corre è il governo della tecnocrazia, di “chi sa” rispetto a “chi non sa”, con modalità di competenze “iperspecialistiche” e progressiva perdita
del valore delle “competenze trasversali” (Palumbo, 2013a;
2013b; ; tipiche sono affermazioni : ‘Io conosco la situazione
e garantisco su come risolvere i problemi’.
Occorre ancora ricordare che le culture sono interiorizzate
e possono spiegare automatismi comportamentali in apparenza poco funzionali, contraddittori e persino paradossali.
Oggi, in Italia, il complesso delle condizioni socio-politicoeconomiche sembra prospettare piuttosto un bilanciamento
di tutte le condizioni culturali che provoca la paralisi dell’azione organizzativa: ad una storica prevalenza “permissivofamilistica”, si contrappone l’aumento del peso “tecno-burocratico”.
RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI
Bellotto, M., Trentini, G. (1989). Culture organizzative e
formazione. Milano: F. Angeli.
Kets de Vries, M.F.R., Miller, D. (1992). L’organizzazione nevrotica. Milano: Cortina.
Palumbo, C. (2009). Introduzione alla Psicologia del Lavoro e dell’Organizzazione. Parma: Edizioni Santa Croce.
Palumbo, C. (2010). La valutazione dello stress lavoro
correlato. Parma: Edizioni Santa Croce.
Palumbo, C. (2011). Andare oltre 3. Interpretazione del
rapporto tra soggetto e mass media. Parma: Edizioni Santa
Croce.
Palumbo, C. (2013a). Benessere individuale, organizzativo e sociale attraverso lo sviluppo delle competenze trasversali. il Dialogo. Agno (Svizzera): Bimestrale delle ACLI
(Svizzera), 2, XXIII, p. 9.
Palumbo C. (2013b). Soft Skills and Job Satisfaction. Two
Models in Comparison. Universal Journal of Psychology.
Horizon Research Publishing Ltd., Cal., USA,1, 3, Oct.
2013, 103-106.
Palumbo, C. (2014). Sviluppo delle competenze trasversali e benessere individuale, organizzativo e sociale. il Lavoro,
Lugano, CFP-OCST, 13-3-2014, p. 11.
Schein, E.H. (1992). Lezioni di consulenza . Milano: Cortina.
SCIENZE E RICERCHE • N. 2 • DICEMBRE 2014 | MEDICINA
Le basi scientifiche della
Morfopsicologia nella biologia
molecolare
BARTOLOMEO VALENTINO
Morfopsicologo
L
a Morfopsicologia è un innovativo metodo
di lettura del volto che interessa praticamente tutti. La possibilità di poter leggere l’anatomia del volto di un altro ed interpretarlo ci
consente di relazionarci meglio con relativo
vantaggio per il singolo ma, anche, di tutta
la Società. Da qui infatti la valenza sociale
della Morfopsicologia. Può essere definita
anche una sorta di psicologia pratica accessibile facilmente in quanto parte dalla lettura della morfologia del viso, dunque da un
dato obbiettivo. Scopritore di questa branca è stato il neuropsichiatra francese Louis
Corman che ne ha stabilito, con felicissima
intuizione, le leggi fondamentali. La prima
legge è basata sulla Dilatazione-Retrazione
del viso, la seconda sulla Atonia-Tonicità
della muscolatura dei muscoli mimici e masticatori, la terza si occupa dell’Armonia del
volto, quindi presenza o meno degli antagonismi e, infine, la quarta della possibilità di
integrazione e risoluzione degli stessi
Tanto premesso, notizie scontate per i già
addetti ai lavori, la nostra attenzione si soffermerà sulle prime due leggi, in particolare
sulla Dilatazione-Ritrazione, morfologie che
si identificano psicologicamente con l’estroversione ed introversione. Attualmente si parla ancora di “ipotesi biologiche”
nel riferirsi alle prime due leggi. Lo scopo del presente articolo è dunque quello di dimostrare che che tali “ipotesi”, grazie alla biologia molecolare, oggi sono certezze scientifiche
inconfutabili. In altre parole, potremo sostenere che il salto
nelle branche scientifiche della Morfopsicologia è avvenuto.
In sostanza quanto andremo sostenendo ci spiegherà la nascita dei vari morfotipi. Prima domanda da porci. Qual è il
meccanismo iniziale, a livello biomolecolare che si mette in
moto per la Dilatazione o Ritrazione. La risposta la troviamo
in uno studio condotto dal gruppo del prof. Stefano Piccolo
del Dipartimento di Biotecnologie dell’Università di Padova.
Tale studio è sintetizzato in un articolo dello stesso Piccolo
e collaboratori, apparso su Nature (“Role of YAP/TAZ in
mechanotrasduction, Nature, 2011, 474, 179-183”
Lo studio di Piccolo et all. era finalizzato ad apportare
un contributo alla risoluzione del problema dei tumori, ma
anche al differenziamento guidato delle cellule staminali,
sforzo felicemente riuscito. Questo gruppo di ricercatori non
credo che pensassero di contribuire anche a dare delle basi
scientifiche (non più ipotesi, dunque) alla Morfopsicologia
e alla nascita degli svariati morfotipi. Le ricerche di Piccolo hanno intanto confermato una intuizione di Aristotele, di
oltre duemila anni fa, il quale definiva la “forma” l’essenza
della vita e che dalla forma nascono le funzioni e non il contrario. Concetti basilari sono i seguenti:
29
MEDICINA | SCIENZE E RICERCHE • N. 2 • DICEMBRE 2014
a) le cellule nell’uomo non hanno la stessa forma
b) acquisiscono delle funzioni specifiche a seconda di quale tessuto fanno parte
c) tutte le cellule hanno vita breve, mentre il tessuto o l’organo di appartenenza conserva la stessa forma. Si verifica
una sorta di “autorinnovo” o “autoassemblaggio”. Come può
avvenire tutto ciò? In sostanza è la forma delle cellule, quindi
dei tessuti, degli organi e nel nostro caso del viso, quella che
controlla il nostro Genoma, quindi tutte le funzioni correlate,
comprese evidentemente quelle più squisitamente psichiche
o gli stessi atteggiamenti psicologici. Va subito ribadito che
alla base della morfologia del viso si devono annoverare numerosi altri fattori, che sono solo concorrenti ma non i determinanti.
Per dimostrare quanto affermato, ossia dalla forma le funzioni, va puntualizzato che:
1. tutte le cellule sono immerse in un ambiente (spazio)
tridimensionale (anche il nostro viso deve fare i conti con
questa realtà);
2. in questo ambiente le cellule sono a contatto con le altre
oppure devono legarsi ad un sostegno (una matrice).
Le cellule, dunque, per rimanere nello spazio tridimensionale devono avere la possibilità, le potenzialità di modificare
la loro forma che esprimerà un certo Genoma e quindi delle
specifiche funzioni, praticamente i futuri morfotipi. Ma che
significa, inoltre, che una cellula nel suo ambiente è meno
compressa o più compressa se non più dilatata o più ritratta.
La maggiore o minore compressione delle cellule determinerà Genomi e funzioni diverse, cioè morfotipi diversi. Per
modificare la loro forma, principio della vita, devono fare i
conti con diversi stimoli che sono di tipo meccanico. Si tratta
di vere forze che possono essere:
- di compressione (=ritrazione). Si riduce il loro volume
nell’ambiente intercellulare:
- di stiramento. Ossia occupazione di uno spazio maggiore
(=Dilatazione);
- forze idrostatiche.
Tutte queste forze sono parte integrante del loro appartenere ad un certo tipo di tessuto o organo o sistemi ,quindi del
corpo in toto.
Come un segnale meccanico, per esempio durezza o morbidezza, si può tradurre in un segnale chimico e di tipo biomolecolare? Tutto questo è stato studiato sulle cellule staminali, di cui si è potuto guidare il loro differenziamento. Il
tutto è dovuto ad una proteina specifica denominata con la
sigla YAP. Come agisce? Questa proteina entra nel nucleo
delle cellule e vi rimane solamente se è capace di “fare forza” o di “tirare” contro il proprio substrato. Si verifica una
sorta di “tiro alla fune”. Quindi, le cellule si espanderanno
in una certa maniera a seconda della capacità della proteina
YAP di permanere nel loro nucleo e ciò dipende dal substrato
diverso. A questo punto si verifica la trasduzione meccanochimica, si determinerà il Genoma e, quindi, le funzioni correlate. Nasce il morfotipo. Le funzioni, evidentemente, vanno intese in senso generale. Ovvero si porranno le basi delle
future morfologie tissutali, organi, corpo (viso) e delle future
30
tipologie psicologiche.
In conclusione possiamo dedurre che:
1. Il principio basilare della vita è l’espansione e non la
ritrazione.
2. La capacità più o meno accentuata della proteina YAP
di rimanere nel nucleo delle cellule varia a secondo del substrato intercellulare, ossia ambiente. Ciò porterà a Genomi e
Funzioni diverse per la trasduzione meccano-chimica, quindi, a futuri morfotipi altrettanto diversi:
3. Sul modellamento del nostro viso, comunque, intervengono tanti altri fattori esterni.
4. Le prime due leggi stabilite da Corman, e condivise da
tutti i morfopsicologi, non sono da questo momento delle
“ipotesi biologiche” ma delle certezze scientifiche.
5. Si conferma a distanza di anni dalla scomparsa di Corman la genialità di questo personaggio, che, pur senza una
dimostrazione, aveva avuto delle intuizioni che hanno creato
una nuova branca del sapere: la Morfopsicologia.
SCIENZE E RICERCHE • N° 1 • NOVEMBRE 2014 | RECENSIONI
Francesco Mauro: un mistero
napoletano
DECIO COCOLICCHIO
Dipartimento di Matematica, Università degli Studi della Basilicata
MAURIZIO D’AURIA, CARMINE
COLELLA, NICOLA MASINI (A CURA)
Francesco Mauro: un chimico lucano
L
Edizioni Scientifiche Italiane, 2014
a mattina del 5 aprile
del 1893, in uno dei
laboratori di chimica
della Scuola d’Applicazione per gli Ingegneri
dell’Università di Napoli, sembra sia
stato rinvenuto il corpo senza vita del
Direttore, il chimico di origine lucana
Francesco Mauro. La morte insolita di
un esperto professore di 42 anni tra le
provette del proprio laboratorio, contiene indubbiamente tutti i singolari connotati di un cold case, destinato ad affascinare il grande scrittore Ermanno Rea,
che dei misteri napoletani ha fatto metafora, memoria e materia di avvincenti
ricostruzioni. La singolare scomparsa di
Mauro appare come il mistero napoletano della Chimica, al pari delle vicende
di Renato Caccioppoli nella Matematica, Federico Caffè nell’Economia e,
con altri risvolti, Ettore Majorana nella
Fisica. Invero, gli unici documenti sulla
morte di Francesco Mauro sono un resoconto dell’Annuario dell’Accademia
dei Lincei, un accurato ma reticente
necrologio su Il Mattino, il giornale diretto da Edoardo Scarfoglio e Matilde
Serao, ed una pagina di commemorazione in un giornale scientifico tedesco,
che lo annoverava tra i componenti del
suo comitato scientifico.
Ciò che colpisce è che, incredibilmente, nessuno a Napoli avvertì il bi-
sogno di commemorare la prematura e
drammatica scomparsa di un prestigioso professore, Accademico dei Lincei,
allievo di Stanislao Cannizzaro, direttore in carica di quella che presto diventerà la prestigiosa Facoltà di Ingegneria
dell’Università di Napoli. Senza figli e
con una moglie francese troppo giovane, la memoria di Mauro sarebbe potuta
essere preservata solo dai suoi illustri
colleghi come Agostino Oglialoro-Todaro, e sua moglie Marussia Bakunin o
dai promettenti allievi come Orazio Rebuffat, destinato a succedergli, ed Eugenio Scacchi, il figlio del suo mentore,
l’illustre mineralogista pugliese Arcangelo Scacchi. Nel tempo, di Francesco
Mauro non restarono che sempre più
labili tracce.
Il primo serio tentativo di indagine
biografica delle vicende umane e professionali di Francesco Mauro è rappresentato dal recente volume intitolato “Francesco Mauro, un chimico lucano” a cura
di Maurizio D’Auria, Carmine Colella
e Nicola Masini (Edizioni Scientifiche
Italiane, Napoli, 2014) (Fig.1).
I numerosi contributi di cui è composta questa antologia si prefiggono
l’obiettivo comune di assegnare il posto
che merita nella Storia della Chimica
italiana ad uno dei primi allievi di Cannizzaro, agli albori del Regno d’Italia.
Si tratta di un volume esemplare nella
redazione, a cura di accademici esperti
ed appassionati che non omettono di riscostruire le origini a Calvello, un paese
arroccato alle pendici del monte Voltu-
rino non lontano da Potenza, nel cuore
della Basilicata, dove Francesco Mauro
era nato, il 4 novembre 1850 in una famiglia benestante di affermati avvocati
e medici (Fig.2).
Mauro si laureò a Napoli nel 1878,
mentre, come assistente, già collaborava con Stanislao Cannizzaro, il venerato Maestro di un paio di generazioni
di chimici italiani. L’incarico presso la
Scuola di Applicazione per gl’Ingegneri di Roma gli era stato conferito grazie
alla disponibilità del Direttore, il matematico Luigi Cremona, che ebbe un
ruolo significativo nella riforma universitaria dopo l’Unità d’Italia.
Mauro ebbe presto modo di disimpegnarsi, contribuendo ad eleggere
Cremona nel Consiglio Superiore della
Pubblica Istruzione, al posto di France31
RECENSIONI | SCIENZE E RICERCHE • N° 1 • NOVEMBRE 2014
sco Brioschi, altro illustre matematico
del XIX secolo, a cui oggi è intitolato
il Dipartimento di Matematica del Politecnico di Milano.
Il metodo di Cannizzaro di coinvolgere da subito i propri allievi nell’attività sperimentale, permise a gran parte di
loro di conseguire presto i titoli per concorrere e spesso vincere le cattedre in
diverse università, tanto che si parla di
colonizzazione da parte di Cannizzaro e
della sua scuola della Chimica italiana.
La vicenda di Francesco Mauro ne
rappresenta un caso esemplare. Dedicandosi, per conto di Cannizzaro,
all’analisi chimica delle acque potabili,
Mauro acquisì una rinomata competenza professionale che gli permise, dopo
un artificioso concorso a cattedra a
Torino, alla fine del 1883 di insediarsi
come professore di Chimica docimastica (antesignana dell’attuale insegnamento di Scienza e tecnologia dei materiali) e direttore del relativo laboratorio,
alla Regia Scuola di Applicazione per
gl’Ingegneri dell’Università di Napoli.
Qui si convertì allo studio innovativo
dei prodotti di sintesi dei composti del
molibdeno, in un ambiente accademico
ricco di colleghi famosi come Agostino Oglialoro-Todaro, proveniente dalla scuola di chimica di Palermo, che a
Napoli aveva trovato la compagna di
vita e di lavoro Marussia Bakunin: la
provvidenziale zia che tolse dai guai
giudiziari il matematico ribelle Renato
Caccioppoli.
Nel 1888, su segnalazione di Cannizzaro, entrò a far parte dell’Accademia
dei Lincei, e nel contempo, ad ottobre,
si sposò con la giovane MargueriteEugénie Didelot, originaria di un villaggio sulla Mosa, in Lorena, nei pressi di
Verdun. La coppia andò a vivere nella
casa di lui, a due passi dalla centralissima via Toledo.
Nel 1890, Francesco Mauro fu nominato Direttore, rimanendo in carica sino
al 5 aprile 1893 quando, secondo la ricostruzione di un suo lontano parente,
sembra sia stato rinvenuto morto in uno
dei laboratori di chimica dell’Università, probabilmente, vittima – nonostante
la grande esperienza - dei vapori tossici. Nonostante questa romanzesca rico-
32
struzione biografica, è innegabile che la
prematura scomparsa sia stata indotta
dall’uso di sostanze pericolose come
l’acido fluoridrico, che costituì l’argomento prediletto dei suoi studi sperimentali, senza escludere la possibilità
di una violenta infiammazione al fegato
causata da avvelenamento da tallio, di
cui fece uso per la sua ultima pubblicazione. E’ sepolto nel “recinto degli
uomini illustri”, il settore del cimitero
monumentale di Poggioreale a Napoli,
riservato alle personalità eminenti.
Di Francesco Mauro si era persa nel
tempo gran parte della memoria. Eppure, il suo ruolo significativo nella chimica italiana della fine dell’ottocento
è testimoniata dall’alta considerazione
dei suoi colleghi più illustri.
Un cenno all’attività di Mauro è stato
ritrovato nelle bozze di un memoriale
(mai pubblicato) di Emanuele Paternò, il chimico che sostituì Cannizzaro.
Di solito poco tenero nei giudizi su i
colleghi, Paternò lo giudicava «Sperimentatore abilissimo, entusiasta degli
argomenti che trattava, buono, espansivo e talvolta irriflessivo; leale, sempre
non tiepido amico del vero, la sua fine
immatura fu dolorosa per gli amici e
perdita non trascurabile per la chimica
italiana».
Da questa accurata indagine biografica scopriamo che qualche traccia di
Mauro emerge nella corrispondenza di
Cannizzaro con Oglialoro. Nel maggio
del 1889, il Maestro chiedeva notizie
sui lavori di Mauro relativi ai composti metallici, sollecitando la presentazione di qualche nota per l’Accademia
dei Lincei: «È dovere degli uomini di
scienza non solo di lavorare ma anche
di far conoscere ed apprezzare i propri
lavori ».
Questo monito era indirizzato in realtà proprio ad Oglialoro che, al contrario
di Mauro, nel periodo napoletano, si
dedicò quasi esclusivamente all’insegnamento e agli impegni istituzionali,
tralasciando quasi del tutto la ricerca.
Dalle pubblicazioni scientifiche catalogate nel volume, risulta che Mauro
ha prodotto significativi risultati scientifici, mettendo a frutto la sua eccellente
abilità sperimentale.
La sua attività si era concentrata inizialmente su tematiche proprie della
chimica analitica applicata allo studio delle acque, che gli valse la stima
professionale dei colleghi, che gli si
rivolgevano per ottenere delle analisi,
eseguite senza contropartite per quella
generosità che caratterizza i migliori professori universitari. Nonostante
alcune congetture, non è chiara la sua
successiva conversione allo studio rischioso della sintesi dei composti del
molibdeno. Questa tecnologia - ancora
oggi promettente campo di ricerca dovette affascinarlo per le innovative
competenze sperimentali richieste.
Tuttavia non dobbiamo pensare che
Mauro fosse un grande sperimentatore,
destinato a svolgere esclusivamente attività di laboratorio.
In un tempo in cui erano appena stati
riposti in cantina gli ingombranti volumi, dal titolo evocativo di “Catechismo
di Fisica, di Chimica e di Botanica” di
Francesco Saverio Scarpati, e “Teoria
dei Miracoli”, ovvero la dimostrazione matematica dell’esistenza di Dio, di
Vincenzo Flauti, l’attività didattica di
Mauro era indirizzata a gestire la transizione dalla cosiddetta “chimica degli
assaggi” a quella che sarebbe diventata
la Scienza e tecnologia dei materiali. La
qualità del suo insegnamento emerge
non solo dai programmi riportati negli
annuari universitari, ma anche da un
documento piuttosto insolito scovato da
uno degli autori della ricerca biografica:
un quaderno di appunti del corso svolto da Francesco Mauro nell’anno accademico 1884-85, conservato nel fondo
manoscritti presso la Biblioteca civica
di Varese.
In tempi più recenti, il fatto che Mauro non fosse stato dimenticato del tutto
emerge dal discorso, che Raffaello Nasini pronunciò celebrando Cannizzaro a
Palermo nel 1926. In un paragrafo del
discorso intitolato «Il Maestro», nel citare quelli che a suo parere erano stati i
discepoli più importanti di Cannizzaro,
non omise di menzionarlo.
Francesmo Mauro, dunque, rappresenta un significativo rappresentante di
quel progetto che mirava a rinnovare le
università italiane, per renderle il motore dello sviluppo del Paese. E questa
SCIENZE E RICERCHE • N° 1 • NOVEMBRE 2014 | RECENSIONI
biografia non solo gli rende merito, ma
risulta anche un buon libro, o meglio un
libro buono, per essere riuscito a recuperare dal dimenticatoio la figura di una
personalità eminente dell’Italia appena
unificata.
Inoltre, il volume si rivela anche un
libro necessario, poichè offre una bandiera al movimento ecologista impegnato in Basilicata a pretendere che lo
sviluppo si concili con il rispetto della
salute. Un’antologia di contributi scientifici e nel contempo un testo di letteratura civile, necessario in una regione
meridionale da tempo in predicato di
ospitare la discarica di tutte le scorie
nucleari italiane, dopo le devastazioni ambientali realizzate in Val d’Agri
dall’estrazione del petrolio.
Un manuale a cui attingere per approfondire le condizioni iniziali dell’evoluzione della Chimica italiana, soprattutto per i dettagli sulla genealogia ed
il processo di colonizzazione nelle diverse Università dell’Italia in via di ristrutturazione, da parte della scuola dei
migliori allievi di Cannizzaro.
Un volume biografico che ci induce
a meditare sui rischi della ricerca, che
rappresenta un dato costante nella storia della scienza, come nel caso delle
pratiche alchemiche di Isaac Newton,
“l’ultimo dei maghi”, come lo definì
l’economista John Maynard Keynes.
Le biografie più recenti ci hanno rivelato una singolare ossessione per i temi
alchemici da parte di chi - icona del razionalismo - fu capace di svelare «sotto
l’etereo padiglion rotarsi / piú mondi, e
il Sole irradîarli immoto, / onde all’Anglo che tanta ala vi stese / sgombrò primo le vie del firmamento», recuperando
la definizione di Ugo Foscolo ne “I Sepolcri” (Fig.3).
In queste biografie, Newton viene
presentato con una personalità patologicamente misantropa, ossessionata,
sino alla paranoia, dal furto delle idee
da parte dei colleghi. Atteggiamenti che
si è suggerito ascrivibili ad una patologia psichiatrica1. Anche se, nel 1979,
1 M. Keynes,”Balancing Newton’s Mind: His
Singular Behaviour and His Madness of 169293”, Notes and Records of the Royal Society of
London 62 (2008) 289-300.
alcuni esami tossicologici di alcuni
campioni di capelli verosimilmente appartenuti a Newton, ci hanno rivelato
una ragione diversa: l’intossicazione
da mercurio, arsenico ed antimonio2.
I risultati delle analisi chimiche sono
apparsi controversi3 e, probabilmente,
un risultato risolutivo potrebbe essere
raggiunto impiegando metodi di analisi
radiometriche, analoghe a quelle utilizzate per verificare l’avvelenamento
di Napoleone Bonaparte4. Nel caso di
l’inverno precedente i fumi che uscivano dalle fornaci in cui scaldava i preparati metallici, che non disdegnava di assaggiare, incurante dei rischi. Una sottovalutazione del pericolo tipica degli
esperti, aggravata dal fatto che Newton
condivide il peccato per cui fu condannato Galileo: l’empia hybris positivista
sul potere della conoscenza scientifica.
Un peccato antico, come ci conferma la
sconfinata presunzione di don Ferrante,
il prototipo dell’eclettico erudito de “I
Newton, la congettura di un’intossicazione è confermatain da una sua lettera
a John Locke del 15 ottobre 1693, om
cui Newton rivela di aver inalato tutto
Promessi sposi”, che nega il contagio e
non prende alcuna precauzione per evitare la peste, nella fiducia perversa che
il privilegio di orientarsi in un mondo
di carta sia sufficente a scongiurare ogni
danno, convinto che «La peste dipende
dall’ignoranza. Noi siamo immuni, abbiamo una grande biblioteca. Qui abita la Scienza!» In ogni caso, i rimedi
pratici del tempo non erano consigliabili. Alessandro Manzoni ci rivela che
nel Seicento, a Milano, contro la peste
«portavano alcuni attaccata al collo una
boccetta con dentro un po’ d’argento vivo [ossia mercurio], persuasi che
avesse la virtù d’assorbire e di ritenere
ogni esalazione pestilenziale; e avevan
poi cura di rinnovarlo ogni tanti giorni».
La morte bianca di Francesco Mauro
risulta tragicamente emblematica per
chi di mestiere è impegnato a studiare
con cautela le innovazioni “bleeding
edge”, in pratica tante tecnologie di
punta, dal fuoco agli alchemici metalli
più pesanti del ferro, sino alla radioattività nucleare, indispensabili per il pro-
2 P. E. Spargo, C. A. Pounds, “Newton’s
Derangement of the Intellect: new light on an
old problem”, Notes and Records of the Royal
Society of London 34 (1979) 11–32.
3 R. W. Ditchburn, “Newton’s illnesses of
1692–3”, Notes and Records of the Royal
Society of London 35 (1980) 1–16; J. Lieb, D.
Hershman, “Isaac Newton: mercury poisoning
or manic depression?”, Lancet ii (1983) 1479–
1480; M. T. P. Gilbert, et al. “Supplemental
data: ancient mitochondrial DNA from hair”,
Curr. Biol. 14 (2004) R463-464.
4 Ettore Fiorini, A. Lugli, M. Clemenza,
P. E. Corso, J. Costanzo, C. Herborg, J. T.
Hindmarsh, E. Orvini, A. Piazzoli, E. Previtali,
A. Santagostino, A. Sonnenberg, R. M. Genta,
“The Medical Mystery of Napoleon Bonaparte
An Interdisciplinary Expose”, Advances in
Anatomic Pathology 18 (2011) 152-158; Ettore
Fiorini, Massimiliano Clemenza, Laura Guerra,
Costanza Herborg, Massimo Labra, Edoardo
Orvini, Adalberto Piazzoli, Ezio Previtali,
Francesco Puggioni, Angela Santagostino,
“Misure con attivazione Neutronica sulla
presenza di Arsenico nei capelli di Napoleone
Bonaparte e dei suoi famigliari”. Il Nuovo
Saggiatore 24 (2008) 19-30.
33
RECENSIONI | SCIENZE E RICERCHE • N° 1 • NOVEMBRE 2014
gresso, ma non prive di rischi. Occorre
far tesoro della sapienza degli antichi.
L’archetipo della nemesi dell’aquila
che tortura incessantemente il fegato
dell’empio Prometeo, rappresenta una
forma antica del presente ragionare,
che ci assicura che la nocività di molti
metalli pesanti - impiegati con successo
in diversi dispositivi elettronici d’avanguardia - si concentra essenzialmente
nel fegato. Al giorno d’oggi, tra le tante sostanze inquinanti, i metalli pesanti
sono i più nocivi, in quanto si legano
con le strutture cellulari in cui si depositano, ostacolando lo svolgimento delle
funzioni vitali. A volte anche il poco è
troppo, anche se un danno biologico è
stato accertato per concentrazioni che
superano la soglia di pochi decimi di
milligrammo per metro cubo.
Il caso di Francesco Mauro rappresenta una lezione ancor più utile per chi
ha il dovere di tutelare nelle università
la salute degli studenti e dei ricercatori, impedendo che si ripeta la vicenda
di un dottorando di ricerca di Catania,
morto di tumore al polmone a ventinove
anni nel 2003, a causa del sospetto, in
un suo diario, di aver respirato quotidianamente per anni esalazioni tossiche, in
laboratori senza adeguata areazione per
le cappe aspiratrici malfunzionanti. Una
dolorosa vicenda alla base di un processo per contaminazione ambientale e
che ha ispirato il documentario “Con il
fiato sospeso” diretto da Costanza Quatriglio, presentato fuori concorso alla
LXX Mostra internazionale d’arte cinematografica della Biennale di Venezia
nel 2013, ottenendo il Premio intitolato
a Gillo Pontecorvo.
La cosa più sconvolgente è che notizie analoghe continuano a diffondersi
ancora oggi, inducendoci a riconsiderare la reale portata del fenomeno dei
volenterosi studiosi, in perenne ricatto
accademico, costretti a svolgere le loro
ricerche in ambienti insalubri, dove si
consuma il più alto dei tradimenti perchè riguarda giovani che non vogliono
rinunciare al loro sogno, in un Paese
incapace di salvaguardare il proprio futuro.
Singolarmente, apprendiamo da questa biografia di Mauro che, proprio in
Sicilia, a Palermo, nel 1883, erano state
34
progettate delle cappe di aspirazione innovative, concepite per evitare che vapori nocivi si disperdessero nei laboratori. Come Maurizio D’Auria, Carmine
Colella e Nicola Masini ricordano nel
volume “Francesco Mauro, un chimico
lucano”: «Confrontate con le nicchie di
evaporazione presenti nei nuovi laboratori tedeschi, più piccole e completamente incassate a muro, queste cappe
erano interamente in vetro, sorrette da
un telaio di legno, e grandi abbastanza
da contenere, tra l’altro, un apparecchio
per la distillazione; queste strutture, segno di una certa evoluzione funzionale,
consentivano, non solo una piena illuminazione e una buona visuale, ma anche l’accesso dell’operatore, attraverso
le finestre laterali, senza dover rimuovere la lastra frontale di protezione.»
Prototipi che furono presto esportati
nelle altre università italiane ed anche
all’estero, progressivamente perfezionate con attenzione prima da Cannizzaro, poi dai suoi allievi, come Francesco
Mauro, che si distinse nell’allestimento
del suo laboratorio, anche se il suo impegno non fu sufficente.
Una lezione che non possiamo e non
dobbiamo dimenticare.
SPECIALE PREMIO NAZIONALE DI
DIVULGAZIONE SCIENTIFICA 2014
Pubblichiamo l’elenco dei libri
che hanno avuto accesso alla
fase finale dell’edizione 2014 del
Premio Nazionale di Divulgazione
Scientifica. Alla manifestazione,
organizzata dall’Associazione
Italiana del Libro con il patrocinio
del CNR (Consiglio Nazionale
delle Ricerche), dell’AIRI
(Associazione Italiana per la
Ricerca Industriale) e delle
Biblioteche di Roma, hanno
partecipato quest’anno 677
autori per un totale di 525 opere,
distribuite nelle cinque aree del
Premio.
PREMIO NAZIONALE DI DIVULGAZIONE SCIENTIFICA 2014 - I FINALISTI | SCIENZE E RICERCHE • N. 2 • DICEMBRE 2014
Premio Nazionale
di Divulgazione
Scientifica
I vincitori
dell’edizione 2014
C
on il libro Capra e calcoli. L’eterna lotta tra gli
algoritmi e il caos, edito da Laterza, lo scrittore
Marco Malvaldi, autore della fortunata serie dei
gialli del BarLume, e Dino Leporini, professore
di fisica all’Università di Pisa, si sono aggiudicati l’edizione
2014 del Premio Nazionale di Divulgazione Scientifica.
Nel volume i due autori raccontano l’origine, lo sviluppo
e i problemi che un computer è in grado di risolvere, con
risultati spesso meravigliosi ma talvolta anche disastrosi o
semplicemente ridicoli.
I riconoscimenti sono stati assegnati il 19 dicembre 2014
presso la sede centrale del Consiglio Nazionale delle
Ricerche.
Al secondo posto si è classificato il libro di Gilberto
Corbellini, storico della medicina, e Elisabetta
Sirgiovanni, ricercatrice al CNR, Tutta colpa del cervello.
Un’introduzione alla neuroetica, pubblicato da Mondadori
Università. Il libro analizza il forte impatto che le ricerche
sul cervello stanno avendo da alcuni anni in diversi ambiti:
biologico, medico, sanitario, sociale.
Terza classificata Eleonora Polo con C’era una volta un
polimero. Storie di grandi molecole che hanno plasmato
il mondo, pubblicato da Apogeo. Il libro è un viaggio nel
tempo attraverso le tappe più significative della storia dei
polimeri sintetici, dalla vulcanizzazione della gomma ad
opera di Goodyear fino alle più moderne superfibre.
All’edizione 2014 del Premio Nazionale di Divulgazione
Scientifica, bandito dall’Associazione Italiana del Libro con
il patrocinio del CNR, dell’AIRI (Associazione Italiana per
la Ricerca Industriale) e delle Biblioteche di Roma, hanno
partecipato quest’anno 525 opere per un totale di 677 autori
italiani, tra cui moltissimi ricercatori e docenti universitari.
36
La giuria del Premio - composta da 170 personalità del
panorama scientifico italiano - ha anche assegnato 5 premi
nelle diverse aree scientifiche:
• Premio per le Scienze matematiche, fisiche e naturali a
Silvano Fuso, Chimica quotidiana. Ventiquattro ore nella
vita di un uomo qualunque (Carocci Editore)
• Premio per le Scienze biologiche e della salute a Daniela
Minerva e Silvio Monfardini, Il bagnino e i samurai.
La ricerca biomedica in Italia: un’occasione sprecata
(Codice Edizioni)
• Premio per le Scienze dell’ingegneria e dell’architettura
a Alessandro Giorgi, Guida pratica alle costruzioni in
terra cruda (Aracne editrice)
• Premio per le Scienze storiche, letterarie e della
formazione a Paolo Costa, La ragione e i suoi eccessi
(Feltrinelli)
• Premio per le Scienze giuridiche, economiche e
sociali a Melania Busacchi e Emanuela Locci, Tutte
mediterranee. Storie di donne e di culture (Epokè)
I tre Premi riservati ai giovani autori sono stati assegnati
nell’ordine all’associazione Accatagliato per un numero
speciale della rivista Plank dedicato al Dna, il codice
della vita (Cleup), a Stefano Iuliani per il libro Non tutte
le vittime sono uguali (Aracnce) e a Irene Bueno per Le
eresie medievali (Ediesse)
Al giornalista Pasquale Pellegrini è andato il Premio di
giornalismo scientifico per i suoi articoli sul settimanale
torinese Il nostro tempo. Premiati nella sezione Articoli e
Saggi anche Claudio Tuniz per i suoi articoli sulla storia
dell’uomo pubblicati sul quotidiano Il Piccolo di Trieste e
Luigi Borzacchini per l’appendice storica all’Enciclopedia
della matematica Garzanti.
SCIENZE E RICERCHE • N. 2 DICEMBRE 2014 | PREMIO NAZIONALE DI DIVULGAZIONE SCIENTIFICA 2014 - I FINALISTI
1. SCIENZE
MATEMATICHE,
FISICHE E NATURALI
LIVIO SPINELLI
(Essex). Ha organizzato con la Rai le
celebrazioni per gli 80 anni della Radio
al Castello Odescalchi. Ha realizzato
trasmissioni con la Radio Vaticana e
servizi per il quotidiano The Times di
Londra. A ottobre 2007 in collaborazione con la NASA, ESA, ASI, l’Associazione Radioamatori e il Centro Radioelettrico Sperimentale G. Marconi ha
organizzato il collegamento radio degli
studenti della Scuola Carducci di Santa
Marinella con l’astronauta statunitense
Clay Anderson a bordo della ISS - Stazione Spaziale Internazionale.
noi, uomini e donne curiosi, intelligenti,
appassionati, testardi, avidi e, qualche
volta, anche fortunati.
Eleonora Polo è ricercatrice presso
l’Istituto per la Sintesi Organica e la Fotoreattività (ISOF) del CNR di Bologna
– U.O.S. di Ferrara; svolge attività di
docenza presso il Dipartimento di Chimica dell’Università degli Studi di Ferrara. Si occupa da anni di divulgazione
scientifica ed è responsabile editoriale
del magazine dell’Associazione Italiana
delle Macromolecole (AIM).
Attraverso le Onde Unisco i Popoli
italyunzipped.blogspot.it, 2014
Con queste parole l’autore che ha
condotto studi e ricerche su Guglielmo
Marconi, inizia a far parlare in prima
persona lo Scienziato Premio Nobel
su fatti poco noti, ma di importanza
mondiale. Marconi non solo padre della Radio ma padre della BBC e della
TV, della Radio Vaticana, del RADAR
e della Radiotelefonia Mobile. Organizzatore del 1° Congresso Mondiale
di Fisica Nucleare a Roma. Fondatore
del Centro Radioelettrico Sperimentale del CNR di Torre Chiaruccia (Santa
Marinella), dove egli, primo al mondo,
condusse esperimenti di avanguardia
sulle microonde, radiolocalizzazione,
radiotelefonia mobile, radioguida, navigazione cieca e teletrasmissioni di immagini. L’autore si avvale di documenti
e immagini frutto di ricerche personali
nell’archivio della Compagnia Marconi
di Londra e del quotidiano The Times e
di notizie di prima mano dei collaboratori di Marconi.
Livio Spinelli, amico della Principessa Elettra Marconi, ha organizzato
nel 2001 al Castello di Santa Severa il
Centenario della 1a Trasmissione Radio
Transoceanica, in collaborazione con la
Fondazione Marconi di Bologna, con
le Ambasciate di Stati Uniti, Gran Bretagna e Canada, il British Council, e la
British Library di Londra. Ha organizzato Giornate e convegni annuali marconiani nel 2002, 2003, e nel 2004. Ha
effettuato studi e ricerche negli archivi
del quotidiano The Times di Londra,
nell’archivio della Compagnia Marconi di Londra custodito a Chelmsford
MARCO MALVALDI, DINO LEPORINI
ELEONORA POLO
C’era una volta un polimero
Storie di grandi molecole che hanno
plasmato il mondo
Apogeo, 2013
Dalla vulcanizzazione della gomma
a opera di Charles Goodyear alla scoperta del polipropilene che fruttò il premio Nobel a Giulio Natta, fino alla realizzazione di superfibre che farebbero
invidia persino a Batman, questo libro
è il diario di bordo di un viaggio che ripercorre nel tempo le tappe più significative della storia dei polimeri sintetici.
Materiali del tutto nuovi, dalle proprietà
sorprendenti, creati dall’uomo per “dare
un aiutino” alla natura, o addirittura per
provare a reinventarla. Molecole giganti
che hanno plasmato il mondo, dandogli
una nuova forma e occupando (in senso a volte anche troppo letterale) ogni
angolo e ogni attimo delle nostre vite.
Possiamo non amarle, ma difficilmente
ne possiamo fare a meno. È una storia
di scoperte avvenute quasi sempre per
caso, mentre si cercava qualcos’altro;
una storia affascinante, divertente, tragica, insolita, mai banale. È anche la
storia degli scienziati che hanno realizzato queste scoperte; persone come
Capra e calcoli
L’eterna lotta tra gli algoritmi e il
caos
Editori Laterza, 2014
Per capire realmente quanto profonda
e autentica sia la nostra conoscenza, e
i suoi limiti, è molto più utile insegnare a uno stupido che non dialogare con
un genio. E il computer, per sua stessa natura, è stupido. Senza il motore a
scoppio non ci sarebbero le autoambulanze ma nemmeno gli incidenti stradali. Il doppio lato della medaglia vale
per qualsiasi frutto dell’ingegno umano. Ogni avanzamento tecnologico, che
spesso nasce per risolvere un problema,
altrettanto spesso è il punto di partenza
di altri grattacapi. Per il computer non è
diverso. Marco Malvaldi e Dino Leporini raccontano l’origine, lo sviluppo, i
problemi che un computer è in grado di
risolvere, la sua mostruosa velocità, le
conseguenze del suo utilizzo. A volte i
risultati sono meravigliosi, come la possibilità di prevedere il tempo atmosferico o di salvare vite umane attraverso la
progettazione di veicoli sempre più sicuri. Altre volte, come è facile immaginare, i risultati sono disastrosi, tragici o
semplicemente ridicoli: dalla crisi eco37
PREMIO NAZIONALE DI DIVULGAZIONE SCIENTIFICA 2014 - I FINALISTI | SCIENZE E RICERCHE • N. 2 • DICEMBRE 2014
nomica statunitense del 2009 al prezzo
di 24 milioni di dollari richiesto da un
rivenditore online per un testo universitario sulle abitudini delle mosche. Ma
le questioni non finiscono qui. È possibile immaginare che un computer possa intuire? È in grado di capire quando
scherziamo o potrà mai sviluppare una
coscienza? Domande meno scontate di
quanto potrebbe sembrare…
Marco Malvaldi (1974), chimico e
scrittore, pur essendo noto principalmente per la sua serie di gialli sui vecchietti del BarLume, è un esperto nelle
tecniche di simulazione computazionale dello stato liquido.
Dino Leporini (1957), perfezionato
in Fisica alla Scuola Normale Superiore, insegna Fisica generale all’Università di Pisa. Come ricercatore si occupa,
sia sperimentalmente che da un punto
di vista computazionale, delle proprietà
dei liquidi e dei solidi disordinati.
che hanno permesso l’introduzione dei
concetti di caos, frattale e complessità
algoritmica, nonché di alcuni protagonisti del suo sviluppo.
Angelo Vulpiani, professore di Fisica teorica presso la Sapienza Università
di Roma, è autore di diverse monografie e di oltre duecento articoli scientifici sulle proprietà caotiche e sulla
complessità dei sistemi dinamici, sulla
turbolenza e sulla meccanica statistica
fuori dall’equilibrio, nonché del volume divulgativo Determinismo e caos (I
ed.1994, II ed.2004).
SILVANO FUSO
Chimica quotidiana
Ventiquattro ore nella vita di un
uomo qualunque
Carocci editore, 2014
ANGELO VULPIANI
Caso, probabilità e complessità
Ediesse, 2014
Nonostante il ruolo fondamentale che
occupa in molte scienze, la probabilità
rimane una delle branche della matematica quasi sconosciuta in ambito non
specialistico. I testi divulgativi la liquidano in poche pagine, discutendo spesso
soltanto esempi un po’ banali, evitando
gli sviluppi più recenti, lasciando il lettore con la sensazione che la probabilità
sia una scienza misteriosa, vaga e piena
di paradossi. Prendendo per spunto una
serie di dialoghi su questioni di tutti i
giorni (dal gioco del lotto all’omeopatia, dalle diagnosi mediche alla «lettura
del pensiero») il testo conduce il lettore
alla scoperta dei principali aspetti della
teoria della probabilità, di alcune sue
applicazioni fino a quelle più avanzate
38
Quanta chimica c’è nella giornata
di una persona? Da quando ci svegliamo a quando andiamo a dormire, ogni
istante della nostra esistenza è scandito
dalla chimica. Non solo quella introdotta dall’uomo, ma anche quella naturalmente presente in ogni aspetto della
nostra vita, dalle nostre funzioni biologiche ai nostri pensieri più elevati e alle
nostre emozioni più profonde. Anche
se spesso suscita diffidenza, inquietudine, timori e ricordi scolastici talvolta
spiacevoli, la chimica è un’insostituibile compagna, con la quale dobbiamo
costantemente confrontarci. Conoscerla
meglio può sfatare molti pregiudizi e
aiutarci a comprendere quanto essa sia
importante per ognuno di noi.
Silvano Fuso insegna Chimica e si
occupa di didattica e divulgazione scientifica. Autore di numerosi volumi, è
socio effettivo del Comitato italiano per
il controllo delle affermazioni sul paranormale (CICAP). Con Carocci editore
ha pubblicato La falsa scienza (2013).
SILVIA PEPPOLONI
Convivere con i rischi naturali
Società editrice il Mulino, 2014
I fenomeni naturali, anche nei loro
aspetti più temibili, ci ricordano che la
Terra è un pianeta vivo. L’Italia, paese geologicamente fragile, è soggetto
a terremoti, eruzioni, frane, inondazioni dagli effetti spesso devastanti. A un
ambiente fisico così difficile si sono
colpevolmente aggiunte l’incuria e la
disattenzione dell’uomo. Quali sono le
cause dei fenomeni naturali? In che misura sono prevedibili? Come possiamo
difenderci? Il primo passo è trasformare
la cultura del soccorso e dell’emergenza
in cultura della prevenzione e della mitigazione del rischio.
Italia: terra di straordinaria bellezza,
ma al tempo stesso fragile e pericolosa. Un ambiente fisico difficile, in cui
terremoti, eruzioni, frane, inondazioni ricorrono costantemente con effetti
devastanti sull’uomo, il territorio, la
sua economia. I fenomeni naturali da
sempre affascinano l’umanità, anche
nei loro aspetti più temibili. Gli eventi
estremi, tra paura e meraviglia, ci ricordano che la Terra è un pianeta vivo, con
dinamiche, evoluzioni e trasformazioni
che sono espressione della stessa forza
che ha generato ogni essere vivente.
Tuttavia, quando tali fenomeni mettono
a repentaglio vita, attività e ricchezza di
una comunità umana, è necessario che
conoscenze scientifiche, competenze
professionali e responsabilità politiche
si integrino efficacemente con un preciso obiettivo: la difesa del territorio e
della gente che lo abita.
Ma è possibile coniugare la bellezza
del nostro territorio con le sue molteplici fragilità? Come possiamo preservare
dai rischi naturali le nostre vite, le nostre attività, il nostro patrimonio storico- artistico e culturale? In definitiva,
SCIENZE E RICERCHE • N. 2 DICEMBRE 2014 | PREMIO NAZIONALE DI DIVULGAZIONE SCIENTIFICA 2014 - I FINALISTI
cosa possiamo fare affinché i pericoli
naturali non si trasformino in disastri?
Silvia Peppoloni, ricercatrice dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, si occupa di pericolosità sismica, geotecnica e geomorfologica. È
responsabile della Sezione di Geoetica
e cultura geologica della Società Geologica Italiana e membro della Commissione di Geoetica della Federazione
italiana di Scienze della Terra.
SIMONA GALLI, MASSIMO MORET,
PIETRO ROVERSI
Cristallografia: la visione a raggi x
Istituto Italiano di Cristallografia,
Zaccaria Editore, 2014
Nel 2013, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha dichiarato il 2014
Anno Internazionale della Cristallografia. Tra le motivazioni a favore di tale
scelta, occupa una posizione di rilievo la decisione di avvicinare il grande
pubblico alla Cristallografia moderna:
sebbene negli ultimi cento anni abbia
contribuito in modo significativo a osservare e razionalizzare il mondo che ci
circonda, questa scienza è ancora considerata, dai più, come una curiosità. I
Cristallografi attualmente operativi nel
mondo sono decine di migliaia e innumerevoli sono le scoperte scientifiche rese possibili dalla Cristallografia
moderna, alcune di portata tale da essere riconosciute mediante un Premio
Nobel. Nonostante ciò, diversamente
da Chimica, Fisica e Biologia, la Cristallografia non è ancora una disciplina di dominio pubblico. Senza dubbio,
grazie alla loro simmetria esterna e al
loro lucore, i cristalli hanno affascinato l’umanità da sempre; gli antichi
Greci e Romani ci hanno lasciato un
certo numero di prove in questo senso.
Tuttavia, fu solo nel ventesimo secolo
che la Cristallografia moderna iniziò a
fiorire, specificamente quando i raggi
X vennero individuati come sonda per
“vedere” la struttura interna della materia allo stato solido cristallino. Da allora, lo studio delle strutture cristalline
ha conosciuto un incessante sviluppo,
consentendo una conoscenza sempre
più profonda della disposizione degli
atomi allo stato solido. Il libro è stato
redatto da tre entusiasti membri della
Associazione Italiana di Cristallografia con il patrocinio dell’Associazione
stessa. Per testimoniare la trasversalità
della Cristallografia moderna, vengono
proposti al lettore numerosi esempi di
applicazioni che spaziano dalle industrie farmaceutiche, dei cementi, delle
vernici, allo studio e alla conservazione
dei beni culturali, alla chimica forense,
alle attività doganali.Simona Galli
Simona Galli (1974) ha conseguito
lnel 2001 il titolo di Dottore di Ricerca
Dal dicembre del 2005 è in forze presso
il Dipartimento di Scienza e Alta Tecnologia dell’Università dell’Insubria
come Ricercatrice, alternando ricerca,
nell’ambito della chimica strutturale, e
didattica. È coautrice di più di 90 pubblicazioni su riviste scientifiche internazionali, di un brevetto e di due capitoli
in altrettanti libri a tiratura internazionale dedicati alla diffrazione di raggi X
da polveri.
Massimo Moret, ha conseguito la
Laurea in Chimica nel 1987 e il titolo di
Dottore di Ricerca in Scienze Chimiche
nel 1991 presso l’Università Statale di
Milano. Dal 1991 al 1999 ha ricoperto
il ruolo di Ricercatore presso il Dipartimento di Chimica Strutturale e Stereochimica Inorganica dell’Università
Statale di Milano. Dal 1999 afferisce
al Dipartimento di Scienza dei Materiali dell’Università di Milano Bicocca
in qualità di Professore Associato. Si
occupa di chimica strutturale e di crescita di cristalli, in particolare di semiconduttori organici. È coautore di circa
160 pubblicazioni su riviste scientifiche
internazionali, di due brevetti e di due
capitoli in libri inerenti la crescita dei
cristalli e le microscopie a scansione di
sonda.
Pietro Roversi è nato nel 1968 a Novara da famiglia emiliana. Cresciuto tra
Carpi e Verona, ha studiato per una laurea e un per un Dottorato di Ricerca in
Scienze Chimiche (1987–1997) all’Università Statale di Milano. Durante il
Dottorato si è trasferito in Inghilterra,
prima a Cambridge (1995–2003) e poi a
Oxford, dove tuttora vive e lavora come
Biologo Strutturale presso il Dipartimento di Biochimica dell’Università.
FRANCESCA AMATO, MARTA CARLI,
ANDREA FRISON, MARCO MAGGIONI,
MAURIZIO MARINARO, GIANLUCA
POZZA, STEFANO POZZA, BIANCA
MARIA SCOTTON, AGNESE SONATO,
PETRA SPATARO
DNA, il codice della vita
PLaNCK!, CLEUP, Cooperativa Libraria Editrice Università di Padova,
2013
Com’è fatto il DNA? Chi l’ha studiato ieri e chi oggi? Quali sono le novità
nella ricerca? Come possiamo scoprire qualcosa in più utilizzando semplici materiali alla portata di tutti? Ne
“DNA, il codice della vita” si trovano
le risposte a tutte queste domande insieme a molte altre curiosità. Il DNA e
i protagonisti della storia della scienza
che hanno portato alla scoperta della
sua struttura sono alla portata dei più
piccoli, valorizzando anche quei contributi che talvolta vengono messi in secondo piano. Marie e Max, protagonisti
dell’avventura a fumetti, accompagnano i lettori alla scoperta della molecola
della vita, insieme a giochi, esperimenti, curiosità e approfondimenti sulla ricerca dei giorni nostri. “DNA, il codice
della vita” è il secondo numero della
rivista “PLaNCK! – Da piccolo farò lo
scienziato”, pubblicazione quadrimestrale edita dalla Cooperativa Libraria
Editrice Università di Padova (Cleup) e
curata dall’associazione di promozione
39
PREMIO NAZIONALE DI DIVULGAZIONE SCIENTIFICA 2014 - I FINALISTI | SCIENZE E RICERCHE • N. 2 • DICEMBRE 2014
sociale Accatagliato con il contributo
dell’Università degli Studi di Padova.
Agnese Sonato si è laureata in Scienza dei Materiali presso l’Università
degli Studi di Padova nel 2010, ha da
poco terminato il dottorato in Scienza e
Ingegneria dei Materiali e attualmente è
assegnista presso il laboratorio Elettra
del TASC-CNR di Basovizza (Trieste).
Marta Carli si è laureata in Fisica
presso l’Università degli Studi di Padova nel 2009, ha da poco terminato il dottorato in Scienza e Ingegneria dei Materiali e attualmente è assegnista presso
il Dipartimento di Fisica e Astronomia
a Padova.
Andrea Frison si è laureato in Scienze Sociologiche presso l’Università degli Studi di Padova nel 2007. Dal 2005
ha iniziato a svolgere la professione di
giornalista.
Gianluca Pozza si è laureato in
Scienza dei materiali presso l’Università
degli Studi di Padova nel 2011 e attualmente è dottorando in Scienza e Ingegneria dei Materiali a Padova.
Bianca Maria Scotton ha ottenuto
la laurea nel Master of Arts in Illustration and Animation (durata di un anno)
nel 2012 presso la Coventry University
(UK) dopo aver ottenuto la laurea magistrale in Teorie e Metodologie dell’Elearning e della Media Education della
Facoltà di Scienze della Formazione
presso l’Università degli Studi di Padova.
Stefano Pozza si è laureato in Matematica presso l’Università degli Studi di Padova nel 2011 e attualmente è
dottorando in Scienze Matematiche a
Padova.
Francesca Amato è italo-canadese,
madrelingua inglese e italiana. Nata da
padre italiano e madre canadese, dopo
aver trascorso l’infanzia in Italia si è
trasferita in Canada dove ha studiato
come assistente sociale.
Petra Spataro si è laureata in Scienze della Formazione Primaria presso
l’Università degli Studi di Padova nel
2013 con indirizzo scuola primaria e
con corso aggiuntivo per il sostegno di
alunni con diverso profilo di funzionamento.
Maurizio Marinaro si è laureato
in Scienze Storiche nel 2011 presso
40
l’Università degli Studi di Padova.
Marco Maggioni si è laureato in
Biotecnologie Farmaceutiche presso
l’Università degli Studi di Padova nel
2012.
di Bari. È stato in precedenza ricercatore all’Università di Torino, “Academic Staff Member” all’Università della
California (Santa Barbara) e Associato
Scientifico alla Divisione Teorica del
CERN (Ginevra) dove, in collaborazione con Gabriele Veneziano, ha formulato e sviluppato un modello di universo primordiale basato sulla teoria delle
stringhe.
MAURIZIO GASPERINI
Gravità, stringhe e particelle
Una escursione nell’ignoto
Springer -Verlag Italia, 2014
Nuove forze della Natura? Nuove
forme di energia oscura? Segnali da
epoche remote precedenti il Big Bang?
Lo spazio-tempo in cui viviamo non e’
unico? Solo uno studio approfondito e
congiunto delle moderne teorie della
gravità, delle stringhe e delle particelle potrebbe darci risposte a queste domande. Ma soprattutto potrebbe darci la
chiave di quello che probabilmente rappresenta uno dei più grandi ed affascinanti misteri della scienza attuale: oltre
al tempo e alle tre dimensioni dello spazio, esistono altre dimensioni nel nostro
Universo? In caso affermativo, quante
sono? Questo libro parla di fisica rivolgendosi a lettori che non hanno necessariamente una preparazione specifica in
questo campo, ma sono comunque interessati a scoprire la novità, l’originalità e le possibili strane implicazioni di
alcune sorprendenti idee utilizzate dalla
fisica moderna. È un libro divulgativo
di stampo non convenzionale perché si
focalizza non solo ciò che è già noto ma
anche -- e soprattutto -- su ciò che ancora è ignoto. Viene dedicato molto spazio a modelli e risultati teorici che sono
potenzialmente di importanza cruciale
per una comprensione più profonda della Natura, ma che restano attualmente
in attesa di una definitiva conferma (o
smentita) sperimentale.
Maurizio Gasperini è professore ordinario di Fisica Teorica all’Università
ALESSANDRO MARCONI
I buchi neri
Società editrice il Mulino, 2013
Nel nostro immaginario i buchi neri
sono spesso sinonimi di mistero e di distruzione; insigni fisici teorici li hanno
definiti come possibili ponti spazio temporali e così la fantascienza li ha spesso
rappresentati come passaggi verso irraggiungibili universi paralleli. Ma esistono veramente? Quali caratteristiche
hanno? Dopo un’introduzione generale,
questo libro intende presentare quello
che oggi sappiamo in uno dei campi
più avanzati della ricerca astrofisica: lo
studio dei buchi neri esistenti al centro
delle galassie. All’inizio viene descritto
il percorso storico con cui si è passati
dalle prime idee tardo settecentesche
sui buchi neri ai modelli fisici autoconsistenti resi possibili dalla teoria della
relatività di Einstein. In seguito si passa
a descrivere le scoperte astronomiche
relative ai buchi neri giganti che si trovano nei nuclei delle galassie: iniziando
con i nuclei galattici attivi, sorgenti che
sono la manifestazione della presenza
di un buco nero, per poi passare alla rivelazione diretta della presenza dei buchi nel nucleo della Via Lattea e della
galassie vicine. Infine viene descritto il
processo con cui si formano le galassie
ed il ruolo fondamentale che in esso
svolgono i buchi neri.
SCIENZE E RICERCHE • N. 2 DICEMBRE 2014 | PREMIO NAZIONALE DI DIVULGAZIONE SCIENTIFICA 2014 - I FINALISTI
Alessandro Marconi si è laureato in
Fisica nel 1993 presso l’Università di
Firenze. Ha ottenuto il titolo di Dottore
di Ricerca nel 1998 e la sua tesi di dottorato è stata premiata con il premio Livio Gratton nel 1999. Dal 1997 al 2006
è stato ricercatore presso l’Osservatorio
Astrofisico di Arcetri (INAF). Dal 2006
è professore associato presso il Dipartimento di Fisica e Astronomia dove
insegna Introduzione all’Astrofisica,
Cosmologia e Fisica delle Galassie. La
sua attività di ricerca è incentrata sullo studio dell’evoluzione cosmologica
delle galassie, dei buchi neri e dei nuclei
galattici attivi. Dal 2009 è rappresentante italiano allo Scientific and Technical
Committee dell’European Southern
Observatory e dal 2012 è presidente
dello stesso comitato. E’ autore di oltre
100 articoli su riviste internazionali con
referee e “Buchi neri” è la sua prima
opera divulgativa.
MAURIZIO COTTI PICCINELLI
Il fascino del Big Bang
La storia dell’universo attraverso
l’idea di ordine
Pubblicazione in proprio, 2014
Si tratta di un riassunto della storia
dell’universo. Lo scopo è quello di ricordare a chi è distratto che siamo la
prima generazione della storia, forse
anche di quella cosmica, ad averne conoscenza. Una storia assolutamente imperdibile, se è vero che noi ne siamo il
prodotto.
Maurizio Cotti Piccinelli, nato a Milano il 18 luglio 1948, è un puro dilettante, appassionato di Galileo e di scienza divulgativa. Formatosi negli anni
universitari con gli insegnamenti del
neopositivismo di Ludovico Geymonat,
è arrivato a concludere che il pensiero
analitico, portando agli estremi il rigore
razionale, è in realtà il più adatto a stabilire un corretto rapporto con la fede.
Precedenti scritti: “La filosofia della
felicità” “Da Galileo a Godel, i numeri
naturali e la riscoperta del paradosso”
al Consiglio Nazionale delle Ricerche
presso l’Istituto per i Processi ChimicoFisici. Nel 2003, venuto a conoscenza
del tema del Picco del petrolio, fonda,
insieme al professor Ugo Bardi, membro del Club di Roma, la sezione italiana di ASPO (Association for the Study
of Peak Oil & Gas) e comincia a dedicarsi sempre più intensamente al tema
dell’energia, della sostenibilità e della
crisi ecologica in atto. Dal 2010 è presidente di ASPO-Italia.
LUCA PARDI
Il paese degli elefanti
Miti e realtà sulle riserve italiane di
idrocarburi
Lu:Ce edizioni, 2014
Fra l’intervento di Prodi e quello del
ministro Guidi - dice l’autore - ho avuto
l’opportunità di intervenire nella trasmissione Ambiente-Italia di Rai 3 condotta da Giuseppe Rovera. In quell’occasione mi venne spontanea la battuta
che è la base del titolo di questo libro:
«dire che il nostro paese è ricco di idrocarburi è come dire che l’Italia è il paese
degli elefanti perché ce ne sono due allo
zoo di Pistoia e altri tre o quattro sparsi
per i circhi: non è così, è una frottola».
E allora è arrivato il momento di discutere in maggior dettaglio l’entità della
frottola indagando la consistenza delle riserve di gas e petrolio presenti nel
sottosuolo e metterle a confronto con
i consumi e con la produzione attuale.
Solo partendo da questi dati è infatti
possibile iniziare una corretta analisi
costi-benefici, senza dimenticare che
fra i costi sarà necessario mettere anche i costi legati al rischio ambientale e
quelli legati ai ritardi culturali e sociali
che l’indugiare nel paradigma dell’energia fossile comportano.
Luca Pardi (1957), laureato in Chimica all’Università di Firenze ha svolto
attività di ricerca di base nel campo della chimica-fisica dei materiali magnetici, con esperienze di lavoro in Francia,
dal 1993 al 1995, e negli Stati Uniti, dal
1995 al 1998. Rientrato in Italia, all’inizio degli anni 2000, viene assunto
DAVIDE CALONICO, RICCARDO OLDANI
Il tempo è atomico
Breve storia della misura del tempo,
Hoepli, 2013
Misurare il tempo è qualcosa di innato per l’uomo: il nostro stesso organismo funziona secondo cicli scanditi
dalla rotazione della Terra intorno al
Sole. Ma se un tempo bastavano i calendari a segnalare l’arrivo delle stagioni e a indicare quando iniziare i lavori
nei campi, oggi le cose sono cambiate:
i nostri ritmi sono scanditi da orologi atomici disseminati nei laboratori
di ricerca, nelle aziende e in decine di
satelliti artificiali in orbita costante sopra di noi. Da un lato, la loro funzione
è sincronizzare tutte le attività in corso
sul pianeta, dal trasporto dei passeggeri alle operazioni in borsa, dalla ricerca
scientifica alle trasmissioni tv e radio.
Dall’altro, la loro enorme precisione è
importante per rispondere alle domande
ancora aperte della fisica fondamentale
o per scrutare l’ignoto dell’universo con
i radiotelescopi. Le clessidre degli Egizi
avevano uno scarto di qualche minuto
ogni ora, gli orologi più precisi di oggi
perdono un secondo ogni 4,5 miliardi
di anni. Perché l’uomo cerca una precisione sempre più ossessiva nella mi41
PREMIO NAZIONALE DI DIVULGAZIONE SCIENTIFICA 2014 - I FINALISTI | SCIENZE E RICERCHE • N. 2 • DICEMBRE 2014
surazione del tempo? Come è possibile
trovare nell’atomo questa precisione e
trasferirla alla scienza o alla vita di tutti
i giorni? Dal calendario Maya a quello
gregoriano, dal GPS agli orologi ottici, dal raffreddamento laser alla velocità del neutrino, il volume di Davide
Calonico e Riccardo Oldani risponde
a queste domande, ripercorrendo tutta
la storia della metrologia del tempo e
descrivendo sia le tecnologie sviluppate dall’uomo nel corso dei secoli in un
intenso rapporto con la fisica, sia le ricadute e i miglioramenti costantemente
generati sulla nostra vita.
Davide Calonico, fisico e dottore
di ricerca in Metrologia, è ricercatore
presso l’Istituto Nazionale di Ricerca
Metrologica (INRIM) di Torino, dove
sviluppa orologi atomici basati sul raffreddamento laser e si occupa di misure
di tempo e frequenza ad altissima precisione per la metrologia primaria e per
lo studio della fisica fondamentale. Ha
co-realizzato il primo orologio atomico
italiano, una fontana di cesio raffreddato a laser, contribuendo alla generazione del Tempo Atomico Internazionale;
lavora su un orologio ottico all’itterbio
per la ridefinizione dell’unità di tempo
e sulle tecniche innovative di sincronizzazione in fibra ottica. È docente presso
il Politecnico di Torino e rappresentante italiano per il tempo e la frequenza
nell’Associazione Europea di Metrologia.
Riccardo Oldani, giornalista, membro dell’associazione italiana dei giornalisti scientifici (Swit), ha iniziato a
occuparsi di divulgazione nel 1986 a
Torino. È stato caporedattore della rivista di natura e fotografia Oasis, prima
di trasferirsi nel 2000 a Milano, come
free-lance. Ha pubblicato centinaia di
articoli sulle più importanti riviste italiane di divulgazione scientifica: Quark,
Airone, Focus, Newton, La macchina
del Tempo, National Geographic Italia
e Geo, e ha scritto, sempre di scienza e
tecnologia, su Tuttoscienze de La Stampa, Vogue Italia, Panorama e sul sito focus.it. È anche giornalista enogastronomico ed esperto di energie rinnovabili
ed efficienza energetica.
42
PIERO MARTIN, ALESSANDRA VIOLA
L’era dell’atomo
Energia, medicine, nanotecnologie
Società editrice il Mulino, 2014
È quasi vuoto, ma è il mattone fondamentale della materia. Incute paura,
ma ogni giorno salva vite umane. È talmente piccolo che occorre metterne in
fila un milione per ottenere lo spessore
di questa pagina, eppure il suo nucleo
alimenta il Sole e con la fusione potrebbe garantirci per sempre energia sicura
e pulita. Come non essere affascinati
dall’atomo? Lo furono per primi – intuendone l’esistenza – i cosiddetti filosofi atomisti: Leucippo, Democrito ed
Epicuro. Dopo di loro fu la volta del
romano Tito Lucrezio Caro e in seguito degli alchimisti, mentre la Chiesa,
preoccupata per il meccanicismo che
la teoria portava con sé e che sembrava negare l’esistenza di Dio, la osteggiò
duramente per tutto il Medioevo. Fino
all’avvento del metodo sperimentale furono comunque secoli di ricerche vane:
fu grazie agli scienziati della fine del
Settecento che la scienza intraprese il
percorso che avrebbe portato alla moderna descrizione dell’atomo. Le tappe
fondamentali della teoria atomica moderna sono costellate di ardite ipotesi e
di loro confutazioni, in un avvincente
percorso che va dal modello ‘a panettone’ di Thomson fino a quello ‘a sistema
solare’ di Rutherford e poi a Bohr, mentre l’atomo si andava progressivamente
frazionando e svuotando. Furono decenni di entusiasmanti esperimenti, che
portarono prima alla scoperta dell’elettrone e poi del nucleo: un susseguirsi di
nuove teorie e avanzamenti tecnologici
che ha cambiato per sempre il nostro
modo di guardare a tutto ciò che ci circonda. Oggi sappiamo, per esempio, di
vivere immersi nella radiazione elettromagnetica: dalla luce del sole al forno a
micro-onde, dalle onde radio al wi-fi...
persino il colore del cielo e quello del
tramonto dipendono dalla radiazione
diffusa da atomi e molecole dell’atmosfera. Ma cos’è la radiazione elettromagnetica? Cosa la lega agli atomi? E in
che modo essa ha a che fare con la vita
che conduciamo ogni giorno? L’atomo
e le sue applicazioni riguardano una
grande varietà di ambiti e sono ormai
indispensabili per la nostra vita quotidiana: da quando ci svegliamo a quando andiamo a dormire, la fisica atomica
entra in gioco talmente tante volte da
passare ormai persino inosservata. Ne
beneficiano discipline lontanissime tra
loro: medicina, agricoltura, arte, archeologia, chimica, energia, solo per fare
qualche esempio.
Piero Martin è un fisico, professore
ordinario all’Università di Padova, Fellow dell’American Physical Society,
ricercatore del Consorzio RFX, didatta
e divulgatore della scienza. Esperto di
fusione termonucleare quale futura sorgente di energia, è stato responsabile
dell’esperimento RFX ed è oggi coordinatore della Task Force internazionale
“Medium Size Tokamak Campaign” del
consorzio europeo EUROfusion, cui afferiscono 300 ricercatori. È coordinatore del “RFP Implementing Agreement”
della International Energy Agency. È
autore di circa 110 pubblicazioni scientifiche, di articoli e lezioni divulgative e
ha tenuto relazioni e conferenze scientifiche nei principali congressi e centri di
ricerca internazionali sulla fusione.
Alessandra Viola è giornalista scientifica, scrittrice, blogger e produttrice
televisiva. Collabora con L’Espresso,
La Repubblica, Il Sole 24 Ore, RAI. È
dottore di ricerca in Scienze della Comunicazione (all’Università di Roma
La Sapienza) e in Scienze Agrarie e
Ambientali (all’Università di Firenze).
E’ autrice dei saggi di divulgazione
scientifica Verde brillante. Intelligenza
e sensibilità del mondo vegetale (Giunti 2013) e L’era dell’atomo (Il Mulino
2014). Insegna alla Luiss “Comunicazione di scienza e tecnologia dell’energia” e con P. Martin ha tenuto il laboratorio interattivo “Communicating
Science” presso il Collegio Internazionale dell’Università di Ca’ Foscari.
SCIENZE E RICERCHE • N. 2 DICEMBRE 2014 | PREMIO NAZIONALE DI DIVULGAZIONE SCIENTIFICA 2014 - I FINALISTI
GIORGIO LULLI
FABIO CHIARELLO
MONICA MARELLI, EMILIANO RICCI
L’esperimento più bello
L’interferenza di elettroni singoli e il
mistero della meccanica quantistica
Apogeo, 2013
L’officina del meccanico quantistico
Dal gatto di Schrödinger al Quantum
Computing
Apogeo Education, Maggioli Editore,
2014
La fisica di 007
I segreti della scienza al servizio di
sua maestà
Scienza Express edizioni, 2013
Nel 1927 Albert Einstein propose un
“esperimento mentale” per illustrare
uno degli aspetti più sorprendenti della fisica quantistica: la proprietà degli
elettroni, microscopici componenti
della materia, di comportarsi sia come
particelle (che possiamo immaginare
come piccolissime palline da tennis),
sia come onde (per esempio quelle
che si propagano sulla superficie d’acqua di uno stagno). Nel 1963 Richard
Feynman rielaborò in modo didattico
questo esperimento per utilizzarlo come
introduzione alla fisica quantistica, ma
avvertì che sarebbe rimasto una pura
astrazione, perché la sua realizzazione
pratica sarebbe stata impossibile. Nel
1974 tre ricercatori dell’Università di
Bologna e del CNR (Pier Giorgio Merli,
Gian Franco Missiroli e Giulio Pozzi)
riuscirono a realizzare “l’esperimento
impossibile” di Feynman e lo documentarono in un film. Secondo un sondaggio
del 2002 tra i lettori della rivista inglese
Physics World, l’interferenza di elettroni singoli risulta essere “l’esperimento
più bello” nella storia della fisica.
Giorgio Lulli è fisico e ricercatore
in scienza dei materiali presso la sede
di Bologna dell’Istituto per la Microelettronica e i Microsistemi (IMM) del
CNR. È stato amico di Pier Giorgio
Merli e allievo di quest’ultimo e di
Franco Missiroli, i due ricercatori che
nel 1974, assieme a Giulio Pozzi, realizzarono l’esperimento concettuale di
Einstein. Si è occupato negli ultimi anni
di vari progetti di divulgazione scientifica e didattica legati a questo esperimento, tra cui il sito web a esso dedicato
La fisica quantistica sembra sfidare
il nostro senso comune, proponendoci
una descrizione del mondo subatomico
in cui le regole di base che governano la
realtà vengono apparentemente sovvertite. Eppure dallo studio di questo mondo bizzarro e dei suoi rapporti con il
mondo macroscopico che ci è familiare
possono derivare risultati sorprendenti:
per esempio la realizzazione di circuiti
logici quantistici, primi componenti di
un “computer quantistico” capace di superare i vincoli, fisici e logici, che limitano le possibilità di calcolo dei computer tradizionali. L’autore, che per molti
anni ha svolto la propria attività di ricerca nella zona di confine tra mondo classico e mondo quantistico, ci conduce a
esplorare questo territorio affascinante,
illustrandoci le straordinarie possibilità
tecnologiche che ne potranno derivare
e nel contempo raccontando l’atmosfera
e la vita quotidiana in un laboratorio di
ricerca.
Fabio Chiarello, fisico e ricercatore
dell’Istituto di Fotonica e Nanotecnologie (IFN- CNR) di Roma, si occupa da
molti anni di dispositivi superconduttori, di Quantum Computing, di fenomeni quantistici macroscopici, di micro e
nano elettronica. Appassionato divulgatore e autore di giochi di società, ha provato ad unire queste passioni in giochi
didattici e divulgativi (come Quantum
Race, una corsa di auto quantistiche, o
Lab-on-a-Chip, una battaglia fra agenti
patogeni e sistema immunitario), presentati come laboratori ed esposizioni
in diversi eventi e festival scientifici.
Le missioni di Bond, James Bond,
sono un susseguirsi di velocità ed equilibrio, balistica e informatica, crittografia e anatomia. Si muove tra armi, veicoli, i trucchi delle Bond girl e i gadget
forniti da Q, che sfruttano di volta in
volta l’ultimo ritrovato della scienza e
della tecnica. E dietro a tutto c’è solo
tanta buona vecchia fisica. Un libro imperdibile per tutti quelli che hanno amato e amano James Bond. Per chi è stato
ragazzo e per chi lo è ancora.
Monica Marelli, laureata in fisica, ne
ha fatto l’argomento della sua scrittura.
E scrive, scrive, scrive, con rigorosa
leggerezza. Sugli scaffali delle librerie
trovate già La fisica del miao (Editoriale
Scienza), La fisica del tacco 12 (Rizzoli), La fisica del bau (Editoriale Scienza), La fisica delle ragazze (Editoriale
Scienza), Sex & the Physics (Rizzoli,
scritto con Emiliano Ricci).
Emiliano Ricci, laureato in Fisica
con orientamento astrofisico e dottore di ricerca in Telematica e Società
dell’Informazione presso l’Università
di Firenze, si occupa di progettazione
e redazione di siti web per la Regione
Toscana. Come giornalista scientifico,
collabora con diverse testate locali e
nazionali. Ha al suo attivo molte pubblicazioni divulgative, anche multimediali, di argomento astronomico e fisico, fra cui La fisica in casa, Osservare
il cielo, Atlante di fisica (Giunti) e Sex
and the Physics (Rizzoli, con Monica
Marelli).
43
PREMIO NAZIONALE DI DIVULGAZIONE SCIENTIFICA 2014 - I FINALISTI | SCIENZE E RICERCHE • N. 2 • DICEMBRE 2014
pubblicista, ha vinto il premio “Voltolino” in giornalismo scientifico e fa parte
dell’UGIS, Unione Giornalisti Italiani
Scientifici. E’ anche autrice di diversi
libri di divulgazione astronomica.
zione Ambiente (ARPA Sicilia), dove
lavora già dal 2001. Nel 2008 si dimette
da ARPA Sicilia per prendere servizio
come ricercatore al Consiglio Nazionale delle Ricerche, dove tuttora lavora.
Al suo attivo conta più di 50 pubblicazioni scientifiche.
GABRIELLA BERNARDI
La Galassia di Gaia
Edizioni La Ricotta, 2014
La missione Gaia dell’ESA (Agenzia
Spaziale Europea), realizzerà una mappa stellare completa delle posizioni e
delle velocità della sfera celeste. Sarà
superiore come numero di oggetti e precisione a quelle esistenti, avendo esteso
le tecniche sperimentate con successo
per la prima volta con il precedente satellite europeo Hipparcos. I dati raccolti
dal satellite rivoluzioneranno le conoscenze sull’origine e sull’evoluzione
della Via Lattea, sugli effetti della misteriosa materia oscura e sulla nascita
ed evoluzione di stelle e di pianeti extrasolari. Il testo divulgativo si rivolge
principalmente a ragazzi delle medie
inferiori e dei primi anni delle superiori,
e sfrutta l’ampio spettro delle ricadute
scientifiche di questo satellite per illustrare i temi principali della missione,
dall’astronomia all’astrometria, dall’astronautica alla cosmologia, per spiegare il funzionamento di Gaia, e le ragioni
per cui questo satellite rivoluzionerà le
nostre conoscenze in tutti questi campi.
Lo stile narrativo scelto per l’esposizione vede come protagonista una ragazzina, che porta lo stesso nome del
satellite, intenta a redigere una ricerca
scolastica sulla missione Gaia, presentando così la sua opera divulgativa con
un linguaggio adatto ai suoi compagni
di classe. L’indice dell’opera, dal quale
prende spunto il titolo del libro, gioca
sulle lettere che compongono il nome
del satellite ed è in grado di riassumere,
in un linguaggio adatto ad un pubblico
non specialistico i temi di interesse della missione. Il tutto è corredato da immagini, fotografie e grafici forniti anche
dall’Agenzia Spaziale Europea.
Gabriella Bernardi ha conseguito la
laurea in Fisica e il Master in Divulgazione Scientifica a Torino. Giornalista
44
PIETRO CALANDRA
La mela di Newton
Disquisizioni scientifiche da salotto
tra il semiserio e il filosofico
Vera Canam, 2014
“La mela di Newton” è un saggio divulgativo che si avvale di uno stile narrativo umoristico per avvicinare i lettori
alle tematiche di carattere scientifico. Si
prende spunto da episodi di vita quotidiana per mostrare che dietro ciascuno
di essi si celano vari fenomeni di fisica e di chimica i cui principi vengono,
con un tono brioso, esposti e meditati.
Si illustrano così le transizioni di stato, le proprietà colligative, i processi
di estrazione, le percolazioni statiche e
dinamiche, i principi metabolici, l’assorbimento e la diffusione della luce, le
varie forme di energia, i processi irreversibili e l’attrito, per un totale di quattordici paragrafi. Conclude l’opera un
commento sull’importanza della ricerca
e sulle difficoltà che attualmente sperimenta in Italia lasciando intravedere le
possibili soluzioni.
Pietro Calandra nasce a Palermo il
16/09/1975. A 22 anni si laurea cum
laude in chimica e vince varie borse di
studio per svolgere attività di ricerca
in Inghilterra (università di Oxford, di
Londra, di Exeter). Nel 2002, a 27 anni,
consegue il titolo di dottore di ricerca
in chimica e inizia l’attività di insegnamento all’Università di Palermo. Conduce le attività di ricerca e di docenza
sinergicamente con l’attività lavorativa
come chimico presso la direzione generale dell’Agenzia Regionale Prote-
CARLO BERNARDINI, SILVIA TAMBURINI
La probabilità fa al caso nostro
Le leggi del caso
Carocci editore, 2014
La certezza di ciò che avverrà è quasi sempre impossibile da garantire, ma
rimane pur sempre fra le nostre aspirazioni più grandi. Se infatti per gli eventi
naturali la casualità ha un significato
strettamente fenomenico, per gli eventi
sociali essa è fortemente determinata da
scelte illusorie, pregiudizi e aspettative
irrazionali. Cosa si può realisticamente
fare? Due eminenti fisici provano a rispondere a questo interrogativo.
Carlo Bernardini è professore emerito nel dipartimento di Fisica della Sapienza Università di Roma.
Silvia Tamburini ha insegnato Fisica negli istituti tecnici industriali e in un
liceo sperimentale.
GIOVANNI VITTORIO PALLOTTINO
La radioattività intorno a noi. Pregiudizi e realtà
edizioni Dedalo, 2014
SCIENZE E RICERCHE • N. 2 DICEMBRE 2014 | PREMIO NAZIONALE DI DIVULGAZIONE SCIENTIFICA 2014 - I FINALISTI
Quante persone sanno di essere radioattive, sia pur debolmente? E quanti
sanno che la radioattività è intorno a noi
da sempre, perché presente nel suolo,
nell’acqua e nell’aria oltre che in tutti
gli esseri viventi? Stiamo parlando di
un fenomeno fisico naturale, tuttora largamente sconosciuto ai più, che merita sicuramente attenzione, se non altro
per i preziosi impieghi delle radiazioni
nella medicina. Una conoscenza critica
della radioattività contribuisce inoltre
ad affrontare consapevolmente il controverso problema dell’energia nucleare. Questa agile guida alla radioattività
e alle sue applicazioni pratiche, tanto
numerose quanto poco note, esamina: la
radioattività naturale, le dosi a cui siamo soggetti, i criteri di radioprotezione,
gli impieghi delle radiazioni nella sanità, gli incidenti nucleari e le loro conseguenze, la questione delle scorie e altro
ancora.
Giovanni Vittorio Pallottino, ordinario di Elettronica all’Università «Sapienza» di Roma e autore di diversi libri
e di numerosi lavori scientifici, ha dedicato decenni di attività a ricerche sperimentali per la rivelazione delle onde
gravitazionali previste dalla teoria della
relatività generale. Da tempo la sua attenzione si è rivolta anche all’insegnamento della fisica nelle scuole, alla divulgazione della scienza e ai problemi
dell’energia e dell’ambiente.
strumenti matematici e le metodologie
informatiche che stanno alla base delle
diverse teorie e realizzazioni sono presentati con semplicità ed accuratezza,
ricorrendo ad analogie tratte dall’esperienza quotidiana. Con ricchezza di illustruzioni e grafici, il testo integra aspetti
tecnici, osservazioni filosofiche e riferimenti storici ai personaggi che hanno
contribuito all’evoluzione dell’informatica musicale nel corso dell’ultimo
mezzo secolo. Uno strumento indispensabile agli studenti dei Conservatori
di Musica e dei Licei Musicali per la
completezza delle tematiche trattate. La
traccia di un percorso didattico per i docenti di musica elettronica.
Leonello Tarabella, informatico e
musicista, è stato allievo di Pietro Grossi (pioniere dell’informatica musicale
in Italia) presso il CNUCE/C.N.R. di
Pisa e si è specializzato sulla tecnologia della computer music all’EMS-MIT
di Boston ed al CCRMA della Stanford
University. Docente di informatica
musicale al- l’Università di Pisa, nella sua attività di ricerca che conduce
presso l’Istituto di Scienza e Tecnologie dell’Informazione dell’Area della
Ricerca C.N.R. di Pisa, ha sviluppato
linguaggi per la composizione musicale
algoritmica e sistemi di riconoscimento
gestuale real-time con i quali compone
ed esegue in live per- formance la sua
musica elettro-acustica.
LEONELLO TARABELLA
FAUSTO CARRATÙ
Musica informatica
Filosofia, storia e tecnologia della
Computer Music
Apogeo Education, Maggioli Editore,
2014
Non ci posso credere
L’immaterialismo scientifico della
fisica del Novecento
Pubblicato in proprio, 2013
Questo volume è una guida approfondita allo studio dell’informatica
musicale dove i princìpi di acustica, gli
della fisica teorica del Novecento. Acquista una dozzina di libri di noti fisici,
riorganizza le idee, avverte la necessità
di comunicare a tutti gli inimmaginabili risultati delle teorie di un secolo che
ha sconvolto il quadro delle tradizionali
convinzioni scientifiche, anche di quelle ancora oggi credute rivoluzionarie,
sforando inesorabilmente nel metascientifico. Col Novecento scendono
dal trono millenario il fondamentale
principio di non contraddizione e la
relazione causa-effetto ereditati dalla
grande Grecia, escono di scena certezza ed inoppugnabilità che hanno sempre contraddistinto la scienza, escono
di scena tempo e spazio assoluti, con la
disgregante relativizzazione di entrambi, esce di scena quella materia che ha
sostanziato di sé la più dilagante ideologia del secolo, esce di scena l’universo
come entità unica ed immutabile, esce
di scena il predominio della geometria
euclidea e dello spazio piano tradizionalmente concepito, esce di scena l’etere che riempiva l’universo, escono di
scena la fede estrema nello sperimentalismo e la plurisecolare diffidenza verso
la capacità deduttiva della mente, esce
di scena ogni presunzione di obiettività
ed ogni autonomia tra osservatore ed
osservato, tra uomo e natura, tra scienziato e fenomeno, esce infine di scena
quel vuoto che con la impossibilità ontologica del nulla aveva vissuto la geniale anticipazione parmenidea.
Fausto Carratù, ingegnere romano,
oltre ad articoli attinenti alla lunga militanza nell’industria, citati in tesi di laurea, ha pubblicato un libro di poesie (“I
frutti dell’eclisse”) per il quale conserva
i commenti di F. Fellini e di G. Bufalino. Occupandosi di storia romana, ha
scoperto la probabile ragione per la quale i tardi romani fissarono nel 753 a.C.
la fondazione di Roma. Ha scoperto e
reso pubblico l’interessante storia di un
lascito di un ebreo romano, prima della
deportazione nei campi della vergogna.
Ha fondato “Popolo Sovrano”, la prima
e-associazione, interamente telematica,
di cultura politica.
Un ingegnere riceve in dono un libro
scritto da un docente statunitense di fisica matematica. Lo sfoglia, lo legge,
lo rilegge, scopre di quasi nulla sapere
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PREMIO NAZIONALE DI DIVULGAZIONE SCIENTIFICA 2014 - I FINALISTI | SCIENZE E RICERCHE • N. 2 • DICEMBRE 2014
di Higgs. Nato e cresciuto a Torino, ha
conseguito il dottorato in fisica a Milano. Dal 2005 vive e lavora a cavallo tra
la Francia e la Svizzera. Ha una moglie
che scrive molto meglio di lui, una figlia
bilingue e curiosa che mangia pastasciutta per contorno e non disdegna le
lumache e un cane anziano che sembra,
a tratti, interessarsi alla fisica.
STEFANO OSSICINI
MARCO DELMASTRO
Non ho nulla da rimproverarmi
Stoccolma e dintorni 1911
Scienza Express edizioni, 2013
Particelle familiari
Le avventure della fisica e del bosone
di Higgs, con Pulce al seguito
Editori Laterza, 2014
Marie Curie è protagonista, quasi
mitica, della fisica e della chimica del
Ventesimo Secolo, unico scienziato a
conseguire il Nobel in due discipline
diverse. La sua vicenda scientifica è
piena di vita e diventa in modo naturale
una messa in scena che parla di passioni umane e scientifiche, di famiglia e di
ricerca, di sentimenti e di potere. Una
storia che esce dal tempo e rappresenta
in sé mille vicende umane. Una storia
per gli studenti delle scuole superiori e
dell’università, gli appassionati di teatro, gli insegnanti e i ricercatori. Per
chi crede che le due culture possano incontrarsi. Marie Curie (Varsavia 1867
- Passy 1934) fu insignita nel 1903 del
Premio Nobel per la fisica, insieme al
marito Pierre Curie e ad Antoine Henri
Becquerel per i loro studi sulle radiazioni, e nel 1911 del Premio Nobel per la
chimica per la sua scoperta del radio e
del polonio.
Stefano Ossicini è Ordinario di Fisica Sperimentale all’Università di Modena e Reggio Emilia, ricercatore all’Istituto nanoscienze del Cnr di Modena
e dirige il Centro Interdipartimentale
«EN&TECH» su risparmio energetico e
energie rinnovabili. È autore (con L. Pavesi e F. Priolo) del libro Light Emitting
Silicon for Microphotonics, Springer
Verlag, Berlin 2003 e (con V.N. Borisenko) del volume What is What in the
Nanoworld, Wiley-VCH, Weinheim
2004 e 2008. È autore anche della commedia Non ho nulla da rimproverarmi:
1911 Stoccolma e dintorni sulla figura
di Marie Curie, rappresentata molte volte, fra l’altro al Festival della Scienza di
Genova 2011.
46
Papà, che cosa fai di lavoro?» è la
domanda che ogni genitore si aspetta
da una bambina dell’età dell’asilo, in
esplorazione curiosa di tutto quello che
la circonda. Le cose si complicano se
il mestiere di papà è ‘fisico delle particelle’, perché spiegare la professione di
scienziato che studia i componenti fondamentali dell’universo non è affatto
semplice, tantomeno a una bambina di
cinque anni. Il libro esplora quello che
la fisica capisce del funzionamento microscopico dell’universo; come questa
conoscenza sia stata costruita nel tempo
dalla comunità scientifica; e quali siano i punti ancora oscuri sui quali i fisici
delle particelle di oggi cercano di gettare luce. Si scende sottoterra a visitare
il celeberrimo acceleratore di particelle
LHC del CERN di Ginevra e i grandi
rivelatori che misurano giorno e notte
le proprietà delle particelle elementari.
Si beve caffè sui tavolini del ristorante
del laboratorio, osservando scienziati
provenienti da tutto il mondo collaborare al più vasto esperimento scientifico
della storia. Ci si infila finalmente nella
gremitissima sala conferenze, per assistere in prima fila all’annuncio della
scoperta del bosone di Higgs. È però
con i mattoncini e le biglie della figlia
che le ricerche e le scoperte si svelano
acquistando senso, e diventano accessibili a tutti. Anche a una bambina di
cinque anni.
Marco Delmastro è un fisico delle
particelle che lavora all’esperimento
ATLAS al CERN di Ginevra. Fa parte del team che nel luglio 2012 ha annunciato la scoperta di una nuova particella che assomiglia molto al bosone
FEDERICO TADDIA INTERVISTA VALERIO ROSSI ALBERTINI
Perché il touchscreen non soffre il
solletico?
E tante altre domande sulle nuove
tecnologie
Illustrazioni: AntonGionata Ferrari
Editoriale Scienza, 2014
Questo libro lo puoi leggere dall’inizio alla fine. Oppure dalla fine all’inizio. Tutto d’un fiato, o a pezzettini.
Se ti va, puoi aprire il libro a caso e da
quella pagina iniziare il tuo viaggio nel
fantastico mondo delle nuovetecnologie. Puoi saltellare tra le domande che
più ti incuriosiscono, approfondire gli
argomenti che preferisci o gironzolare
da una domanda all’altra… E se alla
fine anche tu hai un quesito da porre alle
nostre Teste Toste, leggi a p. 93 come
mandarci la tua domanda: la pubblicheremo sul nostro sito!
Valerio Rossi Albertini è un fisico
nucleare, primo ricercatore al Consiglio
nazionale delle ricerche, professore incaricato di chimica e fisica dei materiali
all’università La Sapienza di Roma e responsabile del laboratorio di spettroscopia di raggi X dell’Area di ricerca di
Tor Vergata del Cnr. È autore di oltre
130 pubblicazioni di fisica, chimica e
scienza dei materiali. Nel 2010 è stato
incluso nel Who’s Who in the World,
prontuario delle personalità più rappresentative nei rispettivi campi di attività.
Svolge attività di divulgazione in vari
SCIENZE E RICERCHE • N. 2 DICEMBRE 2014 | PREMIO NAZIONALE DI DIVULGAZIONE SCIENTIFICA 2014 - I FINALISTI
programmi delle reti nazionali ed è consulente scientifico della trasmissione
Unomattina Verde (Rai1).
Federico Taddia, giornalista, scrittore
e autore televisivo, conduce L’altra Europa su Radio24, Nautilus su Rai Scuola e Big Bang su DeaKids. Collabora ai
testi di Fiorello e al programma Ballarò,
scrive per Topolino, La Stampa e Style
Piccoli. Ha vinto Premio Alberto Manzi
per la comunicazione educativa e, con
Teste Toste, il Premio Andersen per la
miglior collana di divulgazione scientifica per ragazzi.
AntonGionata Ferrari, illustratore,
disegna da sempre con il desiderio di
far sorridere i suoi lettori. I piccoli Alvise e Sofia dicono che è abbastanza
bravo, anche se esce un po’ troppo dai
contorni con il colore.
sperimentata da bambino - catturare pericolosissimi ranci felloni, dissezionare
la carcassa di una tartaruga di mare in
veranda - contribuisce alla costruzione
di una geografia interiore fatta di sentieri, luoghi preferiti e segreti: degli erbosi
o boscosi «paesi delle meraviglie». E
quando la scoperta della natura è fatta
cosí precocemente, essa può arrivare a
connotarsi come un vero e proprio innamoramento. Piero Calamandrei narra
che i suoi erbari, frutto di emozionanti
raccolte adolescenziali, sono conservati
in fondo a un armadio insieme alle lettere d’amore, quelle che non si aprono
piú. Con una sostanziale differenza: se
gli amori giovanili e i baci rubati non
torneranno, la natura ha la capacità forse unica di restituire per tutta la vita lo
sguardo curioso e incantato della prima
volta. Matteo Sturani ha raccolto alcune
tra le piú belle pagine della letteratura
mondiale in cui scienza e poesia parlano
la stessa lingua.
Matteo Sturani, naturalista di terza
generazione, insegna scienze in un liceo
di Torino. Attualmente svolge un dottorato all’Università Statale di Milano
in Ricerca sulla didattica delle scienze
nella scuola superiore.
personaggi che si incontrano in questa
rapida rassegna non sono noti esclusivamente per il pensiero che Chiappi ha
riportato, pertanto questo libretto non
è pensato come una enciclopedia del
pensiero umano. Si incontrano filosofi
ma non è una storia della filosofia, si incontrano scienziati ma non è una storia
della scienza, né delle tecnologie. Il filo
logico che accomuna questi personaggi
è l’aver generato idee utili per la identificazione e la soluzione di problemi.
Roberto Chiappi (1945) si è laureato
in ingegneria elettronica al Politecnico
di Milano (1971) e dopo il corso Allievi ufficiali dell’Accademia Navale
di Livorno, ha prestato servizio a Roma
presso l’ufficio statistica, meccanografia e ricerca operativa dello Stato Maggiore della Marina Militare. Dopo il
master della Scuola Superiore Enrico
Mattei è entrato nel gruppo E.N.I. dove
ha lavorato per circa 30 anni, nei settori dell’analisi degli investimenti, ricerca operativa, pianificazione strategica,
formazione e project planning. Attualmente si occupa di ricerca e formazione
relativamente alle tecniche di project
management, problem solving e decision making.
ROBERTO CHIAPPI
VINCENZO VILLANI, LUCIANO D’ALESSIO, GAETANO GIAMMARINO
MATTEO STURANI (A CURA)
Pietre, piume e insetti
L’arte di raccontare la natura
Einaudi, 2013
“Osservare la natura è un’arte? Forse sí. Di certo richiede tempo, e molta
dedizione. Occorre una guida esperta
che ci permetta di distinguere alberi,
rocce e animali, ma soprattutto che ci
racconti le loro storie: dalla caccia a
insetti rari che sembrano gemme volanti all’incontro inatteso con un geco
sul muro di casa, dalle spese e imprese folli degli appassionati di farfalle
alle tragicomiche disavventure dei piú
grandi naturalisti. Vladimir Nabokov
scrive: «Ho scoperto in natura i piaceri
non utilitaristici che cercavo nell’arte.
Erano entrambe una forma di magia,
entrambe un gioco intricato di sortilegio e illusione». E la scoperta della natura come gioco è proprio uno dei fili
che legano i testi di quest’antologia.
L’esplorazione temeraria e trasgressiva
Problem Solving: 102 nomi per 102
idee
Frammenti d’autore
Matematicamente.it, 2014
Problem solving è un termine moderno che indica una tecnica antica quanto
l’uomo, una delle attività principali del
pensiero. Queste 102 schede che l’autore ha scelto di inserire in questo percorso vogliono essere delle riflessioni
sui principali snodi del pensiero umano,
sulle idee che hanno cambiato il corso
del pensiero e della vita dell’uomo. I
Verità e bellezza
La Chimica nell’Immagine
Aracne editrice, 2014
Il volume nasce dalla convinzione
che la scienza è davanti gli occhi di tutti ma difficile da vedere. Naturalmente
la Chimica è intorno alle persone sia in
modo grandioso sia umile, ma tutti sono
così assuefatti alle sue manifestazioni
che si rischia di non farci più caso, di
non provare più curiosità e meraviglia.
L’obiettivo del volume è risvegliare
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PREMIO NAZIONALE DI DIVULGAZIONE SCIENTIFICA 2014 - I FINALISTI | SCIENZE E RICERCHE • N. 2 • DICEMBRE 2014
questa curiosità.
Vincenzo Villani è ricercatore e docente di Scienza e Tecnologia dei Materiali polimerici presso l’Università degli
Studi della Basilicata. È autore di oltre
70 pubblicazioni scientifiche e altrettante comunicazioni a convegni. La sua
attività di ricerca si concentra sui biopolimeri e sui polimeri di sintesi.
Luciano D’Alessio ha conseguito
con lode la laurea in Chimica presso la
Sapienza, Università di Roma. Attualmente è professore associato di Chimica fisica nell’Università degli Studi
della Basilicata.
Gaetano Giammarino è laureato e
dottorato in Scienze chimiche presso
l’Università degli Studi della Basilicata, dove ha anche insegnato per alcuni
anni. Collabora con l’Università degli
Studi della Basilicata con ricerche nel
ramo della chimica industriale.
48
2. SCIENZE BIOLOGICHE
E DELLA SALUTE
GIULIO PAGNACCO, PAOLA CREPALDI,
BIANCA CASTIGLIONI, LETIZIA NICOLOSO, STEFANIA CHESSA
A scuola di genomica. Alla scoperta
del DNA e delle potenzialità della genetica molecolare
L’allevatore Magazine, 2013-2014
Nel campo delle Scienze agrarie e
veterinarie un importante finanziamento del MiPAAF ha consentito al nostro
Paese di applicare nuove tecniche di
analisi nel settore del miglioramento
genetico colmando un gap culturale e
tecnologico che escludeva l’Italia dal
dialogo a livello internazionale. Questo
è ciò che si è verificato e si sta verificando tutt’oggi grazie ai due progetti
dal titolo “Ricerca e innovazione nelle
attività di miglioramento genetico animale mediante tecniche di genetica molecolare per la competitività del sistema
zootecnico nazionale”, che hanno messo insieme ricercatori, Associazioni allevatori e Istituzioni in grado di ottenere
prodotti di altissimo impatto scientifico
internazionale e trasferibili al mondo
economico-produttivo. I testi hanno la
struttura di un articolo principale seguito e affiancato da approfondimenti destinati ai lettori più curiosi. Ogni scheda
è corredata da immagini e illustrazioni
per rendere meglio comprensibile l’argomento trattato. Le prime 10 schede
(qui allegate) sono state pensate come
un percorso formativo, pertanto le prime 2 presentano argomenti di genetica
di base, le schede dalla 3 alla 6 introducono concetti statistici indispensabili
per la comprensione delle più moderne
metodologie di selezione genetica degli
animali in produzione zootecnica (schede 9 e 10), dando anche un’idea dei pro-
gressi della tecnica che hanno consentito tali innovazioni (sequenziamento di
interi genomi e scoperta di milioni di
marcatori molecolari) e delle loro possibilità applicative (schede 7 e 8). Le
schede 11 e 12 conterranno invece una
sintesi dei principali risultati ottenuti da
tutti gli altri gruppi di ricerca coinvolti
nel progetto derivate dalle applicazioni
delle innovazioni e dalle metodologie di
analisi raccontate in queste schede.
Giulio Pagnacco è ordinario di Genetica Animale presso l’Università degli Studi di Milano e si è occupato di
problemi di selezione e conservazione
delle razze domestiche di bovini suini,
ovini, caprini e cavalli. Analisi di dati
quantitativi, elaborazione di indici e
parametri genetici delle popolazioni
animali costituiscono il suo background
culturale che si innesta sui più recenti approcci genomici di selezione. Ha
sempre curato con passione e successo
la parte didattica e divulgativa della sua
professione.
Paola Crepaldi è professore associato di Miglioramento genetico e zootecnica, presso l’Università degli Studi di
Milano. Si occupa di genetica e genomica applicata allo studio delle risorse
genetiche animali di interesse zootecnico per la valorizzazione delle popolazioni autoctone e delle produzionidi
qualità. Attualmente coordina il consorzio italiano per lo studio del genoma
delle razze caprine allevate in Italia.
Bianca Castiglioni, ricercatrice per
l’Istituto di Biologia e Biotecnologia
Agraria del Consiglio Nazionale delle
Ricerche, è autrice/co-autrice di numerose pubblicazioni su riviste nazionali e
internazionali. La sua attività di ricerca
riguarda l’analisi del genoma animale e
di fenotipi di significato economico, lo
sviluppo di metodi molecolari per il riconoscimento di geni e marcatori per la
qualità del latte e della carne, per la sicurezza alimentare e la sanità animale e
l’utilizzo di strumenti diagnostici basati
sull’uso di DNA chip.
Letizia Nicoloso, assegnista di ricerca per il Dipartimento di Scienze
Veterinarie e Sanità pubblica dell’Università degli Studi di Milano, è autrice/
co-autrice di numerose pubblicazioni
su riviste nazionali e internazionali. La
SCIENZE E RICERCHE • N. 2 DICEMBRE 2014 | PREMIO NAZIONALE DI DIVULGAZIONE SCIENTIFICA 2014 - I FINALISTI
sua attività di ricerca riguarda l’analisi
della diversità genetica delle risorse zootecniche, l’identificazione di marcatori
molecolari per la tracciabilità dei prodotti di origine animale, l’identificazione di geni utili per lo studio di caratteri
legati alle produzioni zootecniche e a
caratteristiche utili.
Stefania Chessa, ricercatrice per
l’Istituto di Biologia e Biotecnologia
Agraria del Consiglio Nazionale delle
Ricerche, è autrice/co-autrice di numerose pubblicazioni su riviste nazionali e
internazionali. La sua attività di ricerca
riguarda principalmente l’analisi genetica molecolare e quantitativa applicata
alla zootecnia, l’analisi di diversità genetica nelle popolazioni zootecniche
anche mediante l’impiego di strumenti
d’indagine genomica, statistica applicata allo studio di associazione genotipo-fenotipo mediante l’utilizzo di diversi software.
GIOVANNI MAGA
AIDS: la verità negata
Come l’HIV causa l’AIDS e perché
dall’AIDS si potrà guarire
Il Pensiero Scientifico Editore, 2014
Questo libro si rivolge a chi, legittimamente, si pone la domanda se davvero l’AIDS sia causato da HIV e vuole
delle risposte. Malgrado inoppugnabili
evidenze cliniche abbiano ormai provato la responsabilità di HIV per la morte
di oltre venti milioni di persone solo negli ultimi dieci anni, ancora oggi esiste
una corrente di opinione, tutt’altro che
secondaria e sempre vitale, che afferma
che l’AIDS non esiste e che HIV è un
innocuo parassita. Non bisogna sottovalutare l’impatto che queste idee possono avere su un uditorio non informato,
inclusi coloro che hanno responsabilità
di governo o decidono delle politiche di
salute pubblica.
Giovanni Maga è professore a contratto di Biologia Molecolare presso
l’Università degli Studi di Pavia, dove
tiene il corso di Virologia Molecolare
per gli studenti di Scienze Biologiche.
Ha tenuto numerosi seminari presso
Istituzioni scientifiche italiane ed estere. Lavora presso l’Istituto di Genetica
Molecolare del CNR.
FRANCESCA CIRULLI (A CURA)
Animali terapeuti
Manuale introduttivo al mondo della
pet therapy
Carocci editore, 2013
L’animale, con la sua capacità di comunicare e stabilire un legame con l’uomo, ha le potenzialità per essere un vero
e proprio supporto emozionale. L’interazione con i pets (animali da compagnia) è sempre più utilizzata in interventi svolti in contesti tanto terapeutici
che educativi e ludici. Nonostante il
crescente interesse per questi approcci innovativi a valenza terapeutica, il
campo degli Interventi Assistiti con gli
Animali, comunemente noti come Pet
therapy, manca di una teoria unitaria,
ampiamente accettata ed empiricamente supportata per spiegare come e perché la relazione con un animale possa
agire positivamente sulla nostra salute.
Questo manuale rappresenta un primo
tentativo di raccogliere quanto di più
avanzato ci sia al momento nel settore,
testimoniando lo sforzo messo in atto da
parte di tutte le figure che partecipano
di concerto in questi interventi (tra cui
elenchiamo i veterinari, gli etologi, gli
educatori, gli psicologi, i medici) per
standardizzare terminologie e metodologie. Ci auguriamo che questa lettura
risulti stimolante per gli amanti degli
animali e utile per coloro che lavorano
in questo campo, fornendo protocolli e
spunti di lavoro. Abbiamo anche la speranza che questo manuale possa avvicinare al mondo animale e alle sue potenzialità tutti coloro che sono interessati
ad approcci innovativi per la promozione della salute umana.
Francesca Cirulli, è nata a Roma il
15 gennaio 1965. E’ primo ricercatore presso il Reparto di Neuroscienze
comportamentali, dell’Istituto Superiore di Sanità. Si è laureata con lode in
Scienze Biologiche presso l’Università
“La Sapienza” perfezionandosi come
Dottore (PhD) in Neurobiologia presso
la Stanford University. E’ Membro del
Consiglio dei Docenti del Programma
di Dottorato in Biologia (già Etologia
ed Ecologia Animale) dell’Università
di Firenze. Svolge ricerche su temi di
psicobiologia e si occupa di attività e terapie assistite con gli animali, con particolare riguardo alla redazione di Linee
guida e alla formazione degli operatori
in collaborazione con il Centro di Referenza Nazionale per gli IAA.
CORRADO BATTISTI, MICHELA CONIGLIARO, GIANLUCA POETA, CORRADO
TEOFILI
Biodiversità, disturbi, minacce
Dall’ecologia di base alla gestione e
conservazione degli ecosistemi
FORUM Editrice Universitaria Udinese, 2013
Primo testo nel panorama editoriale italiano ad occuparsi della threat
analysis (‘analisi delle minacce’), disciplina ambientale sviluppatasi negli
ultimi anni a livello internazionale nel
settore della conservazione della natura
e della gestione territoriale ambientale.
Specialisti e ricercatori, secondo ottiche e prospettive differenti, affrontano
i temi attuali dell’ecologia del disturbo,
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PREMIO NAZIONALE DI DIVULGAZIONE SCIENTIFICA 2014 - I FINALISTI | SCIENZE E RICERCHE • N. 2 • DICEMBRE 2014
approfondiscono l’analisi delle minacce
alla diversità biologica e offrono una
panoramica delle più recenti strategie di
conservazione della biodiversità. Il volume rappresenta quindi uno strumento fondamentale per tutti coloro che,
operando nel settore ambientale, devono individuare e comparare le criticità
territoriali per promuovere interventi di
miglioramento del bene comune rappresentato dalla natura.
Corrado Battisti è docente di Ecologia Applicata e Gestione degli Ecosistemi presso l’Università di Roma Tre.
Si occupa di strategie di gestione e pianificazione ambientale. È autore di oltre
130 pubblicazioni tecnico-scientifiche,
tra cui più di 50 su riviste internazionali.
Michela Conigliaro, dottoressa in
scienze biologiche, si è formata nel
settore della conservazione e gestione
degli ecosistemi. Attualmente collabora
con la FAO, alle attività del gruppo di
lavoro sulle Foreste Urbane e Periurbane di Silva Mediterranea.
Gianluca Poeta, laureando in Biodiversità e Gestione degli Ecosistemi,
ha approfondito nel dettaglio il settore
dell’analisi delle minacce.
Corrado Teofili, formatore del
WWF Internazionale, si è occupato di
educazione ambientale, divulgazione
naturalistica e scientifica e piani d’azione per specie animali. Collabora con la
Federparchi (Federazione Italiana Parchi e Riserve Naturali).
della scienza. Si può scoprire che la versione della biologia è entusiasmante, se
proposta con la stessa vitalità di pensiero che anima la disciplina e se ci poniamo vicino alla “vita vera”. Esperienze
e riflessioni ci avvicinano a quelle che
la biologia moderna identifica come
caratteristiche distintive dei viventi, il
tutto arricchito da testimonianze degli
studenti e da brevi spunti filosofici e
letterari. Il testo è rivolto a insegnanti,
studenti, lettori curiosi che vogliono approfondire la versione della vita offerta
dalla biologia.
Elisabetta Falchetti collabora con il
Museo Civico di Zoologia ed è project
manager in progetti europei di diffusione della cultura scientifica. Specializzata in zoologia, è stata la responsabile
della Sezione Educativa del Museo e ha
insegnato Didattica della Biologia presso l’Università di Roma tre.
Flaminia Tranchida, dottore di ricerca in Pedagogia e Scienze dell’Educazione, collabora con musei, università, istituti di ricerca e associazioni
culturali, nel campo dell’educazione
scientifica e ambientale. È autrice di
libri, manuali, fascicoli e giochi didattici e CD multimediali diretti a facilitare
l’apprendimento scientifico.
eticamente fondato che deve precedere
e orientare le decisioni prescrittive; si
offre quindi come strumento di educazione alla “forma mentis” e alla maturazione riflessiva di chi si dedica alla cura
delle persone sofferenti.
Giacomo Delvecchio, medico al dipartimento PAC NOCE Ricoveri della
ASL di Bergamo, con interessi in medical education, metodologia clinica,
bioetica. Consigliere, già segretario
nazionale della Società Italiana di Pedagogia Medica. Ha ricoperto incarichi di
docenza presso corsi universitari di patologia generale, bioetica, antropologia,
storia della medicina.
Luciano Vettore, professore universitario, ha insegnato Ematologia, Farmacologia clinica, Semeiotica medica e
Medicina interna. Già Presidente della
Società Italiana di Pedagogia Medica e
della Conferenza Permanente dei Presidenti dei Corsi di Laurea in Medicina,
si è dedicato e si dedica tuttora alla formazione degli operatori e dei formatori
nelle Scienze della Salute.
LUCIANO PECCARISI
Dialogo tra il cervello e il suo Io.
Riflessione su se stesso
Aracne editrice, 2013
GIACOMO DELVECCHIO, LUCIANO
VETTORE
Decidere in terapia
Dialogo sul Metodo nella Cura
Liberodiscrivere edizioni, 2013
ELISABETTA FALCHETTI, FLAMINIA
TRANCHIDA
Capire i viventi
La biologia spiegata in laboratorio, al
museo e sul campo
Scienza Express edizioni, 2014
Questo libro è un invito a parlare di
vita con i linguaggi, le idee e i metodi
50
Questo libro non è un testo di terapia,
bensì di metodologia della cura, scritto sotto forma di dialogo tra un clinico pratico e un clinico metodologo. Si
propone di fornire ai lettori – siano essi
studenti o già operatori nelle Scienze
della Salute – una guida a quel ragionamento metodologicamente corretto ed
Innumerevoli sono i testi di neuroscienze, di psicologia e filosofia che
spiegano come funziona la mente. Lo
sforzo degli autori è sempre lo stesso,
cercare di far capire come stanno le
cose ad un pubblico affamato di conoscenza, ma non preparato abbastanza da
appassionarsi a questo genere di letture.
Benché medico e neurologo, ho trovato
la scrittura di molti di questi testi ancora
“troppo difficile”. La pretesa di questo
libro è invece quella di essere più chiaro e quindi accessibile a tutti. Agile ed
elementare, per quanto l’argomento sia
SCIENZE E RICERCHE • N. 2 DICEMBRE 2014 | PREMIO NAZIONALE DI DIVULGAZIONE SCIENTIFICA 2014 - I FINALISTI
ostico, ma scientificamente puntuale su
certe bizzarre malattie del cervello e
della mente.
Luciano Peccarisi è medico-chirurgo e specialista in Neurologia. Vive e
lavora ad Ostuni (Br). Si interessa di
coscienza e del rapporto mente-cervello. E’ autore dei libri: Il miraggio di
“conosci te stesso”. Coscienza, linguaggio e libero arbitrio, edito da Armando,
Roma, 2008 e Dialogo tra il cervello e
il suo Io, Aracne, 2014. Cura sul sito
riflessioni.it la rubrica riflessioni sulla
Mente.
ROMUALDO CAPUTO, ITALO GIUDICIANNI
È buono per condire? e altre storie di
alimentazione...
Casa Editrice Idelson Gnocchi, 2014
È buono per condire? vuole descrivere una sorta di passeggiata virtuale
attraverso il mondo complesso dell’alimentazione, con una particolare attenzione a quella “zona grigia” ma così importante che è rappresentata dai grassi
eduli: burro, oli di oliva e di semi, margarine, strutto, solo per citare i più comuni. Il sentiero più battuto nella nostra
passeggiata si snoda com’è ovvio attraverso il settore dell’olio di oliva – in
special modo dell’olio extravergine di
oliva (evoo), protagonista incontrastato
della nostra tavola e ingrediente fondamentale della dieta mediterranea– che
ci accompagna nel cammino attraverso
gli aspetti principali del metabolismo
dei grassi nel corpo umano, toccando i
problemi inerenti alla nutrizione e alle
più comuni patologie che possono derivare da un’alimentazione non corretta.
Abbiamo fatto il possibile per affrontare tutti gli argomenti in maniera semplice, per dare risposte chiare, immediate
e comprensibili, senza però rinunciare
a un corretto linguaggio scientifico e
chiamando ogni cosa “con il proprio
nome”. Semplicità e correttezza scientifica, ci auguriamo, saranno apprezzate
dai lettori più adulti e potranno servire
ai più giovani per veicolare all’interno
delle famiglie un’adeguata informazione sulla scelta di alimenti salutari e
sull’uso in maniera propria dei grassi
alimentari che tuttora, magari per inveterate consuetudini culinarie, sono scelti e consumati molto spesso in maniera
non proprio corretta. Tre ampi capitoli
del libro sono stati dedicati alla descrizione dei più diffusi grassi di origine
animale e dei principali grassi di origine vegetale: questi ultimi distribuiti fra
due distinti capitoli dei quali uno dedicato esclusivamente all’olio di oliva.
Nei rimanenti capitoli abbiamo invece
cercato di focalizzare l’attenzione del
lettore sui principali momenti di dubbio
nell’uso dei grassi alimentari: “meglio
il burro o la margarina?”, “quale olio
è meglio usare per la frittura?”, “cosa
sono i grassi ω-3?”, “quali grassi favoriscono l’ipercolesterolemia?” e così
via. Abbiamo sempre cercato di fornire
ai lettori tutti i più importanti elementi
per la comprensione dei problemi, senza però fornir loro alcuna soluzione miracolistica preconfezionata.
Romualdo Caputo è nato a S. Maria
Capua Vetere (CE) il 13 agosto 1940.
Già Professore ordinario di Chimica
Organica Applicata della Facoltà di
Agraria dell’Università di Napoli Federico II, è coautore di oltre 150 pubblicazioni scientifiche su riviste internazionali nel campo della Chimica Organica
e della Chimica delle Sostanze Naturali.
Ha anche curato la stesura di vari testi
didattici di chimica e di testi scientifici
di argomento ambientale.
Italo Giudicianni è nato a Bellona
(CE) il 20 settembre 1940. Già Dirigente tecnico universitario, è stato Direttore
del Centro Interdipartimentale di Metodologie Chimico Fisiche dell’Università di Napoli Federico II. È coautore di
numerose pubblicazioni scientifiche.
PAOLA FAVERO, MAURO LAMPO,
DIEGO LANDI, GIORGIO MATTEUCCI,
BRUNO DE CINTI
I Custodi della Natura
In viaggio nel bosco tra scienza e
fantasia
Edizioni Filò, 2014
È tanto bello, questo libro, quanto è
grande l’idea che lo ispira: l’educazione
come motore di speranza e di cambiamento. Il nostro pianeta – vi si racconta – è minacciato dagli “Unoidi”. Così
i Giauli, creature dei boschi delle Dolomiti, chiamano gli esseri umani interessati solo a sfruttare e distruggere il
pianeta terra per le loro mire di ricchezza e di potere.
Paola Favero è nata a Bassano del
Grappa, è laureata in Scienze Forestali
e dal 1987 è funzionario del Corpo Forestale dello Stato, attualmente amministratrice dell’Ufficio per la Biodiversità
di Vittorio Veneto, da cui dipendo- no
le Riserve Biogenetiche del Cansiglio
e la Riserva Naturale Orientata di Somadida. Appassionata alpinista, scrittrice ed amante della montagna in tutti i
suoi aspetti, ha pubblicato varie guide
naturalistiche, quaderni di educazione
ambientale, diari scolastici, loltre a numerosi libri di racconti.
Mauro “Lampo” Olivotto nasce
a San Vito di Cadore, nella casa dove
oggi vive e lavora. È titolare di una
bottega d’arte specializzata nella reinterpretazione in stile di antichi palazzi
e vecchie case, attenta alla ricerca nelle
più disparate forme d’Arte.
Diego Landi è nato a Marghera, dove
risiede, e ha iniziato giovanissimo ad
appassionarsi di fotografia. Un amore
che ha poi trasformato in professione, senza mai perdere estro creativo
e spunto artistico. Dopo l’esperienza
come fotografo di scena per la Compagnia di danza “Il corpo e la mente”, ha
continuato la propria sperimentazione
51
PREMIO NAZIONALE DI DIVULGAZIONE SCIENTIFICA 2014 - I FINALISTI | SCIENZE E RICERCHE • N. 2 • DICEMBRE 2014
fotografica nel campo della musica, del
teatro, della danza, della pittura e della
scultura. Le sue foto sono state pubblicate su libri, riviste, manifesti e nelle
cover di CD musicali.
Giorgio Matteucci è ricercatore del
Consiglio Nazionale delle Ricerche. Ha
avuto la fortuna di trasformare una passione per i boschi e la naura, acquisita
in più di 25 anni di attività scautistiche
e amatoriali, in una professione nella
quale ha sempre cercato di comprendere meglio la funzionalità delle foreste
e il loro ruolo nel ciclo del carbonio a
scala di ecosistema, paesaggio sino a
quella globale
Bruno De Cinti è Direttore Tecnico
del Progetto Europeo LIFE+ ManFor
C.BD. Nato in Australia nel 1971, da
sempre coltiva la passione per gli alberi e la natura, studiandola ma anche
insegnandola: ha tenuto seminari di
approfondimento e corsi di educazione ambientale in collaborazione con
università, scuole superiori, medie ed
elementari. È laureato in Scienze Forestali presso l’Università della Tuscia
di Viterbo, dove ha conseguito anche
il Dottorato in Ecologia Forestale. Dal
2005 lavora presso l’Istituto di Biologia
Agroambientale e Forestale del CNR di
Roma.
ANNA GUGLIELMO, GIOVANNI SPAMPINATO, SAVERIO SCIANDRELLO
I pantani della Sicilia sud-orientale.
Un ponte tra l’Europa e l’Africa
Conservazione della biodiversità, restauro ambientale e uso sostenibile
Monforte Editore, 2013
La conservazione e il recupero delle
aree protette rappresenta una delle sfide
più ardue e stimolanti per chi si occupa
di biodiversità e ambiente. Altrettanto
problematico è rappresentare tali aspetti
52
al vasto pubblico che, a volte con difficoltà, si avvicina alla natura. Questo
volume prende spunto dal lavoro di
gruppo svolto nel corso del Progetto
SIMBIOTIC (Enhancing SIicily-Malta
BIOgeographical Transboundary Insular Connectivity (finanziato dal P.O.
Italia-Malta 2007-2013), un progetto
finalizzato ad incrementare le connessioni bio-geografiche tra la Sicilia
orientale e le Isole maltesi, allo scopo di
favorire le rotte migratorie degli uccelli
tra Europa ed Africa. Scopo del progetto era anche migliorare la gestione sostenibile di alcune aree scelte come casi
studio e di intervenire concretamente in
alcune di esse con attività di restauro e
ripristino, stimolando la partecipazione
e la consapevolezza della popolazione
locale. Tuttavia seppure soggetta a tali
vincoli naturalistici, l’area dei pantani della Sicilia sud-orientale è in riduzione a causa delle attività agricole e
dello sviluppo urbanisticoIl volume,
realizzato con il contributo di diversi
esperti, presenta le attività di ricerca
di base sulla geologia, la flora e la fauna dell’area dei pantani, ma anche sui
processi di umanizzazione del territorio di Pachino. Il successivo intervento
di restauro ambientale rappresenta un
esempio concreto di come un intervento
mirato sull’ambiente possa consentire
di riportare condizioni di naturalità in
aree fortemente degradate dall’impatto
antropico. Il libro è volutamente ricco
di immagini proprio con l’intento di far
conoscere alla collettività il grande valore naturalistico dell’area dei Pantani
della Sicilia sud-orientale.
Anna Guglielmo è professore ordinario di botanica ambientale e applicata
presso il Dipartimento di Scienze biologiche, geologiche e ambientali dell’Università degli Studi di Catania.Svolge
attività di ricerca nel campo della geobotanica e della biosistematica vegetale
con indagini cariologiche, anatomiche,
ecologiche su taxa critici diffusi nei territori dell’area mediterranea.
Giovanni Spampinato, nato a Gravina di Catania nel 1958 insegna presso il
Dipartimento di Agraria dell’Università
“Mediterranea” di Reggio Calabria.
Saverio Sciandrello è professore a
contratto di Conservazione della flora
e della vegetazione naturale nel Corso
di laurea in Salvaguardia del territorio,
dell’ambiente e del paesaggio, Università di Catania.
DANIELA MINERVA, SILVIO MONFARDINI
Il bagnino e i samurai
La ricerca biomedica italiana: un’occasione sprecata
Codice edizioni, 2013
Big Pharma è il complesso industriale con il più alto contenuto di ricerca
scientifica, impermeabile a qualunque
crisi economica e capace di generare
sempre e comunque fiumi di profitti.
Comparto da cui però l’Italia è esclusa,
così com’è esclusa dallo sviluppo scientifico e industriale che la grande guerra
al cancro ha alimentato e continuerà ad
alimentare nei prossimi anni. Eppure
poteva andare diversamente. Daniela
Minerva e Silvio Monfardini analizzano
cinquant’anni di storia italiana per capire cosa ci ha lasciati fuori dal “grande gioco” del business farmaceutico.
E per farlo seguono le tappe di questo
miracolo mancato: la grande ricerca
Farmitalia, la Montedison, l’occasione
persa degli Istituti di ricovero e cura a
carattere scientifico (gli IRCCS) e i ritardi dell’industria italiana: tra interessi,
carriere, mazzette, soldi rubati e tanto
spreco... L’Italia aveva in mano le carte
per partecipare alla grande partita della
ricerca biomedica, ma è stata spazzata
via. Ecco perché.
Daniela Minerva è responsabile delle pagine di scienze, medicina e sanità
per “l’Espresso” e blogger con “Il vaso
di Pandora”. È nel consiglio direttivo dei master in comunicazione della
scienza alla Sapienza di Roma e alla
SISSA di Trieste, ed è autrice di sette
libri, pubblicati da Sansoni, Giunti, Av-
SCIENZE E RICERCHE • N. 2 DICEMBRE 2014 | PREMIO NAZIONALE DI DIVULGAZIONE SCIENTIFICA 2014 - I FINALISTI
verbi, Rizzoli, Springer e Codice edizioni.
Silvio Monfardini è uno dei protagonisti della ricerca oncologica, autore di
oltre trecento lavori su riviste recensite.
È stato direttore scientifico degli IRCCS
di Aviano e Napoli. È stato presidente della Società Europea di Oncologia
Medica, dell’Associazione Italiana di
Oncologia Medica e della Società Internazionale di Oncologia Geriatrica. Oggi
è direttore del progetto di oncologia geriatrica della Fondazione Don Gnocchi
di Milano.
ROBERTO DEFEZ
Il caso OGM
Il dibattito sugli organismi geneticamente modificati
Carocci editore, 2014
Sugli ogm ci si limita a schierarsi. Il
tema, al contrario, va affrontato con raziocinio: gli ogm ci riguardano. E non
solo perché dal 1996 sono entrati a far
parte della nostra alimentazione. Ci
riguardano perché con essi si gioca il
futuro dell’economia, dell’agricoltura,
dell’ambiente in cui viviamo. Ci riguardano perché con gli ogm produciamo
il meglio del made in Italy esportato
in tutto il mondo, dalla moda all’agroalimentare. Ma allora perché c’è chi
diffonde paure e sospetti senza fornire
dati, documenti e statistiche? Quali interessi si nascondono dentro al piatto
che mettiamo in tavola tutti i giorni? Il
libro offre alcune importanti risposte a
queste domande.
Roberto Defez dirige il Laboratorio
di biotecnologie microbiche all’Istituto di bioscienze e biorisorse del cnr di
Napoli. Da anni è coinvolto nel dibattito pubblico sulla validità degli ogm, con
interventi incentrati sulla valutazione
scientifica dei dati tecnici disponibili.
BRUNO SILVESTRINI
Il farmaco moderno
Un patto esemplare fra uomo e natura
Carocci editore, 2014
Subordinare la natura ai bisogni
dell’uomo o sentirsene parte? Il farmaco è simbolo di questo conflitto fra
le due anime del progresso scientifico
e tecnologico. L’autore – dopo averne
illustrato le proprietà elementari – tratta prima del farmaco naturale, dalla sua
comparsa nella scienza fino alla rivoluzione darwiniana, poi del farmaco di
sintesi, ricordandone i meriti, ma mettendo anche in rilievo senza preconcetti
le conseguenze negative che ha avuto
sulla ricerca, sull’assetto del settore farmaceutico e sulla medicina.
Bruno Silvestrini è responsabile di
scoperte farmacologiche di rilievo internazionale e ha pubblicato oltre 500
lavori scientifici per centri di ricerca
quali l’Istituto Superiore di Sanità, lo
Sloan Kettering Cancer Center di New
York, l’Università di Shanghai e molti
altri.
spesso a immagini e similitudini prese
dal mondo culinario? Qual è il filo che
lega esperimenti e ricette succulente?
Perché il pollo occupa un posto così importante nell’immagine pubblica della
scienza, da Bacone a Pasteur passando
per Newton e gli illuministi? Che cos’hanno in comune la cucina futurista e
la gastronomia molecolare? È possibile
scambiare una rivoluzione in geologia
per un minestrone e la fusione fredda
per panna montata? Tra esperimenti nei
caffè, controversie sulla birra, ricette
per la cioccolata custodite gelosamente
come brevetti, un racconto ironico, sorprendente e rigoroso sulle intersezioni
tra scienza e cibo, tra gastronomia e ricerca, tra laboratorio e cucina.
Massimiano Bucchi insegna Scienza, Tecnologia e Società all’Università
di Trento ed è stato visiting professor
in numerose istituzioni accademiche in
Asia, Europa e Nord America. Ha ideato e curato l’Annuario Scienza e Società edito da il Mulino. Collabora alle
pagine culturali di Repubblica e a Tuttoscienze – La Stampa.
LISA SIGNORILE
Il viaggio e la necessità
Migrazioni di animali su continenti
alla deriva
Scienza Express edizioni, 2013
MASSIMIANO BUCCHI
Il pollo di Newton
La scienza in cucina
Ugo Guanda Editore, 2013
Perché da un certo periodo storico
la scienza entra prepotentemente in
cucina? Perché gli scienziati ricorrono
Storie di animali che non ci sono più,
animali strani, imprevedibili, inattesi.
Storie dei loro viaggi attraverso continenti che si spostano. Una danza in cui
geografia, cambiamenti e spostamenti
interagiscono guidati dal caso e dalla
necessità di nuovi orizzonti: che ci facevano i coccodrilli in Puglia? Perché
mai i topi dell’isola di Gough sono carnivori? Ma soprattutto, come sono arrivate fino a noi le innumerevoli specie
che popolano il nostro pianeta? Un libro
53
PREMIO NAZIONALE DI DIVULGAZIONE SCIENTIFICA 2014 - I FINALISTI | SCIENZE E RICERCHE • N. 2 • DICEMBRE 2014
per adulti e giovani dai 16 anni in su,
purché appassionati di animali, biologia, evoluzioni, vita e viaggi.
Lisa Signorile, zoologa, si occupa di
genetica delle popolazioni all’Imperial
College di Londra dove collabora con
la Zoological Society. In passato ha lavorato in giro per il mondo traslocando
tritoni, contando topi tropivali, inseguendo lupi e scoiattoli. È autrice di
L’orologiaio miope (codice 2012), libro
nato dell’omonimo blog che cura per il
National Geographic.
RICCARDO BETTI, ETTORE BIAGI, FABIOLA ABBATE
In punta di piedi
Ibiskos Editrice Risolo, 2013
Nicola, un medico apparentemente
arrivato, ma in profonda crisi con se
stesso, alla ricerca di dare nuovamente un senso alla sua vita come uomo
e come dottore. Gabriele, un bambino
che invece rischia di perdere ogni senso
della sua esistenza appena iniziata. Un
incontro inizialmente difficile, ma che
finirà per cambiare in modo radicale
l’anima di Nicola. Una storia di vite che
si intersecano in modo bizzarro, come
solo il destino sa fare, ed una storia di
malattia che sembra destinata ad una
fine tragica ma che poi, in una corsa
contro il tempo per applicare una nuova
strategia di bioingegneria genetica, regala al lettore una conclusione del tutto
inattesa. Un libro scritto a sei mani per
ragioni insolite ed ancora per la regia
di un destino strano e inaspettato che
coglie di sorpresa gli autori stessi. Dello strappo emotivo dovuto agli eventi
e della volontà di continuità il lettore
ne sarà reso partecipe in un momento
della narrazione particolarmente intenso ed inatteso. Caldo ed avvolgente, a
tratti anche “avventuroso” ed incalzan54
te, questo libro ci butta con violenza
nella vita dei bambini leucemici, ma
ci regala anche momenti di estrema tenerezza guidandoci, in modo semplice,
nella comprensione degli aspetti della
medicina più avanzata. La ricchezza
di questo racconto si completa grazie
alla presenza di figure apparentemente
marginali, ma delle quali impareremo
ad apprezzare ogni singola sfaccettatura
del loro ruolo, altrettanto fondamentale
in questa storia che entrerà, in punta di
piedi, nei cuori dei lettori.
Riccardo Betti (1960-2011). Autore
de “Il cielo sulla terra” edito daIbiskos
nel 2009.
Ettore Biagi nasce a Lecco il 22 aprile del 1970. Medico Pediatra Ricercatore presso l’Università di Milano Bicocca (Monza), Dottorato in Ricerca in
Oncoematologia Pediatrica (conseguito
a Houston, Texas, presso il Bay- lor
College of Medicine) segue i bambini
affetti da patologie leucemiche. Attualmente Direttore Medico Scientifico del
Laboratorio di Terapia Cellulare e Genica “Stefano Verri”.
Fabiola Abbate nasce a Livorno il
20 Marzo del 1964. Anni di esperienza
nella Gestione Customer Base nel settore delle telecomunicazioni, attualmente
Human Resources Manager per la Greentel Srl, Agenzia Excellent Partner
Vodafone Business.
ASSUNTA CROCE, GILDA NAPPO,
CHIARA SEGRÉ
L’identikit del cancro in dieci tratti
IFOM, Istituto FIRC di Oncologia
Molecolare, 2014
Che cosa sappiamo veramente del
cancro e delle sue cause? Che cosa è
stato scoperto negli ultimi anni? Che
cosa possiamo realisticamente aspettarci nei prossimi? Tante sono le domande
che ruotano attorno a questa malattia,
tutte complesse, e spesso senza risposta. “L’identikit del cancro in dieci
tratti” parla di cancro e dei più recenti
sviluppi della ricerca. È una pubblicazione interattiva, multimediale e in fieri
che esplora in dodici capitoli (sono stati
pubblicati i primi tre), alcune delle scoperte più rilevanti nella ricerca oncologica, prima tra tutte quella che le cellule
tumorali, indipendentemente dal tipo e
dalla complessità, possiedono dieci elementi distintivi, dieci tratti ben precisi
e costanti che le descrivono. Ognuna
delle dieci caratteristiche è raccontata
nel testo ma anche tramite video-pillole
di scienza (nel capitolo 2). Le videopillole sono realizzate secondo una metodologia didattico-divulgativa ancora
inedita in Italia ma molto diffusa negli
Stati Uniti: si tratta degli “handwritten
tutorial”, ovvero brevi filmati in cui una
“mano didattica” illustra in pochissimi
minuti un complesso processo biologico con l’ausilio di disegni e un breve
racconto. Si tratta di un format ancora
del tutto inesplorato in Italia e questa
serie di dieci videopillole è di fatto la
prima nel panorama nazionale.
Assunta Croce, nata a Lucerna
(Svizzera) nel 1974, laureata in Scienze Biologiche presso l’Università degli
Studi di Milano nel 1998, ha ottenuto il
Dottorato di Ricerca in “Life and Biomolecular Science” presso la Open University di Londra nel 2004. Dal 2004 si
occupa di divulgazione e comunicazione della scienza presso IFOM, l’Istituto
FIRC di Oncologia Molecolare di Milano. Nella sua carriera professionale ha
sviluppato laboratori scientifici ludicodidattici e progetti educativi nel campo
delle Scienze della Vita per un pubblico
di non esperti e per il mondo della scuola. Ha curato l’organizzazione di cicli
di conferenze scientifiche, workshop
e convegni, mostre scientifiche, visite
guidate ai laboratori di ricerca e scuole
estive per docenti e studenti. Ha sviluppato varie tipologie di risorse divulgative tra cui kit didattici, giochi di ruolo,
video-pillole di scienza ed e-book.
Gilda Nappo, nata a Napoli nel 1982,
si occupa a tempo pieno di divulgazione della scienza contribuendo allo sviluppo e alla realizzazione di laboratori
hands-on per studenti e docenti, confe-
SCIENZE E RICERCHE • N. 2 DICEMBRE 2014 | PREMIO NAZIONALE DI DIVULGAZIONE SCIENTIFICA 2014 - I FINALISTI
renze scientifiche e risorse divulgative
tra cui kit didattici, giochi di ruolo e
e-book presso IFOM, Istituto FIRC di
Oncologia Molecolare di Milano. Si
occupa inoltre della gestione del laboratorio didattico e dei corsi dedicati al
mondo della scuola. Laureata nel 2006
in Biotecnologie Industriali presso l’Università Milano-Bicocca, nel 2011 ha
conseguito il dottorato di ricerca della
SEMM, la Scuola Europea di Medicina Molecolare, e ho svolto a Torino il
Master in Comunicazione della scienza organizzato dal Rasoio di Occam.
Dal 2003 al 2011 ha lavorato in diversi
gruppi di ricerca dedicandosi alla biologia dello sviluppo, alla biologia molecolare, cellulare e biochimica, e ho pubblicato due articoli scientifici su riviste
internazionali peer reviewed.
Chiara Segré, nata a Milano nel
1982, aureata in Biologia presso l’Università degli studi di Milano e con un
Dottorato di Ricerca presso la Scuola Europea di Medicina Molecolare e
l’Università degli studi di Milano, ha
lavorato per oltre sette anni nel campo
dell’oncologia molecolare nei laboratori dell’Istituto Europeo di Oncologia
di Milano. Dal 2010 si occupa anche di
divulgazione e comunicazione scientifica, attraverso la progettazione e la realizzazione di laboratori edutainment per
scuole e pubblico generico in diversi
eventi pubblici.
dell’atomo possono annientare l’umanità, ma anche contribuire al progresso
industriale, assicurare la sicurezza alimentare e migliorare la salute. Dipende dall’uso che se ne fa. La maggior
parte degli ospedali, ad esempio, ha
un reparto di medicina nucleare per la
diagnostica e la terapia del cancro. E la
radioattività naturale è usata per misurare i tempi profondi che caratterizzano
l’evoluzione dell’universo, della Terra
con le sue forme di vita e della nostra
stessa specie.
Claudio Tuniz è uno scienziato del
Centro Internazionale di Fisica Teorica
Abdus Salam di Trieste, Associato del
Centro Fermi di Roma, Honorary Research Scientist dell’Australian Nuclear
Science and Technology Organisation
e Visiting Professorial Fellow dell’Università di Wollongong in Australia. Ha
scritto La scienza delle nostre origini
con Giorgio Manzi e David Caramelli
(Laterza, 2013).
LUIGI TROTTA (A CURA)
dell’incremento della produttività. Le
varietà locali, perfettamente adattate
ai mille loro ambienti di coltivazione,
sono state progressivamente ed inesorabilmente sostituite da nuove varietà
ed ibridi, che permettono rese elevate,
lunga conservabilità e maggiore idoneità al trasporto a lunga distanza. Il cibo è
quindi diventato sempre più “globale”,
con i prodotti agricoli che percorrono
quotidianamente migliaia di chilometri
prima di arrivare sulle nostre tavole, ma
che tendono ad “assomigliarsi”, e ad
avere le stesse caratteristiche e, purtroppo, lo stesso sapore in tutto il mondo.
Il volume, immaginato e redatto con
un approccio volutamente accessibile,
si rivolge a tutti coloro che per lavoro,
interesse o curiosità vogliono conoscere
gli aspetti connessi a questo argomento,
un lato poco conosciuto dell’agricoltura, ma estremamente coinvolgente ed
affascinante.
Luigi Trotta nasce a Bari nel 1960,
e dirige attualmente l’Ufficio Innovazione e Conoscenza in Agricoltura della
Regione Puglia – Servizio Agricoltura
(Assessorato alle Risorse Agroalimentari) in cui lavora ininterrottamente dal
1994. Dal 1995 è membro della segreteria tecnica del Comitato Regionale di
coordinamento per lo Sviluppo Agricolo (Co.Re.SA.) e segretario della Sezione di lavoro “Ricerca, sperimentazione
e servizi tecnici di supporto” dello stesso Comitato.
La biodiversità delle colture pugliesi
Istituto Nazionale di Economia Agraria, 2013
CLAUDIO TUNIZ
L’atomo inquieto
Breve storia della radioattività e delle
sue applicazioni
Carocci editore, 2014
Il libro che avete in mano è radioattivo, ma non preoccupatevi: la radioattività è ovunque. Le enormi riserve di
energia che si nascondono nel nucleo
L’impatto antropico sull’ambiente non è sempre stato negativo. Fin
dall’era delle prime forme di agricoltura, l’uomo ha operato una sorta di
“disturbo controllato” degli ecosistemi
naturali, scegliendo e coltivando alcune
specie vegetali piuttosto che altre. E,
successivamente, selezionando quelle
che gli assicuravano maggiori possibilità di sopravvivenza. Così per secoli.
Tuttavia l’enorme ricchezza di varietà
locali “creata” dall’uomo in cooperazione con gli ambienti naturali è andata progressivamente impoverendosi
con l’affermazione di pratiche agricole intensive, ispirate all’unico criterio
ALBERTO DIONIGI E PAOLA GREMIGNI
(A CURA)
La clownterapia
Teoria e pratiche
Carocci editore, 2014
Nel corso degli ultimi quindici anni
un numero sempre maggiore di persone
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PREMIO NAZIONALE DI DIVULGAZIONE SCIENTIFICA 2014 - I FINALISTI | SCIENZE E RICERCHE • N. 2 • DICEMBRE 2014
ha deciso di intraprendere l’attività di
clown nei contesti sociosanitari. Questo incremento, che rappresenta un fenomeno mondiale, ha investito anche il
nostro paese, alimentando la necessità
di una precisa definizione del ruolo e
delle modalità operative di questa nuova figura. Oltre alle competenze artistiche è necessario che chi si avvicina a
questa attività possieda buone competenze emotive e psicologiche in modo
da adattare il proprio intervento ad un
ambito particolare quale quello di cura
della persona. Questo lavoro è inteso
come un manuale teorico e pratico in
grado di fornire conoscenze adeguate
per comprendere cosa sia importante
per svolgere l’attività di clown dottore.
La prima parte del testo è rivolta a presentare la storia del clown ed i principali passaggi che hanno reso possibile
l’inserirsi di questa figura nei contesti di
cura. La parte centrale si concentra sul
ruolo che il clown può ricoprire come
strumento psicopedagogico, focalizzandosi sugli aspetti emotivi e psicologici
con cui interfacciarsi nei diversi contesti e in riferimento alle diverse fasce di
età. La terza parte è dedicata agli strumenti operativi del clown, agli aspetti
della formazione e alla componente
psicologica. Infine, viene offerta un’aggiornata rassegna delle attività di ricerca intorno alla figura del clown dottore
e degli studi volti a valutare l’efficacia
dell’intervento del clown nei vari contesti sanitari.
Alberto Dionigi è psicologo, psicoterapeuta cognitivo comportamentale e
ha conseguito un dottorato di ricerca in
psicologia della comunicazione e processi cognitivi presso l’Università di
Macerata. E’ clown dottore professionale, presidente della Federazione Nazionale Clowndottori e membro dell’ISHS (International Society for Humor
Studies). I suoi temi di ricerca riguardano la psicologia dell’umorismo e l’utilizzo dei clown nei contesti di cura. E’
autore di diverse pubblicazioni scientifiche sull’argomento.
Paola Gremigni (1957), ricercatrice presso il Dipartimento di Psicologia dell’Università di Bologna, dove
è responsabile del Servizio di Psicologia Clinica e Psicoterapia Sistemico56
relazionale, professore aggregato di
Psicometria alla Facoltà di Psicologia e
Scienze della Formazione, studia i meccanismi psicologici che sostengono la
qualità di vita e il benessere psicologico
degli individui, nella salute e nella malattia. E’ autrice di oltre 50 pubblicazioni scientifiche sull’argomento.
MARIA CRISTINA GRANDI, ANGELO
MASSACCI, LAURA PASSATORE, FLORIANA ROMAGNOLLI
Le piante che depurano l’acqua
Applicazioni in fitorimedio, fitodepurazione e biopiscine
Editrice Il Campo, 2014
MARIAGIOVANNA LUINI
Le età della donna
Diario del corpo femminile
Skira editore, 2014
La donna non ha età, o forse ne ha
così tante che ognuna merita una descrizione accurata, una definizione di ciò
che accade al corpo e alla psiche. L’intera vita di una donna è qui raccontata
con un approccio divulgativo e un tratto
scientifico semplice alternato a pagine
di diario. Cosa succede e perché mentre gli anni passano? Cosa differenzia
la bambina dall’adolescente, la giovane
adulta dalla donna matura? Quali sono
i metodi di prevenzione nelle diverse
fasce di età, quale stile di vita aiuta a
vivere meglio? Queste e altre domande
trovano risposta, insieme a suggerimenti per risolvere piccoli e grandi problemi
tipicamente femminili che non sempre
devono essere visti con eccessiva preoccupazione. Sapere cosa fare significa
vivere meglio: questo libro vuole spiegare alle donne le diverse fasi della vita
e tanti trucchi per essere longeve e felici.
Maria Giovanna Luini è scrittrice,
medico e comunicatore scientifico e
new media all’Istituto Europeo di Oncologia di Milano (IEO), consulente di
sceneggiatura. Ha pubblicato romanzi
e saggi con Mondadori, Salani, Bollati
Boringhieri e altri. Ha un blog online su
“il Fatto Quotidiano”, una rubrica sul
mensile “Starbene” (Mondadori) e un
sito personale.
Un ecosistema è capace di ripristinare autonomamente il suo equilibrio
ecologico; attraverso il fitorimedio, la
fitodepurazione e le biopiscine è possibile sfruttare questa sorprendente
capacità naturale per rimuovere gli inquinanti. Il volume “Le piante che depurano l’acqua” prende in esame nel
dettaglio queste tre tecnologie naturali
e il diverso ruolo che le piante acquatiche giocano in ognuna di esse. Quattro
autori riuniscono qui le proprie specifiche conoscenze, frutto di anni di ricerca
scientifica e lavoro sul campo. Un libro
completo sulle piante acquatiche, in cui
sono presentate le soluzioni che ogni
specie può offrire: biopiscine, vasche di
fitodepurazione, impiego irriguo di acque inquinate; questi e altri sistemi per
depurare con le piante.
Maria Cristina Grandi, coltivando
e osservando le piante acquatiche, ha
acquisito una profonda esperienza, di
cui oggi si avvale per dare consigli a chi
vuole creare armoniosi ecosistemi in
cui nuotare. In questo libro descrive la
vita delle piante acquatiche e l’arte della
biopiscina.
Angelo Massacci ha dedicato la propria attività scientifica alla comprensione della fisiologia delle piante e del loro
comportamento in presenza di contaminanti. Offre qui un quadro delle potenzialità del fitorimedio applicato alle
acque.
Laura Passatore, ricercatrice, ha redatto le schede delle specie vegetali che,
attraverso foto ed un testo facilmente
consultabile, descrivono la botanica, le
SCIENZE E RICERCHE • N. 2 DICEMBRE 2014 | PREMIO NAZIONALE DI DIVULGAZIONE SCIENTIFICA 2014 - I FINALISTI
tecniche colturali e le possibili applicazioni di ogni specie nella depurazione
delle acque.
Floriana Romagnolli dell’ecologia
ha fatto la sua professione, divenendo
esperta nella progettazione di sistemi
di depurazione naturale; in questo testo
presenta la fitodepurazione e le sue applicazioni.
SALVATORE M. AGLIOTI, GIOVANNI
BERLUCCHI
Neurofobia. Chi ha paura del cervello?
Raffaello Cortina Editore, 2013
Non c’è dubbio che i nostri comportamenti dipendano dal funzionamento del
cervello. Tuttavia, la tesi che l’impatto
delle neuroscienze contemporanee abbia indotto una esagerata “neurologizzazione” dell’umanità suscita accese discussioni. Il pericolo della neuromania
sarebbe testimoniato dall’indebito uso
del prefisso “neuro” per designare lo
studio di qualsiasi attività umana. In realtà, se si escludono alcuni eccessi nella
divulgazione, le conquiste delle neuroscienze offrono una visione equilibrata
della natura umana, che prende in giusta considerazione le radici biologiche
di comportamenti complessi e per lungo
tempo preclusi all’indagine sperimentale (si pensi alla creatività o alle forme
più elevate di spiritualità). Questo libro
mostra come molte accuse di neuromania siano ispirate da una più o meno
esplicita neurofobia, che può essere altrettanto pericolosa della neuromania.
Salvatore Maria Aglioti insegna
Neuroscienze sociali alla Sapienza,
Università di Roma. Dirige inoltre il
laboratorio di Neuroscienze cognitive
e sociali della stessa università e il laboratorio di Neuropsicologia presso la
Fondazione Santa Lucia di Roma.
Giovanni Berlucchi, professore
emerito dell’Università di Verona, ha
insegnato Fisiologia nelle Università
di Pisa, Siena e Verona. Ha svolto inoltre attività di ricerca nell’ambito delle
neuroscienze al California Institute of
Technology e alla University of Pennsylvania.
ALBERTO CAMBONE E ROBERTO ISOTTI - FOTO DI ROBERTO ISOTTI E ALBERTO CAMBONE, TESTI DI ROBERTO
ISOTTI E MICOL RICCI
Orso marsicano
Carsa Edizioni, 2014
Sin dai tempi più remoti e in ogni
angolo del pianeta terra, uomo ed orso
hanno incrociato il loro destino. Gli
antichi marinai, per seguire la rotta,
alzavano gli occhi al cielo alla ricerca
della costellazione dell’Orsa, loro guida fedele. L’ancestrale convivenza ha
reso l’orso un animale simbolo della
memoria collettiva dei popoli e ne ha
fatto il protagonista di fiabe e leggende. In Italia il mitico orso bruno assume
l’aspetto del mite orso marsicano, che,
per la straordinaria bellezza ed il rapporto con il territorio, occupa un posto
d’onore nella biodiversità italiana ed
ha conservato nei secoli il suo fascino
antico.Il tempo, lo spazio, l’uomo ed il
futuro sono i quattro capitoli che ospitano le straordinarie immagini che Alberto Cambone e Roberto Isotti hanno
raccolto in anni di studio e di lavoro.
Il materiale iconografico, accompagnato da brevi didascalie, racconta in
modo esaustivo la complessa biologia
dell’Ursus arctos marsicanus. Questo
libro fotografico, il primo nel suo genere, è un tributo ad una specie simbolo, la
cui conservazione rappresenta una sfida
fondamentale per tutti coloro che amano il nostro paese e vogliono difenderne
l’unicità. Questo libro nasce dalla grande passione degli autori per l’orso marsicano, passione che li ha portati a dedicare centinaia di ore di appostamenti,
decine di spedizioni e innumerevoli
stratagemmi più o meno innovativi per
cogliere in tutta la sua complessità la
vita di questa specie. L’intero progetto
ha prodotto oltre 10.000 scatti fotografici ed è durato 15 anni durante i quali
è stata raccolta una documentazione di
grande valore scientifico e fotografico,
unica per varietà e ricchezza.
Alberto Cambone e Roberto Isotti, naturalisti, fotografi e fondatori di
Homo ambiens si dedicano da molti
anni alla Conservation Photography, il
settore della fotografia naturalistica che
concentra la propria attenzione sulla
salvaguardia della natura. La fotografia
ha portato Alberto e Roberto a viaggiare in tutto il mondo, documentando la
bellezza e la fragilità degli ultimi paradisi rimasti sul nostro pianeta. Dal loro
lavoro sono nati numerosi servizi fotografici pubblicati su importanti riviste
italiane e internazionali, libri, mostre e
materiali divulgativi messi a disposizione delle organizzazioni ambientaliste
per promuovere decisive battaglie in
difesa dell’ambiente.
EMILIANO TOSO
Paura, traumi, ossessioni
Esposizione in psicoterapia: effetti
sul cervello
libreriauniversitaria.it edizioni, 2014
Con il termine esposizione si intende
un vasto numero di strategie psicoterapeutiche, studiate per far affrontare al
paziente ciò che più teme: dai ragni al
giudizio sociale, dalla contaminazione
da germi e batteri alla riproposizione
di eventi traumatici, impedendogli qualunque comportamento di protezione.
57
PREMIO NAZIONALE DI DIVULGAZIONE SCIENTIFICA 2014 - I FINALISTI | SCIENZE E RICERCHE • N. 2 • DICEMBRE 2014
La sperimentazione ha verificato che
queste metodiche sono in grado di ridurre ed eliminare efficacemente diversi disordini mentali: oggi, grazie all’impiego delle neuroimmagini, è diventato
possibile persino visualizzare gli effetti
di tali interventi sulla struttura e sulla fisiologia del cervello. Il saggio presenta
quindi gli studi più recenti e significativi sulla relazione tra psicoterapia espositiva e modificazioni neurobiologiche.
Tutto questo propone, quindi, domande
completamente nuove e spunti di riflessione inediti, importanti soprattutto alla
luce delle recenti scoperte sulla neuroplasticità, ossia la capacità del cervello
di modificarsi. Un libro diretto sia allo
specialista che a ciascuno di noi e alle
sue piccole grandi ansie.
Emiliano Toso è psicologo clinico e
psicoterapeuta. Opera in ambito clinico
occupandosi della valutazione e della
psicoterapia dei disturbi psicopatologici
con particolare interesse per i disordini
d’ansia.
salute e malattia, il rapporto tra mente
e corpo; anche la questione ecologica
è diventata oggi un tema pubblico globale. Rufo affronta nel volume proprio
alcuni degli argomenti più controversi
nel campo della bioetica (come la clonazione e le cellule staminali, la terapia
genica, il fine-vita), delle neuroscienze
(neurotecnologie e neuroetica) e, infine,
della biopolitica (il rapporto tra corpo
e mercato, tra mercato e salute, le malattie rare). La sostenibilità sociale di
questa grande trasformazione richiede
strumenti e procedure in grado di favorire la produzione, la partecipazione
e la condivisione della conoscenza. Bisogna dar vita a un nuovo contratto tra
scienza e società che permetta a tutti di
comprendere e accedere ai risultati della ricerca scientifica. Bisogna cioè dare
concretezza a quella che l’autore chiama “cittadinanza scientifica”.
Fabrizio Rufo è docente di Bioetica
presso la Sapienza Università di Roma
– Dipartimento di Biologia e biotecnologie «Charles Darwin» – e di Etica sociale e ricerca scientifica nel Master in
Etica pratica e bioetica della stessa Università. Tra le sue ultime pubblicazioni
(con Andrea Cerroni) Neuroetica, Utet,
2009; (con Bernardino Fantini) Evoluzionismo, Ediesse, 2009, Il laboratorio
della bioetica, Ediesse 2011.
FABRIZIO RUFO
Scienziati, politici, cittadini
Ediesse, 2014
«Il diritto all’accesso, alla comprensione e alla valutazione dei risultati della ricerca scientifica e alle modalità del
suo utilizzo rappresenta una frontiera
dell’equità sociale che può e deve essere
inserita tra i diritti di cittadinanza. Una
sfida politica enorme per affrontare la
quale è necessario connettere democrazia, libertà e responsabilità». L’opera di
Charles Darwin ha cambiato il modo di
vedere il mondo, cancellando le riserve
che avevano accompagnato per secoli
la possibilità di spiegare razionalmente
alcune questioni fondamentali dell’esistenza. In modo incalzante sono stati
ripensati i concetti di vita e di morte, di
58
GIANFRANCO BIONDI, OLGA
RICKARDS
Senza Adamo
Breve storia dell’evoluzione umana
Carocci editore, 2014
Sei milioni di anni fa la linea evolutiva dell’umanità si è divisa da quella che
ha portato agli scimpanzé. Gli autori
ripercorrono le tappe del processo che
ci ha resi ciò che siamo illustrando il
nostro albero evolutivo attraverso i resti
fossili delle forme che si sono succedute ed esponendo i risultati delle ricerche
sul DNA mitocondriale e nucleare. Ci
svelano, così, l’origine recente e africana dell’uomo moderno, l’appartenenza
a specie diverse dell’umanità attuale e
dei neandertaliani, l’assenza delle razze
nella nostra specie e l’origine evoluzionistica della morale.
Gianfranco Biondi insegna Antropologia nell’Università dell’Aquila.
Olga Rickards dirige il Centro dipartimentale di Antropologia molecolare
per lo studio del dna antico dell’Università di Roma Tor Vergata, dove insegna
Antropologia.
DONATA LENZI E PAOLA BENEDETTA
MANCA
Stamina. Una storia italiana
Editori Internazionali Riuniti, 2014
Più di cinquecento ordinanze della
magistratura civile, indagini penali in
corso, i Tar, comitati insediati e poi cancellati, sperimentazioni mai partite, leggi che decidono cure, leggi inapplicate,
centinaia di ore di trasmissioni televisive. Il papa, il presidente della Repubblica, tre ministri, il Nas, l’Aifa, il Senato,
la Camera, Le Iene, Adriano Celentano,
la Lollobrigida. E poi l’Europa, la Svizzera, l’Ucraina, Capoverde, Israele. Gli
scienziati contro (molti), quelli pro (pochi). Tutti ruotano intorno a un metodo
di cura, il cosiddetto “metodo Stamina”,
che non si sa cosa sia ma accende molte
speranze e molti interessi, e la cui fortuna si deve all’abilità del promotore,
il professore di psicologia Davide Vannoni, capace di sfruttare al meglio falle
e debolezze del Sistema sanitario. Più
forte di tutto, la forza della disperazione
dei malati e delle loro famiglie che hanno deciso, contro tutti e tutto, di credere.
Questa è la storia del metodo Stamina
SCIENZE E RICERCHE • N. 2 DICEMBRE 2014 | PREMIO NAZIONALE DI DIVULGAZIONE SCIENTIFICA 2014 - I FINALISTI
ricostruita da Donata Lenzi, deputata e
componente della Commissione affari
sociali, e da Paola Benedetta Manca,
giornalista. Una storia dove le responsabilità sono molte ma tutti hanno una
scusa per non assumersele e dove non
si arriva mai alla fine. Una storia molto
italiana.
Donata Lenzi è deputata in questa
XVII legislatura, membro della XII
Commissione affari sociali della Camera dei deputati e capogruppo del Pd in
Commissione, è anche membro della
Giunta del regolamento della Camera. Ha iniziato a occuparsi di politica a
trentasette anni sulla spinta referendaria, è stata assessore provinciale e consigliere comunale a Bologna.
Paola Benedetta Manca, di origine sarda, è giornalista del quotidiano
l’Unità dal 2010. Scrive anche per Il
Fatto Quotidiano, Il Resto del Carlino
e Lettera 43. Ha lavorato anche per IlSole24Ore e per l’edizione bolognese
del Corriere della Sera. Ha partecipato
alla realizzazione dei libri: Uomini che
amano le donne e Anna Maria Cancellieri: l’esperienza Bologna. Ha studiato
Scienze politiche all’Università di Bologna.
comunità legate ai territori e quelle contadine tradizionali, che ancora producono il cibo per la maggior parte dell’umanità, gli contrappongono il modello
plurale e multifunzionale della sovranità alimentare e rivendicano il diritto
all’autodeterminazione sul proprio tipo
di nutrizione e di interazione produttiva con gli ecosistemi che ritengono più
appropriato. Il volume affronta questo
conflitto su tre temi centrali: le sementi,
la terra ed il lavoro. L’autore, che unisce ricerche indipendenti alla propria
esperienza diretta sul campo, discute i
pericoli del monopolio sulle sementi,
i brevetti sulla vita, la semi-estinzione
delle api, il fenomeno del land-grabbing
e la speculazione finanziaria sulla terra,
la vendita del demanio agricolo in Italia,
le politiche agricole eurocomunitarie, le
normative igienico-sanitarie nazionali
in materia alimentare che escludono le
produzioni contadine e penalizzano i
circuiti locali dei mercati a vendita diretta. Sergio Cabras abbandona la vita
di città non ancora ventenne per unirsi
al fenomeno di occupazione e recupero
di casolari rurali e terreni demaniali abbandonati sul Monte Peglia in Umbria.
Dal 1990 conduce una piccola azienda
agricola bio di sua proprietà. Ha una
formazione etno-antropologica e filosofica acquisita attraverso studi personali e numerosi viaggi in Asia. Scrive e
pubblica articoli sul sito di cui è autore:
www.ecofondamentalista.it uzione alla
neuroetica, Mondadori Università, 2013
SERGIO CABRAS
Terra e futuro
L’agricoltura contadina ci salverà
Eurilink, 2013
Gli accordi internazionali sul commercio e la politica agricola comunitaria europea (PAC), insieme al controllo
sui mercati agroalimentari globali da
parte di poche aziende multinazionali,
danno forma all’agricoltura secondo un
modello standardizzato, che segue economie di scala ed è orientato al profitto
senza curarsi delle differenze tra contesti locali sia ambientali che culturali. Le
GILBERTO CORBELLINI, ELISABETTA
SIRGIOVANNI
Tutta colpa del cervello
Un’introduzione alla neuroetica
Mondadori Università, 2013
diversi ambiti, non solo in quelli biologici e medico sanitari, ma anche, più in
generale, sociali. Da un decennio le neuroscienze e le neurotecnologie hanno
dato vita a un ambito di studi chiamato
“neuroetica”. Con questo termine ci si
riferisce sia all’indagine sulle implicazioni etiche della ricerca e della pratica
clinica in ambito neuroscientifico, sia
alla possibilità di comprendere meglio
in che modo il cervello elabora i giudizi
morali. L’ambizione che ha ispirato la
stesura di questo lavoro è duplice. Da
un lato fornire informazioni comprensibili e illustrare i contenuti delle ricerche
e delle riflessioni che ricadono nell’ambito della cosiddetta neuroetica. Allo
stesso tempo, però, cercare di introdurre
elementi di analisi che sinora non sono
stati utilizzati e che riguardano fondamentalmente una contestualizzazione
evolutivo-cognitiva dei problemi. Il libro intende porre le tematiche neuroetiche e bioetiche in una luce che vuole
essere filosoficamente più coerente, superando polarizzazioni che hanno alimentato confusione e fraintendimenti.
Gilberto Corbellini (Cadeo, 1958)
insegna storia della medicina e bioetica alla Sapienza Università di Roma.
Ha pubblicato in ambito nazionale e
internazionale sulla storia delle immunoscienze, delle neuroscienze, dell’epistemologia e dell’etica medica, nonché
sui rapporti tra scienza e politica. Tra i
suoi ultimi libri, EBM: Medicina basata
sull’evoluzione (Roma-Bari 2007); La
razionalità negata. Psichiatria e antipsichiatria in Italia (Torino 2008); Scienza, quindi democrazia (Torino 2011);
Scienza (Torino 2013).
Elisabetta Sirgiovanni (Roma,
1980) è ricercatore post-doc in Neuroetica presso il CNR - Unità di Etica
della ricerca, bioetica, biodiritto e biopolitica. Collabora con la Cattedra di
Storia della Medicina e Bioetica del
Dipartimento di Medicina Molecolare
della Sapienza Università di Roma. E’
dottore di ricerca in Scienze Cognitive e ha pubblicato articoli scientifici e
saggi nell’ambito della neuroetica, della
filosofia della psichiatria e delle neuroscienze cognitive.
Questo libro discute l’impatto che le
ricerche sul cervello stanno avendo in
59
PREMIO NAZIONALE DI DIVULGAZIONE SCIENTIFICA 2014 - I FINALISTI | SCIENZE E RICERCHE • N. 2 • DICEMBRE 2014
3. SCIENZE
DELL’INGEGNERIA E
DELL’ARCHITETTURA
MARIO GARGANTINI, CARLO MARCHISIO (A CURA)
1979 ha iniziato l’attività di giornalista
e divulgatore scientifico, collaborando
con varie aziende, case editrici e periodici. È autore di diversi libri
Carlo Marchisio. Nato nel 1950, ha
condotto una carriera professionale nel
mondo dell’automazione: dalle interfacce con i controlli numerici Olivetti
CN6P e CNZ a forni industriali, funivie,
impianti per cartiere, macchine rotocalco, industria del packaging, macchine
tessili, acciaierie, stabilimenti produzione pasta, caffè, biscotti, carne in scatola, latte fino ai primi motori elettrici per
autovetture. Attualmente è consulente
industriale di automazione.
Renzo Rosso (Genova, 1950) è ordinario di Costruzioni Idrauliche e
Marittime e Idrologia nel Politecnico
di Milano dal 1986. Laureato in Ingegneria Civile Idraulica dall’Università
di Genova, tra il 1975 e il 1986 ha lavorato nel CNR IRPI come ricercatore,
nell’Imperial College of Science and
Technology e nell’Institute of Hydrology di Wallingford come junior-fellow
e presso le Università di Firenze e di
Genova.
Automation Story
Editoriale Delfino, 2014
L’ebook sulla storia dell’automazione industriale racconta l’evoluzione
delle tecniche e dei sistemi per il controllo dei processi produttivi: dai primi
tentativi nell’antichità, ai regolatori per
le macchine a vapore della prima rivoluzione industriale, alla strumentazione
che ha dominato l’era dell’elettricità;
fino ai PLC, ai DCS, alla meccatronica e
all’incontro con l’Information Technology. Macchine e strumenti che hanno
reso possibile ottimizzare la produzione
nei settori più diversi: dall’automotive
al packaging, dal food all’energia. E
alla base delle macchine, gli uomini: da
inventori come Watt o Tesla, a imprenditori come Siemens o Bradley o Bosch,
a scienziati come Wiener, padre della
cibernetica. Il volume, realizzato in formato ebook è stato interamente pensato,
scritto e pubblicato per il mercato digitale, supportato da un alto contenuto
innovativo costituito da interattività e
da ricchi contributi multimediali: photogallery, video, audio, schede, approfondimenti.
Mario Gargantini. Nato a Melzo
nel 1947. Laureato in Ingegneria Elettronica nel 1970 presso il Politecnico di
Milano. Si è dedicato all’insegnamento, come docente di Fisica nelle scuole
medie superiori, ha pubblicato articoli
su riviste specializzate e ha diretto ed è
intervenuto in numerosi corsi di aggiornamento per insegnanti. Dal 1998 dirige
la rivista Emmeciquadro-Scienza. Dal
60
BARBARA BERTOLI
Giulio de Luca. 1912-2004
Opere e progetti
CLEAN, 2013
RENZO ROSSO
Bisagno. Il fiume nascosto
Marsilio Editori, 2014
Il libro narra la storia idraulica, geologica, civile e politica del Bisagno, il
fiume che i genovesi hanno condannato all’oblio. Mentre fiorentini e romani, parigini e londinesi sono fieri della
nobiltà dei loro grandi fiumi, Genova
invece si vergogna da sempre del suo
misero torrente, tanto da nasconderlo,
dalla foce ai monti. Iniziò in sordina,
seppellendo alcuni affluenti tra l’Ottocento e l’inizio del Novecento; edificò
la foce negli anni ’30, quando era diventata Superba; e, verso la fine degli anni
’80, fabbricò alla chetichella le piastre
davanti allo stadio, a vera gloria del calcio nazionale. E continuò a incanalarlo
nel cemento, a coprirne gli affluenti e a
mandarne in malora i terrazzi, con una
progressione pervicace quanto ostinata,
pagando un prezzo altissimo in vittime
per le ricorrenti alluvioni: l’unica ribellione del fiume alla sua condanna. Dimenticando rapidamente i suoi morti,
sempre innocenti. Spesso inconsapevoli.
Da molto tempo si sentiva l’esigenza di uno studio monografico su Giulio
De Luca, figura di primissimo piano
nell’architettura napoletana del secondo Novecento, sia come progettista che
come docente. Protagonista indiscusso
dell’architettura contemporanea Giulio
de Luca appartiene alla prima generazioni di architetti laureatisi alla Regia
Scuola Superiore di Architettura di Napoli fondata nel 1930 da Alberto Calza
Bini, che produsse figure eccelse del
calibro di Francesco di Salvo, Francesco Della Sala, Stefania Filo Speziale
e Carlo Cocchia La centralità dell’architetto nel dibattito architettonico e urbanistico, ha indirizzato la ricerca verso
l’approfondimento degli imprescindibili nessi che legarono l’attività di de
Luca alla vita ed alla cultura architettonico urbanistica partenopea del tempo.
Barbara Bertoli (Napoli 1972), architetto e dottore di ricerca in “Storia
dell’Architettura e della Città”, presso
l’Università degli studi di Napoli Federico II; si è occupata principalmente di
storia dell’architettura dell’Ottocento
e del Novecento, con particolare rife-
SCIENZE E RICERCHE • N. 2 DICEMBRE 2014 | PREMIO NAZIONALE DI DIVULGAZIONE SCIENTIFICA 2014 - I FINALISTI
rimento alle trasformazioni urbane e
paesaggistiche campane. Vincitrice del
concorso presso il Consiglio Nazionale
delle Ricerche (con contratto di lavoro
a tempo indeterminato qualifica Tecnologo), dal 2010 per il Dipartimento
Patrimonio Culturale (CNR) ha svolto
attività scientifica volta ad incoraggiare
la divulgazione valorizzazione, conoscenza e tutela del Patrimonio Culturale
Nazionale.
alla diffusione di questa tecnica costruttiva.
Alessandro Giorgi, architetto, vive
e lavora a Palermo dove presta la sua
collaborazione presso studi professionali nell’ambito della progettazione architettonica, della grafica e del design.
Si affaccia sul panorama editoriale con
questo libro, frutto delle esperienze
svolte in Germania presso l’RWTH-Aachen University, in occasione delle quali ha potuto apprezzare ed approfondire
temi legati alla sostenibilità ambientale,
all’impiego di tecnologie appropriate e
di materiali da costruzione ampiamente
utilizzati nel passato, a lungo dimenticati nei paesi industrialmente avanzati
e – ancora oggi – non sufficientemente
rivalutati.
ALESSANDRO GIORGI
Guida pratica alle costruzioni in terra
cruda
Aracne editrice, 2014
L’impiego della terra cruda come materiale da costruzione, nonostante i diffusi pregiudizi di povertà ed arretratezza, è attualmente oggetto di ricerca da
parte di tutti quei paesi, come Germania, Francia, USA, Danimarca, Olanda,
Austria, Svizzera e tanti altri ancora,
in cui, insieme a un condiviso senso
di rispetto sociale ed ambientale, si è
andato diffondendo negli ultimi decenni un grande interesse nei confronti di
un “costruire” sostenibile, intelligente
e qualitativamente superiore. In alcuni
casi si è anche provveduto a disciplinare l’utilizzo di tale materiale attraverso normative e regolamenti edilizi.
Considerata la scarsa informazione che
ad oggi fa dell’Italia uno di quei paesi
della comunità europea tra i più disinformati in materia di costruzioni in terra
cruda, questo libro intende diffondere
gli enormi vantaggi (ma anche gli svantaggi) che l’impiego di tale tecnologia
comporta: dai sistemi costruttivi alle architetture moderne e del passato, dalle
verifiche fisico-chimiche alle analisi di
strutture antisismiche, senza tralasciare
il delicato aspetto della normativa che
costituisce forse il maggiore ostacolo
FIORELLA BULEGATO, ELENA DELLAPIANA
Il design degli architetti italiani. 19202000
Electa, 2014
Le autrici ripercorrono e indagano
la storia del design dell’ultimo secolo
attraverso le più importanti figure di
architetti “intellettuali e teorici”, la cui
cultura e visione del mondo sono stati
il terreno per l’affermazione della disciplina dell’architettura e del design: proprio a questi progettisti, cultori di settori
tecnici quanto umanistici, protagonisti
del passaggio dalla dimensione artigianale a quella industriale delle imprese,
si deve la fortuna dell’industrial design.
Tre sono le figure, indicate come “spartiacque” del racconto sul dialogo tra
architettura e design: Gio Ponti, Marco
Zanuso ed Ettore Sottsass jr.
Fiorella Bulegato architetto, PHD, è
attualmente all’Università degli Studi
della Repubblica di San Marino, dove
insegna dal 2005, oltre ad essere docen-
te all’Università Iuav di Venezia.
Elena Dellapiana architetto, PHD,
Professore associato di storia dell’architettura e del design presso il Dipartimento di Architettura e Design del
Politecnico di Torino.
MARIA GIULIA MARZILIANO
Il progetto per il Foro Bonaparte: una
grande concezione artistica, una saggia soluzione urbanistica
Sezione Aurea: cultura, arte, ricerca,
n. 1, 2014
Dagli anni della Restaurazione un
doppio silenzio ha pesato come una
condanna su Giovanni Antonio Antolini
(1753-1841), dapprima cancellato dalla
memora collettiva in quanto architetto
di Sua Maestà Imperiale e Reale Napoleone Bonaparte, e successivamente nel
Novecento offuscato poiché riconosciuto genio vivificatore del Neoclassicismo
che, come è noto, fu corrente culturale
particolarmente invisa ai ‘sacerdoti’ del
Movimento Moderno. Nel saggio sono
compediate le vicende di un progetto
urbanistico e architettonico che, sebbene non realizzato, sarebbe stato eleborato, discusso e studiato per oltre un secolo con una legittimazione accademica
diffusa e perdurante.
Maria Giulia Marziliano è architetto urbanista territorialista e storica
della tecnologia architettonica. Per la
divulgazione e l’approfondimento degli argomenti oggetto della sua ricerca
scientifica ha ideato, promosso e coordinato numerosi seminari e convegni a
cui hanno partecipato studiosi di provenienza nazionale e internazionale; e
tra studi monografici, saggi e articoli ha
prodotto oltre 100 pubblicazioni di carattere specialistico, storico e scientifico
divulgativo, molte delle quali commissionate da Enti pubblici.
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PREMIO NAZIONALE DI DIVULGAZIONE SCIENTIFICA 2014 - I FINALISTI | SCIENZE E RICERCHE • N. 2 • DICEMBRE 2014
ANGELO RAFFAELE MEO, AURORA
MARTINA NERI
L’informatica raccontata ai grandi e
ai piccini
Pubblicato in proprio, nuova edizione, 2014
Il libro ha il duplice obiettivo di insegnare i principi scientifici dell’informatica ai bimbi della scuola primaria o
secondaria di primo grado e di svolgere
opera di diffusione della cultura scientifica nell’ambiente della famiglia. Si
parte dai concetti fondamentali della
logica – congiunzione, disgiunzione e
negazione – per spiegare come funziona un microcircuito e un intero calcolatore, e per illustrare le interazioni fra
componenti combinatori e componenti
sequenziali, fra hardware e software.
Nella seconda parte si descrivono le
tecnologie per la trasmissione dei dati dal doppino telefonico alla fibra ottica e
al Wi.Fi. – e si presentano i principi di
funzionamento di Internet e dei relativi
servizi. Infine si discute il futuro delle
tecnologie e delle applicazioni dell’informatica, dal telelavoro alla telemedicina, dall’”e-learning” alla robotica più
avanzata.
Angelo Raffaele Meo nasce a Cuneo nel 1935. el 1961 inizia la carriera
didattica e scientifica come assistente
ordinario alla cattedra di Elettrotecnica del Politecnico di Torino. Nel 1964
realizza, con la collaborazione di altri
giovani ricercatori, il primo classificatore automatico di suoni vocalici, seguito dal primo riconoscitore di parole. n
quello stesso anno diviene direttore del
Centro di Studio per l’Elaborazione Numerale dei Segnali del CNR, incarico
che conserverà fino al 1999, anno in cui
il Centro di Studio è stato trasformato,
insieme con altri due Centri di Studio,
in Istituto del CNR. E’ stato Presidente
dell’Accademia delle Scienze di Tori62
no. ‘ autore di oltre cento pubblicazioni
scientifiche su riviste nazionali e internazionali e di alcuni libri.
Aurora Martina Neri, nata nel
1957, e dipendente dell’IEIIT del CNR
Ha svolto attività organizzativa e in parallelo attività scientifica. L’attività si è
svolta principalmente in collaborazione
con un gruppo di ricercatori e insegnanti del Politecnico di Torino, del CSP
(Centro di Supercalcolo del Piemonte),
della scuola secondaria di primo grado
“Peyron - Fermi”, dell’Istituto Tecnico
“G. Peano”, e ha avuto come oggetto lo
sviluppo degli strumenti tecnologici e
didattici per l’insegnamento dei principi dell’informatica, adottando la logica
della didattica collaborativa.
in Archeologia Classica presso l’Università di Pisa e nel 2014 l’abilitazione a ricoprire le funzioni di professore
universitario di seconda fascia in Archeologia. Ha insegnato come docente
a contratto Metodologia e tecnica dello
scavo (2007-2010) e Archeologia della
produzione (2010-2011) presso l’Università di Pisa e Archeologia delle province romane (2010-2011) presso l’Università di Parma; dal 2013 è professore a contratto di Storia dell’architettura
antica presso l’Università di Pisa.
LORENZA FIUMI, STEFANO TOCCI,
CARLO MEONI
FABIO FABIANI
L’urbanistica: città e paesaggi
Carocci editore, 2014
Dall’VIII secolo a.C., con la nascita
delle città stato nelle diverse aree del
Mediterraneo, al V e VI secolo d.C., alle
soglie del Medioevo, con la costituzione dei regni romano-barbarici: questo il
periodo storico preso in esame per seguire lo sviluppo delle città e sottolineare tratti comuni e differenze, continuità,
rotture e contaminazioni, mentre sullo
sfondo si muovono vicende contingenti e processi storici di lunga durata. La
pianificazione della città e del territorio,
la loro difesa, l’organizzazione degli
spazi pubblici e privati e la gestione
delle risorse sono analizzate nei loro
elementi costitutivi, con una particolare
attenzione alle relazioni topografiche e
funzionali che legano tra loro le varie
parti, con l’obiettivo di ricomporre la
complessità dei paesaggi antichi.
Fabio Fabiani, laureato in Lettere
Classiche e specializzato in Archeologia, ha conseguito il dottorato di ricerca
La città vista dall’alto
Consiglio Nazionale delle Ricerche,
Istituto sull’inquinamento atmosferico, 2013
Le immagini ed i testi riportati nell’opera sono in parte estratti del video. Si
descrivono i risultati di un’attività di
ricerca condotta dal gruppo di ricerca
del CNR, coordinato da Lorenza Fiumi,
dedicata allo studio delle aree urbane
attraverso telerilevamento. L’opera,
da leggere contestualmente al video,
presenta in modo divulgativo le potenzialità del telerilevamento attraverso le
immagini elaborate, acquisite sulla città
di Roma. Il testo e le immagini aiutano
a comprendere come sia possibile riconoscere le strade asfaltate o ricoperte di
cubetti di porfido nell’area adiacente a
San Pietro, i lastricati di travertino o le
terrazze in marmette di cemento di Trastevere, le coperture in cemento-amianto della zona della Magliana, le diverse
tipologie di specie arboree e il loro stato
di salute di Villa Doria Pamphili e le
temperature di strade, piazze ed edifici,
oltre alla possibilità di caratterizzare la
presenza di strutture archeologiche sepolte nel sottosuolo a Grottarossa.
SCIENZE E RICERCHE • N. 2 DICEMBRE 2014 | PREMIO NAZIONALE DI DIVULGAZIONE SCIENTIFICA 2014 - I FINALISTI
Lorenza Fiumi. Laurea in Architettura è Ricercatrice CNR dal 1986. L’attività di ricerca è dedicata all’utilizzo
del telerilevamento per il monitoraggio
e la gestione delle aree urbane
Stefano Tocci. Laurea specialistica in Geografia, è un Collaboratore a
Contratto CNR dal 2012. Collabora con
il grupp cartografici, Istat, ecc. in ambiente GIS (Geographic Information
System). Ha partecipato a Progetti di
Ricerca, è co-autore di pubblicazioni
nazionali ed internazionali.
Carlo Meoni. Operatore Tecnico
CNR dal 1981, Collabora con il gruppo
di ricerca, nel supporto tecnico scientifico.
di architettura e urbanistica e su quella
loro «unità» che darà anche il titolo a un
suo famoso saggio degli anni Settanta.
Cesare Ajroldi (Palermo, 1944) ha
cominciato la propria carriera accademica con Alberto Samonà, diventando
in seguito professore ordinario, direttore del Dipartimento di Storia e progetto
nell’architettura all’Università di Palermo, oltre che coordinatore del dottorato
in Progettazione architettonica con sede
nel capoluogo siciliano. Ha partecipato
a numerosi concorsi nazionali e internazionali, tra cui si segnalano quelli con
Giuseppe e Alberto Samonà per l’Università di Cagliari e l’Università delle
Calabrie.
CESARE AJROLDI
SILVIA BODEI
La Sicilia i sogni le città
Giuseppe Samonà e la ricerca di architettura
Il Poligrafo, 2014
Le Corbusier e Olivetti
La usine verte per il centro di calcolo
elettronico
Quodilibet, 2014
L’opera di Samonà (1898-1983), fra
i massimi architetti e urbanisti italiani
del Novecento e fondatore della Scuola
di Venezia, viene analizzata in queste
pagine ripercorrendo il rapporto mai
interrotto con i paesaggi mediterranei e
gli scenari urbani della Sicilia (Messina, Palermo, ma anche Gibellina), terra di origine di Samonà e luogo in cui
sarebbero maturate alcune tra le sue
esperienze professionali più significative, come il progetto per il Teatro di
Sciacca, rimasto incompiuto, e il Piano
Programma palermitano, più tardi definito come «straordinario esempio» di
lettura di una città. Il volume raccoglie
anche una serie di scritti originali di
Giuseppe Samonà, dalle Considerazioni critiche sull’architettura contemporanea all’Introduzione a un discorso sulla
morfologia urbana, episodi di una più
che trentennale riflessione sui destini
Alla fine degli anni ‘50, in piena ripresa economica postbellica, Adriano
Olivetti decide di costruire a Rho il
Centro di calcolo elettronico, la fabbrica della contemporaneità, destinata alla
produzione delle macchine del futuro, e
sceglie di affidare l’incarico al grande
maestro Le Corbusier. Siamo davanti a
un episodio importante dell’architettura
moderna: due “mondi“ eccezionali, per
la forte carica utopica e creativa delle
loro opere, che per lungo tempo hanno
dialogato da lontano tra loro, decidono
di sperimentare insieme la progettazione di uno stabilimento industriale d’avanguardia, la nuova fabbrica a “misura
d’uomo” capace di ricreare al suo interno “le condizioni di natura”. Il progetto,
che verrà elaborato dopo l’improvvisa
scomparsa di Adriano, purtroppo non
sarà mai costruito a causa della crisi finanziaria della Società, costretta a ven-
dere il suo ramo di produzione elettronica all’americana General Electric nel
1964.
Silvia Bodei (Cagliari 1975), ha studiato presso l’Università IUAV di Venezia ed è dottore di ricerca in progettazione architettonica (UPC, Barcellona).
Unisce da anni l’attività professionale
alla ricerca e allo studio dell’opera di
Le Corbusier e dell’architettura contemporanea spagnola e catalana. Su
questi temi ha partecipato come relatrice a congressi internazionali e ha scritto su riviste, tra le quali «Massilia» e il
«Giornale dell’Architettura». Ha collaborato alla didattica dei corsi di dottorato delle università UPC e Ramon Llull
di Barcellona.
MANUELA CIANI SCARNICCI, ANTONELLA LAINO, PATRIZIA PINELLI, ANNALISA ROMANI (A CURA)
Materiali e tecnologie ecosostenibili
come nuova opportunità
Aracne editrice, 2014
In un momento di collasso globale la
sostenibilità e l’innovazione sono alla
base della New Economy e della Green Economy, ambiti rimasti dinamici
sia dal punto di vista tecnologico che
scientifico. Entrambe necessitano di
consapevolezza nei cambiamenti, comportamenti e stili di vita individuali e
collettivi che richiedono l’adozione di
un approccio integrato alle problematiche eco–sistemiche.
Manuela Ciani Scarnicci è ricercatore di Economia politica presso l’Università degli Studi eCampus, docente di
Macroeconomia per la Facoltà di Economia e docente di Economia politica
per la Facoltà di Giurisprudenza. Svolge attività di ricerca sulle problematiche concernenti lo sviluppo economico
e collabora con gruppi di ricerca presso
63
PREMIO NAZIONALE DI DIVULGAZIONE SCIENTIFICA 2014 - I FINALISTI | SCIENZE E RICERCHE • N. 2 • DICEMBRE 2014
la Facoltà di Economia dell’Università
degli Studi di Firenze.
Antonella Laino è ricercatore di Economia politica e da molti anni svolge attività di ricerca sulle diverse strutture di
mercato e sui loro fallimenti. È docente
di Microeconomia e di Politica economica presso la Facoltà di Economia
dell’Università Telematica E-campus.
Collabora con gruppi di ricerca interdisciplinari presso la Facoltà di Economia
dell’Università degli Studi di Firenze.
Patrizia Pinelli collabora dal 1995
al lavoro di ricerca che si svolge presso il laboratorio di Fitofarmacia del
Dipartimento di Scienze farmaceutiche
dell’Università degli Studi di Firenze. È
titolare del corso di Processi produttivi
nel corso di laurea in Economia aziendale presso l’Università degli Studi di
Firenze.
Annalisa Romani si è laureata in
Chimica nel 1986 presso l’Università
degli Studi di Firenze. Ha ottenuto il
dottorato nel 1992 in Scienza e Tecnologia delle Piante medicinali e Officinali. Attualmente è professore associato
di Merceologica e Qualità delle Risorse
presso la facoltà di Economia e la facoltà di Ingegneria dell’Università degli
Studi di Firenze.
della grafica olivettiana come episodi di
una narrazione unitaria in cui è protagonista la vita di fabbrica. Al repertorio
visivo – realizzato da grafici, designer,
pittori e scultori – si aggiungono forme
e contenuti che provengono dai letterati
e dagli intellettuali di fabbrica. Quindi,
parole e immagini per raccontare come
i temi del lavoro manuale, della tecnica
e della produzione, si traducono in un
codice visivo, in cui la presenza di segni ricorrenti – figure femminili, mani,
parti meccaniche, elementi naturali e
alfabeti – rende la comunicazione pubblicitaria indipendente, anche se non
autonoma, dal prodotto per ribadire il
pensiero etico e ragionato dell’integralità tra uomo, tecnologia e territorio; in
sintesi, per confermare la responsabilità
dell’industria quale valore costitutivo e
costruttivo della società, come chiaramente espresso dai testi e dalle azioni di
Adriano Olivetti.
Caterina C. Fiorentino (1966),
architetto, ricercatore in disegno industriale presso il Dipartimento di Architettura e Disegno Industriale Luigi
Vanvitelli della SUN. È autrice, tra l’altro, di: «Storia di una firma: carattere
Olivetti» («I+DISEÑO», 2009), «Sulle
tracce di Valentine» («Linea Grafica»,
2003), «I Libri Rossi della Olivetti»
(«Linea Grafica», 2002, con D. Piscitelli), «Olivetti’s Snapshots» (in S.A.V.E.
Heritage, IX Forum Internazionale di
Studi, Le Vie dei Mercanti, a cura di C.
Gambardella, Napoli 2011).
di Stato hanno consentito all?autore non
solo di catalogare un ampio repertorio
di disegni, che si pone come significativa fonte pre-catastale per la storia della città, ma anche di analizzare le trasformazioni urbane e del paesaggio di
quartieri non documentati dalle piante
ottocentesche. Quella che emerge è una
ricca documentazione sui fondi rustici
di Napoli e provincia, ma anche su alcuni siti reali. Sono soprattutto le delizie
suburbane a essere oggetto di documentazione, in gran parte inedita, e destano
particolare attenzione i rilievi di alcuni
giardini formali, che ancora in pieno
XIX secolo sopravvivono al dilagante
gusto all?inglese o con questo convivono in maniera del tutto singolare.
Massimo Visone (Napoli, 1972) insegna Storia dell?architettura presso
l?Università degli Studi di Napoli Federico II. La sua ricerca si concentra su
temi inerenti la storia dell?architettura
moderna e contemporanea, in particolare sull?iconografia, la formazione e la
trasformazione dei giardini storici, del
paesaggio e del territorio. Le sue pubblicazioni sono incluse in riviste specialistiche nazionali e internazionali,
collabora con università italiane e straniere, promuove mostre e ha co-curato:
L?area metropolitana di Napoli. 50 anni
di sogni utopie realtà. Cesare Ulisse
architetto (Napoli, 2010) e Maledetti
vincoli. La tutela del?architettura contemporanea (Torino, 2012).
CATERINA CRISTINA FIORENTINO
Millesimo di millimetro
I segni del codice visivo Olivetti 1908-1978
Società editrice il Mulino, 2014
ADRIANA S. SFERRA
Millesimo di Millimetro è un titolo
che proviene dal primo documentario
della Olivetti (1949), sceneggiatura di
Leonardo Sinisgalli e regia di Virginio
Sabel. Il volume, frutto di ricerche condotte presso l’Associazione Archivio
Storico Olivetti di Ivrea che ha curato
anche l’edizione, esamina gli elaborati
64
MASSIMO VISONE
Napoli. “Un Gran Teatro di Natura”
Città e paesaggio nelle Perizie del Tribunale civile (1809-1862)
Paparo Edizioni, 2013
Gli studi condotti sulle Perizie del
Tribunale civile di Napoli dell?Archivio
Obiettivo “quasi zero”
Un percorso verso la sostenibilità
ambientale
FrancoAngeli, 2013
La condizione ambientale denuncia
oggi oggettivi elementi di grande criticità prossimi all’emergenza: lo confer-
SCIENZE E RICERCHE • N. 2 DICEMBRE 2014 | PREMIO NAZIONALE DI DIVULGAZIONE SCIENTIFICA 2014 - I FINALISTI
mano i rapporti di istituti nazionali ed
internazionali di ricerca e le direttive
emanate dall’UE. In Italia, interventi
di sostenibilità ambientale sono urgenti
e necessari al fine di risparmiare energia, sostituire quella prodotta da fonte
fossile con quella proveniente da fonte rinnovabile, risanare tessuti urbani
degradati, consolidare le esperienze in
atto delle smart cities; questo anche per
creare una maggiore occupazione e per
rilanciare dal punto di vista economico
le piccole e medie imprese.
Adriana S. Sferra architetto, DdR,
ricercatore presso il Dipartimento di
Pia- nificazione, Design, Tecnologia
dell’Architettura della Sapienza, Università di Roma, svolge le sue attività di
ricerca nell’ambito delle discipline della Tecnologia dell’Architettura con particolare riferimento alle tematiche della
sostenibilità ambientale. Insegna Materiali e tecnologie degli elementi costruttivi nel Corso di laurea magistra- le
in Architettura. Ha maturato articolate
esperienze di ricerca nazionali ed internazionali che si ritrovano in nu- merose
pubblicazioni.
nasce dalla convinzione che il territorio
storico, contenitore di infinite ispirazioni, debba essere interpretato nella pienezza di uno sguardo critico; e che la
molteplicità delle discipline può contribuire a rivedere gli strumenti operativi
per la ridefinizione dei campi culturali
e semantici.
Andrea Iacomoni, architetto, PhD in
Progettazione Urbanistica e Territoriale, ha conseguito il Master al Berlage
Institute. Svolge attività professionale
e scientifica su molteplici fronti; i suoi
lavori e le sue ricerche hanno ricevuto
vari riconoscimenti (Premio Gubbio,
IQU, De Masi) e sono pubblicati in riviste di settore quali «Domus», «Opere»,
«Paesaggio Urbano», «Urbanistica». È
autore di numerosi articoli e libri, collabora con riviste di settore quali «Ananke», «Il Giornale dell’Architettura», ed
è nelle redazioni di «Arknews», «Architetture città e territorio», «Macramè».
GIANNI OTTOLINI
Tre scritti su Sottsass
(con un’appendice)
Raffaello Cortina Editore, 2013
ANDREA IACOMONI (A CURA)
Questioni sul recupero della città
storica
Aracne editrice, 2014
Negli ultimi anni il riuso e la riqualificazione sono entrati costantemente
all’interno delle politiche urbane, con
trasformazioni che possono assumere
significato architettonico e urbanistico
attraverso il progetto di recupero e valorizzazione dell’esistente. Di conseguenza i centri storici, dopo essere stati per
molto tempo un argomento settoriale,
hanno acquisito un ruolo sempre maggiore, evidenziando la propria dimensione contemporanea. Pertanto il libro
Di fronte alla accentuata divaricazione fra distinte culture del progetto, Ettore Sottsass, architetto e designer, è stato
una figura di sintesi , uno straordinario
ricercatore e progettista in continuo superamento dei codici formali consolidati.
Gianni Ottolini. Professore ordinario dal 1996 al 2013 di Architettura
degli Interni e Allestimento alla Facoltà di Architettura Civile del Politecnico di Milano, dal 1987 al 1996 è stato
membro del Comitato di Consulenza 08
(Ingegneria Civile e Architettura) del
Consiglio Universitario Nazionale sulla ricerca di interesse nazionale (fondi
40%).
4. SCIENZE DELL’UOMO, FILOSOFICHE,
STORICHE
E LETTERARIE
PIETRO GRECO, LELIO MAZZARELLA,
GUIDO BARONE
Alfonso Maria Liquori
Il risveglio scientifico negli anni ’60
a Napoli
Bibliopolis, 2013
Alfonso Maria Liquori ha rappresentato una delle personalità più poliedriche fra gli scienziati che operarono
a Napoli nei primi anni ’60 del secolo
scorso. Le pietre angolari del suo agire
erano la interdisciplinarità, il cosmopolitismo e la visione umanistica della
scienza. Alfonso Maria Liquori ha lasciato un segno indelebile nella storia
della Chimica a Napoli; tra l’altro egli,
assieme a Rodolfo A. Nicolaus, chiamò
un gruppo di prestigiosi colleghi come
Paolo Corradini, Arnaldo Liberti, Alessandro Ballio e Lorenzo Mangoni. La
sua capacità di coltivare rapporti profondi con molti scienziati anche stranieri, lo portò a stabilire una fitta rete
di relazioni scientifiche e umane, sia in
ambito locale che internazionale.
Pietro Greco (Barano d’Ischia,
1955), giornalista scientifico e scrittore,
laureato in Chimica nel 1982, è socio
fondatore della Fondazione IDIS-Città
della Scienza di Napoli. È direttore
della rivista Scienza & Società e condirettore del web journal Scienzainrete.
È conduttore, insieme ad altri, del programma radiofonico Radio3Scienza, in
onda quotidianamente sulla terza rete
della RAI.
Lelio Mazzarella (Vallo della Lucania, 1938), si è laureato in Chimica
Industriale cum laude nel 1961 ed ha
65
PREMIO NAZIONALE DI DIVULGAZIONE SCIENTIFICA 2014 - I FINALISTI | SCIENZE E RICERCHE • N. 2 • DICEMBRE 2014
insegnato Chimica Fisica presso l’Università agli Studi di Napoli Federico II.
È professore emerito di Chimica Fisica
e socio dell’Accademia di Scienze Fisiche e Matematiche della Società Nazionale di Scienze, Lettere ed Arti in
Napoli.
Guido Barone (Avellino, 1937), laureato cum laude in Chimica Industriale
nel 1961, ha insegnato Chimica Fisica
Biologica e Chimica Fisica Ambientale
presso l’Università agli Studi di Napoli
Federico II. È stato presidente nazionale dei Professori Universitari Incaricati,
contribuendo attivamente al dibattito
sulla riforma dell’Università. Ha fondato con altri l’Associazione di Calorimetria AICAT. È stato presidente della
Divisione di Chimica dei Sistemi Biologici della Società Chimica Italiana. socio dell’Accademia di Scienze Fisiche e
Matematiche della Società Nazionale di
Scienze, Lettere ed Arti in Napoli.
ANNA LAURA TROMBETTI, LAURA PASQUINI
fieristico. Oggi ne restano 24 delle oltre 100 esistite. Presenze inconfondibili
di un tessuto urbano ricostruito anche
attraverso le immagini: dalle prime attestazioni ancora in età comunale, ripercorrendo i tratti intensi della pittura del
Cinquecento e del Seicento, attraverso
l’esperienza di cartografi e vedutisti tra
Settecento e Ottocento, sino alle suggestioni del Novecento e a Giorgio Morandi che lascia emergere dalla memoria le tracce tangibili della città turrita,
abbracciata dalle mura
Anna Laura Trombetti. Laurea in
Lettere, Assistente incaricata, poi ricercatore di Storia medievale, dal 2001 è
professore ordinario di Storia medievale presso la facoltà di Lettere e Filosofia
dell’Università di Bologna
Laura Pasquini (Roma 1964) storica
dell’arte dell’Università di Bologna, ha
affrontato in varie pubblicazioni temi
attinenti all’Archeologia cristiana, in
parte confluiti nel suo primo volume
sulla Decorazione a stucco in Italia fra
Tardo Antico e Alto Medioevo (2002).
Si è quindi orientata più decisamente
verso tematiche di iconografia medievale, in prospettiva iconologica, con
particolare riguardo all’immagine musiva, ovvero al pavimento medievale di
XI e XII secolo inteso come veicolo di
motivi simbolici. Diverse sue pubblicazioni sono edite negli Atti dei Colloqui
dell’Associazione italiana per lo studio
e la conservazione del mosaico.
focalizzate sul crollo del Regno delle
Due Sicilie e sulla fine dei Borboni. Un
fronte antirisorgimentale giustizialista,
alla ricerca di colpevoli e di complotti, ha oggi la presunzione di scrivere
ciò che gli storici di professione non
avrebbero mai scritto o avrebbero volutamente occultato. Renata De Lorenzo, partendo proprio dal confronto
con le mitologie correnti, propone una
rilettura attenta delle dinamiche interne
ed esterne al contesto meridionale che
dal post- 1848 al 1861 hanno messo in
crisi i modelli culturali di una dinastia
e della “nazione” napoletana. E ricostruisce la fine del Regno borbonico,
facendo il punto sulle contraddizioni le
complessità della vita politica, della società dell’economia del Sud alla vigilia
dell’Unità.
Renata De Lorenzo insegna Storia
contemporanea e Storia dell’Ottocento
presso il Dipartimento di Studi umanistici dell’Università «Federico II» di
Napoli. Membro del Consiglio di Presidenza dell’Istituto per la Storia del
Risorgimento italiano e Presidente della
Società napoletana di Storia Patria, si
è interessata di problemi istituzionali e
di modernizzazione dell’apparato statale nel secolo XIX, con attenzione alle
dinamiche del territorio. Per la Salerno
Editrice ha già pubblicato Murat (2011).
Bologna delle torri
Uomini, pietre, artisti dal Medioevo a
Giorgio Morandi
Edifir - Edizioni Firenze, 2013
Bologna e le torri: un binomio dalle radici antiche che sa rispondere alle
sfide della modernità: torri pubbliche,
torri consortili, torri di singole famiglie,
case-torri. Sin dal Medioevo, a chi veniva da lontano, esse dicevano che Bologna era un comune potente, capace di
difendersi, guidato da famiglie ricche
e ambiziose. Le due Torri, Garisenda
e Asinelli, costruite per la difesa della
città alla fine dell’XI secolo nella piazza
di Porta Ravegnana, scandiscono ancora oggi il profilo della città in un dialogo aperto con le torri moderne, quelle
di Zacchiroli e di Tange nel quartiere
66
ANDREA CANDELA
RENATA DE LORENZO
Borbonia felix
Il Regno delle Due Sicilie alla vigilia
del crollo
Salerno Editrice, 2013
Le polemiche che hanno caratterizzato la celebrazione dei centocinquanta
anni dell’Unità d’Italia si sono spesso
Dal sogno degli alchimisti agli incubi
di Frankenstein. La scienza e il suo
immaginario nei mass media
FrancoAngeli, 2013
Il volume è l’esito di uno studio sulle
diverse forme di storytelling della scienza e della tecnologia nei mass media. Si
concentra, prevalentemente, sull’informazione giornalistica, ripercorrendone
la storia e cercando di cogliere le moti-
SCIENZE E RICERCHE • N. 2 DICEMBRE 2014 | PREMIO NAZIONALE DI DIVULGAZIONE SCIENTIFICA 2014 - I FINALISTI
vazioni socio-culturali che hanno indotto prima la carta stampata e poi i mezzi
di comunicazione di massa ad avvalersi
di un linguaggio sensazionalistico nel
raccontare le avventure della scienza
in pubblico. La rappresentazione popolare della scienza rievoca un insieme
di figure appartenenti all’immaginario
collettivo: maghi e alchimisti, mostri
e apprendisti stregoni, gesta eroiche e
catastrofi, elisir e veleni. Si tratta di un
immaginario scientifico dominato da
stereotipi e inquinato da narrazioni, miti
e credenze popolari, le cui genealogie
si perdono nella storia. L’informazione
mediatica vi attinge con l’intenzione di
attribuire un significato al ruolo spesso
ambiguo e, gradualmente, più invasivo
della scienza nella società.
Andrea Candela ha conseguito
un dottorato di ricerca in storia della
scienza e un master in comunicazione
scientifica. Attualmente è docente di
Comunicazione della scienza presso
l’Università degli Studi dell’Insubria
(Varese-Como).
nire procedure, materiali e strumenti
adeguati affinché ciascuno possa farlo.
Parlare di “rispetto” e di “apertura” e
poi proporre, consapevolmente o meno,
esplicitamente o implicitamente modelli narrativi centrati soltanto sulla dicotomia maschio/femmina, sulla promozione dell’amore e della sessualità eterosessuale, sulla famiglia tradizionale, risulta contraddittorio. La modificazione
degli approcci didattici è senza dubbio
auspicabile, ma non si può prescindere
dalla ridefinizione e dall’ampliamento
di contenuti e modelli di riferimento.
Federico Batini insegna Metodologia della Ricerca in Educazione, Pedagogia sperimentale e Consulenza pedagogica all’Università di Perugia. Si
occupa da quindici anni di formazione e
ha insegnato per dieci anni nella scuola
secondaria di primo e secondo grado.
Ha lavorato come docente nelle SSIS e
attualmente insegna nel TFA occupandosi, in particolare, del tema della didattica, della progettazione e valutazione
per competenze.
FEDERICO BATINI
VALERIO ACRI
Identità sessuale: un’assenza ingiustificata
Ricerca, strumenti e informazioni per
la prevenzione del bullismo omofobico a scuola
Loescher Editore, 2014
Islam e Occidente
La Primavera araba, la crisi dell’Europa, il dialogo possibile
Aracne editrice, 2013
Tutta la nostra educazione (da prima
della nascita) è centrata sulla dicotomia
maschio-femmina e votata alla promozione attiva dell’eterosessualità: in
famiglia, a scuola, nel gruppo dei pari.
Nei contesti formativi ciascuno deve
trovare il proprio spazio di realizzazione e la possibilità di costruire, pienamente, la propria identità. Non si tratta,
banalmente, di una forma di rispetto o
di tolleranza: si tratta piuttosto di for-
Sono passati tredici anni dagli attentati all’America che sconvolsero il
mondo, tre dall’uccisione di Bin Laden
e nell’agenda politica della vita pubblica il rapporto tra Islam e Occidente
non occupa più i primi posti. Rimane
però una questione fondamentale della
(post-)modernità che viviamo e diventa ancora più stimolante indagarlo alla
luce dei nuovi scenari storico-politici,
le loro rivoluzioni e post-rivoluzioni,
la nostra crisi economica e il ridimensionamento geo-politico. La Primavera
araba è stata un richiamo assoluto al
diritto, alla libertà, alla giustizia, all’uguaglianza e per questo merita un’esenzione speciale rispetto alle ombre di
ciò che ne è seguito e ne sta seguendo.
L’Europa in crisi si è dimostrata incapace di solidarizzare con le verità forti
della Primavera araba perché ripiegata
sul salvataggio dell’euro, una moneta
unica posta a fondamento di una Unione che di fatto non esiste. Un’opera che
si interroga sui delicati rapporti tra religione e politica e su come Islam e Occidente possano sottrarsi all’idea dello
scontro di civiltà se capaci di operare
il riconoscimento dei valori profondi e
comuni che li uniscono.
Valerio Acri, nato a Roma nel 1980,
laureato in Scienze della Comunicazione nel 2006 presso l’Università La Sapienza di Roma, con la tesi di laurea “La
secolarizzazione e la società contemporanea. Analisi di una categoria significativa per l’interpretazione della società
occidentale.” Ha all’attivo diverse collaborazioni con testate giornalistiche,
tra le quali «DgCinews», periodico di
informazione on-line della Direzione
generale per il cinema, «What’s up», la
rivista mensile per i giovani.
CRISTINA LOMBARDI-DIOP, CATERINA
ROMEO (A CURA)
L’Italia postcoloniale
Le Monnier-Mondadori Education,
2014
Il volume L’Italia postcoloniale presenta e analizza la condizione postcoloniale italiana come uno dei fattori determinanti nella vita quotidiana, nelle pratiche sociali, razziali e di genere, e nelle
forme di produzione culturale dell’Italia
contemporanea. Il modo in cui questo
volume si inserisce nel campo degli
studi postcoloniali non si limita all’e67
PREMIO NAZIONALE DI DIVULGAZIONE SCIENTIFICA 2014 - I FINALISTI | SCIENZE E RICERCHE • N. 2 • DICEMBRE 2014
splorazione del rapporto tra ex colonizzatori ed ex colonizzati e neanche a una
rilettura della storia e della cultura coloniali. La concezione del postcoloniale che questo testo teorizza e promuove si fonda sull’assunto che gli effetti
economici e culturali del colonialismo
sono tuttora presenti in molti Paesi, ivi
inclusa l’Italia, soprattutto nel modo in
cui gli squilibri introdotti dai poteri coloniali vengono ripristinati nel mondo
globale odierno attraverso il trattamento
ingiusto e l’esclusione dei migranti che
provengono dai Paesi in via di sviluppo,
a cui spesso viene negato l’accesso ai
diritti umani e al privilegio di una cittadinanza globale.
Cristina Lombardi-Diop è Direttrice del Rome Studies Program presso
la Loyola University di Chicago, dove
insegna Studi italiani e Studi di genere
presso i dipartimenti di Modern Languages and Literatures e Women’s Studies
e Gender Studies. Dopo aver conseguito
la laurea in Lingue e Letterature Straniere Moderne presso l’Università di
Roma “La Sapienza”, Cristina Lombardi-Diop si è specializzata in africanistica, studi coloniali e postcoloniali e studi
comparatistici, conseguendo un Master
in African Studies presso la Yale University come borsista Fulbright, e un
Ph.D. in Comparative Literature presso
la New York University.
Caterina Romeo è ricercatrice confermata alla Sapienza di Roma, dove
insegna Studi di genere e Letterature
comparate. Dopo essersi laureata in
Lingue e Letterature Straniere Moderne presso l’Università di Roma “La
Sapienza”, ha conseguito un Dottorato
in Storia delle scritture femminili, sempre presso “La Sapienza,” e un Ph.D. in
Letterature comparate presso la Rutgers
University, dove ha insegnato studi di
genere, letterature comparate e letteratura italoamericana. Dagli Stati Uniti è
rientrata in Italia nel 2006 nell’ambito
del programma “Rientro dei cervelli”.
68
ANGELA GIALLONGO
FULVIO BESCHI
La donna serpente
Storie di un enigma dall’antichità al
XXI secolo
Edizioni Dedalo, 2013
La leggenda di Troia
Einaudi, 2013
Che effetto fanno le bellezze medusee ridenti e birichine dell’arte minoica
e quelle grottescamente sconvolgenti
dell’arte arcaica o cinquecentesca?
Il libro mostra come i serpenti e gli
irraggiungibili occhi della donna serpente più famosa, Medusa, abbiano
stranamente brillato, nelle mentalità
del passato, insieme a sentimenti per lo
più negativi (paura, rabbia, disprezzo,
vergogna) funzionali al mantenimento
della gerarchia sessuale. I quattro capitoli documentano, con il ricorso a fonti
visive e scritte e con un serrato confronto storiografico, aspetti basilari della
sorprendente associazione messa in
atto, anche dalle teorie scientifiche più
diffuse nella cultura occidentale, tra la
pericolosità dello sguardo femminile, la
malignitas del serpente e i poteri mortali
del mestruo.
Angela Giallongo è professore ordinario di Storia dell’educazione (Scienze
della Formazione) presso il Dipartimento D.I.S.T.I. dell’Università di Urbino.
Nelle sue ricerche privilegia, contestualizzandole nei processi di lunga
durata, le seguenti tematiche educative
informali delle società pre-moderne:
esperienze gestuali, gerarchie sensoriali
con particolare riferimento al primato
visivo, comportamenti emotivi, modelli sentimentali e immaginario. Ha pertanto rintracciato temi (infanzia, corpo,
standard dei rapporti sociali di genere,
“regimi emotivi”, stereotipi visivi) e
momenti, particolarmente significativi
per la storia moderna e contemporanea
della formazione.
La leggenda di Troia è uno dei miti
fondativi della coscienza e della civiltà occidentali. Era narrata in una serie
di poemi, il Ciclo epico, di cui soltanto
l’Iliade e l’Odissea sono giunti integralmente fino a noi. Alcuni degli episodi
più noti della saga, tuttavia, come il
giudizio di Paride, la morte di Achille o
la conquista di Troia grazie allo stratagemma del cavallo di legno, non erano
descritti nei capolavori omerici, ma in
opere di cui ci sono pervenuti solo brevi
riassunti o pochi versi. Basandosi su tali
esigui resti Fulvio Beschi si è riproposto
di ricostruire la trama delle opere che li
contenevano, e quindi l’intero racconto
mitico dell’epos troiano quale risultava
dai poemi del Ciclo.
Fulvio Beschi ha studiato filologia
classica a Milano e Padova, dove ha
conseguito il dottorato di ricerca nel
2011. Ha ottenuto borse di studio per
perfezionare la propria formazione a
Oxford e a Berkeley. È autore di libri
e articoli scientifici, in cui si è occupato
soprattutto di poesia ellenistica (in particolare Archia, Epigrammi, a cura di
F. Beschi, Milano, Mondadori, 2011),
linguistica greca (F. Beschi, Ordine delle parole e struttura sintattica in greco
antico. Uno studio cartografico alla luce
di Thuc. VII, 1-10, Padova, Unipress,
2012), e epica greca arcaica (F. Beschi,
La leggenda di Troia, Torino, Einaudi
2013). Ha lavorato in ambito editoriale,
come redattore per le case editrici De
Agostini e Loescher, e scolastico, come
docente di lettere in licei di Milano e
provincia.
SCIENZE E RICERCHE • N. 2 DICEMBRE 2014 | PREMIO NAZIONALE DI DIVULGAZIONE SCIENTIFICA 2014 - I FINALISTI
UMBERTO BOTTAZZINI, PIETRO NASTASI
La Patria ci vuole eroi. Matematici
e vita politica nell’Italia del Risorgimento
Zanichelli, 2013
Chi sono gli «eroi» che affollano le
pagine di questo libro? Sono gli uomini
di scienza, e in primo luogo i matematici, che nell’arco del lungo Risorgimento
sono stati protagonisti della vita politica del nostro paese. Alla guida delle
istituzioni nelle «Repubbliche sorelle»
nate dalle baionette delle armate di
Napoleone; combattenti nelle battaglie
del Quarantotto; protagonisti della «rivoluzione», come la chiamò Manzoni,
che ha portato all’Unità d’Italia. Matematici come Federico Menabrea, esponente di spicco della Destra cattolica e
oltranzista, deciso oppositore di Cavour
e primo ministro nello Stato unitario; e
come Francesco Brioschi e Luigi Cremona, fieri anticlericali, impegnati nel
progetto politico e culturale di portare il
nuovo Stato al livello delle più avanzate
nazioni europee.
Umberto Bottazzini è professore ordinario di Storia della matematica presso l’Università degli Studi di Milano.
Membro di istituzioni scientifiche e accademiche italiane e straniere, fa parte
del comitato editoriale delle principali
riviste internazionali di storia della matematica. Ha collaborato alla Storia della scienza di Paolo Rossi (Utet 1988) e
alla Storia della scienza della Treccani
(2003-2004). .
Pietro Nastasi ha insegnato a lungo
Storia delle matematiche presso l’Università di Palermo. Attualmente è condirettore della rivista “Pristem/Storia
– Note di Matematica, Storia, Cultura”
(edita dall’Università Bocconi) e membro della redazione di Lettera Matematica (Springer).
PAOLO COSTA
ROBERTO SCIARRONE
La ragione e i suoi eccessi
Feltrinelli, 2014
La Repubblica di Weimar nei documenti del Servizio Informazioni
Militare
Edizioni Nuova Cultura, 2013
Che utilità ha oggi la filosofia e qual
è la “specialità” del filosofo nell’epoca della settorializzazione dei saperi?
Dopo che è naufragato il tentativo di
Hegel di preservare la supremazia della
filosofia in quanto conoscenza del Tutto, i filosofi occidentali si sono trovati
nella condizione di dover giustificare
la propria funzione, alleandosi ora con
la politica, ora con la storia, ora con la
scienza. Secondo Paolo Costa, sebbene
la filosofia abbia oscillato sempre tra
la tentazione autarchica, a volte persino imperialista, e i tentativi di mettervi
freno, rientrando nei ranghi, l’utilità del
pensiero filosofico va ricercata nella sua
natura eccedente. Il significato profondo della insofferenza ai vincoli esterni
sta nel connubio che instaura tra l’aspirazione metafisica alla totalità e l’apertura scettica alla complessità dell’esperienza.
Paolo Costa è ricercatore presso la
Fondazione Bruno Kessler di Trento. Tra i suoi libri ricordiamo: Verso
un’ontologia dell’umano. Antropologia
filosofica e filosofia politica in Charles Taylor (Unicopli, 2001), Un’idea
di umanità. Etica e natura umana dopo
Darwin (edb, 2007). Per Feltrinelli ha
curato l’Antologia di Hannah Arendt
(2006), il Viaggio di un naturalista
intorno al mondo di Charles Darwin
(2009) e l’edizione dell’Età secolare di
Charles Taylor (2009).
La Repubblica di Weimar fu un periodo ricco di contraddizioni tra la
Grande Guerra e l’avvento del Terzo
Reich. Il sistema di democrazia parlamentare che riuscì a realizzare fu altresì
sorprendente, non solo perché nacque
pochi mesi dopo la fine di un conflitto
mondiale da cui la Germania era uscita sconfitta ma, in particolar modo, per
la portata di trasformazioni politiche e
sociali che la caratterizzarono. La ricca
storiografia sull’argomento testimonia
l’importanza degli eventi che caratterizzarono il 1933, anno spartiacque della
storia d’Europa e del mondo. Ciò a cui
mira questo saggio è “ricostruire” l’idea
che lo Stato Maggiore italiano aveva
sulla Germania, alla vigilia dell’ascesa
di Adolf Hitler. Attraverso le carte del
SIM è possibile cogliere gli aspetti positivi della Repubblica di Weimar, ma
anche quegli elementi di forte criticità
derivanti dalle clausole penalizzanti del
Trattato di pace che costituiranno la
base ideologica e sociale della successiva ascesa del nazionalsocialismo.
Roberto Sciarrone, svolge attività
di ricerca presso il dipartimento di Studi Politici della facoltà di Scienze Politiche della Sapienza Collabora con la
cattedra di Storia dell’Europa Orientale
e con l’Archivio dell’Ufficio Storico
dello Stato Maggiore dell’Esercito. È
inoltre membro dell’Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano. Con Nuova Cultura ha già pubblicato Strategie
militari franco-tedesche a confronto
(1905-1913), Nuova Cultura, Roma,
2013. Si occupa di Triplice alleanza e
di tematiche relative alla storia dell’Esercito Italiano.
69
PREMIO NAZIONALE DI DIVULGAZIONE SCIENTIFICA 2014 - I FINALISTI | SCIENZE E RICERCHE • N. 2 • DICEMBRE 2014
È attualmente in preparazione la sua
monografiaDefinire l’eresia. Dibattiti
teologici, pratiche giudiziarie e politica
pontificia al tempo di Jacques Fournier
/ Benedetto XIIed un suo articolo sulla
riflessione antiereticale nei commentari
biblici trecenteschi sarà prossimamente
pubblicato sulla rivista Speculum.
tecento (Sestante, 2013), l’edizione de
La nouvelle Italie di Jean Galli de Bibiena (L’Harmattan/Sestante, 2008) e
dei Romans dello stesso autore (Classiques Garnier, 2014).
IRENE BUENO
Le eresie medievali
Ediesse, 2013
Chi erano davvero gli eretici? E per
chi rappresentavano una reale minaccia? Tutte le fonti a disposizione degli
storici sono inevitabilmente filtrate dal
punto di vista dei loro persecutori. Del
resto nessun eretico si è mai definito
tale. Piuttosto si considerava l’interprete del più autentico messaggio cristiano.
E allora “eretici” o “buoni cristiani”?
Delimitare le frontiere dell’alterità religiosa significava per la Chiesa stabilire
chi era incluso e chi era respinto; uno
strumento potentissimo nelle mani del
clero, applicabile ai più diversi contesti.
Irene Bueno ripercorre i principali itinerari del dissenso religioso tra XI e XV
secolo, volgendo lo sguardo ai loro protagonisti, alle idee e ai comportamenti
che portarono i cosiddetti eretici a un’aperta rottura con la Chiesa di Roma.
La repressione dell’alterità religiosa ha
accompagnato molta parte della nostra
storia.
Irene Bueno ha ottenuto il dottorato
di ricerca in Storia presso l’Istituto universitario europeo di Firenze nel 2010.
È stata borsista a Parigi, Berkeley (California) e Francoforte (Germania). Negli anni 2011-2012 è stata ricercatrice
post- dottorale all’Università di Leida
(Paesi Bassi), dove ha organizzato la
conferenza internazionale “The Papacy
and the East: Intellectual debates and
cross-cultural interactions, 1274-1439”,
i cui atti saranno pubblicati nel 2014. È
attualmente Marie Curie Fellow presso
l’Ecole des Hautes Etudes en Sciences
Sociales di Parigi. I suoi studi, pubblicati in volumi e riviste italiane e
internazionali, riguardano le teorie e i
metodi della repressione anti-ereticale
e i rapporti tra il papato e l’Oriente, soprattutto con gli Armeni, nel Trecento.
70
ALFONSO MELE
FRANCESCA PAGANI
Le macchine nella letteratura dei lumi
Aracne editrice, 2014
Espressione delle nuove teorie scientifiche che diffondono dall’esordio del
Settecento in Europa, le macchine diventano una delle passioni del secolo.
In Francia, gli automi di Vaucanson, i
congegni dell’Abbé Nollet, l’aerostato
dei fratelli Montgolfier conquistano il
favore della bonne société e si pongono al centro della conversazione e delle
pratiche sociali più alla moda. In sintonia con la sensibilità dell’Encyclopédie,
emblematica «macchina del sapere» e
straordinaria messa in scena di congegni tecnici, la letteratura del secolo propone una curiosa varietà di dispositivi
che, dalla poesia al racconto filosofico,
dal romanzo galante a quello libertino,
dalla satira sino alla vena più noire di
Sade e Révéroni Saint-Cyr, articolano
un ricco immaginario della macchina,
talo- ra ingenuo, talora visionario, ma
sempre nel segno di una tecnica che
supporta e potenzia l’espressione del
volere umano. La rassegna qui esposta
è la più vasta sinora disponibile.
Francesca Pagani, dottore di ricerca
in Teoria e Analisi del testo, è docente
presso l’Università degli studi di Bergamo. La sua ricerca privilegia la lingua,
la letteratura e la cultura francese del
Settecento. Tra le sue pubblicazioni,
Palinsesti anatomici (Sestante, 2010),
L’immaginario delle “vapeurs” nel Set-
Pitagora
Filosofo e maestro di verità
Scienze e Lettere, 2013
In accordo con la tradizione più antica ed autorevole, di cui si definiscono limiti e caratteristiche, la figura di Pitagora viene considerata nella duplice veste
di maestro di verità e filosofo e studiata
nel contesto dei vari ambienti in cui Pitagora e il Pitagorismo di V e IV secolo
si è sviluppato ed ha avuto un suo ruolo: Samo, luogo di nascita del filosofo
e ambiente della sua formazione; Crotone, prima sede del movimento da lui
creato, teatro della sua affermazione ma
anche della grande crisi sopravvenuta
negli anni centrali del V secolo; Metaponto, seconda tappa dell’esperienza
di Pitagora in Magna Grecia e caratteri
assunti dal locale Pitagorismo e in riferimento alla gestione della vittoria su
Sibari e alla guerra civile suscitata dai
Pitagorici crotoniati; sviluppo del Pitagorismo tarantino e forme assunte dalle
sue rinnovate prospettive politiche. Si
prende in considerazione quindi il ruolo
complessivo del Pitagorismo in Magna
Grecia a partire dalla duplice esperienza crotoniate prima e tarantina dopo e si
conclude con l’analisi dei risvolti italici
prima e romani dopo assunti dal Pitagorismo.
Alfonso Mele (1932) ha prima insegnato lettere classiche nei licei, ma dal
1966 è passato a lavorare presso l’Università di Bari e quindi, dal 1968, presso
quella di Napoli. È stato docente di storia greca presso l’Università di Saler-
SCIENZE E RICERCHE • N. 2 DICEMBRE 2014 | PREMIO NAZIONALE DI DIVULGAZIONE SCIENTIFICA 2014 - I FINALISTI
no, dal 1973 al 1977, poi, da ordinario,
presso l’’Università di Napoli Federico
II, dove ha anche diretto il Centro Studi
di Magna Grecia. Attualmente è professore emerito e direttore della rivista
Incidenza dell’Antico.
Fabio Ruggiano è dottore di ricerca
in Studi linguistici italiani, professore
a contratto nell’Università di Messina
e nella Virginia Commonwealth University di Richmond (va). Oltre che di
scrittura scolastica, si occupa di problemi di traduzione legati al teatro, dei
meccanismi del comico e di lingua del
diritto, con particolare riferimento alla
Costituzione della Repubblica italiana.
cui Ces vipères de lueurs: Il mito ofidico nell’immaginario valériano, 1996)
e delle rappresentazioni dell’Italia nella letteratura di viaggio (Sul mare degli Dei: Mitografia dell’isola di Capri,
2002; Gotico mediterraneo, 2007). Fra i
suoi libri per ragazzi: Alla conquista del
passato (1994, con Giovanna Zoboli) e
L’ora blu (2009).
FABIO ROSSI, FABIO RUGGIANO
Scrivere in italiano
Dalla pratica alla teoria
Carocci editore, 2013
ALESSANDRA COPPOLA
MASSIMO SCOTTI
Che cos’è e come si compone un testo
in italiano? Il manuale risponde muovendosi entro l’orizzonte teorico della
linguistica testuale, con uno stile agile
indirizzato agli studenti e ai docenti di
Linguistica italiana e di Laboratori di
scrittura, ma anche a quanti desiderino
migliorare le proprie abilità scrittorie e
comunicative. L’analisi, la discussione
e la riformulazione di testi di ogni tipo
e provenienza rivelano che l’universo
della scrittura è molto più variegato di
quanto la scuola e l’università comunemente riconoscano. Così il concetto
stesso di errore mostra la sua natura relativa, da verificare al vaglio di criteri
compositivi come l’occasione comunicativa, gli scopi del testo, la relazione
sociale tra gli interlocutori, le aspettative del ricevente. Il volume è completato
da un glossario, da esercizi, oltre a numerosi altri spunti di approfondimento
e di discussione.
Fabio Rossi insegna Linguistica italiana all’Università di Messina. Tra le
sue pubblicazioni: Uno sguardo sul
caos. Analisi linguistica della Dolce
vita con la trascrizione integrale dei dialoghi (Le Lettere, 2010), Telecinematic
Discourse. Approaches to the Language
of Films and Television Series (curato con R. Piazza e M. Bednarek, John
Benjamins, 2011) e, per Carocci, Lingua italiana e cinema (4a rist. 2012).
Storia degli spettri
Fantasmi, medium e case infestate
fra scienza e letteratura
Feltrinelli, 2013
Il tema della casa “infestata” o “stregata”, quindi della dimora invasa dai
fantasmi, è ricorrente nella letteratura
fin dall’antichità ed è diventato un sottogenere nel cinema horror. Dell’argomento però – e questo è poco noto – si
interessa anche il diritto romano e moderno, per evidenti motivi economici.
Infatti, se un appartamento venduto e
affittato presenta una simile particolarità, il suo valore commerciale diminuisce o viene messo in dubbio. Il libro che
qui si presenta offre una descrizione del
tema a più livelli, fra cronaca e storia,
antropologia e costume, scienza e storia delle idee: i concetti di fantasma e
di spirito inquieto si manifestano e si
modificano nella cultura, non solo occidentale, riflettendo le mentalità delle
diverse epoche, il rapporto umano con
la concezione dell’aldilà e la questione
dell’immortalità dell’anima comune a
molte religioni.
Massimo Scotti è ricercatore di Letteratura Francese e insegna presso l’Università Kore di Enna. Collabora inoltre con gli atenei di Verona e Milano
(IULM). Ha pubblicato saggi che trattano delle poetiche novecentesche (tra
Una faccia una razza?
Grecia antica e moderna nell’immaginario italiano di età fascista
Carocci editore, 2013
In questi anni in cui la crisi economica porta la Grecia alla ribalta, ci si
chiede da più parti se sia tollerabile l’affossamento di una nazione europea che
vanta un particolare ruolo storico nella
formazione della civiltà occidentale.
Questo lavoro affronta il problema alla
lontana, esaminando in particolare l’idea che della Grecia si aveva in Europa,
e soprattutto in Italia, fra Otto e Novecento. È quindi un saggio sul complesso
rapporto che l’Europa, e in particolare
l’Italia, ha avuto nel passato più recente
con questa nazione.
Alessandra Coppola (Venezia il
29/10/64) è professore ordinario di Storia greca presso l’Università di Padova.
La sua attività di ricerca è rivolta sia al
mondo greco sia al mondo romano, con
particolare attenzione agli aspetti ideologici: si occupa di storiografia, di propaganda politica e uso del mito; Alessandro Magno e la sua fortuna; epigrafia
greca e programmi di digitalizzazione;
storiografia moderna e immagine della
Grecia in età fascista. Ha organizzato
numerosi seminari, convegni di studio,
presentazioni di volumi e conferenze.
Ha al suo attivo una settantina di contributi scientifici.
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PREMIO NAZIONALE DI DIVULGAZIONE SCIENTIFICA 2014 - I FINALISTI | SCIENZE E RICERCHE • N. 2 • DICEMBRE 2014
5. SCIENZE GIURIDICHE,
ECONOMICHE E SOCIALI
za con crauti, Il mare dei soldati e delle
spose.
riduzione delle rese delle colture, migrazioni ecc. potrebbero portare - come
in parte già avviene - a una ri- duzione
delle speranze di vita.
Mario Salomone è professore aggregato di Sociologia dell’ambiente e del
territorio e di Educazione ambientale
all’Università degli Studi di Bergamo.
MARIO SALOMONE
ROBERTO GIARDINA
1914. La Grande Guerra
L’Italia neutrale spinta verso il conflitto
Imprimatur editore, 2014
Agosto 1914, l’Europa entra in guerra, e l’Italia esita per dieci mesi. Rimanere neutrale, mantenere fede al trattato
con Vienna e Berlino, oppure cambiare
alleato? All’inizio, il peso dell’Italia è
decisivo, e potrebbe influire sull’esito
del conflitto e sulla sua durata. Secondo
alcuni storici tedeschi, se l’Italia avesse mantenuto i patti con la Germania
e l’Austria, le divisioni del kaiser Guglielmo avrebbero sfondato la difesa
francese sulla Marna, come nel 1870, e
in pochi giorni sarebbero arrivate a Parigi. E forse si sarebbero evitati i massacri della Grande Guerra e la disfatta
della Germania che portò al nazismo.
Dopo Sarajevo, Roma diventa teatro
di un gioco complesso per costringere
l’Italia a passare da una parte o dall’altra. Entrano in azione i diplomatici e i
servizi segreti, si ricorre a ogni mezzo,
minaccia, ricatto. Muore in circostanze
misteriose il capo di Stato maggiore, il
generale Pollio, favorevole all’Austria.
Roberto Giardina, palermitano, vive
dal 1986 in Germania. È corrispondente
del Quotidiano Nazionale («La Nazione», «Il Resto del Carlino», «Il Giorno») per la Germania e l’Europa orientale e autore di saggi e romanzi, tradotti
in tedesco, francese, spagnolo, tra cui
Guida per amare i tedeschi, Biografia
del Deutsche Mark, Complotto Reale,
L’Altra Europa, L’Europa e le vie del
Mediterraneo, Itinerari erotici, Parlami
con amore, La lingua del Paradiso, Piz72
Al verde
La sfida dell’economia ecologica
Carocci editore, 2014
Accomunate dall’etimo, l’economia
e l’ecologia hanno preso strade diverse,
fino a diventare nemiche. Del resto, dalla rivoluzione industriale in poi l’umanità ha dato vita a un periodo del Quaternario battezzato Antropocene per
sottolineare l’impatto della specie umana sull’intero pianeta. E non in senso
positivo. Nella seconda metà del secolo
scorso questo processo ha avuto una
forte accelerazione, cui le teorie economiche “neoclassiche” e il neoliberismo
hanno fornito legittimazione, mentre si
sviluppava un filone di pensiero volto
a riconciliare economia ed ecologia.
Il libro illustra i contorni di un’economia ecologica, che sta trovando un reale riscontro in nuovi stili di vita e in
un’incoraggiante diffusione di forme di
economia “verde”, di agroecologia e di
ecologia industriale. E in qualche primo
apparire di una società verde.
Alcuni dati. Gli esseri umani nel 2011
hanno superato i 7 miliardi, più della
metà dei quali abitanti in città (saranno i
due terzi nel 2050: il futuro dell’umanità è urbano). Erano forse (le stime sono
molto difficili e incerte) circa 5 milioni
10.000 anni fa, 200 milioni agli inizi
dell’era cristiana e un miliardo nel 1818.
Il picco potrebbe essere raggiunto intorno al 2040, dopo di che la popolazione
mondiale potrebbe iniziare a decrescere
in caso di bassi tassi di natalità, ma salire ancora entro la fine del secolo fino
a 11 o addirittura 16 miliardi in caso di
tassi di natalità rispettivamente medi e
alti. Viceversa, cambiamenti climatici,
VLADIMIRO GIACCHÉ
Anschluss. L’Annessione
L’unificazione della Germania e il futuro dell’Europa
Imprimatur editore, 2013
Ancora oggi, a quasi 25 anni dal crollo del Muro, la distanza economica e
sociale tra le due parti della Germania
continua ad accentuarsi, nonostante
massicci trasferimenti di denaro pubblico dalle casse del governo federale tedesco e da quelle dell’Unione Europea.
Sulla base di una ricerca scrupolosa,
condotta attraverso i dati ufficiali e le
testimonianze dei protagonisti, l’economista Vladimiro Giacché svela come la
riunificazione delle due Germanie abbia
significato la quasi completa deindustrializzazione dell’ex Germania Est,
la perdita di milioni di posti di lavoro
e un’emigrazione di massa verso Ovest
che perdura tuttora, spopolando intere
città. La storia di questa unione che divide è una storia che parla direttamente
al nostro presente. Essa comincia infatti
con la decisione di attuare subito l’unione monetaria tra le due Germanie,
prima di aver attuato la necessaria convergenza tra le economie dell’Ovest e
dell’Est.
Vladimiro Giacchè è nato a La Spezia nel 1963. Ha studiato nelle università di Pisa e di Bochum (Germania) ed
è stato allievo della Scuola Normale di
Pisa dove si è laureato e perfezionato in
filosofia
SCIENZE E RICERCHE • N. 2 DICEMBRE 2014 | PREMIO NAZIONALE DI DIVULGAZIONE SCIENTIFICA 2014 - I FINALISTI
GIOACCHINO GAROFOLI
Economia e politica economica in
Italia
Lo sviluppo economico italiano dal
1945 ad oggi
FrancoAngeli, 2014
Il volume tratta dell’evoluzione
dell’economia italiana dal dopoguerra
ad oggi, mostrando i problemi che si
sono manifestati nei diversi periodi e
le scelte di politica economica che sono
state adottate. Vi sono analizzate le condizioni sia del contesto nazionale che
del contesto internazionale, anche per
comprendere il ruolo di eventuali vincoli esterni oltre che delle opportunità
che si sono presentate.
Gioacchino Garofoli, presidente
dell’Associazione degli economisti
di lingua neolatina e past presidente
dell’AISRe, è professore ordinario di
politica economica presso l’Università
dell’Insubria.
MARIA MARGHERITA PARINI
«Forza contrattuale» e rapporti tra
imprese
Aracne, 2013
La crescente diffusione di discipline
volte a tutelare imprenditori considerati
tipicamente deboli ha indotto la dottrina
a interrogarsi sulla possibilità di ricostruire una categoria giuridica, denominata «Terzo contratto», che, laddove
realmente esistente, consentirebbe di
applicare a favore di qualsiasi imprenditore «debole» le singole disposizioni
dettate a favore degli imprenditori dotati di minore forza contrattuale. Nel
vagliare la suddetta ipotesi ricostruttiva,
appare necessaria l’analisi delle discipline di protezione al fine di verificare
se, nell’ambito delle stesse sussistano,
realmente, linee di tendenza ricorrenti,
caratterizzate dalla comune ratio di proteggere l’imprenditore debole.
Maria Margherita Parini ha conseguito il titolo di dottore di ricerca in
Diritto ed economia dell’impresa presso
l’Università degli Studi di Verona ed è
iscritta all’Ordine degli Avvocati di Verona. È autrice di diversi saggi, note e
commenti. Attualmente, è assegnista di
ricerca presso l’Università degli Studi
di Verona.
per affrontare la complessità dei diversi
prodotti finanziari. L’obiettivo di questo
volume è offrire, anche ai lettori digiuni
di nozioni economiche, un’introduzione ai concetti chiave del funzionamento
degli strumenti di base e dell’universo
della finanza.
Marina Piccioni dopo aver conseguito il dottorato di ricerca in Fisica
teorica presso l’Università degli Studi
di Napoli «Federico II», ha frequentato
numerosi corsi post-laurea di finanza e
ha conseguito un master in Economia
presso l’Università commerciale di
Milano «L. Bocconi». Si occupa di finanza strutturata da più di dieci anni, lavorando presso i più importanti gruppi
bancari italiani, presso la Commissione
nazionale per le società e la borsa (Consob) e attualmente comerisk managerpresso la Cassa depositi e prestiti (Cdp).
MARINA PICCIONI
Gli strumenti finanziari
Ediesse, 2013
Quali sono le dinamiche dei mercati
finanziari? Che vogliono dire default e
spread ? E, soprattutto, quali rischi comportano gli strumenti finanziari (azioni,
obbligazioni, derivati...) che ci vengono
proposti? Comprendere i concetti base
della finanza ed entrare nei suoi meccanismi essenziali è il primo passo per
prendere decisioni consapevoli quando
ci troviamo di fronte a scelte che coinvolgono le nostre esigenze finanziarie,
come la gestione dei nostri risparmi.
Spesso trascurati, i rischi finanziari hanno invece avuto negli ultimi anni un impatto devastante sui redditi individuali e
sui bilanci degli Stati. L’analfabetismo
finanziario può provocare comportamenti distorti da parte dei risparmiatori
e deformare anche il funzionamento del
mercato. È importante quindi disporre
di un bagaglio minimo di conoscenze
PAMELA MARTINO (A CURA)
I giudici di common law e la (cross)
fertilization.
I casi di Stati Uniti d’America, Canada, Unione Indiana e Regno Unito
Maggioli Editore, 2014
Il volume raccoglie le prime riflessioni di alcuni componenti del gruppo di
studiosi impegnati nella realizzazione
del Progetto di ricerca “IDEA Giovani
Ricercatori 2011” intitolato “IurComp.
Osservatorio e Portale telematico di
giurisprudenza comparata: ambiti, metodi, tecniche e prassi di inte(g)razione
nell’attività di Corti costituzionali, sovranazionali e internazionali” e finanziato dall’Università degli Studi di Bari
“Aldo Moro”. La ricerca mira ad un
incremento del patrimonio di conoscenze relativo alle esperienze giurisprudenziali di vari Paesi, sia con riguardo
ai profili di merito, sia con riguardo a
profili quali, per esempio, la tipologia
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PREMIO NAZIONALE DI DIVULGAZIONE SCIENTIFICA 2014 - I FINALISTI | SCIENZE E RICERCHE • N. 2 • DICEMBRE 2014
delle decisioni o gli effetti delle sentenze. Essa intende superare l’approccio
meramente “descrittivo”, utilizzando
costantemente i dati raccolti come base
per ulteriori, mirati, approfondimenti
d’indagine e di riflessione, volti a far
emergere ambiti, metodi, tecniche e
prassi di mera influenza o interazione
tra giurisprudenze statali, e tra giurisprudenze statali e sovranazionali.
Pamela Martino (Bari, 1977) ha
conseguito la laurea con lode in Scienze
Politiche presso l’Università degli Studi di Bari, discutendo una tesi in Diritto
costituzionale italiano e comparato sul
tema “La riorganizzazione del governo
metropolitano nella Greater London”.
In tale occasione è stata invitata dalla
Commissione a proseguire gli studi nel
campo del diritto pubblico comparato.
tà, è solo apparente, se si considera che
l’ordinamento costituzionale non è un
sistema chiuso e impermeabile ai fatti,
agli interessi e ai valori diffusi nella società e che esso persegue l’unità politica
impegnandosi a realizzare le condizioni
(innanzitutto culturali) necessarie allo
sviluppo dei principi della Carta repubblicana, nel pieno rispetto della libertà e
della dignità di ciascuno. Nei caratteri
paradossali del rapporto di fedeltà alla
Repubblica è ancora possibile scorgere
i riflessi delle straordinarie potenzialità
di sviluppo del costituzionalismo democratico, anche nell’attuale contesto
sociale, sempre più multiculturale e
globalizzato.
Alessandro Morelli (Messina, 1976)
si è laureato con lode in Giurisprudenza presso la Facoltà di Giurisprudenza
dell’Università degli Studi di Messina,
discutendo una tesi in Diritto costituzionale. Il 16 dicembre 2004, ha conseguito il titolo di dottore di ricerca in
Giustizia costituzionale e diritti fondamentali presso la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di
Pisa. Attualmente è Professore associato di Diritto costituzionale presso l’Università degli Studi “Magna Græcia” di
Catanzaro.
si in condizione di povertà, debolezza,
disoccupazione. In particolare, al centro
dell’opera sta la questione se, quando
manchi alla promessa di garantire a
tu